Biblioteca Isc ordinata per nome autore, P2

“PEAN Pierre”,”Carnages. Les guerres secrètes des grandes puissances en Afrique.”,”PEAN Pierre è scrittore e giornalista d’inchiesta. Si è occupato anche del ‘Monde’ (La Face cachée du Monde, 2003) “”Grande gioco africano”””,”AFRx-075″
“PEARCE Brian”,”How Haig Saved Lenin.”,”PEARCE B. è stato giornalista al Daily Worker e a Newsletter. Ha tradotto varie cose tra cui Trotsky ‘How the Revolution Armed’.”,”RIRO-343″
“PEARCE Brian WOODHOUSE Michael”,”A History of Communism in Britain.”,”Introduction, Note, Publishers’ Note, Index,”,”MUKx-004-FL”
“PEARSON Michael”,”Il treno piombato.”,”In inserto fotografico: ‘Lenin parla alla folla alla stazione di Finlandia (al quadro è stata aggiunta abusivamente la figura di Stalin alle spalle di Lenin) “”Esistono chiare prove tra i documenti tedeschi che Parvus era in regolare contatto con il ministero degli Esteri a Berlino e persino con lo stesso Zimmermann. Ed è un dato di fatto che Parvus aveva stretti legami con Jacob Fürstenberg, il quale, anche qui senza alcun dubbio, era in comunicazione con Lenin e con Kozlovskij. Ancora più significativa è l’ammissione dello storico socialista tedesco Gustav Mayer (nel suo libro ‘Erinnerungen’) di avere servito da tramite in Svezia tra Jacob Fürstenberg e Karl Radek da una parte (li incontrava generalmente nella loro villa al mare a Neglinge) e le autorità tedesche dall’altra. Inoltre, Mayer faceva rapporto direttamente a Berlino, personalmente a Diego von Bergen, il funzionario di grado più eleato incaricato della sovversione politica in Russia (2)”” (pag 213) [(2) M. Futrell, ‘The Northern Underground’, 222] MAYER Gustav, Erinerrungen. Vom Journalisten zum Historiker der deutschen Arbeiterbewegung. Mit Erlauterungen und Erganzungen, einem Nach-wort und einem Personenregister von Gottfried Niedhart. GEORGE OLMS VERLAG. HILDESHEIM. ZURICH NY. 1993 ediz orig 1949 pag 424″,”RIRO-026-FV”
“PEARSON Hesketh”,”The Hero of Delhi. A Life of John Nicholson, Saviour of India, and a History of his Wars.”,”John Nicholson, nato il 11 dicembre 1822 a Dublino, Irlanda, è stato un ufficiale anglo-irlandese dell’esercito britannico che si è distinto durante la sua carriera in India britannica 1. Giunto nel subcontinente indiano in giovane età, Nicholson ottenne una commissione nella Compagnia delle Indie Orientali, dove trascorse gran parte della sua vita contribuendo all’espansione del dominio della Compagnia in numerosi conflitti, tra cui la Prima guerra anglo-afghana e la Prima e la Seconda guerra anglo-sikh 1. Nicholson creò una leggenda di sé stesso come funzionario politico sotto Henry Lawrence nelle province di confine dell’India britannica, soprattutto nel Punjab, e fu determinante nell’istituzione della Frontiera del Nord-Ovest 2. Il momento più significativo della sua carriera militare fu il suo ruolo cruciale nella soppressione della Rivolta indiana del 1857, un conflitto in cui perse la vita. Carismatico e autoritario, Nicholson ha lasciato un’eredità controversa: alcune descrizioni contemporanee lo presentano come l’uomo cruciale nella repressione della rivolta, mentre resoconti storici più recenti lo hanno descritto come un ‘psicopatico imperiale’ e una figura violenta e maniacale. La sua imponente presenza fisica e i suoi atti di valore e violenza gli hanno conferito uno status quasi mitico e persino un culto religioso tra le numerose tribù della Frontiera del Nord-Ovest che Nicholson portò nell’Impero britannico. Nicholson morì il 23 settembre 1857 a Delhi, Mughal Empire, e fu sepolto nel Nicholson Cemetery di Nuova Delhi (f. copil.)”,”INDx-009-FSD”
“PEARTON Maurice”,”The Knowledgeable State. Diplomacy War and Technology since 1830.”,”Cambiamenti nella tecnica e industria, guerra marina, terrestre, ferrovie e strategia 1859 – 1866 – 1870, nuova razionalizzazione della guerra, strategia nazionale, piani militari, TIRPITZ e SCHLIEFFEN, critica di BLOCH, nazionalismo Balcani, guerra industriale, nuove tecnologie alla guerra, 1° GM, arma aerea, linea Maginot, arruolamento della scienza pura e Q bellica, guerra nucleare, Stato come ricercatore, produttore e consumatore delle armi.”,”QMIx-021″
“PECCEI Aurelio”,”Cento pagine per l’ avvenire.”,”PECCEI Aurelio, già alto dirigente industriale, è presidente del Club di Roma. Nato a Torino nel 1908, laureato in scienze economiche, dopo un soggiorno in Cina come dirigente FIAT, partecipa alla Resistenza nelle file di Giustizia e Libertà. Si occupa in seguito del Terzo Mondo e dell’ America Latina. Fonda e presiede per 20 anni la Fiat Concord la maggiore azienda industriale argentina. Nel 1968 fonda il Club di Roma.”,”PVSx-009″
“PECCHIOLI Renzo a cura; progetto e direzione di Orazio PUGLIESE”,”Da Gramsci a Berlinguer. La via italiana al socialismo attraverso i congressi del partito comunista italiano. I. 1921-1943.”,”Partito Comunista d’ Italia (PcdI). 1° Conferenza nazionale. La formazione del nuovo gruppo dirigente. Como, maggio 1924. (pag 169) – Comitato centrale del PCI. Schema di tesi sulla tattica e sulla situazione interna del PCI presentato dalla maggioranza (firme di Egidio GENNARI Alfonso LEONETTI Camilla RAVERA Mauro SCOCCIMARRO e Palmiro TOGLIATTI (Ercoli). (pag 171) – Comitato centrale del PCI. Schema di tesi sull’ indirizzo ed il compito del PCI in Italia presentato dalla “”sinistra”” (firme di Amadeo BORDIGA Bruno FORTICHIARI Ruggero GRIECO Luigi REPOSSI) (pag 190) – Comitato centrale del PCI. Schema di tesi della “”minoranza”” (di destra) (firme di Giuseppe BERTI Aladino BIBOLOTTI Dante CAPPELLI Giorgio CARRETTO Nicola CILLA Carlo FARINI Cesare MASSINI Gustavo MERSU’ Ottavio PASTORE Mario PICCABLOTTO Giovanni ROVEDA Angelo TASCA Giuseppe VOTA) (pag 196) PCI Partito comunista italiano III Congresso nazionale. Le Tesi di Lione, 20-26 gennaio 1926. (pag 257)”,”PCIx-187″
“PÊCHEUX Michel FICHANT Michel”,”Sulla storia delle scienze.”,”I materiali che costituiscono questo libro derivano dall’ormai celebre Cours de Philosophie pour Scientifiques tenuto nell’inverno-primavera 1967-’68 sotto la guida di Althusser all’Ecole Normale Supérieure di Parigi. Si tratta del corso, cui parteciparono oltre agli autori lo stesso Althusser, Regnault, Badiou, Macherey e Balibar, che venne interrotto dallo scoppio del Maggio francese.”,”SCIx-243-FL”
“PECORA Gaetano”,”Il liberalismo anomalo di Friedrich August von Hayek.”,”Gaetano PECORA è professore associato di “”Storia delle dottrine politiche”” nell’ Università del Sannio ed è docente di “”Dottrina dello Stato”” alla LUISS di ROma. Ha scritto “”Uomini della democrazia”” (1986) (prefazione di Norberto BOBBIO), “”Democrazia e valori morali”” (Napoli, 1988), ‘La democrazia di Hans Kelsen”” (1992), ‘I pensatori politici: Kelsen’ (1995), ‘La libertàò dei moderni’ (1997). “”Le norme giuridiche – scrive Hayek – sono “”qualcosa che esiste indipendentemente da una qualche particolare volontà umana””; esse “”vengono ‘scoperte’ (perché) sono semplicemente la formulazione di modi di agire già osservati in pratica””. Come si vede, siamo ancora lì: il diritto non è seguente ma precedente l’ autorità; non è posto dal legislatore ma al legislatore è imposto dai modi di pensare e di operare che definiscono il genio di una collettività. E’ l’ idea di sempre, dunque, che ciondola monotona nelle pagine di Hayek””. (pag 41)”,”TEOP-186″
“PECORA Gaetano”,”La democrazia di Hans Kelsen. Una analisi critica.”,”PECORA Gaetano insegna diritto costituzionale nell’Università di Benevento ed è docente di storia delle istituzioni e delle dottrine politiche presso la scuola di giornalismo della Luiss (Roma). H. Kelsen. Nato a Praga nel 1881 morto nel 1973, professore di diritto pubblico, filosofia del diritto e diritto internazionale nelle Università di Vienna (1911-1930), Colonia (1930-33), Ginevra (1933-1940), Praga (1936-38), Harvard (1941-1942) e Wellesley College (1942). Ha poi insegnato nel 2° dopoguerra scienza politica nell’Univ. della California a Berkeley. Fondatore ed esponente principale della ‘scuola viennese’ del diritto, è stato uno dei maggiori giuristi di questo secolo. (Da archiv) La critica di Kelsen alla concezione marxista dello Stato “”Con questo cosa si vuol dimostrare? Si vuol dimostrare che se è vero che possono esistere Stati il cui unico scopo è quello di “”tenere con la forza la classe sfruttata nelle condizioni di oppressione”” (Engels), è altrettanto vero che possono esistere, e di fatto esistono, Stati che si pongono esattamente l’obiettivo contrario, l’eliminazione dello sfruttamento; e comunque se realmente lo sfruttamento attecchisce soprattutto nella sfera “”a-statale””, è ovvio che solo lo Stato, soltanto un tale ordinamento costrittivo, è in grado di por fine a questa condizione di vessazione. D’altronde, la dittatura del proletariato non è forse etichettata come uno Stato da Marx ed Engels? E qual è il fine che a questo meccanismo coercitivo essi assegnano se non quello dell’abolizione di ogni forma di oppressione? Non è pertanto contraddittorio definire lo Stato come un meccanismo coercitivo per il mantenimento dello sfruttamento e al tempo stesso profetizzare l’avvento di un apparato costrittivo che si varrà della sua forza per sradicare insieme con lo sfruttamento tutte le brutture del mondo capitalistico? Come si vede, la stessa dottrina marxista, per l’uso che fa del concetto di Stato “”mostra che l’ordinamento coercitivo chiamato Stato può servire scopi molto diversi ed opposti tra loro. Se è così, vuol dire che lo scopo non deve essere incluso in una definizione scientifica di questo fenomeno”” (1); definizione scientifica – è questa la conclusione kelseniana – che, “”con l’unica eccezione del momento costrittivo, deve fare astrazione da ogni configurazione contenutistica dell’ordinamento coercitivo”” (2). Le norme giuridiche, cioè, possono ispirare il loro contenuto al liberalismo, al socialismo e a qualsiasi altro sistema di idee; quel che in esse non potrà mai mancare è il collegamento della sanzione all’illecito. Insomma: variabile è il contenuto, invariabile è invece la struttura, la “”forma”” delle regole giuridiche. E’ ben per questo che solo quest’ultima può costituire l’oggetto di una indagine scientifica del diritto e dello Stato. Il bello è che per i marxisti la struttura della norma giuridica non è affatto immutabile. L’elemento sanzionatorio, questo tratto qualificante della regola di diritto, non è per essi destinato a durare in eterno: ha ragione di esistere fin quando la società è divisa in classi e si fonda sullo sfruttamento del proletariato. A loro avviso, infatti, “”la causa sociale fondamentale degli eccessi, che consistono nel violare le regole della vita, è lo sfruttamento delle masse, il loro bisogno e la loro miseria”” (3). Le violazioni dell’ordinamento giuridico, i turbamenti che giustificano la predisposizione di sanzioni per la punizione del reo, sono causati unicamente da un determinato assetto economico. Una volta che la perfetta società comunista avrà abolito con la proprietà privata la matrice di tutte le perversioni, non vi sarà più bisogno di comminare atti coercitivi: tutti obbediranno spontaneamente e con entusiasmo all’ordinamento di questa comunità. L’apparato costrittivo, lo Stato, potrà finalmente essere relegato nel posto che da quel momento gli spetta, “”cioè nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all’ascia di bronzo”” (4). La critica di Kelsen su questo punto è quanto di più lucido si possa immaginare. Egli contesta che lo Stato possa un giorno estinguersi””. (pag 45-46-47) [Gaetano Pecora, La democrazia di Hans Kelsen. Una analisi critica, 2006] [(1) H. Kelsen, La teoria politica del bolscevismo e altri saggi, cit., p. 55; (2) H. Kelsen, Socialismo e Stato, cit., p. 21; (3) V.I. Lenin, Stato e rivoluzione, 1972, p. 100; (4) F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, 1976, p. 204]”,”TEOP-278″
“PECORA Gaetano”,”Il pensiero politico di Kelsen.”,”Hans Kelsen nacque a Praga l’11/10/1881. Frequentò le università di Heidelberg, Berlino e Vienna. Proprio a Vienna, prima di conseguire il Doktortiel (1906), pubblicò il suo primo lavoro, Die Staatsslehre des Dante Alighieri (1905), che è rielaborazione della tesi di laurea, ‘una esercitazione scolastica scarsamente originale’ come Kelsen ebbe a giudicarla più tardi ma che, pure, diffuse il suo nome al di fuori della cerchia degli specialisti e tra gli studiosi di Dante in particolare. Sempre nell’Università di Vienna e fino al 1930 insegnò diritto pubblico e filosofia del diritto. Furono anni di straordinaria operosità, politica non meno che scientifica: a tale periodo, risalgono gli Haupt-probleme der Staatsrechtslehre entwickelt aus der Lehre vom Rechtssatz (1911) e l’Allgemeine Staatslehre (1925) nonchè gli scritti sulla democrazia e il socialismo – Vom Wesen und Wert der Demokratie è del 1920 come del 1920 è Sozialismus und Staat, in questo giro di tempo, Kelsen divenne Consigliere legale del governo austriaco e, incaricato dal cancelliere socialdemocratico Karl Renner, elaborò il progetto di una nuova costituzione federale che venne presentato nel 1920. Dal 1920 fu membro e consigliere permanente della Suprema Corte Costituzionale Austriaca, carica che conservò fino al 1929. Abbandonata l’Austria, nel 1930 Kelsen si trasferì in Germania dove fu docente di filosofia del diritto e di diritto internazionale nell’Università di Colonia fino al 1933.Con l’avvento del nazismo fu costretto a riparare a Ginevra dove insegnò diritto internazionale fino al 1940. Per alcuni anni, e precisamente per il biennio 1936-38, egli accettò di dividere l’insegnamento di Ginevra con quello di filosofia del diritto nell’Università di Praga.Nel 1941 Kelsen abbandonò l’Europa per gli Stati Uniti e qui nel 1945 ottenne la cittadinanza americana. Fin dal 1942 prese a insegnare filosofia del diritto e diritto internazionale nell’Università di California (Berkeley). Segni inequivoci di questa sua vocazione ‘internazionalistica’ furono prima la raccolta Law and Peace in International Relations e il saggio Peace through Law. Inoltre: General Theory of Law and State, The Communist Theory of Law in Foundations of Democracy, Derogation, Recht und Logik, Allgemeine Theorie der Normen. Kelsen morì a Berkeley il 19/04/1973.”,”TEOP-055-FL”
“PECORA Gaetano”,”Democrazia e religione nel pensiero di Tocqueville.”,”””Che la fede sia libera; che la libertà sia pia”” (François Guizot) (in apertura) Anti-illuminismo di Tocqueville”,”TEOP-519″
“PECORARI Paolo”,”Giuseppe Toniolo e il socialismo. Saggio sulla cultura cattolica tra ‘800 e ‘900.”,”PECORARI Paolo è nato a Bari il 9 febbraio 1943. Professore incaricato di storia contemporanea all’ Università di Padova. Ha scritto vari lavori (v. 4° copertina). “”Ma il tempo forte dell’ interesse di Giuseppe Toniolo per il socialismo si ha, come già ho detto, dal 1899 al 1902. (…) E’ il momento in cui si aggrava la crisi democratico cristiana in seno all’ Opera dei congressi mentre il Toniolo persegue con tenacia lo sforzo di mediazione tra le diverse tendenze dei cattolici organizzati in tema di dottrina sociale: in nome della unanimitas “”vecchi”” e “”giovani”” dovrebbero operare concordi per la “”restauratio”” sociale, e concordi combattere contro il comune nemico rappresentato dal binomio liberalismo-socialismo. La meta ideale resta sempre la collaborazione tra le classi: proprio ciò che i giovani democratici cristiani, da Valente a Murri, finiscono col ritenere impossibile, sia per il fallimento dell’ opera di patronato dei ceti “”superiori”” sugli “”inferiori””, sia perché si rendono conto a poco a poco, e in modo differenziato, del carattere rivoluzionario assunto dall’ industrialismo moderno e dall’ accumulo del capitale in un’ economia in espansione.”” (pag 74)”,”BIOx-101″
“PECORARO Mario a cura; interventi di Gaetano ARFÈ Giuseppe NUARA Giuliano BARBOLINI Mario Pio SILVESTRI Lanfranco TURCI Mario DEL-MONTE, relazioni di Aldo BERSELLI Giuliano MUZZIOLI Maurizio DEGL’INNOCENTI Tommaso DETTI, comunicazioni di Maria Pia BIGARAN Patrizia DOGLIANI Pietro ALBONETTI Mario PECORARO Alessandro ROVERI Alberto PRETI Domenico PRETI Katia TAVONI Ennio RESCA Mario G. ROSSI Michele LUNGONELLI Carlo VALLAURI Mario CATTINI Salvatore ADORNO e Maria Pia BIGARAN”,”Gregorio Agnini e la società modenese.”,”Mario Pecoraro svolge da anni attività di ricerca e collabora a periodici. E’ autore di ‘Il socialismo carpigiano nelle pagine di “”Luce””. Mezzo secolo di storia di una gloriosa testata’ (1983). Quando si tratta di proclamare i Soviet egli «è d’accordo in linea di massima”” (…) ma (…) “”la rivoluzione è un problema di forze. Bisogna rendersi capaci di vincere”” (pag 78) Nell’ottobre del 1922, con Ferri, Musatti ed altri suoi compagni di lotta, partecipò al congresso dei socialdemocratici, e diede poi l’adesione al Partito socialista unitario, condividendo la linea politica di ferma e intransigente opposizione al fascismo seguita e pratica da Giacomo Matteotti”” (pag 78-79) (saggio di Aldo Berselli, ‘Gregorio Agnini nella storia del socialismo italiano’ (pag 49-80)”,”BIOx-005-FP”
“PECOUT Gilles, edizione italiana a cura di Roberto BALZANI”,”Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea (1770-1922).”,”PECOUT Gilles è maitre de conference al’Ecole Normale Superieure (ULM) e ricercatore associato all’Institut d’histoire moderne et contemporaine del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique). Già allievo dell’Ecole normale superieure, membro dell’Ecole francaise de Rome e docteur dell’Institut d’etudes politiques de Paris. E’ specialista di storia italiana contemporanea.”,”ITAB-284″
“PÉCOUT Gilles, edizione italina a cura di Roberto BALZANI”,”Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea (1770-1922).”,”Gilles Pécout è maitre de conférence all’École normale supérieure (ULM) e ricercatore associato all’Institut d’histoire moderne et contemporaine del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique). Allievo di vecchia data dell’École normale supérieure, aggregato di storia, membro dell’École française di Roma nonchè docteur dell’Institut d’études politiques di Parigi, è specialista di storia italiana contemporanea. Partendo dall’espressione attribuita erroneamente a Massimo D’Azeglio ‘L’Italia è fatta ora van fatti gli italiani’, celebre formula sulla storia della penisola, Gilles Pécout ripercorre il lento processo di costruzione nazionale dell’Italia a cominciare dalla fine del Settecento.”,”ITAB-007-FL”
“PECQUEUR C. MALARMET J.”,”Le Salut du Peuple. Journal. De la Science Sociale. 1849 – 1850.”,”Comunismo come teoria dell’equilibrio sociale, del bilanciamento delle individualità umane, senza leggi coercitive… Il vero comunismo contiene implicitamente la ‘comunione’… (pag 14-15) Alcuni articoli di critica al pensiero di Proudhon.”,”SOCU-206″
“PEDACI Marcello”,”Flessibilità del lavoro ed equilibri precari. La transizione al post-fordismo nelle storie di lavoratori parasubordinati.”,”PEDACI Marcello dottore di ricerca in Sociologia economica e processi della nuova economia, collabora con l’ IRES e l’Univ di Torino”,”CONx-198″
“PEDEMONTE Enrico”,”Morte e resurrezione dei giornali. Chi li uccide, chi li salverà.”,”PEDEMONTE Enrico era amico di Tagliasco. Insieme hanno scritto nel 2006 ‘Genova per chi’ (Frilli) con l’obiettivo di creare un ‘case study’ sul futuro di una città nell’era della globalizzazione (pag 224). Pedemonte (Genova, 1950) laureato in fisica ha lavorato al Secolo XIX e all’Espresso come caporedattore e corrispondente da New York. Poi a “”Repubblica””. E’ esperto di giornalismo. Gli studenti di Tagliasco. (pag 116-119): mutazioni antropologiche dei suoi studenti per effetto della tecnologia.”,”EDIx-121″
“PEDONE Franco a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume II: 1902-1917.”,”””(…) Rigola affrontò la questione dello sciopero generale, dichiarandosi scettico sull’ efficiena di questo mezzo di lotta, principalmente per l’ impossibilità di un’ adesione totale di tutte le categorie (come dimostrava il fatto che di tutti gli scioperi generali che si erano succeduti, soltanto quello di Genova del 1900 effettuato senza alcuna preparazione in difesa del diritto di organizzazione, aveva dato un esito favorevole). Lo sciopero generale sarebbe stato ammmissibile soltanto in casi estremi come quando la classe dominante avesse tentato, per creare un diversivo alla avanzata del socialismo, di gettare il proletariato in una guerra da esso non voluta. Naturalmente non bisognava confondere lo sciopero generale nazionale con quello locale (…).”” (pag 98)”,”MITS-249″
“PEDONE Franco a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume V: 1942-1955.”,”Basso segretario del partito. “”Basso illustrò poi il compito che spettava al Partito nelle future lotte per la pace e per la libertà, insistendo sulla necessità di una organizzazione adeguata e di una dottrina omogenea. Non si poteva infatti dissociare la politica dall’ organizzazione e non si poteva perciò fare una politica di classe senza obbedire alle esigenze di un partito di classe. Quanto alla dottrina, non si poteva guidare un partito quando si parlavano linguaggi completamente diversi, quando alcuni guardavano alla socialdemocrazia come al principale avversario da combattere e altri pensavano di unificare il Partito con la stessa socialdemocrazia. Dottrina omogenea non voleva dire “”grigia uniformità di pensiero e nemmeno obbligo per tutti gli iscritti di fare professione di marxismo””””. (pag 271)”,”MITS-250″
“PEDONE Franco a cura”,”Il socialismo italiano di questo dopoguerra. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi. Volume III: 1917 – 1926.”,”””Nella seduta antimeridiana del 16 gennaio, presieduta da Roberto, dopo una breve dichiarazione epr fatto personale di Graziadei, prese la parola quale rappresentante del Comitato Esecutivo della III Internazionale il bulgaro Kabaktceff (il cui discorso pronunciato in francese venne gradatamente tradotto da Misiano). (…) Serrati – proseguì Kabaktceff – negando che in Italia esista una situazione rivoluzionaria, attribuisce all’ occupazione delle fabbriche il carattere di un semplice movimento sindacale ed all’ occupazione delle terre da parte dei contadini un carattere pacifico, ponendosi così sulle posizioni dei riformisti di Reggio Emilia dei quali accetta le basi teoriche e opportunistiche. A questo punto Serrati, prima assente, entrò nel teatro accolto dagli appausi dei comunisti unitari che occupavano il centro della sala e dai fischi dei comunisti puri schierati nei palchi mentre, nella parte destra i concentrazionisti rimanevano silenziosi””. (pag 130-131)”,”MITS-266″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. I. 1892-1914.”,”Fondo Dott: Carluccio BIANCHERI Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera”,”MITS-320″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. II. 1917-1937.”,”Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera XX Congresso nazionale. “”Nella seduta pomeridiana del 17 aprile, pure presieduta da Abilaille Zanetta, dopo un intervento per fatto personale di Lucci, presa la parola Buffoni che, dopo essersi compiaciuto per il fatto che, durante la discussione, la frazione di difesa socialista aveva eliminato le punte più estreme, affermò tuttavia che gli unitari avrebbero esaminato la mozione da essa presentata, basandosi non su questo o su quel discorso ma su tutto il complesso dell’azione dalla frazione svolta: Egli disse di ravvisare un’inesattezza nella prima parte della mozione, sottolineando che i riformisti erano stati espulsi, non soltanto per la loro tattica collaborazionista, ma anche in seguito alle raccomandazioni della III Internazionale. La mozione era comunque peggiore di quelle di Livorno e di Milano, dove i 21 punti erano stati respinti soltanto in relazione a quello concernente l’espulsione dei centristi e dei destri. Dopo che questa questione era stata superata a Roma, alcuni avevano avanzato nuove riserve che potevano essere soltanto di principio. L’oratore smentì poi che il programma dell’Internazionale fosse dogmatico come quello di una chiesa ed assicurò che esso teneva conto della realtà e delle condizioni di ogni singolo paese. Le riserve della frazione di difesa socialista significavano che essa non voleva accettare la disciplina internazionale.”” (pag 308-309)”,”MITS-321″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. III. 1942-1955.”,”Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera. La ricostituzione del partito socialista. “”Nello stesso periodo, a Milano, per iniziativa di Lelio Basso, Lucio Luzzatto, Corrado Bonfantini, Domenico Viotto e del vecchio deputato socialista Umberto Recalcati, morto poi nel campo di concentramento di Mauthausen, sorgeva, pure nella clandestinità, un altro gruppo che il 10 gennaio 1943, nel corso di una riunione svoltasi in casa di Leone Beltramini, assumeva il nome di Movimento di unità proletaria per la Repubblica socialista (MUP). Muovendo da basi marxiste, i promotori di questo nuovo raggruppamento dichiaravano di credere “”all’attualità della lotta per il socialismo””; alla disfatta del fascismo dovevano quindi tendere unitariamente tutte le forze impegnate alla creazione di una società con strutture socialiste. (…) Legato ideologicamente a questo raggruppamento era a Roma un gruppo di giovani tra i quali Tullio Vecchietti, Achille Corona, Mario Zagari, Giuliano Vassalli, Mario Fioretti e Vezio Crisafulli.”” (pag 6)”,”MITS-322″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. IV. 1957-1966.”,”Fondo Dott: Carluccio BIANCHERI Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera”,”MITS-323″
“PEDONE Franco”,”Novant’anni di pensiero e azione socialista attraverso i congressi del PSI. V. 1966-1984.”,”Si ringrazia Angelo MOLAIOLI per aver fornito parte del materiale che illustra i cinque volumi dell’ opera. La strategia della tensione. “”Finocchiaro rilevò come il bilancio dello Stato per il 1973 dimostrasse la tendenza a congelare le differenze drammatiche esistenti nel Paese; il 25% del reddito nazionale era infatti concentrato nelle tre province di Milano, Roma e Torino; il reddito pro-capite era di 1.424.000 lire a Milano rispetto alle 384.000 di Avellino; 14 regioni italiane, ivi comprese tutte quelle meridionali, erano agli ultimi quattordici posti nelle 98 “”regioni di base “” della Comunità europea.”” (pag 252)”,”MITS-324″
“PEDONE Franco”,”Storia della Resistenza in date.”,”Franco PEDONE è uno studioso del movimento socialista. Curatore del carteggio Turati-Kuliscioff, ha tra le sue opere: ‘Novant’anni di storia del pensiero e dell’ azione socialista attraverso i congressi del PSI’ e ‘Dal governo Facta al governo Mussolini’; ‘Cento anni del Partito socialista italiano’. Ossola. “”22 ottobre: Superate le ultime resistenze le colonne nazifasciste rioccupano Domodossola, precedute dall’azione di mitragliamento e di spezzonamento degli aerei tedeschi che atterrano in quel campo di aviazione che i partigiani avevano apprestato nella vana attesa dell’arrivo di apparecchi alleati di soccorso. I superstiti varcano il confino svizzero dove sono internati. Con in partigiani e con la Giunta cerca scampo nella Repubblica elvetica anche la stragrande maggioranza della popolazione (valutata a 5.000 persone) che aveva preso parte in vari modo alle vicende della “”zona libera”” o aveva congiunti tra i partigiani o fuggiva per timore di rappresaglie fasciste. Gli ossolani sono portati in salvo da numerosi treni speciali delle due ferrovie internazionali (la ferrovia del Sempione diretta a Briga, e la linea secondaria delle Centovalli che raggiunge Locarno. I nazifascisti trovano quindi una città deserta e devono così rinunciare alle consuete rappresaglie.”” (pag 142) Dati ufficiali complessivi sulla lotta partigiana (pag 244)”,”ITAR-115″
“PEDONE Franco”,”Cento anni del Partito Socialista Italiano.”,”Franco PEDONE è studioso di storia del movimento socialista. Ha curato il carteggio TURATI-KULISCIOFF .”,”MITS-353″
“PEDONE Franco”,”Cento anni del Partito Socialista Italiano.”,”Franco Pedone, studioso di storia del movimento socialista. Curatore del carteggio Turati-Kuliscioff. É autore dei sei volumi Novat’anni di storia del pensiero e dell’azione socialista attraverso i congressi del PSI. Tra le sue opere anche lo studio Dal governo Facta al governo Mussolini.”,”MITS-013-FL”
“PEDONE Antonio”,”Elementi di Scienza delle Finanze.”,”Antonio Pedone professore ordinario di Scienza delle finanze presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza. É vicepresidente della Società italiana degli economisti.”,”TEOC-121-FL”
“PEDROLI Guido”,”Il socialismo nella Svizzera italiana, 1880-1922.”,”””Col 1902 quale portavoce della Curia il vecchio ‘Credente Cattolico’, di estrema destra, era stato sostituito dalla ‘Patria’. “”Organo della democrazia cristiana””. Essi si ricollegava agli insegnamenti di Leone XIII e si proponeva un duplice compito: “”la lotta contro le idee e le dottrine errate del socialismo e dei partiti affini; e l’ affermazione delle idee sane e giuste della democrazia cristiana””. Poco dopo scendeva in campo lo stesso Vescovo mons. Vincenzo Molo con una pastorale interamente dedicata alla “”questione sociale”” e violentemente antisocialista. Il socialismo, diceva “”è una setta immorale, irreligiosa eed antisociale, ripullulata sui ruderi delle antiche sette, che funestavano specialmente il primo, il secondo, il terzo, il quinto, indi altri posterori secoli della Chiesa. Gli Ebioniti, gli Gnostici, i Manichei, i Pelagiani furono veri eretici socialisti, imitati più tardi dai Valdesi, dai Catari (sic), dai Patarini, dagli Albigesi, dai Vicleffiti, dagli Ussiti e da altre sette congeneri professanti tutte comunione dei beni, abolizione della proprietà, del matrimonio, della famiglia, e legittimanti ogni più sconcia scostumatezza””. Dava l’ allarme contro la presenza di “”esotici mestatori””, contro gli scioperi, contro “”l’ empio giornale””, contro la rappresentanza socialista “”perfino in pubbliche amministrazioni””.”” (pag 72)”,”MEOx-071″
“PEDRONCINI Guy”,”Les mutineries de 1917.”,”PEDRONCINI, docente anziano della Facoltà di lettere di Mans, è Prof alla Sorbona e dirige il Centre d’Histoire militaire et de Defense dell’Univ di Paris I Pantheon-Sorbonne. Ha legami stretti con i Servizi Storici dell’esercito francese. E’ redattore capo della ‘Revue d’Histoire de la Deuxieme guerre mondiale et des Conflits contemporains’ e membro del Conseil de Perfectionnement de l’Ecole de Saint-Cry-Coëtquidan. E’ stato ora nominato D dell’Institut d’Histoire des Conflicts contemporains. Il 16 aprile 1917 il generale NIVELLE non riesce a rompere il fronte tedesco. Da questa immensa disillusione nasce la crisi degli ammutinamenti: i rifiuti collettivi di attaccare si moltiplicano. Il nuovo generale in capo PETAIN, contadino e fantaccino cambia direzione e vara ‘l’industrializzazione della guerra’.”,”FRQM-053″
“PEDRONCINI Guy”,”Les négociations secrètes pendant la grande guerre.”,”Le ripercussioni della nota papale. La diplomazia pontificia. Pacelli e Gasparri. “”Il tentativo di mediazione di Benedetto XV non costituisce propriamente un negoziato segreto, poiché la nota del Papa è stata pubblicata il 16 agosto 1917 sull’ Osservatore Romano. Ma è certo che essa sia stata preceduta da sondaggi segreti e seguita da ripercussioni poco rivelatrici delle divergenze degli alleati.”” (pag 78) “”Tutto è stato detto sulle insufficienze, i silenzi e le lacune calcolate della nota di Benedetto XV. Occorre essenzialmente sottolineare che essa fu una sorpresa per gli Alleati che ne avevano ignorato la genesi e credevano a torto che il Papa si fosse concertato con le Potenze centrali. Rimane il fatto che la nota di Benedetto XV incontra una accoglienza assai favorevole in Germania e in Austria, ma trascina curiose ripercussioni presso gli Alleati. Il Papa aveva preso una posizione netta sulla questione belga, ma era rimasto nel vago per ciò che concerneva l’ Alsazia-Lorena e il Trentino. Non sorprende che il governo inglese sia stato sensibile a questa differenza: per lui, la questione belga è in effetti essenziale.”” (pag 79-80)”,”RAIx-208″
“PEDRONCINI GUY”,”Les négociations secrètes pendant la grande guerre.”,”PEDRONCINI Guy: (Parigi 17 maggio 1924 – 11 luglio 2006) storico, accademico e militare francese specializzato nella Prima guerra mondiale; noto come biografo di PÉTAIN Philippe e per il suo lavoro sugli ammutinamenti dell’esercito francese del 1917. La sua tesi sugli ammutinamenti francesi venne pubblicata nel 1967 e costituì la prima analisi statistica dettagliata di oltre 600 corti marziali: fino ad allora l’accesso agli archivi della giustizia militare francese erano senza precedenti. «D’altra parte, alcuni segreti di Stato sono solo temporanei, a causa delle circostanze. Non appena cessa di esistere la situazione che impone il segreto, i motivi del silenzio scompaiono più o meno rapidamente. È a questo tipo che sono legate le trattative segrete durante una guerra. O che siano coinvolte personalità di alto rango, o che sia importante non interrompere lo slancio dei combattenti e l’accordo degli alleati, o che sia necessario ricercare un effetto sorpresa soprattutto per l’entrata in guerra di un nuovo belligerante: generalmente è richiesto il silenzio totale. Ma la sua durata dipende dagli obiettivi proposti dal negoziato perché, durante una guerra, i belligeranti ricorrono ai negoziati segreti in due circostanze principali, sia per ottenere l’alleanza di nuovi paesi e il loro intervento nel conflitto, sia per sondare le intenzioni degli avversari in vista di una pace separata o generale.» (pag 13, Trad,d,r,)”,”QMIP-062-FSL”
“PEDULLÀ Gabriele a cura; testi di Anna SEGHERS VERCORS (Jean BRULLER) Julius FUCIK Der NISTER Albert CAMUS Antoine de SAINT-EXUPÉRY Józef CZAPSKI Friedrich DÜRRENMATT Louis ARAGON Hans FALLADA Romain GARY Ksawery PRUSZYNSKI Jan DRDA Louis Paul BOON Tadeusz BOROWSKI Mesa SELIMOVIC Antonis SAMARAKIS Slawomir MROZEK André MALRAUX Boris PAHOR Branko COPIC Kazimierz BRANDYS Vasilj GROSSMAN Adolf RUDNICKI John STEINBECK Stepan HEYM Aleksandar TISMA Marguerite DURAS Hanna KRALL Maurice BLANCHOT”,”Racconti della Resistenza europea.”,”Gabriele Pedullà (Roma, 1972) insegna Letteratura italiana presso l’Università di Roma Tre e scrive per il ‘Sole 24 Ore’. E’ autore di diversi libri di saggistica, tra cui ‘On Niccolò Machiavelli: The Bonds of Politics’ (Columbia Univ., 2023), in corso di traduzione per Einaudi. Con Sergio Luzzatto ha curato l”Atlante della letteratura italiana’ (Einaudi, 2010-12). Il sopravvissuto. (pag 284-285)”,”GERR-060″
“PEELER Robert the (pseudonimo di un politico inglese)”,”L’ Europa verso il suicidio? La verità sul disarmo. Lettere a John Bull, a Marianna e ad altri.”,”Lettera a Berlino. “”La stessa tendenza si vede in opera ovunque. La sua ultima manifestazione è stata la creazione della Società delle Nazioni. Perché? Perché il mondo si è rimpicciolito. I territori riservati alla caccia si vanno sempre più restringendo. L’ isolamento completo è difficile, anzi impossibile. Il processo di reciproco sterminio non giova più ad alcuno: come il tuo grande filosofo, Kant ha detto, il destino ci spinge, anche contro la nostra volontà, entro un recinto internazionale. Noi non abbiamo scelta.”” (pag 121)”,”RAIx-018″
“PEEV Yordan”,”Le monde arabe et l’ imperialisme.”,”La pressione esercitata sulla Siria è una delle manifestazioni più caratteristiche della dottrina Eisenhower. L’ autunno 1957 è segnato dal pericolo di una aggressione comune contro questo paese, il ruolo di force de frappe essendo riservato alla Turchia. (pag 38)”,”VIOx-094″
“PEFFER Nathaniel”,”L’Estremo Oriente. Storia del mondo moderno.”,”Nathaniel Peffer è professore di diritto internazionale alla California University. La sua profonda conoscenza degli affari dell’Estremo Oriente è testimoniata da molte notevoli pubblicazioni e da incarichi espletati in Asia orientale per conto del Dipartimento di Stato degli Usa. La strategia di Lenin sul problema delle colonie in Oriente, i movimenti di indipendenza dei popoli coloniali e la rivoluzione sociale in Asia. (pag 320-321)”,”ASIx-001-FFS”
“PEGG H.E., con un capitolo addizionale di W. TALBOT EVANS”,”Southern Africa. A History.”,”””Livingstone tornò in Africa ancora nel 1865 con l’ intenzione di esplorare il bacino idrico del Nilo, lo Zambesi e il Congo, e cercare le sorgenti del Nilo. Entrò in Africa attraverso il Rovuma River, girando intorno al Lago Nyasa e esplorando il paese tra i Laghi Tanganyika, Mweru e Bangweolu. Soffrì molto in questo viaggio per via delle malattie e della fame (…). Per molto tempo non si seppe più nulla di lui e furono organizzate delle spedizioni per trovarlo. Una di queste fu organizzata da un giornale americano e guidata da H.M. Stanley, che in seguito diventò pure lui un famoso esploratore dell’ Africa.”” (pag 99)”,”AFRx-049″
“PEGGIO Eugenio”,”La crisi economica italiana.”,”PEGGIO Eugenio Italia paese già fortemente indebitato. “”Una linea di politica economica che faccia affidamento come nel passato su un’ulteriore massiccia dilatazione dell’ammontare dei debiti dell’Italia verso l’estero non è più possibile e sarebbe assai pericolosa. Non deve sfuggire il peso complessivo dei vincoli che l’acquisizione di nuovi prestiti comporta””. (pag 59)”,”ITAE-289″
“PEGGIO Eugenio”,”Capitalismo italiano anni ’70.”,”Fondo Davoli Eugenio Peggio è nato ad Adria nel 1929 ed è laureato in scienze politiche. Nel 1945 prese parte alla resistenza e all’insurrezione di Venezia. Entrato nel PCI nel 1950 ha svolto attività politica tra gli studenti delle università di Padova e Roma. E’ stato collaboratore politico della Sezione economica della Direzione del PCI dal 1951 al 1957. Quindi redattore capo della rivista Politica ed Economia. Poi responsabile della Commissione economica nazionale del PCI nel 1961. Infine segretario del CESPE (Centro studi di pol. ec. del PCI). Membro del CC del PCI dal 1962 collabora all’Unità, Rinascita e Critica marxista. Danno all’agricoltura italiana per la politica agraria (protezionistica) della Comunità economica europea: “”L’onere che l’economia italiana nel suo complesso ha dovuto subire in seguito al protezionismo della CEE può essere dedotto da alcune valutazioni della Banca d’Italia (Relazione annuale 1968, paragrafo ‘I redditi degli agricoltori e i prezzi’) (pag 116)”,”ITAE-317″
“PEGRARI Maurizio ASTORE Marianna BINDA Veronica PERUGINI Mario AMATORI Franco ORLANDI Angela BATTILANI P. BERTAGNONI G. COSTANTINI Vera ECCHIA Stefania FAVERO G. TONINELLI Pier Angelo ALBERTI Manfredi GIULIANELLI Roberto MELLINATO Giulio PAGNOTTA Grazie STEMPERINI G. TRAVAGLINI G.M. CELLA Riccardo ALFANI Guido DI-TULLIO Matteo AMMANATI Francesco MANETTI D. SUFFIA Ilaria BESANA C. D’ERRICO R. GUIDI BRUSCOLI Francesco POETTINGER Amedeo, saggi di”,”Innovare nella storia economica: temi, metodi, fonti. Roma, Università di Roma Tre, 10-11 ottobre 2014.”,”Tra i molti saggi quelli di Franco Amatori ‘L’impresa dopo Chandler (1970-2014)’ (pag 99-116) e di Monika Poettinger ‘Tra storia ed economica: Otto Neurath’ (pag 591-614) (biografia intellettuale di Neurath) “”Dal fermento intellettuale della Vienna di inizio secolo, dalla lezione epistemologica di Ernst Mach, dal tramonto del positivismo nasce l’esperienza umana e scientifica di Otto Neurath, figura trainante del primo circolo viennese. Non a caso definito, poi, il Nietzsche del circolo di Vienna (1), Neurath fu un intellettuale che seppe però andare molto al di là delle posizioni pur già ritenute rivoluzionarie dei suoi contemporanei, fino ad anticipare Kuhn e Feyerabend’ (pag 591) (1) F. Fistetti, ‘Neurath contro Popper. Otto Neurath riscoperto’, Bari, 1985, p. 127″,”STOx-002-FGB”
“PEILLARD Leonce”,”La battaglia dell’ Atlantico.”,”PELLARD, originario di Tolone, figlio di marinaio e lui stesso marinaio, ha navigato tutti i mari fino a quando ha iniziato a occuparsi di editoria e letteratura. Direttore di ‘Livres de France’ (LDF) e ‘Biblio’ ha esordito come scrittore di narrativa prima di dedicarsi alla ricerche di storia navale.”,”QMIS-028″
“PEINADO SANTAELLA Rafael Gerardo”,”Guerra santa, cruzada y yihad en AndalucÍa y el reino de Granada (siglos XIII-XV).”,”PEINADO SANTAELLA Rafael Gerardo: (nato a MontefrÍo nel 1951). Professore emerito dal 2022 di Storia Medievale presso l’Università di Granada, presidente del Centro di studi storici di Granada e del suo regno. «Il testo riunisce una raccolta di eccezionali lavori di ricerca. (…) incentrata sull’analisi dell’antico confine dell’Andalusia con l’emirato Nasride di Granada [ultima dinastia musulmana in Spagna, resse il Sultanato di Granada, governando parte dell’attuale Andalusia dal 1237 al 1492. NdR] durante il tardo medioevo castigliano (…). Una società (…) periferica, come quella dell’Andalusia e di Granada, ai margini della frontiera. Una società marginale, sempre bifronte dal punto di vista religioso, senza possibilità di conciliazione o assimilazione e, naturalmente, organizzata per la guerra, nel contesto generale del Regno di Castiglia.» (Retro di copertina; trad.d.r.)”,”SPAx-028-FSL”
“PEIRATS José”,”Los anarquistas en la crisis politica española.”,”Contiene dedica di PEIRATS allo storico H.R. SOUTHWORTH (1965) autori di saggi sulla guerra civile spagnola.”,”MSPG-067″
“PEIRATS José”,”What is the C.N.T.?”,”La CNT era il sindacato anarco-sindacalista, il sindacato ‘ortodosso’ era la UGT (Unione generale dei lavoratori) creata più tardi. Diversamente da altri paesi europei, fu l’ organizzazione socialdemocratica UGT a costituirsi attraverso una scissione. Rafforzò le sue posizioni all’ interno della società spagnola e i politici socialisti e i dirigenti UGT entrarono nei governi della monarchia e della repubblica quando ciò gli era consentito (persino durante la dittatura di PRIMO-DE-RIVERA). Questo fattore rese difficile la riunificazione durante la guerra civile. (dalla nota del traduttore).”,”MSPG-068″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume primo. Dalla Prima Internazionale al 1936.”,”PEIRATS, nato nel 1908 comincia a lavorare a 8 anni e a 14 entra nella CNT. Appassionato autodidatta, inizia negli anni ’30 a collaborare alla stampa libertaria di Barcellona e diviene poi redattore di alcuni periodici, tra i quali il quotidiano Solidaridad Obrera. La fine della guerra civile lo trova al fronte nella 26° divisione (già colonna Durruti). Poi l’ esilio, prima nei campi di concentramento francesi poi in America Latina poi ancora in Francia. Rientra più volte clandestinamente in Spagna; viene eletto due volte segretario della CNT in esilio e viene ripetutamente arrestato dalla ‘giustizia’ francese. Ha scritto vari libri. Questo libro è una sorta di ‘biografia della CNT’ scritta da un ‘cenetista’. CNT, UGT e la terza centrale. “”I fatti che improntavano la vita della social-democrazia tedesca e austriaca influirono molto sull’ atteggiamento adottato da Largo Caballero. Le prime sfilate (…) dell’ incipiente falangismo (…) ne ispirarono i discorsi incendiari e i comunisti cominciarono a lusingarlo mediante l’ appellativo di “”Lenin spagnolo””. I suoi appelli all’ unità proletaria, più che gli incitamenti alla presa del potere e alla dittatura di classe, iniziarono a far breccia tra le refrattarie masse confederali, specialmente nella regione asturiana e nel Centro. Le energie dei cenetisti asturiani, sebbene traboccanti, si mantenevano intatte. I tre moti portati a termine dalla C.N.T. dall’ inizio del 1932 alla fine del 1933 non ebbero ripercussioni in Asturia. Il fatto contingente che fosse radicato lì il principale centro socialista degno di tal nome, e la situazione di minoranza cenetista nei confronti della U.G.T. influivano sulla mentalità dei confederati. Non bisogna neanche dimenticare la classica posizione di alleanza degli anarcosindacalisti asturiani. Già nel Congresso de la Comedia si erano dichiarati insistentemente per la fusione senza riserva delle due grandi centrali sindacali del paese. Nella regione del Centro, una delle punte dell’ alleanzismo, fu proprio Orobòn Fernàndez, che era uno storico, a pubblicare in quei giorni nel quotidiano madrileno “”La Tierra”” il seguente articolo: “”(…) Nello stesso momento in cui la cordialità è moneta corrente nei rapporti di quella che loro chiamano la “”base””, i capi e le pubblicazioni comuniste si accaniscono contro la perseguitata C.N.T. e approfittano senza scrupolo di una situazione eccezionale, fanno il “”fronte unico”” a loro modo, adoperandosi per mettere in piedi una terza centrale sindacale… (opera in cui li aiuta pietosamente “”l’organo del fronte unico””). Accusano di “”putsch”” uno dei più formidabili movimenti di massa che la storia sociale di Spagna abbia mai registrato. Questo movimento ha avuto indubbiamente dei difetti e forse gravi, ma non merita il facile appellativo di “”putsch”” né le insinuazioni equivoche di cui fu oggetto nell’ ultimo editoriale di “”M.O.”” (Mundo Obrero). (…).”””” (pag 117-121)”,”MSPG-138″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume terzo. La rivoluzione pugnalata alla schiena. Iniziano le grandi sconfitte militari.”,”PEIRATS José, nato nel 1908, comincia a lavorare a 8 anni ed a 14 entra nella CNT. Appassionato autodidatta, inizia a collaborare alla stampa libertaria di Barcellona e diviene poi redattori di periodici tra cui ‘Solidaridad Obrera’. La CNT sulle persecuzioni contro il POUM e Nin. “”Un Plenum di locali e comarcali della C.N.T. della Catalogna, tenutosi in quei giorni a Barcellona, elaborò una dichiarazione nella quale si esaminavano le conseguenze dell’ ultima crisi della Generalidad, e nella quale si dichiarava che la C.N.T. non rinunciava al diritto di partecipare direttamente alle funzioni di governo, sempreché potesse farlo a un livello dignitoso. Sappiamo che uno dei decreti del ministro Irujo correggeva sostanzialmente quello del precedente ministro di Giustizia a proposito della creazione di Tribunali popolari. A questi tribunali non avrebbero potuto partecipare quelle organizzazioni o partiti che non fossero stati legalizzati prima del 16 febbraio 1936. La misura concerneva direttamente la F.A.I.. Il decreto sulla creazione di Tribunali speciali ufficialmente si diceva destinato alla repressione dei crimini di spionaggio e di alto tradimento. Le sedute di questo tribunale si sarebbero tenute a porte chiuse e tutti i reati contro il governo costituito venivano compresi nel decreto. I Tribunali sembravano destinati soprattutto al processo portato avanti contro il P.O.U.M. Mariano R. Vazquez, nel discorso che aveva pronunciato al Teatro Apolo di Valencia (…) aveva dichiarato: “”Vediamo, per esempio che con questa persecuzione viene arrestato e fatto scomparire, poiché subito lo si nasconde bene afficnhé non venga rintracciato, un uomo come Nin. Con noi non ha e non ha avuto nulla a che fare. Molti anni fa era con noi. Ci abbandonò ritenendo che altre fossero le teoria a lui più consone, altri i cammini, e non quelli degli ideali libertari, che doveva seguire. E passò ad un’altra organizzazione. Ah! Ma quello che nessuno può capire, quello che non può comprendere il popolo è la ragione per cui Nin venga messo in relazione con Franco e la voce che Nin sia un fascista. E questo deve essere argomento per tribunali e dev’ essere dimostrato al popolo, perché Nin, per il popolo, è un rivoluzionario””. (pag 124-125)”,”MSPG-140″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume quarto. Il terrore stalinista, la caduta di Barcellona, la disfatta finale.”,”PEIRATS José, nato nel 1908, comincia a lavorare a 8 anni ed a 14 entra nella CNT. Appassionato autodidatta, inizia a collaborare alla stampa libertaria di Barcellona e diviene poi redattori di periodici tra cui ‘Solidaridad Obrera’. Le imprese degli stalinisti nell’ esercito. “”Una delle “”imprese”” più esaltate dalla propaganda del Partito Comunista, specialista nella difficile arte di trasformare le sconfitte in atti eroici, fu quella della 43° divisione, più conosciuta all’ epoca come “”quella della favola””, nomignolo canzonatorio immediatamente affibiatole dalla voce popolare. Questa divisione, nella prima fase del disastro di Aragona, perse i contatti con il grosso dell’ esercito repubblicano e, per maggior sua sicurezza, ritenne opportuno accantonarsi in una zona prossima al Valle de Arán; con una tale decisione lasciò completamente sguarnito il fianco del dispositivo di difesa. Il nemico fu così in condizione di infiltrarsi e di occupare senza quasi colpo ferire il massiccio pirenaico, cosa che gli permise poi d’ impadronirsi delle riserve idroelettriche della Catalogna; di quelle centrali e dighe di Pobla di Segur, Tremp, Camarasa, ecc., cioè, la cui importanza economica e strategica era fondamentale. (…) Abbiamo già avuto modo di spiegare quale funzione decisiva avranno questi sbarramenti, e come il nemico li saprà abilmente sfruttare per provocare un aumento della portata dei fiumi durante l’ offensiva dell’ Ebro e del Segre (…). Dunque, la 43° divisione non si distinse in nessuno fatto d’ armi; si limitò piuttosto a cedere sempre più terreno (…). I pochi contrattacchi operati da questa divisione furono dettati da motivi puramente politici e vennero imposti a forze a comandi non comunisti in circostanze che, come avremo occasione di vedere, avevano del criminale. La 43° divisione era composta da tre brigate: la 72°, la 130° e la 102°. In quest’ ultima, che sarà quella poi sacrificata, uno spirito unitario eccezionale animava i suoi eterogenei elementi; vi facevano infatti parte affiliati al Partito Socialista, alla C.N.T., ai partiti repubblicani, e persino al Partito Comunista. (…) E’ evidente che per poter sfruttare a fondo la stupefacente “”odissea”” attribuitale, bisognava presentare la 43° divisione come un’ unità comunista al cento per cento, e dal momento che la eterogenità di alcuni reparti disturbava i piani del “”Partito”” si procedette ad una vera e propria “”comunistizzazione”” dei soldati.”” (pag 123-125)”,”MSPG-141″
“PEIRATS José”,”Figuras del movimiento libertario español.”,”Operaio a Barcellona (ind. mattoni), nato a Vall d’ Uxo nel 1908, comincia la sua vita come militante durante gli anni della clandestinità sotto la dittatura di Primo de Rivera. Pubblica i suoi primi articoli su ‘Tierra y Libertad y Solidarida Obrera’ di Barcellona. Più tardi entra nella redazione di questo giornale. Partecipa alle attività di Juventudes Libertarias. Esiliato nel 1939, vive per un po’ in America, durante tale periodo scrive ‘Estampas de exilio en America’. In Francia in due momenti svolge l’ incarico di segretario generale della CNT in esilio, fu direttore del settimanale CNT (Toulouse). E’ autore tra l’ altro di libri fondamentali sul movimento libertario spagnolo: ‘Los anarquistas en la crisis politica española’, ‘La CNT en la revolucion española’ (3 volumi), Examen critico-constructivo del movimento libertario español. Profili biografici di ANSELMO LORENZO FELIPE ALAIZ EUSEBIO C. CARBO’ PEDRO MASSONI ANGEL PESTAÑA ELEUTERIO QUINTANILLA MANUEL BUENACASA SALVADOR SEGUI VALERIANO OROBON FERNANDEZ JUAN PEIRO’ JOSE’ VIADIU DURRUTI ASCASO ELIAS GARCIA FRANCISCO SABATE’ VICENTE RODRIGUEZ GARCIA AMADOR FRANCO LUIS BLANCO PEDRO LORA EL VIEJO MARI “”En el órgano del PSOE en Francia, correspondiente al 15 de los corrientes (agosto de 1954), Andrés Saborit, en el VIII artículo de sus “”Recuerdos del tiempo joven””, se ocupa de la creación de la Tercera Internacional y de la sugestión que rapresentó aquélla en los medios obreros de la Europa occidental.”” (pag 96) “”Tampoco es exacta la afirmación de que el congreso confederal de 1919 decidió incorporarse lisa y llanamente a la Tercera Internacional. Saborit ignora posiblemente que esta adhesión fue ‘provisional’ y no sin reticencias como las que, por ejemplo, expuso en el congreso de la Comedia el delegado por la regional asturiana, Eleuterio Quintanilla. Pero en el mismo congreso a que se refiere Saborit la CNT se dio una declaración de principios por la que se prometía ir a la completa, total y absoluta liberación de la humanidad (…)””. (pag 97) “”Más inexacto es Saborit cuando se refiere más abajo al viaje de Pestaña a Rusia””. (pag 97)”,”ANAx-257″
“PEIRATS José”,”Los Anarquistas en la Guerra Civil Española.”,”””Il PSUC condizionava la soluzione della crisi all’ eliminazione politica del POUM. Era il primo passo per la eliminazione fisica dei suoi dirigenti e pure il primo alzo di tiro contro la CNT e la FAI. Internazionalmente era in corso la purga “”antitrotskista”” all’ interno dei partiti comunisti, persecuzione aperta nel 1924 con l’ “”assassinio”” di Kirov. L’ ostilità stalinista contro il POUM, oltre ad un problema di esclusivismo politico, poneva una questione di egemonia sindacale. Il POUM aveva una grande influenza nella UGT catalana, a cui aveva dato vita con molto anticipo rispetto alla creazione del PSUC.”” (pag 217) “”Después del 19 de julio de 1936 sacaron a la UGT catalana de su anonimato todos los partidos que estaban enfrente de la CNT. La UGT se nutriría principalmente de todos los elementos de la pequeña burguesía. Interesaba a los stalinistas deshacerse de un temido rival dentro de los sindicatos ugetistas. Por tanto, urgía la eliminación política del POUM. La crisis de la Generalidad se planteó con este propósito.”” (pag 217) PEIRATS José Valls è un vecchio militante sindacalista e un intellettuale del movimento libertario spagnolo. Esiliato con il franchismo, ha risieduto in Francia e in vari paesi del sudamerica. Dirige il seminario CNT e collabora con riviste libertarie.”,”MSPG-198″
“PEIRATS José”,”Breve storia del sindacalismo libertario spagnolo.”,”Alla memoria di Giovanna Berneri “”A partire dal giorno seguente la lotta si trasferì nelle strade. I combattenti si trovarono divisi in due blocchi. Dalla parte della forza pubblica si schierarono il PSUC, l’ UGT e gli estremisti catalani di ‘Estat Català’; mentre a difendere la rivoluzione erano rimasti la CNT, la FAI, la Gioventù Libertaria e il POUM (1). La reazione dei militanti libertari, di base, fu immediata e spontanea. I ‘Comitati Superiori’ della CNT-FAI erano per la pacificazione.”” (pag 114) (1) Tra le forze rivoluzionarie c’erano anche le ‘Pattuglie di Controllo’ d’emanazione CNT-POUM. Settimana di Barcellona: 500 morti e mille feriti secondo i dati ufficiali. “”Da parte governativa vi erano due specie di prigionieri: quelli detenuti nelle carceri ufficiali e quelli rinchiusi nele prigioni segrete della GPU staliniana. Molti di essi furono fucilati dopo aver subito varie torture.”” (pag 120) Esercito: “”E’ difficile precisare tutte le grandi unità comandate da comunisti, giacché questi si mascheravano, a volte, sotto la denominazione di socialisti e repubblicani”” (pag 194) I capi stalinisti nell’esercito lasciavano agli anarchici il compito di attaccare il nemico (e logorandosi). Essi rimanenevano con le proprie truppe sulla difensiva beneficiando dell’eventuale successo anarchico (pag 200-201)”,”MSPG-088″
“PEIRATS José”,”La C.N.T. nella rivoluzione spagnola. Volume secondo. Le collettivizzazioni, la militarizzazione, la controrivoluzione in marcia.”,”””Le armi di cui la Catalogna disponeva, e che erano state tolte ai militari ribelli, erano in numero insufficiente: gran parte di esse erano in mano alle milizie o al popolo armato delle retroguardie. L’ordine “”tutte le armi al fronte””, quand’anche fosse stato osservato, non avrebbe risolto il problema. I suoi più fervidi sostenitori erano i comunisti che, d’altro canto, propugnavano il mantenimento di corpi armati di retroguardia sempre più numerosi; ed erano i primi a non voler rinunciare al proprio arsenale. L’ordine tendeva in effetti a disarmare il popolo e i miliziani di osservanza non comunista. Nel frattempo, il Comitato delle milizie e lo stesso governo della ‘Generalidad’ cominciarono a risentire della politica economica di Madrid che, come abbiamo visto, significava il blocco interno della valuta; il che impediva alla Catalogna di soddisfare le proprie esigenze per quanto riguardava l’armamento. Da qui la stasi sul fronte aragonese, che i comunisti utilizzavano per interesse di partito. Quando cominciarono ad arrivare le prime spedizioni di armi russe, le navi che le trasportavano, non toccavano di propria iniziativa o per ordine del governo centrale, i porti catalani. Quest’atteggiamento – aggiunge Santillán (op. cit) (1) – c’indignava al massimo. Anche quando ci veniva promesso che tale o tal’altro carico era destinato a noi, non ci giungeva assolutamente niente. Ci fu offerto del materiale, ma avremmo dovuto pagarlo, e così eravamo sempre impotenti per non avere valuta disponibile» (2). Il maggior ostacolo a tali aiuti in armi o in valuta era rappresentato dal predominio degli anarchici sui fronti e nella retroguardia, in particolare nella zona orientale. La situazione stazionaria nel fronte aragonese non era dovuta a mancanza di uomini disposti ad avanzare in direzione dell’obiettivo chiave rappresentato da Zaragoza, ma era dovuta alla mancanza di armamento. Sin dai primissimi giorni si erano arruolati più di 150.000 volontari, la maggior parte dei quali dovette essere rimandata indietro per penuria di armi; e tale situazione durò parecchi mesi. La paralisi del fronte aragonese permise ai rivoltosi di rafforzare in quella zona le proprie posizioni e di operare con più libertà sugli altri fronti, specialmente quelli del nord e del centro. La presa di Zaragoza nella prima fase avrebbe potuto essere seguita dalla caduta di Teruel e Huesca, col che tutti i piani del nemico sarebbero risultati sconvolti: ma l’incomprensione del governo centrale, la sua diffidenza circa i buoni e sinceri propositi della corrente predominante in Catalogna, finì con l’annullare la potenzialità militare ed industriale della regione, la qual cosa ebbe una determinante influenza sui successivi sviluppi della guerra”” (pag 274-275) [(1) ‘Por qué perdimos la guerra’, Barcelona, 1970, pag. 112; (2) Si riferisce alle offerte dei trafficanti internazionali] [Diego Abad de Santillán: ‘¿Por qué perdimos la guerra?’ Por qué perdimos la guerra””No estamos seguros de haber obrado bien al desoír durante semanas las exhortaciones de Calvo Sotelo para una reunión con nosotros, no sabemos, aunque presumimos, con qué propósitos ; y todavía seguimos pensando que hicimos mal en mayo de 1937 en haber paralizado el fuego en Barcelona en lugar de dejar que la intervención de nuestros amigos del frente de Aragón hubiese puesto fin a una guerra que teníamos perdida, porque así le convenía a Stalin (…)”” (p.18). Lo peor es que Santillán no alude en el libro a Calvo Sotelo sino al mismo José Antonio, con la notita de 1939 de que: “”¡Cuánto hubiera cambiado el destino de España si un acuerdo entre nosotros hubiera sido tácticamente posible, según los deseos de Primo de Rivera ! “”(p.35). De hecho, ya en Santillán asoma el enfoque histórico del destino social de España en antagonismo a las manipulaciones soviéticas durante 1936-1939. Las disquisiones sobre los eventos político-militares ocupan la mayoría de las páginas, desplazando con creces las pocas dedicadas a las realizaciones autogestionarias de la CNT y de los trabajadores de España. En cuanto a mayo de 37, Santillán escribe que expuso su oposición a la táctica de la CNT a los notables cenetistas (vocabulario de Peirats) después del fin de los combates, si bien él era uno de ellos. “”Pero la entrega total de la burocracia de la CNT al gobierno Negrín y a las consignas comunistas hizo que la rebelión que habría debido estallar cuando era hora de obtener algún resultado, se produjese en el Centro y en Levante cuando la guerra estaba totalmente liquidada”” (p.177). Así queda claro lo que adujo en su prólogo de 1975 : un pacto, una alianza del movimiento libertario con Franco era preferible a seguir siendo manipulados por los comunistas. Puesto que la hipótesis aparece a las claras, es obligado discutirla. Creerse en aquella época que el plan castrense sistemático de masacre de la flor y nata de la izquierda iba a perdonar a los anarcosindicalistas era una ingenuidad aberrante ; o suponía autocastrarse para amoldarse al franquismo. Fue lo que hicieron en 1939-41 renegados como Fornells, Melís, sin que cambiase nada a nivel social, excepto que se convirtieron en perfectos ayudantes del verticalismo.] [https://www.portaloaca.com/historia/ii-republica-y-guerra-civil/1804-diego-abad-de-santillan-ipor-que-perdimos-la-guerra-libro-completo.html] Texto: Frank Mintz libro disponibile in: http://www.somnisllibertaris.com/libro/porqueperdimoslaguerra/index04.htm”,”MSPG-139″
“PEIRCE Guglielmo”,”Pietà per i nostri carnefici.”,”‘Pietà per i nostri carnefici’ è il libro di un intellettuale italiano che ha abbandonato il PCI. Abbraccia il periodo che va dal 1928 al 1950 e racchiude la drammatica confessione di un uomo che dopo aver partecipato coraggiosamente alle lotte per il comunismo e dopo aver vissuto a contatto con i più alti esponenti del partito perde la fede nelle idee comuniste e soprattutto negli uomini che le incarnano. Nel libro si parla di TOGLIATTI, LONGO, SECCHIA, PICASSO descritti nella vita di ogni giorno. Si parla dello stato maggiore del PCI e dei giovani ambiziosi che frequentano gli uffici del partito. “”Restammo in silenzio. Per portare la discussione su un terreno scherzoso, dissi: “”Nel ’93 Engels, nella prefazione all’edizione italiana del ‘Manifesto Comunista’, ha scritto che l’Italia potrebbe dare il nuovo Dante dell’èra proletaria. Animo, dunque, datevi da fare miei carissimi. L’infermo già lo conosciamo qual è. Le fiamme ce le sappiamo procurare chimicamente (è vero, Poeta?). Non ci resta che appurare dove si trova il paradiso e andarci a stabilire lì””. (pag 132) “”Quando Mussolini parlò dei “”colli fatali di Roma””, io dissi: “”Marx nelle sue opere filosofiche sostiene che l’umanità si separa comicamente dal suo passato. L’ultima fase di una forma storica è la sua commedia. Ritorna l’impero sui colli fatali di Roma, ma ritorna di cartone, come in un’operetta. Marx dice che gli dèi della Grecia, una prima volta feriti a morte nel ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo, dovettero subire una seconda morte comica nei ‘Dialoghi’ di Luciano. Quale fine umoristica farà il nostro impero?””””. (pag 133)”,”PCIx-237″
“PEIRCE Charles Sanders, a cura di Charles HARTSHORNE e Paul WEISS,”,”Scritti di logica.”,”Charles Sanders Peirce (Cambridge, 10 settembre 1839 – Milford, 19 aprile 1914) è stato un matematico, filosofo, semiologo, logico, scienziato e accademico … “”Una ‘relazione’ è un fatto concernente un certo numero di cose. Così il fatto che una locomotiva emetta vapore, costituisce una relazione o più esattamente struttura relazionale (…) tra la locomotiva e il vapore”” (pag 221)”,”FILx-015-FRR”
“PEIS-CONCAS Iride”,”Montevecchio.”,”Foto della manifestazione dei minatori nel 1961 a Guspini”,”CONx-003-FMP”
“PELAGALLI Sergio; MINNITI Fortunato”,”L’attività politico-militare italiana in Albania tra il 1927 e il 1933 nelle carte del generale Alberto Pariani (Pelagalli); Il problema dell’arretratezza militare dell’Italia unita. Note su (e da) un libro recente (Minniti).”,”Recensione e commento di Minniti al libro di John Gooch ‘Army, State and Society in Italy, 1870.-1915’, New York, 1989 pp. XIV 219″,”ITQM-196″
“PELAGGI Stefano”,”L’isola sospesa. Taiwan e gli equilibri del mondo.”,”Stefano Pelaggi insegna presso il Dipartimento Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo dell’Università di Roma “”La Sapienza””. Negli ultimi anni ha svolto attività di insegnamento presso università in Myanmar, Argentina e Taiwan, dove ha vissuto a lungo. Autore di saggi e articoli accademici. Ha pubblicato diversi libri sul colonialismo popolare, sui flussi migratori nella costruzione della politica estera e sul nazionalismo. Ricercatore presso il Centro Studi Geopolitica.info e presso il Taiwan Center for International Strategic Studies (TCISS) si occupa di Taiwan, del mondo sinofono e della regione Asia-Pacifico da una prospettiva storica. La TSMC. L’intuizione di Chang (il fondatore della Taiwan Semiconductor Manufacturing Co) (pag 143) “”Oggi Tsmc è la più grande fonderia di semiconduttori al mondo, tutti i principali player tecnologici, da Apple a Qualcomm, passando per Nvidia fino a Huawei sono clienti dell’azienda taiwanese. La maggior parte dei suoi ricavi proviene dal mercato statunitense (61 per cento), seguito dalla Cina (17 per cento) e da Taiwan (8 per cento), un equilibrio globale che oggi è messo a rischio dalle crescenti tensioni tra Pechino e Washington”” (pag 143)”,”CINE-102″
“PELEGRÍN José Garcia”,”La rose blanche. Les étudiants qui se sont soulevés contre Hitler avec la seule arme de la parole.”,”José Garcia Pelegrin (Madrid, 1958) è dottore in filosofia e lettere (specialità storia) dell’Università di Colonia. Traduttore specializzato in arte e giornalista indipendente è redattore della rivista ‘Movie. Kino. Kultur’ e critico cinematografico. “”C’est par l’intermédiaire d’un des participants aux soirées culturelles, Josef Furtmeier – fonctionnaire de justice qui connaît bien l’histoire et les auteurs chrétiens – que Hans Scholl fait connaissance avec l’architecte Manfred Eickemeyer (1903-1978): depuis 1940, ce dernier travaille au Gouvernement Général créé par les Nazis en Pologne et passe la plus grande partie de son temps à Cracovie, n’étant à Munich que de manière occasionelle. Il y possède cependant un atelier de sculpture, situé dans la Leopoldstrasse, qu’il laisse à la disposition de Hans [Scholl] et Alex [Schmorell]. C’est là qu’ils réalisent leur travail de rédaction et de reproduction, donnant ainsi naissance aux Tracts de la Rose Blanche. Eickemeyer serà jugé lor su troisième procès de la Rose Blanche, le 13 juillet 1943, mais relaxé faute de preuves. Selon Dumbach et Newborn, Hans et Alex écrivaient chacun un texte qu’ils échangeaient ensuite; c’est Hans qui décidait de la rédaction définitive, même si Jürgen Wittenstein, un autre “”initié””, les aidait pour des correction de style. Cependant, le texte du premier Tract est rédigé presque uniquement par Hans. Ce Tract fait son apparition à Munich dans la deuxième quinzaine du mois de juin (en tout cas avant le 27) et commence par ces mots: “”Rien n’est plus indigne d’un peuple civilisé que de se laissser “”gouverner”” sans résister par une clique d’irresponsables guidés par les instincts le plus vils””. L’opposition au régime illégitime est justifiée par un recours à la notion d'””humanité”” – défendue par les auteurs classiques allemands, Goethe et Schiller, qui ont fait entendre leur voix pour défendre la liberté – et de “”culture occidentale et chrétienne”” (…)”” (pag 48-49)”,”GERR-042″
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome premier.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-004-FSD”
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome second.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-005-FSD”
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome troisième.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-006-FSD”
“PELET Jean-Jacques-Germain, Général”,”Mémoires sur les guerres de Napoléon en Europe, depuis 1796 jusqu’en 1815. Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne. Avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren. Tome quatrième.”,”Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne , avec les opérations particulières des corps d’Italie, de Pologne, de Saxe, de Naples et de Walcheren ; par le général Pelet,… Pelet, Jean-Jacques-Germain (1777-1858). Auteur du texte Jean-Jacques Germain Pelet-Clozeau. Pelet era un generale francese dell’Impero e un amico del generale Charles Pierre François Augereau. Pelet ha scritto un libro sulla guerra del 1809 in Germania, intitolato “Mémoires sur la guerre de 1809 en Allemagne.”,”FRAN-007-FSD”
“PELGER Hans Friedrich-Ebert-Stiftung a cura; scritti di: BERT A. BOTTIGELLI E. BRAVO G.M. CORNU A. FABIAN W. GEMKOW H. GOLDBERGER N. HAHLWEG W. HAHN E. HARSTICK H.P. HENDERSON W.O. HUNECKE V. JAN R. KALWEIT W. KERNIG C.D. KOSSEV K. KUCZYNSKI J. LIDTKE V.L. MALYSCH A. MOMMSEN H. PASKALEVA V. RAGIONIERI E. SAGVARI A. SCHMIDT A. SOLLE Z. STEINBERG H.J. ULLRICH H. TARTAKOWSKI B.G. TIMOFEJEW T. WALLACH J.L. WASSIN V.”,”Friedrich Engels 1820-1970. Referate Diskussionen Dokumente.”,”Atti della ‘Internationale wissenschaftliche Konferenz’ in Wuppertal vom 25-29 Mai 1970″,”MAES-010″
“PELGER Hans a cura, saggi di Walter GRAß Franz-Josef SCHUH Georges HAUPT Hans MOMMSEN Hans-Josef STEINBERG”,”Studien zu Jakobinismus und Sozialismus.”,”Contiene la biografia di Franz Hebenstreit, giacobinismo e comunismo (1747-1795) (pag 103-188) di Franz-Josef Schuh Marx, Engels e gli insegnamenti della Comune di Parigi. “”Der Hauptgegner bleibt Bakunin, der in der Kommune seine idee verwirklicht sah und sie als ein Gegengift betrachtete, das die Bewegung vor der Infektion mit dem “”autoritären”” Virus bewahren sollte. Dies brachte ihm einen scharfen Angriff von Engels ein: “”Ich kenne nichts Autoritäreres als eine Revolution… Es war der Mangel an Zentralisation und an Autorität, der die Pariser Kommune das Leben gekostet hat”” (25). Marx’ Ansichten wurden von Engels auf der Londoner Konferenz der Ersten Internationale im September 1871 folgendermaßen präzisiert: “”Namentlich nach der Kommune von Paris, die die politische Aktion des Proletariats auf die Tagesordnung gesetzt hat, ist politische Abstention ganz und gar unmöglich””. Ein Jahr später wird diese Konzeption durch die Annahme des Artikels 7 a auf der Konferenz von Den Haag sanktioniert: Die Eroberung der Staatsmacht wird zur vornehmlichen Pflicht des Proletariats; das Proletariat kann nur als Klasse handeln, wenn es sich selbst als eigenständige, politische Partei konstituiert. Daraus entwickelt sich nun eine ganz neue Problematik: die Rolle der Partei beziehungsweise der Organization, welche die Basis der modernen Arbeiterbewegung bildet. Aber die Bedeutung der Wende wird auch in vielen Bereichen außerhalb des institutionellen Rahmens spürbar (26). Das kann man an allen folgenden theoretischen Diskussionen und Urteilen über ihre Taktik beobachten. War die Kommune zunächst Verkünderin der Revolution. Daraus erklärt sich der “”Umschwung””;der sich nach 1871 in der geistigen Auseinandersetzung des Sozialismus vollzieht. Hier wird ein dritter Punkt angeschnitten: die Veränderungen in der Auswahl und Reflexion von Problemen der Kommune, ein Prozeß, der einige Jahre nach den Ereignissen in Paris einsetzt”” [Georges Haput, Die Kommune als Symbol und als Beispiel] [(in) Studien zu Jakobinismus und Sozialismus, a cura di Hans Pelger, 1974] [(25) Brief Engels an C. Terzaghi, 14, Januar 1872, MEW, Bd. 33, S. 374; (26) Vergleiche zu diesem Thema: M. Molnar, Le déclin de la Première Internationale. La Conférence de Londres de 1871, Genf 1963; Deutsche Übersetzung in: Archiv für Sozialgeschichte, Bd IV, 1964, S. 283-445] (pag 206-207) Franz Hebenstreit Franz Hebenstreit von Streitenfeld, (* 26. November 1747 in Prag; † 8. Januar 1795 in Wien); „wegen Hoch- und Landesverrat durch den Strang hingerichtet.“ Er war einer der Köpfe der Wiener Demokraten, die allgemein als Wiener Jakobiner bezeichnet werden. War Sozialutopist mit Anlehnung an Jean-Jacques Rousseau, Étienne Gabriel Morelly, Jean Meslier und Gabriel Bonnot de Mably. Sein Freund und Mitstreiter Andreas Riedel nannte ihn kurzerhand einen Kommunisten, wodurch im deutschsprachigen Raum wohl das erste Mal dieser Begriff fiel. Inhaltsverzeichnis Hebenstreit war Sohn eines Philosophieprofessors der Prager Karls-Universität. Nachdem er selbst Philosophie und Rechtswissenschaften studiert hatte, trat er der österreichischen Armee bei, zuerst den Ulanen. Als Bürgerlicher fühlte er sich den Adeligen gegenüber diskriminiert und desertierte 1773. Sein Plan war, nach Amerika zu fliehen, um in der dortigen Revolution zu kämpfen. Doch fingen ihn die Preußen und steckten ihn in ihre Armee. Nach fünf Jahren konnte er fliehen und kam wieder in die österreichische Armee. Nach einer eher langsamen Karriere fand er sich 1791 in Wien als Platzoberleutnant wieder. Er fing wieder zu studieren an und wurde Freimaurer. Mit viel Sympathie für die Französische Revolution fand er sich bald im Kreis Gleichgesinnter um Andreas Riedel wieder. Bis zum Tod von Kaiser Leopold II. hatten er und Riedels Gruppe nicht viel zu befürchten, da der Kaiser selbst Anhänger der konstitutionellen Monarchie war. Andreas Riedel, der Hebenstreit immer mehr förderte, gehörte zum engeren Beraterkreis des Kaisers und verfasste sogar den Entwurf für eine Verfassung. Leopolds II. Sohn Kaiser Franz II. hatte jedoch andere Ziele, als er 1792 den Thron bestieg. Andreas Riedel wurde in Frühpension geschickt und jede Aussicht auf Reform und quasi Revolution von oben war dahin. Trotzdem trafen sich noch die Freunde, diskutierten über Politik, Utopie und Maximilien de Robespierre. Hebenstreit verfasste in dieser Zeit sein in lateinischen Hexametern verfasstes Gedicht „Homo Hominibus“ („Mensch unter Menschen“) mit über 500 Versen, in dem er den Gegensatz zwischen Armen und Reichen thematisierte. Bei den Wienern wurde sein „Eipeldauerlied“ bekannt, das man durchaus als Revolutionslied ansehen kann. Als die Repressionen immer schlimmer und die Konservativen immer mächtiger wurden, dachte vor allem Hebenstreit laut über Revolution und Umsturz nach. Er baute sogar ein Modell eines Streitwagens. Selbst ehemaliger Kavallerist, wollte er dem französischen Revolutionsheer und den polnischen Aufständischen eine effektive Waffe gegen die schwer besiegbaren österreichischen und russischen Reitereien liefern. Pläne der Kriegsmaschine wurden nach Paris geschmuggelt. Kurz danach, am 24. Juni 1794, begannen in Wien die Verhaftungen. Wieweit die erhobenen Vorwürfe in den folgenden Schauprozessen auf Realität, den Behauptungen der Spitzel, vor allem des Buchdruckers und späteren ersten Leiter der K.k. Hof- und Staatsdruckerei Joseph Vincenz von Degen oder auf dem Wunsch des Polizeichefs von Wien, Graf Johann Anton Pergen, und dessen Ermittler, Franz Josef Graf Saurau, basierten, die Gruppe gefährlicher ausschauen zu lassen, als sie tatsächlich war, sei dahingestellt. Hebenstreit wurde wegen Hochverrats verurteilt („nicht Rechtsprechung, sondern Politjustiz“[1]) und durch den Strang hingerichtet, andere wie der Magistratsbeamte Martin Joseph Prandstätter nahmen sich im Gefängnis das Leben. Einige, wie z.B. Riedel, wurden erst durch die Truppen Napoleons befreit. Hebenstreits Kopf ist derzeit Schauobjekt im Wiener Kriminalmuseum. Nach ihm ist das Café Hebenstreit benannt, das Ende der achtziger Jahre neben dem Republikanischen Club – Neues Österreich eröffnet wurde. Das Café befindet sich am Schottentor unweit des Hinrichtungsortes von Hebenstreit. Einzelnachweise [Bearbeiten] Hubert Christian Ehalt, zitiert in Rehabilitation eines Demokraten, in: Wien.at aktuell, Magazin für Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter der Stadt Wien, Nr. 6 / 2010, S. 14 Literatur [Bearbeiten] Alfred Körner: Franz Hebenstreit (1747 – 1795). Biographie und Versuch einer Deutung. In: Jahrbuch des Vereines für Geschichte der Stadt Wien, Bd. 30/31 (1974/75), S. 39-62. Leslie Bodi, Tauwetter in Wien, Wien, 1995. Alfred Körner: Die Wiener Jakobiner. Stuttgart, 1972. Franz Hebenstreit 1747-1795. Mensch unter Menschen. Seine Schriften ediert, übersetzt und kommentiert nebst einer Einleitung von Franz Schuh. Trier 1974 (Schriften aus dem Karl-Marx-Haus Heft 11) Helmut Reinalter(Hg.), Jakobiner in Mitteleuropa, Innsbruck, 1977. Edith Rosenstrauch-Königsberg, Zirkel und Zentren. Aufsätze zur Aufklärung in Österreich am Ende des 18. Jahrhunderts, Wien, 1991. Ernst Wangermann, Von Joseph II. zu den Jakobinerprozessen, Wien, 1966. Alexander Emanuely: Ausgang: Franz Hebenstreit (1747-1795). Schattenrisse der Wiener Demokratinnen. 1794 Enzyklopädie des Wiener Wissens, Porträts, Band II , Wien, 2010″,”SOCx-240″ “PELI Santo”,”La Resistenza in Italia. Storia e critica.”,”PELI Santo insegna storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università di Padova. Tra i suoi libri ‘L’ altro esercito. La classe operaia durante la prima guerra mondiale’ (co-autore Alessandro CAMARDA) Milano 1980, ‘La resistenza difficile’ (Milano, 1999). “”In concreto, però, le scelte degli Alleati nei confronti della Resistenza nella sua fase conclusiva sono notevolmente diverse, perché ai militari direttamente sul campo le preoccupazioni più strettamente politiche, che condizionavano le direttive di Sacmed, non interessano molto; certo meno della possibilità di impiegare militarmente la Resistenza, possibilità che li spinge a potenziarne l’ armamento decisamente oltre il livello stabilito dalle direttive del 4 febbraio. Anzi, “”molto probabilmente la resistenza italiana ricevette nei primi quattro mesi del 1945 più rifornimenti di quanti in totale ne aveva ricevuti nel ’43 e ’44, e ciò grazie alle divergenza di impostazione tra comando supremo alleato del Mediterraneo, più attento alle esigenze politiche, più pessimista sulle possibilità di disordini e convinto che il metodo migliore per controllare la Resistenza fosse di limitarle i rifornimenti, e il XV gruppo armate che dava priorità alle necessità militari”” (1)””. (pag 147)”,”ITAR-063″ “PELI Santo”,”Storie di Gap. Terrorismo urbano e resistenza.”,”PELI Santo ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Padova. Per la Einaudi ha pubblicato ‘La Resistenza in Italia. Storia e critica’ (2004) e ‘Storia della Resistenza in Italia’ (2006) Sap (Squadre di azione patriottica). (pag 114-115) “”Nella storia della Resistenza la nascita delle Sap costituisce un passaggio decisivo, destinato in pochi mesi a modificare in profondità anche il ruolo dei Gap nella strategia comunista, fino a limitare gli investimenti e aspettative del Partito nei loro confronti””. (…) Il primo ideatore delle Sap, il trentenne Italo Busetto, non è un “”rivoluzionario di professione””: al Partito comunista è iscritto dall’agosto 1943, dispone di una buona cultura, ha una laurea in Giurisprudenza ed esercita la professione di funzionario di banca. Nonostante la recentissima iscrizione al Partito viene subito inserito nel Comitato federale milanese, e questo gli consente di dialogare direttamente con i più autorevoli dirigenti comunisti. Le esperienze dello sciopero del marzo a Milano, della repressione e della mancata opposizione alle deportazioni, trovano in lui un acuto osservatore, pronto a trarre delle conclusioni operative: invitato a formalizzarle, sottopone a Luigi Longo, comandante delle brigate Garibaldi, una relazione che ne incontra l’immediata approvazione. (…) Una tra le principali noivtà delle proposte di Busetto è che, a differenza dei Gap, le Sap devono essere aperte alla partecipazione di operai e patrioti di qualunque orientamento, e ciò comporta un duplice effetto. Da una parte consente di avere un bacino di reclutamento sufficientemente vasto; dall’altra, l’interpretazione “”unitaria”” e “”di massa”” della guerra di Liberazione da parte comunista, accentuata, e anzi sollecitata con particolare forza e decisione dalla “”svolta di Salerno””, sembra trovare nella nascita delle Sap un’ulteriore realizzazione”” (pag 114-115-116)”,”ITAR-228″ “PELI Santo”,”La Resistenza difficile.”,”Santo Peli (Gardone Val Trompia, 1949) vive e lavora a Padova dove ha insegnato Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche. Ha pubblicato pure: ‘L’altro esercito. La classe operaia durante la Grande guerra’ (Feltrinelli, 1980), ‘La Resistenza in Italia. Storia e critica’ (Einaudi, 2000), ‘Storia della Resistenza in Italia’ (Einaudi, 2006), ‘Storie di Gap. Terrorismo urbano e Resistenza’ (Einaudi, 2014). “”Opporsi al revisionismo liquidatorio è possibile solo attraverso una maggior consapevolezza delle contraddizioni e delle lacerazioni vissute dai resistenti, attraverso l’analisi delle difficoltà, soggettive e oggettive, del resistere, per poterne apprezzare fino in fondo, perché no, anche l’epicità. Ripubblicato a distanza di anni dalla prima edizione, il volume contribuisce a valorizzare i momenti alti, senza però espellere le ambiguità, le debolezze i coni d’ombra, le fratture interne che segnano il percorso della Resistenza. (…)’ (quarta di copertina) “”Marc Bloch, constatando la gioia di vivere che pervadeva i combattenti all’indomani dei terribili massacri che caratterizzarono la grande guerra, commentava: «Si indigni chi vuole di tale egoistica contentezza. Simili sentimenti sono tanto più solidamente radicati nell’animo quanto più di solito restano in parte sotto il livello della coscienza» (1)”” (pag 33) (1) M. Bloch, ‘La guerra e le false notizie’, 1994″,”ITAR-301″ “PELI Santo”,”Storia della resistenza in Italia.”,”Santo Peli ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Padova. Per Einaudi ha pubblicato anche ‘La Resistenza in Italia’ e ‘Storia di Gap. Terrorismo urbano e Resistenza’.”,”ITAR-349″ “PELI Santo”,”La necessità, il caso, l’utopia. Saggi sulla guerra partigiana e dintorni.”,”inserire in Correna La BFS è gestita in collaborazione con l’Associazione amici della Biblioteca F. Serantini. La BFS edizioni ha pubblicato più di 200 volumi La BFS ISSORECO fa parte della rete nazionale degli Istituti Storici della Resistenza. Sandro Peli (Gardone Val Trompia 1949) vive e lavora a Padova dove ha insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche. Molti i sui lavori (v. quarta di copertina) Capitolo 7. Le stagioni del dibattito storiografico sulla Resistenza. Prima fase: gli storici-protagonisti; Seconda fase: dalle memorie ai documenti (Guido Quazza); Terza fase (Claudio Pavone)”,”ITAR-366″ “PELIKAN Jiri”,”Il fuoco di Praga. Per un socialismo diverso.”,”In apertura breve citazione di R. Luxemburg Jiri Pelikan membro del Pc cecoslovacco dal 1939, dal 1953 ha ricoperto varie cariche politiche. Nel 1963 viene nominato direttore generale della Tv del paese e quindi eletto deputato. Durante la primavera di Praga è presidente della Commissione per gli affari esteri del parlamento. Espulso dal PCC dopo l’intervento sovietico e costretto all’esilio.”,”EURC-132″ “PELLEGRINI Alessandro a cura; studi, testimonianze e documenti di Cesare ANGELINI Antonio BANFI Alfonso CASATI Fausto FONZI Piero GADDA CONTI Filippo JACINI Arturo C. JEMOLO Raffaele MATTIOLI Alberto MONTICONE Alessandro PELLEGRINI Nicola RAPONI Filippo SACCHI”,”Tre cattolici liberali. Alessandro Casati, Tommaso Gallarati Scotti Stefano Jacini.”,”Studi, testimonianze e documenti di Cesare ANGELINI Antonio BANFI Alfonso CASATI Fausto FONZI Piero GADDA CONTI Filippo JACINI Arturo C. JEMOLO Raffaele MATTIOLI Alberto MONTICONE Alessandro PELLEGRINI Nicola RAPONI Filippo SACCHI I tre amici lombardi GALLARATI SCOTTI CASATI e JACINI nel 1907 si riunirono per dare vita al “”Rinnovamento”” la rivista che segnò il punto più alto del Modernismo italiano e una svolta nel pensiero religioso. “”Il volume sul “”quacchero”” Guicciardini (il conte Piero Guicciardini 1808-1940, ndr) rappresenta la più alta, ma anche l’ ultima consistente manifestazione dell’ interesse di Jacini per la storia religiosa, l’ opera con la quale doveva confermare la propria fedeltà ad una giovanile autentica vocazione. Dopo il 1940 egli sarebbe stato riconquistato dall’ interesse e dalla passione per la politica, cosicché, anche nelle successive opere storiografiche, l’ aspetto politico avrebe fatto la parte del leone escludendo o confinando ai margini gli aspetti religiosi e culturali””. (pag 251)”,”ITAA-085″ “PELLERO Franco”,”Operazione Balilla. Storia documentata dei grandi rastrellamenti subiti dalla “”IV Brigata Garibaldi””.”,”Casa Allegri punto di riferimento dei partigiani della zona. Allegri già appartenente al Partito popolare ritiratosi a vivere a Bormida divenne presidente del Comitato di Liberazione della zona e ritesse nel savonese le file del partito popolare ribattezzato nel frattempo Democrazia cristiana. Un suo amico, l’avvocato Renato Willermin fu arrestato e fucilato dai nazifascisti presso il forte di Madonna degli Angeli di Savona nel dicembre 1943. Il figlio di Allegri, allora ragazzino, diventato l’Avv. Andrea Allegri consegnò documenti all’autore riguardanti il presidio militare di Mallare relativi al rastrellamento del 21. 2. 1945 mirante a annientare la IV Brigata Garibaldi. (pag 6) Nel rastrellamento bruciata la casa del Dott. Piana (medico antifascista di Bormida) (29-30 novembre 1944) Il parroco di Bormida, Camillo Salvatico, tentava la mediazione tra i partigiani e i repubblichini (pag 215)”,”ITAR-232″ “PELLETAN Eugène”,”Histoire des trois journées de Février 1848.”,”Ecco una sintesi delle tre giornate della rivoluzione di febbraio del 1848 a Parigi: Le cause: La rivoluzione scoppiò a Parigi il 22 febbraio 1848, scaturita da una generale insoddisfazione sociale per l’opera della monarchia borghese di Luigi Filippo. Una politica estera debole, un suffragio censitario molto ristretto e palesi privilegi concessi alle categorie dei possidenti e della borghesia finanziaria furono alcune delle cause che portarono alla rivolta123. Lo svolgimento: Il 22 febbraio venne fissato a Parigi un banchetto dei partigiani della Riforma parlamentare. Le autorità però proibirono il banchetto, e questo suscitò grande sdegno nelle masse. La mattina del 22 febbraio regnava per le strade di Parigi l’agitazione. La rivolta si diffuse rapidamente e il 24 febbraio Luigi Filippo abdicò. Il governo provvisorio rivoluzionario, rifiutando l’ascesa di Luigi Filippo II, proclamò pacificamente la Seconda Repubblica il 4 maggio 184834. Le conseguenze: La rivoluzione di febbraio ebbe ripercussioni in tutta Europa, ispirando movimenti nazionali e liberali. In Francia, la Seconda Repubblica portò alla creazione di una costituzione democratica e all’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi. Tuttavia, la repubblica fu di breve durata, e nel 1851 fu instaurato il Secondo Impero sotto Napoleone III. (f: cop.)”,”QUAR-001-FSD” “PELLETIER Philippe”,”La Japonésie. Géopolitique et géographie historique de la surinsularité au Japon.”,”Philippe PELLETIER è maitre de conferences in geografia all Università Lumiere-Lyon e membro dell’ Institut d’ Asie orientale. “”La risposta a questa questione passa per l’ analisi del geografo Shiga Shigetaka che può essere considerato come il precursore di una scuola giapponese di geopolitica che non porta ancora questo nome. Tutte le sue teorie e le sue posizioni ideologiche condividono in effetti i presupposti dei pionieri della Geopolitik germanica, come Friedrich Ratzel (1844-1904) e Rudolph Kjellén (1846-1922): peso specifico attribuito allo spazio (…), determinismo largamente mischiato di volontarismo (…), razzismo e vitalismo (…), organicismo statale (..), naturalismo culturale (…), assenza totale di antagonismi tra le classi sociali””. (pag 200) Autolimitazione contemporanea del territorio marino: “”Per queste ragioni, lungi dal difendere una politica di estensione delle acque territoriali, lo Stato giapponese ha per lungo tempo sostenuto una posizione inversa. Dal 1870, accetta una delimitazione internazionale minimalista di 3 miglia nautiche per le acque territoriali, ossia intorno ai 5 chilometri””. (pag 208) Questione petrolio tra Cina e Giappone: “”E’ dunque senza sorpresa, in occasione della firma di questo trattato, che i rappresentanti di Cina e Giappone evitano volontariamente di evocare la questione del contenzioso delle isole e che nel settembre 1979 si ascolta il vice-Primo ministro cinese Gu Mu dichiarare: “”Le isole Diaoyu e altre hanno sempre fatto parte del territorio cinese. Nell’ interesse di uno sfruttamento comune del petrolio, il problema della sovranità deve essere lasciato da parte per essere risolto dalle generazioni future. E’ un vantaggio per le due parti che si intraprenda adesso uno sfruttamento comune delle risorse petrolifere””. (pag 263)”,”JAPx-037″ “PELLETIER Philippe”,”Japon. Crise d’ une autre modernité.”,”PELLETIER Philippe ex pensionnaire della Maison franco-japonaise, ha vissuto più di sette anni in Giappone. E’ professore di geografia politica all’ Università Lumière Lyon 2. Autore della parte ‘Japon’ del volume 5 della ‘Geografia universale’ (1994) e di ‘Japon’ (1997). La sua ‘Japonésie’ (1997) ha ottenuto le Prix Shibusawa-Claudel (1998). “”Il saggista Takeuchi Yoshimi (1910-1977) propone una spiegazione luminosa di questi cambiamenti di situazione e di posizione nelle stesse persone. Secondo lui, questa attitudine non fa che riflettere una delle caratteristiche principali della cultura giapponese, ovvero il culto della novità, e la sua eccellenza. In Europa, se un’ idea entra in disaccordo con la realtà, si crea un movimento per superare questa contraddizione, allargando il campo e cercando di trovare un nuovo accordo. In Giappone, al contrario, “”ci si sbarazza del principio fondatore e si ricomincia da capo, partendo in cerca di un nuovo principio. Le idee sono lasciate per calcolo, i principi abbandonati””. A che pro, lamentarsi su un sisma o un incendio, è sufficiente ricostruire la casa. A che pro, dopo aver perduto la guerra, perseguire i criminali, occorre semplicemente trovare una nuova politica””. (pag 175)”,”JAPx-053″ “PELLI Mattia”,”Gianni Bosio e “”Movimento operaio””: la ricerca storica ai tempi della guerra fredda. (in)”,”PELLI Mattia Articolo basato sulla tesi di laurea dell’autore. (1998-1999 Univ. di Bologna)”,”MITS-400″ “PELLICANI Michele”,”La tragedia della classe operaia (Radiografia del Comunismo).”,”PELLICANI Michele, deputato e membro della direzione del PSDI, è nato a Ruvo di Puglia nel 1915. Figlio di braccianti, lavoratore meridionale, militante d’ avanguardia del movimento antifascista, fu arrestato e confinato nel 1937. Redattore capo del quotidiano ‘La Voce’ e condirettore del settimanale ‘Vie nuove’ PELLICANI lasciò il PCI nel 1953 per passare nell’anno della rivoluzione ungherese nelle file del socialismo democratico. Gli scritti di PELLICANI sono stati attinti da ‘La Giustizia’, ‘Critica d’ oggi’, ‘Corrispondenza socialista’.”,”PCIx-082″ “PELLICANI Luciano”,”Jihad: le radici. Una analisi originale sulle cause del fondamentalismo islamico tra orgoglio e frustrazione. Sulle tracce di una ipotesi illuminante avanzata sei secoli fa dallo storico arabo Ibn Khaldun.”,”Rivoluzione permanente. “”Non a caso, Marx ha definito il capitalismo una “”rivoluzione in permanenza”” (1). E, in effetti, ovunque il capitalismo è penetrato, ha prodotto cataclismatici mutamenti che non hanno risparmiato nulla e nessuno. A motivo della sua “”distruttiva creatività”” e del suo irrefrenabile dinamismo autopropulsivo, tutti i popoli della Terra sono stati forzosamente inglobati in un unico destino storico””. (pag 57)”,”VIOx-127″ “PELLICANI Luciano”,”Rivoluzione e totalitarismo.”,”PELLICANI Luciano è titolare della cattedra di sociologia politica presso la Facoltà di scienze politiche della LUISS di Roma e direttore di Mondoperaio. “”Non sorprende, pertanto, che Lenin, conquistato il potere con quel fortunato golpe passato alla storia con il nome di Rivoluzione d’ Ottobre, abbia identificato la costruzione della società comunista con “”la distruzione di tutto ciò che è vecchio, l’ annientamento implacabile di tutte le forme di capitalismo””; e che, in aggiunta, abbia assegnato al Partito bolscevico la funzione catartica di “”ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo””, scatenando il terrore di massa contro i borghesi, i kulaki, i socialisti riformisti e persino “”gli operai profondamente corrotti dal capitalismo””. C’è di più: Lenin nel 1922 – quando ormai la guerra civile era stata vinta dal Partito bolscevico e nulla poteva ormai contrastare il suo dominio totale – chiese al commissiario della Giustizia Kurskij che nel novo codice penale fosse introdotto il “”principio del terrore”” e inviò una lettera a Stalin nella quale si leggono queste agghiaccianti parole: “”Noi purificheremo la Russia per molto tempo. Ciò sarà fatto sul campo””. (pag VIII)”,”TEMx-033″ “PELLICANI Luciano”,”Gramsci e la questione comunista.”,”PELLICANI Luciano è libero docente di sociologia politica presso la facoltà di lettere e filosofia dell’ Università di Napoli. Ha pubblicato ‘Rivoluzionari di professione’. “”Il che spiega perché Gramsci non ha esitato a scrivere che “”ogni comunista deve sentire dei essere sempre subordinato alla volontà del suo Partito, e deve giudicare tutto dal punto di vista del Partito, cioè deve essere settario nel senso migliore che questa parola può avere”” (1). Come si vede , Gramsci accoglie senza riserva alcuna il principio leninista della ‘partiticità’ e del ‘settarismo’ e accoglie altresì il principio della subordinazione totale e assoluta del militante rivoluzionario alla volontà collettiva del Partito. Il rivoluzionario, secondo questa ottica, ha un solo dovere: accettare, quale che sia, la volontà del Partito e “”subordinare ad essa ogni cosa””, esattamente come un sacerdote della Compagnia di Gesù: ‘Perinde ac cadaver’ (2)””. (pag 62-63) (1) A. Gramsci, La costruzione del Partito Comunista (2) Legato come un corpo morto, [Docile] come un cadavere, massima coniata da Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, il quale pretendeva dai suoi seguaci un’obbedienza militaresca: cieca, pronta e assoluta. (internet) http://66.102.9.104/search?q=cache:m9OyYq6LO8EJ:perindeaccadaver.blogspot.com/+Perinde+ac+cadaver&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it&lr=lang_it&#8221;,”GRAS-062″ “PELLICANI Luciano”,”Il centauro comunista. Il PCI e la società italiana.”,”PELLICANI Luciano nato a Ruvo di Puglia (1939) isnegna sociologia politica nell’Università di Napoli (1979). Ha scritto ‘I rivoluzionari di professione’ e ‘Gramsci e la questione comunista’ (Vallecchi). Contro il togliattismo. “”piaccia o meno, la legittimazione del Pci passa attraverso la rottura con Mosca e la soppressione del piano della surrealtà ideologica; passa cioè, attraverso il superamento della “”doppiezza”” togliattiana e lo scioglimento di quei nodi, cruciali per l’ulteriore sviluppo della democrazia italiana, che Togliatti tenne accuratamente aggrovigliati”” (pag 129)”,”PCIx-366″ “PELLICANI Luciano”,”Introduzione a Marx.”,”Luigi Luciano PELLICANI, nato a Ruvo di Puglia nel 1939 ha studiato a Parigi, Londra e Santander e si è laureato in scienze politiche nell’Università di Roma. Ha pubblicato una raccolta di saggi (‘Marxismo e leninismo’, 1966) e collabora con riviste e quotidiani. Pellicani va alla ricerca della radice della ‘vocazione totalitaria del marxismo’ (pag 227) Marx profeta intollerante (pag 228)”,”TEOC-634″ “PELLICANI Luciano a cura, saggi di Luciano PELLICANI Ludovico MARTELLO Gaetano PECORA Giampietro BERTI Pierpaolo DONATI Domenico SETTEMBRINI Lorenzo INFANTINO Antimo NEGRI Dario ANTISERI Sebastiano MAFFETTONE Walter MINELLA”,”Dimensioni della Modernità.”,”Luciano PELLICANI è titolare della cattedra di Sociologia politica presso la LUISS di Roma e direttore della rivista del centro Gino Germani, “”Modernizzazione e sviluppo””. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La società dei giusti’ (1995) Contiene il saggio di Giampietro Berti ‘L’uguaglianza’ (Tocqueville, Marx, Bakunin) (pag 139-164) capoverso: ‘Marx: l’uguaglianza come liberazione dal bisogno. “”La critica di Marx è la critica comunista alla laicità della libertà liberale che la società borghese ha posto in essere, una libertà fittiziamente universale, in quanto il particolare non coincide con il generale, il singolo non ha alcun rapporto armonico con la vita sociale. L’inevitabile conflitto tra privato e pubblico disegna una libertà di segno non positivo, ma negativo. Essa si definisce come “”Il diritto di fare ed esercitare tutto ciò che non nuoce ad altri. Il confine entro il quale ciascuno può muoversi senza nocumento altrui, è stabilito per mezzo della legge, come il limite tra due campi per mezzo di un cippo. Si tratta della libertà dell’uomo in quanto monade isolata e ripiegata su se stessa””. Insomma il diritto alla libertà scaturita dall’89 “”Si basa non sul legame dell’uomo con l’uomo, ma piuttosto sull’isolamento dell’uomo dall’uomo. Esso è il diritto a tale isolamento, il diritto dell’individuo limitato, limitato a se stesso”” (39). Poiché questo diritto dell’uomo alla libertà non ha una conferma sociale, non è generato dalla collettività – data la divisione fra società civile e Stato, fra politica ed economia, fra pubblico e privato -, esso si risolve, nei suoi effetti pratici, nella diseguaglianza reale, nell’utilizzazione dell’uomo “”della proprietà privata””, ovvero nel “”diritto di godere a proprio arbitrio (‘a son grè’), senza riguardo agli altri uomini, indipendentemente dalla società, della propria sostanza e di disporre di essa””, in una parola nel “”diritto all’egoismo”” (40). La libertà liberale non emancipa l’uomo dalle sue determinazioni storiche concrete, che in sé riassumono la sua alienazione rispetto alla totalità sociale scissa fra universale e particolare, ma soltanto libera l’accesso ad esse, all’alienazione. Non è una libertà radicale, una libertà dall’oppressione; piuttosto è una libertà di opprimere o di farsi opprimere: “”L’uomo non venne perciò liberato dalla religione, egli ricevette la libertà religiosa. Egli non venne perciò liberato dalla proprietà. Ricevette la libertà della proprietà. Egli non venne liberato dall’egoismo del mestiere, ricevette la libertà del mestiere”” (41). L’uomo pertanto si riconcilierà con se stesso solo abolendo la proprietà privata perché questa genera una libertà unilaterale, quella “”dell’uomo egoista (…) dell’individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato”” (42)”” [Giampietro Berti ‘L’uguaglianza’] [(in) ‘Dimensioni della Modernità’, a cura di Luciano Pellicani, Roma, 1999] [(39) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 176; (40) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 176-177; (41) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 181; (42) Marx, Sulla questione ebraica, cit., p. 178. Di qui “”l’antagonismo fra il comunismo e il diritto, sia politico e privato, sia nella sua forma più generale, come diritto dell’uomo””. K. Marx-F. Engels, L’ideologia tedesca, in Marx-Engels, Opere, V, 1845-1846, Roma, 1972, p. 202] (pag 152-153-154)”,”TEOS-226″ “PELLICANI Antonio / ANGLANI Bartolo”,”Materialismo storico e filosofia della storia (A proposito del carteggio tra Croce e Gentile) / Marxismo e produzione letteraria.”,”””Riguardo alla questione del materialismo storico, ci restano due lettere da analizzare e confrontare: una del 6 maggio e l’altra del 6 ottobre 1899. Il problema che vogliamo impostare emerge dal confronto tra quelli che sono, a nostro parere, i brani più salienti delle due lettere. Nella prima Croce scrive: “”Quanto al punto di dissenso tra di noi, dopo ciò che mi diceste quando veniste a Napoli e lo studio speciale da voi fattovi, io non voglio negare che pel Marx il materialismo storico fosse ‘in un certo periodo’ una filosofia. Ma dico che nella forma in cui è enunciato nel ‘Capitale’, nella prefazione a ‘Zur Kritik’, nelle applicazioni storiche, ecc. esso è esposto in modo (con tali limitazioni) che logicamente non si può interpretarlo se non come un canone empirico. Ossia, a me pare che nella sua produzione più matura il Marx abbia negato, o almeno accantonato, i suoi presupposti filosofici. La mia punta è rivolta contro il Labriola, che vuole rimettere a nuovo quel Marx di prima del 1848″”. L’altra lettera va – se vogliamo – ancora più in là nella concessione di legittimità allo studio del Gentile, ed è con essa ce ci sorgono le perplessità maggiori non tanto per il contenuto in sé, quanto per la maniera conciliatoria con la quale viene, da parte di Croce, impacchettata e sigillata la polemica sulla filosofia di Marx: “”Senza che voi me ne scrivete, e prima assai di ricevere la vostra lettera, risposi al Sorel che il vostro merito consisteva nell’esservi appoggiato ad un documento direttamente marxistico quali sono i frammenti in opposizione al Feuerbach, e di averlo sviscerato in modo da ricostruire con esso la filosofia di Marx””. “”Una storia di tutte le variazioni del pensiero del Marx e quello dell’Engels, non potevate farla perché vi mancava il materiale necessario; e perciò non fu nelle vostre intenzioni”””” (pag 969) [Antonio Pellicani, ‘Materialismo storico e filosofia della storia (A proposito del carteggio tra Croce e Gentile)’, ‘Problemi’, Roma, luglio-ottobre 1979]”,”TEOC-673″ “PELLICANI Luciano”,”Gulag o utopia? Interpretazioni del comunismo.”,”Luciano Pellicani è libero docente di Sociologia Politica presso l’Università di napoli, notista politico dell’Europeo è autore di numerosi saggi sulla teoria della prassi apparsi su ‘Critica Sociale’ e ‘Mondoperaio’. Già autore dei seguenti volumi: Introduzione a Marx, I rivoluzionari di professione, Gramsci e la questione comunista, Dinamica delle rivoluzioni.”,”RUSS-054-FL” “PELLICANI Antonio”,”Il papa di tutti. La Chiesa cattolica, il fascismo e il razzismo, 1929-1945.”,”‘1931: l’antifascismo dei cattolici’ “”Il 29 giugno Pio XI emanava l’enciclica “”Non abbiamo bisogno””, che i cattolici di oggi ritengono “”senz’altro il più alto documento antifascista di tutta la cosiddetta ‘era fascista’””. Il Pontefice denunciava i “”sistematici attentati contro le più sane e preziose libertà della religione e delle coscienze… le durezze e le violenze fino alle percosse ed al sangue, l’irriverenza della stampa, di parole e di fatti, contro le cose e le persone, non esclusa la Nostra””. (…) Con tutto questo, aggiungeva, quasi a mitigazione, che “”Noi non abbiamo voluto condannare il partito e il regime come tali””. Quindi nessuna condanna del fascismo “”come tale””, ma soltanto “”riprovazione di questa o quella iniziativa, di questa o quella tendenza o dottrina particolare sostenuta dai fascisti””. Malgrado i toni ovattati dell’enciclica, le parole di Pio XI portavano il dissidio al culmine. E’ sufficiente scorrere i titoli dei giornali fascisti. (…) Il 9 luglio arrivavano i primi provvedimenti “”ufficiali””: il segretario del PNF inviava ai segretari federali le seguente circolare: “”Presi gli ordini dal Capo del Governo e Duce del Fascismo, è revocata la compatibilità fra l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista e l’iscrizione alle organizzazioni dipendenti dall’Azione Cattolica””. Alcuni giorni dopo, il direttorio del PNF votava una risoluzione in rapporto all’enciclica (…). A questo punto era lecito attendersi, da parte del Vaticano, un’aperta dichiarazione di “”guerra al fascismo””: soprattutto i gruppi di opposizione al regime vedevano nel conflitto un segno di crisi del regime stesso, e almeno sul piano organizzativo e propagandistico, mostravano chiari sintomi di ripresa. Invece il Papa il 25 agosto, parlando ai giovani cattolici napoletani, si mostrava stranamente conciliante: “”E’ necessario avere grande fiducia. E’ questione di pazienza, di saper aspettare, di aver la pazienza di aspettare. Le cose certo si risolveranno in bene; in un tempo breve o lungo non sappiamo, ma sicuro””. Un accenno alla soluzione del conflitto era nel discorso tenuto da Mussolini a Ravenna il 1° agosto: “”Il Governo fascista, il Regime fascista, i fascisti vogliono la pace. La vogliono con tutti gli Stati, con quelli vicini, con quelli vicinissimi””. E così, come un fulmine a ciel sereno, il 2 settembre si aveva la notizia che un accordo era stato raggiunto. L’antifascismo dei cattolici era durato lo spazio di un mattino. Il giorno successivo, commentando il testo concordato, il quotidiano della Santa Sede ricordava: “”Non fa bisogno di aggiungere che in forza del seguito accordo viene ristabilita la compatibilità dell’appartenenza all’Azione Cattolica Italiana e al Partito Nazionale Fascista”””” (pag 56-62)”,”RELC-374″ “PELLICANI Luciano”,”Il leninismo.”,”””Il passaggio dal capitalismo al comunismo non può non produrre una enorme abbondanza di forme politiche, ma la sostanza sarà inevitabilmente una sola: la dittatura del proletariato”” (Lenin) (in apertura) La questione della forza (pag 57-59) Luciano Pellicani è nato a Ruvo di Puglia nel 1939 e ha compiuto gli studi universitari a Roma “”Lo Stato, dunque, secondo Lenin, è ‘forza’ e, si badi bene, nient’altro che forza (111). Più precisamente esso è l’organizzazione della forza per opprimere le masse lavoratrici. ‘Sic rebus stantibus’, è chiaro che l’unico modo possibile per il proletariato di conquistare lo Stato consiste nel ricorrere all’azione rivoluzionaria: esso deve organizzarsi, come un esercito e rovesciare, tramite la violenza, il dominio di classe della borghesia. Lo abbiamo già visto: secondo il marxismo-leninismo la legge dominante della società moderna – «la legge delle leggi», la definì enfaticamente Trotsky – è la ‘Klassenkampf’, cioè la sorda, spietata, disumana guerra civile che le classi conducono fra loro per conquistare e tenere saldamente in pugno il Potere. Per questo Lenin era fermamente convinto che «i grandi problemi della vita dei popoli vengono risolti ‘esclusivamente’ dalla forza» (112). Cioè: i rapporti sociali sono necessariamente basati sulla forza: se la forza della classe dominante è superiore a quella delle classi subalterne, i gruppo sociali convivono fra di loro più o meno pacificamente, ma se le forze in campo sono in equilibrio, allora lo scontro frontale è inevitabile e il ricorso alla violenza imperativo. In altre parole, il rapporto fra le classi, secondo Lenin, era di tal natura che l’uso della forza, della violenza, al limite del terrore, si ponevano come imperativi politici ineludibili. O schiacciare il nemico di classe, o essere schiacciati: questa la legge spietata della società moderna. Tutto questo non è nuovo. Marx aveva insegnato che la convivenza umana era una cronica guerra civile, che la violenza era la reale protagonista della storia e che le rivoluzioni erano i veicoli sui quali avanzava il progresso umano. Donde la sua insistenza sulla necessità di educare il proletariato all’idea della lotta frontale contro la borghesia, della violenza e della dittatura rivoluzionaria. Lenin, in effetti, non fece che tornare al genuino spirito rivoluzionario del marxismo che i teorici della Seconda Internazionale avevano lentamente obliato (113)”” e riaffermò la necessità di preparare il Partito e le masse operaia alla ‘rivoluzione violenta’ e alla ‘dittatura’. L’edificazione del socialismo è letteralmente una guerra che deve essere condotta con gli unici metodi appropriati: una organizzazione militare, una disciplina ferrea, uno spirito aggressivo e implacabile. Tutto questo, naturalmente, viene concepito in funzione dello scontro finale, della lotta frontale fra l’esercito borghese (lo Stato) e l’esercito proletario (il Partito comunista)”” [Luciano Pellicani, ‘Il leninismo’, UIPC, Roma, 1970] (pag 57-58-59) [(111) Il limite insuperabile della teoria marxista – leninista dello Stato è che essa riduce lo Stato alla forza ed elimina ogni distinzione fra i vari regimi politici, tutti considerati nella loro essenza dittature di classe. Come ha osservato R. McIver in ‘The Web of Government’, che lo Stato nasca e si sostenga esclusivamente con la forza è una di quelle verità parziali che generano i più grossi errori. È vero che è la forza che permette allo Stato di governare, ma questa forza scaturisce quasi sempre dal ‘consenso’ più o meno spontaneo dei governati senza il quale ogni regime politico sarebbe precario. Per quanto la cosa possa irritare la mentalità radicale, si deve riconoscere che il dominio di una classe su un’altra è spesso dominio consensuale, accettazione dell’ordine costituito – cosa, del resto, che lo stesso Lenin riconosceva quando insisteva sull’importanza della lotta ideologica intesa come attività tendente a strappare alla borghesia il consenso delle classi subalterne; (112) ‘Un passo avanti, due passi indietro’, VII, pp. 417-418; (113) Cfr. S. Hook, ‘Pour comprendre Karl Marx’, Parigi, 1936, p. 50, B. Moore, ‘Il dilemma del potere’, Milano, 1953, p. 104, J. Monnerot, ‘Sociologie du communisme’, cit., p. 50, H. Arvon, ‘Le marxisme’, Parigi, 1960, p. 177]”,”LENS-325″ “PELLICANI Luciano”,”Scienza e profezia in Marx.”,”Riferimento al volume di Giuseppe Bedeschi ‘Introduzione a Marx’, Laterza, 1981 Lo «spirito di scissione» del proletariato necessario per lotta contro il dominio del Capitale ‘Hegel aveva polemicamente contrapposto alla scienza positiva dell’intelletto una scienza di ordine superiore, che egli concepiva come l’ autocoscienza che l’Assoluto aveva di sé stesso. E per fondare le smisurate pretese cognitive della scienza dialettica non aveva esitato a costruire sulle macerie della disprezzata logica formale una logica più elevata, basata sul rifiuto del principio di (non) contraddizione, la quale era sostanzialmente una metafisica a carattere gnostico centrata sullo schema “”unitàoriginaria – separazione – ricostituzione dell’unità a un livello superiore. La storia dell’umanità poteva così essere descritta come una drammatica (ma tuttavia edificante) odissea dell’Idea verso lo Spirito assoluto attraverso l’alienazione )o mondo della Natura). In tal modo le conseguenze moralmente e psicologicamente catastrofiche della “”morte di Dio”” furono, agli occhi di Hegel e degli hegeliani, azzerate proprio perché la dialettica era in grado di dimostrare la natura divina della storia. Ebbene, come documenta con ineccepibile puntiglio filosofico Bedeschi (1), Marx accolse, senza modificarla nella sostanza, la visione dialettica della realtà poiché essa gli permetteva di pensare come «scientifico» il Fine ultimo della storia. È vero che Marx accusò ripetutamente il metodo hegeliano di misticismo e contrappose alla spiegazione idealistica dei processisociali una spiegazione materialistica basata su concetti schiettamente economico-sociologici, quali modo di produzione, classe, ideologia, ecc. Pure, conservò inalterato lo schema provvidenzialistico della storia e, anzi, lo caricò di elementi profetico-messianici per stimolare lo «spirito di scissione» del proletariato e indurlo a scendere in guerra contro il regno del Capitale (2)’ (pag 130) [Luciano Pellicani, ‘Scienza e profezia in Marx’, Mondo Operaio, n: 4, aprile 1981] [(1) Giuseppe Bedeschi, Introduzione a Marx, Laterza, 1981; (2) ‘(…) il processo storico deve mettere capo a un valore (al capitalismo deve subentrare una società superiore, la società comunista, al regno della necessità il Regno della Libertà”] (pag 130)]”,”MADS-024-FGB” “PELLICANI Luciano”,”Attualità di Bernstein.”,”‘Continuatore del revisionismo dell’ultimo Engels (sic), Bernstein ha cercato di dare al riformismo socialdemocratico una filosofia politica più congrua…’ (pag 87) “”Infine Bernstein invocò un «Kant del socialismo» che chiamasse di fronte al tribunale della ragione lo scolasticismo di partito e la retorica insincera che si erano incrostate sul corpo del movimento operaio e che inpedivano ai militanti socialisti di vedere che alla base della contestazione socialista dell’ordine capitalistico – borghese c’era un’esigenza squisitamente morale, un principo etico di solidarietà universale: fare in modo che tutti gli uomini fossero kantianamente trattati come fini e mai come mezzi per fini ad essi estranei (1)”” (pag 91) (1) Le radici kantiane della morale socialista sono state indicate efficacemente da Ramsey McDonald “”Il socialismo – egli ha scritto – è il credo di quanti riconoscono che la collettività si organizza per lo sviluppo dell’individuo e la conservazione della sua personalità (…) (Socialdemocrazia e razionalismo critico, Milano, 1981) (pag 91) [Una edizione di Razionalismo critico e socialdemocrazia (1981) Razionalismo critico e socialdemocrazia di Georg Lührs 1981 Editore Vita e pensiero Lingua italiano Pagine 584 Rationalism, Socialism Note dell’edizione Translation of: Kritischer Rationalismus und Sozialdemokratie. Pubblicazioni della Università cattolica del Sacro Cuore. “”Pubblicazioni della Università cattolica del Sacro Cuore.”” pag xxvi, 584 ]”,”BERN-003-FGB” “PELLICANI Luciano; BOBBIO Norberto”,”Liberare Marx da Marx (Pellicani); Marx, lo Stato e i classici (Bobbio).”,”Lettera di Engels a Paul Lafargue dell’11 agosto 1884 (pag 92) Marx tra Hegel e Ricardo Sulle orme di Leibniz Il fascino della dialettica Il peso della tradizione gnostica Marxismo ‘scienza nuova’ Alienazione e mercificazione Una sintesi impossibile Un patrimonio scientifico da recuperare “”In una lettera a Paul Lafargue, scritta da Engels l’11 agosto 1884, si legge: «Marx protesterebbe contro l’ideale politico, sociale ed economico che voi gli attribuite. Quando si è uomini di scienza, non si hanno ideali, si elaborano risultati scientifici, e quando si è, inoltre, uomini di partito si combatte per metterli in pratica. Ma quando si ha un ideale, non si può essere uomini di scienza poiché si ha un partito preso in anticipo». Da questo brano risulta limpidamente, che secondo Engels, Marx concepiva la scienza della società – dunque la sociologia – a immagine e somiglianza della scienza della natura e che riteneva essenziale la distinzione, tipicamente positivistica, fra proposizioni descrittive e proposizioni normative. Senza tale distinzione, la ricerca scientifica sarebbe viziata alla radice poiché, invece di enucleare le leggi oggettive della realtà, si farebbe deviare da pregiudizi etico-politici. Ciò è confermato da numerosi luoghi in cui Marx afferma in modo inequivocabile ce la scienza storico-sociale deve essere libera da giudizi di valore. Nel ‘Capitale’ egli parla di «’leggi e tendenze’ operanti ed effettuantesi con bronzea necessità» e dichiara di concepire «lo sviluppo della formazione economica della società come un processo di storia naturale» (1). Nell’ ‘Ideologia tedesca’ afferma che «il comunismo non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ‘ideale’ al quale la realtà dovrà conformarsi. Il comunismo (è) il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente (2). Infine nel ‘Manifesto’ si legge che «le posizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto sopra idee, sopra principi che siano stati inventati o scoperti da questo o quel rinnovatore del mondo. Esse sono soltanto espressioni generali di rapporti effettivi di una lotta di classe già esistente, di un movimento storico (in svolgimento)» (3). Di qui la nota tesi marxiana, secondo cui «la classe operaia non ha da realizzare ideali» (4). La sua meta – la distruzione dell’ordine esistente e la costruzione della società comunista – è dettata dalle leggi oggettive del processo storico. Conseguentemente, ogni «dover essere» è bandito come «descrizione fantastica (di una) nuova Gerusalemme» (5) e «ricetta per le cucine dell’avvenire». Da tutto ciò risulta che Marx si considerava lo scopritore delle leggi oggettive della società capitalistica, l’autore di un’opera scientifica analoga a quella di Darwin (al quale, non a caso, avrebbe dedicato il ‘Capitale’). Risulta altresì che ciò che egli chiamava «socialismo scientifico» non intendeva essere un programma etico – politico, bensì la descrizione ‘wertfrei’ (a) di un processo storico oggettivo”” (pag 92-93) [Luciano Pellicani, ‘Liberare Marx da Marx’, Mondo Operaio, Roma, n. 12, dicembre 1983] [(1) K. Marx, ‘Il capitale’, Editori Riuniti, Roma, 1957, vol. I, 1, p. 18; (2) K. Marx F. Engels, ‘L’Ideologia tedesca’, in ‘Opere complete’, Editori Riuniti, Roma, 1970, e ss., vol. V, p. 34; (3) K. Marx F. Engels, ‘Manifesto del Partito comunista’, in ‘Opere complete’, cit., vol. VI, pp. 498-499; (4) K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, in ‘Opere scelte’, Editori Riuniti, Roma, 1969, p: 913; (5) K. Marx ‘Manifesto’, cit., pp. 515-516] [(a) senza pregiudizi, ndr] Relazione di Bobbio al Convegno internazionale su Marx promosso dall’Istituto Gramsci a Roma 14-17 novembe 1983,”,”MADS-026-FGB” “PELLICANI Luciano”,”Lukács, il gesuita della rivoluzione.”,”a pag 115 foto di Lenin che parla con il Commissario del popolo Tiber Szamely nella manifestazione del maggio 1919 “”Dopo la lettura del ‘Diario’ lukacciano, la tesi formulata da Lucien Goldmann in ‘Introduzione a Kant’ (Sugar, Milano, 1972) e ‘Lukacs e Heidegger’ (Bertani, Verona, 1976) secondo cui ‘Essere e tempo’ può essere interpretato come una risposta, magari inconsapevole, a ‘Storia e coscienza di classe’, risulta assai meno ‘romanesque’ di quello che taluno ha pensato. Al contrario, si può senz’altro affermare che Lukacs e Heidegger furono dominati dalla stessa ‘Stimmung’ – l’orrore metafisico di fronte alla vita e alla morte – e che vissero tragicamente la condizione esistenziale dell’uomo della città secolare condannato a vivere senza Dio. Ciò a mio giudizio spiega perché entrambi furono affascinati dalla “”sirena totalitaria”” – Lukacs vide in Lenin il Salvatore e Heidegger scorse in Hitler il Superuomo nicciano – e si abbandonarono al culto mistico dello Stato-Partito, in cui evidentemente trovarono l’equivalente funzionale della Chiesa”” (nota 15 a pagina 112) Libro citato nel testo: M. Lowy, ‘Pe una sociologia degli intellettuali rivoluzionari’, La Salamandra, Milano, 1978 p: 324; (in appendice c’è un testo di G. Lukacs ‘Il bolscevismo come problema mondiale’) (vedi retro acquisto) Da rimbosare AMAZON 2.11.2023 (Euro 18.50) Conto 1013 Postepay (riporstare su Posta.fil, Corn.) 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Riepilogo Ordine Articoli: 15,00 € Costi di spedizione: 3,50 € Totale ordine: 18,50 € Come vengono calcolate le spese di”,”TEOC-038-FGB” “PELLICCIARI Angela”,”I panni sporchi dei Mille. L’invasione del Regno delle Due Sicilie nelle testimonianze di Giuseppe La Farina, Carlo Pellion di Persano e Pier Carlo Boggio.”,”PELLICCIARI Angela è uno studiosa di storia del Risorgimento e del conflitto Stato – Chiesa.”,”ITAB-249″ “PELLICO Silvio”,”Le mie prigioni. Memorie.”,”‘Acerbissima cosa, dopo aver già detto addio a tanti oggetti, quando non si è più che in due amici egualmente sventurati, ah si! acerbissima cosa è il dividersi! Maroncelli, nel lasciarmi, vedevami inferno, e compiangeva in me un uomo ch’ei probabilmente non vedrebbe mai più; io compiangeva in lui un fiore splendido di salute, rapito, forse per sempre, alla luce vitale del sole. E quel fiore, infatti, come appassi! Rivide un giorno la luce, ma oh, in quale stato! Allorché mi trovai solo in quell’orrido antro, e intesi serrarsi i catenacci, e distinsi al barlume che discendeva da un alto finestruolo il nudo pancone datomi per letto ed una enorme catena, mi assisi fremente su quel letto, e presa quella catena ne misurai la lunghezza, pensando fosse destinata per me”” (pag 135)”,”ITAB-017-FV” “PELLICONI Marco”,”Andrea Costa: dall’ anarchia al socialismo. Il contributo del socialismo imolese e romagnolo alla fondazione del Partito Socialista Italiano, 1879-1893.”,”Al centro dell’indagine la città di Imola la quale alla fine dell’Ottocento fu crogiolo di importanti esperienze locali ma che generò frutti anche oltre i confini romagnoli: produsse dirigenti politici di livello nazionale tra i quali emersero Andrea Costa e Luigi Sassi”,”MITS-481″ “PELLING Henry”,”The British Communist Party. A Historical Profile.”,”Tabella dati iscritti (pag 192) “”Alla fine del 1931 fu persino evidente a Mosca che la politica “”classe contro classe”” significava, non il consolidamento del controllo comunista sulla classe operaia europea, ma piuttosto l’ alienazione dei partiti da qualsiasi influenza generale che fosse. In Germania il principale beneficato dell’ ostilità tra Socialdemocratici e Comunisti fu il partito nazional-socialista; ed in Francia il Partito Comunista fu ridotto a una piccola frazione dei suoi iscritti degli anni 1920″”. (pag 65-66)”,”MUKx-131″ “PELLING Henry”,”The Origins of the Labour Party 1880-1900.”,”PELLING Henry Joseph Burgess. “”Meanwhile Burgess, now editor of the weekly ‘Workman’s Times’ which he had directed on an independent policy since early in 1891, had already launched what was to prove a successful campaign for a national organization to be called the Independent Labour Party. On 30 April 1892 he invited all readers who wished to join to send him their names and addresses. The names, he promised, would be sorted by constituencies, and local sympathizers would be put in touch with one another with a view to the formation of branches. By the middle of September over 2,000 names had been sent in, and the process of forming local branches was well advanced. The ideal of forming a labour party in this simple way was not a new one. Champion’s ‘Labour Elector’ had tried much the same procedure in 1889, and so had the London ‘Labor Leader’ two years later. But the ‘Workman’s Times’ was a bigger paper, and the movement was more mature than before. Moreover, Burgess was, even to excess, a man of dogged perseverance. He hammered away continually at his scheme of building up local branches and then forming a national I.L.P., until in the end success crowned his efforts.”” (pag 109-110) Joseph Burgess From Wikipedia, the free encyclopedia Joseph Burgess ca. 1895 Joseph Burgess (1853–1934) was a British journalist and Labour politician. He was born on 3 July 1853 in Failsworth, Lancashire, the third of six children of handloom weavers, and educated at a print works school in Failsworth. He started work in a card-cutting room at the age of six and worked as a cotton operative until he was 28. He married three times, having six children and died January 1934. Career[edit] He was active in the creation of the Independent Labour Party (ILP) and the Labour Party. He unsuccessfully ran as an ILP parliamentary candidate for Leicester in 1894 and 1895 before taking a role of organising secretary for the ILP between 1897 and 1902. He was a member of the Glasgow City Council between 1902-5 and unsuccessfully ran as an ILP candidate for Glasgow Camlachie in 1906, and Montrose in 1908 and 1910. He resigned from the ILP in 1915. Throughout his career he was involved in newspapers: 1881: correspondent for a local newspaper 1884: started his own short-lived paper, the Oldham Operative 1885–89: sub-editor of the Cotton Factory Times 1889–91: manager of the Yorkshire Factory Times 1891–93: editor of Workman’s Times 1914: editor of the Bradford Pioneer 1919: editorial staff for the London Evening Standard and the Pall Mall Gazette Publications[edit] John Burns: the rise and progress of the right honourable (1911) Homeland or Empire (1915) British agriculture versus foreign tributes (1925) Will Lloyd George replace Ramsay MacDonald (1926) Further reading[edit] A. T. Lane, Biographical Dictionary of European Labor Leaders, 1995. p 164–5 ISBN 0-313-29900-5 unpublished typescript ‘Nineteenth Century Lancashire Textile Operatives Tribulations, 1800–95 held in the Labour Party Archives, London A Potential Poet? His Autobiography and Verse (1927) J. Burnett, D. Vincent, and D. Mayalls, eds., The Autobiography of the Working Class, vol 1. Kevin McPhillips, Joseph Burgess (1853–1934) and the Founding of the Independent Labour Party, 2005.”,”MUKx-184″ “PELLITTERI Antonino”,”Introduzione allo studio della storia contemporanea del Mondo arabo.”,”PELLITTERI Antonino è ordinario di Storia dei Paesi islamici presso l’Università di Palermo. Si occupa di storia e storiografia moderna e contemporanea del mondo arabo-islamco.”,”STOx-243″ “PELLIZZA DA VOLPEDO Giuseppe, a cura di Aurora SCOTTI”,”Il Quarto Stato.”,”Contiene manifesti e giornali per il 1° maggio. “”Nello stesso 1906 era stato ancora un giornale popolare genovese, “”Il lavoro””, a rinnovare l’omaggio a Pellizza ‘Pittore del Quarto Stato’, in un articolo di Fausto Costa. E a livello popolare il fascino dell’immagine del quadro pellizziano sovravvisse anche al fascismo.”” (pag 58) “”Ma se è vero che di artisti moderni completamente ignoranti non ve ne sono è pur vero che la media della cultura fra noi non è molto elevata. Ciò peraltro è spiegabile: il problema della tecnica ha predominato e predomina ancora attualmente nei più: tanto da illuderti che nella copia esatta di un pezzo qualunque di vero consista l’arte tutta quanta””. (pag 146, Pellizza, 8 ottobre 1898)”,”MITS-327″ “PELLIZZA-DA-VOLPEDO Giuseppe, a cura di Aurora SCOTTI”,”Il Quarto Stato.”,”Giuseppe Pellizza da Volpedo è stato un pittore italiano noto per il suo capolavoro ‘Il quarto stato’, realizzato nel 1901. Questo dipinto a olio su tela celebra l’affermazione di una nuova classe sociale: il proletariato. L’opera documenta le rivendicazioni sociali dei lavoratori dell’epoca e rappresenta la speranza rivoluzionaria di un’epoca di cambiamento12. Nel quadro, tre figure si ergono davanti a una folla di operai in protesta nella piazza Malaspina a Volpedo, in provincia di Alessandria. La scena è vista dall’alto, e le figure sono distribuite su linee ortogonali, ‘Il quarto stato’ esprime la lotta per i diritti e la dignità del lavoro, diventando un’icona del socialismo italiano e un simbolo delle battaglie politico-sociali dei lavoratori 34. L’opera è attualmente conservata nella Galleria d’Arte Moderna di Milano3. La sua potente rappresentazione e il significato simbolico continuano a ispirare e riflettere sulla condizione umana e sociale. (f. copil.)”,”MITS-003-FSD” “PELLOUTIER Fernand”,”Histoire des Bourses du Travail. Origine-Institutions-Avenir.”,”Opera postuma di F. PELLOUTIER, segr gen delle Borse del Lavoro di Francia, prefaz Georges SOREL. Ediz originale Alfred Costes, Parigi, 1946.”,”MFRx-059″ “PELLOUTIER Fernand”,”Storia delle Borse del Lavoro. Alle origini del sindacalismo.”,”Il nome di PELLOUTIER è più di ogni altro legato all’esistenza e alla storia delle famose ‘Bourses du travail’ di cui fu segretario dal 1895 al 1901. Le Borse del Lavoro, oltre al fondamentale servizio di collocamento degli operai, erano fornite di una biblioteca, corsi professionali, tenevano conferenze economiche, scientifiche e tecniche, servizi di assistenza per compagni di passaggio, erano un momento di coordinazione delle rivendicazioni dei vari sindacati.”,”MFRx-130″ “PELLOUX Luigi, a cura di Gastone MANACORDA”,”Quelques souvenirs de ma vie. II Serie: Fonti. Vol. LVI.”,”Luigi Gerolamo Pelloux (La Roche-sur-Foron, 1º marzo 1839 – Bordighera, 26 ottobre 1924) è stato un generale e politico italiano. Pelloux è stato presidente del Consiglio dei ministri italiano dal 29 giugno 1898 al 24 giugno 1900 1. Ha anche ricoperto la carica di Ministro dell’Interno e Ministro della Guerra 1. Pelloux ha servito nell’esercito italiano per 48 anni, partecipando alle guerre d’indipendenza italiane e alla presa di Roma 1. Nel 1880, è stato nominato segretario generale del Ministero della Guerra 2. Pelloux è stato anche un deputato del Regno d’Italia per il collegio uninominale di Livorno II 2.”,”RISG-053-FSL” “PELLS Richard H.”,”Radical Visions and American Dreams. Culture and Social Thought in the Depression Years.”,”Richard Pells was born in Kansas City, Missouri. He completed his undergraduate work at Rutgers and was graduated Phi Beta Kappa. From there he went to Harvard, on a Woodrow Wilson Fellowship, and was a lecturer in History for three years. He is now Assistant Professor of History at the University pf Texas. This is his first book. Introduction, Epilogue, Notes, Bibliography, Index,”,”USAS-010-FL” “PELOSO Flavio con Chiara MOLINO Renato ZACCARIA Pio ERLICHER Franco PERADOTTO Renato MARCHETTI Velia GALATI TESSIORE PONGIGLIONE Franco FRANCESCHETTI Alberto BERETTA ANGUISSOLA Fabiano FABIANI Paolo GONNELLI Jader JACOBELLI Emilio ROSSI Giovanni SALVI Clelia RUFFINENGO Corrado RESTAGNO Corrado AVAGNINA Anna Maria MASSIMINO Luisa e Giovanni CAMANDONA Bianca SALVI Itala RICALDONE Luisa TRAVAGLINI Loris Francesco CAPOVILLA”,”Filiberto Guala. L’imprenditore di Dio. Testimonianze e documenti.”,”Scritti di Flavio PELOSO Chiara MOLINO Renato ZACCARIA Pio ERLICHER Franco PERADOTTO Renato MARCHETTI Velia GALATI TESSIORE PONGIGLIONE Frnaco FRANCESCHETTI Alberto BERETTA ANGUISSOLA Fabiano FABIANI Paolo GONNELLI Jader JACOBELLI Emilio ROSSI Giovanni SALVI Clelia RUFFINENGO Corrado RESTAGNO Corrado AVAGNINA Anna Maria MASSIMINO Luisa e Giovanni CAMANDONA Bianca SALVI Itala RICALDONE Luisa TRAVAGLINI Loris Francesco CAPOVILLA”,”RELC-264″ “PELUFFO Paolo con GIACCHE’ Vladimiro”,”Storia del Mediocredito Centrale.”,”La storia del Mediocredito Centrale è un capitolo importante dell’avventura della piccola e media impresa (Pmi) e dello sviluippo della industria italiana nel mondo. Ma è anche un pezzo della storia politica e parlamentare e delle sue interrelazioni con l’economia reale. Nelle pagine di questo volume si incontrano personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese, come Luigi STURZO, Ferruccio PARRI e Guido CARLI. Il filo conduttore di questo libro e dell’azione dei suoi protagonisti è costituito dal sostegno all’accumulazione del capitale: come e perchè divenne una scelta strategica. L’opera evidenzia i modelli di sviluppo alla base delle scelte operative di un istituto al crocevia delle decisioni di politica economica del dopoguerra. PELUFFO Paolo (1963), allievo della Scuola Normale Superiore, giornalista, portavoce del Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, nel 1993 – 1994, è capo della segreteria tecnica del Ministro del Tesoro e del Bilancio. Coautore delle memorie di Guido Carli”,”E1-BAIT-018″ “PELZ William A.”,”Against Capitalism. The European Left on the March.”,”Euro 30″,”MEOx-082″ “PELZ William A.”,”Un autre Luxemburgisme est possibile: réflexions sur Rosa et le projet socialiste radicale (by William A. Pelz); La lente “”réception”” de Rosa Luxemburg en France (by Aavv).”,”Contiene la recensione del libro di D. Muhlmann su Rosa Luxemburg. (pag 9-10) e un articolo di Claude Lefort sulle derive burocaritche (Socialisme ou Barbarie, 1958)”,”LUXS-054″ “PELZ William”,”The Eugene V. Debs Reader: Socialism and the Class Struggle.”,”Trade Unionist, Socialist, Presidential Candidate, Jailed Anti-War Activist: Eugene Victor Debs was all of these and more. His career spanned two centuries, from the Gilded Age into the roaring 1920s. Debs’ radical presence was uniquely American. More than half a century after this voice of the voiceless fell silent, the former railroad worker still has much to offer. Preface, Acknowledgments, Introduction by Howard ZINN,”,”MUSx-040-FL” “PENCH Lucio Renzo”,”Il socialismo fabiano: un collettivismo non marxista.”,”PENCH Lucio Renzo (Milano, 1957) si è laureato e si è perfezionato in discipline storico-politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento di Pisa. Ha conseguito un master in relazioni internazionali presso la Fletcher School of Law and Diplomacy (Tafts University). E’ autore di articoli apparsi su ‘Tempo presente’, ‘Il pensiero politico’ e ‘Mondoperaio’. “”Anche a non voler prestare totalmente fede alla ricostruzione che qualche tempo più tardi (1892) G.B. Shaw avrebbe dato agli esordi della Fabian Society, quando, a suo dire, l’ idea fondamentale che egli e i suoi compagni – come tutti i nuovi adepti del rinascente credo socialista – si facevano della propria attività era quella di “”promuovere uno sconvolgimento tremendo della società esistente, come immediato antecedente dell’ instaurazione del socialismo””, è assodato che non erano allora infrequenti i fenomeni di “”interscambio e sovrapposizione”” – per usare le parole del più autorevole storico del socialismo fabiano (1) – con le altre organizzazioni germogliate nel clima del ‘Socialist Revival’, come la Social Democratic Federation del “”marxista”” H.M. Hyndman, l’ aspirante ‘leader’ rivoluzionario protagonista delle agitazioni londinesi del 1886-87, e la Socialist League di William Morris, l’ artigiano geniale e ispirato scrittore, la cui condanna della società capitalistica in nome di valori morali ed estetici prima che di ragioni economiche e politiche avrebbe esercitato un perdurante influsso su tutta una corrente non trascurabile del socialismo britannico a dispetto, o per meglio dire, a causa del suo irriducibile utopismo””. (pag 77-78) (1) A. MacBriar (o McBriar)”,”MUKx-137″ “PENCH Lucio Renzo”,”Il socialismo fabiano: un collettivismo non marxista.”,”PENCH Lucio Renzo (Milano, 1957) si è laureato e si è perfezionato in discipline storico-politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento di Pisa. Ha conseguito un master in relazioni internazionali presso la Fletcher School of Law and Diplomacy (Tafts University). E’ autore di articoli apparsi su ‘Tempo presente’, ‘Il pensiero politico’ e ‘Mondoperaio’. “”L’apprezzamento per l’apparato statale ‘già’ operante nella società capitalistica è uno dei tratti più caratteristici del fabianismo maturo, destinato anzi ad accentuarsi cogli anni, in corrispondenza con l’emergere della coppia Webb come la più qualificata e autorevole rappresentante del punto di vista fabiano (47). Questa posizione nei confronti dello Stato, che distingue i fabiani dall’orientamento ideologico complessivo storicamente prevalente nel movimento socialista, benché non manchi a sua volta di una consistente tradizione alle sue spalle, contribuisce indubbiamente a fondare la tattica politica nell’insinuazione nelle strutture esistenti così a lungo associata al fabianismo, che abbiamo già menzionato e sulla quale avremo occasione di tornare. Essa fornisce altresì la chiave di comprensione più persuasiva di episodi successivi della storia della Fabian Society, che Margaret Cole, sintetizzando efficacemente il giudizio del movimento socialista contemporaneo, chiama «aberrazioni fabiane»: l’appoggio espresso, nel 1900, alla guerra imperialistica contro i Boeri e le successive simpatie dimostrate per la politica protezionistica propagandata, a partire dal 1903, da Joseph Chamberlain (48). Questa posizione è già evidente negli ‘Essays’, dove assume la forma prevalente di un’ostentata fiducia, ripetutamente espressa, nella capacità dello stato, articolato in una struttura non dissimile, in sostanza, da quella già in funzione, di assumere e di esercitare efficacemente i crescenti poteri derivanti dalla progressiva collettivizzazione dell’economia: «Si renda indispensabile, per entrare nell’amministrazione pubblica, il superamento di un esame adeguato; si renda responsabile l’amministrazione nei confronti del governo, e il governo nei confronti del popolo; l’apparato statale sarà così dotato di tutti i requisiti d’integrità e di efficienza che i privati in esclusiva ricerca del lucro ritengono di essere i soli in grado di offrire» (49). La transizione al socialismo, così come l’intendono gli autori degli ‘Essays’, si presenta, insomma, come un processo graduale, a tratti persino impercettibile, da chi non sia in grado di misurarsi coi tempi lunghi dell’evoluzione sociale, ma tale che non si possano nutrire dubbi su suo procedere e su suo esito. (..) In altre parole, i fabiani sono convinti che la forza del numero, cui in democrazia spetta l’ultima parola, sia destinata a fare inevitabilmente prevalere il socialismo come il sistema ritenuto maggiormente in grado di elevare il tenore di vita dei più, e che in questo senso si possa parlare del regime democratico, come dell’affossatore del capitalismo”” (pag 93-95) [(47) Beatrice Potter conobbe Sidney Webb nel 1890, avendo già alle spalle una solida esperienza di ricercatrice sociale (cfr. n. 10 supra), che l’aveva indotta a rivedere sostanzialmente l’opinione, indiscussa nell’ambiente sociale ‘upper class’ in cui era cresciuta (cfr. B. Webb, ‘My Apprenticeship’, cit., chap. I), circa la fondamentale validità del sistema capitalistico. L’incontro con Sidney Webb (che la recente pubblicazione degli ‘Essays’ aveva reso noto anche al di fuori dei circoli radicali e socialisti della capitale) coincide approssimativamente con la conversione definitiva al socialismo (cfr. ‘My Apprenticeship’, cit. pp. 401-8). …. finire (pag 93)”,”MUKx-001-FC” “PENCHIENATI Carlo”,”I giustiziati accusano. Brigate internazionali in Spagna.”,”Volontario a 17 anni nella guerra 14-18, terminando la campagna come ufficiale effettivo due volte ferito e decorato, PENCHIENATI lasciato l’ esercito si è trasferito in Francia rimanendovi fino al 1937 per poi spostarsi in Spagna dove combattevano formazioni di volontari italiani come la ‘Colonna Giustizia e Libertà’ costituita da Carlo ROSSELLI e ‘Il Battaglione Garibaldi’ comandato da R. PACCIARDI. AL so arrivo alla Base delle Brigate Internazionali di Albacete, gli fu affidato il comando della Compagna italiana del battaglione Dimitrov in formazione. Dopo la battaglia di Jarama (febbraio 1937) fu promosso capitano per meriti di guerra e nominato comandante del ‘Dimitrov’ della Brigata Lincoln in sostituzione del bulgaro GREBENAROFF caduto in azione. Nell’ aprile si trasferisce alla Brigata Garibaldi in formazione costituendo il 3° Battaglione e assumendone il comando. Nel luglio 1937 ottiene la promozione a maggiore. Nello stesso mese prende il posto di PACCIARDI al comando della brigata. Nell’ ottobre 1937 passa ad altri incarichi. Lascia Barcellona il 25 gennaio 1939 il giorno prima dell’ arrivo dei franchisti. Fu il solo e unico non iscritto al alcun partito ad avere incarichi di comandante di brigata. La Base delle Brigate fu posta ad Albacete e tutti gli elementi dirigenti, salvo qualche rara eccezione, erano comunisti; il Commissariato Politico Generale, senza eccezione, era in mano a tutti i comunisti reduci dalla Russia. Queste unità internazionali di indubbio valore e di grande rendimento, erano impiegate come truppe di “”choc”” e già avevano pagato un largo tributo di sangue. Le diversità delle lingue in esse parlate facesa sì, però, che durante il loro impiego sorgessero difficoltà enormi nella trasmissione degli ordini, per cui era necessaria una pleiade di interpreti, che non sempre traducevano in modo esatto, e quindi ritardo nell’ esecuzione, false interpretazioni, sbagli a non finire, errori che in definitiva si pagavano con sangue versato inutilmente.”” (pag 33) “”André Marty e Luigi Longo, furono i due più autorevoli capi politici delle Brigate internazionali””. (pag 67) I delitti della Ceka nella Brigata Garibaldi. “”Il 9 ottobre 1937, verso le 11 di sera fu arrestato nei pressi di Caspe il tenente Guadagnini socialista, che giunto in Spagna nel mese di maggio, era stato assegnato da Pacciardi al 3° battaglione che allora io comandavo, ottenendo che gli fosse affidata la seconda compagnia. Egli aveva il difetto di chiacchierare un po’ troppo e criticare i capi e i metodi comunisti; si era attirato già delle seccature e dei richiami in quel tempo, e io lo avevo consigliato ad essere più prudente. Portato davanti a Raimondi e Richard Ruegger (allora solo commissario aggiunto di brigata e aiutante di Barontini), a Luigi Eugenio Grassi commissario del 2° battaglione e a 2 agenti della “”Ceka””, gli fu mossa l’ accusa di essere un provocatore inviato in Spagna dall’ OVRA. Trovatagli la fotografia di una donna di Caspe con la quale aveva una relazione sentimentale, e che si diceva fosse una spia dei franchisti, si giudicò essere questa una prova di più per la sua condanna. Fu invitato a fare quattro passi in aperta campagna. Ad un certo punto, il commissario Grassi gli tirò una revolverata alla nuca, ma avendo l’ arma fatto cilecca, lo scatto a vuoto diede la sveglia al Guadagnini che, accorgendosi delle intenzioni dei suoi “”compagni””, senza perdere la calma si voltò verso di loro esclamando: “”Anche di questo siete capaci!!””. Furono le sue ultime parole, dopo le quali cadde crivellato di pallottole””. (pag 137-138)”,”MSPG-166″ “PENDERGRAST Mark”,”La vera storia della Coca-Cola. Il segreto della bibita che ha colonizzato il mondo.”,”””Come è potuto accadere che una banalissima bevanda, contenente più del 99% di acqua zuccherata, sia diventata “”l’ essenza dell’ sublimata”” dell’ America e di tutta la sua cultura?”” “”L’ intellettuale francese Raymond Aron prevedeva la distruzione della cultura del suo paese, con “”la Coca-Cola al posto del più nobile prodotto della terra (parlo, naturalmente, del vino””. Incoraggiato, il deputato comunista Gérard Duprat guidò per sette ore un ostruzionismo spontaneo nell’ Assemblea Francese, irrompendo con la sua passionale oratoria, agitando le mani e denigrando guerrafondai e Coca-Cola. La massa cominciò a rovesciare gli autocarri della Coca-Cola, rompendo e calpestando le bottiglie; un torrente scuro ed effervescente si riversava nelle strade.”” (pag 321)”,”USAE-035″ “PENDLE George”,”A History of Latin America.”,”George Pendle nato a Londra nel 1906 ha visitato l’America latina per affari e ha pubblicato il suo primo libro ‘Much Sky: Impressions of South America’. Dal ’42 al ’44 è stato rappresentante diplomatico per la Gran Bretagna in Paraguay.”,”AMLx-022-FSD” “PENELOPE Nunzia”,”Soldi rubati. Corruzione, criminalità, truffe, crac, evasione fiscale sottraggono ai cittadini centinaia di miliardi ogni anno e possibilità di vivere in un Paese migliore. La prima inchiesta completa sui devastanti costi dell’illegalità in Italia.”,”PENELOPE Nunzia giornalista, scrive di economia per varie testate tra cui Il Foglio e Il Mondo. Tra le sue pubblicazioni ha raccontato il fenomeno del ‘Cinese’ Sergio Cofferati. “”Ma anche il cemento legale fa danni. In 10 anni, tra il 1998 e il 2006, sono stati costruiti in Italia oltre mezzo milione di nuovi edifici residenziali e 230.000 capannoni industriali. Una superficie grande quanto l’Umbria. Il Centro di ricerca sui consumi di suolo afferma che dal 1950 a oggi l’Italia ha perso il 40 per cento della superficie libera, e alcune regioni, come la Liguria, si sono ridotte alla metà. In estrema sintesi, dal 1990 al 2005 si sono superati i 2 milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento. La cementificazione del territorio ha un costo molto preciso, e lo si scopre in occasione di ogni stagione di pioggia insistente. Frane, alluvioni, inondazioni, sono sempre più spesso causate da campagne abbandonate e palazzi costruiti in terreni che impediscono il regolare deflusso delle acque. Il risultato sono danni miliardari in termini economici in vite umane perdute. Negli ultimi 50 anni, dicono i dati dell’Associazione nazionale delle bonifiche, ci sono state 470.000 frane e alluvioni, che hanno causato 3500 vittime (6 morti al mese), che salgono a 12.000 se si leggono i dati del CNR sulle tragedie degli ultimi 100 anni”” (pag 124)”,”ITAS-177″ “PENG SHUZHI, a cura di Claude CADART e CHENG Yingxiang”,”L’Envol du communisme en Chine. Mémoires de Peng Shuzhi.”,”CADART Claude Peng Shuzhi uno dei fondatori del Partito comunista cinese. Il teorico-stratega della Seconda Rivoluzione cinese. Ispiratore della ribellione antistalinana dei comunisti cinesi. Ecco la prima parte delle sue memorie scritte sotto il suo controllo da parte di due specialisti francesi della Cina contemporanea. Peng esponente della nuova intellighenzia del Movimento 4 maggio 1919, passa in meno di cinque anni dal liberalismo all’anarchismo e dall’anarchismo al comunismo. Inviato all’inizio del 1921 in Russia sovietica diviene responsabile del gruppo dei comunisti cinesi di Mosca. Rientrato in Cina dopo il 5° congresso del Comintern (estate 1924) opera per fare del PCC l’avanguardia del movimento operaio e per fare la Seconda rivoluzione cinese. Chen Duxiu mette in piedi il gruppo comunista di Shanghai e di Canton (pag 166 e 222) “”Le Groupe communiste de Shanghai ne nous aide en rien à vivre, financièrement parlant. Il est beaucoup trop pauvre pour ça. Il reçoit; certes; du Comintern, ‘via’ Wu Tingkang/Voitinsky, des subsides qui lui permettent de boucher les trous que creusent très régulièrement dans ses caisses imprimeurs et transporteurs de ses publications. Et sans doute est-ce également le Comintern qui, en versant à Yang Mingzhai et au Coréen Pouk une petite pension, nous assure la gratuité de l’enseignement que nous dispense l’Ecole des langues étrangères”” (pag 168-169)”,”MCIx-057″ “PENKOVSKIJ Oleg, a cura di Frank GIBNEY”,”La spia Penkovskij.”,”L’autore era un colonnello dell’esercito sovietico più volte decorato al valore militare, ufficiale dei servizi segreti del suo paese, esperto in relazioni internazionali. Era però anche una spia a favore dei paesi occidenali. Lavorò in contatto con i servizi segreti anglo-americani finché nel 1963 venne arrestato processato e condannato a morte. Successivamente in Inghilterra furono pubblicati i diari di Penkovskij con implicazioni politiche e militari. Il caso assunse dimensioni mondiali.”,”RUST-005-FV” “PENNAC Daniel”,”Au bonheur des ogres.”,”””Les méchants ont sans doute compris quelque chose qe les bons ignorent”” (Woody Allen) (I cattivi probabilmente hanno scoperto qualcosa che i buoni non capiscono) (in apertura)”,”VARx-009-FSD” “PENNAC Daniel”,”La fée carabine.”,”Scrittore francese (n. Casablanca 1944). Pennac è noto per una serie di romanzi di straordinario successo, che hanno per protagonisti Benjamin Malaussène, la sua squinternata famiglia e il quartiere parigino di Belleville, dove si muove una folla pittoresca di immigrati e opera una comunità di artisti… (trec)”,”VARx-030-FSD” “PENNACCHI Antonio”,”Canale Mussolini. Romanzo.”,”PENNACCHI Antonio operaio di fabbrica finoa a cinquant’anni à nato a Latina dove vive nel 1950.”,”ITAF-323″ “PENNETIER Claude”,”Le socialisme dans le Cher 1851 – 1921.”,”L’A ha collaborato con MAITRON per il Dizionario Biografico del Mov op francese.”,”MFRx-090″ “PENNETIER Claude”,”Elus et militants à l’ epoque du Front populaire.”,”PENNETIER Claude è ricercatore al CNRS e direttore del dizionario ‘Maitron’.”,”MFRx-164″ “PENNETIER Claude PUDAL Bernard, saggi di Mauro BOARELLI Josette BOUVARD Veronique GARROS Bruno GROPPO Marie-Claire LAVABRE Jean-Jacques MARIE Anne MARIJNEN Francoise MAYER Julian MISCHI Claude PENNETIER Bernard PUDAL Berthold UNFRIED”,”Autobiographies, autocriques, aveux dans le monde communiste.”,”Saggi di Mauro BOARELLI Josette BOUVARD Veronique GARROS Bruno GROPPO Marie-Claire LAVABRE Jean-Jacques MARIE Anne MARIJNEN Francoise MAYER Julian MISCHI Claude PENNETIER Bernard PUDAL Berthold UNFRIED. Dal questionario degli anni 1950. “”L’ importanza del peso degli artigiani e commercianti tra i partecipanti al questionario (9%) sottolinea l’ aspetto strategico di questa categoria sociale nell’ impianto rurale del PCF. Gli artigiani rurali, sovente provenienti da famiglie di contadini, sono i quadri intermedi del PCF nelle campagne; essi giocano lo stesso ruolo di animatori politici degli insegnanti di origine operaia nel mondo urbano. Se le cellule sono composte in maggioranza da contadini, esse sono anche sovente dirette da marescialli-ferrai, droghieri, tabaccai, garagisti e baristi.”””,”PCFx-028″ “PENNETIER Claude direzione, a cura di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN”,”Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social. Tome I. Période 1940-1968. De la seconde guerre mondiale à mai 1968.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY … Quest’ opera si iscrive nella continuità del Maitron DBMOF. Ne costituisce il 45° volume, i volumi tematici (4 volumi e il CDrom) e internazionali (9 volumi) sono considerati a parte. Tra i nomi delle persone che costituiscono una voce nel dizionario (a volte il cognome è comune a più persone): ADAM, AGERON, AGOSTINELLI, AGULHON ALBA, ALBERT, ALEXANDRE, ALLEGRE ALLEMAND, ALTHUSSER, ANDRE’, ANDRIEU, ARMAND, AUBERT, AUBRY, AUGEARD, AURIOL, AUZANNEAU, AVRIL, AZEMA, BADIA, BAILLET, BAILLEUL, BALLANGER, BAPTISTE, BARRAT, BARREAU, BARRIERE BARTHELEMY, BASTIDE, BAUDIN, BAUER, BECK, BECKER.”,”MFRx-264″ “PENNETIER Claude direzione, a cura di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN Nathalie VIET-DEPAULE”,”Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social. Tome 2. Période 1940-1968. De la seconde guerre mondiale à mai 1968. Bel à Bz.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN…. e altri Quest’ opera si iscrive nella continuità del Maitron DBMOF. Ne costituisce il 45° volume, i volumi tematici (4 volumi e il CDrom) e internazionali (9 volumi) sono considerati a parte. Tra i nomi delle persone che costituiscono una voce nel dizionario (a volte il cognome è comune a più persone): Emile BOTTIGELLI (vedi voce pag 267), Pierre BROUE’ (pag 390), BETTELHEIM, BOTHEREAU, BOUVIER, BRASSENS, BOURDET, BOURDIEU, BROSSOLETTE”,”MFRx-290″ “PENNETIER Claude direzione, a cura di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN Nathalie VIET-DEPAULE”,”Dictionnaire biographique mouvement ouvrier mouvement social. Tome 3. Période 1940-1968. De la seconde guerre mondiale à mai 1968. Ca-Cor.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN, Pascale QUNCY-LEFEBVRE, Michele RAULT, Jean RISACHER, Gilbert RYON, Gisele SAPIRO, Madeleine SINGER, Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU, Pierre SCHILL, Leon STRAUSS, Nadia TENINE-MICHEL, Francoise TETARD, Patricia TOUCAS, Gilles VERGNON, Julien VEYRET, Jean VIGREUX, Claude WILLARD, Serge WOLIKOW. Quest’ opera si iscrive nella continuità del Maitron DBMOF. Ne costituisce il 45° volume, i volumi tematici (4 volumi e il CDrom) e internazionali (9 volumi) sono considerati a parte. Tra i nomi delle persone che costituiscono una voce nel dizionario (a volte il cognome è comune a più persone): CABANEL CACHIN CAILLE’ CAMUS CARRIERE CASANOVA CASTORIADIS CHESNEAUX CHEVALLIER CONTE CORDILLOT CORBIN CORNU”,”MFRx-291″ “PENNETIER Claude a cura, collaborazione di Jean-Pierre BESSE Paul BOULLAND Michel DREYFUS Jacques GIRAULT Gilles MORIN Nathalie VIET-DEPAULE; partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN. Pascale QUINCY-LEFEBVRE Nicole RACINE Michèle RAULT Bertrand REAU Jean REYNAUD Michel ROSIER Francois ROUX Gilbert RYON Jean SAGNES Gisèle SAPIRO Pierre SCHILL Nathalie SEVILLA André SIMON Madeleine SINGER Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Rémi SKOUTELSKY Charles SOWERWINE André STRAUS Léon STRAUSS Abderrahim TALEB-BENDIAB Pierre TALLEUX Thibault TELLIER Nadia TENINE-MICHEL Francoise TETARD Pascal TORRE Patricia TOUCAS Yvon TRANVOUEZ Jacques UNGERER Marie-Paule VALENTINI Gilels VERGNON Yves VERNEUIL Nathalie VIET-DEPAULE Jean VIGREUX Pierre VINCENT Claude WILLARD Xavier ZUNIGO”,”Dictionnaire biographique du Mouvement Ouvrier Mouvement Social Tome 2. Période 1940-1968. De la seconde guerre modiale à mai 1968. Bel à Bz.”,”Partecipazione di André BALENT Christine BARD Eric BELOUET Didier BIGORGNE Gerard BOËLDIEU Pierre BONNAUD Christian BOUGEARD Sylvain BOULOUQUE Noelline CASTAGNEZ André CAUDRON Sylvie CHAPERON Helene CHAUBIN Jean Marie CONRAUD Michel CORDILLOT Claude CUENOT Alain DALANÇON Jacques DALLOZ Olivier DEDIEU Roland DELACROIX Laurent DOUZOU René DRAY-BENSOUSAN Bruno DURIEZ Lucie FOUGERON Laurent FRAJERMAN René GALLISSOT Frederick GENEVEE Frank GEORGI Jean-Marie GUILLON Marie-Louise GOERGEN Daniel HAMELIN Odette HARDY-HEMERY Guy HAUTEBOURG Daniel HEMERY Linda KHAYAT Michele KRIVINE Jean-Guillaume LANUQUE Jean-Claude LAHAXE Loic LE-BARS Francis LEBON Gerard LEIDER René LEMARQUIS Claude LISCIA, Slava LISZEK Dominique LOISEAU Jean LORCIN Francoise OLIVIER-UTARD Philippe OLIVERA Frederique MATONTI Robert MENCHERINI Julian MISCHI Maurice MOISSONIER Alain MONCHABLON Eric NADAUD Delphine NAUDIER Tanguy PERRON Michel PIGENET Michel PINAULT Bruno POUCET Genevieve POUJOL Jocelyne PREZEAU Bernard PUDAL Guy PUTFIN. Pascale QUINCY-LEFEBVRE Nicole RACINE Michèle RAULT Bertrand REAU Jean REYNAUD Michel ROSIER Francois ROUX Gilbert RYON Jean SAGNES Gisèle SAPIRO Pierre SCHILL Nathalie SEVILLA André SIMON Madeleine SINGER Jeanne SIWEK-POUYDESSEAU Rémi SKOUTELSKY Charles SOWERWINE André STRAUS Léon STRAUSS Abderrahim TALEB-BENDIAB Pierre TALLEUX Thibault TELLIER Nadia TENINE-MICHEL Francoise TETARD Pascal TORRE Patricia TOUCAS Yvon TRANVOUEZ Jacques UNGERER Marie-Paule VALENTINI Gilels VERGNON Yves VERNEUIL Nathalie VIET-DEPAULE Jean VIGREUX Pierre VINCENT Claude WILLARD Xavier ZUNIGO”,”MFRx-330″ “PENNETIER Claude AGOSTI Aldo BROUÉ Pierre DREYFUS Michel GOTOVITCH José HUBER Peter LEMARQUIS René NARINSKI Mikhaïl PANTELEIEV Mikhaïl STUDER Brigitte WEHENKEL Henri WOLIKOW Serge, a cura, collaborazione di Natacha ARMAND Bernhard BAYERLEIN Delphine BLONDEL Roger BOURDERON Jacques GIRAULT Bruno GROPPO Anne MANIGAUD Maurice MOISSONNIER Denis PESCHANSKI Nicole RACINE Nathalie RAOUX Jean-Pierre RAVERY Rémi SKOUTELSKY Marina SMOLINA Léon STRAUSS Nathalie VIET-DEPAULE Jean VIGREUX, presentazione storica di Serge WOLIKOW”,”Komintern: l’Histoire et les Hommes. Dictionnaire biographique de l’Internationale communiste en France, en Belgique, au Luxembourg, en Suisse et à Moscou (1919-1943).”,”Cet ouvrage s’inscrit dans la collection du Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier international créée en 1971 par Georges Haupt et Jean Maitron puis dirigée par ce dernier après la mort de Haupt en 1978. Aldo Agosti, professeur à l’Université de Turin, auteur de nombreux ouvrages sur le communisme international et italien, notammen Togliatti. Pierre Broué, professeur émérite de l’Istitut d’études politiques de Grenoble, auteur de nombreux ouvrages sur le communisme et le trotskysme dont: Histoire de l’Internationale communiste 1919-1943. Michel Dreyfus, directeur de recherche au CNRS, Centre d’histoire sociale du XX siècle Université Paris I, auteur de PCF: crises et dissidences de 1920 à nos jours. José Gotovitch, professeur à l’Université libre de Bruxelles, directeur du Centre d’histoire et de sociologie des Gauches, co-auteur de L’Europe des communistes. Peter Huber, chercheur, auteur de Stalins Schatten in die Schweiz. René Lemarquis, historien, auteur du Maitron, Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier français. Mikhaïl Narinski, professeur à l?institut d’État des relations internationales (MGIMO, Université du ministère des Affaires étrangères) à Moscou. Mikhaïl Panteleiev, enseignant à Moscou, auteur d’articles sur le Komintern dont: Les purges staliniennes au sein du Komintern 1937-1938. Claude Pennetier, chercheur CNRS, directeur du Maitron français et international, co-directeur du Siècle des communismes. Brigitte Studer, professeur à l’Université de Berne; auteur de: Un parti sous influence, Le Parti communiste suisse, une section du Komintern 1931 à 1939, Henri Wehenkel, professeur, Luxembourg, auteur de nombreux travaux sur le mouvement ouvrier et le communisme au Luxembourg. Serge Wolikow, professeur à l’Université de Dijon, auteur de Le Front populaire en France. Les auteurs, Présentation, Remerciements, Avertissement au Lecteur, Avant-propos, Dictionnaire Biographique du Mouvement Ouvrier International. Ouvrage publié avec le concours du Centre national du livre, Avec la coopération du RGASPI de Moscou et le soutien du Centre d’histoire et de sociologie des Gauches (Université libre de Bruxelles) et du Centre d’histoire sociale du XX siècle (Université de Paris I), Collection Jean Maitron, Dirigée par Claude PENNETIER, foto”,”INTT-026-FL” “PENNISI Giuseppe”,”L’Europa e il sud del mondo. Anatomia di una non-politica.”,”Giuseppe Pennisi si occupa di problemi economici e politici dei paesi in via di sviluppo Research fellow presso il Bologna Center della johns Hopkins University, è socio fondatore dell’Istituto per la cooperazione economica con i paesi in via di sviluppo (Iceps) e collaboratore del quotidiano economico Il Sole 24 ore.”,”PVSx-035-FL” “PENROSE Roger”,”La strada che porta alla realtà. Le leggi fondamentali dell’universo.”,”Roger Penrose (Colchester 1931), professore emerito all’Università di Oxford, nel 1988 ha ricevuto insieme a Stephen Hawking il Wolf Prize per la fisica.”,”SCIx-307-FL” “PENZO Giorgio”,”Max Stirner.”,”Camus: Stirner precursore del nichilismo di Nietzsche (pag 152) pag 9″,”ANAx-295″ “PENZO Giorgio”,”Invito al pensiero di Stirner.”,”PENZO G. è ordinario di storia della filosofia all’Università di Padova. Ha scritto vari libri in particolare su Heidegger, Nietzsche e Stirner di cui ha curato gli ‘Scritti minori’.”,”TEOC-499″ “PENZO Giorgio a cura, testi di A. CAMUS M. HEIDEGGER K. JASPERS F. NIETZSCHE J.P. SARTRE M. STIRNER”,”Il Nichilismo da Nietzsche a Sartre.”,”PENZO Giorgio è professore ordinario di storia della filosofia contemporanea presso l’Università di Padova. Si è occupato della filosofia e del pensiero di Heidegger, di Nietzsche, Max Stirner, Jaspers. ‘Particolarmente rilevante è stato l’influsso del “”nichilismo”” nel campo della teologia della morte di Dio”” (quarta di copertina)”,”FILx-471″ “PENZO Giorgio”,”Il superamento di Zarathustra. Nietzsche e il nazionalsocialismo.”,”Giorgio Penzo è ordinario di Storia della filosofia all’Università di Padova. Tra le sue opere: L’Unità del pensiero in M. Heidegger, Pensare heideggeriano e problematica teologica, Max Stirner. La rivolta esistenziale, Dialettica e fede in K. Jaspers F. Nietzsche. Il divino come popolarità, Nietzsche nell’interpretazione heideggeriana, F. Gogarten. Il problema di Dio tra storicismo ed esistenzialismo, Il nichilismo da Nietzsche a Sartre, Jaspers. Esistenza e trascendenza, Il comprendere in Jaspers e il problema dell’ermeneutica.”,”GERN-032-FL” “PEPE Adolfo”,”Il sindacato nell’ Italia del ‘900.”,”PEPE insegna Storia dei movimenti e dei partiti politici e storia del movimento sindacale nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Teramo. E’ Presidente dell’ IRES-Abruzzo, nonché segretario generale della Fondazione ‘Di Vittorio’ di Roma. Dirige la collana di storia del sindacato della Fondazione Di Vittorio.”,”MITT-026″ “PEPE Gabriele”,”Il medio evo barbarico d’ Italia.”,”PEPE è stato Professore di storia medievale e moderna all’ Università di Bari e P dell’ Associazione per la Difesa della scuola nazionale. E’ nato a Monopoli (Bari) nel 1899. Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”ITAG-033″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla fondazione alla guerra di Libia 1905-1911.”,”Adolfo PEPE, nato nel 1946, si è laureato presso l’ università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo DE-FELICE. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali.”,”MITT-054″ “PEPE Adolfo”,”Lotta di classe e crisi industriale in Italia. La svolta del 1913.”,”Adolfo PEPE è nato a Roma nel 1946. Dal 1973 insegna storia del movimento sindacale nella facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Bari. E’ autori di numerosi saggi (v. retrocopertina).”,”MITT-074″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla guerra di Libia all’ intervento 1911-1915.”,”Adolfo PEPE, nato nel 1946, si è laureato presso l’ università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo DE-FELICE. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali. (pag 255) (pag 264-265)”,”MITT-075″ “PEPE Gabriele”,”Gli scritti storici di Luigi Blanch.”,”””L’ opera migliore del Blanch, di più vasto respiro e impegno, è ‘Il Regno di Napoli dal 1801 al 1806′. Egli non voleva fare solo della storia, ma anche della politica (…)””. (pag 9) “”Al contrario, esalta Federico II di Prussia perché il “”sentimento di dignità nazionale”” da lui creato in Prussia fu “”una forza morale””. Forze morali mancarono, invece, insieme a forze militari e politiche, per giunta, all’ impresa muratiana (…)””. (pag 10) “”Comprendeva che gli eserciti si modellano su tutta la società e non viceversa; affermava perciò che non innovazioni tecniche ma sociali aveva mutato la tecnica bellica, per la quale l’ offensiva era diventata superiore alla difensiva””. (pag 15)”,”ITQM-084″ “PEPE Gabriele”,”Da Cola di Rienzo a Pisacane. Saggi e glosse.”,”Cavour europeo. “” (…) il Cavour uomo di affari, agricoltore, giocatore di borsa non è uomo della vecchia nobiltà o della nuova borghesia piemontese: è già un uomo europeo svezzatosi dal patriarcalismo del piccolo regno sabaudo.”” (pag 280, Appunti sul Cavour di Omodeo) “”L’ ultimo capitolo è una bella dimostrazione della dialettica della storia, della vera dialettica. Mazzini e Cavour non sono due elementi contrastanti, uno dei quali supera l’ altro, ma due forze vive che si influenzano sempre reciprocamente senza distruggersi: la somma e non l’ astratta sintesi del loro contrasto è il Risorgimento d’ Italia. L’ analisi della psicologia del Mazzini è propria di chi è adusato alle indagini della vita religiosa: l’ escatologia del Mazzini, la sua intolleranza profetica, il suo automatismo nell’ azione sono sentiti come i limiti del profeta, del santo, ma insieme è sentita di questo santo la singolare efficacia pedagogica. Contrapponendo il costituzionale illiberalismo del Mazzini (II, 191) alla prassi liberale del Cavour appare cosa sia vermente la dialettica delle storia, non la scolastica dialettica di enti ideali o materiali astratti, ma la viva opposizione di ideali, di metodi, di coscienze, di forze morali che creano imprevedute soluzioni””. (pag 281-282, idem) Il socialismo di Pisacane. “”Ma, in realtà, che razza di socialista e di comunista è questo pensatore che ritiene che la fatalità della rivoluzione sociale vada ricercata non nella dialettica di forze analizzata da Marx ma nel pauperismo (329 e Testamento)? Che socialista è questi per cui patria, religione, libertà, diritti dell’ uomo non sono ideologie delle classi dominanti di ogni tempo ma, ad eccezione della religione, crede in loro come nelle idealità migliori del genere umano? Al trinomi “”autorità tradizione forza”” questo socialista sostituisce “”libertà nazionalità diritto”” (89). Non parliamo poi del suo disprezzo per i dotti “”ai quali è patria il mondo”” (99), della sua fiducia romantica nel coraggio, nell’ eroismo, nella libertà. La sua affermazione che “”la ragione economica domina nella società la politica”” è ben lontana dal materialismo storico che afferma non un dominio solo politico, ma una creatività totale della Economia; quella del Pisacane è affermazione settecentesca, da Bisogno pariniano, l’ affermazione, cioè, che prima di parlare di problemi politici al popolo bisogna alleviarne la fame. Potrei dire a conclusione della radicale opposizione che c’è tra il sentimentalismo romantico di Pisacane e il realismo spregiudicato e corrosivo di Marx che quest’ ultimo non avrebbe certo capito come Pisacane potesse esaltarsi per il liberalismo di molti preti italiani (144). Né avrebbe certo ammirato le belle pagine pisacaniane contro la dittatura, ispirate dall’ amore alla Patria libera e indipendente.”” (pag 290-291)”,”ITAB-155″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla fondazione alla guerra di Libia 1905-1911.”,”Adolfo PEPE, nato nel 1946, si è laureato presso l’ università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo DE-FELICE. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali. “”Sembrava che di nuovo il riformismo politico di Turati e di Modigliani e quello della Confederazione tornassero a collimare a danno delle posizioni di destra, su una piattaforma avanzata di riforme strutturali convalidata dall’ impossibilità di ogni altra alternativa riformista.”” (pag 356) “”Nel 1910, in novembre, a Firenze, si svolgeva pure il Congresso della FIOM, la quale, uscita pressoché distrutta dalle durissime lotte industriali del biennio precedente, sotto il fuoco concentrico della controffensiva padronale e dell’ assalto sindacalisa, proprio ora si stava riorganizzando sotto la nuova sagace guida del segretario B. Buozzi. Anch’essa orientava la ripresa organizzativa e politica sulle linee tracciate dal riformismo confederale.”” (pag 377) 2° copia di FM”,”SIND-070″ “PEPE Adolfo a cura”,”Movimento operaio e lotte sindacali (1880-1922).”,” Bordiga, Per la costituzione dei consigli operai in Italia, pag 266-267″,”MITT-346″ “PEPE Gabriele”,”Il Medioevo barbarico in Europa.”,”Gabriele Pepe è nato a Monopoli (Bari) nel 1899. Laureato in lettere nel 1921, iniziò nel 1930 l’attività di pubblicista che poi sarebbe diventata intensa dopo la caduta del fascismo. Ha condotto campagne in difesa della scuola di stato e ha diretto vari periodici. Ha insegnato storia medievale presso l’Università di Bari. Ha pubblicato vari libri. Storia ecclesiastica: Beda la storia concepita come maestra di vita. “”Il venerabile Beda è senza dubbio il più grande storico dei tutto il medioevo, l’unico storico della vita spirituale che abbia avuto l’Europa sino ai tempi moderni, filologo e critico insieme (13). Nato nel 672-673 e morto il 26 maggio 735, dopo una vita dedita tutta agli studi, quest’Anglosassone che si spense dettando appunti ai suoi discepoli fu anche un grande maestro. Scrittore limpido, riposante per chi vi si accosti dagli ‘hisperica famina’ o dalla stessa prosa di Aldelmo, ci lasciò una breve nota autobiografica, ma, come in tutti i grandi storici, le sue opere sono sempre autobiografiche, nel senso che egli interpreta eventi e persone con un impegno che mette in mostra tutta la sua personalità morale. Beda filologo si preparò alla composizione della ‘Historia’ ecclesiastica con una cultura ricca non solo di teologia ma di conoscenza degli storici latini e della lingua graca, e con una documentazione ricercata attraverso un’organizazione razionale del lavoro, che gli permise di citare il ‘Liber pontificalis’ per primo nel medioevo, lui, sperduto in un monastero d’Inghilterra. (….) Tutte queste opere ci hanno presentato un uomo colto, interessato a molteplici studi, equilibrato, sano, schivo di superstizioni, un temperamento di studioso, un dotto claustrale, medievale insomma. Non questo è il grande Beda, che è invece nella narrazione della storia religiosa del suo popolo. (…) Beda non ama lo spettacoloso né l’enfatico, ma narra con viva partecipazione ai fatti e con profonda simpatia per le grandi personalità morali. Gli aneddoti gli servono a lumeggiare meglio la spiritualità dei protagonisti della storia”” (pag 85-86, 90, 95)”,”EURx-309″ “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla guerra di Libia all’intervento 1911-1915.”,”Questa Storia della C.G.d.L. dal 1911 al 1915, condotta sulla base della stampa periodica dell’epoca, di documenti sindacali, deliberazioni congressuali e materiali d’archivio, copre – dal particolare angolo visuale dell’organizzazione e della lotta sindacale – uno dei periodi più decisivi della storia italiana; quello che va dall’imoresa di Libia all’intervento italiano nel primo conflitto mondiale. Adolfo Pepe, nato nel 1946, si è laureato presso l’università di Roma nel 1969, con una tesi discussa da Renzo De-Felice. Collabora a ‘Storia contemporanea’ e ad alcune riviste sindacali.”,”SIND-003-FL” “PEPE Adolfo”,”Storia della CGdL dalla fondazione alla guerra di Libia 1905-1911.”,”Adolfo Pepe, nato nel 1946, si è laureato presso l’Università di Roma nel 1969, con una tesi discussaq da Renzo De Felice. Collabora a Storia contemporanea e ad alcune riviste sindacali. Nel mezzo del primo decennio del XX Secolo cade la costituzione della Confederazione Generale del Lavoro, in un momento di rapida trasformazione delle strutture industriali del paese e di conseguenti profonde tensioni sociali.”,”SIND-004-FL” “PEPE Adolfo IUSO Pasquale LORETO Fabrizio a cura”,”La CGIL e il Novecento italiano. Un secolo di lotte, di passioni, di proposte per i diritti e la dignità del lavoro.”,”Collaborazione di Odino ARTIOLI e Ornella BIANCHI”,”SIND-145″ “PEPE Gabriele PRATOLINI Vasco BIANCHI BANDINELLI e CHIARETTI Tommaso BARBARO Umberto PROCACCI Giuliano BANTI Anna DELLA VOLPE Galvano e BADALONI Nicola LOMBARDO RADICE Lucio GUTTUSO Renato LEVI Carlo DORIA Gino SALINARI Carlo MORAVIA Alberto e CHIARETTI Tommaso LUPORINI Cesare e DAL SASSO Rino SPELLANZON Cesare CORTESE Nino ALICATA Mario”,”I grandi italiani. I profili dei grandi uomini, che furono eccezionali personalità della loro epoca, nel pensiero e nell’azione, ricostruiti dai nostri maggiori scrittori e studiosi.”,”‘I profili dei grandi uomini, che furono eccezionali personalità della loro epoca, nel pensiero e nell’azione, ricostruiti dai nostri maggiori scrittori e studiosi’ “”Hanno questo di proprio le opere di genio, che ad un’anima grande raccendono l’entusiasmo e rendono la vita che aveva perduta”” (Giacomo Leopardi) Biografie di BIOGRAFIE DI FEDERICO II DI SVEVIA FRANCO SACCHETTI LORENZO IL MAGNIFICO CRISTOFORO COLOMBO NICCOLO’ MACHIAVELLI CATERINA DE’ MEDICI GIORDANO BRUNO GALILEO GALILEI MICHELANGELO MERISI DA CARAVAGGIO LAZZARO SPALLANZANI ELEONORA FONSECA PIMENTEL UGO FOSCOLO GIUSEPPE GIOVACCHINO BELLI GIACOMO LEOPARDI CARLO PISACANE ANTONIO GRAMSCI illustrate rispettivamente di PEPE Gabriele PRATOLINI Vasco BIANCHI BANDINELLI e CHIARETTI Tommaso BARBARO Umberto PROCACCI Giuliano BANTI Anna DELLA VOLPE Galvano e BADALONI Nicola LOMBARDO RADICE Lucio GUTTUSO Renato LEVI Carlo DORIA Gino SALINARI Carlo MORAVIA Alberto e CHIARETTI Tommaso LUPORINI Cesare e DAL SASSO Rino SPELLANZON Cesare CORTESE Nino ALICATA Mario “”In una piccola nota di ‘Passato e Presente’ che, insieme a ‘Le lettere dal carcere’ è il libro di Gramsci più indispensabile per chiunque voglia ricostruirne, soprattutto nei suoi aspetti più interiori, la biografia, troviamo riportato, senza commento, un brano di Eugenio D’Ors (ricavato dalla ‘Vita di Goya’) la cui trascrizione da parte di Gramsci non può non apparirci estremamente significativa: «Il y a deux façons de ‘tuer’: l’une, que l’on désigne franchement par le verbe ‘tuer’; l’autre, celle qui reste sans-entendue d’habitude derriére cet euphémisme delicat: ‘rendre la vie impossible’. C’est le mode d’assassinat lente et obscure, qui consomme une foule d’invisiblies complices». Un terzo della vita di Gramsci, da quella mattina dell’8 novembre 1926 in cui egli fu arrestato a Roma in via G.B. Morgagni 25, nella casa dei signori Panarge dai quali egli aveva preso in affitto, dopo la sua elezione a deputato nel 1924, una camera mobiliata, a quell’alba del 27 aprile 1937, in cui egli muore nella clinica «Quisisana» di Roma all’età di 46 anni, tre giorni dopo lo spirare «legale» della sua pena, è appunto la storia di quello che, nelle intenzioni di Mussolini e dei suoi complici, altro non doveva essere che un «assassinio lento e oscuro». (…) [Un] elemento essenziale della grandezza intellettuale e morale di Gramsci (…) consiste proprio nel fatto ch’egli non si limitò a subire, senza tentennamenti, il supplizio inflittogli, ma oppose ad esso, fino all’ultimo, una resistenza lucida, concreta, operosa, trasformando quello che avrebbe dovuto essere, appunto un «assassinio lento e oscuro» in un duello eroico da lui combattuto contro i suoi carnefici, e gli anni nei quali si voleva «impedire a questo cervello di funzionare» negli anni della sua più alta e feconda vita intellettuale. A nessun costo, insomma, e in nessun caso, Gramsci volle «fermarsi e morire», ma se mai, secondo «un motto degli Zulù» da lui trascritto, da una rivista inglese, in un’altra nota di ‘Passato e presente’, «avanzare e morire»”” [da ‘Antonio Gramsci’, di Mario Alicata]”,”BIOx-335″ “PEPE Adolfo”,”Movimento operaio e lotte sindacali (1880-1922).”,”Adolfo Pepe, nato nel 1946, si è laureato presso l’Università di Roma nel 1969, con una tesi discussaq da Renzo De Felice. Collabora a Storia contemporanea e ad alcune riviste sindacali. Nel mezzo del primo decennio del XX Secolo cade la costituzione della Confederazione Generale del Lavoro, in un momento di rapida trasformazione delle strutture industriali del paese e di conseguenti profonde tensioni sociali.”,”SIND-009-FL” “PEPE Adolfo GUERRA Gino”,”Riformismo e riforme nell’esperienza sindacale italiana. I. Il riformismo dei primordi del movimento sindacale socialista e cattolico (Pepe); La linea delle riforme nell’esperienza della CGIL (Guerra).”,”Adolfo Pepe, autore del primo saggio, è docente di storia contemporanea all’Università di Bari e ha già pubblicato volumi sulla storia della CGdL. Gino Guerra, autore del secondo saggio, è segretario confederale della CGIL”,”SIND-001-FB” “PEPE Adolfo PARLATO Giuseppe SABA Vincenzo KOLEGA Alexandra CAGIANO Paola e GERARDI Elvira NEGLIE Pietro CAMERINI Ivo CAVALLINI Arturo CORRIDORI Teresa UNGARO Paolo FANELLO Gabriella CANNELLI Barbara OSBAT Luciano SIRCANA Giuseppe CIAMPANI Andrea CAMPOSANO Luigi DIODATI Soledad RIGHI Maria Luisa LONGO Anna Rita MAROGNA Maria Ludovica SERINALDI Enrica, interventi di”,”Fonti per la storia del movimento sindacale in Italia. Atti del convegno, Roma, 16-17 marzo 1995.”,”””Negli anni Cinquanta – Sessanta il sindacato conserva le caratteristiche di centro di resistenza operaia (è il caso della Cgil) o luogo di armonizzazione delle politiche di sviluppo favorite dal capitalismo italiano (è il caso della Cisl). La sua azione rivendicativa; di conseguenza, non segue un autonomo progetto di sviluppo e di ciò la ricerca ha finora dato debitamente conto”” (pag 59, intervento di Pietro Neglie, Il sindacato nel dopoguerra: autonomia, conflitto e partecipazione)”,”SIND-178″ “PEPE Adolfo IUSO Pasquale LORETO Fabrizio”,”La CGIL e il Novecento italiano. Un secolo di lotte, di passioni, di proposte per i diritti e la dignità del lavoro.”,”Il libro, agile e chiaro, curato da Adolfo Pepe, Pasquale Iuso e Fabrizio Loreto, offre una lettura organica e approfondita dei cento anni di storia della CGIL.”,”SIND-028-FV” “PEPE Gabriele”,”Da Versailles a Hiroshima (1919-1945). Sommario di storia contermporanea narrata ai giovani.”,”La Resistenza (pag 136-137) “”Il vanto della prima guerra popolare, insurrezionale spetta alla Polonia e, specialmente, a Varsavia: «Nella tragica notte del 25-26 settembre 1939, le bombe incendiarie trasformarono Varsavia in un immenso rogo. Mentre le bombe cadono sulla città e la radio polacca fa risuonare alte e gravi le note della caduta di Varsavia di Chopin [ecco che per la Polonia del 1939 la guerra anti-nazista è sentita come il prolungamento della guerra ottocentesca], mentre echegiano nelle strade della capitale i colpi degli uomini della Resistenza, nasce la nuova Polonia popolare (…). Dove la guerra partigiana fu combattuta da un vero e proprio esercito fu in Ucraina, dove si calcola fosse ucciso un mezzo milione di tedeschi: la resistenza ucraina è legata al nome glorioso della «Giovane Guardia» costituita di soli giovani, che catturati dopo alcune difficili operazioni belliche furono scannati dai tedeschi. La guerra dei «binari» distrusse numerosi tratti della rete ferroviaria nel territorio invaso dai tedeschi. Ad opera dei partigiani russi si ebbe il singolare fenomeno realizzato anche dai partigiani italiani, dei «territori partigiani» zone, nel territorio occupato dai nazisti, liberate dai partigiani”” (pag 136-137) La resistenza francese (pag 137)”,”RAIx-393″ “PERA Marcello”,”Induzione e metodo scientifico.”,”Newton definì “”la più singolare se non la più considerevole scoperta che sia mai stata fatta nel campo delle operazioni della natura””: la scoperta che la luce solare è composta di raggi di diverso indice di rifrazione (pag 47)”,”FILx-002-FB” “PERA Marcello, a cura; saggi di Evandro AGAZZI Dario ANTISERI Girolamo COLOMBO Giulio GIORELLO Vittorio MATHIEU Antimo NEGRI Luciano PELLICANI Marcello PERA Sergio RICOSSA Italo SCARDOVI Domenico SETTEMBRINI”,”Il mondo incerto.”,”””La caduta delle certezze è una caratteristica del nostro tempo alle soglie del Terzo Millennio…”” Marcello Pera insegna Filosofia della scienza all’Università di Pisa. Ha pubblicato tra l’altro ‘Apologia del metodo’, ‘Hume, Kant e l’induzione’. “”La sovranità del pensiero si realizza in una serie di uomini che pensano in modo assolutamente privo di sovranità”” (F. Engels) (pag 141)”,”TEOS-002-FB” “PERCEVAL Louis”,”Avec les paysans pour une agriculture non capitaliste.”,”Le tesi sulla questione agraria del Congresso di Marsiglia del Partio comunista francese (dicembre 1921). “”(…) Lenin ha apprezzato con favore queste tesi ma ha formulato qualche critica importante. Approva l’ esistenza di questo programma di transizione nella prima fase successiva alla rivoluzione socialista, in particolare il passaggio volontario dei contadini verso la socializzazione della produzione. La valutazione iniziale delle tesi, sulla concentrazione della proprietà che non si è prodotta con regolarità “”come annunciato dai teorici del marxismo”” non gli sembra giusto. Marx, spiega, non aveva vedute così rigide sul processo di concentrazione nell’ agricoltura. Nel suo articolo, ancora malauguratamente poco conosciuto, “”Il Capitalismo in agricoltura””, Lenin aveva allora mostrato, dal 1899, come la teoria di Marx ed Engels permetteva una analisi approfondita e sfumata della questione agraria nei paesi capitalistici, in Francia in particolare. Questo articolo, che spingiamo i nostri lettori ad apprezzare, conserva una attualità rimarchevole. Si tratta comunque di un riassunto dell’ opera di Kautsky, La Questione agraria, apparsa alla fine del secolo scorso e che Lenin approva nella sua interezza in polemica con i suoi detrattori. (Quale che siano gli errori e i tradimenti commessi in seguito da Kautsky – quest’ opera appare come uno sviluppo autentico del marxismo e, a questo titolo, meriterebbe di essere meglio conosciuta in Francia.).”,”PCFx-033″ “PEREGALLI Arturo”,”Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia.”,”Dello stesso autore: ‘Introduzione alla storia della Cina’, ‘Il comunismo di sinistra e Gramsci'”,”RUST-013″ “PEREGALLI Arturo”,”Il comunismo di sinistra e Gramsci.”,”PEREGALLI è nato a Rogolo (Sondrio) nel 1948. E’ impiegato presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Il libro contiene testi di Amadeo BORDIGA, Virgilio VERDARO, Piero TRESSO, Onorato DAMEN, Armando PARLATO, Gennaro FABBROCINO, Bruno FORTICHIARI.”,”GRAS-009 BORD-030″ “PEREGALLI Arturo”,”Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime.”,”PEREGALLI si occupa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano ed ha redatto varie voci per l”Enciclopedia dell’ antifascismo e della Resistenza’. Ha pubblicato: -Introduzione alla storia della Cina (1976) -Il comunismo di sinistra e Gramsci (1978) -Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia (1990) -L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra, 1943-45 (1991) Fa parte della direzione di ‘Laboratorio storico’.”,”RUSS-001″ “PEREGALLI Arturo TACCHINARDI Riccardo”,”L’URSS e i teorici del capitalismo di Stato.”,”PEREGALLI è morto per malattia nel giugno 2001.”,”RUSU-023″ “PEREGALLI Arturo”,”L’altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra, 1943 – 1945.”,”CGL, Frazione di sinistra dei comunisti e socialisti italiani, Centro marxista d’Italia e Partito Socialista Rivoluzionario Italiano, Partito Operaio Comunista, PCI e l’estremismo al Sud, L’ Unione Spartaco, Il Partito Italiano del Lavoro, La dissidenza socialista: dal Movimento di Unità Proletaria al Fronte Proletario Rivoluzionario, il Movimento Comunista d’Italia ‘Bandiera Rossa’, Il Partito Comunista Integrale ‘Stella Rossa, Il Partito Comunista Indipendente e ‘Riscossa proletaria’, ‘Il Lavoratore’, Il Partito Comunista Internazionalista’.”,”ITAR-003 ITAC-017″ “PEREGALLI Arturo SAGGIORO Sandro a cura”,”Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia.”,”Precisazioni sull’impostazione del lavoro, Bibliografia di Amadeo Bordiga, Libri contenenti scritti di Bordiga, Libri articoli e studi su Amadeo Bordiga o contenenti riferimenti alla sua figura e alla sua attività (cita le opere di CERVETTO) (pag 210)”,”BORD-031″ “PEREGALLI Arturo e altri”,”Il sessantotto. La stagione dei movimenti, 1960 – 1979″,”Gruppi politici movimenti intellettuali anni sessanta donne studenti classe operaia partiti spontaneità 1968. La voce ”Lotta comunista” è di PEREGALLI”,”ITAC-041″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Come i fratelli Venegoni, anche Fortichiari e Repossi – pensando ad una ripresa del processo rivoluzionario – decidono di inoltrare domanda di iscrizione al PCI. A differenza dei legnanesi, però, essi non nutrono alcuna illusione a proposito della nuova natura del partito di Togliatti e di Secchia. La loro decisione è puramente “”entrista”” – i due desiderano essere riammessi soltanto per riuscire a smuovere e portare su posizioni classiste gli operai che sono nel partito e che scalpitano per la direzione politica che essi considerano moderata””. (pag 216)”,”ITAC-059″ “PEREGALLI Arturo”,”Il partito comunista internazionalista, 1942-1945.”,”””L’ accusa che Prometeo avanza al movimento partigiano nel suo complesso è di essere praticamente subalterno ad uno schieramento militare nella lotta contro un altro, di condurre la lotta al tedesco e di non distinguere tra nazismo e proletariato tedesco. ‘Il nostro atteggiamento di fronte al fenomeno del partigianesimo – ribadisce il giornale della sinistra – è dettato da precise ragioni di classe. Nate dallo sfacelo dell’ esercito, le bande armate sono, obiettivamente e nelle intenzioni dei loro animatori, degli strumenti del meccanismo della guerra inglese, e i partiti democratici le sfruttano col doppio intento di ricostruire sul territorio occupato un potenziale di guerra e di sviare dalla lotta di classe una minacciosa massa proletaria, gettandola nella fornace del conflitto’. (…) Contrariamente a quanto afferma Secchia però Prometeo non prende una posizione “”astensionista””, condannando in blocco i lavoratori che hanno dovuto guadagnare le montagne. Le masse che salgono sui monti non sono certamente formate esclusivamente da operai. Basti pensare, anche senza svolgere una indagine sociologica, che gli operai sono spesso esentati dal servizio di leva per le necessità della produzione bellica, mentre la maggior parte delle bande partigiane sono composte da renitenti alle leve fasciste.”” (pag 17)”,”ITAC-060″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Fortichiari, che nel corso del 1944 (sicuramente prima della svolta di Salerno) aveva perso i contatti con Il Lavoratore, dopo aver inoltrato domanda e dopo aver ricevuto in risposta soltanto silenzi, in luglio chiede nuovamente di poter rientrare nel partito. Negli incontri con Elio Vittorini, rappresentante del Centro comunista, egli manifesta ripetutamente le proprie intenzioni. Da una lettera di Pietro Secchia alla federazione di Milano si apprende che Fortichiari ha di nuovo chiesto per iscritto di essere riammesso, pur accennando di “”non condividere tutte le direttive del partito””. La direzione – afferma Secchia – non ha tuttavia alcuna intenzione di prendere in esame la sua richiesta: bisogna fargli sapere oralmente che non deve illudersi di poter rientrare senza “”aver fatto uno aperta e sincera autocritica delle sue posizioni politiche passate, senza aver sconfessato il sinistrismo e condannata l’ attività disgregatrice condotta in Italia nei confronti del movimento comunista””. Secchia aggiunge subito che molto probabilmente si tratta di una manovra entrista. Bruno Fortichiari dovrà attendere la fine della guerra per vedere esaudito ilsuo desiderio di rientrare nel PCI, nel quale però gli verranno affidate cariche marginali se confrontate con il suop passato di dirigente. Repossi, invece, non attende la fine della guerra: “”davanti alle tergiversazioni dei dirigenti, ansiosi di agire””, si iscrive al partito socialista””. (pag 217)”,”ITAC-062″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Molti – soprattutto i comunisti ufficiali – hanno descritto Bandiera Rossa come un’ organizzazione paratrotskista. In realtà, analogamente a Stella Rossa di Torino, si tratta essenzialmente di un gruppo che si richiama allo stalinismo e crede ancora di vedere nell’ URSS la rivoluzione d’ Ottobre. Anzi, l’ Unione Sovietica viene vista da questo movimento come la grande “”protettrice”” della rivoluzione mondiale. “”Il compito dell’ URSS – si legge nel primo numero del giornale – non può considerarsi concluso con la sconfitta nazista. Mentre sul proletariato europeo incombe il compito del superamento dello stato classista, all’ URSS incombe l’ obbligo della difesa del proletariato mondiale al tavolo della pace.”” E trotskista Bandiera Rossa non può assolutamente essere considerata perché essa non solo conosce e respinge fermamente le critiche rivolte all’ URSS da sinistra, ma le giudica addirittura come un modo “”infantile di concepire la politica””. (pag 147) “”Nello stesso numero di Bandiera Rossa, mentre si dà il benvenuto in Italia a Vishinsky (e riproducendo anche un suo discorso), si intravvede che cosa questo raggruppamento intenda per “”esperienze”” sovietiche. Il rappresentante russo viene presentato enfaticamente come “”il procuratore generale dell’ URSS al processo del centro terrorista trotskista-zinovievista””. (pag 147)”,”ITAC-063″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””La posizione che Bandiera Rossa adotta nei confronti del Partito d’ Azione è interessante poiché differisce notevolmente da quella degli altri partiti di sinistra. Basso vede nell’ intransigenza antimonarchica di questa nuova organizzazione dei ceti medi il tentativo di separare la responsabilità degli strati che essa rappresenta – e che costituiscono la base di massa del fascismo – dal fascismo stesso. Il Pd’A vuole scindere la colpa dell’ avvento del totalitarismo e scaricarla soltanto sulle spalle della borghesia, e non invece contro la borghesia nel suo complesso: Questo insistere del Partito d’ Azione sui motivi dell’ antifascismo, questo tentativo di polarizzare intorno all’ antifascismo tutte le forze vive e rivoluzionarie del paese (…), quel moralismo intransigente verso gli uomini del regime sono quindi in ultima analisi pretta demagogia (…)””. (pag 124)”,”ITAC-065″ “PEREGALLI Arturo”,”Antonio Gramsci, idealismo, produttivismo e nazione.”,”””Anche Onorato Damen, un militante della sinistra comunista ed ex parlamentare che aveva avuto modo di conoscere e di scontrarsi con Gramsci negli anni venti, non appena venne pubblicato nel 1948 il quaderno gramsciano su Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, sentì la necessità di intervenire nel dibattito per sottolineare come il pensiero di Gramsci andasse inserito nella tradizione idealistica premarxista. Secondo Damen la matrice della cultura filosofica di Gramsci “”non si trova nella affermazione della dialettica rivoluzionaria di Marx-Engels, ma in quelle correnti anti intellettualistiche e di reazione allo scientismo positivista che pur essendo sorte dopo Marx si riannodano per mille capi all’ idealismo pre marxista”” (pag 2-3) “”3. Con la fondazione del PCd’I (1921) Gramsci si allinea formalmente con le direttive marxiste rivoluzionarie, ma al fondo del suo pensiero persistono gli elementi del suo “”marxismo”” idealistico. Egli subisce, pur essendo d’accordo, la scissione di Livorno dai socialisti come un trauma. Bruno Fortichiari, membro del primo esecutivo del PCd’I, ha ricordato come, a Livorno, il dirigente sardo fosse “”perplesso””, e come egli partecipasse “”ad una conclusione che non combaciava in tutto con le sue particolari concezioni relative a quella fase del movimento proletario italiano””. Due anni dopo la fondazione del PCd’I Gramsci affermerà che la separazione dei socialisti era da considerarsi “”senza dubbio il più grande trionfo della reazione””. Come ha scritto Danilo Montaldi, “”egli crede nel PSI, non nel PCd’I (…)””””. (pag 7)”,”GRAS-040″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Con l’ anno nuovo, la Frazione presenta un’ attività più intensa e diffusa. Sezioni vengono aperte un po’ dappertutto al sud. Si sente anche la necessità di raccogliere in un opuscolo, intitolato Per la costituzione del vero partito comunista, le vedute generali del movimento. Lo scritto viene redatto da Renato Matteo Pistone e da Libero Villone, con il contributo da Amadeo Bordiga.”” (pag 58)”,”ITAC-066″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Caruso analizza infine la tattica utilizzata da Lenin durante il governo Kerensky, traendone la conclusione che il proletariato deve lottare per la democrazia solo quando essa ancora non esiste e non quando essa è gia stata instaurata: ‘Noi abbiamo il sacrosanto dovere di non collaborare con i partiti borghesi nei Comitati di Liberazione, perché in tal caso noi non faremmo che il loro gioco; faremmo servire le masse da piedistallo ai loro sfruttatori””. (pag 76)”,”ITAC-067″ “PEREGALLI Arturo”,”L’ altra resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia, 1943-1945.”,”””Il problema dell’ epurazione, molto sentito dalla base, è un argomento di discussione vivace al Congresso. Già sul primo numero del giornale un gruppo di operai della Navalmeccanica dava il senso delle aspettative dei lavoratori: Diciamo a tutti: se l’ epurazione deve assumere il ruolo di una farsa, noi la trasformeremo in una tragedia””. (pag 14)”,”ITAC-068″ “PEREGALLI Arturo”,”Simone Weil e lo stalinismo (1932-1933).”,”””Nell’ ottobre del 1933, in un celebre scritto che intendeva essere una risposta ad alcuni esponenti della sinistra antistalinista, Trotsky non perse l’ occasione per biasimare anche la Weil: “”Caduta nella disperazione per gli ‘infelici’ esperimenti della dittatura del proletariato, Simone Weil ha trovato conforto in una vecchia formula del liberalismo rinverdita da un’ esaltazione anarcoide a buon mercato! (…) E’ abbastanza logico che le sue nuove vedute abbiano trovato rifugio nel giornale che porta il titolo manifestamente ironico de La Revolution proletarienne””.”” (pag 13) “”Indubbiamente l’ elaborazione teorica di Simone Weil era stata accelerata dalle forti tensioni presenti nell’ ambiente sindacalista rivoluzionario, nel quale aveva iniziato a muovere i primi passi politici, e dall’ esistenza di un milieu di estrema sinistra che si era delimitato dal trotskismo. Nel 1933 la sua attenzione incominciò a rivolgersi sempre più verso La Critique Sociale di Souvarine, senza tuttavia abbandonare la collaborazione con La Revolution proletarienne. (pag 15) “”A questo riguardo il pensiero di Simone Weil fu senz’altro influenzato dalle tesi di Boris Souvarine e di Lucien Laurat. L’ idea che la burocrazia russa, in forza della proprietà statale, si fosse trasformata in una nuova classe dominante, era già stata avanzata dal primo nel 1927 sulle pagine della rivista da lui diretta, il Bulletin Communiste. Nell’ illustrare questa asserzione, Souvarine aveva sostenuto che lo strato burocratico viveva e si riproduceva appropriandosi di una parte del pluvalore prodotto dalla classe operaia nel processo industriale statale””. (pag 17)”,”FRAP-070″ “PEREGALLI Arturo SAGGIORO Sandro”,”Amadeo Bordiga. Gli anni oscuri (1926-1945). Con appendice documentaria.”,”””E’ proprio a Trotsky che, nel 1929, un altro illustre “”oppositore”” come Souvarine, sollecitato a legarsi attivamente all’ opposizione, aveva risposto che sarebbe sato “”già molto assicurare la continuità del nostro pensiero, delle nostre tradizioni, della nostra cultura, e passare ai giovani la fiaccola trasmessaci dai nostri maggiori””. Qualche anno più tardi, nel 1936, anche Bordiga avrebbe mostrato di condividere più o meno le stesse idee: “”bisogna appartarsi ed attendere… Attendere non per questa generazione, ma per quelle future””. In questo periodo emerge abbastanza lineare il concetto di partito che Bordiga aveva e che richiama direttamente quello di Marx: il partito non può esistere in un periodo controrivoluzionario. Per Bordiga l’ esistenza del partito dipende profondamente dal movimento reale, in quanto tramonta e muore con il movimento stesso. Sono le situazioni che portano alla formazione dell’ organizzazione rivoluzionaria. Per cui occorre aspettare che i tempi diano la possibilità della sua creazione.”” (pag 37)”,”BORD-059″ “PEREGALLI Arturo MINGARDO Mirella”,”Togliatti guardasigilli, 1945-1946.”,”””La funzione equilibratrice svolta dai comunisti nei confronti dell spinte proletarie, sarà rivendicata da Togliatti in sede di Assemblea Costituente, in un discorso di poco successivo al viaggio di De-Gasperi negli Stati Uniti. Il leader del PCI sottolineava, non senza ragioni, l’ importante ruolo d’ ordine svolto dal suo partito e dal sindacato fino a quel momento: “”(…) Ho fatto in proposito una ricerca: noi siamo il paese dove le organizzazioni operaie hanno firmato una tregua salariale, cioè un patto che è unico nella storia del movimento operaio, perché non si fissa un minimo ma un massimo di salario. (…)””.”” (pag 85)”,”PCIx-170″ “PEREGALLI Arturo”,”Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese.”,”””Dopo la ristrutturazione l’ esercito viene maggiormente impegnato nella rivoluzione culturale per “”ristabilire l’ ordine””. (…) In pratica Mao vuol dire che eliminati nell’ esercito gli ultimi elementi della linea nera questo può senz’altro intervenire nelle lotte senza pericoli di rotture interne che potrebbero rendere meno incisiva la repressione. L’ esercito interviene duramente ad Harbin, città operaia, il 23 gennaio e nello stesso giorno l’ intervento dell’ esercito è confermato in due documenti uno dei quali del CC che dichiara che i militari devono prendere in mano la situazione dove i proletari non avessero la forza di farlo. Dal 26 gennaio ai militari è affidato il controllo degli aeroporti e di tutta l’ aviazione. A Pechino per ristabilire la calma nelle fabbriche si giunge a farle occupare dall’ esercito. A Shanghai 250 drappelli occupano le fabbriche più importanti. Il 13 gennaio l’ esercito era già intervenuto nei sobborghi operai di Shanghai. Radio Beijing aveva annunciato l’ esistenza di violenti scontri per la conquista di alcuni edifici occupati da “”operai borghesi””. A Tientsin le fabbriche occupate dai militari sono circa duecento. “”Decine di morti, 500 dispersi il 26 gennaio a Shihhotze, dove un reggimento autonomo di artiglieria si serve di armi pesanti e di bombe a mano.”””” (pag 146-147)”,”CINx-203″ “PEREGALLI Arturo TACCHINARDI Riccardo, antologia critica a cura di; scritti di A. ROSENBERG S. WEIL GIKH A. CILIGA R.L. WORRALL R. DUNAYEVSKAYA G. MUNIS A. BORDIGA T. CLIFF C. CASTORIADIS D. NORMAN”,”L’URSS e la teoria del capitalismo di stato. Un dibattito dimenticato e rimosso (1932-1955).”,”‘In ricordo affettuoso e riconoscente di Arturo Peregalli (1948-2001) vero ideatore e promotore sostanziale di questa ricerca’ (in apertura) Cervetto (pag 10) tesi del 1957 e la restaurazione del concetto leninista di ‘sviluppo imperialistico’ che ingloba ma trascende lo sviluppo capitalistico-statale della Russia. Tra i vari ringraziamenti quelli a Emilio GIANNI, Luigi PISANI Sandro SAGGIORO Paolo CASCIOLA”,”ELCx-142″ “[PEREGALLI A.]”,”Scienza e politica in Amadeo Bordiga. Relazione per il Convegno di Milano del 24-25 Ottobre 2002.”,”Nota: Saggioro in ‘Quaderni Pietro Tresso’ 64,2008, ha scritto un testo con lo stesso titolo ‘Scienza e politica in Amadeo Bordiga’”,”BORD-106″ “PEREGALLI Arturo”,”Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia.”,”2° copia La fine ‘nazionalista’ del Comintern, i partiti comunisti nella bufera “”Sono circa 570 i comunisti e gli antifascisti tedeschi e austriaci emigrati in URSS, che Stalin consegna ai tedeschi a febbraio del 1940. Ma per valutare appieno l’importanza del numero, bisogna tener presente che la maggior parte dei quadri comunisti tedeschi era già stata eliminata in URSS all’epoca delle grandi purghe. Tra i prigionieri consegna si trovano i nomi di Hans Kiepenberger, un tempo responsabile dell’organizzazione militare; Friz Korichoner, uno dei fondatori del Partito comunista tedesco; Pfeiffer; ex-segretario del Partito a Berlino; Alexandre Weissberg; la moglie di Heinz Neumann, Margarethe Buber; l’austriaco Franz Koritschoner, fino ad allora detenuti in URSS””. (pag 83-84) Dopo la firma del patto Stalin fa ritirare dal biblioteche e librerie le opere antinaziste e antifasciste. Idem per i film e spettacoli teatrali. Lo stesso Trotsky non verrà più chiamato ‘spia nazista’ come avveniva fino al 1939 ma ‘spia internazionale e assassino’. (pag 86)”,”INTT-260″ “PEREGALLI Arturo”,”Il partito comunista internazionalista, 1942-1945.”,”La natura della guerra. “”Mentre gli altri gruppi della sinsitra come ‘Stella Rossa’, il ‘Lavoratore’ e ‘Bandiera Rossa’ di Lelio Basso propendono per la distinzione della lotta in corso tra una prima fase (antifascista) ed una seconda (anticapitalista), i comunisti internazionalisti sostengono la necessità della lotta contemporaneamente sui due fronti. O meglio, la difesa dai due fronti, visto che il proletariato si trova per il momento in condizioni di estrema inferiorità rispetto a questi due schieramenti”” (pag 5)”,”ITAC-127″ “PEREGALLI Arturo TACCHINARDI Riccardo”,”L’URSS e i teorici del capitalismo di stato.”,”Arturo Peregalli si interessa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano. Ha pubblicato Introduzione alla storia della Cina, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia. Riccardo Tacchinardi si è occupato e si occupa di letteratura. Ha pubblicato Per una lettura storica dell’Ettore Fieramosca, Solaria, Il Baretti, La ronda, Il convegno: schermaglie intellettuali e letterarie tra riviste degli anni ’20, Per una storia degli intellettuali rivoluzionari in Italia, Carlo Bini e il Manoscritto di un prigioniero, Piccola borghesia, intellettuali italiani e politica culturale del PCd’I, Si sta occupando di storia dell’editoria milanese dell’800. Il libro ripercorre le tappe dell’analisi della natura sociale russa postrivoluzionaria e cerca di individuare gli elementi di fondo che determinano e spiegano anche la sua evoluzione successiva. Sapronov (Sopronov) pag 38″,”TROS-004-FL” “PEREGALLI Arturo”,”Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime.”,”Arturo Peregalli si occupa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano ed ha redatto varie voci per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza. Ha pubblicato: Introduzione alla storia della Cina, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia. L’URSS e i teorici del capitalismo di stato (con R. Tacchinardi). L’altra Resistenza, Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, Il declino dell’URSS (con P. Giussani). Fa parte della direzione di ‘Laboratorio storico’.”,”RUSS-008-FL” “PEREGALLI Arturo e altri”,”[Bibliografia degli scritti di Arturo Peregalli e e Raccolta di scritti in suo ricordo]”,” Arturo Peregalli nato il primo febbraio 1948 a Rogolo, in provincia di Sondrio, da genitori operai. Trasferitosi nel ’66 con la famiglia a Milano, studente nelle scuole serali per lavoratori, inizia la sua attività nella Federazione giovanile comunista e quindi nelle piccole formazioni della sinistra comunista di ispirazione bordighista. Diplomatosi ragioniere alle scuole serali è assunto alla Biblioteca nazionale braidense, dove lavorerà per trent’anni. L’interesse per la storia delle dissidenze comuniste lo porta allo studio di aspetti mai indagati e sepolti nelle “”vulgate”” delle interpretazioni vincenti. Nel ’76 pubblica Introduzione allo studio della Cina (Ceidem, Pistoia). La valutazione della natura borghese del maoismo e della Repubblica popolare cinese lo pone in totale controtendenza rispetto ad ogni “”vulgate”” presente nella sinistra, storica e nuova. Eguale l’anticonformismo del suo secondo lavoro Il comunismo di sinistra e Gramsci (Bari, Dedalo, 1978), in cui, attraverso scritti dei comunisti di sinistra (soprattutto Bordiga) viene ridimensionato il ruolo di Gramsci, considerato portatore di una concezione idealista nella politica e nel pensiero marxista. Seguono altri lavori, sul patto Hitler-Stalin nel ’39, sul capitalismo di stato in URSS, ma il suo interesse si concentra prevalentemente sulla figura di Amadeo Bordiga, sulla sinistra che a lui, anche se in modo contraddittorio e con numerose divisioni, fa capo. Per la Graphos di Genova pubblica nel ’91 un testo che gli dà una certa notorietà L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra, 1943-1945, studio sulle eresie di sinistra sconosciute nella loro evoluzione e nel ’93 Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime. Da allora, la partecipazione a convegni e a lavori collettivi su questi temi, l’attento impegno per la ricostruzione, difficilissima, della bibliografia del rivoluzionario napoletano, numerosi testi, sempre per case editrici, “”di nicchia””, il maggiore dei quali è senza dubbio Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri. 1926-1945, primo tassello della prevista ricostruzione dell’intera storia della sinistra internazionalista (bordighista), possibile anche per la nascita della Fondazione Bordiga e per l’utilizzo dell ‘archivio, da decenni inutilizzato, esistente presso la villa di Formia, non più abitata dopo la morte della vedova, Antonietta, del comunista napoletano. Dal 1998 un tumore colpisce Peregalli e limita il suo lavoro che però continua, con fasi alterne, sino alla morte, nel giugno 2001. indice del volume Presentazione Capitolo quinto – Grecia: Aghis Stinas e l’Unione Comunista Internazionalista Gli anni Trenta Il patto Hitler-Stalin La guerra tra Grecia e Italia I dibattiti ad Acronafplia Ostaggi e tedeschi Evasione e ricostruzione del gruppo Dalla ripresa delle lotte spontanee alla resistenza organizzata L’UCI e la resistenza Le speranze dell’autunno 1943 Dicembre 1944 La strage dei rivoluzionari Dopo Varkiza L’UCI e la IV Internazionale Appendice In memoria di Arturo Bibliografia di Arturo Peregalli (1970-2001)”,”ITAC-148″ “PEREGALLI Arturo; BALLERONI Aldo”,”L’Opposition de Gauche en Italie pendant la période de la Résistance (Peregalli); Le trotskysme en Italie pendant la guerre (Balleroni).”,”Il Pci staliniano in tempo di guerra non contava più di 5000 militanti e ranghi poco omogenei (pag 62) Sigle: Partito comunista integrale meglio conosciuto come Stella Rossa, Gruppo Lavoratore, Movimento comunista d’Italia, Centro Marxista d’Italia, Noi Nuova Opposizione Italiana, CNP, Partito Operaio Comunista POC”,”MITC-142″ “PEREGALLI Arturo”,”L’altra resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-45.”,”””Non mostrarci la mèta senza la via Ché mezzi e fini sulla terra sono così frammisti, Che a mutarne uno si cambia anche l’altro; Ogni sentiero diverso fa intravedere altre mète”” F. Lassalle, Franz von Sickingen (in apertura) Arturo Peregalli è nato a Rogolo (Sondrio) nel 1948. È impiegato presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Ha pubblicato nel 1976 il volume Introduzione alla storia della Cina (Ed. Ceidem). Ha svolto una ricerca sui movimenti nella Resistenza. All’interno del capitolo dedicato a ‘Il partito comunista internazionalista – ‘Prometeo’ (pag 155-) si ricordano i militanti e/o le vittime (Mario Acquaviva, Vasco Rivolti, Attilio Formenti, Voltolina, Mauro Stefanini, Gigi Danielis, Tullio Lecci, Quinto Perona, operaio di Torino morto a Mathausen, Mantovani, Giuseppe Biscuola, ucciso a Genova dai fascisti nelle fucilazioni del febbraio 1945, Cappellini, Bergomi, Porta, lavoratori della Breda e della Falck, Sparaco Ferradini fucilato a Genova dai fascisti il 24 aprile 1945, Angelo Garotta, Antonio Graziano, Gilodi ecc. ‘E’ impossibile sapere se un forte movimento rivoluzionario scoppierà in seguito alla 1° o 2° guerra imperialista’ “”L’insegnamento di Lenin del 1914, al quale gli internazionalisti riferiscono sempre la loro posizione, preconizzava la trasformazione della guerra mondiale in guerra civile e prevedeva l’unità del proletariato mondiale contro, in primo luogo, la borghesia del proprio paese. Il richiamo è dunque direttamente al dirigente russo il quale durante la prima guerra aveva gettato paradossalmente le fondamenta strategiche anche per il conflitto successivo se il primo non si fosse risolto con una rivoluzione. «E’ impossibile sapere – aveva infatti scritto Lenin nell’agosto del 1915 in un testo che era stato ristampato in opuscolo dal PCI nel 1931, ma sul quale i dirigenti comunisti avevano ben presto steso l’oblio – se un forte movimento rivoluzionario scoppierà in seguito alla prima o alla seconda guerra imperialista fra le grandi potenze, durante o dopo di essa, ma in ogni caso è nostro preciso dovere lavorare sistematicamente e con perseveranza proprio in questa direzione» (42). La fraternizzazione dei lavoratori al di sopra di tutte le frontiere che deriva da questa impostazione non è da considerarsi un avvenimento al di fuori di qualsiasi possibilità. I grandi scioperi degli operai italiani iniziati nel marzo 1943, e continuati per tutto il conflitto, hanno dimostrato sufficientemente quale carica contro la guerra fosse presente tra le masse della nostra penisola. Ma anche fra i proletari tedeschi era senz’altro possibile un’azione di fraternizzazione. Bisogna innanzitutto considerare che a causa delle necessità belliche del nazismo la percentuale di classe operaia sotto le armi era molto maggiore in Germania che in qualsiasi altro paese. Quindi vi sarebbe stata una maggiore possibilità di agire all’interno della Wehrmacht in funzione della fraternizzazione e del disfattismo. Invece la politica seguita dai partiti di sinistra propendeva, fondamentalmente, per la “”caccia al tedesco””, senza distinguere la classe sociale a cui questo “”tedesco”” apparteneva. Le continue diserzioni dei militari tedeschi dopo l’8 settembre sono ormai note, e per comprendere con quale “”entusiasmo”” la classe operaia tedesca combatteva la guerra nazista basti pensare al fatto che dopo il 25 luglio 1943 «quando, pochi giorno dopo il colpo di stato, si sparse la notizia che Hitler si era ucciso, vi furono impressionanti manifestazioni di gioia da parte dei militari tedeschi che in diverse città fraternizzarono con i nostri soldati. Subito dopo cominciò l’afflusso in Italia di SS e di reparti speciali per ‘rafforzare il morale delle truppe’» (43)”” [(42) Lenin, ‘Il socialismo e la guerra’, Bruxelles, Edizioni di Cultura sociale, 1932, reprint Savelli, 1971, p. 27. L’opuscolo di Lenin è stato scritto nel 1915; (43) Giaime Pintor, ‘Il colpo di stato del 25 luglio’, in ‘Il sangue d’Europa’, Torino, Einaudi, 1965, p. 165] (pag 165-166) Bibliografia scritti di A. Peregalli: 1. SCRITTI DI ARTURO PEREGALLI (1970-2001) http://www.left-dis.nl/f/biblartu.htm 1. H. Leman, “”Introduzione”” a Karl Marx, Scorpione e Felice, La Piramide, Milano 1970, pp. 11-21 2. Articoli apparsi su Iniziativa comunista-Livorno ’21: – A.P., “”Crisi o non Crisi?””, n. 3, luglio 1972 – A.P., “”Il centro sinistra e l’opposizione””, n. 4, settembre 1972 – Leman, “”La pace nel Vietnam””, n. 8, febbraio 1973 – Leman, “”Gruppi: Il Manifesto””, n. 9, aprile 1973 – Leman, “”Stalinismo duro a morire””, n. 10, giugno 1973 – A.P., “”Lenin – Teoria e revisionismo (1)””, ivi – A.P., “”Lenin – Teoria e prassi (2)””, n. 11, luglio-agosto 1973 – A.P., “”Cina. Il fascino discreto della borghesia””, n. 14, dicembre 1973 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 20, ottobre 1974 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 22, gennaio 1975 – Leman, “”La fine della guerra d’Indocina””, n. 25, giugno 1975 – Leman, “”La natura della seconda guerra mondiale””, ivi – Leman, “”L’arretramento dell’imperialismo russo””, n. 27, settembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (1)””, n. 28, ottobre-novembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (2)””, n. 29, dicembre1975 – Leman, “”Dove va la Cina (3)””, n. 30, gennaio-febbraio 1976 – Leman, “”Vietnam: un anno dopo””, n. 32, maggio 1976 – Leman, “”L’eurocomunismo””, n. 34, luglio-agosto 1976 – A.P., “”URSS: capitalismo o collettivismo burocratico?””, n. 36, novembre-dicembre 1976 – A.P., “”Libri: Montaldi, Saggio sulla politica comunista””, n. 38, marzo 1977 [recensione] – A.P:, “”La seconda morte di A. Gramsci””, n. 39, aprile-maggio 1977 – Leman, “”Il PCI e la critica all’URSS””, n. 41, agosto 1977 – a.p., “”L’avanguardia politica contro il terrorismo””, n. 47, aprile-maggio 1978 – a.p., “”Archivio del movimento operaio””, n. 56, giugno 1981 3. Arturo Peregalli, Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese, Ceidem, Roma 1976 4. Arturo Peregalli (a cura di), “”Introduzione”” a AA.VV., Il comunismo di sinistra e Gramsci, Dedalo, Bari 1978, pp. 5-31 5. Arturo Peregalli, “”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965)””, Classe, n. 17, giugno 1980, pp. 140-149 [ripubblicato parzialmente in Luciano Raimondi, Una passione civile, edito in proprio, Milano, maggio 1997, e sotto il titolo “”La storia di ‘Azione Comunista’. Un giornale rivoluzionario nell’Italia del boom economico””, L’Internazionale, a. II, n. 8-9, luglio-agosto 1999] 6. Arturo Peregalli, L’altra Resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <7>, sotto il titolo L’altra Resistenza] 7. Arturo Peregalli, Il PCI e le opposizioni di sinistra nel Mezzogiorno 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <6>, sotto il titolo L’altra Resistenza] 8. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Paul Lafargue, Origine ed evoluzione della proprietà, Unicopli, Milano 1983, pp. 27-40 9. Dino Erba-Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Alberto Giasanti (a cura di), Rivoluzione e reazione. Lo stato tardo-capitalistico nell’analisi della sinistra comunista, Giuffrè, Milano 1983, pp. 1-29 10. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. IV, La Pietra-Walk Over, Milano 1984: – Neruda, Pablo (p. 105) – Nixon, Richard Milhous (pp. 132-133) – NKVD (pp. 135-139) – Nobile, Umberto (pp, 139-140) – Occupazione delle terre (pp. 198-200) – Orwell, Gorge (pp. 300-301) – Pakistan (pp. 362-365) – Pankhurst, Estelle Sylvia (pp. 387-388) – Pannekoek, Anton (pp. 389-390) – Pappalardi, Michelangelo (p. 401) – Perrone, Ottorino (p. 517) – POUM (p. 741) – Problemi del lavoro, I [rivista] (pp. 771-772) – Processi di Mosca (pp. 784-785) – Prometeo (1928-1938) [rivista] (pp. 797-798) – Prometeo (1943-1945) [rivista] (pp. 798-799) Nota bene: le tre voci non firmate – Orwell, Gorge; POUM; Processi di Mosca – sono attribuite ad Arturo Peregalli dall’””Indice generale dei collaboratori e delle voci da ciascuno firmate”” inserito in appendice al VI volume dell’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, La Pietra-Walk Over, Milano 1989, p. 698. 11. Arturo Peregalli, “”Storia della sinistra Comunista. Dal II al III Congresso dell’Internazionale Comunista. Settembre 1920-giugno 1921, vol. III”” [recensione], Studi e Documenti, n. 4, agosto 1986, pp. 100-101 12. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Il socialismo di sinistra a Milano tra pace e guerra: 1912-1917″”, Storia in Lombardia, n. 2, 1986, pp. 69-93 [ripubblicato in Laboratorio Storico, n. 1, maggio-agosto 1992, pp. 81-102] 13. Arturo Peregalli, “”L’altra Resistenza. La dissidenza di sinistra durante la RSI””, Studi Bresciani, n. 1, 1986, pp. 31-38 14. MCd’I – Bandiera Rossa, Immagini del Presente, Roma, maggio 1986 [edizione in opuscolo ciclostilato di un capitolo tratto dalla stesura originaria de L’altra Resistenza] 15. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L’URSS e i teorici del capitalismo di stato, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1986 [successivamente riveduto e ripubblicato in volume ] 16. Arturo Peregalli, La natura della guerra mondiale e dissidenza di sinistra, Relazione presentata al Convegno L’””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica, Sala Le Leopoldine, Piazza Tasso, Firenze, 15 marzo 1987 [dattiloscritto inedito] 17. Arturo Peregalli, L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia 1943-1945, pubblicazione in fascicoli: – Fascicolo 1: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 2, giugno 1987, pp. 1-36 – Fascicolo 2: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 4, settembre 1987, pp. 37-72 – Fascicolo 3: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 5, novembre 1987, pp. 73-108 – Fascicolo 4: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 8, ottobre 1988, pp. 109-144 – Fascicolo 5: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 10, dicembre 1988, pp. 145-180 – Fascicolo 6: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 16, giugno 1989, pp. 181-216 – Fascicolo 7: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 21, aprile 1991, pp. 217-240 + I-VIII 18. Arturo Peregalli, «???????: ??????????, ?????????????? ??? ?????», ????????, n. 17-18, estate-autunno 1987, pp. 51-62 [versione italiana riveduta e corretta: Antonio Gramsci. Idealismo, produttivismo e nazione, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 7, agosto 1988] 19. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. V, La Pietra-Walk Over, Milano 1987: – Radek, Karl Bernhardovic (p. 5) – Repossi, Luigi (pp. 90-91) – Rizzi, Bruno (pp. 204-205) – Senise, Carmine (pp. 474-475) – Serrata (pp. 481-482) – Siberia (pp. 512-513) – Sionismo (pp. 542-544) – Sorel, Georges (pp. 596) – Il Soviet [giornale] (pp. 598-599) – Statuto albertino (pp. 692-693) – Stella Rossa, Movimento (pp. 698-699) – Suffragio universale (p. 730) 20. Arturo Peregalli, “”L’URSS nella crisi: alle radici della perestrojka””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 63-68 21. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Accumulazione e crisi nel ciclo postbellico””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 18-44 22. Voci redatte – sotto la firma A.P. – per Il Sessantotto. La stagione dei movimenti (1960-1979) [a cura della redazione di Materiali per una Nuova Sinistra], Edizioni Associate, Roma 1988: – Corrente Comunista Internazionale (pp. 175-176) – Lotta Comunista (pp. 210-212) – Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (pp. 245-247) – Partito Comunista Internazionalista (Programma Comunista) (pp. 247-249) – Partito Comunista Internazionalista (Rivoluzione Comunista) (p. 249) 23. Arturo Peregalli, Il Patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia, Erre Emme, Roma 1989 24. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l’Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. VI, La Pietra-Walk Over, Milano 1989: – Tarsia, Ludovico (pp. 24-25) – Taylorismo (pp. 32-33) – Trotzkij Leone (pp. 167-170) – Trotzkismo (pp. 170-172) – Trust (pp. 173-174) – Tuntar, Giuseppe (pp. 177-178) – Utopia [rivista] (p. 263) – Zdanov, Andrei Aleksandrovic (p. 452) – Zimmerwald, Conferenza di (pp. 457-458) 25. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L’URSS e i teorici del capitalismo di stato, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1990 [già pubblicato in forma leggermente diversa in un volumi riprodotto xerograficamente ] 26. Arturo Peregalli, Il Partito Comunista Internazionalista 1942-1945, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 17, febbraio 1990 [si tratta del capitolo conclusivo dell’edizione in fascicoli de L’altra Resistenza ] 27. L’altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, Graphos, Genova 1991 [già pubblicato in forma diversa in due volumi riprodotti xerograficamente e successivamente in fascicoli ] 28. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Karl Marx-Friedrich Engels, Romanzi e poesie, Erre Emme, Roma 1991, pp. 7-27 [versione ampliata di <1>] 29. Arturo Peregalli, “”Dal PCI alla quercia””, Meditime, n. 20, 30 maggio 1991 30. Paolo Giussani-Arturo Peregalli, Il declino dell’URSS. Saggi sul collasso economico sovietico, Graphos, Genova 1991 31. Arturo Peregalli, relazione presentata al Dibattito su Danilo Montaldi, Convegno organizzato presso il Centro Sociale Scaldasole, Milano, 1° febbraio 1992 [dattiloscritto inedito] 32. Arturo Peregalli, Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime, Graphos, Genova 1993 33. Arturo Peregalli, “”Prefazione”” a Christian Riechers, Gramsci e le ideologie del suo tempo, Graphos, Genova 1993, pp. 7-9 34. Arturo Peregalli, “”La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza””, in AA.VV., Conoscere la Resistenza, Unicopli, Milano 1994, pp. 61-76 35. Arturo Peregalli, “”The Left Wing Opposition in Italy During the Period of Resistance””, Revolutionary History, vol. 5, n. 4, primavera 1995, pp. 123-158 [traduzione francese non integrale: “”L’opposition de gauche en Italie pendant la période de la Résistance””, Cahiers Léon Trotsky, n. 64, novembre 1998, pp. 61-100] 36. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro (a cura di), Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia, Colibrì, Paderno Dugnano 1995 37. Arturo Peregalli, Simone Weil e lo stalinismo (1932-1933), Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 37, novembre 1995 38. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. Gli anni oscuri (1926-1945), Quaderni Pietro Tresso, n. 3, gennaio 1997 [ripubblicato in forma riassuntiva a firma del solo A. Peregalli in Luigi Cortesi (a cura di), Amadeo Bordiga nella storia del comunismo, ESI, Napoli 1999, pp. 247-280] 39. Arturo Peregalli, “”Il silenzio e la complicità dei nemici del Reich””, Giano, n. 24, settembre-dicembre 1996, pp. 101-106 [versione non integrale dell’articolo di A. Peregalli, “”Tragicamente soli! La questione ebraica nella seconda guerra mondiale””] 40. Arturo Peregalli, “”L’URSS, puniti i contadini””, L’Indipendente, 28 gennaio 1998 41. Arturo Peregalli, “”Stalin, spietato epuratore della rivoluzione sovietica””, L’Indipendente, 18 febbraio 1998 42. Arturo Peregalli-Mirella Mingardo, Togliatti guardasigilli 1945-1946, Colibrì, Paderno Dugnano 1998 43. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri (1926-1945), Colibrì, Paderno Dugnano 1998 44. Arturo Peregalli, PCI 1946-1970 Donna, famiglia, morale sessuale, Quaderni Pietro Tresso, n. 27, gennaio-febbraio 2001 2. SCRITTI DI ARTURO PEREGALLI (1970-2001) http://www.pugliantagonista.it/ARTURO%20PEREGALLI.htm 1. H. Leman, “”Introduzione”” a Karl Marx, Scorpione e Felice, La Piramide, Milano 1970, pp. 11-21 2. Articoli apparsi su Iniziativa comunista-Livorno ´21: – A.P., “”Crisi o non Crisi?””, n. 3, luglio 1972 – A.P., “”Il centro sinistra e l´opposizione””, n. 4, settembre 1972 – Leman, “”La pace nel Vietnam””, n. 8, febbraio 1973 – Leman, “”Gruppi: Il Manifesto””, n. 9, aprile 1973 – Leman, “”Stalinismo duro a morire””, n. 10, giugno 1973 – A.P., “”Lenin – Teoria e revisionismo (1)””, ivi – A.P., “”Lenin – Teoria e prassi (2)””, n. 11, luglio-agosto 1973 – A.P., “”Cina. Il fascino discreto della borghesia””, n. 14, dicembre 1973 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 20, ottobre 1974 – A.P., “”Il marxismo e i rapporti di produzione in Cina””, n. 22, gennaio 1975 – Leman, “”La fine della guerra d´Indocina””, n. 25, giugno 1975 – Leman, “”La natura della seconda guerra mondiale””, ivi – Leman, “”L´arretramento dell´imperialismo russo””, n. 27, settembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (1)””, n. 28, ottobre-novembre 1975 – Leman, “”Dove va la Cina (2)””, n. 29, dicembre1975 – Leman, “”Dove va la Cina (3)””, n. 30, gennaio-febbraio 1976 – Leman, “”Vietnam: un anno dopo””, n. 32, maggio 1976 – Leman, “”L´eurocomunismo””, n. 34, luglio-agosto 1976 – A.P., “”URSS: capitalismo o collettivismo burocratico?””, n. 36, novembre-dicembre 1976 – A.P., “”Libri: Montaldi, Saggio sulla politica comunista””, n. 38, marzo 1977 [recensione] – A.P:, “”La seconda morte di A. Gramsci””, n. 39, aprile-maggio 1977 – Leman, “”Il PCI e la critica all´URSS””, n. 41, agosto 1977 – a.p., “”L´avanguardia politica contro il terrorismo””, n. 47, aprile-maggio 1978 – a.p., “”Archivio del movimento operaio””, n. 56, giugno 1981 3. Arturo Peregalli, Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese, Ceidem, Roma 1976 4. Arturo Peregalli (a cura di), “”Introduzione”” a AA.VV., Il comunismo di sinistra e Gramsci, Dedalo, Bari 1978, pp. 5-31 5. Arturo Peregalli, “”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965)””, Classe, n. 17, giugno 1980, pp. 140-149 [ripubblicato parzialmente in Luciano Raimondi, Una passione civile, edito in proprio, Milano, maggio 1997, e sotto il titolo “”La storia di `Azione Comunista´. Un giornale rivoluzionario nell´Italia del boom economico””, L´Internazionale, a. II, n. 8-9, luglio-agosto 1999] 6. Arturo Peregalli, L´altra Resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <7>, sotto il titolo L´altra Resistenza] 7. Arturo Peregalli, Il PCI e le opposizioni di sinistra nel Mezzogiorno 1943-1945, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1982 [successivamente riveduto e ripubblicato in fascicoli , e poi raccolto in volume , insieme a <6>, sotto il titolo L´altra Resistenza] 8. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Paul Lafargue, Origine ed evoluzione della proprietà, Unicopli, Milano 1983, pp. 27-40 9. Dino Erba-Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Alberto Giasanti (a cura di), Rivoluzione e reazione. Lo stato tardo-capitalistico nell´analisi della sinistra comunista, Giuffrè, Milano 1983, pp. 1-29 10. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, vol. IV, La Pietra-Walk Over, Milano 1984: – Neruda, Pablo (p. 105) – Nixon, Richard Milhous (pp. 132-133) – NKVD (pp. 135-139) – Nobile, Umberto (pp, 139-140) – Occupazione delle terre (pp. 198-200) – Orwell, Gorge (pp. 300-301) – Pakistan (pp. 362-365) – Pankhurst, Estelle Sylvia (pp. 387-388) – Pannekoek, Anton (pp. 389-390) – Pappalardi, Michelangelo (p. 401) – Perrone, Ottorino (p. 517) – POUM (p. 741) – Problemi del lavoro, I [rivista] (pp. 771-772) – Processi di Mosca (pp. 784-785) – Prometeo (1928-1938) [rivista] (pp. 797-798) – Prometeo (1943-1945) [rivista] (pp. 798-799) Nota bene: le tre voci non firmate – Orwell, Gorge; POUM; Processi di Mosca – sono attribuite ad Arturo Peregalli dall´””Indice generale dei collaboratori e delle voci da ciascuno firmate”” inserito in appendice al VI volume dell´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, La Pietra-Walk Over, Milano 1989, p. 698. 11. Arturo Peregalli, “”Storia della sinistra Comunista. Dal II al III Congresso dell´Internazionale Comunista. Settembre 1920-giugno 1921, vol. III”” [recensione], Studi e Documenti, n. 4, agosto 1986, pp. 100-101 12. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Il socialismo di sinistra a Milano tra pace e guerra: 1912-1917″”, Storia in Lombardia, n. 2, 1986, pp. 69-93 [ripubblicato in Laboratorio Storico, n. 1, maggio-agosto 1992, pp. 81-102] 13. Arturo Peregalli, “”L´altra Resistenza. La dissidenza di sinistra durante la RSI””, Studi Bresciani, n. 1, 1986, pp. 31-38 14. MCd´I – Bandiera Rossa, Immagini del Presente, Roma, maggio 1986 [edizione in opuscolo ciclostilato di un capitolo tratto dalla stesura originaria de L´altra Resistenza] 15. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L´URSS e i teorici del capitalismo di stato, Riproduzione xerografica rilegata a tiratura limitata, Milano 1986 [successivamente riveduto e ripubblicato in volume ] 16. Arturo Peregalli, La natura della guerra mondiale e dissidenza di sinistra, Relazione presentata al Convegno L´””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica, Sala Le Leopoldine, Piazza Tasso, Firenze, 15 marzo 1987 [dattiloscritto inedito] 17. Arturo Peregalli, L´altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra in Italia 1943-1945, pubblicazione in fascicoli: – Fascicolo 1: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 2, giugno 1987, pp. 1-36 – Fascicolo 2: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 4, settembre 1987, pp. 37-72 – Fascicolo 3: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 5, novembre 1987, pp. 73-108 – Fascicolo 4: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 8, ottobre 1988, pp. 109-144 – Fascicolo 5: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 10, dicembre 1988, pp. 145-180 – Fascicolo 6: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 16, giugno 1989, pp. 181-216 – Fascicolo 7: Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 21, aprile 1991, pp. 217-240 + I-VIII 18. Arturo Peregalli, «???????: ??????????, ?????????????? ??? ?????», ????????, n. 17-18, estate-autunno 1987, pp. 51-62 [versione italiana riveduta e corretta: Antonio Gramsci. Idealismo, produttivismo e nazione, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 7, agosto 1988] 19. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, vol. V, La Pietra-Walk Over, Milano 1987: – Radek, Karl Bernhardovic (p. 5) – Repossi, Luigi (pp. 90-91) – Rizzi, Bruno (pp. 204-205) – Senise, Carmine (pp. 474-475) – Serrata (pp. 481-482) – Siberia (pp. 512-513) – Sionismo (pp. 542-544) – Sorel, Georges (pp. 596) – Il Soviet [giornale] (pp. 598-599) – Statuto albertino (pp. 692-693) – Stella Rossa, Movimento (pp. 698-699) – Suffragio universale (p. 730) 20. Arturo Peregalli, “”L´URSS nella crisi: alle radici della perestrojka””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 63-68 21. Mirella Mingardo-Arturo Peregalli, “”Accumulazione e crisi nel ciclo postbellico””, Contradizione, n. 1, 1988, pp. 18-44 22. Voci redatte – sotto la firma A.P. – per Il Sessantotto. La stagione dei movimenti (1960-1979) [a cura della redazione di Materiali per una Nuova Sinistra], Edizioni Associate, Roma 1988: – Corrente Comunista Internazionale (pp. 175-176) – Lotta Comunista (pp. 210-212) – Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista) (pp. 245-247) – Partito Comunista Internazionalista (Programma Comunista) (pp. 247-249) – Partito Comunista Internazionalista (Rivoluzione Comunista) (p. 249) 23. Arturo Peregalli, Il Patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia, Erre Emme, Roma 1989 24. Voci redatte – sotto la firma A. Per. – per l´Enciclopedia dell´antifascismo e della Resistenza, vol. VI, La Pietra-Walk Over, Milano 1989: – Tarsia, Ludovico (pp. 24-25) – Taylorismo (pp. 32-33) – Trotzkij Leone (pp. 167-170) – Trotzkismo (pp. 170-172) – Trust (pp. 173-174) – Tuntar, Giuseppe (pp. 177-178) – Utopia [rivista] (p. 263) – Zdanov, Andrei Aleksandrovic (p. 452) – Zimmerwald, Conferenza di (pp. 457-458) 25. Riccardo Tacchinardi-Arturo Peregalli, L´URSS e i teorici del capitalismo di stato, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1990 [già pubblicato in forma leggermente diversa in un volumi riprodotto xerograficamente ] 26. Arturo Peregalli, Il Partito Comunista Internazionalista 1942-1945, Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 17, febbraio 1990 [si tratta del capitolo conclusivo dell´edizione in fascicoli de L´altra Resistenza ] 27. L´altra Resistenza. Il PCI e le opposizioni di sinistra 1943-1945, Graphos, Genova 1991 [già pubblicato in forma diversa in due volumi riprodotti xerograficamente e successivamente in fascicoli ] 28. Arturo Peregalli, “”Introduzione”” a Karl Marx-Friedrich Engels, Romanzi e poesie, Erre Emme, Roma 1991, pp. 7-27 [versione ampliata di <1>] 29. Arturo Peregalli, “”Dal PCI alla quercia””, Meditime, n. 20, 30 maggio 1991 30. Paolo Giussani-Arturo Peregalli, Il declino dell´URSS. Saggi sul collasso economico sovietico, Graphos, Genova 1991 31. Arturo Peregalli, relazione presentata al Dibattito su Danilo Montaldi, Convegno organizzato presso il Centro Sociale Scaldasole, Milano, 1° febbraio 1992 [dattiloscritto inedito] 32. Arturo Peregalli, Stalinismo. Nascita e affermazione di un regime, Graphos, Genova 1993 33. Arturo Peregalli, “”Prefazione”” a Christian Riechers, Gramsci e le ideologie del suo tempo, Graphos, Genova 1993, pp. 7-9 34. Arturo Peregalli, “”La sinistra dissidente in Italia nel periodo della Resistenza””, in AA.VV., Conoscere la Resistenza, Unicopli, Milano 1994, pp. 61-76 35. Arturo Peregalli, “”The Left Wing Opposition in Italy During the Period of Resistance””, Revolutionary History, vol. 5, n. 4, primavera 1995, pp. 123-158 [traduzione francese non integrale: “”L´opposition de gauche en Italie pendant la période de la Résistance””, Cahiers Léon Trotsky, n. 64, novembre 1998, pp. 61-100] 36. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro (a cura di), Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia, Colibrì, Paderno Dugnano 1995 37. Arturo Peregalli, Simone Weil e lo stalinismo (1932-1933), Quaderni del Centro Studi Pietro Tresso, Serie: “”Studi e ricerche””, n. 37, novembre 1995 38. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. Gli anni oscuri (1926-1945), Quaderni Pietro Tresso, n. 3, gennaio 1997 [ripubblicato in forma riassuntiva a firma del solo A. Peregalli in Luigi Cortesi (a cura di), Amadeo Bordiga nella storia del comunismo, ESI, Napoli 1999, pp. 247-280] 39. Arturo Peregalli, “”Il silenzio e la complicità dei nemici del Reich””, Giano, n. 24, settembre-dicembre 1996, pp. 101-106 [versione non integrale dell´articolo di A. Peregalli, “”Tragicamente soli! La questione ebraica nella seconda guerra mondiale””] 40. Arturo Peregalli, “”L´URSS, puniti i contadini””, L´Indipendente, 28 gennaio 1998 41. Arturo Peregalli, “”Stalin, spietato epuratore della rivoluzione sovietica””, L´Indipendente, 18 febbraio 1998 42. Arturo Peregalli-Mirella Mingardo, Togliatti guardasigilli 1945-1946, Colibrì, Paderno Dugnano 1998 43. Arturo Peregalli-Sandro Saggioro, Amadeo Bordiga. La sconfitta e gli anni oscuri (1926-1945), Colibrì, Paderno Dugnano 1998 44. Arturo Peregalli, PCI 1946-1970 Donna, famiglia, morale sessuale, Quaderni Pietro Tresso, n. 27, gennaio-febbraio 2001″,”ITAR-284″ “PEREGALLI Arturo”,”La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra (1987).”,”””Il lavoro inedito che pubblichiamo è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al Convegno su ‘L'””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica’, svoltosi a Firenze, nella sala “”Le Leopoldine””, in Piazza T. Tasso, il 15 marzo 1987. Il dattiloscritto originale conservato in fotocopia negli archivi di Paolo Casciola consta di 15 pagine, non è firmato né datato, e reca il titolo ‘La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra’. Notizie biografiche su Arturo Peregalli (1948-2011) si possono trovare nello scritto: ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’, a cura di Paolo Casciola e Sandro Saggioro, Quaderni Pietro Tresso, n. 31 settembre-ottobre 2001 “”A mio avviso, per giudicare la natura della guerra e delle azioni politiche conseguenti, occorre prima di tutto riallacciarsi a quanto aveva affermato Lenin nel 1915, e cioè al fatto che, dal 1871 in poi, le guerre sul continente europeo non avevano alcunché di progressivo. Esse non erano altro che degli scontri armati per la difesa degli interessi del capitale dei vari gruppi concorrenti per la conquista, o per la difesa, dei mercati. La Germania degli anni Trenta, grazie anche alla forte iniezione di capitali statunitensi, aveva conosciuto una ripresa del processo produttivo, e, di conseguenza, la conquista di nuovi mercati le era di necessità vitale. Hitler era molto lucido quando, nel febbraio 1939, lanciò il famoso grido di guerra: «La Germania deve esportare o morire!». Ma i mercati a cui mirava la Germania erano già sotto l’influenza di altri Stati capitalisti e l’espansione in quelle aree appariva estremamente difficoltosa. L’adozione della teoria dello «spazio vitale» non faceva che riflettere tale situazione. Questo, ovviamente, è soltanto l’aspetto empirico, superficiale, che si percepisce immediatamente e sul quale molti storici e politici possono anche concordare: la Germania attuò una politica espansionista e, quindi, scatenò la Seconda guerra mondiale. La responsabilità del conflitto ricadrebbe dunque sulla Germania e sulla classe dominante tedesca di quel periodo, e in particolar modo sui nazisti, che quella classe rappresentavano. Tuttavia, secondo me, è sbagliato fermarsi al primo livello di analisi. Occorre invece scendere più in profondità e analizzare la struttura del capitalismo tedesco. Allora vediamo che le cose si complicano e non sono così semplici come possono sembrare di primo acchito. Allora vediamo che la problematica dell’analisi del capitale si fa più complessa e scopriamo che è difficile affermare che soltanto il «nazionalismo tedesco» e lo «sciovinismo» nazista sono la causa diretta della guerra. In realtà il capitale, che ha la necessità di valorizzarsi continuamente, quando si trova di fronte delle barriere che ostacolano la sua valorizzazione cerca di infrangere per massimizzare tale valorizzazione. Possiamo comunque affermare che, nel caso tedesco, il capitale presente in Germania trovò nei nazisti degli ottimi esponenti. Non è un caso che io abbia utilizzato l’espressione «il capitale presente in Germania», perché, se analizziamo la struttura proprietaria del capitale tedesco nel periodo nazista, ci troviamo di fronte delle sorprese. Vediamo, allora di fornire alcuni elementi. Negli anni Trenta, accanto al processo di compenetrazione Stato / capitale che caratterizzava le economie europea e statunitense, si verificò anche, parallelamente, un processo di osmosi e di internazionalizzazione del capitalismo mondiale. Da questa analisi appare più che evidente che il nazismo non era il risultato della «brutalità» e della «barbarie» del solo «popolo» tedesco o di una presunta anima bellicista insita nella tradizione germanica. Nel 1939 la macchina bellica nazista era forse il congegno economico meno «nazionale» che si potesse trovare sull’arena degli Stati che avevano partecipato alla Prima Guerra mondiale. L’economista Charles Bettelheim ha scritto che «si può dire che settori vitali dell’economia tedesca erano controllati (…), almeno parzialmente, dal capitale internazionale» (4). La compenetrazione tra il capitale tedesco e il capitale cosiddetto «democratico» occidentale in Germania aveva raggiunto nel 1939, quando scoppiò la guerra, una fase molto avanzata. Nel 1938 l’industria automobilistica – essenziale per un’economia di guerra moderna – presentava la seguente situazione: delle quattro maggiori case produttrici presenti in Germania (Daimler, Auto Union, Ford e Opel), la Ford (filiale della Ford statunitense) e la Opel (di proprietà dal 1929 dell’americana General Motors) producevano ben il 52% delle vendite in Germania (5). Nel 1935, su richiesta dello Stato Maggiore nazista, la direzione della Opel, con sede a Brandeburgo, aveva realizzato un camion pesante che avrebbe dovuto essere «meno vulnerabile agli attacchi degli aerei nemici». Così, a partire dal 1937, l”Opel Blitz’, prodotto a ritmi accelerati, equipaggiò l’esercito tedesco. Due anni dopo anche la statunitense Ford aprì, alla periferia di Berlino, una fabbrica di montaggio per automezzi destinati alla Wehrmacht. Gli affari andarono talmente bene che nel 1941, in piena guerra, Ford decise di aumentare il capitale della sua filiale tedesca, che lavorava per i nazisti, portandolo da 20 a 32 milioni di marchi. Agli inizi del 1939 la General Motors adibì gli stabilimenti Opel di Rüsselsheim alla fabbricazione di aerei militari. Dal 1939 al 1945 quegli stabilimenti produssero, da soli, il 50% di tutti i sistemi di propulsione destinati allo ‘Junkers 88’, considerato come il miglior bombardiere della Luftwaffe. Per l’esercito di terra, le filiali tedesche della General Motors e della Ford costruirono il 90% dei camion leggeri (i cosiddetti «Muli») e il 70% di tutti i camion pesanti e di medie dimensioni. Secondo i servizi segreti britannici, tali veicoli costituivano «la spina dorsale del sistema di trasporto dell’esercito tedesco» (6). In piena guerra, i trasferimenti e gli scambi di materiali continuarono tranquillamente tra il quartier generale di Detroit della General Motors, le varie filiali dislocate nei paesi alleati e quelle insediate nei territori dell’Asse. I registri contabili della Opel avrebbero in seguito rivelato che, dal 1942 al 1945, la fabbrica di Rüsselsheim aveva elaborato le proprie direttive di produzione e di vendita in stretto rapporto con gli stabilimenti della General Motors di tutto il mondo (Brasile, Olanda, Uruguay, Giappone, Hong Kong e Shanghai), nonché, ovviamente, con la sede centrale negli Stati Uniti. Nel 1943, mentre gli stabilimenti statunitensi di quella multinazionale rifornivano l’aviazione USA, il gruppo tedesco costruiva i motori del ‘Messerschmitt 262’, uno dei primi caccia a reazione del mondo. Dopo la guerra, sia la Ford che la General Motors riuscirono ad avere il risarcimento dei danni di guerra subiti dalle loro fabbriche situate nei territori controllati dall’Asse, dovuti ai bombardamenti alleati: nel 1967 la General Motors avrebbe infatti ottenuto dal governo statunitense ben 33 milioni di dollari, contro un solo milione ricevuto dalla Ford. Un altro esempio ci viene fornito dal caso della International Business Machines Corporation, la celebre IBM statunitense, che era proprietaria di molte fabbriche in Germania e nel resto d’Europa, i cui stabilimenti venivano addirittura considerati come un importante elemento dello sforzo bellico tedesco. Detentrice del 94% delle azioni della Munitions Manufacturing Corporation, essa fabbricava per gli Alleati bombardieri, cannoni e parti di motore per aerei. Questo sforzo a favore del «mondo libero» gli avrebbe fruttato un guadagno di oltre 200 milioni di dollari. Nel frattempo la ‘holding’ svizzera della IBM continuò, per tutta la guerra, a ricevere i profitti delle fabbriche del gruppo dislocate in Germania, mentre quelle situate vicino a Parigi, a Corbeil-Essonnes, sarebbero state amministrate fino alla Liberazione da un capitano delle SS (7). L’esempio della IBM ci chiarisce anche perché molte fabbriche tedesche non venivano bombardate, mentre invece si radevano al suolo interi quartieri operai””] [note: (4) Charles Bettelheim, ‘L’économie allemande sous le nazisme. [Un aspect de la décadence du capitalisme], vol. 1, Maspero, Paris, 1979, p. 95 (Questo lavoro di Bettelheim era stato originariamente pubblicato nel 1946 dalla Librairie Marcel Riviere et Cie. di Parigi. Di esso esiste una traduzione italiana: ‘L’economia della Germania nazista’, Mazzotta, Milano, 1973, nella quale la citazione qui riportata figura a p. 87, ndr); (5) La maggior parte dei dati qui forniti sono ripresi da J. J(osef) Lador-Lederer, ‘Capitalismo mondale e cartelli tedeschi tra le due guerre’, Einaudi, Torino, 1959, nonché da Charles-Levinson, ‘Vodka-Cola’, Vallecchi, Firenze, 1978; (6) Citato in C. Levinson, op. cit., p. 217; (7) Ibidem, p. 214] (pag 3-4-5)”,”QMIS-218″ “PEREGALLI Arturo MINGARDO Mirella”,”Togliatti Guardasigilli 1945-1946. In appendice: circolari e documenti.”,”Arturo Peregalli si interessa di storia dei paesi dell’Est e del movimento operaio italiano. Ha pubblicato Introduzione alla storia della Cina, Il comunismo di sinistra e Gramsci, Il patto Hitler-Stalin e la spartizione della Polonia.”,”PCIx-026-FL” “PEREGALLI Arturo”,”Contro venti e maree. La Seconda Guerra Mondiale e gli internazionalisti del «Terzo Fronte». Capitolo sesto. Grecia: Aghis Stinas e l’Unione Comunista Internazionale.”,”””Nelle condizioni difficili dell’occupazione il disfattismo rivoluzionario incontrava ovviamente grandi ostacoli, mai visti prima. Ma le difficoltà, per qunato enormi, non potevano cambiare i compiti dei comunisti. Nel giugno del 1940 Stinas sosteneva: «Da quando è scoppiata la guerra ho sostenuto, inuna lettera alla nostra organizzazione all’estero, che le divergenze con l’ OCI Unificata sulla valutazione della situazione politica del Paese e la caratterizzazione del regime (…) hanno ormai solo un significato storico. La guerra alla quale presto o tardi la Grecia parteciperò, creerà una nuova situazione. Le scadenze si avvicinano. La caduta del regime del nostro Paese coinciderà con la caduta di tutti i regimi politici e sociali dell’Europa sotto la tempesta rivoluzionaria sollevata dalla guerra. Il compito concreto dei rivoluzionari greci è lo stesso di quello dei rivoluzionari di tutto il mondo: trasformare la guerra in guerra civile. Tutti gli altri compiti sono subordinati a questo compito fondamentale. Le differenze di regime politico tra i Paesi totalitari e quelli democratici sono scomparse. In tutti i paesi è stata instaurata la dittatura più brutale e la legge marziale è applicata dappertutto con la stessa ferocia. Le differenze sui compiti imposti dai differenti regimi politici hanno perso ogni senso. E nel nostro Paese, nel caso in cui, a nostro avviso piuttosto improbabile, le necessità militari degli Alleati e della borghesia greca imponessero la sostituzione di Metaxas, la situazione non sarebbe in alcun modo cambiata e i nostri compiti sarebbero gli stessi. Oggi non possiamo prospettare il fronte unico contro la dittatura. Se i partiti parlamentari borghesi o operai non si riuniranno attorno a Metaxas (…), ma tenteranno di formare un fronte comune per roversciarlo, ciò si farà in nome dell’unità e dell’unione di tutto il popolo, o per salvare e servire la patria. Il risultato sarà il tradimento delle nostre idee. Nella guarra noi resteremo i soli difensori, senza alcuna concessione, dei veri interessi della classe operaia e della civiltà. La nostra lotta contro Metaxas, o contro qualunque governo, deve essere assolutamente sottomessa a questo compito fondamentale: trasformare la guerra imperialista in guerra contro la nostra borghesia. Questo compito deve riunire le nostre forze» (24)”” (pag 42-43) [(24) Nos divergences avec l’Ocr Unifiée’, giugno 1940, in A. Stinas, ‘Memoires. Un révolutionnaire dans la Grèce du XXe siècle’, La Brèche, Paris, 1990, p. 327]”,”TROS-012-FGB” “PEREGALLI Arturo”,”Danilo Montaldi nella storia del movimento operaio (Gennaio 1992).”,”Questo documento – il titolo qui proposto è redazionale – è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al ‘Dibattito su Danilo Montaldi’ organizzato dal Centro di Iniziativa Luca Rossi, svoltosi a Milano, presso il Centro Sociale Scaldasole, nel pomeriggio di sabato 1° febbraio 1992. Oltrea Peregalli vi intervennero Cesare Bermani, Sergio Bologna, Primo Moroni, Antonio Paraglione e Ughetta Usberti. È proprio grazie all’influenza di Socialisme ou Barbarie che Montaldi inizia a riflettere sul problema del partito, o meglio, come si diceva allora, sull’organizzazione di classe (pag 5) Citato il volume di Philippe Gottraux, ‘Socialisme ou Barbarie. Un engagement politique et intellectuel dans la France de l’après-guerre’, Lausanne, 1997 Dibattito sul ‘leninismo’: ‘partito-processo o partito-piano’ Il primo tentativo di amalgama avvenne a cavallo tra il 1956 e il 1957 con il coinvolgimento nell’operazione dei trotskisti, del PCint (il troncone di Battaglia Comunista) e dei Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (GAAP) (pag 8) Collaborazione di Montaldi al giornale Azione Comunista nel 1958 con articoli di vario genere Si è allontanato per il prevalere nel movimento della corrente leninista”,”MITC-149″ “PEREGALLI Arturo”,”La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra (marzo 1987).”,”””Il lavoro inedito che pubblichiamo è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al Convegno su ‘L'””altro”” movimento operaio. Le dissidenze di sinistra in Italia tra il fascismo e la repubblica’, svoltosi a Firenze, nella sala “”Le Leopoldine””, in Piazza T. Tasso, il 15 marzo 1987. Il dattiloscritto originale conservato in fotocopia negli archivi di Paolo Casciola consta di 15 pagine, non è firmato né datato, e reca il titolo ‘La natura della Seconda guerra mondiale e la dissidenza di sinistra’. Notizie biografiche su Arturo Peregalli (1948-2011) si possono trovare nello scritto: ‘Omaggio ad Arturo Peregalli’, a cura di Paolo Casciola e Sandro Saggioro, Quaderni Pietro Tresso, n. 31 settembre-ottobre 2001 testo completo della relazione di Arturo Peregalli in Extra-Test”,”MITC-002-FER” “PEREGALLI Arturo e altri”,”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965) (Peregalli); Vita e idee di Bruno Fortichiari (I quaderni internazionalisti di Prometeo).”,”fonte del primo articolo: Arturo Peregalli, “”Le dissidenze comuniste tra Lenin e Mao. Azione comunista (1956-1965)””, Classe, n. 17, giugno 1980, pp. 140-149 [ripubblicato parzialmente in Luciano Raimondi, ‘Una passione civile’, edito in proprio, Milano, maggio 1997, e sotto il titolo “”La storia di ‘Azione Comunista’. Un giornale rivoluzionario nell’Italia del boom economico””, L’Internazionale, a. II, n. 8-9, luglio-agosto 1999]”,”MITC-151″ “PEREGALLI Arturo”,”Danilo Montaldi nella storia del movimento operaio (Gennaio 1992).”,”Questo documento – il titolo qui proposto è redazionale – è il testo della relazione che Arturo Peregalli presentò al ‘Dibattito su Danilo Montaldi’ organizzato dal Centro di Iniziativa Luca Rossi, svoltosi a Milano, presso il Centro Sociale Scaldasole, nel pomeriggio di sabato 1° febbraio 1992. Oltre a Peregalli vi intervennero Cesare Bermani, Sergio Bologna, Primo Moroni, Antonio Paraglione e Ughetta Usberti. Il testo è stato precedentemente pubblicato nel sito di Sandro Saggioro: ‘avantibarbari.com’. Sull’esperienza dei Gaap oltre ai volumi curati da Franco Bertolucci, si ricorda il libro di Guido Barroero ‘I Figli dell’Officina. I Gruppi Anarchici d’Azione Proletaria (1949-1957)’, 2013″,”MITC-009-FGB” “PEREGALLI Arturo”,”Introduzione alla storia della Cina. Analisi critica della società cinese.”,”””Dopo la ristrutturazione l’ esercito viene maggiormente impegnato nella rivoluzione culturale per “”ristabilire l’ ordine””. (…) In pratica Mao vuol dire che eliminati nell’ esercito gli ultimi elementi della linea nera questo può senz’altro intervenire nelle lotte senza pericoli di rotture interne che potrebbero rendere meno incisiva la repressione. L’ esercito interviene duramente ad Harbin, città operaia, il 23 gennaio e nello stesso giorno l’ intervento dell’ esercito è confermato in due documenti uno dei quali del CC che dichiara che i militari devono prendere in mano la situazione dove i proletari non avessero la forza di farlo. Dal 26 gennaio ai militari è affidato il controllo degli aeroporti e di tutta l’ aviazione. A Pechino per ristabilire la calma nelle fabbriche si giunge a farle occupare dall’ esercito. A Shanghai 250 drappelli occupano le fabbriche più importanti. Il 13 gennaio l’ esercito era già intervenuto nei sobborghi operai di Shanghai. Radio Beijing aveva annunciato l’ esistenza di violenti scontri per la conquista di alcuni edifici occupati da “”operai borghesi””. A Tientsin le fabbriche occupate dai militari sono circa duecento. “”Decine di morti, 500 dispersi il 26 gennaio a Shihhotze, dove un reggimento autonomo di artiglieria si serve di armi pesanti e di bombe a mano.”””” (pag 146-147)”,”CINx-015-FC” “PEREGO Angelo”,”Idee crisi finanze delle botteghe oscure.”,”PEREGO Angelo Nella nota bibliografica cita: Nieddu Ubaldo, Gli intellettuali italiani che servirono il dittatore, in La Discussione, 1 aprile 1956″,”PCIx-296″ “PERELLI Luciano”,”I gracchi.”,”Veto. “”L’ aristocrazia senatoria, se non poteva contestare la legalità di una proposta di legge presentata all’ assemblea della plebe senza la preventiva auctoritas del Senato, aveva però in mano un’ arma legale per impedire la votazione di una legge popolare: convincere almeno uno dei dieci tribuni a porre il veto alla legge. Cicerone, volendo dimostrare che il tribunato non è uno strumento rivoluzionario pericoloso, afferma che nel collegio di dieci tribuni non è difficile per gli ottimati trovarne almeno uno “”di mente sana””, capace di sedare il pericoloso incendio anche del collegio tribunizio più “”disperato””, cioè capace di paralizzare col suo veto le iniziative dei colleghi che tocchino gli interessi della classe dirigente e minaccino la stabilità sociale””. (pag 98)”,”STAx-127″ “PEREZ Joseph”,”Histoire de l’Espagne.”,”Titoli capitoli: La Spagna musulmana e la conquista araba alla fine del Califfato. La Spagna riconquistata. La fine del Medio Evo (lo sviluppo dell’economia, la vita politica). L’antisemitismo nella Spagna medievale. I re cattolici. CARLO V. FILIPPO II. Gli ultimi Asburgo. La monarchia ispanica. Economia e società nella Spagna imperiale. La Spagna della Inquisizione. La SP e l’ Europa. Il secolo dell’ Illuminismo. La fine dell’ Antico Regime. La vittoria del liberalismo. La Restaurazione (1875-1917). La SP invertebrata. La 2° Repubblica. La guerra civile. La Spagna di FRANCO. La SP democratica. L’A è Prof di civilizzazione SP e America Latina all’Univ di Bordeaux III. Fondatore e primo D della Maison des pays iberiques, ex D della Case de Velazquez, è autore di molte opere sulla SP (1).”,”SPAx-005″ “PEREZ GALDOS Benito”,”Trafalgar.”,”PEREZ GALDOS Benito nacque alle isole Canarie nel 1843 e si trasferì giovanissimo a Madrid ove visse fino alla morte nel 1920.”,”VARx-333″ “PEREZ-BUSTAMANTE C.”,”Compendio de historia de España.”,”PEREZ-BUSTAMANTE C. appartenente alla Real Academia de la Historia, cattedra all’ Università di Madrid, rettore dell’ Università Internazionale Menendez Pelayo.”,”SPAx-049″ “PÉREZ-DIAZ Víctor”,”La lezione spagnola. Società civile, politica e legalità.”,”Victor Perez-Diaz insegna Sociologia nell’Università Complutense di Madrid. Sociologo, filosofo politico, storico, è un intellettuale liberale impegnato nella discussione pubblica.”,”SPAx-022-FSD” “PÉREZ-REVERTE Arturo”,”La sombra del águila.”,”Storia basata su un fatto reale: durante la campagna di Russia del 1812 in un combattimento in cui le truppe francesi si trovano in difficoltà, un battaglione composto da ex-prigionieri spagnoli arruolati a forza nell’esercito francese, tenterà di disertare, passando dalla parte dei russi. L’imperatore interpreterà questo movimento come un atto di eroismo e ordinerà a loro sostegno una carica di cavalleria che avrà conseguenze impreviste.”,”FRAN-001-FSD” “PERFETTI Francesco”,”Il movimento nazionalista in Italia (1903-1914).”,”PERFETTI Francesco insegna storia contemporanea all’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma. Per le opere vedere risvolto di copertina.”,”ITAA-053″ “PERFETTI Francesco”,”Fiumanesimo, sindacalismo e fascismo.”,”Francesco PERFETTI insegna storia contemporanea nella Università di Genova e nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma. Ha al suo attivo varie pubblicazioni (v. retrocopertina). A partire dal gennaio 1920, da quando cioè Alceste DE-AMBRIS diventò capo di gabinetto di Gabriele D’ANNUNZIO, si ebbe una importante svolta dell’ impresa di Fiume: allontanatisi gli elementi moderati e conservatori acquistarono importanza gli uomini provenienti dal sindacalismo rivoluzionario, che portarono avanti il progetto di spingere il fiumanesimo verso una prospettiva di impegno rivoluzionario e di rinnovamento sociale. La svolta della politica fiumana contribuì ad alienare le simpatie di MUSSOLINI.”,”ITAF-146″ “PERFETTI Francesco”,”Il dibattito sul fascismo.”,”PERFETTI insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale delle Scienze sociali di Roma. Fra le sue pubblicazioni ‘L’ Italia fra le due guerre’, nella ‘Storia dell’ Italia contemporanea’ diretta da Renzo DE-FELICE., ‘Nazionalismo integrale’ (1984), ‘Studi sul nazionalismo italiano’ (1984), ‘Il movimento nazionalista in Italia (1903-1914)’. Ha curato il volume di scritti di Angelo Oliviero Olivetti ‘Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo’ (1984). “”Ed infatti, attraverso la critica dell’ eredità risorgimentale, Gobetti incontra Mazzini e Marx, che divengono esponenti di un “”liberalismo”” tonificato: ‘Mazzini e Marx (…) pongono in due ambienti diversi le premesse rivoluzionarie della nuova società e, attraverso i concetti di missione nazionale e di lotta di classe, affermano un principio volontaristico che riconduce la funzione dello Stato alle libere attività popolari risultanti da un processo di individuale differenziazione. In questo senso Mazzini e Marx sono liberali. Tuttavia Marx parla al popolo un linguaggio che può essere inteso perché si fonda sulle esigenze prime che caratterizzano la vita sociale; Mazzini resta in un apostolato generico e retorico, sospeso nel vuoto dell’ ideologia…'”””,”ITAF-154″ “PERFETTI Francesco”,”Il dibattito sul fascismo.”,”Francesco PERFETTI insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale delle Scienze Sociali di Roma. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina)”,”STOx-143″ “PERFETTI Francesco”,”Il sindacalismo fascista. I. Dalle origini alla vigilia dello Stato corporativo (1919-1930).”,”Francesco PERFETTI insegna storia contemporanea nell’ Università di Genova e teoria e storia dei partiti politici nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma (Luiss). Ha scritto varie opere tra cui ‘Il movimento nazionalista in Italia, 1903-1914’, ‘Fiumanesimo, sinacalismo e fascismo’. Scritti di PANUNZIO, MARSICH, GRANDI, VIANA, ROSSONI, OLIVETTI, SUCKERT, COSTAMAGNA, MICELI, MARCHETTI, ORANO, Benito e Arnaldo MUSSOLINI, NASTI, COSTAMAGNA, PASSARETTI, BARNI, Augusto TURATI e altri. “”Il salvataggio di grossi colossi in crisi – le operazioni di salvataggio dell’ Ansaldo e del Banco di Roma sembrano peraltro al La Francesca assumere il carattere “”prima che di operazioni finanziarie, di veri e propri pagamenti di cambiali politiche alla famiglia Perrone e ai gruppi cattolici moderati”” (1) – nonché la promozione di interventi determinanti nella vita economica del paese sono elementi, che, con il loro combinarsi, servono ad accreditare la tesi di un liberismo spurio e “”di passaggio””, il quale, a prescindere dagli indiscutibili successi registrati tanto in campo fiscale con i conseguenti riflessi sulla finanza pubblica (…) quanto nella politica di contenimento delle spinte inflazionistiche, (…)””. (pag 65)”,”ITAF-175″ “PERFETTI Francesco”,”Assassinio di un filosofo. Anatomia di un omicidio politico.”,”PERFETTI Francesco è professore ordinario di storia contemporanea presso la Luiss Guido Carli di Roma dove insegna anche storia delle relazioni internazionali e storia e istituzioni dell’America del Nord. Ha curato i discorsi parlamentari di Giovanni Gentile. E’ direttore di ‘Nuova storia contemporanea’.”,”ITAR-181″ “PERFETTI Francesco a cura, saggi di Luigi VALLI Paolo ARCARI Enrico CORRADINI Alfredo ROCCO Luigi FEDERZONI, Maurizio MARAVIGLIA Ruggero FAURO Scipio SIGHELE Gaetano Nino SERVENTI Francesco COPPOLA”,”Il Nazionalismo Italiano.”,” Scipio Sighele: “”Il nazionalismo vuol essere, oltre che affermazione di principii, scuola di sincerità. Per questo non ama le dottrine ambigue dei patriotti-pacifisti. Il nazionalismo crede con Anatole France che la guerra sia altrice di virtù, e di virtù tali che la pace non potrà mai dare. La pace ne feconda certamente altre, e preziose.Ma non bisogna confondere queste con quelle, in un connubio che le snatura tutte, e che può avere sull’educazione il pericoloso effetto di rendere dubbiosi inattivi o vigliacchi. Il nazionalismo crede che nella coscienza del cittadino le virtù della guerra debbano tenere il primo posto, e quelle della pace il secondo, perché la guerra è la condizione di vita della nazione; e il vangelo nazionalista dice: “”prima la nazione e poi l’umanità”” (pag 197-198) Luigi Federzoni sulla Prima guerra mondiale (discorso del 1919): “”I nazionalisti furono i facili profeti della guerra, quando nessuno pensava alla guerra: meno di ogni altro, l’on. Giolitti che nell’estate del 1913 ne aveva pur ricevuto personalmente il segreto preannunzio dalla stessa cancelleria imperiale di Vienna. Facili e importuni profeti, in momenti nei quali il Governo e i partiti tutti si abbandonavano, dimentichi di ogni evento esteriore, alle gare interne degli interessi e degli appetiti delle categorie e dei gruppi e alla dispersione inconsiderata della prosperità raggiunta dallo Stato mediante la lunga abnegazione dei produttori e dei contribuenti. Dopo l’impresa libica era invalsa l’abitudine pigra e vile di credere o lasciar credere che quella fosse stata, per l’avvenire dell’Italia fuori dei suoi confini, la prova suprema e ultima, compiuta la quale non restasse all’Italia che adagiarsi tranquillamente nella beatitudine della pace perpetua e degli esperimenti rivoluzionari. Non ci voleva molta intelligenza per comprendere che l’impresa libica non era se non uno dei primi episodi dell’iniziato sommovimento dell’equilibrio europeo e mondiale; ci voleva solamente un certo coraggio a dirlo; e tale coraggio i nazionalisti ebbero, mentre una strana emulazione popolaresca determinava da tutte le parti la predicazione della riduzione dell’apparecchio militare e principalmente impediva che questo fosse, non che portato a un’efficienza proporzionale a quella raggiunta da altri maggiori eserciti europei, ricostituito nelle forze e nei mezzi ch’esso aveva avuti innanzi la conquista della Libia”” (pag 206)”,”ITAA-147″ “PERFETTI Francesco”,”Alcune osservazioni in margine ad un recente studio sulle destre tedesche e il fascismo prima dell’andata al potere di Hitler.”,”Klaus-Peter Hoepke, ‘Die deutsche Rechte und der italienische Faschismus’, Düsseldorf, 1968, tradotto e presentato da Danilo Veneruso Interpretazione di Hoepke: ‘concezione del fascismo come fenomeno epocale’ (pag 550)”,”STOx-295″ “PERGOLIZZI Emanuela”,”La politica estera AKP. Una sintesi ‘neo’ o ‘post’ ottomana?”,”PERGOLIZZI Emanuela ha vissuto l’infanzia a Istanbul. Dopo la laurea in Studi internazionali presso l’Università di Bologna sta completando i suoi studi. Segue le vicende politiche della Turchia. “”Anche nelle relazioni con l’America la Turchia equilibrista dell’AKP sembra aver trovato un compromesso, più o meno fragile, tra cooperazione e indipendenza, toccando alcuni forti punti di crisi per poi indietreggiare, pur senza mai mettere realmente in discussione l’alleanza con il partner d’oltre oceano, a cui è legata da accordi economici e prestiti finanziari”” (pag 47-48)”,”TURx-036″ “PERI Illuminato”,”Michele Amari.”,”Illuminato Peri è professore ordinario di Storia moderna e Preside della Facoltà di Magistero dell’Università di Palermo.”,”STOx-089-FL” “PERILLO Gaetano BIANCO Gino”,”I partiti operai in Liguria nel primo dopoguerra.”,”Il libro è diviso in due parti: la prima (I partiti socialisti) è scritta da Gaetano PERILLO (pag 9-145), la seconda scritta da Gino BIANCO (Anarchici e sindacalisti rivoluzionari) (pag 149-162). Gaetano PERILLO, pubblicista, è nato a Genova il 1° febbraio 1897. Simpatizzante alle idee socialiste sin dalla vigilia della 1° GM, aderì al PSI alla fine del 1920 e con il congresso di Livorno del 1921 passò al Partito Comunista, di cui fu segretario regionale per la Liguria dal 1924 al 1926. Entrate in vigore le leggi eccezionali, fu sottoposto ai vincoli dell’ ammonizione per due anni; e poi una seconda volta nel 1929 per altri due anni; subì poi numerosi arresti e nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, fu per qualche tempo internato periodo nel quale contrasse una grave malattia. Durante l’occupazione tedesca sovlse attività clandestina. Dopo la Liberazione ha coperto posti di responsabilità nell’organizzazione ligure del PCI e ha collaborato a ‘L’ Unità’ e alle riviste ‘Nord e Sud’, ‘Nuova Terra’ e ‘Rinascita’. Nel 1955″,”MITT-038″ “PERILLO Gaetano”,”I comunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-22.”,”Assalto fascista, difesa dei lavoratori e distruzione camera lavoro Sestri ponente 4 luglio 1921 (pag 269) “”Per rispondere all’offensiva degli armatori, la Federazione marittima chiese ed ottenne la solidarietà dei lavoratori portuali genovesi, i quali, nei primi giorni del 1922, rifiutarono di procedere allo scarico di alcuni piroscafi. L’azione suscitò l’ira non soltanto degli armatori, ma di tutto il padronato, rappresentato dalla Federazione degli industriali e dalla Camera di Commercio, che ritenne giunto il momento di sferrare l’attacco contro le organizzazioni della gente di mare e dei lavoratori portuali per infliggere loro un colpo decisivo. I “”popolari””, impazienti di penetrare nel porto, ove mai erano riusciti a metter piede, soffiavano nel fuoco, manovrando un’organizzazione di avventizi costituita di recente, con la quale si proponevano di portare la disgregazione nel movimento classista. (…) e poiché il padronato manifestò l’intenzione di far procedere allo scarico dagli iscritti all’organizzazione controllata dai “”popolari””, le organizzazioni classiste fecero intendere che ciò avrebbe provocato un più vasto movimento. Infatti, in un convegno indetto a Roma proprio in quei giorni dalla Confederazione Generale del Lavoro, venne deliberato di costituire un fronte solidale fra lavoratori del mare, lavoratori dei porti, ferrovieri e postelegrafonici, e la Camera del Lavoro di Genova, a sua volta, annunciò che avrebbe proclamato lo sciopero generale qualora fosse stato esercitato il crumiraggio nei confronti dei marittimi e dei portuali””. (pag 193-194)”,”MITC-084″ “PERILLO Gaetano PAOLETTI Raffaello (Nello)”,”Resistenza antifascista. Memorie e testimonianze di personaggi e protagonisti della lunga lotta antifascista. Contributo alla conoscenza del patrimonio ideale e civile del popolo italiano.”,”Gaetano Perillo (v. foto 4° copertina) è nato a Genvoa nel 1897 e morto nel 1975. E’ una delle figure più interessanti del movimento operaio e della cultura genovese. Iscritto al Partito comunista d’Italia dalla fondazione svolge attività di direzione politica e organizzativa sino ad essere nominato nella Segreteria regionale del PCd’I il 5 ottobre 1925. Perseguitato dal fascismo, più volte arrestato dal 1927 al 1940, Perillo nel 1942 fu sollecitato a riorganizzare il PCI in Genova Centro e levante. Arrestato di nuovo dopo il 25 luglio e poi liberato visse clandestinamente fino alla liberazione. Dopo la guerra inizia un’attività di ricerca sul movimento operaio e della storia sociale di Genova e dell Liguria. Scrive per l’Unità e fonda il Centro Ligure di Storia Sociale e la rivesta ‘Movimento operaio e contadino in Liguria’. Questa rivista che prenderà poi il nome di ‘Movimento operaio e socialista in Liguria’ e poi dal 1961 ‘Movimento operaio e socialista’ diventa un punto di riferimento e un patrimonio culturale. Raffaello PAOLETTI (Nello) Nato a Subbiano (Arezzo) (1910) viene a Genova nel 1917. Prende qui parte alle lotte del movimento operaio. Nel 1932 entra a far parte del PCI e viene arrestato. Liberato dopo la caduta del regime, partecipa alla Resistenza. Attualmente è segretario provinciale ANPPIA di Genova. Documento Questura su operazione arresto studenti universitari (30 marzo 1943) (tra cui Buranello e Fillak)”,”ITAR-044″ “PERILLO Gaetano BIANCO Gino”,”I partiti operai in Liguria nel primo dopoguerra. I partiti socialisti (Perrillo); Anarchici e sindacalisti rivoluzionari (Bianco).”,”Il libro è diviso in due parti: la prima (I partiti socialisti) è scritta da Gaetano PERILLO (pag 9-145), la seconda scritta da Gino BIANCO (Anarchici e sindacalisti rivoluzionari) (pag 149-162). Gaetano PERILLO, pubblicista, è nato a Genova il 1° febbraio 1897. Simpatizzante alle idee socialiste sin dalla vigilia della Grande guerra, aderì al PSI alla fine del 1920 e con il congresso di Livorno del 1921 passò al Partito Comunista, di cui fu segretario regionale per la Liguria dal 1924 al 1926. Entrate in vigore le leggi eccezionali, fu sottoposto ai vincoli dell’ ammonizione per due anni; e poi una seconda volta nel 1929 per altri due anni; subì poi numerosi arresti e nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, fu per qualche tempo internato periodo nel quale contrasse una grave malattia. Durante l’occupazione tedesca sovlse attività clandestina. Dopo la Liberazione ha coperto posti di responsabilità nell’organizzazione ligure del PCI e ha collaborato a ‘L’ Unità’ e alle riviste ‘Nord e Sud’, ‘Nuova Terra’ e ‘Rinascita’. Nel 1955 Gino BIANCO è nato a Torino nel 1932. Ha curato un’antologia critica dei socialisti inglesi pre-marxisti per le edizioni Einaudi e ha pubblicato una serie di saggi sulla storia del movimento operaio e socialista italiano. Attualmente (1965) sta svolgendo una ricerca sulle opposizioni al fascismo. E’ capo redattore di ‘Critica Sociale’ e responsabile della sezione storica el CESES. Collabora a ‘Tempo presente’, Avanti!, Movimento operaio e socialista.”,”MITT-018-FV” “PERILLO Gaetano (SPARTACUS); ANTOLINI Franco”,”Il settimanale “”La Giovine Italia”” e l’Internazionale (Spartacus);I documenti della polemica fra la Consociazione Operaia Genovese e gli internazionalisti romani (G.P.); Il 2° Congresso Socialista Ligure: Genova 5 febbraio 1895; Il 3° Congresso Socialista Ligure: Oneglia 22 settembre 1895; ‘Concezioni fondamentali nella teoria politica di Antonio Gramsci’ (di C.I. Ottino).”,”Vedi retro: Anna Marsilii Gaetano Perillo e la rivista ‘Il Movimento Operaio e Socialista’ Il bollettino ‘Il Movimento Operaio e Contadino in Liguria’”,”LIGU-161″ “PERILLO Gaetano”,”I comunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-22. II.”,”La prima parte di questa ricerca è stata pubblicata nel n. 3-4 luglio-dicembre 1962 Gravi fatti di Sestri Ponente (9 luglio 1922): assalto fascista alla Camera del Lavoro e reazioni socialiste “”Nel pomeriggio del 9 luglio, nuovi gravi fatti avvengono a Sestri Ponente. I fascisti tentano di dare l’assalto alla Camera del Lavoro, dove si trovano radunati molti operai, e nel corso del tentativo uno squadrista rimane ferito da un colpo d’arma da fuoco sparato da un soldato del picchetto che da tempo fa servizio di guardia ai locali, sopravvenuta la polizia, questa penetra nella sede dell’organizzazione operaia e procede all’arresto di 62 lavoratori, attribuendo loro la responsabilità dell’accaduto. I fascisti intanto danno la caccia ai «sovversivi» per le vie di Sestri, invadono il palazzo del Comune, ricacciati dal quale si abbandonano alla vandalica devastazione di una società di mutuo soccorso e del pastificio di una cooperativa. In seguito a questi fatti, il sindaco socialista ingegner Carlo Canepa e la maggioranza dei consiglieri comunali rassegnano le dimissioni considerando impossibile esplicare le loro funzioni nel clima di violenza instauratosi nel luogo (227); seguono anche varie riunioni di dirigenti politici, di deputati e sindaci socialisti e di organizzatori operai per esaminare la situazione. Infine, il 12 luglio, i rappresentanti dei partiti politici proletari e delle organizzazioni sindacali della Liguria, considerata l’azione fascista tendente «col consenso delle autorità a ridurre in schiavitù i lavoratori liguri ed a spezzare le organizzazioni proletarie della regione», deliberano di chiedere alle autorità in forma ultimativa il rifiuto delle dimissioni dell’amministrazione comunale di Sestri Ponente, precise garanzie per il libero funzionamento dell’amministrazione stessa, l’immediata restituzione dei locali della Camera del Lavoro di Sestri e la scarcerazione dei lavoratori arrestati; delibera inoltre, per il caso che le richieste non siano accettate – come infatti avvenne -, la costituzione di un comitato d’azione con pieni poteri per far fronte alla situazione con tutti i mezzi necessari (228)”” (pag 223-224); “”La Liguria fu, con la Lombardia e il Piemonte, tra le ultime regioni italiane piegate dalla reazione, e la sua conquista avvenne nell’agosto per la generale avanzata del fascismo, non per l’azione dei fascisti liguri. Il fascismo non era molto sviluppato nella regione e, sebbene avesse compiuto molte gesta di violenza, non si sentì mai di affrontare, con le sole sue forze, il movimento operaio. L’attacco contro Sarzana nel 1921 era partito dalla Toscana, e dalla Toscana principalmente, oltre che dalla Lombardia e dal Piemonte, giunsero in Liguria ai primi d’agosto del 1922 le formazioni squadristiche che resero possibile l’assalto al Palazzo San Giorgio e alle organizzazione operaie della regione, determinando la sconfitta del proletariato”” (pag 239); “”Il cosiddetto «moto insurrezionale» fascista, della cui preparazione s’era avuto sentore da tempo, si svolse senza trovare opposizione né da parte del proletariato, né da parte delle forze «democratiche» della borghesia. Le velleità di resistenza manifestate da alcuni uomini della classe dirigente caddero dinanzi alla scelta della monarchia. Sia la Confederazione Generale del Lavoro e sia i due partiti socialisti, appena usciti dalla scissione di Roma ed impegnati in un lavoro difficile di riassetto interno, assistettero impotenti all’evento; né meno impotente si manifestò in quel momento il Partito comunista, la cui proposta di azione unitaria – inviata la mattina del 28 ottobre dal Comitato sindacale alle organizzazioni operaie – apparve subito al di fuori di ogni possibilità di attuazione e fu superata dalla rapidità stessa con cui la crisi venne risolta”” (pag 244)”,”LIGU-175″ “PERILLO Gaetano”,”L’America Latina al VI Congresso dell’Internazionale Comunista.”,”Documenti: 1. ‘Sulla rivoluzione in America. Appello del C.E. dell’I.C. alla classe operaia delle due americhe (novembre 1920, estratti); 2. Relazione di Jules Humbert-Droz al VI Congresso dell’I.C. sui paesi dell’America Latina; 3. Tesi sul movimento rivoluzionario nelle colonie e semi-colonie approvate dal VI Congresso dell’IC”,”INTT-342″ “PERINI Giada”,”Marx e il marxismo.”,”opere Marx pag 13 Giada PERINI si è formata all’Università di Pisa con ricerche sul rapporto ta etica, linguaggio e psicologia nell’opera di Wittgenstein e ha approfondito lo studo della lingua italiana attraverso un master presso l’ateneo pisano. A proposito del ‘Quarto’ volume del Capitale (v. citato nelle opere Marx pag 13): “”Il primo libro del Capitale venne pubblicato da Marx nel 1867 ad Amburgo. Il piano iniziale era quello di pubblicarlo come secondo fascicolo di ”Per la critica dell’economia politica’, sulla “”Tribune””, ma la collaborazione al giornale era stata sospesa. Il secondo e il terzo volume furono pubblicati da Engels. Il quarto volume, che sotto il titolo Teorie del plusvalore comprende un resoconto storico delle dottrine dell’economia politica borghese da Hobbes a Ricardo, venne dapprima pubblicato da Kautsky e poi, in un’edizione più accurata dall’Istituto Marx-Engels-Lenin di Mosca dopo il 1920.”” (www.homolaicus.com/teorici/marx/premessa.htm )”,”MADS-498″ “PERINI Leandro PLANA Manuel, saggi di Franco FRANCESCHI Leandro PERINI Gigliola PAGANO DE DIVITIIS Marcello CARMAGNANI Carlo A. CORSINI Manuel PLANA Antonio MELIS Ruggiero ROMANO”,”Una giornata con Ruggiero Romano. 25 ottobre 2000.”,”””Per Romano, dunque, che avrebbe ripreso con maggiore ampiezza, nel suo saggio sulla storia economica scritto per il volume II della ‘Storia d’Italia’ Einaudi (11), l’intera gamma dei temi affrontati, l’Italia presentava un destino peculiare all’interno del panorama europeo. A differenza di quanto era avvenuto in regioni quali l’Inghilterra, la Francia e le Fiandre, dove la crisi del Trecento era stata “”in buona parte liberatrice e (…), nell’accumulare i caratteri negativi””, non aveva mancato «di segnare le premesse di positive evoluzioni» (12) (come venivano mostrando, per esempio, gli studi sulle campagne condotti in quegli anni da Georges Duby (13)), nella Penisola la crisi non era stata una febbre di crescita, foriera di nuovi e più avanzati sviluppi. La valutazione della fisionomia economica del secolo XV restava per Romano, almeno relativamente all’Italia, decisamente negativa. Qui, secondo lui, le trasformazioni erano state minime, cosicché la successiva vicenda economica si era snodata all’insegna della stagnazione, del regresso e, dopo la breve ripresa del Cinquecento, del tracollo. Non che, soprattutto nell’Italia centro-settentrionale, non vi fossero, in città come in campagna, «taluni lieviti, taluni elementi apparentemente liberatori»; come ogni «rottura di sviluppo», infatti, la crisi del XIV secolo (e così quella del XVII) costituiva l’occasione per «introdurre un cambiamento di sviluppo», ma questo non avvenne ed essa rimase un’occasione mancata (14). Le tesi di Romano, diversamente da quelle di altri eminenti specialisti di storia economica italiana – penso innanzitutto ad Armando Sapori e al suo fiero avversario, ‘ottimista’ Federigo Melis (15) – non erano costruite a partire dall’analisi precipua di un unico settore o di un’unica area geografica (fossero pure la Toscana e l’estesissimo ‘network’ economico al centro del quale si trovava situata Firenze), né sulla base di soli parametri economici o demografico-economici, ma scaturivano dall’osservazione dell’evoluzione di un’intera società. A cominciare dalle sue fondamenta rurali (…)”” (pag 16-17) [Franco Franceschi, ‘La crisi del XIV secolo e l’Italia’] [(11) R. Romano, ‘La storia economica. Dal secolo XIV al Settecento’, in ‘Storia d’Italia, II.2. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII’, Torino, Einaudi, 1974; (12) R. Romano, ‘Tra due crisi’, cit., p. 13; (13) G. Duby, ‘L’economia rurale nell’Europa medievale. Francia, Inghilterra, Impero (secoli IX-XV), Bari, Laterza, 1966, parte IV; (14) R. Romano, ‘La storia economica’, cit., pp. 1847 e 1931; (15) Cfr. in particolare F. Melis, ‘A proposito di un nuovo volume: ‘Il mercante di prato’, “”Economia e storia””, VI, 1959, pp. 737-763]”,”STOx-002-FP” “PERISSICH Riccardo a cura”,”Gli eurocrati tra realtà e mitologia. Rapporto sulla Commissione Rey.”,”””Il “”maggio francese”” ha avuto un ruolo determinante nella rottura dell’ equilibrio monetario tra i sei paesi. Non tanto per le conseguenze, certo pesanti, degli scioperi, delle occupazioni e del marasma sociale che ha bloccato gran parte dell’ economia francese nella primavera del 1968; qunato perché questa esplosione di dissenso ha rivelato il fallimento della politica economica condotta dal generale De Gaulle e dai suoi governi dal 1960 in poi”” (pag 73)”,”EURx-154″ “PERISSICH Riccardo”,”L’Unione Europea. Una storia non ufficiale.”,”PERISSICH Riccardo (Milano, 1942) negli anni Sessanta è stato responsabile degli studi sulle Comunità europee dell’Istituto affari internazionali di Roma, di cui successivamente è diventato vicedirettore. Nel 1970 è passato ad operare a Bruxelles nella Commissione europea. Attualmente esercita attività di consulenza per imprese multinazionali (2008). “”Il progetto di unione monetaria fu accolto negli Stati Uniti con un misto di scetticismo e di ostilità che non si era mai visto in precedenza in occasione di altri progressi importanti dell’integrazione. In Europa, la necessità di accrescere il consenso di opinioni pubbliche in alcuni casi incerte e riluttanti ha indotto alcuni Governi a enfatizzare il valore dell’euro come strumento di indipendenza monetaria, se non addirittura di contrapposizione al dollaro. L’evoluzione recente dei mercati dimostra invece che la strada per eliminare le asimmetrie economiche è ancora lunga, almeno finché l’Europa non avrà completato l’integrazione dei suoi sistemi finanziari e affrontato altri importanti nodi strutturali. Resta il fatto che, malgrado le turbolenze attuali, il grado di volatilità del rapporto fra euro e dollaro si è dimostrato più ridotto di quello che aveva caratterizzato il rapporto tra dollaro e marco nel periodo precedente. Il dibattito sulla condotta della politica economica è diventato in alcuni casi altrettanto acrimonioso. Da un lato si accusano gli Stati Uniti di irresponsabilità finanziaria e di far pagare cinicamente al resto del mondo i propri squiilibri interni. Dall’altro si rimprovera all’Europa la sua rigidità che rappresenta un freno all’espansione dell’economia mondiale. Entrambe le critiche sono in parte fondate, ma anche in questo caso emerge la solita asimmetria; mentre il sistema politico americano è sostanzialmente impermeabile alle esternazioni degli stranieri, l’America è largamente presente nel dibattito in atto nei principali paesi del continente sulle cosiddette riforme strutturali”” (pag 240)”,”EURx-295″ “PERISSICH Riccardo”,”L’Unione Europea. Una storia non ufficiale.”,”PERISSICH Riccardo (Milano, 1942) negli anni Sessanta è stato responsabile degli studi sulle Comunità europee dell’Istituto affari internazionali di Roma, di cui successivamente è diventato vicedirettore. Nel 1970 è passato ad operare a Bruxelles nella Commissione europea. Attualmente esercita attività di consulenza per imprese multinazionali (2008). “”Il progetto di unione monetaria fu accolto negli Stati Uniti con un misto di scetticismo e di ostilità che non si era mai visto in precedenza in occasione di altri progressi importanti dell’integrazione. In Europa, la necessità di accrescere il consenso di opinioni pubbliche in alcuni casi incerte e riluttanti ha indotto alcuni Governi a enfatizzare il valore dell’euro come strumento di indipendenza monetaria, se non addirittura di contrapposizione al dollaro. L’evoluzione recente dei mercati dimostra invece che la strada per eliminare le asimmetrie economiche è ancora lunga, almeno finché l’Europa non avrà completato l’integrazione dei suoi sistemi finanziari e affrontato altri importanti nodi strutturali. Resta il fatto che, malgrado le turbolenze attuali, il grado di volatilità del rapporto fra euro e dollaro si è dimostrato più ridotto di quello che aveva caratterizzato il rapporto tra dollaro e marco nel periodo precedente. Il dibattito sulla condotta della politica economica è diventato in alcuni casi altrettanto acrimonioso. Da un lato si accusano gli Stati Uniti di irresponsabilità finanziaria e di far pagare cinicamente al resto del mondo i propri squiilibri interni. Dall’altro si rimprovera all’Europa la sua rigidità che rappresenta un freno all’espansione dell’economia mondiale. Entrambe le critiche sono in parte fondate, ma anche in questo caso emerge la solita asimmetria; mentre il sistema politico americano è sostanzialmente impermeabile alle esternazioni degli stranieri, l’America è largamente presente nel dibattito in atto nei principali paesi del continente sulle cosiddette riforme strutturali”” (pag 240)”,”EURx-022-FV” “PERISSINOTTO Luigi”,”Wittgenstein. Una guida.”,”La guida si divide in due grandi capitoli. Il primo è dedicato al “”Tractatus logico-philosophicus””, la prima opera di WITTGENSTEIN-L e l’unica che egli ritenne pronta per la pubblicazione. Il tema del secondo è la filosofia successiva al “”Tractatus””, ossia quel vasto e variegato complesso di manoscritti e dattiloscritti che WITTGENSTEIN-L produsse a partire dal 1929, nel tentativo di scrivere un libro che non terminò mai di comporre. PERISSINOTTO-L (Meolo, Venezia, 1953) è ricercatore di filosofia e insegna Filosofia del linguaggio presso l’ UNIVERSITA’ di VENEZIA A WITTGENSTEIN-L ha già dedicato due volumi: – “”Wittgenstein. Linguaggio, soggetto, mondo””. FRANCISCI, 1985. – “”Logica e immagine del mondo””. GUERINI, 1991.”,”FILx-101″ “PERLMAN Fredy”,”Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica.”,”Fredy Perlman è un giovane studioso marxista americano (1972), estraneo all’ambiente accademico. Collaboratore della rivista ‘Telos’ di Buffalo, ha tradotto in inglese i ‘Saggi sulla teoria del valore di Marx’ di I.I. Rubin, di cui questo studio può essere considerato un’ampia introduzione. Perlman vive e lavora a Detroit. Notizie da wikip: Fredy Perlman è stato uno scrittore, editore e attivista anarchico cecoslovacco naturalizzato statunitense. Wikipedia Nascita: 20 agosto 1934, Brno, Repubblica Ceca Decesso: 26 luglio 1985, Detroit, Michigan, Stati Uniti Istruzione: Columbia University, Università della California, Los Angeles I.I. Rubin è autore di ‘Saggi sulla teoria del valore in Marx’, Mosca 1928 Alienazione (pag 28-29) “”In ogni caso, indipendentemente da quello che pensa «la maggior parte degli scienziati sociali», nell’opera di Marx l’alienazione è connessa alla struttura della società e non all’esperienza personale dell’operaio. E’ proprio la natura del lavoro salariato, il rapporto fondamentale della società capitalista, che fornisce la spiegazione della alienazione: «Nel ‘lavoro industriale’ c’è: 1) l’estraneità e la casualità del lavoro rispetto al soggetto che lavora; 2) l’estraneità e la casualità del lavoro rispetto all’oggetto stesso del lavoro; 3) la determinazione del lavoratore da parte dei bisogni sociali, che sono un obbligo estraneo a lui, a cui egli si assoggetta per bisogno individuale, che significano quindi per lui solo una fonte di soddisfacimento delle sue necessità, sino al punto che egli diventa uno schiavo dei bisogni esistenti; 4) che al lavoratore la conservazione della sua individuale esistenza appare come ‘scopo’ della sua attività e la sua reale attività gli appare come semplice ‘mezzo’; che egli insomma ‘vive’ solo per guadagnare da vivere» (21). In effetti, Marx ha esplicitamente collocato l’alienazione alla radice stessa della società capitalista: «E’ dunque tutta una cosa: se l”uomo’ è estraniato a se stesso, la ‘società’ di questo uomo estraniato è la caricatura della sua ‘reale comunità’, della sua vita generica; e dunque la sua attività appare a lui come tormento, la sua propria creazione come potenza estranea, la sua ricchezza come miseria; il ‘vincolo sostanziale’ (Wesenband) che lo lega all’altro uomo appare a lui come un vincolo casuale (unwesentliches Band) e invece la separazione dall’altro come la sua vera esistenza». E Marx aggiunge che questa società capitalista, questa caricatura della società umana, è la sola forma di società che gli economisti borghesi sono in grado di immaginare: «La ‘società’ – dice Adam Smith – è una ‘società commerciale’. Ciascuno dei suoi membri è un commerciante. Si vede qui come l’economia ‘fissa’ la ‘forma estraniata’ delle relazioni sociali come la forma ‘naturale’ (wesentliche) e ‘originaria’ e corrispondente alla destinazione umana» (22). Nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, Marx applica il concetto feuerbachiano della alienazione religiosa alla alienazione dell’uomo nel prodotto del suo lavoro. Il passo seguente giunge assai vicino alla descrizione del mondo delle merci nei termini di un mondo dominato da feticci che regolano e dominano la vita umana: «…quanto più l’operaio lavora tanto più acquista potenza il mondo estraneo, oggettivo, ch’egli si crea di fronte, e tanto più povero diventa egli stesso, il suo mondo interiore, e tanto meno egli possiede. Come nella religione. Più l’uomo mette in Dio e meno serba in se stesso. L’operaio mette nell’oggetto la sua vita, e questa non appartiene più a lui, bensì all’oggetto. Più è grande questa sua facoltà e più l’operaio diventa senza oggetto… L”espropriazione’ dell’operaio nel suo prodotto non ha solo il significato che il suo lavoro diventa un oggetto, un”esterna’ esistenza, bensì che esso esiste ‘fuori di lui’, indipendente, estraneo a lui, come una potenza indipendente di fronte a lui, e che la vita, da lui data all’oggetto, lo confronta estranea e nemica» (23)”” [Fredy Perlman, ‘Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica’, Milano, 1972] [(21) Marx, ‘Note di lettura 1844-1845’, in K. Marx, ‘Scritti inediti di Economia Politica’, a cura di M. Tronti, Roma, 1963, p. 19; (22) Ibid., pp. 14-15; (23) Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ in K. Marx, ‘Opere filosofiche giovanili’, trad. it. di G. Della Volpe, Editori Riunit, Roma, 1969, p. 195]”,”MADS-730″ “PERLMAN Fredy”,”Il feticismo delle merci. Saggio su Marx e la critica della economia politica.”,”Fredy Perlman studioso marxista americano (1972), estraneo all’ambiente accademico. Collabora con la rivista ‘Telos’ di Buffalo. Ha tradotto in inglese i ‘Saggi sulla teoria del valore di Marx’ di I.I. Rubin, di cui questo studio può essere considerato un’ampia introduzione. Perlman vive e lavora a Detroit.”,”TEOC-003-FRR” “PERLMAN Selig TAFT Philip (COMMONS John R.)”,”History of Labor in the United States. Volume IV. Labor Movements.”,”John R. Commons (1862-1945), Institutional Economist and Pioneer Historian of American Labor”,”MUSx-006-FGB” “PERLMAN Fredy”,”Against his-story, Against Leviathan!”,”Fredy Perlman nato a Brno Cechia il 20.08.1934 morto a Detroit, Michigan il 25.07.1985. Scrittore, editore e attivista anarchico ceco naturalizzato statunitense. la sua opera più famosa, il libro contro la Storia contro il Lieviatano, tratta dell’ascesa del dominio dello Stato con una rivisitazione della storia attraverso la metafora hobbesiana del Leviatano.”,”STOx-095-FL” “PERNA Valerio”,”Storia della Polonia tra le due guerre.”,”PERNA è nato a Piombino nel 1949, ha poi frequentato l’Univ di Firenze conseguendo nel 1975 la laurea in Scienze politiche con una tesi di storia dell’Europa Orientale e nel 1979 la laure in Lettere. Si è più volte recato per ricerche storiche, sia in Polonia che in Cecoslovacchia, con borse di studio ministeriali e inviti ufficiali. Insegna nelle scuole superiori e collabora con l’Istituto di storia dell’Europa Orientale all’Univ di Firenze.”,”POLx-008″ “PERNA Corrado”,”Breve storia del sindacato. Dalle Società di mutuo soccorso al sindacato dei Consigli.”,”Corrado PERNA (1938) già segretario nazionale del Sindacato petrolieri e poi della Federazione chimica della CGIL è poi diventato segretario della FIPAC-CGIL e della FULAT. Ha collaborato ad altre pubblicazioni.”,”MITT-069″ “PERNA Raffaele”,”Vincenzo Cuoco.”,”””Vincenzo Cuoco, con le sue opere dense di profondo pensiero, è sull’ orma di Giambattista Vico”” (pag 14) “”L’ opera di Napoleone è stata un po’ il sogno di Cuoco”” (pag 34) “”Parallelo maggiore tra Genovesi e Cuoco si può porre allora che il primo parla della necessità di liberare l’ agricoltura da ogni vincolo per promuoverla nella sue forze vive”” (pag 41)”,”ITAB-123″ “PERNA Corrado; AGOSTI Aldo e MARUCCO Dora”,”Cenni storici sul sindacato in Italia (1870-1950) (Perna); Appunti sull’idea di unità nella storia del movimento sindacale italiano (Agosti e Marucco).”,”Corrado Perna è un giovane dirigente sindacale nazionale di categoria della CGIL (1974); Aldo Agosti insegna storia del movimento operaio all’Università di Torino ed ha già pubblicato un volume su Rodolfo Morandi e un’antologia sulle internazionali operaie. Dora Marucco insegna storia del movimento sindacale a Torino e ha pubblicato un volume su Arturo Labriola. “”La decisione dello scioglimento della CGdL fu condannata da numerose organizzazioni ad essa aderenti e soprattutto dai sindacalisti di orientamento comunista che dopo la costituzione del Partito avvenuta nel 1921 erano rimasti all’interno della Confederazione e avevano assunto, specie in alcune categorie, una notevole influenza anche a motivo della loro netta opposizione alla condotta dei dirigenti riformisti di fronte al fascismo. Un Convegno clandestino svoltosi a Milano nel febbraio 1927 e al quale presero parte rappresentanti di numerose organizzazioni che non accettavano la decisione di scioglimento, decise la continuazione dell’attività della Confederazione nella clandestinità. Nel frattempo uno dei maggiori dirigenti socialisti della Confederazione, Bruno Buozzi, insieme con altri dirigenti con lui espatriati in Francia, qualche tempo prima della riunione del Consiglio direttivo, aveva dichiarato ricostituita all’estero la Confederazione e funzionanti i propri organi direttivi. Le due organizzazioni, entrambe con la stessa denominazione della vecchia Confederazione del lavoro rappresentavano, pur in condizioni rese obiettivamente difficili dal contesto generale in cui si inseriva la loro azione clandestina, la continuazione del movimento sindacale libero in Italia nei primi anni della dittatura fascista. Anche la confederazione “”bianca””, nello stesso periodo veniva sciolta con una decisione del suo Consiglio nazionale a seguito di un Convegno (Milano, febbraio 1926) indetto dall’Azione cattolica (…)”” (pag 23) [Corrado Perna]”,”MITT-360″ “PERNICONE Nunzio”,”Carlo Tresca. Portrait of a Rebel.”,”PERNICONE Nunzio (1940-) è Associate Professor fo History , Drexel University. E’ Autore di ‘Italian Anarchism, 1864-1892 e curatore de ‘The Autobiography of Carlo Tresca’ PERNICONE Nunzio (1940-) è Associate Professor of History, Drexel University. E’ Autore di ‘Italian Anarchism, 1864-1892 e curatore de ‘The Autobiography of Carlo Tresca’ “”As Tresca was known to disagree with the IWW’s policy of passive resistance in the face of police brutality, “”blood calls for blood”” speech caused a furor in Paterson, and several local newspapers urged that he be driven out of town.”” (pag 71) “”Pochi giorni dopo, Tresca, Flynn e Quinlan furono imputati dal Grand Jury per riunione illegale e procurate lesioni personali, accuse relative a precedenti manifestazioni e scontri con la polizia. Mentre in cella aspettava la libertà provvisoria su cauzione, Tresca ebbe il primo incontro con John Reed, che fu piazzato nella stessa sporca cella.”” (pag 71) Vidali v. indice nomi “”Il pilastro del sostegno clericale a Mussolini e al fascismo, comunque, non fu la gerarchia della Chiesa, che includeva pochi italo-americani in quel periodo, ma i parroci ed altri preti che officiavano nelle parrocchie degli immigrati italiani nelle varie ‘colonie italiane’. Ben prima del Concordato del 1929, la grande maggioranza dei sacerdoti erano fedeli supporters di Mussolini e del fascismo (…)””. (pag 132)”,”MUSx-199″ “PERNICONE Nunzio”,”Il caso Greco-Carrillo. Un episodio della lotta tra fascismo e antifascismo negli Stati Uniti.”,”PERNICONE Nunzio “”Il caso Greco-Carrillo fu un disastro per il fascismo americano”” (pag 640) “”Mettendo a confronto la campagna di difesa, l’analisi di Tresca dei problemi era particolarmente penetrante. Tresca dichiarò che il complotto che aveva condannato Sacco e Vanzetti ora si era messo in azione contro Greco e Carrillo. I plutocrati americani che avevano macchinato contro Sacco e Vanzetti ora erano alleati col governo Mussolini per frantumare il movimento antifascista. Tuttavia, il dilemma che era di fronte a Greco e Carrillo in qualche modo era anche peggio. I “”martiri del Massachusetts’ erano stati condannati perché erano anarchici e italiani. Di conseguenza, molti italiani esterni al movimento radicale, ostili o indifferenti alla politica degli accusati si erano identificati con Sacco e Vanzetti come vittime del pregiudizio razziale. Ma Greco e Carrillo erano perseguitati non in quanto italiani, bensì in quanto antifascisti. La larga massa di immigrati apolitici, quindi, era improbabile fosse interessata al loro destino, mentre gli elementi fascisti e filo-fascisti erano certamente schierati con loro. Così gli antifascisti avrebbero dovuto combattere da soli questa battaglia”” (pag 627-628)”,”MUSx-305″ “PERNIOLA Mario”,”I situazionisti. Il movimento che ha profetizzato la “”Società dello spettacolo””.”,”PERNIOLA Mario (Asti 1941) docente di estetica all’Università degli Studi di Roma Torvergata è autore di vari volumi tra cui ‘Contro la comunicazione’ (2004)”,”FRAP-103″ “PERNOUD Regine”,”Storia della borghesia in Francia. Dalle origini all’ età moderna.”,”R. PERNOUD ha compiuto gli studi superiori a Aix-en-Provence e a Parigi. E’ entrata in contatto con il Medioevo, i suoi documenti e personaggi. E’ conservatrice al Museo della Storia di Francia agli Archivi Nazionali. “”In altre parole: il mercante era una persona sospetta; e se chi risiedeve in città accettava di ospitarne uno in casa propria, doveva farsi lui garante di tutti i suoi atti. Non c’è niente che sia più illuminante dei giudizi espressi al suo riguardo dalla Chiesa: nella Chiesa infatti s’ identificava l’ umanità intera a quell’ epoca. Oggi, quando si dice Chiesa, c’è la tendenza a intendere come tale il clero, la gerarchia. Ma nel Medio Evo tutti facevano parte della Chiesa; neppure gli eretici; generalmente, avevano l’ ardire di separarsene. (…) La Chiesa medievale, come ancor oggi, del resto, vietava al clero qualsiasi attività commerciale””. (pag 103)”,”FRAS-029″ “PERNOUD Régine”,”Storia della borghesia in Francia. Dalle origini all’età moderna.”,”Con gli studi superiori a Aix-en-Provence e a Parigi (l’Ecole des Chartes e del Louvre) entra a contatto con il medioevo, i suoi documenti e le sue figure: Conservatrice del Museo di Reims, quindi del Museo della Storia di Francia agli Archivi Nazionali, può offrire una storia documentata di uomini e di idee medievali. Le opere: Les Croises, La Reine Blanche, Les Templiers, Pour en finir avec le Moyen.Age, La donna al tempo delle cattedrali, Eleonora d’Aquitania ed Eloisa e Abelardo.”,”FRAS-005-FL” “PERNOUD Régine”,”La donna al tempo delle cattedrali.”,”Régine Pernoud studiosa del Medioevo, conservatore degli Archivi nazionali di Parigi. Ha pubblicato pure ‘I santi nel Medioevo’, 1986 Tra l’altro si occupa di Ermangarda, delle due Matilde, Caterina da Siena, Ildegarda e Giovanna D’Arco.”,”DONx-065″ “PÉRO R. (Adalbert Gottlieb)”,”Léon Davidovitch Trotsky. Un titan de la Révolution. Chef de la Révolution d’Octobre, créateur de l’Armée Rouge.”,”Lenin quando apprende della vittoria dell’Ottobre 1917 non sa dire che una cosa ‘Es schwindelt”” (si hanno le vertigini) (pag 20) Trotsky: contro Dan che parla di complotto bolscevico risponde “”Ciò che si è prodotto, è un’insurrezione, non un complotto. L’insurrezione delle masse popolari non ha bisogno di essere giustificata”” (pag 20) Brest-Litovsk: Lenin è per la pace ad ogni costo, Bucharin è per la guerra rivoluzionaria, Trotsky dice “”né guerra né pace”” (stato di pace con la Germania senza firmare trattati di pace) (in sostanza non belligeranza) (pag 22) “”L’absence de Trotsky aux funérailles de Lénine sera jugée par les ouvriers comme un acte d’hostilité envers la mémoire de Lénine. Même le fils de Trotsky ne comprend pas et ne peut réprimer un reproche envers son père. Quelques jours plus tard, Trotsky reçoit la lettre suivante de Nadeshda Konstantinovna Kroupskaïa, la veuve de Lénine: “”Cher Lev Davidovitch, Je vous écris pour vous raconter qu’environ un mois avant sa mort, parcourant votre livre, Vladimir Iliitch s’arrêta au passage où vous donnez une caractéristique de Marx et de Lénine, et me pria de lui relire encore une fois ces lignes, et les écouta très attentivement, et ensuite voulut les revoir encore une fois de ses yeux. Et voici ce que je veux encore vous dire: les sentiments que Vladimir Iliitch a conçus pour vous lorsque vous êtes venu chez nous à Londres, arrivant de Sibérie, n’ont pas changé jusqu’à sa mort. Je vous souhaite, Lev Davidovitch, de garder vos forces et votre santé et je vous embrasse bien fort. N. Kroupskaïa”””” [R. Péro, Léon Davidovitch Trotsky. Un titan de la Révolution. Chef de la Révolution d’Octobre, créateur de l’Armée Rouge, NRC, n° 1] “”Comment Staline a pu réussir d’abattre un titan comme Trotsky? Trotsky a, lui-même, donné une réponse. “”On m’a demandé plus d’une fois, on me demande encore, écrit-il: Comment avez-vous pu perdre le pouvoir? Le plus souvent, cette question montre que l’interlocuteur se représente assez naïvement le pouvoir comme un objet matériel qu’on aurait laissé tomber, comme une montre ou un carnet qu’on aurait perdu. En réalité, lorsque des révolutionnaires qui ont dirigé la conquête du pouvoir arrivent à le perdre “”sans combat”” ou par catastrophe à une certaine étape, cela signifie que l’influence de certaines idées et de certains états d’âme est décroissante dans la sphère dirigeante de la révolution. Ou bien que la décadence de l’esprit révolutionnaire a lieu dans les masses mêmes, ou bien enfin que l’un et l’autre milieu sont à leur déclin””. Quelque part ailleurs il dit, en parlant de sa lutte contre le stalinisme: “”Car il ne s’agit pas de Staline lui-même, mais des forces que Staline exprime sans les comprendre””. En effet; in ne s’agissait pas seulement de la personne de Staline ou de Trotsky, mais des forces qu’ils représentent. Cette lutte entre le nationalisme et l’internationalisme, la lutte entre la contre-révolution qui lève la tête et la révolution qui faiblit. Marx et Engels avaient prévu que la révolution éclaterait d’abord dans les pays économiquement avancés et hautement industrialisés. Leur raisonnement était juste. Si la révolution triompha en Russie avant de triompher dans le pays d’Occident, c’est parce que sous la formidable pression de la guerre dévastatrice la chaîne de l’économie capitaliste mondiale se rompit è son chaînon le plus faible: la Russie, économiquement arriérée. La Russie n’était nullement préparée par le développement d’un régime socialiste. La révolution russe ne pouvait survivre, tel que, sans l’aide de la révolution internationale. Sans cette aide elle était condamnée à périr ou à dégénérer. Lénine comprit cela très bien et exprima cette pensée chaque fois qu’il vint à parler de l’avenir de la révolution russe. Pas un instant ne lui vint l’idée d’admettre la possibilité du socialisme dans un seul pays. Pour lui, la revolution russe n’était que le modeste prologue de l’imminente révolution mondiale”” [R. Péro, Léon Davidovitch Trotsky. Un titan de la Révolution. Chef de la Révolution d’Octobre, créateur de l’Armée Rouge, NRC, n° 1] (pag 27)”,”TROS-227″ “PERONCINI Gianfranco”,”Il sillogismo imperfetto. La guerra d’Algeria e il “”Piano Pouget”” un’alternativa dimenticata.”,”Gianfranco Peroncini nato a Milano nel 1955, giornalista professionista e fotografo, è laureato in Scienze Politiche e Geografia. Inviato speciale ai quattro angoli del mondo, è autore di saggi storici, guide geografiche e volumi illustrati. Il Piano Pouget prende il nome dal maggiore dei paracadutisti che lo propose concretamente sul piano storico.”,”FRQM-001-FL” “PEROTTI Berto”,”L’anno zero della Germania rossa.”,”PEROTTI Berto è un esperto germanista e diretto testimone di tanta parte della storia tedesca di questo secolo. Ha pubblicato raccolte di liriche, testimonianze di prigionia, saggi storici, un dramma sul pogrom antisemita del novembre 1938 in Germania, il volume ‘Una profezia di Heine e altri scritti’. La Germania Est è stato il primo paese del blocco sovietico ad entrare in crisi nella tormenta dell’89 Canfora: sugli “”E’ facile oggi brandire, per deriderne la fallacia, il catalogo dei peana intonati dalla cultura di sinistra alle realizzazioni del “”campo socialista””, i libri di Carlo Levi (‘Il futuro ha un cuore antico’) o di Tommaso Fiore (‘I corvi scherzano nel cielo di Varsavia’), o ironizzare su coloro che possono aver costruito sul “”Berliner Ensemble”” e sul suo fondatore fortune accademiche qui da noi. Si trascura di ricordare quanta parte abbia avuto, nella considerazione positiva dell’Est, ‘anche’ l’informazione non comunista o comunque ben lontana dalla propaganda comunista: non solo i libri di Emanuelli sull’Urss, ma anche i reportages della grande stampa: pezzi ferventi come quello di Ronchey per il volo di Gagarin (“”La Stampa”” del 13 aprile 1961, ‘Ora per ora una giornata indimenticabile’) ne uscivano ancora negli anni Settanta e Ottanta, incentrati sul concetto “”funzionano, ma non sono più comunisti””. “”A Dresda tornata dall’inferno””, raccontava Alfredo Venturi su “”La Stampa”” di Torino il 27 aprile ’85, appena quattro anni prima della caduta del muro.”” (pag 8) “”La parabola (della Ddr) è ben rappresentata dai tre film di Andrzei Wajda; ‘L’uomo di marmo’ (1976), che ancora lascia sperare, ‘L’uomo di ferro’ (1981), oggettiva e angosciante cronca della repressione di Danzica del dicembre ’70, e ‘Danton’ (1982) forse il più profetico testo (con sette anni di anticipo) sul possibile crollo del “”Socialismo reale””.”” (pag 10) Morin sugli stupri di donne tedesche da parte dei soldati russi (in ‘L’an zéro de l’Allemagne’) racconta di casi di donne tedesche non molto dispiaciute del fatto che i russi entrassero nelle loro case… le donne avevano fame e i russi portavano di tutto: prosciutto, burro ecc. e venivano ricevuti “”sempre bene”” (pag 57)”,”GERV-066″ “PEROTTINO Serge”,”Garaudy. La vita il pensiero i testi esemplari.”,”””Il personale contributo di Garaudy allo sviluppo della ricerca marxista sulla religione è duplice: innanzitutto si è sforzato di capire quale ruolo copra la fede religiosa in questa seconda metà del secolo ventesimo, tempo di crisi e di decadenza del capitalismo, come Marx ed Engels avevano fatto per i periodi di crisi del regime schiavista e feudale; in secondo luogo, partendo dallo studio delle condizioni specifiche del nostro tempo, ha cercato di capire quali elementi la critica della teologia contemporanea avrebbe potuto apportare alla soluzione del problema per lui centrale: l’ elaborazione di una teoria della soggettività non soggettivista e di una teoria della trascendenza non alienata”” (pag 60)”,”TEOC-238″ “PEROZ Francis”,”De Jaurès à Pétain. Itinéraires de L.-O. Frossard.”,”PEROZ Francis “”Après le congrès de Tours, Ludovic-Oscar Frossard devient le secrétaire général du nouveau parti et il dirige un comité directeur de 24 membres. Du 4 janvier 1921 au 3 janvier 1923, cette institution se réunit à 109 reprises. Et Ludovic-Oscar Frossard n’est absent qu’à six reprises, les 18 et 24 janvier 1921, les 6, 20 et 27 septembre 1921 ainsi que du 23 mai au 20 juin 1922, période au cours de laquelle il partecipe aux travaux du comité exécutif de l’Internationale communiste. La lecture des comptes rendus pour cette période montre une assemblée dans une position ambivalente par rapport au communisme international. (…) Cette approche modérée et pragmatique du communisme, celle de L.O. Frossard, va rapidement se heurter et s’affronter à la vision plus orthodoxe de Boris Souvarine. Frossard supporte difficilement cet ami de Trotsky, fort agissant à Moscou”” (pag 84-85)”,”FRAP-108″ “PERRAUDEAU Michel”,”Éloge des libertaires. Les 100 mots du liberalisme.”,”Michel Perraudeau è saggista e universitario. Ha scritto opere di psico-pedagogia tra cui una biografia di Jean Piaget, e una biografia dell’anarchico francese Anselme Bellegarrigue. Manca l’ indice dei nomi, nessun riferimento a Fontenis. Opera più incentrata sulle idee, il pensiero che sui protagonisti L’ individualismo libertario è celebrato nel corso del tempo da Bellagarrigue e Dejacque, da Zo d’Axa e Tailhade, da Fénélon e Descaves, da Ryner e Arru. (pag 237)”,”ANAx-413″ “PERRAULT Gilles”,”Un homme a part. Qui etait Henri Curiel? Tome I.”,”Henri CURIEL è stato ucciso nel 1978 da due sicari non identificati. Aveva dei rapporti con reti terroristiche al soldo del KGB? Era un agente dei servizi segreti israeliani? O era un agente francese dei servizi segreti?”,”FRAV-081″ “PERRAULT Gilles”,”Un homme a part. Qui était Henri Curiel? Tome II.”,”Gilles PERRAULT è il celebre autore di ‘L’ Orchestre rouge’ . “”La théorie des cercles sera utilisée par les détracteurs de Curiel pour décrire le fonctionnement de Solidarité. Au centre, le premier cercle des initiés: Henri (Curiel) et ses intimes. Ils détiennent tous les secrets (…)”” (pag 151) “”Sa composition varie au fil des ans. Trosi composantes: le communistes, les protestants; les catholiques. Voici deux pasteurs, un prêtre, deux dirigeants d’associations, un ancien membre du comité centrale du PCF, un ancien secrétaire fédéral de la CGT. Les majorités se forment parfois bizarrement. Il est des circonstances où les divergences entre catholiques et protestants sont plus fortes qu’entre chrétiens et communistes. Les plus sovent, le vote reflète une position personnelle, non une réactin de groupe. Tout les sépare: foi, idéologie, allégeance politique. Une prise de position sur une affaire européenne quelconque ferait voler en éclats le comité directuer. Une discussion sur l’intervention soviétique en Tchécoslovaquie déclencherait la tempête. La politique gaulliste a des partisans et des adversaires ègalement farouches.”” (pag 152)”,”FRAP-092″ “PERRAULT Gilles”,”Un Homme a Part.”,”””Membre du PCF en 1947, il a vacillé au moment de l’intervention en Hongrie et rompu sur l’Algérie. Engagé à fond dans le réseau de soutien au FLN, il a participé aux besognes ordinaires – filières de passage, finances, ‘Vérités Pour’ – mais a fait bénéficier de ses compétences certains secteurs particuliers: formation des Algériens à la clandestinité, préparation des évasions”” (pag 450)”,”BIOx-285″ “PERRAULT Gilles”,”L’ orchestra rossa.”,”Questo libro è dedicato ai servizi d’informazione creati dai sovietici sul territorio del Terzo Reich e dei paesi occidentali occupati. Utilizzando una tecnica di racconto a metà tra il romanzo e il documentario (vicina a quella resa celebre da Truman Capote) Perrault ci racconta la nascita e la m orte di quel movimento che gli uffici del controspionaggio tedesco avevano soprannominato l’ Orchestra Rossa. Essa tesseva la tela nel cuore dell’impero nazista: decine dei suoi membri furono decapitati, fucilati o impiccati ma l’Orchestra Rossa continuava ad arrecare i suoi colpi mortali al nemico. Nell’ombra, la figura del gran capo, un personaggio che supera le creazioni dell’immaginazione poliziesca, ma che gli specialisti hanno riconosciuto come uno dei personaggi chiave della storia dello spionaggio. Perrault è andato alla ricerca dei protagonisti sopravvissuti e a quelli della Gestapo, attraverso l’Europa: comunisti clandestini, agenti del Comintern, resistenti di ogni tendenza, professionisti dello spionaggio, ufficiali dell’ Abwehr ecc. ‘Il capo della rete spionistica sovietica in Germania durante la seconda guerra mondiale chiamata Orchestra Rossa era Leopold Trepper, agente polacco e sovietico. Dopo la guerra è stato arrestato e torturato dal regime stalinista. Alla fine è emigrato in Israele. Dovrebbe essere morto nel 1982′ (fonte b)”,”QMIS-055-FGB” “PERRI Giuseppe”,”Crescita della conoscenza e complessità. Il costruttivismo in Piaget, nell’epistemologia francese e nella nuova scienza.”,”Giuseppe Perri (Locri, 1961) è studioso di filosofia della scienza e di metodologia delle scienze umane. Il caso e la necessità. A. Cournot grande teorico del probabilismo e del ruolo ontologico e gnoseologico del caso (pag 92-93) “”L’ordito del reale non à il determinismo universale di Laplace, ma la relazione complessa fra necessità e novita”” (pag 96)”,”FILx-004-FB” “PERRI Paolo”,”Lenin in Irlanda. Socialismo, nazionalismo e sindacalismo nel Soviet di Limerick.”,”””Allo scoppio della prima guerra mondiale Connolly aderì al piano dell’Irish Republican Brotherhood e dei semiclandestino SInn Féin, per organizzare una rivolta antibritannica. Ai cospiratori feniani si unirono subito i militanti dell’Iran Citizen Army (Ica) – la milizia operaia che aveva protetto gli scioperanti durante i lunghi mesi della serrata (11) – e alcuni militanti dell’ Itgwu. L’organizzazione stessa della rivolta rappresentava il fine ultimo delle aspirazioni politiche di Connolly: gettare le basi per l’agognata indipendenza dell’Irlanda mantenendo fede, allo stesso tempo, a quella politica della “”guerra alla guerra”” ribadita più volte dall’Internazionale socialista. I delegati irlandesi, in realtà, nei congressi di Copenaghen e Basilea, avevano ricevuto numerose critiche da alcuni importanti esponenti del socialismo europeo proprio per le loro peculiari posizioni indipendentiste (12). È interessante sottolineare però come alcuni dei maggiori critici del “”modello irlandese”” avessero poi sposato la causa bellica, entrando a far parte dei diversi governi di unità nazionale allo scoppio del conflitto. Gli irlandesi, invece, erano rimasti fedeli alle posizioni internazionaliste, sposando le tesi difese da Lenin nella conferenza di Kienthal del 1916, che vedevano nello sciopero generale e nell’insurrezione armata gli unici mezzi per fermare il conflitto (13). Per Connolly, quindi, l’idea di una rivolta antimperialista in Irlanda si sposava perfettamente con le sue convinzioni ideologiche e la sua fede socialista. La celebre Rivolta di Pasqua cominciò ufficialmente a mezzogiorno del 24 aprile 1916, quando gli insorti s’impadronirono di alcuni punti chiave di Dublino. Dal palazzo delle poste i leader dell’insurrezione proclamarono la nascita della repubblica, proprio mentre a Kienthal iniziava la conferenza internazionale indetta da bolscevichi. Alla provocazione irlandese Londra rispose inviando l’esercito, e gli insorti, isolati e privi di sostegno, furono rapidamente sconfitti. La “”repubblica irlandese”” aveva resistito appena una settimana, ma la condanna alla pena capitale di venticinque ribelli, tra cui Connolly e il vice comandante dell’Ica Michael Mallin, e l’arresto di 3.500 sospetti contribuirono a delegittimare l’autorità imperiale sull’isola. Il sostegno al nazionalismo moderato dell’Ipp crollò di colpo e nelle elezioni del 1918 il Sinn Féin ottenne la maggioranza assoluta dei seggi (73 su 105) (14). La corrente socialista, ormai priva dei suoi più autorevoli esponenti, fu però gradualmente marginalizzata all’interno del movimento nazionalista, preoccupato di presentarsi come una forza interclassista capace di difendere gli interessi di tutto il popolo irlandese. Sarà l’eco classista capace di difendere gli interessi di tutto il popolo irlandese. Sarà l’eco della rivoluzione dell’ottobre 1917 a dare nuovo vigore alla sinistra repubblicana e a rilanciarne l’azione politica. A partire dalla fine della serrata di Dublino, del resto, i socialisti di Connolly avevano prestato particolare attenzione alle posizioni di Lenin sul diritto all’autodeterminazione nazionale, dando ampia diffusione a testi come ‘Osservazioni critiche sulla questione nazionale’ (1913) e ‘Sul diritto di autodecisione delle nazioni’ (1914). Lo stesso Lenin aveva espresso un sincero interesse per il coinvolgimento dei socialisti nella Rivolta di Pasqua, scagliandosi contro i critici delle lotte per l’autodeterminazione nazionale che per il leader dei bolscevichi facevano parte a pieno titolo della lotta generale contro il capitalismo (15). Proprio le tesi leniniste sulla legittimità dei movimenti di liberazione delle nazioni oppresse fornirono nuova linfa al socialismo gaelico. Una nuova ondata di scioperi stava per attraversare l’Irlanda e alla testa di queste mobilitazioni troveremo ancora una volta una peculiare commissione di socialisti e nazionalisti radicali. Un soviet nel cuore dell’Irlanda. Ad animare il variegato universo della sinistra irlandese era stata, ancora una volta, l’attività sindacale. Tra l’estate del 1917 e la primavera del 1918 l’Itgwu aveva visto triplicare gli iscritti, adesso più di 60.000, in maggioranza braccianti e lavoratori portuali (16)”” (pag 82-83) [Paolo Pierri, ‘Lenin in Irlanda. Socialismo, nazionalismo e sindacalismo nel Soviet di Limerick’, ‘Storie in movimento.org’, 2018] [(11) L’organizzazione fu creata da James Connolly, James Larkin e Jack White per difendere gli operai dalla brutalità della polizia. L’Ica, oltre a un comandante generale, contava su uno stato maggiore composto di ufficiali eletti dai soldati e su un comitato di direzione formato da un eguale numero di ufficiali e soldati. Cfr. Rayner O’Connor Lysaght, ‘The Irish Citizen Army 1913-1916: White, Larkin and Connolly’, ‘History Ireland’, n. 2, 2006; (12) International Institute of Social History, Archives of the Second International, Internationaler Sozialistischer Kongress Copenhagen 1910, Drucksache n. 11, Doc, n. 460, ‘Le militarisme et le conflits international (texte en français, anglais et allemand), S.I. (1910), Imprimé, 1 pièce /3ex; (13) Cfr. George D.H. Cole, ‘Storia del pensiero socialista’, Laterza, IV, I, 1967, p. 42; (14) Cfr. Cornelius O’Leary, ‘Irish elections, 1918-1977. Parties, voters and proportional representation’, Gill & MacMillan, 1979, p. 22; (15) Cfr. Vladimir I. Lenin, ‘The Irish Rebellion of 1916′, in Collected Works, vol. 11, Progress, 1964, pp. 353-358; (16) Cfr. Liam Cahill, Forgotten revolution: Limerick Soviet 1919’, O’Brien Press, 1990, p. 16] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LENS-004-FGB”
“PERRI Stefano”,”Prodotto netto e sovrappiù. Da Smith al marxismo analitico e alla new interpretation.”,”Stefano Perri è docente di Microeconomia presso il corso di laurea in Economia bancaria dell’Università di Macerata.”,”ECOT-233-FL”
“PERRIE Maureen”,”The agrarian policy of the Russian Socialist-Revolutionary Party from its origins through the revolution of 1905-1907.”,”PERRIE Maureen, Lecturer in Modern History Centre for Russian and East Europea Studies University fo Birmingham.”,”RIRx-173″
“PERRIE Maureen a cura; saggi di BOGATYREV Sergei CRUMMEY Robert O. DAVIES Brian DIMNIK Martin FLIER Michael S. FRANKLIN Simon HELLIE Richard HUGHES Lindsey IANIN V.L. KHODARKOVSKY Michael SHIELDS KOLLMANN Nancy MARTIN Janet MILLER David B. OSTROWSKI Donald PAVLOV A.P. POE Marshall SHAW Denis J.B. SHEPARD Jonathan, contributors”,”The Cambridge History of Russia. From Early Rus’ to 1689. Volume I.”,”Maureen Perrie is Emeritus Professor of Russian History at the University of Birmingham and the author of Pretenders and Popular Monarchism in Early Modern Russia: The False Tsars of the Time of Troubles and, with Andrei Pavlov, Ivan the Terrible. Sergei Bogatyrev is Lecturer in Early Russian History in the School of Slavonic and East European Studies (University College London) and Docent of Early Russian Culture at the University of Helsinki. He is the author of The Sovereign and His Counsellors: Ritualised Consultations in Muscovite Political Culture, 135os-157os (2000), and the editor and co-author of Russia Takes Shape, Patterns of Integration from the Middle Ages to the Present. Robert O. Crummey is Emeritus Professor of History at the University of California, Davis, and author of The Old Believers and the World of Antichrist; The Vyg Community and the Russian State, 1694-1855, Aristocrats and Servitors; The Boyar Elite in Russia, 1613-1689 and The Formation of Muscovy, 1304-1613. Brian Davies is Associate Professor of History at the University of Texas at San Antonio and the author of State Power and Community in Early Modern Russia; The Case of Kozlov, 1635-1649. Martin Dimnik is Senior Fellow and President Emeritus, Pontifical Institute of Mediaeval Studies, Toronto, and Professor of Medieval History, University of Toronto. He is the author of Mikhail. Prince of Chernigov and Grand Prince of Kiev, 1224-1246, The Dynasty of Chernigov, 1054-1146, and The Dynasty of Chernigov, 1146-1246. Michael S. Flier is Oleksandr Potebnja Professor of Ukrainian Philology at Harvard University. He is co-editor with Henrik Birnbaum of Medieval Russian Culture; with Daniel Rowland of Medieval Russian Culture; and with Henning Andersen of Francis J. Whitfield’s Old Church Slavic reader. Simon Franklin is Professor of Slavonic Studies at the University of Cambridge and author of The Emergence of Rus 750-1200 (with Jonathan Shepard, 1996) and Writing, Society and Culture in Early Rus c. 950-1300. Richard Hellie is Thomas E. Donnelly Professor of Russian History, The University of Chicago, and the author of Enserfment and Military Change in Muscovy, Slavery in Russia 1450-1725 and The Economy and Material Culture of Russia 1600-1725. Lindsey Hughes is Professor of Russian History in the School of Slavonic and East European Studies, University College London, and the author of Sophia Regent of Russia 1657-1704, Russia in the Age of Peter the Great and Peter the Great, A Biography. V.L. Ianin is an Academician of Russian Academy of Sciences, and the author of Novgorod i Litva, Pogranichnye situatsii XIII.XV vekov (Novgorod and Lithuania, Frontier Situations in the 13th-15th centuries), Uistokov novgorodskoi gosudarstvennosti (The origins of Novgorod’s Statehood) and Novgorodskie posadniki (The Governors of Novgorod) (2nd edn, 2003). Michael Khodarkovsky is a Professor of History at Loyola University, Chicago. He is the author of Where Two Worlds Met; The Russian State and the Kalmyk Nomads, 1600-1771 and of Russia’s Steppe Frontier, The Making of a Colonial Empire, 1500-1800; and author, with Robert Geraci, of Of Religion and Empire, Missions, Conversion, and Tolerance in Tsarist Russia. Nancy Shields Kollmann is William H. Bonsall Professor in History at Stanford University and the author of Kinship and Politics. The Making of the Muscovite Political System, 1345-1547 and By Honor Bound, State and Society in Early Modern Russia. Janet Martin is Professor of History at the University of Miami and author of Treasure of the Land of Darkness, The Fur Trade and its Significance for Medieval Russia and Medieval Russia 980-1584. David B. Miller is Emeritus Professor of Russian History at Roosevelt University, Chicago, and the author of The Velikie Minei Chetti and the Stepennaia Kniga of Metropolitan Makarii and the Origins of Russian National Consciousness and numerous articles on the history of Muscovite and Kievan Russia. Donald ostrowski is Research Adviser in the Social Sciences and Lecturer in Extension Studies at Harvard University. He is the author of Muscovy and the Mongols, Cross-Cultural Influences on the Steppe Frontier, 1304-1589 and the editot and compiler of The Povest’ vremennykh let; an Interlinear Collation and Paradosis. A.P. Pavlov is Senior Research Fellow in the Institute of History of the Russian Academy of Sciences, St Petersburg, and the author of Gosudarev dvor i politicheskaia bor’ba pri Borise Godunove (1584-1605 gg.) (The Sovereign’s Court and Political Conflict under Boris Godunov, 1584-1605) and, with Maureen Perrie, Ivan the Terrible. Marshall Poe writes for The Atlantic Monthly. He is the author of ‘A People Born to Slavery’; Russia in Early Modern European Ethnography, 1476-1748, The Russian Moment in World History, and The Russian Elite in the Seventeenth Century. Denis J.B. Shaw is reader in Russian Geography at the University of Birmingham. He is the author of Russia in the Modern World, of Landscape and Settlement in Romanov Russia, 1613-1917 (with Judith Pallot) and of articles and chapters on the historical geography of early modern Russia. Jionathan Shepard was formerly University Lecturer in Russian History at the University of Cambridge and is co-author (with Simon Franklin) of The Emergence of Rus 750-1200, and editor of The Cambridge History of the Byzantine Empire. List of plates, List of maps, List of figures, List of genealogical tables, Notes on contributors, Acknowledgements, Note on dates and transliteration, Chronology, List of abbreviations, Introduction, bibliography, Index,”,”RUSx-030-FL”
“PERRIER Edmond”,”La terre avant l’ histoire. Les origines de la vie et de l’ homme.”,”””Presso tutti questi animali, non potendo il piede più avere alcun movimento di rotazione in rapporto alla gamba, i muscoli che si attaccano al perone e che determinano questi movimenti di rotazione non sono più usati; essi si atrofizzano, come prevede la dottrina di Lamarck, e causano l’ atrofizzazione graduale del perone al quale si fissano””. (pag 369)”,”SCIx-223″
“PERRIER Hubert CORDILLOT Michel”,”Les origines du Premier Mai: les événements de 1886 à Chicago et leurs répercussions internationales.”,”Hubert Perrier (Université de Grenoble III); Michel Cordillot (Besançon) Il movimento sociale americano era ormai in prima linea del movimento globale del lavoro “”Dès lors qu’elles furent connues en Europe, les luttes du 1er mai 1886 contribuèrent à démythifier partiellement «l’image de marque» de la démocratie américaine. Comme l’écrivait alors Jules Guesde dans un éditorial publié le 9 mai par le ‘Cri du Peuple’ de Jules Valles: «le prolétariat [américain] est debout, organisé, posant par ses grèves monstres la question sociale dans les mêmes termes où elle se pose en France et en Allemagne, en Belgique et en Angleterre» (50). Un an et demi plus tard, l’assassinat délibéré des dirigeants de l’IWPA (International Working People’s Association) révélait la volonté répressive du capitalisme américain, «en mettant de nouveau en évidence l’état de classe dans sa nudité et en détruisant toutes les illusions» (51). Il est vrai qu’alors, les idées étaient loin d’être claires en Europe au sujet de la nature de l’Etat américain. Ceci s’expliquait d’abord par la fascination exercée par ce pays sur tous ceux qui aspiraient à une vie meilleure, fascination qui se concrétisa par le départ de plus de 8 millions d’Européens en direction du Nouveau Monde entre 1871 et 1890 (52); mais aussi par l’attitude des organisations ouvrières, dont certaines prises de position n’avaient pas été exemptes d’ambiguïté. On sait que le prolétariat anglais s’était massivement mobilisé à l’appel de ses organisations pour soutenir la cause Unioniste – qui était aussi celle des chevaliers d’industrie – durant la guerre de Sécession (1861-65), ou encore que l’une des premières manifestations publiques de l’AIT avait été, dès novembre 1864, de féliciter le peuple américain d’avoir réélu Abraham Linconln à la Maison Banche (53). Parallèlement; la décision arrêteé au congrès de La Haye en 1872 de transférer le Conseil général de l’AIT à New York, avait pu laisser croire aux militants, qui en ignoraient les arrière-pensées, que le Nouveau Monde était désormais à la pointe du mouvement social international. Et même si les principaux dirigeants ouvriers européens avaient ultérieurement adopté une attitude à la fois plus critique et plus réaliste – en particulier à l’occasion des grandes grèves de 1877 -, certains, et non des moindres, gardaient encore l’espoir d’un triomphe rapide de la “”Sociale”” outre-Atlantique: Karl Marx lui-même était apparemment de ceux-là en 1877, et, dix années plus tard, Friedrich Engels laissait à son tour entendre, dans la préface de la réédition de ‘La situation de la classe laborieuse en Angleterre’ (texte qui connut alors une très large diffusion dans la presse ouvrière européenne), que le mouvement social américain était désormais à l’avant-garde du mouvement ouvrier mondial (54)”” [Hubert Perrier, Michel Cordillot, ‘Les origines du Premier Mai: les événements de 1886 à Chicago et leurs répercussions internationales’] [(in) Cahiers d’Histoire de l’Institut de Recherches Marxistes, Paris, n. 33, 1988] [(50) ‘Le Cri du Peuple’ , 9 mai 1886, «La Révolution en Amérique». Cette étude s’appuie sur la documentation rassemblée par un groupe de travail composé de Catherine Collomp, Michel Cordillot, Marianne Debouzy et Hubert Perrier, avec l’aide d’amis et de collègues de divers pays d’Europe; (51) August Bebel à Friedrich Engels, 12 novembre 1887; (52) Denise Artaud et André Kaspi, ‘Histoire des Etats-Unis, Paris, A. Colin, 1977, p. 384; (53) Voir Philip S. Foner, British Labor and the Civil War’, New York, 1981; Documents of the First International 1864-66, Moscou, Ed. du Progrès, 1962, p. 51 sq.; (54) Helmut Hirsch, ‘Denker und Kämpfer’, Franckfurt: Europaïsche Verlagsanstalt, 1955, p. 138; Paul et Laura Lafargue, Friedrich Engels, ‘Correspondance’, tome I, Paris: Ed. Sociales, 1956, p.358] Michel CORDILLOT – Professeur des universités depuis 1995 (domaine de recherche : histoire des Etats-Unis, XIXe siècle) – Maître de conférences, Université PARIS VIII-Saint-Denis, 1990-1995 – Agrégation d’Anglais, 1977. – Professeur d’anglais dans le Second degré à Pont-de-Roide, puis Montbéliard, puis Besançon (Doubs), 1975-89 et chargé de cours à l’Université de Franche-Comté, Besançon, 1985 à 1988 – Doctorat d’État d’histoire et civilisation américaine, 1984. *** – Récipiendaire de deux bourses « Fullbright » pour effectuer des recherches aux États-Unis (1981 et 1986). – Lauréat du prix de la SENA (Société d’études nord-américaine) 1990 pour l’ouvrage Des Hommes libres dans une société esclavagistes. – Lauréat 2005 du Willi Paul Adams Award / Organization of American Historians for best book on American History in a foreign language avec La Sociale en Amérique. Dictionnaire biographique du mouvement social francophone aux Etats-Unis, 1848-1922. Ce même ouvrage a par ailleurs obtenu le label « Grand Œuvre » du CNL. Principales publications – Des Hommes libres dans une société esclavagiste : les Ouvriers du Sud des Etats-Unis, 1830-1861, Besançon/Paris, Les Belles Lettres, 1990, X, 253 p. (avec une préface de F. PITAVY, président de l’AFEA). – La Sociale en Amérique. Dictionnaire biographique du mouvement social francophone aux Etats-Unis, 1848-1922. Paris , Éditions de l’Atelier, 2002. In-8, 431 p. – « Les Ouvriers du Sud des États-Unis et l’esclavage, 1830-1865 », in Frits van Holthoon et Marcel van der Linden (eds), Internationalism in the Labour Movement (introduction de Eric Hobsbawm), Leiden, E.J. Brill, 1988, vol. 1, p. 19-41. – « Les réactions européennes aux événements de Haymarket », in Marianne Debouzy (dir.), A l’ombre de la Statue de la Liberté. Immigrants et ouvriers dans la République américaine, 1880-1920, Paris, Presses Universitaires de Vincennes, 1988, p. 181-190. – (avec Hubert Perrier), « The Origins of May Day : The American Connection », in Gianni C. Donno (a cura di), Storie e Immagini del 1° Maggio. Problemi della storiografia italiana ed internazionale, Università degli studi di Lecce, Lecce, 1990, p. 415-447. Également paru in Marianne Debouzy (ed.), In the Shadow of the Statue of Liberty. Immigrants, Workers, and Citizens in the American Republic, 1880-1920, Urbana, University of Illinois Press, 1992, p. 157-187. – (avec Hubert Perrier), « Cenni su un storia a parte : il 1° Maggio negli Stati Uniti », in Andrea Pannacione (a cura di), Il 1° Maggio tra passato e futuro. Convegno per il centenario del 1° Maggio promosso dal Comune di Milano, Manduria, Piero Lacaita editore, 1992, p. 267-274. – « La Proscription communaliste aux États-Unis (1871-1880) », in Ronald Creagh (dir.), Les Français aux États-Unis, d’hier à aujourd’hui. Montpellier, Éditions espace 34/Université Montpellier III, 1995, p. 333-352 (contribution présentée au colloque international « Les Français des États-Unis », Montpellier, 5-6 janvier 1989). – « Les socialistes franco-américains : particularismes nationaux, pluri-ethnisme, internationalisme (1848-1914) », in Serge Wolikow et Michel Cordillot (dir.), Prolétaires de tous les pays, unissez-vous ? Les difficiles chemins de l’Internationalisme, 1848-1956, Dijon, Éditions Universitaires de Dijon, 1993,. p. 19-26 (Contribution au colloque international « L’Internationalisme à l’épreuve », Dijon, 22-23 mai 1992). – « L’Utopie en Amérique, Réunion, Texas », in Michèle Riot-Sarcey (dir.), L’Utopie en questions, Paris, PUV, 2001, p. 225-242. – « Zéphirin Camélinat, de Mailly-la-Ville à l’exil outre-Manche », Contribution au colloque « Zéphirin Camélinat, l’homme, le militant, le symbole », Auxerre, 11 octobre 2003. In Michel CORDILLOT (dir.), Zéphirin Camélinat (1840-1932). Une vie pour la Sociale, Auxerre, ADIAMOS-89 et SSHNY, 2004, p. 13-54. – « Aux Origines du socialisme dans le Sud des États-Unis : les immigrés allemands dans les états esclavagistes, 1848-1865 », Le Mouvement social, n°139 (avril 1987), p. 51-75. – « Les Immigrants irlandais aux États-Unis et l’adaptation au travail industriel : le cas du Sud esclavagiste, 1830-1860 », Les Cahiers d’Encrages, vol. 1, n°4 (mai 1988), p. 7-15. – « Un Journal ouvrier dans le Sud esclavagiste : le Workingmen’s National Advocate de Washington D.C. (avril-juin 1853) », Encrages, n°21 (1990), p. 128-137. – « A Forgotten Document about Early Railroad Unionization : The 1855 Baltimore Convention and its Aftermath », Maryland Historical Magazine, vol 86, n°4 (winter 1991), p. 444-456. – « L’histoire revisitée du PCUSA », La Pensée, n°307, juillet-septembre 1996, p. 81-85. – « Le Parti communiste des États-Unis. Notes sur l’état des recherches », The International Newsletter of Historical Studies on Comintern, Communism, and Stalinism, n° 9-13, 1999, p. 122-127. – (avec Hubert Perrier, Catherine Collomp et Marianne Debouzy) « The ’Social Revolution’ in America ? European Reactions to the ’Great Upheaval’ and to the Haymarket Affair », International Labor and Working Class History (University of Illinois), n°29, 1986 (special Haymarket issue), p. 38-52. – (avec Hubert Perrier), « Aux origines du 1er Mai : les événements de Chicago de 1886 et leurs répercussions internationales », Cahiers d’histoire de l’IRM n°33 (1988), p. 85-116. – « Les Derniers fouriéristes français aux États-Unis. Notes et documents », LUVAH-Revue littéraire, n°16 (février 1989), numéro spécial « Charles Fourier », p. 103-116. – « Les Blanquistes à New York, 1871-1880 », 1848, Révolutions et mutations au XIXe siècle, n° 6 (1990), p. 77-92. – « Le socialisme francophone néo-fouriériste après Réunion : Charles Caron et la section 15 de l’Internationale à La Nouvelle-Orléans », Cahiers Charles Fourier n°4 (1993), p. 129-142. – « L’apport des recherches sur les militants franco-américains au débat sur les migrations transatlantiques », communication présentée au colloque international du CNRS « Les dictionnaires biographiques du mouvement ouvrier : lecture, exploitation, apports à l’historiographie », Paris, 22-24 novembre 1993. Publié in Bulletin du Regroupement des chercheurs-chercheures en histoire des travailleurs et travailleuses du Québec (Montréal), n°57 (automne 1993), p. 5-9 ; et dans Matériaux, pour l’histoire de notre temps, Paris, BDIC, n°34 (janvier-juin 1994), p. 3-5. – « Les Socialistes franco-américains et les Canadiens », Bulletin d’histoire politique (Montréal), vol. 3, n°2 (hiver 1995), p. 83-101. – « French-speaking Radicals in the USA, 1848-1922 : The Possible Usages of Prosopography », Labor/Le Travail (Toronto, Canada), n°45 (Spring 2000), p. 243-247 (in « Symposium Honoring Marianne Debouzy »). – « Les socialistes franco-américains et la Première Guerre mondiale (août-décembre 1914) », conférence donnée lors de la journée d’étude du CENA « Les émigrants français aux Amériques et la Première Guerre mondiale » (EHESS, le 29 mai 2006). Traductions – Bernard H. Moss, The Origins of the French Labor Movement, paru sous le titre Aux Origines du mouvement ouvrier français, Besançon et Paris, Les Belles Lettres, 1985. – Christopher A. Bayly, The Birth of the Modern World, 1780-1914, Londres Blackwells, 2004. Paru en français sous le titre La Naissance du monde moderne (1780-1914), Paris Éditions de l’Atelier/Le Monde diplomatique, 2006, 606 p. DEPA Université Paris 8, 2 rue de la liberté 93526 SAINT-DENIS CEDEX”,”MPMx-043″
“PERRIN Linda”,”Coming to America. Immigrants from the Far East.”,”La storia dell’ immigrazione asiatica nel paese delle opportunità fu una lotta contro il razzismo e la discriminazione. Le differenze culturali resero difficile l’ assimilazione delle minoranze asiatiche. L’ ostilità nacque anche dal fatto che la forza-lavoro asiatica a buon mercato strappò posti di lavoro agli americani e ciò suscitò inimicizia nei sindacati. Durante la 2° seconda guerra mondiale i giapponesi furono rinchiusi in campi appositi”,”CONx-098″
“PERRIN Joseph M.”,”L’ ora dei laici.”,”Lavoro di squadra. “”””Formare una équipe””, è una di quelle formule magiche che paiono capaci di eliminare tutte le difficoltà e di risolvere tutti i problemi. “”Diritto alla équipe””, “”decisione della équipe””, sono diventati sinonimi di decisioni dello Spirito Santo, mentre “”senso della équipe”” dovrebbe equivalere a “”senso cristiano””. Con tutto ciò, questa espressione ha la forza di ogni immagine. Chi non ha visto dei lavoratori applicati e dediti allo stesso compito, che uniscono i loro sforzi e decuplicano in tal modo le loro forze e le loro capacità di lavoro? L’ idea di lavorare in comune ridesta il coraggio e mantiene l’ entusiasmo. Può darsi che vi si veda un mezzo per limitare l’ autorità e per non obbedire che a sé stessi sotto la veste d’altri. In un buon numero di casi, non si tratta di un’ esca?”” (pag 243-244) “”(…) l’ équipe rende di più se esige di più.”” (pag 244)”,”RELC-154″
“PERRONE Ottorino”,”La tattica del Comintern 1926 – 1940.”,”Il testo di PERRONE (pseudonimo VERCESI) è apparso a puntate nella rivista del Partito Comunista Internazionalista ‘Prometeo’ tra l’ agosto del 1946 e il novembre del 1947. Ottorino PERRONE è nato a L’ Aquila nel maggio 1897. Dal Congresso di Livorno del Partito Comunista d’ Italia (1921) fu convinto ed entusiasta assertore della linea politica rivoluzionaria propugnata dalla Sinistra. Riparato all’ estero, per sfuggire alla polizia fascista, difese tenacemente le posizioni della Sinistra Comunista sui periodici ‘Prometeo’ e ‘Bilan’. Militante del Partito Comunista Internazionalista (Internazionale dal 1965), morì sessantenne a Bruxelles nell’ ottobre del 1957.”,”RUST-050″
“PERRONE Nico”,”Enrico Mattei.”,”PERRONE insegna storia dell’America nel’Università di Bari. Ha lavorato nello staff centrale dell’Eni di Mattei. Ha pubblicato ‘Il truglio’ (2000), ‘De Gasperi e l’America’ (1995), ‘Obiettivo Mattei’ (1995).”,”ITAE-246″
“PERRONE Nico a cura; saggi di DRINNON Richard EDWARDS Richard C. GREEN David MATTICK Paul PERRONE Nico ZINN Howard”,”Due secoli di capitalismo Usa.”,”Saggio conclusivo: – Howard ZINN, La recente storiografia americana sugli Usa (pag 263-309) “”Secondo le stime della Brookings Institution, “”negli anni del ‘boom’ del 1929, il 78 per cento delle famiglie americane aveva un reddito inferiore a 3.000 dollari, ed il 40 per cento aveva un reddito familiare inferiore a 1.500 dollari. Solo il 2,3 per cento della popolazione godeva di un reddito di oltre 10.000 dollari. Sessanta famiglie americane, appartenenti alla categoria dal reddito più alto, avevano risparmi che ammontavano al totale di quelli di 25 milioni di famiglie della categoria dal reddito inferiore (1)””. (pag 228) (1) Cit. da R. Goldston, The Great Depression, 1968″,”USAE-080″
“PERRONE Ottorino”,”La tattica del Comintern dal 1926 al 1940.”,”L’autore – nato a l’Aquila nel maggio 1897 – dal Congresso di Livorno del Partito Comunista d’Italia, 1921, fu convinto ed entusiasta assertore della linea politica rivoluzionaria propugnata dalla Sinistra. Riparato all’estero, per sfuggire alla polizia fascista, difese tenacemente le posizioni della Sinistra Comunista sui periodici Prometeo e Bilan. Militante del Partito Comunista Internazionalista, morì sessantenne, a Bruxelles, nell’ottobre del 1957.”,”INTT-053-FL”
“PERRONE Nico”,”La Loggia della Philantropia. Un religioso danese a Napoli prima della rivoluzione. Con la corrispondenza massonica e altri documentiò”,”Nico Perrone dal 1990 insegna storia in tre università danesi come professore ospite e ha pubblicato con questa casa editrice ‘De Gasperi e l’America’ (1995) e ‘Il truglio’ (2000). In questo libro ricostruisce la storia del religioso e archeologo danese Münter che venne segretamente a Napoli e a Palermo nel Settecento per prendere contatti e unificare le fila della locale massoneria. E sostenere i disegni più illuminati di quei liberi muratori e giacobini che saranno i protagonisti delle congiure anti-borboniche e repubblicane da Gaetano Filangieri a Mario Pagano, a Melchiorre Delfico a Giuseppe Albanese. Una missione speciale sconosciuta che svela aspetti inesplorati della rivoluzione napoletana del 1799 e da porre agli inizi del Risorgimento.”,”RISG-001-FSD”
“PERROT Michelle”,”Jeunesse de la grève. France 1871 – 1890.”,”Collezione ‘L’univers historique’ diretta da Jacques JULLIARD e Michel WINOCK”,”MFRx-058″
“PERROT Jean-Claude PERROT Michelle REBERIOUX Madeleine MAITRON Jean, documenti riuniti e presentati da”,”La Sorbonne par elle-même. Mai-Juin 1968.”,”””Soprattutto non si potrà scrivere un giorno la storia della Sorbona in maggio senza raccogliere le testimonianze di quelli che vi vissero, vi lavorarono: dal comitato d’ occupazione al servizio d’ ordine, dai militanti sindacali agli animatori politici. Questa raccolta, indispensabile, non è ancora cominciata.”” (pag 7)”,”FRAP-076″
“PERROUX Francois”,”Le capitalisme.”,”PERROUX Francois è stato professore al College de France e D dell’ Institut de Science Economique Appliquée.”,”ECOI-064″
“PERROUX Francois”,”L’ economia del XX secolo.”,”PERROUX, professore all’ Università di Parigi e membro del Conseil Economique et Social ha fondato l’ Institut de science economique appliquée di cui è direttore. Tra le sue opere ‘L’ economie des jeunes nations’. “”Gli oneri globali del riarmo, assai variabili da paese a paese, non sono certo inferiori, nell’ insieme, a circa 40 miliardi di dollari, ossia al 10% della somma dei redditi nazionali””. (pag 355)”,”ECOT-070″
“PERRY Elizabeth J.”,”Shanghai on Strike. The Politics of Chinese Labor.”,”L’A è Professor of Political Science all’Univ di California, Berkeley.”,”MCIx-001″
“PERSICO Pasquale VINCI Salvatore”,”Principi di Econometria.”,”Pasquale Persico è professore incaricato stabilizzato di Economia Politica alla Facoltà di Giurisprudenza di Salerno, ha insegnato Econometria presso la Facoltà di Economia e Commercio di Bari e quella di scienze Economiche e Sociali di Cosenza. Salvatore Vinci è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma. Ha vinto nel 1975 il concorso alla cattedra di Econometria dell’Università della Calabria (Rende), successivamente ha insegnato Econometria nell’Università di Napoli.”,”ECOT-214-FL”
“PERSIL Raoul”,”Alexandre Millerand.”,”Millerand e Cicerin. “”Diceva, il 28 marzo: “”Desidero incontrare soprattutto a Genova, M. Lloyd George che ha mostrato ripetutamente che è un po’ realista… Ancora una volta , non mi aspetto un’ intesa politica che è impossibile tra degli Stati borghesi e una Repubblica sovietica.”” Ma Cicerin era più categorico: “”Le industrie europee ci forniranno del materiale per il nostro esercito. I popoli d’ Europa vanno a disarmare; in seguito saranno la preda dell’ armata rossa. La stupidità e lo spirito di lucro dei nostri nemici ci favoriranno. Quando Krasin propone a tutti degli accordi commerciali, fa una politica generale, perché essa sfrutta la stupidità e la cupidigia umane. Noi otterremo dall’ Europa dei crediti che non rimborseremo mai; così possiamo generosamente accordare il 20% di commissione agli intermediari.”” Quale giustificazione, in retrospettiva, della chiaroveggenza di Millerand quando allertava Briand a Londra e soprattutto a Cannes!”” (pag 146)”,”FRAV-101″
“PERSIO – GIOVENALE, a cura di Luca CANALI e Giovanni VIANSINO”,”Satire.”,”Aulo Persio Flacco nacque a Volaterrae (odierna Volterra) il 4 dicembre del 34 d.C. da famiglia ricca di rango equestre, molto vicina, sia per contatti frequenti sia per qualche legame di parentela, alla nobilitas di tradizioni e sentimenti repubblicani. Nel 46 si trasferì a Roma per proseguire i suoi studi di grammatica, retorica e filosofia sotto la guida, rispettivamente, di Remmio Palemone, Virginio Flavo e Anneo Cornuto. Entrò in contatto e familiarità con i poeti Cesio Basso e Lucano, con personaggi politici di primo piano, quali Seneca e Trasea Peto e, più in generale, con l’ambiente culturale stoico di aperta opposizione al regime di Nerone. Decimo Giunio Giovenale, Il più grande poeta satirico latino, unico fra i poeti che hanno scelto questo genere letterario, utile per difendere Roma in qualche momento storico minacciata nelle sua identità ideologica, è stato avarissimo di notizie che lo riguardassero. É verosimile che abbia posseduto una casa a Roma, frequentò un podere a Tivoli e la cittadina di Aquino a cento chilometri a sud-est Roma: anzi, parte della critica la crede suo luogo d’origine, ed in effetti tratti laziali ed un attaccamento viscerale alla campagna sono elementi non secondari della sua poesia.”,”VARx-147-FL”
“PERSONENI Giuseppe”,”La guerra vista da un idiota.”,”Notaio Giuseppe PERSONENI “”Ah!: la grana! è difficile dare una definizione di questa parola, che non significa nulla ed è tutto, è la rotaia su cui scorre la vita di un Ufficiale del R. Esercito. E’ lue epidemica, è la paura che ha l’impiegato di rispondere di una propria azione davanti al suo superiore; è una spada di Damocle sospesa sulla testa di un inferiore e che si deve cercare di evitare ad ogni costo; è una palla che capita nella schiena. E’ un guinzaglio messo al collo dell’Ufficiale di qualunque grado, che lo spinge il più delle volte a non fare quello che starebbe ben fatto, quello che egli stesso sente che sarebbe fatto bene, e che non fa per evitare la grana. La grana è la trincea, entro la quale si nasconde il pusillanime per coprire la propria responsabilità, è un reticolato che impedisce di fare un passo avanti, è una preoccupazione continua e costante di non fare, di ricorrere ai brutti ripieghi purché sian salve le apparenze; è lo studio di darla a intendere, è la negazione del proprio io, per subordinarlo alla volontà degli altri (…)”” (pag 34) “”Gli ufficiali erano nauseati perché sentivano come uno schiaffo lo scherno continuo, tacito e palese, di quelli che li chiamavano fessi: i soldati erano esasperati perché sapevano che dietro a loro v’era un esercito di imboscati, di giovanotti che diventavano grassi e paffuti alle mense dei comandi, che diventavano viziosi facendo l’ordinanza; che diventavano insopportabili, oziando negli uffici e che non avevano altra preoccupazione che quella di stringersi le mollettiere alle gambine secche e di farsi la scriminatura, ed assumere delle arie da Rodolfo di fronte a tutte le prodighe Mimi. I nostri alti comandi di fronte a questi fatti avevano le fette di salame sugli occhi (…)”” (pag 131)”,”QMIP-095″
“PERTICONE Giacomo”,”Lezioni di storia e teoria del diritto internazionale.”,”PERTICONE era Professore ordinario nell’ Università di Pisa. Le lezioni non sono state rivedute dal professore.”,”RAIx-102″
“PERTICONE Giacomo”,”La politica italiana dal primo al secondo dopoguerra. Saggio storico-politico.”,”””In tutto questo groviglio, punto fermo è il Patto d’acciaio. Mussolini con la firma del Patto di acciaio, secondo Attolico, si comportava come colui il quale, invitato a scendere in strada dal pianterreno, insisteva invece per buttarsi dall’ ultimo piano””. (pag 383) “”Costretto a dichiarare la neutralità italiana, definita “”non-belligeranza””, Mussolini sembrava ancora tentato di non rompere con l’ Inghilterra, per via del carbone. Non può negare che l’ opinione pubblica sia contraria all’ intervento, ma c’è il “”Patto d’ acciaio”” e la convinzione in lui, se non in tutto il suo entourage, che i nazisti vinceranno””. (pag 448)”,”ITQM-085″
“PERTICONE Giacomo”,”La torre di Babele. Italia 1949.”,”””””Democrazia per noi significa attività delle masse, attività del popolo, attività della classe operaia, attività di quegli elementi di avanguardia i quali si sono organizzati nel Partito di avanguardia della classe operaia e del popolo””. Se ciò è democrazia, l’ accusa di totalitarismo non dovrebbe turbarlo. Invece Togliatti parla di “”accusa infamante di totalitarismo, cioè di fascismo. Ed ha torto, perché non c’è nulla d’ infamante nel totalitarismo, che è un prodotto storico come il frazionismo, l’ individualismo, e cose simili. Ed ha anche torto nella identificazione di totalitarismo e fascismo, che è una tesi, semmai, della polemica anticomunista: il fascismo era anzitutto violenza e tirannia, Governo di fazione, non Governo della “”stragrande maggioranza””””. (pag 113)”,”ITAP-093″
“PERTICONE Giacomo”,”La formazione della classe politica nell’Italia contemporanea.”,”””Mentre il revisionismo si annunciava in Germania con Bernstein e in Francia con Sorel, un contributo assai notevole allo svolgimento critico del marxismo, non solo in Italia, è dato dagli scritti di Antonio Labriola, dalle discussioni di cui fu animatore e centro nell’ultimo quinquennio del secolo. In questo periodo il Labriola ripiegava sul terreno degli studi, dopo una scoraggiante esperienza di vita pubblica, ma dopo una intensa preparazione teorica. “”In Italia – egli scriveva nel maggio ’95 – siamo ancora al punto che il socialismo scientifico (che non è altro se non la nuova concezione della storia) bisogna ancora rivelarlo””.”” (Giacomo Perticone, La formazione della classe politica nell’Italia contemporanea, 1954) (pag 94) “”Molto tempo prima della crisi libica, che rese acuta questa questione, il Labriola sentì ed affermò la profonda solidarietà delle classi sul piano nazionale e la comune esigenza di libertà, di indipendenza, di autosufficienza. Il che riproponeva un problema, dallo stesso Labriola dato per risolto, il problema dello stato e del rapporto tra lo stato e il partito socialista, come rappresentante della classe operaia. (…) L’eterodossia socialista, come critica del marxismo, si viene accentuando da Labriola a S. Merlino, ad A. Graziadei, ai quali si devono alcuni scritti notevoli e non abbastanza notati””. (pag 95)”,”ITAP-160″
“PERTICONE Giacomo”,”L’Italia contemporanea dal 1871 al 1948.”,”Posizione di Salvemini sulla Triplice. “”La nuova Triplice non poteva dunque avere, nelle intenzioni della Germania e dell’Austria, se non un programma antinglese- oltre che antirusso e antifrancese. In questo sistema di forze, secondo Salvemini, l’Italia veniva a rappresentare non il punto di equilibrio, ma il punto di rottura; in altri termini, l’adesione dell’Italia alla Tricplice Alleanza non era una garanzia per la pace, ma un incitamento alla guerra tedesca; era espressione della solidarietà dell’Italia a una politica pericolosissima per la pace del mondo, e incoraggiava Germania e Austria verso una politica di provocazioni temerarie””. (pag 413)”,”ITAB-267″
“PERTICONE Giacomo”,”Scritti di storia e politica del Post-Risorgimento.”,”PERTICONE Giacomo Un capitolo è in francese (La storiografia italiana dopo il Risorgimento) “”Questa concezione egli porta nel giudicare, da un punto di vista politico e insieme tecnico-militare, la campagna del ’48-49, e specialmente le ragioni della caduta della Repubblica romana. “”Tutti i moti iniziati in Italia dopo il quindici – egli scrive – caddero tutti dappoiché essi attaccavano la forma del dispostismo e non il dispotismo medesimo.”” Non fu guerra di popolo, né guerra di ideee. Ora, “”scegliere il generale, organizzare l’esercito sono cose inutili se manca la rivoluzione delle idee. (‘La guerra combattuta in italia negli anni 1848-49’). E questa rivoluzione delle idee, è un effetto, non causa. La concezione teorica del Pisacane è nettamente deterministica: la rivoluzione sarà, non tanto perché è giusto che sia, e neppure perchè le masse lotteranno per imporla, ma, come osserva il Rosselli (‘Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano’, Torino, 1923), perché è inevitabile che sia, come risultato immancabile d’un contrasto di forze sfuggenti al controllo degli uomini. “”Le sorti dei popoli – afferma il Pisacane – dipendono pochissimo dalle istituzioni politiche: sono le leggi economiche-sociali che tutto assorbono, che tutto travolgono nei loro vortici””. E altrove: “”la via più dritta per mutare i costumi di una stirpe di uomini è quella di riformare il loro stato economico; dopo ciò, viene il rimedio dell’educazione””.”” (pag 21)”,”STOx-190″
“PERTICONE Giacomo”,”La politica italiana nell’ultimo trentennio. I. La crisi della democrazia e la lotta dei partiti (1915-1920).”,”Il volume II è in Fondi FR “”La guerra, ritiene Orlando – e lo dichiara rivolgendosi alle Sinistre – “”ha distrutto l’imperialismo!”” …”” (pag 206)”,”ITAA-141″
“PERTICONE Giacomo”,”Linee di storia del comunismo.”,”Seconda edizione, la prima edizione (1942) è in SOC-064 Solidarietà proletaria internazionale nei confronti della Comune di Parigi. “”La guerra franco-prussiana impedì il Congresso di Parigi [della Prima Internazionale, ndr]. Ma definì la dottrina dell”Internazionale’ intorno alla guerra e diede luogo ad alcune manifestazioni, sia pure platoniche, di solidarietà proletaria. Sulla guerra l’opinione dei delegati dei lavoratori è ferma e irrevocabile: la guerra non scioglie i problemi che vorrebbe risolvere e ne propone di sempre più gravi. In tema di solidarietà internazionale: solidarietà prima nella pace e per la pace, e poi nella rivoluzione. Il 17 luglio [1870], una grande assemblea composta di circa 65 mila operai tenuta a Chemnitz (Sassonia) prendeva la risoluzione seguente: “”In nome della democrazia tedesca e specialmente in nome degli operai tedeschi, noi dichiariamo la guerra attuale puramente dinastica, stendiamo fraternamente la mano ai nostri fratelli di Francia, dichiariamo che la più stretta solidarietà li unisce a tutti gli operai del mondo, ed avvertiamo che a Lipsia, ed in altre città della Germania, assemblee popolari saranno convocate per prendere le stesse risoluzioni””. Un altro manifesto diceva: “”Se le classi operaie della Germania permettono alla guerra attuale di perdere il suo carattere strettamente difensivo e di degenerare in guerra offensiva contro il popolo francese, una vittoria od una disfatta saranno egualmente disastrose: tutte le miserie che desolarono la Germania dopo la guerra per l’indipendenza si ravviveranno con intensità accumulata””. Dal loro canto gli affiliati tedeschi dell”Internazionale’ rispondevano, in occasione della rivoluzione del 4 settembre: “”Sinché le armi di Napoleone minacciavano la Germania, era nostro dovere cooperare alla guerra di difesa, alla guerra in nome della patria indipendenza. Ma ora, il governo democratico attuale (di Parigi) sarà penetrato dal sentimento che il popolo francese e il popolo tedesco sono fratelli, ch’essi hanno gli stessi interessi, lo stesso dovere d’unirsi nello spirito dei tempi moderni per non essere rivali che nelle arti gloriose della pace. E’ interesse della Germania di concludere una pace onorevole colla Francia, perchè una pace vergognosa sarebbe una tregua che durerebbe sino al giorno in cui la Francia si sentisse abbastanza forte per scuotere quest’onta…””. A Zurigo, il 4 giugno, una riunione di membri dell”Internazionale’ dichiara all’unanimità che “”la lotta sostenuta dalla ‘Commune’ di Parigi è giusta, è degna, è in armonia con le idee d’un tempo migliore avvenire, e che tutti gli uomini che riflettono devono combattere con essa””. A Bruxelles, la sezione belga dell”Internazionale’, nella sua riunione del 5 giugno, dichiarava di “”acclamare solennemente la ‘Commune’ di Parigi, vinta momentaneamente, e di riconoscere ch’essa aveva bene meritato dall’umanità, ed avere coloro che han combattuto con essa diritto al rispetto ed alla simpatia di tutti gli uomini di cuore””. Le sezioni di Ginevra votavano pure all’unanimità un indirizzo alla ‘Commune’, dichiarando che essa “”esprimeva le aspirazioni economiche delle classi operaie””. I giornali dell”Internazionale’ facevano eco alle deliberazioni prese dalle assemblee delle sezioni. L”Egalité’, parlando degli incendi di Parigi, diceva: “”Quanto a noi non abbiamo che un voto: che questo fuoco possa illuminare il popolo delle provincie, che esso ravvivi la vendetta nel suo cuore””. E nel numero del 10 giugno: “”Noi sapevamo ciò che la ‘Commune’ ci recava, noi l’avevamo già detto e lo ripeteremo ancora e sempre sino al trionfo definitivo della rivoluzione internazionale dei lavoratori””. Liebknecht e Bebel dicevano: “”Noi siamo e ci dichiariamo solidali della ‘Commune’ di Parigi, e siamo pronti a sostenere i suoi atti ora e sempre e contro chiunque”””” [Giacomo Perticone, Linee di storia del comunismo, 1944] (pag 200-201)”,”SOCU-200″
“PERTICONE S. PREZIOSI G. BARIE’ G.E. PISTONI Goffredo”,”Il razzismo italiano e l’attacco a Spinoza. Con il testo di Sossio Giametta. Il duello di Schopehauer con Spinoza sul problema del male.”,”‘Dopo le leggi razziali emanate in Italia nel 1938, uno dei bersagli della cultura del regime fascista fu Spinoza, filosofo di origine ebraica. A Milano scoppiò una polemica proprio intorno all’opera di Spinoza, che venne riportata da ‘La Vita Italiana’, la vera rivista razzista allora circolante, e ora, per la prima volta, quella parte riguardante il pensatore viene pubblicata con le tesi pro e contro l’opera del pensatore’ (Armando Torno) “”Ma io voglio dedicare al prof. Barié quanto si legge nel libro del Padre Gesuita Paolo Siwek professore nell’Università Pontificia Gregoriana: ‘Spinoza et le Panthéisme Religieux’ (Desclée De Brouwer, 1937). Nelle pagine di chiusa di quel libro sono così prospettate e documentate le relazioni fra i più distruttivi movimenti politico-economici moderni e il pensiero spinoziano: «Si sente dire sovente che lo Spinozismo ha portato un concorso assai rilevante al ‘socialismo’, di andamento fondamentalmente materialista, quello che caratterizza le teorie di Marx, di Engels, di Lassalle. La asserzione non è senza fondamento. Infatti questi tre autori citano sovente nei loro lavori Fichte, Schelling, Hegel, e soprattutto Feuerbach, i quali, come si sa, devono molto a Spinoza (1). Così non ci si meraviglierà che Spinoza «goda della più grande venerazione presso i Marxisti russi» del giorno d’oggi (2); e ciò – come spiegava A. Deborin al Congresso Internazionale dell’Aia – non solo «perché egli , per primo nei tempi moderni ha alzato la bandiera del libero pensiero e dell’ateismo», ma anche – e soprattutto – perché egli ha dato le sue basi filosofiche al Marxismo: «il Marxismo proviene dallo Spinozismo!» (3). Da lui esso ha ereditato il suo appassionatao amore per la “”libertà”” (assenza di ostacoli), la sua nozione «materialista della Morale», la sua concezione «naturalista dello Stato», «la negazione dei principi morali e religiosi», «la guerra contro ogni superstizione e ogni pregiudizio religioso» (4). Perciò, a prestar fede ad A. Deborin, Spinoza sarebbe il padre del bolscevismo”” (pag 20-22) [G. Preziosi, La difesa dell’ebreo Spinoza all’Università di Milano]”,”ITAF-370″
“PERTICONE Giacomo”,”La politica estera italiana dal 1861 al 1914.”,”Giacomo Perticone, professore di Storia contemporanea alla università di Roma.”,”ITQM-019-FL”
“PERTICONE Giacomo”,”La formazione della classe politica nell’Italia contemporanea.”,”Il primo dopoguerra in Italia. “”In questi anni 1919-21 si ripresentano tutti i problemi del Risorgimento, negli stessi termini di mezzo secolo avanti. E si ripresentano nelle stesse condizioni, vale a dire senza che il paese possa attingere a una sua riserva di forze morali, capaci di trasformare la quotidiana lotta per la vita e la rissa dei partiti, in un serio impegno, in un compito storico, che sia suo, il compito storico dell’Italia nel mondo contemporaneo. (…) Il primo Dopoguerra annunciò bruscamente la gravità e l’urgenza di problemi sociali che erano stati abbandonati al trattamento di una serie di temporeggiatori. Ora non si poteva più restare inerti e aspettare che le questioni si assestassero e si risolvessero da sé; ora bisognava decidersi e governare, cioè bisognava comandare e obbedire e assumersi tutta la responsabilità storica di una trasformazione sociale. (…) Le vecchie ‘élites’ del 1915 si fecero avanti dopo il 1918, ciascuna con la sua formula. Vi era una ‘soluzione giolittiana’ per il compromesso parlamentare, sulla base di un indebitamento delle classi uscite dalla guerra con grandi ambizioni, da una parte le organizzazioni operaie irrompenti sul piano politico, dall’altra le falangi di smobilitati della media e piccola borghesia ansiosa di comando. Vi era poi la ‘soluzione nittiana’ della grande rinuncia, della limitazione dei consumi e degli sperperi, dell’accrescimento della produzione, in cui tutte le classi si sarebbero sentite solidali come se tutte ne potessero sentire ed apprezzare i vantaggi. Vi era la ‘soluzione nazionalista’, che puntava sui diritti inalienabili della vittoria, e sugli immancabili riconoscimenti che se ne sarebbero dovuti imporre, non si sa bene con quali mezzi, agli alleati ed associati. Il metodo paternalistico, che era soltanto sottinteso delle due prime soluzioni, in quanto i demo-liberali delle varie scuole tenevano in conto gli istituti rappresentativi, nella terza soluzione, diventava preminente ed unico, poiché solo l’onnipotenza dell’esecutivo poteva rimuovere gli ostacoli che sorgevano sulla sua strada. L’insufficienza di queste soluzioni è rivelatrice dell’insufficienza della «classe politica» e dei suoi gruppi dirigenti, che continuavano a ragionare o comunque a parlare nel Dopoguerra nei termini di quietismo, compatibili con la situazione dell’Italia, avanti il 1914. (…) I quadri della nuova classe politica venivano dalla guerra: organizzatori e propagandisti che vengono dalla trincea. Era la retorica, l’eterna retorica esibizionistica dell’intellettualoide italiano di tutti i tempi. Ma alla retorica seguiva ora l’azione diretta: cioè l’attacco a uomini, partiti, istituzioni e simboli del pacifismo e del neutralismo, come difesa armata delle classi che la rivoluzione socialista colpiva a fondo e che la rivoluzione cattolica non mancava di minacciare. Agli agitatori, in cerca di fortune politiche, si dovevano aggiungere i difensori del privilegio economico, anche questi in nome di un ‘superiore interesse’, l’interesse della produzione e della potenza del popolo italiano. Ed il circolo era chiuso. Attorno ad esso potevano gravitare i relitti della classe spodestata, ansiosi di inserirsi nel nuovo sistema”” (pag 140-141)”,”TEOP-004-FGB”
“PERTINI Sandro”,”Interventi.”,”Allegato fascicolo ‘Morte di Salvador Allende’ “”Con Gamal Abdel Nasser è scomparso un prestigioso leader del mondo arabo, un uomo indubbiamente di fede e gli uomini di fede suscitano sempre ammirazione anche in chi la loro fede non condivide. (…). Sospendo la seduta in segno di lutto””. (pag 75-77)”,”ITAP-129″
“PERTINI Sandro, a cua di Vico FAGGI”,”Sei condanne due evasioni.”,”””Un giorno Antonio Gramsci, conversando con me, ebbe ad esprimere un giudizio su Turati e su Treves, a mio avviso offensivo. Io reagii con molta fermezza. Gramsci, che con me manteneva rapporti più che amichevoli – il mattino dopo sentì il bisogno di una leale spiegazione, dicendomi che con il giudizio politico espresso il giorno prima non voleva minimamente offendere Turati e Treves. Soggiunse che apprezzava la mia reazione in difesa dei miei due compagni in esilio”” (pag 190) Vico Faggi, nato a Pavullo, Modena, nel 1922, ha scritto due drammi storico-politici: ‘Il processo di Savona’ e ‘Cinque giorni al porto’, il secondo in collaborazione con L. Squarzina, e altre opere teatrali. Nel 1969 ha pubblicato ‘Quaderno partigiano’, premiato nel 1965 e 1969.”,”ITAR-272″
“PERUCCHIETTI Enrica”,”False Flag. Sotto falsa bandiera. Strategia della tensione e terrorismo di stato.”,”Enrica Perucchietti laureata in filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. Pearl Harbor. “”La dinamica degli eventi (…) fin da subito insospettì molti, sia militari che civili. Sorsero così numerose polemiche e perplessità sullo svolgimento dei fatti e sulle responsabilità politiche e militari dell’accaduto. La Commissione Roberts (la prima delle otto che nel corso degli anni si sono occupate dei fatti di Pearl Harbor) ritenne gravemetne negligenti e colpevoli di scarsa preparazione soprattutto gli ammiragli Stark e Kimmel e il generale Short, che vennero sostituiti. Nel 1946 il Congresso istituì una commissione di inchiesta che tenne una serie di approfondite sedute dalle quali emerse la conferma delle responsabilità militari dei comandanti sul posto, ma anche la responsabilità dei dirigenti a Washington – in particolare di Knox, Stark, Marshall e dello stesso Roosevelt – colpevoli di aver sottovalutato la minaccia. Un’altra corrente di pensiero ritenne molto dubbio l’andamento della vicenda e non accettò la versione ufficiale; si diffuse cioè il sospetto che il disastro fosse da attribuire a fattori più gravi della confusione e dell’incapacità dei servizi segreti americani. Fin da subito alcuni ricercatori sospettarono che Roosevelt avesse pianificato il disastro di Pearl Harbor per spingere il Paese a entrare in guerra. Il contrammiraglio Robert Alfred Theobald puntò il dito contro Roosevelt, reo, a suo dire, di aver favorito l’attacco nemico non riferendo nulla in merito- pur essendo informato dettagliatamente dei progetti giapponesi tramite il sistema ‘Magic’ – all’ammiraglio Kimmel. Tale tesi sembrò in parte confermata dalla politica intransigente verso il Giappone portata avanti da Roosevelt e Hull, e dall’atteggiamento di calma serenità del presidente alla notizia dell’attacco. La tesi cospirazionista del contrammiraglio Theobald venne però respinta negli anni Sessanta da vari studiosi, che confermarono piuttosto le conclusioni della commissione congressuale e ritornarono alla teoria della mancanza di vigilanza e dell’eccessivo ottimismo degli statunitesi. Costoro avrebbero cioè sottovalutato il pericolo e, in seguito all’attacco, sfruttato il pretesto per farlo divenire un ‘casus belli'”” (pag 45-46) [Bauer, Eddy, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. III. De Agostini, Milano; 1968]”,”QMIx-045-FV”
“PESANTE Vincenzo”,”Il problema Oriani. Il pensiero storico-politico, le interpretazioni storiografiche.”,”Vincenzo Pesante (S. Maria di Leuca 1960) è dottore di ricerca in Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche. Si è occupato di storia del pensiero politico dell’ Ottocento in particolare francese e italiano.”,”STOx-020-FMB”
“PESCARINI Angelo”,”Sistemi formali e dialettica reale.”,”Angelo Pescarini insegna matematiche complementari all’Università di Ferrara. Fin dagli anni cinquanta ha partecipato attivamente al movimento internazionale per il rinnovamento dell’insegnamento matematico. Ricercato attento ha pubblicato: La riforma possibile e Un progetto per la matematica nella scuola elementare, Natura Ragione Lingua, Dal discorso sul metodo alla pratica dialettica, e ha curato la pubblicazione in Italia di: Choquet, Dienes, Dieudonné, Papy. Già membro della CIIM, assessore all’istruzione e cultura della regione Emilia-Romagna dal ’70 al ’77, ha in questa veste promosso la creazione dell’Istituto regionale di psicopedagogia dell’apprendimento (IRPA).”,”SCIx-062-FL”
“PESCE Osvaldo”,”Rapporto al Congresso di ricostruzione del Partito Unificato della classe operaia. Presentato dal compagno Osvaldo Pesce il 6 maggio e approvato l’8 maggio 1977.”,”Esponenti presenti sul palco (dalla foto): Pesce, Pelone, Semero, Hermann, Nappini, Losurdo, Martelli, Saltini In allegato aggiunto al fascicolo originale: ‘Note su Domenico Losurdo’, ‘Il Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista), la linea nera e la linea rossa’ di Roberto Niccolai'”,”ITAC-136″
“PESCE Domenico”,”Il pensiero filosofico e scientifico. Antologia per il triennio delle scuole superiori. Volume I.”,”””Ma allora, per Zeus, proseguii, c’è forse qualche vantaggio nel possedere tutti gli altri beni, senza il sapere? Sarebbe forse utile ad un uomo possedere e fare molte cose senza avere intelligenza, o gli converrebbe piuttosto possedere poco e poco operare, ma con intelligenza?”” (pag 15) Platone: dall’ “”Eutidemo”” “”Il sole è giovane ogni giorno”” (Eraclito) (pag 7) (secondo Eraclito il sole si consuma di giorno e si reintegra di notte) “”La natura ama nascondersi”” (pag 5)”,”FILx-490″
“PESCE Domenico”,”Il pensiero filosofico e scientifico. Antologia per il triennio delle scuole superiori. Volume II.”,”””Le prime cause del movimento non sono nella materia: ella riceve il movimento e lo comunica, ma non lo produce (9). Più osservo l’azione e la reazione delle forze della natura agenti le une sulle altre, più io trovo che, di effetti in effetti, si deve sempre risalire a qualche volontà come prima causa: infatti ammettere un regresso di cause all’infinito equivale a non ammettere nulla. In una parola ogni movimento che non è prodotto da un altro non può venire che da un atto spontaneo, volontario; i corpi inanimati non agiscono che per il movimento e non esistono delle vere azioni senza volontà. Ecco il mio primo principio: io credo dunque che una volontà muove l’universo e anima la natura. Ecco il mio primo dogma o il mio primo articolo di fede (10)”” (pag 98) Rousseau, L’Emilio; (9) Rousseau polemizza contro coloro che pensavano la materia dotata di movimento spontaneo e di una embrionale sensibilità. Rappresentanti di questa concezione materialistica furono D’Holbach (1723-1789) e La Mettrie (1709-1751): quest’ultimo pubblicò nel 1748 un libro che ebbe un notevole successo editoriale intitolato ‘L’homme machine’. In esso si affermava che il mondo, l’uomo, gli animali, ecc. sono macchine che hanno in sé il principio del loro movimento e della loro vita: in questo modo si pensava di eliminare e l’esigenza dell’anima e quella di Dio. Rousseau invece ribadisce la necessità di un principio spirituale attivo contrapposto alla materia intesa come assoluta passività. In questo modo Rousseau ribadisce un rigido dualismo tra spirito e materia; (10) La prova di Rousseau si fonda su due affermazioni: a) la materia può ricevere e comunicare (trasmettere) il movimento, ma non può produrlo; b) non è possibile affermare che la comunicazione del movimento sia infinita, perché, in questo caso, il movimento non avrebbe una causa. Da queste premesse segue la conclusione: che la causa del movimento non può che essere spirituale e identificarsi con la volontà”””,”FILx-491″
“PESCE Domenico POZZI Lorenzo SERVI FISCHER Gisèle”,”Introduzione alla logica.”,”Gli Autori, Istituto di Filosofia dell’Università di Parma.”,”SCIx-133-FL”
“PESCE Giovanni”,”Il giorno della bomba. Racconti.”,”In questi stralci di vita rivissuta con la penna che ha riempito un quaderno dopo l’altro c’è l’emigrazione in Francia con madre e fratelli, il padre perseguitato dalla disoccupazione e dal regime, la casa accanto alla miniera, il primo lavoro a undici anni, la guerra di Spagna nelle Brigate internazionali, il carcere e il confino accanto agli uomini più prestigiosi dell’antifascismo, la resistenza combattuta in prima persona nelle formazioni GAP, il secondo dopoguerra… “”I GAP erano piccole formazioni: squadre di tre persone, la maggior parte giovanissime. Nessun componente di un gruppo conosceva gli appartenenti ad altri gruppi. Soltanto un membro di ogni gruppo conosceva il comandante del distaccamento. E solo il comandante del distaccamento conosceva il comandante della brigata. Quando si parla di distaccamenti o di brigate non si deve pensare a grosse formazioni: la brigata, nel caso dei gappisti, era composta da due, tre, quattro distaccamenti, e un distaccamento era formato magari da una sola squadra. Quindi i tre-quattro distaccamenti che formavano una brigata potevano contare da otto a dieci combattenti. Questo non significa però che le azioni fossero proporzionali al numero dei gappisti. Anzi, semmai erano inversamente proporzionali. Infatti, nei periodi in cui il numero dei combattenti era minimo (due o tre per un’intera città), si verificava un moltiplicarsi dell’impegno, al punto che le azioni contro i fascisti e i tedeschi – per quanto sembri incredibile – aumentavano in numero e in difficoltà”” (pag 92)”,”ITAR-001-FGB”
“PESCE Boris”,”Gli impiegati della Fiat dal 1955 al 1999. Un percorso nella memoria.”,”Boris Pesce si occupa di ricerca nella storia del lavoro e nella storia d’impresa e dell’organizzazione di laboratori didattici nell’ambito della storia contemporanea. Ha svolto ricerche presso l’Istoreto, la Fondazione Gramsci, la Fondazione Nocentini di Torino, l’Archivio storico Fiat. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra cui ‘Colletti bianchi a Torino. Il ceto medio e l’industria privata 1900-1945’ (Neos 2010).”,”MITT-001-FC”
“PESCETTI Paolo SCALPELLI Adolfo a cura, scritti antologici di Luigi ARBIZZANI Sergio BELLONE Arrigo BENEDETTI Silvio BERTOLDI Norberto BOBBIO Arrigo BOLDRINI Ivanoe BONOMI Mario BONFANTINI Anna BRAVO Franco CALAMANDREI Italo CALVINO Franco CATALANI Alcide CERVI Enzo COLLETTI Giorgio COLORNI Benedetto CROCE Eugenio CURIEL Luigi EINAUDI Franco FORTINI Nicola GALLERANO Alfonso GATTO Giorgio GIMELLI Mario GIOVANA Mario GUARNASCHELLI Davide LAJOLO Nino LAMPREDI Giovanni Battista LAZAGNA Oreste LIZZADRI Luigi LONGO Raimondo LURAGHI Concetto MARCHESI Vincenzo MOSCATELLI Mario PACOR Giampaolo PANSA Giovanni PESCE Giaime PINTOR Alfredo PIZZONI Salvatore QUASIMODO Ernesto RAGIONIERI Pietro SECCHIA Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI Antonello TROMBADORI Leo VALIANI Elio VITTORINI Ruggero ZANGRANDI e altri”,”La Resistenza racconta. Fatti e figure della guerra di Liberazione.”,”scritti antologici di Luigi ARBIZZANI Sergio BELLONE Arrigo BENEDETTI Silvio BERTOLDI Norberto BOBBIO Arrigo BOLDRINI Ivanoe BONOMI Mario BONFANTINI Anna BRAVO Franco CALAMANDREI Italo CALVINO Franco CATALANI Alcide CERVI Enzo COLLETTI Giorgio COLORNI Benedetto CROCE Eugenio CURIEL Luigi EINAUDI Franco FORTINI Nicola GALLERANO Alfonso GATTO Giorgio GIMELLI Mario GIOVANA Mario GUARNASCHELLI Davide LAJOLO Nino LAMPREDI Giovanni Battista LAZAGNA Oreste LIZZADRI Luigi LONGO Raimondo LURAGHI Concetto MARCHESI Vincenzo MOSCATELLI Mario PACOR Giampaolo PANSA Giovanni PESCE Giaime PINTOR Alfredo PIZZONI Salvatore QUASIMODO Ernesto RAGIONIERI Pietro SECCHIA Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI Antonello TROMBADORI Leo VALIANI Elio VITTORINI Ruggero ZANGRANDI e altri”,”ITAR-001-FAP”
“PESCH Edgar”,”Le marxisme.”,”PESCH Edgar è professore di psicologia. “”La classe ouvrière ne doit pas s’exagérer le but final des luttes de tous les jours. Les travailleurs ne doivent pas oublier qu’ils combattent les effets, non les causes. Au lieu de la devise conservatrice: “”Un salaire normal pour une journée normale de travail””, ils doivent inscrire sur leur banniere le mot d’ordre révolutionnaire: “”Abolition du salariat””. (Karl Marx: Salaires, Prix et Profits””) (pag 46, nota 1) “”A. Koestler rimprovera al marxismo di voler trasformare l’ uomo dall’ “”esterno”” e non dall’ “”interno”” (nel senso di un perfezionamento morale e spirituale). Questo autore fa deviare senza soste i problemi politici e psicologici verso una metafisica mitologica pseudo-freudiana che è l’eco del suo pensiero appannato, del suo smarrimento intellettuale, allo stesso tempo che un tentativo di giustificare il proprio voltafaccia politico (…)””. (pag 57)”,”TEOC-430″
“PESCHANSKI Denis GRUMBERG Zoé ATAMIAN Astrig BORDENAVE Yves MONDOT Jean-François LEFEBVRE Michel COLLIN Claude DENOYELLE Françoise REMY Cathy STROOBANTS Jean-Pierre HIVERT Anne-Françoise RAFENBERG Marina ENDERLIN Serge WIEDER Thomas BIENVENU Hélène”,”Résistants. Missak Manouchan et sa compagnie mélinée entrent au Panthéon – Historiens et descendants racontent l’engagement des combattants étrangers.”,”Tra i vari articoli: – Raphaële Balu, ‘Les Alliés ont-ils armé trop peu et trop tard les maqui? (pag 82-84) [Dopo la guerra, numerosi studi hanno assegnato a Londra e Washington un ruolo nefasto, in quanto avrebbero sacrificato i partigiani (maquisards) alla loro sorte. Gli archivi britannici e americani, mostrano, al contrario, il lavoro titanico svolto dai servizi segreti di informazione (intelligence) alleati per integrare la Resistenza francese nei loro piani di guerra] – Jean-Charles Szurek, Le réseau de résistants inconnu dqui communiuqit avec Moscou, pag 82-83) [Dopo aver combattuto nelle Brigate internazionali in Spagna, Gabriel Ersler, medico ebreo polacco emigrato in Francia ha creato una rete di resistenza e di informazione (renseignement) sovietica nel corso dell’occupazione. Una storia incredibile e inedita] (riportare qui anche testo della scheda bibliografica Isco)”,”FRAV-185″
“PESCHIERA Marco BAIARDO Enrico”,”Lanterna rossa. I comunisti a Genova (1943-1991).”,”Marco Peschiera è un giornalista dal 1980. Enrico Baiardo è stato dirigente del CI e consigliere comunale a Genova. Aldo Agosti è professore emerito di Storia contemporanea all’Università di Torino. Tabella sugli iscritti Pci federazione genovese (pag 101) Lotta comunista (pag 223; 226)”,”PCIx-444″
“PESCHIERA Filippo a cura; saggi di AGLIETA Roberto CASTELVETRI Laura IZAR Angelo Vincenzo PESCHIERA Filippo RAIMONDI Grazia TAMBURRI Gianni TORTI Maria Teresa TRAVERSO Vittorio”,”Sindacato industria e Stato nel dopoguerra. Storia delle relazioni industriali in Italia dal 1943 al 1948.”,”””Le difficoltà di De Gasperi furono accresciute dai risultati del secondo turno delle elezioni amministrative che si svolsero nel novembre del ’46 e che interessarono i comuni di Genova, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. La DC subì una dura sconfitta, con un forte arretramento rispetto alle elezioni per la Costituente (11). Un tracollo che puniva la DC per la sua «convivenza» con i partiti di sinistra. Ma a questa flessione contribuì anche l’alta percentuale di astensioni: è da notare infatti che in assoluto i voti del PCI e del PSI diminuiscono in parecchi comuni, mentre in altri si registra un aumento modesto. Il risultato però dava la vittoria alle sinistre giacché rendeva possibili maggioranze socialcomuniste nei comuni di Genova, Torino, Firenze; e perché d’altronde dimostrava la diversa qualità dell’elettorato socialcomunista, la sua fedeltà e la sua combattività che lo portava puntualmente alle urne in ogni tornata elettorale”” (pag 141) (11) A Torino il partito cattolico passa da 112.500 voti a 57.600; a Genova da 102.300 a 65 mila; a Firenze da 66.000 a 45.000; a Roma da 218.400 a 102.800; a Napoli da 89.850 a 28.650; a Palermo da 43.400 a 11.200″,”ITAE-003-FER”
“PESCOSOLIDO Guido; GRASSI Fabio”,”Il dibattito coloniale nella stampa italiana e la battaglia di Adua (Pescosolido); L’industria tessile e l’imperialismo italiano in Somalia (1896-1911) (Grassi).”,”‘Colonialismo, decolonizzazione e realtà dei paesi in via di sviluppo’. [‘L’unico serio tentativo di trattazione sistematica del problema coloniale e di rifiuto aprioristico di tale politica rimaneva il libro di Colajanni ‘Politica Coloniale’, ma evidentemente ci voleva ben altro per fermare l’impegno italiano in A.O.: mancava ancora una volta da parte del fronte anticolonialista quell’impegno, unitario e deciso, a tutti i livelli che solo, facendo leva sugli ultimi avvenimenti, poteva forse reciderne le linee di sviluppo. (…) L’opposizione, in parte assorbita dalle lotte sociali interne in parte sedotta dal miraggio di possibili vantaggi economici che la colonia poteva dare, si riduceva in pratica a ben poca cosa fino al brusco risveglio di Adua. La sconfitta dell’Amba Alagi giungeva del tutto inaspettata sia per i colonialisti che per gli anticolonialisti, richiamando l’attenzione generale sulla realtà di un possedimento che non sarebbe stato facile mantenere se non a prezzo di dure lotte. Il fatto di trovarsi impegnati contro un nemico forte ed agguerrito, aveva l’effetto di semplificare provvisoriamente l’insieme dei temi dibattuti facendo convergere l’interesse quasi esclusivamente sugli sviluppi dell’azione militare. Per i colonialisti in genere, e per la stampa crispina in particolare, l’obiettivo preliminare consisteva nell’ottenere una vittoria finale decisiva. Essi invitavano non solo a mettere da parte le polemiche fra i colonialisti, ma gli stessi anticolonialisti avrebbero dovuto sospendere ogni critica una volta entrati in gioco l’onore e gli interessi supremi della patria. E anche se l’appello, specie per ciò che riguardava la polemica specificatamente anticrispina, non veniva accolto dalla stampa d’opposizione, il fatto che in Africa si stesse andando verso lo scontro decisivo e quindi verso una chiarificazione che si presumeva definitiva, determinava anche in una parte della stampa anticolonialista un certo attendismo. (…) Le perplessità degli ambienti milanesi nei confronti della guerra erano di notevole entità, e venivano avanzate con grande decisione anche dopo [l’episodio di] Makallé (…). L’opposizione de «Il Corriere della Sera» alla politica coloniale si faceva sempre più intransigente, decisa, demistificante, e non a caso il foglio milanese era uno dei pochissimi che consigliava di accettare le proposte di pace del Negus. Sul problema coloniale chi non aveva esitazione alcuna, almeno per il momento, erano i socialisti. La loro stampa, fedele all’impostazione che al problema aveva dato il Costa, non manifestava alcun cedimento o condiscendenza. Dopo Amba Alagi, Andrea Costa pronunciava alla Camera un discorso che ripeteva quasi frase per frase quello tenuto nel 1887 alla stessa Assemblea e «L’Intransigente» di Bologna usciva il 14 dicembre 1895 con un editoriale che definiva molto chiaramente l’atteggiamento socialista di fronte alla guerra africana (…). Con maggiore veemenza «Il Grido del Popolo» di Torino esprimeva la sua condanna per la politica coloniale mettendola in stretto rapporto con lo sfruttamento e la miseria all’interno, e denotando quindi di aver raggiunto un notevole livello di lucidità nell’analisi di classe: le stragi africane e le repressioni di Lunigiana erano causate da uno stesso nemico: il Capitalismo. Con queste premesse la sconfitta di Adua non poteva essere accolta che con un grido: «Via dall’Africa»”” (pag 682-683; 694-697) (Guido Pescosolido)”,”ITAA-151″
“PESCOSOLIDO Guido”,”Rosario Romeo.”,”Guido Pescosolido (Casalvieri, 1947) è professore ordinario di Storia moderna presso la facoltà di Lettere e filosofia dell’università di Napoli e docente di Storia economica contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche della Luiss di Roma. È stato allievo di Rosario Romeo. Tra le sue opere ‘Agricoltura e industria nell’Italia unita’ (Firenze, 1983). Ha collaborato all’edizione italiana della ‘Storia economica e sociale del mondo’ diretta da P. Léon (1979-1981) e al III volume di ‘La storiografia italiana degli ultimi venti anni’ a cura di L. De Rosa (1989). “”Una produzione [storiografica di Rosario Romeo, ndr] che, oltre ad alcuni lavori sulla Restaurazione e sulla rivoluzione del 1848-49 nel Regno delle Due Sicilie (23), accanto ad un breve saggio sugli illuministi meridionale di fortissima influenza crociana, persino nello stile, ma di minore rilievo storiografico (24), annovera al proprio attivo i saggi raccolti nel volume ‘Risorgimento e capitalismo’, che costituiscono uno dei momenti di più alta originalità interpretativa di Romeo e di più accentuata capacità di stimolo non solo per la storiografia, ma per l’intera cultura nazionale (25). L’importanza che quegli scritti hanno avuto ed hanno tuttora nella storiografia italiana non ha certo bisogno di particolari sottolineature. Lo hanno rilevato indistintamente tutti coloro che, da Galasso a Spriano, da Salvadori e Giarrizzo, da De Felice a Tranfaglia, da Gallerano ad Arnaldi, da Alatri a Spadolini, sono intervenuti all’indomani della morte di Romeo sui maggiori quotidiani nazionali. Dal 1956-58 in poi gli studi sul Risorgimento e sull’età liberale hanno subito, grazie ad essi, una svolta ed un impulso che non è esagerato definire di portata storica. A prescindere da qualunque discorso sulla valenza ideologica e politica delle tesi esposte in quei saggi, si deve proprio ad essi se le più aggiornate teorie dello sviluppo cominciarono ad essere sistematicamente applicate anche in Italia e se gli studi e le ricerche di storia economica, anche le più specialistiche e settoriali, poterono disporre di griglie concettuali entro cui collocarsi ed assumere una valenza di carattere sociale e politico in precedenza pressoché sconosciuta. Ha sottolineato di recente Rosari Villari che la stessa teoria gramsciana, pur venendovi radicalmente e sistematicamente confutata, trovò nei saggi di Romeo il riconoscimento di un vigore e di una dignità scientifica che il resto della storiografia idealistica aveva sino ad allora stentato da ammettere. Dall’autunno 1956 i nomi di Kuznets, Nurkse, Lewis assunsero per la storiografia italiana un significato ben preciso e specifico, e gli stessi studi di Gerschenkron, grazie agli scritti di Romeo, conobbero anche in Italia una diffusione che autonomamente non erano ancora riusciti a conseguire”” (pag 30-31) [(23) Id., ‘I liberali napoletani e la rivoluzione siciliana del 1849-49’, in ‘Archivio storico per le province napoletane’, n.s., a. XXXI (1947-49) e Id., ‘Momenti e problemi della Restaurazione nel Regno delle Due Sicilie (1815-1820)’, in ‘Rivista storica italiana’, a. LVIII (1955), ora entrambi in Id., ‘Mezzogiorno e Sicilia nel Risorgimento’, Napoli, 1963; (24) Id. ‘Illuministi meridionali’, in W. Binni (a cura), ‘Illuminismo italiano’, Torino, 1956, ora in Id. ‘Mezzogiorno e Sicilia’, cit.; (25) 1ª ed., Bari, 1959, ora in Id., L’Italia liberale, cit.]”,”STOx-344″
“PESENTI Antonio VITELLO Vincenzo TRENTIN Bruno AMENDOLA Giorgio, relazioni”,”Tendenze del capitalismo italiano. Atti del Convegno di Roma, 23-25 marzo 1962. I. Le relazioni e il dibattito.”,”Relazioni di Antonio PESENTI e Vincenzo VITELLO, Bruno TRENTIN Giorgio AMENDOLA interventi di Filippo di PASQUANTONIO Vittorio FOA Eugenio PEGGIO Ruggero COMINOTTI Ercole GHIOZZI Valentino PARLATO Adalberto MINUCCI Ruggero SPESSO Gerardo CHIAROMONTE Luciano BARCA Camillo DANEO Lucio MAGRI Franco BERLANDA Rodolfo BANFI Lucio LIBERTINI Duccio TABET Livio MAITAN Emilio SERENI Virgilio FAILLA Vincenzo VITELLO Silvano LEVRERO conclusioni di AMENDOLA, TRENTIN e PESENTI. “”La nostra posizione, politicamente responsabile, di critica del MEC fu accompagnata, perciò, da una erronea sopravvalutazione delle difficoltà economiche che sarebbero state provocate dalla entrata in vigore del MEC e da una sottovalutazione delle possibilità nuove offerte dalla iniziale formazione di un mercato europeo all’ espansione economica italiana.”” (pag 202, Giorgio Amendola).”,”ITAE-082″
“PESENTI Antonio”,”La cattedra e il bugliolo.”,”Antonio PESENTI è nato a Verona il 15 ottobre 1910 da una famiglia di tradizioni patriottiche e radicali. Il padre era impiegato statale. Laureato in legge nel luglio 1931, vinse borse di perfezionamento che gli permisero di studiare a Londra, Vienna, Berna, Parigi e di conseguire la libera docenza in Scienza delle finanze e Diritto finanziario nel dicembre del 1934. Da allora, salvo l’interruzione dovuta all’ arresto e condanna, insegnò nelle università, come incaricato a Sassari e, dal 1948 come professore di ruolo a Parma, Pisa, Roma (1972). Iniziò la lotta antifascista fin da ragazzo, dichiarandosi inizialmente repubblicano. Dal 1930, a Pavia fu attivo nei gruppi di Giustizia e Libertà. Nel 1933, passato al ‘marxismo’, si unì al gruppo sorto a Milano intorno a Rodolfo MORANDI. Nell’ ottobre del 1935 partecipò al congresso antifascista di Bruxelles. Poco dopo il rientro in Italia venne arrestato, portato davanti al tribunale speciale e condannato a 24 anni di reclusione. In carcere aderì al PCI. Liberato con la caduta del fascismo, fu sottosegretario alla finanze nel secondo governo Badoglio (22.4.1944-18.6.1944) e nel primo governo Bonomi (18.6.1944-19.6.1945). Parlamentare dal 1948 al 1968, dal 1945 ha fatto parte del CC del PCI. E’ autore di vari saggi tra cui ‘La politica finanziaria e monetaria dell’ Inghilterra’ (CEDAM, 1934). Sulla questione del giuramento di fedeltà al fascismo (lettera di Einaudi del giugno 1945) (pag 281) Scriveva Einaudi: “””,”PCIx-134″
“PESENTI Antonio”,”Manuale di economia politica. I. Principi generali. Economia monetaria.”,”A. PESENTI (1910) si è laureato a Pavia (1931) e perfezionato all’ estero. Libero docente nel 1934 è incaricatodi scienza della finanze alL’ Università di Sassari (1935). Condannato nel 1935 a 14 annoi di carcere dal Tribunale speciale viene liberato nel settembre 1943. E’ stato VP IRI e membro del CC del PCI. LA-GRASSA (Conegliano, Treviso, 1935) si è diplomato nel 1954 e laureato nel 1964. Ha lavorato nell’ industria. “”In tale impostazione è insita anche l’ affermazione che non è possibile giungere a leggi di lungo periodo, cioè del sistema, e quindi a leggi dinamiche del sistema. Secondo tale impostazione filosofica, criterio di verità del nesso fra i concetti generali, tra le categorie economiche, risulta la verosimiglianza sensibile e immedita o la correttezza logica formale, il ripetersi di relazioni statisticamente accertate. Il ricercatore da una simile base ideologica viene orientato verso l’ empirismo e l’ agnosticismo. Al fondo di essa, come già Lenin ebbe a rilevare nell’ Empiriocriticismo, rimane una concezione idealistica, che riaffiora nel permanere del soggettivismo economico, inserito in tale empirismo””. (pag 13)”,”ECOT-092″
“PESENTI Antonio”,”Manuale di economia politica. II. L’ odierno capitalismo monopolistico o imperialismo.”,”A. PESENTI (1910) si è laureato a Pavia (1931) e perfezionato all’ estero. Libero docente nel 1934 è incaricatodi scienza della finanze alL’ Università di Sassari (1935). Condannato nel 1935 a 14 annoi di carcere dal Tribunale speciale viene liberato nel settembre 1943. E’ stato VP IRI e membro del CC del PCI. Carlo CASAROSA è nato a Pisa nel 1942. Ha completato gli studi, dopo la Scuola Normale di Pisa, alla LSE. Alessandro LIPPI (Viareggio, 1943) si è laureato in giurisprudenza nel 1967 all’ Università di Pisa. Dibattito su imperialismo e metodo di Lenin. “”Il Marshall nella sua classica opera Industria e commercio, apparsa nella prima edizione nel 1919, ma certo iniziata prima della guerra mondiale, attuava una più completa analisi della situazione creata dallo sviluppo delle varie formazioni monopolistiche, senza però trarre conclusioni generali sul sistema. Eccezione nota e ricordata, che anticipava una interpretazione generale delle trasformazioni avvenute, rimane l’ Hobson le cui opere The Evolution of Modern Capitalism, apparsa per la prima volta nel 1894 e Imperialism, a study del 1902, saranno criticamente apprezzate da Lenin, ma si tratta di un economista, che pur accademico professionalmente, è, sotto molti aspetti, eterodosso. Altra eccezione si può considerare il Veblen negli Stati Uniti, che però non approfondisce l’ analisi economica. (…) In conclusione, salvo l’ eccezione dell’ Hobson, già eterodosso sostenitore delle tesi del sottoconsumo e socialista fabiano, che con la sua opera Imperialism avrà la fortuna, grazie a Lenin, di dare il nome alla nuova fase del capitalismo, le spiegazioni d’ insieme dei mutamenti intervenuti nel capitalismo sono da ricondurre a scrittori che si richiamano al marxismo e ne seguono il metodo di indagine.”” (pag 14-15)”,”ECOT-093″
“PESENTI Antonio VITELLO Vincenzo”,”Tendenze del capitalismo italiano.”,”L’ ER ringrazia l’ Istituto Gramsci per aver permesso la pubblicazione del volume presente che comprende la relazione presentata al convegno sulle Tendenze del capitalismo italiano (Roma, Istituto Gramsci, 23-25 marzo 1962). Fondo Pegoraro “”La produzione lorda vendibile dal 1951 al 1960 ha avuto un incremento (valutato a prezzi costanti) dell’11,4 per cento nel Mezzogiorno e del 34.4 per cento nel Centro-Nord. Nell’agricoltura gli incrementi sono stati per il Mezzogiorno del 23,9 per cento e per il Centro-Nord del 38,1 per cento nella produzione lorda, del 22,6 e del 30,3 per cento rispettivamente nel prodotto netto””. (pag 74)”,”ITAE-207″
“PESENTI Antonio”,”Lezioni di economia politica. La moneta.”,”PESENTI Antonio dell’Università di Pisa Aggiungere parte tra parentesi nel testo (anche in sito) Il contributo di Marx (pag 291) “”Ricordiamo però che il contributo che presenta maggior chiarezza e profondità nella comprensione dei problemi monetari era già stato dato dal Marx. Il Marx, pur scrivendo in un’epoca molto precedente agli scrittori che abbiamo ricordato, presenta una grande modernità di pensiero. Il Marx nel discutere la riproduzione allargata (…) espone i termini dei due settori in cui è divisa la produzione nazionale (settore primo per i mezzi di produzione e settore secondo per i beni di consumo), le sue conclusioni circa il processo di circolazione delle merci e di accumulazione del capitale. Per chiarezza si ricordano alcuni punti essenziali. Nel respingere la legge degli sbocchi del Say, Marx aveva precisato che: “”se nessuno può vendere senza che un altro acquisti, è pur sempre vero che chi vende non ha subito bisogno di comprare”” (Il Capitale, v. II, cap. 21). Pertanto la circolazione della merce che avviene attraverso il circolo D-M-D, può trovarsi interrotta in più punti, mediante vendite senza acquisto (accumulazione di moneta, cioè risparmio), con correlativo acquisto senza vendite (investimenti, cioè accumulazione di mezzi di produzione). Infatti ogni scambista realizza mezzo circuito in collegamento con un altro, che effettua l’altra metà. Es.: se Tizio è compratore nei confronti di Caio, allora Tizio realizza il tratto D-M (cede denaro contro merce) e Caio il tratto M-D (cede merce contro denaro). Perché il ciclo per ciascuno di essi si chiuda, Tizio deve vendere, deve cioè compiere con un altro operatore, il tratto M-D, per ritornare in possesso del capitale monetario e Caio deve realizzare il tratto D-M ancora con un altro operatore e così via. Se non si completasse il circuito, per Tizio sarebbe investimento e per Caio sarebbe accumulazione monetaria (risparmio). Tornando al nostro punto di partenza vedremo fino a che punto è possibile usare lo schema dei due settori di produzione come strumento analitico nel campo della teoria monetaria. Il Marx esamina preliminarmente i fenomeni di accumulazione all’interno del settore I. Sia A il venditore (e può stare in luogo di più venditori) e si ponga che A venda la merce a B per il valore di 600: questo valore sarà composto per esempio di 400c + 100v + 100pv. Allora A può integrare il costo della produzione, cioè 500 e tesaurizzare 100; questa somma di 100 è denaro che viene sottratto dalla circolazione: che questo denaro venga custodito direttamente o versato in banca non ha rilievo in questa fase. B intanto è entrato in possesso di mezzi di produzione che ha trattenuto e frutteranno in seguito, per ora ha effettuato un investimento. Si pone però la domanda: dove ha preso il denaro occorrente? E non basta dire che in precedenza aveva accumulato mezzi di pagamento operando come A. Tale risposta è che gli A e i B del settore I si scambiano alternativamente i mezzi monetari attraverso i tipi di scambi interrotti e ciò è reso possibile per una massa monetaria preesistente, che viene sempre a svilupparsi di pari passo con l’allargamento della produzione ed è alimentato oltre che dall’aumento della circolazione anche “”dall’intero meccanismo del credito””, che è “”costantemente all’opera per ridurre ad un minimo relativamente sempre decrescente la circolazione reale del metallo, con ogni sorta di operazioni, metodi, istituzioni tecniche””. Poi viene esaminata l’accumulazione nel settore II. A del settore I monetizza il suo plusprodotto I pv, vendendo a B del settore II, quindi A I vende mezzi di produzione a B II, ma non compra da questi mezzi di consumo. A, sequestrando la corrispondente quota di mezzi di pagamento, ha reso invendibile una parte di uguale valore della produzione di B II e quindi sottoconsumo e relativa superproduzione in B II. Il capitale monetario è stato reso eccedente nel settore I e deficiente nel settore II (p. 165 del II 2). E qui il Marx pone una semplice osservazione (e forse se questa parte non fosse rimasta sotto forma di appunti, sarebbe stata sviluppata) che compendia il meglio di tutte le moderne discussioni sul risparmio e l’investimento. Viene premesso che una parte del plusvalore viene speso come reddito e il resto trasformato in capitale. (Partire dal plusvalore o se si vuole dalla massa dei profitti, non è esagerato oggi che il risparmio al di fuori delle imprese, comprendendo in queste anche gli istituti assicurativi, casse di previdenza ecc., può considerarsi irrisorio). Dunque il risparmio da destinarsi all’investimento (accumulazione) è dato dai profitti, diminuito delle spese fatte dai percettori di profitti. Lo scopo della produzione è dato dall’accumulazione. Ecco il passo di Marx (ibidem): “”In realtà una parte del plusvalore viene spesa come reddito, un’altra parte trasformata in capitale. L’accumulazione reale si svolga soltanto con questo presupposto. Che l’accumulazione si compia a spese del consumo, è di per sé in un senso così generale, una illusione che è in contrasto con l’essenza della produzione capitalistica, poiché presuppone che lo scopo e il motivo conduttore di essa siano il consumo e non già l’appropriazione di plusvalore e la sua capitalizzazione, cioè l’accumulazione”” (…)””. (pag 291-293) [Antonio Pesenti, Lezioni di economia politica. La moneta, 1962]”,”ECOT-199″
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze e diritto finanziario.”,”PESENTI Antonio”,”ITAE-308″
“PESENTI Antonio”,”Autobiografia. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Pesenti approva il patto Hitler-Stalin del 1939 (pag 148-149) : ‘pur provandone dispiacere ero perfettamente convinto che la ragione stava dalla parte dell’URSS’ (pag 149=) Elogio a Togliatti (carattere, stile, rapporto con gli uomini ecc.) (pag 201) Secondo Pesenti non vi sarebbe stata ‘svolta a Salerno’: Togliatti è arrivato quanto la situazione era già orientata in quel senso (pag 185-186) “”La difficoltà di uscire dal pericolo ‘impasse’ risulta chiaramente da un comunicato della Segreteria del partito meridionale, dopo un incontro avvenuto il 20 gennaio 1944 con Badoglio, nel corso del quale Badoglio stesso aveva proposto di formare, con la partecipazione dei comunisti, un governo di coalizione. Il comunicato diceva: “”Conscio dell’estrema gravità della situazione, mosso da un ardente amore per il popolo italiano e per il nostro Paese, il Partito comunista dichiara solennemente che se un governo costituito sotto il regno di Vittorio Emanuele avesse oggi una sola probabilità di servire effettivamente l’Italia, i comunisti supererebbero ogni loro legittima ripugnanza e accetterebbero persino di collaborare con Vittorio Emanuele. Ma la permanenza sul trono del re fascista, universalmente disprezzato dal popolo, frusterebbe fin dall’inizio ogni tentativo patriottico di un qualsiasi governo, il quale avrebbe così perduto, per il fatto stesso di collaborare con Vittorio Emanuele, ogni autorità””. Accettare l’offerta di Badoglio in quel momento, proprio mentre era imminente il Congresso di Bari, dal quale molto ci si aspettava, avrebbe significato la rottura del fronte antifascista. Allorché, dopo il Congresso di Bari, ci si rese conto di essere entrati in un vicolo cieco, perché il re non mollava e gli Alleati – con la scusa di non creare intralci allo sforzo bellico – appoggiavano il governo Badoglio, si ebbe un primo tentativo di azione di massa per forzare la situazione, tentativo sul quale non tutti fummo d’accordo. Fallito questo per la decisa reazione delle forze alleate, fu chiaro a tutti che, oramai, non rimaneva altro che trovare un compromesso. Ricordo perfettamente come Spano si esprimesse in tal senso con me nel marzo del 1944, specialmente dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche ufficiali con l’URSS che, per prima, aveva riconosciuto come Stato pienamente sovrano l’Italia, quindi il governo Badoglio (14 marzo). Ma non si trattava solo di Spano. L’intero partito richiedeva fin dai primi di marzo una soluzione. Non per nulla al comizio tenuto a Bari il 19 marzo fu affermato che la necessità fondamentale del momento era quella di “”dare al Paese il miglior governo che fosse possibile realizzare concretamente subito””, e non il miglior governo in astratto. E proprio per decidere questo era stato convocato per il 29 marzo, prima dell’arrivo di Togliatti, il Consiglio nazionale del Partito. (…) Insomma Togliatti trovò al suo arrivo una situazione già nuova e matura, e le condizioni per tagliare il nodo. La sua autorità e la sua capacità politica gli permisero di operare con successo, senza spezzare l’unità antifascista. Ma parlare di una “”svolta””, come se da quel momento avesse avuto inizio una politica completamente diversa e tale da sconfessare quella precedente, non mi pare il caso. Ciò spiega anche perché la soluzione pubblicamente proposta da Togliatti fosse subito accolta dalla grande maggioranza dei comunisti, e non solo da essi, con vero sollievo””. (pag 185-186) [Antonio Pesenti, Autobiografia, 2013]”,”PCIx-368″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. I lezione. Oggetto e metodo dell’economia politica.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-X”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. II lezione. Oggetto e metodo dell’economia politica.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. II lezione. Il mercato e i prezzi.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Y”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. III lezione. La teoria del valore.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Z”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. IV lezione. La merce e il denaro.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per effetto della concorrenza e dell’anarchia che regna nella produzione, la ripartizione del lavoro e dei mezzi di produzione fra le varie branche e lo sviluppo delle forze produttive nell’economia mercantile vengono ottenuti a prezzo di forti perdite del lavoro sociale e conducono a un inasprimento sempre maggiore delle contraddizioni di questa economia. Nell’ambito della produzione di merci, fondata sulla proprietà privata, l’azione della legge del valore conduce ‘alla nascita e allo sviluppo dei rapporti capitalistici’. Le oscillazioni spontanee dei prezzi di mercato attorno al valore, lo scarto dell’erogazione individuale di lavoro rispetto al lavoro socialmente necessario che determina la grandezza del valore della merce, accentuano l’ineguaglianza economica e la lotta fra i produttori di merci. La lotta di concorrenza ha come risultato che alcuni produttori di merci ‘vanno in rovina’ e crollano, altri ‘si arricchiscono’. L’azione della legge del valore provoca, in questo modo, una differenziazione fra i produttori di merci. “”La piccola produzione ‘genera’ incessantemente il capitalismo e la borghesia, ogni giorno, ogni ora, in modo spontaneo e in vaste proporzioni”” (1)”” [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. IV lezione. La teoria del valore’, Roma, 1955] [(1) Lenin: ‘L’estremismo malattia infantile del comunismo’, in ‘L’Internazionale Comunista’, Edizioni Rinascita, Roma, 1950, p. 126]”,”ECOT-237-A-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. V lezione. Le leggi economiche del capitalismo di prevalente concorrenza.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-B-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. VI lezione. Variazioni della domanda e dell’offerta.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per quanto riguarda il fenomeno concreto dei prezzi reali che esistono nel mercato, nella misura in cui tale fenomeno interessa, esso è facilmente spiegabile dopo le premesse svolte e il marxismo non ha trascurato neanche questo aspetto del problema economico, anche se esso aveva meno importanza ai fini del movimento proletario e interessava invece di più il produttore capitalista. Marx diceva comunque giustamente che “”senza aver compreso la natura del valore, non si possono comprendere né il prezzo di mercato, né tanto meno le fluttuazioni nel prezzo delle merci”” (1). Il valore o il costo di produzione, come abbiamo visto, non è il prezzo concreto e neanche il livello medio dei prezzi, è un centro di attrazione, un punto di equilibrio attorno al quale oscillano i prezzi del mercato. Nella variazione storica dei prezzi noi dobbiamo pertanto distinguere la variazione che si ricollega alla variazione del valore, o del costo di produzione, da tutto ciò che è dovuto a variazioni occasionali che in genere si elidono a vicenda e che in ogni caso non provocano mutamenti duraturi. E’ noto che le scoperte del genio umano offrono nuovi mezzi che aumentano la produttività del lavoro, e riducono per ciò stesso il tempo di lavoro necessario per produrre una determinata merce e quindi il costo di produzione. E’ noto anche che queste variazioni fondamentali non avvengono contemporaneamente nella stessa misura e quindi si verificano delle variazioni nei valori relativi. Una merce prima più costosa di un’altra diviene, grazie ad un nuovo processo produttivo, più a buon mercato. Queste variazioni sono facilmente riconducibili al rapporto fondamentale che è stato descritto. Avviene, però, che nell’economia politica che viene esposta nei manuali, si possa essere suggestionati dall’affermazione che la “”domanda”” sia capace di determinare ‘essa’ durature variazioni nel livello dei prezzi e addirittura determinare ‘essa’ lo sviluppo economico. Tale affermazione è priva di fondamento”” (pag 1-2) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. VI lezione. Variazioni della domanda e dell’offerta’, Roma, 1955] [(1) Karl Marx, ‘Storia delle teorie economiche, Einaudi, Torino, 1954, pag. 160] “”La stessa teoria dell’ utilità marginale, se pur è stata originata in primo luogo da motivi politici di conservazione sociale da parte della classe capitalistica dominante, ha avuto an che come base l’esigenza di studiare meglio la domanda di merci”” (pag 4)”,”ECOT-237-C-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. VII lezione. La critica della teoria marginalista.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-D-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. VIII lezione. Le categorie economiche: il salario.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-E-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. IX lezione. Il lavoro nella produzione capitalistica.”,”Saggio in ECOT-237 “”La prima distinzione del capitale nel processo produttivo deve perciò essere quella tra capitale costante e capitale variabile. Dice Marx: “”la parte del capitale che si converte in mezzi di produzione, cioè in materie prime, in materie ausiliarie e in mezzi di lavoro non cambia la propria grandezza di valore nel corso del processo produttivo. Chiamo dunque questa parte, parte costante del capitale o semplicemente capitale costante. Invece la parte del capitale convertita in forza lavoro cambia valore nel processo di produzione. Essa, riproduce il suo proprio equivalente, e inoltre produce una eccedenza, il plusvalore che a sua volta può variare, può esser più o meno grande. Questa parte del capitale si trasforma contemporaneamente da grandezza costante in grandezza variabile. Quindi la chiamo parte variabile del capitale o in breve, capitale variabile”” (1). Questa è la distinzione fondamentale. Il capitale costante viene poi distinto per alcune sue caratteristiche tecniche in capitale fisso e capitale circolante. Capitale fisso è il capitale che non si consuma in un solo processo produttivo, ma in più processi produttivi. E’ chiaro che trasmette nel valore prodotto solo la parte consumata; così gli edifici, così le macchine. Capitale circolante è quello che invece viene consumato nel processo produttivo e quindi entra tutto nel nuovo prodotto: così la materia prima, alcune materie ausiliarie (carbone, etc.). La distinzione ha valore secondario, di fronte alla prima essenziale”” (pag 4-5) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. IX lezione. Il lavoro nella produzione capitalistica’, Roma, 1955] [(1) Marx: Il Capitale’, Ed: Rinascita, Roma, vol. I, Tomo I, cap. IV, pag 228]”,”ECOT-237-F-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XI lezione. Il profitto commerciale e il profitto bancario. L’interesse.”,”Saggio in ECOT-237 “”Sul terzo punto da noi posto, anche i classici avevano notato la tendenza del saggio di interesse a diminuire. E’ facile per noi collegare questa tendenza a quella analoga del profitto, non essendo per noi l’interesse che una parte del profitto. Si può osservare che nei paesi meno sviluppati capitalisticamente il saggio di interesse è superiore al saggio che noi troviamo nei paesi capitalisticamente più sviluppati e ciò si spiega perché colà pià elevato è il saggio del profitto. Questa impostazione del problema da lungo tempo negata e distorta è nella sostanza tornata in auge nella moderna teoria keynesiana. Il Keynes lega direttamente il saggio di interesse al saggio del profitto e dai rapporti tra i due fa nascere lo stimolo (o incentivo) all’investimento.”” (pag 8)”,”ECOT-237-H-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XII lezione.La rendita.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il riconoscimento di questa categoria significava, ricordo ancora una volta, anche nei classici, il riconoscimento di leggi oggettive (in senso razionale) valide per tutti coloro che erano proprietari di terra. Seconda osservazione da fare: questo concetto di rendita è rimasto, nella economia borghese, quello che era originariamente? No, se noi leggiamo i classici e particolarmente Ricardo che è quello che ha illustrato in modo rigoroso le leggi di questa categoria in polemica anche con altri economisti del suo tempo (in particolare con Malthus), noi vediamo che il concetto di rendita è molto chiaro ed è definito come quel reddito particolare che andava al proprietario terriero. Per i moderni economisti invece e soprattutto per i soggettivisti, la rendita diventa una categoria vastissima, impalpabile porché si confondo la rendita con qualsiasi guadagno differenziale, quando soprattutto questo guadagno derivi da una causa o fattore non moltiplicabile e riproducibile a volontà”” (pag 1)”,”ECOT-237-I-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XIII lezione.Le leggi dinamiche del sistema e le crisi economiche.”,”Saggio in ECOT-237 “”Riassumendo dunque, abbiamo individuato le condizioni più generali che rendono possibili le crisi economiche nel sistema capitalistico di produzione, quale sistema basato sulla divisione del lavoro e sullo scambio libero, in questi punti fondamentali (1): 1. Nella impossibilità di coincidenza tra i piani individuali di produzione e la realtà oggettivo-sociale, risultante dal mercato ed espressa nei prezzi e contemporaneamente nelle quantità vendute ed acquistate dal mercato a quei prezzi. 2. Nella dissociazione tra la vendita e l’acquisto, nel fatto cioè che il produttore non è nello stesso tempo consumatore e quindi il processo produttivo deve terminare nella vendita del prodotto, nella realizzazione di un capitale monetario finale, che sia superiore a quello iniziale anticipato. 3. Nella dissociazione temporale tra l’inizio e la fine del processo produttivo e nelle variazioni temporali del valore della moneta. Vi è ora da chiedere, queste possibilità di crisi così generali come si trasformano in condizioni inevitabili cioè necessarie di crisi? Esiste cioè nella legge di sviluppo del sistema capitalistico qualche cosa di particolare che renda inevitabile il ripetersi di crisi economiche? Il sommarsi, invece che l’elidersi a vicenda, di singoli squilibri? Il marxismo risponde affermativamente e nella ricerca della causa specifica parte dalle cause più generali per poi giungere a quella particolare, specifica. Dall’analisi dello squilibrio generale tra produzione e consumo e tra investimento e consumo, trae la causa specifica della crisi. Ciò vedremo nelle lezioni che seguono (2)”” [Antonio Pesenti, Economia politica. XIII lezione.Le leggi dinamiche del sistema e le crisi economiche, Roma, 1955] [(1) vedi Marx: ‘Storia delle dottrine economiche’, vol. II, Einaudi, pag 518 e seg., (2) In modo brillante Marx riassume il processo capitalistico nel III vol. del ‘Capitale’, pag. 172 ed. tedesca, Dietz, Berlin, 1953]”,”ECOT-237-J-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXI lezione. Il moderno capitalismo dei monopoli. Il passaggio all’imperialismo.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il capitalismo cessa così di essere nella sua fase di capitalismo di concorrenza per entrare nella fase di capitalismo di monopolio. La concorrenza nel suo sviluppo arriva con un processo dialettico a negare se stessa; infatti è attraverso la concorrenza più spietata, che non rifugge da nessu mezzo, compresa la corruzione e il delitto, che sorge e si sviluppa il monopolio. Leggete, vi ripeto, in proposito non solo i romanzi gialli della vita economica, come ‘La guerra per il petrolio’, ‘I baroni ladri’, o simili, ma testi noti per la serietà e l’obiettività come ‘Industria e commercio’ del Marshall. Il monopolio assume diverse forme. Nella lotta per la concorrenza arriva il punto in cui i più grandi produttori capitalisti rimasti hanno la convenienza di accordarsi e per continuare la guerra contro gli indipendenti, coloro cioè che sono rimasti fuori del loro blocco, e per rendere minori i danni della guerra reciproca. Si tratta proprio di accordi come avvengono tra potenze nemiche”” (pag 6)”,”ECOT-237-O-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXII lezione. L’imperialismo. Caratteristiche generali.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXIII lezione. L’oligarchia finanziaria e lo Stato.”,”Saggio in ECOT-237 “”La guerra commerciale coimporta la più ampia guerra per la influenza economica. Si scontrano colossi (…). Su questi accordi e trusts internazionali esistono parecchie pubblicazioni (v. per es.: Lewinson: ‘Trusts et Cartels dans l’économie mondiale’, Librairie de Medices, Paris, 1950; Plummer: ‘International combines in Modern Industry’, New York, 1948; Watckins e Stockings: ‘Cartels in action’; U.N.O. Dep. of Economic Affairs: ‘International cartels’, New York, 1947). Risulta da queste pubblicazioni che oltre il 50% della produzione mondiale è cartellizzata internazionalmente. Si crea inoltre una internazionale del capitale. I maggiori gruppi sono fra di loro collegati. La Du Pont americana, la ICI inglese era strettamente collegata con la I.G. Farben tedesca; le case Morgan, Rotschild hanno legami ovunque. Questi legami non cessano di agire neanche durante la guerra. Ciò è stato rilevato nella prima guerra mondiale e in questa seconda (si legga Reimann: ‘Patents for Hitler’, London, Gollancz, 1946). (…) Questi accordi si scontrano però con un’altra legge che il marxismo – in particolare Lenin – ha rilevata, e cioè lo sviluppo ineguale e a salti del capitalismo, sia per settori industriali che per paesi. Questo diverso ritmo di sviluppo altera i rapporti di forza e spinge a nuove periodiche ripartizioni nei contingenti assegnati, nei prezzi, nei mercati e nella influenza politica. La legge dello ‘sviluppo disuguale del capitalismo’ [che] ha notevole importanza per lo sviluppo economico e la storia dell’umanità, (…) si riscontra nel capitalismo in tutti i campi. (…) Vi sono stati degli scrittori borghesi, tra i quali è da ricordare il Robbins nella sua opera ‘Le cause economiche della guerra’ tradotto anche in italiano e pubblicato da Einaudi, che hanno cercato di confutare la tesi di Lenin, ma chi legge il libro (scritto nel 1940) e pensa agli avvenimenti successivi, si accorge che la confutazione è tanto debole che si traduce in una conferma. La stesso autore ha infatti ripudiato il libro. La storia è del resto la conferma più sicura. (…) Oggi nessun testo di storia attribuisce la prima guerra mondiale all’attentato di Sarajevo anziché alla rivalità del capitlaismo anglo-tedesco o la seconda a Danzica. Ciò che forse non è pienamente compreso è la “”necessità”” della guerra per il capitalismo giunto allo stadio dell’imperialismo. (…) La guerra comporta enormi distruzioni ed enormi sofferenze. Essa accelera lo sviluppo di un altro fenomeno espressione e causa nello stesso tempo dell’imperialismo: l’impoverimento della classe operaia (…). Questo fenomeno trova la sua spiegazione nelle leggi di sviluppo del capitalismo, sicché era stato chiaramente previsto da Marx con la tesi erroneamente detta della “”miserie crescente”” e appare con piena evidenza nell’epoca dell’imperialismo. Marx ed Engels avevano con poderosa sintesi tracciato le linee di sviluppo del sistema capitalistico già nel ‘Manifesto dei Comunisti’ e già allora previsto il costituirsi di una disoccupazione permanente. Nel ‘Capitale’ Marx ha scientificamente dimostrato tale sviluppo necessario, legandolo all’aumento della composizione organica e alla conseguente caduta del saggio del profitto (Il capitale, v. in particolare vol. I, tomo I, pag. 300 e seg.). La storia ha confermato le previsioni marxiste. Mentre all’inizio del 1900 le teorie revisioniste di Bernstein ed altri riformisti oggi dimenticati, avevano cercato di confutare l’affermazione marxista, oggi non vi è scrittore borghese il quale non ammetta e provi con dati statistici: a) la relativa diminuzione della quota di reddito attribuita al lavoro nel complesso del reddito nazionale; b) che l’aumento della produttività del lavoro è sempre stato superiore all’aumento dei salari reali; c) l’esistenza di una disoccupazione permanente; d) il peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori in senso assoluto dal 1914 in poi”” (pag 5-6-7)”,”ECOT-237-R-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXIV lezione. L’organizzazione del capitale finanziario italiano.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-S-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXV lezione. La crisi generale del capitalismo (I).”,”Saggio in ECOT-237 Qui l’autore cita più volte Stalin “”L’intervento dello Stato nella economia era già stato previsto da Engels (‘L’evoluzione del socialismo dalla utopia alla scienza’ (…) (pag 80 e segg.) quale diretta conseguenza della concentrazione capitalistica e della formazione dei trusts, e indicato da Lenin come caratteristica dell’imperialismo. Ma nel periodo della disgregazione del capitalismo e della sua crisi generale, tale intervento diventa una necessità per la vita stessa del capitalismo ed assume forma coordinata. Il processo di sviluppo economico non può attuarsi che con l’investimento capitalistico, cioè con la crescente applicazione di capitali alla produzione. Ma dal punto di vista economico questo processo può attuarsi fino a che il processo produttivo assicura profitti tali da stimolare gli investimenti e renderli possibili mediante una forte accumulazione. Questa possibilità si restringe sempre di più per la legge della caduta tendenziale del saggio del profitto (…). Strumento principale dell’intervento dello Stato è la manovra monetaria, basata sostanzialmente su di una lenta inflazione permanente. (Vedi Pesenti: ‘La moneta manovrata’, ‘Critica economica’, 1946, n. 4; ‘Il Piano Marshall’, 1948, n. 1; ‘La via della servitù’, 1949, n. 3, e Eaton: ‘Marx against Keynes’, Wishart, 1951″” (pag 3) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. XXV lezione. La crisi generale del capitalismo (I)’, Roma, 1955]”,”ECOT-237-T-1″
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. XXV bis lezione. La crisi generale del capitalismo (II).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-U-1″
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. I Lezione. Introduzione. L’impostazione scientifica dello studio della attività finanziaria.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3″
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. II Lezione. Lo stato soggetto dell’attività finanziaria (seguito).”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-B”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. III Lezione. Limiti dell’attività finanziaria. I.”,”Saggio in ECOT-237 “”Coerentemente però a tutta l’impostazione oggettiva della economia classica, su di un punto fondamentale i primi scrittori di economia erano d’accordo: sull’aspetto materiale del prodotto nazionale, sul fatto cioè che il reddito nazionale non poteva essere altro che il ‘flusso di nuove merci’, cioè di beni materiali prodotti entro l’anno. Così lo Smith (Cap. II), così il Ricardo (Cap. XXVI e XXXII), così il Marx che completa e corregge il Ricardo, soprattutto per quanto riguarda il concetto di reddito netto. Il Marx dà in molti punti del ‘Capitale’ ed in altri scritti la definizione di reddito nazionale. Una delle tante definizioni è la seguente: “”Il reddito lordo o prodotto lordo è tutto il capitale prodotto. Il valore del reddito lordo o prodotto lordo è uguale al valore del capitale anticipato e consumato nella produzione – capitale costante e capitale variabile – più il plusvalore che si decompone in profitto e rendita… oppure…è uguale agli elementi materiali che costituiscono il capitale costante più il capitale variabile, più gli elementi materiali del plusvalore nei quali si trovano rappresentati il profitto e la rendita… Il reddito netto è al contrario il plusvalore…”” (Il Capitale, vol. III, cap. 48). Non vi è dubbio che questo concetto oggettivo è da accettare, anche perchè esso impedisce gli errori di duplicazione in cui si incorre facilmente con l’impostazione soggettivistica. Rimane quindi definito il concetto di reddito nazionale, come il prodotto totale espresso in merci – o il suo valore – di una determinata società in un anno. Ma questo è il reddito ‘lordo’ cioè compreso in esso il capitale anticipato e consumato. Interessa conoscere anche il ‘reddito netto’. E noi accettiamo la definizione di Marx. Reddito netto è cioè “”l’eccedenza del prodotto e del suo valore sulla parte che reintegra il capitale anticipato costante o variabile””. Dal punto di vista sociale nel capitalismo tale eccedenza costituisce il plusvalore, che sostanzialmente esprime le categorie economiche della rendita e del profitto. Che cos’è invece la ‘ricchezza’? La ricchezza è costituita dell’insieme di merci o di valori esistenti nella società e che possono essere frutto anche di processi di produzione svoltisi in anni precedenti. In genere tali merci hanno già un impiego economico. Spesso rappresentano beni durevolmente investiti, che non possono essere spostati da un impiego all’altro, senza una perdita di valore. Altre volte sono allo stato “”liquido””, o in merci con usi alternativi, che possono essere cioè impiegate in modo diverso senza perdite di valori, riserve o altro che attendono un impiego produttivo. Questa parte di merci è quindi facilmente mobilitabile e su di essa può agevolmente esercitarsi l’attività finanziaria”” (pag 2-3) [Antonio Pesenti, Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. III Lezione. Limiti dell’attività finanziaria. I, Roma, 1955]”,”ECOT-237-J-3-C”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. IV Lezione. Limiti dell’attività finanziaria. II.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-D”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze. Corso tenuto dal prof. Antonio Pesenti. V Lezione. Limiti degli studi sulla storia della finanza in Italia.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-J-3-E”
“PESENTI Antonio”,”Economia politica. X lezione. Il profitto.”,”Saggio in ECOT-237 “”L’altra categoria del sistema capitalistico è il profitto. Nei testi più recenti di economia politica questa categoria è sostanzialmente ignorata o comunque intesa in modo molto differente da come la intendevano i classici. Oggi si parla dei vari “”fattori della produzione”” e il profitto viene inteso prevalentemente come salario di direzione. Contro questa tesi Marx aveva già svolto la sua critica. In genere i classici, però, concepivano (e questo pensiero riappare anche se non chiaro, pure nei neoclassici) il profitto come un qualche cosa di più che nasce dal processo produttivo; essi però non davano la spiegazione dell’origine di questo di più. Questa spiegazione è stata data soltanto da Marx.”” (pag 1) [Antonio Pesenti, ‘Economia politica. X lezione. Il profitto’, Roma, 1955]”,”ECOT-237-G-1″
“PESENTI Antonio PEGGIO Eugenio COLAJANNI Napoleone”,”Capitalismo monopolistico e impresa pubblica (Pesenti) / Le imprese pubbliche nella economia italiana (Peggio) / Problemi della democrazia e sistemi istituzionali delle partecipazioni statali. Imprese pubbliche e programmazione democratica. Atti del Convegno indetto dal Cespe e dall’Istituto Gramsci, Roma 8-9-10 gennaio 1973.”,”La malattia ha impedito a Antonio Pesenti di prendere parte al Convegno, il testo pubblicato risulta dal manoscritto originale non rivisto dall’autore, deceduto poi nel febbraio 1973. Pesenti: ‘Lo Stato “”capitalista collettivo ideale””‘ (pag 30) “”E’ vero che dalle formule risulta confermata l’affermazione di Marx che non è la “”produttività”” marginale del capitale che conta … ma la produttività totale, ossia il prodotto in più ottenuto riferito a tutto il capitale investito il quale deriva dalla produttività media…”” (pag 33-34) E. Peggio: storia dalle origini dell’impresa pubblica italiana a cominciare dalle prime operazioni di salvataggio (dal 1907 ferrovie, poi la Bis e l’ Ansaldo ecc., l’ Imi, l’ Iri ecc. Paragrafo: Ritrasferimento ai privati (La Sezione smobilizzi industriali dell’Iri) (pag 49)”,”ITAE-362″
“PESENTI Antonio”,”Lezioni di economia politica. I. Parte generale.”,”Antonio PESENTI dell’Università di Pisa. Capitolo XIII. Il ciclo economico e la crisi. (La legge degli sbocchi, la tesi del Malthus e del Sismondi, la teoria marxista della crisi, cause generiche e possibilità di crisi, inevitabilità delle crisi, periodicità dello svilppo ciclico, principio di accelerazione, teoria sulle crisi) (pag 217-234) “”[Il metodo di analisi del pensiero marxista] è basato sul principio dell’interdipendenza dialettica dei vari fenomeni e non intende mortificare la ricchezza fenomenica del reale in una causalità unica od estremamente semplicistica, ma vuole trovare nella grande varietà delle manifestazioni, ciò che è veramente tipico e caratteristico di ogni forma sociale, la legge ultima del movimento. Ecco perché il fenomeno della crisi nell’analisi marxista è affrontato nei due gradi logici con la distinzione fra: ‘possibilità di crisi’ e ‘necessità’ delle crisi economiche nel capitalismo. Le possibilità di crisi, che vengono analizzate dal Marx indicano cause della crisi non puramente ipotetiche, ma reali che possono essere cioè effettivamente anche il punto di partenza occasionale della crisi e spiegano la grande varietà anche del decorso dei singoli cicli critici, esprimono la ricchezza della realtà che non si piò ridurre in schemi troppo semplicistici e l’interdipendenza che esiste tra i vari fenomeni. In essi possono confluire anche i fatti occasionali che servono da catalizzatore, per così dire del processo di sviluppo e fanno precipitare una situazione già matura. (…)”” (pag 222)”,”ECOT-199-B”
“PESENTI Antonio”,”Scienza delle finanze e diritto finanziario.”,”La ‘nuova’ teoria di Keynes. Il rovesciamento della legge degli sbocchi. [“”Punto di partenza della nuova teoria è il riconoscimento di un permanente squilibrio esistente nel sistema economico capitalistico odierno, per cui le leggi elaborate dagli economisti rimangono valide (secondo il Keynes e in genere i keynesiani) in caso di piena occupazione di tutti i fattori produttivi e non lo sono più nel caso che tale occupazione non si verifichi e piuttosto che un ritorno spontaneo all’equilibrio si determina un sovrapporsi di più fattori di squilibrio. E’, come è ricordato, il capovolgimento della tesi del Say e del Ricardo nota come legge degli sbocchi. E’ bene richiamare la sostanza del pensiero keynesiano che tanta importanza ha nella stessa pratica della attività finanziaria e che tanto è stato elaborato, successivamente, da altri autori sulla base della impostazione keynesiana. Il Keynes, pur non accettando per nulla la spiegazione marxista basata sulla legge della caduta tendenziale del saggio del profitto, come a volte affermano superficialmente i keynesiani di sinistra, constata che specie nelle società capitalistiche avanzate (e tale era l’Inghilterra) diminuiscono l”inducement to invest’ (lo stimolo all’investimento) e relativamente (come si è visto nelle lezioni di economia politica), la ‘propensity to consume’ (propensione al consumo) sicché si determina una riduzione della domanda globale ed una mancata occupazione di tutti i fattori produttivi (1). Un intervento statale perciò, secondo il Keynes, può correggere la situazione di squilibrio, far funzionare il sistema capitalistico in modo da raggiungere il massimo di occupazione e rendere così effettivamente valida la teoria classica (2) (nel senso keynesiano, quella anteriore a lui). Il mezzo di ricondurre e mantenere l’equilibrio è costituito dall’intervento dello Stato nei vari termini del processo economico. Cioè lo Stato può, secondo il Keynes, mantenere la spesa ed investimento al livello di equilibrio agendo sull’investimento, sia controllando i saggi di interesse, con una adeguata politica monetaria e creditizia, sia esercitando un controllo non ben specificato sui tipi di investimento, sia investendo egli stesso in lavori pubblici o altre opere e intervenire sulla ‘propensity to consume’, aumentando il potere di acquisto dei ceti più poveri con pensioni e con una tassazione che favorisca i redditi minimi che non risparmiano. Come abbiamo già ricordato nelle lezioni di economia, il Keynes ripropone con altri termini il problema ricardiano del sostegno del saggio del profitto (che in sostanza rappresenta l’ ‘inducement to invest’) in un’epoca in cui, per i motivi previsti dal Marx, il saggio del profitto è diminuito e ha raggiunto un basso livello. E appunto per questo il Keynes risolve anche il classico antagonismo profitto-salari in favore dei profitti contro i salari, con il nuovo strumento della manovra monetaria, con la nota distinzione tra salari nominali e salari reali e il consiglio di decurtare i salari reali attraverso la manovra monetaria (‘General Theory’, p. 8)”” (pag 70-71-72)]”,”ECOT-002-FB”
“PESOLE Dino”,”l debiti degli italiani. Quello che ognuno deve sapere sui nostri conti pubblici.”,”Dino Pesole, giornalista de Il Sole 24 Ore, si occupa di finanza pubblica e fisco. Ha una lunga esperienza di cronista parlamentare, avendo seguito dal 1985 l’iter di tutte le leggi finanziarie.”,”ITAE-055-FL”
“PESOLE Dino”,”La vertigine del debito. Ciò che ognuno deve sapere sul disastro dei conti pubblici.”,”Dino Pesole, giornalista de Il Sole 24 Ore, si occupa di finanza pubblica e fisco. Ha una lunga esperienza di cronista parlamentare, avendo seguito dal 1985 l’iter di tutte le leggi finanziarie.”,”ITAE-103-FL”
“PESOLE Dino”,”I conti in regola. L’Italia alla prova della moneta unica.”,”Dino Pesole, giornalista de Il Sole 24 Ore, si occupa di finanza pubblica e fisco. Ha una lunga esperienza di cronista parlamentare, avendo seguito dal 1985 l’iter di tutte le leggi finanziarie.”,”EURE-072-FL”
“PESOTTA Rose, a cura by John Nicholas BEFFEL”,”Bread Upon the Waters.”,”The author of Bread upon the Waters was an anarchist, a Jewish feminist, and one of America’s outstanding labor organizers. From 1934 to 1944, she was the only woman vice president of the International Ladies’ Garment Workers’ Union. Born in Russia, Rose Pesotta immigrated to the United States as a teenager in 1913 and found work sewing in the sweatshops of the New York garment industry. She attended night school and later several of the pioneer labor colleges. In 1933 she became a general organizer for the ILGWU, inspiring workers across the country, in Canada, and Puerto Rico with her passion and her political leader. Pesotta chose to return to the production line, where she worked until shortly before her death in 1965. With a new introduction by Ann SCHOFIELD, Acknowledgments, Foreword, Appendix, Notes, foto, Bibliography, Index, ILR Industrial and Labor Relations,”,”MUSx-005-FL”
“PESSA Piero”,”Gli orari di lavoro nell’industria.”,”””La riduzione dell’orario di lavoro era considerata come elemento concreto per limitare la fatica del lavoro e riequilibrare i tempi della vita, quindi anche come forma di emancipazione dei lavoratori. In Italia, all’inizio di questo secolo, la giornata lavorativa nell’industria era mediamente di dieci ore per sei giorni la settimana: complessivamente i lavoratori erano impegnati per almeno 3.000 ore all’anno, considerando anche il fatto che non esistevano le ferie. Alla fine di questo secolo l’orario di lavoro si è ridotto a circa la metà, ma ha anche assunto caratteristiche molto diverse rispetto al passato. A Torino la giornata lavorativa di otto ore fu conquistata con il concordato (come allora veniva chiamato l’accordo sindacale) del 19 giugno 1919, stipulato tra la FIOM (Federazione italiana operai metallurgici) e il Consorzio fabbriche automobili. In precedenza, il 20 febbraio, un analogo accordo pilota era stato sottoscritto a livello nazionale, portando l’orario a 48 ore settimanali; mentre nell’anno successivo (1920) fu conquistata la prima settimana di ferie. Le sconfitte successive e l’avvento del fascismo non cancellarono quelle conquiste, che furono recepite in una legge (il regio decreto legislativo n. 692 del 1923 riportato nell’Appendice legislativa) e successivamente riportate nel primo contratto nazionale di lavoro dei lavoratori metalmeccanici del 1928″” (pag 28)”,”SIND-127″
“PESSA Piero”,”Gli orari di lavoro nell’industria.”,”Piero Pessa è responsabile della Formazione per la Fiom Piemonte; Enrico Ceccotti è responsabile dell’Ufficio sindacale della Fiom Cgil nazionale; Cesare Damiano è segretario nazionale della Fiom e responsabile delle Politiche contrattuali.”,”SIND-020-FV”
“PESTALOZZA Uberto”,”Nuovi saggi di religione mediterranea.”,”Contiene il capitolo: ‘Appunti sulla vita di Mani’ (pag 478-523) (origine iranica, inviato di dio, inviato della luce ecc.)”,”RELx-001-FR”
“PESTALOZZA Luigi a cura”,”Il cittadino. Commento alla Costituzione italiana.”,”Luigi Pestalozza è nato a Milano il 20 febbraio 1928. Ha partecipato alla Resistenza nelle formazioni di Giustizia e Libertà. Dopo la Liberazione è entrato nelal redazione de ‘L’Italia Libera’. E’ stato poi redattore de ‘Il Settimanale’ organo dell’ANPI. Nel 1947 ha poi collaborato con ‘l’Avanti!’ di cui è divenuto critico musicale nel 1951. Si è poi occupato di questa materia negli anni seguenti. Al pubblicismo giuridico limitato essenzialmente al diritto pubblico s’è rivolto negli ultimi anni. Ha pubblicato presso Feltrinellli ‘Il processo alla Muti’ e presso le Edizioni Avanti! ‘Il diritto di non tremolare’.”,”DIRx-048″
“PESTAÑA Angelo”,”Lo que aprendi ne la vida.”,”Angelo PESTANA (1886-1937) dirigente anarcosindacalista spagnolo, segretario della CNT si oppose all’ uso della forma di lotta del terrorismo da parte dei lavoratori e del sindacato. Oppositore della FAI firmò il Manifesto dei Trenta (1931) e fu espulso dalla CNT. Nel 1933 fondò il Partito Sindacalista e nel 1936 ritornò nella CNT.”,”MSPx-019″
“PESTELLI Gino”,”Quando Liebknecht non era solo.”,”PESTELLI G. La socialdemocrazia tedesca: quattro milioni di elettori, 88 milioni di marchi di patrimonio, 1200 cooperative con un milione e mezzo di soci, 120 segretariati, 90 giornali quotidiani di partito con un milione e mezzo di abbonati e 2.750.000 copie di organi settimanali dei sindacati e delle leghe. (pag 45)”,”MGEx-211″
“PETACCO Arrigo”,”Il comunista in camicia nera. Nicola Bombacci tra Lenin e Mussolini.”,”PETACCO è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). E’ stato D di ‘Storia illustrata’ e della ‘Nazione’. Ha scritto in prevalenza della biografie (PETROSINO, PAVOLINI ecc.)”,”ITAF-052″
“PETACCO Arrigo”,”Storia bugiarda.”,”Arrigo PETACCO (Castenuovo Magra, La Spezia 1929) giornalista, autore di fortunati programmi televisivi, è stato D editoriale di ‘Storia illustrata’. Ha pubblicato diverse opere di storia contemporanea fra cui: -Il prefetto di ferro (1975) -Riservato per il Duce (1979) -Dear Benito, Caro Winston (1985) -I ragazzi del ’44 (1987).”,”ITAR-011″
“PETACCO Arrigo”,”Il cristo dell’ Amiata. La storia di David Lazzaretti.”,”PETACCO Arrigo è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). Giornalista, inviato speciale, autore di programmi TV ha pubblicato molte opere tra cui ‘L’anarchico che venne dall’ America’ (1969). (v. retrocopertina).”,”ITAB-083″
“PETACCO Arrigo”,”Il prefetto di ferro.”,”PETACCO Arrigo è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). Giornalista, inviato speciale, ha pubblicato diversi libri (v. 4° cop) Il prefetto Mori fu subito rimosso da Mussolini dopo aver preso i pesci piccoli e mentre si stava apprestando a colpire anche in alto rivelando la complicità tra mafia e potere politico. Pensiero segreto di Mori (in appendice): “”L’ uomo che voglia essere veramente tale, deve avere degli altri uomini quanta disistima è necessaria e sufficiente a non prenderne alcuno sul serio””. Discredito su Mori. “”L’ ‘alta mafia’ non solo continua a regnare nell’ ombra, ma prepara cautamente una rivincita. Il principale obiettivo è, naturalmente, il poco accomodante prefetto Mori. E’ un’ operazione sottile e molto intelligente. Poiché in questo momento parlare male di Mori sarebbe come parlare male di Garibaldi, i nemici del prefetto lo attaccano obliquamente. Sono di quei giorni le prime lettere anonime che il segretario del duce, Chiavolini, protocolla e archivia meticolosamente. Le missive non contengono mai lunghi scritti, ma più frequentemente fotografie di Mori, ora a cavallo, ora mentre passa sotto l’ arco di trionfo, ora mentre ammira una scritta tipo ‘Ave Cesare’; oppure ritagli di giornali che esaltano esageratamente il famoso prefetto. Ai ritagli o alle foto sono uniti brevi commenti relativi alle ambizioni di Mori che si riterrebbe “”più importante del duce””.”” (pag 130) “”Negli ambienti fascisti, Cesare Mori non ha molti estimatori. I gruppi che fanno capo a Grandi, Arpinati, Farinacci e Balbo non hanno mai visto di buon occhio il ritorno in auge del ‘Prefettissimo’ di Bologna””. (pag 131)”,”ITAF-224″
“PETACCO Arrigo”,”Viva la muerte! Mito e realtà della guerra civile spagnola, 1936-39.”,”PETACCO Arrigo è nato a Castelnuovo Magra, La Spezia, e vive a Portovenere. Giornalista, inviato speciale, è stato direttore della ‘Nazione’ e di ‘Storia illustrata’.”,”MSPG-222″
“PETACCO Arrigo”,”L’anarchico che venne dall’America.”,”PETACCO Arrigo (Castelnuovo Magra, 1929) giornalista e inviato speciale ha scritto la biografia di Joe Petrosino e con Sergio Zavoli, ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’. “”Bresci: ‘Ebbene ripeterò che fu dopo gil stati d’assedio di Sicilia e di Milano, illegalmente stabiliti con decreto reale, che io decisi di uccidere il re per vendicare le vittime pallide e sanguinanti”” (…) “”Oltre a vendicare le vittime, volevo vendicare anche me, costretto, dopo una vita durissima, a emigrare. Quando a Paterson lessi dei fatti di Milano dove si adoperò anche il cannone, piansi di rabbia e mi preparai alla vendetta. Pensai al re che premiava coloro che avevano compiuto le stragi e mi convinsi che meritava la morte. Non subii la suggestione di nessuno per far questo. Non ebbi complici. Anzi, sei mesi prima della partenza mi ritirai da ogni associazione politica per sentirmi più libero.”” (pag 91-92)”,”ANAx-351″
“PETACCO Arrigo”,”La nostra guerra, 1940-1945. L’avventura bellica tra bugie e verità.”,” Arrigo Petacco è nato a Castelnuovo Magra, La Spezia (1929), e vive tra Roma e Portovenere. Giornalista, inviato speciale, scrittore è stato direttore della ‘Nazione’ e di ‘Storia illustrata’. 25 luglio 1943: “”Mussolini voleva essere tradito”” (pag 144-145)”,”QMIS-185″
“PETACCO Arrigo”,”La nostra guerra, 1940-1945. L’avventura bellica tra bugie e verità.”,”Arrigo Petacco è nato a Castelnuovo Magra, La Spezia (1929), e vive tra Roma e Portovenere. Giornalista, inviato speciale, scrittore è stato direttore della ‘Nazione’ e di ‘Storia illustrata’. 1943: l’anno della svolta (pag 120). Gli italiani percepiscono il regime fascista come unico responsabile della crisi “”Gli italiani ormai consideravano il fascismo come l’unico responsabile della guerra e della palese impreparazione con la quale il conflitto era stato affrontato. La sensazione che all’inizio di quel 1943 tutti gli italiani avevano era di completo scoramento”” (pag 120)”,”ITQM-001-FB”
“PETACCO Arrigo”,”La strana guerra. 1939-1940: quando Hitler e Stalin erano alleati e Mussolini stava a guardare.”,”Arrigo Petacco è nato a Castelnuovo Magra (La Spezia), giornalista e inviato speciale. E’ stato direttore de ‘La Nazione’ e ‘Storia illustrata’. L’incontro di Mussolini con Sumner Welles (pag 160-161) (non modificò l’opinione che Mussolini nutriva nei confronti degli Stati Uniti: “”Con gli americani è impossibile qualsiasi intesa”” disse a Ciano)”,”QMIS-198″
“PETACCO Arrigo”,”Le battaglie navali del Mediterraneo nella seconda guerra mondiale.”,”Angelo Petacco è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). E’ morto nel 2018. Giornalista, inviato speciale, responsabile dei servizi speciali del TG1, saggista, storico e divulgatore, ha pubblicato diverse opere tra cui ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’ (con Sergio Zavoli) (1974) Il bombardamento di Genova. ‘La Luftwaffe estese (…) la sua attività su tutto il Mediterraneo orientale attaccando i convogli e minacciando il Canale di Suez col lancio di speciali mine acustiche che sfuggivano al dragaggio ed esplodevano improvvisamente sotto i piroscafi. Queste mine provocarono l’ostruzione del canale. (…) Per reagire a questi fatti nuovi che minacciavano di risollevare il già infiacchito morale degli italiani (sul decadimento del quale gli inglesi contavano nella speranza di poter indurre il governo di Roma a una pace separata), il Gabinetto di guerra britannico progettò un’ardita operazione navale con obiettivi essenzialmente psicologici. La flotta sarebbe andata a colpire al cuore l’Italia per dare una dimostrazione clamorosa della propria superiorità. Il bombardamento di Genova fu deciso proprio per questo motivo (1). L’«Operazione Genova», affidata all’ammiraglio Somerville, comandante della Forza H, presentava ovviamente enormi difficoltà e anche poche probabilità di successo. Si trattava di spingere una grossa forza navale per oltre 700 miglia in un mare ristretto, fino a sfiorare le coste nazionali dell’Italia. Era dunque una sfida audacissima che poteva concludersi con un disastro. Gli inglesi la tentarono ugualmente. Le corazzate ‘Renown’ e ‘Malaya’, la portaerei ‘Ark Royal’, l’incrociatore ‘Sheffield’ e 10 cacciatorpediniere lasciarono Gibilterra il 6 febbraio. Ordinando rapide inversioni di rotta, dividendo in gruppi la squadra e fingendo di avere altri obiettivi, Somerville riuscì a confondere completamente il nostro servizio di informazioni. Supermarina, pur avendo notizia della squadra in mare, sbagliò a interpretare le sue intenzioni. Si pensò che scortasse un convoglio, oppure che si accingesse a eseguire il solito lancio di aerei per Malta, e ancora che intendesse attaccare il bacino di Tirso in Sardegna. A nessuno venne in mente che la Forza H potesse dirigersi verso l’Alto Tirreno. Per questa serie di errori, mentre le navi già si trovavano a nord delle Baleari, nessun velivolo e nessun sommergibile sorvegliavano quelle acque. Anche la nostra flotta fu inspiegabilmente trattenuta nei porti. Soltanto il giorno 8 la ‘Vittorio Veneto’, la ‘Giulio Cesare’ e la ‘Doria’ salparono dalla Spezia dirigendo verso la Sardegna. La convinzione errata che non esistesse alcuna minaccia per il territorio nazionale, indusse i nostri comandi a non predisporre la ricognizione aerea sull’Alto Tirreno neppure per il giorno 9. Così, praticamente di sorpresa, le navi inglesi giunsero davanti a Genova alle 8.15 di domenica 9 febbraio 1941 e vi si trattennero sino alle 9.45 sparando contro la città, il porto e gli stabilimenti industriali. A questo punto era comunque logico attendersi una decisa reazione da parte italiana. La flotta nemica aveva fin troppo clamorosamente denunciato la propria presenza e ora doveva navigare per centinaia di miglia in una zona di mare a essa decisamente sfavorevole. Si trattava dunque di attaccarla a fondo per farle pagar cara la sua audacia. Invece non accadde nulla di tutto questo. Gli equivoci e gli errori si susseguirono per tutta la giornata in maniera tuttora inspiegabile. La flotta di mare, al comando dell’ammiraglio Iachino, risentì enormemente di questa confusione. Girò a vuoto seguendo ordini e segnalazioni errate. Soltanto verso le 15, la notizia che era stata avvistata la forza navale nemica indusse il nostro comandante in mare a prepararsi per il combattimento decisivo. Ma si trattava ancora di un errore: dopo un lungo inseguimento, si scoprì che la «flotta nemica» era in realtà un modesto convoglio di piccole navi francesi diretto in Algeria. Intanto l’ammiraglio Somerville navigava indisturbato al largo delle Baleari puntando su Gibilterra, dove giunse la mattina dell’11 febbraio’ (pag 68-71); ‘Le navi e gli uomini che non tornarono. Perdite subite nel Mediterraneo dalla marina italiana dal 10 giugno 1940 al 6 settembre 1943: – Naviglio da guerra 290.000 tonnellate – Marinai caduti 28.937 – Naviglio mercantile 2.916.000 tonnellate – Marittimi caduti 3.520. Nota. I dati a disposizione non ci permettono di fare un raffronto completo con le perdite subite dagli inglesi nello stesso periodo di tempo. Il solo elemento noto è questo: le navi da guerra britanniche affondate nel Mediterraneo ammontano a 412.000 tonnellate, ossia 122.000 tonnellate in più del naviglio italiano colato a picco. Per quanto riguarda le perdite subite dalla nostra marina mercantile, il bilancio fu disastroso. Due milioni e 916.000 tonnellate di navi perdute significa infatti l’83 per cento della flotta mercantile preesistente, ossia 672 piroscafi affondati su 786’ (pag 239)] [(1) Gli inglesi ritenevano dapprima che a Genova si trovassero in riparazione le corazzate ‘Littorio’ e ‘Giulio Cesare’. Tuttavia eseguirono l’azione navale anche quando fu accertato che le due unità si trovavano altrove]”,”QMIS-202″
“PETACCO Arrigo”,”Le battaglie navali del Mediterraneo nella seconda guerra mondiale.”,”Angelo Petacco è nato nel 1929 a Castelnuovo Magra (La Spezia). E’ morto nel 2018. Giornalista, inviato speciale, responsabile dei servizi speciali del TG1, saggista, storico e divulgatore, ha pubblicato diverse opere tra cui ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’ (con Sergio Zavoli) (1974). La fine delle corazzate italiane. “”Alle ore 8.30 del 10 settembre, le nostre forze navali si incontrarono al largo di Malta con la formazione inglese comprendente le corazzate Warspite e Valiant, ossia due delle più temibili avversarie della nostra flotta. Silenziosamente, le due formazioni si affiancarono dirigendosi insieme verso il porto della Valletta dove già erano giunte la Doria, la Duilio e le altre unità dislocate a Taranto e dove sarebbe giunta il giorno seguente la corazzata Giulio Cesare proveniente da Pola, dopo aver fatto tappa a Taranto. Per la marina italiana, la guerra si era praticamente conclusa. Nei successivi avvenimenti bellici, molte delle nostre unità leggere collaborarono con le forze alleate distinguendosi in molte imprese. Ma le nostre grandi corazzate, la Vittorio Veneto e l’Italia, quasi fossero oggetti inservibili, furono relegate nei Laghi Amari come simbolo della nostra sconfitta. La Giulio Cesare, la Doria e la Duilio furono poi trasferite a Taranto. Successivamente, nel novembre 1943, benché le clausole dell’armistizio non lo prevedessero, Stalin pretese alla conferenza di Teheran la spartizione della flotta italiana. La sua richiesta fu rinviata alla fine della guerra e infine resa esecutiva col diktat del 1946. In quell’occasione, la Giulio Cesare e altre unità, compreso lo spendido veliero nave-scuola Colombo, cambiarono nome e sostituirono il tricolore con la bandiera sovietica. Gli anglo-americani, meno esigenti, si accontentarono di far segare i cannoni alla VittorioVeneto e all’Italia. Le due moderne corazzate, ormai inservibili, furono successivametne vendute come ferrovecchio e quind demolite nei cantieri della Spezia. L’Italia fu pagata 200 milioni di lire. La Vittorio Veneto poco più di 400″” (pag 234-235) Bibliografia volumi recenti: La nostra guerra 1940-1945. L’Italia al fronte tra bugie e verità, Novara, UTET, 2016 La guerra dei mille anni. Dieci secoli di conflitto fra Oriente e Occidente, Novara, UTET, 2017″,”ITQM-019-FV”
“PETACCO Arrigo, a cura di Carlo FRUTTERO e Franco LUCENTINI”,”L’anarchico che venne dall’America.”,”PETACCO Arrigo (Castelnuovo Magra, 1929) giornalista e inviato speciale ha scritto la biografia di Joe Petrosino e con Sergio Zavoli, ‘Dal Gran Consiglio al Gran Sasso’. “”Bresci: ‘Ebbene ripeterò che fu dopo gil stati d’assedio di Sicilia e di Milano, illegalmente stabiliti con decreto reale, che io decisi di uccidere il re per vendicare le vittime pallide e sanguinanti”” (…) “”Oltre a vendicare le vittime, volevo vendicare anche me, costretto, dopo una vita durissima, a emigrare. Quando a Paterson lessi dei fatti di Milano dove si adoperò anche il cannone, piansi di rabbia e mi preparai alla vendetta. Pensai al re che premiava coloro che avevano compiuto le stragi e mi convinsi che meritava la morte. Non subii la suggestione di nessuno per far questo. Non ebbi complici. Anzi, sei mesi prima della partenza mi ritirai da ogni associazione politica per sentirmi più libero.”” (pag 91-92)”,”ANAx-021-FV”
“PETACCO Arrigo, a cura di Carlo FRUTTERO e Franco LUCENTINI”,”Joe Petrosino.”,”La sera del 12 marzo 1909 il nemico numero uno della Mano Nera di New York è assassinato a Palermo. Da chi? Come? Perché?”,”BIOx-060-FV”
“PETACCO Arrigo”,”L’anarchico che venne dall’America.”,”‘La prima e unica ricostruzione dell’attentato che costò la vita di Umberto I’ (quarta di copertina)”,”BIOx-004-FER”
“PETACCO Arrigo”,”La storia ci ha mentito. Dai misteri della borsa scomparsa di Mussolini alle «armi segrete» di Hitler, le grandi menzogne del Novecento.”,”Arrigo Petacco, Castelnuovo Magra, La Spezia, 1929. Giornalista, inviato speciale, direttore della ‘Nazione’, autore di libri di divulgazione storica.”,”STOx-002-FER”
“PETERMANN Simon”,”Marx, Engels et les conflits nationaux.”,”Contiene il capitolo: ‘I popoli senza storia’ (pag 33-43) Si cita l’articolo di Engels ‘Le panslavisme démocratique’ pubblicato nel giornale ‘Neue Rheinische Zeitung’ del 15-16 febbraio 1849, traduzione francese Parigi 1971, tome III, p. 67 L’autore afferma che Marx ed Engels distinguono tra ‘nazioni storiche’ e ‘nazioni senza storia’ tra le prime figurano i grandi Stati da tempo costituiti come Inghilterra Francia e Russia), tra i secondi gli scandinavi, i gallesi, i bretoni i baschi e soprattutto gli slavi del Sud. Solo i polacchi e gli ungheresi meriterebbero it titolo di poplo o di nazione storica. I popoli storici sono necessariamente rivoluzionari (vedi rivoluzione 1848-49) mentre gli altri sarebbero necessariamente e irrimediabilmente controrivoluzionari (pag 35-36) L’articolo di Engels ‘Le panslavisme démocratique’ del febbraio 1849 è in risposta all”Appel aux Slaves’ lanciato qualche mese prima da Bakunin (pag 37)”,”MAES-178″
“PETERS Thomas J. WATERMAN Robert H. jr”,”Alla ricerca dell’ eccellenza. Lezioni delle aziende meglio gestite.”,”Thomas J. PETERS è nato a Baltimora. Ha conseguito il dottorato in ingegneria civile alla Cornell University e il Ph.D. in economia aziendale alla Stanford. E’ docente presso la Stanford Business University e titolare di una società di consulenza aziendale. WATERMAN è D della McKinsey.”,”ECOA-002″
“PETERS H.F.”,”Jenny la rouge. Madame Karl Marx, née baronne von Westphalen. (Tit. orig.: Die rote Jenny: ein Leben mit Karl Marx).”,”H.F. PETERS è autore di due altri libri tradotti in francese uno dei quali è su NIETZSCHE. Il Congresso dell’ Aja e gli Stati Uniti. “”Se Marx lascia il Consiglio Generale, la sede di questo deve rimanere a Londra, o è meglio trasferirla in un’ altra città? I quasi 60 delegati riuniti a l’ Aja appartengono quasi tutti a sezioni europee, sembra loro verosimile che, se si deve optare per trasferirla, si scelga un’altra città europea. Ma Marx ed Engels avevano deciso – prima di imbarcarsi per l’ Aja – di stabilire il Consiglio Generale a New York al fine di sottrarlo all’ influenza di Bakunin, ancora forte in diverse sezioni europee. “”Molti, tra i nostri amici, sembrano essere stupefatti da questa decisione. Dimenticano dunque che l’ America diviene, per eccellenza, il continente dei lavoratori?””, spiega Marx, come giustificazione.”” (pag 293)”,”MADS-353″
“PETERS Heinz Frederick”,”Jenny la rossa. Una vita con Karl Marx.”,”La «Neue Rheinische Zeitung» era l’altoparlante della rivoluzione tedesca del 1848 “”Già il 13 settembre ebbe luogo sul Frankenplatz di Colonia un’assemblea organizzata dalla «Neue Rheinische Zeitung», alla quale parteciparono 6.000 persone. Wilhelm Wolff, il primo oratore, propose la formazione di una commissione di tutela per quella parte della cittadinanza che era priva di una rappresentanza negli organismi pubblici della città. La proposta fu accolta da un uragano di applausi. Il secondo oratore, Engels, invitò l’assemblea a inviare un appello all’Assemblea popolare di Berlino per sottolineare in particolare che né il governo prussiano, né il re potevano avere il diritto di sciogliere le rappresentanze del popolo. Se si fosse arrivati a questo tentativo, allora l’assemblea avrebbe avuto il dovere di difendere la sua posizione anche con la forza delle baionette. Anche questa proposta fu accolta unanimemente. Quattro giorni dopo ebbe luogo un’altra assemblea di massa. Nei prati lungo il Reno nei pressi di Worrigen, tra Düssendorf e Bonn, si riunirono 10.000 persone che, alla domanda del presidente, Karl Schapper, quasi unanimemente si pronunciarono per una repubblica democratica, sociale e rossa. E di nuovo su proposta di Engels fu inviato alla Dieta nazionale di Francoforte un appello così concepito: «I cittadini dell’impero tedesco qui riuniti dichiarano che, in caso di opposizione del governo prussiano alle conclusioni dell’Assemblea nazionale e nel caso in cui il potere centrale dovesse innescare un conflitto tra la Prussia e la Germania, essi, a costo della vita, si schiererebbero dalla parte della Gerrmania» (9). Anche questo appello fu accolto con applausi. Dal suo posto accanto alla tribuna Jenny seguiva gli avvenimenti con intenso interesse. Conosceva quasi tutti gli oratori; il giovane focoso rappresentante degli operai di Düsseldorf, Ferdinand Lassalle, l’aveva conosciuto di recente. (…) Come risposta agli avvenimenti rivoluzionari in Renania venne dichiarato lo stato di emergenza in varie città, un fatto che suscitò l’ira popolare e provocò il 18 settembre a Francoforte gravi scontri, nel corso dei quali due odiati rappresentanti reazionari furono linciati della folla. Il 25 settembre furono spiccati i mandati d’arresto a carico degli oratori principali delle assemblee di massa: Engels, Schapper, Wolff, Moll e Dronke. Schapper venne arrestato; Engels e gli altri riuscirono a fuggire. Gli operai volevano erigere delle barricate nel mercato vecchio di Colonia; Marx li esortò a non lasciarsi provocare e ad evitare una lotta impari contro i militari armati. Essi seguirono il suo consiglio e alla città fu risparmiato lo spargimento di sangue. Invece, per ordine del comandante militare, che aveva dichiarato lo stato d’assedio il 26 settembre, tutti i giornali di Colonia dovettero sospendere le pubblicazioni. Il divieto di stampa si protrasse per due settimane. Per Karl e Jenny furono settimane di estrema frustrazione. La «Neue Rheinische Zeitung» era l’altoparlante della rivoluzione tedesca, e la sua voce era particolarmente importante proprio adesso che si trattava di controbattere con coraggio gli aperti sforzi della reazione di annientare le conquiste delle giornate di marzo”” (pag 90-91) [Heinz Frederick Peters, Jenny la rossa. Una vita con Karl Marx’, Mursia, Milano, 1989] [(9) ‘Der Bund der Kommunisten, Dokumenten und Materialien’, vol. I, Berlino, 1970, p. 849]”,”MADS-010-FC”
“PETERSON A.D.C.”,”L’ extrême-orient. Géographie sociale. Inde et Pakistan. Chine. Birmanie et Ceylan. Siam et Indochine. Malaisie et Indonesie. Philippines. Japon. Corée, Mandchourie et extrême-orient russe.”,”PETERSON A.D.C. è stato direttore del “”Psychological Warfare S.E. Asia, Command”” 1943-1946. Il carattere giapponese. “”La vecchia concezione che rappresenta i giapponesi come semplici imitatori, incapaci di creare, è, al fondo, radicalmente falsa, nessun popolo possiede una civilizzazione che sia più originale. L’ errore che le ha dato nascita, viene dal fatto che le altre nazioni hanno sviluppato la loro civiltà attraverso scambi costanti tra loro, mentre le influenze straniere non si sono manifestate in Giappone che in una o due grandi ondate, ed i suoi abitanti hanno dovuto allora assimilare in qualche anno quello che gli altri popoli avevano messo secoli ad acquisire””. (pag 238)”,”ASIx-075″
“PETERSON Mendel”,”La flotta dell’oro.”,”PETERSON Mendel è professore incaricato di Archeologia storica e direttore di programma presso la Smithsonian Institution. Si è dedicato all’archeologia subacquea nei Caraibi. Notizie sulle armi di cui erano fornite le navi del periodo (armi leggere, cannoni, proiettili ecc.) (pag 259)”,”AMLx-149″
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Spread of the Russian Revolution. Essays on 1917.”,”PETHYBRIDGE Roger è stato capo del Centre of Russian and East European Studies at University College, Swansea. Ha scritto pure: ‘A Key to Soviet Politics: The Crisis of the Anti-Party Group'”,”RIRx-177″
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Social Prelude to Stalinism.”,”PETHYBRIDGE Roger è direttore del Centre of Russia ansd East European Studies nell’University College di Swansea. Ha scritto: ‘A Key to Soviet Politics: The Crisis of the Anti-Party Group’ e ‘A History of Post War Russia’, infine ‘The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917’. Forte crescita del grado di alfabetizzazione durante l’epoca zarista. “”Literacy rates rose from one-fifth in 1870 to two-fifths in the mid-1890s and to two-thirds in 1913. [Year – Percentage: 1880 22%; 1885 27; 1890 32; 1895 39 (estimated); 1900 49; 1905 56; 1910 65; 1913 68]. Standards were far higher than the national overall rate, but it must be remembered that we are dealing here with able-bodied men only, thus excluding all women and unfit males. Nevertheless some element of mystery still surrounds the apparent discrepancy between these figures and the much less optimistic scattered evidence from other sources. Also it is often said that the Tsarist army was a great elementary educator of the peasantry, but this should be qualified in the light of these rate, which prove the relatively high literacy rate of recruits just ‘before’ they submitted to military service”” (pag 160-161)”,”RUSU-241″
“PETHYBRIDGE Roger”,”One Step Backwards two Steps Forward. Soviet Society and Politics in the New Economic Policy.”,”Roger Pethybridge is Director of the Centre of Russian and East European Studies at the University College of Swansea. His previous books include A Key to Soviet Politics, The Crisis of the Anti-Party Group, A History of postwar Russia and The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917. Acknowledgements, Notes, Chronology, Map, Conclusion, Bibliography, Index,”,”RIRO-116-FL”
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Spread of the Russian Revolution. Essays on 1917.”,”Roger Pethybridge is Director of the Centre of Russian and East European Studies at the University College of Swansea. His previous books include A Key to Soviet Politics, The Crisis of the Anti-Party Group, A History of postwar Russia and The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917. Preface, Acknowledgements, Bibliography, Notes, Index,”,”RIRO-121-FL”
“PETHYBRIDGE Roger”,”The Social Prelude to Stalinism.”,”Roger Pethybridge is Director of the Centre of Russian and East European Studies at the University College of Swansea. His previous books include A Key to Soviet Politics, The Crisis of the Anti-Party Group, A History of postwar Russia and The Spread of the Russian Revolution: Essays on 1917. Conclusion: The Social Ingredients of Stalinism, Bibliography, Index,”,”RIRO-126-FL”
“PETINO Antonio a cura; scritti di Giorgio MORI Antonio PETINO Onofrio NICASTRO Antonello SCIBILIA Jean VIAL Claude FOHLEN Giovanni VIGO”,”Le radici intellettuali del progresso economico moderno.”,”Dal Capitolo V. Mercantilismo, cultura e società nell’Europa del secolo di Luigi XIV, di Antonello Scibilia “”Terremo conto, naturalmente, delle distanze che separano le nazioni più avanzate d’Europa: Inghilterra e Olanda da una parte, Francia dall’altra; così come di ciò che le differenzia dallo stato degli altri paesi del continente. Ci sforzeremo in ogni caso di cogliere, assieme alle disuguaglianze, eventuali affinità di sviluppo. Anche le idee e ‘les moeurs’ vanno esaminate con una continua attenzione ai tempi diversi in cui i vari settori dell’attività umana si vanno realizzando, alla loro diversa dinamica; nonché alla relazione ai differenti strati sociali. « (…) i singoli capitalisti danno la caccia, ognuno per se stesso, al maggiore profitto. L’economia borghese scopre che questa caccia di ogni singolo al maggiore profitto ha come risultato l”uguale’ saggio generale di profitto, il saggio di profitto approssimativamente uguale per ognuno. Ma né i capitalisti né gli economisti borghesi sono consapevoli del fatto che la vera meta di questa caccia è l’eguale divisione percentuale del plusvalore complessivo per il capitale complessivo. Ma come si è svolto in realtà il processo di livellamento? È questo un punto assai interessante, su cui lo stesso Marx non dice molto. Ma l’intera concezione di Marx non è una dottrina, bensì un metodo. Non dà nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine. Qui c’è dunque da fare una parte di lavoro che Marx in questo primo abbozzo non ha egli stesso elaborato. A questo proposito abbiamo innanzi tutto le indicazioni alle pp. 153-156, III, I, che sono importanti anche per la Sua esposizione della teoria del valore e dimostrano che essa ha o aveva più realtà di quanta Lei gliene attribuisca. All’inizio dello scambio, allorquando i prodotti si stavano man mano trasformando in merci, si facevano degli scambi approssimativamente ‘in rapporto al valore’. Il lavoro applicato a due oggetti era appunto l’unico criterio del loro confronto quantitativo. Quindi il valore aveva a quel tempo ‘un’esistenza reale immediata’. Che questa immediata realizzazione del valore nello scambio è cessata, che ora non esiste più, lo sappiamo. Ed io credo che non Le sarà troppo difficile mostrare, per lo meno nel complesso, gli anelli intermedi che da quel valore immediatamente reale conducono al valore della forma di produzione capitalistica, che è così profondamente occultato che i nostri economisti possono tranquillamente negarne l’esistenza. Una vera esposizione storica di questo processo, che a dire il vero richiede molto studio ma che promette anche risultati che lo ricompenserebbero ampiamente, sarebbe un completamento molto prezioso del «Capitale»”” (Friedrich Engels a Werner Sombart). Che con le succitate indicazioni lo Engels interpretasse puntualmente il pensiero di Marx, è un problema che non possiamo affrontare in questa sede. Si tratta della vecchia questione dei rapporti tra Marx ed Engels. È un esame che va affrontato in primo luogo sul terreno filologico, con i testi da riscontrare puntualmente; in secondo luogo, con riferimento al contesto in cui Engels – dal 1883, anno della morte di Marx, al 1895, l’anno della sua scomparsa – si trovò ad amministrare l’eredità del suo compagno di lotta, e ad agire, in un quadro diversamente condizionante, divergenze di mentalità a parte. Ci troviamo di fronte, insomma, l’ultimo Engels, su cui va fatta ulteriore luce (13). Bisogna poi tener presente che Marx è un pensatore estremamente indipendente. Ciò spiega certe sue insofferenze e intemperanze nei confronti di esponenti della cultura accademica del tempo”” (pag 159-160) [Dal Capitolo V. Mercantilismo, cultura e società nell’Europa del secolo di Luigi XIV, di Antonello Scibilia] [(in) ‘Le radici intellettuali del progresso economico moderno’, a cura di Antonio Petino, Franco Angeli, Milano, 1986] [(13) La lettera di Engels a Sombart è dell’11 marzo 1895. Traduzione italiana nel vol. L delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels, pp. 460-462 (…)] ‘L’intera concezione di Marx non è una dottrina, bensì un metodo. Non dà nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine’ “”Terremo conto, naturalmente, delle distanze che separano le nazioni più avanzate d’Europa: Inghilterra e Olanda da una parte, Francia dall’altra; così come di ciò che le differenzia dallo stato degli altri paesi del continente. Ci sforzeremo in ogni caso di cogliere, assieme alle disuguaglianze, eventuali affinità di sviluppo. Anche le idee e ‘les moeurs’ vanno esaminate con una continua attenzione ai tempi diversi in cui i vari settori dell’attività umana si vanno realizzando, alla loro diversa dinamica; nonché alla relazione ai differenti strati sociali. «(…) i singoli capitalisti danno la caccia, ognuno per se stesso, al maggiore profitto. L’economia borghese scopre che questa caccia di ogni singolo al maggiore profitto ha come risultato l”uguale’ saggio generale di profitto, il saggio di profitto approssimativamente uguale per ognuno. Ma né i capitalisti né gli economisti borghesi sono consapevoli del fatto che la vera meta di questa caccia è l’eguale divisione percentuale del plusvalore complessivo per il capitale complessivo. Ma come si è svolto in realtà il processo di livellamento? È questo un punto assai interessante, su cui lo stesso Marx non dice molto. Ma l’intera concezione di Marx non è una dottrina, bensì un metodo. Non dà nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine. Qui c’è dunque da fare una parte di lavoro che Marx in questo primo abbozzo non ha egli stesso elaborato. A questo proposito abbiamo innanzi tutto le indicazioni alle pp. 153-156, III, I, che sono importanti anche per la Sua esposizione della teoria del valore e dimostrano che essa ha o aveva più realtà di quanta Lei gliene attribuisca. All’inizio dello scambio, allorquando i prodotti si stavano man mano trasformando in merci, si facevano degli scambi approssimativamente ‘in rapporto al valore’. Il lavoro applicato a due oggetti era appunto l’unico criterio del loro confronto quantitativo. Quindi il valore aveva a quel tempo ‘un’esistenza reale immediata’. Che questa immediata realizzazione del valore nello scambio è cessata, che ora non esiste più, lo sappiamo. Ed io credo che non Le sarà troppo difficile mostrare, per lo meno nel complesso, gli anelli intermedi che da quel valore immediatamente reale conducono al valore della forma di produzione capitalistica, che è così profondamente occultato che i nostri economisti possono tranquillamente negarne l’esistenza. Una vera esposizione storica di questo processo, che a dire il vero richiede molto studio ma che promette anche risultati che lo ricompenserebbero ampiamente, sarebbe un completamento molto prezioso del «Capitale»”” (Friedrich Engels a Werner Sombart). Che con le succitate indicazioni lo Engels interpretasse puntualmente il pensiero di Marx, è un problema che non possiamo affrontare in questa sede. Si tratta della vecchia questione dei rapporti tra Marx ed Engels. È un esame che va affrontato in primo luogo sul terreno filologico, con i testi da riscontrare puntualmente; in secondo luogo, con riferimento al contesto in cui Engels – dal 1883, anno della morte di Marx, al 1895, l’anno della sua scomparsa – si trovò ad amministrare l’eredità del suo compagno di lotta, e ad agire, in un quadro diversamente condizionante, divergenze di mentalità a parte. Ci troviamo di fronte, insomma, l’ultimo Engels, su cui va fatta ulteriore luce (13). Bisogna poi tener presente che Marx è un pensatore estremamente indipendente. Ciò spiega certe sue insofferenze e intemperanze nei confronti di esponenti della cultura accademica del tempo”” (pag 159-160) [Dal Capitolo V. Mercantilismo, cultura e società nell’Europa del secolo di Luigi XIV, di Antonello Scibilia] [(in) ‘Le radici intellettuali del progresso economico moderno’, a cura di Antonio Petino, Franco Angeli, Milano, 1986] [(13) La lettera di Engels a Sombart è dell’11 marzo 1895. Traduzione italiana nel vol. L delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels, pp. 460-462 (…)] MARX ENGELS MARXISMO TEORIA VALORE LAVORO OPERA IL CAPITALE METODO ANALISI MUTAMENTO CAPITALISMO”,”EURE-007-FP”
“PETITEAU Natalie”,”Napoléon de la Mythologie à l’Histoire.”,”Nalalie Petiteau, nata nel 1963, agrégée dell’Università, docteur en histoire, è Maitre de Conferences all’Université d’Avignon, dopo aver sostenuto la tesi ‘Elites et Molibités: la noblesse d’Empire au XIXe siècle’.”,”FRAN-085-FSL”
“PETITEVILLE Franck”,”Les organisations internationales.”,”Franck Petiteville è professore di scienze politiche all’ Institut d’études politiques di Grenoble, e ricercatore presso il laboratorio Pacte (Università di Grenoble Alpes) La genesi delle organizzazioni internazionali. “”(…) Questo doppio movimento di trasformazione della diplomazia di conferenza e di istituzionalizzazione della cooperazione tecnica si amplifica nel XIX secolo. Da un lato, la diplomazia multilaterale prende nuove forme, più durature: Concerto europeo, istitutito dopo il 1815 per garantire lo statu quo territoriale e dinastico, che organizza incontri regolari al vertice tra le principali potenze europee (Inghilterra, Austria-Ungheria, Francia, Prussia, Russia), conferenze di pace dell’Aia (1899 e 1907), ormai aperte al resto del mondo, che spingono gli Stati, per la prima volta, a negoziare su dei giochi di prevenzioni e di attenuazione delle guerre (disarmo, regolamento pacifico delle differenze, arbitraggio, “”leggi e costumi”” della guerra). Dall’altro lato, nel contesto della rivoluzione industriale in Europa e nelle Americhe, i governi moltiplicano la crezioni di “”unioni”” internazionali destinate a regolare le loro crescenti interdipendenze: Unione telegrafica internazionale (1865)- antenata dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni -, Unione postale universale (1878), ecc. Questo doppio movimento porta alla creazione della Società delle nazioni (SDN) all’indomani della prima guerra mondiale)”” (pag 9-10) Tra le organizzazioni citate: OIT ASEAN BIRD CECA CAEM CICR CSCE AO FMI GAFA GATT GIEC HCR INTERPOL MERCOSUR OACI OCDE OECE OIT OMC ONG ONU PAC PAM SDN TPIR UE UNESCO UNICEF WWF NATO FAO OMI OIM ecc.”,”RAIx-386″
“PETITFILS Jean-Christian”,”La vie quotidienne des communautés utopistes au XIXe siècle.”,”PETITFILS Jean-Christian nato nel 1944, è dottore in scienze politiche, diplomato di Science-Po, laureato in diritto e in storia e geografia (‘La droite en France, Le gaullisme, Les socialismes utopiques’, La vie quotidienne à la Bastille de 1789 à nos jours’. “”Per Frances Wright, al contrario, il matrimonio monogamico era una delle peggiori istituzioni umane. Esso faceva della donna un essere inferiore, schiavo dell’ uomo. E’ precisamente per emancipare i Neri e le donne che aveva creato nel 1825 la comunità di Nashoba, nel Tennessee. Là, la libertà sessuale era apertamente proclamata come pure il meticciato. Nel Sud, le donne nere vivevano sovente in concubinaggio con un Bianco, ma in segreto. A Nashoba, si rifiutava questa ipocrisia. Nell’ America del 1825, puritana e schiavista, era uno scandalo mostruoso sapere per esempio che “”mamsell’ Joséphine””, una bella negra emancipata (in tutti i sensi del termine), viveva liberamente con il suo amico bianco James Richardson… Qualche anno più tardi, Frances Wright, in contraddizione con le sue teorie, sposerà in Francia un militante oweniano, Phiquepal d’ Arusmont, che aveva in passato diretto una delle scuole di New Harmony. Un bel giorno, questa donna incostante ma sempre impetuosa abbandonerà marito e figli per ritornare a vivere in America.”” (pag 206)”,”SOCU-122″
“PETITFRÈRE Claude, a cura”,”La Vendée et les Vendéens.”,”Claude Petitfrère è nato nel 1936. È stato professore all’Università di Tours e specialista di storia sociale del XVIII secolo e della Rivoluzione. Ha pubblicato nel 1977 la tesi ‘Blancs et Bleus d’Anjou (1789-1793).”,”FRAR-008-FSD”
“PETITTI-DI-RORETO Carlo Ilarione, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Opere scelte. Volume I.”,”3 417132 SBN CLOUD”,”ITAE-012-FMB”
“PETRACCHI Giorgio”,”La Russia rivoluzionaria nella politica italiana, 1917-25. Le relazioni italo-sovietiche.”,”PETRACCHI (Iglesias, 1940) insegna storia dell’Europa orientale all’Univ di Firenze. Oltre a numerosi saggi ha pubblicato ‘Diplomazia di guerra e rivoluzione’ (BOLOGNA, 1974).”,”ITAD-002″
“PETRACCHI Giorgio”,”Russofilia e russofobia: mito e antimito dell’URSS in Italia, 1943-1948.”,”PETRACCHI Giorgio “”Nelle pagine conclusive della ‘Storia d’Europa’, Croce aveva accennato al rapporto fra comunismo e la sua pretesa attuazione in Russia, che egli escludeva fermamente. In un saggio pubblicato su “”La Critica”” del 1943, ritornò sull’argomento, per negare ancora che il comunismo fosse il soggetto della nuova storia russa. Al comunismo, tutt’al più, era disposto a concedere d’aver portato qualche progresso materiale, come nel campo dell’educazione elementare di un popolo precedentemente analfabeta. Ma insisté nell’affermare che esso non aveva prodotto alcun pensiero originale (34). Più tardi, dirà che Lenin e Stalin potevano essere considerati grandi uomini d’azione, ma non filosofi, e farà dell’ironia sui comunisti italiani, che divulgavano i loro infantilismi ideologici (35). (…) In un’epoca in cui vi era bisogno di certezze l’area progressista coltivò il sogno laico ed armonico della cultura della ragione, del dubbio e del distinguo, per ‘habitus’ mentale rifuggì dalla tentazione di demonizzare l’avversario. Ma neanche sul terreno del sapere essa fu in grado di scuotere la subcultura del dogmatismo e del conformismo: le mancavano in primo luogo gli strumenti della conoscenza, dell’esperienza diretta e dell’indagine critica dell’URSS. Palmiro Togliatti e Giuseppe Berti – il quale ultimo, in particolare, affrontò il tema dell’immagine della Russia nella cultura italiana – ebbero buon gioco a rinfacciarglielo. Entrambi scaricarono su Croce la responsabilità della mancata conoscenza della storia e della cultura russa. In questo modo, proseguiva Berti, la conoscenza del mondo e della cultura russa era passata in mano a specialisti (termine usato in senso spregiativo), studiosi di un mondo che percepivao lontano, non europeo (37). Questo rilievo non poteva valere per gli intellettuali raccolti attorno a “”Critica sociale””, Ignazio Silone, J.J. Schreider ed altri. Essi conoscevano la Russia, ma si trovavano nella falsa posizione di dover difendere il marxismo, senza ripetere l’esperienza bolscevica. Eppoi, fino alla scissione di palazzo Barberini, furono come frenati nelle loro prese di posizione”” (pag 241-242) (34) B. Croce, ‘Per la storia del comunismo in quanto realtà politica’, in ‘La Critica’, 20 marzo 1943, ripubblicato come opuscolo (in appendice “”La terza via””), Laterza, Bari, 1944. Si tratta dell’edizione a cui mi riferisco, nel testo a pp. 24-26; (35) B. Croce, ‘L’immaginario passaggio del comunismo marxistico dall’utopia alla scienza’, in ‘Quaderni della Critica’, III, Quaderno IX, Laterza, Bari, 1947, pp. 17-18; (37) G. Berti, ‘Sulel relazioni culturali con l’Unione Sovietica’, in ‘Rinascita’, ottobre 1946, pp. 280-83″,”PCIx-384″
“PETRACCHI Giorgio / SOMAI Giovanni / TOBIA Bruno; scritto inedito di Giacinto Menotti SERRATI, scritto e lettere di Amadeo BORDIGA”,”L’avvento del fascismo in un inedito per l’Italia di Giacinto Menotti Serrati (Petracchi) / La formazione del gruppo dirigente di “”centro”” e il ruolo di Bordiga. Carteggio 1923 (Somai) / Politica estera socialista e problema del fascismo durante l’epoca di Locarno (Tobia).”,”Contiene: Il Manifesto di Bordiga a tutti i compagni del Partito Comunista d’Italia (1923) (su divergenze PcdI con Internazionale e crisi italiana con avvento fascismo, questione tattica, ffusionismo e massimalismo) (testo firmato ‘Gli iniziatori’) (pag 672-678)”,”MITC-122″
“PETRACCHI Giorgio”,”1915. L’Italia entra in guerra.”,”Giorgio Petracchi, professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali, è autore di ‘La Russia rivoluzionaria nella politica italiana, 1917-1925’ (Laterza), ‘Da San Pietroburgo a Mosca: la diplomazia italiana in Russia: 1861-1941’ (Bonacci), ‘Al tempo che Berta filava. Una storia italiana, 1943-1948’ (Mursia) L’interventismo rivoluzionario. “”Le inquietudini e i disorientamenti del partito socialista attraversarono anche l’organizzazione sindacale della Cgdl, nata a Milano nel 1906. Al proprio interno, la Cgdl aveva una frazione di sindacalisti rivoluzionari che, pochi mesi dopo, prese il nome di Comitato d’azione diretta, la cui sede fu fissata a Bologna. Le due anime della Cgdl, quella maggioritaria riformista, l’altra rivoluzionaria, convissero fino a quando, nel congresso di Modena del 1912, Alceste De Ambris fondò l’USI (Unione Sindacale Italiana) con sede a Parma, e ‘L’Internazionale’ come organo di stampa. De Ambris avrebbe voluto fare dell’USI un punto di aggregazione di tutti i rivoluzionari (socialisti, sindacalisti, repubblicani, anarchici), sostenitori dell’azione diretta e di un interventismo rivoluzionario ‘ante litteram’, “”vissuto quasi come un mito soreliano, come strumento capace di preservare almeno la carica rivoluzionaria innescata durante la Settimana rossa, come mezzo di rinnovamento etico”” (111). Nel luglio del 1914, l’ USI si dichiarò inizialmente per la neutralità. I grandiosi avvenimenti dell’agosto 1914 interpellarono alcuni sindacalisti rivoluzionari ad una revisione integrale delle categorie d’identificazione del nemico principale della rivoluzione. Dopo i tentennamenti iniziali, Alceste De Ambris li individuò nel kaiserismo, nel pangermanesimo degli Imperi centrali, nella conversione patriottica del proletariato tedesco e austriaco, in sostanza di tutto il popolo tedesco, socialdemocratici compresi. Egli espose le linee del suo pensiero per la prima volta nel comizio indetto il 18 agosto dall’USI sul tema ‘I sindacalisti e la Guerra’. Con gli occhi rivolti al passato ammise che non tutte le guerre avevano una potenzialità pedagogica e rivoluzionaria, meno che mai la guerra coloniale. Ma scrutando l’avvenire che la guerra in corso prefigurava, egli si chiese: “”Chi ci salverebbe dalla statolatria prussiana, dall’ordine prussiano, dal caporalismo prussiao e, ahimé! – dal socialismo prussiano? (112). Una vittoria antitedesca, al contraio, oltre ad assicurare vantaggi materiali, avrebbe liberato tutte le forze di progresso dell’umanità. E propiziato: “”forse la rivoluzione dei popoli tedeschi liberati, nell’umiliazione della sconfitta, dalla superstizione mistica che li fa convinti d’essere il popolo eletto; il socialismo sollevato dall’ossessione pan germanica e diventato veramente internazionale; il sindacalismo autonomista e libertario al posto del centralismo autoritario”” (113). Una parte dei sindacalisti rivoluzionari, tra gli altri Filippo Corridoni, Tullio Masotti, Maria Rygier seguirono De Ambris. Ripudiarono il neutralismo e si dichiararono a favore dell’interventismo, senza, però, essere seguiti dalla maggioranza dell’USI. De Ambris dovette dimettersi e, lasciando il posto ad Armando Borghi e al gruppo degli anarchici antimilitaristi, ricreò il Comitato sindacale milanese. Ad esso aderì l’Unione sindacale milanese di Filippo Corridoni, che allo scoppio della guerra si trovava in carcere dove lo aveva condotto la sua propaganda di agitatore. Entrambi, De Ambris e Corridoni fecero di Milano il centro dell’interventismo rivoluzionario non solo contro il socialismo ufficiale, ma contro lo stesso comitato centrale dell’USI”” (pag 115-116-117) [(111) F. Perfetti, Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo. Angelo Oliviero Olivetti’, pref. De Felice, Roma, Bonacci Editore, 1984, p. 46; (112) “”L’Internazionale””, 22 agosto 1914, Riprodotto in ‘Chiarimenti’, ibidem, 5 settembre 1914; (113) Ivi] (pag 115-116)”,”ITQM-203″
“PETRACCONE Claudia”,”Le città italiane dal 1860 a oggi.”,”Claudia Petraccone è nata a Napoli nel 1949. E’ ricercatrice presso l’Istittuo di Storia contemporanea dell’Università di Napoli e insegna Storia del Risorgimento. (1979)”,”ITAS-004-FMB”
“PETRAEUS David ROBERTS Andrew”,”L’arte della guerra contemporanea. Dalla caduta del nazismo al conflitto in Ucraina.”,”David Petraeus, ex generale dell’esercito americano ed ex direttore della Cia, ha guidato le forze statunitensi in Iraq e Afghanistan. Esperto di scienza bellica ha ricoperto numerosi incarichi accademici e oggi è Senior Fellow e Lecturer a Yale. Andrew Roberts è uno storico e giornalista, autore di documentari e pubblicazioni di successo, per le sue opere ha vinto vari premi. In Italia ha pubblicat per la Utet ‘Napoleone il Grande’ (2015) e ‘Churchill. La biografia’ (2020).”,”QMIx-336″
“PETRARCA Francesco, a cura di Alberto CHIARI”,”Canzoniere.”,”Cronologia. “”1367. Assiste a Milano alle nozze del suo figlioccio Marco Visconti. Durante un viaggio fluviale da Venezia a Pavia compone il ‘De sui ipsius et multorum ignorantia’, vivace trattatello polemico dedicato a Daonato degli Albanzani, concepito contro 4 filosofi averroisti veneziani che lo avevano tacciato di ignoranza.”” (pag 42) “”Cercato ò sempre solitaria vita (le rive il sanno et le campagne e i boschi) per fuggir questi ingegni sordi et loschi, che la strada del Cielo ànno smarrita; (…) Ma mia fortuna, a me sempre nemica, mi risospigne al loco ov’io mi sdegno veder nel fango il bel tesoro mio. (…)”” (pag 393)”,”VARx-243″
“PETRELLA Marco”,”La Borgogna sulle carte. Geografia e politiche territoriali d’Ancien Régime.”,”Marco Petrella ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia d’Europa presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato saggi di storia della geografia e della cartografia e sull’uso delle nuove tecnologie in campo geo-cartografico. E’ docente a contratto di Geografia presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi del Molise.”,”FRAS-002-FSD”
“PETRETTO Alessandro, con la collaborazione di Lisa GRAZZINI e Sara MELE”,”Economia pubblica e Unione Europea.”,”Alessandro Petretto è professore ordinario di Economia pubblica nell’Università di Firenze ed è stato presidente della Commissione tecnica per la spesa pubblica del ministero del Tesoro. Ha pubblicato: Mercato, organizzazione industriale e intervento pubblico, ha curato Economia della sanità.”,”EURE-034-FL”
“PETRI Fabio”,”Teorie del valore e della distribuzione. Un confronto tra classici e neoclassici.”,”Fabio Petri è docente di Economia politica nella Facoltà di scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Lo sfruttamento nel capitalismo e nel socialismo’ in B. Jossa, a cura, Teoria dei sistemi economici, Utet, 1989.”,”ECOT-313″
“PETRI Rolf”,”Storia economica d’Italia. Dalla Grande guerra al miracolo economico (1918-1963).”,”Rolf Petri insegna Storia economica e contemporanea alla Martin Luther Universität di Halle Wittenberg, in Germania.”,”ITAE-104-FL”
“PETRICCIONE Sandro”,”Sulla teoria economica del socialismo. Economia collettivista e libertà dei consumatori.”,”PETRICCIONE Sandro, militante del movimento operaio e socialista italiano e internazionale, insegna presso la facoltà di ingegneria dell’ Università di Napoli ed è membro del Collegio nazionale dei provibiri del PSI. Lo scritto qui pubblicato è apparso su Mondo Operaio nel 1962.”,”TEOC-166″
“PETRICCIONE Sandro”,”L’industrializzazione tradita. Memorie e commenti di un amministratore pubblico (1968-1979).”,”Sandro Petriccione [ nato a Napoli nel 1928. Ha per molti anni svolto funzioni di amministratore pubblico nei principali organismi finanziari del Mezzogiorno. Consigliere economico del Mi nistero del bilancio nei primi anni del centro/sinistra ha ricoperto importanti incarichi operativi nel consiglio di amministrazione della Cassa del mezzogiorno nel periodo della industrializzazione forzata, alla quale non ha risparmiato critiche. Ha insegnato economia dei trasporti presso la Facolt’ di economia marittima di Napoli. Attualmente fa parte del Comitato di Presidenza dello IRI.”,”ITAE-066-FL”
“PETRIGNANI Rinaldo”,”L’ era americana. Gli Stati Uniti da Franklin D. Roosevelt a George W. Bush.”,”PETRIGNANI Rinaldo già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, è autore di ‘ Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell’ Italia dopo l’ Unità’ (1987). Ha pubblicato anche ‘In diretta con l’ America’ (Rusconi, 1996). La coalizione reaganiana. “”La vittoria di Reagan confermava, in effetti, l’ emergere di una nuova coalizione repubblicana, che era sostanzialmente la continuazione della “”maggioranza silenziosa”” di Nixon del 1972, e che, come quest’ ultima, rappresentava politicamente e culturalmente, la reazione dell’ elettorato americano alla “”rivoluzione”” degli anni sessanta. Una coalizione, tuttavia, che non rappresentava, come ho già rilevato, un singolo e coerente movimento, ma bensì una problematica e fragile alleanza fra gruppi eterogenei, che Reagan con la sua avvincente personalità e con la sua abilità politica era riuscito a coalizzare, ma che sarebbero rimasti divisi e, sotto certi aspetti, in continuo contrasto fra di loro. I gruppi erano in realtà non pochi: il nucleo del repubblicanesimo storico ante- 1929 identificantesi con gli interessi capitalistici del business (e il cui candidato preferito era stato inizialmente Conally, e non Reagan); un piccolo, ma influente gruppo di intellettuali “”neoconservatori”” (ex liberali ed ex socialisti come Irving Kristol, Norman Podhoretz, Kevin Phillips e lo stesso David Stockman) che si erano staccati dal partito democratico per timore del radicalismo “”post-Vietnam”” che minacciava di indebolire il fronte anticomunista; la new right, rappresentativa di un repubblicanesimo populista originario dell’ Ovest e profondamente diffidente dell’ eastern establishment simboleggiato dal Council on Foreign Relations, dalla Trilaterale e dalla famiglia Rockefeller; gli eredi della tax revolt; e infine la “”destra religiosa”” di Jerry Falwell e di Pat Robertson, forte nel Sud, e ossessivamente legata al problema dell’ aborto.”” (pag 301-302)”,”USAS-122″
“PETRIGNANI Rinaldo”,”L’ era americana. Gli Stati Uniti da Franklin D. Roosevelt a George W. Bush.”,”PETRIGNANI Rinaldo già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, è autore di ‘ Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell’ Italia dopo l’ Unità’ (1987). Ha pubblicato anche ‘In diretta con l’ America’ (Rusconi, 1996).”,”RAIx-263″
“PETRIGNANI Rinaldo”,”L’era americana. Gli Stati Uniti da Franklin D. Roosevelt a George W. Bush.”,”Rinaldo Petrignani già ambasciatore italiano negli Stati Uniti, è autore con il Mulino di Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell’Italia dopo l’Unità.”,”USAP-014-FL”
“PETRILLI Giuseppe”,”La politica estera ed europea di De Gasperi.”,”””Parlando al Senato il 15 maggio di quell’anno, il Presidente del Consiglio aveva difeso fermamente gli aspetti sovranazionali delle istituzioni della CECA, richiamandosi all’ art. 11 della nostra Costituzione, il quale “”mentre autorizza le limitazioni reciproche di sovranità, autorizza anche le organizzazioni internazionali che sono necessarie per garantire il corretto funzionamento delle limitazioni stesse. (…) Non era del resto la prima volta che egli rimproverava le sinistre, fattesi sostenitrici ad oltranza della sovranità nazionale, di avere tradito la loro originaria ispirazione internazionalista.”” (pag 76)”,”ITAP-092″
“PETRILLO Gianfranco a cura”,”K1 B45 lombardi e ticinesi per la libertà in Spagna.”,”K1 B45 è la sigla della categoria d’archivio che raggoglieva centinaia di fascicoli personali. Ma l’Ovra scopriva poi che in realtà la maggior parte di quei nomi era già schedata tra i “”sovversivi””. I volontari antifascisti in Spagna sono stati infatit una rappresentanza cospicua dell’antifascismo militante dell’emigrazione italiana all’estero e della gioventù in lotta contro il fascismo in Italia. In questo volume si sono elencati anche gil svizzeri del Canton Ticino legati da vincoli di solidarietà all’antifascismo italiano. Questo volume segue quello, sempre nella collana dell’Istituto milanese: Milano nella Resistenza. Bibliografia e cronologia’ (Vangelista), 1975. L’Istituto per la storia della Resistenza è sorto nel 1973 a Sesto San Giovanni. Il consiglio direttivo è composo da Piero Caleffi, presidente, Luigi Granelli, vicepresidente, Giovanni Bianchi, Virgilio Canzi Marco De-Guio, Franco Della-Peruta, Enzo Ferrari, Aurelio Molteni, Giorgio Oldrini, Emanuele Tortoreto, Gian Piero Umidi, consiglieri.”,”MSPG-286″
“PETRILLO Gianfranco SCALPELLI Adolfo coordinamento; BONVINI Gabriella redazione; BURNACCI Patrizia CASATI Franco CIMMINIELLO Lidia COSTA Maria CRISTOFOLI Cristina PETRILLO Gianfranco RIVA Licia SCACCABAROZZI Lorenzo TASCA Annamaria TORCELLAN Nanda VERCESI Aldo VIGNATI Giuseppe cronologia”,”Milano nella Resistenza. Bibliografia e cronologia, marzo 1943 – maggio 1945.”,”Il Consiglio direttivo dell’ Istituto milanese è composto da : Piero Caleffi, presidente, Luigi Granelli, vice presidente, Giovanni Bianchi, Virgilio Canzi, Marco De Guio, Franco Della Peruta, Enzo Ferrari, Aurelio Molteni, Giorgio Oldrini, Emanuele Tortoreto, Gian Piero Umidi”,”ITAR-314″
“PETRILLO Gianfranco a cura”,”K1 B45 lombardi e ticinesi per la libertà in Spagna.”,”Questo volume segue quello, sempre nella collana dell’Istituto milanese: Milano nella Resistenza. Bibliografia e cronologia’ (Vangelista), 1975. L’Istituto per la storia della Resistenza è sorto nel 1973 a Sesto San Giovanni. Il consiglio direttivo è composo da Piero Caleffi, presidente, Luigi Granelli, vicepresidente, Giovanni Bianchi, Virgilio Canzi Marco De-Guio, Franco Della-Peruta, Enzo Ferrari, Aurelio Molteni, Giorgio Oldrini, Emanuele Tortoreto, Gian Piero Umidi, consiglieri.”,”MSPG-007-FV”
“PETRINI Pier Paolo”,”José Carlos Mariategui e il socialismo moderno.”,”Collana ‘Il Tutto e la Parte’, collana di storia delle idee politiche e sociali diretta da Anna Maria LAZZARINO DEL GROSSO e Maria Antonietta FALCHI PELLEGRINI. Pier Paolo PETRINI (Fano 1937) ha lungamente viaggiato in Francia, Inghilterra, Arabia Saudita, Svizzera, Caraibi, Centro e Sud America, Algeria. Nel 1981 si è laureato in sociologia presso l’ Università di Urbino, discutendo una tesi sull’ opera di José ORTEGA Y GASSET.”,”MALx-008″
“PETRINI Roberto”,”L’ economia della pigrizia. Inchiesta su un vizio italiano.”,”Roberto PETRINI è giornalista di ‘Repubblica’. Ha scritto 3 libri ‘denuncia’ sulpaese: ‘Il grande bluff’ (2002), ‘Il declino dell’ Italia’ (2004), ‘L’imbroglio fiscale’ (2005). Ha curato i volumi di Paolo SYLOS LABINI, ‘Ahi serva Italia’ e ‘Un paese a civiltà limitata’. Euro 14.0 Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “”Non nel mio cortile””) si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili. L’atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale. (Wikip)”,”ITAS-127″
“PETROCCHI Giorgio”,”Vita di Dante.”,”””Le continue peregrinazioni del ‘legno sanza vela e sanza governo’ non rallentano mai l’ attività letteraria di Dante””. (pag 111) invettive di Ciacco: “”La tua città, ch’è piena d’ invidia sì che già trabocca il sacco, seco mi tenne in la vita serena… superbia , invidia e avarizia sono le tre faville c’hanno i cuori accesi””. (pag 125-126)”,”BIOx-085″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 1. La civiltà del comune.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-052″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 2. La civiltà della corte.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-053″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 3. La civiltà dell’ assolutismo e della controriforma.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-054″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 4. Dalla civiltà aristocratica alla civiltà borghese.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-055″
“PETRONIO Giuseppe”,”La letteratura italiana raccontata da Giuseppe Petronio. 5. Dalla civiltà borghese alla civiltà di massa.”,”Giuseppe PETRONIO è nato a Marano (Napoli) nel 1909. E’ stato docente di Letteratura italiana all’ Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’ Università di Trieste. E’ presidente dell’ Istituto Gramsci peril Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e cura la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere più significative: ‘L’attività letteraria in Italia’ (1964) e ‘Il racconto del Novecento letterario in Italia’ (1994).”,”ITAB-056″
“PETRONIO ARBITRO”,”Satiricon.”,”Il personaggio Trimalcione. “”Su tutti e su tutto Trimalcione, la cui entrata è un colpo di scena, la cui permanenza è un gaio incubo, le cui uscite sono disgrazie e riposi, i cui ritorni sono calamità desiderate. Trimalcione dalla lingua che non tace mai, stuzzica, provoca, punisce e premia, trincia giudizi, è la maggior prova a cui l’ autore abbia sottoposto se stesso. C’erano altre scene di questa forza nel romanzo integro? Presumibilmente; ma questa è tale che non ne fa rimpiangere la perdita. Nemmeno Rabelais, col suo Gargantua e col suo Pantagruele, arriva alle altezze e alle bassezze del Satiricon; né altri autori comici moderni o antichi; con la sola eccezione di Aristofane; e qua e là di Plauto: il Miles gloriosus, il soldato fanfarone, potrebbe infatti essere ospite di Trimalcione.”” (pag VIII-IX) Petronio Arbitro (m. 66) scrittore latino, forse identificabile con Gaio Petronio, arbitro del buon gusto (arbiter elegantiarum) che, inviso a Tigellino e coinvolto nella congiura anti-neroniana di Pisone, prevenne la condanna suicidandosi. Autore del Satyricon, racconto in prosa e versi, parodia del romanzo d’ amore contemporaneo, interpolata con favole milesie. Celebre la parte sulla cena di Trimalcione, satira dell’ ambiente dei liberti arricchiti (EUG).”,”STAx-124″
“PETRONIO Giuseppe a cura; scritti di Girolamo TIRABOSCHI Friedrich SCHLEGEL Paolo EMILIANI-GIUDICI Francesco DE-SANCTIS Gustave LANSON Benedetto CROCE Jurij TYNIANOV Wlater BENJAMIN Werner KRAUSS Rolando BARTHES Hans Robert JAUSS Amedeo QUONDAM Claudia DELFINO Arcangelo LEONE DE CASTRIS Jan O. FISCHER”,”Teorie e realtà della storiografia letteraria. Guida storica e critica.”,”Scritti di Girolamo TIRABOSCHI Friedrich SCHLEGEL Paolo EMILIANI-GIUDICI Francesco DE-SANCTIS Gustave LANSON Benedetto CROCE Jurij TYNIANOV Wlater BENJAMIN Werner KRAUSS Rolando BARTHES Hans Robert JAUSS Amedeo QUONDAM Claudia DELFINO Arcangelo LEONE DE CASTRIS Jan O. FISCHER”,”VARx-340″
“PETRONIO Giuseppe PALADINI MUSITELLI Marina a cura; saggi di Donald SASSOON Fabio FROSINI Guido LIGUORI Wolfgang Fritz HAUG Roberto FINELLI Aldo TORTORELLA Andrea CATONE Giorgio GILIBERT Jacques TEXIER Francisco F. BUEY Giuseppe PETRONIO Marina PALADINI MUSCITELLI”,”Marx e Gramsci. Memoria e attualità.”,”Saggi di Donald SASSOON Fabio FROSINI Guido LIGUORI Wolfgang Fritz HAUG Roberto FINELLI Aldo TORTORELLA Andrea CATONE Giorgio GILIBERT Jacques TEXIER Francisco F. BUEY Giuseppe PETRONIO Marina PALADINI MUSCITELLI Gramsci e le ‘Tesi su Feuerbach’ di Marx. “”Sono note le vicende editoriali di questo breve testo: redatto nella primavera del 1845, fu da Marx lasciato inedito e pubblicato per la prima volta dopo la sua morte da Engels nel 1888, in appendice al suo “”Ludwig Feuerbach und der Ausgang der deutschen klassischen Philosophie””, in un’edizione sostanzialmente corretta, ma che presentava tuttavia delle lievi varianti rispetto al manoscritto originale (come più avanti si vedrà). In edizione critica le ‘Tesi’ uscirono poi, a cura di David Rjazanov, nel 1925, insieme all’Ideologia tedesca. Le ‘Tesi’ furono tradotte in italiano per la prima volta nel 1899 da Giovanni Gentile (sulla base, ovviamente , del testo edito da Engels) e poste al centro di una fortunata e molto discussa interpretazione della “”filosofia di Marx”” (Giovanni Gentile, La filosofia di Marx, Spoerri, Pisa, 1899) che Gramsci sicuramente conosceva. Eppure, lungo tutto l’arco degli scritti precedenti i ‘Quaderni’ non compare, nonostante la grande insistenza sull”agire’ e sull”atto’, un solo riferimento a questo testo. Una riflessione sulle ‘Tesi’ si trova solo nei ‘Quaderni’, ma qui è davvero approfondita: Gramsci non solo traduce in italiano, ma le pone anche, come si è iniziato a vedere, al centro della propria personale ricostruzione del materialismo storico, insieme a pochi altri testi di Marx: la ‘Miseria della filosofia’, la ‘Prefazione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’ – altro testo che traduce in italiano – alcuni passi della ‘Sacra famiglia’, del ‘Capitale’ (in particolare il ‘Libro I’) e della ‘Introduzione’ alla ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’ (nota: ‘Sebbene fosse in line di principio possibile, Gramsci non ebbe mai l’edizione critica delle ‘Tesi’ (né, quindi, conobbe ‘L’ideologia tedesca’). Il testo tedesco che utilizza per la traduzione è infatti contenuto in un volumetto a cura di Ernst Drahn uscito nel 1919, ed è quindi quello engelsiano (…)’)”” [Fabio Frosini, Il ‘ritorno a Marx’ nei Quaderni del carcere (1930)’] [in ‘Marx e Gramsci. Memoria e attualità’ a cura di Giuseppe Petronio e Marina Paladini Musitelli, 2001] (pag 38-39)”,”GRAS-087″
“PETRONIO Giuseppe”,”Racconto del Novecento letterario in Italia 1890-1940. Volume I.”,”Giuseppe Petronio è nato a Marano (NA) nel 1909. É stato docente di Letteratura italiana all’Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’Università di Trieste. É presidente dell’Istituto Gramsci per il Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro Internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e ha curato la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere: L’attività letteraria in Italia, i cinque volumi di La letteratura italiana, Il piacere di leggere, Viaggio nel paese di Poesia e numerosi studi su autori, opere e periodi letterari.”,”ITAB-004-FL”
“PETRONIO Giuseppe”,”Racconto del Novecento letterario in Italia 1940-1990. Volume II.”,”Giuseppe Petronio è nato a Marano (NA) nel 1909. É stato docente di Letteratura italiana all’Università di Cagliari e preside della Facoltà di Lettere all’Università di Trieste. É presidente dell’Istituto Gramsci per il Friuli-Venezia Giulia e direttore del Centro Internazionale per lo studio della letteratura di massa. Inoltre, dirige dalla sua fondazione la rivista ‘Problemi’ e ha curato la collana ‘Scrittori’ per le edizioni Laterza. Tra le sue opere: L’attività letteraria in Italia, i cinque volumi di La letteratura italiana, Il piacere di leggere, Viaggio nel paese di Poesia e numerosi studi su autori, opere e periodi letterari.”,”ITAB-005-FL”
“PETRONIO Giuseppe PALADINI MUSITELLI Marina a cura, saggi di SASSOON Donald FROSINI Fabio LIGUORI Guido HAUG Wolfgang Fritz FINELLI Roberto TORTORELLA Aldo CATONE Andrea GILIBERT Giorgio TEXIER Jacques BUEY Francisco F.”,”Marx e Gramsci. Memoria e attualità.”,”Il presente volume raccoglie le relazioni presentate al Convegno Internazionale di studi Marx e Gramsci tenutosi a Trieste nel marzo 1999.”,”GRAS-002-FL”
“PETRONIO ARBITRO”,”Satiricon.”,”Il personaggio Trimalcione. “”Su tutti e su tutto Trimalcione, la cui entrata è un colpo di scena, la cui permanenza è un gaio incubo, le cui uscite sono disgrazie e riposi, i cui ritorni sono calamità desiderate. Trimalcione dalla lingua che non tace mai, stuzzica, provoca, punisce e premia, trincia giudizi, è la maggior prova a cui l’ autore abbia sottoposto se stesso. C’erano altre scene di questa forza nel romanzo integro? Presumibilmente; ma questa è tale che non ne fa rimpiangere la perdita. Nemmeno Rabelais, col suo Gargantua e col suo Pantagruele, arriva alle altezze e alle bassezze del Satiricon; né altri autori comici moderni o antichi; con la sola eccezione di Aristofane; e qua e là di Plauto: il Miles gloriosus, il soldato fanfarone, potrebbe infatti essere ospite di Trimalcione.”” (pag VIII-IX) Petronio Arbitro (m. 66) scrittore latino, forse identificabile con Gaio Petronio, arbitro del buon gusto (arbiter elegantiarum) che, inviso a Tigellino e coinvolto nella congiura anti-neroniana di Pisone, prevenne la condanna suicidandosi. Autore del Satyricon, racconto in prosa e versi, parodia del romanzo d’ amore contemporaneo, interpolata con favole milesie. Celebre la parte sulla cena di Trimalcione, satira dell’ ambiente dei liberti arricchiti (EUG).”,”STAx-023-FV”
“PETRONIO”,”Satiricon.”,”Gli antichi non ci hanno trmandato alcuna notizia intorno all’autore del Satiricon. Anzi, per trovare qualcuno che parli dell’opera e faccia il nome del suo autore, bisogna aspettare Terenziano Mauro, un metricologo del II o del III secolo. Per costui, come poi per tutti coloro che dopo di lui lo ricordano, il nome dell’autore del Satiricon è C. Petronius Arbiter.”,”VARx-149-FL”
“PETRONIO”,”Il satyricon.”,”‘Allora volli consultare quel dotto circa l’età dei quadri e su altri argomenti che mi riuscivano oscuri, e nel tempo stesso discutere con lui le ragioni dell’attuale inerzia, vale a dire sul perché le belle arti andassero decadendo, in special modo la pittura la quale non dava, si può dire, quasi più segno di vita. E lui mi rispose: «La sola causa di tutto è l’avidità del guadagno. Nei tempi passati, quando si teneva in onore anche la sola virtù, le arti nobili erano fiorentissime e gli uomini facevano a gara per giungere a conoscere quanto poteva giovare nell’avvenire. Per questo Democrito distillò i succhi di tutte le erbe e di tutte le pietre affinché le loro virtù non rimanessero nascoste e passò la vita a fare esperiementi. Eudosso invecchiò sulla cima di un monte altissimo per apprendere il movimento degli astri e dei cieli; Crisippo, per giungere a nuove scoperte, si purificò tre volte con l’eleboro (…)’ (pag 23-24) Petronio: il Satyricon come labirinto del racconto. (trecc) Il contributo è tratto da Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, edizione in 75 ebook Al nome di Petronio è legata una delle opere più sorprendenti dell’Antichità, il Satyricon. Caratterizzato da elementi di incertezza – l’identità dell’autore, la cronologia ed altri aspetti della tradizione del testo – sfugge anche ad una rigida classificazione di genere. Con il Satyricon ci troviamo di fronte a un frammento di narrazione nel quale, come in un labirinto, si moltiplicano i registri e le forme del racconto: il tutto in un gioco letterario condotto da Petronio con formidabile ironia. GLI ENIGMI DEL SATYRICON Il Satyricon, tra le opere della letteratura latina, colpisce il lettore moderno per una pluralità di aspetti: la rappresentazione straordinariamente realistica di un mondo pieno di aberrazioni e bassezze, la presenza costante di un eros tutt’altro che idealizzato, un turbine di personaggi e situazioni a dir poco grottesche. Un’opera “irregolare”, che l’antichità ci ha consegnato non soltanto in modo frammentario – non ci resta che una parte molto limitata rispetto all’estensione originaria –, ma anche circondata da numerosi tratti di incertezza e problemi irrisolti. Il primo “enigma” del Satyricon è l’identità stessa dell’autore: la critica oggi tende a sovrapporre storicamente il Petronius Arbiter indicato dai codici al Gaio Petronio di cui parla Tacito nel XV libro degli Annales. L’elegantiae arbiter della corte neroniana è ritratto come un personaggio culturalmente influente, raffinato, anticonformista; fuori dagli schemi, tanto nello stile di vita, quanto nel modo dissacrante di affrontare il suicidio impostogli da Nerone, sembra davvero il candidato ideale per l’identificazione con l’autore del Satyricon: uno scrittore colto che gioca con gli aspetti più bassi e sordidi della vita, ma sempre con un mirabile, elegante distacco. Enigmatico anche il titolo dell’opera, tramandato nei codici in forme diverse che si ricollegano sia alla satira, sia ai licenziosi satiri della mitologia greca. Problematico è poi tentare di definire il genere letterario: si parla del Satyricon come di “romanzo”, usando però un termine moderno, che non ha un vero corrispettivo nella letteratura antica. L’elemento romanzesco del Satyricon, fatto di avventure e peripezie, costituisce una grande cornice narrativa, all’interno della quale c’è però spazio per molto altro. Più che un genere unitario è possibile individuare un intreccio di modelli: vi è il filone delle novelle a tema erotico o grottesco, che riprendono la tradizione della fabula milesia; abbiamo l’inserimento di parti in versi nella narrazione in prosa, tipico della satira menippea; ma soprattutto si impone il gioco della ripresa parodica di generi seri come l’epica e il romanzo ellenistico. RICCHEZZA E FRAMMENTARIETÀ Ambientato inizialmente in una città greca dell’Italia meridionale, il frammento superstite racconta le avventure del giovane Encolpio, che è anche il narratore, e di altri personaggi a lui legati in diversi modi: tra questi l’efebo Gitone, oggetto da parte di Encolpio di un desiderio erotico perennemente frustrato, spesso a causa della presenza di un “terzo incomodo”, rappresentato prima da Ascilto, in seguito dall’anziano poeta Eumolpo. La coppia Encolpio-Gitone sembra parodiare il modello del romanzo ellenistico, proponendone un radicale rovesciamento dei contenuti: non un giovane e una giovane innamorati, che affrontano infinite peripezie prima di ricongiungersi e di unirsi in matrimonio, ma una coppia omosessuale, la cui relazione si basa su dinamiche antitetiche rispetto ai valori di fedeltà e castità incarnati dai personaggi dei romanzi greci. Ancor più espliciti i riferimenti all’Odissea, con riprese parodiche di singoli episodi, ma soprattutto per la struttura narrativa di base che ha il suo motore nel viaggio: i personaggi si spostano, talvolta senza una meta, fuggono, si smarriscono, incappano in tempeste, strani incontri e disavventure di ogni tipo. E se Odisseo è perseguitato dall’ira di Poseidone, Encolpio, per un qualche atto sacrilego compiuto in precedenza, è punito dal dio Priapo nell’ambito che più compete a questa divinità, quello sessuale. Tra le peregrinazioni di Encolpio e della sua compagnia nei labirinti dei bassifondi cittadini c’è spazio anche per un singolare invito a cena: l’episodio noto come la cena di Trimalcione, dal nome del bizzarro ospite, occupa la parte più cospicua del testo conservato. Molti elementi rendono memorabile questa sezione del Satyricon, tanto da farne quasi un’opera a sé stante: la caratterizzazione del padrone di casa, un liberto arricchito che nell’ostentazione di uno sfarzo senza limiti rivela la propria natura rozza e volgare; la spettacolarità delle portate, un misto di eccesso, artificio, teatralità e scenografico cattivo gusto; le conversazioni tra i convitati, anch’essi liberti, che riecheggiano in un grottesco rovesciamento i dialoghi filosofici del Simposio platonico. Nella riproduzione mimetica della lingua quotidiana dei convitati di Trimalcione Petronio realizza un capolavoro di realismo unico nell’antichità. Il Satyricon è un’opera estremamente ricca pur nella sua frammentarietà. L’elemento unificante risiede principalmente nel gusto del narrare: con fluidità e naturalezza, senza giudizi morali, ma con lo sguardo di chi conosce bene il mondo che racconta e può permettersi di trattarlo con disincantata ironia.”,”VARx-169-FV”
“PETROSINO Daniele, Con testi di: LAYZER David MILES Robert GOLDBERG David Th. WILSON Carter A. WIEVIORKA M.”,”Razzismi.”,”Daniele Petrosino è ricercatore confermato in Sociologia presso il corso di laurea in Scienze politiche dell’Università di Bari e docente di Sociologia presso il corso di Diploma universitario in Servizio sociale e di Metodi e tecniche della ricerca sociale presso il corso di laurea in Scienze dell’educazione.”,”STOS-035-FL”
“PETROVIC Gajo”,”Marxismo contra stalinismo. Marx en la primera mitad del siglo XX. (Tit.orig.: Filozofija i marksizam)”,” PETROVIC Gajo è nato a Karlovac in Jugoslavia nel 1927. E’ stato professore aggiunto all’ Università di Zagabria. “”En la Critica del Programa de Gotha, Marx se refiere a las dos fases del comunismo, si bien no la denomina “”socialismo”” y “”comunismo””. Asimismo, en esta misma ob ra, se menciona “”el período de transformación revolucionaria que media entre la sociedad capitalista y la sociedad comunista””, como una etapa que difiere tanto dal capitalismo come del comunismo, come un tercer período al que “”corresponde… también un período político de transición, (…)””. (pag 185) “”Su ciò che abbiamo esposto della Critica del Programma di Gotha di Marx, possiamo trarre la conclusione che la distinzione delle due tappe avviene in base al principio determinante della distribuzione, ovvero che la prima tappa sarebbe determinata dal principio della distribuzione secondo il lavoro, e la seconda, dal principio della distribuzione secondo le necessità””. (pag 187)”,”TEOC-399″
“PETROVIC Gajo, a cura di Gabriella FUSI”,”Socialismo e filosofia.”,”Gajo Petrovic è stato uno dei maggiori animatori del gruppo della rivista jugoslava “”Praxis””. Partendo da una radicale critica allo stalinismo, questo gruppo di marxisti critici è riuscito ad ottenere a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, un’eco internazionale grazie anche agli annuali convegni tenuti all’Isola di Korcula.”,”SOCx-011-FL”
“PETRUCCIANI Stefano TRINCIA Francesco Saverio; saggi di Stefano PETRUCCIANI George G. BRENKERT Allen E. BUCHANAN John E. ROEMER Gerry A. COHEN Jon ELSTER Francesco Saverio TRINCIA”,”Marx in America. Individui etica scelte razionali.”,”Saggi di Stefano PETRUCCIANI George G. BRENKERT Allen E. BUCHANAN John E. ROEMER Gerry A. COHEN Jon ELSTER Francesco Saverio TRINCIA Biografie PETRUCCIANI e TRINCIA in risvolto 4° copertina. “”E.P. Thompson scrive che nell’ Inghilterra preindustriale hanno avuto luogo delle rivolte ricorrenti che, anche se di solito non hanno avuto successo nel raggiungimento dei loro obiettivi immediati, hanno ottenuto un successo sul lungo periodo, facendo sì che le classi dei proprietari si comportassero più moderatamente di quanto non avrebbero fatto altrimenti. Thompson sembra, inoltre, concludere che il successo sul lungo periodo fornisce una spiegazione (intenzionale o funzionale) delle rivolte. Questo è, in ogni caso, il modo in cui io interpreto la sua domanda retorica, se le rivolte “”sarebbero continuate per così tanto tempo, in effetti per centinaia di anni, se avessero costantemente fallito nel raggiungere i propri obiettivi””. Se è funzionale, la spiegazione cade per motivi che ormai ci sono familiari. Se è intenzionale, cade per dei motivi che sono connnessi ad una differenza cruciale esistente fra le azioni individuali e le azioni collettive.”” (pag 188, Jon Elster)”,”TEOC-383″
“PETRUCCIANI Stefano”,”Marx.”,”Stefano Petrucciani insegna filosofia politica nella Facoltà di filosofia della Sapienza Università di Roma. E’ autore di ‘Marx al tramonto del secolo’ e ‘Introduzione a Habermas’, ‘Introduzione a Adorno’.”,”MADS-505″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Stefano PETRUCCIANI Nicolao MERKER Marcello MUSTE’ Guido CARPI Giorgio CESARALE Guido LIGUORI”,”Storia del marxismo. I. Socialdemocrazia, revisionismo, rivoluzione (1848-1945).”,”Saggi di Stefano PETRUCCIANI Nicolao MERKER Marcello MUSTE’ Guido CARPI Giorgio CESARALE Guido LIGUORI Engels, il vero fondatore del marxismo? (pag 23) (saggio di Petrucciani, ‘Da Marx al marxismo attraverso Engels’) Il saggio di Merker ‘Ortodossia e revisionismo nella socialdemocrazia’ è dedicato in parte a Karl Kautsky “”Kausky tentò di opporre alle unilateralità polemiche qualche punto di vista oggettivo. Ricordò che Marx ed Engels, pur se speravano nelle crisi, non perciò avevano ancorato le loro analisi economiche al millenarismo fideistico del grande crollo, e nemmeno (le due cose essendo connesse) all’altrettanto apodittica teoria dell’immiserimento crescente delle masse. Contestò anche, nel suo primo intervento contro i ‘Presupposti’ bernsteiniani, che la politica socialdemocratica fosse incentrata sul “”crollo””: «Con una simile tattica, che farebbe dipendere il successo del nostro movimento da una crisi mondiale o una guerra mondiale o un’altra catastrofe mondiale imminente, per un partito socialista non si arriva a niente né in Germania né altrove» (Kautsky, 1899c, p. 1). La legge della crisi in quanto tale, proprio perché circoscritta in Marx alla dinamica delle crisi del capitalismo classico, non era potenziabile a modello assoluto. Era aperta a modifiche come ogni altra legge scientifica, non diversamente da quella del pauperismo crescente che, pur definita da Marx una «’legge assoluta, generale dell’accumulazione capitalistica’», ebbe anche l’immediata correzione limitativa che «come tutte le altre leggi essa è modificata nel corso della propria attuazione da molteplici circostanze» (Marx, 1867, trad.it, p. 705). Le “”circostanze”” furono, nella Germania de 1870-1900, un aumento costante dei salari e un decrescere della giornata lavorativa dalle dodici ore del 1870 alle dieci e mezza del 1900. Perciò Bernstein ricordava a Kautsky in una lettera del 25 giugno 1891 che «noi facciamo un uso veramente eccessivo della parola “”miseria”” e ci esponiamo al pericolo di esser confutati dalla storia» (IISG, p. 163). Furono insomma i nuovi dati di fatto a imporre una revisione del vecchio concetto di immiserimento. Ad esso Kautsky – insieme a Cunow (1898, p. 402) – aggiunse adesso la nozione più ampia di «immiserimento sociale». Il fenomeno globale nuovo è che la classe operaia «rimane esclusa in misura crescente dai progressi della cultura ch’essa stessa produce, il tenore di vita della borghesia sale più rapidamente di quello del proletariato, e quel che aumenta è il loro contrasto sociale» (Kautsky, 1899a, p. 118). Il significato profondo della dinamica degli “”immiserimenti”” restò però fuori dall’ottica della Seconda Internazionale. La dinamica era infatti quella dell'””alienazione””, ovvero l’esistenza estraneata vissuta dalle classi lavoratrici nelle forme più molteplici, a cominciare dall’onnipervasiva insicurezza che ne domina la vita. Su ciò però non si poteva sapere neanche quel che ne aveva detto il giovane Marx nei ‘Manoscritti economico-filosofici’ del 1844 (poiché vedranno la stampa solo nel 1932)”” (pag 46) [Nicolao Merker, ‘Ortodossia e revisionismo nella socialdemocrazia’] [(in) Stefano Petrucciani, ‘Storia del marxismo. I. Socialdemocrazia, revisionismo, rivoluzione (1848-1945)’, Roma, 2015] Il saggio ‘Marxismo teorico in Italia: Labriola, Croce, Gentile’ è di Marcello Musté Il saggio ‘Filosofia e marxismo tra Seconda e Terza Internazionale’ di Giorgio Cesarale inizia con ‘Gli esordi: Friedrich Engels’ (paag 169)”,”MADS-711″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Cristina CORRADI Manlio IOFRIDA Stefano PETRUCCIANI e Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE Guido SAMARANI José Paulo NETTO Alex CALLINICOS”,”Storia del marxismo. II. Comunismi e teorie critiche nel secondo Novecento.”,”Saggi di Cristina CORRADI Manlio IOFRIDA Stefano PETRUCCIANI e Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE Guido SAMARANI José Paulo NETTO Alex CALLINICOS Il primo saggio è di Cristina Corradi ‘Forme teoriche del marxismo italiano (1945-79)’ (pag 11-42) (paragrafi: ‘Togliatti interprete di Gramsci: marxismo come storicismo’; ‘L’oscuramento di Bordiga e della scienza economica marxista’; ‘ll dellavolpismo: dal metodo dell’astrazione determinata alla critica delle astrazioni reali’; ‘Sociologia critica e neomarxismo: l’altra linea di Panzieri e Fortini; ‘L’operaismo tra Tronti e Negri: dall’operaio massa all’operaio sociale'”,”MADS-712″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Riccardo BELLOFIORE, Stefano PETRUCCIANI Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE, Giulio AZZOLINI, Luca BASSO, Cinzia ARRUZZA, Stefano VELOTTI”,”Storia del marxismo. III. Economia, politica, cultura: Marx oggi.”,”Saggi di Riccardo BELLOFIORE, Stefano PETRUCCIANI Eleonora PIROMALLI Giorgio CESARALE, Giulio AZZOLINI, Luca BASSO, Cinzia ARRUZZA, Stefano VELOTTI Contiene il saggio: Riccardo BELLOFIORE, ‘Capitale, teoria del valore e teoria della crisi’, all’interno del quale c’è il paragrafo ‘Teoria della crisi’ (pag 40-48) Altro saggio: Petrucciani, Piromalli, Cesarale, ‘Teorie dello stato e della democrazia’”,”MADS-713″
“PETRUCCIANI Stefano a cura; saggi di Mario CINGOLI Enrico DONAGGIO Luca BASSO Roberto FINESCHI e Tommaso REDOLFI-RIVA Vittorio MORFINO Mario ESPINOZA-PINO e Sandro MEZZADRA Marcello MUSTO Giorgio CESARALE Stefano PETRUCCIANI Antonella PALUMBO Giovanni SGRO'”,”Il pensiero di Karl Marx. Filosofia, politica, economia.”,”In bibliografia (cap. 4) . (pag 142) G. Sgrò, ‘Crisi e critica in Karl marx. Dialettica, economia politica e storia, Arcoiris, Salerno, 2016 [Giovanni Sgro’ (a cura di), Crisi e critica in Karl Marx. Dialettica, economia politica e storia, «Pagine inattuali. Rivista di filosofia e letteratura», n. 5 (2016), 350 pp] Stefano Petrucciani è professore ordinario di Filosofia politica all’Università di Roma Sapienza e presidente della Società italiana di filosofia politica.”,”MADS-810″
“PETRUCCIANI Alberto”,”La finzione e la persuasione. L’utopia come genere letterario.”,”””La contraddizione dei sistemi utopistici era chiara già ad Engels: «quanto più [essi] erano elaborati nei loro particolari, tanto più dovevano andare a finire nella pura fantasia» (306bis)”” (pag 201) [(306bis) Engels 1878, p. 247]”,”SOCU-002-FMB”
“PETRUCCIANI Stefano”,”A lezione da Marx. Nuove interpretazioni.”,”Stefano Petrucciani insegna Filosofia politica nell’Università di Roma La Sapienza. L’ultimo capitolo è ‘Marx uno e bino. L’interpretazione di Roberto Finelli’ (pag 165-171) La teoria della metastruttura di Bidet Marx (pag 121-122) società comunista “”A dispetto del rifiuto marxiano di enunciare in generale criteri di giustizia, sembra invece che si trovi nella sua elaborazione un assunto suscettibile di essere piegato in questa direzione, fino al punto di dar luogo, al limite, a una sorta di teoria della giustizia marxiana. Si tratta del principio “”da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni””, che si trova enunciato nella ‘Critica del programma di Gotha’ e che si può leggere ponendolo a riscontro con un brano dell’ ‘Ideologia tedesca’ di cui non è del tutto chiara la paternità, ma che certamente Marx condivideva. Come si evince chiaramente da entrambi i passi, Marx ritiene che da un punto di vista “”comunista”” non sia conforme a giustizia premiare i talenti e le capacità, e che l’ottimale distribuzione della ricchezza sociale sia quella che ripartisce in base ai bisogni. Si legga per esempio il passo dell’ ‘Ideologia tedesca’: «Ma uno dei principi più essenziali del comunismo in virtù del quale esso si distingue da qualsiasi socialismo reazionario, consiste nella considerazione empirica che le differenze di testa e di capacità intellettuali non determinano in genere alcuna differenza di stomaco e di bisogni fisici; che di conseguenza il falso principio ‘a ciascuno secondo le sue capacità’, fintanto che si riferisce al godimento in senso stretto, deve essere trasformato nel principio: A ciascuno secondo il suo bisogno, che, in altri termini, la differenza nell’attività, nei lavori, non determina l’ineguaglianza né il privilegio nel possesso e nel godimento » (44). Ma perché dev’essere così, ovvero perché su questo punto il comunismo si distingue dal socialismo? Mi pare che una risposta si potrebbe cercare in questi termini: se i disporre di certi talenti e di certa capacità è una qualità che l’individuo ha senza proprio merito, allora non si vede perché essa dovrebbe venir remunerata. Come si deve abolire il privilegio di classe, che deriva dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, così si deve abolire anche quel privilegio che deriva dal disporre di maggiori talenti naturali. Cosa che non accade ancora nel socialismo ovvero nella prima fase della società comunista, perché questa, pur avendo abolito le distinzione di classe, “”riconosce ancora tacitamente la ineguale attitudine individuale, e quindi la capacità di rendimento, come privilegi naturali”” (45). L’argomento di Marx è quindi il seguente: una distribuzione della ricchezza sociale basata sul principio “”socialista”” “”a ciascuno secondo il suo lavoro”” è imperfetta perché riconosce ancora agli individui dei privilegi non meritati. Essa, si potrebbe dire, è ancora naturalistica, perché premia l’individuo per qualcosa che egli si trova casualmente a possedere, come per esempio una maggiore attitudine a svolgere un certo lavoro e quindi una maggiore produttività. Si potrebbe dire quindi che Marx ritiene che una distribuzione in base al lavoro sia moralmente meno perfetta di una in base ai bisogni. Vi è un punto però che Marx in questa critica lascia completamente da parte, e cioè il fatto che il maggior contributo di lavoro non necessariamente deriva da maggiori capacità, ma può derivare anche da una maggiore disponibilità a impegnarsi, a sobbarcarsi impegni gravosi ecc. In altre parole: non è illegittimo considerare come identici le capacità e i meriti, come Marx sembra fare? È razionale affermare che non si dovrebbero premiare le capacità. perché di esse gli individui non hanno merito. Ma perché non si dovrebbero premiare i meriti?”” (pag 121-123) [Stefano Petrucciani, ‘A lezione da Marx. Nuove interpretazioni’, Manifestolibri, Roma, 2012] [(44) Marx-Engels, L’Ideologia tedesca, cit., p. 572; (45) Marx, ‘Critica del programma di Gotha’, cit., p. 961; e si veda a questo proposito la sottile analisi di J. Texier, ‘Marx, penseur égalitaire?’, in ‘Actuel-Marx’, n. 8. 1990, pp. 45-66]”,”MADS-837″
“PETRUSEWICZ Marta”,”Come il Meridione divenne una Questione. Rappresentazione del Sud prima e dopo il Quarantotto.”,”L’A vuole rivalutare l’ autonomia culturale e la capacità progettuale dell’ intellighentia meridionale nel periodo pre-quarantottesco. E vuole riproporre la centralità dell’ anno rivoluzionario 1848 come una spartiacque politico e culturale nella storia delle Due Sicilie. Infine sfida il luogo comune dell’ intellighentia meridionale come ricettore passivo di idee costruite al Nord. Marta PETRUSEWICZ è docente di storia europea moderna e contemporanea alla City University of New York. Costretta all’ esilio dalla sua nativa Polonia nel 1969 ha studiato in Italia e in USA. Il suo ‘Latifondo: economia morale e vita materiale in una periferia dell’ Ottocento’ è stato tradotto in diverse lingue. Nel 1857 la discordia scoppiò sulla valutazione della spedizione di Sapri conclusasi con il massacro dei ‘trecento’, la morte di Carlo Pisacane e l’ arresto del Nicotera ed altri. Concorde fu il giudizio politico: fu un disastro. Il dissidio verteva sulla responsabilità morale e politica dei maitres à penser e sul giudizio umano e la solidarietà nei confronti dei giovani insorti. Dalla sua cella a Santo Stefano, Settembrini tuonò: “”maledico quegli scellerati che sotto specie di libertà, standosi da lontano, mandano giovani generosi a morire, anzi ad essere macellati”” (pag 132).”,”ITAS-067″
“PETRY Franz”,”Il contenuto sociale della teoria del valore in Marx.”,”Ricordato da SWEEZY nel suo libro ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’ (1970) questo libro colpisce, scrive la BIANCHI nella prefazione, per l’ acutezza e l’ originalità con cui vengono ridiscusse alcune tesi fondamentali di MARX. E’ l’ unica opera dell’A morto giovanissimo (a 25 anni) durante la 1° GM. PETRY nato a Francoforte nel 1899 studiò diritto ed economia politica a Francoforte, Berlino e Friburgo dove probabilmente stese questo libro. Conseguì il dottorato (equivalente alla libera docenza). Nel 1914 morì sul fronte russo. Il libro uscì a Friburgo nel 1915.”,”MADS-235″
“PETTA Paolo”,”Ideologie costituzionali della sinistra italiana (1892-1974).”,”PETTA Paolo, funzionario parlamentare, ha pubblicato saggi di diritto costituzionale su riviste specializzate, occupandosi in particolare della disciplina giuridica delle associazioni “”sovversive””. Ha militato nel PSI da cui è uscito nel 1966 e nel Manifesto. Marx, suffragio universale e rivoluzione del 1848 “”Quanto al suffragio universale, il Marx maturo ha un atteggiamento estremamente realistico: e se nel ’50 scrive che esso “”non era la bacchetta magica miracolosa che pensavano i galantuomini repubblicani””, aggiunge subito che esso possiede “”il merito incomparabilmente più grande di scatenare la lotta di classe””, e che costituisce una scuola per il popolo; così nel ’52, vedrà il suffragio universale un pericolo – in determinate circostanze – per il potere della borghesia, che non esita, in tal caso, a disfarsene. Ideologicamente, in ogni caso, Marx non ha alcuna venerazione per esso: anzi, vede il senso della democrazia borghese nella presentazione mistificata del “”dominio borghese come emanazione e risultato del suffragio universale, come espressione della volontà popolare sovrana”” (6). Attento è soprattutto Marx alla realtà dell’organizzazione statuale: “”la vecchia organizzazione dell’amministrazione, dei comuni, dei tribunali, dell’armata, rimase intatta”” commenta a proposito della Seconda Repubblica: e in ciò riconosce la causa prima di debolezza della democrazia del ’48. E tutta la sua analisi dello Stato francese è imperniata sullo strapotere della burocrazia – accresciuto dalla rivoluzione, che ha distrutto i “”contropoteri”” feudali – che ha come strumenti l’apparato repressivo da un lato, la Banca di Parigi dall’altro”” [Paolo Petta, Ideologie costituzionali della sinistra italiana (1892-1974), 1975] [(6) K. Marx, Le lotte di classe in Francia, dal 1848 al 1850, Roma, 1962]”,”ITAC-124″
“PETTY William”,”Scritti. Nascita delle scienze sociali.”,”Economista, sociologo, demografo, pianificatore regionale e urbano, PETTY (1623-1687), il padre dell’ “”aritmetica politica”” può essere considerato il “”fondatore dell’economia politica moderna”” come scrisse MARX ed è stato considerato da SCHUMPETER “”uno dei nomi più grandi della storia dell’economia”” che “”si rese chiaramente conto della natura metodologica di quei fenomeni di massa che possono considerarsi ‘leggi’, benché i singoli elementi siano fortuiti””. Quest’edizione raccoglie i più noti e importanti tra i suoi scritti: -Trattato delle imposte e dei tributi (1662) -Anatomia politica dell’Irlanda (1672) -Quantulumcumque sulla moneta (1682) (opera della piena maturità che MARX giudicò “”un’opera veramente completa, dalla costruzione unitaria e armonica””.”,”UKIx-031″
“PETTY William”,”Scritti. Nascita delle scienze sociali.”,”Economista, sociologo, demografo, pianificatore regionale e urbano, William Petty (1623-1687), il padre dell’aritmetica politica, puà essere a ragione considerato il fondadore della teoria e dell’analisi economica e sociale. esaltato dagli economisti, sia marxisti, sia borghesi, definito da Marx il “”fondatore dell’economia politica moderna”” e da Schumpeter “”uno dei nomi più grandi della storia dell’economia”” che “”si rese chiaramente conto della natura metodologica di quei fenomani di massa che possono considerarsi leggi, benchè i singoli elementi siano fortuiti””.”,”ECOT-177-FL”
“PETTY William, a cura di Eugenio ZAGARI”,”Aritmetica Politica.”,”Economista, sociologo, demografo, pianificatore regionale e urbano, William Petty è nato a Romsey nell’Hampshire (1623-1687), il padre dell’aritmetica politica, può essere a ragione considerato il fondadore della teoria e dell’analisi economica e sociale. esaltato dagli economisti, sia marxisti, sia borghesi, definito da Marx il “”fondatore dell’economia politica moderna”” e da Schumpeter “”uno dei nomi più grandi della storia dell’economia”” che “”si rese chiaramente conto della natura metodologica di quei fenomani di massa che possono considerarsi leggi, benchè i singoli elementi siano fortuiti””. Eugenio Zagari insegna Storia dell’analisi economica nella Facoltà di Economia e Commercio di Napoli.”,”ECOT-178-FL”
“PETYX Vincenza”,”I selvaggi in Europa. La Francia rivoluzionaria di Maistre e Bonald.”,”V. Petyx lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Torino. I suoi studi si sono orientati verso il pensiero filosofico politico della Restaurazione. Firma a matita di G.M. Bravo e sottolineature a matita del testo dell’introduzione Ringraziamenti dell’autrice a ai Prof. Luigi Marino, Massimo Mori, Pietro Rossi, Carlo Augusto Viano Rapporto de Maistre – Bonald. ‘Joseph de Maistre e Louis de Bonald sono due figure centrali del pensiero controrivoluzionario francese, noti per le loro critiche alla Rivoluzione francese e per la loro difesa della monarchia e della religione cattolica. Similarità. Entrambi condivisero una visione profondamente conservatrice e tradizionalista. De Maistre e Bonald credevano che l’ordine sociale dovesse essere basato su principi religiosi e monarchici, opponendosi alle idee illuministe di progresso e razionalismo. Le loro opere spesso si sovrappongono in termini di contenuti e obiettivi, con de Maistre che scrisse opere come “”Considerazioni sulla Francia”” e “”Le serate di San Pietroburgo””, mentre Bonald è noto per “”Teoria del potere politico e religioso nella società civile””. Differenze. Nonostante le loro somiglianze, vi erano anche differenze significative. De Maistre era più incline a una visione mistica e provvidenziale della storia, vedendo gli eventi come manifestazioni della volontà divina. Bonald, invece, adottava un approccio più sistematico e razionale, cercando di dimostrare la necessità di un ordine sociale gerarchico attraverso argomentazioni logiche e storiche. Collaborazione e Influenza. I due pensatori si influenzarono reciprocamente e spesso collaborarono, frequentando gli stessi circoli intellettuali e politici. La loro collaborazione contribuì a formare una base teorica solida per il movimento controrivoluzionario, influenzando profondamente il pensiero conservatore europeo del XIX secolo’ (f. copilot)”,”FRAD-001-FMB”
“PEUKERT Detlev J.K.”,”La repubblica di Weimar.”,”La repubblica di Weimar nella continuità della storia tedesca. Gli anni delle grandi scelte (1918-23). La aree di tensione della modernizzazione sociale. La stabilizzazione illusoria, 1924-29. PEUKERT (1950-1990) ha diretto l’Ufficio di ricerche sulla storia del nazionalsocialismo di Amburgo ed è stato Professore di storia contemporanea all’Univ di Essen, in Germania.”,”GERG-006″
“PEUKERT Detlev”,”Storia sociale del Terzo Reich. (Tit.orig.: ‘Volksgenossen und Gemeinschaftsfremde’)”,”PEUKERT Detlev (1950) docente di filosofia all’ Università di Essen, è autore di saggi su fascismo, resistenza, storia del movimento operiao e dei movimenti giovanili del Novecento. La classe operaia tedesca subisce la pressione all’ adattamento e alla produzione sotto il controllo della polizia. “”Fino a che punto il sistema punitivo poliziesco fosse entrata nella vita quotidiana dei lavoratori, è documentato da una statistica della ditta Krupp di Essen, in base alla quale, dalla fine di settembre del 1939 alla fine del 1944, furono inviate alla Gestapo 5426 comunicazioni riguardanti casi di “”negligenza sul lavoro”” (il numero delle ammonizioni che si risolsero all’ interno della fabbrica o di semplice minaccia di denuncia alla Gestapo deve essere stato notevolmente superiore). Di questi 5426 dipendenti denunciati, 224 furono rilasciati, 105 furono arruolati nella Wehrmacht, 584 ricevettero un’ ammonizione, 553 una pena amministrativa (in generale pecuniaria), 204 erano minorenni e furono inviati in una casa di rieducazione, 23 ricevettero un’ “”ammonizione da parte dell’ autorità””, 224 furono condannati in giudizio, 132 subirono l’ arresto per ragioni di sicurezza, 313 furono inviati in un campo di educazione al lavoro e 6 in campo di concentramento””. (pag 223)”,”GERN-121″
“PEVSNER Nikolaus”,”Le accademie d’arte.”,”Nato in Germania nel 1902, Psvsner ha studiato nelle Università di Lipsia, Monaco, Berlino e Francoforte. Trasferitosi in Inghilterra ha insegnato a Cambridge e a Londra.”,”VARx-006-FFS”
“PEYER Hans Conrad”,”Viaggiare nel Medioevo. Dall’ospitalità alla locanda.”,”Hans Conrad Peyer (Schaffhausen, 1922-1994), laureatosi all’Università di Zurigo, ha poi completato la sua formazione di storico all’Università di Vienna. Ha insegnato Storia medievale a Berna (1963-1966) e poi, a Zurigo, Storia ed economia medievale (1967-1988). Tra le sue opere: Von Handel und Bank im alten Zürich (Zurigo 1968), Könige, Stadt und Kapital (Zurigo 1982). “”Il Medioevo è un’età di grandi viaggi, di cui l’ospitalità è il presupposto fondamentale. Dai pellegrini in cammino verso Gerusalemme o verso Santiago de Compostela, dai mercanti in viaggio per le fiere francesi, fiamminghe e italiane, dai sovrani e dai potenti laici ed ecclesiastici itineranti per amministrare il potere e la giustizia sino alle folle di diseredati in cerca di fortuna per le strade d’Europa, ognuno poteva trovare una sistemazione e un pasto conforme al proprio rango, nel palazzo sontuoso o nella stalla sovraffollata e maleodorante. Grazie al costante collegamento con gli aspetti fondamentali dell’economia, della stratificazione sociale, del potere, dell’amministrazione, della religiosità e della mentalità medievale, questa storia del viaggio nel Medioevo finisce col coincidere con la storia stessa della società medievale”” (dalla quarta di copertina).”,”STMED-104-FSD”
“PEYREFITTE Alain”,”Quando la Cina si sveglierà… il mondo tremerà.”,”Quando la Cina si sveglierà… il mondo tremerà. (Napoleone Bonaparte) PEYREFITTE Alain, normalista dell’ ‘Enarque’, ricercatore presso il CNRS, professore incaricato all’ ENA, antropologo di formazione, diplomatico di carriera, ha soggiornato a lungo di vari paesi ‘socialisti’ dell’ Est. Deputato, ministro del generale DE-GAULLE a 36 anni per oltre sei anni, sindaco, consigliere generale, ha avuto una vasta esperienza. Presidente della Commissione degli affari culturali e sociali dell’ Assemblea nazionale, segretario generale dell’ UDR, è considerato un leader gollista. “”I cinesi non sanno ancora concimare la terra. Il Giappone, insieme ad una meccanizzazione molto più avanzata, utilizza dieci volte di più concime chimico per ogni ettaro coltivato. Le soluzioni di ripiego sono più pittoresche che efficaci (…). In pratica, la Cina non ha ancora saputo darsi l’ industria chimica di cui l’ agricoltura ha il più urgente bisogno e che sola può permetterle di superare la soglia della prosperità””. (pag 410)”,”CINE-007″
“PEYREFITTE Roger”,”Cavalieri di Malta. Un omaggio a Pio XII. I nomi, le date, i fatti, le scene, i testi sono autentici. Saggio di Roger Peyrefitte.”,”””«Nella sua ultima opera Peyrefitte conserva tutti i suoi doni magistrali» afferma Pierre Descaves dai microfoni di Radiodiffusion Française; e Lucien Rebatet scrive su Dimanche-Matin “”Balzac e Stendhal sarebbero stati affascinati da questo complotto di sottane mutlicolori”””” (risvolto di copertina) “”I cavalieri di Malta”” di Roger Peyrefitte è un romanzo storico pubblicato nel 1957. Il libro racconta la storia dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, un’antica e prestigiosa istituzione militare e religiosa. Peyrefitte esplora le vicende storiche e le battaglie dell’Ordine, mettendo in luce i conflitti interni e le lotte di potere che hanno caratterizzato la sua storia. Il romanzo si concentra in particolare sulla “”battaglia”” tra l’Ordine e un settore del Vaticano, guidato dal cardinale Canali, che cercava di controllare l’istituzione per farne una sua creatura. Peyrefitte offre una narrazione dettagliata e avvincente, arricchita da personaggi storici e da un’accurata ricostruzione degli eventi’ (f. copilot) ‘La storia dei Cavalieri di Malta, ufficialmente conosciuti come Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, è affascinante e complessa. L’Ordine fu fondato intorno al 1048 a Gerusalemme da un gruppo di mercanti amalfitani che costruirono un ospedale per assistere i pellegrini cristiani. Durante le Crociate, l’Ordine si trasformò in una forza militare per proteggere i pellegrini e difendere la Terra Santa. Dopo la caduta di Gerusalemme, i Cavalieri si stabilirono prima a Cipro, poi a Rodi, e infine a Malta nel 1530. Qui, l’Ordine divenne noto come Cavalieri di Malta. Uno degli eventi più significativi della loro storia fu il Grande Assedio di Malta del 1565, quando i Cavalieri, con l’aiuto della flotta spagnola, respinsero un massiccio attacco ottomano. Questo evento consolidò la loro reputazione come difensori della cristianità. Nel 1798, Napoleone Bonaparte espulse i Cavalieri da Malta, ma l’Ordine continuò a esistere come entità sovrana senza territorio. Oggi, l’Ordine di Malta è un’organizzazione umanitaria internazionale con missioni in tutto il mondo’ (f. copilot)”,”RELC-005-FMB”
“PEYRELEVADE Jean”,”Capitalismo totale. Perché la finanza minaccia la democrazia.”,”PEYRELEVADE Jean è stato presidente e amministratore delegato di Crédit Lyonnais, UAP e Compagnie financière de Suez, consigliere del governo di Pierre MAUROY (1981-83). ha pubblicato con Deni JEAMBAR ‘La République silencieuse’ e ‘Pour un capitalisme intelligent’. Il capitalismo finanziario è una minaccia per la democrazia mondiale. L’A spiega i meccanismi di una tirannia che rende inutile la politica e ininfluente l’ opinione degli elettori. Il 2 per mille della popolazione controlla la capitalizzazione borsistica del pianeta, mentre un nuovo muro si è alzato tra ricchi e poveri; tra grandi azionisti e resto del mondo. Nell’ era della finanza onnipotente, il capitalismo è diventato “”totale””, modello unico dell’ organizzazione della vita economica, padrone dei governi nazionali e delle economie reali. E’ inutile secondo l’A sperare in un’ autoregolamentazione del sistema. Per P. ci vuole una politica economica sovranazionale basata sull’ idea del Welfare globale. Altrimenti il mondo si infileraà in un vicolo cieco. Le raccomandazioni sul ‘dualismo di potere’ all’ interno dell’ azienda ovvero che nessuno disponga di una capacità decisionale illimitata sono state rapidamente adottate: “”a oggi, il 90 per cento delle 1500 maggiori società quotate ha separato le funzioni di presidente del consiglio e di CEO, e le altre hanno designato un leader all’ interno del numeroso gruppo di amministratori indipendenti.”” (pag 48) I fondi pensione. “”Il capitalismo moderno è costituito, quindi, come una gigantesca società per azioni, una temibile piramide di strutture anch’esse anonime. 300 milioni di proprietari ne costituiscono la base. Cittadini ordinari di paesi ricchi, sicuri della loro legittimità politica e sociale, preparano la loro pensione capitalizzando i propri risparmi. Una buona metà di questi è affidata a poche decine di migliaia di gestori di fondi, professionisti il cui mestiere consiste nel far prosperare le economie che sono loro affidate. Forti delle munizioni raccolte nelle loro mani per questa via (15 mila miliardi di dollari), impongono le loro idee ai dirigenti di alcune migliaia di imprese quotate in borsa che non sono altro che i servitori devoti di un meccanismo irresistibile, e censurano i ribelli. In poco tempo, i principi della ‘corportate governance’ avranno trionfato ovunque.”” (pag 65)”,”ECOI-223″
“PEZEU-MASSABUAU J.”,”Geographie du Japon.”,”PEZEU-MASSABUAU J. è Attaché de Recherche al CNRS.”,”JAPx-044″
“PEZZICA Lorenzo”,”Le magnifiche ribelli, 1917-1921.”,”Lorenzo Pezzica (1965) archivista e storico, vive e lavora a Milano. Narratore di storie, collabora con il Centro Studi Libertari – Archivio G. Pinelli e insegna “”memoria e archivi digitali”” presso il Master in Public History dell’Università di Modena e Reggio Emilia. “”L’attentato a Lenin (della Kaplan, ndr) è l’ultimo in ordine di tempo, e il più significativo, di una serie di attentati a esponenti di spicco del Partito comunista compiuto da esponenti socialisti rivoluzionari. Il 20 giugno viene ucciso il commissario del popolo per la stampa, la propaganda e l’agitazione di Pietrogrado Vladimi Volodarskij, mentre quello stesso 30 agosto a Pietrogrado viene ucciso anche Moisej Urickij, capo bolscevico della Ceka locale, per mano del socialista rivoluzionario Leonid Kannegiser. Ancora oggi la storiografia non ha chiarito fino in fondo la dinamica dei tre attentati, specie quello contro Lenin”” (pag 72-75)”,”ANAx-443″
“PEZZICA Lorenzo”,”Anarchiche. Donne ribelli del Novecento.”,”Lorenzo Pezzica (1965) archivista e storico, vive e lavora a Milano. Narratore di storie, collabora con il Centro Studi Libertari – Archivio G. Pinelli e insegna “”memoria e archivi digitali”” presso il Master in Public History dell’Università di Modena e Reggio Emilia.”,”ANAx-444″
“PEZZIMENTI Rocco”,”Il marxismo asiatico. Teoria e pratica nella lotta per il potere in Urss e Cina.”,”Rocco Pezzimenti è ricercatore confermato presso la cattedra di Storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze Politiche della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) di Roma.”,”CINx-033-FL”
“PEZZINO Paolo”,”La mafie.”,”Paolo Pezzino insegna Storia contemporanea all’Università di Pisa. Ha pubblicato pure ‘La congiura dei pugnalatori. Un caso politico-giudiziario alle origini della mafia’ (1992) e ‘La mafia: industria della violenza’ (1995). L’intreccio politico-affaristico-mafioso. “”La mafia non è mai stata un fenomeno residuale, o tradizionale: del resto, abbiamo visto che essa nell’Ottocento era stata attiva sia nei latifondi della Sicilia interna che nelle aree di agricoltura ricca attorno a Palermo, e aveva sempre occupato spazi interstiziali, di mediazione, fra città e campagna, tra agricoltura e commercio. Non c’è da meravigliarsi, quindi, della sua capacità di adattarsi ai cambiamenti in corso in quegli anni: da un lato essa estese il suo controllo nelle campagne; dall’altro seppe inserirsi nei flussi di denaro e di popolazione che andavano a ingrossare le città. Infine seppe ben utilizzare la trasformazione della principale forza di governo, la Democrazia cristiana, da partito di notabili in macchina politica che trovava alimento nel controllo delle risorse economiche pubbliche. Essa perciò non si limitò a recuperare e consolidare il suo intervento nelle elezioni a favore dei politici amici, ma dimostrò una notevole capacità di inserirsi in relazioni affaristiche con amministratori pubblici e funzionari degli enti locali, traendo enormi vantaggi dalle opportunità che le offriva lo sviluppo dell’economia, in Sicilia prevalentemente legato ai finanziamenti dello Stato e degli enti locali”” (pag 56)”,”ITAS-184″
“PEZZINO Paolo; DOHNANY Johannes von”,”Le stragi naziste e la giustizia. Sui mancati processi in Italia ai criminali di guerra tedeschi.”,”Il nazista S. Engel condannato all’ergastolo in Italia per crimini commessi a Genova, ma libero in Germania in un quartiere residenziale di Amburgo. Von Dohnany è corrispondente per l’Unione Europea della ‘Weltwoche’ di Zurigo”,”ITAR-288″
“PEZZUOLI Giovanna”,”Prigioniera in utopia. La condizione della donna nel pensiero degli utopisti.”,”””In accordo con la concezione del grandissimo allievo di Socrate, ma non esattamente nello stesso senso, le donne erano in comune come del resto anche gli uomini: ognuno poteva cioè disporre in tutta libertà della propria persona, mentre veniva bandita ogni forma di violenza. A questo scopo erano stati presi precisi provvedimenti: uomini e donne abitavano in isole diverse. La dimora destinata a donne e bambini era l’isola di Nasso, splendida fra tutte le isole, denominata dagli antichi “”piccola Sicilia”” per la sua fertilità e bellezza: il suo vino e i suoi frutti sono i migliori di tutta la terra. (…) i figli appartenevano interamente allo stato, né consideravano la morte come il peggiore dei mali. Riuscimmo così a superare tutti gli ostacoli incontrati nella sua costituzione da Aristotele e, ancor prima, da Aristofane nella sua assemblea delle donne””. (pag 158-159) (Wilhelm Heinse, Ardinghello und die Glückselisen Inseln, 1785)”,”DONx-048″

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, P1

“PABLO Michel, a cura, scritti di Leon TROTSKY, Leon TROTSKY e G. ZINOVIEV, Christian RAKOVSKY”,”Les bolcheviks contre Staline, 1923 – 1928.”,”Contiene l’annesso III in ‘Cours Nouveau’ di Trotsky: Sur la liaison entre la ville et la campagne (…Et sur des bruits mensongers)’ (Pravda, 6 dicembre 1923) (pag 75-81)”,”TROS-013-FGB”
“PACCES F.M.”,”Nostro tempo della rivoluzione industriale.”,”Una sorta di ‘Just in Time’: riduzione del magazzino. “”Se diamo il nome di ‘stock attivo’ ai semilavorati immagazzinati a tale scopo (per distinguerli dagli ‘stocks inattivi’ costituiti dai semilavorati che si immagazzinano forzatamente quando si segue lo schema di lavorazione ordinario o discontinuo) diremo che ‘lo schema di lavorazione a sequenza continua elimina gli stocks inattivi e conserva i soli stocks attivi dei prodotti in corso di lavorazione’. Si è così ottenuto il risultato richiesto, di diminuire il capitale circolante necessario, senza necessariamente aumentare il capitale fisso”” (pag 199) “”La reazione socialista, e specie dei socialisti tedeschi nei confronti dei principi tayloriani, pur pretendendo di stabilire un “”sistema Taylor capovolto”” (das umgekehrte Taylorsystem) pecca di logica là dove, ad esempio, in luogo di porsi la questione di conoscere «quali sono gli uomini più adatti a compiere dei processi lavorativi rigorosamente determinati» pretenderebbe porre la questione inversa: «quali sono le forme di organizzazione, i mestieri, i processi lavorativi meglio adatti a utilizzare le forze e le capacità umane tali quali esse sono» (1). (pag 140) (1) Neurath, ‘Die ungekehrte Taylorsystem’, in ‘Durch Kriegswirtschafts zur Naturalwirtschaft’, Münich, 1919, pag. 206″,”ECOA-025″
“PACCHI Arrigo a cura”,”Materialisti dell’ Ottocento.”,”Arrigo PACCHI, nato a Milano nel 1933, è attualmente (1978) professore universitario di storia della filosofia all’ Università di Milano. Dopo un esercizio medievista, legato a studi sull’ averroismo latino, ha concentrato prevalentemente il suo interesse su temi che si ricollegano al pensiero inglese del ‘600 e alla problematica materialistica. Tra le sue opere citiamo: ‘Convenzione e ipotesi nella formazione della filosofia naturale di Thomas Hobbes’ (1965), ‘Introduzione a Hobbes’ (1971), ‘Cartesio in Inghilterra’ (1973), ‘La materia’ (1976).”,”FILx-192″
“PACCHI Arrigo a cura; scritti di Arthur SCHOPENHAUER Ludwig FEUERBACH Jakob MOLESCHOTT Karl VOGT Ludwig BÜCHNER Ernst HAECKEL Henry Thomas BUCKLE Hippolyte Adolphe TAINE Karl MARX Friedrich ENGELS”,”Materialisti dell’Ottocento.”,”Arrigo Pacchi, nato a Milano nel 1933, è attualmente (1978) professore universitario di storia della filosofia all’ Università di Milano. Dopo un esercizio medievista, legato a studi sull’ averroismo latino, ha concentrato prevalentemente il suo interesse su temi che si ricollegano al pensiero inglese del ‘600 e alla problematica materialistica. Tra le sue opere citiamo: ‘Convenzione e ipotesi nella formazione della filosofia naturale di Thomas Hobbes’ (1965), ‘Introduzione a Hobbes’ (1971), ‘Cartesio in Inghilterra’ (1973), ‘La materia’ (1976). E’ morto nel 1989. Contiene le seguenti parti: – Materialismo filosofico – Materialismo scientistico – Materialismo evoluzionistico – Storiografia positivista di tendenza materialista – Materialismo storico-dialettico (pag 322-358) L’ultima parte ‘Materialismo storico-dialettico’ contiene gli scritti di Marx Engels: – I fattori determinanti del divenire storico, di Marx Engels – Frammento su Büchner, di Engels – Ridimensionamento critico di Feuerbach e del materialismo classico, di Engels”,”FILx-002-FP”
“PACCHIONI Gianfranco”,”Quanto è piccolo il mondo. Sorprese e speranze dalla nanotecnologie.”,”PACCHIONI Gianfranco è direttore del dipartimento di scienza dei materiali dell’Università di Milano, Bicocca.”,”SCIx-304″
“PACCINO Dario”,”L’imbroglio ecologico. L’ ideologia della natura.”,”PACCINO nato ad Albenga nel 1918 ha militato nella Resistenza a Torino, collaborando alla redazione dell’Avanti! clandestino. Responsabile del periodico ‘Natura società’ dal 1967 vive a Roma.”,”TEOP-021″
“PACCINO Dario, contributi di Giorgio FERRARI e Sirio PACCINO”,”I senzapatria. Resistenza ieri e oggi.”,”Dario Paccino (1918-2005) giornalista e scrittore ha partecipato alla resistenza nelle fila delle Brigate Matteotti. Redattore dell’Avanti! clandestino ha collaborato con Rodolfo Morandi fino alla sua fuoriuscita dal Psi nel 1954. Tra le sue opere ‘Arrivano i nostri!’ (1956) dedicato agli indiani d’America e ‘L’imbroglio ecologico’ (1972). “”Di “”vergogna e terrore del mondo”” fu tacciato il nazismo per aver compiuto massacri come Guernica e Auschwitz, mentre l’imperialismo democratico statunitense è stato sempre considerato un liberatore dell’umanità. Eppure dopo l’incenerimento di Dresda, Amburgo e quello odierno di Falluja per mano degli Stati Uniti, fanno parte della medesima strategia di terrore e dominio che ha dato vita all’imperialismo atomico con la distruzione di Hiroshima e Nagasaki: da allora la minaccia di distruzione nucleare incombe sull’intero pianeta e gli Stati Uniti, unica potenza egemone sono pronti a colpire chiunque osi sfidarli. (…)”” (retrocopertina) E’ questa l’ultima opera di Dario Paccino prima della sua scomparsa”,”USAQ-107″
“PACCINO Dario”,”L’imbroglio ecologico. L’ ideologia della natura.”,”Dario Paccino nato ad Albenga nel 1918 ha militato nella Resistenza a Torino, collaborando alla redazione dell’Avanti! clandestino. Responsabile del periodico ‘Natura società’ dal 1967 vive a Roma.”,”TEOP-027-FV”
“PACE Enzo GUOLO Renzo”,”I fondamentalismi.”,”Enzo Pace insegna Sociologia nell’Università di Trieste e Sociologia delle religioni presso l’Università di Padova. Renzo Guolo insegna presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Trieste.”,”TEMx-012-FL”
“PACE Enzo GUOLO Renzo”,”I fondamentalismi.”,”Enzo Pace insegna Sociologia nell’Università di Trieste e Sociologia delle religioni presso l’Università di Padova. Renzo Guolo insegna presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Trieste.”,”RELx-001-FMDP”
“PACELLI Mario”,”INPDAP. I primi cinque anni.”,”PACELLI Mario è docente di istituzioni di diritto pubblico. Autore di numerose pubblicazioni storiche e giuridiche, è coordinatore editoriale della rivista ‘Inpdap’.”,”ITAS-047″
“PACHECO-PARDO Ramon”,”Da gambero a balena. Corea del Sud, dalla guerra dimenticata al K-pop.”,”Ramon Pacheco Pardo è professore di Relazioni internazionali al King’s College di Londra, oltre ad altri importanti incarichi. Eva Allione traduce dall’inglese. Si è laureata in Lingue e civiltà dell’Asia e dell’Africa. Tra i titoli tradotti ‘La casa della fame’ di D. Mareschera, e con Piernicola D’Ortona ‘All’ombra del dragone’ di Sebastiano Strangio (add editore).”,”ASIE-039″
“PACI Massimo”,”La struttura sociale italiana. Costanti storiche e trasformazioni recenti.”,”Massimo PACI è D dell’ Istituto di Studi Storici e Sociologicid della Facoltà di Economia di Ancona (1982) e dirige la rivista ‘Stato e Mercato’ edita dal Mulino. Presso il Mulino è uscito anche ‘Mercato del lavoro e classi sociali in Italia’ (1973).”,”ITAS-031″
“PACI Massimo GERMANI Gino SYLOS-LABINI Paolo GALLINO Luciano BECCALLI Bianca ACCORNERO Aris”,”Mutamento e classi sociali in Italia.”,”Lavoro nero. “”Quindi, oggi in Italia decine di migliaia di piccole imprese al disotto dei 15 dipendenti, livello a cui scatta una certa normativa giuridica, contrattuale ecc., sono impegnate nel tentativo di evitare di svilupparsi, evitando così di contribuire a diminuire la disoccupazione. Dalla costatazione che una parte notevole del lavoro occulto è stato prodotto dal mod in cui sono stati utilizzati certi strumenti di politica dell’ occupazione, derivano certe conclusioni (…)””. (pag 31)”,”ITAS-113″
“PACI Massimo”,”Istruzione e mercato capitalistico del lavoro.”,”Dello stesso autore: ‘Le contraddizioni (o le condizioni) del mercato del lavoro’ in ‘Inchiesta’, 1972 N. 6, pp. 9-19 “”Pur assumendo (…) come ipotesi generale quella della tendenziale contraddittorietà della scolarizzazione rispetto alle esigenze del sistema economico, è chiaro che nell’esaminare il fenomeno nel suo atteggiarsi concreto, con riferimento a specifici livelli di scolarità, come ad esempio, nell’analisi dello sviluppo della scuola secondaria di massa, bisogna essere consapevoli della sua doppia virtualità: di strumento di integrazione delle classi subordinate entro il sistema economico e sociale e di fattore di contraddizione e superamento del mercato del lavoro. E’ questa, del resto l’indicazione che ci viene da Marx, del quale, a questo punto, non è inutile, forse, rileggere il noto passo del ‘Capitale’, dedicato ai rapporti tra istruzione e sviluppo della grande industria: «(…) la grande industria con le sue stesse catastrofi impone come una questione di vita o di morte la necessità di riconoscere il cambiamento dei lavori e quindi la più grande versatilità dell’operaio quale legge universale della produzione, nonché la necessità di riconoscere l’adattamento delle circostanze alla normale esecuzione di tale legge. Essa fa sì che sia una questione di vita o di morte rimpiazzare l’obbrobriosa, universale popolazione operaia disponibile, tenuta in riserva per le varie necessità dello sfruttamento del capitale, con l’assoluta disponibilità dell’uomo per le varie esigenze di lavoro; rimpiazzare l’individuo parziale, semplice esecutore di una funzione di dettaglio, con l’individuo integralmente sviluppato, per il quale differenti funzioni sociali sono modi di attività che si scambiano liberamente. Un momento di questo processo di sconvolgimento sviluppatosi in maniera spontanea sulla base della grande industria sono gli istituti politecnici e di agronomia, un altro sono le «écoles d’enseignement professionel», nelle quali i figli degli operai ricevono i primi rudimenti in tecnologia e nell’uso pratico dei vari strumenti della produzione. Se la legislazione sulle fabbriche, prima concessione strappata dopo grandi lotte al capitale, non unisce al lavoro di fabbrica che l’istruzione elementare, l’inevitabile conquista del potere politico da parte della classe operaia riuscirà senz’altro a introdurre nelle scuole degli operai l’istruzione tecnologica teoria e pratica. Ed è altrettanto certo che la forma ‘capitalistica’ della produzione e le corrispondenti condizioni economiche degli operai siano in netta opposizione a tali fermenti rivoluzionari e al loro fine: ‘la soppressione dell’antica divisione del lavoro’. Ma lo sviluppo delle contraddizioni di una forma storica della produzione è l’unico mezzo che offra la storia per la sua dissoluzione e trasformazione» (8). Appare chiaro, in questo passo, che per Marx la diffusione di massa dell’istruzione superiore («tecnologica teorica e pratica» è nello stesso tempo un’esigenza della grande industria (per la quale «è questione di vita o di morte» disporre di una forza lavoro «versatile» e «integralmente sviluppata») e una contraddizione del sistema, un «fermento rivoluzionario», destinato in prospettiva a far dissolvere, insieme all’antica divisione del lavoro, la stessa forma storica capitalistica della produzione. Da un lato, dunque, Marx descrive la diffusione dell’istruzione all’interno di un quadro di iniziativa riformistica guidata dalla grande industria, che giunge – per questa via – ad eliminare la «obbrobriosa, universale popolazione operaia disponibile, tenuta in riserva per le varie necessità di sfruttamento del capitale». (L’istruzione, infatti, permette di forgiare una forza lavoro talmente mobile e versatile da rendere superato, ‘almeno in parte’ – come vedremo più oltre -, il meccanismo di fluidificazione dell’offerta di lavoro fondato sulla permanenza di un «esercito industriale di riserva»). Dall’altro lato, tuttavia, la diffusione dell’istruzione a quote via via crescenti di popolazione crea le premesse per una inevitabile rottura della divisione capitalistica del lavoro: sebbene Marx non approfondisca questa indicazione, sembra possibile ritenere che ciò avvenga tramite l”eccesso’ di popolazione istruita che si genera a seguito della crescita «su se stessa» della scolarizzazione. Assisteremo, cioè, al formarsi di una «sovrappopolazione istruita relativa», che, se in un primo periodo risulta funzionale alle esigenze della grande industria, cresce in seguito fino a divenire un elemento di squilibrio e di rottura dell’organizzazione capitalistica del lavoro. L’indicazione che ci viene da Marx, quindi, è che per comprendere fino a che punto il processo di scolarizzazione risponde ad un’esigenza di sviluppo del capitalismo e fino a che punto, invece, entra con esso in contraddizione, occorre analizzare storicamente il rapporto in cui tale processo si situa con i mutamenti osservabili nella entità e nel tipo della «sovrappopolazione relativa». Occorre, dunque, approfondire l’analisi in questa direzione. A questo scopo, è possibile proseguire «la rilettura» di Marx, introducendo una schematizzazione di comodo della evoluzione del mercato capitalistico del lavoro in tre fasi”” [Massimo Paci, ‘Istruzione e mercato capitalistico del lavoro’, ‘Quaderni storici’, Ancona, 1. 1973] [(8) K. Marx, ‘Il Capitale’, Libro I, Quarta sezione, cap. XIII: “”Macchinario e grande industria””, ed. Avanzini e Torraca, Roma, 1965, pp. 168-169] Nuove forme di lavoro a domicilio “”Il capitalismo italiano, dunque, tenta – sia pure in ritardo – di realizzare, sul piano della struttura dell’occupazione, una operazione politica, quasi analoga a quella riuscita al capitalismo americano. Vengono messi in moto importanti meccanismi di divisione della classe operaia, una parte della quale viene emarginata dal settore produttivo principale, verso i settori e le aree periferiche, meno stabili e remunerative. Questo momento dell’intera operazione ottiene un certo successo: nonostante l’assenza, nella situazione italiana, di un proletariato di colore, i processi di emarginazione vengono appoggiati sui criteri altrettanto «naturali» o «oggettivi» dell’età, del sesso e, non ultimo del livello di istruzione posseduto dalla forza lavoro. L’incremento della sovrappopolazione stagnante (…) fornisce la base materiale per la ripresa dello sfruttamento operaio nei settori e nelle aree periferiche; questo avviene spesso ‘in forme nuove’, che meriterebbero di essere indagate, ma sulle quali non si dispone, effettivamente, di sufficienti elementi di conoscenza (37)””. [Massimo Paci, ‘Istruzione e mercato capitalistico del lavoro’, ‘Quaderni storici’, Ancona, 1. 1973] [(37) Vedi, ad esempio, la ripresa del fenomeno del lavoro a domicilio in Lombardia, quale risulta dalla indagine condotta da L. Frey, ‘Il lavoro a domicilio in Lombardia’, in “”Relazioni Sociali””, n. 10-11, 1971. E’ interessante ricordare, a questo proposito, quanto osserva Marx, quando tratta della ricostituzione del lavoro a domicilio nello sviluppo capitalistico: «Questa cosiddetta industria domestica moderna non ha niente a che vedere con quella antica, con cui ha in comune soltanto il nome, giacché quest’ultima presuppone un artigianato urbano indipendente, un’agricoltura autonoma e in special modo una ‘casa della famiglia operaia’. Oggi l’industria domestica è divenuta un ‘reparto esterno della fabbrica, della manifattura o del magazzino di merci’. Il capitale, insieme agli operai delle fabbriche e delle manifatture e agli artigiani che conglomera in masse enormi in un certo luogo su cui esercita il suo diretto imperio, lega a sé un altro esercito sparso nelle grandi città e nelle campagne, quello degli operai a domicilio». In K. Marx, Op. cit., [Il Capitale, Libro I, Quarta sezione, cap. XIII ‘Macchinario e grande industria””] p. 133. (Le sottolineature sono di Marx)”” (pag 188)”,”GIOx-104″
“PACI Paolo”,”Svizzera.”,”Ma oltre ai problemi per l’ambiente, è anche notevole la modificazione del paesaggio sulle Alpi: i laghi artificiali sono ovunque, con i loro larghi muri di cemento, come quello di Grande-Dixence, nel Vallese, che con i suoi 285 m. di altezza detiene il primato europeo. L’emergenza ecologica in territorio elvetico è tanto più presente quanto più delicato è l’ambiente alpino e prealpino. Canalizzazioni, cementificazioni delle sponde dei laghi e fiumi, bonifiche e lottizzazioni edilizie: dal 1850 è stato prosciugato il 90% delle zone paludose e negli ultimi 200 anni sono scomparse per il 95% le torbiere. L’allarme è mitigato peraltro da leggi severe ed efficaci: la legge del 1971 sui corsi d’acqua, ad esempio, ha raggiunto l’obiettivo di restituire alla vita laghi, anche di grandi dimensioni, come il lago dei Quattro Cantoni, che erano dati per morti dai ricercatori. Altro grosso problema che la Svizzera condivide in parte – con l’Italia: il boom delle residenze secondarie. Negli ultimi 25 anni le seconde case si sono triplicate, in particolare sull’arco alpino (ma molto spesso sono proprietà di stranieri). L’aumento sconsiderato dei prezzi immobiliari nelle città ha condizionato la fuga dai centri urbani e l’esplosione degli hinterland. Il fenomeno del pendolarismo è sempre più diffuso. Ma dal 1980, una legge sull’uso razionale del suolo ha potuto ridurre notevolmente lo sfruttamento incontrollato. Cosa che purtroppo non possiamo dire della nostra legge Galasso. Altro non secondario aspetto della modificazione del paesaggio svizzero è stato l’abbandono dell’agricoltura: negli ultimi 35 anni il settore si è dimezzato e oggi solo il 4.6% della popolazione attiva lavora in questo campo, contro la media europea del 7.8%. L’agricoltura è in realtà un’attività difficile su un territorio alpino e collinoso, il che giustifica forse i prezzi elevati di prodotti che in Svizzera sono considerati tradizionali, come il latte, il formaggio, la carne. Anche i prezzi sopra la media non riescono a sanare l’economia agricola, che vive in buona parte di sovvenzioni statali: negli ultimi anni si è arrivati a 7 miliardi di franchi all’anno, su un budget statale di 30 miliardi.”,”EURx-337″
“PACI Massimo”,”Mercato del lavoro e classi sociali in Italia. Ricerche sulla composizione del proletariato.”,”Massimo Paci è nato a Napoli nel 1936. Si è laureato in giurisprudenza a Roma. Ha studiato sociologia presso l’Università di Parigi e della California. Dal 2001 al gennaio 2009 è stato professore ordinario di Sociologia del Lavoro presso la Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto molti saggi e libri.”,”CONx-003-FC”
“PACI Massimo”,”Mercato del lavoro e classi sociali in Italia. Ricerche sulla composizione del proletariato.”,”Massimo Paci è nato a Napoli nel 1936. Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Roma, ha studiato Sociologia presso l’Università di Parigi e l’Università della California (Berkeley). Libero docente di Sociologia del lavoro. E’ autore di numerosi saggi e articoli.”,”CONx-011-FV”
“PACI Enzo, a cura; estratti dalle opere di Federico NIETZSCHE”,”Federico Nietzsche.”,”””Lo scopo non è l’umanità, ma è il ‘superuomo’. «Come l’uom s’eterna» Inferno, XV, 85 (XVI, 359) (Dante Alighieri) (pag 230)”,”FILx-424-FRR”
“PACIFICI Vincenzo G.”,”Francesco Crispi (1861-1867). Il problema del consenso allo stato liberale.”,”PACIFICI è nato a Tivoli ed è laureato in lettere e giurisprudenza. E’ ricercatore di storia del risorgimento presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato vari volumi (v. 4° cop).”,”ITAB-268″
“PACINI Gianlorenzo a cura”,”Cecoslovacchia: cinque anni dopo.”,”””L’Unione Sovietica si presenta oggi tuttora come una società che rientra per molti aspetti – secondo la nota tesi di Wittfogel – nel modo di produzione asiatico descritto da Marx, cioè in quel tipo di società che lo stesso Wittfogel ha descritto e variamente ribattezzato con i nomi di “”idrauliche””, “”agro-burocratiche””, ecc. Anche Trotsky si dimostra sostanzialmente conscio dell’affinità dell’Unione Sovietica con un tale tipo di società, e pertanto appare strano che egli possa – nel passo accennato – pretendere di ridurre un processo di tale portata nel quadro di una rivoluzione politica. Tra l’altra, una tale tesi appare antimarxista, in quanto affiderebbe a un fattore sovrastrutturale la realizzazione di un rivolgimento le cui profonde implicazioni sociali e strutturali sono anche troppo evidenti”” (pag 34-35) (G. Pacini, saggio introduttivo)”,”EURC-114″
“PACINI Marcello BARONI Ernesto”,”Europa anno zero?”,”Fondo Davoli La libera circolazione dei lavoratori (pag 76-77) [‘Insieme alla libera circolazione delle merci, la libera circolazione dei lavoratori e dei capitali dovevano essere i due pilastri principali su cui fondare l’unione economica. Ed erano, nel contesto del trattato, le due libertà che dovevano garantire il meccanismo di riadattamento spontaneo del Mercato Comune al massimo livello di produttività, una volta instaurato un regime di piena e leale concorrenza. In particolare, molto si sperava dalla libera circolazione dei lavoratori. Questa doveva sostituire la tradizionale emigrazione, specie quella transoceanica, con movimenti all’interno di un ordinamento comunitario che, abolendo ogni trattamento discriminante, garantiva la piena parità di condizioni con il lavoratore originario. Inoltre, ed era l’aspetto più importante, si sperava di ottenere una migliore ripartizione delle forze lavorative, che doveva permettere agli stati che presentavano carenza di mano d’opera di sfruttare i lavoratori esuberanti in altri paesi. Al vantaggio che ne avrebbero ricavato gli stati maggiormente industrializzati si aggiungeva quello dei paesi con regioni economicamente depresse: la mobilità geografica dei lavoratori veniva intesa come mezzo per risolvere il problema dell’occupazione in quelle «regioni della Comunità nelle quali… neppure lo sforzo umanamente più gigantesco…» avrebbe mai permesso di «occuparvi tutta la mano d’opera che vi si trova… concentrata» (7). Lo stesso R. Marjolin, alla conferenza sulle Economie regionali del 1961, precisava: «non potrà esservi una comunità prospera e dinamica se non sarà garantito un alto grado di mobilità dei lavoratori»; con ciò dimostrava chiaramente che alla mobilità geografica dei lavoratori veniva affidato il grave compito di fattore di riequilibrio del sistema comunitario, e, parlando più specificatamente dell’Italia, aggiungeva: «E’ incontestabile, tra l’altro, che il problema costituito per l’Italia dal sottosviluppo di talune sue regioni meridionali, non potrà essere risolto senza forti movimenti di lavoratori italiani all’interno del loro paese e verso gli altri paesi della Comunità… Questi trasferimenti di mano d’opera sono necessari ed infatti avvengono anche in altri paesi della Comunità». Questo nel rapporto introduttivo, mentre nelle considerazioni finali, per quietare le preoccupazioni, avanzate da molti partecipanti ai lavori, sulle conseguenze sociali di una massiccia migrazione, R. Marjolin precisava ulteriormente che aveva inteso parlare di «mobilità del lavoro» e non di migrazione. «Fra questi due termini vi è una differenza essenziale: è necessario che all’interno di una medesima regione, o in ogni caso in una zona geograficamente limitata, i lavoratori possano passare facilmente da un’impresa all’altra, da un ramo industriale all’altro, sia secondo esigenze economiche sia secondo i loro desideri» (8). La mobilità del lavoro si realizza pertanto in un quadro geografico «limitato» mentre «le migrazioni da regione a regione e da paese a paese… che sono state e sono ancora, necessarie… sono accompagnate da fenomeni sociologici, politici e umani sfavorevoli». (…) I movimenti migratori intra-comunitari hanno comunque sostituito la tradizionale emigrazione transoceanica, modificando il carattere dell’emigrazione da definitiva in temporanea, o comunque permettendo un più agevole ritorno al paese d’origine. Gli organi della Commissione hanno, in tale specifico settore, più volte deliberato provvedendo a curare che il fenomeno migratorio avvenisse nelle migliori condizioni di sicurezza sociale. Purtroppo l’augurio di R. Marjolin, «l’industria deve andare verso il lavoratore mentre il lavoratore deve andare verso l’industria solo in circostanze eccezionali», non si è realizzato, o non si è realizzato a sufficienza; e la migrazione è continuata nel nome di una parità giuridica ma in una sostanziale traumatica esperienza d’inferiorità di fatto, che qualche volta è stata anche rivelata da manifestazioni, per fortuna sporadiche, di intolleranza da parte degli abitanti degli stati d’immigrazione’] (pag 76-80) [(7) R. Marjolin, ”Rapporto introduttivo’ alla Conferenza sulle economie regionali’, Bruxelles, 6-8 dicembre 1961, Atti, vol. I, p. 27; (8) Ibidem, vol. II, p. 61]”,”EURE-113″
“PACINI Marcello”,”Una cronaca culturale. Le attività della Fondazione Giovanni Agnelli dal 1976 al 1999.”,”Marcello Pacini è direttore della Fondazione Giovanni Agnelli (1999)”,”EDIx-235″
“PACINI Marcello ZOLBERG Aristide R. GOLINI Antonio BONIFAZI Corrado ALBERTI Luca BLANGIARDO Gian Carlo DI-COMITE Luigi TRIFA Chedli TAPINOS Georges, scritti”,”Abitare il pianeta. Futuro demografico, migrazioni e tensioni etniche. Volume 1. Il mondo arabo, l’Italia e l’Europa.”,”Contiene i saggi: – Georges Tapinos, ‘Il caso francese: l’immigrazione straniera nella Francia contemporanea’ – Gian Carlo Blangiardo, ‘L’Italia in un contesto di trasformazione demografica e le politiche possibili'”,”CONx-015-FV”
“PACIOLI Luca, edizione critica a cura di Annalisi CONTERIO”,”Trattato di partita doppia. Venezia 1494.”,”Luca Pacioli (1445-1517) frate francescano amico di Piero della Francesca e di Leonardo da Vinci è il noto matematico italiano del suo tempo. Le sue opere principali sono la Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalità (1494) e la ‘De divina proportione’ (1509). Quando Jacob Burckhardt, lo storico svizzero del Rinascimento italiano, volle dimostrare la superiorità dell’Italia nella matematica e nelle scienze naturali, verso la fine del XV secolo citò tre persone: Paolo Toscanelli, Luca Pacioli e Leonardo da Vinci (risvolto di copertina)”,”SCIx-024-FSD”
“PACKARD Vance”,”Il sesso selvaggio. I rapporti sessuali oggi.”,”Mutamenti comportamenti sessuali giovani rapporti pre-matrimoniali problemi matrimonio libertà sessuale e parità tra i sessi.”,”USAS-036″
“PACKARD Vance”,”Las formas ocultas de la propaganda.”,”Studio in profondità operato da propagandisti professionali, agenti esperti di marketing, per influenzare l’ elettorato oscillante con le tecniche della persuasione pubblicitaria.”,”FOLx-017″
“PACKARD Vance”,”La società nuda.”,”PACKARD Vance è nato in Pennsilvanya nel 1914. Laureato in giornalismo alla Columbia University, ha collaborato alle principali riviste americane, tra cui ‘Look’, ‘New York Times’, ‘The American’, specializzandosi nello studio del comportamento umano. Vive nel Connecticut. Ha scritto vari libri tra cui ‘I persuasori occulti’, ‘I cacciatori di prestigio’, ‘Gli arrampicatori aziendali’ ecc. Privacy. “”Finalmente la cosa più importante che ogni americano deve fare per proteggere la sua eredità al diritto all’intimità è di farla, prima di tutto, osservare in casa sua. Ciò significa che i genitori devono bussare e chiedere il permessoprima di entrare nella stanza di un figlio che abbia chiuso la porta. Questa è semplice educazione. Goethe, ricordiamocelo, dice che l’ingegno si sviluppa nell’intimità. Le sue parole esatte sono “”Es bildet ein Talentsich in der Stille”” che può anche essere liberamente tradotto: “”Il talento si sviluppa in una tranquilla solitudine””. Che si tratti di intimità o solitudine è anche vero che i sogni ed i progetti ed il senso di ispirare fiducia, come il talento, fioriscono in un clima simile. Un bambino allevato in un ambiente dove la sua individualità è rispettata, quando sarà un adulto avrà maggiori risorse interne da dare al mondo””. (pag 278)”,”USAS-156″
“PACKARD Vance”,”I persuasori occulti.”,”Vance Packard, membro dell’American Sociological Society, è nato in Pennsylvania nel 1914. Laureatosi in giornalismo alla Columbia University, ha collaborato con le più importanti riviste americane. Ha al suo attivo anche altre opere importanti tra cui ‘I cacciatori di prestigio’, ‘Gli arrampicatori aziendali’, ‘La società nuda’.”,”TEOS-003-FFS”
“PACKER George”,”L’ultima speranza. Ascesa e declino dell’America.”,”‘Nella sua ferma condanna di Trump e dell’assalto al Campidoglio, Packer vuole andare alle radici della lacerazione politica degli Stati Uniti, capirne le cause reali’ George Packer è giornalista di ‘The Atlantic’ e autore di diversi saggi tra cui ‘I frantumi dell’America’ (Mondadori 2014), vincitore del National Book Award e ‘La fine del secolo americano’ (Mondadori, 2020) finalista al premio Pulitzer.”,”USAS-249″
“PACKWOOD Allen”,”How Churchill Waged War. The Most Challenging Decisions of The Second World War.”,”Il rebus di aiutare la Francia in lotta con la Germania consegnando aerei britannici ai francesi o tenerli per la difesa dell’isola “”It was clearly in the British interest to help keep the French fighting for as long as possible. The battle was destroying German troops and equipment, and was keeping Hitler’ focus on the other side of the Channel. It was the view of the British Chiefs of Staff that Germany would seek to finish France before turning on Britain, and thus the continuation of hostilities in France bought time for Britain, and thus the continuation of hostilities in France bought time for Britain to re-equip her evacuated army, pull professional troops back from overseas, receive reinforcements from the Dominions and strengthen her defences. Yet, at the same time, it was no longer in the British interest to pump troops and aircraft into France, where they would take heavy casualties, when they might subsequently be needed to fight in Britain. The best hope now was to do enough to sustain hostilities in France for a few months, in the hope that Germans might become overstretched, of that the Americans would become more involved, and to build up British forces at home before contemplating a return in strength to the continent. The dilemma was the tightrope that Churchill was now walking, and it was magnified by the contradictions inherent within his own character. Churchill the politician, with four decades of experience, and fuelled by his insatiable appetite for maps and statistics, could see that the emphasis had shifted. Britain needed to prioritise her own defence. Churchill the man of destiny, the historian, the Francophile, did not want to remembered as the new British leader who abandoned France in her hour of need. Nor was it in his nature not to fight. (…) It was clear that the final battle in France was about to begin. The view of the French government was that this would be decisive, non just for France but for Britain as well, and their politicians and military leaders united in bombarding London with requests for troops and planes. The requests went beyond anything that had been asked for before. General Vuillemin, the commander of the French air forces, was now requesting that 320 British aircraft to be based in France. The War Cabinet addressed the issue in the knowledge that, ‘to decline to respond might mean collapse to French resistance, if Paris fell they might conclude a separate peace’. Churchill was bullish and keen to offer as much support as was practicable. On 2 June, there was discussion on the advantages to French morale of the despatch of further fighter squadrons to France. The Prime Minister was clearly in favour, and Churchill’s colleagues sought to contain him by referring the matter to the Chiefs of Staff, buying time to prepare their defences against the move. On 3 June, when Churchill noted that there were now fewer British fighters in France than at the beginning of the campaign, he was strongly opposed by the Chief of the Air Staff, and most significantly by Air Chief Marshal Dowding, attending for this item, who argued that, ‘our fighter operations must be regulated by the rate of output in such a manner as to ensure that we were not squandering the capital of our fighter aircraft’. Churchill seemed to accept this, but only with the proviso that the matter could be reconsidered in ten days, and not without observing that to the French ‘it looked as though we had some 500 fighters of incomparable quality which we would be withholding at a moment when they would be making a supreme effort on land’ (31). But his colleagues thought that was the end of the matter, they must have been sorely disappointed the following morning. The Prime Minister, having delayed communicating any decision to Reynaud, was still unhappy that Britain now had fewer squadrons operating in France than in early May, noting that production had increased the number of squadrons in the United Kingdom, from twenty-nine to forty-five. It took the combined efforts of Sinclair, Eden and Halifax, marshalling an impressive array of arguments to convince him to hold the pre-agreed line (52). Ten days later the issue was largely academic. For, having defeated the Allied armies in the north, the Germans could now pivot southwards. They reached Rouen on 8 June, crossed the river Seine on the 10 June, and entered Paris on the 14June.”” (pag 32-33-34)”,”QMIS-355″
“PACOMIO Luciano OCCHIPINTI Giuseppe a cura; scritti di Liliana ALBERTAZZI Angela ALES-BELLO Herbert ALPHONSO Giovanni ANCONA Matias AUGE’ Graham BELL Maciej BIELAWSKI Massimiliano BISCUSO Aquinata BOCKMANN Cornelius BOHL Sergio Paolo BONANNI Francesca BRIZZI Alvaro CACCIOTTI Calogero CALTAGIRONE Maria CAMPATELLI Monica CAPUZZI Michele CASSESE Jesus CASTELLANO CERVERA Stefano CAVALLOTTO Rosario CHIARAZZO Ivan CHOMA Nello CIPRIANI Francesca COCCHINI Patrizia CONFORTI Filippo Santi CUCINOTTA Giuseppe D’ACUNTO Enrico DAL COVOLO Anna D’ALESSANDRO Bernardino DE-ARMELLADA Carlo D’OSSO Giuseppina DE-SIMONE Pietro DE-VITIIS Angelo DI-BERARDINO Carmelo DOTOLO Mychajko DYMYD Giuseppe FERRARO Rino FISICHELLA Paolo FONTANA Francesco FRANCO Marianna FURNARI GENSABELLA Innocenzo GARGANO Lidia GIANCOLA Fabio GIOVANNINI Pasquale GIUSTINIANI Karl GOLSER Giovanni GONNER Vittorino GROSSI Pier Davide GUENZI Claudio GUERRIERI Giovanni IAMMARRONE Daniela IANNOTTA Dariusz KASPRZAK France KEJZAR Stjepan KRASIC Sergio LANZA Leonhard LEHMANN Luicia Olga LIZZINI Carlo LONGO Sabatino MAJORANO Gianni MANZONE Paolo MARTINELLI Chiara MERCURI Leonardo MESSINESE Aldo MODA Dalmazio MONGILLO Patrizia MORELLI Gaspare MURA Leandro NAVARRA Paolo NEPI Giuseppe OCCHIPINTI Luigi PADOVESE Giancarlo PANI Mladen PARLOV Giorgio PENZO Anna Maria PEZZELLA Giannino PIANA Francesco Orazio PIAZZA Emanuela PRINZIVALLI, Salvatore PRIVITERA, Eva Carlota RAVA, Maria L. RIGATO, Jorge RODRIGUEZ, Teodora ROSSI, Marko I. RUPNIK, Elmar SALMANN, Marco SALVATI Marcello SANCHEZ SORONDO, Mario SANCIPRIANO Ignazio SANNA Silverio SAULLE Chrisostomos SAVVATOS Domenico SCARAMUZZI Anna M. SCIACCA Paolo SELVADAGI Marcello SEMERARO Yannis SPITERIS Antonio STAGLIANO’ Tommaso STANCATI Jan STEFANEC Marina STREMFELJ Basil STUDER Michelina TENACE Tomislav TENSEK ZDENKO Andrzej TOMKIEL Guido TRAVERSA Waldemar TUREK Benedict VADAKKEKARA Gian Maria VIAN Manuela VIEZZOLI Sergio ZINCONE Elena ZOCCA Pio ZUPPA”,”Lexicon. Dizionario dei Teologi.”,”Elenco autori (nel volume si riportano pure gli incarichi): Liliana ALBERTAZZI, Angela ALES-BELLO, Herbert ALPHONSO, Giovanni ANCONA, Matias AUGE’, Graham BELL, Maciej BIELAWSKI, Massimiliano BISCUSO, Aquinata BOCKMANN, Cornelius BOHL, Sergio Paolo BONANNI, Francesca BRIZZI, Alvaro CACCIOTTI, Calogero CALTAGIRONE, Maria CAMPATELLI, Monica CAPUZZI, Michele CASSESE, Jesus CASTELLANO CERVERA, Stefano CAVALLOTTO, Rosario CHIARAZZO, Ivan CHOMA, Nello CIPRIANI, Francesca COCCHINI, Patrizia CONFORTI, Filippo Santi CUCINOTTA, Giuseppe D’ACUNTO, Enrico DAL COVOLO, Anna D’ALESSANDRO, Bernardino DE-ARMELLADA. Carlo D’OSSO, Giuseppina DE-SIMONE, Pietro DE-VITIIS, Angelo DI-BERARDINO, Carmelo DOTOLO, Mychajko DYMYD, Giuseppe FERRARO, Rino FISICHELLA, Paolo FONTANA, Francesco FRANCO, Marianna FURNARI GENSABELLA, Innocenzo GARGANO, Lidia GIANCOLA, Fabio GIOVANNINI, Pasquale GIUSTINIANI, Karl GOLSER, Giovanni GONNER, Vittorino GROSSI, Pier Davide GUENZI, Claudio GUERRIERI, Giovanni IAMMARRONE, Daniela IANNOTTA, Dariusz KASPRZAK, France KEJZAR, Stjepan KRASIC, Sergio LANZA, Leonhard LEHMANN, Luicia Olga LIZZINI, Carlo LONGO, Sabatino MAJORANO, Gianni MANZONE, Paolo MARTINELLI, Chiara MERCURI, Leonardo MESSINESE, Aldo MODA, Dalmazio MONGILLO, Patrizia MORELLI, Gaspare MURA, Leandro NAVARRA, Paolo NEPI, Giuseppe OCCHIPINTI, Luigi PADOVESE, Giancarlo PANI, Mladen PARLOV, Giorgio PENZO, Anna Maria PEZZELLA, Giannino PIANA, Francesco Orazio PIAZZA, Emanuela PRINZIVALLI, Salvatore PRIVITERA, Eva Carlota RAVA, Maria L. RIGATO, Jorge RODRIGUEZ, Teodora ROSSI, Marko I. RUPNIK, Elmar SALMANN, Marco SALVATI, Marcello SANCHEZ SORONDO, Mario SANCIPRIANO, Ignazio SANNA, Silverio SAULLE, Chrisostomos SAVVATOS, Domenico SCARAMUZZI, Anna M. SCIACCA, Paolo SELVADAGI, Marcello SEMERARO, Yannis SPITERIS, Antonio STAGLIANO’, Tommaso STANCATI, Jan STEFANEC, Marina STREMFELJ, Basil STUDER, Michelina TENACE, Tomislav TENSEK ZDENKO, Andrzej TOMKIEL, Guido TRAVERSA, Waldemar TUREK, Benedict VADAKKEKARA, Gian Maria VIAN, Manuela VIEZZOLI, Sergio ZINCONE, Elena ZOCCA, Pio ZUPPA.”,”RELP-026″
“PADELLARO Nazareno”,”Pio XII.”,”PADELLARO Nazareno Concordato con la Baviera. “”In Nunzio ha un preciso compito: concludere anzitutto un concordato con la Baviera. Monsignor Pacelli sapeva quanto quel patto stesse a cuore al Papa. Occorsero circa cinque anni prima di raggiungere l’accordo. L’impresa, irta di difficoltà, fu condotta a termine il 25 marzo 1924. Ma passò circa un anno prima che il concordato fosse solennemente ratificato: il che avvenne il 24 gennaio del 1925. Nella storia della diplomazia vaticana il concordato con la Baviera viene considerato un vero capolavoro di paziente arte diplomatica e uno strumento giuridico perfettissimo. Quei 16 articoli di cui consta il documento, sono così limpidi, che a nessuno verrà in mente di guastarli, rovistandoli, e per così dire, perquisendoli con interpretazioni e chiose. E’ risaputo, infatti, che la mala volontà con le lacune, le oscurità, forma il suo alveare”” (pag 86)”,”RELC-320″
“PADELLARO Antonio”,”Il Fatto Personale. Giornali, rimorsi, vendette.”,”Frase di McLuhan: “”L’indignazione morale è una tecnica utilizzata per dotare l’idiota di dignità”” (pag 159)”,”EDIx-171″
“PADFIELD Peter”,”Battleship.”,”Acknowledgements, introduction to the Revised Edition, appendix, glossary, references, notes and bibliography, index, index of Ships’ Names.”,”QMIx-213″
“PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”La forza lavoro femminile.”,”La PADOA-SCHIOPPA è nata a Roma nel 1945. Si è laureata in Economia e Commercio all’Univ Bocconi di Milano e si è specializzata neli USA conseguendo il Master of Science alla Graduate School of Economics del Massachusettes Institute of Technology (MIT). Attualmente (1977) è Prof incarcato di Economia bancaria alla Facoltà di Scienze statistiche demografiche attuariali dell’Univ di Roma. Ha pubblicato: ‘Scuola e classi sociali in Italia’ (MULINO, 1974).”,”DONx-002″
“PADOA SCHIOPPA Fiorella”,”L’economia sotto tutela. Problemi strutturali dell’intervento pubblico in Italia.”,”Fiorella Padoa Schioppa ha la cattedra di Economia politica nell’Università di Roma ‘La Sapienza’ e insegna Politica economica alla Luiss. Per il Mulino ha pubblicato: Scuola e classi sociali in Italia, La forza lavoro femminile. In questo libro, che si propone come un’autentica ‘controrelazione’ sulla politica economica del nostro Paese, l’autrice presenta un quadro completo della realtà italiana, dominata dalla rincorsa di un impossibile consenso politico, formulando una serie coerente di ipotesi per restituire dinamismo di lungo periodo al mercato del lavoro, al mondo della produzione, al settore dei servizi, a quella società italiana che sembra avere contratto un maligno patto di cittadinanza basato sullo scambio inefficiente e sull’irresponsabilità collettiva.”,”ITAE-033-FL”
“PADOAN Gianni”,”Da Pearl Harbor a Midway.”,”””L’8 dicembre (1941) la Gran Bretagna dichiarò guerra all’Impero del Sol Levante. Nella stessa giornata l’esempio inglese venne seguito dal Canada dall’Australia, dalla Nuova Zelanda, dal Sud Africa, dalla Francia, dall’Olanda e dalla Jugoslavia.l’Honduras, il San Salvador, il San Domingo, il Guatemala e Haiti dichararono guerra, oltre che a noi, anche alla Germania. A Berlino, il ministro degli Esteri, Von Ribbentrop, ordinò che gli ambasciatori sudamericani fossero ricevuti da funzionari dei gradi inferiori, i quali avevano avuto precise disposizioni di stracciare le note ufficiali davanti ai loro occhi. Gli Stati Uniti, invece, non avevano ancora dichiarato ufficialmente guerra. Roosevelt doveva fare i conti con il Congresso e – mentre nel paese era giòà in corso la mobilitazione generale e in tutto il Pacifico si combatteva aspramente .- gli uomini politici americani continuavano a discutere. Naturalmente, dopo Pearl Harbor, non esistevano più dubbi per quanto riguardava il Giappone, ma molti esitavano di fronte all’eventualità di estendere la dichiarazione di guerra anche alla Germania e all’Italia. Però Churchill non aveva alcun dubbio sull’esito del dibattito segreto iniziato al Congresso, tanto che la sera del giorno successivo convocò ancora una volta il consiglio di Guerra, per tracciare nuov piani in base al calcolo che adesso poteva fare sull’apporto americano non soltanto nel Pacifico, ma anche e soprattutto in Europa”” (pag 89)”,”QMIS-164″
“PADOAN Piercarlo direttore, ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”L’Italia nella politica internazionale (1981-1982). Anno Decimo.”,”ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”STAT-482″
“PADOAN Piercarlo direttore, ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”L’Italia nella politica internazionale (1982-1983). Anno Undicesimo.”,”ALIBONI Roberto BONVICINI Gianni CREMASCO GUERRIERI Paolo LUCIANI Giacomo MERLINI Cesare SILVESTRI Stefano comitato scientifico”,”STAT-483″
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso GRAUBARD Stephen R. a cura, scritti di Carlo Azeglio CIAMPI Romano PRODI Filippo ANDREATTA Luigi Federico SIGNORINI Fabrizio BARCA Fiorella KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Edmondo BERSELLI Renato BRUNETTA Ilvo DIAMANTI Luciano VIOLANTE Costanzo RANCI Alessando OVI Alessandro CAVALLI Massimo LIVI-BACCI Letizia PAOLI Tommaso PADOA-SCHIOPPA”,”Il caso italiano 2. Dove sta andando il nostro paese?”,”Contiene il capitolo di Alessandro CAVALLI ‘Cultura politica, cultura civica e carattere nazionale’ (pag 417-) (dibattito su ‘familismo amorale, spirito civico’ ecc.) Tendenza alla convergenza tra il carattere degli italiani e quello degli europei Carattere nazionale (pag 423-424) “”Il carattere nazionale degli italiani non è stato oggetto di ricerche specifiche, non è stato al centro degli interessi degli scienziati sociali, e neppure degli storici – con le significative eccezioni di Giulio Bollati (1983) e Carlo Tullio Altan (1986) e, più recentemente, di Ernesto Galli della Loggia (1998), Ruggero Romano (1997) e Aldo Schiavone (1998). Sono stati, e sono, piuttosto, letterati, moralisti, critici del costume e giornalisti a occuparsi dei tratti culturali del carattere degli italiani. La natura del concetto è contrastiva e differenziale, ci si chiede che cosa rende gli italiani diversi dagli altri, con intenti il più delle volte polemici. E’ stato recentemente ripubblicato, per esempio, il ‘Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani’ che Leopardi scrisse nel 1824, un breve scritto sul quale avrò modo di ritornare. Ebbene, già allora era posto chiaramente il problema di che cosa distinguesse la nazione italiana, poiché – scrive Leopardi – “”essa è di costumi notabilmente diversa dagli altri popoli civili”” e “”il poco o niuno amor nazionale che vive tra noi è certo minore che non negli altri paesi””. Circa trent’anni fa è stato Luigi Barzini, in un libro che ha avuto più lettori all’estero che non in Italia, a descrivere con indubbia acutezza (e anche molta benevolenza) i tratti del carattere degli italiani.”” (pag 424)”,”ITAS-169″
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso GRAUBARD Stephen R. a cura, Saggi di Carlo Azeglio CIAMPI Romano PRODI Filippo ANDREATTA Luigi Federico SIGNORINI Fabrizio BARCA Fiorella KOSTORIS PADOA SCHIOPPA Edmondo BERSELLI Renato BRUNETTA Ilvo DIAMANTI Luciano VIOLANTE Costanzo RANCI Suzanne BERGER Richard M. LOCKE Alessandro OVI Alessandro CAVALLI Massimo LIVI-BACCI Letizia PAOLI”,”Il caso italiano 2. Dove sta andando il nostro paese?.”,”Stephen R. Graubard è direttore editoriale di Daedalus. Carlo Azeglio Ciampi è presidente della Repubblica Italiana. Romano Prodi è presidente della Commissione Europea ed è stato presidente del Consiglio. Tommaso Padoa-Schioppa è membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea. Filippo Andreatta è professore aggiunto di relazioni internazionali presso la facoltà di scienze politiche, Università di Bologna, Forlì. Luigi Federico Signorini è direttore del Servizio Studi della Banca d’Italia. Fiorella Kostoris Padoa Schioppa è professore di economia presso il dipartimento di economia dell’Università La Sapienza di Roma, e Presidente dell’ISAE – Istituto di Studi e Analisi Economica. Edmondo Berselli è editorialista dell’Espresso e membro del Comitato di direzione della rivista Il Mulino. Renato Brunetta è profesore di economia del lavoro presso la II Università di Roma Tor Vergata ed è membro del Comitato di presidenza di Forza Italia. É parlamentare europeo all’interno del gruppo cristiano-democratico. Ilvo Diamanti insegna scienza politica e sociologia politica all’Università di Urbino ed è direttore scientifico della Fondazione Nord Est. Luciano Violante è professore ordinario di istituzioni di diritto e procedura penale presso l’Università di Camerino. É membro della Camera dei Deputati, dove è capogruppo dei Democratici di Sinistra. Costanzo Ranci è professore di sociologia al Politecnico di Milano. Suzanne Berger è Raphael Dorman-Helen Strabuck professor di scienze politiche al MIT. Richard M. Locke è Alvin J. Siteman Associate Professor di impresa e scienze politiche presso la Sloane School of Management, MIT. Alessandro Ovi è consulente per la new economy e l’innovazione presso la Presidenza della Commissione Europea. Alessandro Cavalli è professore di sociologia all’Università di Pavia. Massimo Livi-Bacci è professore di demografia presso la facoltà di scienze politiche all’Università di Firenze. Letizia Paoli è ricercatrice presso il dipartimento di criminologia del Max Planck Institute per il diritto internazionale a Friburgo, RFT.”,”ITAE-070-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso”,”La lunga via per l’Euro.”,”Tommaso Padoa-Schioppa lavora a Francoforte alla Banca centrale europea, Tra le sue pubblicazioni: Efficienza, stabilità ed equità, Il governo dell’economia, Europa, forza gentile, Dodici settembre.”,”EURE-059-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso”,”L’Europa verso l’unione monetaria. Dallo Sme al trattato di Maastricht.”,”Tommaso Padoa-Schioppa (1940) si è laureato all’Università Bocconi di Milano e al Massachusetts Institute of Technology. É stato, quale alto funzionario della Commissione della CEE e della Banca d’Italia, tra coloro che hanno più direttamente contribuito, nel campo intellettuale e in quello dell’azione, agli sviluppi monetari europei che hanno portato dall’avvio del Sistema monetario europeo (19799 alla firma del Trattato di Maastricht (1991).”,”EURE-075-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Antonio”,”Storia del diritto in Europa. Dal medioevo all’età contemporanea.”,”Antonio Padoa-Schioppa ha insegnato Storia del diritto medievale e moderno presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano, della quale è stato a lungo preside. Con il Mulino ha pubblicato ‘Italia e Europa nella storia del diritto’ (2003).”,”DIRx-003-FSD”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso”,”Dodici settembre. Il mondo non è al punto zero.”,”Tommaso Padoa-Schioppa (1940) si è laureato all’Università Bocconi di Milano e al Massachusetts Institute of Technology. É stato, quale alto funzionario della Commissione della CEE e della Banca d’Italia, tra coloro che hanno più direttamente contribuito, nel campo intellettuale e in quello dell’azione, agli sviluppi monetari europei che hanno portato dall’avvio del Sistema monetario europeo (19799 alla firma del Trattato di Maastricht (1991).”,”RAIx-069-FL”
“PADOA-SCHIOPPA Tommaso a cura, Saggi di Giorgio BASEVI Gianluigi MENGARELLI Giuseppe TULLIO Alberto GIOVANNINI Fabrizio ONIDA Franco BRUNI Mario MONTI Francesco GIAVAZZI Rainer S: MASERA Stefano MICOSSI”,”Il sistema dei cambi, oggi.”,”Tommaso Padoa-Schioppa lavora a Francoforte alla Banca centrale europea, Tra le sue pubblicazioni: Efficienza, stabilità ed equità, Il governo dell’economia, Europa, forza gentile, Dodici settembre. Basevi Giorgio professore ordinario di Economia internazionale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Bologna. Bruni Franco professore associato di Teoria e Politica monetaria internazionale, Università Luigi Bocconi, Milano. Giavazzi Francesco professore associato di Economia monetaria nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Venezia. Giovannini Alberto Assistant Professor alla Graduate School of Business, Columbia University, New York. Masera Rainer S. direttore centrale per la ricerca economica della Banca d’Italia. Mengarelli Gianluigi professore associato di Economia internazionale nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Venezia. Micossi Stefano responsabile del Settore internazionale del Servizio Studi della Banca d’Italia. Monti Mario professore ordinario di Economia politica Università Luigi Bocconi, Milano. Onida Fabrizio professore ordinario di economia internazionale Università Luigi Bocconi Milano. Tullio Giuseppe Consigliere presso la Direzione Generale degli Affari Monetari della Commissione della CEE.”,”ECOI-216-FL”
“PADOVANO Aldo”,”Storia insolita di Genvoa. Dalle origini a oggi.”,”PADOVANO Aldo è nato a Genova ed è autore di trasmissioni televisive.”,”LIGU-026″
“PAGALLO Ugo”,”La cattedra socialista. Diritto ed economia alle origini dello stato sociale in Italia.”,”Ugo Pagallo procuratore legale, dottorando in Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, collabora al ‘Bollettino filosofico’. “”Le divergenze che vennero a sussistere fra le concezioni ‘politico-ideali’ delle due scuole, del ‘Kathedersozialismus’ tedesco e del socialismo della cattedra italiano, oltre a rinviare a motivi d’ordine teorico e culturale, dipendevano in sostanza proprio dalla concreta situazione socio-economica in cui si trovava l’Italia del secondo decennio post’unitario. L’industrializzazione, in questi anni Settanta, cominciava appena a muovere i suoi primi, decisi, passi e di questione sociale si poteva discorrere solo all’interno del lento e faticoso disgregarsi di quel «piccolo mondo antico» pre-capitalistico (68). L’intuizione del socialismo della cattedra può esser colta, allora, come tentativo di definire, sulle basi di un’aggiornata metodologia scientifica, di stampo realista e positivo, non solo il ruolo e la figura dello ‘stato sociale’ in una società di tipo capitalistico ma, altresì, il senso stesso di uno sviluppo industriale in una società arretrata quale era quella italiana. Sviluppo che, proprio in virtù delle riforme che venivano richieste, non avrebbe però dovuto conoscere quelle terribili lacerazioni che si potevano invece riscontrare nei paesi maggiormente industrializzati, vale a dire l’Inghilterra, la Francia, la stessa Germania. In questo modo lo stato sociale diventava, nel pensiero socialcattedratico, non solo lo strumento con cui pervenire razionalmente a quelle «armonie» preconizzate dai pensatori liberisti ma anche il modo con cui prevenire, in definitiva, l’incontrollato esplodere di una ‘quistione sociale’ italiana. Prima ancora che potesse venir recepito in Italia con «coscienza di classe» l’insegnamento ‘scientifico-rivoluzionario’ di Karl Marx (69), i socialisti della cattedra si prefiggevano il compito di formulare, tra comunismo e liberismo, una autonoma soluzione ‘scientifico-riformista’ degli incombenti problemi sociali sollevati dalla industrializzazione capitalistica. D’altra parte, era proprio questo aspetto ambivalente del progetto social-cattedratico (teso, come vedremo, a ‘riformar conservando’) che finiva per sfuggire ad Antonio Labriola, nella conclusiva lettura avanzata ai suoi tempi dal teorico marxista. Se, in effetti, il programma del socialismo della cattedra era diventato ai suoi occhi «l’utopia burocratica e fiscale, ossia l’utopia dei cretini» (70), e come tale veniva sbrigativamente liquidato, tuttavia, ancora nel 1891, era lo stesso Labriola a dover constatare, in una lettera all’amico Engels, come ancora in quegli anni non si potesse parlare, purtroppo, di una vera e propria classe operaia italiana (71)”” (pag 30-31) [(68) Non è il caso, certamente, di ripercorrere in questa sede le tappe della polemiche che seguì alla pubblicazione del saggio di Rosario Romeo “”Problemi dello sviluppo capitalistico in Italia dal 1861 al 1887″” (…); (69) Furono d’altra parte proprio i socialisti della cattedra tra i primi a studiare ed a render noti in Italia gli scritti di Karl Marx (sia pure col precipuo intento di confutare e respingere le sue tesi) (…); (70) A. Labriola, ‘In memoria del manifesto dei comunisti’ (1895), in ‘La concezione materialistica della storia’, Bari, 1965, p. 51. Ma cfr anche A. Caminati, ‘Vecchia e giovane scuola storica’, cit., p. 164; (71) Cit. in G. Manacorda, ‘Il movimento operaio attraverso i suoi congressi’, cit., p. 16]”,”TEOS-134″
“PAGANETTO Luigi a cura, Saggi di Michele BAGELLA Mario BALDASSARRI Paolo BARATTA Piero BARUCCI Renato BRUNETTA Riccardo CAPPELLIN Riccardo FAINI Antonio Manuel FIGUEIREDO Adriano GIANNOLA Rainer MASERA, Luca MELDOLESI Stefano MICOSSI Giovanni PALMERIO Cristiano RAMINELLA Maria Teresa SALVEMINI Mario SARCINELLI Pasquale Lucio SCANDIZZO Rosario SOLIMA Antonio VASQUEZ BARQUERO Salvatore VINCI Ronald WANIEK”,”Mezzogiorno e Mezzogiorni d’Europa.”,”Michele Bagella è nato a Sassari nel 1939. É docente di Economia monetaria e creditizia presso la Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Mario Baldassarri, nato a Macerata nel 1946, è docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università La Sapienza di Roma. Paolo Baratta è nato a Milano nel 1939. Al momento del Forum Ministro deo Lavori pubblici e dell’ambiente, attualmente è presidente del Centro Beneduce, Roma. Piero Barucci è nato a Firenze nel 1933. Docente di Economia politica e Storia delle dottrine economiche presso l’Università di Firenze è stato Ministro del Tesoro e della Funzione pubblica del Governo Amato e Ministro del Tesoro nel Governo Ciampi; attualmente è Presidente della Aloisio Foglia Ventura SIM e Consigliere di Amministrazione dell’IRI. Renato Brunetta, veneziano nato nel 1950, è docente di Economia del lavoro presso la Facoltà di economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Riccardo Cappellin è nato a Padova nel 1947. É docente di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Riccardo Faini, nato a Losanna nel 1951, è docente di Economia e Politica industriale presso la Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Brescia. Antonio Manuel Figueiredo è docente presso la Facoltà di Economia dell’Università di Oporto. Adriano Giannola è nato a Fano (Pesaro) nel 1943. É docente di Economia bancaria presso la Facoltà di Economia dell’Università Federico II di Napoli. Rainer Masera, nato a Como nel 1944, è docente di Mercati finanziari presso la Luiss Guido Carli di Roma e Direttore Generale dell’Istituto Mobiliare Italiano SpA; già Capo del Servizio studi ed in seguito Direttore centrale per la ricerca economica in Banca d’Italia, dal gennaio 1995 al gennaio 1996 ha ricoperto la caqrica di Ministro del Bilancio delle Politiche europee. Luca Meldolesi è docente di Politica economica presso l’Università Federico II di Napoli. Stefano Micossi è nato a Bologna nel 1947. É Direttore Generale DGIII Industria della Commissione Europea. Luigi Paganetto è nato a Genova nel 1940. É docente di Economia politica Preside della Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma e Presidente del CEIS-Tor Vergata. Giovanni Palmero, nato a Guardiagrele (Chieti) nel 1941 è docente di Economia politica presso la Facoltà di Economia della Luiss Guido Carli e Presidente dell’ISCO. Cristiano Raminella romano è nato nel 1942. Nel 1984 entra nella Kuwait Petroleum International, a Londra, come Planning & Supply Manager per l’Europa, l’Africa e l’America. Nel 1985 è Presidente e Amministratore delegato della consociata italiana. Attualmente riveste la carica di Marketing Director della Kuwait Petroleum International a Londra. maria Teresa Salvemini, nata a Molfetta nel 1936, è docente di Politica economica e finanziaria presso la Facoltà di Scienze statistiche dell’Università La Sapienza di Roma; è stata recentemente nominata Direttore Generale della Cassa Depositi e Prestiti. Mario Sarcinelli è nato a Foggia nel 1934. É presidente della Banca Nazionale del Lavoro. Pasquale Lucio Scandizzo è nato a Salerno nel 1942. É docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata di Roma. Rosario solima è nato a Napoli nel 1930. Ha ricoperto incarichi presso la Ceca e, dal 1966, presso la Commissione della Cee ove, nel 1955, è stato Direttore del Fondo europeo di sviluppo regionale; attualmente è membro della Cabina di Regia nazionale presso il Ministero del bilancio, Roma. Antonio Vasquez Barquero, è docente presso la Università Autonoma di Madrid. Salvatore Vinci è docente di Politica economica e finanziaria presso l’Istituto di Studi economici della Facoltà di Economia dei trasporti e del commercio internazionale dell’Istituto Universitario Navale di Napoli. Ronald Wanier è economista presso l’Istituto per la Ricerca Industriale di Essen.”,”ITAS-090-FL”
“PAGANI Osvaldo”,”L’ orgasmo del regime. Le memorie della tenutaria del “”circolo privato”” del duce e dei gerarchi del fascismo.”,”PAGANI Osvaldo è nato a Milano nel 1919. E’ giornalista ivniato speciale di settimanali vari tra cui Panorama. “”Balbo non faceva mistero delle sue convinzioni, tanto che poco prima dell’ entrata in guerra, un giorno, a Tripoli, si diffuse la voce che era stato arrestato sotto l’ accusa di congiura contro Mussolini. Niente di vero: però c’era tutta l’ aria che cominciasse una campagna contro di lui. “”Fatto sta””, mi raccontò Bottai, “”che Balbo ha sempre fatto il “”bastian contrario””. Mussolini gli aveva fatto fare un viaggio in Germania, per mettersi d’accordo con quei capi, e lui si era inimicato sia Hitler, sia Goering. Quando poi c’è stata la questione antisemitica, il “”Gran Consiglio del fascismo, riunito per approvare le leggi del duce che ricalcavano quelle tedesche, Balbo si è messo a protestare. “”Non posso pensare””, gridava, “”che l’ avvocato Ravenna non sia più mio amico solo perché ebreo. Io lo conosco da quando eravamo bambini!””. Cercarono di farlo tacere, ma Mussolini gli fece cenno di continuare. Lui sbraitò per mezz’ora. Se nelle leggi razziali italiane ci fu qualche via di salvezza per gli ebrei, lo si deve a quel discorso di Balbo””. (pag 132)”,”ITAF-216″
“PAGANO Giancarlo”,”Luigi Einaudi e il socialismo.”,”PAGANO Giancarlo svolte attività presso la cattedra di diritto costituzionale dell’ Università di Benevento. Ha pubblicato per la Pironti ,’La burocrazia in URSS’ (Napoli, 1989) e il saggio ‘Luigi Einaudi e la critica al collettivismo’ (Fondazione L. Einaudi, 1991). Collabora a ‘Nord Sud’ ‘Tempo presente’ ‘Mondoperaio’ ‘Mondo economico’. “”Come nei reportages sugli scioperi nel Biellese, anche negli articoli sullo Sciopero di Genova – apparsi fra il 21 dicembre 1900 ed il 25 gennaio 1901 – Einaudi mostrò di essere dalla parte degli operai. A Genova però, a differenza che nel Biellese, l’ agitazione era stata provocata da una decisione della pubblica autorità: quella del prefetto Camillo Garroni di sciogliere la Camera del lavoro, che già aveva subito stessa sorte nel 1896 ad opera del suo predecessore Davide Silvagni ed era stata immediatamente ricostituita dai lavoratori con i medesimi componenti, in gran parte socialisti””. (pag 111) “”In pimo luogo – osserva Einaudi nello scritto Le ferrovie ai ferrovieri -: “”non posso dimenticare che la storia del XIX è seminata di cadaveri di cooperative di produzione. Salvo casi isolati, in cui il successo si può spiegare con circostanze eccezionali, le imprese industriali cooperative hanno incontrato un insuccesso colossale””. (pag 125) “”Scrive Einaudi: “”Nell’ industria privata la selezione dei dirigenti si fa per decisione autoritaria dell’ imprenditore e dà risultati magnifici; nelle aziende di stato la selezione avviene per concorsi e per anzianità e dà risultati di gran lunga inferiori; nei corpi elettivi, dove gli amministrati eleggono gli amministratori, si può affermare avvengano scelte ancor più cattive. Così – conclude l’ attento critico liberale – nella futura cooperativa dei ferrovieri vi sarà gran probabilità che i dirigenti assomiglino più al tipo del deputato lusingatore di folle che all’ altro del tecnico scelto unicamente per la sua abilità specializzata. E sarà una scelta feconda di disastrosi risultati economici””. (pag 126)”,”MITS-243″
“PAGANO DE DIVITIIS Gigliola; FERRONE Vincenzo”,”Il Mediterraneo nel XVII secolo: l’espansione commerciale inglese e l’Italia (Pagano de Divitiis); Il problema dei selvaggi nell’illuminismo italiano (Ferrone).”,”L’ingresso degli Inglesi nel Mediterraneo… Il saggio contiene molti riferimenti alle opere di Braudel “”La struttura degli scambi Nord-Sud subì una modificazione a partire dalla fine del XV secolo, quando emerse Anversa quale centro vitale di questi rapporti. Una serie di fattori favorirono la concentrazione sulle rive dello Scheldt di merci e mercanti, fra i quali l’insediamento dell’agente commerciale del re del Portogallo in cerca di metalli, che in cambio portava le spezie e gli zuccheri giunti a Lisbona dall’Oriente e dal Brasile, e la scelta del porto fiammingo come sede degli agenti del papa per la vendita dell’ allume nell’ Europa settentrionale”” (pag 110) “”L’Italia era certamente un paese ricco se consumava il 97.5% del caviale esportato dalla Russia”” (pag 121) Le due Italie. “”«Parlare d’Italia – ha scritto Braudel – (…) significa usare un pericoloso singolare» (in Braudel, ‘L’Italia fuori d’Italia’, in ‘Storia d’Italia’, Einaudi,Torino, 1974, vol. II, t. 2, p. 2101)”,”STOS-207″
“PAGANO Alessandra”,”Il confino politico a Lipari, 1926-1933.”,”Alessandra Pagano nata a Napoli nel 1972, si è laureata in Storia contemporanea presso l’Università di Firenze. Ha studiato l’antifascismo pre-resistenziale.”,”ITAD-004-FSD”
“PAGANO Francesco Mario, a cura di Luigi FIRPO e Laura SALVETTI FIRPO”,”Saggi politici. De’ principii, progressi e decadenza della società. Edizione seconda, corretta ed accresciuta (1791-1792).”,”””Molti vocaboli che caddero rinasceranno; e cadranno quelli che ora sono in pregio”” (Orazio, De arte poetica’, 70-71) “”Né perisce, credetemi, cosa alcuna nel mondo intero, ma si muta e rinnova il suo aspetto e lo chiamiamo nascere”” (Ovidio, Metamorfosi, XV, 254-255) (in apertura) Contiene dedica manoscritta a GM Bravo ‘Francesco Mario Pagano (Brienza, 8 dicembre 1748 – Napoli, 29 ottobre 1799) è stato un giurista, filosofo, politico e drammaturgo italiano, considerato uno dei maggiori esponenti dell’Illuminismo italiano¹². Nato in una famiglia di notai, si trasferì a Napoli dopo la morte del padre e completò gli studi sotto la guida di Gerardo De Angelis. Pagano è noto per il suo contributo alla filosofia del diritto e per essere stato un precursore del positivismo. Ha insegnato etica e diritto criminale all’Università di Napoli e ha difeso i congiurati anti-borbonici della Società Patriottica Napoletana². Le sue opere principali includono le “”Considerazioni sul processo criminale”” e i “”Saggi politici””. Fu un personaggio di spicco della Repubblica Napoletana del 1799 e, dopo la restaurazione borbonica, fu condannato a morte. La sua eredità intellettuale ha influenzato profondamente il pensiero giuridico e politico italiano’. (wikip.)”,”FILx-003-FMB”
“PAGANUZZI Quirino”,”Pro papa Pio. L’ opera di pace di Pio XII durante la seconda guerra mondiale nella testimonianza di uno dei suoi collaboratori.”,”Contiene: I papi delle Inscriptiones Latinae di Amleto TONDINI Don Quirino PAGANUZZI non fu una figura di grande rilievo gerarchico nei quadri della Santa Sede. Ma fu un testimone privilegiato e in un caso un protagonista d’eccezione.”,”RELC-070″
“PAGDEN Anthony”,”Peoples and Empires. Europeans and the Rest of the World, from Antiquity to the Present.”,”PAGDEN Anthony ha studiato a Santiago del Cile, Londra, Barcellona ed Oxford. E’ stato editore a Parigi e traduttore a Roma. E’ stato Reader in Storia intellettuale a Cambridge, e Fellow del Kings College, ecc. Collabora regolarmente a TLS, New Republic e New York Times. Anthony Padgen ha studiato a Santiago del Cile, Londra, Barcellona ed Oxford. E’ stato editore a Parigi e traduttore a Roma, Reader in Storia intellettuale a Cambridge e Fellow del Kings College. Collabora regolarmente al Times Literary Supplement, New Republic e New York Times (2002). [‘Dalla guerra della Lega di Schmalkalden (un’alleanza di principi protestanti e città) nel 1546-7 fino al Trattato di Westfalia nel 1648, che pose termine alla guerra dei Trent’anni, una o l’altra regione d’Europa era stata coinvolta nelle più feroci e sanguinose lotte ideologiche e civili della sua storia precedente alla scoppio della Seconda guerra mondiale. Il trattato di Westfalia cambiò tutto questo – o almeno sembrò ai contemporanei. Fu il primo trattato veramente moderno. (Molti in precedenza erano stati poco più che degli accordi per la cessazione delle ostilità). Esso creò ciò che venne chiamata l’Europa delle nazioni. Stabilì, seppure in modo vago, la concezione di una comunità internazionale e ratificò l’esistenza di due nuovi stati, entrambi repubbliche: le Province Unite olandesi e la Confederazione svizzera’ (pag 89)]”,”EURx-198″
“PAGDEN Anthony”,”Signori del mondo. Ideologie dell’impero in Spagna, Gran Bretagna e Francia, 1500-1800.”,”Anthony PAGDEN insegna storia e scienza politica nella University of California a Los Angeles. Ha scritto pure: ‘Spanish Imperialism and the Political Imagination’ (1990), ‘European Encounters with the New World’ (2001) (La caduta dell’uomo naturale, in italiano, 1989) “”Il perseguire estese conquiste territoriali è necessariamente la rovina di ogni governo libero; e del governo perfetto più presto che non dell’imperfetto, proprio a causa dei vantaggi che il primo ha sul secondo”” (David Hume, Idea di una perfetta comunità) (pag 114 libro di Padgen) “”Le monarchie non sono diverse dagli esseri viventi e dai vegetali. Allo stesso modo nascono, vivono e muoiono senza un’età che duri stabilmente. E sono naturali anche le loro cadute. Nel loro crescere, decrescono (Diego Saavreda Fajardo, Idea de un principe politico-cristiano) (ibid) “”Noi, che abbiamo per patria il mondo, come i pesci hanno le acque…”” (Dante, De vulgari eloquentia, I, 6, 3) “”Avete stabilito pene per i crimini; avete stabiliti premi per la virtù; e non temete per la durata dei vostri imperi che lo scorrere del tempo.”” (Denis Diderot, Salon de 1767)”,”TEOP-358″
“PAGDEN Anthony, edizione italiana a cura di Vincenzo LAVENIA”,”Signori del mondo. Ideologie dell’impero in Spagna, Gran Bretagna e Francia, 1500-1800.”,”Anthony PAGDEN insegna storia e scienza politica nella University of California a Los Angeles. Ha scritto pure: ‘Spanish Imperialism and the Political Imagination’ (1990), ‘European Encounters with the New World’ (2001) (La caduta dell’uomo naturale, in italiano, 1989)”,”EURx-005-FV”
“PAGE Martin”,”La tribù aziendale. Leggi e costumi della giungla dei manager.”,”PAGE Martin è nato a Londra nel 1938. Ha lavorato per grandi aziende negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia, e ha studiato antropologia a Cambridge. Ha viaggiato e vissuto a lungo in Africa, in Asia e in Oceania. “”Spirito tribale. Forza per cui i membri di una tribù appaiono agli estranei come terribilmente simili tra loro per modo di vestirsi, condotta, atteggiamenti, eccetera. (…) Tabù. Proibizione rituale usata come prova di fedeltà e appartenenza. Una tribù può avere un tabù che vieta di toccare il capo o di mangiare carne di canguro. Una ditta può avere un tabù che vieta di portare calzini bianchi o di avere i capelli lunghi””. (pag 15)”,”ECOA-003″
“PAGE’ Jean-Pierre BOULARD Jean-Claude”,”Profil economique de la France. Structures et tendances.”,”Collaborazione di Michel ASTORG Henri BARONE René BONNANS Jacques BRAVO Francoise EUVRARD Ariel FRANCAIS Jean-Pierre GERARD Jean-Loup MARTIN André-Ennemond NIVOLLET Régis PARANQUE Jean-Pierre PATAT Gilles PELTIER Jean-Pierre PUIG Georges VAN-DEN-PLAS Bernard VIAL Roland VOUETTE”,”FRAE-033″
“PAGE ARNOT Robin”,”The Impact of the Russian Revolution in Britain.”,”PAGE ARNOT R. Contiene il testo ‘Zimmerwald e l’Independent Labour Party, ILP’ (pag 60-63) (Appendice) (i delegati ILP vorrebbero partecipare ma gli viene rifiutato il passaporto). e il paragrafo: ‘Scioperi e ammutinamenti contro l’intervento inglese, 1918’ (pag 140-141)”,”MUKx-185″
“PAGE Stanley W.”,”Lenin and World Revolution.”,”PAGE Stanley W. Lenin e l’Oriente. “”In June, 1920, Fusse, a Japanese journalist, interviewed Lenin. “”Where””, he asked, “”does communism have the best chances for success – in the West or in the East?””. “”Genuine communism””, Lenin answered, “”can thus far succeed only in the West. However, the West lives on account of the East. European imperialist powers support themselves mainly from Eastern colonies. But at the same time they are arming their colonials and teaching them to fight. Thereby the West is digging its grave in the East”” (1)”” (pag 153) [Stanley W. Page, Lenin and World Revolution, 1959] [(1) M. Rafail, “”God bez Lenina na Vostoke””, ‘Lenin i Vostok’, Sbornik Statei (2d ed.; Moscow, 1925), p. 7] Rafail (B. B. Farbman) Fonte: Lenin i vostok : sbornik statei M. Rafaila, M. Pavlovicha, N. Narimanova i A. Khodorova Editore: Moskva : Nauchnaia assotsiatsiia vostokovedeniia soiuza SSR, 1925. Edizione/Formato: Libro Microforma : Microfilm : Russian : 2. dop. izdVedi tutte le edizioni e i formati Banca dati: WorldCat Voto: (non ancora votato) 0 con commenti – Diventa il primo. Soggetti Lenin, Vladimir Il?ich, — 1870-1924. East Asia. Altri come questo Documenti simili Chiedi in prestito / ottieni una copia Toggle expanding/contracting information section Trova una copia in biblioteca Inserisci la tua posizione: o seleziona una sede: Visualizzazione delle biblioteche: 1-2 su 2 per tutte le 3 edizioni Mostra il posseduto delle biblioteche solo questa edizione o restringere i risultati per formato Biblioteca Formati posseduti Distanza 1. Harvard University Harvard College Library Cambridge, MA 02139 United States Microform Microform 11300 km MAPPARE Info Biblioteca Aggiungi ai preferiti 2. Stanford University Hoover Institution Library Stanford, CA 94305 United States Microform Microform + 1 altri formati 14600 km MAPPARE Info Biblioteca Aggiungi ai preferiti Toggle expanding/contracting information section Dettagli Persona incaricata: Vladimir Il?ich Lenin; Vladimir Il?ich Lenin Tipo documento: Book Numero OCLC: 123223117 Note di riproduzione: Microfilm. Stanford, CA. : Hoover Institution, 1989. 1 microfilm reel ; 35 mm. Descrizione: 79 p., [1] leaf of plates : ill. ; 27 cm. Contenuti: God bez Lenina / M. Rafail — Lenin i narody Vostok / M. Pavlovich — Lenin i Vostok / N. Narimanov — Lenin i natsional?nyi vopros / A. Khodorov — Beseda V.I. Lenina s iaponskim korrespondentom — Otkliki na smert? Lenina na Vostoke. http://www.worldcat.org/title/lenin-i-vostok-sbornik-statei-m-rafaila-m-pavlovicha-n-narimanova-i-a-khodorova/oclc/123223117&#8243;,”LENS-256″
“PAGE ARNOT Robin”,”The Impact of the Russian Revolution in Britain.”,”The revolutionary events in Russia in 1917 had an immediate and lasting effect in Britain. At the fiftieth anniversary of the October Revolution, Robin Page Arnot describes what happened here at the time-the varied reactions of the Press, the wild speculations when the Revolution started and the no less wild lies when it became clear it had won; the reactions in Parliament and in the Political parties of the Establishment; and the reactions in the Labour Movement. Preface, Appendices, Notes, Index of Names,”,”MUKx-017-FL”
“PAGEL Walter”,”Le idee biologiche di Harvey. Aspetti scelti e sfondo storico.”,”William HARVEY è lo scopritore della circolazione del sangue, uno dei massimi scienziati sperimentali di tutti i tempi. Si rifiutò di accettare opinioni di predecessori anche autorevoli che non trovassero riscontro nell’ osservazione della natura. Non risparmiò critiche a GALENO e a ARISTOTELE.”,”SCIx-157″
“PAGELS Elaine”,”Il vangelo segreto di Tommaso. Indagine sul libro più scandaloso del cristianesimo delle origini.”,”Elaine Pagels, nata in California nel 1943, si è laureata a Stanford nel 1965 e ha ottenuto il dottorato ad Harvard nel 1970. In questo periodo ha iniziato a studiare e tradurre i papiri ritrovati a Nag Hammadi nel 1945, studio che è confluito nel suo best-seller I vangeli gnostici, acclamatissimo dalla critica e premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui il National Book Award, il National Book Critics Circle Award e la nomina a uno dei 100 migliori libri del Novecento.”,”RELx-010-FL”
“PAGELS Elaine”,”I vangeli gnostici.”,”Elaine Pagels, nata in California nel 1943, si è laureata a Stanford nel 1965 e ha ottenuto il dottorato ad Harvard nel 1970. In questo periodo ha iniziato a studiare e tradurre i papiri ritrovati a Nag Hammadi (Alto Egitto) nel 1945, studio che è confluito nel suo best-seller I vangeli gnostici, acclamatissimo dalla critica e premiato con numerosi riconoscimenti, tra cui il National Book Award, il National Book Critics Circle Award e la nomina a uno dei 100 migliori libri del Novecento.”,”RELx-011-FL”
“PAGES Georges”,”La guerra dei trent’anni.”,”La Germania e l’ Europa prima della crisi, la rivolta della Boemia, la guerra tedesca, WALLENSTEIN, RICHELIEU, GUSTAVO ADOLFO, il tradimento di WALLENSTEIN e la disfatta svedese, RICHELIEU, OLIVARES e OXENSTIERNA, MAZARINO e i Congressi, la pace di Westfalia.”,”EURx-022″
“PAGES Pelai”,”El movimiento trotskista en España (1930-1935). La izquierda comunista de España y las disidencias comunistas durante la segunda republica.”,”Trotsky critica Nin (pag 148) Rottura ICE con Trotsky e unificazione con il BOC (pag 282) Nato nel 1949 a Sant Pere Pescador, Pelai PAGES è uno degli storici catalani più obiettivi. Laureatosi in storia generale (1972) e ottenuto il dottorato sempre in storia generale (1975) è attualmente (1977) professore aggiunto presso il Dipartimento di storia contemporanea dell’ Università di Barcellona. Tra le sue opere pubblicate ‘Andreu Nin: su evolucion politica, 1911-1937’ (1975) una ‘Historia del Partido Comunista de Espana’ dalla sua fondazione fino alla fine della dittatura di PRIMO DE RIVERA. Ha scritto anche la prefazione alle opere di NIN.”,”TROS-145″
“PAGÈS Pelai”,”El Movimiento Trotskista en España (1930-1935). La IzquierdaComunista de España y las Desidencias Comunistas durante la Seconda República.”,”Nacido en 1949 en Sant Pere Pescador (Alt Empordà), Pelai Pagès es uno des los más destacados historiadores catalanes de su promoción. Licenciado en Historia General (1972) y dectorado, con premio extraordinario, también en Historia General (1975), es en la actualidad profesor adjunto interino en el Departamento de Historia Contemporánea de la Universidad de Barcelona.”,”TROS-095-FL”
“PAGÉS I BLANC Pelai GUTIÉRREZ-ALVAREZ Pepe a cura; scritti di Wilebaldo SOLANO Chris EALHAM Josep Antoni POZO GONZALEZ Reiner TOSSTORFF Marta BRANCAS Pelai PAGÉS-I-BLANC Pepe GUTIÉRREZ-ALVAREZ Javier MAESTRO Miquel BERGA Alfonso CLAVERÍA Andy DURGAN Miguel ROMERO Jordi TORRENT BESTIT”,”El POUM y el Caso Nin: Una historia abierta.”,”Volume dedicato a Wilebaldo Solano Alonso (1918-2010) che dedicò la sua vita al POUM. ‘Questo libro include diversi lavori, molti inediti, che ci aiutano a comprendere la situazione del POUM nel campo specifico della storia e del tempo presente. La maggior parte degli autori sono noti per i loro lavori precedenti, studiosi o storici che hanno ricercato e pubblicato sulla guerra civile spagnola, sul POUM o sugli aspetti collaterali. Hanno aggiornato le conoscenze o i problemi attorno alle questioni che stavano studiando e il risultato è una revisione esauriente della politica sviluppata dal POUM nelle fasi della sua storia, durante la guerra civile, senza ignorare aspetti della politica che hanno sviluppato e possono considerarsi conflittuali, senza dimenticare gli eventi del maggio 1937 o i rapporti da essi intratteniti con altre organizzazioni politiche o sindacali, in particolare con la CNT. Abbiamo affrontato temi poco noti, si è aggiornato il quadro intorno all’omicidio di Nin, senza dimenticare il suo compagno e amico: un Joaquín Maurín spesso dimenticato come militante, come leader e come teorico. Senza tralasciare la campagna che lo stalinismo ha condotto contro il “”trotskismo”” dagli anni Venti fino alla fine della guerra civile. O lo scrittore inglese Orwell la cui militanza nel POUM durante la guerra non solo ha cambiato la sua vita, ma ha anche condizionato la sua successiva produzione letteraria. Abbiamo introdotto aspetti attuali: la ripercussione internazionale che ha avuto il film di Ken Loach, e il ritorno delle ceneri del compagno di Nin nel paese dove è nato e ha iniziato la sua militanza. Senza dimenticare le critiche ai revisionisti di sinistra che continuano a maltrattare il POUM con argomentazioni chiaramente neostaliniste. O la battaglia teorica del POUM attraverso la sua stampa. E per parlare del POUM abbiamo inserito un articolo di Wibaldo Solano, che è stato per anni, praticamente per tutta la sua vita, militante, leader giovanile e infine segretario generale del partito.’ Pepe Gutiérrez-Álvarez, membro della redazione di ‘Viento Sur’ in cui ha appena diretto un collettaneo dedicato al rapporto tra marxismo e anarchismo, vicepresidente della Fondazione Andreu Nin in Catalogna, autore di articoli e conferenze su cinema e storia sociale , è stato collaboratore regolare di riviste di storia. Autore di opere come Poumist Portraits, The Orwell Question, Trotsky’s Ghost (Spagna, 1916-1940), nonché Memorie di un bolscevico andaluso in cui racconta il suo rapporto con il POUM a Parigi (1968-1971). È autore di varie opere biografiche su personaggi come Jack London, Lev Tolstói, Trotsky, John Reed, Panait Istrati, ecc. Pelai Pagès i Blanch, laureato in Storia e professore di Storia contemporanea all’Università di Barcellona, si è specializzato in studi sul movimento operaio, la Seconda Repubblica, la guerra civile, il regime franchista e la transizione. Nel 1972 ha presentato la sua tesi di laurea su Andreu Nin, pubblicata nel 1975 e ampliata nelle successive edizioni in catalano (2009) e in spagnolo (2011). I suoi ultimi libri includono ‘El Sueno egalitarian entre los campesinos de Huesca’ (2013) e ‘Guerra e rivoluzione in Catalogna (1936-1939)’ (2013), traduzione inglese di un libro pubblicato nel 2007. Ha diretto numerosi libri collettanei e coordinato il ‘Diccionari biogràfic del movimento operaio dei Paesi catalani’. È direttore di Ebre38, la rivista internazionale sulla guerra civile, e nel 2011 è stato curatore della mostra nel 75° anniversario della fondazione del POUM.”,”MSPG-292″
“PAGET Henry BUHLE Paul a cura, contributi di Paget HENRY Paul BUHLE Selwyn CUDJOE Stuart HALL George LAMMING Neil LAZARUS Walton LOOK LAI Kent WORCESTER Sylvia WYNTER”,”C.L.R. James’s Caribbean.”,”Cyril Lionel Robert James was born in Trinidad in 1901. He came to England in 1932, bringing with him his first political writing – a pioneer work arguing the case for West Indian self-government – and rapidly became an active participant in British politics ans society, as a member of the Independent Labour Party. At this time he was also one of the few people who not only foresaw but worked for the independence of Africa, and in subsequent years he maintained and strengthened his links with the Pan-Africanist movement. For fifteen years, during and after the second world war, he lived in the United States of America where his work concerned him both with trotskyism and with the black movement. He returned to Trinidad in 1958. In recent years James has continued to teach and write prolifically, and he is currently Professor of Humanities at Federal City College, Washington, dividing the rest of his time between England and the West Indies. Paget Henry is Associate Professor in the Department of Sociology, Brown University. Paul Buhle teaches at the Rhode Island School of Design and is the Dire ctor of the Oral History of the American Left program, Tamiment Library, New York University. Selwyn Cudjoe, a Trinidadian native, is Director of Black Studies at Wellesley College. Stuart Hall, a native Jamaican, is a former editor of New Left Review, and is currently Professor of Sociology at the Open University. George Lamming, the distinguished senior novelist of the English-speaking Caribbean, lives in his native Barbados and speaks widely on literary and political subjects in the region, the United States and the United Kingdom. Neil Lazarus is Associate Professor in English and Media at Brown University. Walton Look Lai is a specialist in Latin American and Caribbean Studies. Kent Worcester, a frequent reviewer of James-related works in the British press, has a Ph.D. in Political Science from Columbia University. Sylvia Wynter, a native of Jamaica, is professor of Afro-American Studies and Spanish at Stanford University. Preface, Appendix: Excerpts from The Life of Captain Cipriani, Chronology, Glossary, Notes, Index, Contributors,”,”BIOx-030-FL”
“PAGET George Charles Henry Victor 7° marchese di Anglesey”,”One-Leg. The Life and Letters of Henry William Paget. First Marquess of Anglesey K.G. (1768 – 1854).”,”Autore: PAGET George Charles (8/10/1922 – 13/7/2013), 7° marchese di Anglesey, Pronipote del 1° marchese di Anglesey PAGET Henry William che combattè a Waterloo e di cui ne riporta la biografia e le lettere. Fu Ufficiale dell’esercito inglese e combattè nella Seconda guerra mondiale. Vicepresidente della Society for Army Historical Research e membro del Consiglio del National Army Museum. Vasto apparato di immagini e disegni dell’epoca sulla vita del protagonista: es. ferimento della gamba nella battaglia di Waterloo e amputazione Biografia e lettere di: PAGET Henry William (Londra, 17 maggio 1768 – Burlington Gardens (UK), 29 aprile 1854). Primo marchese di Anglesey, militare e politico britannico. Membro del parlamento per la circoscrizione di Carnarvon e in seguito per la circoscrizione di Milborne Port, partecipò alla Campagna delle Fiandre. Comandò la cavalleria nell’armata di sir MOORE John in Spagna durante la Guerra peninsulare contro la Grande Armée di BONAPARTE Napoleone. Comandò la cavalleria nella Battaglia di Benavente dove sconfisse i corazzieri francesi. Durante i Cento giorni guidò la cavalleria pesante contro la colonna del conte di Erlon nella Battaglia di Waterloo (1815); qui perse parte della gamba destra per una cannonata e gli venne amputata. <<-Sant’Elena, 2 dicembre 1815- Avrai sentito dire che l’ex imperatore dei francesi è mio ospite in questo momento. Sapendo quanto sei affezionato a quel nobile compagno, il conte di Uxbridge (ora marchese di Angleseay), ripeterò ciò che Napoleone dice di lui nella battaglia di Waterloo. Parla del conte come di un ufficiale molto valoroso e dice che se non fosse stato ferito, lui (Napoleone) sarebbe stato certamente fatto prigioniero da lui. -W. Balcombe al tenente Williams.>> (traduz. d. r. pag 145 del testo).”,”QMIx-198-FSL”
“PAGGI Mario Lorenzo, a cura; relazioni di Alberto DE-BERNARDI Giovanni GOZZINI Francesco GERMINARIO Simone NERI SERNERI Federico ROMERO Giuliano MUZZIOLI Chiara OTTAVIANO Nadia BAIESI”,”Lettura critica di alcune rilevanze del ‘900. Atti del Corso di aggiornamento per docenti di storia dell’ anno scolastico 1998-1999.”,”Corso tenuto all’ Itis G. Ferraris di Savona e presso la Scuola Media Statale ‘Dante Alighieri di Albenga. Discorso di Lenin: costruire il comunismo con mani non comuniste. “”A questo proposito vorrei leggervi un testo poco conosciuto di Lenin e che è forse l’ultimo suo testo importante. E’ il rapporto svolto all’ 11° congresso del partito nel marzo ’22. Lenin di lì a poco si ammalerà e sostanzialmente i suoi scritti sono ridotti a pochi appunti tra i quali è compreso il cosiddetto testamento, in cui si sconsiglia il gruppo dirigente sovietico di assegnare il potere assoluto a Stalin per il suo carattere troppo rozzo. Questo rapporto del 1922 si colloca all’ origine della Nuova politica economica e quindi in una parziale marcia indietro rispetto ai propositi di modernizzazione più accelerata e forzata della società sovietica. In questo rapporto Lenin dice: “”L’ idea di costruire la Società comunista con le mani dei comunisti è puerile, i comunisti sono una goccia d’acqua nel mare, una goccia d’acqua nel mare del popolo””. Quindi vedete come anche da parte di Lenin il carattere minoritario del colpo di stato della rivoluzione realizzato nell’ottobre ’17 è estremamente chiaro e lucido. “”Potremo dirigere l’ economia soltanto se i comunisti sapranno costruire questa economia con le mani altrui e nello stesso tempo impareranno dalla borghesia e le faranno seguire il cammino da loro voluto, da loro, cioè dai comunisti. Rendere innoquo lo sfruttamento, dargli un colpo sulle mani, ridurlo al lumicino è l’ aspetto meno importante del lavoro, però bisogna farlo e la nostra Gpu, i nostri tribunali devono farlo (…)””. (pag 48-49) Bibliografia sul sistema bipolare (F. Romero) (pag 176-181)”,”STOx-124″
“PAGGI Leonardo”,”Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926.”,”PAGGI Leonardo insegna storia contemporanea alla facoltà di economia e commercio dell’Università di Modena. Ha pubblicato pure ‘Gramsci e il moderno principe. Nella crisi del socialismo italiano’ relativo agli anni 1916-1922. “”Il marxismo “”è la teoria di azione, la teorizzazione del fare umano, la praxis”” si legge ancora nell’articolo ricordato del 1924. Ma questo “”fare umano”” non è altro che lo scontro delle forze antagonistiche operanti in una situazione data, che a seconda della loro coesione, del loro grado di consapevolezza, rende attuale un esito che è all’inizio solo oggettivamente possibile. Il riassorbimento del materialismo storico nei limiti di un canone diviene impossibile per Gramsci a partire dal momento in cui si dimostra come, per usare le parole di Croce, dalle preposizioni di scienza si possano dedurre i programmi politici, facendo delle volontà collettive le espressioni di un’oggettività della contraddizione indagabile scientificamente. Questi concetti si trovano espressi molto chiaramente nel secco rifiuto della tesi engelsiana che il contributo scientifico di Marx possa essere individuato nel materialismo storico e nella teoria del plusvalore. Il punto fondamentale, ribatte nel 1926 Gramsci ad Arturo Labriola, che si è fatto interprete di questo luogo comune di tutta la preesistente tradizione marxista, è la “”dimostrazione della necessità storica della dittatura del proletariato””. Né tragga in inganno l’uso della formula politica, che sta appunto a significare la volontà di rompere con la considerazione del marxismo come teoria astrattamente oggettiva. “”Già nelle glosse su Feuerbach del 1844 (sic) Marx afferma che il compito attuale non è quello di spiegare il mondo, ma quello di trasformarlo. Mettere in vista del marxismo solo la parte che spiega il mondo e nascondere le parti ben più importanti, secondo lo stesso Marx, che mirano ad organizzare le forze sociali rivoluzionarie, il proletariato, che devono necessariamente trasformare il mondo significa ridurre il marxismo al ruolo di una qualsiasi teologia.”” (Gramsci, ‘La costruzione del partito comunista (1923-1926’, 1971). Se non si riesce a vedere nel marxismo “”un indirizzo politico della classe operaia tendente all’instaurazione della dittatura proletaria””, esso si riduce – dice ancora Gramsci in una replica ad Arturo Labriola – “”un fatto puramente speculativo”” (ibd)”” [Leonardo Paggi, ‘Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926’, 1984] (pag 446) “”In un testo giovanile, del resto assai celebre, Marx aveva affermato che la storia della filosofia mostra come nei momenti di crisi e di dissoluzione dei grandi sforzi sistematici, quando la riflessione è spinta a volgere di nuovo gli occhi verso il mondo reale, sorgono sempre timidi tentativi di conciliazione tra le vecchie abitudini con i bisogni nuovi che urgono nel presente: “”Le mezze animule appaiono, in simili tempi, tutto il contrario dei condottieri integri. Esse credono di poter riparare il danno diminuendo le loro forze combattive, frastagliandole, concludendo un trattato di pace con le reali necessità, mentre Temistocle, quando Atene fu minacciata di distruzione, persuase gli Ateniesi ad abbandonarla completamente, fondando sul mare, su un altro elemento, una nuova Atene”” (K. Marx, Scritti politici giovanili, 1950)”” [Leonardo Paggi, ‘Le strategie del potere in Gramsci. Tra fascismo e socialismo in un solo paese, 1923-1926’, 1984] (pag 440)”,”GRAS-080″
“PAGGI Leonardo a cura, saggi di Sergio LUGARESI Massimo D’ANGELILLO Sivano PRESA”,”Americanismo e Riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta.”,”PAGGI Leonardo Il fattore disponibilità illimitata di manodopera “”Bisogna del resto aggiungere, come ulteriore complicazione del quadro, che tutte le principalio interpretazioni dello sviluppo economico europeo di questo dopoguerra hanno teso a sottolineare – in una varietà assai pronunciata di prospettive – il ruolo essenziale che svolgono i fattori connessi alla storia dei singoli paesi. L’analisi che Kindleberger (1968) propone nella seconda metà degli anni ’60 sulla base del modello di Lewis (quando la fase di massima espansione ha già toccato ilsuo apice e il problema è ormai quello di una spiegazione della brusca caduta dei tassi di sviluppo) vuole significare essenzialmente che le potenzialità implicite nel diffondersi di un tipo di economia ‘export-led’ – conseguente all’inserimento dei paesi europei nel nuovo ordine internazionale a guida americana – possono essere realmente colte solo nella misura in cui si dispone di un’offerta illimitata di manodopera. In questo quadro interpretativo i tassi di sviluppo si pongono in un rapporto inversamente proporzionale al livello delle retribuzioni del lavoro. Man mano che l’offerta di lavoro comincia a diminuire, tende anche a rallentare il circolo virtuoso rappresentato da alti profitti, alti investimenti, crescenti livelli tecnologici, aumento di competitività sul piano internazionale. In altri termini, l’offerta illimitata di lavoro fa sentire principalmente i suoi effetti positivi sullo sviluppo nella misura in cui alimenta una debolezza contrattuale del movimento operaio organizzato. Questa consente, a sua volta, un contenimento dei salari e dei prezzi entro livelli sufficientemente bassi da non scoraggiare il reinvestimento dei profitti e il mantenimento della competitività dei prodotti. Sulla base di queste ipotesi Kindleberger giungeva a una netta distinzione tra due gruppi di paesi europei, in ragione dei valori assai diseguali dei rispettivi tassi di sviluppo. Da un lato Germania, Italia, Svizzera e Olanda, che per ragioni diverse (permanenza di un settore agricolo arretrato, emigrazioni interne e internazionali) avevano goduto delel condizioni previste dal modello di Lewis. Dall’altro lato Inghilterra, Belgio e paesi scandinavi, che avevano pagato l’assenza di questa situazione di privilegio con tassi di sviluppo spesso sensibilmente inferiori. Fanno eccezione a questo modello interpretativo i casi della Francia e dell’Austria; e per la spiegazione di queste situazioni caratterizzate da alti tassi di sviluppo, pur in assenza di offerta illimitata di manodopera, Kindleberger faceva riferimento a quel ruolo eccezionalmente propulsivo della mano pubblica, che rappresentava invece l’asse interpretativo del ‘Modern Capitalism’ di A. Shonfield, pubblicato due anni prima”” (pag 12-13)”,”EURE-093″
“PAGGI Mario Lorenzo coordinamento editoriale, collaborazione di Serafino BRIANO Mario Lorenzo PAGGI Giovanni CERISOLA Pietro BALLINI Giampiero MINETTI Rodolfo BADARELLO Alssandro BERTA Simona COSSO Francesco GARDELLA Gian Franco BARCELLA Ferdinando MOLTENI Simona MORANDO Franco Dante TIGLIO Maria Antonietta MAROTTA Anna VENTURINI G.B. BESIO Franco ASTENGO Mario LAVAGNINO”,”Savona nel Novecento. Note e appunti di storia e cultura.”,”Contiene il saggio di Rodoflo BADARELLO ‘Note per una storia di Savona e del movimento operaio savonese (Dalla fondazione all’Impero alla Liberazione) (pag 71-121) Contiene foto manifestazione 1° maggio 1945 a Savona (p. 117) e Primo maggio 1890 (p. 124) Altro saggio di Simona COSSO e Francesco GARDELLA ‘Appunti per una storia delle Organizzazioni sindacali savonesi (1922-1970) (pag 123-137)”,”LIGU-117″
“PAGGI Leonardo D’ANGELILLO Massimo”,”I comunisti italiani e il riformismo. Un confronto con le socialdemocrazie europee.”,”Leonardo Paggi insegna storia contemporanea alla facoltà di Economia dell’Università di Modena. E’ autore di una biografia politica di Antonio Gramsci. Massimo D’Angelillo si è laureato nel 1980 presso la facoltà di Economia dell’Università di Modena. Capitolo III: “”Il modello trasformista””; Trasformismo, esclusione, violenza; Trasformismo e liberismo. Luigi Einaudi”,”PCIx-416″
“PAGGI Leonardo a cura; saggi di Leonardo PAGGI Sergio LUGARESI Massimo D’ANGELILLO Silvano PRESA”,”Americanismo e riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta.”,”L’analisi di Kindleberger. PAGGI Leonardo a cura; saggi di Leonardo PAGGI Sergio LUGARESI Massimo D’ANGELILLO Silvano PRESA, Americanismo e riformismo. La socialdemocrazia europea nell’economia mondiale aperta. GIULIO EINAUDI. TORINO. 1989 pag 434 16° prefazione di Leonardo PAGGI, note appendice I. ‘Il parlamento austriaco. Risultati elettorali a partire dal 1919 (numeri di seggi)’; appendice II: ‘Il peso del settore pubblico nella struttura proprietaria dell’economia austriaca’, tabelle, bibliografia; Collana Nuovo Politecnico. [‘L’analisi che Kindleberger (1968) propone nella seconda metà degli anni ’60 sulla base del modello di Lewis (quando la fase di massima espansione ha già toccato il suo apice e il problema è ormai quello di una spiegazione della brusca caduta dei tassi di sviluppo) vuole significare essenzialmente che le potenzialità implicite nel diffondersi di un tipo di economia ‘export-led’ – conseguente all’inserimento dei paesi europei nel nuovo ordine internazionale a guida americana – possono essere realmente colte solo nella misura in cui si dispone di un’offerta illimitata di manodopera. In questo quadro interpretativo i tassi di sviluppo si pongono in un rapporto inversamente proporzionale al livello delle retribuzioni del lavoro. Man mano che l’offerta di lavoro comincia a diminuire, tende anche a rallentare il circolo virtuoso rappresentato da alti profitti, alti investimenti, crescenti livelli tecnologici, aumento della competitività sul piano internazionale. In altri termini, l’offerta illimitata di lavoro fa sentire principalmente i suoi effetti positivi sullo sviluppo nella misura in cui alimenta una debolezza contrattuale del movimento operaio organizzato. Questa consente, a sua volta, un contenimento dei salari e dei prezzi entro livelli sufficientemente bassi da non scoraggiare il reinvestimento dei profitti e il mantenimento della competitività dei prodotti. Sulla base di questa ipotesi Kindleberger giungeva a una netta distinzione tra due gruppi di paesi europei, in ragione dei valori assai diseguali dei rispettivi tassi di sviluppo. Da un lato Germania, Italia, Svizzera e Olanda, che per ragioni diverse (permanenza di un settore agricolo arretrato, emigrazioni interne e internazionali) avevano goduto delle condizioni previste dal modello di Lewis. Dall’altro lato Inghilterra, Belgio e paesi scandinavi, che avevano pagato l’assenza di questa situazione di privilegio con tassi di sviluppo spesso sensibilmente inferiori. Fanno eccezione a questo modello interpretativo i casi della Francia e dell’Austria; e per la spiegazione di queste situazioni caratterizzate da alti tassi di sviluppo, pur in assenza di offerta illimitata di manodopera, Kindleberger faceva riferimento a quel ruolo eccezionalmente propulsivo della mano pubblica, che rappresentava invece l’asse interpretativo del ‘Modern Capitalism’ di A. Shonfield, pubblicato due anni prima’ (pag 12-13)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Riformismo di guerra (pag 80-)”,”ECOS-008″
“PAGGI Leonardo D’ANGELILLO Massimo”,”I comunisti italiani e il riformismo. Un confronto con le socialdemocrazie europee.”,”Leonardo Paggi insegna storia contemporanea alla facoltà di Economia dell’Università di Modena. É autore di una biografia politica di Gramsci e di importanti lavori sul pensiero socialista europeo del Novecento. É stato per molti anni collaboratore di Rinascita, per la quale, tra l’altro, ha commentato le vicende economiche e politiche europee e americane. Massimo D’Angelillo, laureatosi nel 1980 presso la facoltà di Economia dell’Università di Modena, è autore di diverse pubblicazioni sui temi della politica industriale e territoriale, tra cui il volume sulla Job creation in Europa.”,”PCIx-027-FL”
“PAGGIARO Luigi”,”Breve storia della pedagogia.”,”””Giovanni Locke (1632-1704), segna, in campo pedagogico, il punto di equilibrio in cui si incontrarono e si rappacificarono tutte le istanze della pedagogia secentesca, che furono istanze di ragione e di naturalezza, di pensiero e di esperienza; non per niente egli fu il filosofo dell’ empirismo, il politico del liberalismo e, in pedagogia, non poteva non essere che il formulatore di un criterio fondato sulla ragionevolezza dell’ ideale educativo.”” (pag 60) “”Chi non è stato abituato da giovane a subordinare la propria volontà alla ragione altrui, difficilmente accetterà di sottomettersi alla ragione propria”” (Pensieri sulla educazione, II, 36) (pag 61)”,”TEOS-109″
“PAGLIARO Antonino BAUSANI Alessandro”,”La letteratura persiana.”,”PAGLIARO è docente di glottologia e di filosofia del linguaggio nonché di storia comparata delle lingue classiche all’ ateneo romano e accademico dei Lincei. BAUSANI, dell’ Istituto Universitario Orientale di Napoli e dell’ Accademia dei Lincei, è libero docente in lingua e letteratura persiana e in storia delle religioni. “”Sarebbe però, lo precisiamo ancora, erroneo predere Ferdousi per un umanista o un realista come talvolta si fa in Iran. I critici persiani attribuiscono a Ferdousi soprattutto due meriti, quello di aver creato una lingua persiana pura, vigorosa, libera da eccessivo influsso arabo, e quello di aver salvato col verso le antiche glorie nazionali, di aver mantenuta viva la Persia.”” (pag381)”,”VARx-083″
“PAGLIARONE Antonio”,”Paul Mattick. Un operaio teorico del marxismo. Con 300 ritratti fotografici.”,”Mattick viene considerato come uno degli ultimi esponenti della corrente “”consiliarista””, vista la sua partecipazione al movimento dei Consigli in Germania. Giovanissimo aveva aderito al KAPD, nato da una scissione di sinistra del KPD, nell’ottobre 1919. Quando emigrò negli Usa tenne delle conferenze, pur continuando a mantenere dei rapporti con i radicali tedeschi in America e con i comunisti dei consigli olandesi che pubblicavano ‘Rätekorrespondenz’. Antonio Pagliarone (Milano, 1951) è autore di vari lavori legati ai temi di questo libro.”,”MOIx-048″
“PAGNI Carlo”,”A proposito di un tentativo di teoria pura del corporativismo.”,”Nel suo insieme il corporativismo foveliano non si distacca molto da altri schemi di “”economia del benessere””: appare anzi una diretta derivazione dell’opera di Pigou. Dal punto di vista strettamente scientifico non aggiunge dunque molto di nuovo alle nostre conoscenze, se pure ci fornisce un elegante sviluppo di principi sociali già entrati a far parte del patrimonio morale della società contemporanea. In ogni modo, il lavoro del Fovel rappresenta un lodevole tentativo di sistemare l’aspetto economico di una materia intorno alla quale si accumula, in quantità In allegato dattiloscritto esterno dedicato a Carlo Pagni e l’autarchia finanziaria dell’industria (internet) compulsare v. tr. [dal lat. tardo compulsare “”spingere con forza””, sul modello del fr. compulser], non com. – [sottoporre ad attento esame: c. manoscritti, documenti] consultare, esaminare. (Trecc.)”,”TEOC-758″
“PAHL Walther”,”La lotta mondiale per le materie prime.”,”Rame metallo rosso degli armamenti (pag 107) Stati Uniti, petrolio e guerra civile messicana. Lotta del Messico per la nazionalizzazione dell’industria petrolifera. (pag 56-67) “”Nel 1914, con l’aiuto degli americani, Carranza potè abbattere Huerta. Però, anche Carranza venne presto in conflitto con la potenza che lo proteggeva: gli Stati Uniti. La corrente del movimento sociale lo obbligò ad emanare un vasto programma di riforme sociali. Con la Costituzione del 1917, egli iniziò la nuova fase della guerra del petrolio. L’articolo 27 gettò le basi per la lotta del Messico per la nazionalizzazione dell’industria petrolifera”” (pag 60)”,”ECOI-396″
“PAINE Thomas a cura di Tito MAGRI”,”I diritti dell’ uomo.”,”””la colpa dei governi del vecchio mondo è che ‘governano troppo’””. PAINE “”L’innata moderazione di Luigi XVI non contribuì minimamente a modificare il dispotismo ereditario della monarchia. Tutte le sopraffazioni perpretate sotto quel dispotismo durante i regni precedenti erano ancora suscettibili di essere rinnovate per opera di un successore. La Francia, divenuta ormai illuminata, non si sarebbe accontentata della tregua di un regno. Un’occasionale interruzione nella ‘pratica’ del dispotismo non è una sospensione dei suoi ‘principi’; la prima dipende dalla virtù dell’individuo in diretto possesso del potere, la seconda dalla virtù e dalla forza della nazione.”” (pag 126-127)”,”TEOP-028″
“PAINE Tom presentazione John DOS-PASSOS”,”Scritti scelti.”,”DOS-PASSOS ha scelto il pensiero di PAINE dagli scritti: ‘Common Sense’, ‘The American Crisis’, ‘Rights of Man’, ‘Agrarian Justice’, ‘Letters to ‘The National Intelligencer’. Saggista e uomo politico USA di origine inglese (Thetford, Gran Bretagna, 1737-New York 1809). Di famiglia quacchera, abbandonò la scuola a 13 anni, praticando in seguito i più diversi mestieri. Grazie alla presentazione di B. FRANKLIN, emigrò in America nel 1774, stabilendosi a Filadelfia. Dedicatosi al giornalismo, cominciò a collaborare al Pennsylvania Magazine, acquistando notorietà per i suoi scritti radicali, antinglesi e saturi dello spirito illuministico più progressista. Nel 1776, P. pubblicò anonimo il suo scritto più celebre, ‘Common Sense’, che vendette 120 mila copie nei primi tre mesi. Opponendosi con decisione a ogni compromesso di tipo frankliniano, P. sosteneva la necessità e l’inevitabilità di un totale e definitivo distacco delle colonie americane dalla madrepatria e attaccava l’istituto monarchico: a esso le colonie dovevano contrapporre una salda”,”USAG-015″
“PAINE Thomas, a cura di Tito MAGRI”,”I diritti dell’uomo e altri scritti politici.”,”In queste pagine si cercherà di rivendicare una dimensione di pensiero politico agli scritti del rivoluzionario, philosophe e libellista Thomas Paine. Paine (Thomas), scrittore e uomo politico americano, d’origine inglese (Thetford, Norfolk, Gran Bretagna, 1737 – New York 1809). Pastore quacchero, legato da viva amicizia a B. Franklin, nel 1774 si recò in America, a Filadelfia, per prendere parte alla lotta degli insorti. Interprete sensibile e lucido dello spirito di indipendenza americano, nel 1776 pubblicò un opuscolo che ebbe larghissima diffusione, ‘Common Sense’ in cui affermava la necessità che le colonie americane si separassero dalla madrepatria. Finita la guerra, cui aveva partecipato come volontario, svolse importanti incarichi amministrativi in Pennsylvania. Rientrato in Inghilterra (1787), dopo aver sostenuto una vivace polemica contro la politica bellicistica del Pitt, pubblicò in risposta alle Riflessioni del Burke un’apologia della Rivoluzione francese (‘I diritti dell’uomo’, 1791-1792), che lo fece incriminare per istigazione alla sedizione. Fu costretto a riparare in Francia (1792) …”,”TEOP-094-FL”
“PAIS Abraham”,”Einstein. “”Sottile è il signore…”” la scienza e la vita di Albert Einstein.”,”Abraham Pais (1918-2000) studio con Bohr a Copenaghen nel 1946 e conobbe Einstein nello stesso anno. Fisico eminente, professore all’Institute for Advanced Study di Princeton e alla Rockfeller University di New York, fu insignito nel 1979 del premio Oppenheimer. È anche autore di Einstein è vissuto qui e ll danese tranquillo: Niels Bohr, un fisico e il suo tempo. Nella piu completa biografia scientifica di Einstein, Abraham Pais, amico e allievo del grande scienziato, ne ripercorre la vita e l’opera attingendo a un vastissimo fondo di documenti, lettere e saggi scientifici. Uintera esistenza di Einstein ruotò intorno alla scienza e dunque solo lo studio attento e minuzioso del suo contributo scientifico consente di illuminare le vicende personali, le prese di posizione, le convinzioni filosofiche, religiose e politiche. Il percorso che condusse il grande scienziato alle sue rivoluzionarie teorie, e che comprende anche le false piste e gli errori, le reazioni alle critiche di altri fisici illustri e i momenti di crisi, è ricostruito nei particolari affinché il lettore possa seguire tutte le fasi del processo mentale. Sullo sfondo di questo racconto dalla cadenza epica la vicenda umana di Albert Einstein: una storia parallela, perfettamente accessibile anche ai non iniziati grazie ai suggerimenti per la lettura forniti dall’autore. Poincarè ed Einstein. “”Alexander Moszkowski inizia le sua biografia di Einstein ricordando che il 13 ottobre 1910 Poincaré aveva tenuto una conferenza (in tedesco) al Berliner Wissenschaftliche Verein sulla “”nuova meccanica””: “”In questa conferenza sentimmo nominare per la prima volta Albert Einstein””. Poincaré aveva parlato “”della nascita di una corrente di pensiero che, confessò, aveva turbato l’ equilibrio delle sue precedenti concezioni””. Ma, ahimé, non ci viene detto in quali termini l’ oratore si riferisse ad Einstein. Einstein e Poincaré si incontrarono (per la prima e ultima volta, credo) al primo Congresso Solvay, tenuto a Bruxelles nell’ ottobre 1911. Einstein raccontò l’ incontro a un amico in questi termini: “”Poincaré era in generale del tutto ostile (alla teoria della relatività) e, nonostante la sua acutezza, dimostrava scarsa comprensione della situazione””. E’ evidente, ancora una volta, che Poincaré o non comprese mai la teoria della relatività ristretta, o non l’ accettò mai.”” (pag 186) Giudizio di Poincaré su Einstein. (pag 187) Einstein: “”L’importante è non smettere di interrogarsi. La curiosità ha una precisa ragione per l’ esistenza.”” (4° di copertina)”,”SCIx-243″
“PAIS Abraham”,”Einstein è vissuto qui.”,”Albert Einstein nacque di venerdì, il 14 marzo 1879, nella casa dei genitori, Bahnhofstrasse B 135, a Ulm, nel Land del Württemberg. Era figlio di Hermann Einstein, un piccolo uomo d’affari, che non ebbe mai grande fortuna, e di Pauline Koch. Nel 1880 la famiglia si trasferì a Monaco di Baviera, dove, il 18 novembre 1881, vide la luce la sorella di Albert, Maria (che fu sempre chiamata Maja). Nel 1894, gli Einstein partivano per Milano, tutti, tranne Albert che doveva trattenersi per terminare la scuola. Si stabilirono infine a Pavia prendendo alloggio nell’abitazione che fu del poeta Ugo Foscolo. La cronaca dell’estate 1895 riporta un particolare curioso: un’escursione a piedi da Pavia fino a Genova. Nel 1908 viene nominato ‘Privatdozent’ all’Università di Berna e nell’ottobre del 1909 si trasferisce a Zurigo, avendo ottenuto la sua prima cattedra, come professore associato di fisica teorica. Nel luglio dello stesso anno ottiene il conferimento di una laurea honoris causa da parte dell’Università di Ginevra. E l’anno successivo il giovane professore viene per la prima volta proposto per il Nobel. Abraham Pais, nato nel 1918 ad Amsterdam, studiò con Bohr a Copenaghen nel 1946 e conobbe Einstein nello stesso anno. Fisico eminente, professore a Princeton e alla Rockefeller University, fu insignito nel 1979 del premio Oppenheimer. “”Chiunque abbia a cuore il futuro dell’umanità non può che essere profondamente scosso per la tragica morte di Gandhi…”” (Einstein) (pag 105)”,”SCIx-083-FL”
“PAIS Abraham”,”Niels Bohr’s Times, in Physics, Philosophy, and Polity.”,”””He utters his opinions like one perpetually groping and nevger like one who believes he is in possession of definite truth”” (Albert Einstein on Niels Bohr) (in apertura) “”Egli esprime le sue opinioni come uno che brancola perennemente e mai come uno che crede di essere in possesso di una verità definita”” Albert Einstein su Niels Bohr) Natura facit saltum La natura fa dei salti Abrahm Pais, già biografo di Albert Einstein, in questa nuova biografia di Niels Bohr mostra il progresso dello scienziato a partire dalla Danimarca del tardo XIX secolo fino a porsi al centro della scena politica mondiale del XX secolo e in particolare durante la Seconda guerra mondiale. Nel libro si ricostruisce la vita e il pensiero scientifico e filosofico di Bohr, Il ruolo di Bohr nel programma di armamenti (pag 496-497) Bohr, Churchill, Roosevelt, e la bomba atomica (pag 497-508) La ‘gladnost’ di Bohr. ‘The information about the Manhattan project which Bohr had first received upon his arrival in London had come as a revelation to him. The more he saw for himself the more he admired the energy and efficiency devoted to its development. ‘He had no trouble, then or later, with the wartime effort and its wartime purpose’ (106). Remember that Bohr and others were still greatly troubled by the possibility of German atomic weapons. From the very start Bohr’s thoughts were less concerned with the current war effort, however, than with the enormous changes the new weapons would create in the post-war world. He foresaw that the unparalleled new threats to the security of nations caused by atomic bombs might lead to terrifying new arms races unless unparalleled new efforts were made to create trust and confidence between the West and the Soviet Union. Otherwise their alliance would not endure after the war – already then turning clearly in favor of the Allies – was over. Bohr became increasingly convinced that the only way to maintain world stability was to engage at once, and at he highest level, in consultations with the Russians, to inform them of the Western military preparations without initially divulging technical detail, and offer them full future cooperation in scientific progress and industrial exploitation. In a world, Bohr’s aim was glasnost. Every possible threat to security should be openly – though not necessarily publicly – discussed by all concerned. Bohr realized that nothing could be lost but very much could be gained by such an initiative”” (pag 497-498) “”Le informazioni sul progetto Manhattan che Bohr aveva ricevuto per la prima volta al suo arrivo a Londra erano state per lui una rivelazione. Più vedeva di persona, più ammirava l’energia e l’efficienza dedicate al suo sviluppo. “”Non ebbe problemi, né allora né in seguito, con lo sforzo bellico e il suo scopo bellico”” (106). Ricordiamo che Bohr e altri erano ancora molto turbati dalla possibilità di armi atomiche tedesche. Fin dall’inizio, tuttavia, i pensieri di Bohr erano meno preoccupati per l’attuale sforzo bellico, che per gli enormi cambiamenti che le nuove armi avrebbero creato nel mondo del dopoguerra. Prevedeva che le nuove minacce senza precedenti alla sicurezza delle nazioni causate dalle bombe atomiche avrebbero potuto portare a nuove e terrificanti corse agli armamenti a meno che non fossero stati compiuti nuovi sforzi senza precedenti per creare fiducia e fiducia tra l’Occidente e l’Unione Sovietica. Altrimenti la loro alleanza non sarebbe durata dopo la fine della guerra, che già allora volgeva nettamente a favore degli Alleati. Bohr divenne sempre più convinto che l’unico modo per mantenere la stabilità mondiale fosse impegnarsi immediatamente, e al più alto livello, in consultazioni con i russi, per informarli dei preparativi militari occidentali senza divulgare inizialmente i dettagli tecnici, e offrire loro piena cooperazione futura. nel progresso scientifico e nello sfruttamento industriale. In un mondo, l’obiettivo di Bohr era glasnost. Ogni possibile minaccia alla sicurezza dovrebbe essere discussa apertamente, anche se non necessariamente pubblicamente, da tutti gli interessati. Bohr si rese conto che nulla poteva essere perso ma molto poteva essere guadagnato da una tale iniziativa”””,”SCIx-552″
“PAITA Almo”,”Pio IX. L’ultimo Papa Re divenuto beato.”,”L’autore ha lavorato a lungo alla Rai dove si è occupato di sceneggiati storici televisivi.”,”RELC-360″
“PAITA Almo”,”La vita quotidiana a Roma ai tempi di Gian Lorenzo Bernini.”,”Almo Paita ha lavorato a lungo alla Rai come programmista di sceneggiati storici. Ha pubblicato una biografia di Pio IX e in questa stessa collana ‘La vita quotidiana a Roma negli anni santi’. ‘Se le Opere pie, nonostante il loro lodevole attivismo, non riuscivano a dare un’istruzione di base ai ragazzi di Roma, molto meno poteva fare la scuola pubblica. Occorre tener presente infatti che il numero dei ragazzi sotto i 14-16 anni oscillava tra i 17-18.000 all’inizio e i 30-32.000 alla fine del Seicento. La scuola pubblica; che era rappresentata dai «maestri regionari», aveva ormai una lunga storia, anche se nn ne conosciamo le origini’ (pag 160)”,”STOS-220″
“PAJETTA Gian Carlo”,”Le crisi che ho vissuto. Budapest. Praga. Varsavia.”,”””Molti mi chiamavano ancora Nullo, che era stato il mio nome di battaglia fin dal 1931. Stava per compiersi il decimo anniversario della caduta di Mussolini e della mia uscita dal carcere. Da alcuni anni ormai vivevo a Roma, in una grande casa, dietro piazza del Popolo, che era stata di Federzoni, presidente del senato fino alla fine del fascismo e che, subito dopo la Liberazione, era stata assegnata dal commissariato agli alloggi a Togliatti. Molti mobili – certi imponenti armadi scuri – portavano ancora all’interno grandi strisce stampate che ne testimoniavanop la precedente appartenenza al Senato del Regno, a riprova del fatto che il peculato per distrazione era stata una non troppo nascosta abitudine per i gerarchi del regime fascista. Lì, in quella casa, ricevetti una sera una telefonata dall’Unità con la quale mi avvertivano che a Mosca erano stati improvvisametne liberati i medici ebrei arrestati, nei mesi precedenti la morte di Stalin, sotto l’accusa di aver già ucciso Zdanov e di star preparando l’assassinio dello stesso onnipotente segretario del Pcus. Eravamo in aprile. I medici erano stati arrestati in gennaio. Stalin era morto ai primi di marzo. Era stato, quello dei medici, l’ultimo “”grande complotto”” moscovita. Avevamo riportato nell’Unità le accuse rese note a Mosca, le notizie che di là venivano date ufficialmente. Ricordo il titolo di un articolo dell’Unità, in prima pagina, a firma di Paolo Robotti: ‘Assassini in camice bianco’. Era il tono della stampa sovietica che in parte (ma solo in parte) facevamo ancora nostro. Cominciava ad aprirsi qualche crepa tra il linguaggio e le convinzioni”” (pag 12)”,”PCIx-397″
“PAJETTA Gian Carlo”,”Le crisi che ho vissuto. Budapest. Praga. Varsavia.”,”””Molti mi chiamavano ancora Nullo, che era stato il mio nome di battaglia fin dal 1931. Stava per compiersi il decimo anniversario della caduta di Mussolini e della mia uscita dal carcere. Da alcuni anni ormai vivevo a Roma, in una grande casa, dietro piazza del Popolo, che era stata di Federzoni, presidente del senato fino alla fine del fascismo e che, subito dopo la Liberazione, era stata assegnata dal commissariato agli alloggi a Togliatti. Molti mobili – certi imponenti armadi scuri – portavano ancora all’interno grandi strisce stampate che ne testimoniavanop la precedente appartenenza al Senato del Regno, a riprova del fatto che il peculato per distrazione era stata una non troppo nascosta abitudine per i gerarchi del regime fascista. Lì, in quella casa, ricevetti una sera una telefonata dall’Unità con la quale mi avvertivano che a Mosca erano stati improvvisametne liberati i medici ebrei arrestati, nei mesi precedenti la morte di Stalin, sotto l’accusa di aver già ucciso Zdanov e di star preparando l’assassinio dello stesso onnipotente segretario del Pcus. Eravamo in aprile. I medici erano stati arrestati in gennaio. Stalin era morto ai primi di marzo. Era stato, quello dei medici, l’ultimo “”grande complotto”” moscovita. Avevamo riportato nell’Unità le accuse rese note a Mosca, le notizie che di là venivano date ufficialmente. Ricordo il titolo di un articolo dell’Unità, in prima pagina, a firma di Paolo Robotti: ‘Assassini in camice bianco’. Era il tono della stampa sovietica che in parte (ma solo in parte) facevamo ancora nostro. Cominciava ad aprirsi qualche crepa tra il linguaggio e le convinzioni”” (pag 12)”,”PCIx-051-FV”
“PAJETTA Giancarlo”,”Il ragazzo rosso.”,”Dono di Mario Caprini Giudizio di Pajetta sulla ficura di Eugenio Reale “”Reale mi fece allora un’impressione molto positiva: un uomo intellettualmente forte, dotato di un sano realismo meridionale che, intaccato dalla sfiducia, doveva tanti anni più tardi sboccare nel cinismo e farne un nemico del Partito, quasi non potesse perdonarsi le illusioni della giovinezza. Pieno di vitalità, possedeva una conoscenza più vasta di ogni altro di ambienti che in altre città quasi non toccavamo ancora. Al tempo stesso era capace di lavorare con gli operai. Da me chiedeva di essere sicuro che il Partito che rappresentavo, e al quale si era avvicinato (dopo una conoscenza, per quello che mi ricordo non molto approfondita, e senza vincoli organizzativi, con Amendola e con gli altri) fosse proprio il Partito di Stalin, il Partito della Russia sovietica. Voleva la garanzia che noi non avessimo niente a che fare con quel Trockij, del quale non so quanto conoscesse, ma che non gli andava proprio a genio. Trovai la cosa interessante e gli diedi le garanzie dovute; ritenni che in quella sua domanda ci fosse anche una garanzia per noi. ll fatto che poi egli se ne andasse, che – per dirla alla napoletana – si comportasse come uno «scostumato» scrivendo cose indegne contro il Partito, che finisse in modo anche umanamente miserevole, non toglie che Eugenio Reale fu, allora e per molti anni, un compagno serio, un organizzatore, un uomo capace di far politica. Allora i tempi stringevano e anche Reale, per fretta nostra e sua, passò presto per il carcere che sopportò con animo sereno e forse con meno impazienza e meno illusioni di quelle che dimostrò dopo la Liberazione”” (pag 122-123) (inserire in sito isc)”,”PCIx-510″
“PAKENHAM Thomas”,”The Year of Liberty. The Great Irish Rebellion of 1798.”,”Nel maggio 1798 centinaia di migliaia di contadini insorsero contro il governo britannico in Irlanda. La rivolta fece 30 mila vittime.”,”IRLx-004″
“PAKENHAM Thomas”,”The Boer War.”,”T. Pakenham è nato nel 1933 e ha studiato ad Oxford. Negli ultimi anni ha vissuto in Irlanda. Ha condotto ricerche sulla guerra boera passando molti mesi in Sudafrica consultando fonti originali olandesi e Afrikans. ‘Durante la guerra anglo-boera (1899-1902), gli Boeri (i coloni di origine olandese e afrikaans) erano guidati da un gruppo di leader militari abili e determinati. Alcuni dei comandanti chiave dell’esercito boero durante quella guerra furono: Louis Botha Louis Botha: Botha fu uno dei principali leader boeri. Era un abile stratega e avrebbe poi servito come primo primo ministro del Sudafrica dopo l’indipendenza. Christiaan de Wet Christiaan de Wet: De Wet era noto per le sue tattiche di guerriglia e la sua abilità nel condurre operazioni mobili contro le forze britanniche. Early life of Jan Smuts Jan Smuts: Smuts era un altro leader militare di spicco. Aveva una vasta conoscenza delle tattiche di guerra e avrebbe avuto un ruolo significativo nella politica sudafricana successiva. Koos de la Rey Koos de la Rey: De la Rey era un comandante rispettato e valoroso. Ha guidato le forze boere in diverse battaglie cruciali. Questi leader hanno contribuito a rendere gli Boeri una forza formidabile, nonostante fossero numericamente inferiori alle forze britanniche. La loro abilità e determinazione hanno giocato un ruolo importante nella storia della guerra anglo-boera’ (f. copil.) BOTHA DE-WET DE-LA-REY”,”QMIx-010-FSD”
“PAL Gour BROUÉ Pierre STANLEY Sherman TROTSKY Léon RUPSINGH MORERJI Suren TIKAL K. MAHADEVAN H.”,”Communisme, trotskysme en Inde. Questions sur l’histoire du Mouvement trotskyste en Inde (Pal); Le Martyrologe du revolutionary Communist Party (Pal); Notes sur l’histoire des oppositions et du mouvement trotskystes en Inde dans la première moitié du XXe siècle (Broué); Rapport sur l’Inde (12 mars 1939) (Stanley); Lettre ouverte aux travailleurs de l’Inde (25 juillet 1939) (Trotsky); Les Classes en Inde et leurs rôle politique (fin 1941); Manifeste aux Ouvriers et Paysans de l’Inde (26 septembre 1942) (IV Int.); Le Combat d’août 1942 (Rupsing); Le «Programme constructif»: stratégie de sabotage (1945) (Morerji); Le Plan Wavell et le Congrés (2 juillet 1945); Rapport sur les fusillades policières de Calcutta (13 février 1946); Le Mahatma Gandhi, père du capitalisme indien (mars 1948) (Mahadevan).”,”Contiene due pagine di profilo biografico di Alfonso Leonetti per la commemorazione della sua morte (1895-1984) (pag 122-124). Viene riportato il Testamento di Leonetti”,”TROS-356″
“PALA Antonio”,”Anna Kuliscioff.”,”””Arengo di tutte le discussioni, polemiche e risoluzioni, è la rivista ‘Critica sociale’, fondata da Filippo Turati, che Anna ama non meno del suo fondatore. In essa profonde i tesori dei suoi studi, della sua esperienza, della sua equilibrata ponderatezza unita all’ ardore battagliero. Gli articoli sono firmati ‘Noi’, oppure ‘t.k’ (Turati-Kuliscioff), ma sono sempre ispirati da lei””. (pag 88)”,”MITS-199″
“PALA Gianfranco”,”‘Delle fasi dell’imperialismo. Cent’anni del loro divenire nel XX secolo’ – ‘Glosse su “”Imperialismo””. Note a margine per ‘transnazionalità’ e ‘neocorporativismo’.”,”Su Bucharin, su Lenin, Hobson, il parassitismo (rentiers) e sul serbatoio della Cina, su Grossmann…”,”TEOC-782″
“PALA Gianfranco”,”Glosse su “”imperialismo””. Note a margine per ‘transnazionalità’ e ‘neocorporativismo’.”,”Una serie di note a margine alla maniera della ‘Logica di Hegel’ per evocare le ricerche connesse al concetto e al termine ‘imperialismo’”,”TEOC-010-FGB”
“PALA Gianfranco”,”Il lavoro e le sue forme economiche. Prodotto, merce e valore; denaro, capitale e prezzo. Materiali per lo studio della teoria del valore e dei prezzi.”,”Gianfranco Pala (Roma, 1940), insegna Economia politica e Economia matematica all’Università di Roma.”,”ECOT-225-FL”
“PALA Lucio”,”I cattolici francesi e la guerra di Spagna.”,” La dura protesta di Victor Serge contro le calunnie apparse sulla rivista ‘Esprit’ riguardo ai fatti di Barcellona del maggio 1937 “”Assai più duro era il giudizio di Hambresin sui trotzkisti: non soltanto veniva loro attribuita la totale responsabilità del putch di Barcellona del maggio 1937, in cui gli anarchici sarebbero stati sfruttati come massa di manovra, ma il POUM, era accusato non già ipoteticamente, ma sulla base di documentazione precise, di essere un’organizzazione al servizio di Franco (113). Essendo queste affermazioni di Hambresin coincidenti con la versione ufficiale fornita dal Partito comunista spagnolo sui fatti di Barcellona, il collaboratore belga di «Esprit», quasi a prevenire le inevitabili obiezioni, si affrettava a precisare che queste pesanti accuse non erano affatto monopolio esclusivo dei comunisti, ma erano riconosciute valide da tutti nella Spagna repubblicana”” (114). (…) Il giudizio di Hambresin sugli anarchici e sui trotskisti, assai più severo di quello espresso precedentemente da Bergamin, che aveva provocato la protesta di Victor Serge (115), vedeva insorgere nuovamente il Serge, al quale si aggiungeva Simone Weil: il 1° aprile 1938 «Esprit» dava notizia di due lettere pervenute alla redazione della rivista e ne pubblicava i passi più salienti. Victor Serge contestava la tesi di Hambresin (116) e sosteneva che le accuse al POUM erano la conseguenza di una campagna denigratoria architettata da Mosca che aveva come scopo finale la liquidazione fisica dei trotzkisti e successivamente degli anarchici (117)”” [Lucio Pala, ‘I cattolici francesi e la guerra di Spagna’, Argalìa editore, Urbino, 1974]”,”MSPG-002-FMB”
“PALA Lucio”,”Un lettore giacobino di Rousseau: Saint-Just.”,”Lucio Pala insegna Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Urbino. Abita a Urbino e Roma. Nel 1852 Saint-Beuve definiva l’odiato capo montagnardo un «écolier de Rousseau» (pag 5-6)”,”FRAR-010-FMB”
“PALADINI Aldo”,”L’ingiustizia in aula. Indagine sullo stato dei rapporti tra i cittadini e il terzo potere.”,”PALADINI Aldo”,”DIRx-022″
“PALAU Mercedes, coordinamento generale Blanca SAIZ Aranzazu ZABALA”,”La spedizione Malaspina in America e Oceania, 1789-1794.”,”Il viaggio di Alessandro Malaspina chiude, alla fine del secolo XVIII, l’era delle grandi spedizioni transoceaniche. Passerà inosservato senza lasciare traccia nella stora, anche se per organizzazione, durata, e risultati concreti non fu da meno dei precedenti. Fu lo stesso governo spagnolo a far di tutto pe lasciar cadere nell’oblio le tracce di quella magnifica esperienza, qaundo apparì chiaro che le conclusioni a cui era giunto il Malaspina nelle sue riflessioni politiche rappresentavano una minaccia per l’ordine costituito. (…) Certo è molto significativo il fatto che quando Alessandro von Humboldt venne casualmente a conoscenza, durante il suo celebre ‘Viaggio equinoziale’ (1799-1804), di alcuni rilevamenti eseguiti dalla Spedizione Malaspina, si meravigliò che non fossero stati divulgati in Europa, come a suo parere avrebbero meritato. Erano passati solo pochi anni dalla conclusione del viaggio e Alessandro Malaspina si trovava ancora rinchiuso in prigione, senza comprendere bene lui stesso il perché dell’improvvisa condanna che l’aveva colpito. (pag 20-21) Alessandro Malaspina (Mulazzo, 5 novembre 1754 – Pontremoli, 9 aprile 1810 è stato un esploratore e navigatore italiano al servizio della Spagna, dove è più noto come Alejandro Malaspina. La situazione politica in Europa al rientro della spedizione era profondamente mutata. Nel corso dei cinque anni precedenti il trono spagnolo era passato nelle mani del debole Carlo IV e la politica era affidata al giovane Manuel Godoy, primo ministro ambizioso e spregiudicato, nonché favorito del re e della potente regina Maria Luisa. L’amministrazione dello stato era appesantita da personalismi, corruzione e dalla ripulsa verso qualsiasi genere di riforma, invariabilmente avvertita in chiave antimonarchica. Oltre i Pirenei, infatti, la Rivoluzione francese aveva spazzato via il ramo principale dei Borbone; la Spagna aveva aderito alla Prima coalizione e i due stati erano entrati in guerra nel 1793. Malaspina appariva profondamente turbato dalla situazione in cui aveva ritrovato la Spagna e in particolare la corte di Madrid, dove era stato chiamato nel novembre 1794 a presentare i risultati della spedizione e dove aveva cominciato ad affrontare il gravoso compito di riordinare tutti i materiali raccolti per la pubblicazione. Nel settembre 1795 inviò i suoi scritti al governo spagnolo, ma quest’ultimo giudicò la loro pubblicazione inopportuna nella situazione politica allora esistente. Disincantato, Malaspina condusse sulla stampa madrilena una polemica filosofico-letteraria sul significato della bellezza in natura[8], e allo stesso tempo prese parte a una cospirazione segreta per rovesciare il primo ministro Manuel Godoy[9]. Il paese gli appariva in chiaro declino, la sua potenza offuscata da debolezze, intrighi e giochi di potere; la corruzione dei costumi e il disinteresse verso il bene dello Stato e del popolo erano evidenti, il dissesto dell’erario sempre più profondo; la guerra si prospettava moralmente nefasta e militarmente rischiosa, visto il misero stato delle truppe. (wikp)”,”ASGx-067″
“PALAZZI F. SPAVENTA FILIPPI S.”,”Il libro dei mille savi. Massime, pensieri, aforismi, paradossi di tutti i tempi accompagnati dal testo originale e dalla citazione delle fonti.”,”‘Diplomazia: la via più lunga tra due punti ‘, A. Decourcelle (pag 215) “”Armatevi prima di fatti, e poi sfigurateli a piacere”” Mark Twain (pag 217) Rapidità. “”Spesso un’ impresa che sarebbe sicura se fatta in fretta, diventa temeraria nell’ indugio”” Tito Livio, Storia (pag 364) Osservazione della realtà. “”Vi fu sempre più nel mondo di quanto gli uomini potessero vedere, per quanto andassero lenti; non lo vedranno meglio andando veloci””. Ruskin, Modern Painters (pag 364)”,”REFx-086″
“PALAZZOLO Claudio”,”Tra Inghilterra e Italia. Incroci di storia del pensiero politico contemporaneo.”,”PALAZZOLO Claudio è professore ordinario di storia delle dottrine politiche nella Facoltà di scienze politiche di Pisa. Ha scrittto: ‘Introduzione al pensiero politico di Coleridge’ (1988) e ‘Dal fabianesimo al neofabianesimo. Itinerario di storia della cultura socialista britannica’ (1999) e più recentemente ‘Riforma e genesi del capitalismo’ (2004). “”Nel caso di Engels, l’occasione del confronto è, proprio negli anni del soggiorno inglese, la pubblicazione di ‘Past and Present’ (1843), e, al suo seguito, solo al suo seguito, la rilettura del più noto saggio carlyliano sul cartismo, destinato a divenire fonte primaria di analisi e di testimonianza nell’indagine sulla condizione operaia. Sono numerose le tracce della presenza di Carlyle nell’opera del giovane Engels, tracce spesso di facile identificazione anche là dove a Carlyle non si fa cenno, ma di Carlyle vengono “”rubati”” argomenti ed immagini utili a interpretare la parte di una critica umanistica alle ragioni e alle categorie stesse dell’economia politica: proprio Carlyle, la sua applicazione del mito di Mida all’Inghilterra, a esempio, dietro la polemica engelsiana contro l’espressione “”ricchezza nazionale”” celebrata dagli economisti liberali. “”La “”ricchezza nazionale”” degli inglesi è molto grande, eppure essi sono il più povero dei popoli sotto il sole”” (F. Engels, Lineamenti di una critica dell’ecoomia politica, p. 458). Per la stessa via ma ben oltre quelle tracce, si dipana il percorso della lunga nota critica che Engels dedica all’analisi specifica di ‘Past and Present’; più che le citazioni e le comparazioni, peraltro degno qui di memoria l”incipit’ del saggio engelsiano. “”Di tutti i grossi libri e gli opuscoli sottili che l’anno scorso sono apparsi in Inghilterra per allietare o per edificare il “”mondo colto””, l’opera sopra menzionata è l’unica che meriti di essere letta”” (F. Engels, La situazione dell’Inghilterra. “”Past and Present”” by Thomas Carlyle, London, 1843, cit p. 482). Ed è degna la memoria di questo ‘incipit’, nella misura in cui proprio il confronto con il “”mondo colto”” dell’isola è conferma della logica che ispira la riflessione di Engels, proprio esso a fare la differenza, tanto in positivo quanto in negativo, del giudizio su Carlyle. In positivo, perché Carlyle è il solo che si elevi al di sopra di quel mondo, della sua ipocrisia e delle sue menzogne, il solo capace di rappresentare “”relazioni umane”” e sviluppare “”una traccia di concezione umana””, insomma “”il solo della classe “”rispettabile””, [che] ha tenuto gli occhi aperti almeno sui fatti, ha compreso correttamente almeno l’immediato presente, e questo per un inglese “”colto”” è davvero straordinario”” (ibid.). In negativo, perché dal contesto di cultura di quel “”mondo colto”” nemmeno Carlyle ha potuto emanciparsi del tutto, proprio questo residuo vincolo culturale che impedisce alla pur lucida critica carlyliana dell’individualismo, del commercialismo, del mammonismo e d un’altra infinità di cattivi “”ismi”” di approdare alla teoria della democrazia e del socialismo, invece di vagheggiare un futuro costruito a misura del passato, di nuovi eroi capaci di restituire agli uomini l’anima, e con essa il culto dei valori, che gli uomini, la moltitudine avrebbero perso. “”Se egli avesse compreso in tutta la sua infinità l’uomo in quanto uomo, non gli sarebbe mai venuto in mente di dividere l’umanità ancora una volta in due gruppi: pecore e montoni, governanti e governati, aristocratici e canaglia, signori e balordi; non avrebbe visto la giusta destinazione sociale del talento nel governo coercitivo, ma nell’arte di stimolare e precorrere”” (F. Engels, La situazione dell’Inghilterra. “”Past and Present”” by Thomas Carlyle, London, 1843)”” [Claudio Palazzolo, Tra Inghilterra e Italia. Incroci di storia del pensiero politico contemporaneo, 2009]”,”MUKx-169″
“PALAZZOLO Claudio”,”Idealismo e liberalismo. La filosofia pratica di Th. Hill Green.”,”‘Thomas Hill Green è stato un filosofo britannico del XIX secolo, noto per il suo contributo all’idealismo inglese e alla filosofia morale 2. La sua filosofia pratica si concentra sull’etica e sulla teoria politica, opponendosi al naturalismo e all’edonismo, che riducono l’agire umano al semplice meccanismo delle passioni. Green sosteneva che il progresso umano fosse guidato da una coscienza assoluta, un principio universale che garantisce la continuità e il miglioramento della società. In ambito politico, criticava il contrattualismo e il liberalismo economico, proponendo invece una teoria dello Stato basata sul bene comune. Le sue idee hanno influenzato il socialismo inglese e il pensiero liberale riformista.’ (f. copil.)”,”FILx-023-FMB”
“PALENI Bruno”,”Italie 1919-1920. Les deux années rouges. Fascisme ou révolution?”,”PALENI Bruno”,”MITT-323″
“PALEOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar durante la Grande Guerra. I.”,”‘Proeterit huius mundi figura’ ‘La figura di questo mondo passa.’ (San Paolo, Cor. I) PALEOLOGUE Maurizio, ambasciatore di Francia Giovedì, 20 agosto 1914. “”Sasonoff viene a far colazione da me, en tête-à-tête! Ci mettiamo a ragionare accademicamente sui risultati che dovremo cercare di ottenere al momento della pace e che otterremo soltanto per virtù delle armi. Non crediamo assolutamente, infatti, che la Germania voglia piegarsi alle nostre esigenze finché non sarà posta fuori di combattimento. La guerra attuale non è di quelle che terminano con un trattato politico dopo una battaglia di Solferino o di Sadowa: è una guerra a morte nella quale ciascun gruppo di belligeranti giuoca la propria esistenza nazionale. – La mia formula – dice Sasonoff – è semplice. Noi dobbiamo distruggere l’ imperialismo germanico. Non riusciremo a questo se non per mezzo di una serie di vittorie militari, e quindi abbiamo davanti a noi una guerra lunga e molto dura. L’ Imperatore non si fa alcuna illusione a questo proposito… Ma affinchè il Kaisertum non risorga dalle sue rovine, perché gli Hohenzollern non possano mai più avere delle pretese alla monarchia universale, saranno assolutamente necessari dei grandi cambiamenti politici. Oltre la restituzione dell’ Alsazia-Lorena alla Francia, bisognerà ricostituire la Polonia, i ngrandire il Belgio, ricostituire l’ Hannover, rendere lo Sleswig alla Danimarca, far libera la Boemia, dividere tra la Francia, l’ Inghilterra e il Belgio tutte le colonie tedesche, eccetera. – E’ un programma gigantesco. Ma credo, come voi, che i nostri sforzi dovranno essere spinti fino a tanto, se vogliamo fare opera duratura. Poi calcoliamo le forze rispettive dei belligeranti, le loro riserve d’uomini, le loro risorse finanziarie, industriali, agricole, ecc.; esaminiamo quindi le probabilità favorevoli che possono derivarci dai dissensi interni dell’ Austria e dell’ Ungheria; ciò che mi fa dire: – C’è am che un altro fattore che non può essere trascurato, e cioè che l’ opinione delle masse popolari in Germania. Ha molta importanza per noi sapere bene che cosa avviene in quel paese. Dovreste organizzare un servizio d’ informazioni nei grandi focolai del socialismo più vicini al vostro territorio: Berlino, Dresda, Lipsia, Chemnitz, Breslavia… – E’ molto difficile… – Sì, ma è una cosa indispensabile. Pensate che dopo una disfatta delle loro truppe, saranno senza dubbio i socialisti germanici quelli che obbligheranno la casta dei gentiluomini di campagna a far la pace. E se possiamo contribuirci anche noi,… – Sasonoff ha un sussulto; con voce tronca e secca mi dice: – NO, questo no, mai! la rivoluzione non sarà mai uno dei nostri mezzi! – Siate sicuro però che i nostri nemici non hanno questi scrupoli! … (…)””. (pag 84-85)”,”RUSx-113″
“PALEOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar durante la Grande Guerra. II.”,”PALEOLOGUE Maurizio, ambasciatore di Francia Il lavoro procede lento alla Conferenza: “”We are wasting time”” (pag 302 e oltre) Fraternizzazioni esercito con insorti (pag 340 e seguito) Carattere Lenin pag 401 “”Per ciò che si riferisce alla Russia – dico io – il tempo non lavora più in nostro favore. Non c’è più interessamento per la guerra. Tutte le molle del governo, tutti gl’ ingranaggi dell’ amministrazione vanno guastandosi uno dopo l’ altro. Le menti più elette sono convinte che la Russia corre alla rovina. E’ necessario che facciamo presto.”” (pag 303, Lunedi 29 gennaio 1917) Rivoluzione russa. “”I capi dei partiti liberali e perfino quelli del partito operaio son o vivamente sorpresi della defezione così rapida e così completa dell’ esercito. Questo fatto pone davanti ai deputati moderati che tentano di dirigere il movimento popolare (Rodzianko, Miliukoff, Scingarieff, Maklakoff, ecc.) il problema di sapere se il regime dinastico possa essere ancora salvato. Problema grave, perché l’ idea repubblicana, che gode il favore degli ambienti operai di Mosca e Pietrogrado, è estranea alla mentalità generale del paese nè è possibile prevedere come si regoleranno le truppe che sono alla fronte quando sapranno ciò che è avvenuto alla capitale””. (pag 344) Saccheggio da parte degli insorti del palazzo della ballerina Kscescinskaia. I simboli dei privilegi del regime. “”Una rivoluzione è sempre, più o meno, una somma e una sanzione””. (pag 349) Messaggio del Presidente Wilson al Congresso sull’ entrata in guerra degli Stati Uniti contro il “”nemico naturale della pace e della libertà”” (7 aprile 1917) (pag 402) Note biografiche e giudizi su Lenin. “”(…) Lenin mette a servizio dei suoi sogni messianici una volontà audace e fredda, una logica stringente, una straordinaria potenza di proselitismo e di comando””. (pag 416) “”Secondo il concetto che me ne son fatto io, c’è in lui qualche cosa del Savonarola e del Marat, del Blanqui e del Bakunin.”” (pag 416)”,”RUSx-114″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Talleyrand Metternich Chateaubriand.”,”PALEOLOGUE Maurice era membro dell’ Academie Francaise. Mutamento del quadro politico europeo. Metternich. “”Durante questa missione di fiducia presso la giovane imperatrice, Metternich trae ancora qualche osservazione preziosa. Vede il popolo francese sazio di gloria, che non desiderava altro che riposo e pace; vede anche i marescialli e i grandi dignitari affaticati da perpetue avventure, in ansia per l’ avvenire, che avevano ridotto ormai ogni loro ambizione a godere delle ricchezze acquisite; infine, messo sull’ avviso da Talleyrand, nota i primi sintomi dell’ antagonismo che andrà ben presto a porre uno contro l’ altro i due alleati di Tilsitt, e annuncia al suo superiore che “”la guerra scoppierà nel nord, all’ inizio dell’ anno 1812″”. La ritirata di Mosca e il disastro della Berezina sorprendono Metternich, che non si aspettava che “”la logica invincibile dei fatti”” prendesse una velocità così rapida: egli si aspettava una permanenza invernale della Grande Armée in Russia e una seconda campagna, decisiva questa sì, nella primavera del 1813. Ma ci si riprende sempre da una sorpresa felice. Realizzando con un colpo d’ occhio la situazione completamente nuova, il ministro di Francesco I comprende che l’ ora è infine venuta per l’ Austria di rialzare la testa, di strappare l’ Europa alla supremazia francese e di imporsi a Napoleone come l’ arbitro della pace generale””. (pag 74-74)”,”RAIx-202″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Un grand tournant de la politique mondiale, 1904-1906.”,”Per la prima volta nella loro storia gli Stati Uniti sembrano interessarsi agli affari d’ Europa. “”Il presidente Roosevelt, che decisamente si erige ad arbitro mondiale, offre alla Russia e al Giappone i suoi buoni uffici per mettere fine alle ostilità. A San Pietroburgo, come a Tokyo, i suoi consigli, formulati con una rudezza tutta americana, hanno prodotto un’ impressione così forte che i due governi hanno accetato di nominare dei plenipotenziari per esaminare le basi possibili per una pace.”” (pag 369) “”Parole fatidiche di Delcassé: “”Più che mai, credo che la politica del Kaiser ci porti ad una guerra europea””””. (pag 384)”,”RAIx-213″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Cavour. Un grand réaliste.”,”PALEOLOGUE Maurice ambasciatore di Francia Comprensione dei grandi problemi economici. La questione delle ferrovie conduce Cavour all’ idea dell’ unità italiana. “”E’ solo nel mese di novembre 1845 che un sindacato di finanzieri è autorizzato a costruire, tra Genova e Torino, la prima strada ferrata che solcherà il territorio piemontese. Cavour manifesta naturalmente il più vivo interesse; è quindi uno dei principali azionisti della società. Ma soprattutto la sua immaginazione luminosa scopre, nell’ opera che sta sbocciando, un’ infinità di conseguenze lontane e trascendenti. Superando lo sguardo le strette frontiere del regno cisalpino, concepisce una vasta rete ferroviaria che si sarebbe ramificata a poco a poco fino all’ estremo limite della Penisola, da qui la necessità di subordinare la struttura e il tracciato di ciascuna linea a un piano generale, in vista di collegamenti ulteriori. Questo non è ancora sufficiente: occorre preparare l’ Italia futura una partecipazione attiva nel traffico europeo; occorre dunque prevedere, da adesso, l’ attraversamento delle Alpi in più punti e, d’ urgenza, un tunnel sotto il Moncenisio.”” (pag 47) “”L’ idea dell’ indipendenza italiana si è a poco a poco cristalizzata in lui. Certo, non l’ aveva inventata; essa non gli apparteneva in esclusiva. Molti suoi compatrioti, tra cui D’Azeglio, Gioberti, Balbo e Mazzini, la professavano da lungo tempo; ma nessuno di loro la concepiva ancora in una forma così netta, così obiettiva, con una intuizione tanto chiara delle contingenze future e delle necessità pratiche””. (pag 49) Nella gerarchia superiore degli uomini di Stato. “”(…) l’ audacia e la prudenza, la flessibilità e la tenacia, l’ energia impetuosa e la grazia persuasiva, il calcolo metodico e l’ anticipazione divinatrice, l’ intelligenza acuta e il soffio potente, l’ immaginazione più viva e la ragione più fredda, una eguale attitudine a comprendere le idee generali e i fatti positivi, gli ineressi materiali e le passioni pubbliche.”” (pag 318)”,”ITAB-220″
“PALEOLOGUE Maurice”,”La Russie des Tsars pendant la grande guerre. I. 20 Juillet-2 Juin 1915.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francaise, Ambasciatore di Francia ‘L’anarchico Lenin’. “”Uno dei miei informatori, B…, che ha delle entrature negli ambienti avanzati, mi relazione che si discute attualmente, con molta animazione, una tesi strana, il cui autore è l’ anarchico Lenin, rifugiato in Svizzera. Discepolo fervente di Karl Marx, capo dei “”socialdemocratici massimalisti””, Lenin proclama che la disfatta militare della Russia è il preludio necessario della rivoluzione russa e la condizione stessa del suo successo. Esorta dunque il proletariato russo a facilitare, con tutti i mezzi, la vittoria dei tedeschi. B. mi dice che questa dottrina assurda non incontra alcun favore tra gli operai, salvo tra i forsennati dell’ anarchismo; che essa è violentemente combattuta dai “”socialisti rivoluzionari”” del tipo di Skobélew e Kérensky; che, nell’ insieme, lo spirito delle masse è soddisfacente.”” Sabato 17 ottobre 1914. (pag 174) Il soldato russo (da pag 221)”,”RUSx-124″
“PALEOLOGUE Maurice”,”La Russie des Tsars pendant la grande guerre. II. 3 Juin 1915 – 8 Août 1916.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francaise, Ambasciatore di Francia “”Uno dei caratteri morali, che osservo correntemente tra i Russi, è la loro prontezza alla rassegnazione, la loro docilità ad inchinarsi davanti alla sfortuna.”” (pag 112) Colloquio con Putilov. Carattere dei russi. “”Il grande metallurgico e finanziere, Putilov, con cui parlo di queste questioni mi dice: – Ma allora, la guerra può durare ancora degli anni? – Ahimé! si. – E credete alla nostra vittoria? – Vi credo assolutamente. Dopo una lunga riflessione, in cui i suoi occhi taglienti brillano di uno strano splendore, riprende con tristezza: – Tutti i vostri ragionamenti, signor ambasciatore si riassumono nell’ idea che il tempo lavori a nostro favore… Ebbene! Non contateci troppo, almeno per la Russia. Conosco i miei compatrioti: si stancano velocemente; questa guerra li esaspera, non sopporteranno per molto tempo. – Voi non sperate che noi si riveda il miracolo del 1812? – Ma la campagna del 1812 è stata molto corta. Sei mesi al più!… Per quanto mi ricordi, il 25 giugno i francesi passarono il Niemen. Il 25 novembre, ripassarono la Berezina, e, qualche settimana dopo, erano tutti fuori dalla Russia. Nel proseguo della guerra, non abbiamo dovuto far altro che raccogliere i frutti della nostra vittoria. E’ facile essere perseveranti quando si è vittoriosi. Se, oggi, le nostre truppe si battessero sull’ Elba o anche sull’ Oder, invece di resistere, con grande pena, sulla Dvina o sullo Styr ammetterei senza inquietudine che la guerra possa durare anni ancora!…”” (26.11.1915) (pag 108-109)”,”RUSx-125″
“PALEOLOGUE Maurice”,”La Russie des Tsars pendant la grande guerre. III. 19 Août – 17 Mai 1917.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francaise, Ambasciatore di Francia Sulle origini guerra russo giapponese (da pag 199) Paradossi carattere russo: sottomissione e rivolta (da pag 199) Rivoluzione di febbraio 1917: l’ esercito fraternizza con gli insorti, debolezza del governo provvisorio nei confronti dei Soviet (da pag 219) Stati Uniti dichiarazione guerra a Germania (da pag 290) Arrivo Lenin a Pietrogrado, prestigio crescente di Lenin (da pag 290) “”L’ autorità di Lenin sembra al contrario essersi molto accresciuta in questi ultimi giorni””. (pag 307) “”Il personaggio è tanto più pericoloso perché si dice che sia casto, sobrio, ascetico. Come me lo rappresento, c’è in lui del Savonarola e del Marat, del Blanqui e del Bakunin.”” (pag 308) Lenin. “”Le personnage est d’autant plus dangereux qu’on le dit chaste, sobre, ascétique. Tel que je me le représente, il y a en lui du Savonarole et du Marat, du Blanqui et du Bakounine””. (pag 308)”,”RUSx-126″
“PALEOLOGUE Maurizio”,”Alessandro I. Il romantico antagonista di Napoleone, 1800-1825.”,”””Il 5 luglio, l’esercito austriaco è disfatto a Wagram. Brillante vittoria per Napoleone, ma che gli costa perdite enormi e lascia l’Austria ancora temibile. Nel 1805 Francesco I aveva dovuto firmare la pace ventiquattro giorni dopo Austerlitz. Nel 1809, non acconsentirà a firmare che cento giorni dopo Wagram. Agli occhi di tutta l’Europa, il trattato di Vienna, firmato il 14 ottobre, appare come uno scacco per la supremazia francese. Non ostante i sacrifici territoriali che gli sono stati imposti in Galizia, nella regione di Salisburgo e nelle provincie illiriche, la monarchia degli Absburgo ha ormai il senso che l’impero napoleonico, per la diffusione smodata della sua grandezza, non posso più esistere e debba, da un giorno all’altro, crollare “”in un’improvvisa rovina””. Per prezzo della sua cooperazione fittizia, la Russia s’è vista attribuire da questo trattato una mancia modica, vale a dire 400.000 anime, “”esattamento quello che l’imperatrice Caterina dava a ciascuno dei soi favoriti come premio di consolazione quando ne prendeva un altro””. A Pietroburgo si pensa soprattutto che questa guerra ha messo principalmente in evidenza la fragilità dell’edificio napoleonico. E Giuseppe de Maistre s’ispira all’opinione generale quando scrive: “”Tutto calcolato, l’Austria è in piedi, la Russia è in piedi, l’Inghilterra è in piedi, la Spagna non è conquistata…””””. (pag 141)”,”BIOx-125″
“PALEOLOGUE Maurice”,”Les précurseurs de Lénine.”,”PALEOLOGUE Maurice dell’ Académie Francais, ambassadeur de France “”Usque adéo res humanas vis abdita quoedam Obterit!.. “” (Tant il est vrai qu’une certaine force occulte broie les destinées humaines!…) (in apertura)”,”RIRx-149″
“PALÉOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar. Durante la Grande Guerra. Vol. I.”,”PALÉOLOGUE Maurizio Ambasciatore di Francia”,”RUSx-003-FV\”
“PALÉOLOGUE Maurizio”,”La Russia degli Zar. Durante la Grande Guerra. Vol. II.”,”PALÉOLOGUE Maurizio Ambasciatore di Francia”,”RUSx-004-FV”
“PALEOLOGUE Maurice”,”Talleyrand Metternich Chateaubriand.”,”PALEOLOGUE Maurice Paleologue, già membro dell’ Academie Francaise. “”Au lendemain d’Austerlitz, Talleyrand a le courage de reprendre son thème: «Il nous serait facile de détruire la monarchie des Habsbourg; fortifions-la, au contraire, et même, sous le couvert d’une alliance, faisons-lui une large place dans le système français: ‘car l’Autriche est indispensable au salut futur des nations civilisées’». Mais Napoléon reste sourd à ce judicieux conseil, qui semble résumer plusieurs siècles d’expérience diplomatique. Et le traité de Presbourg, comme ceux de Lunéville et d’Amiens, n’est manifestement qu’un armistice. Après Tilsitt, Talleyrand ne conserve plus d’illusion sur la stabilité de l’édifice impérial. C’est la funèbre bataille d’Eylau qui a éveillé ses premières inquiétudes. Ce jour-là, il a eu comme la prévision de 1812; toutes les conséquences possibles d’un désastre lui sont apparues, et il s’est demandé: «Si l’Empereur avait été tué, qu’aurions-nous fait? … Que ferions-nous, s’il était tué demain?». D’ailleurs, il n’approuve plus rien de la politique napoléonienne. Tout son tempérament classique, toute sa raison claire et positive répugnent à la conception hyperbolique du césarisme carlovingien. La deuxième phase de sa carrière napoléonienne, la phase de trahison, va commencer”” (pag 14-15) [All’indomani di Austerlitz, Talleyrand ebbe il coraggio di riprendere il suo argomento: “”Sarebbe facile per noi distruggere la monarchia asburgica; fortifichiamola, al contrario, e inoltre, sotto la copertura di un’alleanza, diamole un grande spazio all’interno del sistema francese: ‘perché l’Austria è indispensabile per la salvezza futura delle nazioni civili'””. Ma Napoleone restò sordo a questo consiglio giudizioso, che sembrava riassumere vari secoli di esperienza diplomatica. E il trattato di Pressburg, come quelli di Luneville e di Amiens, furono chiaramente solo un armistizio. Dopo Tilsitt, Talleyrand non ebbe più illusioni sulla stabilità dell’edificio imperiale. Fu la lugubre battaglia di Eylau a suscitare le sue prime preoccupazioni. Quel giorno egli ebbe come la prefigurazione del 1812; gli apparvero tutte le possibili conseguenze di un disastro e si chiese: “”Se l’Imperatore fosse stato ucciso, cosa avremmo fatto? … cosa faremmo se fosse ucciso domani?””. Inoltre, non approvava più la politica napoleonica. Tutto il suo temperamento classico, tutta la sua ragione chiara e positiva, lo portavano a ripugnare la concezione iperbolica del cesarismo carolingiano. La seconda fase della sua carriera napoleonica, la fase del tradimento, comincerà da qui]”,”RAIx-010-FV”
“PALERMO Francesco WOELK Jens”,”Germania.”,”PALERMO Francesco insegna diritto pubblico comparato nell’ Università di Verona ed è direttore dell’ Istituto per lo Studio del Federalismo e de Regionalismo presso l’ Accademia Europea di Bolzano. WOELK Jens insegna diritto costituzionale comparato nell’ Università di Trento ed è Senior Researcher dell’ Istituto per lo Studio del Federalismo (idem come sopra). “”Non esiste, dunque, alcun filo diretto tra Federazione e comuni. Quanto all’organizzazione territoriale, vi è una sorta di simmetria nel quadro di un sistema di governo a tre livelli: la Federazione è competente per la modifica territoriale dei ‘Länder’ al pari di quanto i ‘Länder’ lo sono nei confronti delle modifiche territoriali riguardanti comuni ed enti locali intermedi. Inoltre, sia i poteri federali nei confronti del ‘Länder’, si quelli regionali nei confronti di comuni e altri enti locali sottostanno a una serie di limitazioni che, di fatto, impediscono modifiche unilaterali e autoritative da parte del livello maggiore nei confronti degli enti minori. La competenza esclusiva dei ‘Länder’ nei confronti dei comuni significa, anche, che non sono possibili interventi sostitutivi diretti della Federazione qualora un comune violi le competenze federali o ne ostacoli l’esercizio, ma in questi casi il rispetto della legge deve essere assicurato dal ‘Land’ competente, se necessario in attuazione del già menzionato principio della lealtà federale. Vi sono stati, per esempio, diversi casi di comuni che cercavano di ostacolare l’installazione di basi militari sul proprio territorio, senza che il ‘Land’ intervenisse. Il sistema federale, basato sul principio di leale collaborazione, ha consentito alla Federazione di obbligare il ‘Land’ a rimuovere gli ostacoli all’attuazione della decisione federale””. (pag 87)”,”GERx-111″
“PALERMO Carlo”,”Il Papa nel mirino. Gli attentati al pontefice nel nome di Fatima.”,”PALERMO Carlo è un magistrato che ha condotto inchieste importanti negli anni 1980.”,”RELC-277″
“PALERMO Giulio”,”Baroni e portaborse. I rapporti di potere nell’università.”,”PALERMO Giulio ricercatore di economia politica presso l’università di Brescia a seguito di un ricorso al Tar. Si occupa di teoria marxista, di concezioni del potere e di rapporti tra ideologia ed economia. Ha pubblicato: ‘Il mito del mercato globale’ e ‘L’università dei baroni’. “”Più in generale, secondo Marx, lo sfruttamento di una classe su di un’altra non è causato dal particolare prezzo non concorrenziale della forza lavoro, ma dall’esistenza stessa del mercato del lavoro, dal fatto cioè che, nel capitalismo, la forza lavoro sia una merce e, come tale, abbia un prezzo. Come per ogni merce, le variazioni di prezzo modificano il potere di agire di acquirenti e venditori. Ma la vera costrizione del lavoratore sta nel ‘dover’ vendere la forza lavoro ad un determinato prezzo, poco importa se imposto da soggetti dotati di potere di monopolio o se regolato interamente dal meccanismo impersonale della concorrenza. Per questo, Marx critica duramente i teorici, solo apparentemente radicali, che cercano in un particolare prezzo della forza lavoro le cause dei rapporti di dominazione e sfruttamento e che, sul piano politico, rivendicano il diritto del lavoratore ad un prezzo “”equo”” della forza lavoro: questo, replica Marx, equivale a “”richiedere la libertà sulla base di un sistema schiavistico”” (Marx, 1865, cap.7). Anzi, prosegue, il vero problema è proprio che, sotto la spinta della concorrenza, la forza lavoro si scambia effettivamente al suo valore di mercato “”corretto””, quello determinato dal costo della sua riproduzione, che coincide con la sussistenza del lavoratore. Indipendentemente dal volere dei singoli individui, la concorrenza impone al capitalista la ricerca del massimo profitto, come condizione per restare sul mercato, e al lavoratore l’accettazione del minimo salario, come condizione per trovare un impiego. Non si tratta ovviamente di rigidi vincoli che annullano la libertà di scelta individuale (…). Marx analizza lo sviluppo della concorrenza come un processo storico intrinsecamente legato all’estendersi della proprietà privata e all’intensificarsi dei rapporti di mercato. Scrive Engels: “”Abbiamo visto come, finché sussista la proprietà privata, tutto finisca col confluire nella libera concorrenza (…). Poiché la proprietà privata isola ciascuno nella propria bruta singolarità e poiché ciascuno ha tuttavia il medesimo interesse del suo vicino, un proprietario fondiario si oppone all’altro, un capitalista all’altro, un lavoratore all’altro. In questo processo in cui eguali interessi divengono reciprocamente ostili proprio a causa della loro identità giunge a perfezione l’immoralità della presente condizione dell’umanità. Questa perfezione è la concorrenza (Engels, 1844)”” (pag 189-191) [Giulio Palermo, Baroni e portaborse. I rapporti di potere nell’università, 2012]”,”GIOx-079″
“PALERMO Francesco WOELK Jens”,”Germania.”,”Francesco Palermo insegna Diritto pubblico comparato nell’Università di Verona ed è direttore dell’Istituto per lo Studio del Federalismo e del Regionalismo presso l’Accademia Europea di Bolzano. Jens Woelk insegna Diritto costituzionale comparato nell’Università di Trento ed è Senior Researcher dell’Istituto per lo Studio del Federalismo e del Regionalismo presso L’Accademia Europea di Bolzano.”,”GERV-012-FL”
“PALERMO Natalino a cura, VIRGILIO LIVIO CICERONE SALLUSTIO”,”Roma: ideali e lotte politiche. Antologia delle opere di Virgilio – Livio – Cicerone – Sallustio.”,”Per la prima classe del Liceo Classico.”,”STAx-269″
“PALIN CRISANAZ Maria Pia”,”Favola e mito nella poesia di Sergej Esenin.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado.”,”VARx-163-FL”
“PALIOTTI Vittorio”,”Napoli sconosciuta. Fatti, personaggi e luoghi di una città ancora tutta da scoprire.”,”Giornalista, scrittore e commediografo Vittorio PALIOTTI ha pubblicato cinque romanzi. E’ stato inviato dei maggiori quotidiani italini e conduttore di rubriche alla Rai. Scrive per il Mattino. Incontro di Paliotti con Bordiga. “”(Bordiga) cominciò a mettersi in mostra già nel 1911 battendosi contro la guerra di Libia e per il rinnovamento dei vertici del partito. (…) Bordiga fondò, nel 1912, mese di aprile, il circolo Carlo Marx: nasceva, con esso, la sinistra socialista rivoluzionaria, appunto, e contraria alle elezioni. Paragonabile, in un certo senso, a quella sinistra che in Germania si riconosceva in Rosa Luxemburg. “”Senza la battaglia di Mussolini al congresso del PS di Reggio Emilia del 1912, forse il Partito Comunista non sarebbe mai nato: infatti io feci mie le tesi rivoluzionarie di colui che doveva diventare capo del fascismo e le sostenni nelle varie sedi del PS. Perciò Mussolini può essere considerato il vero fondatore del PCI””: furono queste le prime parole che Amadeo Bordiga mi disse, nel settembre 1953 quando, dopo lunghe trattative telefoniche, mi ricevette nel suo studio di corso Garibaldi, Palazzo Salsi, poco discosto dalla stazione della ferrovia circumvesuviana. (…)”” (pag 126)”,”ITAB-189″
“PALITTA Gianni, testi a cura di”,”Storia italiana del Novecento. Il secolo più controverso e significativo ripercorso attraverso gli eventi che hanno caratterizzato la storia d’Italia.”,”Foto 1904: manifestazione operaia a Cerignola (pag 17) Cronologia della Prima guerra mondiale (pag 34-47)”,”STOU-118″
“PALITTA Gianni MELDI Diego”,”Cronologia universale. La storia del mondo dalle origini ai giorni nostri.”,”Gianni Palitta, docente di Lettere, è attivo nel campo della divulgazione e della didattica. Ha partecipato alla redazione di guide storiche e alla stesura di testi per CD-ROM (tra cui Mille anni di storia), pubblicando inoltre un dizionario per bambini (Il mio primo dizionario) e varie monografie. Diego Meldi si interessa di filosofia, storia, linguistica, esoterismo e in particolare del Rinascimento. Ha pubblicato, con vari pseudonimi, numerose opere tra cui I Tarocchi, Conoscere il gatto, Il libro completo del sesso, Dizionario degli errori e dei dubbi grammaticali.Dagli albori della civiltà fino all’era tecnologica, la ‘Cronologia universale’ scandisce le tappe fondamentali della storia e della cultura mondiali. In particolare per ventidue secoli -dal 300 a.C. fino ai giorni nostri – sono riportate anno per anno, senza alcun vuoto temporale, tutte le notizie più importanti sulla evoluzione dell’umanità. Anni 1985-86 a pag 860-861-862″,”STOU-026-FL”
“PALLA Marco”,”Mussolini e il fascismo.”,”Nato a Pietrasanta (Lucca) nel 1949, Marco Palla è docente presso il Dipartimento di storia dell’Università di Trieste. É autore di Firenze nel regime fascista 1929-1934 e di Fascismo e Stato corporativo.”,”ITAF-024-FL”
“PALLA Marco”,”Fascismo e Stato corporativo. Un’inchiesta della diplomazia britannica.”,”Marco Palla (Pietrasanta, 1949) è ricercatore presso il Dipartimento di storia dell’Università di Firenze. Fa parte della direzione di ‘Passato e presente’. Ha al suo attivo numerosi volumi tra cui ‘Storia d’Italia’ (Bompiani, 1989). ‘The Economist’, ndr] derivava, secondo noi, da credo liberoscambista e dalla difesa del patrimonio dottrinario dell’economia classica più che da una consapevole e coerente scelta di battaglia politica, occorre rilevare che un atteggiamento critico fu mantenuto, pur fra oscillazioni e incertezze, non certo a scapito di un’informazione notevole per qualità e quantità. Già prima della frisi economica mondiale, il giudizio sul sistema corporativo («uno dei più notevoli esperimenti politici della storia») si era saldato con una precisa individuazione dei caratteri repressivi della dittatura fascista: “”Il nuovo sistema opera a pieno ritmo. Esso rappresenta l’asservimento finale e completo dell’intera vita lavorativa della nazione italiana e di ogni singolo individuo al controllo dell’organizzazione fascista. I sindacati e le corporazioni sono controllati da fascisti e chiunque sia per qualsiasi ragione ‘persona non grata’ (in italiano nel testo) al fascismo non è solo messo in condizione di non poter ottenere voce in capitolo nel controllo degli affari, ma può essere privato dell’opportunità stessa di guadagnarsi da vivere (…). Ci sono state altre tirannie e altre oligarchie ma nessuna ha mai fortificato i propri sistemi di controllo ad una grado così compiuto e comprensivo di organizzazione moderna””. L’articolo concludeva con un nota di grave perplessità, ricordando che i sentimenti di amicizia per l’Italia e il riconoscimento per l’opera ideale di Mussolini si mescolavano ormai, tra gli inglesi, ad interrogativi inquietanti: “”Nessuno studioso di storia contemporanea, e nessuno che operi per la stabilità e la sicurezza del mondo, può liberare la mente da cattivi presentimenti quando osservi l’evoluzione di un meccanismo che nessuna nazione civile ha fino ad oggi subito”” (15). Le preoccupazione per la soppressione della libertà in Italia – ribadite in occasione delle prime conseguenze della crisi americana, considerate fra l’altro come del tutto sfavorevoli per tentare nuovi esperimenti corporativi (16) – tradivano tuttavia un’intima solidarietà con la classe imprenditoriale italiana e le sue remore ad accogliere una più massiccia pressione interventista dello Stato (17)’ (pag 66-67) [(15) ‘The Corporative State in Italy’, The Economist, 23.6.1928 (…); (16) ‘Industrial Developments in Italy’, ivi, 4.1.1930, sosteneva che “”la situazione economica attuale non è davvero favorevole a nuovi esperimenti. Le ripercussioni della crisi americana sono serie e le condizioni dei mercati del Sud America, del Levante, della Cina e dell’India non sono promettenti. Il numero dei disoccupati alla fine di ottobre, 297.382, non una grossa cifra, è tuttavia più alto di quello della fine di ottobre 1928, che era di 282.379. Sembra che circolino voci di scontento fra le masse lavoratrici””; (17) ‘Economics of Fascism’, ivi, 17.5.1930, osservava con preoccupazione la “”subordinazione dell’individuo al presunto bene della comunità”” e affermava che “”è impossibile non simpatizzare coi datori di lavoro italiani per le loro ansie riguardo al futuro (…)”””,”ITAF-010-FP”
“PALLENBERG Corrado”,”Le finanze del Vaticano.”,”PALLENBERG Corrado nato a Roma nel 1912 da Franz PALLENBERG noto pittore tedesco residente in italia e da madre italiana, si è laureato in legge senza esercitare. Trasferitosi dopo gli studi a Londra è entrato nel giornalismo come corrispondente del Resto del Carlino e del Corriere della Sera. Rientrato in Italia allo scoppio della guerra dopo l’ 8 settembre ha partecipato alla Resistenza nel partito democratico clandestino del lavoro. Ha poi ripreso l’ attività giornalistica come corrispondente da Roma per i ‘Telegraph’ di Londra. Il suo primo libro sulla Chiesa è stato ‘I segreti del Vaticano’ (Palazzi, 1959), poi una biografia di Paolo VI. Germania. “”A parte la tassa “”per la chiesa”” e gli altri tributi menzionati, lo Stato, le Regioni e i Comuni versano altri 250 milioni di marchi l’ anno alle due Chiese per costruzioni, insegnamento, beneficenza, eccetera. Tutto sommato circa il 90% delle entrate delle due Chiese proviene dalle autorità civili, e alla fin fine dai contribuenti. Questo, pensiamo giustifica l’ affermazione da noi fatta all’ inizio del presente capitolo, e cioè che nella Germania Occidentale la Chiesa Cattolica gode di una posizione privilegiata. Il 90% delle sue notevolissime entrate è garantito, esatto, e automaticamente versato alla Chiesa, dalle autorità civili: una felice combinazione che nessun’altra comunità del mondo può vantare. Il Spagna il Governo copre circa il 50% del fabbisogno della Chiesa Cattolica, ma non esiste una tassa “”per la chiesa””, e i contributi sono volontari.”” (pag 195)”,”RELC-220″
“PALLENBERG Corrado”,”Le finanze del Vaticano.”,”Corrado Pallenberg è nato a Roma nel 1912 da Franz Pallenberg pittore tedesco residente in Italia. Si è trasferito per studi a Londra poi è diventato corrispondente del Resto del Carlino e del Corsera. E’ stato corrispondente da Roma per giornali stranieri. Ha scritto pure ‘I segreti del Vaticano’. “”Una volta fu chiesto a Papa Giovanni: “”Santo Padre, quante persone lavorano in Vaticano?”” ed egli rispose senza batter ciglio: “”Circa la metà””. Sebbene l’atmosfera della Città del Vaticano sia indubbiamente serena e tranquilla, sebbene molti uffici siano in realtà sinecure, e sebbene si noti una tendenza generale al classico ‘mañana’, non siamo interamente d’accordo con l’arguta battuta di Papa Roncalli. Considerando i contatti personali da noi avuti con gli ambienti vaticani durante i pontificati di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, diremmo piuttosto che un quarto delle persone che lavorano in Vaticano se la prendono con calma, due quarti lavorano normalmente, e il residuo quarto – compresi il Papa e i funzionari della Segreteria di Stato – lavorano più duramente e per più ore di qualsiasi dirigente di Detroit, di Francoforte, di Milano, di Manchester e di Osaka.”” (pag 89)”,”RELC-290″
“PALLOIX Christian”,”L’ economie mondiale capitaliste et les firmes multinationales. Tome 1.”,”Contiene i capitoli ‘Marx e la teoria del commercio estero’ e ‘Lenin e la questione del marcato estero’. “”Marx ha spiegato che l’ abbassamento del prezzo del pane, tanto vantata dai libero-scambisti, significherebbe necessariamente una diminuzione dei salari, l’ abbassamento del prezzo della merce ‘lavoro’ (o più esattamente: forza lavoro)”” (Lenin, ‘Per caratterizzare il romanticismo economico’). “”Nella misura in cui il commercio estero fa abbassare i prezzi sia degli elementi del capitale costante, sia delle sussistenze in cui si converte il capitale variabile, si ha per effetto di aumentare il tasso di profitto elevando il tasso del plusvalore e abbassando il valore del capitale costante”” (Marx, Il Capitale).”,”ECOI-094″
“PALLOIX Christian”,”L’ economie mondiale capitaliste et les firmes multinationales. Tome 2.”,”Contiene un paragrafo dedicato ai vari aspetti del processo di internazionalizzazione (‘Quelques hyphotes de recherche sur le processus d’ internationalisation’ (pag 155).”,”ECOI-095″
“PALLOT Judith a cura; saggi di BUTTINO Marco CHULOS Chris J. HOFFMANN David L. HUGHES James KOTSONIS Yanni MACEY David A. J. McREYNOLDS Louise SIEGELBAUM Lewis H. STANZIANI Alessandro STAUTER-HALSTED Keely STEBELSKY Ihor WEHNER Markus”,”Transforming Peasants. Society, State and the Peasantry, 1861-1930.”,”Judith Pallot is Official Student of Christ Church and Lecturer at the University of Oxford, She is a historical geographer of Russia and has published on the pre-revolutionary Russian peasantry, She is the author of Landscape and Settlement in Romanov Russia with D.B.J. Shaw. Her forthcoming book. Stolypin’s Peasants, will be published in 1998. Marco Buttino teaches the history of Eastern Europe at the University of Turin. Chris J. Chulos is a research Fellow at the Renvall Instirute of History at the University of Helsinki. David L. Hoffmann is Associate Professor of History at Ohio State University and Associate Editor of Russian Review. James Hughes is lecturer in Russian politics at the London School of Economics and Political Science. Yanni Kotsonis is Assistant Professor of History at New York University, where he teaches Russian and comparative history. David A. J. Macey is Professor of History and C.V. Starr Professor of Russian Studies at Middlebury College and Director of both International Studies and Russian and East European programmes. Louise McReynolds is Associate Professor of History at the University of Hawaii. Lewis H. Siegelbaum is Professor of History at Michigan State University. Alessandro Stanziani is Assistant Professor of economic history at the University of Naples. Keely Stauter-Halsted is Assistant Professor of East European History at Michigan State University. Ihor Stebelsky is professor and Head of Geography at the University of Windsor, Ontario, Markus Wehner currently works for Frankfurter Allegemeine Zeitung. List of Tables, List of Figures, General Editor’s Introduction, Acknowledgements, Notes on the Contributors, Index,”,”RUSU-025-FL”
“PALLOT Judith”,”Land Reform in Russia 1906-1917. Peasant Responses to Stolypin’s Project pf Rural Trasformation.”,”Judith Pallot is Official Student of Christ Church and Lecturer at the University of Oxford, She is a historical geographer of Russia and has published on the pre-revolutionary Russian peasantry, She is the author of Landscape and Settlement in Romanov Russia with D.B.J. Shaw. Her forthcoming book. Stolypin’s Peasants, will be published in 1998. Acknowledgements, List of Plates, List of Figures, List of Tables, A Note on Archives, Glossary of Terms, Conclusion, Index,”,”RUSx-051-FL”
“PALLOTTA Gino”,”Il qualunquismo e l’ avventura di Guglielmo Giannini.”,”Il movimento di GIANNINI alle elezioni del 1946 ottiene un clamoroso successo e in quello del 1948 scompare di scena. Commentatore e notista politico, Gino PALLOTTA è nato a Roma nel 1923. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Dizionario della politica italiana’ e ‘Le parole del Potere’.”,”ITAP-020″
“PALLOTTA Gino”,”Parlamento e popolo in Italia dal Risorgimento all’imperialismo.”,”PALLOTTA Gino è natgo a Roma nel 1923. Giornalista per vari quotidiani e periodici, redattore parlamentare.”,”ITAB-269″
“PALMADE Guy a cura, collaborazione di DAVIET Jean Pierre VERLEY Patrick a cura”,”Storia universale Feltrinelli. Vol. 27. L’ Età della borghesia.”,”””Dopo Sadova: la creazione del Norddeutscher Bund. La pace di Praga aveva lasciato mano libera a Bismarck per la riorganizzazione della Germania. Innanzitutto la Prussia si annetté, senza ricorrere a plebisciti, lo Schleswig, lo Holstein e taluni Stati vinti: Hannover, Assia-Kassel, Nassau e la città di Francoforte. Il regno di Prussia formava ormai un insieme territoriale compatto, senza discontinuità da Aquisgrana fino a Königsbert; esso comprendeva più di metà della Germania. La Confederazione del 1815 era morta. Un congresso dei delegati dei 22 Stati della Germania settentrionale si riunì a Berlino e adottò il piano di Lothar Bucher, che esponeva le idee di Bismarck. Soerse così la Confederazione della Germania settentrionale (Norddeutscher Bund, 11 luglio 1867). Era un altro passo avanti verso la creazione di uno Stato tedesco. In effetti, nonostante l’ espressione Bund (Confederazione), si trattava di un vero Stato federativo (Bundestaat), che possedeva un potere federale superiore agli Stati particolari e disponeva di una forza di coercizione””. (pag 310)”,”STOU-070″
“PALME DUTT R.”,”Das Moderne Indien.”,”Marx sulla rivoluzione sociale in India. (pag35) Il Congresso e le masse. “”Aus dem oben Gesagten wird klar, daß das Zentralproblem der nationalen Bewegung ihr Verhältins zu den Massen ist. Der Kongreß ist und war bisher der einzige erfolgreiche Versuch einer sich über ganz Indien erstreckenden Massenorganisation. Doch der Kongreß selbst hat hinsichtlich seiner Anhängerschaft sehr große Schwankungen durchgemacht. Vor dem Kriege kaum einige tausend Anhänger umfassend, wuchs er auf dem Höhepunkt der Non Cooperation-Agitation zu ungeheuer Größe an, seine Organisation erstreckte sich über das ganze Land, seine Mitgliederzahl errichte 10 Millionen.”” (pag 75) “”Diviene chiaro che il problema centrale del movimento nazionale è quello delle masse. Il Congresso era ed è fino a qui il solo tentativo riuscito di una organizzazione di massa che si è allargata a tutta l’ India. Ma il Congresso stesso ha subito fluttuazioni molto grandi per ciò che concerne le sue capacità di trascinamento. Prima della guerra mobilitava qualche migliaio di persone, e crescendo nel pieno della fase di ‘Non Cooperation-Agitation’, la sua organizzazione si estesa troppo sull’ intero paese, raggiungendo i 10 milioni di membri.”””,”INDx-087″
“PALME DUTT R.”,”The Internationale.”,”In apertura citazione di Engels “”President Hoover proclaimed in 1928, on the very eve of the crash of 1929, that “”the outlook for the world today is for the greatest era of expansion in history”” (speech on July 27, 1928), and again that “”unemployment in the sense of distress is finally disappearing; we in America today are nearer to the final triumph over poverty than ever before in the history of any land (speech on August 11, 1928 accepting Republican renomination for President).”” (pag 189)”,”INTx-041″
“PALMER R.R.”,”L’ era delle rivoluzioni democratiche.”,”Tesi: processo storico unitario da Riv americana a Riv francese”,”BORx-001″
“PALMER Alan”,”Dictionary of Twentieth-Century History.”,”La V° edizione contiene 70 nuove voci e ne sono state riviste 240. Fornisce informazioni su personalità chiave e questioni politiche, diplomatiche, militari, economiche, sociali, religiose. Alan PALMER è nato nel 1926 ed ha studiato alla Bancroft School in Essex e all’ Oriel College, di Oxford. Per sedici anni è stato Senior History Master alla Highgate School di London. Ha scritto molte biografie e altri libri (sull’ Europa di Napoleone, su Napoleone in Russia, sulle relazioni internazionali, sul declino e caduto dell’ Impero Ottomano).”,”REFx-019″
“PALMER Alan”,”Bismarck.”,”Alan PALMER, inglese, ha studiato ad Oxford. Dal 1953 al 1969 ha diretto il Dipartimento di storia alla Highgate School che ha lasciato per dedicarsi completamente allo scrivere. Tra le sue opere ‘Dictionary of Modern History’, ‘Napoleon in Russia’, ‘The Land Between’, ‘Metternich’, ‘Councillor of Europe’, ‘Alexander I: Tsar of War and Peace’.”,”GERx-059″
“PALMER Alan”,”Francesco Giuseppe. Il lungo crepuscolo degli Asburgo.”,”FRANCESCO GIUSEPPE (1830-1916) imperatore d’ Austria e re d’ Ungheria, represse nel 1848-49 i moti rivoluzionari nelle province dell’ Impero. Dopo la perdita dei domini italiani e l’ esclusione degli Asburgo dalla politica tedesca (guerre del 1859 e del 1866) riformò la struttura imperiale sulla base del dualismo austro-ungarico (Ausgleich, 1867). Alleatosi alla Germania (1879) e all’ Italia (triplice alleanza, 1882), annetté la Bosnia-Erzegovina (1905) e diede inizio alla prima guerra mondiale dopo l’ assassinio del nipote ed erede FRANCESCO FERDINANDO. Fu colpito da gravi disgrazie familiari: la fuciliazione del fratello MASSIMILIANO in Messico (1867), il suicidio del figlio Rodolfo a Mayerling (1889), l’ assassinio della moglie Elisabetta a Ginevra (1898). (Fonte Eug) Alan PALMER (1926) scrittore e storico, ha insegnato storia all’ Highgate School di Londra. Ha scritto una biografia di Metternich e una storia del declino e caduta dell’ Impero Ottomano. La guerra austro-prussiana del 1866. “”La guerra incominciò poco dopo: il 14 giugno BIsmarck rinnegò l’ autorità della Confederazione tedesca, e due giorni dopo le truppe prussiane varcarono le frontiere dei piccoli stati tedeschi. Sebbene Napoleone III pensasse a una lunga guerra, che alla fine la Francia avrebbe concluso con una mediazione armata, a Parigi e a Londra , come a Vienna, gli esperti militari prevedevano una vittoria austriaca prima dell’ autunno. William Howard Russell, il decano dei cronisti di guerra, impressionato dalla cavalleria di Bendek, la definì “”sotto molti aspetti la migliore che io abbia mai visto””. Tutti erano sicuri dell’ abilità dell’ arciduca Albrecht, e a ragione. Dopo poco più di una settimana telegrafò all’ imperatore per informarlo che l’ armata meridionale aveva sconfitto gli italiani a Custoza, il paese fra Verona e Mantova dove diciotto anni prima Radetzky aveva ottenuto la vittoria finale. Erano le notizie che Francesco Giuseppe desiderava sentire, e tutta Vienna con lui. La scarsezza di informazioni da parte di Benedeck e dell’ armata settentrionale era più preoccupante””. (pag 172)”,”AUTx-024″
“PALMER Robert COLTON Joel”,”Storia del mondo moderno. Dalla nascita dell’Europa alla Rivoluzione francese.”,”Robert Palmer, ha insegnato alla Yale University ed è stato il presidente dell’Associazione americana degli storici. Ricordiamo, fa le sue opere, L’era delle rivoluzioni democratiche, The world of the French Revolution, The school of the French Revolution. Joel Coltono, professore di storia alla Duke University, è stato direttore per il reparto scienze umanistiche della Fondazione Rockefeller. Ha pubblicato fra l’altro, Léon Blum; Humanist in Politics e Twentieth Century.”,”STOU-018-FL”
“PALMER Robert COLTON Joel”,”Storia del mondo moderno. Dalla Rivoluzione francese alla prima guerra mondiale.”,”Robert Palmer, ha insegnato alla Yale University ed è stato il presidente dell’Associazione americana degli storici. Ricordiamo, fa le sue opere, L’era delle rivoluzioni democratiche, The world of the French Revolution, The school of the French Revolution. Joel Coltono, professore di storia alla Duke University, è stato direttore per il reparto scienze umanistiche della Fondazione Rockefeller. Ha pubblicato fra l’altro, Léon Blum; Humanist in Politics e Twentieth Century.”,”STOU-019-FL”
“PALMER Robert COLTON Joel”,”Storia del mondo moderno. Dalla prima guerra mondiale a oggi.”,”Robert Palmer, ha insegnato alla Yale University ed è stato il presidente dell’Associazione americana degli storici. Ricordiamo, fa le sue opere, L’era delle rivoluzioni democratiche, The world of the French Revolution, The school of the French Revolution. Joel Coltono, professore di storia alla Duke University, è stato direttore per il reparto scienze umanistiche della Fondazione Rockefeller. Ha pubblicato fra l’altro, Léon Blum; Humanist in Politics e Twentieth Century.”,”STOU-020-FL”
“PALMER Bryan D.”,”James P. Cannon and the Origins of the American Revolutionary Left, 1890-1928.”,”Bryan D. Palmer is the Canada Research Chair at Trent University. He edits Labour/Le Travail, a journal of Canadian labor studies, and is the author of ten previous books, including Descent into Discourse and Cultures of Darkness. Acknowledgments, Introduction, Notes, Conclusion, Index, Illustrations follow page 284, The Working Class in American History,”,”MUSx-056-FL”
“PALMIER Jean-Michel”,”Lenine, l’ art et la revolution. Essai sur la formation de l’ estethique sovietique. Volume 1.”,”””Les fondaments de l’ imperialisme: La bourgeoisie ne peut plus, le proletariat ne peut pas encore.”” (Lenin, Plan de la Conference sur la Commune de Paris (fev.mars 1905) ‘Lenin ha sempre manifestato la più profonda stima per Nekrassov che considera come uno dei più grandi portavoce della sofferenza del popolo russo. Nei suoi ‘Ricordi’, N.K. Krupskaia insiste ancora sull’ importanza delle opere di Nekrassov per comprendere l’ epoca che quella della giovinezza di Lenin’ (pag 173)”,”RIRx-098″
“PALMISANO Stefania”,”Uguali e diverse? Due banche a confronto.”,”Stefania Palmisano è dottore di Ricerca sociale comparata e insegna Sociologia dell’organizzazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino.”,”ITAE-123-FL”
“PALOSCIA Annibale”,”Al tempo di Tambroni. Genova 1960: la Costituzione salvata dai ragazzi in maglietta a strisce.”,”PALOSCIA Annibale nato a Bari nel 1935, è stato capocronista e capo della redazione cultura dell’Ansa, e quindi vicedirettore del settimanale ‘Avvenimenti’. Dal 1990 si è dedicato a ricerche archivistiche sulla storia dell’ordine pubblico in Italia. Ha pubblicato un paio di libri. Esultanza del Pci dopo la vicenda di Genova (pag 197) Nenni cauto. “”Il segretario del PSI è guardingo, attento alle manovre che si fanno a Roma per dare uno sbocco alla situazione creata dai fatti di Genova, preoccupato che le lotte di piazza del PCI impediscano di condurre iniziative unitarie di tutto lo schieramento antifascista contro il governo Tambroni. Sono cose che Nenni lascia trasparire dalle note che scrive nei ‘Diari’ tra il 1° e il 3 luglio (2). Sui fatti di Genova giustifica la “”collera popolare”” contro l’offesa alla Resistenza: “”Bisogna credere che ministri, prefetti, questori, siano degli imbecilli se hanno creduto che, nelle circostanze presenti, Genova potesse subire in silenzio la provocazione dei fascisti che si atteggiano a partito di governo””. Riconosce i meriti di Sandro Pertini “”che si è comportato benissimo””, ma, poi, frena gli entusiasmi, vede ombre e insidie. (…) Anche sul cosa fare Nenni è incerto. Tambroni è stato sconfitto e dovrebbe essere il momento di “”attaccare a fondo””. “”Ma come?””. Inifne, il problema dei rapporti con il PCI, fonte principale delle inquietudini di Nenni: “”(…) La vittoria antifascista di Genova, della quale siamo stati i principali autori, viene usata dai comunisti in termini di frontismo, di ginnastica rivoluzionaria, di vittoria della piazza, tutto il bagaglio estremista che pagammo caro nel 1919″”. La vittoria della coscienza antifascista dovrebbe favorire la svolta a sinistra, ma “”(…) è proprio quello che i comunisti non vogliono”””” (pag 197-198)”,”LIGU-104″
“PALTRINIERI Marisa a cura”,”Lenin.”,”‘Non le sembra che la Russia sia in preda all’ anarchia?’ ‘Si dice che in Russia ci sia l’ anarchia: essa è comunque il frutto di quattro anni di guerra, e non del regime bolscevico’ (‘Lenin intervistato ‘Folkets Dagblad Politiken’, svedese, 1918) ‘Quali sono i vostri piani in Asia?’ ‘Sono gli stessi che in Europa: coesistenza pacifica con tutti i popoli, con gli operai e i contadini di tutte le nazioni che si svegliano a nuova vita – una vita senza sfruttatori, senza proprietari terrieri, senza capitalisti, senza mercanti”” (‘New York Evening Journal’, 21.2.1920) (Lenin intervistato dai giornalisti stranieri) (pag 148) “”Trasportati dall’ ondata dell’ entusiasmo e avendo risvegliato l’ entusiasmo popolare, prima genericamente politico e poi militare, noi contavamo di adempiere direttamente, sulla base di questo entusiasmo, anche ai compiti economici, non meno grandi di quelli politici e di quelli militari. La vita ci ha rivelato il nostro errore. Occorreva una serie di fasi transitorie: il capitalismo di Stato e il socialismo, per preparare – con un lavoro di una lunga serie d’ anni – il passaggio al comunismo”” (Lenin sulla ‘Pravda’, 18.10.1921) (pag 148-49).”,”LENS-131″
“PALTRINIERI Marisa a cura”,”Pro e contro Stalin.”,”””Nel 1936, Noij Zordanija, ex-leader dei menscevichi georgiani in esilio a Parigi, raccontò che nel 1898 si vide capitare nella redazione del “”Solco”” un giovanotto, zazzera nera e viso butterato dal vaiolo. Era il futuro Stalin che veniva ad offrire i suoi servigi. Zordanija era prontissimo ad accoglierlo, ma volle prima sondarne la preparazione; e scoprì che le sue nozioni in fatto di storia, sociologia ed economia politica erano superficiali e attinte unicamente agli articoli del “”Solco””. “”Difficile utilizzarlo in quelle condizioni”” racconta Zordanija. “”I nostri operai erano curiosi e avidi di imparare. Se si fossero resi conto dell’ ignoranza del propagandista, avrebbero rifiutato di ascoltarlo””. Consigliò perciò a Stalin di stare ancora un anno in seminario, approfondendo le sue cognizioni e non lo vide più””. (pag 12-13) Stalin è stato una spia zarista? Nei misteriosi mesi del 1899 in cui si eclissò, Josif Dzugasvili sarebbe stato reclutato dalla polizia come agente segreto e avrebbe frequentato corsi di addestramento per spie, onde poi lavorare per l’ Ochrana dall’ interno delle organizzazioni rivoluzionarie. Dopodiché fino alla rivoluzione, Stalin sarebbe stato un traditore, un bolscevico che lavorava per la polizia. L’ ipotesi è ventilata da più parti, in particolare da Boris Souvarine fin dal 1935 (Stalin, aperçu du bolchevisme), da Isaac Don Levine (Stalin?s great secret), nel 1956, da Alexander Orlov, da Edward Ellis Smith””. (pag 14-15) “”Generalmente i “”grandi uomini”” arrivano tardi alle riunioni, in modo da creare un’ atmosfera di attesa; qualche minuto prima della loro entrata, c’è sempre qualcuno che sussurra: “”Silenzio! Sta arrivando!””. Una cerimonia non superflua perché fa impressione, ispira rispetto. Ma con gran delusione appresi che Lenin era arrivato prima di tutti i delegati e che, seduto in un angolo, stava parlando in tutta semplicità con le persone di minor conto. Non nego che tutto questo, allora, mi sembrava una violazione di regole fondamentali…””. (Stalin, Opere complete) (pag 26) “”La crisi delle “”forbici”” (brano di J.J. Marie, Stalin, 1967, Samonà 1969) (pag 74) Lenin: “”E’ vile e stupido disprezzare gli altrui sentimenti””. 30 dicembre 1922. Lenin sulla questione giorgiana: “”Ritengo che la brutalità, la sommarietà amministrativa, l’ intemperanza di Stalin e il disprezzo in cui tiene il patriottismo delle minoranze abbiano avuto delle conseguenze disastrose. Il disprezzo degli altrui sentimenti è sempre un vile e stupido consigliere”” (citato da Trotsky nella biografia staliniana). (pag 76)”,”STAS-043″
“PALTRINIERI Marisa RIZZONI Gianni BARBAGLIA Emilio BODINO Maristella, redazione a cura di”,”Hirohito.”,”””L’ imperatore””, scrive John Toland (L’ eclisse del Sol Levante), “”s’ interessava vivamente e personalmente alle operazioni militari, contrariamente a una convinzione molto diffusa””. L’ autore ricorda che nel 1943, quando fu decisa la ritirata da Guadalcanal sotto l’ incalzare delle truppe alleate, Hirohito si rivolse a Nagano (capo di Stato Maggiore della Marina) osservando che “”a quanto pareva, gli Stati Uniti avevano conquistato il dominio del cielo””. E ancora, nel giugno del ’44, mentre il nemico investiva la Nuova Georgia, nelle Salomone, il primo ministro Tojo, dopo un’ udienza imperiale, riferì ad un proprio collaboratore queste parole di Hirohito: “”Lei continua a ripetere che l’ Esercito imperiale è invulnerabile, eppure ogni volta che il nemico sbarca perdete la battaglia. Non siete mai stati capaci di respingere un attacco nemico. Come andrà a finire questa guerra?”” (pag 99) Yoshida. Il processo di assestamento politico del Giappone postbellico è graduale. “”Il succedersi dei primi ministri”” spiega P. Beonio-Brocchieri (I movimenti politici del Giappone, cit.) “”scandisce abbastanza chiaramente le fasi essenziali della vita politica internazionale ed interna. Possiamo così distinguere innanzitutto una fase tra il 1945 e il 1948, caratterizzata dal succedersi al potere di diverse persone tutte impegnate in tentativi un po’ convulsi di ritrovare un nuovo equilibrio politico interno. La seconda fase si riassume nel nome di Yoshida e dura sino al 1953. Yoshida, un vecchio diplomatico inviso ai militari, che era stato chiamato alla testa del partito liberale al momento dell’ epurazione del leader Hatoyama, ha volto una funzione politica che è stata per acuni versi paragonata a quella di De Gasperi e di Adenauer. Certo è che quest’ uomo, giunto quasi casualmente al vertice del potere, ha lasciato una impronta moto profonda nela vita del paese, avviandone la ricostruzione su linee conservatirci e fiolo-americane. (…) Protagonista di questa battaglia fu soprattutto Hatoyama che dal 1954 al 1956 fu primo ministro. mentre gli anni sino al 1949 avevano visto avvicendarsi sulla scena politica molti effimeri movimenti e avevano registrato un notevole successo elettorale prima dei socialisti e poi dei comunisti, la fase di Yoshida registrò un graduale confluire delle forze negli schieramenti maggiori: ma fu sotto Hatoyama che, nel 1955, questo processo si concluse con una duplice fusione che ridusse praticamente a due i partiti del Parlamento””. (pag 138-139)”,”BIOx-251″
“PALTRINIERI Marisa a cura”,”Trotsky. Pro e contro.”,”Il problema degli specialisti militari. “”Ora soltanto Lenin comprese la ampiezza del problema e dovette ammettere che, in confronto al numero degli ufficiali in servizio, i casi di tradimetno erano minimi. Convenne infine che era impossibile congedare gli ufficiali, e parlò pubblicamente con ammirazione dell’ originalità con cui Trotsky “”costruiva il comunismo”” coi mattoni avanzati al demolito edificio del vecchio ordine”” (Deutscher, op. cit.).”” (pag 93) “”Trotsky fu il primo – e, allora, il solo – a cercare di mettere in guardia i lavoratori tedeschi e il Comintern contro Hitler, invitandoli a formare in tempo un fronte con i socialisti per difendersi. Parole al vento. (Fu detto “”il profeta disarmato””). A quel tempo nessuno aveva previsto che Hitler avrebbe instaurato un regime totalitario: tutti pensavano che non fosse altro che un ambizioso che mirava a crearsi intorno un partito reazionario qualunque. Stalin disse che “”il fascismo e la socialdemocrazia sono fratelli gemelli””. E Trotsky: “”Lavoratori tedeschi, se Hitler andrà al potere per voi non ci sarà più speranza.”” E previde tutto, tutto quello che ne seguì…”” (Joseph Gorgerinski, “”Historia””, febbraio ’62) pag 142 ‘guardatevi da Hitler'”,”TROS-171″
“PALTRINIERI Marisa RIZZONI Gianni BARBAGLIA Emilio BODINO Maristella, redazione”,”Pro e contro Fidel Castro.”,”””””Molto si è scritto sulla rivoluzione cubana, sulle sue origini e sui suoi obiettivi. Jean Paul Sartre e C. Wright Mills, che visitarono Cuba nel 1959-60, ebbero a dichiarare che si trattava di una rivolta contadina, causata dalle intollerabili condizioni di miseria e di desolazione in cui languiva un paese spaventosamente arretrato. In realtà, come avevano sottolineato osservatori più scrupolosi come Theodore Draper e Hugh Thomas, la situazione di Cuba non era tanto disperata. Il paese rappresentava anzi la prova migliore della teoria di Eisenhower secondo cui, senza gli impacci di un controllo dall’ alto, gli investimenti privati avrebero condotto l’ America Latina sulla strada della salvezza (…)”” (A.M. Schlesinger Jr, I mille giorni di J.F. Kennedy, Rizzoli 1966).”” (pag 19)”,”AMLx-078″
“PALTRINIERI Marisa e altri”,”John Milton.”,”Il volume contiene il brano antologico: ‘Ho dato il meglio di me alla mia patria e al mondo’ (pag 5) [da ‘Seconda difesa del popolo inglese: Lettera in latino ai Diodati, 1637; La ragione del governo della chiesa; Seconda difesa: id.; Difesa di se stesso’]; “”L’esecuzione di Carlo I d’Inghilterra. La vita pubblica di Milton gravita intorno al regicidio, di cui è convinto assertore. Eppure ancora oggi Carlo I trova difensori del calibro di Winston Churchill”” (pag 6) [Da ‘Libertà e Stato sovrano’, 2° volume della ‘Storia dei popoli di lingua inglese’, di W.S. Churchill, Libro 5°, cap. 8°, ed. Mondadori]; ‘L’eccidio dei Valdesi. Quello che più impressionò il poeta puritano, tra i tanti drammi del suo tempo, fu forse l’eccidio dei Valdesi, ordinato dal duca di Savoia il 24 aprile 1653’. «Vendica, o Signore, i Tuoi Santi massacrati, e le gelide ossa loro, disperse sulle montagne; custodivano la Tua verità, quando ancora i nostri padri adoravano ceppi e pietre. Non dimenticare. Nel Tuo libro registra i loro gemiti, di agnelli scannati nel vecchio ovile dal Piemontese sanguinario, che madri e bambini scaraventò giù dai dirupi». Così scrisse John Milton nel suo sonetto ‘Sul recente massacro in Piemonte’. E protestò anche ufficialmente a nome di Cromwell, presso il duca di Savoia, scrivendo nel contempo lettere di stato a Danimarca, Svezia, Olanda, Svizzera e Francia perché si unissero nella protesta. In questa pagina, alcune stampe del Seicento illustranti i supplizi subiti dai Valdesi. Nella strage del 1653 furono trucidate 1712 persone (pag 24); ‘L’affermazione dei diritti della coscienza individuale, le difese della libertà di stampa e del divorzio costituiscono gli aspetti più attuali del pensiero miltoniano’ (pag 132)”,”BIOx-002-FGB”
“PALUMBERI Franco”,”La democrazia imperialista in America. Come gli Stati Uniti eleggono il Presidente.”,”I due primi articoli sono a firma di Arrigo Cervetto. “”Quando nel 1861 iniziò la Guerra Civile, il Texas, con 604 mila abitanti, aveva solo l’1,9% dei 31,4 milioni di abitanti degli USA e si classificava al 23° posto. Oggi, con 20,8 milioni di abitanti, ha superato lo Stato di New York, e, con il 7,3% della popolazione americana (281 milioni), si colloca al secondo posto dietro la California. Nel 1932, quando Roosevelt inserì gli Stati del Sud nella politica nazionale, il NOrd, da New York a Chicago, aveva il 66,4% degli addetti all’industria manifatturiera degli USA, rispetto al 18,5% del Sud e al 15,1% dell’Ovest. Oggi il Nord è sceso al 41,2%, il Sud è salito al 33,2 e Ovest al 25,5.”” (pag 174-175)”,”ELCx-116″
“PALUMBERI Franco”,”La democrazia imperialista in America. Come gli Stati Uniti eleggono il Presidente.”,”I due primi articoli sono a firma di Arrigo Cervetto.”,”USAS-174″
“PALUMBERI Franco”,”Gli imperi dei mass media in America.”,”Articoli di LC da marzo 1985 a aprile 2009″,”ELCx-188″
“[PALUMBERI Franco, a cura]”,”Battaglia aerospaziale (1980-1981) e bibliografia.”,”Volume ad esclusivo uso interno, disponibile solo per consultazione, non per fotocopie Fascicolo di schede anno 1981 in allegato. Fondo Palumberi”,”ARCx-053″
“PALUMBERI Franco”,”L’automobile e la sfida elettrica. Guerre, crisi e battaglie dell’auto nel nuovo secolo.”,”Contiene tra l’altro: -Capitolo secondo. La Volkswagen e l'””auto del popolo”” del regime nazista. All’interno del capitolo: ‘Camion americani per l’esercito nazista’ (pag 147-151); L'””auto del popolo”” per il trasporto truppe (pag 152-156); ‘General Motors tratta con il regime nazista’ (pag 157-160); ‘Daimler-Benz tra armi e “”auto del popolo””‘ (pag 161-164); ‘Fordismo di guerra in Daimler-Benz’ (pag 165-169); ‘Volkswagen nella produzione bellica’ (pag 170-174) Campi di lavoro “”fordisti”” (pag 168-169) (vedi) – Capitolo terzo. Automobile e guerra. Auto e sviluppo ineguale dei trasporti – Motori in guerra – Guerra e motori (pag 175-192)”,”ELCx-305″
“PANACCIONE Andrea”,”Un giorno perché. Cent’anni di storia internazionale del 1° Maggio. Contributi per una storia sociale.”,”PANACCIONE è autore di vari studi sulla storia del movimento operaio tra i quali ‘Kautsky e l’ideologia socialista’ (MILANO, 1987). E’ responsabile scientifico del progetto di ricerca sul 1° maggio della Fondazione Brodolini.”,”MPMx-014 INTS-016″
“PANACCIONE Andrea SALVADORI Massimo L. GEARY Richard J. GUSTAFSSON Bo ANGEL Pierre LIDTKE Vernon L., saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume primo. Kautsky e Bernstein.”,”Saggfi di PANACCIONE Andrea SALVADORI Massimo L. GEARY Richard J. GUSTAFSSON Bo ANGEL Pierre LIDTKE Vernon L.”,”MADS-281″
“PANACCIONE Andrea”,”Socialisti europei. Tra guerre, fascismi e altre catastrofi (1912-1946).”,”PANACCIONE Andrea è direttore scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano per la quale ha coordinato il progetto internazionale di ricerca sulla storia del Primo Maggio e curato numerose pubblicazioni, tra cui ‘La memoria del Primo Maggio’ (1988). Il libro contiene i capitoli: – L’ immagine dell’ URSS nell’ emigrazione menscevica: Fedor I. Dan. -I socialisti e la guerra secondo Karl Kautsky: una rilettura.”,”INTx-014″
“PANACCIONE Andrea a cura; saggi di Maurizio ANTONIOLI Angelo ROBBIATI Gianni DONNO Andrea PANACCIONE Giovanna GINEX Paola SCARNATI Fabriozio DOLCI”,”Sappi che oggi è la tua festa… Per la storia del 1° maggio.”,”Saggi di Maurizio ANTONIOLI Angelo ROBBIATI Gianni DONNO Andrea PANACCIONE Giovanna GINEX Paola SCARNATI Fabriozio DOLCI Andrea PANACCIONE è autore di vari saggi sulla storia del marxismo e del movimento operaio apparsi sulla ‘Rivista storica del socialismo’ ‘Annali’ e i ‘Quaderni’ della Fondazione Feltrinelli. Ha curato l’ edizione italiana de ‘La via al potere’ di Kautsky (1969) e sta preparando (1986) il volume ‘Kautsky e l’ ideologia socialista’. E’ responsabile del progetto Primo Maggio della Fondazione Brodolini. “”Ma forse, per la collocazione del 1° maggio nello spirito del tempo, la testimonianza migliore è quella di un abate alsaziano, nemico mortale delle dottrine socialiste, come egli stesso si definiva, ma appassionato della questione sociale: Landelin Winterer. Nella sua opera su ‘Le socialisme contemporain’ l’ ottimo religioso – serio studioso,comunque, del socialismo del suo tempo (…) ha saputo schizzare con semplicità, ma con grande efficacia, il prima e il poi, la percezione comune, il carico di presagi legato all’ apparizione del 1° maggio: “”Nel momento in cui la risoluzione del congresso di Parigi fu votata, né Parigi, né il mondo capitalistico, né i governi ne furono colpiti. Fu diverso quando cominciò l’ agitazione che doveva preparare le manifestazioni. Molti governi ebbero allora paura e organizzarono misure di difesa. Sembravano credere a un movimento rivoluzionario violento. Gli atti di violenza furono relativamente pochi e così i disordini. Tutto si svolse in generale con calma, conformemente alla parola d’ordine dei capi. Le manifestazioni ebbero luogo nelle principali città industriali e in quasi tutte le capitali (…). Le manifestazioni furono in generale così corrette cheuna gran parte della stampa borghese, ripresasi dalla paura, fece grandi lodi dei manifestanti. Furono complimentati dall’ alto della tribuna parlamentare. La stessa polizia fece pervenire le proprie felicitazioni a coloro che avevano diretto le manifestazioni (…). Il carattere del tutto eccezionale delle manifestazioni, tuttavia, avrebbe dovuto colpire i testimoni di questo strano spettacolo. Non si era mai visto ciò nel mondo sociale; il fatto era unico nei fasti del lavoro, e questa circostanza da sola gli dava già un’immensa gravità. Si dimenticò poi che gli eserciti più disciplinati sono i più temibili; si dimenticò che le manifestazioni del 1° maggio dovevano essere e furono infatti un’affermazione imponente della solidarietà internazionale del proletariato operaio dei due Mondi; si dimenticò infine che questa affermazione unica era opera del socialismo internazionale. I battaglioni operai marciarono nell’ uno e nell’ altro paese, quale che fosse la forma del governo; ed essi marciarono nel negno del congresso socialista marxista di Parigi””. (pag 92-93)”,”MPMx-027″
“PANACCIONE Andrea”,”L’analisi del capitalismo in Kautsky.”,”PANACCIONE Andrea “”E’ a partire dal dibattito sul revisionismo, in effetti, che Kautsky è costretto a misurarsi con i nuovi problemi posti dallo sviluppo capitalistico. La ‘Anticritica’ che egli contrappone a Bernstein (13) è in parte una replica e un insieme di rettifiche sull’interpretazione che Bernstein ha dato della teoria di Marx (l’abbandono del metodo marxista, l’attribuzione a Marx e ad Engels di una “”teoria del crollo”” e di una “”teoria dell’impoverimento””, intesa come aumento della miseria fisica del proletariato, la cui paternità dice Kautsky, spetta invece a Bernstein stesso e agli avversari del marxismo), ma è anche un confronto sui contenuti, sui fatti in base ai quali Bernstein ha proposto la sua revisione del marxismo. (…) Nella risposta alle obiezioni avanzate da Bernstein riguardo alle previsioni di Marx e di Engels sul processo di concentrazione del capitale, Kautsky prima di tutto confuta la significatività dei dati statistici su cui si fondano le conclusioni di Bernstein sull’aumento delle piccole aziende e chiarisce l’impossibilità di assumere come indice del processo di concentrazione semplicemente la concentrazione tecnica delle imprese, riportata dalle statistiche, quando questa è solo una delle forme attraverso cui si realizza la concentrazione economica: in tal modo rimangono fuori del quadro proprio quei fenomeni, i cartelli e i trust, che rappresentano gli aspetti più significativi del processo di concentrazione capitalistico”” (pag 8); […] “”E’ chiaro che in questo modo Kautsky riesce facilmente ad avere ragione del rozzo empirismo di Bernstein, della incapacità di quest’ultimo ad andare oltre la pura e semplice registrazione di alcuni dati statistici”” (pag 10); […] “”Se il tema dominante della ‘Questione agraria’, come della critica a Bernstein e degli scritti sul colonialismo, è quello dell’espansione e dello sviluppo del modo di produzione capitalistico, le ‘Krisentheorien’ (29), lunga recensione e confutazione, pubblicata sulla ‘Neue Zeit’, della teoria delle crisi di Tugan-Baranovskij, hanno invece un segno diverso: qui il fine principale è per Kautsky quello di dimostrare i limiti, le inevitabili barriere economiche di questo stesso sviluppo. (…) Il centro della polemica di Kautsky contro Tugan-Baranovskij non era tanto la questione dell’inevitabilità o meno delle crisi nel sistema capitalistico; ciò che Kautsky soprattutto combatteva nella posizione di Tugan era il fatto che cercare esclusivamente, come faceva quest’ultimo, nella mancanza di un piano, nell’anarchia della produzione capitalistica che impedisce la proporzionalità tra i vari settori della produzione, il fondamento delle crisi, significava non vederlo invece nell’accumulazione capitalistica stessa, in quanto continua espansione della produzione che avviene sulla base del rapporto di sfruttamento tra capitale e classe operaia, dell’appropriazione e conversione in nuovo valore di lavoro non retribuito. Il sottoconsumo, che appare come un fenomeno della sfera della distribuzione e manifesta i suoi effetti nella periodica impossibilità di realizzare completamente il plusvalore, costituisce per Kautsky il ‘fondamento ultimo’ delle crisi proprio perché esso non è altro che la conseguenza inevitabile del rapporto di sfruttamento, che è la base e la contraddizione essenziale della produzione capitalistica. Il sottoconsumo, dice Kautsky, esisteva anche prima dell’affermarsi dei rapporti di produzione capitalistici, ma allora esso era un fatto casuale: “”Col proletariato, invece, è sorta una classe il cui sottoconsumo era un risultato necessario delle sue condizioni sociali”” (31)”” (pag 16); […] “”Le crisi quindi, in quanto sono un prodotto dell’accumulazione capitalistica stessa, sono destinate a crescere sempre più di intensità col crescere dell’accumulazione; l’accumulazione del capitale e l’espansione della grande industria, d’altra parte, progrediscono continuamente con il progredire dello sviluppo economico. Quanto più procede questo sviluppo, – questa è la conclusione di tutta l’argomentazione di Kautsky – quanto più la produzione capitalistica da una parte si concentra e dall’altra si estende, assorbendo progressivamente le sfere non capitalistiche, riducendo lo spazio economico dell’agricoltura rispetto a quello dell’industria come quello della piccola azienda rispetto a quello della grande, facendo aumentare il numero delle nazioni industriali rispetto a quelle agricole e dilatando quindi a livello mondiale la capacità di produzione della grande industria capitalistica, tanto più si avvicina il momento della fine per la produzione capitalistica (…)”” (pag 17); […] “”Quella che ne risulta è una prospettiva di crollo del sistema capitalistico sulla base del suo stesso sviluppo. Non si tratta di una teoria del crollo economico in senso stretto, che Kautsky respinge già nella polemica contro Bernstein e che contro Tugan-Baranovskij, in ‘Verelendung und Zusammenbruch’, definisce “”una ridicola invenzione del revisionismo”” rilevando l’assurdità di attribuire a Marx la concezione che il sistema capitalistico possa morire di morte naturale, senza l’intervento degli uomini”” (pag 18) [Andrea Panaccione, L’analisi del capitalismo in Kautsky, 1974] [(13) Karl Kautsky, Bernstein und das sozialdemokratische Programm, Stuttgart, 1899; (29) Karl Kautsky, Krisentheorien, in Die Neue Zeit (1901-02), a. 20, pp. 37-47, 76-81, 110-18, 133-43; (31) Krisentheorie, p. 78] “”E’ a partire dal dibattito sul revisionismo, in effetti, che Kautsky è costretto a misurarsi con i nuovi problemi posti dallo sviluppo capitalistico. La ‘Anticritica’ che egli contrappone a Bernstein (13) è in parte una replica e un insieme di rettifiche sull’interpretazione che Bernstein ha dato della teoria di Marx (l’abbandono del metodo marxista, l’attribuzione a Marx e ad Engels di una “”teoria del crollo”” e di una “”teoria dell’impoverimento””, intesa come aumento della miseria fisica del proletariato, la cui paternità dice Kautsky, spetta invece a Bernstein stesso e agli avversari del marxismo), ma è anche un confronto sui contenuti, sui fatti in base ai quali Bernstein ha proposto la sua revisione del marxismo. (…) Nella risposta alle obiezioni avanzate da Bernstein riguardo alle previsioni di Marx e di Engels sul processo di concentrazione del capitale, Kautsky prima di tutto confuta la significatività dei dati statistici su cui si fondano le conclusioni di Bernstein sull’aumento delle piccole aziende e chiarisce l’impossibilità di assumere come indice del processo di concentrazione semplicemente la concentrazione tecnica delle imprese, riportata dalle statistiche, quando questa è solo una delle forme attraverso cui si realizza la concentrazione economica: in tal modo rimangono fuori del quadro proprio quei fenomeni, i cartelli e i trust, che rappresentano gli aspetti più significativi del processo di concentrazione capitalistico””. (pag 8). “”E’ chiaro che in questo modo Kautsky riesce facilmente ad avere ragione del rozzo empirismo di Bernstein, della incapacità di quest’ultimo ad andare oltre la pura e semplice registrazione di alcuni dati statistici”” (pag 10) “”Se il tema dominante della ‘Questione agraria’, come della critica a Bernstein e degli scritti sul colonialismo, è quello dell’espansione e dello sviluppo del modo di produzione capitalistico, le ‘Krisentheorien’ (29), lunga recensione e confutazione, pubblicata sulla ‘Neue Zeit’, della teoria delle crisi di Tugan-Baranovskij, hanno invece un segno diverso: qui il fine principale è per Kautsky quello di dimostrare i limiti, le inevitabili barriere economiche di questo stesso sviluppo. (…) Il centro della polemica di Kautsky contro Tugan-Baranovskij non era tanto la questione dell’inevitabilità o meno delle crisi nel sistema capitalistico; ciò che Kautsky soprattutto combatteva nella posizione di Tugan era il fatto che cercare esclusivamente, come faceva quest’ultimo, nella mancanza di un piano, nell’anarchia della produzione capitalistica che impedisce la proporzionalità tra i vari settori della produzione, il fondamento delle crisi, significava non vederlo invece nell’accumulazione capitalistica stessa, in quanto continua espansione della produzione che avviene sulla base del rapporto di sfruttamento tra capitale e classe operaia, dell’appropriazione e conversione in nuovo valore di lavoro non retribuito. Il sottoconsumo, che appare come un fenomeno della sfera della distribuzione e manifesta i suoi effetti nella periodica impossibilità di realizzare completamente il plusvalore, costituisce per Kautsky il ‘fondamento ultimo’ delle crisi proprio perché esso non è altro che la conseguenza inevitabile del rapporto di sfruttamento, che è la base e la contraddizione essenziale della produzione capitalistica. Il sottoconsumo, dice Kautsky, esisteva anche prima dell’affermarsi dei rapporti di produzione capitalistici, ma allora esso era un fatto casuale: “”Col proletariato, invece, è sorta una classe il cui sottoconsumo era un risultato necessario delle sue condizioni sociali”” (31)”” (pag 16) “”Le crisi quindi, in quanto sono un prodotto dell’accumulazione capitalistica stessa, sono destinate a crescere sempre più di intensità col crescere dell’accumulazione; l’accumulazione del capitale e l’espansione della grande industria, d’altra parte, progrediscono continuamente con il progredire dello sviluppo economico. Quanto più procede questo sviluppo, – questa è la conclusione di tutta l’argomentazione di Kautsky – quanto più la produzione capitalistica da una parte si concentra e dall’altra si estende, assorbendo progressivamente le sfere non capitalistiche, riducendo lo spazio economico dell’agricoltura rispetto a quello dell’industria come quello della piccola azienda rispetto a quello della grande, facendo aumentare il numero delle nazioni industriali rispetto a quelle agricole e dilatando quindi a livello mondiale la capacità di produzione della grande industria capitalistica; tanto più si avvicina il momento della fine per la produzione capitalistica (…)”” (pag 17) “”Quella che ne risulta è una prospettiva di crollo del sistema capitalistico sulla base del suo stesso sviluppo. Non si tratta di una teoria del crollo economico in senso stretto, che Kautsky respinge già nella polemica contro Bernstein e che contro Tugan-Baranovskij, in ‘Verelendung und Zusammenbruch’, definisce “”una ridicola invenzione del revisionismo”” rilevando l’assurdità di attribuire a Marx la concezione che il sistema capitalistico possa morire di morte naturale, senza l’intervento degli uomini”” (pag 18) [Andrea Panaccione, L’analisi del capitalismo in Kautsky, 1974] [(13) Karl Kautsky, Bernstein und das sozialdemokratische Programm, Stuttgart, 1899; (29) Karl Kautsky, Krisentheorien, in Die Neue Zeit (1901-02), a. 20, pp. 37-47, 76-81, 110-18, 133-43; (31) Krisentheorie, p. 78]”,”KAUS-021″
“PANACCIONE Andrea”,”Socialisti europei. Tra guerre, fascismi e altre catastrofi (1912-1946).”,” Andrea Panaccione direttore scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano, per la quale ha coordinato il progetto internazionale di ricerca sulla storia del Primo Maggio. Contiene il capitolo: ‘I socialisti e la guerra secondo Karl Kautsky: una rilettura’ (pag 220-231) Kautsky. “”La lunga e faticosa esposizione di ‘Sozialisten und Krieg’ paga certamente tutti i prezzi dovuti al principio di metodo, costantemente affermato dal suo autore e ribadito anche in questa occasione, che di ogni fenomeno “”si può avere una piena comprensione solo se si conosce il processo del suo divenire”” (10). Ma soprattutto la lettura del rapporto guerra-socialismo nel lungo periodo, che Kautsky intraprende in quest’opera – a partire dal conflitto tra tendenze pacifiste e tendenze guerresche nel comunismo religioso dell’epoca della Riforma, col quale si apre la prima sezione del volume, ‘I socialisti nell’epoca delle guerre rivoluzionarie’ – è guidata dall’idea di poter far emergere da circa mezzo millennio di storia il filo conduttore del progressivo venir meno, nel movimento socialista, di un qualsiasi interesse o aspettativa legati al verificarsi del fenomeno della guerra; e del suo definitivo schierarsi senza riserve nel campo delle forze della pace. Nella lunga storia del pensiero socialista, che Kautsky ricostruisce da questo angolo visuale, un ruolo centrale è rappresentato dalle considerazioni sulla guerra dell’ultimo Engels, che costituiscono un elemento nuovo anche rispetto all’atteggiamento precedentemente assunto sia da Marx che da Engels – e analizzato da Kautsky nella seconda sezione dell’opera, ‘I socialisti nell’epoca delle guerre nazionali’ – rispetto al problema della guerra, vista come uno strumento che in determinati casi (le guerre per l’indipendenza nazionale o quelle contro il predominio e l’espansione dell’impero russo in Europa) poteva e doveva essere utilizzato dalle forze della democrazia europea e favoriva la stessa lotta di emancipazione del proletariato. Con il capitolo intitolato a ‘Engels contro la guerra’ si apre la terza sezione dell’opera, ‘I socialisti nell’epoca dell’imperialismo’: la convinzione espressa negli ultimi scritti di Engels, secondo la quale la guerra era diventata “”un mezzo completamente insensato per risolvere le questioni politiche o economiche”” (11), è considerata da Kautsky come la concezione che prevale anche nella Seconda Internazionale, i dibattiti della quale sul problema della guerra vengono appunto analizzati nella terza sezione di ‘Sozialisten und Krieg’. La storia di questi dibattiti è però ancora caratterizzata dalla compresenza irrisolta nel movimento socialista di due principi strategici: quello che assume come compito prioritario la difesa della pace e l’adozione, già nella società esistente, di tutti quegli strumenti che possono impedire lo scatenamento di un conflitto armato tra gli Stati; e quello che considera la rivoluzione socialista come l’unica vera alternativa alla permanente minaccia di guerra e non può quindi escludere che il raggiungimento dell’obiettivo prioritario dell’abbattimento del capitalismo, che è determinante anche per l’eliminazione del pericolo di guerra, possa passare per gli sconvolgimenti sociali prodotti da un conflitto internazionale (12). La terza sezione di ‘Sozialisten und Krieg’ appare quindi come la rievocazione di un’epoca nella quale era ancora possibile per il socialismo internazionale pensare nei termini di un nesso tra guerra e rivoluzione socialista, anche se in realtà proprio la questione di come scongiurare la guerra si era posta come la questione politica centrale nell’attività dell’Internazionale, aveva sempre più caratterizzato anche la grande manifestazione socialista del 1° maggio, e, nel congresso straordinario di Basilea del 1912, aveva mostrato al mondo intero la verità pratica della formula, coniata già al congresso di Bruxelles del 1891, che definiva l’Internazionale come il partito della pace. Il nesso tra guerra e rivoluzione rimaneva essenzialmente come una pressione psicologica sulle classi dominanti, come una particolare forma di dissuasione, una minaccia imprecisata, dalla quale ci si riprometteva l’isolamento dei settori pià aggressivi e irresponsabili delle stesse classi dominanti. Nella logica della rivoluzione come strumento di dissuasione, lo sbocco rivoluzionario in caso di guerra era presentato del resto con tinte tutt’altro che positive per gli stessi socialisti e all’inizio del 1914 Kautsky aveva ammesso esplicitamente che di una tale rivoluzione il movimento socialista avrebbe fatto volentieri a meno, anche a costo di prolungare per un certo periodo la sopravvivenza del sistema esistente: “”L’avvento della guerra è oggi in gran parte una questione che dipende dalla forza della socialdemocrazia. Ma poichè oggi la guerra significa la rivoluzione, ci troviamo nella situazione paradossale che il rapido rafforzarsi del partito rivoluzionario fa rinviare più di ogni altra cosa la rivoluzione. Naturalmente così può essere impedita soltanto una forma di rivoluzione, quella che noi desideriamo di meno: la nostra vittoria sulle rovine; una vittoria che ci imporrebbe come primo compito, invece che il trasferimento della ricchezza privata del capitalismo nel possesso della comunità e con ciò l’incremento della produzione sociale, la cura del corpo sociale sanguinante da migliaia di ferite di guerra. Preferiamo rinviare di alcuni anni la nostra vittoria che aspettarcela a tali condizioni e a tal prezzo”” (13)”” [A. Panaccione, ‘I socialisti e la guerra secondo Karl Kautsky: una rilettura] [(in) Andrea Panaccione, ‘Socialisti europei. Tra guerre, fascismi e altre catastrofi (1912-1946)’, Milano, 2000] [(10) ‘Sozialisten und Krieg’, cit., p. 2; (11) Ivi, p. 280; (12) Sulla compresenza nella seconda Internazionale di una strategia di tipo “”preventivo”” e di una di tipo “”curativo”” riguardo al problema della guerra cfr. in particolare le opere di A. Kriegel, ‘Aux origines du Communisme français, 1914-1920’, cit.; di M. Grass, ‘Friedensaktivitat und Neutralität. Die skandinavische Sozialdemokratie und die neutrale Zusammenarbeit im Krieg’, Bonn, Bad Godesberg, 1975; di F. Boll, ‘Frieden ohne Revolution? Friedensstrategien der deutschen Sozialdemokratie von Erfurter Programm 1891 bis zur Revolution 1918, Bonn, 1980; (13) K. Kautsky, ‘Der politische Massenstreik’, Berlin, 1914, pp. 212-213] (pag 222-225) (TEOC-058-FL, FL)”,”TEOC-058-FL”
“PANACCIONE Andrea”,”Il 1956. Una svolta nella storia del secolo.”,”Andrea Panaccione è docente di Storia contemporanea presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore scientifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano. Ha pubblicato ‘Kautsky e l’ideologia socialista’, Milano, 1987; ‘Un giorno perché. Cent’anni di storia internazionale del 1° maggio’, Roma 1990; ‘Socialisti europei’, Milano, 2000. Ha curato e scritto la postfazione al volume di Z.e R. Medvedev, ‘Stalin sconosciuto’.”,”MUNx-069″
” PANACCIONE Andrea, saggi di VENTURI Franco TASCA Angelo, PANZIERI Raniero”,”Il 1956. Una svolta nella storia del secolo.”,”Andrea Panaccione è docente di storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia. Direttore scietifico della Fondazione Giacomo Brodolini di Milano.”,”UNGx-001-FL”
“PANACCIONE Andrea”,”Kautsky e l’ ideologia socialista.”,”Ultra-imperialismo “”(…) [La] tendenza, costante in tutta la produzione di Kautsky, alla interpretazione storicizzante delle diverse forme di capitale (commerciale, industriale, bancario/finanziario), ciascuna assunta come dominante in una particolare fase storica (75), tendenza questa riconducibile alla sua visione originaria del marxismo come scienza della storia e/o storicizzazione delle categorie economiche; il riversamento, infine, nella discussione sull’imperialismo di tutta la problematica sul crollo del capitalismo, per cui il rifiuto della teoria del crollo viene a coincidere con la possibilità di una ulteriore fase di sviluppo delle forze produttive e della maturazione oggettiva del socialismo (76). Nell’ipotesi dell’ultraimperialismo concorrono questi diversi motivi, rilevazioni di dati di fatto, presupposti e lasciti dottrinari, senza che essa però assuma mai compiutamente il carattere di una organica elaborazione teorica. Anche il suo contributo più noto all’analisi dell’imperialismo, dedicato alla spiegazione degli essenziali meccanismi economici che ne stanno alla base (il rapporto tra accumulazione del capitale e imperialismo) (77) – nel quale [Kautsky afferma che «non è affatto escluso che il capitalismo viva una nuova fase, una fase nella quale la politica dei cartelli si trasferisce alla politica estera, una fase di ultraimperialismo, che naturalmente noi dovremo combattere con altrettanta energia con cui combattiamo l’imperialismo, ma i cui pericoli starebbero altrove, non nella corsa agli armamenti e nella minaccia alla pace mondiale» (78)], e quello che Karl Radek due anni prima aveva indicato come l’ideale utopistico dei «pacifisti borghesi», «un’organizzazione di tutti gli Stati capitalistici per il più rapido sfruttamento e oppressione dei paesi arretrati» (79), diviene adesso la possibilità reale di «una santa alleanza degli imperialisti» (80) – era stato concepito solo come un’introduzione al dibattito sull’imperialismo all’ordine del giorno del congresso internazionale di Vienna (81). …. finire (pag 122-125) [(75) Cfr. H.H. Paul, ‘Marx, Engels und die Imperialismustheorie der II. Internationale’, Hamburg, 1978, p. 12. Allo stesso tipo di interpretazione storicizzante Kautsky ricorre anche nell’analisi della colonizzazione e delle sue forme (ivi, p. 102). Anche nell’interpretazione dell’intreccio (‘Verschmelzung’) tra capitale industriale e finanziario, l’assunzione della confluenza di interessi originariamente diversi, perché riferentisi a forme diverse del capitale, lascia aperta la possibilità che a un temporaneo equilibrio faccia seguito nuovamente il prevalere di una forma sull’altra; (76) … finire altre note (77) ‘Der Imperialismus’, “”Die Neue Zeit””, a. XXXII, vol. 2, trad. it. in: K. Kautsky, ‘L’imperialismo’, cit., pp. 9-31; (78) Ivi, p. 30; (79) K. Radek, …. finire] [Karl Kautsky, a cura di Luca Meldolesi, ‘L’ imperialismo. I testi ‘socialdemocratici’ di Kautsky contro l’ortodossia leninista’, Laterza, Roma Bari 1980] Alternativa tra democrazia e dittatura assume il valore di una contrapposizione globale tra maturità e immaturità del socialismo (pag 134) ‘utilizzazione degli istinti più incontrollati delle masse per l’affermazione di un dispotismo di partito o di setta (pag 134)”,”KAUS-002-FC”
“PANACCIONE Andrea a cura; saggi di Renata AMERUSO e Gabriella SPIGARELLI, Vjaceslav KOLOMIEZ Giuseppe GIACOIA Chris WRIGLEY Andrea PANACCIONE”,”I luoghi e i soggetti del 1° maggio.”,”Engels assiste alla manifestazione del 4 maggio che giudica ‘sconvolgente’ in una lettera a Bebel (pag 152) Contiene una bibliografia ‘ragionata’ sul 1° maggio (Note bibliografiche) (pag 173-185)”,”MPMx-045″
“PANACCIONE Andrea”,”Giuliano Procacci: la storia del movimento operaio.”,”‘La passione della storia. Scritti in onore di Giuliano Procacci, a cura di F. Benvenuti S. Bertolissi, R. Gualtieri, Carocci, Roma, 2006 (contiene tra gli altri il saggio di G. Vacca ‘””Les Liasisons dangereuses””. Gli studi di storia del marxismo)”,”INTx-068″
“PANCALDI Giuliano”,”Darwin in Italia. Impresa scientifica e frontiere culturali.”,”Giuliano PANCALDI è docente di storia del pensiero scientifico nell’ Univ di Bologna. E’ autore di studi sulle teorie biologiche del Settecento e dell’ Ottocento, nei quli è prestata particolare attenzione ai contemporanei sviluppi del pensiero scientifico e filosofico.”,”ITAB-013″
“PANCALDI Augusto”,”I giorni della quinta repubblica.”,”””Se i francesi sono contenti di essere diretti monarchicamente e a bacchetta, perché contrariarli?”” (Stendhal) (in apertura) Scontro Eliseo Matignon. “”Schematicamente c’è un capitalismo nazionale, protezionista e corporativo che appoggia Chirac nella sua operazione e pensa di recuperare attraverso una riedizione del gollismo intransigente e nazionalista quegli strati popolari e centrali che il pompidouismo e il giscardismo hanno progressivamente perduto. E c’è un capitalismo internazionale, solidamente impiantato nelle multinazionali, nelle banche d’affari, nell’alta finanza che non è ostile ad una socialdemocratizzazione della società, all’integrazione di certi settori del movimento operaio attraverso un compromesso tra Giscard d’Estaing ed i socialisti e che è disposto a pagarne il prezzo, purché questa società sia più produttiva, più dinamica, più concorrenziale. La grande borghesia insomma è divisa tra una Francia autoritaria e per certi aspetti autatchica, un po’ salazariana, e una Francia social-liberale di cui Giscard d’Estaing rappresenterebbe la garanzia istituzionale e Mitterand la pace sociale. Tutto ciò, ripetiamolo, è certamente schematico per un paese infinitamente più sfumato, per una borghesia il cui tessuto si estende per gradazioni di colore e di tendenze da destra a sinistra, dalle campagne alle città, dal conservatorismo più ottuso ad un frondismo che ondeggia tra qualunquismo e rivolta, tra controriforma e riforma: ma non vedere nella crisi tra l’Eliseo e il Matignon che una tattica, perfino concordata, di divisione dei compiti vuol dire privarsi della possibilità reale di operare in profondità in questa crisi di identità per trarne tutti i possibili vantaggi. Allo stesso modo, del resto, il PCF ha già ragionato (e ragionerà in seguito) esaminando i contrasti permanenti in seno al partito socialista tra la maggioranza mitterandiana e la minoranza di sinistra del CERES, non ravvisando in questi contrasti che una divisione di compiti tra un mitterandismo rassicurante per la piccola e media borghesia, ch’esso vuole strappare ai centristi e ai gollisti, e un CERES concepito come alibi o copertura di sinistra per strappare voti al PCF. Comunque, dopo aver perduto l’Eliseo nel 1974, i gollisti hanno volontariamente rinunciato nel 1976 al Matignon e anche questo deve far riflettere. A parte che i fondi speciali del Matignon sono serviti per lunghi anni a finanziare il partito gollista (9), assieme alle sovvenzioni del padronato, è possibile che i gollisti, dopo aver avuto nelle mani per sedici anni tutte le leve del potere effettivo – presidenza della repubblica e presidenza del consiglio dei ministri, amministrazione a tutti i livelli, informazione radio-televisiva, economia e finanza – si rassegnino oggi a diventare delle semplici pedine nel gioco di Giscard d’Estaing?”” (pag 482-483) (9) André Campana, L’argent secret, Paris, Artaud, 1977 Augusto Pancaldi è nato a Bologna nel 1923. Giornalista, ha fatto parte della redazione dell’Unità dal 1947. Corrispondente da Parigi durante gli ultimi anni della quarta repubblica, fu dichiarato “”persona non grata”” dal primo governo De-Gaulle nel 1958, espulso dalla Francia e interdetto di soggiorno. Sei anni corrispondente a Mosca, poi inviato speciale in varie capitali europee . Nuovamente corrispondente a Parigi dal gennaio 1968 dove risiede. Autore di inchieste e saggi, ha ottenuto due volte il premio St. Vincent per il giornalismo.”,”FRAV-158″
“PANCALDI Augusto a cura”,”Manifesti della rivolta di Maggio.”,”‘I manifesti dell’Atelier populaire’ rimarranno come una delle invenzioni più felici della “”rivoluzione di maggio””. Dal punto di vista grafico, l’immediatezza e la semplicità del disegno, la concisi=one degli slogan, riescono quasi sempre a tradurre una violenta idea polemica in una manifesto di straordinaria efficacia. In due mesi di lotta l’Atelier populaire ha ideato, stampato e diffuso circa 250 manifesti di cui pubblichiamo qui la parte più consistente e significativa sia sul piano della lotta politica che su quello dell’arte grafica’ (pag 21, Nota del curatore)”,”FRAP-003-FSD”
“PANCARI Salvatore”,”La banca scende in piazza. Nuove relazioni, nuovi soggetti.”,”Salvatore Pancari è nato a Catanzaro nel 1944. Si è laureato all’Università di Pisa. Ha curato e pubblicato, nel 1977, insieme a Giuseppe Ponzini per i tipi dell’ETS di Pisa, Per un’identità dell’assistente sociale. Ha trascorso tutto il suo ciclo lavorativo nella filiale livornese del Banco di Napoli.”,”ITAE-131-FL”
“PANCINO Claudia”,”Il bambino e l’acqua sporca. Storia dell’assistenza al parto dalle mammane alle ostetriche (secoli XVI-XIX).”,”Claudia Pancino (Venezia, 1950) lavora presso il dipartimento di teoria, storia e ricerca sociale dell’Università di Trento (1984). Da anni si occupa di questo argomento. ‘Le donne, la cui vita era fatalmente scandita da gravidanze, parti e allattamenti, trovavano nelle mammane l’aiuto e il conforto che né la scienza assente e tanto meno l’impossibile conoscenza del proprio corpo potevano dar loro. Necessariamente la conoscenza pratica del corpo della donna, l’attività sanitaria e terapeutica delle mammane si dissolvevano in un contesto di normalità quotidiana. Ed in questa quotidianità l’evento biologico della maternità aveva molto spesso il sapore della natura: al tempo stesso di vita e di morte. Rudimentali e incerti mezzi di controllo delle nascite, seppur da sempre esistiti, non hanno probabilmente avuto effetti significativi soprattutto a livello delle masse contadine della penisola. Sia perché tali metodi non erano propri del normale contesto familiare, sia perché anche nell’ipotesi che lo fossero, incerta era la loro efficacia. Il metodo più sicuro per controllare la fecondità rimase fino a tutto l’Ottocento quello dell’allattamento prolungato. La relativa sterilità provocata dall’allattamento, unita a misere condizioni di vita e ad una scarsa alimentazione, rendevano con buone probabilità questo periodo completamente infecondo. La povertà e il lavoro faticoso come pure i parti difficili, erano a volte anche causa di amenorrea prolungata o di sterilità, temuta e combattuta con l’arte delle mammane e con il ricorso a speciali pratiche religiose. La gravidanza non distoglieva le donne dai lavori abituali nella casa e nei campi ed era regolata più da tabù che da attenzioni particolare. Con la medicalizzazione emergeranno delle indicazioni di comportamento per la cura della gravidanza, che si limiteranno però ad essere prescrizioni in negativo, tendenti ad evitare possibilità di aborto. Passerà molto tempo prima che la cura della gravidanza diventi un interesse specifico per il maggior benessere della donna incita e per un miglior esito del parto (45). E di parto si moriva. I quozienti di mortalità femminile in Italia nei secoli diciassettesimo e diciottesimo sono, nella fascia d’età compresa tra i 25 e il 35 anni, superiori a quelli della mortalità maschile’ (pag 39) [(45) Si veda A. Parma, La lunga noja della gravidanza’, ‘Dwf, 17, 1981, pp. 90-102]”,”STOS-209″
“PANEBIANCO Angelo”,”Guerrieri democratici. Le democrazie e la politica di potenza.”,”Angelo PANEBIANCO è professore di scienza della politica all’Università di Bologna. E’ autore di ‘Modelli di partito’ (1982) ‘Le relazioni internazionali’ (1992), ‘L’analisi della politica’ (a cura) (1989). E’ coautore di ‘Manuale di scienza della politica’ (1986). Cita autori come WOLFERS WIGHT ARON WALTZ MACHIAVELLI HERZ JERVIS J. GRIECO KISSINGER GILPIN DAHL DOYLE HOFFMANN HOLM HUNTINGTON KEGLEY KENNEDY KEOHANE KINDLEBERGER KRASNER KRATOCHWIL LASSWELL LIPPMANN MILNER MORGENTHAU NYE OLSON PANEBIANCO PISTONE PORTINARO RAY S. ROMANO RUGGIE RUSSETT SARTORI SMITH SMELSER WALKER ZAKARIA ZIMMERMANN e altri “”Distinguendo fra sfera degli “”interessi”” e sfera della “”ideologia”” Schurmann assume che all’alba della guerra fredda la partita si giochi fra tre tendenze, le prime due espressioin di interessi e la terza dell’ideologia. La prima tendenza è quella isolazionista/nazionalista. Nel ’45 essa ha i suoi punti di forza economici nel Middle West e nel West. (…). Le seconda tendenza è quella internazionalista. E’, prima di tutto, espressione dell’internazionalismo dell”establishment’ finanziario e industriale dell’East Coast. E’ il legame con l’Europa occidentale la sua priorità assoluta. (…) La terza corrente è quella “”imperialista””. L’imperialismo per Schurmann, è un prodotto della ideologia e ha il suo centro propulsore nella Presidenza di Roosevelt. E’ frutto di una visione politica che vuole proiettare nell’arena internazionale le idee del ‘New Deal’.””. (pag 164-165)”,”RAIx-228″
“PANEBIANCO Angelo”,”Relazioni internazionali.”,”Angelo Panebianco è professore ordinario di Scienza della Politica all’Università di Bologna. É autore di numerosi saggi di teoria politica e di analisi dei sistemi politici contemporanei. Autore di Modelli di partito, è coautore del Manuale di scienza politica. Recentemente ha curato e introdotto una raccolta di scritti del filosofo e sociologo Raymond Aron. Fa parte del comitato di direzione della rivista Il Mulino. É editorialista del Corriere della Sera.”,”RAIx-043-FL”
“PANEBIANCO Angelo”,”Il potere, lo stato, la libertà. La gracile costituzione della società libera.”,”Angelo Panebianco è professore di Relazioni internazionali all’Università di Bologna. E’ editorialista del Corriere della Sera. “”Il progetto della «democrazia cosmopolitica» è ispirato, ma solo in parte, alle idee kantiane sulla pace perpetua (cfr. Habermas 1996, trad. it., 1998, 177-215). I suoi proponenti assumono che lo stato sia ormai fortemente indebolito a casa della globalizzazione e che, per le stesse ragioni, anche la democrazia rappresentativa, là dove esiste, sia attanagliata da crescenti difficoltà. La proposta è di sfruttare la pressione dell’opinione pubblica mondiale (data per esistente, almeno allo stato embrionale) per avviluppare gli stati entro una rete di organizzazioni sovranazionali e transnazionali a carattere elettivo-rappresentativo. Si tratta di porre in essere un sistema rappresentativo, o una rete di sistemi rappresentativi, che creino ‘constituences’ democratiche, o una grande ‘costituency’ democratica, «attraverso» i tradizionali confini degli stati. In prospettiva, la democrazia cosmopolitica dovrebbe arrivare ad abbracciare tutti i gruppi umani esistenti. Nelle parole del suo più prolifico alfiere: «E’ possibile concepire differenti tipi di impegno politico in un continuum che va dal locale al globale, con il locale contrassegnato da processi di democrazia diretta e partecipativa mentre gli ambiti più ampi e più popolari vengono progressivamente mediati da meccanismi rappresentativi»”” (Held 2003, 175). Ancorché in veste «democratica», la democrazia cosmopolitica rinnova l’antico sogno dello stato mondiale (80). Si scontra, pertanto, proprio con le obiezioni che all’idea dello stato mondiale rivolgeva Kant. Per il quale, persino lo stato di guerra dovuto alla «separazione» di molti stati vicini e indipendenti «val sempre meglio, secondo l’idea della ragione, che la fusione di tutti questi Stati per opera di una potenza che si sovrapponga alle altre e si trasformi in una monarchia universale, poiché le leggi, a misura che la mole del governo aumenta, perdono di forza, e un dispotismo senz’anima, dopo aver sradicato i germi del bene, degenera da ultimo nell’anarchia» [1795 , trad. it. 1965, 313]. L’obiezione ha tanto più peso per il fatto che i proponenti della democrazia cosmopolitica sembrano preoccuparsi più della «democrazia» che della «libertà», sembrano più interessati a dare rappresentanza politica ai «popoli» (sic) del mondo che a limitare il potere di governo della (immaginata) democrazia cosmopolitica. Peraltro, della democrazia cosmopolitica si danno due versioni. In una prima versione, essa può nascere solo coinvolgendo stati che siano ‘già’ liberaldemocratici [Held 1993]. Osservo che in questo caso l’apporto della democrazia cosmopolitica alla causa della pace e del superamento dell’anarchia internazionale sarebbe modesto. Come si è visto, gli stati liberaldemocratici hanno già formato fra loro un’Unione pacifica, una comunità pluralistica di sicurezza, ma questo non ha eliminato lo stato di guerra, la condizione anarchica, che caratterizza i rapporti fra gli stati restanti, nonché fra l’Unione pacifica occidentale e il resto del mondo (81). In una seconda versione, la democrazia cosmopolitica dovrebbe coinvolgere anche gli stati autoritari. Si ipotizza, ad esempio, come primo passo, una riforma «democratica» delle Nazioni Unite, la formazione di un’assemblea mondiale i cui rappresentanti siano direttamente scelti dai «cittadini» di tutti gli stati, quale che sia il loro regime politico interno [Archibugi 1993; Held 2003]. Il problema è che negli stati autoritari non esistono «cittadini» ma sudditi”” (pag 289-291)”,”TEOP-551″
“PANELLA Carlo”,”Piccolo atlante del Jihad. Le radici del fondamentalismo islamico.”,”PANELLA Carlo è stato inviato speciale dal 1975 al 2000. Attualmente è commentatore parlamentare per le reti Mediaset e collabora al quotidiano ‘Il Foglio’. Ha pubblicato alcuni libri.”,”VIOx-083″
“PANELLA Carlo”,”Saddam. Ascesa, intrighi e crimini del peggior amico dell’ Occidente.”,”PANELLA Carlo, giornalista, è responsabile Mediaset per i rapporti con il Parlamento e collabora al ‘Foglio’. “”Parigi ha raccolto in pieno il messaggio esplicito che l’ uomo forte di Bagdad le ha inviato non nazionalizzando nel 1972 la quota francese dell’ Iraq Petroleum Company. Chirac si reca così a Baghdad per consacrare formalmente il successo della nuova politica estera irachena che ha ormai inserito un formidabile cuneo tra Washington e l’ Europa. La visita di Stato di Chirac segna l’ inizio di una vera e propria alleanza politico-militare della Francia (e di molti governi europei, Italia inclusa) con il regime di Saddam Hussein.”” (pag 153-154)”,”VIOx-113″
“PANELLA Carlo”,”Saddam. Ascesa, intrighi e crimini del peggior amico dell’Occidente.”,”Carlo Panella, giornalista, è responsabile Mediaset per i rapporti con il Parlamento e collabora con il quotidiano Il Foglio. Tra i libri pubblicati ricordiamo il saggio Piccolo atlante del Jihad: le radici del fondamentalismo islamico.”,”VIOx-081-FL”
“PANELLA Carlo”,”Il libro nero dei Regimi islamici. 1914-2006: oppressione, fondamentalismo, terrore.”,”Carlo Panella, è nato a Genova nel 1948. Giornalista, è responsabile Mediaset per i rapporti con il Parlamento e collabora con il quotidiano Il Foglio. Tra i libri pubblicati ricordiamo il saggio Piccolo atlante del Jihad: le radici del fondamentalismo islamico.”,”VIOx-082-FL”
“PANERAI Paolo DE LUCA Maurizio”,”Il crack. Sindona, la DC. il Vaticano e gli altri amici.”,”La storia di Michele Sindona, legato agli ambienti dell’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, finanziere di fiducia del Vaticano, padrone di banche in Europa e in America, per anni dominatore della Borsa, che con una semplice telefonata riusciva a muovere decine di miliardi e che nell’ottobre 1974 si è trasformato in un bancarottiere latitante (4° di copertina)”,”ECOG-036″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 4. 1995-1996. Gemina & Olivetti, il crepuscolo degli dei.”,”Volume 4″,”ITAE-391″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 6. 1999-2000. Gli anni del record e dei guri di ari@ fritt@.”,”Volume 6″,”ITAE-392″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 7. 2001-2002. L’11 settembre e le altre guerre (vere e false).”,”Volume 7″,”ITAE-393″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 8. 2003-2004. Il dopo Agnelli e la stagione dei crack.”,”Volume 8″,”ITAE-394″
“PANERAI Paolo, a cura di Gabriele CAPOLINO e Giulio MAZZOCCHI”,”Orsi & Tori. Venti anni di finanza (e malafinanza) italiana. 9. 2005-2006. L’Italia dei furbetti (e dei furboni).”,”Volume 9″,”ITAE-395″
“PANERAI Paolo SAVONA Paolo”,”Il Trattato di Maastricht. Quando a Carli tremò la mano. Perché firmò, se sapeva che l’Italia era impreparata? In memoria del grande italiano nel venticinquennale della morte.”,”Il Trattato di Maastricht, o Trattato dell’Unione europea (TUE), è un trattato che è stato firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht nei Paesi Bassi Paolo Panerai, direttore ed editore di MF – Milano Finanza; Paolo Savona professore emerito di Politica economica e autore di numerosi scritti di economia monetaria, finanziaria e reale. E’ stato Ministro dell’Industria e ha una vasta esperienza professionale a elevato livello nel settore pubblico e privato. E’ stato Consigliere Scientifico dell’Associazione Guido Carli. ‘Carli giovanissimo si spostò da Brescia a Roma con in tasca la lettera di raccomandazioni di “”un sacerdote che avrebbe fatto molta carriera”” (era il futuro Paolo VI)’. (4° di copertina) La sfiducia di Carli nei gruppi dirigenti italiani “”L’idea che prevalse tra i Capi di Stato europei firmatari del Trattato era quella di forzare l’aggiustamento dei dualismi e non correggerli con politiche adeguate. Carli aderì alla scelta perché aveva perso fiducia nella possibilità che i gruppi dirigenti italiani, della politica come dell’imprenditoria, potessero guidare l’Italia fuori dalla crisi e la collocassero correttamente nella dinamica geopolitica e geoeconomica in atto dopo il crollo de regime sovietico. Due esperienze contarono in particolare: la delusione provata in Confindustria, che respinse lo Stato dell’impresa come Statuto del libero mercato e la tormentata esperienza da Ministro del Tesoro nel Governo Andreotti. In particolare, egli riteneva che fosse necessario bloccare il rapporto di cambio all’interno del mercato unico europeo, sottraendo al Paese la possibilità di svalutare la lira alla quale aveva fatto tutto sommato parco ricorso. Se però non aveva fiducia nei gruppi dirigenti italiani, non si capisce come potesse pensare che un vincolo più stretto di quello che egli stesso aveva propiziato nel dopoguerra negoziando l’adesione dell’Italia all’Accordo di Bretton Woods in qualità di direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale avrebbe supplito a questa carenza di capitale fiduciario. Forse sperava in un diverso comportamento da parte dei Paesi con cui l’Italia si associava e, pertanto, sottovalutò la rigidità che si sarebbe palesata a seguito dell’influenza che la Germania unita (Carli aveva vissuto da giovane la Germania più romantica) e l’asse franco-tedesco avrebbero esercitato sulla gestione del Trattato; infatti il dettato dell’accordo non solo fu congelato, ma di esso è stata data un’interpretazione restrittiva fuori dagli scopi dell’Unione espressi nell’art. 3 dell’accordo; negli ultimi tempi, sotto la spinta del malfunzionamento, si è anche tentato di rafforzarlo con il fiscal compact. A nulla valsero quindi gli avvertimenti di Baffi, ancor meno lo furono gli inviti di Savona a preparare il Paese ad aderire all’euro invocando la clausolo dell’opting out, chiesta, ottenuta e applicata dal Regno Unito. Carli fu irremovibile”” (pag 27-28)”,”ITAE-398″
“PANI Mario ANGELI BERTINELLI M. Gabriella CRIFO’ Giuliano DESIDERI Paolo FORABOSCHI Daniele GALLO Luigi GIUFFRIDA MANMANA Claudia GNOLI Gherardo JOSSA Giorgio LOTITO Gianfranco MAZZA Mario MICHELOTTO Pier Giuseppe PUCCI Giuseppe PUGLISI Gaetano ROMANO Francesco”,”Storia della società italiana. Parte prima. Vol. III. La crisi del principato e la società imperiale.”,”ANGELI BERTINELLI M. Gabriella CRIFO’ Giuliano DESIDERI Paolo FORABOSCHI Daniele GALLO Luigi GIUFFRIDA MANMANA Claudia GNOLI Gherardo JOSSA Giorgio LOTITO Gianfranco MAZZA Mario MICHELOTTO Pier Giuseppe PANI Mario PUCCI Giuseppe PUGLISI Gaetano ROMANO Francesco”,”ITAS-141″
“PANIAGUA Javier”,”La transición democrática. De la dictatura a la democrácia en España (1973-1986).”,”PANIAGUA Javier, insegnante, e deputato alle Cortes dal 1986 al 2000. Oggi è professore di storia sociale e pensiero politico della UNED.”,”SPAx-121″
“PANICCIA Arduino, collaborazione di Edward LUTTWAK”,”I nuovi condottieri. Vincere nel XXI secolo.”,”Arduino Paniccia è docente di Diritto internazionale dell’economia presso la facoltà di Scienze diplomatiche dell’Università di Trieste. É stato presidente e amministratore delegato di società aeronautiche ed elicotteristiche. Ufficiale di coperta nella marina mercantile inglese e USA, ha prestato servizio in aree interessate da conflitti: Vietnam, Indonesia, Suez. Edward Luttwak è uno dei principali esperti mondiali di strategia e politica internazionale. Specializzato in problemi militari, ha poi esteso l’applicazione della strategia ai fenomeni economici e sociali. É consulente del Pentagono e della Presidenza degli Stati Uniti. Andrea Castelli ha frequentato il Collegio navale Morosini di Venezia, vive e lavora negli Stati Uniti.”,”ECOI-175-FL”
“PANIKKAR Kavalam M.”,”Storia della dominazione europea in Asia. Dal Cinquecento ai giorni nostri.”,”Il libro è il risultato di ricerche condotte in Asia e in EU per oltre trent’anni. PANNIKAR, nato nel 1895, compì i suoi studi a Madras, Oxford e Londra, e insegnò nell’Univ di Aligarh. Nel 1925 ha fondato lo ‘Hindustan Times’ a Delhi e qualche anno dopo è entrato nella vita politica ricoprendo cariche di ministro e di primo ministro negli stati indiani di Patiala e di Bikaner. Membro dell’Assemblea Costituente indiana, rappresentò l’India in congressi e conferenze internazionali. Nel 1947 fu deleato all’assemblea ONU. Ambasciatore in Cina negli anni precedenti la vittoria di MAO, contribuì a orientare la poliitca di NEHRU in favore del governo rivoluzionario prima che scoppiasse il conflitto sino-indiano. Svolse attività diplomatica al Cairo e a Parigi e fece parte della commissione incaricata di definire le frontiere tra gli Stati indiani in base alle differenze linguistiche. Fu VD dell’Univ di Srinagar e quindi dell’Univ di Mysore, incarico che conservò fino alla morte avvenuta nel 1963. VP della Royal India Society di Londra è autore di molte pubblicazioni tra cui: -Indian States and the Government of India -Hinduism and the Modern World -Caste and Democracy -India and the Indian Ocean -In two Chinas -Hindu Society at the Crossroads -Survey of Indian History -Geographical Facotrs in Indian History -The foundations of New India.”,”ASIx-006″
“PANIKKAR K.M.”,”Histoire de l’ Inde.”,”PANIKKAR K.M. membro dell’ Accademia indiana delle lettere presidente dell’ Accademia di lettere dello Stato Kerala. “”La Compagnia Inglese delle Indie Orientali fu fondata nel 1603, poi, dopo un lungo intervallo, anche i Francesi fecero la loro apparizione. L’ Inghilterra cominciò ad interessarsi principalmente alle isole dell’ Arcipelago Indonesiano; ma dopo il massacro d’ Amboyna (1623), la Compagnia si rivolse ai mercati commerciali dell’ India, le cui basi principali si trovavano a Sourat e Masoulipatam. E’ a questo punto che l’ Oceano Indiano diventò il teatro di una rivalità navale che rifletteva fedelmente la situazione in Europa. I Portoghesi passarono in seconda fila, e il primo episodio della lotta oppose gli Olandesi agli Inglesi fino al momento in cui la potenza navale degli Olandesi venne distrutta in Europa, a seguito dell’ attacco di Luigi XIV. E’ con Colbert che la Francia entrò in lizza””. (pag 276)”,”INDx-068″
“PANIKKAR Kavalam Madhava”,”Storia della dominazione europea in Asia. Dal Cinquecento ai nostri giorni.”,”Kavalam Madhava Panikkar, nato nel 1895, compì i suoi studi a Madras, Oxford e Londra e insegnò nell’Università di Aligarh. Nel 1925 ha fondato lo “”Hindustan Times””, a Delhi, e qualche anno dopo è entrato nella vita politica ricoprendo cariche di ministro e di primo ministro negli stati indiani di Patiala e di Bikaner. Membro dell’Assemblea costituente indiana, rappresentò l’India in congressi e coferenze internazionali. Nel 1947 fu delegato all’assemblea generale delle Nazioni Unite. Ambasciatore in Cina negli anni immediatamente precedenti la vittoria di Mao contribuì ad orientare la politica di Nehru in favore del governo rivoluzionario prima che scoppiasse il conflitto cino-indiano. Fu vicedirettore dell’Università di Srinagar e quindi dell’Università di Mysore, incarico che conservò fino alla morte avvenuta l’11 dicembre 1963.”,”EURx-105-FL”
“PANIZZI Antonio, a cura di William SPAGGIARI”,”La catena di seta. Lettere a Giuseppe Levi Minzi (1822-1873). II Serie: Fonti. Vol. LXXXV.”,”William Spaggiari insegna Letteratura italiana all’Università di Parma.È’ autore di volume di saggi e studi storico-letterari (v. risvolto quarta copertina) Treccani: Antonio Panizzi. Bibliotecario e patriota (Brescello 1797 – Londra 1879). Affiliato alla carboneria, fu esule a Lugano e Londra, dove fu assistente e direttore della biblioteca del British Museum. Negli stessi anni perorò la causa dell’unità d’Italia presso il governo britannico. Senatore del Regno d’Italia, ebbe poi (1869) il titolo di Sir. Vita e opere: Laureatosi in giurisprudenza a Parma (1818), per poco tempo esercitò l’avvocatura nel suo paese nativo poiché, affiliato alla carboneria, nel 1821 fu costretto a esulare e stampò a Lugano (con la falsa indicazione di Madrid) la severa requisitoria Dei processi e delle sentenze degli imputati di lesa maestà e di aderenza alle sette proscritte negli stati di Modena (1823). Trasferitosi in Inghilterra, dove ebbe buona accoglienza da parte degli esuli piemontesi e lombardi del 1821, ma specialmente da U. Foscolo, che più tardi lo invitò a collaborare ai suoi studi danteschi e dove lo raggiunse la notizia della propria condanna a morte in contumacia. Consigliato da W. Roscoe, lo storico di Lorenzo il Magnifico, proseguì poco dopo per Liverpool dove attese all’insegnamento privato, dando inoltre (1825) conferenze sulla letteratura italiana e pubblicando articoli su periodici inglesi. Nel 1828 tornò a Londra, dove insegnò lingua e letteratura italiana all’University College di Londra; operò per l’Italia, anche facendone conoscere la letteratura con edizioni dell’Orlando Furioso, dell’Orlando innamorato, dei Sonetti e canzoni di Boiardo (Londra 1835; edizione questa rarissima), e pubblicando Le prime vittime di Francesco IV Duca di Modena (opera ristampata da Carducci nel 1897). Nel 1831, nominato assistente nella biblioteca del British Museum, iniziò la fortunata carriera che lo portò nel 1856, lui straniero, alla direzione di quel grande istituto cui diede organizzazione esemplare, creando anche, su suo disegno del 1852, la nuova grande sala di lettura di forma circolare, capace di accogliere centinaia di lettori, inaugurata nel 1857; abbandonò il servizio nel 1866. In corrispondenza con Cavour, d’Azeglio, Mazzini, Garibaldi e altri illustri patrioti italiani, si adoperò a rendere il governo inglese favorevole alle aspirazioni italiane. Senatore del Regno d’Italia dal 5 maggio 1868, ebbe nel 1869 in Inghilterra il titolo di Sir. (f. Treccani)”,”RISG-080-FSL”
“PANKHURST Richard K.P.”,”William Thompson (1775-1833). Pioneer Socialist.”,”PANKHURST Richard (1927) è il figlio di Sylvia PANKHURST. Ha studiato alla LSE (London School of Economics) dove ha svolto la sua tesi di dottorato su William Thompson. Insegna nell’ università d Addis Ababa. £ 10.0 Dieta vegetariana di Thompson (pag 5) Marx (pag 153-158)”,”MUKx-156″
“PANKRATOVA Anna M.”,”I consigli di fabbrica nella Russia del 1917. Il primo tentativo di gestione della produzione da parte della classe operaia.”,”Anna Michailovna PANKRATOVA nacque nel 1879 a Odessa da una famiglia operaia; partecipò alla rivoluzione russa mentre era studentessa all’ università della sua città. Aderì al partito bolscevico nel 1919 e durante la guerra civile (1919-22) diventò responsabile del lavoro di partito in Ucraina e negli Urali. Nel 1923 pubblicò a Mosca il saggio sui Comitati di fabbrica. Nel 1925 terminò i suoi studi nella sezione di storia dell’ Istituto dei professori rossi. Da allora si dedicò allo studio della storia del movimento operaio russo (ha pubblicato quasi 200 lavori scientifici) tra cui: Il movimento operaio nel 1917, raccolta di documenti, MOSCA 1928, Il movimento operaio in Russia nel XIX secolo, raccolta di articoli e documenti, MOSCA 1950-52. Scrisse manuali di storia dell’ URSS e nel 1940 divenne membro dell’ Accademia delle Scienze della Bielorussia. Entrò nel CC del PCUS e deputato del Soviet supremo. Morì nel 1957.”,”RIRx-072″
“PANKRATOVA M. SMIRNOVA A. STELLIFEROVSKAIA E. OSTROOUKHOVA K.”,”V. Lenine. Essai biographique.”,”””Sotto la direzione di Lenin, A. Badaev, G. Petrovski, M. Muranov, F. Samoilov, N. Chagov conducevano un grande lavoro di propaganda in seno alle masse, prendevano la parola nelle fabbriche e officine, fondavano delle nuove organizzazioni del Partito, collaboravano alla Pravda, organizzavano il soccorso agli scioperanti e svolgevano le missioni affidate loro dal Comitato Centrale. Essi tenevano ben alta la bandiera del partito operaio nella Duma dominata dai Cento-neri. Come scriveva Lenin, i deputati bolscevichi “”si facevano notare non per la loro parlantina o per via del loro ingresso nei salotti borghesi o intellettuali…, ma per il loro legame con le masse operaie, la loro attività fatta con abnegazione tra le masse, l’ esecuzione di funzioni modeste, anonime, dure, ingrate, particolarmente pericolose del propagandista e dell’ organizzatore clandestino””. Vladimir Ilitch segnala a più riprese la portata immensa dell’ esperienza di attività bolscevica “”parlamentare”” alla Duma per l’ insieme del movimento comunista internazionale””. (pag 59)”,”LENS-141″
“PANKRATOVA Anna Michailovna, unter der Redaktion von N.M. POKROVSKIJ”,”Fabrikräte in Rußland. Der Kampf um die sozialistische Fabrik.”,”Lo studio della Anna Michailovna Pankratova sul sistema di fabbrica in Russia è apparso nel 1923 a Mosca.”,”RIRO-382″
“PANKRATOVA Anna M.”,”I Comitati di fabbrica in Russia all’epoca della rivoluzione (1917-1918).”,”Anna Michailovna Pankratova nacque nel 1879 a Odessa da una famiglia operaia; partecipò alla rivoluzione russa mentre era studentessa all’università della sua città. Aderì al partito bolscevico nel 1919 e durante la guerra civile (1919-22) diventò responsabile del lavoro del partito in Ukraina e negli Urali. Nel 1923 pubblicò a Mosca il saggio sui Comitati di fabbrica. Nel 1925 terminò i suoi studi nella sezione di storia dell’Istituto dei professori rossi. Da allora si dedicò allo studio della storia del movimento operaio russo (ha pubblicato quasi 200 lavori scientifici) tra cui: Il movimento operaio nel 1917, raccolta di documenti, Mosca 1928; Il movimento operaio in Russia nel secolo XIX, raccolta di articoli e documenti, Mosca 1950-52. Lavorò come redattrice e coautrice di manuali sulla storia dell’URSS per gli Istituti pedagogici e le scuole secondarie. Nel 1940 divenne membro attivo dell’Accademia delle scienze della Repubblica socialista di Bielorussia, poi professoressa nell’Università statale di Mosca e all’Accademia delle scienze sociali presso il Comitato centrale del PCUS. Morì il 25 maggio 1957.”,”RIRO-168-FL”
“PANKRATOVA Anna M.”,”I consigli di fabbrica nella Russia del 1917. Il primo tentativo di gestione della produzione da parte della classe operaia.”,”Anna Michailovna Pankratova nacque nel 1879 a Odessa da una famiglia operaia; partecipò alla rivoluzione russa mentre era studentessa all’ università della sua città. Aderì al partito bolscevico nel 1919 e durante la guerra civile (1919-22) diventò responsabile del lavoro di partito in Ucraina e negli Urali. Nel 1923 pubblicò a Mosca il saggio sui Comitati di fabbrica. Nel 1925 terminò i suoi studi nella sezione di storia dell’ Istituto dei professori rossi. Da allora si dedicò allo studio della storia del movimento operaio russo (ha pubblicato quasi 200 lavori scientifici) tra cui: Il movimento operaio nel 1917, raccolta di documenti, Mosca 1928, Il movimento operaio in Russia nel XIX secolo, raccolta di articoli e documenti, Mosca 1950-52. Scrisse manuali di storia dell’ URSS e nel 1940 divenne membro dell’ Accademia delle Scienze della Bielorussia. Entrò nel CC del PCUS e deputato del Soviet supremo. Morì nel 1957. Fondo T. Parlanti”,”RIRB-001-FSD”
“PANNE’ Jean-Louis”,”Boris Souvarine. Le premier desenchanté du communisme.”,”SOUVARINE è lo pseudonimo di Boris LIFSCHITZ”,”FRAP-027″
“PANNEKOEK Anton”,”Lenin filosofo. Critica ai fondamenti filosofici del leninismo.”,”PANNEKOEK (1873-1960), il più famoso esponente della sinistra olandese, contro la quale LENIN scrisse ‘L’ estremismo malattia infantile del comunismo’, volle dimostrare che il bolscevismo e la rivoluzione russa, pur essendo una tappa importante nello sviluppo del movimento operaio, tendevano solo verso un sistema di produzione che poteva essere definito indifferentemente socialismo di Stato o capitalismo di Stato.”,”LENS-053″
“PANNEKOEK Anton GORTER Herman; a cura di Hans M. BOCK”,”Organisation und Taktik der Proletarischen Revolution.”,”Introduzione: Sulla storia e la teoria della scuola marxista olandese.”,”MHLx-007″
“PANNEKOEK Anton”,”Organizzazione rivoluzionaria e consigli operai. L’opera più attuale del teorico comunista olandese avversario di Lenin.”,”E’ il più famoso esponente della sinistra olandese contro la quale LENIN scrisse ‘L’ estremismo’. Nato il 2.1.1873 nella cittadina olandese di Vaassen, si laureò in scienze naturali e in matematica all’Univ di Leida, svolgendo pure attività politica tra le file del Partito socialdemocratico olandese. Dal 1906 insegnò alla scuola di Partito della SPD a Berlino collaborando a riviste e giornali politici e in particolar modo alla ‘Bremer Burgerzeitung’ con articoli con cui polemizzò spesso anche con noti esponenti socialisti tra cui KAUTSKY. Continuò la sua attività pol e teorica in Olanda anche nel 2° dopoguerra dove morì nel 1960.”,”MHLx-010″
“PANNEKOEK Anton RÜHLE Otto GORTER Hermann MEIJER Henk Canne, testi di”,”Linkskommunismus. La sinistra comunista tedesco-olandese.”,”H. Gorter. “”I paesi propri della rivoluzione proletaria sono la Germania e l’ Inghilterra, e una parte della fascia orientale degli Stati Uniti. Questi paesi sono veramente proletari. Ma la storia ha anche permesso che la rivoluzione scoppiasse, come precedentemente nella Comune di Parigi (1), in un altro paese: la Russia. (…). La rivoluzione russa, proprio per il suo doppio carattere – l’ uno proletario, l’ altro democratico capitalista – è diventata un’ immensa nuova fonte di luce per il proletariato mondiale. (…) “”La rivoluzione russa, nel centro anche geografico fra America orientale ed Europa Occidentale, da una parte, e Asia dall’altra, illumina della sua luce entrambi i lati. Verso l’ occidente mostra al proletariato, su una piccola, ma importantissima zona, come la rivoluzione proletaria deve essere fatta, verso l’ oriente indica alle popolazioni agricole, che insorgono, si liberano e vogliono passare al capitalismo, in che modo potrebbero farlo valendosi dell’ aiuto degli operai e ingannandoli, come potrebbero attuare la loro rivoluzione borghese o contadino capitalista con l’ aiuto e l’ inganno del loro proletariato (2). (1) All’ epoca della Comune di Parigi Marx pensava che fosse l’ Inghilterra il paese della rivoluzione, per il suo maggior sviluppo capitalistico ed i successi organizzativi del movimento operaio (2) Uno strano ruolo quello di Lenin e compagni. Da una parte indicano al proletariato mondiale la via del comunismo, dall’ altro mantengono in piedi il capitale mondiale in Russia, in Asia (per tacere del restante mondo contadino). Noi, da parte nostra, preferiamo attenerci al vero comunismo degli operai inglesi, tedeschi e nord americani””. (pag 97-98)”,”MGEK-069″
“PANNEKOEK Anton”,”Los consejos obreros.”,”””Con l’ inizio della guerra Pannekoek tornerà in Olanda. Prima della guerra, aveva svolto la sua attività a Brema, con Radek, Paul Frolich e Johann Knief. Questo gruppo radicale di comunisti internazionali si fuse in seguito con lo Spartakus-Bund, ponendo le basi del Partito Comunista tedesco.”” (pag 15) “”Pannekoek riconobbe in questo movimento dei Consigli l’ inizio di un nuovo movimento operaio rivoluzionario e, allo stesso tempo, il principio di una riorganizzazione socialista della società. Questo movimento non potrà nascere e mantenersi che in opposizione alle forme tradizionali””. (pag 17) Ascesa della Cina “”Questa situazione si mantenne fino al 1941, due anni dopo l’ inizio della guerra in Europa, quando scoppiò la guerra, che tutto il mondo aspettava da molto tempo, tra gli Stati Uniti e il Giappone, in risposta a un ultimatum nordamericano che esigeva da quest’ ultimo l’ abbandono della Cina. La guerra in Cina si convertì dunque in una parte della guerra mondiale. Questa guerra mondiale porterà come conseguenza l’ ascesa della Cina al rango di nuova potenza capitalistica mondiale””. (pag 331)”,”TEOC-319″
“PANNEKOEK Anton GORTER Herman; SMART D.A. a cura”,”Pannekoek and Gorter’s Marxism.”,” “”Economic collapse is the most powerful spur to revolution. Germany and Austria are already completely shattered and pauperised economically, Italy and France are in inexorable decline. England has suffered so badly that it is doubtful whether its government’s vigorous attempts at reconstruction can avert collapse, and in America the first threatening signs of crisis are appearing. And in each country, more or less in this same order, unrest is growing in the masses; they are struggling against impoverishment in great strike-movements which hit the economy even harder; these struggles are gradually developgin into a conscious revolutionary struggle, and, without being communists by conviction, the masses are more and more following the path which communism shows them, for practical necessity is driving them in that direction””. (pag 94-95) Nel saggio introduttivo si segue la vita e l’ attività politica di Pannekoek e Gorter. Nel 1909 pubblica Marxismo e Darwinismo (pag 17) Gorter scrive la sua ‘Lettera aperta al compagno Lenin’ (pag 38) pag 23 pag 37 £ 3.0″,”TEOC-458″
“PANNEKOEK Anton”,”Zusammenbruchstheorie – Blanquismus – Der Kampf der Arbeiterklasse.”,”PANNEKOEK Anton “”Grossmann brüstet sich damit, daß er hier zum ersten Male die Theorie von Marx wieder richtig gestellt hat gegenüber den Entstehungen der Sozialdemokraten. “”Eine dieser neu gewonnenen Erkenntnisse””, sagt er stolz im Anfang der Einleitung, “”ist die nach folgende Zusammenbruchstheorie, die tragende Säule im ökonomischen Gedankensystem von Karl Marx.”” Wie wenig dasjenige, was er als Zusammenbruchstheorie ansieht, mit Marx zu tun hat, haben wir gesehen.”” (pag 21) [Anton Pannekoek, Zusammenbruchstheorie – Blanquismus – Der Kampf der Arbeiterklasse, Osnabrück, sd]”,”TEOC-560″
“PANNEKOEK Anton”,”Critica del “”Partito rivoluzionario””.”,”La copertina riporta un lavoro di KORSCH Karl la crisi del marxismo “”In questo quadro, la forma d’organizzazione in sindacato e in partito, originaria del periodo del capitalismo ascendente, non presenta più la minima utilità. Quelle forme hanno infatti subito una metamorfosi, trasformandosi in strumenti al servizio di capi che non possono, né vogliono impegnarsi nella battaglia rivoluzionaria””. (pag 23)”,”PARx-039″
“PANNEKOEK Anton KORSCH Karl MATTICK Paul”,”Crítica del bolchevismo.”,”traduzione Capitale in Russia (pag 120) Contiene il saggio di Karl Korsch: ‘La ideologia marxista in Rusia’ (pag 115-123)”,”TEOC-572″
“PANNEKOEK Anton, a cura di TORT Patrick”,”Darwinisme et Marxisme.”,”Anton Pannekoek (1873-1960) astronomo e rivoluzionario, teorico della “”sinistra comunista germano-olandese”” e dei Consigli operai, ruppe con Lenin e combatté Stalin in nome del marxismo. Patrick Tort, teorico e storico delle scienze, ricercatore al Muséum, è Direttore dell’Institut Charles Darwin International e ha curato le opere complete di Darwin (ed. Slatkine). Nel centenario della nascita di Darwin (1909) Pannekoek pubblica un opuscolo intitolato ‘Darwinismo e Marxismo’ in cui tenta, dopo Marx, Engels e Kautsky, di rivalutare il legame tra materialismo naturalistico e materialisto storico, e di riflettere sulla questione dell’articolazione tra evoluzione biologica e affermazione da parte degli uomini associati del potere di governare il loro destino dominando la natura. “”Le darwinisme a été une ‘arme de la bourgeoisie’ dans sa lutte contre les classe féodales, contre la noblesse, le clergé et les princes. C’était une lutte entièrement différente de celle du prolétariat”” (pag 69)”,”TEOC-618″
“PANNEKOEK Anton”,”Il sindacalismo (1936). Sul partito comunista (J.H.) (1936).”,”‘Impotenza del sindacalismo’ (pag 17) “”Il partito comunista non ha fatto niente per accrescere le forze della classe operaia’ (J.H.) (pag 28)”,”SIND-167″
“PANOFSKY Erwin, a cura di Guido D. NERI con una nota di Marisa DALAI”,”La prospettiva come “”forma simbolica””, e altri scritti”,”Il saggio di Panofsky sulla prospettiva, uscito nel 1927 tra i ‘Vorträge’ dell’Istituto di Warburg, ha sollevato, nelle letteratura artistica, una problematica che è rimasta vivissima anche ai giorni nostri. Per P. l’antichità classica ha realizzato una rappresentazione dello spazio che può dirsi “”prospettica””, ma che segue leggi diverse da quelle rinascimentali. Queste diversa resa prospettica corrisponde a una diversa concezione generale dello spazio, i cui fondamenti sono espressi in vario modo nelle opere degli scienziati e dei filosofi antichi. La tradizione storico-artistica della scuola di Viena, le tesi di Ernst Cassirer sul significato simbolico delle diverse forme spaziali, le ricerche compiute nel quadro dell’Istituto Warburg, sono confluite in questo lavoro ricchissimo di spunti e di idee.”,”VARx-629″
“PANOVA Vera”,”L’officina sull’Ural.”,”L’Ural conosciuto come Jaik prima del 1775, è un fiume della Russia sud-orientale. Scorre (nell’ordine) nella Repubblica autonoma del Baskortostan, nell’Oblast’ di Celjabinsk (Siberia occidentale), nell’Oblast’ di Orenburg e nel Kazakistan (Regione del Kazakistan Occidentale e Regione di Atyrau). Insieme ai Monti Urali, al Mar Caspio, alla Depressione del Kuma-Manyc, al Mar Nero e allo stretto del Bosforo e dei Dardanelli, segna il confine comunemente accettato tra Europa e Asia. ‘L’Officina sull’Ural’ pubblicato nel 1947 ha ricevuto il premio Stalin.”,”RUSS-017-FV”
“PANSA Giampaolo”,”Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria.”,”””Si era appena conclusa l’ “”offensiva di pace”” fascista, quando, il 3 giugno, le avanguardie alleate entrarono in Roma. Tre giorni dopo, con il grande sbarco in Normandia, gli anglo-americani aprirono il tanto atteso secondo fronte europeo. Nella Resistenza, la ripercussione di questi avvenimenti fu immensa. La marcia degli Alleati verso il Nord, verso il cuore della Germania, sembrava ormai facile e sicura: dopo lunghi anni di lutti, la guerra sarebbe presto giunta al suo epilogo. Un soffio di entusiasmo e di speranza percorse tutta l’ Italia occupata. Anche gli incerti e i dubbiosi ritennero giunto il momento di agire. Migliaia di giovani raggiunsero alla macchia i vecchi “”ribelli””. Con una rapidità che sorprese gli stessi organizzatori del movimento, dai ventitremila partigiani del febbraio-marzo 1944 si paasò in poche settimane ad ottantamila, cifra denunciata dagli stessi fascisti nel mese di giugno. La Resistenza e la lotta partigiana, da fenomeno di minoranze, si avviavano a diventare esperienza popolare””. (pag 137)”,”ITAR-041″
“PANSA Giampaolo”,”Il sangue dei vinti. Quello che accedde in Italia dopo il 25 aprile.”,”I gulag di Genova (pag 161). “”Perché a Genova, come lei ricorderà, quelli giustiziati furono un numero altissimo: ben 456, ai quali ne vanno aggiunti 13, individuati dopo il censimento. Immagino che molti di loro pensassero di non avere nessuna colpa, se non quella di possedere la tessera del Pfr o di essere parenti o amici di fascisti. Certo, per tanti di questi vale quello che abbiamo detto per le ultime ruote del carro brigatista: avrebbero potuto salvarsi fuggendo da Genova. Ma nella maggior parte dei casi erano persone semplici, spesso senza grandi mezzi, che non avrebbero saputo dove nascondersi. E soprattutto non si rendevano conto che la ferocia della guerra civile avrebbe finito per entrare anche nella loro vita, come un fiume in piena che esca dagli argini e invada l’ intero territorio circostante””. (pag 176)”,”ITAR-054″
“PANSA Giampaolo”,”Ottobre addio. Viaggio tra i comunisti italiani.”,”Giampaolo PANSA è nato a Casale Monferato nel 1935. E’ stato inviato speciale per vari quotidiani nazionali e vice direttore di ‘Repubblica’. Ha scritto molti libri (v. 4° di copertina). “”Questa presenza ossessiva acquista un connotato politico preciso durante il boom del compromesso storico. Da convinto cattolico comunista, Tatò è organico anche esistenzialmente a questa linea. La ritiene rivoluzionaria. Ci crede nel profondo. L’ alimenta. Fa da ponte fra la teoria (Rodano) e la politica (Berlinguer). Si oppone con astio crescente ai compagni di partito che rifiutano il verbo berlingueriano. E non lo fa di nascosto, bensì li bolla a viso aperto, con la durezza del fedele inorridito di fronte a chi pecca. Ed ecco Tonino prendersela con Napolitano, con Pajetta, con Chiaromonte, con Bufalini. Quanto al nuovo nemico storico, Craxi, verrà presto definito un avventuriero, pronto a regalare all’ Italia un nuovo fascismo. E’ una china pericolosa, sulla quale nessun altro segretario del segretario aveva prima d’ora osato mettersi. Non Massimo Caprara. E neppure il mitico Luigi Amadesi, l’ altro collaboratore di Togliatti. Dall’ interno del vertici Pci parte la prima, più grave accusa contro Tatò: fa politica, il suo spazio è diventato enorme, influisce su Berlinguer, si arroga un potere anomalo e non condificato, una cosa mai vista alle Botteghe Oscure, che crea fastidio ed equivoci. La seconda accusa è altrettanto pesante: Tonino sequestra Berlinguer, è l’ unico filtro fra re Enrico e il resto del mondo, è un padre guardiano dalla soffocante maternità, è un gendarme di ferro che ha stabilito con l’ uomo da proteggere un rapporto insensato e inquietante. Nasce di qui l’ atroce bigliettino da visita che Alberto Ronchey conia per lui: “”Suor Pasqualina””, l’ occhiuta governante di papa Pio XII””. (pag 173-174)”,”PCIx-161″
“PANSA Giampaolo”,”Carte false. Peccati e peccatori del giornalismo italiano.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrarto nel 1935. Lavora come giornalista da 25 anni (1986). Oggi è VD di ‘Repubblica’. Pci e i Media. “”Fra il 1974 e il 1975, in alcuni giornali, i compagni di strada del Pci diventano battaglioni. E diventano anche egemoni; di un’ egemonia scoperta. Con l’ esempio professionale, impongono una regola: non disturbare il Pci nella sua corsa verso il sorpasso della Dc. Non disturbarlo significa darsi una linea semplice, maun po’ avvilente e rinunciataria: non raccontare il Pci come si raccontano gli altri partiti, non descrivere i comunisti per quello che sono, nel bene e nel male, ma per come essi vogliono apparire. Sì il Pci va dipinto con rispetto. Va tutelato. Va affiancato. In ogni redazione, formiche operose si mettono al lavoro.”” (pag 157)”,”EDIx-057″
“PANSA Giampaolo”,”Comprati e venduti. I giornali e il potere negli anni ’70.”,”Contiene dedica Pansa a Rosellina. (1977) “”Sentiamo la prima generazione: Angelo Rizzoli senior, il fondatore dell’ azienda. E’ il marzo 1970 e lo intervista per l’ Europeo una squadra di tre giornalisti, Guido Gerosa, Libero Montesi e Franco Pierini: “”Un giornale quotidiano rappresenta il coronamento dell’ opera di un editore che abbia avuto successo, come modestamente l’ho avuto io (…). E’ vero: fare un giornale quotidiano sarebbe la mia ultima e più grande soddisfazione. Ho tutto pronto: avevo assunto perfino i direttori. Il quotidiano che pensavo io doveva vendersi contemporaneamente a Milano, a Roma, a Trieste e a Palermo. Ero pronto a stampare fino a un milione di copie. Lanciato attraverso i settimanali, in tre anni avrebbe potuto arrivarci. Eravamo quasi pronti a partire quando cominciò a discutersi la questione del ‘Giorno’. C’erano delle polemiche nel governo e fuori se era giusto che l’ Eni avesse un suo giornale. Io non entravo in queste polemiche, erano loro che ne discutevano. Ma queste vicende in un modo o nell’ altro attraversarono la strada del mio giornale che, come si sa, aveva già un titolo, Oggi. Fu Enrico Mattei a propormi l’ acquisto del Giorno. Ma l’ accordo non si fece perché lui voleva la maggioranza e invece la maggiornaza la volevo io. Poi stavamo quasi per accordarci, quando Mattei morì. Le trattative andarono avanti con il successore e dopo un anno si arrivò a una intesa di massima che doveva essere approvata dal governo. Ma il governo non l’ approvò mai: sembra che a Roma abbiano subito le pressioni di alcuni grossi quotidiani per accantonare la cosa (…). Tutta questa storia è andata avanti per più di due anni e nel frattempo erano nate altre iniziative editoriali nella nostra azienda che sconsigliavano di buttarsi in un grande impegno come quello di un quotidiano.”” (pag 205)”,”EDIx-077″
“PANSA Giampaolo”,”Il malloppo. Finanzieri, tangentisti, onestuomini, furboni, e altre storia di un’ Italia ossessionata dal denaro.”,”PANSA è nato a Casale Monferrato nel 1935. Ha lavorato alla ‘Stampa’ ‘Giorno’ ‘Messaggero’ ‘Corriere della Sera’. Oggi (1989) è vicedirettore di ‘Repubblica’ e scrive per ‘Panorama’. Cuccia. La battaglia Montedison. “”Quel giorno, uno dei giorni di ferro e di fuoco della battaglia di Montedison, Gianni Varasi se ne stava seduto davanti a Cuccia. E Cuccia tentava un’altra volta di “”fargli passare il guado””, ossia di convincerlo a mollare Schimberni al suo destino per schierarsi con Mediobanca. Dai e dai, le parole divennero roventi. Varasi, chissà come, trovò la forza per dire al vecchio santone verità che a nessuno piace sentire. Allora, con la mano destra, Cuccia gli artigliò un ginocchio e cominciò a stringere. Era una stretta d’acciaio, d’un vigore sorprendente per quell’omino sugli ottanta. E mentre stringeva, Cuccia ringhiava: “”Ragazzo, questo non devi dirlo. No, non dirlo, ragazzo…””. Così, dopo l’Avvocato, l’Ingegnere, il Dottore (Romiti) e il Contadino (Gardini), assurgeva ai fasti della finanza italiana anche il Ragazzo, vale a dire il Varasi vicepresidente di Montedison e presidente di Federchimica. Il quale Varasi ragazzo non era, ma avendo soltanto anni quarantaquattro poteva esser giudicato tale in base alle tabelle anagrafiche dei vip nostrani””. (pag 114)”,”ITAE-200″
“PANSA Giampaolo”,”I gendarmi della memoria. Chi imprigiona la verità sulla guerra civile.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrato nel 1935. Scontro storiografico. “”Tuttavia, pur avendo alle spalle una foltissima bibliografia, Tranfaglia è rimasto famoso per due articoli scritti contro De-Felice più di un trentennio fa. E pubblicati sul “”Giorno”” del 6 e 23 luglio 1975, quando il quotidiano dell’Eni era diretto da Gaetano Afeltra. Quei due articoli lo perseguitano come spettri maligni che non vogliono dissolversi. Ma forse sbaglio nell’uso del verbo perseguitare. Infatti, come vedremo, non pare che Nicola si sia pentito di averli scritti. Anzi, mi sembra proprio il contrario: che ne vada orgoglioso. Il primo articolo aveva un titolo all’arma bianca: “”La pugnalata dello storico””. Ed era dedicato all'””Intervista sul fascismo””, concesso da De Felice a uno studioso americano, Michael A. Ledeen, pubblicata nel giugno 1975 da Laterza, nei Saggi tascabili. Un libro smilzo, di 125 pagine, ma destinato a restare celebre nella bibliografia sul fascismo. E a scatenare contro De-Felice l’intera truppa del sinistrismo storiografico. Tranfaglia fu il secondo a occuparsene, dopo Leo Valiani che ne aveva scritto sul “”Corriere della Sera””. E lo fece con un’asprezza difficile da dimenticare.”” (pag 356) Vendette trasversali. “”Spesso i legami di parentela erano la causa di omicidi, a volte anche doppi o tripli. A Mercenasco, vicino a Strambino, il 20 aprile 1944 i partigiani uccisero Emma Glarey in Berlinghieri, colpevole di essere sorella di un dirigente del Pfr di Aosta. Anche il suo corpo non venne mai ritrovato. A Pont Canavese il 24 luglio 1944 furono assassinate madre e figlia: Candida Crosasso, 57 anni, e Olga Crosasso, 27 anni, abitanti a Ingria, in val Soana. Arrestate dai partigiani, le due donne non avevano voluto rivelare dove stava nascosto il nipote e cugino Arduino Crosasso, un ufficiale fascista, forse della Gnr.”” (pag 218) “”Una strage fu quella della famiglia Sito, di Pinerolo. Uno dei fratelli di Sito, Francesco, classe 1923, era iscritto al Pfr della città e milite della Brigata Nera. Lui verrà soppresso il 29 aprile 1945, a San Germano Chisone. Ma ben prima, il 18 dicembre 1944, furono uccise le sue tre sorelle: Elisabetta, Giovanna e Teresa. Le tre ragazze vennero fucilate nel cimitero di Rivasecca, una frazione vicina a Pinerolo, dopo essere state stuprate. In tutto, morirono quattro tra fratelli e sorelle, più la Rosa Chiale.”” (pag 219) “”Si poteva essere uccise soltanto perché un figlio stava con la Repubblica sociale. Maria Deffar in Delfino, 55 anni, nata a Fiume, eera la madre di un marinaio della X Mas. Il figlio si chiamava Carlo Giulio Delfino, era anche lui fiumano e aveva compiuto da qualche mese i vent’anni.”” (pag 219-220) (pag 124)”,”ITAR-120″
“PANSA Giampaolo”,”La notte dei fuochi.”,”””L’episodio narrato nel prologo è ispirato a un fatto realmente accaduto a Pavia, il 20 aprile 1921: l’aggressione al deputato comunista Fabrizio Maffi, medico illustre. Tutto il resto è la ricostruzione puntigliosa, e spero senza errori, di com’è nato il fascismo in una zona cruciale della pianura Padana: la Lomellina.”” (pag IX)”,”ITAF-041″
“PANSA Giampaolo”,”L’ Intrigo.”,”L’intrigo è stato pubblicato nel 1990. All’epoca Pansa era condirettore dell’Espresso e giornalista di Repubblica.”,”ITAP-156″
“PANSA Giampaolo”,”La Repubblica di Barbapapà. Storia irriverente di un potere invisibile.”,” “”Nella campagna elettorale per il voto dell’aprile 2008 “”Repubblica”” rivelò tutta la sua forza e, insieme, il proprio lato debole. Era un grande giornale che mostrava un eccesso di sicurezza. Non aveva dubbi e non ammetteva che qualcuno dei suoi opinionisti ne avesse. Il quotitdiano di Mauro trasudava arroganza. Un vizio fatale che accresceva il rischio di commettere più di un errore. (…) Non fu soltanto la sconfitta di Ezio (Mauro, ndr), fu anche il flop delle previsioni di Scalfari. La domenica 30 marzo, il Fondatore aveva concluso così la sua predica settimanale su “”Repubblica””: “”Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l’avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci””. In tanti anni di lavoro accanto a Eugenio mi era già capitato di vederlo sbagliare un pronostico. Succede sempre anche ai grandi della carta stampata, Nessun direttore, per sagace che sia, ha una sfera di cristallo che gli consente di leggere il futuro. Però in quel caso mi domandai come fosse possibile una profezia tanto granitica, ma anche tanto errata””. (pag 320) “”””Repubblica”” era incappata in una trappola costruita da se stessa, incapace di evitare un peccato fatale: quello di abbandonarsi all’ hybris. La tracotanza orgogliosa che nell’antica Grecia gli dei punivano”””,”EDIx-137″
“PANSA Giampaolo”,”I vinti non dimenticano.”,”G. Pansa nato a Casale Monferato nel 1935 scrive per ‘Libero’ e ‘Il riformista’ (ora non più in edicola) Forte presenza del PCI nelle formazioni partigiane liguri. “”Dei 9 membri del comando di zona, 7 sono iscritti al partito. Nel comando della 3° Divisione Garibaldi Cichero, i comunisti sono 7 su 8. L’unico non comunista è il comandante, Aldo Gastaldi, il leggendario Bisagno. E’ un cattolico che, verso la fine della guerra civile, dopo una lunga serie di contrasti, chiederà al comando generale del Corpo dei volontari della libertà l’abolizione dei commissari politici. E morirà in un incidente molto dubbio, un mese dopo la Liberazione”” (pag 18) (…) “”Nell’ottobre 1944, prima dei grandi rastrellamenti invernali, nella 58° Brigata Oreste il comandante Aurelio Ferrando, chiamato Scrivia e amico di Bisagno, non è comunista. Ma dei suoi 300 partigiani ben 120 hanno la tessera del Pci. Sono raccolti in una cellula di brigata, diretta da un comitato di partito formato da 9 membri. E suddivisa in nuclei presenti in tutti i distaccamenti. Sempre nell’autunno 1944, sui 1200 partigiani della Divisione Cichero ben 539 sono iscritti al Pci, vale a dire il 44, 9 per cento. Nei reparti dipendenti in modo diretto dal comando della Sesta zona la percentuale sale ancora: su 89 particiani, 84, ossia il 94.4 per cento, sono militanti comunisti. Bisagno voleva un partigianato apolitico, che avesse come unico obiettivo la sconfitta dei tedeschi e dei fascisti. Ripeteva ai suoi uomini, tutti ragazzi sui vent’anni, di non aderire a nessun partito. E di rimandare la scelta a dopo la fine della guerra. Gastaldi era un comandante giovane, classe 1921, tra i primi a salire in montagna nell’autunno 1943. Aveva un ascendente fortissimo sui propri partigiani. Ma poteva ben poco di fronte al ruollo compressore dell’apparato comunista. Ed è facile immaginare come avranno reagito i tanti quadri del Pci all’interno della sua divisione leggendo una circolare inviata da Bisagno a tutti i comandi della Cichero. Diceva: “”E’ assolutamente proibito ai commissari politici fare propaganda di partito”” (pag 19)”,”ITAR-211″
“PANSA Giampaolo”,”Tipi sinistri. I gironi infernali della casta rossa.”,”G. Pansa, giornalista e scrittore, nato a Casale Monferrato nel 1935.”,”PCIx-401″
“PANSA Giampaolo”,”La grande bugia. Le sinistre italiane e il sangue dei vinti.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista e scrittore ha collaborato con quotidiani e periodi italiani. Il caso Acquaviva: omicidio (pag 204-216)”,”ITAR-236″
“PANSA Giampaolo”,”L’utopia armata. Come è nato il terrorismo in Italia. Dal delitto Calabresi all’omicidio Tobagi.”,”PANSA Giampaolo è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista e scrittore ha collaborato con quotidiani e periodi italiani.”,”TEMx-072″
“PANSA Giampaolo”,”Controstoria d’Italia. VI. Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri.”,”‘Il sogno sanguinario di Bela Kun’ (pag 294) (anche Lenin suggerì a Kun di muoversi con maggiore prudenza… Consigli gli vennero dati anche da Oddino Morgari arrivato a Budapest il 20 maggio 1919 su incarico del Psi ma Kun non ascoltò nessuno)”,”ITAV-015″
“PANSA Giampaolo”,”Romanzo di un ingenuo.”,”Contiene il capitolo:: ‘Il sogno di Bela Kun’, sulla breve vicenda rella rivoluzione ungherese e della controrivoluzione di Miklos Horthy (pag 51-63)”,”ITAS-188″
“PANSA Giampaolo”,”Carte false. Peccati e peccatori del giornalismo italiano.”,”Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrarto nel 1935. Lavora come giornalista da 25 anni (1986). L’esemplare EDIx-057 preso in prestito non è stato restituito “”Si può condividere ciò che ha scritto Ajello nelle sue ‘Lezioni di giornalismo’: «Di rado un “”emergente”” della vita finanziaria del paese si esime dall’esercitare un suo potere, spesso per tramiti molto indiretti, sulle redazioni: le sue azioni (magari poche di numero, ma adeguatamente ramificate) lo legittimano. Man mano che il Gotha economico s’infoltisce, i consigli d’amministrazione dei giornali si dilatano… Le proprietà diventano vivai di managers e tycoons. Non si fa tempo ad aggiornare il loro elenco che risulta già vecchio». Il risultato è descritto, in un’intervista a «Prima comunicazione», da Marco Borsa, giornalista economico incaricato di gettar le basi di un nuovo quotidiano economico-finanziario, «Italiaoggi»: «Tutti i grandi quotidiani, senza eccezione, sono in mano ai venditori di titoli azionari. Non ce n’è uno che non sia, in qualche misura, controllato da venditori di titoli, da chi vende titoli sul mercato finanziario. Non c’è una sola testata che sia, istituzionalmente, dalla parte dei compratori». Questa presenza dilagante di editori «impuri» moltiplica le difficoltà dei giornalisti. Anche di quelli politici, naturalmente, poiché ogni gruppo industriale, ogni finanziere, ha i suoi problemi di alleanza o di non belligeranza con quei semafori dei grandi affari che sono i partiti e i loro leader. Ma la difficoltà più pesante grava sulle spalle del giornalismo economico. Prima ancora del problema «inquinamento» o «corruzione», emerge, anzi, è già emerso un problema strutturale. Questo: gli oggetti dell’informazione-informazione economica sono ormai diventati i proprietari dell’informazione-informazione, ossia di tutta l’informazione. E il protagonista di una notizia o di un’inchiesta è sempre più spesso il datore o uno dei datori di lavoro del giornalista che ha l’incarico di scriverla, il padrone o uno dei padroni del giornale che (forse) la pubblicherà. Possono non approfittarne, gli editori «impuri»? Possono far finta di niente, anche quando la notizia da stampare, l’informazione (magari spiacevole) da pubblicare riguarda da vicino, o riguarda i loro soci, i loro alleati? Credo proprio di no”” (pag 127-128)”,”EDIx-233″
“PANSA Giampaolo”,”L’ Intrigo.”,”L’intrigo è stato pubblicato nel 1990. All’epoca Pansa era condirettore dell’Espresso e giornalista di Repubblica.”,”EDIx-017-FV”
“PANSA Giampaolo”,”I bugiardi. Prima parte.”,”Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista, ha lavorato alla Stampa, al Giorno, il Messaggero, il Corriere della Sera, Repubblica, l’Espresso.”,”ITAP-034-FV”
“PANSA Giampaolo”,”I bugiardi. Seconda parte.”,”Giampaolo Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. Giornalista, ha lavorato alla Stampa, al Giorno, il Messaggero, il Corriere della Sera, Repubblica, l’Espresso.”,”ITAP-035-FV”
“PANSA Giampaolo”,”I figli dell’Aquila.”,”Giampaolo Pansa, nato a Casale Monferrato nel 1935, già condirettore dell’Espresso, giornalista di Repubblica.”,”ITAF-001-FMP”
“PANSA Giampaolo”,”Comprati e venduti. I giornali e il potere negli anni ’70.”,”(eventi dal 1971 al 1977) Indice. Aspettando Cefis – Il ‘Corriere nuovo’ – Eni e Fiat editori – Fanfani ci prova – La guerra lampo di Cefis – Prima e dopo il 12 maggio – Il ‘Corriere’ a Rizzoli – La DC e i giornali ‘cattivi’ – Ritorno alla prudenza – Il grande crack – Fine dell’illusione”,”EDIx-035-FV”
“PANSA Giampaolo”,”Il revisionista.”,”Giampaolo Pansa, nato a Casale Monferrato nel 1935, ha scritto per ‘Il Riformista’ e pubblicato molti saggi e romanzi tra cui ‘Il sangue dei vinti’, ‘La grande bugia’, ‘I gendarmi della memoria’, ‘I tre inverni della paura’. In questo libro il giornalista Pansa racconta la sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna Caterian Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico imposto dalla povertà. Giampaolo aveva otto anni durante la guerra civile e ha visto partigiani fucilati e fascisti ammazzati, ma anche episodi di colore durante i festini dei tedeschi e le baldorie degli americani. Il destino si compie dopo le mille pagine della tesi sulla guerra partigiana tra Genova e il Po, quando viene assunto alla “”Stampa””. Per decenni lavora per i grandi giornali, incontra politici e direttori famosi che l’autore narra nei loro lati nascosti: Giulio De Benedetti, Italo Pietra, Alberto Ronchey, Piero Ottone, Eugenio Scalfari e Claudio Rinaldi. Pansa inviso alla sinistra ottosa per i suoi libri sulla guerra civile e amato da chi ha infranto il silenzio imposto dai vincitori. Linciaggio di Calabresi descritto da Michele Brambilla nel suo libro ‘L’eskimo in redazione’ (pag 214) Appello a favore di Lotta continua (militanti disposti a iniziare la lotta armata) controfirmato da molti noti intellettuali (pag 215) “”A proposito di Lotta Continua e del fascino che esercitava anche su ambienti che avrebbero dovuto restare lontani dalle sue follie, Brambilla rievoca quel che accadde a Torino nell’ottobre 1971. La procura della Repubblica aveva denunciato per istigazione a delinquere dei militanti di Lotta Continua. Insorsero in loro difesa dei militanti di Lotta Continua. Insorsero in loro difesa cinquanta vip, disposti persino a controfirmare l’impegno di quegli attivisti a iniziare la lotta armata. Infatti le ultime righe della lettera aperta dicevano: «Quando essi si impegnano a ‘combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato fino alla liberazione dai padroni e dalla sfruttamento’, ci impegniamo con loro””. I nomi dei firmatari stanno nel libro di Brambilla (L’eskimo in redazione’, ndr). Mi sono domandato se dovevo trascrivere qualcuno. Poi mi sono risposto di no. Molti di costoro sono ancora in campo. E forse si saranno vergognati di aver avallato quella voglia di terrorismo che, a partire dall’anno successivo, cominciò ad angosciare l’Italia. Ma tra un istante qualche nome lo farò. Infatti la parata firmaiola più spettacolare, di bene ottocento eccellenti, fu quella che dilagò sulle pagine dell'””Espresso””, per tre settimane, a partire dal 13 giugno 1971. Era il documento che avrei dovuto firmare anch’io, contro Calabresi “”commissario torturatore”” e “”responsabile della fine di Pinelli””. Nella parata sfilavano tanti vip della cultura di sinistra. Dai filosofi ai registi, dai pittori agli editori, dagli storici agli scienziati, dagli architetti agli scrittori, dai politici ai sindacalisti, sino a un buon numero di giornalisti. Anche in questo caso i nomi li troverete nel libro di Brambilla. E oggi anche in calce all’ultimo lavoro di Adriano Sofri, ‘La notte che Pinelli’, pubblicato da Sellerio nel gennaio 2009. Qualche firmaiolo stavolta lo cito: Norberto Bobbio, Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Vito Laterza, Giulio Einaudi, Inge Feltrinelli, Gae Aulenti, Paolo Portoghesi, Alberto Moravio, Toni Negri, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Paolo Spriano, Lucio Villari, Margherita Hack, Dario Fo, Giorgio Benvenuto, Pierre Carniti, Ugo Gregoretti, Paolo e Vittorio Taviani, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca, Furio Colombo, Carlo Rognoni, Morando Morandini, Nello Ajello, Enzo Golino, Giuseppe Turani. Ho riletto quell’elenco sterminato reagendo in due modi. Il primo è lo stupore per le tante intelligenze che gettavano alle ortiche la loro sapienza. E si accodavano a una barbara caccia all’uomo. Il secondo è la cattiveria divertita. Perché tra gli ottocento non pochi maestroni autoritari che, in questi ultimi anno, mi hanno dato burbanzose piattonate in testa per i libri revisionisti. Penso a Scalfari e al suo aristocratico fastidio per i miei lavori. Penso a Bocca e alla ingiurie che mi ha riservato. Penso a Furio Colombo, quando dirigeva “”l’Unità””. Penso a Lucio Villari, ma di lui racconterò in seguito”” (pag 215-216)”,”STOx-001-FER”
“PANSA Giampaolo”,”Lo Sfascio.”,”Pansa è nato a Casale Monferrato nel 1935. E’ stato giornalista e scrittore. Questo libro è stato pubblicato nel 1987.”,”ITAP-052-FV”
“PANSA Giampaolo”,”L’esercito di Salò. La storia segreta dell’ultima battaglia di Mussolini.”,”Il libro si basa sulle cronache compilate giorno per giorno, fra novembre 1943 e aprile 1945, dagli ufficiali fascisti del comando generale della GNR (rapporti redatti sulla base delle relazioni e dei frammi dei comandi inferiori sparsi in tutta Italia).”,”ITAF-009-FSD”
“PANTALEONE Michele FERRARA Giuseppe”,”Il sasso in bocca. Mafia e Cosa nostra.”,”La mafia e il fascismo. “”Per la mafia il problema del controllo dall’esterno della prigione è il problema stesso del controllo e della conquista dell’immunità: un detenuto che “”canta”” può mandare in galera diecine di boss. Il controllo dei detenuti, inoltre, offre la possibilità di conoscere tutti i segreti dei delinquenti, mentre il continuo legame con i picciotti entro il carcere può anche servire a ricattare ricchi borghesi e uomini politici con la minaccia della chiamata in correo. Ne hanno fatto triste esperienza alcuni uomini politici del primo periodo fascista i quali, diventati gerarchi – e come tali convinti di essere esenti dagli obblighi di solidarietà – sono finiti in galera imputati di associazione a delinquere per chiamata di correo da parte di delinquenti rivelatisi strumenti manovrati dai boss della mafia. Per tutti basta ricordare l’arresto dell’on. prof. Alfredo Cucco, noto oculista palermitano, imputato di essere il capo dell’associazione a delinquere delle Madonie durante gli anni 1919-1923, tenuto in carcere per ben 7 mesi, prosciolto per insufficienza di prove.”” (pag 54)”,”ITAS-122″
“PANTALEONI Maffeo”,”Bolcevismo italiano.”,”Maffeo PANTALEONI, economista e uomo politico italiano (Frascati 1857-Milano 1924). Iniziò la carriera politica come deputato radicale, convertendosi in seguito al nazionalismo tanto da fondare (1917) il ‘Fascio parlamentare di difesa nazionale’. Partecipò all’ impresa di Fiume con D’Annunzio e nel 1923 fu eletto senatore. Brillante economista, cercò di conciliare la tradizione ricardiana con il marginalismo walrasiano e, pur non pervenendo alla costruzione di un proprio sistema dottrinale, fu ricco di intuizioni ampiamente sviluppate dall’analisi successiva. I suoi studi, sorretti da una solida base empirica, spaziarono dalla teoria dei prezzi a quella della tassazione, dalla teoria dei sindacati industriali a quella dei cicli economici, dalla storia delle dottrine economiche alla stima della ricchezza nazionale. Oltre al suo capolavoro Principi di economia pura (1889), scrisse in particolare: Teoria della traslazione dei tributi (1882) ed Erotemi di economia (postumo, 1925). Fu anche autore di diverse opere di carattere politico, in gran parte autobiografiche.”,”MITS-074″
“PANTSOV Alexander”,”The Bosheviks and the Chinese Revolution, 1919-1927.”,”””Le tesi dell’ Opposizione durante il Plenum ricevettero sorprendente conferma nel materiale fattuale e nelle conclusioni contenute in una lettera di quattro membri dello staff dell’ Ufficio Estremo Oriente dell’ ECCI, sostenitori della maggioranza stalinista – T.G. Mandalyan, N.M. Nasonov, N.A. Fokin, e A. Ye. Albrekht. Spedita da Shanghai il 17 marzo, la lettera raggiunse Mosca alla metà di aprile. Gli autori della lettera, scritta tre settimane prima del colpo, protestavano per il fatto che i rappresentanti del Comintern in Cina – Voitinsky e Borodin – avevano impedito lo sviluppo di una politica comunista in quel paese e non avevano dato al PCC una chance per destare le masse e trascinarle nell’ azione. Esprimendo profondo allarme su questi fatti, i quattro, completamente indipendenti dalla Opposizione, insistettero affinche la rivoluzione cinese fosse maggiormente appoggiata. Questa lettera non fu portata all’ attenzione dei membri del Plenum del Comitato Centrale e neppure all’ attenzione del Comitato Esecutivo del Comintern, ma rapidamente fu conosciuta sia da Trotsky che da Zinoviev, che la usarono infinite volte come prova dei loro argomenti.”” (pag 139)”,”MCIx-015″
“PANTSOV Alexander”,”The Bolsheviks and the Chinese Revolution, 1919-1927.”,”The author incorporates these new materials into a fascinating study that explores the essence of the Russian Bolshevik strategy and tactics carried out in China from 1919 to 1927. The book also analyzes the influence Russian thinking had on the Chinese Communist Party and the resulting actions of various Chinese Communist Party members. Acknowledgements, Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography Primary Sources, Secondary Sources, Selected Biographical List, Photo, Index,”,”MCIx-006-FL”
“PANTSOV A.V.; KOZLOV V. PLIMAK M.; STARTSEV V.I.; KAN Alexander; THATCHER Ian D.; SMILGA Tatiana; BROUE’ Pierre; DANILOV V.P.; VASSETSKY N.A.; PANTSOV A.V.; PODCHTCHEKOLDINE M.A.; EFFENBERGER V.; TROTSKY Natalia”,”Les historiens sovietiques devant Trotsky. Lev Davidovitch Trotsky (Pantsov); Le Thermidor soviétique (Kozlov e Plimak); Lénine et Trotsky 1922-1923 (Startsev); Trotsky et les petites nations (Kan); Ivar Smilga, mon père (Smilga); Trotsky en Urss aujourd’hui. Le Retour (Tournant de l’histoire en URSS) (Broué); Nous commençons à connaître Trotsky (Danilov); Trotsky commissaire du peuple aux affaires étrangères (Vassetsky); La nouvelle école de falsification (Pantsov); Sur la voie du “”pouvoir exorbitant”” ou les débuts du stalinisme (Podchtchékoldine); Les larmes de Trotsky (Effenberg); Lettre au général Lázaro Cárdenas (Natalia T.).”,” Due numeri della rivista insieme dai titoli: – Les historiens sovietiques devant Trotsky – Trotsky en Urss aujourd’hui. In ‘Souvenirs’ (pag 5-23) ‘Ivar Smilga, mon père'”,”TROS-333″
“PANVINI Guido”,”Ordine nero, guerriglia rossa. La violenza politica nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, 1966-1975.”,”PANVINI Guido è dottore di ricerca presso l’Università della Tuscia (Vt). Svolge attività di ricerca pressol’Università degli studi di Macerata.”,”TEMx-052″
“PANZIERI Raniero, a cura di Dario LANZARDO e Giovanni PIRELLI”,”La crisi del movimento operaio. Scritti interventi lettere, 1956-1960.”,”R. PANZIERI è nato a Roma nel 1921. Membro del CC e della Direzione del PSI, ha diretto la rivista ideologica del partito Mondo Operaio dal 1957 al 1958. Nel 1960 ha dato vita al gruppo ‘Quaderni Rossi’ e alla fondazione dell’omonima rivista. E’ morto a Torino nel 1964.”,”ITAC-113″
“PANZIERI Raniero, a cura di Stefano MERLI e Lucia DOTTI”,”Lettere, 1940-1964.”,”PANZIERI è militante e dirigente del PSI dal 1944 al 1960. Ha insegnato filosofia nell’Univ. di Messina dal 1948 al 1951. Dal 1957 al 1958 ha diretto ‘Mondo Operaio’, successivamente ha lavorato da Einaudi. Nel 1961 ha fondato ‘Quaderni Rossi’. Stefano MERLI insegna nell’Univ. di Venezia. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo italiano’ Lucia DOTTI è bibliotecaria presso la Soprintendenza per i beni artistici e storici di Milano. Ha fatto ricerche bibliografiche sul movimento sindacale. “”A Luciano Foà, Roma, 29 ottobre 1958 Caro Foà, delle lettere di Rosa Luxemburg abbiamo potuto ritrovare l’indicazione soltanto del volume che contiene quelle ai Kautsky. L’indicazione esatta è: ‘Briefe Rosa Luxemburgs an Karl und Luise Kautsky’, E. Lausche Verlagsbuchhandlung, Berlin, 1923. Viceversa non siamo riusciti a trovare il riferimento dell’originale delle ‘Lettere dal carcere a Sonja Liebknecht, la cui traduzione di Berta Bertel-Ziliotto è allegata al dattiloscritto della signora Irene Jacchia. Poiché penso che possa essere difficile ritrovare il volume tedesco delle lettere ai Kautsky, ti ripeto l’indirizzo, che forse non hai, della traduttrice, che potrebbe inviarti subito il volume (…)””. (pag 179)”,”ITAC-114″
“PANZIERI Raniero, a cura di Dario LANZARDO”,”La ripresa del marxismo leninismo in Italia.”,”PANZIERI Raniero nasce a Roma da genitori ebrei nel 1921.”,”ITAC-115″
“PANZIERI Raniero”,”Sull’uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo. (in)”,”Citazione Marx pag 67 “”Finalmente ci si dovrà svelare l’arcano della fattura del plusvalore. La sfera della circolazione, ossia dello scambio di merci, entro i cui limiti si muovono la compera e la vendita della forza-lavoro, era in realtà un vero Eden dei diritti innati dell’uomo. Quivi regnano soltanto Libertà, Eguaglianza, Proprietà e Bentham. Libertà! Poiché compratore e venditore d’una merce, per esempio della forza-lavoro, sono determinati solo dalla loro libera volontà. Stipulano il loro contratto come libere persone,giuridicamente pari. Il contratto è il risultato finale nel quale le loro volontà si danno una espressione giuridica comune. Eguaglianza! Poiché essi entrano in rapporto reciproco soltanto come possessori di merci, e scambiano equivalente per equivalente. Proprietà! Poiché ognuno dispone soltanto del proprio. Bentham! Poiché ognuno dei due ha a che fare solo con se stesso. L’unico potere che li mette l’uno accanto all’altro e che li mette in rapporto è quello del proprio utile, del loro vantaggio particolare, dei loro interessi privati. E appunto perché così ognuno si muove solo per sé e nessuno si muove per l’altro, tutti portano a compimento, per una armonia prestabilita delle cose, o sotto gli auspici d’una provvidenza onniscaltra, solo l’opera del loro reciproco vantaggio, dell’utile comune, dell’interesse generale. Nel separarci da questa sfera della circolazione semplice, ossia dello scambio di merci, donde il liberoscambista vulgaris prende a prestito concezioni, concetti e norme per il suo giudizio sulla società del capitale e del lavoro salariato, la fisionomia delle nostre dramatis personae sembra già cambiarsi in qualche cosa. L’antico possessore del denaro va avanti come capitalista, il possessore di forza-lavoro lo segue come suo lavoratore; l’uno sorridente con aria d’importanza e tutto affaccendato, l’altro timido, restio, come qualcuno che abbia portato al mercato la propria pelle e non abbia ormai da aspettarsi altro che la…conciatura.”” (IL CAPITALE LIBRO I SEZIONE II LA TRASFORMAZIONE DEL DENARO IN CAPITALE CAPITOLO 4 TRASFORMAZIONE DEL DENARO IN CAPITALE) «un vero Eden dei diritti innati dell’uomo»”,”TEOC-024-FPA”
“PANZIERI Raniero, a cura di Stefano MERLI”,”Spontaneità e organizzazione. Gli anni dei «Quaderni rossi», 1959-1964. Scritti scelti a cura di Stefano Merli.”,”Cronologia della vita di Panzieri (pag XVII-L) Crisi di Panzieri con il Psi (pag XI) “”Certamente più vicino a Castoriadis e al gruppo di “”Socialisme ou Barbarie”” (con la mediazione di Danilo Montaldi), ne condivide la critica ai partiti tradizionali, il “”ritorno a Marx””, l’analisi della razionalizzazione e del neocapitalismo; ma a differenza di Castoriadis (e di Claude Lefort), altra testa pensante del gruppo) non è pronto a fare il passo che questi faranno di lì a poco (la loro svolta data dal 1965, a un anno dalla scomparsa di Panzieri). Così Panzieri arriva a rinnovare violentemente il marxismo con la verifica sociologica e politica, con l’inchiesta, a metterlo (ancora però timidamente) alla prova sulle società che si accreditano in suo nome; ma non perviene a separare il socialismo da Marx, il movimento reale dalle ideologie (…)”” (Stefano Merli, pag XIV)”,”ITAC-142″
“PANZINI Alfredo”,”La vera istoria dei Tre Colori.”,”Fine XIX secolo. “”La gran lotta contro la Germania è annunciata ai popoli come la riscossa per la pace e per la giustizia, contro il popolo più materialista della terra. «Germania materialista – dissero gli anglosassoni – tu non hai gli elementi morali per dominare l’Europa», «Germania, atea e luterana – dissero i Francesi – tu sei priva di spiritualità. È vero Santo Padre? Che poteva rispondere il Santo Padre a questi signori? Da quali pulpiti viene la predica! «Anche i miei preti – avrà Detto fra sè il Papa Pio decimo – si fanno adesso modernisti, che è come dire razionalisti!»”” (pag 252-253)”,”ITAB-018-FV”
“PAOLETTI Paolo”,”Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria (1943-1945). La storia dimenticata della prima organizzazione militare clandestina nell’Italia occupata.”,”Paolo Paoletti da molti anni ricercatore negli archivi militari italiani ed esteri. Ha scritto numerosi saggi sulla Seconda guerra mondiale con argomento principale i crimi di guerra tedeschi. Casa dello Studente di Genova (pag 101, 133)”,”ITAR-040-FV”
“PAOLETTI Paolo”,”Il delitto Gentile, esecutori e mandanti. Novità, mistificazioni e luoghi comuni.”,”Paolo Paoletti, già docente di lingua inglese e tedesca, da oltre 20 anni svolge ricerche negli archivi italiani ed esteri e raccoglie testimonianze sulla Seconda guerra mondiale. Si è spento a Firenze il 21/12/2024 all’età di 79 anni. La sua carriera come pubblicista è iniziata con la collaborazione a Storia Illustrata e alla Terza pagina de La Nazione.”,”ITAR-026-FL”
“PAOLI Ugo Enrico”,”Vita romana. Usi, costumi, istituzioni, tradizioni.”,”Ugo Enrico Paoli (1884-1963) è stato Ordinario di Letteratura latina; insignito di numerose onorificenze per i suoi meriti culturali, è stato membro di accademie italiane ed estere. Articoli: Studi di diritto attico, Studi sul processo attico, Livio e Plutarco, storici di Roma, Sciver latino, Orazio, I carmi, Uomini e cose del mondo antico, La donna greca nell’antichità.”,”STAx-076-FL”
“PAOLINI Michele”,”Breve storia dell’ impero del petrolio.”,”Michele PAOLINI (1962) studioso di problemi internazionali è redattore capo del quadrimestrale ‘Giano’ e redattore di ‘Guerre e Pace’ Ha cominciato a occuparsi dei rapporti tra l’ industria del petrolio e il sistema internazionale nel 1996, in Nigeria, dove ha vissuto fino al 1998. Collabora anche con ‘Altraeconomia’ e con ‘Global’. I produttori. “”I paesi dell’ Opec sono undici. Algeria, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Indonesia, Iran, Irak, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar e Venezuela. Essi coprono il 40 per cento circa del mercato mondiale””. (pag 77) “”In altri termini, l’ Arabia Saudita possiede i mezzi per stabilire un’ egemonia sugli altri produttori. Se teniamo come riferimento le intese raggiunte al vertice Opec di Vienna del 17 gennaio 2001, la produzione saudita è più di dieci volte superiore a quella di Qatar e Algeria, più di sei volte superiore a quella di Indonesia e Libia, circa il quadruplo di Kuwait, Nigeria ed Emirati Arabi Uniti, il triplo del Venezuela e più del doppio dell’ Iran””. (pag 78) I consumatori. “”Gli Stati Uniti sono i più grandi produttori al mondo di energia, i più grandi consumatori e i più grandi importatori. (…) D’altro canto, il loro primato nei consumi è assoluto: 17 milioni di barili al giorno nel 1998, più del triplo rispetto al Giappone, secondo con 5 milioni; più del quadruplo rispetto alla Cina, terza con 4 milioni circa. (…) I maggiori fornitori degli Stati Uniti nel 1999 sono stati il Canada (1.67 milioni di barili al giorno), l’ Arabia Saudita (1.46 milioni), il Venezuela (1.45 milioni) e il Messico (1.30). (pag 79)”,”ECOI-146″
“PAOLINI Federico”,”Storia del Sindacato ferrovieri italiani, 1943-1958.”,”Federico Paolini, nato nel 1972, si è laureato in storia presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Firenze discutendo una tesi in storia del movimento sindacale. Attualmente si occupa di studi sul movimento operaio italiano. “”La categoria dei ferrovieri ha sempre raprresentato l’avanguardia del movimento operaio e internazionale, contraddistinguendosi per il radicalismo delle proprie piattaforme sindacali e politiche”” (4° di copertina) Il problema dell’epurazione. La richiesta di una completa defascistizzazione delle Ferrovie (pag 71)”,”SIND-163″
“PAOLINO Antonietta Gilda”,”Ingrao e gli ‘ingraiani’ nel PCI da Budapest a Praga (1956-1968).”,”Antonietta G. Paolino ha conseguito la laurea in Scienze Economiche e Sociali presso l’Università degli Studi del Molise nel 1998 e dal 2011 è dottore di ricerca in ‘Storia della società italiana (XIV-XX secolo). Ha tra l’altro pubblicato un saggio ‘Eva Kühn Amendola’ in ‘La famiglia Amendola’ a cura di Giovanni Cerchia. Nasceva in quel frangente una nuova sinistra comunista italiana, sviluppatasi intorno alla riflessione di Pietro Ingrao, soprattutto nel periodo che andava dai fatti d’Ungheria e dall’VIII Congresso nazionale alle vicende di Praga del 1968….”,”PCIx-471″
“PAOLOZZI Ernesto”,”Il liberalismo democratico e la questione meridionale. Croce, Fortunato, Dorso.”,”PAOLOZZI è stato borsista presso l’ Istituto italiano per gli Studi storici fondato da Benedetto CROCE e presso l’ Istituto italiano per gli Studi filosofi. E’ autore di vari volumi.”,”ITAS-018″
“PAONE Gianni”,”Ad ovest di Iqbal. Il lavoro minorile nell’ Europa globale.”,”PAONE Gianni esperto in prevenzione della marginalià giovanile, lavora all’ Inca nazionale. Ha pubblicato per Ediesse con Anna TESELLI il volume ‘Lavoro e lavori minorili’ (2000). “”In diversi paesi del mondo, con differenti storie e culture, il lavoro minorile è stato parte della vita economica (Basu, 1998). Oggi l’ interesse per il lavoro minorile, in particolare nelle società industrializzate, è aumentato anche attraverso il processo di globalizzazione che ha portato ad avere maggiori informazioni sulle condizioni di lavoro nelle varie regioni, ma anche sui beni prodotti dai minori e disponibili per i consumatori dei paesi ricchi. Questo aumentato livello di sensibilizzazione sulle condizioni dell’ infanzia e dell’ adolescenza in relazione al lavoro, (…), ha una duplice chiave di lettura: quella dei paesi industrializzati o ricchi e quella dei paesi in via di sviluppo e poveri. I primi, (…) focalizzano la loro attenzione sulla condanna del lavoro minorile, controllando in particolare le importazioni dai paesi in via di sviluppo. (…)””. (pag 98)”,”CONx-124″
“PAONE Mario”,”Amadeo Bordiga, l’Ajace del comunismo italiano; Il libro bianco del bordighismo.”,”Preso dal sito Avanti barbari, 2009″,”BORD-109″
“PAPA Emilio R.”,”Storia della Svizzera. Dall’ antichità ad oggi. Il mito del federalismo.”,”PAPA, storico e giurista, è Prof ordinario di storia moderna e contemporanea presso l’Univ di Bergamo della quale è prorettore. Tra i suoi scritti: -Origine delle società operaie in Piemonte -Magistratura e politica -Fascismo e cultura -Il prefascismo -Per una biografia intellettuale di F.S. Merlino -Giustizia e sociologia criminale -Ritorno alla politica -Problemi del socialismo e della democrazia. E’ autore di ricerche sul positivismo europeo di fine Ottocento.”,”EURx-074″
“PAPA Domenico”,”Il parlamento sindacale.”,”contiene dedica dell’ autore”,”ITAA-027″
“PAPA Emilio Raffaele”,”Origini delle società operaie. Libertà di associazione e organizzazioni operaie di mutuo soccorso in Piemonte nei primi anni dopo lo Statuto 1848-1861.”,”Emilio Raffaele PAPA, nato in Romagna, si è laureato in giurisprudenza a Bologna, nel 1957. E’ stato assistente presso la cattedra di storia moderna della Facoltà di Lettere e filosofia della Università di Bologna (in questo periodo ha scritto ‘Storia di due manifesti- Il fascismo e la cultura italiana’, FELTRINELLI, 1958). Trasferitosi a Torino, ha rivolto i propri interessi alla storia del movimento operaio europeo.”,”SIND-028″
“PAPA Franca”,”L’ altra Germania. Saggio sulla Bernstein-Debatte.”,”PAPA Franca si è laureata in Filosofia presso l’ Università di Bari, dove è attualmente docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo aver svolto le sue prime ricerche sulla filosofia classica tedesca, pubblicando il volume ‘Logica e Stato in Hegel’ (BARI, 1973), ha successivamente rivolto la sua attenzione al pensiero marxista, pubblicando diversi articoli su ‘Critica marxista’.”,”BERN-012″
“PAPA Emilio R.”,”Per una biografia intellettuale di F.S. Merlino. Giustizia e sociologia criminale. Dal “”socialismo anarchico”” al “”riformismo rivoluzionario”” (1878-1930).”,”Alla memoria di Emilio ZACCHERINI PAPA Emilio R. insegna storia dei partiti e dei movimenti politici nell’ Università di Torino. Tra le sue opere (v. 4° cop) ‘Origini delle società operaie in Piemonte’. “”‘L’Italie telle qu’elle est’: “”una protesta umana senza prospettiva storica””. Con questo titolo apparve nell'””Avanti!”” il 31 ottobre 1953 uno scritto di Stefano Merli, storico autorevole e rigoroso, in occasione della prima traduzione italiana dell’opera oggi più nota di Merlino. Tradotta finalmente in italiano, col titolo ‘Questa è l’Italia’, dopo sessantatre anni dall’edizione parigina, l’opera apparve senz’altro deludente per chi da essa attendeva un contributo importante sul piano dell’interpretazione storica a livello monografico. In effetti, il genere del ‘pamphlet’ storico-politico è tanto poco confacente alla tradizione culturale italiana (…) che questo piccolo libro (…) non ebbe grande fortuna. Per la tendenza a non volerla considerare per ciò che fu e che volle essere: una requisitoria, schiaffeggiante, libellistica appunto, contro la classe dirigente italiana postunitaria. Nel filo, è pur vero, di una interpretazione storica spesso riduttiva – volta a rilevare un criterio di continuità, di unità, nell’azione politica di tal classe dirigente – e non aperta – ha ragione Merli – verso prospettive di organica proposta. (…) Per certo, si tratta di un’opera che non voleva essere storica ma storia. Vi son libri – soleva dire Tocqueville – che son ‘atti politici’. O aspirano ad esserlo.”” (pag 69-70)”,”MITS-328″
“PAPA Emilio R.”,”Storia dell’unificazione europea. Dall’idea di Europa al Trattato per una nuova Costituzione europea.”,”Emilio R. Papa, ordinario di Storia contemporanea, ha insegnato nelle Università di Bologna, Torino e Bergamo (di quest’ultima è stato pro-Rettore, ed è docente onorario). Ha inoltre tenuto corsi accademici di Storia delle costituzioni europee, di Storia del diritto medievale e moderno, di Metodologia storica. Tra le sue opere: Magistratura e politica, Fascismo e cultura, Origini delle società operaie, F.S. Merlino, Giustizia e sociologia criminale, Ritorno alla politica, Socialismo e democrazia, Bottai e l’arte, un fascismo diverso, Discorso sul federalismo, Rileggendo Carlo Rosselli, Dal socialismo liberale al federalismo europeo. Ha pubblicato numerosi saggi sul positivismo europeo, Positivismo e antropologia, Il positivismo nella cultura italiana con prefazione di Norberto Bobbio, La cultura giuridica italiana dopo la Rivoluzione francese. Per Bompiani, sempre nella collana Storia Paperback, Storia della Svizzera.”,”EURx-029-FL”
“PAPA Franca”,”L’altra Germania. Saggio sulla Bernstein-Debatte.”,”Franca Papa si è laureata in Filosofia presso l’Università di Bari, dove è attualmente docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo aver svolto le sue prime ricerche sulla filosofia classica tedesca, pubblicando il volume Logica e Stato in Hegel, ha successivamente rivolto la sua attenzione al pensiero marxista, pubblicando diversi articoli su ‘Critica marxista’. Forme politiche. (pag 54-56)”,”MGEx-036-FL”
“PAPA Franca”,”Logica e Stato in Hegel.”,”Franca Papa, nata a Bari nel 1947, si è laureata in Filosofia presso l’Università di Bari, dove è attualmente docente di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza. Dopo aver svolto le sue prime ricerche sulla filosofia classica tedesca, pubblicando il volume Logica e Stato in Hegel, ha successivamente rivolto la sua attenzione al pensiero marxista, pubblicando diversi articoli su ‘Critica marxista’.”,”HEGx-013-FL”
“PAPA Antonio”,”Storia politica della radio in Italia. Volume I. Dalle origini agli anni della crisi economica, 1924-1934.”,”Antonio Papa è incaricato di storia dei partiti politici nell’Università di Salerno. Ha pubblicato ‘Classe politica e intervento pubblico nell’età giolittiana’ (Napoli, 1973)”,”EDIx-228″
“PAPA Antonio”,”Storia politica della radio in Italia. Volume II. Dalla guerra d’Etiopia al crollo del fascismo, 1935-1943.”,”Antonio Papa è incaricato di storia dei partiti politici nell’Università di Salerno. Ha pubblicato ‘Classe politica e intervento pubblico nell’età giolittiana’ (Napoli, 1973) “”(…) il vero protagonista e simbo dei ‘Commenti ai fatti del giorno’ fu Mario Appelius”” (pag 94)”,”EDIx-229″
“PAPA Emilio R.”,”Storia della Svizzera. Dall’ antichità ad oggi. Il mito del federalismo.”,”Emilio Raffaele Papa, storico e giurista, è Professore ordinario di storia moderna e contemporanea presso l’Università di Bergamo. Il mito svizzero: ovvero la separatezza (pag 7)”,”EURx-017-FV”
“PAPA Franca; NASSISI Anna Maria”,”Henryk Grossmann: la teoria delle crisi tra il 1873 e il 1929 (Papa); Note su Sismondi come teorico del capitalismo (Nassisi).”,” Nel primo saggio (F. Papa) si cita in nota il saggio di G. Marramao, “”Teoria del crollo e capitalismo organizzato nei dibattiti dell’estremismo storico””, in ‘Problemi del socialismo’, n. 3, pp. 53 sgg., 1976 luglio-settembre “”Spesso Grossmann riflette sulla connessione organica di crisi e sviluppo: «Il nostro compito consiste nel mostrare come il processo di riproduzione capitalistico, in virtù di cause che scaturiscono dal ciclo economico stesso, si muova necessariamente in senso ciclico, dunque in movimenti di ascesa e di discesa che si ripetono periodicamente, e porti infine al crollo del sistema capitalistico» (23). Quindi … finire (pag 209-210) (F. Papa) (23) H. Grossmann, ‘Il crollo del capitalismo’, cit., pp. 90-91 Note di Grossmann su Sismondi (Nassisi): “”In conclusione, rileva Grossmann, «contrariamente a quanto si è scritto, Sismondi entra in contrasto con i suoi avversari anzitutto per una diversa concezione teorica del regime economico dei suoi tempi e non per direttive di politica pratica» (8). Da tali brevi considerazioni emergono almeno tre problemi che saranno oggetto di una successiva e più attenta analisi: a) ruolo di Sismondi rispetto a Marx, frettolosamente archiviato sulla scorta di alcune valutazioni critiche presenti nelle opere marxiane; b) importanza del Sismondi «critico del capitalismo» nel successivo dibattito sulla teoria della crisi che trova in Lenin e in R. Luxemburg due termini storicamente e scientificamente rappresentativi; c) fortuna di Sismondi nell’ambito della storia del pensiero economico. Vediamo in che cosa consiste questa nuova «teoria» di Sismondi. Scrive Marx: « finire (pag 215-216)”,”TEOC-011-FGB”
“PAPA Emilio Raffaele”,”Storia della Svizzera. Dall’antichità ad oggi. Il mito del federalismo.”,”Emilio R. Papa, ordinario di Storia contemporanea, ha insegnato nelle Università di Bologna, Torino e Bergamo (di quest’ultima è stato pro-Rettore, ed è docente onorario). Ha inoltre tenuto corsi accademici di Storia delle costituzioni europee, di Storia del diritto medievale e moderno, di Metodologia storica. Tra le sue opere: Magistratura e politica, Fascismo e cultura, Origini delle società operaie, F.S. Merlino, Giustizia e sociologia criminale, Ritorno alla politica, Socialismo e democrazia, Bottai e l’arte, un fascismo diverso, Discorso sul federalismo, Rileggendo Carlo Rosselli, Dal socialismo liberale al federalismo europeo. Ha pubblicato numerosi saggi sul positivismo europeo, Positivismo e antropologia, Il positivismo nella cultura italiana con prefazione di Norberto Bobbio, La cultura giuridica italiana dopo la Rivoluzione francese. Per Bompiani, sempre nella collana Storia Paperback, Storia della Svizzera.”,”EURx-115-FL”
“PAPA Emilio R. a cura; saggi di Guido NEPPI-MODONA Mirella LARIZZ-LOLLI Giorgio SOLA Luigi BULFERETTI Filippo BARBANO Patrizia AUDENINO Luciano GALLINO Enrico ARTIFONI Nunzio DELL’ERBA Riccardo FAUCCI Denis GIVA Remo FORNACA Giancarlo BERGAMI Giuseppe ZACCARIA Renato TREVES Morris L. GHEZZI Nella GRIDELLI-VELICOGNA Mario PORTIGLIATTI-BARBOS Riccardo VIALE Claudio POGLIANO Emilio R. PAPA”,”Il positivismo e la cultura italiana.”,”saggi di Guido NEPPI-MODONA Mirella LARIZZ-LOLLI Giorgio SOLA Luigi BULFERETTI Filippo BARBANO Patrizia AUDENINO Luciano GALLINO Enrico ARTIFONI Nunzio DELL’ERBA Riccardo FAUCCI Denis GIVA Remo FORNACA Giancarlo BERGAMI Giuseppe ZACCARIA Renato TREVES Morris L. GHEZZI Nella GRIDELLI-VELICOGNA Mario PORTIGLIATTI-BARBOS Riccardo VIALE Claudio POGLIANO Emilio R. PAPA Tra i molti saggi: ‘Divulgazione del positivismo sulla stampa socialista (Audenino), ‘La questione penale nella “”Critica sociale”” (Ghezzi) Contiene dedica autore a GM Bravo”,”DIRx-012-FMB”
“PAPA Franca”,”Tre studi su Kant.”,”Franca Papa è attualmente (1984) docente di dottrine politiche presso la facoltà di Giurisprudenza e Scienze politiche di Bari. Ha già pubblicato ‘Logica e Stato in Hegel’ (1973) e diversi saggi sul pensiero marxista tra cui il volume ‘L’altra Germania. Saggio sulla Bernstein-debatte’ (Bari, 1981). Riporta in appendice: ‘Note sul tema della guerra’ a cui interno al punto 3 c’è il testo ‘K. Marx: l’impossibilità dell’armonia’ (pag 170-175) “”Nell’analisi dello ‘Sviluppo delle contraddizioni intrinseche della legge’ della «caduta tendenziale del saggio di profitto» Marx si trova dinanzi al problema della rottura dell’equilibrio di crescita del processo di produzione capitalistico e, quindi, assai vicino all’analisi delle condizioni strutturali della guerra, nella fase più avanzata dello sviluppo del mercato moderno. La tesi che Marx sostiene in questa sezione del III volume del ‘Capitale’ è ampiamente nota ed è stata più volte discussa. La richiamo solo per il versante che ritengo utile per il mio discorso. I limiti – secondo Marx – entro i quali può essere ritenuto possibile lo sviluppo del sistema economico capitalistico sono quelli dati dalla remunerabilità dell’investimento di denaro. Nella fase in cui lo sviluppo delle tecnologie necessarie a rendere la produzione competitiva e concorrenziale sul mercato internazionale si traduce in un aumento crescente dell’investimento rispetto alla quota di remunerabilità percentuale, che viene ricavata dall’investimento stesso, il capitale si immette in un ciclo di crisi rispetto al quale si possono attivare controtendenze provvisorie e precarie. La legge – che Marx considera valida solo come indicatore di tendenza – individua, come effetto certo, una divaricazione tra due teleologie che per una lunga fase marciano unite nella storia del moderno: quella del processo di lavoro e quella del processo di accumulazione. Il capitalismo ha messo a punto un sistema produttivo capace di moltiplicare vertiginosamente la ricchezza complessiva di un sistema sociale. Ha prodotto lo sviluppo tecnologico e produttivo, che ha moltiplicato i beni disponibili per il consumo, li ha trascinati per il mondo universalizzando la struttura del mercato, ha costituito le condizioni della emancipazione di intere aree del mondo dalla fame e dalla malattia. Ha sviluppato saperi che sono ormai in grado di ridurre il tempo di lavoro necessario ad una intera società per produrre la propria riproduzione vitale. La crisi apre una forbice improvvisa tra questo processo e l’accumulazione del denaro. Il capitale diventa improvvisamente indifferente al progresso delle condizioni di vita, si contrappone sempre più rigidamente ad esso. Si fa ostacolo alla propria espansione. Scrive Marx: «Si manifesta qui nuovamente il limite specifico contro cui urta la produzione capitalistica e si dimostra chiaramente come essa non solo non rappresenti la forma assoluta per lo sviluppo delle forze produttive e della produzione della ricchezza, ma debba necessariamente, ad un certo punto, trovarsi in conflitto con questo sviluppo» (19). Il paradosso sta proprio in questo carattere della crisi: è lo sviluppo della produzione della ricchezza che distrugge la soggettività (il capitale) che ha storicamente capovolto le condizioni di miseria del mondo. È difficile immaginare un antagonismo così radicale e un conflitto tanto evidente”” (pag 170-175) [Franca Papa, ‘Tre studi su Kant’, Lacaita editore, Manduria, 1984] [(19) K. Marx, ‘Il Capitale’, III, trad. M.L. Boggieri, Editori Riuniti, Roma, 1965, p. 318. I passaggi che prendo in esame sono stati al centro di un ampio dibattito sulla crisi del Capitalismo tra anni Venti e anni Trenta. Per una ricostruzione di questo dibattito si vedano le pagina di G. Marramao, ‘Il politico e le trasformazioni’, De Donato, Bari, 1979, che contiene anche tutta la bibliografia indispensabile per la conoscenza di questa fase della storia del marxismo. Su alcuni aspetti del problema vedi anche i miei due saggi: ‘Henryk Grossmann: La teoria delle crisi tra il 1873 e il 1929’, in ‘Critica marxista’, n. 4-5, e ‘L’altra Germania: saggio sulla Berrnstein-debatte’, Dedalo, Bari, 1981]”,”FILx-019-FMB”
“PAPADIA Francesco SANTINI Carlo”,”La Banca centrale europea. L’istituzione che governa l’euro.”,”La Banca centrale europea. Nata nel 1998, dopo un lungo lavoro di preparazione e sancita formalmente nel Trattato di Maastricht, la Banca centrale europea è un organo indipendente e sovranazionale che ha lo straordinario potere di creare moneta e stabilire il tasso al quale questa viene data e presa in prestito nei dodici paesi dell’Unione che hanno adottato l’euro. Francesco Papadia è direttore generale per le operazioni di mercato della Banca centrale europea. Carlo Santini già direttore generale dell’Ufficio italiano dei Cambi, è stato anche direttore centrale della ricerca economica in Banca d’Italia. É attualmente impegnato nel settore finanziario privato.”,”EURE-030-FL”
“PAPADIA Francesco SANTINI Carlo”,”La Banca centrale europea.”,”Francesco Papadia è il vice-capo del Servizio rapporti con l’estero della Banca d’Italia. Carlo Santini è il direttore centrale per la Ricerca economica della Banca d’Italia ed è stato sostituto del Governatore nel Consiglio dell’IME.”,”EURE-042-FL”
“PAPADIA Elena”,”Nel nome della nazione. L’Associazione Nazionalista Italiana in età giolittiana. Serie II, Memorie Vol. LIII.”,”Elena Papadia (Roma, 1972) è professoressa associata di Storia contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma. I suoi studi vertono per lo più sull’Italia liberale, con particolare attenzione alle forme della mobilitazione politica giovanile, al rapporto tra le generazioni, al ruolo delle emozioni e della letteratura nel generare appartenenze e identità politiche. Ha riflettuto anche sulla storia dei consumi, concentrandosi soprattutto sull’evoluzione dei luoghi e delle forme della distribuzione commerciale tra ‘800 e ‘900. Tra i suoi lavori: La Rinascente, il Mulino 2005; Nel nome della nazione. L’Associazione nazionalista italiana in età giolittiana, Archivio Guido Izzi, 2006; Di padre in figlio. La generazione del 1915, il Mulino, 2013; La forza dei sentimenti. Anarchici e socialisti in Italia (1870-1900), il Mulino, 2019. Fa parte della redazione di «Dimensioni e problemi della ricerca storica» e da novembre 2020 di «Passato e presente».”,”RISG-141-FSL”
“PAPADIA Elena”,”La forza dei sentimenti. Anarchici e socialisti in Italia, 1870-1900.”,”Elena Papadia insegna Storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Con il Mulino ha pubblicato “”La Rinascente”” (2005) e ‘Di padre in figlio. La generazione del 2015’ (2013)”,”ANAx-471″
“PAPAIOANNOU Kostas”,”La metamorfosi del marxismo.”,”Kostas PAPAIOANNOU è nato a Volos in Grecia nel 1925 e ha partecipato alla Resistenza greca. Dopo gli studi di diritto all’Univ di Atene, si è trasferito a Parigi dove vive dal 1946. Chargé de recherche al CNRS, insegna filosofia alla facoltà di lettere di Nanterre e sociologia all’ EPHE Ecole pratique des Hautes Etudes. Ha scritto molte opere. La lotta sul terreno organizzativo. Blanquismo e marxismo. “”Spunti di una concezione siffatta si può a rigore trovarli presso i blanquisti, ma è precisamente su questo punto che il marxismo si è opposto con il massimo vigore al blanquismo. In Blanqui, diceva Engels nel 1874, “”non si tratta affatto di dittatura di tutta la classe rivoluzionaria, del proletariato, ma della dittatura della minoranza che ha fatto il colpo di mano e che già in precedenza si è organizzata sotto la dittatura o sotto la dominazione di un solo o di alcuni”” (XVIII, 529). Ma per Engels queste idee “”sono già da parecchio tempo invecchiate”” e possono trovare eco soltanto “”presso gli operai poco maturi e impazienti””. Egli si rallegrava anche del fatto che vedeva gli emigrati blanquisti “”trasformarsi in una frazione operaia socialista”” e accettare “”le idee del socialismo scientifico tedesco sulla necessità dell’azione politica del proletariato e della sua dittatura in quanto fase transitoria per giungere all’abolizione delle classi e dello Stato”” (XVIII, 266). (…) Per questi “”bohémiens di origine proletaria””, nota Marx nel 1850, “”la sola condizione della rivoluzione è una buona organizzazione della loro cospirazione. Sono gli alchimisti della rivoluzione e condividono il disordine mentale, la ristrettezza di spirito e le idee fisse degli alchimisti di un tempo”” (VII, 273). Nello stesso spirito egli fece interdire nel 1871 i gruppi segreti in seno all’Internazionale anche nei paesi nei quali non esisteva il diritto di associazione: “”questo tipo di organizzazione – egli affermò – contraddice allo sviluppo del movimento proletario, perché queste società, invece di educare gli operai, li assoggettano a leggi autoritarie e mistiche che ostacolano la loro indipendenza e orientano la loro coscienza in una direzione falsa”” (XVII, 655). Non è difficile comprendere quale fosse “”il tipo di organizzazione”” che incontrava il favore di Marx e di Engels. “”Quando entrammo per la prima volta nella società segreta dei comunisti – scriveva quest’ultimo a W. Bloss il 10 novembre 1877 – lo facemmo a condizione che dallo statuto fosse eliminato tutto ciò che poteva favorire la fede nell’autorità””. Quando, sette anni dopo, Engels traccia la storia della Lega dei comunisti, insiste con forza sul fatto che “”l’organizzazione della Lega era integralmente democratica con quadri eletti e revocabili: bastava questo – egli conclude – a rendere impossibile l’appetito della cospirazione e della dittatura che essa impone”” (XXI, 215). (…) Non è qui il caso di ricordare nei dettagli la lotta costantemente condotta da Marx ed Engels contro le insorgenze del “”culto dell’autorità”” nella “”setta lassalliana””, contro la mistica bakuniniana dell’élite e, last but not least, nel movimento marxista stesso.”” (pag 21-22) [Kostas Papaioannou, La metamorfosi del marxismo, 1972]”,”RUSS-065″
“PAPAIOANNOU Kostas”,”Hegel. La vita, il pensiero, i testi esemplari.”,”””Filosofia e Rivoluzione avevano per Hegel lo stesso significato. La filosofia, egli diceva, è “”un tentativo di camminare sulla testa”””” (pag 111) “”Dal 1805 in avanti, periodo nel quale trionfavano le “”armonie economiche””, Hegel, che ha letto Adam Smith e Stewart, descrive con sorprendente perspicacia le contraddizioni che lacerano il mondo dell’ industrialismo nascente. Se la sua filosofia del lavoro e della tecnica fonda e prefigura quella di Saint-Simon, Proudhon e Marx, le sue riflessioni sulla divisione del lavoro, l’ accumulazione delle ricchezze, il pauperismo, il denaro e l’ alienazione del mondo delle merci, descritto nel migliore stile marxiano come “”ein sich in sich bewegendes Leben des Toten”” (la vita muoventesi in se stessa della materia morta), annunciano per più aspetti la problematica del socialismo, prefigurando anche il primato che Hegel accorderà più tardi allo Stato burocratico””. (pag115)”,”FILx-243″
“PAPAIOANNOU Kostas”,”De Marx et du marxisme.”,”Trotsky, “”patriarca dei burocrati””. “”Trotsky non ha mai nascosto la sfiducia che provava riguardo ad ogni forma di gestione operaia. Il sistema delle amministrazioni elette, diceva già nel marzo 1918… ‘è la reazione completamente naturale di una classe giovane, rivoluzionaria, oppressa fino ad ieri, che ripudia l’ autorità personale dei suoi padroni di ieri e li rimpiazza ovunque con i suoi rappresentanti eletti. E’ una reazione rivoluzionaria assolutamente naturale e sana, all’ inizio. Ma non è l’ ultima parola dell’ edificazione economica dello Stato proletario'””. (pag 322) Ultimo capitolo: Marx e la politica internazionale (pag 509-543)”,”TEOC-315″
“PAPAÏOANNOU Kostas”,”L’Idéologie froide. Essai sur le dépérissement du marxisme (1967).”,”PAPAÏOANNOU K. “”Tel était aussi l’avis de Kamenev, vieux bolchévik, président du Soviet de Moscou (assassiné par Staline en 1936), lorsque, au XIV° Congrès du parti (fin 1925), il dénonça l’autocratie qui s’instaurait dans le parti, et c’est alors que les congressistes triés sur le volet, écumants de rage et insultant l’orateur, donnèrent le premier échantillon de la frénésie qui allait désormais s’emparer des disciples “”orthodoxes”” de Marx et d’Engels. Le compte rendu sténographique du Congrès (Moscou, 1926, pp.274-275) nous offre une image assez évocatrice de ce nouvel avatar du “”marxisme””: Kamenev: …Nous sommes contre la création d’une théorie du “”Chef”” [le terme “”Chef””, Vojd, avait encore un sens péjoratif], nous sommes contre l’érection d’un “”Chef””…Nous ne pouvons considérer comme normale et estimons nuisible au Parti la prolungation d’une situation où le Secrétariat réunit la politique et l’organisation, et, de fait, prédétermine la politique. (Bruit)…J’en suis venu à la conviction que le Camarade Staline ne peut remplir le rôle d’unificateur de l’état-major bolchévik…(Bruit) (….) Le président: Silence, s’il vous plaît, camarades. La camarade Kamenev doit finir son discours. Kamenev: …J’ai commencé mon discours avec le mots: Nous sommes contre la théorie de la primauté d’un individu, nous sommes contre la création d’un “”Chef””. C’est avec le mêmes mots que je le finirai. (Applaudissements de la délégation de Léningrad)”” (pag 62)”,”TEOC-561″
“PAPANDREU Andreas”,”Il capitalismo paternalistico.”,”””Se il capitalismo contemporaneo non è una società di bottegai in libera concorrenza, che cos’è? Da quando sono apparsi i lavori di James Burnham su ‘La rivoluzione manageriale’ e di A.A. Berle e G.C. Menas su ‘Società per azioni e proprietà privata’ sono stati fatti molti tentativi per proporre una visione alternativa più realistica del capitalismo contemporaneo. La prima, quella neomarxista, è sostenuta da Paul Baran e Paul Sweezy nel ‘Capitalismo monopolistico’ (1). La seconda è di J.K. Galbraith nel ‘Nuovo stato industriale’ (2). E’ chiaro che nessun discorso significativo sul capitalismo contemporaneo può essere sostenuto senza rifarsi a queste due interpretazioni strettamente connesse”” (pag 43) (1) Modern Reader Paperback, New York, 1966, trad. it., ‘Il capitale monopolistico, Einaudi, 1968; (2) Hamish Hamilton, Londra, 1967 (…); trad. it., ‘Il nuovo stato industriale’, Einaudi, Torino, 1968 Andreas Papandreu è figlio di Georgios Papandreu, ultimo Presidente del consiglio greco prima dei colonnelli.”,”ECOT-309″
“PAPARAZZO Amelia a cura, scritti di PAPARAZZO Amelia MASSARA Katia BENCIVENNI Marcella GRECO Oscar BRUNO Emilia”,”Calabresi sovversivi nel mondo. L’ esodo, l’ impegno politico, le lotte degli emigranti in terra straniera (1880-1940).”,”Amelia PAPARAZZO è professore associato di storia contemporanea presso il Dipartimento di storia dell’ Università della Calabria. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina) “”Su 665 “”sovversivi”” calabresi schedati come comunisti, 333 (pari al 50%) emigrano all’ estero. Sono soprattutto contadini, agricoltori, braccianti, manovali e muratori, ai quali si aggiunge una quota consistente di artigiani (in gran parte calzolai, sarti, falegnami ed ebanisti); pochi i commercianti, gli impiegati e i liberi professionisti. La categoria di lavoratori più rappresentata, tra i comunisti calabresi rimasti in patria, è invece quella dei ferrovieri. Per quanto riguarda i flussi migratori, 224 persone scelgono il continente americano e in particolare 69 si stabiliscono negli Stati Uniti (di cui 22 a New York), 5 in Canada e 150 in America Latina (la nazione che accoglie più calabresi è l’ Argentina: 107, con una punta di 82 comunisti a Buenos Aires)””. (pag 47)”,”CONx-143″
“PAPI Fulvio direzione opera; redazione: Silvana BORUTTI Claudio BONVECCHIO Giulio M. CHIODI Gian Paolo IORIATTI; collaborazione di Sergio AIROLDI Etienne BALIBAR C.L. BEHAR Luisa BONESIO Carla CASAGRANDE Ugo FABIETTI Cesare LUPORINI Pierre MACHEREY Maria Carla MAGGI Lorenzo MAGNANI Claude MEILLASSOUX Alfredo MOROSETTI Filippo POGLIANI Paolo RAMAT Peter SCHÖTTLER Mario VEGETTI Giovanna VOGLINO”,”Dizionario Marx Engels.”,”Redazione: Silvana BORUTTI, Claudio BONVECCHIO, Giulio M. CHIODI, Gian Paolo IORIATTI. Collaboratori: Sergio AIROLDI, Etienne BALIBAR, C.L. BEHAR, Luisa BONESIO, Carla CASAGRANDE, Ugo FABIETTI, Cesare LUPORINI, Pierre MACHEREY, Maria Carla MAGGI, Lorenzo MAGNANI, Claude MEILLASSOUX, Alfredo MOROSETTI, Filippo POGLIANI, Paolo RAMAT, Peter SCHÖTTLER, Mario VEGETTI, Giovanna VOGLINO”,”MADS-114″
“PAPI Giuseppe Ugo”,”L’inflazione.”,”Quattro ‘sorgenti’ di inflazione: 1. Deprezzamento biglietto banca per eccessiva emissione 2. Fissazione prezzi superiori a costo produzione da parte di imprese oligopolistiche 3. Aumento salari maggiore dell’aumento medio produttività 4. Condotta del governo poco ispirata a criteri economici Non si parla del ruolo della Banca centrale”,”ECOT-281″
“PAPI Fulvio a cura, Testi di Adam FERGUSON John MILLAR Adam SMITH Jeremy BENTHAM Robert OWEN Thomas Robert MALTHUS Thomas CHALMERS Thomas HODGSKIN Andrew URE Thomas CARLYLE”,”Ideologie nella rivoluzione industriale.”,”Fulvio Papi, nato a Trieste nel 1930, professore ordinario du fulosofia teoretica e direttore della scuola di perfezionamento in filosofia dell’Università di Pavia, editore dell’annuario Materiali filosofici. Allievo di Banfi: marxismo occidentale, neokantismo, fenomenologia sono state le radici filosofiche. Con la sua prima opera nel 1961 ebbe il premio Pozzale per la critica.”,”UKIE-009-FL”
“PAPI Fulvio”,”Episteme e ideologia nella “”Concezione materialistica della storia””.”,”Rapporto Marx Grun “”Leggiamo un passo di un articolo di Grun e il commento che ne segue: «Quando si nomina Feuerbach, si è nominato tutto il lavoro della filosofia da Bacone di Verulanio fino ad oggi, si è detto in pari tempo che ciò che in ultima istanza la filosofia vuole e significa, si ha l’uomo come risultato ultimo della storia universale. In tal modo ci si mette all’opera con un metodo più sicuro, perché più profondo, di quando si mette su tappeto il salario, la concorrenza, la manchevolezza delle costituzioni e degli ordinamenti… Abbiamo acquistato l’uomo, l’uomo che si è spogliato della religione, delle idee morte, di ogni essenza a lui estranea insieme con tutte le loro trasposizioni nella pratica, il puro, il verace uomo». Ed ecco il commento di Marx-Engels: «Basta questa frase per chiarire appieno la specie di «sicurezza» e di «profondità» che ci si possono aspettare dal signor Grun. Egli trascura le questioni piccole. Fornito di una fede imperscrutabile nei risultati della filosofia tedesca, così come sono custoditi da Feuerbach, ossia che l”uomo’, il ‘puro’, il ‘verace uomo’, è il fine ultimo della storia universale, che la religione è l’essenza umana estraniata, che l’essenza umana è l’essenza umana e la misura di tutte le cose; fornito delle altre verità del socialismo tedesco (vedi sopra): ossia che anche il denaro, il lavoro salariato ecc. sono estraniazioni dell’essenza umana…» (pp. 513-14). Proprio attraverso la critica della filosofia di Feuerbach sedimentata nella critica dei «veri socialisti», Marx-Engels mostrano (a noi che leggiamo ora) che essi erano da un’altra parte rispetto alla critica «umanistica» dell’economia politica che era stata – due anni avanti lo spontaneo risultato del marxismo derivato dal trapianto dell’economia politica , sapere astratto e ideologia feuerbachiana. Nel 1846 i ‘Manoscritti economico-filosofici’ sono molto lontani: l’apparato concettuale di Feuerbach è consumato almeno per quanto riguarda la possibilità che un concetto filosofico come quello di essenza dell’uomo possa costituire uno strumento per condurre un qualsiasi «dato» comunque reperito – dall’esperienza, dalla pratica politica, dal sapere – alla forma scientifica della sua pensabilità. Tant’é che nella ‘Ideologia tedesca’ non vi è per nulla una «critica dell’economia politica» proprio perché sono venute meno le «evidenti condizioni teoriche che l’avevano consentita nei ‘Manoscritti’, mentre viene usata positivamente la generica ideologia materialistico-antropologica che accompagna l’economia politica classica, e i concetti economici servono per una ricostruzione materiale del processo storico. Infine: Engels nella ‘Ideologia tedesca’ si sforza di mostrare come gli scritti di Marx apparsi nei ‘Deutsch-Französische Jahrbucher’ godessero già di una autonomia teorica rispetto a Feuerbach: «Avendo Feuerbach presentato il mondo religioso come l’illusione del mondo terreno, il quale in Feuerbach stesso appare semplicemente come ‘frase’, si presentò naturalmente anche per la teoria tedesca la domanda alla quale egli non aveva risposto, come è accaduto che gli uomini ‘si mettono in testa’ queste illusioni? Questa domanda apriva per gli stessi teorici tedeschi la strada della concezione materialistica del mondo, che ‘non è priva di presupposti’ ma osserva i presupposti materiali reali ed è perciò, essa sola, la concezione del mondo ‘realmente’ critica. Questo passaggio era già indicato nei ‘Deutsch-Französische’Jahrbucher, negli scritti ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’ e ‘Sulla questione ebraica’. Poiché ciò fu fatto usando ancora la fraseologia filosofica, le espressioni filosofiche tradizionali sfuggite in quegli scritti, come ‘essenza umana, specie’ ecc., offrirono ai teorici tedeschi l’occasione desiderata di fraintendere il corso reale delle idee e di credere che in essi si trattasse soltanto di dare una nuova piega, ancora una volta, alle loro consunte vesti teoriche…» (pp. 231-32)”” (pag 36-39) [Fulvio Papi, ‘Episteme e ideologia nella “”Concezione materialistica della storia””‘, Quaderni di Studio dell’Istituto di Filosofia dell’Università di Pavia, Pavia, 1974] Karl Grün Da ricerca in internet: Karl Grun: The Confrontation with Marx, 1844-1848 J. Strassmaier Published 1969 Philosophy, History, Political Science Notizie su Karl Grun e il “”vero socialismo”” Karl Grün (1817-1887) è stato un filosofo e scrittore tedesco, noto per il suo contributo al movimento del “”vero socialismo””. Questo movimento, sviluppatosi in Germania negli anni ’40 del XIX secolo, cercava di combinare le idee del socialismo con un’interpretazione umanistica e idealistica della società. Il “”vero socialismo”” si opponeva al comunismo rivoluzionario di Marx ed Engels, proponendo invece un cambiamento sociale attraverso la moralità e la giustizia. Grün sosteneva che la trasformazione della società dovesse avvenire attraverso l’educazione e la persuasione, piuttosto che tramite la rivoluzione violenta2. (copil)”,”MADS-001-FMB”
“PAPINI Giovanni”,”Lettere agli uomini di Papa Celestino VI. Per la prima volta tradotte e pubblicate.”,”PAPINI Giovanni (Firenze 1881-1956) scrittore, fondò ‘Leonardo’ (1903) con Prezzolini e ‘Lacerba’ (1913). Collaborò alla Voce. Fu nazionalista e interventista, scettico e poi apologeta del cristianesimo.”,”RELC-110″
“PAPINI Giovanni”,”Eresie letterarie (1905-1928).”,”PAPINI G.”,”VARx-431″
“PAPINI Giovanni”,”Gog.”,”Visita a Lenin: presunte e malcomprese dichiarazioni di Lenin malato a Gog ricevuto in un villaggio vicino a Mosca. (pag 147-“,”VARx-434”
“PAPINI Carlo”,”Origine e sviluppo del potere temporale dei papi (650-850). Un’epoca di flasi abilmente costruiti, che hanno inciso sul corso della storia: Il ‘Constitutum Constantini’ (Roma, 752-753), il ‘Pactum seu Promissio Pippini’ (Roma, 816) e le ‘Decretali dello Pseudo-Isirodo’ (Reims, 850 ca).”,”PAPINI Carlo si è laureato in giurisprudenza all’Università di Genova nel 1957. Nel 2002 la Facoltà valdese di Teologia di Roma gli ha conferito la laurea honoris causa in teologia. Dal 1965 al 1998 ha diretto la casa editrice Claudiana di Torino. Collabora al ‘Bollettino della Società di Studi valdesi’ (Torre Pellice). “”Costantino II si affrettò a scrivere a re Pipino anche per dimostrare ai suoi avversari interni ch’egli rimaneva fedele alla politica filo-franca dei suoi predecessori. Nella sua lettera dava naturalmente una versione addomesticata degli avvenimenti che avevano portato alla sua elezione “”da parte del popolo di Roma””. (…) Ma Pipino non rispose: non sappiamo se fossero giunte al suo orecchio delle voci tali da indurlo alla prudenza. Quando Costantino II, ad agosto, ricevette la sinodale del patriarca di Gerusalemme Teodoro, che difendeva il culto delle immagini, la fece leggere pubblicamente e ne approfittò per scrivere una seconda volta al re dei Franchi. Questa volta però usò un tono diverso: riconobbe di essere stato imposto contro la sua stessa volontà dalla violenza popolare, ma sostenne di avere delle attenuanti, data la difficile situazione e che, nonostante la sua indegnità, si era rimesso al decreto della divina Provvidenza. Continuava però a sperare che il re dei Franchi gli avrebbe accordato la sua protezione. Ma neppure questa volta Pipino rispose””. (pag 143)”,”RELC-305″
“PAPINI Giovanni”,”Dante vivo.”,”Libro mancante della parte finale”,”VARx-034-FV”
“PAPINI Giovanni”,”Storia di Cristo.”,”””Due soli esseri al mondo hanno saputo il segreto di Giuda: Cristo e il Traditore”” (pag 365) “”Altri ha detto che la ragione vera va cercata nella perdita della fede. Giuda aveva creduto fermamente in Gesù ed ora non poteva più credere.”” (pag 367)”,”RELC-001-FMP”
“PAPINI Giovanni”,”Stroncature (1904-1931).”,”Papini: ‘S’ha un bel dire che Shakespeare è moderno ed eterno e che la sua inquitudine è la nostra inquitudine e la sua paura la nostra paura. Noi stiamo cambiando e più cambieremo gli uomini in seguito. (…) Noi ci allontaniamo da Shakespeare’ (sic) (pag 188)”,”VARx-168-FV”
“PAPP Julien”,”De l’Autriche-Hongrie en guerre à la République hongroise des Conseils (1914-1920).”,”Julien Papp è nato in Ungheria nel 1940, vive in Francia dal 1965. Storico, ha pubblicato numerose opere sulla storia contemporanea, sulla seconda guerra mondiale e l’Ungheria. La rivoluzione ungherese, il fattore esterno e quello interno. “”Bien qu’elle accordât une très grande importance au développement de la révolution en Europe, l’analyse de Lénine laissa le facteur extérieur en dehors des conditions objectives. Or, dans de cas de la Hongrie, la question des interventions étrangères fut peut être décisive. Telle est du mois l’opinion de Mátyás Rákosi, protagoniste de premier plan de la République des Conseils, en tant que commissaire du peuple d’abord, puis comme commandant dans l’Armée rouge hongroise (…). Rákosi conteste cependant la thèse professée après coup par les sociaux-démocrates hongrois, à savoir que la République des conseils étati condamnée à l’avance: Clausewitz n’avait-il pas énoncé que «le danger va avec la guerre», dit Rákosi en évoquant Lénine qui illustrait ce propos guerrier en citant le proverbe russe: «Celui qui a peur du loup ne doit pas aller dans la forêt». En tout cas, la primauté du facteur externe, où intervient aussi la dépendance économique, fut également affirmée après l’avortement de la révolution en Autriche par des leaders sociaux-démocrates comme Otto Bauer et Friedrich Adler. A’ l’opposé, pour Lénine, Liebknecht, Luxembourg, Trotsky, ou Radek, le facteur externe n’était pas décisif «’au moment où la situation était mûre pour la révolution’». En Russie, effectivement, une situation exceptionnelle s’était créée après l’abdication du tsar en mars 1917: le gouvernement provisoire poursuivait la guerre et réfusait de sanctionner l’expropriation des terres par le paysans, maíls il ne pouvait imposer sa volonté; des circonstances exceptionnelles donc, dont les bolcheviks ne furent pas le artisans mais qu’ils surent expoiter à fond. L’Allemagne, l’Autriche, la Hongrie et l’Italie connurent elles aussi plusieurs moments entre 1918 et 1923 où les conditions objectives d’une situation révolutionnaire étaient réunies, mais partout le combat du prolétairat finit par des échecs. La comparaison avec l’action des bolcheviks est d’autant plus légitime qu’à un moment ou à un autre tous ces pays en effervescence la prenait pour exemple, posant ainsi la question des conditions subjectives de la révolution. Pour les dirigeants socialistes et communistes de l’époque, plusieurs facteurs devaient être, là aussi, pris en considération. D’abord, le soutien de la classe tout entière ou du moins la neutralité bienveillante des travailleurs et des opprimés vis-à-vis de l’avant-garde du prolètariat. Selon Lénine, «’pour que vraiment la classe tout entière, pour que vraiment les grandes masses de travailleurs et d’opprimés du capital en arrivent à une telle position, la propagande seule, l’agitation seule ne suffisent pas. Pour cela il faut que ces masses fassent leur propre expérience politique» (23). Ce processus devait être étroitement lié à l’existence d’une organisation d’avant-garde, deuxième condition subjective de la révolution; du moins pour les bolcheviks car, pour d’autres courants historiques de la pensée révolutionnaire, cela n’allait pas de soi. Il s’agissait en réalité, pour le leader du parti bolchevik, d’agir au bon moment, en fonction de l’état d’esprit et de l’attente des masses. C’est en ce sens et en se fondant sur l’expérience des révolutions russes que Trotsky expliquera: «[La] qualité fondamentale la plus précieuse [du Parti bolchevik] est son aptitude sans égale à s’orienter rapidement, à changer tactique, à renouveler son armement et à appliquer de nouvelle méthodes, en un mot à opérer des brusques virages. Les conditions historiques orageuses ont rendu cette tactique nécessaire. Le génie de Lénine lui a donné une forme supérieure. [La] force [du parti] s’est manifestée en ce que le traditionalisme, la routine étaient réduits au maximum par une initiative tactique clairvoyante, profondément révolutionnaire, à la fois hardie et réaliste» (24). Or en Europe centrale, si en Hongrie le pouvoir est tombé entre les mains des communistes comme un fruit mûr, en Allemagne et en Autriche les organisations révolutionnaires ont le plus souvent agi à contre-temps: soit que la révolution allât plus vite que les révolutionnaires, soit que l’action putschiste ou l’irrésoltuion de ces derniers se heurtât à la détermination des dirigeantes sociaux-démocrates, sûrs de leurs objectifs et possédant, en vertu del l’implantation antérieure des appareils réformistes, une influence prépondérante sur l’encadrament de la classe ouvrière; qui plus est, en Allemagne, les leaders socialiste Scheidemann et Ebert étaient liés à l’état-major d’uine armée vivier des corps francs qui écraseront deàs janvier 1919 l’insurrection spartakiste. Mais en Autriche l’armée est socialiste, «qui, junqu’en 1921, chante l”Internationale’ et défile avec un drapeau rouge; c’est donc une armée qui est une force prolétarienne considérable», sauf que pour le PSD l’unité du parti passe avant tout et, «même petite, la droite du parti freine le mouvement». En outre, le «leader théorique» Otto Bauer voit surtout «tout ce qui gêne», apeuré face à toute une série d’obstacles hypothétiques (25)”” (pag 223-225)] [(23) Cité par A.L. Donneur, op. cit., p. 82; (24) Léon Trotsky, ‘De la Révolution’, Paris, 1963, p. 59; (25) A.L. Donneur, op. cit., p. 185-187] [Julien Papp, ‘De l’Autriche-Hongrie en guerre à la République hongroise des Conseils (1914-1920)’, Pantin, 2015]”,”MAUx-047″
“PAPPALARDO Giancarlo PEZZOLI Raffaele”,”Il petrolio e l’ Europa: strategie di approvvigionamento.”,”””Per contro una tale evoluzione non ha in nulla contribuito ad aumentare il grado di sicurezza degli approvvigionamenti europei. Ciò può essere affermato principalmente per due ordini di considerazioni. Anzitutto il fatto di avere concentrato su un’ unico paese (Libia, ndr) la cosiddetta diversificazione dal Golfo Persico risulta palesemente antitetico allo stesso principio della diversificazione geografica come strumento di sicurezza. (…)”” (pag 44)”,”EURE-044″
“PAPPALETTERA Vincenzo e Luigi”,”La parola agli aguzzini. SS e Kapo svela gli orrori dei campi di sterminio nazisti.”,”Vincenzo e Luigi PAPPALETTERA sono padre e figlio, il primo nato nel 1919 e il secondo nel 1940. Vincenzo fu partigiano durante la guerra e deportato a Mauthausen. Sovravvissuto alle atrocità del Lager si è dedicato, coadiuvato dal figlio, laureato in scienze politiche, a studiare il fenomeno dei campi di concentramento nazisti. Di Vincenzo PAPPALETTERA la Mursia ha pubblicato: -Tu passerai per il camino: vita e morte a Mauthausen (premio Bancarella, 1966) -Ritorno alla vita. I sopravvissuti dei Lager nel dopoguerra italiano -Nei lager c’ero anch’io”,”GERN-054″
“PAPPALETTERA Vincenzo”,”Tu passerai per il camino. Vita e morte a Mauthausen.”,”Tu passerai per il camino era la minaccia che gli aguzzini di Mauthausen lanciavano di continuo ai detenuti del lager maledetto. Giovane antifascista e partigiano, l’autore fu deportato a Mauthausen dove conobbe l’intiero processo di degradazione riservato ai ‘subumani’ là rinchiusi, e dei quali Kapos e SS altro uso non sapevano immaginare se non di farli servire a quella ‘fabbrica della morte’. Oltre settemila furono i deportati italiani che trovarono la morte a Mauthausen.”,”QMIS-011-FL”
“PAPPALETTERA Vincenzo”,”Nazismo e olocausto. Dalla democrazia alla dittatura.”,”Vincenzo Pappalettera, partigiano durante l’ultima guerra; fu deportato a Mauthausen. Sopravvissuto alle atrocità del lager, ne ha lasciato una indimenticabile testimonianza in ‘Tu passerai per il camino’, pubblicato da Mursia. “”L’inaugurazione ufficiale di un lager. Il 20 maggio 1933 il presidente della polizia di Monaco, Heinrich Himmler, convoca una conferenza stampa nel corso della quale informa che è stato aperto un lager nei pressi di Dachau, capace di ospitare 5.000 persone. Tutti i giornali tedeschi, ma anche alcuni stranieri, come l’inglese “”Manchester Guardian””, riportano la notizia il giorno successivo. Così i tedeschi e il mondo intero sono ufficialmente informati che cinquanta giorni dopo l’ascesa al potere dei nazisti è stato ufficialmente aperto un lager (il comunicato di Himmler è riportato in ‘Appendice’ come ‘Documento n. 6). Dachau è il primo lager ufficiale, ma già ne funzionavano altri, messi in piedi da Gauleiter di altre regioni o dalla polizia o da ufficiali delle SS o delle SA. I molti perché delle deportazioni. In base alla legge sulla protezione del popolo e dello stato, chiunque può essere arrestato e deportato per ragioni di sicurezza e per un periodo illimitato; nelle carceri e nei lager, accanto ai dirigenti dei partiti marxisti, parlamentari o no, arrestati il giorno successivo all’incendio del Reichstag, genericamente e collettivamente accusati di aver tentato un colpo di stato, e ai dirigenti dei tre sindacati, ci sono anche intellettuali, pacifisti, giornalisti e magistrati che nulla hanno a che fare coi marxisti, ma che sono contrari al nazismo o sospettati di esserlo. Tra i deportati ci sono anche molte vittime di vendette personali o di ricatti dei Gauleiter, delle SS o delle SA, despoti nei loro villaggi o nei quartieri delle città; ci sono persone colpevoli di essersi presentate al lavoro ubriache, o di aver salutato un conoscente con un “”Heil”” non seguito da “”Hitler””, o di aver raccontato barzellette sul Führer o sui gerarchi nazisti alla persona sbagliata; c’è persino un iscritto al partito nazista sorpreso mentre stava leggendo un giornale clandestino comunista. Ci sono infine migliaia di persone colpevoli di aver votato “”rosso””, ma poiché non è possibile internare 12.000.000 di tedeschi, per la gran parte i “”rossi”” resteranno liberi, ma saranno oggetto della stretta sorveglianza della Gestapo e, terrorizzati dalle notizie che i nazisti lasciano filtrare sui lager perché fungano da deterrente paralizzante, rinunceranno in gran parte alla lotta politica”” (pag 79-80)”,”GERN-191″
“PAPPALETTERA Vincenzo e Luigi”,”La parola agli aguzzini.”,”Vincenzo e Luigi Pappalettera sono padre e figlio, il primo nato nel 1919 e il secondo nel 1940. Vincenzo fu partigiano durante la guerra e deportato a Mauthausen. Sovravvissuto alle atrocità del Lager si è dedicato, coadiuvato dal figlio, laureato in scienze politiche, a studiare il fenomeno dei campi di concentramento nazisti. Di Vincenzo Pappalettera Mursia ha pubblicato: -Tu passerai per il camino: vita e morte a Mauthausen (premio Bancarella, 1966); -Ritorno alla vita. I sopravvissuti dei Lager nel dopoguerra italiano; -Nei lager c’ero anch’io. “”Al processo di Colonia il caporale SS Erich Walter Kruger, in un primo tempo sentinella a Mauthausen, poi impiegato nell’Ufficio politico, ammise che i motivi delle morti erano falsificati: “”Kruger: Quando una SS voleva uccidere un detenuto senza dare nell’occhio, gli gettava il berretto sul filo spinato e gli ordinava di andarselo a riprendere. Dalle garitte le sentinelle sparavano a chiunque si avvicinasse. Nel registro dei morti si scriveva: «Ucciso durante un tentativo di fuga»”” (pag 76)”,”TEMx-001-FER”
“PAPPALETTERA Vincenzo e Luigi”,”La parola agli aguzzini.”,”Vincenzo e Luigi Pappalettera, padre e figlio, sono nati rispettivamente nel 1919 e 1940. Vincenzo Pappalettera è stato partigiano e deportato a Mauthausen. Sopravvissuto al Lager si è dedicato con il figlio, laureato in scienze politiche, a studi e ricerche sul fenomeno concentrazionario nazista. Ha scritto Tu passerai per il camino, Premio Bancarella 1966.”,”GERN-034-FL”
“PAPUZZI Alberto”,”Quando torni. Una vita operaia.”,”PAPUZZI Alberto giornalista alla ‘Stampa’.”,”MITT-320″
“PAPUZZI Alberto MAGONE Annalisa”,”Gidibì. Giulio De Benedetti. Il potere e il fascino del giornalismo.”,”PAPUZZI Alberto giornalista alla “”Stampa”” ne ha diretto le pagine di cultura. Ha pubblicato libri sul giornalismo. MAGONE Annalisa, giornalista, si occupa di comunicazione. Autoritario, narcisista, impietoso, indipendente, dotato di un fiuto finissimo per la notizia, dal 1948 al 1968 direttore della “”Stampa””, Giulio De Benedetti realizza il quotidiano che, anche secondo il ‘Times’, ha meglio di altri saputo raccontare l’Italia del dopoguerra, del miracolo e della modernità. Vicenda intervista a Hitler del 1923 giudizi sul personaggio.”,”EDIx-141″
“PAQUET Philippe”,”Madame Chiang Kai-Shek. Un siècle d’histoire de la Chine.”,”PAQUET Philippe è giornalista e sinologo, studente a Pechino dal 1982 al 1984, laureato in storia, insegna nell’Université libre de Bruxelles e copre l’attualità cinese e americana per il quotidiano La Libre Belgique.”,”CINx-250″
“PARAIN Charles”,”Augusto. Nascita di un potere personale.”,”PARAIN è una figura atipica nella storiografia contemporanea. La molteplicità degli interessi, i costanti riferimenti teorici del suo lavoro di storico, l’impegno politico animato da un temperamento polemico e da una forte tensione morale, gli hanno conferito, in quasi cinquant’anni di attività, un ruolo originale anche sempre non comodo.”,”STAx-017″
“PARAIN Charles”,”Marco Aurelio.”,”PARAIN (1893-1984) è stato uno dei maggiori studiosi francesi nel campo storiografico ed etnografico. Fra le sue opere più note ricordiamo ‘La Mediterranée. Les hommes et leurs travaux’ (1936), ‘Jules Cesar’ (1959).”,”STAx-018″
“PARAIN Charles”,”Augusto. Nascita di un potere personale.”,”Charles Parain è una figura atipica nella storiografia contemporanea. La molteplicità degli interessi, i costanti riferimenti teorici del suo lavoro di storico, l’impegno politico animato da un temperamento polemico e da una forte tensione morale, gli hanno conferito, in quasi cinquant’anni di attività, un ruolo originale anche sempre non comodo.”,”STAx-054-FF”
“PARAIN Charles”,”Marco Aurelio.”,”Charles Parain (1893-1984) è stato uno dei maggiori studiosi francesi nel campo storiografico ed etnografico. Fra le sue opere più note ricordiamo ‘La Mediterranée. Les hommes et leurs travaux’ (1936), ‘Jules Cesar’ (1959). In linea con Lucrezio, Plinio ha fiducia che la scienza liberi gli uomini da timori e superstizioni. La rinuncia al progresso tecnico. “”Per contro, continuano a svilupparsi altre antiche città, che segnano l’accesso a province fiorenti: Cartagine e Alessandria, che si disputano il secondo posto dopo Roma, e Antiochia in Siria. Nell’estremo nord-est dell’Italia, vicino a Trieste, secondo quanto attestato da Erodiano, Aquileia è in un certo senso diventata il mercato d’Italia, e intrattiene con tutti i popoli dell’Illiria un commercio di importazione ed esportazione che va ingrandendosi. Vende principalmente vino: la pianura che la circonda è coperta di file di alberi sormontati dal verde fogliame delle viti «che si affacciano l’un l’altra a pergolato come per i preparativi di una festa». L’inizio del declino economico dell’Italia e la deliberata rinuncia al progresso tecnico in agricoltura non potevano non esercitare un’influenza sui pensieri e le idee dei contemporanei. Certamente Plinio il Vecchio è ancora animato, sostanzialmente, dallo spirito del vero scienziato. Egli si propone di riunire fin nei minimi dettagli, di coordinare e rendere più accessibili le conoscenze accumulate fin dai tempi più antichi. Animato da un’esauribile curiosità, abbraccia orizzonti più vasti della maggioranza dei suoi predecessori. Per lui non esistono dati talmente umili da non meritare d’essere raccolti: tutte le piante, anche le più comuni, sono degne di interesse; bisogna spingersi oltre Virgilio, che nomina soltanto quindici specie di vitigni e tre di olivi. In linea con Lucrezio, Plinio ha fiducia che la scienza liberi gli uomini da timori e superstizioni. Tuttavia non si tratta già più dello scienziato nel pieno senso della parola, lo scienziato intrepido che senza incertezze esercita costantemente il proprio spirito critico, che confida nelle illimitate possibilità della scienza. Egli constata con tristezza che malgrado la quiete ovunque ristabilita, malgrado la crescente facilità delle comunicazioni, che avrebbe dovuto favorire la diffusione delle conoscenze, i suoi contemporanei non manifestano che uno scarsissimo interesse per la scienza. A partire dal II secolo, in effetti, anche i più colti si invischiano in curiosità formali, in un’erudizione senza nerbo. Sulla cause della decadenza intellettuale Plinio si interroga: ma soffre di miopia, a meno che non si accechi con le sue stesse mani. Come Sallustio quando cercava di spiegarsi i sommovimenti sociali e le guerre civili che avrebbero portato al crollo del regime repubblicano, così Plinio non sa o non vuole andare al di là dei luoghi comuni di natura morale, e mette sotto accusa il culto del denaro, la corsa priva di scrupoli al denaro, il predominio del denaro fin nella politica”” (pag 47-48)”,”STAx-030-FV”
“PARAVICINI BAGLIANI Agostino”,”Il trono di Pietro. L’universalità del papato da Alessandro III a Bonifacio VIII.”,”Agostino Paravicini Bagliani insegna Storia moderna all’Università di Losanna.”,”RELC-001-FSD”
“PARBONI Riccardo”,”Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”PARBONI Riccardo insegna economia politica nell’ Università di Modena. E’ autore di “”Finanza e crisi internazionale”” (Milano, 1980) e di “”Economia monetaria internazionale”” (Torino, 1982). “”Non è questa l’ occasione per tentare una valutazione completa dell’ efficacia della politica antinflazionistica negli Stati Uniti e in Gran Bretagna ispirata alle dottrine monetarie: nell’ insieme il successo riportato contro l’ inflazione non è stato accompagnato da un aumento disastroso della disoccupazione quale profetizzato dai keynesiani”” (pag 222)”,”ECOT-069″
“PARBONI Riccardo a cura, Saggi di ARMINGEON Klaus BIAGIOLI Mario CORNWALL John DELL’ARINGA Carlo HAGER Wolfgang LIPIETZ Alain MAGNUSSON Leif MISTRAL Jacques OHLIN Göran OMICCIOLI Massimo PERONNET François SEERS Dudley SING Ajit STOFFAËS Christian WARD Terry”,”L’Europa nella crisi economica mondiale.”,”Klaus Armingeon, ricercatore presso l’Università di Mannheim nel Dipartimento di Sociologia. Ha prodotto numerose pubblicazioni sui sindacati, sul neo-corporativismo e sui partiti politici in una prospettiva di comparazione. Mario Biagioli, ha conseguito il M. litt. presso l’Università di Oxford. É ricercatore nell’Università di Modena. É coautore dei libri: inflazione, struttura delle retribuzioni e contrattazione, Advances in Economic Theory. John Cornwall, professore di economia presso la Dalhousie University di Halifax, oltre a numerosi saggi ed articoli sulla teoria della crescita, è autore di: Growth and Stability in a Mature Economy, Modern Capitalism: its Growth and Transformation, The Condition for Economic Recovery: A Post-Keynesian Analysis. Carlo Dell’Aringa, è professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di economia e commercio dell’Università Cattolica di Milano. É autore di Prezzi e redditi. Wolfgang Hager, è docente presso l’Istituto Universitario Europeo. Alain Lipietz, ricercatore presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica, collaboratore al CEPREMAP. É autore di: Le capital et son espace, Crise ed inflation: pourquoi?, Le monde enchante. De la valeur à l’envol inflationniste, La Découverte. Leif Magnusson, è attualmente a capo di un gruppo di ricerca composto da 40 economisti presso l’Ufficio Nazionale dell’Industria in Svezia. Jacques Mistral, è professore presso l’Università di Parigi e presso l’ENSAE. É autore con R. Boyer di Accumulation Inflation Crises, Presses Universitaires de France. Göran Ohlin, professore di economia presso la facoltà di Uppsala, è consulente di varie organizzazioni internazionali. É stato membro della Commissione Pearson nel 1968-69 ed è segretario esecutivo della Commissione Brandt. Massimo Omiccioli, si è laureato presso la Facoltà di economia e commercio di Modena discutendo una tesi sui problemi dell’indebitamento dei paesi in via di sviluppo. Riccardo Parboni, professore associato di Economia politica nell’Università di Modena, è autore di Finanza e crisi internazionale, Economia monetaria internazionale, Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman. François Peronnet, è capo dell’Ufficio occupazione e salari della Direction de la Prévision del Ministero francese dell’economia e delle finanze. Dudley Seers, ha dedicato la vita allo studio dei problemi del sottosviluppo ricoprendo vari incarichi al servizio di governi ed istituzioni internazionali. É stato tra i fondatori e successivamente direttore, dell’Institute of Development Studies nell’Università del Sussex. É scomparso nel marzo del 1983. Ajit Sing, consulente presso l’Organizzazione Internazionale del lavoro, l’Unctad e l’Unido. Ricercatore presso l’Università di Cambridge.. Christian Stoffaës, Capo del Centro di Studi e di Previsioni del Ministero francese della ricerca e dell’industria. Professore di Politica industriale presso l’Istituto di Studi Politici di Parigi. Autore di La Grande Menace Industrielle, Le livre de Poche, The Political Economy of the United States. Terry Ward, è ricercatore presso il Dipartimento di economia applicata dell’Università di Cambridge e membro del Gruppo di politica economica di Cambridge. É coautore con Begg e Cripps, di The European Community, Problems and Prospect, con K. George di The Structure of Industry in the EEC, con R. neild di The Measurement and Reform of Budgetary Policy.”,”EURE-025-FL”
“PARBONI Riccardo WALLERSTEIN Immanuel a cura, Saggi di AMIN Samir ANDERSON Perry ARRIGHI Giovanni BEAUD Michel FOUQUIN Michel FRANK Gunder A. FRÖBEL Folker GRAZIANI Giovanni HOPKINS Terence KRASNOV Gennadi KREYE Otto PATEL Surendra J. RICHONNIER Michel”,”L’Europa e l’economia politica del sistema-mondo.”,”Questo volume raccoglie le relazioni ed alcuni degli interventi dell’VIII° Colloquio internazionale sull’economia – mondo svoltosi a Modena nel giugno del 1986, avente come tema ‘L’Europa occidentale e l’economia-mondo: relazioni con il Terzo mondo e il Comecon’. Amin Samir, Forum du Tiers Monde, Dakar (Senegal). Anderson Perry, New School for Social Research, New York. Arrighi Giovanni, Fernand Braudel Center, Binghampton, New York. Beaud Michel, Université de paris VIII. Fouquin Michel, CEPII, Paris. Frank Andre Gunder, Ismog, University of Amsterdam, Amsterdam. Fröbel Folker, Starnberger Institut, Starnberg. Graziosi Giovanni, Università di Padova. Hopkins Terence, Fernand Braudel Center, Binghampton, New York. Krasnov Gennadi, Unctad, Ginevra. Kreye Otto, Starnberger Institut Starberg. Parboni Riccardo, Università di Modena. Patel J. Surendra, Institute of Development Studies, University of Sussex. Richonnier Michel, Commission européenne, Bruxelles. Wallerstein Immanuel, Fernand Braudel Center, Binghampton, New York.”,”EURE-026-FL”
“PARBONI Riccardo”,”Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”Riccardo Parboni, professore associato di Economia politica nell’Università di Modena, è autore di Finanza e crisi internazionale, Economia monetaria internazionale, Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”ECOT-213-FL”
“PARBONI Riccardo”,”Il conflitto economico mondiale. Finanza e crisi internazionale.”,”Riccardo Parboni, professore associato di Economia politica nell’Università di Modena, è autore di Finanza e crisi internazionale, Economia monetaria internazionale, Moneta e monetarismo. Da Keynes a Friedman.”,”ECOI-217-FL”
“PARCA Gabriella”,”L’ avventurosa storia del femminismo.”,”””In Francia, l’ avvento di Napoleone portò all’ affermarsi delle idee antifemministe, che si concretizzarono nel codice napoleonico del 1805, importato più tardi anche in Italia. L’ inferiorità della donna veniva istituzionalizzata, attraverso la sua esclusione dai diritti politici e dalle funzioni pubbliche, mentre dal punto di vista civile, sociale ed economico, se ne faceva un’ eterna minorenne, che doveva dipendere in tutto dall’ uomo, padre o marito. Come tutti i dittatori, anche Bonaparte vedeva la donna soprattutto come una “”riproduttrice””, con il compito di dare figli, cioè soldati, alla patria. Perciò egli la voleva più ignorante possibile, ritenendo che la cultura potesse guastarla. “”Allevateci delle credenti e non delle ragionatrici”” soleva ripetere. Infatti se una donna era in grado di ragionare con la propria testa, con tutta probabilità era contro di lui, come quella famosa Madame de Stael, che divenne la sua peggiore nemica proprio sul piano delle idee.”” (pag 39) Victor Hugo femminista (pag 41) PARCA Gabriella ha esordito nel giornalismo poi si è dedicata alla narrativa per ragazzi. Quindi si è occupata di questione femminile e della condizione delle donne. Ha scritto ‘Le italiane si confessano’ (1959), poi ha pubblicato ‘I sultani’, ‘I separati’, ‘Voci dal carcere femminile’, ‘L’ albero della solitudine’.”,”DONx-023″
“PARDINI Giuseppe”,”Mussolini e il “”grande impero””. L’espansionismo italiano nel miraggio della pace vittoriosa (1940-1942).”,”Giuseppe Pardini, professore associato di Storia contemporanea e di Storia dei movimenti e partiti politici presso i corsi di laurea in Scienze politiche dell’Università degli Studi del Molise, a pubblicato pure ‘Curzio Malaparte. Biografia politica’ (1998), ‘Roberto Farinacci ovvero della rivoluzione fascista’ (2007). ‘Fascisti in democrazia. Uomini, idee, giornali 1946-1958’ (2009). Il problema del canale di Suez (pag 196-198) “”Rimaneva infine, anche per gli Esteri, da affrontare e risolvere il caso del vitale Canale di Suez. L’orientamento prevalente, fornito dal Consiglio nazionale delle ricerche in data 31 agosto 1940, non spingeva all’assunzione diretta del controllo: tuttavia Suez rappresentava ormai un obbiettivo, un mito nello sforzo bellico dell’Italia, e doveva essere perseguito nella sua soluzione massima, perché «circa 700 milioni di persone ne mantenevano le loro relazioni col mondo occidentale per mezzo del canale» (7). La situazione giuridica del canale era del resto complessa, ma di fatto, almeno dal 1936, il suo controllo era tenuto saldamente dall’Inghilterra, in base a una convenzione con l’Egitto (che avrebbe avuto durata sino al 1968), sì che essa poteva tenere nella zona del Sinai ben 10.000 soldati e controllare di fatto militarmente la zona. Vero era che il traffico navale britannico raggiungeva per tonnellaggio la metà del traffico totale in transito dal canale, ma dal 1935 il traffico italiano era notevolmente aumentato (ovviamente in seguito alla guerra d’Etiopia) e nel 1938 si era consolidato al secondo posto per tonnellaggio in transito, distanziando di gran lunga quelli della Germania, dell’Olanda e, infine, della Francia (queste le percentuali sul traffico totale: Inghilterra 50.1%, Italia 13.4%, Germania 9.0%, Olanda 8.8% e Francia 5.0%). Tuttavia anche nel transito di navi e materiale bellico, nonché del commercio e della navigazione libera, i dati stavano sensibilmente mutando, a favore dell’Italia, considerando che il traffico della marina commerciale battente bandiera italiana avrebbe potuto aumentare anche del 50% nel giro di pochi anni (…). Il problema, per il Ministero degli Affari Esteri, era però quello di trovare «il modo di come l’Italia potesse assumere nel Canale una posizione predominante». E cioè se si dovesse optare a) per la sovranità dell’Italia; b) per la sovranità dell’Egitto con gestione comune italo-egiziana; c) per la sovranità dell’Egitto con gestione egiziana, ma con tecnici italiani, come nelle altre amministrazioni egiziane. Si trattava, in questo caso, di un problema politico di difficile risoluzione, perché fino alla scadenza delle concessioni (come detto il 1968), la Compagnia che gestiva il canale aveva tutti i diritti, in quanto la concessione, derivata dal governo egiziano, si fondava sul diritto egiziano, e, restando l’Egitto estraneo alla guerra, il trattato di pace non avrebbe potuto contenere disposizioni che comportassero un mutamento di tale situazione giuridica. (…) Di fatto il problema aveva una difficile soluzione, perché dal punto di vista del diritto internazionale il Canale era affidato a una compagnia privata, e quindi la risoluzione a vantaggio di Roma era molto difficile da conseguire, forse persino a dispetto del successo delle armi. Occorreva, insomma, “”tagliare la testa al toro””, e ricordare che la questione aveva un carattere politico-strategico per l’impero, e che allora la «soluzione doveva non tener troppo conto della punta di diritto» (…)”” (pag 196-198) [Giuseppe Pardini, ‘Mussolini e il “”grande impero””. L’espansionismo italiano nel miraggio della pace vittoriosa (1940-1942)’, Edizioni Dell’Orso, Alessandria, 2016] [(7) Relazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma 31 agosto 1940, in ASMAE, Affari politici, Italia, 1940, b. 70, fasc. ‘Canale di Suez’]”,”QMIS-369″
“PARENTE Luigi a cura; saggi di Luigi CORTESI Luigi PARENTE Cesare BERMANI”,”Danilo Montaldi e la cultura di sinistra del secondo dopoguerra. Atti del Convegno; Napoli 16 Dicembre 1996.”,”Danilo MONTALDI (Cremona, 1929 – confine italiano-francese 1975) era un comunista libertario. Figlio di un anarco-comunista legato al primo PCI, quello del 1921, perseguitato dal fascismo e poi espulso dal PCI nel 1945, Danilo giovanissimo aveva lavorato nel Fronte della Gioventù e nel partito. Ma lasciò anche lui il PCI avvicinandosi al bordighista PC internazionalista diretto da Onorato DAMEN. Negli anni seguenti collaborò con ‘Battaglia comunista’ ‘Prometeo’ e con i GAAP di Arrigo CERVETTO (pag 17). A Parigi stabilì contatti con il gruppo ‘Socialisme ou Barbarie’. Poi ci sono i contatti con Franco FORTINI, Alessandro PIZZORNO, Armando GUIDUCCI e la costituzione di un ‘Gruppo di unità proletaria’. Quindi collaborerà con ‘Azione Comunista’ e la ‘Rivista storica del socialismo’ di Stefano MERLI. Condurrà pure ricerche presso la Biblioteca Feltrinelli di Milano e di questo lavoro ne fu testimone Luigi CORTESI. Nel 1966 a Cremona fonderà il ‘Gruppo Karl Marx’ con la partecipazione di ferrovieri, insegnanti e studenti. Ha frequentato per breve tempo Quaderni Rossi. Bibliografia di MONTALDI: – Franco ALASIA Danilo MONTALDI, Milano Corea. Inchiesta sugli immigrati. FELTRINELLI. 1960 – Danilo MONTALDI, Autobiografia della leggera, EINAUDI, 1961 – Danilo MONTALDI, Militanti politici di base, EINAUDI, 1971 – Danilo MONTALDI, Korsch e i comunisti italiani. Contro un facile spirito di assimilazione. SAMONA’ E SAVELLI. 1975 – Danilo MONTALDI, Saggio sulla politica comunista in Italia, 1919-1970. EDIZIONI QUADERNI PIACENTINI. 1976 – Danilo MONTALDI, Bisogna sognare 1952-1975. ASSOCIAZIONE CULTURALE CENTRO D’ INIZIATIVA LUCA ROSSI. COOPERATIVA COLIBRI, 1994″,”MITC-024″
“PARENTE Luigi a cura; scritti di Luigi CORTESI Cesare BERMANI”,”Danilo Montaldi e la cultura di sinistra del secondo dopoguerra. Atti del Convegno Napoli, 16 Dicembre 1996.”,”Danilo Montaldi (Cremona 1/7/1929 – confine italo-francese 27/4/1975) è stato infatti un protagonista interessante quanto originale della cultura e della lotta politica della sinistra italiana nell’arco di tempo cge dagli anni Cinquanta attraversoil Sessantotto arriva finoalla metà degli anni Settanta. A questo personaggio, così poco studiato e ancor più frainteso, la Cattedra di Storia de movimenti e dei partiti politici – Facoltà di Lettere e Filosofia – dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli ha voluto dedicare, in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e l’Istituto Ernesto de Martino. la giornata di studio del 16 dicembre 1996 per tentare con gli interventi specifici di studiosi e analisti di diverse discipline scientifiche una prima sistemazione storica dell’opera dell’intellettuale cremonese.”,”ITAC-013-FL”
“PARENTE Fausto”,”Ernesto Buonaiuti.”,”Il Buonaiuti nacque a Roma il 25 giugno 1881 (non il 24 come di solito viene indicato). Il padre, Leopoldo, di famiglia fiorentina, nato nel 1845, aveva sposato in seconde nozze Luisa Costa e da essa ebbe 7 figli di cui Ernesto era il quarto. Leopoldo Buonaiuti, o Buonajuti, com’egli stesso scrive in un foglio di quattro pagine dal quale sono tratte queste notizie, gestiva una tabaccheria in via Ripetta ed abitava in un appartamento del palazzo Valdambrini, sito a numero 102 della stessa via. Nel 1903 concluse gli studi teologici e il 19 dicembre, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinal Pietro Respighi, vicario di Roma, lo ordinò sacerdote. Il suo interesse primario è sempre stato la storia del cristianesimo.”,”BIOx-046-FL”
“PARES Bernard”,”The Fall of the Russian Monarchy.”,”Sir Bernard Pares (1867-1949) was for thirty years Professor of Russian History first at Liverpool University and then at London. He knew the country intimately, was attached to the Russian Army in the First World War and to the British Ambassador in Petrograd in 1917. Introduction, Epilogue, Appendix: The Manifesto, October 17TH/30TH, 1905, Index, cartine, Table of the principal References,”,”RUSx-072-FL”
“PARES Bernard”,”A History of Russia.”,”Sir Bernard Pares (1867-1949) was for thirty years Professor of Russian History first at Liverpool University and then at London. He knew the country intimately, was attached to the Russian Army in the First World War and to the British Ambassador in Petrograd in 1917. Introduction, With Ten Maps, Bibliography, Index,”,”RUSx-155-FL”
“PARESCE Gabriele”,”Russia e Cina. Quattro secoli tra guerra e pace.”,”Gabriele Paresce, che fu ambasciatore d’Italia a Seul e ora insegna Storia dei Trattati all’Istituto Orientale di Napoli, conoscitore dal vivo di cose cinesi, cerca di indagare a fondo in quattro secoli di rapporti tormentati, e giuge a dare della crisi attuale una spiegazione razionale e meditata, che spesso contrasta con quelle giornalistiche offerte da molta frettolosa letteratura.”,”CINx-047-FL”
“PARET Peter, a cura; saggi di M. ALEXANDER B. BOND M. CARVER T. W. COLLIER G. A. CRAIG PH. A. CROWL L. FREEDMAN F. GILBERT M. HOWARD D. MACLSAAC P. PARET G. E. ROTHENBERG J. SHY”,”Guerra e strategia nell’età contemporanea.”,”edizione originale: «Makers of Modern Strategy», Princeton University Press. 1986. PARET Peter (13/4/1924 – 11/9/2020). Storico americano, nato a Berlino. «Dalla fase formativa del pensiero militare moderno spiccano tre nomi: Napoleone, Clausewitz e Jomini. Napoleone e Clausewitz sono nomi conosciuti anche ai profani di storia, Jomini invece risulta familiare solo agli specialisti militari sebbene la sua influenza sulla teoria militare e sulla concezione popolare della guerra sia stata enorme. (…) Come i suoi contemporanei, Napoleone e Clausewitz, Antoine Henry Jomini fu un prodotto della grande Rivoluzione che scosse la Francia e l’intero mondo occidentale dal 1789 in poi. Nacque in Svizzera nel 1779. (…) Per rendere “”scientifica”” la guerra, egli concentrò il proprio studio sulla “”strategia”” elaborando un insieme di tecniche prescrittive per l’analisi e la pianificazione militare che ha continuato a dominare la riflessione sul tema, e lo ha fatto rompendo gli ovvi legami tra Napoleone e la Rivoluzione francese.» (pag 61) «(…) Il “”predominio marittimo della Gran Bretagna””, il massimo esempio di potere marittimo in azione, è quindi l’argomento delle due opere principali di Mahan. Il loro tema centrale è semplice: in ogni fase della lunga contesa tra la Francia e l’Inghilterra, dal 1688 alla caduta di Napoleone, il comando del mare per mezzo del dominio navale o la sua assenza ha determinato il risultato.» (pag 161) «Il secondo conflitto mondiale portò con sé (oltre al drammatico coinvolgimento della popolazione civile, proprio di una guerra totale) un’ampia mobilitazione degli intellettuali. (…) La mobilitazione scientifica per la guerra non era una novità. Già nel 1914, ad esempio, era accaduto a due sociologi come M. Weber e E. Durkheim di battersi da opposte trincee, per scopi di guerra opposti. Un quarto di secolo più tardi, invece, non solo singole figure di intellettuali, ma intere leve di intellettuali ed intere discipline furono gettate nella fucina di una guerra totale.» (pag 11) «Nel luglio del 1945 fu sperimentata nel New Mexico la prima bomba atomica. Il mese successivo, la seconda e la terza bomba uscite dalla catena di produzione furono lanciate sul Giappone. (…)» (pag 283)”,”QMIx-238-FSL”
“PARETO Vilfredo”,”Trasformazioni della democrazia.”,”PARETO Vilfredo nacque a Parigi nel 1848 dal padre Raffaele, patrizio genovese ed esule mazziniano e dalla madre francese. Fece i suoi studi a Torino e nel 1869 si laureò al Politecnico. Per vent’anni esercitò la professione a Firenze e dopo un attento studio dell’ ‘Economia pura’ di Maffeo PANTALEONI si dedicò agli studi economici collaborando al Giornale degli economisti, occupandosi degli studi di economia matematica e seguendo l’ indirizzo del celebre WALRAS al quale successe nella cattedra dell’ Università di Losanna. Nel 1906 abbandonò l’ insegnamento e si ritirò presso Ginevra dedicandosi agli studi di sociologia. “”I socialisti tedeschi, eredi di Marx, le votarono quasi unanimi, e i precetto del maestro “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!”” si trovò implicitamente trasformato nell’ altro: “”Proletari di tutti i paesi uccidetevi!”” (pag 44) “”Spesso vi è non solo separazione ma anche opposizione tra l’ attitudine a valersi della forza, e quella di ottenere il consenso. Individui eccezionali possono possederle entrambe, il maggior numero dei governanti ne ha una che è molto maggiore dell’ altra; e poiché vi è una circolazione tra le varie classi sociali, questa è strettamente congiunta alle oscillazioni dell’ ordinamento sociale””. Ognuno dei tipi sociali ha in sé i germi della prosperità prima, e della decadenza poi, simile in ciò agli esseri viventi; e le grandi oscillazioni corrispondono a tali periodi.”” (pag 95)”,”TEOS-072″
“PARETO Vilfredo, a cura di Giuseppe PALOMBA”,”Corso di economia politica.”,”PARETO Vilfredo,”,”TEOS-200″
“PARETO Vilfredo”,”I sistemi socialisti.”,”””Bisogna inoltre rettificare l’errore degli antichi comunisti inglesi e di Marx, e non confondere il capitalista con l’imprenditore”” (pag 512) “”In Inghilterra e agli Stati Uniti d’America gli industriali hanno approfittato della lezione che loro davano i sindacati operai. Un articolo della ‘North American Rewiev (agosto 1901) fa rilevare che il grande sciopero dei meccanici, nel 1897, in Inghilterra, ha obbligato i padroni a fondare anch’essi un’Unione, per resistere alle pretese delle Unioni operaie. Agli Stati Uniti d’America, per lo stesso fine, si ricorse a parecchie forme di associazione, l’altro, ai ‘Trusts’, di cui tuttavia quello non è lo scopo principale””. (pag 552)”,”TEOS-211″
“PARETO Vilfredo a cura di Giuseppe PALOMBA”,”Corso di economia politica.”,”14″,”ECOT-336″
“PAREYSON Luigi, a cura di Marco RAVERA”,”Estetica dell’Idealismo tedesco. III. Goethe e Schelling.”,”Gli anni in cui avviene l’elaborazione di questi studi sono cruciali per Pareyson. Dopo la tesi di laurea dedicata a Jaspers, e pubblicata nel 1939, e gli studi sull’esistenzialismo del 1943, egli, che aveva assunti dal 1946 l’incarico di Estetica presso l’Universitò di Torino, sta ormai ponendo le basi sroriografiche e teoriche della sua filosofia. Manoscritto steso da Pareyson come prolusione al convegno su Goethe e la filosofia della natura, tenutosi a Palermo fra il 15 e il 17 ottobre 1987, nelle sue parti principali curato per la stampa da Francesco Tomatis nel 1993 sull’Annuario Filosofico e quindi riedito nel volume 19 della presente edizione.”,”GERx-032-FL”
“PAREYSON Luigi, a cura di Ugo PERONE”,”Estetica dell’Idealismo tedesco. I. Kant e Schiller. Vol. 7.”,”Gli anni in cui avviene l’elaborazione di questi studi sono cruciali per Pareyson. Dopo la tesi di laurea dedicata a Jaspers, e pubblicata nel 1939, e gli studi sull’esistenzialismo del 1943, egli, che aveva assunti dal 1946 l’incarico di Estetica presso l’Universitò di Torino, sta ormai ponendo le basi sroriografiche e teoriche della sua filosofia.”,”FILx-111-FL”
“PARIGOT Hippolyte”,”Emile Augier.”,”Emile AUGIER (1820-1889) drammaturgo francese, autore di opere ‘a tesi’: ‘Il genero di M. Poirier’ (1854), ‘Gli sfrontati’ (1861). Impose nel teatro francese la commedia di costume e di spirito borghese. Volle anche denunciare la corruzione dell’ ambiente borghese e del costume della società del tempo sotto LUIGI FILIPPO e NAPOLEONE III.”,”FRAD-037″
“PARINETTO Luciano”,”La rivolta del diavolo. Muntzer, Lutero e la rivolta dei contadini in Germania e altri saggi.”,”PARINETTO Luciano è titolare della III cattedra di filosofia morale all’ Università degli studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto autori classici della letteratura. (V. 4° copertina). “”La tragedia di Müntzer (mutatis mutandis) è sovrapponibile a quella della Comune: in ambedue i casi i tempi erano immaturi, ma le condizioni diversissime. Se Sickingen “”naufragò perché si ribellò (…) contro la nuova forma della realtà esistente”” (che era poi la società borghese in fieri) (Marx a Lassalle 19 IV 1589), Müntzer “”fece naufragio”” (è interessante che Marx usi un ‘ espressione tanto simile!) “”contro la teologia”” e in una situazione in cui la nuova forma dela realtà esistente prevedeva solo in un lontanissimo futuro il proprio toglimento nella forma presagita ideologicamente (chiliasmo) da Müntzer. Dunque un naufragio contro la teologia è la cifra della sconfitta di Müntzer e dei suoi contadini: nella teologia, cioè, Marx non vede uno stimolo alla rivolta, ma, anzi un formidabile ostacolo!”” (pag 46)”,”RELP-037″
“PARINETTO Luciano”,”Faust e Marx. Metafore alchemiche e critica dell’economia politica. Satura inconclusiva non scientifica.”,”In risvolto di 4° copertina profilo biografico di Luciano Parinetto. Ha scritto su varie riviste (Utopia, Acme, L’erba voglio, Telos, ecc.). Ha scritto varie opere (tra cui ‘Karl Marx: sulla religione’)”,”TEOC-501″
“PARINETTO Luciano”,”La rivolta del diavolo. Lutero, Müntzer e la rivolta dei contadini in Germania. E altri saggi.”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)» Marx (pag 182-183)”,”GERx-029-FL”
“PARINETTO Luciano”,”Né dio né capitale. Marx marxismo religione.”,”Un capitolo del libro si occupa di Ernst Bloch (il caso Bloch: ‘Ernst Bloch: un teologo?’) ecc.) Altri capitoli sul rapporto Marx – Moses Hess, la forma religione in Marx e l’ateismo di Marx ecc.”,”TEOC-171-FF”
“PARINETTO Luciano”,”Nè dio nè capitale. Marx marxismo religione.”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)»”,”TEOC-099-FL”
“PARINETTO Luciano”,”Corpo e rivoluzione in Marx. Morte diavolo analità.”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)»”,”TEOC-100-FL”
“PARINETTO Luciano”,”Gettare Heidegger. In appendice: Martin Heidegger, Il sito dell’abbandono (1944-1945).”,”Luciano Parinetto è titolare della III cattedra di Filosofia morale all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato numerosi saggi filosofici e tradotto importanti autori classici della letteratura greca e latina e opere della letteratura sia occidentale sia orientale. Tra i suoi testi: Corpo e rivoluzione in Marx, Magia e ragione, Né dio né capitale, Marx e Shylock, Nostra signora dialettica, Karl Marx sulla religione, Faust e Marx, Alchimia e utopia, Solilunio. Per i tipi di Mimesis ha inoltre curato: Il dio nascosto, L. Feuerbach, Rime sulla morte, Angelus Silesius, L’altro io di dio, Eraclito, Fuoco non fuoco, Hegel – Hölderlin, Eleusis e Carteggio, G.E. Lessing, Il teatro della verità, Massoneria, utopia, libertà. J. Böhme, La vita sovrasensibile. Per stampa alternativa, olltre a numerose altre traduzioni, Il Vangelo dei cani (Aforismi dei primi cinici). Presso Rusconi ha pubblicato Streghe e potere, Processo e morte di Giordano Bruno. «Rimprovero a Lutero (…) il suo attegiamento vile nei confronti dei contadini e il suo servilismo versi principi. Da tali principi si è sviluppata quella teologia protestante tedesca che nelle università non fa che parlare di libertà, di personalità, di dinamica, e poi, in pratica, fa del prete e della chiesa un compiacente strumento dello Stato, del capitalismo, della guerra (…)»”,”FILx-179-FL”
“PARINI Giuseppe”,”Odi.”,”Il mattino. “”Sorge il mattino in compagnia dell’ alba Innanzi al sol, che di poi grande appare Sull’ estremo orizzonte a render lieti Gli animali e le piante e i campi e l’onde. Allora il buon villan sorge da caro Letto cui la fedel sposa e i minori Suoi figlioletti intiepidir la notte; Poi, sul collo recando i sacri arnesi Che prima ritrovar Cerere e Pale, Va, col bue lento innanzi, al campo, e scuote (…) Allora sorge il fabbrio, e la sonante Officina riapre, e all’ opre torna (…) Ma che? tu inorridisci, e mostri in capo, Qual istrice pungente, irti i capegli Al suon di mie parole? Ah! non è questo, Signore, il tuo mattin. (…)”” (pag 8) Il Giorno è un componimento del poeta Giuseppe Parini scritto in endecasillabi sciolti. Esso mira a rappresentare in modo satirico l’aristocrazia di quel tempo, e con esso inizia di fatto il tempo della letteratura civile italiana. Il poemetto era inizialmente diviso in tre parti : Mattino, Mezzogiorno e Sera. L’ultima sezione venne in seguito divisa in due parti incomplete: il Vespro e la Notte. Ecco come Parini suddivideva la giornata ideale del suo pupillo, “”il giovin signore””, appartenente alla nobiltà milanese. Wikip: Il Giovin Signore si sveglia sul tardi, in quanto la sera prima è stato sommerso dai suoi onerosi impegni mondani; Una volta alzato deve scegliere tra il caffè (se tende ad ingrassare) o la cioccolata (se ha”,”VARx-208″
“PARIS Robert”,”Le origini del fascismo.”,”Robert PARIS, nato a Marsiglia nel 1937, è Chargé de recherches d’ histoire presso l’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Specialista di storia del movimento operaio, si è occupato in particolare di Antonio GRAMSCI. Ha collaborato alle riviste ‘Quaderni Piacentini’ e ‘Rivista Storica del Socialismo’.”,”ITAF-068″
“PARIS Lorenzo ROTTA Lorenzo”,”La formazione partigiana “”Ruitor”” di La Thuile nella lotta di liberazione (1944-45).”,”””I rapporti tra i partigiani italiani e le autorità francesi non furono sempre amichevoli e cordiali e variarono secondo le circostanze. I Francesi non avevano ancora dimenticato che nel 1940, l’Italia di Mussolini aveva loro dichiarato guerra quando la Francia era ormai in ginocchio, battuta dalle armate tedesche. Alcuni soldati italiani avevano anche partecipato all’occupazione di territori francesi dell’altaTarentaise ed ora si ritrovavano a chiedere ospitalità in qualità di fuoriusciti. La quasi totalità dei partigiani italiani veniva internata in campi di concentramento, predisposti a Grenoble simili a quelli destinati ai prigionieri tedeschi o fascisti. Anche la formazione partigiana Ruitor aveva rischiato di essere inviata a Grenoble nel novembre del 1944 (…)”” (pag 72-73)”,”ITAR-210″
“PARISE Goffredo”,”Cara Cina.”,”””La Cina deve imparare dall’Occidente l’analisi e la sintesi: cioè la libertà. L’Occidente dalla Cina lo stile di vita e l’aiuto reciproco: cioè l’amore”” (sottotitolo copertina) “”Insomma, visti così, per la durata di un viaggio, dalle distanze che si sono dette e valendosi dell’intuito, i cinesi sono un popolo che possiede ‘naturalmente’ quella qualità che si può conquistare, e con grande spreco di energie, soltanto ‘storicamente’. Questa qualità è lo stile. (…) Tutto ciò vale a dimostrare quanto sia rara, sempre più rara questa qualità in Occidente: così’ rara che quasi sempre coincide con la fine. Lo stile in Cina non soltanto non è raro ma è di tutto il popolo cinese. Perché dico popolo cinese? Dico popolo cinese per distinguerlo dalla massa dei burocrati di partito, che sono molti e in molti casi hanno perduto lo stile, cioè l’anima cinese. Come mai? Non sta a me chiarirlo ora, ma sarei tentato di attribuire la colpa non tanto all’ideologia, quanto all’amministrazione di questa ideologia che, come ogni amministrazione quando giunge ai massimi poteri, cioè alla dittatura, perde le caratteristiche dell’umanità (tra cui, massima, è ancora e sempre lo stile) e assume quelle dell’automatismo. Dire automatismo è come dire noia, ma l’automatismo e la noia di molti burocrati cinesi possono portare il nostro malcapitato viaggiatore occidentale alla disperazione e alla follia”” (pag 228-229)”,”CINx-278″
“PARISE Goffredo”,”Guerre politiche. Vietnam, Biafra, Laos, Cile.”,”Dal 1967 al 1973 Goffredo Parise ha viaggiato come inviato speciale in Briafra, Vietnam, Laos e Cile. I profughi, la fame, i morti (bambini) (pag 93-) (Repubblica del Biafra)”,”QMIx-005-FV”
“PARISE Nicola”,”La nascita della moneta. Segni premonetari e forme arcaiche dello scambio.”,”Nicola Parise è nato a Serra d’Ajello (Cosenza) nel 1939 Insegna Numismatica antic all’Università di Roma La Sapienza ed è redattore dell’Enciclopedia Italiana.”,”ECOT-271-FL”
“PARISET Francesco; GUEZE Raoul”,”L’esperienza parlamentare di Gabriele D’Annunzio (Pariset); La partecipazione della Romania al primo conflitto mondiale (parte seconda) (Gueze).”,”Il poeta D’Annunzio parlamentare eletto con la Destra farà in seguito il ‘salto della siepe’ passando all’estrema sinistra (1898-1900) (pag 17-18) D’Annunzio militò sotto l’egida dell’Unione dei partiti popolari come indipendente senza aderire ad un determinato partito (pag 28) L’esercito romeno, entrato in guerra secondo la definizione di Iorga «… con un armamento degno di uno stato africano che vuol sfidare una potenza europea…», (era) ridotto nel gennaio 1917 a circa 70 mila uomini di prima linea quasi senza armi… (pag 39) Ripercussioni della campagna moldava del 1917 sul fronte italiano (pag 47)”,”ITAA-007-FV”
“PARISI Achille ZAPPA Goffredo a cura; saggi di Alberto BENZONI Giuseppe DE-RITA Goffredo ZAPPA Guido DE’-ROSSI Enzo SCOTTI Salvatore CAFIERO Pietro LONGO Giovanni DI-PEIO Domenico MANNA Giovanni MARONGIU Leone IRACI-FEDELI Achille PARISI”,”Mezzogiorno e politica di piano.”,”Contiene il saggio di Salvatore Cafiero. ‘Le migrazioni nel Mezzogiorno’ (pag 197-217) “”(…) al contrario di quanto comunemente si afferma nei discorsi correnti in tema di emigrazione, non sono le zone in cui i livelli di reddito e di occupazione sono minori a presentare i coefficienti maggiori di mobilità territoriale. Non è vero che l’emigrazione sia maggiore nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord. E’ vero, anzi, il contrario: nel 1960 per esempio, il 3.2% dei cittadini italiani abitanti nell’Italia settentrionale e centrale ha cambiato residenza; nell’Italia meridionale e insulare, invece la percentuale delle cancellazioni anagrafiche sul totale della popolazione residente raggiunge appena il 2.7%. In effetti, la differenza nei livelli di reddito e di occupazione non è la sola variabile che incide sull’entità dei flussi migratori. Certo, ovunque vi sia insoddisfazione per la propria condizione di vita, ovunque a questa insoddisfazione si accompagni la consapevolezza dell’impossibilità di superarla restando, vi è una spinta a partire, ad emigrare. Ora, una cosa è certa, e non mette conto soffermarvisi: in tutte le comunità del Mezzogiorno povero – in buona parte, cioè, del Mezzogiorno nel suo complesso – v’è quella insoddisfazione e questa impossibilità. Se ad esse non corrisponde ancora, in certi casi, l’emigrazione effettiva, ciò significa che al desiderio di emigrare non corrisponde ancora la concreta possibilità di emigrare. Ma da che cosa dipende, allora, tale possibilità? La letteratura sulle migrazioni ha molto insistito su di una variabile, che, come si vedrà, sembra assai pertinente al caso delle migrazioni meridionali: la distanza tra luoghi di emigrazione e luoghi di immigrazione (2). In qualche caso, la ricerca empirica ha anche cercato di misurare l’importanza di tale variabile ed è giunta alla conclusione che il numero degli spostamenti decresce più che proporzionalmente, spesso molto più che proporzionalmente, al crescere della distanza tra i luoghi di emigrazione e immigrazione. La geografia dell’Italia non può, ovviamente, non esaltare gli effetti negativi della distanza sulle migrazioni meridionali. (…) I fattori che agiscono sull’ampiezza dei flussi migratori sono infatti molteplici e fra essi alcuni possono essere addirittura di natura contingente o casuale; è, cioè, praticamente impossibile isolare quello – nel nostro caso, la distanza – di cui occorrerebbe misurare l’influenza. Del resto, nel caso dell’emigrazione meridionale, è anche assai difficile delimitare le zone di immigrazione, che possono essere diverse tra provincia e provincia e che certamente, come si è già avuto modo di accennare, non si esauriscono nei distretti a intensa industrializzazione dell’Italia nord-occidentale. Ad ogni modo, l’opinione che il reddito non sia l’unica variabile importante in relazione all’entità dei flussi migratori e che a determinare questi ultimi intervenga anche un’altra variabile, che può sostanzialmente esprimersi in termini di distanza dai luoghi di immigrazione, è un’opinione che può trovare elementi di conferma dall’osservazione dei dati sui livelli di reddito procapite e sui quozienti migratori delle varie province meridionali. Come risulta chiaramente dalle cifre, la correlazione tra livelli di reddito e quoziente migratorio è avvertibile solo molto grossolanamente; le cifre ci consentono soltanto di dire che, a partire da un certo livello di reddito, aumenta la frequenza delle province con un quoziente migratorio meno elevato. Tuttavia il numero delle province, che, pur presentando livelli relativamente alti di reddito pro-capite, presentano quozienti migratori altissimi, più alti, cioè, degli analoghi quozienti di molte delle province più povere, è abbastanza considerevole per potere escludere che tali scostamenti siano puramente casuali. E che intervenga un altro fattore, quello relativo alla distanza, è di nuovo suggerito dalla considerazione che tra le province con un reddito pro-capite superiore a L. 140.000, siano proprio le più settentrionali, le più vicine, cioè, ai luoghi di possibile immigrazione, a presentare i più alti quozienti migratori: Campobasso, Foggia, Chieti, Teramo, L’Aquila. Naturalmente, la possibilità di verificare la correlazione che si vorrebbe istituire tra livelli di reddito, distanza ed entità dei flussi migratori è turbata dall’intervento di numerosi altri fattori, non ultimo dei quali è quello relativo al diverso grado di urbanizzazione delle varie province. Le migrazioni italiane, e quelle meridionali in particolare, possono in gran parte considerarsi come correnti di esodo rurale e, reciprocamente, di urbanesimo. E’, ora, evidente che nelle province che, per motivi inerenti alla struttura economica e alla natura degli insediamenti, presentano caratteristiche urbane più marcate, una quota corrispondentemente maggiore di spostamenti si esaurisce nei confini delle stesse province, generalmente dagli altri comuni verso il capoluogo, e quindi non compare nelle cifre, già citate, relative all’emigrazione netta. Per neutralizzare in parte questo fattore di disturbo, si sono riportati anche i dati sull’emigrazione netta delle varie province, escluso il capoluogo. Questi dati mostrano un’attenuazione ancora maggiore della correlazione, già modesta per le province nel loro complesso, tra emigrazione netta e reddito pro-capite”” (pag 201-207) [dal saggio di Salvatore Cafiero. ‘Le migrazioni nel Mezzogiorno’] [(2) L’importanza di tale variabile fu posta in luce dal Ravenstein già nella seconda metà del secolo scorso (cfr. E.G. Ravenstein, ‘The laws of migrations’, in “”Journal of Royal Statistical Society””, giugno 1885 e giugno 1889). Gli studi più recenti sui rapporti di interazione demografica nell’ambito di un territorio – fondati sull’ipotesi di un’analogia con le scienze fisiche – descrivono tali rapporti come funzione della dimensione demografica e della distanza. Tali studi istituiscono tra spostamenti e distanza un rapporto esprimibile con una funzione logaritmica. Una chiara, sintetica e ragionata esposizione dei principali risultati cui tali studi sono pervenuti, insieme alla discussione di alcuni problemi di metodo relativi allo studio empirico delle migrazioni e ad un’ampia bibliografia, può trovarsi in W. Isard, Methods of regional analysis, N.Y., 1960, specialmente nei capitali III e XI]”,”ITAS-201″
“PARISI Daniela”,”Introduzione storica all’economia politica.”,”Daniela Parisi insegna Storia del pensiero economico nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Fa parte del comitato direttivo della rivista “”Storia del pensiero economico””. Ha pubblicato: “”Il pensiero economico classico in Italia, 1750-1860″” (1984). La natura delle crisi capitalistiche (pag 104-105-106-107): “”In realtà, per Marx, il sistema economico capitalistico, le cui caratteristiche strutturali egli analizza, non si sviluppa secondo un ‘trend’ continuo, bensì a sbalzi, attraverso il susseguirsi di «fluttuazioni cicliche»: i cicli, caratterizzati da «crisi» periodiche di rottura del processo capitalistico, conducono alla «crisi generale» del sistema. Le crisi non sono quindi nel sistema marxiano analizzate come fenomeni casuali, ma come manifestazioni del procedere contraddittorio del modo di produzione borghese; il sistema si sviluppa tendenzialmente secondo la legge storica di caduta tendenziale del saggio di profitto, ma questo trend non è lineare e si manifesta in forma ciclica. Pur non svolgendo un’analisi compiuta del fenomeno delle fluttuazioni e delle crisi, Marx ne indica nel corso del ‘Capitale’ alcune forme e cause laddove egli tratta dell’introduzione discontinua di progressi tecnici e delle conseguenze dell’abbassamento del saggio di profitto. Un segno evidente del procedere del sistema in forma ciclica è indicato nell’espansione e nella contrazione dell’«armata di riserva»; questo fenomeno è da Marx considerato il riflesso dell’introduzione di innovazioni tecnologiche che a sua volta è la conseguenza della volontà di contrarre i salari per aumentare l’accumulazione: ciò – si è visto – provoca una diminuzione del saggio di profitto, cioè quel calo degli investimenti che genera la crisi. Questa stessa interruzione del processo provoca però anche il licenziamento di parte dei lavoratori, la riduzione dei salari degli occupati, il conseguente aumento del plusvalore, cioè la «ripresa» del sistema (16). Il fenomeno delle crisi è considerato da Marx anche come la diretta conseguenza del comportamento naturale del capitalista, il quale ha come obiettivo principale della propria intrapresa la realizzazione del profitto e, qualora necessario, è pronto anche ad astenersi momentaneamente dall’investire (trattenendo capitale in forma monetaria) se le prospettive non si rivelano profittevoli: in ciò consiste la «metamorfosi» della merce stessa, la separazione tra acquisto e vendita, fra denaro e merce. In questo secondo caso le crisi si configurano non come effetti del processo di accumulazione, bensì come interruzioni del processo di circolazione destinate ad accentuarsi e ad intensificarsi via via che nel sistema diminuisce il saggio di profitto (17). Queste intuizioni di Marx in tema di cicli vengono espresse in anni in cui gli sconvolgimenti all’interno del sistema bancario inglese (1847-1857) richiamano l’interesse degli economisti attorno ai fenomeni delle crisi e delle loro cause. In particolare, è il francese Clément Juglar (1819-1905) ad inserire per primo l’analisi delle crisi all’interno della nozione di ciclo, passando dal concetto «patologico» della crisi a quello «fisiologico» del ciclo ed a individuare la durata media di questo in otto anni scanditi dal verificarsi di brevi e violente crisi commerciali, le quali influenzano – in misure e con modalità diverse – l’intera vita economica del mercato mondiale. Secondo il profilo da lui tracciato, ad ogni periodo di prosperità (che è caratterizzato da un aumento dei prezzi e da un progressivo abuso del credito) segue la crisi (con una caduta improvvisa di «fiducia» e dei prezzi), a questa «liquidazione» delle imprese più deboli e così, nuovamente, la prosperità. Nel Novecento questi temi occuperanno parte consistente della letteratura economica sia nell’ambito della teoria marginalista, sia – attraverso le «novità» di Kalecki (1899-1970) e di Keynes – nei modelli di Harrod (1900-1978), di Hicks e dei loro allievi (18). Nell’ambito della tradizione marxista, è stato Paul Marlor Sweezy (n. 1910), esponente dell’ala statunitense contemporanea, ad analizzare questo aspetto del complesso sviluppo del sistema capitalistico. Egli pone l’accento sulla necessità di distinguere tra: a) crisi che nascono dal processo di accumulazione, cioè legate al fenomeno della caduta tendenziale del saggio di profitto; b) crisi «di realizzo», che nascono nel processo di circolazione, dovute o alla «sproporzione» trai vari settori della produzione o, c) al sottoconsumo delle masse (19). Per quanto riguarda il primo tipo di crisi, l’economista tedesco Rudolf Hilferding teorizza la loro persistenza all’interno dell’economia borghese anche dopo la sua trasformazione in capitalismo finanziario (20). In questo nuovo tipo di società retta da un «cartello» generale e dalla banca centrale che decidono sulla distribuzione del prodotto, infatti, si verifica (così come nella fase precedente) quel costante aumento della composizione organica che porta alla caduta del saggio di profitto (21). All’analisi delle crisi derivanti da sproporzione tra i diversi settori della produzione è legato il nome dell’economista russo Michael Tugan-Baranowsky (1865-1919), per il quale è l’anarchia tipica della natura del sistema capitalistico a condurre alle crisi, le quali deriverebbero dalla sproporzione con cui vengono effettuati gli investimenti nel settore dei beni capitali e in quello dei beni di consumo. Ma questo contrasto di interessi può essere composto regolamentando il processo produttivo; ciò significa che, in sostanza, lo sviluppo può avvenire qualunque sia la quota del consumo rispetto all’intera produzione e che la realizzazione del socialismo non dipende dall’ineluttabilità del sistema economico contraddittorio, bensì è il risultato di uno sforzo, è una conquista; il capitalismo, in sostanza, «non morirà mai di morte naturale»: esso può ricevere il colpo mortale solo dal pensiero e dalla volontà umana. Per quanto riguarda, infine, le crisi derivanti da «sottoconsumo», la teoria che ne sostiene il fondamento si basa sull’idea che il consumo è l’obiettivo del processo di produzione, ma che ciò contrasta con il fine del capitalismo di aumentare la produzione. Di questa possibilità hanno dato spiegazioni diverse, tra gli altri, l’inglese John Hobson (1858-1940), l’autriaco Karl Kautsky (1854-1938), l’americano Louis Boudin (‘The Theoretical System of Karl Marx in the Light of Recent Criticism’, 1907), la polacca Rosa Luxemburg (1870-1919) e il sovietico Vladimir Lenin (1870-1924)”” (pag 104-105-106-107) [Daniela Parisi, ‘Introduzione storica all’economia politica’, Bologna, 1986] [(16) Gli storici parlano a questo proposito di fluttuazioni di «tipo schumpeteriano» (si veda ‘infra’ cap. VII, par. 3); (17) In questo caso si parla di fluttuazioni di tipo «milliano» (si veda ‘infra’ cap. V, par. 2); (18) C. Juglar, ‘Les crises commerciales et leur retour périodique en France, en Angleterre, et aux Etats-Unis’, Paris, 1862. Sulla sua teoria dei cicli, si veda G. Miconi, ‘C. Juglar, W.C. Mitchell, E. Wagemann’, in AA.VV, ‘I maestri dell’economia moderna’, Milano, Angeli, 1970; P. Guerrieri, ‘Fluttuazioni’, in ‘Economia e Storia’, a cura di M. Carmagnani e A. Vercelli, Firenze, La Nuova Italia, 1978. Dei cicli si tratta in modo più esteso nel cap. VI, par. 4; (19) P. Sweezy, ‘La teoria dello sviluppo’, cit.; (20) R. Hilferding, ‘Das Finanzkapital’, 1910; trad. it. ‘Il capitale finanziario’, Milano, Feltrinelli, 1961; (21) M. Tugan-Baranowsky, ‘Theoetische Grundlagen des Marxismus’, Leipzig, Duncker & Humblot, 1905] Il dibattito sul “”crollo”” del capitalismo (pag 110-111) “”Il dibattito sul crollo [del capitalismo] si attesta insomma attorno a tre posizioni teoriche principali: quella «socialdemocratica» o riformista che esclude la possibilità del crollo (Hilferding, Kautsky); quella «bolscevica» che guarda alla fine del capitalismo come conseguenza di guerre tra ‘trusts’; e, infine l’unica che, sull’eredità del pensiero di Rosa Luxemburg, sostiene la tesi del crollo. La novità all’interno di questo dibattito è data dalla posizione di Henryk Grossmann (1881-1950). Economista polacco, docente presso l’Istituto di ricerca sociale di Francoforte, egli teorizza il crollo facendolo dipendere da «carenza di plusvalore», in conseguenza dell’aumento progressivo e incessante della quota di capitale necessaria nel sistema per i reinvestimenti a detrimento di quella per il consumo dei capitalisti (29). Questi ultimi – vedendo diminuire la parte del prodotto di cui possono disporre – non sono più orientati ad investire nel settore produttivo ed indirizzano i propri capitali verso la speculazione, causando così da un lato disoccupazione e dall’altro un effimero innalzamento del valore dei titoli e delle rendite. Grossmann pone questi fenomeni alla base della necessità del crollo e ciò lo conferma nella convinzione del fondamentale merito scientifico di Marx consistito nell’aver «esattamente dimostrato per primo le insolubili contraddizioni» e dunque anche la «impossibilità della regolamentazione della produzione sulla base dell’ordinamento sociale esistente» (30). In questo modo egli, trasferendo il problema dalla fase di circolazione a quella a monte della produzione rappresenta sia il superamento delle posizioni ortodosse sul «crollo» sia la critica dello sviluppo dell’analisi marxista. Questa, come si è visto, dopo gli anni Venti, si trova a dover affrontare la spiegazione del perché dell’insuccesso delle previsioni che erano state formulate tanto da chi aveva sostenuto la necessità del crollo quanto da chi aveva ipotizzato modificazioni strutturali del capitalismo”” (pag 111-112) [Daniela Parisi, ‘Introduzione storica all’economia politica’, Bologna, 1986] [(29) H. Grossmann, ‘Das Akkumulation und Zusammenbruchgesetz des Kapitalistischen Systems’, Leipzig, 1929; trad. it., ‘Il crollo del capitalismo’, Milano, Jaca Book, 1977; H. Grossmann, ‘Marx, l’economia politica classica e il problema della dinamica’ (1969), Bari, Laterza, 1971; (30) Ibidem, p. 574]”,”ECOT-363″
“PARISI Domenico CASTELFRANCHI Cristiano”,”La macchina e il linguaggio.”,”Domenico Parisi è direttore dell’Istituto di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma. Dal 1972 al 1985 è stato professore di Psicolinguistica presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel biennio 1983-84 ha coordinato un programma interdisciplinare di scienza cognitiva del CNR e attualmente coordina il Progetto strategico del CNR sull’interazione tra uomo e calcolatore. Presso l’Istituto di Psicologia del CNR dirige un gruppo di ricerca sulla costruzione, e applicazione mediante calcolatore, di un sistema automatico del linguaggio naturale. Cristiano Castelfranchi è ricercatore presso l’Istituto di Psicologia del CNR, dove è responsabile del reparto di Psicologia sociale.”,”SCIx-126-FL”
“PARISINI Roberto”,”Dal regime corporativo alla repubblica sociale. Agricoltura e fascismo a Ferrara, 1928-1945.”,”Roberto Parisini lavora presso il dipartimento discipline storiche dell’Università di Bologna e insegna Didattica della storia presso l’Università di Ferrara. E’ membro della redazione della rivista online ‘Storia e futuro’.”,”ITAF-003-FP”
“PARKER Geoffrey”,”Un solo re, un solo impero. Filippo II di Spagna.”,”G. PARKER è professore di storia militare e navale alla Yale University. Tra i suoi volumi: -The Army of Flanders and the Spanish Road 1567-1659 (1972) -The Dutch Revolt (1977)”,”SPAx-018″
“PARKER Geoffrey SMITH Lesley M. a cura saggi di G. PARKER, L.M. SMITH, N. STEENSGAARD, I. SCHÖFFER, J. ELLIOT, A. LLOYD MOOTE, R. ROMANO, J.A. EDDY”,”La crisi generale del XVII secolo.”,”Si tratta di saggi già pubblicati in riviste o volumi tra il 1962 e il 1978, riprodotti se non alla lettera nella sostanza. La casa editrice Routledge & Kegan Paul che già aveva presentato il volume ‘Crisis in Europe: 1560-1660’ riedizione della famosa raccolta sulla ‘General Crisis theory’ apparsa, a cura di T.S. ASTON su ‘Past and Present’ nel 1965 ha voluto, a più di un ventennio di distanza, riprendere i contributi più significativi di quel volume, chiedendo ai loro autori di ripresentare ‘ex-novo’ le precedenti tematiche. Il saggio di Ruggiero ROMANO è ritradotto dall’ inglese anche se una parte non indifferente di esso era già apparsa nella ‘Rivista storica italiana’ fina dal 1962′. Ma nella nuova edizione inglese si è unito al saggio originario un altro lavoro del Romano ‘A Florence, au XVIIe siecle…’ (Annales 1952). E l’assemblaggio dei due lavori è stato condotto dall’A con l’assistenza di B. GEREMEK.”,”EURx-086″
“PARKER R.A.C.”,”Storia Universale Feltrinelli. Vol 34. Il XX secolo. I. Europa 1918-1945.”,”””Negli anni Venti la Francia stava bene economicamente. Dato che questo successo economico fu dovuto in gran parte a un processo che tutti desideravano evitare, il declino del valore del franco, la cosa non fu avvertita in tutta la sua portata. La storia economica della Francia tra la fine della guerra e l’ inizio della crisi mondiale contrasta notevolmente sotto questo aspetto con quella dell’ Inghilterra, dove gli uomini politici riuscirono a imporre la loro volontà. In Inghilterra le persone che avevano un reddito fisso prosperarono, mentre i lavoratori e i produttori furono gravemente danneggiati dalla decisione di riportare la sterlina alla parità prebellica e dalle misure adottate per mantenerla a tale livello. In Francia chi viveva di rendita e le persone con redditi fissi furono rovinati o gravemente danneggiati quando l’ inflazione fece scendere il franco che finì per stabilizzarsi su un valore pari a un quinto di quello prebellico, mentre i lavoratori e i produttori beneficiarono di un concreto aumento delle loro entrate.”” (pag 172)”,”EURx-163″
“PARKER Geoffrey”,”Europa en crisis, 1598-1648.”,”PARKER Geoffrey è nato a Nottingham in Inghilterra nel 1943. Si è laureato a Cambridge e insegnato in questa università dal 1968 al 1972. Da quell’ anno è diventato professore dell’ Università di Saint Andrews (Scozia). E’ membro della Royal Historic Society di Londra. Ha scritto ‘Guide to Archives of the Spanish Netherlands’ (1971), ‘El ejército de Flandes y el camino espanol, 1567-1659’ (1976), ‘Introduction to the sources of European Economic History, 1500-1800’ (1976). Il ducato di Friedland (Boemia). Assolutismo locale. “”Il governo di Wallenstein veniva realizzato completamente in tedesco (“”si deve tenere un funzionario tedesco nella cancelleria, dato che non desidero che nulla venga trattato in ceco””) e il 99 per 100 delle sue carte erano scritte quindi in tedesco. Era aiutato, ai vertici del suo potere, da un apparato di 899 persone (…) che costava 20000 talleri al mese (più di 4000 lire sterline) in salari, vestiti e alimenti. La maggior parte di questi servitori e il loro sostentamento proveniva dalle proprietà di Wallerstein. (…) en 1628 ordinò la pubblicazione di un ‘Sistema economico’ di ventun punti in cui spiegava come dovevano essere sfruttate le sue terre. Chi non partecipava al suo sistema veniva punito dal proprio apparato giudiziario di Wallerstein, rispetto al quale, per decreto imperiale, non era possibile alcun appello a partire dal 1627. Così gli abitanti potevano essere obbligati a bere soltanto la birra fabbricata negli impianti ducali. (…) Ma la birra doveva essere di buona qualità. (…) Questo assolutismo a livello locale non si limitava alle questioni economiche””. (pag 218-219)”,”EURx-229″
“PARKER R.A.C.”,”Chamberlain and Appeasement. British Policy and the Coming of the Second World War.”,”PARKER R.A.C. è Fellow of Queen’s College, Oxford e ha precedentemente insegnato storia moderna all’ università di Manchester. Ha studiato la politica estera britannica prima della seconda guerra mondiale e ha pubblicato ‘Europe 1919-1945’ (1969), ‘Coke of Norfolk’ (1975) e ‘Struggle for Survival: the History of the Second World War’ (1989). La questione militare negli anni 1930. “”A defensive strategy lay behind these armament priorities. When he became Prime Minister, Chamberlain pushed matters further. He shifted Duff Cooper, who too readily responded to the generals’ pressure for a large, balanced, army, and substituded Hore-Belisha at the War Office. Hore-Belisha, an ambitious minister, who aroused the contempt of his military staff by his love of publicity and his instinct for ‘photo opportunities’, kept in touch with the latest theories of war. In particular, he was much influenced by Liddell Hart, another ‘bête-noire’ of the generals. Basil Liddell Hart, a fluent self-confident writer; eventually encapsulated his views in his ‘Defence of Britain’, published in 1939, which Chamberlain’s diary shows him to have read. Liddell Hart’s pre-war views were not at all what he, later, after the war, made them out to have been.”” (pag 279-280)”,”UKIx-101″
“PARKER Selwyn”,”The Great Crash. How the Stock Market Crash of 1929. Plunged the World into Depression.”,”PARKER Selwyn Il grande ‘crash’ del 1929 è stato un vero cataclisma. Ha distrutto la ricchezza di migliaia di persone e i magri risparmi di milioni. Ha accelerato il declino della sterlina, e segnato la fine del gold standard che era la spina dorsale dello sviluppo economico del secolo precedente. Il crash ha cambiato anche il quadro politico e ha portato all’ascesa del nazismo in Germania. Attraverso molte testimonianze personali, l’autore illustra il devastante impatto della crisi del 1929 sulla gente comune in vari paesi del mondo, e come sono state colpite le aspettative di vita, la situazione politica, sociale, culturale, finanziaria. L’autore esamina pure il parallelo tra la crisi del 1929 e l’instabile clima economico di oggi.”,”ECOI-357″
“PARKER David a cura; scritti di R. PALME DUTT Christopher HILL e Brian PEARCE Victor KIERNAN Rodney HILTON Maurice DOBB Stephen MASON G. de N. CLARK Roy PASCAL Mervyn JAMES”,”Ideology Absolutism and the English Revolution. Debates of the British Communist Historians, 1940-1956.”,”David Parker, Emerito professore di Storia moderna all’Università di Leeds. Si è occupato di assolutismo francese e di ancien regime francese. Scritti di R. PALME DUTT Christopher HILL e Brian PEARCE Victor KIERNAN Rodney HILTON Maurice DOBB Stephen MASON G. de N. CLARK Roy PASCAL Mervyn JAMES La controversia Pokrovsky (pag 79-82) Pokrovsky individua il feudalesimo come un regime in cui predomina l’economia ‘naturale’, l’auto-consumo, con un insignificante sviluppo dello scambio e dell’uso della moneta. Capitalismo gli appare identificato come fabbrica e proletariato industriale. Come gli storici borghesi, e diversamente da Marx e Lenin, egli non analizza il feudalesimo o il capitalismo come ‘modo di produzione’ ma studia gli indicatori che gli mostrano l’esistena più o meno del mercato, delle transazioni mercantili, della presenza di ricchi mercanti ecc. (pag 80)”,”UKIR-049″
“PARKER R.A.C.”,”Il XX secolo. I. Europa, 1918-1945. Storia Universale Feltrinelli. Vol 34.”,”””Negli anni Venti la Francia stava bene economicamente. Dato che questo successo economico fu dovuto in gran parte a un processo che tutti desideravano evitare, il declino del valore del franco, la cosa non fu avvertita in tutta la sua portata. La storia economica della Francia tra la fine della guerra e l’ inizio della crisi mondiale contrasta notevolmente sotto questo aspetto con quella dell’ Inghilterra, dove gli uomini politici riuscirono a imporre la loro volontà. In Inghilterra le persone che avevano un reddito fisso prosperarono, mentre i lavoratori e i produttori furono gravemente danneggiati dalla decisione di riportare la sterlina alla parità prebellica e dalle misure adottate per mantenerla a tale livello. In Francia chi viveva di rendita e le persone con redditi fissi furono rovinati o gravemente danneggiati quando l’ inflazione fece scendere il franco che finì per stabilizzarsi su un valore pari a un quinto di quello prebellico, mentre i lavoratori e i produttori beneficiarono di un concreto aumento delle loro entrate.”” (pag 172)”,”EURx-018-FV”
“PARKER Geoffrey”,”La rivoluzione militare. Le innovazioni militari e il sorgere dell’Occidente.”,”Goeffrey Parker insegna Storia nella Ohio State University. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra dei Trent’anni’ (1994) e ‘La grande strategia di Filippo II’ (2005).”,”QMIx-113-FSL”
“PARKER Geoffrey”,”La rivoluzione militare. Le innovazioni militari e il sorgere dell’Occidente.”,”Goeffrey Parker insegna Storia nella Ohio State University. Ha pubblicato tra l’altro ‘La guerra dei Trent’anni’ (1994) e ‘La grande strategia di Filippo II’ (2005).”,”QMIx-124-FSL”
“PARKER Geoffrey”,”The Grand Strategy of Philip II.”,”Geoffrey Parker, professore di Storia all’Ohio State University. Autore di ‘The Army of Flanders and the Spanish Road, 1567-1659’, ‘The Dutch Revolt’ e di una biografia di Filippo II. La flotta (130 navi con circa 30.000 uomini e più di 2000 pezzi di artiglieria) allestita da Filippo II di Spagna per rendere possibile lo sbarco in Inghilterra del corpo di spedizione riunito nelle Fiandre da A. Farnese. Scopo dell’azione era abbattere la potenza navale inglese, responsabile degli attacchi di pirateria alle navi spagnole e alle coste dell’America Latina, e mettere fine agli appoggi che quella monarchia forniva ai Paesi Bassi in rivolta. Partita da Lisbona nel 1588, l’I., comandata da Alonso Pérez de Guzmán, fu più volte attaccata e danneggiata dagli Inglesi, con a capo Francis Drake e lord Charles Howard. L’esaurirsi delle munizioni inglesi e il favorevole mutare del vento consentirono agli Spagnoli di sottrarsi allo scontro ma, durante il viaggio di ritorno in Spagna, il maltempo e le malattie flagellarono l’I., causando la grave perdita di uomini e navi. La distruzione della flotta manifestò la decadenza della monarchia spagnola, determinando il crollo definitivo della potenza marittima della Spagna e la nascita del primato navale e commerciale inglese.”,”QMIx-144-FSL”
“PARKER Geoffrey, HANSON Victor D., BACHRACH Bernard, ALLMAND Christopher, SEED Patricia, LYNN John, a cura di”,”Cambridge Illustrated History of Warfare. The Triumph of the West.”,”PARKER Geoffrey professore di Storia militare e navale alla Yale University, In precedenza c/o University di St Andrews, Britisch Columbia e Illinois. Membro British Academy e Royal Spanish Academy of History. Consapevole che il sottotitolo possa attirare critiche di eurocentrismo: ma sarebbe imperdonabile sfiorare tradizioni militari e navali di Africa, Asia e delle Americhe; inoltre negli ultimi 2 secoli si è imposto modo di fare la guerra occidentale. Excursus militare dalla storia antica al 900. 3 413889 SBN”,”QMIx-178-FSL”
“PARKIN Frank”,”Classi sociali e Stato. Un’ analisi neo-weberiana.”,”Frank PARKIN ha studiato alla London School of Economics (LSE) e insegna oggi (1988) al Magdalen College di Oxford. E’ autore di numerosi studi sociologici fra cui ‘Middle Class Radicalism’ (1968) e ‘Diseguaglianze di classe e ordinamento politico’ (Einaudi, 1976).”,”TEOC-109″
“PARKIN Frank”,”Max Weber.”,”PARKIN Frank è dal 1975 assistente di scienza della politica nell’ Università di Oxford e Fellow del Magdalen College. Ha scritto varie opere (v. 4° cop.) “”Chiunque sia dotato di autorità, come dice Weber, mitizza la propria superiorità e la propria idoneità naturale a governare. Questi miti o giustificazioni soggettive sono necessarie ad alimentare nei governanti la fiducia in se stessi e il sentimento della propria validità politica. Le legittimazioni sono il vocabolario morale di coloro che parlano con la voce dell’ autorità. Tuttavia, esiste un’ importante differenza tra legittimazione e legittimità: le legittimazioni sono le pretese che i gruppi dominanti avanzano a proprio vantaggio, pretese che essi naturalmente vorrebbero fossero accettate da tutti gli altri; la legittimità, invece, si riferisce alla condizione in cui queste pretese sono state in effetti accettate e approvate dai gruppi subordinati. I motivi per i quali si pretende obbedienza vengono, cioè, accettati come validi da coloro che devono obbedire. Le legittimazioni emanano dall’ alto mentre la legittimità proviene dal basso.”” (pag 91)”,”WEBx-018″
“PARKINSON Roger”,”Clausewitz. A Biography.”,”Clausewitz sosteneva la centralizzazione dei servizi di intelligence politica-militare, che avrebbero dovuto fornire dei reports ‘up-to-the-minute’, aggiornatissimi, sulla evoluzione della situazione militare. Ma non ebbe successo con i suoi suggerimenti. (pag 322) “”The authority acquired by those who are at head of, and best acquainted with, this branch of military service, gives them a sort of general dominion over people’s minds, beginning with the General himself, and from this then springs a routine of ideas which causes an undue bias of the mind””. (pag 228, Della guerra)”,”GERQ-050″
“PARKINSON Roger”,”The Fox of the North. The Life of Kutuzov, General of ‘War and Peace’.”,”PARKINSON Roger ha ottenuto il B.A. in War Studies al King’s College di Londra e il M.A. in Strategic Studies nella stessa università. E’ stato corrispondente di guerra in Vietnam, Biafra, Aden e Borneo, poi è dedicato alla scrittura a tempo pieno. Ha scritto biografie di Clausewitz, Zapata, Blücher. Molto citato Clausewitz, non viene citato Jomini Non è la battaglia il nucleo centrale della campagna militare “”Beyond Kutuzov’s talent as a commander lay another: the highly sophisticated attitute displayed towards battle itself. Kutuzov saw far further than lesser commanders who considered the battle to be the core of a campaign; he realized that this core centred upon the army. The army must be allowed to continue functioning even at the expense of apparently running away, even at the cost of losing Vienna or Moscow; the army which remained intact was undefeated – and ready for the last, decisive battle. The latter might not even be needed. By remaining as commander of a viable army, Kutuzov revealed that he could exert a psychological advantage over his enemy which might be sufficient to bring victory. So it proved in 1812; so it proved in 1811-12 against the Turks; similar success might easily have resulted in 1805, if Kutuzov had been given his way. In this respect Kutuzov’s principles provided valuable material for Clausewitz (…)”” (pag 235)”,”RUST-152″
“PARKMAN Francis”,”La pista dell’ Oregon.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-056″
“PARKS Tim”,”Un’educazione italiana.”,”Tim Parks è nato a Manchester nel 1954. Autore di romanzi in lingua inglese, dal 1981 vive in Italia. Ha tradotto Alberto Moravia, Antonio Tabucchi, Italo Calvino e Roberto Calasso. Nel 1995 ha pubblicato ‘Italiani’ salutato dalla critica e dal pubblica per l’intelligenza e umorismo. Questo volume ne è il seguito.”,”ITAS-195″
“PARLATO Giuseppe”,”La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato.”,”Giuseppe PARLATO è ricercatore nell’ Università di Roma ‘La Sapienza’ e insegna alla Libera Università ‘San Pio V’ di Roma. Tra le sue pubblicazioni ‘Dizionario dei Piemontesi compromessi nei moti del 1821’ (2 voll. TORINO, 1982-1986), ‘Il sindacalismo fascista’ II. Dalla ‘grande crisi’ alla caduta del regime’ (ROMA,1989), ‘Riccardo Del Giudice dal sindacato al governo’ (ROMA, 1992). Per Il Mulino ha curato le memorie di Vincenzo COSTA ‘L’ ultimo federale. Memorie della guerra civile 1943-1945′ (BOLOGNA. 1997).”,”ITAF-074″
“PARLATO Giuseppe”,”Il sindacalismo fascista. II. Dalla “”grande crisi”” alla caduta del regime (1930-1943).”,”PARLATO Giuseppe (Milano 1952) è ricercatore presso il Dipartimento di Studi politici dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ITAF-256″
“PARLATO Giuseppe”,”Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948.”,” Togliatti e l’ amnistia ai fascisti (da pag 179) e il reclutamento degli ex fascisti di sinistra. (pag 187) “”In sostanza, si può dire che la strategia comunista nei confronti degli ex-fascisti di sinistra si mosse su due piani: quello politico, che da un lato mirava ad evitare che si costituisse un movimento neofascista, inevitabilmente collocato a destra, e che dall’altro puntava al recupero delle individualità più valide per utilizzarle all’interno del Pci, giungendo anche a sorvolare sul passato in cambio di un impegno anticapitalista e antiatlantico; e quello sindacale, che, oltre ai due precedenti obiettivi, consentiva alla Cgil di recuperare la struttura organizzativa del sindacato fascista, certamente più radicata sul territorio di quanto lo potesse essere la Cgil clandestina”” (pag 187) G. Parlato insegna storia contemporanea nella Libera Università ‘San Pio V’ di Roma.”,”ITAP-184″
“PARMEGGIANI Irene”,”Storia del mutualismo ligure tra passato e futuro.”,”Irene Parmeggiani si è laureata in Scienze internazionali e diplomatiche. Dal 2006 lavora presso la Wilhelmsen Ships Service, società norvegese del comparto marittimo, con sede a Genova. Ha partecipato a ricerche per la FOCL, Federazione Operaia Cattolica Ligure”,”LIGU-013-FV”
“PARMENIDE di ELEA”,”Della Natura.”,”””E’ necessità, allora, che tu compia indagini su tutto, sia riguardo al sereno cuore, perfettamente circolare, della Palese Realtà, sia sulle opinioni di mortali, nelle quali non c’è prova manifesta. Ma tuttavia anche ciò conoscerai: in qual modo occorra che le cose che appaiono siano messe alla prova e sperimentate in tutti i modi””. (Parmenide di Elea, Della natura) (pag 25) “”Possediamo poi l’interessantissimo frammento 16 Diels-Kranz, nel quale Parmenide si inserisce all’interno della polemica, tipica del mondo greco e di quello mediterraneo in generale, sulla sede specifica del pensiero – individuata variamente, nel cuore, nel fegato, nel sangue, nel cervello, ecc.. In questa polemica Parmenide interviene con una posizione specifica ed estremamente originale: è ‘il corpo intero dell’uomo che pensa’, non un suo organo particolare. Posizione, tra l’altro rigidamente ‘materialista’: è quella specifica disposizione corporea che fa sì che l’uomo, a differenza di altri viventi, possa sviluppare, come tratto specifico (“”prevalente””) il pensiero””. (pag 17)”,”FILx-397″
“PARODI Lorenzo”,”Studi sullo sviluppo del capitalismo in Italia.”,”[‘Ad accelerare il ritmo della storia intervengono le contese interimperialistiche prodotte dall’espansione del capitalismo. Ma il pregiudizio anti-marxista ripropone il ritardo della storia sulla teoria, come nel caso di Arno Mayer con la tesi della “”persistenza”” dell’Ancien Régime fino alle soglie della prima guerra mondiale. Ossia lo stesso conflitto verrebbe inteso come estremo tentativo di garantire ancora quella sovrastruttura politica. Onde ne deriva che l’ideologia riformista applicata alla storia riconosce nella Grande Guerra l’evento genetico della “”modernità”” capitalistica, ma non la natura fisiologicamente capitalistica dell’imperialismo unitario, che ha aperto l’epoca delle guerre mondiali (cfr. Arno J. Mayer, “”Il potere dell’Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale””, Laterza, 1983). La stessa specificità dell’evento come prima guerra di massa industrializzata, imposta prevalentemente ai fanti-contadini, avrebbe connotato la guerra in guerra civile, in una moderna guerra dei Trent’anni. Ciò porterebbe a concludere che, per trasformare il mondo contadino, a incominciare dal suo “”mondo mentale””, ci sono volute due guerre mondiali. Nel XVIII secolo – ricorda Alan Milward nella sua opera sulla seconda guerra mondiale – la teoria del diritto naturale faceva discendere la pace dalle leggi materiali preposte al funzionamento dell’universo, fino a ritenere la guerra una anormalità. Con la frequenza assunta dalle guerre a partire dall’800, tale concetto sopravvive solo per demonizzare gli imperialismi perdenti. Dopo la pace di Versailles, Franceso S. Nitti riassume la moral-politique internazionale nella formula “”chi perde ha torto””. I tedeschi hanno perso due volte, e due volte sono stati demonizzati. Ciò spiega la fortuna culturale della tesi di Arno Mayer, con l’Ancien Régime a roccaforte tedesca, rispetto a quella di Gerd Hardach, che muove dalla cesura nella storia economica mondiale facente capo al 1914 (cfr. “”La prima guerra mondiale, 1914-1918″”, Etas Libri, 1982)’ (A. Parodi, ‘L’immaginario riformista’, Lotta Comunista, n. 248, aprile 1991, p. 5)]”,”ELCx-008″
“PARODI Lorenzo”,”Cronache operaie. Corrispondenze di fabbrica degli anni ’50.”,”””A Genova esiste una tradizione libertaria e anarco-sindacalista che risale al processo di formazione del movimento operaio, alle peculiarità della prima Internazionale in Italia, alle reazioni spontanee provocate dal marciume della seconda Internazionale, quindi alle caratteristiche del primo dopoguerra rosso quando una Camera del Lavoro importante come quella di Sestri Ponente era a direzione anarco-sindacalista. La scelta individuale, contornata da aspirazioni e da atteggiamenti ideali propri dell’età giovanile, si conforma ad una scelta collettiva, legata certamente a quella tradizione, ma soprattutto come affermazione del rifiuto dell’opportunismo togliattiano. Si esprime come esigenza e modo ancora confuso di salvare il salvabile di fronte all’ondata opportunistica che finirà per bloccare e sommergere il movimento di classe scaturito dalla lotta contro il fascismo. Quando inizieranno queste “”cronache operaie”” il processo di formazione individuale si sarà già innestato in un processo collettivo indirizzato alla ricostituzione del partito di classe. Ovviamente, come testimoniano forme e contenuti di queste stesse cronache, tale processo risentirà per un certo periodo dell’iniziale collocazione ideologica. Ma già vi è la coscienza dell’organizzazione e del rapporto avanguardia-classe. Il responsabile di queste “”cronache”” era dunque partito con l’idea di far tesoro di tutte le esperienze positive del movimento operaio nelle sue varie componenti e, strada facendo, si è accorto che il primo tesoro da conquistare è l’omogeneità teorica come scienza della rivoluzione. Si è accorto che se Marx aveva impiegato vent’anni per scrivere il “”Capitale””, non tanti di meno ne occorrono per assimilarlo e comprenderlo appieno. Infine, nel processo collettivo di formazione, ha potuto appurare che se Lenin aveva dovuto impiegare le energie di una intera generazione di rivoluzionari per liberare il marxismo dalla mistificazione socialdemocratica, lo stesso problema e lo stesso impiego di energie si sarebbe posto a più generazioni per liberare il leninismo dalle mistificazioni dello stalinismo””. [Lorenzo Parodi, ‘Capitale e lotte operaie negli anni ’50’, introduzione, (in) ‘Cronache operaie. Corrispondenze di fabbrica degli anni ’50’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 1974] (pag 8)”,”ELCx-015″
“PARODI Giovanni SANTHIA’ Battista BIANCO Vincenzo”,”Settembre 1920: l’ occupazione delle fabbriche. Tre testimonianze. La FIAT Centro in mano agli operai. La lotta contro i riformisti in una fabbrica occupata. L’ organizzazione militare rivoluzionaria durante l’ occupazione.”,”””Mancavano quattro giorni al momento fissato per la riconsegna delle fabbriche agli industriali, ed il numero dei difensori scemava gradatamente, talché nelle ultime notti solo una cinquantina di uomini su 13.000 presiedettero le officine! Il Consiglio d’ Officina, malgrado l’ assenteismo della grande massa, rimase sino all’ ultimo al suo posto, giorno e notte, contrastando il terreno palmo a palmo perché agli operai fosse reso l’ ultimo simulacro di giustizia, inquadrando i pochi superstiti, che ormai si contavano sulle dita, ultima gloriosa falange di tanta balda forza, oramai divisa e soggiogata dal tradimento e dall’ inganno””. (pag 24)”,”MITT-154″
“PARODI Anton Gaetano”,”Le giornate di Genova. Con due scritti di Domenico Peretti Griva e Giorgio Amendola.”,”””Il presidente dell’ ANPI, l’ ex comandante partigiano “”Gregori”” Giorgio Gimelli, a bordo di un’ auto sulla quale viaggia anche un funzionario di polizia, raggiunge la zona degli scontri. Dall’ alto della stessa automobile “”Gregori”” parla ai dimostranti. E’ sufficiente la sua voce, la voce di un comandante partigiano, l’ impegno che le forze di polizia saranno ritirate, per avviare a normalità la situazione””. (pag 104)”,”PCIx-218″
“PARODI Lorenzo”,”Studi sullo sviluppo del capitalismo in Italia. Volume secondo.”,”””Ritorniamo a Bretton Woods. La Norvegia presenta la risoluzione di liquidare la BRI e attivare una commissione d’ inchiesta sul suo operato. Trova l’ appoggio della delegazione americana e del segretario al Tesoro Henry Morgenthau, ma non quello del segretario di Stato Dean Acheson, che si oppone alla liquidazione, unitamente alla delegazione inglese e a Keynes. Ciò consente a McKittrick di sopravvivere e salvare la Banca, di cui rivendica la neutralità nonostante l’ affare dell’ oro riclicato. Le discussioni sull’ applicazione della risoluzione di Bretton Woods continuano per alcuni anni. Nel 1947 la Federal Reserve di New York auspica il mantenimento della BRI come luogo d’ incontro delle banche centrali, fino al compromesso ipocrita del maggio 1948: la storiella che, nell’ acquisto dell’oro della Reichsbank, la BRI era inconsapevole dell’ origine furtiva. La Banca cede alla Banca d’ Inghilterra 3.7 tonnellate d’ oro, contro rinuncia ad ogni altra pretesa da parte degli alleati. Tale oro confluisce nel pool costituito dagli Alleati – Francia, Regno Unito e Stati Uniti – insieme all’ oro monetario da loro ritrovato nella Germania sconfitta, per una redistribuzione pro quota ai paesi spogliati. Dopodiché la BRI sopravvive come club dei banchieri centrali.”” (pag 220)”,”ELCx-091″
“PARODI Lorenzo”,”Studi sullo sviluppo del capitalismo in Italia. Volume terzo.”,”Alcuni materiali sono inediti.”,”ELCx-133″
“PARODI Anton Gaetano”,”Le giornate di Genova.”,”La Casa dello Studente (pag 85-86) 2° copia”,”ITAR-140″
“PARODI Lorenzo”,”Grandi famiglie del capitale.”,”””In una corrispondenza da Londra al ‘Neue Oder-Zeitung’ del 6 ottobre 1855, Marx riferisce che l’opinione pubblica londinese “”continua a occuparsi delle truffe e del probabile futuro del Crédit Foncier e del Crédit Mobilier e di altre creazioni bonapartiste di banche e bancherotte””. Ricorda “”che Émile Péreire e altri capi di questi istituti sono di per sé ‘sansimoniani’. Questi signori si attendono sempre che la salvezza del mondo venga dalle ‘banche’ o magari dalla ‘bancarotta’. Sta di fatto che vi hanno trovato la ‘propria’ salvezza ‘economica’”” (K. Marx, “”La relazione finanziaria ufficiale’, in ‘Opere’ di Marx-Engels, vol. XIV, 1982, pp. 552-553). Marx è facile profeta: la “”bancarotta”” avverrà nel 1867.”” [Lorenzo Parodi, Grandi famiglie del capitale, Edizioni Lotta Comunista, 2010] (pag 177-178)”,”ELCx-148″
“PARODI Lorenzo”,”Le prospettive del tradeunionismo.”,”2° copia firmata da R.Casella Contiene delle correzioni a matita al testo”,”SIND-095″
“PARODI Anton Gaetano”,”Le giornate di Genova.”,”La Casa dello Studente (pag 85-86) 2° copia”,”LIGU-010-FV”
“PARRA-PEREZ C.”,”Bolivar. Contributo allo studio delle sue idee politiche.”,”Contiene dedica (1930) dell’autore a Francesco Maria Taliani (SEGRETARIO DI LEGAZIONE CHE SERVì PRESSO L’AMBASCIATA D’ITALIA IN RUSSIA NEGLI ANNI 1917 E 1918) autore di ‘Pietrogrado 1917’. (http://www.storiain.net/arret/num40/artic5.htm) Le guerre dell’eroe venezuelano (XVIII sec.) contro i dominatori spagnoli portarono ai Paesi latinoamericani l’indipendenza ma non le libertà democratiche SIMON BOLIVAR IL VINCITORE DIMEZZATO di MARIA BELÈN GARCIA Simon Bolívar, il condottiero che guidò i sudamericani alla conquista delle libertà Nel 1782 un trattato mise fine alla guerra tra la Gran Bretagna e le sue colonie della costa atlantica nordamericana. Nasceva così una repubblica indipendente popolata da europei nel nuovo mondo strappato agli indigeni. Si sarebbero separate dai loro dominatori anche le colonie americane della Spagna e del Portogallo? Nei vicereami iberici niente sembrava presagire tale separazione. Durante il XVIII secolo, i tentativi di modernizzare l’amministrazione e, soprattutto, di sfruttare le risorse economiche, avevano peggiorato il contrasto tra gli europei nati in America, i creoli, e la minoranza di spagnoli e portoghesi. Ma i compromessi tra le elite dominanti erano sempre possibili, soprattutto in società basate sullo sfruttamento, dove si temevano in modo particolare, le rivolte razziali. Tuttavia, le colonie spagnole e portoghesi si resero indipendenti, agli inizi del XIX secolo, approfittando dello scenario politico internazionale. A causa della fine della monarchia spagnola, dopo l’occupazione francese della penisola nel 1807-1808, i creoli assunsero l’autogoverno che desideravano. Nel 1814, tuttavia, con il ritorno in Spagna di Ferdinando VII, si produsse una riconquista legittimista che obblighò i ribelli a fare ricorso a eserciti di professionisti per sconfiggere i realisti. Brasile e Messico avrebbero ottenuto l’indipendenza senza violenza, attraverso un patto con i colonizzatori, e avrebbero conservato un’istituzione monarchica. In questo contesto si inserisce il venezuelano Simon Bolivar, che dedicò la sua vita alla causa dell’indipendenza, e seppe sfruttare le risorse politiche ed economiche che gli permisero di raggiungerla. Non riuscì, comunque, ad imporre nè i suoi modelli costituzionali nè i suoi piani di confederazione. La sua personalità, ricca e complessa, ha ricevuto ogni tipo d’interpretazione, ed è una delle figure chiave nel processo di formazione delle nazioni americane. Nacque a Caracas, capitale del Venezuela, da una ricca famiglia spagnola, il 24 luglio 1783. Aveva appena 9 anni quanto perse sua madre, morta di tubercolosi, malattia che tragicamente lui ereditò, e che lo portò ad una morte precoce. I suoi nonni, nonostante i titoli e i soldi, non appartenevano alla nobiltà, nè erano spagnoli puri come il vicerè, e quindi venivano esclusi da molte attività, soprattutto, dall’occupare posti pubblici. A 19 anni, Bolivar sposò Maria Teresa de Toro, giovane appartenente alla nobiltà venezuela, che però morì pochi mesi dopo per colpa di una malattia tropicale. Bolivar restò, così, completamente solo e giurò di non sposarsi mai più. Simon Bolivar era, anzitutto, uno spirito romantico. Era stato educato secondo le idee dell’Illuminismo, aveva vissuto in Spagna, visitato gli Stati Uniti, percorso Francia, Italia e conosciuto da vicino la Rivoluzione francese e l’ascesa di Napoleone. Bolívar riuniva in sè il pragmatismo dei ricchi creoli di Caracas e il patriottismo idealista e lo sforzo illuministico, al fine di conoscere la realtà americana e progettare un futuro politico indipendente. Durante un lungo viaggio in Europa, a Parigi, incontrò lo scienziato tedesco Alexander von Humboldt, che era appena tornato da un viaggio in America. Dalla loro conversazione emerse in Bolivar la consapevolezza che le colonie americane potevano e dovevano essere libere. I tempi erano maturi e Bolivar cominciava a vedere chiaramente nella sua anima lo scopo della sua vita: impiantare in America le nuove idee, mettere in prattica quelle di Rousseau e Washington, lottare per l’indipendenza e la libertà. Così, a 20 anni, sotto la guida di Rousseau, Napoleone e Humboldt, Bolivar cominciò a incamminarsi verso la gloria. Continuando il suo viaggio in Europa, Bolivar arrivò a Roma in compagnia del suo maestro e amico, Simon Rodriguez. Un giorno salirono insieme al Monte Aventino, dove il giovane giurò “” per il Dio dei miei genitori, giuro per loro; giuro per il mio onore e giuro per la Patria, che non darò pace al mio braccio, nè riposo alla mia anima, finchè non avrò spezzato le catene che ci opprimono!”” Bolivar trasse ispirazione, per la costruzione del suo modello, anche dalla nuova repubblica americana, gli Stati Uniti. I fatti di Filadelfia del 1776 furono imitati a Caracas una generazione dopo, addirittura con somiglianze nel testo dell’Atto di Costituzione. Tuttavia, c’erano differenze fondamentali tra le due regioni. Le colonie inglese avevano strappato il potere ai bianchi per passarlo agli stessi bianchi. In Sudamerica, invece, la minoranza bianca cercava l’indipendenza senza l’appoggio della gente di colore e degli indios, che formavano la grande maggioranza della popolazione. Tuttavia, fu un successo d’origine europea ad accendere la miccia della ribellione. Nel luglio del 1808, Napoleone invase la Spagna, deponendo il re Ferdinando VII e mettendo sul trono suo fratello, Giuseppe Bonaparte. In tutte le provincie non occupate della penisola si formarono Giunte Autonome di Governo, e lo stesso accadde nelle colonie americane. Caracas fu la prima città a ricevere le notizie. Il 19 aprile 1810 una riunione del Comune depose il capitano generale Vicente Emparán, ed elesse una Giunta, che rifiutò l’autorità del Consiglio di Reggenza, e, sotto la maschera del riconoscimento di Ferdinando VII, adottò misure radicali come la riduzione della pressione fiscale, l’apertura commerciale e la tolleranza razziale. Non riuscì, tuttavia, a trasmettere la rivoluzione ad altre città della capitanía. Nel giugno del 1811 si riunì a Caracas un Congresso di Notabili che, il 5 luglio, proclamò l’indipendenza e in dicembre adottò una Costituzione federalista, basata su quella americana, che manteneva l’egemonia politica e i privilegi dell’oligarchia, anche se con certe pretese liberali. L’esperienza rivoluzionaria di Caracas non ebbe supporto regionale. Nei Llanos, regione di endemiche agitazioni, contrapposta all’oligarchia di Caracas, si ribellarono i gruppi di llaneros di José Tomás Boves, che appoggiarono la contraoffensiva o riconquista delle truppe realiste del generale Monteverde. Questi ottenne, nel 1812, la capitolazione di Puerto Cabello, difesa da Bolívar, e poi la resa di Miranda, indipendentista che fu consegnato alle autorità spagnole. Così finì la prima esperienza repubblicana del Venezuela. Bolívar si diresse a Cartagena per mettersi al servizio della Giunta e della rivoluzione di quella città. Scoprì in sè un soldato. Sapeva già che con piccoli eserciti in America, senza strade, attraverso pianure e montagne, l’arte militare non poteva essere imparata dai libri, dal momento che non è una scienza, ma un complesso di audacia e previsione. La sua tenacia e capacità di imparare dai suoi errori riempirono in quegli anni il vuoto della sua scarsa preparazione militare e politica. Con la caduta di Napoleone e il ritorno di Ferdinando VII in Spagna, cominciarono le campagne di riconquista spagnola. Bolivar si diresse a liberare Caracas dalla Nueva Granada (attuale Colombia). Nel gennaio 1813, Santiago Mariño, indipendentista che aveva trovato rifugio nell’isola britannica di Trinidad, invase la zona orientale del Venezuela. In agosto Bolívar arrivò a Caracas, dove abbandonò la prima Costituzione venezuelana, fondò una nuova repubblica con un forte potere esecutivo, e assunse poteri dittatoriali. Ma questa esperienza durò appena un anno, perchè le truppe di Boves sconfissero Bolívar e Mariño alla battaglia della Puerta, nel giugno 1814. Il filosofo Jean Jacques Rousseau: Bolívar si ispirò al suo pensiero Bolívar decise di abbandonare la resistenza e si imbarcò verso Cartagena delle Indie, dove, dopo un tentativo fallito di liberare le città di Santa Marta e Maracaibo, si ritirò ancora, questa volta con destinazione le Antille inglesi. Il principale porto di Nueva Granada, Cartagena, cadde in mani spagnole il 6 dicembre 1815; in giugno 1816, tutta la Nueva Granada era stata riconquistata. Bolívar aveva trovato rifugio in Giamaica, dove potè riflettere sugli errori delle esperienze rivoluzionarie precedenti. La Carta di Giamaica, che lì scrisse, è un modello di programma politico. Fa un salto di un secolo sulle questioni del Venezuela, circoscritte nel tempo e nello spazio, e concepisce una Società delle Nazioni, come cento anni dopo Woodrow Wilson cercherà di creare. Di lì passò ad Haiti, dove ricevette l’appoggio del presidente Pétion, al quale aveva promesso che la libertà degli schiavi sarebbe stata parte del programma indipendentista. Dopo avere stabilito contatti con i guerriglieri all’interno del paese, quelli delle Guyane (Piar) e quelli dei Llanos (Páez), Bolívar tentò uno sbarco a Ocumare, nel maggio 1816, che fallì, e un altro alla fine di quell’anno, a Nueva Barcelona, che finalmente riuscì. Istallò il suo quartiere generale, e l’embrione del nuovo stato, nella città di Angostura, sull’Orinoco. Quasi tutto il territorio era sotto il controllo degli spagnoli. I ribelli, uniti o separati, mantenevano appena una guerriglia. L’anno 1817 fu favorevole alle armate del re, mentre Bolívar continuava ad arruolare uomini per le sue truppe, compresi molte mercenari. In Angostura gli sforzi si dedicarono alla preparazione delle campagne militari e alla creazione della nazione. Un Congresso, nel 1819, proclamò la Terza Repubblica, un’adattamento delle istituzioni democratiche al caso americano, evitando le velleità federaliste della prima esperienza, accentuando i tratti conservatori, creando un esecutivo con grandi poteri, un senato ereditario, e un quarto potere o “”potere morale””. Bolívar propose, inoltre, una grande nazione che unisse i territori dell’antico vicereame di Nueva Granada (Venezuela, Colombia ed Ecuador), chiamata Gran Colombia, e un sistema parlamentare avanzato, e accettò di diventare il suo presidente provvisorio fino al termine delle guerre d’indipendenza. Nel 1819 iniziò un’altra campagna attraverso le Ande, ma questa volta in senso opposto, cioè, dal Venezuela verso la Colombia. Sconfisse gli spagnoli nella battaglia di Boyacá, il 7 agosto, spianandosi la strada verso Bogotá e la successiva liberazione della Nueva Granada. A Santa Fé de Bogotá fu proclamato Libertador, e, pochi giorni dopo, fondò il nuovo Stato di Colombia. L’applicazione delle riforme liberali del 1820 obbligò il generale spagnolo Morillo, in Venezuela, a iniziare delle trattative con Bolívar. In novembre entrambi firmarono un armisitizio che, sebbene fosse durato solo pochi mesi, riconoscendo i ribelli come belligeranti, dava loro di fatto un trattamento di uguaglianza. I patrioti sapevano che l’occasione era propizia per tentare il colpo finale e, il 24 giugno 1821, la vittoria nella battaglia di Carabobo, al sud di Valencia, consentì di occupare Caracas. Il Venezuela era libero. Da lì, Bolívar si avviò di nuovo verso ovest per prendere alcune città ancora realiste della Nueva Granada, e poi si diresse verso Quito. Antonio José de Sucre, generale di Bolívar, arrivò per primo a Guayaquil, liberata nel 1820, e cercò di incorporarla alla nuova repubblica, e poi proseguì verso Quito: furono le sue truppe a sconfiggere gli spagnoli nella battaglia di Pichincha, nel maggio del 1822, e a liberare l’antica capitale degli Inca. Ottenuta l’indipendenza di Quito e Lima (liberata da San Martín, il generale argentino che liberò anche Cile e Argentina), restava comunque il bastione realista dell’Alto Perù (l’attuale Bolivia) e la zona andina peruviana. San Martín, che non riuscì a trovare appoggio tra la borghesia peruviana, si rivolse a Bolívar in cerca di aiuto, e i due si trovarono a Guayaquil, nel luglio del 1822, per coordinare i loro sforzi. Tuttavia, dopo l’incontro, del quale non esistono testimoni affidabili, San Martín abbandonò le campagne indipendentiste e si esiliò volontariamente in Europa. Anche Argentina e Cile abbandonarono l’impresa, che dovette essere conclusa da Bolívar e dalle sue truppe venezuelane e neogranadine. Per preparare la vittoria definitiva, e porre fine alla presenza spagnola in America, Bolívar pose il suo quartier generale sulla costa peruviana, dove assunse anche tutti i poteri con carattere dittatoriale, con l’approvazione del Congresso. Nel maggio del 1824 iniziò l’avanzata verso sud, che fu accompagnata dalle vittorie di Junín (6 agosto) e Ayacucho (9 dicembre), quest’ultima ottenuta dal generale Sucre, che, agli inizi del 1825, eliminò gli ultimi nuclei di resistenza in Charcas. A quel punto si dovette dare statuto giuridico all’Alto Perú, un territorio che era stato prima soggetto al vicereame del Perú, e poi a quello del Río de la Plata, e che ora si presentava come repubblica indipendente, per la quale l’Assemblea di Chuquisaca propose il nome di Bolívar (cambiato poi in Bolivia). Simón Bolívar elaborò personalmente la Costituzione della repubblica che avrebbe portato il suo nome, un curioso regime presidenzialista, aristocratico e conservatore. Istituì un complesso potere legislativo formato di tre Camere: tribuni, senatori e censori, e un presidente vitalizio che nominava il suo successore. Questa stessa Costituzione fu adottata più tardi dal Perú, senza molto entusiasmo e con scarsi risultati. Simón Bolívar aveva sognato, sin dalle prime sconfitte, la possibilità che i paesi appena resi indipendenti coordinassero i loro sforzi e costituissero una vera forza nel panorama politico internazionale. Al suo progetto di formare la nazione chiamata “”Gran Colombia”” nella parte settentrionale del Sudamerica, aggiungerà poi quello di formare una Confederazione delle Ande, composta da Colombia, Bolivia e Perú. Un altro suo progetto era quello di riunire nell’istmo di Panama tutti i neonati paesi ispanici, di fare un “”Congreso Anfictiónico””, i cui punti principali comprendessero la neutralità perpetua, l’inclusione del diritto internazionale nella legislazione di ogni paese, l’abolizione della schiavitù, un’organizazzione democratica interna, sanzioni contro i violatori di questi principi, e la creazione di Una famiglia di Indios all’ingresso della propria capanna un esercito e di un flotta federali. Furono invitati anche rappresentanti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna che, però, non arrivarono in tempo. Il Congresso si riunì, in effetti, a giugno e luglio del 1826, ma non fu stabilito alcun tipo di cooperazione. Queste iniziative, così moderne e attuali (si pensi alla Società delle Nazioni, citata in precedenza, e all’evoluzione che ha portato all’attuale Comunità Europea), non erano in sintonia con gli interessi e le aspirazioni delle nuove repubbliche. Come poteva sorgere una unione economica, politica e sociale tra nazioni, in cui permaneva un rigido sistema di caste, che nessuno, nell’elite di governo voleva cambiare? Infatti, l’indipendenza non fu una vera rivoluzione sociale, bensì il passaggio di consegne dai peninsulari ai creoli. Nel 1830, si poteva leggere su un muro nella Piazza Grande di Quito una scritta che recitava: “”Ultimo día del despotismo y primero de lo mismo”” (Ultimo giorno del dispotismo, e primo giorno della stessa cosa). Bolívar, dunque, era un eroe romantico, un idealista che lottò non solo per la libertà, ma anche per modernizzare e sviluppare la politica sociale dell’America Latina. Intanto continuava a peggiorare la situazione della Gran Colombia: le oligarchie locali non vedevano i vantaggi della cooperazione delle tre unità regionali, con pochi legami comuni, e non accettavano neanche il nuovo ruolo sociale e politico degli ufficiali degli eserciti vincitori. Nel dicembre del 1829, Juan Antonio Páez, che comandava il movimento secessionista in Venezuela, ritirò definitivamente il suo paese dalla Gran Colombia. Juan José Flores fece lo stesso con l’Ecuador. Il nome “”Colombia”” lo conservò la Nueva Granada, con capitale a Bogotá. In questo paese Bolívar perse popolarità. A gennaio di 1830 confessava ai suoi concittadini: “”Mi vergogno a dirlo, ma l’indipendenza è l’unico bene che abbiamo ottenuto a spese degli altri.”” A marzo di quell’anno, il Libertador, malato, si dimise e si ritirò verso la costa con l’intenzione di imbarcarsi verso l’Europa. Tuttavia, morì in breve tempo, nel dicembre del 1830, nell’isola di Santa Marta, tormentato anche dalla depressione nel vedere resi vani tutti i suoi sforzi. In una delle sue ultime lettere scrisse: “”Ho governato per venti anni e in questi non ho ottenuto che pochi risultati certi; primo, l’America è ingovernabile per noi (nativi); secondo, colui che serve una rivoluzione sta arando nel mare; terzo, l’unica cosa che si può fare in America è emigrare; quarto, questo paese cadrà inevitabilmente nelle mani della folla scatenata, per passare poi a quelle di tiranni quasi impercettibili, di tutti i colori e razze…”” La lettura di qualunque testo di storia Latinoamericana del XX secolo può dare l’idea di quanto fossero profetiche le parole di Bolívar…”,”AMLx-107″
“PARRI F. COTTINO G. BIANCHI D’ESPINOSA L. VIANO C.A. ACCORNERO A. GALLI G. SYLOS LABINI P. TRONTI M. PESENTI A. VITALE A. ALLUM P.A. L. VALTZ MANNUCCI M.L. SALVADORI E. COLLETTI”,”Società e potere in Italia e nel mondo. Corso di lezioni su esercito, magistratura scuola sindacati partiti potere politico e potere economico in Italia Inghilterra Stati Uniti Unione Sovietica e le due Germanie.”,”””Nascondere alle masse – diceva – il fatto che attirare gli specialisti borghesi con retribuzioni eccezionalmente elevate è una deviazione dai principi della Comune, significherebbe cadere al livello dei politicanti borghesi e ingannare le masse. Spiegare apertamente come e perché abbiamo fatto un passo indietro e discutere poi pubblicamente i mezzi che ci possono far riguadagnare il tempo perduto, significa educare le masse e imparare insieme con loro, sulla base dell’ esperienza, a costruire il socialismo (V.I. Lenin, I compiti immediati del potere sovietico, cit, p. 222) (pag 250)”,”ITAP-068″
“PARRI Ferruccio, a cura di Enzo COLLOTTI Giorgio ROCHAT Gabriella SOLARO PELAZZA Paolo SPEZIALE”,”Scritti 1915-1975.”,”PARRI Ferruccio nato a Pinerolo nel 1890, interventista e pluridecorato nella prima guerra mondiale fu uno dei maggiori leader dell’ antifascismo democratico e poi della guerra partigiana e del CLN alta italia. Presidente del Consiglio dal giugno al novembre 1945, quindi senatore, studioso di economia politica e uomo politico impegnato su posizioni di sinistra democratica. “”Il comunismo nostrano afferma la sua fedeltà alla Costituzione, e ne va preso certamente atto: ma non ripudia i metodi di Praga e di Budapest.”” (pag 237) La concezione liberista di Parri di fronte alla politica di Mattei. “”Mi si lasci ricordare che c’è stato un momento nel 1945, subito dopo la liberazione, in cui gli impianti e le attrezzature che si trovavano nell’ Italia settentrionale per le esplorazioni e le ricerche, per decisione degli organi romani, avrebbero dovuto essere liquidati, e venduti a privati. Sarebbe stato un grosso errore a cui si oppose, e gliene rendo grande merito, l’ onorevole Mattei. E non è il solo suo merito; il secondo è quello di avere tenacemente imposto ed ottenuto la riorganizzazione dell’ AGIP stessa. Capisco che un uomo nelle sue condizioni difenda la sua creatura anche con quello spirito imperialistico che egli vi pone. Mi si lasci aggiungere, quando ricordo questo merito dell’ onorevole Mattei, che chi l’ ha sostenuto a Roma e l’ ha aiutato, sulal base delle indicazioni che erano venute allora sui primi fortunati ritrovamenti di Lodi, sono stato io, allora presidente del Consiglio.”” (pag 331, Parri, 1950) Il volume contiene ritaglio di giornale d’epoca.”,”ITAP-106″
“PARRI Mauro, a cura”,”Volontariato anarchico e socialista ai tempi del colera.”,”‘Malatesta e quel gruppo rifiutarono l’attestazione ufficiale di benemerenza rilasciata dalle autorità. In fondo erano le stesse autorità che, qualche mese dopo, con l’accusa di cospirazione contro lo Stato, condanneranno lui e gli altri a parecchi anni di galera; erano gli stessi apparati dello Stato responsabili di quella catastrofica “”condizione sociale””. Da qui il manitesto redatto a conclusione di quell’esperienza secondo cui “”la vera causa del colera è la miseria, l’unico rimedio la rivoluzione sociale”” (quarta di copertina)”,”ELCx-307″
“PARRINGTON Vernon Louis”,”Storia della cultura americana.”,”1. Il pensiero coloniale 2. La rivoluzione romantica 1800-1860 3. L’avvento del realismo critico, 1860-1920 L’A è morto prima di terminare il terzo volume (morto in Inghilterra il 16 giugno 1929). Era nato ad Aurora nell’Illinois nel 1871, aveva studiato ad Harvard e al College di Emporia (Kansas). Dal 1908 alla sua morte insegnò all’Univ dello stato di Washington a Seattle. Appartenne sempre, socialmente e intellettualmente al Middle West, l’area privilegiata della cultura americana degli anni Venti. Con quest’opera vinse il premio Pulitzer. Il 3° volume è stato pubblicato postumo nel 1930.”,”USAG-010″
“PARRINI Paolo”,”Filosofia e scienza nell’ Italia del Novecento. Figure, correnti, battaglie.”,”””Nel primo decennio si ha una rigogliosa fioritura di studi logico-fondazionali ed epistemologici, condotti con uno stile di pensiero analogo a quello dei paesi all’ avanguardia in tali campi. Appartengono a questo periodo l’ opera di Giuseppe Peano e degli altri matematici a lui più o meno vicini (Alessandro Padoa, Mario Pieri, Cesare Burali-Forti ecc.), il pensiero di Giovanni Vailati e Mario Calderoni, i quali elaborano in modo originale la prospettiva pragmatista muovendo proprio dalle acquisizioni logiche peaniane, e infine la multiforme attività del matematico Federigo Enriques, che cerca di mettere a punto una ‘filosofia scientifica’ analoga nello spirito, anche se non nei contenuti, a quella prospettata più o meno negli stessi anni da molti pensatori statunitensi ed europei, in particolare dagli esponenti dei Circoli di Vienna e di Berlino. Nei due decenni successivi, invece, dopo gli attacchi condotti in maniera non sempre ortodossa da Benedetto Croce, Giovanni Gentile e Guido De Ruggiero contro Enriques, accusato di dilettantismo e incompetenza filosofica, si assiste, invece, all’ emarginazione delle filosofie scientificamente orientate e alla progressiva affermazione di concezioni idealistiche e storicistiche (…)””. (pag 247)”,”FILx-347″
“PARRINI Paolo”,”Conoscenza e realtà. Saggio di filosofia positiva.”,”Paolo Parrini (1943) insegna filosofia teoretica nell’Università di Firenze. Tra i suoi saggi ‘Linguaggio e teoria’ (Firenze 1976)”,”FILx-211-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Una filosofia senza dogmi. Materiali per un bilancio dell’empirismo contemporaneo.”,”Paolo Parrini, nato nel 1943, è docente di Filosofia. Ha curato il volume di A.N. Whitehead e B. Russell ‘Introduzione ai “”Principia Mathematica””‘ (Firenze, 1977) ed è autore di numerosi lavori fra i quali ricordiano ‘Linguaggio e teoria’ (1976), ‘Materialismo e dialettica in L. Geymonat’ (1978) in collaborazione con M. Mugnai, ‘Fisica e geometria dall’Ottocento ad oggi’ (1979).”,”FILx-213-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Filosofia e scienza nell’ Italia del Novecento. Figure, correnti, battaglie.”,”Paolo Parrini, nato nel 1943, è docente di Filosofia. Ha curato il volume di A.N. Whitehead e B. Russell ‘Introduzione ai “”Principia Mathematica””‘ (Firenze, 1977) ed è autore di numerosi lavori fra i quali ricordiano ‘Linguaggio e teoria’ (1976), ‘Materialismo e dialettica in L. Geymonat’ (1978) in collaborazione con M. Mugnai, ‘Fisica e geometria dall’Ottocento ad oggi’ (1979).”,”FILx-214-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Empirismo logico e convenzionalismo.”,”Paolo Parrini è nato a Castell’Azzara (Grosseto) nel 1943. Ha insegnato presso le Università di Firenze e di Venezia. Attualmente è professore straordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Fisica e geometria dall’Ottocento a oggi’, Loescher, Torino, 1979.”,”FILx-223-FRR”
“PARRINI Paolo”,”Sapere e interpretare. Per una filosofia e un’oggettività senza fondamenti.”,”Paolo Parrini, nato nel 1943, è docente di Filosofia. Ha curato il volume di A.N. Whitehead e B. Russell ‘Introduzione ai “”Principia Mathematica””‘ (Firenze, 1977) ed è autore di numerosi lavori fra i quali ricordiano ‘Linguaggio e teoria’ (1976), ‘Materialismo e dialettica in L. Geymonat’ (1978) in collaborazione con M. Mugnai, ‘Fisica e geometria dall’Ottocento ad oggi’ (1979). “”Non bisogna quindi dare ascolto a coloro che consigliano di porre mente, essendo uomini, a cose umane ed essendo mortali a cose mortali; bisogna invece per quanto è possibile rendersi immortali e far di tutto per vivere secondo quella parte che in noi è la più alta; sebbene infatti sia piccola per mole, sopravanza tutte le altre per potenza e dignità”” (Aristotele)”,”FILx-463-FRR”
“PARRISH Michael E.”,”L’età dell’ansia. Gli Stati Uniti dal 1920 al 1941.”,”M.E. Parrish insegna Storia americana contemporanea nella University of California, San Diergo. E’ autore di ‘Securities Regulation and the New Deal’ (1970) e ‘Felix Frankfurter and His Times: The Reform Years’ (1982).”,”USAS-001-FMDP”
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di ENNIO VIRGILIO OVIDIO LUCANO Valerio FLACCO STAZIO CLAUDIANO ORAZIO PAUTO TERENZIO SENECA CATULLO”,”Roma antica. Volume 11. Dall’epica di Virgilio alla lirica di Catullo. Antologia di testi poetici commentati. Libro 1.”,”- Lucrezio e la concezione epicurea dell’universo (pag 172-) “”Ancora un elogio di Epicuro, liberatore dai veri mostri che affliggono l’umanità (non quelli inutilmente sconfitti da Ercole), inaugura il V libro (De Rerum Natura’ di Lucrezio, opera in sei libri, ndr), che si apre con una visione sconsolata del mondo, destinato come l’uomo e tutte le creature, a perire. Credere che esso sia stato creato dagli dei eterno e a beneficio degli uomini è pura follia (165: desiperest). Se così fosse infatti l’uomo non dovrebbe lottare fin dalla nascita con una natura ostile; che insidia di continuo la sua vita con pericoli e malattie. Il mondo è frutto di una casuale aggregazione di atomi, che si disposero in base al loro peso e alla loro qualità: al centro si addensarono gli elementi più pesanti, i più leggeri si levarono verso l’etere. Dopo aver parlato delle possibili cause dei moti degli astri e di altri fenomeni naturali, il discorso si accentra sulla comparsa dell’uomo sulla terra e sulla lunga e faticosa storia della sua emancipazione dallo stato ferino. La scoperta dei vantaggi del vivere associato, del fuoco, del linguaggio furono le prime tappe di questa lenta evoluzione, che ebbe però amare contropartite: la guerra, la corsa al denaro, al potere, a tutto ciò che minaccia la serenità dell’animo. A turbare gli uomini intervenne poi la ‘religio’ con i suoi riti nefandi. La vera ‘pietas’ a cui deve ispirarsi il ‘sapiens’ non consiste dunque nel frequentare i templi nei giorni festivi ma nel poter guardare tutto con mente serena (1203: ‘pacata posse omnia mente tueri’). Nell’ultima parte si torna sugli effetti negativi della civilizzazione, che induce l’uomo a consumare l’esistenza in inutili travagli (1431: ‘semper … in curis consumit inanibus aevum’), e si riafferma il valore della vera ‘ratio’, unico strumento capace di innalzarci alle soglie della luce (1455: ‘ratio … in luminis erigit oras’)”” (pag 174-175) [‘La poesia didascalica. Il poema cosmologico-filosofico. Lucrezio e la concezione epicurea dell’universo]”,”STAx-341″
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di ENNIO VIRGILIO OVIDIO LUCANO VALERIO FLACCO CLAUDIANO PLAUTO TERENZIO SENECA CATULLO STAZIO TIBULLO PROPERZIO AUSONIO RUTILIO NAMAZIANO MASSIMIANO CALPURNIO SICULO LUCILIO PERSIO GIOVENALE MARZIALE FEDRO”,”Roma antica. Volume 12. Dall’elegia di Tibullo alla favola di Fedro. Antologia di testi poetici commentati. Libro 2.”,”La satira indignata di Giovenale (pag 686-703)”,”STAx-342″
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di CESARE SALLUSTIO TITO LIVIO VELLEIO PATERCOLO VALERIO MASSIMO CURZIO RUFO TACITO AMMIANO MARCELLINO NEPOTE SVETONIO LAMPRIDIO CICERONE SENECA IL VECCHIO QUINTILIANO”,”Roma antica. Volume 13. Dalla storiografia di Cesare alla filosofia di Seneca. Antologia di testi in prosa commentati. Libro 1.”,”Eloquenza e educazione in Quintiliano: La formazione dell’ oratore (pag 297-301)”,”STAx-343″
“PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di PETRONIO SENECA CICERONE PLINIO IL GIOVANE SIMMACO VITRUVIO FRONTINO FRONTONE CELSO MARZIANO CAPELLA CASSIODORO APICIO MELA MACROBIO GELLIO VARRONE CATONE COLUMELLA”,”Roma antica. Volume 14. Dal romanzo di Petronio al sapere enciclopedico di Plinio. Antologia di testi in prosa commentati. Libro 2.”,”La descrizione del mondo (Mela, L’Egitto; Plinio, L’isola di Ceylon) (pag 704-722)”,”STAx-345″
“PARROT André”,”Gli Assiri.”,”André Parrot, nato nel 1901 e morto nel 1980 è stato conservatore capo dei Musées Nationaux (Antichità Orientali e Arti Islamiche) e segretario generale della Commissione des Fouilles et Missions archéologiques, professore all’Ecole du Louvre, dottore in teologia, professore di lingua e letteratura ebraica e di storia delle religioni presso la facoltà di Teologia protestate di Parigi.”,”STAx-005-FSD”
“PARRY Jonathan P. BREMAN Jan KAPADIA Karin a cura; saggi di Jan BREMAN Dilip SIMEON Christopher PINNEY Jonathan P. PARRY Douglas E. HAYNES Chitra JOSHI Rajnarayan CHANDAVARKAR Samita SEN Arjan DE HAAN Peter KNORRINGA Karin KAPADIA Miranda ENGELSHOVEN Geert DE NEVE Jan BREMAN”,”The Worlds of Indian Industrial Labour.”,”Saggi di Jan BREMAN Dilip SIMEON Christopher PINNEY Jonathan P. PARRY Douglas E. HAYNES Chitra JOSHI Rajnarayan CHANDAVARKAR Samita SEN Arjan DE HAAN Peter KNORRINGA Karin KAPADIA Miranda ENGELSHOVEN Geert DE NEVE Jan BREMAN.”,”MASx-007″
“PARRY Jonathan P. BREMAN Jan KAPADIA Karin a cura”,”The worlds of Indian industrial labour.”,”PARRY è professore di antropologia alla London School of Economics and Political Science (LSE). BREMAN è professore di sociologia comparata all’ Università di Amsterdam. KAPADIA è uno studioso della World Bank. “”The locus classicus of the labour commitment thesis is the collection edited by Moore and Feldman (1960) – also the product of an SSRC- sponsored conference.”” (pag XIX)”,”MASx-008″
“PARRY Geraint”,”Le élites politiche.”,”Probabilmente Fondo Davoli “”L’elemento centrale della dottrina elitistica è che in qualsiasi sistema politico è una minoranza della popolazione a prendere le decisioni fondamentali nella società”” (pag 35, La tesi elitistica classica) (Elitisti classici: Mosca e Pareto) Burnham: una prospettiva economicistica (pag 63-) Marxismo e elitismo “”All’interpretazione marxiana della storia in termini di conflitto delle classi economiche, gli elitisti contrapponevano delle interpretazioni politiche; per loro infatti, ad eccezione di Burnham, la politica non è un semplice riflesso della struttura economica di classe. Per Mosca e Pareto la struttura del potere di qualsiasi società è determinata dalla natura e dalle capacità della sua leadership politica; è l’abilità politica, o la mancanza di questa, che determina chi governerà e in che modo il potere possa cambiare di mani. Secondo Marx, invece, il leader politico da qualunque classe provenga non è altro che il «rappresentante» della classe economica dominante; soltanto laddove esiste un equilibrio fra le classi, può un’élite politica avere una certa indipendenza d’azione. L’elitista non nega che i fattori economici siano importanti, ma insiste nell’affermare che mediante mezzi politici un’élite può controllare, conciliare o perfino neutralizzare le forze economiche. Per Marx le tensioni sociali significative si presentano fra la classe che possiede gli strumenti di produzione, e quindi esercita il suo dominio sulla società, e la classe o le classi soggette, la cui condizione economica le spinge ad organizzarsi in antagonismo con la classe dominante. Secondo la tesi elitistica, invece, la tensione è fra l’élite politica dominante e ogni altra élite rivale che sorge a contrastarne il potere; la massa della popolazione è disorganizzata e diventa politicamente rilevante soltanto quando è unificata da un’élite. Un effetto primario della teoria marxiana fu perciò quello di stimolare una dottrina opposta che tentava di svincolare la politica e la leadership politica dalla posizione subordinata in cui Marx le aveva relegate. Gli elitisti perciò attaccarono il marxismo a tre livelli distinti. In primo luogo, ebbero l’intento polemico di denunciare la teoria di Marx come un’ideologia, legata ai tempi, della classe operaia anziché la scienza della società che pretendeva di essere. In secondo luogo, respinsero la predizione marxiana di una futura società senza classi, egualitaria, non trovando nessuna giustificazione per la convinzione di Marx che la struttura gerarchica della società non fosse inevitabile. Infine, si opposero alla concezione che l’economia e non la politica fosse la forza storica determinante e il legame che tiene insieme la società. Nonostante la radicale differenza fra elitismo e marxismo, negli ultimi anni sono stati fatti tentativi, specialmente da parte di James Burnham e in una certa misua di C. Wright Mills, di realizzare una sintesi di Marx, Mosca e Pareto”” [Geraint Parry, ‘Le élites politiche’, Bologna, 1972] (pag 32-33)”,”TEOP-509″
“PARSI Vittorio Emanuele a cura, saggi di Luigi BONANATE Robert GILPIN G. John IKENBERRY Matthew EVANGELISTA Joseph M. GRIECO”,”Che differenza può fare un giorno. Guerra, pace e sicurezza dopo l’11 settembre.”,”Luigi Bonanate, professore ordinario di Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Universitò di Torino. É stato Presidente della Società Italiana di Scienza Politica (SISP) e Direttore del Centro Studi di Scienza Politica ‘Paolo Farneti’. É attualmente membro dell’International Advisory Board della rivista ‘European Journal of International Relations’. Matthew Evangelista, professor of Government presso la Cornell University dove è direttore del Peace Studies Program. Si è occupato di politica estera comparata, riservando grande attenzione alle questioni relative alla Russia, prima e dopo la caduta del comunismo. É attualmente membro del comitato editoriale di ‘International Organization’. Robert Gilpin, professor emeritus presso la Princeton University. É vicepresidente della American Political Science Association e della American Academy of Arts and Sciences. Joseph M. Grieco, professor of Political Science alla Duke University, presso lo stesso ateneo è co-direttore del ‘Duke Program in International Law and Institutions’. G. John Ikenberry, Peter F. Krogh professor of Geopolitics and Global Justice alla Georgetown University. Precedentemente ha insegnato alla Princeton University e all’University of Pennsylvania, ed è stato Senior Research Adviser per la ‘Commissione sul futuro’ del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Vittorio Emanuele Parsi, professore associato di Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Presso l’ASERI è direttore del Master in Mercati e Istituzioni del Sistema globale. Membro del Comitato di redazione della rivista ‘Teoria politica’.”,”TEMx-007-FL”
“PARSI Vittorio Emanuele”,”L’alleanza inevitabile. Europa e Stati Uniti oltre l’Iraq.”,”Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”RAIx-367″
” PARSI Vittorio Emanuele”,”L’alleanza inevitabile. Europa e Stati Uniti oltre l’Iraq.”,”Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”RAIx-031-FL”
“PARSI Vittorio Emanuele”,”Democrazia e mercato. Elementi di analisi del sistema internazionale.”,”Un problema sociale: gli esclusi (pag 66-67) All’interno dei sistemi democratici ci sono gli ‘esclusi’ individui e gruppi cui la democrazia è ‘effettivamente’ preclusa (Ornaghi e Parsi, 1994, pp. 179-188) (pag 66) Vittorio Emanuele Parsi (1961-) è professore ordinario di Relazioni internazionali nell’Università Cattolica di Milano e, dal 2002, professore nella Facoltà di Economia dell’Università della Svizzera Italiana. È direttore dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI) ed editorialista di «Avvenire» e «Panorama». Tra le sue pubblicazioni ricordiamo «La fine dell’uguaglianza» (Mondadori, 2012) e «Relazioni internazionali» (con altri autori; Il Mulino, 2012). Con Lorenzo Ornaghi ha pubblicato il volume ‘La virtù dei migliori. Le élite, la democrazia, l’Italia’, Il Mulino, Bologna.”,”TEOS-142″
” PARSI Vittorio Emanuele”,”Democrazia e mercato. Elementi di analisi del sistema internazionale.”,”Vittorio Emanuele Parsi (nato nel 1961) insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”ECOI-192-FL”
“PARSONS Talcott SMELSER Neil J.”,”Economia e società. Uno studio sull’ integrazione della teoria economica e sociale.”,”””Ma, in relazione all’ aspettativa di redditi futuri Keynes pose l’ accento sul termine “”aspettativa””; le aspettative si possono orientare ad una analisi realistica della produttività economica, ma vi è anche un elemento speculativo nel processo di investimento, in virtù del quale il compratore si orienta a prospettive di guadagno di breve termine sul mercato. Keynes incorporò quindi questa discontinuità nella sua teoria in modo più completo di quanto non fecero i classici. “”Keynes definì “”psicologici”” i fattori responsabili delle principali fluttuazioni nella efficienza marginale del capitale e questo costituisce un miglioramento rispetto alle formulazioni classiche, che attribuirono solo scarsa rilevanza ai fattori. Ma, come speriamo di mostrare più innanzi, questa etichetta sta a significare comunemente solo che l’ andamento di questi fattori si considera lineare, riducendo quindi il loro effetto ad una minore o maggiore intensità di una sola variabile. (pag 290) “”Nel 1932 apparve uno degli studi più significativi della letteratura sulle istituzioni economiche americane, The Modern Corporation and Private Property, di A.A. Berle, jr e Gardner Means. E’ questa una estesa analisi del “”governo”” di quel tipo di grande azienda che a quell’ epoca occupava già una posizione strategica nel mondo economico americano e che da allora ha accresciuto nel suo complesso la sua importanza relativa. La tesi fondamentale di Berle e Means è sintetizzata nella frase: “”separazione delle funzioni di proprietà e di controllo””. (pag 329)”,”ECOT-077″
“PARSONS Howard L.”,”Humanism and Marx’s Thought.”,”PARSONS Howard L. Professor and Chairman Philosophy Department University of Bridgeport, Connecticut. “”Il concetto etico chiave in Marx è “”sviluppo”” (1). L’ uomo ha una precisa struttura, una vita di specie (“”species-life””), un carattere che definisce la sua umanità come sviluppo creativo; il problema dell’ uomo è di recuperare questo. C. Wright Mills esagera la “”specificità storica”” di Marx ed è in errore quando dice che “”la natura umana, secondo Marx, non è un immutabile, inevitabile punto d’ ancoraggio per ogni esistenza o istituzione possibile””. (pag 158) (1) nota in Ideologia tedesca, Capitale, Manoscritti economico-filosofici, Critica del Programma di Gotha,”,”TEOC-365″
“PARSONS Albert SPIES August”,”Haymarket. Pour l’ exemple.”,”In appendice contiene la storia dei settantanni dei Cahiers Spartacus, notizie biografiche di René LEFEUVRE, il catalogo cronologico delle pubblicazioni. “”Ainsi l’ homme est fait de bassesse, de l’ usage et de la coutume il a fait ses nourrices”” (Goethe) (pag 57) “”Es erben sich Gesetz und Rechte, Wie eine ew’ge Krankheit fort, “” etc. (Goethe, Faust) (Le leggi e i privilegi di classe sono trasmessi come una malattia ereditaria) (pag 73) “”Il professore Wilcox: ‘non pensate che l’ introduzione del socialismo distruggerà ogni individualità?’ – Come si può distruggere qualcosa che non esiste? Nell’ epoca nostra non c’è alcuna individualità; essa non può che svilupparsi che sotto il socialismo, quando l’ umanità sarà indipendente economicamente. (…)”” (pag 79, A. Spies)”,”MUSx-189″
“PARTNER Peter”,”Il Dio degli eserciti. Islam e Cristianesimo: le guerre sante.”,”Peter Partner ha lavorato per molti anni come giornalista scrivendo per l’Observer e l’Economist e occupandosi per la BBC di servizi sulla politica del Medio Oriente. Ha pubblicato ‘I Templari’ e ‘Duemila anni di Cristianesimo’.”,”QMIx-114-FSL”
“PARTNER Peter”,”Duemila anni di Cristianesimo.”,”Peter Partner è uno storico e giornalista. Ha pubblicato presso Einaudi ‘I Templari (1991) e ‘Il Dio degli eserciti. Islam e Cristianesimo: le guerre sante’ (1997). Ha lavorato a lungo come giornalista, si è laureato ad Oxford.”,”RELC-017-FSD”
“PARVUS”,”Die Verstaatlichung der Banken und der Sozialismus. Erste Ausgabe. (La nazionalizzazione delle banche ed il socialismo)”,”Copia firmata: Besitzvermerk di Arkadij GURLAND”,”TEOC-323″
“PARVUS (Alexander HELPHAND)”,”[Raccolta di articoli apparsi su “”Die Neue Zeit”” dal 10 ottobre 1894 al 18 dicembre 1908]”,”La maggior parte degli articoli sono del 1896, del 1901 e del 1908. Contiene tra l’altro: – Né un uomo né un soldo! – Mercato mondiale e crisi agraria – Colpo di stato e sciopero politico di massa – Nobiltà e proprietà terriera russa – Politica commerciale e la teoria – Dazi industriali e mercato mondiale – Russia e Francia – L’ opportunismo nella prassi – La morte di L. Auer – Karl Marx e il suo punto di vista politico – Osservazione della politifca coloniale – Precedenti storici nei Balcani – La crisi del Reich e la socialdemocrazia tedesca”,”TEOC-001-FC”
“PASCAL Pierre”,”Mon Journal de Russie 1916-1918. 1. Mon journal de Russie 1916-1918. 2. En Communisme 1918-1921. 3. Mon etat d’ame 1922-1926. 4. Russie, 1927″,”Il periodo totale preso in considerazone va dal 1916 al 1927″,”RIRO-067″
“PASCAL Pierre”,”Storia della Russia. Dalle origini al 1917.”,”Pierre PASCAL è Professore nella Scuola di Lingue Orientali.”,”RUSx-047″
“PASCAL Roy”,”The Growth of Modern Germany.”,”Il Prof. PASCAL ha studiato a Cambridge storia e cultura tedesca e quindi a Monaco e a Berlino. Dopo aver insegnato al Pembroke College e all’ Università di Cambridge, è stato professore di tedesco nell’ Università di Birmingham. Ha scritto articoli e saggi sul pensiero e la società tedesca. Tra le sue opere ‘Shakespeare in Germany’, ‘Karl Marx’, ‘Karl Marx Political Foundations’.”,”GERx-072″
“PASCAL Pierre”,”Storia della Russia. Dalle origini al 1917.”,”Pierre PASCAL era professore nella scuola di Lingue Orientali. “”Pietro è un grande lavoratore, di una energia selvaggia, di una curiosità quasi universale, di una dedizione totale ai suoi doveri di principe: per lui lo Stato è tutto. Il suo piano era di ricostruire la Russia sul modello degli Stati occidentali, per assicurarne la potenza”” (pag 58)”,”RUSx-081″
“PASCAL Blaise”,”Pensieri.”,”””La cosa più importante di tutta la vita è la scelta di un mestiere: invece ne dispone il caso. L’ abitudine crea muratori, soldati, carpentieri. “”E’ un carpentiere eccellente”” si dice; e, parlando di soldati: “”Sono proprio pazzi””, si dice; e gli altri al contrario: “”Non vi è niente di grande all’ infuori della guerra; gli altri uomini sono dei cialtroni””. A forza di sentir lodare durante l’ infanzia questi mestieri, e disprezzare tutti gli altri, si fa una scelta; perché naturalmente si ama la verità e si odia la follia; quelle parole ci colpiscono. Si sbaglia solo nell’ applicazione. Tanto è grande la forza dell’ abitudine, che di coloro che la natura ha fatto soltanto degli uomini si fanno tutte le condizioni degli uomini: infatti vi sono paesi interi di muratori, altri di soldati, ecc. Senza dubbio la natura non è così uniforme. E’ dunque l’ abitudine che provoca tutto questo, perché essa contrasta la natura. Ma qualche volta la natura la supera, e trattiene l’uomo nel suo istinto, magrado qualsiasi abitudine, buona o cattiva.”” (pag 43) “”La prevenzione che induce in errore. E’ una cosa deplorevole vedere tutti gli uomini decidere soltanto per quanto riguarda i mezzi e mai per il fine. Ciascuno medita sul come assolverà i propri compiti; ma, quanto alla scelta dei compit e della patria, la sorte decide. E’ una cosa penosa vedere tanti turchi, eretici, infedeli, seguire la strada dei loro padri, per la sola ragione che ciascuno di loro è prevenuto sul fatto che sia la migliore. Ed è quella che determina ciascuno a scegliere la propria condizione, di fabbro, soldato, ecc.”” (pag 44)”,”FILx-388″
“PASCAL Blaise”,”Pensieri.”,”Sulla lunga durata del popolo ebraico (ebrei) (pag 223-224) Ateismo (atei) (pag 94-95) “”Ateismo, indizio di forza intellettuale, ma fino a un certo grado soltanto”” (pag 95) “”Gli atei devono dire delle cose perfettamente chiare; ora non è affatto perfettamente chiaro che l’anima sia materiale”” (pag 94)”,”RELC-368″
“PASCAL Blaise”,”Pensieri.”,”””Temere la morte fuori del pericolo, e non nel pericolo: perché si deve essere uomini”” (pag 93) “”Milton (22) vede bene che la natura è corrotta, e che gli uomini sono contrari all’onesto; ma non sa perché non possono volare più alto”” (pag 168) (22) Milton è uno dei libertini con cui Pascal era stato in conatto nel periodo della sua “”vita mondana””: dei tre costantemente ricordati, è il più scontento e pessimista (pag 351)”,”FILx-021-FV”
“PASCAL Pierre”,”Pages d’amitié, 1921-1928.”,”Nicolas Lazarevitch est né le 17 aout 1895 à Jupille, bourg minier près de Liège. Ses parents étaient des Ukrainiens qui avaient appartenu au groupe révolutionnaire terroriste “”La Volonté du Peuple””. A short biography of Russo-Belgian anarchist, co-writer of The Platform and husband of Ida Mett, Nicholas Lazarevitch. Born in Belgium 17 August 1895 near Liege, Nicholas Lazarevitch was the son of Russian revolutionary émigrés. After working in a number of factories and mines in French-speaking Belgium he became an anarcho-syndicalist shortly before world war one. He worked in the mines of Germany’s Ruhr in 1916, but in 1917 escaped to Holland. There he joined up with interned Russian POW’s who had also escaped from Germany, and helped to set up a soviet to press for their repatriation to Russia. In February 1919 he returned to Russia with these internees, and joined the Red Army. He was sent to South Russia to make propaganda in the French army ranks. He was arrested, and only saved from execution by the Red Army’s recapture of Odessa. At this point Lazarevitch was very close to the Bolsheviks “”whom he believed to be only a political tendency very close to the anarchists but better organised””. He fled the denikinist capture of Odessa and entered Rumania where he was interned. He then made his way illegally into Yugoslavia and thence to Italy where he was in contact with the anarchists, and took part in street fighting against the fascists. He returned to Russia in March 1921, where he worked as a part-time translator for the Comintern refusing to become a full-time official. He requested factory work and spent 1921-24 in various jobs in Russian factories. He was in touch with Boris Souvarine and Pierre Pascal. “”In his view the solution to the conflict with the Party and the tame trade unions lay in the creation of workers’ groups, the future nuclei of independent trade union organisations capable of standing up to the Party and any restoration of capitalism””. Driven underground by these activities, Lazarevitch was arrested by the GPU in the autumn of 1924. He refused to recognise the court and was held without trial until 1926, spending his time reading and learning several languages. He was freed after a campaign mounted by Anarcho-syndicalists and La Revolution Proletarienne. He was expelled from the USSR in 1926, after which he settled in Paris and became a building worker. He helped to draft the Platform. In 1926 he also started to campaign, to publicise working class reality in the USSR to French workers. He organized about fifty meetings in France, Belgium, Switzerland and Germany, often clashing with local communists. The French authorities expelled him in 1928, after which he worked as a miner in Belgium, until he returned illegally to France, to work in construction. In 1931 Lazarevitch and Ida Mett (his wife) traveled around Spain. He was already a good friend of Ascaso and Durruti, whom he had known as exiles in Belgium. He resumed to Paris, and then Belgium, in 1932, but continued to monitor events in Spain for La Revolution Proletarienne. Back in Belgium, he was active in a series of anarcho-syndicalist led strikes, as well as an active supporter of anti-militarists. He campaigned on behalf of Victor Serge and Francesco Ghezzi in the USSR and on behalf of foreign anarchists expelled from Belgium. He was jailed for a year in 1935 for anti-militarist and trade union activity. In 1936 he re-entered France illegally to find work with the help of the Proof-readers Union. He was actively involved in gathering the documentation that was to form the basis of Ida Mett’s “”The Kronstadt Commune”” published in 1938. Arrested in 1940 as an illegal alien he was interned in Vernet camp. He pretended to consent to repatriation to Belgium but escaped en route. He worked for a while as a farm labourer in Les Landes, before rejoining his wife and children in the Var department in 1942. He returned to Paris in 1946 to work as a proof-reader. In the 1950’s Lazarevich published a review based on extract gleaned from official soviet publications. He taught Russian and used his student’s contacts to try and gain information about the Russian situation. May 1968 saw him taking part in the open assemblies at the Sorbonne. He died in Paris on the 24th of December 1975. From the Kate Sharpley Library https://libcom.org/history/articles/1895-1975-nicholas-lazarevitch&#8221;,”BIOx-013-FL”
“PASCAL Pierre”,”Storia della Russia. Dalle origini al 1917.”,”Pierre PASCAL è Professore nella Scuola di Lingue Orientali.”,”RUSx-138-FL”
“PASCAL Pierre”,”En Communisme. Mon Journal de Russie, 1918-1921.”,”Contiene dedica manoscritta dell’autore (1977) “”Spectateur attentif de ce processus depuis la révolution d’octobre, je ne cachais pas mon opinion à la Mission militaire, où la plupart avec indulgence, certains avec colère, me qualifiaient de bolchevik. Tous étaient obligés de reconnaître que le gouvernement bolchevik était le premier depuis la révolution, et même le premier en Russie dont les ordres fussent exécutés. J’applaudis à la nationalisation des banques, je me réjouis de la publication des traités secrets, je trouvai légitime la dissolution de la Constituante, dont Lounatcharski avait expliqué les raisons dans un meeting du Cirque Moderne. Désormais, la révolution sociale, celle que je voulais, était sauvée, elle était en marche, le danger du parlementarisme odieux était écarté. Et j’étais encore une fois en communion avec tout le peuple russe: quoi de plus ridicule que la pseudo-manifestation de quelques centaines de fonctionnaires saboteurs contre la dissolution de la Constituante? Je sus seulement plus tard que le sabotage des institutions était entretenu financièrement par les banques de l’Entente, avec un succès compréhensible, puisque les fonctionnaires étaient payés précisement pour ne pas travailler. Mais j’avais déjà entendu le colonel Langlois, chef d’Etat-Major du général Niessel, recommander au capitaine Faux-Pas-Bidet, chargè du service d’espionnage, de semer la zizanie, par tous les moyens, entre les soldats et les ouvriers. J’applaudis, au grand scandale des spécialistes pleins d’expérience, au contrôle ouvrier sur des usines. Dès lors, j’étais instruit du programme intérieur des bolcheviks. [‘Spettatore attento di questo processo dalla Rivoluzione d’Ottobre, non ha nascosto il mio parere alla Missione militare, dove la maggior parte con indulgenza, alcuni con collera, mi consideravano bolscevico. Tutti sono stati obbligati a riconoscere che il governo bolscevico era il primo dopo la rivoluzione, e anche il primo in Russia i cui ordini fossero esecutivi. Applaudivo alla nazionalizzazione delle banche, accolsi con favore la pubblicazione dei trattati segreti, ho trovato legittimo lo scioglimento dell’Assemblea costituente, che Lunacarskij ha spiegato in un incontro al Circo Moderno. Ormai, la rivoluzione sociale, quella che volevo, era salva, era in marcia, il pericolo di un parlamentarismo odioso era evitato, ed io ero ancora una volta in comunione con tutto il popolo russo: che cosa c’è di più ridicolo della pseudo-dimostrazione di poche centinaia di funzionari sabotatori contro lo scioglimento dell’Assemblea Costituente? Seppi solamente in seguito che il sabotaggio delle istituzioni era stato sostenuto finanziariamente dalle banche dell’Intesa, con un successo comprensibile, dal momento che i funzionari erano pagati proprio per non lavorare. Ma avevo già sentito il colonnello Langlois, Capo di Stato Maggiore del Generale Niessel, raccomandare al capitano Faux-Pas-Bidet, responsabile del servizio di intelligence, di seminare zizzania, con tutti i mezzi, tra i soldati e i lavoratori. Ho applaudito, con grande scandalo degli specialisti pieni di esperienza, al controllo operaio sulle fabbriche. Da quel momento in poi, fui messo a conoscenza del programma interno dei bolscevichi’] (pag 167-168)”,”RIRB-160″
“PASCAL Pierre”,”Russie 1927. Mon Journal de Russie. Tome quatrième: 1927. Vol. IV.”,”Avis au Lecteur, Quelgues abbréviations courantes, Note, Index des noms propres, Slavica – Histoire et Témoignages, Collection dirigée par Georges Nivat, Jacques Catteau et Vladimir Dimitrijevic,”,”RIRO-187-FL”
“PASCAL Pierre”,”Mon État D’ame. Mon Journal de Russie. Tome troisième 1922-1926. Vol. III.”,”Pierre Pascal poursuit la publication de ses carnets de notes, compte rendu scrupuleux de sa vie quotidienne en Russie soviétiste. Après Mon journal de Russie et En communisme, Mon état d’ame porte sur les années 1921 à 1926, c’est à dire depuis l’instauration de la Nouvelle Politique Économique jusqu’à la lutte sévère pour le pouvoir et au commencement de l’élimination del l’Opposition. Avis au Lecteur, Quelgues abbréviations courantes, Note, Index des noms propres, Slavica – Histoire et Témoignages, Collection dirigée par Georges Nivat, Jacques Catteau et Vladimir Dimitrijevic, avviso al lettore abbreviazioni ntoe indice nomi; Slavica – Histoire et Témoignages, Collection dirigée par Georges Nivat, Jacques Catteau et Vladimir Dimitrijevic,”,”RIRO-188-FL”
“PASCAL Pierre”,”En Communisme. Mon Journal de Russie 1918-1921.”,”En communisme est le deuxième volume du Journal de Russie de Pierre Pascal, publié chez le même éditeur en 1975. Avant-propos, Chez Sadoul, Annexes: I. Victor-Serge, II. La garde des maisons, foto, illustrazioni, Index, Collection Slavica – Histoire et Temoignages,”,”RIRO-213-FL”
“PASCAL Pierre”,”Mon Journal de Russie. A la mission militaire française 1916-1918.”,”Cette grève du peuple russe, nul ne l’avait jamais décrite comme le fait Pierre Pascal. Preface de Jean LALOY, note, Pieces Jointes, Index des principaux noms propres et de quelques matières, Collection Slavica – Histoire et Temoignages,”,”RIRO-214-FL”
“PASCAL Blaise”,”I pensieri. Con la vita di Pascal scritta da Gilberte Périer.”,”””A ventitré anni, conosciuta l’esperienza di Torricelli, inventò e portò a compimento l’altra che vien chiamata ‘esperienza del vuoto’, la quale dimostra abbastanza chiaramente che tutti i fenomeni fino allora attribuiti al vuoto sono invece causati dalla pesantezza dell’aria. Questa esperienza fu l’ultima con cui la sua mente si applicò alle scienze umane; e, sebbene abbia inventato i teoremi della cicloide, questo non è in contraddizione con quello che ho detto, perché li scoprì senza pensarci e in un modo che fa credere che non vi si era applicato, come dirò in seguito”” (pag 34-35) (Gilberte Périer)”,”VARx-074-FGB”
“PASCALE Silvia MATERASSI Orlando”,”Il lavoro forzato nel Terzo Reich.”,”I prigionieri di guerra presi in Italia, in Francia, nella ex Jugoslavia e in Grecia furono oltre un milione, concentrati prima in campi provvisori e poi trasferiti lentamente verso i lager in Germania, in Austria, in Polonia. Lì venivano schedati e fotografati, veniva assegnato loro un numero e da quel momento perdevano la propria identità di esseri umani per trasformarsi in meri ‘pezzi di ricambio’ per aziende e fabbriche. Negli anni del nazismo più di 2000 imprese tedesche hanno beneficiato del lavoro forzato, nessuna città faceva eccezione, con buona parte della manodopera costretta al lavoro attraverso minacce e ricatti. Oltre 650.000 internati militari italiani (IMI) furono deportati, dopo l’8 settembre 1943, per diventare schiavi di Hitler e oltre 50.000 morirono di fame, freddo e violenze, sfruttati come lavoratori forzati. “”Secondo una statistica dell’agosto 1944, la maggioranza degli internati fu destinata al lavoro per l’industria bellica (199.143 uomini). Gli altri furono distribuiti all’industria mineraria (43.684), all’industria alimentare e agricola (41.111), all’industria pesante (36.145), all’edilizia (54.554) e alle ferrovie (22.264). Circa altri 23.000 furono assegnati alle poste, alle squadre di carico e scarico e anche a richiedenti civili. L’orario di lavoro variava tra le 50 e le 65 ore settimanali, con un solo intervallo, in genere di mezz’ora, per il pasto. Nelle fabbriche, nelle miniere e nell’edilizia non vi era praticamente alcuna attenzione alla sicurezza, e anhe i servizi medici erano rudimentali o addirittura completamente assenti. L’alimentazione era assolutamente insufficiente e molti riuscirono a sopravvivere soltanto grazie ai pacchi viveri che provenivano da casa. Con il progredire della guerra e il peggioramento delle condizioni in tutta la Germania, le razioni già scarse diminuirono ulteriormente. (…) Le condizioni più dure erano sicuramente quelle dei lavoratori costretti nelle miniere di carbone della Renania e della Slesia. (…) In generale le pessime condizioni degli IMI erano dovute alla politica nazifascista, punitiva nei confronti dei soldati italiani definiti “”traditori””. Anche Hitler decise di occuparsi direttamente del problema, soprattutto per quanto riguardava la resistenza al lavoro coatto che si concretizzava nella scarsa produttività. Il comando supremo della Wehrmacht stabilì di mettere in ginocchio, con sistemi durIssimi, tutti coloro che non avessero lavorato in maniera proficua e che venivano definiti “”fannulloni””. Alla fine del febbraio 1944 pertanto si diede ordine di correlare l’alimentazione degli internati militari con il rendimento e, nel caso di poca resa, di ridurre il pasto a tutta la squadra di lavoro, non solo al singolo uomo. Ovviamente il senso della punizione collettiva secondo il pensiero nazista avrebbe dovuto creare delle divisioni: la speranza era quella che fossero gli stessi compagni a costringere gli altri a essere produttivi. Il principio dell’alimentazione proporzionata al rendimento era sicuramente disumano, ma anche controproducente, elemento già evidenziato anche da esperimenti effettuati in un centro medico a Dortmund nell’estate del 1944. (…) Secondo gli archivi storici interni della Daimler-Benz di Mannheim, gli IMI, oramai stremati e in condizioni fisiche di estrema debolezza morivano sistematicamente dopo breve tempo per il sopraggiungere di banali malattie infettive. (…) Una relazione interna alla fabbrica Krupp a Rheinhausen comunica sempre nello stesso periodo l’insorgere di perdite di peso fino a 22 chili, con la comparsa anche di malattie aggravate da turbe mentali. (…)”” (pag 25-26) Silvia Pascale è docente di Lettere all’IC4 Stefanini di Treviso. Dal 2011 si occupa di storia contemporaneo, in particolare delle questioni legate al genocidio armeno, ai campi di concentramento e alla vicenda degli Internati Militari Italiani (IMI) soprattutto dopo la scoprta di legami familiari con quelle vicende storiche. È presidente della sezione ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati nei Lager Nazisti) di Treviso. Ha pubblicato tra l’altro ‘Internati Militari italiani. Una scelta antifascista’ (2022) sempre in collaborazione con Orlando Materassi. Orlando Materassi (vive nel comune di Pontassieve), già presidente nazionale dell’ANEI, è stato consigliere provinciale e assessore.”,”GERN-208″
“PASCOLI Giovanni”,”Nuovi poemetti.”,”Pietole pag 128 pag 134 I poemetti sono la seconda raccolta di poesia di Giovanni PASCOLI (1855-1912). Apparsa nel 1897 si sdoppiò poi in due volumi distinti; Primi poemetti (1904) e Nuovi poemetti (1909) ma per l’ omogeneità della materia formano un tutto unico.”,”ITAB-186″
“PASCOLI Giovanni”,”Poemi del Risorgimento. Inno a Roma – Inno a Torino.”,”Inno a Torino. “”Te la dea Roma disegnò quadrata, qual esa fu, premendo il solco a fondo, col grande aratro dalla prua ferrata, con cui fendé fecondatrice il mondo. Come legione ferrea che si schiera, con pari file, dritte e quadre, invade il vasto campo; così tu, guerriera, con le tue case e con le tue contrade. In te milizia è tutto; anche l’austere voci e parole e l’anime dei tuoi; che, se squilli la tromba del dovere, corrono a morte, umili ed altri eroi”” (pag 129-130)”,”VARx-475″
“PASCOLI Giovanni, a cura di Maurizio PERUGI”,”Opere. Tomo I, Tomo II.”,”8″,”TEOP-451″
“PASCUCCI Margherita”,”La potenza della povertà. Marx legge Spinoza.”,”PASCUCCI Margherita ha conseguito il Master in Lingua e Letteratura yiddish presso la Columbia University (NY) e un dottorato in Letteratura comparata presso la New York University. Ha Pubblicato ‘Il pensiero di Walter Benjamin. Un’introduzione’ (2002). Dunamei: termine usato da Marx in alcuni passaggi per definire il movimento della storia, o meglio, la sua ricezione. Il concetto implica qullo di virtualità, di potenza e di prassi rivoluzionaria (glossario, introduzione) (pag 13) “”‘(…) per questo la moneta è detta in greco ‘nomisma’ (cosa legale), perché sorge non per natura ma per legge (‘nomos’) e sta in nostro potere mutarla e il renderla fuori uso’ (Aristotele, Etica Nicomachea, v.5)”” (pag 28) Marx su Aristotele, legge valore e denaro “”Sappiamo che la spiegazione che Marx dà del valore deriva da un passo dell”Etica Nicomachea’ [libro V, capitolo sulla Giustizia]: “”Le due particolarità sopra trattate della forma di equivalente diventano ancora più tangibili se ci rifacciamo al grande indagatore che per primo ha analizzato la forma di valore, come tante forme, forme di società e forme di natura, cioè Aristotele. Innanzitutto Aristotele esprime chiaramente che la forma di denaro della merce è solo la figura ulteriormente sviluppata della forma semplice di valore, cioè ‘della espressione del valore di una merce in una qualsiasi altra merce’ (1) (‘ivi’, p. 68). “”Non può esistere lo scambio ‘senza l’uguaglianza’ e ‘non’ può esistere l’uguaglianza ‘senza la commensurabilità”” (out isotes me ouses summetrias). Ma qui si ferma e abbandona l’ulteriore analisi della forma valore. “”Ma è ‘veramente impossibile (te men oun aleteia adunaton) che cose tanto diverse siano commensurabili””, ossia ‘qualitativamente uguali’. Questa comparazione può essere solo qualcosa di estraneo alla reale natura delle cose e perciò solo un “”espediente per il bisogno pratico”” (ivi, p. 69). Secondo Marx la difficoltà per cui l’analisi di Aristotele si bloccò è dovuta alla mancanza di un ‘concetto di valore’ in quanto forma di lavoro di uguale qualità. La sostanza comune (2), che permette nell’equivalenza di esprimere il valore di una cosa attraverso un’altra, è il ‘lavoro umano’. A causa della struttura della società greca, Aristotele non poteva vedere che “”attribuire valore alle merci è puramente un modo di esprimere tutti i lavori come lavoro umano uguale e conseguentemente come lavoro di uguale qualità””; ma il genio di Aristotele viene riconosciuto per il fatto che egli, “”nell’espressione del valore della merce, ha scoperto un rapporto di uguaglianza”” (ibidem) (3). Questo rapporto di uguaglianza è espressione di qualcosa che è stato reso comparabile; è espressione del bisogno di essere parificati. Esso mostra la formazione del ‘comune’ (‘koinonia’), che costituisce la società. Il mezzo per questa formazione è il denaro – come “”unico standard universale della misurabilità”” (…)”” [Margherita Pascucci, La potenza della povertà. Marx legge Spinoza, 2006] [(1) Giacché afferma: “”5 letti = 1 casa”” (‘klinai pente anti oikias’), non differisce da 5 letti = tanto di denaro (‘klinai pente anti…osou ai pente klinai’). Egli ammette inoltre che il rapporto di valore cui si riferisce l’espressione di valore implica a sua volta che la casa sia posta come qualitativamente uguale al letto, e ammette che queste cose, diverse per ciò che riguarda i sensi, non sarebbero riferibili tra di loro come grandezze commensurabili se nella loro essenza non partecipassero di tale uguaglianza”” (Karl Marx, Il capitale, cit., p. 68); (2) Che la sostanza sia il comune è già stato reso chiaro da Spinoza. L’importanza del concetto spinoziano d’immanenza e del suo intero sistema si trova qui. Nel valore, che dal VII secolo a.C. è stato coniato come denaro, questo comune è stato prodotto come forma astrazione e ha dato alla merce il suo ‘carattere trascendente’. Il cuore dell’etica e della politica spinoziana sta nell’affermazione che questo comune non solo è già dato, in quanto ‘noi siamo il comune’, ma che esso può essere giustamente conosciuto soltanto come forma concreta e come prassi; (3) Per questo passo, vedi anche Michael DeGolyer, ‘The Greek Accent of the Marxian Matrix’, cit., p. 112] (pag 30-31) “”Berlino 1841. Marx legge Spinoza e annota alcuni passaggi dal ‘Tractatus Theologico-Politicus’ e dalle ‘Lettere’. (…) Nel capitolo XVI, oltre al concetto di natura, abbiamo il concetto di collettivo e di utilità; il concetto di libertà e di causa di sé. “”[69] ‘E poiché è legge suprema di natura’ che ciascuna cosa ‘si sforzi di persistere per quanto può nel’ proprio stato”” (Quaderno Spinoza, p. 101). Collettivo, Utilità (collective, utilitas). “”[71] Vedremo chiaramente che gli uomini per vivere in sicurezza e nel miglior modo, dovettero necessariamente unirsi e far sì ‘da avere collettivamente il diritto che ciascuno per natura aveva su tutte le cose e che questo fosse determinato, non più dalla forza e dall’istinto di ciascuno, ma dal potere e dalla volontà di tutti (ibidem)'””. “”[73] Questo diritto della società si chiama “”democrazia””, la quale si definisce perciò come l’unione di tutti gli uomini che ha collegialmente pieno diritto a tutto ciò che è in suo potere”” (ivi, p. 103). Libertà, causa di sé (libertas, causa sui): “”[75] e […] libero è soltanto colui che vive integralmente secondo il solo dettame della ragione […] e, libera in sommo grado è quella repubblica che ha le sue leggi fondate sulla retta ragione, giacché in essa ciascuno può, se vuole, essere libero, ossia vivere integralmente secondo il dettame della ragione…mi pare (cioè il governo democratico) il più naturale e conforme alla libertà e che la natura consente a ciascuno”” (ivi, pp. 103-105). Nel capitolo VII, i concetti che ci interessano sono l’uso della lingua, la scrittura, la storia (linguae usu, Scriptura, historia) (…)”” [Margherita Pascucci, La potenza della povertà. Marx legge Spinoza, 2006] (pag 50-51-52-53)”,”MADS-610″
“PASETTI Matteo a cura; saggi di Alberto DE-BERNARDI Pietro PINNA Alvaro GARRIDO Maria Luiza TUCCI CARNEIRO Marica TOLOMELLI Nuno ROSMANINHO Fernando TAVARES PIMENTA Maria DAS GRAÇAS ATAIDE DE ALMEIDA Luis REIS TORGAL Noémia MALVA NOVAIS Heloisa PAULO Rodrigo ARCHANGELO Maria Francesca PIREDDA”,”Tra due crisi. Urbanizzazione, mutamenti sociali e cultura di massa tra gli anni Trenta e gli anni Settanta.”,”Saggi in portoghese e italiano Rielaborazione relazioni presentate a un convegno internazionale svoltosi presso l’Università di Bologna il 27-28 maggio 2010 con la partecipazione di storici italiani portoghesi e brasiliani Contadino europeo. “”La riproduzione e la tutela del proprio patrimonio domestico hanno costituito la bussola che ha guidato per secoli la razionalità economica delal comunità familiare contadina, orientandone le scelte colturali e tecnologiche, le strategie commerciali, l’impiego delle risorse nel sistema delle pluriattività, le politiche demografiche e matrimoniali. Un economista agrario russo antistalinista, fucilato nel 1939, Alexander V., Chayanov, più di ogni altro ha saputo penetrare e ricostruire, in una serie di scritti, universalmente riconosciuti come un caposaldo fondamentale per lo studio delle società rurali preindustriali, gli obbiettivi e i parametri di riferimento di questa “”razionalità”” Chayanov 1966 e 1990. Essi possono essere sintetizzati in questi termini: invece del massimo incremento dell’accumulazione, proprio delle economie di mercato capitaliste, l’economia contadina punta a una crescita che trova il suo equilibrio nel rapporto tra i bisogni della famiglia e lo sforzo per soddisfarli. Dato che l’utilità marginale decresce – questo è il ragionamento di Chayanov – nella misura in cui cresce la somma totale dei valori disponibili, per il conduttore dell’azienda, a un certo punto della crescita del reddito di lavoro, la disutilità delle unità di lavoro marginali erogate eguaglierà l’apprezzamento soggettivo dell’utilità marginale della somma dei valori ottenuti dal lavoro. La produzione del lavoratore dell’azienda contadina familiare si fisserà a questo punto di equilibrio naturale, dato che ogni dispendio supplementare di lavoro sarà soggettivamente svantaggioso [Chayanov 1990, 88]. In sostanza il centro attorno a cui ha ruotato per secoli queto sistema economico è rappresentato dall’equilibrio tra “”bocche”” e “”braccia””, a cui sono state subordinate le altre variabili, rappresentate dai capitali a disposizione, dalla terra posseduta e dalla forza-lavoro utilizzabile. Da questo punto di vista risulta esemplare il nesso tra le pluriattività extragricole – dalle lavorazioni tessili, alle economie di raccolta, fino all’impiego nelle filande – e l’utilizzazione del lavoro femminile e infantile, che ha punteggiato tutte le economie contadine europee, finalizzato all’ottimizzazione delle risorse umane all’interno delle strategie di autosufficienza. Il contadino europeo, dunque, non produceva per il mercato e non aveva per fine il profitto; al contrario puntava a realizzare condizioni che mantenessero stabile il livello e la qualità della vita della famiglia, rimanendo il più lontano possibile dallo scambio monetario e cercando di uscire il meno possibile da uno spazio econ omico delimitato dall’autosufficienza e dall’autoconsumo”” (pag 40-41) [Alberto De Bernardi, La scomparsa della società rurale e la modernizzazione nei paesi dell’Europa meridionale]”,”EURE-100″
“PASIMENI Carmelo”,”Lotta al fascismo all’ombra di Stalin. La militanza di Vincenzo Antonio Gigante.”,”Il saggio affronta un tema complesso col rigore di una documentazione inedita e segue la via di studiosi come Lussana – guardare al Pci attraverso la vicenda dei militanti – ma non è solo «biografia». Partito dalla vicenda di Gigante, Pasimeni giunge, infatti, allo scontro nell’ antifascismo che lotta «all’ombra di Stalin». Egli fa così luce sul rapporto tra gruppo dirigente del Pci ormai stalinista, di cui Togliatti è figura paradigmatica, e i «quadri intermedi», alla «svolta» degli anni ’30. La vicenda è emblematica. Quando il gruppo dirigente decide di tornare in Italia e il giovane quadro si oppone, lo scontro tra Togliatti, che «vede» il paese con gli occhi di Mosca, e Gigante che parte «dalla conoscenza diretta della realtà» e dei compagni «rassegnati» a una «vita di miseria e di stenti» è scontro da due concezioni del Partito (p. 52). Altri hanno scritto di questo comunista ucciso dalle torture nella Risiera di San Sabba. Hanno ricordato le «grandi doti umane» e il «senso della solidarietà» (p. 10), tacendo sui rapporti col Partito e sul ruolo delicato di partigiano e dirigente che sul confine orientale «all’interno dell’antifascismo o, meglio, degli antifascismi in conflitto» (p. 14) prova a costruire una linea di autonomia, che il partito abbandonerà mentre i tedeschi lo uccidono. Pasimeni rompe il silenzio su questi temi e fa della biografia lo strumento «per leggere momenti importanti della storia del Pci e, più in generale, […] d’Italia» (pp. 10-11). L’umiliante «processo» al Gigante, accusato di «opportunismo» da Togliatti, consente all’autore di fermarsi sulle «pressioni ideologiche dello stalinismo sul partito e sui suoi militanti», sul dibattito che si apre sull’identificazione del movimento operaio con l’Urss, sul socialismo in un solo paese e sulla categoria del «socialfascismo» e sull’opportunismo. E non c’è dubbio: la decimazione del gruppo dirigente fu devastante. Pasimeni sa inserire la vicenda di Gigante nel dibattito sull’attualità della storia del Pci e ne coglie un paradosso: partito da una «linea politica imposta», che sacrifica la democrazia, il Pci è protagonista «del processo storico cha ha portato la democrazia nel nostro paese» (p. 18). Non si ferma, non può, su quanto il «paradosso» abbia pesato sui ritardi della sinistra, ma la ricostruzione dello scontro con Togliatti è esemplare. Gigante, che lavora tra la gente, ricorda al leader «le opposizioni dei compagni di base alle direttive del partito» (p. 75), Togliatti è astratto e ideologico: Gigante non ha «le qualità di un bolscevico» (p. 100-101). Tanto basta per emarginarlo e umiliarlo e Pasimeni ha ragione: «vittime dello stalinismo non furono soltanto quei numerosi comunisti emigrati a Mosca». Pagarono tanti altri, solo «per aver espresso divergenze sulla linea politica o sul gruppo dirigente» (p. 105). Il saggio si chiude sul militante che per tutta la vita prova a conciliare «i principi del socialismo e della democrazia». Il punto è che la prova non riesce e Togliatti apre la via che conduce al 1956. Pasimeni non lo dice, Arfè lo scrisse: all’«occasione perduta» per la quale i costi si sono poi pagati in moneta contante (Giuseppe Aragno) La ricerca di Carmelo Pasimeni si propone di portare alla luce la tragica esperienza di Vincenzo Antonio Gigante, un militante comunista finito nella Risiera di San Sabba, per mano dei nazisti, alla fine del Secondo conflitto mondiale. Il risultato va però ben oltre il recupero di un pur generoso profilo biografico: sullo sfondo si staglia infatti, in tutta la sua drammaticità, lo scenario nel quale si conduceva, non solo in Italia, la lotta contro il fascismo, una lotta che, all’interno del PCdI, si snodava le logiche dettate dalla politica staliniana.”,”PCIx-508″
“PASINI Giuseppe, abate”,”Vocabolario italiano latino compitato dall’abate Giuseppe Pasini ad uso delle regie scuole di Torino nel quale si contengono i modi di dire ed i proverbj più eleganti e difficili dell’una e dell’altra lingua. Ed inoltre un copioso numero di voci aggiunte non che le favole de’ poeti, ed i nomi delle città, castella, mari, ec. che si leggono negli ottimi latini autori. Tom 1.”,”Frustamattoni: si dice di colui, che giornalmente va in una casa, o bottega, e non vi spende mai un soldo, o non vi porta utile alcuno Lavoratore: oggi propriamente contadino Lavoratrice: che lavora, operaria”,”VARx-420″
“PASINI Giuseppe, abate”,”Vocabula latina et italica a Josepho Pasinio jamdiu digesta in usum Regii Augustæ Taurinorum Gymnasii cui insertæ sunt elegantiores et difficiliores utriusque sermonis locutiones proverbia et dictiones ad scientias pertinentes accedunt poetarum fabulæ, atque urbium, oppidorum, marium, etc. nomina quaæ in optimis latinis auctoribus passim occurrunt. Editio emendatior. Tomus II.”,” Liberalis: ingenuo, non servile, libero, franco, liberale, splendido, onorato, civile, discreto, vantaggioso, cortese, largo, bello Liberalitas, ingenuità, bontà, spendidezza, liberalità, larghezza, cortesia, munificenza ecc.”,”VARx-421″
“PASINI Mirella, a cura; saggi di Daniela BIANCHI Gilbert VINCENT Paola DE-CUZZANI Daniele ROLANDO Gro ROSTADBOTTEN Mirella PASINI”,”Profeti ed eroi. Le retoriche della violenza.”,”Mirella Pasini ha insegnato Storia della filosofia, Filosofia morale ed Etica sociale presso l’Università di Genova. Attualmente è professore associato di Etica della comunicazione. Ha pubblicato pure ‘La mente e il cuore. David Chiossone e l’etica sociale dell’Italia unita’ (Name, 2007).”,”TEOS-024-FMB”
“PASOLINI Pier Paolo”,”Le ceneri di Gramsci. Poemetti.”,”Il fratello di Pasolini, Guido dopo un anno di lotta partigiana nelle file della ‘Osoppo’ è caduto sui monti della Venezia Giulia nel febbraio del 1945. “”Quanta gioia in questa furia di capire!”” (pag 31) “”(…) Ma troppo fonda è, in voi, l’ impronta della lotta compiuta, nel grande e breve decennio: vi siete assuefatti, voi, servi della giustizia, leve della speranza, ai necessari atti che umiliano il cuore e la coscienza. Al voluto tacere, al calcolato parlare, al denigrare senza odio, all’ esaltare senza amore; alla brutalità della prudenza e all’ ipocrisia del clamore. Avete, accecati dal fare, servito il popolo non nel suo cuore ma nella sua bandiera: dimentichi che deve in ogni istituzione sanguinare, perchè non torni mito, continuo il dolore della creazione. Come altri compagni di strada, il mistico rigore d’un’azione sempre pari all’ idea, non vi chiedo: si paga, anche questo, con l’ aridità. (…)””. (pag 125)”,”VARx-173″
“PASOLINI Pier Paolo, a cura di Gian Carlo FERRETTI”,”Le belle bandiere.”,”La crisi letteraria. “”Questa crisi ha origini semplicemente letteraria o culturali? O, se alla sua base c’è una crisi economico-sociale, come sempre, di che tipo di crisi si tratta? È una classica crisi di restaurazione? O di modificazione (centro-sinistra) di certe situazioni che parevano irremovibili? Io credo che si tratti di una crisi che non ha riscontri nel nostro passato, né immediato né lontano. Siamo in un momento di «zero» storico (momento ideale, si capisce) (e allora le avanguardie sono, è vero, nella posizione giusta: ma mentre esse la credono liberamente scelta, essa è in realtà coatta, il momento zero è subito)”” (pag 238) [n. 49, a. XIX, 3 dicembre 1964]”,”EDIx-001-FMP”
“PASOLINI Pier Paolo”,”Il caos.”,”Articolo ‘E’ tutto all’aperto’ (sono caduti i muri delle case… tutto è all’aperto senza intimità…) (pag 171-172) (Volumetto prestato a Patrizia S. il 2.9.2020)”,”ITAS-006-FMP”
“PASOLINI Pier Paolo”,”Petrolio.”,”””Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di “”summa”” di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie”” (Pasolini, 10 gennaio 1975) Appunti 20-30. Storia del problema del petrolio e retroscena (pag 117-118)”,”VARx-014-FSD”
“PASQUARELLI Gianni”,”La società per azioni. Il bilancio. Gli impieghi del risparmio. La borsa.”,”””Taluni osservano infatti che la speculazione in Borsa non sempre si svolge come si descrive sui libri o su i trattati di economia; talvolta essa rovescia, anziché anticipare, la piega del mercato, facendo subire ai titoli variazioni di prezzo che non hanno nulla a che vedere con le vicende produttive e finanziarie delle aziende. (…) E’ accaduto questo. Nel 1967 – e lo stesso discorso vale per il 1968 – l’indice che misura l’andamento della produzione industriale aumentò dell’8,2 percento circa. Quello che invece misura l’andamento delle azioni in Borsa calò dell’8 per cento. Ciò significa che il valore dei titoli azionari fu del tutto sganciato dai risultati produttivi delle singole aziende. E questo è un assurdo perché il valore delle azioni dipende (o dovrebbe dipendere) dall’andamento delle società: ossia dal loro fatturato, dai loro profitti, dai loro progressi tecnici, e via di seguito. Vi è stato insomma una specie di divorzio fra il valore delle azioni e i risultati delle singole industrie, segno che qualcosa non ha funzionato, segno che la Borsa non è stata lo specchio fedele della buona o della cattiva salute della società.”” (pag 113-114)”,”ECOG-021″
“PASQUET D.”,”Histoire politique et sociale du peuple americain. Tome I. Des origines a 1825.”,”””La prosperità economica degli Stati Uniti nei primi anni del XIX secolo, in un’ epoca in cui i prodotti americani dominavano in Europa e in cui, grazie alle guerre europee, le navi americane si erano impadronite del commercio mondiale, rallentò l’ emigrazione verso l’ Ovest”” (pag 347)”,”USAG-044″
“PASQUET D.”,”Histoire politique et sociale du peuple americain. Tome II a. De 1825 a nos jours.”,”Guerra totale: “”Al quale, la vigilia di Natale, Sherman risponde: “”Questa guerra differisce dalle guerre europee per il fatto che noi combattiamo non solo un’ esercito nemico, ma un popolo nemico, e che dobbiamo far fortemente pesare il pugno della guerra tanto sui giovani e gli anziani, sui ricchi e sui poveri, che sulle truppe organizzate”” (pag 670)”,”USAG-045″
“PASQUET D.”,”Histoire politique et sociale du peuple americain. Tome II b. De 1825 a nos jours.”,”””La crisi alla fine del 1907 fu il risultato di una prosperità senza precedenti. Lungi dall’ essere toccati da una crisi monetaria, gli Stati Uniti erano entrati in possesso di una massa enorme d’ oro, per la scoperta di nuovi giacimenti; (…) Nello stesso momento, il Sudafrica entrò in scena. Così l’ oro abbondò: la questione dell’ argento scomparve.”” (pag 835)”,”USAG-046″
“PASQUI Gabriele”,”La scrittura delle scienze sociali.”,”Gabriele Pasqui, nato a Milano nel 1965, si è laureato dapprima in discipline economiche e sociali, poi in filosofia teoretica. Ha svolto attività di ricerca presso il Dipartimento di Economia Politica dell’Università L. Bocconi e attualmente sta completando un dottorato in politiche pubbliche del territorio presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Collabora inoltre alla cattedra di Urbanistica del Politecnico di Milano.”,”TEOS-090-FL”
“PASQUINELLI Carla a cura, saggi di ANGIONI Giulio ASSAD Talal AUGÉ Marc BERNARDI Bernardo BROMBERGER Christian CIRESE Alberto M. GALLINI Clara SIGNORELLI Amalia SOLINAS Pier Giorgio”,”Potere senza Stato.”,”Questo volume raccoglie gli atti del convegno ‘Potere senza Stato’, organizzato dall’Istituto di discipline socio-antropologiche della facoltà di magistero della Università di Cagliari, nei giorni 10 e 11 maggio 1984.”,”RELC-020-FL”
“PASQUINI Emilio”,”Dante e le figure del vero. La fabbrica della Commedia.”,”Emilio Pasquini insegna Letteratura italiana all’Università di Bologna. Fra i maggiori studiosi di Dante, della cui Commedia ha curato insieme ad A.E. Quaglio un notissimo commento, si è occupato di aspetti rilevanti della cultura tre-quattrocentesca, fornendo importanti contributi filologici, tra cui l’edizione delle Rime del Saviozzo e Le botteghe della poesia.”,”VARx-260-FL”
“PASQUINO Gianfranco”,”Crisi dei partiti e governabilità.”,”PASQUINO è ordinario di scienza della politica nell’ Università di Bologna.”,”ITAP-050″
“PASQUINO Gianfranco a cura, saggi di BLANK Stephen LAPALOMBARA Joseph LAMBORN Alan BONANTE L. BUENO DE MESQUITA Bruce CAPORASO J.A. DI NOLFO E. PAPISCA A. ORGANSKI A.F.K.”,”Teoria e prassi delle relazioni internazionali.”,”Gianfranco Pasquino è ordinario di Scienza della politica nell’Università di Bologna e Direttore della rivista Il Mulino. Specializzatosi negli Stati Uniti alla School of Advanced International Studies di Washington D.C., svolge un’intensa attività di ricerca che è culminata nelle seguenti pubblicazioni: Modernizzazione e sviluppo politico, Militari e potere in America latina, Crisi dei partiti e governabilità. É codirettore della seconda edizione del Dizionario di Politica e autore di numerose voci.”,”RAIx-021-FL”
“PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Oreste MASSARI Antonio MISSIROLI Gianfranco PASQUINO”,”Opposizione, governo ombra, alternativa.”,”Oreste Massari è ricercatore di Scienza politica nel Dipartimento di Sociologia dell’Università di Roma. Ha studiato il Partito laburista inglese. Antonio Missiroli, specializzato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, è attualmente ricercatore presso la Sezione Europea del Centro per Riforma dello Stato. Pasquino è professore ordinario di Sociologia della politica nell’Università di Bologna. Declino del partito antisistema. “”La possibilità che per via democratica si arrivi teoricametne a un mutamento del sistema economico è ammessa sia da Kelsen (1970, p: 259), che da Schumpeter (1977, p,. 286); e sul piano della Costituzione italiana si veda Lavagna (1977)”” (pag 65) (saggio di O. Massari)”,”TEOP-495″
“PASQUINO Gianfranco a cura; saggi di Domenico FISICHELLA Giorgio SOLA Giuseppe DI-PALMA Adriano PAPPALARDO Giacomo SANI Gianfranco PASQUINO Stefano PASSIGLI Angelo PANEBIANCO Oreste MASSARI”,”La scienza politica di Giovanni Sartori.”,”Gianfranco Pasquino, laureatosi in Scienza politica con Norberto Bobbio e specializzatosi in Politica comparata con Giovanni Sartori, è professore di Scienza politica nell’Università di Bologna. Insegna anche al Bologna Center della Johns Hopkins University (2005). “”Furono quelli, tra il 1992 e il 1994, anni in cui un sistema in crisi, ma al tempo stesso allo ‘statu nascenti’, avrebbe potuto essere ristrutturato in maniera da garantire una virtuosa democrazia dell’alternanza. Se Mario Segni, indiscusso leader del movimento referendario, si fosse pronunciato per il maggioritario a doppio turno anziché restare fermo a una generica indicazione per il maggioritario, la vittoria referendaria tradottasi a fine del 1993 nella pessima legge Mattarella – causa dell’ulteriore frammentazione partitica registratasi negli anni seguenti – avrebbe invece segnato una svolta decisiva per la ristrutturazione del nostro sistema partitico. Il punto – sfuggito alla quasi totalità dei leaders politici di allora, attardati nell’ottica proporzionalistica della Prima Repubblica o acriticamente fiduciosi nelle qualità taumaturgiche del maggioritario – è prontamente colto da Sartori che individua subito nella legge elettorale la chiave di volta per la riforma del sistema, e nel «Mattarellum», e in specie nella sua quota maggioritaria a turno unico, l’elemento negativo che anziché risolvere il problema della governabilità, aumentando il frazionismo partitico e quindi l’eterogeneità delle coalizioni di governo, lo aggrava. L’analisi di Sartori è pienamente coerente con le sue precedenti affermazioni teoriche: un buon sistema elettorale deve avere non solo la funzione di tradurre i voti in seggi evitando eccessive distorsioni, ma anche quella di consentire la formazione di governi stabili ed efficaci. Le leggi elettorali devono assolvere, insomma, non solo a una funzione di rappresentanza, ma anche a quella di determinare le modalità di selezione dell’Esecutivo”” (pag 221-223) [Stefano Passigli, ‘Un politologo militante’]”,”TEOP-496″
“PASQUINO Gianfranco a cura, saggi di Aris ACCORNERO Ada BECCHI Vito Marino CAFERRA Raimondo CATANZARO Maurizio COTTA Carlo D’ADDA Donatella DELLA PORTA Roberto DELLA SETA Giovanni DE LUNA Anna DI LELLIO Sergio FABBRINI Giuseppe G. FLORIDA Piero IGNAZI Virgilio ILARI Giuseppe MAMMARELLA Marco MARAFFI Carlo A. MARLETTI Oreste MASSARI Stefano MERLINI Luisa PASSERINI Luca RICOLFI Sergio ROMANO Vincenzo ROPPO Giovanni SABBATUCCI Bruno SALITURO Pietro SCOPPOLA Sandro SETTA Nicola TRANFAGLIA Salvatore VASSALLO”,”La politica italiana. Dizionario critico 1945-95.”,”Gianfranco Pasquino è ordinario di Scienza della politica nell’Università di Bologna e Direttore della rivista Il Mulino. Specializzatosi negli Stati Uniti alla School of Advanced International Studies di Washington D.C., svolge un’intensa attività di ricerca che è culminata nelle seguenti pubblicazioni: Modernizzazione e sviluppo politico, Militari e potere in America latina, Crisi dei partiti e governabilità. É codirettore della seconda edizione del Dizionario di Politica e autore di numerose voci. Aris Accornero insegna Sociologia industriale nell’università di Roma La Sapienza. Ha diretto per anni la rivista teorica della Cgil e poi la sezione Ricerche sociali del Cespe. Ada Becchi insegna Economia urbana e regionale all’Istituto universitario di architettura di Venezia. Vito Marino Caferra è consigliere della Corte d’Appello di Bari e insegna Istituzioni di diritto privato all’Università di Bari. Raimondo Catanzaro insegna Sociologia del mutamento dell’Università di Trento. Maurizio Cotta insegna Scienza della politica e Politica comparata nell’Università di Siena. Carlo D’Adda insegna Economia politica nell’Università di Bologna. É tra i fondatori di Prometeia, associazione per le previsioni econometriche. Donatella Della Porta insegna Governo locale nell’Università di Firenze. Roberto Della Seta, giornalista, cura attualmente l’ufficio stampa e le iniziative editoriali della Legambiente. Giovanni De Luna insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici nell’Università di Torino. Anna Di Lellio, sociologa, ha insegnato Teoria e politica sociale alla Columbia University e Sociologia politica e urbana al Sarah Lawrence College di New York. Sergio Fabbrini insegna Relazioni internazionali nell’Istituto universitario orientale di Napoli e Sistemi politici comparati nell’Università di Trento. Giuseppe G. Florida insegna Diritto costituzionale italiano e comparato nell’Università di Teramo. Piero Ignazi è ricercatore di Politica comparata nell’Università di Bologna. Virgilio Ilari insegna Storia delle istituzioni militari nell’Università di Milano. Giuseppe Mammarella ha insegnato all’Università di Firenze ed è attualmente Associated Professor presso la Stanford University di Palo Alto. Marco Maraffi insegna Sociologia politica nell’Università di Milano. Carlo A. Marletti insegna Sociologia nell’Università di Torino. Oreste Massari è ricercatore di Scienza della politica nell’Università di oma La Sapienza. Stefaqno Merlini insegna Diritto costituzionale nell’Università di Firenze. Luisa Passerini insegna Storia del XX secolo all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Luca Ricolfi insegna Tecniche di analisi dei dati nell’Università di Torino. Sergio Romano, già ambasciatore alla Nato e a Mosca, come storico si è occupato principalmente di storia italiana e francese tra Otto e Novecento. Vincenzo Roppo insegna Istituzioni di diritto privato nell’Università di Genova. Giovanni Sabbatucci insegna Storia contemporanea nell’Università di Macerata. Bruno Salituro insegna Economia politica e Economia e politica internazionale nell’Università di Bologna. Pietro Scoppola insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma La Sapienza. Sandro Setta insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma La Sapienza. Nicola Tranfaglia insegna Storia contemporanea nell’Università di Torino. Salvatore Vassallo è dottorando in Scienza della politica nell’Università di Firenze.”,”ITAP-025-FL”
“PASQUINO Gianfranco a cura, Saggi di Enrico MELCHIONDA Giovanni SARTORI Giacomo SANI Guido LEGNANTE Mauro BARISONE Renato MANNHEIMER Adriano PAPPALARDO Orazio LANZA Gianni PIAZZA Donatella CAMPUS”,”Dall’Ulivo al Governo Berlusconi. Le elezioni del 13 maggio 2001 e il sistema politico italiano.”,”Gianfranco Pasquino è professore di Scienza politica nell’Università di Bologna e al Johns Hopkins Center di Bologna. Condirettore della Rivista italiana di scienza politica.”,”ITAP-064-FL”
“PASQUINO Gianfranco”,”Corso di scienza politica.”,”Gianfranco Pasquino è professore di Scienza politica all’Università di Bologna e nel Bologna Center della Johns Hopkins University.”,”TEOP-002-FMDP”
“PASQUINUCCI Daniele a cura”,”Società e politica a Siena nella transizione verso il fascismo (1918-1926).”,”Daniele Pasquinucci è dottorando in Storia presso l’Università degli Studi di Pavia. Collabora con la cattedra di Storia contemporanea presso la Facoltà di Giurisprudenza – corso di laurea in Scienze politiche – dell’Università di Siena. Ha pubblicato saggi su Italia contemporanea, Spagna contemporanea, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale e Studi Senesi.”,”ITAS-017-FL”
“PASSANITI Paolo”,”Filippo Turati giuslavorista. Il socialismo nelle origini del diritto del lavoro.”,”PASSANITI Paolo è ricercatore in Storia del diritto medievale e moderno presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Siena. ha pubblicato nel 2006 ‘Storia del diritto de lavoro in Italia, I. La questione del contratto di lavoro nell’Italia liberale (1865-1920).”,”MITT-296″
“PASSARELLI Alberto introduzione”,”Il processo D’Onofrio e la Verità. “”Miracolosamente ritornati dalla steppa terribile, pochi eroici sfortunati italiani raccontano…””.”,”Riproduzione della pagina 16 del numero unico ‘Russia’: ‘80.000 martiri dei campi di concentramento russi 8.000 scampati accusano e denunciano: D’Onofrio – Robotti Gottardi (Rizzoli) – Ossola Fiammenghi – Cocchi Torre (una femmina) Roncato Italiani! Questi rinnegati, postisi al servizio della polizia sovietica e diretti da TOGLIATTI, furono i commissari politici, gli aguzzini nostri nei campi di concentramento sovietici. Evitiamo che essi diventino i commissari politici, gli aguzzini nel grande campo di concentramento che diverrebbe l’ ITALIA. I reduci di Russia’ (pag 187) Chi è il senatore Edoardo D’Onofrio. (pag 179) “”D’Onofrio: – Io ho ravvisato negli articoli offesa alla mia persona, come comunista e come italiano. Ciò perché ho sempre difeso gli interessi del mio paese: in Italia come in Russia. Presidente: – E’ vero che lei procedeva ad interrogatori nel modo come hanno detto gli imputati? D’Onofrio: – Non ho mai tentato di convincere altri alle mie idee usando imposizioni e minacce. Il senatore comunista accennando alla polemica avuta nel febbraio 1948 conil giornale romano “”Risorgimento Liberale”” che pubblicò articoli contro la sua attività antitaliana in Russia, ha detto che in quell’occasione non si querelò, perché il direttore del giornale pubblicò regolarmente tutte le lettere di risposta, per cui la questione rimase negli stretti limiti della polemica politico giornalistica. D’Onofrio: – Ma durante la campagna elettorale viene fuori quel libello (si riferisce al numero unico “”Russia””) nel quale ricorrono chiaramente gli estremi dell’oltraggio. L’accusa fattami, di violenze o minacce, è assolutamente falsa, in quanto non si possono infodere con quei mezzi idee politiche, ma soltanto con una assidua opera di persuasione. Il fatto è che al fondo di tutta questa storia c’è una ragione politica. Perciò sono lieto di poter esporre al Tribunale quegli episodi che, pur essendo ormai di dominio pubblico, vanno posti nella loro vera luce. Dopo questa premessa il sen. D’Onofrio è entrato nel vivo della questione cominciando con l’affermare che la cifra di 80 mila prigionieri in Russia è esagerata. Dalle dichiarazioni degli stessi prigionieri essi sarebbero stati non più di 10 o 12 mila. Secondo studi effettuati dagli Stati Maggiori, l’Armir avrebbe perduto 84 mila uomini e in questa cifra vanno compresi naturalmente oltre quelli catturati dai russi, i morti e i feriti. Ora, giacché l’URSS ha restituito all’Italia 12 o 13 mila prigionieri, va da sé che la differenza che manca è data dal numero dei caduti. La responsabilità di un così elevato numero di morti, secondo D’Onofrio, è tutta dei capi che non furono capaci di organizzare una rese che avrebbe salvato tante vite.”” (pag 32-33) Segue la questione delle eventuali morti dei soldati nei campi di concentramento.”,”PCIx-317″
“PASSATORE Franco”,”Animazione dopo. Le esperienze di animazione dal teatro alla scuola, dalla scuola al sociale.”,”Franco Passatore appartiene a coloro che si sono rivoltati contro il prodotto artistico, contro la professione di mercato, a favore di una spontaneità di azione e di una fuga dalla competitività. Ambito di una ricerca e di un orientamento muoventisi fuori dalla legge del mercato e della specializzazione.”,”GIOx-012-FL”
“PASSERIN Ettore”,”La rivoluzione francese.”,”D. “”Perché gli opportunisti che succedono a Robespierre erano chiamati “”termidoriani””? R. “”(…) Metterei però subito in guardia anche contro un uso troppo dispregiativo di quel nome: per quanto dicendo termidoriani si sappia che si tratta di un gruppo in cui prevalgono gli opportunisti, è bene fare qualche distinzione di grado: lo stesso Carnot era fra questi opportunisti; (…)””.”,”FRAR-274″
“PASSERIN Ettore e altri, saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA”,”Movimento operaio e sviluppo economico in Piemonte negli ultimi cinquant’ anni.”,”Saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA. “”Queste posizioni non sono nuove se Maurice Dobb nell’ analizzare, nell’ intervallo tra le due guerre, le più importanti teorie in materia salariale, scriveva che da parte di alcuni “”… non si contesta che i salari possano esser mantenuti permanentemente a questo più alto livello se viene impiegata abbastanza forza. Si sostiene invece che ciò non può avvenire senza provocare una notevole contrazione nella domanda di lavoro nel lungo periodo, in modo da causare attraverso la disoccupazione una perdita di guadagni da lavoro maggiore del vantaggio ottenuto attraverso i più alti salari, e da suscitare una pressione (sotto la forma dell’ esercito di disoccupati che concorre alla ricerca di una lavoro) per ridurre nuovamente i salari, per esempio per ridurli, se non nei settori “”protetti””, nei settori non organizzati sindacalmente e non protetti da un salario minimo””. Una sorta di vendetta del sistema (…)””. (pag 139, Melchiorre Maina, Differenziali e struttura del salario in alcuni settori…)”,”MITT-211″
“PASSERIN D’ENTREVES Ettore REPGEN Konrad a cura; relazioni di Fausto FONZI Erwin ISERLOH Rudolf LILL Pietro SCOPPOLA Francesco TRANIELLO Adam WANDRUSZKA Christoph WEBER Sergio ZANINELLI, interventi di Camillo BREZZI Maurilio GUASCO”,”Il cattolicesimo politico e sociale in Italia e Germania dal 1870 al 1914.”,”relazioni di Fausto FONZI Erwin ISERLOH Rudolf LILL Pietro SCOPPOLA Francesco TRANIELLO Adam WANDRUSZKA Christoph WEBER Sergio ZANINELLI, interventi di Camillo BREZZI Maurilio GUASCO “”Il movimento associativo che aveva raggiunto la sua massima espressione nei decenni dopo il 1880 era, come abbiamo ricordato, diversificato in sé; la vasta panoramica che ne fa il dizionario ecclesiastico (Kirchenlexicon) contemporaneo registra, accanto alle associazioni devozionali o ecclesiastiche in senso stretto, altre cinque categorie: associazioni caritative, di ceto e professionali, per la promozione delle scienze e delle arti, associazioni politiche ed a scopo ricreativo. Le molteplici ramificazioni di questo movimento non sono ancora state sufficientemente studiate. Mancando una presentazione globale criticamente valida, le opere di Ritter e Buchheim rimangono un’ indispensabile fonte d’ informazione; bisognerebbe inoltre citare anche le opere (gli otto volumi di K. Bachem, Vorgeschichte, Geschichte und Politik der deuschen Zentrumspartei’, Koln, 1927-32, ndr) che illustrano la storia del partito di centro. Quello che qui possiamo fare è solo tentare di fare un giro d’ orizzonte. Sarà innanzitutto necessario illustrare a grandi linee il rapporto del movimento associativo con la Chiesa ufficiale e con il cattolicesimo politico. Mentre il partito di centro, guidato in ciò soprattutto da Windthorst e Lieber, rivendicava la sua indipendenza politica dalla gerarchia, il movimento associativo fu per lungo tempo, specialmente nei primi due decenni dopo il 1848, una componente importante della corrente ultramontanista; esso si schierò a favore del centralismo autoritario inaugurato da Pio IX e si sviluppò in strettissima dipendenza dal papa e dai vescovi a lui più sottomessi.”” (pag 77-78)”,”RELC-204″
“PASSERIN D’ENTREVES Ettore SOFRI Gianni”,”Gli ultimi quarant’anni. Profilo storico ad uso delle scuole.”,”Libro dedicato a Walter Maturi”,”STOU-099″
“PASSERIN D’ENTREVES Ettore e altri, saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA”,”Movimento operaio e sviluppo economico in Piemonte negli ultimi cinquant’anni.”,”Saggi di Ettore PASSERIN D’ENTREVES Federico CEREJA Gianfranco ZUNINO Melchiorre MAINA Dora MARUCCO Giovanni MAGGIA. Contiene il saggio: “”Sviluppo economico e movimento operaio in Piemonte negli ultimi cinquant’anni. Note sugli studi apparsi nel II dopoguerra”” di Dora Marucco”,”MITT-001-FP”
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro”,”Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel.”,”Rielaborazione della tesi di laurea in filosofia del diritto del novembre 1922, condotta sotto la guida di Gioele Solari, il libro di Passerin d’Entreves, amico di Gobetti e collaboratore della ‘Rivoluzione liberale’ e del ‘Baretti’, parte dalla critica di Hegel al formalismo dell’etica kantiana e analizza la concezione hegeliana dello Stato. L’appendice contiene una informata rassegna su Marx, Engels e Lassalle. La dissertazione d’Entreves con appendice-capitolo ‘sull’influsso della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’ dedicato in particolare a Marx, Engels Lassalle (pag 147 dell’ppendice di GM. Bravo) ‘La concezione della libertà di Marx ed Engels’ (pag 106-); ‘Il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà’ (pag 111-); ‘L’emancipazione effettiva’ (p. 113-); ‘L’idea della libertà in F. Lassalle’ (pag 117-)”,”HEGx-001-FMB”
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Saggi di storia del pensiero politico. Dal medioevo alla società contemporanea.”,”L’autore (1902-1985) aostiano, professore nell’Ateneo torinese, e docente in università anglossassoni (Yale Oxford) giovanissimo fu collaboratore di ‘Rivoluzione Liberale’ e amico di Gobetti (che gli pubblicò il primo libro su Hegel), allievo di Gioele Solari e vicino a Francesco Ruffini e Luigi Einaudi nella Torino degli anni ’20 e ’30. Successivamente lunga amicizia con Norberto Bobbio.”,”TEOP-031-FMB”
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro”,”Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel.”,”””Di nessuna idea si sa così universalmente, che è indeterminata, polisensa, e capace e perciò realmente soggetta ai maggiori equivoci, come della idea della libertà. Poiché lo spirito libero è lo spirito reale, i malintesi intorno ad esso hanno conseguenze pratiche tanto più mostruose, in quanto, allorché gli individui e i popoli hanno accolto una volta nella loro mente il concetto astratto della libertà per se stante, nient’altro ha una forza così indomabile, appunto perché la libertà è l’essenza propria dello spirito, e cioè, è la sua realtà stessa…”” (Hegel, Encicl. § 482) (in apertura) (Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel, Passerin d’Entreves) “”La critica dei principii astrattistici sembra condurre a risultati puramente negativi; in realtà, se i risultati dell’emancipazione politica devon essere rigettati, sarebbe stolto, proclaman concordi Marx ed Engels, non riconoscere che appunto per essa sono poste le condizioni perché il nuovo ideale di libertà vera ed effettiva possa sorgere e precisarsi (47). Intanto dice Engels, non fosse che dalla stessa necessità delle cose sorgerebbe il rimedio, come dal travaglio del presente sorge e si costruisce l’avvenire. L’emancipazione politica ha messo in libertà forze oscure e brute; ha scatenato, rompendo le antiche dighe, l’anarchia della produzione: Engels dice, il regno della necessità. Ma, dice Engels, dopo Hegel il problema del rapporto fra libertà e necessità può dirsi risolto. «Hegel fu il primo che rappresentò giustamente la relazione fra libertà e necessità. Per lui la libertà è l’esperienza della necessità. Cieca è la necessità solo in quanto non viene intesa. La libertà non sta dunque nell’immaginaria indipendenza dalle leggi naturali, ma nel riconoscimento di queste leggi e nella possibilità di poterle far servire dietro un piano determinato, a determinati scopi» (48). Forte di questo insegnamento hegeliano, Engels crede di scorgere, coll’appoggio della visione materialistica della storia, nell’evoluzione dell’umanità, il progressivo riconoscimento e conseguente dominio delle necessità naturali, e quindi un innalzamento graduale verso la libertà (40). Il giorno che. vinte da tempo le forze elementari della natura, pure le finora cieche violente demolitrici forze sociali saranno conosciute e comprese nella loro attività, nella loro direzione, nei loro effetti, potranno dall’uomo esser sottoposte alla sua volontà. A questo fine, perché sia soppresso il disordine nella produzione sociale, perché le forze che fino a qui dominarono la storia passino sotto il controllo degli stessi uomini, è necessario, secondo Engels, che la società s’impossessi dei mezzi di produzione. Questo è il compito sociale del moderno proletariato: per la prima volta faranno gli uomini la loro storia con piena coscienza di loro stessi, cesserà veramente, dice Marx (50), la preistoria del genere umano, avverrà, proclama Engels, il passaggio dell’umanità dal regno della necessità a quello della libertà (51). Sulla soglia della società futura sta dunque scritta la parola organizzazione”” (pag 112-113) [‘Appendice: L’influenza della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’, (in) Alessandro Passerin-d’Entrèves, ‘Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel’, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2012] [(47) Mondolfo, il M.S. in Engels, p. 228-229; (48) Engels, Antidühring, cap. 11, p. 110; (49) ivi, loc. cit.; (50) Marx, prefaz. alla Crit. dell’econ. pol.; (51) per tutta questa teoria v. Engels, Antid., p. 228-229; p. 296; p. 301-302] Rielaborazione della tesi di laurea in filosofia del diritto del novembre 1922, condotta sotto la guida di Gioele Solari, il libro di Passerin d’Entreves, amico di Gobetti e collaboratore della ‘Rivoluzione liberale’ e del ‘Baretti’, parte dalla critica di Hegel al formalismo dell’etica kantiana e analizza la concezione hegeliana dello Stato. L’appendice contiene una informata rassegna su Marx, Engels e Lassalle. La dissertazione d’Entreves con appendice-capitolo ‘sull’influsso della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’ dedicato in particolare a Marx, Engels Lassalle (pag 147 dell’ppendice di GM. Bravo) ‘La concezione della libertà di Marx ed Engels’ (pag 106-); ‘Il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà’ (pag 111-); ‘L’emancipazione effettiva’ (p. 113-); ‘L’idea della libertà in F. Lassalle’ (pag 117-)”,”HEGx-051″
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Alessandro”,”Il fondamento della filosofia giuridica di G.G.F. Hegel.”,”Rielaborazione della tesi di laurea in filosofia del diritto del novembre 1922, condotta sotto la guida di Gioele Solari, il libro di Passerin d’Entreves, amico di Gobetti e collaboratore della ‘Rivoluzione liberale’ e del ‘Baretti’, parte dalla critica di Hegel al formalismo dell’etica kantiana e analizza la concezione hegeliana dello Stato. L’appendice contiene una informata rassegna su Marx, Engels e Lassalle. La dissertazione d’Entreves con appendice-capitolo ‘sull’influsso della concezione hegeliana della libertà sul pensiero rivoluzionario’ dedicato in particolare a Marx, Engels Lassalle (pag 147 dell’ppendice di GM. Bravo) ‘La concezione della libertà di Marx ed Engels’ (pag 106-); ‘Il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà’ (pag 111-); ‘L’emancipazione effettiva’ (p. 113-); ‘L’idea della libertà in F. Lassalle’ (pag 117-)”,”HEGx-052″
“PASSERIN-D’ENTRÈVES Ettore, a cura; saggi di Hubert DESVAGES D.W. ELLWOOD Jean-Pierre VIALLET Gianni PERONA Michel CHANAL”,”Guerra e resistenza nelle regioni alpine occidentali: 1940-1945.”,”M. Chanal, agrégé d’histoire (Univ. de Sciences sociales di Grenoble). H. Desvages maître-assistant di storia contemporanea all’Univ. de Sciences sociales di Grenoble. D.W. Ellwood, incaricato rpesso la Facoltà di lettere dell’Univ. di Bologna e collaboratore dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, autore di ‘L’alleato nemico. La politica dell’occupazione anglo-americana in Italia, 1943-1946’, Feltrinelli, 1977. G. Perona, incaricato di storia contemporanea alla Facoltà di magistero dell’Univ. di Torino. J.P. Viallet, maître-assistant di storia contemporanea all’Univ. de Sciences sociale di Grenoble. “”Le implicazioni militari e politiche dei complessi fatti connessi al II conflitto mondiale nell’area alpina occidentale: dal ‘coup de poignard dans le dos”” di Mussolini alla Francia nel 1940, all’occupazione militare italiana di alcune zone di questo paese, alla nascita e allo sviluppo della Resistenza contro l’occupante (e, in particolare, al ruolo che in essa ebbe il Partito comunista francese), ai problemi particolari delle vallate abitate da minoranze religiose o linguistiche (le valli valdesi e la Valle d’Aosta), sino alla delicata, e scarsamente nota al di fuori di una cerchia di specialisti, situazione creatasi verso la fine della guerra, e in particolare negli ultimi giorni del conflitto e nel periodo immediatamente successivo, nelle zone di confine tentate dell’idea “”annessionista””. Questi i temi affrontati da storici francesi, inglesi e italiani in questo volume, che ha il pregio non solo di ricostruire in modo minuzioso gli avvenimenti di questo periodo critico ma anche di esplorare adeguatamente, negli antefatti, il formarsi di correnti, o di gruppi d’avanguardia, che ha portato alle più vivaci, talora tragiche, esperienze della Resistenza: esperienze non di rado vissute in comune da uomini che furono costretti a schierarsi formalmente in campi opposti”” (quarta di copertina)”,”ITAR-004-FMB”
“PASSERIN-D’ENTREVES Alessandro”,”La dottrina dello Stato. Elementi di analisi e di interpretazione,”,”””Am Ende hängen wie doch ab Von Kreaturen, die wir machten”” (‘Faust’, Goethe) “”Alla fine, dipendiamo da Delle creature che abbiamo creato”” La presenza dello Stato ‘è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con sé stessa’ “”Per uno strano paradosso, i «valori» sui quali è chiaramente fondato il giudizio che il marxismo reca intorno all’esperienza politica sono derivati proprio da quell’interpretazione dialettica che Marx mutuava da Hegel, applicandola a quella realtà sociale in cui già Hegel e con lui tutta la filosofia politica dell’età romantica avevano additato, contro l’individualismo dell’età precedente, il sostrato concreto dello Stato. «Capovolta», la dialettica hegeliana diventa, com’è noto, per Marx la legge immanente, il ritmo stesso della realtà; ed offre quindi la spiegazione delle «contraddizioni», ossia dei conflitti inesorabili attraverso i quali si afferma il predominio dell’uomo sull’uomo. Lo «Stato» non è altro che il risultato della «lotta di classe». «La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotta di classi». In senso proprio, il potere politico è il potere di una classe organizzata per opprimerne un’altra». «Il potere statale moderno non è che un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese». Così si legge nel ‘Manifesto dei Comunisti’ del 1848; ma già in uno scritto di pochi anni anteriore, Marx ed Engels avevano affermato che «lo Stato… non è altro che la forma di organizzazione che i borghesi si danno per necessità; tanto verso l’esterno che verso l’interno, al fine di garantire reciprocamente la loro proprietà e i loro interessi… Poiché lo Stato è la forma in cui gli individui di una classe dominante fanno valere i loro interessi comuni». (…) Tale interpretazione e tale predizione sono già contenute nel ‘Manifesto’; esse saranno riprese e svolte nelle opere che espongono la dottrina marxista nella sua forma più matura. Lo Stato, scrive Engels, è un prodotto storico, «della società giunta ad un determinato stadio di sviluppo»; ma è anche ad un tempo l’indicazione della dialettica immanente nella storia, in quanto «è la confessione che questa società si è avvolta in una contraddizione insolubile con sé stessa, che si è scissa in antagonismi inconciliabili che è impotente a eliminare».. La risoluzione di tale contraddizione è nella conquista del potere da parte del proletariato e nella trasformazione di tutti i mezzi di produzione in proprietà dello Stato. Con tale conquista e con tale trasformazione soltanto potranno essere cancellate le differenze e risolti gli antagonismi di classe – e di conseguenza verrà meno anche «lo Stato come Stato». Lo Stato non sarà «abolito»: scomparirà, con tutto il suo apparato di oppressione e di repressione. Per la prima volta nella storia gli uomini saranno pienamente padroni del loro destino, e si effettuerà «il passaggio dell’umanità dal regno della necessità in quello della libertà». Qui esce propriamente dal campo della descrizione per entrare in quello della valutazione: la diagnosi cede il posto a una terapia, e questa all’annuncio di una totale rigenerazione. Alla previsione che l’avvento della società senza classi è il risultato ineluttabile della dialettica storica si sovrappone l’imperativo di realizzarla: «compiere questo atto di redenzione del mondo: ecco il compito sociale del moderno proletariato». Invero, il valore di fine attribuito al raggiungimento della libertà dà a questo imperativo un significato assoluto, categorico. Ma ciò non toglie che il regno della libertà è lontano, ed i rapporti sociali, oggi come oggi, sono determinati da altre e diverse leggi, da altri e diversi imperativi. Il regno della necessità è il regno della forza”” (pag 79-81) [Alessandro Passerin d’Entreves, ‘La dottrina dello Stato. Elementi di analisi e di interpretazione’, Giappichelli editore, Torino, 1962]”,”DIRx-021-FMB”
“PASSIGLI Stefano”,”Emigrazione e comportamento politico.”,”Stefano PASSIGLI è nato a Firenze nel 1938. Laureatosi presso la Facoltà di Scienze politiche ‘Cesare Alfieri’, è dal 1967 professore incaricato di scienza della politica nell’ Università di Padova ove insegna anche dal 1964 Scienza dell’ Amministrazione. Ha insegnato pure oltreoceano. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina) e ha collaborato a varie riviste. Nelle note si cita il libro di M. LIVI BACCI, ‘L’ immigrazione e l’ assimilazione degli italiani negli Stati Uniti’, GIUFFRE’ 1961″,”CONx-068″
“PASTERNAK Boris Leonidovic”,”Poesie. Con un saggio di Cesare G. De Michelis.”,”Il Pasternak di Ripellino che questo volume ripropone, completato dal testo russo a fronte, è ormai un classico delle traduzioni d’autore novecentesche. Boris Pasternak (1890-1960) è stato una delle voci più alte della poesia del Novecento. Premio Nobel 1958. L’edizione completa dell sue opere è stata pubblicata a Mosca solo nel 1990. Di Pasternak sono uscite presso Einaudi anche le Lettere agli amici georgiani. Angelo Maria Ripellino (1923-1978) ha contribuito in misura determinante alla conoscenza delle letterature slave in Italia con numerose opere di saggistica e traduzioni, soprattutto dal russo e dal ceco.”,”RUSx-066-FL”
“PASTERNAK Boris, a cura di Bruno MERIGGI”,”Fraternità delle cose.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Bruno Meriggi è stato uno dei più preparati e sensibili slavisti italiani della nuova generazione, titolare di cattedra all’Università di Milano.”,”RUSx-229-FL”
“PASTERNAK Boris”,”Poesie.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Angelo Maria Ripellino (1923-1978) ha contribuito in misura determinante alla conoscenza delle letterarure slave in Italia con numerose opere di saggistica e con traduzioni, soprattutto dal russo e dal ceco (Majakovskij, Belyj, Cechov, Holan, Halas).”,”RUSx-230-FL”
“PASTERNAK Boris”,”Il salvacondotto.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”RUSx-231-FL”
“PASTERNAK Boris”,”Poesie d’amore.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”RUSx-232-FL”
“PASTERNAK Boris, a cura di Dasa Silhankova DI SIMPLICIO”,”Il soffio della vita. Corrispondenza con Evgenija (1921-1931).”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Evgenij Pasternak, figlio di Boris e di Evgenija, ha raccolto e trascritto il materiale confluito nel presente epistolario, traendo dal suo archivio privato a Mosca. Dasa Silhankova Di Simplicio, studiosa di lingua russa, ha curato la selezione delle lettere qui raccolte.”,”RUSx-233-FL”
“PASTERNAK Boris CVETAEVA Marina RILKE Rainer Maria, a cura di Konstantin AZADOVSKIJ, Elena e Evgenij PASTERNAK, edizione italiana a cura di Serena VITALE”,”Il settimo sogno. Lettere 1926.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore. Marina Ivanovna Cvetaeva, nata a Mosca nel 1892, nel 1922 seguì il marito nell’emigrazione. Tornata in URSS nel 1939, si suicidò due anni dopo. Oltre a numerose raccolte di liriche, poemi e drammi, ha lasciato un folto gruppo di prose critico-memorialistiche. Rainer Maria Rilke nacque a Praga nel 1875. Autore di raccolte poetiche e diaristiche, ebbe un rapporto privilegiato con la realtà e la cultura della Russia, che visitò ripetutamente. Morì, di anemia, nel 1926.”,”RUSx-234-FL”
“PASTERNAK Boris Leonidovic; a cura di Cesare G. DE-MICHELIS”,”La reazione di Wassermann.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”RUSx-241-FL”
“PASTERNAK Boris Leonidovic”,”Autobiografia.”,”Boris Leonidovic Pasternàk nasce a Mosca il 29 gennaio (o il 10 febbraio, secondo il nuovo modo di datare) 1890, Il padre, Leonid, proviene da un antico ceppo sefardita, mentre la madre, Rosa Kaufmann appartiene a israeliti di origine tedesca. É uno dei più alti esponenti della poesia contemporanea, l’espressione forse più genuina e tormentata della grande anima russa. Il celebre autore de Il dottor Zivago – la cui pubblicazione in Occidente fu all’origine di una lunga persecuzione – è soprattutto un poeta che sente la fraternità delle cose. Al momento di assegnarli, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura, l’Accademia di Svezia sottolineava l’importanza del contributo recato da Pasternàk alla poesia contemporanea e alla tradizione epica russa. La famiglia Pasternàk frequenta il meglio dell’intelligenza russa e stringe legami anche con i rappresentanti della cultura europea, di passaggio in Russia. Il padre, presto ritrattista alla moda, esegue ritratti di numerose personalità della cultura e della politica russa, da Tolstoj a Lenin. Le vicende politiche, tuttavia, distolgono presto Pasternàk dal suo mondo poetico per condurlo a un contatto bruciante con la realtà del paese. Il 22 gennaio 1905 i soldati sparano sui manifestanti guidati dal pope Gopon e qualche mese dopo avviene l’ammutinamento della corazzata Potëmkin. Il 17 ottobre dello stesso anno lo Zar promette la costituzione, ma un corteo di studenti è disperso dalla polizia e un agente della polizia segreta uccide lo studente Nikolaj Bauman. Nel 1908 Boris si iscrive alla Facoltà di Legge, ma passa poi a Lettere per studiarvi filosofia. Nel 1912 si reca in Germania, a Marburgo, presso il centro di studi filosofici neokantiani e ha determinanti contatti con il filosofo Cohen. In questo stesso anno Pasternàk viaggia, oltre che in Germania, in Italia, toccando Venezia e Firenze, Nel 1917, e per qualche tempo, Boris entra a lavorare presso il Commissariato dell’Istruzione Pubblica, ma non abbandona la creazione letteraria. Il 30 maggio 1960 Boris Pasternàk muore.”,”BIOx-052-FL”
“PASTEUR Paul”,”Pratiques politiques et militantes de la social-democratie autrichienne, 1888-1934.”,”PASTEUR Paul è dottore in studi germanici, dottore in storia contemporanea, maitre de conferences all’ Università di Rouen, coredattore in capo della rivista Austriaca. E’ autore di ‘L’ Autriche. De la Libération à l’ integration europeenne’ (Documentation fr.) e altro. “”Tra tutte le biografie dei militanti operai, quella di Josef Buttinger ‘Ortswechsel’, apparsa nel 1979, porta degli elementi molto istruttivi per chi si interessa alla vita quotidiana dei membri permanenti del Partito socialdemocratico e delle sue organizzazioni di massa. Ciò è dovuto all’ esilio? Josef Buttinger è rimasto negli Stati Uniti dopo la guerra. Ciò è dovuto al fatto di vivere con una psicanalista, Muriel Gardiner? E’ dovuto anche al sentimento di aver fatto il necessario tra il 1934 e il 1938 per la sopravvivenza del movimento socialista? Rimane il fatto che Josef Buttinger non passa sotto silenzio i dettagli della vita quotidiana e della vita di organizzazione che altri sembrano aver dimenticato. E’ evidente che è meno compromettente per un ex quadro abitante nel New Jersey rivelare i propri errori (…).””. (pag 205)”,”MAUx-026″
“PASTI Daniela”,”I comunisti e l’amore.”,”Dono di Mario Caprini Daniela Pasti, giornalista, ha collaborato dal ’70 al ’76 a ‘Il mondo’ e a ‘L’Espresso’, successivamente è entrata nello staff redazionale de ‘La Repubblica’. Le donne nella resistenza (e Il moralismo degli anni ’50). “”«Calzoni corti, fazzoletti rossi, petti villosi; a me non la danno a bere: la resistenza fu buchesimo»: così usava esclamare Carlo Emilio Gadda, con gradne risentimenti di chi la Resitenza l’aveva fatta per davvero. In realtà quello che Gadda con il suo paradosso dissacrava non era tanto il mito militare della Resistenza, quanto l’aspetto di vigoria anche sessuale (ma nel senso etero…) che alla Resistenza si accompagnò, almeno nei racconti e nei romanzi che da quel periodo sono nati. Vicende d’amore tenero e appassionato fra belle staffette e rudi comandanti partigiani fanno da sfondo a più di un racconto su quel periodo della storia nazionale e, almeno nell’immaginazione popolare, la pertacipazione di tante donne al movimento viene in qualche modo accomunata ad un certo alone di permissività sessuale. Le donne della Resistenza furono molte veramente: Longo le enumera nel suo discorso del ’65: «70 mila donne appartenenti ai gruppi di difesa della donna, 35 mila partigiane combattenti, 623 donne fucilate, 2.750 donne deportate nei campi di concentramento nazisti, 512 donne commissiarie di formazioni partigiane, 16 donne insignite della medaglia d’oro, 17 insignite della medaglia d’argento» (1). I Gruppi di difesa della donna nascono nel novembre del 1943 con lo scopo di «organizzare le donne per la conquista dei propri diritti, come donne e come italiane, nel quadro della lotta che tutto il popolo conduce per la liberazione della patria» (2). A loro volta i «gruppi» danno vita alle formazioni delle Volontarie della libertà: esse assumono compiti di resistenza ttiva, prendendo parte ad azioni armate. Da loro si richiedono intraprendenza, coraggio, spirito di iniziativa: tutte doti tradizionalmente maschili. In virtù di questo tipo di partecipazione la Resistenza per le donne ha un significato ancora più profondo che per gli uomini (…)”” (pag 109-110) [(1) Discorso tenuto a Roma alla IV Conferenzza delle donne comuniste, 29 giugno 1965; (2) Da una relazione del Comitato nazionale dei gruppi di difesa della donna al Comitato di liberazione nazionale dell’alta Italia]”,”PCIx-515″
“PASTORE Giulio”,”Achille Grandi e il movimento sindacale italiano nel primo dopoguerra.”,”””Inoltre una serie di fatti stanno a provare a Grandi ed agli altri dirigenti della CIL (Confederazione italiana dei lavoratori, la confederazione bianca, nata nel 1918, nrd) la progressiva freddezza della massima organizzazione cattolica per il sindacalismo cristiano. All’ inizio del 1924, avendo Grandi preso la decisione di riconfermare la posizione dottrinale della CIL con un convegno che si terrà poi a Milano, invano si rivolge per la relazione fondamentale da tenere al Convegno stesso a persone dalla cui autorevolezza egli intende ricevere un appoggio: Padre Balduzzi prima, Don Olgiati poi rifiutano ed a Grandi non resta che ripiegare su una figura meno nota, Don Boni di Brescia””. (pag 111-112)”,”MITT-214″
“PASTORE Annibale”,”La filosofia di Lenin.”,”””Questo programma era già tutto implicito nella germinale vitalità del marxismo, che fra l’ altro implica una nuova e vera dottrina dell’ evoluzione (1); basti pensare all’ undecima e alla terza glossa di Marx su Feuerbach. Ma solo il programma che ormai si potrebbe dire del neo-marxismo di Lenin, perché con Lenin alza per la prima volta il capo arditamente, viene a esplicare la ricca potenzialità operativa del pensiero marxista, trasformando la teoria della prassi nella prassi della teoria. Invero la teoria marxista, mantenuta nei limiti comuni della storiografia rimane contemplatività, prospettiva spettacolare, descrittivo grafismo. Per contro con l’ apporto di Lenin il marxismo riesce ad assolvere il compito dinamico dell’ offensiva. In modo che è quasi esatto concludere che Marx caricò, Lenin foece esplodere la bomba della rivoluzione (2).”” (pag 103-104) (1) L’ importante rilievo è dovuto a Cornu (…) (2) Il concetto fondamentale della rivoluzione comunista trascende la forma immorale della violenza (…) ma si esplica in forme superiori insurrezionali per la conquista concreta del potere (…) E’ un “”critico”” del leninismo.”,”LEND-591″
“PASTORE Federico”,”Crisi della borghesia, marxismo occidentale e marxismo sovietico nel pensiero filosofico di G. Lukacs.”,”””Il massimo risultato raggiunto da questo tipo di romanzo è, secondo Lukacs, il goethiano ‘Wilhelm Meister’, in cui l’ equilibrio è ottenuto attraverso il rifiuto di assumere le strutture della vita sociale come immagini di un mondo trascendentale o come ordine articolato da una parte, e dall’ altra come una massa amorfa, ma attraverso la creazione di una gerarchia arbitraria di tali strutture, secondo la loro possibilità di essere poste in relazione con il soggetto.”” (pag 48) “”Ma anche se seguendo questa strada Goethe ha saputo sfuggire, almeno parzialmente, al pericolo di una romantizzazione della realtà così esasperata da raggiungere una sfera aproblematica e metaproblematica del tutto estranea alle possibilità delle “”forme strutturali”” del romanzo; tuttavia questa tendenza a scivolare nell’ epopea è implicita nella forma del romanzo della disillusione, anche se resta circoscritta all’ ambito della vita sociale, come tensione verso un “”ideale utopico-immanente delle forme e delle strutture sociali”” (…)””. (pag 49) “”Molto bene ha colto Korsch nell’ ‘Anticritik’, riferendosi a Lenin, il significato di questa inversione dei termini in cui era posta la dialettica in Hegel: (…). E’ evidente che in queste interpretazioni del marxismo agiscono anche, accanto ad una carenza di conoscenza e di comprensione dell’ opera di Marx e del suo metodo dialettico, sia quel “”bisogno scolastico di compiutezza””, com’ebbe a dire Gramsci riferendosi a ‘Theorie des historischen Materialismus’ di Bucharin, sia il desiderio, soprattutto da parte di Lenin; di fornire una “”‘Weltanschauung’ proletaria””, che si opponesse ad una “”‘Weltanschauung’ borghese”” che indubbiamente esisteva ed operava, (in) un paese che non era passato attraverso la fase della rivoluzione borghese, anche se non si comprende come un simile rovesciamento della dialettica hegeliana e una teoria gnoseologica addirittura pretrascendentale qual è quella del “”rispecchiamento”” potessero servire allo scopo”” (22). (pag 115) (22) M. Merleau-Ponty, Umanesimo e terrore’ e ‘Le avventure della dialettica’ cit. p. 269. Riesce, anche di difficile comprensione come Lenin abbia potuto attuare quel ritorno a Hegel di cui sente al necessità quando invita i collaboratori e i redattori di “”Sotto la bandiera del marxismo”” a formare “”una specie di società degli amici materialisti della dialettica hegeliana”” (V. Lenin, Opere complete (1967) XXXIII pag 211) senza superare la rudimentale gnoseologia di ‘Materialismo e empiriocriticismo’. (…) Segue nota 22: teoria rispecchiamento, secondo l’A rifiutata da Marx, con Engels e poi Lenin che avrebbero invece imbrogliato le carte (pag 116)”,”TEOC-433″
“PASTORE Ferruccio”,”Dobbiamo temere le migrazioni?”,”Ferruccio Pastore è vicedirettore del Centro studi di politica internazionale (CeSPI) di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulle migrazioni internazionali e sulle politiche migratorie, in Italia e all’estero. Svolge attività di consulenza per istituzioni nazionali e organizzazioni internazionali.”,”DEMx-001-FL”
“PASTORE Ferruccio”,”Dobbiamo temere le migrazioni?”,”Ferruccio Pastore è vicedirettore del Centro studi di politica internazionale (CeSPI) di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulle migrazioni internazionali e sulle politiche migratorie, in Italia e all’estero. Svolge attività di consulenza per istituzioni nazionali e organizzazioni internazionali. “”i 100.000 professionisti informatici indiani assorbiti ogni anno dal mercato del lavoro statunitense (con visti temporanei (…)) rappresentano, per il paese di origine, una perdita economica complessiva di 2 miliardi di dollari”” (pag 43″,”DEMx-076″
“PASTORI Paolo”,”Rivoluzione e continuità in Proudhon e Sorel.”,”Contiene dedica dell’ autore a Sergio Cotta Lit 35.000″,”PROD-057″
“PASTORINO Renato”,”Il compito inedito.”,”””Osserva acutamente Lenin (1916) che se la guerra è la continuazione della politica delle potenze belligeranti, la pace altro non è se non “”la continuazione della medesima politica, tenuto conto dei cambiamenti avvenuti in seguito alle operazioni militari, nei rapporti delle forze avverse””. Occorre quindi utilizzare lo stato d’ animo per la pace “”per spiegare alel masse che i benefici che esse si aspettano dalla pace sono impossibili senza una serie di rivoluzioni””. (pag 66-67)”,”ELCx-088″
“PASTORINO Renato”,”Il compito inedito.”,” “”Prevalse in un primo tempo l’ esigenza di tentare di raggruppare quel movimento attorno alla Sinistra Comunista, iniziativa nata dalla convergenza delle correnti antistaliniste storiche, di provenienza comunista libertaria, bordighista, trotskista, con correnti della dissidenza del PCI. Queste avevano dato vita nel giugno 1956 al giornale Azione Comunista. Tra gli animatori Bruno Fortichiari, uno dei fondatori del PCd’I nel 1921, ma anche transfughi dello stalinismo come Giulio Seniga, già collaboratore di Palmiro Togliatti. Nell’ aprile 1957 L’ Impulso cesserà la pubblicazione e la sua redazione confluirà in quella di Azione Comunista””. (pag 50-51)”,”PARx-033″
“PASTORINO Renato”,”La tâche inédite.”,”Nel 1964, Arrigo Cervetto pubblica nel giornale Azione Comunista una serie di articoli che saranno raccolti in volume nel 1966, con il titolo “”Lotte di classe e partito rivoluzionario””. Questo testo ha un grande merito storico: quello di aver reintrodotto nel movimento operaio l’ essenza scientifica della concezione leninista del partito. In altri termini, ha il merito di aver rimesso a posto ciò che gli spetta di diritto, nel corso concreto della lotta delle classi degli anni sessanta, l’ essenza del Che fare? L’ elaborazione di Lenin sul partito costituisce ancora oggi il punto più elevato della coscienza e della conoscenza a cui il movimento reale sia pervenuto””. (pag 130)”,”ELCx-090″
“PASTORINO Renato”,”The Unprecedented Task.”,”‘Teoria, organizzazione e passione rivoluzionaria’”,”ELCx-223″
“PASTORINO Renato”,”La loro politica e la nostra. Una nuova generazione comunista in Europa.”,”Raccoglie gli articoli già pubblicati su ‘Lotta Comunista? da gennaio 2007 a Maggio 2020 In particolare l’articolo: ‘I compiti dei leninisti nella crisi della pandemia secolare’ (pag 212-222)”,”ELCx-268″
“PASTRELLO Gabriele MAZZETTI Giovanni”,”Attualità di Keynes. Dossier di Progetto Lavoro.”,”Contiene l’articolo di Giovanni MAZZETTI ‘Per non banalizzare le forme dei conflitti di classe, Marx e Keynes’ (pag 56-59) Cita opera Luciano LAMA, ‘Sul programma del PCI’ (pag 57) “”Ora, che per soddisfare bisogni occorra sempre ‘un’attività produttiva’ è cosa ovvia e indiscutibile. Ma il sostenere che l’unica attività produttiva immaginabile sia quella del lavoro salariato testimonia solo dell’incapacità di prendere atto del nuovo nel quale, nei paesi sviluppati, siamo immersi. Qui è dove ci vengono in aiuto le tesi critiche sia di Marx che di Keynes: il lavoro salariato è ‘stato’ un rapporto produttivo, cioè favorevole allo sviluppo delle capacità umane solo fintanto che ha dominato la penuria. Non appena la società ha cominciato a godere di una condizione materiale di relativa abbondanza, quel rapporto è diventato contraddittorio e ‘non può più espandersi senza determinare effetti distruttivi’. Quando Marx nei ‘Grundrisse’ sostiene che, al sopravvivere dell’abbondanza, “”la produzione basata sul valore di scambio ‘crolla’”” si riferisce proprio ad una situazione nella quale lo sviluppo delle capacità umane ha raggiunto un livello talmente elevato, da sfociare nella “”scomparsa delle ‘differenze di classe'”” (‘Il manifesto’).”” (pag 57) [Giovanni Mazzetti, ‘Per non banalizzare le forme dei conflitti di classe, Marx e Keynes’, 2012] Giovanni Mazzetti Professore Associato di Economia Politica Dipartimento di Economia e Statistica Università della Calabria I-87036 Arcavacata di Rende (CS) – Italia. Risiede a Roma. Professor Gabriele Pastrello, docente di storia del pensiero economico all’Università di Trieste.”,”ECOT-262″
“PASUKANIS E.B.”,”La Theorie generale du droit et le marxisme.”,”I metodi di costruzione del concreto nelle scienze astratte, ideologia e diritto, rapporto e norma, merce e soggetto, diritto e Stato, diritto e morale, diritto e violazione del diritto. L’A bolscevico del 1912, eminente giurista sovietico della generazione rivoluzionaria e teorico influente del deperimento dello Stato, è eliminato dallo stalinismo nel 1937.”,”TEOC-066″
“PASUKANIS Evgenij Bronislavovic, Saggio di Umberto CERRONI”,”La teoria generale del diritto e il marxismo.”,”Evgenij Bronislavovic Pasukanis nacque a Starica (oggi Kalinin) nel 1891. Dopo la rivoluzione, fu vicepresidente dell’Accademia comunista e direttore dell’Istituto della costruzione sovietica e del diritto. Nel 1936 fu nominato vice-commissario del popolo alla Giustizia dell’URSS, e poi rimosso nel 1937. Scomparve, probabilmente fucilato, lo stesso anno nel corso delle epurazioni staliniane.”,”DIRx-001-FL”
“PATAT Jean-Pierre”,”Histoire de l’ Europe monétaire.”,”PATAT Jean-Pierre è stato direttore generale degli studi e delle relazioni internazionali della Banca di Francia. “”La costruzione del Sistema europeo delle banche centrali. E’ un compito fondamentale dell’ Istituto monetario europeo quello di mettere a punto una banca centrale “”chiavi in mano””, atta ad esercitare le sue prerogative dal 1° gennaio 1999. Un enorme compito fu compiuto nel quadro di istanze di lavoro che comprendono l’ Istituto monetario europeo (IME) e le banche centrali nazionali, e trattando tutti i problemi afferenti: politica monetaria, politica di cambio, sistemi di pagamento, statistica, biglietti, compatibilità, sistema di informazione, questioni giuridiche…””. (pag 80)”,”EURE-051″
“PATEL Kiran Klaus”,”Il New Deal. Una storia globale.”,”Kiran Klaus Patel insegna Storia europea e globale all’Università di Maastricht. Tra i suoi libri: ‘Soldiers of Labor. Labor Service in Nazi Germany and New Deal America, 1933-1945’ L’ordine mondiale americano. (capitolo quinto). Lo stato del New Deal in guerra 2° Seconda guerra mondiale. (Complesso militare industriale, esportazione dei principi del New Deal, programma Lend-Lease (Prestito-Affitto), internamento degli americani di origine giapponese, ingegneria sociale) (pag 343-48, 360-65, 344 375 378) La guerra (…) consolidò le interconnessioni globali americane in forme inedite rispetto agli anni del New Deal. La produzione di armi non era destinata solo alle forze armate statunitensi. Durante i primi sei mesi della Seconda guerra mondiale i produttori americani consegnarono a Gran Bretagna e Francia un numero di aerei quattro volte maggiore rispetto a quelli prodotti per gli Stati Uniti (5). A partire dal 1941 l’America iniziò a rifornire anche l’Unione Sovietica, la Cina e gli altri alleati nel quadro del programma Leand-Lease, «Prestito-affitto», ovvero il più grande piano di aiuti stranieri mai attuato in tempo di guerra. Nel complesso il 16 per cento della spesa bellica statunitense fu inviato all’estero (6). A differenza della politica emisferica degli anni del New Deal, gli Stati Uniti rafforzarono i collegamenti transatlantici e le connessioni del Nord del pianeta. Dopo Pearl Harbor si unirono alla guerra, e secondo alcuni studiosi furono addirittura l’unico paese a combattere un conflitto globale nel vero senso della parola, in quanto dispiegarono forze e risorse consistenti in tutti i teatri di guerra dell’epoca (7). Le imprese contribuirono in maniera sostanziale a questa svolta globale e al boom interno che ne conseguì. Sotto l’egida del trentottenne Clay P. Badford, la Kaiser Industries costruì un gigantesco cantiere navale a Richmond, in California. Questo progetto trasformò una cittadina sonnecchiante in una vivace città industriale di 150.000 abitanti nell’arco di soli tre anni (8). Altre città simili a Richmond spuntarono come funghi in tutti gli Stati Uniti. Ne scaturì un processo di riqualificazione dell’Ovest del paese che non aveva precedenti nella storia americana moderna. In passato questa regione era stata caratterizzata da un’economia coloniale basata sull’estrazione di materie prime; in seguito la crisi economica e ambientale degli anni Trenta l’aveva trasformata in una «zona di preoccupazione nazionale». La guerra, invece, proiettò l’Ovest in un’economia diversificata dalle forti componenti industriali e tecnologiche (9). Nello stesso tempo venne meno il predominio economico del Nord-Est, a dimostrazione di quanto fosse profondo il cambiamento in atto (10). Gli anni della guerra videro altresì entrare in scena i lavoratori: il numero di adesioni ai sindacati quasi raddoppiò, passando da 6,6 milioni nel 1939 a 12,6 milioni nel 1945. Ciononostante, i lavoratori non riuscirono a far fronte al nuovo ruolo dell’impresa, che ebbe spesso la meglio (11)”” (pag 344-345) [(5) Klein, ‘A Call to Arms, p. 66; (6) Erlandson, ‘Lend-Lease’; (7) Showalter, ‘Global Yet Not Total’. Sulla Seconda guerra mondiale come guerra globale cfr. Weinberg, ‘A World at Arms’; (8) Heiner, ‘Henry J. Kaiser, American Empire Builder’, pp. 119-23; (9) Dorman, ‘Hell of a Vision’, p. 76; (10) Nash, ‘The American West Transformed’; (11) Troy, ‘Trade Union Membership’, p. 1] “”L’economia americana restò concentrata sull’impresa bellica molto meno delle economie della maggior parte degli altri paesi in guerra, e le risorse materiali e fisiche del paese non arrivarono mai a un punto di rottura. Insomma, durante gli anni della guerra gli americani nel loro paese si sacrificarono e soffrirono ben poco, a differenza della maggior parte delle altre potenze”” (pag 352)”,”USAE-126″
“PATENAUDE Bertrand M.”,”Trotsky. Downfall of a Revolutionary.”,”PATENAUDE Bertrand M. è lecturer alla Stanford University dove è research fellow alla Hoover Institution Library and Archives. E’ autore pure di ‘The Big Show in Bololand: The American Relief Expedition to Soviet Russia in the Famine of 1921’. Kamenev (brother-in-law) 9,16,91 ecc.”,”TROS-205″
“PATENAUDE Bertrand M.”,”The Big Show in Bololand. The American Relief Expedition to Soviet Russia in the Famine of 1921.”,”Bertrand M. Patenaude is Lecture in History at Stanford University and a Research Fellow at the Hoover Institution. He is the editor or co-editor of four books on modern Russian history. Illustrations, Preface, Prologue, Epilogue, Appendix: Riga Agreement, Notes, Bibliography, Index, Acknowledgments, Frontispiece, Maps, Photographs,”,”RIRO-205-FL”
“PATRIARCA Silvana”,”Italianità. La costruzione del carattere nazionale.”,”PATRIARCA Silvana insegna Storia europea contemporanea alla Fordham University di New York “”La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: ‘Ho famiglia’”” (Leo Longanesi, 1947) (pag 208) “”Gramsci non era un marxista convenzionale. Il suomo di pensare era fortemente influenzato da Georges Sorel e dalla tradizione culturale italiana, e aveva ereditato da De Sanctis e dai “”vociani”” (7) una certa sensibilità per la questione delle abitudini degli italiani e la tematica della “”riforma intellettuale e morale”” della vita del paese. Al contrario del più ortodosso Bordiga e di altri fondatori del Partito comunista, Gramsci credeva che il marxismo dovesse portare in Italia un cambiamento non soltanto economico ma anche etico. Nonostante nei suoi ‘Quaderni del carcere’ esprimesse una certa insofferenza per coloro che definiva intellettuali di tipo “”‘moralista’ o moralizzatore”” alla stregua di Prezzolini (8), ne condivideva specialmente negli anni giovanili – alcuni atteggiamenti e criticava piuttosto di frequntare le abitudini e il carattere nazionali. Questo carattere non offriva un bello spettacolo: oltre all’ipocrisia, “”una delle facce più appariscenti e vistose del carattere italiano””, Gramsci vi leggela la “”sfiducia reciproca””, che era conseguenza dell’educazione gesuitica, di governi polizieschi e dell’esperienza della vita di tutti i giorni (9)”” (pag 176-177) (7) (…) Anche Walter Adamson ha sottolineato il fatto che Gramsci fece propria la “”struttura del vocabolario della ‘Voce’ (…) (8) A. Gramsci, Quederni del carcere, a cura di V. Gerratana, vol. 3, Einaudi, p. 2204 (9) Id., Caratteri italiani, in Id., Scritti giovanili, cit., pp. 93-94″,”ITAS-165”
“PATRICELLI Marco”,”Morire per Danzica. La Polonia tra Hitler e Stalin.”,”Nato nel 1963, giornalista, docente universitario di Storia contemporanea, autore di programmi culturali per la Rai-Tv e Mediaset, Marco Patricelli è uno storico e divulgatore.Ha pubblicato tra l’altro: ‘I banditi della libertà’, ‘Settembre 1943: i giorni della vergogna’, ‘L’Italia sotto le bombe’. ‘Berlino prova ad accorciare i tempi, indicando martedì 22 o al massimo il 23: è Hitler stesso, domenica 20, a rivolgersi direttamente a Stalin per abbreviare i tempi. Il 21, con un telegramma a Hitler, Stalin accetta. (…)”” (pag 142); “”Il Führer era così riuscito ad accogliere la direttiva del suo Stato maggiore di dare inizio alla guerra entro il 1° settembre (oltre quella data le precipitazioni atmosferiche avrebbero neutralizzato i piani di guerra lampo studiati dai vertici militari), evitando di trovarsi esposto a un doppio fronte. Infatti l’ordine d’attacco alla Polonia sarà diramato solo dopo la firma del patto Ribbentrop-Molotov: il 26 agosto’ (pag 143); ‘Il significato, sul piano del diritto internazionale e su quello politico, è che il patto tedesco-sovietico non solo non rientra negli schemi degli accordi fino ad allora conclusi, ma costituisce un nuovo tipo di patto di non aggressione. Il “”Ribbentrop-Molotov””, così com’è strutturato, favorisce una guerra di aggressione, e la miccia per la deflagrazione delle Seconda guerra mondiale l’ha materialmente accesa Stalin autorizzando la firma del suo ministro degli Esteri. Molotov tenterà in seguito di giustificare il carattere implicitamente aggressivo dell’accordo (329), ma sarà come arrampicarsi sui vetri. Col patto Ribbentrop-Molotov, di fatto, Stalin scioglie le mani a Hitler in Polonia, e il Führer si impegna a riservargliene una ricca porzione. Questo accordo è chiaramente un mezzo tattico per dividersi l’Europa (330). Il protocollo segreto in quattro paragrafi stabilisce con esattezza la sfera di influenza di Germania e URSS, dalla foce del Danubio alla Finlandia (331). All’Unione Sovietica vanno la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia e il territorio polacco a est della linea segnata dal corso dei fiumi Narew, Vistola e San; al Terzo Reich i territori polacchi ad ovest di tale linea e la Lituania. I due governi si dicono inoltre convinti a esaminare di comune accordo la questione dell’utilità di mantenere o meno uno ‘Stato polacco indipendente’ e a studiare in che modo si dovesse delimitarne i confini ‘ma solo nel corso di ulteriori sviluppi politici’. Come ai tempi dei re prussiani e degli zar, tedeschi e russi si erano seduti a tavolino per spartirsi la Polonia per la quarta volta. Il Reich, come auspicato e voluto di Stalin, si disinteressava esplicitamente dell’Europa sudorientale e della Bessarabia, che sarebbero state inghiottite in un boccone dai sovietici. Il protocollo segreto è dinamite pura, esplicito attentato alla pace. La sua portata verrà rivelata al mondo durante il processo di Norimberga, nel 1946, ma l’URSS, che cercherà in ogni modo di impedire la testimonianza del capo della sezione giuridica del ministero degli Esteri Friedrich Gaus, che aveva materialmente esteso il testo del patto e del protocollo supplementare (332), ne negherà addirittura l’esistenza (333) non riconoscendo alcun valore di prova ai microfilm che riproducevano la versione tedesca del trattato. Solo nel 1989, grazie alla ‘glasnost’ dell’ultimo segretario del Pcus e dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbacëv, il Cremlino ammetterà ufficialmente la veridicità del protocollo segreto, che non era più segreto per nessuno’ (pag 153-154); ‘La Polonia, nel complesso, si rivela militarmente un gigante di cartapesta, martoriato dalle divisioni corazzate del generale Heinz Guderian che manovrano secondo uno schema che il mondo ancora non conosce e di cui non immagina la portata dirompente: la “”guerra lampo””‘ (pag 203)]”,”POLx-051″
“PATRICELLI Marco”,”I banditi della libertà. La straordinaria storia della Brigata Maiella partigiani senza partito e soldati senza stellette.”,”Marco Patricelli (Pescara, 1963) giornalista del ‘Tempo’ e storico. E’ autore di altre opere tra cui ‘Liberate il Duce. Gran Sasso 1943’ (2001) e ‘La Stalingrado d’Italia’ (2002), ‘Le lance di cartone’ (2004). “”Due giorni prima, il 4 agosto (1944, ndr), sir Harold Alexander ha deciso di scardinare la Linea Gotica (Gotenstellung o Grüne Linie, linea verde, come la chiamano i tedeschi): 320 chilometri di fortificazioni e capisaldi (più di 2000 nidi di mitragliatrici, circa 500 postazioni di artiglieria, 3600 trincee, più di 117.000 chilometri di filo spinato, circa 100.000 mine) lungo cui Kesserling ha posizionato 14 divisioni tedesche che presidiano l’Italia settentrionale dal Tirreno all’Adriatico con circa 339.000 uomini (1). Gli effettivi della Wehrmacht sono sottodimensionati di un terzo rispetto alle equivalenti unità alleate; quanto poi ad artiglieria, corazzati e aeronautica, la partita non si pone neppure, perché è schiacciante il predominio angloamericano: Alexander ha ai suoi ordini 900.000 effettivi, schiere di cannoni e di carri armati, centinaia di caccia e cacciabombardieri, nonché il poderoso appoggio dell’artiglieria navale che agisce indisturbata (2)”” (pag 199) [(1) Il Gruppo di Armate C. di Kesserling (poi sostituito da Vietinghoff) annovera due armate (…); (2) Anche Alexander ha a disposizione due armate, ma a ranghi assai più elevati rispetto ai tedeschi, e soprattutto perfettamente equipaggiati (…)]”,”ITAR-007-FER”
“PATRONI GRIFFI Filena”,”Napoli aragonese.”,”Filena Patroni Griffi è redattrice della rivista Napoli nobilissima. Ha pubblicato: Il banco di pegni di Cava dei Tirreni del 1495, Banchieri e gioielli alla corte aragonese di Napoli. Ha curato l’edizione aggiornata di N. Ferorelli, Gli ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII e la raccolta degli scritti di Giovanni Falcone, Interventi e proposte. 1982-1992.”,”ITAG-015-FL”
“PATTA Gian Paolo”,”Crisi? Per chi? Il lavoro dimenticato.”,”Gian Paolo Patta, segretario confederale della CGIL dal 1996 al 2006 è sottosegretario di Stato al Ministero della Salute nel secondo Governo Prodi.”,”ITAE-147-FL”
“PATTERSON Thomas C.”,”Karl Marx, anthropologist.”,”PATTERSON Thomas C. è DIstinguished Professor adn Chair of Anthropology (Univ. di California, Riverside). Ha scritto pure ‘Marx’s Ghost: Conversation with Archaeologists’ (2003) e ‘A Social History of Anthropology in the United States’ (2001).”,”MADS-463″
“PATTERSON Charles”,”Un’eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l’Olocausto.”,”Volume in memoria di Isaac Bashevis Singer (1904-1991) Charles Patterson ha studiato alla Columbia University alla International School for Holocaust Studies a Gerusalemme. E’ stato collaboratore della rivista ‘Martyrdom and Resistance’ he ha svolto attività di revisore per diversi libri e film sull’Olocausto. Tra i suoi libri: ‘Anti-Semitism: The Road to the Holocaust and Beyond’ (1982), ‘The Civil Rights Movement’ (1995). L’eugenetica in Germania e negli Stati Uniti. I rapporti amichevoli tra eugenetisti americani e tedeschi negli anni Venti ‘Gli scienziati tedeschi restarono impressionati dai progressi compiuti dall’eugenetica americana. Nel 1912, di ritorno dal Primo congresso internazionale di eugenetica di Londra, Alfred Ploetz, fondatore dell’eugenetica tedesca, aveva dichiarato al ‘Berliner Tageblatt’, uno dei principali quotidiani tedeschi, che gli Stati Uniti erano i leader mondiali indiscussi nel campo dell’eugenetica. L’anno seguente, un altro importante eugenetista tedesco elogiò il «deciso e risoluto» popolo americano: «Dopo aver riconosciuto l’importanza dell’ereditarietà nel determinare i tratti mentali e fisici dell’intera popolazione, non esita a passare dalla riflessione teorica a un’energica azione pratica e a mettere in atto una legislazione che porterà al miglioramento della razza» (27). Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, l’eugenetica si radicò profondamente nei circoli medici e scientifici tedeschi, dove divenne nota con il nome di «igiene razziale». Nel 1920, due rispettati professori universitari – Karl Binding, professore di diritto con numerose pubblicazioni al suo attivo, e Alfred Hoche, professore di psichiatria con una specializzazione in neuropatologia – pubblicarono ‘Die Freigabe der Vernichtung lebensunwurten Lebens’ (Autorizzazione alla distruzione della vita che non merita di essere vissuta). Affrontand la questione dei pazienti ricoverati i due studiosi sostenevano che la legge tedesca avrebbe dovuto permettere l’eliminazione pietosa dei pazienti ‘lebensunwert’ («non meritevoli di vita»), di quei soggetti cioè che soffrivano di «demenza incurabile», le cui vite «senza scopo» costituivano un peso per i loro parenti e per la società (38). I termini utilizzati per descrivere tali soggetti («zavorra umana», «semiumani», «umanità difettosa», «mentalmente morti» e «gusci di esseri umani») divennero in seguito parte della terminologia nazista (29). Hoche non accettava il principio tradizionale secondo il quale i medici non devono nuocere, tanto da respingere il giuramento di Ippocrate, considerato un «giuramento per medici d’altri tempi». Egli esaltava il valore didattico dell’eliminazione dei pazienti con handicap mentali, perché i loro cadaveri avrebbero offerto nuove opportunità alla ricerca scientifica, specialmente a quella sul cervello. Dopo la prima guerra mondiale, che vide americani e tedeschi su fronti opposti, Charles Davenport guidò il tentativo di riportare gli eugenetisti tedeschi all’interno del movimento eugenetico internazionale. I rapporti tra eugenetisti americani e tedeschi tornarono a svilupparsi su un piano amichevole nel 1925, quando la Germania rientrò a far parte del movimento eugenetico internazionale (30). Le riviste eugenetiche tedesche riportavano regolarmente gli sviluppi dell’eugenetica negli Stati Uniti, specialmente i progressi che gli americani stavano facendo nel tradurre le teorie razziali in leggi a supporto della sterilizzazione, della segregazione razziale e delle restrizioni all’immigrazione. Fritz Lenz spiegò, quasi a volersi giustificare, che la Germania era rimasta indietro rispetto agli Stati Uniti in termini di legislazione eugenetica, in quanto «i tedeschi sono più portati alla ricerca scientifica che alle attività pratiche di governo». A partire dagli anni Venti, le fondazioni americane fornirono un consistente supporto finanziario alla ricerca eugenetica in Germania. La Rockefeller Foundation, di gran lunga la principale fonte di finanziamento, sostenne la ricerca dei maggiori eugenetisti tedeschi e fondò e finanziò l’Istituto di psichiatria Kaiser Wilhelm, l’Istituto di antropologia, eugenetica ed ereditarietà umana Kaiser Wilhelm e altre importanti istituzioni scientifiche tedesche. Durante la Repubblica di Weimar, gli eugenetisti tedeschi espressero la loro ammirazione per i risultati raggiunti dall’eugenetica americana e misero in guardia sul rischio che, se i tedeschi non avessero fatto progressi, l’America sarebbe diventata l’indiscusso leader mondiale in campo razziale’ (pag 96-97) [(27) Stefan Kühl, ‘The Nazi Connection Eugenics, American Racism and German National Socialism’, New York, Oxford University Press, 1994, p. 13; (28) Henry Friedlander, Origins, cit, pag 14-16, trad. it. ‘Le origini del genocidio nazista’, Roma, Editori Riuniti, 1997; i29) Eugen Kogon, Hermann Langhbein, Adalbert Ruckerl (a cura), ‘Nazi Mass Murder. A Documentary History of the USe of Poison Gas’, New Haven, Yale University Press, 1993, p. 13]; (30) Kühl, Nazi Connection, cit., p. 19. Per ulteriori notizie sul movimento eugenetico americano dopo la prima guerra mondiale, vedi Barry Mehler, “”A History of American Eugenics Movement, 1921-1940′, tesi di dottorato, University Illinois, 1988]”,”SCIx-541″
“PATTIEU Sylvain”,”Les camarades des frères. Trotskistes et libertaires dans la guerre d’ Algerie.”,”E’ la storia di chi si è schierato con il FLN algerino dal 1 novembre 1954, data dell’ insurrezione algerina. Questa storia è anche quella delle correnti trotskiste e libertarie negli anni 1950. Dopo l’ indipendenza, alcuni militanti continueranno l’ avventura in Algeria nella speranza che la guerra si trasformi in una rivoluzione socialista. Saranno i ‘pieds-rouges’ (piedi-rossi) del nuovo regime di BEN-BELLA fino al colpo di stato di BOUMEDIENE che li rispedirà nel 1965 in Francia. pag 95 capitolo 5: SFIO e PCF: i ‘traditori’.”,”TROS-102″
“PATTONI Maria Pia”,”Prometeo. Il dono del fuoco.”,”Maria Pia Pattoni che ha compiuto i suoi studi universitari alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è attualmente Professore ordinario di Letteratura greca presso la sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha lavorato ad una edizione commentata del ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo per la collana dei Classici greci e latini dell’Accademia Nazionale dei Lincei. [“”Ingegnoso e ribelle, il Titano che “”pensa prima di agire”” è incatenato a una rupe per aver donato il fuoco all’umanità. Così il mito ce lo ha consegnato. Cosa lo condannò a tale supplizio? L’ira di Zeus sa essere impietosa e un’azione scellerata come quella di Prometeo, che preferì l’uomo alla divinità, merita una punizione esemplare: legato a una roccia, tormentato da un’aquila intenta a dilaniargli il fegato quotidianamente rigenerato. Un tormento che ci ricorda i futuri martirii (…). Un personaggio mitico che si fa storia e con tutte le sue azioni, attraverso le parole di chi l’ha narrato – da Eschilo a Shelley, fino a Leopardi, Kafka e oltre -, accompagna anche noi oggi”” (dalla quarta di copertina); “”Alla fine della narrazione ovidiana del diluvio vengono presentati Deucalione (figlio di Prometeo, ndr) e Pirra, gli unici esseri umani a essere sopravvissuti grazie alle loro virtù, che sono rispettivamente il senso di giustizia e la devozione nei confronti degli dei. Quanto alla loro discendenza, Deucalione era figlio di Prometeo e Pirra era figlia di Epimeteo. Ai due sposi la terra si presenta vuota e desolata, come doveva apparire prima della creazione dell’uomo; di qui il desiderio di Deucalione di possedere le arti paterne di creare gli esseri umani. I due sposi si rivolgono allora a Temi, alla quale sono devoti (nel ‘Prometeo Incatenato’ essa era addirittura la madre di Prometeo). La dea risponde loro con il seguente vaticinio: «Uscite dal tempio con il capo velato e slacciate le vesti: poi gettatevi dietro le spalle le ossa della grande madre». Pirra, figlia del meno intelligente Epimeteo, non capisce, e crede di dover profanare la tomba di sua madre per disperderne le ossa; ma Deucalione, figlio dell’intelligente Prometeo, comprende il senso dell’oracolo: la grande madre è la terra e per ossa si intendono le sue pietre. Il processo si conclude con la separazione dei generi: «le pietre scagliate da Deucalione presero aspetto d uomini, da quelle lanciate da Pirra rinacque la donna». Anche la ri-creazione dell’umanità avviene dunque sotto il Segno del Titano. Il passaggio dalla materia informe ai corpi umani è narrato da Ovidio come una sorta di processo artistico (…)”” (pag 78-79) “”I Greci antichi agganciavano a questo mito la spiegazione etimologica dell’analogia tra i due termini indicanti rispettivamente “”popolo”” (laòs) e “”pietra”” (lâas). Diversa è la morale che Ovidio trae dall’origine “”petrosa”” del genere umano, e che sente la necessità di spiegare esplicitamente al lettore: «Per questo siamo una razza dura e avvezza alle fatiche, / e diamo testimonianza dell’origine da cui siamo nati». La stessa spiegazione era presente già in Virgilio: «(…) nel tempo in cui per la prima volta / nel mondo vuoto Deucalione gettò pietre, dalle quali siamo nati noi uomini, dura razza»”” (pag 80) Inno di Goethe: «Copri il tuo cielo, Giove, col vapor delle nubi! E la tua forze esercita, come il fanciullo che svetta i cardi, sulle querce e sui mondi! Ché nulla puoi tu contro la mia terra, contro questa capanna, che non costruisti, contro il mio focolare, per la fiamma tu mi porti invidia. (…) Io renderti onore? E perché? Hai mai lenito i dolori di me ch’ero afflitto? Ha mai calmato le lacrime di me ch’era in angoscia? Non mi fecero uomo il tempo onnipotente e l’eterno destino, i miei e i tuoi padroni? Credevi tu forse che avrei odiato la vita, che sarei fuggito nei deserti perché non tutti i sogni fiorirono della mia infanzia? Io sto qui e creo uomini A mia immagine e somiglianza, una stirpe simile a me, fatta per soffrire e per piangere, per godere e gioire e non curarsi di te, come me» (J.W. Goethe, ‘Inni’, trad. di G. Baioni, Einaudi, Torino, 1967) (pag 136-138) “”Lo scrittore [Brecht, ndr] tenta di far convergere il dato del’uso negativo del fuoco con l’interpretazione positiva che Marx [ha] dato del Titano filantropo, «primo martire dell’umanità», rimasta a lungo dominante in area socialista: i responsabili della distruzione operata dal fuoco sulla Terra diventano così gli dèi, e non Prometeo (o gli uomini stessi)”” (pag 152)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GREx-027&#8243;
“PATZIG Günther”,”Linguaggio e logica.”,”A questi interrogativi dà una chiara risposta il filosofo e linguista Günter Patzig. Corso di lezioni, tenuto a Gottinga nell’anno 1963-64 sul tema “”Logica, linguaggio e realtà”””,”FILx-143-FL”
“PAUL Hans-Holger”,”Marx, Engels und die imperialismus-theorie der II. Internationale.”,”Imperialismo e le leggi di movimento del capitale, riproduzione e crisi, Engels e la teoria dell’ imperialismo, teoria imperialismo come teoria del crollo generale.”,”MADS-106″
“PAUL-BONCOUR J.”,”Fra due guerre. Ricordi della III Repubblica.”,”””Sulla mia formazione non hanno influito né Marx né il materialismo storico (…)”” (pag 41) “”Quel che più mi attirava di quei socialisti francesi era l’azione, a cui essi invitavano, molto più delle teorie economiche già superate dagli avvenimenti. Ma quante altre, a cominciare dal marxismo, che sembravano più solide, sono state ugualmente sorpassate! “”Ogni teoria non è che polvere””, ha detto Goethe, “”ed è un albero verdeggiante quello che porta i frutti della vita””. Io non ho letto nulla e non voglio legger nulla di alcune pagine dove Blanqui ha tracciato le grandi linee di un assai povero sindacalismo. Ma la vita di Blanqui, i suoi processi, la parte ch’egli ebbe durante l’assedio di Parigi, i numeri de ‘La patria in pericolo’, destano tuttora in me una rinnovata ammirazione. Che bel romanzo dell’energia rivoluzionaria! Esso riallaccia coi fili ininterrotti delle sue cospirazioni, dei colpi di mano, delle battaglie, delle sofferenze e delle prigionie, come col fervore dei suoi pargiani sopravvissuto alla sua morte, un buon mezzo secco di storia politica francese, tutto acceso dalla intensa fiamma di quel piccolo fragile uomo. Comprendo come il vecchio Ranc lavorasse sempre sotto il segno di questa immagine di Blanqui, che ora possiedo anch’io. Le stava accanto quella di Gambetta; la morte e la storia hanno di queste conciliazioni: l’uno spingeva innanzi e seminava per l’avvenire, dove l’altro rassodava e piantava bene in fondo.”” (pag 41-42) “”Precorrendo l’offensiva ad oltranza, il colonnello de Grand-maison, che poi pagò coraggiosamente con la vita le teorie che insegnava, aveva usato questa frase sconcertante (la cito a memoria, ma mi aveva colpito troppo, perché io possa sbagliare): “”Riassumerò il mio pensiero in una formula che all’apparenza può sembrare paradossale, dicendo che, in materia di offensiva, ‘l’imprudenza è la miglior sicurezza’””. Il generale Michel, probabile generalissimo, che stava per una dottrina più prudente e aveva intravisto con molta chiaroveggenza il passaggio dei Tedeschi attraverso il Belgio, si mostrò molto scosso da quella frase; e in segno di protesta abbandonò la sala””. (pag 104-105)”,”FRQM-044″
“PAULESU-QUERCIOLI Mimma”,”L’erba non cresceva ad Auschwitz.”,”Mimma Paulesu Quercioli è nata a Ghilarza (Oristano) e vive a Milano, dove ha insegnato per quasi trent’anni. Dopo la pubblicazione di ‘Gramsci vivo’ (Milano, 1977), ha curato due raccolte di favole dello stesso Gramsci. Al privato di Gramsci ha dedicato altri volumi.”,”GERN-002-FMB”
“PAULHAC Francois”,”Les accords de Munich et les origines de la guerre de 1939.”,”Si riconosce oggi la necessità degli accordi di Monaco nello stato di impreparazione militare della Francia e della Gran Bretagna nel settembre 1938. Ma Monaco potrebbe essere stata anche l’ ultima chance per l’ Europa prima che il fanatismo hitleriano non avesse trovato un pretesto all’ irreversibile nel gesto di un giovane ebreo che assassinò il 7 novembre 1938 il diplomatico tedesco Von RATH. (…) (4° copertina) “”La conferenza di Locarno si tenne dal 5 al 16 ottobre 1925. Vi parteciparono la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, l’ Italia e il Belgio. Gli accordi firmati consistettero in una garanzia mutua e generale delle frontiere tedesche ad Ovest. La Germania, a Locarno, riconobbe solennemente che l’ Alsazia e la Lorena era e dovevano restare francesi. Per contro, da quest’ epoca, ben prima di Hitler, la Germania aveva rifiutato di considerare immutabili le frontiere orientali.”” (pag 25)”,”RAIx-186″
“PAULUS Friedrich, a cura di Walter GÖRLITZ”,”Stalingrado.”,”””Davanti alle truppe e ai comandanti della 6° armata, come anche davanti al popolo tedesco, sono responsabile di aver eseguito fino alla catastrofe gli ordini di resistenza impartiti dal comando supremo.”” (pag 280) “”Nota preliminare del feldmaresciallo generale Paulus. Alla fine di luglio del 1940… Hitler rese noto allo stato maggiore dell’ OKW, come anche ai comandanti in capo delle tre armi della Wehrmacht, che non era esclusa una campagna contro l’ Unione Sovietica e li incaricò di compiere in proposito studi preliminari. Mentre dunque la guerra sul fronte occidentale non era ancora conclusa e il suo esito appariva ancora incerto, Hitler voleva abbandonare volontariamente il grande vantaggio costituito dalla guerra su un fronte solo per assumere il rischio di una guerra su due fronti. Ciò è però significativo per il modo in cui egli considerava le cose militari. Inoltre, sul piano morale, una decisione del genere rappresentava la rottura di un patto decenale appena concluso, il quale gli procurava oltre tutto notevoli vantaggi economici e importanti mezzi per la prosecuzione della guerra. Lo stato maggiore dell’ esercito accolse il piano offensivo di Hitler con perplessità. Esso infatti paventava la creazione di un secondo fronte e riteneva d’ altra parte certo l’ ingresso in guerra degli Stati Uniti contro la Germania. Quest’ ultima circostanza avrebbe mutato il rapporto di forze e lo stato maggiore era convinto che la Germania avrebbe potuto resistere soltanto sconfiggendo rapidamente la Russia (1). Ma la forza della Russia era la grande incognita. Si supponeva che le operazioni potessero essere svolte soltanto nella buona stagione che però è troppo breve.”” (pag 122) (1) ndr: da collegare a questione ritardo avvio offensiva a causa della disastrosa campagna di Mussolini in Grecia (Mussolini ha salvato Mosca) v: CARTIER Raymond, Hitler et ses généraux. Les secrets de la guerre.”,”QMIS-009-FV”
“PAUWELS Jacques R.”,”Le mythe de la bonne guerre. Les États-Unis et la Deuxième Guerre mondiale.”,”Jacques R. Pauwels , nato a Gand, Belgio, nel 1946, vive da 35 anni in Canada. Laureato in scienze politiche e in sotria insegna all’Università di Toronto. (2005) La legge “”Cash and Carry”” (pag 62-63) Fronte interno. Mutamento della situazione interna degli Stati Uniti: boom economico e un movimento operaio americano sceso in lotta (pag 85-91)”,”QMIS-278″
“PAVAN Robert J.”,”Strutture e strategie delle imprese italiane.”,”PAVAN Robert J. (1929, New York) da genitori di origine italiana ha studiato al Rensselaer Polytecnicn Institute e alla Harvard Business School. E’ autore di varie opere. Divisione e diversificazione. “”Delle 20 società straniere considerate, 18 hanno adottato una struttura multidivisionale. Delle 2 dche non l’ hanno fatto, 1 non si è diversificata, se non geograficamente, mentre l’ altra è una joint-venture al 50%-50%. Spesso il cambiamento nella struttura è stato preceduto da un cambiamento nella leadership manageriale oppure da un declino nei profitti o da entrambi i fattori. (…) Si deve notare che l’ IRI, azienda di Stato, e la più grande azienda industriale italiana, ha adottato la struttura multidivisionale. Anche Chandler nel suo studio sulle imprese americane ha identificato nei settori chimico, elettrico ed elettronico una più rapida diversificazione ed una più ampia accettazione della struttura multidivisionale.”” (pag 231-232)”,”ITAE-137″
“PAVAN Pietro”,”L’ascesa del lavoro. Il movimento sindacale. Aspetto storico-sistematico.”,”Nulla osta del Sac. Gioachino Scattolon.”,”SIND-088″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario, collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXIII volume: Giovanni ASSERETO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Luciano SEGRETO Ernesto SESTAN Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 33. D’Asaro-De Foresta.”,”tra i collaboratori del XXXIII volume: Giovanni ASSERETO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Luciano SEGRETO Ernesto SESTAN Francesco SURDICH”,”REFx-R-033″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del XXXIV volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Mario CARAVALE Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Giuseppe DE-LUTIIS Domenico DEMARCO Michele FATICA Aldo GRASSO GIorgio ISRAEL Guido MELIS Franco MONTELEONE Adolfo PEPE Andrea RICCARDI Giorgio ROCHAT Arcangelo ROSSI Luciano SEGRETO L. AGNELLO P. CRAVERI F.M. BISCIONE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 34. Primo supplemento, A-C.”,”tra i collaboratori del XXXIV volume: Elisabetta BIANCHI TONIZZI Mario CARAVALE Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Giuseppe DE-LUTIIS Domenico DEMARCO Michele FATICA Aldo GRASSO GIorgio ISRAEL Guido MELIS Franco MONTELEONE Adolfo PEPE Andrea RICCARDI Giorgio ROCHAT Arcangelo ROSSI Luciano SEGRETO L. AGNELLO P. CRAVERI F.M. BISCIONE Biografia di Amadeo Bordiga, di L. Agnello (pag 487-) e di Lelio Basso di P. Craveri (pag 298-), di A. Balabanoff (pag 224)”,”REFx-R-034″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentaseiesimo volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Nicola DE-IANNI Riccardo FAUCCI Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 36. De Fornari-Della Fonte.”,”Tra i collaboratori del XXXVI volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Nicola DE-IANNI Riccardo FAUCCI Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-036″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentasettisimo volume: Francesco M. BISCIONE Mario CARAVALE Paolo CHERUBINI Rodolfo SAVELLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 37. Della Fratta – Della Volpaia.”,”Tra i collaboratori del XXXVII volume: Francesco M. BISCIONE Mario CARAVALE Paolo CHERUBINI Rodolfo SAVELLI e altri”,”REFx-R-037″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentottesimo volume: Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Gabriele DE-ROSA Vittorio FROSINI Vittorio LANTERNARI Nicolao MERKER Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Sandro SETTA Fulvio TESSITORE”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 38. Della Volpe – Denza.”,”Tra i collaboratori del XXXVIII volume: Piero CRAVERI Angelo DEL-BOCA Gabriele DE-ROSA Vittorio FROSINI Vittorio LANTERNARI Nicolao MERKER Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Sandro SETTA Fulvio TESSITORE”,”REFx-R-038″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del trentanovesimo volume: Giovanni ASSERETO Franco BARBIERI Antonio CARDINI Pietro CORSI GIovanni CORSI Renzo DE-FELICE Paolo DELOGU Riccardo FAUCCI Nicola LABANCA Carlo MUSCETTA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Enzo SANTARELLI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 39. Deodato – Di Falco.”,”Tra i collaboratori del XXXIX volume: Giovanni ASSERETO Franco BARBIERI Antonio CARDINI Pietro CORSI GIovanni CORSI Renzo DE-FELICE Paolo DELOGU Riccardo FAUCCI Nicola LABANCA Carlo MUSCETTA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Enzo SANTARELLI”,”REFx-R-039″
“PAVAN Massimiliano direttore, comitato direttivo BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario condirettore; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Ornella FRANCISCI OSTI Laura INDRIO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantesimo volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Giovanni MICCOLI Anna Maria OSTI-GUERRAZZI Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Albertina VITTORIA”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 40. Di Fausto -Donadoni.”,”Tra i collaboratori del XL volume: Giovanni ASSERETO Piero CRAVERI Giovanni MICCOLI Anna Maria OSTI-GUERRAZZI Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Matteo SANFILIPPO Albertina VITTORIA”,”REFx-R-040″
“PAVAN Massimiliano direttore, direzione di BARTOCCINI Fiorella CARAVALE Mario; collaboratori-autori e redattori: Gianni BALLISTRERI Paolo BERTOLINI Ingeborg ZAPPERI WALTER Gaspare DE-CARO Claudio MUTINI Roberto ZAPPERI Mario BARSALI Piero CRAVERI Giuseppe PIGNATELLI Agnese CONCINA SEBASTIANI Laura INDRIO Emilia A. TALAMO Alessandra UGUCCIONI Raoul MELONCELLI Maurizia ALIPPI CAPPELLETTI Mario CRESPI Salvo D’AGOSTINO Aldo GAUDIANO Enzo POZZATO Arcangelo ROSSI; collaboratori del quarantunesimo volume: Franco AMATORI Elisabetta BIIANCHI TONIZZI Vittorio CAPRARA Vera FALKENHAUSEN Edoardo GRENDI Concetta LO-IACONO Marco POZZA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Paolo TIRELLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 41. Donaggio – Dugnani.”,”Tra i collaboratori del XLI volume: Franco AMATORI Elisabetta BIIANCHI TONIZZI Vittorio CAPRARA Vera FALKENHAUSEN Edoardo GRENDI Concetta LO-IACONO Marco POZZA Giorgio ROCHAT Andrea ROMANO Alfonso SCIROCCO Paolo TIRELLI e altri”,”REFx-R-041″
“PAVAN Robert J.”,”Strutture e strategie delle imprese italiane.”,”Robert J. Pavan (1929, New York) da genitori di origine italiana ha studiato al Rensselaer Polytecnicn Institute e alla Harvard Business School. Ha pubblicato altre opere.”,”ITAE-044-FV”
“PAVANELLO Mariano”,”Sistemi umani. Profilo di antropologia economica e di ecologia culturale.”,”””I marxisti pur accettando la definizione sostanziale di economia, non concordano affatto su alcuni punti fondamentali del pensiero di Polanyi e dei suoi allievi”” (pag 42-43) (L’antropologia economica marxista) Marx Engels e il concetto di ‘modo di produzione asiatico’. “”Marx stesso, in altre parti della sua opera, si era posto il problema delle formazioni economiche precapitalistiche… ‘La lettura di ‘Ancient Society’ di Morgan apparve come la conferma empirica delle idee di base del materialismo dialettico’ “”Marx stesso, in altre parti della sua opera, si era posto il problema delle formazioni economiche precapitalistiche. ll concetto di formazione economico-sociale ha appunto la funzione di definire le concrete realtà storiche caratterizzate da specifici modi di produzione. Lo sviluppo del pensiero marxista è stato determinato da alcune formulazioni di Marx e di Engels relativamente ai modi di produzione non capitalisti. Di questi, quello asiatico aveva lo scopo di identificare specifiche realtà socioeconomiche non capitaliste e al di fuori dell’area di sviluppo del mondo occidentale, dominate da particolari rapporti tra le forze produttive caratterizzati dal dispotismo politico-religioso nei grandi imperi dell’Oriente antico. Tuttavia il concetto di ‘modo di produzione asiatico’ ebbe poca fortuna nei successivi sviluppi del marxismo e ciò si è riflettuto sulla scarsa attenzione che l’ortodossia marxista ha riservato, fino alla metà di questo secolo, al problema delle culture cosiddette primitive. L’incontro di Marx e di Engels con l’antropologia fu determinato dalla lettura di ‘Ancient Society’ di Morgan che apparve immediatamente come la conferma empirica delle idee di base del materialismo dialettico. Fu Engels, dopo la morte di Marx, a scrivere quella che può essere considerata una rilettura in chiave marxista dell’opera di Morgan: ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’ contiene infatti la tesi evoluzionista della cultura esposta a partire dalla nascita e dello sviluppo delle idee di famiglia, proprietà e stato in relazione alle diverse modalità di produzione della sussistenza umana. Ciò che aveva maggiormente attratto Engels era la possibilità di interpretare le tappe evolutive dell’umanità attraverso la ricognizione delle basi materiali, economiche di ogni specifica formazione sociale in quanto determinanti la forma dei rapporti sociali. Fu però solo in Francia, alla fine degli anni ’50, con Suret-Canale (1964), che si aprì la possibilità di una riflessione meno vincolata agli schemi dell’ortodossia marxista, rappresentata fino ad allora dalle tesi ufficiali del comunismo sovietico. Possibilità che fu largamente favorita dall’influenza esercitata dall’elaborazione filosofica di Althusser (Althusser e Balibar, 1968); gli sviluppi del pensiero marxista, liberato da vecchie e dogmatiche ipoteche, furono notevoli negli anni successivi sia in Francia (Godelier, 1969, 1977; Maillassoux, 1960, 1964, 1975; Terray, 1975; Testart, 1985) che nei paesi di cultura anglosassone (v. AaVv, 1985; Bloch, 1983; Hindess e Hirst, 1975). In pratica la ripresa, da parte di Suret-Canale, del concetto di ‘modo di produzione asiatico’ apriva la strada ad un dibattito sulla specificità di modi produttivi non riconducibili agli schemi marxiani e gli studi etnologici sulle popolazioni africane offrivano un materiale straordinariamente importante per l’elaborazione teorica”” (pag 44-45) [Mariano Pavanello, Sistemi umani. ‘Profilo di antropologia economica e di ecologia culturale’, Cisu, Roma. 1992]”,”TEOS-022-FFS”
“PAVANINI Giulio”,”Hegel. La politica e la storia.”,”Giulio Pavanini (Venezia 1949), laureato in Filosofia, si è specializzato presso la Scuola di perfezionamento in Filosofia dell’Università di Padova a cui attualmente collabora all’interno del gruppo di ricerca dedicato alla teoria politica. ha pubblicato vari articoli su riviste come: Verifiche e Trimestre, nonchè il saggio Hegel e il Beamtenstand nella Prussia tra riforma e restaurazione nel volume collettaneo Per una storia del moderno concetto di politica. Ha inoltre scritto la voce Cameralismo tedesco per il secondo volume dell’antologia di testi curata da Mario Tronti su Il Politico.”,”HEGx-012-FL”
“PAVESE Cesare LOMBARDO-RADICE Lucio CALOGERO Guido COLORNI Eugenio CURIEL Eugenio PESENTI Antonio SPINELLI Altiero AMENDOLA Pietro e Giorgio FOA Vittorio GINZBURG Leone MILA Massimo SECCHIA Pietro NEGARVILLE Osvaldo e altri, lettere di”,”Lettere di antifascisti dal carcere e dal confino.”,”Lettere di PAVESE Cesare LOMBARDO-RADICE Lucio CALOGERO Guido COLORNI Eugenio CURIEL Eugenio PESENTI Antonio SPINELLI Altiero AMENDOLA Pietro e Giorgio FOA Vittorio GINZBURG Leone MILA Massimo SECCHIA Pietro NEGARVILLE Osvaldo e altri”,”ITAR-018-B”
“PAVESE Cesare, a cura di Mariarosa MASOERO”,”Lotte di giovani e altri racconti (1925-1930).”,”””- E adesso non fai forse questa vita, sempre chiuso in una biblioteca? – Ma questo lo faccio per imparare a scrivere e per scuotermi, allargarmi le idee. – No, caro. Leggendo non fai che riempirti di idee altrui. Senti: io avrò anche soltanto due o tre idee, ma so che sono mie, che le ho pensate io; tu ne avrai magari cinquanta, cento, raffazzonate di qua e di là, e tutte insieme esse non ti dànno certo il merito che mi dà una sola delle mie. – Già, allora i libri non servono più a nulla. Perché scriverli? – Che cosa ne so io? Mi convinco sempre più che leggere è rubare, involontariamente se vuoi, ma sempre rubare idee già pensate, morte.”” (pag 7) Nel 1925 un Pavese diciassettenne aveva progettato e iniziato un romanzo a cui affidaa “”le gioie e i dolori della sua vita””. L’ aveva intitolato Lotte di giovani ed era una storia adolescenziale di titaniche accensioni e grandi sogni di gloria alternati a lugubri scoramenti e a precoci idee di suicidio. Sia Lotte di giovani sia i racconti costituiscono materiale inedito (…)”,”VARx-169″
“PAVESE Cesare, a cura di Marziano GUGLIELMINETTI e Laura NAY”,”Il mestiere di vivere, 1935-1950.”,”PAVESE Cesare nasce a S. Stefano Belbo nel 1908 e muore nel 1950. Scrittore e poeta, è morto suicida. Sulla prima pagina dei “”Dialoghi con Leucò’ che fu trovata sul tavolino della stanza dell’ albergo dove si uccise aveva scritto: “”Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”” “”Un discorso di comizio ha la natura del rito religioso. Si ascolta per sentire ciò che già si pensava, per esaltarsi nella comune fede e confessione””. (pag 334) “”Si aspira ad avere un lavoro, per avere il diritto di riposarsi””. (pag 335) Pavese, 1936. “”Quando un uomo è nel mio stato non gli resta che fare l’esame di coscienza. Non ho motivo di rifiutare la mia idea fissa che quanto accade a un uomo è condizionato da tutto il suo passato; insomma, è meritato. Evidentemente, le ho fatte grosse per trovarmi a questo punto. Anzitutto, ‘leggerezza morale’. Mi sono mai posto davvero il problema di che debbo fare secondo coscienza? Ho sempre seguito impulsi sentimentali, edonistici: Su questo non c’è dubbio. Persino il mio misoginismo (1930-1934) era un principio voluttuario: non volevo seccature e mi compiacevo della posa. Quanto poi questa posa fosse invertebrata si è visto poi. E anche nella questione del lavoro, sono mai stato altro che un edonista? Mi compiacevo del lavoro febbrile a scatti, sotto l’estro dell’ambizione, ma avevo paura, paura, di legarmi. Non ho mai lavorato davvero e infatti non so nessun mestiere. E si vede chiara anche un’altra magagna. Non sono mai stato il semplice incosciente, che gode le sue soddisfazioni e se ne infischia. Sono troppo vile per questo. Mi sono sempre carezzato con l’illusione di sentire la vita morale, passando attimi deliziosi – è la parola giusta – a farmi dei casi di coscienza, senza risoluzione di risolverli nell’azione.”” (pag 31)”,”VARx-264″
“PAVESE Cesare”,”Tutti i romanzi. Prima che il gallo canti. Il carcere. La casa in collina. La luna e i falò. Volume Due.”,”Cesare Pavese compie cent’anni (1908-2008). In questa circostanza La Stampa offre ai molti che lo hanno amato la possibilità di rileggerlo.”,”VARx-044-FL”
“PAVESE Cesare”,”Tutti i romanzi. Altri racconti. L’Eremita. Volume Sei.”,”Cesare Pavese compie cent’anni (1908-2008). In questa circostanza La Stampa offre ai molti che lo hanno amato la possibilità di rileggerlo.”,”VARx-045-FL”
“PAVESE Cesare”,”La casa in collina. E altri racconti.”,”‘La casa in collina’ (…) fu pubblicato nel ’49: ma il primo spunto del racconto venne a Pavese nel ’43, durante lo sfollamento a Serralunga di Crea, mentre infuriava la guerra. ‘La casa in collina’ è lo specchio di quegli anni. E insieme è il libro in cui Pavese ha riflesso più compiutamente se stesso. Ha scritto Davide Lajolo: «Il Corrado della Casa in collina è forse il personaggio nel quale Pavese ha immesso più di se stesso, senza infingimenti e senza preoccupazioni». Corrado è professore in una scuola di Torino e, come tanti nel periodo dei bombardamenti, cerca di notte la salvezza sulle colline che circondano la città. È solo, scontroso, pago dei suoi libri e di girare per i boschi di Belbo, il cane delle sue padrone di casa, l’una delle quali, Elvira, tenta inutilmente di fagli capire che si sente legata a lui da qualcosa di più forte che una semplice amicizia. In uno dei suoi vagabondaggi Corrado si imbatte in un gruppo di sfollati: sono operai, lavoratori, gente semplice che è arrivata al nocciolo delle cose, a stabilire le ragioni e i torti, senza troppe sottigliezze. Corrado incontra Cate, una ragazza madre, con il suo bambino: Cate è per Corrado un ricordo ormai sbiadito, legato a un tempo di giovinezza incosciente e avventurosa (….). La cospirazione clandestina cui Cate partecipa con il suo gruppo di amici, i bombardamenti di Torino, il 25 luglio, l’8 settembre, l’occupazione tedesca, la lotta delle bande armate sulle montagne, sono le vicende cui Corrado è chiamato a testimone. (…) ‘La casa in collina’, non è un racconto semplice, denso com’è Di fatti pubblici e privati, delle vicende e delle angosce che segnarono crudelmente la vita italiana di quegli anni (…)’ (pag 11-12, prefazione)”,”VARx-015-FGB”
“PAVESE Cesare”,”Poesie. Lavorare stanca – Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.”,”‘Una delle voci più isolate della poesia contemporanea’ la autodefinì lo stesso Pavese quando, nel 1943 apparvero per la prima volta i versi di ‘Lavorare stanca’. Lo stesso dicasi per la raccolta ‘Verrà la morte e avrà i tuoi occhi’ del 1951 che l’autore scrisse pochi mesi prima di suicidarsi…'”,”VARx-001-FMDP”
“PAVESE Cesare”,”Pavese giovane.”,”””anche a farsi piccini, a scomparire, si è schiacciati ugualmente’ (6 aprile 1929) (pag 39) “”Sul fianco d’una collina si stende un sentiero sassoso dalle larghe curve che s’indugiano nell’ascesa lenta alla vetta lontana (…)”” (pag 20)”,”VARx-008-FMB”
“PAVESE Cesare”,”Il mestiere di vivere (Diario 1935-1950)”,”Il diario (1935-1950) di Pavese è stato trovato alla morte dell’autore tra le sue carte in una sbiadita cartella verde, su cui è scritto a matita rossa: “”Il mestiere di Vivere, di Cesare Pavese””. Esso è costituito da fogli sciolti, numerati manoscritti a penna e qualche volta a matita, quasi sempre con cancellature e correzioni come in prima stesura. La prima edizione è stata pubblicata nel 1952. ‘rappresenta una sorta di autobiografia intima, un laboratorio di pensieri, riflessioni esistenziali e tormenti interiori che culminano nel tragico epilogo della sua vita’”,”VARx-010-FFS”
“PAVETTO Renato a cura, scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN”,”1867 – 1967. Un secolo di marxismo.”,”Scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN. Contiene ritaglio originale, articolo Giovanni ARTIERI, Marx e i sogni sbagliati’ (17.11.1967) (critica Marx su guerra civile americana…) “”Dopo la rivoluzione di febbraio, la Russia era diventata, secondo Lenin, “”il paese più libero del mondo””. La guerra, che aveva travolto l’ autocrazia, scalzava giorno per giorno ogni residua autorità.”” (pag 61, Papaioannou) Abolizione della burocrazia. Lo Stato. “”Non non siamo utopisti””, dichiara Lenin; “”noi non sognamo affatto di sbarazzarci immediatamente di ogni forma d’ amministrazione e di subordinazione. Non è neppur il caso di parlare di una soppressione immediata e totale della burocrazia. Questa è utopia. Ma spezzare immediatamente la vecchia macchina amministrativa per cominciare senza indugio a costruirne una nuova, che permetta di sopprimere gradualmente ogni forma di burocrazia, non è affatto un’ utopia, è l’ esperienza della Comune, è il compito diretto, immediato, del proletariato rivoluzionario””. (XXV, pag 460).”” (pag 77)”,”TEOC-364″
“PAVETTO Renato a cura, scritti di Kostas PAPAIOANNOU Armando PLEBE Quirino PRINCIPE Jean SERVIER Hans SEDLMAYR”,”Anarchismo vecchio e nuovo.”,”””Imitate Pompeo; – diceva Marx agli apologisti della censura – pestate i piedi, e da ogni edificio ufficiale sprizzerà fuori una Pallade Atena armata dalla testa ai piedi””. E’ quanto è accaduto ai nostri giorni quando le “”eminenze enciclopediche”” che popolavano gli uffici della censura prussiana si sono congregate in una persona collettiva, il Partito con l’ iniziale maiuscola, al quale hanno trasmesso la loro “”competenza scientifica”” universale, permettendogli nello stesso tempo di monopolizzare la coscienza della società. Sarebbe dunque questa la “”dittatura del proletariato””?””. (pag 35)”,”ANAx-227″
“PAVETTO Renato a cura, scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN”,”1867 – 1967. Un secolo di marxismo.”,”Scritti di Vittorio FROSINI Claude HARMEL Bruno LEONI Kostas PAPAIOANNOU Eric VOEGELIN. Breve profilo biografico e opere di Bruno Leoni (pag 8) Contiene: – Bruno Leoni, Il “”Capitale”” di Carlo Marx, cent’anni dopo – Claude Harmel, Teoria marxista e sviluppo economico – Kostas Papaioannou, La “”dittatura del proletariato”” e il suo declino – Vittorio Frosini, ‘La critica del marxismo in Italia – Eric Voegelin, Apocalisse e rivoluzione “”G. I. Miasnikov (assassinato da Stalin) fu il solo bolscevico a chiedere insistentemente, dopo il 1917, che si lasciasse libertà di parola a tutti i partiti senza eccezione, ritenendo che questo fosse il solo mezzo di salvare il partito minato dalla corruzione del potere. Il regime sovietico, egli diceva, «deve mantenere a sue spese un gruppo di detrattori, come facevano in altri tempi gli imperatori romani». E’ nota la risposta di Lenin: «noi non abbiamo alcuna intenzione di suicidarci; perciò non lo faremo» (XXXII, p. 537). Questa fu l’ultima posizione di Lenin sulla libertà di stampa, «questo brillante fuoco fatuo» (ibid., p. 541). Nella sua replica, Miasnikov gli ricordò che la sola ragione per cui egli poteva ancora esprimersi liberamente consisteva nel fatto che era un vecchio bolscevico, mentre migliaia di comuni operai marcivano in prigione per aver detto le stesse cose che aveva dette lui. Espulso dal partito nel 1922 egli formò un gruppo di opposizione detto «Gruppo operaio» che venne liquidato nel settembre 1923. Da allora il problema della libertà di stampa è completamente scomparso dall’orizzonte «marxista-leninista». Fu in questo senso che Rosa Luxemburg scrisse in prigione il suo memorabile saggio sulla Rivoluzione russa. «La libertà riservata ai soli sostenitori del governo, ai soli membri del partito, per quanto numerosi siano, non è la libertà. La libertà è sempre la libertà di colui che la pensa diversamente. Non per fanatismo della giustizia, ma perché tutto ciò che vi è di istruttivo, di salutare, di purificatore nella libertà politica dipende da ciò e perde la sua efficacia quando la ‘libertà’ diventa un privilegio» (1). Questa critica amica restò senza risposta. Tre anni più tardi gli insorti di Cronstadt invocavano, secondo lo spirito della Costituzione sovietica e del programma di ottobre, elezioni libere ai soviet, libertà di parola e di stampa per gli operai e i contadini, l’abolizione dei privilegi del partito unico e il ritorno a un governo normale dei soviet. Fu Trotsky che diede allora l’ordine di cannoneggiare coloro che in passato aveva definiti l’«orgoglio della rivoluzione» e fu un’altra futura vittima di Stalin, Tukacevski, che guidò l’assalto finale contro la fortezza degli insorti… Tuttavia, sbaglierebbe chi pensasse, alla luce di tutto ciò, che i bolscevichi fossero già riusciti a sbarazzarsi integralmente delle vecchie convinzioni e ad abituarsi all’idea del partito unico. Ci si può fare un’idea della coscienza inquieta di questo periodo di transizione leggendo il discorso di Zinoviev (assassinato da Stalin) all’XI Congresso del partito nel 1922: «Noi siamo il solo partito che esiste legalmente… Noi abbiamo privato i nostri avversari di ogni libertà politica… ma non possiamo comportarci diversamente». Era l’ultima eco di mezzo secolo di lotte marxiste contro il blanquismo”” (pag 67-68) [Kostas Papaioannou, La “”dittatura del proletariato”” e il suo destino] [(in) ‘1867-1967. Un secolo di marxismo’, a cura di Renato Pavetto, Firenze, 1967] [(1) Rosa Luxemburg, ‘La Révolution russe’, éd. Spartacus, 1937, p. 25]”,”TEOC-026-FV”
“PAVLOV Ivan Petrovic a cura di Luciano MECACCI”,”La psicologia contemporanea. Analisi critica.”,”Pavlov (Ivan Petrovic), fisiologo e medico russo (Rjazan’ 1849 – Leningrado, od. S. Pietroburgo, 1936). Fu ammesso nel 1879 all’Accademia militare di Pietroburgo; si addottorò in medicina con una tesi sui nervi centrifughi del cuore nel 1883 e proseguì le ricerche sulla circolazione fino al 1889 lavorando dal 1884 al 1886 in Germania presso i fisiologi Rudolf Heidenhain e Karl Ludwig. Nel 1890 venne nominato professore di farmacologia a Tomsk e a Pietroburgo. I suoi lavori sulla digestione, che gli valsero nel 1904 il premio Nobel per la fisiologia e la medicina, vennero comunicati nel 1897 col titolo Conferenza sull’attività delle principali ghiandole digestive, nella quale Pavlov sottolineò l’azione del sistema nervoso nella nutrizione dell’organismo, peraltro intuita dal suo maestro, il fisiologo I. M. Secenov (1829-1905). Nel 1903, indagando sui meccanismi della secrezione gastrica, Pavlov aveva messo a punto l’esperienza del piccolo stomaco, grazie alla quale aveva potuto osservare che l’animale cominciava a secernere i succhi digestivi quando anticipava mentalmente la presenza del cibo. Questo fenomeno, detto dapprima “secrezione psichica”, fu in seguito chiamato “riflesso condizionato”, e rappresentò il punto di partenza per una nuova metodologia psicologica, estesa poi anche alle ricerche sul comportamento umano. Nel 1909, in una conferenza dal titolo Le scienze naturali e il cervello Pavlov definì le leggi che regolano il processo di eccitazione cerebrale; nel 1915 pubblicò i Dati sulla fisiologia del sonno, dove enunciò la teoria secondo cui il sonno è un fenomeno di inibizione di origine corticale, la teoria interpretativa dell’ipnosi e dell’isteria, e ribadì anche la sostanziale continuità della fisiologia e della psicologia. Nel 1921 un decreto del soviet dei commissari del popolo, sollecitato direttamente da Lenin, gli assicurò definitivamente i mezzi di lavoro e, con l’apposita creazione della stazione sperimentale di Koltuši, gli diede modo di raccogliere intorno a sé un buon numero di collaboratori selezionati. Nel 1922 pubblicò Vent’anni di esperienza sullo studio obiettivo dell’attività nervosa superiore degli animali e nel 1927 le Lezioni sul lavoro dei grandi emisferi cerebrali. L’ultimo scritto di rilievo fu l’articolo sui riflessi condizionati (1935) compilato per la Grande enciclopedia medica sovietica. Pavlov riconosce una distinzione fra la psicologia umana, che presuppone l’intervento del linguaggio, del concetto e dell’ intelligenza, e la psicologia animale, che comporta soltanto l’attività nervosa superiore; tuttavia interpreta il linguaggio come “secondo sistema di segnalazione”, sovrapposto al “primo sistema di segnalazione” costituito dall’analisi dei segnali sensoriali, che si svolge nell’ambito dell’attività nervosa superiore e postula la realizzazione di una conoscenza obiettiva della psicologia umana non inferiore a quella della psicologia animale, nonostante la differenza di complessità che esiste fra le due. Pavlov scriveva nel 1932: “Io sono convinto che si avvicina una tappa importante del pensiero, una tappa che vedrà congiungersi la fisiologia e la psicologia, l’oggettivo e il soggettivo, tappa nella quale la contraddizione drammatica tra il mio corpo e la mia coscienza troverà una soluzione concreta, a meno che tale contrapposizione non cada spontaneamente”. L’opera di Pavlov rappresenta uno dei capisaldi della moderna neurofisiologia e psicofisiologia; le sue ipotesi sono state applicate all’interpretazione di alcune malattie mentali; il metodo dei riflessi condizionati riceve svariate applicazioni, fra le quali la più nota è certamente quella del cosiddetto partoindolore. (RIZ)”,”SCIx-128″
“PAVONE Claudio”,”Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.”,”Claudio PAVONE, nato a Roma nel 1920, ha partecipato alla Resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. E’ presidente delal Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO) e direttore della rivista ‘Parolechiave’. Ha pubblicato pure: ‘Alle origini della Repubblica. Scritti sl fascismo, antifascismo e continuità dello Stato’ (1995). Statalismo, capitalismo di Stato. “”La prospettiva di una terza via tranquillizzante e senza rischi, intrisa di nostalgia del passato, fu proprio di quella vasta area dello schieramento cattolico che si rifaceva al corporativismo della “”scuola sociale cristiana””, rivendicato come diverso da quello fascista. In quello che sopra ho chiamato senso comune resistenziale non comunista (ma ne partecipavano anche molti dell’ area comunista) ebbe largo corso l’ idea di socializzazione dell’ economia che fosse diversa dalla statizzazione e dalla burocratizzazione. Questo tema aveva attraversato tutta la storia del movimento operaio dalla Prima alla Seconda Internazionale e poi a quella “”due e mezzo””. Per restare in Italia, da Andrea Costa ad Antonio Labriola. Una lunga citazione di quest’ ultimo si trova, e non è un caso, in un opuscolo liberale: ‘Bisogna insistere sull’ espressione di democratica socializzazione dei mezzi di produzione perché l’ altra proprietà collettiva oltre a contenere un certo errore teoretico in quanto si scambia l’ esponente giuridico col fatto reale economico, nella mente poi di molti si confonde con l’ incremento dei monopoli, con la crescente statificazione dei servizi pubblici e con tutte le altre fantasmagorie del sempre rinascente socialismo di Stato, il cui segreto è di aumentare in mano alla classe degli oppressori i mezzi economici dell’ oppressione””. (pag 572)”,”ITAR-070″
“PAVONE Sabina”,”I gesuiti dalle origini alla soppressione.”,”PAVONE Sabina è docente a contratto presso la Facoltà di Scienze politiche dell’ Università La Sapienza di Roma. “”Dalle sue parole traspariva una certa ammirazione per la capacità di mettere la comunità al di sopra delle esigenze del singolo individuo, e non è un caso che prprio il concetto di comunità ritornasse con frequenza negli scritti degli illuministi, così come in quelli degli storici che si sono occupati di questi temi (Imbruglia, Trampus, 2000). E’ un fatto che in quegli anni la Compagnia venne indicata come possibile modello per le società segrete (gli Illuminati di Baviera di Adam Weishaupt ne copiarono l’ organizzazione gerarchica) e che simili suggestioni ritornassero poi anche nella corrispondenza di rivoluzionari russi del calibro di Necaev e Bakunin. Come già Diderot, d’Alembert riconobbe il debito che i nemici dei gesuiti avevano nei confronti di Voltaire concordando con quest’ ultimo nel condannare gli eccessi persecutori nei confronti della Compagnia. Egli fece sue le parole del philosophe di Ferney (…)””. (pag 121)”,”RELC-175″
“PAVONE Claudio, conversazione condotta da Daniele BORIOLI e Roberto BOTTA”,”Sulla moralità nella Resistenza. Conversazione con Claudio Pavone condotta da Daniele Boroli e Roberto Botta.”,”””Tu riporti [Pavone, ndr] una celebre frase di Marc Bloch, secondo il quale “”esistono generazioni corte e generazioni lunghe”” (24) e collochi decisamente tra queste ultime quella “”nata dall’incontro fra gli antifascisti del ventennio e i giovani resistenti di varie provenienze e aspirazioni (p. 552)”” (pag 8) (24) Marc Bloch, Apologia della storia, o Mestiere di storico, Torino, Einaudi, 1969, p. 157″,”ITAR-218″
“PAVONE Claudio”,”Prima lezione di storia contemporanea.”,”Claudio Pavone, per molti anni archivista di Stato, ha insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’Università di Pisa. I suoi interessi di studio si sono concentrati sulla formazione dello Stato unitario dal punto di vista istituzionale e amministrativo, sulla storia delle istituzioni in generale e sul nodo fascismo-guerra-Resistenza. “”Le due discipline che da più lungo tempo si sono rivolte ai fatti sociali sono state prima il diritto, poi l’economia. Esse hanno con la storia un rapporto antico e speciale, che si è venuto evolvendo nella età contemporanea. Ancora nella prima metà del secolo XIX le due discipline includevano nel loro ‘corpus’ ampie considerazioni sulla società e sulla sua storia. Ma soprattutto da quando, nella seconda metà di quel secolo, l’economia ha cominciato ad avvalersi in misura crescente della matematica, il suo discorso è divenuto sempre più formalizzato, cioè, nell’accezione corrente, più scientifico. Così la scienza economica, soprattutto nella versione econometrica, è venuta allentando, fino di fatto a disdegnarli, i suoi rapporti con la società e quindi con la storia. Più che di economia politica, gli economisti amano oggi parlare di scienza economica. La storia economica ha dovuto di conseguenza farsi carico di un difficile rapporto con la teoria. Braudel ha visto in Marx colui che per primo aveva costruito modelli economico-sociali utili per la storia, poi irrigiditi in leggi dai suoi seguaci (34). Pierre Vilar ha lodato Marx e Schumpeter come gli economisti che, forse unici, hanno saputo realizzare un «composto chimico» tra teoria e storia (35); Karl Polanyi arrivò alla storia facendo incontrare l’economia e l’antropologia (36). Oggi il problema viene riproposto con forza proprio dal trionfo ideologico e politico di un liberismo dimentico, nel suo integralismo, delle dimensioni sociali, culturali, antropologiche e storiche. Sono peraltro operanti controtendenze volte a riannodare i legami della economia con la politica e con la società, insomma con la storia (37)”” (pag 128-129)] [Claudio Pavone, ‘Prima lezione di storia contemporanea’, Roma Bari, 2007] [(34) Braudel, ‘Storia e scienze sociali’, cit. p. 90; (35) P. Vilar, ‘Per una migliore comprensione fra economisti e storici: «Storia quantitativa» o «econometria retrospettiva»?’, in Id, ‘Sviluppo economico e analisi storica’, Laterza, Bari, 1970 (ed. or., ‘Pour une meilleure compréhnsion entre économistes et historiens. «Histoire quantitative» ou «économétrie rétrospective»?’, in “”Revue historique””, CCXXXIII, 1965, pp. 291-312). Cfr. P. Sylos Labini, ‘Il problema dello sviluppo economico in Marx e Schumpeter’, in ‘Teoria dello sviluppo economico’, a cura di G.U. Papi, Giuffré, Milano, 1954 (rist. in P. Sylos Labini, ‘Le forze dello sviluppo e del declino’, Laterza, Roma Bari 1984); (36) K. Polanyi, ‘La grande trasformazione’, Einaudi, Torino, 1974 (ed. or. ‘The Great Transformation’, Farrar & Rinehart, New York, Toronto, 1944; (37) Si vedano ad esempio: P. Sylos Labini, ‘Le relazioni intime tra storia e teoria economica’, in ‘Economia e storia’, a cura di W. Parker, Laterza, Roma Bari, 1993, soprattutto i capitoli III, IV, VIII]”,”STOx-252″
“PAVONE Claudio”,”Il quarantesimo anniversario della morte di Trockij.”,”Convegno internazionale per il quarantesimo anniversario della morte di Trotsky organizzato dalla biblioteca comunale di Follonica, dalla Fondazione Feltrinelli e dalla regione Toscana, 7-11 ottobre 1980 Nella relazione di H.J. Steinberg riportate lettere inedite di Trotsky a Kautsky e a Hilferding: ‘Trotzky und die marxistische Debatte in der Periode der II Internationale’ (pag 160) Pavone: ‘Distaccatissimo fino ad essere considerato quasi un provocatore dai trotskisti presenti (interventi di Michael Lowy, Jean-Francois Godchau, Antonio Moscato, Paolo Fornaciari) è stato McNeal dell’università del Massachusetts che ha svolto una relazioni su ‘Trotsky and Stalinism’ volta a mettere in luce le ambiguità del rapporto Trotsky-Stalin e la comune origine infamante, ma il diverso destino, dei due termini contrapposti di trotskismo e stalinismo’ (pag 159) Gli atti sono stati poi pubblicati nel volume (v. Archiv) [ ‘GORI Francesca a cura, Pensiero e azione politica di Lev Trockij. LEO S. OLSCHKI. FIRENZE. 1982 2 voll. pag 697 complessive 8° note e bibliografia nelle note. (TROS-028) . Sono gli atti del convegno internazionale per il 40° anniversario della morte promosso dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e organizzato dalla Regione Toscana con la collaborazione della Biblioteca comunale di Follonica (Follonica 7-11 ottobre 1980). Testi di Giuliano PROCACCI (presentazione del convegno), Baruch KNEI-PAZ (formazione politica e culturale di T., ritratto intellettuale), Vittorio STRADA (rapporto Lenin-Trotsky), Hans Josef STEINBERG (T. e il dibattito marxista nel periodo della 2° Internazionale), Giorgio MIGLIARDI (Una polemica inedita di T. con Plechanov sul ‘Centralismo giacobino’: un manoscritto del 1903) e (La rivoluzione russa del 1905), Pierpaolo POGGIO (Le peculiarità storiche della Russia nelle analisi e prospettive di T.), Michael LÖWY (La genesi della teoria della Rivoluzione permanente), Norman GERAS (T. e Rosa Luxemburg sulla rappresentazione politica del proletariato), Michel REIMAN (T. 1917), Alexander RABINOWITCH (Lenin e T. nella Riv Ott), Pierre NAVILLE (T., la politica militare e l’ Armata Rossa), R.W. DAVIES (T. e il dibattito sull’ industrializzazione in URSS), Francesco BENVENUTI (Dal comunismo di guerra alla NEP: il dibattito sui sindacati), Fabio BETTANIN (T. e la Q agraria), Richard B. DAY (Socialismo in un solo paese), Anna DI-BIAGIO (T. e l’ opposizione di sinistra: le lotte politiche nel partito sovietico negli anni Venti), Michel PRAT (crisi del PC russo e crisi del Comintern: la Q dell’ opposizione di sinistra internazionale, 1926-1927). Michel REIMAN (opposizione di sinistra), Adolf LÖWY (le origini del conflitto Bucharin-Trotsky), Robert McNEAL (T. e lo stalinismo), Alec NOVE (T. la collettivizzazione e il piano quinquennale), Anthony D’AGOSTINO (T. sulla politica estera di Stalin), Leonardo RAPONE (T. e i fronti popolari), David S. LAW (T. e il termidoro), Hillel TICKTIN (T. e l’analisi della burocrazia), Thomas Ray POOLE (i processi di Mosca), Pierre BROUE’ (T. e la 4° Internazionale), Michel DREYFUS (Socialisti di sinistra e trotskismo in EU, 1933-1938), Pelai PAGES I BLANCH (Il movimento t. in SP, 1930-35), Quentin HOARE (T. e gli intellettuali (1) (1) nei paesi avanzati, Livio MAITAN (T. e le lotte dei popoli coloniali), Jean-Francois GODCHAU (la riv politica in T.), INSTITUT TROTSKY (L’assassinio di T.), Jean-Paul JOUBERT (gli archivi di T.), Alberto NIRENSTEIN (T. e la Q ebraica), Massimo GANCI (T. e il surrealismo), Bernard BAYERLEIN (T. e l’ analisi del fascismo)’ CONVEGNO INTERNAZIONALE PER 40° ANNIVERSARIO MORTE TROTSKY FOLLONICA 7 11 OTTOBRE 1980 QUESTIONE APERTURA ARCHIVI TROTSKY ARCHIVIO DI HARVARD RELAZIONI SU TROTSKY TROCKIJ TROTSKISMO IV 4° QUARTA INTERNAZIONALE DI BROUE’ GERAS SU TROTSKY E ROSA LUXEMBURG KNEI-PAZ FORMAZIONE INTELLETTUALE DI TROTSKY ROBERT MCNEAL RAPPORTI TROTSKY STALIN STALINISMO THOMAS RAY POOLE SU TROTSKY E PROCESSI STALIN PROCACCI CRITICA PROCESSO DI RIABILITAZIONE BUCHARIN LIVIO MAITAN CORRELAZIONE TRA TROTSKY E LOTTE POPOLI COLONIALI GENESI TEORIA RIVOLUZIONE PERMANENTE IN LOWY LENIN MARTOV E TROTSKY V. STRADA RAPPORTI LENIN TROTSKY RABINOVITCH REIMAN TROTSKY RIVOLUZIONE 1917 H.J. STEINBERG TROTSKY 2° SECONDA INTERNAZIONALE LETTERE INEDITE A KAUTSKY E HILFERDING R.W. DAVIES SU DIBATTITO ECONOMIA INDUSTRIALIZZAZIONE IN URSS NOVE SU TROTSKY COLLETTIVIZZAZIONE PIANI QUINQUENNALI YOWY ORIGINE CONFLITTO BUCHARIN TROTSKY TICKTIN SU BUROCRAZIA LAW SU TERMIDORO MIGLIARDI SU TROTSKY PLECHANOV E CENTRALISMO GIACOBINO M. PRAT SU CRISI PC RUSSO E COMINTERN E OPPOSIZIONE DI SINISTRA INTERNAZIONALE REIMAN DREYFUS SOCIALISTI DI SINISTRA E TROTSKISTI IN EUROPA PELAI PAGES I BLANCH MOVIMENTO TROTSKISTA IN SPAGNA NAVILLE QUESTIONE MILITARE E ARMATA ROSSA R.B. DAY SU SOCIALISMO IN UN PAESE SOLO RAPONE SU POLITICA FRONTI POPOLARI S.M. GANCI SU SURREALISMO F. BENVENUTI DA COMUNISMO DI GUERRA A NEP T. E I SINDACATI BETTANIN QUESTIONE AGRARIA DI-BIAGIO OPPOSIZIONE DI SINISTRA MIGLIARDI RIVOLUZIONE 1905 POGGIO PECULIARITA’ STORICHE RUSSIA S. MOIRET RUOLO T. IN REPRESSIONE KRONSTADT J.P. JOUBERT LE PAPIERS D’EXIL DE T. CARTE DI T. IN ESILIO”,”TROS-289″
“PAVONE Claudio”,”Dal Risorgimento alla Resistenza.”,”Testo tratto da ‘Le idee della Resistenza. Antifascisti e fascisti di fronte alla tradizione del Risorgimento’, Passato e Presente, n. 7, gennaio-febbraio 1959, pp. 850-918. Poi pubblicato in ‘Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato, Bollati Boringhieri, 1995 pp. 3-69 Disponibile anche in testo digitale (v. bibl. digit)”,”ITAR-246″
“PAVONE Claudio a cura; saggi di Mariuccia SALVATI Charles S. MAIER Adrian LYTTELTON Luisa MANGONI Leonardo PAGGI Piero BEVILACQUA Gian Carlo FALCO Saverio CARPINELLI e Guido MELIS Roberto MAIOCCHI”,”Novecento. I tempi della storia.”,”Saggi di Mariuccia SALVATI Charles S. MAIER Adrian LYTTELTON Luisa MANGONI Leonardo PAGGI Piero BEVILACQUA Gian Carlo FALCO Saverio CARPINELLI e Guido MELIS Roberto MAIOCCHI Adrian Lyttelton, ‘””Il secolo che nasce””: profezione e previsioni del Novecento’ (pag 59-70): PAVONE Claudio a cura, Novecento. I tempi della storia. DONZELLI EDITORE. ROMA. 2008 pag XIII 249 8° nuova introduzione alla seconda edizione di Claudio PAVONE, prefazione di Claudio PAVONE note appendice: ‘Una testimonianza. Conversazione tra Vittorio Foa e Claudio Pavone’, notizie sugli autori, indice nomi; Collana Virgolette. Saggi di Mariuccia SALVATI Charles S. MAIER Adrian LYTTELTON Luisa MANGONI Leonardo PAGGI Piero BEVILACQUA Gian Carlo FALCO Saverio CARPINELLI e Guido MELIS Roberto MAIOCCHI [‘Sia i fautori dell’imperialismo, sia i suoi critici erano d’accordo sull’intreccio tra progresso tecnologico, espansione e concentrazione economica, espansione territoriale e imminenza di una lotta senza precedenti per il dominio mondiale. Per Hobson, «quest’affare malvagio del Sud Africa» era solo un esempio del gioco di forze rivoluzionarie mondiali. Un filo comune legava le crisi in Cina, in Sud Africa e in altre parti del mondo. «E’ di suprema importanza riconoscere il dominio esercitato dappertutto dall’intreccio tra due insiemi di forze, concordemente designati come capitalismo internazionale e imperialismo» (6). Naturalmente, non è il caso qui di entrare nei particolari dell’analisi di Hobson. Ma conviene precisare che si trova in parecchi autori di quest’epoca la coscienza di una nuova fase dell’imperialismo, distinta dall’era precedente caratterizzata dall’espansione coloniale, una distinzione che fu poi adottata da Lenin. Cioè, era arrivata la fine delle facili conquiste a spese dei popoli indigeni; e qui si può accomunare l’idea della nuova fase imperialistica al concetto di «fine della frontiera» esposto da Frederick Jackson Turner (7). In effetti in America parecchi autori, a cominciare da Brooks Adams (il fratello di Henry), sostenevano che, sia sul piano economico, sia sul piano morale, soltanto l’imperialismo avrebbe potuto sostituire la spinta all’Ovest. Dall’altra parte, però, un Cabot Lodge vedeva i pericoli dell’enorme crescita della potenza economica americana. Anche senza una politica aggressiva, la pressione dell’economia americana sull’Europa avrebbe potuto condurre a una guerra. «Le forze economiche non saranno la causa apparente dei guai, ma ne saranno la causa reale» (8). La nuova politica mondiale renderà inadeguate le dimensioni delle vecchie grandi potenze. Questa è l’idea base della ‘Weltpolitik’, ma sta anche dietro alla grande illusione dell’unità federativa dell’Impero britannico. E forse questo non basta ancora: si comincia a parlare sempre più spesso della necessità dell’unione della razza anglosassone e della fratellanza con gli Stati Uniti. La collaborazione delle due potenze durante la crisi in Estremo Oriente a favore della «politica della porta aperta» è uno spartiacque per le élites anglo-americane. L’Ottocento era stato, indubbiamente, il «secolo britannico», e già ci si chiedeva se il Novecento non sarebbe stato «il secolo tedesco». Per il «Daily Telegraph» non c’era dubbio che la Germania sarebbe stata la potenza mondiale del futuro, una nazione contrassegnata da un orgoglio retrospettivo e da un’ambizione piena di fiducia nel futuro (9). La formidabile potenza della scienza e dell’organizzazione tedesca mettevano in risalto le debolezze di quella che l’autocritica inglese chiamava «una nazione di dilettanti» (‘A Nation of Amateurs’) (10). La critica partiva dagli errori militari della guerra in Sud Africa, ma andava molto più lontano e investiva l’ideale del gentiluomo, senza un mestiere o un metodo, a cui «la lotta per l’esistenza e la sopravvivenza del più adatto è sconosciuta» (11). Lo spirito del dilettantismo era evidente nelle professioni, nell’industria, nella burocrazia civile. La nuova Inghilterra imperiale, più ambiziosa che mai, ma afflitta da serie debolezze nell’organizzazione economica e militare, non era più oggetto di una fiducia senza riserve nemmeno da parte degli anglofili più ortodossi’ [note: (6) Cfr. «Contemporary Review», gennaio 1900, 77, p. 1; (7) Cfr. F.J. Turner, ‘La frontiera nella storia americana’, Bologna, 1959, pp. 5-31; (8) Cfr. Aquarone, ‘Le origini dell’imperialismo americano’, cit., p. 204; (9) Harrington, ‘The Present Century in the Past’, cit.; (10) G.C. Brodrick, ‘A Nation of Amateurs’, in “”The Nineteenth Century””, ottobre 1900, 294, pp. 521.35; (11) Ibid., p. 524] [Adrian Lyttelton, ‘””Il secolo che nasce””: profezione e previsioni del Novecento’ (pag 59-70)] (pag 64-65-66)]”,”STOx-257″
“PAVONE Sabina”,”Le astuzie dei Gesuiti. Le false istruzioni segrete della Compagnia di Gesù e la polemica antigesuita nei secoli XVII e XVIII.”,”Juan de Mariana in note e pagine 190, 199, 200, 218 Influenza della Compagnia di Gesù, ‘società segreta’ “”Sarebbe impensabile poter riassumere in queste brevi note conclusive le numerose implicazioni insite nel considerare la Compagnia di Gesù alla stregua di una società segreta. Va però tenuto conto di come tale convinzione abbia influito sulla creazione dell’immagine nera del gesuita; così come sull’associazione dei gesuiti ad altre società segrete reali (come la massoneria) e presunte (come il consesso ebraico dei falsi ‘Protocolli dei savi anziani di Sion’. L’idea che la Compagnia di Gesù fosse una società segreta di cui i ‘Monita’ rappresentavano l’ordinamento, si rafforzò in seguito alla soppressione dell’ordine, come testimonia un’edizione italiana del testo, presumibilmente edita nei primi anni dell’Ottocento: «Confesseremo che la Compagnia di Gesù, anche in mezzo ai suoi delitti, è ammirabile per l’attività, per l’ingegno, e per l’accortezza ed efficacia dei mezzi da essa adoperati per giungere ai suoi fini; e tutte le società segrete, qualunque sia il loro scopo, se vogliono riuscire devono pigliarla per modello, e velare com’essa fa con una prudente ma necessaria ipocrisia i loro disegni» (17). Si potrebbe anche ricordare la più tarda influenza su alcuni rivoluzionari russi, in particolare su Necaev e Bakunin. Quest’ultimo – un una lettera del 1870 ad A. Richard – chiedendosi quale fosse «la principale cause du pouvoir et la vitalité de l’ordre des Jésuites», si rispondeva che essa risiedeva nel «complet effacement de l’individu et des volontés personnelles dans l’organisation de l’action collective» (18). Riprendeva poi questa considerazione in una lettera a Necaev dello stesso anno in cui, in relazione al sistema utilizzato dal giovane rivoluzionario per irregimentare i membri di una società segreta, lo criticava sulla base della seguente argomentazione: «fedele al sistema gesuitico, voi uccidete sistematicamente in loro ogni sentimento umano e personale, ogni senso personale della giustizia (…), coltivate in loro la menzogna, la diffidenza e la delazione, e contate molto di più sulle costrizioni esteriori, mediante le quali li avete legati a voi, che non sul loro valore interiore – tranne affermare, poco più avanti, che nella società segreta che invece egli si immagina – l’intelligenza individuale di ognuno si perde nella ragione collettiva, e tutti i membri obbediscono incondizionatamente alle decisioni di quest’ultima» (19)”” [(17) Dalla prefazione dell’editore alle ‘Istruzioni segrete della Compagnia di Gesù con importanti aggiunte’, cit., p. 12. La datazione proposta sull’atto che in coda al testo viene riportata la bolla di Pio VII del 1814, che restaura la Compagnia di Gesù; (18) Cit. in H. Rollin, ‘La Révolution Russe. Son origines, ses résultats’, Paris, Librarie Delagrave, 1931, to. II p. 163. Rollin cita anche un pamphlet di K. Marx e F. Engels (L’Alliance de la démocratie socialiste et l’Association international des travailleurs’), contro l’Alliance Internationale di Bakunin, che «se proclame ouvertement (…) Société de Jésus moderne et declare qu’il est de son droit et de son devoir de mettre en oeuvre tous les moyens d’action jésuitiques» (cit. a p. 151); (19) Michail Bakunin a Sergej Necaev, Locarno, 2 giugno 1870, cit. in Confino, op. cit. pp. 158 e 168. In questa lettera Bakunin ritorna con costanza sul parallelo tra il sistema di Necaev e il «sistema di mistificazione e l’inganno gesuitico» (p. 171), legando oltretutto la figura di Ignazio di Loyola a quella di Machiavelli: «dei quali il primo si proponeva di ridurre in schiavitù l’umanità intera, mentre il secondo cercava di creare uno Stato potente (…) [portando come conseguenza] la schiavitù del popolo» (p. 173). Sul ‘Catechismo rivoluzionario’ attribuito a Necaev, e sulla professione di fede quasi monastica del rivoluzionario, cfr. anche A. Bensançon, ‘Les origines intellectuels du léninisme’, Paris, Gallimard, 1977, pp. 155-66] (pag 263-264-265)”,”RELC-369″
“PAVONE Claudio”,”Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.”,”Claudio Pavone (1920-2016), dopo aver partecipato alla Resistenza, ha lavorato all’Archivio Centrale dello Stato e, dal 1975 al 1991, ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università di Pisa. E’ stato presidente della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO). Con Bollati Boringhieri ha pubblicato Una guerra civile. Saggio sulla moralità nella Resistenza (1991), frutto di una vasta attività di ricerca, Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato (1995) e Gli inizi di Roma capitale (2011) e, con Norberto Bobbio, Sulla guerra civile. La Resistenza a due voci (2015). Disfacimento dell’esercito italiano. “”Va anche sottolineato come i generali e i colonnelli non abbiano avuto consapevolezza sufficiente dello stato d’animo degli uomini da loro dipendenti. …. finire (pag 6-7)”,”QMIS-002-FF”
“PAVONE Claudio”,”Tre governi e due occupazioni.”,”””Al Nord la Rsi poté giovarsi, soprattutto in un primo momento, del terrore che destava l’occupante nazista, di fronte al quale i fascisti avrebbero amato presentarsi come cuscinetto ammortizzatore (ma di fatto si rivelarono un moltiplicatore di arbitri e violenze). La Rsi si giovò peraltro, specularmente a quanto avveniva per il governo del Sud, anche della continuità della amministrazione pubblica, visibile soprattutto nei centri urbani, e della necessità di manifestarsi nella popolazione di tornare comunque a rivolgersi ad essa. Di questa funzione da loro svolta, gli impiegati rimasti in servizio sotto la Rsi, giurandole fedeltà, si gioveranno ampiamente per essere assolti in nome del fatto che avevano assicurato alcuni servizi essenziali, dai reati di tradimento e di collaborazionismo. E troverann, anche nella storiografia, chi riconoscerà il valore positivo di quel loro comportamento (1). La ricerca diretta da Neppi Modona, cui già ho avuto occasione di richiamarmi, ha mostrato del resto che, anche nel giudicare gli appartenenti alle forze armate della Rsi (per condannare i quali sarebbe stata sufficiente l’applicazione del codice penale militare di guerra), i tribunali post-liberazione provarono un “”senso di colpa””, che cercarono di placare dando il massimo peso non solo alle decorazioni, eccetera, ma anche alle difficoltà economiche e all’attaccamento alla famiglia (2)”” (pag 66-67) [(1) Si veda, ad esmpio, Ermanno Gorrieri, ‘La Repubblica di Montefiorino. Per una storia della Resistenza in Emilia’, Il Mulino, BOlogna, 1966, p. 52; (2) Cfr. Giustizia penale…, cit., p. 75]”,”ITAR-013-FGB”
“PAVONE Claudio”,”Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.”,”Commissari politici. All’estremo opposto del settarismo, o sontanto delal fedeltà alle proprie più profonde convinzioni, la figura del commissario si annacquava fino a stringere su quella di una specie di cappellano laico o di «assistente sociale», così come quella del cappellano poteva a sua volta sfumare in quella del commissario. Nelle brigate Osoppo, scrive Fogar, vi furono «commissari laici nel senso completo e ufficiale del termine, e religiosi», che si dedicavano non solo all’assistenza religiosa ma anche a quella ideologico-politica, soprattutto in senso anticomunista e antislavo”” (pag 156) Claudio Pavone, nato a Roma nel 1920, ha partecipato alla Resistenza. Per molti anni funzionario degli Archivi di Stato, ha insegnato come professore associato di Storia contemporanea presso l’ Università di Pisa. E’ presidente delal Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO) e direttore della rivista ‘Parolechiave’. Ha pubblicato pure: ‘Alle origini della Repubblica. Scritti sl fascismo, antifascismo e continuità dello Stato’ (1995). “”Claudio Pavone (1920-2016) è stato un noto storico e archivista italiano, particolarmente riconosciuto per i suoi studi sulla Resistenza italiana durante la Seconda guerra mondiale. Nato a Roma, Pavone prestò servizio nella Guardia alla frontiera durante la guerra, ma nel 1943 si unì alla Resistenza, un’esperienza che influenzò profondamente la sua visione politica e la sua carriera di storico1. Dopo la guerra, Pavone lavorò come funzionario statale e svolse un ruolo centrale nella sistemazione dell’Archivio Centrale dello Stato e nella progettazione della Guida generale degli Archivi di Stato. Dal 1975 al 1991, fu professore di storia contemporanea presso l’Università di Pisa1. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Alle Origini della Repubblica”” (1995), un’analisi storica del percorso che portò alla nascita della Repubblica Italiana, e “”Una Guerra Civile”” (1991), un’importante opera che introdusse il concetto di guerra civile per descrivere il conflitto tra fascisti e partigiani durante la Resistenza. Quest’ultima opera è stata tradotta in inglese con il titolo “”A Civil War: A History of the Italian Resistance”” (2013)1. Pavone è stato presidente della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO) dal 1995 al 1999 e ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo contributo alla storiografia italiana”” (f. copil.)”,”ITAR-040-FSD”
“PAVONI Romeo”,”Liguria medievale. Da provincia romana a stato regionale.”,”Romeo Pavoni, specialista di S>toria Medievale, insegna “”Storia della Liguria nel Medioevo”” all’Università di Genova. È autore di saggi sulle signorie feudali e sulle aristocrazie cittadine. Genova fu la prima città italiana a realizzare uno Stato regionale che corrispondenca pienamente alle esigenze dei ceti dirigenti della Repubblica”,”LIGU-011-FSD”
“PAVONI Romeo”,”La campagna di Waterloo.”,”Romeo Pavoni, scomparso poco prima della pubblicazione di questo libro, è stato uno dei più conosciuto studiosi di Storia della Liguria nel Medioevo, già docente in questa materia presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Genova e appassionato di storia militare.”,”FRAN-001-FFS”
“PAWAR Daya”,”Ma vie d’intouchable.”,”L’autore dovrebbe essere nato nel 1935, da una casta di intoccabili, nel corso della sua vita è diventato un poeta popolare, ed è morto nel 1996. Questo libro autobiografico racconta la sua infanzia e giunge fino agli anni 1960.”,”INDx-006-FC”
“PAXTON Robert O.”,”La France de Vichy 1940 – 1944.”,”PAXTON è nato in Virginia nel 1932. Ha compiuto gli studi superiori alla Washington e alla Lee Univ (Virginia), ad Oxford e Harvard. Ha pubblicato un libro sul ruolo dell’ esercito a Vichy: -Parads and Politics at Vichy: the French Officer Corps under Marshal Petain. PRINCETON UNIV PRESS. 1966 Attualmente (1973) insegna storia dell’EU contemporanea alla Columbia Univ.”,”FRAV-022″
“PAXTON Robert O.”,”Vichy 1940 – 1944. Il regime del disonore.”,”Robert O. PAXTON (1932) statunitense, ha compiuto i suoi studi a Oxford e Harvard. E’ professore di storia dell’Europa contemporanea alla Columbia Univ di New York, ed è considerato come uno dei massimi storici viventi. Tra i suoi libri ricordiamo: -Vichy et les juifs (1981) -French Peasant Fascism (1997)”,”FRAV-061″
“PAXTON Robert O.”,”Il fascismo in azione. Che cosa hano veramente fatto i movimenti fascisti per affermarsi in Europa.”,”Robert O. PAXTON ha insegnato alla Columbia University. Ha scritto ‘Vichy’ (Il Saggiatore, 1999), ‘Europe in the Twentieth Century’ (1985) e altro. “”Il carattere composito del governo fascista era ancora più evidente in Italia. Rientrato dall’ esilio, lo storico Gaetano Salvemini ricordava la “”dittatura dualistica”” del duce e del re. Alberto Aquarone, eminente studioso dello stato fascista, ha sottolineato le tensioni e le “”spinte centrifughe”” che Mussolini si trovò ad affrontare in un regime che, “”a quindici anni dalla marcia su Roma””, presentava ancora “”numerosi tratti derivanti direttamente dall’ antico Stato liberale””. Di “”forze contrastanti”” e di “”contrappesi”” parlano due esperti tedeschi del fascismo italiano, Wolfgang Schieder e Jens Petersen, mentre Massimo Legnani si sofferma sulla “”condizione di coabitazione / cooperazione”” tra le singole componenti del regime. Lo stesso Emilio Gentile, quanto mai propenso a dare risalto alla forza e al successo dell’ indirizzo totalitario nell’ Italia fascista, è pronto a riconoscere che quella del regime era una “”realtà composita”” in cui il “”volontarismo mussoliniano”” si trovava in uno stato di “”tensione costante”” tanto con le “”forze tradizionali”” quanto con l’ ala intransigente del partito, a sua volta lacerata da una “”sorda lotta”” tra fazioni””. (pag 131)”,”EURx-228″
“PAXTON Robert O.”,”Il fascismo in azione. Che cosa hanno veramente fatto i movimenti fascisti per affermarsi in Europa.”,”Robert O. Paxton ha insegnato alla Columbia University. Tra i suoi libri, ricordiamo Vichy, Vichy France and the Jews (con Michael Marrus), Europe in the Twentieth Century, French Peasant Fascism.”,”ITAF-017-FL”
“PAXTON John”,”Imperial Russia. A Reference Handbook.”,”John Paxton was the editor of The Statesman’s Year-Book from 1969 until 1990 and has written many books on European affairs, including A Dictionary of the European Communities, Encyclopedia of Russian History, European Political Facts of the Twentieth Century (with Chris Cook) and Companion to the French Revolution. He is also the compiler of Calendar of World History, Penguin Dictionary of Abbreviations, Penguin Dictionary of Proper Names and Penguin Encyclopedia of Places. Imperial Russia: a Reference Handbook provides an accessible reference tool for students, researchers, historians and Russian history enthusiasts. It covers the period from Ivan IV to the death of Nicholas II. Preface, The Romanov Dynasty, Maps, Introduction: Imperial Russia, Biographies, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUSx-041-FL”
“PAYNE Robert”,”The Life and Death of Lenin.”,”Robert PAYNE è nato in Saltash, Cornwall nel 1911. Ha studiato all’Univ di Cape Town, Munich, Liverpool e la Sorbona. Architetto navale e maestro d’ascia, ha insegnato in vari college e università. Ha scritto un centinaio di libri. E’ morto nel 1983.”,”LENS-042″
“PAYNE Stanley G.”,”La revolucion y la guerra civil española.”,”Professore nordamericano, PAYNE Stanley G., è considerato come uno di massimi specialisti sul tema della politica spagnola contemporanea .”,”MSPG-089″
“PAYNE Robert ROMANOFF Nikita”,”Ivan il Terribile.”,”Salito al trono nel 1547 limitò lo strapotere dei boiari riorganizzando l’ amministrazione statale. Arginate le incursioni dei tartari scatenò la repressione contro i nobili imputando al tradimento dei boiari il fallimento delle sue mire espansionistiche sulle regioni baltiche. “”Lo zar era inebriato alla prospettiva di nuovi massacri e grossi bottini. Così erano anche gli opricniki, che formavano eserciti privati e rapivano, uccidevano e saccheggiavano a loro piacimento. Lo zar aveva promesso di dividere grosse fette del bottino tra loro, ma per il momento non aveva mantenuto la promessa. Essi perciò presero l’ iniziativa di organizzare spedizioni in proprio…”””,”RUSx-070″
“PAYNE Stanley G.”,”The Spanish Civil War, The Soviet Union, and Communism.”,”Libro dedicato alla memoria di Burnett BOLLOTEN (1909-1987). Stanley G. PAYNE è Hilldale-Jaume Vicens Vives Professor of History all’ University of Wisconsin-Madison e autore di 14 libri incluso Spanish Revolution. “”Il POUM fece alla fine alcuni sforzi per dare al suo gruppo giovanile, Juventud Comunista Iberica (Gioventù comunista iberica, o JCI), un piccolo addestramento paramilitare e in modo crescente si volse ad azioni di sciopero e agitazione. La riorganizzazione ed espansione dei gruppi di Alleanza operaia per la maggior parte non riuscì a materializzarsi. Il POUM continuò a sostenerla ma ebbe una minima risposta. Solo il PCE diede alla questione una medesima attenzione, ma quando la tattica del Comintern divenne sempre più moderata, il partito parlò della AO sempre meno, mentre i caballeriani, come sempre, erano interessati ad AO semplicemente nei termini di un’ espansione dell’ organizzazione socialista””. (pag 100)”,”MSPG-151″
“PAYNE Robert”,”Lenin. Volume primo.”,”Rapporto Bernstein-Webb. Fabianesimo. “”””(…) Bernstein si limita a giocare con le idee, senza compiere il minimo tentativo di una critica seria e indipendente (-scrive Lenin in una lettera alla madre, ndr). Oserei parlare di opportunismo o, meglio, di fabianismo, perché la fonte immediata di buon numero delle sue idee e affermazioni si trova nei più recenti libri dei Webb.”” (pag 141) “”Circa un mese prima di ricevere il bliro di Bernstein, da Anna gli era stato recapitato un altro allarmante documento, il ‘Credo del giovane’, un opuscolo che pare anzi non abbia avuto titolo, e che così l’ abbia battezzato Anna. Scritto da un’ex aderente al partito democratico, Ekaterina Kuskova, che all’epoca viveva all’ estero, esso costituiva un sistematico attacco contro l’ ala estrema, rivoluzionaria, del partito, e propugnava la necessità di una lotta per l’ aumento dei salari e della sicurezza del lavoro, ottenuta mediante l’ azione politica anziché con atti rivoluzionari””. (pag 141) Il significato della Rivoluzione russa. Conferenza di Lenin. Marzo 1917. “”Il 27 marzo, Lenin ebbe una giornata faticosa. Dovette tenere una conferenza a un gruppo di operai svizzeri sul tema ‘La Rivoluzione Russa, il suo significato, i suoi scopi’; (…) le note relative conservano a tutt’oggi una straordinaria freschezza e fervore. Varrà la pena di citarle per intero, in quanto costituiscono la base per le assai più famose e successive “”tesi di aprile””. Il discorso fu tenuto in tedesco; e le quattro prime frasi nello schema sono appunto in questa lingua, mentre il resto è in russo: (…)”” (pag 259) (segue testo)”,”LENS-166″
“PAYNE Robert”,”Lenin. Volume secondo.”,”Memorie di Sotman (pag 39) “”A Trotsky, Lenin ebbe a dire che aveva commesso un errore: sarebbe stato assai più saggio rimandare all’infinito la convocazione dell’ assemblea costituente. “”Ma, a conti fatti,”” concluse “”le cose sono andate per il meglio. Lo scioglimento dell’ assemblea costituente a opera del governo sovietico, costituisce una franca e completa liquidazione della democrazia formale in nome della dittatura rivoluzionaria””. E Trotsky commenta: “”E così, le generalizzazioni teoretiche procedevano di pari passo col ricorso ai fucilieri lettoni””. Lenin sembra essere stato perfettamente conscio della debolezza dei suoi argomenti; a giustificare la sua azione, frugò nei testi di Marx ed Engels, cercò precedenti nella Comune, nella Rivoluzione Francese, perfino nella repubblica instaurata in Inghilterra da Cromwell; alla fine, stando alla Krupskaia, ne trovò in un detto latino citato da Plechanov nel 1903, al secondo congresso: ‘Salus revolutionis suprema lex’. E Lenin commentava: “”Ne deriva che se, per il trionfo della rivoluzione, diviene necessario abrogare questo o quel principio democratico, sarebbe criminale non farlo””. (pag 102-103) L’ assassinio di Moses Uritski, abile organizzatore, capo della Ceka di Pietrogrado e la figura principale della Ceka dopo Dzerzinski. (pag 138)”,”LENS-167″
“PAYNE Stanley G.”,”La revolución española.”,”La boscevizzazione del partito socialista. “”Pera combatir la oleada de bolchevización, el pequeño círculo de veteranos moderados que se movían en torno a Julián Besteiro fundaron a mediados de junio de 1935 la publicación semanal ‘Democracia’. Besteiro y sus más íntimos correligionarios no ostentaban ya ninguna postura importante dentro del partido, pero sentían la obligación de realizar un esfuerzo para salvar el movimiento antes de que fuera demasiado tarde.”” (pag 171)”,”MSPG-172″
“PAYNE Stanley G.”,”Falange. Historia del fascismo español.”,”Libro dedicato alla memoria di Jaime Vicens VIVES (1910-1960) grande storico spagnolo.”,”SPAx-102″
“PAYNE Stanley G.”,”The Spanish Civil War, The Soviet Union, and Communism.”,”Stanley G. Payne is Hilldale-Jaume Vicens Vives Professor of History at the University of Wisconsin-Madison and the author of fourteen books, including The Spanish Revolution.”,”MSPG-015-FL”
“PAYNE Stanley G.”,”Il fascismo. 1914-1945. Origini, storia e declino delle dittature che si sono imposte tra le due guerre.”,”Libro dedicato dall’autore a Juan J. Linz e George L. Mosse che hanno apero una nuova via negli studi sul fascismo. Stanley G. Payne è titolare della caddetra Hilldale-Jaume VIcens Vives all’Università di Wisconsin-Madison. Ha pubblicato ‘The Franco Regime: 1936-1975’ e ‘Fascism: comparison and definition’, ‘Spain’s First Democraty: The Second Republic: 1931-1936’. Il fascismo come espressione del radicalismo, unico nel suo genere, del ceto medio. “”Un diverso concetto di fascismo, in riferimento alle classi sociali, è stato suggerito da alcuni osservatori e studiosi che non consideravano il fascismo un agente della borghesia ma piuttosto lo strumento di alcuni settori del ceto medio, che in precedenza si erano visti negare la condizione di élite nazionale, per forgiare un nuovo sistema in grado di conferire loro una funzione più prominente. Questa interpretazione fu suggerita dapprima da Luigi Salvatorelli nel suo ‘Nazionalfascismo’ (1923) quando sottolineò il rolo della «piccola borghesia dall’educazione umanistica» (impiegati statali, coloro che erano professionalmente istruiti) che cercava di ristrutturare lo Stato e la società italiani sia contro l’alta borghesia capitalista che contro gli operai (9). La sua interpretazione ha ottenuto un notevole consenso dal principale studioso del fascismo italiano, Renzo De Felice, come anche da Gioacchino Volpe, lo storico ufficiale del movimento (10), e coincide ampiamente con la tesi di Seymour Lipset secondo la quale il fascismo è il «radicalismo del centro» (11). Questo approccio spiega il reclutamento sociale di parte della base di alcuni principali partiti fascisti e inoltre legittima alcuni aspetti del programma fascista, pur essendo limitato nella sua capacità esplicativa perché non può dare una spiegazione del numero di sostenitori fascisti non legati alla classe media in paesi tanto diversi come la Germania, l’Ungheria e la Romania. Né è in grado di spiegare la vera natura e la reale estensione degli obiettivi radicali di leader tanto diversi come Hitler, Déat, Piasecki e Codreanu. Il “”radicalismo del ceto medio””, dunque, è la spiegazione di uno tra i più importanti fili conduttori del fascismo, ma è inedeguato a fornirne una teoria generale”” (pag 447-448) Il fascismo come forma di “”bonapartismo”” del XX secolo (pag 448-449) Il fascismo come tipica manifestazione del totalitarismo del XX secolo (pag 449-452) Trotsky: sottolinea la somiglianza tra lo “”Stato totale”” di Hitler e lo stato sovietico (pag 449) Seconda guerra mondiale Guerra totale: fallimento nella realizzazione di un programma di produzione (da pag 375) “”Durante gli anni vittoriosi della guerra, Hitler aveva incoraggiato il Fronte del lavoro a preparare progetti audaci per rapidi mutamenti dello stato assistenziale, come anche della struttura dei salari della classe operaia tedesca. Quest’ultima doveva fondarsi esclusivamente sulla produttività, ma doveva essere regolata per ogni classe e professione, non solo per quella operaia, in modo da raggiungere ‘de facto’ l’uguaglianza sociale, con speciali programmi educativi e di incentivazione perché i lavoratori con maggior talento raggiungessero posizioni di vertice. Ciò avrebbe condotto al conseguimento del “”vero socialismo”” per la prima volta al mondo, secondo la visione di Hitler e dell’Istituto di scienza del lavoro del Fronte tedesco omonimo. Il nuovo piano per il “”Lavoro sociale del popolo tedesco”” avrebbe fornito all’intera popolazione diritti mai prima raggiunti di assistenza, assicurazione e pensione. Tutto questo doveva aggiungersi al più massiccio programma di costruzione di alloggi operai al mondo, per trasformare una “”nazione di proletari”” in una vera “”razza padrona””. Il ‘Führer’ sperava di avviare le prime fasi di questo grande progetto mentre imperversava ancora il conflitto, ma nel 1942 la pressione finanziaria lo costrinse ad accantonare tutti questi progetti di miglioramento, per il protrarsi della guerra, anche se ancora nel 1944 venivano proposti piani costosi per la riorganizzazione e l’espansione del sistema previdenziale (30). In genere si afferma che il più grande fallimento del periodo bellico del Terzo Reich (a parte, naturalmente, tutta la precaria strategia di Hitler) fosse la relativa smobilitazione dell’economia per la produzione militare fino al 1942-43, momento in cui la guerra era stata virtualmente perduta. Forse in questa affermazione vi è un certo grado di verità, anche se l’interpretazione è stata in parte esagerata. Le vittorie elettorali di Hitler si erano basate sostanzialmente sulla promessa di un miglioramento economico e, non appena il pieno impiego e una relativa prosperità erano tornati in Germania negli ultimi anni Trenta, egli fu riluttante nell’affidare l’economia tedesca ad una totale mobilitazione (nonostante il rapido aumento delle spese per gli armamenti a partire dal 1936) che limitasse almeno l’impatto sul tenore di vita. Il Terzo Reich, invece, aveva seguito una strategia in grado di produrre beni per l’esercito con un determinato ammontare per ogni tipo ma non in profondità, cosa che sarebbe costata ancora di più. La strategia iniziale di Hitler consisteva nel progettare campagne su un fronte unico che sarebbero poi terminate rapidamente. Anche così, tra il 1937 e il 1939, la Germania produsse più mezzi militari di quanto non avesse fatto qualunque altra potenza tranne l’Unione Sovietica. Si avanzavano riserve invece sul fallimento di un programma di produzione da “”guerra totale”” prima del 1942-43. In quel periodo, il nuovo responsabile del Ministero per gli armamenti del Reich era l’architetto personale di Hitler, Albert Speer, che presiedeva ai netti incrementi della produzione (31). Grazie a procedure funzionali, evitando la duplicazione e gli sprechi e incorporando risorse fortemente ampliate, tra il 1942 e il 1944, Speer riuscì a triplicare la produzione tedesca, nonostante le distruzioni operate dai bombardamenti degli Alleati. Anche così, la centralizzazione e l’efficienza erano ostacolate dalla molteplicità dei consigli di Stato creati da Hitler che si andavano soprapponendo l’uno all’altro, mentre i dirigenti del partito nazista insistevano, a volte, nel voler mantenere un livello di beni di consumo più alto possibile (32). Le valutazioni sulla mobilitazione tedesca fatte in passato sono risultate distorte, perché in effetti la produzione militare aumentò costantemente prima del 1942 e il tenore di vita era in continua diminuzione. Paul Hayes ha notato che «dal 1938-39 al 1943-44 la spesa militare tedesca era aumentata con un andamento effettivamente costante» e che «tra il 1938 e il 1941 il regime aveva abbassato in maniera forzosa il consumo procapite dei cittadini all’interno della Germania di un 20 percento, di un 22 per cento pro capite i beni di consumo e incrementato del 28 per cento la produzione di beni strumentali» (33). Prima del 1943, la Germania aveva impiegato per le spese militari una parte del proprio prodotto interno maggiore, e per un periodo più lungo, di qualsiasi altra potenza fatta eccezione per l’Unione Sovietica che, stando alle stime di Hayes, quell’anno venne infine raggiunta”” (pag 374-375). Note: (30) Lo studio principale è M.-L. Recker, ‘Nationalsozialistische Sozialpolitik im Zweiten Weltkrieg’, München, 1985. Cfr. R. Zitelmann, Hitler, Bari, 1992, pp. 170-74; (31) Per un giudizio riveduto su Speer, si veda M. Schmidt, ‘Albert Speer: Das Ende eines Mythos’, Bern, 1982; (32) L. Herbst, ‘Der total Krieg und die Ordnung der Wirtschaft’, Stuttgart, 1982, è uno studio attendibile; (33) P. Hayes, ‘Polycracy and Policy in the Third Reich: The Case of the Economy’, in ‘Reevaluating the Third Reich’, ed. by T. Childers ad J. Caplan, cit. p. 196]”,”STOx-312″
“PAYNE Robert”,”The Life and Death of Trotsky.”,”Robert Payne is the author of many notable works, including The Rise and Fall of Stalin, The Life and Death of Lenin, and The Life and Death of Adolf Hitler. Born in nEngland, a constant world traveler and observer, Mr. Payne makes his home in New York. Introduction, Select Bibliography, Foto, Chapter Notes, Acknowledgments, Index,”,”TROS-071-FL”
“PAYNE Reider”,”War and Diplomacy in the Napoleonic Era. Sir Charles Stewart, Castlereagh and the Balance of Power in Europe.”,”Reider Payne ha ottenuto un PhD dall’Università College London ed è Fellow della Royal Historical Society autore di ‘Ecclesiastical Patronage in England, 1770-1801’.”,”FRAN-095-FSL”
“PAZ Abel”,”Un anarchiste espagnol. Durruti.”,”Abel PAZ è nato ad Almeria nel 1921, figlio di operai agricoli. Dopo due anni di scuola, diventa apprendista in una officina tessile in cui scopre il sindacalismo e il movimento anarchico. E’ stato attore e testimone della rivoluzione spagnola. Dopo la disfatta, nel 1939 ha trovato la via dell’esilio in FR ed è stato internato in diversi campi. Nel 1942 va a battersi clandestinamente in SP e viene imprigionato fino al 1953. Rilasciato si reca in FR e lavora in una stamperia fino al suo ritorno a Barcellona nel 1977. Sta scrivendo le sue memorie.”,”MSPG-005″
“PAZ Abel (alias CAMACHO Diego)”,”Durruti e la rivoluzione spagnola. Tomo 1. Da ribelle a militante, 1896-1936.”,”Questo primo tomo della monumentale biografia di Buenaventura DURRUTI (1896-1936), frutto di anni di ricerche, arriva alla vigilia dello scontro che scatena la rivoluzione in Spagna. E’ il periodo, per DURRUTI della sua formazione politica. Lotte, galere, fughe, esili, trasformano il giovane apprendista fabbro in un leader dell’ anarchismo. Espropriatore ed organizzatore sindacale, pistolero e fondatore di collane editoriali è stato il simbolo degli sforzi rivoluzionari e delle tensioni libertarie degli uomini e donne dell’ anarchismo spagnolo. Abel PAZ (alias letterario di Diego CAMACHO, Almeria 1921) militante e storico dell’ anarchismo spagnolo, vive la rivoluzione del 1936 da Barcellona e conosce di prima persone le collettività agricole catalane. Intransigente oppositore della dittatura franchista, sconta dodici anni di carcere tra il 1942 al 1954, e dall’esilio francese è autore di molti lavori editi e inediti, tradotti in varie lingue (‘Cronica de la columna de ferro’, ‘Los internacionales en la Region Espanola’) e un’autobiografia in quattro volumi, di cui uno tradotto in italiano: ‘Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione’ (Manduria, 1998).”,”MSPG-043″
“PAZ Abel”,”Barcelone 1936. Un adolescent au coeur de la revolution espagnole.”,”PAZ Abel alias Ricardo SANTANY, alias KAMAZOF, il suo vero nome è Diego CAMACHO, è nato nel 1921 da genitori operai agricoli. A nove anni giunge a Barcellona con sua madre e i suoi fratelli. Rifugiato nel 1939, entra nella clandestinità e raggiune la Spagna nel 1942 e la CNT. Arrestato e imprigionato, sarà liberato nel 1953 spostandosi in Francia. Pubblica molti articoli e si afferma come storico del movimento libertario spagnolo.”,”MSPG-094″
“PAZ Abel”,”Durruti.”,”Contiene il capitolo: ‘El oro español camino de Rusia’ (pag 448) e ‘La sombra de Stalin sobre España’ (pag 464).”,”MSPG-107″
“PAZ Abel”,”Chronique passionnée de la Colonne de fer. Espagne 1936-1937.”,”Nel luglio 1936 di fronte all’ insurrezione fascista gli anarchici della CNT e della FAI prendono e le armi e si organizzano in strutture di combattimento originali: le colonne. Questo libro racconta la storia di una di queste: la Colonna di Ferro, creata a Valencia e che avrà il suo battesimo del fuoco il 12 agosto sul fronte di Teruel. Come tutte le altre fu dissolta nel marzo 1937 su pressione dei comunisti per essere integrata nell’ esercito. Tra queste due date ci sono eventi militari e politici e una lotta acuta all’ interno della Repubblica spagnola che la trascinano al disastro. Militante anarchico di vecchia data, Abel PAZ, si è battuto tra le fila della Colonna di Ferro. Autore di libri sulla guerra civile spagnola, vive a Barcellona. “”La Colonna di Ferro, come il resto delle colonne confederali presenti sul fronte di Teruel, non ci hanno messo molto a comprendere che il coordinamento degli sforzi era indispensabile. Dopo l’ inizio, esso era stato praticato dalle forze confederali, ma aveva inciampato contro le altre formazioni, straniere all’ ideale anarchico. Queste ultime si ostinavano a considerare indispensabile l’ instaurazione di un comando unico militarizzato, come se con questo semplice fatto miracoloso le sorti della guerra potevano cambiare.”” (pag 161) “”””L’ organizzazione delle centurie deve realizzarsi nel modo seguente: la centuria sarà composta di 81 uomini, 9 delegati di gruppi di dieci, 3 delegati di gruppi di trenta, un delegato di centuria. Senza costituire un gruppo combattente si avrà nella centuria un gruppo con, alla sua testa, un delegato responsabile dell’ approvvigionamento, dell’ acqua, delle munizioni, del kit di soccorso degli infermieri e degli elementi di collegamento. Riassumendo: 81 combattenti; 9 delegati di gruppi di dieci; 3 delegati di gruppi di trenta; 1 delegato di centuria; 6 infermieri; 6 uomini addetti alle munizioni e all’ acqua; 4 uomini di collegamento; ossia, 110 uomini in totale””””. (pag 164)”,”MSPG-128″
“PAZ Abel”,”Los internacionales en la región española, 1868-1872.”,”””(…) scritto di Marx al suo amico Kugelmann (del Consiglio Generale) intitolato “”comunicazione confidenziale””. Questo scritto è un attacco “”confidenziale”” a Bakunin. Ma racconta la storia, dal suo punto di vista, delle attività di Bakunin dalla sua evasione dalla Siberia (…). (pag 119) “”All’ inizio dello scritto Karl Marx confessa che conosce Bakunin dal 1843. Rimase sorpreso dall’ evoluzione di questi, quando lo incontrò a Londra, dopo la sua evasione dalla Siberia, e conosceva perfettamente il valore di Bakunin. (…)”” (pag 120) Nota 10 pag 120. “”Bakunin ricevette la visita di Carlo Marx a Londa (1864) e di questo colloquio , il secondo scrisse a Engels, “”Devo dirti che (Bakunin) mi è piaciuto molto, più di altre volte (…). Insomma, è uno dei rari uomini che incontro dopo 16 anni che sono andati avanti e non sono regrediti”” (Cahiers de l’ Isea, agosto 1964) Il libro di Paz è dedicato a Tomas Gonzalez Morago, morto in carcere a Granada nel 1886.”,”INTP-040″
“PAZ Abel”,”Viaje al pasado, 1936-1939.”,”FFundacion de estudios libertarios Anselmo Lorenzo Libro dedicato a Francisco Ascaso Pag 158 foto di Nin e Antonov-Ovssenko Pag 157 foto di Camillo Berneri e Francesco Barbieri Spagna nel disegno della politica estera staliniana. “”Hay quien ha podido pensar que la intervención de Stalin en España estaba inspirada en la idea de la revolución mundial. Es un error. El problema de la revolución mundial, Stalin ya lo tenía resuelto, había renunciado a ella desde hacía ya mucho tiempo. Sólo era una cuestión de política extranjera rusa. Tre países intervinieron directamente en la guerra española: Alemania, Italia y la URSS. La partecipación de Alemania e Italia fue directa y sin ocultaciones, más bien se jactaban de ello. Stalin lejos de glorificar su intervención, primero la ocultó y luego se comportó muy timidamente.”” (pag 125) GPU inviata in Spagna. “”Al mismo tiempo que se daba luz verde para la compra de armas, Stailn encargó a Yagoda, jefe de la OGPU, montar en España una filial de la policía secreta soviética.”” (pag 127)”,”MSPG-197″
“PAZ Abel”,”Durruti e la Rivoluzione spagnola. Tomo 2. Il rivoluzionario 19 luglio – 20 novembre 1936.”,”Abel Paz (alias letterario di Diego Camacho, Almeria 1921) militante e storico dell’anarchismo iberico, vive la Rivoluzione del 1936 da quel privilegiato punto di osservazione che era Barcellona e conosce in prima persona le collettività agricole catalane. Intransigente oppositore della dittatura Franchista in patria, dove sconta dodici anni di carcere fra il 1942 e il 1954, e dall’esilio francese è autore di molti lavori editi ed inediti, tradotti in varie lingue. Fra le sue opere Cronica de la columna de ferro, Los Internacionales en la Regiòn Española, un’autobiografia in quattro volumi, dicui unio è stato tradotto in italiano: Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione.”,”MSPG-028-B-FL”
“PAZ Abel”,”Durruti e la Rivoluzione spagnola. Da ribelle a militante 1896-1936. Volume I.”,”Abel Paz (alias letterario di Diego Camacho, Almeria 1921) militante e storico dell’anarchismo iberico, vive la Rivoluzione del 1936 da quel privilegiato punto di osservazione che era Barcellona e conosce in prima persona le collettività agricole catalane. Intransigente oppositore della dittatura Franchista in patria, dove sconta dodici anni di carcere fra il 1942 e il 1954, e dall’esilio francese è autore di molti lavori editi ed inediti, tradotti in varie lingue. Fra le sue opere Cronica de la columna de ferro, Los Internacionales en la Regiòn Española, un’autobiografia in quattro volumi, dicui unio è stato tradotto in italiano: Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione.”,”MSPG-028-FL”
“PAZ Abel”,”Chronique passionnée de la Colonne de fer. Espagne 1936-1937.”,”Militant anarchiste de très longue date, Abel Paz s’est battu dans les rangs de la Colonne de Fer. Auteur de plusieurs ouvrages sur la guerre d’Espagne, il vit actuellement à Barcelone. Avertissement, épilogue, annexes et documents: Linea de fuego, Composition de la Colonne de Fer, Appendice concernant la contr-révolution dans la région du Levant, Plémum des colonnes confédérales et anarchistes, Gino Bibbi, José Pellicer, George Orwell, Témoin à Barcelone, Bibliographie,”,”MSPG-046-FL”
“PAZ Abel (alias CAMACHO Diego)”,”Durruti e la rivoluzione spagnola.”,”Abel Paz alias letterario di Diego Camacho (Almeria 1921 – Barcellona 2009) è stato miltante e storico dell’anarchismo iberico. Ha vissuto la rivoluzione del 1936 da Barcellona.”,”MSPG-005-FSD”
“PAZ Maurice”,”Un revolutionnaire professionnel. Auguste Blanqui.”,”Altra opera dell’autore: ‘Lettres familières d’Auguste Blanqui et du Docteur Louis Watteau, presentati e annotati da Maurice Paz., Institut historique de Provence, 1976.”,”BLAx-001-FSD”

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, O

“OBAMA ROBINSON Michelle”,”Becoming. La mia storia.”,”Incontro con Obama (pag 121) La campagna elettorale per le presidenziali. Le primarie in Iowa. (pag 276-277) (pag 278-279)”,”BIOx-354″
“OBERHOLZER Walter STADLER Hans MULHEIM Hans DONATI Pierangelo RAPOLD Hans WYSS Arthur FRANSIOLI Mario CLAVEL Jacques BRÜCKER, scritti di”,”Museo Nazionale del San Gottardo. Sulla “”Via delle genti””.”,”OBERHOLZER Walter STADLER Hans MULHEIM Hans DONATI Pierangelo RAPOLD Hans WYSS Arthur FRANSIOLI Mario CLAVEL Jacques BRÜCKER, scritti di “”Dalla fine del sec. XI le crociate, il cui significato economico e culturale non era inferiore di quello militare, crearono legami tra il vicino Oriente e l’Occidente. Prodotti arabi, portati da mercanti veneziani e genovesi, giungevano in Italia e ben presto arrivarono sui mercati settentrionali, seguendo il corso del Rodano e valicando la catena alpina. Alle fiere della Champagne, la contea politicamente neutrale nel cuore dell’Europa, che ebbero la lroo massima fioritura tra il 1150 e il 1300, i mercanti scambiavano le merci provenienti dall’Asia minore, Italia, Inghilterra, Paesi Bassi, dai territori dell’Impero, da quelli del Mare del Nord e del Baltico: spezie, materiali coloranti, frutta, profumi, armi, cereali, legname da costruzione, stoffe ed altri prodotti ancora. Il commercio internazionale aveva preso avvio: con esso aumentò il traffico, e i valichi alpini si destarono a nuova vita. Le strade dovevano essere curate e migliorate, perché il volume dei traffici dava agli abitanti possibilità di lavoro e di guadagno””. (pag 33)”,”EURx-237″
“OBERMANN Karl a cura”,”Flugblätter der Revolution 1848 – 1849. Dokumente.”,”OBERMANN è nato a Colonia nel 1905 ed è divenuto un noto storico della DDR. Ha studiato le origini del movimento operaio in Germania e la storia della rivoluzione del 1848 1849 in Germania.”,”QUAR-043″
“OBERMANN Karl”,”Deutschland, 1815-1849. Von der Gründung des Deutschen Bundes bis zur bürgerlich-demokratischen Revolution.”,”OBERMANN Karl professore emerito”,”QUAR-071″
“OBERMANN K.; GERTH H.H.”,”La participation à la Première Internationale, avant 1872, des ouvriers allemands immigrés aux Etats-Unis (Obermann); The Retreat from Ideology as a Prerequisite for American Trade-Unions (Gerth).”,”K. Obermann, Berlin; H.H. Gerth Segue: ‘Une condition prealable pour les syndicats americains: se tenir a l’ecart de toute idéologie’, riassunto in francese del rapporto di M.H. Gerth'”,”MOIx-046-O”
“O’BRIEN Patrick Karl CLESSE Armand a cura; saggi di Patrick Karl O’BRIEN Francois CROUZET Anthony HOWE Peter J. CAINE Sidney POLLARD Andrew GAMBLE Correlli BARNETT Wolfgang J. MOMMSEN Robert GILPIN Angus MADDISON Moses ABRAMOVITZ e Paul A. DAVID David P. CALLEO Geoffrey Allen PIGMAN Peter J. TAYLOR John M. HOBSON Christopher COKER S. Ryan JOHANSSON Immanuel WALLERSTEIN”,”Two Hegemonies. Britain 1846-1914 and United States 1941-2001.”,”Saggi di Patrick Karl O’BRIEN Francois CROUZET Anthony HOWE Peter J. CAINE Sidney POLLARD Andrew GAMBLE Correlli BARNETT Wolfgang J. MOMMSEN Robert GILPIN Angus MADDISON Moses ABRAMOVITZ e Paul A. DAVID David P. CALLEO Geoffrey Allen PIGMAN Peter J. TAYLOR John M. HOBSON Christopher COKER S. Ryan JOHANSSON Immanuel WALLERSTEIN “”alcuni osservatori, incluso Leon Trotsky, si aspettavano un conflitto militare tra Gran Bretagna e Stati Uniti che decidesse la questione della leadership mondiale, Trotsky sosteneva che questa era la via in cui l’ egemonia passava da una potenza declinante a una potenza ascendente. Ma non si ebbe nessun conflitto. Al contrario il trasferimento di egemonia tra le due potenze negli ultimi 150 anni può apparire come una singola ininterrotta egemonia esercitata dagli anglosassoni sul resto del mondo””. (pag 129) Ruolo fattore demografia in egemonia: “”Come Angus Maddison ricordava in questa conferenza: “”Diventare un egemone di successo aiuta ad essere sia molto ricchi che molto grandi””. Ciò suggerisce che, almeno, la potenza internazionale ha due dimensioni misurabili: ricchezza e dimensione””. (pag 337) “”Le navi e gli eserciti che assicurarono questa espansione territoriale furono pagate attraverso la capitalizzazione del superiore sistema finanziario inglese, e dalla corsa alla ricchezza creata dallo sviluppo economico precedente. Ma la rapida espansione della popolazione interna della Gran Bretagna tenne il costo del lavoro basso abbastanza da rendere profittevole l’ industrializzazione. Dal 1850 la Gran Bretagna è divenuta il Regno Unito, contenente Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda per un totale di popolazione interna di 27 milioni di persone. Il governo di questo paese ha messo anche insieme un impero mondiale su cui il sole non tramontava mai, e che (al suo picco) si stima abbia contenuto 600 milioni di persone.”” (pag 338) [(…) la Gran Bretagna ha progressivamente ceduto le ultime vestigia della propria egemonia e ha accettato l’egemonia degli Stati Uniti, emergendo nel 1940 come principale alleato degli Stati Uniti, un ruolo che non ha mai perso da allora. Non c’era niente di preordinato jn questo risultato. All’inizio del secolo alcuni osservatori, tra cui Leon Trotsky, si aspettavano un conflitto militare tra la Gran Bretagna e Stati Uniti che decidesse la questione della leadership mondiale (5), Trotsky sosteneva che questa era la via in cui l’egemonia passava da una potenza declinante a una potenza ascendente. Ma non si ebbe nessuna guerra. Al contrario il trasferimento di egemonia tra le due potenze fu così tranquillo che gli ultimi 150 anni possono apparire come una sola ininterrotta egemonia esercitata dagli anglosassoni sul resto del mondo’ Andrew Gamble, Hegemony and Decline: Britain and the United States’ (pag 129) Trotsky L,, (1974), Collected Writings and Speeches on Britain, London, New Park)] [ISC Newsletter N° 60] ISCNS60TEC”,”RAIx-156″
“O’BRIEN Kevin J. a cura; saggi di Sidney TARROW Kevin J. O’BRIEN e Rachel E. STERN Teresa WRIGHT XI CHEN William HURST FENG CHEN Carsten T. VALA e Kevin J. O’BRIEN GUOBIN YANG YANFEI SUN e DINGXIN ZHAO YONGSHUN CAI Patricia M. THORNTON Elizabeth J. PERRY”,”Popular Protest in China.”,”Saggi di Sidney TARROW Kevin J. O’BRIEN e Rachel E. STERN Teresa WRIGHT XI CHEN William HURST FENG CHEN Carsten T. VALA e Kevin J. O’BRIEN GUOBIN YANG YANFEI SUN e DINGXIN ZHAO YONGSHUN CAI Patricia M. THORNTON Elizabeth J. PERRY Kevin O’BRIEN è Alann P. Bedford Professor of Asian Studies e Professor of Political Science, Università della California, Berkeley.”,”MCIx-044″
“OCCHETTO Achille”,”Dichiarazione di intenti. Il testo presentato da Achille Occhetto alla Direzione del PCI, Roma, 10 ottobre 1990.”,”Stampa Fratelli Spada, Ciampino, Roma “”Propongo dunque, che il Partito comunista italiano, al XX Congresso, promuova e sancisca la creazione di un nuovo partito. Propongo che il nome del nuovo partito scaturisca dalle due grandi idee che definiscono le fondamentali coordinate delle forze di rinnovamento su scala mondiale… Propongo che il nome del nuovo partito sia: Partito Democratico della Sinistra. Il nuovo simbolo dovrà rappresentare il grande e robusto albero della sinistra…”” (pag 22) “”L’albero della libertà accompagnò la Rivoluzione Francese e fu piantato ovunque in tutte le piazze d’Europa”” (pag 22)”,”PCIx-475″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXIX bis lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. 1. I problemi fondamentali dell’economia realistica.”,”Saggio in ECOT-237 “”Già i classici nella costruzione dei loro sistemi si erano serviti di una enorme mole di materiale storico per “”documentare”” le loro asserzioni anche se queste poi giungevano a concludere che le forze sociali, attraverso lo svolgimento passato, erano giunte a una forma definitiva di equilibrio ch’era il più vicino all’ordine ideale di natura la cui scoperta era il merito precipuo dei loro sistemi. Una volta scoperto questo ordine naturale, la funzione della scienza economica era quella di indicare i mezzi più idonei a conservare indefinitamente quest’ordine alla società. Karl Marx avrebbe fatto piazza pulita di questo ingenuo dogmatismo dei classici. Ma questo dogmatismo non era niente affatto antistoricistico: anzi esso si basava su uno storicismo sia pure a senso unico, applicato cioè unilateralmente soltanto al passato. Tutta l’opera di Karl Marx è basata sul concetto fondamentale dello sviluppo delle forze produttive della società e del contrasto dialettico che viene a determinarsi nel corso del loro sviluppo con gli ordinamenti sociali esistenti. E’ qui il motore di tutta la storia, ed è questo contrasto che ‘in ultima istanza’ determina anche lo svolgimento del pensiero economico. Sarà bene in ogni caso riaffermare esplicitamente che non si vuole con ciò stabilire un legame di natura deterministica tra lo sviluppo raggiunto in una certa epoca dalle forze produttive e il pensiero economico di quell’epoca. Il legame è invece ‘dialettico’ e non sarà qui inutile ricordare l’affermazione significativa di Antonio Labriola secondo cui le “”forme della coscienza, come son determinate dalle condizioni di vita, sono anch’esse la storia”” (2)”” [Luigi Occhionero, Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes, Economia politica. XXV bis lezione, Roma, 1955] [(2) Citato da M. Dobb nell”Introduzione a K. Marx: ‘Storia delle teorie economiche’, Einaudi, Torino, 1954, vol. I, p. XXI] (pag 2-3)”,”ECOT-237-P-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXX lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. 2. La teoria del valore e della distribuzione sociale.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-V-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXI lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. David Ricardo.”,”Saggio in ECOT-237 “”Esamineremo ora brevemente la teoria ricardiana dello sviluppo economico nello studio della quale egli ha applicato praticamente in concetti analitici raggiunti nello studio del problema del valore, della distribuzione e della rendita. Vale in ogni caso la pena di osservare subito che la teoria ricardiana dello sviluppo economico è importante per due ragioni: in primo luogo perché dimostra la fine dello sviluppo dell’ottimismo razionalistico del secolo XVIII e in particolare del sistema solidaristico di Smith, in secondo luogo perché pone per la prima volta esplicitamente nella dottrina economica il problema delle crisi economiche. I cardini fondamentali della dinamica ricardiana sono l’accumulazione del capitale e la caduta tendenziale del saggio di profitto. A differenza di Smith l’accumulazione secondo Ricardo tende a diminuire i profitti soltanto in determinate circostanze. E queste circostanze variano con il variare dei profitti. Abbiamo visto che questi ultimi sono determinati dalla differenza tra il valore complessivo dei prodotti e il valore delle sussistenze che il capitalista deve corrispondere al lavoratore per la loro produzione, e quindi aumenta o diminuisce con la quantità di lavoro necessaria a produrle. Ora dice Ricardo “”supposto che il grano e le merci manifatturate siano venduti sempre allo stesso prezzo i profitti saranno alti o bassi a seconda che i salari siano bassi od alti. Ma supponiamo che il prezzo del grano aumenti perché la sua produzione richiede più lavoro: non si verificherà per aumenti perché la sua produzione richiede più lavoro: non si verificherà per questo un aumento dei prezzi delle merci manifatturate, per la cui produzione non è necessaria alcuna quantità addizionale di lavoro. Se quindi i salari resteranno allo stesso livello anche i profitti degli industriali non subiranno oscillazioni; ma se, com’è assolutamente certo, i salari aumenteranno con l’aumentare del prezzo del grano allora i profitti dovranno necessariamente cedere”” (12). Deriva da questa constatazione che salario e profitto sono inversamente proporzionali. Cosicchè l’accumulazione non è più come per Smith la causa meccanica della caduta del saggio del profitto. Essa porta alla caduta di questo saggio solo in presenza dell’aumento dei salari. Ma quando aumentano questi ultimi? Abbiamo visto che ciò avviene soltanto in presenza dell’aumento del costo della sussistenza necessaria al sostentamento e al perpetuarsi del lavoratore e cioè dei viveri di cui il grano è costituente fondamentale. A questo punto la rendita differenziale interviene a spiegare la dinamica di questo aumento (13). Secondo questa, con l’aumento della popolazione (per la quale Ricardo accetta in pieno la teoria malthusiana), si determina la coltivazione di terre sempre meno fertili con il conseguente aumento dei prezzi delle derrate alimentari e dei salari nominali e con la continua caduta dei salari reali e dei profitti. Il quadro dello sviluppo sociale che ne deriva è veramente deprimente. Sparita definitivamente la solidarietà tra le classi sociali, gli interessi dei lavoratori e dei capitalisti vengono a contrapporsi a quelli dei proprietari fondiari. Questi sono dunque i nemici da battere e il dazio sui cereali l’arma di cui devono essere privati. Alla lotta contro le ‘Corn Laws’, ai libero-scambisti tipo Cobden, alla lotta della ‘Anti-Corn Lac League’, Ricardo fornirà l’arma teorica che nel 1846 porterà finalmente alla vittoria scambista. Trascurando gli altri apporti di Ricardo allo sviluppo delle dottrine economiche (moneta, banche, teoria dei costi comparati, macchine) importanti quanto si vuole, ma non determinanti ai fini che ci siamo proposti nelle nostre lezioni, una cosa va osservata a questo punto a guisa di conclusione: l’immediata reazione degli economisti suoi contemporanei alle implicazioni dinamiche del suo sistema. Queste infatti non erano soltanto utili alla battaglia contingente contro i proprietari terrieri e a favore dei capitalisti industriali. Esse avevano soprattutto messo in rilievo, malgrado l’accettazione esplicita da parte di Ricardo della legge di Say che postulava l’impossibilità degli ingorghi di capitale, le tendenze di disquilibrio contenute nel sistema capitalistico anche se Ricardo si era costantemente preoccupato di farle risultare esterne al sistema. Il fatto stesso però di aver fatto vedere in che maniera veniva a rompersi il solidarismo smithiano, com’era possibile cioè che le varie classi sociali non concorressero più, come sotto l’impulso di una ‘mano invisibile’, al raggiungimento del massimo di utilità sociale, aveva scosso la fiducia nel sistema capitalistico e indicato le vie per un attacco generale alla sua validità. H. Carey, nel 1848 aveva definito il sistema di Ricardo “”un sistema di disordine”” che “”ha la tendenza a creare inimicizia tra le classi e le nazioni”” (14), ma già molto tempo prima, i primi segni di risveglio delle classi lavoratrici aveva indotto molti economisti a mettere in guardia contro il possibile uso rivoluzionario del pensiero ricardiano (15). Vedremo come ciò abbia portato in seguito all’abbandono di esso nel campo accademico e alla critica coerente e decisiva di Marx”” [Luigi Occhionero, Economia politica. XXXI lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. David Ricardo, Roma, 1955] [(12) D. Ricardo, Works, cit, vol. I, pp. 110-111; (13) Si veda a questo proposito la lettera di Ricardo a Malthus del 18.12.1814 (…); (14) Citato da Marx, op. cit., p. 14; (15) Si veda sull’argomento R.L. Meek, ‘The Decline of Ricardian Economics in England’, ‘Economica’, febbraio 1950, pp. 57-62] (pag 6-7)”,”ECOT-237-X-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. T.R. Malthus e la critica conservatrice.”,”Saggio in ECOT-237 “”Se grande importanza avevano queste dimostrazioni per lo sviluppo del pensiero economico ancor più grande era la loro importanza nel campo della prassi economica e politica. Eliminando tutte le obiezioni all’accumulazione capitalistica esse davano l’avallo della scienza al credo dell’epoca: “”accumulate, accumulate: questa è la legge e questo dicono i profeti!”” (9). E stabilivano una gerarchia nelle classi sociali mediante la distinzione tra lavoro produttivo e improduttivo, togliendo dal proprio piedistallo e denunciando come dannoso a tutta la società il consumo improduttivo dei proprietari fondiari, residui di un’epoca storica oramai tramontata. Chi avesse voluto assumersi il compito di difendere gli interessi di questi ultimi, poteva seguire due strade: o negare interamente la validità del sistema economico elaborato da Smith e Ricardo oppure cogliere in esso le contraddizioni meno palesi che compromettessero decisamente il postulato del suo funzionamento automatico. L’autorità acquistata dal sistema, il riflesso che in esso trovavano l’esperienza e i problemi economici dell’epoca, il prestigio indiscusso dei nomi di Smith e Ricardo, rendevano sommamente difficile, per non dire impossibile, la prima via. Malthus nella sua difesa degli interessi fondiari fu perciò costretto a imboccare la seconda. Nel 1820 egli pubblicava i ‘Principles of Political Economy’ in cui insieme a varie questioni di metodo è esposta una coerente difesa del consumo improduttivo interessante non tanto per il contenuto di classe evidentissimo quanto perché essa rappresenta il primo attacco ragionato al capitalismo rivolto nell’ambito di una esposizione scientifica che lo approva. Da qui agli attacchi in vista della negazione del capitalismo, il passo è breve. Noi però qui, senza entrare in particolari sulle altre questioni toccate da Malthus nel suo libro, ci fermeremo esclusivamente sull’argomentazione da lui svolta per negare l’esistenza del meccanismo automatico per il raggiungimento dell’equilibrio nel sistema capitalistico e più particolarmente la validità della legge di Say. Concetto fondamentale dell’analisi malthusiana è il concetto di ‘domanda effettiva’. Secondo Malthus al capitalista non basta produrre le merci perchè sia concluso il ciclo produttivo. Alla produzione deve seguire la vendita ‘con profitto’ del prodotto affinchè questo processo si chiuda favorevolmente per il capitalista e possa quindi continuare nel ciclo successivo. Condizione essenziale perchè questo si verifichi è che sul mercato si abbia una domanda di merci abbastanza alta che garantisca la continuazione del processo di produzione. Ma qual è l’incentivo che potrà spingere il capitalista a intraprendere questo processo? Come sappiamo, in regime capitalistico questo incentivo è rappresentato dal profitto, il quale per Malthus è compreso nel costo di produzione delle merci. Cosicchè, affinchè il capitalista continui a produrre, dalla vendita del prodotto sul mercato egli deve attendere non soltanto il rimborso delle spese sostenute ma anche quella aliquota di profitto che lo induca a continuare nella produzione. Se dunque per una ragione qualsiasi il mercato non è in grado di assicurare ‘automaticamente’ questo risultato si ha, primo, la prova che la legge di Say accolta da Ricardo non è vera, secondo, la necessità di trovare un rimedio che faccia fronte a questo stato di cose e consenta al sistema capitalistico di continuare a funzionare”” [Luigi Occhionero, ‘Economia politica. XXXII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. T.R. Malthus e la critica conservatrice’, Roma, 1955] [(9) K. Marx, ‘Il Capitale’, Ed. Rinascita, Roma, 1952, vol I., p. 40] (pag 6-7)”,”ECOT-237-Y-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXIII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Karl Marx e la critica rivoluzionaria.”,”Saggio in ECOT-237 “”Una volta che Marx ha raggiunto la prova che “”le cause ultime di tutti i mutamenti sociali e di tutti i rivolgimenti politici non sono da ricercarsi nei cervelli degli uomini… ma nei mutamenti del modo di produzione e di scambio, non già nella filosofia ma nell’economia dell’epoca”” (10) è giunto per lui il momento di fare i conti con la sistemazione teorica che i classici hanno dato all’economia politica. Per Marx il problema fondamentale era quello di cogliere ‘dialetticamente’ le contraddizioni dei suoi predecessori e portare coerentemente a conclusione logica l’intuizione della nuova realtà borghese ch’essi avevano innalzata a legge di natura eterna e immutabile. Le fasi successive di questa sua analisi critica del pensiero classico dovevano perciò essere necessariamente le seguenti: primo, isolare le forze dialettiche del movimento sociale; secondo, far vedere come queste agivano nella fase attuale (borghese) del loro sviluppo, caratterizzata dall’esistenza della proprietà privata dei mezzi di produzione, e delle due classi antagonistiche dei capitalisti e dei proletari. In ordine al primo punto Marx aveva già individuato le forze che sono alla base del movimento della società: le forze produttive che l’uomo mette in movimento per la soddisfazione dei propri bisogni vengono a cozzare contro la struttura dei rapporti di produzione che corrispondono a un certo grado di sviluppo delle forze produttive e dentro i quali l’uomo si trova a vivere in maniera indipendente dalla sua volontà. Da questo urto continuo tra forze produttive e rapporti di produzione nasce la successione dei vari tipi di società che si sono succeduti nella storia fino all’attuale forma capitalistica o borghese. Il “”fine ultimo al quale mira””…Marx…””è di svelare la legge economica del movimento della società moderna”” (11). Egli dunque inizia con la critica della sistemazione data dai classici all’economia politica e in particolare, con la ripartizione oramai tradizionale di questa in produzione, distribuzione, scambio e consumo. I classici come sappiamo consideravano questa sistemazione come qualcosa di immutabile e conforme alle leggi della natura. L’errore nasceva naturalmente dal fatto che i classici come sappiamo consideravano la forma di produzione capitalistica il punto di arrivo definitivo e insuperabile di una precedente evoluzione della società. Marx invece separa da queste categorie gli elementi universali validi per tutti i tempi e quelli caduchi, o storici, che valgono invece per un dato stadio di sviluppo delle forze produttive (12). Ciò fatto egli passa ad analizzare criticamente il concetto fondamentale dell’economia politica classica, il valore e la sua origine. Qui Marx trova che i classici si erano messi sulla strada buona ma avevano avuto paura di percorrerla fino in fondo. Per primi i fisiocratici avevano individuato l’origine del valore in un tipo particolare di produzione, l’agricoltura, sottraendolo alla sfera dello scambio dove l’avevano confinato i mercantilisti. In seguito Smith e Ricardo avevano generalizzato il concetto a tutti i tipi di produzione. Ma una volta assodato questo fatto e cioè più esplicitamente che il valore nasce dal lavoro applicato alla produzione sorgevano queste domande: si può misurare il valore? e in caso affermativo, in che modo? Smith e Ricardo in particolare avevano risposto bene a entrambe le domande, e più precisamente avevano affermato che il valore è misurato dalla quantità di lavoro necessaria a produrre le merci. Ma questa affermazione portava in un secondo tempo a far vedere che il lavoratore che partecipava alla produzione non riceveva l’intero frutto del suo lavoro, e perciò, per non concludere con una teoria dello sfruttamento entrambi avevano imboccato altre soluzioni che venivano meno alle premesse iniziali e prestavano il fianco alle critiche degli avversari. Marx si mantiene coerente alla prima intuizione dei classici e la porta alle logiche conseguenze”” (pag 5-6) [Luigi Occhionero, ‘Economia politica. XXXIII lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Karl Marx e la critica rivoluzionaria’, Roma, 1955] [(10) F. Engels, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’, Edizione in Lingue Estere, Mosca, 1947, p. 67; (11) K. Marx, ‘Il Capitale’, prefazione alla prima edizione, Ed. Rinascita, Roma, 1951, vol. I, p. 18; (12) K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, Ed. Rinascita, Roma, 1954, pp., 9-36]”,”ECOT-237-W-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXIV lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Il dissolvimento della scuola classica.”,”Saggio in ECOT-237 “”(…) quando Marx inizia lo studio critico dell’economia politica e giunge alle sue conclusioni rivoluzionarie (il ‘Manifesto’ è del 1848 e l’ Einleitung’ è del 1857) già gli economisti professionali (accademici e non) si erano resi conto dei pericoli insiti nell’ambivalenza dell’economia classica ed erano corsi ai ripari. In realtà la critica in senso conservatore del sistema classico era incominciata ch’era ancora vivo Ricardo – ‘I Principles’ di Malthus sono del 1820 – ma accanto agli argomenti di Marx che avevano una forma eminentemente tecnica ed erano comprensibili solo ad una ristretta cerchia di economisti professionali, era venuta sorgendo tutta una letteratura economica a carattere divulgativo e popolare che prescindendo completamente dal dibattito critico in corso nel campo scientifico si preoccupava di accreditare come verità eterna i principi dell’economia politica più orecchiabili e più utili agli interessi della classe capitalistica come quelli della “”mano invisibile””, della “”legge del fondo-salari””, del ‘laissez-faire’ e così via, tacendone del tutto il carattere controverso. Non solo, ma molto prima che Marx rendesse noti i risultati delle sue ricerche, nel campo accademico erano già stati denunciati i pericoli sovvertitori del sistema ricardiano (1). Cosicché la biforcazione delle correnti del pensiero economico è contemporanea all’opera dei grandi classici”” [Luigi Occhionero, Il dissolvimento della scuola classica. Economia politica. XXXIV lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes, Roma, 1955] [(1) Si veda in proposito l’articolo di R.L. Meek in ‘Economica’, febbraio 1950]”,”ECOT-237-Z-1″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXV lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Da Marshall a Keynes.”,”Saggio in ECOT-237 “”Così nel primo trentennio del secolo XX l’attività nel campo del pensiero economico si rivolse in linea di massima verso due direzioni principali: da una parte verso l’elaborazione più precisa ed approfondita della sistemazione teorica marginalista, neoclassica, al fine di eliminarne le incongruenze formali ancora presenti e farne la sistemazione teorica di un sistema sociale eterno, dall’altra verso una critica della pratica economica. Ma questo dissidio era la manifestazione esteriore del dissidio di fondo di cui era portatrice la società capitalistica e che avrebbe portato alla prima guerra mondiale e alla grande crisi del 1929 – 33. La prima guerra mondiale segna il punto di arrivo e di crisi della società del capitalismo concorrenziale, entrato oramai nella sua fase imperialistica (17). La grande crisi del 1929-33 è invece il momento più appariscente della crisi ‘generale’ del capitalismo iniziatasi anch’essa negli anni immediatamente precedenti alla guerra mondiale. Il riflesso di questi avvenimenti e della situazione obbiettiva delle forze produttive ch’erano alla loro base si faceva sentire da tempo nel pensiero economico. Un’altra, anche più particolare, era stata il dibattito sulla validità teorica della ‘legge degli sbocchi’ di Say che negava persino la possibilità delle crisi di sovrapproduzione. Ma tutti i problemi che si ponevano al pensiero economico potevano sintetizzarsi in uno solo. Si trattava di sapere se erano ancora valide le basi su cui poggiava l’economia, se cioè i termini ormai tradizionali della scienza, valore, prezzo mercato, concorrenza perfetta, equilibrio ecc: conservavano lo stesso contenuto sostanziale anche nella nuova fase raggiunta dalla sviluppo delle forze produttive nel periodo storico considerato. A questo problema era possibile ora rispondere con gli strumenti più raffinati forniti dall’analisi marshalliana. Al dibattito in questa direzione dava inizio sul finire del 1926 il professore Piero Sraffa (18) con un articolo famoso che apriva una nuova strada al pensiero economico. Sraffa riprendeva l’analisi della teoria del valore alla luce delle legge delle produttività dal punto in cui Marshall l’aveva lasciata. (…) L’analisi di Sraffa venne ulteriormente arricchita e precisata da E.H. Chamberlin e J. Robinson (25) che in maniera indipendente l’una dall’altra (26) giunsero alle medesime conclusioni in America e in Inghilterra, quasi contemporaneamente”” [Luigi Occhionero, ‘Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. Da Marshall a Keynes. Economia politica. XXXV lezione’, Roma, 1955] [(17) Si veda in proposito V.I. Lenin, ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’ in ‘Opere scelte in due volumi’, Mosca, 1947, vol. I, pp. 615-705; (18) P. Sraffa, ‘Le leggi della produttività in regime di concorrenza’, Torino, 1937, vol. IV, p. 591, e ss. L’articolo apparve in inglese nello “”Economic Journal”” del dicembre 1926 col titolo ‘The Laws of Returns under Competitive Conditions’; (25) E.H. Chamberlin, ‘The Theory of Monopolistic Competition’ (1935) e J. Robinson, ‘The Economics of Imperfect Competition’ (1933); (26) I.A. Schumpeter, ‘History of Economic Analysis’, cit., p: 1150]”,”ECOT-237-A-2″
“OCCHIONERO Luigi”,”Economia politica. XXXVI lezione. Lo sviluppo del pensiero economico dai classici a Keynes. La “”rivoluzione keynesiana””.”,”Saggio in ECOT-237 “”Il problema che il Keynes doveva risolvere non era perciò per sua natura essenzialmente teorico, come quello, per esempio, che avevva affrontato lo Sraffa, ma pratico. E si poteva sintetizzare in questi termini: quali le cause della disoccupazione delle risorse produttive e specialmente della forza-lavoro, e quali i mezzi per ovviarvi. Ma, com’è evidente, si trattava di un problema pratico che aveva profondi addentellati con la teoria e che anzi investiva tutto il funzionamento del sistema economico capitalistico. Naturalmente Keynes non era giunto a porsi questo problema così all’improvviso. Natualmente Keynes non era giunto a porsi questo problema così all’improvviso. Tutta la sua attività scientifica si era svolta nel campo della problematica pratica. Dal suo libro ‘Indian Currency and Finance’ (1913) a ‘The Economic Consequences of the Peace’ (1919), dal ‘Tract on Monetary Reform’ (1924) al ‘Treatise on Money’ (1930), vediamo Keynes alle prese con i problemi più importanti del funzionamento del sistema economico in una delle sue branche più delicate: quella finanziaria”” (pag 2) “”L’interesse, secondo Keynes, non è quel che pensavano i classici, il prezzo del risparmio, ma piuttosto la somma che l’imprenditore deve pagare ai possessori del risparmio per farli rinunciare alla forma liquida di questo risparmio, cioè alla forma monetaria”” (pag 5)”,”ECOT-237-B-2″
“OCDE”,”La politique monétaire en Allemagne.”,”L’ investimento fisso delle imprese. “”Les résultats économétriques précédents confirment cette idée que, compte tenu de la durée de vie relativement courte de l’ outillage et de l’ équipment industriel modernes, l’ effet d’une petite variation des taux d’ interêt peut souvent être annulé par des considérations de risques ou d’aléas relatifs au niveau futur des ventes, des prix, des coûts de remplacement, etc. Les entreprises allemandes, notamment les plus importantes, ont également l’habitude de ne pas tenir compte des variations à court terme des taux d’ interêt dans leurs calculs internes, car elles utilisent des taux fictifs moyens assez stables (“”kalkulatorische Zinsen””).”””,”GERE-026″
“OCONE Corrado”,”Profili riformisti. 15 pensatori liberal per le nostre sfide.”,”OCONE è saggista e pubblicista. Si occupa di teoria del liberalismo. E’ autore di ‘Benedetto Croce. Il liberalismo come concezione della vita’ (2005), ‘Karl Marx’ (2008).”,”TEOP-366″
“OCONE Corrado”,”Benedetto Croce. Il pensiero dei padri costituenti.”,”””In questo senso possiamo agevolmente concordare con quanto Croce stesso dice nel saggio ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia (1895-1900). Da lettere e ricordi personali’, saggio che comparve come accompagnamento alla ristampa dei saggi marxisti di Antonio Labriola sotto il titolo ‘La concezione materialistica della storia’, e che porta la data agosto 1937. Qui Croce osserva come dal marxismo “”propriamente detto”” teoricamente non ricavò nulla, ma come al contrario da quegli studi, dice, “”riportai quasi in ogni parte definito il concetto del momento economico, ossia dell’autonomia da riconoscere alla categoria dell’utile – il che mi riuscì di grande uso nella costruzione della mia “”Filosofia dello Spirito”” (3). Gli studi marxisti di Croce cominciarono, come è noto, alla fine dell’aprile 1895, allorché egli ebbe ricevuto il manoscritto del primo saggio di Antonio Labriola sulla concezione materialistica della storia, quello ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’, saggio che doveva pubblicare di lì a poco a sue spese. Dopo aver sospeso e quasi abbandonato le ricerche sulla Spagna nella vita italiana, cui era allora intento, Croce dice nel 1915 nel ‘Contributo alla critica di me stesso’: “”mi detti per più mesi con ardore indicibile agli studi, fino allora a me ignoti, della Economia””. E aggiunge: “”Senza troppo impacciarmi di manuali e libri di divulgazione, studiai i principali classici di quella scienza”” (4). Quali in concreto gli autori allora conosciuti e studiati, Croce ce lo dice nel citato saggio del 1937 sulla nascita e la morte del marxismo teorico in Italia. Qui Croce farà i nomi di Smith, di Ricardo, di Marshall, di Pantaleoni, di Pareto, aggiungendo che “”una speciale attenzione”” egli rivolse “”alla cosiddetta scuola austriaca dell’economia e agli indirizzi affini a questa”” (5): e cioè, possiamo dire noi, alle opere della scuola marginalistica, e principalmente a quella dei tre maggiori esponenti di essa: Jevons, Merger e Walras. Nell’aprile 1895 cominciano quindi gli studi marxisti di Croce. Il filosofo legge e studia molto, si fa editore del saggio labrioliano sul ‘Manifesto’, ascolta le idee del pensatore cassinate, da parte sua pubblica una critica dell’interpretazione del marxista Lafargue su Tommaso Campanella”” (pag 70-71) [(3) B. Croce, Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia (1895-1900). Da lettere e ricordi personali (1937), in ‘Materialismo storico ed economia marxistica, Bari, 1978, p. 291 (4) B. Croce, Contributo alla critica di me stesso (1915), Milano, 1989, p. 33 (5) B. Croce, Come nacque e come morì, cit, p. 276 Croce. “”(…) la teoria di Marx è un’altra cosa. Che quest’altra cosa non sia poi una vanità o una fantasticheria, basterebbe a provarlo il fatto che il concetto marxistico di ‘Mehrwerth’ è restato confitto come dardo acuminato nel fianco della società borghese, e nessuno è ancora riuscito a strapparvelo”” (8) (pag (8) B. Croce, Le teorie storiche del prof. Loria (1896), in Materialismo storico, cit, pp. 31-32″,”CROx-044″
“O’CONNELL Jay”,”Co-Operative Dreams. A History of the Kaweah Colony.”,”Contiene dedica a Gerd C. da parte dell’ autrice (probabilmente) Foto Karl Marx Tree in apertura (fotografia dei membri della Kaweah Co-Operative Colony). La distruzione della Grande Foresta (Big Trees). La perdita dei diritti della colonia sulla grande foresta. “”Title to their timber claims would undoubtedly have contribuited to a greater chance of success for the Kaweah Colony. There is no denying that when their claims were canceled and all hope of acquiring title extinguished, the Kaweah Colony lost any viable chance of success. But we have also seen that there were other factors contributing to the endeavor’s demise, including mismanagement, internal disputes, and a tenuous capital base. Although gaining title to the timber land would have been beneficial, would it have guaranteed lasting prosperity and harmony? One can easily imagine that even had the Kaweah Colony been granted title and established successful logging operations at Colony Mill, financial difficulties would have arisen (or simply continued).”” (pag 199-200)”,”MUSx-211″
“O’CONNOR James”,”Classe, conflitto, rivoluzione sono superati dalla crisi e dalla ristrutturazione?”,”O’CONNOR è Prof di sociologia, economia e problemi ambientali alla Univ di California di Santa Cruz.”,”TEOC-096″
“O’CONNOR James”,”Natural Causes. Essays in Ecological Marxism.”,”O’CONNOR è co-fondatore e direttore di ‘Capitalism, Natura, Socialism: A Journal of Socialist Ecology’. E’ pure direttore del Center for Political Ecology in Santa Cruz, California. Si è ritirato dall’ insegnamento di sociologia, economia, studi ambientali all’ Università di California, Santa Cruz. “”Marx did not pay sufficient attention to energy economics. It is now obvious to all but he most hidebound economists (Marxist and non-Marxist alike) that capitalist production (like all production) is based on energy flows and transformations””. (pag 122)”,”TEOC-252″
“O’CONNOR James”,”Ventesimo secolo da dimenticare. Sconfitte della sinistra e trionfo del capitale globale.”,”O’CONNOR James è professore di sociologia economia e problemi ambientali alla Università di California Santa Cruz. Ha fondato la rivista ‘Capitalism Nature Socialism’. Ha scritto varie opere (v. 4° copertina). “”La “”gabbia d’ acciaio”” di Max Weber è una metafora più appropriata per questo secolo che per quello passato. I lavoratori sono stati trasformati in fattori di produzione relativamente sicuri sul piano economico, i cittadini in contribuenti e clienti, le famiglie in nuclei di coabitazione. La burocrazia del ventesimo secolo ha reificato sempre di più il lavoro, la comunità e la cittadinanza, ha cioè disumanizzato il mondo. Al tempo stesso, ha limitato il capitale sul piano organizzativo, quindi anche sul piano economico.”” (pag 55)”,”TEOS-121″
“O’CONNOR James”,”La crisi fiscale dello Stato.”,”James O’Connor insegna al dipartimento di Economia della State University of San José (California). Coordina il gruppo di lavoro nordamericano della rivista internazionale “”Kapitalistate””. Ha pubblicato pure: ‘Le grandi imprese e lo Stato’, Liguori, Napoli, 1976. Marx: aristocrazia finanziaria “”Le guerre e l’espansione imperiale finanziate per mezzo del debito provocarono l’ inflazione, la riduzione del reddito reale dei lavoratori, la “”concentrazione nella mani di dinamici uomini d’affari delle grandi risorse cui lo stato in guerra può attingere sotto la forma delle imposte o dei prestiti”” (37). Furono così le guerre e l’espansione imperiale (insieme con il simultaneo aumento del debito pubblico e privato) che crearono quella classe di rentier per la quale Marx, in un brano giustamente famoso, coniò il termine di “”aristocrazia finanziaria””: “”Si deve intendere qui per aristocrazia finanziaria non soltanto i grandi appaltatori di prestiti statali e gli speculatori sui valori dello Stato, il cui interesse si comprende agevolmente che coincida con gli interessi del potere dello Stato. Tutti gli affari finanziari moderni, tutta l’economia bancaria è connessa nel modo più intimo col credito pubblico. Una parte del loro capitale commerciale viene necessariamente investito in valori di Stato rapidamente convertibili. I loro depositi, il capitale posto a loro disposizione e da loro ripartito tra commercianti e industriali, proviene in parte di dividendi dei possessori di rendita dello Stato. Se per il mercato monetario nel suo complesso e per i sacerdoti di questo mercato la stabilità del potere dello Stato in ogni epoca ha fatto le veci di Mosè e dei profeti, come potrebbe essere diversamente oggi, in cui ogni diluvio minaccia di travolgere, insieme ai vecchi Stati, anche i vecchi debiti di Stato?”” (38)”” [James O’Connor, La crisi fiscale dello Stato, Torino, 1977] [(37) ‘Political Economy’, cit, p. 266; (38) Karl Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte’, Roma, 1974, pp. 177-78] Marx : lotta fiscale “”come scriveva Marx oltre un secolo fa, “”la lotta fiscale è la più antica forma di lotta di classe”” (pag 227)”,”USAE-101″
“O’CONNOR Richard WALKER Dale L.”,”The Lost Revolutionary. A Biography of John Reed.”,”Richard O’Connor was born in La Porte, Indiana, and attended Marquette University. He was a newspaperman for nearly twenty years, working on papers in New York, Los Angeles, Boston, and Detroit until 1957, when the success of one of his books, Bat Masterson, as a television series, enabled him to devote his entire time to writing. He has published eleven novels and many biographies, the most recent, Ambrose Bierce: A Biography. He is married and lives in Maine. Dale L. Walker was born in Decatur, Illinois, and was graduated from the University of Texas at El Paso, where he is presently Director of News and Information Services. He spent four years as a radio and television news and feature writer after four years in the U.S. navy. Mr. Walker has written magazine articles and is local correspondent for Newsweek. His hobby is book collecting, and he is particularly enthusiastic about Jack London. He lives with his wife and children in El Paso. Acknowledgments, Bibliography, Notes, Index,”,”MUSx-012-FL”
“O’CONNOR James GOUGH Ian. COLLIOT-THÉLÈNE Catherine”,”Lavoro produttivo, lavoro improduttivo e classi sociali.”,”””In oltre una dozzina di brani Marx ribadisce la proprietà fondamentale del lavoro produttivo: «E’ produttivo soltanto quel lavoro che si trasforma direttamente in capitale» (Ste, I, 380) (Storia teorie economiche). «Dal punto di vista capitalistico è produttivo solo quel lavoro che crea plusvalore» (Ste, I, 249). «Lavoro produttivo, nel senso della produzione capitalistica, è il lavoro salariato che, nello scambio con la parte variabile del capitale (…) non solo riproduce questa parte del capitale (o il valore della propria forza-lavoro), ma produce anche un plusvalore per il capitalista» (Ste, I, 249). (…) Marx evidenzia l’importanza di questa distinzione fra lavoro produttivo e improduttivo nel seguente brano: «Lavoro produttivo non è che un’espressione abbreviata per indicare l’intero rapporto e il modo in cui la forza-lavoro figura nel processo capitalistico di produzione. La distinzione da altre specie di lavoro è però della massima importanza, poiché essa esprime esattamente la determinatezza formale di quel lavoro, sul quale è basato tutto il modo di produzione capitalistico ed il capitale stesso» (Ste, I, 383). Il lavoro produttivo è la condizione sine qua non del capitalismo, è una categoria che esprime la forma e il modo in cui la forza-lavoro sta nel processo di produzione capitalistico”” (pag 25-27) Ian Gough, ‘La teoria del lavoro produttivo e improduttivo in Marx’, New Left Review, 1972“,”MADS-031-FF”
“O’CONNOR James”,”La crisi fiscale dello Stato.”,”James O’Connor era un economista politico americano e professore di sociologia. É nato il 20 aprile 1930 a Boston, Massachusetts, ed è morto il 12 novembre 2017 a Santa Cruz, California.”,”USAE-024-FL”
“O’CONNOR James GOUGH Ian. COLLIOT-THÉLÈNE Catherine, a cura di Enzo MINGIONE”,”Lavoro produttivo, lavoro improduttivo e classi sociali.”,”Lavoro produttivo e improduttivo nella circolazione. (pag 86) (saggio di James O’Connor, Il lavoro produttivo e il lavoro improduttivo’)”,”MADS-839″
“ODDO Giuseppe PONS Giovanni”,”L’ affare Telecom. Il caso politico-finanziario più clamoroso della Seconda Repubblica.”,”Esclusivo: L’ inchiesta Consob sull’ insider trading. Il filo che unisce la scalata del secolo alle guerre su Antonveneta e Bnl. ODDO Giuseppe PONS Giovanni. ODDO 53 anni, giornalista è inviato del Sole 24 Ore. PONS giornalista è caposervizio della redazione economica milanese di Repubblica. Insieme hanno scritto ‘L’ intrigo. Banche e risparmiatori nell’ era Fazio’ (Feltrinelli, 2005). “”La mossa di Colaninno che crea la prima grave lesione nei rapporti con il mercato azionario è il piano di scissione della Tim, che il numero uno di Olivetti e Telecom illustra agli investitori il 10 settembre. A pochi mesi dalla conclusione della scalata, mentre la sua popolarità è all’ apice e gli operatori lo considerano un innovatore che ha avuto la forza di scuotere l’ albero pietrificato del capitalismo italiano, Coloninno brucia in pochi giorni un patrimonio di credibilità conquistato in tre anni di duro lavoro. La reazione degli investitori di fronte alla proposta di separare la Tim dalla Telecom per portarla sotto la Tecnost è indignata. Il piano di scissione è stato messo a punto dal professionista Roberto Poli e sottoposto a Mediobanca. La Lehman, rimasta consulente di Colaninno anche dopo la scalata, all’ inizio non ne è affatto convinta, anche se in un secondo tempo decide di sostenere l’ operazione.”” (pag 235)”,”ITAE-186″
“ODELL Peter R.”,”Gli imperi del petrolio. Un’ analisi geografica.”,”Peter R. ODELL è nato nel 1930 a Coalville, nel Leicestershire. Si è laureato all’Univ di Birmingham, ha seguito poi un corso alla Fletcher School of Law and Diplomacy a Boston negli USA e poi ha lavorato nella Economics Division della Shell International Petroleum Company, a Londra, dove ha potuto conoscere dall’ interno tutta la problematica dell’ industria petrolifera. Nel 1961 è passato al Department of Geography della London School of Economics di Rotterdam. Ha pubblicato nel 1963 ‘An Economic Geography of Oil’.”,”ECOI-052″
“ODELL Peter R.”,”Oil and World Power. A Geographical Interpretation.”,”In questi anni il Giappone è il maggior paese importatore di petrolio. Peter R. ODELL (1930) ha insegnato geografia alla London School of Economics (LSE). Ha scritto pure ‘An Economic Geography of Oil’ (1963)”,”ECOI-293″
“ODIFREDDI Piergiorgio EINSTEIN Albert”,”Einstein e la relatività.”,”Maurizio Ferraris è professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino. E’ editorialista di ‘Repubblica’. Piergiorgio Odifreddi nasce a Cuneo nel 1950 e si laurea in matematica all’Università di Torino. Insegna Logica a Torino,”,”SCIx-466″
“ODIFREDDI Piergiorgio a cura, scritti di John W. DAWSON Eugene Eric KIM e Betty Alexandra TOOLE Martin CAMPBELL-KELLY Massimo ZANINELLI”,”Gödel e Turing. La nascita del computer e la società dell’informazione.”,”Piergiorgio Odifreddi nasce a Cuneo nel 1950 e si laurea in matematica all’Università di Torino. Insegna Logica a Torino,”,”SCIx-467″
“ODIFREDDI Piergiorgio”,”Divertimento geometrico. Le origini geometriche della logica da Euclide a Hilbert.”,”Piergiorgio Odifreddi (1950) ha studiato matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, e insegna Logica presso l’Università di Torino e la Cornell University.”,”SCIx-255-FL”
“ODOM William E.; DUVAL Charles, TROTSKY Leon”,”Bolshevik Party Organiser (Odom); The Bolshevik Secretariat and Yakov Sverdlov: Febrary to October (Duval); Jacob Sverdlov (Trotsky, 1925).”,”Sverdlov braccio destro di Lenin negli anni 1917-1918. Pro insurrezione assieme a Lenin contro chi frenava, pro controllo finanze del partito, pro rafforzamento organizzazione, personificava il legame tra comitato centrale e organizzazione militare, spingeva alla centralizzazione, affrontava il problema delle province, lavorava al consolidamento del partito unico (assieme a Lenin) in Russia, teneva i rapporti con Trotsky. Sverdlov non vedeve di buon occhio Stalin… Questi dopo la morte di Sverdlov trasse vantaggio dal suo metodo di lavoro organizzativo…”,”RIRB-001-FGB”
“O’DONNELL Hugo”,”La campaña de Trafalgar. Tres naciones en pugna por el dominio del mar (1805).”,”Hugo O’Donnell (Madrid, 1948), avvocato e accademico della Real Academia de la Historia.”,”QMIN-061-FSL”
“ODY Francois”,”Confessioni di un chirurgo. (Tit. orig.: Au temps des Cannibales. Mémoires d’un Chirurgien)”,”””Quando Davide provoca Golia commette un atto talmente insensato che solo la vittoria può dargli ragione. (Remy de Gourmont)”” (pag 135) “”L’ ingenuità è una malattia inguaribile. Tutto invaso dal sacro fuoco che mi aveva accompagnato durante il mio viaggio, arrivavo nel mio paese pieno di generose ambizioni. Contavo di riprendere il mio reparto ospedaliero, dargli una orientazione neurochirurgica, e far profittare gli ammalati d’una scienza nuova che per virtù delle circostanze ero uno dei pochi chirurghi svizzeri atto a esercitare efficacemente. Avevo pure delle buone ragioni per attendermi per questo reparto una sovvenzione che mi era stata promessa alla partenza dagli Stati Uniti a condizione che avessi avuto l’ occasione di servire la neurochirurgia. Questo sforzo non sarebbe certo stato fatto per i miei begli occhi; la Fondazione Rockefeller non conosce sentimentalismi; ma evidentemente non poteva essere fatto che in considerazione della mia persona””. (pag 131) “”Sei solo!”” (Ippocrate) “”La scienza esige l’ insurrezione del pensiero””. Proudhon”,”SCIx-241″
“OESTREICH Gerhard, a cura di Gustavo GOZZI”,”Storia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.”,”Gerhard Oestreich (1910-1978) è autore di fondamentali ricerche di storia costituzionale prussiana e tedesca e sull’ assolutismo europeo. ‘Come Karl Marx, anche Ferdinand Lassalle rifiutò i diritti umani e fondamentali di matrice liberale’ “”È fuor di dubbio che la ‘Déclaration’ giacobina e il suo rifacimento, a opera del movimento proletario del ‘Vormärz’, abbiano svolto un ruolo importante. I loro principi formarono l’obiettivo di lotta, attorno al quale la solidarietà sorse e venne rafforzandosi. Anche dopo il 1848, all’indomani della comparsa del ‘Manifesto’ comunista, la richiesta di diritti dell’uomo serbò intatto il proprio significato. I circoli della «fraternizzazione operaia» si fecero guidare dall’idea dei diritti dell’uomo. E cercarono di attuarla, quale valore supremo per i lavoratori, tramite il perseguimento di diritti sociali e politici, sia nella società che nello Stato. Nel medesimo periodo, la grande trasformazione strutturale della società e dell’economia venne delineandosi con più vigore anche in Germania. Già cinque anni prima della dichiarazione francofortese, Karl Marx aveva svolto un’analisi della rivoluzione industriale. Nel saggio su ‘La questione ebraica’ (1844), egli aveva smascherato e combattuto i cosiddetti diritti dell’uomo, in quanto tipici dell’individuo limitato (a se stesso) della società borghese. Nessun cosiddetto diritto dell’uomo, infatti, va oltre l’uomo egoistico. Il saggio si reggeva su due presupposti, rappresentati dall’immagine della società e dell’uomo del giovane Marx. Un intelletto critico e sottile l’aveva reso capace di scrutare a fondo l’essenza della società civile del suo tempo, tanto da scorgerne i contrasti con la società feudale del passato. L’emancipazione politica otreppassa le condizioni della feudalità. Essa cade nell’epoca in cui l’antica società si dissolve. I ceti, le gilde e le corporazioni in età feudale svolgevano compiti pubblici, esercitando funzioni che erano sociali e politiche a un tempo. Il mondo moderno postrivoluzionario, separando la società dallo Stato soppresse il carattere politico della società civile. Essa fu allora smembrata nelle sue parti costitutive: da un lato gli individui, dall’altro gli elementi materiali e spirituali che formano il contenuto della loro vita. Lo spirito politico fu concentrato nello Stato e costituito come sfera della comunità, delle questioni generali del popolo, indipendente dalla società civile. L’uomo egoistico, non più incline all’universalità, ma separato ed estraniato da essa, esige, in quanto membro della società, il riconoscimento dei diritti umani e il riconoscimento proprio tramite loro. Accanto a questa immagine della società civile, Marx situa quella dell’uomo, che deve attingere la propria emancipazione. Egli lo considera come membro della specie, unito ad altri uomini e bisognoso di loro. La libertà dovrebbe essere la condizione sociale nella quale gli uomini s’incontrano come uomini e non come esponenti di classi o titolari d’interessi e di rapporti di proprietà. Ma il diritto umano e civile alla libertà non riposa sull’unione degli uomini, quanto piuttosto sulla separazione fra uomo e uomo. Il diritto dell’uomo alla proprietà privata rappresenta la pratica utilizzazione di tale diritto alla libertà, poiché permette di godere arbitrariamente del proprio patrimonio (senza riguardo agli altri uomini e indipendentemente dalla società) e di disporne a piacimento. L’uomo egoistico è per Marx nient’altro che il membro della società civile del suo tempo, ossia un «un individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato, e isolato dalla comunità». A proteggerlo, in questa sua sfera individuale, sono i diritti dell’uomo. E allorché lo Stato si riduce a semplice mezzo per la conservazione di questi ultimi, ecco che, per Marx, anche contro di esso va condotta una lotta. Il ‘Manifesto’ comunista del 1848 dette l’avvio al generale attacco contro il vigente ordinamento borghese della società e dello Stato. Solo attraverso una rivoluzione, che dia origine alla società senza classi, il proletario potrà evolvere come uomo e come membro della specie. Ma questa visione dell’avvento della società senza classi finì per togliere ogni significato ai diritti liberali dell’uomo e del cittadino, proprio perché indicatori d’una determinata condizione della società civile. L’immagina marxiana dell’uomo in quanto membro della specie – ossia dell’uomo «vero», che ha bisogno della società, degli altri uomini, e non cerca la propria realizzazione nell’isolamento dell’individuo – è alla base di tutto il pensiero socialista e dei diritti sociali fondamentali da esso concepiti. (…) Come Marx, anche Ferdinand Lassalle rifiutò i diritti umani e fondamentali di matrice liberale. Anch’egli lo fece congiungendo, con pari energia, la riflessione filosofica e la volontà politica, senza peraltro riservare mai ai diritti una trattazione dettagliata. Se Marx s’era battuto con più vigore contro l’egoismo e l’individualismo insiti nella concezione borghese dei diritti fondamentali, Lassalle mise invece l’accento sulla vacuità e astrattezza dei diritti umani, per come apparivano agli occhi del ceto operaio, privo di possesso e non emancipato politicamente. Anch’egli, come Marx, s’era formato alla scuola di Hegel”” (pag 126-128) [Gerhard Oestreich, ‘Storia dei diritti umani e delle libertà fondamentali’, a cura di Gustavo Gozzi, Laterza, Roma Bari, 2001]”,”DIRx-014-FMB”
“OFARI HUTCHINSON Earl”,”Blacks and Reds. Race and Class in Conflict 1919-1990.”,”OFARI HUTCHINSON Earl holds a Bachelor’s degree in Sociology from California State University, Los Angeles, a Master’s degree in Humanities from California State Unifersity, E’ autore di vari saggi e articoli sull’esperienza dei neri americani. “”Still the Communist Party continued to have an image problem. Most blacks paid little attention to what the Party was doing. For the few who did, the Beacon incident only heightened their suspicions about the Communists. It sill looked to them as if the racial etiquette of white Communists was no better than that of other whites. Even more damaging, they could not see where blacks were being given any significant decision making authority in the Party: “”We have no objection to any Negro flirting with Communism””, the ‘Negro World’ cautioned, “”but as we have often pointed out they become ‘Yes Men’ to the Communist leaders”””” (pag 62)”,”MUSx-300″
“OFFE Claus”,”Lo Stato nel capitalismo maturo.”,”Claus Offe (Berlino, 1940) è attualmente professore di scienza politica e di sociologia presso l’università di Bielefeld, in Vestfalia. “”Il ricorso all’analisi marxiana del capitalismo contemporaneo non è in grado di spiegare o anche solo di ordinare teoricamente tutti i fenomeni delle formazioni “”tardo-capitalistiche””. Ma tanto meno le scienze sociali stabilite, in particolare le scienze politiche, sono oggi in grado di porre la questione fondamentale, affrontata da Marx, delle ‘leggi di movimento del capitale’ e della struttura sociale determinata dal suo movimento, e ancor meno di trovare una risposta a tali problemi. Si può dire anzi che quelle scienze, nella quasi totalità dei casi, vi rinunciano in maniera metodica. Uno degli obiettivi teorici principali delle scuole dominanti nel campo delle scienze sociali, quello cioè di ‘andare oltre’ Marx, si riduce quasi esclusivamente ad una prassi scientifica che ‘rimane al di sotto’ del livello analitico al quale Marx pone la questione. A questo processo di chiusura teorica è stato sacrificato anche il problema della logica di sviluppo delle formazioni sociali. La possibilità di individuare un sistema capitalistico ‘in quanto’ capitalistico viene in questo modo sacrificata a favore di categorie operazionali arbitrarie e di definizioni altrettanto arbitrarie”” (pag 18) [Claus Offe, Lo Stato nel capitalismo maturo, Milano, 1977]”,”TEOS-240″
“OFFEDDU Luigi”,”La sfida dell’acciaio. Vita di Agostino Rocca.”,”Luigi OFFEDDU giornalista nato a Sassari nel 1953. E’ stato per diversi anni redattore del “”Giornale”” e poi inviato speciale dell'””Avvenire””. Cornigliano pag 116″,”ITAE-233″
“OFFENSTADT Nicolas”,”La Grande Guerre en 30 questions.”,”Nicolas Offenstadt è maître de conférences nell’Università di Parsi I – Panthéon Sorbonne. Lavora sulla pratiche della guerra e della pace dalla fine del Medioevo all’epoca contemporanea. Ha diretto un’inchiesta collettiva sulla battaglia di Chamin des Dames apparsa per le edizioni Stock: ‘Le Chemin des Dames, de l’événement à la mémoire’ (2004) e ha pubblicato ‘Les Fusillés de la Grande Guerre et la mémoire collective 1914-1999’ (Odile Jacob poches 2002). Sulle forme di resistenza al conflitto. Obiezione di coscienza (pag 39-40) “”En France, il n’y pas de droit à l’objection de conscience mais dans les démocraties anglo-saxonnes, celui-ci, une fois la conscription mise en place (1916 en Angleterre), permet de refuser la participation directe au conflit. L’objection de conscience doit s’exercer en Angleterre au sein d’un ‘Non-Combatant Corps’ intégré à l’armée ou dans l’accomplissement d'””un travail d’importance nationale””, rarement attribué. L’exemption totale peur éventuellement être accordée par les tribunaux. Ces questions suscitent de grands débats parmi les pacifistes, dont certains refusent toute appartenance militaire. ‘L’Union of Democratic Control’ de E.D. Morel entend mener une critique de la guerre et de la diplomatie secréte. Aux Etats-Unis, la même question se pose avec l’entrée en guerre en 1917, et la mise en place de conditions d’accès restreintes à l’objection de conscience. La guerre y est aussi l’occasion de l’emergence de nouveaux mouvements pacifistes plus radicaux. Dans le mouvement socialiste, plus présent en Europe continentale, la guerre et la paix constituent rapidement un enjeu dans la concurrence entre les différents groupes. Durant toute la guerre, le mouvement socialiste européen est traversé par des clivages entre “”socialistes nationalistes””, dont les majoritaires français sont les épigones et des minorités critiques de la guerre, selon des degrés très variables. Celles-ci sont à l’origine des conférences qui se tiennent en 1915/1916 (Zimmerwald et Kienthal). Certains suivent les thèses léninistes et se rallient à la IIIe Internationale (1919). Ils fondent alors et développent des partis communistes nationaux. De nombreux militants syndicaux sont aussi actifs contre la guerre””. (pag 39-40)”,”QMIP-153″
“OFFENSTADT Nicolas”,”L’histoire bling-bling. Le retour du roman national.”,”Agrégé et docteur en histoire, diplomé de l’ Institut d’études politiques de Paris, ex ‘pensionnaire’ della Fondazione Thiers, l’autore è Maitre de conférences in storia del Medioevo all’Università di Parigi I. Ha pubblicato tra l’altro ‘Faire la Paix au Moyen Age’ (O. Jacob, 2007), e ‘La Grande Guerre en 30 questions’ (Geste, 2007).”,”STOx-021-FSD”
“OFFERLE’ Michel”,”Les Partis Politiques.”,”L’A è professore all’ Institut d’ Etudes Politiques de Lyon.”,”PARx-017″
“OFFORD Derek”,”The Russian Revolutionary Movement in the 1880s.”,”OFFORD Derek, Lecturer in Russian University of Bristol.”,”MRSx-047″
“OFFORD Derek”,”Nineteenth-Century Russia: Opposition to Autocracy.”,”Derek Offord è professore di storia e capo del dipartimento di Studi russi all’Università di Bristol “”Within the Marxist camp, however, fissures soon developed that mirrored those in the Populist camp a generation earlier. These fissures concerned such thorny questions as the degree to which socialist activity should take place within the existing legal framework, the relationship between political and economic struggle, and the relationship between political and economic struggle, and the relationship between the intelligentsia and the masses (now the urban workers rather than the peasantry). Mindful of the successes of Social Democrats in gaining political influence in the freer countries of the West, some Marxists – Berdiaev, Bulgakov, Struve, Tugan-Baranovsky – concentrated their attention on the short-term objective which Marxists shared with the bourgeoisie, namely the winning of political freedoms and the undermining of autocracy [138; 139]. Not surprisingly, some of the ‘legal Marxists’, as these Marxists came to be known, were to lean towards the liberal camp and made important contributions to the volume entitled ‘Landmarks’ (1909) which criticized the tendency of the Russian intelligentsia to take up polarized ideological standpoints. A different position was taken by Kremer, another Jewish revolutionary from Vilna, who in his pamphlet ‘On Agitation’ (1894) argued that the intelligentsia should learn from the masses and represent their grievances. According to yet another point of view, adopted by some intellectuals such as Prokopovich and his wife Kuskova, socialists should strive primarily to win for the workers economic gains and material improvements of the sort that it seemed possible to achieve in some Western countries. Yet other socialists of the period, led by Takhtariov [Strákhov, ndr] and represented in the newspaper ‘Workers’ Thought’ (Rabochaia mysl’; 1897), continued abroad as ‘The Workers’ Cause’ (Rabochee delo), were concerned to build a mass labour movement rather than one dominated by Marxists in intelligentsia. These various heresies, actual or somewhat exaggerated for polemical purposes, are vehemently opposed by Lenin in his work ‘What is to be done?’ (1902). Taking his title from Chernyshevsky’s novel, which he greatly admired, Lenin argues in ‘What is to be done?’ that the working class, if left to its own devices, could achieve only a ‘trade-union’ consciousness which would bring no durable improvement in its conditions”” (pag 100-101) [Derek Offord, Nineteenth-Century Russia: Opposition to Autocracy’, London, 1999] [J.L.H. Keep, ‘The Rise of Social Democracy in Russia, Clarendon Press, Oxford, 1963; (139) Richard Kindersley The First Russian Revisionists: A Study of Legal Marxism in Russia, Clarendon Press, Oxford, 1962] Strákhov (Takhtariov, Konstantin Mikháilovitch) (1871-1925): Desde 1893 participou no movimento social-democrata. Tomou parte activa nos trabalhos do II Congresso do POSDR (1903). Depois da cisão do partido no Congresso, simpatizou com os mencheviques; pouco depois afastou-se da actividade partidária. Fonte: Lenin – Obras Escolhidas em 3 Tomos”,”RUSx-180″
“OFFROY DE LA METTRIE Julien”,”Opere filosofiche.”,”Il volume comprende il ‘Discours préliminaire’ (1751), l’ Histoire naturelle de l’ âme’ (1745), ‘L’ Homme machine’ (1747), ‘L’ homme plante’ (1748), il Système d’ Epicure’ (1751) e l’ AntiSénèque’ (1750). Sulla potenza motrice della materia. “”E certo con qualche fondamento che gli antichi hanno pensato che la sostanza corporea considerata senza alcuna forma non possiede nessuna attività ma è tutta in potenza (Totum in fieri).”” (pag 60) Contro Cartesio. “”Cartesio, un genio fatto per aprire nuove strade e per smarrirvisi, ha preteso insieme a qualche altro filosofo che Dio sia la sola causa efficiente del movimento e che egli lo imprime ogni momento in tutti i corpi. Ma questa opinione è una mera ipotesi, che Cartesio ha cercato di adeguare ai lumi della fede. A questo punto egli non parla più da filosofo né ai filosofi – soprattutto a coloro che si possono convincere soltanto con la forza della evidenza””. (pag 61) Organizzazione della materia. “”Mi si conceda soltanto che la materia organizzata è dotata di un principio motore, il quale soltanto la differenzia dalla materia non organizzata (si può negare qualcosa all’ osservazione più incontestabile?) e che negli animali tutto dipende dalla diversità di questa organizzazione, come ho provato a sufficienza.”” (pag 226) “”Davvero non mi inganno: il corpo umano è un orologio, ma immenso e costruito con tanto artificio ed abilità (…)””. (pag 227)”,”FILx-281″
“OGRIZEK Doré”,”Les Etats-Unis d’ Amerique. Textes de Bettina Wilson, Ann & William Carnahan, Loyal Compton, Don Kellogg, Leslie Midgley, David Preston, Janine Ribes.”,”””Pochi sanno che, dal 1689 al 1691, New York fu governata da un dittatore tedesco, un certo Jacob Leisler, mercante, che profittò di un periodo di torbidi per impadronirsi delle leve del comando della città. Il suo solo atto costruttivo fu la riunione di una assemblea di tutte le colonie in vista di un’ azione concertata contro i francesi e i loro alleati indiani. Leisler fu preso e giustiziato nel 1691.”” (pag 150)”,”USAS-110″
“O’HANLON Michael E.”,”Neither Star Wars nor Sanctuary. Constraining the Military Uses of Space.”,”Michael E. O’Hanlon è senior fellow in ‘Foreign Policy Studies program’ alla Brookings a tiene la Sydney Stein Jr Chair. Un suo recente libro è ‘Crisi on the Korean Peninsula: How to Deal with Nuclear North Korea’ (McGraw-Hill, con Mike Mochizuki) e ‘Defending America: The Case for Limited Missile Defense’ (Brookings, con James M. Lindsay). “”The basic physics of the military use of space is challenging, and change is not happening quickly in most major technology sectors. Rocket boosters are only slightly improved from those of two or three decades ago, space-based lasers appear a distant and very expensive prospect, space-to-Earth weapons have limited intrinsic appeal, even if they probably could be built. But some areas of technology, such as high-energy lasers and microsatellites, are developing quickly enough that they could substantially change the basic backdrop for making military space policy in the coming decade or so. And existing technologies are spreading to many more users, as well”” (pag 89-90)”,”QMIx-254″
“O’HANLON Michael”,”Technological Change and the Future of Warfare.”,”Michael O’Hanlon specializes in U.S. defense strategy and the defense budget, military technology. Asian security issues, and military intervention. A senior fellow in Foreign Policy. Studies at the Brookings Institution, he teaches at Columbia University and Georgetown University; he previously worked on the staff of the Congressional Budget Office. O’Hanlon is the author of How to Be a Cheap Hawk and co-author (with Ivo H. Daalder) of the forthcoming Winning Ugly: NATO’s War to Save Kosovo. Foreword, Introduction, Conclusion, Index, Tables, Box, Figures,”,”QMIx-037-FL”
“O’HANLON Michael E.”,”Defense Strategy. For the Post-Saddam era.”,”L’autore è senior fellow in Foreign Policy Studies alla Brookins Institution.”,”USAQ-101″
“OHMAE Kenichi”,”La fine dello Stato-nazione. L’emergere delle economie regionali.”,”Kenichi Ohmae, ex Senior Partner della McKinsey & Company, è stato per anni consulente di governi e aziende di primo piano. Considerato una delle figure di maggior spicco tra gli odierni guru del business. Attualmente vive e lavora a Tokyo dove è impegnato in un movimento politico di riforma.”,”ECOI-165-FL”
“OITTINEN Vesa a cura, saggi di SCHERRER Jutta GLOVELI Georgi SUSILUOTO Ilmari POUSTILNIK Simona OGURTSOV A.P. STEILA Daniela RAUH Hans-Christoph ISAKOVA Galina TIKKA Pia HEDELER Wladislaw SHUSPANOV A.N. NERETINA Svetlana OITTINEN Vesa”,”Aleksandr Bogdanov. Revisited.”,”Contiene lettere inedite di Bogdanov a Bazarov (pag 151-173) Ultimo capitolo di Oittinen: la polemica e il dibattito filosofico tra Lenin e Bogdanov (Feuerbach, Plechanov), l’opera di Lenin ‘Materialismo e empiriocriticismo’”,”RIRB-153″
“OKASAKI Ayanori”,”Histoire du Japon: l’ économie et la population.”,”Firma di appartenenza L. Genet Il libro contiene molte tabelle e grafici. Il 2° dopoguerra. 1. Forte innalzamento degli indici della produzione dell’ industria manifatturiera (in ordine di crescita: meccanica, chimica, metallurgica, alimentare, tessile) (pag 128) 2. Movimento operaio e sindacale. Tasso di sindacalizzazione in calo relativo negli anni 1950 Tabella 55. Numero dei sindacati e dei loro iscritti. N° sindacati N° assoluto iscritti % dei lavoratori sindacalizzati 1947 23.300 5.690 46.8 1950 29.100 5.770 45.9 1953 30.129 5.840 40.9 (pag 135)”,”JAPE-018″
“OKASHA Samir”,”Philosophy of Science. A Very Short Introduction.”,”Samir Okasha is a Lecturer in Philosophy at the University of York. He has published numerous articles in philosophy journals in the areas of philosophy of science, philosophy of biology, and epistemology. He has taught at the National University of Mexico and has held a Jacobsen Fellowship in Philosophy at the University of London. Ackledgements, List of illustrations, Further reading, Index, A Very Short Introduction 67,”,”SCIx-194-FL”
“OLAYA MORALES Francisco”,”Historia del Movimiento Obrero espanol (siglo XIX).”,”Francisco OLAYA MORALES ha pubblicato numerosi lavori di ricerca storica in Spagna e in America con diverse case editrici. Con le edizioni NOSSA ha pubblicato: ‘El Oro de Negrin’ (2° ediz rivista e aumentata), ‘La intervencion extrajera en la Guerra Civil. Hispania y el descubrimiento de America’.”,”MSPx-010″
“OLBY Robert”,”Storia della doppia elica e nascita della biologia molecolare.”,”””Perutz ricorda: “”Bragg riteneva che non dovessimo dipendere indefinitamente dalla generosità della Fondazione Rockefeller, che mi aveva sovvenzionato dal 1939 in poi.”” (pag 258)”,”SCIx-149″
“OLDONI Massimo”,”L’ingannevole medioevo. Nella storia d’Europa letterature ‘teatri’ simboli culture. I.”,”Massimo Oldoni (Roma, 1944) insegna Lingua e Letteratura Mediolatine all’Università di Roma La Sapienza. Ha scritto su culture e letterature medievali e non.”,”STMED-003-FSD”
“OLDONI Massimo”,”L’ingannevole medioevo. Nella storia d’Europa letterature ‘teatri’ simboli culture. II.”,”Massimo Oldoni (Roma, 1944) insegna Lingua e Letteratura Mediolatine all’Università di Roma La Sapienza. Ha scritto su culture e letterature medievali e non.”,”STMED-006-FSD”
“OLDRINI Guido”,”I compiti della intellettualità marxista.”,”Gramsci e Lukacs avversari del marxismo della Seconda Intenazionale (capitolo pag 69)”,”TEOC-493″
“OLDRINI Guido a cura; saggi di CASES Cesare HERMANN István OLDRINI Guido MORAWSKI Stefan ALMASI Miklós FEHER István TERTULIAN Nicolae”,”Il marxismo della maturità di Lukacs.”,”””Occorreva dare un supporto organizzativo e ideologico allo sviluppo dell’arte russa. Tale compito se lo assunse Lunacharskij, responsabile della vita culturale russa del tempo, ed ex-compagno di lotta e dibattito di Lenin. Già verso la fine degli anni Venti, in modo parte consapevole, parte spontaneo, ebbero inizio i preparativi per la creazione di associazioni unificate degli scrittori, degli artisti, ecc. Rientrava in tale lavoro di preparazione l’incarico affidato a giovani studiosi di stabilire se e in quale misura Marx, Engels e Lenin avessero una concezione estetica coerente, e se la si potesse ricostruire in base agli scritti pervenutici. La figura indubbiamente più significativa del gruppo era Michail Lifsic, il quale, poco dopo l’arrivo di Lukacs a Mosca, portò a compimento quella raccolta che divenne poi nota col titolo di ‘Marx, Engels: Über Kunst und Literatur’, e che dimostrò come di fatto Marx ed Engels avessero una concezione estetica coerente, e come tale concezione, la cui essenza consisteva nel rispetto, nell’apprezzamento e nella valutazione dell’opera artistica oggettiva in quanto tale, fosse sostanzialmente contraria a ogni metodo sociologico-volgare.”” (pag 33) [István Hermann][in Guido Oldrini a cura, Il marxismo della maturità di Lukacs, 1983]”,”TEOC-554″
“OLDRINI Guido”,”L’Ottocento filosofico napoletano nella letteratura dell’ultimo decennio.”,”Contiene il capitolo: Antonio ‘Labriola nel quadro della cultura napoletana’ (pag 212-230 Labriola e il metodo genetico (v.) “”Si è già fatto cenno sopra agli indubbi apporti – e ai meriti – degli studi di Poggi. L’inconveniente cui essi vanno incontro, il loro rischio più serio è che, accentuando oltre misura i debiti di Labriola verso l’hebartismo tedesco, dipingendo il suo “”itinerario al marxismo”” come qualcosa di gradualmente ascendente, di lineare, svoltosi “”attraverso le fasi dello sviluppo di una discussione che in tutti i suoi momenti decisivi aveva prospettato soluzioni di impostazione fondamentalmente hebartiana o che, in linea più generale, si era ricollegata a complessi argomentativi sviluppati dal dibattito filosofico e scientifico della Germania degli anni ’40-’80, dibattito segnato da una costante reazione anti-hegeliana e anti-idealistica e impegnato in un’opera di ricezione critica del positivismo europeo”” (Poggi, Antonio Labriola, cit, p. 167)””, il rischio – dicevamo – è che l’esperienza marxista dei ‘Saggi’ venga a significare poco più che un’applicazione o una messa a punto, nel campo della metodologia della ricerca storica, dei criteri già elaborati durante il ventennio precedente, dai saggi herbartiani fino alla prelezione del 1887; e che sia svalutata e cancellata ogni sua portata innovativa. Poggi si dichiara anzi senz’altro per “”l’impossibilità di sostenere che l’adesione di Labriola alla concezione materialistica della storia segni un momento di rinnovamento radicale nella sua riflessione”” (Poggi, Introduzione a Labriola, cit, p. 95)”” (pag 223-224)”,”STOx-203″
“OLDRINI Guido”,”La cultura filosofica napoletana dell’Ottocento.”,”Guido Oldrini è nato a Varese nel 1935. llievo di Garin, atttualmente insegna Storia della filosofia all’Università di Bologna. Collaboratore della Rivista critica di storia della filosofia e di Cinema nuovo, è autore di: Gli hegeliani di Napoli. Augusto Vera e la corrente ortodossa, La solitudine di Ingmar Bergman, Il primo hegelismo italiano.”,”FILx-092-FL”
“OLDRINI Guido”,”I compiti della intellettualità marxista.”,”Contiene tra l’altro: cap. III. L’eredità marxista di Antonio Labriola (pag 37-60) “”[Antonio Labriola] è tra i pochissimi pensatori italiani della seconda metà del secolo XIX che si conquista subito la stima dei classici del marxismo, conservandola anche quando il marxismo della II Internazionale va subendo quel progressivo imbastardimento in senso positivistico di cui si è parlato sopra. Non per nulla Engels, rimasto sino alla fine in corrispondenza con lui, lo giudica un «marxista rigoroso»; Mehring lo loda per aver «compreso il materialismo storico come pochi», averlo «penetrato pienamente» e averlo riprodotto «da pensatore autonomo»; e Lenin, che ne avvicina i ‘Saggi sulla concezione materialistica della storia’ già nel 1897, durante la sua relegazione in Siberia, parla di quel libro come di un lavoro «serio e interessante», afferra subito il significato della sua «difesa straordinariamente intelligente» del marxismo (che Labriola – fa rilevare Lenin – chiama la «nostra dottrina») e in una lettera alla sorella Anna le suggerisce anche l’idea di voltare in russo il secondo saggio. Non appena insorge la controversia sulla “”crisi del marxismo””, Labriola vi prende posizione con chiarezza, scendendo in campo armato delle sue critiche taglienti”” (pag 40-41) [cap. III. L’eredità marxista di Antonio Labriola]”,”TEOC-164-FF”
“OLDRINI Guido”,”Hegel e l’Hegelismo nella Francia dell’Ottocento.”,”Guido Oldrini è docente di storia della filosofia all’Università di Bologna e si occupa di temi connessi alla circolazione dell’idealismo (Gli hegeliani di Napoli; La cultura filosofica napoletana dell’Ottocento; L’ottocento filosofico napoletano nella letteratura dell’ultimo decennio; Napoli e i suoi filosofi; L’estetica di Hegel e le sue conseguenze), di storia del marxismo.”,”HEGx-021-FL”
“OLDRINI Guido”,”L’idealismo italiano tra Napoli e l’Europa.”,”Guido Oldrini è nato a Varese nel 1935. llievo di Garin, atttualmente insegna Storia della filosofia all’Università di Bologna. Collaboratore della Rivista critica di storia della filosofia e di Cinema nuovo, è autore di: Gli hegeliani di Napoli. Augusto Vera e la corrente ortodossa, La solitudine di Ingmar Bergman, Il primo hegelismo italiano.”,”TEOS-114-FL”
“OLDS C.D.”,”Frazioni continue.”,”C.D. Olds è nato a Wanganui, Nuova Zelanda, nel 1912. Ha studiato alla Stanford University, dove ha conseguito il titolo di Ph. D. nel 1943. Ha insegnato alla Stanford University e alla Purdue University ed è attualmente professore di matematica al San Jose State College.”,”SCIx-140-FL”
“OLENDER Maurice a cura; scritti di Pierre BIRNBAUM Michel DE-CERTEAU Michele DUCHET Maurice DE-GANDILLAC Colette GUILLAUMIN Jacqus HASSOUN Albert JACQUARD Naim KATTAN Jacques LE-GOFF Francis MARTENS Arnaldo MOMIGLIANO Serge MOSCOVICI Maurice OLENDER Maxime RODINSON Lilly SCHERR Michel TARDIEU Pierre VIDAL-NAQUET Jean BOTTERO Hilda DANON Elisabeth DE-FONTENAY Patrick GIRARD François HARTOG François JACOB Madeleine JEAY Elisabeth LABROUSSE Emmanuel LE-ROY-LADURIE Joseph MELEZE-MODRZEJEWSKI Pierre NORA Franklin RAUSKY Jacques RUFFIE Alain SCHNAPP Jean-Pierre VERNANT Ilios YANNAKAKIS”,”Pour Léon Poliakov. Le racisme, mythes et sciences.”,”Contiene tra l’altro i saggi: Pierre Moscovici, La psicologia delle folle all’origine del fascismo (pag 277-288) Maxime Rodinson, Qualche tesi critica sulla interpretazione poliakoviana (pag 317-322) Jacques Ruffie, Il mito della razza (pag 357-366) (Marx ed Engels molto impressionati dal pensiero di Darwin, che avrebbe condizionato in parte il loro schema della lotta di classe, come motore della storia (pag 359) Pierre Birnbaum, La sociologia ebraica e la sua emancipazione (pag 41-47) (l’autore si sofferma sul dibattito sulla questione di un Marx, si e no, presunto antisemita, opera ‘La questione ebraica’) Emmanuel Le Roy Ladurie, Lo storico e l’eguagliana (pag 75-91) (l’autore parla di un giovane Marx umanista e democratico, in seguito il marxismo sarebbe diventato scientista, psedo-scientifico (pag 89) Michèle Duchet, Le società dette “”senza storia”” (pag 345-355) (sul rapporto di Marx e specialmente di Engels con Morgan, critica dell’opera di Engels, L’origine della famiglia della società e dello Stato’: il grande tentativo di Marx ed Engels era inaccettabile perché fissava per la storia ‘un’ senso (una direzione), e faceva della lotta di classe il motore della storia umana, vista come un tutto (pag 354)”,”TEOS-318″
“OLGIATI Francesco”,”Carlo Marx.”,”F. Olgiati, Monsignore”,”MADS-038-FL”
“OLGIATI Giustina a cura”,”Mercanti. Gli uomini d’affari a Genova nel medioevo. Mostra documentaria, 20 giugno – 13 luglio 2013. Genova, Complesso munumentale di Sant’Ignazio.”,”Comitato scientifico: Francesca Imperiale (Archivio di Stato), Cristina Olgiati (Sopraintendenza Archivistica per la Liguria), Alfonso Assini (Archivio di Stato Genova), Roberto Santamaria (Archivio di Stato Genova). Dono di Mario Caprini”,”LIGU-199″
“OLGIATI Giustina ZAPPIA Andrea, a cura, saggi di Valeria POLONIO Giustina OLGIATI Andrea ZAPPIA Andrea LERCARI”,”Schiavi a Genova e in Liguria (secoli X-XIX). Mostra documentaria.”,”Dono di Mario Caprini Gli schiavi sono uomini e donne in condizione servile che svolgono i lavori più pesanti in agricoltura e nell’artigianato, e nelle dimore private (serve domestiche, balie, badanti, concubine del padrone e oggetto di attenzione degli altri uomini della casa). Vittime di guerre, razzie e povertà, provengono dalle coste saracene, dalla Sardegna e poi dal grande mercato del Mar Nero: tartari, russi, abkhazi, circassi, zichi, magiari, ungari, bulgari, greci, mingreli, lazi, più tardi albanesi, bosniaci, valacci, mori di Malaga e Granada, ebrei della diaspora sefardita, turchi. Sono la “”merce umana””; voce primaria dell’economia della Genova medievale. Come schiavi non hanno diritti; se liberati; si integrano nella società, formano una famiglia, diventano a tutti gli effetti dei cittadini di Genova. I ‘cattivi’ sono gli uomini e donne liguri di nascita libera, che la cattura da parte delle navi barbaresche ha reso schiavi. Vengono dai bordi delle riviere, dalle piccole imbarcazioni di pescatori e dai grandi vascelli sconfitti in battaglia; sono nati in famiglie povere e nel grande patriziato cittadino. Per la loro liberazione opera a Genova il Magistrato del riscatto degli schiavi. Molti di loro riescono a ritornare in libertà; molti non rivedono più le loro case. Dono di Mario Caprini”,”LIGU-200″
“OLGIATI Giustina TINTERRI Daniele a cura; saggi di Daniele TINTERRI Valentia RUZZIN Andrea LERCARI Giustina OLGIATI Andrea LANZOLA”,”Rapporti di famiglia a Genova, secoli XII-XVIII.”,”Dono di Mario Caprini Rapporti di famiglia a Genova a cura di Giustina Olgiati e Daniele Tinterri Durante i secoli del Medioevo e dell’età moderna il termine famiglia definisce un complesso di individui molto più ampio del nucleo rappresentato da due sposi e dai loro figli. La famiglia comprende ascendenti, discendenti, collaterali; mogli legittime, separate o divorziate; concubine; servitori, stipendiati e apprendisti; donne nubili o vedove; figli naturali o non ancora emancipati dalla patria potestà; consanguinei bisognosi di assistenza. Per il patriziato genovese la famiglia è il clan, l’insieme di quanti si fregiano dello stesso cognome per diritto di nascita o per l’associazione a un albergo e godono di beni in comune. Nel Settecento si aggiungono a essi i cavalier serventi, galanti o cicisbei. Se lo Stato interviene, con leggi e statuti, per regolare interessi patrimoniali, usi e costumi legati ai rapporti di famiglia, la realtà di tutti i giorni affiora dagli atti dei notai, che ci raccontano storie di matrimoni imposti e rifiutati, bigamia e uxoricidio, rapimenti e violenza, separazioni e divorzi, figli legittimi e naturali, vedovi e anziani. Le vicende private di grandi personaggi storici come Cristoforo Colombo e Giovanni Andrea Doria si uniscono con quelle degli abitanti della città di Genova, dallo schiavo liberato che proviene dal Catai agli uomini e donne di ogni ceto e condizione sociale, nel lungo arco cronologico che copre la storia del Comune e della Repubblica di Genova. Una storia che non cessa mai di stupirci e di farci riflettere sulle radici del nostro presente. Autori dei saggi, delle trascrizioni e delle schede di catalogo: Andrea Lanzola, Andrea Lercari, Giustina Olgiati, Valentina Ruzzin, Daniele Tinterri Dono di Mario Caprini”,”LIGU-201″
“OLGIN M.J.”,”Life and Teachings of Friedrich Engels, (1820-1895). Founder, with Marx, of the Theory of Class Struggle and Socialist Revolution – Builder of the First Revolutionary Working Class Organizations.”,”OLGIN M.J. L’opuscolo riporta riferimenti dell’autore a Stalin e una sua citazione. “”Lenin, the great follower of Marx and Engels, said that man marches ahead to objective truth through his everyday practice, through the development of technique. “”””Human thought””, said Lenin, “”can give us, and does give us, ‘absolute truth’, which is composed of the sum total of relative truths. Every step in the development of science adds new grains to this sum total of absolute truth””. We have said that the philosophy of Marx and Engels is dialectical materialism. We have so far spoken about materialism. But from the above it is quite clear that according to the philosophy of Marx and Engels, the world is not something frozen, something final, unchangeable, but that is exists in continuous changes. This is exactly the meaning of dialectics. For dialectical philosophy, said Engels, “”…nothing is final, absolute, sacred. It reveals the transitory character of everything and in everything; nothing can endure before it except the uninterrupted process of becoming and passing away, of endless ascendancy from the lower to the higher””. The great fundamental thought of dialectical materialism, said Engels, is “”…that the world is not to be comprehended as a complex of ready-made ‘things’, but a complex of ‘processes’, in which the things apparently stable go through an uninterrupted change of coming into and passing out of being””.”” (pag 19) [M.J. Olgin, Life and Teachings of Friedrich Engels, (1820-1895)’, 1935]”,”MAES-139″
“OLITSKAJA Ekaterina”,”Memorie di una socialrivoluzionaria.”,”Questo scritto è passato in Occidente come ‘Samizdat’ (o editoria privata).”,”RIRB-050″
“OLIVA Carlo RENDI Aloisio”,”Il movimento studentesco e le sue lotte.”,”OLIVA e RENDI sono entrambi insegnanti e fanno parte dell’ area dei movimenti della sinistra extraparlamentare.”,”ITAC-035″
“OLIVA Gianni”,”L’ alibi della Resistenza. Ovvero come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale.”,”OLIVA Gianni vive a Torino dove è nato nel 1952. Studioso del Novecento da anni si occupa di argomenti legati alla storia nazionale (‘I vinti e i liberati’, ‘8 settembre 1943 – 25 aprile 1945’, ‘I Savoia’, ‘Foibe’, ecc. Il baratto tra criminali di guerra tedeschi e italiani. “”Il risultato è che al suo posto vengono celebrati pochi e marginali dibattimenti e la questione viene ridotta alla dimensione di alcune responsabilità individuali: “”Le sollecitazioni sottobanco del governo alla Procura generale militare per insabbiare le iniziative processuali”” hanno il loro esito nell’ “”armadio della vergogna””, il mobile con le ante rivolte verso il muro dove vengono richiusi tutti i fascicoli relativi ai crimini nazisti, rimasto sepolto negli archivi sino al 1994; ma l’ esito è anche il silenzio sui crimini di guerra commessi dagli italiani nei territori occupati. Per elaborare la memoria della vittoria, tutto ciò che ricorda la sconfitta diventa indicibile””. (pag 92-93)”,”ITAR-075″
“OLIVA Gianni”,”Soldati e ufficiali. L’esercito italiano dal Risorgimento a oggi.”,”OLIVA Gianni studioso del ‘900 ha insegnato storia delle istituzioni militari presso la Scuola d’applicazione d’arma di Torino e si occupa di storia nazionale recente. Contiene: ‘La riforma Ricotti: modello prussiano e reclutamento nazionale’ (pag 83) La strategia di Cadorna. “”La conseguenza operativa era che la fanteria “”deve essere addestrata solo all’azione frontale, da eseguirsi a ondate successive”” e che “”la manovra avvolgente deve essere eliminata sia dal combattimento, sia dallo sfruttamento di eventuali successi””. (pag”,”ITQM-163″
“OLIVA Mario”,”Giulia Gonzaga Colonna tra Rinascimento e Controriforma.”,”OLIVA Mario Illustrazione: Bernardino Ochino il più illustre dei ministri protestanti italiani del XVI secolo; la sua conversione avvenne in seguito ai rapporti avuti a Napoli con il Valdés. Il canonico Carnesecchi portavoce delle dottrine del Valdés dopo la di lui morte ‘Giulia allieva del Valdés (1536-1541)’ (pag 218)”,”RELP-054″
“OLIVA Gianni”,”«Si ammazza troppo poco» I crimini di guerra italiani 1940-43.”,”OLIVA Gianni vive e lavora a Torino (1952-) studioso del Novecento si occupa di temi di storia nazionale recente. Epurazione mancata. “”Presieduto da Carlo Sforza, un liberale moderato convinto sostenitore dell’azione epurativa, l’Alto commissariato viene suddiviso in quattro settori guidati ognuno da un commissario aggiunto, designato da un partito della coalizione governativa: punizione dei delitti fascisti (Mario Berlinguer, Partito d’Azione), epurazione dell’amministrazione dello Stato (Mauro Scoccimarro, Partito comunista), accertamento dei profitti di regime (Mario Cingolani, Democrazia cristiana) e liquidazione dei beni appartenuti alle organizzazioni fasciste (Pier Felice Stangoni, demolaburista e capogabinetto di Bonomi). (…) Il risultato è un oggettivo rallentamento del processo che, tra ostacoli burocratici, interferenze politiche e laboriosità tecniche, perde lo slancio iniziale: a fine dicembre, secondo i dati forniti dallo stesso Sforza, nel settore della punizione dei delitti si contano tremila investigazioni compiute e 1013 processi avviati; in quello dell’epurazione, 3210 sentenze emesse, di cui 539 di dispensa al servizio, 1316 sanzioni minori e 1355 di proscioglimento; in quello dei profitti di regime, 3006 istruttorie compiute””. (pag 138-139)”,”ITQM-170″
“OLIVA Gianni”,”La resa dei conti. Aprile-maggio 1945: foibe, piazzale Loreto e giustizia partigiana.”,”””La storiografia resistenziale e quella neofascista, pur senza concordare sulla quantificazione, hanno ridimensionato queste cifre-limite [trecentomila vittime, il ministro degli interni Mario Scelba alla Camera dei Deputati affermava nel giugno 1952 all’opposto che i morti accertati erano di 1732, ndr (pag 114)]. Carlo Simiani, nel 1949, ha scritto che “”secondo i dati da noi raccolti e vagliati, i giustiziati del Nord dovrebbero aggirarsi intorno ai quarantamila””; Giorgio Pisanò, nel 1966, ha parlato di 34.500 vittime, di cui oltre diecimila nell’Emilia Romagna, cifra riproposta dieci anni più tardi da Duilio Susmel; Paul Serant, in uno studio sui fascisti collaborazionisti giustiziati in tutta Europa, ha indicato per l’Italia un totale di quarantaseimila vittime; Giorgio Bocca, nella sua ‘Repubblica di Mussolini’, ha invece calcolato un numero di vittime compreso tra dodicimila e quindicimila. Al di là delle sensibili differenze tra una cifra e l’altra, i lavori di questi diversi autori hanno il limite intrinseco di non indicare le fonti sulle quali sono basate le quantificazioni”” (pag 115-116)”,”ITAR-208″
“OLIVA Gianni”,”La grande guerra degli italiani, 1915-1918.”,”OLIVA Gianni storico del Novecento, da anni si occupa di alcuni fra gli argomenti più controversi e significativi della storia recente. Ha pubblicato tra l’altro:’L’alibi della Resistenza ovvero Come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale’ (2003), ‘Le tre Italie del 1943. Chi ha veramente combattuto la guerra civile’ (2004), ‘I crimini di guerra italiani, 1940-43’ (2006). “”Quando un sistema internazionale entra in crisi, tutte le nazioni si sentono libere d’intraprendere autonomamente il proprio cammino verso situazioni più soddisfacenti. In quest’atmosfera si sviluppò il nazionalismo, cioè la tendenza di ciascun Paese a primeggiare e a imporre agli altri la propria supremazia: Austria e Russia ambivano entrambe a espandersi nei Balcani, l’Italia voleva ritagliarsi un ruolo di potenza adriatica assicurandosi i territori dalmati e montenegrini, il revanscismo francese voleva riconquistare l’Alsazia e la Lorena annesse dalla Germania nel 1870 dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan. La coscienza della lotta per la supremazia economica si sarebbe prima o poi trasformata in guerra aperta portava in primo luogo al consolidarsi di opposti sistemi di alleanze: se la Germania rafforzava i suoi rapporti con l’impero austroungarico e l’Italia rinnovando la Triplice Alleanza, Inghilterra, Francia e Russia mettevano da parte gli antichi contrasti e si univano in quella che sarebbe stata definita la Triplice Intesa. In secondo luogo, si avviava una grande corsa agli armamenti, direzione verso la quale spingevano sia le diverse correnti irrazionalistiche e nazionalistiche (che avevano un denominatore comune nell’esaltazione della guerra e della violenza), sia gli interessi di larghi settori dell’industria, sia i vertici militari. Nel 1914 le condizioni erano dunque mature per trasformare un fatto locale, come l’attentato di Sarajevo, nella scintilla di un incendio generale”” (pag 7)”,”QMIP-216″
“OLIVA Gianni”,”La resa dei conti. Aprile-maggio 1945: Foibe, piazzale Loreto e giustizia partigiana.”,”Gianni Oliva (Torino 1952), docente di Storia contemporanea alla Scuola d’Applicazione d’Arma di Torino, è membro del comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza in Piemonte. Oltre a numerosi saggi su riviste specializzate, ha pubblicato Storia degli alpini, Esercito, paese e movimento operaio, La resistenza alle porte di Torino, I vinti e i liberati, 8 settembre 1943-25 aprile 1945. Le guerre del dopoguerra, La Repubblica di Salò, I Savoia.”,”ITAR-014-FL”
“OLIVA Gianni”,”La grande storia della Resistenza, 1943-1948.”,”Capitolo III. La dimensione militare della Resistenza (pag 281-308) Capitolo IV. La dimensione politica della Resistenza (pag 323-340) ‘Una valutazione della composizione sociale delle formazioni partigiane’ ‘Quanti sono, dunque, i militanti del movimento resistenziale nel momento di maggior affluenza nelle bande e quale è la loro estrazione sociale? Il numero più accreditato dalla storiografia (e confortato dai risultati della Commissione per i riconoscimenti delle qualifiche partigiane) (23) è quello di circa 250.000, cifra che può essere accolta con l’avvertenza che si tratta di un dato assolutamente relativo, all’interno del quale andrebbero individuati i periodi e i modelli di effettiva militanza, così da poter costruire un grafico delle presenze. Non è facile d’altra parte, stabilire i requisiti necessari alla qualifica di partigiano. Le formazioni sono realtà composite: c’è il combattente che rimane alla macchia per tutto il periodo, c’è il partigiano che alterna periodi di clandestinità con altri in cui torna alla propria abitazione (magari in occasione dei raccolti o dell’aratura), c’è chi ha contatti stretti con le bande e talora partecipa alle azioni militari pur conservando il proprio inserimento nella vita civile, c’è chi, per stanchezza psicologica o per contingenze diverse, abbandona temporaneamente la formazione per poi farvi rientro; e c’è, naturalmente una varietà di ruoli che spazia dal combattente, al collaboratore, alla staffetta, all’informatore, al propagandista. La fluidità del fenomeno guerrigliero, che ha la sua caratteristica peculiare nell’intercambiabilità dei ruoli, pregiudica di per sé gli sforzi di quantificazione. All’assenza di dati definitivi corrisponde la mancanza di analisi sulla composizione sociale del partigianato. Uno studio condotto su 6181 partigiani delle formazioni “”GL”” piemontesi offre uno spaccato significativo, ma ovviamente parziale: 30 per cento operai, 20 per cento contadini, 11,7 per cento artigiani, 11,2 per cento studenti, 10 per cento impiegati, 5,3 per cento professionisti, 3,3 per cento ufficiali e soldati regolari, 1,6 per cento casalinghe, i restanti non identificati. Un analogo studio su una casistica di 7270 partigiani del ravennate indica il 44,5 per cento contadini, 31,9 per cento artigiani, 3,5 impiegati, 3,4 per cento studenti, 2,2 per cento casalinghe, 1.6 per cento ufficiali e soldati regolari. Le differenze tra le due griglie di dati rinviano alla diversa composizione sociale dei territori, ma altri elementi andrebbero analizzati: è verosimile, per esempio, ce la percentuale di operai sia più alta nelle formazioni garibaldine, e quella di ufficiali nelle formazioni autonome. Anche le indicazioni sui caratteri regionali della Resistenza riflettono i limiti di studi analitici ancora da compiere: se ci sono conferme alla tesi di una partecipazione preminente dei contadini alle formazione partigiane dell’Emilia Romagna, di una forte presenza operaia in Liguria, di una maggiore eterogeneità nelle altre regioni del nord, restano comunque da documentare i termini dei rapporti’ (pag 291-292) [(23) (…) Il decreto stabilisce che per ottenere l’attestato di “”partigiano combattente”” bisogna dimostrare di aver militato almeno per tre mesi inuna formazione e aver partecipato ad almeno tre azioni ad altro rischio (…)] [dal capitolo III. La dimensione militare della Resistenza (pag 281-308)]”,”QMIS-266″
“OLIVA Gianni”,”Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria.”,”Gianni Oliva studioso del Novecento, ha insegnato storia delle istituzioni militari presso la Scuola d’applicazione d’arma di Torino e da anni si occupa degli aspetti meno indagati della storia nazionale contemporanea. Ambiguità di Togliatti di fronte alle rivendicazioni jugoslave. “”Secchia, in una lettera a Roveda scritta nei primi giorni di ottobre, lamenta che «i compagni sloveni improvvisamente e senza accordarsi con noi hanno mutato la linea di condotta che sino ad oggi era stata adottata tra i due partiti e ci hanno fatto trovare d fronte al fatto compiuto (42). È in questa situazione che Togliatti si incontra a Bari, il 16 o 17 ottobre 1944, con i rappresentanti di Tito, Edvard Kardelj e Milovan Gilas. Un verbale, redatto da Kardelj, parla di «perfetto accordo», ma quanto più conta sono le direttive inviate il successivo 19 ottobre da Togliatti a Vincenzo Bianco. In tema di liberazione del territorio, esse sono ancora più esplicite dei pronunciamenti già emessi. L’occupazione di parte jugoslava, egli scrive, «è un fatto positivo, di cui dobbiamo rallegrarci e che dobbiamo in tutti i modi favorire», perché significa che «in questa regione non vi sarà né un’occupazione né una restaurazione dell’amministrazione reazionaria italiana, cioè si creerà una situazione profondamente diversa da quella che esiste nella parte libera dell’Italia. Una linea diversa si risolverebbe, di fatto, in un appello all’occupazione di Trieste da parte delle truppe inglesi. Le direttive di Togliatti non parlano di annessione, ribadendo la posizione di rinvio al dopoguerra: «Noi non possiamo impegnare ora una discussione sul modo come sarà risolto domani il problema di Trieste, perché questa discussione può oggi soltanto servire a creare discordia tra il popolo italiano e i popoli slavi». La prospettiva è tuttavia ambigua nell’invito a garantire che alla testa della città vi siano «le forze democratiche e antifasciste più decise e disposte alla stretta collaborazione con l’esercito e l’amministrazione di Tito»: per questo «i nostri compagni dovono comprendere e fare comprendere a tutti i veri democratici triestini che una linea diversa si risolverebbe, di fatto, in una occupazione di Trieste da parte delle truppe inglesi» (43)”” (pag 128-129) [(42) Paolo Spriano, ‘Storia del partito comunista italiano, cit., vol. V, p. 436; (43) ibid., p. 447]”,”QMIS-002-FER”
“OLIVA Gianni”,”Le tre Italie del 1943. L’ alibi della Resistenza. Come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale.”,”Gianni Oliva vive e lavora a Torino, dove è nato nel 1952. Studioso del Novecento, si occupa di argomenti meno indagati della storia nazionale. Questione Resistenza come Guerra patriottica (pag 37) “”Al momento dell’entrata in guerra del 1940 la consonanza tra l’Italia e il regime era lontana dalle vette raggiunte nel 1936 in occasione della conquista dell’Impero, incrinata sia dalle disillusioni rispetto alle aspettative di benessere che proprio la campagna d’Etiopia aveva suscitato, sia dall’avvicinamento subalterno alla Germania nazista, ma restava comunque abbastanza salda, nella diffusa aspettativa di una guerra breve e quasi indolore: «Fu solo l’impatto della guerra vera e propria e con le prime gravi sconfitte che fece precipitare – con un’accelerazione impressionante – i consensi al regime. Soprattutto, il trauma della guerra e delle sconfitte fece crollare il consenso personale attorno a Mussolini: … riproducendo uno schema antico nella psicologia dei sudditi (e non solo nella tradizione italiana), la figura di Mussolini era stata percepita da molti italiani come distinta se non contrapposta a quella dei gerarchi e dei dignitari del regime. Dal 1940 in poi questa fiducia crollò per trasformarsi spesso nel suo opposto, in un’avversione intrisa di rancore e di disprezzo» (21). La rapidità e la capillarità con cui si determinava lo scollamento tra il paese e il regime aprivano la strada a rivisitazioni consolatorie e improbabili del passato, come quella di Pietro Badoglio che, descrivendo le piazze del 10 giugno, parlava della folla come di un «pecorume inquadrato da gerarchi e “”scagnozzi”” del partito con l’ordine di applaudire ad ogni parola del discorso» ma, finita la funzione, «si disciolse per conto proprio in un silenzio assoluto, avvertendo tutta la gravità del passo e le dure conseguenze che esso avrebbe recato al paese» (22)”” (pag 30-31) [(21) Gianpasquale Santomassimo, “”Consenso””, cit., p.352 (in Dizionario del fascismo, autori vari); (22) Pietro Badoglio, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, Mondadori, Milano, 1946, p. 45]”,”QMIS-014-FER”
“OLIVA Gianni”,”Primavera 1945. Il sangue della guerra civile.”,”Gianni Oliva (Torino 1952) ha insegnato alla Scuola d’Applicazione d’Arma e all’Università di Torino. Studioso del Novecento in particolare degli anni 1943-48.”,”ITAR-002-FSD”
“OLIVA Gianni”,”Umberto II. L’ultimo re.”,”””La condanna politico-morale di Vittorio Emanuele III e il rifiuto di collaborare con lui e con Badoglio sono tuttavia pregiudiziali che si ritrovano in tutti i contesti. Il Comitato di Liberazione Nazionale di Roma prende posizione con un ordine del giorno presentato dal democristiano Giovanni Gronchi e votato all’unanimità il 16 ottobre 1943: dopo aver denunciato il fascismo di Mussolini risolrto a Salò e affermata la priorità della lotta di liberazione per la quale è indispensabile l’aggregazione di tutte le forze sane della nazione, il documento sostiene che non è possibile agire «sotto l’egida dell’attuale governo costituito dal re e da Badoglio». Dall’intransigenza nasce la proposta di costituire un governo straordinario, espressione delle fore antifasciste, il cui programma è fissato in tre punti: «… finire (pag 182-184)”,”BIOx-026-FGB”
“OLIVA Gianni”,”Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria.”,”Gianni Oliva, storico e giornalista, è nato a Torino. Laureato in Lettere presso l’Università di Torino è stato docente di liceo, dirigente scolastico e poi docente universitario. 1944. Togliatti di fronte alle rivendicazioni jugoslave “”L’insistente pressione jugoslava dell’autunno 1944 determina una correzione di linea da parte dei comunisti italiani. Sino ad allora, essi hanno sostenuto l’ipotesi del rinvio al dopoguerra, preoccupandosi che la questione del confine nordorientale non interferisca con l’unità antifascista del CLNAI, e a livello locale non sono mancati momenti di frizione, generalmente contenuti entro i limiti dell’insofferenza (come nell’agosto, quando Luigi Frausin e gli altri membri del CLN di Trieste vanno in visita al Comando della «Garibaldi-Trieste» suscitando la reazione dell’OF (Fronte di liberazione sloveno, ndr), ma in alcuni casi degenerati in modo drammatico (esemplare la vicenda di Lelio Zustovich, comunista italiano dell’Istria, fucilato dai croati con l’accusa di «nemico del popolo» già all’inizio del 1944 per la sua condanna degli eccidi dell’autunno 1943) (37). A settembre, le posizioni mutano: quando Kardelj comunica ufficialmente a Massola che gli sloveni intendono annettere Trieste, Monfalcone e Gorizia e chiede che il Pci avalli la prospettiva, i dirigenti comunisti vengono messi alle strette: «Non capisco» dice Kardelj «l’atteggiamento di alcuni vostri compagni dirigenti, i quali combattono per il riconoscimento del carattere italiano di questi territori. Così pure non li capisco per quanto riguarda il loro atteggiamento verso Trieste, perché essi sanno benissimo che cosa significherebbe Trieste in una simile Jugoslavia che sarà appoggiata fortemente dall’Unione Sovietica». Di fronte a un’impostazione del problema che ha l’avallo di Mosca e che riesce a camuffare l’espansionismo jugoslavo con una presunta prospettiva internazionalista, la direzione del Pci rettifica la propria politica”” (pag 124-125) [Gianni Oliva, ‘Foibe. Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria’, Mondadori – Corriere della Sera, Milano, 2025] [(37) Cfr. Galliano Fogar, ‘Trieste in guerra, 1940-1945, cit., p. 121]”,”QMIS-370″
“OLIVER Roland FAGE John D.”,”Breve storia dell’ Africa.”,”OLIVER è nato a Srinagar nel 1923 e ha studiato a Cambridge. Dal 1958 è lettore di storia africana all’ Univ di Londra. Sull’ Africa ha scritto parecchie opere (v. retrocopertina). FAGE è nato nel 1921 e ha studiato a Cambridge. Ha insegnato storia all’ Univ del Ghana e poi è stato reader di storia africana all’ Univ di Londra. ha scritto varie opere sul tema.”,”AFRx-014″
“OLIVERIO Alberto”,”Storia naturale della mente. L’ evoluzione del comportamento.”,”Alberto OLIVERIO è professore di psicobiologia presso l’ Università di Roma e direttore dell’ Istitutod di Psicolobiologia e Psicofarmacologia del CNR. “”Dei processi di assimilazione genetica possono essersi verificati anche a livello umano: ad esempio, un comportamento innovatore può essersi inizialmente stabilito in un gruppo di ominidi caratterizzati da una più raffinata struttura motrice, sensoriale o associativa a livello della corteccia; in una piccola popolazione gli individui geneticamente più affini potevano più facilmente condividere questa somiglianza, imitare un innovatore e avere una prole in grado di affermarsi rispetto a quella di altri individui. Alcune innovazioni o elementi-base della cultura, connessi a una diversità delle “”strutture portanti”” a livello celebrale (vedi Piattelli Palmarini, 1981) possono essere rapidamente trasmessi attraverso il meccanismo della selezione assimilativa e aver portato a un rapido sviluppo culturale della specie umana””. (pag 85)”,”SCIx-184″
“OLIVERIO Alberto”,”Istruzioni per restare intelligenti. Come tenere in forma la mente per tutta la vita.”,”ex-libris Albertocchi “”Il nostro corpo è formato da circa 100.000 miliardi di cellule, ognuna delle quali è costituita da diversi tipi di molecole.”” (pag 129) Alberto Oliverio insegna psicobiologia all’Università La Sapienza di Roma.”,”SCIx-421″
“OLIVERIO Alberto”,”Alfabeto della mente. Biologia e comportamento.”,”ex-libris Albertocchi Alberto Oliverio insegna psicobiologia all’Università La Sapienza di Roma. Neuroni. “”Il cervello umano è costituito da circa dieci miliardi di cellule nervose, unite tra di loro in un’intricatissima rete che si basa su migliaia di migliaia di contatti che sono “”plastici””, cioè mutano di numero a seconda delle esigenze e delle funzioni cerebrali. Sono questi contatti a rendere possibile lo scambio di informazioni tra le cellule nervose, a far sì che i messaggi arrivino dai recettori periferici del cervello, che si svolgano i processi di memoria e di apprendimento, che le nostre emozioni, sogni e pensieri prendano corpo”” (pag 13)”,”SCIx-422″
“OLIVERIO Alberto; PIATTELLI PALMARINI Massimo”,”Biologia e comportamento umano (Oliverio); Sui limiti di applicabilità delle leggi biologiche ai fenomeni sociali (Piattelli Palmarini).”,”Sulle teorie evoluzionistiche non darwiniane “”In sostanza la selezione naturale, non basandosi più su un lento lavoro di accumulo di caratteri basati su piccole unità (i geni) ma su tempi più veloci in quanto opera su frammenti più grossi (i segmenti di cromosomi) può procedere a passi più veloci secondo un processo che A.M. Liquori ha definito di tipo «probabilistico-esplosivo» (8) e non soltanto basarsi sull’accumulo «lineare» di unità geniche che specifichino rigidamente e in una progressione filogenetica logica quella che è stata definita come la «biogrammatica del comportamento»”” (pag 110) (A. Oliverio) (8) A.M. Liquori, Determinismo e probabilità, in ‘Civiltà delle macchine’, 1976, n. 3-4 pp. 52-56″,”SCIx-008-FB”
“OLIVERO Luigi”,”Turchia senza harem.”,”Citazione in apertura al libro: “”Un libro affascinante e bizzarro che non frutterà al suo autore la meravigliosa villa sul Bosforo che il Sultano regalò a Lamartine in cambio della sua apologetica Storia della Turchia”” (Allah Lassah Ramilaj, eminente storico persiano contemporaneo)”,”TURx-007″
“OLIVESI Antoine NOUSCHI Antoine”,”La France de 1848 a 1914.”,”Antoine OLIVERI è maitre assistant presso la facoltà di lettere e scienze umane di Aix en Provence André NOUSCHI è professore alla falcoltà di lettere e scienze umane di Nizza. “”Il bonapartismo è un regime di destra? La sua ambiguità – o la sua abilità – è di affermarsi come una regime “”nazionale””, al di sopra dei partiti, aspirando a riconciliare tutti i francesi. Esso si propone sia come “”una gloria nazionale, una garanzia rivoluzionaria e un principio d’ autorità”” secondo la definizione di Guizot. Già il Primo Impero ha presentato i tre volti del bonapartismo: autoritario, all’ origine, popolare, poi liberale durante i Cento Giorni. Ma, dal 1848 al 1870, il bonapartismo è stato prima popolare, poi autoritario e infine liberale. Questa ambiguità, dunque, come ha sottolineato René Remond, permette di comprendere perché le masse contadine hanno trovato nel bonapartismo una protezione contro i notabili realisti””. (pag 78)”,”FRAD-051″
“OLIVESI Antoine”,”La commune de 1871 a Marseille et ses origines.”,”OLIVESI Antoine agregé de l’ Université. “”Alla Repubblica di Thiers “”che doveva essere conservatrice o non essere”” Cremieux andava ad opporre la Comune rivoluzionaria, un mese dopo l’ apostrofo di Bordeaux. La calma nella quale viveva Marsiglia fino al 23 marzo era dunque greve di inquitudine e di tensione, come quella che regnava a Parigi, all’indomani dell’ assedio, era impregnata di febbre e di rancore. I garibaldini, i civili, smobilitati, raggiungevano a poco a poco la città. La loro situazione materiale era miserabile. Non si sapeva dove alloggiarli, come soccorlerli.”” (pag 130)”,”MFRC-095″
“OLIVETTI Angelo Oliviero”,”Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo.”,”OLIVETTI Angelo Oliviero nato a Ravenna nel 1874 e morto a Spoleto nel 1931 fu tra i fondatori del Partito socialista italiano e partecipò al dibattito europeo sul revisionismo. Teorico del sindacalismo rivoluzionario fu uno degli animatori dell’ interventismo e dei promotori del Fascio rivoluzionario d’ azione interventista. Si riavvicinò a MUSSOLINI, di cui era stato intimo fin dai tempi dell’ esperienza svizzera di questi e dal quale si era allontanato all’ epoca del primo fascismo e dell’ impresa fiumana, dopo il delitto MATTEOTTI, e divenne uno dei teorici del corporativismo. Giornalista, scrittore, agitatore politico, diresse giornali e riviste, fu uno dei membri della Commissione dei Quindici e poi di quella dei Diciotto per la riforma dello Stato. Insegnò dottrine politiche all’ Università di Perugia.”,”ITAF-127″
“OLIVETTI A.O.”,”Problemi del socialismo contemporaneo. (1° serie)”,”””Il metodo è la forza assoluta, unica, suprema, infinita, alla quale nessun oggetto può resistere; è la tendenza della ragione a ritrovare, a riconoscere se stessa in ogni cosa.”” (Hegel, Logica III) (in apertura) “”La Rivoluzione francese, liberatrice degli spiriti e dei corpi, è libero scambista. La reazione, la restaurazione sarà protezionista. Il protezionismo moderno è una sopravvivenza di idee medioevali. Dunoyer e Chevalier ravvisano in esso il prodotto del regime dei privilegi di cui fu complemento. La immortale dichiarazione di diritti dell’ uomo proclama la libertà economica. Il più grande atto emancipatore della umanità segna il trionfo del libero scambio.”” (pag 151)”,”MITS-301″
“OLIVETTI Angelo Oliviero”,”Bolscevismo, comunismo e sindacalismo.”,”””Leone Tolstoi è il vero puntello del bolscevismo russo”” (pag 25) Intervista di Lenin a Le Temps (pag 71) “”Il secondo momento ci è palesato dallo stesso Lenin nella sua ormai storica intervista col Temps. Egli confessa che il bolscevismo, per necessità finanziarie è in trattative con gruppi capitalistici anglo americani per vaste concessioni di foreste di miniere di ferrovie e di porti, per cedere insomma il dominio economico di enormi estensioni di suolo russo””. (pag 71) Testo intervista in inglese: An Interview with Lenin Soviet Russia Will Deal with Nations who Respect Soviet Principles Written: March 1919, Ludovic Naudeau, special correspondent of Les temps, and first published in English in The Manchester Guardian; Source: The Furnishing Worker (Australia), August 4, 1919, under the headline “An Interview With Head of Soviet Russia, Will Deal with Nations who Respect Soviet Principles, States the World is Moving Inevitably to Socialism.” Public Domain: this text is free of copyright; Transcribed: by Andy Blunden. We are exceedingly anxious to adapt ourselves to circumstances during the period of transition through which Europe is passing. Can a communal State like ours, surrounded by capitalist States, exist? Why not? Of course it is very difficult for a people like the Russian people, young and little developed, to live without numerous ties with neighbouring and more advanced nations. We need technicians, scientists, and all the apparatus of universal industry. Particularly to-day, when the productive powers of Russia are destroyed, we are unable alone to develop the immense resources of this country. Under such conditions, however disagreeable the admission, we must admit that our principles, though applying within our own frontiers, must beyond our frontiers give place to political agreements which will allow us to live. Thus we very seriously propose to recognise that we must pay the income on foreign loans, and, as we have no money, we shall pay it with corn, oil, and all kinds of raw materials of which we shall have enough once normal production is resumed. We have decided to grant timber and mining concessions to the citizens of the Entente Powers, on condition that the essential principles of Soviet Russia are respected. Further, we should be resigned to ceding territories of the old Russian Empire to certain Entente Powers. English, Japanese, and American capitalists are very anxious for such concessions. As for France, we are not clear. There seems to be two opposed currents in France so far as we are concerned. We shall not resist any responsible demands that will give us peace. If too much is asked we shall fight and defend ourselves. The Western Powers are beginning to see that it is not quite so easy to make war on us as they thought at first. An honest peace would be the best thing for the whole world. We are ready to make a bargain. To show our sincerity, I can tell you that we have granted a concession to an international company for the building of the Veliki Severni Pont — that is to say, the Great Northern Railway. It is a line three thousand versts long, to run from Soroka, a station on the middle of the Murman railway, via Kotlas and the Urals, to the junction of the Obi and the Irtish. Immense virgin forests of eight millions of hectares and all kinds of unexploited mines will fall within the domain of the construction company. As we have not the means to develop these ourselves, there is no harm in giving the job to a foreign country. It is a case of ceding property of the State for a fixed term, probably eight years, with the right of repurchasing. Our conditions will not be hard. The laws of the Soviet fixing the eight-hour day and control by workmen’s organisations will be respected, and that will suffice. Of course, this is a great departure from pure communism, and there has been much controversy over the project, but we have decided to accept what the period of transition through which we are passing renders necessary. The Bolshevik Government will keep any bond it signs. THE STATE OF THE FUTURE You ask me about the future of the world? I am no prophet, but of this I am sure: that the old State of capitalists and free trade, such as England was, is dying. The State of the future will monopolise everything, buy everything, sell everything. The evolution of the world is moving inevitably towards Socialism. There are various transitional forms and phases, but the goal is one. Who would have believed a few years ago in the possibility of the nationalisation of the railways in America, or that this republic would buy up all the wheat to put it to the use most convenient to the State? The League of Nations will be extremely difficult to constitute, but out of these experiments a new form of civilisation will in the end emerge. Clearly, our communist experience here is not a decisive proof. Russia is a nation apart, whose intellectual culture does not correspond at all to Western culture. The land question here has problems unknown to you. Remember that private rural property was created only a few years ago by Stolypin. In Russia, when the old autocratic government founded there was no power to oppose the explosion of the social revolution. In Germany and in France, where the ancient pillars are enormously more solid than they were with us, a revolution is much more difficult to commence than was the case in Russia. On the other hand, if a Socialist regime established itself in France or in Germany, it would be much easier with them than with us to perpetuate it. Socialism would find in the West the staffs, the talent, the organism, every variety of intellectual and material help which we lack here. I sum up by saying that experience proves that every human group is moving towards Socialism by its own road. The old world can no longer exist. The economic situation engendered by the war will precipitate its downfall. All that has been said, all that can be said, against the State as employer has not prevented or checked this evolution. The remedy the defects of the State employer we shall have to strike out new forms of control, but to-day it is hopeless to prevent the State becoming the employer. That it must happen will come as by its own weight. http://www.marxists.org/archive/lenin/works/1919/mar/guardian.htm&#8221;,”SOCx-218″
“OLIVETTI Adriano, edizione critica a cura di Davide CADEDDU”,”Stato federale delle comunità. La riforma politica e sociale negli scritti inediti (1942-1945).”,”Contiene il capitolo: 5. Struttura e funzionamento delle Commissioni di fabbrica in America (pag 163-174) (esistono due tipi di Commissioni di Fabbrica negli Stati Uniti: una la Commissione riunita (lavoratori e dirigenti), l’altra la Commissione di lavoratori che parte dal presupposto che i rappresentanti dei lavoratori possono rappresentare meglio la massa lavoratrice se non vi sono rappresentanti della Direzione nella Commissione) Contiene dedica manoscritta di Davide Cadeddu a GM. Bravo”,”TEOP-015-FMB”
“OLIVI Bino”,”Da un’ Europa all’ altra.”,”Gennaio 1963, De Gaulle pone il veto all’ ingresso della Gran Bretagna nella CEE, Ottobre 1972, i Nove, non più i Sei, a Parigi, definiscono gli obiettivi della nuova Europa. OLIVI, già portavoce della commissione CEE, di simpatie socialiste, ha scritto nel 1963 ‘Europa difficile’ e con Roberto DUCCI, nel 1964, ha pubblicato una raccolta di documenti storici e diplomatici sulla politica europea ‘L’ Europa incompiuta’.”,”EURx-145″
“OLIVI Bini”,”L’Europa difficile. Storia politica dell’integrazione europea 1948-2000.”,”Bino Olivi è stato per oltre vent’anni portavoce della Comunità Europea. Ha quindi curato il progetto della Fondazione europea a Parigi. Ha insegnato Storia della Comunità e Comunicazione europea in corsi universitari in Italia e in Francia. Ha pubblicato: La fine della comunicazione di massa. Dal villaggio globale alla nuova Babele elettronica (con B. Somalvico). É autore inoltre di L’Europa incompiuta (con D. Ducci), Da un’Europa all’altra, Carter e l’Italia, Il tentativo Europa e Discorsi per l’Europa.”,”EURE-046-FL”
“OLIVI Bino”,”Da un’ Europa all’altra.”,”Gennaio 1963, De Gaulle pone il veto all’ ingresso della Gran Bretagna nella CEE, Ottobre 1972, i Nove, non più i Sei, a Parigi, definiscono gli obiettivi della nuova Europa. OLIVI, già portavoce della commissione CEE, di simpatie socialiste, ha scritto nel 1963 ‘Europa difficile’ e con Roberto DUCCI, nel 1964, ha pubblicato una raccolta di documenti storici e diplomatici sulla politica europea ‘L’ Europa incompiuta’.”,”EURE-006-FV”
“OLIVI Bini SANTANIELLO Roberto”,”Storia dell’integrazione europea. Dalla guerra fredda alla Costituzione dell’Unione.”,”Bino Olivi è stato per oltre vent’anni portavoce della Comunità Europea. Ha quindi curato il progetto della Fondazione europea a Parigi. Ha insegnato Storia della Comunità e Comunicazione europea in corsi universitari in Italia e in Francia. Ha pubblicato: La fine della comunicazione di massa. Dal villaggio globale alla nuova Babele elettronica (con B. Somalvico). É autore inoltre di L’Europa incompiuta (con D. Ducci), Da un’Europa all’altra, Carter e l’Italia, Il tentativo Europa e Discorsi per l’Europa. Roberto Santaniello è direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.”,”EURx-108-FL”
“OLIVIERI Claudio”,”Gli spartachisti nella rivoluzione tedesca (1914-1919).”,”Nei primi tragici mesi del 1919 (15 gennaio – 10 marzo) muoiono i capi del movimento operaio rivoluzionario tedesco (Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht, Franz Mehring, Leo Jogiches) Euro 11.0″,”MGER-100″
“OLIVIERI Walter”,”L’inquadramento dei lavoratori metalmeccanici. Commento al sistema e ai profili professionali del Contratto Collettivo di Categoria.”,”W. Olivieri esperto in amministazione e gestione del personale. E’ direttore degli affari generali di Finmeccanica (1975)”,”SIND-140″
“OLIVIERI Achille”,”La riforma in Italia. Strutture e simboli, classi e poteri.”,”Achille Olivieri, Bologna 1941, ha effettuato ricerche in Polonia e in Svizzera (Basilea) sui meccanismi di trasmissione dell'””eresia”” e sulla sua penetrazione rurale nell’Europa orientale. Ha insegnato Storia moderna presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Padova. Escatologismo comunitario rurale (pag 100-) Modello rivoluzionario di Gaismayr (Gaismair) “”Il modello rivoluzionario, quale Gaismayr sa attuare, si discosta, nel suo montaggio, dalle esperienze rivoluzionarie di Müntzer, dall’unione di tradizionalismo magico, di strutturazione escatologica e vagamente comunitaria: Gaismayr, al contrario, si inserisce nella traiettoria della sensibilità maturata dalel collettività urbane del ‘400 (la città intesa come un organismo razioanle, la necessità di rinnovare le tecniche agrarie, ecc.), e ne avverte le involuzioni come stimoli. Ma il suo programma, ancora una volta, riaffermava la preponderanza “”ideologica”” delle classi dirigenti urbane ed il desiderio di configurare la realtà rurale quale momento dello sviluppo delle interazioni e dei quadri urbani”” (pag 105) Michael Gaismair, o Gaismayr (Ceves, 1490 – Padova, 15 aprile 1532), è stato un politico e rivoluzionario austriaco, capo ed ideologo della rivolta contadina in Tirolo e nel Salisburghese tra il 1525 e il 1526.”,”RELP-002-FSD”
“OLLIVIER Marcel”,”Spartacus. La liberté ou la mort!”,”E’ in ricordo del gruppo di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht che si richiamò a Spartaco e creò la Lega Spartachista per mettere fine alla barbarie e alla guerra con la rivoluzione in Germania, che René LEFEUVRE nel 1934 diede il titolo di Spartacus ai cahiers che si mise a stampare come complemento della rivista Masses. “”Di colpo, il terrore si diffuse a Roma. Secondo la testimonianza degli storici dell’ epoca, regnò nella città uno stato di panico simile a quello che aveva provocato tempo prima l’ avvicinamento di Annibale. L’ annuncio dell’ avanzata rapida di Spartaco aveva sconvolto tutte le teste”” (pag 72) Marcel OLLIVIER (nato a Bucarest nel 1896 emigrato con la famiglia in Francia) ha scritto le sue memorie rimaste inedite (qualche estratto è apparso nella rivista ‘Communisme’ (55-56 1998). OLLIVIER fece il viaggio verso Mosca nel 1920 col mandato di delegato della sinistra dei giovani socialisti, in compagnia di MÜNZENBERG, per partecipare al 2° congresso della 3° Internazionale. A Mosca fece la conoscenza del gruppo francese e di Victor SERGE. Ha collaborato ai Cahiers du bolchevisme e ha scritto articoli per le Bulletin communiste organo del Partito Comunista francese. Con Victor SERGE a VIenna sarà responsabile delle pubblicazioni del partito. A Marcel OLLIVIER si devono numerose traduzioni dal tedesco di testi importanti di MARX, ENGELS, Max BEER, Rudolf HILFERDING, Karl LIEBKNECHT, Georg LUKACS, Rosa LUXEMBURG. (pag 107).”,”STAx-080″
“OLLIVIER Albert”,”La Comuna.”,”OLLIVIER Albert è uno degli esponenti della nuova storiografia francese. Bakunin a Lione (pag 179) “”Tutta questa attività distruttrice non era superflua. Thiers non ignorava i molteplici motivi che predisponevano una parte della provincia a seguire l’ esempio di Parigi. Senza invocare l’ orgoglio nazionale, ancora vivo in molti luoghi, la crisi economica, più esattamente la mancanza quasi totale di attività industriale e di relazioni commerciali, creava nel paese condizioni particolarmente propizie all’ insurrezione. Il passato recente serviva a Thiers da avvertimento. Molto prima che Parigi si pronunciasse per la Comune, Lione l’aveva proclamata e l’ agitazione aveva cominciato ad estendersi al sud del paese.”” (pag 178)”,”MFRC-120″
“OLLIVIER Albert”,”Le Dix-huit brumaire. 9 novembre 1799.”,”””Quoique vous disiez que le pouvoir m’est venu comme de lui-même, je sais ce qu’il m’a coûté de peines, de veilles, de combinaisons””. (Napoléon à Roederer, 1804) “”Numerose manifestazioni o ammutinamenti militari erano state colte tanto da Babeuf che dai realisti. Da entrambe le parti, si voleva sfruttare il malcontento delle truppe riguardo al loro trattamento e ai salari non pagati. Le istruzioni scritte dei babuvisti indicavano la linea da seguire: le delegazioni dovevano formulare delle rivendicazioni ultra-rivoluzionarie. Ma questo non strappava ai realisti l’ argomento della pace.Così, per esempio, lo squadrone degli ussari designato per raggiungere e rafforzare l’ esercito di Bonaparte in Italia si era rifiutato di lasciare Aix-en-Provence e, l’ 11 maggio, aveva manifestato per le strade al grido di “”Viva il re e m… per la Répubblica””. (…) E per il fatto che, una manifestazione di massa contro uno Stato non può prodursi ed avere successo se non trova simpatia e complicità tra i dirigenti di detto Stato. Si è avuto questo all’ origine della Rivoluzione, con Philippe d’ Orléans, La Fayette e altri. I girondini si erano trovati perduti, il 31 maggio, allorché le manifestazioin parigine avevano trovato un appoggio nel gruppo parlamentare della Montagna. Ma dopo il 9 Termidoro, i Montagnardi erano spauriti, prudenti, preoccupati di salvare la vita e il loro seggio. Alla fine della Convenzione, nel 1795, gli affamati, gli insorti avevano bellamente invaso due volte l’ Assemblea, il 12 germinale e il 1° pratoso, essi non avevano ottenuto un reale sostegno da parte della Montagna. Non si spaurivano più: se si rivoltavano era perché essi non avevano di che mangiare, non avevano, non più, di che battersi.”” (pag 31-32)”,”FRAN-077″
“OLLIVIER Marcel”,”Un espion nomme Staline.”,”Marcel OLLIVIER è uno dei rari sopravviventi della generazione comunista dell’immediato dopoguerra 1914-1918. E’ stato segretario della Federation des Etudiants communistes de France. Ha incontrato Stalin più volte e la maggior parte dei dirigenti bolscevichi dell’epoca lavorando nel Comintern come traduttore e interprete. Vittima di un tentativo di rapimento fugge, durante la guerra di Spagna, a un assassinio ordinato da Mosca che gli rimproverava di profetizzare sulla stampa l’inganno del patto germano-sovietico. Ipotesi sulla morte per avvelenamento di Lenin. Dopo la rottura Lenin Stalin per fortuna di quest’ultimo Lenin ha un nuovo attacco (9 marzo 1923) ed è chiuso definitivamente nella dacia di Gorki da cui non uscirà più vivo. Col tempo sembra migliorare ma improvvisamente il 24 gennaio si apprende che è morto. In viaggio per il Caucaso Trotsky riceve un telegramma da Stalin in cui l’invita a proseguire il viaggio perché non avrebbe fatto in tempo a tornare per i funerali (in realtà non era vero). Ciò fa fare a Trotsky alcune riflessioni: Stalin aveva il timore che Trotsky potesse interrogare i medici sull’ipotesi di avvelenamento. Tenerlo lontano e poi bruciare le viscere di Lenin e imbalsamarne il corpo rendeva impossibile un ulteriore esame post-mortem. (pag 266-267)”,”STAS-060″
“OLLIVIER Jean-Paul”,”Quando farà giorno, compagno? Storia della Rivoluzione d’Ottobre.”,”Il grande merito di JeanPaul Ollivier è di portarci all’appuntamento di Pietrogrado attraverso i mille percorsi isolati che vi conducono. Gaston Bonheur”,”RIRO-075-FL”
“OLLMAN Bertell”,”La dialectique mise en oeuvre. Le processus d’abstraction dans la méthode de Marx.”,”””Ce qui est décisif dans le marxisme…(c’est) sa dialectique révolutionnaire”” (Lenin) “”Le marxisme est avant tout une méthode d’analyse – pas une analyse de textes, mais l’analyse des relations sociales”” (Trotsky) (in apertura) “”Le problème principal dont traite la dialectique ressort clairement du commentaire par Marx du mythe romain de Cacus (1). Mi-homme, mi-démon, Cacus vivait dans une caverne et ne sortait que la nuit pour voler des boeufs. Pour tromper ses poursuivants, il forçait les animaux à entrer à reculons dans son repaire pour que leurs empreintes donnent l’impression qu’ils en étaient sortis. Le lendemain matin, à la recherche de leurs boeufs, les propriétaires ne trouvaient que leurs empreintes. D’après l’apparence immédiate de celles-ci, force leur était de conclure que leurs animaux étaient partis de la caverne pour aller au milieu du champ et qu’ils avaient ensuite disparus. (…) Pour saisir les sens réel des empreintes, les propriétaires des boeufs avaient à découvrir ce qui était arrivé la nuit précédente et ce qui s’était passé dans l’antre situé juste au-dessus de leur horizon. (…) La dialectique cherche à surmonter cette difficulté en élargissant notre idée des choses pour y inclure, comme aspects de ce qu’elles sont, à la fois le processus par lequel elles sont devenues ce qu’elles sont, et les interactions dans lesquelles elles se situent. De cette façon l’étude de toute chose induit l’étude de son histoire et du système qui l’inclut”” [(1) Marx écrit: “”[A’ l’instar de Cacus] le capitaliste fait comme si était issu de lui ce qu’il a pris aux autres”” (Marx, Théories sur la plus-value, t.3, p. 630-631)] [Bertell Ollman, La dialectique mise en oeuvre. Le processus d’abstraction dans la méthode de Marx, 2005] (pag 23-24)”,”MADS-578″
“OLLMAN Bertell”,”Alienazione. La concezione marxiana dell’uomo nella società capitalista.”,”””Nel criticare l’interpretazione data dal Grün della psicologia di Fourier, Marx afferma che nessuno dei singoli attributi degli individui reali può indicare l’uomo nella sua totalità: “”Quale genere di uomo può essere dedotto dal lobo del suo orecchio, o da una qualche altra caratteristica che lo contraddistingue dalla bestie? Un simile uomo è contenuto in se stesso, al pari del proprio comedone”” (1). Tuttavia, Marx tenta un siffatto sommario della sua concezione della “”natura umana in generale”” quando dice: “”l’intero carattere di una specie…è contenuto nel carattere della sua attività vitale e l’attività libera e cosciente è il carattere specifico dell’uomo”” (2). In un certo senso una qualunque delle categorie più importanti in cui Marx presenta la sua visione, data la trama di connessioni che sussiste tra loro, potrebbe servire a questo scopo. Marx sceglie l'””attività vitale”” dell’uomo, che si riferisce a tutte le attvità che contraddistinguono la specie umana, perché la considera il più vantaggioso punto di vista da cui osservare le altre relazioni dell’uomo. Il cuore dell'””attività vitale”” è il lavoro produttivo; per Marx “”la vita produttiva è la vita della specie. E’ la vita che genera la vita”” (3). E altrove afferma “”Come gli individui esternano la loro vita così essi sono. Ciò che essi sono coincide dunque immediatamente con la loro produzione, tanto con ciò che producono quanto col modo come producono”” (4).”” (pag 152) [(1] ‘L’ideologia tedesca; (2)(3) ‘Manoscritti del 1844’; (4) ‘L’ideologia tedesca’] [Bertell Ollman, ‘Alienazione. La concezione marxiana dell’uomo nella società capitalista’, 1975] ‘Il modo di produzione…. è una forma definita di esprimere la vita degli individui’ (nota 4 pag 342)”,”TEOC-155-FF”
“OLLMAN Bertell”,”Marx’s Vision of Communism: A Reconstruction.”,”””For Marx, the “”laws of nature”” which are said to govern us are “”founded on the want of knowledge of those whose action in the subject to it”” (79)”” (pag 28) (“”Per Marx, le “”leggi di natura”” che si afferma che ci governano sono “”fondate sulla volontà di conoscenza di coloro la cui azione è soggetta ad essa””) (79) Capital, I, 75. Marx is quoting here from Engels’ early essay. “”Outlines of a Critique of Political Economy”””,”MADS-751″
“OLMEDA Mauro”,”El desarrollo de la sociedad. I. Introducción a las Sociedades Preclasistas.”,”In data anteriore Engels aveva scritto a un altro interlocutore sullo stesso tema: “”Noi siamo artefici della nostra propria storia, ma, in primo luogo, in condizioni e presupposti molto definite. E tra queste condizioni e presupposti, quelle economiche sono in ultima istanza decisive… Ma quelli politiche ecc, e certamente le stesse tradizioni che rispondono alla mente umana, giocano un ruolo, anche se non decisivo””. (pag 65)”,”STOS-113″
“OLMEDA Mauro”,”El desarrollo de la sociedad. II. Las fuerzas productivas y las relaciones de producción en las sociedades preclasistas.”,”Lavoro manuale e macchine in agricoltura. “”Mancando il macchinario, non era possibile un grande aumento della produzione alimentare. La civilizzazione che si può conseguire con il lavoro manuale è una civilizzazione molto semplice, dice Prentice. Questo è il segreto, continua lo stesso autore, di quei duemilatrecento anni che ci appaiono stagnanti in tutte le arti utili, una stagnazione che durò dalla storia primitiva fino all’ inizio del XIX secolo””. (pag 33)”,”STOS-114″
“OLMI Gianni”,”Il santo rogo e le sue vittime.”,”Istituita da papa Sisto IV nel 1478 su richiesa dei ‘re cattolici’, l’inquisizione, passando attraverso vari mutamenti di forma e di statuto giuridico, ha esplicato la sua attività lungo l’arco di seicento anni, considerato che in Spagna fu abolita nel 1834. (pag 5) In occasione del Giubileo del 2000 Papa Giovanni Paolo II chiese perdono per i misfatti della Chiesa”,”RELC-423″
“OLMOTI Giorgio”,”Il boom, 1954-1967.”,”Giorgio Olmoti, laureato in Conservazione dei beni culturali, lavora in campo della sistemazione e gestione di archivi fotografici.”,”ITAS-227″
“OLSON Richard”,”Filosofia scozzese e fisica inglese, 1750-1880. Alle origini dello stile scientifico dell’età vittoriana.”,”Richard Olson insegna nella University of California di Santa Cruz. (1975) In uno studio ormai classico, Pierre Duhem indicava una netta differenza di stile scientifico tra scienziati inglesi e scienziati del continente del secolo decimonono: mentre i loro colleghi continentali davano importanza soprattutto a tecniche di tipo analitico-matematico e a teorie astratte ed estremamente generali, gli scienziati inglesi propendevano all’uso di immagini e tecniche di tipo geometriche e di modelli e analogie con campo di applicazione limitato.”,”SCIx-556″
“OLSZAK Norbert”,”Histoire des banques centrales.”,”OLSZAK Norbert è Professore all’ Università Robert Schuman di Strasburgo e docente della Facoltà di diritto, di scienze politiche e di gestione.”,”ECOG-009″
“OMAN Charles Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. 378-1278 ad. Vol I.”,”Sir Charles Oman was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Preface, Table of Maps, Plans, Illustrations, Notes,”,”QMIx-043-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. 1278-1485 ad. Vol. II.”,”Sir Charles Oman was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Table of Maps, Plans, Illustrations, Notes, Conclusion, Chronological Table of Battles, Index,”,”QMIx-044-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. Volume I: 1807 – 1809. From the treaty of Fontainebleau to the Battle of Corunna.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval.”,”QMIx-049-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Art of War in the Sixteenth Century.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Preliminary Data, Chronological List of Battles, Combats and Sieges, Plates, Notes, Index,”,”QMIx-051-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. Volume II: January – September 1809. From the Battle of Corunna to the End of the Talavera Campaign.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-052-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. September 1809 to December 1810. Ocaña, Cadiz, Bussaco, Torres Vedras. Vol. III.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-055-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. December 1810 to December 1811. Masséna’s Retreat, Fuentes de Oñoro, Albuera, Tarragona. Vol. IV.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-056-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. October 1811 to August 31, 1812. Valencia, Ciudad Rodrigo, Badajoz, Salamanca, Madrid. Volume V.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-057-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. September 1, 1812 to August 5, 1813. The Siege of Burgos, the Retreat from Burgos, the Campaign of Vittoria, the Battles of the Pyrenees. Vol. VI.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval.”,”QMIx-058-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Peninsular War. August 1813 to April 14, 1814. The Capture of St. Sebastian, Wellington’s Invasion of France, Battles of the Nivelle, The Nive, Orthez and Toulouse. Vol. VII.”,”Sir Charles Oman (1860-1946) was one of Britain’s foremost historians and a gifted writer. His books, noted for being both scholarly and accessible, include A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars and the seven-volume A History of the Peninsular War. Volume One charts the transition of warfare from the fall of the Roman Empire to the battle of Marchfeld in 1278, which decided the fate of Austria and marked the descriptions of particular battles. Two-volume history of warfare in the Middle Ages is a key work understanding the changing face of battle as it was tested, refined and transformed through centuries of dramatic upheaval. Preface, Appendices, Maps and Plans, Illustrations, Notes, Index,”,”QMIx-059-FL”
“OMAN Charles Sir”,”A History of the Art of War in the Sixteenth Century.”,”Sir Charles Oman è stato uno dei più importanti storici della Gran Bretagna e uno scrittore di talento. I suoi libri, noti per essere sia accademici che accessibili, includono A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Studies in the Napoleonic Wars e A History of the Peninsular War in sette volumi. Il primo volume traccia la transizione della guerra dalla caduta dell’Impero Romano alla battaglia di Marchfeld nel 1278, che decise il destino dell’Austria e segnò le descrizioni di particolari battaglie. La storia della guerra in due volumi nel Medioevo è un’opera chiave per comprendere il volto mutevole della battaglia mentre veniva testata, affinata e trasformata attraverso secoli di drammatici sconvolgimenti.”,”QMIx-023-FSL”
“OMAN Charles, Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. Volume One: 378-1278 AD.”,”OMAN Charles (1860 – 1946), Oxford University, Professore di Storia Moderna, numismatico, impiegato durante la Prima guerra mondiale al Foreign Office e al Press Bureau.”,”QMIx-070-FSL”
“OMAN Charles, Sir”,”A History of The Art of War in the Middle Ages. Volume Two: 1278-1485 AD.”,”OMAN Charles (1860 – 1946). Oxford University. Professore di Storia Moderna, numismatico, impiegato durante la Prima guerra mondiale al Foreign Office e al Press Bureau.”,”QMIx-071-FSL”
“O’MEARA Barry E., a cura”,”Complement du Mémorial de Sainte-Hélène. Napoléon en exil; Relation contenant les opinions et le réflexion de Napoléon sur les évènement les plus importans de sa vie, durant trois ans de sa captivité, et ornée d’un fac simile. Tome II.”,”note; notizia storica sulla morte di Napoleone, Rapporto dei medici dopo l’analisi del corpo di Napoleone, Strofe, Testamento di Napoleone, Lettere; Appendice: Campagne di Napoleone Bonaparte e battaglia da lui in persona comandate (pag 484-488)”,”FRAN-046-FSL”
“OMERO”,”Odissea. Tradotta da Ippolito Pindemonte con cenni intorno alla questione Omerica ed al Traduttore.”,”””Tu mi racconta, nè fraudarmi il vero, I mari scorsi e i visitati lidi. Parlami delle genti, e delle terre Che di popol ridondano, e di quante Veder t’avvenne mazioni agresti, Crudeli, ingiuste, o agli stranieri amiche, A cui timor de’ Numi alberga in petto. Né mi tacer, perché secreto piangi, Quando il fato di Grecia e d’Ilio ascolti. Se vene dagli Dei strage cotanta, Lor piacque ancor che degli eroi le morti Fossero il canto dell’età future.”” (pag 135)”,”VARx-254″
“OMERO, a cura di Maria Grazia CIANI, commento di Elisa AVEZZU'”,”La morte di Ettore (Iliade XXII).”,”””E tuttavia non voglio morire senza lotta e senza gloria, voglio fare qualcosa di grande che sia tramandato anche a coloro che verranno”” (Ettore) (pag 55)”,”VARx-052-FV”
“OMERO, a cura di Umberto BOELLA”,”Iliade. Canto XXIV.”,”””E tuttavia non voglio morire senza lotta e senza gloria, voglio fare qualcosa di grande che sia tramandato anche a coloro che verranno”” (Ettore) (pag 55)”,”VARx-053-FV”
“OMERO, Saggio introduttivo di Alfred HEUBECK”,”Odissea.”,”I due poemi epici, che gli antichi Greci attribuivano ad un autore di nome Omero, cioè l’Iliade e l’Odissea, non rappresentano soltanto la più antica testimonianza a noi nota della poesia e del pensiero greco: essi hanno condizionato, influenzato e caratterizzato in maniera quasi inconcepibile l’intero sviluppo della vita culturale dei Greci in tutte le sue molteplici manifestazioni.”,”VARx-081-FL”
“OMERO”,”Odissea.”,”Maria Grazia Ciani è docente di storia della tradizione classica presso l’Università di Padova. Elisa Avezzù è docente di grammatica greca presso l’Università di Padova.”,”VARx-161-FL”
“OMERO”,”Iliade.”,”Maria Grazia Ciani è docente di storia della tradizione classica presso l’Università di Padova. Elisa Avezzù è docente di grammatica greca presso l’Università di Padova.”,”VARx-162-FL”
“OMERO, a cura di Mario GIAMMARCO”,”Iliade – Odissea.”,”I due poemi epici, che gli antichi Greci attribuivano ad un autore di nome Omero, cioè l’Iliade e l’Odissea, non rappresentano soltanto la più antica testimonianza a noi nota della poesia e del pensiero greco: essi hanno condizionato, influenzato e caratterizzato in maniera quasi inconcepibile l’intero sviluppo della vita culturale dei Greci in tutte le sue molteplici manifestazioni. Mario Giammarco ha insegnato al Liceo classico D’Annunzio di Pescara. Antonio Aloni è ordinario di Letteratura greca nell’Università di Torino.”,”VARx-256-FL”
“OMODEO Adolfo”,”L’ opera politica del Conte di Cavour. Parte 1. 1848 – 1857. Volume 1.”,”Omodeo (Adolfo), storico italiano (Palermo 1889 – Napoli 1946). Laureatosi a Palermo sotto la guida di G. Gentile con una tesi su ‘Gesù e le origini del cristianesimo’ (1912; pubblicata nel 1913), partecipò come volontario al primo conflitto mondiale; nel 1923 insegnò storia antica all’università di Catania; nominato nell’agosto dello stesso anno professore di storia della Chiesa (e successivamente di storia del cristianesimo) nell’ateneo di Napoli, tenne questa cattedra fino alla morte. Risoluto antifascista, fu uno dei collaboratori principali della ‘Critica’ di Benedetto Croce; dopo il 25 luglio 1943 venne nominato rettore dell’ università di Napoli e fu in seguito ministro della pubblica istruzione nel primo ministero di coalizione nazionale (aprile-giugno 1944), distinguendosi come uno dei dirigenti del partito d’azione nel CLN di Napoli. Omodeo si dedicò inizialmente alla storia del cristianesimo, interessandosi soprattutto all’azione delle grandi personalità religiose e agli aspetti etico-civili della storia religiosa (“,”ITAB-026”
“OMODEO Adolfo”,”L’ età del Risorgimento italiano.”,”Adolfo OMODEO (Palermo 1889 – Napoli 1946) storico, ha scritto pure L’opera politica del conte di Cavour’ (1942). E’ stato membro del Partito d’ Azione e ministro della pubblica istruzione nel governo Badoglio (1944). “”Il Guizot però si ostinava, e continuava a difendere contro ogni riforma il regime interno. Secondo il suo dottrinarismo si era ormai raggiunto il nec plus ultra: si erano trasferite in Francia le forme liberali inglesi, con l’ equilibrio dei poteri e con la proprietà elevata alla custodia dell’ ordine liberale. In realtà la vita vera della nazione restava fuori dei quadri costituzionali. Il Guizot si rifiutò di assorbire nella politica attiva uomini che, respinti, si misero al servizio dell’ opposizione rivoluzionaria: creò un divorzio, come si disse, fra il paese legle e il paese reale. Credé d’ aver consolidato la monarchia rendendole docile il parlamento e d’ improvviso la tempesta scoppiò fuori del parlamento”” (pag373)”,”ITAB-117″
“OMODEO Adolfo”,”La cultura francese nell’ età della Restaurazione.”,”La ragione universale di Lamennais. “”Questa sopra-mente, quest’ animo universale della collettività, che deve ridurre ad organismo ordinato la società, in ultima analisi sorge dalla mutilazione delle volontà, delle iniziative, delle libere ispirazioni, a vantaggio di una sola volontà pur essa individuale, di una sola intelligenza; si che il papa, o un gran professo, o un re o un tiranno possano pensare e volere per tutti, essere l’ anima generale del tutto. Per un simile processo dall’ interiorità all’ esteriorità, il sacrifizio generoso del singolo e dei suoi beni all’ utile della patria, per cui furono grandi Atene e Roma, degenerò nello schema giuridico delle “”liturgie”” illuminate con cui il basso impero spogliò individui e città e rese impossibile la propria stessa vita. E’ un gesuitico strazio nel letto di Procuste, questa ricerca della super-ragione e della super-volontà, e se ne prova ribrezzo anche quando qualche eco si sente risuonare in ispiriti superiori””. (pag 147)”,”FRAD-063″
“OMODEO Adolfo”,”Paolo di Tarso. Apostolo delle genti.”,”Segni di declino. “”Similmente le divisioni di classi e di ordini da Augusto in poi si irrigidiscono e tendono a formare classi chiuse. Il latifondo si va estendendo non solo in Italia ma anche nelle province, e l’ uccisione dei grandi proprietari come espediente fiscale è una triste tradizione del periodo delle proscrizioni mantenuta dai peggiori imperatori. L’ economia a mezzo della schiavitù paralizza la produzione, mortifica le iniziative, crea le plebi parassitarie delle grandi città. Di fronte alla stentata produzione di ricchezza l’ impero, costretto a un costante sforzo militare, diventa troppo costoso, troppo si va avvicinando a quel limite in cui il fiscalismo uccide la produzione. Il problema finanziario è già l’ incubo di Tiberio e di Vespasiano. Per nei tempi relativamente prosperi da Augusto a Nerone, quando l’ impero fiorisce nella pace interna, limitandosi le guerre quasi sempre alle frontiere, questa generale stentatezza, questa scarsa organicità interna è già percettibile. Lo stato rimane sopramesso, più aderente che inerente alla mole dell’ impero. Nelle province, fulcro dell’ impero, permane la coscienza della sudditanza. Esse dànno allo imperatore una base di potenza enorme, piene professioni di lealtà e venerazione, e rinunziano quasi tutte alle velleità d’ indipendenza. Ma ciò non bastava. Posto in mano all’ imperatore ogni potere politico, i sudditi si disinteressavano della cosa pubblica. Riserbavano per sé quelle energie, quelle passioni che dàn forza a uno stato e lo fanno nazione. Pur adorando il Cesare come un dio non gli davano l’ anima, lo slancio e il fervore che può scaturir solo da fervore nazionale e patriottico. L’ imperatore restava schiacciato da un compito immane, a cui poteva esser pari solo un dio; quello d’ esser l’ anima e la mente del corpo immenso. Le forze d’uomo non reggevano. Le osservazioni di Tiberio in proposito sono molto più sincere di quanto riteneva Tacito (1). ((1) Tacito, Annali, Svetonio Tib., Seneca De Clem.)”,”RELC-207″
“OMODEO Adolfo”,”Momenti della vita di guerra. Dai diari e dalle lettere dei caduti, 1915-1918.”,”Alessandro Comin. “”Il piccolo artigliere si eccita nel rombo dei pezzi e li personifica: (24 maggio ’16). …i nostri amici di fianco, i 149, borbottano sempre, ad intervalli, e sono più pettegoli d’una donnetta di campagna’ (3). Con lo stesso candore descrive i moti dello sgomento e della paura. (23 maggio ’16, allo zio). Quello che fa realmente paura e che ci fa cambiare tutti di colore cominciando dal capitano, è l’arrivo del 305. Maledetto lui e tutti i suoi antenati! Urla come un lupo!””(4)”” (pag 102-103) (3) ‘In memoria di Alessandro Comin’, Padova 1916, p. 26. Il Comin era nato a Padova da Umberto e da Emma Lorenzoni, il 13 settembre 1897; morì il 18 giugno 1916; (4) p. 31 Renato Serra: “”Pochi giorni prima di morire osservava: ‘La faccia della guerra, quando la fissi da vicino e senza veli, non ti mette voglia di chiacchierare””””( (pag 179)”,”QMIP-096″
“OMODEO Pietro; VEGAS Ferdinando; TOMASI Grazia; GABBA Emilio; SCIUTO Francesco; VENERUSO Danilo; LANDUCCI Sergio C.; TERRANOVA Nicola; CASSA Mario”,”Origine e destino della biologia di Vallisneri (Omodeo); La situazione internazionale nel 1962 (Vegas); Lo «scritto originale» di Sebastiano Biagini (Tomasi); Filippo Cassola, I gruppi politici romani nel III sec. a. C. (Gabba); Giorgio Barbero, Il pensiero politico cristiano. Dai Vangeli a Pelagio (Sciuto); Giuseppe Felloni, Popolazione e sviluppo economico della Liguria nel secolo XIX (Veneruso); Nicola Badaloni, Marxismo come storicismo (Landucci); Ugo Spirito, Critica della democrazia) (Terranova); La «dialettica» di Teilhard de Chardin (Cassa).”,”Engels e le tre leggi della dialettica. (da recensione del libro di N. Badaloni, Marxismo come storicismo, 1962 di Sergio C. Landucci) Per Badaloni le leggi della dialettica si riducono ad una sola: “”(…) per la questione della dialettica, emergente appunto al livello in cui la metodologia si salda con la ‘Weltschauung’ nel riferimento al reale, si legga ‘Gli «usi» della dialettica’, pp. 108-34, in cui il Badaloni offre una sistemazione-interpretazione della questione come si pone all’interno del marxismo: «La legge della condizionatezza reciproca è la legge fondamentale della dialettica; … rispetto ad essa le altre due leggi enunciate da Engels [negazione della negazione, e rapporto quantità-qualità] sono semplicemente modalità interne di presentazione della prima», ricostruibili solo ‘post factum’, senza veruna possibilità deduttivistica, e d’altra parte prive – afferma il Badaloni – di quella presentazione in un’aura «necessità» che ancora le caratterizzava in Engels: pp. 117-19 e 240) (pag 219)”,”SCIx-003-FB”
“OMODEO Angelo, a cura di Andrea Filippo SABA”,”Angelo Omodeo. Vita, progetti, opere per la modernizzazione. Una raccolta di scritti.”,”Angelo Filippo Saba ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia e civiltà presso l’Istituto universitario europeo di Fiesole. Angelo Omodeo e il socialismo (pag 16-25) “”La consacrazione popolare di Omodeo sarebbe venuta con il «solenne Comizio della Fratellanza», da tenere prima del ritorno delle mondine ai loro paesi di provenienza: «un entusiastico applauso» della folla elesse Angelo presidente per acclamazione. Scopo dell’evento, che ebbe luogo domencia 30 giugno 1901, era di creare un sentimento di solidarietà verso le risaiole, prente a rientrare nei paesi emiliani di origine, cancellando goni contrapposizione fra lavoratori forestieri e locali, e di rappresentare un’occasione di confronto fra le varie esperienze di lotta e resistenza, «per procedere di ‘comune’ accordo, contro il ‘comune’ nemico, alla conquista del ‘comune’ diritto» e «prendere accordi» per il 1902″” (pag 19)”,”BIOx-003-FP”
“OMODEO Adolfo”,”Momenti della vita di guerra. Dai diari e dalle lettere dei caduti, 1915-1918.”,”Gli adulti. ‘Gli uomini spiritualmente già formati erano spesso taciturni. Avevano l’animo rivolto alle opere intermesse: operavan come chi accorre ad arginare una rovina pubblica: eran seri, contratti nelle preoccupazioni dell’ora, energici’. (pag 97) Adolfo Omodeo è stato uno storico e politico italiano, nato a Palermo nel 1889 e morto a Napoli nel 19461. Si occupò di storia antica e risorgimentale, e fu anche rettore dell’università di Napoli durante la seconda guerra mondiale. Fu un antifascista convinto e partecipò alla Resistenza. Tra le opere più importanti di Adolfo Omodeo si possono citare: La storia della Chiesa (1925-1931), una sintesi storico-critica del cristianesimo dalle origini al Medioevo. Storia del Risorgimento italiano (1934-1939), una ricostruzione storica e politica dell’unità d’Italia, basata su fonti documentarie e testimonianze dirette. L’età dei Lumi (1945), una storia della cultura europea del Settecento, con particolare attenzione ai rapporti tra scienza, filosofia e religione. Biografia di Adolfo Omodeo, scritta da Giuseppe Galasso e pubblicata da Laterza nel 1979. Il libro si intitola ‘Adolfo Omodeo. Storia e politica’ e ripercorre la vita e il pensiero dello storico, mettendoli in relazione con il contesto storico e culturale del suo tempo. Nel 1931 come professore universitario giurò fedeltà al fascismo, con decisione sofferta ma inevitabile; nel 1933 rifiutò di iscriversi al partito, pur duramente minacciato; nel 1941, come soldato del 1915-18 fu obbligato a chiedere la tessera del PNF, che gli fu tolta subito. (…) Il triennio 1943-46 fu per Omodeo convulso, ma congeniale al suo storicismo. Il 1° ottobre 1943 fu nominato rettore. Ebbe scontri durissimi con gli studenti, ai quali rinfacciò codardia e opportunismo. Prioritario gli parve l’abbattimento della monarchia. L’ideale repubblicano prese accenti mazziniani, nei quali trovò la protezione contro il «Leviathan statale» (I fondamenti ideali del partito d’azione, alla radio il 16 novembre 1943, in Libertà e storia, 1960, p. 117). Fondò il circolo Pensiero e azione nel 1944 ed entrò fin dalla sua fondazione (1943) nel Partito d’azione, con una decisione caldeggiata da Croce. Ebbe parte nella commissione di epurazione universitaria, che volle rapida e corretta. Come esponente del Partito d’azione fu ministro all’Educazione nazionale (dal maggio Pubblica istruzione) nel II governo Badoglio (22 aprile 1944-8 giugno 1944)e lì preposto alla Commissione ministeriale di defascistizzazione degli uffici statali; dal febbraio all’aprile 1945 si arruolò volontario per dare l’esempio alla «studentaglia» (al figlio Pietro), 30 gennaio 1945, in Lettere, 1963, p. 742); accusato di essere stato fascista, fu difeso da Croce (su Il Giornale, In difesa di un amico calunniato, 29 marzo 1945). Il 5 aprile 1945 fu nominato alla Consulta nazionale. Nella costruzione di una moderna società laica rifiutò soluzioni palingenetiche, per ripensare criticamente le tradizioni della libertà e della democrazia. Su questo punto si accentuò il dissenso con Croce. Affrontò la medesima questione, ma spostata a sinistra, nel Partito d’Azione, nella cui spaccatura al Congresso di Cosenza nell’agosto 1944 tra Emilio Lussu e Ugo La Malfa si schierò con il secondo, e a Roma nel febbraio 1946 fu tra i sottoscrittori del Manifesto per il Movimento per la Democrazia repubblicana, che appoggiò Ferruccio Parri contro Tristano Codignola. Omodeo sviluppò un’originale riflessione sul partito di massa, che collegò al totalitarismo. (Trecc)”,”QMIP-005-FSL”
“OMURA Izumi FOMICEV Valerij HECKER Rolf KUBO Shun-Ichi a cura”,”Familie Marx privat. Die Foto- und Fragebogen-Alben von Marx’ Töchtern Laura und Jenny. Eine kommentierte Faksimile-Edition.”,”Der Weg des Marx-Engels-Nachlasses (pag 413) (tutto il percorso ramificato del lascito (i materiali del testamento) di Marx-Engels dai familiari all’ archivio SPD, a Mosca, ad Amsterdam ecc.)”,”MADS-464″
“OMURA Izumi FOMICEV Valerij HECKER Rolf KUBO Shun-Ichi a cura”,”Familie Marx privat. Die Foto- und Fragebogen-Alben von Marx’ Töchtern Laura und Jenny. Eine kommentierte Faksimile-Edition.”,”2° copia Fragebogen (questionario) pag 234-403 Rispondono al questionario: Marx Jenny madre e figlia Laura Eleanor Marx cane Whiskey Manning Prudhomme André Baumer Williams Winterbottom Philips Collet Lormier Faraday Sazonov Jung Cunningham Lormier Baumer Manning Keys Waldeck Collet Schmalhausen Osti Woodnut Schoeler Demuth Engels G. Kugelmann Dietzgen Dakyns Vivanti Gyorgy Leo Frankel Kaub Lafargue Rochat Flourens Le-Moussu Johannard Wroblewski Lissagaray Lochwitzky Quinet Younge Collet Szemere”,”MADx-673″
“ONADO Marco”,”Banca e sistema finanziario.”,”Marco Onado è professore ordinario di Tecnica bancaria e professionale nell’Università di Modena. É autore di varie monografie su temi bancari e finanziari.”,”ECOT-209-FL”
“ONADO Marco”,”Mercati e intermediari finanziari. Economia e regolamentazione.”,”Marco Onado insegna Economia degli intermediari finanziari nella Facoltà di Scienze politiche di Bologna.”,”ECOI-207-FL”
“ONASANDRO, a cura di Corrado PETROCELLI”,”Il Generale. Manuale per l’esercizio del comando.”,”Corrado PETROCELLI è professore ordinario di Filologia classica presso l’Università di Bari. Si occupa di oratoria attica, storiografia greca e romana, sociologia del mondo greco e romano, polemologia antica. Ha scritto sulla condizione femminile nel mondo romano. Si presenta qui il testo (con traduzione e commento) di un manuale scritto in greco intorno alla metà del I secolo d.C., che offre precetti utili per il comando e la conduzione di una guerra, mostrando in molteplici circostanze legami con la tradizione storiografica e polemologica greca (Tucidide e Senofonte, Enea Tattico e Polibio), nonché spunti tratti dall’ambito latino (Sallustio, Cesare e Livio). Di quest’opera i moderni hanno spesso criticato lo stile, vi hanno ravvisato genericità di contenuti, mancanza di riferimenti al reale. Ma se le carenze addebitate allo scritto possono essere facilmente spiegabili con il fine che ne ispira toni e argomenti, i princìpi generali evocati, le considerazioni etiche e psicologiche e le note tecniche indirizzate ad ambiti specifici ne fanno un prontuario per l’esercizio del comando di rapida consultazione, e non solo in una determinata epoca: un modello per chiunque aspiri a ricoprire un’alta carica. L’opera guarda con originalità anche oltre i confini della strategia e della tattica, verso l’ambito politico e filosofico della guerra, delineando il ritratto ideale di un uomo che annovera, accanto a qualità propriamente militari, anche doti umane e, non ultime, nobiltà di nascita e affabilità di modi. Per studiosi del mondo classico e appassionati di storia militare. “”Il generale combatta, per quello che lo riguarda personalmente, più con prudenza che con coraggio, o anche si astenga del tutto dal combattimento corpo a corpo con il nemico; infatti se desse prova negli scontri di un coraggio insuperabile, combattendo non potrebbe giovare al suo esercito tanto quanto gli nuocerebbe morendo: la mente di un generale conta più della forza fisica; con la sua vigoria fisica anche un semplice soldato è in grado di compiere qualcosa di grande, ma nessun altro può ideare il progetto migliore con intelligenza accorta”” (pag 96) “”La paura è un falso profeta, che indurrà a pensare come reale quanto si teme, e tutto ciò che accade di notte, anche di scarso rilievo apparirà più temibile agli assediati. Nessuno, infatti, per l’oscurità, riferisce ciò che vede , ma tutti riferiscono ciò che sentono; e se uno o due nemici appaiono sulle mura, nella convinzione che già tutto l’esercito sia salito sugli spalti, si danno alla fuga, abbandonando sguarniti bastioni e porte”” (pag 113-114) “”Il generale deve rappresentare un esempio per i soldati. Se il generale si affretti a condurre a termine quanto ha tra mano, non indugi a farsi vedere mentre per primo compie l’azione. Infatti i soldati fanno qualcosa non perché costretti dalle minacce dei superiori, bensì seguendo l’attivismo dei personaggi più ragguardevoli. Infatti se uno vede che il generale per primo mette mano all’impresa, comprende che è necessario affrettarsi, si vergogna di rimanere inattivo e ha paura di disobbedire; e la massa non viene trattata come uno scioavo sottomesso, ma si attiva, come fosse esortata da uno di pari condizione”” (pag 114)”,”QMIx-255″
“ONCKEN Guglielmo”,”Storia universale illustrata. Sezione Quarta. Tomo 1. L’ epoca della rivoluzione, dell’ impero e delle guerre d’ indipendenza.”,”Guglielmo ONCKEN è Professore all’ Univ di Giessen.”,”FRAR-173″
“ONCKEN Guglielmo”,”Storia universale illustrata. Sezione Quarta. Tomo 2. L’epoca della rivoluzione dell’ Impero e delle guerre d’ indipendenza.”,”Guglielmo ONCKEN è Professore all’ Univ di Giessen.”,”FRAN-022″
“O’NEILL William a cura; scritti di M. EASTMAN S. ANDERSON S. DAVIS J. LONDON E. GOLDMAN P.H. DOUGLAS W.E. WALLING L. UNTERMEYER G. BELLOWS F. DELL A. YOUNG J. REED B. ROBINSON U. SINCLAIR A. LOWELL C. SANDBURG P. PICASSO R. BOURNE J. SLOAN D. DAY e altri”,”Echoes of Revolt. The Masses 1911-1917.”,”Scritti di M. EASTMAN S. ANDERSON S. DAVIS J. LONDON E. GOLDMAN P.H. DOUGLAS W.E. WALLING L. UNTERMEYER G. BELLOWS F. DELL A. YOUNG J. REED B. ROBINSON U. SINCLAIR A. LOWELL C. SANDBURG P. PICASSO R. BOURNE J. SLOAN D. DAY e altri”,”MUSx-093″
“O’NEILL William”,”A Better World. The Great Schism: Stalinism and the American Intellectuals.”,”William L. O’Neill is at present professor of history at Rutgers University. Dr. O’Neill’s most recent book was The Last Romantic, a biography of Max Eastman.”,”MUSx-060-FL”
“ONESTI FRANCOVICH Nicoletta”,”Filologia germanica. Lingue e culture dei Germani antichi.”,”Nicoletta Francovich Onesti insegna Filologia germanica all’Università di Siena.”,”VARx-180-FL”
“ONFRAY Michel”,”Illuminismo estremo. Controstoria della filosofia IV.”,”ONFRAY M. (1959) autore di oltre 50 libri fra cui il ‘Trattato di ateologia’ (2005) un filosofo popolare e controverso. Ha fondato l’Università popolare di Caen.”,”FILx-406″
“ONFRAY Michel”,”Il cristianesimo edonista. Controstoria della filosofia II.”,”Michel Onfray. Nato nel 1959, dopo vent’anni di insegnamento nei licei ha fondato nel 2002 l’Università Popolare di Caen, che dispensa corsi di filosofia a persone di ogni età e ceto sociale.”,”FILx-135-FL”
“ONFRAY Michel”,”Le saggezze antiche. Controstoria della filosofia I.”,”Michel Onfray. Nato nel 1959, dopo vent’anni di insegnamento nei licei ha fondato nel 2002 l’Università Popolare di Caen, che dispensa corsi di filosofia a persone di ogni età e ceto sociale.”,”FILx-136-FL”
“ONIANS Rosalind B., a cura di Lorenzo PERILLI”,”Le origini del pensiero europeo, intorno al corpo, la mente, l’anima, il mondo, il tempo e il destino. Nuove interpretazioni di materiali greci e romani, di altre testimonianze e di alcune fondamentali concezioni ebraiche e cristiane.”,”Rosalind Onians (1899-1986), professore di latino all’Università di Londra, elaborò per circa trent’anni Le origini del pensiero europeo, che apparve nel 1951 e poi venne ripubblicato, in edizione riveduta e ampliata nel 1954.”,”STAx-038-FL”
“ONIDA Francesco”,”Separatismo e libertà religiosa negli Stati Uniti. Dagli anni Sessanta agli anni Ottanta.”,”””Negli ultimi anni la casistica più abbondante in tema di obiezione di coscienza riguarda il caso del rifiuto di attività lavorative. Testimoni di Geova continuano a rifiutarsi di svolgere compiti particolari implicanti il riconoscimento, se non addirittura l’ insegnamento, della supremazia dello Stato. Ma le corti distrettuali non sono loro favorevoli.”” (pag 69) “”L’ applicazione del Civil Rights Act dà luogo negli anni ’70, specialmente dopo l’ emendamento Randolph, a una giurisprudenza dedicata soprattutto alla individuazione dei limiti oltre i quali il datore di lavoro non è più tenuto a subordinare la propria organizzazione alle particolare esigenze religiose del lavoratore. Ma è intanto degno di nota il fatto che l’ Atto privilegia nettamente il fenomeno religioso, perché impone ai datori di lavoro di andare incontro – fino a qual punto, se poco o tanto, non è tecnicamente rilevante – alle sole esigenze religiose e non anche ad eventuali altre d’ ordine meramente filosofico.”” (pag 70-71)”,”USAS-148″
“ONIDA Valerio”,”La Costituzione.”,”Valerio Onida presidente emerito della Corte costituzionale insegna Giustizia costituzionale nell’Università di Milano. Tra le su pubblicazioni più recenti: “”Costituzione. Perché difenderla, come riformarla”” (1995), “”Viva vox Constitutionis”” (a cura di B. Randazzo) (2003-2007) Crisi dell’internazionalismo democratico? “”L’Onu appare in crisi, sia perché i singoli grandi Stati non rinunciano all’uso unilaterale della forza, sia perché i suoi organismi e processi decisionali non sono sempre capaci di governare i complessi processi della realtà internazionale”” (pag 121)”,”DIRx-046″
“ONIS Ziya RIEDEL James”,”Economic Crises and Long-Term Growth in Turkey.”,”ONIS Ziya è professore associato di economia presso la Bogazici University, Istanbul. RIEDEL James è professore di international economics alla School of Advanced International Studies, Johns Hopkins University. Sono entrambi consulenti della World Bank. “”Gli anni 1980 sono stati un punto di svolta nella politica economica della Turchia. Dopo aver fallito nel negoziare un accordo con il FMI nel 1978 e 1979, il partito socialdemocratico di Ecevit, a metà 1979, cedette il potere al partito della giustizia, di centro-destra, di Demirel. Il governo Demirel fu in grado di concepire ciò che la maggior parte degli osservatori (incluso il FMI, la Banca Mondiale e l’ OCDE) vedevano come una programma di stabilizzazione attuabile, ma l’ amministrazione di Demirel, come il suo predecessore, non fu capace di guadagnare un largo consenso politico per giungere all’ azione””. (pag 101)”,”TURx-018″
“ONNIS ROSA Pia”,”Filippo Buonarroti e altri studi.”,”””…questo programma ebbe la sua migliore sistemazione organica, e sempre con dichiarato comunismo, nella pubblica Risposta a M. Vadier del Buonarroti; e se questa a sua volta non fu un documento ufficiale del Comitato, lo fu però il manifesto pubblicato e largamente affisso con la sua firma e col titolo Analisi della dottrina di Babeuf, nome che già la definiva, essendo il comunismo di Babeuf ben noto dal suo giornale. Il testo in 15 punti, essendo concordato fra tutti i congiurati, risulta puù moderato nella forma e presenta incongruenze e discontinuità. Comunque il 4° punto dice esplicitamente: Lavori e godimenti devono essere comuni e il 6° Nessuno ha potuto senza delitto appropriarsi dei beni della terra e dell’ industria.”” (pag 157) “”Io ammiravo, ricordava il Buonarroti, quella metamorfosi per la quale gli interessi personali sì a lungo potenti si erano fusi nell’ interesse comune, diventato la passione di tutti””. (pag 167)”,”SOCU-102″
“ONNIS-ROSA Pia; PIERONI-BORTOLOTTI Franca”,”Teresa Poggi nella vita di Filippo Buonarroti (Onnis-Rosa); Appunti sulla «Rivista storica del Socialismo».”,”””Sappiamo chje il Buonarroti, pur riconoscendo alle donne l’eguaglianza dei diritti con l’uomo, subordinava l’esercizio integrale di questi a un cambiamento radicale della loro educazione «senza di che i loro pregiudizi, la loro civetteria, la loro vanità e la loro astuzia corromperebbero ben presto i costumi e sconvolgerebbero l’ordine pubblico più saggiamente disposto “” (26) (pag 12) (26) da una lettera al Teste, 16 aprile 1830, in A. Saitta, op. cit., vol II, p. 142″,”SOCU-230″
“ONO Hiroshi”,”Why Do the Japanese Work Long Hours? Sociological Perspectives on Long Workings Hours in Japan.”,”Rapporto tra ore di lavoro e produttività (pag 37) Hiroshi Ono, Professore, Graduate School of International Corporate Strategy, Hitotsubashi University”,”MJAx-033″
“ONOFRI Sandro a cura”,”Giacomo Leopardi.”,”””Lo stato dell’ uomo che il tempo ha cacciato in un mondo interiore, può essere o soltanto una morte perpetua se egli in esso si vuol mantenere o, se la natura lo spinge alla vita, non può essere che un anelito a superare il negativo del mondo sussistente, per potersi trovare a godere in esso, per poter vivere”” (HEGEL) (pag 70)”,”ITAG-078″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”Documenti dei socialisti bolognesi sulla Resistenza. I diari delle 3 brigate Matteotti.”,”””Negli Stati Uniti non vi furono scienziati che professassero tesi convincenti, ma la saggezza pratica del popolo aveva forgiato questo proverbio: Chi coltiva il cotone guadagna uno, chi lo fila guadagna due, chi lo tesse guadagna tre. Capita l’ utilità, essi si trasformarono in nazione industriale, e riuscirono tanto bene, che presto superarono i maestri. (…)”” (pag 192) “”Gli intellettuali, i tecnici professionisti, possono essere esenti da questa dominazione (capitalistica). Essi possono pensare che tanto in regime borghese, quanto in quello socialista, oggi o domani, la loro capacità troverà sempre impiego. Ed infatti non si può pensare che senza il loro concorso, il proletariato possa fare da solo. L’ occupazione delle fabbriche del 1919, e la storia della Russia bolscevica, che ricorse ai tecnici di tutto il mondo, sono lì a ricordarlo. (pag 197)”,”ITAR-039″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”La grande guerra nella città rossa. Con una lettera autocritica di Pietro Nenni. Socialismo e reazione a Bologna dal ’14 al ’18.”,”””Al grido di “”Viva la guerra!”” e “”Abbasso la pace!”” gli interventisti inscenarono una manifestazione davanti a Palazzo d’ Accursio il 14 maggio per chiedere l’ immediato inizio delle ostilità contro l’ Austria. Tentarono anche di penetrare nella sede comunale, ma furono respinti dalla forza pubblica. I più scalmanati gridaano “”Socialisti beduini!””, “”Abbasso Zanardi!””, “”Abbasso i socialisti!””. Per tutta la giornata ebbe luogo una feroce caccia ai socialisti.”” (pag 145)”,”MITS-252″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”La strage di palazzo d’ Accursio. Origine e nascita del fascismo bolognese, 1919-1920.”,”ONOFRI Nazario Sauro nato a Bologna il 29 ottobre 1927, è giornalista professionista. ha partecipato alla Resistenza in una brigata di ‘Giustizia e Libertà’. E’ autore di saggi storici. “”Il Fascio bolognese, come ha detto Bergamo, si sfasciò completamente nell’ inverno 1919 – 1920 per il distacco dei repubblicani. Per riorganizzarlo un’altra volta, bisognerà attendere l’ uscita di Arpinati dal carcere.”” (pag 90) “”La maggior parte delle Guardie regie e dei carabinieri, scriveva Poli, sono ex-combattenti ed ex arditi che non hanno voluto tornare allo stato borghese e che “”hanno, da un lato, profonde e irresistibili simpatie verso gli elementi che agiscono per la valorizzazione della vittoria e per opporsi all’ invasione del bolscevismo (…)”” (pag 245) La fine politica del segretario della Camera del Lavoro, Bucco. “”Per difendere un personaggio vile come Bucco, i socialisti bolognesi si gettarono allo sbaraglio. (….) Per il proletariato bolognese, già molto depresso, fu un colpo terribile. Il segretario della CCdl non solo aveva denunciato le guardie rosse, venute da Imola per difenderlo, ma non aveva rispettato neppure la moglie, con il rischio di farla incriminare. Era impossibile cadere più in basso di così””. (pag 255-257)”,”ITAF-208″
“ONOFRI Fabrizio”,”Classe operaia e partito.”,”Fabrizio ONOFRI si iscrisse al PCI all’ età di 23 anni, nel 1940. Fece parte del Comando militare comunista di Roma, militò come partigiano col grado di tenente colonnello e dopo la Liberazione, dal 1944 al 1948 fu membro della Commissione centrale per la Stampa e la Propaganda. Eletto nel CC del partito fu destinato alla segreteria regionale dell’ Emilia e successivamente a quella della Lombardia. Scrisse due libri ‘La condizione operaia in Italia’ (1955) e ‘Relazioni umane’ (1956). Un suo articolo su Rinascita del luglio 1956 fu considerato “”un inamissibile attacco””. Le risoluzioni del XX Congresso del PCUS lo confortarono a continuare il lavoro intrapreso e la rivoluzione ungherese confermò i suoi dubbi espressi in un saggio su ‘Nuovi Argomenti’ sulla validità delle tesi leniniste per la conquista del potere. All’ VIII Congresso del PCI non fu più eletto nel CC e poco dopo le sue dimissioni, venne espulso dal partito. “”Dopo la presentazione dell’articolo e prima della sua pubblicazione, avevo avuto con P. Togliatti un colloquio di un’ora, drammatico e per me rivelatore. Il segretario generale mi aveva fatto chiamare nel suo ufficio e mi aveva accolto con queste parole: “”Il tuo articolo non può non essere pubblicato, ma richiede una risposta sprezzane!””. Vedendo che stavo per replicare, aveva continuato a parlare ininterrottamente per circa venti minuti, ingiuriandomi con varie perifrasi (“”certe cose le aveva capite perfino Carlo Sforza!””), ricordandomi che avevo votato insieme con gli altri il suo rapporto al Comitato centrale, minacciandomi di espulsione. Fu a questo punto che recuperai tutto il mio sangue freddo, riuscii a dominare la collera che mi faceva tremare. Il capo del Partito giungeva a minacciarmi di espulsione per un articolo da me scritto per il dibattito precongressuale, che si diceva sarebbe stato largo, democratico, aperto? Mentre proseguiva, addentrandosi qua e là nella “”confutazione”” del mio scritto con argomenti che per la prima volta mi fecero dubitare del suo senno, mi sorpresi ad ascoltarlo così come si presta orecchio ai discorsi di un vegliardo irrimediabilmente superato dai tempi ma che continua a pretendere di imporre ai nipoti regole di vita e punti di vista buoni tre generazioni prima. Ne provai un senso di pena e di vivissima apprensione per le sorti del Partito.”” (pag 110-111)”,”PCIx-311″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”I giornali bolognesi nel ventennio fascista.”,”Il giornalista Biagi. Il periodico ‘L’Assalto’. “”Al contrario di Vanelli, c’era chi si preoccupava di distinguere tra fascismo e patria, pronto a sacrificare il primo per salvare la seconda. Gardini, nell’articolo ‘Credere, obbedire, combattere’, scrisse che “”Uomo nuovo non si nasce, lo si diventa lottando per tutta la vita al servizio della Patria, società, nazione. E il fascismo? E’ una parola sempre più in disuso con il passare dei giorni. Nella rubrica “”La rosa dei venti””, solitamente siglata da E.M.B. (Enzo Marco Biagi, cioè Enzo Biagi) uscì anonima questa frase: “”La Patria ha bisogno di uomini forti, intelligenti, preparati, ma soprattutto di uomini onesti””. E quando si parlava di fascismo o di regime, era per accusarli. (…) Era ‘fronda’ questa? No! Era molto più della ‘fronda’. Era l’improvvisa e violenta esplosione di tutte le contraddizioni e il crollo del castello di menzogne sul quale il regime era vissuto per un ventennio””. (pag 165) “”La maggior parte dei redattori erano contrari alla repubblichetta di Salò. Molti lo abbandonarono nel corso del 1944 e si nascosero in attesa della fine della guerra. Altri, come Enzo Biagi, allontanatosi nella primavera del 1944, salirono addirittura in montagna per unirsi alle brigate partigiane. “”Era triste vederli andare via, a poco a poco”” – “”Riconosce Pini. – “”Ma era il termometro della situazione politica, anche se i redattori andarono via quasi tutti negli ultimi tempi. E non era bello, perché ognuno deve pagare, se c’è da pagare, per le proprie idee””””. (pag 264)”,”EDIx-079″
“ONOFRI Fabrizio”,”L’uomo e la rivoluzione.”,”ONOFRI Fabrizio nato a Roma nel 1917, laureato in giurisprudenza. Ha partecipato alla Resistenza e si è meritato una medaglia di bronzo. Ha militato nel PCI di cui è stato membro del Comitato centrale dal 1940 al 1956. E’ stato direttore di ‘Tempi moderni’ e del Centro italiano di ricerche e documentazione (CIRD). Ha scritto tra l’altro: ‘La condizione operaia’ e ‘Classe operaia e partito’.”,”TEOS-198″
“ONOFRI Nazario Sauro”,”Il triangolo rosso (1943-1947). La verità sul dopoguerra in Emilia-Romagna attraverso i documenti d’archivio.”,”ONOFRI Nazario Sauro, nato a Bologna nel 1927, ha partecipato alla Resistenza nella Brigata Giustizia e Libertà. Giornalista dal ’47, ha lavorato in periodici e quotidiani, tra i quali “”il Progresso d’Italia”” e “”Avanti!””. Dal 1974 è consigliere dell’Ordina nazionale dei giornalisti. E’ autore di numerose pubblicazioni storiche. Molte valutazioni difformi sui dati delle esecuzioni di fascisti “”Nel 1949 Carlo Simiani ha scritto che i fascisti italiani morti erano più di 40 mila, un quarto dei quali in Emilia Romagna (…)”” (pag 51; “”Giorgio Pisanò – uno dei più prolifici esponenti della pubblicistica neofascista – nel 1966 ha scritto che i morti furono 34.500, dei quali 10.200 in Emilia Romagna (…)”” (pag 52); ‘La pubblicistica sui morti dell'””aprile 1945″” è come una fisarmonica: si allarga o si restringe a piacimento, a seconda delle esigenze propagandistiche e delle stagioni politiche. Furono più di centomila secondo don Angelo Scarpellini e addirittura 200 mila per Carlo Silvestri, un giornalista che nel dopoguerra promosse una vasta campagna di stmpa per la “”pacificazione”” (…)”” (pag 53); “”Il pubblicista francese Paul Sérant – che ha dedicato un volume ai fascisti collaborazionisti giustiziati in Europa – ha scritto, senza citare le fonti, che furono 46 mila. Quanto all’Emilia-Romagna sarebbero stati 3.900 a Bologna, 1.600 a Reggio Emilia e 1.400 a Modena. (…)””; “”Anche Vinicio Araldi in un saggio sul comunismo dell’Emilia Romagna, trascura alcune città, mentre per le altre indica cifre delle quali non si sa cosa dire, dal momento che non è indicata la fonte. A Ferrara, Ravenna e Forlì i morti sarebbero stati 2000 e 7.000 a Bologna e Modena. Tutti, a suo dire, furono uccisi dai comunisti”” (pag 54) “”La cifra ufficiale: 8.197″” (pag 58). “”Il Comando dei carabinieri fece inoltre un “”Riepilogo generale delle persone denunziate in istato di arresto o a piede libero o di latitanza per delitti di maggior rilievo avvenuti e scoperti nel territorio della regione Emiliano-Romagnola dalla data di liberazione al 31 ottobre 1946″”. Questo il dettaglio: Comunisti 1.311, simpatizzanti comunisti 158, apartitici 446, di fede politica non potuta accertare 199, socialisti 132, simpatizzanti socialisti 12, democristiani 40, simpatizzanti democristiani 6, ex fascisti 29, repubblicani 15, azionisti 11, militari alleati disertori 7, liberali 4, sudditi polacchi 4, sudditi austriaci 3, qualunquisti 3, prigionieri di guerra tedeschi 2, monarchici 1, sudditi tedeschi 1, sudditi russi 1.”””” (pag 160)”,”ITAR-207″
“ONOFRI Paolo”,”Un’economia sbloccata. La svolta degli anni ’90 e le politiche per il futuro.”,”Paolo Onofri insegna Microeconomia nell’Università di Bologna. Per il Mulino ha curato: Lo scenario mondiale e il futuro dell’economia italiana. Tra qualche mese l’euro comincerà a circolare nelle nostre tasche. L’Italia arriva a questo importante appuntamento dopo otto anni di travagliate azioni di risanamento. avendo guadagnato stabilità monetaria e solidità economica. Due sono gli obiettivi di questo libro: documentare il disegno di questo successo nel momento in cui l’opinione pubblica le incertezze del sistema politico sembrano sovrastare la consapevolezza di quanto rilevanti siano i risultati raggiunti; delineare le politiche economiche necessarie per portare a compimento la modernizzazione del paese e coglierne i frutti.”,”EURE-018-FL”
“ONOFRI Fabrizio”,”L’uomo e la rivoluzione.”,”Fabrizio Onofri, nato a Roma nel 1917, è laureato in giurisprudenza. Ha partecipato alla Resistenza e si è meritato una medaglia di bronzo. Ha militato nel PCI, di cui è stato membro del Comitato Centrale, dal 1940 al 1956. É direttore di Tempi Moderni e del Centro Italiano di ricerche e documentazione (Cird).”,”TEOP-076-FL”
“OPITZ Waldtraut DLUBEK Rolf GEMKOW Heinrich RETZLAFF-KRESSE Bruno a cura”,”Frederick Engels Co-founder of Scientific Socialism. Proceedings of the International Scientific Conference on the Occasion of the 150th Anniversary of the Birth of Frederick Engels, Berlin, 12-13 November 1970.”,”L’ unico intervento italiano è di Giuseppe PRESTIPINO, PCI, capo redattore di Critica Marxista: ‘La funzione dello Stato ne L’ Origine della Famiglia, della Proprietà Privata e dello Stato’. La grande maggioranza degli interventi sono di dirigenti dei vari Partiti comunisti. Il tutto era sotto l’ egida dell’ Institute of Marxism-Leninism of the Central Commitee of the SED. Contiene l’ intervento di Vijar KUMAR ‘The Studies of Marx and Engels on India’ (pag 307-315).”,”MAES-040″
“OPITZ Waldtraut DLUBEK Rolf GEMKOW Heinrich RETZLAFF-KRESSE Bruno, redazione”,”Friedrich Engels. Mitbegründer des wissenschaftlichen Sozialismus. Protokoll der internationalen wissenschaftlichen Konferenz anläßlich der 150. Wiederkehr des Geburtstages von Friedrich Engels, Berlin, 12-13 November 1970.”,”Saggi di Friedrich EBERT A.M. RUMJANZEW Jean BURLES Indika GUNAWARDENA Wladyslaw ZASTAWNY Pal LENARD Albert BUCHMANN Fabio GROBART Sawa GANOWSKI Ehsan TABARI Michael JENKINS Vladimir RUML Giuseppe PRESTIPINO Robert S. KENNY Abdel HADI NASSEF Erwin ZUCLER-SCHILLING James E. JACKSON Seiichi ISHIDA Badamtarin BALDO E.G. PANTILOW Karl-Heinz NOETZEL Zaky KHAIRY Badr GHAZZI Ahmet SAYDAN Othman ABU-RASS Juan GOMEZ Issaa MDANAT Erkki RAUTEE Karl-Heinz KNIESTEDT Assen KATOW Vijai KUMAR Fouad ZEHIL Maxime N’DEBEKA Heinrich GEMKOW Max STEENBECK Marianne LANGE Erich DORN Günter SCHUMANN Hans WIESNER Rolf KIRCHOFF.”,”MAES-051″
“OPITZ Waldtraut DLUBEK Rolf GEMKOW Heinrich RETZLAFF-KRESSE Bruno, redazione; aggi di Friedrich EBERT A.M. RUMJANZEW Jean BURLES Indika GUNAWARDENA Wladyslaw ZASTAWNY Pal LENARD Albert BUCHMANN Fabio GROBART Sawa GANOWSKI Ehsan TABARI Michael JENKINS Vladimir RUML Giuseppe PRESTIPINO Robert S. KENNY Abdel HADI NASSEF Erwin ZUCLER-SCHILLING James E. JACKSON Seiichi ISHIDA Badamtarin BALDO E.G. PANTILOW Karl-Heinz NOETZEL Zaky KHAIRY Badr GHAZZI Ahmet SAYDAN Othman ABU-RASS Juan GOMEZ Issaa MDANAT Erkki RAUTEE Karl-Heinz KNIESTEDT Assen KATOW Vijai KUMAR Fouad ZEHIL Maxime N’DEBEKA Heinrich GEMKOW Max STEENBECK Marianne LANGE Erich DORN Günter SCHUMANN Hans WIESNER Rolf KIRCHOFF.”,”Friedrich Engels. Mitbegründer des wissenschaftlichen Sozialismus. Protokoll der internationalen wissenschaftlichen Konferenz anläßlich der 150. Wiederkehr des Geburtstages von Friedrich Engels, Berlin, 12-13 November 1970. [Friedrich Engels. Co-fondatore del socialismo scientifico. Protocollo della Conferenza scientifica internazionale in occasione del 150 ° anniversario della nascita di Friedrich Engels, Berlino, 12-13 novembre 1970]”,”Saggi di Friedrich EBERT A.M. RUMJANZEW Jean BURLES Indika GUNAWARDENA Wladyslaw ZASTAWNY Pal LENARD Albert BUCHMANN Fabio GROBART Sawa GANOWSKI Ehsan TABARI Michael JENKINS Vladimir RUML Giuseppe PRESTIPINO Robert S. KENNY Abdel HADI NASSEF Erwin ZUCLER-SCHILLING James E. JACKSON Seiichi ISHIDA Badamtarin BALDO E.G. PANTILOW Karl-Heinz NOETZEL Zaky KHAIRY Badr GHAZZI Ahmet SAYDAN Othman ABU-RASS Juan GOMEZ Issaa MDANAT Erkki RAUTEE Karl-Heinz KNIESTEDT Assen KATOW Vijai KUMAR Fouad ZEHIL Maxime N’DEBEKA Heinrich GEMKOW Max STEENBECK Marianne LANGE Erich DORN Günter SCHUMANN Hans WIESNER Rolf KIRCHOFF. Friedrich Engels. Co-fondatore del socialismo scientifico. Protocollo della Conferenza scientifica internazionale in occasione del 150 ° anniversario della nascita di Friedrich Engels, Berlino, 12-13 novembre 1970.”,”MAES-004-FV”
“OPPENHEIMER Franz”,”Die soziale Frage und der Sozialismus. Eine kritische Auseinandersetzung mit der marxistischen Theorie.”,”OPPENHEIMER Franz “”Die klassen-theorie des Proletariats mußte also nicht nur demokratisch, sondern auch kollektivistisch oder gar kommunistisch ausfallen. “”Das war denn auch schon vor Marx die Forderung der Sozialisten, namentlich der großen Utopisten, vor allem eines Owen und Cabet. Aber es waren eben nur Forderungen, Forderungen vom Standpunkte sittlicher Prämissen. Das Streben zum Kollektivismus hin erschien hier gegründet aus die Voraussetzungen, die das Naturrecht der Menschen auf Eristenz, die das Naturrecht der Gleichheit usw. betrafen. Und so waren diese Forderungen leicht für denjenigen abzulehnen, der diese Prämissen des Naturrechts leugnete. So stand der Kampf, als Marx austrat.”” (pag 127)”,”KAUS-014″
“OPPENHEIMER Franz”,”Kapitalismus – Kommunismus – Wissenschaftlicher – Sozialismus.”,”OPPENHEIMER Franz Sottolineature e note a margine “”Auch Marx hat ja ausdrücklich festgestellt, daß der Kapitalist die Arbeitskraft des Proletariats nach ihrem vollen “”Wert”” bezahlt, und daß darin “”durchaus kein Unrecht gegen den Verkäufer zu erblicken ist”” (1) (pag 47) Marx ha infatti esplicitamente affermato che il capitalista paga al lavoratore del proletariato il suo “”valore”” pieno e “”non si può vedere affatto come un infortunio del venditore”””,”TEOC-663″
“ORANO Domenico”,”Liberi pensatori bruciati a Roma da XVI al XVIII secolo.”,”””La Chiesa anche quando non poté più, per timore degli Stati, bruciare gli uomini solo perché non professavano la fede cattolica, non per questo cessò dal perseguitarli. Supplizi terribili essa adottò per coloro che si permisero di giudicare l’ opera della Chiesa e del Papato””. (pag IX). La pratica di bruciare gli eretici non è stata mai ammessa dalla Chiesa ma i documenti del periodo 1553-1761 la dimostrano. Esempi di spese per l’esecuzione del condannato: per la carbonella del rogo 60 bai, per la rimozione della cenere del condannato bruciato al rogo 40 bai ecc.”,”RELC-116″
“ORANO Paolo”,”Andrea Costa.”,”Io ebbi per la prima volta l’impressione di Costa diverso da quello del ‘cliché rehédité’ popolarista-socialistico, al seppellimento di Antonio Labriola, qui in Roma. Costa fu per me in quella occasione una rivelazione. Lo riconobbi nutrito di studi critici, lo sorpresi fornito della esperienza mentale di chi è disceso e non infrequentemente nei sotterranei dei problemi. Le sue parole mi toccarono e mi penetrarono come quelle di una voce nuova, di una più profonda ed intera voce che da lui balzasse e traesse fuori il segreto vivo e mirabile della dottrina. Sino a quel giorno avevo creduto Andrea Costa un facilone, un superficiale, a malgrado della sua fattività ed efficacia d’uomo di lotta, uno dei tanti che sono il danno e la derisione del partito socialista italiano e del movimento in genere. Costa s’era impadronito della critica, acuta e difficile di Antonio Labriola e i suoi pensieri, pochi e coniati in frasi brevi e sicure, rivelavano una lenta, una tacita, una ignota fatica di vecchio internazionalista, il quale abbia sentito l’irresistibile bisogno di capire anch’egli i nuovi svolgimenti della scienza critica contemporanea.”” (pag 64)”,”MITS-329″
“ORAZIO Flacco Quinto”,”Le satire.”,”””Non sappiamo nulla di Stertinio, all’ infuori di quello che ce ne dice Orazio. Era stoico e predicava uno dei paradossi stoici: che tutti gli uomini sono pazzi, meno il sapiente. La sua lezione è divisa in cinque parti, nelle quali tratta di cinque principali pazzie: la pazzia dell’ avarizia, la pazzia dell’ ambizione, la pazzia della prodigalità, la pazzia dell’ amore, la pazzia della superstizione. Invece di un’ esposizione dottrinale, si serve di bozzetti, macchiette e scene per spiegare il suo assunto””. (pag 93)”,”STAx-132″
“ORAZIO FLACCO Q.”,”Satire. Libro primo.”,”Etimologia del termine ‘Satire’ (pag 3) “”Una celebre donna (miss Griffith) diceva saviamente che, “”siccome nella società sono molti vizi funesti cui le leggi non possono punire o prevenire, così la Satira è da riguardarsi qual necessario supplemento alle leggi medesime. L’ uomo più corrotto procaccerà di nascondere i suoi vizi nelle tenebre per non divenire oggetto dell’ odio pubblico o della pubblica derisione. Il timore di esser favola al popolo spesse volte frena il vizioso; quindi si può dire in questo caso che il dito è più forte del braccio.”” (pag 6)”,”VARx-209″
“ORAZIO FLACCO Q.”,”Le Odi.”,”””Il padre divinò il genio del figliolo, e invece di farlo educare a Venosa coi figli dei ricchi centurioni, con sacrifizio non piccolo, lo condusse a Roma, e lo circondò di maestri, spendendo a larga mano gran parte del suo avere per farlo addrottrinare nelle lettere latine e nelle greche, e non abbandonandolo un solo istante. “”Mio padre (scrive ilpoeta nei Sermoni) incorruttibile guardiano della mia giovinezza, mi seguiva in casa di tutti i maestri… vegliava sulle mie azioni e sulle mie parole, preservando da ogni sfregio il fiore fragile e prezioso della mia innocenza…””.”” (pag 3)”,”VARx-210″
“ORAZIO Quinto Flacco”,”Odi ed epodi.”,”””Beato chi, lontano dagli affari, come l’uomo alle origini, lavora il campo avito coi suoi bovi, libero da scadenze! La tromba militare non lo sveglia col suo feroce squillo, nessun mare arrabbiato lo spaventa, evita il Foro e i portoni arroganti di chi ha il potere in mano. Ma sposa agli alti pioppi i traci della vite già cresciuti, contempla in una valle solitaria le mandre che muggiscono vagando, recide con la ronca il ramo inutile e innesta quelli buoni, …. (pag 409)”,”STAx-024-FV”
“ORAZIO FLACCO Quinto”,”Tutte le Opere.”,”Quinto Orazio Flacco nasce l’8 dicembre 65 a C. a Venosa, colonia militare romana al confine tra Lucania e Apulia. Suo padre, un liberto, cioè uno schiavo affrancato, possiede un modesto podere. Della madre nulla si sa. orazio non la conobbe: morì nel darlo alla luce? L’educazione del piccolo Flacco diventa per il padre una missione, una scelta di vita. Padre e figlio si trasferiscono a Roma, dove Orazio viene iscritto alla scuola grammaticale di Orbilio, un beneventano rigoroso ma rude, tenace epigono dell’arcaismo. Nel 45/44 giunge per Orazio il momento di coronare l’iter scolastico con un soggiorno in Grecia, come i giovani più dotati delle famiglie senatorie ed equestri. Ad Atene segue corsi di perfezionamento in filosofia e retorica. Nel 43 entrato in contatto con Bruto, Orazio ne condivide l’ideologia libertaria e si arruola nell’esercito repubblicano.Nel 38 Virgilio e vario presentano Orazio a mecenate, il colto e eristocratico braccio destro di Ottaviano, illuminato scopritore di talenti.Il 27 novembre dell’8 a.C. Orazione muore.”,”VARx-145-FL”
“ORAZIO FLACCO Quinto, a cura di Mario RAMOUS”,”Odi Epodi.”,”Quinto Orazio Flacco nasce l’8 dicembre 65 a C. a Venosa, colonia militare romana al confine tra Lucania e Apulia. Suo padre, un liberto, cioè uno schiavo affrancato, possiede un modesto podere. Della madre nulla si sa. orazio non la conobbe: morì nel darlo alla luce? L’educazione del piccolo Flacco diventa per il padre una missione, una scelta di vita. Padre e figlio si trasferiscono a Roma, dove Orazio viene iscritto alla scuola grammaticale di Orbilio, un beneventano rigoroso ma rude, tenace epigono dell’arcaismo. Nel 45/44 giunge per Orazio il momento di coronare l’iter scolastico con un soggiorno in Grecia, come i giovani più dotati delle famiglie senatorie ed equestri. Ad Atene segue corsi di perfezionamento in filosofia e retorica. Nel 43 entrato in contatto con Bruto, Orazio ne condivide l’ideologia libertaria e si arruola nell’esercito repubblicano.Nel 38 Virgilio e Vario presentano Orazio a Mecenate, il colto e eristocratico braccio destro di Ottaviano, illuminato scopritore di talenti. Il 27 novembre dell’8 a.C. Orazione muore.”,”VARx-146-FV”
“ORBACH Danny”,”Fuggitivi. Mercenari nazisti nella guerra fredda.”,”””La caduta del Terzo Reich lasciò privi di un impiego e di una causa da abbracciare milioni di tedeschi abituati a servire la macchina conquistatrice e genocida di Hitler. Una parte di costoro era composta da militari di professione, da funzionari pubblici o da esperti di intelligence compromessi con il nazismo. Un’altra da nazisti convinti, da membri di organizzazione di sicurezza come le SS e l’SD o da responsabili diretti del genocidio e di altri crimini di guerra. In teoria, almeno questi ultimi avrebbero dovuto pagare senza sconti i loro delitti, visto che le potenze vincitrici avevano solennemente promesso di andarli a cercare «fino ai confini del mondo». Ma, in pratica, davanti al Tribunale Internazionale di Norimberga comparve alla sbarra non più che una manciata di capi nazisti. I progetti di radicale denazificazione della Germania Ovest non ebbero seguito, perché risultò chiaro che epurare i militari e i funzionari pubblici di Hitler, o anche soltanto i membri del Partito Nazista, avrebbe comportato un costo proibitivo per la macchina statale. Di conseguenza la Repubblica Federale nata dalle rovine del Terzo Reich, pur proclamando una cesura netta con il passato nazista della Germania, era piena di individui che nascondevano imbarazzanti scheletri nazisti nell’armadio. Ciò era tanto più vero nel caso dei suoi servizi segreti, che consideravano gli ex-nazisti come agenti di insuperabile affidabilità nella lotta contro il comunismo, nonché «agenti di influenza» straordinariamente utili, e rinnegabili, nei paesi del Terzo Mondo. Di questi agenti nazisti apparentemente affidabili non vi era certo carenza, dato che migliaia di criminali di guerra erano fuggiti ai quattro angoli della Terra e molti altri erano scesi a patti con gli Alleati. Eppure, smentendo il cliché dell’ex nazista anticomunista irriducibile, molti di essi stipularono patti analoghi e svilupparono addirittura affiliazioni ideologiche con l’Unione Sovietica e le sue nazioni satellite. Altri ancora agirono da battitori liberi, in qualità di trafficanti di armi, spie o operatori sotto copertura, con l’unico intento di far fruttare economicamente le competenze maturate sotto il Terzo Reich. (…) In ultima analisi, tuttavia, fu l’Unione Sovietica a trarre i maggiori vantaggi da questi individui moralmente compromessi, sia perché offrivano una via di accesso a meccanismi di funzionamento interni della Repubblica Federale, sia perché allacciare legami con dei criminali nazisti s rivelò un serio handicap politico per i tedeschi dell’Ovest, diffusamente percepiti come gli eredi del Terzo Reich. A lungo andare, infatti, l’ampiezza di questi legami, e l’ampiezza con cui erano stati sfruttati a proprio vantaggio dai sovietici, vennero inevitabilmente a galla, e minarono per decenni – esattamente secondo i piani di Mosca – la capacità della Germania Ovest di acquisire informazioni sulla Germania Est e sull’Unione Sovietica”” (pag 7-8) Danny Orbach, già membro dell’intelligence israeliana, si è laureato in Storia presso l’Università di Tel Aviv dopo aver studiato all’Università di Tokyo, e ha conseguito il Ph.D. in Storia a Harvard. Attualmente è professore associato di Storia e Studi asiatici alla Hebrew University di Gerusalemme. Ha pubblicato lavori sulla storia tedesca, giapponese, cinese, israeliana e mediorientale, concentrandosi in particolare sui temi legati alla resistenza militare, alla disobbedienza civile, alle ribellioni e agli omicidi politici. Attualmente si sta dedicando alla storia dello spionaggio, dell’intelligence e degli avventurieri militari. Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Uccidere Hitler. La storia dei complotti tedeschi contro il Führer (2016 e 2019). Orbach ha scavato a fondo in archivi notoriamente inaccessibili per scoprire le torbide storie degli ex nazisti. Poche gallerie di criminali possono essere paragonate al cast di voltagabbana, doppiogiochisti e mercanti di morte di Fuggitivi. L’ho trovato avvincente come un romanzo di Le Carré.Niall Ferguson, Università di Stanford, autore di «Occidente. Ascesa e crisi di una civiltà»Dopo la seconda guerra mondiale, gli Alleati giurarono di dare la caccia ai criminali di guerra nazisti «fino ai confini del mondo». Nella realtà, molti di loro non solo sfuggirono alla caccia, ma riuscirono semmai a rifugiarsi negli ingranaggi della guerra fredda, protetti dall’Occidente in cambio del loro aiuto nella lotta contro il comunismo. Reinhard Gehlen, fondatore dell’intelligence della Germania Ovest, accolse gli agenti delle SS nell’ovile, sopravvalutando le loro presunte capacità. La decisione, poco lungimirante, rischiò di compromettere la sicurezza nazionale, poiché il KGB scoprì presto che gli agenti nazisti erano facili da smascherare e da corrompere. Ma Gehlen non era stato certo l’unico a perseguire questa cinica strategia; i servizi segreti americani, sovietici, francesi e israeliani, nonché le organizzazioni nazionaliste e i movimenti indipendentisti si servirono tutti di ex agenti del Terzo Reich, considerati di insuperabile affidabilità. Infiltrati nei servizi di intelligence di tutto il mondo, i fuggitivi nazisti divennero pertanto trafficanti d’armi, spie, assassini e mercenari indipendenti, svolgendo ruoli cruciali nella guerra sotterranea tra le superpotenze. Dai ristoranti tedeschi di lusso ai porti jugoslavi infestati dai contrabbandieri, dai rifugi fascisti nella Spagna di Franco alle case sicure di Damasco e ai country club egiziani, queste spie crearono una fitta rete di influenza e di informazioni, diventando un ingrediente unico e infiammabile nelle lotte clandestine del dopoguerra. Grazie a rivelazioni appena desecretate provenienti dal Mossad e da numerosi archivi riservati, lo storico Danny Orbach rivela in Fuggitivi una storia a lungo dimenticata, descrivendo lo stupefacente cast di personaggi che ha fatto da sfondo alla guerra fredda. Avvolta nella segretezza ufficiale, offuscata dal mito e dalla propaganda, la straordinaria storia di questi agenti nazisti non era mai stata raccontata in modo così efficace.”,”GERN-216″
“ORCZY Emma Baronessa”,”Un figlio della rivoluzione.”,”Emma Magdalena Rosalia Maria Josefa Barbara Orczy (Tarnaörs, 23 settembre 1865 – Henley-on-Thames, 12 novembre 1947) fu una scrittrice britannica di origine ungherese, comunemente nota come Emma Orczy. Deve la sua fama principalmente alla sua nota saga letteraria La primula rossa Cronologia della serie della Primula Rossa. La Baronessa Orczy pubblica la serie senza tener conto dell’ordine cronologico dei fatti narrati – anche perchè ogni volume in effetti si può leggere indipendentemente. Accade pertanto che l’ultimo Blakeney compia le sue gesta in Transilvania (omaggio dell’autrice alla propria patria, che fa della penultima Lady Blakeney una baronessa ungherese) nel 1922, e tuttavia il volume (Pimpernel and Rosemary) viene pubblicato nel 1924, a metà circa della pubblicazione della saga, che vede svolgersi l’azione prevalentemente nell’anno 1793. La data di pubblicazione dei volumi quindi non corrisponde alla data di narrazione. Inoltre la serie della Primula Rossa è tradotta in italiano da Salani, ma dei volumi originali (16) se ne stampano solo 11, e pertanto è difficile capire l’ordine cronologico in cui vanno letti i testi. Secondo gli originali inglesi l’ordine di lettura pertanto è quello riportato a lato. Il volume Beau Brocade, sebbene ambientato nello stesso periodo della saga, non fa parte della serie della Primula Rossa; e Un figlio del popolo, ambientato in Ungheria, nemmeno. Un figlio della rivoluzione invece è un racconto che Sir Percy Blakeney fa a Sua Altezza Reale, narrando fatti inerenti alla rivoluzione francese, ma senza esserne il protagonista. (fonte http://www.letteraturadimenticata.it/Orczy.htm) Ciclo sulla Primula Rossa: L’antenato della primula Rossa non tradotto La Primula Rossa La banda della Primula Rossa La lega della Primula Rossa non tradotto () Il voto di sangue La Primula inafferrabile La sposa di lord Antonio Le gesta della Primula Rossa non tradotto La grande impresa della Primula Rossa non tradotto () non tradotto () Un figlio della rivoluzione La Primula Rossa e Rosa Maria () Non tradotto da Salani ma tradotto e pubblicato da Sonzogno nella collana “”Romantica mondiale”” con i titoli rispettivamente di: Le avventure della Primula Rossa (1934) La vendetta di Sir Percy (1933) Il trionfo della Primula Rossa (1931)”,”VARx-531″
“ORE Oystein”,”I grafi e le loro applicazioni.”,”Oystein Ore è nato a Oslo, in Norvegia, nel 1899. Dopo essersi laureato presso l’Università di Oslo nel 1922 continuò gli studi di matematica all’Università di Göttingen, Germania, poi come membro dell’Istituto Mittag-Leffler di Djursholm, Svezia; infine conseguì il titolo di Philosophiae Doctor (Ph.D.) a Oslo nel 1924. Trascorse l’anno successivo a Parigi e Göttingen come membro del Comitato Internazionale per l’Istruzione, poi divenne ricercatore aggregato nell’Università di Oslo. La sua carriera negli Stati Uniti ebbe inizio nel 1927 con un invito presso l’Università di Yale dove divenne professore di matematica e dove, dal 1931 in poi, è stato professore titolare della cattedra Sterling. Il professor Ore è stato preside della Sezione Matematica dell’Università di Yale, dal 1939 al 1942 ed ha svolto attività nella Missione americana di soccorso alla Norvegia dopo il 1940.”,”SCIx-137-FL”
“ORE Oystein”,”I grafi e le loro applicazioni.”,”Oystein Ore è nato a Oslo, in Norvegia, nel 1899. Dopo essersi laureato presso l’Università di Oslo nel 1922 continuò gli studi di matematica all’Università di Göttingen, Germania, poi come membro dell’Istituto Mittag-Leffler di Djursholm, Svezia; infine conseguì il titolo di Philosophiae Doctor (Ph.D.) a Oslo nel 1924. Trascorse l’anno successivo a Parigi e Göttingen come membro del Comitato Internazionale per l’Istruzione, poi divenne ricercatore aggregato nell’Università di Oslo. La sua carriera negli Stati Uniti ebbe inizio nel 1927 con un invito presso l’Università di Yale dove divenne professore di matematica e dove, dal 1931 in poi, è stato professore titolare della cattedra Sterling. Il professor Ore è stato preside della Sezione Matematica dell’Università di Yale, dal 1939 al 1942 ed ha svolto attività nella Missione americana di soccorso alla Norvegia dopo il 1940.”,”SCIx-336-FRR”
“OREN Michael B.”,”La guerra dei sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano.”,”Michael B. OREN è stato direttore del dipartimento per gli affari interreligiosi nel governo di Y. RABIN e consulente della delegazione israeliana alle Nazioni Unite. Attualmente è Senior Fellow allo Shalem Center di Gerusalemme. E’ autore di ‘The Origins of the Second Arab-Israeli War (1992) e di saggi sulla storia del Medio Oriente. “”Il comandante del fronte (del Sinai) non era al suo posto, il comandante dell’ esercito non era al suo posto, né lo erano i loro subordinati”” lamenterà il maggior generale ‘Abd al-Hamid al-Dugheidi, capo dell’ aviazione del Sinai. “”Fu la prima guerra di questo genere, la prima guerra in cui tutti comandanti erano lontani dai loro comandi””””. (pag 224-225) Addestramento e parate. “”Israele aveva passato anni a addestrarsi a quella guerra, mentre noi ci preparavamo alle parate”” dchiarerà più tardi (il generale di brigata Zaki, ndr). “”Le esercitazioni per l’ annuale parata del giorno della Rivoluzione duravano settimane… ma non erano preparativi di guerra.”” (pag 237)”,”VIOx-129″
“OREN Michael B.”,”La guerra dei Sei giorni. Giugno 1967: alle origini del conflitto arabo-israeliano.”,”Michael B. Oren, direttore del Dipartimento per gli affari interreligiosi nel governo di Yitzhak Rabin e consulente della delegazione israeliana alle Nazioni Unite, attualmente è Senior Fellow allo Shalem Center di Gerusalemme. É autore di The Origins of the Second Arab-Israeli War (1992), oltre che di saggi e articoli sulla storia del Medio Oriente.”,”QMIx-038-FL”
“OREOLI E.”,”Sommario di storia del socialismo.”,”Blanquismo. “”Nota 2: Il blanquismo è conosciuto come la dottrina del comunismo che si realizza con un colpo di mano, dall’ oggi al domani. Tuttavia Blanqui aveva scritto precisamente il contrario: “”E’ impossibile che il comunismo si imponga bruscamente, non meno l’ indomani che la vigilia di una vittoria; tanto varrebbe partire per il sole””. E nell’ avvenire egli metteva “”un punto interrogativo”” (Labriola, op, cit). (pag 31) “”Dal luddismo e dallo spenceanismo nasce il cartismo: “”Il cartismo è la grande scuola primaria del proletariato inglese – scrive il Labriola op. cit.- . Nel corso della sua quarantennale esistenza esso matura tutte le idee spontanamente proletarie del Socialismo, dalla nozione della lotta delle classi a quella della conquista rivoluzionaria del potere politico, dal principio della politica indipendente del proletariato a quella dello sciopero generale, dal concetto della socializzazione dei mezzi di produzione a quello dell’ abolizione del potere politico. Gli uomini che partecipano o dirigono questo movimento sono quasi tutti proletari di nascita, che elaborano le idee fondamentali del Socialismo all’ infuori di ogni preoccupazione dottrinale, per la semplice suggestione delle concrete esperienze della vita del proletariato””.”” (pag 35)”,”SOCx-134″
“ORFEI Ruggero”,”Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo.”,”ORFEI Ruggero “”Cominciamo dal caso dell”Ideologia tedesca’, opera scritta dai due fondatori del materialismo storico tra il 1845 e il 1846 a Bruxelles. Quest’opera fu abbandonata tranquillamente, per anni, alla “”critica roditrice dei tpi””, come lo stesso Marx ebbe ad esprimersi. L’importanza di quel lavoro l’aveva tuttavia rilevata Marx stesso quando diceva che lavorando intorno ad essa era stato possibile a lui e ad Engels di veder chiaro in se stessi su molti ed importantissimi problemi. Quell’opera si apre con una prefazione che è un vero atto di sfiducia verso l’attività speculativa e una ricerca di concretezza che ci ricorda il positivismo, che però Marx evita introducendo la dialettica. “”Sinora gli uomini – egli dice – si sono sempre costruiti false rappresentazioni di se medesimi, a proposito di quel che sono o devono essere. Essi hanno regolato le loro relazioni in base alle loro rappresentazioni di Dio, dell’uomo normale, etc. Ma i parti della loro testa hanno finito per sormontare la loro testa; liberiamoli dunque dalle chimere, dalle idee, dai dogmi, dalle radicate illusioni, sotto il cui giogo s’affannano. Ribelliamoci contro questa tirannia delle idee”” (C. Marx, L’Ideologia tedesca, traduzione di Giuliano Pischel, 1946, p. 37. A p. 377 troviamo affermato pure che “”la filosofia e lo studio del mondo sono tra di loro in rapporto come l’onanismo e l’amore sessuale””)””. (pag 156) [Ruggero Orfei, Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo, 1965]”,”GRAS-086″
“ORFEI Ruggero”,”L’occupazione del potere. I democristiani ’45-’75.”,”ORFEI Ruggero è nato a Perugia nel 1930, laureato all’Università cattolica di Milano, ne ha diretto la biblioteca per un decennio. E’ stato direttore del settimanale ‘Settegiorni’ (1967-1974). Ha pubblicato molti libri tra cui ‘Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo’ (1964). Introduce la categoria dei ‘cattolici papali’ “”Dobbiamo comunque, per necessità pratiche, assumere il “”movimento”” cattolico nella sua accezione più larga e nello stesso tempo più “”ufficiale””, pagando un pedaggio alla teoria della lineare continuità che parte dal ‘non expedit’ cioè dall’intransigenza passa per l’Opera dei congressi e dei comitati cattolici, si trasforma in Azione cattolica, si decanta poi in rami apostolici, politici e sociali, per giungere al primo dopoguerra, al gennaio del 1919, all’appello sturziano ai “”liberi e forti””, per la costituzione di un vero e proprio partito politico partecipazionista alla vita parlamentare: il Ppi, che durerà fino al 1926. Questa continuità cui faccio concessioni di fatto, tuttavia esiste fino all’11 febbraio 1929, quando si firmano i Patti lateranensi. (…) Da un punto di vista culturale e ideologico (e persino sentimentale) l’elemento centrale è offerto dal fatto che con la Conciliazione cancellati con un tratto di penna i motivi genetici del “”movimento”” cattolico papale organizzato. Lo sconquasso fu tale che lo stesso De Gasperi non può non registrarlo, in quella importantissima lettera che scrisse il 12 febbraio a don Simone Weber. Lo statista trentino, molto amareggiato, osservava: “”La S. Sede raggiunge veramente la sua libertà giuridica e diplomatica né è più soggetta alla tentazione di sacrificare questa o quella posizione alla speranza ‘romana’. Ciò vale anche per l’Italia, ove l’ultima posizione sacrificata fu quella dei cattolico-popolari. Coraggio, ho detto al mio amico, abbiamo almeno la consolazione di essere gli ultimi sacrificati”” (11)”” (pag 277-278) (11) A. De Gasperi, Lettere sul Concordato, con saggi di M.R. De Gasperi e di G. Martina, Morcelliana, Brescia, 1970, p. 64″,”ITAP-210″
“ORFEI Ruggero”,”Marxismo e umanesimo.”,”Ruggero Orfei, nato a Perugia nel 1930, laureato in filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; di questa, dal 1959 al 1969 è stato direttore della Biblioteca. Fa parte (1970) della redazione del mensile ‘Relazioni Sociali’ e direttore responsabile del settimanale ‘Settegioni in Italia e nel mondo’ di Roma. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui ‘Antonio Gramsci, coscienza critica del marxismo’ (Milano, 1965). Lenin: la coscienza politica di classe può essere portata all’operaio solo dall’esterno della sfera tra operai e padroni. O ideologia borghese o ideologia socialista. Non c’è via di mezzo “”Lo spontaneismo per Lenin aveva una funzione nella fase primitiva della storia del movimento operaio quando l’agitazione e l’azione pratica erano esclusiva forma di espressione. A mano a mano che il movimento procede, l’elemento cosciente diventa tanto importante quanto il movimento politico ed economico. Dice Lenin: «Secondo Engels esistono non due forme della grande lotta socialdemocratica (politica ed economica) – come si pensa abitualmente fra noi – mentre, si pone accanto a questo, anche la lotta teorica», (cita la prefazione alla ‘Lotta dei contadini tedeschi’, di Marx). L’elemento strumentale risalta meglio in successive affermazioni di Lenin in cui si dice che: «ogni sottomissione alla spontaneità del movimento operaio, ogni restrizione della funzione dell'””elemento cosciente””, della funzione della socialdemocrazia significa di per sé – lo si voglia o no – un rafforzamento dell’influenza della ideologia borghese sugli operai. Tutti coloro che parlano di “”sopravvalutazione dell’ideologia””, di esagerazione della funzione dell’elemento cosciente, ecc. immaginano che il movimento puramente operaio sia di per sé in grado di elaborare. Ed elabori in realtà una ideologia indipendente; che ciò che più conta sia che gli operai “”strappino dalle mani dei dirigenti le loro sorti””. Ma questo è un profondo errore». Qui Lenin si rifà – condividendolo – a un pensiero di Kautsky: «Parecchi dei nostri critici revisionisti immaginano che Marx abbia affermato che lo sviluppo economico e la lotta di classe non soltanto creano le condizioni della produzione socialista, ma generano anche direttamente la scienza [sottolineato da C. Kautsky] della sua necessità. Ed ecco questi critici obiettare che il paese del più avanzato sviluppo capitalista, l’Inghilterra, è il più estraneo, fra tutti i paesi moderni, a questa coscienza. In base al progetto si potrebbe chiedere che anche la commissione la quale ha elaborato il programma austriaco condivida questo punto di vista sedicente marxista ortodosso che viene confutato nel modo su indicato. Il progetto dice: “”Quanto più lo sviluppo capitalistico rafforza il proletariato, tanto più è costretto e ha ha la possibilità di lottare contro il capitalismo. Il proletariato giunge ad aver coscienza della possibilità e della necessità del socialismo. La coscienza socialista sarebbe; per conseguenza, il risultato necessario, diretto della lotta di classe proletaria. Ma ciò è completamente falso. Il socialismo, come dottrina, ha evidentemente le sue radici nei rapporti economici contemporanei al pari della lotta di classe del proletariato; esso deriva, al pari di quest’ultima, dalla lotta contro la miseria e dall’impoverimento delle masse generati dal capitalismo; ma socialismo e lotta di classe nascono uno accanto all’altro e non uno dall’altra; essi sorgono da premesse diverse. La coscienza socialista contemporanea non può sorgere che sulla base di una profonda conoscenza scientifica. Infatti, la scienza economica contemporanea, è, al pari della tecnica moderna, una condizione della produzione socialista, e il proletariato, per quanto lo desideri, non può creare né l’una né l’altra; la scienza e la tecnica sorgono entrambe dal processo sociale contemporaneo. Il detentore della scienza non è il proletariato, ma sono gli intellettuali borghesi [sottolineato da C.K.]: anche il socialismo contemporaneo è nato nel cervello di alcuni membri di questo ceto, ed è stato da essi comunicato ai proletari più elevati per il loro sviluppo intellettuale, i quali in seguito lo introducono nella lotta di classe del proletariato, dove le condizioni lo permettono. Or dunque, la coscienza socialista è un elemento importato nella lotta di classe del proletariato dall’esterno (von Aussen hineingetragenes), e on qualche cosa che ne sorge spontaneamente (urwüehsig). Il vecchio programma di Hainfeld diceva dunque molto giustamente che il compito della socialdemocrazia è di introdurre nel proletariato (letteralmente: di riempire il proletariato) la coscienza della sua situazione e della sua missione. Nessun bisogno esisterebbe di far questo se questa coscienza emanasse da sé della lotta di classe. Il nuovo progetto ha ripreso questa tesi del vecchio programma e l’ha sovrapposta alla tesi sopracitata. Ma ciò ha completamente interrotto il corso del pensiero…». A queste parole di Kautsky, Lenin aggiunge: «Dal momento che non si può parlare di una ideologia indipendente, elaborata dalle stesse masse operaie nel corso stesso del loro movimento, la questione si può porre solamente così: o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c’è via di mezzo (poiché l’umanità non ha creato una “”terza”” ideologia e, d’altronde, in una società dilaniata dagli antagonismi di classe, non potrebbe mai esistere una ideologia al di fuori o al di sopra delle classi). Perciò ogni diminuzione dell’ideologia socialista, ogni allontanamento da essa implica necessariamente un rafforzamento dell’ideologia borghese. Si parla della spontaneità; ma lo sviluppo spontaneo del movimento operaio porta a subordinarlo alla ideologia borghese; esso procede precisamente secondo il programma del “”Credo””, perché il movimento operaio spontaneo è il trade-unionismo, la Nur-Gewerkschaftlerei, ed il trade-unionismo è l’asservimento ideologico degli operai alla borghesia. Perciò il nostro compito, il compito della socialdemocrazia consiste nel combattere la spontaneità» (195)”” (pag 225-227) [(195) OS, I, p. 167-168] [Ruggero Orfei, ‘Marxismo e umanesimo’, Coines edizioni, Roma, 1970]”,”MADS-817″
“ORFEI Ruggero”,”Marx. Il regno della libertà.”,”Ruggero Orfei è nato a Perugia nel 1930. Laureato in filosofia all’Università Cattolica, ne ha diretto per dieci anni la biblioteca. Giornalista e saggista, è stato direttore del settimanale Settegiorni sino alla chiusura avvenuta nel Giugno 1974.”,”MADS-046-FL”
“ORFEI Ruggero”,”Marxismo e umanesimo.”,”Ruggero Orfei è nato a Perugia nel 1930. Laureato in filosofia all’Università Cattolica, ne ha diretto per dieci anni la biblioteca. Giornalista e saggista, è stato direttore del settimanale Settegiorni sino alla chiusura avvenuta nel Giugno 1974.”,”FILx-155-FL”
“ORGANSKI A.F.K.”,”Le forme dello sviluppo politico.”,”A.F.K. ORGANSKI è nato a Roma nel 1923 ed è vissuto in Italia, prima di trasferirsi negli USA, fino all’ età di diciassette anni. Ha studiato all’Università di New York, dove si è laureato in filosofia nel 1951. E’ professore di scienze politiche all’ Università del Michigan. E’ autore tra l’ altro di ‘World Politics’ (1958) e di ‘Population and World Power’ (1961).”,”TEOP-094″
“ORI Angiolo Silvio”,”Banca padrona. La mano privata nelle banche e negli istituti di credito ordinario.”,”ORI Angiolo Silvio è nato a Lizzano (1923-) (Bologna) e fa il giornalista. ha partecipato alla resistenza bolognese. Cronista del ‘Resto del Carlino’. E’ ora (1976) inviato della RAI. “”La Borsa valori di Milano è, a sua volta, la quarta nel mondo con 138 titoli iscritti al listino ufficiale in rappresentanza di 120 società (178 a Zurigo, tanto per offrire un paragone). Approssimativamente, raccoglie l’ 80% degli scambi italiani in titoli azionari e percentuali anche maggiori in quelli a reddito fisso, mentre gli ordini dall’ estero per il mercato azionario italiano si accentrano quasi tutti nelle sue corbeilles. (…) Certo Milano non è Londra con 4000 titoli iscritti, tuttavia la BOrsa ambrosiana è uno dei grandi centri di potere della finanza internazionale.”” (pag 152)”,”ITAE-143″
“ORI Angiolo Silvio”,”Storia di una dinastia. Gli Agnelli e la Fiat. Cronache “”non autorizzate”” dei cento anni della più grande industria italiana.”,”ORI Angiolo Silvio è un giornalista già direttore del Pomeriggio di Bologna e vicedirettore dell’ Avvenire d’ Italia. Ha lavorato alla Rai e scritto vari libri (v. risvolto copertina). “”La Fiat aveva una consolidata tradizione di affari con la Russia. Fin dal tempo in cui il socialista Oddino Morgari dopo la caduta del regime autocratico dello zar e prima della rivoluzione di ottobre, incaricato da Agnelli, aveva avviato i contatti con il governo socialista di Kerenski. Nel 1931 Ugo Gobbato, il realizzatore del Lingotto, si era dedicato allo studio per la costruzione di una fabbrica di cuscinetti a sfera e di una fonderia nei pressi di Mosca ove, più tardi, la Fiat costruirà uno stabilimento le le fusioni in lega leggera. Ora è in progetto un grande stabilimento “”chiavi in mano”” in una località battezzata, in onore del capo dei comunisti italiani, Togliattigrad, attrezzato per produrre autovetture con marca sovietica e tecnologia italiana. Si avvera il sogno di Valletta. I russi, però, negoziano l’ affare con estrema pignoleria e, nel frattempo, Torino deve sventare un tentativo dei francesi, condotto in prima persona da De Gaulle, per soffiare agli italiani il contratto monstre. (…) Finalmente l’accordo, che prevede la costruzione di un complesso industriale per una produzione giornaliera di ventiduemila autovetture, è firmato a Mosca il 4 maggio 1966. “”Il mio canto del cigno che come qui, nella patria di Cajkovskij, tutti sanno, precede la sua morte”” ironizza freddamente il Professore che la sera prima aveva assistito al Bolscioi al famoso balletto del compositore russo””. (pag 204)”,”ECOG-019″
“ORI Angiolo Silvio”,”Il carrozzone. Uomini, fatti e cifre dell’IRI.”,”””Si può ingannare una persona sempre e tutto il mondo una volta, ma non tutto il mondo sempre”” (Abramo Lincoln) (in apertura) Autostrade: una giungla non solo d’asfalto (pag 63-65) (investimenti, tempi realizzazione, costi gestione, affari per le concessionarie)”,”ECOG-120″
“ORIANI Alfredo”,”La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887). Vol. I.”,”””Il mio libro aspetterà il suo lettore””, Keplero (in apertura) Esemplare n° 308 Incapacità militare dell’ Italia. “”La società dibattentesi nella conquista di forme politiche, che doveva nascondere con abili falsificazioni all’ occhio vigile del papato o dell’ impero, non avrebbe potuto organizzare una milizia senza dichiararsi prima indipendente in un nuovo sentimento di patria, e stabilire un sistema di finanze e di gerarchia incompatibile collo spirito del tempo. Quindi la milizia, costituita nella feudalità con bande di vassalli guidate dal signore, si componeva nella città con arruolamenti improvvisati nelle corporazioni, e il seguimento, come dicevasi allora, non era in ambo i campi che una specie di volontariato più o meno libero e ripugnante, nel quale il soldato non sognava che i propri campi e le proprie botteghe. Qualunque fosse dunque la sua passione di parte, è il concetto di patria, nè l’ idea del dovere, nè quella tragica necessità che accetta di dare e di ricevere la morte per ubbidire agli ordini di una virtù superiore, dirigevano mai la sua coscienza troppo spesso sedotta dalle ferocie delle vendette o dalle cupidigie dei saccheggi. Di qui la poca mortalità delle battaglie medievali e le incredibili carneficine di certe vittorie. Il console, il capitano, il signore erano l’anima, la gloria, la durata dell’ esercito. Il loro spirito lo attraeva, la loro bravura lo manteneva, la loro morte lo dissolveva quasi sempre: ogni generale doveva essere tutto per la propria soldatesca, armarla, nutrirla, occuparsi di ciascuno e di tutti, farsi adorare e temere per essere seguito nella battaglia e non abbandonato nella sconfitta.”” (pag 121-122)”,”ITAG-148″
“ORIANI Alfredo”,”La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887). Vol. II.”,”Disfatta dal Mazzinianismo. Opposizione rivoluzionaria. Mazzini e Cavour. “”Nella guerra all’ Austria e nell’ odio alla reazione indigena convenivano quanti italiani avessero coscienza di patria, mentre nell’ idea della futura Italia tutti i partiti si urtavano.Il fallimento) della grande rivoluzione federale, comprendendo anche la formula mazziniana, dava sovra essa un forte vantaggio alla nuova affermazione monarchica del Piemonte, serbatosi costituzionale malgrado ogni rovescio.”” (pag 409) “”Mazzini gridato da tutti solo responsabile di tanti disastri si mutava in un simbolo sinistro e fascinatore, mentre il Piemonte unendosi agli altri governi per combatterlo giustificava la reazione di coloro, che alieni da tali moti rivoluzionari volevano pur restare italiani di cuore. (…) L’ opposizione rivoluzionaria doveva dunque vedere fatalmente nel Piemonte il maggiore nemico. Con esso l’ avvenire d’ Italia non avrebbe potuto evitare una conquista regia troppo poco promettente malgrado ogni vanteria costituzionale, giacché per compiacere alla Francia e per terrore di Vienna imprigionava i generosi scampati alle sommosse o alle condanne austriache. In questa lotta disuguale Mazzini sentiva che senza un’ insurrezione almeno parzialmente trionfante era impossibile controbilanciare l’ influenza del Piemonte.”” (pag 416-417)”,”ITAG-149″
“ORIANI Alfredo”,”La lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887). Vol. III.”,”Insufficienza storica della nuova monarchia. “”La nuova monarchia vincitrice quasi senza vittorie proprie, giacchè nessuna battaglia piemontese era stata decisiva, restava in difetto dinanzi all’ Europa e dinanzi alla rivoluzione: per quella, la soggezione alla Francia le toglieva di essere considerata potenza di primo ordine come per grandezza di storia e di territorio avrebe meritato; per questa, l’ abdicazione verso il papa e il vassallaggio a Napoleone le scemavano tristamente la necessaria legittimità””. (pag 108) “”Col buon voler s’aita”” (motto della casa editrice)”,”ITAG-150″
“ORIANI Alfredo”,”La rivolta ideale.”,”””Nell’intendere la storia come declino delle aristocrazie e lotta del sangue contro il denaro, ‘La rivolta ideale’ anticipa invece Spengler mentre nell”Arbeiter’ jungeriano si possono riscontrare consonanze con l’operaio tratteggiato da Oriani. Né il primo né il secondo l’avranno certo letto, ma comunque era la temperie da cui muovevano”” (pag 8, introduzione) ‘La rivolta ideale’ è pubblicata nel 1908 e l’autore muore nel 1909.”,”ITAF-340″
“ORIENTALE CAPUTO Giustina”,”La lezione degli anni Trenta. Disoccupazione di massa e ricerca sociale.”,”Giustina Orientale Caputo insegna Sociologia del lavoro “”Se non potete eliminare l’ ingiustizia, almeno raccontatela a tutti”” (Alì Shariati) (in apertura) “”Quando la disoccupazione colpì queste zone, fu come se una pestilenza avesse colpito la comunità”” (Wal Hannington, 1937) (pag 36) “”Non si sa quanti fossero i disoccupati negli Stati Uniti il giorno che Roosevelt entrò in carica, ma essi erano almeno da 12 a 15 milioni (più di un quarto di tutti i lavoratori americani) e vivevano miseramente e disperatamente con quanto veniva loro passato dall’assistenza pubblica”” (Schlesinger 1963 b: 262). A metà del 1934, quasi un americano su sette (più di 18 milioni di persone)= dipendeva ancora dall’assistenza pubblica; e durante l’inverno questa cifra sarebbe di nuovo salita a 20 milioni. Quasi 7 milioni di bambini sotto i 16 anni erano nelle liste degli assistiti. La mancana della sicurezza di un lavoro era una preoccupazione molto forte soprattutto per gli operai industriali in tutto il decennio 1920-1930. Nello studio su Middletown (Lynd e Lynd 1937), i coniugi Lynd scoprirono che la paura di essere licenziati era una delle più sentite tra le famiglie operaie che essi intervistarono, nonostante la ricchezza diffusa della cittadina nella quale lavorarono. Insomma il tema del lavoro, dell’assistenza agli indigenti e di una economia in disastro furono i pesanti nodi che il nuovo presidente dovette affrontare. Nel marzo del 1933, Roosevelt si insediò come presidente degli Stati Uniti e avviò la lunga serie di riforme e provvedimenti che se per certi versi non presentavano sostanziali elementi di innovazione rispetto alle misure che precedentemente erano state prese anche da Hoover, di fatto furono realizzate in tempi così rapidi e tempestivi e pubblicizzate in maniera così efficace che diedero invece la sensazione di appartenere a un piano molto chiaro e preciso da parte del presidente (Leuchtenburg 1986: 324-325) (16). L’espressione New Deal – lanciata senza troppa convinzione dallo stesso presidente in uno dei suoi discorsi pre-elettorali – fu vincente e rappresentò non solo l’essenza dell’intera politica adottata dalla presidenza Roosevelt al fine di ridurre gli effetti economici e psicologici della Grande Depressione, ma è rimasta per sempre nell’immaginario collettivo come espressione dell’operato di quel presidente che volle imprimere una svolta definitiva alla crisi, svolta che fu più psicologica che reale e comunque fu percepita più decisiva di quello che nella realtà fu. Si dice che una delle innovazioni principali alla base dei provvedimentimessi in atto dal presidente Roosevelt fu quella dell’introduzione nel paese dell’ida di Stato. Prima dell’avvento di Roosevelt, scrive Leuchtenberg, non si può dire che in America esistesse uno Stato nel vero senso della parola. “”Camminando in una città americana nel 1932, era difficile individuare qualche segno della presenza federale: non c’era sistema pensionistico per la vecchiaia, non c’era indennità federale per la disoccupazione, non c’erano assegni familiari né edilizia abitativa federale, non c’era regolamentazione del mercato azionario, né ritenuta fiscale, né refezione scolastica federale, non c’erano sussidi per l’agricoltura, né legislazione nazionale sui minimi salariali, non esisteva lo stato assistenziale Roosevelt attuò tutto questo e anche di più (…) e soprattutto Roosevelt diffuse la convinzione che il governo deve avere un atteggiamento di comprensione dei problemi della gente e che deve essere disposto ad assumersi dei rischi perché i meno fortunati non siano dimenticati”” (ibidem: 26). Insomma Roosevelt introdusse l’idea di uno Stato che deve farsi carico in qualche maniera delle vicende dei cittadini e affrontò il problema dell’assenza di welfare state in quel paese”” (pag 57-58-59) (Bibliografia: – Leuchtenburg, W.E., (1981), La grande depressione, in ‘Vaudagna (a.c.), 1981 – Leuchtenburg, W.E.,, (1986), Franklin D., Roosevelt, personalità politica e mito, in Bonazzi e Vaudagna (a.c. di), 1986 (16) Roosevelt vinse le elezioni lo stesso anno in cui la caduta del Gabinetto Inukai segnava la fine virtuale della d emocrazia parlamentare in Giappone, ed è entrato in carica lo stesso mese in cui Adolf Hitler ricevette il potere assoluto dal Reichstag tedesco e in cui Engelbert Dollfuss, proclamando la necessità di governare per mandato, distrusse il governo democratico in Austria (Leuchtenburg, 1986)”,”CONx-205″
“ORIEUX Jean”,”Voltaire. La sua vita, le sue opere, i suoi tempi, i suoi segreti.”,”Voltaire contro il fanatismo religioso. “”””Vedete di quali orribili sventure è causa il fanatismo.”” Sollecitava appoggi in seno al parlamento di Tolosa, perché sapeva già di trovarveli. La sua attività, in quel 1765, è vertiginosa. La quantità di persone che vede, alle quali scrive, cui manda rapporti o cui ne chiede, quelli che nutre, distrae, ossequia, abbraccia, è incredibile. Nel frattempo fa assolvere un protestante il quale era in galera per avere ascoltato una predica clandestina. Voltaire è tutto contento di questo risultato: gli si segnalano altri casi analoghi. Ricomincia le pratiche per far liberare i disgraziati. Choiseul aveva acconsentito a graziare il primo, per gli altri si rifiutò. “”Quanto si poteva ieri non lo si può domani””, dice il ministro a Végobre, avvocato di Voltaire. E Végobre aggiunge: “”Egli (Voltaire) avrebbe vuotato il bagno penale di tutti i protestanti che vi si trovavano, ma questo non gli impediva facezie crudelissime su Calvino e i suoi ministri.”” Probabilmente perché Calvino e i suoi ministri, ai suoi occhi, erano campioni del “”fanatismo””, come gli altri.”” (pag 630)”,”BIOx-095″
“ORIZIO Giuseppe a cura; scritti di BERRINI Alberto STOPPIGLIA Giuseppe ANTONIAZZI Sandro GALLO Giuseppe PEZZOTTA Savino FAZIO Antonio SELLA Maurizio PROFUMO Alessandro LAMANDA Carmine PEZZONI Giovanni PETRONI Giorgio GRECO Mario”,”New Economy: miti, ideologie, innovazioni. Riflessi sul sistema finanziario e sul lavoro.”,”ORIZIO Giuseppe (resp. ricerca formazione comunicazione del sindacato bancari e assicurativi della Cisl)”,”ITAE-343″
“ORLANDINI Alessandro”,”Il fantasma di Bettino. Genesi di uno spettro: la leggenda del Barone Bettino Ricasoli.”,”Alessandro ORLANDINI è nato nel 1950 a Siena dove è ordinario di materie letterarie e storia nella scuola media superiore. Si occupa di didattica della storia e di ricerca sul movimento operaio e contadino. Ha pubblicato ‘Luglio 1948. L’ insurrezione proletaria in provincia di Siena in risposta all’ attentato a Togliatti”” (1976) e altro.”,”ITAB-139″
“ORLANDO Ruggero”,”L’ Inghilterra è un castello in aria.”,”””Non esiste realtà inglese che non divenga leggenda; non esiste se non diventa leggenda: la Marina o la rivoluzione industriale, il puritanesimo o l’ imperialismo, l’ aristocrazia, lo sport o l’ Intelligence Service, le Trade Unions o perfino il clima vigono e vivono influenzati da come inglesi e stranieri se li figurano (…)””. (pag 7) “”In inglese il verbo “”realizzare”” significa l’ inverso di quello che significa in italiano e in francese, dove vuole dire trasformare una concezione in fatto. (…) In inglese realizzare, tradurre in realtà, vuol dire invece trasformare un fatto in un’ idea, significa “”rendersi conto”” del fatto e non agire come il muratore, (…)””. (pag 8) “”L’ insularità britannica e il cosiddetto empirismo degli inglesi sono soprattutto manifestazioni e riprove di questa attitudine ed esigenza loro, che è la riduzione dell’ oggettivo al soggettivo, come in poesia, il riconoscere un valore trascendentale che ne rende inutili e pallide le teorie generali. Dicesi correntemente che la forza dell’ Inghilterra sta nella tradizione; ma basta viverci anche poco per accorgersi come non vi sia bisogno di antichità per fabbricare una tradizione: tradizioni sorgono sott’occhio, quasi ogni giorno (…)””. (pag 8)”,”UKIx-085″
“ORLANDO Sandro WEBER Fritz BERTOLDI Silvio OLMI Ermanno SILVESTRI Mario GIANNELLA Salvatore UGONOTTI Silvia GAFFURI Mauro BERTERA Maurizio ZAVOLI Sergio scritti”,”La nostra Grande Guerra. A cent’anni dal fatidico “”24 maggio”” le più toccanti e drammatiche lettere dal fronte dei soldati italiani.”,”[“”Fucilati per furto di mutande””. ‘A infiammare ancora di più i cervelli in fiamme per la paura arriva il peggioramento drastico dopo la rotta di Caporetto. “”Tre soldati, tra cui un caporale, erano stati sorpresi da un Colonnello Brigadiere mentre uscivano da una villa di Nervesa con alcuni effetti di biancheria… Avevano innocentemente commesso l’errore di scegliere qualche camicia e qualche paia di mutande per cambiarle con quelle sporche e piene di insetti che tenevano ancora addosso fino dal settembre. Il Generale li interrogò e tre ore dopo un portaordini del comando brigata recò un biglietto coll’ordine perentorio al comandante della 3° Compagnia di fare immediatamente fucilare tre soldati del reparto”” (Paolo Ciotti, Bologna, classe 1894)’ (pag 83)] Foto reparto operai Ansaldo armi cannoni (in apertura)”,”FOTO-063″
“ORLANDO Sandro CAZZULLO Aldo WEBER Fritz BERTOLDI Silvio OLMI Ermanno SILVESTRI Mario GIANNELLA Salvatore ZAVOLI Sergio UGONOTTI Silvia GAFFURI Mauro”,”La nostra Grande Guerra.”,”””Caporetto è una delle più grandi battaglia d’anni…”” (pag 38)”,”QMIP-254″
“ORLANDO Peppino”,”La comunità di Oregina. Evangelo e marxismo nel dissenso cattolico.”,”””Come la logica di Hegel è il denaro dello spirito, secondo Marx, anche il materialismo di Feuerbach non è un materialismo perché dà per reale la situazione fittizia della sensibilità nel rapporto io-tu del mercato del lavoro. «Il punto più alto cui giunge il materialismo intuitivo, cioè il materialismo che non intende la sensibilità come attività pratica è l’intuizione degli individui singoli e della società borghese» (IX glossa). «Il punto di vista del vecchio materialismo è la società borghese, il punto di vista del nuovo è la società umana o l’umanità sociale» (X glossa). Nella glossa I Marx aveva già affermato che Feuerbach nell”Essenza del cristianesimo’ considera come veramente umano solo l’atteggiamento teoretico, mentre la prassi è concepita e fissata solo nel suo modo di apparire sordidamente giudaico. Egli non comprende perciò il significato dell’attività “”rivoluzionaria””, “”pratico-critica””». In fondo il suo lavoro consiste nel risolvere il mondo religioso nel suo «fondamento mondano». «Ma il fatto che il fondamento mondano si stacchi da se stesso e si costruisca nelle nuvole come un regno fisso e indipendente è da spiegarsi soltanto con l’autodissociazione e autocontradditorietà di questo fondamento mondano. Questo fondamento deve perciò essere in se stesso tanto compreso nella sua contraddizione, quanto rivoluzionato praticamente. Pertanto dopo che per esempio la famiglia terrena è stata scoperta come il segreto della sacra famiglia, è proprio la prima a dovere essere dissolta teoricamente e praticamente»”” (pag 155-156) [Peppino Orlando, ‘La comunità di Oregina. Evangelo e marxismo nel dissenso cattolico’, Editrice Claudiana, Torino, 1972]”,”LIGU-006-FMP”
“ORLANDO Diega”,”C.W. Washburne e l’esperimento di Winnetka.”,”Individualizzazione e socializzazione due componenti fondamentali del processo educativo secondo Washburne La tesi tradizionalista del programma stabilito si può conciliare con quella innovatrice dell’interesse spontaneo del fanciullo Washburne intende misurare l’efficienza scolastica non sulla scuola ma sull’individuo stesso. L’unità di esecuzione è chiamata “”goal”” (risultato, punto di arrivo) che ogni allievo deve raggiungere senza preoccuparsi di condurre a termine il suo lavoro in un periodo rigorosamente fissato (pag 31) Trec: WASHBURNE, Carleton Wolsey Pedagogista, nato a Chicago il 2 dicembre 1889. Presidente (1939-43) della “”Progressive Education Association””, fu in Italia dapprima consigliere scolastico dell’A.M.G. (1944-46) e poi (1946-48) direttore dell’U.S.I.S. per l’Italia del Nord (Milano). Fautore dell’educazione nuova o attiva e autore del cosiddetto Piano di Winnetka, sistema didattico e di organizzazione scolastica, che egli attuò gradualmente a cominciare dal 1920 in un sobborgo di Chicago, Winnetka, in cui copriva la carica di Soprintendente scolastico. Tale sistema, se, per avversione all’uniformità dell’insegnamento impartita a intere classi di scolari quale causa di appiattimento spirituale, pone l’accento sull’adattamento individuale dell’istruzione, non trascura però l’esigenza di sviluppare nell’educando il sentimento sociale e cooperativistico. Esso stabilisce sperimentalmente, e continuamente ricontrolla un “”programma minimo comune”” (common essentials), comprendente le nozioni e le tecniche alle quali tutti gli scolari devono poter arrivare, ciascuno secondo il proprio ritmo intellettuale; fissa, in relazione alle diverse età mentali, i traguardi ulteriori; esclude le classi, anche come gruppi di allievi con lo stesso sviluppo mentale; sopprime i voti; fa lavorare lo scolaro da sé, per mezzo di uno speciale materiale didattico “”autoeducativo”” e “”autocorrettivo””, che gli permette di accertare i progressi compiuti, in base ai quali egli può passare dall’uno all’altro grado di esercitazioni, pur nel corso dell’anno e senza attendere che i suoi compagni si mettano alla pari con lui, ovvero è indotto a insistere, per acquisire una sicura capacità, nelle esercitazioni di un certo grado, senza perciò dover ripetere l’anno. Dal “”programma minimo””. organizzato sull’individualizzazione, si distingue e vi si affianca un “”programma di sviluppo”” o di “”attività creative””, realizzantisi in collaborazione di gruppi sulla base di un “”progetto”” (per es. l’allestimento di una rappresentazione teatrale). Si dà così agli scolari la possibilità di fare un’esperienza sociale, seguendo però i proprî gusti ed attitudini, per cui ciascuno è stimolato a differenziarsi dai suoi compagni. Opere: The philosophy of the Winnetka curriculum, Bloomington, Ill., 1926; Winnetka gradet book list (in collab. con Mabel Vogel), Chicago 1926; Results of practical experiments in fitting schools to individuals (in collab. con M. Vogel e M. S. Gray), Bloomington 1926; Adjusting the school to the child, New York 1932; Remarkers of mankind, ivi 1932; Living philosophy of education, ivi 1940; nuova ed. 1948; What is progressive education?, ivi 1952 (trad. it. Firenze 1953); Schools arent’t what they were. Londra 1953; World’s good, New York 1954; The education of teachers in the United States (trad. it.: La formazione dell’insegnante negli Stati Uniti, Firenze 1958). Bibl.: A. Ferrière, La liberté de l’enfant à l’école active, Bruxelles 1928; J. Comas, El Sistema de Winnetka en la práctica, Madrid 1930; A. M. Smits-Jenart, Le système pédagogiques de Winnetka, Bruxelles 1934; R. Dottrens, Le progrès à l’école, Parigi 1936; L. Romanini, Il movimento pedagogico all’estero, II, Brescia 1951, pp. 197-236; R. Valli, Il Piano di Winnetka, Rovigo 1952; L. Volpicelli e M. Rumi, Principi ed esperienze della Scuola Nuova, Napoli 1956, pp. 100-14.”,”GIOx-122″
“ORLEAN André”,”La politique industrielle française.”,” André Orléan (Insee) fonte: « La politique industrielle française », Économie Prospective Internationale, n°117, 1er trimestre 1984, 111-116.”,”FRAE-047″
“ORLEAN André TRAINAR Philippe DURANT Dominique DELAMARRE Frédéric”,”La formation des bulles financières. De l’euphorie à la panique: penser la crise financière (Orléan) – Valorisation dans l’assurance et crise financière (Trainar) – Quelle valorisation des actifs dans les comptes nationaux? (Durant) – Les comptes financiers sont-ils un cadre d’analyse pertinent de la dernière crise financière? (Delamarre).”,”ORLEAN André (Cepremap) TRAINAR Philippe (SCOR Group) DURANT Dominique (Banque de France) DELAMARRE Frédéric (Banque de France)”,”ECOI-342″
“ORLOV Alexander”,”The Secret History of Stalin’s Crimes.”,”ORLOV Alexander ex diplomatico sovietico e capo controspionaggio. Gorkij ‘prigioniero’ di Stalin. Probabilmente eliminato. “”Gorky discerned the character of Stalin. He understood that Stalin was seeking a pretext to take revenge on the leaders of the opposition. After the conversation with Yagoda, Gorky applied officially for a passport to Italy. He was refused. In Italy Gorky could, indeed, write a book about Stalin, but not that which Stalin dreamed of. Gorky was denied a passport in 1936 as well. He remained Stalin’s captive up to the day of his death, in June 1936. After the death of Gorky, the officers of the NKVD found among his belongings carefully concealed notes. When Yagoda finished reading them, he swore and said: “”No matter how well you feed a wolf, he aims to go back into the woods””. Gorky’s notes have not been published.”” (pag 279)”,”RUSS-219″
“ORMEA Ferdinando a cura”,”Crisi economica e stalinismo in Occidente. L’ opposizione comunista italiana alla ‘svolta’ del ’30.”,”Ferdinando ORMEA, torinese di nascita, medico, è dal 1965 ordinario di dermatologia all’Univ Cattolica di Roma ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Le sue concezioni ‘unitarie’ in cambo biologico e medico lo hanno avvicinato ben presto al pensiero di TEILHARD DE CHARDIN, dell cui intepretazione è diventato uno specialista a livello internazionale. A questo autore ha deidcato uno studio nel 1963 e un altro, in due volumi, nel 1967. Nel 1970 ha pubblicato ‘Superamento della morte. Contributo al dialogo fra credenti e non credenti’. Nel 1972, una ricerca su ‘La religione del giovane Hegel’, nel 1975, ‘Gramsci e il futuro dell’ uomo’ (COINES).”,”GRAS-028″
“ORMEA Ferdinando”,”Le origini dello stalinismo nel PCI. Storia della ‘svolta’ comunista degli anni Trenta.”,”F. ORMEA, torinese, prematuramente scomparso nel 1977, studioso di scienze dermatologiche all’ Università cattolica di Roma, ha scritto tra l’ altro ‘Gramsci e il futuro dell’ uomo’ e ‘Crisi economica stalinismo in Occidente’. “”Lo stesso Stalin, a parole il più strenuo difensore dei diritti dei lavoratori di tutto il mondo, di fronte all’ americano Harry Hopkins col quale si lamenta per la lentezza con cui, durante la guerra, gli giungono le forniture statunitensi, ricevendone la spiegazione che il ritardo è legato allo sciopero dei portuali, mostra un estremo stupore, aggrotta le ciglia ed esclama: “”Scioperi? Ma non avete la polizia?”” (pag 25)”,”PCIx-116″
“ORMEA Ferdinando”,”Le origini dello stalinismo nel PCI. Storia della ‘svolta’ comunista degli anni Trenta.”,”F. Ormea, torinese, prematuramente scomparso nel 1977, studioso di scienze dermatologiche all’ Università cattolica di Roma, ha scritto tra l’ altro ‘Gramsci e il futuro dell’ uomo’ e ‘Crisi economica stalinismo in Occidente’. Libro dedicato ad Alfonso Leonetti Questione italiana. Parla il rappresentante dell’ Internazionale: Stepanov (Mario) (pag 140)”,”PCIx-046-FF”
“ORNAGHI Lorenzo”,”Scienza della politica.”,”ORNAGHI Lorenzo (1948) insegna scienza della politica nella Facoltà di scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dal 1985 al 1990 è stato membro della redazione della rivista ‘Il Mulino’. Ha scritto ‘Stato e corporazione’ e ‘Il concetto di interesse’ entrambi (Giuffré)”,”TEOP-380″
“ORNAGHI Lorenzo a cura; redazione e coordinamento di BARBESINO Paolo COLOMBO Paolo CONTI Augusto COTELLESSA Silvio PARSI Vittorio Emanuele; collaborazione di Massimo BEBER Edmondo BERSELLI Giampiero BIANCHI Marco BIGLIARDI Cristina BORACCHI Germano CALVI Paolo CAPPELLINI Alessandro DAL-LAGO Rocco DE-BIASI Lelio DEMICHELIS RInaldo FALCIONI Carlo GALLI Piero IGNAZI Giovanni GIORGINI Hosea JAFFE Joachim LANDKAMMER Pierpaolo MARRONE Pier Luigi MILANI Giuseppe MINOIA Giancarlo MIRANDA Titti MORELLO Maria Giuseppina MURATORE Caterina PAOLUCCI Maurizio PASSERIN D’ENTREVES Lucia RUGGERONE Marco SANTORO Mario SCAZZOSO Rosermaria SCOGNAMIGLIO Sofia VENTURA Alessandro VITALE Gianfrancesco ZANETTI, ricerca iconografica di Riccardo MAZZONI”,”Politica. Vocabolario.”,”Lorenzo ORNAGHI è docente di scienza della politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ove insegna storia delle dottrine politiche.”,”TEOP-274″
“ORNAGHI Lorenzo PARSI Vittorio Emanuele”,”Lo sguardo corto. Critica della classe dirigente italiana.”,”Lorenzo Ornaghi insegna Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É autore di volumi e saggi sull’organizzazione statale del potere, sui rapporti tra sistema politico e sistema economico, sulla rappresentanza degli interessi. Con V.E. Parsi ha pubblicato La virtù dei migliori. Le élite, la democrazia, l’Italia. Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione.”,”ITAP-016-FL”
“ORNAGHI Lorenzo a cura, Saggi di PARSI Vittorio Emanuele BAUMAN Zygmunt CAMPIGLIO Luigi HAMMOND Peter J. IKENBERRY G. John LA VIA Vincenzo QUADRIO CURZIO Alberto STIGLITZ Joseph E. VILLANUEVA Javier ZANINELLI Sergio”,”Globalizzazione: nuove ricchezze e nuove povertà.”,”Lorenzo Ornaghi insegna Scienza politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. É autore di volumi e saggi sull’organizzazione statale del potere, sui rapporti tra sistema politico e sistema economico, sulla rappresentanza degli interessi. Con V.E. Parsi ha pubblicato La virtù dei migliori. Le élite, la democrazia, l’Italia. Vittorio Emanuele Parsi insegna Relazioni internazionali presso le facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell’Università di Macerata. Si occupa di rapporti tra democrazia e mercato, delle trasformazioni del sistema internazionale dopo la guerra fredda e della frammentazione delle identità politiche. Recentemente ha pubblicato Interesse nazionale e globalizzazione. Zygmunt Bauman, Professore emerito di Sociologia, Università di Leeds. Luigi Campiglio, Università Cattolica del Sacro Cuore. Peter J. Hammond, Stanford University. G. John Ikenberry, Georgetown University; ASERI, Milano. Vincenzo La Via, Responsabile Direzione Finanza Strategica del Gruppo Intesa BCI (già Dirigente Generale Capo Servizio II Ministero del Tesoro, Roma). Alberto Quadrio Curzio, Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Università Cattolica del Sacro Cuore. Joseph E. Stiglitz, Columbia University (già Vice Presidente della World Bank). Javier Villanueva, Universidad Católica Argentina. Sergio Zaninelli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.”,”ECOS-009-FL”
“ORNAGHI Lorenzo”,”Nell’età della tarda democrazia. Scritti sullo Stato, le istituzioni e la politica.”,”Caduta verticale di rappresentitività, l’inevitabile usura nel funzionamento delle istituzioni politiche, la penuria d’idee e ideali… segnano e scandiscono la vita odierna in gran parte dei regimi democratici dell’Occidente…. Lorenzo Ornaghi è docento di Scienza politica e Storia del pensiero politico. E’ stato per un decennio Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha fondato e diretto l’ ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali) di cui è ora (2013) presidente onorario. Dal novembre 2011 all’aprile 2013 ha ricoperto l’incarico di Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Marx e il dibattito sul capitalismo all’inizio del XX secolo “”Già Lorenz von Stein, anticipando Karl Marx (che onestamente riconoscerà poi questo suo debito intellettuale), aveva osservato come il movimento della società sia scandito e guidato dalle classi economico-sociali”” (pag 207); “”Già Schmoller, nel recensire sulle pagine di una delle più autorevoli riviste accademiche la prima edizione di ‘Der moderne Kapitalismus’ di Sombart, aveva sottolineato come il concetto fondamentale dell’intero volume – quello, appunto, di capitalismo – «Sombart l’ha preso a prestito da Marx e dalla letteratura socialista» (53). E, ancora nel 1909 un economista allora assai reputato come Robert Liefmann, all’esordio del suo studio comparato sulle conseguenze del capitalismo in alcuni dei principali Stati, osservava: «Il termine “”capitalismo”” con i suoi composti appartiene al novero delle parole di moda più amate dall’odierna letteratura economica e politica. Non solo negli scritti socialisti, ma anche nel campo della scienza dell’economia nazionale esso gioca un grande ruolo. Così si parla di sviluppo capitalistico, e si distingue di nuovo, recentemente, fra un “”moderno capitalismo”” e un “”grande capitalismo””. Ma che cos’è questo capitalismo, che cosa si vuole esprimere con questo concetto quando si usa il termine nelle connessioni sopra indicate? Ciò non è affatto semplice da stabilire (…)» (54). Marx e il pensiero marxiano, il marxismo e i marxisti non erano soltanto, o non erano affatto, competitori o rivali di idee e antagonisti più o meno rispettosi dei rituali accademici. Ciò che assai raramente succede a una ‘dottrina’, si era alla fine, per questa dottrina, verificato. Il socialismo muoveva porzioni cospicue delle masse; metteva a repentaglio gli assetti stabiliti dall’ordine dello Stato e dai diritti intangibili della proprietà. Dopo il 197, addirittura si era fatto ‘Stato’ esso stesso, e minacciava di esportare, a conflitto mondiale appena concluso, l’infezione mortale della guerra civile. Pur nelle stanze delle università, o sulle pagine di riviste e giornali di non grandissima diffusione, il dibattito sul rapporto tra capitalismo e Stato, tra economia e politica, è un dibattito sul rapporto tra capitalismo e Stato, tra economia e politica, è un riflesso, fors’anche una minuscola anticipazione, o magari uno dei fattori stessi di quello che è stato – in tutto il Novecento – il più autentico e forse il solo esempio di ‘totalità’ del rapporto conflittuale ‘amicus-hostis'”” (pag 240) Lorenzo Ornaghi, Nell’età della tarda democrazia. Scritti sullo Stato, le istituzioni e la politica’, Vita e Pensiero, Milano, 2013 G. Von Schmoller, Recensione a ‘Der moderne Kapitalismus’, Jahrbuch für Gesetzgebung, Verwaltung und Volkswirschaft’, 27, 1903, pp. 291-300, p. 297; (54) R. Liefmann, Beteiligungs – und Finanzierungsgesellschaften. Eine Studie über den modernen Kapitalismus und das Effektenwesen (in Deutschland, den Vereingsten Staaten, England, Frankreich, Belgien und der Schweiz), Fischer, Jena, 1909, p. 1]”,”TEOP-019-FMB”
“ORNAGHI Lorenzo a cura; saggi di Paolo POMBENI Maurizio FIORAVANTI Alberto QUADRIO-CURZIO Mauro CALISE Vittorio Emanuele PARSI Cesare PINELLI Edmondo BERSELLI Augusto BARBERA Giorgio PASTORI Ettore ROTELLI”,”La nuova età delle costituzioni. Da una concezione nazionale della democrazia a una prospettiva europea e internazionale.”,”Lorenzo Ornaghi è professore ordinario di Scienza politicha nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore dell’ Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI).”,”DIRx-015-FMB”
“ORNAGHI Lorenzo a cura, redazione BARBESINO Paolo COLOMBO Paolo CONTI Augusto CORTELESSA Silvio PARSI Vittorio Emanuele, collaboratori Massimo BEBER Edmondo BERSELLI Giampiero BIANCHI Marco BIGLIARDI Cristina BORACCHI Germano CALVI Paolo CAPPELLINI Alessandro DAL LAGO Rocco DE BIASI Lelio DEMICHELIS Rinaldo FALCIONI Carlo GALLI Piero IGNAZI Giovanni GIORGINI Hosea JAFFE Joachim LANDKAMMER Pierpaolo MARRONE Pier Luigi MILANI Giuseppe MINOIA Giancarlo MIRANDA Titti MORELLO Maria Giuseppina MURATORE Caterina PAOLUCCI Maurizio PASSERIN D’ENTRÈVES Lucia RUGGERONE Marco SANTORO Mario SCAZZOSO Rosamaria SCOGNAMIGLIO Sofia VENTURA Alessandro VITALE Gianfrancesco ZANETTI”,”Politica. Vocabolario.”,”Lorenzo Ornaghi è docente di Scienza della politica nella Facoltà di Scienze dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna anche Storia delle dottrine politiche. Attualmente è direttore dell’Alta Scuola di Economia e relazioni internzionali.”,”TEOP-117-FL”
“ORNSTEIN Robert THOMSON Richard F.”,”Il cervello e le sue meraviglie.”,”Robert Ornstein ha diretto l’Institute for the Study of Human Knowledge ed è stato docente di biologia umana presso la Stanford University. Richard F. Thompson ha insegnato psicologia all’Università di Harvard e psicologia e biologia umana alla Stanford University David Macaulay ha disegnato le illustrazioni di numerosi libri.”,”SCIx-526″
“O’ROURKE Kevin H. WILLIAMSON Jeffrey G.”,”Globalization and History. The Evolution of a Nineteenth-Century Atlantic Economy.”,”O’ROURKE è D del Centre for Economic Research and Lecturer in Economics all’ Univ College di Dublino. WILLIAMSON è Chairman of the Department of Economics e Laird Bell Professor of Economics alla Harvard University.”,”ECOI-056″
“O’ROURKE Kevin H. WILLIAMSON Jeffrey G.”,”Globalizzazione e storia. L’evoluzione dell’economia atlantica nell’Ottocento.”,”Kevin H. O’Rourke insegna economia e dirige il Centro di ricerche economiche nello University College di Dublino. Jeffrey G. Williamson insegna economia ed è direttore del Dipartimento di Economia della Harvard University. La globalizzazione non è un fenomeno recente né irreversibile; è quanto emerge dall’approfondito studio che viene qui presentato. Gli autori tracciano un quadro coerente dell’area atlatica – fra Europa nord-occidentale e America – nel secolo precedente la prima guerra mondiale; un contesto economico in cui lo sviluppo dei commerci, le migrazioni di massa, i flussi internazionali dei capitali rispecchiano quella che può essere definita la prima ondata della globalizzazione. Essa però non ebbe per tutti gli stessi effetti. Gli autori mostrano come questo processo si sia poi bloccato e sia sfociato, dopo la Grande Guerra, in una stagione di autarchia.”,”ECOI-120-FL”
“ORRY Albert”,”Histoire des partis socialistes en France. VIII. Les Socialistes Indépendants.”,”””Les élections du 20 août et du 3 septembre 1893 constituent une magnifique victoire socialiste. Si le Parti ouvrier francais enregistrait les succès de Jules Guesde, Chauvin, Jourde, Antide Boyer, Sauvanet, etc, si les blanquistes avaient fait élire plusieurs des leurs: Vaillant, Baudin (du Cher), Chauviére, Walter, etc.; si les allemanistes étaient victorieux avec Avez, Dejeante, Fabérot, Groussier et Toussaint, et les broussistes avec Lavy et Prudent Dervillers; les socialistes indépendants, de leur côté, voyaient grossir considérablement leurs rangs; une trentaine d’entre eux enraient à la Chambre: Millerand, René Viviani, Chassaing, Hovelacque, Clovis Hugues, Paschal Grousset, Coutant, Rouanet, Marcel Sembat, dans la Seine; Dr Masson à Lyon; (…) etc. (…) Tous, au début de la législature, firent partie du groupe socialiste parlamenaire qui s’était formé sur l’ initiative de Millerand et que celui-ci avait concu dans l’ esprit le plus large.”” (pag 20-21-22)”,”MFRx-274″
“ORSELLO Gian Piero”,”Antonio Labriola. Il pensiero del filosofo e l’ impegno del politico. Nel centenario della morte.”,”ORSELLO Gian Piero è professore nella Facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università La Sapienza di Roma, cattedra Jean Monnet per Diritto costituzionale europeo, dottore in giurisprudenza e filosofia, avvocato e giornalista. E’ stato portavoce per l’ Italia della CEE, vicepresidente Rai, presidente Italtel Telematica, segretario generale del Movimento europeo internazionale. Attualmente è Presidente dell’ Istituto Italiano di Studi Legislativi e VP del Consiglio italiano del Movimento europeo.”,”LABD-065″
“ORSELLO Gian Piero”,”La formazione del pensiero di Antonio Labriola nell’incontro e nello scontro tra idealismo e positivismo. (Capitolo 1). Estratto da ‘ Il pensiero del filosofo e l’ impegno del politico. Nel centenario della morte’.”,”ORSELLO Gian Piero, Antonio Labriola. Il pensiero del filosofo e l’ impegno del politico. Nel centenario della morte. LED – EDIZIONI UNIVERSITARIE DI LETTERE ECONOMIA DIRITTO. MILANO. 2003 pag 214 8° premessa note bibliografia (pag 189-214) (Opere di Antonio Labriola e scritti su Antonio Labriola); Collana Scienze sociali, Studi e ricerche, collana diretta da Nicola BOCCELLA. ORSELLO Gian Piero è professore nella Facoltà di scienze della comunicazione dell’ Università La Sapienza di Roma, cattedra Jean Monnet per Diritto costituzionale europeo, dottore in giurisprudenza e filosofia, avvocato e giornalista. E’ stato portavoce per l’ Italia della CEE, vicepresidente Rai, presidente Italtel Telematica, segretario generale del Movimento europeo internazionale. Attualmente è Presidente dell’ Istituto Italiano di Studi Legislativi e VP del Consiglio italiano del Movimento europeo. ORSELLO-G.P. UNDER LABRIOLA SU ITALIA FORMAZIONE PENSIERO POLITICO ANTONIO LABRIOLA FILOSOFIA TRA IDEALISMO POSITIVISMO INFLUENZA L. FEUERBACH KARL MARX CONCEZIONE MATERIALISTICA FILOSOFIA PRASSI LIBERTA’ UOMO MOTORE STORIA PROCESSO EVOLUZIONE SOCIETA’ GIUDIZI DI B. CROCE A. GRAMSCI MATURAZIONE ADESIONE LABRIOLA SOCIALISMO SCIENTIFICO DEMOCRAZIA LABD-065″,”LABD-070″
“ORSELLO Gian Piero”,”L’Unione Europea.”,”Gian Piero Orsello è professore di Istituzioni di diritto pubblico e di Organizzazione internazionale all’Università di Roma La Sapienza e di Storia dell’integrazione europea alla Luiss, presidente dell’Istituto italiano di studi legislativi e del Centro italiano di studi europei, nonchè direttore della rivista L’Italia e l’Europa. É stato vicepresidente della RAI, portavoce della CEE, presidente dell’ITALTEL, Telematica, consigliere giuridico del Ministero delle politiche comunitarie e segretario generale del Movimento europeo internazionale. Ha pubblicato varie opere di carattere giuridico e politologico.”,”EURx-026-FL”
“ORSELLO Gian Piero, antologia a cura di”,”Critica Liberale. Per una storia della sinistra liberale attraverso le riviste 1952-1966. Primo volume.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-106″
“ORSELLO Gian Piero, antologia a cura di”,”Critica Liberale. Per una storia della sinistra liberale attraverso le riviste 1952-1966. Secondo volume.”,”Fondo Gian Maria Pegoraro”,”EMEx-107″
“ORSELLO Gian Piero”,”L’Unione Europea.”,”Gian Piero Orsello è professore di Istituzioni di diritto pubblico e di Organizzazione internazionale all’Università di Roma La Sapienza e di Storia dell’integrazione europea alla Luiss, presidente dell’Istituto italiano di studi legislativi e del Centro italiano di studi europei, nonchè direttore della rivista L’Italia e l’Europa. É stato vicepresidente della RAI, portavoce della CEE, presidente dell’ITALTEL, Telematica, consigliere giuridico del Ministero delle politiche comunitarie e segretario generale del Movimento europeo internazionale. Ha pubblicato varie opere di carattere giuridico e politologico.”,”EURx-049-FL”
“ORSI Pietro”,”Bismarck.”,”Nel 1859 BISMARCK fu nominato ambasciatore in Russia a Pietroburgo come rappresentante della Prussia. Qui imparò il russo e si accapparrò le simpatie dello Zar ALESSANDRO II.”,”GERx-048″
“ORSI Pietro”,”Storia politica d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Signorie e principati, 1300-1530.”,”Michelangelo scriveva per la sua statua della Notte riferendosi alla miseria morale dei principi italiani: “”Grato m’é il sonno, e più l’esser di sasso, / Mentre che il danno e la vergogna dura ; / Non veder, non sentir m’è gran ventura; / Però non mi destar; deh! parla basso!”” (pag 562) Pietro ORSI libero docente di storia moderna nell’Università di Padova.”,”ITAG-207″
“ORSI-BATTAGLINI Andrea a cura; saggi di Franco BELLI Simonetta BOTARELLI Giusto PUCCINI Giovanna ENDRICI Antonio SCIALOJA Francesco MAZZINI Marco CRESTI Gualberto GUALERNI Pietro GOTTI Annarosa PIZZI Franco GHELARDUCCI Mario P. CHITI”,”Amministrazione pubblica e istituzioni finanziarie tra Assemblea Costituente e politica della ricostruzione.”,”Contiene una storia normativa e istituzionale della Camere di commercio nel XIX e XX secolo (saggi di A. Pizzi, F. Ghelarducci, M.P. Chiti) (pag 833-966)”,”ITAE-023-FP”
“ORSINI Alessandro”,”L’ eretico della sinistra. Bruno Rizzi élitista democratico.”,”Alessandro ORSINI (Napoli, 1975) è autore di ‘Ripensare la nazione (2002) e di ‘Alle origini del nazionalismo (Roma 2003). Insegna sociologia generale nell’ Università della Tuscia di Viterbo e storia delle dottrine politiche nella Libera Università degli Studi J. Monnet di Bari. Scrive su Mondoperaio e Affasi sociali internazionali. Capitalismo di stato e tecnici. “”In effetti, per chi abbia letto La Bureaucratisation du Monde, è difficile scorgere degli elementi di novità ne La rivoluzione manageriale. Dopo uno studio comparato del socialismo sovietico e del capitalismo americano, Burnham arriva alla conclusione che entrambi i sistemi convergono verso un nuovo tipo di società, in cui lo Stato è distinato a diventare l’ unico proprietario dei mezzi di produzione, con i managers che, a loro volta, controllando lo Stato, esercitano il dominio sulla società intera.”” (pag 40) “”Ma le differenze tra i burocrati di Rizzi e i managers di Burnham sembrano sparire quando quest’ ultimo considera il rapporto tra la sua teoria della rivoluzione manageriale e quella che definisce la “”teoria della rivoluzione burocratica””. Burnham affronta l’ argomento nella seconda parte del libro. Qui il nome di Rizzi non compare mai, eppure l’ impressione di un confronto indiretto è forte.”” (pag 41)”,”TEOC-296″
“ORSINI Felice, a cura di Leopoldo MARCHETTI e Elena LARSIMONT PERGAMENI”,”Memorie di un italiano terribile.”,”Alessandro Luzio, storico scrupoloso, ha dimostrato che Felice Orsini giovinetto uccise il cuoco di casa sua non involontariamente in un impeto d’ira: cominciò così la vita tragica di colui che può esser definito il più terribile italiano del Risorgimento (pag V, prefazione)”,”BIOx-351″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Il progresso intellettuale di massa.”,”ORSOMARSO Vincenzo insegna nella scuola media superiore, è autore di indagini monografiche su Sorel, Labriola, Pareto e Gramsci. Si occupa di ricerche connesse alle tematiche della divisione sociale del lavoro ed ha pubblicato il volume ‘Lavoro, sapere e formazione: linee di ricerca’ Diffusione in Italia del testo di Bucharin, anni 1920. “”Bucharin è di testo in Europa negli anni venti, né pi§ né meno in Italia dove il nascente gruppo dirigente comunista ne sottolinea, tra i primi, la valenza didattica-educativa. Per Togliatti, infatti, il ‘Materialismo storico’ è nel 1924 il primo dei tre libri da pubblicare come istituzionali con un Lenin e un’edizione popolare del ‘Capitale’, mentre Gramsci nel 1925 intende utilizzare il libro per la sua scuola per corrispondenza”” (pag 220) Gramsci Marx e il rapporto tra struttura e sovrastruttura (pag 188-189) “”La questione che si pone a Gramsci è evidentemente quella dei “”rapporti tra struttura e superstruttura””, “”un problema cruciale del materialismo storico”” da esplorare assumendo a filo conduttore alcuni passi della ‘Prefazione’ del ’59 a ‘Per la critica dell’economia politica’: “”Occorre muoversi nell’ambito di due principi: 1) quello che nessuna società si pone dei compiti per la cui soluzione non esistano già le condizioni necessarie e sufficienti o esse non siano almeno in via di apparizione e di sviluppo; 2) e quelle che nessuna società si dissolve e può essere sostituita se prima non ha svolto tutte le forme di vita che sono implicite nei suoi rapporti”” (1). Mentre nel Marx della ‘Prefazione’ del ’59 la relazione tra sviluppo delle forze produttive e coscienza sociale appariva ai teorici della Seconda Internazionale consequenziale, con il “”mutamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente l’intera gigantesca soprastruttura”” (K. Marx, Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’, 1975, p. 17) che per l’appunto s’innalza sulla struttura economica, Gramsci da quel passo ne ricava due principi e avverte che “”questi principi devono prima essere svolti criticamente in tutta la loro portata e depurati da ogni residuo di meccanicismo e fatalismo”” (2). Gramsci opera una vera e propria trasformazione dell’interpretazione dell’enunciato di Marx, ne rifiuta il nesso lineare che tiene insieme il testo marxiano, lo problematizza, ne ricava due canoni metodologici, di cui uno non è conseguenza dell’altro, ma sono componenti da coordinare e sviluppare giacché dalla “”riflessione su questi due canoni si può giungere allo svolgimento di tutta una serie di altri principi di metodologia storica”” ((1) (2) (3) Gramsci, Quaderni del carcere, p. 1579, p. 1774, 1759) [Vincenzo Orsomarso, Il progresso intellettuale di massa, 2006]”,”GIOx-067″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”La paideia dell’immateriale. La dimensione formativa nell’età del capitalismo cognitivo.”,”pag 38-39 Marx Engels lavoro in società industriale Paideia Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. La paideia nel quinto secolo avanti Cristo significava allevamento e cura dei fanciulli, diventava sinonimo di cultura e di educazione mediante la cultura; era il modello educativo in vigore nell’Atene classica e prevedeva che l’istruzione dei giovani si articolasse secondo due rami paralleli: la paideia fisica, comprendente la cura del corpo e il suo rafforzamento, e la paideia psichica, volta a garantire una socializzazione armonica dell’individuo nella polis, ossia all’interiorizzazione di quei valori universali che costituivano l’ethos del popolo. Lo spirito di cittadinanza e di appartenenza costituivano infatti un elemento fondamentale alla base dell’ordinamento politico-giuridico delle città greche. L’identità dell’individuo era pressoché inglobata da quell’insieme di norme e valori che costituivano l’identità del popolo stesso, tanto che più che di processo educativo o di socializzazione si potrebbe parlare di processo di uniformazione all’ethos politico. L’elemento fisico dell’educazione dei giovani ateniesi si basava in una prima fase su un rigoroso addestramento ginnico, in base all’idea che un corpo sano favorisce un pensiero sano e viceversa; successivamente si aggiungeva quello bellico, essendo la guerra una fra le attività considerate più nobili e virili dell’uomo greco; per arrivare infine al completamento dell’istruzione rappresentato dalla formazione politica, vero centro della cittadinanza ateniese, e apice verso il quale era indirizzato l’intero processo educativo. È proprio questa paideia psichica che interessava maggiormente a Platone, ed è infatti su questa che fonderà le basi del suo progetto di rinnovamento (ma al tempo stesso anche conservazione) dell’uomo greco. Il modello della paideia venne ripreso dai Romani, e secondo vari studiosi ha influenzato in maniera determinante non solo il modo di pensare degli antichi greci, ma anche in genere dell’Occidente europeo. « La forza educativa proveniente dal mondo greco ha caratterizzato l’Occidente a partire dai Romani; è poi più volte rinata con continue trasformazioni col sorgere di nuove culture, dapprima con il Cristianesimo, poi con l’umanesimo e il rinascimento. » (Giovanni Reale) Indice [nascondi] 1 Bibliografia 2 Voci correlate 3 Altri progetti 4 Collegamenti esterni Bibliografia [modifica] Michel Foucault, L’ermeneutica del soggetto, collana Campi del sapere, traduzione di Mauro Bertani, Feltrinelli, 2003, pp. 581. ISBN 8807103524 Werner Jaeger, Paideia. La formazione dell’uomo greco, [1944], Introduzione di Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2003 Voci correlate”,”GIOx-068″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Tra Lenin, Bucharin e Ricardo (Sulla “”ripresa gramsciana””) / Il für ewig, Gramsci e il socialismo sovietico / Marx, Engels e la Russia.”,”ORSOMARSO Vincenzo für ewig vuol dire all’incirca ‘lavorare a vuoto’ “”(…) la caduta della certezza che la primavera del 1917 era parsa verificare, sollecita Gramsci, ormai prigioniero del fascismo, a ricercare le fondamenta storiche e teoretiche di quel varco che Lenin aveva aperto nella storia e che gli eventi successivi sembravano aver richiuso. (…) Un precedente, con le necessarie cautele, è rintracciabile nel volume di Nikolaj Bucharin, del 1921, ‘La teoria del materialismo storico’, che “”si presenta agli operai come una vera e propria enciclopedia”” (34), “”‘un libro di testo’ scritto per essere usato, come tale, nell”istruzione di massa”” (35). Ma per il rivoluzionario sovietico, scrive Mastroianni nella ‘Presentazione’ della nuova edizione del ‘Testo popolare della sociologia marxista’, curata dallo stesso studioso catanzarese, si “”tratta di ripensare la concezione marxista, in modo da fronteggiare la situazione inaudita senza le rinunce tacite di prospettiva – e gli scivolamenti avventurosi nell’empirismo – puntualmente nascosti nelle professioni più sperticate dell’ortodossia”” (36). La “”società è un insieme reale, (…). Gli uomini i gruppi che la costituiscono, intrattengono rapporti in primo luogo di lavoro, e niente sarebbero fuori dalla società degli individui. Lo scopo è di trarre dall’ambiente naturale coi mezzi più opportuni ciò che serve alla sopravvivenza. La storia umana è al limite una cosa sola con la storia della tecnologia, della resistenza che oppone la natura all’inventiva sociale, e viceversa (…). Il nesso che stringe e caratterizza nei secoli la struttura economica e la sovrastruttura politica e culturale, fino alla morale, alla scienza, alla religione e alla filosofia, si configura funzionalmente, contro ogni interessata pretesa di autonomia: il Gramsci dei ‘Quaderni’ non temerà di portare a compimento questo ‘blocco storico’, di staccarlo a tal punto dai “”sostegni eterogenei”” del “”materialismo”” e dell’idealismo, da non ricordarsi più della sua fonte, e parlare piuttosto di Sorel”” (37). Così per il rivoluzionario sovietico, “”la società umana è cosa assai complessa; assai complessi e multiformi sono anche i fenomeni sociali. Ci sono i fenomeni dell’economia, del regime economico della società e la sua organizzazione statale, e il campo della morale, della religione, dell’arte, della scienza, della filosofia e il campo dei rapporti familiari, etc. Tutto questo si intreccia fittamente in combinazioni assai singolari e forma la corrente della vita sociale”” (38). Una realtà “”in continuo movimento””, da cui discende “”la necessità di considerare i fenomeni ‘nella loro reciproca connessione, e non in assoluta singolarità'””. L’insieme delle parti costituenti la realtà “”sono legate l’una con l’altra, e tutte si influenzano l’una con l’altra””, “”‘non c’è niente che stia per sé’, indipendentemente da quello che è fuori di esso. In altre parole non c’è niente al mondo di assolutamente ‘isolato'””. Il “”modo dialettico di considerare tutto l’esistente richiede la considerazione di tutti i fenomeni, in primo luogo nella loro inseparabile connessione, in secondo luogo nel loro movimento”” (39)”” [Vincenzo Orsomarso, ‘Tra Lenin, Bucharin e Ricardo (Sulla “”ripresa gramsciana””)’, (in) ‘Slavia’, Rivista trimestrale di cultura, n° 1, gennaio marzo 2013] (pag 99-100) [(34) G. Mastroianni, ‘Presentazione’, a N.I. Bucharin, La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista, a cura di G. Mastroianni, Milano, Unicopli, 1983, pp. 13-14; (35) N. Siciliani de Cumis, ‘Anche Bucharin scrisse un libro di testo’, in ID., Italia-Urss/Russia-Italia. Tra culturologia ed educazione 1984-2001, con la collaborazione di V. Cannas, E. Midolla, V. Orsomarso, D. Scalzo, T. Tomasetti, Quaderni di Slavia/1, Roma, 2001, p. 23. E’ utile ricordare che Siciliani, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ha dato continuità all’interesse per gli aspetti pedagogici del testo sopra citato (…); (36) G. Mastroianni, ‘Presentazione’, a N.I. Bucharin, La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista, cit. p. 14. Si tratta della prima versione italiana fatta direttamente dall’originale, e sulla base dei necessari confronti con le traduzioni in altre lingue europee; la traduzione “”è stata redatta (…) sulla base dell’edizione definitiva del ‘Testo’ buchariniano (cfr. N. Bucharin, Teorija istoriceskogo materializma (…), Moskva, 1925)”” (N. Siciliani de Cumis, op. cit. 23n). “”Gli inconvenienti della mancanza di una traduzione dal russo della ‘Teoria del materialismo storico (…), non dipendono solo dall’inevitabile moltiplicazione degli ‘errata’ di quasi quattrocento pagine nel passaggio diretto da una una lingua all’altra dal quale è uscito il testo a cura di A. Bonazzi presentato da V. Gerratana [N. I. Bucharin, ‘Teoria del materialismo storico’, a cura di A. Bonazzi, Firenze, Nuova Italia, 1977]. La traduzione francese su cui in questo caso si è lavorato risale per di più al 1927, quando veniva per tante ragioni naturale pensare senz’altro alla formazione dei militanti. L’adesione che ne è seguita neppure consapevolmente, agli interventi non di rado crudeli sul lessico, sulla sintassi, sui dispositivi delle note, provocati appunto da quel lontano proposito di trasferire l’efficacia didattica dell’opera da Mosca a Parigi, non si giustifica in tutt’altre condizioni, è anzi in contrasto con l’esigenza divenuta acutissima di ristabilire con la lettera il proprio senso dei documenti della storia del marxismo (e nella specie di smetterla a tutti gli effetti con la registrazione acritica e unilaterale della lettura del meccanicismo buchariniano impostata da A. Gramsci nei ‘Quaderni del carcere’)””. (G. Mastroianni, Per una nuova traduzione del manuale di Bucharin’, in “”Bollettino del Dipartimento di Filosofia””, Università degli Studi della Calabria, COsenza, Edizioni Brenner, 1979/80, n.2, p.71); (37) Ivi, p. 16; (38) N.I. Bucharin, ‘La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista, cit., p. 31; (39) Ivi, pp. 88-89]”,”GRAS-112″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Marx, Engels e la Russia.”,” “”Marx [però] si guarda bene dal trasformare lo “”schizzo della genesi del capitalismo nell’Europa occidentale in una teoria storico-filosofica della marcia generale fatalmente imposta a tutti i popoli, in qualunque situazione storica si trovino””, per giungere “”alla forma economica che, con la maggior somma di potere produttivo del lavoro sociale, assicura il priù integrale sviluppo dell’uomo”” (21). In questo ambito rientra la discussione sulle prospettive rivoluzionarie in Russia a cui Marx ed Engels iniziariono a prestare particolare attenzione, come abbiamo già precisato, sul finire degli anni ’50, in presenza dell’emergenza del moto di emancipazione della servitù della glaba che Marx definiva, in una lettera a Engels dell’11 gennaio 1860, “”la cosa più grande che si stia verificando in tutto il mondo”” insieme a “”movimento degli schiavi americani, scatenato dalla morte di Brown”” (22). Ben quindici anni dopo, nel saggio ‘Soziales aus Russland’, pubblicato nel ‘Volksstaat’ del 16, 18 e 21 aprile del 1875, in un’epoca contrassegnata dagli ultimi sviluppi della polemica antibakuninista, Engels prende in esame l’evolvere dei rapporti sociali e politici nell’impero russo; definito, come era stato dimostrato in modo evidente dai fatti del 1848 e del 1849, “”l’ultimo grande contrafforte della reazione nell’Europa occidentale”” ma al cui crollo lavoravano attivamente fattori presenti nel “”seno stesso dell’Impero”” (23). L’abolizione della servitù della gleba e la soppressione delle ‘corvées’ non hanno attenuato il “”malumore della classe contadina””, anzi, per come le riforme sono state realizzate, stanno accrescendo il malessere nelle campagne. La servitù della gleba era risultata assolutamente inconciliabile con la necessità, resa evidente dalla sconfitta subita nel corso della guerra di Crimea (24), di promuovere la modernizzazione capitalistica dell’Impero. Ma nella divisione delle terre, scrive Engels nel 1891, “”la nobiltà (…) ottenne appezzamenti fecondati dal lavoro di numerose generazioni di contadini, mentre questi ne ricevettero solo lo stretto necessario, per lo più costituito da terreni brulli e cattivi. I boschi e i pascoli comunali toccarono ai signori; il contadino, se ne aveva bisogno – e, senza, non campava – dovette pagare””. In più “”i nobili ricevettero subito dal governo, in buoni del Tesoro, l’ammontare capitalizzato del riscatto che i contadini avrebbero pagato in diverse annualità successive””. In conseguenza dei pagamenti in danaro, una somma enorme per i contadini, questi ultimi “”precipitarono dall’economia naturale nell’economia monetaria””; il contadino russo si ritrovò “”non soltanto a dover vivere sul lotto di terra rimpicciolito e meno produttivo che gli era toccato in sorte (…), e mantenervi il bestiame da laovro nei mesi d’inverno (integrando il suo appezzamento con la poca terra comunale rimasta dopo la sottrazione dei boschi e dei pascoli), ma a dover pagare – in contanti per giunta – maggiori imposte e le annualità del riscatto”” (25)”” (pag 146-147) [Vincenzo Orsomarso, Marx, Engels e la Russia, Estratto da ‘Slavia, 4.2013] [(21) K. Marx, ‘Possibilità teoriche e premesse storiche del passaggio dalla comune rurale al comunismo superiore’, in K. Marx F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit. pp. 216-217; (22) K. Marx F. Engels, Carteggio, vol. II, cit, p. 380; (23) F. Engels, ‘Le condizioni sociali in Russia’, in K. Marx e F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit. pp. 216-217; (24) La sconfitta subita nel settembre 1855 a Sebastopoli ad opera di francesi e inglesi, intervenuti contro la Russia in soccorso della Turchia e per impedire la realizzazione di una supremazia dell’impero dello zar Nicola I nei Balcani, rese evidente l’inferiorità organizzativa e tecnica dei russi di fronte alle grandi potenze occidentali, un’inferiorità che non era semplicemente militare bensì economico-produttiva e giuriidico-istituzionale; (25) F. Engels, ‘Cause e riflessi della grande carestia, in K. Marx e F. Engels, India, Cina, Russia’; cit., pp. 253-255. A ciò – continua Engels – si aggiunga “”la concorrenza della grande industria nuova di zecca, che lo privò del mercato interno dei prodotti della sua industria casalinga, industria che era per innumerevoli contadini la fonte principale del reddito””. Per chi vuol farsi un’idea della sorte toccata al contadino russo nel corso degli ultimi trent’anni, Engels, rinvia alle pagine “”sulla ‘formazione del mercato interno’ del I Libro del Capitale (sez. V, cap. XXIV)””]”,”MADS-654″
“ORSOMARSO VIncenzo”,”Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano.”,”Vincenzo Orsomarso è autore di indagini monografiche su Marx, Labriola, Sorel, Pareto e Gramsci. Si occupa inoltre di ricerche connesse a tematiche attinenti la divisione e organizzazione del lavoro. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. “”Ma oramai c’è bisogno in Italia di libri”” “”Ecco allora un’affermazione con cui il filosofo, il teorico, il pedagogista ‘sui generis’ esprime un preciso programma di lavoro: se “”l’azione pratica in Italia non è possibile””, allora è necessario “”scriver libri per istruire quelli che vogliono farla da maestri. Manca all’Italia mezzo secolo di scienza e di esperienza degli altri paesi. Bisogna colmare questa lacuna “” (127). “”Eccole – scrive ad Engels il 2 settembre 1892 – in poche parole che lavoro preparo: ‘la genesi del manifesto comunista’. Fine prossimo, ‘una’ traduzione ‘decente’. E come ci vorrebbe un gran commentario, così rifaccio tutto l’ambito ideale e reale da cui il ‘Manifesto’ è sortito. Spero di venirne a capo entro dicembre. Farò di fondere italianamente il pensiero astratto con la trattazione concreta – Mi arrendo a ciò con ripugnanza. I miei studi furono sempre di filosofia, filologia e storia. Accettando il socialismo come cosa fatta ed elaborata, per anni me ne sono servito come oratore ed occasionalmente. Temo la taccia di incompetente. Ma oramai c’è bisogno in Italia di libri”” (128). “”Un lavoro che al momento passa per le sue lezioni universitarie (129), svolte con il necessario scrupolo scientifico, anche in considerazione del fatto che l’«””interpretazione materialistica della storia””» ha bisogno per arrivare a maturità di un più largo studio di analisi particolari”” (130).”” [Vincenzo Orsomarso, Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano, Roma, 2015] [(127) A. Labriola, Carteggio III, 1890-1895, cit., p. 228; (128) Ivi, p. 245; (129) Cfr. ivi, p. 284. “”Dal novembre dell’altro anno a questo giugno – scrive il 10 agosto 1891 – dedicai il mio corso di ‘filosofia della storia, nell’Università di Roma, alla esposizione e alla critica della ‘interpretazione materialistica della storia’, ossia alla dottrina di C. Marx e i suoi seguaci”” (A. Labriola, ‘Scritti politici’, 1886-1904′, cit., p. 266). Alcuni anni dopo, in una lettera del 22 aprile 1894, informava Richard Fischer che già “”da anni”” tratta all’Università “”il socialismo come una materia di insegnamento in piena regola””. Così ad esempio, nell’anno accademico 1890-1891 ha esaminato il “”Manifesto del partito comunista”” con una introduzione alla concezione materialistica della storia””. Dall’ottobre 1892, poi, ha stabilito “”un saldo piano di lavoro dal titolo “”La genesi del socialismo moderno””””, impegnandosi a trattare ogni anno “”il tutto in modo rapido e descrittivo””, approfondendone “”una parte o un’altra attraverso lo studio dei documenti e l’analisi critica””. Così, nell’anno accademico 1892-93 si era occupato della ‘rivoluzione francese’ e del ‘cartismo’, nel successivo (1893-94) dello ‘sviluppo del marxismo e dell’internazionale”” (Id., Carteggio III 1890-1895, cit., p. 395). L’8 dicembre 1894 comunica al Croce che nel corso di filosofia della storia raccoglierà, sotto il titolo di “”la concezione materialistica della storia”” tutti “”i corsi degli anni precedenti (- e in forma sistematica)””. Pertanto, 1887, “”Vico – precursore””; 1887-88, «a) Historica e Filologia – 2) origini della società moderna»; 1888-89, la rivoluzione francese; 1889-1890, «Dei rapporti fra Chiesa e Stato da Costantino alla pace di Westfalia»; 1890-91 e 1891-92, la «preistoria e la dottrina Morgan». Infine, 1892-93 e 1893-94, «La genesi del socialismo moderno» (ivi, p. 486); (130) Ivi, p. 269] Le lezioni sul socialismo di Labriola “”Ma le difficoltà che Labriola incontra nell’elaborazione dell’«opuscolo» sulla «””genesi del manifesto comunista””», risiedono nella mancanza di «precedenti letterarii nazionali» a cui riferirsi, «siano pure erronei o sbagliati». Poi, come «colmare la lacuna di un secolo di storia? Come presentare ‘di scorcio’ fatti, persone, teorie, etc. che sono tante fasi, e tanti momenti né subiti né conosciuti dall’Italia?». Problemi che il professore risolve brillantemente nel corso delle lezioni universitarie dedicate alla «””genesi del socialismo moderno””». “”Nel far lezione – scrive ad Engels – è tutt’altro. Ne dedico quest’anno (92-93) circa sessanta, (…), come le dissi, alla “”genesi del socialismo moderno””. Nel parlare si ha subito la coscienza di quel che manca all’uditore. E poi c’è tempo di fare delle digressioni, di spiegare i nomi, le date storiche, i termini che si adoperano. Ora si parte dalle biografie, ora dalla definizione. Si aprono delle parentesi, si ripete il già detto, si amplia si corregge etc.”” (131). Ma nessun individuo può colmare «una lacuna della storia» (132); pertanto non risultava agevole trattare in opuscolo «(- qui i libri non li legge nessuno -) quello, o parte di quello» che aveva «insegnato» (133), realizzare una trattazione che allo stesso tempo voleva essere rigorosa, accessibile e didatticamente efficace. Testi, in ogni caso, preparati nel corso delle lezioni universitarie, durante le quali tratta, come dicevamo, «il socialismo come materia di insegnamento in piena regola». ‘Già da anni – scrive a Richard Fischer il 22 aprile del 1894 – tento, qui all’Università, di trattare il socialismo come una materia di insegnamento in piena regola. Così, ad esempio, nell’anno accademico 1890-91 (…) ho esaminato il ‘Manifesto del partito comunista’ come introduzione alla concezione materialistica della storia’. Dall’ottobre 1892, continua nella lettera al Fischer, ‘ho stabilito un saldo piano di lavoro dal titolo “”La genesi del socialismo moderno””. Tratterò ogni anno il tutto in modo rapido e descrittivo, e ne approfondirò una parte o un’altra attraverso lo studio dei documenti e l’analisi critica. Così, nell’anno accademico 1892-93 mi sono occupato della ‘rivoluzione francese’ e del ‘cartismo’, e quest’anno (1893-94) tratto principalmente dello sviluppo del marxismo e dell’Internazionale’. Non tutto quello che è stato trattato nelle lezioni può essere messo “”in forma di libro””, Labriola ritiene opportuno tradurre in volume “”alcune parti”” e in primo luogo la «””genesi del manifesto comunista””». Ciò ha anche un risvolto concreto, la «situazione sociale complessiva dell’Italia – fatta astrazione dai fattori politici di disturbo o di antagonismo – è ancora al di sotto del livello, che nel ‘Manifesto’ è considerato come ‘presupposto’ storico». E’ necessario «ripercorrere, teoricamente e praticamente, tutto il processo dello sviluppo, perché non siamo ‘andati di pari passo’ conle altre nazioni» (134)”” [Vincenzo Orsomarso, Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano, Roma, 2015] [(131) A. Labriola, Carteggio III, 1890-1895, p. 291; (132) Ibidem; (133) Ivi, p. 567; (134) Ivi, p. 395] (pag 60-61-62-63) Umanesimo, RIforma e Rinascimento (pag 136-137)”,”LABD-095″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Fare l’educazione politica di “”chi non sa””. Machiavelli nel ‘Quaderni del carcere’.”,”L’educatore politico. ‘L’autore del ‘Principe’, nel ‘Quaderni’, risulta essere il solo vero intellettuale moderno che la borghesia italiana sia mai stata capace di realizzare integralmente. E’ l’uomo di cultura che non si separa dalla vita del suo popolo, il cui costante richiamo alla concretezza dei fatti storici non fa venire meno la specifica prospettiva politica. Tutta la riflessione di Machiavelli è infatti dominata da quei paesi, come Spagna e Francia, che “”hanno raggiunto una forte unità statale e territoriale””. E’ il vero rappresentante della “”filosofia del tempo”” che tende all’organizzazione delle monarchie nazionali assolute, alla liquidazione della feudalità, allo sviluppo delle forze produttive borghesi, delle forze progressive del suo tempo (35). Ma il disegno politico e istituzionale, il moderno stato nazionale, può concretizzarsi nella misura in cui si afferma una volontà unitaria che può scaturire solo dal “”basso””, dalla convinta adesione della borghesia cittadina a un programma che presuppone la radicale liquidazione di tutti gli ingombranti sedimenti storici del vecchio mondo feudale. A tale proposito Machiavelli ha ben compreso il significato nodale del rapporto rivoluzionario che deve istituirsi tra forze progressive della città e le grandi masse delle campagne. Egli sa, continua Gramsci, che “”se le classi urbane vogliono porre fine al disordine interno e all’anarchia esterna debbono appoggiarsi sui contadini come massa”” e che la formazione del loro Stato non è separabile dalla formazione di una forza armata sicura e fedele reclutata nelle campagne, del tutto diversa dalle compagnie di ventura (36). Il suo “”giacobinismo precoce”” è appunto testimoniato dall’implicita consapevolezza che non è mai possibile la formazione di una “”volontà collettiva nazionale popolare”” se “”le grandi masse dei contadini coltivatori non irrompono ‘simultaneamente’ nella vita politica”” (37). Era ciò che Machiavelli “”intendeva (…) attraverso la riforma della milizia, ciò fecero i giacobini nella Rivoluzione francese, in questa comprensione è da identificare un giacobinismo precoce del Machiavelli”” (38). Lo scrittore fiorentino non è uno scienziato disinteressato della politica, un teorico che arriva alle sue tesi, per via di “”speculazione filosofica””, è un politico che persegue un fine pragmatico essenziale e cerca di realizzarlo secondo le possibilità e le esigenze del suo tempo. Respingendo l’immagine del Machiavelli “”politico in generale”” e “”scienziato della politica”” attuale in tutti i tempi e in tutte le società, il Segretario fiorentino è, dichiara Gramsci un uomo di parte, di passioni poderose, un politico in atto, che vuole creare nuovi rapporti di forza (39). Il “”limite e l’angustia del Machiavelli consistono (…) nell’essere egli stato una “”persona privata””, uno scrittore e non il capo di uno Stato o di un esercito””. D’altronde il Segretario fiorentino “”non dice mai di pensare o di proporsi egli stesso di mutare la realtà, ma solo e concretamente di mostrare come avrebbero dovuto operare le forze storiche per essere efficienti”” (40). Diventa, quindi l'””educatore politico”” di “”chi non sa””, colui che insegna alle forze storiche avanzate del suo tempo la natura degli strumenti e delle tecniche politiche, mentre sprona la loro volontà rivoluzionaria ancora latente. Per Gramsci non si può veramente intendere il discorso del ‘Principe’, se non si pensa che esso è rivolto alle forze rivoluzionarie del tempo perché abbiano piena consapevolezza dei mezzi necessari per raggiungere un fine storicamente progressivo, cioè capace di risolvere i problemi di un’epoca e di una società. Educare il popolo quindi, ma non nel senso che hanno dato a queste espressione certe correnti democratiche (41). “”Per Machiavelli – scrive Gramsci – “”educare il popolo”” può significare solo renderlo convinto e consapevole che può esistere una sola politica, quella realistica, per raggiungere il fine voluto e che pertanto occorre stringersi intorno e obbedire proprio a quel principe che tali metodi impiega per raggiungere il fine”” (42)”” (pag 49-51) [Vincenzo Orsomarso, ‘Fare l’educazione politica di “”chi non sa””. Machiavelli nel ‘Quaderni del carcere”, ‘Ricerche pedagogiche’, Roma, n. 202, 2017] [(35) La “”sua “”ferocia””, precisa Gramsci, è rivolta “”contro i residui del mondo feudale, non contro le classi progressive. Il Principe deve porre termine all’anarchia feudale e ciò fa il Valentino in Romagna, appoggiandosi alle classi produttive, mercati e contadini”” (A. Gramsci, ‘Lettere dal carcere 1931-1937’, vol. II, cit., p. 1572); (36) Cfr, ivi, p. 1573; (37) Se “”una riforma intellettuale e morale non può non essere legata a un programma economico”” (ivi, p. 1561) è da valutare se una tale esigenza sia riscontrabile nell’opera di Machiavelli. Se “”si prova che il Machiavelli tendeva a suscitare legami tra città e campagna e ad allargare la funzione delle classi urbane fino a domandar loro di spogliarsi di alcuni privilegi feudali-corporativi nei rispetti della campagna, per incorporare le classi rurali nello Stato, si dimostrerà anche che il Machiavelli implicitamente ha superato in idea la fase mercantilistica e ha già degli accenni di carattere “”fisiocratico””, cioè egli pensa a un ambiente politico-sociale che è quello presupposto dall’economia classica”” (ivi, p. 1039). Si tratta di “”vedere se il linguaggio essenzialmente politico del Machiavelli può tradursi in termini economici e a quale sistema economico possa ridursi. Vedere se il Machiavelli che viveva nel periodo mercantilista abbia politicamente preceduto i tempi e anticipato qualche esigenza che ha poi trovato espressione nei fisiocratici”” (ivi, p. 1575); (38) Ivi, p. 1560; (39) Cfr. ivi, p. 1577; (40) Ivi, p. 1578; (41) Una posizione rintracciabile in un passo dei ‘Ragguagli di Parnaso’ di Traiano Boccalini e che ritorna nei famosi versi ‘Dei sepolcri’. Machiavelli, annota Gramsci riassumendo quanto afferma lo scrittore di Loreto, “”ha esposto come i principi governano e così facendo ha istruito il popolo, ha ‘messo alle pecore denti di cane’, ha distrutto i miti del potere, il prestigio dell’autorità, ha reso più difficile il governare, perché i governati ne possono sapere quanto i governanti”” (ivi, p. 1690); (42) Ivi, p. 1691]”,”GRAS-130″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Marx, l’educazione e la divisione del lavoro.”,”””La «parte più illuminata degli operai – scrive Marx – comprende perfettamente che il futuro della sua classe, (…) dipende totalmente dalla formazione delle giovani generazioni», pertanto a nessuno, genitore o datore di lavoro che sia, «può venir dato (…) il permesso di usare del lavoro dei fanciulli o di adolescenti, se non a patto che quel lavoro produttivo sia legato con l’istruzione». Intendendo per istruzione un combinato di «formazione spirituale», di «educazione fisica» e «di istruzione politecnica che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l’adolescente nell’uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri» (32). Un’articolazione dell’istruzione in cui la parola chiave, accolta dall’Internazionale, è «politecnica», un termine che Marx nel ‘Capitale’ non usa, parla invece di «istruzione tecnologica teorica e pratica». Una realtà già presente nel mondo industriale, infatti, ricorda Marx, sia la legislazione inglese sulle fabbriche e sia l’azione filantropica di Owen hanno dimostrato la possibilità di collegare l’istruzione e la ginnastica col lavoro produttivo, ma anche il lavoro manuale con l’istruzione e la ginnastica. Quindi la proposta avanzata non è una escogitazione ideologica ma una realtà già in atto e rappresenta, come abbiamo già detto, per Marx, il «germe dell’educazione dell’avvenire». Nell’agosto 1869, al Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori, a tre anni di distanza dalle ‘Istruzioni ai delegati’, Marx ritorna alla questione dell’istruzione politecnica (33) e nel 1875, nella ‘Critica al programma di Gotha’, ribadisce la richiesta del legame dell’istruzione col lavoro produttivo, in quanto «uno dei più potenti mezzi di trasformazione della odierna società» (34), da subordinare alla regolamentazione della durata del lavoro secondo le diverse età. Marx si preoccupava inoltre di chiarire la funzione progressiva della meccanizzazione industriale per la stessa classe operaia, con tutte le contraddizioni che il fatto comportava. Così, in un intervento al consiglio generale del 4 agosto 1868, asseriva che «l’uso delle macchine si è dimostrato da un lato uno degli strumenti più potenti del dispotismo e dello sfruttamento nelle mani della classe dei capitalisti, da un altro lato, lo sviluppo della meccanizzazione crea le condizioni materiali necessarie per la soppressione del lavoro salariato mediante un effettivo sistema sociale di produzione» (35).”” [Vincenzo Orsomarso, ‘Marx, l’educazione e la divisione del lavoro’, (in) ‘I problemi della psicologia’, Anicia, Roma, n. 2, luglio-dicembre 2015] [(32) K. Marx ‘Istruzioni ai delegati del Consiglio generale provvisorio su singole questioni’, in M.A. Manacorda (a.c. di), ‘Il marxismo e l’educazione. Marx, Engels, Lenin’, Roma, Armando Armando Editore, 1964, pp. 111-112. Per Marx alla «suddivisione dei fanciulli e degli adolescenti dai 9 ai 17 anni in tre classi, dovrebbe essere collegato un programma graduale e progressivo d’istruzione spirituale, ginnica e politecnica. Ad eccezione della prima classe, i costi delle scuole politecniche dovrebbero essere parzialmente coperti con la vendita dei loro prodotti. L’unione di lavoro produttivo remunerato, formazione spirituale, esercizio fisico e addestramento politecnico innalzerà la classe operaia molto al di sopra delle classi superiori e medie. Si comprende da sé che l’occupazione di tutte le persone dai 9 ai 17 anni (inclusi) nel lavoro notturno e nei mestieri dannosi deve essere proibita entro breve tempo» (ibidem); (33) Dei due interventi «non ci sono pervenuti, nei verbali dell’Internazionale, che i rendiconti sommari, di mano del suo amico Eccarius; una redazione, quindi, indiretta e schematica, ma che ha tutta l’apparenza di un documento fedele» (M.A. Manacorda, ‘Marx e l’educazione’, cit., p. 246); (34) Id. ‘Per la critica al programma di Gotha (Note a margine al partito operaio tedesco)’, in M.A. Manacorda, ‘Il marxismo e l’educazione’, cit., p. 111; (35) K. Marx, ‘Progetto di risoluzione sulle conseguenze dell’uso delle macchine da parte dei capitalisti’ (4 agosto 1868), il G.M. Bravo, ‘La Prima Internazionale. Storia documentaria’, vol. I, Roma, Editori Riuniti, 1978, p. 269] (pag 284-385)”,”MADS-726″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Storia e insegnamento della storia in alcune pagine di Antonio Labriola.”,”‘Socratismo e antiscolasticismo, quindi, vanno sostenendo un socialismo inteso, come dicevamo, in termini di ‘filo conduttore’, come ricerca collettiva, di conseguenza ai “”comunisti critici”” spetta “”l’obbligo della minuta e diretta ricerca”” (18). Di studiare i fenomeni storici dall’angolazione che è propria della concezione materialistica, dell’intendere “”le idee come il prodotto e non come la causa di una determinata struttura sociale”” (19), “”ma poiché non giova di imitare lo scolastico – scrive in ‘Del materialismo storico’ -, che in riva al mare insegnava a nuotare con la definizione del nuoto prego il lettore di aspettare, che io semplifichi in altri saggi il mio pensiero, col recare una qualche effettiva narrazione storica; rifacendo, cioè, per iscritto una parte di ciò che già da un pezzo sto facendo, a voce, insegnando”” (20). E’ un preciso impegno di lavoro inteso a offrire a una più ampia platea quanto già va svolgendo nei suoi corsi universitari, uno scavo storico non certo disinteressato ma scevro da ogni scolasticismo e impegnato a cogliere la complessa reciprocità del rapporto tra struttura economica e sovrastrutture, sebbene la prima sia, in ultima istanza, determinante. In tale complesso proposito indagativo rientra lo “”studio obiettivo della formazione e dello sviluppo dell”associazione cristiana’””, il primo passo da fare nell’ordine di tale ricostruzione è quello di “”abbandonare il concetto astratto e generico di una storia unica ed unitaria di ‘tutto il cristianesimo’, e venire alla storia particolare, per tempi e luoghi, dell”associazione cristiana’”” che “”è parte soltanto di quella più larga società civile”” (21). Vanno quindi ricercate e dichiarate quelle “”‘condizioni materiali’, le quali, come è accaduto di ogni altra convivenza umana, produssero dapprima l’associazione cristiana, e poi la mantennero, la perpetrarono o la portarono alla parziale o locale dissoluzione”” (22), un'””associazione”” che è “”stata sempre, dal più al meno, contenuta da un più vasto e complicato ‘ambiente’ storico-sociale”” (23). Fatta la “”storia economica”” non “”tutto sarà chiaro””. “”Spiegare un processo consiste, in generale, nel risolverlo nelle condizioni sue più elementari, fino al punto che sia dato di scorgere e seguire (dal minimo del discernibile in su) le fasi successive, come chi vada da premesse a conseguenze””. Ma la conoscenza storica è insufficiente “”senza sussidio critico degli elementi intellettuali raccolti nella tradizione””. Quindi, sembra suggerire il Marx del ’18 brumaio’, gli uomini fanno da sé la propria storia, ma nelle circostanze “”determinate dai fatti e dalla tradizione”” (24). In ogni caso Labriola non può prescindere dalla rilevazione delle basi materiali del fenomeno esaminato, quindi dalla “”condizione economica dell’Italia superiore e media in su la fine del XIII, e in sul cominciamento del XIV secolo, col principale intento di spiegare l’origine del proletariato di campagna e di città, per trovar poscia una qualche prammatica spiegazione del sorgere di certe agitazioni comunistiche, e per dichiarare da ultimo le vicende assai oscure della eroica vita di Fra Dolcino””. Una ricostruzione che richiede in primo luogo la rilevazione dei mutamenti dei rapporti sociali di produzione nelle campagne in ragione “”del dominio borghese nelle forme della ‘città sovrana’””, un processo che Labriola considera di precoce modernizzazione che con la rapida sparizione della piccola proprietà produce “”una moltitudine di straccioni”” (25). A partire da questa “”descrizione”” che il Cassinate definisce “”sociologica”” (“”l’abolizione della servitù personale”” e la formazione sul finire del XIII secolo di un “”enorme proletariato di campagna””) (26), la questione che si pone è quella di cogliere “”i riflessi ideologici di questa condizione”” nel movimento capeggiato da Dolcino (27). L’esposizione è incentrata su una lettura critica delle fonti, quindi l’esame dei movimenti ereticali, “”patari, valdesi, apostolici””, dei gruppi sociali che alimentano il fenomeno, quindi il pauperismo, la polemica antigerarchica, l’egualitarismo, il mutuo insegnamento; su tutto si innesta ad opera di Dolcino un elemento profetico denso di reviviscenza gioachimitiche e suggestioni ghibelline. Il che non impedisce al Labriola ad accennare ad analogie con i movimenti sociali e riformatori successivi, richiamando tra l’altro, il “”movimento tedesco”” (28), la ribellione dei contadini guidati da Thomas Münzer. Procedendo in conformità ai criteri propri di una spiegazione realistica, Labriola giunge alla specifica manifestazione ereticale. Dalle trasformazioni dei rapporti sociali nelle campagne dell’Italia centro-settentrionale, dalla conseguente realizzazione di un “”enorme proletariato di campagna”” a “”Fra Dolcino come ‘condottiero’ di un esercito di infimi pei quali la guerra è un atto di apostolato e di redenzione”” (29). Dolcino, profeta armato, diventa “”un cavaliere dell’umanità””, “”il primo autore di una rivelazione comunistica””, di una rivolta che non poteva “”rovesciare sia pure temporaneamente un sistema politico o essere almeno un sommovimento generalizzato di tutta una classe”” come i “”contadini di Germania nel principio del secolo XVI”” (30). La frammentazione delle lotte dei lavoratori delle città, “”ogni città ha la sua storia, e le sue lotte di classe”” (31), spinge “”gl’idealisti dell’eresia comunistica”” a “”dirigersi (…) ai contadini””, incapaci però di cogliere la natura della loro più generale condizione di gruppo sociale’ (pag 56-57) [(18) A. Labriola, ‘A proposito della crisi del marxismo’, in Id. ‘Da un secolo all’altro, 1897-1903’, a cura di S. Miccolis e A. Savorelli, Napoli, Bibliopolis, 2012, p. 266; (19) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, in Id. ‘Saggi sul materialismo storico’, a cura di V. Gerratana, A. Guerra, Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 245; (20) Id. ‘Del materialismo storico. Delucidazione preliminare’, cit., p. 154; (21) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, in Id. ‘Saggi sul materialismo storico’, cit., pp: 245-246; (22) Ivi, p. 246; (23) Ivi, p. 248); Ivi, p. 252; (25) Cfr. A. Labriola, ‘Fra Dolcino’, a cura di A. Savorelli, Pisa, Edizioni della Normale, 2013, pp. 26-33; (26) Ivi, p. 47; (27) Cfr. ivi, p. 28; (28) Ivi, pp. 64-65; (29) Ivi, pp. 47-48; (30) Ivi, pp. 70-71); (31) Ivi, p. 73]”,”LABD-105″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Marx e Gramsci. La formazione dell’individuo sociale.”,”Omaggio dell’autore. Vincenzo Orsomarso è autore di numerose indagini monografiche su Marx, Labriola, Sorel, Pareto e Gramsci; si è occupato inoltre di ricerche connesse a tematiche attinenti la divisione e l’organizzazione del lavoro. Tra le sue pubblicazioni in volume ‘Il progresso intellettuale di massa’ e ‘Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano’. Marx Hegel ‘Nella primavera – estate del 1843, [Marx] porta a termine il commento dei paragrafi 261-313 della ‘Filosofia del diritto’ di Hegel. Un lavoro di smontaggio della teoria hegeliana dello Stato che aveva assunto quale base filosofica la critica dell’idealismo speculativo avanzata da Feuerbach. Le obiezioni di Marx riguardano innanzitutto il metodo con cui Hegel sviluppa la teoria dello Stato nell’orizzonte complessivo del suo pensiero, in secondo luogo il rapporto che stabilisce tra lo Stato e le altre sfere della società (famiglia e società civile); infine, temi quali la burocrazia, la costituzione, la democrazia, il suffragio. Sul piano filosofico generale la critica di Marx segue decisamente il modulo argomentativo feuerbachiano: nella filosofia idealistica come nella teologia si dà luogo ad una inversione, a un capovolgimento del rapporto tra il soggetto e il predicato. Come non è Dio a creare l’uomo ma l’uomo a creare Dio, così in filosofia il vero soggetto non è il pensiero ma l’uomo realmente esistente, di cui il pensiero è solo il predicato. In realtà l’«unico interesse di Hegel – scrive Marx – è di ritrovare l'””idea”” pura e semplice (…) in ogni elemento, sia dello Stato, sia della natura» (17). Hegel «dappertutto fa dell’idea il soggetto e del soggetto propriamente detto, reale (…), fa il predicato. Ma lo sviluppo procede sempre dalla parte del predicato» (18). Tuttavia Marx riconosce ad Hegel – nel corso della sua attività – la scoperta del principio dialettico, la contraddizione che è però essenzialmente una contraddizione di concetti o categorie ed è pertanto destinata a risolversi automaticamente nel puro pensiero. Il metodo di Marx risulta fondato innanzi tutto sul riconoscimento della oggettività reale della contraddizione, pertanto sul rovesciamento della dialettica di Hegel, «per trovare il nocciolo razionale dentro il rivestimento mistico». Un punto di vista ribadito trent’anni dopo la ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, testo che lo stesso Marx richiama nel ‘Poscritto alla seconda edizione’ de ‘Il capitale’ del 24 gennaio 1873. «Nei suoi principi basilari il mio metodo non solo è diverso da quello hegeliano, ma ne sta proprio all’opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli sotto il nome di Idea trasforma in soggetto indipendente, è il demiurgo della realtà, mentre la realtà è solo il suo fenomeno esteriore. Invece per me il fattore ideale è solamente il fattore materiale trasferito e tradotto nella mente degli uomini» (19). In ogni caso la «mistificazione cui è soggetta la dialettica nelle mani di Hegel, non impedisce in nessun modo che egli sia stato il primo ad averne esposto distesamente e consapevolmente le forme generali di movimento» (20). In più, la dialettica, nella sua «forma razionale», è «scandalo e orrore per la borghesia e per i suoi portavoce dottrinari, perché nella comprensione positiva della realtà delle cose include nello stesso tempo anche la comprensione delle negazione di essa e del suo inesorabile declino, perché considera ogni forma divenuta nel fluire del movimento, perciò anche dal suo lato transitorio» (21)”” (pag 38-39-40) [(17) K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in Id. ‘Opere filosofiche giovanili’, trad. di G. Della Volpe, Roma, Edizioni Rinascita, 1950, p. 22; (18) Ivi, p. 21; (19) Id., ‘Proscritto alla seconda edizione de ‘Il Capitale’, cit., pp. 44-45; (20) Ibidem; (21) Ibidem] Gramsci e Lenin e la questione dell’ alleanza operai – contadini (pag 159-162)”,”GRAS-145″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”L'””autoeducazione”” dei produttori. Gramsci e la rivoluzione sovietica.”,”Americanismo sovietico e istruzione politecnica (pag 139-140) “”Ma il tema dell’istruzione politecnica ritorna ufficialmente in ambito socialista, solo per mano di Lenin, nell’aprile-maggio 1917, nei ‘Materiali per la revisione del programma del partito’ socialdemocratico operaio russo. Concetto ribadito nel marzo 1919, nel ‘Progetto di programma del PC(b.)R, e che va posto in relazione alle riflessioni condotte dallo stesso Lenin sulle teorie relative alla razionalizzazione dell’apparato produttivo, al “”difficile”” tentativo, successivo all’Ottobre di piegare ai fini del “”potere sovietico la scienza e la tecnica borghese””. La stessa tecnica posta a fondamento materiale e della formazione politecnica e di cui era necessario appropriarsi, con il proposito di svuotare dell’elemento classista di fondo l’organizzazione scientifica del lavoro: la separazione tra direzione ed esecuzione. Del “”sistema dell’ingegnere americano Frederick Taylor””, Lenin si occupa già dal 1913 ma è in ‘Stato e rivoluzione’ che il taylorismo appare, in ragione degli incrementi di produttività che garantisce, un elemento di razionalizzazione da acquisire in funzione della creazione della “”basi economiche”” per il passaggio ad altra realtà statuale, resa possibile, tra l’altro, dalla liberazione di tempo di lavoro per la partecipazione alla direzione collettiva dello Stato (18). Tale è per Lenin, nel 1917, il senso da dare alla modernizzazione sovietica, una tesi confermata nella ‘Variante iniziale dell’articolo “”I compiti immediati del potere sovietico””, dove riafferma un’idea di sviluppo basata sul governo operaio del processo produttivo. “”La possibilità di realizzare il socialismo””, in un paese arretrato e piegato dalla guerra, “”sarà determinata appunto dai successi”” che saranno conseguiti “”nel combinare il potere sovietico e l’amministrazione sovietica con i più recenti progressi del capitalismo”” (19). Ma ne ‘I compiti immediati del potere sovietico’, marzo-aprile 1918, Lenin non fa più riferimento né alla riduzione dell’orario di lavoro né ad una direzione operaia del processo produttivo, la questione sembra diventare quella, in tempi non certo brevi, di crearne le premesse: “”bisogna introdurre in Russia lo studio e l’insegnamento del sistema Taylor”” (20), lavorare perché si sviluppi la capacità proletaria di “”organizzare la produzione socialista”” (21)”” (pag 139-140) [(18) Cfr. Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, a cura di V. Gerratana, Roma, Editori Riuniti, 1970, p. 199; (19) Id. ‘I compiti immediati del potere sovietico’, in Lenin, ‘Scritti economici’, a cura di U. Cerroni, Roma, Editori Riuniti, 1977, p. 657: (20) Ivi, p. 658. Cfr. R. Finzi, Taylor, Stachanov: il dibattito sull’efficienza economica dopo l’Ottobre’, in E.J. Hobsbawm et al. ‘Storia del marxismo’, vol III, Torino, Einaudi, 1980, pp. 638-655; (21) Lenin, ‘Discorso al I Congresso dei Consigli dell’economia nazionale’, in Id., Scritti economici’, cit., p. 663; l’intervento fu svolto il 26 maggio 1918] La rivoluzione sovietica per Lenin …. (pag 142-143) “”La rivoluzione sovietica per Lenin non poteva che essere l’inizio di un processo rivoluzionario più vasto; lo stesso Marx non aveva escluso la rivoluzione in Russia a condizione che fosse stata “”il segnale di una rivoluzione proletaria in Occidente, in modo che le due rivoluzioni si fossero completate a vicenda, allora la proprietà comune della terra in Russia», l”obscina’, sarebbe stata il «punto di partenza ad uno sviluppo in senso comunistico”” (31). Marx ed Engels avevano scritto ne ‘L’ideologia tedesca’ che se tutte “”le collisioni della storia hanno la loro origine nella contraddizione tra le forze produttive e la forma di relazioni””, non è necessario “”per provocare delle collisioni in un paese”” che “”questa contraddizione sia spinta all’estremo in questo paese stesso””. La concorrenza con paesi industrialmente più progrediti, provocata dall’allargamento delle relazioni commerciali internazionali, è sufficiente a generare una contraddizione analoga anche in paesi industrialmente meno avanzati. Era il caso del “”proletariato latente in Germania, fatto apparire dalla concorrenza dell’industria inglese”” (32), adesso sembrava il caso del proletariato russo che veniva a vita sotto la pressione della “”vertigine speculativa capitalistica in rapida fioritura”” e al diffondersi della “”proprietà fondiaria borghese”” (33). Ma al proletariato internazionale e alla sua capacità di determinare profondi rivolgimenti sociali era affidata la sorte del socialismo in Russia. L’arretratezza economica e culturale, la disfatta bellica, la guerra civile, ma soprattutto il fallimento della rivoluzione in Occidente, l’accerchiamento operaio dalle potenze capitalistiche, rendeva drammaticamente difficile la realizzazione del processo rivoluzionario in Russia. È alla luce di quadro del quadro politico delineatosi sul finire del 1920 che si spiegano le scelte di natura economica e politica, quindi anche di politica scolastica del paese che si proponeva sovietico. Ma il fatto educativo per Lenin rimane una delle premesse per consentire ai più un ruolo attivo nel processo di trasformazione delle strutture politiche e produttive del paese sovietico. Un’ulteriore testimonianza è data dalla ‘Prefazione’ al libro di Stepanov sulla elettrificazione e dallo scritto incompiuto, ‘Un cucchiaio di fiele in un barile di miele’ (14); in quest’ultimo intervento si occupa del volume di O.A. Ermanski, ‘L’organizzazione scientifica del lavoro e il sistema Taylor’, un libro, ad avviso di Lenin «pienamente adatto come manuale obbligatorio per tutte le scuole professionali e per le scuole secondarie in generale. Imparare a lavorare è attualmente il compito principale della Repubblica dei soviet, un compito che riguarda tutto il popolo. Sopprimere interamente l’analfabetismo; non contentarsi in nessun caso e andare oltre a qualsiasi costo, facendo proprio tutto ciò che di veramente prezioso c’è nella scienza europea e americana: questo è il nostro compito primario fondamentale» (35)”” (pag 142-143) [(31) K. Marx, ‘Prefazione’ alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, in K. Marx e F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, a cura di Bruno Maffi, Milano, Il Saggiatore, 1965, p. 246. Cfr. V. Orsomarso, ‘Marx, Engels e la Russia’, in Id. ‘Da Labriola a Gramsci. Educazione e politica nel marxismo italiano’, cit., pp. 161-176; (32) Cfr. K. Marx F. Engels, ‘L’ideologia tedesca’, Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 72; (33) K. Marx, ‘Prefazione’ alla seconda edizione russa del ‘Manifesto’, in K. Marx e F. Engels, ‘India, Cina, Russia’, cit., p. 246; (34) Cfr. Lenin, ‘Prefazione’ al libro di I.I. Stepanov, ‘L’elettrificazione della RSFSR in relazione alla fase di transizione dell’economia mondiale’, in Id., Opere complete, vol. XXXIII, Roma, Editori Riuniti, 1970, pp. 221-222; Lenin ‘Un cucchiaio di fiele in un barile di miele’, in op. cit., pp. 335-336. Il primo testo è del 18 marzo 1922, il secondo è stato scritto tra la fine di agosto e l’inizio di settembre dello stesso anno; (35), Lenin, ‘Un cucchiaio di fiele in un barile di miele’, in Id. Opere complete, vol. XXXIII, cit., p. 335]”,”GRAS-167″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Antonio Labriola, “”istruire quelli che vogliono farla da maestri””.”,”Citato il volumetto con scritti di Antonio Labriola, ‘Marx’, Edizioni della Normale, Pisa, 2029, a cura di Davide Bondi e Alessandro Savorelli Labriola: educare la parte degli operai che è educabile (pag 64) Le differenze tra il professore romano e il socialista milanese. ‘Il materialismo storico a cui si richiamava Turati era fortemente calcato su una visione deterministica ed economicistica. Il mutamento si realizza in virtù dei movimenti “”delle forze economiche a cui si accompagnano e succedono, rigidamente solidali con esse, adeguate trasformazioni politiche, religiose, familiari, intellettuali e morali””. Il movimento socialista non pretende “”di presegnare il tempo, le forme e i termini di codesta evoluzione nei suoi più intimi particolari, tende a disvelarne la linea generale e i fini principali ed immancabili”” (27). È evidente, nella premessa, sopra citata, al ‘Programma della Lega socialista milanese’ del 1891, il richiamo ad una considerazione dello sviluppo sociale come graduale e inarrestabile, che si realizza per lenta accumulazione. Ogni tentativo di forzare le tappe della storia ha come solo risultato quello di ritardare il corso naturale degli eventi. Per Turati, ispiratore del programma del 1891, la condizione umana progredisce per lenti processi di trasformazione dei rapporti e degli istituti sociali, con la stessa gradualità con cui procede l’evoluzione biologica. Il prevalere di una visione evoluzionistica all’interno del nascente movimento operaio non era un fenomeno circoscritto ai socialisti italiani, ma interessava gran parte della cultura della Seconda Internazionale, pervasa da una visione progressiva della storia che indicava nel socialismo la prossima e immancabile tappa della storia umana. Una filosofia condivisa tanto da coloro che immaginavano il passaggio al socialismo come un processo graduale e pacifico quanto dai cosiddetti “”ortodossi”” che si affidavano al “”crollo”” del sistema giunto a piena maturità. In Italia il positivismo evoluzionista, l’adesione ad una idea di mutamento come passaggio graduale ma ineluttabile da uno stato di disgregazione ad uno stato di coerenza e di armonia crescente, consentiva di raccordare le aspirazioni del democraticismo repubblicano con le prospettive di un riformismo socialista, nutrito da un economicismo assunto a fattore determinante il movimento storico (28)’ (pag 58-60) [(27) ‘Programma socialista della Lega socialista milanese’, in ‘Critica sociale’, 20 aprile 1891, p. 90; (28) Se “”il socialismo – dichiarava Turati dalla tribuna del Congresso di Bologna del 1904 – sarà lo sbocco della società progredita… Da oggi fino a quel giorno v’è confluenza di interessi fra sviluppo del socialismo e lo sviluppo dell’economia capitalistica”” (F. Turati, ‘Le vie maestre del socialismo’, a cura di R. Mondolfo e G. Arfè, Napoli, Morano, 1966, pag 82] La crisi del marxismo e il colonialismo. “”Nel 1896 Labriola avvertiva un’imminente e lunga crisi del socialismo per l’inadeguatezza delle “”stesse teorie marxiste”” a comprendere “”i nuovi fenomeni economico-sociali dell’ultimo ventennio”” (61). La strumentazione di cui usufruiva la filosofia della prassi non sembrava in grado di abbracciare e comprendere il “”grande spostamento – Giappone – Cina – Russia – Africa – il mercato mondiale”” (62). Sulla “”pausa relativamente lunga nello sviluppo del socialismo”” ritorna in una lettera del 24 settembre 1896 indirizzata a Eduard Bernstein (63), ancora l’8 ottobre 1898 (64) e il 12 novembre (65) dello stesso anno nella corrispondenza con Kautsky. L'””intuizione della vita e del mondo, la quale si compendia nel nome di materialismo storico – scrive nel 1899 -, non è giunta a perfezione negli scritti di Marx ed Engels, e dei loro prossimi seguaci””, “”la dottrina procede ancor lenta, e forse procederà allo stesso modo per un buon pezzo””. Ciò non toglie che, “”senza proclamarsi scopritori o autori della crisi del Marxismo, si possa esser seguaci anche all’ora presente del materialismo storico””, procedendo “”alla conveniente revisione di concetti, che abbiano subito o subiscano correzione dal corso naturale del pensiero”” (66). Rivisitare e aggiornare l’apparato concettuale e metodologico del marxismo è possibile ed è necessario, fermo restando il “”nerbo”” del materialismo storico “”la concezione generale dello sviluppo storico sotto l’angolo visuale della rivoluzione proletaria”” (67), l’autonomia teorica del marxismo”” (pag 66-67) [(61) A. Labriola, Carteggio, 1896-1898, cit., p. 189; (62) Ivi, pp.209-211; (63) Il “”congresso di Londra”” lo aveva rafforzato nella persuasione che il movimento socialista avrebbe vissuto “”una pausa relativamente lunga nello sviluppo del socialismo”” (ivi, p. 209); (64) Cfr. ivi, p. 640; (65) Cfr. ivi, p. 662; (66) A. Labriola, ‘Da un secolo all’altro 1897-1903’, a cura di S. Miccolis e A. Savorelli, Napoli, Bibliopolis, 2012, pp. 53-54; (67) Ivi, p. 52]”,”LABD-125″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Liberalismo radicale e socialismo nella riflessione di John Dewey.”,”Trotsky: ‘è  necessario riconoscere che la morale è un prodotto dello sviluppo sociale… la morale ha più di qualsiasi altra forma di ideologia un carattere classista’ “”Dewey fu critico anche verso l’assolutismo in cui cadde, a suo avviso, Lev Trockij nel saggio ‘La loro morale e la nostra’, scritto dal rivoluzionario sovietico il 6 febbraio del 1938 a Coyoacan in Messico, a ridosso della tragedia spagnola e mentre si consumava il dramma delle purghe staliniane. Il testo tentava di essere una risposta a quanti attribuivano al bolscevismo, il suo “”amoralismo”” la radice genetica dello stalinismo, a cui era necessario opporre l’inviolabilità dei fondamentali principi morali ed etici democratici. All’equazione bolscevismo-stalinismo Trockij rispondeva richiamando l’opera di abolizione di ogni privilegio intrapresa dalla rivoluzione d’Ottobre che aveva dichiarato guerra all’ineguaglianza sociale, sostituito alla burocrazia il governo dei lavoratori per i lavoratori, soppresso la diplomazia segreta e si era sforzata di dare ai rapporti sociali una trasparenza completa. Mentre lo stalinismo aveva restaurato le forme più offensive di privilegio e dell’ineguaglianza; aveva soffocato, per mezzo del dispotismo poliziesco, l’attività spontanea delle masse, fatto dell’amministrazione e del potere un monopolio dell’oligarchia del Cremlino. Lo stalinismo non era per Trockij il frutto dell'””amoralismo”” bolscevico, come tutti gli avvenimenti rilevanti della storia andava considerato come il prodotto della lotta sociale concreta, “”la più perfida e crudele che ci sia quella di una nuova aristocrazia contro le masse che l’hanno condotta al potere””. In verità, è necessaria una totale indigenza intellettuale e morale – scrive Trockij – per identificare la morale reazionaria e poliziesca dello stalinismo con la morale rivoluzionaria dei bolscevichi. Il partito di Lenin ha cessato di esistere da gran tempo, ormai; le difficoltà interne e l’imperialismo mondiale l’hanno fatto a pezzi. Gli è successa la burocrazia staliniana. La quale è un apparato di trasmissione dell’imperialismo. Nel campo della politica mondiale, la burocrazia ha sostituito la collaborazione fra le classi alla lotta di classe, il socialpatriottismo all’internazionalismo. Al fine di adattare il partito governante alle necessità della reazione, la burocrazia ne ha «rinnovato» il personale con lo sterminio dei rivoluzionari e il reclutamento degli arrivisti (66). Una difesa di fatto debole che non fa i conti con la crescente identificazione di Stato e partito fin dalla guerra civile, con la crescente burocratizzazione e separazione del ceto politico bolscevico dalle masse russe. A quanti, critici dello stalinismo, affermavano la necessità di porre al di sopra delle classi e della lotta di classe la morale, Trockij rispondeva che era come invocare le “”verità eterne”” della morale, quindi rinunciare all’opera di secolarizzazione svolta dal pensiero umano, allo sforzo fatto per restituire la morale alle sue radici storiche (67). È necessario riconoscere che la morale è un prodotto dello sviluppo sociale, ch’essa non ha niente di invariabile, che serve agli interessi della società, che tali interessi sono contraddittori e che la morale ha più di qualsiasi altra forma di ideologia un carattere classista. Certo – afferma – esistono delle regole elementari di morale elaborate dal progredire dell’intera umanità e che sono necessarie alla vita dell’intera collettività. Ma la loro efficacia è alquanto instabile e ristretta. Le norme “”imperative per tutti”” sono tanto meno efficaci quando la lotta di classe si fa più aspra. La guerra civile, forma culminante della lotta di classe, abolisce violentemente qualsiasi legame morale fra le classi antagoniste (68). I mezzi – continua – Trockij – vanno scelti in ragione degli obiettivi, vanno giustificati in considerazione dei fini, ma se il “”mezzo non può essere giustificato dal fine… anche il fine abbisogna di una giustificazione”” e dal “”punto di vista del marxismo… è giustificato se porta all’accrescimento del potere dell’uomo sulla natura e all’abolizione del potere dell’uomo sull’uomo”””” (pag 63-64) [Vincenzo Orsomarso, ‘Liberalismo radicale e socialismo nella riflessione di John Dewey’, ‘Ricerche pedagogiche’, Roma, n. 215, aprile-giugno 2020] [(66) L. Trotsky, ‘La nostra morale e la loro’, in Id., Letteratura arte libertà, Milano, Schwarz editore, 1958, p. 153; (67) Cfr. Ibidem, p. 138; (68) ibidem, p. 142]”,”TEOC-802″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Gramsci, una “”pedagogia rivoluzionaria””.”,” Citato il saggio di Leonardo Rapone ‘Gramsci e il movimento internazionale prima del comunismo’ (pag 76) (all’interno del volume a cura di P. Capuzzo e P. Pons ‘Gramsci nel movimento comunista internazionale’, Carocci, 2019) (secondo fascicolo di Orsomarso) Cit. A. Gramsci, ‘Il nostro Marx (1918-1919), Einaudi, 1984 a cura di S. Caprioglio Sui tentativi di tradurre il bolscevismo nel linguaggio storico italiano si sofferma lo studio di Francesco Giavi ‘La bolscevizzazione tradotta in “”linguaggio storico italiano”” che prende le mosse dall’articolo ‘Vladimiro Ilic Ulianof’ pubblicato su ‘Ordine Nuovo’ del 1° marzo 1924, articolo in cui Gramsci indica l’originalità dell’opera di Lenin nell’aver riconosciuto il ruolo dei contadini nella rivoluzione (pag 77)”,”GRAS-168″
“ORSOMARSO Vincenzo”,”Tristano Codignola. Educazione, democrazia, socialismo.”,”Tristano Codignola ha mostrato attenzione ai temi della scuola e dell’educazione durante la sua militanza nel Partito d’Azione. Negli anni Cinquanta, il suo interesse divenne impegno politico quando assunse l’incarico di responsabile del settore scuola del PSI. La direzione craxiana, opposta alla sua ‘alternativa radical-riformatrice’, lo allontanò da questo incarico. Dal 1959 al 1976, si impegnò nell’elaborazione di una riforma del sistema di istruzione e formazione. Questa riforma faceva parte di un progetto di trasformazione democratica e socialista. La scuola pubblica, come parte integrante, poteva anticipare gli esiti di questa prospettiva. La scuola pubblica doveva diventare un luogo di formazione critica e di educazione all’autogoverno. C’è bisogno di una scuola capace di ragionamento e critica. Questi obiettivi non dovevano mancare nella formazione tecnico-professionale. La formazione doveva adeguarsi al livello di sviluppo delle forze produttive. L’educazione non doveva essere considerata una variabile dipendente. Vincenzo Orsomarso è socio della SPES. Collabora con ‘Ricerche pedagogiche’ e con la ‘Rivista di Politica, Educazione e Storia’. È autore di ‘Il progresso intellettuale di massa’, Rubbettino, 2007, ‘Da Labriola a Gramsci. Educazione politica nel marxismo italiano’, Nuova Cultura, Roma, 2015, ‘Marx e Gramsci. La formazione dell’individuo sociale’, Sette Città, Viterbo, 2018. “”Nato ad Assisi nel 1913, figlio del pedagogista Ernesto Codignola e di Anna Maria Melli, dieci anni dopo si trasferisce con la famiglia a Firenze dove Tristano completa gli studi e si laurea nel 1935 in giurisprudenza – relatore Francesco Calasso -, con una tesi in Storia del diritto italiano intitolata ‘Saggio sui contratti agrari e sulla vita rurale in Toscana nei secoli X-XIII. Una formazione storica quella di Tristano Codignola, influenzata dall’opera di Croce che aveva pubblicato nel 1928 la ‘Storia d’Italia dal 1871 al 1925’ e nel 1932 la ‘Storia d’Europa nel secolo decimonono’. (…) Successivamente Codignola sul piano della teoria politica, come tutti i giovani crociani che costituirono il movimento liberalsocialista, partendo da sponde ideologiche liberali si spinse a separare i principi della libertà dalla connessa interpretazione liberista, fino a ritrovare nella tradizione socialista le proposte per un nuovo assetto della società, un socialismo divergente da quello maturato nel corso dell’esperienza sovietica. Per ciò che concerne l’analisi storica, l’idealismo crociano lasciò il posto – come vedremo nel corso della trattazione – ad una considerazione più accurata del ruolo dei rapporti sociali di produzione e della lotta di classe nelle vicende umane. Forse sollecitato da alcune pagine del ‘Socialismo liberale’ di Carlo Rosselli. Per quest’ultimo che riteneva il “”Marx socialista”” superato (8), il problema per i socialisti non consisteva nel rinnegare Marx ma nell’emanciparsene”” (9); il “”prepotente realismo”” del pensiero di Marx ormai permeava “”la scienza sociale moderna””, in quanto rappresentava “”un insieme di verità”” acquisite. Quindi l’importanza preminente delle “”forze economiche e, tra queste, (le) forze di produzione e loro organamento; gli stretti legami esistenti fra sistema produttivo e rapporti sociali, e la conseguente loro relatività storica; lo sviluppo organico del modo di produzione e la impossibilità”” di saltare le fasi essenziali, senza per questo ricadere necessariamente nel vecchio determinismo della Seconda Internazionale. Ancora il progressivo prevalere del macchinismo e dell’industrialismo; “”la realtà delle lotte di classe, la parte che queste lotte hanno avuto per il passato, l’avanzarsi del proletariato per effetto dello sviluppo capitalistico e la preminenza del contrasto tra capitalisti e proletari, il frequente modellarsi delle ideologie sulla base degli interessi di classe o di ceto, ecc.”” (10).”” (pag 41-43) [Vincenzo Orsomarso, ‘Tristano Codignola. Educazione, democrazia, socialismo’, Edizioni Anicia, Roma, 2025] [(8) Il “”Marx socialista”” diversamente dal Marx scienziato, è stato “”confutato nella teoria e progressivamente abbandonato nella pratica, esso appartiene a una fase certo essenziale ma oltrepassata della storia del movimento socialista”” (C. Rosselli, ‘Socialismo liberale’, Milano, 2011, p. 100; (9) Ivi, p. 98; (10) Ivi, p. 97]”,”TEOP-581″
“ORTAGGI CAMMAROSANO Simonetta”,”Donne, lavoro, grande guerra. (Saggi. II. 1982-1999).”,”ORTAGGI CAMMAROSANO Simonetta, allieva della Normale di Pisa (Roma, 1944 – Trieste 1999) è stata docente di storia sociale contemporanea nell’Università degli Studi di Trieste. Contiene il capitolo: ‘Testimonianze proletarie e socialiste sulla guerra’ (pag 177-205) e ‘Le donne italiane nella grande guerra’ (pag 205-213) “”L’arresto – lamentato da Anna Kuliscioff – della mobilitazione femminile nel primo decennio del Novecento, rispetto alla vivacità del movimento associativo negli anni Novanta, era molto verosimilmente l’espressione di un aumento della fatica e delle difficoltà del vivere per la donna lavoratrice (250). Quando, finite le lunghe ed estenuanti ore di lavoro, questa rientrava in casa la sera, si ritrovava “”sola coi figli, con le miserie della vita, col dovere dell’altro lavoro domestico che gli uomini non conoscono, con tutti i corrucci, le sofferenze che non toccano l’uomo e che appartengono a lei sola””: così scriveva una socialista romagnola, Maria Goja, nel 1911″” (pag 151) (250) A Venezia, ad esempio, le donne iscritte al sindacato nel 1913 erano 300, su un totale di 4.931 iscritti (Filippini, “”Su compagne!””, cit., p. 256″,”MITT-348″
“ORTAGGI Simonetta”,”Il dibattito tra Lenin e gli “”estremisti”” europei sull’ideologia borghese.”,”Due saggi della De-Clementi su Bordiga pubblicati su ‘Rivista storica del socialismo’ prima di pubblicare il suo libro ‘Amadeo Bordiga’ (1971).”,”LENS-236″
“ORTAGGI Simonetta, testi di Eric J. HOBSBAWM Edward P. THOMPSON William H. SEWELL Yves LEQUIN Franco RAMELLA Rolande TREMPE’ Jürgen KOCKA Herbert GUTMAN”,”La formazione della classe operaia.”,”Simonetta Ortaggi insegna storia sociale contemporanea presso l’Università degli Studi di Trieste. E’ autrice di studi su Gramsci, Trotsky, Lenin e la Terza Internazionale. Si è interessata anche alla condizione operaia in fabbrica (‘Il prezzo del lavoro’, 1988). Engels e la rivoluzione industriale. “”Mettere a fuoco la problematica storiografica sulla formazione della classe operaia significa risalire alla comparsa stessa – nella cultura europea del XIX secolo – del concetto di “”storia della classe operaia””, cioè a Friedrich Engels e a quel grande esempio di storia sociale che è ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, pubblicata a Lipsia nel 1845. Scritta da Engels all’età di ventiquattro anni, quest’opera riflette del giovane autore il sentimento fresco e immediato di entusiasmo e di adesione alla classe operaia, e insieme di maturità intellettuale, l’originale rielaborazione degli studi compiuti nel campo dell’economia politica e del pensiero di Adam Smith. E’ proprio a Smith, ed all’elaborazione che a lui si deve di un concetto moderno di classe operaia, che è necessario guardare se si vuole comprendere tutta la novità dell’impostazione di Engels. (…) Se ad Adam Smith dobbiamo la prima elaborazione in senso moderno della nozione di classe operaia come insieme di lavoratori salariati, è in Engels che troviamo la storicizzazione di tale concetto. Nella ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ egli indicò nella scoperta e diffusione delle macchine il punto di inizio di un processo storico nuovo, la “”rivoluzione industriale””, e l’atto di nascita di una classe sociale nuova rispetto al mondo del lavoro precedente, la classe operaia (…). L’espressione “”rivoluzione industriale”” riceveva il suo significato dall’analogia con la rivoluzione che si era svolta in Francia: politica quest’ultima, “”industriale”” cioè economica la prima, ma destinata – secondo Engels – ad avere un esito non meno rivoluzionario sul piano sociale. “”Come in Francia fu la politica, in Inghilterra fu la rivoluzione industriale e il movimento della società borghese in generale a trascinare nel vortice della storia le ultime classi ancora del tutto indifferenti agli interessi generali dell’umanità””, affermava Engels (p.33), commentando la fine, ad opera delle macchine, di quel mondo di contadini-tessitori che la letteratura del tempo dipingeva a tinte idilliache. Ma era solo nell’epilogo che il contrappunto tra rivoluzione politica in Francia e rivoluzione “”industriale”” in Inghilterra si dispiegava solenne in tutto il suo significato, ad annunciare come non lontana, in Inghilterra, “”una rivoluzione a paragone della quale la prima rivoluzione francese e il 1794 saranno un gioco da fanciulli”” (p. 47). L’idea di “”rivoluzione industriale”” introdotta allora da Engels, ed alla quale egli associava l’idea di una nascita della classe operaia, aveva dunque un significato che non era solo economico ma economico e politico al tempo stesso, evocava il carattere oggettivamente rivoluzionario delle trasformazioni economiche che si erano prodotte, come le nuove trasformazioni che erano destinate a prodursi per effetto di un rovesciamento dei rapporti sociali da parte della classe operaia. Engels, in verità, era lontano dal credere che la “”rivoluzione industriale”” fosse, nella stessa Inghilterra, conclusa. Qui era anche la genialità della sua analisi (…)”” [Simonetta Ortaggi, Introduzione’ a ‘La formazione della classe operaia’, 2013] (pag 7-9)”,”CONx-193″
“ORTALLI Gherardo a cura di, Saggi di Lech LECIEJEWICS Günter HOLTUS Johannes KRAMER Sofia BOESCH GAJANO Jadran FERLUGA Pierre GUICHARD Vito FUMAGALLI Donald J.A. MATTHEW Sima CIRKOVIC Franck KÄMPFER Eric CHRISTIANSEN Carlos PETIT Jesús VALLEJO Judith HERRIN Agostino PARAVICINI BAGLIANI Stanislaw SUCHODOLSKI Jean Claude HOCQUET Attilio BARTOLI LANGELI Diane OWEN HUGHES Shulamith SHAHAR Jean WIRTH David JACOBY Henryk SAMSONOWICZ”,”Storia d’Europa. Il Medioevo. Secoli V-XV. Volume III.”,”Gherardo Ortalli (Fidenza 21 settembre 1943) laureato all’Università di Bologna nel 1967, ha insegnato dal 1973 al 2015 storia medievale all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Membro di prestigiose istituzioni culturali quali la Società Dalmata di storia Patria, l’Accademia austriaca delle scienze, l’Accademia croata delle Scienze e delle Arti, l’Accademia Roveretana degli Agiati, ha presieduto la Deputazione di Storia Patria per le Venezie e l’Istituto veneto di scienze, lettere ed Arti.”,”EURx-123-FL”
“ORTALLI Gherardo”,”Lupi genti culture. Uomo e ambiente nel medioevo.”,”Gherardo Ortalli insegna Storia medievale nell’Università di Venezia. Direttore di “”ludica”” e delle collane di fonti “”Pacta Veneta”” e “”Corpus statutario delle Venezie””, ha pubblicato tra l’altro ‘Scuole e maestri tra medioevo e rinascimento. Il caso veneziano’ (Il Mulino, 1996) e ‘Bande armate, banditi, banditismo e repressione di giustizia negli stati europei di antico regime’, Jouvence, 1986. “”Il ratto, il ghiro, il francolino: tre casi; tre specie il cui ruolo e la cui presenza nell’ecosistema altomedievale si modificano, con ripercussioni – ripeto – incomparabilmente diverse, senza che l’uomo presti troppa attenzione a quei cambiamenti reali; salvo poi scoprire spaventato in altre specie animali drammatiche modifiche, lette soggettivamente piuttosto che oggettivamente accadute. È il caso del lupo”” (pag 11) Il francolino nero (Francolinus francolinus) è un uccello appartenente alla famiglia Phasianidae, diffuso in Asia meridionale1. Ecco alcuni dettagli sulla sua biologia: Descrizione: Il francolino nero è un uccello lungo dai 33 ai 36 cm, con un’apertura alare di 50–55 cm e un peso di 320-550 g. Presenta dimorfismo sessuale. Il maschio ha ventre, gola e addome neri con macchie bianche. Il dorso e la corta coda presentano sottili striature trasversali bianche su fondo nero. La macchia auricolare bianca è caratteristica del maschio. La femmina, invece, presenta un piumaggio piuttosto uniforme, che garantisce il mimetismo con il terreno, bruno-giallastro con fitte macchie scure sul ventre a forma di Y, più chiaro ai lati della testa, sul sopracciglio e sulla gola. La nuca della femmina presenta una fascia ruggine, meno estesa rispetto a quella del maschio1. Comportamento: Il francolino nero è un uccello stanziale e territoriale. Spesso è solitario in natura, specialmente durante il periodo riproduttivo, mentre in cattività è più gregario1. Alimentazione: Si nutre di semi, piccole piante, bacche, invertebrati come lombrichi, molluschi, insetti e loro larve, nonché piccoli rettili e anfibi. A volte, cattura anche piccoli topi1. Riproduzione: Questa specie monogama si accoppia tra marzo e agosto e depone in un’unica covata circa 7-12 uova in un nido ricavato in una depressione del terreno. Le uova, di colore variabile dal bruno chiaro al verde oliva, talvolta sono punteggiate di bianco. La femmina incuba le uova per 18-19 giorni, e i piccoli sono accuditi tutto l’inverno da entrambi i genitori. Durante il periodo riproduttivo, il maschio emette richiami ad intervalli di 10-15 secondi, posizionandosi su una roccia o su un cumulo di terra per attrarre l’attenzione della femmina. Durante il corteggiamento, il maschio raccoglie del cibo per presentarlo alla femmina, lasciandolo cadere ripetute volte1. Il francolino nero è un affascinante uccello che contribuisce alla diversità della fauna asiatica. Il francolino nero non è noto per causare danni significativi all’ambiente umano. In realtà, è un uccello piuttosto timido e riservato, che preferisce vivere in habitat naturali come prati, campi coltivati e aree boschive. Agricoltura: Sebbene il francolino nero si nutra principalmente di semi, piante e invertebrati, non è noto per danneggiare le coltivazioni in modo significativo. Tuttavia, in alcune situazioni, potrebbe consumare piccole quantità di semi o grano nei campi coltivati. Conservazione: Il francolino nero è considerato una specie di preoccupazione minore per la conservazione. Le principali minacce per questa specie includono la perdita di habitat a causa della deforestazione e dei cambiamenti nell’uso del suolo. Tuttavia, non è noto per causare danni diretti all’ambiente umano. Benefici: Gli uccelli come il francolino nero possono contribuire al controllo degli insetti e alla dispersione dei semi, favorendo così l’equilibrio ecologico. In sintesi, il francolino nero è un uccello che vive in armonia con l’ambiente naturale e non rappresenta una minaccia significativa per gli esseri umani o le loro attività. Il ghiro è un piccolo roditore notturno che vive in tutta Italia. Ricorda uno scoiattolo nelle dimensioni, raggiungendo al massimo i 30 cm. Ha un musetto allungato con lunghe vibrisse, orecchie piccole e tonde, occhi scuri e denti aguzzi. La sua pelliccia è grigio/marrone sul dorso e bianca sul ventre. Vive più a lungo dei topi, sino a circa 6-7 anni. Ecco alcune informazioni sul comportamento del ghiro: Rumore: I ghiri sono piuttosto rumorosi, squittiscono continuamente sia quando sono svegli che quando dormono. Alimentazione: Si nutrono di nocciole, castagne, ghiande, more, uova, fiori ed insetti. Letargo: Durante l’inverno, vanno in letargo per circa 6 mesi, ma spesso si risvegliano per mangiare il cibo di cui hanno fatto scorta nella tana. Arrampicata: Il ghiro è un formidabile arrampicatore ed equilibrista. Si sposta rapidamente sui fili della luce o del telefono e riesce a introdursi nei tetti delle case di campagna. Sebbene possano essere fastidiosi e invasivi, non è possibile ucciderli con veleni o esche avvelenate. La soluzione migliore è catturarli con trappole e poi rilasciarli in natura o allontanarli con repellenti naturali12. Ma in case di campagna immerse nel bosco con tetti non abbastanza protetti entrano attraverso fori da loro scavati nel legno o nei muri, nei sottottetti formano una colonia con decide e decine di individui che producono danni materiali a volte anche alle travature In alcune situazioni specifiche, i ghiri possono causare danni materiali significativi nelle case di campagna, specialmente quando si insediano nei sottotetti o nelle intercapedini. Ecco alcuni punti importanti riguardanti i danni causati dai ghiri: Danni strutturali: I ghiri sono noti per rosicchiare materiali per costruire i loro nidi o segnare il territorio. Questo comportamento può danneggiare mobili, pavimenti, pareti e oggetti domestici, causando costosi danni di riparazione 12. Intrusione nei tetti e nei muri: Come hai menzionato, i ghiri possono scavare fori nel legno o nei muri per accedere agli spazi interni delle case. Nei sottotetti, formano colonie con decine di individui, aumentando il potenziale per danni materiali. Sporcizia e disordine: La presenza di ghiri può portare all’accumulo di escrementi e materiali rognosi come legnetti e foglie, sporcano l’ambiente domestico e creano un aspetto disordinato 3.”,”STMED-080-FSD”
“ORTEGA Y GASSET José”,”Schema delle crisi e altri saggi.”,”ORTEGA-Y-GASSET (Madrid, 1883), filosofo della cultura, fu un sostenitore della Repubblica spagnola del 1931 ma presto ne fu deluso. Dal 1936 andò a vivere all’ estero rientrando in Spagna nel 1946. Il dualismo tra senso storico e ragione, tra vita e cultura resta il motivo centrale della sua opera.”,”FILx-146″
“ORTEGA Y GASSET Jose”,”Historia come sistema y del Imperio Romano.”,”””Il tribunato della plebe era un organo giuridico incaricato di far conoscere dentro al Governo quelle cose in cui la plebe non si sentiva appoggiata dal Senato; ma questo fu possibile, senza gravi scombussolamenti, perché nella plebe, assieme al suo intervento nello Stato, funzionava una solidarietà sovrabbondante con il Senato stesso e con la vita intera di Roma. Visse, poi, quella istituzione di un qualcosa fuori da quella dello Stato, di un sostegno esistente nei seni profondi e extragiuridici della Società – insomma, la legge, una volta di più viveva di consuetudini. La formula di Orazio: Leges sine moribus vanae – “”le leggi sono vane senza le consuetudini”” – è uno dei grandi principi sociologici.”” (pag 170)”,”STOx-091″
“ORTEGA Y GASSET José”,”En torno a Galileo. Esquema de las crisis.”,”””Come il libro si compone di fogli e la materia di atomi – la nostra vita – si compone di situazioni. Situazione – la parola lo indica – è ciò in cui si sta””. (pag 137) “”E’ essenziale all’ estremismo la irragionevolezza. Cercare di essere razionale è già rinunciare all’ estremismo””. (pag 163)”,”RELC-176″
“ORTEGA Y GASSET José”,”Saggi sull’amore.”,”Dono Ortega y Gasset (1883-1955) è considerato uno dei personaggi di maggior rilievo della cultura spagnola del XX secolo. Il suo pensiero si coloca tra il relativismo di Simmel e lo storicismo di Dilthey. Nel 1923 ha fondato la ‘Riviste de Occidente’ mirando ad avvicinare la Spagna alla cultura europea. Ha pubblicato ‘La ribellione delle masse’ (1962, in Italia), ‘Lo spettatore’ (1960), ‘Missione dell’università’ (1971), ‘Che è filosofia’ (1974), ‘L’uomo e la gente’ (1978) ‘Scritti politici’ (1978), ‘Una interpretazione della storia universale’ (1978).”,”TEOS-341″
“ORTEGA Y GASSET José”,”Aurora della ragione storica.”,”José Ortega y Gasset (1883-1955) è stato uno dei principali protagonisti della storia intellettuale della prima metà del XX secolo e colui che maggiormente ha contribuito al risveglio culturale dei paesi di lingua spagnola. Scrittore e pensatore di prima grandezza, con la sua vasta produzione saggistica ha toccato i più svariati campi del sapere. Fra le sue opere la SugarCo ha già pubblicato i ‘Saggi sull’amore’ e ‘Una interpretazone della storia universale’. Cambiamernto. “”Cambiamento e crisi. La mia idea è che il Rinascimento costituisca una grande crisi storica. Crisi storica è un concetto o, meglio una categoria della storeia: pertanto, na forma fondamentale in cui si può articolare la struttura della struttura della vita umana. Ma i concetti che definiscono la struttura della vita sono parecchi, come parecchie le sue dimensioni. (…)”” (pag 87) Generazioni. “”Comunanza di epoca e comunanza spaziale sono, ripeto, gli attributi principali di una generazione. Uniti comportano la comununza di un destino fondamentale. La tastiera della circostanza sulla quale i coetanei devono eseguire l’appassionata sonata della loro vita è nella sua struttura fondamentale la medesima. Questo medesimo destino produce conseguentemente delle coincidenze nei coetanei, che danno luogo all’uniformità del loro stile di vita”” (paga 53)”,”STOx-348″
“ORTESE Anna Maria”,”Poveri e semplici.”,”Libro dedicato a Raffaele Mattioli”,”VARx-005-FV”
“ORTONA Egidio”,”Anni d’ America. La ricostruzione 1944-1951.”,”Il 3 novembre 1944 partì da Roma per Washington una Missione composta da Quinto QUINTIERI, Raffaele MATTIOLI, Enrico CUCCIA, Mario MORELLI, e Egidio ORTONA. Dopo quattro mesi tornò indietro con qualche risultato. ORTONA rimase in America e come diplomatico di carriera venne incluso nella ricostituita ambasciata d’ Italia guidata dall’ ambasciatore TARCHIANI. ORTONA nacque nel 1910 a Casale Monferrato. Entrato nel 1932 nella carriera diplomatica vi rimase per 43 anni.”,”ITQM-059″
“ORTONA Gastone”,”Reagan. La scelta disperata di un’ America in crisi.”,”””La conseguenza pratica più importante delle reazioni americane per l’ invasione dell’ Afghanistan è stata la sospensione della ratifica del Salt 2 da parte del senato. (…) Ma mentre i sovietici non si son preoccupati affatto della richiesta americana di ritirarsi dall’ Afghanistan entro maggio, gli Europei e i Giapponesi, hanno continuato il dialogo con i sovietici anche al massimo livello ed hanno continuato gli scambi commerciali con l’ URSS che erano e sono certamente molto più importanti e determinanti per le loro economie di quanto non lo siano per l’ economia americana.”” (pag 67)”,”USAP-049″
“ORTONA Egidio”,”Il negoziato per l’ingresso dell’Inghilterra nel Mercato Comune nel diario di Egidio Ortona.”,”””Fu negli anni 1959-60 che la Gran Bretagna si rese conto che il Mercato Comune stava divenendo una realtà e che tale progetto veniva anche incoraggiato dal governo americano (come apparve chiaro nell’incontro MacMillan-Kennedy a Nassau nel dicembre ’62). Per di più, nel frattempo, nella politica interna inglesa si era sviluppato un avvicendamento tra il Partito Laburista e quello Conservatore mentre si era potuto constatare sempre di più il degrado della posizione economica e mondiale della Gran Bretagna. Di conseguenza, cresceva la necessità di essere partecipe dei fenomeni di stretta integrazione che stavano sviluppandosi nell’ambito dei Sei: ciò soprattutto in tema di politica agricola comune e della creazione di una zona doganale privilegiata europea. Ad un negoziato tra gli inglesi e la Comunità si addivenne nell’anno 1962″”. (pag 423)”,”UKIE-067″
“ORTONA Guido”,”La questione agraria in Urss negli anni Venti. Città e campagna nella politica della Nep.”,”Guido Ortona (Vercelli, 1947) contrattista presso il Laboratorio di Economia politica della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha studiato Economia dei paesi socialisti in Urss. Si occupa di Economia del paesi socialisti e di Metodologia della politica economica (1978). “”Di una particolare «portata internazionale» della Nep aveva parlato, del resto, e nel modo più esplicito, lo stesso Lenin. «I problemi che noi affrontiamo per ora provvisoriamente da soli – si legge in uno scritto di quel periodo – sembrano essere soltanto russi, ma in realtà essi si presentano a tutti i socialisti. La nuova società che sarà fondata sull’alleanza fra gli operai e i contadini è ineluttabile. Prima o poi, venti anni prima o venti anni più tardi, essa nascerà e nel momento in cui diamo il via alla nuova politica economica noi aiutiamo ad elaborare le forme dell’alleanza fra gli operai e i contadini per questa nuova società» (2). La Nep come strada maestra dunque, e non soltanto in Russia, per la transizione al socialismo? Parrebbe di sì; ma in realtà, mettendo al centro del discorso la questione contadina, e cioè un elemento così distintivo dello ‘specifico russo’, Lenin ci invitava anche a diffidare dalle generalizzazioni troppo semplici, e a vedere semmai nella Nep, come ha detto, con stringente formula, Krasin, «una via per giungere al socialismo in un paese contadino», laddove occorre cioè, preliminarmente creare una base industriale per uscire dal sottosviluppo. Vedremo comunque più avanti – sulla base anche del contributo che a sbarazzare il campo da tante visioni semplicistiche viene ora da questo lavoro di Ortona – se e come sia possibile porre in modo accettabile e davvero utile il problema dell”attualità della Nep’. (…) Da qui – per tornare a quello che si era detto all’inizio – la cautela con cui va affrontato il tema della ‘attualità’ della Nep, e cioè della ‘portata internazionale’ di quello che è stato sperimentato in Russia in quegli anni decisivi. Lenin, che pure, come abbiamo visto, parlava di «problemi non soltanto russi», non aveva però dubbi sul fatto che l’esperienza sovietica avrebbe potuto e dovuto aprire l’era della rivoluzione socialista senza diventare mai un modello per i paesi capitalistici sviluppati (ove, disse, sarebbe stato «più difficile incominciare» ma poi «più facile continuare», la costruzione del socialismo). Lo stesso ruolo internazionale dello Stato sovietico sarebbe del resto inevitabilmente mutato, sempre secondo Lenin, dopo il successo della rivoluzione in uno dei paesi dell’occidente. « (…) Dopo la vittoria della rivoluzione proletaria in almeno un paese sviluppato – sono le sue parole – si registrerà quasi certamente un cambiamento naturale, e cioè, la Russia, subito dopo ciò, diverrà un paese arretrato (nel senso sovietico e socialista) (8). Le cose non sono andate nel senso previsto da Lenin ed è stato anzi proprio negli anni in cui prendeva avvio la Nep che nei paesi dell’Europa occidentale la rivoluzione socialista subiva una serie di sconfitte le cui conseguenze pesano ancora così negativamente sul mondo di oggi”” (pag V-VI, XVI, introduzione di Adriano Guerra) [(in) Guido Ortona, ‘La questione agraria in Urss negli anni Venti. Città e campagna nella politica della Nep’, De Donato, Bari, 1978] [(1) Lenin, ‘Rapporto al 9° Congresso dei Soviet (22 dicembre 1921)’, in Opere, vol. XXXIII, Roma, 1967, pp. 161-2; (2) Lenin, ‘Socinenia, IV ed., vol. 31, Moskva, p. 5] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*] Conclusione: ‘Uno stalinismo dal basso accanto a quello dall’alto?’ (pag 141)”,”RIRO-477″
“ORTONA Guido”,”Considerazioni sulle proposte economiche di Bucharin.”,”Vedi testo in N. Badaloni, MADS-016-FGB”,”BUCS-003-FGB”
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali.”,”E’ questo il libro che ha dato la celebrità a George ORWELL. L’ acuta satira orwelliana verso un certo tipo di totalitarismo, che ha avuto in STALIN la sua esemplificazione più clamorosa, è unita in quest’ apologo a una felicità inventiva e a una energia stilistica che pongono la ‘Fattoria degli animali’ sulla linea della grande tradizione libellistica inglese del ‘700. “”Per una volta Benjamin consentì a rompere la sua regola e lesse ciò che era scritto sul muro. Non vi era scritto più nulla, fuorché un unico comandamento. Diceva: Tutti gli animali sono eguali ma alcuni sono più eguali degli altri””. (pag 147)”,”VARx-093″
“ORWELL George”,”1984. (Titolo originale: Nineteen Eighty-Four)”,”ORWELL George è nato in India nel 1903 da una famiglia inglese ed è morto nel 1950. Ha studiato a Eton, ha prestato servizio nella ‘Imperial Police Force’ della Birmania dal 1921 al 1928. Ha vissuto nel Marocco francese e a Parigi. E’ tornato poi in Inghilterra e si è dato all’ insegnamento. Nel 1936 ha combattuto in Spagna ed è rimasto gravemente ferito. Allo scoppio della guerra si è occupato di propaganda radiofonica e poi è diventato inviato corrispondente dell’ Observer in Francia e Germania. Ha scritto una rubrica settimanale su Tribune, organo dei laburisti indipendenti. “”Non c’è nessuna possibilità che un mutamento anche impercettibile avvenga durante la nostra vita presente. Noi siamo i morti. La nostra sola vita reale è nel futuro. Noi vi parteciperemo come manciate di polvere e schegge d’ ossa. E quanto lontano sarà per essere questo futuro, non ci è dato di saperlo. Può anche essere lontano mille anni. Al momento presente, l’ unica cosa possibile è di estendere il più che sia possibile e a poco a poco l’ area delle persone ragionevoli. Non possiamo agire collettivamente. Possiamo solo diffondere la conoscenza da individuo a individuo, generazione dopo generazione. Sotto il naso della Psicopolizia, non c’è altro mezzo””. (pag 190)”,”VARx-104″
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali. (Tit.orig.: Animal Farm)”,”L’ acuta satira orwelliana verso un certo tipo di totalitarismo che ha avuto in Stalin la sua esemplificazione più clamorosa, è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un’ energia stilistica che pongono La fattoria degli animali sulla linea della grande tradizione libellistica inglese del ‘700 In fondo al libro lo scritto di G. ORWELL “”La libertà di stampa”” sulle peripezie editoriali di quest’ opera, la censura e i media inglesi. (pag 105) “”Per citare solo un esempio: la BBC ha celebrato il venticinquesimo anniversario dell’ Armata Rossa senza parlare di Trotsky. E’ come se alla commemorazione della battaglia di Trafalgar non si nominasse Nelson; tuttavia il fatto non ha suscitato nessuna protesta da parte dell’ intellighenzia inglese””. (pag 108)”,”VARx-147″
“ORWELL George”,”Rebelión en la granja. (Tit.orig.: Animal Farm)”,”ORWELL George pseudonimo di Eric Arthur BLAIR “”Orwell sostiene che la codardia è una minaccia per la libertà grande quanto l’ autocensura: “”Libertà – diceva Orwell in una frase memorabile – significa il diritto a dire alla gente ciò che non desidera sentire””. Ed egli si dedicò a questo compito con tutte le sue forze””. (pag 24)”,”VARx-149″
“ORWELL George”,”The Road to Wigan Pier.”,”‘The Road to Wigan Pier, è un reportage fra i minatori del Lancashire e dello Yorkshire, uomini abbrutiti dalle pessime condizioni di lavoro o dalla disoccupazione, donne e bambini immiseriti nel corpo e nello spirito da privazioni di ogni tipo. E’ un documento interessante per conoscere la realtà non troppo lontana nel tempo dell’ Europa di ieri e in qualche parte del mondo d’oggi’ (fonte Internet) “”To the working class, the notion of staying at school till you are nearly grown-up seems merely contemptible and unmanly. The idea of a great big boy of eighteen, who ought to be bringing a pound a week home to his parent, going to school in a ridiculous uniform and even being caned for not doing his lessons! Just funcy a working-class boy of eighteen allowing himself to be caned! He is a man when the other is still a baby.”” (pag 116) “”Per la classe operaia, la nozione di restare a scuola fino quando sei quasi cresciuto sembra semplicemente disprezzabile e disumana. L’idea di un grande ragazzo di diciotto anni, che dovrebbe portare a casa dei propri genitori una sterlina alla settimana, andando a scuola in un ridicola uniforme e persino essere punito per non aver fatto i compiti! Figuriamoci se un ragazzo della classe operaia di diciotto anni permette di essere bacchettato! Egli è un uomo, quando l’altro è ancora un bambino.”” (Fonte: http://www.girodivite.it/antenati) Il Romanzo borghese d’opposizione 1917-1939 Caratteristiche generali | inghilterra | germania | mitteleuropa: austria, svizzera tedesca | jugoslavia: serbia | francia | italia | romania | polonia | boemia | Caratteristiche generali Quello del romanzo borghese è tra le maggiori produzioni letterarie del periodo tra le due guerre. Si definisce come romanzo borghese il romanzo prodotto negli ambienti culturali borghesi, aventi come protagonisti personaggi provenienti dalla borghesia che costituisce la classe dominante occidentale. Un romanzo di tipo realistico e psicologico. Le cose migliori, o almeno quelle che noi riusciamo a trovare ancora oggi interessanti, riguardano una produzione volta a indagare e esplicitare la crisi di quel mondo, nel momento di una mutazione profonda delle strutture economiche e dell’organizzazione sociale. ——————————————————————————– In campo narrativo si arricchisce il descrittivismo con la dimensione psicologica individuale: Thomas Mann, Hermann Broch, Robert Musil con il suo crepuscolarismo. ——————————————————————————– Collegato all’espressionismo, ma profondamente originale è Franz Kafka che si aggancia concretamente a un preciso ambiente storico, quello di Praga e di tre civiltà (tedesca, slava, ebraica) caricandolo di intensissime componenti esistenziali. ——————————————————————————– Area inglese Il romanzieri inglesi più seri e aperti degli anni ’20 furono piuttosto sordi di fronte alle agitazioni sociali di quegli anni: gli interessi di Lawrence avevano già lasciato i villaggi minerari. Negli anni ’30 invece apparvero un gran numero di nuovi narratori che si dedicarono con attenzione realistica alla crisi so ciale e economica in atto. Esemplificativi possono essere J.B. Priestley il cui primo best-seller, I buoni compagni (The Good Companions, 1929), pur facendo a volte intravvedere il grigio sfondo del mondo della fabbrica, finisce poi per dare soluzioni di spensierata allegria ai problemi dei personaggi. Più amaro il romanzo successivo, Angel Pavement, che narra la storia di un imbroglione che giunge al porto di London per rovinare la vita di alcuni piccoli impiegati di un ufficio della City, ed è incentrato sulla crisi economica. In Viaggio inglese (English Journey), il suo libro documentario più toccante, è il senso di rabbia che prova l’uomo dello Yorkshire nel vedere tanta povertà in mezzo a tanta ricchezza. ——————————————————————————– Il dottore della Cittadella di A.J. Cronin, è il tipico eroe che si trovava normalmente nei più popolari libri realistici: è giovane, entusiasta, fondamentalmente buono. Simile a altri minori protagonisti, come quello di E le stelle stanno a guardare dello stesso Cronin, e di Com’era verde la mia valle di Richard Llewellyn. ——————————————————————————– Un efficace romanzo sulla disoccupazione è Amore sul sussidio (Love on the dole) di Walter Greenwood. Il “”dole”” del titolo è il sussidio di disoccupazione: una delle misure restrittive compiute negli anni ’30 fu la riduzione di questo sussidio, proprio mentre centinaia di migliaia di operai venivano licenziati dalle industrie. Greenwood si era fatto una esperienza diretta nel Lancarshire dei problemi che trattava. Il libro fu poi adattato per il teatro e per il cinema: la censura impedì di proiettare il film fino al 1940, quando la disoccupazione aveva smesso di essere un problema tanto scottante. ——————————————————————————– Anche Winifred Holtby con Regione Sud (South Riding), Phyllis Bentley, e H.V. Rodson scrissero alcuni romanzi divenuti poi popolari sul tema della depressione economica. ——————————————————————————– Graham Greene esordì in quegli anni con detective-stories. In Una pistola in vendita e in Agente confidenziale evoca con maestria la minacciosa atmosfera di quel periodo. Nelle sue storie, piccoli uomini vengono avviliti da trappole delittuose tese da uomini più forti di loro, fabbricanti d’armi o agenti fascisti, che se ne servono come di strumenti sacrificabili. L’impegno e il tono antifascista di questi primi libri più ‘leggeri’, subisce una evoluzione in Brighton Rock: qui Greene passa a un confronto molto più profondo tra la sua fede cattolica e la filosofia socialista verso cui allora provava simpatia (negli anni ’40 e ’50 passerà poi al problema del peccato e della dannazione dell’individuo, ma non divenne mai un gladiatore della guerra fredda). Il suo stile immediatamente visivo e conciso, fortemente influenzato dal linguaggio cinematografico, ha avuto un effetto durevole sulla tecnica del racconto. ——————————————————————————– Evelyn Waugh pubblicò il suo primo best-seller nel 1928, con Declino e caduta. Egli espresse con toni diversi le ossessioni e la violenza del tempo, con ironia mondana e crudele sarcasmo. I suoi libri, come Corpi vili (Vile bodies), e Una manciata di polvere (A Handful of Dust), rappresentavano una società brillante, grottesca e sulle soglie del crollo: la società insomma dipinta nel «Tatler». La scelta di una crudeltà sofisticata e piena di fascino toccò il suo punto più alto in Scoop, una satira che prendeva di mira i giornali, e in Male nero (Black Mischief), un romanzo ambientato in Abissinia durante la guerra in cui l’eroe si fa un ottimo stufatino, che mangia in piena innocenza, con i resti della sua amante. Fu solo dopo aver spinto questo sarcasmo fin dove era possibile negli anni ’30, che Waugh sviluppò lo stile tradizionalista tory di alta classe che lo caratterizzò negli anni ’40 e ’50. ——————————————————————————– George Orwell, come Greene, attinse quel suo senso di disfacimento proprio del mondo della media borghesia in cui era cresciuto dal periodo trascorso nelle colonie. Dopo aver frequentato Eton, militò nella polizia inglese in Birmania e da questa esperienza trasse il romanzo Giorni birmani (Burmese Days). La vecchia storia della missione dell’uomo bianco stava perdendo la sua credibilità persino presso gli ufficiali britannici: lo stesso senso di disagio è espresso, con maggior talento, nei primi romanzi africani di Joyce Cary, come Mr Johnson (1939). Di ritorno in Inghilterra, Orwell ebbe una reazione violenta contro la monotonia e lo squallore della vita moderna. I suoi contenuti si fecero feroci. Nel libro Salendo per aria (Coming up for Air) e in altri romanzi come Strada per Wigan Pier (Road to Wigan Pier) che documenta le condizioni sociali del tempo, Orwell fuse insieme la simpatia che provava per la sofferenza dei lavoratori con la pun gente ostilità contro la maggior parte dei socialisti, e in particolare contro gli intellettuali socialistoidi. La sua esperienza a fianco dei repubblicani durante la guerra di Spagna, cui partecipò a fianco del POUM, cioè dei troskisti, lo rese ferocemente (e giustamente) anticomunista. Ne è testimonianza il suo Omaggio alla Catalogna, per non parlare de La fattoria degli animali e di 1984. ——————————————————————————– La notevole trilogia scozzese di Lewis Grassic Gibbon (Leslie Mitchell), pubblicata all’inizio degli anni ’30, fu notata dai critici solo più tardi. Ne fa parte Scots Quair, che narra la storia della figlia di un affittuario di un piccolo podere la quale, con il proprio figlio, getta un ponte tra la dura vita di campagna e la nera città industriale. Il giovane diviene un convinto militante comunista mentre la madre ritorna alla terra. La storia è narrata nel vivace dialetto scozzese, che passa facilmente dal romanticismo poetico alla satira umoristica piccante. ——————————————————————————– Nel campo della narrativa inglese, sempre più lontano appare il tentativo di riuscire a comunicare una realtà indiscussa. Epigoni del realismo naturalistico sembrano essere Joyce Cary e William S. Maugham che è stato uno degli scrittori di più successo di questo secolo. ——————————————————————————– Per il resto ci si chiude in una frenetica invenzione di tecniche e modi, nella soggettività. Si fonde la tradizione inglese di Sterne \ James \ Conrad con quello francese di Flaubert \ Proust. Virginia Woolf giunge a importanti risultati evocando, attraverso momenti lirici, la solitudine delle coscienze, cui dà solo un’impalcatura simbolica e soggettiva. Katherine Mansfield scrive racconti in cui domina l’estrema finezza dell’osservazione psicologica. D.H. Lawrence è assillato dal desiderio di un contatto istintivo con la natura e con l'””altro””. Ivy Compton-Burnett svela con sinistro distacco l’orrore dietro la facciata borghese. Il romanzo diventa con Joyce e con Beckett, gesto finale, chiusura di un genere. Isolato nella sua neutralità, l’arti sta produce un universo chiuso, che vorrebbe porsi al di fuori del tempo-spazio, al di sopra dei punti di vista possibili e dei significati. Il romanzo come oggetto totalizzante, con cui voler dire tutto. Lo scacco che ne segue è conseguente a questo aver voluto caricare fino all’eccesso l’atto narrativo, fino a farlo esplodere o implodere; eppure era un tentativo che doveva essere fatto. Joyce, dopo l’Ulisse, con ferrea coerenza finisce nella proliferazione verbale e onirica di Finnegans Wake. ——————————————————————————– Quella di Joyce non è la sola strada, né l’unico esito possibile. Tra le due guerre esiste, oltre al tipo di produzione portato avanti dal “”gruppo di Bloomsbury””, una narrativa ancora tale (F.M. Ford; Wyndham Lewis), impostata sulla critica ideologica del presente, contro l’autocentrismo della cultura occidentale, l’intellettuale come “”malvagio”” (A. Huxley; R.A.W. Hughes), una narrativa che ricerca rimedi al male della civiltà e analizza i pericoli d’orrore presenti nelle degenerazioni delle rivoluzioni (George Orwell). ——————————————————————————– Gran parte dei testi che noi oggi consideriamo appartenenti alla produzione borghese, una produzione di alto livello letterario anche se sostanzialmente moderata dal punto di vista stilistico, della trasgressione dei codici di genere, e contenutistico, furono quando apparvero considerati eccentrici e eccessivi. I libri borghesi che dominavano nel periodo tra le due guerre erano altri. Tra storia e valore letterario vi è sempre un gap dato dal filtro del lettore e del critico. I lettori del tempo in realtà prediligevano altri testi, quelli che noi assegneremmo oggi a una letteratura di consumo, e quelli contrassegnati da una ideologia estetista e vitalistica: in Italia il dannunzianesimo, nel resto dell’europa il suo equivalente. Tipico il caso del successo di un autore come Michael Arlen. Oggi noi ad Arlen, passato quasi del tutto nel dimenti catoio, preferiamo ad esempio Fitzgerald che descrisse nei suoi libri gli stessi ambienti e gli stessi drammi, ma con diversa e maggiore capacità stilistica e profondità ideologica. Ma non è senza significato che i due, Arlen e Fitzgerald, si conobbero negli anni ’20 a Paris, quando Arlen era al culmine del successo, e non è escluso che una qualche influenza di Arlen su Fitzgerald ci posse essere stata. ——————————————————————————– Area tedesca L’area tedesca è interessata da fermenti e correnti che fanno di questa vasta regione europea tra le più vive e interessanti del secolo, e del periodo tra le due guerre in particolare. Anche per una parte dell’intellettualità moderata l’avvento al potere del nazismo significa una cesura, una rottura che modifica il corso della propria vita. Altri aderiscono, entusiasticamente oppure scetticamente, entrando nel coro del consenso alla dittatura nazista. Gli eventi storici non lasciano mai immutati. ——————————————————————————– Tra i maggiori intellettuali provenienti dalla Germania moderata c’è certamente Thomas Mann. Attorno a lui e sotto di lui tutta una serie di intellettuali, che partecipano alle più varie esperienze culturali, costituendo spesso il tessuto connettivo tra le aree culturali moderate e quelle dell’avanguardia (espressionismo e “”nuova oggettività””). Tipico da questo punto di vista la vicenda di un minore come Franz Hessel. Mentre Hermann Hesse tenta di trovare risposte alla crisi borghese nell’orientalismo. Il problema di dare una risposta alla crisi delle coscienze e sociale in atto è comunque presente un po’ in tutti gli scrittori, maggiori o minori: si vedano ad esempio le opere di Vicki Baum, che nel suo onesto borghesismo cerca nell’amore e nella comprensione una strada ai problemi in atto. Al romanzo storico si dedica Frank Thiess. ——————————————————————————– Area mitteleuropea Per comodità critica e di esposizione si raggruppa un gruppo di autori sotto l’unica denominazione di “”area mitteleuropea””. Non si tratta di una denominazione neutra, né corrisponde ad autori che vivano in una realtà omogenea. La stessa denominazione ha una genesi fortemente orientata: nasce agli inizi del XIX secolo con F. List, per auspicare una unione economica del centro-europa, poi ripresa da F. Naumann (“”Mitteleuropa””, 1915) per auspicare un sistema politico a egemonia austro-germanica tra gli stati europei che si stendevano tra il Mare del Nord e il Golfo Persico (secondo l’asse d’interesse economico Berlin- Bagdhad) – il libro di Naumann ebbe un grosso successo anche editoriale, presto tradotto nelle principali lingue europee: in Italia fu pubblicato nel 1918 dall’editore Laterza. Nella ristrutturazione geografica e politica dell’europa dopo il 1917, nell’area centrale europea, grosso modo danubiana, sono i mutamenti geopolitici più grossi, con lo smantellamento dell’Impero austro-ungarico e la proliferazione di staterelli, interessati per di più, nel loro piccolo, dai problemi prodotti dalla presenza di grosse minoranze etniche. ——————————————————————————– Dal punto di vista culturale, i centri di più complessa e notevole cultura sono certamente Praga (Kafka, Werfel, ma si pensi anche all’influenza che le leggende praghesi esercitano su Gustav Meyrink) e Vienna (Broch, Musil, Kraus, Canetti, Roth), con una propaggine data da Trieste (Svevo) e una in Svizzera (con Robert Walser). ——————————————————————————– Area jugoslava La prosa serba ha avuto un autore di notorietà mondiale come Ivo Andric, premio nobel nel 1961. Accanto a lui, Branimir Cosic. ——————————————————————————– L’area francese Certamente tra gli ambienti più vivaci nel periodo tra le due guerre è quello francese-Parisno. Paris è tra le capitali del pianeta, vi confluiscono intellettuali da tutte le parti del mondo. E gli intellettuali autoctoni mostrano una notevole vivacità. Il clima che si respira è però più frammentato: non sembrano esserci correnti estetiche e culturali dominanti, ma una compresenza di filoni, che presentano autori di importanza equivalente. ——————————————————————————– Anche qui occorre distinguere tra autori importanti e conosciuti all’epoca ma che sono riusciti a conservarsi una eguale importanza e a avere una notevole influenza culturale anche successivamente, dagli autori la cui importanza è rimasta ferma all’epoca ristretta in cui vissero. ——————————————————————————– Un posto di primo piano la critica del XX secolo ha assegnato a Marcel Proust, una strana figura di intellettuale che unisce estetismo e velleità realistica alla Balzac. In realtà Proust sembra più proiettato verso il periodo precedente la prima guerra mondiale che verso l’attualità dei tempi. Vi è poi un notevole gruppo di intellettuali che professano l’appartenenza ideologica alla sinistra socialisticheggiante e/o comunista: e se l’evoluzione di un Nizan verrà bloccata dalla morte, gli altri sembrano prediligere una evoluzione verso l’accademismo e l’integrazione nell’ufficialità (Gide). Un altro gruppo è composto da intellettuali provenienti dalla parte migliore del mondo cattolico (Bernanos), o dal conservatorismo di matrice aristocratica. In campo narrativo il romanzo-fiume alla Rolland è ripreso da Duhamel e l’umanitarista Jules Romains, tra il 1920 e il 1940. ——————————————————————————– Il rinnovamento viene grazie all’opera di Marcel Proust con Alla ricerca del tempo perduto (1913-1927), e André Gide con I falsari (1925). Accanto a loro, negli stessi anni, una vasta produzione dalle più diverse caratteristiche. Le correnti più omogenee sono quella cristiana e cattolica con François Mauriac (1885\1970) e Georges Bernanos (1888\1948), con accenti di cupo verismo. Scandalo nel 1921 fa la pubblicazione de Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet. Mentre l’influenza di Proust si esercita in gran parte postuma e quella di Gide nei circoli della fronda e degli alternativi che tentano soluzioni alla crisi decadentista, in Francia la vivacità culturale è tale che può permettersi persino scrittori capaci di una immediata comunicatività con il pubblico. La vicenda di uno scrittore come Colette è quella del successo ma anche della capacità di scrivere con grandi attitudini psicologiche, incidendo sul gusto e sui comportamenti. ——————————————————————————– Proprio alla vigilia dell’entrata in guerra, e con grandi influenze sulla produzione e sulla cultura del dopoguerra, il lievitare dell’impegno civile in Francia intorno al 1940: non sono estranee gli eventi della guerra civile spagnola (1936-1939), la vittoria del Fronte Popolare alle elezioni del 1936 seguita dalla sconfitta nel 1940. Si tratta di un impegno morale e politico dagli orientamenti diversi: H. de Montherlant, A. de Saint-Exupéry, A. Malraux, R. Martin du Gard. La distruzione del linguaggio iniziata da Queneau, e la scomposizione dell’esistenza in frammenti di sensazioni che approda alla Nausea (1938) di J.P. Sartre, si combinano in L.F. Céline con la sua violenta invenzione verbale (Viaggio al termine della notte, 1932; Morte a credito, 1936). Minori sono oggi considerati Jacques Audiberti più importante come poeta, e l’inquieto Julien Green. Letta all’epoca ma oggi non più seguita l’opera di Jérôme Tharaud. ——————————————————————————– Populismo francese Esiste in Francia anche un filone populista che tenta la rottura con la produzione borghese, con Eugéne Dabit e Louis Guilloux. Si tratta di esperienze legate al movimento socialista e comunista di quegli anni in Francia, che non riescono a discostarsi da poetiche populiste, lontane dunque dalle sperimentazioni tedesche della “”nuova oggettività””, e tuttavia parte di quel movimento ideologico volontaristico. ——————————————————————————– Area italica In Italia il romanzo borghese è interessato dai fenomeni estetistici di riporto, una vasta moda proveniente dagli epigoni dannunziani e futuristi. In effetti a parte Italo Svevo, nutrito da influenza eccentriche rispetto a quelle che dominano nella peni sola, dal punto di vista narrativo c’è ben poco. Tengono banco mode e modi che provengono dalla cultura pre-guerra. Un verismo sentimentale esprime Bruno Cicognani (1879\1971), nell’ambito del realismo borghese Palazzeschi con le Sorelle Materassi, mentre tra verismo e analisi psicopatologica, sulla scia dei modelli russi, è in Federico Tozzi (1883\1920). ——————————————————————————– Realismo italiano degli anni trenta Il termine “”neorealismo”” fu usato per la prima volta da A. *Bocelli nel 1931 per indicare il clima culturale che sottende Indifferenti (1929) di Alberto Moravia e Gente in Aspromonte (1930) di Alvaro. Si trattava di due opere che spostavano l’attenzione sui contenuti, distinguendosi nettamente dal formalismo imperante nella prosa d’arte. La distanza e il contrasto tra l’ottimistica Italia ufficiale del fascismo e la realtà del paese, sconvolto da drammatici squilibri sociali, economici, culturali, inducevano sempre più i giovani scrittori a abbandonare le evasive esercitazioni di stile e a ritrarre il mondo con la maggior dose possibile di verità. Prima della guerra si ebbero così Un uomo provvisorio (1934) di Francesco Jovine, Tre operai (1934) di Carlo Bernari Don Giovanni in Sicilia (1941) di Vitaliano Brancati; e le prime poesie di Cesare Pavese, di Lavorare stanca (1936); i romanzi di Mario Soldati, Anna Banti, Ignazio Silone, alcune cose di Guido Piovene. ——————————————————————————– Dopo la guerra il neorealismo si svolse in forme realistiche più accentuate, e verso l’impegno politico e culturale della “”rifondazione”” di un intero paese. ——————————————————————————– Gli autori che appaiono per la prima volta in questo clima pre-bellico raggiungeranno la loro maturità intorno al 1945-50, e influiranno sull’ambiente culturale italico nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. ——————————————————————————– Lo Sburatorul romeno In Romania opera tra le due guerre il gruppo di Sburatorul (il nome deriva dalla figura leggendaria di un demone), fondato da E. Lovinescu, con il poeta I. Balbu, il romanziere Camil Petrescu, la scrittrice Hortensia Papadat-Bengescu. I romanzieri sono impegnati nella rievocazione della guerra e nell’analisi della crisi borghese: Liviu Rebreanu, Cezar Petrescu, M. Caragiale, P. Istrati. ——————————————————————————– Il resto della narrativa romena Tra gli altri romanzieri romeni sono Gala Galaction, I. Agârbiceanu, e soprattutto Mihail Sadoveanu autore di oltre cento tra romanzi e racconti. Sulla crisi della fanciullezza e dell’adolescenza scrive i suoi romanzi Ionel Teodoreanu. ——————————————————————————– Grottesco polacco Singolare la fortuna europea di S.I. Witkiewicz narratore eclettico e bizzarro che ha molto influito su W. Gombrowicz, e a cui si può accostare la narrativa delicatamente grottesca di Bruno Schulz. Al di fuori del grottesco, nell’ambito di una narrativa più tradizionale, attenta alla vita familiare e contadina, i romanzi di Maria Dabrowska. ——————————————————————————– Spiritualismo cattolico ceco Estranei all’avanguardia sono anche alcuni prosatori e poeti cattolici cechi: Jakub Deml, Jaroslav Durych, Jan Zahradnicek. ——————————————————————————– Realismo ceco Lontano dallo sperimentalismo, in direzione realista volta a dar voce alla nuova problematica sociale è la narrativa dei cechi Ivan Olbracht, Marie Majerová, Marie Pujmanová. ——————————————————————————– Popolarità mondiale ha l’opera di Karel Capek che esprime con alta maestria formale un ‘ispirazione pessimistica, un singolare pragmatismo agnostico. Alle ricerche dell’avanguardia poetica si ricollega Vladislav Vancura. Contesto Indice generale 1917-1939 ——————————————————————————–“,”CONx-142”
“ORWELL George”,”Ricordi della guerra di Spagna.”,”ORWELL George scrittore e giornalista inglese (1903-1950) partecipa alal guerra civile spagnola combattendo a Barcellona nelle milizie del POUM (Partido Obrero de Unificacion marxista). Il POUM capro espiatorio. “”Il secondo dei punti in discussione riguarda i partecipanti. La tattica della stampa comunista, fin quasi dall’inizio, è stata quella di affermare che l’insurrezione è stata unicamente, o quasi unicamente, opera del POUM (assecondata in questo da alcuni farabutti irresponsabili, se dobbiamo credere al “”Daily Worker””). Chiunque sia stato allora a Barcellona, sa che si tratta di un’affermazione assurda. La stragrande maggioranza di quelli che stavano sulle barricate era della CNT. E questo è un punto importante, perché il POUM è diventato il capro espiatorio della rivolta di maggio e recentemente è stato soppresso; i quattrocento e più membri del POUM, che adesso popolano le celle immonde ed infestate di cimici di Barcellona, si trovano lì proprio per la loro partecipazione ai moti di maggio.”” (pag 51-52) Sul possesso di armi da parte del POUM. “”Se ne è moto discusso e persino un osservatore come H.N. Brailsford, che generalmente ha grande senso critico, ha accettato la cosa senza fare alcuna verifica, arrivando addirittura a parlare di carri armati e pezzi di artiglieria che il POUM avrebbe rubato negli arsenali del governo (“”New Statesman””, 22 maggio). In realtà, e disgraziatamente, il POUM possedeve poche armi, tanto al fronte che nella retroguardia.”” (pag 53)”,”MSPG-202″
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali.”,”ORWELL George Lord Acton: “”Il potere corrompe sempre, ma il potere assoluto corrompe assolutamente”” (introduzione)”,”VARx-532″
“ORWELL George”,”Ricordi della guerra di Spagna.”,”Eric Arthur Blair, vero nome dello scrittore, saggista e giornalista inglese George Orwell, nasce nel 1903 Motihari nel Bengala. Il padre di origine anglo-indiana, è funzionario dell’Indian Civili Service, l’amministrazione britannica in India. Tornato in patria nel 1907 si stabilisce nel Sussex dove si iscrive alla Saint Cyprian School. Rivelatosi tuttavia studente precoce e brillante, vince una borsa di studio per la famosa Public School di Eton, che frequenta per quattro anni, e dove ha per insegnante Aldous Huxley, narratore che, che con le sue ‘utopie alla rovescia’ avrà grande influenza sul futuro scrittore. Si arruola nel 1922 nella Indian Imperial Police, prestando servizio per cinque anni in Birmania. Pur avendo ispirato il suo primo romanzo ‘Burmese Days’ si dimette nel 1928.Scoppiata la guerra civile spagnola, vi prende parte combattendo tra le file del POUM. Pubblicò un diario-reportage ‘Homage to Catalonia. Durante la seconda guerra mondiale cura per la BBC una serie di trasmissioni propagandistiche dirette all’India qundi è direttore del settimanale di sinistra ‘The Tribune’ e infine corrispondente di guerra dalla Francia, Germania, Austria per conto dell’Observer. Nel 1945 compare il primo dei suoi due famosi romanzi utopici Animal Farm e nel 1948 Nineteen Eighty-Four, muore nel 1950 per tubercolosi in ospedale di Londra.”,”MSPG-031-FL”
“ORWELL George”,”Senza un soldo a Parigi e a Londra.”,”Orwell conobbe “”i margini della miseria”” “”Boris, l’amico influentissimo, che egli trova più squattrinato e disoccupato di lui, sarà in compenso un compagno di sventura drammatico e fantasioso. Non si sa se Boris sia stato, come egli afferma, un brillante ufficiale russo, ma è certamente un amico affezionato, e quando egli trova, miracolosamente, un posto di cameriere allo “”Hotel X”” (…) divide con Orwell quello che può, riuscendo a farlo assumere tra i ‘plongeurs’, sudicissimi sguatteri o “”addetti”” alla pulizia. Orwell si trova quindi immesso, più che in un lavoro, in una specie umana che vegeta nelle fondamenta dell’albergo, e dopo una giornata lavorativa di quindici ore, mancando le forze per lavarsi, liberarsi degli abiti di fatica e riprendere una forma umana, non ha altra risorsa che il bistrot o il bordello infimo. Di questa specie di lavoratori praticamente invisibile e ignorata che non è mai stata in grado nemmeno di pensare a costituirsi in sindacato Orwell, dopo averla studiata attentamente, dirà che la sua unica giustificazione economica è una grande “”mistificazione””. La mistificazione della “”cosiddetta eleganza””, “”che in effetti significa solo che il personale lavora di più e i clienti pagano di più””, e l’unico a trarne vantaggio è il proprietario che si arricchisce. E infine “”per concludere, il ‘plongeur’ è uno schiavo, e uno schiavo sprecato, che fa un lavoro stupido e in gran parte inutile””. Lo si fa continuamente lavorare, in ultima analisi, “”perché si ha la vaga impressione che, se avesse del tempo libero, sarebbe pericoloso””. Il suo abbrutimento è una sorta di garanzia. Con grande intuito Orwell coglie nella “”mistificazione”” della cosiddetta «eleganza» che è tale soltanto perché si vende ad alto prezzo, ma in realtà è schifosa perché prodotto di un lavoro degradante e sudicio, la sordidezza insita in un modello di lusso che quando egli scriveva cominciava a commercializzarsi, e oggi, a distanza di mezzo secolo, è stato industrializzato, e prodotto – non sappiamo quanto più igienicamente – da lavoratori più – ma non sappiamo quanto – protetti, poiché nel commercio del lusso vige ancora un elemento di contrabbando. Al momento di scendere nel sottosuolo come ‘plongeur’ Orwell aveva, in ogni caso, gettato una piccola ancora, che poteva trattenerlo alla sua figura originaria di intellettuale disoccupato”” [dall’introduzione di Elena Croce] (pag 8-9)”,”CONx-222″
“ORWELL George”,”Giorni in Birmania.”,”Pubblicato negli Stati Uniti nel 1934 e l’anno dopo in Gran Bretagna per problemi di censura, questo è il primo romanzo scritto da Orwell e nasce dalla sua esperienza diretta come membro della polizia coloniale nell’Indocina degli anni Venti.”,”VARx-003-FC”
“ORWELL George”,”1984.”,”””Non voleva accettare, come legge di natura, che gli individui devono ssere sempre destinati alla sconfitta”” (pag 144)”,”VARx-101-FV”
“ORWELL George, a cura di Guyda ARMSTRONG”,”Diari di guerra.”,”Eric Arthur Blair, vero nome dello scrittore, saggista e giornalista inglese George Orwell, nasce nel 1903 Motihari nel Bengala. Il padre di origine anglo-indiana, è funzionario dell’Indian Civili Service, l’amministrazione britannica in India. Tornato in patria nel 1907 si stabilisce nel Sussex dove si iscrive alla Saint Cyprian School. Rivelatosi tuttavia studente precoce e brillante, vince una borsa di studio per la famosa Public School di Eton, che frequenta per quattro anni, e dove ha per insegnante Aldous Huxley, narratore che, che con le sue ‘utopie alla rovescia’ avrà grande influenza sul futuro scrittore. Si arruola nel 1922 nella Indian Imperial Police, prestando servizio per cinque anni in Birmania. Pur avendo ispirato il suo primo romanzo ‘Burmese Days’ si dimette nel 1928.Scoppiata la guerra civile spagnola, vi prende parte combattendo tra le file del POUM. Pubblicò un diario-reportage ‘Homage to Catalonia. Durante la seconda guerra mondiale cura per la BBC una serie di trasmissioni propagandistiche dirette all’India qundi è direttore del settimanale di sinistra ‘The Tribune’ e infine corrispondente di guerra dalla Francia, Germania, Austria per conto dell’Observer. Nel 1945 compare il primo dei suoi due famosi romanzi utopici Animal Farm e nel 1948 Nineteen Eighty-Four, muore nel 1950 per tubercolosi in ospedale di Londra.”,”VARx-092-FL”
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali. Edizione integrale.”,”George Orwell (1903-1950), nato in India nel 1903 e trasferitosi poi nel Regno Unito, giornalista e scrittore pubblicò articoli e saggi tra cui ‘1984’, ‘Fiorirà l’aspidistra’, ‘La figlia del reverendo’. Dalla nota bibliografica: ‘Un’ utile antologia di G. Orwell ‘Verità – Menzogna’ a cura di D. Milner, Mondadori, Milano, 2018′ (ma non risulta pubblicato) ‘In ‘Uno sguardo retrospettivo sulla guerra spagnola’, Orwell affermò che la gente tende a credere alle atrocità del nemico, ma non a quelle commesse da chi sente di essere dalal sua parte, e questo ‘senza voler esaminare le prove’. Nel saggio ‘La politica e la lingua inglese’ scrive: “”Il linguaggio politico (…) è concepito per far sembrare vere le bugie e rispettabile l’assassinio e per dare un’apparenza di solida realtà anche a un soffio di vento”” (pag VII, introduzione)”,”STAS-004-FGB”
“ORWELL George”,”Omaggio alla Catalogna.”,”””Ho addotto i motivi per ritenere che la versione comunista dei fatti di Barcellona non possa essere presa sul serio. In aggiunta debbo dire qualcosa sull’accusa generica che il POUM fosse un’organizzazione clandestina fascista al soldo Franco e Hitler. Questa accusa è stata poi ripetuta infinite volte nella stampa comunista, specie partire dal 1937. Faceva parte della campagna mondiale promossa dal partito comunista ufficiale contro il «trotskismo», di cui il POUM avrebbe dovuto essere l’esponente in Spagna. (…) Notevole il fatto che fin dagli inizi nessuna prova era mai stata addotta a sostegno di quest’accusa; la cosa fu semplicemente asserita con aria di autorità. E gli attacchi vennero condotti col massimo di diffamazioni personali e con la più completa mancanza di senso di responsabilità in merito agli effetti che avrebbero potuto avere sulla guerra. Pur di diffamare il POUM molti scrittori comunisti sembrano avere considerato trascurabilissimo il tradimento di segreti militari. (pag 202-203)”,”MSPG-008-FV”
“ORWELL George”,”La fattoria degli animali.”,”””Napoleon chiamò immediatamente gli animali a raccolta e con voce terribile pronunciò sentenza di morte su Frederick. Una volta catturato, disse, Frederick, sarebbe stato lessato vivo. Nello stesso tempo avvisò che dopo questo tradimento c’era da aspettarsi il peggio. Frederick e i suoi uomini potevano sferrare ad ogni momento il loro attacco da lungo tempo atteso. Furono poste sentinelle in tutti i punti di accesso alal fattore. Inoltre furono inviati quattro piccioni a Foxwood con messaggi amichevoli che si sperava potessero ristabilire buone relazioni con Pilkinton”” (pag 76)”,”VARx-007-FER”
“ORWELL George”,”Gli anni dell’«Observer». La raccolta inedita degli articoli e le recensioni (1942-49).”,”Tra i molti articoli ‘Marx e la Russia’ (15 febbraio 1948) (origine termine ‘comunismo’, i discepoli di Marx, prospettive future’)”,”EDIx-001-FER”
“ORWELL George (Arthur BLAIR)”,”1984.”,”Orwell è e rimane un individualista, attento ai problemi delle classi popolari… (pag VIII) Incubo, satira, racconto fantascientifico, ipotesi realistica: dalla sua comparsa nel 1948 il romanzo è stato letto da tutte le possibili angolazioni. Se ne è fatto il testamento di un irriducibile anarchico-individualista, o anche un libello antistalinista (…) (pag IX) “”Come si studia. La lettura di ogni opera è vantaggiosa quando non avviene a caso ma è inquadrabile in un dato campo di interessi, cui il lettore in quel momento è volto. Non si può leggere senza contemporaneamente scrivere: cioè prendere appunti, ricopiare passi, riassumere parti, postillare certi periodi, richiamare con confronti citazioni. E dopo aver letto bisogna generalmente rileggere. Solo così «leggere» diventa «studiare»”” (da “”L’impulso””, febbraio 1950″,”VARx-028-FER”
“ORWELL George (Eric BLAIR)”,”Homage to Catalonia.”,”””Answer not a fool acccording to his folly, lest thou be like unto him. Answer a fool according to his folly, lest he be wise in his own conceit”” (Proverbs XXVI, 5-6) (“”Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza, per non essere come lui. Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, per non essere saggio nella sua stessa presunzione””)”,”MSPG-030-FSD”
“ORY Pascal”,”Nizan. Destin d’ un révolté.”,”ORY Pascal è professore di storia alla Sorbona e presidente del Groupe interdisciplinaire d’études nizaniennes. E’ autore di una trentina di opere di storia culturale e poltiica delle società contemporanee tra cui ‘Les Collaborateurs, 1940-1945’. “”Un tale progetto formale raggiungeva ammirabilmente il proposito fondamentale, politico, del cronista comunista, consentendogli anche di mettere in circolazione un argomentario folto, espresso nella “”langue du sérail””, in favore della conclusione rapida di una alleanza anglo-franco-sovietica.”” (pag 166)”,”PCFx-041″
“OSADCAJA Irina Mikhajlovna”,”Il keynesismo contemporaneo. Critica della teoria e della politica economica.”,”Irina Mikhajlovna Osadcaja, dottore in scienze economiche, è nata nel 1929. Si è laureata alla facoltà di economia dell’Università di Mosca Lomonosov. A partire dal 1956 lavora all’Istituto di economia mondiale e di rapporti internazionali presso l’Accademia delle scienze dell’URSS. É una nota esperta nel campo della moderna economia politica borghese. Al centro dei suoi interessi scientifici si trova l’evoluzione della teoria e della prassi della regolamentazione statale dell’economia capitalistica. Alla sua penna appartengono alcune monografie tra cui: La critica delle teorie borghesi della crescita economica. Il keynesismo contemporaneo, Conservatorismo contro riformismo.”,”ECOT-105-FL”
“OSANKA Franklin Mark a cura; saggi di Frederich WILKINS A.H. SOLLOM Virgil NEY Walter D. JACOBS V.I. LENIN Brooks McCLURE Ernst von DOHNANYI Enrique MARTINEZ CODO Edward L. KATZENBACH Gene Z. HANRAHAN Wilbur W. DINEGAR Kenneth M. HAMMER BOyd T. BASHORE Tomas C. TIRONA Edward R, WAINHOUSE Alexander PAPAGOS Paul M.A. LINEBARGER Bernard B. FALL Marc E. GENESTE Robert B. RIGG Denis WARNER Anne M. JONAS George K. TANHAM Paul M.A. LINEBARGER James E. DOUGHERTY Anthony CROCKETT Dickey CHAPPELLE Ernesto Che GUEVARA Peter BRAESTRUP George B. JORDAN Slavko N. BJELAJAC James BURNHAM George A. KELLY Roger HILSMAN Walt W. ROSTOW”,”Modern Guerrilla Warfare. Fighting Communist Guerrilla Movements, 1941-1961.”,”Saggi di Frederich WILKINS A.H. SOLLOM Virgil NEY Walter D. JACOBS V.I. LENIN (tradotto da Regina ELDOR e note di Stefan T. POSSONY) Brooks McCLURE Ernst von DOHNANYI Enrique MARTINEZ CODO Edward L. KATZENBACH Gene Z. HANRAHAN Wilbur W. DINEGAR Kenneth M. HAMMER BOyd T. BASHORE Tomas C. TIRONA Edward R, WAINHOUSE Alexander PAPAGOS Paul M.A. LINEBARGER Bernard B. FALL Marc E. GENESTE Robert B. RIGG Denis WARNER Anne M. JONAS George K. TANHAM Paul M.A. LINEBARGER James E. DOUGHERTY Anthony CROCKETT Dickey CHAPPELLE Ernesto Che GUEVARA Peter BRAESTRUP George B. JORDAN Slavko N. BJELAJAC James BURNHAM George A. KELLY Roger HILSMAN Walt W. ROSTOW”,”QMIx-103″
“OSBORNE John”,”Teatro. Ricorda con rabbia. L’istrione. Materia di scandalo e preoccupazione. Lutero.”,” “”Lutero, ovviamente, è stato un ribelle. Personaggio di proporzioni gigantesche in senso esistenziale, storico, politico, sociale, culturale che sono valutabili al di là di ogni scelta spirituale e di ogni dibattito teologico. Ma Osborne non l’ha certamente affrontato per chiarire a sé e a noi, potendolo, il suo drammatico dibattersi fra le tentazioni dello Spirito e quelle della Storia. (…) Lutero nel dramma di Osborne, non è l’origine di problemi che si manifestano in lui come drammi dello spirito destinati a trasformarsi in azionio, ma è invece il protagonista di quelle azioni che testimoniano di una ribellione valutata in se stessa. Egli è un uomo che vuole difendere e affermare la propria coerenza fino all’estremo nei confronti delle forze che lo contrastano. (…) Osborne obbiettivamente nota le gravi contraddizioni spirituali e decisionali del personaggio Lutero (la sua presa di posizione autoritaria al momento della rivolta contadina) ma lo segue e lo sostiene nel farsi, nel formarsi e nel continuare della lotta che lo vede protagonista”” (pag 13-14) (Roberto Rebora)”,”VARx-550″
“OSMIN Léon”,”Figures de jadis. Les pionniers obscurs du socialisme.”,”Contiene dedica manoscritta autore “”Etienne Pédron, uno dei fondatori del Partito Operaio Francese, che aveva profondamente agitato il proletariato della Marna, dovette lasciare Reims. Si installò a Troyes. Pédron e Corgeron intrapresero subito la conquista del dipartimento. Li si vide dappertutto: nelle città, nei villaggi e negli angoli più nascosti. Furono formati dei gruppi aderenti al Partito Operaio Francese furono formati nelle stesse località e la Federazione dell Aube non tarderà a diventare una delle più vive e delle più potenti dell’ organizzazione guesdista. Corgeron fondò il Réveil des Travaillerus, organo settimale, di cui fu il gerente. Il Réveil condusse una energica campagna contro il “”Bon Pasteur’, istituzione cattolica, la cui sede era a Nancy. Il “”Bon Pasteur’ sfruttava odiosamente gli orfani che accudiva””. (pag 123)”,”MFRx-253″
“OSORIO Elsa”,”La miliziana. Romanzo.”,”Elsa Osorio è nata a Buenos Aires e attualmente risiede a Madrid.”,”VARx-006-FC”
“OSSIAN DE NEGRI Teofilo”,”Storia di Genova.”,”Il governo di Bucicaldo. “”Il Bucicaldo è una personalità certo di grande rilievo, forse una delle più significative della vecchia Europa tra Medioevo e Rinascimento. Anche il suo governatorato genovese fu un momento importante nella storia della città; ma nel quadro complessivo della vita di lui resta come un episodio che vi si inserisce quasi marginalmente, e perciò non basta a definirne la grandezza, la misura vera di uomo che si estolle al di sopra del grigiore dei tempi. Or sotto questo profilo la sua personalità esorbita per gran parte dal nostro specifico programma; ma perché il Bucicaldo in modo affatto consapevole accetta il governatorato in vista delle sue più lungimiranti prospettive orientali e poi italiane, è giocoforza accennarne preliminarmente per poter poi meglio valutare la sua temporanea, ancorché non breve, presenza genovese.”” (pag 507)”,”LIGU-052″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 1. A-Arion.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Annibale. “”Il timore che Annibale puntasse contro Roma indusse i consoli nell’ errore funesto di non mantenere fra loro il collegamento, poiché Servilio tenne la via Flaminia, per congiungersi, occorrendo, con Flaminio per la via di Foligno. Flaminio seguì Annibale che piegò nella direzione di Perugia, e, giunto nelle vicinanze del Trasimeno, distribuì l’ esercito in modo che i Romani avanzando potessero essere sorpresi nella pianura lungo il lago e incalzati dalla fanteria dei Galli e Baleari, che, appiattati nelle alture, sarebbero piombati loro addosso, mentre la cavalleria, movendo dalla parte occidentale, li avrebbe sgominati, e la fanteria libica a oriente avrebbe compiuto l’ opera di assalto e di dispersione. Rimase sul campo lo stesso console Flaminio con più di quindicimila uomini (giugno del 217) (…). Malgrado la vittoria, Annibale cominciò a provare le prime delusioni. Egli lasciò liberi i prigionieri italici, dicendo che era venuto a combattere contro Roma, e a liberare dalla sua soggezione gli alleati, ma le città italiche rimasero solidali con Roma, come ebbe a sperimentare.”” (pag 546) “”Le ripercussioni della battaglia di Canne furono gravi per i Romani. Capua, con la speranza di soppiantare Roma, si ribellò, e Annibale vi andò a svernare. Si dice che il comandante della cavalleria Maarbale l’ avesse spinto a muoversi verso Roma, ma che Annibale abbia resistito alla tentazione. Se è vero che Maarbale abbia esortato Annibale a una marcia contro Roma, certo in nessun modo Annibale si sarebbe lasciato sedurre da questa prospettiva pericolosa; se avesse infatti voluto attaccare Roma, vi si sarebbe diretto subito dopo la battaglia del Trasimeno.”” (pag 547)”,”REFx-087″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 2. Arios-Berbe.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Barres, Maurice. Scrittore francese (Charmes sur Moselle 1862 – Parigi 1923). Nella trilogia di romanzi ‘Le culte du moi’ (Sous l’ oeil des barbares, 1888; Un homme libre, 1889; Le jardin de Bérénice, 1891) mostrò un geloso individualismo. Il successivo sviluppo fece del Barres il campione intellettuale del nazionalismo francese, che ebbe largo influsso sul nascente nazionalismo italiano””. (pag 461) Beethoven. “”Sensibile alle grazie femminili, fin dal 1795 aveva chiesto la mano d’una giovine cantatrice, Maddalena Willmann: il rifiuto oppostogli “”per bruttezza ed eccentricità”” non sembra l’ esponesse a crisi sentimentali. Era in realtà scarsamente dotato di pregi fisici: sulla persona robusta ma bassa e tozza, sul collo corto affondato tra larghe spalle, una testa leonina dall’ ampia fronte convessa, un volto punteggiato dal vaiuolo, di colorito bruno, di mascelle potenti. Gli occhi mobilissimi, lampeggianti, espressivi, ad alcuni sembravano neri o d’un blu d’acciaio, ad altri di color d’oro cupo. Di fine disegno le labbra, ma la voce era aspra, a volte stridula. Vivace nei gesti, e semplice nel conversare, in certi momenti facile alle arguzie e ai giuochi di parole, contrapponeva a qualche tratto ingenuamente grossolano un’ istintiva fierezza, alle brevi espansioni periodi di brusca ritrosia””. (pag 594)”,”REFx-088″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 3. Berce-Bury.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI “”Bocskay. Famiglia di magnati ungheresi, imparentata con i Báthory. Di essa il personaggio più eminente fu Istvan (1557-1606), calvinista, che appoggiandosi ai Turchi capeggiò l’ insurrezione dei protestanti ungheresi (1604-1606) contro l’ imperatore Rodolfo II. Con la pace di Vienna (23 gennaio 1606) ottenne piena libertà di culto per i protestanti e l’ investitura di principe della Transilvania””. (pag 273) “”Boldrini Marcello. Statistico italiano (Macerata 1890, Milano 1969) professore (dal 1922) di statistica e demografia nelle Università di Messina, Padova, Milano (Bocconi e Cattolica) e Roma, socio nazionale dei Lincei (1951) e accademico pontificio (1936). Tra le opere principali: ‘Biometrica’ (1927), ‘Biometria e antropometria’ (1934), ‘Statistica, teoria e metodi’ (1942; 4° ed. 1959), ‘Demografia’ (1956), ‘Le statistiche empiriche e la teoria dei campioni’ (in collab. con A. Naddeo, 1957), ‘Teoria della statistica’ (1963). Già presidente dell’ AGIP, vicepresidente e successivamente (1962-67) presidente dell’ ENI.”” (pag 304)”,”REFx-089″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 4. Burzi-Cippe.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Tommaso Campanella. “”Non in un arbitrio, comunque concepito, ma nell’ adesione alla legge stessa delle cose consiste per il C. l’ umana come la divina libertà. Anche lo Stilano, come il Nolano, combatte veementemente il “”servo arbitrio”” di Lutero e di Calvino, ma è ben lungi dal tornare al medievale “”libero arbitrio””, ché anzi la sua è una libertà, com’egli dice, non ‘contra fatum’, ma ‘pro fato’.”” (pag 151) Gino Capponi. “”(…) così il mirabile ‘Frammento sull’ educazione’ (1841, pubblicato nel 1845), che è il suo capolavoro. In quest’ultimo scritto il Capponi, sorretto da uno squisito senso psicologico, congiunto a un sano scetticismo, persegue con critica acutissima ogni forma d’illusione pedagogica di prederminare dall’ estrinseco il libero svolgimento dell’attività spirituale; tuttavia il suo atteggiamento polemico nei riguardi di Rousseau rivela una limitazione di questa sua posizione, determinata essenzialmente dal timore che il culto della spontaneità risucisse (?) a un naturalismo di tipo illuministico, combattuto dal Capponi in nome dello spiritualismo cristiano. L’ acume, la probità, la profondità del Capponi si rivelano anche nel suo epistolario, documento essenziale per la storia spirituale d’ Italia nel Risorgimento.”” (pag 213)”,”REFx-090″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 5. Cippi-Demor.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Dante Alighieri. “”L’ ambasceria a Venezia. La morte. E’ lecito ritenere fatto sostanzialmente sicuro la partecipazione di Dante all’ambasceria ravennate a Venezia nel 1321 inviata da Guido Novello per scongiurare i propositi di guerra della repubblica di San Marco, sdegnata per i continui attacchi delle navi di Ravenna; le testimonianze prendono avvio già al Villani, “”essendo tornato d’ambasceria da Vinegia in servigio de’ signori da Polenta””; lo ripete il Pucci, ma tace del tutto il Boccaccio, mentre sulla scia di Giovanni il nipote Filippo Villani elabora una complicata leggenda (ediz. Solerti delle Vite, pp. 86-87), e dopo di lui Domenico Bandini, Giannozzi Manetti, ecc.; secondo Filippo i Veneziani avrebbero impedito a Dante di pronunziare la propria allocuzione nel timore che ne potessero restare persuasi, e poi avrebbero negato a Dante di ritornare per la via di mare timorosi che il poeta portasse dalla propria parte l’ ammiraglio della flotta, “”incommodo igitur terrestris itineri febrem poeta perpessus, cum Ravennam applicuisset, paucis post diebus extinctus est, publicoque defletus est funere”” (la qual leggenda documena il mito della parola di Dante capace di persuadere i più recalcitranti, e inoltre scaturisce dalla necessità di trovare un responsabile per la fine del poeta, facendo leva sopra un diffuso sentimento di avversione alla politica dei Veneziani.)””. (pag 532-533) “”‘m’ insegnavate come l’ uom s’etterna’, su ‘nel mondo’, ma non in modo continuo, quanto ‘ad ora ad ora’”” (If, XV 85) (pag 462) “”‘per le parti quasi tutte a le quali questa lingua si stende, peregrino, quasi mendicando, sono andato'”” (Cv I III 4) (pag 501)”,”REFx-091″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 6. Demos-Falla.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Einstein. “”Negli ultimi anni della sua vita, lavorò intensamente, e senza successo, alla costruzione di una teoria unitaria dei campi che fosse rigorosamente causale, convinto “”della possibilità di un modello della realtà, vale a dire di una teoria che rappresentasse le cose stesse e non soltanto la probabilità della loro esistenza””.”” (pag 405-406) Erasmo. “”La preoccupazione di Erasmo era invece di natura schiettamente etica. “”Non occorre sempre trovare dottrine chiare: importa soprattutto accertare dottrine utili””, dirà nella polemica con Lutero.”” (pag 516)”,”REFx-092″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 7. Fallad-Gari.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Gaetano Filangeri. “”Da che, altresì, errati giudizi storici, più errate profezie politiche e, generalmente, un ottimismo così ingenuo da far quasi maraviglia potesse allignare nella realistica città, dove, contemporaneamente o quasi contemporaneamente al Filangeri, vissero, ben diversi “”vichiani”” l’ abate Galiani e Vincenzo Cuoco. Per es., il Filangeri, pur non giungendo, come altri illuministi, a considerare stato perfettissimo la lontana e ignota Cina e poco men perfetto la poco men lontana e ignota Russia di Caterina II, spezza anch’egli una lancia contro l’ aborrita costituzione inglese, di cui non vede la stretta aderenza col paese in cui sorse e fruttificò, e alla quale contrappone genericamente l’ astratta costruzione d’una monarchia in cui tra il re e il popolo s’interponga equilibratrice una classe intermedia di nobili priva di poteri politici, e, mediatore tra i sudditi e il sovrano, un corpo di magistrati depositario delle leggi. Una sua errata profezia politica restata famosa è quella, formulata qualche anno prima della rivoluzione francese, d’un’imminente “”rivoluzione pacifica””, che sarebbe stata compiuta esclusivamente dai “”troni”” col semplice ausilio delle leggi. E grande ingenuità ottimistica è nella stessa teoria fondamentale della ‘Scienza della legislazione’ (…)””. (pag 225) (Fausto Nicolini)”,”REFx-093″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 8. Garin-Grani.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Giolitti. “”I punti dove maggiormente si diressero le polemiche degli oppositori di sinistra furono la politica meridionale (il protezionismo sul grano sosteneva di fatto il latifondo) e la spregiudicata prassi elettoralistica (in un celebre pamphlet del 1909, G. Salvemini lo bollò come “”il ministro della mala vita””), mentre da altri settori (G. Fortunato, L. Einaudi) gli veniva rimproverato l’abbandono del liberismo sul terreno della politica economica (lavori pubblici, protezionismo, legislazione del lavoro, ecc.), e da settori industriali l’ acquiescenza nei confronti delle rivendicazioni sindacali. A suo favore Giolitti ebbe la Corona, il socialismo riformista (che conseguì da quella politica un obiettivo impulso e una forte crescita), alcuni settori intellettuali (soprattutto B. Croce) e larghi strati della borghesia””. (pag 277) Goethe. “”Col sopraggiungere della fama Goethe è preso dal disgusto d’ogni frivolezza: Hans Sachs, Lutero sono energiche figure che lo dominano. Ed egli stesso è come il suo Wanderer, che ritrae nell’ inno pindarico, Wanderers Sturmlied. Il turbine è il suo elemento – “”Wen du nicht verlässest Genius””. – Il genio è con lui e non lo abbandona. Sempre più si desta la virtù combattiva; bisognerà agitare la sferza per colpire gl’ignavi, i miseri filistei, gli spacciatori di vuoto, i teologi onniscienti e fanatici, il carnevale dei pigmei che si gonfiano. Ride con grazia maliziosa; assesta i suoi colpi nelle farse e nelle satire (…)””. (pag 524, Arturo Farinelli)”,”REFx-094″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 9. Grano-Hurwi.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Hebert. “”Membro del club dei Cordiglieri, fondò nel 1790 il giornale radicale ‘Le Père Duchesne’, che gli assicurò un seguito anche in ambienti giacobini. Sostituto procuratore della Comune (dic. 1972), fu a capo di una vivace corrente (gli hebertisti) che propugnava la lotta sociale e misure economiche rivoluzionarie. Nella primavera del 1793 attaccò violentemente i girondini che ne imposero l’ arresto; liberato per intervento dei sanculotti e delle municipalità, sotto l’ impulso di Hebert e dei suoi seguaci furono approvate le leggi dei sospetti e del maximum (17 e 29 sett. 1793), ripresero slancio l’ iniziativa militare e i grandi processi (nell’ ott. 1793 alla regina e ai girondini), furono incoraggiati la scristianizzazione e il culto della dea ragione. Iniziato il riflusso del movimento rivoluzionario e dopo un fallito tentativo di presa del potere (4 marzo 1794), Hebert e i suoi furono processati (21-24 marzo) e ghigliottinati.”” (pag 399) Horkheimer. “”La “”teoria critica”” – così H. definiva la propria concezione – ha il compito di denunciare la separazione tra individuo e società, separazione prodotta dalla divisione del lavoro e di classe e dall’ economia di scambio proprie del capitalismo. L’ obiettivo da raggiungere è una società senza sfruttamento. Lo strumento metodologico di cui H. si serve nelle sue ricerche è il concetto hegeliano-marxiano di totalità: la ricerca sociale è “”la teoria della società contemporanea come tutto””. Perciò H. respinge la settorializzazione della ricerca sociale e la divisione in compartimenti stagni tipica della sociologia specializzata (economia, diritto, psicologia, ecc.). La società deve essere studiata come un tutto unitario, che ha una sua oggettiva struttura dinamica. A questa impostazione di ispirazione marxista H. aggiunge un’ esigenza nuova: quella di chiarire le mediazioni psichiche tra fatti economici e fatti culturali (…)””. (pag 628)”,”REFx-095″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 10. Hus-Labov.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Kant. “”(…) siccome tre sono le facoltà dello spirito umano: conoscenza, sentimento e desiderio, bisogna che quella che è la facoltà fondamentale, la conoscenza, si triplichi per soddisfare l’ esigenza di ciascuna: diviene così intelletto (Verstand) per soddisfare se stessa, facoltà giudicante (Urteilskraft) per soddisfare il sentimento, ragione (Vernunft) per soddisfare il desiderio. Ora dell’ intelletto è stata fatta la critica nella Critica della ragion pura; della ragione, nella Critica della ragione pratica; resta da fare quella del giudizio. Ma questo terzo tronco della via critica non sfocia in una nuova metafisica oltre quella della natura (metafisica dell’ intelletto) e quella della libertà (metafisica della ragione). Giacché, oltre l’ essere fenomenico e l’ essere in sé, non è possibile altra forma di essere. La critica del giudizio dunque rimane e deve rimanere senza una corrispettiva metafisica, perché proprio dovrà servire a raccordare le due critiche che menano alle due metafisiche e quindi a procurare la definitiva superiore unità, direttamente, della critica, indirettamente, della metafisica.”” (pag 362, Pantaleo Carabellese)”,”REFx-096″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 11. Labow-Lucas.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Leonardo. “”Del resto il documento preciso con cui il Borgia commette a Leonardo “”di osservare luoghi fortezze dei suoi stati”” ha la data da Pavia, 18 agosto 1502: fino al maggio 1502 Leonardo si ritrova a Firenze intento a una stima di oggetti preziosi per Isabella d’Este. Un altro fiorentino, per scopo diverso, era allora presso il Borgia, Niccolò Machiavelli; e forse il Vinci lo incontrò a Urbino il 30 luglio prima di avere avuto la nomina d’ ingegnere generale del Valentino; a Urbino visitò la biblioteca del Montefeltro. Da allora Leonardo segue il Borgia a Pesaro, a Rimini, e poi a Cesena nel mezzo agosto, a Porto Cesenatico il 6 settembre, e la nota che vi si riferisce ha carattere prettamente militare, come la ricetta del cod. L. per una mistura di carbone, zolfo e salnitro, per far polvere da cannoni””. (pag 313, Enrico Carusi) Leopardi. “”Così egli diventava, e fu poi sempre, essenzialmente un pensatore e un poeta.”” (pag 378) “”Con lo Zibaldone si ricollegano i Centoundici pensieri’ pubblicati dal Ranieri nell’ edizione lemonneriana del 1845, tratti da esso nella loro maggioranza, ma sottoposti a una sapiente rielaborazione formale e spogliati del carattere, che taluni avevano nella prima stesura, di testimonianze di vita vissuta: documento interessante, in ogni modo, dell’ ostinata coerenza del pensiero leopardiano sulla società e sugli uomini, da quando, tra il 1819 e il 1820, cominciò ad interessarsi di quei problemi – contava di scrivere un trattato ‘Del machiavellismo in società’ – agli anni della dimora napoletana.”” (pag 396, Giovanni Ferretti)”,”REFx-097″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 12. Lucat-Maure.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Marat. “”Dal settembre 1789 Marat iniziò a pubblicare l’ Ami du peuple, giornale che si distinse nel denunciare i tentativi controrivoluzionari dell’ aristocrazia e quelli dei ricchi borghesi di trarre profitto dai cambiamenti della Rivoluzione a scapito delle classi popolari. Nel gennaio 1790 i suoi violenti attacchi a Necker lo portarono in tribunale; costretto a rifugiarsi a Londra per evitare il carcere, tornò a Parigi in maggio, indirizzando le sue invettive dapprima contro i moderati Mirabeau e Lafayette, qundi contro l’ Assemblea nazionale e la stessa monarchia; ciò gli valse la sospensione delle pubblicazioni e un nuovo esilio londinese (dicembre 1790- maggio 1792), a anche un’ enorme popolarità presso i sanculotti parigini. (…) Eletto alla Convenzione, M. sedette tra i montagnardi; in aula e sul suo giornale (…) sostenne la necessità di subordinare il rispetto delle leggi alle superiori esigenze della Rivoluzione e invocò misure terroristiche contro i nemici interni della repubblica””. (pag 430) Marconi. “”Il salvataggio della maggior parte dei passeggeri del transatlantico Titanic (25 aprile (1912)), che affonda in poco tempo, dopo un investimento contro un iceberg, richiama nuovamente l’ attenzione del mondo sul grande servizio reso dalla radio e dalla perfetta organizzazione stabilita su tutti i mari dalla Compagnia Marconi per le comunicazioni marittime, presieduta dallo stesso inventore. Dopo tale salvataggio le applicazioni dell’ invenzione di Marconi sul mare si sviluppano in tutto il globo. Nello stesso anno 1912, il sistema Marconi viene ufficialmente adottato dall’ Inghilterra per la grande rete radiotelegrafica imperiale destinata a collegare l’ inghilterra con tutte le sue colonie. (…) Ottobre 1924. M. scopre che le onde corte della gamma inferiore ai 30 m. assicurano regolari comunicazioni alle maggiori distanze durante il giorno, mentre le onde corte della gamma superiore ai 30 m. le possono assicurare durante la notte.”” (pag 466)”,”REFx-098″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 13. Mauri-Marcu.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Michelangelo. “”Come la Commedia di Dante, il cielo della Cappella Sistina può essere indagato sotto molti aspetti, né mai si può credere del tutto esplorato in ogni parte: ma i sensi arcani che gli esegeti con varia fortuna vi hanno cercato, fino a supporre tra gli angioli intorno all’ Eterno nella Creazione di Adamo la figura di Eva – già esistente nell’ idea divina prima ancora di essere creata -, oppure i rapporti che vi si possono trovare con la cultura e con la coscienza religiosa del Cinquecento, anziché chiarirlo, possono distrarre la mente dal suo valore più alto, universale, e che pur sempre chiaramente si vede, come ben lo videro i contemporanei (e Raffaello lavorava allora nelle Stanze vaticane) quando esso fu scoperto, e trovarono a definirlo una parola nuova: “”terribilità””, cioè misteriosa grandezza che nell’ arte centuplica la capacità dei sensi e dell’ animo, trasportando in un mondo superiore, dove le forme corporee svelano a fondo il loro essere, la vita si esalta in quel vigore, la mente ha quelle profondità, i moti si compongono con quei ritmi armoniosi e potenti.”” (pag 269, Pietro Toesca) MILL John Stuart (1806-1873). “”In politica Mill insistette sull’ opportunità di un’applicazione radicale dei principi della libertà (Essay on liberty, 1859), su di un’ organizzazione del potere politico che collegasse le esigenze locali e quelle nazionali, non perdendo mai di vista i diritti individuali (Thoughs on parliamentary reform, 1859; Considerations on represenative government, 1863), difendendo inoltre il parlamento e la democrazia come la migliore forma di governo, l’ unica capace di tutelare l’ interesse dell’ individuo e di permetterne la libera espressione. Il sistema della proprietà privata andava comunque, secondo Mill, corretto per rendere possibile una minore sperequazione sociale (di qui la simpatia con cui guardò al movimento socialista e alle rivendicazioni sociali del suo paese e del suo tempo). Si batté inoltre per l’ estensione alle donne del voto e dei diritti politici (…)””. (pag 331)”,”REFx-099″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 14. Murdi-Papag.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI La questione omerica. “”Con l’ espressione “”questione omerica”” si intende il complesso dei problemi che riguardano l’ esistenza storica di un poeta Omero, la relazione tra questo e i due poemi conservati, la formazione di ciascuno di essi. (…) La questione omerica fu rivelata al grande pubblico da F.A. Wolf, con i Prolegomena ad Humerum (1795). Egli, partendo dall’ affermazione della inesistenza della scrittura nell’ età omerica, ne dedusse che poemi di tali dimensioni erano impossibili, e che i poemi omerici erano stati messi insieme nell’ età di Pisistrato (…) unendo canti staccati, cantati separatamente dai rapsodi. Quest’ opera di Wolf ebbe una grande risonanza, e venne incontro alla tendenza herderiana, e poi generalmente romantica, di ricercare l’ anonimo all’ inizio della storia dei popoli. (…)”” (pag 420-421) L’ Odissea elaborata in fasi diverse. Palmerston. “”(…) Palmerston, all’opposizione, bollò la nuova politica come rinunciataria e poco dignitosa. Tornato poi (luglio 1846) con lord Russell agli Esteri, con una energica azione personale, spesso incurante dell’ ostilità della regina e dell’ irritazione dei compagni di gabinetto, sostenne le rivoluzioni del 1848 in Italia e in Ungheria (appoggiò i siciliani contro Napoli, il Piemonte contro Vienna e volle ospitare a Broadlands K. Kossuth). (…) Con il suo appoggio agli stati del Sud allo scoppio della guerra di secessione (1861), rischiò di creare una pericolosa frattura con gli USA, mentre non poté impedire ad Austria e Prussia di impadronirsi dello Schleswig-Holstein (1864).”” (pag 626)”,”REFx-100″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 15. Papan-Preti.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Picasso. “”Contro la corrente classicistica, che domina in tutta Europa, Picasso insorge con un quadro di ‘Danzatrici’ (1925, Londra, Tate Gallery), nel quale la scomposizione cubista si trasforma in una vera e propria deflagrazione formale. Benché Picasso non abbia esplicitamente aderito al surrealismo, le opere di questo periodo, in cui la deformazione giunge spesso a un voluta mostruosità, sono considerate surrealiste; solo nel periodo detto ‘delle ossa’ (1928-29) si ha una vera e propria visione surrealista. Ma l’ istinto formale, plastico dell’ artista riprende il sopravvento sulla poetica del surrealismo (…). Durante la guerra civile spagnola Picasso vive con forte impegno il dramma del suo paese; per un breve periodo è direttore del Prado. La spietata denuncia degli orrori del fascismo e della guerra che impronta le violente acqueforti che illustrano il poemetto ‘Sueño y mentira de Franco’, raggiunge i tomi più alti del dramma in ‘Guernica’ (ora nel Museo Reina Sofia), espressione dello sdegno più intenso dopo il bombardamento tedesco della cittadina, risolta in una ridotta gamma cromatica di bianchi e di neri (…)””. (pag 305)”,”REFx-101″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 16. Preto-Rugen.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Reichenbach. “”Nel periodo berlinese dette un forte impulso al movimento neo-positivista come membro del Circolo di Berlino e dirigendo (dal 1930) con R. Carnap del Circolo di Vienna la rivista ‘Erkenntnis’. Continuò poi a diffondere e a consolidare il neopositivismo negli USA come membro dell’ International committee for the unity of science, che promosse la pubblicazione (1938 e segg.) della International encyclopedia of unifield science.”” (pag 291) “”Importante in tale contesto la teoria frequentistica della probabilità elaborata da Reichenbach, che fu al centro delle discussioni neopositivistiche: con tale teoria, secondo cui la probabilità di un evento equivale al limite della frequenza relativa di quel dato evento in una successione data, Reichenbach intese altresì risolvere il problema della giustificazione dell’ induzione””. (pag 291) “”Elaborò inoltre una logica a tre valori (vero, falso, indeterminato) ritenuta più adeguata dalla classica logica bivalente ai fini dell’ interpretazione della meccanica quantistica. Da ricordare inoltre i suoi studi sulla causalità, sull’ a priori e sul concetto di legge naturale””. (pag 292) Robinson Joan Violet (nata Maurice). “”Allieva di J.M. Keynes, la Robinson si professava “”keynesiana di sinistra””. Il suo lavoro teorico, vasto e importante, merita di essere ricordato soprattutto per l’ analisi della concorrenza imperfetta (Economics of imperfect competition, 1933), svolta in concomitanza con il lavoro di H. Chamberlin sulla concorrenza monopolistica. E’ difficile enucleare le differenze teoriche tra le due opere, entrambe importanti per la teoria economica moderna; si tratta sostanzialmente dello stesso tentativo, (…) di sviluppare un apparato teorico che parta da ipotesi più “”realistiche”” di quelle tradizionali della concorrenza perfetta””. (pag 494)”,”REFx-102″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 17. Rugge-Silsbe.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Saitta Armando. “”(…) presidente (1973-91) dell’ Istituto storico italiano per l’ età moderna e contemporanea, direttore della rivista ‘Critica storica’, socio nazionale dei Lincei (1987). Si dedicò a ricerche sulla storia costituzionale della Francia moderna e contemporanea (…). Concentrò inoltre la sua attività storiografica sull’ Ottocento italiano, producendo opere originali, in cui all’ indagine sugli aspetti ideologici e istituzionali delle sètte rivoluzionarie si affianca un’attenta analisi delle condizioni economiche e politiche del paese (Filippo Buonarroti. Contributo alla storia della sua vita e del suo pensiero, 2 voll, 1950; Sinistra hegeliana e problema italiano negli scritti di A.L. Mazzini, 3 voll, 1967-68). (…)””. (pag 113) Schelling. “”Frattanto la situazione accademica a Jena era molto cambiata in seguito alla partenza di Fichte coinvolto nell’ ‘Atheismusstreit’, e all’ arrivo, nel 1801, di Hegel, con il quale Schelling rinsaldava i vincoli dell’ antica amicizia e dava inizio alla pubblicazione del Kritisches Journal der Philosophie. E’ il momento di più intensa e feconda collaborazione tra i due filosofi, i cui rapporti dovevano poi allentarsi con il passaggio di Schelling all’ Università di Würzburg nel 1803 e guastarsi definitivamente nel 1807 con la pubblicazione della Phänomenologie des Geistes e il ben noto attacco hegeliano alla filosofia dell’ intuizione. (…) Nel 1827 tornò a Monaco, dove fu eletto presidente dell’ Accademia delle scienze e chiamato a insegnare all’ Università allora fondata. Vi rimase fino al 1841, quando fu chiamato a Berlino alla cattedra che era stata di Hegel e con l’ intento di contrastarne l’ influenza e la scuola hegeliana. Tra i suoi uditori ebbe Feuerbach, Kierkegaard ed Engels, ma non ottenne un successo proporzionato alle attese e i suoi ultimi anni furono amareggiati da violente polemiche con gli hegeliani e con il teologo razionalista H.G. Paulus””. (pag 337-338)”,”REFx-103″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 18. Silva-Tessa.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Sorel. “”Nella sua attività si distinguono diversi momenti. Attraversò anzitutto una fase di adesione al socialismo marxista (1893-97); curò allora la traduzione e scrisse la prefazione per l’ edizione francese (1897) dei saggi di Antonio Labriola sulla concezione materialistica della storia. Ma nell’anno successivo, sotto l’ influsso di B. Croce, passò ad accogliere in pieno la tesi del revisionismo e del riformismo (La crisi del socialismo scientifico, in Critgica sociale, maggio 1898; Nuovi contributi alla teoria marxista del valore, in Giornale degli economisti, luglio 1898). Entrato in aperto dissenso con A. Labriola, S. si trovò allora solidale con F.S. Merlino, la cui rivista, Critica sociale, rappresentava il centro di diffusione del revisionismo teorico in Italia. (…). Egli respinse le pretese scientifiche dell’ economia politica marxista e, soprattutto, il determinismo che privilegia le strutture economiche rispetto all’ azione rivoluzionaria; riprese, al tempo stesso, la concezione “”catastrofica”” dello svolgimento storico (…). Influenzato da Bergson e dal pragmatismo, Sorel, coronò il suo tentativo di interpretazione originale del marxismo, ponendo al vertice dei miti rivoluzionari lo “”sciopero generale””, inteso come strumento di educazione e di lotta. Ma a questo punto, ormai estraniatosi dal movimento politico del socialismo ufficiale, S. cercò nuove vie di azione rivoluzionaria, accostandosi all’ Action francaise e a Ch. Peguy, collaborando alla rivista nazionalista ‘L’ indépendance (1911-13). (…)””. (pag 184) Swift Jonathan. “”(…) visse quasi sempre a Londra, dove strinse amicizia con J. Addison, R. Steele, W. Congreve e partecipò attivamente alla vita letteraria e politica, pur senza mai ricoprire cariche ufficiali, alternando la pubblicazione di libelli di argomento politico (…) o ecclesiastico (…) a satire sociali come quelle volte a mettere in ridicolo le predizioni del popolare astrologo J. Partridge (…). Schieratosi in favore dei tories (1710), ne difese il governo dalle pagine del quotidiano The Examiner e con una serie di opuscoli (…) nonché attrraverso l’attività dello Scriblerus Club. (…) Il disgusto per l’ abiezione umana fa dei Gulliver’s travels, specie nella quarta parte, un’ opera possente, dai contorni aspri e geometrici, frutto d’una logicità allucinata piuttosto che di una fantasia poetica. Paradossalmente ascritto alla letteratura per ragazzi, il capolavoro di questo maestro della satira che non sopportava la vicinanza dei bambini (…) è lo specchio d’un animo profondamente turbato (…)””. (pag 507-508)”,”REFx-104″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 19. Tessé-Ville.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Tucidide. “”Tucidide diventa così il creatore di una storiografia rivolta prevalentemente alla narrazione e spiegazione degli eventi politico-militari (e per ciò stesso meno interessata agli aspetti di storia del costume e delle tradizioni dei popoli protagonisti di quelle vicende). Una innovazione rispetto alla storiografia ionica, essenzialmente narrativa e descrittiva, sono anche i discorsi (famosi quelli di Pericle), introdotto da T. col proposito dichiarato di tenersi aderente al loro contenuto effettivo (…). Per chiarire come si fosse formata la potenza ateniese che, con la sua egemonia, fu la vera causa della guerra, subito dopo il proemio viene inserita la cosiddetta archeologia, dove l’ indagine sulla formazione della potenza degli stati è condotta con acume e larghezza di visuale insuperati.”” (pag 323) Verdi. “”Bellini diceva: “”Datemi buoni versi e vi darò buona musica””, che era una giustificazione quasi fanciullesca del proprio dono di cantare, ma che, in un certo senso, esprimeva il gusto di lui per le forme euritmiche, armoniose, perfette di quantità e di suono. Verdi invece chiedeva ai suoi librettisti “”parole sceniche””. Non diceva neanche “”versi””, “”ma parole””; cioè chiedeva espressioni verbali che nel dramma, dei sentimenti e passioni dei personaggi fossero proprio quelle che potevano parere le più necessarie e potenti e incisive: eleganti o sgraziate, aristocratiche o plebee, composte in versi armoniosi o contorti, poco gl’importava (…)””. (pag 608)”,”REFx-105″
“OSSOLA Carlo Maria CARAVALE Mario GIAMMATTEI Emma VACCA Giuseppe, coordinamento scientifico”,”Enciclopedia Biografica Universale. 20. Villi-Zype.”,”Redazione testi e revisione scientifica Alessandra BRUNO Laura BUCCINO Alessandra CARAVALE Virginia CAVALIERE Angela CIAVOLLA Mariana DELLE-ROSE Sara ESPOSITO Silvia PONTI Luigi ROSANO Paolo SEU Luca SINIBALDI Sonia SPRINGOLO Francesco URSINI; Responsabile editoriale Loreta LUCCHETTI Virgilio. “”Dante classicheggiante e nazionalista ritrova le sue fonti ideali nell’ Eneide, ed è per suo tramite che giunge alla concezione laica dello stato e dell’ impero: in ciò maestro del Petrarca e dello stesso Cola di Rienzo. E’ del resto su questo piano nazionalista che il Petrarca componeva la sua ‘Africa’: con Dante e con Petrarca, Virgilio ristabilisce la continuità ideale fra la storia di Roma e il giovane spirito italiano. Ma nel ricomporre la sua fisionomia spirituale e psicologica, Dante intuì i caratteri più riposti dell’ anima virgiliana: la pensosa mitezza, il senso trepidante e quasi doloroso del divino, la purezza dell’ esperienza sentimentale, la concezione della vita come una grande e insonne fatica; ma soprattutto ne sentì il valore lirico e stilistico, che nel contemperamento dell’ espressione solenne e studiata con l’ aderenza profonda alle cose rappresenta il modello d’ogni poesia colta. Dante rimane il più geniale interprete di Virgilio (…)””. (pag 39) Max Weber. “”Politicamente il Weber, che apparteneva a una vecchia famiglia dell’ alta borghesia (suo padre era stato deputato liberale-nazionale), fu dapprima un conservatore, che nel generale “”caos dei valori”” trovava un principio sicuro soltanto nel ‘Machtstaat’ di Bismarck. Fu quindi per una politica mondiale di potenza. Si andò però persuadendo, già prima della guerra, che la Germania era impari a una grande politica, che cioè le mancava un’ aristocrazia politica.”” (pag 295)”,”REFx-106″
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”L’edizione italiana di quest’ opera è stata realizzata per consiglio di Raniero PANZIERI.”,”TEOC-163″
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”””In un’ opera intitolata Modelli di stratificazione americana riflessi in opere scelte di scienza sociale, Paul Hatt e Virginia Ktsanes offrono una rassegna dei differenti modi in cui la struttura della società americana è concepita da venti autori (1924-49). Le differenze concernono le seguenti questioni: 1. ampiezza massima della stratificazione e grado della distanza tra le classi. 2. ampiezza delle possibilità che hanno gli individui di passare da una classe a un’ altra (amount of individual mobility), 3. peso dei fattori economici nella stratificazione di classe. Oggetto di discussione è anche l’ importanza della classe media nella struttura sociale americana. Fino a poco tempo fa, dominava la convinzione che negli Stati Uniti la stragrande maggioranza della popolazione si consideri come appartenente alla classe media. Questa convinzione poggiava sulle inchieste di Gallup (1939), di “”Fortune”” (1940) e di Cantril (1943). (…) Ricerche posteriori, tra cui quella di Centers, hanno mostrato che la percentuale delle persone che dichiarano di appartenere alla classe media dipende dalla maniera in cui è formulato il questionario; che il loro numero diminuisce notevolmente quando, invece della scelta tra classe superiore, media e inferiore, si pone la domanda senza suggerire possibili risposte (cioè una open ended question), e ancora di più quando tra le possibili risposte si menziona la “”classe lavoratrice”” (working class)””. (pag 115-116)”,”TEOS-102″
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”Nato a Lipno nel 1897, Stanislaw Ossowski è stato il maggior esponente della sociologia polacca e una delle figure più eminenti di questa disciplina su scala internazionale. Dopo gli studi compiuti a Varsavia e a Parigi, fra i discepoli di Durkheim, Hubert e Mauss, svolse la sua attività di ricercatore e di docente, avvertendo la necessità di un impegno di difesa degli ideali democratici e socialisti nella Polonia reazionaria degli anni Trenta. Sotto l’occupazione nazista, la sua profonda vocazione di maestro lo portò a organizzare in varsavia occupata un seminario clandestino di sociologia. Nominato subito dopo la Liberazione professore di teoria della cultura all’Università di Lodz, e nel 1948 a quella di Varsavia, mostrò subito il suo atteggiamento indipendente con alcuni saggi sul marxismo. Morì il 07/11/1963.”,”TEOC-110-FL”
“OSSOWSKI Stanislaw”,”Struttura di classe e coscienza sociale.”,”””Sfugge facilmente all’attenzione il fatto che il concetto di lotta di classe, fondamentale per la dottrina marxistica, comprende due diverse categorIe di processi storici: a) le lotte di emancipazione nel quadro del secolare antagonismo di classi opprimenti e classi oppresse, b) le lotte delle classi concorrenti, delle classi che competono per il potere in una società dalla struttura pluripartita. Spesso non ci si accorge che le lotte di classe di cui parla il primo capitolo del ‘Manifesto del partito comunista’, sono conflitti sociali di un genere diverso da quelle di cui per esempio parla Engels nell’introduzione alla nuova edizione postuma delle marxiane ‘Lotte di classe in Francia’. «La storia di ogni società sinora esistita – leggiamo nel ‘Manifesto’ – è la storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese (1)». Ed ecco l’altra rappresentazione delle lotte di classe che troviamo nell’introduzione di Engels: «Tutte le passate rivoluzioni hanno condotto alla sostituzione del dominio di una classe con quello di un’altra; ma sinora tutte le classi dominanti erano soltanto piccole minoranze rispetto alla massa del popolo dominata. (…) la forma comune di tutte quelle rivoluzioni consisteva nel fatto che esse erano tutte rivoluzioni di minoranze. Anche quando la maggioranza prendeva in esse una parte attiva, lo faceva soltanto, coscientemente o no, al servizio di una minoranza (…) (2). Ho citato questi due noti passi per mostrare che coloro i quali trattano la storia delle lotte di classe – lotte che costituirebbero il motore della storia – ora come se questa fosse esclusivamente la storia delle lotte della maggioranza oppressa contro la minoranza degli sfruttatori, ora come se fosse esclusivamente la storia delle lotte tra le classi della minoranza che competono per il potere, potrebbero fare appello all’esempio dei classici del marxismo”” (pag 95-96) [Stanislaw Ossowski, ‘Struttura di classe e coscienza sociale’, Giulio Einaudi, Torino, 1963] [(1) Trad. it. cit., pp. 26-27; (2) F. Engels, Introduzione a ‘Le lotte di classe in Francia, cit., pp. 13-14]”,”TEOC-005-FRR”
“OSTELLINO Piero”,”Cose viste e pensate.”,”Piero Ostellino, di famiglia torinese, è nato a Venezia nel 1935. Laureato in scienze politiche è strato tra i fondatori del Centro di Ricerca e documentazione Luigi Einaudi di Torino. Editorialista di politica internazionale e italiana.”,”EDIx-185″
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”Shanghai 30 maggio 1925. La rivoluzione cinese.”,”OSTERHAMMEL, studioso di storia dell’Estremo Oriente, ha pubblicato tra l’altro ‘Britischer Imperialismus im Fernen Osten’ (1983) e ‘Kolonialismus’ (1995). In traduzione italiana è disponibile la sua ‘Storia della Cina moderna’ (Einaudi, 1992).”,”MCIx-008″
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”Storia della Cina moderna. Secoli XVIII-XX.”,”Impero Qing superpotenza in Asia (pag 65) Stato idraulico Cicli regolazione acque pag 107 Sistema di Kjachta: equilibrio degli interessi al di là del dogmatismo sinocentrico. OSTERHAMMEL Jürgen nato nel 1952 ha lavorato dal 1982 al 1986 al Deutsche Historisches Institut di Londra e insegna storia moderna nella Fernuniversität di Hagen. Superpotenza in Asia. L’ impero Qing. “”Ancora all’ epoca della Rivoluzione francese quell’ atteggiamento cinese di “”pienezza di sé””, spesso biasimato in seguito, era più che una vanitosa illusione. Esso poggiava su successi reali. L’unificazione e la pacificazione della Cina ad opera dell’ imperatore Kangxi, portate a termine all’ inizio degli anni ’80 del Seicento dopo mezzo secolo di tumulti – una delle più strabilianti operazioni di ricostruzione dell’ ordine della storia moderna mondiale – e la conseguente sottomissione dei popoli confinanti con l’ Asia centrale avevano condotto l’ impero cinese alla supremazia in Asia orientale, supremazia unanimamente riconosciutagli, e ne avevano fatto il paese più splendente e potente del continente euroasiatico accanto alla Francia. Per tutto il Settecento la Cina dei Qing fu una potenza imperiale dinamica, la cui forza espansiva era appena inferiore a quella delle altre due potenze operanti in Asia e capaci di reggere un impero, l’ Inghilterra e la Russia.”” (pag 73)”,”CINx-207″
“OSTERHAMMEL Jürgen PETERSSON Niels P.”,”Globalization. A short history.”,”OSTERHAMMEL J. è Professore di storia moderna e contemporanea all’Università di Costanza. Ha pubblicato studi sulla Cina, l’imperialismo e la teoria della storia. Niels P. PETERSON è Lecturer in History anche lui nell’Università di Costanza. Ha pubblicato opere di storia economica e sull’imperialismo.”,”ECOI-263″
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”Storia della Cina moderna. Secoli XVIII-XX.”,”Jürgen Osterhammel, nato nel 1952, ha lavorato dal 1982 al 1986 al Deutsches Historisches Institut di Londra e insegna attualmente storia moderna presso la Fernuniversität di Hagen. La Cina ha sempre evocato agli occhi di un europeo un’idea di lontananza e di diversità. Quando Max Weber volle accentuare l’impressione della distanza fra le società antiche e il mondo contemporaneo disse a titolo d’esempio che ‘un odierno proletario e uno schiavo antico si intenderebbero tanto poco quanto un europeo e in cinese’.”,”CINx-031-FL”
“OSTERHAMMEL Jürgen”,”The Transformation of the world. A Global History of the Nineteenth Century.”,”Jürgen Osterhammel è professore di storia moderna e contemporanea all’Università di Costanza. È coautore di ‘Globalization: A Short History’ e coeditore di ‘A History of the World’.”,”STOU-001-FSD”
“OSTERROTH Franz SCHUSTER Dieter”,”Chronik der deutschen Sozialdemokratie. Band III. Nach dem Zweiten Weltkrieg.”,”appendice statistica: (Congressi SDAP, ADAV, SPD, USPD, Congressi Prima, Seconda Internazionale, Internazionale socialista SI, Congressi sindacali e dei giovani socialisti; tabelle risultati elettorali elezioni generali secolo XIX-XX e per grandi città e Land)”,”MGES-022″
“OSTI GUERRAZZI Amedeo”,”Grande industria e legislazione sociale in età giolittiana.”,”OSTI GUERRAZZI Amedeo (Roma, 1967) ha conseguito il dottorato di ricerca in storia contemporanea presso l’ Università degli studi di Torino. Collabora con l’ Istituto Storico di Modena e fa parte del comitato scientifico della rivista ‘Giornale di storia contemporanea’. E’ autore di saggi sulla storia del movimento operaio.”,”MITS-177″
“OSTI GUERRAZZI Amedeo”,”L’ utopia del sindacalismo rivoluzionario. I congressi dell’ Unione Sindacale Italiana (1912-1913).”,”OSTI GUERRAZZI (Roma 1967) collabora con la cattedra di storia contemporanea dell’ Università degli Studi di Roma “”La Sapienza”” e con l’ Istituto Storico di Modena. E’ autore di ‘Grande industria e legislazione sociale in età giolittiana (Torino, 2000) e di saggi di storia sul movimento operaio italiano. Quote. Il sindacalismo rivoluzionario non è contro le alte quote: è contro la politica delle alte quote, vale a dire contro il concetto che basti ammassar denaro per vincere nella lotta anticapitalistica. Sappiamo anche noi che quando si lotta è meglio avere le casse piene che vuote; ma sappiamo pure che se il danaro è un elemento di successo, non è nelle lotte operaie né l’ unico e nemmeno il più importante. Perciò la quota è per il Sindacalismo rivoluzionario un fatto di secondario valore…”” (pag 136)”,”MITS-202″
“OSTROGORSKI Moisei Yakovlevich a cura di QUAGLIARIELLO Gaetano”,”La democrazia e i partiti politici.”,”Premessa di QUAGLIARIELLO: ‘Ostrogorski, gli anni di fine secolo e l’ avvento della macchina politica’. Moisei OSTROGORSKI, nato a Grodno (Russia) nel 1834, emigra nel 1884 in Francia dove si iscrive all’ ‘Ecole Libre des Sciences Politiques’ di Hippolite TAINE e Emile BOUTMY. Nel 1892 pubblica per i tipi della Roussou ‘Les femmes au point de vue du droit public’, lavoro premiato al Concorso Rossi dalla facoltà di Diritto di Parigi. La sua opera più matura e che ne avrebbe consacrato la fama ‘Democratie et les Partis Politiques’ è del 1903. L’ anno successivo fa ritorno in Russia dove nel 1906, nel Collegio di Grodno viene eletto deputato alla 1° Duma. nello stesso anno prende parte, come membro della delegazione russa, alla Conferenza Interparlamentare svoltasi a Londra. Ritiratosi dalla vita politica in seguito alla crisi della Duma, O. si dedicò alla cura di nuove edizioni della sua opera sui partito, rivolte al pubblico americano e francese. Nel 1916 pubblica in russo, ‘L’ evoluzion della Costituzione inglese’. Muore a Pietroburgo nel 1919.”,”TEOP-075″
“O’SULLIVAN Patrick MILLER Jr Jesse W.”,”The Geography of Warfare.”,”«””Pertanto stimare la situazione nemica e calcolare le distanze e il grado di difficoltà del terreno fino a controllare la vittoria sono virtù del generale superiore”” Sun Tzu (capitolo 10, versetto 17). La giustificazione per scrivere questo libro è che i problemi strategici e tattici fondamentali sono di natura geografica. Il feldmaresciallo Montgomery una volta attribuiva la vittoria in battaglia ai trasporti, all’amministrazione e alla geografia, con l’accento su quest’ultima. Non è nostro scopo descrivere la disposizione geografica delle forze armate o registrare le applicazioni della geografia alla condotta degli affari militari. Ciò è stato fatto egregiamente altrove. Il nostro tema è la geografia della preparazione e dello svolgimento della guerra. La decisione se combattere o meno dovrebbe essere informata da un acuto senso delle realtà geopolitiche. Sebbene la questione su come combattere sia governata dalle capacità tecnologiche ed economiche, è essenzialmente una risposta alle possibilità e ai limiti ambientali. Una volta deciso se e come combattere, i problemi della guerra diventano molto più specificatamente geografici e la questione principale da decidere è dove impegnare le forze in battaglia. Possiamo distinguere tre attività coinvolte nel perseguimento della guerra. In primo luogo, devono essere raccolte informazioni. Dove sono gli obiettivi da catturare o difendere? Da dove potrebbe provenire o essere l’opposizione? Dove sono gli ostacoli e i canali di movimento? In secondo luogo, l’impegno della forza può essere raggiunto solo nell’ambito della fattibilità logistica. Le possibilità di azione sono limitate da dove possono essere dispiegate le risorse di uomini, materiali e potenza di fuoco. In terzo luogo, dopo che l’intelligence e la logistica hanno fornito informazioni sulla geografia del problema e sull’ambito logisticamente favorevole, le decisioni sull’azione sono una questione di dove impegnarsi e con quale forza, dove sportarsi e schierarsi? dove posizionare percorsi, ponti, approdi e difese? (…)» (dall’Introduzione pag 7; traduz. d. r.)”,”QMIx-226-FSL”
“OTIS F. (FOTIS PSYCHRAMIS)”,”Pour une nouvelle economie politique ou commentaire de l’ economie politique capitaliste et socialiste à travers l’ economie politique de l’ URSS.”,”Contiene firma dell’ autore.”,”FILx-016-FV”
“OTTAVIANI Marta Federica”,”Il Reis. Come Erdogan ha cambiato la Turchia.”,”Marta Federica Ottaviani è nata a Milano nel 1976. Laureata in Lettere moderne all’Università Statale di Milano. Si è specializzata all’Istituto per la formazione al giornalismo ‘Carlo De Martino’. Nel 2005 si è recata in Turchia, ad Istanbul, dove ha iniziato a scrivere per le principali testate italiane e agenzie di stampa. Collabora con ‘Avvenire’ e ‘La Stampa’. Ha pubblicato ‘Cose da Turchi’ e ‘Mille e una Turchia’ editi da Mursia. Contiene il paragrafo : ‘La politica estera e il ‘panislamismo’ di Ahmet Davutoglu (pag 178-179) “”Vale comunque la pena di iniziare dando qualche informazione su quello che per cinque anni è stato il capo, e per molti anche la rovina, della diplomazia turca. Ahmet Davutoglu nasce a Konya, la capitale religiosa indiscussa della Turchia, nel 1958. Per una strana coincidenza della sorte, lo stesso giorno di Recep Tayyip Erdogan, ossia il 26 febbraio. Ma le vite dei due uomini sono parecchio diverse. Davutoglu viene al mondo in una famiglia molto benestante, frequenta le scuole più prestigiose di Istanbul, impara a parlare diverse lingue straniere. Una formazione occidentale sotto tutti i punti di vista. Nel frattempo studia anche l’arabo e il Corano. I due uomini si conoscono dai tempi del ‘Refah’, dove anche Davutoglu milita, ma senza ricoprire cariche dirigenziali e preferendo la carriera universitaria. Nel 2001, quando è già un accademico molto conosciuto e stimato, esce il suo libro più famoso ‘Stratejik derinlik’, ‘Profondità strategica’. Si tratta di un testo molto importante per comprendere come si sia evoluto il rapporto fra la Turchia e il mondo esterno. La tesi portante del suo pensiero è che la Turchia possiede una profondità strategica speciale e unica, che le deriva dalla sua storia e dalla sua posizione geografica ed è uno dei pochi paesi che possono permettersi di esercitare un potere centrale. Per questo, la sua aspirazione deve essere quella di esercitare un ruolo di guida in diverse regioni come i Balcani, il Caucaso, l’Asia Centrale, il Medioriente, i paesi del Golfo e il Mediterraneo in generale. Non un ponte fra Occidente e Oriente, quindi, come viene considerata dall’Unione Europea, ma un’entità a sé stante, in grado di sviluppare una politica proporzionale alle sue potenzialità. Per fare questo, la Turchia doveva rinunciare alla sa identità di Stato militarizzato e promuovere la risoluzione dei conflitti sul territorio, in modo da poter rappresentare un punto di riferimento per la cooperazione economica con le sue aree circostanti: Come spiega lo stesso Davutoglu: “”La Turchia è caratterizzata da molteplici identità regionali e per questo ha la capacità e la responsabilità di perseguire una politica estera integrata e multidimensionale. (…) Contribuire alla risoluzione dei conflitti, alla pace internazionale e alla sicurezza in queste aree è un richiamo al dovere che emerge dalla profondità di una storia multidimensionale come la nostra (1)””. Una Turchia piena protagonista del suo tempo, insomma, ma soprattutto più autonoma dagli Stati Uniti e dall’Europa”” (pag 178-179) [(1) I. Grigoriadis, ‘The Davutoglu doctrine and Turkish foreign policy’, Working Paler 8.2000, Eliamep]”,”TURx-046″
“OTTAVIANO Franco”,”La rivoluzione nel labirinto. Sinistra e sinistrismo dal 1956 agli anni ottanta. Parte prima. Critica al revisionismo e nuova sinistra (1956-1976).”,”””La parola “”rivoluzionario”” si può applicare solo alle rivoluzioni il cui fine è la libertà””. (A.N. Condorcet) (in apertura) Franco OTTAVIANO, Roma 1944, è il direttore della “”Casa della Cultura”” di Roma dal marzo 1992. Ha lasciato gli studi universitari nel 1968 per dedicarsi alla politica attiva. Ha militato nella sinistra extra-parlamentare fino al 1971. Entrto nel PCI ha ricoperto vari incarichi. Parlamentare dal 1976 al 1983 ha diretto fino al 1991 il Centro studi e formazione del Pci poi del Pds. Autore di saggi e ricerche, nel 1990 ha pubblicato insieme a Paolo CIOFI ‘Un partito per il leader’ (una ricostruzione del nuovo corso del PSI dal Midas agli anni 1990. “”A Roma sono arrestati, per il furto di alcuni volumi dalla biblioteca di architettura, Massimiliano Fuksas e Sergio Petruccioli insieme ad altri studenti di giurisprudenza. Seguono altre incriminazioni””. (pag 272)”,”ITAC-082″
“OTTAVIANO Franco”,”La rivoluzione nel labirinto. Sinistra e sinistrismo dal 1956 agli anni ottanta. Parte seconda. I partiti del sinistrismo (1969-1976).”,”Franco OTTAVIANO, Roma 1944, è il direttore della “”Casa della Cultura”” di Roma dal marzo 1992. Ha lasciato gli studi universitari nel 1968 per dedicarsi alla politica attiva. Ha militato nella sinistra extra-parlamentare fino al 1971. Entrto nel PCI ha ricoperto vari incarichi. Parlamentare dal 1976 al 1983 ha diretto fino al 1991 il Centro studi e formazione del Pci poi del Pds. Autore di saggi e ricerche, nel 1990 ha pubblicato insieme a Paolo CIOFI ‘Un partito per il leader’ (una ricostruzione del nuovo corso del PSI dal Midas agli anni 1990. “”Il movimento studentesco e i vari gruppi che formano il Comitato nazionale di lotta contro la strage (Lotta continua, Manifesto, Avanguardia operaia, Collettivo autonomo di Architettura di Milano, Lotta comunista, Gruppo Gramsci) sono divisi sulla condotta da tenere contro il divieto.”” (pag 470) Avanguardia operaia. (pag 604-639)”,”ITAC-083″
“OTTAVIANO Franco”,”La rivoluzione nel labirinto. Sinistra e sinistrismo dal 1956 agli anni ottanta. Parte terza. Solidarietà nazionale, conflitti e terrorismi (1976- fine anni ottanta).”,”Franco OTTAVIANO, Roma 1944, è il direttore della “”Casa della Cultura”” di Roma dal marzo 1992. Ha lasciato gli studi universitari nel 1968 per dedicarsi alla politica attiva. Ha militato nella sinistra extra-parlamentare fino al 1971. Entrto nel PCI ha ricoperto vari incarichi. Parlamentare dal 1976 al 1983 ha diretto fino al 1991 il Centro studi e formazione del Pci poi del Pds. Autore di saggi e ricerche, nel 1990 ha pubblicato insieme a Paolo CIOFI ‘Un partito per il leader’ (una ricostruzione del nuovo corso del PSI dal Midas agli anni 1990. “”Solo mezzo milione di voti alle liste di Democrazia proletaria, sono eletti deputati: Lucio Magri, Luciana Castellina, Eliseo Milani per il Pdup; Silverio Corvisieri e Massimo Gorla per Avanguardia operaia; Mimmo Pinto per Lotta continua. Facendo il confronto con le 7 regioni dove nelle amministrative del giugno ’75 si erano presentate le liste Pdup-Ao, ovunque vi è un arretramento, esso è particolarmente accentuato in Toscana, dove si passa dal 2.1% al 1.2%, in Calabria dal 2.7 al 1.5%, nella stessa Milano, dove scatta il quoziente elettorale, una leggera flessione: si passa dal 2.8% al 2.6%.”” (pag 819)”,”ITAC-084″
“OTTAVIANO AUGUSTO Cesare, a cura di Luca CANALI”,”Res gestae divi Augusti.”,”‘Le imprese del divino Augusto'”,”STAx-254″
“OTTAVIANO Franco PONTIGGIA Claudio CAMURRI Giuliano MICHELI Sergio FERRERO Giancarlo ROUVERY Lucio SPECIALE Roberto D’ALEMA Massimo ASSIRELLI Pierluigi”,”Efficienza ed efficacia nel nuovo PCI.”,”Franco Ottaviano direttore Istituto Togliatti, C. Pontiggia, segreteria regionale ligure del Pci. Istituto Togliatti: ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI “”PALMIRO TOGLIATTI””, (1956-1993) «Concretamente si decide che la scuola Centrale del P. incominci il suo lavoro per il 15 novembre. Fedeli è incaricato di realizzare tale decisione in collaborazione con la sezione di Organizzazione della Direzione e con la Federazione di Roma»[1]. Con questa decisione nell’ottobre 1944 la segreteria del Partito comunista italiano diede vita alla scuola centrale del partito di Roma e pochi mesi dopo, nel dicembre 1944, iniziarono i corsi. In un primo periodo le lezioni si svolsero in via Guidubaldo Del Monte a Roma ma nel giro di breve tempo i locali della scuola vennero trasferiti a Frattocchie, a venti chilometri dalla capitale, in una tenuta che il Partito aveva ricevuto in dono. Nel 1950 si decise l’ampliamento della scuola e nel 1952 iniziarono i lavori per la costruzione di nuovi edifici, che si conclusero tre anni dopo ad opera di un gruppo di giovani architetti militanti nel Partito[2]. La denominazione dell’Istituto subì all’inizio degli anni cinquanta una serie di variazioni: da Scuola centrale quadri “Andreij Ždanov ” del 1950 venne modificata poco dopo in “”Istituto Togliatti”” (nonostante l’opinione contraria del segretario del Pci[3]), per poi assumere, con l’inaugurazione dei nuovi locali nel 1955, il nome di “”Istituto di studi comunisti””, che dal gennaio 1973 cambierà in “”Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti””[4]. L’Istituto si inseriva nel sistema di formazione politica e ideologica a struttura piramidale previsto dal Partito che forniva – a diversi livelli – differenti “tipi” di acculturazione. Il sistema di formazione doveva servire, infatti, sia alla formazione ideologica in senso stretto (sulla scia del sistema delle scuole di partito anteguerra) che come momento di coesione e adesione identitaria, nonchè quale strumento di alfabetizzazione[5]. Le scuole centrali erano destinate alla formazione dei funzionari che lavoravano negli organismi centrali e dei dirigenti federali[6]; a livello locale venivano organizzati corsi destinati a chi doveva lavorare nelle sezioni mentre nelle cellule del partito si organizzavano momenti di formazione rivolti a tutti i militanti[7]. Al vertice del sistema formativo erano i corsi tenuti a Mosca nella scuola superiore del PCUS. La selezione degli allievi era effettuata congiuntamente da tre soggetti: la commissione quadri e scuole, la federazione provinciale e la direzione della Scuola. Le federazioni provinciali (sulle quali ricadeva la gran parte del peso delle spese per il vitto e l’alloggio degli allievi) individuavano i candidati da inviare all’Istituto sulla base dei criteri determinati dalla commissione quadri e scuole e quest’ultima, insieme alla direzione dell’istituto, esercitava l’ultimo controllo sugli elenchi compilati dalle federazioni per verificare la “condotta politica” e la provenienza sociale degli allievi. Dopo un primo esperimento “misto” i corsi vennero distinti tra maschili e femminili e la scuola di Frattocchie (insieme all’””Istituto A. Marabini”” di Bologna) venne destinata alla formazione dei quadri maschili. Tale stato di cose durò fino alla fine degli anni cinquanta quando l’organizzazione dei corsi per le militanti passò alle scuole di Roma e di Bologna.[8] La scuola ebbe un nutrito numero di direttori: il primo incaricato fu Armando Fedeli – che si occupava di tutto il sistema di formazione del Partito – cui seguirono Carlo Farini, Paolo Robotti, Luigi Amadesi, Mario Spinelli, per un breve periodo Enrico Berlinguer, Pietro Valenza, Gastone Gensini, Giuseppe Dama, Bruno Bertini, Luciano Gruppi, Corrado Morgia e Franco Ottaviano. Il direttore veniva nominato dal Partito e oltre ad occuparsi della gestione organizzativa dell’Istituto svolgeva anche attività didattica. Accanto al direttore era presente un corpo insegnante fisso piuttosto ridotto di numero che si occupava in generale degli insegnamenti di base, mentre alcune lezioni venivano affidate a dirigenti o intellettuali vicini al Partito. Fin dall’inizio la scuola centrale di Roma organizzò corsi residenziali lunghi e impegnativi. Era infatti previsto che gli allievi vi risiedessero per circa 6 mesi, e le loro giornate fossero regolate da una scansione ferrea. La sveglia era alle 7 e prima dell’inizio delle lezioni, previsto per le 7 e 55, i corsisti dovevano prepararsi, riordinare le stanze e fare colazione. Dalle 12 alle 15 avevano il tempo per il pranzo e il riposo, per riprendere poi con la discussione e lo studio fino alle 19. Dalle 19 alle 22 erano previste la cena e la libera uscita[9]. Oltre a seguire le lezioni gli allievi si dedicavano allo studio collettivo e individuale e al lavoro manuale. Nei primi anni le materie di insegnamento furono storia d’Italia, storia del partito bolscevico, materialismo dialettico e storico, economia politica, storia del Pci, costruzione del socialismo, linea politico-organizzativa del Pci, lingua italiana e autobiografie. Successivamente, a partire dalla metà degli anni cinquanta, il numero delle materie in programma si ridusse per dare più spazio allo studio dell’economia politica e in generale allo studio e all’approfondimento individuale. Accanto ai corsi lunghi si tennero corsi di durata più breve, destinati a particolari categorie di funzionari o militanti e dedicati ad argomenti più circoscritti. Anche nel decennio successivo, l’Istituto di studi comunisti continuò a mantenere un ruolo di primo piano nel sistema formativo del Partito. Secondo una relazione del 1965 l’istituto romano aveva il compito di organizzare e ospitare i corsi di “carattere più elevato” e occuparsi inoltre della “formazione dei formatori” destinati ad operare nelle realtà periferiche. Accanto a questo la scuola di Frattocchie sarebbe dovuta essere anche centro di “elaborazione della nostra politica e dei suoi presupposti teorici”[10]. Rispetto al decennio precedente era diversa l’impostazione dell’insegnamento e accanto al corso lungo, venivano organizzati corsi medio lunghi (di circa due mesi) anche’essi di carattere generale. Non mancavano inoltre i corsi di breve periodo dedicati ad argomenti specifici e destinati a particolari categorie di militanti. Nel corso del tempo, anche per la difficoltà delle federazioni a sostenere le spese per periodi molto prolungati, si ridusse la durata del corso lungo, cosa che consentì all’Istituto di organizzare più di un corso all’interno dello stesso anno solare. Un momento di snodo, secondo quanto affermato da Giuseppe Dama, uno dei direttori della scuola[11], si ebbe nel 1966 quando i corsi lunghi passarono dal durare un anno o sei mesi ad un periodo di due-tre mesi per corso, per stabilizzarsi sul periodo di quattro mesi a partire dalla fine degli anni sessanta. Nel corso degli anni settanta il sistema di istruzione del Partito subì una serie di modifiche che incisero anche sul ruolo della scuola di Frattocchie: vennero aperte nuove scuole (alcune a carattere interregionale) e si attivarono diverse tipologie di corsi: i corsi ad “intelaiatura storica”, quelli “articolati per problemi” e infine i corsi a “struttura seminariale”[12]. Per quanto riguarda l’Istituto di studi comunisti si ricominciarono ad organizzare corsi di lunga durata (1 anno) riservati agli operai, accanto ai quali vennero attivati corsi monografici di breve durata (1 mese circa) destinati a particolari categorie di quadri politici. Alcuni di questi erano genericamente formativi, come quelli sulla politica economica o i corsi tenuti in occasione delle consultazioni elettorali (organizzati con frequenza piuttosto regolare), mentre altri erano centrati su temi e problemi posti dall’attualità, come quelli sul terrorismo, la siderurgia, la crisi dell’industria tessile o il piano decennale sull’edilizia (solo per citare alcuni degli argomenti trattati). I corsi annuali destinati ai quadri operai comportavano un grosso investimento dal parte delle strutture del partito perché prevedevano il versamento ai partecipanti ai corsi del salario non percepito. Negli ultimi quindici anni della sua esistenza l’Istituto di studi comunisti organizzava annualmente una serie di corsi di impianto generale (i corsi di quattro mesi; i corsi femminili, i corsi operai e i corsi ferie durante il mese di agosto), accanto ai corsi monografici e ai corsi di aggiornamento destinati a particolari categorie di militanti, quali potevano essere i segretari federali delle regioni meridionali o i lavoratori delle ferrovie. Nel corso del suo ultimo decennio di esistenza la scuola di Frattocchie (accanto al permanere dei corsi femminili) diminuì nuovamente la durata dei corsi lunghi portandoli a circa quattro mesi mentre si moltiplicarono i corsi e i seminari legati ai problemi posti dalla pratica politica e dall’attualità; aumentarono le iniziative non legate direttamente all’attività formativa e sempre più spesso vennero organizzati convegni e seminari aperti ai non militanti. La scuola cessò la sua attività nel 1993. Bibliografia La funzione dell’Istituto di studi comunisti nell’attivita educativa del Pci, Roma, 1955. «Scuola comunista», periodico dell’Istituto di studi comunisti 1955-1956. Formazione dei quadri e sviluppo del partito. Atti del V Convegno nazionale della sezione centrale scuole di partito, Istituto di studi comunisti “Palmiro Togliatti” – Frattocchie (Roma), 1-2-3 dicembre 1977, a cura della Sezione scuole di partito del Pci, Roma, 1978. «La scuola del Partito», periodico trimestrale a cura della Sezione centrale scuole, 1976-1980. La scuola di partito negli anni ’80. Problemi e prospettive, a cura della Sezione scuole di partito del Pci, Roma, 1981. «Materiali di documentazione e di studio» a cura del Pci, Sezione centrale Scuola di Partito. Anne Marijnen, Entrée en politique et professionalisation d’appareil : les écoles de cadres du parti communiste italien (1945-1950), in «Politix», n. 35, 1996. Anne Marijnen, Connaitre le monde pour le trasformer: la formation des cadres du Pci, 1945-1956 in La formazione della classe politica in Europa (1945-1956), a cura di Giovanni Orsina-Gaetano Quagliariello, Manduria-Bari-Roma, Piero Laicata Editore, 2000. Mauro Boarelli, La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956), Milano, Feltrinelli, 2007. L’archivio è arrivato alla Fondazione Istituto Gramsci alla fine degli anni novanta. Le carte si presentavano (e si presentano) organizzate in due nuclei distinti: una parte contiene corrispondenza e documentazione relativa all’organizzazione dei corsi mentre il nucleo più corposo conserva letteratura grigia utilizzata come materiale didattico. La prima traccia dell’esistenza di un “archivio”, distinto dalla biblioteca, «nel quale si conservano microfilms di giornali, documenti vari e fotografie» si trova nel periodico «Scuola comunista» del 1956. Nel corso del tempo è presumibile che i documenti abbiano subito un turnover e che la documentazione più antica sia stata eliminata man mano che si diversificavano le esigenze per fare spazio a nuovo materiale. Il fondo consiste principalmente di sussidi didattici: scritti, interventi, saggi e ritagli stampa sui più diversi argomenti utilizzati dall’Istituto di studi comunisti per la preparazione di corsi o come materiale di studio messo a disposizione degli allievi. La Fondazione possiede anche un fondo librario proveniente dall’Istituto di studi comunisti consistente di 216 tra volumi e opuscoli. Corrispondenza, bb. 8 (1975-1991) Principalmente si tratta di lettere inviate e ricevute dagli organismi centrali e periferici del Partito, dai fornitori e da altri istituti di formazione politica. Le carte sono rigidamente suddivise tra corrispondenza in entrata e corrispondenza in uscita (velinario delle minute) e conservate in fascicoli annuali. Rispetto alla consistenza del fondo la corrispondenza è relativamente scarsa e copre soltanto l’ultimo quindicennio di esistenza dell’ente. Organizzazione dei corsi, bb. 46 (1973-1993 con documenti di data anteriore) Programmi dei corsi svolti, elenchi dei partecipanti, bibliografie. Occasionalmente sono presenti anche alcuni questionari compilati dagli allievi. Le carte sono in larghissima maggioranza organizzate in fascicoli originali: alcuni sono fascicoli annuali e contengono programmi e materiali relativi all’attività formativa legata all’anno di riferimento, altri sono invece intitolati ai diversi corsi, seminari o convegni. Per gli anni 1959-1973 sono conservati solo fascicoli annuali (è possibile che si tratti di fascicoli creati in data successiva con documenti riorganizzati a memoria dei corsi tenuti in tempi passati). Per gli anni settanta e ottanta il materiale è decisamente più abbondante: esistono fascicoli intitolati ai diversi corsi o, talvolta, per ciascun corso esistono più fascicoli contenenti diverse tipologie di documenti. Tre buste contengono dati statistici sui corsi. Quattro fascicoli sono relativi agli assegni corrisposti agli allievi dei corsi residenziali di lunga durata a copertura del mancato salario. Materiale didattico È la parte più consistente del fondo. Una parte del materiale è direttamente riconducibile a corsi o seminari individuabili nel tempo, l’altra (la larga maggioranza) è invece costituita da scritti, interventi, copie di saggi e articoli di giornale molto probabilmente utilizzati quale materiale di studio. Le carte sono condizionate in faldoni corredati di un elenco dei materiali contenuti. Ciascun documento è presente in più copie (e le diverse copie sono state raggruppate da fascette che riportano il titolo del documento e il numero della busta in cui sono conservate). I faldoni non sempre sembrano omogenei al proprio interno sia per l’arco cronologico che per la tipologia e l’argomento dei documenti conservati; la presenza sui documenti di segnature che rimandano alla busta e la presenza su di esse degli elenchi dei documenti suggeriscono che i materiali venivano conservati nell’ordine con cui sono stati versati. Presumibilmente il lavoro di condizionamento venne effetuato verso la metà degli anni Settanta. Si possono individuare alcune partizioni. Seminari e corsi, bb. 108 (1955-1990) Testi di lezioni e materiali distribuiti per i corsi, convegni e seminari. Contiene anche rassegna stampa. In alcuni casi sono presenti anche delle dispense. Documenti degli organismi dirigenti e delle sezioni di lavoro del Pci, bb. 67 (1945-1988) Relazioni, testi di interventi svoltisi nel corso di riunioni del Comitato centrale del Pci, ordini del giorno e risoluzioni adottate. In qualche caso sono presenti anche resoconti delle discussioni svolte. Contiene inoltre materiale prodotto dalle sezioni di lavoro del Partito in relazione ad argomenti specifici. Scritti e interventi di dirigenti del Pci, bb. (1948-1988, con documenti di data anteriore) Articoli, discorsi, interviste e saggi dei dirigenti del Pci. In parte si tratta anche di fotocopie di volumi. Il materiale più consistente è quello relativo agli interventi dei segretari del Partito (in particolare Togliatti e Berlinguer) e un corposo nulceo raccoglie invece gli scritti e gli interventi di Luciano Gruppi (uno dei direttori dell’Istituto). Documenti degli organismi periferici del Pci, bb. 7 (1963-1986) Contiene materiale vario prodotto dalle federazioni provinciali e dai comitati regionali del Partito: risoluzioni, bollettini, documenti sui più diversi argomenti. Materiale legislativo, bb. 13 (1950-1985) Testi di proposte di legge e atti parlamentari. Partiti esteri, bb 8 (1963-1984) Documenti di e su partiti comunisti di altri paesi: bollettini, traduzioni di documenti e articoli; dossier. Varie, bb. 124 (1953-1988) Raccoglie materiale su diverse questioni trattate nel corso di lezioni e seminari. In qualche caso i documenti sono aggregati per argomento trattato, in altri casi le buste contengono miscellanee di saggi, articoli e relazioni che non hanno un apparente legame tra loro. Particolarmente consistente la documentazione relativa alla Democrazia cristiana, ai classici del marxismo e ai diversi aspetti della politica internazionale ed economica. Stato di lavorazione: parzialmente ordinato; in consultazione Scheda a cura di Cristiana Pipitone ——————————————————————————– [1]Fig, Apc, Partito, 1944, Fondo Mosca, segreteria, verbale del 24 ottobre 1944, mf. 271. [2] Cfr. l’intervento di Edoardo D’Onofrio in La funzione dell’Istituto di studi comunisti nell’attivita educativa del Pci, Roma, 1955. [3] Lettera di Togliatti alla segreteria, 30 nov. 1954 in Fig, Apc, Palmiro Togliatti, Carte Ferri Amadesi, 1954, fasc. 25, b. 28. [4] Fig, Apc, Partito, 1973, mf 051/824. [5] Cfr. Anne Marijnen, Connaitre le monde pour le trasformer: la formation des cadres du Pci, 1945-1956, in La formazione della classe politica in Europa (1945-1956), a cura di Giovanni Orsina-Gaetano Quagliariello, Manduria-Bari-Roma, Piero Laicata Editore, 2000; Ead., Entrée en politique et professionalisation d’appareil : les écoles centrales de cadres du parti communiste italien (1945-1950) in «Politix», n. 35, 1996. [6] Anche se a causa delle difficoltà incontrate nel creare istituti di formazione nelle regioni meridionali l’ “”Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti”” servì anche come centro di formazione per i militanti del sud d’Italia. [7] Fig, Apc, Partito, Fondo Mosca, Sezione quadri e scuole di partito, mf. 292, doc. 1 Progetto per la creazione di vari tipi di scuola di partito per la formazione di quadri dirigenti, 1944 . [8] Dal 1949 alla fine degli anni cinquanta funzionò la Scuola femminile di Faggeto Lario, in provincia di Como. mf. 300/481. [9] Fig, Apc, Partito, 1947, Fondo Mosca, Segreteria, verbale del 18 marzo 1947, Mf. 268. [10] Fig, Apc, Partito, 1966, Sezione scuole di partito, mf 523/1910 [11] Fig, Apc, Partito, 1974, Sezione scuole di partito, documentazione non classificata, III Convegno nazionale sulle scuole di partito (Istituto di studi comunisti «P. Togliatti» 15-17 novembre 1973), ciclostilato, b. 272, f. 101. http://guida.archivigramsci.it/index.php?option=com_content&view=article&id=201&Itemid=697&#8243;,”PCIx-398″
“OTTAVIANO Chiara”,”Antonio Labriola e il problema dell’espansione coloniale.”,”Proposta di Labriola contenuta nella lettera a Baccarini scritta nel febbraio 1890 (questione coloniale e questione emigrazione) (pag 307) “”Mentre Labriola scriveva la sua lettera a Baccarini, alla Camera Leopoldo Franchetti, di ritorno dalla sua spedizione-inchiesta a Massaua, illustrava un progetto che, se attuato, doveva essere risolutivo del problema dell’emigrazione (ed è su questa base che ottenne il pieno consenso del neoconvertito colonialista Ferdinando Martini. (…) Franchetti, senza dubbio, rappresentava quell’area moderata, ma sicuramente incline a progetti riforma economica, a cui Labriola aveva con fiducia guardato un decennio prima; ora qui tempi erano passati e Labriola aveva già fatto pubbliche dichiarazioni di fede socialista. Eppure, evidentemente, Labriola non ritenne che la partita che si stava giocando in Parlamento fra i due schieramenti governativi (di San Giuliano si Batteva, in opposizione a Franchetti, per offrire il maggior numero di possibilità a un massiccio impiego di capitali privati) fosse cosa di cui non valesse la pena occuparsi. La proposta contenuta nella lettera a Baccarini non sembrava proprio essere una proposta di «experimentum ad absurdum», come Labriola stesso avrebbe dichiarato a Ghisleri in seconda battuta dopo le critiche di Engels e Turati, ma il tentativo di far pesare nella discussione anche l’opinione dei radicali e dei socialisti, magari con una proposta propria: quella di favorire le cooperative di lavoratori. Che si tratti di questo, e non solo di un’occasione per far propaganda (che tipo di propaganda e quale diffusione di idee si esaminerà dopo), è testimoniato dal gran da fare che in quella circostanza si diede il professore (anche se Ghisleri si sarebbe schernito dicendo che «buttando giù quattro parole da far leggere a un deputato» non si sognava «di far nascere una così seria discussione» (26). Scrisse infatti un po’ a tutti: a Ghisleri inviò copia del «Messaggero» con la lettera di adesione di Achille Loria alla sua proposta; scrisse a Turati; si convinse che Turati fosse pieno d’entusiasmo per la «questione d’Africa»; sollecitò Ghisleri affinché si facesse al più presto una manifestazione a Milano: «Ma non c’è tempo da perdere»; scrisse a Loria perché intervenisse anch’egli in riferimento all’articolo 4 «a proposito delle nostre idee per la buona causa» (27). Scrisse anche al traduttore di Engels, Pasquale Martignetti. Le poche frasi della lettera inviata a quest’ultimo sono quelle che più possono illuminarci sulla «teoria» sottesa all’iniziativa di Labriola e che possono spiegare altresì il valore di propaganda socialista che egli vi scorgeva. «Scrivere per il “”Fascio”” un articolo sulla questione della ‘terra libera’ – esortava Labriola. – Bisognerebbe che scriveste per far capire agli operai italiani, come io la questione l’abbia posta e che significato abbia. E poi eccitarli ad occuparsene. Far vedere che è ‘il caso pratico dell’origine della proprietà’ borghese. Non vedete che gli operai bisogna istruirli? Combattere il capitale in aria? Fate presto ed una cosa piana ma efficace» (28). Di «terra libera» parlerà ancora nella risposta a Turati (rendere commerciale la terra libera – spiegherà – significa aprire le vie al salario) mentre a Ghisleri scriverà che «fra i tanti che declamano a vuoto contro il capitale e contro la borghesia è bene che ci sia chi faccia vedere in modo pratico come il capitale nasca, perché lo sfruttamento che dicesi salariale sia insito nella natura della società borghese, a che cosa questa rivolga la forza dello stato, la finanza pubblica, il servizio militare obbligatorio, il patriottismo» (29). (…) Nella lettera a Baccarini si fa esplicito riferimento ad un «sistema di proprietà nuova» che potrebbe essere impiantato in Eritrea «con buona licenza di tanti dottori della legge, che insegnano e predicano il diritto con soverchio ossequio alle vecchie formule» e della colonia come una «terra ancora libera da ogni titolo di diritti storici e stabiliti». La fonte prima cui fa riferimento Labriola è, comunque, facilmente individuabile. Si tratta dell’ ‘Analisi della proprietà capitalista’ di Achille Loria, edita un anno prima dalla casa editrice Fratelli Bocca a Torino”” (pag 313-315) [Chiara Ottaviano, ‘Antonio Labriola e il problema dell’espansione coloniale’, Annali della Fondazione Luigi Einaudi, Torino, Vol. 16, 1982] [(26) Le lettere di Labriola a Ghisleri sono state pubblicate a cura di P.C. Masini (‘Ventitré lettere di Antonio Labriola ad Arcangelo Ghisleri, 1888-1890’ in ‘Rivista Storica del Socialismo’, II, 1959, pp. 585-603. Qui, come sopra, si fa riferimento a quelle inviate fra il marzo e l’aprile del 1890; (27) La lettera di Antonio Labriola ad Achille Loria e la risposta di Loria sono state pubblicate da R. Faucci, ‘La revisione del marxismo e la teoria economica della proprietà in Italia, 1880-1900: Achille Loria (e gli altri)’, “”Quaderni Fiorentini, V-VI, 1976-77, pp. 624-625; (28) La lettera di Labriola a Martignetti è conosciuta nella trascrizione che quest’ultimo ne fece in una lettera inviata ad Engels in data 26/3/’90 (K. Marx – F. Engels, ‘Corrispondenza con italiani, 1848-1895’, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964, p. 364; (29) ‘Ventitré lettere di Antonio Labriola ad Arcangelo Ghisleri, 1888-1890’, cit., p. 596-597]”,”LABD-005-FGB”
“OTTIERI Maria Pace”,”Stranieri. Un atlante di voci.”,”OTTIERI Maria Pace vive a Milano dove collabora a settimanali e mensili. Ha pubblicato nel 1984 ‘Amore Nero’ taccuino di viaggio sull’Africa. Si occupa di immigrazione.”,”ITAS-132″
“OTTINO Carlo L.”,”Antonio Gramsci e la filosofia della prassi (di Nicola Matteucci).”,”Punto di partenza per l’analisi “”ricostruttrice”” è, come indica il Matteucci, “”lo sforzo problematico del ‘tradurre’ la filosofia della prassi, in generale da tutta la cultura prodotta dall’Europa nella sua storia, e in particolare dallo storicismo idealista”” (p. 9), cioè dal terreno culturale italiano (pag 1039) Ricompaiono nei vari capitoli i meriti e i limiti del lavoro del Matteucci: un sistematico abbozzo di studio per ulteriori ricerche, a cui – se anche non riesce sempre a penetrare con piena comprensione del pensiero esaminato – va pure riconosciuto, il contributo all’inserimento nella vita culturale italiana delle note carcerarie di Antonio Gramsci (pag 1041)”,”GRAS-008-FGB”
“OTTO Hans-Dieter”,”Gli errori militari che hanno cambiato la storia. Dalla battaglia di Salamina alla guerra in Iraq.”,”Hans-Dieter Otto, nato nel 1937 a Berlino è autore pure di ‘Enciclopedia degli errori giudiziari’ (Lexicon der Justizirrtürmer). “”Ma la mattina del 26 agosto, in seguito a una ricognizione aerea che rilevato possibili movimenti delle truppe di Rennenkampf in direzione dei tedeschi, Ludendorff perde per un momento il controllo della situazione: “”La sua potente armata si trova a nord-est come una minacciosa nuvola temporalesca!””, spiega a Hoffmann, preoccupato per il rischio che i russi possano travolgere tutto il suo fianco. Non sapendo che ad avvicinarsi da nord non sono le truppe di Rennenkampf, bensì soltanto un’unità di cavalleria in ricognizione, Ludendorff inizia a mettere in dubbio la decisione di puntare utto contro Samsonov, senza preoccuparsi dei 300.000 uomini di Rennenkampf schierati a nord. “”Se Rennenkampf attacca””, grida irritato, “”tutto è perduto!”” e propone a Hindenburg di far rientrare il I corpo dalla manovra di accerchiamento e sospendere la battaglia (cosa che in seguito non ammetterà), in modo tale da riaprire la trappola mortale, nella quale dovrà cadere la II armata di Samsonov. Ma Hindenburg è fiducioso e, spinto dalla fede in Dio e dalla volontà di vincere, rimane fermo sulle posizioni prese. Frattanto Samsonov, incoraggiato dal suo comandante in capo Schilinski, avanza a marce forzate, senza tuttavia sapere che due potenti bracci della tenaglia tedesca si preparano a stringerlo in una morsa. Schilinski, che i suoi uomini chiamano “”morto vivente”” per la carnagione pallida, gli ha comunicato espressamente che “”a seguito dei duri combattimenti che hanno visto il successo del generale Rennenkampf, le truppe tedesche arretrano in fretta. Davanti a Voi il nemico ha lasciato solo reparti deboli!””. Una svista incredibile! Quando il “”morto vivente””, più tardi, si renderà conto del terribile errore commesso, sarà colto da un profondo avvilimento. Dall’altra parte anche Rennenkampf deve attenersi agli ordini superiori e poiché il comando supremo russo ha escluso a riori la possibilità di una sconfitta di Samsonov, non permette a Rennenkampf di marciare in direzione sud per prestare aiuto alla II armata. In fondo, lo stesso Rennenkampf crede che i tedeschi, ormai sconfitti, si stiano ritirando verso ovest oltre la Vistola e abbiano abbandonato la Prussia orientale; una convinzione, questa, che sembra essere peraltro confermata dagli interminabili flussi di profughi. Accade così che, oltre a restare distanti tra loro, le due armate russe, poco informate l’una dell’altra, non sanno praticamente nulla del nemico. E’ per questo che Samsonov rimane completamente sorpreso dinanzi all’improvvisa quanto violenta offensiva dell’VIII armata tedesca che, approfittando dell’assenza di Rennenkampf, sferra un attacco da nord, proprio da dove questi sarebbe dovuto giungere in aiuto di Samsonov. Il 26 agosto ha inizio la vera e propria battaglia di sterminio, che si protrae fino al 31 del mese. (…) I tedeschi si rendono conto solo gradualmente delle portata della loro brillante vittoria, una “”delle più grandi vittorie della storia”” come riporta Hoffmann sul suo diario. L’imperatore accetta così la proposta di dare alla battaglia il nome della piccola località di Tannenberg (…). A Hindenburg e Ludendorff, i “”salvatori della Prussia orientale””, la vittoria vale i più alti riconoscimenti e una gloria inaspettata: da questo momento saranno infatti considerati due geni della strategia militare. Quella di Tannenber, spesso paragonata alla vittoria di Annibale a Canne, è considerata un esempio perfetto di battaglia di accerchiamento, riuscita però soltanto grazie agli enormi errori strategici commessi dal comando russo”” (pag 127-128)”,”QMIx-021-FL”
“OTTOKAR Nicola”,”Il Comune di Firenze alla fine del Dugento.”,”Nicola Ottokar, nato a Pietroburgo nel 1884, insegnò all’università di Perm (1916-21), di cui fu anche rettore. Emigrato in Italia a seguito della rivoluzione, si dedicò alla storia del comune di Firenze e delle città medievali italiane e francesi Capitolo III. Magnati e popolani (pag 90-128) Tesi dell’autore. “”L’idea, che la vita fiorentina fosse imperniata su un contrasto fra il partito popolare, guidato dal Priorato delle Arti, e quello dei Magnati, e che tale contrasto avesse determinato tutti i problemi concreti della politica cittadina, è un concetto arbitrario e non conforme alla realtà. Vedremo nel seguito che come la politica estera, così anche la politica finanziaria e perfino quella annonaria, non furono affatto determinate da simili contrasti”” (pag 93)”,”STOS-023-FF”
“OTTOLENGHI Gustavo”,”La mappa dell’inferno. Tutti i luoghi di detenzione nazisti 1933-1945.”,”Gustavo Ottolenghi, nato a Torino nel 1932, è medico chirurgo, libero docente presso l’Università della stessa città, già primario radiologo dell’ospedale di Sanremo. Ex ufficiale della Marina Militare, ha partecipato, giovanissimo, alla lotta partigiana del Monferrato e, quale volontario, alla Guerra dei Sei Giorni in Israele nel 1967. Fondatore della Sezione di Sanremo di Amnesty International, da anni si interessa di ricerche documentali sui Lager e sui luoghi di detenzione nazisti, in collegamento con vari organismi di documentazione internazionali. Volume dedicato a Italo Tibaldi, già deportato a Ebensee (Mauthausen), che di quest’opera è stato stimolante inspiratore e determinante collaboratore. (in apertura) Ditte interessate al lavoro dei prigionieri. OTTOLENGHI Gustavo, La mappa dell’inferno. Tutti i luoghi di detenzione nazisti 1933-1945. SUGARCO EDIZIONI. MILANO. 1993 pag 239 8° presentazione, introduzione, note, fonti e appendici, bibliografia. Gustavo Ottolenghi, nato a Torino nel 1932, è medico chirurgo, libero docente presso l’Università della stessa città, già primario radiologo dell’ospedale di Sanremo. Ex ufficiale della Marina Militare, ha partecipato, giovanissimo, alla lotta partigiana del Monferrato e, quale volontario, alla Guerra dei Sei Giorni in Israele nel 1967. Fondatore della Sezione di Sanremo di Amnesty International, da anni si interessa di ricerche documentali sui Lager e sui luoghi di detenzione nazisti, in collegamento con vari organismi di documentazione internazionali. Volume dedicato a Italo Tibaldi, già deportato a Ebensee (Mauthausen), che di quest’opera è stato stimolante inspiratore e determinante collaboratore. (in apertura). [“”Numerosissime, nell’ambito dell’enorme macchina industriale tedesca dell’epoca, furono le ditte, le imprese, le industrie e le fabbriche che si servirono della «mano d’opera coatta» che veniva fornita loro dal RSHA. Un elenco, senz’altro incompleto, ma purtuttavia già ampiamente indicativo, di tali ditte sarà oggetto di nostra prossima pubblicazione (137). Accanto alle ditte che sfruttavano tale mano d’opera (i cui dirigenti, pertanto, non potevano «non sapere» di qual provenienza tale mano d’opera fosse, avuto riguardo al fatto che veniva pagata con salari irrisori rispetto agli altri lavoratori dipendenti; e che detta «mano d’opera» era in condizioni fisiche miserevoli e sempre più scadenti; e che infine, troppo spesso si verificavano decessi fra questi lavoratori, subito sostituiti con altri nelle stesse condizioni miserande) ce ne erano altre – di proprietà esclusiva delle SS – create al solo scopo dello sfruttamento dei prigionieri sino al loro annientamento (es. la DAW: Deutsche Ausruestungswerke; la DEST: Deutsche Erdung Steinsche Lebensmittel GmbH). Inoltre ci furono ditte che furono prevalentemente impegnate nella produzione di strumenti letali per i prigionieri, quali la DEGESCH (Deutsche Geselleschaft fuer Schaedlingsbekaempfung) e la TOPK und SOEHNE di Erfurt (14, 178). Altre ditte (come, ad es., la ZINK di Nuernberg) sfruttarono invece, a livello industriale, i resti umani loro inviati dai VL (129), mentre altre ancora si servirono di detenuti nei KL e nei VL come cavie umane per la sperimentazione dell’eventuale dannosità sull’uomo dei propri nuovi prodotti – per lo più medicinali ed alimentari – prima di immetterli in commercio (come, ad es., la ditta BAYER e tutte quelle facenti capo a Wilhelm Keppler). A questo proposito si ricorda che i VL in cui venivano condotti tali esperimenti furono Treblinka, Majdanek ed Auschwitz III: in questi stessi VL venivano effettuati, dai medici SS), anche altre sperimentazioni su uomini, donne e bambini atte a trovare un sistema «pratico e rapido» per la «Endloesung» del problema ebraico. Altre ditte si erano specializzate nel trattamento e nel commercio di pelle umana tatuata asportata dai cadaveri dei prigionieri; nella produzione del sapone ricavato dal grasso umano dei cadaveri stessi; e financo nel commercio della carne dei cadaveri a scopo alimentare”” (pag 30-31) [(14) J. Billig, ‘Les camps de concentration dans l’économie du Reich hitlérien’, Paris, 1973; (129) B. Muller-Hill, Murderous Science: Elimination by Scientifc Selection of Jews, Gypsies and others in Germany 1933-1945, Oxford Press, London, 1988; (137) G. Ottolenghi, ‘La manodopera comoda, 1939-1945’ (in corso di pubblicazione); (134) F. Nirenstein, ‘Documents’, BBC, London, 1960; (178) Yad Vashem, International Historical Conferences, First 1970; Second 1974; Third 1977; Fourth 1980, Jerusalem] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”GERN-197&#8243;
“OTTOLINI Angelo”,”Leonida Bissolati.”,”””Rimasto orfano di padre in tenerissima età, fu adottato da Stefano Bissolati, il quale lo crebbe nell’ambiente austero della famiglia informandone l’ animo giovanetto agli studi liberali, agli ideali di redenzione e di elevazione spirituale. Per capire come Bissolati abbia disposato il socialismo e l’ amor di patria bisogna ricordare l’ influsso che su di lui hanno direttamente esercitato i genitori, il positivismo allora imperante di Roberto Ardigò e le teorie repubblicane del Carducci. La madre, donna dedita agli studi positivi, traduttrice di un opuscolo di Bakunin “”Dio e lo stato””, l’ avviò per prima alla serena concezione naturalistica della vita e all’ ateismo; il padre concrose a radicargli nell’animo giovinetto lo spirito pagano e a infondergli l’ amore per gli umili e per la patria. Stefano Bissolati, sacerdote fino al 1859, aveva fatto del pulpito una tribuna di propaganda per infondere nei cittadini il senso del dolore verso la patria oppressa (…). Lasciava poi l’ abito talare ed esplicava la sua attività in altro campo (…)””. (pag 4-5) “”Nel 1892 egli con Turati, Prampolini e Costa fonda il Partito Socialista dei lavoratori italiani, collabora alla rivista di Turati ‘Cuore e critica’, trasformata poi in ‘Critica Sociale’ e dirige per un anno la ‘Lotta di classe’. Vengono in seguito i tempi di lotta.”” (pag 8)”,”MITS-306″
“OTTONE Piero”,”Gli industriali si confessano. Congiuntura recessione rilancio.”,”Piero OTTONE è nato a Genova nel 1924. Si è laureato in legge. E’ giornalista al Corriere della Sera.”,”ITAE-040″
“OTTONE Piero”,”La nuova Russia. L’ ultimo reportage da Leningrado alla Siberia: la Russia delle riforme e delle aspirazioni borghesi.”,”””R.W. Campbell paragona lo Stato sovietico a un animale preistorico e domanda: “”Sarà il dinosauro capace di adattarsi?””. Zbigniev Brzezinski afferma che si è formata una rottura fra la struttura politica e società reale, come al tempo degli zar, determinando una classica situazione prerivoluzionaria. Michel Garder annuncia “”l’ agonia del regime nella Russia sovietica””, e stabilisce addirittura la data del funerale, entro il 1970″”. (pag 24)”,”RUSU-156″
“OTTONE Piero”,”Il gioco dei potenti.”,”OTTONE P. nato a Genova nel 1924, giornalista, ha diretto il Secolo XIX e il Corriere della Sera. Ha scritto vari libri.”,”ITAE-241″
“OTTONE Piero”,”La Guerra della Rosa.”,”OTTONE Piero “”Quella di Berlusconi doveva essere, tutto sommato, un Blitzkrieg, una guerra lampo. Doveva svolgersi rapidamente, a partire da quei primi giorni di dicembre del 1989, non appena il patto segreto con i Formenton diventava palese. Bisognava esautorare al più presto il consiglio di amministrazione della Mondadori; bisognava cacciare Carlo Caracciolo, senza tanti complimenti, dal suo ufficio di presidente, anche se il mite Confalonieri continuava a ripetere, nel frattempo, frasi suadenti, (…) con Caracciolo e con Scalfari sarebbe stato tentato un accordo, si trattava di uomini di mondo (…). E De Benedetti? Di De Benedetti si pensava che fosse ancora più realista degli altri due; per di più si riteneva che fosse di carattere impaziente e volubile, e si sarebbe stancato presto della battaglia intorno alla Mondadori””. (pag 175)”,”EDIx-114″
“OTTONE Piero”,”Italia mia.”,”Piero Ottone nato a Genova nel 1924, ha diretto il Secolo XIX e il Corriere della Sera. Ha pubblicato una quindicina di volumi tra cui ‘La guerra della Rosa’ (1990). Due pagine dedicate a Paride Batini (pag 25 e 113-114) (aneddoto del carciofo) Asse Cuccia-Romiti (e Cefis) Asse Fanfani-Cefis Asse Craxi-Berlusconi Aneddoto di Gianni Agnelli su auto Fiat e Italia e Germania (pag 75) Roma Ladrona. “”Temo che sia sempre stato così, in Italia: perché una buona classe dirigente a livello nazionale non c’è mai stata. Me ne accorsi quando ero ancora ragazzo;: avevamo a Genova (era fascista) un segretario federale, di nome Molfino, intelligente e in gamba, che si era messo in luce nonostante la giovane età: una specie di ‘enfant prodige’. Fece rapidamente carriera, fu chiamato a Roma, con alti incarichi. E in breve tempo sparì. Gli addetti ai lavori, a Genova, scuotevano la testa: “”Roma l’ha rovinato””. E a questo punto sarebbe giusto chiedersi quanto grande sia il male provocato dalla scelta di Roma quale capitale d’Italia. Molto prima di Umberto Bossi, inventore della Lega, se ne erano accorti gli amici dell”Espresso’, che definirono Roma città infetta, città ladrona. C’è ancora salvezza? C’è una via di uscita? Chi sa: forse l’Italia è un paese da cancellare”” (pag 188)”,”EDIx-161″
“OTTONE Piero”,”Le regole del gioco.”,”Piero Ottone è nato a Genova nel 1924, è stato giornalista e scrittore. “”Il peggior male nazionale è la fuga dalle decisioni: la mancanza del coraggio di assumere la propria responsabilità”” (pag 190) Paura: Rosellina Balbi ha scritto un saggio intitolato ‘Madre Paura’. (pag 185).”,”ECOA-023″
“OTTONE Piero”,”Giornale di bordo.”,”Piero Ottone è nato a Genova nel 1924. Giornalista e direttore di giornali (Secolo XIX e Corsera) ha rappresentato la proprietà in ‘Repubblica’. Ha pubblicato molti libri tra cui ‘La scienza della miseria spiegata al popolo’ (1980). “”Ho già detto che dobbiamo stare attenti a non cadere in un pessimismo da terza età, a non vedere tutto nero per il semplice fatto che non abbiamo più vent’nni, e che abbiamo giocato i nostri giuochi. Ma due fatti mi sembrano irrefutabili. Il primo è che il mondo è entrato in un periodo di crescenti difficoltà economiche, e dopo i progressi e dopo il benessere degli ultimi trent’anni è destinato a scivolare verso un periodo critico. Nella peggiore delle ipotesi, conosceremo a poco a poco una depressione paragonabile a quella cominciata nel 1929. Ma anche se saremo più fortunati, è comunque prevedibile che gli anni Ottanta saranno anni di difficile assestamento. La prospettiva è poco allegra per chi, avendo più di cinquant’anni, rischia di emergere dalla crisi quando sarà buono soltanto per un’onorata pensione. Il secondo fatto riguardo più direttamente l’Italia. Mi sembra altrettanto irrefutabile che il nostro sistema politico, imperniato su due partiti di massa, il democristiano e il comunista, non corrispondono più allo stato reale della società italiana”” (pag 202-203)”,”EDIx-225″
“OTTONE Piero”,”Storia del giornalismo italiano. Preghiera o bordello. I protagonisti, i fatti e i retroscena, gli scandali e i segreti.”,”Gli inviati scomodi mandati molto lontano…in Cina… (pag 95-) Il successo di ‘Repubblica’ (pag 339). All’inizio il progetto era sbagliato. Poi prevalse l’istinto giornalistico del fondatore. Una battaglia civile. “”Cadeva così ogni velleità di fare il ‘Monde’ italiano. Perché il ‘Monde’ era una cosa tutta diversa: Il suo successo, il suo prestigio internazionale, il suo alto livello accesero in tanti giornalisti un desiderio di imitazione, come è nella tradizione italiana (Albertini aspirava a fare il ‘Times’, Frassati la ‘Frankfurter Zeitung’. (…)”” (pag 349)”,”EDIx-230″
“OTTONE Piero”,”Saremo colonia? O forse lo siamo già.”,”Inchiesta sul futuro delle aziende italiane e dell’economia italiana. Intervengono tra gli altri Gianni Agnelli, Giancarlo Cerutti, Sergio Cofferati, Nicola Costa, Gianfilippo Cuneo, Carlo De Benedetti, Leopoldo Pirelli, Cesare Romiti.”,”ITAE-001-FMP”
“OULIANOVA-ELIZAROVA A. KRUPSKAIA N. ULIANOVA M. CHELGUNOV V. SILVINE M. GOBOULEVA M. BOBOUCHKINE I. LALAIANTZ I. BABUSKIN I. KNIAZEV V. MICKIEWICZ S. GANCHINE A. KRJIJANOVSKI G. KRIANOVSKY G. ALEXEEV V. ESSEN M. LOUNATCHARSKI LUNACHARSKI ADORATSKI V. KARPINSKI V. LOSSEV V. STASSOVA H. SVERDLOVA K. VOROSCILOV K. GORKI M. KEDROV M. GOPNER S. BADAEV A. KOLAROV V. BONTCH-BRUEVICH BONTCH-BROUEVITCH V. SAMOILOV F. VASSILIEV V. AFANASSIEV M. MOLOTOV V. ORDJONILIDZE G. FOFANOVA M. PODVOISKI N. e altri”,”Lenine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains. I.”,”””Au printemps du 1911, après la prison et la déportation, j’arrivai à Paris. Quelques jours plus tard, je me rendis rue Marie-Rose, au numéro 4. C’était là que, dans un petit logement, vivait Vladimir Ilitch avec la fidèle compagne de sa vie et de sa lutte, Nadejda Konstantinovna Kroupskaïa, et la mère de celle-ci, Elizavéta Vassilievna. Le train de vie de cette petite famille était une énigme pour les petits bourgeois parisiens. Une modestie extrême et une proprété idéale. Une foule de visiteurs, et l’absence totale de bruit, de remue-ménage. Malgré ses petites dimensions, le logement ne paraissait pas exigu grâce à l’ordre parfait qui y régnait. Les simples lits de fer étaient garnis de couvre-lits d’un blanc de neige; sur les tables en bois blanc, del livres étaient disposés par petites piles régulières. Des livres en quantité. La cuisine, proprette et accueillante, servait de salle à manger et de salon. C’est là que me conduisit Nadejda Konstantinovna, qui m’avait ouvert la porte; elle était très heureuse de voir une bolchévique arrivée de Russie. Bientôt après Vladimir Ilitch rentra de la bibliothèque. Il me pressa de questions sur la Russie, en insistant sur la description minutieuse de chaque détail. Lénine avait un don inégalé de faire parler tout un chacun. C’est pourquoi, au bout de quelques minutes, sa simplicité et son ardent intérêt pour tout ce qui concernait la Russie, eurent raison de ma timidité et de ma confusion, parfaitement naturelles. Il me semblait que mes “”nouvelles”” de Pétesbourg étaient déjà périmées. Cependant, ce que je pus lui communiquer sur l’activité de l’organisation de Pétersbourg du parti aux années 1908-1909, intéressa vivement Vladimir Ilitch; bien plus, cette information l’émut même, bien qu’il fût mieux que nous tous renseigné sur les événements de Russie et sur l’activité des organisations du parti. Vladimir Ilitch voulait tout savoir, jusque dans les moindres détails, si ceux-ci aidaient à reconstituer le tableau de l’activité du parti, qui était particulièrement difficile, sous la féroce réaction stolypinienne. Il disait: “”Il n’y a pas de détails superflus, tous ont de l’importance””, et il me priait de ne rien omettre. Il écouta avec un grand intérêt ce que je lui dis de l’accueil fait à son livre ‘Matérialisme et empiriocriticisme’. Aujourd’hui, tout le monde connaît cet ouvrage de Lénine, des millions d’hommes l’étudient. Mais, à l’époque où le livre parut pour la première fois, il produisit sur les adversaires l’effet d’une bombe. Sa parution marqua le début d’une large pénétration des principes théoriques du marxisme dans les masses du parti”” [T. Lioudvinskaia, A Terioki et a Paris] [(in) ‘Lénine tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains, 1958] [Lenin-Bibliographical-Materials]”,”LENS-184″
“OVADIA Moni”,”Lavoratori di tutto il mondo, ridete. La rivoluzione umoristica del comunismo.”,”Moni Ovadia è nato in Bulgaria nel 1946 da una faniglia ebraica . Nel 1993 si è imposto al grande pubblico con Oylem Goylem. Ha pubblicato tra l’altro , Speriamo che tenga, L’ebreo che ride, Ballata di fine millennio, Vai a te stesso.”,”EBRx-054″
“OVADIA Moni”,”L’ebreo che ride. L’umorismo ebraico in otto lezioni e duecento storielle.”,”Moni Ovadia è nato a Plovdiv, in Bulgaria, nel 1946 da una famiglia ebraica. Nel 1993 si impone al grande pubblico con ‘Oylern Goylem’, sorta di teatro musicale in forma di cabaret (…). “”Un altro evento storico influisce, a parere di alcuni studiosi, sull’aggregarsi delle comunità ebraiche dell’est-Europa e sulla loro consistenza numerica: la dissoluzione dell’impero dei Khazari. Di origine etnica incerta, forse turco-finnica, i Khazari, giunti verso la metà del VI secolo nelle steppe del Caucaso, vi fondarono un potente impero che si estendeva dal basso Volga al medio Dnepr comprendendo la Crimea con capitale Itil’ sul delta del Volga. Dediti al commercio, i Khazari godettero di grande fioritura economica grazie agli stretti rapporti con i Bizantini, con i quali frequentemente si allearono, arrivando anche ad imparentarsi con essi. Collocati in prossimità di due grandi imperi – come appunto quello bizantino e quello della potenza araba, entrambi sorretti culturalmente e spiritualmente da due religioni forti e monoteiste come il cristianesimo e l’islamismo – i Khazari sentirono il bisogno di emanciparsi da una «debole» fede animista e si rivolsero verso l’unica fede monoteista a portata di mano che non avrebbe potuto creare loro problemi di influenza egemonica: l’ebraismo. È documentato che verso la fine del 700, Re Bulan, 4.000 nobili della corte e una parte della popolazione si convertirono all’ebraismo. Una testimonianza di questo evento è il dialogo filosofico ‘Il Khazaro o il re dei Khazari’ di Guido Levita. Questa conversione non sortì, come d’abitudine in questi casi, devastanti effetti di intransigenza, perché i regnanti khazari mantennero nei confronti degli altri due monoteismi – così come verso l’antica fede animista – spirito di tolleranza e parità di diritti. Nel IX secolo, sotto i colpi prima dei magiari e poi dei russi, iniziò la loro decadenza, che doveva concludersi con la dissoluzione definitiva dell’impero khazaro nei primi due decenni del X secolo”” (pag 29)”,”EBRx-001-FMP”
“OVENDEN Michael W.”,”La vita nell’ universo. Discussione scientifica del problema.”,”OVENDEN Michael W. fa parte della Facoltà di Astronomia dell’ Università di Glasgow. “”E’ invece più probabile che la distinzione tra il vivente e l’ inanimato non sia netta, e che gli esseri viventi più semplici differiscano soltanto impercettibilmente dai più complicati oggetti inanimati””. (pag 66) “”Dobbiamo allora accettare la conclusione che l’ Universo stesso è destinato a decadere? A prima vista, si direbbe di sì, e una certa conferma a questo punto di vista è data dal fatto che in tutto l’ Universo sembra in corso un processo di espansione e di dispersione: quando osserviamo la luce dei remoti sistemi di stelle, troviamo che le righe spettrali a noi familiari sono sistematicamente spostate verso il rosso, e tanto maggiore è lo spostamento verso il rosso quanto maggiore è la distanza della galassia. L’ unica spiegazione che le nostre conoscenze di fisica possono dare a questo spostamento verso il rosso è il considerarlo effetto di una velocità di allontanamento””. (pag 115)”,”SCIx-167″
“OVERHOLT William H.”,”Il risveglio della Cina.”,”Il risveglio dell’ economia cinese, la politica del decollo economico, l’emergere dei mercati di capitali, l’età dell’oro di Hong Kong e Guangdong, Hong Kong: la diplomazia della transizione, la trasformazione delle relazioni internazionali, gli USA e la Cina.”,”CINx-028″
“OVERHOLT William H.”,”Il risveglio della Cina.”,”William H. Overholt, direttore della Bankers Trust Company a Hong Kong, consigliere politico di numerosi governi asiatici.”,”CINx-043-FL”
“OVERSTREET Gene D. WINDMILLER Marshall”,”Communism in India.”,” Il confronto tra le tesi di Lenin e quelle di M.N. Roy al Secondo Congresso dell’Internazionale comunista, 1920 “”At the Second Congress which met from July 19 to August 7, 1920, Roy and his wife, Evelyn, played a very active part. Roy was not the only Indian at the Congress, and in fact he represented Mexico, not India (29). Phillips was also there, listed in the official account under his alias, Frank Seaman. The Indian delegation consisted of Abani Mukherji and a man listed as Acharya, presumably M.P.T. Acharya. Mukherij had known Roy in Bengal in 1914 and had been sent to Japan at about the time that Roy made his first trip to Java (30). Acharya had left India in 1908 and had traveled in Europe and America. But of the Indians present at the Congress only Roy had a vote, accorded to him as head of the Mexican delegation. Evelyn Roy, Mukherji, and Acharya had only consultative votes. Both Roys (who used the name Allen at the Congress) served on the Colonial Commission, Roy representing Mexico, Evelyn representing British India (31). Lenin had already prepared and circulated his own formulation of policy on the colonial problem. But Roy, in his memoirs, stated that in their private conversation Lenin was so impressed with Roy’s point of view that he asked Roy to draft an alternative thesis for the Colonial Commission. He further states that Lenin presented Roy’s draft to the Commission with the declaration that prolonged discussion had made him doubtful of his own formulations (32). Whether or not it was at Lenin’s behest, Roy did write an alternative thesis and did submit it to the Congress. Because it embodied an entirely different evaluation of the revolutionary potential of the Indian middle class, Roy’s thesis differed fundamentally with Lenin’s. In the debates at the Congress, both theses were modified, and both were adopted. But even though word changes had softened the contradictions between the two documents, those contradictions remained leaving wide scope for conflicting interpretations in later years (33). Lenin’s Strategy for Colonial Areas. The main point of disagreement between Lenin and Roy is embodied in Paragraph 11 of Lenin’s preliminary draft: “”11. In respect to the more backward countries and nations with prevailing feudal or patriarchal and patriarchal-peasant relations, it is necessary to bear in mind especially: a) The necessity of all Communist parties to render assistance to the bourgeois-democratic liberation movement in such countries; especially does this duty fall upon the workers of such countries upon which the backward nations are colonially or financially dependent (34)””. Roy’s disagreement is described in a contemporary Russian newspaper account as follows: “”Comrade Roy arrives at the conclusion that it is necessary to eliminate from point 11 of the theses on the national problem the paragraph according to which Communist Parties must assist any bourgeois-democratic liberation movement in eastern countries. The Communist International should assist exclusively the institution and development of the Communist movement in India, and the Communist Party in India must devote itself exclusively to the organization of the broad popular masses for the struggles for the class interests of the latter”” (35)”” [Gene D. Overstreet Marshall Windmiller, Communism in India, Bombay, 1960] Libro introvabile: A.K. Hindi, M.N. Roy, the Man Who Looked Ahead, Modern Publishing House, 1938, Ahmedabad [Thursday, February 9, 2012 Rare book traced: M N Roy The man who looked ahead by A K Hindi Review article M.N.Roy , the man who looked ahead by A.K.Hindi may not be very attractive book today.But it created history in 1938 when it was published by the Modern Publishing house, Ahmedabad.The main reason was that Roy was mystery to many, especially when he newly entered congress politics with gandhi cap and khadi dress. The Faizpur congress session was about to commence and just on the eve of the session A.K.Hindi came out with this sensational book. Hindi himself was psuedonym.His real name was Tayab Shaik. Those days were full of British secret services sorrounding the followers of M N Roy. Tayab was close associate of M N Roy in Germany in the late 1929 who was sent to India to prepare ground for Roys entry. Tayab did that job ably. Only few people like J B H Wadia, V.B Karnik knew him. Tayab was an engineer and very intellegent person who helped Roy. J P Haithcox mentioned his role in his oxford publication: Nationalism and communism in India. Tayab was orator and good organiser. He helped Roy to build up radical wing within congress and later Radical democratic party. Gradually the importance was given to V B Karnik which made Tayab soar.He left the movement and disappeared to UK.He was not traced. This book of A K Hindi covers the life of Roy until he returns to India in 1930.Earlier life was narrated by Hindi in a racy style. I understand that much of it came from the first hand information from Roy to Tayab. Much of it appeared later in the memoirs of Roy. That is why no mention was made about the first wife of Roy and her role in Mexico, Europe, as well as in Russia. That was great defect in the memoirs, of course. A K Hindi wanted to publish second volume on Roy but he never wrote it. This is 1/8 crown size book of 242 pages.It is priced at one rupee and eight annas. Dasarathlal Thakar was the publisher.Champaklal Bhati was co publisher. This small book was published in three printing presses.This may be due to urgency and also may be they wish maintain secrecy about it. The book has 22 small chapters.Second volume is supposed to consist of 17 chapters. M N Roys picture with gandhi cap and Khadi dress was published. A K Hindi mentioned that Subhas chandra bose came from the village where Roy was born.It was wrong statement. Bose was born according to facts, in cuttack, Orissa. Those days were very antoganistic to Royists, and none of nationalist dailies, journals publish their news nor articles. Yet they attracted the attention of world and left forces in India. What happened to A K Hindi vis a via Tayab Shaik is yet to be traced. Persons like Sibnarayan ray made vain attempt in UK Anyhow the book has great historical value. This book of A K Hindi is not in libraries including Library of Congress. Innaiah Narisetti, http://zolaleila.blogspot.it/2012/02/rare-book-traced-m-n-roy-man-who-looked.html%5D&#8221;,”MASx-033″
“OVERTON Mark”,”Agricultural Revolution in England. The transformation of the agrarian economy 1500-1850.”,”Fondo Palumberi Elementi di dibattito storiografico sulle tesi di Marx sulle enclosures per disposizioni parlamentari causa della formazione del proletariato inglese. (v. indice nomi Marx)”,”UKIE-059″
“OVERY Richard a cura; contributi di Anthony BEST Margaret BYRON Kathleen BURK Richard CLUTTERBUCK Lesley FRANCE James GOW Michael HENDRIE Geoffrey JONES Ephraim KARSH Sarah STOCKWELL Richard VINEN Geoff A. WILSON”,”The Times Atlas of the 20th Century.”,”Contributi di Anthony BEST, Margaret BYRON, Kathleen BURK, Richard CLUTTERBUCK, Lesley FRANCE, James GOW, Michael HENDRIE, Geoffrey JONES, Ephraim KARSH, Sarah STOCKWELL, Richard VINEN, Geoff A. WILSON.”,”RAIx-003″
“OVERY Richard”,”Why the Allies won.”,”Richard OVERY è professor of modern history al King’ College di Londra e ha pubblicato varie opere sulla storia della seconda guerra mondiale.”,”QMIS-035″
“OVERY Richard J.”,”Crisi tra le due guerre mondiali 1919 – 1939.”,”Richard J. OVERY insegna Storia moderna nel King’s College dell’ Univ di Londra. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina).”,”RAIx-074″
“OVERY Richard”,”La strada della vittoria. Perché gli Alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale.”,”””Il mancato impegno di forze più ingenti fin dal principio fu la rovina di Rommel, ma il margine di vantaggio a disposizione nel D-Day fu comunque molto più esiguo di quanto Montgomery avrebbe desiderato: una settimana più tardi riferì al feldmaresciallo Brooke, con insolita sincerità, che le sue forze avrebbero ben potuto essere sconfitte, nonostante tutti i vantaggi degli Alleati, se Rommel fosse stato in grado di scatenare forti attacchi, a partire da mezzogiorno, contro forze ancora disorganizzate sulle spiagge. Fortunatamente per gli Alleati i rinforzi di Rommel arrivarono in ordine sparso, carri armati senza il carburante, uomini senza i loro cavalli o camion””. (pag 240) “”Le modifiche si limitavano al minimo indispensabile; la pura e semplice produzione in massa garantiva i grandi numeri e una costruzione robusta. (…) Le fabbriche sovietiche si dimostrarono altrettanto orientate alla quantità e alla semplicità. (…) Mentre il resto dell’ economia rimaneva al punto critico raggiunto nel 1941, la produzione di ciascun operaio dell’ industria bellica sovietica raddoppiò o triplicò nel corso della guerra. (…) Le armi così prodotte apparivano di fattura rozza agli occhi degli occidentali, ma le finiture erano un lusso inutile. La produzione di massa, presa a prestito dalle procedure americane degli anni Venti, fu la chiave di volta del record produttivo sovietico negli anni della guerra.”” (pag 274-5-6) OVERY insegna al King’s College di Londra. E’ autore di numerosi volumi tra cui ‘Crisi fra le due guerre mondiali, 1919-1939’ (1998) e ‘La Russia in guerra’.”,”QMIS-068″
“OVERY Richard”,”Le origini della seconda guerra mondiale.”,”OVERY Richard insegna storia nell’Università di Exeter. Ha scritto pure ‘La Russia in guerra’ e ‘Interrogatori’, ‘La crisi fra le due guerre mondiali’ e ‘La strada della vittoria’.”,”QMIS-121″
“OVERY Richard”,”Russia in guerra. 1941-1945.”,”OVERY R. insegna storia moderna al King’s College di Londra ha scritto varie cose sul Terzo Reich e la seconda guerra mondiale.”,”QMIS-125″
“OVERY Richard”,”Interrogatori. Come gli alleati hanno scoperto la terribile realtà del Terzo Reich.”,”OVERY Richard insegna storia moderna al King’s College di Londra. E’ autore di numerosi libri. “”D. Quindi lei direbbe che, quando ha invaso la Polonia, Hitler non si aspettava una dichiarazione di guerra dalle potenze occidentali? S. Secondo la mia opinione, era così. Ricordo che non considerava la guerra come inevitabile. Hitler – e, mi pare, anche Göring – diceva che l’Inghilterra avrebbe dichiarato guerra, ma solo formalmente, tanto per rispettare il suo trattato di alleanza (28). Ma poi gli inglesi avrebbero presto sistemato le cose politicamente e avrebbero ceduto di nuovo. La speranza che la dichiarazione fosse un mero gesto politico è stata abbandonata solo quando si è saputo che Churchill ricopriva una carica influente all’interno del gabinetto di Guerra britannico. Questo, si diceva, significava davvero guerra. Può essere stata questa la motivazione di fondo dell’offerta di pace di Hitler dopo la campagna polacca (29). Secondo un rapporto che ci era pervenuto poco tempo prima, un ufficiale dello stato maggiore britannico era andato in Polonia per valutarne la forza militare e si diceva che la sua relazione fosse stata molto negativa (30). Ci si aspettava che lo stato maggiore britannico si esprimesse con forza a sfavore della guerra, dato che la Polonia sarebbe crollata rapidamente. Per quello che ricordo, giravano voci che questo ufficiale stesse per presentare allo stato maggiore una raccomandazione in tal senso. Questo, di nuovo, ci ha fatto sperare che l’Inghilterra non avrebbe svolto una parte attiva nel conflitto”” (pag 269) (escussione di Albert Speer da parte di O. Hoeffding, 7 settembre 1945. Documento 9. “”La partita a scacchi della politica di potere”” di Hitler)”,”QMIS-159″
“OVERY Richard”,”Goering.”,”OVERY Richard insegna storia moderna al King’s College di Londra. E’ autore di numerosi libri.”,”GERN-160″
“OVERY Richard”,”Sull’orlo del precipizio. 1939. I dieci giorni che trascinarono il mondo in guerra.”,”””In Italia la conferma che la guerra non avrebbe coinvolto l’Italia sotto alcuna veste fu accolta con sollievo. Mussolini fu costretto a proibire una manifestazione per la pace in piazza Venezia, nel centro di Roma. “”Sono i soliti pacifondai”” si lamentò in quell’occasione (39). Il giurista antifascista Piero Calamandrei scrisse nel suo diario il 2 settembre: “”Si può continuare a vivere, si può continuare a passeggiare nei boschi, a dipingere, a dormire sul letto”” (40). Il giorno dopo Hitler inviò a Mussolini una lettera in cui lo ringraziava per il suo intervento e spiegava che non era possibile alcuna conferenza che sminuisse il “”tributo di sangue”” già pagato dai soldati tedeschi (41). Il 5 settembre la stampa italiana diffuse finalmente la notizia che Mussolini aveva tentato eroicamente di intervenire a favore della pace ma era stato bloccato dall’intransigenza di Londra. Ecco un titolo: ‘Il Duce ha tentato sino all’ultimo di salvare la pace europea”” (42). Non v’è alcun dubbio che la combinazione di interventismo di Mussolini, pacifismo di Bonnet e incertezza sulle misure costituzionali francesi possa aver contribuito ad aumentare la confusione di Halifax e Chamberlain, che alle prese con questi problemi persero più tempo di quanto meritassero”” (pag 88-89)”,”QMIS-160″
“OVERY Richard”,”Russia in Guerra, 1941-1945.”,”Richard Overy insegna storia moderna al King’s College di Londra. Tra i suoi saggi, in Italia sono stati pubblicati Crisi tra le due guerre mondiali: 1919-1939. Interrogatori, La strada della vittoria.”,”QMIS-018-FL”
“OVERY Richard”,”La strada della vittoria. Perché gli Alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale.”,”Richard Overy insegna storia moderna al King’s College di Londra. Tra i suoi saggi, in Italia sono stati pubblicati Crisi tra le due guerre mondiali: 1919-1939. Interrogatori, La strada della vittoria.”,”QMIS-030-FL”
“OVERY Richard”,”Sangue e rovine. La Grande guerra imperiale, 1931-1945.”,”Richard Overy, Professore onorario di Storia all’Università di Exeter, è uno degli storici inglesi più noti. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni tra cui ‘La strada della vittoria’ (2002) e ‘Sull’orlo del precipizio’ (2009) La curva di apprendimento durante la guerra. “”L’espressione «curva di apprendimento» nacque contemporaneamente alla crisi del tempo di guerra, fu coniata la prima volta nel 1936 e applicata durante il conflitto alle valutazioni dello sviluppo produttivo della cantieristica americana. Seppure intesa come un mezzo per misurare la rapidità con cui dirigenti e forza lavoro apprendeVano come ridurre le ore impiegate a realizzare un’unità di produzione, essa appare altresì singolarmente appropriata come metafora del modo in cui durante la guerra le forze armate seppero migliorare la loro capacità di combattimento. La teoria postula due tipi di apprendimento: organizzativo e lavorativo. L’aspetto manageriale risolta di particolare importanza perché sono i dirigenti che possono introdurre innovazioni tecnologiche e tenere d’occhio i parametri di rendimento per capire dove è necessario porre dei rimedi; la forza lavoro, dal canto suo, si trova a doversi adattare a condizioni e attrezzature non familiari e imparare a padroneggiarle (192). Questo è esattamente ciò che fecero le forze armate durante la guerra, seppure non sempre in modo uniforme o con i migliori risultati. (…). La curva di apprendimento implica tuttavia un certo tempo, necessario per valutare i risultati, individuare i correttivi e addestrare la forza lavoro. Per gli Alleati, dopo i disastri iniziali, si rivelò cruciale disporre di tempo sufficiente per capire che cosa servisse per invertire le sorti del conflitto. Anche se tutti e tre i principali Alleati subirono all’inizio una serie di sconfitte, le potenze dell’Asse non furono mai in grado di rendere la loro potenza militare capace di imporre una rapida e decisiva sconfitta, come avevano fatto i tedeschi in Francia nel 1940. La Germania e l’Italia non potevano invadere le isole britanniche ed erano tenute a bada in Nordafrica; il Giappone non poteva invadere né gli Stati Uniti né la Gran Bretagna; l’Unione Sovietica, inoltre, si sarebbe rivelata un’entità geografica troppo smisurata per poterla inghiottire in un solo boccone. Gli stati dell’Asse avevano tutti più spazio che tempo, e fu proprio lo spazio a rallentare la loro avanzata e a fermarli nel 1942. Nello stesso anno, gli Alleati non erano certo prossimi a invadere il Giappone, la Germania o l’Italia, ma avevano ora dalla loro parte il tempo e la portata globale per capire come riorganizzare e migliorare la loro capacità militare, in modo da poter pensare all’invasione negli ultimi due anni di guerra. I loro establishment militari divennero ciò che il teorico dell’organizzazione Trent Hone ha descritto come «sistemi adattivi complessi», in cui era possibile elaborare la curva di apprendimento (193). Era altresì essenziale che le potenze alleate capissero quanto fosse necessario imparare a riformare e che potessero sviluppare in tal senso i necessari meccanismi istituzionali. Il processo di valutazione e approfondimento si rivelò fondamentale per la sopravvivenza sovietica dopo le catastrofiche perdite di materiali ed esseri umani nel 1941. L’anno seguente, lo stato maggiore dell’esercito inaugurò una revisione capillare di ciò che era andato storto e di ciò che si doveva imparare, attingendo sostanzialmente alla pratica tedesca. A questo seguirono miglioramenti di vasta portata nelle comunicazioni e nella raccolta di informazioni da parte dell’intelligence, insieme con una radicale riorganizzazione a livello sia operativo sia tattico delle forze corazzate, delle divisioni di fanteria e delle forze aeree (194). Gli effetti di quella trasformazione furono profondi, come avrebbero scoperto a loro spese i comandanti tedeschi. La potenza dell’esercito e della marina della Gran Bretagna migliorò con una sostanziale riforma organizzativa che portò allo sviluppo di un esercito in gran parte meccanizzato, di un’efficace forza aerea tattica (praticamente assente dopo il disastro di Dieppe. (…) Alle forze armate degli Stati Uniti non restava altro che iniziare a imparare. L’esercito e l’aviazione militare degli Stati Uniti di dimensioni esigue, tecnicamente arretrati e con servizi di intelligence di bassa qualità, affrontarono la formidabile impresa di trasformare una potenza bellica frettolosamente assemblata in un’organizzazione militare di professionisti”” (pag 683-684) [dal cap. V, ‘La guerra combattuta] [(192) Louis Yelle, ‘The learning curve: historical review and comprehensive survey’, in ‘Decision Science’, X, 1979, pp: 302-12; (193) Hone, ‘Learning War’, cit, p. 3; (194) Glantz, ‘Colossus Reborn’, cit., pp. 123-41]”,”QMIS-338″
“OVERY Richard”,”Russia in guerra. 1941-1945.”,”Richard Overy, insegna Storia moderna al King’s College di Londra. È autore di numerosi libri sul Terzo Reich e sulla Seconda guerra mondiale. La resistenza anti-tedesca. I partigiani russi e l’arruolamento forzato dei contadini “”Nell’agosto del 1942 Stalin convocò a Mosca i comandanti partigiani. Tenne loro una lezione sui doveri della loro professione: aggressione energica, azione costante e antifascismo vigile (52). Era facile avvolgere la vita del partigiano in un’aura romantica, e fu proprio quello che fece la propaganda sovietica. Perfino Hollywood si unì a quella campagna. ‘The North Star’, un film del 1943, era frutto di pura invenzione, pieno di eroici stereotipi che non avrebbero stonato sulle pagine della ‘Pravda’. In realtà i partigiani conducevano un’esistenza durissima. …. finire. (pag 158-161)”,”QMIS-054-FSD”
“OVERY Richard”,”The Battle.”,”Richard Overy è Professore di Storia moderna al King’s College di Londra. Ha al suo attivo molte pubblicazioni.”,”QMIS-080-FSD”
“OVIDIO”,”L’ arte di amare.”,”OVIDIO nacque a Sulmona nel 43 aC era l’ anno successivo alla morte di CESARE, lo stesso dell’ uccisione di CICERONE. OVIDIO non ha sperimentato i torbidi delle guerre civili, i suoi furono gli anni dell’ ordiner restaurato, della concordia delle classi arbitrata da AUGUSTO. L’ 8 dC un editto di AUGUSTO interrompeva all’improvviso il suo lavoro e OVIDIO veniva esiliato a Tomi, una cittadina sul Mar Nero, tra genti barbariche e in terre desolate. Il motivo del provvedimento è sconosciuto. Forse l’ Ars amatoria era contraria al programma moralizzatore di AUGUSTO? O il poeta era caduto in fallo per qualche motivo? “”Anche la chioma trascurata sta bene a molte; spesso mentre crederesti che una donna giaccia da ieri, s’è ripettinata or ora. (…) Oh quanto favorisce natura la vostra avvenenza, voi delle quali i difetti debbono essere compensati in molti modi! Noi siamo denudati con brutto effetto, e i capelli portati via dall’ età cadono come le fronde quando Borea le scuote via. La donna tinge la canizie con erbe germaniche, e coll’ arte si cerca un colore migliore del vero; la donna incede foltissima di capelli comprati, e al posto dei suoi ne fa suoi altri col denaro. E non è vergogna comprarli: palesemente li vediamo in vendita davanti agli occhi di Ercole (Musagete) e al coro delle Vergini (Muse). Che dire delle vesti? (…)”” (pag 127)”,”VARx-137″
“OVIDIO”,”Le metamorfosi.”,”Non abbiamo date precise, ma quando Ovidio compone le Metamorfosi è già un poeta famoso, ricco di successo e onori, una sorta di idolo nella società bene del tempo che aveva divertito coi temi licenziosi della sua poesia erotica e affascinato con una facilità nel versificare davvero prodigiosa. Già nella produzione giovanile Ovidio si distingueva per aver colto lo spirito di un’epoca nuova, la caduta dell’ideologia e l’avvento della modanità nella Roma augustea.”,”VARx-075-FL”
“OVIDIO, a cura di Paolo FEDELI”,”Dalla poesia d’amore alla poesia dell’esilio. Volume I.”,”Non abbiamo date precise, ma quando Ovidio compone le Metamorfosi è già un poeta famoso, ricco di successo e onori, una sorta di idolo nella società bene del tempo che aveva divertito coi temi licenziosi della sua poesia erotica e affascinato con una facilità nel versificare davvero prodigiosa. Già nella produzione giovanile Ovidio si distingueva per aver colto lo spirito di un’epoca nuova, la caduta dell’ideologia e l’avvento della modanità nella Roma augustea. É Ovidio stesso a fornirci notizie della propria vita, soprattutto nell’ultima elegia del libro IV dei Tristia, opera dell’esilio. Da qui apprendiamo che nacque a Sulmona, nell’odierno Abruzzo, nel 43 a.C., secondogenito di una ricca famiglia di ceto equestre. Venne mandato a Roma, insieme al fratello Lucio, per ascoltare le lezioni dei retori più rinomati, Arellio Fusco e Porcio Latrone, e li si distinse per ingegno e singolari capacità oratorie, come attesta Seneca il Vecchio. Completò la sua formazione in Grecia, soggiornò ad Atene per circa un anno. Ovidio morì a Tomi dove fu sepolto il 17 d.C.”,”VARx-076-FL”
“OVIDIO, a cura di Paolo FEDELI”,”Dalla poesia d’amore alla poesia dell’esilio. Volume II.”,”Non abbiamo date precise, ma quando Ovidio compone le Metamorfosi è già un poeta famoso, ricco di successo e onori, una sorta di idolo nella società bene del tempo che aveva divertito coi temi licenziosi della sua poesia erotica e affascinato con una facilità nel versificare davvero prodigiosa. Già nella produzione giovanile Ovidio si distingueva per aver colto lo spirito di un’epoca nuova, la caduta dell’ideologia e l’avvento della modanità nella Roma augustea. É Ovidio stesso a fornirci notizie della propria vita, soprattutto nell’ultima elegia del libro IV dei Tristia, opera dell’esilio. Da qui apprendiamo che nacque a Sulmona, nell’odierno Abruzzo, nel 43 a.C., secondogenito di una ricca famiglia di ceto equestre. Venne mandato a Roma, insieme al fratello Lucio, per ascoltare le lezioni dei retori più rinomati, Arellio Fusco e Porcio Latrone, e li si distinse per ingegno e singolari capacità oratorie, come attesta Seneca il Vecchio. Completò la sua formazione in Grecia, soggiornò ad Atene per circa un anno. Ovidio morì a Tomi dove fu sepolto il 17 d.C.”,”VARx-077-FL”
“OWEN Roger SUTCLIFFE Bob a cura”,”Studi sulla teoria dell’ imperialismo. Dall’analisi marxista alle questioni dell’ imperialismo contemporaneo.”,”Questo libro, che è il risultato di un seminario tenuto ad Oxford sulle ‘Teorie dell’ imperialismo’ di Tom KEMP (tradotto PBE), documenta la ripresa del dibattito su questo tema. La 1° grossa discussione si ebbe nei primi decenni del secolo (HOBSON, LENIN ecc.). La 2° iniziò negli anni 1950 e fu coincidente con la fine del colonialismo europeo. Dopo l’introduzione di Roger OWEN seguono i saggi: ‘La teoria marxista dell’ imperialismo’ di T. KEMP, , ‘Una critica delle teorie marsiste dell’imperialismo’ di M. BARRATT BROWN, ‘Crescita industriale e nascita dell’ imperialismo tedesco’ di H.H. WEHLER. Altri saggi di T. HODGKIN, R. ROBINSON, H. MAGDOFF, R. OWEN, P. PATNAIK, R.W. JOHNSON, J. STENGERS, A.S. KANYA-FORSTNER, D.C.M. PLATT, conclusioni di B. SUTCLIFFE.”,”TEOC-089″
“OWEN Robert”,”Per una nuova concezione della società. O saggi sul principio della formazione del carattere umano e E altri scritti.sull’applicazione pratica del principio.”,”Contiene gli scritti: -Per una nuova concezione della società (1913) -Osservazione sugli effetti del sistema industriale (1815) -Appelli (1815-1819) -Rapporto alla Contea di Lanark (1820) L’inglese Robert OWEN (1771-1858) è una delle figure più singolari del socialismo critico-utopistico. Divenuto da garzone di bottega fortunato uomo d’affari, oppose principi di radicale riforma sociale all’assetto borghese della rivoluzione industriale. I suoi esperimenti pratici, prima in UK poi in USA, fallirono, ma come scrisse MARX, attaccando tutte le basi della società esistente, O. fornì assieme a FOURIER e a SAINT-SIMON ‘elementi di grandissimo valore per illuminare gli operai’.”,”SOCU-035″
“OWEN Roberto PROUDHON P.G. LASSALLE Ferdinando, a cura di Gerolamo BOCCARDO”,”Il libro del nuovo mondo morale (Owen). Sistema delle contraddizioni economiche o filosofia della miseria (Proudhon). Il signor Bastiat-Schulze di Delitzsch (Giuliano economico) ossia Capitale e Lavoro (Lassalle).”,”””I buoni abiti devono essere dati a tutti, ed i migliori non possono essere dati ad alcuno”” (Owen, pag 48) “”L’ effetto più rimarchevole della divisione del lavoro è la decadenza della letteratura”” (Proudhon, pag 206) “”Certo, disgraziatamente anche nelle classi inferiori c’è sempre ancora dell’ egoismo, molto di più di quello che ce ne dovrebbe essere; ma qui l’ egoismo, quando c’è, è il difetto degl’ individui, dei singoli, e non il difetto necessario della classe”” (Lassalle, pag 943)”,”SOCU-084″
“OWEN Robert”,”The Life of Robert Owen written by himself. With Selections from his Writings & Correspondence. Volume I. (1857)”,”aggiungere INFANZIA FORMAZIONE CARATTERE BAMBINI SCUOLA “”Human nature, its capacities and powers, is yet to be learned by the world. Its faculties are unknown, unappreciated, and therefore misdirected, and wasted lamentably in all manner of ways, to the grievous injury of all our race through every succeeding generation.”” (pag 140) Visita a Francoforte. “”I discovered that I had to oppose the educated prejudices and apparent interests of all parties, with the habits created by the irrational surroundings emanating in all countries from the error on which society from its commencement had been foudned and to this day constructed. My mission, then, was to bring forward the most important truths for man to know, and to bring tham forward in such manner as to create the least angry excitement practicable, and to make a lasting impression on the public mind, so as gradually to undermine all that a system grossly false in principle, repulsive in spirit, and evil in practice, had for so long a period established in all nations and among all people. My letters written from this city to my wife at this period, will explain the feelings with which I pursued the object which so deeplye engaged my thoughts.”” (pag 186)”,”SOCU-140″
“OWEN Robert”,”A Supplementary Appendix to the First Volume of The Life of Robert Owen. Voluma IA. (1858). Containing A Series of Reports, Addresses, Memorials & Other Documents, 1803-1820.”,”””The stupidity of forcing the working classes to be idle and to consume wealth, while more wealth is required which these forced-to-be-idle could, and if permitted would, easily produce, is equalled only by keeping persons idle, and distressing more or less who are engaged in manifacturing and commercial pursuits, for want of the pernicious; called precious, metals””. (pag XV) L’ ozio e il denaro. Il lavoro e la ricchezza. “”La stupidità di costringere la classe operaia ad essere oziosa e di consumare ricchezza, mentre più ricchezza sarebbe necessaria che questi, costretti-da-essere-inattivi potrebbero, e se gli fosse consentito, facilmente produrre, è pari solo a tenere delle persone inattive, e angosciate più o meno come coloro che sono impegnati in occupazioni manifatturiere e commerciali, per volere del perversi, chiamati preziosi, metalli.”” Robert Owen Robert Owen (14 May 1771, Newtown, Montgomeryshire, Wales – 17 November 1858) was a Welsh social reformer and one of the founders of socialism and the cooperative movement. Owen’s philosophy, which Karl Marx would later name utopian socialism, was derived from three fundamental pillars of his thought. First, he believed that no one was “”responsible for his will and his own actions”” because “”his whole character is formed independently of himself.”” Owen firmly believed that people were the product of their environment, which fueled his support for education and labour reform. His views made Owen a pioneer in the promotion of investment in human capital. Owen’s second pillar was his opposition to religion. Owen felt that all religions were “”based on the same absurd imagination”” which he said made mankind “”a weak, imbecile animal; a furious bigot and fanatic; or a miserable hypocrite.”” However, he did embrace Spiritualism towards the end of his life [1]. His third pillar said that he disliked the factory system, and supported the cottage system. During a visit to Glasgow he fell in love with Caroline Dale, the daughter of the New Lanark mill’s proprietor David Dale. Owen induced his partners to purchase New Lanark, and after his marriage with Caroline in September 1799, he set up home there. He was manager and part owner of the mills (January 1800). Encouraged by his great success in the management of cotton mills in Manchester, he hoped to conduct New Lanark on higher principles and focus less on commercial principles. The mill of New Lanark had been started in 1785 by Dale and Richard Arkwright. The water-power afforded by the falls of the Clyde made it a great attraction. About two thousand people had associations with the mills. Five hundred of them were children who were brought at the age of five or six from the poorhouses and charities of Edinburgh and Glasgow. The children had been well treated by Dale, but the general condition of the people was very unsatisfactory. Many of the workers were in the lowest levels of the population; theft, drunkenness, and other vices were common; education and sanitation were neglected; and most families lived in only one room. The respectable country people refused to submit to the long hours and demoralising drudgery of the mills. Many employers operated the truck system, whereby payment to the workers was made in part or totally by tokens. These tokens had no value outside the mill owner’s “”truck shop.”” The owners were able to supply shoddy goods to the truck shop and still charge top prices. A series of “”Truck Acts”” (1831-1887) stopped this abuse. The Acts made it an offence not to pay employees in common currency. Owen opened a store where the people could buy goods of sound quality at little more than cost, and he placed the sale of alcohol under strict supervision. He sold quality goods and passed on the savings from the bulk purchase of goods to the workers. These principles became the basis for the Co-operative shops in Britain that continue to trade today. His greatest success, however, was in the education of the young, to which he devoted special attention. He was the founder of infant schools in Great Britain, especially in Scotland. Though his reform ideas resemble European reform ideas of the time, he was likely not influenced by the overseas views; his ideas of the ideal education were his own. Though at first regarded with suspicion as a stranger, he soon won the confidence of his people. The mills continued to have great commercial success, but some of Owen’s schemes involved considerable expense, which displeased his partners. Tired at last of the restrictions imposed on him by men who wished to conduct the business on the ordinary principles, Owen, in 1813, arranged to have them bought out by new found investors. These, who included Jeremy Bentham and a well-known Quaker, William Allen, were content to accept just 5% return on their capital, allowing Owen a freer scope for his philanthropy. In the same year, Owen first authored several essays in which he expounded on the principles which underlay his education philosophy. Owen had originally been a follower of the classical liberal and utilitarian Jeremy Bentham. However, as time passed Owen became more and more socialist, whereas Bentham thought that free markets (in particular, the rights for workers to move and choose their employers) would free the workers from the excess power of the capitalists. From an early age, he had lost all belief in the prevailing forms of religion and had thought out a creed for himself, which he considered an entirely new and original discovery. The chief points in this philosophy were that man’s character is made not by him but for him; that it has been formed by circumstances over which he had no control; that he is not a proper subject either of praise or blame. These principles lead up to the practical conclusion that the great secret in the right formation of man’s character is to place him under the proper influences – physical, moral and social – from his earliest years. These principles – of the irresponsibility of man and of the effect of early influences – form the key to Owen’s whole system of education and social amelioration. They are embodied in his first work, A New View of Society, or Essays on the Principle of the Formation of the Human Character, the first of these essays (there are four in all) appearing in 1813. Owen’s new views theoretically belong to a very old system of philosophy, and his originality is to be found only in his benevolent application of them. Image:Robert Owen’s house, New Lanark.jpg Robert Owen’s house in New Lanark.For the next few years Owen’s work at New Lanark continued to have a national and even a European significance. His schemes for the education of his work-people attained to something like completion on the opening of the institution at New Lanark in 1816. He was a zealous supporter of the factory legislation resulting in the Factory Act of 1819, which, however, greatly disappointed him. He had interviews and communications with the leading members of government, including the premier, Lord Liverpool, and with many of the rulers and leading statesmen of Europe. New principles were also adopted by Robert Owen in raising the standard of goods produced. Above each machinist’s workplace, a cube with different coloured faces was installed. Depending on the quality of the work and the amount produced, a different colour was used. The worker then had some indication to others of his work’s quality. The employee had an interest in working to his best. Though not in itself a great incentive, the conditions at New Lanark for the workers and their families were idyllic for the time. New Lanark itself became a much frequented place of pilgrimage for social reformers, statesmen, and royal personages, including Nicholas, later emperor of Russia. According to the unanimous testimony of all who visited it, New Lanark appeared singularly good. The manners of the children, brought up under his system, were beautifully graceful, genial and unconstrained; health, plenty, and contentment prevailed; drunkenness was almost unknown, and illegitimacy was extremely rare. The relationship between Owen and his workers remained excellent, and all the operations of the mill proceeded with the utmost smoothness and regularity. The business was a great commercial success. [edit] Plans for alleviating poverty through Socialism (1817) Robert Owen is commemorated with this statue in Manchester.Hitherto Owen’s work had been that of a philanthropist. His first departure in socialism took place in 1817, and was embodied in a report communicated to the committee of the House of Commons on the Poor Law.”,”SOCU-141″
“OWEN Hugh G.”,”La Terra dinamica. Tettonica globale e stato interno.”,”Hugh G. Owen nato nel 1933, ha compiuto i suoi studi alla University of London ed è attualmente direttore del dipartimento di Paleontologia del Museo di Storia Naturale di Londra. Le sue ricerche sono culminate nell’Atlas of continental displacement, 200million years to the present, in cui i dati geologici e geofisici vengono confrontati sia con il modello di una Terra a dimensioni costanti che con quello di una Terra in espansione.”,”SCIx-094-FL”
“OWEN Thomas C.”,”Russian Corporate Capitalism from Peter the Great to Perestroika.”,”Preface, Introduction, Appendix: A. The Ruscorp Database, B. Basic Capital as an Indicator of Corporate Size, C. Tables, D. Figures, Notes, Works Cited, Index,”,”RUSx-156-FL”
“OWEN Roger”,”Stato, potere e politica nella formazione del Medio Oriente moderno.”,”Roger Owen insegna Storia del Medio Oriente presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Harvard. Tra le sue opere ‘Lprd Cromer: Victorian Imperialist: Edwardiand Proconsul’, Oxford University Press; e con Sevket Pamuk, ‘A History of the Middle East Economic in the 20th Century’ (1999), ‘The Middle East in the World Economy, 1800-1914’ (1981). «Circa trent’anni fa si discusse molto sul fatto che la geologia dovesse soltanto osservare e teorizzare: e ricordo bene che qualcuno disse che di questo passo un uomo avrebbe tranquillamente potuto recarsi in una cava di ghiaia per contare i sassolini e descriverne i colori. Come è strano che non si riesca a capire che, per avere qualche utilità, l’osservazione deve essere favorevole o contraria ad alcune concezioni» (Charles Darwin a Henry Fawcett, 1861) (in apertura)”,”VIOx-229″
“OYZERMAN T.I. (OJZERMAN)”,”Formirovanie filosofii marksizma. (Formazione filosofica marxista)”,”(Formazione filosofica marxista)”,”MADS-556″
“PABLO Michel, a cura, scritti di Leon TROTSKY, Leon TROTSKY e G. ZINOVIEV, Christian RAKOVSKY”,”Les bolcheviks contre Staline, 1923 – 1928.”,”Contiene l’annesso III in ‘Cours Nouveau’ di Trotsky: Sur la liaison entre la ville et la campagne (…Et sur des bruits mensongers)’ (Pravda, 6 dicembre 1923) (pag 75-81)”,”TROS-013-FGB”
“PACCES F.M.”,”Nostro tempo della rivoluzione industriale.”,”Una sorta di ‘Just in Time’: riduzione del magazzino. “”Se diamo il nome di ‘stock attivo’ ai semilavorati immagazzinati a tale scopo (per distinguerli dagli ‘stocks inattivi’ costituiti dai semilavorati che si immagazzinano forzatamente quando si segue lo schema di lavorazione ordinario o discontinuo) diremo che ‘lo schema di lavorazione a sequenza continua elimina gli stocks inattivi e conserva i soli stocks attivi dei prodotti in corso di lavorazione’. Si è così ottenuto il risultato richiesto, di diminuire il capitale circolante necessario, senza necessariamente aumentare il capitale fisso”” (pag 199) “”La reazione socialista, e specie dei socialisti tedeschi nei confronti dei principi tayloriani, pur pretendendo di stabilire un “”sistema Taylor capovolto”” (das umgekehrte Taylorsystem) pecca di logica là dove, ad esempio, in luogo di porsi la questione di conoscere «quali sono gli uomini più adatti a compiere dei processi lavorativi rigorosamente determinati» pretenderebbe porre la questione inversa: «quali sono le forme di organizzazione, i mestieri, i processi lavorativi meglio adatti a utilizzare le forze e le capacità umane tali quali esse sono» (1). (pag 140) (1) Neurath, ‘Die ungekehrte Taylorsystem’, in ‘Durch Kriegswirtschafts zur Naturalwirtschaft’, Münich, 1919, pag. 206″,”ECOA-025″

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“NA’AMAN Shlomo”,”Lassalle.”,”ADAV Allgemeiner Deutscher Arbeiterverein ‘L’Associazione generale dei lavoratori tedeschi (ADAV) è stata fondata il 23 maggio 1863 a Lipsia come primo partito operaio tutto tedesco. Determinanti per la fondazione furono le misere condizioni di vita dei lavoratori e la loro mancanza di prospettive economiche e politiche. Le prime sezioni locali dell’ADAV sono state a Lipsia, Amburgo, Düsseldorf, Solingen, Colonia, Barmen e Elberfeld. L’organizzazione non ha cercato fusioni regionali per motivi di diritto associativo. Ferdinando Lassalle, popolare tra molti lavoratori e apprezzato per il suo talento nel parlare, fu eletto presidente. Altri membri importanti dell’ADAV furono Johann Baptist von Schweitzer (1833-1875) e Wilhelm Hasenclever (1837-1889). “”Il socialdemocratico”” è stato pubblicato come il giornale del partito, secondo ilLa fondazione dell’impero nel 1871 fu ribattezzata “”Nuovo socialdemocratico””. Oltre a Lassalle, nel consiglio di amministrazione dell’ADAV sedevano 16 funzionari operai. La struttura associativa differiva nelle singole città: nella regione Renano-Vestfalia, ad esempio, c’erano molti dipendenti di aziende che erano ancora fortemente artigianali. A Solingen erano principalmente i produttori di coltelli a farne parte, a Iserlohn erano principalmente i lavoratori del commercio di articoli in metallo. Nella Westfalia orientale e in alcune parti della Sassonia, i lavoratori del sigaro formarono il gruppo più importante per l’emergere del movimento operaio organizzato , a Lipsia gli stampatori di libri. L’ADAV è stato creato per distinguerlo dalle organizzazioni operaie già esistenti, le cosiddette associazioni educative operaie, che erano orientate verso le idee politiche liberali della borghesia. L’ADAV, invece, proclamava secondo il “”Programma operaio”” di Lassalle – discorso tenuto originariamente a Berlino nel 1863, il cui contenuto costituiva la base del programma del partito – la costituzione di società gestite congiuntamente dai lavoratori. Secondo Lassalle, una di queste cooperative era un’organizzazione indipendente. Il “”Programma dei lavoratori”” ha invitato i lavoratori, sulla base del “”Manifesto del Partito comunista”” di Karl Marx, a unirsi nelle proprie organizzazioni. Tuttavia, contrariamente all’idea marxista, l’ADAV non era in opposizione fondamentale all’ordine statale esistente e nemmeno propagava il violento rovesciamento degli equilibri di potere. A causa della loro sola superiorità numerica, i lavoratori dovrebbero ottenere la maggioranza dei seggi nelle libere elezioni e quindi attuare le loro richieste.Lassalle ha respinto gli scioperi e la sindacalizzazione come inadatti alla lotta politica. Inoltre, l’ADAV si sforzò di una Germania unificata sotto la guida della Prussia ed escludendo l’Austria, che non fu espressa solo nei negoziati segreti tra Lassalle e il primo ministro prussiano Otto von Bismarck, ma anche nel consenso dell’ADAV al prestito di guerra prussiano in 1870. La posizione filoprussiana basata sullo stato esistente fu una delle critiche di Karl Marx e Friedrich Engels di Lassalle. Invece, entrambi hanno chiesto una lotta aperta e sindacale per rovesciare l’equilibrio di potere dello stato. Il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori (SDAP), fondato a Eisenach nel 1869, si è orientato verso questa posizione . Dopo la morte di Lassalle nel 1864, sotto la guida di Johann Baptist von Schweitzer, le teorie marxiste furono sempre più incluse nei dibattiti dell’ADAV. Nel 1868 il partito, che contava ormai circa 7.800 iscritti, decise di fondare i propri sindacati, che nacquero sotto l’organizzazione ombrello del partito, l'””Associazione generale dei lavoratori tedeschi””. In considerazione della crescente importanza del movimento di sciopero nell’attuazione delle richieste centrali per il miglioramento delle condizioni sociali, sono aumentate le voci per un’unificazione del movimento operaio, che è stato diviso in ADAV e SDAP. All’interno dell’ADAV, sono sorti conflitti tra i rappresentanti dell’insegnamento originale di Lassalle e i sostenitori dell’associazione. La controversia interna si è intensificata. (traduz: Google https://www.dhm.de/lemo/kapitel/kaiserreich/innenpolitik/allgemeiner-deutsche-arbeiterverein-adav.html)'”,”LASx-061″
“NAARDEN Bruno”,”Socialist Europe and Revolutionary Russia: Perception and Prejudice 1848-1923.”,”Bruno Naarden is Professor of Russian History and Sovietology, and Director of the Institute for Eastern Ruropean and Soviet Studies at the University of Amsterdam. Introduction, conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”MRSx-016-FL”
“NABOKOV Serge DE-LASTOURS Sophie”,”Koutouzov. Le vainqueur de Napoléon.”,”Nato a San-Pietroburgo nel 1902, emigrato in Russia nel 1919, Serge NABOKOV discende da Kutuzov da parte di madre. Giornalista internazionale, vive in Belgio. Specializzato in storia militare del XIX secolo, Sophie DE-LASTOURS è membro dell’ International Institute for Strategic Studies di Londra (IISS). pag 264″,”RUSx-135″
“NABUDERE Wadada D.”,”Imperialism, the Social Sciences and the National Question.”,”L’autore professore all’Università di Dar es Salaam.”,”PVSx-073″
“NABULSI Karma”,”Traditions of War. Occupation, Resistance, and the Law.”,”NABULSI Karma: nata negli Stati Uniti nel 1957; ha studiato a Beirut, New York, Rabat, Regno Unito e Parigi. è Tutor e Fellow in Politica e Relazioni Internazionali presso la St Edmund Hall dell’Università di Oxford. La sua ricerca riguarda il pensiero politico del XVIII e XIX secolo, le leggi di guerra, la storia e la politica contemporanea dei rifugiati palestinesi e della loro rappresentanza. È stata rappresentante dell’OLP dal 1977 al 1990. «Il progetto generale delle moderne leggi di guerra era guidato dall’ambizione di introdurre convenzioni legali riconosciute a livello internazionale nella pratica della guerra stessa. Questo obiettivo doveva essere raggiunto codificando le usanze e le pratiche esistenti degli eserciti, con lo scopo di mitigare, standardizzare e quindi stabilizzare la condotta della guerra. Come spiegò un giurista militare francese: “”Il nostro obiettivo qui è umanizzare la guerra, con ciò intendiamo che deve essere regolarizzata.””» (pag 4)”,”QMIx-241-FSL”
“NACAMULLI Raoul C.D. COSTA Giovanni MANZOLINI Luigi”,”La razionalità contrattata. Imprese, sindacati e contesto economico.”,”Raoul C.D. Nacamulli è professore di Organizzazione nell’Università Bocconi e condirettore del CRORA-Centro di RIcerca sull’Organizzazione Aziendale dell’Università Bocconi. Giovanni Costa è professore nel Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università Cà Foscari di Venezia ed è associato al CRORA. Luigi Manzolini è professore di Funzioni del personale nell’Università Bocconi e ricercatore del CRORA.”,”SIND-201″
“NACCACHE Bernard”,”Marx, critique de Darwin.”,”NACCACHE Bernard è nato nel 1945 a Tunisi e ha studiato filosofia alla Sorbona e ha fatto apprendistato di epistemologia della biologia all’Institut d’Histoire des Sciences et des Techniques dell’Università di Parigi.”,”MAES-087″
“NACCI Michela”,”L’ antiamericanismo in Italia negli anni Trenta.”,”NACCI (Firenze, 1954) è ricercatrice in Storia della filosofia all’Univ dell’Aquila. Ha pubblicato ricerca sulla letteratura concernente la crisi della civiltà, sul radicalismo di destra in FR degli anni Trenta e sulla nuova destra italiana, sul romanzo come fonte storica. E’ autrice di ‘Tecnica e cultura della crisi (1914-1939). LOESCHER. TORINO. 1982″,”ITAF-006″
“NACCI Michela”,”Tecnica e cultura della crisi (1914-1939).”,”Michela NACCI, nata nel 1954, è stata borsista CNR presso l’ EHESS (Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi). Si occupa di filosofia e di storia delle idee tra le due guerre.”,”TEOC-129″
“NACCI Michela”,”Pensare la tecnica. Un secolo di incomprensioni.”,”Michela Nacci (S.Miniato, Pisa, 1954) insegna storia delle Dottrine politiche all’Università dell’Aquila. Ha pubblicato: L’antiamericanismo in Italia negli anni Trenta, La barbarie del comfort, Il modello di vita americano nella cultura francese del ‘900, e ha curato Oggetti di uso quotidiano, Rivoluzioni tecnologiche nella vita d’oggi.”,”SCIx-063-FL”
“NACCI Michela”,”L’antiamericanismo in Italia negli anni Trenta.”,”Michela Nacci (Firenze 1954) è ricercatrice in Storia della filosofia all’Università dell’Aquila.”,”ITAS-070-FL”
“NADA Narciso”,”Storia del Regno di Carlo Alberto dal 1831 al 1848. Dallo Stato assoluto allo Stato costituzionale.”,”Sulla figura e il ruolo riformatore di Carlo Alberto: ‘un principe costantemente animato da ideali risorgimentali (antiaustriaci e liberaleggianti)… (pag 5)”,”ITAB-013-FMB”
“NADAL Jordi”,”El fracaso de la Revolucion industrial en España, 1814-1913. Analisis de las causas que mediatizaron el intento de aplicar en España el modelo clasico – a la inglesa – de desarrollo economico.”,”NADAL ha ricevuto l’ incarico da parte del Professor Carlo M. CIPOLLA di scrivere il capitolo riguardante la Spagna per il volume ‘The Industrial Revolution’, collezione britannica relativa alla storia economica d’ Europa. (C.M. CIPOLLA a cura, The Fontana Economic History of Europe’ (4 tomi, 1972-73). Il contributo di NADAL (‘The Failure of the International Revolution in Spain, 1830-1913’ si colloca nel 4° volume).”,”SPAx-047″
“NADIN Paola a cura; interventi di Leonard SCHAPIRO Stephen F. COHEN Zores MEDVEDEV Cornelius CASTORIADIS Francois FEJTO Hugh SETON-WATSON Michal REIMAN Eduard GOLDSTÜCKER Aleksander SMOLAR Vittorio STRADA Carlo SKALICKY Jurij MALCEV Jakub KARPINSKI Tatjana CHODOROVIC Ota SIK Domenico Mario NUTI David LANE Miklos HARASZTI Geoffrey HOSKING Charles BETTELHEIM Gilles MARTINET Ennio DI NOLFO Andrej AMALRIK Leonid PLJUSC Andrej SINJAVSKIJ Boris WEIL Manfred WILKE”,”Dissenso e democrazia nei paesi dell’ Est. Dagli atti del Convegno internazionale di Firenze, gennaio 1979.”,”ANTE1-20 I primi due saggi si incentrano sugli anni 1920 e 1930.”,”EURC-098″
“NADLER Steven”,”Baruch Spinoza e l’ Olanda del Seicento.”,”SPINOZA (1632-77) figlio di un importante mercante della comunità ebraico-portoghese di Amsterdam, era uno dei più dotati allievi della sua scuola. Ma quando aveva 23 anni avvenne qualcosa che portò alla più severa scomunica mai pronunciata dalla comunità s9efardita di Amsterdam. Spinoza prese le distanze dalla comunità e alla fine dal giudaismo nel suo insieme, diventando uno dei più importanti filosofi di tutti i tempi e uno dei personaggi più radicali e controversi della propria epoca. La trasformazione in filosofo iconoclasta e critico della società dell’ ortodosso ragazzo ebreo è un processo che non si potrà mai chiarire. L’ ambiente in cui operò fu comunque molto contrastante: la comunità di immigrati portoghesi e spagnoli, parecchi dei quali un tempo “”marrani””. NADLER è professore di filosofia e membro del Centro per gli Studi ebraici presso l’ Università del Wisconsin. “”Il Trattato teologico-politico è uno dei manifesti più eloquenti che siano mai stati scritti a favore di uno Stato democratico e laico. Spinoza sentiva molto l’ argomento e – al contrario di quanto accade nella gelida Etica – i suoi sentimenti sono espressi qui in maniera incisiva e inequivocabile. Ciononostante, a causa della realtà politica dell’ epoca, egli decise di prendere qualche precauzione. Conscio del modo in cui il libro sarebbe stato accolto dal clero, non esitò a sferrare un duro attacco nei suoi confronti ma tentò al tempo stesso di ingraziarsi la classe urbana dei reggenti, suoi alleati naturali nella lotta contro la “”teocrazia””, desiderosi almeno quanto lui di tenere lontano Guglielmo III dalla carica di Stadholder. Nel Trattato si incontrano dunque, di tanto in tanto, affermazioni lusinghiere nei riguardi dell’ oligarchia di Amsterdam (e forse dell’ Aia)””. (pag 315)”,”OLAx-002″
“NADOTTI Loris”,”Il bilancio delle banche. Elementi per la lettura e l’analisi.”,”Loris Nadotti insegna Tecnica bancaria e professionale nell’Università di Perugia e Tecnica del mercato mobiliare nell’Università di Macerata.”,”ECOT-212-FL”
“NAEF Werner”,”La idea del estado en la edad moderna. (titolo orig: Staat und Staatsgedanke).”,”””Nella rivoluzione francese acquisisce potenza politica ciò che nel secolo precedente già viveva ideologicamente. Qui, da questo punto di vista, possono distinguersi due correnti ideologiche: una, più antica, le cui conseguenze dirette si sviluppano nel secolo XVIII (…) e l’ altra, più recente, che porta direttamente alla Rivoluzione francese. Entrambe si trovano incorporate rispettivamente nella dottrina della resistenza e in quella dei diritti dell’ uomo””. (pag 17) “”La guerra di successione spagnola attua un principio politico che, sebbene non nuovo come tema, diviene ora un punto programmatico giunto a maturazione in questa epoca: la dottrina dell’ equilibrio europeo. E’ questa dottrina che dà vita alla quarta fase, al secolo XVIII. L’ Inghilterra la sviluppa, e Guglielmo III fa di essa una bandiera; la politica inglese la riferisce alla relazione tra le potenze continentali, la intende nel suo proprio interesse; però la dottrina corrisponde allo stato delle cose, alla tendenza predominante in Europa. Per la prima volta prende valore in un mondo di Stati grandemente differenziati un principio puramente politico e generale di comportamento interstatale.”” (pag 166)”,”TEOP-176″
“NAGY Balazs”,”Hungary 1956. How the Budapest Central Workers’ Council was set up.”,”Dedicato alla memoria di Sandor BALI, figlio e leader della classe operaia ungherese, vera guida del Consiglio Operaio Centrale dei Lavoratori di Budapest del 1956. La nascita del Consiglio centrale dei lavoratori della Grande Budapest e le sue prime risoluzioni. “”Il Consiglio operaio centrale approva le seguenti proposte: I Consigli operai siano instaurati in ogni distretto di Budapest sotto la direzione delle fabbriche più grandi, e mandino i loro delegati al Consiglio operaio centrale.”””” (pag 38-39) “”(…) Punto 3. Chiediamo la garanzia di libertà assoluta per tutti i combattenti per la libertà, inclusi Pal Maleter ed i suoi compagni. Chiediamo il rilascio di tutti quelli attualmente detenuti. Punto 4. Chiediamo il rapido ritiro delle truppe sovietiche… Punto 5. Chiediamo che la radio e la stampa cessino di diffondere informazioni che non corrispondono ai fatti. (…)””. (pag 39)”,”MUNx-041″
“NAGY András”,”Il caso Bang-Jensen. Ungheria 1956: un paese lasciato solo.”,”András Nagy (Budapest, 1956), scrittore, drammaturgo e sceneggiatore, docente universitario in varie sedi dell’Ungheria, è dal 1999 presidente della sezione ungherese dell’Istituto Internazionale del Teatro. Povl Bang-Jensen (1909-1959) Diplomatico danese, avvocato, esperto di diritto internazionale. Dopo gli studi in legge compiuti in Danimarca e una breve carriera da avvocato, nel 1939 arriva negli USA per specializzarsi in diritto internazionale e allo scoppio della seconda guerra mondiale trova un impiego presso l’Ambasciata danese a Washington. Collabora con la resistenza antifascista danese e con gli Alleati; negozia il trattato che pone la Groenlandia sotto il protettorato statunitense fino alla liberazione della Danimarca, privando la Germania nazista di una importante base militare. Dopo la guerra contribuisce all’ingresso della Danimarca nella NATO. Nel 1949 prende servizio all’ONU con il rango di Deputy Secretary.”,”UNGx-004-FL”
“NAGY Laszlo”,”Democrazie popolari, 1945-1968.”,”‘Tutte le nazioni perverranno al socialismo, è inevitabile’ (Lenin) Democrazie popolari, dovute a uno specialista ungherese che vive in Svizzera, permette di sostituire una prospettiva sicura e articolata. Prospettiva unitaria, perchè riguarda una fascia di paesi contigui nei quali, come conseguenza della seconda guerra mondiale, si intrapresero esperimenti paralleli di costruzione del socialismo, per volere e con la garanzia dell’Unione Sovietica; ma insieme prospettiva multipla, per le grandi differenze economiche e sociali tra paese e paese, e le tradizionali divisioni e rivalità, di cui l’egemonia russa e l’omogeneità ideologica dei regimi si sono dimostrate incapaci di avviare un superamento (ed è questo per Nagy uno dei limiti più gravi nell’esperienze delle democrazie popolari). “”Marx aveva già affermato che la rivoluzione avrebbe trionfato in Europa soltanto dopo il crollo dell’impero russo e la restaurazione della Polonia. Anche Lenin aveva espresso i suoi dubbi circa un rapido avvento del bolscevismo in Russia; nel celebre discorso rivolto ai giovani socialisti di Zurigo (22 gennaio 1917) si domandava se sarebbe vissuto abbastanza a lungo per assistere alle battaglie decisive della rivoluzione (2). Sarebbe anche troppo facile ironizzare sulle innumerevoli false profezie dei fondatori del marxismo-leninismo; come pure sarebbe fuori luogo criticare ‘post factum’ i diplomatici «veggenti» della seconda guerra mondiale che, predicendo questo o quell’avvenire per l’Europa postbellica, si sono tutti ugualmente sbagliati”” [Laszlo Nagy, ‘Democrazie popolari, 1945-1968’, Milano, 1969] [(2) L. Nagy, ‘Lénine et sa révolution’, Lausanne, Rencontre, 1967, p. 129]”,”EURC-134″
“NAGY Laszlo”,”Lénine et sa révolution.”,”Due diversi testi in parallelo su pagine bianche e pagine senape Il nome Vladimir nell’antica lingua slava significava dominatore del mondo (pag 12) Il fratello di Lenin, Alessandro è stato uno dei primi russi ad aver letto Marx. Dopo la sue esecuzione Vladimir (Volodia) scopre stupito la ricca biblioteca sovversiva del suo Sacha (pag 18) Lenin poliglotta (pag 84)”,”LENS-294″
“NAHAYLO Bohdan SWOBODA Victor”,”Disunione sovietica. La politica e le nazioni dell’ ultimo grande impero: storia rivalità e rivendicazioni dei popoli che compongono l’ URSS.”,”NAHAYLO, giornalista, collabora con numerosi periodici inglesi e americani come specialista di problemi sovietici. Dal 1978 al 1982 ha collaborato con Amnesty International e dal 1984 lavora come responsabile della ricerca e dell’ analisi a Radio Liberty di Monaco di Baviera. SWOBODA è stato docente di russo e di ucraino alla School of Slavonic and Eastern European Studies dell’ Università di Londra, presso la quale svolge attualmente attività di ricerca. Lessicografo ed esperto di letteratura russa e ucraina, fa parte della redazione dell’ annuario bibliografico ‘The Year’s Work in Modern Language Studies’.”,”RUSS-097″
“NAHAYLO Bohdan SWOBODA Victor”,”Disunione sovietica. La politica e le nazioni dell’ultimo grande impero: storia, rivalità e rivendicazioni dei popoli che compongono l’Urss.”,”Bohdan Nahaylo, giornalista, collabora con numerosi periodici inglesi e americani come specialista di problemi sovietici. Dal 1978 al 1982 ha collaborato con Amnesty International, e dal 1984 lavora come responsabile della ricerca e dell’analisi a Radio Liberty di Monaco di Baviera. Victor Awoboda + stato docente di russo e di ucraino alla School of Slavonic and Eastern European Studies dell’Università di Londra, presso la quale svolge attualmente attività di ricerca. Lessicografo ed esperto di letteratura russa e ucraina, fa parte della redazione dell’annuario bibliografico The Year’s Work in Modern Language Studies.”,”RUST-026-FL”
“NAIMARK Norman M.”,”The History of the ‘Proletariat’; The Emergence of Marxism in the Kingdom of Poland, 1870-1887.”,”Norman Naimark is Associate Professor of History at Boston University and the author of The History of the Proletariat: The Emergence of Marxism in the Kingdom of Poland, 1870-1887. Preface, Appendix, Selected Bibliography, Index, Notes,table, East European Monographs n.54,”,”MEOx-003-FL”
“NAIMARK Norman M.”,”Terrorists and Social Democrats. The Russian Revolutionary Movement Under Alexander III.”,”Norman Naimark is Associate Professor of History at Boston University and the author of The History of the Proletariat: The Emergence of Marxism in the Kingdom of Poland, 1870-1887. Introduction, Acknowledgments, Conclusion, Abbreviations, Notes, Selected Bibliography, Index, Russian Research Center Studies,”,”MRSx-008-FL”
“NAIPAUL V.S.”,”Una civiltà ferita: l’ India.”,”Di NAIPAUL sono apparsi presso ADELPHI ‘Una via nel mondo’ (1995) e ‘In uno stato libero’ (1996). ‘Una civiltà ferita: l’India’ è stato pubblicato per la prima volta nel 1977.”,”INDx-001″
“NAIPAUL V.S.”,”India. Un milione di rivolte.”,”V.S. NAIPAUL è nato a Trinidad nel 1932. Trasferitosi in Inghilterra nel 1950, dopo aver studiato per alcuni anni all’ Università di Oxford, ha cominciato a scrivere nel 1954 a Londra. Da allora ha pubblicato quasi venti libri, romanzi, saggi, diari di viaggio in India, Africa, Asia. E’ riconosciuto come uno dei maestri della letteratura anglofona postcoloniale e scrittore di viaggi. L’A, nipote e pronipote di contadini indiani emigrati, rivede l’India dopo trent’anni, e annota il mutamento economico e sociale della società indiana.”,”INDx-021″
“NAIPAUL V.S.”,”Una civiltà ferita: l’ India.”,”Di NAIPAUL sono apparsi presso ADELPHI ‘Una via nel mondo’ (1995) e ‘In uno stato libero’ (1996). ‘Una civiltà ferita: l’India’ è stato pubblicato per la prima volta nel 1977.”,”ASIx-100″
“NAIPAUL V.S.”,”In uno stato libero.”,”NAIPAUL V.S.”,”AFRx-084″
“NAIPAUL V.S.”,”Una civiltà ferita: l’ India.”,”Di NAIPAUL sono apparsi presso ADELPHI ‘Una via nel mondo’ (1995) e ‘In uno stato libero’ (1996). ‘Una civiltà ferita: l’India’ è stato pubblicato per la prima volta nel 1977.”,”INDx-015-FC”
“NAIRN Tom HOBSBAWM Eric DEBRAY Regis LÖWY Michael”,”Nationalismus und Marxismus. Anstoß zu einer notwendigen Debatte.”,”Contiene i saggi: – Tom NAIRN, “”Il moderno Giano”” (pag 7-44) – Eric HOBSBAWM, “”Osservazioni al ‘Moderno Giano’ di Tom Nairn”” (pag 45-77) – “”Marxismo e questione nazionale”” (conversazione con Regis DEBRAY con la redazione della rivista francese “”Critique Communiste”” (novembre 1977) (pag 78-101) – Michael LÖWY, La questione nazionale e i classici del marxismo (pag 102-126) Rosa Luxemburg e Lenin. “”Le sue basi teoriche per la ricerca le aveva poste con la dissertazione “”Lo sviluppo industriale della Polonia”” (apparso in tedesco a Lipsia nel 1898)). La tesi centrale di questo lavoro era che la Polonia si sarebbe presto integrata economicamente nell’ impero russo. La Polonia aveva il proprio sviluppo industriale grazie alla presenza dei mercati russi, perciò l’ economia polacca non avrebbe potuto esistere isolata dalla Russia. L’ indipendenza polacca era una rivendicazione della nobiltà feudale; (…). Da questo punto di vista Rosa Luxemburg considerava il suo libro come il corrispondente polacco dell’ opera di Lenin “”Lo sviluppo del capitalismo in Russia”” (…).”” (pag 108) Rosa Luxemburg. Die theoretischen Grundlagen für diese Haltung verschaffte sie sich durch die Forschungen, die sie für Ihre Dissetation betrieb: “”Die industrielle Entwicklung Polens”” (auf Deutsch 1898 in Leipzig erschienen). Die zentral These dieser Arbeit war, daß Polens ökonomisch gesehen bereits ins Russische Reich integriert sei. Polen habe seine industrielle Entwicklung dank der russischen Märkte erreich, folglich könne die polnische Wirtschaft nicht mehr isoliert von der russischen existieren. Die Unabhängigkeit Poliens sei eine Forderung des polnischen Feudaladels; inzwieschen habe aber die Entwicklung der Industrie die Grundlage diese Forderung hinfälling gemacht. (…). In dieser Hinsicht betrachtete Rosa Luxemburg ihr Buch als das polnische Gegenstück zu Lenins “”Entwicklung des Kapitalismus in Rußland””, das sich gegen die utopischen und rückwärtsgewandten Vorstellungen der russischen Populisten richtete””. (pag 108)”,”TEOC-305″
“NAIRN Tom; HINTON James”,”Labour Imperialism (Nairn) – The Labour Aristocracy (Hinton).”,”‘Alla fine la soluzione del dilemma britannico è stata dei Conservatori con l’ingresso in Europa. Se la Gran Bretagna non può risolvere i suoi perniciosi problemi da sé come desiderebbe, questa è la migliore risposta. Nonostante il trauma economico e sociale che può provocare, il Mercato Comune europeo potrebbe sicuramente galvanizzare il capitalismo britannico in una sorta di vita competitiva, e senza sacrifici troppo grandi da parte dell’area Sterlina. Dal punto di vista capitalistico realistico è una soluzione agli insolubili problemi britannici, una soluzione ragionevole nonostante tutti i pericoli che può comportare (pag 14) L’accusa di Marx secondo cui “”quasi tutti”” i leader riconosciuti del labour erano venduti ai Gladstone e ai Morley era vera. “”It is interesting that Marx never analyzed the debate within the ruling classes which accompanied the Second Reform Act, for, as Harrison’s account demonstrates (), ‘this debate provided a valuable test of the perspicacity of the “”class enemy””‘. The reactionaries saw the issue of enfranchising the working class through the spectacles of their own highly developed class consciousness. Thus Lowe in 1867: ‘The fact is that the great mass of those you are going to enfranchise are people who have no politics at all… But they will not always be without politics, and what will they be? What must be the politics of people who are struggling hard to keep themselves off the parish? … their politics must take one form – Socialism’. The ‘progressives’, with a more realistic picture of working-class life, grasped that it had become possible to take the upper strata of the urban working class into the Constitution without destroying it. And their acceptance of the ‘working class’ as ‘respectable’ did not go unheeded among the political representatives of that class. The Reform League qualified its demand for Manhood Suffrage with the criteria of ‘Registered and Residential’. No one seriously intended to enfranchise ‘the class of persons they saw at the corners of the streets of the Seven Dials… the stalwart navvies with red handkerchiefs who made our railways… the hordes of Irish labourers… that class which, in common Parliamentary language, was designated as the dangerous class’. In the course of the Reform struggle the leaders of the labour aristocracy had developed close contacts with the radical bourgeoisie. In examining the failure, after 1867, of independent labour representation, a further dimension of this ‘contact’ emerges- bribery. Marx’s charge that ‘almost all’ the recognized labour leaders were sold to Gladstone and Morley has usually been dismissed as the rhetoric of disillusion. Harrison shows, in relation to the election of 1868, how true it was. The leaders of the Reform League, Howell and Cremmer, were both in the pay of the Liberal Whips, and used their influence as labour leaders (with great success) to prevent genuine working class candidates from standing. Both were rewarded with ‘small independences’. To a greater o lesser extent most of the other leaders were bribed by the Liberals. The importance of this form of alliance with the radical bourgeoisie, as one of the major and most enduring features of Lib-Labism, should not be underestimated. As Harrison points out: ‘The intellectual dependence of the Labour leaders upon the Gladstonians was never so great as to make their financial dependence upon them unimportant or merely incidental’. The book is important for its treatment of the political development of the labour aristocracy, but Harrison also provides useful documentation of the intellectual life of period. The rather diffuse essay on the Positivists at least has the merit of revealing their great confusion, as well as their great influence”” [James Hinton, ‘The Labour Aristocracy’] [(in) New Left Review NLR, n. 32, July-August 1965] [() Royden Harrison, ‘Before the Socialists. Studies in Labour and Politics, 1861-1881’, Routledge and Kegan Paul, London, 1965] (pag 74) Traduzione: “”È interessante che Marx non abbia mai analizzato il dibattito all’interno delle classi dominanti che hanno accompagnato il secondo atto di riforma, poiché, come dimostra il racconto di Harrison (),”” questo dibattito ha fornito una valida prova della perspicacia del “”nemico di classe””. I reazionari videro la questione dell’affrancamento della classe operaia attraverso gli occhiali della propria coscienza di classe altamente sviluppata: Così Lowe nel 1867: “”Il fatto è che la grande massa di coloro che si stanno per affrancare sono persone che non hanno alcuna politica. Ma non saranno sempre senza la politica, e quale sarà? Quale deve essere la politica delle persone che stanno lottando duramente per tenersi fuori dalla parrocchia? … la loro politica deve prendere una forma: il socialismo. “”, con un quadro più realistico della vita della classe operaia, ha compreso che era diventato possibile far rientrare gli strati superiori della classe operaia urbana nella Costituzione senza distruggerla. E la loro accettazione della ‘classe operaia’ come ‘rispettabile’ non è rimasto inascoltata tra i rappresentanti politici di quella classe. La Reform League ha qualificato la sua richiesta di suffragio universale con i criteri di “”Registered and Residential””. Nessuno intendeva seriamente licenziare “”la classe di persone che vedevano agli angoli delle strade dei Seven Dials … i coraggiosi manovali con fazzoletti rossi che facevano le nostre ferrovie … le orde di braccianti irlandesi … quella classe che , nella lingua parlamentare comune, era designato come la classe pericolosa “”. Nel corso della lotta per la Riforma i capi dell’aristocrazia operaia avevano sviluppato stretti contatti con la borghesia radicale. Nell’esaminare il fallimento, dopo il 1867, della rappresentanza del lavoro indipendente, emerge un’ulteriore dimensione di questo “”contatto””: la corruzione. L’accusa di Marx secondo cui “”quasi tutti”” i capi del lavoro riconosciuti furono venduti a Gladstone e Morley è stata di solito liquidata come retorica della disillusione. Harrison mostra, in relazione all’elezione del 1868, quanto fosse vero. I leader della Reform League, Howell e Cremmer, erano entrambi al soldo dei Liberali sgraffignatori, e usavano la loro influenza come leader del lavoro (con grande successo) per impedire che i veri candidati della classe operaia venissero in piedi. Entrambi sono stati premiati con “”piccole indipendenze””. In misura maggiore o minore la maggior parte degli altri leader fu corrotta dai liberali. L’importanza di questa forma di alleanza con la borghesia radicale, come una delle caratteristiche principali e più durature del Lib-Laburismo, non dovrebbe essere sottovalutata. Come sottolinea Harrison: “”La dipendenza intellettuale dei leader laburisti sui Gladstoniani non è mai stata così grande da rendere la loro dipendenza finanziaria su di loro non importante o meramente incidentale””. Il libro è importante per il suo trattamento dello sviluppo politico dell’aristocrazia del lavoro, ma Harrison fornisce anche una documentazione utile della vita intellettuale del periodo. Il saggio piuttosto lungo sui Positivisti ha almeno il merito di rivelare la loro grande confusione, così come la loro grande influenza “”[James Hinton,”” The Labor Aristocracy “”] [(in) New Left Review NLR, 32, luglio- Agosto 1965] [() Royden Harrison, “”Prima dei socialisti, studi sul lavoro e sulla politica, 1861-1881″”, Routledge e Kegan Paul, Londra, 1965]”,”MUKx-201″
“NAIRN Tom”,”Crisi e neo-nazionalismo. Il caso della Gran Bretagna.”,”Tom Nairn è direttore dello Scottish International Institute di Edimburgo e redattore della New Left Review (1978). Oltre che in Inghilterra, ha compiuto studi anche in Italia, alla Normale di Pisa. Ha collaborato con ‘Critica marxista’. Questione della sopravvivenza dello Stato britannico sottoposto alle tensioni centrifughe del nazionalismo scozzese, irlandese e gallese. Su tale tema ha partecipato al dibattito anche Eric Hobsbawm. L’autore affronta questo nodo anche dal punto di vista del rapporto tra marxismo e nazionalismo. La tesi marxista (paragrafo pag. 82-91). Opposizione tra le tesi di Rosa Luxemburg e quelle di Lenin. La migliore introduzione alle teorie della Luxemburg è l’ Appendice II ‘The National Question’ all’opera ‘Rosa Luxemburg’ di Peter Nettl. La sua tesi principale era che «… le aspirazioni nazionali e quelle socialiste erano inciliabili; un partito socialista che si pronunciava per l’autodeterminazione nazionale, così facendo si classificava tra i nazionalisti borghesi. Un programma di autoderminazione nazionale era sintomatico di opportunismo che legava il socialismo al carro trionfale del nemico di classe» (tr.it., Milano, Il Saggiatore, 1970, vol. II, p. 439). Sfortunatamente il testo a cui Nettl si riferisce come sua principale sistemazione teorica, ‘Przeglad Socjaldemokratyczny’ agosto 1908, n. 6, ‘La questione della nazionalità e dell’autonomia’, non è stato ancora tradotto dal polacco in inglese (pag 83-84) (nota 46) Il passo (di Lenin) più citato su questo argomento si trava in “”Sul diritto di autodecisione delle nazioni””, febbraio-maggio 1914 (Opere complete, vol. 20): «Accusare i sostenitori della libertà di auto-decisione, vale a dire della libertà di separazione, di incoraggiare il separatismo, è altrettanto sciocco e ipocrita quanto accusare i sostenitori della libertà di divorzio di incoraggiare la disgregazione dei legami familiari…» (pag 402) (nota 50 pag 91 del saggio di Nairn)”,”UKIx-134″
“NAISBITT John”,”Global paradox. The Bigger the World Economy, the More Powerful Its Smallest Players.”,”NAISBITT è l’ autore del bestseller ‘Megatrends’ che ha venduto 8 milioni di copie. E’ stato visiting fellow ad Harvard e visiting Professor alla Moscow State University.”,”ECOI-068″
“NAISBITT John”,”Megatrends Asia. The Eight Asian Megatrends that are Changing the World.”,”NAISBITT è Distinguished International Fellow of the Institute of Strategic and International Studies (ISIS), Malaysia.”,”ASIE-003″
“NAISBITT John”,”Megatrends. Le dieci nuove tendenze che trasformeranno la nostra vita.”,”””Il vicepresidente della Intel Robert Noyce dice: “”Abbiamo cercato di mettere insieme le persone in modo tale da farle contribuire a una più ampia gamma di decisioni, nonché a fare cose che sarebbero state contrastate in una organizzazione di linea e strutturata””. Un altro componente della triade dirigente della Intel, Andrew Grove, dice: “”Non possiamo permetterci le barriere gerarchiche che impediscono scambi di idee e di informazioni che trovate in tante altre organizzazioni””. Numerose tendenze spingono in direzione di un nuovo stile di management basato sul reticolo””. (pag 259-260)”,”USAE-029″
“NAISBITT John ABURDENE Patricia, a cura di Umberto GIOVINE.”,”Megatrends 2000.”,”John Naisbitt e Patricia Aburdene si sono affermati a livello mo ndiale come i più importanti ricercatori nel settore dei trends di lungo periodo, grazie ai loro contatti permanenti con il mondo degli affari e dell’informazione in America, in Europa e in Asia. In Italia il lavoro di raccolta e interpretazione Info Pool del sistema informatico Machiavelli/Naisbitt. Viene inoltre diffusa quindicinalmente in italiano una John Naisbitt’s Trend Letter diretta da Umberto Giovine, curatore dell’edizione italiana di Megatrends 2000.”,”STAT-021-FL”
“NAJERA Aurelio Martín a cura”,”Guia para la consulta del Fondo documental de la Fundacion Pablo Iglesias: archivio, biblioteca y hemeroteca.”,”NAJERA Aurelio Martín responsabile dell’ Archivio e della Biblioteca della FPI “”Las bibliotecas deben servir para la utilidad del que lee, no para la curiosidad del que mira”” Erasmo da Rotterdam (in apertura) Statistica frequentazione di ricercatori per composizione sociale (studenti al 47%)”,”ARCx-038″
“NAKAMURA Hajime”,”A Comparative History of Ideas.”,”H. NAKAMURA, Professore Emerito all’ Università di Tokyo è D de ‘The Eastern Institute di Tokyo. Ha insegnato in varie università del mondo e ricevuto molti riconoscimenti, onoreficenze. E’ stato decorato dal governo indiano. Tra le sue opere in lingua inglese: -Way of Thinking of Eastern Peoples: India, Tibet, Japan -A History of the Development of Japanese Thought -Philosophies of India: A Survey with Bibliographical Notes”,”JAPx-028″
“NAKANE Chie”,”La società giapponese.”,”NAKANE è docente di antropologia sociale all’ Istituto di cultura orientale dell’Univ di Tokyo. Ha insegnato alle Univ di Londra e Chicago. E’ autrice di altre opere sul Giappone.”,”JAPx-027″
“NAM Charles B. SEROW William J. SLY David F. a cura; saggi di James COBBE George MARTINE Jacques LEDENT Sidney GOLDSTEIN e Alice GOLDESTEIN Diego PALACIOS Mohamed EL-ATTAR Daniel COURGEAU Klaus FRIEDRICH Michael MICKLIN Mahendra K. PREMI Peter GARDINER e Mayling OEY-GARDINER Dov FRIEDLANDER e Eliahu BEN-MOSHE Alberto BONAGUIDI Atsushi OTOMO John O. OUCHO Dick VERGOOSSEN Piotr KORCELLI Richard H. ROWLAND Theodore D. FULLER Philip REES e John STILLWELL Daniel T. LICHTER e Gordon F. DE-JONG”,”International Handbook on Internal Migration.”,”Saggi di James COBBE George MARTINE Jacques LEDENT Sidney GOLDSTEIN e Alice GOLDESTEIN Diego PALACIOS Mohamed EL-ATTAR Daniel COURGEAU Klaus FRIEDRICH Michael MICKLIN Mahendra K. PREMI Peter GARDINER e Mayling OEY-GARDINER Dov FRIEDLANDER e Eliahu BEN-MOSHE Alberto BONAGUIDI Atsushi OTOMO John O. OUCHO Dick VERGOOSSEN Piotr KORCELLI Richard H. ROWLAND Theodore D. FULLER Philip REES e John STILLWELL Daniel T. LICHTER e Gordon F. DE-JONG”,”STAT-091″
“NAMIER Lewis B.”,”La rivoluzione degli intellettuali. E altri saggi sull’ Ottocento europeo.”,”Marx e Engels sulla questione polacca, i piccoli stati e la rivoluzione 1848 … (pag 76-78) Marx … (pag 194)”,”QUARx-002-FSD”
“NANDY Ashis; altri scritti di Ravinder KUMAR Rajni KOTHARI R.K. LAXMAN Charles CORREA T.N. MADAN T.G. VAIDYANATHAN Gleve PATEL Anita DESAI Stephen R. GRAUBARD A.K. RAMANUJAN Veena DAS Vinay DHARWADKER e A.K. RAMANUJAN Girish KARNAD Pushpa M. BHARGAVA e Chandana CHAKRABARTI Amartya SEN”,”Cultura e società in India.”,”Scritti di NANDY, Ravinder KUMAR, Rajni KOTHARI, R.K. LAXMAN, Charles CORREA, T.N. MADAN, T.G. VAIDYANATHAN, Gleve PATEL, Anita DESAI, Stephen R. GRAUBARD, A.K. RAMANUJAN, Veena DAS, Vinay DHARWADKER e A.K. RAMANUJAN, Girish KARNAD, Pushpa M. BHARGAVA e Chandana CHAKRABARTI, Amartya SEN.”,”INDx-011″
“NANDY Ashis SHETH Dhirubbai L. MADAN Triloki N. MAYARAM Shail CHITNIS Suma DE-SOUZA Peter R. MOZOOMDAR Ajit RAGHURAM Shobha SINGH Jasjit PAI PANANDIKER Vishvanath A. AHLUWALIA Isher J. RATH Nilakantha SRIDHARAN Eswaran WADHVA Charan D.”,”L’India contemporanea. Dinamiche culturali e politiche, trasformazioni economiche e mutamento sociale.”,”Ashis Nandy, psicologo sociale e noto analista della società indiana, è direttore del Centre for the Study of Developing Societies di Delhi. Dhirubhai L. Sheth è direttore di ricerca al Centre for the Study of Developing Societies di Delhi. Triloki N. Madan è docente di sociologia della religione presso L’Institute of Economic Growth dell’Università di Delhi. Shail Mayaram è ricercatore presso l’Institute of Development Studies di Jaipur. Suma Chitnis è direttrice del J.N. Tata Endowment for the Higher Education of Indians di Bombay. Peter R. de Souza è docente presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Goa. Ajit Mozoomdar è politologo presso il Centre for Policy Research di Nuova Delhi. Shobha Raghuram è direttrice del Regional Office South Asia per lo sviluppo economico e culturale (HIVOS) di Bangalore. Jasjit Singh è direttore dell’Institute of Defence Study and Analyses di Nuova Delhi. Vishvanath A. Pai Panandiker è direttore del Centre for Policy Research di Nuova Delhi. Isher J. Ahluwlalia è economista presso il Centre for Policy Research di Nuova Delhi. Nilakantha Rath è docente alla Indian School of Political Economy di Puna. Eswaran Sridharan è economista presso il Centre for Policy Research di Nuova Delhi. Charan D. Wadhva è economista presso il Centre for Policy Research di Nuova Delhi.”,”INDx-011-FL”
“NANDY Ashis; altri scritti di Ravinder KUMAR Rajni KOTHARI R.K. LAXMAN Charles CORREA T.N. MADAN T.G. VAIDYANATHAN Gleve PATEL Anita DESAI Stephen R. GRAUBARD A.K. RAMANUJAN Veena DAS Vinay DHARWADKER e A.K. RAMANUJAN Girish KARNAD Pushpa M. BHARGAVA e Chandana CHAKRABARTI Amartya SEN”,”Cultura e società in India.”,”Scritti di NANDY, Ravinder KUMAR, Rajni KOTHARI, R.K. LAXMAN, Charles CORREA, T.N. MADAN, T.G. VAIDYANATHAN, Gleve PATEL, Anita DESAI, Stephen R. GRAUBARD, A.K. RAMANUJAN, Veena DAS, Vinay DHARWADKER e A.K. RAMANUJAN, Girish KARNAD, Pushpa M. BHARGAVA e Chandana CHAKRABARTI, Amartya SEN.”,”INDx-011-FGB”
“NANGERONI Alessandro”,”La filosofia ebraica.”,”NANGERONI Alessandro”,”EBRx-045″
“NANI Michele ELLENA Liliana SCAVINO Marco”,”Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo tra cultura e politica. Un’immagine e la sua fortuna.”,”I libri e le letture di Pellizza da Volpedo. “”L’ultimo opuscolo turatiano posseduto da Pellizza risale al 1893, ‘Rivolta e rivoluzione’, un altro scritto estratto dalla “”Critica sociale””, faceva propria la distinzione lombrosiana fra la fisiologicità della seconda e il carattere patologico della prima. Riducendo il tasso di violenza necessario ad instaurare il mondo nuovo, che germogliava spontaneamente dal vecchio, Turati tentava la sintesi fra evoluzionismo e riconoscimento della necessità della rottura. A questi temi va ricondotta anche la presenza sullo scaffale pellizziano dell’opuscolo di Plechanov, ‘La tattica rivoluzionaria’ (1). Vi si delineavano le forme di un'””azione rivoluzionaria”” che non potesse essere confusa con la rivolta o la violenza propugnate dagli anarchici. Nei “”paesi civili””, la forza del proletariato risiedeva infatti nella capacità di ottenere “”riforme per vie pacifiche e legali””: alla radice della forza stava dunque lo “”sviluppo della coscienza di classe dei proletari””, il “”mezzo rivoluzionario dei moderni socialisti””. Turati non è il solo dirigente socialista italiano ad entrare nella libreria di Pellizza. Al già citato Prampolini, si devono aggiungere almeno il vecchio internazionalista ed operaista Osvaldo Gnocchi Viani e Leonida Bissolati. Allo stesso modo accanto all’opuscolo del russo Plechanov, si devono menzionare gli estratti dalla “”Critica sociale”” del belga Emile Vandervelde e del praghese Karl Kautsky, su temi cruciali quali la libertà nel socialismo e la decadenza della società capitalistica. Se queste letture testimoniano una sete di approfondimento del discorso socialista e la capacità di individuare i propri maestri, quel che è ancor più notevole è senza dubbio il confronto diretto non solo con i teorici e propagandisti dell’età della Seconda Internazionale, ma con gli stessi Marx ed Engels. Pellizza si dotò delle prime traduzioni, curate da Pasquale Martignetti nei primi anni Novanta, di ‘Socialismo utopistico e socialismo scientifico’ di Engels e di ‘Capitale e salario’ di Marx (2). Sono due testi fondamentali nella diffusione del pensiero marx-engelsiano. Richiesto espressamente a Morbelli, il testo di Engels venne letto nel novembre del 1895. Si tratta in realtà di una parte del più voluminoso ‘Antidühring’, il testo del 1878 su cui “”si formarono i più autorevoli esponenti della Seconda Internazionale””. Edito in opuscolo nel 1882, l’estratto svolse un ruolo analogo, ma a più ampio raggio, oltre la cerchia delle dirigenze socialiste europee, per essere letto da militanti e simpatizzanti: al punto che è stato considerato “”dopo il ‘Manifesto’ la più popolare introduzione al marxismo”” (3). Anche in Italia fu il “”tramite principale”” del rilancio dell’idea del “”socialismo scientifico””.”” (pag 47-48) [Michele Nani, ‘””Dalle viscere del popolo””. Pellizza, il “”Quarto Stato”” e il socialismo’] [(in) Michele Nani, Liliana Ellena, Marco Scavino, ‘Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo tra cultura e politica. Un’immagine e la sua fortuna’, introduzione di Aurora Scotti, stampa 2002] [(1) Giorgio Plechanov, ‘La tattica rivoluzionaria (Forza e violenza)’, ‘Lotta di classe’, Milano, 1894, riprodotto in ‘Educazione e propaganda’, cit. (…); (2) Federico Engels, ‘Socialismo utopistico e socialismo scientifico’, Fantuzzi, Milano, 1892; Carlo Marx, ‘Capitale e salario’, colla biografia dell’autore e con una introduzione di F. Engels, “”Critica sociale””, Milano, 1893 (…); (3) Gareth Stedman Jones, ‘Ritratto di Engels’, in ‘Storia del marxismo, I. Il marxismo ai tempi di Marx, Einaudi, 1978, p. 320 (…)]”,”MITS-425″
“NANNEI Alessandra”,”La nuovissima classe. Chi sono i “”borghesi di Stato””? Quanti incarichi ha ciascuno di loro? La prima indagine su un gruppo sociale che comprende solo l’1,5 per mille della popolazione attiva, ma che acquisisce il 2 per cento di tutti i redditi da lavoro del paese.”,”””Alla “”nuovissima classe”” occorre quindi accelerare la moderazione dei consumi del resto della popolazione, ma senza provocare dure reazioni sociali, che potrebbero metterne in pericolo l’esistenza. D’altra parte, teniamo presente che questo processo di riduzione dei consumi non potrà mai arrestarsi, ma quanto più si riduce la produzione tanto più dovrà assumere un ritmo veloce: in altri termini, è un processo destinato ad accelerare. L’inflazione e il deficit con l’estero sono dunque i due fenomeni economici che minacciano la “”borghesia di Stato””, pur essendole indipensabili. E, tra questi, il deficit con l’estero è il più pericoloso, perché non è socialmente controllabile: la possibilità di trovare prestiti esteri non dipende dalla buona volontà dei rappresentanti delle classi sociali né dal desiderio di sacrificio della popolazione, ma da capi di Stato e da capitalisti esteri. Si rende quindi necessario, a un certo punto del processo, contrarre rapidamente in consumi interni. Ricorrere alla sola inflazione potrebbe però mostrarsi un rimedio peggiore del male; l’inflazione, oltre a un certo livello è difficilmente controllabile, i trattati che uniscono l’Italia alla Cee mettono in grado la prima di esportare inflazione negli altri paesi europei, e questo fatto non viene accettato dai nostri ‘partners’ occidentali””. (pag 26)”,”ITAE-209″
“NAPHY William G.”,”La rivoluzione protestante. L’altro Cristianesimo.”,”NAPHY William G. storico ed esperto di tologia insegna all’Univ. di Aberdeen. Ha scritto pure ‘La peste in Europa’ (con A. Spicer) (2006). “”Il sobillatore dei Diggers fu Gerrard Winstanley, che fondò il gruppo nel 1649 (l’anno in cui il deposto Carlo I fu processato e decapitato), definendolo come quello dei “”veri livellatori””. Questa locuzione trae origine dal comunismo cristiano che loro sostenevano – uguaglianza o condivisione delle proprietà – sulla base di quanto riportato in Atti 2,42; 2,44-45 e 4,32-37. Va precisato che questi versetti sono abitualmente interpretati in modo differente dalla maggior parte dei protestanti, per non dire dei cattolici! I Diggers ambivano a una riforma dell’organizzazione sociale improntata a uno stile di vita bucolico, basato su piccole comunità rurali””. (pag 135)”,”RELP-053″
“NAPOLEONE BONAPARTE, a cura di André MALRAUX”,”Autobiografia.”,”André MALRAUX (1901-1976) da giovane studioso di archeologia e lingue orientali; fu portato dai suoi viaggi a partecipare alla rivoluzione cinese del 1927-28, cui dedicò le sue opere più note di scrittore: il saggio La tentazione dell’ Occidente (1926) e i romanzi ‘I conquistatori’ (1928) e ‘La condizione umana’ (1933). Partecipò alla guerra civile spagnola e alla resistenza. Poi al gollismo. Fu più volte ministro. Nel 1967 pubblicò le sue ‘Antimemorie’. “”La scienza militare consiste nel calcolare prima tutte le opportunità e stimare poi esattamente, quasi matematicamente, l’ incidenza del caso. Il caso rimane comunque sempre un mistero per gli spiriti mediocri”” (pag 32). “”Quando voglio interrompere una faccenda, la chiudo in un cassetto e ne apro un altro. Così non s’ imbrogliano a vicenda, non mi disturbano e non mi affaticano mai quando sto pensando a una in particolare. Se voglio andare a riposare, chiudo tutti i cassetti ed eccomi pronto a dormire”” (pag 81)”,”FRAN-054″
“NAPOLEONE BONAPARTE, a cura di Mario RIVOIRE”,”Giudizi e pensieri.”,”””Volontà, carattere, applicazione e audacia hanno fatto di me quello che sono””. (pag 68) “”In guerra non vi è nulla di più importante dell’ unità di comando””. (pag 54) “”In guerra, nulla si ottiene se non attraverso il calcolo””. (pag 55)”,”FRAN-066″
“NAPOLEONE BONAPARTE, a cura di Auguste PUJOL”,”Oeuvres choisies de Napoléon. Mises en ordre et précédées d’ une Etude littéraire.”,”Spedizione d’ Egitto. Battaglia d’ Abukir. “”Le rive su cui, l’ anno scorso, le correnti hanno portato i cadaveri inglesi e francesi, sono oggi coperte da quelli dei nostri nemici: se ne sono contati varie migliaia: non un sol uomo di questa armata è sfuggito.”” (pag 186)”,”FRAN-067″
“NAPOLEONI Claudio”,”Il pensiero economico del ‘900.”,”Claudio NAPOLEONI, nato all’ Aquila nel 1924, ha curato il ‘Dizionario di economia politica’ (Comunità, 1956). Dal 1958 al 1963 ha diretto il ‘Corso di specializzazione sui problemi della teoria e della politica dello sviluppo economico’ presso la SVIMEZ in Roma. E’ condirettore della ‘Rivista trimestrale’. Insegna scienze politiche presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino. L’ ammontare della spesa e la teoria moltiplicatore. “”Il fenomeno del moltiplicatore che, come abbiamo detto, è organicamente inserito nel modello teorico keynesiano, fu peraltro messo in luce prima della Teoria generale di Keynes e precisamente in un articolo del 1931 dell’ economista inglese Kahn””. (pag 98) La teoria del sottosviluppo economico. “”L’ economia classica dunque, di fronte all’ evidente forza espansiva dell’ ordinamento economico capitalistico, prevederva che tale ordinamento, come aveva superato le forme più arretrate di produzione nei paesi di origine del capitalismo stesso (…), così sarebbe stato in grado di espandersi sul piano mondiale, battendo e superando in ogni paese le forme più arretrate di produzione. Ma, a più di un secolo di distanza dalla formulazione di queste previsioni, possiamo oggi renderci conto di come esse si siano avverate soltanto in minima misura. In realtà i paesi che all’ epoca di queste previsioni erano più sviluppati hanno continuato in maniera spesso impetuosa ad incrementare la loro ricchezza, mentre quasi tutti gli altri paesi sono rimasti sempre più indietro, dando infine luogo alla situazione di profondo squilibrio di cui abbiamo parlato all’ inizio. Come è stato assai bene illustrato dal Myrdal recentissimamente, la storia economica mondiale presenta non una tendenza a un generale equilibrio, ma una tendenza all’ approfondimento degli squilibri””. (pag 171-172)”,”ECOT-091″
“NAPOLEONI Claudio”,”Smith Ricardo Marx.”,”NAPOLEONI Claudio nato all’ Aquila nel 1924, ha curato il Dizionario di economia politica, pubblicato nel 1956 dalle Edizioni di Comunità. Dal 1958 al 1962 ha diretto i corsi di specializzazione suklla teoria e la politica dello sviluppo economico presso la Svimez. E’ stato direttore, dal 1968 al 1974, della Scuola italiana di Storia del pensiero economico, in Roma. Ha insegnato economia politica, economia matematica e storia delle dottrine economiche nelle Università di Ancona e Napoli. Ha la cattedra di politica economica nell’ Università di Torino (Facoltà di scienze politiche). Ha pubblicato ‘Il pensiero economico del ‘900’ (Einaudi), ‘L’ equilibrio economico generale’ e ‘Lezioni sul capitolo sesto inedito di Marx’ (Boringhieri). “”Si mantenga integra la libertà di commercio; infatti la protezione più sicura, più precisa e più vantaggiosa per la nazione e per lo stato, in materia di commercio interno ed estero, consiste nella piena libertà della concorrenza””. (pag 170, Francois Quesnay) “”Si tratta dell’ identificazione della causa che determina il progressivo aumento delle “”capacità produttive”” del lavoro. Per Smith tale causa è la ‘divisione del lavoro’, ossia la progressiva riduzione del numero di operazioni produttive diverse eseguite da un unico lavoratore, lungo una linea che ha come estremi da un lato, una situazione in cui ogni lavoratore compie ‘tutte’ le operazioni produttive occorrenti alla produzione del suo sostentamento, e, dall’ altro lato, una situazione in cui ogni lavoratore compie ‘una sola’ di tali operazioni””. (pag 48)”,”ECOT-121″
“NAPOLEONI Claudio”,”Lezioni sul Capitolo sesto inedito di Marx.”,”Il Capitolo VI inedito di Marx contiene, in poche pagine, quasi tutto il contenuto teoretico essenziale del Libro primo del Capitale. Lezioni tenute da Napoleoni presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino 1971. Successione temporale degli scritti di Marx (pag 9-11) NAPOLEONI Claudio, Lezioni sul Capitolo sesto inedito di Marx. BORINGHIERI. TORINO. 1972, pag 185 8° (Il Capitolo VI inedito di Marx contiene, in poche pagine, quasi tutto il contenuto teoretico essenziale del Libro primo del Capitale, Lezioni tenute da Napoleoni presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino 1971, Successione temporale degli scritti di Marx (pag 9-11)) “”Se voi andate alcune righe più in basso, potete leggere così: “”L’assunzione del processo di lavoro come semplice momento del processo di valorizzazione del capitale””, questa cosa che è nel concetto stesso del capitale, quindi che accade sempre, cioè in ogni fase della vita storica del capitale, “”è posta anche dal lato materiale attraverso la trasformazione del mezzo di lavoro in macchine e del lavoro vivo in semplice accessorio vivente di queste macchine, mezzo della loro azione.”” E questo punto è ancora ulteriormente chiarito nelle due pagine successive. Passiamo ora al secondo capoverso di pagina 393, dove si dice: “”Il pieno sviluppo del capitale ha quindi luogo – o il capitale è giunto a porre la forma di produzione ad esso adeguata – solo quando il mezzo di lavoro non solo è determinato formalmente come ‘capitale fisso’, ma è soppresso nella sua forma immediata, e il capitale fisso si presenta di fronte al lavoro, all’interno del processo di produzione, come macchina””; “”è soppresso nella sua forma immediata”” vuol dire: è soppresso come mezzo, è soppresso come strumento, “”e l’intero processo di produzione non si presenta come sussunto sotto l’abilità immediata dell’operaio””, attenzione a questo punto, “”ma si presenta come impegno tecnologico della scienza. Dare alla produzione carattere scientifico è quindi la tendenza del capitale e il lavoro immediato è ridotto a un semplice momento di questo processo””. Qui si ripete una cosa che abbiamo già trovato; comunque fermiamoci ancora un momento, perché, se ci pensate bene, qui è espressa tutta la quasi incredibile gravità del processo produttivo dominato dal capitale””. (pag 96-97) [Claudio Napoleoni, Lezioni sul Capitolo sesto inedito di Marx, 1972]”,”MADS-494″
“NAPOLEONI Claudio, intervista di Lapo BERTI”,”100 domande e 100 risposte sull’economia.”,”Una tesi dell’economista Claudio Napoleoni sull”inflazione da salari’. “”Nel meccanismo capitalistico classico (tanto per fare un riferimento illustre, quello che Karl Marx aveva di fronte quando scriveva ‘Salario, prezzo e profitto’), gli incrementi della produttività del lavoro avevano effetti redistributivi. Il prodotto netto era distribuito in maniera diversa fra salari e profitti. Un aumento dei salari faceva diminuire il profitto e non aveva alcun effetto sui prezzi. La polemica di Marx con il cittadino Weston verteva proprio su questo. Non è vero, diceva Marx, che l’aumento dei salari fa aumentare i prezzi: fa diminuire i profitti a prezzi costanti. Questa tesi è stata vera a lungo, fino a che le imprese capitalistiche non hanno avuto sufficiente potere di mercato e politico. In un capitalismo monopolistico, invece, in cui esistono genericamente delle imprese che possiedono un potere di mercato, ossia che sono in grado di imporre i propri prezzi, e un potere politico, ossia che sono in grado di influenzare l’offerta di moneta, questa proposizione non è più vera. Qui un incremento di salario monetario che vada al di là dell’incremento della produttività reale del lavoro scatena un meccanismo di incremento generalizzato dei prezzi rispetto al salario, che è reso possibile, appunto, dal fatto che le imprese hanno un potere di mercato, ossia amministrano i prezzi, e dal fatto che la condizione monetaria dell’inflazione, ossia l’offerta di moneta, va incontro a queste esigenze. A questo punto è vero che l’incremento del salario determina l’aumento dei prezzi. Il profitto viene difeso. Questa è una fase, diciamo così, intermedia tra quella classica e quella attuale, ossia una fase in cui si può dire che l’inflazione è un meccanismo di ricostituzione dei profitti di fronte a incrementi salariali di una certa entità. Per quanto riguarda questa fase, risponderei con Marshall che siamo di fronte a una forbice di cui è difficile dire quale delle due lame effettivamente tagli, perché tagliano tutt’e due, ovviamente. Arriviamo infine alla fase attuale, in c’è una difesa automatica, almeno entro certi limiti, del potere d’acquisto del salario attraverso la scala mobile. In questo caso l’inflazione non serve più neanche come strumento di ricostituzione dei profitti, perchè non appena i prezzi aumentano il salario monetario aumenta, il profitto viene difeso sulla base del potere monetario e della politica monetaria, e quindi il salario monetario viene svalutato e il salario reale torna al livello di partenza. A questo punto, però, siccome i prezzi sono aumentati, si inserisce il meccanismo della scala mobile (nella misura in cui copre l’aumento dei prezzi) e allora quella ricostituzione dei profitti non avviene più perché il salario monetario torna ad aumentare per conto suo. Si instaura così la cosiddetta spirale dei prezzi, che agisce anche al di fuori dei contenuti contrattuali che vengono realizzati di volta in volta””. (pag 26-27) [Claudio Napoleoni, intervistato da Lapo Berti, 100 domande e 100 risposte sull’economia, 1982]”,”ECOT-019-FPA”
“NAPOLEONI Claudio”,”Discorso sull’economia politica.”,”Claudio Napoleoni professore di politica economica nell’Università di Torino. La questione del crollo legata alla teoria del valore. (pag 75-79) “”La trattazione che Marx fa dell’impiego delle macchine nei ‘Grundrisse’ (Lineamenti fondamentali, vol. 2, pp. 400-03) ) è notevole per varie ragioni, ma innanzitutto per questa, che è quello l’unico luogo in cui in modo esplicito la prospettiva della fine del mondo capitalistico di produzione è collegata strettamente alla teoria del valore-lavoro. Ripetiamo la tesi di Marx, della quale ci siamo già occupati. I mezzi di produzione, quando sono assunti nel processo capitalistico, subiscono “”diverse metamorfosi””. L’ultima di queste – il “”sistema delle macchine””, appunto – rappresenta la perfetta adeguazione del processo tecnico di produzione alla natura del capitale. Questa omogeneizzazione della forma tecnica al capitale consiste in ciò: “”La macchina non si presenta sotto alcun rispetto come mezzo di lavoro dell’operaio singolo. La sua differenza specifica non è affatto, come nel mezzo di lavoro, quella di mediare l’attività dell’operaio nei confronti dell’oggetto; ma anzi questa attività è posta ora in modo che è essa a mediare soltanto ormai il lavoro della macchina, la sua azione sulla materia prima – a sorvegliare questa azione e a evitarne le interruzioni””. Ossia. In tutte le tecnologie che hanno preceduto il capitalismo, il rapporto tra il lavoro e lo strumento del lavoro si presenta in questa forma: lo strumento di lavoro è ciò che media tra il lavoro e la natura; abbiamo perciò un termine iniziale, o attivo, che è il lavoro, un termine finale, o passivo, che è la natura, e un termine intermedio che è appunto lo strumento. Con le macchine, cioè con il processo produttivo reso omogeneo al capitale, il rapporto è rovesciato: all’inizio c’è, in posizione attiva, il sistema delle macchine, in cui sono incorporate la scienza e l’organizzazione, mentre è l’attività dell’operaio, “”ridotta a una semplice astrazione di attività””, a mediare il rapporto delle macchine con la natura. Quindi non è più l’abilità dell’operaio che determina l’uso dello strumento, ma è la legge di funzionamento della macchina che determina l’attività dell’operaio. Ora, prosegue Marx, in forza di questo rovesciamento “”la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantità di lavoro impiegato che dalla potenza degli agenti che vengono messi in moto durante il tempo di lavoro, e che, a sua volta – questa loro ‘powerful effectiveness’ – non è minimamente in rapporto al tempo di lavoro immediato che costa la loro produzione, ma dipende invece dalla stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia, o dall’applicazione di questa scienza alla produzione”” [Claudio Napoleoni, Discorso sull’economia politica, 1985] (pag 75-76) “”A questo punto l’argomentazione di Marx è che, dal momento che non esiste altro modo di determinare il valore di scambio se non mediante il tempo di lavoro, il capitale, che è produzione di valore, è costretto a mantenere questa determininazione a dispetto della decadenza del lavoro da elemento creatore dei prodotti. In altri termini, il capitalismo, giunto alla piena realizzazione di sé stesso, deve trattare i prodotti per ciò che essi ‘non’ sono. Siamo cioè per Marx in presenza di una contraddizione, i cui termini possono essere così esposti: da un lato, il capitale, in quanto realizzazione piena del valore di scambio, riconduce al tempo di lavoro la determinazione della ricchezza; dall’altro lato, il tempo di lavoro, con le macchine, non regola più la produzione della ricchezza, poiché questa dipende ora essenzialmente dalla scienza e dall’organizzazione. Questa contraddizione si risolve con la caduta della produzione capitalistica: “”Con ciò la produzione basata sul valore di scambio crolla””. Se facciamo riferimento all’elaborazione più matura del ‘Capitale’, la tesi in questione potrebbe essere messa in questi termini. Il lavoro produttore di merci è duplice: esso è, a un tempo, lavoro concreto e lavoro astratto. In quanto lavoro astratto, esso produce valori (di scambio); e come il valore di scambio ha il suo supporto materiale necessario nel valore d’uso, così il lavoro concreto è il necessario luogo di manifestazione del lavoro astratto. Ossia, alla merce in quanto valore di scambio è legato il lavoro astratto quantitativamente determinato in quanto alla merce valore d’uso è legato il lavoro concreto qualitativamente determinato. Ma se si rompe il legame tra il valore d’uso e il lavoro concreto, perché il valore d’uso viene a dipendere da ‘altro’, allora lo stesso lavoro astratto cessa di essere rilevante, e il valore di scambio viene privato della sua base necessaria. Il valore di scambio non può più essere determinato, e la produzione fondata sul valore di scambio crolla. Ripetiamo: ci sembra, questo dei ‘Grundrisse’, l’unico testo di Marx in cui si ponga un nesso così stretto tra l’idea del “”crollo”” e la teoria del valore. L’argomentazione è ben più stringente di quella relativa al “”crollo”” legato alla caduta tendenziale del saggio del profitto. E si tratterebbe qui di una teoria del crollo incontrovertibile, ‘se’ la teoria del valore-lavoro fosse vera (se fosse vero, cioè, ciò che è invece falso, ossia che le quantità di lavoro contenute nelle merci siano ‘necessarie’ per determinare i prezzi di produzione). ‘Se’ tale teoria fosse vera, resterebbe dimostrata l’esistenza, all’interno del modo capitalistico di produzione, di una tendenza al crollo per ragioni economiche, cioè per ragioni connesse con le “”metamorfosi”” che il lavoro subisce nell’ambito del processo produttivo man mano che quel modo di produzione si adegua storicamente ai propri princìpi””. (pag 77-78) [Claudio Napoleoni, Discorso sull’economia politica, 1985] “”Il testo su cui vale la pena di meditare è quello nel quale è inclusa la proposizione sul crollo, che prima abbiamo riportato. “”Il furto del tempo di lavoro altrui, sul quale si basa la ricchezza odierna, si presenta come una base miserabile in confronto a questa nuova base creata dalla grande industria stessa. Non appena il lavoro in forma immediata ha cessato di essere la grande fonte di ricchezza, il tempo di lavoro cessa e deve cessare di essere la misura del valore d’uso. Il lavoro eccedente della massa ha cessato di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale, così come il non-lavoro dei pochi ha cessato di essere condizione dello sviluppo delle potenze generali della mente umana. Con ciò la produzione basata sul valore di scambio crolla, e il processo produttivo materiale immediato viene a perdere esso stesso la forma della miseria e dell’antagonismo”” (Marx, ‘Grundrisse’, ndr). E’ da notare, in primo luogo, come queste proposizioni siano, per così dire, modellate sulla teoria del valore-lavoro: la base della ricchezza odierna è il furto del tempo di lavoro altrui; la condizione dello sviluppo delle potenze generali della mente umana è il non-lavoro dei pochi. Il capitalista qui non è più la figura del capitale, ma è assimilato al signore dello sfruttamento precapitalistico. Ma, malgrado la forma su cui sono modellate, queste proposizioni hanno una sostanza che è indipendente da tale forma. Il fatto che nell’industria moderna sia incorporata una scienza, una tecnica e un’organizzazione, che sono separate dall’operaio, nel senso che sono pensate, elaborate e applicate in luoghi sociali ai quali il lavoratore non ha accesso, dà luogo a una “”base miserabile”” per la produzione della ricchezza, perché quei luoghi, quale che sia la loro eccellenza qualitativa sono quantitativamente una parte ben misera, appunto, della società tutt’intera. La gran parte della società è cioè esclusa, per quanto riguarda la produzione, da un’attività razionale, o, in generale, da un operare che abbia connotazioni specificamente umane. Questa divisione della società in due parti, di cui l’una lavora come semplice appendice della macchina, mentre l’altra concentra in sé il sapere, l’applicazione del sapere e la gestione del processo di produzione, è d’altra parte la conseguenza diretta del fatto che il fine a cui la società capitalistica risulta oggettivamente ordinata non è “”il libero sviluppo delle individualità””, attraverso “”la riduzione a un minimo del lavoro necessario della società””, ma la conservazione “”come valore del valore già creato””. La produzione come fine in sé, che pure per tutta una fase storica ha introdotto una sollecitazione sistematica allo sviluppo delle forze produttive, cessa di produrre tale sollecitazione dal momento in cui la forza produttiva essenziale sarebbe l’appropriazione da parte di tutti della conoscenza e quindi della possibilità di un operare umano, e conseguentemente dal momento in cui lo sviluppo della ricchezza cesserebbe di identificarsi con lo sviluppo della ricchezza materiale. E’ questa l’indicazione che sembra scaturire da queste pagine di Marx”” (pag 78-79) [Claudio Napoleoni, Discorso sull’economia politica, 1985]”,”TEOC-594″
“NAPOLEONI Claudio, a cura, collaborazione di Silvio BACCHI ANDREOLI, Thomas BALOGH, Mario BANDINI, Alberto BERTOLINO, Vittorio E. BOLIS, Francesco BRAMBILLA, Giuseppe BRUGUIER PACINI, Massimo BRUZIO, Federico CAFFÈ, Vera CAO-PINNA, Giovanni DEMARIA, Mario DI LORENZO, Maurice DOBB, Amintore FANFANI, Silvio GOLZIO, Ubaldo GUIDUCCI, Salvatore GUIDOTTI, Paolo SYLOS LABINI, Siro LOMBARDINI, Enrico MACCHIAVELLI, Pietro MANES, Ugo MARCHESE, Claudio NAPOLEONI, Giancarlo OLCESE, Pietro PAGANI, Giannino PARRAVICINI, Giulio PIETRANERA, Ernesto ROSSI, Carlo RUINI, Sergio STEVE, Antonio TATÒ, Roberto ZANELETTI”,”Dizionario di Economia Politica.”,”Contiene il capitolo La teoria dell’equilibrio e il problema delle crisi (pag 650-663) (teoria delle fluttuazioni economiche, teoria dei raccolti, fiducia e credito, teorie monetarie del sottoconsumo, scuola monetaria, teorie basate sul carattere della produzione capitalista)”,”ECOT-095-FL”
“NAPOLEONI Claudio”,”Elementi di economia politica.”,”Le legge di Say. “”Una delle questioni che riguardano il funzionamento del sistema-tipo capitalistico è quella della possibilità che esso vada incontro a ‘crisi’ economiche. Come premessa allo studio di questa questione, dobbiamo esporre, ed illustrare, un proposizione che fu enunciata dall’economista francese J.B. Say (1767-1832), e che perciò è nota con il nome di ‘legge di Say’. Quando, in un mercato reale, si presenta una crisi economica, il fenomeno che più immediatamente salta agli occhi è il fatto che la generalità dei venditori non trova acquirenti che possano comperare, a prezzi remunerativi, tutte le merci che sono poste sul mercato. Onde, anche da parte del senso comune, la crisi viene generalmente attribuita a una deficienza di domanda, cioè, più esattamente, all’inesistenza di una domanda sufficiente ad assorbire tutta la produzione a prezzi che almeno coprano i costi di produzione. Orbene Say cercò di mostrare che, malgrado le apparenze, una simile deficienza di domanda è in realtà impossibile. Egli affermò, a questo riguardo, che ogni offerta crea una domanda di pari ammontare monetario: infatti, egli affermava, chi vende merci riceve, in cambio di tali merci, un certo ammontare di moneta, della quale egli non può far altro che spenderla per l’acquisto di altre merci, per cui, accanto al valore monetario dell’offerta di questo soggetto, vi sarà necessariamente una domanda di pari valore monetario. Il valore monetario della domanda complessiva del sistema economico e il valore monetario dell’offerta complessiva sono perciò sempre uguali, e ogni possibilità di insufficienza di domanda rispetto all’offerta resta così esclusa. Insomma, secondo questa tesi non si offre una merce se non allo scopo di domandare qualche altra merce, e la domanda e l’offerta non sono che due momenti d’uno stesso atto economico, ed è impossibile che vi sia uno squilibrio tra l’una e l’altra. Say ammetteva naturalmente che su singoli mercati potesse esservi una insufficienza di domanda; ma qualora ciò si verifichi, egli sosteneva, bisogna ammettere che su qualche altro mercato vi sia una insufficienza dell’offerta rispetto alla domanda; e questi squilibri parziali possono sempre essere corretti, e sono di fatto corretti, da opportuni movmenti dei prezzi relativi. Se questa tesi di Say fosse vera, la spiegazione delle crisi economiche diventerebbe assai problematica. Ma in realtà la tesi in questione è solo apparentemente vera, anche se la scienza economica mise parecchio tempo prima di scoprire dove si annida il suo errore. Il primo che dette una critica notevole delle tesi di Say fu Marx. La sua obbiezione può essere esposta come segue. Nel sistema mercantile semplice la legge di Say è vera, o, per lo meno, ha molte probabilità di essere vera, giacché i soggetti economici di tale sistema di norma chiedono moneta solo in quanto desiderano spenderla per acquistare merci. Ma la verità della legge non si può estendere al sistema capitalistico, nel quale la moneta serve, oltre che come intermediario degli scambi, anche come capitale. Un capitalista, infatti, che abbia venduto le sue merci, viene a disporre di una certa quantità di moneta che lo mette in grado di ricostituire il capitale impiegato nella produzione di merci vendute e di aumentare questo capitale; ma la ricostituzione del capitale, e soprattutto il suo allargamento, vengono effettuati dal capitalista soltanto se egli può ragionevolmente supporre che il capitale nel quale egli converte la sua moneta possa dargli un profitto. Dunque la riconversione della moneta in merci è legata alle previsioni che il capitalista può fare circa la profittabilità del capitale costituito dalle merci che la moneta dovrebbe acquistare. Se queste previsioni, per una qualsiasi ragione, non sono favorevoli, la conversione della moneta in merci non avviene, o, per lo meno, non avviene immediatamente; ma basta che questa conversione non sia immediata perché il circuito delle vendite e degli acquisti si interrompa. Inoltre basta che questa interruzione avvenga in un punto solo perché essa tenda a generalizzarsi e a investire l’intero sistema economico”” [Claudio Napoleoni, Elementi di economia politica, Firenze, 1974] (pag 149-150-151)”,”ECOT-287″
“NAPOLEONI Claudio”,”Smith Ricardo Marx. Considerazioni sulla storia del pensiero economico.”,”Claudio Napoleoni è nato nel 1924 ed è professore ordinario di Economia politica nell’Università di Napoli. Ha curato nel 1956 il Dizionario di economia politica; tra il 1953 e il 1963 ha collaborato alle ricerche della Svimez sullo sviluppo economico italiano; successivamente ha insegnato economia politica e storia delle dottrine economiche nelle università. I suoi lavori vengono normalmente pubblicati sulla ‘Rivista trimestrale’, che egli dirige insieme a Franco Rodano. Tra le sue opere, ricordiamo Il pensiero economico del ‘900 e L’equilibrio economico generale. Questo libro espone sistematicamente il pensiero dei fisiocratici, di Smith e di Ricardo, e fornisce alcuni elementi di base per una interpretazione della teoria economica di Marx, attraverso l’esame del concetto di alienazione, del concetto di capitale, e della ‘questione delle macchine’.”,”ECOT-106-FL”
“NAPOLEONI Claudio, intervista di Lapo BERTI”,”100 domande e 100 risposte sull’economia.”,”1971: il disavanzo della bilancia commerciale americana e la fine degli accordi di Bretton Woods “”[Cosa ha fatto fallire l’ordine monetario stabilito a Bretton Woods? “”Pensando a questa domanda, mi è venuto in mente un passo di Marx che apparentemente non c’entra molto, ma che invece può essere illuminante. C’è un punto dei ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’ in cui si dice che le miniere d’oro impoveriscono i paesi che le possiedono, perché i paesi che possiedono oro non compiono alcun sforzo per sviluppare la ricchezza reale in quanto pensano di poterla comprare da altri. Sono quindi destinati a diventare paesi arretrati, statici, mentre gli altri si danno da fare. Perché questa cosa che Marx dice, mi pare a proposito della Spagna, è utilizzabile in questo caso? Lo è perché il sistema di Bretton Woods era essenzialmente basato su due capisaldi: il dollaro come moneta internazionale, e come tale legato all’oro secondo un prezzo fisso, e poi i cambi fissi rispetto al dollaro, che avrebbero dovuto essere garantiti non più, come nel vecchio ‘gold standard’, attraverso i movimenti dell’oro, ma attraverso interventi delle banche centrali. Cominciamo dalla prima questione. Se alla moneta di un paese si attribuisce un ruolo di moneta internazionale, si dà certamente a questo paese un privilegio, il quale può essere descritto molto semplicemente dicendo che esso può finanziare qualunque disavanzo della propria bilancia dei pagamenti semplicemente emettendo moneta. Ma lo si mette anche di fronte ad un pericolo, che è esattamente quello di possedere una miniera d’oro. E questo pericolo si viene concretando a poco a poco, nel senso che questo paese rimane indietro rispetto agli altri. Nell’agosto del ’71 l’amministrazione Nixon prese coscienza del fatto che gli Usa rimanevano indietro attraverso un indice molto significativo: il disavanzo della bilancia dei pagamenti americana stava diventando un disavanzo anche della bilancia commerciale. A questo punto gli Stati Uniti si sono fermati. E’ come se avessero preso improvvisamente coscienza del fatto che avere il dollaro come moneta internazionale significava esporre l’apparato produttivo americano a una concorrenza internazionale che rischiava di diventare selvaggia da parte dell’Europa, soprattutto della Germania, ma in parte anche della Francia, e del Giappone. Una concorrenza che non sarebbero stati in grado di fronteggiare e che apriva la prospettiva del decadimento economico. In altre parole, gli Usa hanno preso atto del fatto che erano intervenuti rilevanti mutamenti nella divisione internazionale del lavoro e nel peso relativo dei diversi paesi industriali sul mercato mondiale. Questo è stato l’elemento decisivo che ha determinato la svolta. Fino al momento in cui, come è accaduto dalla fine della guerra fino al 1970, il disavanzo della bilancia dei pagamenti americana era un disavanzo dal lato dei capitali, determinato dalle spese militari all’estero, dai programmi di aiuti economici e in generale dagli investimenti all’estero, non c’era nulla di male. Lo si poteva tranquillamente finanziare mediante l’emissione di moneta. Ma quando il disavanzo ha cominciato a provenire dalla parte corrente, ossia degli scambi commerciali, quando cioè le importazioni hanno cominciato a superare le esportazioni, cosa che agli Usa non era mai successa, l’amministrazione americana ha considerato questo, non a torto, come il sintomo di una situazione reale che si stava deteriorando. A questo punto ha rotto il sistema. E il modo più semplice per romperlo era di sospendere la convertibilità del dollaro, di svalutarlo immediatamente e quindi porre rimedio, per questa via, al disavanzo della bilancia commerciale, facendo recuperare competitività alle merci americane. Questa è la causa principale della fine del sistema di Bretton Woods. [L]’altra causa concomitante, della fine del sistema di Bretton Wood, che ha avuto importanza storica allora, ma che è importantissima anche adesso, è la questione dei cambi fissi (entro le bande di oscillazione che erano previste dagli accordi di Bretton Woods)”” (pag 40-42)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOT-012-FV&#8221;
“NAPOLEONI Claudio”,”Il valore.”,”Processo di espropriazione dei produttori indipendenti. Non c’è un rapporto paritario tra le due determinazioni della merce, valore d’uso e valore di scambio. “”L’incompatibilità tra lo scambio come forma sociale generalizzata e il carattere indipendente dei produttori risulta dal fato che la società mercantile semplice, che appunto si fonderebbe su quei due elementi, darebbe luogo a una situazione antitetica: d un lato, gli uomini, essendo produttori indipendenti, avrebbero la ‘proprietà’ delle condizioni oggettive del loro lavoro, cioè, in generale della terra e dei mezzi di produzione; ma, dall’altro lato, data la natura del rapporto di scambio, essi subirebbero già un”espropriazione’, perché non avrebbero il controllo del processo ‘sociale’ di produzione: abbiamo già visto, infatti, che, per Marx, quando il lavoro dei produttori è un lavoro privato, quando perciò i produttori sono associati nell’atto del loro lavoro, la società si costituisce come una realtà esterna, che si contrappone ai produttori e li domina, anziché essere da essi dominata. In altri termini, il rapporto degli uomini col loro lavoro sarebbe un rapporto di proprietà nel momento privato e un rapporto di espropriazione nel momento sociale. Di qui il carattere “”fittizio”” che Marx attribuisce a una simile ipotetica società. In realtà, secondo la concatenazione logica, alla quale corrisponde del resto una precisa successione storica, l’espropriazione a cui sono soggetti i produttori indipendenti quando essi sono produttori di merci, è destinata, per Marx, a procedere fino in fondo, nel senso che gli uomini, già privati, per il fatto stesso dello scambio, del carattere sociale del lavoro, non possono, alla fine, non essere separati dal lavoro stesso. Questo compimento del processo di espropriazione è rappresentato da Marx mediante lo sviluppo delle determinazioni del denaro (8). Nello scambio semplice il denaro si presenta ancora come un mezzo per l’acquisizione di valori d’uso, e il valore d’uso stesso si presenta come lo scopo. È appunto questa la situazione che Marx rappresenta con la formula M-D-M, merce-denaro-merce: ogni soggetto parte da un valore d’uso, che è quello da lui prodotto, e, attraverso la mediazione del denaro, giunge a un altro valore d’uso, che è quello che ottiene dagli altri nello scambio. In questa situazione il denaro non domina il processo di circolazione, ma compare e scompare in esso; il valore, cioè, quando sta nella determinazione della merce non sta nella determinazione del denaro, e viceversa. Ma il denaro, se è l’elemento connettivo su cui il rapporto sociale si fonda (se “”esso stesso è la comunità, e non può sopportarne altra superiore””) (9), è destinato ad abbracciare l’intero processo di circolazione, ossia a mantenersi in esso come l’elemento permanente: la formula precedente si rovescia cioè nell’altra D-M-D, denaro-merce-denaro. In questa formula il denaro, anziché essere l’elemento di mediazione, si pone come il principio e la fine del processo. In tal modo il rapporto tra valore d’uso e valore di scambio è invertito. Nei confronti di tale rapporto, Marx si esprime così: “”Le merci debbono realizzarsi come valori prima di potersi realizzare come valori d’uso. D’altra parte le merci debbono dar prova di sé come valori d’uso prima di potersi realizzare come valori. Poiché il lavoro umano speso in esse conta solo in quanto è speso in forma utile per altri””. Ma aggiunge immediatamente: “”Ma solo il suo scambio può dimostrare che esso è utile ad altri e quindi se il suo prodotto soddisfa bisogni di altre persone”” (10). Ciò significa che nella società basata sul rapporto di scambio non c’è un rapporto paritario tra le due determinazioni della merce, valore d’uso e valore di scambio, e, più precisamente, che è il valore di scambio a dare la sanzione all’intero processo: dal punto di vista della società, insomma, è il valore di scambio che, in forza del suo carattere costituente, subordina a sé il valore d’uso e ne dà la giustificazione”” (pag 60-61) [(9) Il capitale, libro primo, cit., cap.. 3 e 4. Ma si vedano anche i Lineamenti fondamentali, cit., vol. I, pp. 157-221; (9) Lineamenti fondamentali, cit., vol. I, p, 183; (10) Il capitale, libro primo, p. 118] [Claudio Napoleoni, Il valore, Isedi, Milano; 1976]”,”ECOT-002-FRR”
“NAPOLEONI Claudio”,”Elementi di economia politica.”,”Contiene l’articolo: ‘L’inflazione nei periodi di guerra’ (pag 296-298)”,”ECOT-001-FMB”
“NAPOLEONI Claudio, a cura di Gabriele GUZZI”,”Lezioni sul capitolo sesto inedito di Marx.”,”Il talento di un economista autodidatta dal dopoguerra agli anni Sessanta …. (pag 11) ‘Gli anni Settanta: il ritorno a Marx (pag 16) Dopo il fallimento del progetto di un’uscita “”riformista”” dal marxismo, sia di quello di un ritorno scientifico ad esso, Napoleoni entra in dialogo col pensiero di Martin Heidegger (pag 21) “”Claudio Napoleoni nasce a L’Aquila il 5 marzo 1924 (5). Si avvicina allo studio del pensiero economico da autodidatta: studia Marx e poi Walras negli anni Quaranta. Si iscrive alla Facoltà di Scienze Naturali a Roma interrompendo gli studi a causa del conflitto. Successivamente si iscrive a Filosofia, abbandonandola nel 1947. Napoleoni infatti non si laureò mai, nonostante divenne un professore ordinario. Questo carattere essenzialmente non-accademico del suo pensiero, di contatto rigoroso ma diretto con i classici, rimarrà uno degli elementi più forti, controversi e geniali dell’identità di economista di Claudio Napoleoni. Dopo aver collaborato dal 1945 al Ministero della Costituente e al Ministero delle Finanze, ed essere stato coinvolto nel progetto dei Consigli di Gestione (6), Napoleoni partecipa al dibattito post-bellico criticando la linea del governo fondata su stabilità monetaria e austerità. Iscritto al Pci, nei primi mesi del ’50 partecipa al gruppo dell’ex Sinistra cristiana con Felice Balbo, Mario Motta e Franco Rodano, con cui fonda la rivista «Cultura e realtà» (7). In questi mesi, Napoleoni si converte al cattolicesimo (8). Dopo la scomunica ai comunisti di Pio XII e il raffreddamento dei rapporti col partito, Napoleoni decide di non rinnovare la sua iscrizione al Pci. La sua formazione economica è legata alla collaborazione con Francesco Saraceno allo Svimez che inizia nel 1953. Grazie a un talento non comune e una conoscenza già enciclopedica del pensiero economico, Napoleoni fu scelto per dirigere dal 1978 il “”Corso di formazione e specializzazione sui problemi della teoria e della politica dello sviluppo economico», e fu incluso nella commissione che lavorerà allo ‘Schema Vanoni’ nel 1954 e alla ‘Nota aggiuntiva’ di Ugo La Malfa nel 1962. Un momento cruciale per la sua affermazione fu l’incarico da parte delle Edizioni di Comunità di Adriano Olivetti di redigere un ‘Dizionario di economia politica’ (1956).”” (pag 11-12) [Gabriele Guzzi, ”L’attualità futura di Claudio Napoleoni’ (introduzione), (in) Claudio Napoleoni, ‘Lezioni sul capitolo sesto inedito di Marx’, Rogas edizioni, Roma, 2024]”,”MADS-831″
“NAPOLETANO Roberto”,”Se il Sud potesse parlare. Da Menichella a Ciampi. Dalla Cassa per il Mezzogiorno a Sviluppo Italia. La vera storia di mezzo secolo di Stato nell’Italia meridionale.”,”Roberto Napoletano è nato a La Spezia nel 1961. E’ redattore capo di Economia italiana del Sole 24 Ore (1999). Nel 1996 ha pubblicato: ‘Fatti per vincere. Uomini e imprese dell’Italia positiva’ e nel 1997 ‘Mezzogiorno risorsa nascosta’. E’ autore pure di ‘Gabriele Pescatore. Il Grande Elemosiniere’ (1988) e di ‘Nomenklatura meridionale’ (1992).”,”ITAE-381″
“NAPOLI Mario a cura, saggi di Alberto COVA Sergio ZANINELLI Aldo CARERA Guido BAGLIONI”,”Alle radici del sindacalismo italiano.”,”””Nonostante queste incertezze, si può, con una certa sicurezza affermare che il numero di lavoratori nella sola CGL era davvero notevole. In un Paese come l’Italia, nel quale solo in piccola parte l’economia aveva assunto i caratteri della modernità anche nel tradizionalissimo settore agricolo, si trattava di circa 700 mila associati divisi in 4.500 leghe o sezioni (pag 16) [saggio di Alberto Cova, Il sindacalismo delle origini e la nascita della CGdL]”,”MITT-339″
“NAPOLITANO Giorgio SERENI Emilio BADALONI Nicola PESENTI Antonio GERRATANA Valentino RAGIONIERI Ernesto FERRI Franco GRUPPI Luciano NATTA Alessandro SPRIANO Paolo GARRITANO Giuseppe”,”Lenin teorico e dirigente rivoluzionario.”,”Contiene i seguenti saggi: -Giorgio NAPOLITANO, L’insegnamento di Lenin nell’esperienza e nella prospettiva del PCI -Emilio SERENI, Da Marx a Lenin: la categoria di ‘formazione economico-sociale’ -Nicola BADALONI, Scienza e filosofia in Engels e Lenin -Antonio PESENTI, Validità attuale de ‘L’ imperialismo’ -Valentino GERRATANA, Stato socialista e capitalismo di Stato -Franco FERRI, Il problema del controllo operaio -Luciano GRUPPI, Lenin e il concetto di egemonia -Alessandro NATTA, Appunti sulla concezione leninista del partito -Ernesto RAGIONIERI, Lenin e l’ Internazionale -Paolo SPRIANO, Lenin e il movimento operaio italiano -Giuseppe GARRITANO, L’ edizione italiana delle Opere “”Caratteristica fondamentale dell’ imperialismo – sia nell’ analisi di Bucharin che in quella di Lenin – è la trasformazione della concorrenza in monopolio, il passaggio del capitalismo alla sua fase monopolistica. D’altra parte sia Lenin che Bucharin sanno bene che la concorrenza non è un semplice incidente del capitalismo, una sua manifestazione contingente, ma qualcosa che attiene alla sua struttura essenziale. Un capitalismo senza concorrenza, senza la molla della libera iniziativa, non sarebbe più capitalismo, ma un sistema che è riuscito a sfuggire alle contraddizioni attraverso cui si impongono le leggi materiali oggettive, del modo di produzione capitalistico. A niente di simile pensava Bucharin, che è invece su questo punto assai preciso (…)””. (pag 140-141, Valentino Gerratana, Stato socialista e capitalismo di Stato)”,”PCIx-224″
“NAPOLITANO Giorgio AVOLIO Giuseppe BENZONI Alberto CATTANI Venerio DE-MARTINO Francesco EMILIANI Vittorio FERRI Mauro GATTO Vincenzo ISINELLI Alfonso LANDOLFI Antonio MENCHINELLI Alessandro OCCHETTO Achille PAOLICCHI Luciano PIERACCINI Giovanni TEDESCO Giglia UBOLDI Raffaello VASSALLI Giuliano ZAGARI Mario”,”Quell’ indimenticabile 1956! Cinquant’anni fa la sinistra in Italia.”,”””Riviste come “”Mondoperaio””, come “”Passato e presente”” di Giolitti, come “”Tempi moderni”” di Onofri, come “”Corrispondenza socialista”” di tre esponenti ex PCI quale Reale, Pellicani e Averardi, come “”Ragionamenti”” di Guiducci si affiancarono a “”Tempo presente”” ed alla grande “”Critica sociale”” diretta da Faravelli nell’aprire un dibattito e una ricerca incessante sulle trasformazioni sociali e culturali e sul presente e sul futuro del socialismo. Vennero alla luce opere come “”Socialismo e verità”” di Guiducci, “”Politica e cultura”” di Bobbio, “”Dieci inverni”” di Fortini, “”Gramsci”” di Tamburrano che indubbiamente contribuirono, insieme con tante altre, ad un energico svecchiamento di una cultura ammuffita nel dogmatismo cui i sacerdoti dell’ideologia leninista-stalinista l’avevano per lungo tempo condannata. Questo risveglio fecondo di idee e di opere fu anch’esso una conseguenza positiva degli eventi del 1956. Che però è stato pagato a caro prezzo: con il sangue di tanti ungheresi, ed anche degli operai della Germania dell’Est e della Polonia (…)””. (pag 71)”,”PCIx-241″
“NAPOLITANO Giorgio”,”Dova va la Repubblica. 1992-94, una transizione incompiuta.”,”NAPOLITANO Giorgio è nato nel 1925. Laureato in giurisprudenza, eletto deputato nel 1953, è stato membro di Commissioni parlamentari, si è occupato di questione del Mezzogiorno. Dal 1981 al 1986 presidente del gruppo PCI. Dal 1992 al 1994 presidente della Camera dei Deputati.”,”ITAP-149″
“NAPOLITANO Giorgio”,”Dal Pci, al socialismo europeo. Un’autobiografia politica.”,”Giorgio Napolitano (Napoli, 1925) ha assolto molti incarichi nel Pci fino al suo scioglimento nel 1991. Presidente della Camera dei deputati dal 1992 al 1994, ministro dell’interno dal 1996 al 1998, Presidente della Commissione affari costituzionali dal 1999 al 2004. “”La giustificazione del sanguinoso intervento militare sovietico per soffocare un moto popolare bollato come controrivoluzionario è divenuta e rimane – per diversi dirigenti comunisti di allora, giovani e meno giovani (penso a Pietro Ingrao) – motivo grave di riconoscimento e tormento autocritico. Anche per me: trent’anni dopo – quando si aprì una riflessione critica su quella vicenda – volli dare pubblicamente atto ad Antonio Giolitti di avere avuto ragione. Aveva pronunciato il solo discorso di netto e sostanziale dissenso dalla tribuna dell’VIII Congresso, e tra i primi interventi polemici nei suoi confronti c’era stato il mio. Mi mosse allora, ritengo, anche un certo zelo conformistico: ma la spiegazione, per l’atteggiamento mio e di altri che hanno poi ammesso la gravità dell’errore, richiede un discorse ben più complesso. (…) Del terribile travaglio di quei mesi desidero egualmente citare la testimonianza di Antonio Giolitti (nel suo bel libro autobiografico ‘Lettere a Marta’): esemplare per la serenità, che contraddistinse d’altronde il suo distacco dal Pci e il suo successivo rapporto col Pci. E’ di Giolitti, tra l’altro, il ricordo, impressionante nella sua asciuttezza, di Di Vittorio che non trattiene l’emozione per la repressione in Ungheria: «un macigno che singhiozzava». Di Vittorio fu l’unico esponente della Direzione del Pci che si schierò, e schierò la Cgil, contro i giudizi espressi da Togliatti. All’VIII Congresso egli giunse, peraltro, isolato al punto da pronunciare un discorso quasi acritico”” (pag 40-41) [“”Il trauma dell’autunno 1956. Le radici della posizione del Pci’] Ungheria 1956. Trent’anni dopo… l’autocritica.”,”PCIx-448″
“NAPOLITANO Giorgio”,”Europa politica. Il difficile approdo di un lungo percorso.”,”Giorgio Napolitano dal 1999 è Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo. É stato eletto per dieci legislature alla Camera dei Deputati: dal 1996 al 1998 Ministro dell’Interno nel Governo Prodi.”,”EURx-100-FL”
“NAPOLITANO Tommaso”,”La metamorfosi del bolscevismo. Polemice sull’URSS.”,”””Non ti lasciare ingannare dalle cento figure diverse che la trasformeranno ai tuoi occhi: ma tientila stretta, qualsiasi forma abbia assunta, sino a quando essa non avrà ripreso la sua forma primitiva”” (Ovidio, Metamorfosi, Libro XI, v. 253-254) (in apertura)”,”RUSS-269″
“NARDELLI Eugenio”,”I combustibili fossili. Carbone, petrolio, gas naturale.”,”Eugenio NARDELLI, ingegnere, si occupa di programmazione energetica presso l’ Ente nazionale idrocarburi (ENI). “”Il problema della ricostituzione delle riserve impone uno sforzo colossale. Basti pensare che per giungere al 1990 con le stesse capacità produttive di oggi occorrerebbe scoprire nei prossimi anni qualcosa come 200 miliardi di metri cubi di metano (…). I nuovi orizzonti di ricerca, quali i temi profondi in terraferma (oltre i 6.000 m) ed in mare (fino a 1.000 metri di battente d’ acqua) richiedono uno sforzo tecnologico e finanziario eccezionale. Per avere un ordine di grandezza degli impegni finanziari è opportuno ricordare che un pozzo nel Mare del Nord con un battente d’ acqua di 80 metri costa circa 4 miliardi di lire, mentre un pozzo in acque profonde 400-500 metri, supponendo una profondità di perforazione di 4.000 metri, costa più di 5 miliardi””. (pag 56)”,”ECOI-155″
“NARDI Bruno”,”Saggi di filosofia dantesca.”,”Contiene: il capitolo IX: Il concetto dell’ Impero nello svolgimento del pensiero dantesco (pag 215-) (Impero istituito per diretto comando o provvidenza di Dio….) e il capitolo X: Tre pretese fasi del pensiero politico di Dante (pag 276-)”,”FILx-269-FF”
“NARDON Paul”,”Le strutture biologiche animali.”,”Paul Nardon, è nato nel 1937 a Montchanin, in Borgogna. Studia all’Università di Lione, dove ottiene la laurea in Scienze Naturali, quindi il diploma di studi superiori. Nel 1978 consegue il dottorato. A partire da questa data si interessa essenzialmente alla simbiosi e alle sue implicazioni a livello della biologia cellulare, del metabolismo, della biologia delle popolazioni e dell’evoluzione. Già assistente all’Institut National des Sciences Appliquées (INSA) di Villeurbanne. Nominato professore presso questo Istituto nel 1981, vi insegna la biologia cellulare, la riproduzione e la genetica formale degli eucarioti, oltre a tenere un corso sui livelli di organizzazione degli esseri viventi e sulla loro evoluzione. Sal 1985 dirige il Laboratorio di Biologia Applicata e dal 1989 il Dipartimento di Biochimica dell’INSA di Villeurbanne-Lione. Nel 1989 ha organizzato il IV Colloquio Internazionale sull’Endocitobiologia e la Simbiosi e ne ha curato la pubblicazione degli Atti.”,”SCIx-125-FL”
“NARDONE Giorgio”,”Il pensiero di Gramsci.”,”NARDONE Giorgio è un padre gesuita e professore di filosofia morale all’ Aloisianum di Gallarate. “”Questo atteggiamento riformistico-passivo del Croce si radica in un elemento etico. Dovendo enunciare le ragioni della “”relativa popolarità del Croce”” Gramsci rileva in campo stilistico-letterario la mancanza di astruseria, in campo filosofico-metodico l’ “”unità di filosofia e di senso comune”” e infine, come “”elemento etico””, la “”serenità olimpica””; anche durante la guerra egli è “”rimasto imperturbabile nella sua serenità””, in atteggiamento goethiano””. (pag 171)”,”GRAS-052″
“NARDONE Giuseppe”,”Conferenze discorsi e bibliografie.”,”””La concezione materialistica della storia”” e “”la teoria del plus-valore”” sono le due grandi dottrine in cui si affermò l’ingegno di Carlo Marx, quelle che fecero di lui uno de’ più grandi pensatori di tutti i tempi. (…)”” (pag 23)”,”MITS-414″
“NARDONE Giorgio”,”L’umano in Gramsci. Evento politico e comprensione dell’evento politico.”,”Autogoverno operaio (pag 92) “”Del resto la sia pur limitata esperienza dei Consigli di fabbrica ha mostrato che l’autogestione dei produttori è possibile; ciò significa che l’assunzione soggettiva dell’oggettivo è una meta oggi proponibile a larghe collettività. Questa è la sostanza stessa dell’autogoverno dei produttori: la via proposta da Gramsci non è qualitativamente diversa dal punto di arrivo, neppure nei termini usati nel descriverla. Le pagine dei ‘Quaderni’ dedicate al ‘fordismo’ sono sintomatiche a tal riguardo: esse offrono una analisi critica abbastanza circostanziatadella incentivazione capitalistica alla produzione, ma come alternativa positiva altro non si trova se non la assunzione soggettiva dell’oggettivo e la libera autodisciplina, vale a dire i pochi termini fondamentali e ideali della antropologia gramsciana. Talora Gramsci pare addentrarsi in descrizioni più empiriche delle istituzioni che dovrebbero realizzare l’autogoverno operaio: i delegati dei Consigli avranno un mandato imperativo revocabile a ogni istante”” (pag 92) Giorgio Nardone gesuita, nato nel 1931 si è laureato in filosofia e teologia e ha preso la laurea in scienze politiche. Docente di filosofia morale presso l’Aloisianum di Gallarate. Ha pubblicato ‘Il pensiero di Gramsci’, Bari, 1971.”,”GRAS-121″
“NARDOZZI Giangiacomo”,”Tre sistemi creditizi. Banche ed economia in Francia, Germania e Italia.”,”Giangiacomo Nardozzi è ordinario di Istituzioni di economia alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano. É autore, fra l’altro, di I difficili anni Settanta e Tre sistemi creditizi. Insegna Economia Politica nella facoltà di Scienze politiche C. Alfieri di Firenze e nel corso di Discipline Economiche e Sociali della Università L. Bocconi.”,”EURE-070-FL”
“NARDOZZI Giangiacomo”,”Miracolo e declino. L’Italia tra concorrenza e protezione.”,”Giangiacomo Nardozzi è ordinario di Istituzioni di economia alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano. É autore, fra l’altro, di I difficili anni Settanta e Tre sistemi creditizi. Insegna Economia Politica nella facoltà di Scienze politiche C. Alfieri di Firenze e nel corso di Discipline Economiche e Sociali della Università L. Bocconi.”,”ITAE-149-FL”
“NARDUCCI Emanuele”,”Processi ai politici nella Roma antica.”,”NARDUCCI Emanuele (Firenze 1950) è ordinario di letteratura latina presso l’Università di Firenze. Ha pubblicato altri volumi tra cui una ‘Introduzione a Cicerone’ (1992) “”Fondamentale era ritenuta la capacità di regolare timbro e tonalità della voce. L’oratore doveva saperla rendere vibrata, sommessa, o lamentevole, per comunicare, a suo piacere, sommessa, o lamentevole, per continuare, a suo piacere, violenza, mitezza, o pietà. Antonio, per esempio, aveva una voce per natura piuttosto roca, che sapeva mettere pienamente a frutto nelle lagnanze patetiche. Proprio qui c’era molto da imparare dagli attori drammatici. (…) Il compito di significare i moti dell’animo veniva largamente affidato alla mobilità degli occhi, e al giuoco delle sopracciglia. (…) Invece il volto doveva conservare una certa compostezza, senza che l’espressione si alterasse in smorfie grottesche. Era disdicevole assumere i lineamenti tesi e stravolti dell’ira: a significarla bastava uno sguardo acceso, infocato. Nemmeno il gestire, per quanto “”carico””, poteva permettersi compiacimenti istrioneschi. L’oratore era in genere un cittadino di primo piano: non poteva rinunciare alla dignità di atteggiamenti confacente al suo prestigio e alla sua autorevolezza; una dignità già suscettibile di incrinarsi nelle ‘miserationes’ patetiche e lacrimevoli, e che in passaggi del genere egli riusciva a preservare solo mobilitando tutto il proprio talento. La prossimità con l’attore si faceva pericolosa. I teatranti erano personaggi inquietanti, sospetti, socialmente screditati; gente proteiforme e inaffidabile, che rinunciava alla propria identità per cambiare una maschera dopo l’altra. Il gestire teatrale “”imitava”” concetti, emozioni e sentimenti. Illustrava abbondantemente, con le movenze del corpo e delle mani, il testo messo in scena, offrendone una vivace rappresentazione mimica. L’oratore non doveva essere scambiato per giullare: ne andava della sua stessa credibilità. Perciò i suoi movimenti erano intesi a suggerire più che a descrivere. Per riprendere un esempio di Quintiliano: quando Cicerone denunciava la fustigazione di cittadini innocenti da parte di Verre, non dimenava certo i fianchi come se si fosse trovato sotto la frusta. Tramite i suoi gesti, l’oratore dava forma non ai singoli concetti e alle singole parole, ma a un’idea generale. Egli metteva in particolare evidenza il movimento delle mani (….). Queste erano più o meno le idee che su una “”azione oratoria”” riuscita aveva Cicerone, e che saranno riprese largamente da Quintiliano”” (pag 58-59-60)”,”STAx-268″
“NARINSKY Mikhail ROJAHN Jürgen a cura; saggi di Oleg NAUMOV Valentina SHCHECHILINA Kevin McDERMOTT Jürgen ROJAHN Jakov DRABKIN Inessa IAZHBOROVSKAIA Grant ADIBEKOV e Eleonora SHAKHANAZAROVA Solmaz RUSTAMOVATOHIDI Feliks TYCH Michel DREYFUS Brigitte SUDER Silvio PONS Peter HUBER Natalia LEBEDEVA e Mikhail NARINSKY José GOTOVITCH Kirill SHRINIA Aldo AGOSTI Serge WOLIKOW Claude PENNETIER Joao Arsénio NUNES Antonio ELORZA Tatiana A. POKIVAILOVA Kimmo RENTOLA”,”Centre and Periphery. The History of the Comintern in the Light of New Documents.”,”Collaborazione di altri istituti: RAN, Mosca; Fondazione Feltrinelli, Milano; ULB Gruppo di storia e sociologia del Comunismo, Bruxelles.”,”INTT-357″
“NARKIEWICZ Olga A.”,”The making of the Soviet state apparatus.”,”Difficoltà per l’industria anche per via della sua distribuzione geografica (materie prime nei distretti del Sud, Ucraina, Bacino del Donetz, dell’ Est, Urali, del Sud-Est, Transcaucasia e Asia Centrale, mentre i principali distretti manifatturieri erano concentrati attorno a Pietroburgo e a Mosca, facendo lievitare i costi per il trasporto delle materie prime. Un’importante parte delle industrie erano poi situate in Polonia, durante gli anni 1880-1914, e ora non potevano essere più utilizzate, ecc. (pag 31)”,”RUSU-273″
“NASAR Sylvia”,”Il genio dei numeri. Storia di John Nash, matematico e folle.”,”Sylvia Nasar è una giornalista economica del “”New York Times””.”,”SCIx-447″
“NASO Paolo”,”Il verde e l’ arancio. Storia, politica e religione nel conflitto dell’ Irlanda del nord.”,”NASO Paolo è direttore della rivista ‘Confronti’ e redattore della rubrica televisiva ‘Protestantesimo’ (Raidue) per la quale ha realizzato vari servizi sulla situazione nell’ Irlanda del Nord. Ha scritto altre opere pubblicate da Claudiana. pag 15 Tabella 1. Appartenenza religiosa in Irlanda (%), Irlanda de Nord (Ulster), Repubblica d’ Irlanda (Eire). “”Il risultato è che l’ 89% dei residenti nella zona orientale di Belfast è di tradizione protestante, mentre il 91% di chi vive nell’ area occidentale della città è costituito da “”cattolici””. Situazione analoga a Derry dove, sulla sponda occidentale del fiume Foyle, abita una esigua percentuale del 5% di “”protestanti””. Comunità segregate. Mondi a parte, divisi anche nello sport, nella musica, nelle frequentazioni quotidiane. Uno dei pilastri di questa divisione è il sistema scolastico: per quel che riguarda le scuole primarie, a fronte di circa 91.000 istituti protestanti e di 96.000 cattolici, quelli integrati superano di poco i 2.000; la situazione è di poco più equilibrata nelle scuole secondarie. Complessivamente non oltre il 2% della popolazione scolastica dell’ Irlanda del Nord frequenta scuole integrate.”” (pag 79)”,”IRLx-007″
“NASO Eckart von”,”Moltke, uomo e generale.”,”””Con Scharnhorst il genio uscì dalla massa agendo poi sulle masse. Da quel momento rimasero invece sullo sfondo e quasi anonimi i condottieri. Questo dovette sperimentare, molto controvoglia, anche il capo di stato maggiore Gneisenau, allorché la gloria spettò al maresciallo Blücher. Gneisenau, al pari di Scharnhorst soldato e generale ad un tempo, fu il primo stratega dell’annientamento che sia stato creato dal secolo diciannovesimo. Vi riuscì compiendo il miracolo di intervenire decisamente in un’azione con truppe già battute. La deviazione verso nord-ovest da Ligny su Waterloo, da lui decisa sulla propria responsabilità per la malattia del generale, fu non meno geniale che audace. Napoleone stesso non l’aveva preveduta, ed essa gli costò la battaglia, la vittoria ed il trono. Gli costò anche l’ordine prussiano dell’Aquila Nera, che fu trovato dopo la battaglia nei suoi bagagli, proprio nel momento in cui Gneisenau diceva ai suoi soldati: «Tutti i generali hanno affermato sinora che con un esercito vinto non si può ritentare la battaglia: voi avete dimostrato l’inconsistenza di quest’affermazione». Questi era Augusto Neidhardt von Gneisenau, liberatore di Kolberg e annientatore di Napoleone. Egli rimase anonimo anche da maresciallo, perché l’intelligenza dello stratega venne oscurata dalla grandiosa figura dell’ussaro. Comunque, al consigliere di Stato prussiano, governatore di Berlino, fu conferita quell’Aquila Nera che egli stesso aveva preso al suo avversario a Waterloo. Ma ecco che in Prussia alle due stelle del morto Scharnhorst e del vivo Gneisenau venne ad aggiungersi un terzo pianeta. Bisognava usare un forte cannocchiale per distinguerne appena i vaghi contorni. Sembrava il più remoto di tutti e le sue irradiazioni erano interrotte da cerchi di nebbia. Questi era il generale la cui grandezza, prima che giungesse ai posteri, fu nota soltanto alla sua consorte, che ne curava l’eredità: Carlo von Clausewitz, il filosofo della guerra, il più intelligente soldato dell’età sua, allora direttore della Scuola di guerra a Berlino. La nuova schiera dei capi andava allungandosi: Carlo von Grolman e Leopoldo von Boyen furono i satelliti di quel corteo”” (pag 62-63)”,”BIOx-003-FGB”
“NASSI Enrico”,”Pio XII e il comunismo. La sindrome rossa.”,”All’inizio del XX secolo Eugenio PACELLI entrava nella Segreteria di stato vaticana: era un prete raffinato, aveva due lauree e conosceva quattro lingue, oltre al latino e al greco antico. Da allora fino alla morte (1958) la sua azione di uomo di Chiesa si sarebbe rivolta a capire e combattere il grande avversario che vedeva profilarsi ad Oriente, quel “”pericolo rosso”” con cui avrebbe ingaggiato una lotta mortale dai tempi della Germania di Weimar fino alla guerra fredda. Enrico NASSI, giornalista e scrittore, è stato inviato e commentatore politico per ‘Il Giorno’, ‘Il Mondo’, ‘Tempo’. E’ autore tra l’altro di: -La banda Baader-Meinhoff. FABBRI – Pio XII. La politica in ginocchio. CAMUNIA – Alcide De Gasperi. L’ utopia del centro. CAMUNIA-GIUNTI.”,”RELC-061″
“NASSI Enrico”,”La massoneria in Italia.”,”Enrico Nassi è nato a Roma dove lavora come giornalista, direttore di collane e periodici economici, commentatore politico e inviato speciale. (1994)”,”TEMx-095″
“NASSI Enrico”,”La massoneria in Italia.”,”Enrico Nassi è nato a Roma dove lavora come giornalista. Direttore di collane e di periodici economici, commentatore politico e inviato speciale de Il Giorno, Il Tempo e Il Mondo.”,”ITAV-001-FL”
“NASSISI Anna Maria a cura; saggi di Gregory BLUE Gian Mario BRAVO Furio CERUTTI Giancarlo DE-VIVO Mauro DI-LISA Andrea GINZBURG Luciano GRUPPI Alfonso M. IACONO Bruno JOSSA Otto KALLSCHEUER Georges LABICA Giorgio LUNGHINI Stephen A. MARGLIN Mihailo MARKOVIC Anna Maria NASSISI Oskar NEGT Cosimo PERROTTA Massimo PIVETTI Giuseppe PRESTIPINO Francesco SIDOTI Aldo TORTORELLA Francesco VALENTINI Vincenzo VITELLO Predrag VRANICKI”,”Marx e il mondo contemporaneo.”,”Saggi di Gregory BLUE, Gian Mario BRAVO, Furio CERUTTI, Giancarlo DE-VIVO, Mauro DI-LISA, Andrea GINZBURG, Luciano GRUPPI, Alfonso M. IACONO, Bruno JOSSA, Otto KALLSCHEUER, Georges LABICA, Giorgio LUNGHINI, Stephen A. MARGLIN, Mihailo MARKOVIC, Anna Maria NASSISI, Oskar NEGT, Cosimo PERROTTA, Massimo PIVETTI, Giuseppe PRESTIPINO, Francesco SIDOTI, Aldo TORTORELLA, Francesco VALENTINI, Vincenzo VITELLO, Predrag VRANICKI.”,”MADS-141″
“NATAF André a cura, collaborazione di Gérard ADAM René FURTH André MONJARDET Gilbert MURY André NATAF”,”Dictionnaire du mouvement ouvrier.”,”Spazio più del dovuto alle associazioni e alle personalità del mondo cattolico. “”Rimasti fedeli alla Chiesa, Lacordaire e Ozanam lanciano quando scoppia la rivoluzione del 1848 l’ ‘Ere nouvelle’ primo giornale “”democratico cristiano””. Repubblicano, il giornale parla di “”economia cristiana””, di socialismo cristiano e preconizza un programma “”rivoluzionario”” che non rinnega né Blanqui né Louis Blanc: legislazione protettiva dell’ infanzia, della malattia, della vecchiaia, comitati misti con giurì d’ arbitraggio, accetazione del diritto del lavoro… Tentativo senza domani che non sopravviverà alla 2° Repubblica e con una audience limitata (il giornale non supererà i 6000 abbonati), si obietterà. Di fatto, dal 1840, il giornale operaio L’ Atelier fondato dal sansimoniano convertito Buchez è venuto a testimoniare la vivacità della corrente ed il suo radicamento popolare. (…) Il 25 febbraio 1848, Garnier Pages nominato sindaco di Parigi, scelse il tipografo Corbon, un ex dell’ Atelier come primo segretario e Buchez come sindaco aggiunto. Ma le idee dell’ Atelier – una delle principali associazioni operaie di produzione indipendenti dallo Stato – lo condurranno ad allinearsi al fianco dei repubblicani moderati piuttosto che a quello dei partigiani di una “”repubblica democratica e sociale”” (…)””. (pag 40-41)”,”MEOx-066″
“NATAF Andre”,”La revolution anarchiste.”,”””Il y a des défaites qui sont des victoires; et des victoires, plus honteuses que des défaites””. Karl Liebknecht “”Ci sono delle disfatte che sono delle vittorie; e delle vittorie più disonorevoli delle disfatte””. (pag 2) “”Les hautes vagues de la mer ont soulevé ma barque, et j’ai pu voir le soleil levant à l’ instant même où il sortait des flots.”” Plotin (pag 126) “”Sia quel che sia, la Comune finirà per diventare un mito. Parigi 1871 cirstallizzerà l’ emozione rivoluzionaria. Le sue realizzazioni serviranno da modello. A partire da essa, Marx elabora, in ogni caso, la sua nozione di “”dittatura del proletariato”” – nozione che farà fortuna.”” (pag 127)”,”ANAx-229″
“NATAF André a cura; saggi di ADAM Gérard FURTH René MONJARDET André MURY Gilbert NATAF André”,”Dictionnaire du mouvement ouvrier.”,”Il cartismo. Opinione di E. Dolleans. “”Il cartismo aveva avuto come dirigenti dei capi di temperamento diverso, ineguali per valore e per carattere. Grazie ad alcuni militanti operai, venne coordinato lo slancio anonimo di un numero innumerevole. Un teorico del valore di Bronterre, oltre dieci anni prima di Karl Marx, seppe fabbricare un apparato di formule, che il grande sistematizzatore utilizzò per costruire l’ armatura della sua dottrina. Ma soprattutto gettò luce sulla condizione delle classi laboriose, sulla loro miseria, alle grida strappate alle sofferenza e che diventeranno e resteranno un grido di riferimento. Per questo, il cartismo, rimane un’ esperienza decisiva del movimento operaio””. (Histoire du mouvement ouvrier). (pag 191)”,”MOIx-026″
“NATALE Anna Lucia”,”Gli anni della radio (1924-1954). Contributo ad una storia sociale dei media in Italia.”,”NATALE Anna L. è ricercatrice presso la Facoltà di Scienze economiche e sociali dell’Università del Molise. E’ autrice di saggi di sociologia dei media.”,”EDIx-085″
“NATALE Marcello STROZZA Salvatore”,”Gli immigrati stranieri in Italia. Quanti sono, chi sono, come vivono?”,”Marcello NATALE dal 1982 professore ordinario di Demografia (La Sapienza di Roma), per diversi anni dirigente del Servizio Studi presso l’Istituto Nazionale di Statistica. Salvatore STROZZA, dottore di ricerca in demografia (Univ. La Sapienza di Roma).”,”STAT-205″
“NATALE Simone”,”Macchine ingannevoli. Comunicazione, tecnologia, intelligenza artificiale.”,”Simone Natale insegna Storia e teoria dei media all’Università degli Studi di Torino. Prima di tornare in Italia nel 2020 è stato ricercatore e docente in atenei internazionali come la Columbia University a New York, la Loughborough Uvniersità (UK) e la Humboldt di Berlino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Supernatural Entertainments’.”,”SCIx-559″
“NATALI Giovanni, a cura; RANGONE Francesco”,”La rivoluzione del 1831 nella cronaca di Francesco Rangone. II Serie: Fonti. Vol. V.”,” ‘Nel 1831, i bolognesi insorsero contro il governo pontificio. In un clima carico di tensioni, il prolegato, anziché fare intervenire le milizie papali a sedare la sommossa, autorizzò la costituzione di una Commissione di governo provvisoria formata dai conti Carlo Pepoli, Alessandro Agucchi, Cesare Bianchetti, dal professor Francesco Orioli, dagli avvocati Antonio Zanolini e Antonio Silvani e presieduta dal marchese Francesco Bevilacqua. Il primo atto del nuovo organo di governo fu quello di istituire una Guardia Nazionale, seguito poi dalla formalizzazione del Governo Provvisorio della città e della provincia di Bologna’. (f. cop-bing) Papa Gregorio XVI, il cui nome di nascita era Bartolomeo Alberto Cappellari, è stato il 254º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 2 febbraio 1831 alla morte, avvenuta il 1º giugno 1846 1. Durante il suo pontificato, Gregorio XVI si oppose alle idee liberali e progressiste del tempo, sostenendo la restaurazione dell’ordine tradizionale e la difesa dei diritti della Chiesa 1. Inoltre, egli fu un grande sostenitore dell’arte e dell’architettura, e promosse la costruzione di numerose chiese e monumenti a Roma 1. (idem)”,”RISG-003-FSL”
“NATALI Giovanni, a cura”,”Lo Stato pontificio e l’intervento austro-francese del 1832 nella cronaca di Francesco Rangone. II Serie: Fonti. Vol. XV.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-014-FSL”
“NATALIZI Marco”,”Il caso Cernysevskij.”,”Marco NATALIZI è assegnista presso il Dipartimento di Studi storico-sociali e filosofici dell’ università di Siena dove insegna storia dell’ Europa orientale. Ha curato tra l’altro l’ edizione italiana del volume di N.G. CERNYSEVSKIJ, Scritti politico-filosofici (Pacini Fazi Lucca 2001). “”Di contro, Cernysevskij sottolineava come il valore principale dell’ opera di Puskin, pur legata al passato, risiedesse nell’ aver preparato il terreno per l’ avvento dell’ epoca della grande arte realistica di Gogol’. Il grande poeta russo per Cernysevskij era stato il primo a rappresentare, e in modo superbo, la società russa contemporanea. Il suo successo non aveva avuto confronti nella letteratura russa ed enorme era stata la sua influenza nello sviluppo della letteratura e sulle concezioni del pubblico (…)””. (pag 49) “”Proseguì questo discorso nella biografia di Lessing che iniziò a pubblicare a puntate nel “”Sovremennik””. Vi riprendeva ancora una volta, precisandola, la sua concezione della letteratura come strumento di diffusione dei Lumi. Riconosceva, infatti, come quasi sempre nello sviluppo della vita dei popoli le influenze letterarie fossero state poste in secondo piano dai rapporti politici, giuridici ed economici. Tuttavia, in assenza di altri strumenti diretti d’attività storica, indicava proprio nella letteratura il motore fondamentale dello sviluppo storico di una nazione arretrata.”” (pag 49) “”Cernysevskij era sicuramente disposto a condividere alcune posizioni dello slavofilismo: la sua critica al capitalismo occidentale e la denuncia delle sofferenze portate dalla proletarizzazione delle campagne. Ma da avvicinarlo agli slavofili era soprattutto la loro richiesta di conservare e rafforzare la comune agraria (…). Le simpatie di Cernysevskij per il movimento slavofilo, tuttavia, finivano qui.”” (pag 55) Cernysevskij (1828-1889) critico e scrittore russo. Ha pubblicato ‘I rapporti estetici tra arte e realtà’ in cui combttendo l’ estetica idealista affermava l’ inferiorità dell’ arte nei confronti della realtà da essa rappresentata. Ha poi pubblicato ‘Studi sul tempo di Gogol’ in cui ha gettato le basi di una critica letteraria di tendenza civile basata sul rifiuto delle tradizioni e sulla fede nella missione rinnovatrice della nuova intellighenzia plebea. Diventato capo dei primi nuclei socialrivoluzionari venne arrestato nel 1862 e in prigione scrisse i romanzi ‘Che fare?’ (1863) che inaugurò il genere di romanzi radicali d’ agitazione a sfondo utopistico. Deportato in Siberia nel 1864, poi confinato a Saratov, suo luogo di nascita, vi rimase fino alla morte. (Garzantine)”,”RUSx-121″
“NATALIZI Marco”,”Il caso Cernysevskij.”,”Nikolaj Gavrilovic Cernysevskij, scrittore russo arrestato come rivoluzionario, condannato alla cosiddetta ‘esecuzione civile’ e identificato pubblicamente come criminale di stato? Perchè tanto accanimento contro di lui? Fu davvero responsabile dell’ondata rivoluzionaria che segnò i primi anni sessanta dell’Ottovento? Simbolo e vessillo, eroe ed esempio da seguire per le generazioni a venire, Cernysevskij incarna una figura che non ha mai cessato di inquietare le coscienze russe; una figura che si rivela sempre più attuale a misura che gli studiosi, abbandonate le catene del dogmatismo sovietico, riprendono contatto con la sorgente viva del pensiero socialista. Raccontando l’odissea umana e politica dell’uomo che Marx avrebbe definito nel Capitale ‘grande dotto e critico russo’, Natalizi ricostruisce le vicende di un personaggio chiave della storia russa. Marco Natalizi è assegnista presso il Dipartimento di Studi storico-sociali e filosofici dell’Università di Siena, dove insegna Storia dell’Europa orientale. Autore di diversi studi sulla storia russa moderna e contemporanea, ha curato l’edizione italiana del volume di Cernysevskij, Scritti politico-filosofici (Maria Pacini Fazzi, Lucca 2001). Per Bruno Mondadori ha pubblicato il volume All’ombra della legge, L’amministrazione delle comunità urbane in Russia nella metà del XVIII secolo.”,”RUSx-047-FL”
“NATALIZI Marco”,”«Studiate la storia». N.G. Cernysevskij vs Herzen: il discorso sull’Asia.”,”La critica di Cernysevskij all’idea sostenuta da Herzen che i popoli occidentali di ceppo latino e germanico avessero esaurito la loro forza e che il compito di adempiere a quella che prima era stata la loro funzione civilizzatrice spettasse al popolo russo in virtù della freschezza e dell’energia che scaturivano dalla sua matrice barbara e asiatica (ideologia slavofila).”,”RUSx-003-FGB”
“NATILI Daniele”,”Uomini e polvere. Lavoro e produzione alla Carburo di calcio di Terni, 1896-1922.”,”Daniele Natili ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi della Tuscia. Si occupa di espansionismo coloniale, di migrazioni tra Italia e Africa e di relazioni industriali. Tra i suoi saggi: ‘Un programma coloniale. La Società Geografica Italiana e le origini dell’espansione in Etiopia (1867-1884), Roma, Gangemi, 2008, e ‘Una parabola migratoria. Fisionomie e percorsi delle collettività italiane in Africa’, Viterbo, Sette Città, 2009. In passato ha vinto, con la tesi di laurea, la borsa di studio Aldo Nori-Maria Passa della Fondazione Istituto Gramsci, e con la tesi di dottorato, il premio Spadolini Nuova Antologia. “”Per quanto riguarda la mortalità, i medici ritenevano che «visto l’esiguo numero di decessi non si possono trarre conclusioni sicure sulla predominanza di alcune cause di morte da mettersi in connessione con il lavoro», nonostante la maggior parte degli operai morì a causa di patologia indubbiamente di origine professionale. Dal 1901 al 1906 morirono 27 operai: uno di cancro allo stomaco, uno per bronco alveolite, sette per tubercolosi polmonare, cinque per polmonite, uno per setticemia, uno per colica intestinale, otto per problemi cardiaci, due di tifo e uno per uremia. In sostanza. Le due relazioni non contenevano alcun riferimento alla pericolosità oggettiva dei macchinari e degli attrezzi utilizzati dalle maestranze. Si affermava che nella maggior parte dei casi gli operai del carburo erano interessati da disturbi di lieve entità destinati a guarire facilmente, e nei casi di patologie più gravi era sempre negata la loro origine professionale. Non mancava, inoltre, nelle conclusioni, la tesi per cui gli effetti nocivi delle lavorazioni e gli infortuni potessero essere evitati dagli stessi operai adottando una serie di misure protettive e igieniche, e che la noncuranza dei lavoratori nell’adottare tali accorgimenti fosse all’origine dell’infortunio o della malattia professionale, in linea con quanto contenuto nei manuali di igiene del lavoro dell’epoca. Secondo gli analisti, la politica accorta praticata dalla Società, la quale aveva fornito tutte le protezioni necessarie alle maestranze, si scontrava con il rifiuto da parte di quest’ultime di utilizzarle (…). Ammesso che un certo numero di operai non indossasse le protezioni e non rispettasse certi precetti igienici, il che è plausibile, che le lavorazioni avessero conseguenze nocive sulla salute dei lavoratori solo perché questi si rifiutassero di seguire determinate norme di sicurezza e di pulizia, oltre a rappresentare il classico tentativo di attribuire al lavoratore la colpa del proprio infortunio o malattia, sollevando l’azienda da ogni responsabilità, e negando ogni legame tra le lavorazioni e i danni alla salute di cui erano soggetti gli operai, non è credibile”” (pag 187-188)”,”CONx-249″
“NATILI Daniele”,”Un programma coloniale. La ‘Società Geografica Italiana’ e le origini dell’espansione in Etiopia (1867-1884).”,”Daniele Natili ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi della Tuscia. Si occupa di espansionismo coloniale, di migrazioni tra Italia e Africa e di relazioni industriali. Tra i suoi saggi: ‘Un programma coloniale. La Società Geografica Italiana e le origini dell’espansione in Etiopia (1867-1884), Roma, Gangemi, 2008, e ‘Una parabola migratoria. Fisionomie e percorsi delle collettività italiane in Africa’, Viterbo, Sette Città, 2009. In passato ha vinto, con la tesi di laurea, la borsa di studio Aldo Nori-Maria Passa della Fondazione Istituto Gramsci, e con la tesi di dottorato, il premio Spadolini Nuova Antologia. ‘Proprio sulla mancanza di competitività nei commerci interveniva due anni dopo Luigi Torelli, ex-ministro di Agricoltura, Industria e Commercio e delegato italiano per la ‘Compagnia del Canale’. Questi, riflettendo sull’atteggiamento dell’«opinione pubblica» italiana in merito alla realizzazione del taglio dell’istmo, affermava a chiare lettere che la posizione geografica della penisola e la riduzione del percorso per l’Oriente, da soli, non avrebbero garantito alcun beneficio economico. L’apertura della nuova rotta sarebbe risultata vantaggiosa solo per quelle nazioni «1° Che avranno più merci da recare in Oriente, in contraccambio di quelle che trasporteranno in Europa; 2° Che avranno più capitali per dominare sui mercati; 3° Che avranno più pratica di quei mari; 4° Che avranno più relazioni già stabilite con quei grandi centri» (14). Segnalava come l’Inghilterra e la Francia da tempo si stavano preparando a cogliere gli eventuali benefici derivanti dall’apertura del canale: la prima aumentando i viaggi da Suez alle Indie, la seconda investendo risorse nella creazione di scuole per l’insegnamento della lingua araba, negli studi idrografici e nell’ampliamento della marina a vapore. In Italia, invece, sosteneva Torelli, il dibattito su Suez non stava producendo risultati concreti, anzi, proprio la mancanza di iniziative e di spirito di associazione da parte degli ambienti privati del commercio e della finanza, e l’inattività della stessa classe politica, costituivano i principali ostacoli allo sviluppo commerciale del paese» (15). In linea con quelle di Torelli erano le riflessioni di Cesare Correnti. Questi espresse la necessità che l’Italia si inserisse nella fase espansionistica europea, in uno scritto pubblicato nel 1869 sul ‘Bollettino della Società Geografica Italiana’ (17). L’ormai imminente apertura della nuova rotta per l’Oriente avrebbe impegnato il paese a fare «Un altro esperimento delle sue forze (…)». Il taglio dell’istmo avrebbe provocato una «rivoluzione cosmica» rendendo più vicine l’Europa, l’India e la Cina. Il Mediterraneo sarebbe così ridiventato «per la geografia civile quello che [era] sempre stato per la geografia fisica» ovvero «il centro della terra abitabile» (18), e l’Europa avrebbe assunto nel mondo una posizione predominante, come del resto, secondo Correnti, stava già accadendo (…). In Correnti riecheggiava con forza quell’idea del Mediterraneo come luogo sì geografico, ma soprattutto politico, nel quale si sarebbero dovute realizzare le aspirazioni di grandezza e di potenza dell’Italia post-unitaria (20). La rappresentazione del Mediterraneo come ‘Mare Nostrum’ non gli impediva però di osservare i limiti che caratterizzavano la realtà del paese (…). Alcuni anni prima, nel 1865, anche il capo della Divisione Consolati del ministero degli Esteri, Cristoforo Negri, aveva iniziato a riflettere sugli eventuali benefici che il taglio di Suez avrebbe comportato. (…) Per inserirsi nella rete del commercio internazionale che sarebbe passata attraverso il Mar Rosso occorreva però attrezzarsi, e da questo punto di vista il modello di lungimiranza e di intraprendenza politica ed economica che l’Italia avrebbe dovuto seguire era rappresentato dall’Inghilterra. (…) Anche secondo Negri, quindi, l’Italia era in ritardo, e non solo rispetto all’Inghilterra e alla Francia, ma anche a confronto con nazioni minori, alcune delle quali avevano già avviato relazioni diplomatiche e commerciali con regioni dell’Estremo Oriente. Il nuovo regno fino ad allora non aveva partecipato che per «una millesima quota al traffico indo-chinese»’ (pag 16-20) [dal Capitolo primo. Lo Stato della questione coloniale tra gli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento] [(14) Luigi Torelli, ‘Il canale di Suez e l’Italia’, Milano, 1867, p. 56; (15) Ivi, pp. 58-59); (17) Cesare Correnti, ‘Sull’Istmo di Suez e sul Commercio Orientale’, in ‘Bollettino della Società Geografica Italiana, BSGI, a. II, 1869, fasc. III, pp. 489-498; (20) Sul peso che il mito del Mediterraneo ha avuto nella politica estera italiana tra Ottocento e Novecento vd. ‘Mare Nostrum. Percezione ottomana e mito del Mediterraneo in Italia all’alba del ‘900, a.c. di Stefano Trinchese, Milano, Guerini, 2005, e Vittorio Ianari, ‘Lo stivale del mare. Italia, Mediterraneo, Islam: alle origini di una politica’, Milano, Guerini, 2006]”,”ITQM-225″
“NATILI Daniele”,”Un programma coloniale. La Società Geografica Italiana e le origini dell’espansione in Etiopia (1867-1884). Serie II, Memorie Vol. LVI.”,”Daniele Natili (Roma, 1977) ha conseguito il dottorato di ricerca in Società Istituzioni e Sistemi politici europei XIX XX secolo presso l’Università della Tuscia.”,”RISG-144-FSL”
“NATION Craig R.”,”War on War. Lenin, the Zimmerwald Left, and the Origins of Communist Internationalism.”,”R. Craig Nation is a visting professor at the Johns Hopkins University School of Advanced International Studies, Bologna Center. “”War on War is the most comprehensive study to date on the great socialist struggle against war that began at the Zimmerwald Conference in 1915″”. Preface, Acknowledgments, List of Abbreviations, Notes, Bibliography, Index, About the Author,”,”LENS-044-FL”
“NATOLI Claudio”,”La Terza Internazionale e il fascismo 1919-1923.”,”Claudio NATOLI (1949) è ricercatore presso l’Istituto di storia moderna della facoltà di lettere dell’Univ di Roma. Collabora a riviste ‘Storia contemporanea’ e ‘Italia contemporanea’.”,”INTT-022″
“NATOLI Aldo”,”Antigone e il prigioniero. Tania Schucht lotta per la vita di Gramsci.”,”Aldo NATOLI (Messina, 1913), laureato in medicina, nell’antifascismo attivo dal 1936, nel Pcd’I dal 1938, in carcere dal dicembre 1939, è condannato a cinque anni dal Tribunale speciale. Partecipa alla Resistenza e, dopo la Liberazione, si impegna nella sinistra italiana. Deputato in Parlamento e membro del CC del PCI fino al XII Congresso, nel 1969 è tra i fondatori del ‘Manifesto’. Studioso del movimento socialista nazionale e internazionale, ha scritto per Vallecchi nel 1979 ‘Sulle origini dello stalinismo’, per gli Editori Riuniti ha curato, con Enrica COLLOTTI PISCHEL ed Emilia GIANCOTTI, ‘Mao Zedong, dalla politica alla storia’, (1988).”,”GRAS-023″
“NATOLI Claudio”,”Fascismo democrazia socialismo. Comunisti e socialisti tra le due guerre.”,”Claudio NATOLI è docente di storia contemporanea all’ Università di Cagliari. Ha pubblicato saggi su Gramsci, sulle Internazionali, sui partiti operai e sull’ antifascismo tra le due guerre.”,”PCIx-055″
“NATOLI Aldo”,”Sulle origini dello stalinismo. Saggio popolare.”,”Aldo NATOLI è nato nel 1913. Antifascista e del PCI dal 1936 fu condannato a cinque anni di carcere dal tribunale speciale fascista. Ha partecipato alla resistenza ed è stato membro del CC del PCI fino al 1969 quando insieme ad altri del ‘Manifesto’ venne escluso dal PCI. Saggista, è studioso del socialismo reale ed è redattore della ‘Rivista di storia contemporanea’. L’attacco di Lenin contro il burocratismo era, in sostanza, un attacco contro Stalin. (pag 47)”,”RUSU-142″
“NATOLI Claudio TRINCIA Francesco Saverio a cura; saggi di Eduard GOLDSTÜCKER Claus OFFE Danilo ZOLO Remo BODEI Oskar NEGT Steven LUKES Stefano PETRUCCIANI Francesco Saverio TRINCIA Giuseppe VACCA Mario TELO’ Peter GLOTZ Dieter LANGEWIESCHE Joaquin ABELLAN Marek WALDENBERG Gyorgy DALOS Ignacio SOTELO”,”Marxismo e liberalismo. Una riflessione critica di fine secolo.”,”Volume pubblicato con il contributo del Goethe Institut e del gruppo di ricerca ‘Democrazia, socialismo, nuovo ordine internazionale: l’esperienza delle sinistre, 1930-1956′ diretto dal Prof. Giuliano Procacci. Saggi di Eduard GOLDSTÜCKER Claus OFFE Danilo ZOLO Remo BODEI Oskar NEGT Steven LUKES Stefano PETRUCCIANI Francesco Saverio TRINCIA Giuseppe VACCA Mario TELO’ Peter GLOTZ Dieter LANGEWIESCHE Joaquin ABELLAN Marek WALDENBERG Gyorgy DALOS Ignacio SOTELO”,”TEOC-484″
“NATOLI Claudio”,”Alcune considerazioni in tema di marxismo e “”crollo”” del capitalismo.”,”””E ciò nel quadro di un indirizzo metodologico [Marx] tendente a stabilire un intreccio costante tra i “”fattori economico-materiali oggettivi”” e i “”fattori storico-sociali”” soggettivi (6), del resto in armonia con quella visione unitaria e complessiva della storia, capace di collegare insieme tutte le molteplici manifestazioni della vita sociale, che è alla base dell’intera opera di Marx. E’ in tale contesto generale che Colletti affronta la questione se esista o meno in Marx una teoria del “”crollo”” del capitalismo. La sua tesi – in ciò concordante con quella di Napoleoni () – è che in Marx è rintracciabile un embrione di teoria del “”crollo”” nella legge della caduta tendenziale del saggio di profitto: ma che, d’altra parte, tale processo non si configurerebbe come una semplice “”tendenza oggettiva””, ed acquisterebbe una sua valenza solo come premessa reale della “”lotta di classe, dello scontro a livello soggettivo””, il cui esito “”non può essere prefigurato in anticipo”” (7). Si tratta di una tematica assai complessa, che è stata oggetto di vive discussioni tra gli stessi studiosi marxisti contemporanei (8). In questa sede basterà sottolineare che chiedersi se e in quale misura vi fu in Marx una teoria del “”crollo””, significa inevitabilmente sollevare una questione più generale, e cioè il rapporto tra il pensiero di Marx e la successiva elaborazione della Seconda Internazionale. E’ nota infatti la rilevanza che la teoria del “”crollo”” assunse all’interno del pensiero marxista nell’epoca della Seconda Internazionale come termine di confronto obbligato nella controversia sul revisionismo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900: la quale, se per un verso si concluse con la condanna formale delle tesi sostenute da Bernstein, rappresentò per l’altro la consacrazione ufficiale di una sorta di “”dogmatica sclerotizzazione”” del marxismo, insieme deterministica ed evoluzionistica, sulla base dell’interpretazione “”ortodossa”” di Kautsky (9). E’ nel marxismo di Kautsky infatti che si codifica – in contrasto con le stesse basi del “”metodo”” di Marx (10) – la fondamentale preminenza nello sviluppo storico dell'””inevitabilità”” delle leggi economiche, con l'””assolutizzazione del ruolo delle forze produttive nello sviluppo sociale, l’accento posto più sui problemi oggettivi che sulle contraddizioni che si aprono e di fronte alle quali diviene decisivo l’intervento dell’elemento soggettivo”” (11). (…) In questo contesto generale, è sintomatico che la controversia sul revisionismo ed il ‘Bernstein-Debatte’ si polarizzassero intorno alla questione del “”crollo”” del capitalismo, e che momento centrale della discussione fosse la questione della possibilità o meno della fine del capitalismo per ‘ragioni economiche’. E fu principalmente su questo punto che si scontrarono da un lato le posizioni di Bernstein e dei revisionisti, che sostenevano la piena realizzabilità di un’evoluzione “”pacifica”” del capitalismo, sulla base della crescita ininterrotta delle forze produttive e della progressiva sparizione delle crisi periodiche, in un clima generale di crescente miglioramento del tenore di vita delle masse lavoratrici, e di una graduale estensione della democrazia politica e delle riforme sociali; e dall’altro, le tesi contrapposte degli “”ortodossi””, incentrate sull’impossibilità per il capitalismo di espandere illimitatamente le forze produttive, sull’inevitabilità di crisi economiche sempre pià estese ed acute, sul progressivo peggioramento del tenore di vita della classe operaia, e sull’inizio di una nuova era caratterizzata da una generale acutizzazione dello scontro di classe e da conflitti sempre più rovinosi. E’ tuttavia interessante notare – se si astrae dalle posizioni espresse da Lenin nella polemica contro i populisti sulle prospettive di sviluppo del capitalismo in Russia (14) – la presenza di un singolare elemento di convergenza nelle tesi, pur così diverse, dei revisionisti e degli “”ortodossi””, da ricercare nella centralità attribuita da entrambi alla questione del realizzo, in riferimento ai temi del sottoconsumo e della capacità di espansione (o della insufficienza) dei mercati. E ciò secondo un indirizzo assai riduttivo rispetto all’analisi marxiana, incentrata sull’individuazione del carattere antagonistico del mondo di produzione capitalistico direttamente nella sfera dell’estrazione del plusvalore piuttosto che in quella della circolazione delle merci…”” (pag 546-548) [Claudio Natoli, Alcune considerazioni in tema di marxismo e “”crollo”” del capitalismo, (in) ‘Storia contemporanea, n° 3 giugno 1980] [(6) L. Colletti, Il marxismo e il “”crollo”” del capitalismo, cit., p. XXXIV; (7) Ibidem, p. XLI; (8) Cfr. ad es. M. Dobb, Economia politica e capitalismo, Torino, 1950, P.M. Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico, Torino, 1970; (9) Cfr. E. Matthias, Kautsky e il kautskismo, Bari, 1971; (10) Ha scritto giustamente Korsch, che nella sua fase originaria la concezione della rivoluzione sociale in Marx è “”intesa e applicata come totalità vivente. In questa fase, una suddivisione in singole discipline degli elementi economici, politici e spirituali di questa totalità vivente, per quanto sul piano storico tutte le particolarità concrete di ogni elemento vengano comprese, analizzate e criticate, non è neppure presa in considerazione. Naturalmente, non solo l’economia, la politica e l’ideologia, ma anche il divenire storico e l’azione sociale cosciente fanno parte di questa unità vivente di “”prassi rivoluzionaria””. (…)””, cfr K. Korsch, Marxismo e filosofia, Milano, 1970, pp. 55-56. Nella stessa direzione; si veda anche la critica di G. Lukacs, ‘Storia e coscienza di classe, Milano, 1967, pp. 12-106; (11) A. Panaccione, L’analisi del capitalismo in Kautsky, in ‘Storia del marxismo contemporaneo’, Annali Feltrinelli, 1973, Milano, 1974, p. 7. Nella stessa direzione si muoveva in Russia la “”restaurazione”” del marxismo ortodosso da parte di Plechanov contro le deviazioni “”soggettivistiche”” dei populisti, sulla base della rivendicazione della preminenza nello sviluppo storico dei processi oggettivi che “”si producono sotto l’influenza di una certa larvata necessità, agente ciecamente come gli elementi della natura, ma conformemente a leggi inesorabili””, cfr. G.V. Plechanov, La funzione della personalità nella storia, Roma, 1973, p. 57. Si veda anche G.V. Plechanov, La concezione materialistica della storia, Milano, 1972; (12) Cfr. L. Colletti, Bernstein e il marxismo della Seconda Internazionale, in L. Colletti, Ideologia e società, Bari, 1970, pp. 61-147; (…) (14) Ha scritto giustamente Cerroni che “”si dà il caso che proprio negli anni ’90 … in un contesto problematico molto peculiare, il giovane Lenin abbia svolto argomentazioni che si muovono su una linea alternativa nei confronti sia di Bernstein che di Rosa Luxemburg e che sostanzialmente rilevano la novità di un capitalismo che stimola i bisogni e i consumi senza affatto concludere che la crisi del capitalismo è ormai impossibile. Al contrario Lenin accentua la possibilità di una crisi del capitalismo sottolineando non il tema del sottoconsumo ma quello dell’anarchismo della produzione e dello scompenso fra esigenze delle forze produttive e sistema dei rapporti di produzione””, Cfr. U. Cerroni, ‘Capitalismo, imperialismo e crescita del sistema’, in “”Quaderni storici””, n. 20, 1972, pp. 490-91] ANCORA DA INSERIRE [() Lucio Colletti, Claudio Napoleoni a cura, Il futuro del capitalismo. Crollo o sviluppo? Laterza, Bari, 1970 introduzioni dei curatori, ndr]”,”TEOC-661″
“NATOLI Ugo”,”Economia e diritto. I Lezione. La situazione attuale del diritto del lavoro in Italia.”,”Saggio in ECOT-237 Commissioni interne: ‘Istituite con l’accordo collettivo Buozzi-Mazzini del 2 settembre 1943, esse trovano ora la loro disciplina nel recente accordo collettivo (per il settore industriale) 8 maggio 1953. Esse hanno funzioni di carattere tipicamente sindacale, cioè di tutela dell’interesse collettivo delle maestranze, ed esplicano la loro attività all’interno dell’azienda. Ciò non toglie che esse non siano associazioni sindacali, né comunque dipendenti da associazioni sindacali, ma semplici organi di rappresentanza delle maestranze, dalle quali vengono investite delle loro funzioni mediante elezioni, cui partecipano tutti i lavoratori anche se non iscritti ad alcuna associazione sindacale””‘ (pag 8)”,”ECOT-237-C-2″
“NATOLI Ugo”,”Economia e diritto. II Lezione. La situazione attuale del diritto del lavoro in Italia. I limiti costituzionali dell’autonomia privata.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-D-2″
“NATOLI Aldo PONS Silvio a cura, saggi di AGOSTI Aldo BENVENUTI Francesco BETTANIN Fabio BORDJUGOV Gennadij DANIELS Robert V. DANILOV Viktor DAVIES Robert W. FIRSOV Fridrich GEFTER Michail GORDON Leonid GUERRA Adriano HÀJEK Milos HASLAM Jonathan HOBSBAWM Eric KEMP-WELCH Anthony KERSTEN Krystyna KLOPOV Eduard KOZLOV Vladimir MEISNER Maurice NATOLI Claudio REIMAN Michael SCHMIEDERER Ursula SERVICE Robert SZAMUELY Laszlo TAGLIAGAMBE Silvano”,”L’età dello stalinismo.”,”Il volume nasce dal convegno organizzato dall’Istituto Gramsci di Roma e dall’Istituto di filosofia dell’Università di Urbino cui hanno partecipato studiosi occidentali e studioso sovietici; ciò ha costituito una novità nel panorama della critica storica esistente ed ha permesso di mettere a fuoco e verificare sia il livello del dibattito politico internazionale sia il modo in cui le problematiche più scottanti sono recepite ed elaborate nel clima culturale sovietico instaurato dalla perestrojka.”,”RUSS-007-FL”
“NATOLI Claudio”,”L’antifascismo italiano negli anni Trenta: un bilancio storiografico ed una proposta interpretativa.”,”L’antifascismo italiano negli anni trenta: un bilancio storiografico ed una proposta interpretativa Autore: Natoli, Claudio Periodico: Dimensioni e problemi della ricerca storica Anno: 1990 – Fascicolo: 1 – Pagina inizio: 63 – Pagina fine: 97 Posseduto Biblioteche ESSPER Articoli di Natoli: Articoli pubblicati da: Natoli, Claudio (bibliografia tratta da ‘Associazione ESSPER periodici italiani di economia, scienze sociali e storia’ (http://www.biblio.liuc.it/scripts/essper/ricerca.asp?tipo=autori&codice=2011531) Risultato della ricerca: (36 titoli ) – Alcune considerazioni in tema i marxismo e crollo del capitalismo. Storia contemporanea – 1980 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF – Analisi del fascismo e lotta contro la guerra i Georgi Dimitrov: 1923-1939 (parte seconda). Storia contemporanea – 1985 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF – Analisi del fascismo e lotta contro la guerra in Georgi Dimitrov: 1923-1939 (parte prima). Storia contemporanea – 1985 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF – L’antifascismo e la Resistenza nella storia dell’Italia unita Dimensioni e problemi della ricerca storica – 1995 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF L’antifascismo italiano negli anni trenta: un bilancio storiografico ed una proposta interpretativa Dimensioni e problemi della ricerca storica – 1990 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Le campagne per la liberazione di gramsci, il Pcd’I e l’Internazionale (1934) Studi storici – 1999 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Continuità e fratture nella storia dei comunisti italiani tra le due guerre Studi storici – 1992 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Un convegno a Berlino est alla vigilia del crollo del muro Dimensioni e problemi della ricerca storica – 1990 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Crisi organica e rinnovamento del socialismo: il laboratorio degli scritti giovanili di Gramsci Studi storici – 2009 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Emilio Lussu dal sardismo al socialismo federalista Italia contemporanea – 2009 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Fascismo e crisi del capitalismo nell’analisi dell’Internazionale comunista 1921-1939 Italia contemporanea – 1980 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF La formazione della cultura politica dell’antifascismo italiano [Relazione tenuta al convegno internazionale ‘L’antifascismo nella costruzione dell’identità europea’] Storia e memoria – 2002 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Francesco Misiano e il Soccorso operaio internazionale Studi storici – 1996 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Gramsci in carcere: le campagne per la liberazione, il partito, l’Internazionale (1932-1933) Studi storici – 1995 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Guerra civile o controrivoluzione preventiva? Riflessioni sul «biennio rosso» e sull’avvento al potere del fascismo Studi storici – 2012 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Guerra civile o controrivoluzione preventiva? Riflessioni sul ‘biennio rosso’ e sull’avvento del potere del fascismo Studi storici – 2012 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF L’influenza dell’austromarxismo sul rinnovamento del socialismo italiano negli anni Venti e Trenta [Nel fascicolo speciale ‘Viva il socialismo’] Il ponte – 1989 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF L’Internazionale operaia e socialista tra fascismo, pace e guerra [Recensione] Italia contemporanea – 2002 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Maria Concetta Dentoni, Poteri locali e democrazia. La provincia di Cagliari tra età giolittiana e fascismo. Cagliari, CUEC, 2007 [Recensione] Italia contemporanea – 2008 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Mariarosa Cardia, La Sardegna nella strategia mediterranea degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. I piani di conquista (1940-1943) [Recensione] Italia contemporanea – 2008 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Il movimento operaio spagnolo negli anni Trenta: bilancio della ‘nuova storiografia’ del periodo post-franchista Dimensioni e problemi della ricerca storica – 1989 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Otto Bauer: un profilo politico e intellettuale [Nel numero speciale ‘I socialisti e il Novecento: i percorsi, la crisi’] Il ponte – 2004 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF ‘Planismo’ e socialdemocrazie europee Italia contemporanea – 1986 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Il primo volume dell’edizione critica dell’Epistolario Studi storici – 2011 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Una ricerca sulla guerra civile spagnola Dimensioni e problemi della ricerca storica – 1988 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Sciopero di massa, democrazia e socialismo in Germania e in Austria: un’analisi comparata Passato e presente – 2008 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF La sinistra del Pci negli anni Sessanta Studi storici – 2014 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Il socialismo italiano fra le due guerre: bilancio e prospettive di ricerca Italia contemporanea – 1982 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Il socialismo nella storia d’Italia Studi storici – 2003 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF I socialisti italiani nel movimento di liberazione [Recensione] Italia contemporanea – 1989 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Una ‘storia corale’ degli operai metallurgici torinesi Studi storici – 1990 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Gli storici della primavera di Praga: una riflessione tra passato e presente Dimensioni e problemi della ricerca storica – 1991 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Studi sulla Spagna franchista [Rassegna bibliografica] Italia contemporanea – 2001 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Sulla classe operaia davanti al fascismo: l’Unione muratori romani. 1923-1945 Italia contemporanea – 1981 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Sulla storia dei comunisti italiani Critica marxista – 1992 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Togliatti nella storia del Novecento Studi storici – 1997 Scheda completa: full text, export citazione, ACNP, libri su BNCF Associazione ESSPER periodici italiani di economia, scienze sociali e storia ESSPER Associazione ESSPER c/o Biblioteca Mario Rostoni, corso Matteotti, 22, 21053, Castellanza (VA) – tel 0331-572265 Segretario: Laura Ballestra lballestra@liuc.it”,”STOx-249″
“NATOLI Claudio”,”Fascismo e crisi del capitalismo nell’analisi dell’Internazionale comunista, 1921-1939.”,”L’autore non è d’accordo con la tesi di Agosti sulla sottovalutazione da parte dell’IC dell’avvento del fascismo in Italia.”,”INTT-302″
“NATOLI Claudio / BURGWYN James H.”,”Analisi del fascismo e lotta contro la guerra in Georgi Dimitrov: 1923-1939 (parte prima) (Natoli) / Sonnino e la diplomazia italiana del tempo di guerra nei Balcani nel 1915 (Burgwyn).”,”””Già nel suo intervento al IV Congresso dell’ISR Dimitrov osservava che il fascismo “”non è un fenomeno ‘locale, passeggero o transitorio’. Esso rappresenta un ‘sistema’ di dominazione di classe della borghesia capitalistica e della sua dittatura nell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione sociale”””” (pag 15) Rapporto fascismo – crisi del capitalismo (pag 28) Riflessione di Togliatti su fascismo ‘regime reazionario di massa’ (pag 34)”,”INTT-309″
“NATOLI Claudio”,”L’Internazionale comunista, il fronte unico e la lotta contro il fascismo in Italia e in Germania (1919-1923) (parte prima).”,”Numerose e ampie note L’analisi generale di Lenin sulla nuova fase che si era aperta dopo la prima guerra mondiale (pag 87-89) “”Già Lenin negli scritti in cui analizzava le radici profonde della I guerra mondiale, era giunto alla conclusione che si era aperto un nuovo periodo storico caratterizzato da una fortissima acutizzazione dei conflitti di classe e da una gravissima crisi economica e sociale. Di questo Lenin era convinto studiando attentamente la nuova fase attraversata dal capitalismo, che egli definiva del «capitalismo monopolistico e dell’imperialismo», caratterizzata da profonde trasformazioni strutturali nel modo di produzione, da una crescente divisione nell’assetto mondiale tra nazioni arretrati e avanzate, e da una sempre maggiore conflittualità tra queste ultime per l’accaparramento delle materie prime, dei mercati, e delle aree di esportazione dei capitali. Ora, proprio la guerra costituiva per Lenin l’espressione più evidente di una situazione non già transitoria ma destinata a riprodursi – al di là delle situazioni contingenti – incessantemente nel tempo, come «sbocco» inevitabile delle contraddizioni che ormai laceravano il sistema capitalistico mondiale. Di qui la convinzione di Lenin che il capitalismo fosse giunto nella sua «fase suprema»: e ciò non nel senso che fosse ormai incapace di espandere le forze produttive, o di creare le condizioni per una nuova fase di ripresa economica, ma nel senso che la borghesia come classe dominante aveva perso ogni carattere «progressivo», e non poteva ormai mantenersi al potere se non al prezzo di conflitti sempre più rovinosi, di uno spreco enorme di risorse, e di una politica di intensificata oppressione del proletariato dei paesi industrializzati e dei popoli dei paesi sottosviluppati. In base a tali analisi, la situazione di stato d’assedio dovunque instaurata all’interno degli stati belligeranti, veniva interpretata dalla sinistra internazionalista non come una fase contingente, ma come prima manifestazione di una offensiva più generale contro le posizioni raggiunte dal movimento operaio, destinata a durare molto più a lungo, essendo ormai tramontato il periodo della «evoluzione pacifica» del capitalismo, ed aprendosi una nuova epoca storica in cui sarebbe restato ben poco spazio per miglioramenti salariali e normativi, riforme politiche e sociali ecc., tutte conquiste gradualmente acquisite nei primi anni del ‘900. Conseguentemente, acquistava un significato preciso l’affermazione ricorrente secondo cui «dopo la guerra le classi dominanti in tutti i paesi intensificheranno sempre più i loro sforzi al fine di far retrocedere di molti decenni il movimento di liberazione del proletariato» (32). Ma al tempo stesso, il conflitto, esasperando la crisi politica e sociale del capitalismo mondiale, aveva posto all’ordine del giorno la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile, della rivoluzione socialista nei paesi capitalistici più avanzati e della rivoluzione democratica e nazionale nei paesi oppressi dall’imperialismo: ed in tale quadro, il disegno reazionario delle classi dominanti si sarebbe scontrato con una crisi rivoluzionaria a livello mondiale di proporzioni mai conosciute. E’ importante sottolineare che questa analisi generale, non aveva (almeno nell’elaborazione di Lenin) un carattere economicistico e fatalistico, né considerava possibile il crollo del capitalismo se non attraverso l’azione diretta e cosciente del proletariato e dei suoi alleati. Ed in questo senso, la posizione di Lenin rappresentava un momento di radicale rottura con le tradizioni evoluzioniste (di destra e di sinistra) del marxismo della II Internazionale (importantissime le sue polemiche durante la guerra tanto con i revisionisti e con i centristi, quanto con i comunisti di estrema sinistra), e si traduceva nella teoria dello sviluppo ineguale e dell’anello più debole della catena (33). Non è ovviamente possibile soffermarsi in questa sede sul grande valore teorico, politico, «metodologico», dell’analisi generale di Lenin, la quale – pur con una serie di inevitabili limiti – non solo costituisce un punto di riferimento indispensabile per comprendere le radici economiche e politiche della I guerra mondiale, ma conserva sotto diversi aspetti ancora oggi una notevole «attualità», malgrado le trasformazioni del sistema capitalistico e imperialistico e dell’assetto statuale mondiale. Basterà qui sottolinearne la fondamentale validità e «scientificità», in rapporto alle principali indicazioni strategiche e tattiche che ne derivavano: dall’individuazione della nuova fase storica aperta dalla I guerra mondiale, alla definizione dei nuovi compiti del movimento rivoluzionario; dalla previsione degli sconvolgimenti politici, economici e sociali provocati dalla guerra tanto nei paesi capitalistici avanzati, quanto in quelli coloniali e semicoloniali, alla constatazione del crollo definitivo della II Internazionale, e della necessità di operare una radicale rottura con essa e di lavorare alla costruzione di una nuova Internazionale rivoluzionaria”” [Claudio Natoli, ‘L’Internazionale comunista, il fronte unico e la lotta contro il fascismo in Italia e in Germania (1919-1923) (parte prima)’, ‘Storia contemporanea’, Il Mulino, Bologna, n. 1, marzo 1976] [(32) Cfr. Lenin, ‘La Conferenza delle sezioni all’estero del Partito Operaio Socialdemocratico Russo’, in Lenin, ‘La guerra imperialistica’, Roma, 1950, p. 22; (33) Su questi problemi molto interessanti le osservazioni di N. Poulantzas, ‘Fascismo e dittatura’, cit., pp. 17-24] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”INTT-312″ “NATOLI Claudio a cura, Saggi di Martin BROSZAT Simona COLARIZI Enzo COLLOTTI Giuseppe DALL’ONGARO Klaus GOTTO Jürgen KOCKA Hans MOMMSEN Klaus-Jürgen MÜLLER Detlev J.K. PEUKERT Jens PETERSEN Giorgio VACCARINO”,”La Resistenza tedesca, 1933-1945.”,”Martin Broszat, è direttore dell’Institut für Zeitgeschichte di Monaco. Simona Colarizi, docente alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Napoli. Enzo Collotti, docente presso il Dipartimento di storia dell’Università di Firenze. Giuseppe Dall’Ongaro, giornalista e scrittore, ha curato numerose traduzioni italiane di testi tedeschi. Klaus Gotto, direttore dell’Archiv für christlich-demokratische Politik della Fondazione Adenauer. Jürgen Kocka, docente alla Freie Universität di Berlino, codirettore della rivista Geschichte und Gesellschaft. Hans Mommsen, docente alla Ruhr-Universität Bochum. Klaus-Jürgen Müller, docente all’Università di Amburgo. Claudio Natoli, ricercatore presso il Dipartimento di studi storici dal medioevo all’età contemporanea dell’Università di Roma La Sapienza. É autore del volume La Terza Internazionale e il fascismo 1919-1923. Detlev J.K. Peukert, direttore scientifico della Forschungsstelle für die Geschichte des Nationalisozialismus in Hamburg. Jens Petersen, vice-direttore e responsabile della Sezione di storia contemporanea dell’Istituto storico germanico. Giorgio Vaccarino, già libero docente all’Università di Torino. Contiene il saggio di Detlev J,K. Peukert, ‘La resistenza operaia. Problemi e prospettive’ (pag 40-66) Il movimento operaio sulla difensiva. “”Il movimento operaio tedesco è stato sconfitto, ancor prima di aver combattuto. Questa è la verità decisiva dell’anno 1933. (…) La presa del potere da parte dei nazionalsocialisti nel 1933, avvenuta praticamente senza lotta, dimostra quanto questa immagine (il movimento operaio tedesco visto nelle sue componenti socialdemocratiche e comuniste come una organizzazione unitaria, ndr) rappresentasse solo una verità parziale. Le divisioni politiche in Germania erano più profonde che in altri paesi, e infatti i diversi protagonisti si erano affrontati negli anni dal 1919 al 1923 come antagonisti in una guerra civile. Inoltre, alle divisioni politiche corrispondeva, all’interno della classe operaia tedesca, una crescente segmentazione sociale lungo una linea di demarcazione che distingueva i lavoratori in specializzati e non specializzati, anziani e giovani, occupati e disoccupati, al cui interno il Partito comunista tedesco (Kpd) rappresentava piuttosto lavoratori giovani, non specializzati e disoccupati, mentre per converso il Partito socialdemocratico tedesco (Spd) quelli più anziani, specializzati e occupati. Questa situazione oggettiva , in presenza della crisi sociale e politica generale in cui versava la Germania dopo la fine della guerra mondiale, aggravata dalla crisi dell’economia mondiale, condusse i socialisti democratici all’immobilismo e a una posizione espressamente difensiva, che intendeva sostenere e difendere quanto restava in piedi della Repubblica e che provocò una ghettizzazione, verbalmente molto radicale, dei comunisti, che vedevano la distruzione della Repubblica e la lotta contro i “”fascisti”” come due facce della stessa medaglia rivoluzionaria. …. finire (pag 43-44)”,”GERR-002-FL” “NATOLI Claudio”,”Fascismo. Democrazia. Socialismo. Comunisti e socialisti tra le due guerre.”,”Claudio Natoli è docente di Storia contemporanea all’Università di Cagliari.”,”ITAC-018-FL” “NATTA Alessandro”,”Serrati. Vita e lettere di un rivoluzionario.”,”NATTA Alessandro (1918-2001) iniziò la sua attività antifascista durante gli studi in lettere alla Normale di Pisa. Deputato del PCI per dieci legislature a partire dal 1948, fu membro della Direzione del partito, capogruppo del PCI alla Camera e direttore del settimanale Rinascita. Nel 1984 divenne successore di Enrico BERLINGUER come segretario del partito, carica che mantenne fino al 1988. In seguito si ritirò dalla vita politica attiva. “”…si può dire, Gramsci è, in qualche misura, un allievo di Serrati, che lo ha portato nel dicembre del 1915 a lavorare all’ Avanti! come redattore della pagina torinese. E Gramsci lo ricorderà, nel 1916, come ‘nostro leader'”” (pag 248) “”A novembre si riuniscono a Firenze i “”socialisti comunisti unitari”” di Serrati che ribadisce la sua posizione, e dichiara: “”Delle cose del PSI decidiamo noi””; ed anche “” Non si fa la rivoluzione in Europa con l’ esercito russo””! Il Congresso che doveva svolgersi a dicembre, a Firenze, è rinviato a gennaio del 1921 a Livorno”” (pag 224) “”Il congresso, il III, del PCD’I si svolgerà in forma clandestina a Lione tra il 20 e il 26 gennaio. Serrati è presente anche lui, con grande vigore e arguzia, si muoverà contro Bordiga, contro la sua impostazione di un rigorismo astratto, velleitaria.”” (pag 257)”,”MITC-040″ “NATTA Alessandro”,”Serrati. Vita e lettere di un rivoluzionario.”,”NATTA Alessandro (1918-2001) iniziò la sua attività antifascista durante gli studi in lettere alla Normale di Pisa. Deputato del PCI per dieci legislature a partire dal 1948, fu membro della Direzione del partito, capogruppo del PCI alla Camera e direttore del settimanale Rinascita. Nel 1984 divenne successore di Enrico BERLINGUER come segretario del partito, carica che mantenne fino al 1988. In seguito si ritirò dalla vita politica attiva. “”La sua denuncia può assumere un’ asprezza, una acuta virulenza di espressioni e di toni, ma a me pare che Serrati vedesse con notevole lucidità errori e pericoli della politica del partito socialista, e in particolare di alcuni gruppi e tendenze. “”Verso la guerra””, “”Né un uomo né un soldo””: in quegli articoli del 1906 il riarmo è ancora un’ occasione per un attacco deciso contro il ministerialismo. Il partito socialista si è illuso e si è fatto invischiare da Giolitti e dai governi borghesi, osserva Serrati, ed invece di condurre la lotta contro il nemico di classe e politico, ha finito per avvolgersi nelle lotte intestine””. (pag 109)”,”MITS-228″ “NATTA Alessandro”,”Le ore di Yalta.”,”NATTA Alessandro è nato ad Imperia il 7 gennaio 1918. Laureato in lettere, allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa. Dall’impegno giovanile antifascista, dopo la prigionia in Germania, è giunto all’attività poliitica nelle file del Partito comunista italiano. Deputato dal 1948, è stato segretario della Federazione di Imperia e poi direttore dell’ Istituto Gramsci. Membro del CC del PCI dal 1956, ha avuto varie responsabilità. Con Longo è stato condirettore di ‘Critica marxista’. “”Ciò che sorprende, ancora una volta è questo suo stile di lavoro, questa vigile cura a non differire mai a domani ciò che è necessario fare oggi, le grandi e le piccole cose; ciò che colpisce, ancora una volta e sorprattutto, è questa lucida e lineare espressione del suo pensiero, che appare evidente persino dalla scrittura; quasi senza ritocchi e ripensamenti, sui fogli consueti e con il consueto inchiostro verde.”” (pag 20)”,”PCIx-291″ “NATTA Alessandro relazione e conclusioni, interventi di PERNA DONINI ROSSANDA SECCHIA MUSSI PESENTI CIOFI INGRAO MARANGONI BARCA LOMBARDO RADICE PAJETTA D’AMICO BUFALINI GENSINI BORGHINI PINTOR FERRARA COLOMBI LUPORINI CECCHI VALENZA PETROSELLI GARAVINI CARDIA BADALONI LAMPREDI CAROTTI ROASIO SANLORENZO CUFFARO GAMBULI CHIARANTE CARNIERI NATOLI TRIVELLI CACCIAPUOTI PAJETTA, intervento conclusivo di Enrico BERLINGUER”,”La questione del «Manifesto»: democrazia e unità nel PCI.”,”Il testo integrale del dibattito al CC e CCC del PCI (ottobre 1969) su questione “”Manifesto””. Risultati della votazione: Contrari 3: Natoli, Pintor, Rossanda. Astenuti: Chiarante, Lombardo Radice, Luporini Tutti gli altri hanno votato a favore (Garavini, assente al momento del voto ha fatto presente con una lettera che se fosse stato presente si sarebbe astenuto) Fondo Zucchiati”,”PCIx-438″ “NATTA Alessandro”,”Serrati. Vita e lettere di un rivoluzionario.”,”Alessandro Natta (1918-2001) iniziò la sua attività antifascista durante gli studi in lettere alla Normale di Pisa. Deputato del Pci per dieci legislature a partire dal 1948, fu membro della direzione del partito, capogruppoi del Pci alla Camera e direttore del settimanale Rinascita. Nel 1984 fu eletto a succedere a Enrico Berlinguer come segretario del Pci, carica che mantenne fino al 1988. In seguito si ritirò dalla politica attiva, pur pronunciandosi contro la svolta che portò alla fondazione del Pds.”,”BIOx-080-FL” “NATTIEZ Jean-Jacques direzione, collaborazione di Margaret BENT Rossana DALMONTE Mario BARONI; saggi di Raphaelle LEGRAND Jean-Michel BARDEZ Alberto BASSO Emanuele SENICI Francesco COTTICELLI François DE-MEDICIS Enrico FUBINI Willam DRABKIN Jean-Pierre BARTOLI Carlo PICCARDI M. Elizabeth C. BARTLET Scott BURNHAM Jean-Pierre BARTOLI James DEAVILLE Maurizio GIANI Walther DÜRR Rossana DALMONTE Marco BEGHELLI Carolyn ABBATE e Roger PARKER Gerardo GUCCINI Pierluigi PETROBELLI Mark EVERIST Moritz CSAKY Guy MARCHAND Jan STESZEWSKI Anna Maria MORAZZONI e A.A. ORLOVA Peter FRANKLIN Jean-Jacques NATTIEZ Romano PRODI”,”Enciclopedia della musica. Volume secondo. Dal Secolo dei Lumi alla rivoluzione wagneriana.”,”Saggi di Raphaelle LEGRAND Jean-Michel BARDEZ Alberto BASSO Emanuele SENICI Francesco COTTICELLI François DE-MEDICIS Enrico FUBINI Willam DRABKIN Jean-Pierre BARTOLI Carlo PICCARDI M. Elizabeth C. BARTLET Scott BURNHAM Jean-Pierre BARTOLI James DEAVILLE Maurizio GIANI Walther DÜRR Rossana DALMONTE Marco BEGHELLI Carolyn ABBATE e Roger PARKER Gerardo GUCCINI Pierluigi PETROBELLI Mark EVERIST Moritz CSAKY Guy MARCHAND Jan STESZEWSKI Anna Maria MORAZZONI e A.A. ORLOVA Peter FRANKLIN Jean-Jacques NATTIEZ Romano PRODI”,”VARx-501″ “NAUDEAU Ludovic”,”En prison sous la terreur russe.”,”NAUDEAU Ludovic Due interviste di Naudeau a Cicerin e a Lenin (pag 175)”,”RIRO-380″ “NAUDEAU Ludovic”,”Les dessous du chaos russe.”,”NAUDEAU Ludovic”,”RIRO-381″ “NAUDEAU Ludovic”,”Histoires du Wagon et de la Cabine.”,”NAUDEAU Ludovic Ludovic Naudeau, né à Boulogne-sur-Mer (Pas-de-Calais) le 5 mars 1872 et mort le 5 septembre 1949, est un journaliste et écrivain français. Fils d’un ingénieur de la Compagnie des chemins de fer du Nord, il fut élève au Lycée d’Amiens et devint reporter à l’âge de 19 ans. Il fut l’un des premiers grands reporters de la Guerre russo-japonaise de 1904-1905. Il fut présent en Russie soviétique lors de la révolution bolchévique et on lui doit une interview de Lénine. Journaliste au Temps, il collabora également à d’autres journaux et périodiques, en particulier L’Illustration, et publia plusieurs ouvrages, notamment sur le Japon, ainsi que de deux romans. Il est enterré à Saint-Ouen-l’Aumône. Publications Le Japon moderne, son évolution, 1909 En Prison sous la terreur russe, 1920 Les Dessous du chaos russe, 1920 Histoires du wagon et de la cabine, 1921 Plaisir du Japon, roman, illustré par L. Sabattier, 1922 En écoutant parler les Allemands. Le Volcan qui recommence à gronder, ou l’Inévitable Allemagne. Français et Allemands peuvent-ils se réconcilier ? Les Mitrailleuses à enfants. Verrons-nous les États-Unis d’Europe, ou le final cataclysme ? Que faut-il faire ?, 1925 La Guerre et la paix, avec l’opinion des plus illustres penseurs et hommes d’État français, 1926 L’Italie fasciste ou l’autre danger, 1926 La jolie fille de Dublin, roman , 1928 La France se regarde, le problème de la natalité, 1931 Le Japon, son crime et son châtiment, 1946 Ludovic Naudeau Biographie[modifier] Fils d’un ingénieur de la Compagnie des chemins de fer du Nord, il fut élève au Lycée d’Amiens et devint reporter à l’âge de 19 ans. Il fut l’un des premiers grands reporters de la Guerre russo-japonaise de 1904-1905 au cours de laquelle il fut capturé et retenu prisonnier au Japon. Il fut présent en Russie soviétique lors de la révolution bolchevique et on lui doit une interview de Lénine ; ses questions lui valurent de passer quelque temps dans les prisons soviétiques. Journaliste au Temps, il collabora également à d’autres journaux et périodiques, en particulier l’Illustration, et publia plusieurs ouvrages, notamment sur le Japon, ainsi que deux romans. Il réalisa une très importante enquête sur la question de la natalité en France lui valant la médaille d’honneur de l’Alliance nationale pour l’accroissement de la population française en mai 1931, ainsi qu’une enquête sur la population française. Il est enterré à Saint-Ouen-l’Aumône. Publications[modifier] Le Japon moderne, son évolution, 1909 En Prison sous la terreur russe, 1920 Les Dessous du chaos russe, 1920 Histoires du wagon et de la cabine, 1921 Plaisir du Japon, roman, illustré par L. Sabattier, 1922 En écoutant parler les Allemands. Le Volcan qui recommence à gronder, ou l’Inévitable Allemagne. Français et Allemands peuvent-ils se réconcilier ? Les Mitrailleuses à enfants. Verrons-nous les États-Unis d’Europe, ou le final cataclysme ? Que faut-il faire ?, 1925 La Guerre et la paix, avec l’opinion des plus illustres penseurs et hommes d’État français, 1926 L’Italie fasciste ou l’autre danger, 1926 La France, l’Allemagne: leurs positions économiques, 1926 La Guerre et la paix: avec l’opinion des plus illustres penseurs et hommes d’État français, 1926 Où en est le fascisme en Italie: Exposé, 1927 La jolie fille de Dublin, roman, 1928 Nîmes et le Gard, 1929 La France se regarde, le problème de la natalité, 1931 L’Allemagne nouvelle: Berlin, 1932 L’Allemagne nouvelle: Hambourg, 1932 L’Allemagne nouvelle: Leipzig, 1932 Le tricentenaire des Antilles Françaises, 1935 Félix Faure et les 150 Français en Russie en 1897 : chose vues, 1936 Le Japon, son crime et son châtiment, 1946 Le nouveau secrétaire général de la Société des nations Le Scoop de Port-Arthur La prestation de serment du nouveau président de la République tchécoslovaque dans la salle Wladislav du Vieux château de Prague Lettres inédites (1870-1871): Un grand reportage Sources[modifier] Marc Martin, Les grands reporters français durant la guerre Russo-Japonaise, 2005 Ralph Schor, L’opinion française et les étrangers en France, 1919-1939, 1985″,”VARx-484″ “NAUMANN Michel”,”M.N. Roy (1887-1954). Un révolutionnaire indien et la question de l’ universel. Le chat et le vaches sacrées.”,”””C’est dans le provinces reculées…qu’il faut aller étudier le génie et les moeurs d’une nation”” (J.J. Rousseau, pag 25) “”Ma puissance donne toute sa mesure dans la fragilité”” (St. Paul) (pag 173) NAUMANN Michel è nato a Parigi nel 1946. E’ universitario africanista e indianista. Ha vissuto in Congo, in Camerun, sul Niger, in Nigeria. Ha effettuato diversi viaggi in India. Ha scritto diverse opere sulle letterature e le culture del terzo mondo e una Storia del Commonwealth che mette al centro i dimenticati degli altri continenti colonizzati e ancora dormienti. Imperialismo, eugenetica e movimento operaio inglese. “”Nel 1923 Roy lancia un appello ai lavoratori per salvare 172 contadini che si erano rivoltati a Chauri Chaura e che, dopo un violento attacco della polizia e dell’ esercito sul loro villaggio, furono condannati all’ impiccagione. Il movimento operaio inglese è, l’ abbiamo visto, intrinsecamente compromesso con l’ impero. I Fabiani, i suoi intellettuali, erano tentati dalle teorie eugeniste. Dai primordi del socialismo molti, con Kingsley, vedevano nell’ eguaglianza e la democrazia delle virtù sassoni iscritte nella razza. Westminster e la Grande Carta esprimevano il carattere dei primi invasori germani e il socialismo non era per questi pensatori che il compimento delle qualità biologiche di queste etnie. I sindacati del tessile guardavano con ansia i progressi dei capitalisti indiani e attendevano dai poteri coloniali che li limitassero strettamente alfine di preservare l’ occupazione e i salari inglesi. La prova di questi legami perversi tra socialismo, nazionalismo e razzismo venne allorché McDonald, capo dei lavoratori, che aveva pronunciato la parola d’ autodeterminazione nel passato ma dichiarato anche che la riforma Montagu-Chelmsford del 1919 era un vera Grande Carta indiana, salì al posto di primo ministro. Rassicurò immediatamente la borghesia e fu difensore zelante dell’ impero.”” (pag 75-76)”,”MASx-012″ “NAUMOV Vladimir”,”Il movimento cooperativo in Italia, 1945-1984.”,”NAUMOV Vladimir, studioso di storia del movimento operaio italiano, professore all’Accademia di scienze sociali del Comitato Centrale dl Pcus ha scritto pure ‘Il Pci visto da Mosca’.”,”ITAE-255″ “NAVA Massimo”,”Vittime. Storie di guerra sul fronte della pace.”,”Bombardamento umanitario pag 115 NAVA (Milano) vive a Parigi e fa il corrispondente per il Corsera.”,”TEMx-055″ “NAVA Massimo”,”Il garibaldino che fece il Corriere della Sera. Vita e avventure di Eugenio Torelli Viollier.”,”Massimo Nava, milanese, editorialista del ‘Corriere della Sera’ da Parigi è stato inviato internazionale e corrispondente di guerra. E’ autore di numerosi saggi tra cui ‘Kosovo, c’ero anchio’, ‘Milosevic, la tragedia di un popolo’, ‘Vittime. Storie di guerra sul fronte della pace’, ‘Sarkozy, il francese di ferro’. “”Quanto al programma editoriale, [Eugenio Torelli Viollier] fu ancora più rigido, sapendo in cuor suo di parlare a una pattuglia di uomini che su quel programma aveva fatto la scommessa della vita. «Il pubblico compra il giornale per essere informato su tutto quel che accade. E’ quindi un dovere di stretta onestà per il giornalista non tacergli nulla. Occultare una notizia perché danneggia i nostri amici politici, sorvolare sopra un fatto per non giovare al partito avversario, non parlare di Tizio o di Sempronio per non fare loro pubblicità, mentre invece può essere che Tizio o Sempronio abbiano fatto qualcosa di clamoroso, sono piccole disonestà che indispettiscono il pubblico e che finiscono per danneggiare la diffusione del giornale. Il giornalista è un testimone e come testimone giura di dire la verità, tutta la verità. Egli deve dare al pubblico non soltanto le notizie del giorno, ma tutte le notizie del giorno, per quanto qualcuna possa rincrescergli. Vi ricordo che il pubblico perdona più facilmente un articolo appassionato e ingiusto che certi artificiosi silenzi». Aveva già in mente l’editoriale del primo numero, dedicato al futuro pubblico del «Corriere»”” (pag 170) Eugenio Torelli Viollier, nato Eugenio Torelli (Napoli, 26 marzo 1842 – Napoli, 26 aprile 1900), è stato un giornalista e politico italiano. Wikip: È stato l’ideatore e cofondatore nel 1876 di quello che è diventato il principale quotidiano italiano, il Corriere della Sera. Ne fu direttore dalla fondazione alla morte, nel 1900. Fu Torelli Viollier a scegliere Luigi Albertini come suo successore.[1″,”EDIx-174″ “NAVE Alberto”,”Il problema della libertà dai primi interpreti di Marx al neomarxismo.”,”””E’ stato rilevato come Lenin all’inizio della sua attività filosofica abbia quasi ignorato la dialettica come elemento portante del marxismo, per poi riscoprirla solo in seguito allo studio che egli fece della “”Scienza della logica”” di Hegel nel 1914 (1). A noi pare che quello studio servì senza dubbio a fargli riconsiderare Hegel in una maniera più oggettiva, ma non a rivedere, almeno sostanzialmente, quanto egli pensava circa il ruolo della dialettica nella concezione materialistica della storia. Certo non mancano passi che sembrano avallare in qualche modo l’ipotesi di cui sopra.”” (pag 95) (1) cfr. Orfei, R. , Marxismo e umanesimo, Coines Edizioni, Roma, 1970 pag 222″,”TEOC-437″ “NAVE Alberto”,”Libertà e necessità nella filosofia di Carlo Marx.”,”‘Gli avvenimenti storici sembrano nel loro complesso dominati dal caso. Ma là dove alla superficie regna il caso, ivi il caso stesso è retto da intime leggi nascoste’ “”Ed è così che alla necessità, che soggiace agli elementi naturali, in relazione alla quale si è parlato finora della libertà, viene necessariamente ad aggiungersi un’altra necessità, che è una necessità di ordine prettamente storico e che viene fuori in una maniera sempre più esasperante appunto col crescere disordinato delle relazioni sociali, e quindi della casualità in tali relazioni. È la necessità di cui così spesso Marx ed Engels ci parlano, quando ad esempio, ci dicono che con la proprietà privata e la divisione del lavoro: «le forze produttive appaiono come completamente indipendenti e staccate dagli individui, come un mondo a parte accanto agli individui» (Marx-Engels, L’Ideologia tedesca, op. cit., pp: 64-65); che «sotto il domino della borghesia gli individui sono più liberi di prima, nell’immaginazione, perché per loro le loro condizioni di vita sono casuali; nella realtà sono meno liberi perché più subordinati a una forza oggettiva…» (idem, pp. 74); come pure, che «… malgrado gli scopi coscientemente voluti da ogni singolo… gli avvenimenti storici sembrano… nel loro complesso, dominati essi pure dal caso. Ma là dove alla superficie regna il caso, ivi il caso stesso è retto da intime leggi nascoste, e non si tratta che di scoprire queste leggi» (Engels, ‘Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, Roma, 1950, p. 57). In altre parole la necessità «cieca», che l’uomo inizialmente sperimenta solo nei riguardi della natura, viene a ripresentarsi sotto altro aspetto nella società dominata dalla «casualità» (Marx-Engels, L’Ideologia tedesca, p. 73) delle relazioni tra i suoi membri, e cioè nella società caratterizzata dalla lotta di classe”” (pag 36-37) [Alberto Nave, Libertà e necessità nella filosofia di Carlo Marx, La Nuova Cultura Editrice, Napoli, 1975] ——————————————————————————— Prof. Alberto Nave Università di Cassino BREVE PROFILO DIDATTICO-SCIENTIFICO DEL PROF. ALBERTO NAVE (Università di Cassino) Alberto NAVE, laureto in Filosofia (Roma 1964) con una tesi su e successivamente in Pedagogia (Cassino 3-III-1974), con tesi sulla linguistica crociana, dopo un settennio di insegnamento di Storia della filosofia e materie affini nei Licei (1964-1971), in qualità di si impegna in un progetto quinquennale di ricerca (1975-80) su “Il problema della libertà dai primi interpreti di Marx al neomarximo>, progetto confluito poi in una serie di articoli, contributi di studio e volumi (tra i primi volumi: Libertà e necessità nella filosofia di Carlo Marx [Napoli 197] e Libertà e necessità dai primi interpreti di Marx al neomarxismo [Napoli 1979], ambedue oggetto di Premio speciale da parte del Ministero dei beni culturali). Con la nomina a Ricercatore confermato (con gestione delle cattedre di STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA [in qualità di Titolare supplente] e di PROPEDEUTICA FILOSOFICA [in qualità di Titolare per affidamento]) e, successivamente, con la nomina a PROFESSORE ASSOCIATO DI FILOSOFIA MORALE (con titolarità della cattedra di Filosofia della storia), ha finito per concentrare le sue indagini prevalentemente sui temi della complessità teoretica, del linguaggio e della metodologia storico-filosofica, con particolare attenzione alla vasta letteratura crociana in tale direzione, nonché alle posizioni teoretiche di G. B. Vico, H. Bergson, R. G. Collingwood, L. Wittgenstein, H. Gadamer e K. Popper. Oltre ad articoli e numerosi contributi di studio per Convegni nazionali ed internazionali (tra i quali: Bergson’s obligation as philosophy and psichology, Milano 1990; La complessità nella “Logica della domanda e della risposta” di R. G. Collingwood, Roma 1994; Il “verum-factum” vichiano e la marx-engelsiana filosofia della prassi, Lecce 1994; Scienze e religione in Ludwig Wittgenste, Napoli 2002), ha pubblicato vari volumi, tra i quali (per stare a quelli relativamente più recenti): Linguistica e metodologia storiografica in Benedetto Croce, Napoli 1990; Complessità teoretica e metodologia storico-filosofica, Lecce 1995; Oltre la diversità. Saggi di filosofia trasversale, Bari 1999; Teoresi e crisi della modernità: filosofia, storia e comprensione storico-filosofica, Lecce 2004; Libertà e alienazione nella prospettiva del modernità villaggio globale, Bari 2005 (oggetto di “Menzione speciale” al < XIII Premio internazionale di saggistica Salvatore Valitutti>[2006]). Dal 1986 è socio del Centro per la filosofia italiana (Roma), e in seguito anche della Società filosofica italiana (Roma), nonché del Centro di ricerche interuniversitarie . È stato inoltre socio (fin dalla sua fondazione) del Centro di studi vichiani di Lecce. Ha collaborato per oltre un decennio alle seguenti collane di filosofia: “Il mondo dello spirito” e “Idee e libertà” della Nuova cultura editrice di Napoli, e, successivamente , alla “Collana di cultura filosofica” dell’ Editrice Milella di Lecce, come anche alla collana “Ethos” dell’Editrice Levante di Bari. In seguito è stato chiamato a dirigere la Collana dell’ Editrice Milella di Lecce e, successivamente (già membro di altri comitati scientifici) anche a far parte del Comitato scientifico della Rivista pubblicata dalla stessa casa editrice. Attualmente è Presidente del (Sezione del ) e, allo stesso tempo, Direttore coordinatore del relativo progetto di ricerche interuniversitarie , dei cui volumi è anche Curatore (con presenza in essi di suoi specifici contributi di studio). ELENCO SISTEMATICO DELLE PUBBLICAZIONI I – VOLUMI ? 1 – Libertà e necessità nella filosofia di Carlo Marx, La nuova cultura editrice, Napoli 1975. 2 -Realismo e relativismo nella concezione marxiana della conoscenza, Collana “Il mondo dello spirito”, 8, La nuova cultura editrice, Napoli 1979. 3 – Il problema della libertà dai primi interpreti di Marx al neomarxismo, Collana “Idee e libertà”, V, La nuova cultura editrice, Napoli 1979. 4 – Tra cristianesimo e marxismo (Collana “Quaderni di ”, 16, Edizioni Dehoniane, Napoli-Roma-Andria 1983. 5 – L’internazionalismo in Marx-Engels-Lenin-Gramsci , Collana “Il mondo dello spirito”, 10, La nuova cultura editrice, Napoli 1984. 6 – Materia e spirito nella visione marx-engelsiana dell’uomo, Collana “Il mondo dello spirito”, 11, La nuova cultura editrice, Napoli 1986. 7 – Linguistica e metodologia storiografica in Benedetto Croce, Collana “Idee e libertà”, VI, La nuova cultura editrice, Napoli 1990. 8 – Complessità teoretica e metodologia storico – filosofica, Collana di cultura filosofica, 9, Milella, Lecce 1995. 9 – Oltre la diversità: saggi di filosofia trasversale, Collana Ethos, 16, Levante editori, Bari 1999. 10 – Libertà e responsabilità nell’antropologia crociana, Ethos, 18, Levante editori, Bari 2000. 11 – Teoresi e crisi della modernità: Filosofia, Storia e comprensione storico-filosofica, Collana di cultura filosofica, Milella, Lecce 2004. 12 – Il rapporto libertà-alienazione nella prospettiva del villaggio globale : dall’analisi marx- engelsiana del problema al suo approdo post-ideologico, Collana Ethos 29, Levante editori, Bari 2005. 13 – (A cura di A. Nave) Istanze etico-sociali e globalizzazione (=Atti del convegno omonimo svoltosi presso l’Università di Cassino nel 2004), Collana “Incontri” (Nuova Serie), 20, Milella, Lecce 2006 [ il volume comprende anche il suo saggio L’analisi marcusiana della “società industriale avanzata” nella prospettiva del villaggio globale]. 14 – (A cura di A. Nave) Momenti del dibattito etico- sociale di una quarantennio (1968-2008) che ha cambiato la storia, – Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2011 [nel volume sono presenti, anche i due seguenti suoi saggi: – Dalla scomparsa del proletariato “marxiano” alle drammatiche incertezze dell’era globale – La “questione meridionale” tra il mancato “federalismo fiscale” degli inizi e l’attuale dibattito federalista]. 15 – (A cura di A. Nave) Comunitarismo e solitudine nella società globale, , Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2012 [ anche in questo volume sono presenti, oltre alla “Postfazione”, due suoi contributi di studio, e cioè: – Eclissi dell’uomo e solitudine nella società globale; – Arte, valori e “crisi della presenza” [In ricordo di Luciano Dondoli, un maestro “nascosto”, ma “non silenzioso”]. 16 – (A cura di A. Nave) Il Welfare tra passato e futuro della società, , Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2012-2013 (nel volume è presente, oltre alla “Postfazione”, anche il seguente suo saggio: Alla ricerca di un nuovo welfare). 17 – (A cura di A. Nave) Senso della vita e comprensione in una società multicuturale, , Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2014 (nel volume, oltre alla “Postfazione”, è presente anche il suo saggio: Evoluzione, senso della vita e comprensione in una società multiculturale). 18 – (A cura di A. Nave) La felicità tra mito e ragione nell’era della tecnica, , Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2015 (nel volume è presente, oltre alla “Postfazione”, anche il suo saggio: La ”felicità” tra “sopravvivenza” e istanze di una società diversa). 19 – (A cura di A. Nave) L’uomo globale tra politeismo dei valori e crisi della presenza, , Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2016 (nel volume, oltre alla “Postfazione”, è presente il suo saggio: Oltre il politeismo dei valori: Linguaggio, trascendenza e valori in Ludwig Wittgenstein). II – CONTRIBUTI DI STUDIO PUBBLICATI in “ATTI” di CONGRESSI e CONVEGNI INTERNAZIONALI – Punti di convergenza tra filosofia aristotelico-tomistica e filosofia crociana, volume VIII degli Atti VIII Congresso Tomistico Internazionale, Pontificia Accademia di S. Tommaso, Città del Vaticano 1982. – Bergson’s concept of moral obligation as philosophy and psychology, in Recent experiences in general and social psychology in Italy and Polland (=Atti del Convegno italo-polacco di psicologia tenutosi presso l’Università di Cassino nell’ottobre 1987), Franco Angeli, Milano 1990. – Libertà ed etnocentrismo nella “terza teoria universale”, in AA. VV., Incontro tra due civiltà: passato storico e prospettive future (=Atti del Convegno di scambi culturali con le Università latino-americane, Cassino 28-XI – 3-XII-1988), Edizioni scientifiche italiane, Napoli 1990. – Il “verum-factum” vichiano tra filosofia scotistica e filosofia crociana, in Vico e il pensiero contemporaneo [=Atti del Convegno internazionale omonimo, Lecce 1988], a cura di Antonio Verri, Editrice Milella, Lecce 1991. III – CONTRIBUTI DI STUDIO PUBBLICATI IN “ATTI” di CONVEGNI NAZIONALI – Demitizzazione ed umanità nella concezione del linguaggio in Benedetto Croce (pubblicato a cura della Segreteria del Convegno “Croce cristiana e cultura oggi” tenutosi a Napoli nell’estate del 1976), Napoli 1977. – Il dramma esistenziale dell’uomo nel romanzo italiano a sfondo psicologico, in AA. VV., Croce cristiana e cultura oggi, Collana “Problemi aperti”, 3, Edizioni Dehoniane, Napoli 1977. – Il problema del fondamento epistemologico nello storicismo crociano, in AA. VV., Il mondo degli uomini: 50 anni di filosofia in Italia (1936-1986) [= Atti del Convegno omonimo, Fiuggi, ottobre 1986], Centro per la filosofia italiana, Roma 1988. – Lo sfondo scotistico del “verum-factum” vichiano, in Atti del Convegno nazionale su Vico (Napoli, ottobre 1988), Loffredo editore, Napoli 1989. – Storicismo ed eticità nella visione crociana dello Stato, in Atti del Convegno “Per lo sviluppo della democrazia in Italia” (Napoli, ottobre 1989), Loffredo editore, Napoli 1990. – Verità e non verità dell’informatica, in AA. VV., Informatica e metodologia filosofica, (=Atti del Convegno omonimo, Andalo, dicembre 1989), Centro per la filosofia italiana, Roma 1990. – Storia e valori nel pensiero di G.R. Collingwood, in Atti del Convegno nazionale “Storia e valori”, Loffredo editore, Napoli 1991. – Il problema crociano del fondamento tra immanenza, trascendenza e trascendentalità, in AA. VV., Il problema del fondamento e la filosofia italiana del Novecento (=Atti del Convegno omonimo, Subiaco – Monte Livata, ottobre 1991), Centro per la filosofia italiana, Roma 1992. – Attualità e limiti dell’analisi marcusiana del rapporto libertà-alienazione nella “società industriale avanzata”, in Atti del Convegno nazionale “V Centenario della scoperta dell’America; il problema del male e la liberazione dell’uomo”, Loffredo editore, Napoli 1993. – Crisi della totalità e problema ecologico, in AA. VV., Filosofia ed ecologia, Centro per la filosofia italiana, Roma 1993. – Crisi dell’arte e fede ideologica in Antonio Gramsci, in AA. VV., La crisi dell’arte e il mondo dei valori (=Atti Convegno omonimo), Loffredo editore, Napoli 1994. – Il “verum-factum” vichiano e la filosofia marx-engelsiana della prassi, in AA. VV., La storiografia italiana del dopoguerra (=Atti Convegno omonimo), Collana di cultura filosofica, 8, Milella, Lecce 1994. – Storia e giudizio storico in Felice Battaglia, in AA. VV., La storiografia italiana del dopoguerra (=Atti Convegno omonimo), Collana di cultura filosofica, 8, Milella, Lecce 1994. – La complessità nella “logica della domanda e della risposta” di R.G. Collingwood, in Atti del Convegno “La sfida della complessità”, Società filosofica italiana, Roma 1994. – La visione marxiana della natura tra storicismo ed agnosticismo, in Atti del Convegno nazionale su “La concezione della natura nella scienza, nella poesia, nella filosofia”, Loffredo editore, Napoli 1995. – L’uomo di Bergson tra scienza e filosofia, in Atti del Convegno nazionale su “L’uomo in tutte le sue dimensioni: cultura umanistica e cultura tecnica”, Loffredo editore, Napoli 1996. . Diritto all’uguaglianza o uguale diritto ad essere diversi?, in Atti del Convegno “Il problema della diversità: natura e cultura”, Centro per la filosofia italiana, Roma 1996. – Linguaggio e trascendenza nel pensiero di L. Wittgenstein, in Atti del Convegno nazionale “Crisi della metafisica e trascendenza”, Loffredo editore, Napoli 1997. – Linguaggio scientifico e linguaggio filosofico: distinzione e connessione, in AA. VV., Epistemologia scientifica, Ermeneutica filosofica e Scienze umane, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 1997. – Linguaggio e significatività dei termini filosofici, in AA. VV., Epistemologia scientifica, Ermeneutica filosofica e Scienze umane, Edizioni scientifiche, Napoli 1997. – La libertà di H. Bergson tra ontico e paraontico, in Atti del Convegno nazionale “La libertà in tutte le sue dimensioni”, Loffredo editore, Napoli 1998. – L’indicibile filosofico in Benedetto Croce e Ludwig Wttgenstein, in AA. VV., Humanitas, Studi in memoria di Antonio Verri, vol. II, Mario Congedo editore, Galatina (Lecce) 1999. – Moralità e amoralità della politica in Benedetto Croce, in AA. VV., Morale, diritto e politica (=Atti del Convegno omonimo, Napoli, ottobre 1998), Loffredo editore, Napoli 1999. – Croce-Bergson: convergenze non casuali, in Forme e significati della storia, Studi per Luciano Dondoli, a cura di Sonia Giusti, Cassino 2000. – Scienza e religione in Wittgenstein, in Atti del Convegno nazionale su “Scienza, fede, ragione; loro rapporti”, Loffredo editore, Napoli 2002. – L’intuizione bergsoniana tra linguaggio, metalinguaggio e silenzio, in AA. VV., Scienza e coscienza tra parola e silenzio (=Atti Convegno omonimo), Centro per la filosofia italiana, Monte Compatri 2002. – L’analisi marcusiana del rapporto libertà-alienazione nella prospettiva della società globale, in Atti del Convegno nazionale “Per una morale di solidarietà universale nel tempo della globalizzazione”, Loffredo editore, Napoli 2003. – Male e razionalità universale nel trascendentalismo crociano, in Atti del Convegno nazionale “Il problema del male nel mondo e la ricerca di Dio oggi”, Loffredo editore, Napoli 2004. – Epistemologia e religione in Ludwig Wittgenstein, in Atti del Convegno nazionale su “Ragione e religione: due fari luminosi della civiltà e della grandezza dell’uomo”, Loffredo editore, Napoli 2006. – Arte e valori in Luciano Dondoli, ne La ricerca di Luciano Dondoli, a cura di Diomira Zompa, Domograf, Roma 2008. – Linguaggio, teoresi e “crisi della modernità” in Ludwig Wittgenstein, in AA. VV. , Studi in onore di Ciro Senofonte: 50 anni tra didattica e ricerca, a cura di Giuseppe Mario Pizzuti, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 2008. – Rapporto tra natura, “seconda natura” e il problema della fame nel mondo: dall’analisi marcusiana del problema alle attuali sue esasperazioni, in AA. VV., Valore estetico, ontologico, teologico, antropologico della natura: sue potenzialità per la risoluzione del problema della fame nel mondo (=Atti del Convegno omonimo, Benevento, 21-22 ottobre 2008), Loffredo editore, Napoli 2009. IV – SAGGI REALIZZATI E PUBBLICATI NELL’AMBITO DI PIANI NAZIONALI DI RICERCA – Libertà e società in Carlo Marx, in AA. VV. La libertà, Collana “Problemi di attualità”, 3, Edizioni Dehoniane, Napoli 1980. – Cittadino e società in Carlo Marx e Federico Engels, in AA. VV., Lo Stato e i cittadini, Collana “Problemi di attualità”, 5, Edizioni Dehoniane, Napoli 1982. – Libertà e responsabilità nell’antropologia crociana, Ethos, 18, Levante editori, Bari 2000 (Il volume è il risultato del coinvolgimento dell’autore nel progetto interuniversitario ). V – TRA GLI ARTICOLI PUBBLICATI SU RIVISTE – Il sogno di Herbert Marcuse, in “Politica popolare” (agosto-ottobre), Napoli 1975; – Considerazioni socio-politiche sulla “questione meridionale” rapportata al periodo 1861-1914 in “Progresso del Mezzogiorno”, Napoli 1984, n. 5. – La questione sociale alle soglie del duemila, in “Politica popolare”, Napoli 1985, n. 205. – Polisemia dell’Arché nei Presocratici, in “Filosofia e società”, Cadmo editore, Roma 1992, vol. IX. – La radice psico-sociale della responsabilità in Benedetto Croce, nella rivista “Spiragli”, Marsala 1992, 2-3. – Attualità del problema agostiniano del fondamento, nella rivista “Spiragli”, Marsala 1992, n. 1. – Il Crocianesimo sommerso della “Logica della domanda e della risposta”, ne “Il Cntributo”, Centro per la filosofia italiana, Roma 1993, 4. – Dolore e razionalità universale in Benedetto Croce, in “Prospettiva persona”, Trimestrale del , Demian Edizioni, Teramo 1994, n. 8. – Dall’ “Infinito” del Leopardi al “Mystische” del Wittgenstein, ne “Il Contributo”, Centro per la filosofia italiana, 2 (XX), Roma 1999. – La distinzione tra universale “qualitativo” (???????) e universale “quantitativo” (???? ??????) come chiave di lettura del rapporto tra scienza, ragione e fede (ne , Centro per la filosofia italiana, Edizioni Nuova Cultura, Roma 2010, n.3). – Dalla scomparsa del proletariato “marxiano” alle drammatiche incertezze dell’era globale, in , Milella, Lecce 2011. – “La questione meridionale” tra il mancato “federalismo fiscale” degli inizi e l’attuale dibattito federalista”, in – Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2011. – Eclissi dell’uomo e solitudine nella società globale, in – Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2012. – Arte, valori e “crisi della presenza” [In ricordo di Luciano Dondoli, un maestro “nascosto”, ma “non silenzioso”], in – Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2011. – Alla ricerca di un nuovo welfare, in – Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2012-2013. – Evoluzione, senso della vita e comprensione in una società multiculturale, in – Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2014. – La “ felicità” tra “sopravvivenza” e istanze di una società diversa, in – Annali di cultura etico-politica”, Milella, Lecce 2015. – Oltre il politeismo dei valori: Linguaggio, trascendenza e valori in Ludwig Wittgenstein, in – Annali di cultura etico-politica, Milella, Lecce 2016.”,”MADS-001-FAP” “NAVILLE Pierre”,”Trockij vivo.”,”NAVILLE è stato dirigente del movimento trotskista negli anni tra le due guerre mondiali. Ha collaborato con T. a Mosca e negli anni del terzo esilio. Per più di trent’anni è stato D di ricerca al Centro nazionale di ricerca scientifica di Parigi e ha condotto studi sui problemi del socialismo e del pensiero marxista.”,”TROS-022″ “NAVILLE Pierre”,”Gli scambi socialisti. Il nuovo leviatano.”,”Pierre NAVILLE (Parigi 1904) è stato per trent’anni direttore di ricerca al CNRS di Parigi conducendo indagini e ricerche in campo sociologico, economico, e nel campo della psicologia del comportamento. E’ studioso dei problemi del socialismo e della tradizione del pensiero marxista (per le opere v. risvolto di copertina).”,”TEOC-197″ “NAVILLE Pierre”,”Trotsky vivant.”,”””Agli ostacoli opponeva una volontà possente, uno spirito d’ attacco senza sfumature, e il sentimento di ciò che chiamava l’ inconciliabile. (…) In tutti i casi (questo spirito, ndr), gli ha dato la forza di resistere come di vincere. Questo combattente doveva sentire e sapeva pensare. Il ‘pathemata mathemata’ (1) (2) di Erodoto avrebbe potuto servire da epigrafe ai suoi metodi di lavoro, alla chimica del suo laboratorio vivente”” (pag 171) (2) Agli albori della nostra tradizione scritta, già in Erodoto compare la frase lapidaria per cui le sofferenze, le sventure, costituiscono insegnamenti e conducono alla conoscenza: ta pathemata mathemata (1). Anche nell’Agamennone di Eschilo era risuonato un simile ammonimento: ton pathei mathos thenta kyríos echein (2), che si ritrova nella tradizione epica e tragica in genere.L’eroe tragico è colui che, soffrendo e non soltanto agendo, riconosce di aver sbagliato (3), che si trova immerso in una situazione di double bind, perché, nella collisione tragica, qualsiasi atto egli compia sbaglia. Ma è attraverso l’ errore e l’ errare che giunge infine alla conoscenza e viene a capo delle ragioni del suo soffrire. La tragedia, in quanto rappresentazione della sofferenza, espressione del nefas, di ciò che non si può e non si deve dire,é una purificazione ottenuta – come dice Aristotele in un noto (ma poco approfondito,in questo senso) brano della Poetica – proprio mediante il passaggio “”dalla non conoscenza alla conoscenza”” (R. BODEI)”,”TROS-073″ “NAVILLE Pierre”,”De l’ alienation a la jouissance. La genese de la sociologie du travail chez Marx et Engels.”,”””Questa ultima formula, Marx non l’ aveva inventata. Dal 1840, Pierre Leroux aveva scritto: “”Tutte le merci del mondo non sono che lavoro umano, sudore umano, più o meno condensato””. (pag 398) “”Le trasformazioni chimiche o fisiche che intervengono in un sistema naturale provocano un accrescimento o un decrescimento. Ma di questi non si può parlare in termini di “”eccedenze”” o “”surplus””. La crescita di un sistema biologico, per esempio il passaggio dal seme all’ albero, non produce una eccedenza; essa è resa possibile attraverso scambi naturali costanti. Quando l’ organismo vivente muore, la sua decomposizione è una nuova trasformazione chimica: essa non lascia eccedenza. Quando l’ albero perde i suoi rami, “”abbandona”” una parte di se stesso, ma questa parte “”morta”” entra direttamente nel circuito delle trasformazioni naturali; non sussiste come surplus. (…) Ciò che differenzia il lavoro umano dai processi naturali immediati di crescita, è che il comportamento dell’ uomo (…) permette una utilizzazione tecnica e sociale caratteristica dell’ accumulazione d’ energia. Questa utilizzazione diventa fabbricazione d’ oggetti, di prodotti, che lungi da restare inutilizzati come i rami morti dell’ albero, entrano in un circuito sociale utile, sono degli oggetti d’uso.”” (pag 448)”,”MADS-343″ “NAVILLE Pierre”,”Psicologia dell’ uomo moderno. Seguita da L’ intellettuale comunista.”,”Marx e Engels e la psicologia. “”(…) è proprio la scienza del comportamento, la psicologia moderna, l’ erede legittima della metodologia di Marx e non la pretesa ‘filosofia marxista’ imposta come metafisica di Stato, come teocrazia. Sono i principi fondamentali e le premesse di una scienza del comportamento che si trovano in Marx e non quelli di una metafisica. Le Tesi su Feuerbach, alcuni capitoli della Ideologia tedesca affermano posizioni che non si possono a nessun titolo considerare ‘filosofiche’. Al contrario, costituiscono un rovesciamento radicale delle pretese di qualsiasi filosofia. E’ sotto questo punto di vista che si può rispondere a quest’ ultimo quesito: qual è il contributo di Marx e Engels alla psicologia? Né l’ uno né l’ altro si è occupato direttamente della psicologia propriamente detta. Il loro atteggiamento su questo punto è vicino a quello di Comte, per il quale, tra la fisiologia e la sociologia, non c’era posto per la ‘psicologia’. Tuttavia essi hanno sviluppato diversi punti metodologici, sui quali fondano il loro materialismo e che si possono a buon diritto considerare come dei principi fondamentali della scienza moderna del comportamento. Questi principi sono i seguenti: 1. Principio del comportamento: l’ uomo è ciò che fa; il concetto di produzione è dunque fondamentale; 2. Principio dell’ unità del comportamento: l’ uomo non è composto da spirito e corpo, ma di un organismo unitario (…); 3. Principio dell’ obiettività del comportamento: l’ individuo non può esistere ed agire per sé se non esiste e agisce in funzione degli altri, dei terzi, cioè in società.”” (pag 23-24, prefazione) Materia fisica e realtà obiettiva. “”Da questo punto di vista, la polemica di Lenin contro Mach, Avenarius e altri porterebbe su falsa strada. Ed è perciò che anche Lenin avrebbe attribuito tanta importanza alla lotta della ragione contro la fede (religiosa), caratteristica ‘dell’ epoca pre-marxista’. (…) Lenin scrive, per esempio: ‘La materia è una categoria filosofica per designare la realtà obiettiva, data all’ uomo nelle sue sensazioni, che le nostre sensazioni copiano, riprendono, riproducono, e che esiste indipendentemente da lui’. Harper contesta questa definizione giacché a suo avviso l’ elettricità, la luce, l’ etere non possono essere considerati come materia fisica’, essendo una realtà obiettiva evidente. Così ‘le idee umane sono al pari della natura percepibile una realtà obiettiva che ci è data dalle sensazioni. L’ elemento spirituale appartiene al mondo reale esattamente come l’ elemento materiale appartiene al senso della materia fisica’. Bisogna distinguere qui due aspetti della questione: in primo luogo la definizione di Lenin (corroborata da decine di affermazioni analoghe di Engels) e in secondo luogo le conclusioni che vi oppone il suo critico. (…)”” (pag 168)”,”TEOC-304″ “NAVILLE Pierre”,”D’Holbach e la filosofia scientifica del XVIII secolo.”,”Contiene il capitolo: ‘Note sul materialismo nel secolo XVIII e le sue interpretazioni marxiste’ (pag 319-347) Pierre NAVILLE (1904-) è direttore scientifico del Centre National de la Recherche Scientifique e vicedirettore del Centro d’ Etudes Sociologiques. D’ HOLBACH (1723-1789), principe degli atei, “”modello”” del filosofo materialista, il priù radicale degli Enciclopedisti, amico di DIDEROT, ispiratore di SADE, rivale di VOLTAIRE è ancor oggi quasi sconosciuto: nessuna delle sue quaranta opere è stata ristampata da oltre un secolo. La sua opera più importante è stata il ‘Sistema della natura’. NAVILLE sostiene che parallelamente al rinnovamento delle teorie che discendono da HEGEL o MARX, la corrente rappresentata da HOBBES, DIDEROT o D’HOLBACH ha conosciuto nella nostra epoca un ritorno di vitalità dovuto allo sviluppo delle scienze della natura e dell’ uomo. L’ opera comprende una bibliografia completa di D’HOLBACH e dei lavori che gli sono stati dedicati. “”D’Holbach non è repubblicano più di quanto non si a socialista o comunista. Egli rifiuta Moro e Morelly. Rifiuta Rousseau. Il barone non è democratico nel senso che questa parola doveva assumere per la piccola borghesia del secolo XIX (quantunque nel suo sistema politico si trovino elementi profondamente democratici, quale il principio dell’ amovibilità del sovrano), L’ esistenza di ricchi e dei poveri, entro limiti accettabili, gli sembra un dato quasi ineliminabile. Lungi dall’ attaccare il principio della proprietà privata, egli ne fa l’ elogio. In questo senso si rifiuta di essere “”utopista””. Ma occorre approfondire il problema.”” (pag 322)”,”FILx-295″ “NAVILLE Pierre”,”L’ intellectuel communiste (A propos de Jean-Paul Sartre).”,”Gli intellettuali in URSS. “”E’ di questa intelligenzia che Sartre ha fatto recentemente l’ apologia, sotto il nome di quadri o di militanti, dell’ apparato del partito comunista. (…) Anche Sartre finisce per considerare l’ intelligenzia come una classe, e non può fare altrimenti. Contribuisce così a perpetuare uno dei miti e una delle realtà più perniciose dello stalinismo. Si dirà può essere che l’intelligenzia come classe sia soprattutto un fenomeno russo, piuttosto che sovietico o staliniano, e che ha delle profonde radici nella storia delle elites della Russia. Si aggiungerà che la sua costituzione è un fenomeno transitorio, destinato a scomparire con l’ elevazione generale del livello culturale e la diffusione sempre maggiore dello spirito di libertà. (…) Ma noi non siamo ancora là, e la distinzione, e l’ opposizione, tra lavoro intellettuale e lavoro manuale restano costitutive di tutte le società, socialiste, capitaliste o miste.”” (pag 12)”,”PCFx-051″ “NAVILLE Pierre”,”Storia moderna delle teorie del valore e del plusvalore.”,”Questo libro è un’opera di teoria e leggerlo significa impegnarsi in un lavoro teorico. Secondo Naville il marxismo è essenzialmente comunismo. Non è semplicemente una dottrina sulla storia o sulla struttura sociale, cui il comunismo consegna come una necessità oggettivamente immanente. Nella espressione ‘socialismo scientifico’ si può dire che per Naville la scienza è al servizio dell’utopia, pone le condizioni perchè questa si realizzi. Dove si dimentichi questo nesso la rivoluzione è destinata a rimanere tradita. Negativamente il comunismo è l’abolizione dello sfruttamento.”,”TEOC-071-FL” “NAVILLE Pierre”,”I rapporti di produzione nelle società socialiste.”,”Questo libro rende sistematico lo sforzo dell’autore, nel corso di molti anni di lavoro, per comprendere la struttura dei rapporti di produzione, nelle società che, a partire dalla rivoluzione bolscevica, si sono chiamate socialiste (nell’Est europeo).”,”TEOC-072-FL” “NAVILLE Pierre”,”Trockij vivo.”,”Pierre Naville è stato dirigente del movimento trockista negli anni fra le due guerre mondiali, ha collaborato con Trockij a mosca e negli anni del terzo esilio. Per più di trent’anni è stato direttore di ricerca al Centro nazionale della ricerca scientifica di Parigi e ha condotto studi sui problemi del socialismo e del pensiero marxista. Vastissima la sua produzione in Francia. In Italia ha pubblicato fra l’altro D’Holbac e la filosofia scientica del XVIII secolo, Burocrazia e rivoluzione, Verso l’automatismo sociale?”,”TROS-015-FL” “NAVILLE Pierre”,”Burocrazia e rivoluzione.”,”In questo volume ho cercato di chiarire le condizioni generali in cui il socialismo di stato burocratico diventa, ed è già, l’arena di movimenti r di tendenze rivoluzionarie caratteristiche. Ho esaminato quindi soprattutto le connessioni tra la struttura economico-sociale del socialismo di stato e le istituzioni politiche che ne assicurano la stabilità, pur preparandone lo sviluppo e le crisi. Alcune delle tesi che sostengo qui le avevo già espresse in uno studio pubblicato con lo stesso titolo, nel 1955, nella rivista ‘Arguments’. Pierre Naville, 7 novembre 1971.”,”TROS-024-FL” “NAVILLE Pierre”,”Gli scambi socialisti. Il nuovo leviatano.”,”Questo volume de Il Nuovo Leviatano si ripropone di completare le analisi prodotte nei due volumi precedenti. intitolati ‘Il salario socialista’. Pierre Naville, nato a Parigi nel 1904, per più di trent’anni direttore di ricerca al ‘Centro nazionale della ricerca scientifica’ di Parigi, ha realizzato numerosi studi e indagini nel campo della psicologia del comportamento, della sociologia del lavoro e industriale, delle strutture economiche e politiche delle società contemporanee. Su questi problemi ha pubblicato numerose opere, tra cui: Temps et Technique, Les structures de la vie de travail, Vers l’Automatisme social?, Essai sur la Qualification du Travail, Théorie de l’orientation professionnelle. Studioso di problemi del socialismo e della tradizione del pensiero marxista, ha realizzato con il Nuovo leviatano la sua più importante opera. Ricordiamo inoltre tra i numerosi volumi il saggio D’Holbach et la philosophie scientifique au XVIII° siècle, ha svolto inoltre i lavori su Vietnam e Cina. É apparsa recentemente l’opera La guerre de tous contre tous. Ha collaborato a numerose riviste con importanti articoli e contributi.”,”TROS-025-FL” “NAVILLE Pierre”,”Dall’ alienazione al godimento. Genesi della sociologia del lavoro in Marx ed Engels. Il nuovo leviatano.”,”Pierre Naville nato a Parigi nel 1904 direttore di ricerca per più di trent’anni al “”Centro nazionale della ricerca scientifica”” di Parigi. Ha pubblicato molte opere su questi problemi.”,”TEOC-165-FF” “NAVILLE Pierre”,”D’Holbach e la filosofia scientifica del XVIII secolo.”,” Naville, Pierre. – Sociologo (Parigi 1904 – ivi 1993), direttore al Centre national de la recherche scientifique (1947-74); noto per i suoi studî di sociologia del lavoro (Traité de sociologie du travail, in collab. con G. Friedmann, 2 voll., 1962; trad. it. 1963), si è altresì occupato dei problemi della formazione professionale (Théorie de l’orientation professionnelle, 1945; La formation professionnelle et l’école, 1948), e delle conseguenze sociali dell’automazione (L’automation et le travail humain, 1961; Vers l’automatisme social?, 1963; trad. it. 1976). Altre opere: Psychologie, marxisme et matérialisme (1948) e L’intellectuel communiste (1956), entrambe tradotte in Psicologia per l’uomo moderno (1966); Le nouveau Léviathan (6 tomi, 1957-77; trad. it. 1971-79), D’Holbach et la philosophie scientifique au XVIIIe siècle (1968; trad. it. 1976), Les temps, la technique, l’autogestion (1980). Naville, Pierre, Enciclopedia on line Treccani “”E’ noto che secondo Boulanger le catastrofi naturali della preistoria (il ‘diluvio’) – espressione con la quale egli designa la serie delle trasformazioni geologiche che hanno conferito alla superficie della terra la sua struttura attuale – sono all’origine di quasi tutte le tradizioni religiose e politiche degli uomini”” (pag 304)”,”FILx-325-FF” “NAVILLE Pierre”,”Christian Rakovskij.”,”Questo scritto di Pierre Naville comparirà come Presentazione al volume di C. Rakovskij ‘I pericoli professionali del ptoere e altri scritti (1928-1930), di immenente pubblicazione presso la Celuc libri di Milano.”,”RIRB-006-FGB” “NAYAR Baldev Raj PAUL T.V.”,”India in the World Order. Searching for Major-Power Status.”,”NAYAR Baldev Raj (McGill University), PAUL T.V. (McGill University). “”Nehru non era inconsapevole delle limitazioni delle capacità dell’ India contemporanea, ma credeva che diventare un paese satellite o subordinato di un blocco dominato da una superpotenza fosse perderela propria indipendenza. Per lui, una politica estera indipendente era al centro dell’ indipendenza nazionale; come aveva proclamato: “”In che cosa consiste l’ indipendenza? Essa consiste fondamentalmente o basicamente di relazioni estere. Questo è il test dell’ indipendenza. Tutto il resto è autonomia locale. Una volta che la politica estera cade fuori dalle vostre mani e va a carico di qualcuno altro, a quella estensione e in quella misura voi non siete indipendenti””. (pag 127)”,”INDx-079″ “NEARING Scott FREEMAN Joseph, a cura di Nino PERRONE”,”Diplomazia del dollaro. Studio sull’ imperialismo americano.”,”Scott Nearing ha insegnato economia e sociologia all’University of Pennsylvania. Cacciato dall’insegnamento per motivi ideologici (nel 1918 fu imputato per la sua pubblicistica contro la guerra), è autore di vari volumi e commentatore economico della ‘Monthly Review’. Joseph Freeman, free lancer, scomparso da qualche anno (1975). Durante la seconda guerra mondiale si impegnò in una vigorosa campagna anti-hitleriana. ‘«E’ la prima volta che il comunismo, i basilari principi di organizzazione del movimento comunista, le parole chiare e precise di Lenin sono riusciti a penetrare all’interno di territori immensi, in continenti nuovi, nella coscienza di nuovi popoli, di nuove categorie della classe operaia. L’America del Sud entra per la prima volta nell’orbita dell’influenza dell’ Internazionale». L’enfasi di Bucharin, che parla dalla presidenza del sesto congresso (1), non è condivisa dal delegato brasiliano, Fernando Lacerda: «Vorrei fare innanzi tutto un piccolo appunto. Nelle tesi del compagno Bucharin si legge che il movimento comunista ha toccato per la prima volta i paesi dell’America latina: è l’Internazionale invece che, per la prima volta, si è interessata al movimento comunista dell’America latina. In Messico, Brasile, Argentina, Uruguay, Cile e persino in Guatemala esistono partiti comunisti, all’incirca dal 1920, cioè quasi subito dopo la fondazione dell’Internazionale. Ma questa incomincia solo ora a occuparsi di questioni dell’America latina. (…) I paesi dell’America latina avranno un ruolo sempre più importante nella politica internazionale. L’America latina costituisce il retroterra dell’imperialismo più potente, quello della più potente borghesia del mondo. Tutti i compagni hanno fatto notare che oggi sono gli Stati Uniti a governare il mondo, e che di tale supremazia essi godono in buona parte grazie alla base economica costituita dall’America latina (…). I capitali statunitensi investiti in America latina rappresentano il 46 per cento degli interi investimenti all’estero della confederazione. Basta questo soltanto a indicare l’importanza che l’America latina riveste per gli Stati Uniti (2)». Si arriva dunque al 1928 prima che l’Internazionale si occupi significativamente dell’imperialismo americano nel subcontinente; intanto gli Stati Uniti realizzano il 44.8 per cento della produzione industriale mondiale, lasciandosi alle spalle Germania (11.6) e Inghilterra (9.3) (3). Zinoviev, nel rapporto al quinto congresso, all’America latina non riserva che un breve paragrafo; fra terzo e quarto congresso (giugno 1921 – novembre 1922) gli organi dell’Internazionale ignorano la questione. Lenin stesso impernia il suo saggio (4) sull’imperialismo inglese, francese, tedesco e russo. Nella considerazione dell’Internazionale le situazioni balcaniche e mediorientali sono ritenute più importanti di quelle latino-americane. L’impostazione eurocentrica dell’organizzazione è una necessità per l’Unione Sovietica, che si preoccupa di spezzare il proprio accerchiamento. Ma non mancano diffidenza politica verso il proletariato e i ‘leaders’ latinoamericani (5), inclini a tendenze populiste, e scarsa conoscenza di quei problemi. Manipolazioni della storiografia – dominata in materia da autori statunitensi – e influenza di una pubblicistica che accredita gli Stati Uniti come colonia emancipata, a propria volta senza colonie, completano il quadro”” (pag 7-8)] [(1) Discorso di apertura. Trad. du “”Correspondance””, VIII, (26.VII.1928); (2) Intervento nella discussione. Trad. da “”Correspondance””, VIII, (28.VIII.1928), n. 78, 67; (3) Sternberg, 256 s.; (4) Lenin, 187-303; (5) In America latina i partiti comunisti furono organizzati da inviati del Komintern, come l’indiano M.N. Roy e il giapponese Sen Katayama. Basti rammentare il sospetto verso un’organizzazione di massa, particolarmente forte in Perù e presente anche in altri paesi del subcontinente: la APRA (Alianza Popular Revolucionaria Americana). Fondata nel 1924 da VIctor Raúl Haya de La Torre con un programma di unità politica antimperialista, nazionalizzazione agrarie e solidarietà internazionalista, essa venne tacciata di «populismo» ed emarginata dall’Internazionale]”,”USAQ-105″ “NEBBIA Giorgio”,”Marxismo e ecologia.”,”Testo scaricato dal sito http://www.lsmetropolis.org Giorgio Nebbia (nato nel 1926) laureato in chnimica nel 1949, professore di merceologia nell’Università di Bari dal 1953 al 1995, parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992), Dottore honoris causa delle Università del Molise, di Bari e di Foggia. Citazioni di Marx dai Manoscritti economico-filosofici del 1844 sul rapporto uomo-natura “”Le piante, gli animali, le pietre, l’arie, la luce, eccetera, costituiscono una parte della vita umana e dell’umana attività…”” e di Engels da ‘La condizione della classe operaia in Inghilterra’ (anche trattato di ecologia urbana secondo Nebbia) Sezione IV, del I libro del Capitale conseguenze esodo popolazioni operaie nelle grandi città, ammorbamento dell’aria, condizioni di vita inumane ecc. Dal celebre capitolo XIII del I libro del Capitale (‘le macchine) si parla di sfruttamento e di inquinamento ambientale In Critica del programma di Gotha Marx dice che la natura è la fonte dei valori d’uso e in questi consiste la ricchezza effettiva Paragrafo del capitolo 5 del Capitale sezione I sui residui della produzione e del consumo, sprechi e inquinamenti Marx e Engels affrontano anche il problema dei limiti dello sfruttamento delle risorse ambientali (fanno qualche lode all’apera del chimico Justus Liebig. Affermazioni di Engels nel saggio “”‘Parte avuto dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmmia (dopo la pubblicazione dei libri di Haeckel). Engels influenzato anche dal libro di Marsh ‘Man and nature”” del 1864. Altre affermazioni nell’Antiduhring sulla città industriale”,”MAES-163″ “NECK Rudolf a cura,”,”Österreich im Jahre 1918. Berichte und Dokumente.”,”Appello di Lenin e Sverdlov sulla Pravda alla lotta dei lavoratori austriaci sul crollo del trono degli Asburgo e le prospettive rivoluzionarie in Austria (pag 101-103)”,”AUTx-037″ “NECK Rudolf”,”Arbeiterschaft und Staat im Ersten Weltkrieg 1914-1918. (A. Quellen). I. Der Staat. (1. vom Kriegsbeginn bis zum Prozeß Friedrich Adlers, August 1914 – Mai 1917). [Lavoratori e Stato durante la prima guerra mondiale, 1914-1918. (A. Fonti). I. Lo Stato. (1. dall’inizio della guerra fino al processo di Friedrich Adler, agosto 1914 – maggio 1917)]”,”Lavoratori e Stato durante la prima guerra mondiale, 1914-1918. (A. Fonti). I. Lo Stato. (1. dall’inizio della guerra fino al processo di Friedrich Adler, agosto 1914 – maggio 1917).”,”QMIP-228″ “NECKINA M.V. SKASKIN S.D. GUBER A.A. ALPEROVIC M.A. KUTAKOV L.N. MANFRED A.S. UTCENKO S.L. FADEEV A.V. DEOPIK D.V., edizione italiana a cura di Massimo MASSARA”,”Storia del mondo. Volume primo.”,”Contiene molte cartine dettagliate dei confini degli stati e degli imperi romano, cinese, ecc.. Contiene una cronologia mondiale molto dettagliata “”Una delle guerre più penose e pericolose”” per Roma (Plutarco). “”Grazie all’ impotenza e all’ incuria del governo romano, Spartaco poté organizzare le sue forze durante quasi tutto il 73 aC. Egli non si limitò ad armare le sue truppe, ma si sforzò anche di disciplinarle. Il bottino veniva distribuito in parti uguali, mentre era proibito l’ uso dell’ oro e dell’ argento. Sallustio ha notato con sorpresa che Spartaco, grande “”per le forze del corpo e dell’ animo, agiva soprattutto per mezzo della persuasione e non con i metodi della feroce e inumana disciplina militare romana. Lo stesso storico ricorda, per esempio, che Spartaco si preoccupava per gli eccessi compiuti dagli schiavi nella conquista dei centri abitati e che non si stancava di raccomandare ai suoi uomini “”di risparmiare il paese come se fosse il loro””. Ma a questo proposito sorsero dei dissensi tra i capi dell’ insurrezione e, sempre secondo Sallustio, “”una lotta intestina era sul punto di scoppiare nel campo degli schiavi, a proposito del piano di operazioni””. Galli e germani per i quali il saccheggio era l’ industria abituale nelle loro patrie, giunsero alla secessione e stabilirono il loro campo di operazioni in Apulia, nei pressi del Gargano, dove però furono circondati e sterminati dalle truppe romane””. (pag 113)”,”STAx-143″ “NEDAVA Joseph”,”Trotsky and the Jews.”,”L’ampia rappresentazione numerica alla Conferenza di Londra del maggio 1907 fu l’ ultimo ‘congresso’ del partito operaio socialdemocratico russo (POSDR). Tabella pagina 146. Distribuzione dei delegati alla Conferenza di Londra (maggio 1907) in base ai partiti (fazioni) e l’ organizzazione nazionale. Partito Bolscevichi N° delegati: 105 Menchevichi “” 97 Bundisti “” 57 Membri del PSD “” 44 (Socialdemocrazia polacca) Membri del SDL “” 29 (Socialdemocrazia lettone) Non affiliati “” 4 Totale “” 336 Altra tabella (Conferenza di Londra) distribuzione secondo la nazionalità: Russi (119) Ebrei (98) Polacchi (38) Lettoni (31) Altri… (pag 145) Un particolare incidente ‘ebraico’ fece molto rumore al congresso. Rosa Luxemburg (un’ ebrea che non si considerava come tale), rappresentante sia della socialdemocrazia tedesca che di quella polacca, andò su tutte le furie attaccando il Bund ed uno dei suoi leaders, Abramovich. “”Abramovich e la sua specie (ilk specie, diz) – disse – “”sono tra quelli che speculano con l’ aumento e la caduta dei prezzi dello zucchero””. Essa fu immediatamente interrotta da un membro del Bund (“”Tsivyon”” – Dr. B.Z. Hofman), che esclamò, “”E’ una disgrazia! Smettila””. Gli altri bundisti si unirono in una protesta ad alta voce, non lasciandola continuare. Dopo la sessione, Gorky, che partecipava come ospite, tentò una riconciliazione, sostenendo che la considerazione di Rosa Luxemburg non aveva nessuna venatura di antisemitismo””. (pag 146-147) “”Recentemente Iring Howe ha avanzato l’ipotesi che, nel caso fosse sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, Trotskij avrebbe forse risolto il problema del suo ebraismo decidendo di trasferirsi nello Stato di Israele (Howe non sostiene tuttavia la tesi di una conversione di Trotsky al sionismo) (32). L’ipotesi di Howe si fonda sul colloquio, avvenuto in Messico nel 1937, tra la signora Beba Idelson, dirigente del sionismo socialista russo emigrata in Palestina, e Trotskij. Questo colloquio, estremamente interessante per comprendere la passione e l’interesse crescenti dimostrati dal vecchio esule russo, negli ultimi anni della sua vita, nei confronti del problema ebraico, fu reso noto da Beba Idelson, su esplicita richiesta di Trotskij, soltanto nel 1956, anno in cui fu riprodotto da un quotidiano in lingua ebracia di Tel Aviv. Il merito di aver colto l’importanza di questo testo spetta a Joseph Nedava, che nella sua opera fondamentale, ‘Trotskij and the Jewes’ (1971), riporta l’intero resoconto di Beba Idelson. Eccone alcuni brani (…)”” (pag 47) [Enzo Traverso, Trotsky e la questione ebraica. (Saggi e discussioni), Dimensioni, Livorno, N. 25, dicembre 1982, p. 39-51)”,”TROS-170″ “NEDAVA Joseph”,”Trotsky and the Jews.”,”Trotsky ha previsto la distruzione dell’ebraismo europeo in un’eventuale nuova guerra in Europa “”Trotsky foresaw the destruction of European Jewry. This again was no matter of black magic, but pure political thinking. An inexorable process controlled by a “”Kleinburger run amok”” was at work. A Jewish newspaperman who visited Trotsky in Mexico sometime after the Munich Agreement in the autumn of 1938 related that the question of a possible war with Germany came up. At the suggestion that an early preventive war might serve the cause of humanity by forestalling the many more casualties that would result if Hitler was given more time to rearm, Trotsky reacted wistfully: “”‘Do not speak lightly of a war. You certainly need not pray for war… remember, you are Jews (excluding himself from the company present), and ‘between the Warta’ [a Polish river the chief right-bank effluent of the Oder River] and the Volga there live seven million Jews – in the coming war they will be annihilated first'”” (8). Trotsky made a similar prediction of the approaching holocaust, although not specifying the estimated number of Jewish victims, on December 22, 1938, in replying to an American friend (…)”” (pag 224) (8) M. Rubinstein, Di Presse, (Yiddish, Buenos Aires), 22 May 1960″,”EBRx-053″ “NEDAVA Joseph”,”Trotsky and the Jews.”,”Dr. Joseph Nedava was born in Russia in 1915 and has lived in Israel since 1925. He graduated from the University of London and from the University of Pennsylvania. He lectured at the Bar-Ilan University, Israel, on the political system of the Soviet Union. During 1968-1970 he was professor of political science at the Dropsie University Philadelphia, and is at present on the faculty of the Haifa University, Israel. Autore of books on political, Zionist, and literary subjects.”,”EBRx-015-FL” “NEEDHAM Joseph”,”La Cina e la storia. Dialogo tra Oriente e Occidente.”,”Joseph NEEDHAM, famoso biochimico ed embriologo inglese, è uno dei maggiori esperti mondiali di storia e di civiltà cinese. Insegna al Caius College di Cambridge ed è membro della Royal Society. Ha scritto un’ imponente storia della scienza in Cina in sette volumi (Science and Civilization in China, Cambridge, 1954). Di lui in Italia è stato pubblicato ‘Scienza e società in Cina’ (BOLOGNA, 1973).”,”CINx-057″ “NEEDHAM Joseph, collaborazione di WANG LING”,”Science and Civilization in China. Volume I. Introductory Orientations.”,”NEEDHAM Joseph è stato Sir William Dunn Reader in Biochemistry nella Università di Cambridge. “”The story of the deserters reminds us of another episode in Central Asia eight centuries later, when after the Battle of the Talas River (+751), Chinese paper-makers were captured and induced to continue their craft at Samarqand. This is known to have been the earliest passage of paper-making from East to West, and it occurred no less than six hundred years after the first invention. There does not seem to be any record of the names of these men, but by a fortunate chance certain details have been preserved of other technicians also captured in the same battle. One of the prisoners taken was an officer, Tu Huan, and when he returned to China eleven years later he told his family about the Chinese artisans who had settled at the Abbasid capital (Kûfah). It so happened that his brother was the great scholar Tu Yu, and the information was thus written down.”” (pag 236)”,”CINE-025″ “NEEDHAM Joseph, collaborazione di WANG LING”,”Science and Civilization in China. Volume II. History of Scientific Thought.”,”NEEDHAM Joseph è stato Sir William Dunn Reader in Biochemistry nella Università di Cambridge. “”All in all, however, the problem of analysing fully the antagonistic effects of Buddhism on East Asian science, remains. Perhaps it sprang from deeper causes than any which have so far in this Section been put into words. In the last resort, Buddhism was a profound rejection of the world, a world which, each in their different ways, both Confucianism and Taoism accepted. The Buddhists had what was essentially a ‘sourgrapes’ philosophy; from the transience of all earthly joys and pleasures they deduced their unreality and worthlessness, but it was a ‘non sequitur’. Inhabitants as we are of a world so much more liberated from pain and fear by true knowledge of Nature, and its application in machines, it is extremely difficult to place ourselves in the position of the ancient and medieval Buddhists. The insecurity of life was then so great, disease and death were everywhere, life was cheap; and the little nuclei of human happiness, the lovers or the young parents of children, could be exploded in a moment by drought, by flood, or by the activities of warring armies, without the hope of finding one another again except by merest chance.”” (pag 430)”,”CINE-026″ “NEEDHAM Joseph, assistenza scientifica di WANG LING”,”Scienza e civiltà in Cina. Volume primo. Lineamenti introduttivi.”,”NEEDHAM Joseph è stato Sir William Dunn Reader in Biochemistry nella Università di Cambridge. Contiene il lungo capitolo: ‘Scambio di idee scientifiche e di tecniche tra la Cina e l’Europa’ (pag 182-273)”,”CINE-001-FF” “NEEDHAM Joseph, assistenza scientifica di WANG LING”,”Scienza e civiltà in Cina. Volume primo. Lineamenti introduttivi.”,”Joseph Needham è stato Sir William Dunn Reader in Biochemistry nella Università di Cambridge. Contatti scientifici-culturali tra Cina e paesi arabi (pag 263-277) Abilità dei Greci nello scavare pozzi (pag 290) Prestiti reciproci fra tecnologia persiana, greca e cinese (idraulica) (pag 291) Il flusso delle tecniche verso l’Occidente (pag 296) tra le molte la carriola, il carro a vela, la balestra, l’aquilone, il rotatore da elicottero, la tecnica delle trivellazioni profonde, il procedimento di produzione della ghisa, le sospensioni ‘cardaniche’, il ponte con archi a sesto ribassato, il ponte sospeso a catene di ferro, le chiuse per canali, la bussola magnetica ecc. ecc. (pag 297)”,”SCIx-028-FSD” “NEGARVILLE Celeste”,”Rapporto del compagno Negarville al II° Consiglio Nazionale del Partito Comunista Italiano.”,”Gli ex-podestà fascisti non vengono considerati gerarchi. (pag 14) Il PCI e la mancata epurazione degli ex-fascisti. Togliatti e il fascismo. “”Mentre noi rivendichiamo questa estensione del diritto di voto affermiamo la nostra intransigenza per ‘l’ esclusione da questo diritto dei fascisti particolarmente compromessi’. (…) E’ anche già stato annunciato che il Governo intende escludere dal diritto di voto i gerarchi. Noi plaudiamo a queste misure ma non possiamo tacere che con esse la privazione dei diritti politici non raggiunge ancora tutti coloro che hanno delle effettive responsabilità fasciste. Non raggiunge per esempio gli ex-podestà, i quali a quanto pare non vengono considerati gerarchi. Eppure si pensi alle enormi responsabilità che hanno avuto questi sciagurati amministratori di nomina mussoliniana nella vita comunale. Se a costoro fosse conservato il diritto di voto, un’altra triste burla sarebbe giuocata alla politica di epurazione, la quale purtroppo ha subito tanti scacchi in tutti i campi.”” (pag 14)”,”PCIx-236″ “NEGRELLI Giorgio”,”L’età contemporanea. Manuale di storia.”,”ADAV Allgemeiner deutscher Arbeiterverein Associazione generale tedesca dei lavoratori (Lassalle)”,”STOx-058-FF” “NEGRELLI Giorgio”,”L’illuminista diffidente. Giuseppismo e Restaurazione nel pensiero politico di Antonio de Giuliani.”,”Giorgio Negrelli è nato nel 1940 a Trieste dove ha compiuto gli studi e si è laureato in Giurisprudenza. Si è occupato prevalentemente del pensiero politico ottocentesco. Ha curato la sezione bibliografica relativa al Secondso Ottocento della rivista ‘Il pensiero politico’”,”AUTx-005-FMB” “NEGRELLO Dolores”,”A pugno chiuso. Il Partito comunista padovano dal biennio rosso alla stagione dei movimenti.”,”Da “”Azione Comunista”” alla “”Sinistra Comunista”” (Capitolo: Movimenti e gruppi degli anni Sessanta (pag 165-173)) “”Il 25 luglio 1954 Giulio Seniga, stretto collaboratore di Pietro Secchia (vice segretario del Pci dal 1945 al 1955), fugge portando con sé denaro e documenti riservati del partito. Si tratta di un massimalista che si sente tradito da Togliatti, ritenuto responsabile dell’ abbandono della linea rivoluzionaria. Con Bruno Fortichiari (uno dei fondatori del partito nel 1921), Luciano Raimondi (partigiano in Valtellina e in Val d’ Ossola, organizzatore del convitto-scuola Rinascita di Milano), Emilio Setti (responsabile del lavoro sindacale della Federazione comunista milanese) ed altri, fondò “”Azione Comunista”” che si connotò subito come deciso gruppo di opposizione al Pci. Attraverso l’ omonimo giornale si fece portavoce del malessere e del malcontento che serpeggiava tra gli iscritti, frutto – si sosteneva – della politica “”capitolarda”” seguita dai dirigenti del partito. Si insisté nel chiedere un’ inversione di rotta della linea togliattiana, ritenuta incapace di utilizzare e valorizzare il grande potenziale di mobilitazione e di lotta espresso dal movimento operaio fin dalla lotta resistenziale. Venne anche denunciato il “”ruolo di pompiere che gioca in ciò la burocrazia sindacale””. Dopo l’ VIII Congresso del Pci (dicembre 1956), che sancì la sconfitta dei duri (“”piccolissimo gruppetto di malviventi, raccolto a Milano attorno alla cosiddetta Azione comunista””, li definì Togliatti) e la riduzione al silenzio dell’ opposizione degli anziani, nacque il movimento della “”Sinistra Comunista”” al quale, oltre al gruppo di “”Azione Comunista””, aderirono trotskisti (comunisti rivoluzionari) e anarchici di azione proletaria (Pier Carlo Masini). Questo nuovo movimento non rifiutò l’ adesione alla Cgil intendendo la militanza sindacale in senso leninista, e cioè come difesa ad oltranza delle condizioni di vita dei lavoratori e l’ avanguardia politica. Nella “”Sinistra Comunista”” emersero Lorenzo Parodi (membro del direttivo della Cgil), Arrigo Cervetto, Danilo Montaldi che, con altri negli anni Sessanta, diedero vita a “”Lotta Comunista””. Nel 1972 queto gruppo aprì a Padova il “”Circolo Operaio”” attualmente ancora attivo nel lavoro sistematico di elaborazione teorica marxista-leninista, limitato però solo al piano culturale””. (pag 168-169) Dolores NEGRELLO (Milano, 1933) si è laureata all’ Università di Padova in Psicologia. Ha pubblicato studi e saggi. Collabora a giornali con contributi di memoria storico-locale.”,”PCIx-151″ “NEGRELLO Dolores, con saggi di Vittorio MARANGON Giuliano LENCI Alberto GALEOTTO”,”Il Pci padovano nell’ultimo ‘900. Dissensi e antagonismi politici.”,” Dolores Negrello (Milano 1933) si è laureata all’Università di Padova in Psicologia e in Scienze Politiche. Sulla tematica dello sviluppo organizzativo del Pci a Padova ha pubblicato due saggi. E nel 2000 il volume ‘A Pugno Chiuso. Il Partito comunista padovano dal biennio rosso alla stagione dei movimenti’ (Angeli). Si parla di Lotta Comunista a pag 184.”,”PCIx-403″ “NEGRI Antimo”,”Augusto Comte filosofo dell’ era industriale.”,”””Non solo i particolari lavori parziali vengono suddivisi fra diversi individui, ma l’ individuo stesso viene diviso, viene trasformato in motore automatico di un lavoro parziale, realizzandosi così l’ insulsa favola di Menenio Agrippa che rappresenta un uomo come null’ altro che frammento del suo stesso corpo”” (Marx Il capitale, I)(pag 33) Antimo NEGRI è professore ordinario di storia della filosofia nella seconda Università di Roma. Ha scritto varie opere (v. retrocopertina).”,”TEOS-080″ “NEGRI Antonio”,”La fabbrica della strategia. 33 lezioni su Lenin.”,”NEGRI Antonio è ordinario di dottrina dello Stato nell’Università di Padova. 33 lezioni tenute nel 1972-73 su Lenin, l’insurrezione e la rivoluzione d’Ottobre. Lenin legge Hegel (pag 114) Cita nelle note il libro di B. Pribicevic, The Shop-Stewart movement in England, OUP, 1955 (pag 60)”,”LENS-209″ “NEGRI Antimo”,”Modernità e tecnica”,”””Nella sua conferenza del 1956, il cui titolo è esteso al volume già citato, Heidegger fa intervenire una tarda poesia di Goethe, ‘Chineisch-Deutsche Jahres und Tageszeiten’. Vi si legge: “”Ma la scienza non è mai stanca di lottare, / per potere la legge e il fondamento, il come e il perché ritrovare”” (39)””. Più esattamente, Goethe dice ‘Forschung’, ricerca, e non ‘Wissenschaft’, scienza. Ricerca del ‘come’ e del ‘perchè’ avviene qualcosa, si verifica un fenomeno, ad una causa, individuata, segue un effetto e non ne può seguire un altro. Siamo, non c’è dubbio, nell’ordine delle idee di Hobbes che poc’anzi si leggeva, soprattutto dell’idea che, trovato il ‘come’ e il ‘perchè’, di un evento che meravigliava o impauriva, cessa la meraviglia, la paura dell’uomo di fronte al mondo e nel mondo, e s’instaura quella sicurezza fondata sulla capacità e sulla possibilità di prevedere. E’ l’ordine delle idee che fonda la modernità scientifica e tecnica. Si può, allora, completare la celebre divisa di Comte: ‘prévoyance, d’où action’. Per agire, l’uomo moderno ha bisogno di sicurezza, di accantonare la paura e la stessa meraviglia. O di accantonare domande che possano distoglierlo dall’azione, da quell’agire pratico rispetto ad uno scopo che caratterizza la modernità industriale”” (pag 54-55) (39) M. Heidegger, Il principio di ragione, cit, p. 208 L’autore: (Corriere sera, 30 aprile 2005. Commemorazione morte di Antimo Negri: ‘Antimo Negri, riscoprì Evola È morto nella sua casa romana, dopo lunga malattia, il filosofo Antimo Negri. Era nato il 25 febbraio del 1923 a San Severino ( Salerno). I funerali si svolgeranno oggi alle 10.30, nella chiesa di Santa Maria della Mercede. Docente di Storia della filosofia all’ Università di Tor Vergata, Negri si è caratterizzato per un’ ampia gamma di studi su pensatori compresi tra il XVIII e il XX secolo. Si deve a lui la valorizzazione di alcune correnti irrazionalistiche della filosofia moderna, come la riscoperta del pensiero di Evola, la diffusione delle cui tesi fu da lui curata e affidata alle edizioni « Spirali » di Armando Verdiglione, a partire dal 1988 con « Julius Evola e la filosofia » . Successivamente, Negri diede alle stampe « Nietzsche nella pianura » ( 1993), « Leopardi e la scienza moderna » ( 1998), « Discorso sopra lo stato presente degli italiani » ( 2000), fino al recente « De persona » dell’ anno scorso, con tesi in difesa del libero arbitrio e vicine persino al pensiero di Wojtyla contro l’ estremo individualismo. Accanto a tutto ciò, Negri ha sviluppato anche un ricco filone di studi sulla « filosofia del lavoro » , a partire dal monumentale manuale « Storia della filosofia del lavoro » del 1980, seguito da « Il lavoro nel ’ 900 » ( 1988) e « Pensiero materialistico e filosofia del lavoro » ( 1992). Di lavoro si occupò anche in dibatti e interventi divulgativi sui giornali. Tra i suoi allievi si annoverano, tra gli altri, Giacomo Marramao e Massimo Cacciari, che lo ricorda come « una dei maggiori studiosi del pensiero di Giovanni Gentile » , al quale dedicò « L’ inquietudine del divenire. Giovanni Gentile » ( 1992). P. Pan. Antimo Negri Panza PierluigiAntimo Negri, riscoprì Evola È morto nella sua casa romana, dopo lunga malattia, il filosofo Antimo Negri. Era nato il 25 febbraio del 1923 a San Severino ( Salerno). I funerali si svolgeranno oggi alle 10.30, nella chiesa di Santa Maria della Mercede. Docente di Storia della filosofia all’ Università di Tor Vergata, Negri si è caratterizzato per un’ ampia gamma di studi su pensatori compresi tra il XVIII e il XX secolo. Si deve a lui la valorizzazione di alcune correnti irrazionalistiche della filosofia moderna, come la riscoperta del pensiero di Evola, la diffusione delle cui tesi fu da lui curata e affidata alle edizioni « Spirali » di Armando Verdiglione, a partire dal 1988 con « Julius Evola e la filosofia » . Successivamente, Negri diede alle stampe « Nietzsche nella pianura » ( 1993), « Leopardi e la scienza moderna » ( 1998), « Discorso sopra lo stato presente degli italiani » ( 2000), fino al recente « De persona » dell’ anno scorso, con tesi in difesa del libero arbitrio e vicine persino al pensiero di Wojtyla contro l’ estremo individualismo. Accanto a tutto ciò, Negri ha sviluppato anche un ricco filone di studi sulla « filosofia del lavoro » , a partire dal monumentale manuale « Storia della filosofia del lavoro » del 1980, seguito da « Il lavoro nel ‘ 900 » ( 1988) e « Pensiero materialistico e filosofia del lavoro » ( 1992). Di lavoro si occupò anche in dibatti e interventi divulgativi sui giornali. Tra i suoi allievi si annoverano, tra gli altri, Giacomo Marramao e Massimo Cacciari, che lo ricorda come « una dei maggiori studiosi del pensiero di Giovanni Gentile » , al quale dedicò « L’ inquietudine del divenire. Giovanni Gentile » ( 1992). P. Pan. Antimo Negri di Panza Pierluigi'”,”TEOS-227″ “NEGRI Antonio”,”La forma stato. Per la critica dell’economia politica della Costituzione.”,”Il volume di autori vari ‘Operai e stato. Lotte operaie e riforma dello stato capitalistico tra rivoluzione d’ Ottobre e New Deal’ (1973) contiene un saggio d A. Negri: ‘Marx sul ciclo e la crisi’ pp. 191-233 (da nota p. 222) Cita (pag 340) il libro di P. Petta, Ideologie costituzionali della sinistra italiana, 1892-1974′ (Savelli, Roma, 1975) Sul dualismo di potere si veda la bella analisi di L. Trotsky, ‘Histoire de la révolution russe’, Parigi, 1933, vol. II pp. 296-308. Cfr. anche R. Luxemburg, Scritti scelti, Milano, 1963, pp. 626 sgg. (Negri: nota 11, p. 117) “”Sarcasticamente Marx aggiunge: “”Linguet mandò all’aria l’illusorio ‘Esprit des lois’ di Montesquieu con questa parola: ‘L’esprit des lois, c’est la proprieté'”” (11)”” [(11) Marx, Il Capitale, I, 3, p. 64 in nota] (pag 164); “”Lo Stato è, da questo punto di vista, un capitolo del ‘Capitale’: “”il tutto si divide in 6 libri: 1) Del capitale (contiene alcuni capitoli preliminari; 2) Della proprietà fondiaria; 3) Del Salario; 4) Dello Stato; 5) Commercio internazionale; 6) Mercato Mondiale”” (18)”” [(18) Marx a Lassalle, 22 febbraio 1858, MEW, XXIX, p,. 550] (pag 201); “”In alcune fondamentali pagine dei ‘Grundrisse’ (58) Marx sviluppa alcune annotazioni sul concetto di composizione di classe. Anche l’uomo, in quanto produttore, egli sottolinea, va considerato “”dal punto di vista del processo di produzione immediato, come produzione di ‘capitale fisso’, come accumulo e perfezionamento di capacità produttiva: man mano il soggetto che entra nel processo di produzione immediato è da questo trasformato – sicché lo stesso processo di produzione immediato “”è insieme, disciplina, se considerato in relazione all’uomo che diviene, ed esercizio, scienza sperimentale, scienza materialmente creativa ed oggettivantesi, se considerato in relazione all’uomo divenuto, nel cui cervello esiste il sapere accumulato della società””. “”Man mano – conclude Marx – che ci si sviluppa il sistema dell’economia borghese, ci si sviluppa anche la sua negazione che ne costituisce il risultato ultimo. Per ora abbiamo a che fare ancora col processo di produzione immediato. Se consideriamo la società borghese nelle sue grandi linee, come risultato ultimo del processo sociale di produzione, compare sempre la società stessa, ossia l’uomo stesso nelle sue relazioni sociali. Tutto ciò che ha una forma definita, come il prodotto ecc., si presenta soltanto come un momento, momento transitorio, di questo movimento. Il processo di produzione immediato si presenta qui solo come un momento. Le condizioni e le oggettivazioni sono esse stesse in egual misura momenti di esso , e suoi soggetti sono soltanto gli individui, ma gli individui in relazioni reciproche che essi riproducono ed anche producono ex-novo. E’ il loro peculiare incessante processo di movimento, nel quale essi rinnovano sia se stessi; sia il mondo della ricchezza che essi creano”” [(58) K. Marx, Lineamenti, cit., vol. II, pp. 409-11] (pag 251-52); “”Il 28 dicembre 1862 Marx scrivendo a Kugelmann del lavoro che sta compiendo sul “”capitale in generale”” dichiara: “”In questo volume [di ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’] è contenuto ciò che gli inglesi chiamano ‘The principles of political economy’. E’ la quintessenza (insieme con la prima parte), e lo svolgimento di ciò che segue potrebbe essere facilmente elaborato da altri (‘ad eccezione forse del rapporto fra le diverse forme di Stato e le diverse strutture economiche della società’) sulla base di ciò che è stato fornito”” (92)”” [(92) K. Marx, Lettere a Kugelmann, Rinascita, Roma, 1950] [A. Negri, La forma stato. Per la critica dell’economia politica della Costituzione, 1977] ‘La società borghese nelle sue grandi linee risultato ultimo del processo sociale di produzione'”,”TEOC-662″ “NEGRI Guglielmo a cura; con la collaborazione di Sergio CARDARELLI”,”Giolitti e la nascita della Banca d’Italia nel 1893.”,”Sergio Cardarelli dell’Uffico Ricerche Storiche della Banca d’Italia Guglielmo Negri è nato a Roma nel 1926. Laureato in giurisprudenza e in scienze politiche, si è perfezionato in diritto pubblico compaato nelle università di Harvard e Oxford. Già professore associato nell’Università di Roma La Sapienza e Capo dell’Ufficio Studi della Camera dei Deputati. Quindi Consigliare di Stato. (1989) L’avvento di Giolitti al governo. (pag 4-5) “”L’anticipato rinnovo della Triplice Alleanza ed il dissenso insorto tra il ministro delle Finanze Colombo e i colleghi di Gabinetto sul taglio delle spese militari avevano però logorato la compagine ministeriale che si dimise; né valsero a consolidre il Governo la decisione sovrana di respingere le dimissioni, l’assunzione da parte di Luigi Luzzatti, ministro del Tesoro, anche dell”interim’ delle Finanze, il programma finanziario di maggiori entrate alternative da realizzare con l’aumento dell’imposta successoria, il monopolio dei fiammiferi e la diminuzione del numero degli impiegati dello Stato. Il Governo Rudinì cadeva alla Camera dei deputati con 193 voti contrari e 185 favorevoli. Nonostante la sua giovane età (“”allora manderò a chiamare Giolitti – è assai giovane””, aveva detto Re Umberto al presidente del Senato Domenico Farini) (4) ed una situazione politica quanto mai complessa e delicata (si pensi alle difficoltà di avere favorevoli contemporaneamente Crispi e Zanardelli, quali capi della maggioranza formatasi con la votazione alla Camera, e non ostile il Rudinì) l’incarico di formare il nuovo Governo fu affidato al parlamentare piemontese, sul quale Crispi, benché lo avesse voluto suo ministro del Tesoro nel 1889, aveva mutato giudizio, stimandolo ora uomo senza cultura, né esperienza, né arte di Governo (5). Scrive Croce che i due ministeri Rudinì e Giolitti “”furono come un intermezzo alla ricomparsa del Crispi e si travagliarono quasi esclusivamente nei problemi finanziari ed economici, che ebbero il merito di porre in prima linea, di semplificare e non ulteriormente complicare, di risolvere in alcune parti avviandone la soluzione generale, sebbene non giungessero al termine del lavoro e non ne cogliessero il frutto e la lode”” (6).”” (pag 4-5) (4) D. Farini, Diario di fine secolo; a cura di E. Morelli, Bardi Roma 1961, vol 1, p. 91; (5) Il giudizio del Crispi su Giolitti sarebbe stato dato dallo statista siciliano al re nel corso di un colloquio avvenuto nell’ambito delle “”consultazioni”” per la risoluzione della crisi di Governo (…); (6) B. Croce, Storia d’Italia, Bari, 1947, vol. IX pp. 192-93″,”ITAE-340″ “NEGRI Antimo”,”Il mondo dell’insicurezza. Dittico su Popper.”,”Antimo Negri (Mercato Sanseverino, (Sa), 1923) è ordinario di storia della filosofia nella Facoltà di lettere e filosofia della II Università di Roma. Da oltre trent’anni collabora alle principali riviste filosofiche italiane e straniere, con saggi e articoli che privilegiano tematicamente alcuni aspetti fondamentali della cultura filosofica e scientifica moderna e contemporanea. Tra le sue opere: Augusto Comte e l’umanesimo positivistico, Giovanni Gentile, F. Nietzsche, Cultura e storia, Trittico materialistico, Filosofia del lavoro, Nietzsche e/o l’innocenza del divenire.”,”TEOS-063-FL” “NEGRI Guglielmo”,”Il sistema politico degli Stati Uniti d’America. Le istituzioni costituzionali.”,”Guglielmo Negri è nato a Roma nel 1926. Dopo essersi perfezionato in studi politici e costituzionali comparati ad Harvard ed Oxford, egli ha insegnato nelle Università di Roma e Firenze, tenendo anche corsi e seminari all’estero. Ha diretto il Servizio Studi, Legislazione ed Inchieste parlamentari della Camera dei Deputati. Tra i contributi principali dell’autore ricordiamo: ‘Il leader del partito anglosassone’, La direzione della politica estera nelle grandi democrazie (Stati Uniti ed Inghilterra)’ e la cura della edizione italiana del ‘Federalist’ e delle raccolte ‘Le Costituzioni italiane’, ‘La formazione degli Stati Uniti d’America’ insieme ad altri studiosi. Ha scritto l’introduzione a ‘I partiti politici americani’ del Binkley (Nistri-Lischi, Pisa) Contiene tra l’altro il capitolo VI: ‘La rivoluzione politica e sociale del New Deal’ (pag 284-301) Chi erano i “”newdealers””? “”«Chi erano i ‘New Dealers?’» si domanda Arthur M. Schlesinger nel secondo volume della trilogia dedicata all’età di Roosevelt, e scrive che «essi rappresentavano tutte le classi, da quelli nati in buone famiglie come Franklin Roosevelt, Averell Harriman, Francis Biddle, fino a quelli nati nella miseria come Harry Hopkins; ma la maggior parte proveniva dalle classe medie. Rappresentavano una gran varietà di professioni, ma per lo più erano avvocati, professori universitari, economisti ed assistenti sociali. Venivano da tutte le parti del Paese, dalle città e dalle campagne, sebbene la maggioranza avesse frequentato le Università statali oppure quelle della ‘Ivy League’, e molti avevano avuto la loro prima esperienza politica nella lotta per migliorare l’amministrazione civica. Ce n’erano di tutte le età, benché quasi tutti fossero nati fra il 1895 e il 1905. Ma il legame che li teneva uniti, come osservò acutamente Herman Kahn, era di appartenere al mondo delle idee. Erano abituati all’analisi e alla dialettica; ed erano pronti ad usare l’intelligenza come strumento di governo. Erano ben più che specialisti. E, come ebbe ad aggiungere Kahn, erano, o meglio, si sentivano capaci di considerare le cose da un punto di vista generale, in modo da poter applicare la logica ad ogni problema sociale. Piaceva loro di esercitare liberamente la mente. Non appartenevano però tutti alla medesima scuola di pensiero». E in effetti l’arco della collaborazione era straordinariamente ampio: dagli epigoni della scuola economica liberale classica tipo Lewis Douglas e Cordell Hull all’interessante e complessa compagine della nuova sinistra di Rexford Tugwell. Questo gruppo di uomini sotto la guida di Franklin Delano Roosevelt iniziò, con spirito pragmatico, entusiasmo, profonda fede religiosa ed umana l’esperimento teso a dimostrare che la democrazia ‘poteva’ affrontare e risolvere una crisi economica, anche di enormi proporzioni, quale quella che si era aperta nella Federazione americana perché lentamente preparata da una serie di fattori negativi (la diminuzione dell’indice di natalità, la scomparsa della «frontiera», il disordine nel sistema bancario, la precarietà della condizione operaia, il distacco profondo tra ‘politica’ e ‘cultura’, lo squilibrio industriale strutturale tra Nord e Sud, l’arretratezza tecnologica di molte zone ecc.). I ‘New Dealers’ accettavano, cioè, la ‘sfida’ che la crisi intimava al sistema democratico, nel momento in cui a Roma e a Berlino il «nuovo ordine» sociale ed economico regnava sovrano e a Mosca sembrava ormai consolidato definitivamente il potere socialista nella versione stalinista (3)”” (pag 286-287) [dal cap. VI: ‘La rivoluzione politica e sociale del New Deal’] [(3) Giustamente l’Einaudi, nell’acuta introduzione all’opera cit. (‘La rivoluzione di Roosevelt’, ed.it., Torino, 1959, ndr), scrive di vedere la rivoluzione di Roosevelt «in primo luogo, come uno sforzo per ristabilire il senso della collettività in una libera società industriale e per affrontare le esigenze, e in secondo luogo come il più importante tentativo del secolo ventesimo per affermare la validità e il ruolo fondamentale degli strumenti politici della democrazia dinanzi alla crisi del nostro tempo. Mentre in tutto il mondo la democrazia veniva messa in rotta dai totalitari e dai tecnici, trionfava negli Stati Uniti»]”,”USAG-079″ “NEGRI Antonio”,”L’anomalia selvaggia. Saggio su potere e potenza in Baruch Spinoza.”,”Antonio Negri è nato a Padova nel 1933, ha studiato filosofia a Padova, Tubinga e Parigi. E’ stato allievo dell’Istituto B. Croce di Napoli. Si è occupato di filosofia classica tedesca, di teoria generale del diritto e dello stato, del pensiero sociale contemporaneo.”,”FILx-301-FF” “NEGRI Antonio”,”Descartes politico o della ragionevole ideologia.”,”Antonio Negri è nato a Padova nel 1933, ha studiato filosofia a Padova, Tubinga e Parigi. E’ stato allievo dell’Istituto B. Croce di Napoli. Si è occupato di filosofia classica tedesca, di teoria generale del diritto e dello stato, del pensiero sociale contemporaneo.”,”FILx-302-FF” “NEGRI Guglielmo”,”Profili dell’evoluzione costituzionale delle Colonie americane, (1606-1776).”,”Riflessi della rivoluzione inglese sull’evoluzione costituzionale degli Stati Uniti ‘Nei «dibattiti di Putney» (16) (…) sono già concretamente disegnate le posizioni ideali che allungheranno le ombre sulle coste atlantiche degli Stati Uniti: la tesi dell’investitura di diritto divino del monarca e della struttura episcopale della Chiesa; la tesi parlamentare, coesa sul denominatore presbiteriano; di equilibrio tra i poteri, al fondo conservatrice, se pur intransigente nella difesa della sua «presenza» politica e sociale; le tesi rivoluzionarie delle minoranze in cui lievita chiara la protesta politica ed ancor nebulosa quella sociale, mentre balza evidente la rottura con gli schemi teologici ed il diritto dell’età di mezzo. Quale più stretto anello di congiunzione con l’esperienza americana del linguaggio e della psicologia degli ufficiali e dei soldati del ‘Nuovo Modello (17), delle tesi degli «agitatori» fermi nella difesa della massima «quod omnibus spectat, ab omnibus tractari debet» e della replica di Ireton, per gli ufficiali, che chiarisce che la costituzione del Regno «stabilisce che uomini di una certa qualità devono essere gli elettori dei Deputati al Parlamento, e sono tutti coloro che hanno un interesse permanente nel Regno e che, presi insieme, comprendono tutti gli interessi permanenti e locali del Regno» (18)? Quale più diretta discendenza del costituzionalismo americano se non dalla aspirazione dei ‘Levellers’ e del Lilburne ad una costituzione scritta, non modificabile dal Parlamento (19)? Come non ritrovare, anche nel pensiero politico americano dell’800, i sedimenti dalla polemica del Winstanley contro avvocati e commercianti; gli insegnamenti di Harrington sulla sfera di contatto tra potenza economica e potere politico; il mito della bontà delle elezioni annuali e del rapido avvicendamento nelle cariche; la rivendicazione del diritto del voto alle donne, le lucidissime e pratiche intuizioni del ‘Patto del Popolo’ (20) circa il suffragio universale, le incompatibilità parlamentari, l’autonomia della Camera, la costituzione come ‘paramount law’, il principio harringtoniano del «governo delle leggi e non di uomini» (21)? Anche se i continuatori di Ireton, i cauti ‘leaders’ dell’America coloniale, non accettarono integralmente il messaggio degli epigoni di Harrington, di Lilburne, di Winstanley, del Colonnello Rainborough e degli «agitatori» dei Reggimenti puritani, seppero, tuttavia, tenerne conto e ruppero con il Re: non fu lo stesso Burke in «An Appeal from the new to the old Whigs» a dire che «gli Americani nella loro ribellione contro l’Inghilterra erano nella stessa posizione dell’Inghilterra contro il Re Giacomo II, nel 1688»?”” (pag 16-18) [(16) Si veda la bella e fedele versione in Gabrieli, ‘Puritanesimo e Libertà: dibatti e libelli’, pag 5 e segg. e la penetrante analisi nella ‘Introduzione’, soprattutto a pag XXIV e segg.. Si confr. quanto scrive il Sabine, op. cit., pag 389 e segg.; (17) Scrive il Gabrieli, ‘Introduzione’, pag XXIX: «Negli atteggiamenti, nelle emozioni e nel pensiero d’una trentina di interlocutori si rispecchia una larga parte della società politica contemporanea, ancora impregnata di spiriti medievali ma già aperta verso ideali moderni, il vigore dei quali è dato misurare nella profonda serietà e persuasione che anima anche i più rozzi e brevi interventi. Razionalismo e misticismo, diritti della coscienza individuale e supremazia della legge, considerazioni utilitarie ed esigenze egualitarie si scontrano e si confondono spesso in questi incunaboli della democrazia». Per quanto concerne l’oratoria puritana, si veda H. Gauger, ‘Die Kunst der politischen rede in England’, pag 20 e segg., Tubingen, 1952; (18) Gabrieli, op. cit., ‘I dibattiti di Putney’, pag 73; (19) Scrive il Gabrieli, op. cit., pag XL : «La loro insistenza nel volere fissare e delineare in una costituzione scritta i poteri del governo ed i diritti inalienabili dei cittadini, assegna ai ‘levellers’ non solo una posizione di precursori nella storia del pensiero costituzionale democratico ma ne fa, forse, gli unici assertori della supremazia della legge in un momento in cui regnava assoluta la forza della spada»; (20) Il testo è tradotto in Gabrieli, op. cit., pag 150 e segg. Si confronti anche quanto scrive il Sabine, op. cit., pag 392: «Più di qualsiasi altro gruppo rivoluzionario, i Livellatori si avvicinarono alla filosofia politica che divenne più tardi tipica della democrazia radicale. Appariva in loro, in forma nuova,l’antica dottrina della legge naturale: il diritto innato di ciascuno a un minimo di privilegio politico, la dottrina del consenso per partecipazione nella scelta di rappresentanti; la giustificazione della legge e del governo come protezione dei diritti individuali, e la limitazione di ogni organo di governo, sotto il potere sovrano del popolo, assicurata da un elenco scritto dei suoi diritti inalienabili. La presenza di tutte queste idee nell’Inghilterra intorno al 1650 è doppiamente interessante in quanto i progetti costituzionali dei Livellatori fallirono in quel paese, al confronto della loro persistenza e della loro attuazione in America. Lo strumento di governo del 1653 fu in Inghilterra il primo e l’ultimo tentativo di limitare con una costituzione scritta il potere legislativo del Parlamento, di cui la rivoluzione finì invece per stabilire la supremazia legale. In America la Costituzione fu scritta, con le sue limitazioni al potere legislativo, diventò invece pratica generale». Questa posizione del Sabine è condivisa dal Dicey, ‘Introduction to the Study of the Law of the Constitution’, VIII, ed. London, 1927 (…); (21) Concorde; si confr. E.N. Cahn ed., ‘Supreme Court and Supreme Law’, pag 2, Indiana University Press, 1954] Altro volume citato: Giulio Bruni Roccia, La ragion puritana: diritto e stato nella coscienza anglosassone, Giuffrè, 1952″,”USAG-083″ “NEGRI Guglielmo”,”Profili dell’evoluzione costituzionale delle Colonie americane.”,”In questo svolgimento che per gradi successivi e con alterne vicende, attraverso l’esecuzione capitale di Carlo I, il Protettorato, la Restaurazione e la gloriosa Rivoluzione porterà al «governo di Gabinetto», si pone, come forza propulsiva, il lievito politico del puritanesimo. Esso dà nerbo morale e consenso popolare al parlamentarismo in fase di transizione dall’evo medio a quello moderno; colpendo la gerarchia episcopale, ne indebolisce la naturale alleata, la monarchia; incentrando la sua dottrina sulla «priesthood of believers» e sull’eguaglianza dei credenti rompe gli schemi chiusi delle classi dirigenti feudali ed inserisce nel circolo politico nuovi ceti e nuovi capi che alimenta con la vastissima letteratura biblica ed evangelica, rivelando una notevolissima maieutica politica (11). …. finire (pag 14-15)”,”USAG-001-FGB” “NEGRI Nicola SCIOLLA Loredana a cura, Saggi di Gosta ESPING-ANDERSEN Alberto BALDISSERA Carlo TRIGLIA Arnaldo BAGNASCO Massimo PACI Alessandro PIZZORNO”,”Il paese dei paradossi. Le basi sociali della politica in Italia.”,”Nicola Negri insegna Sociologia economica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Loredana Sciolla insegna Sociologia della conoscenza presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Alberto Baldissera insegna Sociologia alla Facoltà di Magistero dell’Università di Torino. Arnaldo Bagnasco insegna Sociologia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Gosta Esping-Andersen insegna Politica sociale alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Massimo Paci insegna Sociologia economica alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Ancona. Alessandro Pizzorno è External Professor all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Carlo Trigilia insegna Sociologia economica alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento.”,”ITAS-064-FL” “NEGRI Antimo a cura, testi di Heinrich RICKERT Ernst CASSIRER Wilhelm DILTHEY Georg SIMMEL Max WEBER Josè ORTEGA Y GASSET Francis Herbert BRADLEY Benedetto CROCE Giovanni GENTILE Bertrand RUSSELL George Edward MOORE Alfred North WHITEHEAD Charles Sanders PEIRCE William JAMES John DEWEY Miguel DE UNAMUNO Émile BOUTROUX Maurice BLONDEL Henri BERGSON Pierre TEILHARD DE CHARDIN Emmanuel MOUNIER Jacques MARITAIN”,”Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti. Volume 1.”,”Antimo Negri (Mercato Sanseverino, (Sa), 1923) è ordinario di storia della filosofia nella Facoltà di lettere e filosofia della II Università di Roma. Da oltre trent’anni collabora alle principali riviste filosofiche italiane e straniere, con saggi e articoli che privilegiano tematicamente alcuni aspetti fondamentali della cultura filosofica e scientifica moderna e contemporanea. Tra le sue opere: Augusto Comte e l’umanesimo positivistico, Giovanni Gentile, F. Nietzsche, Cultura e storia, Trittico materialistico, Filosofia del lavoro, Nietzsche e/o l’innocenza del divenire.”,”SCIx-209-FL” “NEGRI Antimo a cura, testi di Ernst MACH Moritz SCHLICK Otto NEURATH Ludwig WITTGENSTEIN Gilbert RYLE Edmund HUSSERL Max SCHELER Martin HEIDEGGER Karl JASPERS Jean-Paul SARTRE Maurice MERLEAU-PONTY Gabriel MARCEL Hans Georg GADAMER Paul RICOEUR György LUKÁCS Karl KORSCH Antonio GRAMSCI Theodor WIESENGRUND ADORNO Ernst BLOCH Walter BENJAMIN Adam SCHAFF Gottlob FREGE Giuseppe PEANO Henri POINCARÉ L. Egebertus J. BROUWER Jan LUKASIEWICZ Kurt GÖDEL Alfred TARSKI Willard V.O. QUINE Nelson GOODMAN”,”Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti. Volume 2.”,”Antimo Negri (Mercato Sanseverino, (Sa), 1923) è ordinario di storia della filosofia nella Facoltà di lettere e filosofia della II Università di Roma. Da oltre trent’anni collabora alle principali riviste filosofiche italiane e straniere, con saggi e articoli che privilegiano tematicamente alcuni aspetti fondamentali della cultura filosofica e scientifica moderna e contemporanea. Tra le sue opere: Augusto Comte e l’umanesimo positivistico, Giovanni Gentile, F. Nietzsche, Cultura e storia, Trittico materialistico, Filosofia del lavoro, Nietzsche e/o l’innocenza del divenire.”,”SCIx-210-FL” “NEGRI Antimo a cura, testi di Charles W. MORRIS John LANGSHAW AUSTIN Noam CHOMSKY Roman JAKOBSON Louis HJELMSLEV Roland BARTHES Claude LÉVI-STRAUSS Michel FOUCAULT Jacques LACAN Sigmund FREUD Carl Gustav JUNG Ivàn Petrovic PAVLOV Wolfgang KÖHLER Jean PIAGET Burrhus Frederik SKINNER John C. ECCLES Ignacio MATTE BLANCO Hans REICHENBACH Carl Gustav HEMPEL Karl Raimund POPPER Thomas S. KUHN Gaston BACHELARD Edouard CLAPARÈDE Adolphe FERRIÈRE Georg KERSCHENSTEINER Sergei OSÌPOVIC HESSEN Giuseppe LOMBARDO RADICE Ivan D. ILLICH Emile DURKHEIM George Herbert MEAD Talcott PARSONS Karl MANNHEIM”,”Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti. Volume 3.”,”Antimo Negri (Mercato Sanseverino, (Sa), 1923) è ordinario di storia della filosofia nella Facoltà di lettere e filosofia della II Università di Roma. Da oltre trent’anni collabora alle principali riviste filosofiche italiane e straniere, con saggi e articoli che privilegiano tematicamente alcuni aspetti fondamentali della cultura filosofica e scientifica moderna e contemporanea. Tra le sue opere: Augusto Comte e l’umanesimo positivistico, Giovanni Gentile, F. Nietzsche, Cultura e storia, Trittico materialistico, Filosofia del lavoro, Nietzsche e/o l’innocenza del divenire.”,”SCIx-211-FL” “NEGRI Antimo a cura, testi di Joseph A. SCHUMPETER John MAYNARD KEYNES, Wassily LEONTIEF Hans KELSEN Carl SCHMITT, Karl BARTH Rudolf BULTMANN Marcel PROUST Luigi PIRANDELLO James JOYCE Franz KAFKA Jorge Luis BORGES Wassily KANDINSKY Paul KLEE Adolf LOOS Charles-Edouard Jeanneret LE CORBUSIER Arnold SCHÖNBERG Bertolt BRECHT Konstantin S. STANISLAVSKIJ Rosa LUXEMBURG Maria MONTESSORI Melanie KLEIN Hannah ARENDT Simone WEIL Albert EINSTEIN Werner Karl HEISENBERG Max PLANCK Niels BOHR, Jacques MONOD Ilya PRIGOGINE”,”Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti. Volume 4.”,”Antimo Negri (Mercato Sanseverino, (Sa), 1923) è ordinario di storia della filosofia nella Facoltà di lettere e filosofia della II Università di Roma. Da oltre trent’anni collabora alle principali riviste filosofiche italiane e straniere, con saggi e articoli che privilegiano tematicamente alcuni aspetti fondamentali della cultura filosofica e scientifica moderna e contemporanea. Tra le sue opere: Augusto Comte e l’umanesimo positivistico, Giovanni Gentile, F. Nietzsche, Cultura e storia, Trittico materialistico, Filosofia del lavoro, Nietzsche e/o l’innocenza del divenire.”,”SCIx-212-FL” “NEGRI Antimo a cura, testi di Lucien FEBVRE Fernand BRAUDEL Johan HUIZINGA Roger CAILLOIS Kàroly KERÉNYI Mircea ELIADE Gershom SCHOLEM Franz ROSENZWEIG Martin BUBER Emmanuel LÉVINAS Frederick WINSLOW TAYLOR Elton MAYO Georges FRIEDMANN Alain TOURAINE Norbert WIENER Alan MATHISON-TURING John VON NEUMANN Ludwig VON BERTALANFFY Niklas LUHMANN Marshall MCLUHAN Chaïm PERELMAN Vance PACKARD Lucien LÉVYBRUHL Franz BOAS Arnold GEHLEN Konrad Zacharias LORENZ William H. THORPE Herman KAHN Alvin TOFFLER”,”Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti. Volume 5.”,”Antimo Negri (Mercato Sanseverino, (Sa), 1923) è ordinario di storia della filosofia nella Facoltà di lettere e filosofia della II Università di Roma. Da oltre trent’anni collabora alle principali riviste filosofiche italiane e straniere, con saggi e articoli che privilegiano tematicamente alcuni aspetti fondamentali della cultura filosofica e scientifica moderna e contemporanea. Tra le sue opere: Augusto Comte e l’umanesimo positivistico, Giovanni Gentile, F. Nietzsche, Cultura e storia, Trittico materialistico, Filosofia del lavoro, Nietzsche e/o l’innocenza del divenire.”,”SCIx-213-FL” “NEGRI Guglielmo”,”Il sistema politico degli Stati Uniti d’America. Le istituzioni costituzionali.”,”Guglielmo Negri è nato a Roma nel 1926. Dopo essersi perfezionato in studi politici e costituzionali comparati ad Harvard ed Oxford, egli ha insegnato nelle Università di Roma e Firenze, tenendo anche corsi e seminari all’estero. Ha diretto il Servizio Studi, Legislazione ed Inchieste parlamentari della Camera dei Deputati. Tra i contributi principali dell’autore ricordiamo: ‘Il leader del partito anglosassone’, La direzione della politica estera nelle grandi democrazie (Stati Uniti ed Inghilterra)’ e la cura della edizione italiana del ‘Federalist’ e delle raccolte ‘Le Costituzioni italiane’, ‘La formazione degli Stati Uniti d’America’ insieme ad altri studiosi. Ha scritto l’introduzione a ‘I partiti politici americani’ del Binkley (Nistri-Lischi, Pisa) “”La funzione di Comandante supremo delle forze armate degli Stati Uniti ed anche, in caso di necessità, delle milizie statali, se, da un lato, ha consentito nei momenti di emergenza una accelerata espansione della influenza del Presidente, risulta rilevante anche in assenza di una formale dichiarazione di guerra, dato che, soprattutto negli ultimi tempi, la disposizione costituzionale ha fornito la base giuridica a numerosi provvedimenti presidenziali, alcuni dei quali soltanto indirettamente collegati alle attività militari”” (pag 187-188)”,”TEOP-024-FV” “NEGRI Guglielmo a cura; con la collaborazione di Sergio CARDARELLI”,”Giolitti e la nascita della Banca d’Italia nel 1893.”,”””La firma avvenne il 18 gennaio 1893. La nuova Banca d’Italia, da costituire con capitale di 300 milioni di lire di cui 210 versati, assumeva l’onere della liquidazione della Banca Romana, tenendone un conto separato, acquisendo le riserve metalliche ed ogni altra attività della banca cessante e sobbarcandosi il carico del suo passivo e quindi anche quello della circolazione illegale, e pagando un rimborso di lire 450 per ogni azione del valore nominale di lire 1.000. In compensazione, il Governo avrebbe concesso alla nuova Banca d’Italia il privilegio dell’emissione per venti anni, la riduzione della tassa di circolazione dall’1,44 all’1 per cento ed il corso legale dei biglietti per un quinquennio (Appendice 2)”” (pag 19-20, introduzione)”,”ITAE-071-FP” “NEGRI Antonio”,”Spinoza: Then and Now. Essays Volume 3.”,”Antonio Negri ex professore di Teoria dello Stato nell’Università di Padova.”,”TEOC-002-FRR” “NEGRI Pietro a cura”,”Le ferrovie nello Stato Pontificio (1844-1870).”,”Archivio Economico dell’Unificazione Italiana, ricerca promossa dall’ Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI in occasione del XXV della Fondazione. Comitato scientifico Carlo M. CIPOLLA Domenico DEMARCO Giuseppe PARENTI Giannino PARRAVICINI Rosario ROMEO Pasquale SARACENO Roberto TREMELLONI Albino UGGÈ, Direzione Carlo Maria CIPOLLA”,”ITAE-078-FP” “NEGRI Antimo”,”Nietzsche. La scienza sul Vesuvio.”,”Antimo Negri (Mercato Sanseverino, (Sa), 1923) è ordinario di storia della filosofia nella Facoltà di lettere e filosofia della II Università di Roma. Da oltre trent’anni collabora alle principali riviste filosofiche italiane e straniere, con saggi e articoli che privilegiano tematicamente alcuni aspetti fondamentali della cultura filosofica e scientifica moderna e contemporanea. Tra le sue opere: Augusto Comte e l’umanesimo positivistico, Giovanni Gentile, F. Nietzsche, Cultura e storia, Trittico materialistico, Filosofia del lavoro, Nietzsche e/o l’innocenza del divenire.”,”SCIx-315-FL” “NEGRIGNAT Jean-Marc”,”Avoir été communiste. Les autobiographies de Koestler, Löbl et Silone.”,”NEGRIGNAT Jean-Marc (1948-2002) ex allievo dell’ ENS Saint-Cloud studioso della Russia e professore di russo in un liceo. Titolare nel 1985 di un dottorato in sociologia politica. “”L’étape suivante sera “”l’étude de la littérature communiste”” que Koestler entreprend alors. Le ‘Feuerbach’ d’Engels et ‘L’Etat et la Révolution’ de Lénine produisent sur lui un effet de “”ravissement spirituel”” qu’il décrit en des termes très suggestifs permettant d’en saisir toute la séduction: “”la nouvelle lumière semble converger sur le cerveau de tous les points de l’espace, et l’univers entier ressemble alors aux pièces éparses d’un puzzle qui se trouveraient rassemblées comme par magie. Désormais, plus de problèmes sans réponses; les doutes et les débats font partie d’un passé de déchirement, de l’époque déjà lointaine où l’on vivait dans la triste ignorance et l’univers insipide de ceux qui ne ‘savent pas'”” (Arthur Koestler, Le dieu des ténèbres’, 1950)”” (pag 63)”,”RUSS-220″ “NEGRO Francesco”,”L’ omeopatia.”,”Francesco Eugenio Negro è nato a Roma. Laureato in medicina, si è specializzato in endocrinologia. Ha studiato omeopatia a Parigi e Londra. “”Nel 1823 sembra che Hahnemann abbia curato Beethoven. Altri musicisti si rivolsero alla medicina omeopatica: Chopin, Schumann, Paganini, ecc. Tra i letterati George Sand, Dumas figlio e Victor Hugo. Tra i pittori Pissarro, Manet e forse Van Gogh (in un suo quadro appare un libro ‘Materia medica omeopatica’ del 1847 del dottor V.S. Raspail (pag 26)”,”SCIx-223-FL” “NEGT Oskar”,”Il marxismo e la teoria della rivoluzione nell’ultimo Engels. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”Nella sua prefazione del 1859 alla ‘Critica dell’economia politica’ Marx afferma che è iniziata un'””epoca di rivoluzione sociale””, poiché si è determinata una contraddizione oggettiva, che la formazione sociale esistente non è più in grado di risolvere. Questa contraddizione consiste nel fatto che i rapporti di produzione che sussumono sotto di sé gli uomini nella produzione materiale della loro vita – poiché sono la totalità della base economica, reale della società – cessano di essere forme di sviluppo delle forze produttive (a cui appartiene la stessa classe lavoratrice, che è anzi la massima forza produttiva), per diventare catene che inceppano lo sviluppo sociale delle forze produttive. E’ una definizione della situazione rivoluzionaria che vale indubbiamente anche per l’ultimo Engels, ma essa ha bisogno, sotto la chiara pressione di una classe che interviene effettivamente nella politica quotidiana con rivendicazioni rivoluzionarie, di una specificazione storica, e anche, in larga misura, di una localizzazione spaziale. Per quanto concerne questo punto della specificazione e localizzazione della situazione rivoluzionaria, nella posizione di Marx e di Engels erano chiare due cose: in primo luogo, che il destino della rivoluzione proletaria, le possibilità d’azione del proletariato dipendono sia dallo stadio di sviluppo della classe borghese e dal grado del consolidamento sociale del suo dominio economico e politico a spese di tutti gli altri ceti e classi sociali, sia dalla situazione di crisi dell’intera società. La fine cruenta a cui vanno incontro i coraggiosi protagonisti dell’insurrezione del giugno 1848 è un esempio del primo caso, poiché mostra come l’industria francese, finché non domina sulla borghesia francese, non possa polarizzare il suo interesse di classe; diventa così, come gruppo ‘accanto’ alla borghesia finanziaria predominante, un’esponente fanatica del partito dell’ordine. La Comune di Parigi è un esempio del secondo caso: la crisi del sistema di dominio politico del Secondo Impero, che è stata determinata dalla sconfitta militare s’impadronisce sì della metropoli, dove il proletariato può distruggere la macchina dello Stato, ma non coinvolge il paese, com’era accaduto ad esempio nel 1789. Grado di sviluppo della classe borghese e crisi dell’intera nazione sono quindi criteri essenziali per la specificazione della situazione rivoluzionaria. In secondo luogo, le particolarità nazionali dello sviluppo complessivo della società – anche e soprattutto delle esperienze di lotta delle classi oppresse – sono decisive per determinare da quale paese parta l’impulso rivoluzionario: se è il “”canto del gallo francese”” ad annunciare il “”giorno della resurrezione tedesca””, come dice il giovane Marx; se il movimento rivoluzionario si sposta nuovamente in Germania, dopo il crollo della Comune di Parigi, o addirittura in Russia, come lasciano supporre alcuni passi degli scritti successivi agli anni ’70, queste variazioni nella scelta del paese dove avrà origine la rivoluzione proletaria si basano sempre su concrete analisi economiche e politiche della situazione data di volta in volta”” [Oskar Negt, Il marxismo e la teoria della rivoluzione nell’ultimo Engels. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] (pag 131-132)”,”MAES-146″ “NEGT Oskar”,”Rosa Luxemburg e il rinnovamento del marxismo. (in) ‘Storia del marxismo’.”,””” (…) in una lettera del 23 novembre 1871 indirizzata a Friedrich Bolte, Marx vede in modo ben differenziato questo rapporto tra movimento economico e movimento politico: “”Il tentativo di strappare una riduzione della giornata di lavoro al capitalista singolo di una fabbrica, o anche in una sola industria, con degli scioperi, ecc., è un movimento puramente economico; invece il movimento per strappare una ‘legge’ delle otto ore, ecc., è un movimento ‘politico’. E in questo modo dai singoli movimenti economici degli operai sorge e si sviluppa dappertutto il movimento ‘politico’, cioè un movimento della ‘classe’ per realizzare i suoi interessi in forma generale, in una forma che abbia forza coercitiva generale socialmente. Se è vero che questi movimenti presuppongono una certa ‘previous’ organizzazione, essi sono da parte loro altrettanti mezzi dello sviluppo di questa organizzazione”” (6). Un giorno prima della sua morte Rosa Luxemburg conferma ancora la sua radicata convinzione che “”le lotte economiche, la vera sorgente vulcanica che alimenta ininterrottamente la lotta di classe rivoluzionaria, sono appena allo stadio iniziale”” (7). Tra gli inventori e i critici del “”luxemburghismo”” c’è, a considerevole distanza, lo stesso Lenin; il catalogo degli errori della Luxemburg che si trova nelle ‘Note di un pubblicista’, probabilmente l’ultimo lavoro di Lenin, contiene le questioni sull’indipendenza della Polonia, il giudizio sul menscevismo, la teoria dell’accumulazione del capitale, e così via; non si fa parola però della spontaneità e dello sciopero di massa (8). Evidentemente per Lenin quegli errori riguardano solo singoli argomenti, che non toccano affatto il contenuto di esperienza sostanziale della teoria luxemburghiana. Questa ponderazione delle concezioni di Rosa Luxemburg, intese come errori, indica che anche per Lenin la questione dell’organizzazione non può essere risolta sul piano delle misure tecnico-organizzative, ma deve essere intesa come un tema politico che non ammette una riflessione che si possa staccare dalla concreta situazione sociale e storica. La controversia tra Lenin e Rosa Luxemburg sull’organizzazione, sul significato dello sciopero di massa e della spontaneità, ecc., può in qualche modo giovare soltanto se il rapporto stesso tra spontaneità e organizzazione viene considerato come un rapporto storicamente determinato, come un rapporto soggetto alla dialettica storica; non esiste una regola di condotta fissata una volta per tutte e adatta a ogni situazione. Per quanto ciò possa essere condizionato da concrete situazioni sociali, si può comunque dire che Lenin esamina la struttura del processo rivoluzionario fondamentalmente dal punto di vista dell’organizzazione, mentre Rosa Luxemburg la esamina dal punto di vista della spontaneità e dell’iniziativa di massa. Ma questa non è una semplice differenza di accentuazione, bensì una differenza di principio che caratterizza le determinazioni del pensiero dei due teorici fin nell’impostazione logica e gnoseologica dei problemi”” [Oskar Negt, Rosa Luxemburg e il rinnovamento del marxismo. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(6) Marx a F. Bolte, 23 novembre 1871, in K. Marx e F. Engels, ‘Opere scelte’, Roma, 1966, p. 943; (7) R. Luxemburg, ‘L’ordine regna a Berlino’, in Id., ‘Scritti scelti’, cit., p. 678; Lenin, ‘Note di un pubblicista’, cit.] (pag 328-329) “”Il rapporto con le masse è in effetti un elemento essenziale della teoria politica di Rosa Luxemburg, e proprio questo le impedisce di poter accettare il rigido partito di quadri, chiuso in una ferrea disciplina cospirativa, come alternativa al partito socialdemocratico, divenuto intanto una mera unione elettorale”” (pag 323) Pro mancanza di spontaneità che critica nella rivoluzione e contro “”socialismo dei decreti”” (pag 327) Lettera Engels a Bebel (pag 353) “”L’indipendenza dalle direttive di partito, che stabiliscono mediante decisioni ciò che è giusto e ciò che è falso, ciò che è storicamente rilevante e ciò che è storicamente casuale, è particolarmente importante per la formazione stessa della teoria. Già Engels, in una lettera del 1° maggio 1891 a Bebel, con un linguaggio deciso e tale da smascherare i pedanti socialdemocratici, pose in rilievo “”l’autonomia del lavoro teorico”” rispetto al partito (…). “”Se siete tentati di impedire con la forza la pubblicazione dell’articolo [un articolo che non corrispondeva all’opinione del presidente del partito] e avete fatto giungere alla “”N[eue] Z[eit]”” l’avvertimento che, se qualcosa di simile dovesse ripetersi, potrebbe capitarle di venire assorbita dal partito e sottoposta a censura, in questo caso mi apparirà in una luce tutta particolare il fatto che il partito si sta impadronendo di tutta la vostra stampa. In che cosa vi distinguete da Puttkamer, se introducete nelle vostre stesse file una legge antisocialista? A me personalmente è abbastanza indifferente: nessun partito in qualunque paese mi può far tacere, quando ho deciso di parlare. Ma vorrei farvi riflettere se non fareste meglio a essere un po’ meno sensibili e, nell’agire, un po’ meno… prussiani. Voi – il partito – avete bisogno della scienza socialista, e questa non può vivere senza libertà di movimento. In questo caso bisogna mettere in conto anche le contrarietà e lo si fa nel migliore dei modi, con dignità, senza scuotersi. Un dissidio, anche soltanto lieve, per non dire una spaccatura fra il partito tedesco e la scienza socialista sarebbe veramente una iattura e una vergogna senza pari. Che la direzione o tu personalmente, manteniate e dobbiate mantenere un’importante influenza ‘morale’ sulla “”N[eue] Z[eit], o anche su tutto ciò che viene altrimenti pubblicato, è scontato. Ma questo può e deve bastarvi. Sul “”Vorwärts”” ci si vanta sempre dell’intoccabile libertà di discussione, ma non se ne vede molta. Voi non sapete nemmeno come una tale tendenza a misure repressive faccia una brutta impressione qui all’estero, dove si è abituati a veder chiamati a render debitamente conto all’interno del proprio partito i leader più anziani (per es. il governo conservatore da parte di lord Randolph Churchill). E poi non potete dimenticare come la disciplina in un grande partito non possa in alcun modo essere così rigida come in una piccola setta e che le leggi antisocialiste, che hanno fuso insieme lassalliani e eisenachiani (secondo L[ie]bk[neckt] è stato il suo magnifico programma a farlo) e resero necessaria una tale stretta unione, non esistono più”” (2). In nessun modo può passare inosservato il fatto che senza un certo grado di autonomia produttiva del pensiero è impossibile la formazione di una teoria marxista”” [Oskar Negt, Rosa Luxemburg e il rinnovamento del marxismo. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1979] [(2) Engels a Bebel, 1° maggio 1891, in Marx-Engels, Werke, vol. 38, pp. 94-95]”,”LUXS-063″ “NEGT Oskar”,”Coscienza operaia nella società tecnologica. Nuova formazione sindacale e sociologia.”,”NEGT Oskar, allievo di Horkheimer e Adorno, Oskar Negt (Konigsberg, 1934) è stato assistente di filosofia a Francoforte con Habermas. Ora (1973) è ordinario di sociologia a Hannover. Suoi saggi sono compresi in ‘Germania: verso una società autoritaria’, ‘Kursbuch: l’opposizione extraparlamentare’ (1969) e in ‘Marx e la rivoluzione’ (1972)”,”TEOS-239″ “NEGT Oskar”,”Coscienza operaia nella società tecnologica. Nuova formazione sindacale e sociologia.”,”Oskar Negt nato Königsberg nel 1934, è stato assistente fi filosofia a Francoforte con Habermas. Ordinario di sociologia a Hannover. Suoi saggi in: Germania ‘verso una società autoritaria’; Kursbuch: l’opposizione extraparlamentare, Milano 1969; e in Marx e la rivoluzione, Milano 1972.”,”TEOS-009-FV” “NEGT Oskar”,”Hegel e Comte.”,”””«In questo modo [col lavoro del singolo, N.d.A], l’uomo soddisfa sì i suoi bisogni, ma non con questo determinato oggetto da lui lavorato, bensì quest’oggetto, per soddisfare i suoi bisogni, diviene un altro da quello che è. L’uomo non produce a sé ciò che egli adopera, o non adopera più ciò che ha prodotto per sé; bensì il suo prodotto [es] diviene, invece che la realtà della soddisfazione dei suoi bisogni soltanto la possibilità di questa soddisfazione; il suo lavoro diviene un lavoro formale, astrattamente universale, un lavoro singolo; egli si limita al lavoro per uno dei suoi bisogni, e in scambio di questo, si procura il necessario per gli altri suoi bisogni. Il suo lavoro è per il bisogno – per l’astrazione di un bisogno, non per il suo bisogno determinato; e la soddisfazione della totalità dei suoi bisogni è un lavoro di tutti (58)». Non sono soltanto la specifica attività stessa, il tipo particolare di erogazione della forza-lavoro e l’interna composizione dei bisogni, a determinare il modo di vivere e le rappresentazioni dei singoli; anche la forma oggettiva del prodotto di tale attività ha una parte decisiva nella formazione e nell’esperienza della coscienza. Dal carattere di valore del prodotto del lavoro, che non appartiene più immediatamente al produttore ma che, nella forma di merce mediata dal meccanismo del mercato, determina l’estensione e la specie dei mezzi di sussistenza dei singoli, deriva da quel mondo di cose, indipendenti, rispetto all’uomo, da Hegel definito una «seconda natura» e costituente «il dominio del prodotto sul produttore» (Engels) nel quale si riproduce in forma sociale quella cieca necessità naturale cui l’uomo cerca di sottrarsi con il suo progressivo e reale dominio sulla natura. La vera dipendenza effettiva dell’individuo nasce quindi come «collisione sulla via della necessità incosciente» (59), in cui lavoro ed esistenza del singolo sono incastrati nella accidentalità e nel movimento irrazionale del tutto”” (pag 60) [Oskar Negt, ‘Hegel e Comte’, Il Mulino, Bologna, 1975] [(58) Jenenser Realphilosophie, I, trad. it. cit., p. 97; (59) Rechtphilosophie II, trad.it. cit., p. 201]”,”HEGx-009-FRR” “NEHRU Jawaharlal, a cura di Maurizio GRIFFO”,”Lo strano paese della falce e martello.”,”Libro sulla Russia sovietica di Nehru pubblicato verso la fine del 1928. Maurizio Griffo già borsista dell’Istituto italiano per gli studi storici, è ricercatore di storia delle istituzioni politiche presso l’Università Federico II di Napoli. Lenin (pag 69-76)”,”RUSU-001-FC” “NEILL Edward”,”Nicolò Paganini. Il cavaliere filarmonico.”,”Edward Neill, critico musicale, vive e lavora a Genova (1990).”,”BIOx-338″ “NEITZEL Sönke WELZER Harald”,”Soldaten. Le intercettazioni dei militari tedeschi prigionieri degli Alleati.”,”S. Neitzel (1968) insegna storia contermporanea nelle università di Mainz e Saarbrücken; è stato ‘visiting professor’ a Glasgow, Karlsruhe e Berna. Nel 2010, Seniro Fellow del Kulturwissenschaftliches Institut di Essen. Harald Welzer (1958) è direttore del Center for Interdisciplinary Memory Research presso il Kulturwissenschaftliches Institut di Essen e insegna psicologia sociale all’Università di San Gallo. In Italia nel 2011 è apparso il suo ‘Guerre climatiche’. Casi di indignazione di militari tedeschi per le violenze compiute dai propri commilitoni (pag 170-171-172) “”La dimensione, qualitativa o quantitativa, del crimine era di centrale importanza per la percezione dei soldati tedeschi. Per questo i racconti sulla morte dei prigionieri di guerra sovietici nei lager suscitavano un’indignazione ben maggiore delle esecuzioni che avvenivano in prima linea sul fronte. (…) Anche l’uccisione di civili – evocata soprattutto nell’ambito della lotta ai partigiani – suscitava grande sdegno. Per esempio, già nel settembre 1940 si raccontavano «cose spaventose», tutti gli uomini di un villaggio erano stati fucilati, solo perché da una casa erano partiti dei colpi (197). Il maresciallo capo Doebele si chiedeva: «Perché facciamo tutto ciò? Non sono motivazioni queste» (198). Anche un interprete, in servizio presso le truppe tedesche di stanza in Italia, si indignava per il comportamento dei soldati della Wehrmacht nei confronti della popolazione civile. Barth: “”E a Barletta (199) hanno chiamato a raccolta la popolazione, dicendo che avrebbero distribuito i viveri, e invece hanno tirato fuori le mitragliatrici e hanno sparato, cose del genere hanno fatot. Poi, per strada, strappavano orologi e anelli come i banditi. Ce l’hanno raccontato i soldati stessi, di come hanno infierito. Così, ne facevano fuori un po’, entravano in un villagio, e se c’era qualcosa che non gli andava, via! E te lo raccontavano così, come se fosse del tutto normale, come se fosse ovvio. Uno, trionfante, ha raccontato di quando hanno fatto irruzione in una chiesa, hanno indossato i paramenti e hanno scatenato l’inferno. Delle furie, come i bolscevichi”” (200). Da sottolineare è che l”Hauptscharführer’ delle SS Barth paragonava i propri commilitoni non solo a dei “”banditi”” ma addirittura ai “”bolscevichi””, i nemici per antonomasia”” (pag 170-171-172)”,”QMIS-194″ “NEKRIC Aleksandr”,”Popoli deportati.”,”Occupazione Crimea Tatari nazismo 2° GM invasione URSS Ciscaucasia Caucaso Calmucchia stalinismo PCUS”,”RUSS-024″ “NEKRIC I.M.”,”Stalin aprì le porte a Hitler?”,”Questo libro è il frutto di documentate ricerche condotte da NEKRIC I.M.. appartenente alla nuova lega di giovani storici sovietici, 0 sulla risposta politica militare sovietica all’ aggressione nazista. Nella fase post-staliniana il libro fu ritirato in Russia e divenne un caso. Oggi (1968) l’ opera è stata recuperata con una presa di posizione della rivista sovietica ‘Novy Mir’. Nella ‘Storia della grande guerra’ è scritto che furono epurati circa la metà dei comandanti di reggimenti, quasi tutti i comandanti delle brigate e delle divisioni, tutti i comandanti dei corpi d’ armata e i comandanti delle unità distrettuali…Le repressioni che colpirono i quadri militari sovietici ebbero conseguenze estremamente negative anche nella politica estera dell’ URSS.”,”RUST-068″ “NEKRIC I.M.”,”Stalin aprì le porte a Hitler?”,”I.M. Nekric viene dalla nuova leva dei giovani storici sovietici. Appena in tempo per conoscere l’ultima fase dell’era di Stalin e pienamente in grado di sfruttare il leberalesimo kruscioviano, egli si impegna nella revisione critica di alcuni grandi momenti decisionali all’interno della sua storia patria, quali ad esempio quelli connessi all’aggressione hitleriana e all’inadeguata iniziale risposta armata sovietica, Entro questa forbice I.M. Nekric documenta sul vivo le conseguenze nefaste del culto della personalità.”,”RUST-033-FL” “NEKRITCH Alexandre”,”L’ armee rouge assassinée 22 juin 1941.”,”La riuscita dell’ attacco non è solo merito della preparazione dell’ esercito tedesco. L’A accusa STALIN di non aver tenuto conto degli avvertimenti inglesi e americani, dei suoi servizi segreti, di aver decapitato l’ armata rossa con le purghe. Il libro di NEKRITCH è uscito a Mosca nel 1965 in 50 mila esemplari e ha provocato scandalo. L’A fu escluso dal PCUS e il suo libro ritirato da tutte le biblioteche.”,”QMIS-042″ “NELKIN Dorothy”,”The University and Military Research. Moral Politics at M.I.T.”,”Dorothy Nelkin è Senior Research Associate al Cornerll Program on Science, Technology and Society.”,”USAQ-098″ “NELLI R.B.”,”Eroismo italiano sotto i mari, 1940-1943.”,”Dati tratti dall’appendice: Composizione delle flotte subacquee delle principali potenze navali all’inizio della 2ª guerra mondiale: Italia n° 117, Francia 100, Stati Uniti 94, Germania 83, Inghilterra 72, Giappone 58 Numero di sommergibili in servizio all’entrata in guerra dell’Italia (oceanici e mediterranei) 117 Numero di sommergibili entrati in servizio nel corso della guerra (oceanici e mediterranei) 64 Numero di sommergibili che l’8 settembre si trovavano sullo “”scalo”” in avanzato stato di approntamento (in zona occupata dai tedeschi) 23 Numero di sommergibili radiati per vetustà nel corso della guerra 10 Sommergibili delle varie nazioni affondati nel Mediterraneo nel corso della guerra Italiani 67, tedeschi 38, inglesi 41, alleati 4 Sommergibili italiani che non sono rientrati alla base da missioni di guerra nel Mediterraneo 65 nell’Oceano Atlantico 17 nei mari dell’Estremo Oriente 3 nel Mar Rosso 2 nell’Oceano Indiano 2 Totale 89 Elenco numerico dei Comandanti – Ufficiali – Sottufficciali Sottocapi e marinai, Civili caduti sui sommergibili nella 2ª guerra mondiale: Comandanti 55 Ufficiali 296 Sottufficiali 528 Sottocapi e marinai 2.126 Civili (tecnici e operai) 16 Totale caduti 3.021 Unità da guerra nemiche affondate o silurate da sommergibili italiani in Mediterraneo e nel Mar Rosso confermate dal nemico dopo la guerra. Mediterrano 17 Mar Rosso 2 Aerei nemici abbattuti da sommergibili italiani in Mediterraneo 7 Numero di sommergibili alleati affondato in Mediterraneo 45 Tonnellate affondate complessivamente: 843.191″,”QMIS-060-FV” “NELLO Paolo”,”L’ avanguardismo giovanile alle origini del fascismo.”,”NELLO Paolo è nato nel 1953. Si è laureato nel 1975 all’ università di Pisa, dove svolge attività didattica. Collabora alla rivista “”Storia contemporanea”” (De Felice). “”All’ interno del fascismo ligure, anche nel corso del ’21, l’ elemento studentesco conservò una posizione di primissimo piano, costituendo tra l’ altro il nerbo delle stesse squadre…”””,”ITAF-125″ “NELLO Paolo a cura”,”””Il Campano””. Autobiografia politica del fascismo universitario pisano (1926-1944).”,”Paolo Nello, nato nel 1953, si è laureato in Lettere a Pisa nel 1975. Già ricercatore presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze e la Fondazione Luigi Einaudi di Torino, ha tenuto corsi e seminari per l’Università italiane e statunitensi. Collaboratore di “”Storia contemporanea”” e del “”Bollettino Storico Pisano””, Nello è autore di vari studi sul fascismo e in particolare di un volume edito da Laterza sulle avanguardie studentesche e giovanili fasciste fra il 1979 e il 1922.”,”ITAF-018-FV” “NELSON Harold Walter”,”Leon Trotsky and the Art of Insurrection, 1905-1917.”,”Harold Nelson is a colonel in the United States Army who teaches military history, strategy and national security policy at the U.S. Army War College, Carlisle Barracks, Pennsylvania. He received his commission and under-graduate degree at the U.S. Military Academy and earned his Master’s and PhD. at the University of Michigan. He has taught at the U.S. Military Academy and the U.S. Army Command and General Staff College and has served in military assignments in Korea, Vietnam, Belgium, and Germany. Nella bibliografia: Trotsky, Sochineniia (12 vol), Mosca Lningrado 1925 1927′ (cit pag 147) Note on Transliteration, Acknowledgments, Introduction, Conclusions, Notes, Selected Bibliography, Index”,”TROS-044-FL” “NELSON Horatio, a cura di Manfred EGARTER”,”Trafalgar. Lettere e diari.”,”La vittoria di Nelson segna l’inizio del dominio inglese sui mari che durerà fino alla Seconda guerra mondiale. Quello che emerge in questa corrispondenza è lo straordinario accanimento dela caccia di Nelson alla flotta di Napoleone.”,”QMIN-047-FSL” “NEMETH PAPO Gizella PAPO Adriano”,”L’Ungheria contemporanea. Dalla monarchia dualista ai giorni nostri.”,”NEMETH PAPO Gizella PAPO Adriano sono autori di numerosi saggi e volumi sui rapporti storico-culturali italo-ungheresi. Hanno scritto ‘Storia e cultura dell’Ungheria’ (2000). “”L’Armata rossa di Stromfeld arrestò anche la marcia dei cecoslovacchi, che s’erano spinti verso il cuore dell’Ungheria; fu addirittura liberata gran parte della Slovacchia, dove il 16 giugno 1919 fu proclamata a Esperjes/Presov la Repubblica dei consigli. La Repubblica sovietica magiara fu allora ridenominata Repubblica dei consigli federativa socialista ungherese, ed era pronta a confederarsi con qualsiasi altra repubblica socialista. Di fronte alla veemente risposta dell’Armata rossa ungherese Georges Clemenceau, presidente della Conferenza per la pace di Parigi, intimò al governo dei ‘soviet’ non solo il ritiro dai territori occupati ma anche il disarmo generalizzato. Ciò fu un colpo mortale per la Repubblica dei ‘soviet’. Béla Kun fece prontamente evacuare la Slovacchia, ma non obbedì all’ordine di disarmo. Del resto, lo stesso primo ministro britannico, George Lloyd, era convinto che, una volta disarmata l’Armata rossa, i rumeni avrebbero occupato tutta l’Ungheria disattendendo gli stessi piani dell’Intesa. La Repubblica dei consigli, minata anche dai dissidi interni, dagli scioperi, dalle sommosse contadine e col morale dei soldati a terra, perse quindi il consenso popolare avviandosi decisamente verso il tracollo. Ciononostante, l’Armata rossa, ora sotto il comando supremo del colonnello Ferenc Julier, passò al contrattacco, proprio alla vigilia del giorno dello sciopero del proletariato ch’era stato indetto in tutt’Europa ma che non si sarebbe invece mai attuato. I rumeni, grazie a informazioni militari riservate (anche tramite, come s’è detto, quelle del colonnello Romanelli), risposero con successo all’attacco e marciarono industurbati alla volta di Budapest (…)””. (pag 49)”,”UNGx-012″ “NEMIZ Andrea”,”La ricostruzione. 1945-1953.”,”Il dopoguerra è il periodo in cui grandi fotografi, al servizio di periodici come “”Il Politecnico””, “”Tempo””, “”L’Europeo””, percorrono il paese per scoprirne gli aspetti più nascosti. E’ soprattutto grazie al loro lavoro che questo libro può restituirci, assieme ai fatti e ai fenomeni più eclatanti (dalla strage di Portella della Ginestra alla “”legge truffa””, dalla borsa nera alle “”case chiuse””, dal cinema neorealista all’avanspettacolo) la memoria di un’Italia sconosciuta in cui affondano molte radici del nostro presente. ——————- Autore, Bibliografia ————————- Andrea Nemiz affianca all’attività di fotoreporter la cura di mostre e ricerche fotografiche sul fotogiornalismo. Tra i suoi volumi: “”Foto Grafia è informazione”” (con Francesco Paolo Crispolti, 1976), “”Capuana, Verga, De Roberto fotografi”” (1982), “”Vita dolce vita”” (1983), “”Oltre la differenza. Appunti per immagini di handicap e di emarginazione”” (con Antonio Guidi, 1989), “”Rino Barillari. Vita di paparazzo”” (1997).”,”E2-I-004″ “NEMIZ Andrea”,”La ricostruzione, 1945-1953.”,”Il dopoguerra è il periodo in cui grandi fotografi, al servizio di periodici come “”Il Politecnico””, “”Tempo””, “”L’Europeo””, percorrono il paese per scoprirne gli aspetti più nascosti. E’ soprattutto grazie al loro lavoro che questo libro può restituirci, assieme ai fatti e ai fenomeni più eclatanti (dalla strage di Portella della Ginestra alla “”legge truffa””, dalla borsa nera alle “”case chiuse””, dal cinema neorealista all’avanspettacolo) la memoria di un’Italia sconosciuta in cui affondano molte radici del nostro presente. Andrea Nemiz affianca all’attività di fotoreporter la cura di mostre e ricerche fotografiche sul fotogiornalismo. Tra i suoi volumi: “”Foto Grafia è informazione”” (con Francesco Paolo Crispolti, 1976), “”Capuana, Verga, De Roberto fotografi”” (1982), “”Vita dolce vita”” (1983), “”Oltre la differenza. Appunti per immagini di handicap e di emarginazione”” (con Antonio Guidi, 1989), “”Rino Barillari. Vita di paparazzo”” (1997).”,”FOTO-100″ “NEMIZ Andrea”,”La ricostruzione, 1945-1953.”,”Andrea Nemiz affianca all’attività di fotoreporter la cura di mostre e ricerche fotografiche sul fotogiornalismo. Tra i suoi volumi: “”Foto Grafia è informazione”” (con Francesco Paolo Crispolti, 1976), “”Capuana, Verga, De Roberto fotografi”” (1982), “”Vita dolce vita”” (1983), “”Oltre la differenza. Appunti per immagini di handicap e di emarginazione”” (con Antonio Guidi, 1989), “”Rino Barillari. Vita di paparazzo”” (1997).”,”ITAS-226″ “NENAROKOV Albert”,”1917 en Russie. La Révolution mois par mois.”,”Dono di Reissneer M. Ancora da collocare finire di schedare Dato per scanner a Mangini”,”RIRO-449″ “NENAROKOW Albert”,”Geschichte der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution in Wort und Bild. 1917 Monat für Monat.”,”Tra i membri del Presidium del Primo Congresso panrusso dei Soviets c’è G. Plechanov (giugno 1917). (pag 128)”,”RIRx-112″ “NENNI Pietro a cura di Gioetta DALLO'”,”Il diciannovismo (1919-1922).”,”””Il Partito aveva eletto a Segretario, dopo Livorno, il compagno Giovanni Bacci, ed egli, attraverso un lavoro indefesso, mentre riusciva a limitare i danni della scissione, si sforzava di riportare la lotta politica e sociale sul terreno della civile competizione. “”…rientrare tutti nel grembo della civiltà”” fu la parola d’ ordine del Partito, cui fece eco l’ Avanti!””. (pag 143) “”Il sorgere di questi Arditi del popolo – che ebbero poi vita effimera – era di per sé un sintomo della esasperazione degli animi. (…) Ma l’ Avanti! commentava: “”L’ arditismo popolare è un fenomeno di reazione contro il fascismo. E’ un portato del tempo e dell’ ambiente. (…) Gli Arditi del popolo, sentimentali e passionali, si illudono evidentemente circa la possibilità di arginare un movimento armato di reazione, quando esso sia, come è, protetto e tutelato dallo Stato. Finché la borghesia sarà al potere; essa se ne varrà anche violentemente contro la classe lavoratricve. E non ci sono bastoni e pugnali degli Arditi del popolo che possono valere contro le mitragliatrici (…).”” Singolarissimo commento questo, ispirato ai principi del più gretto pacifismo. Mai nessun social-democratico ha osato affermare che di fronte all’ illegalismo ed alla violenza borghese debba il proletariato incassare e tacere.”” (pag 166-167) Fondo FM”,”MITS-152″ “NENNI Pietro; a cura di Giuseppe TAMBURRANO”,”Intervista sul socialismo italiano.”,”Pietro NENNI (Faenza 1891) nel 1977 presidente del CC del PSI. Dopo essere stato repubblicano ed interventista aderì nel 1921 al Partito socialista. Direttore dell’ Avanti! emigrò nel 1926 in Frnacia e fu commissario politico in Spagna durante la guerra civile. Nel 1943 fu arrestato e confinato a Ponza. Dopo la caduta di Mussolini tornò in libertà.”,”ITAC-036″ “NENNI Pietro, a cura di Giuliana NENNI e Domenico ZUCARO”,”Tempo di guerra fredda. Diari 1943-1956.”,”””18 aprile. Ho avuto oggi una lunga conversazione col nostro ambasciatore a Parigi, Quaroni. E’ l’uomo più intelligente e brillante della “”carriera””. Dagli ultimi colloqui avuti a Mosca riporta l’ impressione che l’ URSS non può economicamente fare niente per noi, almeno per parecchi anni ancora. Non può del resto, fare niente per nessuno e lascia morire di fame i rumeni.”” (1947, pag 353)”,”ITAP-069″ “NENNI Pietro, a cura di Giuliana NENNI e Domenico ZUCARO”,”Gli anni del centro-sinistra. Diari 1957-1966.”,”””24 maggio. Incontrato al gruppo il compagno ungherese Szakarits. E’ uno dei socialisti che nel 1947 fece la fusione coi comunisti. Fu ai tempi di Rakosi presidente della Repubblica. Cadde in disgrazia non so bene perché, si parlò di nepotismo ma furono forse calunnie. Oggi è ai margini della vita pubblica. (…) Ho ricordato a Szakarits che nel 1947 fui l’ unico socialista europeo ad approvare con Morandi la fusione. Ma purtroppo nessuno dei risultati che ci attendevamo si è verificato.”” (pag 231-232, 1962)”,”ITAP-070″ “NENNI Pietro, a cura di Giuliana NENNI e Domenico ZUCARO”,”I conti con la storia. Diari 1967-1971.”,”””La crisi europea si è aggravata con un gesto del Foreign Office che è fuori dell’ ordinario. Londra ha reso pubblico un colloquio del generale De Gaulle con l’ ambasciatore britannico a Parigi il 4 febbraio. Il generale aveva in quell’ incontro proposto una trattativa con Londra tendente a liquidare la CEE e a sostituirla con una vasta zona di libero scambio guidata da un direttorio a quattro: Parigi, Londra, Bonn, Roma.”” (pag 288, 1969)”,”ITAP-071″ “NENNI Pietro”,”Vento del Nord.”,”””La leggenda che socialdemocratici, comunisti e cattolici tedeschi si siano lasciati assorbire dal nazismo, non è più seria di quella che presentava l’ Italia come prostrata tutta ai piedi di Mussolini. Soltanto le scorie dei quadri sindacali socialdemocratici e cattolici sono passate al fronte del lavoro del dottor Ley; soltanto una minima parte dei quadri giovanili comunisti hanno subito, dieci anni or sono, la seduzione della demagogica campagna di Hitler contro il “”diktat”” di Versailles. Nel suo complesso, l’ opposizione comunista, socialdemocratica, cattolica è nelle carceri, nei campi di concentramento, in esilio, oppure, murata nella domestica oscurità, attende l’ ora della rivincita””. (1944) (pag 85)”,”ITAP-075″ “NENNI Pietro”,”Storia di quattro anni (1919-1922).”,”””Nel frattempo il Partito Socialista Italiano teneva a Roma il suo Congresso. Melanconico e triste Congresso della disfatta, nel quale riuscì vano il tentativo unitario di Baratono, e risuonò invano il grido di Treves: “”divisi siamo inetti per la rivoluzione e per la collaborazione””, eco fedele di analoghe parole di Serrati all’ ultimo Consiglio nazionale. Al punto in cui erano le cose nessuno più poteva impedire che anche il fato della scissione si compisse. Giustamente l’ on. Baratono definì la mozione di destra e quella di sinistra “”due estremismi della stessa disperazione””, indicando nel dottrinarismo la causa dello sminuzzamento del Partito. Il Congresso venne ai voti su una mozione scissionista (Serrati) la quale ebbe 32.106 voti (a Livorno Serrati aveva avuto 98.028 voti) e su una mozione unitaria (Baratono) che ne ebbe 29.119.”” (pag 217)”,”MITS-232″ “NENNI Pietro”,”La guerre d’ Espagne.”,”Questo volume è stato pubblicato in italiano dalle edizioni Avanti! nel 1958 con il titolo ‘Spagna’ e con uno studio di Gioietta DALLO. “”Tardi, in serata, corre una terribile notizia. Il nostro generale Lukacs, è stato ucciso. Il commissario politico, Regler, è gravemente ferito. La notizia è dolorosamente vera. Un colpo di cannone ha preso in pieno, la vettura del generale, mentre era in ispezione con i comandanti di brigata, tra i quali Pacciardi. Povero Lukacs! Era un artista che la rivoluzione aveva strappato alla letteratura. (…) 12 giugno. La morte del generale ha fatto perdere ieri sera, tre o quattro ore ai comandanti di brigata, e allo Stato Maggiore; e stamattina, subiamo le conseguenze di questo ritardo. Per due o quattro ore, la confusione è diabolica. (…). 12 giugno. La sera, Pacciardi si fa trasportare su una barella al P.C. della divisione. Siamo in via di risalire, quando la voce roca e afona di Scarselli ci chiama: – Hanno pugnalato Rosselli. – Che dici? – Hanno pugnalato Rosselli e suo fratello. – Che? – Lussu è qui.”” (pag 179-180)”,”MSPG-144″ “NENNI Pietro”,”Garibaldi.”,”NENNI Pietro pubblicò questo libro in Francia nel 1930. Comparve in forma di feuilleton su diversi giornali francesi. E’ caratterizzato dalla interpretazione del Risorgimento che fu propria della storiografia mazziniana e socialista. Il compromesso tra la rivoluzione mazziniana e garibaldina da una parte e, dall’ altra, la diplomazia cavouriana, gli eserciti piemontese e stranieri, fece sì che si realizzasse uno solo dei termini base del Risorgimento: Unità e Libertà. Il secondo per NENNI era ancora insoluto. “”Uno storico di Garibaldi che fu anche uno dei suoi luogotenenti, il Guerzoni, racconta che il Generale lasciò il Parlamento, dopo la discussione della sua interpellanza sulla cessione di Nizza, “”coll’ anima ribollente d’ ira e d’ amarezza; nauseato di quella politica barattiera, a senso suo, e codarda, e guardando da quell’ istante il conte di Cavour collo stesso occhio, con cui si guarderebbe colui che vi ha strappato dal braccio di vostra madre, e l’ ha gettata al mercato.”” Quella collera, quell’ amarezza non furono forse estranee alla sua decisione di alcuni mesi dopo, di porsi, senz’ altro, alla testa della rivoluzione del Mezzogiorno. L’ ora dell’ Italia meridionale stava per scoccare. Il concatenarsi degli avvenimenti, la logica delle cose, non consentivano che il Risorgimento si fermasse a metà strada. Le incertezze del re e della diplomazia piemontese non avevano impedito l’ annessione dell’ Italia centrale. Per uno strano paradosso, l’ Italia realizzava l’ Unità, a cui non aveva pensato il re, che non era nel programma di Cavour, attorno a Cavour e sotto lo scettro del re.”” (pag 71)”,”BIOx-083″ “NENNI Pietro”,”Taccuini inediti di Pietro Nenni.”,”1960. Governo Tambroni. “”Noi siamo premuti da tutti i lati; per parte mia, rimango aggrappato ai tre punti del programma: regioni, nazionalizzazione dell’ industria elettrica, scuola, senza fare questioni di formule o di uomini. L’ ho detto stasera a Gronchi e l’ ho fatto dire a Tambroni. (…) “”25 marzo. Il ministero Tambroni è fatto. Non c’è Giuseppe Pella, non c’è Bettiol, però c’è Segni agli Esteri. C’è anche Fiorentino Sullo, il leader dela corrente di sinistra “”la Base””. E’ un concentrato delle correnti interne della DC””. (pag 63) “”4 aprile. Presentazione alla camera del ministero Tambroni. Il neopresidente ha sbagliato completamente l’ impostazione del suo discorso: s’è avventurato in un programma di dieci anni e rischia di avere solo i voti fascisti di Arturo Michelini e di Giorgio Almirante. Un suicidio””. (pag 64)”,”ITAC-085″ “NENNI Pietro, a cura di Gioietta DALLO'”,”Vent’anni di fascismo. (Sei anni di guerra civile; Pagine di diario; Taccuino 1942).”,”Sono raccolti in questo volume alcuni scritti di NENNI stesi in epoche diverse durante il suo esilio in Francia. Essi videro la luce in Italia dopo la liberazione in tre volumi: ‘Sei anni di guerra civile’, ‘Pagine di diario’, Taccuino 1942′. “”A casa trovo Di Vittorio. Non lo vedevo da quando i comunisti sono fuori-legge. “”Possibile””, mi dice, “”che si abbandoni a Hitler Parigi, senza uno sforzo supremo del proletariato?””. Pongo a me stesso da otto giorni la stessa domanda. Ma è giocoforza riconoscere che avremo la capitolazione senza la Comune.”” (pag 259) “”Il fascismo mussoliniano, nella sua lotta contro i socialisti, ha sfruttato a fondo i risentimenti suscitati dalla parte insufficiente data all’ Italia nella spartizione del bottino della guerra 1914-18. In Germania, come in Italia, il nazionalsocialismo e il fascismo hanno agito sul sentimento popolare presentandosi come campioni dell’ indipendenza, della libertà e della potenza della nazione. Viceversa il nuovo regime francese è non solo il prodotto della sconfitta e della capitolazione, ma ha il compito precipuo di far accettare al popolo la sconfitta e di collocare definitavente la Francia in un sistema europeo posto agli ordini di Hitler””. (pag 309)”,”ITAD-065″ “NENNI Pietro”,”Una legislatura fallita: 1953-1958.”,”””L’ Europa è di fronte ai problemi del Medio Oriente, dove la differenza di atteggiamento dell’ America, in Egitto e in Giordania, quando si tratta del petrolio per l’ Europa e quando si tratta del petrolio dell’ Arabia per gli Stati Uniti, ha messo a nudo il carattere del puritanesimo del singor Dulles, del quale si è detto che abbia la testa nelle nuvole e i piedi nel petrolio””. (pag 119)”,”ITAP-098″ “NENNI Pietro”,”Taccuini 1942.”,”””16 luglio. Thierry Maulnier, dell’ Action Francaise e del Figaro, ha raccolto, nel volume La France, la guerre et la paix’, gli articoli da lui pubblicato nel 1939. Vi trovo il testo integrale di una citazione utilizzata nel mio ‘Crac de la socialdemocratie francaise’ (libro di Nenni andato distrutto o smarrito, ndr). Eccola: “”Una delle ragioni della repugnanza molto evidente per la gueerra, che si è manifestata tra i partiti di destra, generalmente assai solleciti per la sicurezza nazionale e per l’ onore nazionale, e sentimentalmente ostilissimi alla Germania, è che questi partiti avevano l’ impressione che in caso di guerra, non soltanto il disastro sarebbe immenso, non soltanto la disfatta e la devastazione della Francia erano possibili, ma, ancora, che una disfatta della Germania significherebbe il crollo dei sistemi totalitari che costituiscono il principale argine alla rivoluzione comunista, e forse la bolscevizzazione immediata dell’ Europa…E’ deplorevole che gli uomini e i partiti che in Francia avevano questo pensiero non l’a bbiano in generale confessato. Non c’era in esso nulla di inconfessabile””. Così uno degli interpreti della tradizione e del pensiero borghese trova normale che se la vittoria francese nella guerra scatenata da Hitler, mette a rischio la causa dell’ Ordine, meglio è perdere la guerra che correre il rischio di favorire la Rivoluzione. Coblenza ha ancora dei devoti. E sono sempre dalla stessa parte””. (pag 78-79)”,”ITAD-071″ “(NENNI Pietro)”,”XX Congresso del PCUS. Risoluzione finale. Luci e ombre del Congresso di Mosca. Rapporto “”segreto”” di Krusciov. I processi di Mosca. Il rapporto K e la polemica sul comunismo. Primo bilancio della polemica sul XX Congresso di Mosca.”,”I giudizi di Lenin su Stalin (pag 38-39) Contiene il testo del rapporto segreto di Krusciov (pag 36-88) “”Consentitemi innanzitutto di ricordarvi con quanta severità i classici del marxismo-leninismo ebbero a denunciare ogni manifestazione del culto della personalità. In una lettera all’ esponente della classe operaia tedesca Wilhelm Bloss, Marx ebbe a dichiarare: “”A causa della mia antipatia per qualsiasi forma di culto dell’ individuo, non ho mai reso di pubblica ragione durante l’ esistenza dell’ Internazionale i numerosi indirizzi inviatimi da vari paesi che riconoscevano i miei meriti e mi infastidivano. Non mi sono neanche preoccupato di rispondervi, se non talvolta per confutare i loro autori. Engels ed io entrammo in origine a far parte della società segreta dei comunisti a condizione che tutto quello che potesse contribuire al culto superstizioso dell’ autorità venisse eliminato da suo statuto. Successivamente Lassalle fece esattamente il contrario.”” Qualche tempo dopo Engels scrisse a sua volta: “”Tanto Marx che io siamo sempre stati contrari a qualsiasi manifestazione pubblica che riguardasse gli individui, eccettuati i casi in cui esse avessero uno scopo importante, e soprattutto ci siamo opposti energicamente a quelle manifestazioni che ruante la nostra vita ci interessavano personalmente””.”” (pag 36) “”Lenin insegnava che la forza del partito dipende dalla sua indissolubile unità con le masse, dal fatto che dietro il partito c’è il popolo: i lavoratori, i contadini e gli intellettuali. “”Vincerà e manterrà il potere – egli ebbe a dire – solo colui che crede nel popolo, che si immerge nella fonte viva della creatività del popolo””””. (pag 37) (dal Rapporto segreto di Krusciov)”,”RUSS-188″ “NENNI Pietro, a cura di Giuliana NENNI e Domenico ZUCARO”,”I conti con la storia. Diari 1967-1971.”,”””Sempre dietro l’aiuto sovietico o l’alleanza con l’Unione sovietica si ritrovano la presenza e il peso di interessi di grande potenza estranei e sovente in contrasto con le aspirazioni dei popoli. La presenza sovietica ha sovente limitato le possibilità rivoluzionarie del movimento operaio: questo, per esempio, sarebbe avvenuto anche in Italia per la scarsa fiducia di Togliatti nelle forze rivoluzionarie interne e una supervalutazione di quelle esterne relativamente al peso dell’Unione Sovietica nel rapporto di forza tra i blocchi.”” (pag 657) (11 novembre 1971)”,”BIOx-019-FR” “NENNI Pietro”,”Storia di quattro anni, 1919-1922.”,”[‘La situazione interna risultava pessima. Le accresciute forze poliziesche dello Stato entravano in conflitto con le masse. A Milano, il 28 febbraio, un comizio indetto dalla Lega proletaria mutilati ed invalidi di guerra, dava luogo a scene di violenta repressione. Due operai venivano assassinati. La Camera del Lavoro proclamava uno sciopero per ventiquattro ore. Questo si prolungava invece, ad iniziativa degli anarchici e dei sindacalisti, per quattro giorni. Nelle Puglie, il movimento di occupazione delle terre si allargava. Negli stabilimenti le maestranze erano in agitazione permanente. A Napoli gli operai occupavano lo stabilimento Miani e Silvestri, lo sgombro dava luogo a conflitti con la polizia e ad un conseguente sciopero generale. Nell’Emilia e in Piemonte scioperavano i contadini. Conflitti sanguinosi avvenivano a Catania. C’era lo sciopero generale a Parma. A Torino finiva con la vittoria delle maestranze tessili l’agitazione iniziata con l’occupazione dello stabilimento Mazzonis. A Milano la commemorazione del centenario di Vittorio Emanuele II (14 marzo) offriva l’occasione al moderatume per una chiassata contro l’Amministrazione socialista, alla quale il prefetto imponeva l’esposizione del tricolore, determinando le dimissioni – poi ritirate – del sindaco Caldara. Quanto al Governo, esso viveva alla giornata. Nitti, tornato il 7 marzo da Londra, aveva trovata assai scossa la posizione del suo ministero, tanto che, prendendo occasione dalle dimissioni di due ministri (il Murialdi e il Visocchi), aveva proceduto ad un rimpasto. Ma il secondo ministero risultava, anche agli effetti parlamentari, inferiore al primo, ed era del tutto inadeguato a fronteggiare la situazione nel Paese. La prova manifesta della assoluta incapacità della classe dirigente si aveva appunto in queste crisi, provocate e risolte, tenendo conto delle congiurette e delle ambizioni montecitoriali, ma con totale disprezzo dei reali bisogni del Paese. Allarmatissimi della situazione erano gli industriali. Essi avevano indetto per l’8 marzo un Convegno nazionale, nel corso del quale né il Governo, né, naturalmente, le masse operaie furono risparmiati. Il Convegno votava una mozione nella quale: «… constatando che la attuale gravissima situazione economica può solo superarsi con una maggiore intensificazione della produzione, cui si accompagni una riduzione dei consumi non necessari; che per raggiungere questo scopo è necessario un chiaro, saldo e preciso indirizzo di Governo che assicuri la disciplina del Paese, dia la sicurezza di sviluppo alle libere energie individuali, e mantenga l’osservanza delle leggi vigenti dello Stato, ponga fine al permanere e al dilagare di inutili spese statali, abbandoni vecchi metodi, vecchie debolezze e vecchie tolleranze per portare alla direzione dello Stato le forze di uomini e metodi nuovi, per riordinare i servizi pubblici che sono funzione statale essenziale, per assicurare il rispetto alla libertà del lavoro, per tarpare le ali alle illusioni di un prossimo Eden comunistico, così tristemente sperimentato in altri paesi con danno specialmente dei lavoratori e delle masse; ritenendo che il primo esempio di disciplina debba essere dato dagli industriali col dichiararsi pronti ad utili riforme e ad i sacrifici necessari (…) afferma la necessità che la borghesia del lavoro attinga in se stessa, e nella convinzione della utilità della sua funzione e nella forza della sua organizzazione, il mezzo per una energica azione (…)» (1). A dimostrazione dei sacrifici che si disponeva a fare la classe industriale, si svolgeva nella ‘coulisse’ un tentativo di arrembaggio alle banche’ (pag 83-84)] [(1) ‘Il programma degli industriali’, “”Avanti!’, 10 marzo 1920]”,”ITAA-149″ “NENNI Pietro, a cura di Fausta FILBIER”,”La lotta di classe in Italia.”,”Pietro Nenni nasce a faenza il 09/02/1891. Nel 1921 aderisce al PSI. Nel ’23 è direttore dell’Avant!. Nel ’26 fonda con Carlo Rosselli la rivista Il Quarto Stato e pubblica Storia di quattro anni. Negli anni dell’esilio (’26-’43) pubblica Six ans de guerre civile en Italie. Nel ’43 diventa segretario del PSI e rappresentante del partito CLN. Dal 25 aprile 1945 è vicepresidente del Consiglio e ministro della costituente. Si è spento 01/01/1980 a Roma.”,”MITS-019-FL” “NENNI Pietro, a cura di Gioetta DALLO'”,”Spagna.”,”La prima parte del libro riporta il saggio ‘Il dramma del non-intervento’ scritto nell’ottobre 1942 in Francia”,”SPAx-002-FER” “NENNI Pietro, a cura di Giuliana NENNI e Domenico ZUCARO”,”Gli anni del centro-sinistra. Diari 1957-1966.”,”Calo partecipazione ai comizi dei partiti nelle piazze (v. anche possibile effetto indiretto della tv) “”28 maggio. Parlato a Genova nel corso della campagna elettorale. L’aver raccolto sette, ottomila ascoltatori è stato un grande successo. Le elezioni sembrano dipendere dai liberali i quali nelle precedenti elezioni sono passati da tre a dieci consiglieri. Stavolta dovrebbero perdere voti. C’è un grande disinteresse per la campagna elettorale; almeno per i comizi elettorali che hanno probabilmente fatto il lorotempo. Stasera a un comizio di Lucio Luzzatto, che pure è oratore vigoroso se non avvincente, c’erano una trentina di ascoltatori. Così in generale nei comizi di quartiere”” (pag 634)”,”BIOx-021-FGB” “NEPPI MODONA Guido”,”Sciopero potere politico e magistratura 1870 – 1922.”,”NEPPI MODONA, nato a Torino nel 1938, è libero docente di Diritto penale nell’Univ di Torino, dove è anche incaricato di Istituzioni di diritto e procedura penale presso la Facoltà di Scienze politiche. Collabora dal 1962 a varie pubblicazioni giuridiche e storiche. E’ entrato in magistratura nel 1964. Tesi: rigore verso i socialisti, benevolenza verso i fascisti.”,”MITT-029″ “NERE’ Jacques”,”La crisi del 1929.”,”Le parole del vecchio poeta: “”Magnis tamen excidit ausis””. (in prefazione) Pag 63 mito sovrapproduzione pag 93 primi tentativi di lotta contro la crisi L’A è uno storico e non un economista.”,”USAE-067″ “NEREA J. Gomez”,”Freud y la Perversión de las Masas.”,”Dono di A. Monti”,”FOLx-027″ “NERHOOD Harry W.”,”To Russia and Return. An Annotated Bibliography of Travelers’ English-Language Accounts of Russia from the Ninth Century to the Present.”,”Harry W. Nerhood is professor of history and chairman of the Department of History at Whittier College, Whittier, California. Preface, Introduction, Annotated Bibliography, Bibliography of Bibliographies, Index,”,”RUSx-088-FL” “NERI SERNERI Simone”,”Democrazia e Stato. L’antifascismo liberaldemocratico e socialista dal 1923 al 1933.”,”NERI SERNERI Simone (Firenze 1955) è dottore di ricerca in storia della società europea. Studioso di storia del movimento operaio e di storia della politica collabora a ‘Ricerche storiche’ e a ‘Italia contemporanea’. Ha scritto saggi su Turati e il Psu, Louis Blanc, sul Psiup nella resistenza, ha curato il volume ‘Il Partito socialista nella Resistenza’. Saragat su marxismo e critica della democrazia formale. “”In seguito, tuttavia, Saragat assunse una posizione più articolata, e più critica, nei confronti della democrazia parlamentare. Definendo il marxismo una filosofia “”conoscitiva””, che attraverso la prassi mirerebbe a “”ricomporre in armonica unità la vita dello spirito””, ovvero a ricomporre la scissione tra soggetto e oggetto che lo spirito può cogliere soltanto proiettandola nella realtà, Saragat riprendeva la critica del giovane Marx al “”carattere mistico”” della democrazia borghese, le cui forme universalistiche nasconderebbero l’eterogeneità delle diverse figure sociali e l’ineguaglianza dei rapporti reali, e non giuridici, tra i soggetti determinata dalla forma storica dei rapporti di produzione. Anche Saragat denunciava così l’insufficienza del pur legittimo “”principio della maggioranza””, nella misura in cui prescinde dall’ineguaglianza insita nel contrasto tra le classi. Tuttavia, giacché al marxismo spetterebbe di “”svelare alla coscienza degli uomini la vera natura dei loro rapporti di classe””, Saragat riconosceva alla democrazia politica la funzione essenziale di formare quella coscienza di classe che la mera ‘esistenza della classe’ non sarebbe in grado di esprimere. Infatti la coscienza di classe e la sensibilità autonomistica necessarie all’emancipazione socialista potevano risultare soltanto da “”un esercizio o quanto meno un’aspirazione profonda alla libertà che trova nella democrazia borghese il suo efficace incremento””. La parzialità della democrazia politica, inducendo l’aspirazione al suo superamento, offrirebbe un “”ambiente di profonda e insostituibile efficacia”” alla maturazione del socialismo””. (pag 186)”,”ITAD-120″ “NERI Guido Davide”,”Prassi e conoscenza. Con una sezione dedicata ai ‘Critici marxisti della fenomenologia’.”,”””Come già in parte Engels, Lenin è intervenuto decisamente nella questione [la storia dei rapporti tra il marxismo e le varie filosofie nate successivamente, ndr], e il suo ‘Materialismo e empiriocriticismo’, scritto nel 1908, è divenuto un classico della dottrina marxista positiva, e particolarmente un modello ‘dell’atteggiamento’ marxista nei confronti del sapere borghese. Se leggiamo il libro di Lenin senza tener troppo conto delle nozioni positive che vi sono sviluppate in materia di gnoseologia [teoria della conoscenza] ecc., si ha la netta impressione che la sua polemica non solo verso i machisti russi, ma verso lo spirito d’insieme che caratterizzava la filosofia accademica di quegli anni, verso tutto un corpo di ideologi di cui Engels aveva denunciato il funzionarismo e l’integrazione ideologica sostanziale con lo Stato borghese, fosse fondata su ragioni profonde e corrispondesse a interessi reali sia del pensiero filosofico che del movimento di classe. “”Nel campo delle scienze storiche, compresa la filosofia – scriveva Engels nel 1888 – è veramente scomparso il vecchio spirito teoretico spregiudicato,”” “”quel grande senso teorico che aveva costituito la gloria della Germania nel periodo della sua più profonda decadenza politica, – il senso per l’indagine pura, indipendentemente dal fatto che il risultato raggiunto fosse praticamente utilizzabile oppure no, fosse oppure non fosse contrario alle ordinanze di polizia””. Con l’integrazione della speculazione come momento burocratico-edificativo della borghesia divenuta incontrastata padrona, “”al posto di quello spirito teoretico sono subentrati un eclettismo vuoto di pensieri, le ansie e le preoccupazioni per la carriera e per il guadagno, giù giù sino all’arrivismo più volgare. I rappresentanti ufficiali di questa scienza sono diventati degli ideologi aperti della borghesia e dello Stato odierno”” (1). Questo lato della polemica di Engels, sviluppato da Lenin, che aveva un fiuto sperimentatissimo a scoprire il borghese e il funzionario dietro la facciata dell’imparzialità e dell’obiettività scientifica, è un tratto ancora attuale della polemica marxista. Un terzo scrittore che lo ha trattato diffusamente, Lukács, ne ha indicato nella ‘Distruzione della ragione’ (nonostante i limiti teorici generali di questo e altri suoi scritti) la continuità nella cultura del nostro secolo e fino a oggi”” [Guido D. Neri, I marxisti e la filosofia, Il filo rosso, Milano, n° 2, maggio 1963] [(1) Engels, ‘Antidühring’, Introd., cap. I, ultima pag. (ed. it. Roma, 1956, p. 34] NERI Guido G., I marxisti e la filosofia, IL FILO ROSSO – N. 2 MAGGIO 1963″,”TEOC-151-FF” “NERI Guido Davide”,”Prassi e conoscenza. Con una sezione dedicata ai ‘Critici marxisti della fenomenologia’.”,”NERI Guido Davide (Milano, 1935) ha studiato filosofia a Milano e Pavia. “”con una sezione sui critici marxisti della fenomenologia (Lukacs, Adorno, Marcuse, Tran-Duc-Thao, Naville, Schaff)”” “”In Italia infatti, tra le due guerre, sia la fenomenologia che il marxismo non poterono esercitare, per ben noti motivi politici e culturali, un’influenza determinante. Una eccezione è rappresentata da Antonio Banfi che dedicava già dal 1922 degli articoli alle opere di Husserl e riaffermava, ancora nel secondo dopoguerra, negli anni della sua partecipazione al movimento comunista, la centralità della fenomenologia per il pen siero contemporaneo. Ma nonostante l’importanza dei contributi di Banfi e più recentemente di Enzo Paci allo studio della fenomenologia, non si è sviluppata da parte marxista una letteratura di qualche importanza sull’argomento”” (pag 174-175)”,”FILx-474″ “NERI Alfio”,”Società e crisi politica nella Colombia contemporanea.”,”Alfio Neri, nato nel 1962, laureato in Filosofia e in Scienze Politiche, ha collaborato con il CESDE presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. E’ stato redattore di ‘America Latina’ (1996-1999) e ha pubblicato ‘Pioggia di sangue. La guerra civile in Colombia’ (Harmattan, Torino, 2001). Insegna storia e filosofia nei Licei.”,”AMLx-003-FMDP” “NERI Demetrio”,”Babeuf, ideologia d’una rivoluzione mancata.”,”””La Congiura degli Eguali nacque dall’incontro di alcuni rivoluzionari della più diversa estrazione ideologica e politica, ma tutti accomunati da una convinzione: il movimento rivoluzionario si era arrestato e aveva tradito i suoi principi ispiratori. Occorreva spingere di nuovo avanti il moto di trasformazione politica e sociale: «La rivoluzione francese non è che l’avanguardia di un’altra rivoluzione più grande, più solenne: l’ultima rivoluzione» (S. Maréchal) (…)”” (dalla quarta di copertina) “”I termini nei quali Buonarroti descrive quest’avanguardia rivoluzionaria non lasciano dubbi sulle sue origini culturali: «Questo difficile compito può spettare solo a cittadini saggi e coraggiosi che, presi da forte amore per la patria e per l’umanità, avendo scandagliato a lungo le cause dei mali pubblici, si sono liberati dai pregiudizi e dai vizi comuni, hanno superato la mentalità dei loro contemporanei, e disprezzando l’oro e i privilegi volgari, hanno riposto la felicità nel rendersi immortali assicurando il trionfo dell’eguaglianza. Forse è necessario, al sorgere d’una rivoluzione politica, anche per rispetto all’effettiva sovranità del popolo, occuparsi non tanto di raccogliere i voti della nazione, quanto di far cadere, il meno arbitrariamente possibile, l’autorità suprema in mani saggiamente e fortemente rivoluzionarie» (188). L’idea dell’autorità provvisoria anteriore all’ordine costituzionale nasce quindi dall’incontro di ben precisi punti di riferimento teorici con le esperienze rivoluzionarie, specialmente quelle dell’anno III (187). Questa idea è stata comunque uno degli aspetti del babuvismo al quale gli storici hanno maggiormente rivolto la loro attenzione perché, nell’interpretazione che ne diede Buonarroti, essa venne trasmessa ad alcune correnti socialiste ottocentesche e da queste è passata ad assumere una posizione centrale nel marxismo-leninismo. Ecco quanto a tal proposito scrive il Mazauric: «L’influenza maggiore di Babeuf deve essere ricercata nell’aver fornito alla rivoluzione popolare l’idea di istituire dopo la vittoria una dittatura provvisoria. Il ruolo di questo governo di transizione sarà d’assicurare definitivamente le basi del nuovo regime sociale e di permettere il passaggio graduale al regno della società senza classi, nella quale si avrà il deperimento dello Stato» (188). E altrove il Mazauric scrive che «questa nozione penetrò nel movimento operaio e comunista posteriore. Marx la scoprì nel 1842 leggendo il racconto di Buonarroti e seppe ritenerne l’essenziale elaborando la teoria della dittatura del proletariato. La comune di Parigi ne fece esperimento e Lenin, meditando com’è noto su questo vasto retaggio collettivo, vi trovò materia di riflessione per il problema dello Stato» (189). Gli stessi concetti vengono ribaditi, tra gli altri, dal Tonnesson: «Attraverso Blanqui, i loro [dei babuvisti] concetti passarono nel marxismo nella forma della dittatura del proletariato. È interessante notare che Bernstein criticò Marx per il fatto di non essersi liberato dal blanquismo. L’essenza di esso, secondo Bernstein, non stava in ciò che Marx aveva scartato, cioè le piccole società segrete e i metodi di cospirazione, ma nella fede nel potere creativo dello Stato rivoluzionario (…). E la teoria di Lenin sull’ ‘élite’ diede nuovo impulso a qualche elemento centrale di babuvismo e del blanquismo: l’idea che un’unione di uomini scelti e selezionati dovesse essere il nucleo-guida attivo della rivoluzione» (190). Il Tonnesson è tuttavia molto più cauto degli altri studiosi, notando che «la storia delle idee non può essere ridotta a un sistema genealogico» (191): idee simili possono benissimo essere derivate da fonti comuni o da esperienze analoghe. Non qui il luogo per affrontare una discussione sulla possibile influenza della teoria babuvista dell’autorità provvisoria sulla teoria marxiana della dittatura del proletariato. Quella teoria faceva parte di un complesso di esperienze politiche rivoluzionarie che Marx conosceva bene e che poterono avere una certa influenza sulla formazione del suo pensiero: ma non ci sembra possibile affermare con certezza che egli avesse coscienza del suo eventuale debito nei confronti dei babuvisti. Abbiamo già ricordato quale sia stata la valutazione marxiana del babuvismo, citando in tal senso alcuni dei testi più significativi nei quali Marx ne parla: non abbiamo mai trovato richiami espliciti alla teoria dell’autorità provvisoria. Marx lesse, è vero, l’opera di Buonarroti (non nel 1842, come ritiene il Mazauric, bensì nel 1844 (192)) ma insieme ad essa lesse anche numerose opere sulla rivoluzione francese, in particolare sul periodo della Convenzione, del quale aveva intenzione di scrivere la storia (193)”” (pag 270-274) [Demetrio Neri, ‘Babeuf, ideologia d’una rivoluzione mancata’, Editrice La Libra, Messina, 1973] [(188) C. Mazauric, ‘Babeuf et la conspiration pour l’égalité’, cit., p. 236; (189) C. Mazauric, ‘Introduzione’ a Babeuf, ‘Il Tribuno del popolo’, cit., p. 56; (190), K. Tonnesson, ‘The Babouvists… art. cit., p. 74; (191) Ibidem. A tal proposito corre l’obbligo di citare J.L. Talmon, ‘Le origini della democrazia totalitaria’, trad. it., Bologna, 1967, il quale ha considerato l’esperienza babuvista come la “”cristallizzazione”” della democrazia “”totalitaria””, nata, nello stesso tempo e sugli stessi presupposti di quella liberale, nel corso del XVIII secolo. Ambedue i tipi di democrazia affermano il valore della libertà (…); (192) La lettura di Buonarroti avvenne a Parigi, insieme a quella delle ‘Memorie ‘ di Levasseur de la Sarthe, della ‘Storia parlamentare’ di Buchez-Roux, ed altre opere. Cfr. W. Markov, ‘Babeuf, le babouvisme et les intellectuels allemands’, in ‘Colloque’, cit. p. 177, n. 10. Nei quaderni di estratti del periodo 1839-1843 non si trovano cenni a una tale lettura; (193) Cfr. J. Bruhat, ‘La révolution française et la formation de la pensée de Marx’, “”Annales historiques de la révolution française’, 1966, p. 158. Ed anche A. Cornu, ‘K. Marx, la révolution française et Robespierre’, in ‘Maximilien Robespierre. Contribution à l’occasion de son bicentenaire’, Berlino, 1958, p. 560, n. 13]”,”SOCU-028-FMB” “NESE Marco”,”Nel segno della mafia. Storia di Luciano Liggio.”,”Marco Nese è un giornalista nato in provincia di Salerno, nel 1946. Ha studiato filosofia e iniziato la carriera giornalistica lavorando per il settimanale ‘Epoca’. Attualmente (1975) è redattore de ‘Il Mondo’, il settimanale politico-culturale del ‘Corriere della Sera’. Marco Nese è giornalista del «Corriere della Sera». Ha collaborato con Raiuno ed è autore di altri libri fra cui Nel segno della mafia (Rizzoli), Parola d’ordine: Roma uno (Rizzoli), La russa (Rizzoli), La Piovra (1 -2-3-4, Eri/Mondadori, tradotti in 12 lingue), Come sopravvivere a un figlio (Ediget). Far west (Rai Eri) e Gli eletti di Dio (Editori Riuniti). (fonte Rai-Eri) L’omicidio di Placido Rizzotto (pag 34-43) “”Pochi giorni dopo la scomparsa del pastorello, l’onorevole Girolamo Li Causi, comunista, guida morale dei contadini in lotta, ricevette una lettera quasi completamente scritta in dialetto (…) (pag 35) “”La liquidazione di Rizzotto segnò un punto a favore dei proprietari terrieri. I contadini, avviliti per la neutralizzazione della loro punta di diamante, si disunirono e la lotta perse smalto e lucidità, nella misura in cui Liggio guadagnò prestigio. Per la borghesia feudataria era un uomo sugli scudi”” (pag 42)”,”BIOx-020-FV” “NESI Nerio”,”Al servizio del mio paese.”,”Contiene dedica dell’autore a VSD”,”BIOx-023-FSD” “NESI Nerio”,”Banchiere di complemento.”,”Libro dedicato alla memoria di Riccardo Lombardi Dedica manoscritta a Vittorio Scotti Douglas”,”ITAE-019-FSD” “NESTI Arnaldo a cura; relazioni e interventi di L. BORGHI G. BRANCA V. JOANNES A. CARBONARO A. NESTI J.J. NATANSON L. RODELLI P. TRUPIA A. LALDI M. SQUILLACCIOTTI G. DE-PAOLI M. RICCIARDI RUOCCO P.M. TOESCA A. SBISA”,”Ideologia sessualità controllo sociale.”,”””E’ la fase del capitalismo avanzato o monopolistico, in cui la stessa creazione di bisogni artificiali viene gestita anche negli spazi intermittenti del tempo libero in funzione della produzione e riproduzione del capitale. Nelle società industriali avanzate di tipo capitalistico, il feticismo delle meci e la mercificazione dell’ Eros – come erotismo disgiunto dall’ amore – non consentono l’ esaltazione di tutti i sensi come ampliata capacità di sentirsi nel mondo, ma fanno inseguire soddisfazioni apparentemente liberatorie di per sé inesauribili e per ciò stesso cariche di angoscia. Nasce così la situazione anomica dei periodi dell’ abbondanza fittizia, nella quale la propaganda consumistica persegue facilmente l’intento di invogliare e frustrare, alimentando un circolo vizioso che si sviluppa a spirale””. (pag 63-64) (Antonio Carbonaro, La repressione sessuale nella società borghese e capitalistica)”,”DONx-031″ “NESTI Arnaldo”,”Anonimi compagni. Le classi subalterne sotto il fascismo.”,”NESTI Arnaldo (1932) è docente di sociologia all’ Università di Firenze. Ha pubblicato pure: ‘L’ altra chiesa in Italia’, ‘Gesù socialista’, ‘Una tradizione popolare italiana’, ‘La cultura negata’. Battuta degli inglesi nei confronti degli italiani: nel 1945 gli italiani sarebbero stati 90 milioni di cui 45 milioni fascisti e 45 milioni antifascisti. (pag 71) “”Mi sembrava che tutti i giovani dovessero sentire ciò che sentivo io. A quelli che non se ne interessavano mi sforzavo di spiegargli queste cose. Fatto sta che mi pareva che in poco tempo si potesse fare il socialismo. A Pistoia, alla scissione del 1921 si votò tutti per il Centro. Bordiga fece una brutta fine, e quelli di destra aderirono al Centro. Nel nucleo cittadino il Partito comunista raccolse abbastanza favori, i comunisti erano più attivi dei socialisti, specie nel ceto operaio””. (pag 154)”,”ITAF-229″ “NETTL Peter J.”,”Rosa Luxemburg.”,”in appendice: L. economista, Q nazionale lettera di K. KAUTSKY all’autore”,”LUXS-001″ “NETTL J.P.”,”La vie et l’ oeuvre de Rosa Luxemburg. Tome I.”,”NETTL J.P. è uno storico e sociologo inglese prematuramente scomparso. Il libro è fondato su una documentazione considerevole. “”Ma le reazioni più violente vennero dai membri del PPS. Naprzod (Avanti) criticò il primo articolo di Rosa (su Neue Zeit, ndr) dispiacendosi che “”una rivista seria si sia lasciata prendere alla gola dalla signorina Rosa (…) che inganna le genti in Svizzera facendo loro credere che essa rappresenti qualcuno o qualcosa in Polonia””. Si offrì a Berfus, uno dei dirigenti del PPS in Germania, di rispodnere sul giornale ufficiale del partito tedesco (Vorwarts, ndr). Il dibattito proseguì fino alla vigilia del Congresso internazionale, Rosa Luxemburg insisteva per proseguire la discussione sul Vorwärts e sulla Neue Zeit. Dovette a malincuore rassegnarsi ai tagli imposti adesso da Kautsky – questo problema della censura degli articoli dovrà piu tardi contribuire a mettere fine alla loro amicizia, che non era ancora iniziata in quest’ epoca. Lei accettò di buon grado le correzioni di stile rese necessarie per il suo tedesco difettoso. Ma non volle essere ritenuta responsabile per il tono che aveva preso la polemica.”” (pag 100)”,”LUXS-040″ “NETTL J.P.”,”La vie et l’ oeuvre de Rosa Luxemburg. Tome II.”,”NETTL J.P. è uno storico e sociologo inglese prematuramente scomparso. Il libro è fondato su una documentazione considerevole”,”LUXS-041″ “NETTL J.P.”,”Bilan de l’URSS, 1917-1967.”,”J.P. Nettl, 41 anni nel 1967 è professore di Scienze politiche e di Sociologia all’Università di Leeds e all’Università della Pennsylvenia. Tra le sue opree: ‘La Zone ouest et la Politque soviétique en Allemagne’ (1951), ‘Rosa Luxemburg’ (1966). Soviet di Pietrogrado sorto il 27 ottobre 1905 aveva 550 delegati che rappresentavano 250.000 operai, Trotsky e Helphand figuravano tra i dirigenti (pag 31)”,”RUSU-270″ “NETTL Peter J.”,”Rosa Luxemburg.”,”L’opposizione interna nella SPD e il peso del gruppo dirigente socialdemocratico al Reichstag “”Nella sua lotta instancabile contro i mercanteggiamenti che avvenivano nel nuovo Reichstag, Rosa Luxemburg ottenne inaspettatamente l’appoggio di Franz Mehring che in origine aveva approvato l’accordo elettorale ma che ora si era rivolto drasticamente contro di esso (11). Da questa inattesa alleanza tra Rosa Luxemburg e Franz Mehring prese avvio, come vedremo, la nuova sinistra; in un primo tempo portò alla costituzione di «Sozialdemokratische Korrespondenz» e più tardi fu il nucleo attorno al quale poté formarsi lo Sparakusbund. La storia interna del partito tra il 1911 e il 1914 fu confusa e contraddittoria, e in nessun caso schematica come viene rappresentata da certi storici. La composizione dei diversi gruppi esistenti nel partito [SPD, ndr] era molto più variabile e fluida di quanto non si ritenga abitualmente. Indubbiamente la formazione dei fronti dopo il terremoto del 1914 era condizionata dagli avvenimenti del periodo prebellico, ma la scossa della guerra fu tanto forte che produsse un totale riorientamento in un buon numero di militanti di partito. La divisione, che la guerra mise in luce dopo avere per un certo tempo contribuito a oscurarla, non era la tripartizione in revisionisti, centro e sinistra, ma la profonda antitesi tra rivoluzionari pratici e teorici (12). (…) Mentre Kautsky dopo il 1912 si trovò a concordare con l’esecutivo, le elezioni del Reichstag completarono invece la disillusione di Rosa Luxemburg. Nelle sue lettere private definì «scandaloso», «disperato», «incredibile» il comportamento delle istanze di partito; il risultato delle elezioni le appariva del tutto privo di importanza. Neppure nel corso di assemblee elettorali poté trattenersi dal lanciare frecciate all’esecutivo ogniqualvolta se ne presentava l’occasione. Naturalmente quest’ultimo reagì. A partire dal 1912 i radicali vennero esclusi in misura sempre crescente dalla partecipazione effettiva alla vita di partito; l’esecutivo disponeva di tutti gli strumenti di potere e l’opposizione interna dovette limitarsi alle proteste. In questo metodo di neutralizzazione degli esponenti dell’opposizione l’SPD rifletteva il comportamento che la società aveva assunto nei suoi propri confronti; negli ultimi due anni prima della guerra la socialdemocrazia organizzata divenne quasi una copia della Germania imperiale (14). Lo stato d’animo che regnava nel paese permeò anche il partito. Alla ‘Reichsverdrossenheit’ [disillusione nei confronti del ‘Reich’] di quegli anni, di cui il cancelliere di allora parlò più tardi nelle sue memorie, fece riscontro un’ondata di ‘Parteiverdrossenheit’ [disillusione nei confronti del partito]. L’altro importante avvenimento nel partito consisté nel fatto che la frazione socialdemocratica al Reichstag accrebbe il suo peso politico e la coscienza del suo ruolo. La maggioranza degli storici ha completamente trascurato questo processo, eppure era del tutto naturale che la frazione divenisse un fattore di potere nel partito. Con le elezioni del 1912 essa era quasi raddoppiata sul piano numerico. I deputati socialdemocratici ormai non occupavano più singoli avamposti nel parlamento dello stato borghese, ma al suo interno costituivano invece il gruppo più forte. Senza rendersene conto, essi furono contagiati dallo spirito dell’istituzione, dall’atmosfera e dalla tradizione che caratterizzano tutte le istituzioni di questo genere, in particolare quando l’accesso al club può essere conquistato soltanto attraverso le fatiche e i rischi di una elezione pubblica. ‘Homme élu, homme foutu’. Tutti i membri importanti dell’esecutivo erano tradizionalmente anche deputati al Reichstag, benché lo statuto del partito non prescrivesse nulla di simile”” (pag 373-374-375) [(11) ‘NZ’, 1912-13, I, p. 628; (12) Una descrizione documentata e accurata dello sviluppo interno del partito in quegli anni si trova in Schorske, pp. 197-284. Devo tuttavia sottolineare ancora una volta che l’analisi di Schorske è troppo schematica. Basandosi esclusivamente su discorsi e scritti pubblici, egli ci dà, dei raggruppamenti all’interno del partito, un’immagine che è contraddetta dalle numerose affermazioni che si trovano nelle lettere e nei documenti privati; (14) Un’analisi di queste similitudini si trova in Gerhard A. Ritter, ‘Die Arbeiterbewegung im Wilhlelminischen Reich’, Berlin, 1959, p. 52 e sgg.] [() C.E. Schorske, ‘German Social Democracy, 1905-1917’, Cambridge, Mass., 1955]”,”LUXS-001-FC”
“NETTLAU Max”,”La anarquia a traves de los tiempos.”,”Max NETTLAU è stato chiamato da Rudolf ROCKER “”l’ Erodoto dell’ Anarchia””.”,”ANAx-146″
“NETTLAU Max”,”La responsabilità e la solidarietà nella lotta operaia. Rapporto letto alla “”Freedom Discussion Group”” il 5 dicembre 1899.”,”””Il carattere di questi uomini (per quanto onesti e leali lavoratori possano essere in principio) non si migliora a lungo andare: vi sono più probabilità di vederli diventare insensibili ed indifferenti, che liberi ed entusiasti””. (pag 13)”,”ANAx-179″
“NETTLAU Max”,”Saverio Merlino.”,”””(Merlino) Pubblicò la “”Rivista critica del Socialismo””, sei quaderni, da gennaio a giugno del 1899, a Roma, però non poté continuare. L’ unico socialista che parve aiutare allora i suoi sforzi fu il calabrese Giovanni Domanico, militante dell’ Internazionale negli ultimi anni di quest’ultima, dopo emigrato e quindi di ritorno. Ha parlato delle sue relazioni con Merlino e di molte altre cose di quel tempo nel suo “”Un trentennio del movimento socialista italiano. Reminescenze e note storiche”” (Prato, 1910, 87 pgg.)””. (pag 25) “”La difesa di Gaetano Bresci fatta da Merlino alla Corte d’ Assise di Milano è uscita varie volte in opuscolo””. (pag 30)”,”ANAx-181″
“NETTLAU Max”,”Breve storia dell’ anarchismo. (Titolo originale: La anarquia a través de los tiempos)”,”Contiene il capitolo: ‘L’ anarchismo comunista in Italia e la interpretazione di Malatesta e Merlino (1876-1932) (pag 175-186) “”Nel Programma del giugno 1884, Malatesta discute il pro e il contro del collettivismo; deduce che il comunismo rappresenta una solluzione più ampia e più conseguente, l’ unica che corrisponda allo sviluppo concreto del principio di solidarietà, ma che presuppone un grande sviluppo morale degli uomini (…) e conclude per il comunismo là dove è possibile e per il collettivismo transitorio là dove non esiste l’ abbondanza””. (pag 176)”,”ANAx-184″
“NETTLAU Max”,”Die erste Blütezeit der Anarchie: 1886-1894.”,”””In der Erweiterung eines an die internationale anarchistische Konferenz in Chicago (September 1893) geschickten Briefes, L’ Individualisme dans l’ Anarchisme (Der Individualismus im Anarchismus; Société nouvelle, November 1893, S. 567-586) wendet Merlino sich zuerst gegen die von Proudhon zu Herbert Spencer sich rückentwickelnden individualistischen Anarchisten im Sinn von Tucker (…)””. (pag 311) “”Nell’ esteso abile scritto per la Conferenza anarchica internazionale a Chicago (settembre 1893), ‘L’ individualismo nell’ anarchismo’ (Der Individualismus im Anarchismus; Société nouvelle, November 1893, S. 567-586) Merlino si volge inizialmente contro l’ anarchismo individualistico nello spirito di Tucker, sviluppato da Proudhon allo stesso Herbert Spencer (…).”” (controllare traduzione)”,”ANAx-203″
“NETTLAU Max”,”Anarchisten und Syndikalisten. Teil 1. Der französische Syndikalismus bis 1909. Der Anarchismus in Deutschland und Russland bis 1914. Die kleineren Bewegungen in Europa und Asien.”,”Contiene il capitolo: “”Die “”unabhängigen Sozialisten”” in Deutschland bis 1892. Dühringianer und die Freilandbewegung. John Henry Mackay und der individualistische Aanrchismus. Freiheitliche Strömungen in der jungen Literatur””. (pag 183-224)”,”ANAx-205″
“NETTLAU Max, a cura di Renée LAMBERET”,”La Première Internationale en Espagne (1868-1888).”,”in apertura foto di Max NETTLAU Sous pochette: (mancante)”,”INTP-051″
“NETTLAU Max OLIVER Garcia LEVAL Gaston LAMBERET R. RAMUS Pierre LOUZON Robert BERNERI Camillo GOLDMAN Emma BROCKWAY Fenner METCALFE H. TARCHIANI A. SARTIN Max READ Herbert, scritti di”,”Spain 1936-1939. Social revolution and counter-revolution. Selections from the anarchist fortnightly ‘Spain & the World’.”,”Selezione di articoli pubblicati sul quindicinale ‘Spain & the World’.”,”MSPG-186″
“NETTLAU Max”,”Bakunin e l’Internazionale in Italia dal 1864 al 1872. Con Prefazione di Errico Malatesta.”,”La battaglia di Marx ed Engels contro l’influenza di Bakunin in Italia: “”dottrinari bakuninisti, avvocati, medici, ecc., e si danno delle arie di autentici rappresentanti degli operai…”” “”A Milano, qualche mese prima, Engels aveva scritto ancora quella lunga lettera a Th. Cuno, 24 gennaio 1872, che compendia tutto ciò che egli aveva da dire contro Bakunin e i suoi compagni (1). Una lettera esplicita del 16 dicembre, contenente «tutto il necessario sugl’intrighi di Bakunin», non era arrivata. Anche J. Ph. Becker voleva scrivere a Cuno «sugl’intrighi di Bakunin». La confutazione dell’anarchia fatta da Engels corrisponde a ciò che egli scrisse un po’ più tardi in ‘Dell’autorità’ (Almanacco Repubblicano per l’anno 1874′, pubblicato da E. Bignami; ‘La Plebe’, pp. 33-37; Marx vi collaborò con un articolo analogo, ‘L’indifferenza in materia pubblica’, pp. 141-148). Engels si fabbrica una finzione assurda che egli chiama anarchia o astensione politica, e si diverte poi a distruggerla. Lo stesso per le indicazioni biografiche su Bakunin; come in tutta la polemica sua e di Marx, sono grossolanamente inesatte. I quattro numeri del ‘Martello’ (Milano) furono sequestrati; il 14 maggio Vincenzo Pezza fu condannato a 5 mesi di carcere e 1,600 lire di multa, il gerente del N. 1 a 3 mesi e 551 lire. Anche Testini era stato arrestato sotto un’altra accusa, ma fu poi messo in libertà. Cuno fu espulso; Engels gli scrive il 22 aprile quando egli è già a Liegi. In questa lettera, in francese, Engels constata che i Romagnoli del ‘Fascio Operaio’ si sono «smascherati come puri Bakuninisti» al loro Congresso in marzo. Non hanno scritto al Consiglio Generale; «troveranno da noi una bella accoglienza. La sezione di Ravenna (Nabruzzi) ci ha scritto, annunziando la sua adesione, ma salva la propria autonomia. Ho chiesto loro semplicemente se accettano o no i nostri Statuti». La ‘Campana’ pare che si morta; la ‘Plebe’, il ‘Fascio Operaio’ (Bologna), l”Eguaglianza’ (Girgenti) e l”Anticristo’ di G. Eandi (Torino) escono ancora. Il 7 maggio, Engels vede «qualche migliore sintomo dall’Italia. I Ferraresi si sono sottomessi, hanno riconosciuto gli Statuti e Regolamenti amministrativi e hanno mandato i loro Statuti perchè siano approvato, ciò che è completamente contrario alla parola d’ordine dei Bakuninisti…». Si lamenta che non sia possibile entrare in contatto con gli stessi operai; «dovunque sono intervenuti quei maledetti dottrinari bakuninisti, avvocati, medici, ecc., e si danno delle arie di autentici rappresentanti degli operai…» (…)”” (pag 316-317) [Max Nettlau, ‘Bakunin e l’Internazionale in Italia dal 1864 al 1872. Con Prefazione di Errico Malatesta’, Edizioni del Risveglio, Ginevra, 1928] [(1) L’articolo senza firma ‘Le Congrès de Sonvilier (12 novembre 1871) et l’Internationale’, nel giornale Volksstaat di Lipsia, del 10 gennaio 1872, mi sembra parimenti scritto da Engels]”,”INTP-001-FER”
“NETTLAU Max, a cura di Renée LAMBERET”,”La première internationale en Espagne (1868-1888).”,” ‘Renée Lamberet nel 1938 Renée Lamberet (Parigi, 4 ottobre 1901[1] – Villeneuve-Saint-Georges, 12 marzo 1980) è stata un’anarchica e storica francese. Biografia Lamberet nasce in una famiglia di pensatori liberi. Da giovane, fece la professoressa di storia e geografia, e collaborò con lo storico Max Nettlau, in particolare, per produrre il l’opera intitolata La prima internazionale in Spagna (1868-1888)””. Durante la rivoluzione spagnola del 1936, promosse un’intensa attività sotto la Solidaridad Internacional Antifascista (SIA), aiutando a costruire una colonia per bambini chiamata “”Spartaco””, per ospitare i bambini dei rifugiati provenienti dal Paese Basco, dalle Asturie e dal fronte a Madrid. Dopo la chiusura della Seconda Guerra Mondiale, ha aiutato nel rifondare la Federazione Anarchica in Francia. Bibliografia (FR) Renée Lamberet, La Première Internationale en Espagne (1868-1888), Dordrecht, D. Reidel, 1969, OCLC 567252. (FR) Renée Lamberet, Mouvements ouvriers et socialistes (Chronologie et bibliographie) L’Espagne (1750-1936), Paris, Les Editions Ouvrieres, 1953, OCLC 12734835.'”,”INTP-098″
“NEUBERG A.”,”L’ insurrezione armata.”,”””Siamo nella primavera del 1928 a Mosca, il segretario generale del Comintern, Piatnitski convoca nel suo ufficio alcuni generali sovietici specialisti e docenti dell’ arte militare, un aiutante del commissario del popolo per la difesa, un dirigente della sezione agitazione e propaganda del Comintern (Ercoli, Togliatti) e Erich Wollenberg (Walter), il collaboratore scientifico dell’ Istituto Marx-Engels e incaricato della formazione dei ‘giovani specialisti d’ insurrezione tedeschi’ residenti a Mosca. Il libro dovrà portare il nome di un autore immaginario, dato che vi collaboreranno vari esperti e di nazionalità diversa, tra i quali un “”giovane rivoluzionario indocinese”” (…) (Ho Ci-Minh, ndr). Così nacque ‘L’ insurrezione armata’ raccolta di saggi sul tema della lotta del proletariato in armi. Nella sua nota di presentazione, WOLLENBERG, accenna alle manipolazioni che il manuale avrebbe subito da parte dei suoi curatori di allora (…) nel momento più critico del sistema staliniano (…)”” senza perdere in valore storico.”,”MGER-061″
“NEUBERT Otto”,”La valle dei re (Tut-Ench-Amun).”,”””All’uomo non s’addice la catena e meno ancora la spada”” (Johann Gottfried Herder) “”La scienza è un atto di fede al pari della preghiera. Cercate ovunque la scienza, anche se doveste spingervi fino alla Cina”” (Dal Hadith) (in apertura) La frusta inventata per gli schiavi “”L’usanza di percuotere gli schiavi era antichissima; la sferza, questo strumento terribile, probabilmente era stato inventato appunto a tale scopo. Lo staffile era composto di cinque cinghie di cuoio, al termine dei quali erano fissate le sfere di metallo. Già alla prima sferzata il sangue colava. Un prigioniero di guerra o colui che aveva venduto la propria libertà, appena giunto in Egitto veniva fatto schiavo: gli venivano allora praticate incisioni sul naso e sulle orecchie o mediante un ferro rovente gli venivano impressi marchi sulla fronte. Su questo marchio veniva tosto strofinata della polvere nera, in modo che lo schiavo rimaneva segnato per sempre. La sferza e lo schiavo stavano in stretta relazione tra loro; la vita di uno schiavo era peggiore di quella di un cane. Lo schiavo riceveva frutaste non solo per un lavoro eseguito male o per un errore commesso, ma spesso il motivo per cui veniva frustato risiedeva nella stessa depravazione del suo padrone o della sua padrona. In tal caso lo schiavo o la schiava dovevano spogliarsi e le sferzate si abbattevano sul loro corpo nudo fino a che i poveretti cadevano spossati; il sangue e le sofferenze di questi disgraziati servivano a placare la bramosia dei loro sadici padroni. Anche molte signore dell’antica società egiziana traevano sollazzo da questa usanza. Quanto la graziosissima signora non aveva dormito bene o era stata trascurata dal marito e si accorgeva che il suo volto era sciupato, le schiave dovevano pagarne il fio. Le grida di queste infelici riempivano tutta la casa. Talvolta quando in una allegra riunione familiare il vino aveva raggiunto il suo effetto, veniva fatto frustare uno schiavo nudo, allo scopo di dilettare gli ospiti. Il piacere di vedere le frustate saziava i loro desideri”” (pag 129-130); “”Se oggi il carbone e il petrolio costituiscono gli elementi essenziali della vita di uno Stato, una volta questi elementi eran costituiti dalle pietre e dagli schiavi; la maggior parte degli uomini, oltre che dai lavori agricoli era assorbita dai lavori nelle cave. Tutti gli edifici eretti in onore degli dei, dei morti e dei sovrani erano di pietra. Le pietre e coloro che le lavoravano erano perciò protetti da una propria divinità tutelare”” (pag 138)”,”STAx-309″
“NEUFELD Maurice F. LEAB Daniel J. SWANSON Dorothy”,”American Working Class History. A Representative Bibliography.”,”NEUFELD è Prof di industrial relations alla New York State School of Labor and Industrial Relations (Cornell University), è consulente sulle labor relations, arbitrator e autore di una precedente bibliografia su questo tema: ‘A Representative Bibliography of American Labor History’ (CORNELL UNIV PRESS, NEW YORK STATE SCHOOL OF INDUSTRIAL AND LABOR RELATIONS, 1964) LEAB è attualmente prof di storia alla Seton Hall Univ come pure managing editor del giornale ‘Labor History’. L’A fa parte pure del comitato esecutivo della New York State Labor History Association. Ha scritto due libri: -A Union of Individuals: The Formation of the American Newspapar Guild. COLUMBIA UNIV PRESS. 1970 -From Sambo to Superspade: The Black Experience in Motion Picture. HOUGHTON MIFFLIN, 1975 Dorothy SWANSON è Head Librarian, Tamiment Institute Library of New York Univ, e pure Director dei Robert Wagner Labor Archives, New York City.”,”MUSx-049″
“NEUHAUS Manfred SEIDEL Helmut a cura; saggi di SCHMIDT Burghart PFEIFFER Hans LEHMANN Eva BERTHOLD Werner HUNDT Martin HERZBERG Guntolf SCHÜTRUMPF-KUNZE Marion CAYSA Volker REIPRICH Kurt SCHILLER Hans-Ernst BEHRENS Roger SEIDEL Helmut CAYSA Volker REIPRICH Kurt SCHILLER Hans-Ernst GERLACH Hans-Martin LAUERMANN Manfred ROCHHAUSEN Rudolf MIETH Günter ZWERENZ Gerhard LEHMANN Günther K.”,”Ernst Blochs Leipziger Jahre. Beiträge des Fünften Walter-Markov-Kolloquiums.”,”Contiene dedica a Call. Saggi di SCHMIDT Burghart PFEIFFER Hans LEHMANN Eva BERTHOLD Werner HUNDT Martin HERZBERG Guntolf SCHÜTRUMPF-KUNZE Marion CAYSA Volker REIPRICH Kurt SCHILLER Hans-Ernst BEHRENS Roger SEIDEL Helmut CAYSA Volker REIPRICH Kurt SCHILLER Hans-Ernst GERLACH Hans-Martin LAUERMANN Manfred ROCHHAUSEN Rudolf MIETH Günter ZWERENZ Gerhard LEHMANN Günther K.”,”TEOC-462″
“NEUMANN Franz”,”Behemoth. Struttura e pratica del nazionalsocialismo.”,”NEUMANN Franz nacque a Homburg nel 1889. Compì gli studi giuridici e politologici presso l’ Università di Francoforte, collaborò a due riviste importanti del riformismo weimariano ‘Die Arbeit’ e ‘Die Gesellschaft’. Arrestato dai nazisti nell’ aprile 1933 un mese dopo riuscì a fuggire in Inghilterra da dve nel 1936 emigrò definitivamente negli Stati Uniti. Qui riprese ilsuo lavoro scientifico all’Institute of Social Research della Columbia University di New York per il quale aveva già lavorato a Francoforte, e collaborò con HORKHEIMER, MARCUSE, FROMM e altri studiosi. E’ morto nel 1954 in un incidente d’ auto. Elementi pseudo-marxisti nella teoria socialimperialistica. “”La nuova ideologia nazionalsocialista è chiaramente una perversione dell’ ideologia marxista, volta a irretire la classe operaia marxista. Conosco un solo caso in cui l’ adescamento degli operai marxisti è esplicitamente ammesso come il fine della politica sociale: si tratta delle “”tesi di Mecklenburg dell’ unione dei pastori nazionalsocialisti”” (protestanti) del 29 maggio 1933. La prima tesi comincia così: “”Influenzato dal marxismo e abbracciato dal nazionalsocialismo il nostro popolo non riconosce più le vecchie istituzioni ecclesiastiche””. (…)””. (pag 183-184) I precursori nazionalisti del socialimperialismo. “”La nuova dottrina venne dapprima pienamente sviluppata dall’ italiano Enrico Corradini, fondatore del partito nazionalista, che ebbe la sua massima influenza sul fascismo italiano. Il partito nazionalista e le sue camicie blu furono assimilati in blocco nel partito fascista, che cambiò il suo nome in partito nazionale fascista. I nazinalisti erano solo una piccola minoranza ma avevano uomini molto più addestrati dei fascisti e le loro teorie furono accettate dal nuovo partito. Luigi Federzoni, Alfredo Rocco, Scipio Sighele, R. Forges-Davanzati provengono tutti dal partito nazionalista. Corradini, un insegnante di scuola media, elaborò la prima teoria coerente di un imperialismo razziale basata interamente sull’ appoggio delle masse””. (pag 185-186)”,”GERN-119″
“NEUMANN Robert”,”Vita di Sir Basilio Zaharoff.”,”””La tecnica raffinata invece di questo metodo balcanica che da ora in poi chiameremo “”corruzione scientifica di uno stato”” prevede tre elementi tipici: 1) La preparazione, che consiste nello scoprire la persona corruttibile (vita privata, punti oscuri, passioni sfruttabili per un ricatto), nell’ indagare il movente dell’ affare in corso e l’ attività dei concorrenti. (…) 2) La corruzione vera e propria. Questa si svolge raramente in un modo così primitivo come nel caso Fugi; l’ invio di denaro in Giappone era roba da dilettanti e dimostra che Zaharoff non operò personalmente. (…) 3) Le azioni di cui ai punti 1 e 2 costano quattrini, ma in compenso l’ affare è assicurato. E se è assicurato; si possono introitare le spese rincarando di altrettan to la merce. Avendo arrischiato tanto è più che giusto aggiungere anche un premio per il rischio. (…) Questa sarebbe la “”corruzione di uno stato””. Il secondo pilastro del sistema Zaharoff è la doppiezza, invenzione personale di Sir Basil: si tratta di armare due abituali nemici, due “”nemici ereditari”” ed eventualmente due avversari che già si combattono. Allora sarà consigliabile, come in quel caso sudamericano, di far sospendere le ostilità affinché la fornitura possa aver luogo tranquillamente ed essere pagata.”” (pag 64-65)”,”QMIx-160″
“NEUMANN Franz GRAMSCI Antonio ARENDT Hannah, antologia di scritti a cura di Marcello MONTANARI”,”Per la critica dei totalitarismi. Antologia di scritti.”,”Marcello MONTANARI isnegna storia delle dottrine politiche presso l’Università di Bari. Si è occupato di Vico, Croce e Gramsci.”,”TEOP-418″
“NEUMANN Franz”,”Lo stato democratico e lo stato autoritario.”,”Edizione originale 1957, Free Press, New York “”Da Vico a Montesquieu la via porta a Hegel e Marx i quali accettavano entrambi la formula epicureo-spinoziana che la libertà consiste nella comprensione della necessità: è libero chi capisce che cosa succede e perché”” (76)”” (pag 62) (76) La più recente discussione filosofica della posizione marxista è ‘Der Dielektische Materialismus’, di G. Wetter, Freiburg, 1952, pp. 403-408. L’autore è un cattolico austriaco. Il libro ha l”imprimatur’. “”Il dittatore, quindi, è costretto a cercare l’appoggio delle masse, e, avendolo ottenuto, a praticare i riti della democrazia pur senza concederne la sostanza. Come Engels aveva già capito, un colpo di stato sembra non aver alcuna possibilità di successo contro un esercito moderno: il dittatore può prendere il potere solo con l’aiuto o la tolleranza dell’esercito, ma per mantenere il potere ha bisogno di una base di massa”” (pag 349) Dittatura, angoscia e paura. “”(…) [P]roblema ultimo: i processi psicologici connessi con la dittatura e principalmente l’angoscia e la paura e la loro funzione nella vita politica. Freud definì l’angoscia come una «insoddisfazione», il «crescere di una tensione di bisogno» (57). L’angoscia quindi è sempre presente, almeno in potenza, come una situazione o stato indefinito. La paura invece è il riconoscimento di un determinato pericolo. I pericoli esterni, sorti in specifiche situazioni e provenienti da specifici oggetti, vengono percepiti alla luce dell’angoscia interna che viene così esteriorizzata e attivata. Tuttavia l’esteriorizzarsi dell’angoscia tramite la paura non si può affatto dire sia sempre pericoloso per la personalità. Si possono distinguere tre funzioni della paura: 1. come avvertimento; 2. come protezione; 3. come distruzione. Così un pericolo esterno può benissimo svolgere una funzione di ammonimento, avvertendo l’individuo della possibilità che gli succeda qualcosa di terribile. E la reazione a questa minaccia può quindi adempiere una funzione protettiva o anche catartica; essa può non solo eliminare il pericolo concreto, ma inoltre placare l’angoscia rendendo più libero l’individuo. D’altra parte la paura può attivare l’angoscia, in particolare quella nevrotica, al punto di renderla distruttiva. (…) Quindi, in alcuni individui l’attivazione della paura o l’angoscia latente possono o paralizzare la personalità, togliendole le sue capacità di difesa (angoscia depressiva) o acuire i suoi istinti aggressivi (angoscia persecutoria). Questa analisi scarna e piuttosto limitata di certi termini della psicologia individuale può ora essere utilizzata per comprendere come nascano i movimenti totalitari e come funzioni lo stato totalitario. Mi si consenta di citare di nuovo ad esempio lo stato spartano. Scrive Plutarco: «Gli Spartani trattavano i servi, con asprezza e senza umanità: obbligatili a bere gran quantità di vino schietto, li introducevano nelle sale dei conviti, per mostrare ai fanciulli quale spregevole cosa fosse l’ubriachezza; li obbligavano a cantare e a ballare delle danze ridicole e ignobili» (58). Poi li assassinavano. Poca differenza passa fra il comportamento dell’aristocrazia spartana nei confronti degli iloti e il trattamento riservato agli ebrei dai nazisti. Gli antichi erano ben consapevoli che l’elemento passivo del carattere spartano era la paura, che questa paura veniva coltivata sistematicamente e che il famoso coraggio degli spartani in battaglia non era altro che la paura di essere stigmatizzati come codardi qualora mancassero al loro dovere militare (59). La paura, reale o finta, degli iloti è il principio integratore della classe dominante spartana, la cui angoscia si esternava in aggressività e distruzione. Il carattere totalmente repressivo di Sparta in paragone ad Atene sta precisamente in questo. Nei movimenti totalitari (che sono distinti dagli ‘stati’ totalitari) appare un elemento analogo. Giova qui fare una distinzione fra il movimento nazifascista e il partito di Lenin prima del 1917. Il partito bolscevico non era a quel tempo un movimento totalitario, né Lenin, a differenza di Stalin dopo il 1928, può essere considerato un capo totalitario. Il partito bolscevico allora non faceva leva sulla paura; questo fu uno sviluppo successivo che ebbe inizio con la sconfitta del movimento rivoluzionario nell’Europa occidentale. Il movimento nazifascista invece attivava le angosce delle classi medie volgendole verso sbocchi distruttivi, che furono resi legittimi mediante l’identificazione delle masse con un capo, un eroe. La natura di simile identificazione è stata già discussa da Freud (60). Il fenomeno compare in tutti i movimenti cesaristici e totalitari, naturalmente in diversa misura e con diverse funzioni storiche”” (pag 353-354-355) [(57) S. Freud, ‘Memmung, Symptom und Angst’, trad. it. cit. p. 76; (58) Ibidem, XXVIII, vol. I, p. 90; (59)Tutte le prove disponibili sono state raccolte e presentate in un interessante articolo da P.H. Epps, ‘Fear in Spartan Character’, in “”Classical Philology””, 1933; (60) S. Freud, ‘Massenpsychologie und Ich-Analyse’, trad. it.]”,”TEOP-522″
“NEURATH Otto”,”Il Circolo di Vienna e l’avvenire dell’empirismo logico.”,”NEURATH O.”,”TEOS-192″
“NEUSSYKHIN A.I. KOTIELNIKOVA L.A. ABRAMSON L.A. BRAGHINA L.M. RUTEMBURG V.I. BERNADSKAJA E.V. SKASKIN S.D. SAMARKIN V.V. KATUSHKINA L.G. ROLOVA A.D.”,”Storia d’ Italia. Volume I.”,”””Nel Trecento e nel Quattrocento, le terre comunitarie subirono drastiche falcidie. Altrettanto gravido di conseguenze fu il conglobamento dei piccoli appezzamenti in poderi ‘compatti’, che liquidava la distribuzione alternata delle proprietà, gli ordinamenti sull’ utilizzazione del suolo e i tradizionali legami tra gli abitanti della campagna. Soprattutto, con l’ assoggettamento alle città dei comuni rurali – che, secondo le parole di F. Engels, avevano reso “”omogenei i contadini sul piano locale e fornito loro i mezzi per difendersi””-, la loro trasformazione in cellule amministrative degli agglomerati urbani nel contado, mutavano radicalmente la loro natura e ne facevano degli strumenti dello sfruttamento cittadino delle masse agricole. Invero, la specificità della storia medievale italiana si ritrova proprio nel fatto che la campagna è sottomessa alla città dal punto di vista non solo economico ma anche politico””. (pag 354)”,”ITAG-131″
“NEUVECELLE Jean, intervista a cura di Raphaël AUBERT e Urs GFELLER”,”D’Ivanov à Neuvecelle.”,”Jean Neuvecelle; giornalista di France-Soir, corrispondente dal Vaticano per Radio Suisse Romande; e del Journal de Genève Le quattro opere dell’autore hanno per tema la Chiesa cattolica, il Vaticano e Roma: ‘Eglise capitale Vatican’ (1954), ‘Vatican’ (1965), ‘Jean XXIII, une vie’ (1968), ‘Vatican, portes ouvertes’ (1980), ‘Rome et le Vatican aujourd’hui’ (1982) Omaggio di T. Albertocchi”,”RELC-383″
“NEUVILLE Jean, direzione, collaborazione di S. ALARCIA P. ARON W. BAETEN F. CAESTECKER R. DARQUENNE N. DE-BEULE B. DECOCK J.L. DELAET J.P. DELHAYE R. DEPREZ Gr. D’HAVE’ R. DRESSE J.P. DUCASTELLE J.M. DUVOSQUEL R. FLAGOTHIER E. GERARD P. GERIN J. GOTOVITCH E. GUBIN W. HAAGEN A. HENDRICK F. JORIS D. KEYMOLEN A. LAEBENS C. LEGEIN A. LEPAPE I. LEWUILLON M. LORNEAU J. MAMPUYS D. MARTIN A. MORELLI J. MOULAERT J. NEUVILLE A. OSAER L. PAUWELS J. PIRLOT E. PIRSON J. PUISSANT A. RUIZ F. SARTORIUS J. SCHILDERMANS H. SNEYERS W. STEENHOUT M. VANDENWIJNGAERT R. VAN-DOORSLAER G. VANSCHOENBEEK L. VINTS L. WILS”,”Dictionnaire biographique des militants du mouvement ouvrier en Belgique. Tome 1. A-B.”,”Hanno collaborato a questo volume: S. ALARCIA, P. ARON, W. BAETEN, F. CAESTECKER, R. DARQUENNE, N. DE-BEULE, B. DECOCK, J.L. DELAET, J.P. DELHAYE, R. DEPREZ, Gr. D’HAVE’, R. DRESSE, J.P. DUCASTELLE, J.M. DUVOSQUEL, R. FLAGOTHIER, E. GERARD, P. GERIN, J. GOTOVITCH, E. GUBIN, W. HAAGEN, A. HENDRICK, F. JORIS, D. KEYMOLEN, A. LAEBENS, C. LEGEIN, A. LEPAPE, I. LEWUILLON, M. LORNEAU, J. MAMPUYS, D. MARTIN, A. MORELLI, J. MOULAERT, J. NEUVILLE, A. OSAER, L. PAUWELS, J. PIRLOT, E. PIRSON, J. PUISSANT, A. RUIZ, F. SARTORIUS, J. SCHILDERMANS, H. SNEYERS, W. STEENHOUT, M. VANDENWIJNGAERT, R. VAN-DOORSLAER, G. VANSCHOENBEEK, L. VINTS, L. WILS”,”MHLx-009″
“NEVIN Thomas R.”,”Simone Weil. Ritratto di un’ ebrea che si volle esiliare.”,”Thomas R. NEVIN (1944) insegna “”Classical Studies”” alla John Carroll University di Cleveland, Ohio. E’ autore di altre due monografie ‘Irving Babbit. An Intellectual Study’ (University of North Carolina Press, 1984), e ‘Ernst Jünger and Germany. Into the Abyss, 1914-1945′ (Duke Univ., 1996). Patriottismo e cosmopolitismo. “”Secondo la Weil è impossibile dire che si fa la guerra a un altro popolo per difendere la libertà, perché il semplice fatto di andare in guerra presuppone una dittatura. L’ amor di patria, a quanto pare, ormai significa solo preferire padroni nazionali a padroni stranieri””. (…) Il patriottismo comporta un amore preferenziale per i propri compatrioti, ma perché uno dovrebbe amare i tedeschi, la loro musica, poesia e scienza, meno dei francesi? La conclusione a cui arriva la Weil, che i popoli civili sono separati solo dalle oppressive macchine statali, può essere vera, ma non lascia un’ idea chiara sul da farsi. Se non poteva seguire Diogene, il primo cosmopolita, poteva appellarsi a Socrate, che si era formato un una democrazia diventata imperiale, aveva combattuto nelle sue guerre ed era morto per mano dei suoi elementi reazionari. Negli appunti la Weil soppesa le possibilità di un’ azione individuale in un’ economia di guerra””. (pag 131) Il gesto di Alessandro Magno. “”La bellezza parrebbe dimenticata, ma ecco che la Weil si prepara a esaminarla di nuovo, congiunta al bene in un unico atto. Cita un episodio relativo ad Alessandro Magno. Mentre attraversava un deserto col suo esercito stremato dalla sete, gli fu offerto l’ unico otre d’ acqua: lo versò sulla sabbia rovente. La sua azione fu buona, dice la Weil; perché si liberò dell’ animale assetato che era in lui, rinunciò all’ acqua nell’ interesse dei suoi uomini come loro avevano fatto nel suo. La sua azione fu bella perché lui e i suoi uomini, come le pietre del tempio, compaiono in questa storia come mezzi e come fini. Se uno solo di loro avesse bramato l’ acqua, l’ azione di gettarla via non sarebbe più stata possibile. (…) La Weil considera l’ atto di Alessandro un simbolo sacrificale, di redenzione. L’ accettazione della sofferenza è inseparabile dal rifiuto di obbedire all’ io animale””. (pag 175)”,”FRAV-088″
“NEVINS Allan STEELE COMMAGER Henry”,”Storia degli Stati Uniti. (Tit.orig.: The Pocket History of the United States)”,”NEVINS è professore di storia alla Michigan University. STEELE COMMAGER è ordinario di storia e studi americani presso l’ Amherst College.”,”USAP-076″
“NEVSKIJ V.I.”,”Storia del partito bolscevico. Dalle origini al 1917.”,”Nota biografica sull’ autore: pag XV Il piano organizzativo di Lenin. “”Il piano di Lenin teneva conto dell’esperienza dei populisti e della Nardonaja Volja, della recente pratica del movimento operaio di massa, dell’addestramento clandestino di ogni rivoluzionario, delle dimensioni del movimento di massa, dell’esigenza di una rigorosa specializzazione, della necessità di collegarsi alle ampie masse operaie e di porle sotto la direzione di un’unica volontà organizzativa coniugata alla più ampia libertà di ogni componente. Tale piano quindi era il prodotto storico di molti anni di lotta rivoluzionaria, durante i quali, accanto a singoli rivoluzionari e a una serie di piccoli gruppi di rivoluzionari, era cresciuto il movimento di sciopero nelle fabbriche e nelle officine. La genialità di Lenin consistette nella capacità di trovare la via per sintetizzare due filoni organizzativi che sembravano quasi inconciliabili.”” (pag 201)”,”ELCx-108″
“NEWBURY Richard”,”John Maynard Keynes. Vita pubblica e privata di un grande economista ed esteta trasgressivo.”,”NEWBURY Richard storico e giornalista, ha scritto la biografia di Elisabetta II. “”L’improvviso crollo giapponese dopo le due bombe atomiche comportò automaticamente l’annullamento da parte del Congresso americano del Patto di mutuo soccorso, come ora veniva chiamato l’Accordo affitti e prestiti. E questo lasciò la Gran Bretagna senza il tempo per una transizione dall’economia di guerra all’economia di pace, in cui riuscire ad aumentare le esportazioni rispetto alla produzione di armi. Il nuovo governo laburista si trovò così in bancarotta e nella necessità di dover affrontare una “”Dunkerque finanziaria””, come Keynes definì la situazione in una riunione straordinaria di gabinetto indetta il 23 agosto 1945. L’economia di guerra totale, che ora comprendeva anche nutrire la Germania, comportava da parte britannica la necessità di gestire un deficit della bilancia dei pagamenti di 2,1 miliardi di sterline, pari a 8 miliardi di dollari, finanziati con assunzioni di prestiti dall’area della sterlina e con quell’1,35 miliardi di sterline del mutuo soccorso che di colpo sarebbero venuti meno””. (pag 168-169)”,”UKIE-046″
“NEWFIELD Jack”,”Il New Left. La nuova sinistra americana.”,”Michael HARRINGTON giornalista liberale autore di ‘L’ altra America’ (1962) reportage sulla miseria negli Stati Uniti. Le sue rivelazioni sulla condizione operaia di milioni di emigrati, di anziani, di esclusi dalla società opulenta fecero scalpore. Jack NEWFIELD è nato nel 1938. Ha seguito il movimento studentesco prima come attivista e poi come giornalista. Favorevole alla New Left ne critica gli aspetti romantici e nichilisti richiamandosi all’ umanesimo esistenzialista di CAMUS e al pragmatismo di W. JAMES, ai valori del liberalismo e dell’ azione radicale. “”Il Nuovo Radicalismo è un fenomeno composito ed amorfo. Le sue componenti politiche – anarchismo, pacifismo e socialismo – si combinano diversamente a seconda dei luoghi. Ogni città, così come ogni università, ha la sua propria fisionomia. A Berkeley prevalgono sesso, droga e un certo clima letterario; a New York un atteggiamento politicamente sofisticato; nel sud l’ elemento religioso non-violento””. (pag 20)”,”USAS-134″
“NEWMAN Michael”,”Ralph Miliband and the Politics of the New Left.”,”NEWMAN Michael (1946) è professore di politics alla London Metropolitan University. E’ autore di ‘Democracy, Sovereignty and the European Union’, 1996, e di ‘Harold Laski: A Political Biography (1993) e di Socialism and European Unity: The Dilemma fo the Left in Britain and France (1983). “”‘The Purpose and Role of Governments’ mostra che, nonostante l’ apparente diversità di vedute all’ interno delle società capitalistiche e le differenze tra la politica dei partiti, queste raramente riguardano gli elementi fondamentali del sistema capitalistico. D’altra parte egli sicuramente ‘non’ sosteneva che lo stato semplicemente svolge le funzioni agli ordini dei grandi capitalisti: “”Per i governi, svolgere le funzioni in nome dello Stato, vuol dire in effetti nel corso degli anni svolgere irrefutabilmente funzioni contro ‘alcuni’ diritti di proprietà, erodere ‘alcune’ prerogative manageriali, aiutare a radrizzare ‘un po” la bilancia tra il capitale e il lavoro, tra la proprietà e coloro che sono ad essa sottoposti.”””” (pag 191)”,”MUKx-144″
“NEWSINGER John”,”Shaking the world. John Reed’s revolutionary journalism.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920. John Newsinger is senior lecturer in the School of Historical and Cultural Studies at Bath Spa University College. He joined the International Socialists in January 1968 and is a member of the Socialist Workers Party. Paul Foot is a campaigning journalist who writes regularly for The Guardian, Private Eye and Socialist Worker. Preface by Paul FOOT, Introduction by John Newsinger,”,”REEx-014-FL”
“NGO VAN, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Con Maximilien Rubel, 1954-1996. Un’ amicizia, una lotta comune.”,”Ha scritto un adattamento e una postfazione all’ opera di Dostoievski , La Leggenda del Grande Inquisitore, L’INSOMNIAQUE MONTREUIL 1999 (riedizione) “”Con Maxime (Rubel ndr), a partire dal 1958, il nostro gruppo di studio e di riflessione – diventato in seguito Groupe Communiste de Conseils – collaborò strettamente a ICO (Informations et Correspondance Ouvrieres), che animava il Regroupement Inter–Emprises. Questa nuova formazione tendeva a “”raccogliere dei lavoratori che non hanno più fiducia nelle organizzazioni tradizionali della classe operaia, partiti o sindacati””, diventati “”elementi di stabilizzazione e di conservazione del regime di sfruttamento (…)””. (pag 6) “”- 25 novembre 1959, Maxime (Rubel ndr) precisa, introducendo il mio rapporto sulla rivoluzione cinese, i seguenti punti: (…) 7. La Cina cosiddetta comunista, o, come ancora si dice, la Cina di Mao, sembra essere teatro, a partire dal 1945, degli stessi fenomeni sociali che si sono prodotti, nel recente passato, in quasi tutte le nazioni a sviluppo industriale: formazione di larghe masse proletarie, proletarizzazione dei contadini, concentrazione del potere governativo, gerarchizzazione delle funzioni e degli impieghi, creazione di uno stato militare e poliziesco. (…)””. (pag 15-16) “”Maxime presenta un Marx che si contraddice continuamente. Se i due libri di Marx sulla Seconda Repubblica (Le lotte di classe in Francia e Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte) sono degli approfonditi studi sociologici e se Marx ha studiato in dettaglio l’ economia e le ragioni dell’ agire della borghesia, per quanto riguarda il Secondo Impero non è assolutamente così. Su questo periodo Marx non ha scritto che degli articoli di polemica contro Napoleone III. Maxime attribuisce tutto ciò al fatto che a quell’ epoca Marx era in qualche modo un uomo politico che doveva prendere posizione, che parlava a nome dell’ Internazionale, che doveva fornire ai militanti delle armi e delle direttive per la lotta immediata. Nella sua conclusione, Maxime fa emergere diverse contraddizioni di Marx. Nel pensiero di Marx il ruolo dello stato non è molto chiaro (…)””. (pag 17)”,”TEOC-322″
“NGÔ VAN”,”Le Joueur de flûte et l’Oncle Hô. Viêt-nam 1945-2005.”,”Ngô Van est né en 1913 dans une famille paysanne, aux environs de Saigon. Très jeune, il s’engage dans la lutte anticolonialiste et révolutionnaire. Contraint à l’exil en France en 1948, il travaille en usine jusqu’à sa retraite en 1978. Van est mort à Paris le 2 janvier 2005. En guise de préambule, cartine, foto, note, les camps dits de reéducation, bibliographie,”,”ASIx-008-FL”
“NGUYEN KHAC VIEN e TAM VU a cura”,”Tradizione e rivoluzione: per una storia del Viet Nam. (titolo originale: Le Vietnam traditionnel. Un siecle de luttes nationales).”,”””L’ ordine non fu rispettato e lo storico francese F. Vial scrisse che “”proprio quando l’ ammiraglio credeva di aver concluso felicemente la guerra, la ritrovò invece più attiva, più temibile forse di una guerra regolare contro le truppe del re”” (pag 134) “”””In Indocina, le truppe francesi hanno agito come i fascisti tedeschi hanno fatto in Francia nel passato. Sono disgustato dai loro atti. perché i nostri aerei hanno mitragliato giorno dopo giorno i semplici pescatori che non hanno alcun mezzo di difesa? Perché i nostri soldati saccheggiano, incendiano, uccidono? Per civilizzare il paese? Non è un pugno di ribelli che abbiamo davanti a noi ma un popolo risoluto a difendere la sua libertà. Qui tutti sono Viet Minh. Non si può annientare un popolo intero””. L’ uomo che scriveva così alla sua famiglia nel 1946 si chiamava Henri Martine”” (pag 251-252)”,”ASIx-058″
“NICASTRO Luciano”,”Il socialismo “”bianco””. La via di Mounier.”,”NICASTRO L. è nato a Ragusa nel 1942, laureato in filosofia alla Cattolica di Milano. e in sociologia in quella di Urbino. Ha insegnato a lungo nel liceo E. Fermi di Ragusa.”,”RELC-243″
“NICCOLAI Roberto”,”Quando la Cina era vicina. La rivoluzione culturale e la sinistra extra-parlamentare italiana negli anni ’60 e ’70.”,”Renzo RASTRELLI, docente di storia politica e diplomatica dell’ Asia Orientale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Firenze. NICCOLAI Roberto è nato a Pistoia nel 1965, laureato in scienze politiche presso la facoltà Cesare Alfieri di Firenze, redattore della rivista ‘Per il Sessant8′, è uno dei responsabili del Centro di Documentazione di Pistoia dove si occupa di storia del Novecento con una particolare attenzione verso la nuova sinistra italiana. Il movimento studentesco. Stalinismo e maoismo. “”Nel ’73 il MS della Statale di Milano cominciò a presentare grossi conflitti interni, generati dal tipo di strategia politica scelta. C’erano stati numerosi scontri con la polizia – che avevano provocato anche la morte dello studente Roberto Franceschi – e varie irruzioni all’ interno dell’ università. Il logoramento provocato dalla repressione, lo scontro sistematico con gli altri gruppi della stessa area politica e la crisi di stanchezza di tutto il movimento studentesco italiano condussero il MS della Statale ad un grave logoramento interno, che portò all’ espulsione di Capanna e Liverani. (1)”” (1) Nel ’71 c’era già stata una scissione dal MS della Statale a opera di Popi Saracino motivato dal fatto del troppo moderatismo del “”gruppo Capanna”” e soprattutto per il mancato collegamento con il movimento operaio e con gli altri gruppi della sinistra rivoluzionaria. Saracino collaborò alla fondazione del Gruppo Gramsci (pag 188)”,”ITAC-095″
“NICCOLAI Roberto”,”Quando la Cina era vicina. La rivoluzione culturale e la sinistra extraparlamentare italiana negli anni ’60 e ’70.”,”Roberto Niccolai è nato a Pistoia nel 1965, laureato in Scienze Politiche presso la Facoltà Cesare Alfieri di Firenze, redattore della rivista Per il Sessant8, è uno dei responsabili del Centro di Documentazione di Pistoia dove si occupa di storia del Novecento con una particolare attenzione verso la nuova sinistra italiana.”,”ITAC-014-FL”
“NICCOLI Ottavia”,”Rinascimento anticlericale. Infamia, propaganda e satira in Italia tra Quattro e Cinquecento.”,”Ottavia Niccoli insegna Storia moderna nella Facoltà di Sociologia dell’Università di Trenta e si occupa di storia della società, della cultura e della vita religiosa della prima età moderna. Ha pubblicato numerose opere tra cui ‘Profeti e popolo nell’Italia del Rinascimento’ (1987).”,”STMED-068-FSD”
“NICHOLS Peter”,”Le Divisioni del Papa. La Chiesa Cattolica oggi.”,”NICHOLS Peter è nato a Portsmouth nel 1928. Ha studiato storia moderna a Oxford. Nel 1954 è entrato nel ‘Times’ di Londra. Dal 1957 è inviato a Roma. “”Dati i precedenti, ci sono dunque ben pochi motivi per supporre che il Vaticano nutra dei forti sentimenti democratici. (…) I motivi non mancano. Il primo è che la democrazia nel mondo moderno s’è fatta la nomea di forza morale, essendosi opposta a due grandi credi totalitari: il fascismo e il comunismo (ha una certa rilevanza il fatto che il Vaticano scese a termini con entrambe le due grandi nazioni fasciste: l’ Italia di Mussolini e la Germania di Hitler, mentre per un certo periodo di tempo sorprendentemente lungo è rimasto incerto sull’ atteggiamento da adottare nei confronti del comunismo). Un altro motivo è che le democrazie sono inclini, ora che l’ anticlericalismo si è alquanto dissolto, a lasciare una certa libertà di azione alle autorità ecclesiastiche. Il Vaticano ha restituito il favore dimostrandosi molto meno interessato a intervenire direttamente o a procurarsi una posizione privilegiata nelle questioni interne dei paesi cattolici.”” (pag 128-129)”,”RELC-177″
“NICHOLS Peter”,”Italia, Italia.”,”Peter Nichols è nato a Portsmouth nel 1928. Dopo gli studi storici a Oxford si è dedicato con passione al giornalismo e da più di venti anni è corrispondente del ‘The Times’, prima a Londra, poi a Berlino e Bonn e, dal 1957, a Roma. É sposato con l’attrice italiana Paola Rosi. Ha vinto numerosi premi, tra cui il ‘Città di Roma’. É stato presidente dei giornalisti stranieri per l’anno 1974. “”Gli italiani hanno l’abitudine irritante di parlare per date: è una specie di codice: «Lungi dall’aspettarci un altro 18 aprile, ma nello spirito del 20 settembre, rinnovato dal 25 aprile, offriamo nel 1972 un progresso senza avventure». Chi parla così usa un gergo politico (nel 1971 un editore ne pubblicò un dizionario fraseologico per aiutare i non iniziati a decifrarlo) per dire che nno si aspetta più la maggioranza assoluta democristiana in parlamento uscita dalle elezioni del 1948 e che, restando fedele allo spirito con cui l’Italia si annesse Roma nel 1870, considera quell’atto conclusivo del Risorgimento consolidato dal movimento della Resistenza che portò alla Liberazione. Molte strade hanno per nome le date. A Roma c’è una via «20 Settembre» e una via «4 Novembre», una via «24 Maggio» e un viale «21 Aprile»”” (pag 235)”,”ITAS-210″
“NICHOLS Tom”,”La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia.”,”Tim Nichols è professore allo U.S. Naval War College e alla Harvard Extension School. E’ autore di studi sui temi della sicurezza internazionale e della politica estera.”,”EDIx-013-FSD”
“NICHOLSON Jim”,”USA e Santa Sede. Il lungo cammino.”,”NICHOLSON Jim, ambasciatore americano presso la Santa Sede. Uscito anche come libretto: USA E SANTA SEDE LA LUNGA STRADA La storia dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Santa Sede. Con la introduzione di Giulio Andreotti e le prefazioni di Colin Powell e del cardinale Jean-Louis Turan, A cura di Giovanni Cubeddu di Jim Nicholson € 3,00 In lettura Presentazione al libro (di Giulio Andreotti) USA e Santa Sede. Il lungo cammino (di Jim Nicholson) Note al testo Presentazione Sono gratissimo all’ambasciatore Nicholson per avere accolto l’invito a scrivere per noi una sintetica storia dei rapporti diplomatici degli Stati Uniti d’America con il Vaticano, a partire da quel 1788 quando George Washington fece comunicare a Pio VI, tramite Benjamin Franklin, che nella nuovissima Repubblica non vi era bisogno di alcun permesso per la nomina di un vescovo da parte della Santa Sede. Giulio Andreotti “Stati Uniti e Santa Sede, la lunga strada”: è questo il titolo di un libro scritto dall’ambasciatore americano presso la Santa Sede, Jim Nicholson, presentato ieri a Roma all’università Lateranense. All’evento, ha partecipato anche il cardinale Jean-Louis Tauran, che ha messo l’accento sulla necessità di risolvere la crisi israelo-palestinese, definita dal porporato, “la madre di tutte le crisi”. Il cardinale Tauran ha riferito che un elemento di “consultazione continua” tra gli Stati Uniti e il Vaticano è stata proprio la situazione in Terra Santa ed in particolare il problema dei luoghi santi. Il libro del diplomatico americano – edito dalla rivista “30giorni” – celebra il 20.mo anniversario dell’inizio delle formali relazioni diplomatiche tra Usa e Santa Sede, svolta voluta da Giovanni Paolo II e Ronald Reagan. Alessandro Gisotti ha chiesto all’ambasciatore Nicholson di tracciare un bilancio di questi vent’anni densi di avvenimenti: ** R. – I THINK RELATIONS… Penso che i rapporti tra gli Stati Uniti e la Santa Sede si siano rafforzati in questi ultimi 20 anni. Penso che la cosa più importante in questo rapporto, che alcuni definiscono tra la superpotenza temporale e la superpotenza spirituale, stia nell’importanza data alla libertà e alla dignità umana. La situazione mondiale continua a fluire tra alti e bassi, le circostanze cambiano, ma Stati Uniti e Santa Sede hanno continuato il percorso che cerca di migliorare la dignità umana. Avere questo in comune ci permette di fare tanto per le persone. Ci aiuta a combattere la fame, a sradicare le malattie come l’Aids, che imperversa in Africa. Abbiamo una comunanza di valori forte e reale, che rende il nostro rapporto molto stretto. D. – Nell’introduzione del suo libro, il segretario di Stato, Colin Powell, scrive che la Santa Sede è il partner migliore per l’America nel promuovere la dignità umana. Ma come sappiamo ci sono stati recentemente dei problemi, delle frizioni, tra il Vaticano e la Casa Bianca sui mezzi per raggiungere l’obiettivo. Cosa ne pensa? R. – WE HAD A DIVERGENCE… Abbiamo avuto delle divergenze sulla questione dell’Iraq, senza dubbio. Il Papa, che è un uomo di pace, non voleva che andassimo in Iraq. Il Pontefice, comunque, non è stato passivo, è stato di grande aiuto nella lotta contro il terrorismo. Il Papa sapeva che Saddam Hussein era un dittatore senza scrupoli, come è stato detto fino a quando abbiamo liberato l’Iraq. Qualche volta anche gli amici non sono d’accordo, ma se sono buoni amici nelle circostanze giuste tornano insieme e l’amicizia è più forte di prima. E questo è successo, nonostante l’Iraq. D. – Lei pensa che la voce del Papa, gli insegnamenti di Giovanni Paolo II, siano ascoltati dal presidente Bush? R. – PRESIDENT BUSH THINKS A GREAT DEAL… Il presidente Bush ha una grande considerazione del Papa, ha molto rispetto per lui. E’ un grande ammiratore di Giovanni Paolo II. Il presidente è stato due volte qui per vederlo. Ha discusso molto con lui sui problemi del mondo, sul bisogno di lavorare insieme per migliorare la dignità umana. Se portiamo le persone ad avere speranza, aiutiamo la dignità umana. Dobbiamo garantire alle persone ciò di cui hanno diritto: vivere liberamente, vivere in pace.”,”RELC-323″
“NICHOLSON Michael”,”Introduzione allo studio delle relazioni internazionali.”,”Michael Nicholson insegna Relazioni internazionali nella University of Sussex. Tra le sue opere: Formal Theories in International Relations, Rationality and the Analysis of International Conflict, Causes and Consequences in International Relations.”,”RAIx-041-FL”
“NICK Christophe”,”Les Trotskistes.”,”NICK è stato un reporter del periodico ‘Actuel’. “”Jean Jacques Marie, storico lambertista, minimizza la portata del loro engagement: “”Sapete, durante la guerra, andare da Deat, era fare come il Partito comunista spagnolo che entra nelle Commissioni operaie franchiste: un mezzo per proseguire la sua azione”” (pag 306) (Les trotskistes et la collaboration) “”La Verité del 15 settembre (1941, ndr) pubblica un editoriale: ‘Terrorismo o organizzazione delle masse?’. In cui si legge: “”(…) Ma è quella (il terrorismo, ndr) una lotta efficace contro l’ oppressione? Come marxisti e leninisti, non lo pensiamo. Perché? Ciò salta agli occhi. (…) il gesto terroristico crea un fossato tra i lavoratori francesi e i soldati tedeschi, senza l’ unione dei quali nessuna vittoria rivoluzionaria sarà possibile. Gli attentati contro gli ufficiali non sono utili. Per un ufficiale ucciso, Hitler dispone di migliaia di altri ufficiali. Anche un Laval o un Deat sono facilmente rimpiazzabili. Per contro, gli attentati scatenano una violenta ondata di repressione che, in assenza di condizioni rivoluzionarie, atterrisce gli esitanti, taglia fuori provvisoriamente dalla massa i militanti, e paralizza per un certo tempo l’ ascesa rivoluzionaria”” (pag 312-313) (Les trotskistes condamnent la resistance).”,”TROS-076″
“NICK Christophe”,”Les Trotskistes.”,”Christophe Nick fut grand reporter au magazine Actuel. Il s’est imposé par ses enquêtes fouillées, notamment à la Télévision. Introduction, Remerciements, Notes, Index,”,”TROS-087-FL”
“NICOLAEVSKI Boris I.”,”Les dirigeants soviétiques et la lutte pour le pouvoir.”,” intervista a Boris Nikolaevski condotta da Seweryn BIALER e Janet ZAGORIA (1964), Lettera di un Vecchio Bolscevico, Opposizione di Bucharin a Stalin”,”RUSU-215″
“NICOLAEVSKY Boris, a cura di Leopold H. HAIMSON”,”Boris Nicolaevsky. [‘The Making of three russian revolutionaries. Voices from the Menshevik past’]”,”Boris I. Nicolaevsky. Boris Ivanovich Nicolaevsky era un attivista, archivista e storico rivoluzionario marxista russo. Nicolaevsky è ricordato come uno dei principali intellettuali menscevichi del XX secolo. Nascita: 20 ottobre 1887, Belebej, Russia Decesso: 21 febbraio 1966, New York, New York, Stati Uniti (wikip)”,”RIRB-170″
“NICOLAEVSKY Boris I., a cura di Janet D. ZAGORIA”,”Power and the Soviet Elite. “”The Letter of an Old Bolshevik”” and Other Essays by Boris I. Nicolaevsky.”,”‘La lettera di un Vecchio Bolscevico’ è largamente basata sulle conversazioni di Nicolaevsky con Bucharin del 1936 (pag 3) ‘Bukharin suggested indirectly to me that he had been overcome by a great pessimism in Central Asia and that he lost his desire to live. However, he did not want commit suicide. This would have been an admission of defeat. He wished to die without taking his own life, and so he tempted fate by taking the washed-out path. Death did not come, but not because he did not try’ (pag 24) Pessimismo di Bucharin. ‘Bucharin mi ha suggerito indirettamente che era stato sopraffatto da un grande pessimismo in Asia centrale e che aveva perso la voglia di vivere. Tuttavia, non voleva suicidarsi. Sarebbe stata un’ammissione di sconfitta. Voleva morire senza togliersi la vita, e così tentò il destino prendendo il sentiero dilavato. La morte non è venuta, ma non perché non ci abbia provato’ (pag 24)”,”RIRB-173″
“NICOLAI Giorgio Maria”,”Sovietlandia. Viaggiatori italiani nell’Unione Sovietica.”,”NICOLAI Giorgio Maria studioso di lingua e cultura russa, ha esordito nel 1982 con il volume ‘Le parole russe’. Ha pubblicato pure presso Bulzoni ‘Russia bifronte’. Altra sua opera ‘Viaggiatori italiani in Russia’ (1999). Guglielmo Pannunzio: ‘Ciò che ho visto nella Russia bolscevica’ (pag 53-57). Incontro con Lenin. Pannunzio era presidente della sezione di Lucca del partito radicale. Dopo tre mesi nella Russia del 1920 divenne un comunista convinto. “”Sono anche andato a visitare Lenin nel Kremlino, ove vive e lavora tutto il giorno, in una cameretta piena di libri, di giornali e di carte di ogni genere. E’ falso che egli sia contornato e guardato a vista da uno stuolo di guardie rosse, come pure che egli faccia una vita comoda e privilegiata. Nulla invece si potrebbe immaginare di più modesto intorno a lui. Nell’anticamera, ho trovato una sola guardia e una semplice commessa, vestita senza alcun lusso o eleganza; mentre attendevo la Segretaria (una donnetta attempata), un ragzzo scalzo ha portato del pane scuro e del the… Questa è la verità sul sistma di vita di Lenin. Ogni versione diversa è falsa. Lenin è un apostolo, ed esercita il suo apostolato nella più olimpica serenità, senza posa e senza pompa. A me, che pure da così poco tempo conosceva, egli , nel salutarmi, stringeva la mano con ambo le mani, come ad un vecchio amico e colla più grande cordialità”” (pag 56-57)”,”RUSU-229″
“NICOLAI Giorgio Maria”,”Viaggio lessicale nel paese dei Soviet. Da Lénin a Gorbacëv.”,”Studioso di storia e cultura russa, Giorgio Maria Nicolai ha pubblicato: Russia bifronte, da Pietro I a Caterina II attraverso la Corruzione dei costumi in Russia di Scerbátov e il Viaggio da Pietrogrado a Mosca di Radiscev. Frutto del suo costante interesse per i russismi in italiano è stato il volume Le parole russe, Storia, costume, società della Russia attraverso i termini più tipici della sua lingua.”,”RUSU-053-FL”
“NICOLAI Giorgio Maria”,”Russia bifronte. Da Pietro I a Caterina II attraverso la ‘Corruzione’ dei costumi in Russia di Scerbatov e il ‘Viaggio da Pietroburgo’ a Mosca di Radiscev.”,”Mediante la ricostruzione della vita di due singolari personalità – Scerbatov e Radiscev – e l’analisi critica della loro opera, l’autore di Russia bifronte intende offrire un quadro ampio e documentato delle vicende storiche e politiche, dei conflitti sociali, delle istituzioni e degli usi da Pietro I a Caterina II.”,”RUSx-121-FL”
“NICOLAI Renato”,”Reggio Emilia 7 luglio 1960.”,”””In questa direzione ci muoviamo. Tutta l’Italia si muove. E’ questo il senso creativo della nuova iniziativa popolare, quello stesso che fu la ragione della Resistenza, che si manifestò poi nel movimento contadino del Mezzogiorno: dove ogni atto politico, ogni azione sindacale non è soltanto una azione chiusa nei suoi limiti, ma è un atto di coscienza e di cultura. Un altro poeta, un giovane morto prima dei trenta anni, un poeta contadino della libert° contadina, Rocco Scotellaro espresse questo senso del movimento poplare: «E’ fatto giorno, siamo entrati in gioco anche noi / con i panni e le scarpe e le facce che avevamo»”” (dall’introduzione di Carlo Levi) (pag 22-23)”,”MITT-408″
“NICOLAIEVSKI Boris MAENCHEN-HELFEN Otto”,”La vie de Karl Marx. L’homme et le lutteur.”,”Marx liceale. Wyttenbach il suo maestro di liceo. “”Karl Marx entra au lycée en 1830. Ce fut un élève moyen. A la fin de chaque année scolaire, les bons élèves étaient félicités. Marx obtint une fois une «mention honorable» pour ses connaissances en langues anciennes et modernes, mais il ne fut que le dixième sur la liste des élèves cités. Une seconde fois il mérita des éloges pour ses dissertations allemandes. Ce n’est pas grand-chose pour cinq années de lycée. Il passa ses examens sans s’y distinguer vraiment. Bien des indices montrent que, dès cette époque, ses maîtres et ses condisciples le considéraient comme un poète. Après le départ de Karl pour l’Université de Bonn, le conseiller de justice Marx alla porter le salut de son fils à [Hugo] Wyttenbach, directeur du lycée, et lui dit que Karl avait l’intention de composer un poème en son honneur, «ce qui rendit le vieil homme tout heureux». On ignore si ce poème a vraiment été écrit. La seule intention de le composer dénote une convinction politique nettement définie. Wyttenbach était l’âme du groupe de kantiens qui s’était formé a Trèves dans les premières années du nouveau siècle, et dont le père de Marx faisait également partie. Érudit, historien, archéologue et humaniste, Wyttenbach imprégnait son enseignement d’un esprit libre et cosmopolite bien différent de celui qui régnait alors en général dans les lycées du royaume de Prusse. Dans les discours qu’il prononçait chaque année lors de la cérémonie d’adieu aux élèves partant pour l’Université – discours que le journaux de Trèves reproduisaient toujours ‘in extenso’ – s’exprimait une haute conception de sa mission: «Le maître ne peut modifier l’individualité de l’enfant; mais il peut l’entraver ou la favoriser, l’étouffer ou la développer harmonieusement». Aucun de ces discours ne contient les périodes redondantes sur le trône et l’autel qui étaient alors habituelles, sinon expressément prescrites. Jusqu’en 1830, la police n’eut guère à s’occuper du lycée. L’administration prussienne, fidèle aux instructions qui lui enjoignaient de gagner le coeur des nouveaux sujets, fermait les yeux et laissait Wyttenbach entièrement libre d’agir à son gré. Après 1830, cela changea. On se mit à persécuter les «démagogues». La commission constituée à Berlin «pour la suppression des groupes politiquement dangereux» porta son attention sur Trèves”” [Boris Nicolaievski Otto Maenchen-Helfen, ‘La vie de Karl Marx. L’homme et le lutteur’, Paris, 1970] (pag 26-27)”,”MADS-701″
“NICOLAS Armand”,”L’ insurrection du Sud à la Martinique (Septembre 1870).”,”NICOLAS Armand professore di storia La Martinica è un’isola dei Carabi Orientali. Fa parte delle Piccole Antille, un arco di isole che si estende dalle Isole Vergini al Venezuela. Le piccole Antille comprendono: Isole Vergini, Guadalupa, Anguilla, Saint-Martin, Saint-Barthelemy, Antigua, Monserrat, Dominica, St. Lucia, Saint-Vincent, Barbados, Grenada, Tobago, Trinidad. “”En effet, 75000 esclaves étaient devenus libres. Beaucoup quittèrent les habitations auxquelles se trouvaient attachés les terribles souvenirs de la servitude. Ils affluèrent vers les bourgs, vers les villes de Saint-Pierre et Fort-de-France, à la recherche d’un travail salarié ou pour installer de petits ateliers d’artisans et de modestes boutiques.”” (pag 5)”,”AMLx-089″
“NICOLAS Jean BOURDERON Roger TARTAKOWSKY Danielle HINCKER François MARGAIRAZ Michel WOLIKOW Serge”,”Albert Soboul, historien de la Révolution (Nicolas); Le mouvement ouvrier français et l’Etat, de la commune à la Première guerre mondiale (Tartakowsky); La Deuxième Internationale (jusqu’en 1914) et Lénine devant la question de l’Etat (Hincker); Le mouvement ouvrier réformiste et l’Etat en France entre les deux guerres mondiales (Margairaz); L’internationale communiste et l’Etat (Wolikow);”,”Tra i membri del comitato di redazione della rivista Jean Bruhat, Annie Lacroix, Roger Martelli, Jean-Louis Robert, Michel Margairaz, Maurice Moissonnier, Jean Nicolas, Alain Ruscio, Danielle Tartakowsky, Claude Willard, Claudine Wolikow Jean-Paul Depretto, Raymond Huard.”,”MFRx-375″
“NICOLAUS Martin”,”El Marx desconocido. Proletariado y clase media en Marx: coreografía hegeliana y la dialéctica capitalista. (Tit.orig.: The unknown Marx)”,”La giuria del Premio Isaac Deutscher Memorial dell’ anno 1969 era formata da Perry ANDERSON, E.H. CARR, Tamara DEUTSCHER, Eric HOBSBAWM, Monty JOHNSTONE e Ralph MILIBAND. Il rapporto tra il Capitale e i Grundrisse e la teoria del crollo. “”Come ci si può aspettare che questa contraddizioni porti al crollo del sistema capitalistico è un problema che sta angustiando gli studiosi di Marx da almeno mezzo secolo. I volumi del Capitale non danno una risposta molto chiara. In questa lacuna si trova la radice della “”controversia sul crollo”” che ha agitato la socialdemocrazia tedesca e che fino ad oggi prosegue in maniera intermittente. Si sono riempiti autentici fiumi di inchiostro in un tentativo di colmare questa lacuna nel sistema teorico di Marx. Ma questa lacuna non esiste non perché il problema risulti insolubile a Marx, né perché non viene data risposta, ma perché le conclusioni a cui è giunto nei Grundrisse sono rimaste chiuse e inaccessibili agli studiosi fino a vent’ anni dopo la prima guerra mondiale. Il Capitale è un’ opera che procede attentamente e lentamente dalle forme pure dei rapporti economici, passo per passo, fino ad una approssimazione vicina alla realtà economico-storica; non si pregiudica niente, e non si introducono nuove teorie fino a che non si sia preparata la base. A questo ritmo risulta facile comprendere che saranno necessari vari volumi in più del Capitale prima che Marx possa giungere al punto che ha raggiunto con lo schema del suo sistema nei Grundrisse. Il Capitale è rimasto lamentevolmente inconcluso; come un racconto poliziesco che termina prima che si svisceri l’ argomento. Ma i Grundrisse contengono tutto lo schema argomentativo dell’ autore.”” (pag 43)”,”MADS-395″
“NICOLE Leon”,”Mon voyage en URSS. 14 fevrier – 14 mars 1939.”,”NICOLE era all’ epoca un parlamentare svizzero.”,”RUSS-148″
“NICOLET Claude”,”L’idée républicaine en France (1789-1924). Essai d’histoire critique.”,”Claude Nicolet (1930-2010) è stato uno storico francese specializzato nel mondo romano antico. È considerato uno dei più rappresentativi studiosi contemporanei di storia antica. La sua opera attesta l’originalità di un alto pensiero storico che ha saputo riconoscere la validità e il significato del mondo romano nella cultura moderna1. Nicolet ha insegnato presso la Sorbona dal 1969 al 1992 ed è stato membro dell’Académie des inscriptions et belles-lettres dal 19861. Ha anche diretto l’École française de Rome dal 1992 al 1995 (1). Le sue opere spaziano dalla condizione del cittadino romano in età repubblicana, all’espansione di Roma, alla storia finanziaria ed economica, alle forme dell’amministrazione e alla coscienza geografica dei Romani1. Alcuni dei suoi lavori più noti includono ‘Le métier de citoyen dans la Rome républicaine’ (1980), ‘Rome et la conquête du monde méditerranée’ (1977-78), ‘Rendre à César’,: économie et société dans la Rome antique”” (1988), ‘L’inventaire du monde. Géographie et politique aux origines de l’Empire romain’ (1989), ‘L’idée républicaine en France. Essai d’histoire critique (1789-1924)’ (1982) e ‘La République en France: état des lieux’ (1992)1. (bing)”,”FRAD-125″
“NICOLINI Fausto”,”Benedetto Croce.”,”Fausto Nicolini (Napoli, 1879 – ivi 1965) collaboratore di Benedetto Croce, dal 1903 e suo intimo e devoto amico, svolse attività di storico, filologo ed erudito. Da ricordare sono le edizioni critiche di tutte le opere del Vico, gli studi sull’abate Galiani, su Bernardo Tanucci, e su Pietro Giannone. Croce, Labriola e il marxismo. I nuovi rapporti col Labriola e gli studi sul marxismo. “”Grande fu invece la maraviglia che suscitò in qualche economista di professione, che il Croce, nel disputare, poneva sovente in impaccio, come colui che – a differenza del suo interlocutore, il quale conosceva al certo maggior numero di cose, ma non ne vedeva il nesso – aveva fermi i concetti fondamentali e ne traeva le conseguenze. Li aveva così fermi da comprendere ciò che gli economisti di professione non comprendevano: che, per approfondire il marxismo, convenisse anzitutto approfondire la concezione che il marxismo stesso aveva della realtà, ossia della filosofia. Per qualche tempo codesto modo di concepire il problema economico, lungi dallo spiacere al Labriola, fu da lui applaudito e incoraggiato, così in iscritto come a voce. (…) Plaudì quando in una monografietta sul comunismo di Tommaso Campanella, pubblicata nell’ottobre 1895, il Croce fece veder chiaro come l’avere affrontato il medesimo tema senz’alcuna seria preparazione, ma lavorando di terza o quarta mano e con la più assoluta mancanza di buon senso e di chiarezza nei principi direttivi, aveva fatto invischiare un santone del socialismo, Paul Lafargue, genero di Carlo Marx, in una selva selvaggia di spropositi grossolani. Nè plaudì soltanto, ma gioì, esultò, tripudiò, quando, l’anno appresso, in un lungo saggio su ‘Le teorie storiche del professor Loria’, ben sei libri, pubblicati da costui dal 1880 al 1894, divennero per Croce oggetto d’una vera e propria strigliata. Senonchè a poco a poco le acque s’intorbidirono. E invero – racconta il Croce, – «se mi era facile contentare il Labriola, svolgendo una metodica critica del Loria o eseguendo ricerche storiche sopra questo o quel comunista», per esempio sul mentovato Vincenzo Russo, «non mi era, nonchè facile, possibile di corrispondere alle maggiori speranze che egli [Labriola] aveva in me riposte. Finì con l’avvedersene egli stesso, e, nei momenti di malumore, pur senz’ombra alcuna di malevolenza, mi chiamò un “”intellettuale””, un “”letterato””, un “”indifferente alle lotte della vita””, amatore solo dei “”dibattiti delle idee nei libri””, un “”epicureo contemplante””, e, ancora, “”un uomo operoso nello studiare e nello scrivere unicamente per fuggire la noia che lo minacciava””». Giudizi – continua il Croce – tanto più ingiusti in quanto «il dilettantismo intellettuale e letterario era contrario al mio temperamento; di fuggire la noia non provavo alcun bisogno, perchè ricordo bensì di avere sofferto dolori acerbi, ma non mai di essermi annoiato, avendo posseduto sempre qualche affetto che mi animava e qualche lavoro da compiere. La verità è che io ero preso da una passione taciturna e tenace per la ricerca scientifica, indirizzata a risolvere alcuni problemi che erano nel fondo del mio essere e che faticosamente venivo traendo fuori e schiarendo a me stesso. E; poichè ho sempre tenuto segno di sanità spirituale che l’uomo abbia una passione dominante e una corrispondente attività principale, mercè di cui dia armonia e ordine e gerarchia a tutte le altre passioni ed attività, che come ad uomo gli appartengono, era naturale che io non potessi sentire il socialismo, e la politica in genere, al modo stesso in cui li sentiva un uomo di predominante passione e disposizione politica»”” (pag 163-166) [Fausto Nicolini, ‘Benedetto Croce’, Utet, Torino, 1962]”,”BIOx-039-FSD”
“NICOLLE David”,”I normanni.”,”””L’ influenza dei normanni sulla storia d’ Europa e dei paesi britannici è stata sempre sminuita dalla cultura inglese, o al più accettata con riluttanza. Sembra quasi che gli inglesi non abbiano mai digerito la sconfitta subita sul suolo britannico ad opera di un esercito che, in sostanza, si può considerare francese, avvenuta nella battaglia di Hastings (1066).”” (pag 3) “”Fin dal principio i punti in comune tra normanni e vichinghi appaiono piuttosto evidenti””. (pag 3) “”Negli anni della dominazione normanna, l’ Europa assistette alla fine della cosiddetta “”età della corazza di maglia””, mentre gli anni del loro declino recano già in sé i germi del passaggio all’ armatura a piastre.”” (pag 4) “”I miglioramenti tecnici della balestra rivestirono un ruolo fondamentale nelle tattiche di guerra dei secoli XI-XIII. Quest’ arma divenne molto popolare nelle aree normanne, dal regno di Enrico I in avanti. In confronto ai semplici archi europei, le balestre garantivano un tiro più preciso, una maggiore gittata, una traiettoria più tesa e una forza di penetrazione decisamente superiore. Il loro solo svantaggio stava nei tempi di ricarica””. (pag 17)”,”EURx-205″
“NICOLLE David”,”Hattin 1187. La più grande vittoria di Saladino.”,”””Ciò che veramente differenziava questo esercito dai suoi nemici latini, tuttavia, erano i servizi di supporto. Una enfasi considervole era posta sulla qualità delle comunicazioni; un barid (servizio postale) del governo utilizzava piccioni viaggiatori e corrieri, mentre fuochi di segnalazione potevano dalle frontiere inviare messaggi di allarme ad una velocità straordinaria. Ugualmente importante era la distribuzione delle armi: la maggior parte delle città aveva bazar di armi e molte, come Aleppo, Damasco, Cairo e Mosul avevano specifici quartieri dove venivano fabbricate le armi””. (pag 29) “”La struttura di comando dell’ esercito di Gerusalemme si atteneva più strettamente al consolidato sistema europeo: il Senechal, il Connetable e il Marechal erano i tre grandi ufficiali militari di Stato. Il Senechal era responsabile del presidio e dell’ approvvigionamento di tutte le fortificazioni, tranne che del palazzo del re””. (pag 47)”,”QMIx-152″
“NICOLLE David”,”Attila e i nomadi.”,”””Gli Unni in Europa vivevano ormai di saccheggi e delle loro continue incursioni, piuttosto che di nomadismo. La società era ancora tribale e ciascuna tribù era suddivisa in clan o famiglie allargate guidati da un proprio nobile. I prigionieri erano normalmente rilasciati contro il pagamento di un riscatto, poiché gli Unni, al contrario dei Romani, non avevano bisogno di schiavi, e quelli che rimanevano nelle mani degli Unni potevano anche ascendere a posti di responsabilità tra i loro padroni. E’ improbabile che esistesse una grande distanza sociale tra il tipico guerriero libero e il suo capo, ma alla corte di Attila c’erano senz’altro differenti stati sociali. I commentatori romani fanno frequenti riferimenti ai ‘logades’ di Attila, gli “”amici”” o eteri, molti dei quali avevano nomi germanici. Il loro ruolo è poco chiaro, ma si trattava probabilmente di uomini influenti, e non di capi militari. Gli altri capi germanici nelle fila di Attila potrebbero essere stati i comandanti di bande mercenarie. Ad ogni modo, uno stato di questo tipo aveva poco in comune con gli imperi delle steppe, ed era più germanico che turco-mongolo. Pare che gli Unni fossero addirittura sul punto di convertirsi al cristianesimo quando il loro impero, improvvisamente, crollò. Alla morte di Attila, nel 453 d.C., il regno fu diviso tra i suoi figli, che diedero immediatamente inizio a una guerra civile. I loro sudditi germanici si sollevarono e, nel giro di un anno, gli Unni sopravvissuti si ritirarono nelle steppe della Russia meridionale. La confusione che lasciarono dietro di loro meriterebbe più attenzione di quella che ci è permesso concederle, ma è certo che gl Unni non degenerarono in una “”banda di squallidi briganti”” come vogliono alcuni storici. Sotto la guida dei discendenti di Attila, molti ritornarono al nomadismo, pur continuando a condurre incursioni contro l’Impero romano d’Oriente. Altri si stanziarono entro i confini romani, presidiando diverse aree quali ‘foederati’, mentre altri ancora servirono come semplici mercenari negli ultimi eserciti dell’Impero romano d’Occidente”” (pag 22-23)”,”STAx-285″
“NICOLLE David”,”Le crociate.”,”””Gli Stati crociati attrassero su di loro la crescente ostilità dei bellicosi mamelucchi d’Egitto a causa del loro cooperare con i mongoli contro gli stessi mamelucchi”” (pag 23)”,”QMIx-269″
“NICOLLE David”,”Fornovo 1495. La sanguinosa ritirata francese.”,”””Ancora si discute su chi abbia effettivamente vinto la battaglia di Fornovo”” (pag 83) “”Man mano che passarono gli anni e l’Italia cadde sotto il dominio straniero, la battaglia di Fornovo assunse un significato maggiore rispetto alla realtà. Verso il 1550, Paolo Giovo, commentava nei suoi scritti che fu a Fornovo che «l’Italia perse le sue rinomate tradizioni militari. Le nazioni straniere, che qualche tempo prima ci vedevano con timore, inizarono da quel momento a trattarci con vergognosa sufficienza, e sono da attribuire ai risultati deplorevoli di questa battaglia sfortunata le pene che da allora stiamo subendo, insieme all’odierna condizione di schiavitù dell’Italia» (pag 84) “”La «mancanza di crudeltà» da parte italiana, rispetto a quella mostrata dai loro nemici, fu ugualmente vista come una debolezza e ci si sarebbe sforzati molto per introdurre un certo grado di ferocia «barbara» presso gli eserciti italiani. Il fatto che questi sforzi non furono coronati da successo la dice lunga sul temperamento italiano. Le Guerre d’Italia che iniziarono a seguito dell’invasione del 1494-95 non furono più le «belle guerre» delle decadi precedenti, ma delle lotte per la sopravvivenza dove l’obiettivo militare sembrò essere la vittoria rapida e a ogni costo”” (pag 85)”,”QMIx-270″
“NICOLLE David”,”Lago Peipus 1242. La battaglia dei ghiacci.”,”””La Crociata contro Novgorod fallì perchè il legato papale, Guglielmo di Modena, non potè radunare abbastanza truppe per la spedizione”” (pag 80)”,”QMIx-279″
“NICOLLE Paul”,”Historia de Inglaterra.”,”Paul Nicolle dottore in lettere e professore del Liceo Bernard”,”UKIx-130″
“NICOLSON Nigel”,”Napoleone in Russia. 1812. Il tramonto di un sogno imperiale.”,”L’A è nato a Londra nel 1917, ultimo figlio di Vita SACKVILLE-WEST e di Harold NICOLSON. Ha studiato a Eton e al Balliol College di Oxford. Durante la 2° GM ha combattuto in Africa e in It con il maresciallo Alexander. Ha scritto vari libri.”,”FRAN-007″
“NIEDERGANG Marcel”,”Le venti Americhe Latine.”,”L’ America Latina occupa il 15% della terra del globo, la sua popolazione è il 7% della popolazione del pianeta e dispone del 6% del reddito mondiale. Marcel NIEDERGANG, laureato all’ Università di Parigi, è stato un brillante giornalista. Ha lavorato per ‘Riforme’ ‘Le Monde’ ‘France Soir’. Ha viaggiato in lungo e in largo per l’ America centrale, meridionale, l’ Africa e il Medio Oriente. Ha scritto vari reportages.”,”AMLx-035″
“NIEKISCH Ernst, a cura di COLLA Alessandra”,”Est e Ovest. Considerazioni in ordine sparso.”,”Esistono periodi storici che, per qualche misterioso motivo, vengono dimenticati: spicca fra questi la ‘resistenza tedesca’ al Terzo Reich, che animò gli anni Venti e Trenta e che prese le mosse in seno alla corrente politico-culturale del ‘nazionalbolscevismo’, trovando in Ernst Niekisch uno dei suoi più autorevoli rappresentanti. Ernst Niekisch (1889-1967), dopo essere stato tra i leader della rivoluzione comunista e della ‘Repubblica dei consigli’ a Monaco nel 1919, fonda nel 1926 la rivista ‘Widerstand’ (Resistenza), presto affiancato da circoli omonimi e dal movimento ‘Widerstand Bewegung’, riorganizzato in clandestinità dopo il 1934. Nel 1932 pubblica Hitler, Ein deutsches Verhängnis (Hitler, una fatalità tedesca), pamphlet di capitale importanza per l’opposizione al Terzo Reich. Il 22 marzo 1937 viene arrestato, imprigionato per due anni, viene condannato al carcere, dove resta fino al 1945. Deluso dal nuovo corso della Repubblica Democratica tedesca, e fatto ritorno nella Repubblica Federale, si ritira in esilio intellettuale fino alla morte, sopraggiunta all’età di 78 anni.”,”EURC-036-FL”
“NIEKISCH Ernst”,”Il regno dei demoni. Panorama del Terzo Reich.”,”Dedica a Joseph Drexel e Horst Krumreich, amici e compagni nella lotta e nella sofferenza ‘Dal gregge dei chierici traditori (alcuni avevano tradito due, tre volte) si staccano pochissime figure, qualche nome: Niemöller, il pastore protestante che sconfessò il culto di Hitler, Fr. G. Jünger, il poeta, Harnack, Niekisch. Durante Weimar Niekisch era stato deputato, aveva svolto attivo lavoro sindacale, e fondato una rivista di cultura ‘Wiederstand’, che una volta al potere il nazismo esitò a sopprimere, tanto era il seguito che i suo fondatore e direttore aveva raccolto fra gli intellettuali””nazionalbolscevichi””. Un uomo attivo, uno scrittore immerso sino al collo nella realtà, un agitatore politico abituato a lavorare inuna comunità di idee e di programmi, a lottare scopertamente contro gli avversari: in nazismo lo condannò all’isolamento. Una condanna forse più dura, certo più esasperante di quela all’ergastolo che gli venne inflitta nel 1939, dopo due anni di istruttoria; e di carcere, naturalmente! (…) Ancora nel 1934 Niekisch ha il coraggio, la pretesa folle ed eroica di gettare la sfida alla Gestapo e ai suoi sicofanti (…). Nel 1935 pone mano al ‘Regno dei demoni’: vuole essere lo storico segreto dell’impero hitleriano e delle sue gesta criminose, ma in realtà è un veggente che scopre, dietro il successo e la potenza, corruzione, morte e rovina. (…) Nel 1945 davanti allo scrittore devastato dalle sofferenze, ormai quasi cieco, si aprono le porte del carcere: la Germania è un immenso cimitero. Qualche superstite, nessuna coscienza. Niekisch si rimette al lavoro. Ora insegna all’Università Humboldt di Berlino. (…) L’ultima parte del libro e l’epilogo, che trattano il conflitto e la caduta del nazismo, furono scritti nell’immediato dopogeurra (…)”” (dal risvolto di copertina) Tentativi di accordo anglo-franco-polacco-sovietico. “”Il grande problema era quello della fisionomia che dovevano assumere i rapporti anglo-sovietici. Possibile che Charmberlanin, al cospetto del montante pericolo per il suo paese, acconsentisse a una Canossa moscovita? Il 9 marzo 1939 sul ‘Daily Telegraph’ Churchill aveva preteso l’accostamento all’Unione Sovietica. “”Forse, “” egli scriveva “”non siamo ancora in grado di valutare e iudicare l’intera forza e potenza dell’Unione Sovietica; non può tuttavia sussistere il dubbio che l’Urss sia uno stato poderoso, che senza deviazioni persegue una politica di pace””. Sotto la pressione dell’opinione pubblica, il governo britannico il 18 marzo dirigeva una domanda a Mosca: acconsentiva il governo sovietico a sottoscrivere, in comune coi governi britannico, francese e polacco, una dichiarazione contro l’aggressione, e insieme ad assumersi l’impegno a vicendevoli consultazioni? Benché il governo sovietico presumibilmente non desse molto peso a una simile dichiarazione, si propose di associarvisi. Ma la dichiarazione neppure vide la luce: i polacchi furono così ciechi da mandare a vuoto il progetto. Il governo polacco calcolava che, in caso di un conflitto europeo con la Germania, avrebbe dovuto concedere il diritto di transito a truppe sovietiche, e neppur questo era disposto ad accordare. Uguale atteggiamento fu assunto dalla Romania. Né l’Inghilterra né Francia, d’altra parte, si diedero la pena di ricondurre alla ragione il miope governo polacco; e come, se perfino il ministro degli esteri francese, Bonnet, non era meno contrario a una tale dichiarazione? Egli non voleva veder la Francia schierarsi pubblicamente su un fronte comune con l’Unione Sovietica. Scrupoli e suscettibilità, che naturalmente dal governo tedesco furono portati ‘ad absurdum’; il 28 aprile esso denunciava l’accordo navale con l’Inghilterra, rinfacciandole di aver promesso assistenza alla Polonia, dopodiché invalidava il trattato d’amicizia con la Polonia del 26 gennaio 1934. Hitler, a Londra lo si intuiva, aveva lasciato cadere ogni ritegno: il governoinglese riteneva ora opportuno tendere a una più stretta collaborazione con l’Urss, nella speranza che la Germania; visto formarsi un ponte Londra-Mosca, s’intimidisse. In un passo del suo ‘Mein Kampf’, Hitler aveva affermato che la Germania non avrebbe dovuto più lasciarsi coinvolgere in una guerra du due fronti, e da un avvicinamento anglo-sovietico lo spettro di un tal conflitto era appunto invocato. Alla fine, Chamberlain si decise a far intraprendenre colloqui preparatori con Mosca; il 22 marzo 1939 il capo del dipartimento per il commercio di oltremare, Hudson, giungeva nella capitale sovietica, con l’incarico di spianare la strada a un’intesa. Non si fece tuttavia alcun passo avanti verso una più stretta collaborazione tra i due governi. (…) Nell’Urss si andava rafforzando l’impression che, Inghilterra e Francia non intendessero trattare seriamente”” (pag 483-486)”,”GERN-217″
“NIEMEYER FINDLAY John, a cura di Lorenzo CALABI”,”Hegel oggi. Un riesame del sistema hegeliano in rapporto alle idee e al linguaggio del nostro tempo.”,”””La “”verità”” della teoria, come più tardi doveva ripetere Marx plagiando, sta nella pratica”” (pag 411)”,”HEGx-040-FF”
“NIÈRES Claude”,”Faire la guerre. La guerre dans le monde de la Préhistoire à nos jours.”,”Claude Nières è professore emerito dall’Università di Rennes. Ha pubblicato numerose opere e articoli sulle città e le società nelal Francia dell’età moderna.”,”QMIx-151-FSL”
“NIETZSCHE Friedrich”,”Ainsi parlait Zarathoustra. Un livre que est pour tous et qui n’est pour personne.”,”””‘Così parlò Zarathushtra’ è l’ opera chiave di NIETZSCHE. Opera allo stesso tempo poetica e filosofic, essa resta al centro del pensiero nietzschiano: è in questo libro che il NIETZSCHE annuncia ed esalta il superuomo’””. “”ZARATHUSHTRA o ZOROASTRO, profeta iranico fondatore secondo la tradizione, dello zoroastrismo (v. mazdeismo). Di incerta storicità e datazione visse forse tra il 1000 e il 600 aC; la sua attività si svolse nell’ Iran orientale. I dati biografici e dottrinali che lo riguardano si ricavano dalle ‘Gatha’.”” (Eug)”,”FILx-255″
“NIETZSCHE Friedrich W., a cura di Ferruccio MASINI”,”Sull’ utilità e il danno della storia. Considerazioni inattuali, II.”,”””””Poiché tutto ciò che nasce, è degno di soccombere. Per questa ragione sarebbe meglio che niente nascesse””. Occorre molta forza per poter vivere e dimenticare, nel senso che vivere ed essere ingiusti sono una cosa sola, Lutero stesso ha una volta supposto che il mondo è nato solo per una dimenticanza di Dio: poiché se Dio avesse pensato all’ “”artiglieria pesante””, non avrebbe creato il mondo””. (pag 54) “”Goethe dice una volta di Shakespeare: “”Nessuno ha disprezzato il costume materiale quanto lui; egli conosce benissimo il costume interiore degli uomini, e a questo riguardo tutti si somigliano. Si dice che ha rappresentato i Romani in maniera perfetta; a me non sembra: sono soltanto veri e propri Inglesi, ma sono certo uomini, uomini in senso pieno, e quindi ben degni di indossare la toga romana””””. (pag 64)”,”STOx-099″
“NIETZSCHE Friedrich CARPI Anna Maria a cura di”,”Le Poesie.”,”Il 15/10/1844 Nietzsche nasce a Röcken (Lützen) nella Sassonia prussiana. Suo padre è il pastore protestante del villaggio. Nel 1850 la famiglia si trasferisce a Naumburg. Dal 1858 al 1864 Nietzsche frequenta il liceo a Schulpforta, studia filologia classica all’Università di Bonn. Nel 1865 sitrasferisce all’Università di Lipsia. Legge Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer. Nel 1866 amicizia con E. Rohde, nel 1868 pubblica il saggio Le fonti di Dionigi Loerzio, in ottobre conosce R. Wagner. Nel 1869 è chiamato a insegnare filologia classica all’Università di Basilea. Tiene la prolusione su Omero e la filologia classica. In maggio fa visita a Wagner e alla moglie Cosima nella loro casa di Tribschen (Lucerna). Amicizia con J. Burckhardt. Nel 1870 è nominato professore ordinario a Basilea. Nel 1872 pubblica La nascita della tragedia dallo spirito della musica, violentemente attaccata dal filologo U. von Wilamowitz. Nel 1880 esce, come ultima parte di Umano troppo umano, ‘Il viandante e la sua ombra. Trascorre qualche tempo a Venezia con P. Gast. Primo soggiorno invernale a Genova. Nel 1882 escono La gaia scienza e gli Idilli di Messina. In autunno soggiorno a Rapallo. Nel 1883 inizia la stesura di Così parlò Zarathustra. Nel 1886 esce Al di là del bene e del male. Prefazioni alla Nascita della tragedia e a Umano e troppo umano. Nel 1889 il crollo psichico. Scrive i ‘biglietti della pazzia’ ad amici, uomini di stato e reganti e a Cosima Wagner. Overbeck, si reca a Torino e trasferisce Nietzsche a Basilea dov’è internato in clinica psichiatrica di Jena. Nel 1890 dalla clinica di Jena passa a Naumburg nella casa della madre. Nel 1896 la sorella Elisabeth fissa a Weimar la sede del Nietzsche Archiv da lei fondato nel 1894, è noto il suo imponente lavoro di falsificazione delle opere, dell’epistolario e dei frammenti e tacquini manoscritti del fratello. Il 25/8/1900 morte di Nietzsche.”,”VARx-029-FL”
“NIETZSCHE Friedrich Wilhelm”,”Opere 1870/1881. Verità e menzogna e altri scriitti giovanili – La nascita della tragedia – La filosofia nell’età tragica dei Greci – David Strauss. L’uomo di fede e lo scrittore (Considerazioni inattuali, I) – Sull’utilità e il danno della storia per la vita (Considerazioni inattuali, II) – Schopenhauer come educatore (Considerazioni inattuali, III) – Richard Wagner a Bayreuth (Considerazioni inattuali, IV) – Umano, troppo umano – Aurora.”,”””Ciascun concetto sorge dall’eguagliare il non eguale. Certamente mai una foglia è del tutto eguale a un’altra, e certamente il concetto di foglia è formato attraverso il lasciar cadere queste differenze individuali ossia attraverso la dimenticanza di ciò che distingue, sicché spunta l’idea che nella natura al di là delle foglie ci sia qualcosa come la «foglia», una sorta di forma originaria, sulla base della quale tutte le foglie sarebbero plasmate (…)”” (pag 95) (Verità e menzogna)”,”FILx-516″
“NIETZSCHE Friedrich”,”Sull’utilità e il danno della storia per la vita.”,”NIETZSCHE Friedrich La base della vita è quella “”cosa sola per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare o, con espressione più dotta, la capacità di sentire, mentre essa dura, in modo ‘non storico’”” (quarta di copertina)”,”FILx-519″
“NIETZSCHE Friedrich”,”Sull’avvenire delle nostre scuole.”,”””L’insegnante, dal canto suo, parla a questi studenti che ascoltano. Ciò che egli pensa e fa, al di fuori di ciò, è separato per opera di un immenso abisso dalla percezione dello studente. Spesso il professore legge mentre parla. (…)”” (pag 114)”,”GIOx-005-FV”
“NIEUWENHUIS Ferdinand Domela, a cura di Jean-Yves BERIOU”,”Le socialisme en danger.”,”Engels a Ferdinand Domela Nieuwenhuis, 23 febbraio, 1888 Engels a Ferdinand Domela Nieuwenhuis, 9 aprile 1890, 3 dicembre 1890 “”La lucidité de F.D. Nieuwenhuis devant la situation mondiale et sa vieille préoccupation anti-militariste lui permirent un dernier déploiement d’activité pratique et publique au sein de l’ I.A.M.V. (Association Anti-Militariste Internationale) dont la section néerlandaise fut la seule à avoir un déploiement historique réel. Sa partecipation au congrès de fondation à Amsterdam, en 1904, fut à cet égard de premier plan. Durant plusieurs années, dans le journal ‘De Wapens Neer’, F.D. Nieuwenhuis redéveloppa inlassablement la nécessité de la grève générale violente en cas de conflit guerrier, associée à la nécessité de l’ indépendance des colonies. 1914 arriva. Le SDAP vota les crédits de guerre. Le prolétariat européen , y compris néerlandais, marcha droit, conformément à sa place dans les rapports de production, afin de se faire détruire avec allégresse et de régénérer ainsi le taux moyen de la plus-value. les sociaux-démocrates de partout, de Plekhanov à Guesde, de Troelstra à Noske, jouèrent le rôle prestigieux de féroces chiens de garde du capital. Des anarchistes et des “”révolutionnaires”” les aidèrent dans la défense éperdue de la démocratie, tels Kropotkine, Jean Grave, Cornelissen, ou Hervé, en appelant eux aussi à la boucherie. Tout ce beau monde était réconcilié. La canaille politique de toutes couleurs se laissait aller, ne se tenait plus, pérorait, chantait juste ou faux, qu’importe le flacon pourvu qu’on ait l’ivresse. La racaille littéraire de gauche gagnait ses galons. La paix sociale était mortellement assurée pour un moment. Nieuwenhuis poussa alors ses derniers cris. Un cycle s’achevait. Des flancs de la contre-révolution triomphante et des ses champes de mort se levait cependant déja la révolution communiste, ou tout au moins son spectre, principalement en Allemagne et en Russie. Nieuwenhuis put même saluer, avec méfiance toutefois, et lucidité, le Pouvoir des Soviets, et mourir en 1919.”” (pag 25, J.Y.B)”,”MGEx-180″
“NIEUWENHUIS Domela; GUSTAVO Soledad”,”La Educación Libertaria (D. Nieuwenhuis); El Sindicalismo y la Anarquía – Política y Sociología (S. Gustavo).”,”””El principio internacionalista de Marx y de Bakunin fue uno: unir y organizar a los trabajadores de todo el mundo para oponerse a la explotación capitalista, primero, y acabar con ella, después. (…) Marx preconiza la acción económica de las sociedades obreras y también la politica, propiamente dicha. Bakunin la económica y la social, entendiendo por acción social la revuelta continua. La práctica separa, pues, a los maestros y les hace reñir””. (pag 17)”,”ANAx-267″
“NIEVO Ippolito, a cura di Sergio ROMAGNOLI”,”Opere.”,”19 Diario della spedizione dei Mille. (pag 533) “”10. Distribuzione delle armi. Perfetta rassegnazione di tutti ai voleri del Generale. Verso sera un uomo pazzo si getta in mare dal ‘Lombardo’: questo perde per salvarlo una mezz’ora di tempo, ed a notte il ‘Piemonte’ non è più in vista. Essendosi questo rimesso sulle tracce del compagno vien creduto due ore dopo un legno napoletano. Buonissime disposizioni dell’equpaggio e del comandante per questo caso. Si dispone il tutto per l’abbordaggio. Io dormii sempre saporitamente, e me lo raccontarono l’indomani. 11. Distribuzione delle poche camicie rosse provvedute a Genova, e che formano la prima uniforme (280 in 1000 uomini). Entusiasmo universale. Alle 8 antimeridiane ordine di rompere sopra Marsala. Il Generale comanda la manovra. Cattura e rimorchio d’una barca peschereccia per aver notizie del porto. Ad un’ora pomeridiana ingresso nel porto. Scendono prima i Siciliani. Gran concorso di barche per lo sbarco. In rada stanno una fregata inglese ed un piroscafo: questi parte immediatamente per Malta; son già in vista verso il sud due vapori napoletani ed una fregata rimorchiata da uno di essi. In meno d’un’ora le truppe, le munizioni più importnati sono a terra. Arriva uno dei vapori napoletani, il quale non fa fuoco a parer nostro perché attende la fregata rimorchiata dall’altro, od ordini da chi lo comanda; ultimo sbarca il Generale. Sopraggiungono l’altro vapore e la fregata napoletana che aprono il fuoco a granata ed a mitraglia, mentre il Generale è ancora in barca pel porto; le munizioni più pesanti si stanno tirando a terra, e parte della truppa è ancora sul molo. I nostri rispondono col grido: Viva l’Italia! I fanciulli ci aiutano a trasportare bagagli e munizioni sotto le cannonate. Entrata in Marsala. Aspetto di terrore della città. (…)”” (pag 535)”,”TEOP-462″
“NIKOLAEVSKIJ B.”,”I libri russi nelle biblioteche di K. Marx e F. Engels.”,”testo russo tradotto da Laura SALMON”,”MADS-126″
“NIKOLAEVSKIJ Boris I. MAENCHEN-HELFEN O.”,”Karl Marx. La vita e l’opera.”,”””Quando nell’aprile 1881 la figlia Jenny diede alla luce un bimbo, Marx le scrisse: «La mia “”metà femminile”” sperava che il “”nuovo venuto”” avrebbe fatto parte della “”metà migliore”” dell’umanità; quanto a me, io preferisco il “”sesso maschile”” per i ragazzi che nascono in questo momento singolare della storia. Essi vivranno il periodo più rivoluzionario che l’umanità abbia attraversato. La cosa più triste, nell’ora attuale, è essere “”vecchio””, perché il vecchio può solo prevedere anziché vedere». Marx morì con questa fiducia incrollabile”” (pag 421) (Nikolaevskij – Maenchen-Helfen, Karl Marx, Einaudi, 1969]”,”MADS-005-FC”
“NIMIJEAN Richard A.”,”Political Economy, Public Policy and Technology. [Thesis]”,”””Schumpeter also expressed a belief in the coexistence of several waves. First, if innovations are the cause of economic fluctuations, then it follows that the innovations will not occur at the same time. In this sense the short wave (commonly known as the inventory cycle, which lasts from three to five years) and the intermediate wave (also known as the Juglar or investment cycle, which lasts from seven to ten years) can affect the long wave. Second, because the waves are not disconnected, when innovation occurs, the effect it has is likely to produce an innovation in the same or related field. Third, a basic innovation affect other fields”” (pag 72-73) “”Schumpeter accepted the idea that the short, intermediate and long waves were related. While they were each of a different order, they all had in common the fact that innovation was the ultimate cause of them. However, because there are both major and minor innovations, one innovation can have a different impact on each of the three waves.”” (pag 73)”,”ECOT-238″
“NIN Andres; cura e introduzione di Gabriele RANZATO”,”Guerra e rivoluzione in Spagna, 1931-1937.”,”NIN (1892-1937) nato in Terragona, di professione maestro, poi giornalista, fece il suo ingresso in politica nel 1911, fu poi segretario della CNT e uno dei fondatori del PCE. Segretario dell’ Internazionale Sindacale Rossa e dirigente dell’ Opposizione di sinistra nel Partito Bolscevico in Russia, dove visse dal 1922 al 1930. Dopo la sua espulsione dall’ URSS, fu uno dei fondatori della Sinistra Comunista in SP prima della rottura con TROTSKY nel 1934 e della fondazione nel 1935 del POUM, di cui era segretario politico quando fu assassinato, nel 1937.”,”MSPG-002″
“NIN Andres; SOLANO Wilebaldo saggio biografico”,”Les mouvements d’ emancipation nationale.”,”Andres NIN (1892-1937) scrive ‘Les Mouvements d’ emancipation nationale’ nel 1935 quando monta in Europa la marea fascista e la classe operaia in Spagna sta per scendendo in lotta.”,”MSPG-086″
“NIN Andrés (Andreu)”,”Terra e libertà. Scritti sulla Rivoluzione spagnola (1931-1937).”,”””C’ era un altro problema: l’ esercito. Si diceva continuamente che doveva esserci un’ epurazione tra gli ufficiali. La classe operaia ha ormai epurato l’ esercito distruggendolo e creando le milizie, che diventeranno un vero e proprio esercito rosso (grandi applausi). E queste milizie operaie, che non si faranno deformare per nessun motivo, neppure con il pretesto di creare un esercito volontario che possa sostituire il vecchio esercito permanente, queste milizie operaie, compagni, devono essere e saranno non l’ esercito della Repubblica democratica, ma l’ esercito rosso dei lavoratori (molto bene, grandi applausi). E questo esercito non tradirà, compagni.”” (pag 226)”,”MSPG-123″
“NIN Andreu”,”Por la unificación marxista. Escritos políticos. Edición bilingüe.”,”Errori strategici tattici 1933. “”L’ errore fondamentale del movimento consistette nel averlo iniziato in periferia e non al centro. I grandi sollevamenti popolari devono iniziare nei centri industriali importanti, che sono i punti nevralgici del paese ed esercitano un’influenza decisiva nel resto dello stesso. Le rivoluzioni europee del ’48 esplosero a Parigi, Berlino e Vienna. La rivoluzione unghesere si produsse a Budapest; la finlandese a Helsingfor. Le due rivoluzioni russe del 1917 si accesero a Pietrogrado. Il resto del paese seguì.”” (pag 191) “”El arte de la insurrección. La insurrección es un arte, hemos afirmado repetidamente los comunistas, basándonos en las enseñanzas de nuestros grandes maestros. Poseer este arte es la condición indispensable del triunfo. El movimiente de enero ha puesto de manifiesto alcunos progresos sensibles en este sentido; pero cuánto deja aún que desear deste el punto de vista del arte de la insurrección! Esto ha de inducir a nuestra vanguardia revolucionaria a estudiar seriamente la técnica de la insurrección!”” (pag 192)”,”MSPx-069″
“NIN Andreu, a cura di Pelai PAGES”,”La revolución española (1930-1937). Edición a cargo de Pelai Pagès.”,”PAGES è uno storico che insegna nell’ Università di Barcellona. Euro 30″,”MSPG-205″
“NIN Andreu”,”Los Soviets.”,”1905. Autorità del Soviet di Pietrogrado era immensa. “”La autoritad del Soviet era immensa. Todo el mondo, todos los explotados, los que eran victimas de atropellos, acudían a él en domanda de ayuda. En su último periodo eran cada día más frequentes las visitas de delegaciones campesinas, y empezaba ya asimismo a entablar relaciones con los soldadod. Los tribunales dejaban salir a los testigos, si eran diputados al Soviet, para que pudieran cumplir con sus funciones. Si la Policía detenía alguno de ellos con motivo de algún desorden publico, era puesto en libertad tan pronto presentaba su carnet”” (pag 25)”,”RIRx-185″
“NIPPERDEY Thomas”,”Come la borghesia ha inventato il moderno.”,”L’A (1927-1992), ha insegnato storia moderna all’Univ di Monaco, a Princeton e al St Anthony’s College di Oxford. Studioso della riforma protestante e della Germania bismarckiana, è stato autore di una monumentale ‘Storia della Germania’ in tre volumi.”,”STOS-054″
“NIQUET Valérie”,”Taïwan face à la Chine. Vers la guerre?”,”Cartine: 1. Taiwan nel suo ambiente regionale 2. Zona di identificazione aerea 3. Impero della Cina sotto la dinastia Ming (1368-1644) 4. Difesa di Taiwan di fronte ad uno sbarco (basi aeree, basi militari, basi navali, porti, principali aeroporti) La Cina è il primo partner commerciale di Taiwan ma anche i rapporti economici con il resto del mondo non sono trascurabili. Nonostante la differenza di popolazione (23 milioni contro 1 miliardo e 400 milioni della Cina) l’economia taiwanese è al 21 posto nella classifica mondiale con un PIL di 759 miliardi di dollari. Nel 2019 malgrado il Covid la crescita è statad el 3.2% superiore a quello della Cina. Nel 2021 il tasso di crescita è superiore al 6%. Inoltre Taiwan si pone davanti alla Cina per il climat degli affari secondo la Banca mondiale (15° posto su 190 paesi mentre la Cina è al 31° posto). (pag 127-128)”,”CINE-099″
“NIQUET Valérie”,”Taïwan face à la Chine. Vers la guerre?”,”Cartine: 1. Taiwan nel suo ambiente regionale 2. Zona di identificazione aerea 3. Impero della Cina sotto la dinastia Ming (1368-1644) 4. Difesa di Taiwan di fronte ad uno sbarco (basi aeree, basi militari, basi navali, porti, principali aeroporti) La Cina è il primo partner commerciale di Taiwan ma anche i rapporti economici con il resto del mondo non sono trascurabili. Nonostante la differenza di popolazione (23 milioni contro 1 miliardo e 400 milioni della Cina) l’economia taiwanese è al 21 posto nella classifica mondiale con un PIL di 759 miliardi di dollari. Nel 2019 malgrado il Covid la crescita è statad el 3.2% superiore a quello della Cina. Nel 2021 il tasso di crescita è superiore al 6%. Inoltre Taiwan si pone davanti alla Cina per il climat degli affari secondo la Banca mondiale (15° posto su 190 paesi mentre la Cina è al 31° posto). (pag 127-128)”,”CINE-100″
“NIRENSTEIN Fiamma”,”Islam. La guerra e la speranza. Intervista a Bernard Lewis.”,”Fiamma NIRENSTEIN è editorialista e inviata con sede a Gerusalemme per ‘La Stampa’ e collabora con ‘Panorama’: insegna storia del Medio Oriente all’ Università Luiss di Roma. Ha pubblicato ‘Il razzista democratico’ (Mondadori, 1992), ‘Israele: una pace in guerra’ (Mulino, 1996) e altro. Bernard LEWIS professore emerito a Princeton, è considerato il più autorevole esperto di storia mediorientale. “”L’ America, dunque, non cerca il petrolio in Iraq. Certo non lo cercava nei campi di Normandia, o in Bosnia. Ma lei crede che all’ America spetti accendere il fiammifero della democrazia in Medio Oriente? – Sì, a patto che non si immagini che io stia parlando di una sorta di pax romana”””,”VIOx-092″
“NIRENSTEIN Fiamma”,”Gli antisemiti progressisti. La forma nuova di un odio antico.”,”””Fu Muhammad Yazid, ministro dell’ Informazione in Algeria, che impartì all’ Olp basilari principi di propaganda: “”Non ridurre il conflitto ai vostri rifugiati…ma presentarlo come una battaglia di liberazione…Dimostrare che gli arabi sono oppressi e vittimizzati perché non fronteggiano solo il sionismo ma tutto l’ imperialismo.”” In un fondamentale incontro con Vo Nguyen Giap durante una visita in Vietnam e in Cina, Abu Iyad chiese perché la guerra palestinese era considerata terrorista mentre quella vietnamita una guerra di liberazione. Qui Giap spiegò la “”teoria delle fasi””, poi messa in atto nel 1974 da Arafat, e l’ idea che essa prevede deviazioni strategiche e retoriche pacifiste che creano un’ idea di moderazione mentre si combatte. Giap parlò anche dell’ importanza dei media americani e internazionali e riferendosi a essi disse: “”Noi combattiamo con mezzi militari e politici e con il supporto occidentale””. Questa è stata la carta vincente e perdente del recente processo di pace””. (pag 195-196) NIRENSTEIN Fiamma è editorialista e inviata a Gerusalemme per La Stampa e collabora con Panorama. Insegna storia del medio oriente all’ Università Luiss di Roma. Ha pubblicato varie opere.”,”EBRx-037″
“NIRENSTEIN Fiamma”,”Islam. La guerra e la speranza. Intervista a Bernard Lewis.”,”Fiamma NIRENSTEIN è editorialista e inviata con sede a Gerusalemme per ‘La Stampa’ e collabora con ‘Panorama’: insegna storia del Medio Oriente all’ Università Luiss di Roma. Ha pubblicato ‘Il razzista democratico’ (Mondadori, 1992), ‘Israele: una pace in guerra’ (Mulino, 1996) e altro. Bernard LEWIS professore emerito a Princeton, è considerato il più autorevole esperto di storia mediorientale.”,”VIOx-006-FV”
“NIRENSTEIN Fiamma”,”Il razzista democratico.”,”””Anche la Scuola di Francoforte’, pure nel suo tentativo di storicizzare il razzismo e di mostrarlo, come abbiamo visto prima, come un’evenienza psicologica il cui immediato risvolto politico è il fascismo, ammette che in esso ci sia qualcosa di naturale, di biologico. Quando Horkheimer analizza l’ ‘idiosincrasia’ non può fare a meno di percepire la sua importanza nell’origine prima della storia dell’uomo. L’idiosincrasia rinvia alla preistoria, quando i primi segnali pericoli agli uomini «si rizzavano i capelli, e il cuori si fermava in petto». Nell’idiosincrasia i singoli organi tornano a sottrarsi al controllo del soggetto, ubbidiscono per conto loro a stimoli biologici elementari. L’impulso a difendersi comporta reazioni di paura a situazioni fisiche svariate: l’affollamento, l’odore di qualcosa di sconosciuto, l’allarme di fronte a qualcosa di fisiamente estreneo, ai suoni incomprensibili, a sensazioni che si collegano a pregiudizi consolidati”” (pag 167)”,”TEOS-023-FV”
“NISBET Robert A.”,”La comunità e lo Stato. Studio sull’etica dell’ordine e della libertà.”,”Libro da fondo Oscar Gabutto”,”TEOP-290″
“NISBETT Alec”,”La vita di Konrad Lorenz. Il padre dell’ etologia premio Nobel 1973.”,”LORENZ, etologo austriaco (1903-1989), studioso delle componenti innate del comportamento. Ha scritto ‘L’ anello di re Salomone’ (1949) e ‘Il cosiddetto male’ (1963). Il premio Nobel lo ha condiviso con K. von FRISCH e N. TINBERGEN.”,”SCIx-107″
“NISBETT Alec”,”La vita di Konrad Lorenz. Il padre dell’ etologia premio Nobel 1973.”,”LORENZ, etologo austriaco (1903-1989), studioso delle componenti innate del comportamento. Ha scritto ‘L’ anello di re Salomone’ (1949) e ‘Il cosiddetto male’ (1963). Il premio Nobel lo ha condiviso con K. von FRISCH e N. TINBERGEN. NISBETT è un giovane scienziato inglese. Ha ricostruito la vita di LORENZ sulla base di documenti e conversazioni.”,”BIOx-055″
“NITOBE’ Inazo”,”Bushido. The Soul of Japan. An Exposition of Japanese Thought.”,”””Masamuné espresse bene nel suo spesso citato aforisma: “”La rettitudine portata all’ eccesso indurisce nell’ inflessibilità; la benevolenza oltre misura naufraga nella debolezza”””” (pag 43) “”Senza veridicità e sincerità, la gentilezza è una farsa e una sceneggiata. La moralità portata oltre i confini del giusto””, dice Masamuné, “”diviene una menzogna””. (pag 64) “”L’apoteosi della Sincerità a cui Confucio dà espressione nella “”Dottrina del Mezzo””, attribuisce ad essa poteri trascendentali, quasi identificandoli con il Divino. “”La sincerità è la fine e l’ inizio di tutte le cose; senza Sincerità non ci sarebbe nulla””””. (pag 64) Masamune Okazaki[1] (?? ?? Okazaki Masamune), conosciuto anche come Goro Nyudo Masamune (Sacerdote Goro Masamune)[2], è conosciuto come il più grande forgiatore di spade del Giappone. La mancanza di dati biografici certi, rende la sua esistenza parte della leggenda associate alle sue spade. Si ritiene che abbia operato nel periodo compreso fra il 1288 e il 1328. Costruiva spade, dette katana nella lingua giapponese e pugnali detti tanto, seguendo la tradizione Soshu. Si ritiene che abbia vissuto nella provincia di Sagami. In suo onore viene consegnato il Premio Masamune’’ durante la Competizione tra Forgiatori di Spade del Giappone. [3] La Masamune è una “”katana””, nome dato in suo onore alle spade dei samurai (solo gli allievi che avevano già compiuto il 15esimo anno di età potevano impugnarne una propria). Le katane di Masamune sono spesso confuse con quelle di Muramasa, un altro forgiatore (erroneamente considerato suo allievo). Secondo diverse leggende le spade di Muramasa sono descritte come portatrici di sventure (il nome significa “”pioggia di sangue””), mentre quelle di Masamune come portatrici di pace e serenità (il nome significa “”essenza divina della giustizia eterna””). (Wikip)”,”JAPx-070″
“NITTI Francesco”,”L’ Europa senza pace.”,”””Fra tutti i belligeranti, l’ Ungheria è forse il paese che, in rapporto alla popolazione, ha avuto maggior numero di morti: la monarchia degli Asburgo sapeva di poter contare sul valore dei magiari e li destinava al massacro di tutte le spedizioni più sanguinose. Così il piccolo popolo ha dato oltre 500 mila morti e numero enorme di mutilati e invalidi di guerra””. (pag 152) “”Il ripetere sempre che i germani sono disadatti al regime democratico è cosa non vera e ingiusta; come non è vero che la Germania sia un paese guerriero e però diverso dagli altri. Negli ultimi tre secoli Francia e Gran Bretagna hanno fatto assai più guerre della Germania. Bisogna leggere i libri del periodo napoleonico per vedere con quanta disistima si parlava della Germania pacifista, paese di contadini, di camerieri e di filosofi. Basta leggere i libri degli scrittori tedeschi, compreso lo stesso Treitschke, per vedere per quanto tempo i paesi tedeschi, desiderosi di pace, han considerato la Francia come il paese sempre disposto alla guerra e alla conquista””. (pag 232)”,”EURx-178″
“NITTI Francesco Saverio”,”Rivelazioni. Dramatis personae.”,”””C. Fourier che fu un genio e un folle, ha avvertito che piuttosto che una prefazione, è quasi sempre necessario fare una postfazione””. (pag XI, Quo vadis Italia?) Nella ‘Lettera ad Antonia’ Nitti, ricordando con affetto la moglie che è mancata, sottolinea il preziossimo lavoro da lei svolto al suo fianco nell’attività giornalistica degli anni d’esilio. “”Cesare diceva che “”tum quum in omnibus rebus in re militari potest fortuna””. Ma questa volta da quale parte sarà la fortuna si può prevedere””…. “”La guerra non sarà breve.”” (pag 603) (Lettera di Nitti a Mussolini perché si astenga dall’entrare in guerra a fianco della Germania nel 1939, l’Italia dovrebbe casomai schierarsi con Francia e Inghilterra)”,”ITQM-151″
“NITTI Francesco Saverio, a cura di Giandomenico DEMARCO”,”Scritti di economia e finanza. Volume III. Parte II. La conquista della forza. Il capitale straniero in Italia.”,”””Wie das Gestirn / Ohne Hast / Ohne Rast / Drehe sich Jeder / Um die eigne Last”” (Goethe) (Like a star, without haste, without rest, let every one fulfil his own hest) “”Come un astro, senza fretta, senza riposo, lasciate che ognuno porti il proprio fardello”” (in apertura)”,”ITAE-260″
“NITTI Francesco Fausto”,”Il maggiore è un rosso.”,”NITTI Francesco Fausto, antifascista, è il nipote dello statista lucano Francesco Saverio Nitti.”,”MSPG-232″
“NITTI Francesco Fausto”,”Il maggiore è un rosso.”,”Fuggito da Lipari con Lussu e Carlo Rosselli, Francesco Fausto Nitti – uno dei protagonisti dell’antifascismo militante italiano – viveva esule in Francia dal 1929. Allo scoppio della guerra civile spagnola decise di arruolarsi nelle brigate di volontari accorsi da ogni paese. Mandato sul fronte aragonese, nella primavera del 1937 dovette organizzare un battaglione di seicento anarchici, piuttosto riluttanti ad essere inquadrati in un esercito regolare. Nitti ha avuto rapporti tra gli altri con Pietro Nenni allora commissario politico delle Brigate Internazionali.”,”MSPG-003-FV”
“NITTI Francesco Saverio; a cura di Pasquale VILLANI e Angelo MASSAFRA”,”Scritti sulla questione meridionale. Volume IV. Inchiesta sulle condizioni dei contadini in Basilicata e in Calabria (1910). Volume I.”,”””Più che qualunque altra regione d’Italia, Calabria e Basilicata, dividono, insieme alla Sicilia, il tristissimo privilegio dei terremoti frequenti”” (pag 60) Capitolo VII: ‘La grande causa modificatrice: l’emigrazione’ (pag 153-206) “”Dopo l’emigrazione è diminuita la delinquenza violenta. Il brigantaggio è finito. Ormai dovunque, anche nella Sila, si può viaggiare tranquillamente, senza tema di aggressione o di sequestro di persona. Le campagne sono tranquille, ed i proprietari, per questo verso, potrebbero attendere alla cura dei loro fondi, senza alcun timore. Si deline invece un aumeno della delinquenza femminile e dei minorenni, e non vi è estraneo il troppo lungo abbandono dei capi famiglia, cui non si è sostituita alcuna provvidente azione di tutela sociale”” (pag 197) “”Questo enorme movimento emigratorio, che non ha precedenti nella storia d’Italia, costituisce la causa modificatrice più profonda dell’assetto economico, morale, sociale del sud d’Italia, all’infuori di ogni influenza del Governo e della borghesia. In conclusione, quel capitale circolante, che era scomparso dal sud, per effetto di molteplici circostanze storiche, dall’unità nazionale in poi, quel capitale circolante che la borghesia ha vanamente e lungamente chiesto allo Stato, mercé sgravi tributari, opere pubbliche, diffusione del credito, oggi lo va formando il popolo, mercé i risparmi sugli alti salari guadagnati all’estero, ed inviati in patria. Quella elevazione di cultura e di incivilimento, che la borghesia dirigente e quietista non aveva saputo ancora assicurare al minuto popolo, sono stati conquistati dai più umili, andando fuori patria, mescolandosi fra democrazie più operose e ricche. Il popolo va risolvendo il problema da sé. Seguendo l’istinto di conservazione e di sviluppo, che le grandi masse hanno da natura, ha trovato la soluzione a portata di mano con l’andarsene. (…) Per quest’insieme di fattori derivanti dall’emigrazione, la vecchia società, scossa nei suoi cardini economici, giuridici, e morali, si travaglia nell’elaborazione di un più largo e soddisfacente assetto, pel quale ancora non esistono tutte le indispensabili condizioni generali. Questo lento lavorio, che presenta un’importanza capitale, era fin qui passato inosservato. L’emigrazione fu per molti anni argomento di fastidio all’interno, quasi di pubblica sicurezza, e di umiliazione nazionale all’estero, epperò causa di debolezza nei rapporti con gli Stati esteri. Avvertito il danno della scomposizione demografica, ed il vantaggio della capitalizzazione monetaria, è derivato negli ultimi anni un movimento di attenzione pubblica e da parte dello Stato. Si è ottenuta così una legislazione protettiva dell’emigrante, e dei suoi risparmi. Ma l’opera di cosciente direttiva è ancora al suo inizio, e richiede il suo compimento. La stessa inchiesta presente sulle condizioni dei contadini deve addurre ad una esatta visione delle cose, per preparare un domani migliore. Ora è innegabile che l’emigrazione, se si saprà intenderla ed utilizzarla, costituirà il più possente fattore di rinnovamento interno, e di più saldi rapporti internazionali con quei paesi, verso cui si avviano in massa gli italiani. Quando danaro mandano ogni anni gli emigrati in Basilicata e in Calabria? Il calcolo non si può tentare con sicurezza, e né meno con approssimazione. Da una serie di dati induttivi si può ritenere che si tratti di somme rilevantissime, probabilmente superiore a ogni nostra credenza. Molti paesi si può dire che vivano esportando uomini. Alcuni agenti delle imposte (come quello di Castrovillari) nota che la piccola proprietà da qualche tempo paga puntualmente le imposte, mentre la grossa e la media si trovano in imbarazzo. Nondimeno non è da negare che la emigrazione abbia portato inconvenienti profondi. E molti desidererebbero che si trovasse modo di limitarla”” [Capitolo VII: ‘La grande causa modificatrice: l’emigrazione’] (pag 199-200)”,”ITAS-208″
“NITTI Francesco S.; a cura di Rolando NIERI e Romano P. COPPINI”,”Scritti politici di Francesco S. Nitti.”,”F.S. Nitti (Melfi 1868 – Roma 1953) [‘Assurdo’ è l’accostamento tra Marx e Gobineau!] “”Né le teorie di Marx né quelle di Gobineau hanno la minima base, però hanno la stessa azione dissolvente e stimolano passioni della stessa natura, ma in senso inverso. Marx contava sulla scomparsa delle classi medie, le quali sono appunto quelle che hanno il maggior peso nella società contemporanea. Ogni movimento marxista produce come reazione un movimento nazionale, che, presto o tardi, prende un carattere nazionalista. La teoria marxista del plusvalore non è più vera della teoria ariana di Gobineau: lo Spartaco leggendario di Marx è un personaggio altrettando assurdo del Witikingo dei nazisti. Ma la propaganda marxista dell’idea di dittatura del proletariato ha giustificato l’esistenza di dittature nazionaliste e ha diminuito nei popoli il sentimento della democrazia e della libertà”” (pag 263) [Gli anni della crisi. Bolscevismo e fascismo. Epilogo]”,”ITAS-020-FF”
“NITTI Francesco Saverio”,”La libertà. (1926)”,” Questo studio è dedicato al nonno Francesco Nitti carbonaro e liberale, trucidato per la libertà nella reazione borbonica del 1861; ai suoi figli che nel 1848 ebbero persecuzioni, condanne ed esilio; a mio padre milite oscuro e fervente dell’idea liberale, membro della Giovane Italia, tribuno della Falange Sacra di Mazzini e soldato di Garibaldi nelle guerre d’indipendenza dell’Italia; a mio figlio Vincenzo volontario di guerra a 16 anni… [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”ITAD-009-FMB”
“NITTI Francesco Saverio”,”La pace. (1925)”,” [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”EURx-001-FMB”
“NITTI Francesco Saverio”,”La tragedia dell’Europa. Che farà l’America? (1924)”,” [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLI’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”EURx-003-FMB”
“NIVAT Georges”,”Regards sur la Russie de l’an VI. Considerations sur la difficulté de se liberer du despotisme.”,”NIVAT è considerato come uno dei maggiori slavisti francesi contemporanei. Allievo di Pierre PASCAL, ha scritto molte opere e articoli sulle varie facce della storia e della cultura russa del passato e del presente. Ha scritto in particolare un libro su SOLJENITSYN tradotto e pubblicato a Mosca. E’ Prof di letteratura e civilizzazione russa all’Univ di Ginevra. Nel 1993 ha pubblicato un primo giornale di viaggio, ‘Impressions de Russie An Un’. Parlava della nascita in quel paese della libertà politica, religiosa, quotidiana riscontrata nel 1992. Cinque anni dopo NIVAT ritorna a Mosca e in provincia e pure in Ucraina.”,”RUSx-026″
“NIVEAU Maurice”,”Storia dei fatti economici contemporanei.”,”””La pressione demografica fattore di sviluppo”” (La rivoluzione industriale in Inghilterra (1760-1830) (pag 25)”,”ECOI-139″
“NIVEAU Maurice CROZET Yves”,”Histoire des faits économiques contemporains.”,”””La Conferenza monetaria internazionale che si tenne a Genova nel 1922 adottò un certo numero di “”risoluzioni”” la cui nona stabiliva l’ adozione del gold exchange standard. Queste risoluzioni evidenziavano quattro punti essenziali: 1. Il mantenimento del valore oro di una moneta deve essere assicurato da una riserva adeguata di beni che non sia necessariamente l’ oro; 2. Quando il progresso lo permetterà, alcuni paesi partecipanti potranno stabilire un mercato libero dell’ oro e diventare così dei centri-oro; 3. I paesi partecipanti potranno, oltre alle loro riserve d’ oro, detenere in altri paesi partecipanti degli averi sotto forma di depositi, di tratte, di effetti a corto termine e altre risorse liquide appropriate; 4. La convenzione si baserà dunque su un gold exchange standard. Questa convenzione alla quale si fa allusione non sarà mai firmata ma il sistema proposto funzionerà tra il 1922 e il 1930. Questo sistema aveva per primo obiettivo di economizzare l’ oro il cui stock mondiale non era aumentato allo stesso ritmo rispetto ai prezzi nel corso della guerra del 1914-1918. Di conseguenza si sperava di evitare gli effetti deflazionistici che un ritorno generale allo standard non avrebbe mancato di produrre””. (pag 393)”,”ECOI-187″
“NIVEAU Maurice”,”Les politiques et l’ école. Entre le mensonge et l’ ignorance.”,”Rapporti regioni – università. “”L’ insegnamento superiore e la ricerca sono, evidentemente, fattori di sviluppo economico, sociale e culturale di una regione, di un dipartimento o di una città. La regione Rhône-Alpes, fin dall’ inizio, ha deciso di partecipare al finanziamento dei lavori di ricerca scientifica suscettibili di favorire l’ attività economica delle imprese e l’ occupazione. Dato questo, i negoziati sono quasi permanenti tra le istanze regionali – in cui uno dei direttori è incaricato della ricerca scientifica – e i presidenti delle università e direttori delle grandi scuole (8 università e 31 grandi scuole pubbliche e private nelle due accademie di Lione e Grenoble).”” (pag 216)”,”GIOx-038″
“NIVEAU Maurice”,”Historia de los hechos económicos contemporáneos.”,”NIVEAU Maurice “”Arnold Toynbee fue uno de los primeros en utilizar esta exprésion (“”revolución industrial””, ndr) en sus ‘Conferencias sobre la revolución industrial en Inglaterra’, publicadas en 1884. Sin embargo John Stuart Mill en sus ‘Principios’ y Karl Marx en ‘El Capital’ hablan ya de la “”revolución industrial””. En el capítulo XV de ‘El Capital’, libro primero, Marx escribe: “”Cuando John Wyatt en 1735 dio a conocer su máquina de hilar y, con ella, ‘la revolución industrial del siglo XVIII’, no dijo ni una palabra de que el hombre sería suplantado como motor por el asno, y, sin embargo, fue sobre el asno sobre quien recayó este papel”” (Karl Marx, Oeuvres, t. I. p. 915). ¿No es acaso de la historia económica de Gran Bretaña de donde Marx ha extraido sus elementos de análisis? “”Estudio – escribe – el modo de producción capitalista y las relaciones de producción y de intercambio que le corresponden. Inglaterra es el luga clásico de esta producción. Esta es la razón por la cual extraigo de este pais los hechos y los ejemplos principales que sirven de ilustración al desarrollo de mis teorías… El país más desarrollado industrialmente muestra, a los que le siguen en la escala industrial, la imagen de su propio porvenir”” (Prefacio a la primera edición de ‘El Capital’). Cuna de la sociedad industrial capitalista, Inglaterra ofreció a Karl Marx un campo de observación privilegiado sobre el que pudo fundar su doctrina””. (Maurice Niveau, Historia de los hechos económicos contemporáneos, 1985) (pag 25)”,”ECOI-315″
“NIVEAU Maurice”,”Storia dei fatti economici contemporanei.”,”Il grande dovere del proletariato. “”La prima Associazione internazionale dei lavoratori fondata a Londra il 28 settembre 1864 dovette affrontare gli stessi problemi di orientamento. Le ‘Trade Unions’ britanniche e i proudhoniani francesi auspicavano l’emancipazione dei lavoratori mediante l’istruzione, il mutualismo e le rivendicazioni economiche. Ma Karl Marx non scindeva l’economia dalla politica. Nel suo indirizzo inaugurale all’AIL del 28 settembre 1864 dichiarava: “”Il grande compito della classe operaia, è di conquistare il potere politico””. Nel redigere gli statuti dell’AIL Marx precisava il suo pensiero e la sua tattica nell’articolo 7, a: “”Nella sua lotta contro il potere unificato delle classi possidenti, il proletariato può agire come classe solo organizzandosi in partito politico autonomo, che si oppone a tutti gli altri partiti costituiti dalle classi possidenti… L’unione delle forze della classe operaia che essa ha già raggiunto grazie alla lotta economica, deve anche servirle di leva nella lotta contro il potere politico dei suoi sfruttatori. Siccome i magnati della terra e del capitale utilizzano sempre i loro privilegi politici per difendere e perpetuare i loro monopoli economici e per asservire il lavoro, così la conquista del potere politico è diventato il grande dovere del proletariato”” (Karl Marx Friedrich Engels, Opere scelte, a cura di L. Gruppi, 1966, p. 766).”” [Maurice Niveau, Storia dei fatti economici contemporanei, 1972] (pag 129) Rivoluzione industriale (pag 17)”,”ECOI-014-FPA”
“NIVEAU Maurice”,”Storia dei fatti economici contemporanei.”,”Appunti manoscritti di RC”,”ECOI-001-FC”
“NIVEAU Maurice”,”Storia dei fatti economici contemporanei.”,”Appunti manoscritti di RC”,”ECOI-001-FGB”
“NIVEAU Maurice”,”Storia dei fatti economici contemporanei.”,”Maurice Niveau est recteur honoraire de l’Université de Lyon-II.”,”ECOI-183-FL”
“NIVEN Ivan”,”Numeri razionali e numeri irrazionali.”,”Ivan Niven è nato a Vancouver (Canada) nel 1915. Ha studiato alla Università della british Columbia e all’Università di Chicago. Ha insegnato all’Università dell’Illinois, alla Purdue University e a Stanford. É attualmente professore di Matematica all’Università dell’Oregon. É stato direttore di riviste matematiche come l’American Mathematical Monthly e il éacific Journal of Mathematics.”,”SCIx-138-FL”
“NIVET Philippe COMBEAU Yvan”,”Histoire politique de Paris au XXe siecle. Une histoire locale et nationale.”,”COMBEAU è Professore di storia contemporanea all’ Università di La Reunion. NIVET è Maitres de conferences d’ histoire contemporaine all’ Université de Picardie. Entrambi hanno scritto varie opere (v.retrocopertina).”,”FRAV-067″
“NIXON Richard”,”Le memorie di Richard Nixon. Volume 2.”,”Ruolo dei media. “”Benché nessuna accusa di nessun genere fosse stata fatta contro di me direttamente, una indigine Gallup accertò che oltre il 40 per cento della popolazione pensava che fossi stato informato in precedenza del piano Watergate. Nella stessa indagine il 53 per cento pensava che lo spionaggio telefonico null’altro era se non “”politica, quel tipo di attività che vedeva impegnati entrambi i partiti”””” (pag 384)”,”USAS-190″
“NIXON Richard”,”The Real War.”,”””La terza guerra mondiale è iniziata prima che seconda guerra mondiale si concludesse”” (pag 17) Il Golfo Persico: la giugulare del petrolio. “”Both military and economic power now depend on oil. This basic fact makes the Persian Gulf the eye of the global storm in this final decades of the twentieth century. If the Soviet Union gains the power to torn off the oil spigots of the Middle East, it will gain the power to bring most of the industrialized West to its knees. To achieve this, it is not necessary that the Soviets actually take over the nations of the Persian Gulf, as they took over Afghanistan. Their purpose can also be served by external pressures or internal upheavals that deny those countries’ resources to the West”” (pag 71-72)”,”USAQ-094″
“NIXON Richard”,”Real Peace.”,”””Both China and the United States should increase their military strength todeter Soviet aggression in Asia. An important goal in any talks between the Reagan Administration and China’s pragmatic new leadership should be to generate more action and less talk about joint defensive efforts. Public posturing about our military cooperation only irritates the Soviets. It does not frighten or deter them. The relationship between the U.S. and China, however, must be more that simply a strategic and military one. Many, by speaking flippantly of “”playing the China card””, imply that one billion Chinese are just an ace in the hole for the U.S. to deploy against the Russians whenever it suits our interests. This trivializes a profoundly important relationship. If two nations treat their relationship like a game of cards, what they build will be a house of cards that will collapse when it with the first ill wind.”” (pag 69) Giappone alleato strategico per l’alleanza occidentale, l’Occidente, la Nato. Il miracolo economico giapponese nel 2° dopoguerra è una sintesi senza precedenti di Occidente e Oriente (pag 56)”,”USAQ-095″
“NIZAN Paul”,”Cronache di settembre. Il patto di Monaco.”,”Nato a Tours nel 1905 da famiglia proletaria, NIZAN ha impersonato l’intellettuale impegnato, amico di Jean-Paul SARTRE, romanziere e autore di pamphlets e di ricostruzioni storiche (‘I materialisti dell’ antichità’. E’ stato una figura di primo piano della cultura marxista francese tra le due guerre. Membro del PCF e giornalista all’ ‘Humanité’ e a ‘Ce soir’ come redattore di politica estera (è da questa sua esperienza che il libro presente è il frutto), dopo il patto HITLER-STALIN uscì dal PCF su posizioni di sinistra. Morì a Dunquerque nel maggio del 1940.”,”GERN-017″
“NIZAN Paul”,”Les materialistes de l’ antiquité. Democrite – Epicure – Lucrece.”,”‘Lenin difese Epicuro contro le ‘calunnie’ che Hegel moltiplicò contro di lui'”,”FILx-186″
“NIZAN Paul a cura”,”I materialisti dell’ antichità. Scelta di testi di Democrito, Lucrezio, Epicuro.”,”Epicuro, Lucrezio e la scienza. “”D’ altra parte, Lucrezio è contemporaneo di un grande movimento nel campo delle scienze naturali. Un autore reazionario come Varrone è sollecitato dalla curiosità scientifica: questo enciclopedista appassionato dalla restaurazione storica, archeologica dei vecchi valori romani, si orienta anche verso gli studi sull’ agricoltura concepita scientificamente, sulla meteorologia, sulle esperienze di fisica. Un’ epoca di ricerche concrete è incominciata, e i suoi caratteri sono assai differenti da quelli che contraddistinguevano la scienza greca: la scienza romana è orientata verso gli studi pratici: questi mercanti, questi colonizzatori, questi costruttori, questi soldati hanno poca passione per la teoria pura. Si occupano di astronomia, ma ben di più li attira la scienza della misurazione del terreno, la tecnica militare, l’ architettura, l’ idraulica, la medicina. Vengono fatte ricerche sulle maree, si scopre la legge dei vasi comunicanti, la tracheotomia, si fissa la distinzione tra malattie croniche e malattie acute, viene lanciata in patologia l’ ipotesi di micro-organismi. Questo è il retroterra culturale da cui prese alimento lo sforzo teorico, lasciato isolato in Roma, del pensiero di Lucrezio. Era presente in Epicuro una sorta di profonda indifferenza nei riguardi dello specifico della scienza: tutta la ricerca fisica era dominata da un utilitarismo etico. Questa massima riassume tutto: … non era possibile senza lo studio della natura avere pure gioie. La scienza non era che un mezzo di salvezza spirituale, la forza che scaccia l’ angoscia; Epicuro non aveva il gusto della scienza in quanto scienza. Epicuro – afferma Marx – procede però con immensa nonchalance nella spiegazione dei singoli fenomeni fisici. Da ciò deriva uno schematismo, indubbiamente assai meno rozzo che in Democrito, ma molto sensibile. Lucrezio non si esenta dal proclamare che l’ etica comanda alla fisica, che la scienza non è che un mezzo di cui la felicità è il fine, e tuttavia egli si rivela poi meno fedele di Epicuro alla lettera della dottrina. Lo domina una passione scientifica, in particolare in tutte le questioni concernenti la psicologia dell’ uomo, la preistoria, l’ evoluzione della vita e dell’ umanità. In tal modo si afferma, malgrado alcune ingenuità ed alcuni errori teorici che non potevano essere evitati, una interpretazione conseguente ed organica del materialismo. In Lucrezio sono presenti tutti gli elementi essenziali della dottrina materialistica. (…)””. (pag 56-58)”,”FILx-296″
“NIZAN Paul, a cura di Susan SULEIMAN”,”Letteratura e politica. Saggi per una nuova cultura.”,”Paul NIZAN (Tours, 1905) (centenario della nascita nel 2005) muore in guerra a Dunkerque nel 1940. Romanziere ‘Antoine Bloyé’ ‘Il cavallo di Troia’, ‘La cospirazione’, autore di lucidi pamphlets ‘Aden Arabia’, ‘I cani da guardia’, di interventi politici ‘Chronique de septembre’, di acuti recuperi storici ‘I materialisti dell’ antichità’ è una delle figure di primo piano della cultura marxista francese tra le due guerre. Drieu la Rochelle. “”Fascismo considerato come periodo di transizione tra capitalismo e socialismo. Teoria del capo e, ancora, affermazione di un’ identità essenziale tra Mussolini e Hitler, da una parte, e tra Lenin e Stalin, dall’ altra. Ed è vero anche che Drieu non vede affatto questo capo fare la sua apparizione in Francia perché in Francia non lo si è ancora meritato: “”Un capo è una ricompensa per degli uomini audaci e di volontà. Noi ne siamo ancora lontani””””. (pag 65)”,”VARx-153″
“NIZAN Paul”,”I cani da guardia. Può darsi benissimo che i filosofi non abbiano alcuna intenzione di ingannare. Ma la loro filosofia riposa sulla schiavitù.”,”Paul NIZAN (1905) nato da una famiglia operaia, fu professore di filosofia nei licei e membro del PCF fino al 1939 (ruppe in occasione del patto Hitler-Stalin). Collaboratore dell’ Humanité poi direttore della pagine di politica internazionale di “”Ce soir””, scrisse saggi e romanzi tra cui ‘Eden-Arabia’ e ‘La cospirazione’. Dopo l’uscita dal PCF subì la calunnia politica degli esponenti di quel partito e la congiura del silenzio, rotta dal vecchio amico Jean-Paul SARTRE e recentemente dall’ iniziativa dell’ editore Maspero. Morì combattendo contro i tedeschi presso Dunkerque nel 1940. “”Una volta che la rivoluzione borghese ebbe distrutto quel sistema di istituzioni da cui veniva ostacolata la crescita della sua vigorosa giovinezza, dovette essere rimpiazzato anche il potere spirituale. Le piazzeforti che sotto la monarchia erano tenute dalla Chiesa per il re e per i nobili, furono occupate, sotto la Repubblica, dalla scuola e dell’ università di Stato. Tutto un susseguirsi di operazioni, che si è concluso sotto gli occhi dei nostri genitori, ha innalzato il chiericato laico allo stesso livello del chiericato ecclesiastico: sia l’ uno che l’ altro hanno la funzione di assicurare la presenza nello Stato di ogni sorta di persuasione, di ogni sorta di propaganda spirituale. Bisogna arrivare a capire che l’ Università non è altro che la leva spirituale dello Stato, che essa costituisce, chiarisce e diffonde i valori generati sul piano dello “”Spirito”” da quegli stessi interessi che lo Stato temporale difende””. (pag 78)”,”FILx-320″
“NIZAN Paul”,”Aden Arabia.”,”ex libris di GB e PS “”Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”” (pag 166) Paul Nizan. Nato a Parigi nel 1905, Paul Nizan frequenta insieme a Sartre l’ Ecole Normale Superieure. Tornato da Aden aderisce al Partito Comunista francese, da cui si dimette alla notizia del patto germano-sovietico del 1939. Muore nel 1940 durante la battaglia di Dunkerque. Sulla retorica del viaggio. “”Non c’è che una specie di viaggi che abbia valore: quello diretto verso gli uomini. E’ il viaggio di Ulisse, avrei dovuto saperlo se non avessi fatto gli studi umanistici per niente. E finisce naturalmente, questo viaggio, col ritorno. Tutto il valore del viaggio è racchiuso nel suo ultimo giorno. Quanto alla poesia, che gli ultimi elementi minerali dei viaggi possano sprofondare nell’oblio dei mari! Lo spazio non contiene beni per gli uomini. Ci sono scrittori che parlano delle lezioni contenute nei paesaggi: fingono di credere che pietre e cielo si abbandonino a una mimica che fa di loro dei precettori. In cambio gli uomini possono imitare gli atteggiamenti e le virtù morali di una città, di un territorio, di un’area di vegetazione: serenità, intelligenza, grandiosità, disperazione, voluttà. Ma i viaggiatori seri hanno dato poco peso a questa retorica: i viaggi di Montaigne sono asciutti, quelli di Cartesio nudi del tutto, di sfuggita si interessano agli uomini. Un uomo non è un occhio che guarda, un orecchio che ascolta. Lo spazio non rientra per niente tra le complicazioni aggiunte da secoli di cultura alle sue diverse parti. Non dice parola, è pronto a ricevere tutto ciò che gli uomini faranno. E’ un ricettacolo, una cera, non occorre prendere impronte umane per qualche proprietà della cera vergine”” (pag 131)”,”GIOx-096″
“NKUITCHOU NKOUATCHET Raoul”,”Les ouvrières du fast-food. Les enjeux sociaux du flux tendu dans la restauration rapide.”,”””Plus qu’une définition, faisons appel à una image de Georges Friedmann, pour signifier ce qu’est un travail pauvre. Dans ‘Où va le travail humain?’ il cite longuement Georges Navel, un ouvrier écrivain, qui avait publié ‘Parcours’, en 1945, chez Gallimard, et ‘Travaux’ chez Stock, la même année. Georges Navel a douze ans vers 1916, il est le cadet de treize enfants, d’ascendance paysanne. Quelques années plus tard, l’usine happe le jeune Navel. Il raconte son expérience du travail pauvre et dur: “”Je n’étais pas encore mûr pour la rudesse, la grossièreté des adultes. La vie à l’atelier “”pour toujours”” commençait à me faire peur. Je me demandais si c’est encoire loin, la mort, et si on est forcé de vivre jusqu’au bout””. Plus loin, Navel poursuit, pathétique: “”Le bruit ‘saoule, abrutit’. Le bruit est parfois auxiliaire de la vitesse, parce qu’il ‘dope’ l’opérateur. Plus encore que nos gestes. (…) ‘On est dans la même journée qu’hier et que demain. (…) La plus grande fatigue est d’être absent à ce que l’on fait””. (pag 108)”,”CONx-181″
“NOBECOURT Jacques”,”Italia al vivo.”,”Corrispondente romano di ‘Le Monde’, Jacques NOBECOURT ha vissuto le fasi più importanti della vita economica, politica e sociale italiana. Nato a Rouen nel 1923, dopo aver fatto studi storici si è dedicato al giornalismo. E’ poi passato da Combat al Parisien liberé per entrare tra i suoi corrispondenti stranieri di Le Monde. E’ uno specialista di questione italiane e tedesche.”,”ITAP-063″
“NOBECOURT Jacques”,”Italia al vivo.”,”Corrispondente romano di ‘Le Monde’, Jacques NOBECOURT ha vissuto le fasi più importanti della vita economica, politica e sociale italiana. Nato a Rouen nel 1923, dopo aver fatto studi storici si è dedicato al giornalismo. E’ poi passato da Combat al Parisien liberé per entrare tra i suoi corrispondenti stranieri di Le Monde. E’ uno specialista di questione italiane e tedesche.”,”ITAS-015-FV”
“NOBECOURT Jacques”,”Il colpo di coda di Hitler. La battaglia delle Ardenne.”,”«Il nemico può darci l’occasione di trasformare la sua mossa più ardita nella sua più grande sconfitta» (Eisenhower, Ordine del giorno del 22 dicembre 1944) “”L’anticipo di otto giorni imposto all’offensiva russa non aveva provocato gran problemi, dal momento che i preparativi erano stati condotti per lunghi mesi senza incontrare difficoltà considerevoli. Non è neppure avventato pensare che, vedendo i Tedeschi impegnati sul fronte Ovest, Stalin abbia giudicato opportuno precipitare le cose. Così la bilancia dei servizi resi era più o meno in pari, ma né Churchill né Roosevelt fecero valere i benefici che Stalin aveva ricevuto dall’offensiva delle Ardenne, e quest’ultimo non insistette troppo sui meriti del suo intervento. Il momento, d’altronde, non era il più adatto per impegnarsi in una simile discussione, inevitabilmente sterile e che riuschiava di trasformarsi, da una parte come dall’altra, in un processo alla intenzioni. Restava però da risolvere un problema comune, che esigeva il mantenimento di un clima favorevole alla trattativa: come chiudere la partita con la Germania, ora che era attaccata su tutte le sue frontiere? Ben più dei risultati dell’offensiva delle Ardenne, ben più di quelli della stessa offensiva russa, pesavano sulla bilancia le sollecitazioni effettuate dai capi di Stato Maggiore nei confronti di Roosevelt e Churchill. Essi auspicavano la collaborazione delle operazioni aeree e terrestri, il proseguimento delle sforzo sovietico, e insistevano presso gli uomini politici affinchè non fosse trascurato nulla per «incoraggiare lo sforzo bellico dei Russi» (Churchill). Preoccupati per la guerra col Giappone che non riuscivano a vedere conclusa prima di diciotto mesi, scettici nei confronti della bomba atomica – di cui il Presidente Roosevelt conosceva le promesse fin dal 30 dicembre – i capi di Stato Maggiore americani temevano addirittura di vedere Stalin prendere posizione neutrale o perfino fare la sua politica, alleandosi al Giappone. Queste preoccupazioni mettevano di nuovo gli Alleati nella posizione di postulanti; l’offensiva delle Ardenne non era ormai che un episodio chiuso, ma c’era ben altro da fare che tirare le somme dei conti aperti tra Alleati. Era l’avvenire che presiedeva a tutte le azioni e, senza la collaborazione sovietica, la vittoria restava sempre una possibilità aleatoria. Senza invischiarsi di proposito in un cattivo processo, non si può dare un giudizio assoluto sulla conferenza di Yalta; vorrebbe dire vendere a buon mercato gli imperativi politici che derivavano esclusivamente dalle necessità del momento. Perfino Foster Dulles ha preso le difese di Roosevelt di cui dice: «Non ha abbandonato nulla di ciò che gli Americani possedevamo o dominavamo realmente (…). Né lui, Né Churchill erano in condizioni di esercitare una pressione decisiva sulla Russia, per ottenere concessioni maggiori di quelle che in effetti riuscirono ad ottenere»””. (pag 382-383)”,”QMIS-006-FGB”
“NOBERASCO Filippo SCOVAZZI Italo”,”Storia di Savona. Vicende di una vita bimillenaria. Volume primo. Dalle origini al tramonto delle civiche libertà.”,”Nuova edizione riveduta ed ampliata da Italo SCOVAZZI prima della morte (1964) e successivamente ordinata a cura di Nicolò BESIO.”,”LIGU-050″
“NOBERASCO Filippo SCOVAZZI Italo”,”Storia di Savona. Vicende di una vita bimillenaria. Volume secondo.”,”Iconografia e aggiornamento bibliografico a cura della Società Savonese di Storia Patria. A pagina 206 nella nota 12 si cita A. CERVETTO, Le lotte operaie alla Siderurgica di Savona (1861-1913), in ‘Movimento operaio’ luglio agosto Milano 1954″,”LIGU-051″
“NOBILE Michele”,”L’ «operazione polacca» nel quadro del grande terrore di Stalin, 1937-1938.”,”‘Sui numeri il consenso è generale: nel 1937-1938 gli organi del Nkvd arrestarono circa un milione e mezzo di persone, di cui oltre 1.300.000 furono condannate, a queste si possono aggiungere le 420-450 mila persone condannate a una pena che poteva arrivare a cinque anni di campo…’ (pag 7) ‘Per quanto avvenisse nel quadro della lotta al presunto “”sabotaggio”” del raccolto di grano da parte dei kulaki (era in corso la carestia) secondo Terry Martin a marcare il passaggio dalle deportazioni su base di “”classe””, prevalenti prima del 1933, alle deportazioni su base “”etnica”” prevalenti fino al 1953 fu l’ordine di deportare l’intera popolazione cosacca di Poltava nel dicembre 1933, seguito da analogo ordine per altre due città. Nel corso della “”pulizia”” successiva all’omicidio di Kirov le nazionalità non-russe vennero colpite pesantemente (…)’ (pag 11)”,”POLx-004-FGB”
“NOBILI Massimo”,”Guida alla tesi di laurea in materie giuridiche e politico sociali.”,”NOBILI Massimo”,”GIOx-082″
“NOBLE David F.”,”Progettare l’America. La scienza, la tecnologia e la nascita del capitalismo monopolistico.”,”Tecnologia come produzione sociale, industria istruzione e ingegneri, la riforma della grande industria come progetto di produzione industriale, la scienza al servizio dell’industria, tecnologia e uomo, standardizzazione scientifica e industriale, management e sviluppo ingegneria. NOBLE, nato a NY, ha svolto dapprima attività di ricerca nel campo della chimica e biochimica, ha poi conseguito il titolo di Ph. D. all’ Univ di Rochester. Dalla metà degli anni ’70 è passato al MIT pubblicando libri di storia della tecnologia e dell’ organizzazione del lavoro.”,”USAS-022″
“NOBLE David F.”,”Progettare l’America. La scienza, la tecnologia e la nascita del capitalismo monopolistico.”,”Tecnologia come produzione sociale, industria istruzione e ingegneri, la riforma della grande industria come progetto di produzione industriale, la scienza al servizio dell’industria, tecnologia e uomo, standardizzazione scientifica e industriale, management e sviluppo ingegneria. NOBLE, nato a NY, ha svolto dapprima attività di ricerca nel campo della chimica e biochimica, ha poi conseguito il titolo di Ph. D. all’ Univ di Rochester. Dalla metà degli anni ’70 è passato al MIT pubblicando libri di storia della tecnologia e dell’ organizzazione del lavoro.”,”USAE-006-FPA”
“NOCE Teresa”,”Gioventù senza sole.”,”Teresa NOCE nacque a Torino nel 1900. Cominciò a lavorare a sei anni portando il pane. Fu poi stiratrice, sarta, operaia. Dal 1921 militò nel PCI ed ebbe incarichi di direzione. Partecipò alla guerra di Spagna. Ebbe incarichi di direzione in Francia tra i Francs tireurs partisans. Nel 1943 venne arrestata e finì nel lager di Ravensbruck. Tornata in Italia fu dirigente e parlamentare del PCI.”,”MITT-083″
“NOCE Teresa”,”Rivoluzionaria professionale. La storia del PCI nella vita appassionata di una donna.”,”””Il rapporto di Dimitrov mi fu consegnato scritto, affinché come tutti i delegati potessi studiarlo prima che lui lo pronunciasse. Ma una cosa era leggerlo e un’ altra sentirlo, anche se Dimitrov parlò in russo, lingua che conosceva alla perfezione. Era davvero un grande oratore, non solo eloquente e di logica serrata come aveva provato al processo di Lipsia, ma appassionato e in grado di trascinare i compagni, il Congresso e le masse. Faceva sentire le cose agli altri come lui le sentiva. Non aveva l’ oratoria fredda e burocratica che spesso caratterizzava i nostri compagni. Dimitrov sapeva mettere calore umano anche nei concetti politici più diffusi e astrusi.”” (pag 189)”,”PCIx-126″
“NOCE Tiziana”,”Benedetto XV.”,”Tiziana NOCE insegna storia contemporanea al Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università della Calabria. Si occupa di storia politica delle donne. “”L’orizzonte culturale di Benedetto XV è quello della Chiesa prima del Concilio Vaticano II, tutto interno all’ideologia di cristianità: la guerra è una punizione della Provvidenza per il distacco dell’umanità dalla religione, “”una punizione divina per il peccato che la società contemporanea ha compiuto abbandonando la sua dipendenza dalla religione e dalla chiesa”” (Menozzi). Essa è allo stesso tempo un’espiazione di questo peccato, solo il ritorno del papato a guida delle relazioni fra gli Stati garantisce il ritorno della pace. Il male originatosi nel XVIII secolo con lo scopo di “”rovinare i fondamenti cristiani della società”” aveva infine provocato la guerra e solo il riavvicinamento alla religione poteva porvi fine. A conferma di tale lettura il clero segnalava che dall’inizio della guerra c’era stato un ritorno della gente alla preghiera, e Benedetto XV e i cattolici ne deducevano il carattere provvidenziale del conflitto nonché l’opportunità di incrementare idonee forme e espressioni della pietà. Questa di Benedetto XV è una lettura della guerra largamente egemone nel mondo cattolico, risalente alle teorie reazionarie del de Maistre e della cultura intransigente ottocentesca. La curia e l’autorevole rivista dei gesuiti, ‘La Civiltà Cattolica’, la sostenevano integralmente, enfatizzando la funzione catartica, espiatrice della carneficina in corso, mentre altri, tra cui lo stesso Papa, non facevano cenno a questa specifica funzione, pur individuando le origini della guerra nell’apostasia e il ritorno alla pace nell’affermazione del ruolo arbitrale e direttivo del Papa fra le nazioni””. (pag 42-43) “”Le accuse di filogermanesimo alla Santa Sede raggiungono il loro culmine alla fine del 1916 con lo scoppio del cosiddetto “”caso Gerlach””, uno scandalo che coinvolge monsignor Rudolph Gerlach, uno dei sei camperieri segreti responsabili del servizio diretto al Papa, accusato di spionaggio e complicità nel misterioso affondamento di due fra le migliori navi della flotta militare italiana, la ‘Leonardo da Vinci e la Benedetto Brin’. La condotta di vita del cameriere segreto, molto apprezzato nelle famiglie importante romane, fornito di cospicue disponibilità economiche e auto di lusso, lo espone a sospetti, mentre le inchieste confermano che egli finanzia due giornali cattolici usati per criticare il governo italiano e la guerra che conduce, e per apprezzare invece la condotta degli Imperi centrali. Si insinua anche che questi giornali servano a trasmettere tramite messaggi cifrati informazioni di carattere politico e militare. Benedetto XV difende strenuamente il suo cameriere segreto e si accorda con il governo italiano per farlo espatriare in Svizzera prima che il processo abbia inizio. Gerlach è condannato insieme agli altri imputati ai lavori forzati a vita. Questa vicenda vede le relazioni fra l’Italia e la Santa Sede raggiungere il punto più basso: il Papa non accetta la corte che giudica Gerlach e la definisce “”il sinedrio massonico””; egli sostiene che il reale bersaglio sia lui stesso, per la sua opera di pacificazione e accusa a sua volta il governo italiano. La condotta di Gerlach non aiuta a distendere gli animi, al suo arrivo in Svizzera è accolto come un eroe e riceve numerose decorazioni”” (pag 53-54)”,”QMIP-182″
“NOCE Teresa (Estella)”,”Rivoluzionaria professionale.”,”Attività clandestina. Le valige dei proletari e dei funzionari. Il doppio fondo e la gara tra noi e l’Ovra; “”Comorga””, la Commissione di organizzazione del Partito che preparava i viaggi (pag 132) “”Nel Partito si avevano intanto avvenimenti di grande rilievo. La discussione sulla «svolta» provocò addirittura una crisi politica nella Direzioen, tanto che alla fine del mese di dicembre 1929 fu espulso Tasca e, nella primavera del 1930, Bordiga seguì la stessa sorte. Naturalmente le due espulsioni erano motivate da ragioni diverse, dato che le posizioni di Tasca erano differenti da quelle di Bordiga. Poi, di lì a qualche mese, vennero espulsi anche i «tre» che più si opponevano alla svolta: Ravazzoli, Tresso e Leonetti. Più tardi sarebbe stato espulso anche Tranquilli”” (pag 132) Le valigie proletarie (di cartone) degli emigrati e quelle dei funzionari… “”Le valigie dei funzionari erano invece inizialmente in cuoio, con un doppio fondo che si poteva togliere e rimettere. Questo perché dovevano spesso nascondere, nel doppiofondo, oltre al materiale clandestino, anche passaporti e carte di identità di ricambio, nonché il denaro necessario durante il soggiorno in Italia. Imparammo a truccare sempre meglio le valigie, ma anche la polizia imparava. (…)”” (pag 132)”,”PCIx-004-FSD”
“NOCELLA Roberto”,”Brasile.”,”Roberto Nocella è diplomatico. Nel corso del semestre di Presidenza italiana della UE ha prestato servizio presso la Direzione generale per i paesi delle Americhe. Attualmente lavora presso l’Ambasciata d’Italia a jerevan in Armenia. É consigliere redazionale di Limes.”,”AMLx-024-FL”
“NOCERA Raffaele TRENTO Angelo, con la collaborazione di Andrea PEZZE'”,”America Latina, un secolo di storia. Dalla Rivoluzione messicana a oggi.”,”R. Nocera insegna Storia dell’America Latina nell’Università di Napoli “”L’Orientale””. Ha condotto studi sul Cile, sulle relazioni interamericane e sulla politica estera italiana in Ameica Latina. A. Trento è stato docente di Storia dell’America Latina nell’Università di Napoli “”L’Orientale””. Si occupa di Brasile e Cuba, di emigrazione italiana nel continente sudamericano. Contiene tra l’altro i capitoli: ‘I primi passi del movimento operaio’ e ‘La Rivoluzione messicana’”,”AMLx-169″
“NOCK Albert Jay, a cura di Luigi Marco BASSANI”,”Il nostro Nemico, lo Stato.”,”NOCK (1870-1945) è una figura controversa. Autodidatta, abbandonò la famiglia e l’ufficio di pastore per trasferirsi dalla provincia nel 1910 a New York. Qui diventò editore di riviste, saggista e studioso di lingua e letteratura francese. Insieme a Henry MENCKEN costituì per quasi un trentennio la coppia libertaria più autorevole d’America sostenendo durante il New Deal i valori dell’individualismo. BASSANI (Chicago, 1963) è ricercatore confermato di storia delle dottrine politiche dell’Università di Milano.”,”TEOP-421″
“NOCK Albert Jay, a cura di Luigi Marco BASSANI”,”Il nostro nemico, lo Stato.”,”NOCK Albert Jay (1870-1945)è una delle figure intellettuali più controverse del Novecento americano. Autodidatta, abbandonò la propria famiglia e l’ufficio di pastore in provincia per trasferirsi nel 1910 a New York. Qui diventò editore di riviste, saggista e studioso di lingua e letteratura francese. Assieme a Henry Mencken costituì per un trentennio la coppia libertaria più autorevole d’america BASSANI (Chicago, 1963) è ricercatore confermato di storia delle dottrine politiche all’Università di Milano. Si occupa di pensiero politico americano fra la Rivoluzione e la guerra civile. Ha scritto ‘Il pensiero politico di Thomas Jefferson’ (2002). “”Negli Stati Uniti di oggi, i principali indici dell’aumento del potere dello Stato sono tre. Un primo indice è il livello di centralizzazione dell’autorità dello Stato. Praticamente tutti i diritti e poteri sovrani delle unità politiche più piccole – almeno tutti quelli abbastanza rilevanti da risultare appetibili – sono stati assorbiti dall’autorità federale; e questo non è tutto. Non solo il potere statale è stato accentrato a Washington, ma è stato così tanto concentrato nelle mani dell’Esecutivo che l’attuale regime è un regime di governo personale. E’ nominalmente una repubblica, ma in realtà è una monocrazia; anomalia curiosa ma estremamente caratteristica di un popolo poco dotato di integrità intellettuale. Il governo personale non è esercitato qui nello stesso modo che in Italia, in Germania ed in Russia, poiché, contrariamente a quanto accade in quei paesi, non vi è ancora un interesse statale che possa essere favorito in quel modo. Ma il governo personale è sempre governo personale; la modalità del suo esercizio è una questione di convenienza politica immediata, ed è determinata interamente dalle circostanze”” (pag 7-8)”,”DIRx-028″
“NOËL Bernard”,”Dictionnaire de la Commune.”,”Poeta e romanziere, NOËL Bernard, autore di studi sull’ arte e di monografie d’ artisti, ha pubblicato saggi che sfuggono alle classificazioni tradizionali.”,”MFRC-081″
“NOËL Leon”,”La Tchecoslovaquie d’avant Munich.”,”NOËL Leon è membro dell’ Institut, e ambasciatore di Francia. Profilo biografico dell’ autore (v. retrocopertina) L’ Europa, l’ anschluss, la guerra. “”Le potenze occidentali, che avevano commesso l’ errore, invano da me denunciato, d’ identificare la sorte dell’ Austria a quella di un uomo alla mercé di un colpo o di un accidente, avevano assistito a questo dramma con una passività che non poteva che incoraggiare gli intrighi degli hitleriani. Quattro giorni dopo il dramma, il 28 luglio 1934, io redassi per me stesso una nota che ho conservato. Malgrado la sua lunghezza, giudico utile riprodurla tanto essa è indicativa della grande debolezza delle potenze più interessate a difendere l’ indipendenza dell’ Austria. “”Carenza quasi completa. Si attende; ci si riserva: se questo continua, l’ Anschluss si farà e porterà alla guerra. (…)””. (pag 158)”,”EURC-072″
“NOËL Léon”,”De Gaulle et les débuts de la Ve Republique, 1958-1965.”,”NOËL Léon dell’ Accademia delle scienze morali e politiche, consigliere dei stato onorario, ambasciatore di Francia, membro del Consiglio di direzione del RPF, deputato RPF dello Yonne dal 1951 al 1956, presidente del Consiglio Costituzionale (1959-1965). “”Nel corso dei questo intervista di domenica 23 aprile, De-Gaulle non mi nasconde che egli si domandava se certi servizi segreti americani non avevano incoraggiato il tentativo di Challe e di Salan, non fosse che nel disegno di fare argine allo sforzo della Francia di dotarsi di un armamento nucleare. Egli tendeva a crederlo. L’ ipotesi mi sembrava verosimile. Essa andava ad essere confermata da Challe stesso che, a radio Algeri, non aveva timore di affermare che contava sull’ appoggio dei “”nostri amici americani””. Tutto spinge a pensare che la troppo famosa CIA (Central Intellgence Agency), che ha messo le mani in tanti colpi di stato, di rivoluzioni, id imprese avventurose e sanguinose – (…) – non sia stata estranea all’ avventura criminale di Algeri””. (pag 144-145)”,”FRAV-104″
“NOFFKE Eric”,”Cristo contro Cesare. Come gli ebrei e i cristiani del I secolo risposero alla sfida dell’imperialismo romano.”,”Eric Noffke (1968), pastore valdese presso la comunità metodista di Roma, ha studiato teologia a Roma, Heidelberg, Princeton e Basilea. “”Filone, in sintesi, adotta le convinzioni che, come vedremo, con l’esempio di Giuseppe Flavio, saranno sostenute dalla classe dirigente ebraica in terra d’Israele di fronte al crescere della tensione con Roma. Sostanzialmente, sarà l’atteggiamento che, nonostante le turbolenze prodotte dalle tre guerre ebraiche contro Roma, trionferà con l’affermarsi del rabbinismo dal II secolo in poi, e che permetterà al giudaismo di sopravvivere all’interno dell’impero romano”” (pag 175)”,”STAx-002-FMP”
“NOGUEIRA César”,”Notas para a história do socialismo em Portugal (1871-1910).”,” César Nogueira, Notas para a História do Socialismo em Portugal, 2 vols., vol. I – (1871-1910) vol. II – (1895-1925) Lisboa, Portugália Editora, 1964-1966″,”MEOx-142″
“NOGUEIRA César”,”Notas para a história do socialismo em Portugal. Vol. II (1895-1925).”,” César Nogueira, Notas para a História do Socialismo em Portugal, 2 vols., vol. I – (1871-1910) vol. II – (1895-1925) Lisboa, Portugália Editora, 1964-1966 Foto della sessione inaugurale del VI Congresso nazionale del PSP (Partito socialista portoghese) tenutosi a Porto dal 21 al 24 giugno 1913 (pag 48-49) Testata del primo numero del giornale ‘A voz do operario’, 2 ottobre 1879 (pag 32-33)”,”MEOx-143″
“NOGUER José Poch; MONTOTO Santiago; TOLEDANO Miguel; CONDE Lorenzo; NOGUER José Poch; CAPDEVILA Miguel; SCHEPPELMANN Teodoro; ECHEGARAY Louis Julian; QUEROL José; PALAU José; DEL CORRAL CASAL Carlos; EULATE Carmela, saggi”,”Vidas de hombres ilustres. Napoleon, Colon, Cervantes, San Francisco de Asis, Edison, Miguel Angel, Bismarck, Shakespeare, El Cid, Wagner, Tolstoi, Santa Teresa.”,”Biografie di NAPOLEONE BONAPARTE COLOMBO CERVANTES SAN FRANCESCO ASSISI EDISON MICHELANGELO BISMARCK SHAKESPEARE EL-CID WAGNER TOLSTOI SANTA TERESA. “”Bismarck, (…), dubitava che la nuova era fosse tanto piacevole per Guglielmo II come costui pareva sperare. Il tempo ha dato ragione al vecchio prussiano di volontà di quercia. L’ immenso pessimismo del principe di fronte al timore che crollasse l’ opera di tutta la vita per mano di politici inetti, era sintetizzato nella frase che pronuciò con i suoi amici, quando l’ imperatore volle porre al suo fianco il figlio di Bismarck: “”Quando uno è assolutamente convinto – disse – che la nave va a picco, non lascia che suo figlio si imbarchi su di essa””. (pag 44, Bismarck)”,”BIOx-079″
“NOGUÈRES Henri, collaborazione di Marcel DEGLIAME-FOUCHÉ e Jean Louis VIGIER”,”Histoire de la resistance en France de 1940 à 1945. La première année. Juin 1940-juin 1941.”,”Henri Noguères, giornalista, avvocato, editore, storico. Dal maggio 1973 nono presidente della Lega dei Diritti dell’Uomo. Durante la resistenza partecipa alla ricostituzione clandestina del partito socialista e diventa capo regionale dei “”Franc-Tireur”” per la regione di Montpellier. Marcel Degliame-Fouché, ex operaio, dirigente della Federazione degli operai dei tessili (CGT) prima della guerra. Durante la resistenza entra nel Mouvement ‘Combat’. Jean-Lous Vigier, direttore di diversi organi di stampa dal 1945 al 1949. Sotto l’Occupazione entra nella rete CDM poi costituisce la rete Maurice e infine anima il gruppo Ail della rete Alibi. Arrestato e condannato a morte, si getta nel vuoto per non parlare. Gravemente ferito, viene liberato dall’arrivo delle truppe alleate.”,”FRAV-170″
“NOHLEN Dieter SCHULTZE Rainer-Olaf a cura”,”Lexikon der Politikwissenschaft. Theorien, Methoden, Begriffe. Band 1: A-M”,”Dieter Nohlen, geb. 1939, ist seit 1974 Professor für Politische Wissenchaft an der Universität Heidelberg und wurde für sein Wirken mit zahlreichen Preisen ausgezeichnet. Zahlreiche in und ausländische Veröffentlichungen, u. a. Wahlrecht und Parteiensystem, zu polischen Systemen und Entwicklungsproblemen, Herausgeber u. a. des siebenbändigen Lexikons der Politik, des Lexikons Dritte Welt sowie Mitherausgeber des achtbändigen Handbuchs der Dritten Welt, von Elections in Africa (in den USA 2000 Outstanding Academic Book of the Year) Elections in Asia and the Pacific, Elections in the Americas. Rainer-Olaf Schultze, geb. 1945, ist seit 1985 Professor für Politikwissenschaft und Geschäftsführender Direktor des Instituts für Kanada-Studien der Universität Augsburg, seit 1993 Vorsitzender des Kuratoriums der Stiftung für Kanada-Studien, von 1999-2022 Mitglied der Enquete-Kommission Reform des Föderalismus – Stärkung der Landesparlamente des Bayerischen Landtags. Zahlreiche Veröffentlichungen zur vergleichenden Politikforschung, zu Föderalismusfragen und zur empirischen Wahlforschung Mithrausgeber u. a. der Politikwissenschaftlichen Paperbacks, einiger Bände des Lexikons der Politik sowie der Reihe Kanada-Studien.”,”TEOP-043-FL”
“NOHLEN Dieter SCHULTZE Rainer-Olaf a cura”,”Lexikon der Politikwissenschaft. Theorien, Methoden, Begriffe. Band 2: N-Z”,”Dieter Nohlen, geb. 1939, ist seit 1974 Professor für Politische Wissenchaft an der Universität Heidelberg und wurde für sein Wirken mit zahlreichen Preisen ausgezeichnet. Zahlreiche in und ausländische Veröffentlichungen, u. a. Wahlrecht und Parteiensystem, zu polischen Systemen und Entwicklungsproblemen, Herausgeber u. a. des siebenbändigen Lexikons der Politik, des Lexikons Dritte Welt sowie Mitherausgeber des achtbändigen Handbuchs der Dritten Welt, von Elections in Africa (in den USA 2000 Outstanding Academic Book of the Year) Elections in Asia and the Pacific, Elections in the Americas. Rainer-Olaf Schultze, geb. 1945, ist seit 1985 Professor für Politikwissenschaft und Geschäftsführender Direktor des Instituts für Kanada-Studien der Universität Augsburg, seit 1993 Vorsitzender des Kuratoriums der Stiftung für Kanada-Studien, von 1999-2022 Mitglied der Enquete-Kommission Reform des Föderalismus – Stärkung der Landesparlamente des Bayerischen Landtags. Zahlreiche Veröffentlichungen zur vergleichenden Politikforschung, zu Föderalismusfragen und zur empirischen Wahlforschung Mithrausgeber u. a. der Politikwissenschaftlichen Paperbacks, einiger Bände des Lexikons der Politik sowie der Reihe Kanada-Studien.”,”TEOP-044-FL”
“NOIRET Serge”,”Massimalismo e crisi dello Stato liberale. Nicola Bombacci (1879-1924).”,”NOIRET S. (Bruxelles, 1957) vive e lavora a Firenze dal 1979. Autore di saggi sulla crisi dello Stato liberale in Italia dopo la prima guerra mondiale e sulla storia dei sistemi elettorali e dei partiti, con particolare attenzione alla legge sulla proporzionale del 1919 in Italia e al sistema politico-partitico belga, ha inoltre curato il volume ‘Political strategies and electoral reforms: origins of voting systems in Europe in the 19th and 20th centuries’ (1990). E’ redattore della rivista “”Ricerche di Storia politica”” (Bologna) e collabora a ‘Ricerche storiche’ (Firenze) e alla ‘Revue belge de Philologie et d’Histoire’ (Bruxelles).”,”MITC-093″
“NOIRET Serge”,”Massimalismo e crisi dello Stato Liberale. Nicola Bombacci (1879-1924).”,”Serge Noiret (Bruxelles, 1957), vive e lavora a Firenze dal 1979. Autore di saggi sulla crisi dello stato liberale in Italia dopo la prima guerra mondiale e sulla storia dei sistemi elettorali e dei partiti, con particolare attenzione alla legge sulla proporzionale del 1919 in Italia e al sistema politico-partitico belga. É redattore della rivista Ricerche di Storia politica. Collabora a Ricerche storiche e alla Revue belge de Philologie et d’Histoire.”,”BIOx-055-FL”
“NOIRIEL Gérard”,”Le creuset francais. Histoire de l’ immigration, XIX-XX siècle.”,”NOIRIEL Gérard direttore di studi all’ Ecole des hautes etudes en sciences sociales (EHESS). Le difficoltà della politica di immigrazione. “”Nella stessa Francia, la contestazione non tarda. “”Il 7 maggio 1899 a Bayonne, gli operai di varie corporazioni delle costruzioni protestarono contro la legge alla quale essi rimproveravano di favorire l’ impiego di manodopera straniera”” (J. Martin, 1908, p.64). La giovanissima Ligue des droits de l’ homme et du citoyen unisce la sua voce a quella dei sindacati; in Parlamento, i partiti di sinistra denunciano i misfatti della legge sul “”lavoro nazionale””.”” (pag 117)”,”FRAS-038″
“NOIRIEL Gérard”,”Les fils maudits de la République. L’avenir des intellectuels en France.”,”NOIRIEL Gérard, storico, direttore all’EHESS, è membro del Centre de recherches Genèse et transformation des mondes sociaux (GTMS). Confondatore della rivista ‘Genèses’.”,”FRAV-145″
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’ Islam. L’Islam moderno. Dalla conquista napoleonica dell’Egitto al ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistan.”,”Sergio NOJA, nato nel 1931 a Pola, è stato per dieci anni professore di Diritto musulmano all’ Università di Torino. Dal 1976 insegna lingua e letteratura araba all’ Università Cattolica di Milano. Dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. Ha pubblicato pure ‘Maometto profeta dell’ Islam’ (Oscar).”,”VIOx-012″
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’ Islam. L’Islam moderno. Dalla conquista napoleonica dell’Egitto al ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistan.”,”Sergio NOJA, nato nel 1931 a Pola, è stato per dieci anni professore di Diritto musulmano all’ Università di Torino. Dal 1976 insegna lingua e letteratura araba all’ Università Cattolica di Milano. Dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. Ha pubblicato pure ‘Maometto profeta dell’ Islam’ (Oscar). 2° copia”,”RELx-064″
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’Islàm. L’Islàm dell’immobilismo. Dalla caduta di Bagdàd allo sbarco di Napoleone in Egitto (1258-1798).”,”Sergio Noja (Pola 1931) è stato per dieci anni professore di diritto musulmano all’Università di Torino; dal 1976 insegna lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano; dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. La sua Storia dei popoli dell’Islàm in 4 volumi, è interamente pubblicata in edizione Oscar.”,”VIOx-073-FL”
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’Islam. Maometto Profeta dell’Islam.”,”Sergio Noja, nato nel 1931 a Pola, è stato per dieci anni professore di Diritto musulmano all’Università di Torino, dal 1976 insegna lingue e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. La sua storia dei popoli dell’Islam in 4 volumi (I Maometto profeta dell’Islam, II L’Islam dell’espansione, III L’Islam dell’immobilismo, IV L’Islam moderno.”,”VIOx-074-FL”
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’Islàm. 4. L’Islàm moderno. Dalla conquista napoleonica dell’Egitto all’ultima guerra del Golfo.”,”Sergio Noja, nato nel 1931 a Pola, è stato per dieci anni professore di Diritto musulmano all’Università di Torino, dal 1976 insegna lingue e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. La sua storia dei popoli dell’Islam in 4 volumi (I Maometto profeta dell’Islam, II L’Islam dell’espansione, III L’Islam dell’immobilismo, IV Islam moderrno.”,”VIOx-097-FL”
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’Islàm. L’Islàm dell’espansione. Dalla morte del Profeta all’invasione mongola (632-1258). Vol. II.”,”Sergio Noja, nato nel 1931 a Pola, è stato per dieci anni professore di Diritto musulmano all’Università di Torino, dal 1976 insegna lingue e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. La sua storia dei popoli dell’Islam in 4 volumi (I Maometto profeta dell’Islam, II L’Islam dell’espansione, III L’Islam dell’immobilismo, IV Islam moderrno.”,”VIOx-129-FL”
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’Islàm. L’Islàm moderno. Dalla conquista napoleonica dell’Egitto al ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistàn. Vol. IV”,”Sergio Noja, nato nel 1931 a Pola, è stato per dieci anni professore di Diritto musulmano all’Università di Torino, dal 1976 insegna lingue e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. La sua storia dei popoli dell’Islam in 4 volumi (I Maometto profeta dell’Islam, II L’Islam dell’espansione, III L’Islam dell’immobilismo, IV Islam moderrno.”,”VIOx-130-FL”
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’Islàm. Vol. II. L’Islàm dell’espansione. Dalla morte del Profeta all’invasione mongola (632-1258).”,”Sergio Noja, nato nel 1931 a Pola, è stato per dieci anni professore di Diritto musulmano all’Università di Torino, dal 1976 insegna lingue e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. La sua storia dei popoli dell’Islam in 4 volumi (I Maometto profeta dell’Islam, II L’Islam dell’espansione, III L’Islam dell’immobilismo, IV Islam moderrno.”,”VIOx-134-FL”
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’Islàm. Vol. IV. L’Islàm moderno. Dalla conquista napoleonica dell’Egitto al ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistàn.”,”Sergio Noja, nato nel 1931 a Pola, è stato per dieci anni professore di Diritto musulmano all’Università di Torino, dal 1976 insegna lingue e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano, dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. La sua storia dei popoli dell’Islam in 4 volumi (I Maometto profeta dell’Islam, II L’Islam dell’espansione, III L’Islam dell’immobilismo, IV Islam moderrno.”,”VIOx-135-FL”
“NOJA Sergio”,”Storia dei popoli dell’Islàm. Volume III. L’Islàm dell’immobilismo. Dalla caduta di Bagdàd allo sbarco di Napoleone in Egitto (1258-1798).”,”Sergio Noja (Pola 1931) è stato per dieci anni professore di diritto musulmano all’Università di Torino; dal 1976 insegna lingua e letteratura araba all’Università Cattolica di Milano; dal 1990 è conservatore della Biblioteca Ambrosiana. La sua Storia dei popoli dell’Islàm in 4 volumi, è interamente pubblicata in edizione Oscar.”,”VIOx-234″
“NOLAND Marcus ROBINSON Sherman LIU Li-Gang”,”The Costs and Benefits of Korean Unification.”,”by Marcus Noland, Peterson Institute for International Economics and Sherman Robinson, Peterson Institute for International Economics and Li-Gang Liu, Peterson Institute for International Economics © Institute for International Economics, Working Papers”,”ASIE-026″
“NOLDE Boris”,”L’alleanza franco-russa.”,”La questione dei titoli russi in mano ai tedeschi. Scontro tra il giovane Guglielmo II e il vecchio Bismarck. (da pag 568 a 585) “”Alessandro III e Giers seguivano con diffidenza e con un senso di malessere i gesti e le azioni di Guglielmo II. Ma la passività del carattere d’Alessandro III e la lentezza del suo spirito gli davano una specie di superiorità sul giovane Imperatore tedesco, superficiale e agitato. Giers aveva assunto, nei riguardi delle improvvisazioni del giovane Imperatore, un atteggiamento riservato e saggiamente scettico””. (pag 573) Al posto del vecchio Bismarck viene nominato cancelliere il mediocre Caprivi”,”RAIx-285″
“NOLDE Boris”,”L’alleanza franco-russa. Le origini del sistema diplomatico d’anteguerra.”,”””La politica estera è, pei governi e per le nazioni, un’attività che riveste forme specialissime e non somiglia in nulla alle altre manifestazioni della vita statale. Normalmente, lo Stato è creato per emanare ordini. Nel campo della politica estera la sua funzione principale è di svolgere delle conversazioni. L’attività dei governi si manifesta in questo campo atttraverso innumerevoli «negoziati» o, più esattamente, attraverso innumerevoli colloqui che si intrecciano e si cristallizzano, di tanto in tanto, in patti tra gli Stati. Quelli che fabbricano il tessuto diplomatico sono guidati nella loro attività da un insieme di apprezzamenti, di calcoli, di scopi che noi chiamiamo la politica estera degli Stati”” (pag 8)”,”RAIx-001-FER”
“NOLDE Boris”,”Le règne de Lénine. Contribution à l’étude de l’évolution politique et économique de la Russie moderne.”,”Baron Boris Nolde, Professeur de Droit à l’Université de Pétrograd. “”Ancora un fattore importante della situazione interna russa: l’ ‘Armata rossa’. Le truppe sovietiche dispongono di risorse immense in materiale militare accumulato nel corso della grande guerra, e poste sotto la direzione tecnica di ex-ufficiali, hanno realizzato progressi considerevoli e rappresentano attualmente una forza seria. Esse restano fedeli ai capi bolscevichi e compiono senza gloria il compito della difesa della “”patria sovietica”” che gli è stata imposta. Resteranno sempre così manovrabili? La risposta appartiene all’avvenire”” (pag 97)”,”RIRO-484″
“NOLL J. FALLON J.”,”Credo cattolico credo protestante.”,”””Uno scrittore tedesco (Dennert) pubblicò un libro a Berlino, alcuni anni fa, nel quale dimostra che dei trecento massimi scienziati degli ultimi tre secoli, duecentoquarantatre furono saldi credenti in Dio e videro un’ armonia tra la scienza e la loro fede. Herbert Spencer dice: “”L’ esistenza di questa imperscrutabile potenza (Dio) è la più sicura di tutte le verità. Weismann, che si proclama ateo, dice: “”La creazione non può essere confutata, ma deve essere respinta per sfuggire il soprannaturale””. (pag 18-19)”,”RELC-135″
“NOLLAU Günther SCHAPIRO Leonard”,”International Communism and World Revolution. History & Methods.”,”””Nevertheless the German Communists went on with their preparations for armed revolt, taking their theoretical guidance from the works of A. Lange, ‘The Road to Victory’, and A. Neuberg, ‘Armed Revolt’, both of which were published between 1928 and 1931. The preparations were under the direction of Hans Kippenberger, who was responsible for the AM (antimilitary) Apparat. The main part of the work of this organization lay on the one hand in procuring the necessary material for an armed revolt, such as weapons, ammunition and explosives. (…) In spite of these preparations, when Hitler took over power on 30 January 1933 the Communists remained inactive. There were no riots and the workers did not come out on strike when, on 27 February 1933, the Reichstag fire provided the Government with the excuse for arresting thousands of Communist functionaries, which struck a heavy blow at both the legal and the illegal KPD organizations””. (pag 111-112)”,”INTT-270″
“NOLTE Ernst”,”Il fascismo nella sua epoca. I tre volti del fascismo.”,”L’epoca delle guerre mondiali 1° 2° GM e dei fascismi, Action Francaise, la sua storia, Charles MAURRAS, Fascismo italiano, MUSSOLINI, il nazismo e HITLER.”,”GERN-027 ITAF-079″
“NOLTE Ernst”,”Controversie. Nazionalsocialismo, bolscevismo, questione ebraica nella storia del Novecento.”,”Ernst NOLTE è nato in Germania nel 1923. Ha studiato a Münster, Berlino e Friburgo. Nel 1964 gli viene conferita la docenza universitaria e nel 1965 viene chiamato alla cattedra di storia moderna a Marburgo. Dal 1973 insegna all’ Univ di Berlino dov’è Professore emerito. Tra i suoi libri ricordiamo: ‘Il fascismo nella sua epoca’, ‘I tre volti del fascismo’, ‘Nazionalismo e bolscevismo’, ‘La guerra civile’, ‘Gli anni della violenza’. NOLTE cita Yehada BAUER, studioso dell’ Olocausto, il quale dice che il nazismo vide giusto presentando gli ebrei come un elemento estraneo nella società europea, perché caratterizzati da un’altra religione e da una diversa etnia. NOLTE afferma che c’è vicinanza sorprendente tra le concezioni del sionismo e del nazismo (WEIZMANN diceva a proposito della Palestina che gli sembrava che gli ebrei portassero ovunque nei loro zaini l’ antisemitismo e che la situazione sarebbe finita con gli ebrei in un proprio paese. NOLTE cita una dichiarazione di LENIN (fonte ULAM) secondo la quale i russi sarebbero troppo amanti delle comodità, mentre gli ebrei erano eminenti rivoluzionari a causa della loro testardaggine e del loro fanatismo. Arnold ZWEIG sosteneva che gli ebrei personificati dalla LUXEMBURG e da TROTSKY hanno combattuto come nessun altro popolo per la causa rivoluzionaria guidati dalla tradizione messianica e dalla loro ‘autocomprensione’ come ‘popolo di Dio’.”,”GERN-052″
“NOLTE Ernst a cura di Alberto KRALI”,”Intervista sulla questione tedesca.”,”Ernst NOLTE (1923) allievo di Martin HEIDEGGER è attualmente professore emerito presso la ‘Libera Università’ di Berlino. Alberto KRALI (1946) germanista, è D del Centro studi e ricerca sull’ identità culturale europea. Ha curato ‘L’identità culturale europea tra germanesimo e latinità’ (MILANO, 1988), una raccolta di scritti di H.G. GADAMER, E. LEVINAS, K. HAUCK e altri. Ed è autore di ‘Hölderlin, Heidegger e il tempo della povertà’ (GENOVA, 1992).”,”GERS-016″
“NOLTE Ernst”,”Storia dell’ Europa, 1848-1918.”,”NOLTE Ernst nato nel 1923, allievo di HEIDEGGER e Eugen FINK, assieme a Francois FURET e a Renzo DE-FELICE, con i quali ha avuto in passato scambi epistolari, può essere considerato uno dei pionieri di un nuovo paradigma interpretativo del Novecento (il revisionismo storiografico). Paradigma che ha dovuto subire negli anni passati attacchi anche violenti ma che ha resistito, secondo i curatori del volume, alle critiche ideologiche. “”Nel 1912 Heinrich Claß, consigliere di giustizia a Magonza e a quel tempo presidente dell’ Unione, manifestò nel modo più chiaro possibile quest’ atteggiamento criticando, con assoluta evidenza, già nel titolo del suo libro ‘Se io fossi l’ imperatore’, la politica del Reich. Class metteva in discussione, anche per il Reich, quel suffragio universale che in Prussia tutti i conservatori e il Kaiser stesso non volevano che venisse introdotto. Questo rifiuto si basava sulla convinzione che la società tedesca non fosse né abbastanza omogenea né compatta. La causa della “”questione sociale”” non era poi nient’altro che la ristrettezza dello spazio vitale tedesco. La rivoluzione richiesta dalla propaganda “”socialista-giudaica”” avrebbe annientato il popolo tedesco. Sarebbe stata quindi necessaria una nuova legge sui socialisti liberata però dagli annacquamenti tipici della legge bismarckiana. Soltanto una politica interna aggressiva, che si preoccupasse non da ultimo del ceto medio, avrebbe potuto guarire la Germania. Un “”popolo misto”” è un popolo malato, la forte influenza ebraica ha effetti fatali. Il fausto allargamento dello spazio vitale avrebbe ovviamente per presupposto una guerra e Claß celebra la guerra esplicitamente come una “”potenza vitale creativa””. In effetti è ben difficile trovare un qualsiasi libro dell’ epoca prebellica che abbia altrettante analogie – con un differenza sostanziale, l’ antibolscevismo, impossibile prima del 1914 – con il Mein Kampf di Adolf Hitler. Secondo resoconti affidabili, Hitler, subito dopo l’ inizio della sua carriera politica, visitò Claß definendosi suo discepolo””. (pag 226)”,”EURx-176″
“NOLTE Ernst”,”Les mouvements fascistes. L’ Europe de 1919 à 1945.”,”NOLTE Ernst (1923) ha studiato filosofia a Friburgo con Heidegger. Si è interessato alle grandi questioni storiche e politiche e in particolare della questione tedesca, del fascismo e della ‘guerra civile europea’. Tra le sue pubblicazioni ‘Marxismus und Industrielle Revolution’ (1983). “”I quattro anni seguenti, dal 1941 al 1945, in particolare dopo l’ entrata in guerra del Giappone e degli USA, furono per il mondo intero i primi anni storici nel vero senso del termine, perché per la prima volta un avvenimento inglobava nella sua unità il pianeta intero. Si possono presentare i fatti da numerosi punti di vista e moltiplicarne i dettagli. Nel contesto attuale, esporremo quattro tesi, che riguardano poco gli aspetti strategici, ma che ci sembrano indispensabili per comprendere la natura profonda della guerra mondiale. 1. L’ attacco contro l’ Unione Sovietica fu un’ impresa comune dei movimenti o regimi fascisti e protofascisti di tutta Europa. In essa giunge al culmine il loro sviluppo e il loro “”idealismo””. 2. La costruzione “”europea””, nonostante le apparenze, resta strettamente legata alle concezioni fasciste estremiste di Hitler e Himmler; cosa che prova bene l’ insensatezza delle pretese di “”difendere l’ Occidente””. 3. L’ annientamento degli ebrei d’ Europa fu egualmente l’ opera comune dei fascismi o dei regimi autoritari protofascisti e non è che il terzo aspetto di un tutto. 4. La “”resistenza”” contro Hitler fu un fenomeno molteplice ed eterogeneo che può però essere inglobato per l’ essenziale nel termine di antifascismo.”” (pag 187-188)”,”EURx-191″
“NOLTE Ernst”,”Martin Heidegger tra politica e storia.”,”In bibliografia: HEIDEGGER, Essere e tempo, Longanesi, 1976 “”Quest’ analisi, che al pari di altre non possiamo seguire nel dettaglio, Heidegger la riassume nelle frasi seguenti: “”Il tempo è originariamente la temporalizzazione della temporalità e come tale rende possibile la costituzione della struttura della cura. La temporalità è essenzialmente estatica. La temporalità si temporalizza originariamente nell’ avvenire. Il tempo originario è finito.”” (pag 87) “”D’altro canto è fuori discussione chne Heidegger si sia dato da fare con fermezza per alcuni professori ebrei, come il filologo classico Fraenkel e il chimico von Hevesy, ache se con motivazioni solo pragmatiche. E’ falsa l’ affermazione secondo cui Heidegger avrebbe proibito l’ ingresso alla biblioteca universitaria al suo maestro Edmund Husserl. Durante il rettorato di Heidegger, anzi, Husserl fu sgravato dalla sospensione dagli incarichi accademici, decisa senza obiezioni durante il rettorato d Sauer. E’ noto che nel 1938 Heidegger non partecipò al funerale del suo maestro, ma il medico di entrambi i filosofi, dottor Otto, conferma che in quei giorni Heidegger era a letto ammalato. Comunque i rapporti fra i due pensatori si erano deteriorati già nel 1933, e non per motivi politici””. (pag 164) E. NOLTE (1923) acquisì notorietà col suo Nazionalismo e bolscevismo (1963). Con ‘Heidegger’, completa la sua trilogia filosofica (un altro volume è su Nietzsche, ed il terzo sulla storia del pensiero nel XX secolo).”,”FILx-313″
“NOLTE Ernst”,”La Repubblica di Weimar. Un’ instabile democrazia fra Lenin e Hitler.”,”NOLTE Ernst nato nel 1923, allievo di Martin HEIDEGGER e di Eugen FINK, è un noto storico vivente. Ha avuto proficui rapporti con Francois FURET e Renzo DE-FELICE. Ha approfondito i fenomeni ideologici che hanno caratterizzato il Novecento partecipando ai dibattiti sul revisionismo storiografico. Nazismo: l’anno di svolta è il 1930. “”La NSDAP come partito nazionale di massa. La NSDAP era già un partito di massa anche prima del 1923, ma lo era però su base locale o provinciale. Dal 1925 fino all’inizio del 1930 essa ascese fino a diventare partito nazionale, senza avere però alcun seguito di massa. Soltato le elezioni del 1930 significarono la sua irruzione sorprendente nella primissima fila delle forze politiche determinanti all’interno del Reich.”” (pag 219) “”Il Reichstag, che era stato eletto il 31 luglio, ebbe quindi una vita molto breve. Probabilmente l’evento più notevole, della storia di questo Reichstag fu il discorso che Clara Zetkin tenne il 30 agosto 1932 in qualità di presidente per anzianità. Concludendo il suo discorso Clara Zetkin si disse sicura di aprire fra poco “”in qualità di presidente per anzianità il primo congresso dei consigli della Germania sovietica””””. (pag 246)”,”GERG-069″
“NOLTE Ernst”,”Controversie. Nazionalsocialismo, bolscevismo, questione ebraica nella storia del Novecento.”,”Ernst Nolte, nato nel 1923 a Witten, Ruhr, studia filosofia germanistica e filologica greca a Münster, Berlino e Friburgo dove fu studente, ma non discepolo di Martin Heidegger. Professore di greco e latino a Bad Godesberg dal 1953 al 1965. Nel 1960 pubblica il saggio qui proposto sul giovane Mussolini, nel 1963 Il fascismo nella sua epoca. Grazie a questo libro viene nominato professore di storia contemporanea all’università di Marburgo e dal 1973 alla Freie Universität di Berlino. É stato professore-ospite e ricercatore negli USA, in Inghilterra, in Olanda e in Israele. Ha scritto: La Germania e la guerra fredda, Marxismo e rivoluzione industriale, La guerra civile europea, Nazionalsocialismo e bolscevismo, Dramma didattico o tragedia? Nietzsche, Il pensiero della storia nel XX secolo, Heidegger, politica e storia nella vita e nel pensiero.”,”STOx-025-FL”
“NOLTE Ernst”,”Storia dell’Europa, 1848-1918.”,”Ernst Nolte, nato nel 1923 a Witten, Ruhr, studia filosofia germanistica e filologica greca a Münster, Berlino e Friburgo dove fu studente, ma non discepolo di Martin Heidegger. Professore di greco e latino a Bad Godesberg dal 1953 al 1965. Nel 1960 pubblica il saggio qui proposto sul giovane Mussolini, nel 1963 Il fascismo nella sua epoca. Grazie a questo libro viene nominato professore di storia contemporanea all’università di Marburgo e dal 1973 alla Freie Universität di Berlino. É stato professore-ospite e ricercatore negli USA, in Inghilterra, in Olanda e in Israele. Ha scritto: La Germania e la guerra fredda, Marxismo e rivoluzione industriale, La guerra civile europea, Nazionalsocialismo e bolscevismo, Dramma didattico o tragedia? Nietzsche, Il pensiero della storia nel XX secolo, Heidegger, politica e storia nella vita e nel pensiero.”,”EURx-019-FL”
“NOLTE Ernst, a cura di Francesco COPPELLOTTI”,”Il giovane Mussolini. Marx e Nietzsche in Mussolini socialista.”,”Ernst Nolte, nato nel 1923 a Witten, Ruhr, studia filosofia germanistica e filologica greca a Münster, Berlino e Friburgo dove fu studente, ma non discepolo di Martin Heidegger. Professore di greco e latino a Bad Godesberg dal 1953 al 1965. Nel 1960 pubblica il saggio qui proposto sul giovane Mussolini, nel 1963 Il fascismo nella sua epoca. Grazie a questo libro viene nominato professore di storia contemporanea all’università di Marburgo e dal 1973 alla Freie Universität di Berlino. É stato professore-ospite e ricercatore negli USA, in Inghilterra, in Olanda e in Israele. Ha scritto: La Germania e la guerra fredda, Marxismo e rivoluzione industriale, La guerra civile europea, Nazionalsocialismo e bolscevismo, Dramma didattico o tragedia? Nietzsche, Il pensiero della storia nel XX secolo, Heidegger, politica e storia nella vita e nel pensiero.”,”BIOx-010-FL”
“NOLTE Ernst”,”Ricordo e Oblio. I tedeschi e la loro duplice memoria storica.”,”Ernst Nolte, nato nel 1923 a Witten, Ruhr, studia filosofia germanistica e filologica greca a Münster, Berlino e Friburgo dove fu studente, ma non discepolo di Martin Heidegger. Professore di greco e latino a Bad Godesberg dal 1953 al 1965. Nel 1960 pubblica il saggio qui proposto sul giovane Mussolini, nel 1963 Il fascismo nella sua epoca. Grazie a questo libro viene nominato professore di storia contemporanea all’università di Marburgo e dal 1973 alla Freie Universität di Berlino. É stato professore-ospite e ricercatore negli USA, in Inghilterra, in Olanda e in Israele. Ha scritto: La Germania e la guerra fredda, Marxismo e rivoluzione industriale, La guerra civile europea, Nazionalsocialismo e bolscevismo, Dramma didattico o tragedia? Nietzsche, Il pensiero della storia nel XX secolo, Heidegger, politica e storia nella vita e nel pensiero.”,”GERV-023-FL”
“NOLTE Ernst”,”Martin Heidegger tra politica e storia.”,”Ernst Nolte, nato nel 1923 a Witten, Ruhr, studia filosofia germanistica e filologica greca a Münster, Berlino e Friburgo dove fu studente, ma non discepolo di Martin Heidegger. Professore di greco e latino a Bad Godesberg dal 1953 al 1965. Nel 1960 pubblica il saggio qui proposto sul giovane Mussolini, nel 1963 Il fascismo nella sua epoca. Grazie a questo libro viene nominato professore di storia contemporanea all’università di Marburgo e dal 1973 alla Freie Universität di Berlino. É stato professore-ospite e ricercatore negli USA, in Inghilterra, in Olanda e in Israele. Ha scritto: La Germania e la guerra fredda, Marxismo e rivoluzione industriale, La guerra civile europea, Nazionalsocialismo e bolscevismo, Dramma didattico o tragedia? Nietzsche, Il pensiero della storia nel XX secolo, Heidegger, politica e storia nella vita e nel pensiero.”,”STOx-071-FL”
“NOLTE Ernst FURET François”,”XX Secolo. Per leggere il Novecento fuori dai luoghi comuni.”,”Ernst Nolte, nato nel 1923 a Witten, Ruhr, studia filosofia germanistica e filologica greca a Münster, Berlino e Friburgo dove fu studente, ma non discepolo di Martin Heidegger. Professore di greco e latino a Bad Godesberg dal 1953 al 1965. Nel 1960 pubblica il saggio qui proposto sul giovane Mussolini, nel 1963 Il fascismo nella sua epoca. Grazie a questo libro viene nominato professore di storia contemporanea all’università di Marburgo e dal 1973 alla Freie Universität di Berlino. É stato professore-ospite e ricercatore negli USA, in Inghilterra, in Olanda e in Israele. Ha scritto: La Germania e la guerra fredda, Marxismo e rivoluzione industriale, La guerra civile europea, Nazionalsocialismo e bolscevismo, Dramma didattico o tragedia? Nietzsche, Il pensiero della storia nel XX secolo, Heidegger, politica e storia nella vita e nel pensiero. François Furet (1927), studioso della Rivoluzione francese. Professore all’Università di Chicago, è membro dell’Académie Française.”,”STOx-073-FL”
“NORA Pierre, a cura; collaborazione di Charles-Robert AGERON Maurice AGULHON Christian AMALVI Bronislaw BACZKO Avner BEN-AMOS Raoul GIRARDET Jean-Marie GOULEMOT Éric WALTER Pascale MARIE Jean-Clément MARTIN Pascal ORY Jacques e Mona OZOUF Antoine PROST Madeleine REBÉRIOUX Michel VOVELLE”,”La République. I. Les Lieux de Mémorie.”,”Tra i vari saggi, quello di Madeleine Rebérioux: ‘Le mur des Fédérés. Rouge, e “”sang craché””‘ (pag 619-649)”,”FRAD-002-FSD”
“NORD Pierre”,”Et Staline décapita l’armée rouge.”,”””Voici, de source russe utilisée par des histoirens sérieux, l’état des officiers soviétiques abattus dans l'””épuration”” déclenchée par l’exécution de Toukhatchevsky: Trois maréchaux sur cinq. Quatorze généraux d’Armée sur seize. Onze Commissaires politiques d’Armée (dont Yan Gamarnik, que je vis le 1er mai 137 tourner le dos à Toukhatchevsky) sur onze. Huit amiraux sur hit. Soixante généraux de Corps d’Armée sur soixante-sept. Deux cent vingt et un généraux de Brigade seulement sur trois cent quatre-vingt-dix-sept, ce qui ne fait plus qu’une moyenne de 55 ou 56%. Trent-cinq mille officiers subalternes, soit à peine 50%. Il valait mieux être subalterne”” (pag 239)”,”RUST-146″
“NORDAU Max”,”La funzione sociale dell’ arte.”,”””Percorrevano con una meravigliosa libertà il ciclo intero delle conoscenze e delle attività umane. Gli scienziati allora erano degli universali, la loro scienza era enciclopedica, i poeti erano allo stesso tempo uomini d’ azione, gli uomini di mondo erano artisti e scrittori, e gli artisti erano tutto quanto volevano. Michelangelo dipingeva, scolpiva, costruiva il duomo di S. Pietro e faceva dei versi mirabili. Benvenuto Cellini maneggiava il martello come lo scalpello, la penna come la matita e la spada al pari di tutti insieme questi strumenti. Machiavelli amministrava nello stesso modo mirabile con cui scriveva, e Leonardo dipingeva la Cena tra una composizione musicale, un trattato di meccanica, un piano di fortezza, uno schizzo di carro trionfale e un progetto di canale di irrigazione””. (pag 37) Nordau, Max (born Simon Maximilian Suedfeld 1849-1923). Co-founder of the World Zionist Organization, philosopher, writer, orator and physician. Nordau was born in Pest, Hungary, to an Orthodox family, but later abandoned all religious observance and was even accused of being anti-religious. He became a physician, settling in Paris in 1880 and also pursued a career as a journalist, eventually becoming a correspondent for leading newspapers in the western world. He achieved fame as a thinker and social critic with the publication of several works highly critical of society, religion, government, art and literature. His works aroused much controversy and continued to be studied and discussed many years after their first appearance. Among his most famous publications are The Conventional Lies of Our Civilization (1883); Paradoxes (1896); and Degeneration (1895). Nordau became acquainted in 1895 with Theodor Herzl ‘s idea of a Jewish state and immediately accepted it with enthusiasm. He served as vice-president and then as president of several Zionist Congresses. Nordau was a political Zionist and believed that large numbers of Diaspora Jews should be transferred to Erez Israel. Once they attained a majority in Palestine, he thought, Jewish political independence would follow. This proposal, however, was rejected by the Zionist leaders as unrealistic. Nordau died in Paris in 1923 and was re-interred in Tel Aviv in 1926.”,”VARx-074″
“NORDAU Max, a cura di Alessandro VITALE”,”Burocrati e parassiti. Scritti sulla realtà del governo, della democrazia parlamentare e dello sfruttamento burocratico.”,”Traduzione di Alessandro Vitale dalle opere originali in tedesco: ‘Die conventionellen Lügen der Kulturmenscheit’, Schlicke, Leipzig, 1883, cap. 4; ‘Der Sinn der Geschichte’, Carl Duncker, Berlin, 1909, passi dai capitoli IV, V e X. Max Nordau, pseudonimo di Maximilian Simon Südfeld (1849-1923), psichiatra, giornalista e scrittore, pensatore ebreo oggi quasi dimenticato era famoso ai primi del Novecento in tutto il mondo per le sue opere letterarie e di critica politica e sociale iconoclaste e impietose, tradotte in molte lingue. Individualista metodologico e anti-collettivista radicale, Nordau ebbe anche un ruolo di primo piano nel tentare di stimolare la rinascita degli Ebrei europei e nella fondazione del movimento sionista (quale ‘braccio destro’ di Theodor Herzl): organizzazione dalla quale però prese in seguito le distanze (dalla 4° di copertina) “”Nordau intravede così alla fine del XIX secolo non solo la tirannia amministrativa, la realtà della violenza ‘legale’ che esploderà nel XX secolo e che giudica come incompatibili con la civiltà, ma comprende anche le aberrazioni del ‘Gesetzstaat’ (Stato della legislazione), erroneamente e ideologicamente identificato (e in tal modo glorificato) con il ‘Rechtstaat’ (“”Stato di diritto””): in particolare l’ipertrofia legislativa (21) e della regolamentazione (proliferazione già insita nei fondamenti dello Stato che si arroga il monopolio esclusivo della produzione del diritto) (22), che sono il correlato del principio di sovranità assoluta ed esclusiva. Il diritto si riduce infatti a un insieme sempre più mostruosamente ipertrofico e costoso di leggi promulgate dall’autorità sovrana e in tal modo l’assimilazione del diritto all’insieme delle leggi positive permette allo Stato di occupare totalmente le attività sociali. Il quadro legislativo sempre più complesso genera un crescente potere delle amministrazioni e delle burocrazie: un processo questo, che i legislatori presentano come un progresso e che invece non è altro che una mostruosa degenerazione dell’idea di legge. Sono evidenti qui le convergenze non solo con la teoria del diritto di Bruno Leoni, ma significativamente anche con quella di un severo realista europeo della politica quale Julien Freund (23)”” (pag 19); “”La guerra favorisce l’intensificazione e la centralizzazione del potere politico (36); la conquista e lo sfruttamento parassitario dei sottomessi, “”interni ed esterni””, si alimentano con ‘mezzi politici’ (37): l’espropriazione, la tassazione, che diventando routinizzati si istituzionalizzano. La confisca delle risorse prodotte è la fonte primaria di sostentamento della classe politica e lo Stato al quale essa dà forma non è che una somma di privilegi extra-economici. E’ lo stesso possesso del potere che spinge a preferire i mezzi politici a quelli economici nel preservare la vita di coloro che lo detengono (38). Incursioni guerresche e sfruttamento del lavoro produttivo sono due facce della stessa medaglia”” (pag 28-29) [(21) Il ‘Rechtstaat (‘Stato di diritto’) diventa infatti ‘Gesetzstaat’ (‘Stato legislativo’). Schmitt C. ‘Verfassungslehre’, Duncker & Humblot, Berlin, 1928 (Trad. it: Giuffré, Milano, 1984); (22) Con il parlamento al centro del sistema istituzionale, il diritto verrà interamente assorbito dalla legislazione, spazzando via il pluralismo giuridico di origine medievale. Cfr. Grossi P., ‘Assolutismo giuridico e diritto privato’, Giuffré, Milano 1998); (23) Cfr. Leoni B., ‘Freedom and the Law’, Liberty Fund, 1991 (Trad. it: ‘Materiali per una teoria del ‘politico”. A cura di A. Campi, Giuffré, Milano, 1995, 245; (36) Qui è totale la coincidenza non solo con la teoria di Schmitt, ma anche di un Simmel o di un Coser: cfr. Simmel G. ‘Conflict’, Free Press, Glencoe 1955, 93; Coser L., ‘The Function of Social Conflict’, Free Press, New York, 1956; (37) Cfr. Oppenheimer F. , ‘Der Staat’ (1929, 3) Libertad Verlag, Beriln 1990; trad. ingl.: ‘The State’, Vanguard Press, New York, 1926. Fra le edizioni migliori e più recenti: Fox & Wilkes, San Francisco, 1997. Vi è una totale convergenza fra l’idea che questo autore ha dello Stato quale dominio di un gruppo vincente su uno sconfitto in un dato territorio, finalizzato allo sfruttamento economico dei vinti e la teoria di Nordau sul parassitismo politico; (38) Oppenheimer F., ‘The State’, Fox & Wilkes, op. cit., 26] [brani tratti dall’introduzione di A. Vitale]”,”TEOP-514″
“NORDHOFEN Eckhard a cura”,”Filosofi del novecento. Wittgenstein, Popper, Levi-Strauss, Heidegger, Jaspers, Arendt, Bloch, Horkheimer, Adorno.”,”Saggi di Joachim SCHULTE William WARREN BARTLEY III Günter METKEN Peter ROHS Hans SANER Dolf STERNBERGER Gert UEDING Werner POST Eckhard NORDHOFEN “”Le conferenze e lezioni che Bloch teneva, le sue discussioni nel seminario blochiano o agli esami, persino le storie, parabole, gli aneddoti raccontati tra amici – nonostante tutta l’ eloquenza legata alla situazione, tutta l’ espressività delle immagini sonore, tutte le digressioni momentanee -, davano l’ impressione di poterli mettere per iscritto tali e quali, e di disporre di un testo continuo e compiuto che quasi non abbisognasse di un’ ulteriore redazione definitiva. Viceversa tutto ciò che egli scriveva faceva un effetto così vivo come se fosse stata la registrazione stenografica initerrotta di un discorso orale, col suo ritmo o suono peculiare.”” (pag 144, Bert Ueding, Bloch a Tübingen)”,”FILx-342″
“NORDLINGER Eric A.”,”I nuovi pretoriani. L’intervento dei militari in politica.”,”Eric A. Nordlinger è professore di scienza politica alla Brown Unviersity di Rhode Island. Ha curato ‘Politics and Society’ (1970) e scritto ‘Decentralizing the American CIty’ (1972) e ‘Conflict Regulation in Divided Societies’ (1972). Conflitti politico-sociali interni e instabilità regimi militari, ricerca legittimazione”,”TEOP-571″
“NORMAN E.H.”,”La nascita del Giappone moderno. Il ruolo dello Stato nella transizione dal feudalesimo al capitalismo.”,”NORMAN nacque in JAP nel 1909 da genitori canadesi. Dopo aver studiato in JAP, Canada e UK, si perfezionò in storia JAP alla Harvard Univ. Nel 1939 divenne funzionario del ministero degli esteri canadese (in JAP, Nazioni Unite e Nuova Zelanda). Nominato ambasciatore in Egitto nel 1956, svolse un ruolo importante nella soluzione della crisi di Suez. Morì suicida nel 1957 in seguito alle accuse a lui rivolte da parte del maccartismo USA per le sue idee e affiliazioni di sinistra che aveva avuto negli anni 1930 e 1940.”,”JAPx-005″
“NORMAN E.H.”,”La nascita del Giappone moderno. Il ruolo dello Stato nella transizione dal feudalesimo al capitalismo.”,”NORMAN nacque in JAP nel 1909 da genitori canadesi. Dopo aver studiato in JAP, Canada e UK, si perfezionò in storia JAP alla Harvard Univ. Nel 1939 divenne funzionario del ministero degli esteri canadese (in JAP, Nazioni Unite e Nuova Zelanda). Nominato ambasciatore in Egitto nel 1956, svolse un ruolo importante nella soluzione della crisi di Suez. Morì suicida nel 1957 in seguito alle accuse a lui rivolte da parte del maccartismo USA per le sue idee e affiliazioni di sinistra che aveva avuto negli anni 1930 e 1940.”,”JAPx-009-FL”
“NORRIS Christopher”,”Quantum Theory and Flight from Realism. Philosophical Responses to Quantum Mechanics.”,”Christopher Norris is Distinguished Research professor in Philosophy at the University of Cardiff. He has written many books including Deconstruction: Theory and Practice, 2nd edition, also published by Routledge, and more recently Against Relativism, New Idols of the Cave, and Resources of Realism. Acknowledgements, Note, Introduction, Index of names,”,”SCIx-078-FL”
“NORRIS Christopher”,”Against Relativism. Philosophy of Science, Deconstruction and Critical Theory.”,”Relativismo. Ogni dottrina o concezione filosofica fondata sul riconoscimento del valore soltanto relativo, e non oggettivo o assoluto, sia della conoscenza, dei suoi metodi e criteri (r. gnoseologico), sia dei principi e dei giudizi etici variando tutti da individuo a individuo, da cultura a cultura, da epoca a epoca. Come orientamento filosofico, il r. può essere fatto risalire a Protagora, che con la famosa formula dell’«uomo misura di tutte le cose» sottolineò il ruolo ineliminabile dell’opinione nella conoscenza umana, negando la possibilità di conseguire una conoscenza oggettiva e immutabile. Sia in Protagora sia nella sofistica il r. investe non soltanto l’ambito della conoscenza, ma anche quello dell’etica, dove si caratterizza per la negazione dell’esistenza di giudizi e principi morali validi in assoluto: il giusto e l’ingiusto, il bene e il male dipendono, in questa prospettiva, da ciò che le varie comunità considerano tale, ed è soggetto a mutamento a seconda dei tempi e dei luoghi. Benché non esista, a rigore, una tradizione relativistica, il r. e gli atteggiamenti relativistici attraversano pressoché tutta la storia della filosofia, e la loro caratteristica è la messa in discussione dei sistemi di pensiero volti all’individuazione di principi assoluti e immutabili a fondamento dei giudizi conoscitivi ed etici. Si comprende pertanto come il pensiero classico abbia cercato di restaurare, contro le varie forme di r., la dimensione della verità assoluta, perseguibile e conseguibile attraverso la purificazione dei procedimenti conoscitivi dagli elementi soggettivistici connessi alla sensibilità e all’opinione. (trecc)”,”SCIx-386-FRR”
“NORTH Robert C.”,”Comunismo cinese.”,”””La carneficina continuò per quattro o cinque giorni durante i quali circa 6.000 uomini, presunti comunisti, persero la vita nella città di Canton”” (1927)”,”CINx-048″
“NORTH Robert C.”,”Comunismo cinese.”,”NORTH Robert C. insegna scienze politiche alla Stanford University (California) ed è specialista di problemi asiatici e di questioni cino-sovietiche. Ha viaggiato in Estremo-Oriente e incontrato esponenti del comunismo cinese e indiano. Lenin imbriglia la dinamica dello scontento (pag 37) M.N. Roy in Cina. “”Da Città del Messico, via Berlino, arrivò M.N. Roy, un rivoluzionario indiano che aveva già lavorato per parecchi anni agli ordini segreti del Kaiser. Roy, che dal nazionalismo militante era passato da poco al comunismo, intendeva applicare le sue nuove idee ai paesi sottosviluppati dell’ Asia””. (pag 37) Società delle nazioni. “”Nella guerra “”imperialista”” del 1914-18, entrambe le parti avevano diffuso “”falsi slogan”” sulla liberazione dei popoli e sul diritto delle nazioni all’ autodeterminazione. Successivamente, i tre principali vincitori, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti, si erano serviti dei trattati di pace per adattare “”senza tante cerimonie””, le frontiere nazionali secondo i propri interessi economici borghesi. “”Per la borghesia”” tuonò Lenin, “”le frontiere “”nazionali”” non sono che merci. La cosiddetta “”Società delle Nazioni”” non è che una polizza di assicurazione con cui i vincitori si garantiscono a vicenda il bottino””. “”Questo patto della Società delle Nazioni fornisce al bolscevismo l’ occasione di agire più propizia che abbia mai avuto”” dichiarò Lenin, “”poiché i forti aderenti al “”sistema”” capitalista mostrano di essersi data la zappa sui piedi in un modo o nell’ altro su ogni questione”” . (pag 40-41)”,”MCIx-016″
“NORTH Michael”,”La storia del denaro. Una storia dell’ economia e della società europea di oltre mille anni. Da Carlo Magno ai banchieri fiorentini, dall’ invenzione della cartamoneta al moderno sistema finanziario virtuale. (Tit. orig.: Das Geld und seine Geschichte)”,”NORTH Michael (1954) è nato a Monaco di Baviera. Dopo gli studi di storia e numismatica in diverse università tedesche è diventato docente di Storia Medievale e Moderna presso la Christian Albrecht Univesität di Kiel. “”A causa degli studi di Richard Ehrenberg il XVI secolo è passato alla storia come ‘L’epoca dei Függer’. I Függer, che in questo caso sono presi come sinonimo dei mercanti e dei banchieri della Germania del nord, i vari Imhof, Welser o Höchstetter, approfittarono dell’espansione del commercio europeo, della fioritura dello sfruttamento delle miniere nell’Europa centrale e dell’ immensa necessità di denaro degli Stati rinascimentali. I Függer partecipavano al commercio con le Indie orientali, controllavano le miniere di argento del Tirolo, l’ estrazione del rame nell’ Ungheria del nord e le miniere di mercurio nella Spagna occidentale e, inoltre, come banchieri d’ Europa finanziavano la politica di potenza degli Asburgo. Così ad esempio furono i Függer a mettere insieme il denaro necessario per comprare l’ elezione di Carlo V a re di Germania.”” (pag 110)”,”EURE-036″
“NORTH Robert C. EUDIN Xenia J.”,”M. N. Roy’s Mission to China. The Communist-Kuomintang Split of 1927.”,”Le vicende degli scritti di Roy in Occidente. “”It was known, however, that in the introduction to his book, ‘Revolution and Counter-Revolution in China, M.N. Roy had stated that upon his return to Moscow from China “”all the documents (stenographic reports of the proceedings of the Fifth Congress of the Communist Party of China, of all the meetings of its Central Committee during the period of my stay in China, and so on) were published in a book called ‘The Chinese Revolution’. It was published in Russian by the State Publishing Department.”” That book, according to Roy, was never published in any other language, while he himself, on request from Moscow, had sent the original manuscript back from his headquarters in Berlin to Russia Communist authorities. Until hism death in 1954 Roy believed that no copy of the volume existed outside Communist archives in Moscow. Up to the time of this writing ,morever, the present authors have no knowledge of a single Western monograph or other written analysis of the period which quotes from the Roy materials or directly cites them. Some years ago, however, Professor Richard Park informed us that at least a part of Roy’s report had been found in the University of California Library under a Moscow imprint. A second copy was found later in the rare-book collection of the Hoover Library at Stanfort University. In view of the rarity of the book, the unique character of the documents, and the additional information they contain about the China situation in 1927, Professor Park felt -a dn the present authors agreed- that the text should be put into English and made more widely accessible””. (pag 3, introduzione)”,”MCIx-036″
“NORTH Robert C. EUDIN Xenia J.”,”M. N. Roy’s Mission to China. The Communist-Kuomintang Split of 1927.”,”Documents translated by Helen I. Powers, Introduction. The Documents: Origin and Significance, bibliography, index,”,”MCIx-009-FL”
“NORTH David”,”The Heritage We Defend. A Contribution to the History of the Fourth International.”,”David North is the national secretary of the Workers League, a Trotskyist party in the United States which is in political solidarity with the International Committee of the Fourth International. He is also the editor of the quarterly journal, Fourth International.”,”TROS-065-FL”
“NORTHCOTE PARKINSON C.”,”Britannia Rules. The Classic Age of Naval History.”,”C. Northcote Parkinson (1909-93) è stato un eminente storico, giornalista e viaggiatore, entusiastico promotore di studi di storia navale.”,”QMIN-093-FSL”
“NOSKE Gustavo”,”La revolucion alemana.”,”””I socialisti indipendenti si vantarono di aver preparato la rivoluzione armandosi per la lotta; ma se la loro agitazione non fallì, si deve al fatto che la fame, la carestia, e la morte di tanti cittadini avevano preparato un cambiamento nella coscienza popolare. Procurarsi qualche centinaio o migliaio di pistole, in questo caso è un gioco da ragazzi. Il rappresentante dei Soviets in Germania Joffe, disse pure con orgoglio che aveva procurato il denaro necessario a comprare quelle armi; ma a nulla sarebbero servite contro un migliaio di soldati disciplinati come era facile trovare a Berlino. Sia le pistole rivoluzionarie che le truppe leali, rimasero ferme; e Berlino cadde, come l’ ultimo frutto maturo, dopo che la rivoluzione ebbe trionfato in tutto il territorio nazionale. La direzione degli affari passò in mano agli uomini che dirigevano le due frazioni del socialismo. I ministri di provenienza borghese e di carattere tecnico, che conservarono le loro funzioni, accettarono senza difficoltà la direzione politica dei socialisti. Non era possibile una soluzione interna più completa. Con orgoglio si poté parlare di repubblica socialista tedesca””. (pag 84) Diserzioni nell’ esercito. “”Sarebbe molto difficile stimare il numero di disertori che al momento potrebbe avere Berlino. Gli ufficiali mi comunicarono cifre enormi, e le reali non dovrebbero essere certamente piccole. Durante il mese di dicembre, si formò a Berlino un consiglio di disertori che si impadronì di tutte le stanze del palazzo della Camera popolare prussiana e stabilì ivi i suoi uffici””. (pag 111)”,”MGER-065″
“NOSWORTHY Brent”,”With Musket, Cannon and Sword. Battle Tactics of Napoleon and His Enemies.”,”Jomini (pag 163-65) Ritardo esercito austriaco ancora disposto su linee, di fronte a nuova disposizione francese per colonne. “”In questo lavoro ‘Résumé des principes de l’art de la guerre’ ( pubblicato nel 1807 a Glogau (Slesia)), Jomini sosteneva l’abbandono del combattimento per linee (linear warfare) in cui entrambe le linee si confrontano duramente durante la battaglia. Nel corso delle campagne del 1805 e 1806 Jomini si convinse che il sistema lineare tradizionale è crollato definitivamente di fronte ai metodi francesi. (…) Al posto del sistema lineare Jomini, raccomanda che durante l’offensiva le truppe disposte nella prima e seconda linea si posizionino in colonne di battaglioni”” (pag 163-164)”,”FRAN-075-FSL”
“NOUAILHAT Yves-Henri”,”Truman un chrétien à la Maison Blanche.”,”NOUAILHAT Yves-Henri è professore emerito di storia contemporanea all’ Università di Nantes. E’ autore di molte opere sulla storia politica ed economica degli Stati Uniti. Lo scontro tra cattolici e protestanti sulla nomina di Clark. Yves-Henri Nouailhat è professore emerito di storia contemporanea nell’Università di Nantes. E’ autore di opere di storia politica ed economica degli Stati Uniti. [‘Truman ayant été occupé par le rappel du général MacArthur, ce n’est qu’à la fin d’avril 1951 qu’il contacta le général Mark W. Clark. “”Libérateur de Rome””, ancien commandant de la V° armée, Clark était en 1951 chef des forces terrestres de l’armée américaine, stationnées à Fort Monroë, susceptible de devenir chef d’était-major des armées. Episcopalien, comme Taylor, proche des catholiques, il avait rendu plusieurs fois visite au pape lorsqu’il avait sejourné en Italie après la guerre. Truman attendit le 19 octobre, veille de la clôture de la session du Congrès, pour informer le Sénat de sa nomination. (…) La hiérarchie catholique, aux Etats-Unis, accueille la nouvelle avec une grande satisfaction. Le cardinal Spellman déclare: “”Je suis content de l’action du président (…). Les Etats-Unis et le Saint-Siège ont des objectifs identiques de paix (…). Au contraire, la réaction des Eglises protestantes fut extrêmement hostile et violente’ (pag 133-134)] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73TEC”,”USAS-160″
“NOULENS Albert Capitaine, KUROCKIN P.A.”,”En URSS: l’action offensive de l’«armée interarmes».”,”Recensione dell’opera di P.A. Kurockin: ‘Obscevojskovaja armija v nastuplenii (L’armée interarmes dans l’offensive)”,”QMIS-277″
“NOUSCHI Marc”,”Croissance, fluctuations et crises dans les economies industrielles de 1945 à nos jours.”,”NOUSCHI Marc è professore di storia al liceo Janson-de-Saily e maitre de conferences all’ IEP. Agregé d’ historie ha insegnato per 15 anni nelle classi preparatorie HEC. E’ autore di opere di storia economia e di atlanti.”,”ECOI-088″
“NOUSCHI André”,”Le lotte per il petrolio nel medio oriente.”,”NOUSCHI André nato nel 1922 è docente di storia contemporanea presso la facoltà di Lettere dell’ Università di Nizza. La prima guerra mondiale non riesce a dare una sistemazione al Medio Oriente e bisogna riprendere da capo tutto l’ affare: cioè, riconsiderare le questioni non solo dal punto di vista politico, ma anche religioso, etnico, militare ed economico, con tutte le manovre, pressioni palesi e occulte, contromanovre, intrighi che ciò comporta…”,”VIOx-077″
“NOUSCHI André”,”Le lotte per il petrolio nel Medio Oriente.”,”André Nouschi, nato nel 1922, è docente di storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Nizza. Ha pubblicato studi sulla storia, l’economia e la politica dell’Africa settentrionale.”,”VIOx-112-FL”
“NOVA Alessandro NATALE Mauro FRATINI Francesca PATETTA Luciano FOSSI Gloria MULAZZANI Germano BORA Giulio LAMBERTI Maria Mimita ROSCI Marco SILVESTRINI Elisabetta”,”Arte. Guide bibliografiche.”,”- Tendenze e interpretazioni nella storia dell’arte (Mauro Natale) (pag 3-8)”,”ARCx-001-FB”
“NOVAK Michael, edizione italiana a cura di Angelo TOSATO”,”Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo.”,”NOVAK Michael è nato nel 1933 in Pennsylvania. Dopo aver compiuto studi teologici nell’ Università Gregoriana di Roma e nella Catholic University of America ha insegnato ad Harvard, Stanford e Syracuse. E’ titolare della Cattedra di Religion and Public Policy all’ American Enterprise Institute di Washington. Nel 1981 e 1982 ha guidato la delegazione statunitense persso la Comissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra. Ha al suo attivo molte pubblicazioni. “”Sarebbe contrario alla perfezione dell’ universo se non esistessero cose corrutibili, e se nessuna potenza venisse meno… sarebbe contrario al significato della Provvidenza, e alla perfezione delle cose, se non ci fossero eventi casuali””. (S. Tommaso D’Aquino, Summa Contra Gentiles, III, 74,3) (pag 83) “”Sono due, dunque, le principali tradizioni di pensiero rivoluzionario: quella utopica e quella realistica. (…) “”La rivoluzione – scritto Charles Péguy – è morale o non lo è affatto””. Ma cos’è che rende morale la rivoluzione? Per gli utopisti, la moralità proviene dalle strutture e dai sistemi. (Gli stalinisti giungono all’ estremo di ritenere come obiettivamente morale ogni atto che gli individui compiono per introdurre il socialismo). Per i realisti, la moralità proviene dalla volontà e dai singoli atti.”” (pag 103)”,”TEOP-216″
“NOVAK Bogdan C.”,”Trieste 1941-1954. La lotta politica, etnica e ideologica.”,”Bogdan C. Novak, laureato in legge all’università di Lubiana, dopo aver insegnato nel Territorio Libero di Trieste dal 1947 al 1951, ha conseguito una seconda laurea all’università di Chicago. Si è poi trasferito a Toledo nella cui università ha tuttora la cattedra di storia (1973)”,”ITQM-212″
“NOVALIS (Georg Philipp Friedrich von HARDENBERG), a cura di Alberto REALE”,”Cristianità o Europa.”,”Alberto REALE è esperto di germanistica. Nel suo saggio introduttivo analizza la storia e il piano dell’ opera. Le note al testo ricostrusicono il contesto storico e i rimandi bibliografici insiti nel testo. La bibliografia è particolarmente ricca. L’ opposizione tra la fede e il sapere. “”La Riforma era stata un segno del tempo. Fu importante per l’ Europa intera pur essendo esplosa pubblicamente solo nella Germania veramente libera. I migliori ingegni di tutte le nazioni erano diventati segretamente maggiorenni e, ingannandosi nel sentimento della loro vocazione, si sollevarono con arroganza tanto maggiore contro l’ antica costituzione. Istintivamente l’ erudito è nemico del clero secondo l’ antica costituzione; il ceto degli eruditi e quello del clero non possono non combattere guerre distruttive, quando sono separati: si contendono infatti la stessa posizione””. (pag 97)”,”EURx-194″
“NOVALIS (Georg Philipp Friedrich von HARDENBERG), a cura di Alberto REALE”,”Cristianità o Europa.”,”Alberto REALE è esperto di germanistica. Nel suo saggio introduttivo analizza la storia e il piano dell’ opera. Le note al testo ricostrusicono il contesto storico e i rimandi bibliografici insiti nel testo. La bibliografia è particolarmente ricca. L’ opposizione tra la fede e il sapere. “”La Riforma era stata un segno del tempo. Fu importante per l’ Europa intera pur essendo esplosa pubblicamente solo nella Germania veramente libera. I migliori ingegni di tutte le nazioni erano diventati segretamente maggiorenni e, ingannandosi nel sentimento della loro vocazione, si sollevarono con arroganza tanto maggiore contro l’ antica costituzione. Istintivamente l’ erudito è nemico del clero secondo l’ antica costituzione; il ceto degli eruditi e quello del clero non possono non combattere guerre distruttive, quando sono separati: si contendono infatti la stessa posizione””. (pag 97)”,”EURx-010-FV”
“NOVALIS (Georg Philipp Friedrich von HARDENBERG), a cura di Alberto REALE”,”I discepoli di Sais.”,”Alberto REALE è esperto di germanistica. Nel suo saggio introduttivo analizza la storia e il piano dell’ opera. Le note al testo ricostrusicono il contesto storico e i rimandi bibliografici insiti nel testo. La bibliografia è particolarmente ricca. L’ opposizione tra la fede e il sapere. “”La Riforma era stata un segno del tempo. Fu importante per l’ Europa intera pur essendo esplosa pubblicamente solo nella Germania veramente libera. I migliori ingegni di tutte le nazioni erano diventati segretamente maggiorenni e, ingannandosi nel sentimento della loro vocazione, si sollevarono con arroganza tanto maggiore contro l’ antica costituzione. Istintivamente l’ erudito è nemico del clero secondo l’ antica costituzione; il ceto degli eruditi e quello del clero non possono non combattere guerre distruttive, quando sono separati: si contendono infatti la stessa posizione””. (pag 97)”,”FILx-033-FV”
“NOVAZIO Emanuele”,”La Russia di Gorbaciov.”,”Emanuele Novazio, piemontese di Casale Monferrato, è giornalista alla Stampa (1988) dal 1979. Dall’84 al ’85 ha lavorato alla redazione di Parigi. Dal 1986 è corrispondente da Mosca. Omaggio Zucchiati”,”RUSU-255″
“NOVE Alec”,”L’ economia di un socialismo possibile.”,”NOVE (Leningrado, 1915) si è laureato alla LSE della quale è Prof onorario. Insegna economia all’Univ di Glasgow. Ha scritto: -L’economia sovietica. MILANO. 1963 -Stalinismo e antistalinismo nell’economia sovietica. TORINO. 1968 -Storia economica dell’Unione sovietica. TORINO. 1970 -Le nazionalizzazioni sbagliate. MILANO. 1975″,”RUSU-083″
“NOVE Alec”,”Stalin e il dopo Stalin in Russia.”,”Alec NOVE, uno dei maggiori studiosi viventi di storia ed economia dell’ Unione Sovietica è Professore di economia e D dell’ Istituto di Studi sovietici e dell’ Est Europeo dell’ Università di Glasgow. Tra i suoi lavori sono già stati pubblicati in Italia: – Storia economica dell’ Unione Sovietica (UTET) – Stalinismo e antistalinismo nell’ economia sovietica (EINAUDI)”,”STAS-014 RUSS-073″
“NOVE Alec”,”Storia economica dell’ Unione Sovietica.”,”La “”crisi delle forbici””. La forbice dei prezzi si allarga. Nel 1923 sopravvenne una nuova crisi. Da una situazione in cui le ragioni di scambio fra villaggi e città erano favorevoli ai primi – sebbene i contadini non avessero saputo trarre molti vantaggi dalla carestia -, si passò alla situazione opposta. Il rapido movimento dei prezzi, sfavorevole agli abitanti delle zone rurali, scoraggiava la immissione sul mercato dei prodotti agricoli e costituiva una minaccia politica, poiché il precario equilibrio del regime dipendeva dal consenso dei contadini, o almeno della loro volontà di non ribellarsi. I motivi di questo rapido mutamento erano i seguenti. In primo luogo la produzione agricola si sviluppò più rapidamente di quella industriale. La carestia del 1921 ebbe come risultato una contrazione, nell’ anno successivo, della superficie coltivata per la scarsità di semente e di contadini in grado di lavorare nelle province colpite. (…) Tuttavia il raccolto del 1922 fu discreto. (…) Al contrario, la ricostruzione del settore industriale fu molto più lenta.”” (pag 102-103) “”La “”forbice dei prezzi”” si allargava: i prezzi industriali erano maggiori rispetto a quelli del 1913, mentre i prezzi agricoli erano minori.”” (pag 105) “”Dzerzinskij, presidente del VSNKH e capo della Cheka (Ceka, ndr) (polizia), scriveva nel 1924: “”Quasi tutti i trusts agiscono come organi indipendenti; sono essi stessi il loro padrone, il loro Gosplan, il loro Glavmetall (la divisione metallurgica del VSNKH), il loro VSNKH, e se qualcosa non funziona perfettamente vengono protetti e soccorsi dagli organi locali””.”” (pag 113)”,”RUSU-192″
“NOVE Alec”,”L’economia sovietica.”,”NOVE Alec Il settore privato. “”I campi privati di contadini delle fattorie collettive era tenuti da ogni famiglia (dvor) come una concessione secondo lo statuto modello dei kolkhozy del 1935. La loro dimensione media è di 1/4 di ettaro , talvolta di più se il terreno è abbondante e/o di cattiva qualità. C’è anche del bestiame privato, con dei massimi fissati; (…). Fino al 1958 i contadini erano soggetti a quote di consegna obbligatoria, ai bassi prezzi applicabili alla forniture delle fattorie collettive. (…)”” (pag 67) Condizione operaia. “”Il “”mercato del lavoro”” nell’URSS è molto imperfetto, a causa della mancanza di adeguata informazione e di scambi di lavoro. Si incontrano frequenti annunci di posti liberi, ma sporadici e non coordinati, per esempio sui pali telegrafici o nelle bacheche degli avvisi, od anche nei programmi radiofonici locali, e l’informazione filtra a molti di quelli che pensano di cambiare lavoro.”” (pag 144)”,”RUSU-224″
“NOVE Alec”,”The Economics of Feasible Socialism.”,”Alec Nove, Emeritus Professor of Economics, University of Glasgow.”,”RUSU-245″
“NOVE Alec”,”Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista?”,”Note a margine critiche di Lenin, pubblicate solo nel 1929, al volume di Bucharin ‘L’ economia del periodo di trasformazione’ (Leninskij Sbornik, vol. XI, 1929) (pag 608) “”La partecipazione dei sindacati a livello locale era un principio indiscutibile, sebbene, come abbiamo già osservato, Lenin avesse ribadito la necessità di una linea di responsabilità e autorità che in definitiva favoriva il potere dei dirigenti. Il predominio del partito nei sindacati divenne questione politica di grande importanza pratica, in una situazione in cui la durezza delle avversità favoriva la ripresa dell’influenza sugli operai di anarchici, menscevichi e socialisti-rivoluzionari, cui fino al 1921 furono concessi limitati diritti legali; effettivamente alcuni sindacati (ferrovieri, tipografi, ecc.) erano in mani antibolsceviche e dovettero essere «conquistati» con misure di carattere poliziesco. Lenin si rendeva perfettamente conto dei limiti della presa del suo partito sugli operai. Dichiarò ad esempio: “”Con la parola d’ordine «più fiducia nelle forze della classe operaia», in realtà, oggi si lavora per rafforzare le influenze mensceviche e anarchiche: nella primavera 1921, Kronstadt l’ha mostrato e dimostrato con grande evidenza» (10). L’idea leninista dei sindacati come cinghia di trasmissione tra partito e masse implicava la subordinazione dei sindacati al partito e ai suoi obiettivi. Lenin però non giunse agli estremi di Trotsky, che nel 1920 era arrivato a chiedere la militarizzazione dei sindacati e l’organizzazione del lavoro in eserciti con disciplina paramilitare. Tuttavia la posizione di Trotsky non si distingueva da quella di Lenin quanto potrebbe sembrare a prima vista, e ottenne l’appoggio di Bucharin, che nel 1918 aveva attaccato Lenin da «sinistra». Alla fine della guerra civile la situazione era disperata, e la mobilitazione della forza-lavoro per la ricostruzione era stata approvata anche da Lenin. Trotsky e Bucharin, però, si spinsero più oltre, elaborando una teoria del lavoro forzato per l’intero periodo di transizione. Bucharin dichiarò esplicitamente che gli obiettivi generali del proletariato, individuati dal partito, dovevano essere imposti al proletariato stesso, e Trotsky sostenne che gli operai che rifiutavano di andare a lavorare dove era stato loro ordinato dovevano essere trattati come disertori dell’esercito (11). Le implicazioni erano evidenti: sino al momento in cui la classe operaia non fosse giunta a un alto livello di coscienza che l’avrebbe spinta a fare volontariamente ciò che era necessario, occorreva costringerla attraverso la dittatura del proletariato. Lo storico economico ungherese Szamuely ha collegato questa idea con il rifiuto di attribuire importanza agli incentivi materiali: è evidente che se non è possibile indurre la gente a fare quanto necessario con la persuasione materiale o morale, l’unica alternativa è la forza. La situazione reale del 1920-21 era, come ben si sa, di fame e miseria, e retrospettivamente possiamo affermare che Trotsky e Bucharin fecero di necessità virtù teorica. La loro concezione avrebbe inserito i sindacati nell’apparato coercitivo, e i dirigenti del sindacato avrebbero avuto, per così dire, la funzione di ufficiali e sergenti dell’esercito del lavoro. (Possiamo solo ricordare che l’idea di esercito del lavoro si ritrova anche in talune dichiarazioni di Marx) (12). In linea di principio Lenin era contrario a queste indicazioni. Era sempre più allarmato per la burocratizzazione crescente e per i travisamenti degli obiettivi rivoluzionari. Occorreva proteggere gli operai dalle conseguenze di questo stato di cose, e tale era il compito vitale dei sindacati. Ma questo principio, indubbiamente corretto, cozzava con quello del controllo di partito sulla manifestazioni di potere sindacale indipendente, in un momento di sempre maggiore burocratizzazione del partito stesso. Un quarto aspetto del periodo, e forse il più importante, riguardava i contadini”” (pag 610-611) [Alec Nove, Economia sovietica e marxismo: quale modello socialista?, Torino, 1980] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale] [(10) V.I. Lenin, ‘Tempi nuovi, errori vecchi in forma nuova’, in Id., Opere, vol. 33, pp. 14-15; (11) Cfr. il discorso di Trotsky al IX Congresso del partito, e N.I. Bucharin, ‘Economia del periodo di transizione’, Milano, 1971; (12) Cfr., ad esempio, il ‘Manifesto del Partito comunista’] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] Segue: La questione e il dibattito sulla collettivizzazione forzata Bucharin nel 1925 pronunciò il suo “”famigerato”” slogan: “”(contadini) Arricchitevi!””. Era troppo anche per Stalin, allora suo alleato… (pag 625)”,”RUSU-254″ “NOVE Alec”,”Trockij e l’«opposizione di sinistra», 1929-1931.”,”””Questo saggio si basa sulla lettura di due annate del «Bjulleten oppositsii», pubblicato prima a Parigi e poi a Berlino da un gruppo di trotskisti e contenente numerosi articoli scritti dallo stesso Trotsky durante i primi anni del suo forzato esilio dalla Russia. Importanti sono anche gli articoli scritti occasionalmente per il bollettino da membri dell’opposizione e fatti uscire clandestinamente dall’Urss, soprattutto le intelligenti e meditate analisi di Christian Rakovskij”” (pag 31); “”Trotsky sostiene giustamente che l’accelerazione dell’industrializzazione nel 1928-29 portò inevitabilmente alla scarsità di merci, alle code, queste essendo «il più valido argomento contro il socialismo in un paese isolato» (n. 7, p. 2). Egli non mostrò, tuttavia, neppur lontanamente di cogliere il nesso tra scarsità di merci e prezzi. Come abbiamo già detto, Trotsky considerò la crisi dell’ammasso del grano nell’inverno del 1927-28 una manifestazione della potenza dei ‘kulaki’ e giudicò il tardivo (e troppo limitato) aumento dei prezzi della metà del 1928 una intollerabile concessione alle forze del mercato. Di conseguenza approvò le «misure straordinarie» adottate da Stalin, anche se forse non la durezza con cui Stalin procedette alla requisizione del grano. Per la verità Trotsky e alcuni suoi corrispondenti sostennero che nel corso di queste esazioni, il ‘kulak’ era ancora in qualche modo favorito. Questo giudizio a mio avviso, dipendeva dal quadro sbagliato che Trotsky si faceva sulla natura del «centrismo» staliniano: la burocrazia ‘doveva’ per forza essere influenzata dai ‘kulaki’ (e senza dubbio parte della burocrazia lo era!). Alla fine Trotsky riconobbe che la campagna contro i ‘kulaki’ era reale. Ma naturalmente, «il ‘kulak’ non è separato dal contadino medio da un muro impenetrabile. In condizioni di produzione di mercato, i contadini medi generano automaticamente dei ‘kulaki’ tra le loro stesse file. La pioggia di severe misure governative che colpì i ‘kulaki’, disorganizzati e in preda al panico, e colpì non soltanto i ‘kulaki’, creò un ostacolo allo sviluppo di strati superiori di contadini medi… I contadini cominciarono a precipitarsi alla ricerca di un’altra maniera di andare avanti. E così nacque la “”collettivizzazione totale””» (Trockij, n. 9, p. 3, scritto nel febbraio 1930). In questa e in altre occasioni Trotsky mostrò dapprima di pensare che la dirigenza fosse stata colta di sorpresa dalla reazione dei contadini che si precipitarono a entrare nelle fattorie collettive, una reazione dovuta ai provvedimenti governativi che stabilivano la chiusura dei mercati e le consegne obbligatorie all’ammasso. «Le porte dei mercati furono chiuse. Dopo aver atteso impauriti all’ingresso, i contadini si precipitarono attraverso le sole porte aperte, le porte della collettivizzazione» (n. 9, p. 4). Ma allora «la fattoria collettiva può diventare una nuova forma di camuffamento per i ‘kulaki’» (ibid., p. 5). (Che idea sbagliata!). Entro il giugno 1930 due cose diventarono chiare nei messaggi che arrivavano dalla Russia. La prima era la dimensione della coercizione governativa nei confronti sia dei ‘kulaki’ sia dei semplici contadini, coercizione che indusse anche i contadini più poveri a farsi un’idea negativa della collettivizzazione. La seconda era il noto articolo di Stalin «inebriato dal successo», che faceva ricadere la colpa degli eccessi sui funzionari locali e che condusse a una fuga precipitosa dei contadini dalle aziende collettive (dove furono costretti di nuovo a tornare negli anni successivi). Un articolo di F. Dingelstedt parla di una «collettivizzazione su larga scala, realizzata con metodi sommari e violenti (‘medodam prisibeevych’ (1)), [che] ha provocato un dissesto senza precedenti nell’economia nazionale»; enormi perdite di bestiame, completa confusione nei piani dei funzionari, precipitose ritirate, tutte cose ben conosciute e giustamente (n. 12-13, p. 18). «Noi siamo per la industrializzazione e la collettivizzazione», ma «contro il ciarlatanismo burocratico…». Tuttavia, soltanto nel novembre 1930, l’errore venne ripetuto: «Aziende agricole collettive senza la necessaria base industriale produrranno inevitabilmente dei ‘kulaki’. Chiamare socialista una collettivizzazione basata sugli attrezzi dei contadini significa far rivivere la teoria buchariniana della integrazione dei ‘kulaki’ nel socialismo, ma in una forma camuffata da provvedimento governativo e quindi più subdola» (n. 17-18, p. 25). A parte la tendenza a prevedere una rioscillazione a destra dei «centristi» staliniani, un altro errore di Trotsky in materia di agricoltura mi sembra derivare da una semplicistica sopravvalutazione dei vantaggi della coltivazione meccanizzata su larga scala. In questo egli seguiva l’esempio di Lenin («Se avessimo 100.000 trattori… allora, i contadini direbbero “”Siamo per il comunismo””». Trotsky poté dunque sostenere ‘sia’ che la collettivizzazione era necessaria ‘sia’ che poteva essere realizzata senza alcuna coercizione quando sarebbero stati disponibili i macchinari necessari. Esperienze successive (in Polonia, per non andare troppo lontano) dimostrano che questa posizione era sbagliata. Stalin, per brutale che fosse, sembra esser stato più realistico circa l’atteggiamento dei contadini. Arriviamo così alle posizioni di Trotsky sui tempi dell’industrializzazione e dell’accumulazione. (…)”” (pag 35-36-37) [(1) Prisibeev è un dispotico sottufficiale a riposo, protagonista del racconto d Cecov ‘Unter Prisibeev’] [Alec Nove, ‘Trockij e l’«opposizione di sinistra», 1929-1931’, ‘Studi storici’, Roma, 1, 1977] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TROS-296″
“NOVE Alec”,”Stalin e il dopo Stalin in Russia.”,”Il nazionalismo russo. “”Stalin cercò di restaurare la tradizione russa in tutte le cose, grandi o piccole che fossero. (…)”” (pag 97)”,”STAS-001-FV”
“NOVE Alec”,”An Economic History of the USSR, 1917-1991.”,”Alec Nove was Professor of Economics at the University of Glasgow from 1963 to 1982 where he is now Emeritus Professor and since 1982 has been Honorary Research Fellow. His publications include The Soviet Economy, The Soviet Middle East (with J.A. Newth), Was Stalin Really Necessary?, Socialist Economics (edited with D.M. Nuti), Stalinism and After, East-West Trade: Problems, Prospects, Issues, Political Economy and Soviet Socialism, The Economics of Feasible Socialism, Socialism, Economics and Development, Glasnost in Action. Preface, Appendix: A Note on Growth Rates, Bibliography, References, Glossary, Index of Subjects, Index of Names,”,”RUSU-092-FL”
“NOVE Alec”,”Stalinism and After. The Road to Gorbachev.”,”Alec Nove was Professor of Economics at the University of Glasgow from 1963 to 1982 where he is now Emeritus Professor and since 1982 has been Honorary Research Fellow. His publications include The Soviet Economy, The Soviet Middle East (with J.A. Newth), Was Stalin Really Necessary?, Socialist Economics (edited with D.M. Nuti), Stalinism and After, East-West Trade: Problems, Prospects, Issues, Political Economy and Soviet Socialism, The Economics of Feasible Socialism, Socialism, Economics and Development, Glasnost in Action. Preface, Appendix: 1. Biographical Data, 2. Chronological List of Events, 1917-85, 3. Membership of the Party, 4. Further Reading, Index,”,”RUST-056-FL”
“NOVE Alec”,”Glasnost’ in Action. Cultural Renaissance in Russia.”,”Alec Nove was Professor of Economics at the University of Glasgow from 1963 to 1982 where he is now Emeritus Professor and since 1982 has been Honorary Research Fellow. His publications include The Soviet Economy, The Soviet Middle East (with J.A. Newth), Was Stalin Really Necessary?, Socialist Economics (edited with D.M. Nuti), Stalinism and After, East-West Trade: Problems, Prospects, Issues, Political Economy and Soviet Socialism, The Economics of Feasible Socialism, Socialism, Economics and Development, Glasnost in Action.”,”RUSx-159-FL”
“NOVE Alec”,”L’economia di un socialismo possibile.”,”Alec Nove was Professor of Economics at the University of Glasgow from 1963 to 1982 where he is now Emeritus Professor and since 1982 has been Honorary Research Fellow. His publications include The Soviet Economy, The Soviet Middle East (with J.A. Newth), Was Stalin Really Necessary?, Socialist Economics (edited with D.M. Nuti), Stalinism and After, East-West Trade: Problems, Prospects, Issues, Political Economy and Soviet Socialism, The Economics of Feasible Socialism, Socialism, Economics and Development, Glasnost in Action.”,”RUSU-134-FL”
“NOVE Alec”,”An Economic History of the USSR.”,” The Great Debate (pag 119-136)”,”RIRO-474″
“NOVELLA Agostino DIDO’ Mario RONCONI Armando GIUNTI Aldo GARAVINI Sergio BIANCHI Fernando MASUCCI Ettore FORTUNATO Piero TONINI Roberto GUERRA Gino GUIDI Eugenio e altri”,”I delegati di reparto. Per una intelaiatura di classe.”,”‘Je participe tu participes il participe nous participons vous participez ‘ils profitent” (Manifesto del Maggio francese in risposta al programma gollista di “”partecipazione operaia””) (pag 140)”,”SIND-008-FAP”
“NOVELLI Tina”,”Dizionario etnologico africano. Volume I,II,III.”,”””Tribalismo. Fenomeno organizzativo proprio di un gruppo etnico, e che spesso i sociologi hanno analizzato in termini di sopravvivenza. Pur con diverse modifiche il tribalismo è presente ancora oggi in Africa. (…)”” (pag 220) “”Xenofobia. Avversione indiscriminata contro gli stranieri. Ne sono affetti alcuni gruppi africani fra i quali i Lele.”” (pag 247)”,”AFRx-033″
“NOVELLI Diego”,”Dossier Fiat.”,”Diego Novelli (38 anni nel 1970) entrato giovanissimo nella redazione torinese de l’Unità vi ha svolto dal 1961 al 1967 il lavoro di capocronista studiando i problemi della città. Dal 1960 è stato consigliere comunale di Torino e dal 1968 capogruppo consiliare Pci. Dopo un breve periodo di lavoro alla Federazione torinese del partito, come responsabile della propaganda, è tornato a dirigere la redazione locale del giornale mantenendo l’incarico di capogruppo al Municipio (1970).”,”PCIx-050-FV”
“NOVELLI Massimo”,”Corbari, Iris, Casadei e gli altri. Un racconto della Resistenza.”,”Massimo Novelli, nato a Torino nel 1955 scrive libri e fa il giornalista. Ha raccontato banditi anarchici, sportivi partigiani e fascisti, scrittori dimenticati come Guido Seborga, ribelli e gentildonne di fortuna.”,”ITAR-026-FSD”
“NOVELLI Massimo”,”Marcel Déat, il fantasma di Vichy. Torino, 1947-1955: indagine su un condannato a morte.”,”Dedica dell’autore: “”A mio figlio Alighiero – In memoria di mio padre Dario “”Piero”” giovanissimo partigiano”” Ringraziamenti: “”Per le testimonianze, per gli aiuti e per le ricerche ringrazio Luciano Boccalatte, Angelo Del Boca, Lorenzo Gianotti, Roberto Gremmo (per le indagini preziose all’Archivio Centrale dello Stato di Roma), Dino Messina, Isabella Novelli, Fulvio Papi, Bruno Segre, Salvatore Tropea”” Con la liberazione di Parigi, il 25 agosto 1944, la Francia cominciò a fare subito i conti con il fascismo e il nazismo, o meglio con i collaborazionisti del governo di Vichy che avevano tradito la propria nazione e i valori della democrazia: furono ben 791 i collaborazionisti francesi giustiziati: tra loro i più noti lo scrittore Robert Brasillach e il primo ministro Pierre Laval, che venne estradato dalla Spagna. Nella lista dei fucilati alla schiena per alto tradimento mancò il nome di Marcel Déat (1894-1955), il professore di filosofia che aveva militato nelle file della Sfio, il partito socialista di Leon Blum e che, dopo aver scritto per ‘L’Oeuvre’ un articolo il cui titolo rimase come lo slogan di un’epoca, ‘Morire per Danzica?’, si convertì alle idee del nazionalsocialismo sino a diventare l’esponente nazista di maggior spicco nei governi di Vichy. Lo stesso maresciallo Philippe Pétain lo considerava un invasato. La carica di ministro del Lavoro derivava a Déat più dalle ottime relazioni con Berlino che dagli equilibri politici interni. Fondatore di un ‘Rassemblement’ nazional-popolare di orientamento filonazista, Déat fu molto attivo nella politica di reclutamento di migliaia di giovani da destinare ai lavori forzati in Germania e nella politica antisemita, anche se distingueva tra ebrei radicati in Francia e nuovi arrivati dai Paesi dell’est. Con la liberazione di Parigi, Déat, seguito dalla giovane moglie Hélène, scappò a Sigmaringen, nel Baden Wurttemberg, dove assieme ad alcuni irriducibili coltivò l’illusione di un riscatto nazista in Europe e dove conobbe varie personaggi tra cui il grande scrittore Louis Ferdinand Céline. A Sigmaringen cominciò la parte finale, più misteriosa e difficile della sua esistenza. Undici anni di vita, che ora vengono scandagliati nel saggio storico di Massimo Novelli. Il libro di Novelli, giornalista non nuovo a originali incursioni nel campo della storiografia, porta come sottotitolo ‘Torino, 1947-1955: indagine di un condannato a morte’, perché Déat, il ricercato numero della Francia nell’immediato dopoguerra, riuscì a nascondersi in Italia grazie a una serie di contatti, a una complessa rete di protezione e a sapienti omissioni da parte dell’autorità costituita. Arrivato in maniera rocambolesca in Alto Adige, Marcel Déat si sposta tra Milano, dove nell’immediato dopoguerra, come hanno raccontato le inchieste del cronista e futuro direttore del ‘Corriere della sera’, Franco di Bella, operava la banda di Pierrot Le Fou, ex cagoulard dedito alle rapine, poi viene avvistato a Roma, dove ha forti contatti in ambienti vaticani, e quindi si rifugia a Genova, il crocevia e luogo di transito per tanti ex gerarchi nazisti protetti dall’organizzazione Odessa. Basandosi su ricerche di archivio di prima mano, Novelli riesce a ricostruire il tortuoso itinerario di Déat in Italia, da buon cronista indica i luoghi precisi del suo passato (per esempio a Milano abitava in corso Buenos Aires 40), e poi ci spiega perché, nonostante le inchieste giornalistiche, nonostante la richiesta di estradizione giunta all’autorità italiana, Déat riesca a nascondersi per nove anni, dal 1947 al 1955, nel centro di Torino, la città più antifascista d’Italia, con una base operaia pronta a prendere le armi quando ci fu l’attentato a Palmiro Togliatti nel luglio 1948. Ateo convinto sia negli anni della militanza socialista sia in quelli dell’adesione al nazionalsocialismo, Déat trovò rifugio a Torino dai preti Salesiani e nel collegio delle suore della Divina Provvidenza nella centralissima via Pomba. Un ambiente nel quale maturò la conversione al cattolicesimo sfociata nel matrimonio con Hélène, che aveva già sposato in Francia con rito civile. Ma l’ex ministro di Vichy non abbandonò del tutto, almeno nei primi anni di latitanza, il credo nazista, al punto che in un’intervista rilasciata congiuntamente al quotidiano ‘Milano Sera’ e al settimanale francese ‘Action’ si disse convinto di un ritorno del nazifascismo. Fu l’ultima uscita audace. Di certo la polizia italiana, come Novelli dimostra, sapeva della sua vita appartata a Torino, Dopo una serie di inchieste giornalistiche e di pressioni dei servizi segreti francesi, arrivò nel collegio che ospitava il ricercato un’ispezione delle forze dell’ordine. Déat, ancora una volta assistito dalla fortuna, o da qualche santo in paradiso, riuscì a salvarsi rifugiandosi in uno sgabuzzino. Nell’appendice al libro di memorie del marito, Hélène racconta che erano scappati dalla Francia con una valigia stracolma di denaro, sicché non ebbero mai seri problemi economici, anche se la coppia conduceva una vita austera e integrava le entrate con lezioni di francese ai rampolli della borghesia torinese. Marcel Déat tenne lezioni anche ai figli del professor Achille Dogliotti, il cardiochirurgo che lo ebbe in cura. L’ex ministro di Vichy, affetto da problemi polmonari dopo un attentato di cui era stato vittima assieme a Laval, morì il 5 gennaio 1955. Il dispaccio con cui il questore Mario Ferrante comunicò il decesso di un certo ‘professor Eugenio Le Roux’, nome dietro il quale si nascondeva Marcel Déat, è un piccolo capolavoro di ipocrisia burocratica. Perché mai il questore di Torino doveva comunicare al Viminale la morte di un francese sconosciuto? La polizia ben sapeva chi era il personaggio scomparso, ma fu cauta a far trapelare la notizia. Soltanto in marzo venne comunicata alla stampa la morte di Déat, il nazista francese che era riuscito a salvarsi sia per l’abilità a muoversi sia per i contatti nell’internazionale nera sia per le protezioni politiche di cui godette da un certo punto in poi. Dal 1947, anno dell’nizio della Guerra Fredda, la priorità dei Paesi occidentali non era la cattura dei criminali nazisti, ma la lotta al comunismo, testimoniata anche dalla nascita in tutta Europa delle varie organizzazioni clandestine Stay-behind, in cui ebbero un certo ruolo personaggi dell’estrema destra. (f. Dino Messina, CS 30.5.2017) ——————————————————————————————– Altri libri da inserire in Correnaa: EDIZIONI ARABA FENICE. BOVES. 2016 CAT 2024 Un’esperienza formidabile. La Resistenza di Giorgio Bocca: un’intervista. DE-LUIGI Teo Libro Interventi di Marco REVELLI, Ezio MAURO, Giovanni DE-LUNA; testimonianze di Silvia GIACOMONI e Nicoletta BOCCA €11,00 Spedito in 2 giorni Descrizione Il libro di Teo De Luigi condensa il risultato di due interviste a Giorgio Bocca sul tema della guerra partigiana e, soprattutto, dei rapporti interni ai gruppi che avevano dato vita alla Resistenza. Le parole di Bocca risuonano nitide e vere, a distanza di 5 anni dalla morte, come se quei ricordi avessero assunto la forza mitica dei poemi antichi: sullo sfondo di una Storia che si fa sempre più lontana, e che a tratti assume i contorni di leggenda, i ricordi di un ragazzo che è diventato grande, rischiando più volte di morire in combattimento (e forse non solo per mano nemica, come ricorda Bocca stesso in un passaggio del libro), in uno dei momenti chiave del ‘900. Autore Teo De Luigi Editore Araba Fenice Formato Libro Pubblicazione 2016 ISBN 9788866173908 Argomenti Territorio Storia ——————————————————————————————–“,”BIOx-047-FSD”
“NOVELLI Edoardo”,”I manifesti politici. Storie e immagini dell’Italia repubblicana.”,”Dono di Mario Caprini Edoardo Novelli, professore ordinario all’Università degli Studi di Roma Tre.”,”FOTO-113″
“NOVOZILOV Viktor V., a cura di Vincenzo VITELLO”,”Pianificazione e calcolo economico.”,”””Sono incompatibili col marxismo non i moltiplicatori, ma il contenuto economico di quelle teorie borghesi che utilizzano ampiamente i moltiplicatori. Così la teoria della produttività marginale di J.B. Clark è incompatibile col marxismo.Secondo questa teoria ciascuna classe riceve quanto produce: gli operai ricevono il prodotto del lavoro, i capitalisti quello del capitale e i proprietari terrieri il prodotto della terra”” (pag 411)”,”RUSU-246″
“NOWAK Karl Friedrich”,”Il crollo delle potenze centrali.”,”Trotsky. Trattative di Brest-Litovsk. “”Trotzki dimostrava, per suo conto, il massimo zelo. Egli lavorava incessantemente e non veniva a consultazione se non dopo accuratissimo studio dei problemi. Ciò nonostante, non si procedeva nel programma. Oltre al riconoscimento che anche gli Ucraini potevano partecipare ai negoziati come delegazione indipendente, non era possibile cavar altro dal Ministro degli Esteri. Eppure Trotzki parlava abbondantemente. Egli tendeva i suoi argomenti nel campo del generico, del vago. Il diritto di autodecisione non rappresentava ancora, per lui, un terreno sul quale lavorare di conserva con le Potenze Centrali; dapprima, il diritto di autodecisione fu solo un motivo a dissertazioni generali che dovevano dare un’idea impressionante del nuovo ordine mondiale vagheggiato dai Sovieti; ed egli si smarriva nella critica del vecchio ordine di cose, in tutti i paesi, attraverso i secoli. Diveniva sempre più evidente che il Ministro degli Esteri russo non voleva affatto, per il momento abbordare la questione della pace separata; egli parlava con grande slancio, e ardente nell’intimo, quasi un Messia di una nuova era prossima e solo da lui concepita, a tutto il mondo, che egli voleva indurre ad ascoltarlo. Egli parlava, poichè la più larga tribuna di Stoccolma gli era stata negata, dalla finestra di Brest Litowsk. Ma i negoziati non avanzavano. Durante il loro corso non furono registrati incidenti, quantunque dalla Russia fossero diretti alle truppe tedesche radiogrammi istigatori, contro cui il generale Hoffmann protestava vivamente, e che Trotzki stesso non sembrava approvare. I diplomatici consideravano con indulgenza il nuovo stile di Trotzki. Senza che essi stessi si rendessero conto di come ciò fosse avvenuto, egli era divenuto il centro della Conferenza, intorno al quale tutto gravitava.”” (pag 19-20)”,”RAIx-343″
“NOWAK Leszek”,”La scienza come idealizzazione: i fondamenti della metodologia marxiana.”,”Leszek Nowak è nato nel 1943 e si è laureato in legge all’Università di Poznan e, successivamente, in filosofia all’Università di Varsavia. Si occupa di metodologia delle scienze sociali e di filosofia della scienza (1976). Ha scritto saggi e articoli su varie riviste occidentali. “”Una delle critiche più frequenti che vengono rivolte alla teoria marxiana riguarda il fatto che Marx «(…) prevedeva una crescente povertà delle masse, mentre le masse in ogni paese capitalistico vivono meglio di quanto vivessero qualche decennio fa» (1). Marx ha in effetti formulato la legge di assoluta pauperizzazione secondo la quale «quanto maggiori sono la ricchezza sociale, il capitale in funzione (…), tanto maggiore è l’esercito industriale di riserva. (…) Ma quanto maggiore sarà questo esercito di riserva in rapporto all’esercito operaio attivo, tanto più in massa si consoliderà la sovrappopolazione la cui miseria è in proporzione inversa del tormento del suo lavoro (…), tanto maggiore [è] il pauperismo ufficiale. ‘Questa – dice Marx – è la legge assoluta, generale dell’accumulazione capitalistica’» (2). Questa legge è confutata dalla realtà, asseriscono da qualche decennio gli avversari del marxismo: e ciò è tanto più pericoloso per il marxismo in quanto la legge costituisce un pilastro fondamentale della teoria marxiana della rivoluzione; è proprio la pauperizzazione assoluta della classe operaia il fattore che dovrebbe muovere questa direzione della lotta contro il capitalismo. Nel dibattito polemico con i critici della legge di assoluta pauperizzazione, i marxisti hanno utilizzato i più svariati argomenti. Alcuni hanno asserito che la legge di assoluta pauperizzazione non è stata formulata da Marx, bensì è opera dei suoi successori. Altri hanno richiamato le osservazioni critiche di Engels riguardanti il passo del ‘Programma di Erfurt’, nel quale si asserisce che la miseria della classe operaia aumenta, e hanno da questo inferito che Engels non riconoscerebbe la legge di assoluta pauperizzazione; più tardi sono stati commentati in modo simile alcuni passi di Lenin. Altri ancora si sono sforzati di mostrare che, considerando il sistema capitalistico nel suo insieme e cioè congiuntamente ai paesi arretrati, la legge di assoluta pauperizzazione viene soddisfatta. Nella nozione di salari reali alcuni includono l’intensità del lavoro e giungono a constatare che i salari reali, così concepiti, diminuiscono in un’economia capitalistica, sebbene i salari reali, concepiti nel modo usuale, non mostrino affatto una tendenza alla diminuzione (3). Non vi è da meravigliarsi se questi tentativi di difendere la legge di assoluta pauperizzazione destano, negli avversari del marxismo, l’impressione che si cerchino vie d’uscita attraverso le quali, senza negare i fatti, sia consentito tuttavia di rimanere fedeli a una dottrina che ne viene confutata. Non vi è da meravigliarsi se Popper, secondo il quale il socialismo marxista è «fondato sulla ‘profezia del sempre crescente’ sfruttamento dei lavoratori» (4), asserisce che fra i marxisti soltanto Marx aveva un atteggiamento scientifico, perché soltanto Marx ha formulato la previsione secondo cui la miseria sarebbwe cresciuta e si è mostrato disposto a confrontarla con i fatti. I successori di Marx invece, sulla base della falsificazione di questa previsione, anzichè rifiutare la legge di assoluta pauperizzazione «(…) reinterpretarono sia la teoria che i dati per farli concordare. In questo modo essi salvarono la teoria dalla confutazione; poterono farlo al prezzo di adottare un espediente che la rendeva inconfutabile» (5). Si può tuttavia notare come le critiche rivolte alla legge di assoluta pauperizzazione siano basate su una incomprensione di carattere metodologico della legge. La legge è stato formulata da Marx nel libro primo del ‘Capitale’, quando Marx manteneva ancora tutte le assunzioni idealizzanti della legge del valore. Bisogna ricordare come Marx abbia assunto che le merci vengono scambiate secondo il loro valore. Marx tuttavia a questo punto della analisi si basa ancora su altre assunzioni idealizzanti, ad esempio, l’assunzione di una società capitalistica pura (cfr. il cap. II). Questa costituisce una assunzione idealizzante, se Marx stesso osserva che nelle prime parti del ‘Capitale’ «Non sono sviluppati (…) i rapporti reali entro i quali avanza il processo di produzione reale. (…) Non si considera né la concorrenza dei capitali, né il credito, né la costituzione reale della società che non consta affatto semplicemente delle classi degli operai e dei captialisti industriali, in cui quindi i consumatori e produttori non si identificano e la prima categoria di consmatori (i cui redditi sono in parte secondari, derivati dal profitto e dal salario, non sono primitivi) è molto più ampia della seconda e perciò il modo in cui essa spende il suo reddito e il volume di quest’ultimo provocano grandissime modificazioni nel bilancio economico e specialmente nel processo di circolazione e di riproduzione del capitale» (6). In modo analogo, Engels, esaminando il meccanismo di formazione del saggio generale del profitto, constata che esso «(…) giunge solo ad una realizzazione del tutto approssimativa presupponendo che la produzione capitalistica si affermi interamente dappertutto, cioè che la società si riduca alle moderne classi dei proprietari fondiari capitalisti (industriali e commerciali) e lavoratori, ma che tutti i gradi intermedi siano tolti di mezzo» (7)”” [Leszek Nowak, ‘La scienza come idealizzazione: i fondamenti della metodologia marxiana’, Bologna, 1977] [(1) M. Bober, ‘Karl Marx’s Interpretation of History’, Cambridge, Mass., 1950, p. 93; (2) Marx, ‘Il Capitale’, cit., vol. I, p. 705; (3) La storia di questa controversia è esaminata da Z. Kluza-Wolosiewicz, ‘Teoria rozwoju kapitalizmu w dyskusjach socjademokracji niemieckiej’ (La teoria sullo sviluppo del capitalismo nelle discussioni della socialdemocrazia tedesca), Warszawa, 1963, pp. 97123. La fase contemporanea della controversia trovò la sua espressione nei lavori contenuti nella raccolta ‘O wsplczesnym kapitalizmie’ (Sul capitalismo contemporaneo), discussione da “”Cahiers Internationaux””, Warszawa, 1960; (4) Popper, ‘The Open Society and Its Enemies’, trad. it. cit., vol II, p. 432, nota 13; (5) Popper, ‘Conjectures and Refutations’, trad. it, cit., p. 68; (6) Marx, ‘Teorie sul plusvalore’, ed. Editori Riuniti, cit, vol. II, p. 534; (7) Lettera di Engels a Schmidt, del 12 marzo 1895, in K. Marx – F. Engels, ‘Lettere sul “”Capitale””‘, cit., pp. 191-192] (pag 347-350)”,”MADS-735″
“NOWAK Leszek”,”La scienza come idealizzazione: i fondamenti della metodologia marxiana.”,”Leszek Nowak è nato nel 1943 e si è laureato in legge all’Università di Poznan, e in seguito in filosofia all’Università di Varsavia. Si occupa di metodologia delle scienze sociali e di filosofia della scienza. Il testo contiene molte formule matematiche”,”TEOC-191-FF”
“NOYES P.H.”,”Organization and Revolution. Working-Class Associations in the German Revolutions of 1848-1849.”,”Marx molto citato nell’indice ‘Part of the League had collected in Switzerland around Weitling, who was attempting to organize a consumers’ cooperative association and to spread communist propaganda. Weitling’s efforts made little headway. The Germans in Switzerland seemed more interested in the Young Germany group which was affiliated to Mazzini’s Young Europe movement. Or they turned to such curious leaders as the “”Prophet”” Albrecht, who called for reform based on the Bible and “”the reestablishment of the Kingdom of Zion””, or George Kuhlmann, who also regarded himself as a prophet, wore his hair and beard long and preached on “”the New World or the Proclamation of the Rule of the Spirit on Earth”” (19). These figures represented the lunatic fringe of the pre-March movement; yet to many of the workers their doctrines probably seemed no less practical than the Utopian socialism of Weitling or even the “”scientific socialism”” of Marx. Another, probably larger, part of the League of the Just moved to London, where under the leadership of Moll and Schapper the group began to reorganize itself n the mid-1840s. A third group grew up in Brussels, where they joined by Marx after the banning of the ‘German-French Yearbooks’ which he had been editing in Paris in 1844 with Arnold Ruge. It was this group that Marx wrenched from the possible control of Weitling. The way was thus left clear for the foundation of a new and revised group, the Communist League, which was formed out of the union of the London and Brussels organizations. The new Communist League adopted a set of statutes at the same congress which instructed Marx and Engels to draw up their manifesto. The first of these statutes read: “”The purpose of the League is the overthrow of the bourgeoisie, the establishment of the rule of the proletariat, the abolition of the old civil society which rests on the opposition of classes and the founding of a new society without classes and without private property’ (20). Such was Marx’s strategy in the period before the actual outbreak of revolution”” (pag 45) (19) Adler, ‘Geschichte der Arbeiterbewegung’, pp. 37, 66-68; (20) Wermuth, Stieber, ‘Die Communisten-Verschworungen’, vol. I, pp. 230ff] [‘Parte della Lega si era raccolta in Svizzera attorno a Weitling, che stava tentando di organizzare un’associazione di cooperative di consumatori e di diffondere la propaganda comunista, ma gli sforzi di Weitling facevano pochi progressi: i tedeschi in Svizzera sembravano più interessati al gruppo Giovane Germania (Young Germany) che era affiliato al movimento Giovane Europa di Mazzini. Ora essi si volsero a strani leader come il “”profeta”” Albrecht, che invocava una riforma basata sulla Bibbia e “”il ristabilimento del regno di Sion””, o George Kuhlmann, che anch’egli si considerava un profeta, portava capelli e barba lunghi e predicava “”il Nuovo Mondo o la Proclamazione della Regola dello Spirito sulla Terra”” (19). Queste figure rappresentavano la frangia lunatica del movimento pre-marzo (1848), ma a molti degli operai le loro dottrine probabilmente non sembravano meno pratiche del socialismo utopico di Weitling o persino del “”socialismo scientifico”” di Marx. Un’altra, probabilmente più grande, parte della Lega dei Giusti (League of the Just) si era trasferita a Londra, dove sotto la guida di Moll e Schapper, il gruppo cominciò nella metà degli anni 1840 a riorganizzarsi. Un terzo gruppo crebbe a Bruxelles, intorno a Marx dopo la messa al bando degli ‘Annuari franco-tedeschi’ che aveva curato a Parigi nel 1844 con Arnold Ruge. Fu questo gruppo che Marx strappò dal possibile controllo di Weitling. La via fu quindi lasciata libera per la fondazione di un gruppo nuovo e riveduto, la Lega comunista, che era formata dall’unione delle organizzazioni di Londra e Bruxelles. La nuova Lega comunista adottò una serie di statuti nello stesso congresso che assegnò a Marx ed Engels la redazione del Manifesto. Il primo di questi statuti recitava: “”Lo scopo della Lega è il rovesciamento della borghesia, l’instaurazione del dominio del proletariato, l’abolizione della vecchia società civile che si basa sull’opposizione delle classi e sulla fondazione di una nuova società senza classi e senza proprietà privata’]”,”QUAR-092″
“NOZICK Robert”,”Anarchia stato e utopia. I fondamenti filosofici dello ‘Stato minimo’.”,”Robert NOZICK è professore di filosofia all’ Università di Harvard; questo libro, che costituisce la risposta alle teorie sulla giustizia di RAWLS, ha rappresentato uno dei punti di riferimento nel dibattito filosofico e politico degli ultimi anni negli Stati Uniti. “”Secondo la dottrina attuale, in certe circostanze un paese X può lanciare un attacco cautelativo preventivo, o una guerra preventiva, contro un altro paese Y; per esempio, se Y è sul punto di lanciare un attacco immediato contro X, oppure se Y ha annunciato che lo farà appena sarà arrivato a un dato livello di preparazione militare, cui calcola di raggiungere fra non molto. Eppure non è stata accettata la teoria che una nazione X può scatenare una guerra contro un’ altra nazione Y perché Y sta diventando più forte, e (tale è il modo di comportarsi delle nazioni) potrebbe attaccare X se diventa ancora più forte. E’ accettato che l’ autodifesa giustifica il primo tipo di circostanze, ma non il secondo. Perché?”” (pag 134)”,”TEOP-163″
“NOZZA Marco”,”Il pistarolo. Da piazza Fontana, trent’anni di storia raccontati da un grande cronista.”,” Marco Nozza (1926-1999) ha lavorato come giornalista per l’Eco di Bergamo, L’Europeo e Il Giorno. Ha pubblicato ‘Le bombe di Milano’, e le biografie di Mazzini e Garibaldi (quest’ultima con I. Montanelli)”,”TEMx-086″
“NOZZA Marco”,”Il pistarolo. Da piazza Fontana, trent’anni di storia raccontati da un grande cronista.”,” Marco Nozza (1926-1999) ha lavorato come giornalista per l’Eco di Bergamo, L’Europeo e Il Giorno. Ha pubblicato ‘Le bombe di Milano’, e le biografie di Mazzini e Garibaldi (quest’ultima con I. Montanelli)”,”EDIx-003-FSD”
“NOZZOLI Guido”,”I ras del regime. Gli uomini che disfecero gli italiani.”,”NOZZOLI Guido è nato a Rimini nel 1918. Giornalista, ha lavorato per ‘Il Giorno’ come inviato speciale. Durante il fascismo ha partecipato alla resistenza.”,”ITAF-118″
“NOZZOLI Guido”,”Quelli di Bulow. (Cronache della 28° Brigata Garibaldi).”,”””Non l’ anima, ma l’ idea vive””, “”Napoleone”” (il partigiano ndr) chiedeva che fosse scolpito nella sua epigrafe. (pag 212) “”Ai grandi scioperi della primavera del ’43 sono, ancora una volta, le donne che a Ravenna danno un contributo più efficiente: le seicento operaie della “”Callegari”” sono capeggiate da Lina Vacchi, quelle dello ‘Jutificio’- neppure dirlo- dalla ‘Franzchena’, dalla Succi e dalla ‘Garbo'”” (pag 44)”,”ITAR-033″
“NOZZOLI Guido”,”I Ras del regime. Gli uomini che disfecero gli italiani.”,”Guido Nozzoli è nato a Rimini nel 1918. Giornalista, lavora per Il Giorno come inviato speciale. Durante il Regime fascista ha partecipato attivamente alla Resistenza. Appassionato, scritto con l’immediatezza della testimonianza diretta, il libro ricava dalle biografie dei vari Giunta e De Bono, Balbo e Starace, Muti e Bottai ecc. il quadro di un fascismo fatto di piccoli uomini pronti a sfilare davanti a un berretto piantato su un palo e salutarlo, e a gettare spavaldamente un Paese nella rovina.”,”ITAF-020-FL”
“NOZZOLI Guido”,”Quelli di Bulow. (Cronache della 28a Brigata Garibaldi).”,”””Da parte loro i CLN di villaggio e di borgata, le Leghe di resistenza contadina, i Comitati di difesa della donne, organizzavano i centri di raccolta a cui affluivano ci che offrivano i contadini – grano, vino, fagioli, patate, frutta – e “”Gira”” smistava le riserve a seconda delle esigenze”” (pag 161)”,”ITAR-036-FV”
“NUBOLA Cecilia”,”Fasciste di Salò. Una storia giudiziaria.”,”Cecilia Nubola è ricercatrice presso l’Istitut storico italo-germanico di Trento. Si occupa di storia sociale e di storia della giustizia in età moderna e contemporanea. Ha pubblicato ‘Grazia e giustizia. Figure della clemenza fra tardo medioevo ed età contemporanea’ (con Karl Härter, Il Mulino, 2011). “”In Liguria, Maria Concetta Zucco prese parte a rastrellamenti, interrogatori e torture, con la divisa delle Brigate nere, nascondendo il volto con cappuccio e occhiali scuri. I giornali nei giorni del processo la descrissero in questo modo: “”Ed ecco , un giorno, cominciano i rastrellamenti e le persecuzioni: Maria Zucco veste da uomo e si mette gli occhiali neri e un velo sul viso. È la figura stessa della rovina. Nero il viso nascosto; ella è la morte senza volto, lo sterminio senza discriminazione… (…)”” (pag 153)”,”DONx-091″
“NUCCIO Oscar”,”La civiltà italiana nella formazione della scienza economica.”,”””Gli Inglesi e noi [Francesi] veniamo soltanto dopo gli Italiani che in tutto ci sono stati maestri”” (Voltaire, Lettere filosofiche) (in apertura) Guicciardini, Francesco Brucioli, Paolo Paruta su questione comunismo (o illusione “”comunistica””) (pag 247-48″,”ECOT-372″
“NUGENT Paul”,”Africa since independence. A Comparative History.”,”NUGENT Paul è Reader in Afrinca History e membro del Centre of African Studies all’ Università di Edinburgh. Ha scritto un paio di libri sull’ Africa. “”La rivolta di Soweto del 1976 fu un caso ben più sostanziale dell’ episodio di Sharpeville con cui è stato mnemonicamente collegato. Esso incorpora una tipologia di caratteri molto diversi. L’ ANC e il PAC erano poco coinvolti nelle ultime fasi, e i leaders del movimento Black Consciousness erano lo stesso marginali agli eventi, essendo molti già stati arrestati in quel momento. In più, i sindacati avevano pochi punti di contatto con un fenomeno che si incentrò sulle townships come centro della lotta. Ciò che fu straordinario nella rivolta del 1976 è che fu guidata da allievi delle scuole, molti dei quali erano delle classi più giovani. Il loro obiettivo all’ inizio era esclusivamente scolastico, ma dalla fine dell’ anno il centro del loro attacco si allargò fino ad includere la stessa apartheid””. (pag 306)”,”AFRx-052″
“NUGENT Neill, a cura di Sandro GOZI”,”Governo e politiche dell’Unione europea.”,”Neill Nugent, politologo, insegna nella Manchester Metropolitan University.”,”EURE-078-FL”
“NURKSE Ragnar”,”La formazione del capitale nei paesi sottosviluppati.”,”Fondo Palumberi Edizione italiana realizzata su consiglio di Raniero PANZIERI”,”PVSx-042″
“NURKSE Ragnar”,”La formazione del capitale nei paesi sottosviluppati.”,”Edizione italiana realizzata su consiglio di Raniero Panzieri “”Per mantenere stabile il saggio di formazione del capitale di un paese produttore di beni primari e beneficiario di investimenti esteri anticiclici dovrebbero venire eliminati gli effetti sul reddito nazionale delle fluttuazioni del ricavo delle esportazioni; e questa è un’ipotesi molto impegnativa nonché una prescrizione difficile da seguire. L’uso delle esportazioni di capitali come mezzo di una politica anticiclica è stato relegato nell’ombra per queste e altre ragioni. Ma la difficoltà di utilizzare nel breve periodo l’investimento all’estero come strumento della politica coniunturale non impedisce che venga impiegato per bilanciare, nel lungo periodo, una propensione interna a risparmiare che potrebbe essre eccessiva in rapporto alle possibilità di investimenti interni. Può darsi che l’investimento estero risulti uno stimolante adatto a un’economia industriale matura. In ogni caso, c’è a questo proposito una palese affinità tra la dottrina marxiana e quella keynesiana, salvo che la dottrina marxiana non proviene da Marx, ma da J.A. Hobson, che scrisse su questo tema proprio all’inizio del secolo, e da cui attinsero, dieci o dodici anni dopo, sia Rosa Luxemburg che Lenin. Hobson e la sua teoria del sottoconsumo anticiparono alcuni elementi della teoria generale di Keynes, e questo spiega l’affinità che si riscontra nel campo dell’investimento estero. Secondo questa dottrina marxiana – o piuttosto neomarxiana – dell’imperialismo economico, le economie capitalistiche più avanzate subiscono una spinta ad esportare capitale, e a scaricare in tal modo le loro eccedenze produttive all’estero, allo scopo di mantenere la propria economia interna a un livello di attività prospero e redditizio. La mia reazione a questa dottrina è che, se una siffatta spinta esistesse – come probabilmente è esistita in una certa misura nel passato – non vi sarebbe in essa niente di sinistro. Al contrario, sarebbe una spinta altamente benefica. Sarebbe una vera fortuna che i paesi ricchi si sentissero continuamente spinti, per la loro stessa salvezza, ad esportare capitale verso i paesi più poveri, e a contribuire così al progresso economico delle aree arretrate. Sarebbe davvero uinc aso di armonia prestabilita. Mi rendo conto che la dottrina marxiana dell’imperialismo econmico non è tutta in questa propensione ad esportare capitale”” (pag 152-153)”,”ECOT-300″
“NURRA Pietro”,”Genova nel Risorgimento. Pensiero e azione.”,”L’autore tratta in particolare del moto rivoluzionario del 22 maggio 1797. (pag 84-)”,”LIGU-096″
“NUVOLONI Gino”,”Il fenomeno bolscevico. La dottrina. La sua attuazione pratica. Origini e cause del movimento bolscevico in Russia. Condizioni che vi favorirono il suo sviluppo. Espansione del bolscevismo in Europa. Note di parallelo con l’ Italia e ricorsi storici. La crisi del bolscevismo in Russia.”,”NUVOLONI Gino, tenente colonnello. “”Del resto, per stabilire che il capitalismo è risorto quasi subito o non è morto mai, non è necessario ricorrere al capitalismo straniero. Basta soffermarsi a riguardare le stesse leggi e gli stessi decreti fatti per i soli russi; sarà facile giungere alla convinzione che le prime leggi draconiane contro i ricchi, gli industriali, le banche, i possidenti e la borghesia non ebbero pratica attuazione o furono poste nel dimenticatoio onde riparare ai danni che esse avevano arrecati. Un decreto di Lenin, in data 30 ottobre 1918 (come si vede la resipiscenza cominciò presto) stabilisce un’ imposta in natura la quale colpisce i proprietari rurali le cui terre ed il cui bestiame siano superiori ai loro bisogni. Questo decreto comincia così: “”malgrado la legge sulla socializzazione delle terre, la distribuzione di queste non è stata effettuata in molte regioni della Repubblica, nelle quali i contadini ricchi ed agiati possiedono come prima i lotti del terreno più fertili e più ricchi””.”” (pag 139) “”In tema di sommovimenti e di scioperi non sarà male ricordare che vari decreti bolscevichi, sparsi qua e là, sono ricchi di insegnamenti. Uno di essi autorizza il licenziamento senza indennità alcuna degli operai che abbandonano volontariamente il lavoro (Decreto 28 febbraio 1918, Art. 5); un altro stabilisce multe e retrocessione a categorie pagate con salari inferiori se l’ operaio non raggiunge la produzione preventivata o se è colpevole di negligenza (Decreto 13 giugno 1918, Art.4); altrove è proibito lo sciopero. Infine il Decreto di Lenin del 20 Luglio 1918, giunge persino a stabilire una responsabilità criminale per chi abbandona il posto ed a sancire che il tribunale della Repubblica giudicherà con tutto il rigore delle legge (Art. 4 e 5).”” (pag 151)”,”RIRO-304″
“NUZZI Gianluigi”,”Vaticano S.p.A.”,”NUZZI Gianluigi inviato di Panorama.”,”RELC-294″
“NUZZI Gianluigi”,”Vaticano S.p.A.”,”Gianluigi Nuzzi, giornalista, inviato di Panorama. La procura di Milano chiede al Vaticano la rogatoria (1993) (pag 94-) Lo scandalo esplode (pag 97)”,”ITAE-042-FV”
“NYE Joseph S. jr”,”Il paradosso del potere americano. Perché l’ unica superpotenza non può più agire da sola.”,”NYE è stato capo del National Intelligence Council e sottosegretario alla Difesa durante l’ Amministrazione Clinton. Collabora a grandi quotidiani nazionali americani. Globalizzazione e crisi del 1997. “”Inoltre, la crisi del 1997 colse di sorpresa la maggior parte degli economisti, dei governi e delle istituzioni finanziarie, e i nuovi e complessi strumenti finanziari non furono in grado di prevederla. Nel dicembre del 1998 il capo del Federal Reserve Board, Alan Greenspan, affermò: “”Ho imparato molto di più sul funzionamento di questo nuovo sistema finanziario internazionale negli ultimi dodici mesi rispetto ai vent’anni passati””. Ampiezza, complessità e rapidità distinguono la globalizzazione economica contemporanea da quella dei periodi precedenti e aumentano le sfide che questa presenta alla politica estera americana””. (pag 124)”,”USAP-060″
“NYE jr Joseph S.”,”Soft power. Un nuovo futuro per l’America.”,”Joseph S. Nye jr. preside della kennedy School of Government presso la Harvard University, è stato capo del National Intelligence Council e assistente del segretario alla Difesa durante l’amministrazione Clinton. Collaboratore del Washington Post, del Wall Street Journal e del New York Times, è autore di numerosi libri. Ha pubblicato: Il paradosso del potere americano. Perchè l’unica superpotenza non può più agire da sola.”,”USAQ-015-FL”
“NYE Joseph S. jr”,”Il paradosso del potere americano. Perché l’unica superpotenza non può più agire da sola.”,”Joseph S. Nye è stato capo del National Intelligence Council e sottosegretario alla Difesa durante l’Amministrazione Clinton. Collabora con grandi quotidiani nazionali americani. “”Naturalmente il soft power non è un’invenzione recente, e nemmeno sono stati gli Stati Uniti il primo governo a cercare di utilizzare la propria cultura per creare soft power. Dopo la sconfitta subita nella guerra franco-prussiana, il governo francese cercò di riparare il decaduto prestigio della nazione promuovendo la propria lingua e la propria letteratura attraverso l’Alliance Française creata nel 1883. «La proiezione della cultura francese all’estero diventò così una componente significativa della diplomazia francese» (79). Italia, Germania e altri paesi seguirono immediatamente. L’avvento della radio negli anni Venti, portò molti governi nell’area delle trasmissioni in lingue straniere, e negli anni Trenta, la Germania nazista perfezionò i film di propaganda. Il governo americano tardò ad usare la cultura americana a scopi diplomatici. Durante la prima guerra mondiale istituì il Committee on Public Information, ma lo abolì con il ritorno della pace. Alla fine degli anni Trenta, l’amministrazione Roosevelt si convinse che «la sicurezza dell’America dipende dalla propria capacità di parlare al pubblico e di ottenere consensi negli altri paesi». Con la Seconda Guerra mondiale e la Guerra Fredda, il governo statunitense divenne più attivo, con forzi ufficiali come l’Usia, ‘the Voice of America’, il programma Fulbright, le biblioteche, le letture. Molte del soft power, però, deriva dalle forze sociali fuori dal controllo del governo. (…) Il soft power è creato in parte dai governi, in parte a dispetto di essi”” (pag 96-97); “”In termini di potere economico, le aziende transnazionali operano su una scala che è più grande di quella di molti paesi. Almeno una dozzina di aziende transnazionali hanno un volume di vendite annue spesso maggiore di quello del prodotto nazionale lordo di più della metà degli stati del mondo. Per esempio, il volume delle vendite della Mitsubishi è maggiore del Pnl del Vietnam; quello della Shell è tre volte il Pnl del Guatemala; quello della Siemens è sei volte il Pnl della Giamaica (96). Con il soft power, anche se i paesi come gli Stati Uniti primeggiano, i governi spesso non sono in grado di controllarlo. Inoltre, poiché il soft power acquista sempre maggiore rilevanza nell’era dell’informazione, vale la pena di ricordare che è il campo in cui le organizzazioni non-governative e i network si trovano a competere poiché è la loro maggiore fonte di potere. Lo stato rimane sovrano, ma i suoi poteri, persino per gli Stati Uniti, non sono più quelli di una volta”” (pag 103) [(79) Richard Pells, ‘Not Like Us’, Basic Books, New Yori, 1997, pp. 31-32; (96) Dati tratti da ‘CIA World Factbook 2000’ e ‘Hoover’s Handbook of World Business’, 2001, Reference ress, Austin, 2001]”,”RAIx-015-FV”
“NYE Joseph S. jr.”,”Soft power. Un nuovo futuro per l’America.”,”Joseph S. Nye jr, preside della Kennedy School of Government presso la Harvard University, è stato capo del National Intelligence Council e assistente del segretario alla Difesa durante l’amministrazione Clinton. Collaboratore del Washington Post del Wall Street Journal e del New York Times. La formula coniata da Nye è quella del “”soft power””, l’egemonia del consenso culturale capace di conquistare i favori del mondo. Non vince – afferma l’autore – alla lunga, chi è più forte, ma chi ha cultura e ragione dalla propria parte. I libri di storia confermano la tesi e le prime pagine la perpetuano fino a noi. “”Un ruolo importante spettò anche alla radio. Quella che divenne nota come ‘Voice of America’ crebbe rapidamente nel corso della Seconda guerra mondiale. Forgiata sul modello della Bbc, nel 1943 disponeva di ventitre trasmettitori che diffondevano notizie in ventiquattro lingue diverse. Dopo la guerra, con l’inizio della guerra fredda e l’avanzare della minaccia sovietica, Voice of America continuò a crescere”” (pag 129)”,”USAQ-110″
“NYGAARD Bertel”,”A modern outlook reviewing its history: Karl Kautsky and the French Revolution.”,”Contiene il paragrafo: 1789, the ‘German road’ and Russia (pag 27-30)”,”KAUS-033″

Biblioteca Isc ordinata per nome autore, M3

“McALEAVY Henry”,”Storia della Cina moderna.”,”Noato a Manchester nel 1912, McALEAVY studiò all’Univ di Manchester e poi al Trinity College di Cambridge. Nel 1935 si trasferì in Cina dove rimase come giornalista e studioso per 15 anni fino al 1950. VIsse da testimone un periodo cruciale della storia cinese. Ha scritto altri libri: ‘That Chinese Woman: the Life of Sai-chi-hua’ (1959) e ‘The Chinese Bigamy of Mr David Winterlea: a Manchu-Edwardian Fantasy’ (1961).”,”CINx-041″
“McAULEY Mary”,”Politics and the Soviet Union.”,”McAULEY M. è Lecturer in Government nell’Univ. di Essex. E’ autrice pure di ‘Labour Disputes in Soviet Russia, 1957-1965’.”,”RUSU-211″
“McAULEY Mary”,”Bread and Justice. State and Society in Petrograd, 1917-1922.”,”McAULEY Mary è Fellow and Tutor in Politics at St Hilda’s College, Oxford. Nell’inserto fotografico: foto assemblea operaia nella fabbrica Putilov, 1920 Foto di vari bolscevichi, Zinoviev, Badaev Ravich Lunacharskij Molotov Uritiskii”,”RIRO-370″
“McAULEY Mary”,”Bread and Justice. State and Society in Petrograd 1917-1922.”,”Mary McAuley is Fellow and Tutor in Politics at St Hilda’s College, Oxford. This is study of Petrograd in the period immediately following the Russian Revolution. Formerly the imperial capital St Petersburg, in the years after 1917 Petrograd became a revolutionary citadel. Preface, List of Plates, List of Maps, List of Tables, List of Abbreviations, Glossary, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-091-FL”
“McAULEY Mary”,”Politics and the Soviet Union.”,”Mary McAuley is Fellow and Tutor in Politics at St Hilda’s College, Oxford. This is study of Petrograd in the period immediately following the Russian Revolution. Formerly the imperial capital St Petersburg, in the years after 1917 Petrograd became a revolutionary citadel. Preface, Introduction, Table, Calendar of Major Events 1861-1976, Glossary of Russian Terms, References, Selected Bibliography, Index, Penguin Education,”,”RUSU-116-FL”
“McBRIAR A.M.”,”Fabian Socialism and English Politics 1884-1918.”,”A.M. McBRIAR è Senior Lecturer in History alla University of Melbourne. (o A. MacBRIAR)”,”MUKx-056″
“McCANN Gerard”,”Theory and History. The Political Thought of E.P. Thompson.”,”Edward Palmer THOMPSON (1924)”,”MUKx-077″
“McCARTHY W.E. a cura; scritti di FLANDERS PERLMAN HOXIE LOSOVSKY COLE CLEGG TURNER BELL LIPSET TROW COLEMAN HUGHES MARTIN DAVIS LOCKWOOD BAIN REES ROSS PHELPS-BROWN McCARTHY SHONFIELD”,”Trade Unions. Selected Readings.”,”Scritti di FLANDERS PERLMAN HOXIE LOSOVSKY COLE CLEGG TURNER BELL LIPSET TROW COLEMAN HUGHES MARTIN DAVIS LOCKWOOD BAIN REES ROSS PHELPS-BROWN McCARTHY SHONFIELD. Lord McCARTHY è fellow del Nuffield College.”,”MUKx-080″
“McCARTHY Justin”,”Storia dell’ Inghilterra nel secolo XIX. Dalla riforma elettorale all’ epoca presente.”,”McCARTHY Justin membro del Parlamento britannico, autore della ‘Storia dei tempi moderni’. Questione irlandese e questione cattolica. “”Sarebbe stato possibile, in un’epoca di civiltà, porre la seconda isola del Regno Unito sotto la legge marziale unicamente per costringere sei mlioni e mezzo di cattolici a concorrere al mantenimento del clero che provvedeva ai servizi religiosi di tre quarti di milione d’anime? Si deve pensare che il Duca di Wellington, quando diede riluttante il suo assenso all’ approvazione dell’ emancipazione cattolica, avesse già formulata la sua risposta. Wellington assentì, perchè ritenne che non si potesse mantenere il sistema dell’ intolleranza religiosa senza correre il rischio di una guerra civile e perchè egli non si sentì sicuro nell’ esito di una guerra civile al fine desiderato. Lo stesso argomento può applicarsi al mantenimento del regime delle decime.”” (pag 33-34) Capitolo V: L’ insuccesso cartista. Cartismo (pag 104) “”Fra i molti giornali Cartisti che erano apparsi, il ‘Northern Star’, che apparteneva ad O’Connor ed era da lui diretto, era forse il più influente e popolare. I Cartisti tenevano frequenti comizi ove si notava una grande irruenza di rettorica violenta che animava e infiammava le passioni del popolo.”” (pag 112) Vi erano tre tipi di cartisti: gli agitatori politici regolari (lottavano per i sei punti della Carta e nulla più), i cartisti socialisti (volevano anche un generale riordinamento delle cose sociali) e i cartisti che avevano aderito sulla base del proprio malcontento (aderivano perché il cartismo prometteva di abolire la tasse del pane). (pag 112-113)”,”UKIx-105″
“MCCARTHY Patrick”,”La crisi dello Stato italiano.”,”Patrick McCarthy insegna alla Johns Hopkins University di Bologna. É autore di numerosi saggi nei quali si è occupato in particolare della storia dell’Italia contemporanea.”,”ITAP-051-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Città della pianura.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”USAS-024-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Cavalli selvaggi.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”VARx-268-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Non è un paese per vecchi.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”VARx-269-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Meridiano di sangue o Rosso di sera nel West.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”VARx-271-FL”
“MCCARTIN Joseph A.”,”Symposium on Melvyn Dubofsky ‘s We Shall Be All. Power, Politics, and “”Pessimism of the Intelligence””.”,”MCCARTIN Joseph A. è Associate Professor of History, SUNY Gensco, e autore di ‘Labor’s Great War’ (1997). “”I Wobblies di Dubofsky soprattutto hanno imparato come valorizzare il potere latente dei lavoratori marginali. “”Gli IWW insegnavano agli orfani della società e sostenevano che il potere – il fattore della forza di una società – si ottiene per mezzo dell’ organizzazione””. (…) La parola “”potere”” compare non meno di 163 volte in ‘We Shall Be All’ -32 volte solo nel capitolo relativo all’ ideologia degli IWW””. (pag 346)”,”MUSx-180″
“McCAULEY Martin”,”The Rise and Fall of the Soviet Union.”,”McCAULEY Martin è former Senior Lecturer presso la School of Slavonic and East European Studies, University College, University of London. Ha scritto pure ‘Stalin and Stalinism’ (2003) e ‘Bandits, Gangsters and the Mafia: Russia, the Baltic States and the CIS Since 1991’ (2001), ‘Gorbachev’ (2000).”,”RUST-137″
“McCAULEY Martin”,”Stalin e lo stalinismo.”,”McCAULEY Martin insegna nell’Università di Londra. Ha scritto un libro sulle origini della guerra fredda, sui rapporti Russia Stati Uniti nel Secondo dopoguerra, sull’Afghanistan e l’Asia centrale. “”Anche il Komintern fu vittima delle purghe. Nel novembre del 1937 Stalin comunicò a Georgij Dimitrov, a capo dell’organizzazione, che i trockisti dovevano essere “”perseguitati, fucilati e distrutti””. Si trattava di “”provocatori su scala mondiale e dei più pericolosi agenti al soldo dei fascisti””. Le epurazioni investirono anche la Mongolia: nell’aprile del 1938 circa 11.000 mongoli, compresi 7.800 lama, furono arrestati, circa il 4% della popolazione maschile adulta fu liquidato””. (pag 95) (lama maestro spirituale)”,”STAS-062″
“McCAULEY Martin”,”Russia since 1914.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. Acknowledgements, List of maps, List of abbreviations, acronyms and terms, Chronology, Glossary, Foreign affairs and security, Main office holders, Biographies, Statistics, Bibliography, Maps, Index,”,”RUSx-018-FL”
“McCAULEY Martin, collaborazione di Peter WALDRON”,”Octobrists to Bolsheviks. Imperial Russia 1905-1917.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. Acknowledgements, Map, Glossary, Introduction, Further reading, Chronology, tabelle,”,”RUSx-027-FL”
“McCAULEY Martin”,”Stalin e lo stalinismo.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics.”,”STAS-008-FL”
“McCAULEY Martin”,”The Soviet Union, 1917-1991.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. List of maps and tables, Notes, Acknowledgements, Glossary, Introduction, Select bibliography, Maps, Index, Longman History of Russia,”,”RUSU-103-FL”
“McCAULEY Martin”,”Stalin e lo stalinismo.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics.”,”STAS-034-FL”
“McCAULEY Martin”,”Who’s Who in Russia Since 1900.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. List of Maps, Introduction, Chronology, Glossary, Maps, Bibliography, Note on Russian Names, WHO’S WHO Series,”,”RUSx-198-FL”
“McCLELLAN Woodford”,”Revolutionary Exiles. The Russian in the First International and the Paris Commune.”,”Woodford McClellan è stato professore di storia all’Università della Virginia Libro dedica spazio alle vicende degli anarchici in Russia e in esilio, legate alla Prima internazionale “”Fearing that the successes of the Russian section [First International, ndr] might leave them behind, Nechaev and Bakunin tried, in the spring and summer of 1870, to recapture the revolutionary momentum they had attained in the summer of 1869. Occasionally working together but more often separately, they launched a new campaign. (…) To achieve respectability in the eyes of Western socialists, the two men flooded the leftist press with letters. Bakunin went so far as to declare in ‘Der Volksstaat’ that ‘Russia was in large part civilized by Germans’. Needing to atone for his foolish charges against Bakunin on the eve of the Basle Congress, Liebknecht felt obliged to publish this letter and Bakunin’s notes on the Russian revolutionary movement. Karl Marx and Sigismund Borkheim, however, wanted no part of a reconciliation with the Russian anarchist (10). In March, Borkheim sharply attacked Nechaev in a letter to ‘Der Volksstaat’. Signing himself ‘A Social Democrat from Russia’, Nechaev defended himself in the same journal a short time later. In April ‘Three Party Comrades’ (members of the Russian section) joined the budding polemic and attacked both Nechaev and Borkheim. The farce continued into the summer. Borkheim and Nechaev (neither of whom used his name in print) traded wild charges. The ‘Three Party Comrades’, discovering Borkheim’s identity (and knowing him to be Marx’ friend), worried lest their own identity become known to Marx. For his part, Borkheim thought the ‘Three’ were Nechaev and a couple of friends and suggested that they go to Hell. Utin, Trusov and Bartenev wrote to Marx in July asking him to thank Borkheim for this enlightening commentary (11). Friedrich Engels saw this charade for what it was: «Russian remains Russian. What kind of stupid nonsense is this, half a dozen Russians squabbling among themselves as though world supremacy depended upon the outcome. And the accusations against Bakunin really do not come out: the whole thing is merely a lamentation about minor plots and prattle (‘Klüngelei’) in Switzerland. In any case they [the Russian section] seem to be honestly ours, in so far as that is possible for Russians; I would, however, be cautious with them. In the meantime it is good to know all the gossip, for it belongs to the diplomacy of the proletariat» (12)”” [(in) Woodford McClellan, ‘Revolutionary Exiles. The Russian in the First International and the Paris Commune’, Frank Cass, London, 1979, pag 112-113] [(10) ‘Der Volksstaat’ Apr. 15, 20, 1870; ‘La Marseillaise’, Apr. 24, 1870; see also APP. B/A 944, pièces 4-5; (11) MERR, pp. 172-80. The polemic took place in the pates of ‘Der Volksstaat’ between March and June of 1870. At the end of march, Nechaev – not using his own name – advertised in several Geneva newspapers that the new ‘Kolokol’ would publish a Russian translation of the ‘Communist Manifesto’. Marx, who had not known of these plans, requested six copies, and Nechaev promised to send them. The advertisements appeared in ‘La Suisse Radicale’ beginning on Mar. 20, 1870. Marx’s letter to ‘Kolokol’ has not survived; Nechaev’s April 26, 1870, reply is in IISG, Marx-Engels correspondance, DV 84; (12) Werke, vol. 33, p. 17. Marx had earlier criticized the Geneva Russians. Utin had written (Narodnoe Delo, n. 2, May 7, 1870, pp. 1-3) that communal landownership, the ‘sole great heritage of the Russian people’, was consistent with the principles of the International, which shared the Russian goals of ‘land and liberty’. Marx wrote on his copy, ‘Asinus!’ and noted that ‘Russian communal Property can get along with Russian barbarism, but not with bourgeois civilization’. See Koz’min, ‘Russkaia sektsiia’, pp. 252-3] [“”Temendo che i successi della sezione russa [First International, ndr] potessero lasciarli indietro, Nechaev e Bakunin cercarono, nella primavera e nell’estate del 1870, di riprendere lo slancio rivoluzionario che avevano raggiunto nell’estate del 1869. Occasionalmente lavorando insieme ma più spesso separatamente, lanciarono una nuova campagna. (…) Per ottenere la rispettabilità agli occhi dei socialisti occidentali, i due uomini inondarono la stampa di sinistra di lettere. Bakunin arrivò al punto di dichiarare al “”Der Volksstaat”” che “”La Russia era in gran parte civilizzata dai tedeschi””. Dovendo espiare le sue sciocche accuse contro Bakunin alla vigilia del Congresso di Basilea, Liebknecht si sentì obbligato a pubblicare questa lettera e le note di Bakunin sul movimento rivoluzionario russo. Karl Marx e Sigismund Borkheim, tuttavia , non volevano esser parte di una riconciliazione con l’anarchico russo (10). A marzo, Borkheim attaccò aspramente Nechaev in una lettera a “”Der Volksstaat””. Autografandosi “”Un socialdemocratico dalla Russia””, Nechaev si è difeso sullo stesso giornale poco tempo dopo. Ad aprile “”Three Party Comrades”” (membri della sezione russa) si unirono alla polemica in erba e attaccarono sia Nechaev che Borkheim. La farsa è continuata durante l’estate. Borkheim e Nechaev (nessuno dei quali ha usato il suo nome sulla stampa) si sono scambiati accuse selvagge. I “”Tre compagni di partito””, scoprendo l’identità di Borkheim (e sapendo che era un amico di Marx), temevano che la loro identità venisse a conoscenza di Marx. Da parte sua, Borkheim pensava che i “”Tre”” fossero Nechaev e una coppia di amici e suggerì che andassero all’Inferno. Utin, Trusov e Bartenev scrissero a Marx nel luglio chiedendogli di ringraziare Borkheim per questo commento illuminante (11). Friedrich Engels vedeva questa farsa per quello che era: «Il russo resta russo. Che razza di stupida sciocchezza è questa, una mezza dozzina di russi che litigano tra loro come se la supremazia mondiale dipendesse dal risultato. E le accuse contro Bakunin in realtà non vengono fuori: l’intera faccenda è solo un lamento su complotti minori e chiacchiere (“”Klüngelei””) in Svizzera. In ogni caso [la sezione russa] sembra essere onestamente nostra, nella misura in cui ciò è possibile per i russi; Tuttavia, sarei cauto con loro. Nel frattempo è bene conoscere tutti i pettegolezzi, perché appartengono alla diplomazia del proletariato» (12)”” [(in) Woodford McClellan, ‘Revolutionary Exiles. The Russian in the First International and the Paris Commune’, Frank Cass, London, 1979, pag 112-113] [(10) ‘Der Volksstaat’ 15 aprile 20, 1870; ‘La Marseillaise’, 24 aprile 1870; vedi anche APP. B / A 944, pièces 4- 5; (11) MERR, pagg. 172-80. La polemica ebbe luogo nei piani di “”Der Volksstaat”” tra marzo e giugno del 1870. Alla fine di marzo, Nechaev – non usando il proprio nome – fece pubblicità su diversi giornali che il nuovo “”Kolokol”” avrebbe pubblicato una traduzione russa del “”Manifesto comunista””. Marx, che non era a conoscenza di questi piani, chiese sei copie e Nechaev promise di inviarle. Gli annunci apparvero su “”La Suisse Radicale”” all’inizio il 20 marzo 1870. La lettera di Marx a “”Kolokol”” non è sopravvissuta; la risposta di Nechaev del 26 aprile 1870 è in IISG, corrispondenza Marx-Engels, DV 84; (12) Werke, vol. 33, p. 17. Marx aveva già criticato i russi di Ginevra. Utin aveva scritto (Narodnoe Delo, n. 2, 7 maggio 1870, pp. 1-3) che la proprietà terriera comunale, “”l’unica grande eredità del popolo russo”, era coerente con i principi dell’Internazionale, che condivideva obiettivi di “”terra e libertà””. Marx scrisse sulla sua copia: “”Asinus!”” e osservò che “”la proprietà comunale russa può andare d’accordo con la barbarie russa, ma non con la civiltà borghese””. Vedi Koz’min, “”Russkaia sektsiia””, pp. 252-3]”,”INTP-094″
“MCCLOSKEY Joseph F. TREFETHEN Florence N. a cura di, Saggi di Ellis A. JOHNSON Sir Charles GOODEVE Russel L. ACKOFF Charles HITCH Roland MC KEAN Joseph O. HARRISON Jr. David B. BLACKWELL Byron O. MARSHALL Jr. David SLEPIAN Joseph MCCLOSKEY Horace C. LEVINSON Seymour T.R. ABT John F. MAGEE David M. BOODMAN Charles Warren THORNTHWAITE”,”Introduzione alla ricerca operativa.”,”Ellis A. Johnson, Direttore dell’Ufficio Ricerca Operativa della Johns Hopkins University. Florence N. Trefethen, consulente dell’Ufficio Ricerca Operativa della Johns Hopkins University, Baltimore (USA). Sir Charles Goodeve, direttore dell’Associazione Ricerche Siderurgiche, Gran Bretagna. Russell L. Ackoff, direttore del Gruppo di Ricerca Operativa, Case Institute of Tchnology. David H. Blackwell professore della Howatd University. Joseph McCloskey, membro dell’Ufficio Ricerca Operativa della Johns Hopkins University.”,”SCIx-204-FL”
“McCOURT Edward”,”Remember Butler. The Story of Sir William Butler.”,”‘Sir William Francis Butler (31 ottobre 1838 – 7 giugno 1910) è stato un ufficiale dell’esercito britannico, scrittore e avventuriero di origine irlandese. Nato a Golden, nella contea di Tipperary, Irlanda, Butler è cresciuto durante la Grande Carestia, un evento che ha profondamente influenzato la sua vita e la sua carriera 12. Dopo aver studiato presso il Tullabeg College, si arruolò nell’esercito britannico nel 1858. Butler partecipò a diverse campagne militari, tra cui la spedizione del Red River (1870-1871) e le guerre ashanti (1873-1874), distinguendosi per il suo coraggio e la sua leadership 12. Nel 1877 sposò Elizabeth Thompson, una nota pittrice di scene belliche, con la quale ebbe sei figli 1. Butler servì anche nella guerra anglo-zulù e nella campagna di Tel-el-Kebir, diventando aiutante di campo della regina Vittoria. Fu promosso a vari gradi militari, fino a diventare tenente generale nel 1900 12. Dopo il suo ritiro dall’esercito nel 1905, trascorse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Bansha, in Irlanda, dedicandosi alla scrittura e all’educazione dei giovani’ 12. (fonte copil.)”,”UKIQ-020-FSD”
“McCRACKEN P.W. ELLS P.W. McCORD WRIGHT D.”,”La disoccupazione sue cause e suoi rimedi. Tre studi sulla disoccupazione.”,”””…la giustificazione degli aumenti richiesti è stata l’ affermazione dei dirigenti sindacali che la produttività è aumentata ancora del 3% e che tutto il guadagno relativo spetta ai lavoratori sotto forma di aumenti salariali o di maggiore tempo libero. Ciò è quanto gli economisti chiamano la “”teoria sindacale della produttività””. (pag 25)”,”USAE-032″
“McDONOUGH Frank”,”Opposition and resistance in Nazi Germany.”,”””In molte aree industriali tedesche ci sono riscontri di lavoratori impegnati in attività di resistenza. Nella prigione di Dortmund, per esempio, l’ occupazione registrata dei 21.833 prigionieri detenuti per opposizione politica al regime nazista, nella schiacciante maggioranza era quella di lavoratore industriale”” (pag 11)”,”GERR-020″
“McEVOY J.P. LINDBERGH C.A. GRENFELL R. HOOVER J.E. REYNOLDS Q. BALDWIN H.W. WALDECK Contessa RATCLIFF J.D. BALCHIN N. SCHWARTZ R. MONTAGU E.E.S. LORD W. GEORGE W. SONDERN F. WINSLOW W.G. JOHNSON T.M. COSTER D.Q. COUGHLIN W.J. STOWE L. RYAN C. FUCHIDA M. MULLER E. INOGUCHI R. NAJAJIMA T. CARLOVA J. YOSHIDA M. e altri”,”Storie segrete dell’ultima guerra.”,”Come la Russia prolungò la guerra (J.P. McEvoy) “”Già alcuni mesi prima che la bomba atomica fosse lanciata su Hiroshima, i capi giapponesi avevano capito d’aver perduto la guerra. Essi cercavano di ottenere dalla Russia, allora neutrale, che li aiutasse nelle trattative di pace. La Russia sabotò questi sforzi e per delle sue ragioni speciali, prolungò deliberatamente la guerra. Ecco per la prima volta, la storia di questa vicenda, passo per passo, come mi è stata raccontata di recente a Tokyo da Hisatsune Sakomizu, che era segretario capo del defunto primo ministro Suzuki e del Gabinetto giapponese. Sakomizu partecipò alle deliberazioni segretissime del Consiglio Supremo di Guerra convocato dall’Imperatore nella speranza di por fine alla guerra”” (pag 454) “”(…) I giorni successivi furono interamente occupati da febbrili trattative di pace. «Ma infine» dice Sakomizu «l’Imperatore si dichiarò soddisfatto delle condizioni e fu inviato un telegramma di accettazione ponendo così fine alla guerra. Il giorno dopo (15 agosto) alle ore 12 l’imperatore parlò per radio al popolo. «Era la prima volta che tutti i Giapponesi udivano la sua voce e piansero nel sentire, per la prima volta, che la guerra era perduta. Ma il Giappone aveva già perso la guerra prima della bomba atomica, prima dell’entrata in guerra della Russia. Perché la Russia rifiutò di fare da mediatrice? Il suo sinistro proposito era forse di far continuare la guerra fino a quando fosse stata pronta ad entrarvvi all’ultimo momento, con i risultati che ora tutti noi conosciamo fin troppo bene?» (pag 459)”,”QMIS-001-FER”
“McGILTON Henry MORGAN Rachel”,”Sistema operativo UNIX.”,”La diffusione sempre crescente di UNIX come sistema operativo installato su mini e microcalcolatori è una testimonianza delle potenzialità offerte da tale sistema in ambienti di lavoro diversi e con aspettative diverse. Il libro di McGilton e Morgan è stato scelto perchè costituisce un valido supporto all’apprendimento di UNIX.”,”SCIx-079-FL”
“McGINNISS Joe”,”Come si vende un presidente. La pubblicità televisiva al servizio della politica.”,”McGINNISS Joe era all’ epoca un giovane e influente giornalista con un tirocinio professionale compiuto sulle più importanti pubblicazioni professionali. Harry TRELEAVEN vice dello staff di giovani esperti dell’ uso della TV in politica, diceva: “”La maggior parte della gente vota per motivi irrazionali, emotivi. I problemi politici oggi sono troppo complessi e difficili da capire: la necessità di avere un’ opinione intimidisce o annoia gli elettori. Occorre evitare di presentare e discutere problemi e programmi. Basta riuscire a fare del candidato una star televisiva””. McGINNISS era un membro dello staff televisivo.”,”USAS-084″
“McGOWAN Lord”,”Speech to the Glasgow Chamber of Commerce. (1944)”,”Fondo Palumberi Lord McGowan Chairman Imperial Chemical Industries Limited London”,”ECOG-059″
“McGUCKIN Henry E.”,”Memoirs of a Wobbly. With an article by the author from the ‘International Socialist Review’ (August 1914).”,”Henry McGUCKIN (1893-1974)”,”MUSx-250″
“McGUIRE John COPLAND Ian a cura; saggi di Michael GILLAN Marika VICZIANY Jim MASSELOS Salim LAKHA Peter MAYER Prabhat PATNAIK Douglas HILL Greg BAILEY Mushirul HASAN Ian COPLAND Julie MARSH Howard BRASTED Edwina MASON Brian SHOESMITH Noorel MECKLAI Robin JEFFREY Rita MANCHANDA Achin VANAIK Navnita CHADHA BEHERA Howard BRASTED Adeel KHAN Denis WRIGHT Joh McGUIRE”,”Hindu Nationalism and Governance.”,”Saggi di Michael GILLAN Marika VICZIANY Jim MASSELOS Salim LAKHA Peter MAYER Prabhat PATNAIK Douglas HILL Greg BAILEY Mushirul HASAN Ian COPLAND Julie MARSH Howard BRASTED Edwina MASON Brian SHOESMITH Noorel MECKLAI Robin JEFFREY Rita MANCHANDA Achin VANAIK Navnita CHADHA BEHERA Howard BRASTED Adeel KHAN Denis WRIGHT Joh McGUIRE. “”The BJP’s strategy of economic liberalization demonstrates that at the economic level the similarites between the BJP coalition government and its predecessors are more significant than the differences. Members of the BJP in government have enthusiastically promoted the agenda of economic globalization, and the key concempt of swadeshi has been reinterpreted to make it more compatible with the policy of external liberalization and globalization.”” (pag 129) Bharatiya Janata Party. “”Il BJP andò al governo all’inizio del 1998 avendo fatto una forte campagna sulla piattaforma ‘swadeshi’. In una frase memorabile, ripetuta infinite volte, Murasoli Maran aveva annunciato che il BJP al potere avrebbe favorito i ‘computer chips’, non le ‘potato chips’.”” (pag 131) (The Swadeshi (Hindi…) movement, part of the Indian independence movement, was a successful economic strategy to remove the British Empire from power and improve economic conditions in India through following principles of swadeshi (self-sufficiency). Strategies of the swadeshi movement involved boycotting British products and the revival of domestic-made products and production techniques. Swadeshi, as a strategy, was a key focus of Mahatma Gandhi who described it as the soul of Swaraj) (Wiki)”,”INDx-090″
“MCILROY John FLEWERS Paul PARSONS Steve HOGSBJERG Christian BIRCHALL Ian ABSE Tobias RATNER Harry MANDEL Ernest MAGE Shane”,”Remembering 1956.”,” Contiene di Ian Birchall ‘Nineteen Fifty-Six and the French Left’ e di Tobias Abse ‘Palmiro Togliatti and the Italian Communist Party in 1956’ inoltre Paul Flewers, Steve Parsons e John McIlroy studiano l’impatto del 1956 sul Partito comunista britannico”,”MUNx-070″
“McILWAIN Charles H.”,”La rivoluzione americana. Una interpretazione costituzionale.”,”Collezione di storia americana, a cura di Mauro CALAMANDREI, Vittorio DE-CAPRARIIS, Nicola MATTEUCCI, Rosario ROMEO. Introduzione: Charles Howard McIlwain e la storiografia sulla rivoluzione americana. Tesi: Rivoluzione americana come rivoluzione costituzionale”,”USAG-022″
“McINNES Neil TOYNBEE Arnold J. SETON-WATSON Hugh WILES Peter LOWENTHAL Richard”,”The Impact of the Russian Revolution, 1917-1967. The Influence of Bolshevism on the World Outside Russia.”,”Neil McINNES è un giornalista australiano che ora lavora a Parigi. E’ autore di ‘Les debuts du marxisme theorique en France et en Italie’, ‘George Sorel: Apercu sur les Utopies, les Soviets, et le Droit Nouveau’, ‘Antonio Gramsci’, ‘Havemann and the Dialectic’.”,”RUST-037″
“McINNES Neil”,”Les débuts du marxisme théorique en France et en Italie, 1880-1897.”,”Secondo l’Autore Engels avrebbe censurato alcune opere di Lafargue, altre le avrebbe ricevute da Lafargue per l’approvazione Ci sono pagine dedicate a Lafargue “”Gabriel Deville, occupe une place à première vue plus modeste, mais plus solide. Il avait peu d’ambitions théoriques, excepté son apologie “”philosophique”” de l’amour libre, qu’il considérait comme une partie intégrante du socialisme. Appelé “”le premier collectiviste français”” (71), il partageait l’illusion de Guesde d’être devenu marxiste sans avoir besoin de lire Marx; en réalité, on pourrait le ranger parmi les blanquistes (72). Pendant les années 1880, il jouissait de la réputation d’être l’homme “”qui possède mieux que personne la doctrine des maîtres socialistes”” (73), mais son oeuvre de cette période ne donne de Marx qu’une image voilée par le blanquisme. Toutefois, ce qui lui vaut véritablement une place dans l’histoire du marxisme français, ce ne sont ni ses théories ni son exégèse, mais un résumé du ‘Capital’ largement répandu. Pour ceux qui ne prirent pas la peine de comparer le résumé avec l’original, c’était un exploit considérable. Le ‘Capital’ est parmi les livres fameux mais peu lus; le ‘compendium’ est sa forme la mieux accueillie du public (74). Celui de Deville a été mainte fois réimprimé en français et l’est encore aujourd’hui; il a connu des traductions en espagnol (1887), en italien (1893), en anglais (U.S.A., 1900) et on voulut même le traduire en allemand. Rien d’étonnant dès lors qu’il passe pour un des meilleurs moyens d’accéder è la théorie marxienne. Sa valeur semblait garantie: il fut entrepris par Deville sur l’invitation et avec l’encouragement de Marx, il bénéficiait apparemment des conseil d’Engels, et il fut publié peu après la mort de Marx (75). En vérité, il est dépourvu de valeur. Fort utile sans doute, au cours des soixante-dix dernières années à des marxistes indolents qui réculent devant l’étude directe de leur Bible, il n’a jamais été qu’un obstacle à une pénétration sérieuse de la pensée économique de Marx. Deville se proposa de rédiger un condensé d’une des oeuvres les plus difficiles de la science économique sans posséder la préparation nécessaire, et il eut la présomption de la récrire librement, d’une manière qui oblitérait les contributions de Marx dans ce domaine. Il obscurcissait ses doctrines caractéristiques et les dénaturait généralement pour les adapter à un banal révolutionnarisme qui passait, parmi les guesdistes, pour la “”théorie marxiste””. C’était évident pour quiconque saisissait la pensée économique de Marx; et le fait que le résumé de Deville ait été si largement utilisé en France témoigne de l’indigence des études économiques marxistes dans ce pays (76). A’ la vérité, Marx avait invité Deville à faire ce résumé, mais il ne vécut pas assez pour le connaître. En fait, Engels donna son avis sur le manuscrit (77), mais son opinion ne fut pas entièrement reçue (78) et il ne put s’empêcher de déclarer aussitôt qu’il contenait “”des défauts sérieux”” (79). Engels fit montre d’un curieux esprit de tolérance à l’égard des hérésies de Lafargue et de ses amis en refusant de discuter publiquement la question tant que la diffusion de ce livre bâclé se limitait aux pays de langue française. Il convient d’en tenir compte lorsqu’on est en présence d’approbations polies et résignées données par Engels aux divagations marxistes des guesdistes. Il s’interposa énergiquement lorsqu’il fut question de traduire le résumé de Deville en anglais et marqua son entier désaccord quand Kautsky suggéra naïvement de traduire Deville en allemand. Engels mit en jeu toute son autorité pour empêcher ce qu’il considérait comme un désastre: “”…Si le livre de Deville paraït en allemand, je ne vois pas comment je pourrais, étant donné mes obligations envers Mohr (Marx), l’accepter sans protestations comme résumé fidèle. Je n’ai rien dit quand on l’a publié simplement en français, bien que j’eusse nettement protesté contre toute la seconde moitié avant la publication. Mais s’il vient à être présenté devant le public allemand, c’est une autre histoire. Je ne puis permettre qu’en Allemagne Mohr soit dénaturé, et gravement dénaturé, jusque dans le termes””. “”S’il n’y avait pas eu cette hâte absurde à l’époque, si l’on avait procédé à la révision que je suggérais, l’objection n’existerait plus aujourd’hui. Tout ce que je puis dire, c’est que je réserve mon entière liberté d’action au cas où le livre serati publié en allemand, et je suis d’autant plus tenu de le faire que le bruit s’est répandu que j’en ai parcouru le manuscrit”” (80). C’est cette “”grave dénaturation””, pour employer les termes d’Engels, qu’ont complaisamment réimprimée, à plusieurs reprises, les marxistes français comme un modèle de version populaire du ‘Capital’! Le résumé a été réédité en 1886, 1887, 1897, 1919, 1928 et 1948…et la série n’est peut-être pas terminée, car le même plomb a servi invariablement et des dizaines de milliers d’exemplaires on été jetés sur le marché sans qu’on crût nécessaire d’y apporter le moindre changement. Le jugement péremptoire d’Engels étant désormais connu, il serait temps d’envoyer enfin ce plomb à la fonte”” [Neil, McInnes, Les débuts du marxisme théorique en France et en Italie, 1880-1897, 1960] [(71) Mauger, Les débuts du socialisme marxiste en France, Paris, 1908; (72) Voir la brochure de Deville, Blanqui libre, Paris, 1878. Neuf ans plus tard, il menait encore la lutte aux côtés des blanquistes contre les anachistes, sans recours à la théorie marxiste. Voir sa brochure ‘L’Anarchiste’, Paris, 1887; (73) Mermeix, op.cit., p. 60; (74) Au cours du siècle dernier, les auteurs suivants écriverent des ‘compendiums’, résumés ou versions populaires du ‘Capital’: Most, 1873; Cafiero, 1879 (traduit en français en 1910); Nieuwenhuis, 1879; Deville, 1883; Kautsky, 1887; Lafargue, 1894; (75) Deville, Résumé du Capital de Karl Marx, précédé d’un Aperçu sur le socialisme scientifique, Paris, 1883, Zévaès, op.cit., p: 171, écrit qu’il fut publié “”sous les auspices de Marx””, ce qui induit gravement en erreur; (76) Les lettres d’Engels aux Lafargue, au cours des années 1884-5, montrent que le ‘Résumé’ était sujet aux critiques des marxistes dès le début, particulièrement en Angleterre et en Allemagne; (77) Engels à Laura Lafargue, 3.10.1883; (78) Paul Lafargue à Engels, 17.10.1883; Engels à Laura Lafargue, 15.10.1883; (79) Engels à Lafargue, 11.8.1884; (80) Engels à Laura Lafargue, 17.1.1886. Engels a critiqué sévèrement l’ouvrage de Deville dans ses lettres à Kautsky du 9.1.1884 et 16.2.1884]”,”MFRx-351″
“McINTOSH John IRELAND S., reported verbatim by (Official Reporters to British Trades Union Congress)”,”Report of the World Trade Union Conference, County Hall London February 6th to 17th, 1945.”,”ANTE3-26″,”SIND-086″
“McINTYRE Niamh RICE-OXLEY Mark NEEDHAM Alex HIGGINS Charlotte”,”La lista. Da venticinque anni gli attivisti dell’ong United compilano una lista dei profughi e dei migranti morti a causa delle politiche migratorie europee. 34.361: questo è il numero di migranti e dei profughi morti mentre erano in viaggio verso l’Europa, dal 1993 a oggi. Ma sono solo le vittime accertate.”,”McINTYRE Niamh RICE-OXLEY Mark NEEDHAM Alex, HIGGINS Charlotte, giornalisti del The Guardian”,”CONx-257″
“McKAY Derek”,”Prince Eugene of Savoy.”,”Generale italo-austriaco (Parigi 1663 – Vienna 1736); figlio di Eugenio Maurizio e di Olimpia Mancini, destinato alla carriera ecclesiastica, chiese invano (1683) a Luigi XIV di entrare nel suo esercito. Lasciata Parigi, entrò al servizio dell’imperatore Leopoldo I, distinguendosi subito nelle operazioni contro i Turchi per la liberazione di Vienna assediata (1683) e in quelle successive, sicché (1687) a soli 24 anni fu promosso tenente generale. Nel 1689 intraprese anche l’attività diplomatica, che da allora alternò a quella bellica, e contribuì all’alleanza del duca di Savoia con l’Austria; segnalatosi in Piemonte nella guerra della Grande Alleanza, ebbe la nomina a feldmaresciallo (1693). La sua perizia emerse pienamente nella campagna del 1697 contro i Turchi, quando li sorprese e sconfisse al passaggio del Tibisco, presso Zenta. La battaglia ebbe effetti risolutivi sulla guerra austro-turca del 1683-99, per cui ad Eugenio furono donati vasti possessi fra i fiumi Drava e Danubio e poté iniziare la costruzione del palazzo del Belvedere a Vienna. Allo scoppio della guerra per la successione di Spagna (1701-13), ebbe il comando supremo delle forze destinate al teatro italiano e batté il maresciallo N. Catinat fra Carpi e l’Oglio (1701), sconfiggendo poco dopo F. Villeroi a Chiari. Il nuovo comandante francese, L.-J. Vendôme, fu battuto (1702) a Luzzara, ma riuscì a impedire a Eugenio la conquista del Milanese, vero scopo delle sue operazioni. Nel 1703 il principe fu nominato presidente del Consiglio aulico di guerra, ma solo in parte riuscì a rendere più dinamico l’andamento delle operazioni; dopo aver conseguito insieme al duca di Marlborough la grande vittoria di Höchstädt (1704), fu battuto da Vendôme a Cassano d’Adda (1705). La geniale audacia di Eugenio si rivelò con la battaglia di Torino (1706), che si risolse con la sconfitta degli assedianti francesi e la conquista del Milanese, di cui diventò governatore. Ancora con Marlborough, riportò le vittorie di Audenarde (1708) e di Malplaquet (1709). Si recò in seguito (1711) in missione diplomatica a Londra per impedire che il governo inglese si ritirasse dalla lotta; fallito lo scopo, si trovò, dopo la pace di Utrecht (1713), solo contro la Francia. Inferiore di forze, non poté tenersi che sulla difensiva: la pace di Rastatt (1714), negoziata dallo stesso Eugenio, pose fine alla guerra. Nel 1716 sbaragliò a Petrovaradin i Turchi che avevano assalito le province ungheresi e transilvane degli Asburgo, e l’anno dopo cinse d’assedio e conquistò Belgrado, costringendo l’impero ottomano alla pace di Passarowitz (1718). Nel successivo periodo di pace (1720-33) Eugenio, nominato vicario d’Italia nel 1724, attese a riordinare l’esercito. Scoppiata la guerra di successione polacca (1733-35), al principe, ormai settantenne, fu dato il comando di un fronte secondario sul Reno. Fu collezionista d’arte, amico dei maggiori scienziati, letterati e filosofi del tempo; ebbe sensibile peso nel governo dell’Impero. (Trec)”,”QMIx-143-FSL”
“MCKEAN Robert B.”,”St Petersburg Between the Revolutions. Workers and Revolutionaries, June 1907-February 1917.”,”Robert B. McKean is Lecturer in History at the University of Stirling, Scotland. Acknowledgements, Abbreviations, Dates and Terms, Introduction, Maps, Epilogue, Conclusion, Appendix: I. Political Mass Strikes in St Petersburg, April 1912 – 3 July 1914, II, Political Mass Strikes in Petrograd, 19 July 1914 – 22 February 1917, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-058-FL”
“McKENZIE Kermit E.”,”Comintern e rivoluzione mondiale 1928-1943.”,”2° copia McKENZIE Kermit E. (Virginia 1924) ha insegnato storia in varie università (Yale, Columbia, Emory). Ha insegnato pure nell’Università di Mosca. “”Se il capitalismo costituisce un sistema mondiale integrale e se tale sistema è in decadenza, ciascuno dei suoi anelli può essere maturo per la rivoluzione. Questa era la Concezione del Comintern. La teoria dell’ “”anello più debole”” è di grande importanza. Il suo carattere liberatore è ovvio. Non si tratta più, per i comunisti di un determinato paese, di rinviare il tentativo di impadronirsi del potere fino al momento in cui il sistema capitalista di questo paesi si dimostra pienamente maturo. La rivoluzione colpisce l'””anello più debole””, che è in ogni momento semplicemente il paese più lacerato dalle inevitabili contraddizioni inerenti al sistema capitalistico di produzione”” (pag 76)”,”RUST-149″
“MCKINLEY C. Alexander”,”Illegitimate Children of the Enlightenment. Anarchists and the French Revolution, 1880-1914.”,”MCKINLEY C. Alexander nel 2006 ha ricevuto il Ph.D. in storia comparativa dalla Brandeis University. E’ attualmente (2008) Professore assistente nel Dipartimento di storia e geografia della St. Ambrose University. Ha scritto sulla storia francese e sulla storia dei movimenti radicali in Europa. “”Like Pouget and Lucas, Grave believed that the guidance of a revolutionary minority was crucial. He argued in ‘La Panacée Révolution’ that without such guidance, the anger of the masses may boil over, but it would eventually subsume itself again. The effective revolutionary minority directs that amorphous anger and energy and turns it into social revolution (11). The anarchist narratives of the revolution consistently focused upon the masses, in this case the peasants, and avoided the traditional focus upon the ‘grandes hommes’. Their narratives tried to explain the actions and motivations of this relatively unstudied and amorphous group. Ever their focus on revolutionary minorities exemplified this dynamic. The revolutionary minorities they most admired were obscure men and women of action, who appeared seemingly from nowhere, inspired the masses to action, and then returned to the collective body”” (pag 19) (11) Jean-Pierre Bois, Histoire des 14 Juillet: 1789-1919, Rennes, 1991, 148-52 Charles Malato (1857–1938) was a French anarchist and writer. He was born to a noble Neapolitan family, his grandfather Count Malato being a Field Marshal and the Commander-in-Chief of the army of the last King of Naples.[1] Though Count Malato ferociously suppressed a popular anti-dynastic insurrection,[1] his son – Charles’ father – supported the communards of the Paris Commune, and was banished as a result to the penal colony of New Caledonia, where Charles was born. After the amnesty of anarchists and communists, Charles and his by that time ninety year old father returned to Paris, where they immersed themselves in the anarchist movement. On his return to France, Malato was condemned to fifteen months imprison for inciting murder, pillage and arson,[2] and instead went into exile in London. Malato collaborated briefly with Victor Henri Rochefort, Marquis de Rochefort-Luçay before they fell out over the Dreyfus affair (Rochefort was an anti-Dreyfusard). He wrote for Georges Clemenceau’s L’Aurore, L’Humanité, and the Journal du peuple (with Sébastien Faure) and partook in a revolutionary committee against nationalist activities. According to The New York Times Malato wrote articles “”remarkable for their literary grace””, was well known in political and literary circles, and “”noted for the perfection of his manners””.[1] He was accused by French police in 1905 of organising an assassination attempt against King Alfonso XIII of Spain, but was acquitted.[1] Between 1907 and 1914, Malato wrote in the journals La Guerre Sociale and La Bataille Syndicaliste, and became friends with the anarchist educator Francisco Ferrer. At the outset of World War I, Malato was a supporter of the union sacrée and a signatory of the pro-Allies Manifesto of the Sixteen. Publications[edit] Joyeusetés de l’exil La Grande Grève “”Le Nouveau Faust”” Edité à Barcelone ‘La Esculela Moderna’ 1919, a philosophical-fantastical drama with illustrations by Robert Louis Antral. A volume in-12 of 78 pp., cover illustrated in colour.”,”ANAx-367″
“McLELLAN David”,”Karl Marx. La sua vita e il suo pensiero.”,”David McLELLAN è Lettore (1976) di Teoria politica all’Univ di Kent a Canterbury. Laureatosi al St. John’s College di Oxford, è stato Visiting Professor alla State Univ di New York (SUNY) e assistente all’Indian Institute of Advanced Study di Simla, in India. Ha scritto in precedenza il suo polemico ‘Marx prima del marxismo’ e uno studio sui primi passi filosofici di MARX ‘Karl Marx: the Early Texts’. Altri lavori, uno studio comparativo sul radicalismo tedesco ‘The Young Hegelians and Karl Marx’ ecc.”,”MADS-023″
“McLELLAN David LUPORINI C. GRAZIANI A. ALTVATER E. OFFE C. NAPOLEONI C. GALGANO F. BODEI R. ACCORNERO A. LE-GOFF J. VILLARI R. MOSSE G.L. PROCACCI G. SPRIANO P. SWEEZY P.M. MEDVEDEV R. CERRONI U. DE-GIOVANNI B. MUSATTI C. GODELIER M. ZANARDO A. PAPI F. AUGE’ M. TOURAINE A. SU SHAOZHI TRONTI M. VACCA G. BADALONI N. ROSSANDA R. SALVADORI M. SCOPPOLA S. TORTORELLA A. BARCA L. LUPORINI C. OTTOLENGHI F. AVINERI S. RODANO G. NELL E. MUGNAI M. PAGGI L. PERROTTA C. ARONOWITZ S. FETSCHER I. NAPOLEONI C. CARANDINI A. CALABI L. COHEN G.A. THERNBORN G. BALIBAR E. ZANGHERI R. KESSELMAN M. PACI M. DAL-PRA’ M. MANCINI I. GALASSO G. PRIETO L.J.”,”Marx alla fine del XX secolo.”,”Contiene gli articoli: – David McLELLAN, Raccontiamolo senza citazioni, – Cesare LUPORINI, Liberiamo Marx dal marxismo, – Augusto GRAZIANI, Riabilitiamo la teoria del valore, – Eltmar ALTVATER, 5 idee per trovare il Welfare State nel “”Capitale””, – Claus OFFE (colloquio), Ma la classe operaia non è più così centrale, – Claudio NAPOLEONI, Quel che Keynes non sa, – Francesco GALGANO, Dove sta scritto ‘proprietà statale’?, – Remo BODEI, Nature di tutto il mondo unitevi!, – Aris ACCORNERO, Contro l’ ideologia del “”progresso tecnico””, – Jacques LE-GOFF, La trappola della sovrastruttura, – Rosario VILLARI, Socialismo, non ha più bisogno della storia?, – George L. MOSSE, Ci voleva Gramsci al posto di Engels, – Giuliano PROCACCI, Quell’ ultima frase del Manifesto, – Paolo SPRIANO, Il 18 Brumaio nasce un grande giornalismo, – Paul M. SWEEZY, Per una rivoluzione nel marxismo, – Roy MEDVEDEV, I leader: l’ idea di Stalin e quella di Marx, – Umberto CERRONI, Politica, restituiscilo alla scienza, – Biagio DE-GIOVANNI, Una teoria dello Stato? Non serve., – Cesare MUSATTI (colloquio), La psiche esiste, la materia forse no, – Maurice GODELIER (colloquio), Può finire il bisogno diDio? (Le idee di Marx sulla religione), – Aldo ZANARDO, Un rischio e una rivoluzione nell’ idea di persona, – Fulvio PAPI, Eguaglianza, perché non si è mai realizzata, – Marc AUGE’, Le culture dell’ uomo che restano fuori del marxismo, – Alain TOURAINE, La sociologia gli deve molto. Ma non Weber, – SU SHAOZHI, L’ idelogia muore se resta immobile, – Mario TRONTI, Torniamo alla rivoluzione, cioè al soggetto, – Giuseppe VACCA, Marx dentro la società informatica, – Nicola BADALONI, Rossana ROSSANDA, Massimo SALVADORI, Pietro SCOPPOLA, Aldo TORTORELLA, Tavola Rotonda: due domande politiche: 1. la nuova civiltà industriale lo condanna ad essere superato. 2. URSS, Cina, Europa: si rifanno a lui Stati e partiti molto diversi. Perché?, – Il Contemporaneo: Lo scienziato Karl Marx (scritti di Luciano BARCA, Cesare LUPORINI con Franco OTTOLENGHI (colloquio), Shlomo AVINERI, Nicola BADALONI, Giorgio RODANO, Edward NELL, Massimo MUGNAI, Leonardo PAGGI, Cosimo PERROTTA, Stanley ARONOWITZ, Iring FETSCHER, Claudio NAPOLEONI, Andrea CARANDINI, Lorenzo CALABI, Gerry A. COHEN, Göran THERNBORN, Etienne BALIBAR, Renato ZANGHERI, Mark KESSELMAN, Massimo PACI, Mario DAL-PRA’, Italo MANCINI, Giuseppe GALASSO, Luis J. PRIETO.”,”MADS-359″
“McLELLAN David”,”Engels.”,”McLELLAN David è nato a Hertford nel 1940 e ha frequentato la Merchant Taylors’ School e il St. John’s College di Oxford. E’ stato Visiting Professor alla SUNY (State University of New York) e Guest Fellow inPolitics presso l’ Indian Institute of Advanced Study, Simla, India. E’ professore di teoria politica nell’Università di Kent. Ha scritto molti lavori su Marx (v. nota biografica autore). “”Engels divenne pure uno dei pochi esperti civili nel campo della storia militare e tecniche militari. Egli stesso ebbe una esperienza militare nell’ insurrezione del Baden del 1849 di cui scrisse una descrizione brillante. Durante gli anni 1850 Engels scrisse numerosi articoli sulla questione militare per la stampa in America, Gran Bretagna e Germania. Nel 1859 allargò la sua reputazione in Germania scrivendo un pamphlet intitolato Po e Reno in cui sosteneva che la sicurezza della Germania poteva essere adeguatamente garantita senza l’ occupazione austriaca del Nord Italia che serviva solamente ad alienarsi gli italiani. Nonostante le sue inesatte previsioni del risultato della guerra civile americana e della guerra austro-prussiana del 1866, Engels fece una grande impressione per la perizia dei suoi articoli sulla guerra franco-prussiana del 1870, pubblicati sulla Pall Mall Gazette. Egli tracciò pure piani dettagliati per la difesa della Comune di Parigi. Lenin, in particolare, fu molto influenzato dagli scritti militari di Engels e sull’ insurrezione armata.”” (pag 32-33)”,”MAES-057″
“McLELLAN David”,”Karl Marx. His Life and Thought.”,”McLELLAN D. è stato Reader in Politica Theory all’ Unviersità del Kent, Canterbury. E’ stato pure visiting professor (SUNY). McLELLAN D. è stato Reader in Politica Theory all’ Unviersità del Kent, Canterbury. E’ stato pure visiting professor (SUNY). “”For Marx, on the other hand, “”In a future society, in which class antagonism will have ceased, in which there will no longer be any classes, use will no longer be determined by the minimum time of production; but the time of production devoted to different articles will be determined by the degree of their social utility. Proudhon’s proposals abstracted from differences in demand, competition, etc., and he was inevitably forced into a dilemma: ‘Either you want the genuine bartering process of past centuries with present-day means of production – in which case you are both reactionary and utopian; or you want progress without anarchy – in which case, in order to preserve the productive forces, you must abandon individual exchange.’ Anyway, Marx claimed, Proudhon was far from the first to think of ‘reforming society by transforming all men into actual workers exchanging equal amounts of labour. To prove his point he quoted at great length from the English economist Bray, views which he nevertheless rejected on the grounds that ‘individual exchange corresponds… to a definite mode of production which itself corresponds to class antagonism.There is thus no individual exchange without the antagonism of classes.’ (…)”” (pag 163)”,”MADS-442″
“McLELLAN David”,”Il pensiero di Karl Marx.”,”McLELLAN David insegna scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury.”,”MADS-495″
“McLELLAN David”,”Marxism after Marx.”,”McLELLAN David è professore di teoria politica al Goldsmiths College, London. Lenin, Quaderni filosofici, sui rapporti Hegel Marx. Impossibile capire il Capitale di Marx (specie il 1° capitolo) senza aver studiato e capito la Logica di Hegel. Quindi da mezzo secolo i marxisti non hanno compreso Marx! (pag 113) Dicotomia scienza politica. “”Engels’s general leanings towards scientifc study produced a dichotomy between science and politics: “”When one is a man of science, one does not have an ideal; one works out scientific results and when one is a party man to boot one fights to pull them into practice. But when one has an ideal, one cannot be a man of science…”” (1). Circumstances prevented Engels from exercising his very considerable gift as a practical politician, living as he did in enforced isolation from the leaders of the SPD. Towards the end of his life, the growing electoral success of the Social Democrats led Engels to stress the evolutionary rather than the revolutionary side of Marxism and declare the tactics of 1848 to be outmoded in every respect.”” (pag 15) (1) F. Engels, Correspondence with Paul and Laura Lafargue (Moscow, 1959, vol 1)”,”SOCx-222″
“MCLELLAN David”,”La concezione materialistica della storia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”Il manoscritto su Hegel non fu mai pubblicato, ma le idee che in esso erano rimaste in fase embrionale ricevettero una formulazione più chiara non appena Marx giunse a Parigi. Nell ‘inverno 1843-44 Marx scrisse due saggi per i “”Deutsch-französische Jahrbücher””, entrambi limpidi e brillanti quanto il manoscritto su Hegel era stato involuto e oscuro. Nel primo, intitolato ‘Sulla questione ebraica’, Marx esaminava le opinioni del suo antico mentore Bruno Bauer a proposito dell’emancipazione degli ebrei. Secondo Bauer, l’emancipazione ebraica si sarebbe potuta effettivamente realizzare solo quando lo Stato avesse cessato di essere cristiano, altrimenti la discriminazione contro gli ebrei era inevitabile. Per Marx, Bauer si era fermato troppo presto: la semplice secolarizzazione della politica non implicava l’emancipazione degli uomini in quanto esseri umani. Gli Stati Uniti non avevano alcuna religione di Stato, e tuttavia erano noti per la religiosità dei loro abitanti (…). Secondo Marx il problema nasceva perché “”l’uomo conduce … una doppia vita…. La vita nella ‘comunità politica’ nella quale egli si considera come ‘ente comunitario’, e la vita nella ‘società civile’ nella quale agisce come ‘uomo privato’, che considera gli altri uomini come mezzo, degrada se stesso a mezzo e diviene trastullo di forze estranee (13)””. Bauer aveva auspicato uno Stato basato esclusivamente sui diritti universali dell’uomo, così come erano stati proclamati dalla rivoluzione francese e dalla Dichiarazione d’indipendenza americana. Per Marx, invece, i diritti dell’uomo erano solo i diritti degli individui atomizzati, ostili l’uno all’altro, che componevano la società civile”” [David McLellan, La concezione materialistica della storia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 42-43) [(13) K. Marx, Sulla questione ebraica, in Opere, cit., vol 3, pp. 166] “”L’ingresso di Marx nella politica attiva fu contrassegnato da due controversie. La prima, con Wilhelm Weitling, si può dire che corrispondesse sul piano politico all”Ideologia tedesca’. Weitling contrapponeva all’immagine della natura umana, dedotta da Feuerbach, i mali attuali della società capitalistica, e chiedeva in termini messianici una rivoluzione immediata. Marx invece sottolineava la natura storica del progresso, e dichiarava che “”prima la borghesia deve impadronirsi del timone”” (42). La seconda discussione è la più degna di nota, in quanto da essa nacque la ‘Miseria della filosofia’, lo scritto che conteneva la prima affermazione pubblica e sistematica della concezione materialistica della storia, e della quale lo stesso Marx raccomandava la lettura come introduzione al ‘Capitale’. Era una critica del socialista francese Proudhon e, come quella svolta nei confronti di Hegel, combatteva la mistificazione delle categorie “”eterne”” come Ragione e Giustizia, cui Proudhon continuamente ricorreva. Il libro conteneva inoltre un’esposizione sistematica delle idee di Marx sull’economia, sebbene ancora non vi comparissero i concetti di forza-lavoro e di plusvalore”” [David McLellan, La concezione materialistica della storia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 54-55) [(42) Cfr. D. McLellan, Il pensiero di Karl Marx, Torino, 1975, p. 233 (la frase di Marx è tratta dalla corrispondenza con Moses Hess: cfr. M. Hess, ‘Briefwechsel’, a cura di E. Silberner, ‘s Gravenhage 1959, p. 151)]”,”MADS-672″
“MCLELLAN David”,”Il pensiero di Karl Marx.”,”David McLellan ha insegnato scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury. 2° copia “”La maggiore ricchezza di contenuto storico indica che i ‘Grundrisse’, pur continuando i temi centrali dei ‘Manoscritti di Parigi’, li trattano in modo «più maturo» di quanto non fosse possibile quando Marx non aveva ancora raggiunto una sintesi delle sue idee sulla filosofia e sull’economia. La chiave per capire la duplice natura del capitalismo – e le possibilità di una società non alienata in esso contenute – è il concetto di tempo. «Economia di tempo – in questo si risolve infine ogni economia», disse Marx (23). I profitti del capitalismo furono costruiti sul sovrappiù di tempo di lavoro, eppure allo stesso tempo la ricchezza del capitalismo emancipò l’uomo dal lavoro manuale e gli diede sempre maggiore disponibilità di tempo libero. Il capitale è esso stesso una «rivoluzione permanente»: “”In virtù di questa sua tendenza, il capitale spinge a superare sia le barriere e i pregiudizi nazionali, sia l’idolatria della natura, la soddisfazione tradizionale, orgogliosamente ristretta entro angusti limiti, dei bisogni esistenti, e la riproduzione del vecchio modo di vivere. Nei riguardi di tutto questo il capitale opera distruttivamente, attua una rivoluzione permanente, abbatte tutti gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle forze produttive, la dilatazione dei bisogni, la varietà della produzione e lo sfruttamento e lo scambio delle forze della natura e dello spirito”” (24). Ma, agli occhi di Marx, proprio queste caratteristiche del capitalismo ne comportavano la dissoluzione. La sua ricchezza era fondata sull’introduzione delle macchine, seguita (qui la preveggenza di Marx è straordinaria) da quella dell’automazione, e ciò comportava una contraddizione sempre crescente tra la diminuzione del ruolo svolto dal lavoro nella produzione della ricchezza sociale e la necessità per il capitale di appropriarsi il pluslavoro. Il capitale era perciò grandemente creativo e altrettanto grandemente distruttivo: «Il capitale è esso stesso la contraddizione in processo, per il fatto che tende a ridurre il tempo di lavoro a un minimo, mentre, d’altro lato, pone il tempo di lavoro come unica misura e fonte della ricchezza. Esso diminuisce, quindi, il tempo di lavoro nella forma del tempo di lavoro necessario, per accrescerlo nella forma del tempo di lavoro superfluo; facendo quindi del tempo di lavoro superfluo – in misura crescente – la condizione (‘question de vie et de morte’) di quello necessario. Da un lato esso evoca, quindi, tutte le forze della scienza e della natura, come della combinazione sociale e delle relazioni sociali, al fine di rendere la creazione della ricchezza (relativamente) indipendente dal tempo di lavoro impiegato in essa. Dall’altro lato esso intende misurare le gigantesche forze sociali così create alla stregua del tempo di lavoro, e imprigionarle nei limiti che sono necessari per conservare come valore il valore già creato. Le forze produttive e le relazioni sociali – entrambi lati diversi dello sviluppo dell’individuo sociale – figurano per il capitale solo come mezzi, e sono per essi solo mezzi per produrre sulla sua base limitata. Ma in realtà essi sono le condizioni per far saltare in aria questa base» (25)”” [David McLellan, ‘Il pensiero di Karl Marx’, Torino, 1975] [(23) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., Vol. I, p. 118; Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, pp. 11-12; (25) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, p. 402] (pag 88-89)”,”MADx-845″
“McLELLAN David”,”Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili.”,”2° copia David McLellan insegna scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury (1974) Engels (pag 241-243) “”Questa trascuratezza dei contemporanei per gli scritti giovanili di Marx è abbastanza naturale se si considera che gli stessi Marx ed Engels sembravano indifferenti persino alla conservazione dei propri manoscritti: nella prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’ Marx affermava infatti di aver abbandonato insieme ad Engels il manoscritto dell”Ideologia tedesca’ (1846) «tanto più volentieri, alla rodente critica dei topi in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi» (1). Quando nel 1867 un suo grande ammiratore e amico, il dottor Kugelmann, gli presentò una copia della ‘Sacra famiglia’ (1844), così Marx scrisse ad Engels: «Possiede una raccolta di lavori nostri migliore di quella di noi due presi insieme. Qui ho trovato nuovamente anche ‘La sacra famiglia’ che mi ha regalato e di cui manderò a te un esemplare. Fui piacevolmente sorpreso di constatare che non abbiamo da vergognarci del nostro lavoro, quantunque il culto di Feuerbach faccia ora un’impressione molto umoristica» (2). E in una lettera del 1888, Engels liquidava molto brevemente ‘L’ideologia tedesca’: «Prima di mandare a stampare queste righe, ho cercato e guardato ancora una volta il manoscritto del 1845-46. La parte che concerne Feuerbach non è completa. La parte completa consta di un’esposizione dell’interpretazione materialistica della storia, la quale prova soltanto com’erano ancora incomplete, allora, le nostre cognizioni della storia economica» (3). L’atteggiamento di Engels a questo proposito viene evidenziato efficacemente da una conversazione del 1893 col russo Aleksej Voden, che nel 1927 così descriveva un colloquio relativo alle prime opere di Marx ed Engels (…). Come risulta da queste osservazioni di Engels, il metodo hegeliano delle opere giovanili fu presto superato. Verso il 1865 Marx non era ancora noto al di fuori di una cerchia ristretta, ed era in auge invece la figura di Lassalle; e quando raggiunse la fama, con la pubblicazione del primo volume del ‘Capitale’ nel 1867, egli si presentava come un economista impegnato in una dimostrazione scientifica dell’inevitabile declino del capitalismo. Già nel 1859, in una recensione a ‘Per la critica dell’economia politica’, Engels scriveva: «I tedeschi hanno sempre dato prova di eguagliare e il più delle volte di superare le nazioni civili in tutti i campi del sapere. Solo una disciplina non contava alcun nome tedesco tra i suoi seguaci. Eccone finalmente uno: Karl Marx» (3)”” [David McLellan, ‘Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili’, Torino, 1974] [(1) Marx, ‘Prefazione a Per la Critica dell’economia politica’, in ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 6; (2) K. Marx F. Engels, ‘Carteggio’, vol. V, Roma 1951, pp: 21-22; (3) F. Engels, ‘Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia tedesca’ (1886), Roma, 1902, p. 4] (pag 241-242) Note. 1,2,3″,”MAES-161″
“McLELLAN David, a cura”,”Karl Marx: Interviews and Recollections.”,”David McLellan è Professore di Teoria politica all’Università del Kent. Contiene la lunga intervista a Karl Marx condotta dal corrispondente R. Landor e pubblicata sul New York ‘World’ il 18 luglio 1871. (pag 105-113) “”Landor: And of union to what end? – Marx: The economical emancipation of the working class by the conquest of political power. The use of that political power to the attainment of social ends. It is necessary that our aims should be thus comprehensive to include every form of working-class activity. To have made them of a special character would have been to adapt them to the needs of one section – one nation of workmen alone. But how could all men be asked to unite to further the objects of a few? To have done that, the Association must have forfeited its title to International. The Association does not dictate the form of political movements; it only requires a pledge as to their end. It is a network of affiliated societies spreading all over the world of labor. In each part of the world, some special aspect of the problem presents itself, and the workmen there address themselves to its consideration in their own way. Combinations among workmen cannot be absolutely identical in detail in Newcastle and in Barcelona, in London and in Berlin. In England, for instance, the way to show political power lies open to the working class. Insurrection would be madness where peaceful agitation would more swiftly and surely do the work. In France, a hundred laws of repression and a mortal antagonism between classes seem to necessitate the violent solution of social war. The choices of that solution is the affair of the working classes of that country. The International does not presume to dictate in the matter and hardly to advise. But to every movement it accords its sympathy and its aid within the limits assigned by its own laws. Landor: And what is the nature of that aid? – Marx: To give an example, one of the commonest forms of the movement for emancipation is that of strikes. Formerly, when a strike took place in one country, it was defeated by the importation of workmen from another. The International has nearly stopped all that. It receives information of the intended strike, it spreads that information among its members, who at once see that for them the seat of the struggle must be forbidden ground. The masters are thus left alone to reckon with their men. In most cases, the men require no other aid than that. Their own subscriptions, or those of the societies to which they are more immediately affiliated, supply them with funds, but should the pressure upon them become too heavy, and the strike be one of which the Association approves, their necessities are supplied out of the common purse. By these means, a strike of the cigar makers of Barcelona was brought to a victorious issue the other day. But the Society has not interest in strikes, though it supports them under certain conditions. It cannot possibly gain by them in a pecuniary point of view, but it may easily lose. Let us sum it all up in a word. The working classes remain poor amid the increase of wealth, wretched amid the increase of luxury. Their material privation dwarfs their moral as well as their physical stature. They cannot rely on others for a remedy. It has become then with them an imperative necessity to take their own case in hand. They must revive the relations between themselves and the capitalists and landlords, and that means they must transform society. This is the general end of every known workmen’s organization; land and labor leagues, trade and friendly societies, co-operative production are but means toward it. To establish a perfect solidarity between these organizations is the business of the International Association. Its influence is beginning to be felt everywhere. Two papers spread its views in Spain, three in Germany, the same number in Austria and in Holland, six in Belgium, and six in Switzerland. And now that I have told you what the International is, you may, perhaps, be in a position to form your own opinion as to its pretended plots”” (pag 108-109) [Karl Marx: interview with the correspondent R. Landor published in the New York World, 18 July, 1871] [David McLellan, a cura, ‘Karl Marx: Interviews and Recollections’, New Jersey, 1981]”,”MADS-706″
“MCLELLAN David”,”Il pensiero di Karl Marx.”,”David McLellan ha insegnato scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury. 2° copia “”La maggiore ricchezza di contenuto storico indica che i ‘Grundrisse’, pur continuando i temi centrali dei ‘Manoscritti di Parigi’, li trattano in modo «più maturo» di quanto non fosse possibile quando Marx non aveva ancora raggiunto una sintesi delle sue idee sulla filosofia e sull’economia. La chiave per capire la duplice natura del capitalismo – e le possibilità di una società non alienata in esso contenute – è il concetto di tempo. «Economia di tempo – in questo si risolve infine ogni economia», disse Marx (23). I profitti del capitalismo furono costruiti sul sovrappiù di tempo di lavoro, eppure allo stesso tempo la ricchezza del capitalismo emancipò l’uomo dal lavoro manuale e gli diede sempre maggiore disponibilità di tempo libero. Il capitale è esso stesso una «rivoluzione permanente»: “”In virtù di questa sua tendenza, il capitale spinge a superare sia le barriere e i pregiudizi nazionali, sia l’idolatria della natura, la soddisfazione tradizionale, orgogliosamente ristretta entro angusti limiti, dei bisogni esistenti, e la riproduzione del vecchio modo di vivere. Nei riguardi di tutto questo il capitale opera distruttivamente, attua una rivoluzione permanente, abbatte tutti gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle forze produttive, la dilatazione dei bisogni, la varietà della produzione e lo sfruttamento e lo scambio delle forze della natura e dello spirito”” (24). Ma, agli occhi di Marx, proprio queste caratteristiche del capitalismo ne comportavano la dissoluzione. La sua ricchezza era fondata sull’introduzione delle macchine, seguita (qui la preveggenza di Marx è straordinaria) da quella dell’automazione, e ciò comportava una contraddizione sempre crescente tra la diminuzione del ruolo svolto dal lavoro nella produzione della ricchezza sociale e la necessità per il capitale di appropriarsi il pluslavoro. Il capitale era perciò grandemente creativo e altrettanto grandemente distruttivo: «Il capitale è esso stesso la contraddizione in processo, per il fatto che tende a ridurre il tempo di lavoro a un minimo, mentre, d’altro lato, pone il tempo di lavoro come unica misura e fonte della ricchezza. Esso diminuisce, quindi, il tempo di lavoro nella forma del tempo di lavoro necessario, per accrescerlo nella forma del tempo di lavoro superfluo; facendo quindi del tempo di lavoro superfluo – in misura crescente – la condizione (‘question de vie et de morte’) di quello necessario. Da un lato esso evoca, quindi, tutte le forze della scienza e della natura, come della combinazione sociale e delle relazioni sociali, al fine di rendere la creazione della ricchezza (relativamente) indipendente dal tempo di lavoro impiegato in essa. Dall’altro lato esso intende misurare le gigantesche forze sociali così create alla stregua del tempo di lavoro, e imprigionarle nei limiti che sono necessari per conservare come valore il valore già creato. Le forze produttive e le relazioni sociali – entrambi lati diversi dello sviluppo dell’individuo sociale – figurano per il capitale solo come mezzi, e sono per essi solo mezzi per produrre sulla sua base limitata. Ma in realtà essi sono le condizioni per far saltare in aria questa base» (25)”” [David McLellan, ‘Il pensiero di Karl Marx’, Torino, 1975] [(23) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., Vol. I, p. 118; Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, pp. 11-12; (25) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, p. 402] (pag 88-89)”,”MADx-014-FV”
“McLELLAN David”,”Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili.”,”David McLellan ha insegnato scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury. “”Arnold Ruge, direttore della principale rivista dei Giovani hegeliani, gli «Hallische Jahrbücher» fu il primo a destare in Marx l’interesse per il giornalismo, che gli diventò subito congeniale; i Giovani hegeliani puntavano molto sulla stampa, e tra tutte le riviste riuscirono a pubblicare un totale di ventimila pagine. (…) Il suo primo articolo, del febbraio, viene indirizzato a Ruge con una lettera di accompagnamento in cui l’autore si offre di recensire libri e di porre tutte le proprie energie al servizio del giornale (5). Lo stile di Marx denota già le caratteristiche ricorrenti in tutte le opere successive; il temperamento radicale e scevro da compromessi, l’amore per la polarizzazione, il metodo di ragionare per opposti con ‘reductio ad absurdum’, tutti questi elementi lo inducono a scrivere con uno stile basato sulle antitesi. Il gusto degli slogans, la disposizione delle idee in senso ascendente, l’uso ripetuto dell’anafora, del parallelismo, dell’antitesi, del chiasma (gli ultimi due in modo particolare), sono tutte caratteristiche marxiane. Il primo articolo verte sulle nuove istruzioni per la censura in Prussia date da Federico Guglielmo IV nel dicembre del 1841. (…) Capolavoro di esegesi polemica, il primo articolo politico di Marx dimostra il suo grande talento di scrittore di trattati in quello stile alla Boerne che saprà sempre mantenere; carico d’intransigenza liberale, con lo scopo preciso di smascherare lo pseudo-liberalismo delle istruzioni di censura, il pezzo trae ispirazione innanzitutto dal ‘Tractatus’ dello Spinoza, il cui capitolo finale ha per titolo una citazione di Tacito che Marx utilizza per concludere: ‘Rara temporum felicitas, ubi quae velis sentire et quae sentias dicere licet’ (19). Nella seconda metà del 1841, Marx aveva letto a fondo Spinoza, trascrivendone molti brani sulla miseria che genera l’illusione e sull’utilizzazione della religione comee strumento di consolazione e di sfruttamento per fini politici (20). Per il censore, l’artiolo era eccessivo e non fu pubblicato negli «Jahrbücher»: uscì invece in Svizzera, a febbraio del 1843, negli ‘Aneddoti sulla nuova filosofia tedesca e sul giornalismo’ [Anekdota zur neuesten deutschen Philosophie und Publizistik’], una raccolta di scritti bloccati dalla censura e ordinati in volume dal Ruge”” (pag 84-91) [David MacLellan, Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili, Einaudi, Torino, 1982] [(5) Cfr. lettera a Ruge: MEGA 1, I (2), pp. 266-67; (19) Tacito, ‘Historiae, I, p. 1; (20) Cfr. anche C. Wackenheim, ‘La faillite de la religion d’après Karl Marx’, Paris, 1963, pp. 104 sgg.]”,”BIOx-031-FF”
“McLELLAN David”,”Karl Marx. La sua vita e il suo pensiero.”,”David McLellan è stato Lettore (1976) di Teoria politica all’Università del Kent a Canterbury. Laureatosi al St. John’s College di Oxford, è stato Visiting Professor alla State Univ di New York (SUNY) e assistente all’Indian Institute of Advanced Study di Simla, in India. Ha scritto in precedenza il suo polemico ‘Marx prima del marxismo’ ed uno studio sui primi passi filosofici di Marx ‘Karl Marx: the Early Texts’. Altri lavori, uno studio comparativo sul radicalismo tedesco ‘The Young Hegelians and Karl Marx’ ecc. Gli ultimi mesi di vita di Marx. (pag 458-459-460)”,”MADS-811″
“MCLLWAIN Charles H. MATTEUCCI Nicola a cura di”,”Costituzionalismo antico e moderno.”,”Charles Howard Mcllwain (1881-1968), uno dei maggiori studiosi contemporanei di storia del pensiero giuridico e politico, insegnò Science of Government alla Harvard University. Dopo The High Court of Parliament and Its Supremacy, scrisse The American Revolution, A Constitutional Interpretation, con il quale vinse il Premio Pulitzer. Argomento di questo libro è la genesi delle dottrine costituzionalistiche. L’autore ne rintraccia le premesse nel pensiero politico greco e soprattutto nell’esperienza giuridica della Roma repubblicana.”,”TEOP-040-FL”
“McLUHAN Marshall POWERS Bruce R.”,”Il villaggio globale. XXI secolo: trasformazioni nella vita e nei media.”,”Culturalmente quanto sta avvenendo ai giorni nostri è straordinario e richiede un sistema di riferimenti del tutto nuovo che McLuhan ci propone in una triade: spazio visivo (il modello di percezione lineare, quantitativo, proprio dell’ Occidente), spazio acustico (il ragionamento olistico, qualitativo, dell’ Oriente) e tetrade. La stampa preserva la percezione dello spazio visivo, mentre le tecnologie più moderne sospingono verso l’ orientamento più dinamico, “”multicentrico””, dello spazio acustico. E questo spostamento non avverrà in modo tranquillo.”,”EDIx-032″
“McLUHAN Marshall, a cura di Gianpiero GAMALERI”,”La galassia Gutenberg. Nascita dell’ uomo tipografico.”,”McLUHAN (1911-1980) è uno degli uomini più citati in tutto il mondo (‘il mezzo è il messaggio’, ‘il villaggio globale’). Un commento al suo pensiero viene da G. GAMALERI ‘La galassia McLuhan. Il mondo plasmato dai media’. “”E tuttavia, Gerald Manley Hopkins raccomandava un uso tattile delle parole e una poesia vigorosamente orale esattamente alla stessa epoca in cui Cezanne attribuiva i valori tattili alle impressioni retiniche (…). E ancora egli scrive: “”Fate un bel respiro e leggete con le orecchie, come vorrei che mi si leggesse sempre, e i miei versi verranno come si deve””. (pag 123) “”Probabilmente stampa e nazionalismo sono elementi assiologici, cioè coordinati, semplicemente perché per mezzo della stampa un popolo vede se stesso per la prima volta. (pag 288) “”Nel sec. XVI l’ intera cultura antica e medievale si trovava in rapporto ugualmente conflittuale con la nuova tecnologia tipografica. In Germania, paese più pluralistico e tribalmente differenziato del resto dell’ Europa, “”l’ opera unificatrice della stampa nella formazione di una lingua letteraria”” fu straordinariamente efficace. Come scrivono Febvre e Martin (pag 483): “”Lutero costruì una lingua che in tutti i sensi si avvicina al tedesco moderno. L’ enorme diffusione della sua opera, la sua qualità letteraria, il carattere quasi sacro che agli occhi dei fedeli rappresentava il testo della Bibbia e del Nuovo Testamento nella versione di Lutero, tutto ciò elevò a modello il suo linguaggio. (…)”” (pag 304)”,”EDIx-035″
“McLUHAN Marshall FIORE Quentin”,”Il medium è il massaggio.”,”McLUHAN Marshall (1911-1980) professore di lingua inglese al’ Università di Toronto, fondatore e direttore fine al 1979 del Center for Culture and Technology dela stessa Università. Tra i suoi libri ‘Galassia Gutenberg’. FIORE Quentin grafico e designer, collaboratore di case editrici e associazioni. “”L’ Eredità del Rinascimento. Il punto di fuga = Trarsi in disparte. L’ Osservatore Distaccato. Nessun Coinvolgimento! Chi contempla l’ arte rinascimentale si colloca sistematicamente al di fuori della cornice dell’ esperienza. Una piazza per ogni cosa e ogni cosa nella sua piazza. Il mondo istantaneo dei media d’ informazione elettrici ci coinvolge tutti, e di colpo. Non è possibile né distacco né cornice.”” (pag 53)”,”EDIx-048″
“McLYNN Frank”,”Villa e Zapata. Una biografia della rivoluzione messicana.”,”Frank McLynn storico e biografo inglese e visiting professor presso il dipartimento di letteratura della Strathclyde University in Scozia. Tra le sue opere le biografie di R.L. Stevenson, C.G. Jung e Napoleone. “”In generale, il risultato della rivolta di Orozco fu quella che è stata definita “”militarizzazione della politica e politicizzazione dell’esercito””. Alcuni vi intravedono lo spirito di Machiavelli. I più critici verso Huerta dicono che, ancor prima della sconfitta di Orozco, il generale vagheggiava l’idea di estromettere Madero e diventare il nuovo Diaz, e che, se sconfiggendo gli orozquisti non aveva spinto il coltello fino in fondo, era perché avrebbero potuto rappresentare una pedina utile. Alcuni commentatori contrari a Huerta sostengono addirittura che era già segretamente in contatto con l’esiliato Orozco proprio per questo scopo”” (pag 169-170)”,”AMLx-188″
“McMANNERS John”,”Morte e illuminismo. Il senso della morte nella Francia del XVIII secolo.”,”John McManners è Regius Professor di Storia ecclesiastica nell’Università di Oxford. E’ autore di numerosi studi storici condotti prevalentemente in ambito francese. Tra cui ‘Church and State in France, 1870-1914’. Il materialismo settecentesco francese (pag 230-231)”,”STOS-193″
“McMASTER H.R.”,”Dereliction of Duty. Lyndon Johnson, Robert McNamara, the Joint Chiefs of Staff, and the Lies That Led to Vietnam.”,”L’autore è National Security Adviser e graduate (1984) dell’Accademia militare di West Point. Ha ottenuto un M.A. e Ph.D. in storia dall’Università North Carolina a Chapel Hill. Guerra Vietnam, 1962-1965 Dottrina pressione graduata Rivalità divisioni interne forze armate Perdita di influenza presidenziale Americanizzazione della guerra”,”USAQ-106″
“McMATH Robert C.”,”American Populism. A Social History, 1877-1898.”,”Robert C. McMath, professore insegna Storia Americana al Georgia Institut. “”In January 1891, the northwestern Alliance, meeting in Omaha, endorsed a set of demands similar to the Ocala platform and called for the formation of a new party in 1892. Later that month, representatives of the NFA&IU, the Colored Farmers’ Alliance, the Knights of Labor, and the newly formed Citizens’ Alliance met in Washington to confirm plans for a conference of industrial organizations to be held in February 1892. Representatives of the Colored Farmers’ Alliance and the Citizens’ Alliance were ready to get on with the new party, but Macune and his allies insisted that the issue remain open until the 1892 conference. Frustrated by the delays and uncertainties, a band of western insurgents headed by the original leaders of the Kansas People’s Party reissued the called for a May convention in Cincinnati that they had originally made in Ocala. They were determined to proceed with the formation of a new farmer-labor party, whether the Alliance were ready to move or not. “”Founding”” conventions had become something of a regular event in the Midwest (…)”” (pag 143-144) NATIONAL FARMERS’ ALLIANCE AND INDUSTRIAL UNION (NFA&IU) (National Farmers’ Alliance and Industrial Union) (‘Nel mese di gennaio 1891 l’Alleanza del Nord-Ovest, riunita a Omaha, ha approvato una serie di richieste simili alla piattaforma Ocala e ha chiesto nel 1892 la formazione di un nuovo partito. Più tardi nello stesso mese, i rappresentanti della NFA&IU, l”Alleanza degli agricoltori di colore’, i Cavalieri del Lavoro, e la nuova formazione dell’Alleanza dei cittadini si incontrarono a Washington per confermare i piani per una conferenza di organizzazioni industriali da tenersi nel mese di febbraio 1892. I rappresentanti dell’Alleanza dei coltivatori di colore e dell’Alleanza dei cittadini erano pronti ad andare avanti con il nuovo partito, ma Macune ed i suoi alleati insistettero che la questione rimanesse aperta fino al congresso del 1892. Frustrati dai ritardi e le incertezze, una banda di ribelli dell’Ovest guidati dai capi originali del partito popolare del Kansas rinnovarono la chiamata per un convegno a maggio a Cincinnati come avevano fatto originariamente a Ocala. Erano determinati a procedere con la formazione di un nuovo partito contadino-mondo del lavoro, sia che l’Alleanza fosse pronta a muoversi o no. “”Fondare”” convenzioni era diventata una sorta di appuntamento fisso nel Midwest)”,”USAS-219″
“McMEEKIN Sean”,”The Red Millionaire. A Political Biography of Willi Münzenberg, Moscow’s Secret Propaganda Tsar in the West.”,”McMEEKIN Sean (1974) è assistente professore di relazioni internazionali e founding faculty member del Centre for Russian Studies alla Bilkent University, Ankara.”,”RIRB-091″
“McMEEKIN Sean”,”The Red Millionaire. A political biography of Willi Münzenberg, Moscow’s Secret Propaganda Tsar in the West.”,”Sean McMeekin is assistant professor of international relations and a founding faculty member of the Centre for Russian Studies at Bilkent University, Ankara. Willi Münzenberg-an Old Bolshevik who was also a self-promoting tycoon-became one of the most influential Communist operatives in Europe between the world wars. From his headquarters in Berlin, he created a variety of front groups that recruited well-known political and cultural figures to work on behalf of the Soviet Union and its causes, and he ran an international empire of newspapers, magazines, and motion picture organizations that churned out enormous amounts of propaganda and raised money for Communist concerns. Note on Transliteration and Translations, List of Initials of Organizations and Publications, Introduction: Who in the World is Willi Münzenberg? Notes, Select Bibliography, Acknowledgments, Index,”,”RIRB-017-FL”
“McMEEKIN Sean”,”Il crollo dell’Impero ottomano. La guerra, la rivoluzione e la nascita del moderno Medio Oriente, 1908-1923.”,”Sean McMeekin insegna Storia al Bard College, New York. Per alcuni anni ha insegnato all’Università Koç di Istabul e all’Università Bilkent di Ankara. Ha pubblicato: ‘The Berlin-Baghdad Express’,’The Russia Origins of the First World War’, ‘July 1914’. Contiene il paragrafo: ‘Brest-Litovsk: il boccone avvelenato’ (pag 365-390) “”Tra tutti i miracoli in punto di morte che avevano salvato l’Impero ottomano nell’era moderna, la rivoluzione di Lenin fu sicuramente il più grande. L’inverno precedente aveva visto la Turchia agli sgoccioli, mentre la Gran Bretagna e la Francia erano pronte a reclamare ciò che restava della carcassa ottomana. Con le armate russe che si stavano sciogliendo, Talât Pascià, ora gran visir, pensava che il colpo di Lenin avesse «aperto le porte alla realizzazione dell’Impero orientale turco». Quotidiani ottomani equilibrati come «Sabah» e «Tasvir-i-Efkar» discutevano dell’«immediato recupero di terre nell’Anatolia orientale e in Transcaucasia». Tradotto in politica, ciò significava che i diplomatici ottomani inviati ai negoziati per l’armistizio a Brest-Litovsk potevano chiedere non soltanto la restaurazione dei confini del 1914 tra Turchia e Russia, ma anche quelli del 1877, compresa l”Elviye-i-Selâse’, le «tre province» di Kars, Ardahan e Batumi conquistate della Russia dopo l’ultima guerra russo-ottomana. Persino Baku, centro dell’industria petrolifera russa e porta del Mar Caspio e dell’Asia centrale turca, adesso poteva entrare in gioco, anche se lì i turchi avrebbero dovuto competere con i loro alleati tedeschi, che volevano il petrolio. Dopo un periodo orribile nel 1916, Enver sembrava destinato a entrare nella storia come il più grande turco vivente, l’uomo che aveva sconfitto l’acerrimo nemico dell’impero a nord. Ovviamente, trasformare Enver Pascià in un eroe «Gazi» non era proprio quello che i bolscevichi avevano in mente di fare prendendo il potere. Dalla prospettiva di Lenin, andava benissimo che il cessate il fuoco avesse accelerato la disintegrazione delle armate zariste, eliminando il tal modo l’arma più pericolosa della controrivoluzione. Ma ciò non significava che voleva consentire ai nemici della Russia di costruire i propri imperi a sue spese”” (pag 368)”,”TURx-048″
“McNAB Chris”,”Il grande orso in guerra. L’esercito russo e sovietico dal 1917 a oggi.”,”Chris McNab è un autore specializzato nella storia e nella tecnologia militare. Ha pubblicato oltre 40 libri tra cui per le edizioni Leg: ‘L’esercito di Hitler. Storia della macchina bellica tedesca’ (2012), ‘Le aquile di Hitler. La Luftwaffe 1933-1945’ (2013), ‘Storia del mondo in 100 armi’ (2017) L’artiglieria e i droni. ‘L’artiglieria è maggiormente efficace quando è ben diretta. Nella seconda guerra cecena, i droni russi ‘Pchela-1T’ e ‘Stroi-P’ hanno contribuito a indirizzare gli elicotteri e il fuoco di artiglieria sui ribelli; sebbene le loro possibilità fossero limitate da sensori ancora rozzi, essi avevano comunque il vantaggio di combattere nemici senza una vera e propria capacità di difesa contraerea diversa da quella del semplice sparare in aria. Tuttavia, la relativa arretratezza russa in questo settore emerse successivamente nel corso del conflitto in Georgia del 2008. Nel 2012, il Ministero della Difesa istituì un ‘team’ specializzato nella ricerca e sviluppo dei droni e, nel 2013, Shoigu dispose il raddoppio della velocità di realizzazione dei progetti per l’acquisizione degli stessi. In realtà, all’inizio Mosca guardò all’estero, acquisendo da Israele il Bird Eye-400, l’I-View Mk 150 e il Searcher Mk2, in conseguenza della loro efficacia dimostrata nell’impiego nel corso della guerra georgiana. Tuttavia, da allora, vi è stato un notevole progresso anche nell’ambito domestico. I droni Zala-421 e Gorizont-Air-S100 sono stati impiegati nei cieli di Sochi durante le olimpiadi invernali del 2014. In Ucraina, le forze russe hanno fatto un considerevole uso dell’Orlan-10, del Granat-1, dell’Eleron-3SV e del portatile Zala-421, specialmente per osservare il fuoco dell’artiglieria. Sebbene al momento la Russia non abbia in inventario un aeromobile a pilotaggio remoto armato, l’Altius-M, ritratto come l’equivalente dell’MQ-9 Reaper americano (che è armato di missili), è in fase di collaudo. E non tutti i futuri droni della Russia è detto che siano aerei: il robot ruotato da ricognizione e attacco Kompats RURS è stato progettato per pattugliare specifiche aree in maniera autonoma, ingaggiando in nemici che si trovano a portata utile. Le intense riforme subite dal sistema militare russo nel passato decennio lo hanno di fatto trasformato da un’organizzazione debole e obsoleta a una forza potente e rispettata’ (pag 445-446)”,”RUST-174″
“McNAIR John”,”James Maxton. The Beloved Rebel.”,”L’autore, John McNair, socialista, nel 1938 è diventato segretario generale dell’ Independent Labour Party, carica che recentemente lasciato per anzianità (1955). James Maxton (22 June 1885 – 23 July 1946) was a Scottish left-wing politician, and leader of the far-left faction of the Independent Labour Party.[1] He was a pacifist who opposed both world wars. A prominent proponent of Home Rule for Scotland,[2][3] he is remembered as one of the leading figures of the Red Clydeside era. He broke with Ramsay MacDonald and the second minority Labour government, and became one of its most bitter critics. As the leader of the Independent Labour Party (ILP), he disaffiliated the ILP from the mainstream party in 1932. After that he was a marginal independent figure on the far left-wing. (wikip)”,”MUKx-205″
“McNAMARA Robert S.”,”La strategia del Pentagono.”,”McNAMARA Robert S. ha tenuto per sette anni il ministero della Difesa (1961-1967)”,”USAQ-020″
“McNEAL Robert H.”,”Bride of the Revolution. Krupskaya and Lenin.”,”McNEAL Robert H. è Chairman del Dipartimento di Storia nell’Università del Massachusetts in Amherst. E’ autore di ‘The Bolshevik Tradition: Lenin, Stalin, Khrushchev’. Insegna a Princeton e nell’Università di Toronto.”,”RIRB-128″
“MCNEAL Robert H.”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Stalin Years: 1929-1953. Volume III.”,”Robert H. McNeal is Professor of History at the University of Massachusetts at Amherst. He has written numerous books and articles of which his principal works are The Bolshevik Tradition: Lenin , Stalin, Khrushchev, International Relations among Communists, Bride of the Revolution: Krupskaya and Lenin, and Guide to the Decisions of the Communist Party of the Soviet Union 1917-1967. General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RUSU-031-FL”
“McNEAL Robert H.”,”Bride of the Revolution. Krupskaya and Lenin.”,”Robert H. McNeal is Professor of History at the University of Massachusetts at Amherst. He has written numerous books and articles of which his principal works are The Bolshevik Tradition: Lenin , Stalin, Khrushchev, International Relations among Communists, Bride of the Revolution: Krupskaya and Lenin, and Guide to the Decisions of the Communist Party of the Soviet Union 1917-1967. Acknowledgements, Concerning Sources, Notes, Index, foto,”,”LENS-048-FL”
“McNEAL Robert H.”,”Stalin. Man and Ruler.”,”Robert H. McNeal is Professor of History at the University of Massachusetts at Amherst. He has written numerous books and articles of which his principal works are The Bolshevik Tradition: Lenin , Stalin, Khrushchev, International Relations among Communists, Bride of the Revolution: Krupskaya and Lenin, and Guide to the Decisions of the Communist Party of the Soviet Union 1917-1967. List of Plates, Preface, Acknowledgements, Note on Spelling and Dates, Map: Stalin’s travels, 1918-20, Chronology of Stalin’s Life, Sources and Abbreviations, Notes, Additional Reading, Index,”,”STAS-022-FL”
“McNEILL William H.”,”The Pursuit of Power. Technology, Armed Force, and Society since A.D. 1000.”,”McNEILL William H. è Robert A. Millikan Distinguished Service Professor Emeritus of History nella University of Chicago. Cause demografiche della guerra. “”The really difficult demographic problem of the late nineteenth and early twentieth centuries came in the regions of Europe between the French and British on the west and the Russian on the east. In Germany, for example, the average annual surplus of births over deaths in the decade 1900-1910 was 866.000, yet Germany’s remarkable industrial and commercial expansion provided so many jobs that Polish farm workers had to be imported to cultivate east German estate (9). Nonetheless, the strains rapid urbanization put upon older patterns of life were very great. Germany’s ruling elites were mostly drawn from rural and small-town backgrounds and often felt endangered by the new, thrusting urban elements. Marxist revolutionary rhetoric, popular among industrial workingmen, was particularly frightening. Simultaneously, many Germans felt endangered by impending Slavic inundation from the east. The result was a strong sense of beleaguerment and a more rigid, reckless support of Austria-Hungary in the summer of 1914 than would otherwise have seemed sensible (10)”” (pag 312) (9) Between 1880 and 1914 nearly half a million German farm workers left the east. According to William W. Hagen, ‘Germans, Poles, and Jews: The Nationality Conflict in the Prussian East, 1772-1914 (Chicago, 1980), the total was 482.062; (10) Analysis of how the “”archaic”” character of German political leadership on the eve of the war helped to precipitate the catastrophe has become standard among German historians since Fritz Fischer pioneered this approach with his famous books, ‘Griff nach der Weltmacht’ (Düsseldorf, 1961) and ‘Krieg der Illusionen’ (Düsseldorf, 1969) translated (London 1967 and London 1975)]”,”QMIx-248″
“McNEILL William H.”,”La peste nella storia. L’impatto delle pestilenze e delle epidemie nella storia dell’umanità.”,”William Hardy McNeill (1917) è uno storico americano, professore emerito dell’Università di Chicago. Questo libro venne composto nella primavera estate del 1974 e gli fu data stesura definitiva nella primavera del 1975. Molti esperti in materia diedero il loro giudizio sull’abbozzo. ‘La prima e sotto molti aspetti la più rilevante manifestazione dei diversi rapporti di malattia creati dall’industrializzazione, fu la diffusione mondiale del colera. Questa malattia era stata a lungo endemica nel Bengala; di là si era diffusa in forma epidemica in altre parti dell’India e, di volta in volta, nelle regioni circostanti. Era causato da un bacillo in grado di vivere come organismo indipendente nell’acqua per lunghi periodi di tempo. Quando sia stato ingerito, se il bacillo del colera riesce a sopravvivere ai succhi gastrici, è in grado di moltiplicarsi rapidamente entro l’apparato digerente umano, dando luogo a sintomi violenti e vistosi -diarrea, vomito, febbre – cui segue la morte, spesso dopo poche ore dai primi segni della malattia. La velocità con cui il colera uccideva era fortemente preoccupante giacché, quando l’infezione era nei paraggi, nemmeno le persone in ottima salute potevano sentirsi al sicuro. I sintomi, inoltre, erano particolarmente orripilanti: in seguito alla totale disidratazione la vittima, nel volgere di poche ore, si raggrinziva fino a diventare la caricatura di se stessa, mentre la rottura dei capillari toglieva alla pelle la sua tinta naturale, colorandola di nero e di blu. Il risultato era quello di rendere la morte per colera particolarmente impressionante: il decadimento fisico era aggravato e affrettato come in un film proiettato in accelerazione, per ricordare l’orrore e l’assoluta ineluttabilità della morte a coloro che vi assistevano. La rilevanza statistica del colera fu talvolta notevole: al Cairo, nel 1831, quando la malattia colpì per la prima volta la città, morì il 13 per cento della popolazione totale (41). Ciò tuttavia era inconsueto, e nelle città europee la mortalità non fu mai così alta. Ciononostante, l’effetto psicologico pressoché unico prodotto dall’approccio con questa malattia letale non diminuì. Il colera sembrava capace di superare qualsiasi quarantena o di aggirare qualunque ostacolo posto dall’uomo: esso sceglieva le proprie vittime qua e là, prevalentemente ma non esclusivamente fra i ceti bassi delle città europee. In breve, esso era in sé del tutto temibile, e inoltre era unico nel panorama delle recenti esperienze europee. La reazione, parallelamente, fu frenetica e di grande portata. Il colera si impose bruscamente all’attenzione degli Europei nel 1817, quando scoppiò in forma insolitamente grave nel retroterra di Calcutta. Di là si diffuse in altre zone dell’India, e presto superò i confini che fino ad allora l’avevano limitato al subcontinente e alle zone immediatamente adiacenti. Ciò che sembra essere accaduto, quindi, è che un’antica e radicata modalità di diffusione del colera nell’ambiente indiano si sia intersecata coi nuovi modelli di traffico commerciale e militare imposti dalla Gran Bretagna’ (pag 240-241)] [(41) Laverne Kuhnke, ‘Resistance and Response to Modernization: Preventive Medicine and Social Control in Egypt, 1825-1850’ (Tesi di laurea in filosofia, inedita, Chicago, 1971, p. 51] [ISC Newsletter N° 92] Industrializzazione, nuovi modelli di traffico commerciale e militare e diffusione malattie infettive in Europa”,”STOS-212″
“McNEILL William H.”,”La peste nella storia. Epidemie, morbi e contagio dall’antichità all’età contemporanea.”,”William Hardy McNeill (1917) è uno storico americano, professore emerito dell’Università di Chicago. ‘Ippocrate, il padre della medicina greca riportò alcuni casi clinici con precisione e dettagli sufficienti a dimostrare l’esistenza di diversi tipi di infezione nella Grecia antica, sebbene nella maggior parte dei casi le sue parole non permettono di stabilire con esattezza quale malattia, secondo la definizione moderna, fosse in atto’ (pag 91)”,”STOS-013-FSD”
“McNEILL John Robert”,”Atlantic Empires of France and Spain. Louisbourg and Havana, 1700-1763.”,”Libro dedicato alla memoria di John Elliott Hawthorne L’esercito francese fondò la fortezza di Louisbourg e il suo porto marino fortificato sul lato sudovest nel 1713, dandogli il nome in onore di Luigi XIV. Il porto era stato usato dai marinai europei almeno fin dagli anni 1590, quando era noto come English Port e Havre à l’Anglois. L’insediamento francese, che datava dal 1713, fu molto modificato fino alla sua occupazione da parte degli Inglesi nel 1758. Le sue fortificazioni furono demolite nel 1760 e la parte abitativa abbandonata dagli inglesi nel 1768. Una piccola parte della popolazione civile continuò ad abitarvi anche dopo che i militari avevano abbandonato la località. (wikip)”,”QMIN-024-FSL”
“McPHERSON James M.”,”La guerre de secession 1861 – 1865.”,”McPHERSON è prefessore di storia all’ Univ di Princeton. Philippe RAYNAUD è professore di scienze politiche all’Univ di Lille II. MARX considerava la guerra dell’ Unione contro l’ “”oligarchia schiavista”” come un “”movimento rivoluzionario (…) che (dovrebbe) trasformare il mondo””. “”I lavoratori d’Europa””, prosegue MARX, sentiranno dei legami di parentela con LINCOLN, “”questo figlio leale della classe operaia (…)””. “”Come la guerra di indipendenza americana ha inaugurato un’era nuova di supremazia della borghesia, così farà la guerra anti-schiavista americana anche per la classe operaia’ (cit dall’A dal libro di Saul K. PADOVER (curatore e traduttore), ‘Karl Marx on America and the Civil War’ (NEW YORK, 1972) pag 237, 263, 264.”,”USAQ-015″
“McPHERSON James M.”,”Battle Cry of Freedom. The Civil War Era.”,”James M. McPherson is Edwards Professor of American History at Princeton University.”,”USAQ-028-FL”
“McRAE Hamish CAIRNCROSS Frances”,”Capital City. London as a Financial Centre.”,”McRAE Hamish”,”UKIE-047″
“MEACCI Ferdinando; collaborazione di Riccardo BELLOFIORE Gilbert FACCARELLO CHAI-ON LEE Florent GABRIEL Fred MOSELEY W. Paul COCKSHOTT e Allin F. COTTRELL Antonio G. CALLARI Bruce ROBERTS e Richard D. WOLFF Geert REUTEN S. DE BRUNHOFF Andrew J. KLIMAN Ernesto SCREPANTI Alan FREEMAN Heiner GANSSMANN Stephen CULLENBERG Christian GEHRKE e Heinz D. KURZ Augusto GRAZIANI Roberto FINELLI Claudio SARDONI David P. LEVINE Simon MOHUN Gerard DUMENIL e Dominique LEVY Christopher J. ARTHUR Nelson PRADO ALVES PINTO Bertram SCHEFOLD Joseph HALEVI e Peter KRIESLER G. CARCHEDI Massimo DE ANGELIS Meghnad DESAI Carlo BENETTI e Jean CARTELIER Jack AMARIGLIO e David F. RUCCIO A. SHAIKH Duncan K. FOLEY Randall WRAY Jerome LEVY”,”Marxian Economics. A Centennary Appraisal. International Conference on Karl Marx’s Third Volume of Capital: 1894-1994.”,”Oltre a MEACCI, i collaboratori del volume fotocopiato sono: Riccardo BELLOFIORE (Dip Scienze econ Univ Bergamo), Gilbert FACCARELLO (Ecole Normale Sup de Fontenay), CHAI-ON LEE (Chon-nam National Univ, S. Korea), Florent GABRIEL (insegna storia del pensiero econ Univ Paris VIII), Fred MOSELEY (Dept of Economics Mount Holyoke College, MA), W. Paul COCKSHOTT e Allin F. COTTRELL (Dept of Computer Science, Univ Strathclyde e Dept of Economics Wake Forest Univ), Antonio G. CALLARI Bruce ROBERTS e Richard D. WOLFF (Prof di economia rispettivamente Franklin and Marshall College, The College of William and Mary, and The Univ of Massachusetts a Amherst), Geert REUTEN (Univ Amsterdam), S. DE BRUNHOFF (CNRS, Paris), Andrew J. KLIMAN (School of Management New York Inst of Technology), Ernesto SCREPANTI, Alan FREEMAN (Univ Greenwich), Heiner GANSSMANN, Stephen CULLENBERG (Dept of Econ Univ California), Christian GEHRKE e Heinz D. KURZ, Augusto GRAZIANI, BELLOFIORE e Roberto FINELLI (Dip Scienze Econ Univ Bari), Claudio SARDONI (Univ Roma, Sapienza), David P. LEVINE, Simon MOHUN (Dep Economics Queen Mary and Westfield College, Univ London), Gerard DUMENIL e Dominique LEVY (CNRS), Christopher J. ARTHUR, Nelson PRADO ALVES PINTO (Instituto de Econ, UNICAMP), Bertram SCHEFOLD (J. W. Goethe Univ), Joseph HALEVI (Univ Grenoble 2 e Univ Sydney) e Peter KRIESLER (Univ NSW). G. CARCHEDI (Univ Amsterdam), Massimo DE ANGELIS (East London Univ), Meghnad DESAI (LSE), Carlo BENETTI e Jean CARTELIER (tutti e due Univ Paris X), Jack AMARIGLIO (Dept Econ Merrimack College, MA) e David F. RUCCIO (Dept Econ Univ Notre Dame), A. SHAIKH, Duncan K. FOLEY (Dept Econ Barnard College Columbia Univ), Randall WRAY (Univ of Denver) e Jerome LEVY (Economics Institute).”,”MADS-192″
“MEACCI Ferdinando a cura; saggi di Alan KIRMAN Peter D. GROENEWEGEN Peter C. DOOLEY Orhan KAYAALP Richard ARENA Heinz D. KURZ Ferdinando MEACCI Bertram SCHEFOLD Cécile DANGEL Joseph HALEVI Gary MONGIOVI Joanílio R. TEIXEIRA”,”Italian Economists of the 20th Century.”,”MEACCI Ferdinando è Professore associato di teoria dello sviluppo economico nell’Università di Padova.”,”ECOT-219″
“MEAD Margaret”,”Carattere degli americani. (The American Character)”,”””Può sembrare che questo libro abbia toccato un solo tasto, ciò che noi siamo come Americani e ciò che dobbiamo fare se vogliamo combattere con tutta l’anima e con tutte le forze, e quello che l’antropologia come scienza può offrire per aiutare questa guerra, per dire a ogni Americano: “”Ecco uno strumento che potete usare, per sentirvi forti, non deboli, per sentirvi sicuri o orgogliosi del futuro””. Poiché sono un’Americana, poiché sono un’antropologa, ho sottolineato queste cose che consosco. Ho messo in evidenza il carattere americano come appare sullo sfondo di altre sette civiltà che ho studiato con un’attenzione tanto microscopica quanto la mia tela qui è stata vasta e difficile.”” (pag 255-256) “”Ho accentuato che noi siamo un popolo morale, un popolo che crede che ci sia un nesso diretto fra lo sforzo e la capacità e le ricompense su questa terra; (…)””. (pag 256)”,”USAS-158″
“MEAD Margaret”,”Popoli e paesi. La scienza che insegna a comprendere l’uomo.”,”Margaret Mead, famosa antropologa americana recentemente scomparsa, è autrice di numerosi studi antropologici sui popoli primitivi del Pacifico tra cui ‘Crescita di una comunità primitiva’ (1962), ‘Sesso e temperamento’ (1977), ‘Maschio e femmina’ (1979).”,”SCIx-001-FFS”
“MEADE James E.”,”Regno Unito, Commonwealth e mercato comune.”,”””Sarebbe un cattivo inizio per il Regno Unito se esso rinunziasse al principio del libero accesso a prodotti del genere provenienti dalle varie parti del Commonwealth in corso di industrializzazione allo scopo di proteggere la fabbricazione di tali prodotti in Germania, Italia, Francia e nello stesso Regno Unito”” (pag 34)”,”UKIE-032″
“MEAGLIA Piero”,”Bobbio e la democrazia. Le regole del gioco.”,”‘Il primo libro che ricostruisce per intero con ricchezza di particolari la teoria della democrazia in Bobbio’ Piero Meaglia è nato a Torino nel 1950. Dottore di ricerca in ‘Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche, membro del comitato di redazione della rivista ‘Teoria e PolitiCa’. E’ autore di saggi sul tema dei sistemi elettorali.”,”TEOP-043-FMB”
“MEAKER Gerald H.”,”The Revolutionary Left in Spain, 1914-1923.”,”MEAKER Gerald H. “”The tranquil pace and sectarian isolation of the Socialist Party were finally disturbed by the Tragic Week. In the aftermath of the shooting of Francisco Ferrer the Party issued (September 1909) a manifesto condemning the arbitrary actions of the Maura government and announcing the Socialists’ determination to defend constitutional liberties at the side of whatever “”democratic force”” proposed to work for the reestablishment of constitutional guarantees and for the resignation of the government. The PSOE, says Diaz del Moral, was “”galvanized”” by the events of the Tragic Week and “”descended from its ivory tower full of passion and vigor””””. (pag 13-14)”,”MSPx-104″
“MEARSHEIMER John”,”L’ America, le guerre il controllo del mondo.”,”MEARSHEIMER John è Distinguished Service Professor of Political Science alla University of Chicago, dove è co-direttore delProgram on International Security Policy. E’ uno dei più influenti studiosi americani di politica internazionale. Scrive sul New York Times, The New Republic e The Atlantic Monthly. Politica di bilancia. “”In sintesi, geografia e distribuzione del potere svolgono entrambe un ruolo chiave nel determinare se grandi potenze minacciate formeranno coalizioni di bilanciamento contro un aggressore pericoloso oppure se decideranno di ricorrere allo scaricabarile””. (pag 301) “”Le principali cause di guerra sono da ritrovarsi nell’ architettura del sistema internazionale””. (pag 305) Asimmetria. “”I potenziali egemoni invitano alla guerra anche innalzando il livello di paura tra le grandi potenze. La paura è endemica tra gli stati nel sistema internazionale, e li spinge a competere per la potenza allo scopo di aumentare le proprie prospettive di sovravvivenza in un mondo pericoloso. L’ emergere di un potenziale egemone, però, rende particolarmente allarmate le altre grandi potenze, che cercheranno ogni modo per correggre l’ asimmetria di potere e saranno inclini ad adottare a questo fine le politiche più rischiose””. (pag 313) “”La multipolarità bilanciata rende più probabile la guerra che non la bipolarità (…)””. (pag 314) “”La multipolarità sbilanciata è la distribuzione di potere più pericolosa””. (pag 314)”,”USAP-063″
“MEARSHEIMER John”,”La logica di potenza. L’America, le guerre, il controllo del mondo.”,”John J. Mearsheimer è Distinguished Service Professor of Political Science alla University of Chicago, dove è co-direttore del Program on International Security Policy. Uno dei più influenti studiosi americani di politica internazionale, scrive regolarmente sulle principali testate statunitensi d’opinione: New York Times, The New Republic e The Atlantic Monthly.”,”RAIx-035-FL”
“MECKLENBURG Frank STASSEN Manfred a cura; scritti di K. MARX e F. ENGELS, A. BEBEL W. LIEBKNECHT F. LASSALLE E. LEDERER F. MEHRING E. BERNSTEIN R. LUXEMBURG K. KAUTSKY C. ZETKIN J. DIETZGEN”,”German Essays on Socialism in the Nineteenth Century. Theory, History, and Political Organization, 1844-1914.”,”Contiene la traduzione del testo di legge contro i socialisti (pag 297-)”,”MGEx-253″
“MECKLENBURG Frank STASSEN Manfred a cura; scritti di K. MARX e F. ENGELS, A. BEBEL W. LIEBKNECHT F. LASSALLE E. LEDERER F. MEHRING E. BERNSTEIN R. LUXEMBURG K. KAUTSKY C. ZETKIN J. DIETZGEN”,”German Essays on Socialism in the Nineteenth Century. Theory, History, and Political Organization, 1844-1914.”,”Contiene la traduzione del testo di legge contro i socialisti (pag 297-)”,”MGEx-254″
“MEDA Filippo”,”La questione belga.”,”””Uno storico tedesco, Carlo HILLEBRAND (‘Das belgische Experiment’ in 6° volume raccolta postuma ‘Zeiten, Voelker und Menschen’) occupandosi nel 1880 della neutralità belga nell’occasione che il piccolo ma fiorente Stato di Re Leopoldo celebrava il cinquantenario della propria costituzione in regno indipendente, dichiarava che l’ esperimento doveva riconoscersi riuscito a pieno. Quando nel 1831, per evitare il riaccendersi della guerra europea che era stata chiusa col trattato del 1814, le potenze consentirono che il Belgio- da Napoleone I definito il campo di battaglia dell’ Europa- si staccasse dall’ Olanda alla quale il Congresso di Vienna l’aveva riunito, costituendo il regno dei Paesi Bassi, (…) furono molti a dubitare che un tale assetto fosse destinato a durare.”””,”QMIP-021″
“MEDA Filippo”,”I cattolici italiani nella prima guerra mondiale.”,”La prima edizione di quest’opera risale al 1928. Fu pubblicata con il titolo ‘I cattolici italiani nella guerra’ nella collezione ‘Diari, Memorie, Studi e Documenti’ sulla 1° GM diretta da Angelo GATTI. Filippo MEDA fu deputato cattolico al Parlamento italiano dal 1907 al 1924. Fu ministro delle finanze dal 1916 al 1919 con P. BOSELLI e V.E. ORLANDO e ministro del Tesoro dal 1919 al 1921 con GIOLITTI: la sua testimonianza ricava, da questo, rilievo storico sufficiente a giustificare la ristampa nel cinquantennio della Grande Guerra.”,”ITQM-034″
“MEDA Filippo”,”Il partito socialista italiano. Dalla prima alla terza internazionale.”,”ANTE1-38 pag 95 bulgaro Cabaceff (Kabaciev) emissario Comitato esecutivo della Terza Internazionale”,”MITS-332″
“MEDA Ambra”,”Al di là del mito. Scrittori italiani in viaggio negli Stati Uniti.”,”MEDA Ambra insegna letteratura italiana contemporanea e sistema editoriale nell’Università di Parma. Ha scirtto una monografia: ‘G. Borgese “”pellegrino appassionato””. Cronache e racconti di viaggio’ (2007) Gramsci e il fordismo “”Gramsci, che dal carcere ha modo di leggere e apprezzare le corrispondenze americane di Borgese (1), loda il modello industriale degli ‘States’ e contesta la credenza che il fordismo “”ammazzi spirtualmente l’uomo””, sostenendo, al contrario, che “”il cervello dell’operaio”” impiegato nella catena di montaggio, “”invece di mummificarsi””, possa raggiungere “”uno stato di completa libertà””. A suo avviso, infatti, nelle fabbriche americane si è “”meccanizzato solo il gesto fisico””, mentre la mente rimane “”libera e sgombra per altre occupazioni””. Il senso di ammirazione nei confronti del sistema produttivo Usa rimano tutt’altro che isolato. All’atteggiamento contestatario di movimenti come Strapaese si affianca la volontà fascista di emulare la modernità americana; basti pensare che, nel 1926, la Confindustria istituisce l’Enios (Ente nazionale italiano per l’organizzazione scientifica del lavoro) (5) per rinnovare l’industria nostrana sull’esempio dei metodi taylorista e fordista. Per l’industriale Delfino Cinelli, “”l’operaio che guida intelligentemente la macchina ha oltrepassato il gran confine che separa coloro che lavorano con la mente da coloro che hanno solamente le braccia””; e anche Alberto Pirelli, reduce da un viaggio negli ‘States’, loda il progresso tecnologico, che ha “”ridotto il prezzo delle merci””, ne ha “”migliorato la qualità e la precisione”” e ha sgominato la piaga “”della povertà perpetua””. Lo stesso Henry Ford, il quale dedica parole di profonda ammirazione all’Italia fascista, viene presentato come un personaggio positivo. Gian Gaspare Napolitano, uno dei pochi giornalisti che riesce a intervistarlo, lo descrive come un uomo “”semplice””, mosso dalla “”fondamentale ispirazione umana”” di “”rialzare il tenore di vita”” con le sue norme sugli alti salari e il riposo settimanale prolungato, e di “”diminuire la povertà”””” (pag 205-206) [(1) Giuseppe Antonio Borgese, Atlante americano, cit., p. 191]”,”USAS-197″
“MÉDA Dominique”,”Società senza lavoro. Per una nuova filosofia dell’occupazione.”,”MÉDA Dominique Méda ha studiato all’Ecole Normale Supérieure e all’Ecole Nationale d’Administration. E’ professore di filosofia e attualmente (1997) insegna all’Institut d’Etudes Politiques. Marx. “”Tutta la cosiddetta storia universale non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano”” “”Ricordiamo rapidamente che Marx conosce perfettamente Hegel e ne recupera l’eredità teorica. Certo Marx dice di voler rovesciare la dialettica di Hegel facendola poggiare non sulla testa ma sui piedi: non sono né lo Spirito né le Idee che dirigono il corso del mondo. Sono gli uomini che fanno la loro stessa storia. Marx riprende quindi e fa propria l’idea del grandi sviluppo storico presentata da Hegel, ma il soggetto di tale sviluppo diviene non più lo Spirito bensì l’umanità stessa. Il lavoro non è quello dello Spirito ma il lavoro quotidiano degli uomini, il lavoro reale, realizzato attraverso utensili, con sudore, dolore e invenzione. Su queste basi, Marx costruisce una vasta opposizione tra il vero lavoro, che è l’essenza dell’uomo, e la realtà del lavoro, quella che osserva giorno per giorno a Manchester, e che ne rappresenta solo la forma alienata. Il lavoro è l’essenza dell’uomo, perché la storia ci mostra che l’uomo è divenuto ciò che è attraverso il lavoro: “”Tutta la cosiddetta storia universale non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano, il divenire della natura per l’uomo”” (5). Ma non basta. Occorre intendere l’affermazione di Marx come l’equivalente di una vera e propria identità: l’essenza dell’uomo ‘è’ il lavoro. L’uomo non può esistere se non lavorando, in altre parole – e qui Marx riprende lo schema hegeliano – creando artificio, mettendo le proprie opere al posto del dato naturale. E occorre spingersi ancora più lontano: l’uomo diviene pienamente uomo, secondo Marx, solo se imprime su ogni cosa il marchio della sua umanità. L’atto che sembra più naturale, la procreazione, è già, in Marx, umano, quindi lavoro. La fine della storia non è più, dunque, uno Spirito che si conosce ma un uomo che ha umanizzato tutta la sfera naturale; Marx parla a questo proposito di umanizzazione della natura o di naturalizzazione dell’uomo. Marx porta così a una sorta di acme l’umanesimo tecnologico che abbiamo visto nascere con Bacone. L’uomo non deve smettere (o piuttosto non smette, perché non si dà imperativo morale in Marx, come peraltro in Hegel) di umanizzare il mondo, di modellarlo a sua immagine, di ridurre la portata della natura, anche in se stesso”” (pag 77-78) [(5) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 235]”,”TEOS-139″
“MEDA Juri”,”La stampa periodica socialista e comunista per l’infanzia tra età giolittiana e fascismo (1902-1930).”,”Capilolo III. La stampa periodica comunista per l’infanzia prima e durante il fascismo (1922-1930) [Il Fanciullo Proletario, quindicinale per bambini (1922); Il Fanciullo proletario: giornale per i fanciulli degli operai e dei contadini (1927-1930) (pag 115-148) Juri Meda è ricercatore presso il Diparimento di scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo dell’Università degli Studi di Macerata, dove insegna Storia della scuola e delle istituzioni educative. Dal gennaio 2009 dirige la collana ‘Nerbiniana. Storia della stampa periodica per l’infanzia e la gioventù per la casa Nerbini di Firenze Il clandestino ‘Il Fanciullo Proletario’. Ragazzini distribuiscono volantini inneggianti a Lenin. “”Di questo periodico clandestino per l’infanzia sono conservate solo poche copie. È tuttavia possibile ricavare informazioni a esso relative anche da altre fonti. Dal talloncino pubblicato su un numero dell’organo clandestino della gioventù comunista milanese, ad esempio, si evince il sommario del primo fascismo de ‘Il Fanciullo Proletario’, uscito nel gennaio 1927: «Le avventure di Spartachino – Ai fanciulli proletari – Piccoli eroi proletari – Vladimir Ilic Ulinanoff Lenin – I giovani pionieri in Russia» (43). Sempre indirettamente, siamo in grando di ricavare il contenuto del secondo fascicolo, redatto da Enrico Minio poco prima di essere arrestato a Salerno e uscito nell’aprile 1927, interamente riprodotto in calce all’opuscolo scritto da Alfonso Leonetti in memoria del compagno Sozzi e pubblicato con ogni probabilità a Parigi nel 1928 (44). In prima pagina era pubblicata la «fiaba a quadretti» ‘Viva la Scuola! Abbasso l’insegnamento fascista!’, nella quale si narrava di Comunello (…). Nella seconda pagina – all’interno della rubrica ‘Piccoli eroi proletari’ (18) – veniva additato ai lettori come esemplare un fatto di cronaca avvenuto a Novate, dove durante la visita del segretario del Fascio milanese di combattimento Mario Giampaoli alcuni fanciulli avevano distribuito volantini inneggianti a Lenin e alla Russia e si erano messi a cantare lo stornello «Camicia nera non la vogliam più / ch’è la rovina della gioventù!» (49)”” (pag 134-136)”,”MITC-154″
“MEDAS Giulia”,”Giorgio V.”,”Giulia Medas è borsista R.A.S. con dottorato di ricerca in Storia moderna e contemporanea e una tesi sulla Guerra civile spagnola (Univ. Cagliari)”,”QMIP-176″
“MEDAWAR Peter”,”Memoir of a Thinking Radish. An Autobiography.”,”MEDAWAR Peter è stato uno dei più grandi scienziati del suo tempo (premio Nobel 1960). E’ stato anche un brillante divulgatore scientifico. Bacone e la volontà dello scienziato di penetrare nei segreti della natura con un atteggiamento ottimistico “”People who adopt a nihilistic attitude towards such attempted remedies – ‘It’s sure not to work’ – illustrate just that kind of despondency that Francis Bacon once eloquently denounced as one of the principal impediments to the advancement of learning in his day. In the Preface to his ‘Great Instauration’ Bacon described them as ‘men not excited either out of desire or hope to penetrate further’. A despondent spirit is certainly a brake upon the advancement of learning whether by one’s self or one’s colleagues – for despondency in a laboratory is infectious, while a sanguine temper and a habit of hopeful expectation are among the marks of a successful scientist”” (pag 169-170)”,”SCIx-392″
“MEDAWAR Peter”,”The Limits of Science.”,”Francesco Bacone: “”Potere e Conoscenza umana riuniti insieme”” “”There is a famous passage in his ‘New Atlantis’ in which Bacon describes the program of the new science as the ‘effecting all things possible’, a formula which same people regard as invigorating and inspiring and others as depressing and frightening, according to their temperaments; and later, in the fragmentary and little-known ‘Valerius terminus’ (first published in 1734), he asks himself the true and of knowledge and says: “”To speak plainly and clearly [Bacon seldom did otherwise], it is a discovery of all operations and possibilities of operations from immortality (if it were possible) to the meanest mechanical practice”” – in science we are in facto to acquaint ourselves with the whole extent of our present and possible future estate. As to the purpose of science, Bacon’s name is so closely associated with the notion that its purpose is to secure power over nature (“”human knowledge and power meet in one””) that we forget that there are many more typical passages in Bacon in which he advocated a much more humbly meliorist position”” (pag 39)”,”SCIx-393″
“MEDEM Vladimir”,”Ma vie.”,”””Lenin si fa carico del compito arduo di trasformare questo incidente minore in una importante questione di principio. Pretende che la riunione sia stata assolutamente mal organizzata, il lavoro mal fatto. La prova, quest’ affare con i Lettoni, l’ invito ad una organizzazione fantasma. Inoltre, dove sono i socialdemocratici finlandesi? Perché non sono stati invitati? Gli si risponde che lo sono stati, l’ invito trasmesso attraverso i liberali finlandesi. Sembra che non sia pervenuto. “”Dunque – disse Lenin – perché inviate un’ invito a un partito operaio per l’ intermediario di liberali borghesi? Perché non farlo attraverso i socialisti svedesi? E’ un lavoro abboracciato! Una riunione con dei partiti fantasma, una conferenza in cui mancano i partiti veri! Non possiamo lavorare con voi!””. (pag 241)”,”RIRB-069″
“MEDICI Mario”,”La parola pubblicitaria. Due secoli di storia fra slogan, ritmi e wellerismi.”,”Mario Medici, nato a Scandiano (Reggio Emilia) nel 1924, è professore associato di sintassi e stilistica della lingua italiana presso l’università di Roma La Sapienza. Ha studiato aspetti della sintessi di Dante, Boiardo, Ariosto, Spallanzani, Manzoni.”,”EDIx-208″
“MEDULLA Maurizio”,”Sampierdarena. Vita e immagini di una città.”,”MEDULLA Maurizio (1957-) è un appassionato di calcio (Sampdoria) e della storia di Genova.”,”LIGU-024″
“MEDVEDEV Roy”,”Stalin sconosciuto.”,”L’A figlio di un vecchio bolscevico scomparso durante le repressioni staliniane e riabilitato dopo il XX Congresso del PCUS, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laurato a Mosca dove ha lavorato per l’Accademia delle scienze pedagogiche. Nel retrocopertina vengono riportate le sue opere tradotte in italiano.”,”STAS-005″
“MEDVEDEV Roy”,”La rivoluzione d’ Ottobre era ineluttabile?”,”MEDVEDEV è nato a Tbilisi, in Georgia nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico scomparso durante le repressioni dello stalinismo e riabilitato dopo il XX Congresso del PCUS, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laureato a Mosca, dove ha lavorato per l’Accademia delle scienze pedagogiche. E’ autore del volume ‘Lo stalinismo’ che costituisce una acuta analisi del periodo staliniano. MIRONOV è una figura leggendaria della guerra civile nel Sud della Russia negli anni tra il 1918 e il 1920. Nato da una famiglia di cosacchi poveri, dopo aver terminato gli studi superiori entrò in una scuola per ufficiali cosacchi. Grazie alle sue imprese durante la guerra russo-nipponica e la 1° GM, ottenne riconoscimenti e fu promosso tenente colonnello. Nel 1906-1907 prese parte al movimento rivoluzionario dei cosacchi”,”RIRO-126″
“MEDVEDEV Roy A. a cura David JORAVSKY Georges HAUPT”,”Lo stalinismo. Origini storia conseguenze.”,”MEDVEDEV è nato a Tbilisi nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laureato a Mosca. Militante del PCUS, attivo esponente dell’intelligentsia anticonformista, con l’accademico SACHAROV e col fisico TURCHIN ha firmato ‘Il manifesto dei tre scienziati’ ed è stato uno degli animatori del Comitato sovietico per i diritti dell’uomo. Con il fratello Zores è autore inoltre di ‘L’ascesa e caduta di T.D. Lysenko’ (1971) e ‘Dieci anni dopo Ivan Denisovic’ (1974).”,”RUSS-051 RUST-048″
“MEDVEDEV Zores A.”,”10 anni dopo Ivan Denisovic.”,”MEDVEDEV Zores A. biologo di fama internazionale (Tblisi 1925) è con altri esponenti della cultura e della scienza, uno dei più importanti esponenti del dissenso interno sovietico. Oltre a numerose opere scientifiche, ha scritto ‘L’ ascesa e la caduta di T.D. Lysenko’ (MONDADORI, 1971). Risiede in Inghilterra. Recatosi a Londra nel 1973 per ragioni di studio, l’ ambasciata sovietica gli ha ritirato il passaporto. MEDVEDEV è un amico personale di SOLZENICYN.”,”RUSS-122″
“MEDVEDEV Roy”,”Dopo la rivoluzione. Primavera 1918.”,”MEDVEDEV Roy è nato a Tbilisi in Georgia nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico scomparso durante le repressioni staliniane e riabilitato dopo il XX congresso del PCUS. Ha studiato nell’Univ di Leningrado (filosofia) e si è laureato a Mosca. E’ autore de ‘Lo stalinismo’. Ultimo capitolo de ‘La donna e il socialismo’ di Bebel pubblicato anche come opuscolo con il titolo ‘La società futura’ (Mosca, 1959) (pag 24) “”Come tutti sanno, Marx ed Engels erano profondamente convinti che col socialismo sarebbero scomparsi non soltanto lo Stato, ma anche il sistema mercantile, finanziario e creditizio. Secondo Marx, la merce e il sistema mercantile erano categorie puramente capitalistiche. “”Con la presa di possesso dei mezzi di produzione da parte della società, – scriveva Engels, – viene eliminata la produzione di merci e con ciò il dominio del prodotto sui produttori”” (‘Antidühring’). In effetti, Marx ed Engels si rendevano conto che il capitalismo non poteva essere sostituito dal socialismo nel volgere di pochi giorni, ma che tra i due sistemi doveva intercorrere necessariamente un periodo di transizione durante il quale si sarebbero liquidati i rapporti, gli istituti, le usanze del capitalismo e creati nuovi rapporti e istituti socialisti. Da molte enunciazioni di Marx e di Engels si avverte chiaramente che, a loro avviso, anche se sostanzialmente limitati, la produzione di merci e i rapporti monetari e creditizi si sarebbero conservati nel periodo di transizione. Dello stesso avviso era anche Kautsky. Nel libro già menzionato, ‘La rivoluzione sociale’, egli scriveva infatti: “”La moneta è il mezzo più semplice sinora conosciuto per la circolazione dei prodotti, per la distribuzione (….). Questo permette a ciascuno di soddisfare le proprie esigenze a seconda delle proprie inclinazioni personali. La moneta sopravviverà come mezzo di circolazione sin quando non si sia trovato qualcosa di meglio””. Lo stesso Kautsky sosteneva tuttavia che la moneta avrebbe perso immediatamente la propria funzione di criterio del valore. Scriveva infatti: “”Non sarà più necessario che la moneta rimanga criterio di valore e oggetto di valore. Gli stessi prezzi dei prodotti potranno allora essere fissati indipendentemente dal valore””. (…) Nel 1908, ad esempio, Lenin scriveva che il socialismo “”consiste nella distruzione dell’economia di mercato”” e che “”se rimane in vigore lo scambio è persino ridicolo parlare di socialismo”” (V.I. Lenin, Opere complete, v.15, p.130)””. [Roy Medvedev, Dopo la rivoluzione. Primavera 1918, 1978] (pag 24-27)”,”RIRO-384″
“MEDVEDEV Roy A., a cura di Sergio RAPETTI”,”La democrazia socialista.”,”””Prima della Rivoluzione quasi tutti i socialisti e i comunisti cercavano una soluzione al problema di come stabilire un’equa retribuzione nella società futura. Risultava evidente l’impossibilità di sancire una paga uguale per tutti durante il periodo di transizione, e vi era un accordo generale sulla formula “”paga equivalente al lavoro svolto””. Tuttavia il principio fondamentale del socialismo, “”da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro””, sembrava implicare una sostanziale ineguaglianza sia nei salari sia nel tenore di vita. Nella ‘Critica del programma di Gotha’ Marx scrive che l’uguaglianza nel socialismo significa in primo luogo che nella distribuzione dei compensi “”questi verranno misurati con una misura uguale: il lavoro. Ma un uomo è mentalmente o fisicamente superiore a un altro e fornisce quindi nello stesso tempo più lavoro, oppure può lavorare per un tempo più lungo; e il lavoro, per servire come misura, dev’essere determinato secondo la durata o l’intensità, altrimenti cesserebbe di essere misura. Questo diritto ‘uguale’ è un diritto disuguale per lavoro disuguale. Esso non riconosce nessuna distinzione di classe, perché ognuno è soltanto operaio come tutti gli altri, ma riconosce tacitamente la ineguale attitudine individuale, e quindi capacità di rendimento…Inoltre un operaio è sposato, un altro no; uno ha più figli dell’altro ecc. Supposti uguali il rendimento e quindi la partecipazione al fondo di consumo sociale, uno riceve dunque più dell’altro, uno è più ricco dell’altro…””. Il problema non riguardava solo la durata e l’intensità del lavoro (la sua quantità) ma anche la sua ‘qualità’, cioè la sua complessità e le capacità che richiede. Come si possono dare paghe uguali per dei lavori che hanno la stessa durata e intensità ma che richiedono un diverso livello di competenza professionale? Come retribuire le funzioni esecutive e quelle direttive o lavori di diverso livello? Qualcuno più coerentemente egalitario tentò di dimostrare che i compensi in un sistema socialista dovrebbero essere stabiliti solo in base a criteri quantitativi, a prescindere dal livello di qualificazione. La società, avendo fornito l’istruzione, dovrebbe raccoglierne i frutti. “”In una società organizzata sulla base di principi socialisti – scrive Engels – il costo [delle specializzazioni] è sostenuto dalla società, e perciò i frutti, cioè il maggior valore prodotto da un lavoro complicato, appartengono alla società. Il lavoratore non ha diritto a pretendere una paga più alta””. La Comune di Parigi stabilì, per gli impiegati e i funzionari civili, il principio della “”riduzione degli stipendi assegnati a ‘tutti’ i funzionari dello Stato al livello di “”‘salari’ da operai”” [V.I. Lenin, PSS, XXXIII, pp. 42-44, trad.it, Opere, XXV, Stato e rivoluzione, pp. 396-398, N.d.c]. Ciò fu fatto allo scopo di combattere il carrierismo e di evitare che si formassero dei burocrati socialisti isolati dalle masse. Questi, dunque, sono i principi fondamentali stabiliti da Marx, Engels e Lenin per quel che riguarda i salari in un sistema socialista. Tuttavia, quando la Rivoluzione dimostrò di essere qualcosa di meno effimero della Comune di Parigi, quasi tutti questi principi fondamentali dovettero necessariamente essere rivisti, prima di essere applicati. Certo sarebbe stato ingiusto e sbagliato, quando si stabilirono i livelli retributivi, prescindere dalla qualificazione professionale o dalla difficoltà del lavoro svolto. Anche in un regime socialista l’istruzione acquisita dal singolo e le sue capacità erano solo parzialmente attribuibili alla società e dipendevano ancora in larga misura dall’ambizione e dalla determinazione degli sforzi individuali ed era perciò giusto offrire paghe più alte a titolo d’incentivo. Il primo ventaglio retributivo fissato dal governo sovietico stabiliva fra la retribuzione più alta e la più bassa un rapporto corrispondente a un coefficiente di 2,1. All’inizio del 1919 il coefficiente di apertura venne ulteriormente ristretto a 1.75. Questo coefficiente fu mantenuto fino all’inizio della Nep (autunno 1921); con l’approvazione del Cik e del Comitato centrale del partito il ‘Sovnarkom’ approvò una risoluzione in cui si affermava: “”Quando si stabiliscono livelli retributivi di lavoratori dotati di diversa qualifica: funzionari, tecnici di medio livello, personale amministrativo dirigente, ogni criterio di uguaglianza deve essere abbandonato””. Il nuovo ventaglio retributivo comprendeva molte posizioni corrispondenti a diversi livelli di qualifica e divideva il personale in quattro gruppi: apprendisti, operai con diversi livelli di qualifica, contabili e impiegati, personale tecnico e amministrativo. Il rapporto fra il più basso e il più alto livello (la diciassettesima categoria) era di 1:8. La questione degli stipendi per i dipendenti statali venne affrontata in modo diverso. Nei primi mesi dopo l’Ottobre lo stipendio minimo, di pura sussistenza, calcolato sulla base del livello dei prezzi e dei cambi, venne fissato a otto rubli al giorno; questa somma venne confermata dal decreto del 16 gennaio 1918. Più o meno nello stesso periodo Lenin stese un progetto di decreto ‘Sugli stipendi degli impiegati e dei funzionari di alto grado’, che venne subito approvato dal Consiglio dei commissari del popolo con emendamenti di scarso rilievo. Il testo diceva: “”Ritenendo necessario prendere i provvedimenti più energici al fine di ridurre gli stipendi degli impiegati e dei funzionari di alto grado in tutte, senza eccezione, le istituzioni e le imprese statali, sociali e private, il Consiglio dei commissari del popolo decreta: 1. fissare lo stipendio massimo dei commissari del popolo a 500 rubli al mese per coloro che non hanno figli, con un supplemento di 100 rubli per ogni bambino; permettere appartamenti di non oltre una camera per ogni membro della famiglia; 2. chiedere a tutti i soviet locali dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini di preparare e attuare provvedimenti rivoluzionari per gravare di un’imposta particolare gli impiegati d’alto grado; 3. incaricare il ministero delle finanze di preparare un progetto di legge generale sulla riduzione degli stipendi; 4. incaricare il ministero delle finanze e tutti i commissari di studiare subito i preventivi dei ministeri e di ridurre tutti gli stipendi e le pensioni eccessivamente elevati””. Durante i primi mesi del potere sovietico lo stipendio di un commissario del Popolo (Lenin compreso) era solo il ‘doppio’ del salario minimo percepito da un cittadino comune.”” [Roy A. Medvedev, La democrazia socialista, 1977) (pag 269-270-271) La retribuzione degl ‘specy’ “”Negli anni successivi si verificarono di frequente improvvisi sbalzi dei prezzi e del valore del rublo e i salari vennero di conseguenza modificati. Tuttavia anche in queste condizioni Lenin impedì che il rapporto fra il salario più basso e il più alto negli organi statali superasse il limite fissato: finché egli fu in vita il coefficiente di apertura non fu mai superiore a 5. Eppure si dovettero fare molte eccezioni nell’interesse del socialismo. Non solo vi erano rimunerazioni speciali per certe categorie di operai e impiegati, ma si davano anche (e questa fu la più seria violazione dei principi della Comune di Parigi) lauti compensi agli “”specialisti borghesi”” (specy), dal momento che era necessario “”acquistare”” i loro servizi fino a quando la classe operaia non fosse in grado di creare i propri quadri. Parlando alla VII conferenza del partito del governatorato di Mosca, il 29 ottobre 1921, Lenin si richiamò ai primi mesi del potere sovietico: “”E già allora fummo costretti a retrocedere su numerosi punti. Per esempio, nel marzo e nell’aprile del 1918 sorse il problema della retribuzione degli specialisti, che era fissata in base a tariffe corrispodnenti a rapporti non socialisti ma borghesi, cioè a tariffe che non erano in rapporto con la difficoltà del lavoro o con condizioni di lavoro particolarmente gravose, ma corrispondevano ad abitudini borghesi e alle condizioni della società borghese. La retribuzione degli specialisti, eccezionalmente elevata, “”da borghesi””, non rientrava, inizialmente, nei piani del potere sovietico e non corrispondeva neppure a tutta una serie di decreti della fine del 1917. Ma all’inizio del 1918 vi furono precise direttive del nostro partito intese a farci fare, al riguardo, un passo indietro e a farci riconoscere il noto “”compromesso”” (uso la stessa parola he veniva usata allora”””” [Roy A. Medvedev, La democrazia socialista, 1977) (pag 271-272)”,”RUSU-002-FR”
“MEDVEDEV Roj A. MEDVEDEV Zores A.”,”Stalin sconosciuto. Alla luce degli archivi segreti sovietici.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato un noto rappresentante del dissenso in Urss. Ha pubblicato libri anche in Italia. Zores A. Medvedev, gemello di Roj, biochimico, già negli anni cinquanta si era opposto alle teorie di Lysenko. Esiliato a Londra lavora per il National Institute for Medical Research. Ha pubblicato due libri in Italia su Lysenko e Gorbaciov. Come si è svolto l’interrogatorio di Bucharin. L’ansia di Bucharin per la moglie Larina, il figlio piccolo e il padre. Le pressioni su di lui di Voroscilov (Vorosilov) che si recava più volte alla Lubjanca per “”negoziare”” con Bucharin. L’arresto di moglie e figlio dopo la firma di Bucharin sul testo dell’incriminazione documento redatto corretto da Stalin. (pag 328-329) “”Stalin possedeva tutte le edizioni di Marx, Engels e Lenin pubblicate dagli anni venti agli anni quaranta. Dalle assidue annotazioni è chiaro che leggeva Lenin con dedizione. Aveva una raccolta quasi completa delle opere di Karl Kautsky e Rosa Luxemburg, e di altri autori socialisti tedeschi. La sua biblioteca conteneva anche i libri dei suoi più importanti avversari politici: Trockij, Bucharin, Kamenev, eccetera. Stalin possedeva la rara dote della cosiddetta “”lettura veloce””, oltre a un’eccellente memoria. Durante gli anni venti si fece inviare circa cinquecento libri l’anno dal servizio bibliotecario del Cremlino, libri che leggeva o sfogliava; negli anni trenta il ritmo calò un poco, ma perfino durante la guerra continuò a leggere moltissimo, soprattutto libri di argomento militare. Ancora nel 1940 Stalin riuscì a leggere il primo volume dell’edizione russa delle opere complete di Bismarck, apportando numerose correzioni e annotazioni di commento ai margini dell’introduzione. La pubblicazione dovette essere rimandata in modo da poter riscrivere l’introduzione e le note, incorporando le revisioni di Stalin. Diversi suoi biografi, in particolare Dmitrij Volkogonov, Robert Tucker e Evgenij Gromov, hanno scritto della sua biblioteca e commentato la sua abitudine di prendere note mentre leggeva. Se potessimo effettuare una seria analisi della biblioteca di Stalin, esaminando il tipo di libri che raccoglieva, le note al margine e anche i brani che sottolineava, troveremmo indubbiamente un contributo alla conoscenza della sua personalità”” [Roj, Zores Medvedev, L’archivio privato di Stalin: nascosto o distrutto? Fatti e teorie] [(in) ‘Stalin sconosciuto’] (pag 106-107)”,”STAS-066″
“MEDVEDEV Roj A., a cura di David JORAVSKY e Georges HAUPT”,”Lo stalinismo. Volume I.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa). ‘Ciò di cui abbisogniamo, è un’informazione completa e veritiera. La verità non può dipendere da ciò a cui serve’, Lenin. ‘Tutti i partiti rivoluzionari che sono finora periti, sono periti perchè troppo soddisfatti di sé. Non riuscivano più a vedere la vera fonte della loro forza e avevano paura di parlare delle proprie debolezze. Ma noi non periremo, perchè non abbiamo paura di parlare delle nostre debolezze e abbiamo intenzione di imparare a superarle’, Lenin. ‘L’autocritica – dura, aspra autocritica, che giunga fino alla radice del pensiero – questa è la vera luce, e l’aria di cui si alimenta il movimento proletario’. Rosa Luxemburg. ‘Il presente si chiarisce alla luce di una grande conoscenza del passato. Scavando profondamente nel passato, si possono scoprire le vie che si aprono al futuro. Guardando al passato, noi muoviamo in avanti’. Herzen.”,”STAS-010-FL”
“MEDVEDEV Roj A., a cura di David JORAVSKY e Georges HAUPT”,”Lo stalinismo. Volume II.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”STAS-011-FL”
“MEDVEDEV Zores A., a cura di Michael I. LERNER”,”L’ascesa e la caduta di T.D. Lysenko.”,”Zores A. Medvedev è un biologo russo.”,”RUSU-259″
“MEDVEDEV Roj A.”,”Il socialismo in un solo paese.”,”Marx e Engels (pag 550-551) “”La questione della possibilità della vittoria del socialismo in un solo paese si pose già a Marx e a Engels quasi contemporaneamente al loro approdo al socialismo. Già nella prima bozza del programma dell’Unione dei comunisti, redatta in forma di catechismo sotto il titolo ‘Principi del comunismo’, Engels scriveva: «Potrà questa rivoluzione [comunista] avvenire soltanto in un singolo paese? No. La grande industria, creando il mercato mondiale, ha già collegato tutti i popoli della terra, e specialmente quelli civili, a tal punto che ogni popolo dipende da quello che accade presso un altro. Inoltre, essa ha livellato lo sviluppo sociale in tutti i paesi civili al punto che in tutti questi paesi borghesia e proletariato sono diventati le due classi decisive della società e la lotta fra queste due classi è diventata la lotta principale dei nostri giorni. La rivoluzione comunista non sarà quindi una rivoluzione soltanto nazionale, sarà una rivoluzione che avverrà ‘contemporaneamente in tutti i paesi civili, cioè per lo meno’ in Inghilterra, America, Francia e Germania» (1). Come si vede, la tesi della rivoluzione comunista contemporanea nei maggiori paesi capitalistici è fondata da Engels non tanto sul pericolo di intervento dei paesi vicini, quanto soprattutto sull’interdipendenza della loro vita economica e sul livellamento del loro sviluppo sociale. Engels ben sapeva che tutti i paesi da lui elencati avevano percorso un cammino differente di sviluppo industriale capitalistico. Ma questa circostanza sarebbe dovuta riflettersi, secondo lui, soltanto nella velocità delle trasformazioni socio-economiche conseguenti alla rivoluzione comunista, che sarebbe iniziata contemporaneamente in questi paesi. Le stesse affermazioni furono ripetute in forma più concisa da Marx e da Engels nel ‘Manifesto del Partito comunista’. L’esperienza di molti fenomeni rivoluzionari nell’Europa occidentale a metà dell’Ottocento, nonché l’ulteriore sviluppo da parte di Marx ed Engels delle loro concezioni economiche, politiche e filosofiche ebbero come conseguenza una serie di modifiche anche nella loro teoria della rivoluzione socialista. Non troveremo più nei loro scritti affermazioni così categoriche sulla «contemporaneità» della rivoluzione comunista europea. Anzi, sia Marx che Engels ora esprimono più volte l’idea che la rivoluzione proletaria può ‘cominciare’ anche entro la cornice nazionale di un singolo paese europeo; ma poi, simile a un incendio, dovrà estendersi agli altri paesi. Inoltre, Marx ed Engels, allargarono gradualmente la cerchia dei paesi che sarebbero potuti diventare, a loro parere, i detonatori della rivoluzione europea. A tale proposito essi menzionarono non solo l’Inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti e la Germania, ma anche la Polonia, l’Italia, l’Ungheria e la Spagna. Alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli ’80, Marx ed Engels, che prima vedevano nella Russia la principale forza conservatrice d’Europa, ritenevano che la rivoluzione in Russia sarebbe pure potuta essere la scintilla capace di appiccare l’incendio della rivoluzione europea. Eppure, né Marx né Engels modificarono sostanzialmente il loro concetto basilare di una rivoluzione socialista europea quale azione praticamente contemporanea del proletariato nei principali paesi capitalistici. Poco prima della sua scomparsa, Engels scriveva a Paul Lafargue: «Lo sviluppo industriale della Francia è rimasto inferiore a quello dell’Inghilterra; è inferiore in questo momento a quello della Germania, che ha fatto dei passi da gigante dopo il 1860; al giorno d’oggi, il movimento operaio in Francia non è paragonabile a quello della Germania. Ma né i francesi, né i tedeschi, né gli inglesi avranno da soli la gloria di aver schiacciato il capitalismo; se la Francia – forse – darà il segnale, sarà la Germania, il paese che è stato più profondamente permeato dal socialismo e dove la teoria è più profondamente penetrata nelle masse, che la lotta sarà decisa e, tuttavia, né la Francia né la Germania avranno definitivamente assicurata la vittoria fin tanto che l’Inghilterra resterà nelle mani della borghesia. L’emancipazione proletaria non può essere che un fatto internazionale, se voi cercate di farne un fatto semplicemente francese, la rendete impossibile» (2)”” (pag 550-551) [(1) K. Marx e F. Engels, Opere, vol. 6, p. 372; (2) Ibid, vol. 50, p. 102] [Roj A. Medvedev, ‘Il socialismo in un solo paese’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’] Lenin: l’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo (pag 552-553) “”Già negli anni che precedettero la prima guerra mondiale venne discussa tra i socialisti e i pacifisti europei la parola d’ordine degli «Stati Uniti d’Europa». Negli anni della guerra, questa formula continuò a essere sostenuta da Kautsky, e anche Trotsky si disse favorevole a questa soluzione. Per un certo periodo gli stessi bolscevichi sostennero questa parola d’ordine, dichiarandosi favorevoli agli «Stati Uniti repubblicani d’Europa», cioè a favore del rovesciamento delle monarchie germanica, russa e austriaca. Dopo molte discussioni, alla Conferenza delle sezioni straniere del Posdr e nella redazione del giornale «Sozial-demokrat», i bolscevichi deliberarono, per iniziativa di Lenin, di rinunciare a questa parola d’ordine, poiché essa poteva dare origine – come scriveva Lenin – a «un’interpretazione erronea sull’impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese e sui rapporti di questo paese con gli altri». Chiarendo il suo punto di vista, Lenin proseguiva: «L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo dapprima in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. Il proletariato vittorioso di questo paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio paese la produzione socialista, si porrebbe ‘contro’ il resto del mondo capitalistico, attirando a sé le classi oppresse degli altri paesi, infiammandole a insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in caso di necessità, anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici e i loro Stati» (3). Già allora Trotsky pubblicò le sue obiezioni sul suo giornale parigino «Naše slovo» («La nostra parola»). Scriveva, in particolare: “”«L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo». Da qui, il “”Sozialdemokrat”” trae la deduzione che la vittoria del socialismo sia possibile in un solo paese, e che è perciò inutile condizionare la dittatura del proletariato in ogni singolo paese alla creazione degli Stati Uniti d’Europa. Che lo sviluppo capitalistico dei diversi paesi sia ineguale è una considerazione assolutamente indiscutibile. Il livello capitalistico dell’Inghilterra, dell’Austria, della Germania e della Francia non è identico. Ma in confronto con l’Africa e l’Asia, tutti questi paesi rappresentano l’«Europa» capitalistica, matura per la rivoluzione sociale. Che nessun paese debba «stare ad aspettare» gli altri nella sua lotta è una considerazione elementare, che è indispensabile e utile ripetere affinché all’idea di un’azione internazionale parallela non si sostituisca quella di un’inattività internazionale volta all’attesa. Senza aspettare gli altri, noi cominciamo e continuiamo una lotta sul terreno nazionale con l’assoluta certezza che la nostra iniziativa darà la spinta alla lotta in altri paesi; e se questo non avvenisse, è inutile sperare – ne sono testimoni l’esperienza storica e considerazioni teoriche che, ad esempio, una Russia rivoluzionaria riesca a reggere di fronte a un’Europa conservatrice, o che una Germania socialista possa rimanere isolata in un mondo capitalistico”” (4). Lenin, che pur conosceva indubbiamente le obiezioni di Trotsky, anche nel successivo 1916, in un articolo sul programma militare della rivoluzione proletaria, ripeté in termini quasi identici il suo concetto della possibilità non solo della rivoluzione socialista, ma del trionfo del socialismo (5). In secondo luogo, Lenin non designava affatto, in quell’occasione, un qualche singolo paese capitalistico come particolarmente prossimo alla rivoluzione socialista. Anzi, estendeva le sue considerazioni perfino a paesi relativamente piccoli e neutrali come la Svizzera. Nelle ‘Posizioni di principio sul problema della guerra’, redatte nel dicembre 1916, a proposito della situazione sviluppatasi fra i socialisti svizzeri, Lenin scriveva: «Allora sarà assolutamente giusto dire che: o il popolo svizzero patirà la fame, una fame ogni settimana più terribile, o correrà quotidianamente il rischio di essere coinvolto nella guerra imperialistica, cioè di farsi massacrare per gli interessi capitalisti, oppure esso seguirà il consiglio della parte migliore del suo proletariato, radunerà tutte le sue energie e realizzerà la rivoluzione socialista… Tuttavia le grandi potenze non tollererebbero in nessun caso una Svizzera socialista, e i primi germi della rivoluzione socialista sarebbero soffocati dalla schiacciante preponderanza di forze di tali potenze! Le cose andrebbero innegabilmente così se, da un lato, una rivoluzione potesse avere inizio in Svizzera senza suscitare un movimento di solidarietà di classe nei paesi vicini, e – se, dall’altro lato, le grandi potenze non si trovassero nel vicolo cieco d’una «guerra di logoramento» che ha ormai esaurito quasi del tutto anche la pazienza dei popoli più pazienti» (6). Tuttavia Lenin non escludeva affatto da questa analisi la Russia autocratica”” (pag 552-553) [Roj A. Medvedev, ‘Il socialismo in un solo paese’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’] [(3) v. Lenin, Opere, vol. 21, p. 314; (4) L’articolo apparso su “”Naše slovo”” fu poi ristampato da Trotsky nella raccolta ‘Programma mira’ (Programma di pace), uscita nell’agosto 1917, e incluso in seguito nelle opere complete, la cui pubblicazione iniziò in Urss nella prima metà degli anni ’20 (L. Trotsky, ‘Socinenija, vol. 3, I, pp. 89-90); (5) Lenin, Opere, vol. 23, p. 77; (8) Ibid., pp. 154, 155-56]”,”RIRO-442″
“MEDVEDEV Roy A. a cura David JORAVSKY Georges HAUPT”,”Lo stalinismo.”,”MEDVEDEV è nato a Tbilisi nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laureato a Mosca. Militante del PCUS, attivo esponente dell’intelligentsia anticonformista, con l’accademico SACHAROV e col fisico TURCHIN ha firmato ‘Il manifesto dei tre scienziati’ ed è stato uno degli animatori del Comitato sovietico per i diritti dell’uomo. Con il fratello Zores è autore inoltre di ‘L’ascesa e caduta di T.D. Lysenko’ (1971) e ‘Dieci anni dopo Ivan Denisovic’ (1974).”,”RUSS-002-FV”
” MEDVEDEV Roj A”,”Dopo la rivoluzione. Primavera 1918.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”RIRO-159-FL”
” MEDVEDEV Roj A”,”La Rivoluzione d’ottobre era ineluttabile?”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”RIRO-163-FL”
” MEDVEDEV Roj A”,”La Russia post-sovietica. Un viaggio nell’èra Eltsin.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”RUSx-185-FL”
“MEE Charles L. jr”,”The Ohio Gang. The World of Warren G. Harding. An Historical Entertainment.”,”MEE è autore di vari libri incluso ‘Meeting at Potsdam, Seizure’ e ‘The End of Order: Versailles, 1919’.”,”USAS-100″
“MEEK Ronald L.”,”Il cattivo selvaggio.”,”MEEK Ronald L. è stato professore di teoria economica all’Università di Leicester. Ha pubblicato: ‘Studi sulla teoria del valore lavoro’ (1973) e ‘Scienza, economia e ideologia’ (1969).”,”TEOS-165″
“MEEK Ronald L.”,”Scienza economica e ideologia.”,”Ronald L. Meek è attualmente professore di economia all’università di Leicester (1969). Tra le sue opere ricordiamo un volume di ‘Studies in the Labour Theory of Value’. Il metodo generale di analisi di Marx (pag 8-11) “”E’ importante sottolineare che tali fenomeni [i fatti economici così del presente come del passato … e altri fenomeni di rilievo o tendenze di carattere storico che lo studio dello sviluppo capitalistico nel passato rivelavano a Marx], nel complesso, venivano da Marx considerati né più né meno come i ‘dati’ del suo problema. Come risulta da un esame anche superficiale dei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ (2), Marx aveva già posto i fatti in questione al vertice della sua scala di rilevanza molto prima di elaborare gli strumenti atti ad analizzarli. Lo stadio successivo – da un punto di vista concettuale almeno, se non cronologico – fu lo sviluppo da parte di Marx del suo metodo ‘generale’ di analisi, che risultò intimamente legato alla sua visione del processo economico. Tre aspetti di tale metodo meritano di essere qui considerati. Primo. Marx aveva incominciato, come notò Lenin, «separando da tutti i rapporti sociali “”i rapporti di produzione””, come rapporti fondamentali, primordiali, che determinano tutti gli altri» (3). Nel ‘Capitale’, là dove Marx spiega di voler considerare «una delle formazioni economico-sociali, il sistema della produzione di merci», l’analisi è «ai soli rapporti di produzione tra i membri della società: Marx, senza mai ricorrere, per spiegare la cosa, a un qualsiasi elemento che si trovi al di fuori di questi rapporti di produzione, dà la possibilità di vedere come si evolva l’organizzazione mercantile dell’economia sociale, come essa si trasforma in organizzazione mercantile dell’economia sociale, come essa si trasforma in organizzazione capitalistica, creando le classi antagonistiche… della borghesia e del proletariato, come essa accresca la produttività del lavoro sociale e, con ciò stesso, introduca un elemento che entra in contraddizione inconciliabile con le basi di questa stessa organizzazione capitalistica» (4). Nel contesto dato dalla particolare sfera di indagine in cui si iscrive il ‘Capitale’, è evidente che i «rapporti di produzione» debbano intendersi come comprensivi non solo dell’insieme specifico dei rapporti di subordinazione o di cooperazione entro i quali si realizza la produzione di merci in ciascuna particolare fase del suo sviluppo storico (ad esempio nella fase capitalistica), ma anche, in senso più largo, del fondamentale rapporto fra gli uomini come produttori di merci, rapporto presente nel corso dell’intero periodo della produzione di merci (5). Secondo. Muovendosi dentro le linee dell’impostazione metodologica ora descritta e in stretto legame con essa, Marx elaborò un metodo di indagine assolutamente personale – lo si potrebbe definire metodo «logico-storico» – che fu uno dei frutti più interessanti e significativi dei suoi primi studi hegeliani (6). La descrizione che ne ha dato Engels, in una recensione del 1859 a ‘Per la critica dell’economia politica’, resta tuttora insuperata, e il seguente passo può essere riportato senza bisogno di commento: «La critica dell’economia…poteva… essere intrapresa in due modi: storicamente o logicamente. Poiché nella storia, come nel suo riflesso letterario, l’evoluzione va pure, in sostanza, dai rapporti più semplici ai rapporti più complicati, lo sviluppo storico-letterario dell’economia politica offriva un filo conduttore naturale a cui la critica poteva aggrapparsi, e in sostanza le categorie economiche sarebbero apparse anche in questo caso nello stesso ordine che nello sviluppo logico. Questa forma offre il vantaggio evidente di una maggiore chiarezza, poiché viene seguita l’evoluzione ‘reale’, ma in verità essa si ridurrebbe tutt’al più a una esposizione più popolare. La storia procede spesso a salti e a zig-zag e si sarebbe dovuto tenerle dietro dappertutto, il che avrebbe obbligato non solo a inserire molto materiale di poca importanza, ma anche a interrompere spesso il corso delle idee. Inoltre non si può scrivere la storia dell’economia senza quella della società borghese, e il lavoro non sarebbe mai arrivato alla fine perché mancano tutti i lavori preparatori. Il modo logico di trattare la questione era dunque il solo adatto. Questo non è però altro che il modo storico, unicamente spogliato della forma storica e degli elementi occasionali perturbatori. Nel modo come incomincia la storia, così deve pur incominciare la concatenazione concettuale, e il suo corso ulteriore non sarà altro che il riflesso, in forma astratta e teoricamente conseguente, del corso della storia; un riflesso corretto, ma corretto secondo leggi che il corso stesso della storia fornisce, poiché ogni momento può essere considerato in quel punto del suo sviluppo in cui ha raggiunto la sua piena maturità, la sua classicità» (7). Questo fu dunque un altro importante aspetto del metodo generale di analisi adottato da Marx. Non v’è dubbio che tale procedimento «logico-storico» sia stato da Marx portato talvolta al limite (per ragioni che egli stesso in parte ha spiegato nel ‘Poscritto’ alla seconda edizione tedesca del ‘Capitale’) (8), ma nelle sue mani esso si è dimostrato nel complesso assai fruttuoso. Particolare importanza ha avuto, come vedremo, in rapporto alla teoria del valore così come è sviluppata nel ‘Capitale’. In terzo luogo, e in stretta connessione con gli altri due aspetti appena esaminati, è da considerare l’importante nozione secondo la quale, volendo analizzare il capitalismo in termini di rapporti di produzione, il modo migliore per farlo era di immaginare il capitalismo nel momento in cui fosse venuto improvvisamente e violentemente ad urtare contro una sorta di generalizzata società precapitalistica, nella quale non vi fossero ancora classi separate di capitalisti o di proprietari terrieri. Ciò che bisognava fare, in altre parole, era cominciare col postulare una società in cui, quantunque la produzione di merci e la libera concorrenza per ipotesi data regnassero più o meno incontrastate, i lavoratori fossero tuttavia padroni dell’intero prodotto del loro lavoro. Una volta investigate le leggi semplici che regolerebbero produzione, scambio e distribuzione in una società di questo tipo, bisognava a questo punto immaginare l’urto improvviso del capitalismo contro tale società. In che modo questo urto avrebbe modificato le leggi economiche che avevano operato fino a quel momento e perché? Rispondere convenientemente a tali domande significava, per Marx, essere sulla buona strada per scoprire la vera essenza del modo di produzione capitalistico. Adottando questo tipo di impostazione metodologica certamente Marx seguiva, portandola avanti, una lunga e rispettabile tradizione che era stata fondata da Smith e Ricardo”” (pag 8-11) [Ronald L. Meek, Scienza economica e ideologia’, Roma Bari, 1969] [(2) Una edizione in lingua inglese dei ‘Manoscritti’ è stata pubblicata dalle Edizioni in lingue estere di Mosca, nel 1959. [In italiano esistono due edizioni, rispettivamente, Einaudi, Torino 1968 e Editori Riuniti, Roma, 1950 (quest’ultima in K. Marx, ‘Opere filosofiche giovanili’]; (3) V.I. Lenin, ‘Che cosa sono gli amici del popolo’, in ‘Opere complete’, vol. I, Roma, 1954, p. 132; (4) Ivi, p. 136. Lenin aggiunge che Marx, «pur spiegando la struttura e l’evoluzione di una data formazione sociale esclusivamente con i rapporti di produzione…investigò ciò nondimeno sempre e dappertutto le sovrastrutture corrispondenti a questi rapporti di produzione e rivestì lo scheletro di carne e sangue» (ivi); (5) «Produzione di merci» in senso marxista significa grosso modo produzione di beni per lo scambio su un certo mercato da parte di produttori singoli o di gruppi di produttori che svolgono la propria attività più o meno separatamente gli uni dagli altri; (6) Cfr. infra, pp. 98-9; (7) F. Engels, ‘Per la critica dell’economia politica’ (recensione), in K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, trad. it. di E. Cantimori Mezzomonti, Roma, 1957, pp. 205-6; (8) K. Marx, ‘Il Capitale’, Libro I, trad. it. di Delio Cantimori, Roma, 1964, pp. 43-4] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ECOT-310″ “MEEKER Richard H.”,”Newspaperman. S.I. Newhouse and the Business of News.”,”””La funzione della stampa nella società è di informare, ma il suo ruolo è di fare denaro”” A.J. Liebling, The Press “”A quel tempo, l’ Oregonian di Portland era ampiamente visto come il miglior giornale dell’ Ovest americano delle Rockies ed il nord San Francisco. Per la sua dimensione – aveva una circolazione quotidiana di circa 200 mila copie – l’ Oregonian haveva la miglior equipe di redattori e reporters degli Stati Uniti. Vedendolo dal punto di vista economico, comunque, il giornale di Portland era più tipico. Per qualche tempo, era stato nelle mani della seconda e terza generazione di discendenti dei suoi fondatori. Alcuni nel corso degli anni se la cavarono bene in una ricchezza declinante; nessuno prevalse sugli altri per dare al giornale una chiara guida finanziaria di cui aveva disperatamente bisogno.”” (pag 149)”,”EDIx-070″ “MEGILL Allan”,”Prophets of Extremity. Nietzsche, Heidegger, Foucault,”,”Preface, Key to Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, A Note on Texts, Index”,”FILx-120-FL” “MEHLINGER Howard D. THOMPSON John M.”,”Count Witte and the Tsarist Government in the 1905 Revolution.”,”Howard Mehlinger is Associate Professor of History and Social Studies Education at Indiana University and is editor of Communism in Theory and Practice, A Book of Readings for High School Students. John M. Thompson is Professor of History at Indiana University and author of Russia, Bolshevism, and the Versailles Peace. He has contributed to several scholarly journals. Preface, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Appendix: A) The Manifesto of October 17, 1905, B) Official Report of Count Sergei Witte Sanctioned by Tsar Nicholas II on October 17, 1905, C) Fundamental Laws, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-050-FL” “MEHNERT Klaus”,”A sinistra di Mao. Documenti sui gruppi che in Cina e nel mondo contestano gli “”amministratori”” della rivoluzione culturale.”,”Klaus MEHNERT è considerato uno dei massimi esperti del comunismo in Cina e in Asia. Ha pubblicato ‘Peking und Moskau’ (1962) e ‘Maos Zweite Revolution’ (1966). “”Qualcuno ci critica sostenendo che vogliamo raggiungere il comunismo in un colpo solo, eliminando subito le classi e le tre differenze fondamentali, dicendo che il modello del potere politico della Comune di Parigi, così come è stato delineato dal presidente Mao, è un sogno di difficile attuazione prima del passaggio al comunismo; questa gente travisa coscientemente i nostri punti di vista. Non abbiamo mai detto che vogliamo eliminare subito le classi, i diritti (dei resti) della (vecchia) borghesia difesa dalla legge e le tre differenze fondamentali: effettivamente non è possibile prima della realizzazione del sistema comunista; è il nostro programma massimo non minimo. Il nostro programma minimo prevede l’ abbattimento della nuova borghesia burocraticaa oggi al potere e la riduzione delle tre diseguaglianze fondamentali; certo non è (ancora) possibile eliminare la classe sfruttatrice; dopo la vittoria della prima grande rivoluzione culturale proletaria ci saranno inevitabilmente nuove trasformazioni di classe (…)””. (pag 161-162)”,”CINx-051″ “MEHNERT Klaus”,”Pechino e Mosca.”,” MEHNERT Klaus nato a Mosca nel 1906 da padre tedesco morto in guerra nel 1917 sul fronte delle Fiandre, ha studiato a Tubingen e al Berlino e quindi a Berkeley. Ha lavorato per un certo tempo nella Ruhr come minatore. Si è dedicato al giornalismo con lunghi viaggi e soggiorni in URSS, Estremo oriente e Stati Uniti. E’ stato professore di storia moderna e scienze politiche nell’Università di Honolulu e di Shanghai. Per un certo periodo è stato internato in Cina. Dal 1961 ha insegnato scienze politiche ad Aquisgrana. pag 550-551″,”CINx-237″ “MEHRAV Peretz”,”Marxismo e neokantismo in Max Adler.”,”MEHRAV Peretz “”I tentativi di Max Adler di trasformare “”a forza”” Marx e Engels in non materialisti filosoficamente parlando, nonostante i loro scritti e le loro inequivocabili considerazioni su questo soggetto, non sono affatto convincenti. Lo stesso si può dire della spiegazione cavillosa, secondo la quale Marx ed Engels usando il termine ‘materialista’, intendevano dire ‘reale, concreto’, dal momento che la scelta della terminologia era stata unicamente priva di particolare significato dall’epoca in cui vivevano ed era, quindi, loro imposta. Karl Kautsky, la cui testimonianza su questo punto è di gran peso, sia per la sua autorità di teorico, sia per i suoi ininterrotti rapporti con Engels nel corso di lunghi anni, si espresse a questo proposito in modo assai chiaro. Affermò che Plechanov, il più eminente sostenitore della tesi dell’esistenza di un legame organico fra materialismo storico e materialismo dialettico (e che Adler stesso menziona più volte come materialista filosofico) era il più vicino al pensiero filosofico di Marx e Engels: “”Tra i discepoli di Marx, Plechanov mi sembra il filosofo che più si avvicina con le sue concezioni a Marx e Engels”” (13). (…) Il tentativo di Adler di fondere Kant e Marx (cioè l’idealismo trascendentale e il materialismo dialettico), che fu una delle caratteristiche fondamentali del suo pensiero filosofico, fu reso possibile solamente dal fatto che egli sviluppò il pensiero kantiano al di là delle stesse parole o delle intenzioni di Kant e che parallelamente “”acconciò”” i materialisti Marx e Engels alla maniera positivista. Comunque, a proposito della questione centrale della suddivisione della filosofia in scuole alternative, mentre Adler – di fronte alla metafisica materialistica e spiritualistica del suo tempo – definisce il pensiero suo e del suo maestro come “”terza corrente della dottrina critica della conoscenza””, Marx e Engels da parte loro avevano detto: “”La questione se al pensiero umano vada attribuita verità obiettiva, non è una questione teorica ma una questione politica. Nella pratica l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La contesa sulla realtà o l’irrealtà di un pensiero, che l’isola dalla pratica, è una questione puramente scolastica”” (14). “”Ma vi è, poi, ancora una serie di altri filosofi, che contrastano la possibilità di una conoscenza del mondo, o almeno di una conoscenza esauriente. Ad essi appartengono, tra i moderni, Hume e Kant, ed essi hanno esercitata un’azione assai importante nell’evoluzione filosofica (…). La confutazione migliore di questa, come di tutte le astruserie filosofiche, è la pratica, propriamente l’esperienza e l’industria. Se possiamo provare l’esattezza della nostra concezione di un elemento naturale, mentre lo facciamo, lo produciamo nelle sue condizioni, lo facciamo servire a’ nostri scopi, finisce la inconcepiblie ‘cosa in sé’ di Kant (…)”” (15). “”(…) Ma ecco farsi avanti l’agnostico neokantiano, il quale ora ci dice: “”Noi possiamo, sì, percepire correttamente la proprietà di un oggetto, ma nessun procedimento sensorio o mentale ci permette di conoscere la cosa in sé. Questa cosa in sé è al di là della nostra conoscenza””. A ciò Hegel dà da molto la risposta. Se conoscete tutte le qualità di una cosa, conoscete anche la cosa in sé; non resta altro che il fatto che la cosa stessa esiste all’infuori di voi, e quando i vostri sensi vi hanno appreso questo fatto, avete colto l’ultimo resto della cosa in sé, della celebre inconoscibile cosa in sé di Kant. Oggi possiamo soltanto aggiungere che al tempo di Kant la nostra conoscenza degli oggetti naturali era così frammentaria, che si era in diritto di supporre, al di là di quel poco che conoscevamo di essi, una misteriosa cosa in sé. Ma da allora queste cose inafferrabili sono state le une dopo le altre afferrate, analizzate e, ciò che più conta, riprodotte dal progresso gigantesco della scienza. E non possiamo considerare inconoscibile ciò che noi stessi possiamo ‘produrre'”” (16)”” [Peretz Mehrav, ‘Marxismo e neokantismo in Max Adler’, Annali, Milano, 1974] [(13) Karl Kautsky, Die materialistische Geschichtsauffassung, cit, vol I., p. 28. “”(…) Il marxismo è una concezione del mondo. In sintesi, è il materialismo contemporaneo che rappresenta l’attuale più alto grado di questa concezione del mondo (…). I lati storico e filosofico di questa concezione del mondo, ciò che ordinariamente si indica col nome di materialismo storico, e l’insieme – legato strettamente a questo – delle concezioni (…). Ma poiché questi due lati staccati arbitrariamente dall’insieme delle concezioni dello stesso genere, di cui formano la base teorica, non possono restare sospesi in aria, coloro che li hanno distaccati sentono naturalmente il bisogno di ‘porre nuovi puntelli al marxismo’, accoppiandolo – e anche questa volta del tutto arbitrariamente e (molto spesso) sotto l’influenza di correnti filosofiche imperanti tra gli ideologi della borghesia – a questo o a quel filosofo, a Kant, Mach, Avenarius, Ostwald, e, negli ultimi tempi, a G. Dietzgen (…)”” G.V. Plechanov, ‘Le questioni fondamentali del marxismo’, Milano, 1947, pp 23-24. “”(…) L’avversione della borghesia per il materialismo e la sua predilezione per la filosofia kantiana non ci devono meravigliare. La borghesia spera di trovare nelle dottrine di Kant l’oppio con cui poter addormentare il proletariato, il quale si va facendo sempre più ‘esigente’ e più difficile da governare. Il neokantismo è divenuto ormai di moda presso la classe dominante proprio perché le offre un’arma spirituale nella lotta per l’esistenza. E’ un fatto ben noto che la classe oppressa spesso cerca di imitare i suoi oppressori. Ma quando si verifica questa imitazione? Quando la classe oppressa non si rivolta ancora, o quando non si rivolta più. Questa imitazione indica chiaramente una mancanza di slancio rivoluzionario da parte della classe oppressa. Perciò, anche il ritorno a Kant, che molti compagni hanno compiuto con tanto zelo, è un cattivo segno. E’ espressione dello spirito opportunistico, che purtroppo fa tanti progressi nelle nostre file. Merita particolare attenzione, da parte di tutti coloro cui sta a cuore la nostra causa, il fatto che il compagno Bernstein ha dimostrato di avere un debole per il neokantismo proprio nel momento in cui, per combattere ciò ch’egli si compiace di chiamare la frase rivoluzionaria, ha cominciato a far uso e abuso della fraseologia opportunistica in misura veramente eccessiva (…)”” G.W. Plechanov, ‘Konrad Schmidt gegen Karl Marx und Friedrich Engels, cit., pp. 134 sgg.; (14) Marx, ‘Marx su Feuerbach’, in ‘Opere’, vol. IV, 8, Milano, 1914, p. 41; (15) Engels, ‘Ludovico Feuerbach e l’origine della filosofia classica tedesca’, in ‘Opere, vol. IV, 8, Opere, 1914, p. 15; (16) Engels, ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, Roma, 1951, p. 26]”,”TEOC-647″ “MEHRING Franz”,”La leggenda di Lessing. Per la storia e la critica del dispotismo prussiano e della letteratura.”,”Nella recensione apparsa su Movimento Operaio (4.1952) Sergio ROMAGNOLI evidenzia che già MARX aveva dato un giudizio preciso sul militarismo di FEDERICO II nel suo articolo ‘I Prussiani (queste canaglie)’ ed ENGELS si era a lungo occupato della storia prussiana e tedesca del settecento. MEHRING dopo il suo passaggio dal radicalismo borghese al marxismo, nel 1891 intraprese quest’ opera di revisione dei giudizi che gli storici borghesi tedeschi dell’ Ottocento (per es. il tanto citato in Italia, TREITSCHKE) avevano accumulato sulla figura di LESSING nel tentativo di dimostrare una collaborazione di ordine spirituale tra il pensiero di LESSING e la politica di FEDERICO II. Secondo loro, LESSING, un padre dell’ illuminismo tedesco, avrebbe dovuto dare il crisma culturale al prussianesimo. MEHRING studia attentamente la situazione sociale, la condizione dei contadini e della borghesia, la politica interna e quella estera della Prussia nel momento in cui sale al trono FEDERICO II, generalmente visto come il “”grande re””. E smantella la diffusa credenza che i regni di FEDERICO GUGLIELMO e del figlio FEDERICO II abbiano rappresentato il primo la difesa dei ceti poveri e contadini di fronte agli Junker e il secondo, con la riapertura agli Junker, una restaurazione del benessere del paese e un saggio riordinamento dello Stato. Il fatto è che il regno di FEDERICO II rappresentò un regresso militare rispetto al regno precedente.”,”MEHx-004″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Critico della società borghese, in grado di gran lunga più elevato che non Saint-Simon, è stato Fourier. Commesso, si trovò in seno al grande commercio, e vide che in tutti i rivolgimenti politici era solo il capitale a prosperare”” (pag 11) “”Era tanto potente quel movimento cartista, che fece sentire un certo contraccolpo anche nelle classi possidenti. Alcuni fabbricanti radicali si schierarono dalla parte degli operai combattenti; da umani Tories sorse la giovane Inghilterra, che voleva restaurare il feudalismo romantico dal suo lato buono, che aspirava per conseguenza ad una cosa impossibile ma che tuttavia assestò colpi vigorosi ai boriosi del denaro. Tutto ciò ha trovato la sua più splendida rappresentazione nel romanzo Sybil di Disraeli, il quale contiene una commoventissima descrizione dello sciopero del 1842.”” (pag 25)”,”MEHx-030″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Ma il movimento dialettico della filosofia tedesca avvenne tuttavia in tal modo, che la tesi di Kant “”tutto ciò che contiene una contraddizione è impossibile”” fu capovolta in quella di Hegel “”ciò che muove il mondo è la contraddizione”””” (pag 61)”,”MEHx-031″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Nessuno deve essere più povero del governo, dice Weitling; fin tanto che a coloro, che amministrano le ricchezze di tutti, sarà permesso d’avere e di procacciarsi ricchezze proprie, essi danneggeranno sempre, con la loro amministrazione, gli interessi di tutti”” (pag 93)”,”MEHx-032″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Marx si riferisce alla parola di Montesquieu, che ci sono due forme di corruzione: l’ una se il popolo non osserva le leggi, l’ altra se dalle leggi egli viene corrotto; questo male è insanabile, perché sta nello stesso rimedio””. (pag 122) “”In questi diritti di abitudine della classe povera vive adunque un istintivo senso del diritto, la loro radice è positiva e legittima, e la forma del diritto di abitudine è qui tanto più naturale, inquantoché la stessa esistenza delle classi povere è finora una mera consuetudine della società borghese, che non ha ancora trovato un posto adatto nella cerchia della cosciente struttura dello Stato”” (Marx) (pag 123)”,”MEHx-033″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Dove è adunque la possibilità positiva dell’ emancipazione tedesca? Risposta: “”Nella formazione d’una classe con catene radicali, una classe della società borghese che non sia una classe della società borghese, d’un ceto che sia la fine di tutti i ceti, d’una sfera che possieda, con le sue universali sofferenze, un carattere universale, che non pretenda nessun diritto speciale, perché a lei non viene fatto un torto speciale, ma semplicemente il torto, che possa avanzar pretese unicamente sul titolo umano e non più su un titolo storico, che non sia in un contrasto esclusivo con le conseguenze, ma in contrasto generale con le premesse dello stato tedesco, d’ una sfera infine, che non si possa emancipare senza emancipare se stessa da tutte le altre sfere della società e quindi senza emancipare tutte queste sfere, che sia, in una parola, la completa perdita dell’ uomo, che cioè possa guadagnare se stessa mediante il completo recupero dell’ uomo. Questo dissolvimento della società in un ceto speciale è il proletariato”” “”. (Marx) (pag 139)”,”MEHx-034″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Ma Engels e Marx non erano neppure dei ciechi fanatici, né dei gravi omenoni. La loro coscienza di sé stessi, virile e perciò modesta, sdegnava tutte quelle pose in cui si sdraiano tanto volentieri i “”più nobili e i migliori””, i capi pubblici delle classi borghesi”” (pag 177) “”Di per sé ogni rivoluzione – il rovesciamento dei poteri esistenti ed il dissolvimento dell’ antico stato di cose- è un atto politico. C’è bisogno di questo atto politico, inquantoché si ha bisogno di distruzione e di dissolvimento. Ma quando comincia la sua attività organizzatrice, quando si affaccia il suo scopo assoluto, la sua anima, allora il socialismo getta via la sua spoglia politica””. (Marx) (pag 180)”,”MEHx-035″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Di Hess si può dire a ragione quel che fu detto tanto spesso, ma a torto, di Marx: essere egli stato una mente scolastica, a cui bastava pienamente il piacere dello sminuzzare e dello analizzare le idee”” (pag 216) “”E dopo che Engels avea comunicato il frammento di Fourier, egli continua: “”I Tedeschi dovrebbero veramente finire, una buona volta, di far tanto chiasso intorno alla loro profondità ed esattezza. Con due o tre magre date essi sono capaci di collegare il centesimo al millesimo e questi due a tutta la storia universale. Di qualsiasi avvenimento, che venga loro notificato da altri e di cui essi non sappiano neppure se si sia proprio svolto così e non in altro modo, essi vi dimostrano che si dovette svolgere così e non altrimenti… Perchiò il “”socialismo assoluto”” tedesco è tanto terribilmente povero.”” (Engels) (pag 217)”,”MEHx-036″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””I Chartisti, teoricamente ancora indietro, sono in compenso proletari genuini, tutt’ anima e corpo; i socialisti invece vedono, a dir vero, più lontano, ma essi provengono dalla borghesia, sono quindi pacifici, mansueti, astratti”” (pag 246) “”Certo non vuol essere negato che tanto Engels quanto Marx, specialmente nei loro giovani anni, hanno talvolta calcolato troppo rapido il tempo del movimento operaio rivoluzionario. Mentre il vuoto Tross credeva e crede di aver provata l’ insostenibilità della loro concezione storica, argomentò un uomo come Albert Lange che essi avevano invece giudicato il loro tempo in un modo “”stranamente giusto””. Egli scriveva: “”In generale noi siamo inclinati a supporre più vicino di quel che in realtà non sia, tutto ciò che noi prevediamo in modo chiaro””. Anche Engels e Marx hanno seguito quest’ inclinazione; Engels anzi la seguì ancora nella sua età avanzata, in cui tuttavia avea conservato il suo giovane cuore. Con ciò però non è dimostrato ch’essi andassero tastoni nell’ oscurità, ma al contrario, che essi, come Lange dice, erano dei “”profondi pensatori”” che si illudevano intorno alla lunghezza del cammino, perché essi ne vedevano chiara la meta”” (pag 247)”,”MEHx-037″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Engels e Marx compresero il giusto momento, in cui l’ affratellamento delle nazioni poteva diventare pratico, poteva diventare una vera potenza. “”Le chimere della repubblica europea – scriveva Engels – e di pace eterna sotto l’ organizzazione politica, sono diventate ridicole tanto quanto le frasi dell’ affratellamento dei popoli sotto l’ egida di una universale libertà di commercio; e mentre così tutti i chimerici sentimentalismi di tal natura sono fuoricorso, i proletari di tutte le nazioni, senza far tanto rumore, comnciano già ad affratellarsi realmente sotto la bandiera della democrazia comunista””””. (pag 280)”,”MEHx-038″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””In realtà, il “”nuovo ceto medio”” potrà ben essere quello; accanto ai resti rovinanti dell’ antica minuscola industria e del minuscolo commercio – così almeno nelle grandi città sono già passati o stanno per passare nella grande industria i mestieri del fornaio, del beccaio e dello spazzacamino – le “”grandi masse”” ed i “”giganteschi eserciti”” del “”nuovo ceto medio”” consistono di “”ispettori del lavoro e di agenti”” della grande borghesia o dei suoi delegati, proprio come aveva preveduto il Manifesto. Gli autori però non potevano sognare, che il socialismo piccolo-borghese potesse cadere fino a tal grado di ridicola stoltezza, da presentare come un argine contro il movimento operaio rivoluzionario, questo “”nuovo ceto medio””, le cui “”grandi masse”” consistono di uomini senza carattere, di servitori della borghesia, oppure segreti alleati del proletariato, fino a far di quel ceto medio un “”importante fattore dell’ economia””, il quale ha limitato la concentrazione dei capitali ed impedisce che capitalisti ed operai stiano di fronte, senza un ceto intermedio”” (pag 297)”,”MEHx-039″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Il più grave fra tutti gli spropositi dell’ Assemblea nazionale e la macchia più nera nel ricordo che a noi pervenne dell’ opera sua, è precisamente questa, ch’essa non comprese in tal campo la sua missione storica. Poteva ben essa non aver altro da offrire al proletariato industriale, se non facili frasi ed occasionali palliativi; perciò appunto era essa un parlamento borghese. Ma, come tale, doveva saper liberare i contadini dal giogo feudale”” (pag 342)”,”MEHx-040″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Molto più infamemente della borghesia si comportavano le classi colte, che le avevano somministrati i propugnatori parlamentari: la burocrazia cittadina, le università e specialmente i tribunali. Fatte poche eccezioni, le giunte delle grandi città andavano a gara nell’ organizzare dimostrazioni di servilismo; ed ottanta professori dell’ Università di Berlino, fra cui uomini come i due Grimm, Schönlein, Ehrenberg e Boeckh, non si vergognarono, in un indirizzo al re, di gridar dietro alla disciolta Assemblea, aver essa “”recato infamia all’ onore della nazione tedesca””. (pag 363)”,”MEHx-041″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Con un tatto meraviglioso Marx sa mettere in luce tutto quanto è destinato a formare “”un pezzo di storia universale”” in quella “”confusa massa di fatti apparentemente casuali, non aventi alcun nesso tra di loro ed inconciliabili””, i quali produssero gli anni della rivoluzione. Ancora oggi l’ annata della Neue Rheinische Zeitung contiene una storia di quel movimento rivoluzionario più profonda e più esauriente di tutte quante le storie borghesi apparse, da allora fino ad oggi, a centinaia””. (pag 410)”,”MEHx-042″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””E’ vero: Marx assesta un breve colpo mortale, mentre Lassalle fa splendere la sua lama ai raggi solari, prima che essa mozzi il capo dell’ avversario. Quando Marx diceva che la resistenza passiva s’assomiglia al recalcitrare dell’ agnello contro il suo macellaio e che coloro i quali rifiutavano di pagare l’ imposta avevano sdegnato la via della rivoluzione per non arrischiar le loro teste, con ciò egli aveva detto tutto quanto occorreva. Ma non perciò era superfluo, se Lassalle avvolgeva lo stesso pensiero in una luce abbagliante, se egli diceva: “”La resistenza passiva è una contraddizione in se stessa, è la resistenza che tollera, è la resistenza che non resiste, la resistenza che non è resistenza… La resistenza passiva è soltanto l’ intima cattiva volontà senza l’ atto esteriore. (…)”” (pag 425)”,”MEHx-043″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””L’ oro californiano si riversa a torrenti nell’ America e sulle coste asiatiche dell’ Oceano Pacifico, e trascina nel commercio mondiale, nella civiltà, le più restie popolazioni barbare. Per la seconda volta il commercio mondiale riceve una nuova direzione… Grazie all’ oro californiano ed all’ instancabile energia del Yankee, ambedue le coste dell’ Oceano Pacifico saranno quanto prima tanto popolate, tanto aperte al commercio, tanto industriali, quanto lo fu sinora la costiera da Boston a New Orleans. Allora l’ Oceano Pacifico avrà la stessa importanza che ha ora l’ Atlantico, che ebbe nell’ antichità e nel medioevo il Mediterraneo, l’ importanza della grande via marittima del commercio mondiale, mentre l’ Oceano Atlantico scenderà a far le parti d’un lago, come faceva il Mediterraneo. L’ unico mezzo per impedire che i paesi civili dell’ Europa non cadano in quella dipendenza industriale commerciale e politica in cui si trovano ora l’ Italia, la Spagna ed il Portogallo, è una rivoluzione sociale, la quale trasformi, mentre ne è ancora tempo, il modo di produzione e di comunicazioni secondo i bisogni della produzione risultanti dalle moderne forze produttive, e con ciò renda possibile la creazione di nuove forze produttive, le quali assicurino la superiorità dell’ industria europea e compensino così i danni della situazione geografica””. (Marx, Engels) (pag 453-454)”,”MEHx-044″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Per Marx erano, Omero, Dante, Shakespeare, Cervantes , fra i nuovi, Balzac; per Lassalle, Hutten, Lessing, Fichte e, tra i nuovi, Platen. Sono due serie affatto differenti di tipi letterari. (…) Ogni paragone zoppica e sarebe pazzia volere spingere il confronto tra Lassalle e Marx sulla base delle loro simpatie letterarie oltre il punto, in cui esso illumina il diverso tratto fondamentale della loro attività mentale.”” (pag 494-495)”,”MEHx-045″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Nelle loro pubblicazioni intorno alla crisi europea del 1859, Marx ed Engels indagarono la situazione europea in ogni direzione: essi si servirono d’ogni risorsa della scienza per illuminarne ogni più oscuro ripostiglio. Solo una questione essi non posero; la questione: come si comporta questo movimento nazionale di fronte ai suoi più prossimi nemici, i principi tedeschi? Questa questione era superflua solamente nel caso in cui la coalizione franco-russa minacciasse con imminenti pericoli la nazione tedesca, giacché è naturale che un popolo debba esistere prima di risolvere come voglia esistere. Ma, se tali pericoli non c’erano, allora la questione diventava la più decisiva di tutte. Allora intervenne Lassalle con il suo scritto sulla guerra italiana e sui compiti della Prussia, che fu pubblicato dallo stesso editore che stampò lo scritto di Engels e che di quest’ ultimo era, in certo qual modo, un completamento. Poiché Engels aveva detto “”se ci aggrediscono noi ci difendiamo””, Lassalle aggiunse: “”bene, ma innanzi tutto indaghiamo in quale caso noi siamo aggrediti””. In tutte le questioni fondamentali Lassalle andava d’accordo con Marx e con Engels (…). Ma dove egli non andava d’accordo con loro era nella questione se la guerra nell’ Italia superiore minacciasse già gli interessi tedeschi.”” (pag 540-541).”,”MEHx-046″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””A guardare, del resto, tutta quanta questa controversia, appare chiaramente che Marx ed Engels hanno compreso l’ insieme della politica europea in un senso più profondo e più ampio che non Lassalle. In un punto però, in cui egli non fu del loro parere, Lassalle vide più chiaro e più acutamente; e questo fu il punto decisivo per la Germania”” (pag 550) Nel bonapartismo Bismarck non vedeva un effimero episodio della universale lotta di classe fra borghesia e proletariato, bensì la forma classica del moderno dispotismo, che sviluppa le colossali forze produttive della borghesia per potere – con pugno di ferro – tener basse le sue pretese politiche””. (pag 561).”,”MEHx-047″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””La chiara divisione della materia, la stringente, logica conclusione, la parola affascinante, la profonda simpatia per il proletariato, che illumina e riscalda il discorso, che è tanto lontano dal calcolo freddo del demagogo quanto dall’ enfasi piagnucolosa del sentimentalista, e che culmina nella conoscenza profonda del compito che la classe operaia ha da assolvere nella moderna società borghese, fanno del Programma operaio, nel suo genere, un capolavoro, come lo è nel suo genere il Manifesto comunista. Si può dire cheil Programma operaio di Lassalle è il Manifesto comunista rispecchiato dalle condizioni della Germania”” (pag 583)”,”MEHx-048″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Dal febbraio 1858 fino al marzo 1860 Bebel errò come garzone nella Germania meridionale, in una parte dell’ Austria e della Svizzera. Si fermò più a lungo a Freiburg in Breisgau, a Regensburg e Salzburg, nelle quali città le società operaie cattoliche dettero impulso alla sua cultura dello spirito e alla vita sociale. I suoi sentimenti patriottici erano allora ancora intatti. Quando, durante il suo soggiorno a Salzburg, scoppiò la guerra del 1859, egli voleva entrare in un corpo volontario di cacciatori tirolesi, ma ne fu respinto perché non era nato nel Tirolo. Quando poi la Prussia cominciò a mobilizzare, allora Bebel si affrettò a rimpatriare per presentarsi come volontario; ma la rapida conclusione della pace rese vano anche quel suo progetto. Quando poi l’anno prossimo egli fu di leva, allora fu riformato per troppo “”debole costituzione fisica””: e questo pose fine a tutti i suoi progetti militari. Andò a Lipsia per cercarvi lavoro, e ve lo trovò””. (pag 18)”,”MEHx-049″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Quanto a Lassalle, egli rivolse principalmente la sua opera a guadagnare alla sua causa molti uomini noti ed istruiti. Non ebbe molta fortuna però; e non è a negare ch’egli aveva fatto troppo conto di tali reclute. Già prima della giornata di Francoforte egli avea tentato spasmodicamente di spiegare in unisono alle sue tendenze una lettera di Huber sulla crisi del movimento operaio; egli aveva dato così al voto di Huber un’ importanza che si rivoltò contro di lui stesso, quando Huber pubblicò intorno agli operai ad ai loro consiglieri un opuscoletto, molto più aspro contro Lassalle, che contro Schulze””. (pag 64)”,”MEHx-050″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Poiché gli avversari facevano troppo conto dei successi dell’ agitazione e parlavano di 10.000 membri, Vahlteich voleva incaricare i delegati di confermare quelle cifre di fronte al pubblico; al che Lassalle replicò: “” Se gli operai sono come Lei dice, noi faremo, malgrado ogni mio sforzo, una gran brutta figura. Quest’è sicuro. Noi non possiamo dire cose false ai nostri delegati. Non possiamo parlare di diecimila uomini, quando ne abbiamo forse mille. Si può tacere su questo punto; ma non ci conviene mentire””. (pag 69)”,”MEHx-051″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Ma anche le descrizioni che Lassalle dava, in questo suo discorso, dei suoi successi agitatori, eran rivolte piuttosto agli operai berlinesi che a quelli renani. Quelle descrizioni soffrivano di terribili esagerazioni. Poiché i grandi effetti della sua propaganda in realtà esistevano, ma per intanto non si potevano vedere né comprendere, Lassalle cercava i suoi frutti visibili e comprensibili dove essi ancora non esistevano o dove non esistevano nella misura da lui supposta””. (pag 124)”,”MEHx-052″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””In una nuova seduta, tenutasi al 1° novembre, il sottocomitato presentò le sue proposte. Si trattava specialmente di scegliere fra due progetti, uno dei quali era stato elaborato da Marx, l’ altro da Mazzini, che lo fece presentare da Wolff. Mazzini era allora molto popolare tra gli operai inglesi, ma non comprendeva il moderno movimento operaio. (…) Quel che Mazzini non comprendeva, lo capì tanto meglio Marx. Il suo indirizzo inaugurale ed i suoi statuti furono approvati ad unanimità e restarono norma per l’ Associazione operaia internazionale, come fu battezzata la nuova lega. Di questo indirizzo inaugurale il prof. Beesly ha detto una volta che esso è probabilmente la più potente e la più indovinata esposizione della causa degli operai contro la classe media, che mai sia stata compendiata in una dozzina di piccole pagine””. (pag 135)”,”MEHx-053″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Il Sozialdemokrat però si affrettò ad invitare gli operai ad appoggiare energicamente il partito progressista in un caso in cui questo voleva praticamente difendere un diritto civile. Per ordine di Bernhard Becker, al 23 luglio ebbero luogo in Germania, dappertutto dove vi era una filiale della Società generale operaia tedesca, grandi comizi, in cui gli operai manifestavano al partito progressista la loro piena simpatia e prometttevano energico aiuto nella difesa del vigente diritto d’ associazione. Nel comizio di Berlino, dietro proposta di Schweitzer, si formò un comitato stabile per discutere di ulteriori provvedimenti; (…)”” (pag 172)”,”MEHx-054″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Solo un uomo dell’ antico partito progressista pensava onestamente ed abbastanza valorosamente a tener ancora alti gli ideali borghesi, a dispetto dei vittoriosi potentati: Johann Jacoby diceva con l’ antica legge romana delle dodici tavole: Contra hostem aeterna auctoritas esto (contro il nemico della libertà non cessa mai il diritto del popolo).”” (pag 205)”,”MEHx-055″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””La Società generale operaia tedesca avea così conquistato due seggi nel Reichstag della Germania del Nord. (…) Liebknecht trionfò a Stollberg-Schneeberg e il medico Gotz nel collegio rurale di Lipsia. In un modo non al tutto libero da dubbi, Forsteling conquistò il collegio elettorale di Chemnitz. (…) quando al 10 settembre il Reichstag si radunò per la prima volta, subito in occasione della discussione dell’ indirizzo della Corona, Fosterling si rese impossibile balbettando in modo sconnesso alcuni squarci delle opere di Lassalle. Ma anche la Società generale operaia tedesca perdette uno dei suoi deputati, giacché Reincke approfittò della prima occasione per rinnegare la lotta di classe proletaria, col dichiarare che non è compito del socialismo di eccitare l’ uno contro l’ altro la borghesia e il proletariato, bensì di conciliarli. Alla Società non restò altro a fare che romperla definitivamente con questo rappresentante parlamentare; (…) La rappresentanza parlamentare del punto di vista proletario-rivoluzionario era adunque tutta quanta nelle mani di Liebknecht e Schweitzer; e tra questi due scoppiò subito l’ antica contesa intorno alla giusta tattica””. (pag 231)”,”MEHx-056″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Marx biasimava che Schweitzer esigesse dal movimento di classe di subordinarsi ad un movimento di setta. Questo biasimo era perfettamente giustificato, in quanto che Schweitzer voleva fare, del movimento dei sindacati di mestiere, un mezzo di secondo ordine per aiutare l’ organizzazione politica; ma era ingiustificato in quanto che in quella lettera Marx parlava di Lassalle come di un fondatore di sette, e della società generale tedesca come di un movimento di sette; e sarebbe stato doppiamente ingiusto se Marx – il che si poteva leggere tra le linee della sua lettera, anche se egli non lo diceva e forse non lo intendeva – avesse visto nelle società di Norimberga e nel partito popolare sassone il solo movimento di classe del proletariato tedesco. Così non istavano le cose in Germania; esse stavano invece così, che la società generale operaia tedesca rappresentava una forma di movimento di classe di gran lunga più evoluta che non le società di Norimberga ed il partito popolare sassone.”” (pag 274)”,”MEHx-057″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca.”,”””Lassalle non esagerò bensì sminuì il valore della sua agitazione quando paragonò la Lettera aperta alle tesi di Lutero contro le indulgenze. Le tesi infiammarono più rapidamente e più immediatamente come una favilla caduta in un barile di polvere, e con una violenta esplosione misero in confuso movimento le masse tedesche del sedicesimo secolo. Paragonata ad esse la Lettera aperta di Lassalle era una fiaccola che indicava al movimento delle masse tedesche del diciannovesimo secolo le vie e gli obiettivi di decenni. Lutero fu colto di sorpresa dagli effetti del suo atto, Lassalle sapeva con perfetta chiarezza quel che faceva.”” (pag 60) “”Lassalle osò, ma non osò alla leggera e sconsideratamente, bensì perché era tutto posseduto da un grande dovere storico. Quando all’ ultimo momento Bucher e Ziegler tentarono di trattenerlo, egli rispose loro: “”Un’ agitazione operaia esiste, è necessario darle la comprensione teorica e la parola d’ ordine pratica, anche se ciò devesse costare trentatre volte la testa””. Con queste parole Lassalle si assicurò il suo buon diritto tra i contemporanei e la sua gloria tra i posteri””. (pag 61)”,”MGEx-150″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1.”,”””Certo non fu un piacere per Marx fare criticamente in conti con Proudhon e poi anche con Weitling, con quei proletari pieni di doti geniali. il cui primo apparire sulla ribalta storica non fu da alcuno salutato con pari gioia né compreso con profondità pari a quelle che proprio Marx dimostrò. Vi sono anche numerose testimonianze della pazienza e dell’ indulgenza che egli in questo periodo brussellese dimostrò nei suoi sforzi con Weitling. Ma la presunzione da utopista, propria di Weitling, era ormai incurabile (…)””. (pag 312) “”La storia del Manifesto comunista è diventata, col passare del tempo, sempre più la storia della moderna socialdemocrazia internazionale””. (pag 351)”,”MGEx-158″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 2.”,”””L’ antica esperienza che ciascun libro deve conquistare da sé il diritto alla propria esistenza, si adatta in modo triplice ad una storia della socialdemocrazia tedesca che cerchi di corrispondere alle esigenze scientifiche””. Così scrivevo, quando, cinque anni fa, pubblicai per la prima volta quest’ opera; oggi che essa appare per la seconda volta, mi è lecito dire che essa si è conquistato il diritto all’ esistenza””. (pag 711, note dell’ autore) “”Nella spedizione del Sozialdemokrat, Motteler dette prova come “”direttore della posta da campo rossa”” delle sue vecchie qualità organizzative””. (pag 571)”,”MGEx-159″ “MEHRING Franz”,”Carlos Marx. El fundador del Socialismo Cientifico. Historia de su vida y de la 1ra. Internacional.”,”””Mehring passò decenni interi della sua vita in intimo contatto con l’ opera di Marx, lavorando infaticabilmente su di essa per dare alle stampe un arsenale di materiali inediti che gli furono affidati. La sua edizione degli “”Scritti vari”” di Marx, Engels e Lassalle e il suo intervento personale nell’ edizione della “”Corrispondenza tra Marx ed Engels”” come rappresentante della famiglia del primo – lavori precursori della edizione monumentale che attualmente sta pubblicando l’ Istituto Marx-Engels di Mosca – la sua intima conoscenza della storia universale dell’ epoca e il suo dominio del movimento operaio internazionale fanno di Mehring la persona di riferimento per scrivere (…) una imponente biografia di Carlo Marx (…)””. (pag 7-8, W.R.)”,”MADS-370″ “MEHRING Franz”,”Karl Marx. Geschichte seines Lebens.”,”””Erst drei Jahre nach Lassalles Tode hat Marx den elastischen Character des Lohngesetzes nachgewiesen, wie es sich auf dem Höhepunkt der kapitalistischen Gesellschaft gestaltet, indem es sine Grenze nach oben hin in dem Werwertungsbedürsnis des Kapitals findet und nach unten hin in dem Masse an Elend, das der Arbeiter etragen kann, ohe den augenblicklichen Hungertod zu sterben.”” (pag 315)”,”MADS-410″ “MEHRING Franz”,”Vita di Marx. (Tit.orig.: Karl Marx. Geschichte seines Lebens)”,”Sul rapporto Marx-Lassalle si incentra anche l’ introduzione (i titoli dell’ introduzione di MANACORDA: L’ opera del Mehring più maturo, Aggiornamenti e rettifiche necessarie, La critica della filosofia politica di Hegel, I Manoscritti economico-filosofici del 1844, Altri scritti teorici di Marx, Marx organizzatore del movimento operaio, Il caso Lassalle, Divergenze di fondo, Controversia sulla guerra d’ Italia, L’ agitazione di Lassalle, Il giudizio di Lenin, Gli archivi contro Lassalle, Il caso Bakunin, Anarchismo e marxismo, Gli archivi contro Bakunin.). pag XIX Schillerismo (Grundrisse, Per la critica dell’ economia politica) (pag 256, 1857) “”nessi dialettici”” (pag 257) Lettera di Leo Frankel a Marx e commenti di Marx, 25 aprile 1871 Comune Parigi (chiede aiuto a Marx) pag 450 “”Marx si accorse anche molto presto che nel “”Reformmovement”” si manifestava di nuovo “”il maledetto carattere tradizionale di tutti i movimenti inglesi””. Già prima della fondazione dell’Internazionale le Trade Unions si erano messe in relazione con i radicali borghesi per la riforma elettorale. Questi rapporti diventarono ancora più stretti via via che il movimento prometteva di far maturare frutti tangibili; degli “”acconti”” che prima sarebbero stati respinti con indignazione, erano considerati ora degne ricompense per la lotta sostenuta; Marx arrivava a rimpiangere lo spirito ardente dei vecchi cartisti. Biasimava l’incapacità degli inglesi, di fare due cose in una volta: quanto più il movimento per la riforma elettorale andava avanti, tanto più si raffreddavano i capi inglesi “”nel nostro movimento più circoscritto””; “”in Inghilterra il movimento per la riforma, che era stato chiamato in vita da noi, ci ha quasi ammazzato””. Un forte ostacolo a questo andazzo venne a mancare per la malattia e il soggiorno a Margate di Marx, che gli impedirono di intervenire personalmente. Grande fatica e preoccupazioni gli procurò anche il giornale ‘The Workman’s Advocate’, che la Conferenza del 1865 aveva proclamato organo ufficiale dell’Internazionale, e che nel febbraio del 1866 fu ribattezzato ‘The Commonwealth’.”” (pag 350) “”Questo stato generale delle cose spiegava a sufficienza i grandi timori con cui Marx guardava al primo Congresso dell’Internazionale, perche temeva che esso finisse in “”una figuraccia di fronte a tutta l’Europa””. (pag 351)”,”MADS-445″ “MEHRING Franz, a cura di Jean MORTIER”,”Karl Marx. Histoire de sa vie.”,”””Marx porta, par exemple, un jugement injustement sévère sur la deuxième édition du livre de F.A. Lange sur la question ouvrière, édition dans lequel il était largement question du premier volume du ‘Capital””: “”Monsieur Lange… me décerne de grands éloges, mais dans le but de se donner de l’importance””. Tel n’était certainement pas le propos de Lange, dont l’intérêt pour la question ouvrière a toujours été au-dessus de tout soupçon. Mais Marx n’avait sans doute pas tort de dire que premièrement Lange n’entendait rien à la méthode de Hegel, et que deuxièmement il comprenait encore moins bien l’usage critique qu’en faisait Marx. En réalité, Lange a vu les choses à l’envers en estimant que, sur le plan de la pensée spéculative, Lassalle était plus libre et plus indépendant vis-à-vis de Hegel que Marx, chez qui à ses yeux la pensée spéculative collait de trop près à son modèle philosophique et ne cernait le sujet qu’avec difficulté, notamment dans certaines parties du livre, comme dans les passages sur la théorie de la valeur auxquels Lange n’attribuait aucun avenir.”” (pag 429)”,”MEHx-064″ “MEHRING F. LUXEMBOURG (LUXEMBURG) Rosa VANDERVELDE E.”,”L’expérience belge. Une vieille polémique autour des grèves générales de 1902 et 1913.”,”””Dans les années qui précédèrent la révolution de février, alors que Marx et Engels vivaient à Bruxelles, la capitale belge fut même une sorte de centre de la propagande communiste. Mais tout cela ne s’etait pas encore profondément enraciné dans le pays de la Constitution modèle. Au contraire, lors même des tempêtes de 1848, qui ne parvinrent pas à l’ébranler, la Belgique fut encore davantage l’Eldorado du constitutionnalisme bourgeois. Aucun pays d’Europe, exception faite de la Russie semi-asiatique, n’était resté à l’abri de ces tempêtes; la Suisse même eut sa guerre du Sonderbund, mais la Belgique planait comme une île bienheureuse sur les vagues de la révolution. Lorsque les premières nouvelles de la chute de la royauté de juillet arrivèrent à Bruxelles, la jeunesse démocratique eut certains élans, mais le brave roi, sans grand peine, séduisit les braves constitutionnalistes. le vieux et rusé Cobourg convoqua ses ministres, députés et bourgmestres libéraux, et leur déclara solennellement qu’il était prêt à démissionner au cas où le peuple l’exigerait. Les benêts attendris de la bourgeoisie se ruèrent alors sur les éléments effervescents, qui furent désarmés et arrêtes, puis ils expulsèrent du pays les réfugiés dangereux. On sait que notamment Marx et sa femme eurent à subir le traitement le plus brutal”” (pag 14-15) [Franz Mehring, La Belgique (1902)] [in F. Mehring, Rosa Luxembourg, E. Vandervelde, ‘L’expérience belge. Une vieille polémique autour des grèves générales de 1902 et 1913’, 1927]”,”MEOx-101″ “MEHRING Franz”,”Deutsche Geschichte vom Ausgange des MIttelalters. Ein Leitfaden für Lehrende und Lernende.”,”MEHRING Franz”,”MEHx-066″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1.”,”Un capitolo del libro è dedicato alla crisi europea del 1859 (pag 628-645) (guerra del 1859) Elementi di storia dell’opera di Mehring. “”La sua assimilazione del marxismo, come concezione del mondo e come metodo per la indagine e per la interpretazione della storia, perveniva nel 1893, al termine della pubblicazione della ‘Lessing-Legende’, ad una formulazione teorica nella quale il marxismo delle elaborazioni caratteristiche del periodo della Seconda Internazionale si colorava sensibilmente attraverso la polemica contro la scuola storica del romanticismo economico e contro il “”comunismo feudale”” (10). Ma soprattutto, in questi anni, egli era pervenuto alla convinzione, fatta consapevolezza generale orientatrice di tutto il suo mondo ideale e morale, che, per esprimerci con parole che egli scriverà di lì a qualche anno, “”la classe operaia tedesca si era portata al centro della corrente dello sviluppo storico, da cui nessuna potenza al mondo poteva più allontanarla. Il suo destino diventò il destino della nazione, che da quando esiste una storia tedesca non è mai stato affidato a mani più forti e più fidate”” (11). Il lavoro per la preparazione e per la elaborazione di quest’opera, alla quale Mehring si dedicò con grande impegno destinandovi tutto il tempo che gli restava disponibile dalla sua attività di collaboratore fisso della “”Neue Zeit”” e di dirigente l’attività teatrale e artistica della ‘Volksbühne’ di Berlino, portò via più di cinque anni e conobbe arresti e ritardi per più sconosciuti ad un lavoratore della tempra e dell’energia del Mehring, del quale veramente si potrebbe ripetere una sua espressione preferita e da lui più volte adoperata a proposito di altri, e cioè che possedeva “”una forza di lavoro e una gioia del lavoro, quali sono riservati soltanto agli eletti fra i mortali”” (12). Né fu soltanto la ricerca della documentazione alla base di questo ritardo. Le raccolte di giornali e il materiale documentario fino a quel momento disperso in varie località che si veniva raccogliendo a Berlino nella biblioteca e nell’archivio del partito furono fino dall’inizio a sua disposizione; i veterani del movimento gli furono larghissimi di memorie e di testimonianze nonché dei documenti che personalmente conservavano. Di un possibile accesso agli archivi statali non si parlò mai, e perché sarebbe stato addirittura impensabile che uno storico socialdemocratico potesse consultarvi documenti di data relativamente recente, o addirittura accedervi, quando la prassi che vigeva negli archivi prussiani era ispirata alla massima arbitrarietà anche per studiosi di orientamento conservatore (13), e perché il Mehring riteneva i documenti provenienti dagli archivi statali tutt’altro che indispensabili per la storia di un movimento rivoluzionario (14). La difficoltà stava in altro, e cioè nel riprendere e nel ripercorrere ora, in una mutata prospettiva e da un nuovo punto di vista, un tema col quale Mehring si era confrontato si può dire quasi ininterrottamente nel corso di un ventennio, di considerare ora nella misura e sotto la prospettiva della storia un argomento che egli non aveva, è vero, mai cessato di considerare e di indagare, ma sempre per scriverne nell’urgenza della battaglia e della polemica quotidiana. Di qui la necessità di riprendere in esame anche ciò che sembrava già conosciuto e acquisito per tornare a considerare uomini, avvenimenti e problemi da ogni punto di vista, nei nessi delle concatenazioni e dei confronti, con un lavoro critico instancabile, potremmo dire, di fronte alle proprie non meno che di fronte alle altrui leggende (15). Il primo volume, che avrebbe dovuto essere pronto pei primi mesi del 1895, fu finito soltanto un anno dopo, all’inizio del 1896, e pubblicato all’inizio del 1897. Il secondo vide la luce nel 1898. Grandi furono gli elogi dell’editore Dietz (16) e in quel momento anche di Kautsky (17). Immediato il successo negli ambienti del partito socialdemocratico, nonostante la violenta campagna di stampa che fu montata in quella circostanza per ricordare che l’autore di quell’opera aveva scritto negli anni ’70 libelli di ben diverso tenore sulla storia della socialdemocrazia tedesca (18)”” (pag XVII-XIX) [Ernesto Ragionieri, Prefazione] [(in) Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1, 1968] [(10) Si veda particolarmente Franz Mehring, Über den historischen Materialismus, cit., p. 29 e sgg.; (11) Cfr. F. Mehring, Storia della Germania moderna, cit., p. 284; (12) Mehring si espresse in questi stessi termini tanto nell’articolo scritto in morte di Karl Marx quanto nel necrologio di Leopold von Ranke. cfr. Thoma Höhle, op.cit., pp. 403 e 470; (13) Sull’amministrazione degli archivi prussiani durante l’età guglielmina molti particolari interessanti nel volume di memorie giovanili del Meinecke (Friedrich Meinecke Erlebtes 1862-1901, Leipzig, 1941, pp. 137-149); (14) Circa l’importanza attribuita da Mehring ai documenti di archivio si veda l’articolo ‘Über die falsche und wahre Geschichtsschreibung’, cit., ed anche Franz Mehring, ‘Gesammelte Schriften’, Bd III, pp. 55-59; (15) Significativa è in proposito la lettera inviata da Mehring a Bernstein a proposito dell’andamento del suo lavoro: “”Ich denke mit Grauen daran, wie ich fertig werden soll. Wenn man sich zwanzig Jahre lang fast jeden Tag mit der Sache beschäftigt hat, glaubt man sich zu beherrschen, aber es fehlt an allen Ecken und Enden, und ich habe noch nie ein so hoffnungsloses Tief in einer Arbeit besessen, wie in dieser”” (Internationaal Instituut voor sociale Geschiedenis, Amsterdam, Bernstein Nachlass, D 454); (16) Si vedano le lettere di Heinrich Dietz a Franz Mehring negli anni 1896-1897 conservate all’Istituto del marxismo-leninismo presso il CC del PCUS, Fonds Mehring; (17) Kautsky, dopo aver letto le prime parti, ne scriveva entusiasticamente a Mehring il 18 maggio 1897 definendo l’opera “”una impresa grandiosa”” (“”eine grossartige Leistung””) e riconoscendo che nei primi capitoli si presentavano le maggiori difficoltà di tutto il lavoro (“”der Anfang war hier das schwerste””) (Istituto del marxismo-leninismo presso il CC del PCUS, Fonds Mehring); (18) Si veda, ad esempio di questa campagna, la recensione di Georg Adler comparsa sulla “”Zeitschrift für Sozialwissenschaft””, 1898, pp. 361-368 e 722-730, poi ripresa, ampliata ed accolta in un volumetto indipendente (Georg Adler, Franz Mehring als Historiker, Kiel und Leipzig, 1903) in occasione della seconda edizione della ‘Geschichte der deutschen Sozialdemokratie’ e degli attacchi dei revisionisti a Mehring durante il congresso di Dresda della SPD. Mehring vi veniva accusato di avere sostituito una nuova tendenziosità marxista alla antica tendenziosità nazional-liberale e insieme di volgere in parodia la concezione marxistica della storia ecc.] “”Nel primo capitolo dell’opera [‘Filosofia della miseria’, ndr] la critica di Proudhon conteneva mediatamente già una critica dell’economia borghese. Questa scienza nei suoi rappresentanti classici, aveva riconosciuto l’intima struttura della società borghese assai più esattamente di quel che Proudhon aveva saputo fare, ma le sue categorie, come valore, denaro, scambio, valgono appunto soltanto per la società borghese. Esse hanno le loro radici nell’antagonismo tra capitale e lavoro, nell’antagonismo delle classi; cadono col cadere di questi antagonismi. Le categorie dell’economia politica non sono, come essa si immagina, eterne e naturali, bensì storiche e sociali. Se Ricardo aveva esposto le forme delle categorie economiche allo stato di quiete, Marx ne esponeva le loro funzioni nello stato di moto. Di ciò egli si occupa specialmente nel secondo capitolo della sua opera che indaga sul bizzarro metodo di Proudhon (‘Filosofia della miseria’, ndr). Marx dice: “”Le categorie economiche non sono che le espressioni teoriche, le astrazioni dei rapporti sociali di produzione… I rapporti sociali sono intimamente connessi alle forze produttive. Impadronendosi di nuove forze produttive, gli uomini cambiano il loro modo di produzione e, cambiando il modo di produzione, la maniera di guadagnarsi la vita, cambiano tutti i loro rapporti sociali. Il mulino a braccia vi darà la società col signore feudale, e il mulino a vapore la società col capitalista industriale. Quegli stessi uomini che stabiliscono gli stessi rapporti sociali conformemente alla loro produttività materiale, producono anche i principi, le idee, le categorie, conformemente ai loro rapporti sociali. Così queste idee, queste categorie sono tanto poco eterne quanto le relazioni che esse esprimono”” (1). Marx paragona gli economisti borghesi ai teologi ortodossi per i quali la propria religione è una rivelazione di dio e tutte le altre sono invenzioni umane. Così per gli economisti vi è stata una storia quando esistevano le “”artificiose”” istituzioni del feudalesimo, ma non vi è più storia da quando esistono le “”eterne e naturali”” istituzioni della borghesia”” (pag 299-300) [Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1, 1968] [(1) K. Marx, Miseria della filosofia, Roma, 1950, p. 89] “”Se gli economisti sono i rappresentanti scientifici della borghesia, i socialisti e i comunisti sono i teorici del proletariato. “”Finché il proletariato non si è ancora sufficientemente sviluppato per costituirsi in classe, e di conseguenza la stessa lotta del proletariato con la borghesia non ha ancora assunto un carattere politico, e finché le forze produttive non si sono ancora sufficientemente sviluppate in seno alla stessa borghesia, tanto da lasciare intravvedere le condizioni materiali necessarie all’affrancamento del proletariato e alla formazione di una società nuova, questi teorici non sono che utopisti, i quali, per soddisfare i bisogni delle classi oppresse, improvvisano sistemi e rincorrono le chimere di una scienza rigeneratrice. Ma a misura che la borghesia progredisce e che con essa la lotta del proletariato si profila più netta, essi non hanno bisogno di cercare la scienza nel loro spirito; devono solo rendersi conto di ciò che si svolge davanti ai loro occhi e farsene portavoce. Finché cercano la scienza e costruiscono solo dei sistemi, finché sono all’inizio della lotta, nella miseria non vedono che la miseria, senza scorgerne il lato rivoluzionario, sovvertitore, che rovescerà la vecchia società. Ma quando questo lato viene scorto, la scienza prodotta dal movimento storico – e al quale si è associata con piena cognizione di causa – ha cessato di essere dottrinaria per divenire rivoluzionaria”” (1). Con classica concisione Marx delineava in queste frasi il passaggio del socialismo dall’utopia alla scienza”” [Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1, 1968] (pag 302-303) [(1) Op.cit., p. 102]”,”MEHx-068″ “MEHRING Franz”,”La leggenda di Lessing. Per la storia e la critica del dispotismo prussiano e della letteratura classica.”,”Giudizio sulle qualità militari di Scharnhorst (pag 161-162) “”Con maggiore nettezza la nostra concezione si riflette sulla carriera di due famosi generali. Se l’esercito prssiano ha mai posseduto un generale e un organizzatore veramente geniale che arrivò alle cariche militari più alte con le sue sole forze attraverso tutti gli intrighi degli Junker nonostante la sua origine contadina, e che pure in quelle cariche conservò, sempre un cuore per il popolo e si mantenne immune da ogni boria soldatesca, questi fu Scharnhorst. Nel decennio prima di Jena lavorò con la massima alacrità alla riforma dell’esercito prussiano, ma vivendo in mezzo a questo esercito, nonostante tutti gli studi teorici dele campagne napoleoniche, restò prigioniero della strategia federiciana. Solo nella campagna autunnale del 1806, quando vide egli stesso manovrare le truppe francesi, negli ultimi preparativi della battaglia di Jena che egli doveva guidare come capo di stato maggiore generale del supremo comandante prussiano, gli cadde la benda dagli occhi. E cercò immediatamente di imitare la strategia superiore dei francesi, ma naturalmente senza successo data la struttura dell’esercito prussiano. Nessun «genio» militare poteva evitare la disastrosa sconfitta dell’esercito prussiano. Il vero genio di Scharnhorst si manifestò ormai nel riconoscere la reale connessione delle cose e nel non affidarsi al «genio», e, in sette anni di lotte quasi sovrumane contro il re incredibilmente angusto e contro la classe degli Junker incredibilmente egoista, nel porre l’esercito prussiano su quei fondamenti economci che gli resero possibile una lotta più fortunata con l’esercito francese. Scharnhorst e i suoi amici Gneisenau, Boyen, Grolman chiesero la liberaizone dei contadini almeno tanto energicamente quanto Stein, Schön, Hardenberg. Nella vergognosa fuga presso Jena il colonello York si distinse col suo reggimento di cacciatori in felici combattimenti ad Altenzaun e a Wahren; furono quelli i soli e isolati successi dell’esercito prussiano in tutta la campagna. York batté i reparti francesi che lo inseguivano con la stessa loro tattica della guerriglia. Ora York era tutto l’opposto di Scharnhorst: un ufficiale della vecchia scuola, che avrebbe conservato l’esercito federiciano fino all’ultimo bottone delle ghette, un arcigno sostenitore della più ferrea disciplina, uno Junker barbarico pieno dei più gretti pregiudizi di classe. Ma si era addestrato in quei battaglioni di fanteria leggera che Federico ordinò di costituire poco prima della sua morte, e, anche se in generale questi battaglioni non poterono sottrarsi alle condizioni di esistenza dell’esercito prussiano e perciò presto diventarono truppe di linea serrate come tutti gli altri battaglioni, tuttavia ci fu nell’esercito un reggimento che stava pressoché sui medesimi fondamenti economici dell’esercito francese: il reggimento dei cacciatori di cui York era stato nominato colonnello alcuni anni prima della battaglia di Jena. Il reggimento era stato formato da Federico nelle guerre di Slesia per avere alcune truppe mobili contro i croati e i panduri (1) dell’esercito austriaco; per questo scopo comprensibilmente non poteva essere formato da mercenari stranieri e da contadini schiavi, ma da gente che sentisse legato alla bandiera il proprio interesse personale”” (pag 161-162)”,”MEHx-004-B” “MEHRING Franz”,”Absolutism and Revolution in Germany, 1525-1848.”,”MEHRING Franz Engels Marx “”Simultaneously an official Austrian memorandum expressed itself in exactly the same way: ‘According to the normal course of events’ the French were already beaten, but they were always breaking out again with ‘fearful violence’, like a ‘raging torrent’. Indeed, even in the wars of 1813 to 1815, of all the Generals of the European Coalition, except for Scharnhorst, who died young, only Gneisenau was able to master the Napoleonic strategy thoroughly. He had to put up the sharpest fights, particularly with his Prussian subordinates, the Bülows and the Yorks, and in the same way he was a thorn in the flesh of the allied Monarchs, whose military advisers, Knesebeck on the Prussian side and Duka and Langenau on the Austrian side, were still deeply rooted in the military outlook of the eighteenth century. In court circles he and his staff were derided as ‘Wallenstein’s camp’. Even at Waterloo the linear tactics of the English army were still put to practical use, quite logically, since the army consisted of enlisted mercenaries. But it too would have been lost at Waterloo were it not for the timely arrival of the Prussians under Blucher and Gneisenau. It was only decades later that the Prussian army absorbed the Napoleonic strategy into its flesh and blood through the classical writings of Clausewitz, and a Prussian General answered the idle chatter about the Prussian schoolmaster who was supposed to have won the battle of Königgratz with the fitting words: ‘Yes indeed, the schoolmaster was called Clausewitz’ (57). The ‘genius’ of the great military commander is a peculiar thing altogether. In ‘Anti-Dühring’ Engels describes how, at the battle of St. Privat (58), where two armies with essentially the same tactical formations were fighting, the regular company columns on the German side dissolved into dense swarms of sharpshooters under the fearful fire of the French chassepot rifles, and how in the vicinity of the enemy rifle fire the soldiers moved only at the double. He then continues: ‘the soldier had once again been cleverer than the officer; ‘he’ had instinctively discovered the only tactic which up to now has proved to be of any value under fire from breech-loaders, and carried it out successfully despite all the efforts of the command’. That sounds very disrespectful, but in a slightly different wording, and certainly without any plagiarizing from Engels, the Prussian General Staff says the same thing, when it reports through the mouth of one of its most gifted members on the French revolutionary wars of the previous century: ‘It is most significant that skirmishing among the French troops of the day was in no way prescribed by the rules, for these were in all their essential features the same as the Prussian ones. The dispersed battle order of the French had not been made into a virtue, and because it corresponded with real conditions it became ‘a power”. Marx’s proposition that ‘not men’s consciousness determines their being, but on the contrary their being determines their consciousness’ emerges in a very clear light in the field of military history. The more powerful and the more direct is the contact with being, the faster and the more clearly does consciousness develop. In war, the soldier will generally feel reality and instinctively act in accordance with it much faster than the officer, and the highest ‘genius’ in the military commander consists in recognizing the inner reasons for the soldiers’ instinctive behaviour and acting decisively in accordance with this recognition”” (pag 111-112-113) [Franz Mehring, ‘Absolutism and Revolution in Germany, 1525-1848’, London, 1975] [(57) On the economic developments that led to the transformation of the Frederician strategy into the Napoleonic, see Engels, ‘Anti-Dühring’; (58) Battle of Saint-Privat – A battle in 1870 in the Franco-Prussian War at which the Germans suffered heavy losses (8,000 men in a matter of minutes) as the result of the accuracy of French rifle-fire] Su Stephan Born (1824-1898). Giudizio di Engels su Born (pag 266)”,”MEHx-072″ “MEHRING Franz, a cura di Ernst ENGELBERG”,”Krieg und Politik. Band I. Militärpolitische und Militärgeschichtliche Aufsätze.”,” Contiene lo scritto di Mehring: ‘Aus dem Briefwechsel zwischen Engels und Marx’ (‘Dalla corrispondenza tra Marx ed Engels’) (6 ottobre 1913) (pag 478-482)”,”MEHx-073″ “MEHRING Franz”,”Vita di Marx.”,”Opera dedicata a Clara Zetkin-Kundel, erede dello spirito marxista La parte terza del capitolo XII. ‘Il Capitale, 3. Il secondo e terzo volume’ è stata redatta da Rosa LUXEMBURG (v. ultima pagina prefazione dell’autore) Il capitolo IV è dedicato a ‘Friedrich Engels’ (pag 90-109) Il capitolo VIII è dedicato al rapporto Marx Engels: ‘Engels-Marx’ (pag 223-235) Critiche alla ‘Vita di Marx’ di Mehring da esponenti della Spd (Bernstein, Kautsky, Neue Zeit ecc.) a proposito del rapporto Marx-Engels – Lassalle e Marx-Engels – Bakunin (v. prefazione)”,”MAES-005-FF” “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume I.”,”Rapporto Marx – Lassalle “”Una volta Albert Lange, paragonando ‘Il capitale’ di Marx con il ‘Sistema dei diritti acquisiti’ di Lassalle ha detto: «Le due opere hanno in comune il fatto che in esse spicca una compenetrazione non più raggiunta dell’elemento speculativo e del materiale positivo, ma si differenziano per il fatto che Lassalle è più libero e – come natura essenzialmente filosofica – più indipendente rispetto al suo maestro (Hegel) per quanto riguarda la base speculativa, mentre il materiale giuridico della sua opera, elaborato con non comune energia spirituale, purtuttavia rimane elaborato proprio alla scopo di tale opera; in Marx, invece, il materiale economico scaturisce quasi da se stesso da una massa stupefacente di dati economici dominata con la più rara libertà, mentre la forma spculativa si attiene rigidamente alla maniera del modello filosofico (Hegel), e in molte parti dell’opera penetra faticosamente nel contenuto a svantaggio della sua efficacia». Questo giudizio, sotto un aspetto, deve essere semplicemente capovolto. Non era Lassalle che si comportava in maniera più libera e indipendente di Marx di fronte alla speculazione hegeliana, bensì all’inverso: Marx aveva saputo tener conto fino in fondo dell’errore di Hegel mentre Lassalle aveva fatto ciò soltanto a metà. L’errore di Lange si spiega percé egli stesso non ha capito il materialismo storico”” (pag 580-581)”,”MGEx-002-FC” “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume II.”,”””La stampa di partito era cresciuta in estensione ma non altrettanto in profondità. Molti dei nuovi giornali avevano ancora una base debole e dovevano fare i più grandi sforzi semplicemente per continuare a vivere. Ai loro redattori, in maggioranza operai, mancava il tempo per immergersi nella loro professione; quando alla loro argomentazione mancava la forza dei fatti, si disimpegnavano esprimendo con forza tanto maggiore le proprie convinzioni. Il partito non aveva neppure un organo direttivo”” (pag 479) (Il partito operaio socialista della Germania; incertezze teoriche. Engels vs Duhring)”,”MGEx-003-FC” “MEHRING Franz”,”Histoire de la social-démocratie allemande de 1863 à 1891.”,”La ‘posta rossa’. Leggi antisocialiste: chiusura dei giornali, associazioni, sindacati ecc. (pag 533-534); Nascita di due giornali socialdemocratici all’estero: La Lanterne e Freiheit e loro introduzione e diffusione clandestina in Germania (pag 538)”,”MEHx-077″ “MEHRING Franz”,”Vita di Marx.”,”””La battaglia contro le «leggende di partito» non era nuova per Mehring. In quel segno egli aveva scritto la sua Storia della socialdemocrazia tedesca e, di fronte alle perplessità e ai dissensi che alcuni giudizi contenuti in quell’opera aveva suscitato, aveva esplicitamente teorizzato la possibilità, anzi il dovere, per lo storico del movimento operaio, di ristabilire la verità delle cose infrangendo la incrostazione di interessi costituiti determinatasi nella conoscenza del passato (1). La novità, e la particolarità, del modo col quale Mehring riprendeva ora questo suo antico motivo, diremmo quasi l’accanimento che egli vi portò, derivavano da fatto che vi trasferiva tutte le istanze generali di rinnovamento che avvertiva nella socialdemocrazia tedesca degli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale e che, principalmente attraverso questa via, egli realizzava la rottura con Kautsky, con la interpretazione di Marx e con la sistemazione del marxismo delle quali il direttore della Neue Zeit si era fatto portatore”” [Ernesto Ragionieri, Introduzione al volume di Franz Mehring Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976, pag XIX] [(1) Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca, trad. di M. Montinari, pref. di E. Ragionieri, Roma, 1961, vol. II, p. 711] “”Karl Marx si immatricolò il 22 ottobre 1836. Delle lezioni accademiche non si curò troppo; in nove semestri non seguì più di dodici corsi, soprattutto corsi obbligatori di diritto, e anche di questi presumibilmente ha ascoltato poche lezioni. Degli insegnanti ordinari dell’Università, soltanto Eduard Gans ha esercitato un qualche influsso sulla sua evoluzione spirituale. Di Gans seguì le lezioni di diritto penale e di diritto civile prussiano, e lo stesso Gans attestò «l’eccellente diligenza» con cui Karl Marx seguì i due corsi. A questo proposito ha un valore di prova maggiore di tali attestati, che di solito si danno con molta indulgenza, la polemica spietata condotta da Marx nei suoi primi scritti contro la scuola storica del diritto, contro la cui angustia e ottusità, contro la cui dannosa influenza sulla legislazione e sullo sviluppo del diritto aveva già levato la sua voce eloquente il Gans, giurista ricco di cultura filosofica. Tuttavia per sua stessa ammissione, Marx si occupò dello studio della giurisprudenza soltanto come di una disciplina secondaria dopo la storia e la filosofia, e in queste materie non si preoccupò minimamente delle lezioni, ma si iscrisse soltanto al normale corso obbligatorio di logica, con Gabler, successore ufficiale di Hegel, ma il più mediocre tra i suoi mediocri ripetitori. Abituato a pensare con la sua testa, già all’Università Marx lavorava in maniera indipendente, e in due semestri si impadronì di tante cognizioni quante venti semestri non sarebbero bastati a elaborare col lento imbottimento delle lezioni accademiche”” [Franz Mehring, Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976, pag 13-14, capitolo II, ‘Il discepolo di Hegel’]”,”MEHx-078″ “MEHRING Franz”,”Nuovi contributi alle biografie di Karl Marx e Friedrich Engels. (Franz Mehring: ‘Neue Beiträge zu Biographien von Karl Marx und Friedrich Engels’, April 1907.”,”””Joseph Weydemeyer resistette in Germania ancora due anni dopo il 1849, l’anno in cui ebbe inizio il periodo della reazione, infine nel 1851 dovette abbandonare il paese ed emigrò negli Stati Uniti dove svolse un’attività intensa e fruttuosa, fornendo un contributo inestimabile all’organizzazione dei lavoratori e alla diffusione delle teorie economiche propagandate dal Manifesto comunista. Venne in questo aiutato con entusiasmo dal suo compagno e amico Hermann Meyer. Collaborò alla ‘Reform’ di New York, alla ‘Neu-England-Zeitung’ (di Boston), alla ‘Turnzeitung’ e ad altri giornali; tenne inoltre conferenze sulle questioni economiche del paese. Infine, trasferita la propria resistenza a Saint Louis, partecipò valorosamente alla guerra contro i ribelli sudisti, prima come capitano di compagnia e poi come colonnello di reggimento. Alla fine della guerra civile venne nominato sovrintendente alle finanze della città di Saint Louis. Nell’autunno del 1866 la morte si portò via quest’uomo da tutti stimato. La sua coraggiosa e adorata moglie, una Lüsung di nascita, gli sopravvisse per diversi anni. Il figlio Otto partecipò intensamente, negli anni Settanta, all’attività di agitazione dell’Internazionale, e credo che ora viva in Messico. Sua figlia Laura sposò Max Livingston che fu tra i primi membri del Communist Club di New York assieme a suo fratello Julius, e contribuì efficacemente all’agitazione dell’Internazionale negli Stati Uniti. Dopo la morte della signora Weydemeyer, Max Livingston entrò in possesso del lascito di Joseph Weydemeyer, e, dopo la loro dipartita, anche di quello di Hermann Meyer, di Max Joseph Becker (di Hanne), e di una parte del lascito di Siegfried Meyer”” (pag 4); “”Mentre i profughi democratici piangevano sempre più disperati sulle loro speranze deluse, Marx e Engels sapevano cosa c’era da fare nella fase di pausa dello sviluppo rivoluzionario. Nel poscritto a una lettera del 27 giugno 1851 a Weydemeyer, in cui Marx si diceva molto amareggiato per gli intrighi di Kinkel, Ruge e Willich, scriveva (14): «In genere sto dalle nove del mattino alle sette di sera al British Museum. La materia su cui sto lavorando è così maledettamente ramificata / estesa e complessa che, nonostante tutto il mio impegno, non riuscirò a concludere lo studio prima di sei, otto settimane. Ci sono anche intoppi pratici, inevitabili nell’ambiente di Londra, dove si prende tutto con flemmaticità. Nonostante tutto il mio lavoro si sta avviando alla conclusione. Qualche volta è necessario costringersi a concludere. Quei “”simpletons”” (15) di democratici, che sono illuminati “”dall’alto””, non hanno naturalmente bisogno di simili fatiche. E allora che fatichino con l’economia e la storia, questi sfaticati! È tutto così semplice, come suole dirmi l’egregio Willich. Tutto così semplice! In queste teste vuote. Forza allora sempliciotti!»”” (pag 9) [Franz Mehring, Nuovi contributi alle biografie di Karl Marx e Friedrich Engels. (Franz Mehring: ‘Neue Beiträge zu Biographien von Karl Marx und Friedrich Engels’, April 1907; traduzione dal tedesco) [Die Neue Zeit, 25. Jg. 1906/07, Zweiter Band, S. 15-21. Nach Gesammelte Schriften, Band 4, S. 77-86, April 1907] [(14) Marx Engels, Opere Complete, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pag 572 (ndt); (15) Sempliciotti, semplicioni (ndt)]”,”MEHx-001-FGB” “MEHRING Franz”,”Storia della Germania moderna.”,”La Storia della Germania moderna nacque dalle lezioni che il Mehring tenne a partire dal 1905 nella scuola istituita a Berlino per iniziativa della sinistra socialdemocratica e nella quale insegnavano, al suo fianco, Rosa Luxemburg, Rudolf Hilferding, Hermann Duncker, Emmanuel Wurm, Gustav Eckstein, Hugo Heinemann, molti dei quali facevano parte allora della frazione di sinistra del partito.”,”MEHx-001-FL” “MEHRING Franz”,”La leggenda di Lessing. Per la storia e la critica del dispotismo prussiano e della letteratura classica.”,”””A Breslavia Lessing ha vissuto sino alla fine della guerra dei sette anni, e ancora un paio d’anni di poù. È il periodo della sua vita intorno al quale siamo meno informati: di questo tempo esistono solamente due lettere sue e a lui indirizzate e qualche scarsa e frammentaria comunicazione di questo o di quell’amico di Breslavia. Inoltre per cinque ani non ha pubblicato niente; egli voleva «per lungo tempo stare come un brutto verme, come crisalide nel bozzolo, per poter ritornare alla luce come un uccello luminioso». La stranezza che quest’uomo così profondamente borghese si sia immerso nell’esercito feDEriciano è resa a sua volta comprensibile dalla mostruosità della situazione tedesca. Sansone non aveva altro luogo per sfuggire ai filistei”” (pag 264)”,”MEHx-001-FC” “MEHROTRA N.C.”,”The Socialist Movement in India.”,”MEHROTRA N.C. è un ex Head Department of Political Science S.S. College Shahjahanpur. “”Nel 1944 l’ offerta di Gandhi di negoziare con Jinnah sulle basi delle CR Formula per spartire l’ India creò sensazione tra i Socialisti. I colloqui Gandhi-Jinnah fallirono senza portare alcun risultato, ma posero Jinnah su di un alto piedistallo e ci fu un enorme ascesa di forza alla Lega Musulmana (Muslim League). Anche in carcere i Socialisti erano scontenti dell’ atteggiamento dilatorio e ambivalente dei leaders del Congresso.”” (pag 91) JP (NARAYAN JAYAPRAKASH). Difendendo il nuovo pronunciamento del Partito, JP, a Patna disse: ‘Ho letto Marx. Ho studiato gli scritti di Lenin. Una volta ero comunista. Marx e Lenin hanno entrambi detto che la democrazia e il socialismo sono inseparabili. Marx sosteneva che solo sotto il socialismo il popolo godrà di una vera libertà ed eguali opportunità per realizzare il meglio di se stesso.”” (…) “”Nessun marxista può dire che la democrazia e il socialismo sono in contraddizione, neppure Stalin o Trotsky o Mao Tse-tung’ (…)””. (pag 107) “”Nella sua relazione all’ Ottava Conferenza nazionale del Partito a Madras dall’ 8 al 12 marzo 1950, JP chiese ai lavoratori del partito di interpretare Marx nelle condizioni oggettive prevalenti in India. Disse: ‘Le radici del Socialist Party sono sul suolo indiano. La storia indiana, retroterra ed esperienza dei passati sedici anni lo hanno formato e plasmato; come pure il pensiero socialista internazionale e le esperienze della ricostruzione socialista in Europa ed altrove'””. (pag 107) “”When Prime Minister Indira Gandhi put the name of Jayaprakash Narayan, 72, at the head of her list of political opponents to be arrested two weeks ago, she must have been struck by the irony of the situation. “”J.P.,”” as he is known to almost everyone in India, was the grand old man of Indian politics, a confidant of Nehru and Mahatma Gandhi, and someone she had known since she was a child. In 1942, when she was imprisoned without trial for her efforts in the “”Quit India”” campaign to drive out the British, Narayan became a national hero—and one of the British Raj’s most wanted criminals—for his sabotage work in the independence movement. Now Narayan was leading a grass-roots movement against corruption, a movement that seriously threatened Mrs. Gandhi’s hold on her office and perhaps the stability of Indian society. Critics see him as an irresponsible rabble-rouser out to destroy democratic government. To his admirers, he is the champion of the downtrodden, a political savior who has emerged from retirement to save them from what they see as despotic rule. The independent-minded son of a minor Bihar state official, Narayan at the age of 19 used a $600 wedding gift to set off alone to the U.S., where he studied at Berkeley and the University of Wisconsin and became a convert to Communism. Returning to India, he became deeply involved with Gandhi and Nehru in the independence movement. Still, he was not an advocate of Gandhi’s principles of nonviolence and organized a guerrilla force to disrupt rails and communications and foment strikes and riots. Following independence in 1947, he grew increasingly disenchanted with party politics and even spurned offers by Nehru to join his Cabinet. Explained Narayan: “”The party system, so it appeared to me, was seeking to reduce the people to the position of sheep whose only function was to choose periodically the shepherds who would look after their welfare.”” Despite Narayan’s criticism of government corruption, his movement offers no clear-cut program for social or economic reform. J.P. talks vaguely of “”partyless democracy”” and returning power to the villages. He urges his followers to engage in such tactics as gherao (laying siege) and dharna (sit-ins). But almost invariably his civil-disobedience campaigns have turned violent. When rampaging students in Gujarat managed to bring down the state government, J.P. was impressed and decided to try to do the same thing in Bihar, his home state. The demonstrations led to riots, and Mrs. Gandhi appealed to J.P. to call them off. He refused. When Railways Minister Lalit Mishra was assassinated on a visit to Bihar last January, the Congress Party accused Narayan of unleashing a “”cult of violence, intimidation and coercion.”” “” (fonte Time 16.7.2008)”,”MASx-015″ “MEHROTRA S. R.”,”A History of the Indian National Congress. Volume One. 1885-1918.”,”MEHROTRA S. R. (1931) è professore di storia (Maharshi Dayanand University, Rohtak. Ha insegnato in varie università. E’ autore di vari volumi sull’India.”,”INDx-121″ “MEHTA Suketu”,”Maximum City. Bombay città degli eccessi.”,”Suketu Mehta è scrittore e giornalista. Vive a New York. Ha pubblicato i suoi lavori su ‘He New York Times Magazine’, ‘Granta’, ‘Harper’s’, ‘Time’. “”Bombay ha una volta e mezza la percentuale di residenti musulmani rispetto al paese nel suo complesso; i musulmani costituiscono più del 17 per cento dei diciannove milioni di abitanti di Bombay. In tutta l’India i musulmani sono centoventi milioni, il 12 per cento del totale. Ciò significa che l’India ospita la seconda comunità musulmana del mondo. Mezzo secolo dopo la Partizione, ci sono ancora più musulmani in India che in Pakistan. Scegliendo di restare, hanno votato con il loro piedi. Ma la maggoir parte degli indù della città non crede al patriottismo dei musulmani. Sono convinti, stando a quanto scrisse Thackeray sul giornale del suo partito subito dopo la caduta della Babri Masjid, che «il Pakistan non ha bisogno di attraversare il confine e attaccare l’India. Duecentocinquanta milioni di musulmani leali al Pakistan scateneranno una sollevazione armata in India. Sono ua delle sette bombe atomiche del Pakistan». E ancora: «un musulmano, a qualsiasi paes appartenga, è innanzitutto un musulmano. La nazione ha per lui un’importanza secondaria». I musulmani di Bombay sono il gruppo di seguaci di Maometot più variegato del paese”” (pag 54); “”In risposta al Rapporto Srikrishna, il “”Times of India”” pubblica un editoriale intitolato “”Sanare le ferite””, che auspica riconciliazione ma non giustizia. Un giornalista del “”Times”” mi racconta che utti in redazione hanno ricevuto istruzioni di minimizzare la portata del rapporto; tutti gli articoli in proposito, persino i profili biografici del giudice [Srikrishna], devono essere approvati dal caporedattore. L’argomento addotto dalla direzione è che qualsiasi articolo troppo favorevole provocherebbe una rivolta dei musulmani. Al momento, nell’intera redazione di Bombay c’è un solo giornalista musulmano”” (pag 84-85)”,”INDx-014-FC” “MEIER Christian”,”Atene. La città che inventò la democrazia e diede un nuovo inizio alla storia.”,”Christian MEIER (Stolp, Pomeriania, 1929) dopo aver studiato a Francoforte e insegnato a Friburgo, Basilea, Colonia e Bochum, è attualmente professore di storia antica presso l’ Università di Monaco di Baviera. Tra le sue opere: -Res Publica Amissa (1966) -Entstehung des Begriffs ‘Demokratie’ (1970) -Die Enststehung des Politischen (1980), traduz: La nascita della categoria del politico in Grecia, 1988 -Giulio Cesare (1982), tradotto in italiano GARZANTI, 1993) Nel 490 aC, seguendo l’audace strategia studiata dall’ ateniese TEMISTOCLE, la più esigua flotta delle città greche sconfigge quella del persiano SERSE, sovrano dell’ impero più potente dell’ epoca. Quella vittoria, che vede l’ ingresso di una piccola città nella politica mondiale, segna un ‘nuovo inizio’ per la storia: la nascita dell’ Occidente.”,”STAx-047″ “MEIER Cristian”,”Giulio Cesare.”,”Christian Meier è professore di Storia Antica presso l’Università di Monaco di Baviera, autore tra gli altri di: “”La nascita della categoria del politico in Grecia””, “”L’identità del cittadino e la democrazia in Grecia””, “”Progresso. I concetti della politica””, “”Atene””, “”l’Arte politica della tragedia greca””. Meier inserisce la parabola di Giulio Cesare all’interno della crisi del sistema repubblicano e dei suoi risvolti politici, militari e sociali. Da questa ricostruzione emergono mille sfaccettature di una delle figure più carismatice della storia romana: dallo stratega capace di trascinare i suoi uomini nelle imprese più azzardate, al politico e diplomatico, fino all’oratore e scrittore. Partendo dagli anni della giovinezza, Meir traccia un ritratto di Cesare temerario e sfrontato, dotato di una inesaurìbile energia; ma anche quello di un outsider che disubbidì alla disciplina del suo ceto. “”Egli introdusse subito anche una novità: sulle discussioni del senato e dell’ assemblea popolare dovevano essere redatti e pubblicati resoconti giornalieri. Un contributo a una vita politica più obiettiva, pragmaticamente pensato, secondo un’ antica tendenza della politica democratica, non necessariamente comodo per i senatori, ma giustificabile: avrebbe anche garantito contro false interpretazioni dei dibattiti senatoriali. Probabilmente si esprimeva in questo, come più tardi nei suoi resoconti di guerra, l’ importanza attribuita da Cesare alla documentazione. Egli aveva sempre in mente anche la posterità. Essa costituiva il più vasto orizzonte nel quale si muoveva la sua etica delle grandi imprese.”” (pag 213)”,”STAx-165″ “MEIER-COLOMBO Chiara PARRELLA Giovanni PERLA Ada, a cura”,”Portateci nel cuore. Lettere di condannate a morte nella Resistenza europea.”,”””Rudolf e Marie Fischer. (Austria). “”Marie era nata a Vienna nel 1903. Fu impegnata nella Resistenza antinazista a fianco del marito, Rudolf, di due anni più giovane. Questi, membro del clandestino Partito comunista austriaco, aveva fondato un gruppo di Resistenza – denominato «Siegel» dal suo nome di battaglia – da lui organizzato e diretto fino a che i nazisti non li scoprirono. La Gestapo arrestò entrambi il 29 aprile 1941. Dopo essere stati torturati, furono… processati … e decapitati”” (pag 12) “”Hedy Urach. (Austria). Hedy Urach «Emma» nacque a Vienna il 20 agosto 1910, in una famiglia socialista. Fin dall’adolescenza, fu attiva nell’associazionismo giovanile del Partito comunista austriaco. Frequentò la Scuola Lenin di Mosca, poi, tornata in patria, organizzò attività clandestine (1934-1938) in diverse zone dell’Austria. Dopo l’annessione del paese da parte del Reich, lei e i componenti della sua famiglia vennero arrestati. Rimessa in libertà, si recò in Belgio, dove prese contatti con la Resistenza del luogo. Quando la Germania invase il Belgio, tornò clandestinamente in Austria. Arrestata nel giugno del 1941 nel corso di una retata della Gestapa … fu processata a Vienna … e decapitata il 17 maggio 1943″” (pag 15) “”Fernande Volral. (Belgio). Fernande Volral era nata nel 1920 a Charleroi (Belgio). Nel 1940 entrò nella clandestina Armée belge des Partisans. Il 23 febbraio 1943, per aver ferito un soldato tedesco, fu catturata e condotta in carcere a Bruxelles. Nel mesi di settembre fu deportata nel campo di Nielzen, in Germania. Fu processata il 26 marzo 1944, e decapitata….”” (pag 18) “”Marie Kuderiková. (Cecoslovacchia). Nata in Moravia in una famiglia cattolica, dopo le scuole iniziò a lavorare come operaia nello stabilimento Rácek di Brno. Immediatamente iniziò il suo lavoro politico clandestino con il Partito comunista cecoslovacco, … Nel dicembre 1941, venne arrestata in fabbrica durante un turno di lavoro. Durante gli interrogatori, venne picchiata e seviziata … processata … il 16 novembre 1942 e condannata a morte. Fu decapitata il 26 marzo 1943, insieme al suo compagno, ma anche al giovane che l’aveva denunciata”” (pag 29) “”Cato Bontjes van Beek. (Germania). Nata il 14 novembre 1920, si trasferì preso a Berlino e da giovane lavorò come ceramista. Fu nel gruppo «Schlze-Boysen-Harnack» dedita alla preparazione e diffusione di volantini clandestini… Fu arrestata dalla polizia segreta a Berlino, il 20 settembre 1942, e tradotta nel carcere di Alexanderplatz. Processata il 21 gennaio del 1943, fu impiccata il 5 agosto dello stesso anno….”” (pag 49) “”Gertrud Lutz Schloitterbeck. (Germania). Gertrud nacque a Stoccarda nel 1910, in una famiglia operaia i coi componenti iniziarono a subire persecuzioni fin dall’avvento del nazionalsocialismo. Dopo di allora, Gertrud, fu arrestata una prima volta, passando tre anni fra carcere e campo di concentramento. Quando fu rilasciata, riprese l’attività clandestina, senza interromperla neanche quando – nel 1942 – diventò madre di una bambina e il marito morì sul fronte di Stalingrado. Fu arrestata dalla Gestapo nell’estate del 1944, insieme a tutta la sua famiglia. Durante l’arresto, le venne strappata la bambina e ucciso suo fratello. Gertrud fu giustiziata il 30 novembre 1944 nel campo di concentramento di Dachau, insieme al padre, alla madre, alla cognata e a cinque amici di famiglia”” (pag 63) (…) ‘Caro, buon paparino, ti scrivo questa lettera dalla prigionia tedesca. Quando tu, paparino, la leggerai, io non sarò più viva. Ecco la preghiera che ti faccio, padre: punisci i sanguinari tedeschi. Questa è l’ultima volontà di tua figlia che sta per morire… Quando ritornerai, non cercare la mamma. I tedeschi l’hanno fucilata. Quando cercavano di strapparle la verità su di te, l’ufficiale la picchiava al viso col frustino. La mamma non resistette e orgogliosamente disse: «Voi non mi spaventate picchiandomi. Io sono sicura che mio marito tornerà indietro e vi caccerà via, vigliacchi usurpatori, fuori di qui». L’ufficiale allora sparò in bocca alla mamma… Katja Susanina. Negli anni in cui la belva nazifascista si scatenò – oltre alle decine di milioni di morti della guerra da essa causata – internò, deportò, torturò e uccise con modalità orribili un numero imprecisato di persone. In questo libro alcune «ultime lettere» di donne (quando non bambine) di tutta Europa, Germania e Italia comprese, in una raccolta che provoca sentimenti devastanti’ (Katja Susanina) (quarta di copertina) Notizie sui curatori. Chiara Meier Colombo è nata a Roma nel 1979. Laureata in filosofia all’Università di Roma Tre. Giovanni Parrella (Roma, 1970) già delegato per la memoria storica dell’ex V Municipio di Roma, è autore, assieme a Massimo Ricchioni del libro ‘Il Gobbo del Quarticciolo e la sua banda nella Resistenza’ (Milieu edizioni, 2015). Ada Perla è nata a Roma nel 1960. Grafica e laureata in storia dell’arte. Tamara Ferretti è nata a Falconara Marittima (Ancona) nel 1954. Fin da giovanissima ha ricoperto ruoli istituzionali (Comune di Ancona) e sindacali in Italia e in Europa. È presidente dell’Anpi di Ancona e componente della Segreteria nazionale dell’Anpi come responsabile del Coordinamento donne.”,”GERR-059″ “MEIJER H. Canne von”,”Die Arbeiter-rätebewegung in Deutschland (1918-1933).”,”MEIJER H. Canne (1890-1962), lavoratore siderurgico svolse lavoro politico nel ‘Gruppe Internationaler Kommunisten’ e insieme a Jan APPEL fu un dirigente del KAP olandese.”,”MGER-038″ “MEIJER Jan Marinus”,”Knowledge and Revolution the Russian colony in Zürich (1870-1873). A contribution to the Study of Russian Populism.”,”””Among the contributors to the second volume of ‘Forward!’ were P.N. Tkacev and German Lopatin. Lopatin described Irkutsk, the place he had visited in his unsuccessful attempt to liberate Cernysevkskij. He cannot be said to have belonged to the ‘Forward!’ group. He was a personal friend of Lavrov, but throughout the ‘seventies he did not adhere to any one organization, and served the movement in general.”” (pag 148)”,”MRSx-055″ “MEIJER Canne”,”Il movimento dei Consigli in Germania (1919-1936).”,”Scorcio sulla storia comunisti di consiglio in Olanda (pag 39) Marx e Engels sull’ ora di lavoro sociale (pag 43)”,”MGER-130-B” “MEIKSINS WOOD Ellen WOOD Neal”,”A Trumpet of Sedition. Political Theory and the Rise of Capitalism, 1509-1688.”,”Ellen Meiksins Wood is Professor of Political Science at York University, Toronto. Neal Wood is professor Emeritus of Political Science at York University. Acknowledgements, Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Some Additional Reading, Index”,”STOS-022-FL” “MEILE Pierre”,”Storia dell’ India.”,”MEILE è Professore all’ Ecole Nationale des Langues Orientales vivantes.”,”INDx-025″ “MEILLET Antoine”,”Esquisse d’une histoire de la langue latine.”,”Langue d’un grand empire, le latin a fourni à la civilisation moderne la base de son expression linquistique. Si le grec a servi d’organe au développement de la pensée rationnelle, le latin, lui, est à l’origine de notre idée de l’État et du droit. Avertissement, Avertissement du second tirage, Avertissement du troisième tirage, Introduction, Bibliographie, Index, Librairie Klincksieck, série linguistique n. 14,”,”VARx-063-FL” “MEINECKE Freidrich a cura di Maria Teresa MANDALARI”,”Senso storico e significato della storia.”,”La storia e il presente, il dialogo politico di RANKE, la concezione storica di DROYSEN, classicismo romanticismo e pensiero storico nel secolo XVIII, la passeggiata di SCHILLER, contributo alla storia dell’origine dello storicismo e dell’ idea individualistica di SCHLEIERMACHER.”,”GERS-005″ “MEINECKE Friedrich”,”La catastrofe della Germania. Considerazioni e ricordi.”,”[‘Friedrich Meinecke, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale (…) imputò l’ascesa del Terzo Reich in primo luogo alla sete di potenza della Germania, un’ossessione che aveva cominciato a svilupparsi alla fine del XIX secolo, con Bismarck, e si era fatta via via più accentuata con il Kaiser Guglielmo II e durante la Prima guerra mondiale. Tutta la Germania, sosteneva Meinecke, era pervasa da un militarismo che consentiva all’esercito di sviluppare una pesante e nefasta influenza sulla situazione politica. Il paese aveva acquisito una capacità industriale straordinaria, ma per raggiungere tale risultato si era dato moltissimo spazio all’istruzione tecnica in senso stretto, a scapito di una più generale educazione morale e culturale. Le riflessioni di Meinecke, pubblicate nel 1946 con il titolo ‘Catastrofe della Germania. Considerazioni e ricordi’ sono state importanti tanto per i loro limiti quanto per il loro coraggioso tentativo di ridefinire le convizioni e le aspirazioni politiche di una vita intera’ (Richard J. Evans, La nascita del Terzo Reich’, Mondadori, 2006, pag 648, prefazione)]”,”GERS-006″ “MEINECKE Friedrich”,”Esperienze 1862-1919.”,”MEINECKE dà voce in questo volume alle speranze della sua generazione di “”uomini di libri”” e intellettuali tedeschi: la generazione di quanti non compresero a fondo “”il demoniaco della vecchia potenza”” prussiano-tedesca e coltivarono il sogno che “”il bisogno di potenza della Germania e il bisogno di libertà dei… vicini potevano venire equilibrati da una mano delicata””.”,”GERS-017″ “MEINECKE Friedrich”,”L’ idea di ragion di stato nella storia moderna.”,”MEINECKE, nato nel 1862 nella Bassa Sassonia e morto a Berlino nel 1954, è uno dei maestri della storiografia idealistica del secolo XX. Allievo a Berlino di DROYSEN e di Reinhold KOSER, tenne la cattedra di storia moderna a Strasburgo, a Friburgo, a Berlino. Dal 1895 diresse dapprima insieme a TREITSCHKE, poi da solo, la rivista ‘Historische Zeitschrift’, il maggior organo della storiografia tedesca, finché nel 1935 il nazismo lo costrinse a lasciare il posto. Dopo la seconda guerra mondiale e la catastrofe della Germania, di cui cercò di indagare le ragioni in uno dei suoi ultimi scritti ‘Die deutsche Katastrophe’, M. fu primo rettore e poi rettore onorario della Libera Università di Berlino. ‘Cosmopolitismo e Stato nazionale’ (1908) e ‘Le origini dello storicismo’ (1936) formano con ‘L’idea della ragion di Stato’ la trilogia fondamentale della produzione del grande storico delle idee. “”Punto di partenza è naturalmente Machiavelli, il primo che ha posto in modo deciso il problema della ragion di Stato, senza tuttavia avvertire il dilemma profondo che sorge dalle sue affermazioni fra politica e morale, fra azione “”secondo l’ impulso della forza’ e azione ‘secondo la giustificazione morale’. “” E (Federico il grande, ndr) non soltanto riteneva permesso e giusto trarre la spada per decidere di diritti controversi e, com’era ben naturale, per difendere il proprio paese, ma l’ interesse dell’ equilibrio europeo poteva a suo giudizio giustificare perfino guerre offensive, “”guerre di precauzione, quando la grandezza eccessiva delle più forti potenze europee minaccia di straripare e di sommergere l’ universo””. Egli accettava espressamente la massima che “”praevenire”” è meglio che “”praeveniri””. (pag 304)”,”TEOP-156″ “MEINECKE Friedrich, a cura di Salvatore CARANNANTE”,”‘Il principe’. Un’introduzione.”,”F. Meinecke ha pubblicato ‘Cosmopolitismo e stato nazionale’, ‘L’idea della ragion di stato nella storia moderna’, ‘Le origini dello storicismo’. ‘Italia schiava e vituperata’ Virtù e fortuna. Machiavelli proclamò la rivolta della ‘virtù’ contro la ‘fortuna’, rimproverando i principi italiani di essere privi di una propria ‘virtù’. “”Machiavelli penetrò più profondamente anche in tale questione, e quanto afferma al riguardo è contraddistinto da un tono peculiare, spesso sconvolgente. Talvolta ‘virtù’ e ‘fortuna’ vengono enfatizzate al punto da apparire personificazioni demoniche. In due casi, Cesare Borgia e Castruccio Castracani, Machiavelli ha raffigurato, con la massima intensità e adottando un grande stile tragico, come la ‘virtù’ fallisca dinanzi alla ‘fortuna’, come l’acutezza e l’astuzia dell’uomo (40), la sua forza nel momento di massima concentrazione, possono essere repentinamente precipitate dal culmine del successo (25) alla morte o alla rovina. E di nuovo si immerse nella riflessione intorno ai modi misteriosi in cui la ‘fortuna’ plasma quelle condizioni e quelle contingenze del tutto peculiari, necessarie e insostituibili che, sole, consentono alla ‘virtù’ specifica dell’uomo di manifestarsi. Queste affascinanti speculazioni potevano risolversi in un fatalismo infiacchente e in una fede astrologica. Machiavelli era ben capace di vedere che i suoi contemporanei, nella tempesta degli eventi che sembravano farsi beffe di qualsiasi calcolo umano, tendevano a stare con le mani in mano e a lasciarsi trascinare dal destino. Eppure egli squarciò con mano energica la rete che sentiva incombere anche sul proprio spirito e proclamò la rivolta delle ‘virtù’ contro la ‘fortuna’. Rimproverò pertanto ai principi italiani di aver affidato le proprie faccende esclusivamente alla ‘fortuna’, essendo privi di una propria ‘virtù’. «Vogliono che quella gli signoreggi, non essi signoreggiare quella». ‘Fortuna’, come insegnò nel ‘Principe’, domina solo una metà della vita; l’altra metà, o poco meno, è stata lasciata al nostro controllo. E uno dei più semplici ma grandi principi fondamentali del suo spirito era che questo confine tra ‘fortuna’ e ‘virtù’, tra la necessità del fato e il proprio libero agire possa essere gradualmente spostato mediante la tenace resistenza della ‘virtù’ come afferma nel capitalo XXV del ‘Principe’ (…)”” (pag 62-63) [Friedrich Meinecke, ‘Il principe’. Un’introduzione’, Edizioni della Normale, Pisa, 2023]”,”STOx-357″ “MEISENHELDER Thomas”,”Marx, Engels, and Africa.”,”Thomas Meisenhelder, Dipartimento di Sociologia, California State University, San Bernardino, CA Nel 1993 Edward Said disse che Marx ed Engels avevano ampiamente una visione hegeliana dell’Africa (pag 197) Marx Engels “”Colonialism would, both men believed, end the isolation of the colonies and break down cultural walls of superstition and tradition. Indeed Engels (Avineri, 1968, 43) characterized the French conquest of Algeria as “”a… fortunate fact for the progress of civilization””. But Marx and Engels were also very clear about the horrible destruction caused by European colonialism (1). First; they recognized colonialism in general, and the so-called “”scramble for Africa””, in particular, as the world expansion of capitalist exploitation and the rule of profit (Engels, 1978, 54-58). They realized that one effect of colonialism on the colonies would be to expropriate land from the masses. They knew that colonialism would decimate local industries Marx, 1979, 93-94). Commenting on British rule in India Marx (1979, 126) wrote that “”England has broken the entire framework of Indian society”” and ended the village economic system. Along with a relatively small group of commentators Marx and Engels consistently decried the horrid brutality of colonial rule and continually criticized the foreign policy decisions of officials such as Lord Palmerston. They were careful to include in their analysis of colonialism descriptions of “”the profound hypocrisy and inherent barbarism of bourgeois civilization””, which “”lies unveiled before our eyes in the colonies”” (cited in Pieterse, 1992, 100). Marx and Engels of course realized that – the “”white man’s burden”” aside – colonialism was an economic process. (…)”” (pag 198-199) [Thomas Meisenhelder, Marx, Engels, and Africa’, Science & Society, n. 2 Summer 1985] [(1) In his introduction to ‘Pre-Capitalist Economic Formations’, Hobsbawm (1965, 50) argues that this insight was especially salient for the “”elder”” Marx]”,”MAES-199″ “MEISNER Maurice”,”Li Ta-Chao and the Origins of Chinese Marxism.”,”MEISNER Maurice “”The dominance of the factor of consciousness in Li’s world view colored his entire conception of the nature of the socialist movement. For Li, socialism was not something to be defined primarily in economic terms but was rather a phenomenon that arose out of the knowledge, the emotions, and the wills of men.”” (pag 149)”,”MCIx-045″ “MEISNER Maurice”,”Li Ta-Chao and the Origins of Chinese Marxism.”,”MEISNER Maurice “”Li did not derive these views from Marxism, but he could have found considerable support in Marxist historical writings for an emphasis upon geographical and climatic factors in history. Marxists have been quick to deny that geography, which is unchanging, can account or historical change, but the geographical environment is in fact the starting point of the Marxist analysis of history. Marx himself attached considerable importance to “”the natural conditions in which man finds himself – geological, orohydrographical, climatic and so on””. “”All historiography””, he wrote, “”must begin from these natural bases and their modification in the course of history by men’s activities.”” (Marx and Engels, The German Ideology (1939) p.7). It is well known, moreover, that Marx believed that capitalism could only have developed in the temperate zone (Marx, Capital, II, 176). The importance of geographic factors had been emphasized by many of the successors of Marx. Plekhanov, for example, wrote, evolution of the forces of production,and this, in its turn, determines the development of economic forces, and therefore the development of all the other social relations”” (Plekhanov, Fundamental Problems of Marxism, p. 34). The influence of the geographic enrivonment was also the basis of Marx’s theory of the “”Asiatic mode of production””. This theory purported to explain the peculiarities in historical development of at least a part of the non-Western world on the basis of the economic need for large-scale irrigation works managed by the state. The theory appeared in various writing of Marx, including ‘Capital’, as a general sociohistorical concept, which Marx employed to describe traditional Indian and other societies (1) but which he did not apply to China and Japan (2). However, in one case – the well-known Preface to ‘The Critique of Political Economy’ – Marx mentioned the “”Asiatic mode of production”” as one stage (the one preceding slavery) in his general scheme for the periodization of Western history (3). Despite his rejection of a unilinear scheme of historical development, and despite his emphasis on geography as the main factor determining the differences between East and West, Li Ta-chao did not employ the concept of the “”Asiatic mode of production”” to explain these differences. Although he had read ‘Capital’, Li chose to treat the “”Asiatic mode””, as Marx had in the Preface, simply as an ancient antecedent of modern Europe (4). It played no part in his view of traditional China”” [Maurice Meisner, Li Ta-Chao and the Origins of Chinese Marxism, 1967] [note: “”(1) Marx’s most complete statement of the theory of the “”Asiatic mode of production”” appeared in his essay “”The British Rule in India””, which was published originally in ‘The New York Tribune, June 25, 1853; (2) For some of the reasons why Marx failed to apply the concept to China, see my article “”The Despotism of Concepts: Wittfogel and Marx on China””, ‘The China Quarterly, N° 16: 99-111 (Octorber-December 1963); (3) Marx and Engels, Selected Works, I, 363; (4) Li Ta-chao, “”Wo ti Ma-k’o-ssu chu-i kuan””, Pt. I, p. 532″”] (pag 172-173) (note pag 288)”,”TEOC-596″ “MEISSNER Hans-Otto”,”Spia e controspia. Il caso Sorge.”,”Sorge, capo del servizio informazioni tedesco in Giappone, ha deciso nel corso dell’ultima guerra in modo più fatale per la Germania. Figlio di padre tedesco e madre russa, nipote del segretario privato di Marx, Richard Sorge non conosceva né patria né ideali. Ossessionato dall’idea di uscire dal buio dell’anonimità e di dominare, ha messo in moto, da solo, armate gigantesche, inserendosi in modo determinante nella storia del mondo.. L’autore Hans-Otto Meissner, fu per anni presso l’Ambasciata tedesca a Tokio, quale attaché e relatore personale dell’ambasciatore. A quell’epoca egli era amico di Sorge, senza avere però su di lui il minimo sospetto.”,”QMIS-009-FL” “MEJCHER Helmut”,”Sinai, 5 giugno 1967. Il conflitto arabo-israeliano.”,”MEJCHER Helmut insegna storia moderna nell’ Università di Amburgo. Tra i suoi libri ‘Imperial Quest for Oil’ (1976), ‘Die Politik und das Öl im Nahen Osten’ (1980 e 1990, 2 voll), ‘Geschichte der arabischen Welt’ (1987). E’ tra i curatori di una collana tedesca di studi di storia contemporanea del Medio Oriente e dell’ Africa settentrionale.”,”VIOx-061″ “MEJCHER Helmut”,”Sinai, 5 giugno 1967. Il conflitto arabo-israeliano.”,”H. Mejcher insegna storia moderna nell’Università di Amburgo. Ha scritto ‘Imperial Quest for Oil’ (1976) e una storia del mondo arabo (1987).”,”VIOx-018-FL” “MELANCON Michael”,”The Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-War Movement, 1914-1917.”,”MELANCON Michael è Associate Professor di storia alla Auburn University. “”Mosca e Pietrogrado non erano uniche: in molte grandi città industriali della Russia, il blocco bolscevichi-sinistra SR o fece ostacolo alla creazione dei gruppi operai WIC o spinse il governo ad adottare tattiche tortuose per crearli. Sebbene alcuni gruppi operai in alcune grandi città funzionarono, l’ episodio rappresentò una sorta di vittoria morale della sinistra socialista sul governo e la borghesia agiata, che speravano di ottenere il sostegno operaio per la guerra. La lotta tra socialisti durante la campagna per le elezioni suggerì pure che dalla seconda metà del 1915 i radicali erano in grado di esercitare una influenza sui lavoratori maggiore di quella dei moderati (…)””. (pag 99) WIC: War-Industries Committees The SRs and the Campaign against the War-Industries Committees (1915). ‘The formation of an SR-Bolshevick bloc, which many Menshevik-Internationalists later joined, was also a noteworthy aspect of the campaign””. (pag 100)”,”RIRx-136″ “MELANCON Michael PATE Alice K. a cura; saggi di Boris B. GORSHKOV Page HERRLINGER Sergei L. FIRSOV Nikolai V. MIKHAILOV Alice P. PATE Mark D. STEINBERG William G. ROSENBERG Michael MELANCON Michael C. HICKEY”,”New Labor History. Worker Identity and Experience in Russia, 1840-1918.”,”MELANCON Michael (1940-) PATE Alice K. (1957-) Saggi di Boris B. GORSHKOV Page HERRLINGER Sergei L. FIRSOV Nikolai V. MIKHAILOV Alice P. PATE Mark D. STEINBERG William G. ROSENBERG Michael MELANCON Michael C. HICKEY “”Among others, Dalin, Lenin, Zinoviev, Voronkov, and a numer of worker-activists entered the fray about the question of economic collapse. Lenin polemicized sharply with fellow Bolshevik Avilov: “”Why hasn’t our coalitional ministry with socialists produced workers’ control?””. (pag 191-192) “”Alla fine, Zinoviev lesse la risoluzione dell’ Ufficio Organizzazione sul ruolo dei lavoratori in economia, che sosteneva “”l’ instaurazione del reale controllo operaio nelle aree di produzione e distribuzione”” e, all’ interno di singole imprese industriali, un preponderante peso per i comitati di fabbrica nell’ amministrazione. La risoluzione ammetteva che questo sistema poteva essere meglio realizzato sotto certe condizioni, ovvero, “”solo con il trasferimento di tutto il potere dello Stato nelle mani dei soviet degli operai e dei soldati””. Questa misura, riportata in modo meno accurato dalla Pravda come “”risoluzione per trasferire tutto il potere nelle mani dei soviet””, ebbe 290 voti contro 131. Quest’ultima cifra, poco diversa dai 128 che in precedenza avevano protestato e abbandonato la sala temporaneamente, può essere indicata a rappresentare il peso dei moderati alla conferenza, laddove qualcosa come i due terzi dei delegati regolari sostennero le istanze radicali””. (pag 192, M. Melancon)”,”MRSx-043″ “MELANCON Michael”,”The Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-War. Movement, 1914-1917.”,”Michael Melancon is Associate Professor of History at Auburn University.”,”RIRx-037-FL” “MELANCON Michael PATE Alice K. a cura, saggi di Sergei L. FIRSOV Boris GORSHKOV Page HERRLINGER Michael HICKEY Nikolai V. MIKHAILOV William G. ROSENBERG Mark D. STEINBERG”,”New Labor History. Worker Identity and Experience in Russia, 1840-1918.”,”Sergei L. Firsov is professor in the Philosophy Department a St. Petersburg University, Russia. Boris Gorshkov is a Ph.D. candidate at Auburn University. His forthcoming dissertation is entitled “”Russian Factory Children: Child Industrial Labor in Imperial Russia 1780-1917″”. Page Herrlinger is Assistant Professor of History at Bowdoin College. Michael Hickey is author of more than a dozen articjes on the 1917 Revolution in Smolensk Province. Michael Melancon is associate Professor of History at Auburn University and has published Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-war Movement, 1914-1917. Nikolai V. Mikhailov finished his dissertation “”Pterburgskii Sovet bezrabotnykh i rabochee dvizhenie v 1906-1907 gg.”” in 1995. Currently he is senior researcher with St. Petersburg Institute of Russian History of Russian Academy of Sciences. Alice K. Pate is Associate Professor of History at Columbus State University. William G. Rosenberg is Alfred G. Meyer Collegiate Professor of History at the University of Michigan. Mark D. Steinberg is an Associate Professor of History and Director of the Russian and East European Center at the University of Illinois. Introduction, Contributors, Notes, Afteword, Index,”,”MRSx-021-FL” “MELDI Diego”,”La Repubblica di Salò.”,”Dalla Conferenza di Klessheim alla stazione di Goerlitz. “”Hitler accettò volentieri la proposta di una nuova conferenza, che si aprì la mattina del 22 aprile (1944) nel castello di Klessheim. Era presente anche Graziani. Mussolini iniziò a parlare delle difficoltà in cui si era trovato alla nascita del nuovo governo: in primis, il problema dell’internamento delle truppe italiane, inizialmente giustificato dallo sbandamento delle truppe, ma in seguito deleterio per il morla dei parenti in Patria; poi delle misure adottate nelle province alpine e nella zona adriatica. Hitler ascoltò anche una relazione di Graziani sull’esercito e sulla scarsità dell’armamento repubblicano. Mussolini poi parlò poi del movimento partigiano e del modo di combatterlo. Hitler era rimasto ad ascoltare in silenzio. Alle cinque del pomeriggio la conferenza riprese il suo corso. Era ora la volta di Hitler, che espose i problemi bellici della Germania, ribadendo un concetto già altre volte espresso: i tedeschi avevano raggiunto il limite della capacità umana e materiale. La mattina del giorno dopo le due delegazioni si incontrarono nuovamente, ma Hitler non modificò il suo pensiero: in Germania lo sforzo bellico era già totale. Sul problema degli internati disse poi che il disarmo e l’internamento dipendevano solo dal fatto che le truppe italiane era “”infette””. Si sarebbe partiti da poche unità “”sane”” che avrebbero poi potuto essere raddoppiate in seguito. Per quanto riguarda le zone di confine ricordò l’importanza ai fini strategici dei passi alpini e la conseguente necessità del loro controllo a fini strettamente militari. Quando il regime di Mussolini sarebbe stato più solido, si sarebbe potuto discutere di questi problemi”” (pag 124-125)”,”ITAF-002-FER” “MELDOLESI Luca”,”La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico, 1914-1916.”,”Luca MELDOLESI (Roma, 1939) insegna storia delle dottrine politiche all’Univ di Roma e Teoria e politica dello sviluppo economico all’Univ della Calabria. Ha curato una raccolta di scritti di Kautsky sull’ Imperialismo e ha pubblicato per la Laterza ‘Disoccupazione ed esercito industriale di riserva in Italia’ (1972).”,”LENS-063″ “MELDOLESI Luca”,”Disoccupazione ed esercito industriale di riserva in Italia.”,” MELDOLESI Luca nato a Roma nel 1939 si è laureato a Bologna e ha svolto studi di perfezionamento a Cambridge (Inghilterra). E’ incaricato di storia delle dottrine economiche presso l’ Università di Roma. Ha curato l’ edizione italiana delle opere economiche di L. von BORTKIEWICZ ed è autore di saggi pubblicati su varie riviste. Immigrazione, occupazione e disoccupazione nel mondo del lavoro. “”Così appare chiaro che gli immigrati, da un lato, concorrono come personale qualificato all’ assegnazione dei nuovi posti di occupazione come impiegati, dirigenti e specializzati, dall’ altro, occupano posti di operai comuni nella fase di incremento dell’ occupazione e mantengono poi il posto nella fase di recessione con la conseguenza di “”sostituire”” indirettamente l’ occupazione locale. Ed è proprio a questo processo che è legata la scarsa mobilità verticale della forza lavoro lombarda””. (pag 121)”,”MITT-170″ “MELDOLESI Luca”,”La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico, 1914-1916.”,”Marx, Engels e l’aristocrazia operaia inglese. “”Per sviluppare l’analisi, sarebbe stato utile un confronto con una fase del capitalismo che, pur essendo diversa da quella imperialistica, avesse già sviluppato almeno in parte, quelle caratteristiche che l’autore considerava così decisive. E ancora più importante, agli occhi di Lenin, sarebbe stato rinvenire negli scritti di Marx ed Engels – come appunto avvenne – un’analisi adeguata per l’Inghilterra e per il suo predominio mondiale nel periodo “”aureo”” della libera concorrenza. Nel ‘Piano del libro’ non c’è traccia di questo problema; gli estratti di Lenin dei testi relativi di Marx ed Engels sono contenuti nel quaderno ‘omicron’ e nel quaderno ‘Imperialismo’, nell’ultima parte dei ‘Quaderni’. Essi vengono poi utilizzati alla fine del capitolo VIII, ‘Parassitismo e putrefazione del capitalismo’; e più diffusamente al centro de ‘L’imperialismo e la scissione del socialismo’, quasi che Lenin si rendesse sempre più conto della loro importanza (1). Come scrive Lenin in questo articolo, “”Le due tendenze, direi perfino i ‘due’ partiti del movimento operaio contemporaneo, che si sono così palesemente scisse in tutto il mondo dal 1914 al 1916, furono già ‘studiate da Engels e da Marx in Inghilterra’, per ‘decine’ di anni, all’incirca dal 1859 al 1892. Né Marx né Engels sono vissuti fino all’epoca imperialistica del capitalismo mondiale… Ma, già a partire dalla seconda metà del secolo XIX, la particolarità dell’Inghilterra era che in essa si trovavano per lo meno ‘due’ tratti caratteristici fondamentali dell’imperialismo: 1) colonie sterminate e 2) profitti monopolistici (per effetto della posizione monopolistica dell’Inghilterra sul mercato mondiale). Sotto entrambi gli aspetti la Gran Bretagna era allora un’eccezione fra i paesi capitalistici; Engels e Marx, analizzando questa eccezione, dimostrarono in modo assolutamente chiaro e preciso il suo ‘legame’ con la vittoria (temporanea) dell’opportunismo nel movimento operaio inglese”” (V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione, pp. 109-10). Questo, è chiaro, rappresenta per Lenin il punto decisivo; quello su cui egli potrà innestare la sua tesi del parassitismo come radice economica dell’ascesa dell’opportunismo all’interno della socialdemocrazia. Seguono così nel testo “”stralci abbastanza ampi”” di ben dieci testi, prevalentemente lettere, che Lenin riporta “”affinché i lettori possano studiarli nel loro ‘complesso’… Vale la pena di meditarci sopra attentamente. Perché sta qui il ‘nocciolo’ della tattica del movimento operaio che ci viene dettata dalle condizioni oggettive dell’epoca dell’imperialismo”” (Ivi, p. 111). L”excursus’ inizia con una lettera di Engels a Marx del 7 ottobre 1858 in cui parla dell'””effettivo imborghesimento progressivo del proletariato inglese, di modo che questa nazione, che è la più borghese di tutte, sembra voglia portare le cose al punto di avere un’aristocrazia borghese e un proletariato borghese accanto alla borghesia. In una nazione che sfrutta il mondo intero ciò è in un certo qual modo spiegabile””. Segue poi una lettera di Engels a Sorge del 21 settembre 1872 in cui si parla di un voto di biasimo del Consiglio Federale della Prima Internazionale contro Marx perché questi aveva detto che “”i capi del movimento operaio inglese si sono venduti””. Inoltre il 4 agosto 1874 Marx scrive a Sorge: “”Per quanto riguarda gli operai delle città… [inglesi], non ci resta che dolerci che tutta la banda dei capi non sia capitata in parlamento. Questa sarebbe la giusta via per liberarsi di tale canaglia””. E ancora Engels a Marx l’11 agosto 1881 parla delle “”pessime trade unions inglesi, che si lasciano guidare da uomini… venduti alla borghesia, o per lo meno pagati””. Engels a Kautsky il 12 settembre 1882: “”Mi chiedete cosa pensano gli operai inglesi sulla politica coloniale? Lo stesso di quel che pensano sulla politica in generale. Qui non c’è un partito operaio; ci sono soltanto conservatori e liberal-radicali, e gli operai usufruiscono tranquillamente con essi del monopolio coloniale dell’Inghilterra e del suo monopolio sul mercato mondiale”” (2). Dopo la morte di Marx, Engels continuò in queste analisi; tuttavia, insieme alla denuncia dell’opportunismo troviamo ora, nelle citazioni di Lenin, anche sintomi di un certo risveglio di massa. In una lettera del 1889 Engels scrive “”Quel che c’è … [in Inghilterra] di più ripugnante è “”la rispettabilità””…borghese penetrata nella carne e nel sangue degli operai””. Ma poi in una del 1890: “”il movimento marcia in avanti ‘sotto’ la superficie, abbraccia strati sempre più vasti, e anzitutto fra la massa ‘più oscura’ che finora non si era mossa; non è ormai lontano il giorno in cui quella massa ‘ritroverà sé stessa’””. E ancora in due lettere del 1891: “”Con l’insuccesso del sindacato dei lavoratori del porto, che si è sciolto, le “”vecchie”” trade unions conservatrici, ‘ricche’ e appunto per ciò pusillanimi, restano sole sul campo di battaglia””; ma vengono già battute, nello stesso anno, a Newcastle “”ed i giornali borghesi riconoscono la sconfitta del ‘partito operaio borghese'”” (3)”” [Luca Meldolesi, La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico, 1914-1916, 1981] [(1) Nel quaderno ‘Imperialismo’ (di cui la data è incerta) si trovano soltanto gli estratti della lettera di Engels a Kautsky del 12/9/1882 che Lenin aveva rinvenuto in appendice a ‘Socialismo e politica coloniale’ di Kautsky (cfr. ‘Quaderni cit., pp. 640-2 e nota 349) (…); (2) V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione del socialismo, 1916, pp. 110. Le due lettere di Engels a Marx a cui si riferisce Lenin sono contenute rispettivamente in: Marx e Engels, Opere complete, 1973, vol. XL, pp. 372-4 e Marx-Engels, ‘Carteggio’, 1972, vol. VI, p. 523; vol. 33, p. 634 e vol. 35 (1967), p. 356; (3) V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione, 1916, pp. 110-111; Le tre lettere (di Engels a Sorge del 7 dicembre 1889 – Opere cit., ed. tedesca; vol 37 (1967), p. 320; – di Engels a Sorge del 19 aprile 1890 – Ivi, p. 393; – e di Engels a Sorge del 4 marzo 1891 – Opere, cit., ed. tedesca, vol. 38 (1968), p. 45 -) corrispondono a una situazione di risveglio di massa di cui Engels parla anche nella Prefazione del 1892 alla ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ (…)””]”,”LENS-007-FF” “MELDOLESI Luca”,”L’utopia realmente esistente. Marx e Saint-Simon.”,”Contiene tra l’altro: L’incontro di Marx con il sansimonismo (pag 47) La polemica con “”La Gazzetta di Augusta”” (p. 49), Il taccuino di Marx (p. 52) Luca Meldolesi (Roma, 1939) insegna Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università della Calabria. Ha pubblicato inoltre: ‘Disoccupazione e esercito industriale di riserva’ (1972) e ‘La teoria economica di Lenin’ (1981) Il taccuino di Marx “”E’ probabile quindi che nei primi anni ’40 la concezione del socialismo tecnocratico francese sia giunta a Marx, in chiave democratico-solidaristica, tramite le pubblicazioni del «geniale Leroux» – come Marx stesso lo chiama in una lettera a Feuerbach del 1843, usando un aggettivo che di solito tiene in serbo per le gradi occasioni (35). In seguito, come è noto, Marx conoscerà molto più a fondo il pensiero politico francese. Già a Kreuznach leggerà Condorcet, Madame Roland, Madame de Staël, Mignet, Thiers, Buchez e Roux, Beilleul e Levasseur. Poi a Parigi si incontrerà di persona con l’intero movimento politico della sinistra. D’accordo con Marx, Ruge cercherà di assicurarsi la collaborazione di Lamartine, Leroux, Cabet, Considérant e Proudhon per gli «Annali franco-tedeschi», ma nessuno accetterà (Leroux «era intento a inventare una nuova macchina da stampa») (36). Marx lavorerà intensamente a Parigi, soprattutto all’economia politica (i ‘Manoscritti’) e poi con Engels alla critica della filosofia dei fratelli Bauer (‘La sacra famiglia’). E’ un periodo di grande sviluppo del suo pensiero che approda infine alla concezione materialistica della storia. (…) Tuttavia, fino all’inizio del ’45 si può pensare che Marx continui ad avere interesse per Leroux; lo si deduce dal suo taccuino personale dove troviamo tra l’altro un «Piano della biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri» che insieme a Engels aveva in progetto di pubblicare in Germania. Qui il nome di Leroux compare in un riquadro centrale insieme a «Cercle soc[ial]», «Hebert» e «Leclerc»; è un riquadro con due sottolineature, contornato da tutti i nomi maggiori del socialismo francese e inglese (37). «Il movimento rivoluzionario – aveva scritto Marx nella ‘Sacra famiglia’ (38) – che è cominciato nel 1789 nel ‘Cercle social’, che ha avuto, nel mezzo del suo cammino come suoi rappresentanti principali ‘Leclerc’ e ‘Roux’, e che infine è stato momentaneamente sconfitto con la cospirazione di Babeuf, aveva suscitato l’idea ‘comunista’, che … ‘Buonarroti’, dopo la rivoluzione del 1830 ha introdotto nuovamente in Francia». Leclerc era il capo degli «arrabbiati»; mentre Hebert fu un dirigente dell’ala sinistra giacobina: gli hebertisti – scrive Buonarroti nella sua ‘Cospirazione per l’uguaglianza’ (39) – erano generalmente «uomini laboriosi, retti, sinceri, coraggiosi, poco studiosi, estranei alle teorie politiche, che amavano sentimentalmente la libertà ed erano entusiasti dell’uguaglianza e impazienti di goderne». Così l’indicazione di Marx sembra suggerire che questa corrente scaturita dalla Rivoluzione francese e quella del socialismo democratico di origine sansimoniana impersonata da Leroux avevano precorso più di ogni altra la sua concezione”” (pag 52-53) [(35) K. Marx, lettera a Ludwig Feuerbach, 3 ottobre 1843, ‘Opere complete’, ed. it., cit., vol. III, p. 380; (36) La «Rivista indipendente» sarà però una delle (poche) pubblicazioni a segnalare il 25-2-1844 (vol. XII, p. 486) l’uscita degli «Annali franco-tedeschi» e ad elogiarli come tentativo generoso di «gettare in qualche modo un ponte sul Reno»; (37) K. Marx, ‘Piano della biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri’, Opere complete, Roma, 1972, vol. IV, p. 659; (38) K. Marx – F. Engels, ‘La sacra famiglia’, Opere complete, ed. it., cit, vol. IX, p. 133; (39) F. Buonarroti, ‘Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf’, Torino, 1971, p. 30]”,”SOCU-219″ “MELDOLESI Luca”,”L’utopia realmente esistente. Marx e Saint-Simon.”,”Luca Meldolesi (Roma, 1939) insegna Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università della Calabria.”,”TEOC-120-FL” “MELE Giannarita”,”La transizione al socialismo in Charles Bettelheim.”,”Marx, Lenin: “”«Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo ed orrore per la borghesia e per i suoi dottrinari, perché ‘nella comprensione positiva dello stato di cose esistenti’ include ‘simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso’, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire perché essa è critica e rivoluzionaria per essenza» [K. Marx, ‘Il capitale’, Libro I (poscritto alla II edizione) Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 45)]; (…) “”Ricordiamo a questo proposito Marx: «In tutte le forme di società vi è una determinata produzione che decide del rango e dell’influenza di tutte le altre, e i cui rapporti determinano del rango e dell’influenza di tutti gli altri» (K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, cit., p. 195) e Lenin: «Per primo Marx portò la sociologia su un terreno scientifico stabilendo il concetto di formazione economico-sociale come complesso di determinati rapporti di produzione e stabilendo che lo sviluppo di queste formazioni è uno sviluppo storico naturale» [V.I. Lenin, ‘Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici’, in ‘Opere complete’, vol. I, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, p. 137]; (…) Notiamo che Bettelheim si rifà direttamente a Lenin, che nel 1918 definiva così la transizione: «Ma cosa significa dunque la parola transizione? Non significa, quando la si applichi all’economia, che in quel determinato regime vi sono elementi, particelle, frammenti di capitalismo e socialismo? Chiunque deve ammettere che è così» [V.I. Lenin, ‘Sull’infantilismo di sinistra e lo spirito piccolo-borghese’, vol. 27 delle ‘Opere complete’, cit., p. 305]; (…) «””La politica è l’espressione concentrata dell’economia””, ho ripetuto nel mio discorso, perché mie ero sentito rimproverare la mia impostazione “”politica””, rimprovero assolutamente privo di senso in bocca ad un marxista. La politica non può non avere il primato sull’economia. Ragionare diversamente sarebbe dimenticare l’Abc del marxismo… Senza una giusta impostazione politica una determinata classe non può mantenere il suo dominio e non può quindi assolvere il suo compito nella produzione» (pp. 70-71). E ancora: «Il fondo teorico dell’errore che qui commette il compagno Bucharin è la sostituzione dell’eclettismo al rapporto dialettico tra politica ed economia, (rapporto che Marx ci insegna). «””L’uno e l’altro””, “”da una parte e dall’altra””: ecco la posizione teorica di Bucharin. Ciò è eclettismo. La dialettica esige che si tenga conto, sotto tutti gli aspetti, dei rapporti nel loro sviluppo concreto, e non che si afferri un pezzetto di una cosa, un pezzetto dell’altra» (p. 77) [Cfr. V.I. Lenin, ‘Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotski e di Bucharin’, in Opere complete, vol. 32, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 57-94]; (…) «Questo periodo di transizione non può non essere un periodo di lotta fra il capitalismo agonizzate e il comunismo nascente, o in altre parole fra il capitalismo vinto ma non distrutto e il comunismo già nato ma ancora debolissimo» [Cfr. V.I. Lenin, ‘Economia e politica nell’epoca della dittatura del proletariato’, cit., p. 88] [(in) Giannarita Mele, ‘La transizione al socialismo in Charles Bettelheim’, Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 117-144] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-013-FGB”
“MELETINSKIJ Eleazar M.”,”Introduzione alla poetica storica dell’epos e del romanzo.”,”Eleazar Moiseevic Meletinskij, nato a Char’kov (Ucraina) nel 1918, è uno dei maggiori semiologi sovietici del folklore narrativo. É autore di numerose opere, tra le quali ricordiamo: La poetica del mito, Il romanzo medievale e Poetica storica della novella.”,”VARx-103-FL”
“MELGAR-BAO Ricardo”,”Redes y representaciones cominteristas: el buró latinoamericano (1929-1921).”,”Ricardo Melgar Bao dottore in Studi latinoamericani (UNAM). Ricercatore. Doctor en Estudios Latinoamericanos (UNAM), Investigator del Instituto Nacional de Antropologia e Historia de Mèxico y Profesor del Postgrado en Estudios Latinoamericanos de la UNAM. Ricardo Melgar Bao, investigador emérito del INAH, obtuvo el Premio Pensamiento de América ‘Leopoldo Zea’ (fonte inah.gob.mx) Sul ruolo del CEIC, Comitato Esecutivo dell’ Internazionale Comunista in America Latina dal 1919 ai primi anni ’20 (Ufficio latino-americano) Nel 1918 gli Usa fecero 2 interventi militari in America Latina (Panama e Haiti). Nel 1919 fecero sei interventi. (pag 376) Attività in Messico di Mijail Markovich Gruzenberg alias Mijail Borodin (pag 376). In certe occasioni usò il nome di Alexandrescu o di Brandy Wine. Borodin era di origini ebraico-americane militante nel Partito Social-laburista di Chicago fino al luglio del 1918 per ritornare a Mosca nello stesso anno dopo 12 anni di assenza. In Messico c’era un’ala socialista degli “”slackers”” o rifugiati nordamericani che si opponevano al reclutamento militare forzoso Usa per l’ingresso americano nel conflitto europeo (pag 378). Così lo statunitense Lynn A. E. Gale e i suo gruppo ebbero influenza per aver aderito al Programma di azione e alla Dichiarazione di prncipio approvata dal Congresso Socialista e poi optarono di seguire il dirigente riformista messicano Luis Napoleon Morones (questi era già la principale figura del COPA Confederacion Obrera Pan Americana). (pag 378) Por su lado, la Sección Mexicana, a fines 1921 dio curso a la publicación de una colección qui tituló ‘Biblioteca de la IC’ (con difficili sforzi di traduzione locale e diversità di risultati, e di pubblicazione contemporanea della stessa opera, in Argentina e Messico). Furono pubblicati scritti di Lenin Trotsky Zinoviev e Bucharin (pag 395) Primo Manifesto del Ceic sulla rivoluzione in America: ‘Sobre la Révolución en América. Llamado a la classe obrera de las dos Américas’ (L’International Communiste, n. 15 enero 1921, pp. 3311-3314 e 3321-3324 (pag 397) Il CEIC denunciò la dottrina Monroe (pag 397) Biografia autore: RICARDO MELGAR BAO 1946 Nacionalidad peruana Ricardo Melgar Bao, antropólogo e historiador de origen peruano, radicado en México desde 1977, se ha dedicado al estudio de los movimientos sociales de la América Latina de los siglos XIX y XX. En su investigación, siempre privilegió las coordenadas culturales e ideológicas, y buscó ubicar y caracterizar en los credos políticos las dimensiones simbólicas y mitológicas de fondo, así como el tejido de redes intelectuales y políticas transfronterizas que las acompañan. Es profesor investigador del Instituto Nacional de Antropología e Historia de México (INAH). Desde 1990, es reconocido como Investigador Nacional (SNI/CONACyT). Después de su ejercicio docente en la Escuela Nacional de Antropología e Historia (1977-2001), pasó al área de investigación en el Centro INAH Morelos, sede Cuernavaca. Ha dirigido el Colegio de Estudios de Estudios Latinoamericanos (1990) y el Departamento de Estudios Latinoamericanos (1993-1995) de la facultad de Filosofía y Letras de la UNAM, donde impartió las cátedras de Historia de las Ideas en América Latina e Historia de la Cultura Latinoamericana. Es colaborador de las revistas Boletín de Antropología Latinoamericana, Cuadernos Americanos, Convergencia, Cuicuilco, Márgenes, Memoria, Nuestra América, Thule, entre otras. Ha publicado los volúmenes El movimiento obrero latinoamericano (Madrid, 1988) y Mariátegui y las crisis civilizatorias de Occidente (Lima, 1995). En coautoría, escribió El Perú espejo de las identidades (México, 1995) y Mariátegui entre la memoria y el futuro de América Latina (México, 2000). (http://www.librosenred.com/autores/ricardomelgarbao.html)”,”INTT-332″
“MELGOUNOV Sergueï”,”La terreur rouge en Russie 1918-1924.”,”S. MELGOUNOV o MELGUNOV è nato nel 1879. Specialista di storia delle sette religiose in Russia, è stato autorizzato a lasciare la Russia nel 1922 a condizione di non ritornare. E’ morto in Francia nel 1956. Nato qualche mese dopo STALIN, MELGOUNOV socialista russo moderato rifiuta di emigrare nel 1917. Frequenta invece i gruppi clandestini della resistenza anticomunista, e denuncia il terrore in questo paese. Sarà arrestato e interrogato dalla CEKA quindi condannato a morte, condanna convertita nell’ espulsione. La sua opera è stata pubblicata a Berlino nel dicembre 1923. La prefazione di Georges SOKOLOFF, professore emerito all’ Institut national des langues et civilisations orientales inquadra storicamente questa nuova edizione.”,”RIRx-118″
“MELILLI Massimiliano, a cura di Piero PRUNETI”,”Punta galera. Il romanzo di Antonio Gramsci a Ustica.”,”M. Melilli siciliano, 1968, giornalista Rai vive tra Roma e Trieste.”,”GRAS-002-FMP”
“MELILLI Emanuele”,”Anna Bolena.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019)”,”UKIx-140″
“MELILLI Emanuele”,”Maria Stuarda.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019)”,”BIOx-370″
“MELILLI Emanuele”,”Maria Callas.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019)”,”BIOx-373″
“MELILLI Emanuele”,”Caligola. La follia al potere?”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019) “”Quindi non dimostrare né amicizia né compassione ad alcuno di loro, tutti ti odiano, tutti chiedono la tua morte nelle loro preghiere, ti uccideranno se possono”” (Tiberio a Caligola (Dione Cassio, Storia romana, LIX)) “”24 gennaio 41. Caligola, il tiranno è caduto. Etichettato come un deviato, le declinazione della sua follia sono così inverosimili da puzzare di mistificazione lontano un miglio. (…) [Aveva] una personalità narcisista e arrogante che destruttura la dialettica ipocrita del potere; di cui smaschera torbidi ingranaggi, facendosene beffe. L’assassinio di Caligola si inserisce in un contesto complesso…”” (4° di copertina) Biografieonline: La morte di Tiberio il 13 marzo del 37 d.C. fu occasione di sollievo per il popolo romano. Morto alla età di sessantotto anni, Tiberio aveva regnato per gli ultimi ventitre della sua vita, e venne ai suoi tempi considerato un tiranno, per via dei cattivi rapporti instaurati con il popolo, il senato e i militari. Pare infatti che la sua morte non fu accidentale. Quando gli succedette il pronipote Caligola il mondo apparve più roseo. Nato ad Anzio il 31 agosto dell’anno 12, Gaio Giulio Cesare Germanico – meglio conosciuto come Gaio Cesare o Caligola – allora venticinquenne, protendeva infatti verso la repubblica, e iniziò ben presto una efficace collaborazione con i Pater Conscriptis della città. Tutti lo giudicavano con favore. Caligola promosse amnistie, diminuì le tasse, organizzò giochi e feste, rese di nuovo legali i comizi. Questo periodo felice non durò in eterno. Dopo soli sette mesi da Imperatore Caligola venne colto da una improvvisa e strana malattia. Ne uscì sconvolto nel fisico ma soprattutto nella mente. Divenne rapidamente cinico, megalomane, sanguinario e assolutamente folle. Condannava a morte per i motivi più futili, e spesso condannava due volte la stessa persona, non ricordando di averla già fatta uccidere. I senatori, visto il pericolo che era diventato, tentarono di farlo assassinare, ma inutilmente. Quando poi morì la sorella di Caligola, Drusilla, con la quale pare avesse avuto rapporti incestuosi, la salute mentale dell’imperatore ne risentì ancora di più. Divenne rapidamente un autentico despota, facendosi chiamare Imperatore, oltre che padre della patria. Davanti a lui tutti dovevano genuflettersi, e aveva stabilito che il 18 marzo di ogni anno doveva diventare festa in suo onore. Si faceva chiamare come gli dei: Giove, Nettuno, Mercurio, e Venere. Spesso infatti si vestiva con abiti femminili, e portava braccialetti e gioielli vistosi. Il suo regno durò solo quattro anni (dal 37 al 41). Fu infatti ucciso il 24 gennaio del 41, quando stava lasciando un’arena durante i Ludi Palatini. Lo pugnalarono trenta volte. Assieme a lui vennero giustiziati tutti i parenti prossimi. Neppure la sua giovane bambina Giulia Drusilla venne risparmiata: fu scaraventata contro un muro. Come il padre, anche Caligola verrà ricordato come un tiranno. Il regno passerà in mano allo zio Claudio Germanico, cinquantenne, e unico parente superstite.”,”STAx-367″
“MELILLI Emanuele LA-MEDICA Greta”,”Coco Chanel.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato è dottore di ricerca in Diritti dell’antichità e cultura di diritto romano presso l’università Milano-Bicocca Greta La-Medica è esponente del movimento LGBT+”,”BIOx-380″
“MELILLI Emanuele”,”Sarah Bernhardt”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato è dottore di ricerca in Diritti dell’antichità e cultura di diritto romano presso l’università Milano-Bicocca”,”BIOx-384″
“MELIS Giorgio SALVINI Gianni SORMANI Pietro WEBER Maria”,”La Cina dopo Mao.”,”Giorgio MELIS (Livorno 1925) ha trascorso oltre vent’anni in Estremo Oriente impegnato nell’ attività didattica e di ricerca storico-sociologica. Ha pubblicato numerosi saggi sulla Cina e i paesi del Sud Est asiatico. Gianni SALVINI (Pavia 1930) insegna all’ Università di Padova e alla Bocconi di Milano, si occupa dell’ economia dei paesi dell’ Est, Pietro SORMANI (Milano, 1933) è corrispondente e inviato speciale del Corriere della Sera. Maria WEBER (Firenze 1951) svolge attività didattica e di ricerca presso l’ Istituto di Asia Orientale della Bocconi di Milano. Tabella confronto potenze USA URSS CINA per l’ anno 1978 (superficie, popolazione, PNL, produzione industriale (per es. per i computers in funzione, 340 mila negli Stati Uniti, 30 mila in Russia e 2 mila in Cina), agricoltura, comunicazioni, indicatori sociali). (pag 239)”,”CINx-138″
“MELIS Giorgio”,”Cina di Mao 1949-1969. Sullo sfondo della Cina di sempre.”,”MELIS Giorgio è nato a Livorno nel 1925 ed è attualmente docente dell’ Università cinese di Hong Kong. Ha vissuto per vent’anni in vari paesi del Sud Est asiatico. “”I cinesi sono lenti a deliberare, ma quanto mai vigorosi nell’ eseguire. Quanto più a lungo la decisione è venuta maturandosi nel loro animo, tanto più vivace e robusta diventa l’ attuazione. Sono portati a deliberare progressivamente, attraverso determinazioni parziali, a volte anche apparentemente contradditorie: in questo periodo di maturazione possono anche dare l’ impressione di essere incostanti, inconseguenti; di fatto essi stanno provando in se stessi (vivendo, per così dire) svariati corsi d’ azione. E solo dopo aver sperimentato la situazione psicologica creata da tutta una gamma di alternative, essi assommano in un’ unica grande decisione la ricchezza emotiva delle loro esperienze parziali.”” (pag 515)”,”CINx-157″
“MELIS Renato”,”Il socialismo antisociale. (Dal socialismo utopistico alla lebbra dirigistica)”,”MELIS Renato nel 1944 è uno dei firmatari del ‘Manifesto di ‘Pagine libere’ e dal 1951 ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Il Politico’ dell’Università di Pavia. Nel 1964 ha curato per l’editore Volpe l’antologia ‘Sindacalisti italiani’. E’ stato segretario generale dell’EUR. ‘Critica allo statalismo, al ‘socialismo’ statalista’ “”Lo stesso Dobb ha cura di rammentare che il Comitato Esecutivo Centrale del Congresso dei Soviet aveva definito alcuni suoi provvedimenti come un tentativo di “”instaurare un sistema di pagamento che non richiedesse l’uso della moneta, con l’obiettivo di raggiungere la totale abolizione del sistema monetario””. Parimenti una risoluzione dell’VIII Congresso del partito, nel marzo 1919, aveva raccomandato di “”allargare la sfera dei pagamenti non monetari””; e infine nei primi mesi del 1921 un comitato ufficiale prendeva in esame uno schema diretto a introdurre una moneta basata sull”unità di lavoro'””. (pag 63)”,”TEOC-571″
“MELIS Guido a cura”,”Servitori dello Stato. Centocinquanta biografie.”,”Contiene brevi biografie (senza fonti) di molti esponenti del mondo economico e finanziario (bankitalia ecc.) Alcune pagine bianche nella seconda parte del volume! (acquistato per 3 euro)”,”BIOx-297″
“MELIS Antonio”,”José Carlos Mariategui primo marxista d’America.”,”Durante il suo soggiorno in Italia Mariategui segue gli avvenimenti politici e fa una diagnosi del socialismo italiano. Nella sua corrispondenza dall’Italia coglie “”due mentalità, le due anime diverse, che convivevano all’interno del socialismo”” (pag 138) Interessante è la diagnosi delle ragioni di debolezza del “”nucleo centrista”” di Serrati (tra cui la mancanza di forti personalità, di cui invece abbondavano i riformisti) (pag 139) Nel nucleo dell’ Ordine Nuovo vede una delle forze più vitali del socialismo europeo (pag 139) Si sa poco sul rapporto diretto tra Mariategui e Gramsci (pag 139) Il Mariategui più maturo intuisce la necessità di una lettura di Marx in grado di recepire tutta la portata “”strutturale”” dell’analisi marxiana (pag 145)”,”MALx-001-FB”
“MELIS Renato”,”Sindacalisti italiani. Con una scelta di scritti di Art. Labriola, E. Leone, A.O. Olivetti, S. Panunzio, A. Lanzillo.”,”Renato Melis è da molti anni convinto assertore del necessario avvenire politico del sindacalismo, appartenendo dal 1944 al gruppo di Pagine Libere e al comitato direttivo della rivista, oltre a collaboratore ad altri importanti rassegne di alti studi filosofici, economici e amministrativo-urbanistici.”,”SIND-012-FL”
“MELIS Guido”,”Burocrazia e socialismo nell’Italia liberale. Alle origini dell’organizzazione sindacale del pubblico impiego, 1900-1922.”,”Guido Melis è incaricato di Storia dell’Amministrazione Pubblica nella Facoltà di Giurisprudenza, corso di laurea in Scienze politiche dell’Università di Firenze. “”Da questa analisi (…) i riformisti muovono verso una più concreta politica rivendicativa dell’impiego pubblico. Fondamentale in questo senso è l’opera di puntualizzazione concreta svolta nell’ambito del dibattito parlamentare e, in particolare, il lavoro di Filippo Turati, meticoloso e intelligente interprete dei desideri della burocrazia inferiore, specialmente impegnato in quella faticosa mediazione tra interessi corporativi e visione politica generale che caratterizza in questi anni l’azione dei riformisti italiani. Costantemente isolato e sovente incompreso o osteggiato dagli stessi compagni del gruppo parlamentare (non mancano del resto su questo tema affettuose contestazioni persino da parte della Kuliscioff; che nel gruppo dirigente socialista è senza dubbio la più vicina alle idee turatiane) (63), Turati compie, nei suoi frequenti interventi sui bilanci dei ministeri (specialmente di quelli dell’Interno e delle Poste e Telegrafi), nelle numerosissime interpellanze; nei discorsi sulle variazioni d’organico un puntuale lavoro di chiarificazione intorno al rapporto tra la strategia riformista e i problemi dell’organizzazione dello Stato e della sua trasformazione da apparato borghese a Stato socialista (64). Quello che caratterizza l’attivismo parlamentare di Turati è la capacità di sintesi che il deputato riformista mette in evidenza nell’ambito di discussioni nelle quali, viceversa, predominano interessi di gruppi ristretti, visioni particolaristiche, vocazioni parlamentaristiche di deputati alla ricerca di facili consensi elettorali”” (pag 43-44) [(63) Cfr. in proposito i numerosi spunti contenuti in F. Turati A. Kuliscioff, ‘Carteggio’, cit, II, tomi I e II. (…); (64) Tra i molti interventi di Turati alla Camera sono da segnalare per questi primi anni del secolo quello dell’11 marzo 1901 (sull’interpellanza al ministro delle Poste sul servizio telefonico di Milano, densa di riferimenti tecnici al problema (…)”” Bibliografia. – Storia dell’amministrazione italiana (1861-1993), Guido Melis, Il Mulino1996″,”SIND-002-FP”
“MELIS Giuseppe”,”Toynbee e lo Stato liberale.”,”La sua opera ‘A study of history’ in dodici volumi, scritta tra il 1929 e il 1961 e pubblicata negli anni 1934-1961 è considerata il suo capolavoro. Descrivendo il momento contemporaneo Toynbee rileva la nuova struttura commerciale dell’economia, fatta di rapporti economici reciproci (importazioni ed esportazioni)… Il gruppo che domina tale sistema economico e ne emerge socialmente è da lui chiamato ‘minoranza dominante’, un gruppo sociale non più creativo che conseva con la forza la proprio posizione di privilegio.. (pag 11)”,”TEOS-003-FMB”
“MELLA Ricardo, discorsi di August SPIES Michael SCHWAB Oscar W. NEEBE Adolph FISCHER Louis LINGG George ENGEL Samuel FIELDEN Albert R. PARSONS”,”Primo Maggio. I martiri di Chicago.”,”Ricardo MELLA (1861-1925) tra i primi a promuovere l’Alleanza e l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, fu uno dei principali esponenti dell’anarchismo in terra di Spagna; collaboratore di periodici e scrittore di testi teorici e divulgativi. Sua è la risposta a Cesare Lombroso e alla sua opera ‘Gli anarchici’.”,”MPMx-035″
“MELLACE Giuseppina”,”Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe. Dopo oltre mezzo secolo, la ricostruzione dovuta e rigorosa dei fatti che segnarono una delle pagine più oscure della seconda guerra mondiale.”,”L’autrice in questo saggio, anche utilizzando testimonianze dirette, va alla ricerca delle cause del fenomeno delle foibe e rivolge particolare attenzione alla condizione delle donne, vittime mute della violenza della guerra. Paragonate all’Olocausto per la sistematicità delle esecuzioni – in questo caso operate dagli slavi contro gli italiani, considerati come sinonimo di fascisti, e contro tutti quelli che non si riconoscevano nel nuovo regime. Il dramma delle foibe, con le loro cavità carsiche, subì poi un processo di rimozione collettiva. In questo scenario giuliano si creò anche uno spazio per vendette private, per appropriazioni indebite, per una catena di violenze che accompagnavano un tale processo di epurazione. Ciò nonostante non si può parlare di una vera e propria “”pulizia etnica”” o di genocidio, semmai si può parlare di un tentativo di eliminazione dei vertici della società italiana, voluto, deciso e organizzato per strutturare il nuovo ordine nella futura Jugoslavia. Ma per affrontare il tema degli infoibamenti e delle deportazioni, la Mellace vuole tratteggiare, almeno per grandi linee, la fase storica in cui il fenomeno è avvenuto. L’autrice. Giuseppina Mellace, nata a Roma nel 1957, insegnante, autorice di saggi, romanzi e racconti di tema storico. Trieste e il confine orientale. La perdita di Fiume, Pola e Zara. “”(…) il leader di partito (Togliatti, Pci, ndr) propose l’istituzione di entrambe le amministrazioni – jugoslava e italiana – senza tener conto della volontà popolare e di quella degli Alleati, sempre meno disposti, nell’ambito dei crescenti contrasti dovuti alla Guerra Fredda, a concessioni ai comunisti. In tutto ciò il governo italiano, guidato da Alcide De Gasperi, tentava di guadagnare tempo, chiedendo a Parigi un altro anno per decidere sulla questione giuliana. A dir poco paradossale sarà la successiva proposta di Kardely: concedere Trieste all’Italia però inserendola in un’enclave totalmente jugoslava, che comprendesse l’intera Venezia Giulia. Tale folle progetto sarà appoggiato dallo stesso Togliatti, mentre De Gasperi denuncerà al tavolo delle trattative i soprusi a danno degli italiani in questi territori. Alla fine il Trattato di Parigi sancirà che l’Istria e la Venezia Giulia fino a Gorizia venissero cedute alla Jugoslavia, mentre Trieste con cinque piccoli comuni, la zona A e un piccolo territorio dell’Istria settentrionale avrebbero costituito un territorio libero sotto governo internazionale”” (pag 170)”,”ITQM-193″
“MELLINI PONCE DE LEON Alberto”,”L’ Italia entra in guerra. Gli eventi diplomatici dal 1° gennaio 1939 al 10 giugno 1940.”,”ANTE3-5 I francesi sopravvalutano il loro potenziale bellico (pag 108 e seguenti)”,”ITQM-141″
“MELLONI Mario SPRIANO Paolo LEONETTI Alfonso MASSOLA Umberto MAFAI Miriam PARDO Paolo PRATTICO Franco TOTI Gianni LUPIN”,”Togliatti: cinquanta anni nella storia.”,”Contiene l’articolo: ‘Nella sua biblioteca. ‘Ex-libris Togliatti’ di Franco Toti. “”Nel fitto della lotta politica e intellettuale si aprono in questa biblioteca isole dell’arcipelago culturale e artistico in cui Togliatti si rifugiava: i suoi colloqui con De Grimm e Diderot nel loro “”Epistolario””, la frequentazione degli “”Annali d’Italia”” del Muratori, le ispezioni verticali nelle “”Lettere”” di Guittone, gli scandagli nei “”Mutamenti del pensiero matematico”” di Meschkowski, le insaziabili curiosità per gli scritti di costume, alla Petruccelli della Gattina, per il “”Dictionnaire poilitique et critique”” di Maurras, per “”La storia degli Incas”” di Marmontel, per le sezioni culturali specializzate (lo scaffale dei libri di musica, il Ronga che stava consultando, e quello dei libri di cinema e di teatro), i sondaggi nella lettura originale dei “”Versi”” di Lermontov o di Lomonosov in russo, o del “”Der junge Hegel”” di Lukacs, la ricreazione con i poeti greci e latini, sempre negli originali, le ricerche erudite (il “”Discorso istorico-politico dell’origine, del progresso e della decadenza del potere dei chierici su le signorie temporali con un ristretto della Istoria delle due Sicilie – Napoli – Dai torchi di Luca Marotta – Strada San Biagio de’ Librari n. 19 – 1920 – dagli appunti saltano sempre fuori nuove curiosità, quasi dolorose al pensiero che il loro ricercatore non potrà più sfogliarle…). Gli ultimi arrivi: “”Economia e liberalismo nel Risorgimento”” di Karot e E. Greenfield, “”La Maison de Savoie”” di Marie José, il “”Pellegrino di Roma”” di Bonaiuti, “”Il 25 luglio e l’8 settembre”” di Zangrandi, l’ultima edizione di “”Sur la liberté de presse”” di Diderot, “”L’America di Kennedy”” di Furio Colombo…”” (pag 83) Nota errori: non Karot e E. Greenfield gli autori ma il solo Kent Roberts Greenfield; non De Grimm ma Grimm”,”PCIx-383″
“MELLOR Alec”,”Histoire de l’ anticléricalisme francais.”,”Gallicanesimo politico. (pag 35) L’ anticlericalismo e la rivoluzione francese. “”Si divide tradizionalmente questa storia sovrabbondante in tranches cronologiche corrispondenti alle successive Assemblee: Costituente, Legislativa, Convenzione, Direttorio, Consolato. Queste comode divisioni corrispondono bene alla storia costituzionale ma meno alla storia dell’ anticlericalismo, che si può dividere in tre periodi: l’ Anticlericalismo legale, che parte dall’ inizio della Legislativa (1° ottobre 1791) per terminare in pieno periodo della Convenzione (inizio 1793), l’ Anticlericalismo terrorista, quello dei rappresentanti in missione e dei furori popolari, quello al quale gli storici hanno riservato in particolare il nome di Decristianizzazione. Esso comprende il 9 Termidoro e continua sotto il Direttorio con la persecuzione fruttidoriana detta della Ghigliottina secca. La terza fase è quella del Declino dell’ anticlericalismo rivoluzionario; si può situarla tra il Colpo di Stato del 22 Floreale Anno VI e quello del 18 Brumaio.”” (pag 142)”,”FRAA-064″
“MELMAN Seymour”,”Capitalismo militare. Il ruolo del Pentagono nella economia americana.”,”Seymour MELMAN è nato nel 1917 a New York. E’ professore di economia industriale presso l’Univ di Columbia. E’ noto per i suoi studi sui fattori della produttività industriale e sui rapporti tra i processi decisionalie la produttività, usciti negli anni 1950. Ha studiato poi l’economia degli armamenti e del disarmo, di cui è uno dei massimi esperti.”,”USAQ-013″
“MELMAN Seymour, a cura di Renato SOLMI”,”Capitalismo militare. Il ruolo del Pentagono nella economia americana.”,”Contiene il paragrafo: ‘Teorie del potere economico-politico’ (pag 12-21) (Perlo, Wright-Mills, Ralph E. Lapp, Arthur I. Waskow, J.K. Galbraith, Murray L. Weidenbaum)”,”USAQ-001-FV”
“MELODIA Giovanni”,”La “”demografia negativa”” del Dottor Clauberg.”,”””Dalle testimonianze di alcuni degli aiutanti di Clauberg risulta che «il professore» procedeva nel seguente modo: Le cavie umane condotte nel gabinetto di radiologia al piano terreno del Block 10 (campo di concentramento di Auschwitz, ndr), in un isolamento rigoroso. Quivi Clauberg con l’aiuto del suo assistente dott. Göbel, stendeva un rapporto circostanziato (anamnesi) dello stato ginecologico della vittima; poi insufflava nelle sue salpingi una soluzione di contrasto atta a controllarne radiologicamente la pervietà. (…) Dopo un certo tempola prima esaminata veniva di nuovo fata coricare sul lettino ginecologico e le veniva iniettato un liquido speciale, a base – pare – di formaldeide, mescolato ad una soluzione radiologiamente contrastante. Il liquido opaco serviva ad acertare la perfetta penetrazione della soluzione speciale nei dotti ovulari. Questa soluzione, altamente irritante, aveva lo scopo di provocare l’agglutinazione delle salpingi, e la loro conseguente occlusione. Dopo questo trattamento le donne (…) venivano controllate radiologicamente. Il più delle volte il mezzo di contrasto rivelava a Clauberg ed al suo zelante assistente la perfetta riuscita del loro intervento. (..) … finire (…) Non può certo dirsi che Hitler avesse fallito nella sua crociata volta a liberare il popolo tedesco «dalle umilianti restrizioni imposte dalla chimera della coscienza e della moralità». Non pare tuttavia prudente usare, nei carteggi ufficiali, espressioni così volgari come «sterilità permanente». Già in altri casi è stato ritenuto opportuno usare espressioni appositamente coniate; nei documenti ufficiali non si inciampa mai in termini come «gassazione», «soluzione finale»”” (pag 228-229-230)”,”GERN-005-FGB”
“MELOGRANI Piero RICOSSA Sergio a cura; saggi di CHESNAIS DELUMEAU HARTWELL HEADRICK LUNATI MATHIEU MATTEUCCI MELOGRANI MITCHELL RICOSSA SIMON SYLOS-LABINI VIGARELLO ZERI”,”Le rivoluzioni del benessere.”,”Saggi di CHESNAIS, DELUMEAU, HARTWELL, HEADRICK, LUNATI, MATHIEU, MATTEUCCI, MELOGRANI, MITCHELL, RICOSSA, SIMON, SYLOS-LABINI, VIGARELLO, ZERI.”,”STOS-023″
“MELOGRANI Piero”,”Il mito della rivoluzione mondiale. Lenin tra ideologia e ragione di Stato 1917-1920.”,”Piero MELOGRANI (Roma, 1930) insegna Storia contemporanea nella facoltà di scienze politiche dell’Univ di Perugia. Ha scritto varie opere tra cui ‘Corriere della Sera, 1919-1943’, ‘Gli industriali e Mussolini. Rapporti tra Confindustria e fascismo dal 1919 al 1929’ (1972). Per la Laterza ha curato ‘Intervista sull’antifascismo’ di Giorgio AMENDOLA (1977) e ha pubblicato ‘Storia politica della grande guerra, 1915-1918’ (1969), ‘Saggio sui potenti’ (1977), ‘Rapporti segreti della polizia fascista, 1938-1940’ (1979), ‘Fascismo, comunismo e rivoluzione industriale’ (1984).”,”LENS-072″
“MELOGRANI Piero”,”La modernità e i suoi nemici.”,”MELOGRANI Piero nato a Roma nel 1930 insegna storia contemporanea all’ Università di Perugia. Uscito dal PCI nel 1956 in seguito ai fatti di Ungheria ha collaborato al periodico ‘Passato e presente’ diretto da Antonio GIOLITTI. Ha pubblicato numerosi studi (v. retrocopertina).”,”DEMx-031″
“MELOGRANI Piero”,”Gli industriali e Mussolini. Rapporti tra Confindustria e fascismo dal 1919 al 1929.”,”Piero MELOGRANI è nato a Roma nel 1930. Ha pubblicato una ‘Storia politica della grande guerra’ e una antologia del ‘Corriere della Sera’ negli anni 1919-1943. Per la Longanesi ha curato un’edizione della ‘Psicologia delle folle’ di G. LE-BON.”,”ITAF-100″
“MELOGRANI Piero”,”Storia politica della grande guerra, 1915-18. Vol. 1.”,”Soldati socialisti. (pag 16-18) “”Di fronte all’entusiasmo degli interventisti, all’emozione che animava la grande massa, alle speranze e alle illusioni che la guerra ovunque suscitava, anche i soldati socialisti fecero la loro scelta. Si potrebbe dire che questa scelta l’aveva compiuta il loro partito adottando l’equivoca formula del “”non aderire né sabotare””, che, se poteva essere variamente interpretata da parte degli iscritti restati nel paese, lasciava invece poche alternative agli iscritti chiamati alle armi. Quale interpretazione pratica poteva essere data a quella formula da parte del fante socialista armato di fucile, esposto insieme con i suoi commilitoni al fuoco nemico ed assoggettato inoltre alla rigida disciplina dell’esercito combattente? Dal momento in cui l’intervento fu irrevocabilmente deciso – con il ritiro delle dimissioni di Salandra – le reclute socialiste partenti per il fronte cessarono di manifestare contro la guerra. Una volta raggiunta la linea del fuoco, i soldati socialisti stupirono tutti, anche i più prevenuti, per l’impegno con il quale parteciparono ai combattimenti. (…) Destarono stupore specialmente i combattenti romagnoli. Un ufficiale parò dil loro in alcune lettere del giugno-luglio 1915, sottolineando come quei soldati, “”già dimentichi del rivoluzionarismo paesano, abbraccianti con entusiasmo la causa della patria””, muovessero all’assalto con “”un diluvio di bestemmie rabbiose conio bassa Romagna”” (32). La Federazione giovanile socialista aveva fama di essere orientata molto a sinistra, ma il 6 giugno 1915 l'””Avanguardia””, organo di quella Federazione, dichiarò che, nell'””interesse supremo della Nazione””, anche i giovani socialisti avrebbero “”cooperato materialmente e moralmente al miglior esito della guerra””, che compagni e lavoratori erano “”costretti”” a combattere. Quei giovani tennero fede al loro impegno, tanto che molti circoli sparsi nelle diverse province ed aderenti alla Federazione furonos costretti a chiudere i battenti perché gli iscritti erano partiti tutti o quasi tutti per la guerra. Sull'””Avanguardia””, accanto a grandi spazi sbiancati dalla censura, comparvero lunghi elenchi di caduti. Nel luglio 1915 morì in combattimento lo stesso segretario nazionale della Federazione: Amedeo Catanesi (33). L’atteggiamento dei combattenti socialisti trasse origine certamente dalla viva esperienza di guerra da essi compiuta, e fu in quel momento non poco facilitato dal duttile comportameno dei dirigenti riformisti. Il caso del comune socialista di Bologna fu da questo punto di vista assai sintomatico””. (pag 16-18) (32) ‘Per la memoria del dott. Giuseppe Tellini, Bologna, 1915 (lettere del 20 giuno e 21 luglio 1915) citato anche da A.Omodeo, Momenti della vita di guerra, cit, p. 395-96 (33) Cfr. l'””Avanguardia”” del 6 giugno 1915, p. 2 e dell’8 agosto 1915, pp.e 2″,”QMIP-005-FV”
“MELOGRANI Piero”,”Saggio sui potenti.”,”Piero Melograni (1930-2012) ha scritto libri e articoli sulla Prima guerra mondiale, il fascismo, i sistemi totalitari e la modernità. Deputato dal 1996 al 2001, è stato uno dei tre italiani estensori della Carta dei Diritti Europei. Appassionato di musica ed arte, è stato editorialista del “”Corriere della Sera”” e per oltre vent’anni ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Perugia. Lenin e il problema del vecchio apparato burocratico “”Nell’estate 1917, alla vigilia della conquista del potere, Lenin aveva scritto ‘Stato e rivoluzione’. Aveva dichiarato che la burocrazia sarebbe stata praticamente eliminata. Aveva immaginato una gestione del potere così semplice da essere alla portata di tutti, anche dell’operaio e del contadino dotati di un grado minimo di istruzioni, capaci soltanto di leggere, scrivere ed eseguire le quattro operazioni. Bastarono poche settimane di governo per rivelare tutta l’irrealtà di questo progetto. Era impossibile governare senza i burocrati professionali, senza i tecnici, senza gli ufficiali zaristi, senza tutti coloro che i bolscevichi definirono: gli specialisti borghesi. Negli uffici, nelle fabbriche e nelle caserme gli specialisti borghesi risultarono insostituibili. Ed anzi, proprio la socializzazione delle imprese, i tentativi di pianificazione, le norme sui razionamenti, sugli approvvigionamenti e sul lavoro obbligatorio, favorirono la crescita della burocrazia. Il 19 marzo 1919, all’VIII Congresso del Partito comunista russo, Lenin confessò: «Questo vecchio elemento burocratico prima l’abbiamo scacciato, scrollato, e poi abbiamo ricominciato ad affidargli nuovi posti. I burocrati zaristi sono passati a poco a poco nelle istituzioni sovietiche in cui diffondono il burocratismo. Si travestono da comunisti e, per una migliore riuscita della loro carriera, si procurano la tessera del Partito comunista russo. Così, dopo essere stati scacciati dalla porta, rientrano dalla finestra!» (7). E in un opuscolo scritto sempre nel 1919 Lenin ripeté che i burocrati e i tecnici erano rimasti i borghesi di un tempo: «Essi sono borghesi nell’intimo, dalla testa ai piedi, per la loro concezione del mondo e per le loro abitudini. Dobbiamo dunque disfarcene? Non ci si può disfare di centinaia di migliaia di persone! E se ce ne disfacessimo, per noi sarebbe un suicidio. Per costruire il comunismo non abbiamo che il materiale creato dal capitalismo» (8). Nel novembre 1922, pronunciando al IV Congresso dell’Internazionale il suo ultimo discorso pubblico, Lenin continuò a proclamare: «Abbiamo ereditato il vecchio apparato statale e questa è la nostra disgrazia» (9)”” (pag 34-35) [Piero Melograni, ‘Saggio sui potenti’, Einaudi, Torino, 2019] [(7) Lenin, Discorso all’VIII Congresso del Partito comunista russo, in Opere complete, cit., vol. XXIX, p. 163; (8) Lenin, Successi e difficoltà del potere sovietico, ivi, p. 60; (9) Lenin, Opere complete, cit., vol. XXXIII, p. 394] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOP-543″ “MELOGRANI Piero; ALBANESE Luciano”,”Lenin e la rivoluzione mondiale (Melograni); L’alienazione in Hegel e in Marx (Albanese).”,”Saggio di Melograni: Viene citato il saggio di E. Carr su Radek: E.H. Carr, ‘Radek’s ‘Political Salon’ in Berlin 1919′, Soviet Studies, n. 3, 1952 “”Alla ricerca di un accordo con gli Alleati. Da novembre 1918 Mosca cominciò ad indirizzare proposte di pace ai governi dell’Intesa. Lenin, per garantire la sopravvivenza dello Stato sovietico, cercava un accordo con le potenze uscite vittoriose dalla prima guerra mondiale. Ma anche gli Stati Uniti e la Gran Bretagna presero iniziative che sembrarono preludere a un accordo con i sovietici. (…)”” (pag 115) Radek’s ‘Political Salon’ in Berlin 1919 E. H. Carr, Karl Radek and M. Philips Price Soviet Studies Vol. 3, No. 4 (Apr., 1952), pp. 411-430 (20 pages) Published By: Taylor & Francis, Ltd. ààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààà Saggio di Albanese. Produzione libera e produzione alienata (pag 129) “”Fin qui, l’alienazione appare in Marx come il processo per cui, come è detto nell’ ‘Ideologia tedesca’, l’attività sociale diventa un potere materiale esterno (sachliche, äussere Gewalt), separato dai soggetti reali, gli individui. Ma, come rivela Bedeschi, da una lettura attenta dei ‘Manoscritti’ appare chiaro che Marx considera alienata qualsiasi attività produttiva condizionata dal bisogno, cioè ‘qualsiasi produzione di oggetti utili o necessari. Sino a oggi, dice Marx la storia dell’industria è stata intesa «non nella sua connessione con l’ ‘essere’ dell’uomo, ma sempre soltanto in una relazione esteriore d’utilità». Nell’industria ordinaria, materiale, continua Marx, noi «abbiamo dinanzi a noi, oggettivate, le forze essenziali dell’uomo sotto forma di oggetti sensibili, estranei, utili ‘sotto forma dell’estraneazione». Infatti, conclude Marx, ogni attività umana è stata sinora lavoro e industria «cioè attività resa estranea a sé stessa» (6). Finché l’industria è soltanto questo, osserva acutamente Bedeschi, è difficile cogliere la sua connessione con l”essere’ dell’uomo, e si tende piuttosto a vederla solo e soltanto attraverso la «meschina» categoria dell’utilità. La produzione di cose utili non è caratteristica solo dell’uomo, ma anche dell’animale, e, in quanto produzione imposta dalla necessità, è la diretta antitesi del lavoro umano (7). Certamente – dice Marx in un famoso passo dei ‘Manoscritti’ – anche l’animale produce: produce nidi, abitazioni, come fanno le api, i castori, le formiche, ecc. Ma l’animale produce unicamente ciò che gli occorre nell’immediato per sé o per i suoi figli; produce in modo unilaterale, mentre l’uomo produce in modo universale; «produce solo sotto l’imperio del bisogno fisico immediato, mentre l’uomo produce anche libero dal bisogno fisico, ‘e produce veramente soltanto quando è libero da esso». L’animale – continua Marx – riproduce solo sé stesso, mentre l’uomo riproduce l’intera natura; il prodotto dell’animale appartiene immediatamente al suo corpo fisico, mentre l’uomo ‘si pone liberamente di fronte al suo prodotto’. L’animale costruisce soltanto secondo la natura e il bisogno della sua specie, mentre l’uomo sa produrre secondo la misura di ogni specie e sa ovunque predisporre la misura inerente a quel determinato oggetto: quindi l’uomo costruisce anche secondo le leggi della bellezza (8). Si capisce – osserva Bedeschi – come, sulla base di questi presupposti, la divisione del lavoro debba apparire come la più completa negazione del carattere «totale» e «universale» dell’attività umana, e quindi come qualcosa che dev’essere negato e soppresso (9)”” (pag 129) [Luciano Albanese, ‘ L’alienazione in Hegel e in Marx’, Mondo Operaio, n. 7-8, luglio-agosto 1981] [(6) K. Marx F. Engels ,’L’ideologia tedesca’, p. 33; K. Marx, ‘Manoscritti economico filosofici del 1844’, cit., p. 120, ultimo corsivo nostro ‘ ‘. Cfr. G. Bedeschi, Introduzione a Marx, cit., p. 189. Questo aspetto più generale del processo di alienazione era già stato messo in luce da C. Napoleoni, ‘Smith, Ricardo, Marx’, Torino, 1970, pp, 148-49 e 166; (7) Bedeschi, ivi; (8) K. Marx, op. cit., pp. 78-79, corsivi nostri; (9) G. Bedeschi, op. cit., p. 190]”,”LENS-014-FGB” “MELONI Giovanni a cura; scritti di J. IRMSCHER G. MELONI G. LOBRANO F. SINI G. MANCUSO S. MASTELLONE P. CATALANO S. CANDIDO D. ZOLO P. FREZZA J. TOPOLSKI V. HANGA”,”Dittatura degli antichi e dittatura dei moderni.”,”””E’ il caso di osservare, parenteticamente, che è mancata nella letteratura marxista una attenzione adeguata al rapporto Marx-Robespierre e all’influenza che le correnti montagnarda, hebertista, sanculotta e babuvista hanno esercitato sulla formazione del pensiero politico di Marx. E ciò è accaduto nonostante il vivo interesse per la rivoluzione francese e per la storia della Francia pre e postrivoluzionaria mostrato dal giovane Marx e ampiamente documentato dall’epistolario e dai quaderni di appunti redatti durante il soggiorno a Kreuznach, che segnalano le sue ampie letture sull’argomento: verso la fine del 1843 Marx si accinge addirittura a comporre una storia della Convenzione. E ciò è accaduto nonostante che Marx sia stato sicuramente in contatto, durante il soggiorno parigino, con storici e uomini politici come Laponneraye, Tissot, Blanc, Esquiros che accoglievano largamente nelle loro elaborazioni teoriche motivi giacobini, robespierristi, babuvisti. (…) A cominciare dall’ultimo saggio su ‘Le lotte di classe in Francia’, scritto da Marx in collaborazione con Engels tra l’estate e l’autunno 1850, Marx sembra superare la posizione blanquista. Già nel settembre dello stesso anno interviene una completa rottura con i blanquisti della Società universale dei comunisti rivoluzionari, anche se i rapporti personali con Blanqui restano buoni. Il posto della dottrina blanquista della “”rivoluzione permanente”” viene occupato in un primo tempo dalla teoria “”catastrofica”” di prevalente elaborazione engelsiana, che stabilisce una concomitanza obbligata fra la crisi economica del capitalismo, di cui si prevede prossima la fine, e la ripresa dell’iniziativa rivoluzionaria del proletariato. In una terza ed ultima fase – come ha ben visto per primo Karl Korsch (1) – si afferma la teoria matura del conflitto fra forze produttive e rapporti di produzione come elemento obiettivo del quadro rivoluzionario (K. Marx F. Engels, Opere Complete, v, X, p. 522). La polemica nei confronti delle posizioni blanquiste è esplicita e dura: “”Mentre noi diciamo agli operai: Voi dovete attraversare 15, 20, 50 anni di guerre civili e di lotte popolari non soltanto per cambiare la situazione, ma anche per cambiare voi stessi e per rendervi capaci del dominio politico, voi dite invece: Noi dobbiamo giungere subito al potere, oppure possiamo andare a dormire! Mentre noi richiamiamo in particolare gli operai tedeschi sul fatto che il proletariato tedesco non è ancora sviluppato, voi adulate nel modo più goffo il sentimento nazionale e i pregiudizi di casta dell’artigiano tedesco, cosa che comunque dà più popolarità. Come i democratici hanno fatto della parola ‘popolo’ qualcosa di sacro, così voi avete fatto della parola ‘proletariato'”” (cfr. F. Mehring, Karl Marx. Geschichte seines Lebens, trad. it. Roma, 1972, p. 204). Verso il 1870 la concezione marxiana della strategia rivoluzionaria del proletariato si presenta ormai come direttamente opposta a quella blanquista e si caratterizza per il rifiuto più netto dell’eredità cospirativa delle sètte, contro i “”fabbricanti di rivoluzioni””, e per la proposta di una linea organizzativa e proselitistica di massa, che coinvolga l’intera classe operaia del continente.”” [Danilo ZOLO ‘Origine e sviluppo della nozione marxiana di “”dittatura del proletariato””‘] (pag 198-199) in ‘Dittatura degli antichi e dittatura dei moderni’, a cura di Giovanni Meloni, 1983 Per la periodizzazione della teoria marxiana della rivoluzione proletaria si veda: F. Engels, Introduzione a ‘Le lotte di classe in Francia’, in K. Marx e F. Engels, Opere complete, v. X, pp. 641-660; D. Riazanov, Marx ed Engels, Roma, 1969, pp. 70-80; K. Korsch, Karl Marx, Frankfurt-Wien, 1967, trad. it. Bari, 1969 pp. 213-15; G. Vacca, Scienza, Stato e critica di classe, Bari, 1970, pp. 157-188)”,”TEOC-027-FL” “MELONI Federica”,”Lucrezia Borgia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Federica Meloni, laureata in Storia moderna all’Università di Pisa, si è addottorata nell’ateneo di Reggio Emilia con una tesi sulla Chiesa tridentina.”,”BIOx-367″ “MELONI Federica”,”I Borgia. Una tauromachia rinascimentale.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Federica Meloni, laureata in Storia moderna all’Università di Pisa, si è addottorata nell’ateneo di Reggio Emilia con una tesi sulla Chiesa tridentina. ‘[Cesare Borgia] [A]spettò che i vecchi congiurati entrassero in città, prima di partire da Fano, il 31 dicembre 1502, a capo di settemila fanti, cinquecento lance e mille cavalli leggeri. Decise di incontrare i suoi fuori dalla città, e pare che avesse salutato Vitellozzo Vitelli abbracciandolo e baciandolo. Un segno di perdono. Poi li invitò a seguirlo nella dimora che aveva deciso di acquartierarsi per pianificare le operazioni militari successive. I prodi avranno cominciato a tremare. A un suo preciso segnale, nella sala dov’erano convenuti fece irruzione un gruppo di armati guidati da Michele Corella e furono tutti fatti prigionieri. Con l’impulsività che lo contraddistinse, Cesare strangolò quella stessa notte Vitellozzo e Oliverotto, mentre Paolo e Francesco sarebbero stati raggiunti dalla spada del Corella quindici giorni più tardi a Castel della Pieve. Nel frattempo Alessandro IV procedeva a fare giustizia pure in Vaticano, imprigionando il cardinal Orsini, che a fine gennaio del 1503 morì, si disse, certo per avvelenamento. La strage che Paolo Giovio definì il «bellissimo inganno» suscitò ovunque clamore e incanto. Da Machiavelli l’impresa fu descritta come «rara e mirabile»; da Luigi XII «un atto degno d’un eroe romano»; riscosse il plauso unanime di veneziani e fiorentini che portarono messaggi di stima e congratulazioni; Isabella d’Este fece recapitare doni. Il mondo riconosceva il gran principe del Rinascimento, ed era tutto ai suoi piedi’ (pag 107-108)]”,”ITAG-284″ “MELONI Federica”,”Marat. La morte è gentildonna.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Federica Meloni, laureata in Storia moderna all’Università di Pisa, si è addottorata nell’ateneo di Reggio Emilia con una tesi sulla Chiesa tridentina. Marat duella letterariamente con Voltaire (pag 89-90) Marat pubblica il giornale l’Amico del popolo (pag 94-95) Marat si scontra con i girondini e finisce a processo (pag 103-104) La svolta di Marat (pag 104-105) Marat critica pure Danton e Robespierre perchè troppo accomodanti e con gli ‘arrabbiati’ di Jacques Roux perchè troppo estremisti (pag 106) Lo scontro di Marat con Voltaire (1776). Dopo una recensione critica, ironica e spregiativa, di un suo saggio dal titolo De l’Homme’ da parte del grande Voltaire, Marat andò su tutte le furie e inviò un libello di protesta alla redazione della rivista che aveva pubblicato l’infame recensione. Ma fu cestinato dalla direzione della rivista. Tacciando pubblicamente le opere del filosofo come dei “”pomposi ‘galimatias'””, Voltaire non esitò a rispondergli per le rime: «Vi auguriamo di gioire del nulla; è un grande impero, regnatevi, ma insultate un po’ meno le persone che sono qualcuno» (pag 89-90)”,”FRAR-439″ “MELOSI Laura”,”In toga e in camicia. Scritti e carteggi di Pietro Giordani.”,”MELOSI Laura (1963-) lavora presso l’Università di Macerata.”,”BIOx-243″ “MELOTTI Umberto”,”L’immigrazione una sfida per l’Europa.”,”Umberto Melotti (Milano, 1940) è professore ordinario di sociologia e docente di antropologia delle migrazioni nella scuola di perfezionamento in antropologia culturale delle società complesse dell’Università di Roma. É presidente del Centro del Lavoratori Stranieri di Milano, dirige la rivista Terzo Mondo , collaborando alle iniziative promosse dall’Unesco e dal Centro Europeo dell’Educazione.”,”EURx-132-FL” “MELSON Charles D.”,”I marines in Vietnam 1965-1973.”,”MELSON Charles D.”,”QMIx-280″ “MELUCCI Alberto DIANI Mario”,”Nazioni senza stato. I movimenti etnico-nazionali.”,”Alberto Melucci è ordinario di Sociologia all’Università di Milano e docente presso la scuola di specializzazione in Psicologia Clinica della stessa università. Tra i suoi libri più recenti: ‘L’invenzione del presente’ (Mulino, 1991) e ‘Il gioco dell’io’ (1991), ‘L’età dell’oro’, con Anna Fabbrini (1992). Mario Diani è docente di Sociologia presso l’Università Bocconi e lavora (1992) al dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano. Tra i suoi lavori recenti: ‘Isole nell’arcipelago. Il movimento ecologista in Italia’ (Il Mulino, 1988) Contiene tra l’altro: ‘I tipi di mobilitazione: alcuni casi nazionali’ (pag 63-107) [Modernizzazione ed etno-nazionalismo in Quebec, Il movimento nazionalista scozzese, Il conflitto etnico-nazionale in Belgio, Terrorismo ed etno-nazionalismo, Il nazionalismo indiano negli Stati Uniti, L’autonomismo occitano] [“”La scelta del termine «etno-nazionalismo» per indicare i fenomeni di cui ci occupiamo connette al concetto di gruppo etnico quello di nazione. Anche in questo caso nella letteratura specialistica esistono analogie e sovrapposizioni tra i due concetti. La comunanza dei tratti biologici, storici e culturali e la capacità di auto-identificazione sembrano far coincidere il concetto di nazione con quello di etnicità. Si può tuttavia individuare un elemento specifico di differenziazione: la nazione si è sempre definita rispetto a uno spazio territoriale concreto e, nella tradizione europea, rispetto allo stato inteso sia come fonte dell’oppressione da combattere, sia come simbolo della nuova libertà da costruire. E’ dunque possibile tracciare una linea di demarcazione concettuale tra la nazione e il gruppo etnico, che dia senso alla dizione «movimenti etnico-nazionali». Il sentimento di appartenenza collettiva fa riferimento a una nazione solamente quando sta alla base di una mobilitazione volta a ottenere il controllo su un territorio specifico. Alcuni autori esprimono questa condizione in termini di capacità di azione politica, sottolineando che «una nazione può essere considerata un tipo particolare di comunità etnica, politicizzata, che ha diritti riconosciuti come gruppo nel sistema politico» (10). Il riferimento alla politicizzazione non sembra però sufficiente, se non si precisa che la mobilitazione politica ha come obiettivo il controllo su un determinato territorio. Esistono infatti numerosi gruppi etnici politicizzati (e il caso degli Stati Uniti ne è un esempio visibile) che non possono essere considerati una nazione, dal momento che la loro azione si indirizza verso la semplice conservazione dell’identità e degli interessi di gruppo. L’aspirazione a controllare un determinato territorio, che si rivendica come appartenente al gruppo etnico, non deve però in alcun modo essere confusa con la battaglia per la costruzione di uno stato sovrano e indipendente. L’identificazione di stato e nazione è infatti legata a una concezione del nazionalismo propria del secolo XIX europeo e ha provocato numerosi equivoci. Il nazionalismo è stato troppo spesso identificato con il sentimento di lealtà verso uno stato, invece che verso un popolo e un territorio. L’etno-nazionalismo contemporaneo si caratterizza invece proprio per il fatto di articolare i suoi obiettivi su una gamma di alternative che includono varie forme di autonomia e di decentramento, e che non implicano necessariamente la costruzione di un nuovo stato. D’altra parte, la differenza appena segnalata tra gruppo etnico e nazione porta come conseguenza l’impossibilità di identificare il risveglio di coscienza etnica, verificatosi nel mondo occidentale (ma anche altrove) nel corso degli ultimi vent’anni, con una ripresa pura e semplice del nazionalismo: le rivolte dei Neri americani o dei Giamaicani in Gran Bretagna sono per esempio lotte a base etnica, ma non nazionalista. Dimensione etnica e dimensione nazionale si sono invece fuse in certe situazioni, dando vita a quelle forme di mobilitazione che definiamo «etnico-nazionali». Intendiamo così sottolineare il legame esistente in questi casi tra i caratteri comuni e la solidarietà propri di una certa collettività, e la presenza di un progetto politico e ideale che fa appello a un territorio”” (pag 17-19)] [(9)”,”TEOS-181″ “MELVILLE Herman”,”Moby Dick. O la balena.”,”””Si pensi che Herman Melville è una specie di fusione e, con ciò, di superamento di Edgar Poe e Nataniele Hawthorne”” (pag X, prefazione) Etimologia ed Estratti sulla balena: Melville finge che gli siano stati forniti: Etimologia (‘fornita da un intisichito fu assistente di ginnasio’) Estratti (dai classici) (‘forniti da un Vice-vice-bibliotecario’)”,”VARx-118-FV” “MEMMI Albert”,”Portrait du colonisé.”,”Il destino di questo libro è singolare, scritto prima della guerra d’Algeria, descrive con precisione la fisionomia e la condotta del colonizzatore e del colonizzato.”,”PVSx-007-FFS” “MENAGER Bernard”,”Les Napoléon du peuple.”,”Bonapartismo. “”L’ inizio del culto napoleonico che si manifesta nei primi anni della Restaurazione attraverso l’ esposizione e la vendita di stampe, litografie, di ritratti dell’ Imperatore e della sua famiglia, o di oggetti usuali con il segno dell’ effice di Napoleone favorisce il prolungamento dell’ agitazione. A Bordeaux la polizia constata che tali esposizioni provocano dei raduni, delle discussioni da cui nascono delle false notizie sul ritorno di Napoleone. L’ anno 1820 si chiude con una netta ripresa delle manifestazioni bonapartiste imputabili principalmente all’ attentato di Louvel contro il duca di Berry.”” (pag 25-26)”,”FRAD-066″ “MENALE Ilenia”,”La guerra oltre la notizia. Note sul giornalismo di guerra.”,”Ilenia Menale, giornalista pubblicista e insegnante di giornalismo (Napoli 1983), laureata nel 2010 presso l’Università di Napoli Federico II. Scrive per varie testate su vari temi: economia, politica, inchieste. Indro Montanelli (1909-2001). ‘Nel 1937 approdò in Spagna per conto de ‘Il Messaggero’. La guerra civile rappresentò un’occasione fondamentale per il suo lavoro di inviato oltre che, come già detto, un decisivo punto di svolta per il giornalismo di guerra Il giornalismo italiano proseguì con questo conflitto il lavoro propagandistico, iniziato con la campagna d’Africa, di cui Montanelli scrisse dei resoconti dall’Abissinia, dove si trovava in qualità di soldato. Come tutta la stampa di destra, il Paese si schierò a fianco dei franchisti, esaltandone le vittorie e screditando gli avversari. Pur non nutrendo simpatie per la sinistra, il giovane reporter si distinse per la mancanza di retorica. Esemplare, a questo proposito, il suo resoconto della battaglia di Santander, che si spoglia dell’inneggiamento all’eroismo delle truppe filo franchiste italiane, fatto dagli altri giornalisti. «(…) quella dei miliziani sul fronte di Santander non è stata una rotta, ma una “”ritirata strategica”” (…). Ci fermammo e facemmo il bilancio: 20 chilometri di avanzata senza sparare un colpo di fucile (…). Una lunga passeggiata e un solo nemico: il caldo. Un caldo a picco, insistente e brutale. Una avanzata tirata avanti, invece che a furia di fuoco, a furia di acqua (…)”” (26). In seguito all’articolo, poco gradito, venne espulso dal sindacato dei giornalisti e dal partito fascista e, grazie all’intervento di Giuseppe Bottai, venen mandato a dirigere l’Istituto di cultura italiana in Estonia. A salvare la sua carriera ci pensò il direttore del ‘Corriere della Sera’, Aldo Borelli, che lo assunse in qualità di “”redattore viaggiante”” per trattare temi lontani dalla politica. Si trovò a viaggiare per l’Europa fino ad arrivare in Germania nel 1939, dove incontrò Hitler. I suoi articoli, però, di impronta filo polacca, ancora una volta, risultarono sconvenienti per il regime, che lo fece espellere dalla Germania. Viaggiò, quindi, verso l’Estonia, giungendo a Tallin nel momento della sconfitta a favore dell’esercito sovietico, che non apprezzò la sua presenza. Montanelli, perciò, nello stesso anno, raggiunse la Finlandia, fermandosi ad Helsinki, per trovarvi rifugio, ma il posto non era sicuro: Stalin si preparava all’attacco per estendere i confini della Russia. Il confronto che ne sarebbe seguito era impari, dato il dislivello tra i due eserciti. Contrariamente alla volontà del suo direttore, il giornalista decise di rimanere e questo gli offrì l’occasione di essere testimone dell’incredibile resistenza finlandese. I suoi articoli rivelano tutte le qualità dello scrittore, che si esprime con uno stile diretto, capace di ricreare l’atmosfera vissuta in quei luoghi, prediligendo ad argomentazioni ideologiche la descrizione dei fatti, anche apparentemente insignificanti e di poca importanza, e dei personaggi, di cui mette in luce la psicologia. Il pubblico italiano apprezzò molto i suoi resoconti dalla Finlandia al punto che la censura fascista non poté fare molto per impedirgli di proseguire la sua missione. A bloccare l’azione del regime fu lo stesso direttore che permise la pubblicazione degli articoli, raccolti in seguito nel volume ‘I cento giorni della Finlandia’, oltre che l’anticomunismo fascista e l’incertezza della posizione politica italiana. Ciò che emerge dai suoi pezzi è l’esaltazione della resistenza del popolo finlandese, che, motivato dalla volontà di conservare la propria libertà e non diventare prigioniero di uno stato totalitario, mise in campo tutte le sue virtù. Di contro, l’esercito russo, pur essendo superiore da uomini sprovveduti, impregnati di propaganda, che non comprendevano realmente i motivi di quella guerra. Divenuto famoso per la sua copertura della guerra in Finlandia, seguì, in qualità di inviato, per conto del ‘Corriere della Sera’, anche la Seconda guerra mondiale, denunciandone atrocità e meschinità con il suo stile chiaro ed efficace, che faceva emergere la tragicità del momento e della situazione dalle vicende personali dei soldati. Nel 1942 iniziò a lavorare anche per ‘Tempo’ di Arnaldo Mondadori, occupandosi della rassegna stampa estera. Durante il governo di Badoglio, poi, scrisse, per i due giornali, articoli diffamatori contro Mussolini, che gli procurarono, nel 1944, la prigione. (…)’ (pag 33-34)”,”EDIx-246″ “MENAND Louis”,”Il Circolo metafisico. La nascita del pragmatismo americano.”,”MENAND Louis è professore di Letteratura inglese all’ Università di New York. Ha scritto importanti saggi (v. retrocopertina). Questo libro ha vinto il premio Pulitzer 2002. “”Nel secolo precedente Darwin, due teorie sulla diversità razziale predominavano nella scienza occidentale: nessuna delle due era egualitaria. Chi credeva che tutti gli esseri umani avessero radici comuni (una posizione nota come monogenismo) attribuiva le differenze razziali a diverse velocità di degenerazione. L’ intera specie era in declino sin dalla creazione, pensavano i monegenisti, ma alcuni gruppi, a causa (solitamente) degli effetti del clima), avevano conosciuto un declino più marcato di altri. I poligenisti credevano invece che le razze fossero state create separatamente e che avessero ricevuto attributi differenti e attitudini diverse sin dall’ inizio.”” (pag 120)”,”USAG-051″ “MENANDRO, a cura di Franco FERRARI”,”Menandro e la commedia nuova.”,”Nel 342 a.C. Menandro nasce ad Atene da Diopeite e da Egestrata nel demo di Cefisia. Nel 325 esordio di Menandro. Nel 322 prima vittoria di Menandro, con l’Orgé (L’ira), rappresentata alle Lenee. Circa 306 poco dopo la cacciata da Atene di Demetrio Falereo Menandro sfugge a una incriminazione grazie all’intercessione di un certo Telesforo, cugino di Demetrio. Nel 293 Menandro muore, secondo una tradizione annegando mentre nuota nelle acque del Pireo.”,”VARx-154-FL” “MENANT François”,”L’Italia dei comuni (1100-1350).”,”Edizione originale: ‘L’Italie des communes, 1100-1350’, Ed. Belin, 2005 François Menant, già membro dell’Ècole Normale Supérieure di Parigi. Tra le sue opere ‘Lombardia feudale. Studi sull’aristocrazia padana nei secoli X-XIII’ (Vita e Pensiero, 1992) Nascita di un proletariato urbano. Firenze città operaia e industriale (sec. XIV) ‘Giovanni Villani calcola in 30.000 il numero dei fiorentini impiegati nell’industria tessile nel 1338, ossia un terzo della popolazione; i rilievi fiscali confermano questa cifra. Nell’arco delle tre generazioni che hanno visto la trasformazione della città in capitale industriale dell’Europa, redditi e modi di vita subiscono un vero e proprio sconvolgimento. Per la prima volta nella storia occidentale i salariati costituiscono una parte significativa, e forse maggioritaria, della popolazione di una città. È una situazione che si ripete, sia pure a un grado minore, in tutte le città italiane orientate verso le esportazioni. Gli operai della lana costituiscono la grande massa dei salariati fiorentini (25). Accanto a loro numerose categorie scivolano nella stessa condizione tra gli ultimi decenni del XIII secolo e i primi decenni del XIV. Si tratta soprattutto di lavoratori poco qualificati, ma anche di alcune categorie di maestri artigiani, per esempio quelli che operano nei grandi cantieri edilizi. Ma anche una parte dei capi officina impiegati dai lanaioli sembrano transitare nel corso del XIV secolo dal lavoro a cottimo al lavoro salariato. (…) Charles de La Roncière ha analizzato mirabilmente la nova condizione economica di questi lavoratori urbani. Le fonti a sua disposizione fanno luce sugli operai delle costruzioni e sugli impiegati negli ospedali, e non sugli operai tessili (26), ma le conclusioni cui egli giunge possono essere tranquillamente generalizzate: il livello dei salari permette agli operai celibi di vivere dignitosamente e ai capimastro di provvedere alle proprie famiglie. Ma per un semplice operaio la presenza di una famiglia costituisce la premessa del naufragio economico, almeno quando i bambini sono troppo piccoli per contribuire, con il proprio lavoro, alla sussistenza del gruppo. Comprendiamo allora quanto il lavoro femminile, pur pagato anche due volte meno di quello degli uomini (27), costituisca una fonte vitale di sostentamento, e ancor più per le famiglie operaie che per quelle degli artigiani autonomi.. Le donne lavorano soprattutto nei servizi (domestiche e lavandaie) e nel settore alimentare (bottegaie e addette alla preparazione dei prodotti). Ma anche alcuni stadi del ciclo tessile sono aperti al lavoro delle donne: la pettinatura e la tessitura, ad esempio, e soprattutto la filatura, grande specialità femminile’ (pag 275-276) [(25) La Roncière, ‘La condition des salariés’; (26) Su questi ultimi vedi Stella, ‘La révolte des Ciompi’; (27) Vedi per esempio La Roncière, ‘La condition des salariés’, p. 340]”,”STOS-217″ “MENAPACE Lidia”,”La democrazia cristiana. Natura, strutture e organizzazione.”,”Il Partito Popolare sconfessato dal Papa. “”L’ intreccio organico e strettissimo tra Chiesa cattolica e fascismo è il primo elemento dal quale partire per cogliere il modo di formazione di tutta la futura classe politica italiana e della maggior parte dei quadri della DC. (…) Se infatti, i primi anni del regime avevano visto la Chiesa in un certo conflitto con il Partito Popolare e alla fine Pio XI aveva scelto il fascismo, in termini difensivi e come “”male minore””, addirittura scavalcando e sconfessando Don Sturzo, via via che gli anni passavano e la Chiesa godeva e si rinforzava per il Concordato e in più per la generale atmosfera conservatrice, reazionaria, bigotta, moralistica che il regime fomenava, e non veniva toccata nei suoi interessi, anzi sempre facilitata in una serie di attività sportive, ricreative, pubbliche, il rappoto organico tra fascismo e Chiesa cattolica diventava visibile, si costruiva in modo preciso e dilatato e prendeva la forma di una spartizione di aree di influenza tra poteri pacificamente concorrenti a fini non dissimili o, almeno, non contradditori tra loro.”” (pag 19-20) Lidia MENAPACE è nata a Novara nel 1924 e ha avuto parte attiva nella lotta partigiana. Iscrittasi alla DC per la quale è stata assessore regionale per il Trentino, ne è uscita nel 1953, in occasione della cosiddetta ‘legge truffa’ per rientrarvi nel 1956 entrando nel Consiglio Nazionale. Ne è uscita definitivamente nel 1968, anno in cui è stata espulsa anche dall’ Università cattolica dove insegnava retorica cinquecentesca. E’ attualmente nella segreteria nazionale del Manifesto di cui è stata una dei fondatori.”,”ITAP-121″ “MENAPACE Lidia AYMONINO Carlo KAROL K.S. ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIUSC Leonid GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MÉSZÁROS Istvàn CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hayr USAI Gianni CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev AYMONE Tullio ANTONUCCI Gabriele CERUTTI Furio DI LEO Rita LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof TELÒ Mario VITA Vincenzo”,”Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie. Una discussione nella sinistra.”,”La nozione di proprietà socialista. “”Siamo qui in presenza d’un sistema ideologico che funziona in modo molto semplice, ma del tutto estraneo al materialismo dialettico. Questo sistema presuppone: a) che proprietà di stato = proprietà sociale = proprietà socialista; b) che la proprietà è il ‘fondamento’ dei rapporti di produzione. Afferma dunque che, esistendo una «proprietà di stato socialista», esistono rapporti di produzione ugualmente socialisti, e ne deduce che il rapporto salariale non è che una forma «vuota», un’apparenza che nasconde «rapporti sociali interamente nuovi» (è, per esempio, quanto afferma il ‘Manuale di economia politica’ dell’Accademia delle Scienze dell’Urss, pubblicato nell’Urss nel 1954: questo manuale riassume le proposte enunciate da Stalin sugli stessi problemi nel 1952). Tali formulazioni appartengono alla concezione idealistica propria dell’ideologia giuridica borghese. Non hanno nulla a che fare con il materialismo storico. E lo si vede dal ruolo-chiave attribuito alla proprietà di stato, cioè alla forma giuridica della proprietà. E’ una ricaduta nel proudhonismo o nel lassallismo. Già nel 1846 Marx, in una lettera ad Annenkov, aveva mostrato l’inconsistenza di una concezione che attribuisce un ruolo-chiave alla proprietà giuridica, scrivendo così: «La proprietà costituisce infine la categoria suprema nel sistema del signor Proudhon. Nel mondo reale, invece, la divisione del lavoro e tutte le altre categorie del signor Proudhon sono rapporti sociali, il cui complesso forma quello che oggi si chiama ‘la proprietà’: fuori da questi rapporti, la proprietà borghese non è che un’illusione metafisica e giuridica… Quando il signor Proudhon rappresenta la proprietà come un rapporto indipendente, commette più che un errore di metodo: prova chiaramente di non aver colto il legame che collega tutte le forme della produzione borghese…». (MEW, volume 4, pagg. 551-552). Questo testo dice con grande chiarezza che la proprietà, nel senso profondo del termine, non è una pura categoria giuridica ma il prodotto dell’insieme dei rapporti sociali, soprattutto della divisione del lavoro. Ora, appunto, i rapporti sociali che caratterizzano l’Urss sono fondamentalmente gli stessi che caratterizzano il modo di produzione capitalistico. La nozione di «proprietà socialista» in quanto nozione giuridica astrae dal processo reale di appropriazione nel quale sono inseriti produttori e non produttori. Astrae dai rapporti sociali che si tessono in questo processo e sulla sua base. Questi rapporti non possono venir conosciuti che attraverso un’analisi concreta: non possono essere «dedotti» dalla forma della proprietà giuridica. Come Marx sottolinea nel ‘Capitale’, finchè i mezzi di produzione continuano ad opporsi «in quanto proprietà estranea a tutti gli individui realmente attivi nella produzione», il modo di produzione capitalistico si conserva. Il mantenimento dei rapporti di produzione capitalistici sulla base della proprietà di stato appare chiaramente nella riproduzione del rapporto salariale. L’esistenza di questo rapporto significa che la base economica della formazione sociale sovietica è sempre costituita da rapporti di produzione capitalistici. Come sottolinea Marx: «Il salario presuppone il lavoro salariato, il profitto presuppone il capitale… la distribuzione capitalista è differente dalle forme di distribuzione che derivano da altri modi di produzione; ogni forma di distribuzione scompare con il modo determinato di produzione da cui proviene al quale corrisponde» (‘Il Capitale’, tomo 8). Già nei ‘Grundrisse’ Marx aveva dimostrato che l’esistenza della forma valore a livello della distribuzione (dunque l’esistenza della forma salario) prova che «la produzione non è ancora direttamente sociale», che «il lavoro non è ripartito in modo comunitario» e dunque che «la produzione sociale non è ancora subordinata agli individui che la maneggiano come una potenza e una capacità comune». Così, sia la forma del processo di produzione sia la forma del processo di distribuzione manifestano la riproduzione dei rapporti di produzione capitalistici nelle aziende sovietiche”” [Charles Bettelheim, ‘Sulla natura della società sovietica””] [(in) ‘Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie. Una discussione nella sinistra’, a cura di Alfani editore, Roma, 1978] (pag 95-96)”,”EURC-124″ “MENAPACE Lidia”,”La democrazia cristiana. Natura, strutture e organizzazione.”,”Lidia Menapace è nata a Novara nel 1924 e ha avuto parte attiva nella lotta partigiana. Iscrittasi alla DC per la quale è stata assessore regionale per il Trentino, ne è uscita nel 1953, in occasione della cosiddetta ‘legge truffa’ per rientrarvi nel 1956 entrando nel Consiglio Nazionale. Ne è uscita definitivamente nel 1968, anno in cui è stata espulsa anche dall’Università cattolica dove insegnava retorica cinquecentesca. E’ attualmente nella segreteria nazionale del Manifesto di cui è stata una dei fondatori (1975). “”Ma, quattro anni più tardi (dal tentativo del fanfaniano Tambroni e dalla risposta popolare del giugno 1960, ndr) il presidente Segni non fu certo trovato estraneo al tentativo di colpo di Stato di stampo più tradizionale, quello promosso dall’esercito, dai corpi separati dello Stato, dal Sifar”” (pag 195)”,”ITAP-002-FGB” “MENCARELLI Mario a cura”,”Il discorso pedagogico del nostro secolo. Antologia di testi. Questioni teoretiche, pratica educativa e problemi della scuola.”,”Foerster e la formazione del carattere (pag 174-187): 1 – Necessità di una educazione del carattere in una scuola moderna 2 – Pericoli di una educazione unilaterale dell’intelletto 3 – La scuola e l’ideale della vita 4 – Il problema della disciplina nella nuove condizioni di vita”,”GIOx-001-FGB” “MENCHERINI Robert”,”Midi rouge, ombres et lumières. 1. Les années de crise, 1930-1940. Une histoire politique et sociale de Marseille et des Bouches-du-Rhône de 1930-1940.”,”MENCHERINI Robert è uno storico e partecipa ad equipes di ricerca regionali e nazionali. Nel 1998 ha pubblicato ‘Guerre froide, grève rouges. Parti communiste, stalinisme et luttes sociales en France. Les grèves “”insurrectionnelles”” de 1947-1948′ (Syllepse).”,”FRAD-068″ “MENCHERINI Robert”,”Guerre froide grèves rouges. Parti communiste, stalinisme et luttes sociales en France. Le grèves “”insurrectionnelles”” de 1947-1948.”,”Il PCF fa da freno. “”I movimenti rivendicativi del maggio-giugno 1947. Dall’ inizio dello sciopero, gli istigatori del conflitto alla Renault provarono ad estendere la loro azione alla metallurgia parigina. Il 30 aprile e il 1° maggio, il comitato di sciopero distribuiva un volantino che chiamava a generalizzare il movimento e gli scioperanti intervennero nelle fabbriche vicine. Predicavano in terreno favorevole. Ma il PCF allora si opponeva, sovente con difficoltà, ad ogni estensione. Così, secondo la testimonianza del dirigente della metallurgia parigina, il risponsabile della CGT inviato alle officine Rateau per chiedere la ripresa del lavoro si fece urlare contro e vennero strappate tessere sindacali. Alla vigilia del 1° maggio, lo sciopero della Renault cominciò ad allargarsi a macchia d’ olio in provincia e a Parigi. L’ allienamento ulteriore della CGT al movimento, l’ espulsione dei comunisti dal governo contribuirono a levare il freno.”” (pag 127) (Il PCF prima della svolta del patto Hitler-Stalin). “”Più che mai, per il Partito comunista una vera politica di difesa nazionale è indispensabile di fronte al pericolo hitleriano. Così, in occasione di una grande assemblea comunisa, il 30 luglio 1939, alle Arènes d’ Arles, André Marty sottoscrive la preparazione della guerra del governo di Paul Reynaud e approva “”la fabbricazione intensiva d’ armi””. Certo, egli assortisce questa dichiarazione con un certo numero di condizioni, in particolare “”la conclusione del patto d’ assistenza anglo-franco-russo, sulla base di eguale reciprocità”” e delle critiche contro i campi di concentramento per i miliziani spagnoli e contro i decreti-legge “”della miseria””. Ma la tonalità è chiara. Al contrario, il Partito socialista esita, localmente come nazionalmente, sempre diviso tra le posizioni di Paul Faure che mettono in primo piano la difesa della pace e quelle di Leon Blum, partigiano di una fermezza accresciuta di fronte ai regimi fascisti””. (pag 128)”,”PCFx-045″ “MENDE Tibor”,”L’ Asie du Sud-Est. Entre deux mondes.”,”Tibor MENDE dopo i paesi dell’Himalaya ha percorso i paesi del Sud-Est Asiatico in particolare il Pakistan, la Birmania e l’Indonesia. Impressioni di viaggio, interviste, descrizione degli uomini e del loro lavoro, riferimenti storici, dati, tutto è utilizzato dall’A per ricostruire questo mondo. Si vede pure il sindacalismo organizzarsi all’ombra delle pagode birmane, l’arrivo dei bull-dozers, la guerriglia, il confronto degli intellettuali con il marxismo e il buddismo.”,”ASIx-005″ “MENDE Tibor”,”La Cina alle spalle.”,”La Cina l’ India e l’ Asia-Pacifico. “”Ancora una volta non ci sono risposte prevedibili a queste domande. Ciò che appare probabile, è che tra tutti i fattori che determineranno la scelta dell’ India, il peso della Cina sarà decisivo. E’ dunque impossibile prevedere qual piega prenderanno gli avvenimenti all’ interno di quel triangolo della decisione. Nondimeno, la loro interdipendenza è evidente. Ma si può capire che, nella congiuntura meno favorevole per l’ Occidente, la Cina, il Giappone, l’ India e il Sud-Est asiatico, con o senza l’ Unione Sovietica, potrebbero apparire un giorno come un gruppo legato da interessi politici ed economici tanto omogenei da portare a un cambiamento radicale nell’ equilibrio attuale delle forze mondiali””. (pag 344)”,”CINE-001″ “MENDE Tibor”,”Regards sur l’ histoire de demain. Les nouveaux centres de gravité du monde.”,”Contiene dedica autore a S.E. Pietro Quaroni “”Ma oggi la Manciuria, ormai ufficialmente battezzata provincia del Nord-Est, rinasce a una nuova vita. Si stimano le sue riserve di carbone a 9 miliardi di tonnellate e quelle di minerale di ferro a un miliardo. Essa possiede inoltre rame, piombo, zinco, manganese, bauxite, grafite, e mobildeno – in breve, tutto quello che occorre per una grande industria pesante.”” (pag 103-104) “”La potenza materiale degli Stati Uniti è senza precedenti. L’ attitudine, sempre originale ed efficace del suo popolo davanti ai compiti pratici, imprime alla sua società uno slancio straordinario che né la ricchezza né il conforto materiale sembrano capaci di indebolire. Ma l’ ascesa rapida degli Stati Uniti al rango di prima potenza mondiale è stata essenzialmente il risultato della tecnica, un trionfo dell’ organizzazione e della rapidità accresciuta dei metodi di produzione. Il carattere di una comunità sta inevitabilmente alla sua evoluzione ed è naturale che ciascuno abbia la tendenza ad esaltare l’ importanza del fattore al quale deve soprattutto il suo successo. E’ dunque fatale che gli Americani diano un posto esagerato alla perfezione tecnica, all’ efficacia e alla soluzione meccanica dei problemi. E’ questa, ben inteso, una generalizzazione molto grande. Ma chiunque sia stato in contatto con un gruppo assai numeroso e assai vario di Americani non ha potuto non constatare a qual punto questa formazione abbia marcato il loro spirito.”” (pag 123)”,”RAIx-205″ “MENDE Raul A.”,”El Justicialismo. Doctrina y realidad peronista.”,”Il medioevo spiritualista. “”La Edad Media es espiritualista. Ninguna otra etapa de la historia puede ostentar con más derecho este título. En le Edad Media, el hombre alcanza al extremo más alto de su vertical. Todo lo hace y todo lo deshace por Dios.”” (pag 64) “”Por qué, sin embargo, fracasó la Edad Media? Por qué, debió ceder paso al Renacimiento? En primer lugar, porque su individualismo facilitó la tarea de las fuerzas esclavistas individuales más poderosas: feudalismo y absolutismo. Y en segundo lugar, porque su espiritualismo extremado produjo el cansancio de lo espiritual.”” (pag 65-66)”,”AMLx-101″ “MENDE Tibor”,”Soleils levants. Le Japon et la Chine.”,”La versione giapponese del populismo (pag 72) Tre particolarità del sistema politico giapponese. “”Mais dans toute comparaison avec la pratique occidentale, il faut garder à l’esprit trois particularités du système japonais. La première est la notion même du rôle de l’État. Dans la démocratie occidentale, il consiste à protéger et à favoriser les droits de l’individu. Au Japon, il s’agit d’assurer un ordre social bienveillant. Dans l’idéal occidental, le règne de la loi garantit l’égalité de tous ceux qui s’y soumettent. Au Japon, les gouvernants sont des gens à qui il faut faire confiance, parce qu’on croit qu’ils dirigent dans l’intérêt du bien commun. (…) La seconde particularité est le désir de consensus des Japonais. Les décisions ne sont jamais prises par des individus, mais presque toujours par des groupes. On ne prend habituellement une décision à la majorité simple que dans des institutions importées, par exemple à la Diète. Une idée est lancée dans un petit groupe et elle se répand à travers divers obstacles et compromis jusqu’à ce qu’elle obtienne l’approbation d’un cercle plus vaste. (…) La troisième particularité à considérer a trait à la survie du clan en tant qu’expression des liens personnels de layauté. La forme contemporaine de cet héritage de la féodaité est le ‘habatsu’ ou faction, unité de base de la politique japonaise. Un ‘habatsu’ est habituellement organisé par un membre de la Diète doté de toute l’habilité politique et du sens de l’organisation nécessaires, par une personne disposant d’amples fonds électoraux et par quelqu’un qui ambitionne de devenir Premier ministre (…)”” (pag 73-74) “”Ma in qualsiasi confronto con la pratica occidentale, bisogna tenere a mente tre particolarità del sistema giapponese: la prima è la nozione stessa del ruolo dello stato, e nella democrazia occidentale è la protezione e la promozione dei diritti umani. In Giappone, si tratta di garantire un ordine sociale benevolo. Nell’ideale occidentale, lo Stato di diritto garantisce l’uguaglianza di tutti coloro che si sottomettono ad esso. In Giappone, i governanti sono persone a cui si deve dare fiducia, perché si crede che essi dirigano nell’interesse del bene comune … La seconda particolarità è il desiderio giapponese di consenso, le decisioni non sono mai prese da individui, ma quasi sempre da gruppi. Solitamente si prende una decisione a maggioranza semplice solo nelle istituzioni importate, ad esempio nella Dieta. Un’idea viene lanciata in un piccolo gruppo e si diffonde attraverso vari ostacoli e compromessi fino a che essa ottiene l’approvazione di un cerchio più ampio. (…) La terza peculiarità da considerare è la sopravvivenza del clan come espressione dei legami personali della comunità. La forma contemporanea di questa eredità del feudalesimo è l'””habatsu”” o fazione, l’unità di base della politica giapponese. Un habatsu è solitamente organizzato da un membro della Dieta dotato di abilità politica e del senso di organizzazione necessarie, da una persona con ampi fondi elettorali e da qualcuno che aspira a diventare Primo Ministro ( …) “” (pag 73-74)”,”JAPx-090″ “MENDEL Hersh”,”Memoirs of a Jewish Revolutionary.”,”Hersh Mendel identified himself in turn as a Jewish, a Polish and a Russian socialist. These Memoirs, unsurpassed in the working-class literature of our time and published here for the first time in English, stand as a forthright statement of the yearnings and struggles of many thousands of nameless and faceless Jewish, Polish and Russian revolutionaries whose life’s work was devoted to the great Russian Revolution. Memoirs of a Jewish Revolutionary is a book about Poland the oppressed and Poland the oppreaaor, Born of East European Jewry, Hersh Mendel condemned with equal venom Russia’s rape of Poland and Poland’s rape of White West Russia and the Ukraine. The author played a significant role in the Polish workers’ movement over several decades. He took part in the October 1917 uprising in Moscow and was later a witness and unwilling participant in the Stalinist collectivisations. Finally, as a comrade and disciple of Trotsky, Mendel founded the Polish Trotskyist movement. With a Preface by Isaac Deutscher, Translator’s note, Preface to the Yiddish Edition, Afterword, Appendix: 1) Exchange Between Hertz and Mendel, 2) Exchange Between Mendel and Trotsky, Index, prefazione di Isaac DEUTSCHER nota del traduttore prefazione all’edizione Yiddish, postfazione note appendice: 1) Exchange Between Hertz and Mendel, 2) Exchange Between Mendel and Trotsky, indice nomi argomenti località”,”RIRx-021-FL” “MENDEL Arthur P.”,”Dilemmas of Progress in Tsarist Russia. Legal Marxism and Legal Populism.”,”Arthur P. Mendel is Associate Professor of History, New York University. Preface, Bibliography, Notes, Index, Russian Research Center Studies, n.43,”,”RIRx-035-FL” “MENDELLA Michelangelo D’AGOSTINO S.”,”La prima repubblica austriaca (1918-1938).”,”MENDELLA M. già libero docente (Storia contemp. Univ. di Messina e poi titolare in Facoltà scienze politiche di Napoli) ha dedicato studi alla restaurazione francese e al viceregno napoletano.”,”AUTx-034″ “MENDELSON Elliott”,”Introduzione alla logica matematica.”,”E. Mendelson nato nel 1931 ha ottenuto il dottorato in matematica presso la Cornell University nel 1955. Ha insegnato nel Dipartimento di Matematica del Queens College di New York.”,”SCIx-223-FRR” “MENDELSON Elliott”,”Introduzione alla logica matematica.”,”Nato nel 1931 e addottoratosi in matematica presso la Cornell University nel 1955, Elliott Mendelson è attualmente professore nel Dipartimento di Matematica del Queens College di New York.”,”SCIx-273-FL” “MENDES FRANCE Pierre”,”Dialogos con el Asia de hoy. Apunte de un viaje.”,”Pierre MENDES FRANCE nasce a Parigi nel 1907, studia diritto e scienze politiche alla Sorbona. Viene chiamato da Leon BLUM alla carica di sottosegretario del tesoro. Volontario dell’ aviazione in Siria, nel 1940 viene condannato dal governo di Vichy. L’ anno seguente evade e passa alle forze di Francia libera. Finita la guerra (nel 1944 era stato nominato da DE-GAULLE ministro dell’ economia ma poi diede le dimissioni l’ anno dopo), nel 1954 viene nominato capo del governo firma gli accordi di Ginevra con il Vietminh relativi all’ Indocina. Nel 1955 viene fatto cadere dal parlamento per la sua politica in Africa del Nord. Si oppone tenacemente alla nomina di DE-GAULLE come presidente ed entra nel partito socialista fino a che nel 1968 si separa anche da questo partito.”,”ASIx-061″ “MENDRAS Henri FORSE’ Michel, edizione italiana a cura di Antonio VITIELLO”,”Il mutamento sociale.”,”””Perciò il moto, piuttosto che la quiete è contrario al moto”” Aristotele, Fisica, v, 231a, 1-2 MENDRAS è direttore di ricerca responsabile dell’ Observatoire sociologique du changement del CNRS presso la Fondation Nationale des Sciences Politiques (FNSP) e dal 1956 professore di sociologia all’ Institut d’ Etudes politiques di Parigi. FORSE’ è professore all’ Università di Lille I. Per la bibliografia dei due autori v. 4° copertina. “”Per Marx, fintantoché le contraddizioni all’ interno di un modo di produzione non sono abbastanza gravi, il sistema trova sempre le risorse per mantenersi immutato. Per Parsons, i valori interiorizzati nel corso della socializzazione sono un contrappeso efficace alle esigenze del cambiamento. La funzione di stabilità normativa che ne risulta spiega i fenomeni di resistenza al cambiamento, che si incontrano frequentemente in tutte le società. Tuttavia, in caso di rottura dell’ equilibrio, Parsons distingue tre ipotesi. Nella prima, si arriva a un uovo equilibrio senza che il sistema stesso ne sia modificato. (…) Invece, se le forze che spingono al cambiamento sono troppo potenti, la rottura dell’ equilibrio comporterà l’ instaurarsi di un nuovo ordine nella struttura del sistema sociale. (…) Resta infine una terza possibilità di cambiamento: l’ evoluzione lenta del sistema””. (pag 191)”,”TEOS-113″ “MENDUNI Enrico”,”L’Autostrada del Sole.”,”Enrico Menduni insegna nella Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Siena e di Roma La Sapienza. Con il Mulino ha pubblicato tra l’altro ‘La televisione’ (1998). “”Vi fu un cambiamento nello spirito pubblico, e in strati abbastanza larghi dei ceti dirigenti. Con la subitaneità di un verdetto, il giudizio sulla motorizzazione passò da un estremo all’altro. L’automobile, che era stata presentata come simbolo di libertà e di benessere, appariva adesso come qualche cosa che non riusciva a mantenere le sue promesse perché la congestione e il traffico la paralizzavano, che poteva inquinare, che rimaneva attaccata ad un’etica individualista poco attenta all’interesse collettivo. L’autostrada da strumento di un’epopea nazionale fu declassata rapidamente, dalle élite e poi dal senso comune, ad «opera del regime», a deturpazione del paesaggio, a macchina mancia-soldi: l’aumentato costo del denaro, del resto, aveva aumentato ai limiti dell’intollerabile i costi della costruzione. Si era – occorre ricordarlo – in quella prima metà degli anni Settanta in cui sembravano declinare insieme il ruolo dirigente della Democrazia cristiana e le ambizioni modernizzanti del Centro-sinistra. (…) Queste erano le condizioni quando lo sviluppo autostradale fu interrotto da un evento improvviso. Si trattava di un episodio abbastanza frequente nella vita parlamentare: l’approvazione di uno dei tanti decreti-legge, che pena la decadenza devono essere convertiti in legge dal Parlamento entro sessanta giorni e che rappresentavano (talvolta rappresentano ancora oggi) una corsa contro il tempo e contro le opposizioni, spesso evitata dalla contrattazione di emendamenti concordati, ritenuti utili dalle varie parti politiche di governo e di opposizione. Il Dl 13 agosto 1975, n. 379 («Provvedimenti per il rilancio dell’economia riguardante le esportazioni, l’edilizia e le opere pubbliche»), era un classico provvedimento ‘omnibus’: un convoglio di disposizioni varie, grandi e piccole, riunificate per meglio sfuggire ai siluri del voto parlamentare. In sede di conversione, fu aggiunto un art. 18 bis che recita: «è altresì sospesa la costruzione di nuove autostrade o tratte autostradali e di trafori di cui non sia stato effettuato l’appalto, ancorché assentiti amministrativamente». Si fermò così la costruzione delle autostrade per quella che fu chiamata una “”pausa di riflessione””. Essa durò sette anni: solo nel 1982, con la l. 531, furono riprese nuove costruzioni. Tuttavia molte opere allora non appaltate (ad esempio l’autostrada tirrenica fra Livorno e Civitavecchia) non sono state più compiute e sono divenute, per vari motivi ambientali e di compatibilità, improponibili. Nessuno è più disposto a giurare che vi sia una correlazione positiva (che pure in passato indubbiamente c’è stata, in casi determinati) tra la realizzazione di grandi arterie stradali, lo sviluppo economico, il benessere. Per costruirle ci si affida sempre più ai finanziamenti per eventi eccezionali (come i Campionati di calcio del 1990, o le Colombiadi del 1992), secondo la logica del «convoglio» sopra illustrata. Ma la concomitanza tra grandi programmi di opere pubbliche ed eventi speciali, come nel caso del Giubileo del 2000, desta ancora maggiori e più diffidenze. Si può dunque affermare con relativa certezza che il periodo d’oro della costruzione delle autostrade, innescato dall’Autosole e poi proseguito fino al 1975, era finito per sempre; con esso terminava una piccola epopea nazionale. La costruzione esemplare dell’Autostrada del Sole era così sottratta alla cronaca, alle passioni, a ricordi e testimonianze frammentarie per diventare un episodio, fra tanti altri, della modernizzazione dell’Italia”” (pag 124-125)”,”ITAS-222″ “MENEGATTI Luciano”,”L’Albania socialista. Vol. 1.”,”Fondo Pegoraro”,”EURC-059-A” “MENEGHETTI Maria Luisa”,”Il pubblico dei trovatori. La ricezione della poesia cortese fino al XIV secolo.”,”M.L. Meneghetti nata a Venezia nel 1950 insegna Letteratura provenzale nell’Università di Pavia.”,”VARx-042-FSD” “MENGALDO Pier Vincenzo a cura”,”Poeti italiani del Novecento.”,”Dalle prime voci poetiche del Novecento di Govoni, Palazzeschi e Gozzano fino alle esperienze degli anni Settanta, questa antologia propone un’ampia selezione dei testi di cinquantun poeti italiani tra i più noti e apprezzati.”,”ITAB-003-FL” “MENGALDO Elisabetta”,”Retorica e polemica nel ‘Capitale’ di Marx.”,”Complessità delle strategie della citazione in Marx, della quale andranno sempre indagate le due dimensioni: ‘Zitat’ e ‘Zitation’, enunciato e enunciazione, vale a dire il “”prodotto”” assimilato (…) “”La ‘Prefazione’ alla prima edizione del ‘Capitale’ (1867) si conclude con queste parole: «Sarà per me benvenuto ogni giudizio di critica scientifica. Per quanto riguarda i pregiudizi della cosiddetta ‘opinione pubblica’, alla quale non ho fatto mai concessioni, per me vale sempre il motto del grande fiorentino: “”Segui il tuo corso, e lascia dir le genti”” (C, 35). Citando Dante, Marx modifica il verso, che in originale suona: «Vien dietro a me , e lascia dir le genti» (Purg. V. 13). (…) Marx, che a più riprese sottolinea come la lettura delle parti più teoriche del suo libro presupponga un notevole sforzo intellettuale (4), conclude la sua prefazione distinguendo tra le ponderate critiche scientifiche e i pregiudizi «della cosiddetta opinione pubblica», che, nella sua negligente inerzia, finisce per fare il gioco dell’ideologia dominante. Infine, questa citazione collocata alla fine della prefazione si rivela essere anche una sorta di rimando autoreferenziale, poiché ricorda da vicino un’altra prefazione, quella a ‘Per una critica all’economia politica’ (1859), conclusa a sua volta con un ammonimento a prendere sul serio i suoi studi, «per quanto coincidano ben poco con i pregiudizi delle classi dominanti» (OC XXX, 301; MEW 13, II). Seguiva a quest’esortazione il passo dantesco commentato nel capitolo precedente: «Sulla soglia della scienza, come sulla porta dell’inferno, si deve porre questo ammonimento: Qui si convien lasciar ogni sospetto / ogni viltà convien che qui sia morta»”” (pag 57-58) [Elisabetta Mengaldo, ‘Retorica e polemica nel ‘Capitale’ di Marx’, Quodlibet, Macerata, 2023] [(4) «Il detto “”ogni inizio è difficile”” vale per tutte le scienze» (C., 31; K. 11), avverte Marx all’inizio della prefazione, riferendosi soprattutto ai primi capitoli, quelli sulla forma-valore della merce e del denaro, che richiedono un notevole sforzo di astrazione] Questo saggio esplora ‘Il Capitale’ nella sua dimensione poetica e retorica, rivelando come le sofisticate qualità letterarie contribuiscano in modo decisivo all’impianto filosofico e teorico dell’ opus magnum’ di Marx. Lo studio indaga le svariate strategie del discorso critico e polemico marxiano, quali l’invettiva personale, la complessa rete intertestuale prodotta dalle molte citazioni e gli inserti narrativi impiegati a scopo polemico. Elisabetta Mengaldo insegna Letteratura tedesca all’Università di Padova dal 2018.”,”MADS-826″ “MENGARELLI Gianluigi”,”Origini e crisi del sistema monetario internazionale.”,”L’autore, nelle note, cita il volume di J. Chardonnet, Les conséquences économiques de la guerre, 1939-1946′, Hachette, Paris, 1947 Nelle note opere citate (bibliografia) Questione ‘Capitali fluttuanti’ (Hot Money) “”In questa situazione [fine del ’58, ndr] i paesi europei possedendo delle riserve valutarie sufficienti e incominciando a poter contare su un’economia molto rafforzata e competitiva, erano in grado di ammettere la convertibilità libera delle loro monete. Con ciò anche il FMI veniva ad assumere un ruolo più attivo dopo 10 anni di “”congelamento””. Infatti, acquistando maggior importanza le monete europee, e perdendone relativamente il dollaro, affiorò una componente che non mancherà di ricoprire un ruolo fondamentale sulla scena monetaria degli anni successivi: i capitali fluttuanti. Storicamente questo fenomeno incominciò a manifestarsi già subito dopo la prima guerra mondiale, a partire dal 1918 (36). La sua importanza venne via via crescendo fino al ’39. A partire dal ’58, in relazione e in virtù della ripristinata convertibilità, i capitali fluttuanti (detti ‘Hot Money’), cioè moneta che scotta) hanno ripreso il loro ruolo di elemento perturbatore, conferendo al sistema un motivo nuovo di instabilità che prima non possedeva, in quanto esistevano i controlli sui cambi (37). Un altro elemento di instabilità, ma con caratteristiche diverse, fu la ripresa degli investimenti esteri da parte non solo degli USA ma anche dei paesi europei industrializzati. Per quanto riguarda la ‘Hot Money’, non sempre è facile spiegarne le origini; ha però la caratteristica di differenziarsi dalle antiche esportazioni di capitali destinati a investimenti esteri come le intendevano Lenin e Rosa Luxemburg. Si tratta infatti di masse crescenti di moneta che vagano in cerca di chi offre un reddito migliore, e quindi non vengono investite in industrie o attività produttive, ma prestate a banche o aziende, oppure investite in forme di quasi-moneta, molto liquide (titoli pubblici, azioni, certificati di deposito, ecc.), pronte a ritramutarsi in moneta a vista. Nell’ambito del sistema capitalistico non v’è dubbio che siano il frutto dell’aumentato benessere, che consente, secondo l’analisi keynesiana, maggiore risparmio sia privato che d’impresa (autofinanziamento). Ma si tratta di risparmio che non riesce a trovare sistemazione stabile nell’investimento direttamente produttivo a causa della caduta del saggio di profitto che provocherebbe (38). Perciò vaga in cerca della continua sistemazione ottima, come dicono i “”marginalisti””, pronto a spostarsi improvvisamente da un paese all’altro, dopo adeguati arbitraggi sugli interessi, sui rischi relativi alla svalutazione dei cambi, ecc.”” (pag 128-129) [(36) Cfr. G.Y. Bertin, ‘L’investissement international’, Paris, PUF, 1967, p. 21; (37) Gli scambi del dopoguerra furono soggetti a notevoli restrizioni anche se il FMI non dichiarò il dollaro: “”moneta scarsa””. La qual cosa avrebbe legittimato tali politiche restrittive anche secondo lo statuto del FMI. Si crearono comunque vari blocchi regionali di scambi come l’Unione europea dei pagamenti e l’area della sterlina. Cfr. A.C.L. Day: op. cit., p. 138; (38) Sarebbe estremamente interessante approfondire l’argomento, non solo in relazione ai finanziamenti internazionali, ma anche nazionali. Questa non è però la sede, comunque si può consultare utilmente: A. Pesenti, ‘La moneta’, cit., p. 58] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOI-003-FB&#8221; “MENGER A.”,”Lo stato socialista.”,”””Fra i socialisti principalmente l’ Owen propugnò in molte opere e discorsi il concetto, che la volontà umana ricevesse la sua direzione quasi esclusivamente dalle condizioni d’ ambiente. Da ciò deduce però – differenziandosi in questo dalla più gran parte dei fautori del determinismo – l’ obbligo per lo Stato e la società di creare pei suoi membri l’ ambiente più favorevole, che secondo lui è realizzato nell’ ordinamento comunista. Per quegli individui , che son cresciuti in quest’ ordinamento, l’ Owen vuole abolita ogni azione penale. – Vedasi Owen, Essays on the formation of character (1813), nel Life of Owen (autobiografia, ndr), vol I (1857), pag. 253 seg e passim; The revolution in the mind and practice of the human race (1849), pag. 113. Vedasi anche Dezamy, Code de la communauté (1842), pag. 184)”” (nota 1. pag 195)”,”SOCx-139″ “MENGER Carl, a cura di Elena FRANCO NANI”,”Principi di economia politica.”,”Menger nasce nel 1840 in Galizia (allora austriaca ora polacca), studia a Cracovia. Nel 1973 rifiuta la cattedra a Karlsruhe e a Basilea e poi al politecnico di Zurigo. Nel 1879 gli viene assegnata la cattedra di economia politicxa all’Università di Vienna che terrà fino all’andata fuori ruolo. L’ultimo suo scritto è per la morte di Bohm-Bawerk. In Italia l’esposizione più diretta e chiara delle idee della Scuola Austriaca è data da M. Pantaleoni nei suoi ‘Principi di economia pura’, Firenze, 1889, che però accusa Menger di plagiare Cournot, Gossen, Jennings e Jevons. Ma poi nella prefazione per la prima traduzione italiana dei ‘Grundsätze’ (1909) fa ammenda di questo giudizio. Altri italiani influenzati da Menger sono Cossa, Graziani, G. Mazzola. Menger muore nel 1921. (pag 30 e altre della nota biografica). La ricerca di una nuova teoria economica borghese contro il marxismo “”Forse, come sostiene il Blaug (6), il successo del marginalismo nell’Inghilterra degli anni ottanta e novanta si deve in parte non trascurabile al diffondersi del marxismo e del fabianismo. Lo strumento intellettuale offerto dalla teoria soggettiva del valore venne difatti usato in diverse occasioni dagli avversari di Marx e dell’idea socialista. Capovolgendo il punto di vista classico un nuovo indirizzo economico si sforza di provare che il valore dei beni non è una qualità delle cose ma semplicemente la loro misura. L’apprezzamento soggettivo dei beni è perciò relativo e contingente. Da questa premessa al tentativo di formulare una teoria generale dei prezzi, il passaggio è immediato, il prezzo dei beni è indipendente dalle loro proprietà naturali non meno che dal lavoro in essi incorporato: come si determina il loro valore? cioè come si forma un sistema di prezzi relativi? E’ attraverso questa ricerca che Jevons, Menger e Walras, per differenti vie ed ignorando ciascuno il lavoro degli altri, giunsero quasi contemporaneamente alla formulazione, prima della teoria dell’utilità marginale e, poi, a quella della produttività marginale. Dalle due teorie discese l’applicazione del marginalismo alla legge della distribuzione da cui la nuova impostazione logica dei prezzi relativi dei fattori di produzione, terra, capitale e lavoro. La legge dei gradi finali di utilità non scoprì soltanto l’errore marxiano del plusvalore relativo come fondamento dei prezzi delle merci scambiate, ma costituì anche il detonatore della “”rivoluzione scientifica”” mossa da Jevons, Menger e Walras contro le leggi classiche di Smith, Ricardo e S. Mill”” (pag 13-14) [Giampiero Franco, Introduzione] [(in) Carl Menger, Principi di economia politica, 2006, a cura di Elena Franco Nani] [(6) Si veda M. Blaug, ‘There never was a marginal Evolution’, cit, p. 5 e anche A. Nussbaumer, ‘On the Compatibility of Subjective and Objective Theories of Economic Value’, in ‘Carl Menger and the Austrian School’, cit, cap. 5]”,”ECOT-234″ “MENGER Carl, a cura di Elena FRANCO NANI”,”Principi di economia politica.”,”12″,”ECOT-334″ “MENGER Carl, a cura di CUBEDDU Raimondo”,”Principî di economia politica.”,”Carl Menger (1840-1921), uno dei massimi esponenti della scienza economica e grande bibliofilo, insegnò all’Università di Vienna, fu precettore dell’Arciduca Rodolfo, e dette vita a quella tradizione di ricerca delle scienze sociali nota come Scuola Austriaca. Insieme a William Stanley Jevons e a Léon Walras, ma indipendentemente da essi, è annoverato tra i fondatori dell’economia neoclassica, o marginalistica, che ha segnato lo sviluppo della scienza economica nei due ultimi secoli. L’opera è introdotta da Karl Milford (Università di Vienna). Flavia Monceri Università di Pisa, sulla recezione di Menger in Italia e sui dibattiti che suscitò tra il XIX e il XX secolo.”,”ECOT-155-FL” “MENGHINI Mario”,”Ferdinando Lassalle in Italia. Dalla ‘Nuova Antologia’, 16 marzo 1935.”,”””Non è difficile stabilire per quale ragione il Lassalle si accingesse a fare un viaggio in Italia nel novembre del 1861. Due anni prima egli aveva pubblicato un opuscolo sulla ‘Guerra d’Italia e sul dovere della Prussia’, nel quale alcune idee che potevano sembrare giuste, si scontravano con altre non si può dire se ingenue o campate in aria. L’opuscolo era stato scritto in un momento in cui, mentre ferveva la guerra sui piani di Lombardia, la stampa tedesca si sbizzarriva a proclamare il principio che il Governo prussiano doveva compire una diversione sul Reno per soccorrere l’Austria nella lotta contro la Francia; ed è risaputo che questo atteggiamento ostile preoccupò la mente imperiale e decise Napoleone III a troncare a Villafranca il conflitto e a deludere le aspirazioni degli italiani. Nel suo opuscolo il Lassalle si era proposto di combattere questo concetto; egli era ben lungi dall’aver dichiarato la sua professione di fede socialista, ché anzi Karl Marx lo riguardava con sospetto misto a disdegno, sia pure che delle accuse che gli erano mosse il Lassalle tentasse giustificarsi, dichiarando che esisteva disaccordo non già sul principio, ma sulla politica da seguire. Egli era sempre l’antico rivoluzionario del 1848, che aveva protestato contro lo scioglimento brutale dell’Assemblea Costituente, per cui era stato processato e per otto anni gli era stato proibito il soggiorno di Berlino. Imbevuto di idee democratiche, era naturalmente avverso a Napoleone III, e tuttavia riteneva giusta la causa dell’Italia, per quanto il suo campione fosse un «usurpatore». «L’Italia», scriveva nel suo opuscolo, «ha reso troppi servigi alla civiltà, la sua arte e la sua letteratura sono troppo grandi, perchè si possa rifiutare ad essa il diritto di essere libera» mentre l’Austria cioè «il principio reazionario per eccellenza», non meritava «se non l’odio della democrazia». Non ostante la sua avversione per Napoleone III, per «l’uomo del 2 dicembre», affermava che «l’Austria era ancor più da temere, poiché, dopo tutto, il principio bonapartista era democratico, per quanto il suo rappresentante fosse al servizio della reazione». Ammetteva il Lassalle che «gli uomini passavano, mentre i principii svolgevano le loro conseguenze»; e aggiungeva che «la democrazia aveva un interesse più diretto di permettere l’abbassamento dell’Austria, cioè di questo principio reazionario, di questo nemico mortale d’ogni libertà»”” (pag 264)”,”LASx-052″ “MENHERT Klaus”,”L’uomo sovietico.”,”MENHERT Klaus “”L’articolo più noto del Codice penale delle RSFSR porta il numero 58; per questo articolo, che colpisce i presunti o reali nemici dello stato, hanno perso la libertà innumerevoli cittadini sovietici e anche, molto dopo la fine della guerra, decine di migliaia di prigionieri di guerra tedeschi. Anche il Codice civile ha un articolo 58; anch’esso è importante in quanto contiene la frase: “”Entro i limiti fissati dalla legge il proprietario ha diritto di possedere i suoi bene, di disporne e di cederli””.”” (pag 128)”,”RUSU-176″ “MENICHELLA Donato, a cura di Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO e Alfredo GIGLIOBIANCO”,”Stabilità e sviluppo dell’ economia italiana, 1946-1960. 1. Documenti e discorsi.”,”Collana Storica della Banca d’ Italia, comitato scientifico: Antonio FAZIO Tancredi BIANCHI Carlo M. CIPOLLA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO Alberto MONTICONE Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO”,”ITAE-197″ “MENICHELLA Donato, a cura di Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO e Alfredo GIGLIOBIANCO”,”Stabilità e sviluppo dell’ economia italiana, 1946-1960. 2. Considerazioni finali all’ assemblea della Banca d’Italia.”,”Collana Storica della Banca d’ Italia, comitato scientifico: Antonio FAZIO Tancredi BIANCHI Carlo M. CIPOLLA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO Alberto MONTICONE Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO Storia bancaria e finanziaria (pag v. indice fine volume)”,”ITAE-198″ “MENISSIER Thierry a cura, saggi di Marie-Laurence DESCLOS Alain FOUCHARD Pierre CORDIER Thierry MENISSIER Ghislain WATERLOT Jean-Yves GOFFI Gilles BERTRAND Robert DAMIEN Mai LEQUAN Blaise BENOIT Philippe FORO Yves Charles ZARKA Stefania MAZZONE Jean-Luc CHABOT Massimo LA-TORRE”,”L’idée d’empire dans la pensée politique, historique, juridique et philosophique.”,”Saggi di Marie-Laurence DESCLOS Alain FOUCHARD Pierre CORDIER Thierry MENISSIER Ghislain WATERLOT Jean-Yves GOFFI Gilles BERTRAND Robert DAMIEN Mai LEQUAN Blaise BENOIT Philippe FORO Yves Charles ZARKA Stefania MAZZONE Jean-Luc CHABOT Massimo LA-TORRE Thierry MENISSIER è dottore dell’ EHESS. E’ maitre de conferences di filosofia politica all’Università Pierre Mendes France, Grenoble 2. E’ specialista di Machiavelli.”,”TEOP-238″ “MENNING Bruce W. SCHIMMELPENNINCK VAN DER OYE David a cura; saggi di Robert F. BAUMANN Mark VON-HAGEN David R. JONES Jacob W. KIPP E. Willis BROOKS David SCHIMMELPENNINCK VAN DER OYE Gudrun PERSSON David Alan RICH Frederick W. KAGAN Dmitrii I. OLEINIKOV Bruce W. MENNING John W. STEINBERG Paul BUSHKOVITCH Oleg AIRAPETOV David M. McDONALD Dennis SHOWALTER William E. ODOM”,”Reforming the Tsar’s Army. Military Innovation in Imperial Russia from Peter the Great to the Revolution.”,”SCHIMMELPENNINCK è associate professor of Russian and East Asian History alla Brock University. MENNING è professor of strategy. Dedication: Aleksandr Georgievich Kavtaradze, Introduction degli autori, Conclusions, Contributors, Index, Notes. “”Between 1912 und 1914, Russian plans for future war against Germany and Austria-Hungary parted dramatically with precedent to dictate offensive strategic operations from the very outset of possible hostilities. It was this departure that underlay Mobilization Schedule no. 19(A), a fatally flawed design that opened World War I for Russia with two initial simultaneous offensive operation on two diverging strategic axes. When each offensive failed in its own way during the late summer and fall of 1914, the consequences of defeat naturally gave rise to subsequent speculation and controversy over the origins and causes of Russian military misfortune. Only recently has improved access to Russian military archives afforded a more complete understanding of war planning within the larger context of Russian preparation for war between 1906 and 1914″” (pag 215)”,”RUST-008-FL” “MENNING Bruce W.”,”Bayonets, Before, Bullets. The Imperial Russian Army 1861-1914.”,”Bruce W. Menning is an analyst for Slavic and East Europea military affairs at the U.S. Army Command and General Staff College, Fort Leavenworth, Kansas, and former director of the Soviet Army Studies Office, U.S. Army Combined Arms Command. Acknowledgments, Introduction, Illustrations, Maps and Diagrams, Conclusions, Notes, Bibliography, Index,”,”RUST-030-FL” “MENONI Renzo”,”La politica estera italiana fra le due guerre: 1918-1940. Volume I. Dalla fine della grande guerra ai trattati di Locarno (1918-1925).”,”Renzo Menoni esercita da oltre quarant’anni la professione di avvocato libero-professionista nel settore civile e amministrativo. E’ interessato ai problemi relativi alle relazioni internazionali, alla politica estera italiana nel periodo compreso tra le due guerre mondiali.”,”ITQM-272″ “MENOZZI Daniele PROCACCI Giovanna SOLDANI Simonetta a cura; saggi di Giovanna PROCACCI Luigi TOMASSINI Beatrice PISA Carlotta LATINI Roberto BIANCHI Simonetta SOLDANI Andrea FAVA Laura GUIDI Mauro MORETTI Daniele MENOZZI Maria PAIANO Marcello MALPENSA Claudio CAPRONI Andrea GIACONI”,”Un paese in guerra. La mobilitazione civile in Italia, 1914-1918.”,”””L’Opera pontificia per la Buona stampa e la Gioventù cattolica non esaurirono la mobilitazione per far giungere agli eserciti testi religiosi o comunque ritenuti ‘moralmente affidabili’ per i soldati. Su questo terreno si impegnarono anche numerosi Comitati cattolici, sorti – spesso già prima dell’intervento italiano – nelle maggiori città italiane come in piccoli centri.”” (pag 281-282) (M. Paiano, Pregare in guerra) “”(…) gli episcopati (…) divergevano diametralmente nell’attribuzione dei ruoli e delle parti: i vescovi belgi e francesi individuavano nel nemico tedesco il rappresentante di Satana, poiché dalla Germania aveva avuto origine la riforma luterana sfociata nel libero pensiero e nella conseguente apostasia della società da Dio; i vescovi tedeschi e austriaci replicavano sostenendo che i loro eserciti combattevano una guerra benedetta, perché si rivolgeva contro il nemico francese, responsabile di aver generato il stato laico e la secolarizzazione post-rivoluzionaria”” (pag 296) (M. Malpensa, I vescovi davanti alla guerra)”,”ITQM-174″ “MENOZZI Daniele TORCHIANI Francesco a cura; saggi di Elisa PANICUCCI e Azzurra TAFURO, Francesco TORCHIANI Jacopo CELLINI Francesco DEI Monica BIONDI Andrea BIANCHI Bruno SETTIS Maddalena TAGLIOLI”,”Delio Cantimori (1904-1966). Libri, documenti e immagini dai fondi della Scuola Normale Superiore.”,”Delio Cantimori figlio di Carlo, autore di un volume sull’idealismo di Mazzini (), la sua educazione fu mazziniana e repubblicana. () Carlo Cantimori, Saggio sull’idealismo di Giuseppe Mazzini, Faenza, Montanari, 1904 “”«Mentre proseguiva le sue ricerche (…), C. affrontava anche altri problemi. Infatti, già dal 1934 aveva studiato Marx (di cui tradusse Das Kapital) e Lenin cominciando a capire che il fascismo non era la “”rivoluzione italiana””». E’ forse questo il passaggio più delicato della voce autobiografica, in cui Cantimori tenta di illustrare il proprio percorso politico. Egli fa iniziare l’allontanamento dal fascismo nel 1934, in coincidenza con le ricerche sul marxismo-leninismo; tuttavia, alcuni studiosi hanno sostenuto che l’incontro con Marx non produsse un repentino mutamento d’idee sul regime, collocando l’allontanamento dopo l’emanazione delle leggi razziali (1938). I testi della miscellanea testimoniano la complessità del problema. Il primo è dedicato al leader dello squadrismo pisano Bruno Santini e raccoglie i canti che risuonavano nelle strade quando il giovane allievo della Scuola Normale giunse a Pisa (1924) (). I successivi, risalenti al secondo dopoguerra, illustrano bene l’interesse per la figura di Lenin e l’adesione al marxismo che, nel caso di Cantimori, sfociò nella militanza nel PCI () e nella vicinanza ad alcune associazioni di lavoratori (). Il quarto e ultimo è la sua traduzione de ‘Il Capitale’, nell’esemplare Timpanaro ()”” [() Canti fascisti. Inni, canzonette, stornelli (…) dal sorgere del fascismo alla marcia su Roma’, Pisa, 1923; () G.F. Aleksandrov, ‘Seguendo il cammino di Lenin sotto la guida di Stalin’, Mosca, Edizioni in Lingue Estere, 1945; () Confederterra, ‘Per un avvenire dei contadini e dell’agricoltura italiana’, Roma, 1947; () Karl Marx, ‘Il Capitale’, libro primo, traduzione di Delio Cantimori, Roma, Edizioni Rinascia, 1956 [libri dal Fondo Delio Cantimori, Biblioteca Normale di Pisa, ndr] (pag 27-28)”,”STOx-276″ “MENY Yves SUREL Yves”,”Populismo e democrazia.”,”Yves MENY è direttore del Centro Robert Schumann presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Tra i suoi libri ‘Le politiche pubbliche’, ‘Tra utopia e realtà. Una costituzione per l’ Europa’. Y. SUREL è ricercatore presso la Fondation nationale des sciences politiques di Parigi. “”Si è detto che Weber si interessava più al calvinismo (in quanto religione istituita) che a Calvino (e al suo carisma). In effetti egli è convinto che il carisma sia in qualche modo incompatibile con la “”razionalizzazione”” della società moderna. Questo punto di vista è stato – spesso tragicamente- smentito dalla storia, ma l’ espressione weberiana ha conservato la sua originalità proprio perché sembrava chiarire lo sviluppo della leadership nella politica moderna, in particolare nei sistemi democratici. In realtà, se analizziamo in maniera più attenta Weber ci fornisce un’ informazione parziale. Per “”carisma”” intende le qualità straordinarie di una persona, che siano reali, riferite o presunte”” (pag 99)”,”TEOP-155″ “MEONI Vittorio, edizione a cura di Leopoldo BOSCHERINI”,”Gli scioperi del 1902 in Valdichiana. Le lotte contadine di Chianciano, Chiusi e Sarteano.”,”MEONI V. è nato nel 1922 in provincia di Siena. Laureato in scienze politiche e sociali all’Istituto C. Alfieri dell’ Univ. di Firenze, ha insegnato nelle scuole superiori. Ha preso parte alla resistenza ed è stato dirigente della Camera del Lavoro provinciale.”,”MITT-291″ “MERAD Ali”,”L’ Islam contemporain.”,”MERAD A, è professore alla Facoltà di lettere dell’ Università di Lione III.”,”RELx-031″ “MERAY Tibor”,”La rivolta di Budapest 24 ottobre – 4 novembre 1956.”,”La testimonianza di MERAY sugli avvenimenti ungheresi ha acquistato notevole rilievo. Giornalista e scrittore di formazione marxista, vincitore nel 1953 del premio Kossuth, nel 1954 è accusato di ‘deviazionismo’ per la sua amicizia con NAGY. MERAY fu tra i primi intellettuali ad unirsi ai rivoltosi del 1956.”,”MUNx-014 UNGx-003″ “MÉRAY Tibor”,”La rivolta di Budapest (23 ottobre – 4 novembre 1956).”,”La testimonianza di Tibor Méray acquista oggi un eccezionale rilievo. Giornalista e scrittore di formazione marxista, vincitore nel 1953 del premio Kossuth, il più alto riconoscimento letterario magiaro, ma già nel 1954 accusato di ‘deviazionismo’ per la sua amicizia con Imre Nagy, Méray fu tra i primi intellettuali ad unirsi ai rivoltosi nel 1956.”,”MUNx-008-FL” “MERCADER Luis SANCHEZ German, a cura di Fernando MEZZETTI”,”Mio fratello l’ assassino di Trotsky.”,”MERCADER Luis professore emerito alla Scuola Tecnica Superiore di Ingeneria delle telecomunicazioni di Madrid, ha combattuto con l’ Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale e ha vissuto a lungo a Mosca. German SANCHEZ è giornalista. MEZZETTI già inviato speciale di La Stampa e suo corrispondente da Tokyo. E’ stato anche corrispondente per Il Giornale a Pechino e a Mosca. Tra le sue opere: Vita e mistero di Gorbaciov (1991), I giapponesi giorno per giorno (1992), ‘Gorbaciov, la trama della svolta’ (pag 1998) Uscito dal carcere nel 1960, atteso da agenti sovietici Ramon MERCADER riparò in URSS. Stabilitosi a Mosca rimase deluso dal sistema sovietico. Riuscì a trasferirsi al servizio di Fidel CASTRO a Cuba. Morì nel 1978 probabilmente avvelenato dal KGB come di dice il fratello. Luis dopo un quarantennale soggiorno in URSS, alla morte di Franco si è trasferito in Spagna. “”Ma la verità potrebbe anche esser quella più semplice e fattuale: Orlov prende il volo e fa sapere a Stalin che se gli succedesse qualcosa i suoi avvocati svelerebbero tutto quel che lui si impegna a tacere se non gli sarà dato fastidio. Il fatto che non sia successo nulla a Orlov e cha da lui non siano venute clamorose rivelazioni, indica che entrambe le parti hanno accettato e onorato i rispettivi impegni: Orlov tacendo fino a dopo la morte del dittatore, ma continando anche dopo a osservare il silenzio su Philby e gli altri; il Cremlino, almeno a quel che si sa, astendendosi dal vendicarsi e dall’ infastidirlo, tanto che Orlov è morto almeno apparerentemente nel suo letto nel 1970, certamento dopo aver vissuto sempre sul chi vive, con in casa un fucile e pistola carichi, perennemente a portata di mano. Per un altro agente sovietico, Walter Krivitsky, che più o meno nello stesso periodo riparò negli Stati Uniti, non andò così: nel 1941 fu trovato ucciso, con una messa in scena di suicidio, con un colpo di pistola alla tempia nella sua stanza d’ albergo a New York””. (pag XXVI)”,”TROS-174″ “MERCADER Luis SÁNCHEZ Germán, a cura di Fernando MEZZETTI”,”Mio fratello l’assassino di Trotskij.”,”””Mio fratello non era un volgare assassino, ma uno che credeva nella causa del comunismo. E in quel momento, i comunisti di tutto il mondo consideravano Trotskij un pericolo per tutto il movimento per l’Unione Sovietica”” Il fratello Luis. Ramón Marcader agente di Stalin che il 20/8/1940 uccise Lev Trotskij nella sua casa di Città del Messico. Arrestato e condannato a vent’anni di reclusione. In possesso di documenti belgi falsi, soltanto negli anni Cinquanta fu identificato con certezza dalla polizia spagnola come Ramón Mercader, nato a Barcellona il 7/2/1913. Queste memorie del suo fratello minore, Luis, gettano luce sulla personalità dell’assassino di Trotskij, sul tenebroso mondo dei servizi segreti sovietici, sulle loro attività nella guerra civile spagnola, e sul mondo mondo dei rifugiati spagnoli in Unione Sovietica, Insignito della massima onorificenza sovietica, le mani lorde di sangue per il servizio reso a Stalin, tormentato dal fantasma di Trotskij, Ramón, stabilitosi a Mosca, rimase segretamente deluso dal sistema sovietico. Riuscì poi a trasferirsi al servizio di Fidel Castro a Cuba, dove nel 1978 è morto misteriosamente. Luis mercader, professore emerito alla Scuola Tecnica Superiore di Ingegneria delle telecomunicazioni di Madrid, ha combattuto con L’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale e dopo la guerra ha vissuto a lungo a Mosca. Germán Sánchez, giornalista, ha collaborato con diverse testate giornalistiche di Madrid. Fernando Mezzetti, già inviato speciale di ‘La Stampa’ e suo corrispondente da Tokyo, è stato corrispondente per ‘Il Giornale’ a Pechino (1980-1983) e a Mosca (1983-1987). Tra le sue opere: Vita e mistero di Gorbaciov, I giapponesi giorno per giorno. e Gorbaciov, la trama della svolta..”,”TROS-008-FL” “MERCATALI Enrico”,”Storia Parlamentare della Terza Repubblica di Francia. Presidenze – Ministeri – Avvenimenti.”,”Presidenza Loubet. Separazione dello Stato dalla Chiesa. “”In seguito alla protesta di papa Pio X contro il viaggio di Loubet a Roma, l’ ambasciatore francese presso il Vaticano fu richiamato (aprile 1905). Il 30 luglio seguente la rottura col Vaticano era completa. Qualche giorno avanti (7 luglio) era stata votata la legge per la soppressione dell’ insegnamento congregazionista, e, nel 1903, la Camera aveva respinto in blocco le domande d’ autorizzazione delle Congregazioni insegnanti e predicanti. Un vivo disaccordo s’era manifestato, su queste questioni, fra Combes e il suo predecessore Waldeck-Rousseau.”” (pag 31)”,”FRAD-075″ “MERCATANTI Mauro”,”Evita Perón.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Mauro Mercatanti è fondatore e direttore di una piccola agenzia di comunicazione a Milano.”,”AMLx-191″ “MERCATANTI Mauro”,”Ada Lovelace.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Mauro Mercatanti è fondatore e direttore di una piccola agenzia di comunicazione a Milano. Ha già pubblicato per questa collana ‘Evita Peron’. Ada dette un contributo determinante al progresso tecnologico, scrivendo il primo algoritmo in grado di programmare un computer, già un secolo prima che il computer fosse costruito. Era troppo avanti per i suoi tempi (in quarta di copertina) “”Traduzione di Ada dal francese all’inglese dell’articolo di Luigi Menabrea ‘Nozioni sulla macchina analitica del Sig. Charles Babbage’. (…) Ada non si limitò alla traduzione ma aggiunse preziosissime note (tre volte più lunghe dell’articolo originario di Menabrea). Essendo una donna firmò con le sole iniziali A.A.L.”” (pag 141) Bibliografia. AaVv, Ada Lovelace e la macchina del futuro, Mondadori, 2019 (storia romanzata per bambini)”,”SCIx-540″ “MERCER T.W.”,”Towards the co-operative commonwealth. Why Poverty in the Midst of Plenty?”,”””Gli attacchi condotti nei confronti del Movimento Cooperativo durante i primi anni della Grande Guerra non fu la causa ma l’ occasione della sua decisione di entrare nell’ arena della politica nazionale come corpo organizzato. (…) In realtà il Movimento non fu mai interamente non-politico””. (pag 153)”,”MUKx-112″ “MERCIER Louis-Sébastien, a cura di Laura TUNDO”,”L’anno 2440.”,”Laura Tundo, lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce e fa parte del Centro di ricerca sull’Utopia. Ha pubblicato il volume ‘Fourier. La passione dell’Utopia’ insieme a A. Colombo (Milano, 1988) e ‘L’Utopia di Fourier. In cammino verso armonia’ (Bari, 1991).”,”SOCU-012-FMB” “MERCIER-JOSA Solange”,”Retour sur le jeune Marx. ‘Deux études sur le rapport de Marx à Hegel dans les’ manuscrits de 44 ‘et dans le’ manuscrit dit de Kreuznach.”,”””Cependant c’est par l’étude de ce que Marx dit à propos des trois pouvoirs princier, gouvernemental et légistatif de la constitution politique, que nous pourrons conclure si véritablement Guy Haarscher dit juste et bien, quand il écrit que “”Marx vise à supprimer d’une même mouvement le politique et l’économique en tant que domaines d’activité autonomes parce qu’une ontologie plus ou moins implicite l’entraîne à considérer l’individu comme essentiellement tourné vers les fins génériques.”””” (pag 89) Guy Haarscher Senior Lecturing Fellow J.D. 1971; Ph.D. 1977, Universite Libre de Bruxelles. Professor Haarscher is a native of Brussels and has always lived and worked in that city. He is ordinary professor of philosophy and law and director of the Institute for Philosophy and the Center for the Philosophy of Law at his university. He is secretary general of the Chaim Perelman Foundation and the vice-dean of the faculty of humanities at the ULB. He was a visiting fellow at the Australian National University, and teaches at the Central European University in Budapest and at the European Academy for the Theory of Law in Burssels. He has lectured in various universities, particularly in the United States, and attended many congresses and symposia around the world. Professor Haarscher is the author of several books including: L’Ontologie de Marx (1980), Egalite et Politique (1982), Philosophie des Droits de l’Homme (1987, 4th edition 1994), and La Raison du plus Fort (1988). He received the prize of the Belgian Academy in 1981 for his book on Marx and the prize of the French Speaking Community of Belgium in 1989 for his book on human rights. He has written many articles on topics related to political philosophy, philosophy of law and general contemporary philosophy. At Duke, he teaches a course on law and political philosophy in alternating years. (f. law.duke.edu)”,”MADS-421″ “MERCIER-JOSA Solange”,”Pour lire Hegel et Marx.”,”MERCIER-JOSA Solange agrégé di filosofia, incaricata di ricerche al CNRS. “”Au terme de cette analyse conjointe des notions d”esprit d’un peuple et l’idéologie’, nous aimerions pouvoir penser ensemble deux propositions en apparence contradictoires et dont les formulations sont sans aucun doute à parfaire. – En tant que dire: “”l’histoire est l’histoire des transformations des modes de production””, n’est pas contradictoire avec dire que “”l’histoire est l’histoire des peuples””, participer à l’histoire universelle pour un individu doit bien se faire par la médiation de la participation à la vie et à la volonté d’un peuple, par la participation à la transformation de la production de sa vie. Il n’y a pas d’histoire pour l’individu que sous la forme et au stade où se trouvent les luttes de classes de son peuple. Il ne peut être en avance sur celles-ci. Cette proposition reprendrait cette affirmation de Marx: “”Il va absolument de soi que, ne fût-ce que pour être en mesure de lutter, la classe ouvrière doit s’organiser chez elle ‘en tant que classe’ et que les pays respectifs sont le théâtre immédiat de sa lutte”” (‘Critique de programmes de Gotha et d’Erfurt”, Editions sociales, 1972, p. 36, Paris, La Pléiade, p. 1423). – D’autre part, il est indéniable que parfois certains combats populaires dépassent leur objectif interne, en ce sens que tous les autres peuples ont les yeux tournés vers le développement et l’issue des luttes de classe d’un peuple particulier. L’expérience révolutionnaire de celui-ci deviént exemplaire”” (pag 112)”,”TEOC-584″ “MERCILLON Henri”,”Quando l’ URSS di Stalin svendeva il suo patrimonio artistico (1928-1932).”,”Sul piano ideologico, la vendita delle ricchezze che riempivano i musei e i palazzi permetteva di sbarazzarsi di un’ arte concepita dalle classi dominanti: l’ aristocrazia o la borghesia. (…) Gli artisti sovietici non batterono ciglio durante quelle massiccie vendite. (…) Sta di fatto che le vendite che ci interessano ebbero luogo al tempo della grande crisi borsistica americana. Il crollo del valore delle azioni si era ripercosso sull’ economia, provocando recessione e disoccupazione. Si può immaginare che il potere d’ acquisto dei collezionisti d’ arte era svanito , e che si stava entrando in un’ era di protezionismo.”” (pag 7) “”Tra l’ aprile del 1930 e l’ aprile del 1931, attraverso la Knöder & Co, il museo dell’ Ermitage gli cedette ventuno capolavori di Botticelli, Chardin, Van Dyck, Van Eyck, Hals, Perugino, Raffaello, Rembrandt, Tiziano, Velasquez e Veronese, per un totale di 6.654.053 dollari americani dell’ epoca…”” (pag 12)”,”RUSU-162″ “MERCURI Lamberto; testimonainze di Francesco ARNOALDI BERTI Franco BELLEI Pietro BIANCONE Enrico BONOMI Leone BORTONE Piero CALEFFI Luigi CAPOGROSSI Carlo CASSOLA Vindice CAVALLERA Tristano CODIGNOLA Giuliano CRIFO’ Bruno DI-PORTO Vilfredo DUCA Giovanni EMILIANI Beniamino FINOCCHIARO Aldo GAROSCI Cesare GODANO Mario GRECO Lelio LAGORIO Antonio LANDOLFI Giorgio PEYROT Leopoldo PICCARDI Nunzio SABBATUCCI Dino SELMI Eriberto STORTI Vittorio TELMON Diego VALERI Paolo VITTORELLI Agostino ZANON DAL BO Piero ZERBOGLIO Bruno ZEVI”,”Il movimento di Unità popolare.”,”MERCURI Lamberto insegna presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma. Ha scritto ‘La Sicilia e gli Alleati’, ‘L’Italia tra tedeschi e alleati’, ‘Gli alleati e l’Italia’. Il movimento di Unità popolare fu il riferimento organizzativo di quanti, non approvando la ‘legge truffa’ del 1953 in occasione delle elezioni del 7 giugno 1953 uscirono dai partiti laici minori alleati della DC.”,”ITAP-185″ “MERCURI Michela”,”Incognita Libia. Cronache di un paese sospeso.”,”Michele Mercuri insegna storia contemporanea dei Paesi mediterranei all’Università di Macerata ed è docente presso la Società italiana per le organizzazioni internazionali (Sioi) di Roma. Esperta di Nord Africa e Medio Oriente, è anche editorialista per diversi quotidiani e analista per radio e tv. Contiene il paragrafo: ‘L’economia di un rentier State’ (pag 43-48) Rapporti Berlusconi – Napolitano sull’intervento in Libia. “”… (pag 123-124) (La Germania non era favorevole all’azione)”,”AFRx-101″ “MERCURI Lamberto”,”L’epurazione in Italia, 1943-1948.”,”Testimonianze inedite di Giulio ANDREOTTI Arialdo BANFI Riccardo BAUER Giuseppe BRANCA Paolo MURIALDI Carlo L. RAGGHIANTI Max SALVADORI Fermo SOLARI Umberto TERRACINI Leo VALIANI Giorgio VOGHERA Lamberto Mercuri è docente di storia delle relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze Politiche della Università G. D’Annunzio (Teramo). È autore di ‘La Sicilia e gli Alleati’ nel collettaneo ‘L’Italia tra tedesche e Alleati’ a cura di Renzo De Felice, Bologna, Il Mulino, 1973; ‘1943-1945. Gli Alleati e l’Italia, Esi, Napoli, 1975. Nel volume collettaneo ‘La stampa di partito e l’epurazione, 1943-1956’, Esi, Napoli, 1982 ha curato le voci relative alla stampa del Partito d’Azione, del Pri e del Movimento anarchico. Altre sue pubblicazioni: ‘Il Movimento di Unità Popolare’, Roma, Carecas, 1978; ‘Antologia della stampa clandestina Togliatti e l’incontro coi cattolici. (pag 141) “”Due studiosi (Marcello Flores e Giuseppe Rossini) e successivamente Lucio D’Angelo hanno addebitato al progressista Parri l’affievolimento o meglio la «svolta moderata» nel processo di defascistizzazione”” (pag 149) ‘Un milione e mezzo d’impiegati dello Stato erano sotto giudizio d’epurazione’ (pag 155) Articolo firmato da Mattei dal titolo ‘Storia tragica di un’epurazione comica’ (pag 156) I vari aspetti del fenomeno di ‘normalizzazione’ (pag 177) Amnistia decisa dal governo e non solo da Togliatti “”Quando si parla d’amnistia del 1946 la mente corre subito – e quasi esclusivamente – al nome di Palmiro Togliatti, ministro della Giustizia del tempo. Sull’amnistia, sulle interpretazioni e le sue concrete applicazioni si è molto discusso e si continua a discutere, talvolta per comodità di ragionamento polemico ancora oggi. Per taluni, essa assumerebbe un significato emblematico nella prospettiva della «rivoluzione mancata»; per altri dimostrerebbe la responsabilità dei comunisti e principalmente di Togliatti per avere dato modo alle forze fasciste di rientrare in gioco. Luigi Longo, che già alla Consulta e poi in Parlamento aveva denunciato le responsabilità di chi, mentre assolveva molti criminali fascisti cominciava a perseguitare i partigiani, definì «vergognoso (…) il tentativo dei governanti di volersi creare un alibi attribuendo la responsabilità della riviviscenza fascista alla “”amnistia Togliatti””». Secondo Longo era stato il modo di interpretarla e di applicarla, ma soprattutto «Fu la politica reazionaria dei governi a direzione democristiana a dare spazio e voce agli eredi del fascismo i quali trovavano un terreno di obiettiva convergenza con le forze clericali e conservatrici nella lotta sfrenata contro i comunisti, i socialisti, contro il movimento popolare». Evidentemente l’amnistia non fu un’iniziativa personale di Togliatti, ma un atto collegiale del governo e il ‘leader’ comunista non ne respinse mai la paternità. Si trattava di una impresa delicata perché toccava gli interessi e gli affetti di numerose persone e altresì complessa dal punto di vista storico-giuridico perché occorreva determinare quel che era «legittimo» e quel che la stagione della clemenza o del «perdonismo» consentiva. Mario Bracci «uno dei diciotto ministri del primo Gabinetto De Gasperi che fra il 16 e il 22 giugno 1946 discussero e approvarono i progetti di amnistia» (sono sue parole) un anno e mezzo dopo ritornava in argomento, affermando tra l’altro «mi è venuto a noia sentir dire che noi ministri di allora abbiamo tradito non so bene quali premesse o speranze» e rifaceva la storia della tempestosa temperie della primavera 1946, allorquando era svanito il «convincimento che il popolo italiano, levatosi in armi, rovesciato il fascismo e cacciati i tedeschi, avesse iniziato una grande rivoluzione nazionale»”” (pag 185-186)”,”ITAR-329″ “MEREGA Massimo”,”Il servizio militare nella Repubblica ligure e nei dipartimenti liguri dell’impero francese, 1797-1814.”,”Annessione della Liguria all’Impero francese (1805) (pag 334) e ripartizione territoriale, dipartimenti e circondari Morti nel dipartimento di Genova dal 1805 al 1815: 1994 per malattia (febbre definita maligna nervosa putrida in maggior parte) 1597 per ferite 243 altre cause 154″,”LIGU-196″ “MEREJKOVSKY Dimitri”,”Vida de Napoléon (1769-1821).”,”Il trattato di Tilsit tra Alessandro e Napoleone sancisce la supremazia dell’Europa continentale. “”La paz de Tilsitt se firma el 8 de julio de 1807. “”La obra de Tilsitt regulará los destinos de mundo””, dice Napoléon. Europa entera, de Petersburgo a Nápoles, se ha vuelto contra Inglaterra; la tierra se ha volcado sobra el mar. La quimera gigantesca está punto menos que realizada””. (pag 111) La fine dell’accordo a causa degli Stretti. “”El “”griego del Bajo Imperio, fino, falso, mañero””, fue más astuto que el corso; prometió todo y no cumplió nada. Fue, para decirlo la mano de aquel que se apoya en ella, y la traspasa””. Es dulce y blando como el musgo de los pantanos rusos; quien pone el pie encima, se hunde. “”He querido rechazar amistosamente a Rusia hacia el Asia; le he ofrecido Constantinopla; pero sin los Estrechos; el castillo sin la llaves. “”Es una llave demasiado preciosa, ella sola vale un imperio; quien la posea podrá gobernar el mundo. Tilsitt fracasó por culpa de los Estrechos. En el otoño de 1808 se celebró en Erfurt una nueva entrevista entre ambos emperadores. De nada sirve que cuando Talma declama en las tablas este verso del ‘Edipo’ de Voltaire: ‘La amistad de un grande hombre es un don de los dioses.”” se besen Napoleón y Alejandro. Ya no es el beso de la balsa de Tilsitt; desde entonces ha corrido mucha agua, tanto por el Sena como por el Niemen””. (pag 119)”,”FRAN-081″ “MEREU Italo”,”Storia dell’intolleranza in Europa. Sospettare e punire.”,”Italo Mereu è titolare della cattedra di Storia del diritto italiano nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara. Tra le sue opere: ‘Storia del diritto penale nel ‘500’ (Morano, Napoli, 1964), ‘La pena di morte a Milano nel secolo di Beccaria’, Neri Pozza editore, Vicenza, 1988. Schedatura e controllo degli operai. “”La “”schedatura”” degli operai. Il 15 novembre 1859, Vittorio Emanuele II, su proposta del ministro dell’Interno Rattazzi e sentito il parere del Consiglio dei ministri, emana un decreto sulla pubblica sicurezza, che poi ‘con alcune modifiche’, verrà esteso a tutto il Regno con legge del 20 marzo 1865 e resterà in vigore fino al 23 dicembre 1888″” (pag 339)”,”RELC-096-FF” “MERGIER Alain FOURQUET Jérôme”,”Le point de rupture. Enquête sur les ressorts du vote FN en milieux populaires.”,”Inchiesta IFOP/Marianne realizzata attraverso internet su un campione di 2000 persone. % di approvazione ai due quesiti: Domande: 1. Oggi sono principalmente i mercati finanziari e non più gli Stati a dirigere il mondo. 2. Con tutti i trattati europei che la Francia ha firmato, il governo non ha più oggi veri margini di manovra Risposte per categorie sociali: 1. Quadri e professioni liberali 82% Professioni intermedie 88% Impiegati 87% Operai 91% Media francese 89% 2. Quadri e professioni liberali 59% Professioni intermedie 68% Impiegati 72% Operai 80% Media francese 74%”,”FRAP-105″ “MERHAV Perez”,”Socialdemocrazia e austromarxismo.”,”Programma di Linz del 1927. “”La tesi più famosa e più contestata del programma di Linz era quella dell’ “”uso difensivo della violenza””, la minaccia della dittatura del proletariato concepita come risposta a ogni tentativo di instaurare una dittatura borghese. (…) La definitiva approvazione di questo passo da parte del Congresso era stata preceduta da una vivace discussione. L’ala destra, raccolta intorno a Karl Renner, rifiutò la tesi degli inconciliabili contrasti di classe, la previsione di un inevitabile uso della violenza da parte della borghesia contro la democrazia e le organizzazioni operaie, e anche la minaccia di un eventuale impiego socialista della violenza e della dittatura; in queste tesi vide un abbandono dei principi del socialismo democratico, e segnalò l’incombente pericolo che queste formulazioni fossero sfruttate demagogicamente dalla borghesia per isolare la socialdemocrazia dai ceti medi. L’ala sinistra, raccolta intorno a Max Adler, affermò e ribadì che se il concetto marxiano di “”dittatura del proletariato”” era stato deformato dai comunisti nel senso dell’instaurazione dell’egemonia burocratica di una minoranza sulle masse del proletariato e dei contadini, ciò non costituiva un motivo sufficiente per abbandonare tale postulato marxista. Al contrario, una “”dittatura del proletariato”” autenticamente marxista, nel senso di una democrazia sociale (e non soltanto politica), una dittatura della stragrande maggioranza della popolazione, della popolazione attiva, era indispensabile per la realizzazione del passaggio del capitalismo al socialismo. Nel risultato finale, la richiesta di Adler, di accogliere nel programma il concetto di “”dittatura del proletariato”” nel senso di un sistema statale di transizione, era stata respinta; tuttavia l’espressione “”dittatura dei lavoratori”” era inserita nel programma, nel senso di un periodo di transizione eventualmente inevitabile, nel caso di una guerra civile “”imposta alla classe proletaria”” (5). Quando, dopo gli eventi del luglio 1927, si levò più forte la voce di coloro che vedevano nell’adozione del programma di Linz, con le sue formulazioni di sinistra, e nella terminologia e agitazione radicale basate su di esse, la causa dell’evoluzione della borghesia in senso reazionario e fascista e della regressione della socialdemocrazia fino al 1934, Otto Bauer rispose: “”Dal 1927 si continua a ripetere fino alla nausea: il linguaggio dei nostri oratori e dei nostri giornali ha esasperato il senso del potere dei lavoratori, e ha irritato e unito insieme i loro avversari. Il parlamentare parla, il giornalista scrive: è il loro mestiere, ed entrambi tendono a credere che il modo di parlare e di scrivere determini l’andamento della storia. Ma non sono forse strani quei marxisti che spiegano con la fraseologia ciò che è l’inevitabile risultato di una legge storica universale? (6)”” [Perez Merhav, ‘Socialdemocrazia e austromarxismo’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino , 1980] [(5) Marx Adler, Politische oder soziale Demokratie’, trad. it. “”Democrazia politica e democrazia sociale’, Roma, 1945. Si vedano anche gli Atti del Congresso di Linz, pp. 286-92 e 308-12; Max Adler, Zur Diskussion des neuen Parteiprogramms, in “”Der Kampf””, XIX, 1926, pp. 490-98; (6) Bauer, ‘Kritiker Links und Rechts’, cit. p. 445] L’austromarxismo ha sostentuto la tesi che il potenziale antifascista dell’Unione sovietica e del movimento comunista doveva essere utilizzato a fondo ai fini della lotta antifascista e per impedire una nuova guerra mondiale (pag 237)”,”MAUx-044″ “MERHAV Peretz”,”Storia del movimento operaio in Israele, 1905-1970.”,”prefazione, conclusione, appendici: I. Lo sviluppo dell’economia israeliana 1948-69, II. Occupazione, salari e scioperi, III. La composizione della Histadrut, IV. La posizione del Mapam, V. Tipi di villaggi ebraici in Israele, VI. Sindacati, partiti operai e movimenti giovanili, VII. Congressi nazionali dei della Histadrut, VIII. Comgressi nazionali dei partiti operai, IX. Partiti politici nella Knesset 1965-1974, X. Risultati delle elezioni della Knesset dal 1949 al 1973, XI. Tavola cronologica, XII. Epilogo, indice dei nomi; Collana Biblioteca di storia”,”MVOx-001-FV” “MERIALDO Andrea SPENA Paolo PORCU’ Franco MUSTILLO Alessandro LANG Lorenzo GUERRIERI Enrico TIMPERI Raffaele”,”Pietro Secchia. Pensiero, lotta e attualità di un dirigente comunista italiano.”,”Il caso Seniga e Azione comunista (pag 58-63) (A. Merialdo) “”Quando nel dicembre del 1956 Secchia è estromesso proprio con Colombi dalla direzione del partito, racconta della contrarietà a questa decisione di un nutrito gruppo composto da Alberganti, Bera, Brambilla, Sclavo, Parini, Vergani, Bonazzi, Robotti e Montagnana (…)”” (pag 62)”,”PCIx-466″ “MERIC Victor”,”Les hommes de la revolution. Gracchus Babeuf.”,”””1. La natura ha dato a ciascun uomo un diritto uguale al godimento di tutti i beni””. 2. Lo scopo della Società è di difendere questa eguaglianza sovente attaccata dal forte e il malvagio nello stato di natura, e di aumentare, con il concorso di tutti, la fruizione comune. 3. La natura ha imposto a ciascuno l’ obbligo di lavorare, nessuno ha potuto senza crimine sottrarsi al lavoro.”” (pag 219)”,”FRAR-277″ “MERIGGI Maria Grazia a cura; saggi di Sergio BOLOGNA Massimo CACCIARI Vittorio FOA Antonio NEGRI Paul MATTICK Erhard LUCAS Elisabeth BEHRENS Thomas JANSSEN Jurgen KLEIN Thomas SCHMID”,”Il caso Karl-Heinz Roth. Discussione sull’ ‘altro’ movimento operaio.”,”Saggi di Sergio BOLOGNA, Massimo CACCIARI, Vittorio FOA, Antonio NEGRI, Paul MATTICK, Erhard LUCAS, Elisabeth BEHRENS Thomas JANSSEN Jurgen KLEIN, Thomas SCHMID “”Perdite di giornate lavorative e abbassamento delle tariffe avevano portato, secondo i calcoli complessivi di Ernest Labrousse, a una riduzione del 40% della massa salariale fra il 1828 e il 1832. Quegli anni coincisero conuna tumultuosa attività politica antimonarchica e un’ estrema disponibilità di artigiani e operai alla rivolta. Nella quinta edizione dell’ Organisation du travail, del 1848, Louis Blanc elencò i salari medi giornalieri e il numero medio di mesi di lavoro persi nei vari mestieri maschili e femminili (…). Alle soglie della crisi del 1846-’47, solo un quarto dei lavoratori francesi esercitava – e questa situazione proseguirà per decenni – la sua professione in imprese superiori ai 10 salariati.”” (pag 147-148)”,”MGEK-024″ “MERIGGI Maria Grazia”,”La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia 1871 – 1885.”,”Maria Grazia MERIGGI ha lavorato presso la facoltà di Filosofia dell’ Università degli Studi di Milano e attualmente (1980) è ricercatrice CNR. Collabora a vari giornali e fa parte del gruppo redazionale di ‘aut aut’. Ha curato per i ‘quaderni’ della rivista la raccolta di saggi ‘Il caso Karl-Heinz Roth. Discussione sull’ ‘altro’ Movimento Operaio’ e nel 1978 ha pubblicato presso la casa editrice Dedalo il volume ‘Composizione di classe e teoria del partito’ con saggi su gruppi intellettuali e classi sociali nella prospettiva del ‘marxismo degli anni Sessanta’. Attualmente (1980) lavora a una ricerca sulle Società operaie repubblicane e a un progetto di biografia di Osvaldo GNOCCHI-VIANI.”,”MITS-095″ “MERIGGI Maria Grazia”,”L’ invenzione della classe operaia. Conflitti di lavoro, organizzazione del lavoro e della società in Francia intorno al 1848.”,”MERIGGI Maria Grazia ha studiato a Pavia, MIlano e Parigi. Insegna storia contemporanea all’ Università di Bergamo. E’ storica delle culture politiche e dei movimenti sociali europei nel XIX e XX secolo . Ha scritto vari saggi in volumi collettivi.”,”MFRx-228″ “MERIGGI Maria Grazia”,”Composizione di classe e teoria del partito. Sul marxismo degli anni ’60.”,”La MERIGGI è nata a Pavia nel 1947 e ha lavorato presso la facoltà di filosofia della Statale di Milano. Ha studiato l’influenza della Comune di Parigi sul movimento operaio italiano. Ha curato il volume: Il caso di Karl-Heinz Roth. Discussione sull”altro’ movimento operaio’.”,”ITAC-118″ “MERIGGI Maria Grazia”,”L’Internazionale degli operai. Le relazioni internazionali dei lavoratori in Europa fra la caduta della Comune e gli anni ’30.”,”MERIGGI Maria Grazia è storica sociale dei mondi del lavoro in Europa fra Ottocento e Novecento e insegna storia contemporanea all’Università di Bergamo. E’ fra gli iniziatori dell’Associazione italiana degli storici del lavoro. “”Al Congresso di Copenhagen del 1910 si era già manifestata una serie di malintesi, ai cui contenuti si è già fatto cenno. Edouard Vaillant e Keir Hardie avevano presentato una mozione che suggeriva, contro le minacce di guerra, lo sciopero generale operaio “”soprattutto nelle industrie che fornivano i mezzi per la guerra (armi, munizioni, trasporti ecc.) e l’agitazione e l’azione popolare più attive””. Un emendamento che era apparso “”incendiario”” anche alla sinistra tedesca rappresentata in quel caso dal futuro “”capitano rivoluzionario”” Georg Ledebour, relatore della commissione dedicata al tema della guerra. La mediazione trovata da Vandervelde rimandava l’esame della questione al Bsi e le decisioni al successivo congresso plenario. La deliberazione collettivamente approvata a Copenhagen limitava la battaglia contro la guerra chiedendo ai socialisti di contrastare la corsa agli armamenti col ricorso all’azione parlamentare; il congresso raccomandava soprattutto di non approvare alcun aumento delle spese militari, di battersi contro la diplomazia segreta e per l’autonomia dei popoli. Numerosi incontri e discussioni pubbliche e riunioni ristrette della direzione del Bsi avevano segnalato, ben prima del “”fatale”” voto dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare della Spd e dell’altrettanto “”fatale”” ‘union sacrée’, le difficoltà di passare dall’impegno generico a quello specifico e concreto di organizzare lo sciopero generale contro la guerra. Ma resta irrisolta – così si esprime Haupt – la questione se la maggioranza dei partiti socialisti accettando gli emendamenti che nel 1907 e nel 1910 li impegnavano a una opposizione rigorosa all’armamento e alle politiche espansive gravide di guerra dei loro paesi, fosse del tutto consapevole della portata degli impegni assunti (129). Nel dicembre 1912 manifestazioni vigorose contro la guerra si sviluppano in tutta Europa, soprattutto ad opera del partito socialista austriaco””. (pag 101-102) [(129) Georges Haupt, Le congrès manqué…, cit., p. 26]”,”INTx-055″ “MERIGGI Maria Grazia”,”La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (1871-1885).”,”Maria Grazia Meriggi ha lavorato presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli studi di Milano e attualmente è ricercatrice CNR. Collabora a vari giornali e fa parte del gruppo redazionale di aut aut.”,”MFRC-002-FL” “MERIGGI Maria Grazia”,”La Confederazione generale unitaria del lavoro e i lavoratori immigrati.”,”MOI, Main-d’Oeuvre immigrée MOE, Main-d’oeuvre étrangère Maria Grazia Meriggi già professoressa ordinaria di Storia contemporanea presso l’Università di Bergamo – è storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro del XIX e XX secolo in Europa, temi sui quali ha pubblicato numerose ricerche. Ha fatto parte del direttivo della SISLav (Società italiana di Storia del Lavoro). che ha contribuito a fondare, e collabora con istituti di ricerca e riviste in Italia e Francia. Per Biblion ha curato, con ampi saggi introduttivi: ‘Un proletariato negato. Studio sulla situazione sociale ed economica degli operai ebrei’ di Leonty Soloweitschik e ‘L’alimentazione dell’operaio russo prima e dopo la guerra’ di Elena O. Kabo. ‘Il volume presenta l’originale esperienza della Cgtu (Confederazione generale unitaria del lavoro), un sindacato la cui cultura politica circola ancora nel presente. Fondata ufficialmente nel 1922 e confluita nella Cgt nel ’36, la Cgtu dedicò un’iniziativa specifica agli immigrati, la cui numerosissima presenza nel mercato del lavoro nella Francia fra le due guerre si impose all’attenzione di tutti i soggetti interessati: i governi, i prefetti, gi imprenditori e, naturalmente, i partiti e i sindacati. Già la Cgt aveva affrontato l’organizzazione dei migranti di lunga data, dagli italaini ai polacchi delle regioni minerarie agli ebrei russi del Pletz di Parigi, ma solo la Cgtu intraprese una organizzazione intersindacale permanente di tutte le comunità di lavoratori stranieri e coloniali, riuscendo a tradurre in risorse da spendere nei conflitti le forme di socialità tradizionali dei gruppi linguistici.’ (quarta di copertina) ‘L’importanza dell’azione del movimento di ispirazione comunista verso i lavoratori immigrati nella Francia tra le due guerre mondiali è un tema presente da anni nell’attività storiografica di M.G. Meriggi. A questi temi l’autrice ritorna con un’ampia esplorazione documentaria che va dai fondi archivistici conservati a Mosca, e recuperati solo dopo la fine dell’Urss (‘Fonds Moscu’), alle maggiori riviste che accompagnano la storia del movimento sindacale francese (‘La Vie Ouvriere’, ‘La Vie Syndicale’, ‘La Révolution Prolétarienne’. L’autrice sottolinea l’impegno della nuova Confederazione generale del lavoro di ispirazione comunista (CGTU, Confédération générale du travail unitaire) negli scioperi e nelle campagne internazionali per una mobilitazione a favore dei lavoratori stranieri “”talvolta maggioritari in certi settori produttivi e in certi territori””, inducendo la CGTU già all’inizio del 1923 alla creazione di un ufficio centrale della mano d’opera straniera (MOE, Main-d’oeuvre étrangère). Tra le varie comunità di lavoratori stranieri organizzate e in lotta attraverso rivendicazioni e scioperi, la Meriggi dedica attenzione agli ebrei dell’ Europa orientale, portatori di una propria tradizione di lotte anche in settori atipici rispetto a quelli canonici delle mobilitazioni operaie. Il mercato del lavoro francese era quello più ricco di presenze straniere di tutta l’Europa, ricorda l’autrice. Un carattere permanente della CGTU era il rapporto difficile di un movimento sindacale che si considerava indipendente ma che tuttavia era aderente alla Internazionale Sindacale Rossa (ISR) costituita a Mosca nel 1921. CGTU che avrebbe sempre risentito della tradizione sindacalista-rivoluzionaria dalla quale era scaturita. In questo senso va sottolineata l’attenzione dedicata nel libro alla figura di Solomon Lozovskij, segretario dell’ ISR dalla nascita allo scioglimento ma rimasto legato alla sua militanza giovanile nel movimento sindacale francese. La carica internazionalista e anticoloniale impressa alla CGTU dall’appartenenza al movimento sindacale di ispirazione comunista e l’impegno a contrastare la xenofobia, anche operaia, pur tenendone conto, porterà dagli anni Trenta alla sostituzione della denominazione di MOE con quella di MOI (Main-d’Oeuvre immigrée). L’impegno convergente del sindacato e del partito comunista francese (PCF) portava spesso alla sovrapposizione fra i militanti della MOE sindacale e di quella comunista ma che contrastava con la permanenza nella CGTU della visione di un sindacalismo antipolitico di azione diretta. L’immagine della CGTU che ne risulta è quella di un sindacato che non è più in grado di trasformare la presenza nei conflitti con una stabile adesione di massa, secondo la tradizione francese. (Isco)”,”MFRx-394″ “MÉRIMÉE Prosper, a cura di Alessandro PELLEGRINI”,”La notte di S. Bartolomeo.”,”P. Mérimée nacque nel 1803 a Parigi da una famiglia della ricca borghesia. Compì studi classici, conobbe varie lingue tra cui il russo, si occupò persino di teologia, benché di educazione irreligiosa. Si laureò in legge e in archeologia. Fu nominato nel 1834 ispettore dei monumenti archeologici della Francia e nel 1844 fu nominato accademico, nel 1853 senatore, nel 1858 presidente della Commissione per la riorganizzazione della biblioteca imperiale. Mérimée fu amico in particolare di Courier, Fauriel e Stendhal, quest’ultimo ebbe un influsso su Mérimée e tra i due scrittori ci fu affinità. Autore di molte opere, la sua vita si svolse per gran parte nell’ambito di corte. Era intimo di Napoleone III e dell’imperatrice Eugenia. Morì a Cannes nel 1870. (Notizia biografica) Razionalismo volterriano di Mérimée, che aveva anche gusto per l’aneddoto “”Dopo molto tempo perduto così a gridare, gemere, piangere, si dovette decidere il da farsi. Lo scudiero della contessa si incaricò di trovare una dama che avesse cura del bimbo. Mergy in quel momento non poteva fuggire. D’altronde, dove andare? chi sapeva se il massacro non si estendesse da un capo all’altro della Francia? Numerosi corpi di guardia occupavano i ponti per i quali i riformati avrebbero potuto fuggire più facilmente dalla città e raggiungere le provincie del mezzogiorno, meglio dedite, in ogni tempo, alla loro causa. D’altro lato sembrava poco probabile ed anche imprudente l’implorare la pietà del sovrano, proprio nel momento quando, accalorato dal massacro, pensava solo a far nuove vittime. La casa della contessa, per la sua notoria devozione, non era esposta a serie ricerche da parte degli assassini; e Diana riteneva di poter esser sicura della sua gente. Mercy non poteva trovare in nessun luogo un rifugio migliore e meno rischioso. Si decise ch’egli vi rimarrebbe nascosto, in attesa degli eventi. La luce del giorno, anziché far cessare i massacri, parve accrescerli e organizzarli; non vi fu cattolico che per evitare il sospetto di eresia non prendesse la croce bianca e si armasse, denunciando gli ugonotti ancora vivi. Il re frattanto, chiuso nel palazzo, era inaccessibile a chiunque non fosse fra i capi dei massacratori. La popolaglia, attratta dalla speranza del saccheggio, si era accomunata con le guardie cittadine e coi soldati, e i predicatori nelle chiese esortavano i fedeli a raddoppiare di crudeltà. «Tagliamo tutte le teste dell’idra ad una volta», dicevano, «e poniamo fine per sempre alle guerre civili». E al fine di far credere a quel popolo avido di sangue e di massacri che il cielo approvava la sua ferocia, lo incoraggiava mediante un prodigio evidente, i predicatori gridavano: «Andate al cimitero degli Innocenti, andate a vedere quel biancospino che rifiorisce come se fosse ringiovanito e reso più vigoroso, perché innaffiato dal sangue degli eretici!». Numerose processioni di massacratori armati si recavano in gran cerimonia ad adorare la santa spina, e uscivano dal cimitero animati dallo zelo rinnovato di scoprire e mettere a morte coloro che il cielo condannava in modo tanto manifesto. Un motto di Caterina era su tutte le bocche: e ci si ripeteva, sgozzando bimbi e donne: ‘Che pietà lor ser crudele, che crudeltà lor ser pietoso’. Strana cosa! Quei protestanti avevano in gran parte guerreggiato e preso parte a furiose battaglie nelle quali più volte si erano provati con successo ad opporre il valore al numero; ma durante il massacro solamente ‘due’ opposero resistenza agli assassini, e di quei due solamente uno aveva fatto la guerra. Forse l’abitudine di combattere attruppati e in maniera regolare li aveva privati di quell’energia individuale che avrebbe potuto incitare ogni protestante a difendersi nella propria casa come in una fortezza. Si vedevano, come vittime rassegnate, vecchi guerrieri tender la gola a miserabili che dinanzi a loro il giorno prima avrebbero tremato. Essi scambiavano la loro rassegnazione per coraggio, e preferivano la gloria del martire a quella del soldato. Quando la prima sete di sangue fu placata, si videro i più clementi fra i massacratori offrire alle loro vittime la vita quale prezzo dell’abiura. Un numero trascurabile di calvinisti approfittò dell’offerta e consentì a riscattarsi dalla morte e dal supplizio con una menzogna forse scusabile; ma la maggior parte, anche donne e bimbi, ripetevano le parole del simbolo di fede, pur fra le spade sul capo, e morivano senza un lamento. Dopo due giorni il re tentò di arrestare il massacro; ma, quando si sia lasciato libero il corpo alle passioni della folla, non è più possibile trattenerlo. Non solo i pugnali proseguivano a colpire, ma lo stesso monarca, accusato di un’empia compassione, fu costretto a revocare la parola di clemenza e ad esagerare il rigore sino alla malvagità, che nondimeno era uno dei precipui elementi del suo carattere”” (pag 324-328)”,”FRAA-001-FGB” “MERKEL Renate”,”Marx und Engels über Sozialismus und Kommunismus. Zur Herausbildung der Auffassung von Karl Marx und Friedrich Engels über die sozialistische und kommunistische Gesellschaft in der Entstehungsperiode des wissenschaftlichen Kommunismus (1842-1846).”,”Marx ed Engels sul socialismo e il comunismo. La concezione di Marx ed Engels sulla società comunista e socialista nel periodo di nascita del comunismo scientifico (1842-1846) “”Eine neue menschliche Ordnung zu stiften, bezeichnete Bruno Bauer als Anliegen der Französischen Revolution. Als geschchtliche Triebkraft hierfür sah er die Ideen an, die aber über den Zustand, den sie mit Gewalt aufheben wollten, nicht hinausführten. Hieran schloß Marx seine bekannten Worte: “”Ideen können nie über einen alten Weltzustand, sondern immer nur über die Ideen des alten Weltzustandes hinausführen. Ideen können überhaupt nichts ausführen. Zum Ausführen der Ideen bedarf es der Menschen, welche eine praktische Gewalt aufbieten””. An gleicher Stelle wies er darauf hin, daß die Französischen Revolution Ideen hervorgetrieben habe, die über die Ideen des ganzen alten Weltzustandes hinausführten, nämlich die kommunistische Idee.”” (pag 120)”,”MAED-278″ “MERKEL Angela, con Beate BAUMANN”,”Libertà. Memorie 1954-2021.”,”Angela Merkel, cancelliera della Repubblica Federale Tedesca dal 2005 al 2021, è stata la prima donna a ricoprire la carica più importante del Paese. Nata ad Amburgo nel 1954, cresciuta nella DDR, dove ha studiato Fisica e conseguito un dottorato in scienze naturali, è stata eletta nel Parlamento tedesco nel 1990. Dal 1991 al 1994 è stata ministra federale per le Donne e la gioventù, dal 1994 al 1998 ministra per l’Ambiente, la tutela della natura e la sicurezza dei reattori nucleari, dal 2000 al 2018 presidente dell’ Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU). Ha terminato la sua carriera politica attiva nel 2021. Lotta al vertice della CDU. Articolo della Merkel su FAZ in cui liquida l’era Kohl separando le sue responsabilità da quelle del partito. Da qui parte l’indagine della magistratura (pag 258-259)”,”GERV-076″ “MERKER Nicolao”,”Il socialismo vietato.”,”MERKER (Trento, 1931), prof ordinario di storia della filosofia moderna alla facoltà di lettere dell’Univ La Sapienza di Roma, ha curato varie edizioni italiane di filosofi e scrittori dell’ illuminismo e dell’ idealismo tedeschi, nonché di MARX ed ENGELS. Tra le sue pubblicazioni più recenti: ‘Storia della filosofia’ (3 voll) EDITORI RIUNITI, ROMA, 1984, ‘Karl Marx’, E.R., ROMA, 1983, ‘Storia delle filosofie’, 3 voll, FIRENZE, 1988, ‘L’illuminismo in Germania. L’età di Lessing’, ROMA, 1989, ‘La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar’, EDITORI RIUNITI. ROMA. 1993. ‘Introduzione a Lessing’, LATERZA, 1991.”,”MGEx-034″ “MERKER Nicolao”,”Karl Marx 1818-1883. La vita del grande pensatore tedesco. La nascita del movimento comunista.”,”Nicolao MERKER (Trento 1931) è Prof di storia della filos moderna e contemporanea nell’Univ di Roma.”,”MADS-035″ “MERKER Nicolao”,”Atlante storico della filosofia.”,”Nicolao MERKER, professore ordinario di storia della filosofia moderna all’Università La Sapienza d ROma ha scritto varie opere e ha curato le edizioni italiane di classici di Marx, Engels e Otto Bauer. “”Quando s’ incontrano i nomi di Marx e di Engels c’è la tendenza a collegarli subito al marxismo. E’ un’ abitudine che falsa le prospettive storiche. Il termine “”marxismo”” cominciò a circolare soltanto dopo la morte di Marx, negli anni ’80 del XIX secolo. Marx non chiamava la sua dottrina marxismo, bensì “”socialismo materialistico critico””. Intendeva cioè la sua teoria sociale come soltanto una delle parecchie dottrine sociali che esistevano nell’ Ottocento e che avevano fondamenti teorici molto diversificati. Alla fine dell’ Ottocento esistevano anche, soprattutto in Germania, socialismi di matrice kantiana (Lange e Cohen) e positivistica (Laas). Le idee di Marx e di Engels rappresentano dunque, in primo luogo, soltanto una, e per nulla l’ unica, delle dottrine socialiste provocate dalla rivoluzione industriale””. (pag 95)”,”FILx-297″ “MERKER Nicolao”,”Karl Marx. Vita e opere.”,”MERKER N. è professore emerito della Facoltà di filosofia dell’Univ. di Roma La Sapienza. (v. bibliografia opere in risvolto 4° cop.) Edizione precedente ampliata “”La società futura avrebbe visto non solo la liberazione dell’operaio dalla logica alienante del profitto capitalistico, ma anche lo sprigionarsi, a fini collettivi, di tutte le potenzialità delle forze produttive moderne ostacolate dall’assetto capitalistico della produzione. Nel maggio 1851 Marx aveva scritto a Daniels, membro del comitato di Colonia della Lega dei comunisti, che “”le verità tecnologiche già raggiunte possono diventare pratiche solo nelle condizioni del comunismo”” [OME XXXVIII: 565]. Insomma, il capitalismo un freno al progresso, il comunismo una spinta propulsiva. Fin dall”Ideologia tedesca’ del 1846 c’era la convinzione che nessuna forma di società avrebbe potuto reggere dopo quella capitalistica se non garantiva un alto grado di sviluppo delle forze produttive. E’, questo, “”un presupposto pratico assolutamente necessario anche perché senza di esso si generalizzerebbe soltanto la ‘miseria’, e quindi col ‘bisogno’ ricomincerebbe anche il conflitto per il necessario, e tornerebbe per forza tutta la vecchia merda”” [Marx/Engels 1846/1872: 34]”” [Nicolao Merker, Karl Marx. Vita e opere, 2010] (pag 159-160)”,”MADS-479″ “MERKER Nicolao”,”Dialettica e storia.”,”Proveniente dalla biblioteca di Luciano Cafagna. Metodo. “”L’osservazione empirica – suggerisce Marx – deve dimostrare in ‘ogni singolo caso’ la connessione della struttura sociale e politica con la produzione in modo ‘empirico’ e ‘senza alcuna mistificazione e speculazione’. La struttura sociale e lo Stato derivano costantemente dal processo vitale di ‘determinati’ individui; ma di questi individui non come possono apparire alla propria o altrui immaginazione, bensì come sono ‘realmente’, vale a dire come essi operano, producono materialmente, dunque come essi sono attivi entro limiti, presupposti e condizioni ‘determinati’, materiali e indipendenti dal loro arbitrio”” (36). Tale istanza della ricerca dialettica determinata, libera dalle mistificazioni (occorre dirlo?) della dialettica hegeliana in quanto dialettica idealistica, implica dunque una particolare concezione dell’identità degli opposti: una concezione che, accanto all’indispensabile istanza della “”contraddizione””, cioè della “”unità”” o relazione degli opposti, salvaguardi parimenti la loro distinzione. L’identità degli opposti significherà allora (Lenin) “”il riconoscimento (la scoperta) di tendenze contraddittorie opposte e ‘che si escludono reciprocamente’, in ‘tutti’ i fenomeni e processi della natura (‘inclusi’ spirito e società)””; mentre la coscienza non speculativa ma funzionale o scientifica, dell’unità, indicherà anzitutto che “”l’unità (coincidenza, identità, equivalenza) degli opposti è condizionata, temporanea, passeggera, relativa””, e che dunque “”l’esattezza”” di quella parte del contenuto della dialettica che contempla lo “”sdoppiamento dell’uno”” e la “”conoscenza delle sue parti costitutive””, “”deve essere provata sulla base della storia della scienza””, vale a dire non deve essere assunta a priori e una volta per tutte (37)”” [Nicolao Merker, ‘Dialettica e storia’, Messina, 1971] [(36) ‘Die deutsche Ideologie’, cit., p. 22; (37) W.I. Lenin, ‘Zur Frage der Dialektik. Aus dem philosophischen Nachlass’, Berlin, Dietz, pp. 285-86 (e ora ‘Quaderni filosofici’, a cura di L. Colletti, Milano, 1958, pp. 344-45)] (pag 137-140)”,”TEOC-676″ “MERKER Nicolao COLLETTI Lucio GARRONI Emilio ALCARO Mario TRONTI Mario FINELLI Roberto BETTINI Filippo BRUNO Edoardo BUFALO Romeo CARLINO M. MASTROPASQUA A. MUZZIOLI F. PATRIZI G. GRAVAGNUOLO Bruno PUNZO Luigi TRINCIA Francesco Saverio autori, LIGUORI Guido a cura di”,”Galvano Della Volpe. Un altro marxismo.”,”L’opera di Galvano Della Volpe (1895-1968) rappresenta, nel marxismo e nella cultura filosofica italiana, una posizione originale e controcorrente, a volte isolata. Presentiamo con questa pubblicazione gli atti della giornata di studio e di riflessione dedicata all’opera del filosofo Galvano Della Volpe che si è tenuta a Roma il 15 novembre del 1995 celebrandone così, con l’apporto ausiliare di una mostra bibliografica, il centenario della nascita.”,”TEOC-068-FL” “MERKER Nicolao”,”La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar.”,”Nicolao Merker (Trento 1931-Roma 2016) è stato professore emerito di Storia della filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Ha curato edizione italiane di classici dell’età della Riforma, dell’Illuminismo e dell’idealismo tedeschi, nonché di Marx, Engels e dell’ austromarxismo. Tra le sue ultime pubblicazioni: ‘Il sangue e la terra. Due secoli di idee sulla nazione’ (Roma 2004), ‘Europa oltre i mari. Il mito della missione di civiltà’ (Roma, 2006); ‘Filosofie del populismo’ (Roma-Bari, 2009), ‘Karl Marx. Vita e opere’ (Roma-Bari 2010), ‘Il nazionalsocialismo. Storia di un’ideologia’ (Roma 2013), ‘La guerra di Dio. Religione e nazionalismo nella Grande Guerra’ (Roma, 2015). Tra i testi curati da Nicolao Merker ricordiamo: ‘Stato di diritto e società civile’ e ‘Lo stato di tutto il popolo’ (Roma, 2015). Emigrazione politica di massa dei tedeschi dopo la sconfitta della rivoluzione del 1848 (pag 267) Sul parlamentarismo. “”Non si sbagliava insomma Wilhelm Liebknecht quando già nel dicembre 1870 presagiva che il ‘Reich’ sarebbe diventato “”una società d’assicurazione dei principi contro la democrazia”” [in E. Engelberg, 1979: 22]. A far da garante era l’esercito (…)”” (pag 294) Persecuzioni del governo bismarckiano contro gli scioperanti e i dirigenti Spd (pag 302-306); Marx Engels e il congresso di Gotha (pag 307-308). “”Quando a Gotha nel 1875 il congresso di unificazione tra i socialdemocratici «eisenachiani» e l’Associazione lassalliana accrebbe quello che i possidenti chiamavano il «pericolo proletario», e quando verso il 1876 tra il Centro e il partito conservatore, due partiti sostanzialmente agrari, venne delineandosi una confluenza d’interessi economici, e si profilò quindi la minaccia di due opposizioni, da sinistra e da destra, insostenibili per il cancelliere pur avendo egli il supporto del partito nazional-liberale che nel Reichstag disponeva di quasi la metà dei voti: quando questa minaccia divenne tangibile, Bismarck suonò la ritirata ai ‘Kulturkämpfer’. (…)”” (pag 302); “”Se gli scioperanti venivano arrestati per turbamento dell’ordine pubblico, ai dirigenti del partito socialdemocratico che contestavano la politica sciovinista dell’impero toccava invece l’accusa più grave di cospirazione e di alto tradimento: come capitò nel 1872 a Wilhelm Liebknecht e Bebel, i due deputati «eisenachiani» che nella Dieta della Confederazione del nord avevano propugnato già nel novembre 1870 una pace con la repubblica francese senza annessioni. Ebbero una condanna a due anni di fortezza, e le dichiarazioni di Liebknecht al processo di Lipsia circa i destini del ‘Reich’ furono assolutamente profetiche (11). La sbrigativa accusa di alto tradimento, che non badava ai fatti ma incriminava le idee, era del resto la categoria preferita degli ideologi del ‘Reich’ contro gli oppositori di qualsiasi colore. Nello stesso anno del processo di Lipsia, Eduard von Hartmann [1872: 98] l’applicò ai cattolici: «non possono essere buoni cattolici senza diventare rei, almeno idealmente, di altro tradimento verso la loro patria». Su quel che si dovesse intendere per «patria» e «Stato», e quale significato avessero altri concetti teorici generali (compreso quello di «lotta di classe»), erano molto vaghe le idee nei due tronconi del movimento operaio, l’Associazione lassalliana e il partito socialdemocratico degli «eisenachiani». L’Associazione, nella tradizione del fondatore, aveva riconosciuto e accettato da tempo l’egemonia della Prussia; e agli «eisenachiani» gli scritti teorici di Marx erano pressoché sconosciuti. I mille esemplari del primo libro del ‘Capitale’ marxiano (1867) ci misero cinque anni per avviarsi all’esaurimento, e in Germania se ne vendette solo qualche centinaio. Fu sotto l’influenza dell’insurrezione parigina della Comune che cominciarono a penetrare, dal 1872, idee tratte dal lontano ‘Manifesto del partito comunista’ e dal ‘Capitale’, opera che Bebel studiò soltanto durante i suoi due anni di prigionia. Prima, per quanto riguarda la teoria, erano magari circolate tra i socialdemocratici le concezioni filosofiche di Joseph Dietzgen (…) Dal versante positivista agiva Dühring, un libero docente scomodo nell’ambiente accademico, estromesso dall’università di Berlino dopo il suo ‘Corso di economia politica e sociale’ (1873) in cui patrocinava una società «socialitaria», senza proprietà privata, da instaurare ora e subito perchè così lo reclamava la libera volontà. Non erano comunque le idee filosofiche, bensì le angherie politiche poliziesche e giudiziarie che colpivano le due organizzazioni operaie, a spingere al congresso che a Gotha, nel maggio 1875, fuse entrambe nel Partito socialista tedesco dei lavoratori. Al programma del nuovo partito Marx in celebri ‘Glosse marginali’ rimproverò confusione, tra l’altro, anceh per il modo in cui vi si affrontava il problema dello Stato: contraddittorio essendo che abolizione del lavoro salariato e delle disuguaglianze politiche e sociali, creazione di uno «Stato libero» e di una società socialista, tutti obiettivi «che hanno senso soltanto in una repubblica democratica», venissero chiesti «a uno Stato che non è altro se non un dispotismo militare guarnito di forme parlamentari, mescolato con appendici feudali, già influenzato dalla borghesia, tenuto insieme dalla burocrazia, tutelato dalla polizia», e per giunta assicurando a questo Stato «che si immagina di potergli imporre cose del genere con “”mezzi legali””» [K. Marx, 1875: 971]. Le parole d’ordine immediate del programma – leggi di protezione sociale per i lavoratori, la difesa del suffragio universale sempre insidiato dalle classi dominanti e qui rivendicato anche all’elettorato femminile, la milizia popolare di contro all’esercito permanente – portarono in realtà a una buona mobilitazione delle masse. I voti per il nuovo partito crebbero nel 1877 a 493.000 (il 9.1%), con tredici seggi al ‘Reichstag’: dove diventò il quarto partito dopo nazional-liberali, Centro e conservatori. Di fronte a questo montante «pericolo proletario», Bismarck strumentalizzò subito due attentati a Guglielmo I, fatti da anarchici nel maggio 1878 e in cui i socialisti non c’entravano per nulla. Il 19 ottobre, in un clima d’isterismo nazional-patriottardo, passò al ‘Reichstag’ la «legge contro i socialisti», rinnovabile di triennio in triennio, che sciolse il partito operaio, ne vietò i giornali, imprigionò circa 1.500 persone per un totale di mille anni di detenzione (12), ne espulse 900 dalla Germania con ordinanza giudiziaria, e costrinse molti altri ad emigrare. I dodici anni di clandestinità del partito, fino a quando nel settembre 1890 la legge decadde per mancato rinnovo, ebbero plurimi effetti. Il primo fu quello che Mehring chiamerà il «raccoglimento scientifico». Dal luglio 1878 era cominciato a circolare come libro a sé il cosiddetto ‘Anti-Dühring’ di Engels (ovvero, titolo originario ‘La scienza sovvertita dal signor Dühring’). Confrontandosi con le dottrine filosofiche ed economiche di quel positivista, Engels in tema di «filosofia», «economia politica» e «socialismo» fornì in quell’opera un compendio dei principi fondamentali di Marx. «Solo dalla ricezione di questo libro si può parlare in generale in Germania di una “”scuola”” marxista» [H.J. Steinberg, 1979: 26]”” [Nicolao Merker, ‘La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar’, Roma, 2016] [(11) «Con fatale necessità uno Stato come la Germania prussizzata di Bismarck è votato a rovina violenta per il modo stesso in cui è sorto (…). Nata sui campi di battaglia, figlia di un colpo di Stato, della guerra e della rivoluzione dall’alto, la Germania dovrà correre senza posa da colpo di Stato a colpo di Stato, da guerra a guerra, e alla fine sgretolarsi sui campi di battaglia oppure soccombere alla rivoluzione dal basso. E’ una legge di natura» [in K.H. Leidigkeit, 1960: 256-57]. Nel 1918 si avvereranno contemporaneamente entrambe le prognosi di Liebknecht; (12) Ancora prima della legge, già nel giugno-luglio 1878, erano state emesse condanne a più di 500 anni per il crimine di «lesa maestà»: «un trucco prediletto dalle spie era quello di lanciare improvvisamente un evviva al Kaiser durante le assemblee operaie, oppure nei locali frequentati dagli operai; chi non si alzava in piedi o non si toglieva il cappello era denunciato per lesa maestà» [F. Mehring, 1897 c: 1198]”” (pag 302-308)”,”GERx-136″ “MERKER Nicolao”,”Europa oltre i mari. Il mito della missione di civiltà.”,”Nicolao Merker, professore ordinario di Storia della filosofia moderna all’Università La Sapienza di Roma, ha curato edizioni italiane di classici del Rinascimento, dell’Illuminismo e dell’idealismo tedesco, nonchè di Marx, di Engels e di Otto Bauer. É autore di: Introduzione a Lessing, Il socialismo vietato. Miraggi e delusioni da Kautsky agli austromarxisti, Karl Marx, L’illuminismo in Germania. L’età di Lessing, La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar, Il sangue e la terra. Due secoli di idee sulla nazione, Atlante storico della filosofia. Ha inoltre diretto una Storia della filosofia, in tre volumi. Contiene il capitolo: XI. Le colonie dei socialisti [L’umanitarismo socialista e liberal-democratico; Le leggi marxiste della storia; La Seconda Internazionale; Eurocentrismo socialista e Russia sovietica; Rinvii bibliografici Le leggi marxiste della storia (pag 228-233) … finire”,”EURx-056-FL” “MERKER Nicolao”,”Metodo e storia nella teoria marxista dello Stato.”,” Kautsky, osserva Lenin “”non ha mai sentito dire che una cosa è la forma delle elezioni, la forma della democrazia, e un’altra cosa è il contenuto di classe di un dato istituto”” (1) (pag 24-25) (1) Lenin, ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky’ Secondo Engels le indicazioni di quella teoria sono “”considerevolmente invecchiate”” non solo per ragioni di tecnica della lotta armata, sule quali, pure, egli si sofferma nel dettaglio. L’inadeguatezza della teoria non sta solo nel fatto che dal 1848 – 1849 in poi si sono verificati nella tecnologia militare e nella topografia urbana moltissimi cambiamenti “”tutti a favore dell’esercito”” repressore di rivoluzioni (…) (pag 30) Autocritica di Engels (pag 32)”,”TEOC-021-FB” “MERKER Nicolao”,”La filosofia dei nazionalismi europei.”,”Nicolao Merker (1931-2016), allievo di Galvao Della Volpe, ha insegnato presso le Università di Messina e Roma Storia della filosofia e Storia delle dottrine politiche. Ha scritto saggi su l’ Illuminismo tedesco, Hegel, Marx, la Germania, il nazionalismo, il populismo e il colonialismo. Tesi Merker: socialismo marxista e leninista dottrina eurocentrica (pag Contiene il paragrafo 7, capitolo III, ‘Le colonie nel marxismo classico’ (pag 47-50) “”Engels, in una sua corrispondenza del gennaio 1848 per la rivista «The Northern Star», aveva definito la conclusione della conquista francese di Algeri un «progresso della civiltà», perché «tutte queste nazioni di liberi barbari appaiono molto fiere, nobili e gloriose, se viste a distanza», ma se le si guarda da vicino, alla loro barbarie di predoni è «dopo tutto preferibile il borghese moderno, con la civiltà, l’industria, l’ordine e lo spirito relativamente illuminato che lo accompagnano» (19). Engels si era rallegrato anche della conquista americana del Messico. Pur sapendo che nell’immediato quella guerra avrebbe giovato «innanzi tutto solo alla borghesia» statunitense, pensava che per il Messico l’esser stato «tirato con la violenza nel movimento storico» costituisse comunque un progresso. Sicché «è nell’interesse del suo stesso sviluppo che in futuro esso sia posto sotto la tutela degli Stati Uniti» (20). A proposito della colonizzazione inglese dell’India c’è un giudizio lapidario di Marx, ossia che «l’Inghilterra deve assolvere una doppia missione (…), una distruggitrice, l’altra rigeneratrice: annientare la vecchia società asiatica e porre le fondamenta materiali della società occidentale in Asia» (21). Perfino la Russia, bestia nera di Marx ed Engels per l’autoritarismo liberticida ch’essa rappresentava, in una lettera di Engels del 23 maggio 1851 all’amico veniva giudicata «veramente progressista nei confronti dell’Oriente», perché «il dominio russo, con tutta la sua brutalità, con tutto il suo sudiciume slavo, compie opera di civiltà nel mar Nero, nel mar Caspio e nell’Asia centrale, tra baschiri e tartari»: perché ivi, a merito storico della Russia, sono stati introdotti «specialmente elementi della società industriale» (22). La Francia in Algeria, gli Stati Uniti nel Messico, l’Inghilterra in India, la Russia al di là degli Urali fungevano per Marx ed Engels da agenti di una legge oggettiva della storia: vi importavano i germi della modernità che, dissolvendo gli anacronismi socio-economici tribali, patriarcali, medievali, e sviluppandovi l’imprenditorialità mercantile e poi capitalistico-industriale, avrebbero posto in tutti quei paesi le premesse per la transizione al socialismo”” (pag 47-48) [(19) OME (Marx-Engels Opere, Roma, Editori Riuniti, Roma, 1972, VI, p. 525; (20) Engels, 1848, 1973, p. 538 (‘I movimenti del 1847’, OME, VI, 1973, pp. 531-540); (21) Marx 1853, 1978 (‘I risultati futuri della dominazione britannica in India’, in OME XII, 1978), pp. 223-29), p. 223; (22) OME, XXXVIII, 1972 e sgg., p. 290] [Nicolao Merker, ‘La filosofia dei nazionalismi europei’, La Scuola di Pitagora editrice, Napoli, 2018]”,”TEOP-531″ “MERKER Nicola, a cura, saggi di Nicola BADALONI Etienne BALIBAR Marcello CINI Franco FERRAROTTI Francesco GALGANO Valentino GERRATANA Augusto GRAZIOSI Eric J. HOBSBAWM Cesare LUPORINI Nicolao MERKER Fulvio PAPI Adam SCHAFF Paul SWEEZY Silvano TAGLIAGAMBE Pierre VILAR”,”Marx, un secolo.”,”Contiene tra l’altro i saggi di Francesco Galgano ‘Marx e i momenti della transizione’, Paul Sweezy ‘Le crisi e la teoria del valore in Marx’ e di Pierre Vilar ‘Marx di fronte alla Spagna e alla sua storia’”,”MADS-037-FF” “MERKER Nicolao”,”Marxismo e storia delle idee.”,”L’economia politica moderna in Germania, una teoria «importata come merce finita dall’Inghilterra e dalla Francia» “”Un nesso fra il metodo dell’economia politica classica, scienza borghese moderna per eccellenza, e la dialettica di Hegel dunque c’è: c’è nella mente di Hegel e c’è anche, da quel che si è visto, per Marx. È quindi un aspetto della questione dal quale non si può prescindere. L’altro aspetto è però che il metodo logico di Hegel, come osservava Engels già nel 1859, pur essendo «fra tutto il materiale logico esistente», vale a dire nell’ambito della produzione di ideologie che poteva aversi in Germania, «l’unica cosa a cui almeno ci si potesse appigliare», appariva sia a Marx sia a Engels assolutamente inutilizzabile per la trattazione dei «fatti testardi» dell’economia politica (33). Sarebbe abbastanza facile uscire dall’impasse col dire che la critica marxiana del 1843-44 della dialettica di Hegel – ossia del doppio processo per cui l’empiria dapprima trascesa in speculazione si capovolge nello scambio della speculazione in empiria o nel «positivismo acritico» di Hegel – coinvolgerà di lì a non molto (si pensi alla ‘Miseria della filosofia’ e all’ ‘Einleitung’) anche e per l’appunto il metodo dell’economia politica classica (…). Quando nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ Marx parla del «punto di vista dell’economia politica moderna» da cui Hegel si pone, occorre insomma precisare subito che, al di là di implicazioni generali di metodo che accomunano l’economia politica qua talis e la filosofia hegeliana, si tratta innanzi tutto di un «punto di vista» d’importazione. Per la Germania della prima metà dell’Ottocento tale punto di vista era di fatto, come rileva Marx nel poscritto al ‘Capitale’, l’«espressione teorica di una realtà forestiera», vale a dire una teoria «importata come merce finita dall’Inghilterra e dalla Francia», non corrispondente per nulla allo sviluppo storico peculiare della società tedesca nel quale, mancando l’edificazione di strutture produttive borghesi moderne, altresí «mancava l’humus dell’economia politica» e dunque anche «ogni continuazione originale dell’economia “”borghese””». La conseguenza fu che i principi della scienza economica, non potendo essere in Germania l’espressione teorica di una situazione economica di egemonia borghese, vennero interpretati dai «professori tedeschi» nel limitato «senso del mondo piccolo-borghese che li circondava, quindi malamente interpretati» (34). Ci sembra che questi richiami conclusivi, contenuti nelle stesse pagine in cui Marx esprime il suo più famoso riconoscimento a Hegel, non soltanto diano proprio a quel riconoscimento la giusta e sola dimensione che nel contesto gli compete, ma sciolgano anche l’apparente enigma della coesistenza dei riconoscimenti a Hegel con la mordente e non casuale ironia contro il professore piccolo-borghese dell’Università di Berlino. Avviano a scioglierlo, ormai s’intende, in un quadro ben più complesso di quello proposto dalle interpretazioni schematicamente riduttive per le quali Hegel sarebbe, di volta in volta, o semplicemente il filosofo della restaurazione, o, putacaso, l’espressione più organica di un’ideologia di dominio borghese”” (pag 247-249) [Nicolao Merker, ‘Marxismo e storia delle idee’, Editori Riuniti, Roma, 1974] [(33) Cfr. La recensione engelsiana a ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx, in ‘Das Volk’, 6 e 20 agosto 1859, in Marx ‘Per la critica dell’economia politica’, pp. 206-207; (34) Cfr. ‘Il capitale’, pp. 38, 41]”,”MADS-821″ “MERKER Nicolao a cura; saggi di Paolo CASINI Lia FORMIGARI Emilia GIANCOTTI Nicolao MERKER Demetrio NERI Francesco TREVISANI Giancarlo ZANIER”,”Storia della filosofia. L’epoca della borghesia. Volume II.”,”Dono della Menin”,”FILx-595″ “MERLE Roger”,”Armand Barbès, un révolutionnaire romantique.”,”Contiene dedica autore. Rivoluzionario francese (Pointe-à-Pitre, Guadalupa, 1809-L’Aia 1870). Di famiglia agiata, consacrò la vita e la sua fortuna alla causa repubblicana. Cospirò con Blanqui contro Luigi Filippo. La sua condanna a morte fu commutata in detenzione a vita, ma, liberato in seguito alla rivoluzione del 1848, tentò il 15 maggio del medesimo anno di creare un governo d’insurrezione. Ancora condannato e incarcerato, fu graziato da Napoleone III nel 1854, ma preferì l’esilio. (fonte Italiano-Storia) Roger MERLE è professore di facoltà all’ Università di scienze sociali di Toulouse, discendente di Armand BARBES. Ha consultato gli archivi familiari. Barbès. In carcere senza concessioni. “”En dépit des soins qu’il recevait et du soleil languedocien la santé de Barbès ne se rétablissait pas: “”Je me coucherais volontiers pour dormir de mon dernier sommeil, disait-il, je ne me reconnais plus moi-même, vigase, air, voix et corps, tout a changé””. La fièvre était quotidienne. Indifférentes à cette mort lente les autorités n’envisageaient pas de le libérer. Il continuait du reste à refuser farouchement que l’on accomplit la moindre démarche à son profit. Blanqui n’avait pas le mêmes scrupules. Malade égalment à la prison de Doullens où il avait été transféré depuis le Mont-Saint-Michel, il bénéficia d’une grâce médicale le 6 décembre 1844 et fut ensuite hospitalisé pendant quelques mois à l’ hôpital de Tours aux frais de l’ Etat. Singuliére faveur dont aucun autre prisonnier de mai ne profita””. (pag 151-152)”,”MFRx-276″ “MERLE Marcel”,”Sociología de las relaciones internacionales.”,”MERLE Marcel “”Marx estima que el reino provisional de la burguesía es un factor irresistible de internacionalización: “”El aislamiento nacional y los antagonismos entre los pueblos desparecen de día en día con el desarrollo de la burguesía, la libertad de comercio y el mercado mundial, con la uniformidad de la producción industrial y las condiciones de existencia que le corresponden”” (Manifiesto comunista). (…) “”La universalidad hacia la que tiende incesantemente el capital encuentra unos límites immanentes a su naturaleza, los cuales, en un cierto estadio de su desarrollo, se alzarán como el mayor obstáculo a esta tendencia y lo empujarán a su autodestrucción”” (Elementos fundamentales para una critica de la economia politica). Así puede explicarse que Marx tomase posición a favor de los procedimientos que debían asegurar la expansión y el éxito, provisional, del capitalismo. Lo hace con absoluto conocimiento de causa, ya que le parece que es el mejor medio para apresurar la revolución. Por ejemplo, cuando toma partido a favor del libre cambio: “”En general, en nuestros días, el sistema protector es conservador, mientras que el sistema de libre cambio es destructor. Disuelve las antiguas nacionalidades y lleva al límite el antagonismo entre la burguesía y el proletariado. En una palabra, el sistema de libertad comercial apresura la revolución social. Solamente en este sentido revolucionario voto a favor del libre cambio”” (Discurso sobre el libre cambio, 1848)”” [Marcel Merle, Sociología de las relaciones internacionales, 1982] (pag 72-73)”,”RAIx-305″ “MERLE Robert”,”La morte è il mio mestiere.”,”Robert Merle è nato il 29 agosto 1908 in Algeria. Fino al 1939 ha insegnato a Bordeaux, Marsiglia e Parigi. Ufficiale di collegamento con gli alleati inglesi durante la seconda guerra mondiale, è stato fatto prigioniero a Dunkerque nel giugno 1940, e internato in un campo di concentramento, prima presso Dortmund, quindi nella Prussia orientale. Dopo la guerra ha ripreso ad insegnare, questa volta nell’università di Rennes, portando nel frattempo avanti sia la sua tesi di dottorato su Osca Wilde, che è stata pubblicata nel 1948, sia il suo primo romanzo ‘Week-end a Zuydcoote’, con il quale nel 1949 ha ottenuto il premio Goncourt. ‘La mort est mon métier’ del 1953 (Ed. Riun. 1956), è il suio secondo romanzo, In seguito Merle si è occupato di teatro, sia come regista che come autore. E’ stato anche collaboratore del quotidiano Le Monde e del settimanale Le lettres français’ (…). (dalla introduzione) “”Alla fine di ‘La morte è il mio mestiere’, il romanziere cede la parola allo storico. Le ultime cento pagine del libro non concedono nulla all’immaginazione. Gli archivi tedeschi, le testimonianze sui campi, i verbali del processo di Norimberga e di altri processi a criminali di guerra, offrono a Robert Merle un materiale che egli si limita a condensare e a sintetizzare. (…) L’SS Rudolf Lang non è più un personaggio, un caso individuale. Egli è divenuto un oggetto, un essere perfettamente svuotato e disumanizzato. È diventato un enigma indecifrabile. La sola domanda che si può formulare non è «Cosa pensava?» ma «Come è arrivato a non pensare nulla?». Rispodnere a questa domanda significa ricordare tutta la storia della Germania contemporanea, del nazismo, gli avvenimenti e l’ideologia di mezzo secolo”” (Claude Roy, Liberation, febbraio 1953) Visita di Himmler al campo di concentramento. “”Alla fine, dicisi che il giorno della visita di Himmler alcuni ‘Scharführer sarebbero entrati con gli ebrei nella «stanza da bagno» e avrebbero distribuito piccole saponette. Contemporaneamente, ordinai al Dolmetscher di darne notizia nello spogliatoio mentre gl’internati si svestivano. Sapevo che per gl’internati qualsiasi frammento di sapone costituiva una inestimabile ricchezza, e su questo contavo per tenerli quieti. Fu una trovata magnifica; appena Himmler arrivò, alcuni Scharführer circolarono fra la massa con grandi scatole di cartone, i Dolmetscher ne dettero notizia con gli altoparlanti, s’udì un mormorio di contentezza, tutti gli ebrei si spogliarono a tempo di record, e svelti e allegri corsero nella camera a gas. …. finire (pag 278-279)”,”QMIS-053-FV” “MERLE Robert a cura, Ahmed BEN-BELLA”,”Ahmed Ben Bella.”,”Robert Merle è nato nel 1908 a Tebessa, in Algeria, da famiglia francese. Laureato in filosofia e specializzato in lingue anglosassoni, ha insegnato all’Università di Rouen. Autobiografia di Ben Bella, ricostruita dallo scrittore francese Robert Merle, sul racconto fatto dal presidente algerino davanti al magnetofono, poco prima di venir destituito dal colpo di Stato del colonello Bumedien. Robert Merle è nato nel 1908 a Tebessa, in Algeria, da famiglia francese. Laureato in filosofia e specializzato in lingue anglosassoni, insegna ora all’Università di Rouen. Con Week-end a Zuydcoote ha vinto il Premio Goncourt 1949 e con L’Ile il Prix de la Fraternité.”,”BIOx-061-FV” “MERLEAU-PONTY Maurice”,”Signos.”,”MERLEAU-PONTY Maurice è nato neo 1908 e morto nel 1961. Agregé di filosofia dal 1930 e dottore in lettere dal 1945, insegnò in vari licei e presso la Scuola Normale Superiore, la Facoltà di lettere di Lione, la Sorbona e il College de France. Autore di varie opere, il suo pensiero considera il principio della fenomenologia attinta dall’ esistenzialismo di SARTRE (con il quale fu animatore della rivista ‘Les Temps Modernes’ dal 1945, e da cui si separò nel 1953). Successivamente la sua attenzione si indirizzò al marxismo e assunse una posizione di sinistra non comunista. MERLEAU-PONTY fu psicologo, sociologo, politico, filosofo.”,”FILx-244″ “MERLE-DU-BOURG Alexis”,”Antoon Van Dyck. Portraits.”,”Antoon van Dyck[2] (Anversa, 22 marzo 1599 – Londra, 9 dicembre 1641) è stato un pittore fiammingo, principalmente ritrattista, che divenne il primo pittore di corte in Inghilterra, dopo un lungo soggiorno in Italia. È universalmente noto per i ritratti della nobiltà genovese e di Carlo I re d’Inghilterra, dei membri della sua famiglia e della sua corte. Con il suo metodo di pittura di rilassata eleganza, influenzò i ritrattisti inglesi, come Peter Lely, per i successivi anni. Oltre ai ritratti, per i quali fu molto apprezzato, si occupò anche di soggetti biblici e mitologici, introducendo alcune notevoli innovazioni pittoriche. Fu allievo e amico del pittore Peter Paul Rubens, del quale assimilò la tecnica e in parte lo stile. Dopo aver trascorso la giovinezza ad Anversa, si spostò in Italia, dove compì il rituale viaggio di formazione, caratteristico di tutti i grandi pittori fiamminghi. Qui ebbe l’opportunità di vedere e copiare alcune grandi opere rinascimentali, specialmente del suo pittore favorito, Tiziano. Di ritorno dall’Italia, passò in Inghilterra, alla corte di Carlo I Stuart, dove si occupò quasi esclusivamente di ritratti. (Wikip) 3 417140 SBN CLOUD”,”ARTx-010-FDR” “MERLET Pierre”,”L’Opposition communiste en URSS. Les trotskystes, 1923-1938. Tome I. 1923-1927: la lutte antibureaucratique dans le parti bolchevique.”,”MERLET Pierre Perché Trotsky nella lotta contro Stalin non ha fatto appello all’Armata Rossa? “”La question d’un possible coup d’Etat contre Staline a souvent été posée à Trotsky, notamment par des oppositionnels, surtout quand la répression a commencé à s’exercer de façon brutale. Le jeunes militants fraîchement ralliés à l’Opposition n’étaient pas le derniers à penser de débarasser ainsi des fourriers de la bureaucratie au sommet de l’Etat. Dans ses mémoires, Boïartchikov évoque une des dernières rencontres de Trostky avec des étudiants de l’Opposition à Moscou en 1927. Trotsky insistait sur l’aide indispensable è apporter au prolétariat internationalç dans la préparation des insurrections ouvrières et, sur le plan intérieur, sur la nécessité d’accroître le rythme de l’industrialisation. Des étudiants lui posèrent alors la question suivante: “”Si Staline nous fusille, il exterminera tous le cadres révolutionnaires. Peut-on le permettre? Est-ce qu nous ne devons pas prendre des mesures préventives?”” Et Boïartchikov ajoute: “”C’étain la question la plus épineuse dans toute l’Opposition. Cette question, des milliers de camarades la lui posaient””. Trotsky – que dès janvier 1925 la direction Staline-Zinoviev avait relevé de ses fonctions de commissaire du peuple à la Guerre, pour briser les liens qu’il aurait pu tisser avec l’Armée rouge – répondit de la manière suivante: “”On ne peut prévenir l’action de Staline que par la force, mais la force n’est pas notre voie. Je vous demande de bien vous en souvenir. L’histoire ne nous pardonnera pas d’avoir apporté à un problème interne au parti une solution par des moyens externes. Si nous voulons prévenir l’action de Staline par la force, il nous faut prendre les armes et commencer la guerre civile. Si nous versons une seule goutte de sang des camarades du parti qui se son égarés, la malédiction des générations présentes et futures tombera sur nos têtes””. “” (pag 103-104)”,”RUSS-238″ “MERLET Pierre”,”L’Opposition communiste en URSS. Les trotskystes, 1923-1938. Tome II. 1928-1938: la lutte à mort contre le stalinisme.”,”MERLET Pierre “”Migliaia di trotskisti furono giustiziati nei diversi campi (23). Non si conoscono sempre tutti i dettagli di questo massacro sistematico, di cui solo pochi superstiti hanno potuto testimoniare. Ma si sa che a Magadan vi sono stati seimila bolscevichi-leninisti massacrati nel 1937. Una tra loro. Tatiana Miagkova, il cui dossier è stato studiato da un archivista sovietico nel 1990, aveva aderito al partito bolscevico nel 1919 e partecipato alla guerra civile. Trasferita a Kharkov, in Ucraina, si unisce all’Opposizione unificata nel 1926, venne esclusa dal partito nel 1927 e deportata ad Astrakhan. Essa diventa la segretaria di Rakovsky, prima di essere deportata in Kazakhistan per aver scritto e diffuso un volantino. Convinta dal marito a rinunciare alle sue attività, le viene consentito di rientrare a Mosca. Ma non rinuncia ad esprimere le proprie opinioni, cosa che gli vale un secondo arresto nel 1933 e una condanna a tre anni di isolamento a Verkhnéouralsk. Un anno dopo; verrà arrestato anche suo marito. Poco dopo la fine del periodo di pena, Tatiana Miagkova subisce un’ultima condanna a cinque anni di campo nella regione di Magadan. Il 17 novembre 1937, viene condannata a morte come “”trotskista che non ha disarmato””, per aver fatto lo sciopero della fame e per essersi ribellata contro una guardia che le impediva di rivolgersi ad un’altra prigioniera”” “”(23) Poco dopo l’attacco all’Urss da parte dell’esercito tedesco, il 22 giugno 1941, Stalin e Beria fecero fucilare centinaia di oppositori imprigionati, tra i quali l’ex dirigente dell’Opposizione di sinistra al fianco di Trotsky, Christian Rakovsky, Olga Bronstein-Kameneva (sorella di Trotsky), le dirigenti trotskiste Varsenika Kasparova, Varvara Iakovleva…”” (pag 129-130)”,”RUSS-239″ “MERLI Stefano”,”L’ altra storia. Bosio Montaldi e le origini della nuova sinistra.”,”Stefano MERLI ha pubblicato nel 1972 presso ‘La Nuova Italia’ ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale’ e presso ‘De Donato’ nel 1975 ‘Fronte antifascista e politica di classe’. Ha inoltre curato per la Einaudi i tre volumi delle opere di Rodolfo MORANDI. ha partecipato alla redazione di ‘Movimento operaio’ ‘Rivista storica del socialismo’ e ‘Classe’. Attualmente (1977) milita nel PdUP e insegna all’ Università di Siena.”,”MITC-027″ “MERLI Stefano”,”Il ‘partito nuovo’ di Lelio Basso, 1945-1946.”,”Stefano MERLI si occupa di problemi storici del movimento operaio e attualmente (1981) insegna all’ Università di Siena. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina).”,”ITAC-033″ “MERLI Gianfranco”,”Ansaldo e Livorno.”,”””E’ noto anche che in occasione della firma del patto di non a aggressione russo tedesco Il Telegrafo, per un fondo non conformista di Ansaldo, forse ispirato da Galeazzo, fu tolto dalla circolazione”” (pag 15) “”Ansaldo conosceva la cultura tedesca: era stato in Germania molte volte, aveva studiato i socialisti tedeschi come Giorgio Pasquali. Ma in questo caso (il suo viaggio in Turchia, ndr) ricordava che era stato il giovane Von Moltke ad organizzare l’ esercito ottomano e che erano stati i tedeschi a costruire la ferrovia per Bagdad cercando di unire le province di quel vasto impero e di sottrarlo alla follia dissolutrice dei nazionalismi!”” (pag 19-20)”,”ITAF-134″ “MERLI Stefano”,”Fronte antifascista e politica di classe. Socialisti e comunisti in Italia, 1923-1939.”,”MERLI ha studiato la formazione del proletariato industriale in Italia (Proletariato e fabbrica e capitalismo industriale, il caso italiano, 1880-1900′). Contiene i saggi: ‘La politica delle classi medie e il planismo’ di Lucio LUZZATTO e Bruno MAFFI, ‘Umanismo marxista (A proposito del libro di Saragat)’ di Eugenio COLORNI, ‘La guerra spagnola’ di Rodolfo MORANDI. “”Quando nelle giovani Glosse a Feuerbach, Marx scriveva: “”Fino ad oggi i filosofi non hanno pensato che ad interpretare il mondo: ora si tratta di trasformarlo”” e lanciava contro gli ideologi la frase “”la questione se il pensiero umano attinga la realtà oggettiva non è questione teorica ma pratica””, i caratteri del suo pensiero erano già nettamente definiti (…)”” (pag 124)”,”ITAD-044″ “MERLI Stefano”,”Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano: 1880 – 1900. Volume primo.”,”Stefano MERLI insegna all’Università di Siena ‘Ha curato ‘L’Italia radicale. Carteggi di Felice Cavallotti, 1867-1898)’ e il volume di documenti ‘La rinascita del socialismo italiano e le lotte contro il fascismo dal 1934 al 1939′. E’ stato condirettore di ‘Rivista storica del socialismo’ e ha diretto la rivista ‘Classe’.”,”CONx-182″ “MERLI Stefano PUNZO Maurizio VITTORELLI Paolo FORBICE Aldo VALLAURI Carlo AVOLIO Giuseppe BUFALINI Paolo GIOLITTI Antonio MACALUSO Emanuele MASINI Pier Carlo PEPE Adolfo COEN Federico GHIRELLI Antonio BENZONI Alberto LUZZATTO Giunio GIUGNI Gino”,”Socialismo e comunismo, 1892-1992. Volume secondo.”,”Il Ponte, rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei Contiene il saggio di Carlo VALLAURI: ‘Le scelte socialiste del 1956’ e quello di Pier Carlo MASINI ‘La costituente socialista del 1966’ “”Come si sa, le scissioni del periodo 1921-1923 furono ben tre: una scossa principale a Livorno, nel 1921, e due scosse secondarie di assestamento, quella dei socialisti unitari (riformisti) nel 1922 e quella della frazione terzinternazionalista nel 1923. Alla fine il movimento socialista era a pezzi e il Partito comunista cominciava a occupare una parte cospicua del suo spazio. La medesima tecnica venne usata nel secondo dopoguerra, quando il risultato uscito dalle urne alle elezioni per la Costituente aveva detto che il primo partito della sinistra era il socialista. Il Pci prese subito le sue contromisure per modificare questo rapporto di forze, facendo leva su solidarietà oggettive poste da miti e mete comuni, ma anche su complicità oggettive di uomini e di gruppi. Il sorpasso si verificò con le elezioni del 18 aprile 1948 che, se furono una sconfitta per il Fronte popolare, divennero un successo per la compagine del Pci, uscito come il primo partito della sinistra; il nuovo oppositore principale della Dc, mentre un Psi decimato lo seguiva a distanza come la sua ombra”” (pag 396, PC. Masini)”,”ITAC-123″ “MERLI Stefano”,”I Socialisti, la Guerra, la Nuova Europa. Dalla Spagna alla Resistenza, 1936-1942.”,”‘Le cosiddette Tesi di Tolosa sono alla base delle strategie socialiste nella Resistenza e in questo dopoguerra, così come le Tesi di Lione (con ragioni più che dubbie, però) … (pag 7) Saragat e il ‘Tradimento staliniano’. “”Ora l’interpretazione del pensiero di Saragat (…) è nello stesso tempo resa più agevole e più ardua dalle scelte tattiche di Saragat stesso, che rotto l’asse con Nenni dopo il patto Hitler-Stalin, tuttavia lo ristabilisce di lì a poco con l’invasione dell’Urss nel giugno 1941, per romperlo di nuovo alla fine del 1944 quando gli scopi imperiali di Stalin, come pure il ruolo delle sue “”quinte colonne””, non erano più nascosti da cortine fumogene. (…) Gli avvenimenti hanno verificato la serità dell’autonomia socialista da lui cercata sia verso i riformisti che i comunisti. “”Il tradimento stalianiano – conclude pertando Saragat -, se ha modificato i rapporti di forza, non solo non ha mutato il senso del conflitto, ma ha sottolineato con violenza brutale l’immensa inferiorità storica dei regimi di dittatura e lungi dallo spezzare la nostra volontà di resistenza alla barbarie hitleriana, l’ha irrigidita e l’ha moltiplicata facendole sentire il peso dei maggiori doveri che le incombono”” (139). Tasca, che svolge ora le funzioni di segretario e di direttore de ‘Il Nuovo Avanti’, deve innanzi tutto giustificare questo ruolo assunto in sostituzione di Nenni e confutare “”certi sofismi”” con i quali Nenni pensa di costituirsi “”un alibi per il domani”””” (pag 56-57) [(139) Saragat, Il Partito e la guerra, cit.]”,”ITAD-003-FGB” “MERLI Stefano”,”Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano: 1880 – 1900.”,”””Come le macchine considerati siam noi che diamo tutto il lavor, ma non com’esse noi siam trattati; eh, sí, le macchine costan dell’or”” (34) (pag 365) (24) Saco, ‘Lavorando al telaio, in ‘Tochiti de cor de un tessaro, cit., p. 34)”,”MITT-002-FC” “MERLIN Gianni”,”Com’erano pagati i lavoratori durante il fascismo.”,”Libro dedicato a Giulio PASTORE, sindacalista CISL e parlamentare DC “”Una vera e propria definizione del salario corporativo si poteva derivare soprattutto dalle 30 dichiarazioni della Carta del Lavoro. Diverse si riferivano alle condizioni generali di lavoro fissando le garanzie del lavoratore, ma alcune si riferivano senz’altro al salario.”” (pag 33) “”La classe operaia ottenne negli ultimi tempi del fascismo una migliore assistenza sociale, ma ciò non servì a far dimenticare la continua serie di privazioni e di abusi subiti: fu introdotta un’assicurazione contro le malattie, infortuni, invalidità e vecchiaia. L’assicurazioen contro la disoccupazione era stata integrata nel sistema generale delle assicurazioni sociali.”” (pag 45) “”In una riunione di operai di una fabbrica metallurgica di un piccolo paese il gerarca sindacale parla della concorrenza straniera, delle perdite dei padroni e conclude sulla necessità di accettare una riduzione del 10%. Un operaio dopo avere interrotto più volte, chiede la parola: “”Ma chi è lei?”” chiede il gerarca “”è fascista?”” “”No!”” “”E’ sindacato?”” “”Per forza!”” “”Perché viene qui?”” “”Per trattare i miei interessi e quelli dei miei compagni””. Il battibecco tra operaio e gerarca continua e passa sulle questioni della paga, delle giornate di lavoro ecc.””. (pag 51)”,”ITAF-236″ “MERLIN Angelo SANTUCCI Luigi a cura”,”Il libro dell’amicizia.”,”””Se c’è chi, come Tennyson, libera nel canto il proprio strazio e dalla morte dell’amico attinge il fervore per dettare pagine immortali, c’è per contro altri che sotto questo dolore soccombe per non più rialzarsi. «Non potevo ricevere peggiori notizie dalla Russia. Con Puskin è sparita dalla mia vita la mia gioia suprema. Io non intraprendevo niente senza il suo consiglio. Non ho mai scritto una sola riga senza immaginarlo dinanzi a me, senza domandarmi che cosa egli avrebbe detto, che cosa l’avrebbe fatto ridere, che cosa egli avrebbe definitivamente approvato. Il suo giudizio era l’unico che mi preoccupasse e che sostenesse le mie forze… Dio mio! il mio attuale lavoro, ch’egli mi aveva ispirato, è opera sua!… Non potrò continuarlo… Ho provato diverse volte a riprendere la penna, ma essa mi è caduta dalla mano». La mano che, all’annuncio della morte di Puskin, lascia cadere la penna è quella di Gogol: e la storia ci dice che purtroppo non si trattò di una metafora epistolare. Il senso chiaro e ineluttabile di essere un uomo finito, l’autore delle ‘Anime morte’ lo ribadisce in una lettera scritta negli stessi giorni allo storico Pogodin: «La mia perdita è più terribile della vostra. Tu piangi come russo, come scrittore, ed io… Io non sono capace di esprimere la centesima parte del mio dolore… I più luminosi momenti della mia vita furono sempre quelli in cui creavo. Orbene, mentre creavo, l’unico che avevo davanti ai miei occhi era Puskin (…). [S]olo la parola di Puskin mi era cara. Io non intraprendevo niente, non scrivevo niente senza un suo consiglio. Devo a lui tutto quello che ho potuto fare di buono. (…)». Soltanto da un solenne impegno preso con Puskin, Gogol attinse le energie per un supremo sforzo di continuare a scrivere. «Devo continuare la mia opera: Puskin mi ha fatto giurare che l’avrei scritta, a lui ne appartiene l’idea. (…)». Ma fu uno sforzo vano. Dalla morte del suo grande amico ed ispiratore, Gogol precipitò in una disperazione che forse non ha uguali nella storia della letteratura”” (pag 410-412)”,”FILx-002-FGB” “MERLINI Cesare PANICO Giuseppe a cura”,”Il difficile accordo. La cooperazione europea per la ricerca e la tecnologia.”,”””Il grosso della cooperazione bilaterale è incentrato su programmi franco-tedeschi, ma i progetti di maggiore prestigio vedono la presenza della Gran Bretagna (Jaguar, Mrca).”” (pag 77)”,”EURx-158″ “MERLINI Giovanni”,”Appunti di geografia economica.”,”‘Il mare è la più grande e la più economica via di comunicazione’ (pag 157) Le grandi correnti del traffico navale (pag 158-)”,”ASGx-057″ “MERLINO Saverio direzione; articoli di SOREL MERLINO F. MALATESTA MILELLI BONOMI EINAUDI GUARINO BERNSTEIN LEONE AVRIL NITTI e altri”,”Rivista critica del socialismo. Anno 1. 1899″,”Articoli di SOREL, MERLINO, F. MALATESTA, MILELLI, BONOMI, EINAUDI, GUARINO, BERNSTEIN, LEONE, AVRIL, NITTI ecc. Contiene articolo di LEONE: Il metodo del Capitale di Marx.”,”MITS-019″ “MERLINO Saverio, a cura di Aldo VENTURINI e Pier Carlo MASINI”,”Concezione critica del socialismo libertario.”,”””L’ attuale organizzazione operaia è cattiva, autoritaria; essa ha scopi troppi limitati; sovente non è che il trastullo dei politicanti; ciò nonostante essa è il germe da cui uscirà la futura organizzazione sociale. (…) Gli operai non hanno bisogno di capi: possono benissimo affidare a qualcuno di loro qualche missione particolare, ma alla condizione di non disinteressarsene, di non lasciarsi sopraffare dai loro mandatari. La sede dell associazione dev’ essere la loro casa: vi si debbono riunire come in famiglia (…)””. (pag 104)”,”ANAx-222″ “MERLINO Saverio”,”Pro e contro il socialismo. Esposizione critica dei principi e dei sistemi socialisti.”,”””Il socialismo non è il collettivismo o il comunismo o il mutualismo o l’ anarchismo; ma è il fine cui mirano i socialisti di tutte le scuole, l’ eguaglianza cioè delle condizioni come base dell’ indipendenza degl’individui, dell’ armonica loro cooperazione per il benessere comune. In questo fine i fautori dei vari sistemi sono concordi: le discrepanze cadono sui mezzi. Gli uni chiamano in aiuto lo Stato e vorrebbero accrescerne i poteri: gli altri vorrebbero invece abolire lo Stato e da questa abolizione s’impromettono che nasca l’ ordine di cose preconizzato dal socialismo.”” (pag 37)”,”SOCx-138″ “MERLINO F.S.”,”Questa è l’ Italia. L’ Italia Grande Potenza. La Conquista. La Greppia. Polizia e Tribunali. Il Governo. La Borghesia. Il Popolo. (Tit.orig.: L’ Italie telle qu’elle est’).”,”Contiene inseriti due fogli originali della rivista ‘Critica sociale del 20 novembre 1953 con un articolo di Civis, ‘Un socialista libertario: F.S. Merlino’ (pag 324-325) e la prima pagina dell’ articolo ‘Genova: Stato di classe e politica d’ affari (1720-38)’ di Guido QUAZZA (pag 326…)”,”ITAA-126″ “MERLINO Francesco Saverio, a cura di Aldo VENTURINI”,”Il socialismo senza Marx. Scritti dal 1897 al 1930. Studi e polemiche per una revisione della dottrina socialista.”,”ANTE3-15 Francesco SAVERIO MERLINO (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani. Aderì fin da giovane al movimento socialista internazionale. Il volume comprende gli scritti di dottrina e polemica più significativi. E’ considerato assieme a Sorel, Bernstein,Croce, uno dei protagonisti del dibattito ideologico di fine secolo di cui era stato l’iniziatore, noto come ‘la crisi del marxismo’. (da risvolto di cop.)”,”TEOC-471″ “MERLINO Francesco Saverio, a cura di Aldo VENTURINI”,”Il socialismo senza Marx. Studi e polemiche per una revisione della dottrina socialista (1897-1930).”,”Francesco Saverio Merlino nacque a Napoli (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani maturati nel corso di una lunga, generosa e sofferta partecipazione, fin dalla prima giovinezza, al movimento socialista internazionale. Il volume comprende, ordinati in un organico disegno che ne raccoglie la tematica della maturità, gli scritti di dottrina e di polemica più signuficativi e stimolanti di questo ‘socialista di casa nostra’ il quale è considerato, insieme col Sorel, col Bernstein e col Croce, uno maggiori protagonisti del celebre dibattito ideologico di fine secolo, di cui era stato l’iniziatore, noto come la crisi del marxismo. Fu uno dei delegati italiani al congresso che si tenne a Parigi nel 1889, in cui fu fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca, Partecipò ai congressio di Capolago e di Bruxelles del 1891. Collaborò assiduamente ai periodici socialisti e anarchici italiani e stranieri e ad alcune importanti riviste in lingua francese e inglese, come il Journal des Économistes, La Société Nouvelle, The Forum, Nineteenth Century ed altre.”,”TEOC-053-FL” “MERLINO Francesco Saverio”,”Questa è l’Italia.”,”Francesco Saverio Merlino nacque a Napoli (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani maturati nel corso di una lunga, generosa e sofferta partecipazione, fin dalla prima giovinezza, al movimento socialista internazionale. Il volume comprende, ordinati in un organico disegno che ne raccoglie la tematica della maturità, gli scritti di dottrina e di polemica più signuficativi e stimolanti di questo ‘socialista di casa nostra’ il quale è considerato, insieme col Sorel, col Bernstein e col Croce, uno maggiori protagonisti del celebre dibattito ideologico di fine secolo, di cui era stato l’iniziatore, noto come la crisi del marxismo. Fu uno dei delegati italiani al congresso che si tenne a Parigi nel 1889, in cui fu fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca, Partecipò ai congressio di Capolago e di Bruxelles del 1891. Collaborò assiduamente ai periodici socialisti e anarchici italiani e stranieri e ad alcune importanti riviste in lingua francese e inglese, come il Journal des Économistes, La Société Nouvelle, The Forum, Nineteenth Century ed altre.”,”ITAS-078-FL” “MERLINO Francesco Saverio, a cura di Aldo VENTURINI”,”Revisione del marxismo. Lineamenti di un socialismo integrale.”,”Francesco Saverio Merlino nacque a Napoli (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani maturati nel corso di una lunga, generosa e sofferta partecipazione, fin dalla prima giovinezza, al movimento socialista internazionale. Il volume comprende, ordinati in un organico disegno che ne raccoglie la tematica della maturità, gli scritti di dottrina e di polemica più signuficativi e stimolanti di questo ‘socialista di casa nostra’ il quale è considerato, insieme col Sorel, col Bernstein e col Croce, uno maggiori protagonisti del celebre dibattito ideologico di fine secolo, di cui era stato l’iniziatore, noto come la crisi del marxismo. Fu uno dei delegati italiani al congresso che si tenne a Parigi nel 1889, in cui fu fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca, Partecipò ai congressio di Capolago e di Bruxelles del 1891. Collaborò assiduamente ai periodici socialisti e anarchici italiani e stranieri e ad alcune importanti riviste in lingua francese e inglese, come il Journal des Économistes, La Société Nouvelle, The Forum, Nineteenth Century ed altre.”,”SOCx-019-FL” “MERLO Grado Giovanni”,”Intorno a Frate Francesco. Quattro studi.”,”G.G. Merlo (1945) insegna Storia della Chiesa medievale e dei movimenti ereticali presso l’Università degli Studi di Milano. Tra le sue pubblicazioni: ‘Eretici e inquisitori nella società piemontese del Trecento’, ‘Eretici ed eresie medievali’.”,”RELC-022-FSD” “MERLO Grado Giovanni”,”Contro gli eretici. La coercizione all’ortodossia prima dell’inquisizione.”,”Grado Giovanni Merlo insegna Storia della chiesa medievale e dei movimenti ereticali e Storia del cristianesimo nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Statale di Milano.”,”RELC-076-FL” “MERMEIX”,”Le Syndicalisme contre le Socialisme. Origine et developpement de la Confederation Generale du Travail.”,”‘Lo sciopero generale è la causa finale del sindacalismo’”,”MFRx-156″ “MERNISSI Fatema”,”Islam e democrazia. La paura della modernità.”,”Fatema Mernissi è nata a Fez, in Marocco, nel 1940: docente di sociologia e attualmente ricercatrice presso l’Istituto Universitario di Ricerca Scientifica (IURS) dell’Università di Rabat Mohammed V, studiosa del Corano e narratrice, da molti anni s’impegna nella scrittura, nell’insegnamento in ambito internazionale e nel lavoro culturale per migliorare le forme di comunicazione nella società civile. I suoi libri sono letti in tutto il mondo e tradotti in più di venti lingue; in Italia è nota sopratutto per La terrazza proibita, L’harem e l’Occidente, Le donne del Profeta, Le sultane dimenticate, Chahrazad non è marocchina.”,”VIOx-029-FL” “MEROLA Rosy”,”JFK, 22 novembre 1963: il ‘Grand Design’ atlantico di Kenneyd rimasto incompiuto.”,”””Il 4 luglio 1962 Kennedy tenne a Filadelfia il suo famoso discorso, in cui lanciò il progetto di una partnership Atlantica: (…) “”Una volta che l’Europa unita fosse divenuta una realtà, la Gran Bretagna vi si sarebbe associata e con il contributo della Gran Bretagna e del Commonwealth sarebbe stato possibile trasformare i rapporti Stati Uniti – Europa in una partnership basata sull’uguaglianza; a quel punto l’URSS avrebbe accantonato la teoria dell’espansione mondiale del comunismo e i rapporti Est-Ovest si sarebbero stabilizzati in termini di coesistenza pacifica”” (13). Kennedy ispirandosi, quindi al pensiero di Monnet, proponeva un’alleanza fondata su due “”pilastri”” uguali; in particolare – dando per scontata l’adesione inglese – proponeva alla Comunità l’apertura di un negoziato globale per la riduzione “”lineare e reciproca”” delle tariffe doganali tra i Paesi al Gatt, proposta che passò alla storia con il nome di “”Kennedy Round”” (14). Solo su un punto gli Stati Uniti avrebbero conservato il loro predominio, vale a dire sulla forza nucleare. Attraverso l’assorbimento della forza britannica e di quella francese pure ancora in stato embrionale – l’America era deicsa ad esercitare il monopolio nucleare in Europa”” (pag 5) (13) Maria Grazia Melchionni, Quale domani per questa Europa?, Edizioni Studium, 2004, pp. 129-130; (14) Bino Olivi, ‘L’Europa difficile. Storia politica dell’integrazione europea 1948-1998, Il Mulino, 1983, p. 81″,”USAQ-084″ “MERRIDALE Catherine”,”Lenin on the Train.”,”MERRIDALE Catherine: ha insegnato presso le università di Cambridge, Bristol e Londra, occupandosi di storia e politica russa. I suoi libri hanno ottenuto riconoscimenti internazionali e sono stati tradotti in tutto il mondo. Dal 2016 è membro della British Academy. “”Lenin on the Train”” è stato nominato Libro dell’anno da “”The Times””, “”The Financial Times”” e “”The Economist””, Il 3 aprile 1917, dopo anni di esilio, Lenin parte da Zurigo per far ritorno in Russia. Ad accoglierlo alla stazione Finlandia di Pietrogrado un’enorme folla festante. Dopo un lungo viaggio attarverso la Germania, la Svezia e la Lapponia Lenin non appare stanco: attende questo rientro in Russia da anni. Che ruolo ha avuto la Germania del Kaiser Guglielmo II nel favorire il rientro di Lenin in Russia? Creare il caos rivoluzionario poteva disarticolare il fronte russo? Che spazi si aprono per le macchinazioni delle potenze occidentali? «…(Lenin) era impaziente di seguire la rivoluzione che aveva previsto da vent’anni. Come molti socialisti, si aspettava che iniziasse da qualche parte nell’Europa occidentale, ma i primi mesi del 1917 portarono notizie di proteste su larga scala nella capitale russa, Pietrogrado. Quello shock era stato appena assorbito quando il mondo venne a sapere che lo Zar aveva abdicato. Alla vigilia della campagna, con i piani in atto per una grande offensiva in occidente, il futuro dell’impero russo era improvvisamente incerto. A Pietrogrado, la folla esultò. Il paese era diventato una repubblica. Come quasi tutti gli esuli russi, Lenin fu felicissimo quando apprese questa notizia. Come leader del partito rivoluzionario più militante della Russia, la sua priorità era tornare a casa. Il problema era che si trovava come intrappolato. Né la Gran Bretagna né la Francia erano inclini ad assisterlo nei suoi piani di viaggio. Lo conoscevano come un fiero oppositore della guerra e tutto il loro sforzo diplomatico era concentrato nel convincere la Russia, libera o meno, a continuare a combattere in modo da poter vincere. Questa posizione poco utile lasciava a Lenin solo una possibilità. Comportava prendere un treno attraverso la Germania, attraversare la Svezia in traghetto e continuare verso nord fino al confine di Haparanda. Il problema lì era la Germania stessa, perchè il suo esercito aveva massacrato centinaia di migliaia di soldati russi sul fronte orientale dal 1914. Il dilemma di Lenin sembrava irrisolvibile, Attraversare la Germania era un tradimento, restare in Svizzera significava ignorare la chiamata che aveva atteso per tutta la vita. Lenin, naturalmente, scelse la prima. Ciò che lo rese possibile fu l’inaspettata cooperazione dell’Alto Comando tedesco. La situazione di stallo nelle trincee aveva costretto tutti i governi europei delle grandi potenze di cercare i modi per ottenere un vantaggio in un ambito diverso dal campo di battaglia. Nel 1917, un piccolo gruppo di funzionari all’interno del ministero degli esteri tedesco era persuaso a favorire l’idea di usare gli insorti per destabilizzare i loro nemici. Sponsorizzarono ammutinati militari in Francia, armarono i nazionalisti irlandesi e sognarono di scatenare una ribellione ai confini dell’India. Quando fu raccomandato il nome di Lenin, furono rapidi a cogliere il suo potenziale per interrompere lo sforzo bellico della Russia. Se tutto fosse andato bene e l’esercito tedesco avesse colto l’occasione per sferrare un colpo davvero schiacciante contro Gran Bretagna e Francia, i tedeschi non avrebbero avuto bisogno a lungo di Lenin. Con tale disegno, i funzionari tedeschi (…) acconsentirono persino alla richiesta di Lenin che la carrozza che trasportava il suo gruppo di rivoluzionari fosse trattata come un’entità extraterritoriale, isolata dal mondo circostante e quindi immune da qualsiasi contatto con la popolazione nemica.» (pag 6; traduz. d. r.)”,”LENS-001-FSL” “MERRIFIELD Andy”,”Henri Lefebvre. A Critical Introduction.”,”Andy Merrifield previously taught geography in the United States and United Kingdom, and is the author of Guy Debord, Dialectical Urbanism, and Metromarxism. He lives in the Haute-Loire, France. Foreword: Something Cool by Herbert MUSCHAMP, Acknowledgments, Preface, Notes, Afterword, Index,”,”BIOx-042-FL” “MERRITT MINER Steven”,”Stalin’s Holy War. Religion, Nationalism, and Alliance Politics, 1941-1945.”,”Steven Merritt Miner is professor of history at Ohio University in Athens, Ohio. He is author of Between Churchill and Stalin, The Soviet Union, Great Britain, and the Origins of the Grand Alliance. Preface, Acknowledgments, Glossary and Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography of Works Cited, Index, Maps, Illustrations,”,”RUST-022-FL” “MERSHON Carol PASQUINO Gianfranco a cura, saggi di Salvatore VASSALLO Martin RHODES Douglas A. WERTMAN Piergiorgio CORBETTA Arturo M.L. PARISI Richard S. KATZ Osvaldo CROCI Donatella DELLA PORTA Alberto VANNUCCI Richard M. LOCKE Gianpietro MAZZOLENI Rosalba SALVATO”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1994.”,”Piergiorgio Corbetta è professore di Analisi delle classi e dei gruppi sociali nella Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Osvaldo Croci è Assistant Professor of Political Science nel Department of Political Science della Laurentian University, Canada. Donatella della Porta è professore associato di Governo locale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Richard Katz è Professor of Political Science nel Department of Political Science della Johns Hopkins University, Maryland. Richard Locke è Associate Professor of Industrial Relations and Political Science nel Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, Mass. Gianpietro Mazzoleni è professore associato di Sociologia della comunicazione nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Salerno. Carol Mershon è Assistant Professor of Political Science nel Department of Government and Foreign Affairs della University of Virginia. Arturo M.L. Parisi è professore di Sociologia dei fenomeni politici nella Facoltà di Magistero dell’Università di Bologna. Gianfranco Pasquino è professore di Scienza della politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Martin Rhodes è Lecturer nel Department of Government della University of Manchester, UK. Rosalba Salvato lavora presso l’Ufficio elettorale del ministero dell’Interno. Alberto Vannucci ha conseguito il diploma di perfezionamento in Scienze politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento S. Anna di Pisa, dove svolge attività di ricerca. Salvatore Vassallo è dottorando di ricerca in Scienza della politica nell’Università di Firenze. Douglas Wertman è Resource Analyst presso la United States Information Agency, Washington, DC.”,”ITAP-048-FL” “MERTHA Andrew C.”,”China’s Water Warriors. Citizen Action and Policy Change.”,”MERTHA Andrew C. è Assistant Professor of Political Science alla Washington University. Ha pubblicato ‘The Politics of Piracy: Intellectual Property in Contemporary China’ (Cornell).”,”CINE-069″ “MERTON Robert K.”,”Scienza, tecnologia e società nell’ Inghilterra del XVII secolo.”,”MERTON insegna sociologia alla Columbia Univ di NY, ed è considerato uno dei maggiori sociologi contemporanei. Fra le sue opere: ‘Social Theory and Social Structure’ (1949) (tradotto in IT), ‘On the Shoulders of Giants’ (1965) (idem), ‘The Sociology of Science’ (1973). Tesi: sviluppo scienza e secolarizzazione religione gran peso in cultura capitalismo”,”SCIx-047″ “MERTON Robert K.”,”Sociologia della conoscenza. [da ‘Teoria e struttura sociale’, vol. III: Sociologia della conoscenza, cap. XIV]”,”””Soltanto nei suoi ultimi scritti Engels giunse a riconoscere che il concetto di sovrastruttura ideologica includeva molte «forme ideologiche» che differiscono in modo ‘significativo’, vale a dire che non sono ugualmente e similmente condizionate dalla base materiale. Il fatto che Marx non trattò questo problema sistematicamente (21) spiega in gran parte l’indeterminatezza iniziale di ‘ciò’ che è compreso nella sovrastruttura e il modo in cui queste diverse sfere «ideologiche» sono in rapporto con i modi di produzione. Nel precisare il termine generico di «ideologia», Engels concede un certo grado di autonomia al diritto. «Appena la nuova divisione del lavoro, che crea gli avvocati professionisti, diventa necessaria, si presenta una sfera nuova e indipendente che, malgrado la sua dipendenza dalla produzione e dal commercio, ha tuttavia una sua capacità di reagire a sua volta su queste aree. In uno Stato moderno, il diritto non deve soltanto corrispondere alla posizione economica generale ed esserne l’espressione ma deve essere anche un’espressione che ha ‘una sua logica interna’ e che non appaia, a causa di intime contraddizioni, incoerenze. E perché questo sia attuato, il riflesso fedele delle condizioni economiche viene sempre più violato. Quanto più spesso questo processo diviene frequente, tanto più raramente succede che un codice di leggi sia l’espressione diretta, rigorosa e inalterata del dominio di una classe: questo in sé violerebbe già «il concetto di giustizia» (22). Se ciò è vero per il diritto, che ha delle strette connessioni con le pressioni economiche, è maggiormente vero per altre sfere della «sovrastruttura ideologica». La filosofia, la religione e la scienza sono particolarmente influenzate dal patrimonio preesistente di conoscenze e credenze e sono solo indirettamente e in ultima analisi influenzate da fattori economici (23). In questi campi non è possibile «derivare» il contenuto e lo sviluppo delle credenze e delle conoscenze semplicemente da un’analisi della situazione storica: «L’evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc. si fonda sull’evoluzione economica. Ma tutte reagiscono una sull’altra e sulla base economica. Non è già che la situazione economica sia ‘causa, puramente attiva’, e tutto il resto sia effetto passivo. Ma è un effetto vicendevole sulla base della necessità economica che in ultima istanza prevale» (24). Dire che «in ultima istanza» la base economica si afferma, significa che le sfere ideologiche possiedono un certo grado di sviluppo indipendente. Come infatti osserva Engels: «Quanto più il campo, che noi stiamo esaminando, si allontana dalla sfera economica e si avvicina all’ideologia puramente astratta, tanto più troveremo che nella sua evoluzione mostra delle accidentalità (cioè, deviazioni dal «previsto»), tanto più la sua curva scorre a zig-zag» (25). Infine, vi è una concezione ancora più limitata dello status sociologico delle scienze naturali. In un passo ben noto, Marx distingue espressamente le scienze naturali dalle sfere ideologiche. «Con il cambiamento della base economica si sconvoge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo svolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, ‘che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali’, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo» (26). Così, alle scienze naturale e all’economia politica, che può eguagliare la precisione delle prime, è concesso uno status del tutto distinto da quello dell’ideologia. Il contenuto concettuale delle scienze naturali non è imputato ad una base economica; a questa vengono imputati semplicemente i suoi «scopi» e il suo «materiale». «Ma senza industria e commercio dove sarebbe la scienza della natura? Persino questa scienza «pura» della natura ottiene il suo scopo, così come ottiene il suo materiale, ‘soltanto’ attraverso il commercio e l’industria, attraverso l’attività pratica degli uomini» (27). Con lo stesso ragionamento, Engels afferma che la stessa apparizione della concezione materialistica della storia di Marx fu determinata da «necessità», come è indicato dal sorgere di dottrine analoghe di storici inglesi e francesi del periodo e dalla stessa concezione elaborata indipendentemente da Morgan (28). Egli va ancora oltre sostenendo che la stessa teoria socialista è un «riflesso» proletario del conflitto di classe moderno, così che qui, almeno, proprio il contenuto «del pensiero scientifico» è considerato socialmente determinato (29), senza che per questo la sua validità sia viziata”” (pag 839-842) [(21) Questa è probabilmente la base dell’osservazione di Scheler: «Una tesi specifica della concezione economica della storia è la subordinazione delle leggi di sviluppo di ‘tutta’ la conoscenze alle leggi di sviluppo delle ideologie», ‘Die Wissenformen’, cit, p.21; (22) Engels, lettera a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890, in Marx, ‘Selected Works’, Mosca, Cooperative Publishing Society, 1935, I, p. 385; (23) Ibid., I, p. 386; (24) Engels, lettera a Heinz Starkenburg, 25 gennaio 1894, Ibid., I, p. 392; (25) Ibid., I. 393; cfr. Engels, ‘Feuerbach’, Chicago, C.H, Kerr, 1903, pp. 117 ss. «Per l’arte è noto che determinati suoi periodi di fioritura non stanno assolutamente in rapporto con lo sviluppo generale della società, né quindi con la base materiale, con l’ossatura per così dire della sua organizzazione», (K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, in ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, 1957, p. 196; (26) Marx ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, cit., p. 11; (27) Marx ed Engels, ‘L’ideologia tedesca’, ed. it. cit., p. 41. Vedi anche Engels, ‘Socialism: Utopian and Scientific’, Chicago, C.H. Kerr, 1910, pp. 24-25, in cui si afferma che le necessità di una classe media in sviluppo spiegano la rinascita della scienza. L’affermazione che «soltanto» il commercio e l’industria forniscono le mete è tipica delle definizioni estreme, e non documentate, dei rapporti sociali, definizioni che prevalgono specialmente nei primi scritti marxisti. Termini come «determinazione» non possono essere presi nel loro significato letterale; sono usati caratteristicamente in un senso molto ampio. L”estensione’ reale delle relazioni fra attività intellettuale e fondamenti materiali non fu investigata da Marx od Engels; (28) Engels, in ‘Marx Selected Works’, I, p. 393. L’esistenza di scoperte ed invenzioni parallele ed indipendenti è stato addotta frequentemente come «prova» della determinazione sociale della conoscenza, nel corso del diciannovesimo secolo. Già nel 1828 Macaulay, nel suo saggio sul Dryden, aveva notato a proposito della invenzione del calcolo infinitesimale fatta da Newton e da Leibniz: «La scienza matematica, in verità, aveva raggiunto un tal punto, che se nessuno dei due fosse esistito, il principio sarebbe stato inevitabilmente stabilito da qualche persona entro pochi anni». Egli cita altri esempi. Gli industriali vittoriani condivisero il medesimo punto di vista di Marx ed Engels. Ai nostri stessi giorni, questa tesi, basata sulle duplici invenzioni indipendenti, è stata specialmente sottolineata da Dorothy Thomas, da Ogburn e da Vierkandt; (29) Engels, ‘Socialism: Utopian and Scientific’, cit., p. 97] [Robert K. Merton, ‘Sociologia della conoscenza’ [da ‘Teoria e struttura sociale’, vol. III: Sociologia della conoscenza, cap. XIV, 821-871]”,”TEOS-009-FGB” “MERUSI Fabio”,”Trasformazioni della banca pubblica.”,”Indice Introduzione. I. Banca pubblica e concorrenza. 2. Il rafforzamento patrimoniale delle banche pubbliche. 3. La riforma delle Casse di Risparmio. 4. I titoli partecipativi delle banche pubbliche e la Borsa. MERUSI-F insegna diritto amministrativo alla Università di Pisa.”,”E1-BAIT-004″ “MESCHINI Marco”,”1204. L’ incompiuta. La quarta crociata e le conquiste di Costantinopoli.”,”Fondo RC MESCHINI Marco (Varese 1972) è storico dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si occupa di Crociate, di storia della Chiesa e storia militare. Geopolitica di Costantinopoli. Da residenza imperiale a Nuova Roma. “”La città di Costantinopoli era sorta al principio del IV secolo in una posizione formidabile. Essa si sovrapponeva alla precedente Bisanzio, un villaggio privo di particolare importanza. Il suo sito era però tatticamente perfetto, perché occupava l’ estremità orientale di un triangolo di terra che sfiorava il Bosforo nella sua parte occidentale, protetto dalle acque tranquille e facilmente controllabili del Mar di Marmara e, in più, dotato dell’ eccellente porto naturale del Corno d’ oro. Anche dal punto di vista strategico la città si prestava a essere un’ottima base operativa per le operazioni militari contro i barbari che premevano sul Danubio e gli “”eterni”” rivali orientali, i persiani. A ciò si aggiungeva il fatto di essere crocevia dei commerci est-ovest, e quindi ricca naturalmente.”” (pag 87)”,”TURx-026″ “MESIRCA Giuseppe”,”Vita e morte di Giuseppe Viviani, principe di Boccadarno.”,”Soprattutto nell’incisione raggiunse risultati eccezionali, tra i maggiori del Novecento italiano (accanto a Giorgio Morandi e Luigi Bartolini), trasformando in originali immagini la sua personale visione del mondo, con una particolare predilezione per la vita del litorale pisano che ben conosceva. Visse infatti lungamente a Marina di Pisa, ed alla morte, seguendo le sue ultime volontà, le lastre originali delle sue opere furono gettate in mare al largo della piccola località costiera toscana. Viviani raggiunse la fama soltanto nel secondo dopoguerra: era il 1948 quando gli fu assegnata la cattedra di incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, cattedra che era già stata ricoperta da Giovanni Fattori. Iniziò così per Viviani un periodo di grandi successi, con la partecipazione a importanti mostre e concorsi internazionali di incisione, che lo videro più volte vincitore. Nel 1960 la città di Pisa gli dedicò una grande mostra che ripercorreva tutta la sua opera, e gratificò l’artista con la nomina a “”cittadino benemerito””. La vita di Viviani non fu facile: perse infatti il padre all’età di due anni e dovette trasferirsi insieme alla madre presso il nonno, un ortopedico che fabbricava arti finti, oggetti che devono essersi impressi nella memoria dell’artista bambino, tanto che poi li inserì in molte sue opere. Fino alla Seconda guerra mondiale svolse numerosi e diversi lavori, senza mai però abbandonare la sua attività artistica. Con la chiamata in cattedra a Firenze l’artista, ormai cinquantenne, ebbe finalmente il successo che meritava: le sue incisioni raggiunsero quotazioni altissime, dandogli quella tranquillità economica che gli permise di dedicarsi solo alla sua arte e alla sua seconda grande passione, la caccia: non a caso mute di segugi si trovano ritratte in molte sue opere, ed alla morte chiese ed ottenne di essere seppellito con la sua doppietta preferita. È sepolto nella chiesa di San Francesco a Pisa. All’indomani della sua morte, nel 1965, gli viene dedicata una retrospettiva nell’ambito della IX Quadriennale di Roma. L’arte di Viviani è improntata ad una visione malinconica e decadente della vita, ed allo stesso tempo ad un grande amore per la vita stessa. Con un segno lineare ed essenziale ed una raffinata perizia tecnica, l’artista si è mosso tra un ingenuo immaginario popolaresco e la meditata ricerca di immagini della memoria, ricreando un mondo venato di profonda emotività e percorso da aperture metafisiche ricche di allusioni, suggestioni e significati. (wikip)”,”BIOx-048-FV” “MESNARD Pierre, a cura di Luigi FIRPO”,”Il pensiero politico rinascimentale. Volume I. (Tit.orig.: L’ essor de la philosophie politique au XVI siecle)”,”Il comunismo dei fratelli moravi (pag 376) “”Ma, protetti da grandi signori, gli anabattisti ritornano presto e si istallano più numerosi nei feudi dei Kaunitz ad Austerlitz. Qui un cappellano tirolese, Jacopo detto Hutter, creò un’ organizzazione omogenea sulla base della separazione completa dal mondo degli infedeli, la comunanza assoluta dei beni, la disciplina affidata ai ministri della parola. Essi dal nome del loro capo si chamano Hutterowczy (Hutterer). La rivolta di Münster procura loro una nuova persecuzione””. (pag 378-379)”,”TEOP-189″ “MESNARD Pierre, a cura di Luigi FIRPO”,”Il pensiero politico rinascimentale. Volume II. (Tit.orig.: L’ essor de la philosophie politique au XVI siecle)”,”””Bodin ci dà dunque qui un piano estremamente chiaro: prima l’ analisi della sovranità che fonda lo Stato, poi dei modi in cui tale sovranità è esercitata, ciò che ci fornisce le diverse forme o regimi dello Stato; infine l’ analisi della struttura amministrativa e sociale della nazione””. (pag 144) “”Il comunismo sarebbe infatti contrario alla legge di Dio e ai diritti delle famiglie e Bodin lo proscrive con un rigore tanto maggiore in quanto se ne era appena vista un’ incarnazione scostante nella Germania riformata. Si tratta del famoso episodio di Münster, in cui si videro in effetti le leggi religiose, morali e politiche contemporanemente sconvolte: si può misurare l’ emozione che il fatto produsse da ciò, che Bodin non ritorna meno di quattro volte (…) sulla dittatura di Giovanni da Leida.”” (pag 159) “”La sovranità è dunque qui definita ad un tempo come un potere e come un consenso, in complesso come un potere di coordinazione necessario all’ armonia e al governo dello Stato. Bodin ritorna a diverse riprese su questa nozione che è il vero perno della repubblica. La migliore definizione che ne dà è probabilmente questa: “”La sovranità è il potere assoluto e perpetuo di una repubblica””. (pag 151) Althusius in polemica con Erasmo e con Bodin (pag 303)”,”TEOP-190″ “MESSADIÉ Gerald”,”Storia dell’antisemitismo. 2500 anni di odio e di persecuzione.”,”Gerald Messadié è nato al Cairo nel 1931. Ha trascorso la sua giovinezza tra il Cairo, Alessandria d’Egitto e Parigi. Amico di Alberto Moravia, Elsa Morante, Tennessee Williams, ha vissuto per lunghi mesi a Roma, New York, e viaggiato per tutto il mondo come giornalista. Oltre al francese, parla inglese, arabo, italiano, spagnolo, tedesco e russo. Storico e studioso di fama internazionale, i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.”,”EBRx-044-FL” “MESSE Giovanni, maresciallo”,”Come finì. La guerra in Africa. La «prima armata» italiana in Tunisia.”,”””Per una esatta valutazione della breve campagna tunisina ritengo sia vantaggioso proiettarla sullo sfondo degli avvenimenti che la precedettero, con i quali si compone necessariamente in un solo quadro armonico, i cui elementi si collegano non solo attraverso una semplice relazione cronologica, ma mostrano spesso rapporti di diretta consequenzialità e giungono talvolta ad assumere derivazione reciproca come da causa ad effetto. Il fronte tunisino, almeno per la 1ª Armata, deriva infatti direttamente da El Alamein, onde reputo indispensabile prendere le mosse, nell’indagine storica, dalle azioni stesse che ci condussero fino alle porte di Alessandria, nell’orgoglioso sogno di giungere a tagliare l’arteria di Suez, per individuare quindi le cause della nostra sconfitta e renderci conto infine della immane ritirata che ne seguì, fino alla linea del Mareth, in Tunisia. Non avendo partecipato personalmente a questi avvenimenti (mi trovavano allora impegnato al fronte russo) ho dovuto necessariamente ricostruirne la storia, così mal nota ancora ed anzi in moti casi nota per versioni incomplete, inesatte o addirittura deformate, sulla base di documenti che mi è stato possibile consultare, o dal racconto di attori e testimoni sicuri”” (pag 1) Da El Alamein al Mareth. Gli ordini impartiti da Berlino e da Roma. “”Il primo novembre l’8ª armata (britannica, ndr), rimesso a punto il suo dispositivo d’attacco, riprendeva l’azione con rinnovata violenza, decisa evidentemente a portare a termine il piano prestabilito fino al completo successo. Le nostre unità, già ridotte all’estremo limite della consistenza e della resistnza dalla estenuante lotta dei giorni precedenti, combatevano ancora tenacemente, pur perdendo lentamente terreno. Il pomeriggio del 3 Rommel decideva di tentare di rompere il combattimento, ripiegando di una trentina di chilometri (…). La manovra appariva già di dubbio risultato, perché l’avversario era ormai già riuscito ad infiltrarsi oltre la nostra posizione di resistenza e molestava seriamente i movimenti sul rovescio. Giungevano a questo punto un messaggio estremamente imperativo di Hitler ed uno analogo, ma più attenuato nella forma, di Mussolini, che confermavano categoricamente l’ordine di resistere sul posto. (…) Rommel emanò il contrordine ai movimenti già disposti ed in parti iniziati, ma esso non pervenne o pervenne non tempestivamente a tutte le unità. Ne nacque confusione e, in definitiva, l’attacco nemico del mattino successivo trovò una situazione quanto mai caotica e fluida. È la catastrofe che si annuncia! Rommel ribatteva al Führer per tentare ancora, in «extremis», di riprendere la sua libertà di decisione: «Io mi rendo ben conto della necessità di tenere la posizione fino all’estremo e di non ripiegare di un passo. Credo però che la tattica adottata dagli inglesi, di annientare una unità dopo l’altra con poderosissimi concentramenti di fuoco e continui attacchi aerei, agisca contro di noi e logori le nostre forze, plotone per plotone. Io scorgo attualmente nell’azione di movimento; contrastando al nemico ogni piede di terreno, l’unica possibilità di sottrarsi all’avversario e di evitare la perdita del teatro di operazioni africano. Prego di volermi impartire la relativa autorizzazione…». L’autorizzazione venne infatti, il giorno 4 stesso, dal Comando Supremo italiano (…). È qui evidente l’errore di volere da Roma dirigere la battaglia, dopo aver imbrigliato, per scarsa fiducia, il comandante di armata: si ha l’aria di autorizzare il ripiegamento, da lui proposto quattro giorni prima, quando ormai esso è inevitabile per la sopravvenuta sconfitta; si ritiene di poter ancora regolare le modalità della manovra quando l’iniziativa è già passata completamente alla parte avversaria e si tratta soltanto di evitare, se possibile, l’annientamento totale. Il Comando Supremo inoltre, nel raccomandare di assicurare l’arretramento anche delle unità non motorizzate (che è quanto dire delle divisioni di fanteria italiane), trascurava disinvoltamente la richiesta di automezzi avanzata da Rommel per effettuare la manovra di ripiegamento, rispondente ad una esigenza veramente inderogabile per sottrarsi, in qualunque caso, al contatto di un avversario estremamente motorizzato”” (pag 21-22)”,”QMIS-028-FGB” “MESSENGER Charles”,”Il secolo delle guerre. Conflitti mondiali dal 1900 ai nostri giorni.”,”””La fatale decisione tedesca di abbandonare il movimento e la mobilità per trasformare lo scontro in una guerra statica di trincea “”fu presa soltanto e semplicemente in quanto costituiva il male minore””, come scrisse in seguito l’allora capo di Stato Maggiore, e “”sotto l’implacabile spinta della necessità””. Si trattava, questo è il dato più rilevante, dell’inevitabile conseguenza della strategia iniziale della Germania, cioè del rifiuto di riconoscere che il mutato carattere della tecnologia militare facilitava le campagne di difesa piuttosto che le offensive. I tedeschi semplicemente non erano in possesso dei mezzi umani e materiali per conseguire i loro grandiosi quanto chimerici obiettivi e quando, nell’autunno del ’14, la guerra entrò in una fase di stallo, preferirono trincerarsi e mantenere le proprie conquiste con le forze limitate, invece di cedere i territori occupati e accorciare il fronte nella speranza di potere più avanti riprendere le operazioni di offensiva contro i settori delle linee franco-britanniche. Tale decisione, occorre ripeterlo, predeterminò l’esito della guerra, che dipendeva ormai dalle relative capacità industriali e umane dei nemici sul lungo periodo. Finché la realtà non fu evidente agli occhi di tutti, anche i governi francesi e inglesi, completamente sorpresi, non seppero cogliere le implicazioni della guerra di trincea sia per le armi che per le loro strategie; e se pure fecero numerosi e ripetuti errori, le loro risorse combinate permisero loro di superarli meglio. La novità fondamentale costituita dall’introduzione dei fucili di precisione a lunga gittata e dalla mitragliatrice – uno strumento di morte meccanizzato e industriale, che consentiva a un solo soldato di sparare, in un minuto, una quantità di proiettili quaranticinque volte superiore a quella di un fuciliere – conferì un grosso e decisivo vantaggio a chi difendeva le proprie posizioni””. (pag 148)”,”QMIx-108″ “MESSIMER Dwight R.”,”Find and Destroy. Antisubmarine Warfare in World War I.”,”Dwight R. Messimer è un professore associato al San Jose State University, California dove è specializzato in storia militare riguardo all’aviazione americana e la prima guerra mondiale.”,”QMIP-036-FV” “MESSINA Alessandro”,”Servire lo Stato. Il mestiere del bravo burocrate.”,”MESSINA Alessandro (Roma, 1969), ha lavorato in aziende private nel terzo settore e nella pubblica amministrazione. E’ stato direttore di Lunaria, dirigente del Comune di Roma e dirigente generale del Ministero della Solidarietà Sociale.”,”ITAB-255″ “MESSINA Dino”,”Controversie per un massacro. Via Rasella e le Fosse Ardeatine. Una tragedia italiana.”,”Dino Messina (1954) è giornalista e autore di libri di storia. Nel 1997 nel voume ‘C’eravamo tanto odiati’ (Baldini e Castoldi) ha messo a confronto le vicende del partigiano Rosari Bentivegna e del ‘ragazzo di Salò’ Carlo Mazzantini. Ha scritto pure il libro inchiesta ‘Salviamo la Costituzione italiana’ (Bompiani, 2008), i saggi ‘2 giugno 1946. La battaglia per la Repubblica’ (Corriere Sera, 2016) e per la Solferino ‘Italiani due volte. Dalle foibe all’esodo: una ferita aperta enlla storia italiana (2019), quindi ‘Italiani per forza’ (2021) e ‘La storia cancellata degli italiani’ (2022) sugli effetti nefasti della ‘cancel culture’. Il terzo battaglione Bozen. …. finire (pag 127)”,”ITAR-361″ “MESSORI Marcello”,”Il potere delle banche. Sistema finanziario e imprese.”,”MESSORI Marcello insegna Economia dei mercati monetari e finanziari al corso triennale e Microeconomia al corso biennale della facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Scrive su vari giornali tra cui il Corsera.”,”ITAE-228″ “MESSORI Vittorio”,”Scommessa sulla morte. La proposta cristiana: illusione o speranza?”,”Un’altra ‘tappa’ del cammino di V. Messori iniziato nel 1976 con ‘Ipotesi su Gesù’.”,”RELC-009-FV” “MESSORI Marcello”,”Sraffa e la critica dell’economia dopo Marx. Appunti per un’analisi.”,”Marcello Massori (Biella, 1950) è attualmente borsista presso la Fondazione Einaudi di Torino e lavora al Laboratorio di Economia politica dell’Unoiversità di Torino.”,”ECOT-179-FL” “MESSORI Marcello TAMBORINI Roberto ZAZZARO Alberto a cura di, Saggi di Giorgio CALCAGNINI Riccardo DE BONIS Enrico SALTARI Domenico SCALERA”,”Il sistema bancario italiano. Le occasioni degli anni Novanta e le sfide dell’euro.”,”Marcello Messori insegna Economia dello sviluppo presso la Facoltà di economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Roberto Tamborini insegna Politica economica presso la facoltà di Economia dell’Università di Trento. Alberto Zazzaro insegna Macroeconomia e Regolamentazione dei mercati e degli intermediari finanziari presso l’Università Polirecnica delle Marche.”,”ITAE-145-FL” “MESZAROS Istvan”,”La rivolta degli intellettuali in Ungheria. Dai dibattiti su Lukacs e su Tibor Déry al Circolo Petöfi.”,”””Alla fine della discussione, che durò undici ore, e alla quale intervennero anche diversi membri del comitato centrale, all’alba, verso le tre e mezzo, il presidente della discussione Géza Losonczy indirizzò ai presenti, nel suo discorso di chiusura, queste parole: “”Che genere di libertà di stampa è quella in cui tutti i giornali, tutte le riviste, possono “”liberamente”” attaccare un uomo, mentre egli ha soltanto la libertà di tacere? Imre Nagy è calunniato, oltraggiato e attaccato dalla stampa da un anno e mezzo, mentre non ha mai potuto rispondere con una sola parola a queste accuse. Ci dicono che la nostra libertà è più alta di tutte le libertà “”occidentali””. Ma io chiedo: è possibile, sia in Occidente che in Oriente, una “”libertà”” che non permette agli imputati di difendersi, agli attaccati di rispondere? No, questa non è libetà di stampa, questo non ha nulla a che fare con la libertà di stampa.”” La discussione sulla stampa al Circolo Petöfi osò dunque toccare anche i problemi più delicati, e proprio in senso avverso al settarismo.”” (pag 199-200)”,”UNGx-010″ “MESZAROS Istvan”,”L’alternativa alla società del capitale. Dal “”secolo americano”” al bivio ‘socialismo o barbarie’.”,”MESZAROS Istvan nato a Budapest nel 1930 è l’allievo più rappresentativo di LUKACS. Ha partecipato alla rivoluzione ungherese dell’ottobre 1956. Ha insegnato nelle università in Italia e Inghilterra. Ha scritto: ‘La teoria dell’alienazione di Marx’, ‘Lukacs. Concept of Dialectic’ e ‘Beyond Capital’.”,”TEOC-502″ “MESZAROS Istvan”,”Marx “”filosofo””. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Engels scrisse di Marx nel 1886: “”Marx stava più in alto, vedeva più lontano, aveva una visione più larga e più rapida di tutti noi altri”” (1) “”Marx era un genio”” (2) (1) (2) F. Engels, ‘Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, a cura di L. Gruppi, Roma, 1966, p. 1132 “”La folgorante asserzione di Marx sulla filosofia: “”I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo; si tratta di trasformarlo”” (1), viene intesa spesso in modo unilaterale: come un rigetto radicale della filosofia e un appello a superarla, mettendo al suo posto il “”socialismo scientifico””. Quello che simili interpretazioni non tengono in conto è che l’idea che Marx ha di questa ‘Aufhebung’ (superamento) non corrisponde a un puro e semplice spostamento teorico dalla filosofia alla scienza, ma a un programma pratico complesso, che per essere realizzato richiede necessariamente l’unità dialettica tra “”l’arma della critica”” e “”la critica delle armi”” (2); questo significa che la filosofia resta parte integrante della lotta per l’emancipazione. Come scrive Marx: “”Voi non potete soppiantare la filosofia senza realizzarla”” (3) il che non può avvenire sul mero terreno della scienza, ma solo nella realtà pratica o nella prassi sociale – che comprende naturalmente il contributo della scienza. Inoltre, la frase da cui siamo partiti non può essere separata dall’affermazione marxiana sulla necessità del nesso reciproco tra questa “”realizzazione della filosofia”” e il proletariato. Poiché “”come la filosofia trova nel proletariato le sue armi naturali, così il proletariato trova nella filosofia le sue armi spirituali… La filosofia non può realizzarsi senza la soppressione del proletariato, il proletariato non sopprimersi senza la realizzazione della filosofia”” (4). I due lati di questa interazione dialettica reggono o cadono insieme, secondo Marx”” [Istvan Meszaros, Marx “”filosofo””. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(1) K. Marx, Tesi su Feuerbach (primavera 1845), in K Marx F. Engels, Opere, vol. 5, Roma, 1972, p. 5; (2) Cfr. K. Marx, Per la critica della filosofia hegeliana del diritto. Introduzione (dicembre 1843 – gennaio 1844), in Marx Engels, Opere, cit., vol 3, p. 197; (3) Ibid., p. 196; (4) Ibid., pp. 203-4] (pag 121) Metodo: due livelli di analisi (nota 6 pag 134) Marx e Hegel. Il rapporto di Marx con la filosofia hegeliana. “”L’appropriazione critica da parte di Marx di questa filosofia è ben lungi dall’essere confinata a una fase giovanile. Al contrario. Una volta sistemati i conti non solo con Hegel stesso ma anche con i suoi seguaci “”neohegeliani”” – principalmente nella ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto’, nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, e nell”Ideologia tedesca’ – restava sgombra la strada per valersi positivamente di quelle acquisizioni della filosofia hegeliana cui Marx attribuiva un valore fondamentale. E’ così che i riferimenti a Hegel nei ‘Grundrisse’ e nel ‘Capitale’ sono frequenti e nell’insieme decisamente positivi – molto più che nelle opere giovanili. Vedremo come affinità rilevanti vennero alla ribalta proprio in un periodo in cui Marx affrontava il compito di sintetizzare alcuni aspetti fra i più intricati della sua concezione del capitale e dalle molteplici contraddizioni intrinseche al suo svolgimento dialettico e storico (3). Lenin stesso lo sottolineava: “”Non si può comprendere a pieno ‘Il capitale’ di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita ‘tutta’ la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx!”” (4). (…) E Marx si preoccupò sempre di sottolineare, più che ogni altro, come Hegel per primo avesse prodotto un sistema coerente di categorie dialettiche – pur se in una forma altamente astratta e speculativa – ponendosi ben al di sopra dei suoi predecessori e contemporanei. In una lettera a Engels, Marx definiva Comte “”povera cosa in confronto a Hegel (quantunque Comte come matematico e fisico di professione gli sia superiore nei particolari, ma, quando si viene al succo, Hegel lo supera infinitamente perfino in questo)”” (35). Fu la capacità senza precedenti di Hegel di applicare la sua concezione totalizzante delle categorie dialettiche a ogni problema di dettaglio – cioè in ogni caso in cui motivazioni ideologiche non gli impedissero strutturalmente di farlo – che lo rese infinitamente superiore a tutti gli adoratori positivistici del “”fatto”” reificato e della inanimata “”scienza”” (36)””. [Istvan Meszaros, Marx “”filosofo””. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(3) Si veda a questo riguardo la lettera di Marx a Engels del 2 aprile 1858; (4) Lenin, Opere, vol. 38, p. 180; (35) A. Engels, 7 luglio 1866, in ‘Opere’ cit. vol. 42, p. 257; (36) Cfr. le lettere di Marx a Engels, 1° febbraio 1858, e a Schweitzer, 24 gennaio 1865] (pag 141-142 + pag 152)”,”MADS-673″ “MÉSZÁROS István”,”Philosophy, Ideology and Social Science. Essays in Negation and Affirmation.”,”István Mészáros is Professor of Philosophy at the University of Sussex, England. Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”TEOS-104-FL” “MÉSZÁROS István”,”The Work of Sartre. Volume I. Search for Freedom.”,”István Mészáros is Professor of Philosophy at the University of Sussex.”,”FILx-103-FL” “METASTASIO Pietro, a cura di Giosué CARDUCCI”,”Lettere disperse e inedite di Pietro Metastasio.”,”””Voi esultate della nostra situazione in Italia, et io, forse per colpa di temperamento ipocondriaco, non posso esserne ancora tranquillo non che lieto. Non vedo di che rallegrarmi né a Genova né al Varo. Non so che debba temere da Provenza e da Napoli, non so che possa sperare dalle assistenze marittime, non so che mi giovi desiderare a riguardo della limitazione o della libertà delle nostre imprese; et in somma so così poco, che in questo abisso d’ ignoranza ò risoluto di farmi calatafare nel fondo di questa agitatissima barca in cui mi trovo; e quando si placherà poi la tempesta, se pure piacerà al Signore che si plachi a’ miei giorni, alzando allora il capo dimanderò – Dove siamo?””. (pag 193, A Tommaso Filipponi, 18 febbraio 1747) “”Non dice tanto male il vostro gemello nel suo ‘Giuseppe riconosciuto’: Se a ciascun l’ interno affanno Si leggesse in fronte scritto, Quanti mai che invidia fanno Ci farebbero pietà!”” (pag 337, Al cav. Carlo Broschi (Farinello), Madrid, 11 febbraio 1750)”,”ITAG-165″ “METCALF Barbara D. METCALF Thomas R.”,”Storia dell’India.”,”Barbara D. Metcalf, docente al dipartimento di Storia della University of California, Davis, è una delle più rinomate specialiste di storia dell’Islam a livello mondiale. Thomas R. Metcalf è docente di Storia e di Studi indiani alla Berkeley University.”,”INDx-015-FL” “METIN Albert”,”Le socialisme en Angleterre.”,”METIN Albert era ‘Agrégé’ dell’ Università. “”VIII. Un risultato dell’ owenismo: Il movimento cooperativo in Inghilterra dopo il 1844. La cooperazione, della quale Owen voleva fare uno strumento di lotta nelle mani degli operai contro i capitalisti, è diventato uno degli elementi e anche uno dei sostegni del regime che attaccava.”” (pag 64)”,”MUKx-124″ “METRAUX Alfred”,”La meravigliosa isola di Pasqua.”,”Alfred Métraux è un insigne studioso che ha dedicato gran parte della sua vita alle ricerche sulla civiltà dell’isola di Pasqua, dando un contributo essenziale alla storia etnologica e antropologica.”,”ASGx-023-FFS” “METT Ida”,”La rivolta di Kronstadt. Il ruolo della marina nella rivoluzione russa.”,”Responsabile casa editrice G. SENIGA”,”RIRO-078″ “METT Ida”,”I contadini russi dopo 50 anni. Luci e ombre della rivoluzione sovietica.”,”Responsabile delle Edizioni Azione Comune è Giulio SENIGA”,”RIRO-130″ “METT Ida con due scritti di Lev TROTSKY”,”1921: la rivolta di Kronstadt.”,”Il volume contiene due scritti di TROTSKY: ‘La questione di Kronstadt’ e ‘Ancora sulla repressione di Kronstadt’.”,”RIRO-169″ “METTER Izrail'”,”Ritratto di un secolo. Muchtar – Il quinto angolo – Genealogia – La Grande Casa – Al di là del Lete – Arrivederci.”,”Izrail’ Moiseevic Metter nacque il 24 settembre (6 ottobre) del 1909 a Char’kov, in una famiglia ebrea di ascendenze bielorusse e ucraine. Il padre prima della rivoluzione lavorava in un mulino dove, come Metter stesso amava raccontare, “”percepiva uno stipendio di cento Rubli d’oro al mese””, consentendo alla famiglia – tre figli maschi e una femmina, oltre ai genitori – di vivere agiatamente. Nel 1929 si trasferì a Leningrado, dove già vivevano i suoi due fratelli maggiori: uno diventerà professore di filologia e letteratura russa negli istituti superiori, l’altro docente di matematica all’università. Sarà proprio grazie all’aiuto di quest’ultimo se Metter, approfondendo la sua già buona preparazione di autodidatta, potrà insegnare appunto matematica in varie scuole del Paese. Uscì per la prima volta dalla Russia nel 1992, quando venne in Italia per ricevere il Premio Grinzane Cavour, solo quattro anni prima della morte, avvenuta nell’ottobre del 1996.”,”VARx-175-FL” “METTERNICH Clemens von”,”Memorie.”,”METTERNICH (1773-1859) uomo politico austriaco di origine tedesca, ambasciatore a Parigi poi cancelliere e ministro degli esteri dal 1809. “”Napoleone parlò anche dell’ ultima guerra, e a questo proposito si lasciò scappare alcune confessioni molto importanti. Mi disse fra l’ altro: “”Se nel mese di settembre aveste ricominciato le ostilità e mi aveste sconfitto, sarei stato perduto””. Vedendo che aveva parlato troppo, si riprese, e sostituì la parola “”perduto”” con in grande imbarazzo. Ma io non ne tenni conto e gli dissi francamente che mi fermavo alla sua prima espressione…”” (pag 133).”,”AUTx-017″ “METTERNICH Clemens von”,”Memorie.”,”La difficile situazione finanziaria dell’Austria-Ungheria. (pag 131-132) “”Per quanto triste fosse la situazione politica dell’Austria, il nostro paese sembrava dover godere un momento di respiro; ma non poteva sperare di vedere questo tempo d’arresto prolungarsi al di là dell’anno 1811. Bisognava dunque impiegare quest’anno a regolare le grandi questioni che interessavano l’avvenire dell’Impero. In prima linea si presentava la questione finanziaria. Provarsi a regolarla ‘definitivamente’, data la situazione, appariva una impresa impossibile. Le guerre sostenute dal 1792 al 1809 avevano esaurito le risorse del paese; le province tedesche dell’Impero erano inondate di carta moneta; ai termini della legge, l’Ungheria doveva pagare i suoi debiti in danaro contante, ma essa forniva i suoi magri sussidi in carta senza tener conto del deprezzamento della valuta. Quanto a fare appello al credito non bisognava pensarci, poiché anche se lo straniero avesse avuto abbastanza fiducia nella vitalità dell’Impero per anticiparci del denaro, il dispotismo di Napoleone e l’ignoranza degli Stati del continente in materia di credito ci avrebbero impedito di approfittare di questa risorsa. Non c’era quindi neppure da pensare alla creazione di un ‘sistema finanziario’ in rapporto alla situazione. Tuttavia, una necessità imperiosa ci comandava di provvedere ai bisogni dell’ora presente ed a quelli del prossimo avvenire; bisognava dunque lavorare con lo stesso ardore per raggiungere questo doppio scopo, e per adempiere a tale grande compito conveniva concludere l’operazione finanziaria proposta dal conte di Wallis, ministro delle finanze (1). Questi attribuiva a tale operazione il valore d’un ‘sistema serio e definitivo’, ma l’Imperatore ed io non ci vedevamo che un espediente, una specie di ponte per condurci con l’aiuto delle circostanze da una situazione insostenibile a una situazione definitiva, che tuttavia dipendeva dagli avvenimenti futuri. Bisogna che parli qui di un uomo notevole per la sua conoscenza delle cose, per la sua abilità negli affari e il suo attaccamento al bene pubblico. L’Imperatore trovava in lui un fermo sostegno, ed io un ausilio illuminato e fedele nella gestione degli interessi dell’Impero. Questo uomo era Bellegarde, presidente del consiglio aulico di guerra. Molto colto in materia militare, affiatato con il mio modo di pensare, e condividendo senza riserva le mie vedute politiche, lavorava silenziosamente non soltanto per conservare le forze militari dell’Impero, ma anche per aumentarle, al possibile, in considerazione di tutte le eventualità immaginabili. Lui solo era al corrente dei miei progetti, e sapeva mettersi con me al disopra dei vani argomenti che da lontano sembravano espressione dell”opinione pubblica’. Come me, comprendeva che bisognava ‘lasciar dire’ (2). L’introduzione del nuovo sistema finanziario non poteva eseguirsi senza la cooperazione degli Stati dell’Ungheria. Dopo una viva resistenza, la dieta ungherese dette forza di legge alla misura finanziaria in questione. Più tardi avrò occasione di parlare più a fondo della situazione dell’Ungheria; mi astengo dunque dall’insistere qui su questo argomento”” (pag 131-132) [(1) Giuseppe conte di Wallis (1768-1818), ministro delle Finanze nel 1810, seppe riordinare il bilancio e il sistema monetario, in modo tale da permettere la formazione e il mantenimento degli eserciti austriaci nella coalizione contro la Francia (1813). Nel 1816 fu ministro della giustizia; (2) Enrico Giuseppe conte di Bellegarde (1756-1845) comandò nel 1799 l’esercito austriaco del Tirolo, fu presidente del consiglio aulico di guerra nel 1810, e assunse il comando dell’esercito austriaco in Italia nel 1813. Governò la Lombardia con spirito largo e comprensivo fino al 1816]”,”AUTx-041″ “METTERNICH Clemens von”,”Lettere alla contessa di Lieven.”,”‘In quei giorni (1821, ndr) Dorotea di Lieven e Metternich cercarono di aiutare la riconciliazione del ministro inglese Castlereagh col suo re; e nella storia della diplomazia europea la relazione fra Metternich e la contessa di Lieven ha importanza appunto perché la signora fu tramite fra i due ministri degli esteri austriaco e inglese, negli anni in cui l’accordo fra la politica dell’Inghilterra e quella della maggior nazione sul continente formava la base della pace europea”” (pag XII, introduzione)”,”AUTx-042″ “METTERNICH Clemente Venceslao Lotario, a cura di Domenico SERGI”,”Metternich e la Diplomazia moderna.”,”Clemente Venceslao Lotario Metternich-Winneburg nasce a Coblenza nella Renania, il 15 maggio 1773, dal conte Francesco Giorgio e da Maria Kagenegg. 1978 Il suo primo precettore è un prete della Congregazione degli Scolopi. 1788 A 16 anni si iscrive all’Università di Strasburgo. 1793 La decapitazione di Maria Antonietta ispira al Metternich un proclama alle truppe austriache contro la Francia. 1801 Comincia la carriera diplomatica di Metteunich, che accetta la missione di Dresda. 1804 Napoleone viene incoronato imperatore. 1859 Metternich muore l’11 giugno, mentre l’Austria combatte a Magenta e a Solferino.”,”RAIx-060-FL” “MEULDERS Michel, a cura di PICCOLINO Marco e MAGRINI Giacomo”,”Helmholtz. Dal secolo dei Lumi alle neuroscienze.”,”Michel Meulders, neurofisiologo belga, autore di importanti ricerche sperimentali sulla fisiologia visiva, è professore emerito e prorettore dell’Università cattolica di Lovanio. É membro dell’Accademia Reale di Medicina del Belgio e membro dell’Accademia Nazionale di Medicina della Francia. Relativamente poco noto al pubblico italiano, Hermann von Helmholtz (1821-1894) è una figura di primo piano della scienza ottocentesca, non solo per l’importanza specifica dei risultati da lui ottenuti in fisica, medicina, fisiologia e teoria musicale, ma anche e soprattutto perchè la sua prodigiosa attività si situa in una fase storica decisiva per l’emergere del modo moderno di fare scienza.”,”SCIx-087-FL” “MEXANDEAU Louis”,”Histoire du Parti socialiste (1905-2005).”,”MEXANDEAU L. nato a Pas-de-Calais, figlio di resistenti, agrégé d’histoire, è stato deputato del Calvados per trent’anni e ministro delle PTT (presidenza F. Mitterand).”,”MFRx-314″ “MEYER Alfred G.”,”Lenine et le leninisme.”,”L’A è direttore del Centro di ricerche sulla storia del Partito Comunista e dell’ URSS alla Columbia University.”,”LENS-069″ “MEYER Alfred G.”,”Il leninismo.”,”L’A ha lavorato per 5 anni al Russian Research Center dell’Univ di Harvard. Sotto gli auspici del centro ha scritto la sua tesi di dottorato ‘Lenin’s Theory of Revolution’ (completata nel 1949) sulla quale è fondato in una certa misura questo lavoro. L’A nella prefazione ringrazia il Prof Harold H. FISHER e tutti i membri dell’ Hoover Institute della Stanford Univ dove ha iniziato le sue ricerche su LENIN. L’A ha ricevuto l’aiuto del Prof Robert L. WOLFF. Il manoscritto del libro è stato visto dai Professori Hans APEL, Robert V. DANIELS, Victor ERLICH, Merle FAINSOD, Michael KARPOVICH, N. POPPE, Richard DE-HAAN i quali hanno fornito critiche e opinioni. Il Prof. William Y. ELLIOTT ha fornito utili consigli all’A.”,”LENS-002″ “MEYER Jean”,”Colbert.”,”Jean MEYER, nato nel 1924, incaricato di storia nel 1952, ha scritto la sua tesi consacrati alla nobiltà bretone nel XVIII secolo nel 1966. Professore di storia moderna all’Univ di Rennes dal 1966 al 1978, è diventato poi Professore all’Università di Paris-Sorbonne. E’ autore di varie opere tra cui: -Noblesses et Pouvoirs dans l’ Europe d’ Ancien Regime -La vie quotidienne en France au temps de la Regence (1979). COLBERT, Jean-Baptiste (Reims 1619 – Parigi 1683), ministro francese delle Finanze durante il regno di Luigi XIV. Fu dal 1651 amministratore privato del cardinale Mazzarino, che prima di morire (1661) lo raccomandò al giovane sovrano. Dapprima Colbert non rivestì alcuna carica, ma dopo aver svelato al re le frodi commesse fino a quel momento dall’intendente di finanza Fouquet e averne procurato la caduta, nel 1665 divenne controllore generale delle Finanze. Grazie a una drastica revisione dello stato delle finanze pubbliche, che comprese la”,”FRAA-035″ “MEYER David R.”,”The Roots of American Industrialization.”,”MEYER David R. è professore di sociologia e studi urbani alla Brown University. E’ autore di ‘Hong Kong as a Global Metropolis’. The Eire Canal Corridor. “”The canal corridor from the Albany-Schenectady-Rensselaer conurbation at the intersection of the Mohawk and Hudson Rivers to Buffalo on Lake Erie was one of the nation’s richest agricultural areas outside specialized farming zones near East Coast metropolises. Much of this corridor exemplifies the powerful impetus that prosperous agriculture gave to local and subregional industrialization; it housed 4 percent of the nation’s agricultural employment, whereas it accounted for 6 percent of all manufacturing workers.”” (pag 217) “”I complessi metropolitani di Boston, New York, Filadelfia, e, secondariamente, Baltimora erano le centrali industriali del paese dal 1840, e ognuna formava il cuore di un sistema industriale regionale che includeva manifatture nel proprio interland. L’ Est possedeva nel 1860 il 36% della popolazione della nazione, ma aveva fabbriche che producevano per il 74% del valore aggiunto industriale””. (pag 282)”,”USAE-055″ “MEYER Claude”,”Chine ou Japon, quel leader pour l’Asie?”,”””Les deux géants asiatiques représentent à eux deux 77% de la production de l’Asie orientale et 15% du PIB mondial. Avec un décalage d’une vingtaine d’années, leur expansion économique a suivi una trajectoire similaire, fondée sur une industrialisation massive financée par l’abondante épargne nationale. Colosses industriels, les deux pays sont pourtant vulnérables: la crise mondiale de 2008-2009, comme déja celle des années 1990 pour le Japon, a révélé les fragilités qui peuvent obérer leur croissance potentielle”” (p.61) Claude Meyer insegna economia internazionale a Sciences Po e all’estero. Ricercatore al GEM-Sciences Po e ex direttore generale aggiunto di una banca giapponese, è laureato (docteur) in economia, diplomato (diplomé) in filosofia e in giapponese.”,”ASIE-023″ “MEYER Karl W.”,”Karl Liebknecht man without a country.”,”MEYER Karl W. Meyer Department of History, Wisconsin State College Opposizione di Karl Liebknecht al voto in parlamento a favore dei crediti di guerra. (pag 53-54) “”The SPD’s pledge to support the war credits provided the necessary unity in Germany to wage a complete and efficient war. The Socialist majoritarians in the Reichstag were sincere in their conviction that Germany became involved in the interest of self-preservation. A defensive war could be justified ideologically on the grounds that Marx and Engels acknowledged the right of national defense. Engels, for example, had justified a war of defense against Russia and France, but with the provision that the proletariat should lead the war and bring about the downfall of militarism and reactionism at the war’s conclusion. Russia, in the eyes of German Socialists, was an invader who would bring horror to the fatherland; German women and children must not fall into the hands of the barbaric Cossacks. Philipp Scheidemann wrote to the ‘New York Volkszeitung’ on August 21 that “”nobody”” wanted war in Germany. “”The chief guilt for the present war rests upon Russia””. The average German worker, too, believed that this was a war to defend the fatherland. The majority of the German people were ignorant of Germany’s annexationist designs until 1917. Moreover, the Socialists, even Liebknecht, considered Russia to be the epitome of reaction. Prussianism was bad enough, but Russianism was worse. This gave the Socialists, and perhaps Liebknecht too, the psychological justification for their party’s August 4th action. The watchwords “”invasion””, “”war of defense””, and “”struggle against tsarism”” had their effect upon the SPD. By voting for the war credits on August 4, Liebknecht broke the tradition of his father, who had abstained from voting in a parallel situation in 1870. It is interesting to speculate why this most outspoken enemy of militarism and war did not apparently remain loyal to his professed ideals when he failed to break party discipline and vote against the credits. We have his own words as a partial basis for an explanation. He admitted that the failure to cast the negative vote stemmed from uncertainty and weakness. He constantly nourished the hope, however, that the Socialists’ action in voting for the credits would be nothing more than a sad and fleeting episode, that the SPD would surely come back to its senses, especially when the true character of the war was revealed. Not to be overlooked was the tradition of holy respect for party discipline. The insistence for absolute party discipline in the past, moreover, had been the practice of the party minority specifically; it was the radicals, including Liebknecht, who consistently took the majority to task for its inclination to break discipline in its efforts to “”reform”” the party. Now, on August 4, the minority felt obligated to maintain the respect for majority decisions out of devotion to that discipline which it had insisted the majority uphold. A separate vote was something unheard of in the history of the SPD’s parliamentary participation; it was inconceivable, psychologically, that the party would ever display a divided front on the floor of the Reichstag. Respect for discipline was so strong that Liebknecht could but rebel in spirit and declare “”that he could not himself understand what had possessed him when he gave his vote in the Reichstag to the war budget”” [Karl W. Meyer, Karl Liebknecht man without a country, Washington, 1957] (pag 53-54) Karl Liebknecht da Gruppo Internazionale (Gruppe Internationale) a Lega Spartaco, spartachismo)”,”LIEK-026″ “MEYER Alfred G.”,”Il leninismo.”,”Nel pubblicare questo lavoro assolvo in parte il mio debto verso il Russian Research Center dell’università di Harvard, presso il quale ho lavorato per cinque anni. Sotto gli auspici del centro ho scritto la mia tesi di dottorato Lenin’s Theory of Revolution. Marzo 1956. A.G. M.”,”LENS-034-FL” “MEYER Fritjof”,”Il tramonto dell’Unione Sovietica.”,”Fritjof Meyer, nato nel 1932, laureato in scienze politiche, è redattore capo di Der Spiegel per il settore orientale e ha pubblicato oltre sessanta storie di copertina. I suoi articoli sull’avvicendamento del potere a Mosca sono stati giudicati da Henry Kissinger il meglio che sia apparso su questo tema in qualunque rivista.”,”RUSU-041-FL” “MEYER Philippe”,”Ils étaient allemands contre Hitler.”,” Philippe Meyer, professore emerito di medicina all’ospedale Necker di Parigi e all’ospedale Charité-Humboldt di Berlino, corrispondente dell’Accademia delle scienze, è pure storico e ha al suo attivo opere tra cui ‘Une histoire de Berlin’ (2014), ‘L’Or du Rhin, histoire d’un fleuve’ (2011), ‘Histoire de l’Alsace’ (2008). Il volume contiene il 1° capitolo: ‘Résistance de gauche’ (pag 29-52) Contiene in appendice: ‘Qualche esponente della resistenza tedesca’ tra cui compaiono i nomi di: Hans Coppi (1916-1942) comunista, oppositore di Hitler, dal 1933 nel campo di concentramento di Orianenburg collabora alla rete Schulze-Boyen. Tenta di collegarsi via radio con la resistenza sovietica nel 1941. Arrestato e assassinato nel 1942. Johann Georg Elser (1903-1945), falegname, originario del Würtemberg. Dal 1925 lavora in una fabbrica di orologi di COstanza. Nel 1938 depone una bomba nella birreria di Monaca dove Hitler doveva far un discorso. L’esplosione fa danni ma Hitler è salvo. Deportato a Sachsenhausen e a Dachau. Condannato a morte da H. Himmler e giustiziato a Dachau il 9 aprile 1945. Arthur Emmerlich (1907-1942), lavoratore originario di Chemnitz, comunista, partecipa alla redazione de ‘La giovane guardia’, un giornale impegnato. Nel 1930, è studente della scuola Lenin di Mosca. Nel 1934 è attivo nella resistenza a Magdeburg e Hannover. Dal 1935 al 1937 lavora a Mosca nel servizio stampa del Comintern. Nel 1938, è a Praga e stabilisce contatti con comunisti a Berlino e Copenhagen e con l’organizzazione “”roten Fahe””. Incarcerato nel 1941 e giustiziato nel 1942 Franz Jacob (1906-1944), macchinista, appartiene a una famiglia operaia. Dal 1920 al 1933, milita attivamente nei partiti di sinistra. Incarcerato nel 1933, deportato nel campo di Sachsenhausen. Si unisce all’organo di resistenza di Bernhardt Bästlein e di Anton Saefkow. Assassinato con loro nel campo di Brandeburg-Gorden.”,”GERR-049″ “MEYER Karl Ernest”,”La polvere dell’impero. Il grande gioco in Asia centrale.”,”Karl Ernest Meyer ha insegnato a Princetpn, Yale e Oxford. Già corrispondente dall’estero per The Washington Post, fa parte del comitato editoriale del New York Times ed è direttore del World Policy Journal.”,”ASIx-030-FL” “MEYER-LEVINE’ Rosa”,”Vie et mort d’un révolutionnaire. Eugen Leviné et les conseils ouvriers de Bavière.”,”Rosa MEYER-LEVINE’ era la moglie di Eugen LEVINE, rivoluzionario comunista. Nell’ ottobre 1918 ci furono sollevamenti rivoluzionari in tutta la Germania. Si formarono Consigli di operai, di soldati e di contadini. La Baviera, in particolare, è promossa Stato libero e democratico. L’ ex reame di Wittelsbach entra così i una rivoluzione che non terminerà che nel maggio 1919, schiacciata nel sangue dai dirigenti socialdemocratici con l’ aiuto dei Corpi franchi. In questa rivoluzione bavarese, un ruolo di primo piano fu giocato dal giovane tedesco, ebreo d’ origine russa, Eugene LEVINE. Per la sua attività a Monaco fu condannato a morte nel giugno 1919 (era dal 1848 che in Germania non si pronunciavano condanne a morte per ragioni politiche). “”In seno al movimento operaio tedesco, Leviné lavorò a fianco di Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg e Franz Mehring, che rappresentavano l’ ala sinistra del partito. Ma il fatto di essere straniero limitava considerevolmente la sua attività. Era escluso che tornasse in Russia per affrontare un processo. Leviné era soprattutto cosciente che aveva adesso, dopo la sua convalescenza, una conoscenza del movimento operaio tedesco migliore di quanto ne avesse mai avuto del movimento operaio russo. Si decise quindi di chiedere la nazionalità tedesca e di rimanere in Germania””. (pag 56)”,”MGER-062″ “MEYNAUD Jean RISE’ Claudio”,”Gruppi di pressione in Italia e Francia.”,”MEYNAUD Jean è segretario generale onorario della FNSP di Parigi (Fondation Nationale des Sciences Politiques) professore ordinario dell’ Università di Losanna e Directeur d’ Etudes all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes. Ha scritto: ‘Le groupes de pression en France’ (1958), ‘Introduction à la Science Politique’ (1959), ‘La science politique’, ‘Fondements et prospectives’ (1960), ‘Technocratie et politique’ (1960), ‘Les groupes de pression internationaux’ (1961), ‘Planification et politique’ (1963). RISE’ Claudio ha studiato giurisprudenza a Milano e scienze politiche all’ Institut Universitaire des Hautes Etudes Internationales di Ginevra. E’ asistente del Prof. MEYNAUD per il Centre d’ Etude et de documentation sur l’ Italie contemporaine di Losanna dallle cui ricerche deriva la sua collaborazione al presente volume. “”Il nostro parere, che non è certo un’ affermazione dimostrabile in modo assoluto, è che la politica, senza costituire una variabile onnipotente, non è tuttavia quella spuma superficiale della storia in cui molti cercano di ridurla. Il succedersi delle generazioni è probabilmente infinito o almeno abbastanza lungo da poter essere considerato tale. Ma, come disse un inglese dotato di spirito pratico, gli uomini che vivono in un dato momento non hanno che una generazione. E questa generazione può ben dipendere dalla direzione particolare che sarà data alla politica””. (pag 21)”,”FRAS-034″ “MEYNAUD Jean”,”La tecnocrazia. Mito o realtà?”,”MEYNAUD Jean Titolo edizione originale: ‘La Technocratie. Myte ou réalité? (Payot, Paris, 1964) L’era degli organizzatori (pag 302)”,”TEOS-266″ “MEYR Georg”,”La crisi petrolifera anglo-iraniana (1951-54). Mossadegh tra Londra e Washington.”,”Georg Meyr è dottore di ricerca in “”Storia delle relazioni internazionali”” dal 1989 anno in cui ha portato a compimento il corso di dottorato coordinato dal Prof. Ennio Di Nolfo, presso la Facoltà di Scienze Politiche C. Alfieri di Firenze. Da allora collabora all’attività didattica della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste. Studia l’Est Europa, la questione etnica, la storia dei trattati e la politica internazionale. Ha pubblicato varie opere sulla crisi dei paesi dell’Est e in particoalre della crisi jugoslava. 956-3 “”L’importanza di per sé considerevole del petrolio risultò notevolmente accresciuta nel 1913, quando l’Ammiragliato britannico assegnò a tale materia prima valore strategico, decidendo di sostituire la nafta al carbone nella propulsione delle navi da guerra (5). In seguito alla scoppio della prima guerra mondiale, la pressione russa e britannica sulla Persia andò intensificandosi fino a lasciare mero significato simbolico alla sovranità di Teheran. La volontà delle due potenze – e anche persiana – di non coinvolgere il paese nel conflitto si scontrava con la malcelata simpatia delle correnti nazionaliste del ‘Majlis’ nei confronti dell’attiva propaganda germanica e con la realtà dei combattimenti tra russi e turchi nella parte settentrionale dello stato asiatico. Brest-Litovsk lasciò la Gran Bretagna protagonista in Persia: l’iniziale decisione di Kerensky (luglio 1917) di ritirare le truppe russe dal paese fu seguita da una nota dell’esecutivo bolscevico che dichiarava l’accordo anglo-russo del 1907 “”completamente e definitavamente annullato”” (6). La denuncia dell’imperialismo zarista venne completata dalla nota del 26 giugno 1919, con la quale il governo della Russia sovietica rinunciava a ogni forma di privilegio che il precedente regime di Pietroburgo aveva strappato alla Persia in virtù del rapporto diseguale che intercorreva tra i due stati””. (pag 12-13); (5) G. Lenczowski, ‘Oil and State in the Middle East’, Cornell University Press, Ithaca, New York, 1960, p. 11. Nel 1914 l’Ammiragliato acquistò il pacchetto di maggioranza delle azioni dell’ APOC, in G. Lenczowski, ‘Russia and West in Iran’, 1949, cit., p. 78; (6) Nota del 14 gennaio 1918, in N.S. Fatemi, op. cit., p. 325″,”GOPx-019″ “MEYSSAN Thierry a cura”,”Il Pentagate. Altri documenti sull’ 11 settembre raccolti da Thierry Meyssan.”,”Thierry MEYSSANM, dopo studi di scienze politiche ha fondato un’ associazione internazionale di difesa delle libertà individuali, poi si è dedicato al giornalismo d’ inchiesta.”,”USAQ-027″ “MEZIERES A.”,”Mirabeau.”,”Il libro è in lingua svedese. MIRABEAU Victor Riqueti (1715-1789) economista francese, seguace di QUESNAY (col quale scrisse ‘Teoria dell’ imposta’, 1760), sviluppò le teorie fisiocratiche nella ‘Filosofia rurale’ (1763). Honoré-Gabriel Riqueti conte di MIRABEAU (1749-91) figlio di Victor, allo scoppio della rivoluzione fu eletto deputato del terzo stato all’ assemblea nazionale, di cui divenne presidente, sostenendo un costituzionalismo moderato.”,”FRAR-233″ “MEZUEV V.; SOLOVEV O.; PREOBRAZENSKIJ E.”,”La teoria leniniana della cultura socialista (Mezuev); La preparazione dell’intervento contro la Russia sovietica (Solovev); Dalla Nep al socialismo (Preobrazenskij).”,”Comitato di redazione della rivista: Ignazio Ambrogio, Umberto Cerroni (direttore), Lisa Foa, Giovanni Crino, Felice Piersanti, Pietro Zveteremich (direttore); segretaria di redazione Liliana Panzarani. “”L’ incultura svilisce il potere sovietico e ricrea la burocrazia”” scrisse in proposito Lenin (pag 19) (Mazuev) “”L’uomo russo – scriveva Lenin in proposito – è un cattivo lavoratore a confronto con le nazioni progredite”” (pag 19) (Mazuev) Intervento (dell’Intesa e degli Usa) contro la Russia sovietica. Divesi punti di vista storiografici sull’accordo segreto anglo-fracese (10 dicembre 1917 a Parigi sulle relative operazioni militari francesi e inglesi contro la Russia bolscevica (pag 35-36) (Solovev) Dalla Nep a socialismo: 10 anni di Nep (Preobrazenskij)”,”RIRO-008-FGB” “MIANO Maria”,”La famiglia nel pensiero dei sociologi classici.”,”MIANO Maria è dottore di ricerca in Analisi e Teoria del mutamento sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina dove è docente a contratto di Sociologia della famiglia. Ha pubblicato: ‘La famiglia. Dalla distanza deferente all’intesa affettiva’, Armando Siciliano, 2008; ‘Famiglia e figli oggi’ in ‘Giovani, cultura e famiglia’ (2010) a cura di C. Carabetta.”,”TEOS-188″ “MIAZZO Giorgia”,”Migrazioni italiane in America Latina. Dal Messico all’Argentina, un fenomeno che ha cambiato il Nuovo Mondo.”,”Volume molto ricco di foto di migranti, viaggi e sbarchi di famiglie italiane, gruppi familiari insediati, italiani al lavoro Giorgia Miazzo è laureata in ‘Interpretariato’ e ‘Traduzione’ nelle lingue inglese e spagnolo. Ha poi ottenuto la laurea magistrale in ‘Traduzione tecnico-scientifica’ in inglese e spagnolo e una in ‘Scienze del Linguaggio’. È consulente linguistica, interprete e traduttrice giurata, scrittrice, giornalista e tour leader abilitata. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’Italia visse momenti di trasformazione sociale unica, dove l’economia, prevalentemente agricola, risultava inadeguata e fragile rispetto alle nuove esigenze locali e nazionali. Di fronte a tale scenario, in pochi anni, l’emigrazione stagionale si trasformò in permanente, attraverso migliaia di viaggi di sola andata che misero giovani, adulti e intere famiglie di fronte alla scommessa di cercare un futuro lontano dal proprio paese. Da Genova, come da altri porti, si viaggiava per gli Stati Uniti, dove la paga era 10 volte più alta, o per Buenos Aires, capitale di uno Stato tra i più floridi nel 1900, ma a volte alcune persone o famiglie sbarcavano in porti differenti senza più trovarsi per il resto della vita. Il sogno di un futuro diverso portò ad un flusso incontrollato di milioni di persone verso il Messico, il Brasile, fino al Perù, il Venezuela, l’Uruguay e il Cile, che ha reso gli italiani cittadini dei 5 continenti, trasformando l’emigrazione dal nostro paese in un fenomento che ha cambiato il Nuovo Mondo. Alcuni dati. Argentina. Partenze di italiani per l’Argentina totale dal periodo 1871-1880 al 2001-2010: 3 milioni. Periodi di maggior flusso 1901-1910: 735 mila; 1921-1930: 538 mila, 1881-1890: 392 mila; 1941-1950: 275 mila (pag 23) Brasile. Nel 1888, anno della grave crisi economica italiana, il totale degli emigranti giunti in Brasile era di 133.326 dei quali 104.353 italiani. Totale immigrati italiani dal 1884 al 1959 in valori assoluti 1.507 mila su 4.627 mila (% 33.0) (pag 64) Uruguay. Migrazioni italiane nel XX secolo in % in base alla provenienza regionale: Veneto 26%, Campania 12.1%, Calabria 8.2%, Lombardia 7.7%, Toscana 5.9, Friuli V.G. 5.8, Trentino A.A. 5.3%, ecc. (pag 127) Perù. Luogo di provenienza della popolazione straniera in Perù (valori assoluti). Classifica decrescente: Genova 40, Francia, 31, Portogallo 21, Italia (regioni varie) 7, Irlanda 6, Germania, 5, ecc. (pag 150) Cile. Luogo di origine degli emigrati italiani in Cile. Classifica decrescente: Genova 112, Liguria 18, Piemonte 11, La Spezia 6 , Milano 4 ecc. (pag 169) Regioni di provenienza degli immigrati italiani in Cile (Campione di censimento, 1927). Classifica decrescente (in %): – Liguria 51.0, Piemonte 12.0, Lombardia 6.5, Emilia Romagna 6.5, Toscana 5.8, Campania 5.0, ecc. (pag 171)”,”CONx-292″ “MICCOLI Giovanni”,”I dilemmi e i silenzi di Pio XII. Vaticano, Seconda guerra mondiale e Shoah.”,”MICCOLI Giovanni (Trieste 1933) è professore emerito di storia della Chiesa all’Università di Trieste. Ha scritto numerosi libri. “”Ma per tornare al rifiuto di condannare l’aggressione tedesca alla Polonia, anche l’accenno al desiderio del Vaticano di non compromettere le sue relazioni con l’Italia va almeno in parte inquadrato in questa prospettiva di mediazione in vista di una pace generale. I numerosi, reiterati attistati di stima rilasciati dalla Santa Sede al governo italiano nel corso dei mesi successivi allo scoppio della guerra sono chiaramente connessi alla sua aspirazione di vedere l’Italia rimanere al di fuori del conflitto; ma anche probabilmente, al desiderio di spingerla a svolgere un’attiva opera di mediazione fra le parti.”” (pag 32) “”Un mot, pour tout dire, domine et illumine nos études: “”comprendre””.”” Marc Bloch, Apologie pour l’histoire, ou métier d’historien “”Wer [die extreme Lage] nicht miterlebt hat, soll sie angemessen beurteilen; kein Weg führt daran vorbei”” (Richard von Weizsäcker, Vier Zeiten. Erinnerungen) (Chi non ha vissuto l’esperienza di situazioni estreme, le deve giudicare con misura: non vi è strada che permetta di uscirne”” (in apertura)”,”RELC-274″ “MICCOLI Giovanni SCHWARZ Guri LEVI Fabio KOCH Francesca LUNADEI Simona GARRIBBA Pupa FARINELLI Fiorella GIOIA Annabella CRAINZ Guido”,”La memoria della legislazione e della persecuzione antiebraica nella storia dell’Italia repubblicana.”,”Comitato direttivo dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza: FANO Ester GHIONE Paola GRISPIGNI Marco NATOLI Claudio ORFEI Cecilia PARISELLA Antonio PIVA Francesco PORTELLI Alessandro ROCCHI Maria ROSSI-DORIA Anna SALVATI Mariuccia SCOPPOLA Pietro TAVIANI Ermanno”,”EBRx-048″ “MICCOLI Giovanni; TRANFAGLIA Nicola”,”Santa Sede e Chiesa italiana di fronte alle leggi antiebraiche del 1938. A cinquant’anni dalle leggi razziali in Italia (Miccoli); Gaetano Salvemini storico del fascismo (Tranfaglia).”,”””Vi era insomma un antisemitismo cattolico, parrebbe di poter concludere, che la lettura del decreto del Santo Uffizio offerta da padre Rosa pienamente legittimava, né tale lettura sembra una forzatura del decreto stesso. Non a caso del resto in quegli stessi anni un suo autorevole confratello, il padre G. Gundlach, scrivendone sul ‘Lexicon für Theologie und Kirche’, in un’opera quindi che voleva essere ed era di grande prestigio ed autorità nel contesto della cultura cattolica internazionale, poteva parlare di due tendenze presenti nel moderno antisemitismo: l’una non-cristiana («unchristlich»), di tipo «völkisch und rassenpolitisch», che combatte l’ebraismo semplicemente «wegen seines rassenmässigen und völkischen Andersseins», l’altra invece permessa («erlaubt»), orientata «staatspolitisch», che combatte l’ebraismo «wegen des übersteigerten und schädlichen Einflusses des jüdischen Bevölkerungesteils innerhalb deselben Staatsvolkes» (39). Il Gundlach non si nascondeva il fatto che tali due tendenze potevano mescolarsi e confondersi e stabiliva la liceità della seconda misura in cui si limiti a combattere, «mit sittlichen und rechtlichen Mitteln», il negativo influsso che la parte ebraica della popolazione esercitava nell’ambito della vita economica e politica, sul teatro, il cinema, la stampa, la scienza e l’arte («liberal-libertinistische Tendenze»). Erano esplicitamente escluse «leggi eccezionali contro cittadini ebrei in quanto ebrei» mentre i mezzi positivi venivano indicati nella «penetrazione della vita della società con spirito cristiano», in una lotta contro tutti gli elementi di corruzione e non solo quelli ebrei, in un rafforzamento dell’ebraismo dei fattori morali-religiosi contro gli «ebrei assimilati», di tendenza liberale e seguaci di un nichilismo morale, «che, privi di ogni legame nazionale e religioso, operano con intenti distruttivi contro l’umana società nell’ambito della plutocrazia internazionale come del bolscevismo internazionale». Era evidente l’intento di prendere nettamente le distanze dal montante antisemitismo nazionalsocialista e dalle false teorie sulla natura dell’uomo e sulla storia che ne costituivano la base, ma era evidente anche che un ampio spazio restava ad un antisemitismo disposto a farsi guidare dalla Chiesa; com’era evidente la piena legittimazione concessa così ad alcuni degli ‘slogan’ correnti contro gli ebrei, e sia pure in un contesto che corrispondeva agli stereotipi più tradizionali e correnti dell’antisemitismo cattolico non esclusivo appunto di gruppi di tendenza integrista (…)”” (pag 835) [(39) ‘Antisemitismus’, in ‘Lexicon für Theologie und Kirche’, I, Freiburg im Breisgau, 1933, c. 504 sg.. L’articolo richiama esplicitamente il decreto del Santo Uffizio del 1928 come attestazione della condanna da parte della Chiesa degli antisemitismi fondati su false teorie riguardo alla natura dell’uomo e alla storia. Per questo e per altri contributi sugli ebrei e sull’antisemitismo presenti in opere cattoliche di divulgazione culturale pubblicate in quegli anni in Germania, ed in genere per l’atteggiamento dei cattolici tedeschi verso gli ebrei, cfr., K. Thieme, ‘Deutsche Katholiken’, in ‘Entscheidungsjahr in der Endphase der Weimarer Republik’, hrsg. v. W.E. Mosse, Tübingen, 1965, pp. 271-287]”,”RELC-402″ “MICCOLI Giovanni”,”Francesco d’Assisi. Realtà e memoria di un’esperienza cristiana.”,”Giovanni Miccoli (Trieste 1933) è professore ordinario di storia della Chiesa presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Trieste. Ha pubblicato libri sulla riforma gregoriana e ha curato la sezione dedicata alla storia religiosa del secondo volume della Storia d’Italia Einaudi.”,”RELC-025-FSD” “MICCOLI Giovanni”,”I dilemmi e i silenzi di Pio XII.”,”Giovanni Miccoli (1933) insegna Storia della Chiesa all’Università di Trieste.”,”RELC-081-FL” “MICCOLI Giovanni”,”La Chiesa dell’ anticoncilio. I tradizionalisti alla riconquista di Roma.”,”Giovanni Miccoli è professore emerito di Storia della Chiesa nell’Università di Trieste, dopo aver insegnato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e all’Università di Venezia.”,”RELC-003-FMB” “MICCOLIS Stefano, a cura di Alessandro SAVORELLI e Stefania MICCOLIS”,”Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica.”,”MICCOLIS Stefano (Corato 1945-2009) studioso e interprete della cultura e della politica italiane fra Otto e Novecento, ha curato volumi e raccolte di scritti di Antonio Labriola: il Carteggio (in 5 volumi, 2000-2006), ‘La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alla ‘Basler Naxchrichten’ (1998), ‘L’Università e la libertà della scienza’ (2007), ‘Giordano Bruno scritti editi e d inediti (1888-1900)’ (con A. Savorelli). Contiene il capitolo: ‘Il marxismo e la politica socialista’ (pag 129-138) “”Le perplessità del filosofo su di una effettiva politica internazionalistica dei partiti socialisti europei punteggiano la corrispondenza privata. Labriola si era irritato per il comportamento della socialdemocrazia tedesca (e del “”Vorwärts”” in particolare) sulla questione d’Oriente, scoppiata di nuovo nelle prime settimane del 1897. A Luise Kautsky scriveva (13 marzo 1897): “”La triplice alleanza è diventata impopolare. E, mi dispiace dirlo, l’antico odio contro il tedesco ricomincia [in Italia]. […] Il ‘Vorwärts’ col suo contegno scettico ha irritato””. E scrivendo a Croce (l’11 marzo 1897), se la prendeva con i “”molti piccoli borghesi”” della Spd “”possessori di azioni delle banche creditrici della Turchia””; tacciando di quasi “”cretinismo”” il partito tedesco, incapace di “”capire una ‘situazione nuova’ perché Marx ed Engels 20 anni fa credevano utile la conservazione della Turchia contro l’invasione russa”””” (pag 132) [Stefano Miccolis, Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica, 2010; a cura di Alessandro SAVORELLI e Stefania MICCOLIS] Famosa intervista sulla questione di Tripoli del 1902. (pag 133) “”Io non sono il paladino di Marx – queste le parole conclusive del ‘Postscriptum’ all’edizione francese del ‘Discorrendo’-, ammetto tutte le critiche, sono io stesso in tutto ciò che dico un critico, non smentisco la sentenza: ‘comprendere è superare’; – ma mi conviene pur d’aggiungere, che ‘superare è aver compreso'”” (Saggi sul materialismo storico) (pag 135)”,”LABD-077″ “MICCOLIS Stefano, a cura di Alessandro SAVORELLI e Stefania MICCOLIS”,”Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica.”,”MICCOLIS Stefano (Corato 1945-2009) studioso e interprete della cultura e della politica italiane fra Otto e Novecento, ha curato volumi e raccolte di scritti di Antonio Labriola: il Carteggio (in 5 volumi, 2000-2006), ‘La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alla ‘Basler Naxchrichten’ (1998), ‘L’Università e la libertà della scienza’ (2007), ‘Giordano Bruno scritti editi e d inediti (1888-1900)’ (con A. Savorelli). “”Il pensiero di Marx – studiato intensamente sulle fonti negli anni 1890-1895 – diventa per Labriola non soltanto la concezione teorica della trasformazione socialista della società, ma anche un prezioso canone d’interpretazione della storia d’Italia. Il nuovo punto di vista teorico non porta, peraltro, Labriola ad abbandonare, bensì ad arricchire (di considerazioni strutturali) l’interpretazione spaventiana. In una concezione nella quale il pur decisivo «momento economico» non esaurisce da solo la comprensione dei fenomeni storici; come se «tutto il resto» fosse un «inutile fardello», un «accessorio», una «semplice bagattella»: «la storia, bisogna intenderla tutta integralmente», perché «in essa nocciolo e scorza fanno uno» (57). E con una consapevolezza – affinata da una più ampia e più approfondita conoscenza storica – della peculiare specificità della vicenda italiana nel contesto dell’Europa moderna. «La struttura sociale della Italia, – scriveva il filosofo al socialdemocratico tedesco Richard Fischer, il 22 aprile 1894 – (…) è ancora più arretrata dal livello considerato come presupposto nel ‘Manifesto del partito comunista’. Dobbiamo, teoricamente e praticamente, percorrere di nuovo tutto il cammino dello sviluppo, perché non siamo andati di pari passo con gli altri popoli». L’originale riflessione sul pensiero di Marx si accompagna costantemente, nell’ultimo decennio dell’attività intellettuale di Labriola, con lo sforzo di capire la storia d’Italia: Marx, del resto, doveva essere interpretato dal punto di vista del «cervello nazionale», così come Bertrando Spaventa aveva inteso ‘tradurre’ Hegel nella cultura del nostro paese. Nel primo dei ‘Saggi’ sul materialismo storico – ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’ (1895) – dopo aver accennato alla questione contadina come questione di grande rilievo per il successo storico del socialismo («Finché i contadini non saranno conquistati, non avremo sempre alle spalle quell”idiotismo della campagna’, che fa o rinnova inconsapevolmente appunto perché idiotismo, il 18 brumaio e il 2 dicembre»), Labriola presentava come «istruttivo» il caso dell’Italia. Paese che – scriveva – dopo aver dato «già su la fine del Medioevo l’avviata all’epoca capitalistica, uscì per secoli dalla circolazione della storia» (58). Ad Engels aveva scritto – il 3 agosto 1894 – che «primi a difendere la legittimità dell’interesse contro l’opinione scolastico-canonistica» erano stati due santi: San Bernardino da Siena e Sant’Antonino; e quest’ultimo era divenuto arcivescovo di Firenze «proprio l’anno (1378) in cui fu battuta la Comune proletaria (i Ciompi)», dopo della quale in Firenze aveva cominciato a «dominare» «la vera borghesia». «L’Italia d’allora – così chiudeva la lettera – è la preistoria del capitalismo»”” [Stefano Miccolis, ‘Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica’, a cura di Alessandro Savorelli e Stefania Miccolis, Milano, 2010] [(57) ‘Del materialismo storico’, in ‘Saggi sul materialismo storico’, cit., p. 83; (58) Ivi, pp. 47-49] (pag 117-118)”,”LABD-003-FC” “MICCOLIS Stefano SAVORELLI Alessandro TRABUCCO Oreste, a cura”,”Quaderni per l’ Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Labriola. I.”,”Comitato scientifico (Edizione nazionale delle opere di Antonio Labriola, agosto 2007): Tessitore (presidente), Punzo (segretario tesoriere), Agrimi Bravo Burgio Cacciatore Centi Cesa Ciliberto Cortesi Cotroneo D’Orsi Galasso Guaragnella Liguori Miccolis Postigliola Sasso Savorelli Siciliani de Cumis Turi Vacca Volpicelli Zanardo”,”LABD-129″ “MICHAL Bernard a cura, collaborazione di Pierre GUILLEMOT Eric de GOUTEL Michel HONORIN”,”Storia vissuta della guerra di secessione. Volume I.”,”””La fuga di uno schiavo è una perdita di capitale per il suo proprietario: perciò egli deve ritrovarlo, costi quello che costi. Gli è anche facile trovare chi gl rende questo servizio, perchè molte persone che sono abituate a vivere di espedienti si trasformano in cacciatori di negri; essi ricevono tre dollari al giorno, più un premio di quindici in caso di cattura. Il fuggitivo si dirige naturalmente verso nord e se può andare verso la “”ferrovia sotterranea””, cioè la strada del Canada, ove non può più essere persuito. Al Nord talora riesce anche a trovare qualcuno che lo aiuta, soprattutto fra i Quaccheri, ma queste persone sono molto rare. D’altra parte le leggi di tutti gli altri Stati non proteggono i fuggitivi, e i cacciatori potrebbero arrestarlo e ricondurlo dal suo padrone. (…) Non dobbiamo però fare generalizzazioni. La caccia agli schiavi esiste, è vero, ma molti proprietari vi rinunciano, non per buon cuore, ma perchè essa verrebbe loro a costare quanto comprare un altro schiavo “”nuovo””. Fu però proprio questa questione degli schiavi fuggitivi che, nel 1850, allargò la frattura fra il Nord e il Sud e portò a un nuovo compromesso””. (pag 29)”,”USAQ-085″ “MICHAL Bernard a cura, collaborazione di Pierre GUILLEMOT”,”Storia vissuta della guerra di Secessione. Volume II.”,”””Ulysses S. Grant non indugia a Washington. L’indomani mattina parte per ispezionare l’esercito del Potomac; la cosa lo occupa per ventiquattro ore, poi con il primo treno parte per l’Ovest. Innanzitutto deve stendere un piano di battaglia, poi cedere il comando a colui che considera il suo miglior subordinato, il generale Sherman. Del resto questi gli assimiglia molto: come lui proviene da West Point, come lui si è distinto nella guerra contro il Messico, come lui ha poi lasciato l’esercito per il mondo degli affari prima di riprendere servizio allo scoppio della guerra civile, e gli affari, in America, aguzzano la fantasia degli uomini. Grant comincia ad organizzare l’esercito di cui ora ha la responsabilità in quattro grandi settori operativi, che ocrrispondono alle quattro offensive che intende condurre. Il primo è il settore della Virginia, con l’esercito del Potomac, alla testa del quale lascia il generale Meade. (…) L’esercito del Potomac sarà affiancato dall’esercito del James, agli ordini di Butler (…). Il terzo settore, quello della Louisiana è affidato al generale Banks (…). C’è poi il quarto ettore, quello di Chattanooga, in cui Sherman comanda l’esercito del West.”” (pag 123-124)”,”USAQ-086″ “MICHAUD Jean-Claude”,”Teoria e storia nel “”Capitale”” di K. Marx.”,”””Il passaggio dalla produzione mercantile semplice al capitalismo non è un passaggio formale, un rovesciamento dialettico di tipo hegeliano, ma, come dice ottimamente il Denis (6), il passaggio da un «optimum di ripartizione» in una società dove domina la produzione individuale ad un «optimum di sfruttamento» nella società capitalistica antagonistica. La lotta delle classi è più che l’elemento motore dell’evoluzione (perché questo carattere potrebbe essere ancora compreso come un carattere teorico), la base stessa del sistema economico, che non bisogna mai perdere di vista nel corso dell’elaborazione teorica. Non sembra però che, limitandoci a questo, sfuggiremmo ad un circolo vizioso talora denunciato dagli economisti classici. In effetti Marx e soprattutto Engels, non hanno smesso di affermare che il ‘Capitale’ era destinato ad esporre scientificamente le basi economiche della lotta delle classi. Ciò vuol dire che la lotta delle classi non è che un fenomeno superficiale che maschera i fatti più fondamentali o semplicemente che questa lotta è inseparabile dalle strutture economiche che le corrispondono? Il problema appare abbastanza nettamente nel testo dell”Anti-Dühring’: «Si trattava invece da una parte di presentare questo modo di produzione capitalistico nel suo nesso storico e nella sua necessità nell’ambito di un determinato periodo storico, e quindi anche la necessità del suo tramonto, dall’altra, invece, di svelarne anche il carattere interiore, che ancora era rimasto celato, perché sinora la critica si era appuntata più sulle cattive conseguenze che sul processo della cosa stessa. Questo si ebbe con la scoperta del ‘plusvalore’» (7). Appare chiaro da questo testo, che non si può separare la lotta delle classi dalla sua base economica e dal suo senso nelle strutture capitalistiche. Se quindi si vuol comprendere la maniera in cui la teoria si allaccia con la storia, nel ‘Capitale’, bisogna collocare la lotta delle classi al centro dottrina, e, anche se essa non costituisce tutto il metodo, lo ispira da presso, in quanto essa impone di cercare sempre sotto le apparenze contraddittorie del sistema capitalistico il rapporto di classe che fonda la contraddizione”” [Jean-Claude Michaud, ‘Teoria e storia nel “”Capitale”” di Marx’, Feltrinelli, Milano, 1960] (pag 87-88) [(6) H. Denis, ‘La valeur’, cit., p. 105; (7) F. Engels, Antidühring, cit., pp. 33-34]”,”MADS-780″ “MICHAUT Victor”,”Le Centenaire du Manifeste. Un siècle de marxisme vivant. [Le Manifeste du Parti Communiste et le mouvement ouvrier français]”,”MICHAUT Victor membre du Bureau politique du Parti communiste français “”Rétablissant ainsi, contre les falsificateurs social-démocrates, le véritable enseignement de Marx et d’Engels sur l’Etat, Lénine a largement utilisé l’expérience de la Commune de Paris et des révolutions russes de 1905 et de 1917. “”En 1847, le “”Manifeste du Parti communiste”” proclamait que la première étape dans la révolution ouvrière est la constitution du prolétariat en classe dominante, la conquête de la démocratie””. Plus loin: “”L’Etat, c’est-à-dire le prolétariat organisé en classe dominante”” écrivaient Marx et Engels. C’est en parlant de ces données, en les approfondissant, que Lénine dans l”Etat et la Révolution’ écrira: “”Ne société capitaliste, nous n’avons qu’une démocratie tronquée, misérable, falsifiée, une démocratie uniquement pour les riches, pour la minorité…Seul, le communisme est capable de donner una démocratie réellement complète.”””” [Victor Michaut, Le Centenaire du Manifeste. Un siècle de marxisme vivant]”,”MFRx-335″ “MICHEA Jean-Claude”,”L’insegnamento dell’ignoranza.”,”MICHEA Jean-Claude insegna filosofia in un liceo di Montpellier. E’ autore di ‘Orwell, anarchiste tory’ (1995), ‘Les Intellectuels, le peuple et le ballon ronde’ (1998), ‘Impasse Adam Smith’ (2002) (tradotto in it. ‘Il vicolo cieco dell’economia’ 2004) “”C’è una relazione nascosta tra queste due parole: libertà e commercio”” (A. de Tocqueville) (pag 87) “”Diffidate dei sogni di gioventù, finiscono sempre col realizzarsi”” (Wolfgang Goethe) (pag 93) “”Dietro alla falsa umanità dei moderni, si nasconde una barbarie ignorata dai loro predecessori”” Friedrich Engels, Lineamenti di una critica dell’economia politica (1843) (pag 59) (J.C. Michea, L’insegnamento dell’ignoranza)”,”GIOx-053″ “MICHÉA Jean-Claude”,”I misteri della sinistra. Dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto.”,”Jean-Claude Michéa (1950) è un docente e filosofo francese. Tra le sue opere ‘L’insegnamento dell’ignoranza’ (2005), ‘L’impero del male minore’ (2008), ‘Il violo cieco dell’economia di sorpassare a sinistra il capitalismo’ (2012). Tesi ‘liberalismo culturale della sinistra’ “”Se le denominazioni non sono corrette, i discorsi non sono conformi alla realtà, e se i discorsi non sono conformi alla realtà, le azioni intraprese non raggiungono il loro scopo”” (Confucio) (in apertura) Nel testo molte brevissime citazioni di Marx ed Engels “”trovare in ciò che è più antico ciò che è più moderno”” (Marx) (a proposito del periodo primitivo di ciascun popolo) (sulle società precapitalistiche), (…) sarebbe possibile edificare una società che rappresenti una “”rinascita, in una forma superiore, di un tipo sociale arcaico”” (secondo la formula che Marx aveva preso in prestito dall’antropologo americano Lewis Morgan) (pag 39) Né Marx né Engels hanno mai pensato di definirsi uomini di sinistra (pag 57) (l’unico uso sistematico che Marx abbia mai fatto dell’opposizione destra-sinistra è sempre stato strettamente filosofico) “”Ogni rivendicazione di uguaglianza che ‘va oltre’ finisce necessariamente nell’assurdo”” (Antidühring) (pag 87-88)”,”TEOC-754″ “MICHEL Henri; BIANCHI Gianfranco (appendice)”,”La guerra dell’ ombra. La Resistenza in Europa.”,”Henri MICHEL è D del Centro Francese della Ricerca Scientifica. E’ uno dei maggiori competenti della storia della 2° GM al cui studio e alla cui interpretazione si dedica da molti anni. Sono da ricordare: -Les courants de pensée de la Resistance -Vichy, année 1940 -Storia della Seconda guerra mondiale”,”ITAR-012″ “MICHEL Franck”,”L’ Indonesie éclatée mais libre. De la dictature à la democratie (1998-2000).”,”Franck MICHEL, antropologo, storico, ricercatore indipendente, è pure direttore della rivista di scienze umane ‘Histoire et Antrhropologie’ (Strasburgo). E’ autore di varie opere sull’ Indonesia.”,”ASIx-033″ “MICHEL Henri”,”La seconde guerre mondiale. 1. Les succes de l’ axe (septembre 1939 – janvier 1943).”,”””Secondo lui (Hitler, ndr), un grande esercito, un’ industria potente, non era possibile confinarli in una superficie ristretta. Ciò che faceva ‘la forza dell’ Impero russo, non era una forza puramente umana, né in quantità, né soprattutto se si considera il valore personale degli individui; è la forza di un Impero gigantesco’ “”. (pag 274)”,”QMIS-065″ “MICHEL Henri”,”La seconde guerre mondiale. 1. Les succès de l’ Axe. 2. La victoire des Alliés.”,”La seconda guerra mondiale è stata un cataclisma che ha cambiato il mondo. Di fronte al problema di sapere cosa è successo in questi sei anni il compito della prima generazione di storici è stato quello di raccogliere i fatti, di ricercare e salvaguardare le testimonianze, di inventoriare le fonti, di cercarle nei fondi dei villaggi e delle città. Questo è il lavoro a cui si è dedicato Henri MICHEL (1907-1986) e il Comité d’ histoire de la Deuxieme Guerre mndiale che ha animato per più di trent’anni. L’ opera di MICHEL è dunque un libro fondatore, una sintesi di storia cronologica che consente agli storici della nuova generazione ulteriori ricerche. “”Numero di aerei (produzione mensile): Gran Bretagna: Settembre 1939: 93 Aprile 1945: 900 URSS: 1939: 580 1945: 1.500 USA 1941: 312 1945: 2.785 Germania: 1939: 150 Novembre 1944: 2.325 Italia: 1939: 270 Settembre 1943: 240 Giappone: Dicembre 1941: 650 Agosto 1945: 2.557″” (pag 886)”,”QMIS-071″ “MICHEL Louise”,”La Commune. Histoire & souvenirs. I.”,”””Malgrado l’ insistenza di Parigi nel richiedere delle sortite, fu solo il 19 gennaio che il governo acconsentì di lasciare la guardia nazionale tentare di riprendere Montretout e Buzenval””. (pag 90)”,”MFRC-093″ “MICHEL Louise”,”La Comune.”,”””La proclamazione della Comune fu splendida. Non era la festa del potere, ma la cerimonia del sacrificio: si sentiva che gli eletti erano votati alla morte. Il pomeriggio del 28 marzo, sotto un sole magnifico che ricordava l’ alba del 18, il 7 germinale, anno 79 della repubblica, il popolo di Parigi che il 26 aveva eletto la propria Comune, inaugurò la sua entrata nel palazzo della città. (…) Tutte le musiche suonano la ‘Marsigliese’ e il ‘Canto della partenza’. Un uragano di voci ne ripete il ritornello. Tanti vecchi abbassano la testa verso terra: si direbbe che ascoltino la voce dei martiri della libertà. Sono gli uomini di giugno e di dicembre; alcuni già tutti bianchi, alcuni del 1830, Mabile, Malezieux, Cayol. L’ unico potere che avrebbe potuto far qualcosa era la Comune, composta d’uomini d’intelligenza, di coraggio, di onestà a tutta prova, i quali tutti avevano dato incontestabili prove di devozione e di energia. Il potere invece li annientò, non lasciando loro che un’ indomabile volontà per il sacrificio: seppero morire eroicamente. Ma il potere è maledetto, e per questo io sono anarchica. La sera stessa del 28 marzo, la Comune tenne la sua prima seduta, inaugurata con atto degno della grandezza di quel giorno: fu deciso infatti, per evitare questioni personali, nell’ ora in cui gli individui dovevano entrare nella massa rivoluzionaria, che i manifesti non avrebbero portato altra firma che questa: La Comune.”” (pag 161)”,”MFRC-117″ “MICHEL Henri”,”La guerra dell’ombra. La Resistenza in Europa.”,”MICHEL Henri, direttore del Centro francese della ricerca scientifica (CNRS) è studioso della seconda guerra mondiale . Ha scritto pure ‘Les courants de pensée de la Résistance’ e ‘Vichy, année 1940’, oltre a una storia del secondo conflitto mondiale.”,”QMIS-124″ “MICHEL Henry PIROMAGLOU Comninos GROENEVELD Eduard G. CATALANO Franco JANECEK Oldrich TUDMAN Franjo PINTER Istvan MATEI Gheorghe COLLOTTI Enzo GIOVANA Mario LEGNANI Massimo ARBIZZANI Luigi CASALI Luciano, relazioni e comunicazioni”,”Aspetti sociali ed economici della resistenza in Europa.”,”Relazioni e comunicazioni di MICHEL Henry PIROMAGLOU Comninos GROENEVELD Eduard G. CATALANO Franco JANECEK Oldrich TUDMAN Franjo PINTER Istvan MATEI Gheorghe COLLOTTI Enzo GIOVANA Mario LEGNANI Massimo ARBIZZANI Luigi CASALI Luciano Comitato scientifico: Marino BERENGO Alfredo BRUSONI Franco CATALANO Bianca CEVA Enzo COLLOTTI Carlo FRANCOVICH Giuseppe MARTINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Claudio PAVONE Piero PIERI Guido QUAZZA Leo VALIANI”,”ITAR-152″ “MICHEL Serge BEURET Michel, fotografie di Paolo WOODS”,”Cinafrica. Pechino alla conquista del continente nero.”,”Serge MICHEL è corrispondente per ‘Le Monde’ dall’Africa occidentale: nel 2001 ha ricevuto il premio giornalistico A. Londres. Michel BEURET è caporedattore esteri della rivista ‘L’Hebdo’. Ha fatto reportage da Cina e Africa Paolo WOODS fotografo ha viton nel 2004 il World Press Photo Award per reportage in Iraq. Altro libro di due degli autori: – Pianeta petrolio. Sulle rotte dell’oro nero (2004), di Paolo Woods, Serge Michel e Serge Enderlin “”Proverbio cinese: ‘Quando l’albero si sposta, muore. Quando l’uomo si sposta, può trovare una fortuna’”” (pag 49)”,”CINE-046″ “MICHEL Henri”,”La Seconda Guerra Mondiale.”,”Henri Michel, direttore della Revue d’Histoire de la Deuxième Guerre Mondiale, presidente onorario del Comitato internazionale di Stato della seconda guerra mondiale, ha pubblicato: Histoire de la Résistance française, La guerre de l’ombre, La seconde guerre mondiale.”,”QMIS-006-FL” “MICHEL Jean, con la collaborazione di Louis NUCERA”,”Dora. Nell’inferno del campo di concentramento dove gli scienziati nazisti preparavano la conquista dello spazio.”,”””Affermo una cosa sola: che Dornberger, Von Braun, Gröttrup e tutti gli scienziati che troppo comodamente vengono definiti “”scienziati di Peenemünde”” erano perfettamente al corrente di crimini che venivano perpretati a Dora. Numerosi compagni li hanno visti nel tunnel e nei laboratori. Affermo inoltre che anche prima dell’assorbimento definitivo da parte della piovra Dora, nel gennaio 1945, la fabbricazione in serie di un prototipo che era lontano dall’essere pronto richiedeva un contatto continuo tra i ricercatori di Peenemünde e gli esecutori di Dora”” (pag 115)”,”GERN-178″ “MICHEL Henri”,”Les mouvements clandestins en Europe (1938-1945).”,”La resistenza passiva popolare in Europa. “”La ‘Résistance passive’ populaire fut spontanée; mais elle a revêtu bien des formes. Elle pouvait engendrer des erreurs ou des lenteurs de fabrication, accumuler les obstacles aux exigences allemandes, proposer des contre-propositions inopérantes. Elle ne s’inspirait pas forcément d’un esprit résistant. Beaucoup de réfractaires au S.T.O. voulaient seulement se cacher pour échapper aux dangers d’une Allemagne bombardée. (…)”” (pag 12-13)”,”EURx-345″ “MICHEL Henri”,”La guerra dell’ombra. La Resistenza in Europa.”,”Henri Michel, già direttore del Centro francese della ricerca scientifica (CNRS) è studioso della seconda guerra mondiale . Ha scritto pure ‘Les courants de pensée de la Résistance’ e ‘Vichy, année 1940’, oltre a una storia del Secondo conflitto mondiale. “”I comunisti, secondo la loro specifica visuale, conferivano la massima ampiezza al concetto del sabotaggio. A loro modo di vedere, ogni abitante di paese occupato – pubblico impiegato, casalinga, operaio, contadino, intellettuale – era in grado di danneggiare una parte, sia pure minuscola, della macchina bellica tedesca. I giovani ad esempio potevano, «anche senz’armi, nuocere al nemico strappando i cartelli indicatori, incendiando gli uffici di assunzione, demolendo le vetrine, castigando i traditori». Le casalinghe avevano l’occasione di «dare l’assalto ai depositi di viveri destinati ai tedeschi, riprendendosi in tal modo le derrate rubate». Certo, questo sabotaggio generalizzato avrebbe potuto causare grosse difficoltà – «era un terribile problema, quello del pane quotidiano» – ma era necessario per seminare nell’animo dell’occupante, timore, sgomento e un senso d’impotenza; «i ripetuti sabotaggi costringono il nemico a presidiare le zone delicate, immobilizzando migliaia di soldati». Per distruggere il potenziale nemico, i capi militari Alleati contavano soprattutto sui bombardamenti, sui cui effetti si facevano un’idea esagerata; ma il SOE era convinto che i sabotaggi costavano meno caro e potevano forse mostrarsi più efficaci dei bombardamenti. In Francia, ad esempio, un bombardamento delle officine Peugeot, che fabbricavano carri armati, aveva distrutto numerosi depositi e reparti, ma non aveva interrotto la fabbricazione. Degli agenti SOE, allora, contattarono la famiglia Peugeot, che si rivelò favorevole agli Alleati e accettò che in certi punti ben scelti della fabbrica fossero disposte piccole cariche esplosive, così da disorganizzarla senza distruggerla, con rispamio d’inutili rovine e di vite umane. Questo sistema non venne generalizzato; i bombardamenti erano più spettacolari e, dopo la conferenza di Anfa, gli inglesi, per vincere la guerra a minor costo, fecero affidamento soprattutto su questi. I governi in esilio non erano molto entusiasti di fronte alle prospettive di una massiccia distruzione, ad opera di continui sabotaggi, delle ricchezze dei loro paesi: specialmente Benes e il governo olandese. Ma i resistenti erano ancora più spaventati dalle conseguenze dei bombardamenti alla cieca, che spesso mancavano il bersaglio, facedno il deserto nelle loro citt, ridotte a un carnaio umano. I norvegesi, nel novembre 1943, protestarono contro il martellamento delle officine d’acqua pesante di Rjukan e Vemork, ad opera di 158 fortezze volanti, perché le perdite materiali e umane erano sproporzionate ai risultati”” (pag 209-210)”,”ITAR-045-FV” “MICHEL Henri”,”Pétain et le régime de Vichy.”,”””Gli “”operai”” erano i non amati di Vichy, i meno rispettati, i meno protetti, i più disprezzati. Il discredito che gravava sulle città si rifletteva su di loro, abitanti dei sobborghi; dalle loro richieste – il loro sordido materialismo, aveva detto P.E. Flandin – non furono loro all’origine dei disordini sociali? Non erano loro all’origine dei disordini sociali? Non seguivano troppo spesso i ‘cattivi pastori’ comunisti, socialisti e sindacalisti? Non si erano sacrificati a un dannoso internazionalismo, con il rischio di indebolire la patria, o la terra di accoglienza, poiché alcuni di loro erano stranieri? In teoria, il regime non voleva che il bene del lavoratore, il maresciallo stigmatizzava i cattivi padroni che, con i loro abusi, rendevano cattivi i lavoratori; voleva rieducarli integrandoli in un nuovo contesto economico e sociale, e impedire loro di nuocere fino a quando non fossero cambiati. I lavoratori erano inoltre privati dell’assistenza dei partiti per i quali avevano votato, socialisti e soprattutto comunisti; non erano assolutamente privi di sindacati, dal momento che alcuni dirigenti sindacali, guidati da Belin, avevano concluso un patto con Vichy. Ma, d’altra parte, si perse il diritto di sciopero, e quindi ogni possibile risposta, e i sindacati ufficiali, dove non potevano scegliere i propri delegati, non ispiravano loro molta fiducia”” (pag 108-109) “”Les ‘ouvriers’ étaient les mal-aimés à Vichy, les moins respectés, les moins protégés, les plus décriés. Le discrédit qui pesait sur les villes rejaillissait sur eux, habitants des faubourgs; par leurs revendications – leur matérialisme sordide, avait dit P.E. Flandin – n’étaient-ils pas à l’origine des troubles sociaux? N’avaient-ils pas à l’origine des troubles sociaux? N’avaient-ils pas trop souvent siuivi les «mauvais bergers» communistes, socialistes et syndicalistes? N’avaient-ils pas sacrifié à un internationalisme nocif, au risque d’affaiblir leur patrie, ou leur terre d’acceuil, puisqu’une partie d’entre eux étaient des étrangérs? Théoriquement, le régime ne vuet que du bien à l’ouvrier; le maréchal stigmatise les mauvais patrons qui, par leurs abus, font les mauvais ouvriers; il veut rééduquer ceux-ci en les intégrant dans un nouveau contexte économique et sociale, et les empêcher de nuire tant qu’ils n’auront pas changé. Aussi bien les ouvriers sont privés du concours des partis pour lesquels ils votaient, socialiste et surtout communiste; ils ne sont pas absolument privés de syndicats, puisque certains leaders syndicaliste, Belin en tête, ont conclu un pacte avec Vichy. Mais, par contre, il sont perdu le droit de grève, donc toute riposte possible, et les syndicats officiel, où ils ne choisissent pas leurs délégués, ne leur inspirent guère confiance”” (pag 108-109) Review: Les « Mémoires » de René Belin: de la CGT à Vichy Reviewed Work: La vie de la France sous l’occupation by René Belin Review by: Henry Rousso Revue d’histoire de la Deuxième Guerre mondiale 29e Année, No. 116, QUESTIONS ÉCONOMIQUES DES ANNÉES 1940-1950 (OCTOBRE 1979), pp. 115-119 (5 pages) Published By: Presses Universitaires de France”,”FRAV-184″ “MICHELAGNOLI Giovanni”,”Amintore Fanfani. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Fanfani nel ’31 giura fedeltà al fascismo (pag 17) Fanfani negli anni Trenta riteneva assolutamente necessaria la politica coloniale dell’Italia ma era contrario all’avvicinamento alla Germania nazista (pag 18) Fanfani e la crisi del capitalismo (pag 32-35) “”Per diverse ragioni Fanfani iniziò a ritenere che il sistema capitalistico stesse attraversando, negli anni Trenta, una crisi che avrebbe determinato la necessità di un suo superamento. La crisi del ’29 era stata, in effetti, un evento che aveva esercitato una grande impressione sulle menti di intellettuali, sociologi ed economisti in genere: eterogee furono le posizioni di costoro in merito alle ragioni che sembravano averla determinata. La lettura marxiana individuava la ragione principale della depressione nel fine stesso cui tendeva l’economia capitalistica: la massimizzazione di plusvalore. Perseguire tale obiettivo determinava, come si è visto, la decadenza del saggio di profitto e il conseguente annientamento del sistema, di cui la crisi rappresentava indizio dal forte tenore probatorio. Completamente antitetica fu la posizione assunta dagli economisti neoclassici. La crisi, paiono suggerire Hayek e Schumpeter, è un fenomeno connaturato all’essenza stessa del capitalismo: rientra nella sua naturale articolazione dinamica. Hayek, agli onori delle cronache in quegli anni anche per una sua feroce polemica con J.M. Keynes, giunse a definirla persino benefica poiché epurava il sistema dalle imprese inefficienti e, tramite tale selezione, consentiva la sopravvivenza di quelle più solide. Si comprende allora come l’economista tedesco avversasse la politica monetaria quale strumento espansivo e proponese invece il non intervento. (…) Anche la posizione di Schumpeter a questo proposito è da tenere presente. I cicli economici, lo si desume dalla storia del sistema capitalistico, sono dovuti allo “”sciame”” di innovazioni introdotte nel sistema. Se si considera che l’introduzione di innovazioni determina la rottura delle resistenze a quanto si presenta di nuovo e diverso rispetto alle linee tradizionali di processo produttivo, si vede come l’imprenditore venga a essere portatore di una creatività distruttiva. Egli riesce infatti a superare le convenzioni e le tradizioni a livello di tecnologia produttiva, di commercializzazione del prodotto, di promozione dello stesso. Ma è altresì distruttore, esploratore di un mondo sconosciuto. Se dunque, ad un certo momento, il capitalismo mondiale attraversa una fase di crisi, per quanto dura e dagli effetti devastanti, ciò fa parte del gioco e delle sue regole. Su questa stessa lunghezza d’onda sembrava porsi Del Vecchio, il quale già prima della crisi del ’29, aveva denunciato la caducità del capitalismo, precarietà che dominava “”tutto in questo mondo”” (34), ma precisava poi che le crisi, di qualsiasi genere fossero, erano elementi ineluttabili del sistema economico capitalistico. “”Le oscillazioni del sistema -concludeva – saranno inevitabili fino a che l’economia sarà un’economia progressiva”” (35). Analoga, nella sostanza, fu l’interpretazione suggerita da Francesco Vito (36) alcuni anni dopo. (…) Fanfani si avvicina alla problematica della crisi del capitalismo partendo da un esame critico della letteratura; numerose sono nei primi anni Trenta le sue recensioni a opere dedicate a questo tema (41). Fu proprio grazie alla sua attività di recensore che egli si imbatté nel volume collettaneo ‘La crisi del capitalismo’ (42), edito dalla Scuola di scienze corporative dell’Università di Pisa. Lo studio di questo volume gli permise di avvicinarsi al pensiero dell’economista e storico Gaëtan Pirou (43), le cui opere tanta parte avrebbero avuto in successive elaborazioni fanfaniane. (…) La posizione di Fanfani sulla crisi del capitalismo, che ben emerge da ‘Declino del capitalismo e significato del corporativismo’, si articolava essenzialmente su tre direttrici di pensiero. La grande depressione in se stessa, non sarebbe bastata, in nessun caso, a determinarla. Crisi nel sistema capitalistico, spiega, ce n’erano sempre state, ma nessuna ne aveva determinato il declino o addirittura la morte. Non credeva al determinismo storico, e in questo pareva rifarsi alle posizioni di Del Vecchio e Vito. (…)”” (pag 33-34) (34) G. Del Vecchio, Il problema della stabilità del sistema economico capitalistico, in “”Economia””, vol 7, maggio-agosto 1925, 5-8, p.47 (35) Ivi, p. 51 (36) (…) per il lettore interessato a una rassegna breve, ma esauriente del dibattito fra gli economisti italiani, si segnala G. Gattei C. Mingardi, ‘Crisi nel o crisi del sistema? Gli economisti italiani leggono la grande crisi, 1929-1934, in ‘Società e storia, 1993, pp. 59-118 (37) F. Vito, Il problema della stabilità del capitalismo nella recente letteratura, in ‘Rivista internazionale di scienze sociali, vol. 2, 1931, p. 585 (38) Ivi, p. 590 (39) Ibidem (40) Ivi, p. 595 (…)”,”ITAP-190″ “MICHELAT Guy SIMON Michel”,”Les ouvriers et la politique. Permanence, ruptures, réalignements.”,”Guy MICHELAT è direttore di ricerca emerito al CNRS (CEVIPOF SCIENCES PO). Ha scritto ‘Dimensions du nationalisme (con J.P.H. THOMAS, ‘Les francais sont-ils encore catholiques? (in collab.) Cerf 1991. M. SIMON è professore emerito all’ Univ. des sciences et technologies de Lille. Declino del sinistrismo operaio, fine del voto di classe, ascesa del voto di destra, della xenofobia e del FN Inchiesta. Senso di appartenenza alla classe. “”Riassumiamo. Un doppio movimento si mette in opera in poco più di dieci anni (inizio anni 1980 – inizio anni 1990). Il sentimento di appartenere a una classe sociale segna un netto arretramento nel gruppo operaio e in quelli che gli sono prossimi. Si mantiene, anzi si rafforza tra i non operai. L’ identificazione ‘classe operaia’ arretra fortemente, a vantaggio di altre identificazioni di classe, in particolare della ‘classe media’. In totale, il sentimento di classe si consolida notevolmente nella frazione non operaia della popolazione (in particolare nel salariato medio e superiore). Esso implode nel gruppo operaio, ove era un tempo il più vivace.”” (pag 152)”,”MFRx-267″ “MICHELET Jules”,”Il popolo.”,”Quando scrive ‘Il popolo’, MICHELET è già diventato, da studente povero nutrito di ricordi della rivoluzione, professore al College de France, rievocatore stimato e celebrato della grandezza del passato nazionale francese. La fecodna ambiguità di questa tipica categoria romantica, il popolo, che è insieme classe sociale, origine sociale, stato d’animo, cultura, volontà e sentimento ha trovato in quest’opera, saggio, inchiesta e autobiografia ideale la sua formulazione più felice.”,”FRAD-022″ “MICHELET Giulio, a cura di Francesco ACERBO”,”Storia di Roma.”,”””La lingua di un popolo è il monumento più importante della sua storia”” (introduzione, pag 43)”,”STAx-091″ “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume primo.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-020-FL” “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume secondo.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-021-FL” “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume terzo.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-022-FL” “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume quarto.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-023-FL” “MICHELETTA Luca / GENTILE Emilio / ALIBERTI Giovanni /”,”La dichiarazione dell’uguaglianza di diritti alla Germania dell’11 dicembre 1932 (Micheletta) / Un’apocalisse della modernità. La Grande guerra e il Mito della Rigenerazione politica (Gentile) / L’Italia politica dal Risorgimento al fascismo: un’interpretazione a confronto (Aliberti); Verso la Colonia eritrea: la legislazione e l’amministrazione (1887-1889) (Volterra).”,”A. Gramsci ‘apocalittico’ sulla Grande guerra (pag 775 e seguenti) nel saggio di E. Gentile”,”STOx-283″ “MICHELI Alfredo”,”Ansaldo 1950. Etica del lavoro e lotte operaie a Genova.”,”Saggio introduttivo: ‘I ‘grandi costruttori’: etica del lavoro, miti produttivistici e lotte operaie a Genova, 1949-1951′. Alfredo MICHELI, nato a Genova nel 1919, ha partecipato alla Resistenza nei Gap, ha lavorato all’ Ansaldo dal 1935 al 1977. Entrato come apprendista è poi diventato operaio specializzato ed infine impiegato tecnico, anche per il suo impegno di autodidatta. Fu responsabile del Comitato di stabilimento nel 1950 e consigliere comunale di Genova dal 1964 al 1976, eletto nelle liste del PCI. Antonio GIBELLI è nato nel 1942 a Genova dove insena storia moderna. Ha diretto ‘Movimento operaio e socialista’. E’ autore di ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Firenze, 1968) e ‘La prima guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”MITT-040″ “MICHELI Silvio”,”Tutta la verità.”,”Nel personaggio del vecchio operaio “”Aggefatto”” che con la sua esperienza supplisce alle carenze tecniche della direzione, è sintetizzato il vasto movimento per la partecipazione alla direzione delle imperse, condotto sotto l’insegna dei consigli di gestione.”,”VARx-283″ “MICHELI Mino”,”I vivi e i morti.”,”Mario Micheli, vecchio militante socialista, nato a Leno, Brescia nel 1902, si iscrisse al PSI nel 1919. Più volte arrestato dalla polizia fascista, partecipò fin dal 1942 alla ricostituzione del PSI a Milano. E’ invalido della guerra partigiana. Arrestato dalla banda Kock fu inviato a Mauthausen.”,”ITAR-016-FV” “MICHELI Alfredo”,”Ansaldo 1950. Etica del lavoro e lotte operaie a Genova.”,”- L’inizio della gestione operaia – Le attività politiche e culturali in appoggio alla produzione autogestita – La produzione autogestita a pieno ritmo, fino alla conclusione”,”ECOG-002-FV” “MICHELI Silvio”,”Tutta la verità.”,”Silvio Micheli è nato a Viareggio il 6 gennaio 1911. Fece vita d’impiegato, in industrie di diverse città italiane e nei primi anni di guerra era a Napoli. Di giorno lavorava al suo tavolo di disegno e di notte scriveva. Un po’ la vita che racconta in ‘Pane duro’, un mondo di fatica e di speranza, di giornate grige e arrovvellate, di figure magre e testarde. E’ questo pure il mondo di ‘Tutta la verità’ o meglio il monda da cui questo nuovo romanzo prende le mosse. Un reduce dalla Germania (ingegnere di una famiglia un tempo agiata e ora quasi sul lastrico), torna alla fabbrica di Napoli dove lavorava prima della guerra. Lo sguardo degli operai gli sembra significare qualcosa che non riesce ancora ad intendere. Questo romanzo ci porta al centro dei problemi dell’industria italiana del dopoguerra. La media industria è assorbita dal grande capitale monopolistico, la fabbrica napoletana in cui Micheli alvorava è diventata filiale d’un grande complesso del nord. A sua volta tutta l’industria italiana ruota nell’orbita americana e la produzione è vincoalta da direttive estranee e antieconomiche. La crisi della classe dirigente mette in evidenza interessi produttivi e capacità di direzione da parte della classe operaia…. (pag 7-9)”,”CONx-012-FV” “MICHELI Lorenzo”,”Il maquis dimenticato. La lunga resistnza degli anarchici spagnoli.”,”””In tanti avevamo discusso con chi in Spagna c’era andato per davvero, come Umberto Marzocchi. Anche se ci sembrava impossibile che quell’anziano signore, dall’aspetto tanto severo ed elegane, fosse stato il commissario politico della colonna “”Ascaso”””” (pag 7, introduzione) Maquis,fr., propriamente ‘macchia’ dal ‘corso’ macchia. Organizzazione partigiana francese nella seconda guerra mondiale Resistenza degli spagnoli in Francia nel corso della Seconda guerra mondiale (pag 19-22) “”I fuoriusciti, quando la linea Maginot era stata squarciata dai ‘panzer’ di Guderian e di von Rundstedt, avevano subito dimenticato le umiliazioni a cui li avevano sottoposti i fucilieri senegalesi egli ‘spahis’ marocchini, quando, sfiniti loro avevano passato la frontiera. Le armi immediatamente sequestrate, i contenuti degli zaini e dei tascapane rovesciati nei fossi, sotto gli occhi colmi di impotente stupore dei soldati annichiliti dalla sconfitta e dalle marce forzate attraverso i passi di La Cerbére e di Le Perthus ricoperti di neve e di ghiaccio. Avevano subito scordato i campi di concentramento di Argelès, Vernet d’Ariège e Septfonds, dove i francesi li avevano ammassati sulle spiagge battute dal vento incessante a morire a centinaia, feriti gravi compresi, divorati dai pidocchi, per le mancanze di cure e per il poco cibo. Mentre i giornali esortavano a chiudere: «… le nostre frontiere alle bande armate della FAI (Federación Anarquista Ibérica) e del POUM», ai combattenti repubblicani, tutti, senza eccezione alcuna: «violatori di monache, ladri e assassini». Quella stessa Francia che li aveva poi costretti alla scelta tra entrare a far parte delle Compagnies de Travailleurs Étrangers’, o a essere arruolati a forza, loro, furibondi antimilitaristi, nei Bataillons della Legione, dove erano finiti in qundicimila, o nei reggimenti di marcia dei Fucilieri del Ciad. In tremila addirittura erano stati spediti a costruire la Transahariana e a morire di dissenteria nei cinquanta gradi all’ombra nel campo di concentramento di Hadjerat M’Guil in pieno deserto. Là dove non piove mai. E malgrado tutto, erano stati gli spagnoli a gettarsi per primi nella resistenza ai tedeschi, quando tanti francesi avevano creduto ai miti d «Dio, Patria, Famiglia» del maresciallo Pétain, e i comunisti erano ancora tramortiti dal patto Ribbentrop-Molotov. Per loro il dilemma che attanagliava tanti francesi riguardo la fedeltà a Pétain era inesistente. La resistenza era lo stato naturale degli esiliati spagnoli. «Continuavano una guerra che era cominciata dietro le barricate di Barcellona, e Madrid, avevano già combattuto le truppe tedesche e italiane nel loro proprio paese, e ora fecevano lo stesso in Francia». Un reparto formato soltanto da spagnoli aveva difeso a Dunkerque fino all’ultimo uomo la posizione di Bray-Les-Dunes, mentre i soldati francesi si sparavano l’un contro l’altro per salire sulle poche imbarcazioni che li dovevano trarre in salvo. Più di seimila tra di loro erano stati uccisi in combattimento, mentre tenevano le trincee davanti ai ‘panzer’ che avrebbero poi occupato Parigi. (…) A migliaia i combattenti spagnoli avevano fatto parte delle formazioni partigiane delle Alpi della Garonna, dei ‘maquis’ della Dordogna, del Pic Violent, del Massif Central come del Limousine e di quello della Montagne Noire. (…) Spagnoli, assieme a polacchi, rumeni, italiani e ebrei, erano stati i ‘commando’ della Mano d’Opera Immigrata che agivano a Parigi e in tutto l’Ile de France. (…) Sempre gli spagnoli avevano iniziato il sabotaggio nelle retrovie tedesche, quando tutto sembrava perduto sotto l’incalzare delle armate naziste, e bastava un cartello stradale divelto per finire al muro. Era stato il ‘Caraquemada’, l’atletico anarchico, che da bambino aveva sognato di diventare un pugile (…) a far saltare in aria assieme ai suoi uomini il treno della ‘Das Reich’, che tornava dall’aver massacrato 642 infelice ad Oradour. Quell’azione, pazza e inaspettata, era stata una stilettata dritta al cuore per l’alto comando germanico, che era letteralmente impazzito dalla rabbia. Spagnoli e quasi tutti anarchici erano stati i ‘passeurs’ del ‘Réseau Pat O’Leary’, diretti da Francisco Ponzán un ex esploratore della ‘Rojo y Negra’. (…) Anche il POUM ha i suoi ‘passeurs’ che, da Lione a Marsiglia, guidano i fuggiaschi in Spagna. La ‘catena’ la dirige Wilebaldo Solano, uno dei tanti giovani intellettuali che sono stati attivi nel movimento durante la guerra civile. Anche se l’anima del ‘réseau’ è Antonio ‘Toni’ Franqueza, il ‘passeur’ più temerario e spericolato. I fuggitivi appena discesi dai Pirenei trovano riparo nei villaggi di minatori dei bacini della lignite e dello zinco, passano sull’antico ponte che i romani hanno costruito sul Segre e che in tanti vogliono sia il più bello di tutta la Spagna, e finalmente arrivano a Lerida, l’antica roccaforte del POUM. Qui li aspettano i camion che li porteranno ai consolati inglesi di Valencia e Barcellona’ (pag 19-22)”,”ANAx-461″ “MICHELI Mino”,”I vivi e i morti.”,”‘Vecchio militante socialista, Mino Micheli è uno dei tanti uomini che per mezzo secolo hanno animato la vita politica italiana di quella “”passione civile”” che il fascismo prima, il nazismo poi, cercarono di soffocare. Molti pagarono portando questa “”passione”” fin dentro i campi di concentramento. Dei tanti, i più, nessuno ha mai detto la storia individuale, fusasi nella più grande tragedia collettiva che i nomi di Dachau, Buchenwald, Auschwitz, Mauthausen, evocano. Superstite di quest’ultimo campo, Micheli con questo libro rende testimonianza ai connazionali che, in quell’inferno, incontrò compagni di lotta contro il nazifascismo. (…)’ (quarta di copertina) Mino Micheli, nato a Leno (Brescia) il 21 dicembre 1902, si iscrisse al PSI nel 1919. Più volte arrestato dalla polizia fascista, partecipò fin dal 1942 alla ricostituzione del Partito socialista a Milano. È invalido della guerra partigiana; arrestato dalla banda Koch, fu inviato a Mauthausen. ‘Scrittore ‘coltivato’, se pure inconsciamente. Ma anche scrittore nato. Si sente dalla prontezza felice del tratto per cui coglie e rende, con mezzi semplicissimi, una fisionomia, la fuggevole espressione di un volto, evoca, con la realtà fisica dei luoghi, l’atmosfera, le difese sfumature dell’atmosfera di quel terribile famoso “”lager”” (…). Relativamente privilegiato fra tente migliaia di sventurati, per esseri ricordato un’arte che gli era avvenuto d’imparare nel corso della sua adolescenza, quella del barbiere, Micheli se ne è valso per ottenere, anzi per attribuirsi senz’altro una certa libertà di movimenti. E la ha sfruttata, come egli stesso ci confida non senza un tantino di paradossale pudore, per praticare un’altra arte assai diversa, del tutto nuova per lui oltrech tremendamente rischiosa: quella del furto. Il furto continuato e sistematico, a danno dei tedeschi, si capisce. Con una sempre crescente abilità di arraffare tutto quanto gli capita sottomano, dalla patata bollita al pezzo di pagnotta, dal passamontagna al farsetto di maglia ai cenci più miseri, al rotolo di carta igienica che servirà a bendare una ferita; arrivando a sfruttare la miopia di un addetto alla distribuzione per truffargli sotto gli occhi porzioni su porzioni di broda. Donde la possibilità di soccorrere, con aiuti la cui portata morale andava assai oltre l’entità, forzatamente esigua, un bel numero di compagni di sventura, soprattutto gli italiani. Non solamente perché tali, ma anche perché fra tutti quegli infelici si trovavano ad essere nel complesso i più infelici: più volentieri maltrattati dai nazisti come “”traditori”” e, dai loro altri compagni di sventur, assurdamente tacciati di “”fascisti””‘ (pag 8-9) (dalla prefazione di Mario Bonfantini)”,”QMIS-056-FV” “MICHELINI Luca”,”Marginalismo e socialismo: Maffeo Pantaleoni (1882-1904).”,”Luca MICHELINI è dottore di ricerca in storia delle dottrine economiche; collabora a riviste come ‘Società e storia’, ‘Il pensiero economico italiano’, ‘Storia del pensiero economico’. Attualmente è borsista al Dipartimento di economia politica dell’ Università di Milano. “”Gli strali di Pantaleoni sono rivolti in particolare contro le industrie metallurgiche e cantieristiche liguri: “”La sanguisuga ha succhiato, finché ha trovato da succhiare”” e ora tali industrie “”nel loro proprio interesse”” fomentano la crisi e vi speculano. La conclusione di Pantaleoni è drastica, dichiaratamente provocatoria e anche preveggente: “”Poiché, quando il governo dà delle commissioni e delle forniture a industriali italiani, questi pretendono che esso debba continuarle anche allorché il servizio pubblico non le richiede”” (pag 196)”,”MITS-147″ “MICHELINI Luca”,”Innovazione e sistemi economici comparati: il contributo di Enrico Barone e il pensiero economico italiano (1894-1924).”,”MICHELINI Luca facoltà di economia Lum J. Monnet Casamassima Bari. “”E’ stato M. Pantaleoni, il più antisocialista degli economisti italiani, il primo in Italia a mettere in luce i limiti dell’impostazione marginalista ora richiamata, con due saggi, “”Caratteri delle posizioni iniziali e influenza che esercitano sulle terminale””, del 1901, e “”Di alcuni fenomeni di dinamica economica””, del 1909. In altra occasione abbiamo avuto modo di rammentare come Pantaleoni in polemica con i teorici marginalisti dell’autogestione, giunga a incentrare, tra il 1909 e il 1924, la propria argomentazione antisocialista proprio sul tema dell’innovazione; tuttavia in saggi come “”Il sindacalismo e la realtà economica”” non vi è alcun riferimento critico nei confronti dell’architettura marginalista.”” (pag 13)”,”ITAE-201″ “MICHELINO Michele TROLLIO Daniela”,”Operai, carne da macello. La lotta contro l’Amianto a Sesto S. Giovanni.”,”Michele Michelino Rappresentante Associazione Cascina Novella.”,”CONx-032-FL” “MICHELS Roberto”,”Storia critica del movimento socialista italiano. Dagli inizi fino al 1911.”,”MICHELS Prof ordinario all’Univ di Basilea e pareggiato alla R. Univ di Torino. Gli internazionalisti in Italia: MAZZINI, PISACANE, BAKUNIN. Il marxismo in IT: TURATI, KULISCIOFF, La critica sociale. Il Primo maggio. Il rapporto con ENGELS. Profili di socialisti marxisti e antimarxisti: N. COLAJANNI, F.S. MERLINO, Antonio LABRIOLA. Fondazione del Partito socialista. Cenno sul Partito socialista anarchico. Le impurità del marxismo politico in IT. Militanti della prima ora. Nuovi adepti: Enrico FERRI, Cesare LOMBROSO. Programma massimo e minimo. Periodo lotte intestine: vittoria riformista al Congresso di Imola (1902). Composizione sociale partito (statistica). Sindacalismo rivoluzionario. Socialismo agrario e municipale. PSI anteguerra, Q coloniale (posizione Antonio LABRIOLA ecc.) ed emigrazione. Prodromi 1° GM. “”Nel 1893 il partito socialista si riunì nuovamente a congresso, stavolta a Reggio Emilia. Fu questo il vero congresso costitutivo, ed il primo tenuto dopo la separazione. In alcune questioni il congresso di Reggio Emilia condusse in certo qual senso, ad una restrizione ed una limitazione dell’ operato di Genova. Giacché esso fece di nuovo un passo a sinistra. Se infatti il congresso di Genova aveva aperto le vie al partito verso i poteri statali, il congresso di Reggio Emilia intraprese di precludergliene buona parte e di rendere l’ accesso al Governo più difficile per i compagni. Dal congresso invero venne votato un ordine del giorno, presentato dal giovane marxista Rome Soldi, allora studente di legge a Berlino, ove aveva avuto occasione di frequentare il centro dell’ intellettualità socialista marxistica internazionale. In quest’ ordine del giorno si trovavano tra altri i seguenti concetti imbevuti da spirito spiccatamente marxistico: “”Considerando che i poteri politici non sono altro che l’ organizzazione di classe della borghesia, coi quali essa sostiene la sua lotta contro il proletariato, che da essi poteri politici, finché composti da una maggioranza borghese, mai nessuna durevole e sostanziale riforma o concessione potrà eseguirsi a beneficio dei lavoratori (…) I deputati in questa condotta dovranno sempre ispirarsi al programma dell’ azione ed alla propaganda del partito che è in fatto in essenza rivoluzionario.”” (pag 126-127)”,”MITS-001″ “MICHELS Roberto”,”Il naufragio dell’ “”Internazionale operaia”” e l’ avvenire.”,”””Michele Bakunin, quantunque poco tenero per i marxisti tedeschi, non poté a meno di ammirare quel che egli ebbe a qualificare “”il coraggio sublime”” dei deputati socialisti al Reichstag, i quali, nel 1871, ebbero il fegato di proclamare, per servirci delle parole medesime del pensatore ed agitatore russo, “”nel paese stesso meno libero e sotto il governo militare e trionfante di Bismarck, le loro ardenti simpatie pei principii e per gli eroi della Comune”” (1).”” (pag 3) (1) Bakunin, Il socialismo e Mazzini. Lettera agli operai italiani. Serantoni, 1905″,”INTS-034″ “MICHELS Roberto”,”Pareto e il materialismo storico.”,”””E’ vero che il Marx parla o, data la scarsa chiarezza della lingua tedesca che non fa distinzione tra lotta di classe e lotta di classi, designando l’ una e l’ altra col termine ambiguo di ‘Klassenkampf’, ‘intende’ parlare piuttosto, come fa nella prima pagina del suo manifesto comunista, di una pluralità di classi la cui lotta economica determini l’ andamento degli eventi storici.”” (pag 3) Pareto e la religione. “”Anzi egli (Pareto ndr) stima essere la fede – e la lotta tra le varie fedi – un elemento indispensabile per l’ esistenza di una vita sana ed operosa, atta ad impedire il marasma e la neghittosità. Le azioni non logiche hanno una profonda loro ragione d’essere che consiste precisamente in questo: che è un errore infantile credere che “”l’ uomo possa interamente fare a meno di religione e sostituirla con semplici nozioni scientifiche””; (nota: ‘Sistemi socialisti’, VI, pag 264) b) il Pareto non si perita di riconoscere altresì, nel materialismo storico, un nocciolo di verità obbiettiva, in forma ed in sostanza non dissimili dalle canzonature, colle quali il Marx ha reso ridicolo il socialismo tedesco, il Pareto si prende beffe della dottrina ottimista che non vuole ammettere la necessità della lotta di classe, e di quella gente che confonde la dottrina ottimista con quella liberale””. (pag 3-4)”,”TEOS-129″ “MICHELS Roberto”,”Storia critica del movimento socialista italiano. Dagli inizi fino al 1911.”,”Non viene citato Serrati Ristampa dell’edizione”,”MITS-358″ “MICHELS Robert, a cura di Raffaele FEDERICI”,”Intorno al problema del progresso.”,”Robert Michels (Colonia 1876 Roma 1936) Federici è ricercatore e docente di sociologia (Univ. Perugia) “”Fu questo il tempo in cui sorse, in cui doveva necessariamente sorgere la teoria dell’immiserimento che più tardi si attribuì a Karl Marx, ma che, come io ho dimostrato altrove, era patrimonio comune di quasi tutti gli economisti della prima metà del secolo scorso, a qualunque scuola appartenessero””. (pag 47-48)”,”TEOS-201″ “MICHELS Roberto”,”L’imperialismo italiano. Studi politico-demografici.”,”Roberto Michels, professore ordinario di economia politica e di statistica nella Università di Basilea, Libero docente nella R. Università di Torino. Antonio Labriola e la questione della dispersione degli emigranti italiani. “”L’idea della necessità di ottenere una propria colonia di popolamento ha acquistato da molti anni una parte cospicua di socialisti. Il marxista Antonio Labriola, l’Engels del socialismo italiano, ha già nel 1902 spezzato, per tale idea, una lancia. Il Labriola nutriva la speranza che un giorno Tripoli potesse diventare la colonia ideale del proletariato italiano, capace di incanalare per secoli le forze elementari demografiche della nazione. Anche lui canzonava l’ingenuità di coloro che ritenevano che l’Argentina potesse diventare mai una seconda patria per gli italiani, e con energia additava l’urgenza di svolgere una politica di popolazione, ammonendo i suoi concittadini a por fine ad uno stato di cose che «disperde l’energia demografica del paese inutilmente per le cinque parti del mondo». La creazione di una colonia propria sarebbe identica con la fine dell’emigrazione stessa, perché «gli emigranti in tal caso non sarebbero più emigranti, una volta che andassero a popolare una nuova patria» (1). Liberare il proletariato italiano da gran parte degli svantaggi immanenti all’emigrazione riversantesi in paesi, diversi per lingua e per razza, o retti a stati indipendenti o sottostanti a dominio altrui, ecco la meta di un numero ragguardevole e sempre crescente di socialisti italiani, appartenenti a tutte le sfumature del loro partito, dall’ultima ala destra fino all’ultima ala sinistra. Ciò non toglie che gli avversari del sistema coloniale, spinti da ragioni rispettabilissime d’indole etica, democratica o economica, tuttora spesseggiano (2), anzi, come dimostra l’esito del Congresso nazionale socialista tenuto nel 1912 a Reggio Emilia, prevalgono nelle file socialiste. Ma non vi è dubbio che la parte più colta dei socialisti italiani non si sottrae alla convinzione che il proletariato italiano abbisogna di uno sbocco coloniale sottostante al controllo politico della metropoli stessa, e che la discussione tra di essi non si svolge tanto sulla questione di principio ‘in sè’ quanto sul problema concreto dell’idoneità o meno di una data terra riguardo a tale scopo”” (pag 94) [(1) Antonio Labriola, ‘Scritti vari di filosofia e politica’, Bari, 1906, pag 439 e segg.; (2) ‘spesseggiare v. intr. [der. di spesso1] (io spességgio, ecc.; non usato nelle forme composte), non com. – Essere frequente; accadere, verificarsi con maggiore o con molta frequenza’ (ndr) (Trecc)]”,”ITQM-257″ “MICHELS Roberto”,”La sociologia del partito politico nella democrazia moderna.”,”Engels: «Il mio testo ha dovuto soffrire dei timori dei nostri amici berlinesi…”” “”Ogni nuovo funzionario, ogni nuovo segretario assunto, è teoricamente un nuovo agente della rivoluzione, ogni nuova sezione un nuovo battaglione, ogni contributo in denaro, fornito dagli iscritti o economizzato dalla stampa o donato dai simpatizzanti, un tesoro per la lotta contro gli avversari. Ma i leaders di questo corpo rivoluzionario, organizzato con gli stessi mezzi dello Stato autoritario, alla lunga non potranno fare a meno di accorgersi che la loro organizzazione, al confronto con la grande organizzazione dello Stato, di cui essa non è che la copia in miniatura, per quanti miracoli faccia in campo organizzativo e a meno che non si verifichino avvenimenti eccezionali, dovrà sempre cedere all’organizzazione statale ogni volta che proverà a cimentarsi con essa. La conseguenza logica di questa constatazione è che avviene esattamente il contrario di quello che avevano sperato i fondatori del partito allorché lo tennero a battesimo. Invece di guadagnare in dinamismo rivoluzionario col crescere della forza e della solidità della sua organizzazione, il partito ci fa assistere al fenomeno contrario: esiste un intimo rapporto fra il crescere del partito e il crescere della prudenza con cui questo conduce la sua politica. Il partito, continuamente minacciato dallo Stato da cui dipende la sua esistenza, divenuto adulto, si premura di evitare tutto ciò che potrebbe irritarlo eccessivamente (6). La teoria stessa, cioè la scienza, viene attenuata e falsata, per amore del benessere dell’organizzazione esteriore. L’organizzazione diventa il solo nerbo vitale del partito”” (pag 490-491) [Roberto Michels, ‘La sociologia del partito politico nella democrazia moderna’, Il Mulino, Bologna, 1966] [(6) Un esempio classico, che dimostra fino a qual punto il timore di nuocere all’ ‘organizzazione socialista’ induca perfino le menti migliori del partito a ingenerare confusione nella teoria socialista, ci è offerto dalla storia della storia della famosa prefazione che Friedrich Engels scrisse nel 1895 a un’edizione postuma di ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848-49’, di Marx. Questa prefazione divenne il punto centrale intorno al quale si accesero grandi discussioni internazionali e, poiché in essa Engels dichiarava che la tattica socialista avrebbe prosperato meglio con i mezzi legali che con quelli illegali, e ripudiava la concezione marxista della rivoluzione sociale, fu non a torto considerata come la prima grande manifestazione di revisionismo in seno alla socialdemocrazia tedesca. Solo più tardi il Kautsky rese nota una lettera di Engels in cui questi si confessava scrivendo: «Il mio testo ha dovuto soffrire dei timori dei nostri amici berlinesi, i quali temevano una seconda edizione delle leggi contro i socialisti, timori di cui non ho potuto non tener conto» (Karl Kautsky, ‘Der Weg zur Macht’, Berlin, 1909, p. 42). Di conseguenza, la nuova teoria che la socialdemocrazia debba raggiungere il suo scopo per via parlamentare – poiché era questa la quintessenza della citata prefazione dell’Engels – non sarebbe altro che l’effetto della preoccupazione che l’organizzazione della socialdemocrazia, questo mezzo per raggiungere lo scopo, possa venir colpita dallo Stato. Engels fu per questo acclamato come realista e uomo assennato (vedi ad esempio Werner Sombart, ‘Friedrich Engels, ein Blatt zur Entwicklungsgeschichte es Sozialismus’, Berlin, 1895, estratto dalla «Zukunft», p. 82) e accusato d’altra parte di essere un pacifista e un utopista (vedi ad esempio Arturo Labriola, ‘Riforme e riv. soc.’, cit., pp. 181 e 224). In realtà, Engels fu soltanto la vittima di una tattica basata prevalentemente sull’organizzazione, a cui egli manifestamente aderì, contro le sue convinzioni teoriche, per amore dalla vita formale del partito]”,”TEOP-069-FMB” “MICHENER James A.”,”Texas. La saga di un popolo di frontiera.”,”MICHENER ha combinato realtà storica e invenzione letteraria per raccontare la saga di uno degli States americani più interessanti, paese selvaggio, terra di Comache e pistoleros ma anche dinamica e con grandi ricchezze. Dalla conquista spagnola alla scoperta dei pozzi petroliferi, attraverso le battaglie di Indipendenza e l’ epopea western l’A ricostruisce la storia di un popolo per molti aspetti ancora poco conosciuto. “”Ma quando venne fuori la verità, che cioè Jim non aveva i soldi per iscriversi a quell’ università, Quimper gli procurò una borsa di studio che gli permise anche di viaggiare in lungo e in largo per il Texas, in modo da approfondire i suoi interessi in materia. Naturalmente nessuno andò a chiedere a Jim di restituire i soldi che gli erano stati offerti. La sola raccomandazione che gli venne fatta fu: “”Ragazzo, se vuoi impegnarti in quel settore fallo pure, ma non dimenticare mai lo stile texano. Cioè, sii il migliore.”” La sua seconda esperienza decisiva accadde nel modo più comune per i ragazzi della sua età. Gli capitò per le mani un libro che parlava del Texas in modo totalmente diverso da tutti gli altri che avesse letto prima: Il Texas Imperiale, scritto da D.W. Meinig, un geografo dell’ Università di Syracuse.”” (pag 514)”,”USAS-128″ “MICHENER James A.”,”Alaska. La saga di una terra dalla preistoria ai giorni nostri.”,”MICHENER è uno scrittore la cui tecnica narrativa è quella di mescolare realtà e finzione, personaggi storici e personaggi di fantasia. Ha già pubblicato bestsellers come ‘Texas’, ‘Colorado’. “”L’ esplorazione dell’ Alaska fu condotta da due tipi di uomini nettamente in contrasto tra loro: da un lato, risoluti esploratori di solida fama come Vitus Bering e le altre figure storiche che tra poco conosceremo; dall’ altro, duri, anonimi avventurieri e mercanti, i quali spesso ottnnnero risultati più concreti dei professionisti che li avevano preceduti. Da principio, questa seconda ondata di uomini in movimento si componeva di furfanti, ladri, assassini e tipacci di ogni genere che erano nati in Siberia o vi avevano prestato servizio, e il loro motto, quando iniziarono a esplorare le isole Aleutine, era conciso quanto preciso: “”Lo zar è lontanissimo, a Pietroburgo, e Dio sta nell’ alto dei cieli. Non può vederci. Noi, invece, siamo qui sull’ isola, per cui facciamo quel che è necessario””. (pag 124-125)”,”USAS-129″ “MICHENER James A.”,”Polonia. La saga di un popolo indomabile.”,”L’autore ha girato più volte in lungo e in largo il paese ed è stato aiutato nella stesura dei fatti storici da esperti storici polacchi.”,”POLx-001-FB” “MICHNIK Adam, a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Il pogrom.”,”MICHNIK Adam storico, è stato uno dei protagonisti del dissenso polacco dal 1968 al 1989 e fondatore del maggiore quotidiano di Varsavia, ‘Gazeta Wyborcza’. Ha scritto ‘La Chiesa e la sinistra in Europa’ (1980). Francesco M. CATALUCCIO ha scritto saggi sulla letteratura, la storia e la cultura della Polonia e del Centro Europa.”,”POLx-036″ “MICHNIK Adam, a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Il pogrom.”,”Adam Michnik storico, è stato uno dei principali protagonisti del dissenso polacco dal 1968 al 1989, e fondatore e direttore del maggiore quotidiano di Varsavia, ‘Gazeta Wyborcza’. Ha pubblicato molti libri e saggi. I suoi articoli di commento sono pubblicati spesso da La Repubblica e MicroMega. Tra le sue opere: La Chiesa e la sinistra in Polonia, Etica della resistenza, Scritti dalla prigione e dalla libertà. Kielce, città della Polonia sud-orientale, venne occupata dalle truppe tedesche appena pochi giorni dopo lo scoppio della Seconda Guerra mondiale. I tedeschi incominciarono immediatamente le persecuzioni contro gli ebrei della cittadina. Un ghetto venne instaurato nell’aprile del 1941. Francesco M. Cataluccio ha scritto saggi sulla letteratura, la storia e la cultura della Polonia e del Centro Europa. Ha curato le opere di Witold Gombrowicz, Bruno Schulz, Gustaw Herling, Bronislaw Geremek. É autore di Immaturità, La malattia del nostro tempo.”,”EBRx-010-FL” “MICKIEWICZ Adam, a cura di Marina BERSANO BEGEY”,”Gli slavi. Preceduto dal Libro della nazione e dei pellegrini polacchi, coi documenti della Legione polacca del ’48 e gli articoli sulla questione italiana del ’49.”,”ANTE1-53″,”POLx-032″ “MICKLETHWAIT John WOOLDRIDGE Adrian”,”The Company. A Short History of a Revolutionary Idea.”,”MICKLETHWAIT J. è un giornalista che lavora negli Stati Uniti per ‘The Economist’. Anche A. WOOLDRIDGE lavora per la testata inglese a Washington. Essi sono coautori del volume ‘A Future Perfect: The Challenge and Promise of Globalization’ e ‘The Witch Doctors: Making Sense of the Management Gurus’ “”Sloan [Alfred Sloan (1875-1966)], who became GM’s president in 1923, was the prototypical organization man, the first manager to be famous for just that. “”Management has been my specialization””, he wrote flatly in his autobiography. Du Pont [Pierre Du Pont (1870-1954)] and Sloan decided that the company’s activities were too disparate to be run by a single central authority. Instead, they decided to treat its various unity – its car, truck, parts, and accessory businesses – as autonomous divisions. Each division was defined by the market that it served, which in the case of cars was determined by a “”price pyramid””: Cadillac for the rich, Oldsmobile for the comfortable but discreet, Buick for the striving, Pontiac for the poor but proud, and Chevrolet for the plebs. (…) Yet, is Sloanism was built on decentralization, it was controlled decentralization”” (pag 105-106)”,”ECOG-034″ “MICUNCO Giuseppe”,”Albania nella storia. Breve storia dell’ Albania.”,”Giuseppe MICUNCO è docente del corso di perfezionamento in didattica del latino presso la Facoltà di Magistero dell’ Università di Bari. Ha pubblicato articoli sulla storia del mondo classico. Si occupa di storia e letteratura albanese. “”Ma, intanto, nel 1941 partigiani antifascisti e intellettuali socialisti fondano il Partito Comunista Albanese e, nel 1944, il Fronte di Liberazione Nazionale. Il 20 ottobre 1944 Enver Hoxha costituisce un governo provvisorio nazionale. Il 28 novembre 1944 le truppe naziste lasciano l’Albania e il governo si trasferisce a Tirana. E’ la liberazione. “”Dalla pioggia alla grandine”” la definì Mons. Prennushi, arcivescovo di Durazzo, che abbiamo già ricordato tra i più illustri intellettuali e patrioti dell’Albania del ‘900, e che di questa “”liberazione”” fu vittima insieme a tanti altri. Mons. Prennushi fu arrestato dalla dittatura comunista nel 1946: processato, condannato a venti anni di carcere, imprigionato, torturato, morì di stenti e sofferenze nel 1949.”” (pag 39)”,”EURE-059″ “MIDDLEKAUFF Robert”,”The Glorious Cause. The American Revolution, 1763-1789.”,”Robert Middlekauff è stato Direttore dell’ Huntington Library, San Marino, California. La Francia ha svolto un ruolo significativo nella guerra d’indipendenza americana. Dopo la vittoria dei ribelli a Saratoga, la Francia ha stipulato un trattato di alleanza con le tredici colonie, cambiando drasticamente il corso degli eventi 1. La Francia ha inviato armi, munizioni, divise, ufficiali e, in seguito all’entrata ufficiale della Francia nel conflitto, di contingenti militari e navi 1. L’intervento francese ha permesso all’esercito continentale di non soccombere alle offensive britanniche e poi di avere la meglio sulla madrepatria 1. Le ragioni profonde della decisione della Francia di intervenire nella guerra sono da ricercare nell’annoso conflitto tra Francia e Gran Bretagna per la supremazia sull’Europa e sull’Atlantico, che porta le due potenze a fronteggiarsi numerose volte tra il 1689 e il 1815 in quella che alcuni storici definiscono la ‘seconda guerra dei cent’anni’ 1. In particolare, la clamorosa sconfitta inferta dalle forze anglo-prussiane alla Francia, alleata con Russia e Austria, nella guerra dei sette anni (1756-1763) porta la corona francese a vedere nella rivoluzione americana una imperdibile occasione per assestare un duro colpo agli interessi coloniali britannici 1 (copil) Ne parla anche Robert Middlekauff, autore di ‘The Glorious Cause. The American Revolution, 1763-1789’, nel capitolo XVII: ‘The Revolution Becomes a European War’ ‘Robert Middlekauff, autore di ‘The Glorious Cause. The American Revolution, 1763-1789’, nel capitolo XVII: ‘The Revolution Becomes a European War’, parla del ruolo della Francia nella guerra d’indipendenza americana. Secondo Middlekauff, la Francia ha svolto un ruolo significativo nella guerra d’indipendenza americana. Dopo la vittoria dei ribelli a Saratoga, la Francia ha stipulato un trattato di alleanza con le tredici colonie, cambiando drasticamente il corso degli eventi 1. La Francia ha inviato armi, munizioni, divise, ufficiali e, in seguito all’entrata ufficiale della Francia nel conflitto, di contingenti militari e navi 1. L’intervento francese ha permesso all’esercito continentale di non soccombere alle offensive britanniche e poi di avere la meglio sulla madrepatria 1. Le ragioni profonde della decisione della Francia di intervenire nella guerra sono da ricercare nell’annoso conflitto tra Francia e Gran Bretagna per la supremazia sull’Europa e sull’Atlantico, che porta le due potenze a fronteggiarsi numerose volte tra il 1689 e il 1815 in quella che alcuni storici definiscono la “seconda guerra dei cent’anni” 1. In particolare, la clamorosa sconfitta inferta dalle forze anglo-prussiane alla Francia, alleata con Russia e Austria, nella guerra dei sette anni (1756-1763) porta la corona francese a vedere nella rivoluzione americana una imperdibile occasione per assestare un duro colpo agli interessi coloniali britannici 1′ (copil.)”,”USAG-003-FSD” “MIECZKOWSKI Yanek”,”The Routledge Historical Atlas of Presidential Elections.”,”MIECZKOWSKI Yanek è Chair of the History Department della Routledge Atlases of American History, e professore di storia al Barnard College. E’ coeditore di ‘American National Biography’ e di ‘Mapping America’s Past’. Elezioni dal 1789-1792 al 2000 Bibliografia: Dave Leip’s Atlas of U.S. Presidential Elections uselectionatlas.org/ Traduci questa pagina Detailed national results of US Presidential Elections from 1789 through 2012, US Senate and … Aggregated Official Results of Past Elections (Maps & Data). – http://uselectionatlas.org/ Sito con cartine interessante anche per le primarie altro atlante elezioni: Historical atlas of U.S. presidential elections 1788-2004 / Historical Atlas of U.S. Presidential Elections, 1788-2004 presents a comprehensive and vivid portrait of voting patterns and trends in presidential balloting from the uncontested first election to two of the most controversial and hard-fought contests in U.S. history. The Atlas uses sets of… Full description Other Authors: Archer, J. Clark. Format: Map Language: English Published: CQ Press, 2006 Subjects: Presidents > United States > Election > History > Maps. Elections > United States > History > Maps. Elections > United States > History > Statistics. Tags: Add Tag No Tags, Be the first to tag this record! Cover Image Holdings Description Table of Contents Comments Summary/Reviews Staff View Table of Contents: Presidential elections Political parties and presidential elections The nomination process Changes in the electorate Political geography of settlement Historical trends in suffrage and voter participation Previous works in mapping U.S. presidential elections Construction of the presidential elections maps 1788-1789 presidential election 1792 presidential election 1796 presidential election 1800 presidential election 1804 presidential election 1808 presidential election 1812 presidential election 1816 presidential election 1820 presidential election 1824 presidential election 1828 presidential election 1832 presidential election 1836 presidential election 1840 presidential election 1844 presidential election 1848 presidential election 1852 presidential election 1856 presidential election 1860 presidential election 1864 presidential election 1868 presidential election 1872 presidential election 1876 presidential election 1880 presidential election 1884 presidential election 1888 presidential election 1892 presidential election 1896 presidential election 1900 presidential election 1904 presidential election 1908 presidential election 1912 presidential election 1916 presidential election 1920 presidential election 1924 presidential election 1928 presidential election 1932 presidential election 1936 presidential election 1940 presidential election 1944 presidential election 1948 presidential election 1952 presidential election 1956 presidential election 1960 presidential election 1964 presidential election 1968 presidential election 1972 presidential election 1976 presidential election 1980 presidential election 1984 presidential election 1988 presidential election 1992 presidential election 1996 presidential election 2000 presidential election 2004 presidential election.”,”USAS-214″ “MIEGE J.L.”,”L’ imperialismo coloniale italiano dal 1870 ai giorni nostri.”,”MIEGE J.L., direttore presso l’ Università di Aix-en-Provence dell’ Institut d’ Histoire des Pays d’ Outre-Mer, è autore di saggi tra cui ‘Le Maroc et l’ Europe’ (1961-64) e ‘Espansione europea e decolonizzazione dal 1870 ai nostri giorni’ (1976) “”La propaganda araba dell’ Italia, che dapprima aveva posto l’ accento essenzialmente sull’ amicizia italo-musulmana e che era stata utilizzata in favore degli interessi italiani, modificava progressivamente il suo orientamento, accentuando l’ ostilità verso la Francia e tentando di minare le sue posizioni””. (pag 176-177) “”A partire dal 1930, dunque, la politica italiana metteva in discussione, in tutto il bacino del Mar Rosso, l’ influenza inglese””. (pag 179)”,”ITQM-086″ “MIEGE J.L.”,”L’imperialismo coloniale italiano dal 1870 ai giorni nostri.”,”J.L. Miege, direttore presso l’ Università di Aix-en-Provence dell’ Institut d’ Histoire des Pays d’ Outre-Mer, è autore di saggi tra cui ‘Le Maroc et l’ Europe’ (1961-64) e ‘Espansione europea e decolonizzazione dal 1870 ai nostri giorni’ (1976). La propaganda araba dell’Italia e la politica islamica (pag 176-) (ottendendo l’appoggio e l’adesione delle personalità nazionaliste influenti nel mondo arabo)”,”ITQM-003-FC” “MIÈGE Jean-Lous, edizione italiana a cura di Enrico DE-CLEVA”,”Espansione europea e decolonizzazione dal 1870 ai nostri giorni.”,” Le opposizioni all’espansione europea. 1. L’anticolonialismo europeo 2. Il movimento 1900-1914 (in Europa, l’opposizione anticolonialista della II Internazionale ecc. 3. Le resistenze locali. 4. I nazionalismi. I movimenti nazionali”,”PVSx-081″ “MIEGE J.L.”,”L’impérialisme colonial italien de 1870 a nos jours.”,”J.L. Miège, già Professore nella Facoltà di Lettere e Scienze umane di Aix-en-Provence.”,”ITQM-010-FSD” “MIEGGE Mario”,”Che cos’è la coscienza storica?”,”Mario Miegge (1932) ha svolto la sua attività di insegnante inizialmente nel Liceo classico statale di Avezzano e poi nelle Università di Urbino e di Ferrara, dove è attualmente (2004) professore emerito di Filosofia teoretica. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Profezia e storia da Thomas Müntzer a Isaac Newton’ (1995). Il volume riporta molte citazioni (tra cui Marx ed Engels)”,”STOx-001-FMP” “MIELI Renato”,”Togliatti 1937. Le responsabilità del leader del PCI nel terrore staliniano.”,”Renato MIELI è nato ad Alessandria (Egitto) il 29 dicembre 1912. Ex direttore de ‘L’ Unità’ di Milano e stretto collaboratore di TOGLIATTI, ha lasciato il PCI dopo i fatti di Ungheria ed ha successivamente fondato e diretto per oltre 20 anni il CESES (Centro studi sui sistemi socio-economici dell’ Est). Collaboratore del ‘Giornale’ fin dall’ inizio e poi del ‘Corriere della Sera’, ha curato la pubblicazione del ‘PCI allo specchio’.”,”PCIx-024″ “MIELI Aldo”,”Lavoisier.”,”Nato nel 1743 da agiata famiglia, Antoine-Laurent LAVOISIER mostrò subito attitudine per le ricerche scientifiche. A 25 anni fu chiamato a far parte dell’ Accademia delle Scienze di Parigi. Oltre alla sua ‘vocazione chimica’, fece anche una carriera pubblica: fece parte della Ferme générale, organizzazione di carattere finanziario a cui i re di Francia affidavano da secoli, il compito di riscuotere le principali imposte. Nel 1779 divenne fermier général carica redditizia ma invisa al popolo. Quindi ebbe incarichi nella Tesoreria Nazionale. Con la rivluzione finì tra gli avversari del moto popolare. Alla fine del 1793 fu arrestato e nonostante la fama di grande scienziato fu condannato a morte. L’ esecuzione avvenne l’ 8 maggio 1794. “”Nel 1789 col Traité de chimie si compiva la rivoluzione chimica per opera di Lavoisier. Nello stesso anno iniziava la grande rivoluzione politica della Francia.”” (pag 46)”,”BIOx-082″ “MIELI Paolo”,”Storia e politica. Risorgimento fascismo e comunismo.”,”Paolo MIELI (Milano 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con unba tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo DE-FELICE al cui fianco negli anni Settanta ha svolto un’ intensa attività didattica. Ha lavorato come giornalista prima all’ Espresso, poi a Repubblica e infine alla Stampa. Dal 1992 al 1997 è stato direttore del Corriere della Sera. Ha scritto numerosi libri. Giolitti e il partito socialista. “”In quei mesi a Salvemini capitò di notare strane assenze dei deputati socialisti e dell’ estrema Sinistra nei più delicati momenti di voto su queste vicende. E prese ad additare alcuni parlamentari della Sinistra come “”giolittiani in maschera””. Cosa che provocò una dura reazione da parte di un altro suo importante amico socialista, Oddino Morgari, che gli scrisse rimproverandogli una sorta di “”monomania”” (…). Così, a poco a poco, Salvemini si staccò dal partito socialista suggerendo ai compagni sensibili alle sue istanze (Oddino Morgari e Giuseppe Emanuele Modigliani) di fare gruppo a sé: “”Sareste in tutti una mezza dozzina; ma sei persone, che vanno d’accordo e agiscono seriamente, valgono molto di più di cento persone che hanno il solo programma di aspettare i cenni di Giolitti””. Furono poi le battaglie per il suffragio universale, per l’ intervento in guerra e per la proporzionale. Ma sempre tenendo alta la bandiera della questione morale contro Giolitti (…)””. (pag 190-191) Quei soldi a Bordiga. “”Amadeo Bordiga, primo segretario di quel Partito comunista d’ Italia che era nato a Livorno nel 1921, fu arrestato a Roma il 3 febbraio 1923. Aveva sottobraccio una borsa di cuoio che conteneva una somma pari a trecento milioni di oggi. Il suo partito era ancor anella legalità, ma da quell’ episodio ebbe origine un clamoroso processo che a sorpresa si concluse con l’ assoluzione dello stesso Bordiga e di altri trenta dirigenti comunisti. Nella storiografia della Sinistra e non, questa vicenda viene ricordata come una delle prime manifestazioni, ancorché andata a vuoto visto l’ esito giudiziario, della repressione fascista.”” (pag 287)”,”ITAB-211″ “MIELI Renato”,”Deserto rosso. Un decennio da comunista.”,”MIELI Renato (1912-1991) giornalista e studioso, dopo aver militato nel PCI ha fondato e diretto il CESES per lo studio dei paesi dell’ Est Europeo e ha collaborato al ‘Giornale’ e al ‘Corriere della sera’. Ha scritto ‘Togliatti 1937′ (1964). “”Non fu difficile interrogarlo scopertamente. L’ occasione si presentò nell’ aprile del ’55 e non me la lasciai sfuggire. Mi aveva chiesto di dargli una mano per la pubblicazione di un numero unico di “”Rinascita”” per il decennale della Liberazione ed io ero stato ben lieto di accettare l’ incarico. Mi toccò quindi leggere e giudicare alcuni degli scritti che avrebbero dovuto far parte di quel numero unico. Tra quegli scritti ce n’era uno che mi sembrava particolarmente infelice: quello sulla politica sovietica nel biennio 1939-41. D’accordo, il tema era spinoso, e l’ autore si era ingegnato ad eluderlo, cercando di far ricadere le colpe delle scelte di Stalin sulle democrazie occidentali. Risultato: un fiasco. Dissi a Togliatti che quell’ articolo andava riscritto, secondo me, in un’ ottica completamente diversa. E’ inutile negare – sostenni – che gli avvenimenti di quei due anni seguirono una logica ben precisa: quella dell’ intesa con la Germania. Altrimenti, come spiegarseli, a cominciare dalla spartizione della Polonia? Togliatti mi ascoltava in gran disagio. Era rimasto ancora ancorato alla versione sovietica di quel tempo. Con l’ invasione tedesca della Polonia ed il crollo dello stato polacco – ripeteva – si era creato un vuoto di potere ad oriente della Vistola, che era pericoloso per tutti. Macché vuoto di potere – replicai – la sorte di quel territorio era stata decisa dagli accordi Ribbentrop-Molotov dell’ agosto 1939, o meglio dai protocolli segreti allegati a quel patto. Lo sanno tutti – aggiunsi. Quei protocolli, caduti in mano degli americani alla fine della guerra, erano stati pubblicati dal Dipartimento di Stato e mai smentiti da nessuno. Togliatti sembrava cadere dalle nuvole. “”Non ci credi?”” – gli dissi – Te li mostro subito””. Andai nel mio ufficio e ritornai da lui con il testo dei protocolli segreti pubblicati da “”Relazioni Internazionali”” fin dal 1948. Rimase di sasso, non so se per la sorpresa o per finta ignoranza. (…)””. (pag 87-88)”,”PCIx-308″ “MIELI Paolo”,”Le storie, la storia.”,”MIELI Paolo (Milano, 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con una tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo De Felice al cui fianco negli anni Settanta, ha svolto attiività didattica. Come giornalista ha lavorato all’Espresso, Repubblica, Stampa, Corriere della Sera, e molte riviste.”,”STOx-189″ “MIELI Renato”,”Atomi per la pace.”,”””Sta di fatto che finora esiste in tutto il mondo una sola centrale atomica: quella sovietica. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non dispongono ancora di alcun impianto del genere. Dispongono, è vero, di alcuni reattori che producono energia termica, la quale può essere trasformata in energia elettrica. Si sa infatti che con reattori del genere si è alimentata la rete industriale, a titolo di prova, di qualche piccolo centro abitato americano e si è collaudata una pila atomica ad alto rendimento industriale. Ma ciò non significa che sia stato risolto il problema della costruzione di una vera e propria centrale nucleo-termo-elettrica”” (pag 47-48)”,”SCIx-448″ “MIELI Renato”,”Deserto rosso. Un decennio da comunista.”,”Renato Mieli nacque ad Alessandria d’Egitto il 29 dicembre 1912 da una famiglia italiana di origini ebraiche. Dopo aver completato gli studi superiori venne in Italia a frequentare l’università e si laureò in fisica e matematica a Padova nel 1935. Insegnò poi nel liceo femminile di Bassano fino al 1938, anno in cui a causa delle leggi razziali fu costretto a lasciare l’Italia facendo ritorno in Egitto. Giornalista e studioso, dopo aver militato nel PCI ha fondato e diretto il CESES per lo studio dei paesi dell’Est europeo e ha lungamente collaborato al Giornale e al Corriere della Sera. Morto il 20 maggio 1991.”,”PCIx-029-FL” “MIELI Paolo”,”Le storie, la storia.”,”Paolo Mieli (Milano, 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con una tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo De Felice al cui fianco negli anni Settanta, ha svolto attiività didattica. Come giornalista ha lavorato all’Espresso, Repubblica, Stampa, Corriere della Sera, e molte riviste.”,”STOx-003-FMP” “MIELI Paolo”,”Il tribunale della storia. Processo alle falsificazioni.”,”Paolo Mieli giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo. È stato all’ ‘Espresso’ poi a ‘Repubblica? e alla ‘Stampa, che ha diretto dal 1990 al 1992. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 è stato direttore del ‘Corriere della Sera’. Dal 2009 al 2016 è stato presidente di RCS libri.”,”STOx-352″ “MIELI Paolo a cura”,”Napoli ai tempi del Fascismo. Un’inchiesta degli allievi della Scuola di Giornalismo Suor Orsola Benincasa di Napoli.”,”L’oggetto di indagine è la peculiare fisionomia assunta dal fascismo a Napoli. Gli articoli ne offrono una ricca e significativa panoramica: si va dai profili dei protagonisti individuali, noti e meno noti, ai soggetti sociali (piccola borghesia, movimento operaio), da vicende particolarmente rilevanti (le Quattro Giornate, anche nella visione che se ne offrì a livello internazionale; la gestione architettonico- urbanistica della città; i casi di antisemitismo; le vicende de «Il Mattino») al ruolo delle donne (dove spicca la figura di Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia), sino a fenomeni sociali e di costume (i teatri, i circoli, i caffè, la moda e, naturalmente, il calcio). Particolarmente variegato è il panorama dei profili individuali, che mostra la rilevanza politico-culturale della città. Anzitutto, ci sono una serie di personaggi meno noti a livello nazionale, ma di grande interesse storico, come Aurelio Padovani (il carismatico ‘ras’ locale, fascista intransigente e dissidente, morto in circostanze non del tutto chiare nel 1926); il cardinale Ascalesi (che resse l’arcivescovado dal 1924 al 1952); il giornalista Giovanni Preziosi (campione dell’antisemitismo); il sacerdote Edoardo Alberto Fabozzi (la cui opera rappresenta il fermento del mondo cattolico, anche in ambito socio-culturale, così importante in prospettiva per la ricostruzione della democrazia in Italia dopo la guerra); il commissario Castelli (la cui rilevanza segnala il fatto che, in qualche modo, sotto il fascismo Napoli fu sempre ‘commissariata’ dal potere centrale); l’imprenditore e fondatore del Napoli Calcio Giorgio Ascarelli (la cui vicenda incrocia il tema dell’antisemitismo) e il centravanti Attila Sallustro (il primo idolo calcistico dei napoletani). Vi sono poi personaggi di rilievo nazionale e internazionale, spesso appartenenti al mondo antifascista, di cui vengono lumeggiati aspetti particolari: da Benedetto Croce a Giovannni Amendola, da Enrico De Nicola ad Amadeo Bordiga, da Manlio Rossi-Doria a Emilio Sereni. Completano il quadro le interviste a due attenti conoscitori del fascismo a Napoli, lo storico Paolo Varvaro e il giornalista Gigi Di Fiore. Nell’insieme, il sovrapporsi variegato delle inchieste presenti in questo volume conferma, come scriveva Croce, quanto «complessa e intricata, varia e profondamente policentrica» sia la storia italiana e quanto sia necessario, proprio per questo motivo, studiarla nelle sue realtà particolari e locali; che è l’unico modo, poi, per restituirne, in modo adeguato, la complessa unità. Indice. Lucio d’Alessandro 9 Cronaca e storia Paolo Mieli 13 Napoli ai tempi del fascismo Paolo Varvaro 19 «Una città diversamente fascista». Intervista di Raffaella Grimaldi Marco Demarco 29 Questo libro Prima parte Biennio 2015-2017 Anna Capasso Maurizia Marcoaldi 35 La piccola borghesia napoletana da Garibaldi a Mussolini Alessandra Caligiuri 45 Il movimento operaio e l’opposizione politica al fascismo Giuseppe Di Martino 53 Preziosi, il giornalista che odiava gli ebrei Tradusse i Protocolli dei Savi di Sion Antonio Esposito 63 Aurelio Padovani, dalla guerra in Libia alle azioni squadristiche nel porto di Napoli Antonio Lamorte 69 La misteriosa fine di Padovani Il ras più mussoliniano di Mussolini Emanuele La Veglia 79 Ascalesi, un cardinale pragmatico Dialogò con Mussolini e con gli Alleati Davide Uccella 85 Edoardo Alberto Fabozzi. Apostolato civile e autonomia culturale dei giovani cattolici Carolina Mautone 99 Il debole antifascismo della stampa napoletana. Il caso de «Il Mattino» della famiglia Scarfoglio Erminia Voccia 107 Il ruolo intellettuale e politico di Croce prima e dopo il Manifesto fascista Filomena Avino 115 Ascarelli e il Napoli Calcio. Quando il ciuccio cominciò a volare Alessandro Cappelli 121 L’architettura del regime. Ascesa e caduta del commissario Castelli Fausto Piu 129 Le Quattro Giornate. Fu vera Resistenza? Qualcuno ancora dubita, ma parlano i fatti Paola Corona 137 I gloriosi giorni di Napoli sulle pagine del «New York Times» Emilia Missione 149 Tora e Piccilli, dove gli ebrei napoletani furono salvati dal silenzio dei giusti Seconda parte Biennio 2020-2022 Enrico Esente 161 Gigi Di Fiore: «La Napoli in camicia nera? Prima erano tutti liberali, poi…» Stefano Ciccarelli 167 Enrico De Nicola, l’abile mediatore decisivo nel passaggio dal Re alla Repubblica Lucia Stefania Manco 175 Antifascismo e meridionalismo a Portici nell’esperienza di Rossi-Doria e Sereni Carmelo Vinci 191 Emilio Sereni. Dalla questione agraria ai paesaggi ritrovati dell’Italia postfascista Stefano Neri 197 Amedeo Bordiga, da fondatore del PCI a nemico della classe operaia 7 Maria Chiara Valecce 201 Giovanni Amendola, il primo politico a definire il fascismo ‘totalitarismo’ Dario Vito 205 Attila Sallustro, il primo idolo dei napoletani Un fuoriclasse in campo. E non solo Annachiara Giordano 213 I teatri, i circoli, i Caffè I luoghi della cultura nella Napoli fascista Mattia Ronsisvalle 217 Le donne nel regime fascista. Il mondo rosa nel periodo nero Letizia Bambagini 233 Arriva il Duce, addio tacchi e tight. Ora si portano zeppe e camicie nere Cristina Somma 237 Furono 700 i napoletani uccisi dai tedeschi. Ecco il prezzo pagato per la liberazione Claudio Mazzone 245 Cocco, Buonocore, Aria e gli altri ‘guappi’ che convissero con le camicie nere Napoli ai tempi del fascismo”,”ITAF-415″ “MIELKE Siegfried a cura”,”Internationales Gewerkschafts-Handbuch.”,”Saggi di K.P. TUDYKA O.R. LIEß T. ETTY E. PIEHL K. VON BEYME H. HANNELORE R. HANISCH O. WEGGEL P. JANSEN G. KIERSCH F. BRAUMANN R. KLAUS P. LÖSCHE e altri”,”SIND-041″ “MIÉVILLE China”,”Il treno degli dèi. Romanzo.”,”Il treno degli dèi Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search Il treno degli dèi Titolo originale Iron Council Autore China Miéville Il treno degli dèi (Iron Council, 2004) è il quarto romanzo dello scrittore britannico China Miéville, ed il terzo ambientato nel mondo immaginario del Bas-Lag. Oltre alle influenze steampunk e New Weird che caratterizzavano gli altri romanzi della serie, Il treno degli dèi presenta alcuni elementi del genere western. Rispetto agli altri lavori narrativi dello scrittore inglese, Il treno degli dèi è probabilmente quello in cui l’impegno politico dell’autore traspare maggiormente, essendo fortemente ispirato dalle posizioni del movimento anti-globalizzazione e del Socialist Workers Party inglese, e trattando tematiche sociali complesse come imperialismo, corporativismo, terrorismo, odio razziale, omosessualità, assimilazione culturale, diritti dei lavoratori e guerra. Il romanzo ha vinto il Premio Arthur C. Clarke e il Premio Locus nel 2005, ricevendo le candidature per i premi Hugo e World Fantasy Award nello stesso anno[1]. Trama È tempo di rivolte e rivoluzioni, conflitti e intrighi. New Crobuzon sta cadendo a pezzi. Da un lato la guerra contro l’arcana, oscura città-stato di Tesh, dall’altro i ribelli che si aggirano per le strade portando la metropoli sull’orlo della rovina. Nel mezzo dei disordini, una misteriosa figura mascherata incita a una nuova forma di ribellione, mentre tradimenti e violenze si manifestano in luoghi inconsueti. Per sfuggire al caos e alla repressione, un piccolo gruppo di rinnegati è fuggito dalla città e ha attraversato terre straniere, alla ricerca di una speranza perduta, di una leggenda immortale. Così, nelle tragiche ore in cui sangue e orrore dilagano a New Crobuzon, si diffonde una voce: sta giungendo il momento del Concilio di Ferro. Collegamenti con gli altri romanzi Così come i precedenti lavori ambientati nell’universo fittizio del Bas-Lag, anche il Treno degli dèi è un romanzo compiuto è può essere letto in modo indipendente. I luoghi e i personaggi del libro hanno però molti legami con altri romanzi e racconti dell’autore, in particolare con Perdido Street Station e La città delle navi. Critica «Ne “”Il treno degli dèi””, Miéville torna a New Crobuzon con un inno al socialismo utopico, ai rivoluzionari romantici e alla tradizione radicale europea.»”,”VARx-166-FL” “MIGLIARDI Giorgio; con testi di LENIN PLECHANOV KAUTSKY AKSELROD MARTOV ZASULIC POTRESEV PARVUS TROTSKY”,”Lenin e i menscevichi. L’ ‘Iskra’ 1900-1905.”,”Nell’opera vengono riportati testi di LENIN, PLECHANOV, KAUTSKY, AKSELROD AXELROD, MARTOV, ZASULIC, POTRESEV, PARVUS, TROTSKY. Giorgio MIGLIARDI è nato a Torino nel 1936. Allievo di Walter MATURI, si è laureato in lettere e filosofia all’Univ di Torino con una tesi di laurea sulla formazione politica di TROTSKY e si è specializzato in storia contemporanea a Napoli, sotto la guida di Federico CHABOD, con una borsa di studio dell’Istituto italiano per gli studi storici ‘Benedetto Croce’. La sua tesi di laurea è stata pubblicata dalla ‘Rivista Storica del Socialismo’ di cui è stato uno dei redattori. Ha pubblicato saggi e articoli sulla socialdemocrazia russa, sul partito bolscevico e sul movimento sindacale e internazionale sugli ‘Annali dell’Istituto G. Feltrinelli’ e sulla rivista ‘Problemi del socialismo’. Ha curato un’edizione di ‘Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ (MILANO, 1961) e ha contribuito a ‘Dibattito sullo stalinismo’ (ROMA, 1964). E’ stato redattore, per la collana storica della casa editrice Giulio Einaudi. Studioso di problemi del mondo arabo ha collaborato a riviste varie (‘Palestina’, ‘Mondo nuovo’). Giornalista dal 1973 al 1976 è stato corrispondente del quotidiano ‘L’Unità’ ad Algeri. Lavora attualmente a Roma come redattore del servizio esteri dell’Unità.”,”LENS-007″ “MIGLIARDI Giorgio a cura; scritti di M.A. BAKUNIN N.G. CERNYSEVSKIJ A.I. HERZEN D.V. KARAKOZOV S.M. KRAVCINSKIJ P.L. LAVROV M.L. MICHAJLOV N.K. MICHAJLOVSKIJ S.G. NECAEV N.V. SELGUNOV L.E. SISKO P.N. TKACEV L.A. TICHOMIROV P.G. ZAJCNEVSKIJ N.I. ZUKOVSKIJ”,”Il populismo russo.”,”Scritti di M.A. BAKUNIN N.G. CERNYSEVSKIJ A.I. HERZEN D.V. KARAKOZOV S.M. KRAVCINSKIJ P.L. LAVROV M.L. MICHAJLOV N.K. MICHAJLOVSKIJ S.G. NECAEV N.V. SELGUNOV L.E. SISKO P.N. TKACEV L.A. TICHOMIROV P.G. ZAJCNEVSKIJ N.I. ZUKOVSKIJ Contiene: A proposito dell’ edizione russa di un libro di Karl Marx, di Nikolaj K. MICHAJLOVSKIJ (pag 218) Lettera della Narodnaja Volja a Karl Marx (pag 295) “”Dich stört nicht im Inner Zu lebendiger Zeit Unnützes Erinnes Und vergeblicher Streit”” (versi di Goethe dedicati agli Stati Uniti, ‘Agli Stati Uniti’, con cui Herzen apriva, nel 1850, il suo saggio sullo ‘Sviluppo delle idee rivoluzionarie in Russia’. (ER, Roma, 1971, prefazione di G. Borghini) (Nella tua esistenza, piena di linfa e di vita, non sei turbata da inutili ricordi, né da dispute vane) “”In quel tipo di affari che porta il nome di ordine burocratico viene presa come regola di essere d’accordo con tutto quello che dice il superiore che presiede l’ assemblea. Forse vi sembrerà strana questa regola, ma proprio perché non conoscete le fondamenta su cui essa è sorta. Il fatto è che si suppone sempre che il presidente – o chiunque sia il capo di un’ assemblea – abbia delle informazioni migliori sugli intendimenti del governo, che le prenda in considerazione e che si a l’ interprete dei piani già adottati dal governo. Voi sapete, Sire, che non è sempre così: capita che il governo non abbia ancora preso una decisione determinata su una questione che ha sottoposto all’ esame di una commissione burocratica; e talvolta capita che esso sia pronto a cambiare parere anche quando ha già espresso un’ opinione su una questione. Ma si tratta di casi eccezionali: tuttavia le regole di condotta non nascono da casi eccezionali e nell’ ordine burocratico tutti quelli che sono invitati a un’ assemblea sono sempre convinti di essere stati invitati a lavorare in base a istruzioni che non si possono modificare e di cui è depositario il capo dell’ assemblea, appositamente nominato. Invano quest’ultimo cercherà di convincerli del contrario; nessuno crederà che tutte le sue parole non debbano essere considerate come la base della risoluzione da elaborare. Questo stato d’ animo, assolutamente inevitabile nell’ ordine burocratico, agisce con tale forza e fascino sul presidente che anche se questi all’ inizio fosse stato pronto a distinguere tra le sue opinioni personali e le risoluzioni irrevocabili del governo, presto sarà portato a confondere queste nozioni e finirà con l’ immaginare che ogni parola che pronuncia avrà valore di legge; (…)””. (pag 117-118, N.G. Cernysevskij, Lettere senza indirizzo)”,”MRSx-042″ “MIGLIARDI Giorgio”,”L’ Internazionale dei sindacati rossi (Profintern) 1917-1924. Saggio bibliografico.”,”””Il trade-unionismo, nato dall’ esperienza sindacale dei paesi anglosassoni, è caratterizzato dalla lotta per il miglioramento costante delle condizioni dei lavoratori, senza mettere in discussione il quadro generale del sistema capitalistico. Tipica è la forma organizzativa, quella dei sindacati di mestiere, che mette in primo piano gli interessi di ogni singola categoria professionale, anziché quelli dei lavoratori di un intero settore industriale e dell’ insieme della classe operaia. Basti pensare che nei primi anni del secolo in Inghilterra nell’ industria tessile erano presenti 263 sindacati di mestiere, 226 nell’ industria del legno, 75 nelle miniere, ecc. Corporativismo e riformismo graduale ne erano le principali caratteristiche. E’ dal trade-unionismo che si sviluppa l’ ideologia dello stato neutrale, dell’ elemento pubblico come terzo fattore tra capitale e lavoro, come socialità al di sopra delle classi. La nascita del Partito laburista in Inghilterra (1906) non influì sul movimento sindacale e il partito rimase piuttosto l’ espressione del campo politico del trade-unionismo.”” (pag 326)”,”INTT-218″ “MIGLIARDI Giorgio a cura”,”Il Partito Operaio Social-Democratico Russo. I. 1883-1904.”,”””Mentre Martov continuava i contatti all’ interno della Russia, Lenin e Potresov nell’ agosto del 1900 si incontrarono in Svizzera con il gruppo della “”Liberazione del lavoro””. Le trattative non furono facili e rischiarono di risolversi in un fallimento. Già in questo periodo erano infatti presenti, seppure in forma embrionale, le divergenze che portarono, nel II Congresso del POSDR, alla frattura dell’ ala bolscevica e menscevica della social-democrazia russa. Uno dei punti in discussione fu la valutazione politica del ruolo della borghesia nella lotta contro l’ assolutismo e nella futura rivoluzione russa. Raggiunto infine un accordo, la redazione, composta da Lenin, Plechanov, Martov, Axelrod (Akselrod), Potresov e Zasulic, pubblicò una comune dichiarazione programmatica. Il primo numero dell’ Iskra poté uscire nel dicembre 1900. Nell’ articolo di fondo, ‘I compiti urgenti del nostro movimento’ Lenin definiva la linea d’ azione del giornale (…). L’ Iskra fin dal suo primo numero condannò severamente la linea del Rabocee Delo e della Rabocaja Mysl, con ciò aprendo la lotta aperta per l’ egemonia nella socialdemocraiza russa. Accanto all’ Iskra, secondo l’ accordo raggiunto, fu pubblicata la rivista teorica Zarja, redatta da Plechanov, Akselrod e Zasulic.”” (pag 639) “”L’aperta rottura del gruppo dell’ Iskra si manifestò tuttavia solo sulla questione degli organi centrali del partito. Lenin aveva avanzato la richiesta che la redazione dell’ Iskra, per motivi di funzionalità, fosse ridotta a sole tre persone. Martov vide in questa proposta un atto di sfiducia verso gli altri membri della redazione che sarebbero stati esclusi, Akselrod, Potresov e Zasulic, e rifiutò di entrare nella redazione eletta dal Congresso (Plechanov, Martov e Lenin). In questa occasione egli non poté più contare sull’ appoggio dei delegati del Bund, che avevano abbandonato il congresso, e sui delegati dell’ Unione (Martynov e Akimov), che ne aveva seguito l’ esempio quando il Congresso decise di riconoscere la Lega come unica rappresentanza del partito all’ estero. Lenin, con l’ appoggio di Plechanov, poté così contare su una salda maggioranza. La proposta di confermare la vecchia redazione, presentata da Trotsky, fu respinta con 19 voti e 3 astensioni; la proposta di limitare la redazione a tre persone venne presa con 25 voti contro 2 e 17 astensioni. Dal risultato di queste votazioni ebbe origine il nome di “”bolscevichi”” (maggioranza) e “”menscevichi”” (minoritari), per le due nuove tendenze della socialdemocrazia russa. Il congresso, dominato ormai dalla nuova maggioranza di Lenin e Plechanov, elesse un Comitato Centrale di tre persone, G.M. Krzizanovskij, F.V. Lengnik e V.A. Noskov-Glebov, tutti appartenenti alla maggioranza. Plechanov venne nominato presidente del Consiglio del partito.”” (pag 647) Axelrod, Pavel Borisovitch. 25.8.1850 (?) Pochep (governatorato di Cernigov, Russia),16.4.1928 Berlino, dal 1889 cittadino di Zurigo. Figlio di un ebreo di estrazione piccolo borghese. Aderente al movimento populista dei narodniki, emigrò a seguito della loro sconfitta. Dal 1875 al 1922 visse per lo più in Svizzera, prima a Ginevra e dal 1881 a Zurigo, dove si fece un nome come pubblicista e teorico del movimento socialista. Tra i fondatori, nel 1883, del Gruppo per l’emancipazione del lavoro, dal 1888 al 1900 fu membro della Lega dei socialdemocratici russi all’estero. Nel 1903, dopo la scissione del partito operaio socialdemocratico russo, si schierò contro Lenin e divenne un leader dei menscevichi; su queste posizioni partecipò alle conferenze di Zimmerwald e Kiental. Rientrato in Russia nel 1917, lasciò definitivamente il Paese allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre. Bibliografia -A. Ascher, P. Axelrod and the Development of Menshevism, 1972 Autore: Heinrich Riggenbach / vfe (fonte Diz st. della Svizzera)”,”RIRx-128″ “MIGLIARDI Giorgio a cura”,”Il Partito Operaio Social-Democratico Russo. II. 1905-1917.”,”””Il congresso di unificazione del POSDR si riunì a Stoccolma dal 10 (23) aprile al 25 aprile (8 maggio) 1906. Vi parteciparono 112 delegati, in rappresentanza di 57 organizzazioni, più 22 con voto consultivo e 12 rappresentanti delle organizzazioni social-democratiche nazionali (…).I principali punti all’ ordine del giorno furono il programma agrario, la situazione attuale, e i compiti di classe del proletariato, l’ atteggiamento verso la Duma, l’ insurrezione armata, l’unificazione con i partiti social-democratici nazionali. (…) Importante fu la discussione sui rapporti con la Duma. Relatori furono Akserlod (Axelrod) e Lenin. Da poco si conoscevano i risultati delle elezioni. Alcuni socialdemocratici riuscirono ad essere eletti, specialmente nel Caucaso. I bolscevichi lottarono contro le illusioni costituzionali e sostennero, anche se con scarsa convinzione, particolarmente da parte di Lenin, la tattica del boicottaggio. Anche su questo punto, la mozione menscevica ottenne la maggioranza. Lo stesso venne sul problema dell’ insurrezione; i menscevichi con alla testa Plechanov criticarono l’ insurrezione di Mosca; alcuni sostennero, in implicita polemica con Trotsky (che era stato arrestato nel dicembre), che i menscevichi dall’ ottobre al dicembre si erano comportati “”da bolscevichi””, criticando la battagliera linea del Nacalo. Infine, fu approvato un nuovo statuto del partito: il primo paragrafo venne approvato con la formulazione di Lenin al secondo congresso; gli altri paragrafi si ispirarono al principio del centralismo democratico. Alla fine del congresso venne decisa l’ unificazione con la social-deocrazia della Polonia e Lituania, la social-democrazia lettone, che vennero riconosciute come organizzazioni territoriali del partito. Vengono anche poste le basi per l’unificazione col Bund. Del nuovo CC fecero parte sette menscevichi: V.N. Rozanov, L.I. Goldman, L.N. Radcenko, L.M. Chincuk V.N. Krochmal, B.A. Bachmetev, P.N. Kolokolnikov, e 3 bolscevichi, V.A. Desnickij (Sosnovskij), L.B. Krasin, A.I. Rykov (più tardi sostituito da A.A. Bogdanov). Più avanti verranno cooptati nel CC i rappresentanti delle organizzazioni nazionali A.S. Varskij e F.E. Dzerzinskij della social-democrazia polacca e lituana; Abramovic, A.I. Kremer del Bund; German (K.Ch. Danisevskij), della socialdemocrazia lettone. Solo 5 menscevichi vennero eletti alla redazione dell’ organo centrale del partito, il Social-Demokrat: Martov, Martynov, Maslov, Dan e Potresov.”” (pag 899-900)”,”RIRx-129″ “MIGLIARDI Giorgio”,”Lenin e i menscevichi. L’Iskra (1900-1905).”,”Giorgio Migliardi è nato a Torino nel 1936. Allievo di Walter Maturi, si è laureato in lettere e filosofia all’Università di Torino, con una tesi di laurea sulla formazione politica di Trockij, e si è specializzato in storia contemporanea a Napoli, sotto la guida di Federico Chabod, con una borsa di studio dell’Istituto italiano per gli studi storici ‘Benedetto Croce’. La sua tesi di laurea è stata pubblicata dalla Rivista Storica del Socialismo, di cui è stato uno dei redattori. Ha pubblicato saggi e articoli sulla socialdemocrazia russa, sul partito bolscevico e sul movimento sindacale e internazionale sugli ‘Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli’ e sulla rivista ‘Problemi del Socialismo’. Ha curato un’edizione di l’Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza e ha contribuito a Dibattito sullo stalinismo. É stato redattore, per la collana storica, della casa editrice Giulio Einaudi. Studioso di problemi del mondo arabo, ha collaborato alle riviste ‘Palestina’ e ‘Mondo Nuovo’. Giornalista, dal 1973 al 1976 è stato corrispondente del quotidian o l’Unità ad Algeri. Lavora attualmente a Roma come redattore del servizio esteri de l’Unità.”,”LENS-020-FL” “MIGLIARDI Giorgio”,”Trotzky dal menscevismo alla «rivoluzione permanente».”,”””La socialdemocrazia doveva per Trotsky e Parvus “”organizzare””, “”guidare””, “”monopolizzare”” tutta la rivoluzione borghese”” (pag 109) (1905)”,”TROS-008-FGB” “MIGLIO Bruno a cura; scritti di François QUESNAY Pierre-Samuel DUPONT Guillaume-François LE-TROSNE Paul-Pierre MERCIER-DE-LA-RIVIERE”,”I Fisiocratici.”,”Bruno Miglio è ricercatore di Storia della filosofia e ha insegnato Storia delle filosofia moderna all’Università di Torino. Ha studiato la cultura del Settecento.”,”ECOT-003-FC” “MIGLIOLI Guido GRIECO Ruggero a cura di Amos ZANIBELLI”,”Un dibattito inedito sul contadino della val Padana.”,”Guido MIGLIOLI (Pozzaglio, Cremona, 1879 – Milano 1954), organizzatore sindacale cattolico dei braccianti del Cremonese, potenziò l’organizzazione delle leghe bianche della regione durante il periodo giolittiano e nel primo dopoguerra. Nel 1919 fu tra i fondatori del partito popolare, nel quale assunse una posizione di sinistra, uscendone dopo l’avvento del fascismo per avvicinarsi alle posizioni del partito comunista. In esilio dopo le leggi eccezionali, dimorò anche in URSS, sulle cui esperienze agricole scrisse nel 1934 ‘La collettivizzazione delle campagne sovietiche’. Nel 1941tornò in Italia, dove partecipò alla Resistenza. Dopo la Liberazione continuò a fiancheggiare la politica del PCI, entrando nel movimento cristiano per la pace e dirigendo, con R. GRIECO la “”Nuova Terra””. Tra i suoi scritti: Le corporazioni cremonesi d’arti e mestieri nella legislazione statutaria del medio evo (1904), Con Roma e con Mosca(1945).”,”MITT-056″ “MIGLIOLI Guido”,”Con Roma e con Mosca. Quarant’anni di battaglie.”,”””Manuilski, uno dei capi comunisti più autorevoli, mi chiede di svolgere al Komintern, in una conferenza, il tema: “”la Chiesa cattolica, fattore controrivoluzionario””. Mi schermisco, prima perché non sono comunista, poi perchè il tema così formulato non è per me accettabile. Egli insiste ed allora accolgo di tenere, amichevolmente, una conversazione sull’ argomento, così precisato: “”la Chiesa cattolica, fattore morale, sociale e politico, nella vita nazionale e internazionale””. (pag 134) “”Di Mussolini si diceva che non aveva temuto, nella sua autorità dittatoriale, che due uomini: Balbo e Farinacci; e che a questa sua segreta paura aveva informato non pochi nè secondari momenti della sua azione politica. Certo è che, scomparso Balbo e divenuto Farinacci strumento della Germania già nel periodo preparatorio del Patto Tripartito, la potenza di quest’ultimo si accrebbe poi nella misura dei suoi stessi servizi alle Autorità tedesche e al loro predominio in Italia””. (pag 287)”,”ITAD-076″ “MIGLIORINI Pietro”,”I premi Nobel. Vita scoperte e successi dei premiati in fisica, chimica, medicina, letteratura, pace, economia dal 1901 a oggi.”,”Pietro MIGLIORINI è nato in provincia di Padova nel 1941. Dopo gli studi in economia e geografia, ha svolto un’intensa attività sociale e politica in IT e all’estero. Stabilitosi a Milano, ha collaborato con diverse case editrici scrivendo o curando pubblicazione di varie opere tra cui l’enciclopedia ‘Memo Rizzoli-Larusse’, il ‘Dizionario dell’Europa’, ‘Come funziona l’Italia’ e il volume ‘Le vie di Milano’.”,”SCIx-002″ “MIGLIORISI Angelica SALVIOLI Luca”,”L’altro zio Sam. Altman, fondatore di OpenAI, l’uomo al centro del mondo.”,”””Nessuno sa cosa succederà dopo”” (“”No-one knows what happens next””) Gli autori sono due giornalisti (Sole 24 Ore)”,”USAE-136″ “MIGNET F.A.M. de l’ Academie francaise”,”Histoire de la Revolution francaise. Depuis 1789 jusqu’en 1814.”,”MIGNET storico francese (Aix-en-Provence 1796-Parigi 1884). Direttore dell’archivio del Ministero degli Esteri dopo la rivoluzione del 1830, cui aveva preso parte attiva, ne fu destituito dopo la rivoluzione del 1848. Nel 1830 fondò con A. THIERS e A. CARRELL il quotidiano ‘Le National’. Della sua opera di storico si ricordano: ‘Histoire de la Révolution française’ (1824, 2 vol.), ‘Négotiations rélatives à la succession d’Espagne sous Louis XIV’ (1836-42, 4 vol.) e ‘Rivalité de François I et de Charles V’ (1875).”,”FRAR-159″ “MIGNET Francois”,”Vida de Franklin.”,”Franklin era persuaso che le colonie americane non si sarebbero riconciliate con l’ Inghilterra e credeva che la Francia avrebbe potuto stabilire con l’ America un’ alleanza solida, non essendo possibile che alcun interesse potesse portare alla disunione due popoli divisi dalla vasta estensione dell’ oceano Atlantico. (pag 119″,”BIOx-065″ “MIGNET Francois-Auguste-Marie”,”Maria Stuarda. Regina di Scozia.”,”””Tali erano i partiti che poteva prendere per agire in quella questione; sia per i sentimenti che aveva mostrato a Maria Stuarda come parente; sia per le obbligazioni riconosciute verso la regina di Scozia. Ma questi tre partiti le parvero ugualmente pericolosi. Ella temeva che, se Maria Stuarda fosse risalita al trono, avrebbe continuato nella sua politica col Papato e le Corti cattoliche, al fine di abbattere il partito protestante della Scozia ed in seguito rivendicare ancora pretese al trono d’ Inghilterra. Se rimaneva libera in Inghilterra, sarebbe divenuta una causa permanente di eccitazione, un centro di intrighi e di complotto per i cattolici, molto numerosi e molto potenti nel regno, e che ritenevano Maria Stuarda come loro sovrana legittima. Avrebbero cospirato per lei e si sarebbero sollevati. Se infine andava in Francia, avrebbe preparato, d’accordo con gli zii e i principi alleati, una spedizione militare destinata a sottomettere la Scozia (…).”” (pag 112)”,”UKIx-087″ “MIGNET F.A.M.”,”Histoire de la Révolution francaise. Depuis 1789 jusqu’en 1814. Tome premier.”,”””Les Girondins accusèrent Bertrand de Molleville et Delessart: le premier eut l’adresse de se justifier; mais le second fut traduit devant la haute cour d’Orléans. Le roi, intimidé par le déchaînement de l’assemblée contre les membres de son conseil et surtout par le décret d’accusation contre Delessart, n’eut pas d’autre ressource que de choisir ses nouveaux ministres dans le parti victorieux. Une alliance avec les deminateurs actuels de la révolution pouvait seule sauver la liberté et le trône. Elle rétablissait l’accord entre l’assemblée, le pouvoir royal et la municipalité; et si cette union s’était maintenue, les Girondins auraient fait avec la cour ce qu’après leur rupture ils ne crurent pouvoir faire que sans elle. Les membres du ministère furent Lacoste à la marine, Clavière aux finances, Duranthon à la justice; de Grave, bientôt remplacé par Servan, è la guerre; Dumouriez aux relation extérieures, et Roland à l’intérieur. Ces deux derniers étaient les deux hommes les plus remarquables et les plus importants du conseil. Dumouriez etait âgé de quarante-sept ans lorsque la révolution commença; il avait jusque-là vécu dans l’intrigue (…)””. (pag 234)”,”FRAR-351″ “MIGONE Gian Giacomo”,”Gli Stati Uniti e il fascismo. Alle origini dell’egemonia americana in Italia.”,”G.G. MIGONE (1940) ha compiuto studi all’Università cattolica di Milano e alla Harvard Univ. (Mass.). Dal 1969 insegna storia dell’america settentrionale presso la facoltà di scienze politiche di Torino.”,”ITAF-271″ “MIGONE Gian Giacomo / ZUNINO Pier Giorgio / DANEO Camillo”,”La stabilizzazione della lira: la finanza americana e Mussolini (Migone). / L’atteggiamento dei cattolici di fronte all’occupazione delle fabbriche (Zunino). / Il PCI di fronte alla ricostruzione, 1945-1947 (Daneo).”,”Giudizi di Benjamin Strong (P Federal Reserve di New York) su Mussolini (pag 174-175) La questione dell’autonomia delle banche centrali italiana e americana. Un confronto (pag 168) Sull’ occupazione delle fabbriche: “”La sconfitta operaia (la “”Caporetto socialista””, come titolò “”Il momento”” il 24 aprile) mentre aveva visto le forze cattoliche sulle posizioni industriali, suscitò una certa euforia tra le file dei bianchi”” (pag 210)”,”ITAE-361″ “MIGONE Gian Giacomo”,”Problemi di storia nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Corso di Storia dell’America Settentrionale, Università di Torino, Anno Accademico 1970-1971.”,”‘Gian Giacomo Migone (Stoccolma, 25 maggio 1940) è un politico e storico italiano. Biografia Nato in Svezia il 25 maggio 1940, è figlio di Bartolomeo Migone (ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede dal 1957 al 1964) e di Jacquette ‘Quettan’ Hamilton. Nel 1959 ha conseguito la licenza liceale presso il liceo italiano Leonardo da Vinci di Parigi. Inizialmente iscritto alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma (ove, nel 1960 è stato presidente del Centro universitario Sportivo-CUS di Roma), si è laureato in scienze politiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1965) e ha conseguito il Master of Arts in storia moderna e contemporanea presso l’Università di Harvard (1966)[1], dove ha studiato, dal 1964 al 1966, in qualità di Harkness Fellow of the Commonwealth Fund e Visiting Scholar presso il Center for International Affairs, superando gli esami orali del Ph.D. nel 1966. Inizia la sua carriera lavorativa come impiegato presso l’ufficio stampa del Comitato Organizzatore dei Giochi della XVII Olimpiade svoltisi a Roma nel 1960. Dal 1956 al 1962 è stato corrispondente dall’Italia del trisettimanale sportivo svedese “”Idrottsbladet”” (direttore Torsten Tegnér). Dal 1976 al 1978 è stato amministratore del “”Quotidiano dei lavoratori””. È stato editorialista di politica estera del “”L’Italia””, quotidiano cattolico di Milano (direttore Giuseppe Lazzati) dal 1962 al 1964. Consulente di politica internazionale della FIM-CISL e della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM) dal 1967 al 1972, nello stesso periodo è stato membro del consiglio generale della CISL di Torino; fu cofondatore e membro della segreteria nazionale della CISL-Università. Dal 1972 al 1978 è stato cofondatore e dirigente nazionale dell’ACPOL, del Movimento Politico dei Lavoratori, del Partito di Unità Proletaria e di Democrazia Proletaria. Vive a Torino, dove ha insegnato Storia dell’America del Nord; in seguito è stato titolare della cattedra di Storia delle relazioni Euro-Atlantiche all’Università degli Studi di Torino dal 1969 al 2010, in aspettativa per mandato parlamentare dal 1992 al 2001. Nel 1980-81 è stato visiting scholar presso la School of Advanced International Studies (SAIS) di Washington. Nel 1989-90 è stato titolare della Lauro de Bosis Lectureship of Italian Civilization presso l’Università Harvard. Dal 2011 al 2017 è stato membro del Consiglio della Fondazione Compagnia di San Paolo (Torino). È membro dell’Advisory Board del Center for European Studies della Columbia University. Dal 1991 è stato cofondatore e dirigente nazionale del Partito Democratico della Sinistra, nonché membro del Bureau del Partito del Socialismo Europeo. Dal 1990 al 1992 è membro del consiglio comunale di Torino[2]. Dal 1992 al 2001 è stato senatore della Repubblica per il Partito democratico della sinistra (PDS) e poi per i Democratici di Sinistra (DS). Dal 1994 al 2001 ha presieduto la Commissione Esteri del Senato; è stato inoltre presidente dell’Advisory Board dello Staff College dell’ONU e della Commissione Affari Civili dell’Assemblea Parlamentare della NATO. Con lo scioglimento dei Democratici di Sinistra, è tornato indipendente di sinistra. Ha collaborato a riviste e giornali tra cui la “”Rivista di storia contemporanea””, “”Relazioni sociali””, Rivista storica italiana, Il Manifesto, “”Quotidiano dei lavoratori””, l’Unità, La Stampa, Le Monde, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano. A Torino, nel 1984, ha fondato L’Indice dei libri del mese, insieme con altri intellettuali di professione; ne è stato anche primo direttore, dal 1984 al 1990, del cui comitato editoriale e del cui consiglio di amministrazione è anche membro.’ (wikip)”,”STOx-012-FMB” “MIHAILOVITCH Lioubomir PLUCHART Jean-Jacques”,”L’ Opep.”,”Il peso dell’ Islam nell’ OPEC. “”L’ Islam predomina in tutti gli Stati membri dell’ organizzazione, ad eccezione del Venezuela e dell’ Equador. Comunque, sette di questi paesi islamici (Arabia Saudita, Irak, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Libia e Algeria) fanno parte della Lega araba, cosa che costituisce un legame politico molto importante. Però, sono le sei nazioni islamiche del golfo arabo-persico (cinque produttori arabi e l’ Iran) che detengono quasi l’ 80 % delle risorse dell’ OPEC, disponendo così di un fattore strategico essenziale sul piano internazionale. Tra questi Stati del Medio Oriente, l’ Arabia Saudita, che possiede da sola più di un terzo delle riserve dell’ Organizzazione, occupa una posizione cerniera che la pone in condizione di influenzare in permanenza la politica generale dei paesi esportatori.”” (pag 119-120)”,”VIOx-135″ “MIKABERIDZE Alexander”,”Kutuzov. A Life in War and Peace.”,”MIKABERIDZE A. è nato nel 1978 ad Aqtöbe in Kazakistan. Si è laureato in Diritto internazionale presso l’Università Statale di Tbilisi (Georgia) nel 1999. Dal 1996 al 2000 ha lavorato presso il Ministero degli Affari Esteri della Georgia, dove si è occupato delle questioni relative ai diritti umani e dei rapporti con il Consiglio d’Europa. Insegna storia alla Louisiana State University di Shreveport. E’ specializzato in studi napoleonici e ha curato numerosi libri sull’epoca napoleonica. “”KUTUZOV fu il Generale che trionfò sulla Grande Armèe di Napoleone durante la guerra patriottica del 1812. (…) molti russi considerano il feldmaresciallo la più grande figura del 19° secolo, prima di Pushkin, Tchaikovsky, lo stesso Tolstoj. Subito dopo la sua morte nel 1813, le spoglie di KUTUZOV furono riposte nel pantheon degli eroi. Sue statue sorsero in tutto l’Impero russo e poi in Urss. (…) Come dimostra l’Autore in questa nuova biografia sorprendente e totalmente umanizzante, la storia di Kutuzov è molto più avvincente e complessa dei miti che lo hanno avvolto. (…)”” (dal risvolto di copertina, traduz. d. r.)”,”FRAN-108-FSL” “MIKES George”,”How to be Seventy. An Autobiography.”,”MIKES George, giiornalista e scrittore ‘Nato in Ungheria, dove studiò giurisprudenza, iniziò a lavorare come giornalista, e venne inviato in Inghilterra come corrispondente alla fine degli anni ’30. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale non poté rientrare nel suo Paese d’origine, e iniziò a lavorare anche per alcune testate inglesi, stabilendosi poi definitivamente in Gran Bretagna. Nel 1946 pubblicò il primo libro, “”How to be an alien”” (Come essere straniero), una descrizione umoristica del suo arrivo in Gran Bretagna e delle varie piccole difficoltà quotidiane che vi aveva incontrato. Il libro ebbe un notevole successo editoriale, e venne ristampato più volte, benché stigmatizzasse le peculiarità del suo Paese d’adozione e dei suoi abitanti (o forse proprio per questo). Famosissimo il capitolo dedicato al sesso, condensato in una singola frase: “”Gli altri europei hanno una vita sessuale; gli inglesi hanno le borse dell’acqua calda””. Mikes continuò questa fortunata serie con vari argomenti, che pubblicò a intervalli irregolari per tutta la vita: “”How to be a guru””, “”How to be poor””, “”How to scrape skies”” (sugli USA), “”How to be God”” e molti altri. La scrittura di Mikes è sempre sobria e posata, e possiede quello spiccato “”sense of humor”” sottile e pungente, tradizionalmente britannico. I suoi libri, sempre intelligenti e divertenti, sono molto diffusi e conosciuti nel mondo anglosassone e di lingua tedesca, ma allo stato attuale non risultano pubblicati in Italia’. (Wikip) In chiusura del libro: Sulla morte. “”Being born involves the certainty of death. Only those countless millions, the unborn ones, are really safe. They will not die, but neither can they have any fun. I think it is one of the beauties of lfe that it is not eternal. It would be a frightful bore to go on and on and on , even in reasonable health. Besides, I am used to being dead. Death is simple non-existence and we are all used to non-existing. I did not exist in 500 BC or in 50,000 BC or in 1793. Why should not existing in 2117 or 3117 be any different? Death is simply the end of the story. If one is lucky, a good end to a pleasant story. For me, if I am lucky, it will be simply the last anecdote”” (pag 242-243)”,”BIOx-301″ “MIKLOS Kun”,”Buharin.”,”Nel centenario della nascita Sorozatszerkeszto: Gyurko Laszlo testo in ungherese”,”BUCS-018″ “MIKOYAN Anastase, presentazione”,”Lenine vivant.”,” MIKOYAN è uno dei politici ancora viventi in URSS (1970) ad aver conosciuto Lenin da vivo. Le foto del libro sono numerose in rapporto al totale delle foto conosciute di Lenin. 396 in tutto. “”Lenin era un uomo istruito, un cervello enciclopedico. In ogni discussione, sovrastava grazie alla sua erudizione, alla sua logica, alla sua analisi infallibile, alla sua capacità di trovare la migliore soluzione e il cammino più breve verso lo scopo fissato”” (pag 10) “”Un piccolo partito che raggruppava appena 24 mila membri intorno al marzo 1917 e aveva, sei mesi dopo, 350 mila aderenti, prese la direzione degli operai e dei contadini, trascinando al suo seguito e ottenendo la vittoria in un paese di 150 milioni di abitanti””. (pag 11)”,”LENS-145″ “MIKULSKY K.”,”Lenin’s Teaching on the World Economy and Its Relevance to Our Times.”,”CMEA (Council of Mutual Economic Assistance) (Consiglio di Mutua Assistenza Economica) o Comecon. Lenin e le basi dell’economia sovietica. La produttività del lavoro. “”Emphasising the prerequisites for socialist and communist principles to triumph, Lenin wrote: “”In the last analysis, productivity of labour is the most important, the principal thing for the victory of the new social system.”””” (pag 105-106)”,”EURC-094″ “MILA Massimo”,”Breve storia della musica.”,”””Mai era accaduto per l’addietro che l’arte di un musicista si addentrasse tanto profondamente nel cuore delle passioni, degli entusiasmi, degli ideali del suo tempo, che la musica partecipasse direttamente al moto delle idee, al travaglio spirituale, allo stesso divenire politico di un’età. Ciò fondò l’immensa popolarità di Beethoven e determinò addirittura un nuovo indirizzo nella vita musicale. Come giustamente è stato detto, Beethoven è il nocciolo attorno al quale si forma l’organizzazione dei concerti nel mondo intero. Con l’indipendenza della vita egli mutò la condizione sociale del musicista, rifiutando di essere, come i suoi predecessori, il famiglio o il cliente di una casa gentilizia: con l’arte, egli diede un nuovo significato sociale alla musica sinfonica e strumentale, che strappò dall’ambiente chiuso delle accademie aristocratiche, e divulgò in quel ceto borghese che stava per ereditare la condotta del mondo. Nonostante la straordinaria novità delle sue composizioni e l’ostilità da esse incontrata tra le persone di gusto retrivo, fu proprio Beethoven a fondare quell’appassionata comunione tra la musica e masse relativamente grandi di pubblico, che si prolungò durante l’età romantica e che oggi pare nuovamente perduta, vuoi perché il pubblico sia rimasto indietro, vuoi perché i musicisti siano corsi troppo innanzi””. (pag 204)”,”VARx-479″ “MILAN Marina ROLANDI Luca a cura; saggi di Luca BORZANI Ornella COCOROCCHIO Anita GINELLA Paolo MURIALDI Marina MILAN Cristiana OLCESE Silvia RIVETTI Luca ROLANDI”,”””Il Lavoro”” di Genova. Storie e testimonianze, 1903-1992.”,” Contiene i saggi: Luca Borzani: ‘Nacque coi soldi dei portuali ‘Il Lavoro’ riformista’; Anita Ginella ‘Il giornale tra pace e guerra’ (Dal neutralismo assoluto al neutralismo condizionato) “”Perno dell’offensiva socialista erano state le leghe dei carbonai del porto i cui fondi, dopo la conquista del contratto di lavoro, avevano permesso non solo la costruzione di una rete assistenziale (ristorante, sala medica, bagni, farmacia) e lo sviluppo di altre iniziative economiche (macelleria, panificio, rivendite alimentari), ma anche l’assalto ai più muniti e antichi fortilizi mazziniani (5). Alla realizzazione di questo “”tesori di guerra del proletariato”” avevano contribuito le indubbie capacità di Lodovico Calda e Ricciotti Leoni, segretari della potente Camera del Lavoro di Genova, ma soprattutto il fiuto imprenditoriale dell’avvocato Gino Murialdi, massimo esponente della cooperazione. Destinato nel giro di pochi anni a diventare “”l’anima nera”” del movimento operaio ligure, Murialdi, vero e proprio “”capitano d’industria”” socialista, ha piena coscienza della necessità di consolidare quell’edificio politico, fondato sui lavoratori del carbone e con al vertice il deputato operaio Pietro Chiesa, che – cresciuto a ritmo inaspettato – rischia di franare per un improvviso mutamento dei rapporti di forza sulle calate. La drammatica lezione del fallito sciopero dei 3.000 scaricatori delle merci varie del settembre 1902, ridotti alla fame dopo 25 giorni di lotta, non è stata rimossa (…). La realizzazione dei due progetti di Murialdi, la fondazione del ‘Lavoro’ e dell’Unione, è così il punto di arrivo di un articolato processo di “”arroccamento”” politico ed economico, ma anche la definizione di un originale “”sistema socialista”” genovese destinaot a durare nel tempo (7)”” [Luca Borzani, p. 19-20] [(5) Perillo-Gibelli, Storia della Camera del Lavoro di Genova, 1980; M. Bettinotti, ‘Vent’anni di movimento operaio genovese’, 1932; (7) Sia Giuliano Procacci che Patrizia Audenino hanno collegato la fondazione del ‘Lavoro’ all’annunciato conflitto con i “”negozianti”” di carbone del porto (…)] Il porto di Genova di allora: 600.000 navi in un anno e 8 milioni di tonnellate di merci (carbone e cotone prevalentemente) (pag 27) Dal neutralismo assoluto al neutralismo condizionato. “”Inizialmente alcuni articoli di Ivanoe Bonomi e dello stesso Canepa parlano della necessità italiana di restare neutrale. Bonomi, per esempio, delineando le posizioni belliciste assunte dai socialisti tedeschi e francesi, gli uni per inerzia o impotenza, i secondi per patriottismo, a inizio agosto parla della nostra “”fortunata neutralità”” (13). In questa prima fase anche i comunicati socialisti contro la guerra occupano con grande rilievo le pagine principali del giornale (14), come l’ordine del giorno de ‘Il Partito Socialista e tutte le organizzazioni operaie italiane per la nostra neutralità’ che compare a inizio agosto in prima pagina, rinnovando “”l’appello per la campagna contro la guerra e per la neutralità dell’Italia nel conflitto europeo scatenato dalle cupidigie balcaniche e dell’imperialismo austro-ungarico, spalleggiato dal militarismo germanico”” (4 agosto 1914). Già nel tardo autunno 1914 però, di fronte alla proterva e brutale aggressività degli eserciti tedeschi, le chiamate alla neutralità assoluta degli organi del Partito Socialista Italiano, che continuavano ad additare la guerra come conflitto di borghesie il cui esito non doveva interessare il proletariato, cominciano a scivolare inesorabilmente nelle pagine centrali, a non essere più così evidenziate e a essere talvota accompagnate da titoli sarcastici. D’altro canto anche le associazioni operaie socialiste genovesi sono da principio graniticamente contro la guerra e unitariamente manifestano, come avverrà nel comizio del 31 luglio, al quale partecipano, oltre alla sezione genovese del Partito Socialista, “”i Gruppi Autonomi Genovesi, la sezione Sampierdarenese del PSI e la Camera del Lavoro, l’Unione Socialista Genovese, la Sezione Genovese del Partito Repubblicano, il Circolo Socialista Rivoluzionario di Sampierdarena, la Confederazione Operaia Genovese, l’Unione Sindacale, I Gruppi Anarchici, il Sindacato Ferrovieri e molte altre Associazioni operaie (16). Ma si trattava ancora di scongiurare l’entrata in guerra a fianco degli alleati della Triplice: “”Non c’è dubbio che tutto il proletariato genovese interverrà al comizio che dovrà riuscire una solenne manifestazione di protesta e significare monito alto e severo contro eventuali condiscendenze governative al tristo, orribile giuoco dell’Austria-Ungheria”” (17). Intanto, quella stessa sera del comizio socialista genovese, il Governo Salandra deliberava la neutralità, che, ratificata dal Sovrano, divenne effettiva il 3 agosto. A inizio settembre 1914 “”Il Lavoro”” non ha ancora virato decisamente per l’intervento ma ha già impostato la decantazione della sua posizione riformista, come ci dice un bel fondo che richiama un articolo dell'””Avanti!”” dell’onorevole Ettore Ciccotti e ne condivide i punti salienti: avversione non celata per gli Imperi Centrali; simpatia per l’Intesa, condanna dei socialisti austriaci e tedeschi che hanno approvato una guerra di oppressione e di sterminio. Alle osservazioni del Ciccotti l’articolista del “”Lavoro”” (forse Canepa?) aggiunge le sue considerazioni sulla neutralità italiana, affermando che “”non si debba uscire dalla neutralità, per la ragione che il nostro intervento sarebbe tutt’altro che decisivo. Quando non si può essere Garibaldi, bisogna guardarsi dal fare il Don Chisciotte”” (18). Tuttavia secondo l’autore del commento la neutralità non deve essere considerata un dogma incondizionato, la “”neutralità assoluta”” propagandata dal Partito Socialista, ma deve essere “”relativa””, secondo le circostanze e l’evolversi del conflitto: si dovrà necesariamente entrare in guerra per sventare il pericolo della vittoria del militarismo tedesco.”” (pag 49-50-51) [(13) I. Bonomi, I socialisti e la guerra, 8 agosto 1914; (14) Cfr. ‘La riunione socialista d’oggi a Milano. Un’intervista con l’on. Filippo Turati’, 27 luglio 1914; (…); (16) ‘Contro la guerra. Il grandioso comizio di questa sera alla palestra Umberto I, 31 luglio 1914; (17) Ivi; (18) ‘La guerra e l’opinione socialista’, 3 settembre 1914]”,”LIGU-106″ “MILAN Maurizio”,”Fuoco in pianura.”,”””Era un magnifico spettacolo di forza e di giovinezza. Partigiani di diverse formazioni della zona erano confluti in Val Luserna e aspettavano l’ordine di attacco. I fazzoletti rossi dei garibaldini spiccavano fra quelli verdi dei «GL» e quelli azzurri degli autonomi”” (pag 129)”,”ITAR-034-FV” “MILAN Maurizio”,”Fuoco in pianura.”,”””Era un magnifico spettacolo di forza e di giovinezza. Partigiani di diverse formazioni della zona erano confluti in Val Luserna e aspettavano l’ordine di attacco. I fazzoletti rossi dei garibaldini spiccavano fra quelli verdi dei «GL» e quelli azzurri degli autonomi”” (pag 129)”,”ITAR-029-FSD” “MILAN Marina”,”La stampa periodica a Genova dal 1871 al 1900.”,”Marina Milan (Torino, 1946) ha insegnato Storia del Giornalismo alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova. Autore di vari saggi , ha pubblicato ‘Donna, famiglia, società. Aspetti della stampa femminile cattolica in Italia tra ‘800 e ‘900’, Genova, 1983.”,”LIGU-009-FFS” “MILANESE Cesare”,”Principi generali della guerra rivoluzionaria. Una ricerca sulle leggi della battaglia. Un manuale di strategia della rivoluzione.”,”Cesare MILANESE, nato in provincia di Venezia nel 1930, laureato in filosofia, ha fatto parte del Gruppo 63. E’ stato redattore e collaboratore di ‘Quindici’. E’ redattore e collaboratore de ‘Il Caffè’. Scrive occasionalmente su ‘Sipario’ e sulla pagina letteraria dell’ Avanti!. Vive a Roma.”,”PARx-016″ “MILANESI Franco”,”Ribelli e borghesi. Nazionalbolscevismo e rivoluzione conservatrice, 1914-1933.”,”MILANESI Franco (Torino, 1956) è laureato in filosofia e dottore di ricerca in studi politici. Ha collaborato a riviste storiche e filosofiche con scritti sulla storia del PCdI, sul dissenso comunista e sulla politica militante. Ha pubblicato ‘Militanti. Un’antropologia politica del Novecento’ (Punto rosso, 2010). Niekisch. “”La sua prospettiva geopolitica si dilata nell’ipotesi di un grande impero “”euroasiatico”” che unificando germani e slavi possa fondere lo spirito nazionale e quello comunitario e comunistico dei due popoli. Manifesta interesse verso il fascismo italiano, con cui ha alcune prossimità teoriche, ma ne prende le distanze a causa della sua “”latinità””, un cedimento alla corruzione dell’Occidente cui egli contrappone la durezza dello “”spirito di Potsdam””. Nel 1935 ottiene un incontro personale con Mussolini (a cui scriverà ancora nel 1940). Ma è alla rivoluzione bolscevica del 1917 che Niekisch guarda come all’esempio più significativo di nazionalbolscevismo, rivoluzione di cui sottolinea a più riprese il carattere intrinsecamente nazionale. Da ciò l’ammirazione per Stalin e la critica a tutte le forme di internazionalismo marxista, in particolare a quelle di Trockij, esponente di quell’universalismo che resta per Niekisch il “”fondo”” teorico dell’occidentalismo””. (pag 175)”,”GERG-083″ “MILANESI Andrea”,”La speculazione su futures e options. Strumenti evoluti alla portata di tutti.”,”MILANESI Andrea, dottore commercialista, consulente finanziario. Gli spread. “”Per chi conosce un po’ l’inglese il nome stesso potrebbe già dire molto. Si tratta, infatti, di operazioni poste in essere per sfruttare delle “”differenze””, dei “”disallineamenti”” nei prezzi dei future. Spieghiamoci meglio richiamando alla memoria la figura dell ”arbitraggista’, ovvero di colui che mira a realizzare un profitto giocando sui disallineamenti del prezzo della stessa merce in zone diverse del mondo (magari giocando sui fusi orari). Ebbene, fare ‘spread trading’ vuol dire proprio fare arbitraggio; vuol dire assumere due posizioni antitetiche mirando a realizzare il differenziale nascosto. Il segreto dello ‘spread’ è in sintesi questo: ‘vendere ciò che si ritiene sopravvalutato e comprare contemporaneamente ciò che si ritiene sottovalutato, il tutto su merci simili (‘intercommodity spread) o sulla stessa merce ma a diverse scadenze (intracommodity spread)'”” (pag 51)”,”ECOT-243″ “MILANI Mino”,”Storia di Pavia, una grande storia in breve.”,”Mino Milani, nato a Pavia nel 1928, giornalista e autore di romanzi e racconti. Ha pubblicato una biografia di Garibaldi. Ha diretto il quotidiano ‘La provincia pavese’ Posta sul fiume Ticino, poco a nord dalla confluenza di questo nel Po ed a 38 km a sud di Milano, affonda le sue origini all’epoca delle tribù preromane, dalle quali fu fondata. Successivamente divenne città romana con il nome di Ticinum. Fu capitale del regno longobardo. Dal Medioevo Pavia è sede di una delle più antiche università italiane. La città era fortificata fino al 1872, quando i bastioni sono stati trasformati in viali e giardini pubblici; gran parte delle mura, però, sopravvisse fino al 1901, quando fu abbattuta per costruire i viali di circonvallazione.”,”ITAG-277″ “MILANI Lorenzo don, a cura di Michele GESUALDI”,”Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.”,”””La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non son tutte giuste. Son vivi in Italia dei magistrati che in passato han dovuto perfino sentenziare condanne a morte”” (pag 250) (L. Milani, Lettera ai giudici, Barbiana, 18.10.1965) “”I nostri maestri si dimenticavano di farci notare una cosa lapalissiana e cioè che gli eserciti marciano agli ordini della classe dominante. In Italia fino al 1880 aveva diritto di voto solo il 2% della popolazione. Fino al 1909 il 7%. Nel 1913 ebbe diritto di voto il 23%, ma solo la metà lo seppe o lo volle usare. Dal ’22 al ’45 il certificato elettorale non arrivò più a nessuno, ma arrivarono a tutti le cartoline di chiamata per tre guerre spaventose. Oggi ‘di diritto’ il suffragio è universale, ma la Costituzione (articolo 3) ci avvertiva nel ’47 con sconcertante sincerità che i lavoratori erano ‘di fatto’ esclusi dalle leve del potere. Siccome non è stata chiesta la revisione di quell’articolo è lecito pensare (e io lo penso) che esso descriva una situazione non ancora superata. Allora è ufficialmente riconosciuto che i contadini e gli operai, cioè la gran massa del popolo italiano, non è mai stata al potere. Allora l’esercito ha marciato solo agli ordini di una classe ristretta. (…) Dar la vita per nulla è peggio ancora. I nostri maestri non ci dissero che nel ’66 l’Austria ci aveva offerto il Veneto gratis. Che è mostruoso andare a morire e uccidere senza scopo. Se ci avessero detto meno bugie avremmo intravisto com’è complessa la verità. Come anche quella guerra, come ogni guerra, era composita dell’entusiasmo eroico di alcuni, dello sdegno eroico di altri, della delinquenza di altri ancora. (…) Bisognerà ricordare anche le guerre per allargare i confini oltre il territorio nazionale. (…) «Riterremmo stoltezza vantar diritti su Merano e Bolzano» (‘Scritti politici’ di Cesare Battisti, vol. II, pag. 96-97). «Certi italiani confondono troppo facilmente il Tirolo col Trentino e con poca logica vogliono i confini d’Italia estesi fino al Brennero» (ivi). Sotto il fascismo la mistificazione fu scientificamente organizzata. E non solo sui libri, ma perfino sul paesaggio. L’Alto Adige, dove nessun soldato italiano era mai morto, ebbe tre cimiteri di guerra finti (Colle Isarco, Passo Resia, San Candido) con caduti veri disseppelliti a Caporetto. Parlo di confini per chi crede ancora, come credeva Battisti, che i confini debbano tagliare preciso tra nazione e nazione. (…) Allora anche il Vostro ordinamento riconosce che perfino il soldato ha una coscienza e deve saperla usare quando è l’ora. Come potrebbe avere un minimo di parvenza di legittimità una decimazione, una rappresaglia su ostaggi, la deportazione degli ebrei, la tortura, una guerra coloniale? Oppure, può avere un minimo di parvenza di legittimità un atto condannato da accordi internazionali che l’Italia ha sottoscritto? Il nostro Arcivescovo card. Florit ha scritto che «è praticamente impossibile all’individuo singolo valutare i molteplici aspetti relativi alla moralità degli ordini che riceve» (Lettera al Clero 14.4.1965). Certo non voleva riferirsi all’ordine che hanno ricevuto le infermiere tedesche di uccidere i loro malati. E neppure a quello che ricevette Badoglio e trasmise ai suoi soldati di mirare anche agli ospedali (telegramma di Mussolini 28.3.1936). E neppure all’uso dei gas. Che gli italiani in Etiopia abbiano usato gas è un fatto su cui è inutile chiuder gli occhi. Il Protocollo di Ginevra del 17.5.1925 ratificato dall’Italia il 3.4.1928 fu violato dall’Italia per prima il 23.12.1935 su Tacazzè. L”Enciclopedia Britannica’ lo dà per pacifico. Lo denunciano oramai anche i giornali cattolici («L’Avvenire d’Italia», articoli di Angelo del Boca dal 13.5.1965 al 15.7.1965). Abbiamo letto i telegrammi di Mussolini a Graziani: «autorizzo impiego gas» (telegramma numero 12409 del 27.10.1935), di Mussolini a Badoglio: «rinnovo autorizzazione impiego gas qualunque specie e su qualunque scala» (29.3.1936). Hailè Selassiè l’ha confermato autorevolmente e circostanziatamente (intervista per “”L’Espresso”” 29.9.1965 e sg.). Quegli ufficiali e quei soldati obbedienti che buttavano barili d’iprite sono criminali di guerra e non son ancora stati processati”” [L. Milani, Lettera ai giudici, Barbiana, 18.10.1965] (pag 253-258)”,”RELC-353″ “MILANI Piero A.”,”Saggi di storia del pensiero politico.”,”””Nietzsche ammetteva, come poi (Pareto) (7), a proposito delle ‘élites’ al potere, un ricambio tra la classe lavoratrice e quella «eletta»; in ogni caso la giustificazione di questa forma di ineguaglianza sociale era trovata nella necessità che la volontà di potenza potesse essere espressa soltanto dall’aristocrazia per evitare la dispersione di inutili conflitti tra le classi. La concezione di Nietzsche rispondeva quindi al bisogno di un profondo ordine sociale. È interessante notare che lo sviluppo delle attività creative e intellettuali fosse connesso alla disuguaglianza e alle caste. Proprio perché così esplicito nell’affermazione della disuguaglianza, Nietzsche aveva una visione al tempo stesso realistica e ‘antiborghese’ delle condizioni sociali del lavoro; egli non concepiva il lavoro come una «forza plasmatrice del mondo ed educatrice dell’uomo» (8), ma solo come un affanno, un peso e un’attività che distoglieva dalla solitudine e dalla contemplazione. Da tutto ciò dovevano essere esentate le classi dominanti; ma le sue riflessioni sul lavoro come asservimento alle macchine e svilimento delle qualità umane si estendevano anche alle classi subordinate: «Povero, lieto e indipendente! – queste cose insieme sono possibili; povero, lieto e schiavo – anche queste sono possibili, e, della schiavitù di fabbrica, non saprei dire nulla di meglio agli operai, posto che essi non sentano in generale come ‘ignominia’ il venire in tal modo adoperati, ed è quel che succede, come ingranaggi di una macchina e, per così dire, come accessori dell’umana inventività tecnica. È obbrobrioso credere che attraverso un più elevato salario la ‘sostanza’, voglio dire la loro impersonale condizione servile, possa essere eliminata» (9). Queste espressione che in qualche modo ricordano il discorso di Marx sull’alienazione (10), non devono trarre in inganno: la prospettiva con cui Nietzsche, nei pochi aforismi dedicati al problema, guardava alle condizioni della classe lavoratrice era quella non d’emancipazione ma dell’ ‘otium’, che egli riteneva indispensabile per l’affinamento delle qualità della casta dirigente. Ancora una volta però, attraverso l’ottica ristretta del suo spirito aristocratico, Nietzsche considerava le condizioni sociali del suo tempo con maggiore lucidità di quegli scrittori populisti, apologeti del lavoro, che vedevano nel lavoro «l’unica legge del mondo» (11)”” (pag 120-122) [Piero A. Milani, ‘Potere e disuguaglianza in Nietzsche’ in ‘Saggi di storia del pensiero politico’, Giuffré editore, Milano, 1974] [(7) Sul rapporto tra Nietzsche e Parto , non solo sulla questione delle ‘èlites’, ma anche per quanto riguarda le ideologie, rimandiamo a Max Scheler, ‘Sociologia del potere’, ‘Introduzione’, Roma, 1966 e a ‘Ideologia e Utopia’ di K. Mannheim (…); (8) Cfr. K. Löwith, ‘Da Hegel a Nietzsche’, cit, p. 426; (9) ‘Aurora’, cit., p: 152, afor. 206; (10) Cfr. K. Löwith, ‘Da Hegel a Nietzsche’, cit, pp. 233 sgg; (11) «Lavoro! Tenete presente, signori, che esso costituisce l’unica legge del mondo. La vita non ha alcun altro scopo, alcuna altra ragione di esistenza, e noi tutti nasciamo soltanto per dare il contributo nella nostra parte di lavoro e per poi scomparire»; questa affermazione di Emile Zola è riportata in K. Löwith, op. cit., p. 430]”,”TEOP-004-FMB” “MILANO Attilio”,”Storia degli ebrei in Italia.”,”””La maggioranza però rimase in Italia, nella speranza di un capovolgimento di situazione. Non mancò neanche chi, non resistendo alla degradazione dopo decine di anni vissuti nel più puro patriottismo italiano, si tolse la vita. Un esempio fra le decine di altri fu l’ editore modenese Angelo Fortunato Formiggini. La nuova legislazione razzista fu, salvo qualche particolare, applicata con rigore in tutte le sue statuizioni, senza tener conto dei promessi riguardi personali. Dalle scuole pubbliche, l’ estromissione fu completa: novantesette professori di università, che si sparsero poi nelle università del mondo, ottantaquattro insegnanti di altri istituti, cinquemilaseicento studenti (…). Dagli impieghi pubblici o semipubblici anche, il licenziamento fu integrale e colpì novecento ebrei fra cui una decina di generali ed ammiragli delle forze armate; inoltre duemilacinquecento liberi professionisti furono costretti a ridurre quasi a nulla la loro attività. I sei senatori ebrei, che essendo stati nominati a vita, non potevano essere rimossi, ricevettero il suggerimento di non comparire al senato””. (pag 399)”,”EBRx-027″ “MILANO Attilio”,”Storia degli Ebrei in Italia. Con una nota di Alberto Caviglion.”,”Attilio Milano apparteneva ad una famiglia romana: era nato il 12 agosto 1907 e da Roma, salvo una breve parentesi di lavoro a Ferrara, s’allontanò solo nel 1939 quando, in seguito alle leggi razziali, decise di trasferirsi con la famiglia in Palestina. Alla sua città, e al popolare quartiere del ghetto, era a tal punto affezionato che prima ancora di farsene storico (con la monografia Il ghetto di Roma, 1964), nel 1928 provvide a riordinare il ricchissimo fondo archivistico. Attilio Milano non fu tuttavia uno storico di professione, nel senso stretto del termine.”,”EBRx-037-FL” “MILAZZO Giuseppe”,”Il sangue e gli ideali. Cronaca degli eventi che infiammarono Savona tra il 1919 ed il 1924. Prima parte. Il biennio rosso.”,”Dedica in apertura a Guido Malandra per gli studi da lui compiuti sulla Storia della città di Savona”,”LIGU-219″ “MILAZZO Giuseppe”,”Il sangue e gli ideali. Cronaca degli eventi che infiammarono Savona tra il 1919 ed il 1924. Seconda parte. I “”rossi”” al potere.”,”Dedica in apertura a Umberto Scardaoni, indimenticato Sindaco e Presidente dell’ ISREC di Savona”,”LIGU-220″ “MILAZZO Giuseppe”,”Il sangue e gli ideali. Cronaca degli eventi che infiammarono Savona tra il 1919 ed il 1924. Terza parte. Dall’insurrezione fascista alla fine della democrazia.”,”Dedica in apertura a Rodolfo Badarello, Arrigo Cervetto e Rita Vallarino che per primi studiarono e indagarono il periodo della storia savonese che condusse all’affermazione del fascismo”,”LIGU-221″ “MILETTO Enrico SASSO Donatella”,”Torino ‘900. La città delle fabbriche.”,”Foto di operai e operai al lavoro in fabbrica da inizio secolo in avanti Foto dei danni provocati alle fabbriche torinese dai bombardamenti alleati”,”ITAS-012-FSD” “MILHAUD Edgard”,”La société des nations.”,”I venti primi capitoli sono articoli pubblicati su l’ Humanité. Altro libro dell’A: – Du droit de la force à la force du droit, ATAR, Geneve, 1915″,”RAIx-259″ “MILIBAND Ralph”,”Il laburismo. Storia di una politica.”,”Il movimento operaio in Parlamento, il movimento laburista nella 1° GM, parlamentarismo o azione diretta, dall’opposizione al governo, lo sciopero generale, il prezzo della rispettabilità, Macdonaldismo senza MacDONALD, la sfida dell’ appeasement, apoteosi del laburismo, i mali del laburismo, da GAITSKELL a WILSON.”,”MUKx-024″ “MILIBAND Ralph”,”Lo stato nella società capitalistica.”,”MILIBAND insegna sociologia politica presso la London School of Economics and Political Science (LSE). E’ autore di ‘Parliamentary Socialism: A Study of the Politics of Labour’, pubblicato in Italia nel 1964 ed è condirettore, insieme a John SAVILLE del ‘Socialist Register’.”,”TEOP-093″ “MILIBAND Ralph”,”Lo stato nella società capitalistica.”,”MILIBAND insegna sociologia politica presso la London School of Economics and Political Science (LSE). E’ autore di ‘Parliamentary Socialism: A Study of the Politics of Labour’, pubblicato in Italia nel 1964 ed è condirettore, insieme a John SAVILLE del ‘Socialist Register’. “”Karl Mannheim ha osservato una volta che “”la tendenza fondamentale del burocrate è di trasformare tutti i problemi politici in problemi amministrativi””. (pag 63)”,”TEOC-251″ “MILIBAND David a cura; saggi di Anthony GIDDENS Perry ANDERSON David HELD Anna COOTE Elizabeth MEEHAN Raymond PLANT Tariq MODOOD Bhikhu PAREKH Gordon BROWN Anne PHILLIPS Joel ROGERS e Wolgang STREECK Robert KUTTNER Michel ROCARD Will HUTTON Gosta ESPING-ANDERSEN Frances FOX PIVEN Stephen TINDALE Susan OWENS David MARQUAND Jos de BEUS Manuel ESCUDERO Margaret HODGE James CORNFORD Patricia HEWITT Giorgio GALLI”,”Reinventiamo la sinistra.”,”Saggi di Anthony GIDDENS Perry ANDERSON David HELD Anna COOTE Elizabeth MEEHAN Raymond PLANT Tariq MODOOD Bhikhu PAREKH Gordon BROWN Anne PHILLIPS Joel ROGERS e Wolgang STREECK Robert KUTTNER Michel ROCARD Will HUTTON Gosta ESPING-ANDERSEN Frances FOX PIVEN Stephen TINDALE Susan OWENS David MARQUAND Jos de BEUS Manuel ESCUDERO Margaret HODGE James CORNFORD Patricia HEWITT Giorgio GALLI”,”EURx-310″ “MILIBAND Ralph”,”Marxismo e democrazia borghese.”,”””Il caratteri distintivi del progetto rivoluzionario marxista furono continuamente riaffermati da Marx e da Engels. Nelle ‘Lotte di classe in Francia’ così li identificava: «’La dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di classe’ del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l”abolizione delle differenze di classe in generale’, per l’abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse riposano, per l’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per il sovvertimento di tutte le idee che germogliano da queste relazioni sociali» (8). Similmente all”Indirizzo al comitato centrale della Lega dei comunisti’ cui si è fatto prima riferimento, Marx e Engels insistevano sul fatto che le domande limitate che provenivano della «piccola borghesia democratica» in nessun modo potevano soddisfare «il partito del proletariato»: «E’ nostro interesse e nostro compito rendere permanente la rivoluzione sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano scacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello stato, sino a che l’associazione dei proletari, non in un solo paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi, e sino a che almeno le forze produttive decisive non siano concentrate nella mani dei proletari. Non può trattarsi per noi di una trasformazione della proprietà privata, ma della sua distruzione; non del mitigamento dei contrasti di classe, ma dell’abolizione delle classi; non del miglioramento della società attuale, ma della fondazione di una nuova società» (9). «Rendere permanente la rivoluzione», in questo contesto significa chiaramente sforzarsi di far avanzare questo disegno all’interno della struttura capitalistica dei regimi democratico-borghesi: il che comporta, evidentemente, anche la spinta per ogni genere di riforme. Infatti nel 1905, Lenin considerava obiettivo immediato del movimento rivoluzionario la costituzione di una repubblica democratico-borghese. Nelle ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, egli affermava: «Non possiamo uscire dal quadro democratico borghese della rivoluzione russa, ma possiamo allargarlo a proporzioni immense; possiamo e dobbiamo lottare nei limiti di questo quadro nell’interesse del proletariato, per i suoi bisogni immediati e per le condizioni che preparano le sue forze per la futura vittoria completa» (10). Questa prospettiva implica la ‘combinazione’ di due concetti che sono stati spesso erroneamente contrapposti nell’elaborazione marxista sulle strategie dell’avanzata rivoluzionaria, ovvero il concetto dei «due stadi» e quello di «rivoluzione permanente»”” [Ralph Miliband, ‘Marxismo e democrazia borghese’, Bari, 1970] [(8) Karl Marx, ‘Le lotte di classe in Francia’, cit., pp. 268-9; (9) K. Marx F. Engels, ‘Indirizzo al Comitato centrale’, cit., p. 365; (10) V.I. Lenin, ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, in ‘Opere’, Roma, 1960, p. 44]”,”MADS-014-FV” “MILIBAND Ralph; RAGIONIERI Ernesto; MAREK Franz”,”Marx e lo Stato (Miliband); Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della «Neue Zeit» (Ragionieri); Considerazioni sulla socialdemocrazia austriaca (Marek).”,”Il saggio di Ragionieri si occupa della Neue Zeit ma soprattutto sul ruolo di Karl Kautsky (in subordine W. Liebknecht, A. Bebel, Heinrich Braun ()) () H. Braun tra i fondatori della rivista, coetaneo e amico di giovinezza di Kautsky, cognato di Viktor Adler, futuro capo della socialdemocrazia austriaca. Sui primi numeri della rivista Braun criticò Lujo Brentano sul problema della assicurazione degli operai…. Braun era particolarmente interessato al tema della politica sociale e sulla questione del peso da dare a questo tema sulla rivista venne a scontrarsi con Kautsky e da quel momento la sua collaborazione si interruppe (pag 149-150)”,”KAUS-001-FB” “MILIBAND David a cura di, Saggi di Perry ANDERSON Jos DE BEUS Gordon BROWN Anna COOTE James CORNFORD Manuel ESCUDERO Gosta ESPING-ANDERSEN Frances FOX PIVEN Giorgio GALLI Antony GIDDENS David HELD Patricia HEWITT Margaret HODGE Will HUTTON Robert KUTTNER David MARQUAND Elizabeth MEEHAN Tariq MODOOD Susan OWENS Bhikhu PAREKH Anne PHILLIPS Raymond PLANT Michel ROCARD Joel ROGERS Wolfgang STREECK Stephen TINDALE”,”Reinventiamo la Sinistra.”,”David Miliband, già curatore della raccolta di saggi Paying for Inequality. The Economic Cost of Social Injustice. Con i conservatori al governo è stato consulente politico presso il capo dell’opposizione in Gran Bretagna. Perry Anderson è professore di Storia presso l’Università di Los Angeles, California. Jos de Beus è professore di Teoria politica all’Università del Twente e associato in Economia all’Università di Amsterdam. Gordon Brown è deputato laburista per il collegio di Dumfermline East e ministro ombra delle Finanze e del Tesoro. Anna Coote è ricercatrice Paul Hamlyn di Politica sociale presso l’Institute for Public Policy Research. James Cornford è presidente della Fondazione Hamlyn ed ex direttore dell’Institute for Public Policy Research. Manuel Escudero è direttore aggiunto dell’Istituto de Empresa di Madrid e membro del Comitato federale del PSOE, il Partito socialista dei lavoratori al governo jn Spagna. Gøsta Esping-Andersen è professore di Economia politica all’Università di Trento. Frances Fox Piven è professoressa di Scienze politiche presso la Scuola di perfezionamento della City University of New York. Giorgio Galli è professore di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano. Anthony Giddens è professore di Sociologia all’Università di Cambridge. David Held è professore di Politica e Sociologia della Open University. Patricia Hewitt è attualmente direttrice delle ricerche all’Andersen Consulting e vicepresidente della Commissione per la Giustizia sociale, ex vicedirettrice dell’Institute for Public Policy Research. Margaret Hodge è deputato laburista per il collegio di Barking. Per dieci anni è stata presidente del Consiglio di circoscrizione di Islington, Londra, e poi consulente per la Price Waterhouse. Will Hutton è caporedattore della pagina economica del Guardian. Robert Kuttner è il direttore di The American Prospect ed editorialista di The Boston Globe e di Business Week. David Marquand è professore di Politica all’Università di Sheffield e direttore del Centro di ricerche di Economia politica della medesima Università. Elizabeth Meehan è presidente del dipartimento di Politica (Jean Monnet) presso l’Università di Belfast. Tariq Modood è ricercatore anziano all’Istituto di Studi politici di Londra. Susan Owens è incaricata presso il dipartimento di Geografia dell’Università di Cambridge. Bhikhu Parekh è professore di Teoria politica all’Università di Hull ed è stato vicepresidente della Commissione per la Parità razziale. Anne Phillips è docente di Politica alla London Guildhall University. Raymond Plant è preside del St Catherine’s College di Oxford, portavoce del partito laburista per gli Affari interni alla Camera dei Lords. Michel Rocard è stato presidente del Consiglio francese dal 1988 al 1991. Joel Rogers è professore di Diritto, Sociologia e Scienze politiche alla University of Wisconsin, Madison. Wolfgang Streeck è professore di Sociologia e Relazioni industriali alla University of Wisconsin, Madison. Stephen Tindale è consigliere politico del deputato Chris Smith, ministro ombra dell’Ambiente.”,”TEOP-092-FL” “MILIBAND Ralph”,”Parliamentary Socialism. A Study in the Politics of Labour.”,”Ralph Miliband (1924-1994) è stato una figura intellettuale chiave della sinistra britannica. E’ stato il fondatoredel ‘Socialist Register’ e autore di ‘Marxism and Politics. The State in Capitalist Society’, ‘Socialism for a Sceptical Age’. Aveva una cattedra di politica all’Università di Leeds. Ha pure insegnato alla London School of Economics, alla Brandeis di Boston, York University di Toronto, City University di New York. Capitolo V. Lo Sciopero Generale (1926). Il ‘Red Friday’ (1925) e le sue conseguenze. Il timore del successo. Le conseguenze della disfatta’ (pag 121-151)”,”MUKx-215″ “MILIOUKOV P.N. (MILIUKOV Pavel Nikolaevich)”,”Essai sur l’histoire de la civilisation russe.”,”MILIOUKOV Pavel Nikolaevich, professore all’università di Mosca.”,”RUSx-151″ “MILIOUKOV P. (MILIUKOV)”,”La Politique Extérieure des Soviets.”,” Trotsky ministro degli esteri aveva cominciato con la collaborazione di un ‘matelot à demi lettré, Markine, la pubblicazione dei trattati segreti della Russia con gli alleati (pag 17) Delegazione bolscevica a Brest Litovsk: Joffe, Karakhan, Kamenev e altri (pag 17)”,”RIRO-361″ “MILIOUKOV Paul (MILIUKOV) SEIGNOBOS Ch. EISENMANN L.; collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”Histoire de Russie. Tome I. Des origines a la mort de Pierre le Grand.”,”Collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”RUSx-155″ “MILIOUKOV Paul (MILIUKOV) SEIGNOBOS Ch. EISENMANN L.; collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”Histoire de Russie. Tome II. Les successeurs de Pierre le Grand. De l’autocratie appuyée sur la noblesse à l’autocratie bureaucratique.”,”Collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”RUSx-156″ “MILIOUKOV Paul (MILIUKOV) SEIGNOBOS Ch. EISENMANN L.; collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”Histoire de Russie. Tome III. Réformes, réaction, révolutions.”,”Collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”RUSx-157″ “MILIZIA Francesco a cura di Giulio NATALI”,”Dell’ arte di vedere nelle belle arti del disegno secondo i principii di Sulzer e di Mengs.”,”Arte. Grecia, Roma, il gotico. “”Quale distinzione dunque tra opere greche e latine? Quelle che noi diciamo greche, non sono forse che opere degli schiavi e de’ liberti romani, copiate da originali greci, o ad imitazione del gusto greco; siccome le opere da noi supposte romane possono essere produzioni di mano greca già vacillante. La disgrazia portò che si tralasciasse il buon cammino, delicatezza, eleganza di forme, di proporzioni, di contorni; di attitudini, onde risultava un tutto ammirabile da qualunque luogo e in qualsisia lume si riguardasse, non so come si passò ad una goffezza, non più egizia, ma gotica, inerte, acutangola, in guisa che tutta l’ espressione si dové mettere in cartelle uscite dalla bocca delle sfigurate figure.”” (pag 86-87)”,”VARx-197″ “MILL John Stuart”,”Pagine scelte.”,”Mill (John Stuart), filosofo, sociologo ed economista inglese (Londra 1806 – Avignone 1873), figlio di James. Nell’ Autobiografia (1873) egli rievocò con grande finezza la sua infanzia di fanciullo prodigio, che a otto anni leggeva già correntemente nelle loro lingue i classici latini e greci, la sua carriera di funzionario della Compagnia delle Indie, il suo breve matrimonio felice, le sue esperienze di studioso e di pubblicista impegnato nelle più aspre battaglie radicali del suo tempo. Esordì come scrittore collaborando al Traveller, alla Westminster Review, della quale fu anche direttore (1835-1840), alla Edinburgh Review, all’Examiner. Godette di vastissima rinomanza e nel 1865 entrò ai Comuni quale deputato del collegio di Westminster. Come studioso di logica e di gnoseologia il Mill ripropose un empirismo rigoroso e radicale, che si riallacciava al pensiero di Hume. Si può parlare solo di ciò che è attestato dall’esperienza, mentre gli asserti metafisici restano al di là di ogni possibile verifica logica. Le verità assiomatiche sono il residuo sintetico”,”TEOP-077″ “MILL John Stuart”,”Principi di economia politica.”,”””E’ il commercio che sta rapidamente rendendo la guerra una cosa antiquata, rafforzando e moltiplicando gli interessi personali che sono in naturale opposizione con essa. E non è esagerato affermare che la grande estensione e il rapido incremento del commercio internazionale, rappresentando la principale garanzia della pace del mondo, sono il grande fattore permanente del progresso ininterrotto delle idee, delle istituzioni e del carattere della stirpe umana. (pag 550).”,”ECOT-055″ “MILL John Stuart”,”Considerazioni sul governo rappresentativo.”,”””Così la caccia alle cariche pubbliche è una forma di ambizione alla quale la nazione inglese è quasi estranea. Eccezion fatta per qualche famiglia, sul cui cammino si trovano già distribuite le cariche pubbliche, le idee degli Inglesi sul modo di farsi strada nella vita hanno una direzione totalmente opposta: quella del successo nel commercio od in una professione. Essi hanno il più grande disgusto per gli individui o per i partiti politici che non fanno che disputarsi le cariche pubbliche; e nulla ispira loro maggiore antipatia che la moltiplicazione degli impieghi pubblici, cosa invece quanto mai popolare nelle nazioni continentali che, incancrenite nella burocrazia, preferirebbero pagare delle tasse più alte piuttosto che diminuire le possibilità individuali di ottenere delle cariche””. (pag 81)”,”TEOP-161″ “MILL John Stuart”,”Autobiografia.”,”Mill (John Stuart), filosofo, sociologo ed economista inglese (Londra 1806 – Avignone 1873), figlio di James. Nell’ Autobiografia (1873) egli rievocò con grande finezza la sua infanzia di fanciullo prodigio, che a otto anni leggeva già correntemente nelle loro lingue i classici latini e greci, la sua carriera di funzionario della Compagnia delle Indie, il suo breve matrimonio felice, le sue esperienze di studioso e di pubblicista impegnato nelle più aspre battaglie radicali del suo tempo. Esordì come scrittore collaborando al Traveller, alla Westminster Review, della quale fu anche direttore (1835-1840), alla Edinburgh Review, all’Examiner. Godette di vastissima rinomanza e nel 1865 entrò ai Comuni quale deputato del collegio di Westminster. Come studioso di logica e di gnoseologia il Mill ripropose un empirismo rigoroso e radicale, che si riallacciava al pensiero di Hume. Si può parlare solo di ciò che è attestato dall’ esperienza, mentre gli asserti metafisici restano al di là di ogni possibile verifica logica. Le verità assiomatiche sono il residuo sintetico di fatti costantemente osservati e le previsioni ragionevoli si fondano solo sulla probabile ripetizione del già accaduto: si può dire ‘questo sarà’ solo in connessione a ‘questo è stato’. La nozione di causalità, che è la regola di successione necessaria a cui vengono ricondotte tutte le leggi naturali, è essa stessa risultato della generalizzazione induttiva. Per sfuggire da un lato alle conseguenze soggettivistiche dell’ empirismo gnoseologico e per evitare dall’altro asserzioni dogmatiche non verificabili Mill identifica sottilmente quello che si chiama ‘mondo esterno’ con la ‘possibilità permanente di sensazioni’. Come studioso di etica e di economia Mill approfondì e arricchì di risonanze altruistiche l’ utilitarismo di Bentham, sostenendo ottimisticamente che il progresso della civiltà è contrassegnato dalla crescente incidenza della considerazione del bene dell’ umanità nella determinazione delle scelte utilitaristiche individuali. Le ingiustizie della società non sono una conseguenza fatale delle leggi dell’ economia: sono sempre possibili interventi correttivi da parte dello Stato e del costume, se non nella fase della produzione dei beni, certamente in quella della distribuzione. In questo senso Mill, che era stato un lettore attento e critico di Saint-Simon e di Comte, sembra propendere per una sorta di socialismo moderato, nel quale il limite dell’ intervento del potere pubblico è comunque fissato dalle frontiere invalicabili delle libertà individuali. Il suo scritto La libertà (1854) è considerato giustamente una trattazione classica del problema della coesistenza di giustizia e libertà ed è un esempio dello spirito spregiudicato con cui egli affrontava i più scottanti temi di attualità. A questo proposito va ricordata la sua campagna per i diritti della donna e per il suffragio femminile, condotta in parlamento con vari interventi e davanti all’ opinione pubblica con il volume La servitù delle donne (1869). In tema di religione, infine, il Mill professò una ‘religione dell’ umanità’ di ispirazione comtiana, integrata dalla fede nell’ esistenza di uno Spirito superiore, non onnipotente né onnisciente, alla cui faticosa opera di perfezionamento del mondo ogni uomo deve collaborare. Altre opere: Sistema di logica deduttiva e induttiva (1843), Princìpi di economia politica (1848), Il governo rappresentativo (1860), L’utilitarismo (1861), A. Comte e il positivismo (1865), Esame della filosofia di sir W. Hamilton (1865), Tre saggi sulla religione (postuma, 1874). (RIZ)”,”FILx-262″ “MILL John Stuart, a cura di Mario BACCIANINI”,”L’ utilitarismo. (Tit.orig.:Utilitarianism)”,”Dello stesso autore : ‘Sulla libertà’, (Tasco, 157) MILL John Stuart (1806-1873) si è formato sotto la guida di Jeremy BENTHAM, e diede organica sistemazione alla tradizione dell’ empirismo inglese. Liberale ostile ad ogni forma di socialismo che avrebbe limitato la libertà individuale, MILL si pronunciò per una politica di riforme istituzionali per realizzare un “”governo per tutti””. “”Quando però una legge è ritenuta ingiusta, la si considera tale allo stesso modo in cui si ritiene ingiusta la sua violazione: la violazione di un diritto altrui, il quale in questo caso non può essere un diritto legale, la si qualifica in un modo differente definendola anche diritto morale. Possiamo affermare, quindi, che un secondo caso di ingiustizia consiste nel sottrarre a un individuo ciò su cui ha un diritto morale””. (pag 83)”,”TEOP-210″ “MILL John Stuart, a cura di Mario BACCIANINI”,”La schiavitù delle donne. (Tit.orig.: The Subjection of Women)”,”MILL John Stuart (Londra 1806 – Avignone 1873) si è formato sotto la guida di Jeremy BENTHAM, e diede organica sistemazione alla tradizione dell’ empirismo inglese. Liberale ostile ad ogni forma di socialismo che avrebbe limitato la libertà individuale, MILL si pronunciò per una politica di riforme istituzionali e distributive per realizzare un “”governo per tutti”” e maggiore giustizia. “”Il complimento che si fa alle donne sulla loro superiore bontà morale fa il paio con il rimprovero che si muove loro di esere maggiormente soggette ai pregiudizi morali. Si dice che le donne non siano capaci di resistere alle loro personali parzialità; che, nelle questioni gravi, le loro simpatie e antipatie falsino il loro giudizio. Ammesso che sia così, resta ancora da dimostrare che le donne siano più spesso fuorviate dai loro sentimenti personali di quanto gli uomini lo siano dai loro personali interessi””. (pag 142)”,”DONx-021″ “MILL John Stuart, a cura di Sergio PARRINELLO”,”Saggi su alcuni problemi insoluti dell’ economia politica.”,”Influenza consumi su produzione.(pag 41) “”Il capitale, sia di un individuo che di una nazione, consiste a nostro avviso, di tutte le cose che hanno un valore di scambio e che l’ individuo o la nazione possiedono a scopo produttivo e non per il godimento improduttivo del proprietario. TUtte le merci invendute costituiscono quindi una parte del capitale nazionale e del capitale del produttore o commerciante a cui appartengono. E’ vero che gli utensili, i materiali e le merci con cui si mantiene il lavoratore sono le uniche merci che servono direttamente alla produzione: e se io ho un capitale in moneta o in merci in magazzino, posso impiegarli come mezzi di produzione solo nella misura in cui essi possono essere scambiati con le merci che direttamente portano a quel fine. Ma può darsi che il cibo, le macchine ecc. che saranno infine comprati con le merci del mio magazzino, non si trovino nel paese in questo momento, o addirittura che non esistano nemmeno. Se, dopo aver venduto le merci, con il denaro ricavato assumo operai e li faccio lavorare, sto senz’altro impiegando capitale, anche se il grano che questi operai compreranno con il denaro sotto forma di pane, è ora immagazzinato a Danzica o forse non è ancora nato.”” (pag 48)”,”ECOT-117″ “MILL John Stuart”,”Essais sur la religion.”,”””Le systéme de la nature considéré dans son ensemble, ne peut avoir eu pour objet unique ou même des autres êtres sensibles. Le bien que la nature leur fait est principalement le résultat de leurs propres efforts. Tout ce qui, dans la nature, fournit une indication d’un dessein bienfaisant prouve que la bienfaisance de l’ être qui l’a conçu ne dispose que d’une puissance limitée, et que le devoir de l’ homme et de coopérer avec les pussiances bienfaisantes, non pas en imitant le cours de la nature, mais en faisant des efforts perpétuels pour l’ amender, et pour rapprocher de plus en plus d’ un type élevé de justice et de bonté, cette partie de la nature sur laquelle nous pouvons étendre notre puissance””. (pag 62) “”Un solo vantaggio, ben debole però, che le religioni soprannaturali possiederanno necessariamente sempre sulla religione dell’ Umanità, è che queste offrono all’ individuo una prospettiva di una vita dopo la morte.”” (pag 111) “”Naturalmente e generalmente, non sono le persone felici che desiderano più vivamente un prolungamento della vita presente, o di una vita a venire. Quelli che hanno goduto di una parte di felicità possono sopportare la perdita dell’ esistenza, ma è duro morire senza aver mai vissuto””. (pag 111)”,”TEOP-318″ “MILL John Stuart, a cura di Biancamaria FONTANA”,”Principi di economia politica. Prima parte.”,”MILL John Stuart, Nell’introduzione il Becattini conduce anche una critica a Marx del tenore seguente.: “”A parte ogni altra considerazione di ordine più generale, che non è qui il caso di fare, a me pare che Marx sopravvaluti l’estensione e la vitalità del nucleo strettamente capitalistico della realtà economico-sociale dell’Inghilterra vittoriana”” (pag 40), ecc. Mill: sui salari. (pag 515)”,”ECOT-269″ “MILL John Stuart, a cura di Biancamaria FONTANA”,”Principi di economia politica. Seconda parte.”,”MILL John Stuart, “”Arriviamo così alla proposizione fondamentale che questo capitolo ha lo scopo di stabilire (‘Della tendenza dei profitti verso un minimo’, ndr). Quando un paese gode da molto tempo di una larga produzione e di un alto reddito medio da cui può compiere il risparmio, e quando perciò vi sono da lungo tempo i mezzi per un forte aumento annuo del capitale (qualora il paese non abbia, come l’America, una vasta riserva di terra fertile tuttora inutilizzata) è segno che in quel paese il saggio di profitto è generalmente molto vicino al minimo, e che quindi il paese sta per entrare nello stato stazionario. Non voglio dire con questo che nessuno dei grandi paesi d’Europa stia per raggiungere effettivamente tale stato, né che il capitale non renda tuttora un profitto considerevolmente maggiore di quello strettamente necessario per indurre la gente a risparmiare e a accumulare. Voglio dire soltanto che basterebbe poco tempo per ridurre i profitti al minimo, se il capitale continuasse ad aumentare al ritmo attuale, senza che nel frattempo si verificasse alcuna circostanza che esercitasse una tendenza all’aumento del saggio del profitto. L’espansione del capitale raggiungerebbe presto il suo limite ultimo, se quel limite stesso non si spostasse continuamente, in modo da lasciare maggiore spazio”” (pag 979)”,”ECOT-270″ “MILL James Stuart, a cura di Bianca Maria FONTANA”,”Principi di economia politica. Parte I.”,”6 MILL James Stuart, a cura di Bianca Maria FONTANA, Principi di economia politica. Parte I. IL SOLE 24 ORE. MILANO. 2010 pag 616 8° introduzione di Giacomo BECATTINI, (pag 9-63) nota biografica e bibliografica (pag 65-75), prefazione note; I grandi classici dell’economia, 6. [‘Secondo i Fourieristi nessun lavoro utile può riuscire naturalmente o necessariamente sgradevole, a meno che sia considerato disonorevole, o che sia eccessivo, oppure che manchi dello stimolo della partecipazione e dell’emulazione. Essi sostengono che in una società in cui non vi sia nessuna classe oziosa e nessuno spreco di lavoro, non è necessario che nessuno sopporti fatiche eccessive, mentre attualmente una enorme quantità di lavoro viene sprecata in cose inutili, e che in una società del genere verrebbe tratto grande vantaggio dal principio di associazione del lavoro che contribuirebbe sia ad accrescere l’efficienza della produzione, sia ad economizzare nel consumo. Essi ritengono che altre condizioni per rendere attraente il lavoro verrebbero create facendo eseguire ogni tipo di lavoro da parte di gruppi sociali, mentre ciascun individuo potrebbe simultaneamente appartenere, a suo piacimento, ad un qualsiasi numero di tali gruppi; il grado e la posizione dell’individuo entro ciascuno dei gruppi verrebbero determinati dal livello delle prestazioni che secondo il giudizio dei suoi compagni, egli sarebbe in grado di dare. Sulla base della diversità di gusti e di talenti che esiste in genere tra i diversi individui, si deduce che ogni membro della comunità farebbe parte di diversi gruppi, addetti ad occupazioni di vario genere, sia fisiche che intellettuali; e sarebbe in grado di occupare in ciascuno un posto più o meno alto; in modo tale che ne risulterebbe in pratica una eguaglianza reale, o, almeno, una situazione più vicina all’eguaglianza di quanto si potrebbe supporre a prima vista; e questo non reprimendo, ma al contrario sviluppando al massimo, le qualità naturali che ciascun individuo possiede. Anche da una così breve esposizione dovrebbe risultare chiaro che questo sistema non fa violenza a nessuna delle leggi generali dalle quali è influenzato il comportamento umano, anche nell’attuale stato imperfetto di educazione morale ed intellettuale; e che sarebbe eccessivamente precipitoso e avventato giudicare il sistema stesso incapace di successo, o non in grado di realizzare gran parte delle speranze che i suoi sostenitori ripongono in esso. Per questa, come per tutte le altre forme di socialismo, la cosa da auspicare, e che i suoi sostenitori hanno il diritto di pretendere, è la possibilità di una prova’ (pag 352-353)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOT-321&#8243; “MILL James Stuart, a cura di Bianca Maria FONTANA”,”Principi di economia politica. Parte II.”,”7 Tendenza dei profitti verso un minimo e conseguenze (pag 972, 990) “”La tendenza dei profitti a scendere con il progredire della società, che si è osservata nel capitolo precedente, era stata da tempo riconosciuta dagli scrittori su questioni relative all’industria e al commercio; ma poiché allora non si conoscevano le leggi che regolano i profitti, il fenomeno venne ascritto ad una causa errata. Adam Smith riteneva che i profitti fossero determinati da quella che egli chiamava la concorrenza dei capitali; e concluse che quando il capitale cresceva, questa concorrenza dovesse aumentare anch’essa, e i profitti dovessero scendere. Non è chiaro a che genere di concorrenza si riferisse qui Adam Smith. Le sue parole, nel capitolo sui profitti del capitale (‘Ricchezza delle Nazioni’, Libro I, cap. I), sono le seguenti: «Quando i capitali di molti ricchi mercanti si rivolgono allo stesso commercio, la loro concorrenza reciproca tende naturalmente ad abbassarne il profitto; e quando vi è un analogo aumento di capitali in tutti di diversi commerci, condotti nella stessa società, quella stessa concorrenza deve produrre lo stesso effetto in tutti». Questo passo ci porterebbe a inferire che, secondo Adam Smith, il modo in cui la concorrenza di capitali abbassa i profitti è quello di diminuire i prezzi; essendo questo il modo comune con il quale un accresciuto investimento di capitale in un dato settore abbassa i profitti in quel settore. Ma se era questo che intendeva, egli trascurò la circostanza che la discesa dei prezzi, se è limitata a una sola merce, abbassa realmente i profitti del produttore, ma non ha più tale effetto non appena si estende a tutte le merci; infatti, quando tutte le cose sono diminuite di prezzo, nessuna è in realtà diminuita, se non nominalmente; e anche calcolate in moneta, le spese di ciascun produttore sono diminuite quanto i suoi ricavi. A meno che il lavoro non sia la sola merce che non è diminuita di prezzo, mentre tutte le altre sono diminuite; nel qual caso, quello che in effetti si è verificato è un aumento dei salari; ed è questo, e non la discesa dei prezzi, che ha ridotto i profitti del capitale. Vi è un altro elemento che sfuggì all’indagine di Adam Smith: che la ipotizzata concorrenza di capitali, è un fenomeno che non può avere luogo. I prezzi non sono determinati soltanto dalla concorrenza dei venditori, ma anche da quella dei compratori; dalla domanda oltre che dall’offerta. La domanda che influisce sui prezzi in moneta consiste in tutta la moneta nelle mani della comunità destinata ad essere spesa per l’acquisto di merci; e finché non diminuisce il rapporto di questa quantità di moneta con le merci, non vi è nessuna caduta generale dei prezzi. Ora, comunque il capitale possa aumentare, e dare luogo a una maggiore produzione di merci, una quota parimente proporzionale di tale capitale verrà assorbita dalla produzione o importazione di moneta, e la quantità di moneta aumenterà nello stesso rapporto della quantità di merci. Infatti, se non fosse così, e se quindi la moneta, come vuole quella teoria, venisse ad assumere un potere d’acquisto sempre maggiore, coloro che la producono o la importano otterrebbero profitti sempre crescenti; e questo non potrebbe accadere senza attirare lavoro e capitale in quella occupazione, sottraendoli ad altre. Se si dovesse realmente verificare una generale riduzione dei prezzi, e un aumento di valore della moneta, questo potrebbe essere soltanto in conseguenza di un aumento del costo di produzione, causato dal progressivo esaurimento delle miniere”” (pag 972-973) Delle interferenze del governo basate su teorie erronee (pag 1196) “”Le teorie errate di economia politica, che hanno arrecato tanto danno nel passato, sono ora completamente screditate presso coloro che non sono rimasti indietro rispetto al progresso generale dell’opinione pubblica; e poche delle leggi che furono un tempo fondate su quelle teorie, continuano ancora a deformare il libro degli statuti. Poiché i principi sui quali si basa la loro confutazione sono già stati esposti in altre parti di questo trattato, ci possiamo accontentare qui di poche e brevi indicazioni. Fra queste teorie erronee, quella più notevole è la dottrina della protezione dell’industria nazionale: espressione che indica la proibizione, o lo scoraggiamento mediante forti dazi, di importare quelle merci che possono essere prodotte nel paese. Se la teoria che questo sistema implica fosse stata corretta, le conclusioni pratiche fondate su di essa non sarebbero state irragionevoli. La teoria era che acquistare le cose prodotte nel paese rappresentasse un vantaggio nazionale; e che introdurre merci estere fosse in generale una perdita nazionale. Poiché nello stesso tempo era anche evidente che l’interesse del consumatore è di acquistare merci estere dando la precedenza su quelle nazionali ogniqualvolta le prime sono a miglior prezzo o migliori, l’interesse del consumatore appariva da questo punto di vista contrario all’interesse pubblico; era certo che il consumatore, se fosse stato lasciato alle sue stesse preferenze, avrebbe fatto quello che secondo la teoria era dannoso per il pubblico. Abbiamo tuttavia mostrato nelle nostre analisi degli effetti del commercio internazionale, così come era stato spesso mostrato da scrittori precedenti, che l’importazione di merci estere, nel corso ordinario del commercio, non ha mai luogo se non quando essa, dal punto di vista economico, è un vantaggio nazionale, perché da fa sì che si ottenga lo stesso ammontare di merci con un minor costo di lavoro e di capitale per il paese. Quindi proibire questa importazione, o imporre dazi che la impediscano, significa rendere il lavoro e il capitale del paese meno efficienti nella produzione di quanto sarebbero stati altrimenti, e produrre forzatamente una distruzione della differenza fra il lavoro e il capitale necessari per la produzione della merce nel paese, e quelli che sarebbero necessari per produrre le cose con le quali la merce si può acquistare dall’estero. La perdita nazionale prodotta in questo modo è misurata dall’eccedenza del prezzo al quale la merce è prodotta, rispetto al prezzo al quale si potrebbe importarla”” (pag 1197-1198)”,”ECOT-322″ “MILL Giovanni Stuart (John Stuart)”,”La Libertà.”,”Critica della teoria calvinistica (pag 93) “”La ‘tirannia del costume’ è generalmente un ostacolo all’avanzamento dell’umanità, in quanto tende ostinatamente a combattere quella disposizione a conseguire il meglio, che si chiama, secondo le circostanze, spirito di libertà, o spirito di progresso e di miglioramento”” (pag 107)”,”TEOP-504″ “MILL John Stuart, a cura di Michele PROSPERO”,”Considerazioni sul governo rappresentativo.”,”Esponente tra i più significativi del liberalismo ottocentesco inglese, Stuart Mill (1806-1873) affronta in quest’opera, che inaugura il confronto fra la tradizione liberale e i problemi della società di massa, le dinamiche istituzionali e le contraddizioni della democrazia rappresentativa, tra esigenze di allargamento del suffragio e timori di una tirannia della maggioranza.”,”TEOP-072-FL” “MILL John Stuart”,”Saggio sulla libertà.”,”J. Stuart Milla nasce a Londra nel 1806. Cresce in uno degli ambienti intellettuali più vivi di quegli anni, quello degli utilitaristi raccolti attorno alla figura di J. Bentham.”,”TEOP-008-FRR” “MILL John Stuart”,”La libertà. (1925)”,”Pubblicato in inglese nel 1859, è il capolavoro di J.S. Mill (1806-1873). Fu edito da Gobetti nel 1925 come uno degli “”scritti fondamentali della nostra cultura politica””, e fu corredato dalla prefazione di Luigi Einaudi, suo professore e maestro di liberalismo. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLIA’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”FILx-009-FMB” “MILLAT Gilbert a cura”,”La classe ouvrière britannique, XIXe-XXe siècles. Proscrits, patriotes, citoyens.”,”Saggi di Patrice BOUCHE Nelly GRAZIANI Jean-Pierre NAVAILLES Olivier ESTEVES Philippe VERVAECKE Claire BOWEN Gilbert MILLAT Antoine CAPET Emmanuelle AVRIL MILLAT Gilbert il coordinatore di quest’opera è maitre de conferences all’ Università Charles de Gaulle – Lille 3 e responsabile dell’ Atelier Septentrional d’ Etudes et de Recherches en Civilisation Britannique (ASERCIB). Specialista del periodo tra le due guerre e del disegno di stampa, ha diretto la pubblicazione ‘Approches iconographiques de la civilisation britannique’ (Rennes, 2002). La costruzione di una “”razza laboriosa”” intorno a Mersey (1880-1930) (pag 105) “”Se, nel 1909, in ‘Unemployment: A Problem of Industry’, William Beveridge intravedeva delle soluzioni a questo disfunzionamento dell’ economia, egli ammetteva tristemente nel 1930: “”La disoccupazione in Gran Bretagna dalla guerra in poi trascende in scala ogni esperienza degli anni precedenti””””. (pag 191)”,”MUKx-143″ “MILLER Perry”,”Lo spirito della Nuova Inghilterra. Da colonia a provincia.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-060″ “MILLER George A.”,”Linguaggio e parola.”,”G.A. MILLER insegna psicologia alla Princeton University. E’ stato uno dei primi a tentare un’ applicazione della teoria dell’ informazione al campo della percezione e della memoria umana.”,”SCIx-110″ “MILLER Edward”,”Prince of Librarians. The Life and Times of Antonio Panizzi of the British Museum. (Estratto)”,”Testo parziale. “”Since his appointment to the head of the Printed Book Department, the library has incerased by nearly 200.000 volumes (…) It was mainly to his exertions and owing (…) that the increase of the annual grant to 10.000 l. took place.”” (pag 182) Rapporti conflittuali con Carlyle per la Reading Room. (pag 213)”,”ARCx-029″ “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume primo.”,”MILLER John C. è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University (California)”,”USAG-073″ “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume secondo.”,”MILLER John C. è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University. Ha pubblicato altri libri su questo argomento.”,”USAG-074″ “MILLER Jamie”,”Once Were Warriors: Wilfred Burchett, Robert Manne and the Forgotten History War.”,”In bibliografia alcuni lavori autobiografici di Wilfred Burchett Sostegno di W. Burchett ai regimi comunisti dell’Est”,”STOx-220″ “MILLER Tom”,”China’s Urban Billion. The story behind the biggest migration in human history.”,”Acknowledgements, Map of China, Introduction The Biggest Migration in Human History, Conclusion Civilizing the Cities, Bibliography, Index. MILLER Tom è ‘managing editor della rivista ‘China Economic Quarterly’ ed ex-corrispondente da Pechino di ‘South China Morning Post’. Si è laureato in studi cinesi presso la School of Oriental and African Studies di Londra.”,”MCIx-064″ “MILLER Paul B.”,”From revolutionaries to citizens. Antimilitarism in France, 1870-1914.”,”Paul B. Miller is Assistant Professor of History at Western Maryland College Frequentemente citata l’ AIA (Association Internationale Antimilitariste) La questione della diserzione: un problema più personale che politico. “”For the Socialist Party, the issue of desertion was never really at stake because antimilitarism began with army reform and international cooperation. Hervé, with a few exceptions, did not favor it as a means of propaganda, and Jaurés, Vaillant, and Guesde did not even consider it. If they had anything to add to the issue, it appeared in an October 1913 article in ‘Le Conscrit’ in which Compère-Morel urged conscripts unfortunate enough to be in the first class (where military service increased from two to three years): “”Go to the caserne!””. The socialist aim of eliminating permanent armies would take “”men of will, energy, and character””, he argued, not the kind who deserted (88). Although antimilitarists accepted desertion in varying degrees, most did not actively promote it as doctrine. This had not always been the case. In the 1890s Jean Grave wrote: “”If, in spite of everything, the blood mounts to your brain, making you ‘see red?’. Well, there is only one way: to not set foot in this prison. …If you want to remain men, do not be soldiers; if you do not know how to stomach the humiliations, do not put on the uniform”” (89). By 1909 Grave had toned down his language, suggesting that desertion was an “”affair of temperament”” rather than a form of protest (90). Although calls for desertion might resonate after working-class uprisings, as in the July-August 1908 issues of ‘La Guerre Sociale’ that garnered a judicial investigation, most antimilitarists in the early 1900s considered desertion “”an absolutely personal and private matter””. Thus to encourage desertion, Charles Desplanques wrote in Grave’s ‘Les Temps Nouveaux’, was a “”serious mistake”” with respect both to the individual and to propaganda in general (91). In this attempt to compromise the idea with the act, antimilitarism was less a code for conduct than a means of expressing personal frustration”” (pag 134) [(88) ‘Le Conscrit, October 1913; (89) Jean Grave, ‘La Société mourante et l’anarchie’ (Paris: Tresse et Stock, 1893), p. 170; (90) Jean Grave, “”Que faire””, Les Temps Nouveaux, January 30, 1909; (91) Charles Desplanques, “”La Désertion””, Les Temps Nouveaux, December 26, 1908]”,”MFRx-366″ “MILLER Floyd”,”The Electrical Genius of Liberty Hall. Charles Proteus Steinmetz.”,”Floyd Miller è stato giornalista autore ed editore e persino annunciatore radio ed attore.”,”SCIx-424″ “MILLER Stuart T.”,”Mastering Modern European History.”,”Stuart Miller is Head of the Continuing Education Unit at the University of Sunderland. He has many years’ experience of taching history in both schools and higher education. This book covers all the essential information you need to learn and master modern European history. List of illustrations, List of maps, List of figures, Preface to the second edition, Acknowledgements, Note on names and distances, Questions, Further reading, Index, Palgrave Master Series,”,”EURx-040-FL” “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume primo.”,”MILLER John C. è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University (California) “”Charles Townshend contribuì in modo decisivo ad affrettare la Rivoluzione Americana; appartiene quindi a quel gruppo di statisti inglesi, che, inconsapevolmente, favorirono la nascita degli Stati Uniti d’America”” (pag 405)”,”USAG-005-FV” “MILLER Martin A. a cura, saggi di BURDZHALOV E.N. FIGES Orlando RABINOWITCH Alexander ROSENBERG William CLEMENTS Barbara Evans FITZPATRICK Sheila SUNY Ronald G. SMITH Steve”,”The Russian Revolution. The Essential Readings.”,”Martin Miller is a Professor of History and of Slavic Languages and Literature at Duke University and is the author of a number of books including Kropotkin, The Russian Revolutionary Emigrés, 1825-1870 and most recently, Freud and the Bolsheviks: Psychoanalysis in Imperial Russia and the Soviet Union. Acknowledgments, Editor’s Introduction, Conclusions and Prospects, Index, Blackwell Essential Readings in History,”,”RIRO-165-FL” “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume secondo.”,”John C. Miller è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University. Ha pubblicato altri libri su questo argomento. “”Nel 1774 era ancora vivo nella Nuova Inghilterra il ricordo del Massacro di Boston, e l’odio così a lungo represso contro il controllo militare delle truppe britanniche giustificava la titubanza degli Whigs del Sud di fronte a ua possibile alleanza con la Nuova Inghilterra. I bostoniani non erano ancora riusciti a dimenticare lo spettacolo dei “”cadaveri rimasti a terra in un lago di sangue, nei pressi del palazzo della Borsa””. Il 5 marzo di ogni anno si teneva un discorso commemorativo in cui si rievocavano in termini sempre più foschi gli orrori di quella notte”” (pag 616)”,”USAG-007-FV” “MILLER Susanne JEMNITZ János VADÁSZ Sándor SOLLE Zdenek FOSTER John Bellamy GREBING Helga HUDSON Kate SKRZYPCZAK Henryk CALLESEN Gerd BUSCHAK Willy DEBS Eugene AGOSTI Aldo AVINERI Shlomo BUCHARIN N. MILLER Susanne”,”Yearbook 2003 – International Labour Movement – Évkönyv 2003. A nemzetközi munkásmozgalom történetéból. XXIX évkönyv 2003.”,”Agosti Aldo, a Torinói Egyetem professzora. Pierre Broué, a Grenoble i Egyetem emeritus professzora.”,”MOIx-003-FV” “MILLER Perry”,”Lo spirito della Nuova Inghilterra. Il Seicento.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO “”E’ evidente che i Puritani adottarono il sistema di Ramo perché tornava utile al loro credo; la sua dialettica sembrava più valida della logica delle scuole per interpretare la Scrittura e la sua retorica più adatta a predicare l’autentico Verbo”” (pag 412) I seguaci di Ramo affermavano ancora di credere nell’unità inscindibile della conoscenza e in teoria ne riconoscevano le medesime basi nella mente divina”” (pag 413) Dialettica. Ramo, Pietro (fr. Pierre de la Ramée, latinizz. Petrus Ramus). – Filosofo (Cuts, Vermandois, 1515 – Parigi 1572). Il nome di R. è legato soprattutto alla riforma della dialettica (Dialecticae institutiones ad Lutetiae Parisiorum Academiam , 1543), cioè allo sforzo di elaborare una nuova logica, modellata sulla base del modo naturale di procedere del pensiero umano, in sostituzione dei formalismi e degli schematismi dell’aristotelismo scolastico. Di umili origini, riuscì a frequentare l’univ. di Parigi, e, datosi principalmente agli studi di logica, finì per sentire avversione per l’angustia mentale degli aristotelici che l’insegnavano. Nel 1536 ottenne il titolo di magister artium. Dopo alcuni anni di insegnamento a Parigi, pubblicò (1543) le Dialecticae institutiones ad Lutetiae Parisiorum Academiam e le Aristotelicae animadversiones. In queste opere, e specialmente nella prima, egli svolgeva la tesi della sua riforma della logica scolastica: ma la fiera opposizione degli aristotelici riuscì a ottenere che il re Francesco I le vietasse entrambe. Nonostante la condanna delle due opere, egli ottenne poi (1551) una cattedra all’università. Convertitosi (1561) al protestantesimo, fuggì da Parigi, dove tornò due anni dopo, ma dovette allontanarsene di nuovo (1567-68). Riparato in Germania e in Svizzera, tornò (1570) a Parigi, dove morì nella strage della notte di s. Bartolomeo. (…) Ma il nome di R. è legato soprattutto alla riforma di quest’ultima, che intese modellare sull’archetipo della «dialectica/””>dialectica naturalis», e quindi sul modo naturale di procedere del pensiero umano, nel quale possono essere distinti due momenti: quello della posizione del problema e della ricerca della soluzione, e quello della formulazione in forme linguistiche appropriate degli argomenti trovati; perciò la dialettica avrà due branche, secondo l’indicazione degli antichi tramandata da Cicerone: inventio/””>inventio (con trattazione dei loci come «sedes argumentorum», o topica) e dispositio/””>dispositio o iudicium (che si articola nella trattazione dell’enunciazione, del sillogismo e del metodo o sistema) (Trec)”,”USAS-060-B” “MILLER Perry”,”Lo spirito della Nuova Inghilterra. Da colonia a provincia.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO “”Per quanto mi è stato possibile mi sono attenuto all’intenzione generale di tutto il mio lavoro e cioè ho continuato qui a indicare con il termine “”mentalità”” quello che venne detto o fatto in pubblico. Per questo ho scarsamento attinto ai diari o alle carte private…”” (pag 13, prefazione dell’autore)”,”USAG-011-FV” “MILLER Charles”,”Khyber. British India’s North West Frontier. The Story of Imperial Migraine.”,”‘Khyber. La frontiera nord-occidentale dell’India britannica. La storia dell’emicrania imperiale.’ L’esercito britannico ha incontrato molte difficoltà nel passaggio del Khyber Pass tra l’India e l’Afghanistan nel XIX secolo. Il passaggio era una delle rotte principali per l’India britannica, ma era anche un’area di conflitto tra le tribù locali e l’esercito britannico. Le tribù locali erano abili nella guerriglia e nell’uso del terreno a loro vantaggio, il che ha reso difficile per l’esercito britannico il controllo del passaggio. Inoltre, il passaggio era noto per le sue condizioni meteorologiche estreme, che includevano temperature estremamente basse e nevicate abbondanti. Queste condizioni hanno reso difficile per l’esercito britannico il mantenimento delle sue linee di rifornimento e il movimento delle sue truppe 1.”,”UKIQ-009-FSD” “MILLER John C.”,”Origins of the American Revolution.”,”‘Durante la Rivoluzione Americana, la politica economica britannica giocò un ruolo cruciale nel fomentare il malcontento tra i coloni. Uno degli atti più controversi fu lo Stamp Act del 1765. Questo decreto imponeva una tassa su una vasta gamma di documenti stampati nelle colonie, inclusi giornali, contratti legali, licenze e carte da gioco 12. I coloni percepirono lo Stamp Act come un tentativo di limitare il loro autogoverno, poiché fino a quel momento erano le assemblee locali a emanare leggi fiscali. La reazione fu immediata e vigorosa: i delegati di nove colonie si riunirono a New York nell’ottobre del 1765 per esprimere le loro lamentele 1. La pressione dei mercanti britannici, danneggiati dal boicottaggio coloniale, portò all’abolizione della tassa nel marzo successivo 1. Tuttavia, la cancellazione dello Stamp Act non risolse i problemi finanziari della Gran Bretagna, che continuò a imporre nuove tasse, alimentando ulteriormente le tensioni che portarono alla guerra di indipendenza, 1, 2′ (copil.)”,”USAG-009-FSD” “MILLER Chris”,”Chip War. La sfida tra Cina e Usa per il controllo della tecnologia che deciderà il nostro futuro.”,”Chris Miller insegna Storia internazionale alla Fletcher School della Tufts University, nel Massachusetts. Scrive per il New York Times e il Wall Street Journal.”,”ASIE-040″ “MILLIKAN Ruth Garrett, a cura di Carlo MARLETTI”,”Delle idee chiare e confuse. Saggio sui concetti di sostanza.”,”Ruth GARRETT MILLIKAN è Professor of Philosophy all’Università del Connecticut. E’ autrice di ‘Language, Thought and Other Biological Categories (Mit press, 1984) e altro.”,”FILx-013-FB” “MILLOT Bernard”,”La guerre du Pacifique. 2. Le raz de marée américain (octobre 1943 – septembre 1945).”,”Nato a Parigi nel 1929, Bernard Billot è stato cartografo all’Institut Géographique National. Ha studiato il problema per vent’anni prima di scrivere questi due volumi. “”Le 14 juillet 1945, Oppenheimer et ses chercheurs, les militaires avec le général Groves en tête arrivèrent à Alamogordo. L’ambiance n’était pas à l’optimisme, car chacun des résponsables savait qu’en cas d’échec, le Congrès et le peuple américain leur demanderaient des comptes sur l’utilisation d’un milliard et demi de dollars accordés sans poser de questions dépuis le 6 novembre 1941. (…) Robert Oppenheimer, comme beaucoup de ses collègues, refaisait mentalement ses calcus: tout appréhendaient un cataclysme possible. Cette énorme énergie qui allait être libérée se consumerait-elle d’elle-même ou allait-il se produire une réaction en chaine globale? La tension nerveuse était à son comble et même le dynamique général Groves avait un visage fermé et attentif. Tous se posaient la question: “”Que va-t-il passer?””. Car rien, hormis les calculs, ne permettait des savoir de quel ordre et de quelle nature, cette nouvelle énergie allait se manifester. (…) Une gigantesque boule de feu de 1400 mètres de diamètre monta alors majesteuse et terrifiante vers le ciel. L’essai était réussi. (…) Robert Oppenheimer rédigea un message codé à l’intention du président Truman, qui se trouvait alors à la conférence de Potsdam: «Les bébés sont nés dans des conditions satisfaisantes»”” (pag 357-358)”,”QMIS-175″ “MILLOT Bernard”,”La guerre du Pacifique. 1. Le déferlement japonais (Decembre 1941 – septembre 1943).”,”Nato a Parigi nel 1929, Bernard Billot è stato cartografo all’Institut Géographique National. Ha studiato il problema per vent’anni prima di scrivere questi due volumi.”,”QMIS-175-A” “MILLOT Bernard”,”La guerra del Pacifico.”,”Gli insegnamenti (pag 1016-1018) ll Giappone fu sconfitto dal potenziale industriale americano, ma dispiegò grandi mezzi e buone capacità militari Tra gli insegnamenti tratti dalla guerra del Pacifico, risalta la parte essenziale avuta dall’aviazione. Fu l’arma aerea a consentire il capovolgimento delle forze nell’autunno del 1943, e fu inoltre l’arma aerea ad assicurare prima la possibilità, poi la riuscita delle molteplici operazioni anfibie che costituirono il tema del grande conflitto. L’aviazione divenne ovunque preponderante e, se svolse un compito importantissimo sul tronte europeo fu essenziale nella guerra del Pacifico. Il Giappone ne aveva afferrato prestissimo tutta l’importanza e si era gettato nel conflitto con un’arma aerea importante e moderna. Quest’arma prevalse a tal punto da sconvolgere i concetti tradizionali del dominio dei mari. Dopo l’avvento delle navi a vapore, la nave corazzata armata con cannoni aveva conquistato il primo posto sullo scacchiere navale ed era stata tramutata, dall’aumento progressivo del tonnellaggio e del calibro dei pezzi, nell’unità-chiave, nella nave capitale di tutte le flotte del mondo. La potenza della marina si misurava, ancora all’alba della seconda guerra mondiale, in base al numero delle corazzate, ma i primi mesi della guerra del Pacifico portarono a un cambiamente radicale, dimostrando che l’aviazione non soltanto minacciava la supremazia della corazzata, ma addirittura l’esistenza stessa di questo tipo di nave. Il più bell’esempio lo si può riscontrare nell’attacco giapponese conclusosi con la distruzione consecutiva delle corazzate britanniche ‘Prince of Wales’ e ‘Repulse’, affondate esclusivamente dall’aviazione nipponica. Il Giappone perdette inoltre due mastodontiche ‘Musashi’ e ‘Yamato’ sotto i coli dell’aviazione inbarcata americana. La corazzata cedette quindi il primo posto, nelle flotte mondiali, alla portaerei, nave certo più vulnerabile per definizione, ma di gran lunga più efficace e, soprattutto, in possesso di armi che giungevano più lontano. Questa fu l’origine delle battaglie combattute «al di là dell’orizzonte», nelle quali le navi non si affrontavano mai direttamente e in cui soltanto all’aviazione toccavano i compiti offensivo e difensivo. La guerra del Pacifico fu pertanto la consacrazione della portaerei al primo posto nelle flotte da combattimento e questo tipo di nave non smise di accrescere la propria importanza e la propria efficacia durante il conflitto. Gli americani si resero conto ben rpesto di tale metamorfosi delle tradizioni navali, e il numero, nonché la qualità delle portaerei che costruirono durante il conflitto, ebbero una influenza determinante sull’esito finale della guerra. La vulnerabilità apparente della portaerei, a causa delle sue dimensioni, della minore protezione corazzata, e delle enormi riserve di benzina, venne compensata ampiamente dai mezzi offensivi e dalla presenza di navi di scorta adibite particolarmente alla sua difesa. Per questo, del resto, furono organizzate le famose Task Forces americane, il cui nocciolo era costituito da una o più portaerei. Un simile insieme tattico consentiva alla portaerei di resistere agli attacchi più violenti, e in particolare a quelli dei Kamikaze nipponici. Riassumendo, il Giappone fu sconfitto dal potenziale industriale americano, ma i mezzi che spiegò e le capacità militari di cui diede prova non possono non essere ammirati. I suoi combattenti di tutte le armi meritano di essere salutati rispettosamente per il loro valore, il loro eroismo, e l’abnegazione che arrivava fino al sacrificio supremo. Nonostante l’indiscutibile vittoria riportata, gli Stati Uniti non hanno dimenticato l’aggressione giapponese a Pearl Harbor il 7 settembre 1941, attacco di sorpresa che, ricordiamolo, ebbe luogo prima dell’inizio ufficiale delle ostilità”” (pag 1016-1018). Nato a Parigi nel 1929, Bernard Millot è stato un appassionato studioso di storia dell’Estremo Oriente. Esperto in cartografia presso l’ Institut Géographique National, giornalista specializzato in problemi dell’aviazione e della marina, ha collaborato a importanti periodici tecnici europei. La guerra del Pacifico è il risultato di vent’anni di ricerche”” [Bernard Millot, ‘La guerra del Pacifico’, Mondadori editore, Milano, 1973]”,”QMIS-348″ “MILLOZZI Michele – FRIGERIO Alessandro – BUCHIGNANI Paolo”,”Per una lettura della “”Settimana Rossa”” (Millozzi) – Leoni d’agosto. De Gaulle, Hitler e Mussolini e lo scoppio della prima guerra mondiale (Frigerio) – Rivoluzione e nazione nel comunismo italiano (Buchignani).”,”Lo scoppio del conflitto rappresenta l’occasione della vita per i tre giovani, il soldato De-Gaulle (24 anni), il nullafacente Hitler (25 anni) e il giornalista Mussolini (31 anni) (pag 105) “”Mussolini invece sembra tentennare. La “”pancia”” della grande base proletaria, di cui è abilissimo a cogliere umori e passini, sembra ancora tenacemente attaccata all’idea della neutralità assoluta. Il 13 agosto scrive sull'””Avanti!””, a proposito della guerra, che “”Il proletariato può ‘subire’ questa tragica necessità finché sia impotente a liberarsene, ma non può accettarla e tanto meno esaltarla o invocarla”” (37). E rispondendo a Salvemini, che qualche giorno prima su “”L’Unità”” gli aveva chiesto come mai i socialisti, così favorevoli all’uso della violenza rivoluzionaria sul piano interno non lo fossero altrettanto su quello internazionale, scrive che l’appoggio a un intervento militare contro l’Austria avrebbe reso i socialisti simili ai guerrafondai, costringendoli a mettere in discussione i propri principi; oltrettutto, sarebbe stato difficile far digerire agli italiani, già salassati dalla guerra di Libia, un nuovo sacrificio economico. “”La guerra all’Austria sarebbe dunque – a prescindere da tutto il resto – la suprema delle follie””. Tanto pià che la neturalità che il partito Socialista ha caldeggiato, aggiunge, si risolve già in un vantaggio per la Triplice Intesa e in un danno per il blocco austro-tedesco. Quindi la parola d’ordine è una sola: “”Neutralità sino alla fine della guerra, neutralità che permetterà al momento buono – un intervento dell’Italia a favore della pace: neutralità che dev’essere mantenuta ad ogni costo. Il proletariato stia vigilante: ascolti la voce profonda dei suoi interessi e non si lasci raggirare dagli alchimisti di politica estera o mistificare dalle correnti reazionarie e guerrafondaie che vogliono la guerra, prima di tutto, per ridurre al silenzio o per cacciare al muro il ‘nemico interno’ (…)”” (38)”” (pag 114) [(37) Citato da R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario, p. 240; (38) B. Mussolini, ‘In tema di neutralità italiana’, in ‘Avanti!’, 13 agosto 1914] “”Giacinto Menotti Serrati, ex leader socialista appena approdato al partito comunista, nel 1926 invita i rivoluzionari ad “”assegnare una medaglia d’onore a Mussolini che ha saputo dar loro la più palese lezione contro i balbettii democratici, lezione di violenza e dittatura”””” (pag 123) (citato da D. Settembrini, Storia dell’idea antiborghese…, p. 237)”,”QMIP-215″ “MILLS Charles Wright a cura; scritti di LIPPMANN Walter SPENCER Herbert MANNHEIM Karl MARX Karl ENGELS Friedrich WEBER Max VEBLEN Thorstein MOSCA Gaetano MICHELS Robert PARETO Vilfredo SPENCER Herbert SCHUMPETER Joseph A. THOMAS William I. ZNANIECKI Florian SIMMEL Georg DURKHEIM Émile”,”Immagini dell’uomo. La tradizione classica della sociologia.”,”In ‘Immagini dell’uomo’ C. Wright Mills ha raccolto scritti di Durkheim, Lippmann, Mannheim, Marx e Engels, Michels, Mosca, Pareto, Schumpeter, Simmel, Spencer, Thomas, Znaniecki, Veblen, Weber. I saggi contenuti nella prima parte affrontano le difficoltà conoscitive nella scienza sociale ed introducono ai problemi della sociologia della conoscenza. La parte seconda ci offre le principali vedute sulla morfologia e sulla dinamica della società. La terza parte infine riguarda i problemi relativi alla crisi dell’uomoin una società burocratica, industrializzata e urbanizzata.”,”TEOS-045-FL” “MILLS Frederick C.”,”Metodi statistici.”,”Questo libro si occupa di un modo di ricerca, di un metodo di investigare fenomeni sociali e naturali, e di procurare un fondamento per decisioni nel campo della ricerca ed il quello amministrativo. Frederick C. Mills, Columbia University.”,”STAT-005-FL” “MILLU Liana, testi, FUCILE Rosario, ricerche statistiche”,”Dalla Liguria ai campi di sterminio.”,”Considerate se questa è una donna. “”Considerate se questa è una donna Senza capelli e senza nome Senza più forza per ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d’inverno”” (Primo Levi) (pag 33) “”Voi che vivete sicuri nelle Vostre tiepide case, Voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e i visi amici: ……………………… Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole”” (Primo levi) (pag 46) Il rendimento degli schiavi. “”I deportati venivano ceduti in noleggio alle industrie: la riscossione delle tariffe pattuite arrecò alle SS enormi profitti. Dai documenti sulle SS riportati da R. Schnabel ne “”Il disonore del’uomo”” (Ed. Lerici) risulta, ripresentata anche da Rolfi e Bruzzone ne “”Le donne di Ravensbrück”” (Ed. Einaudi) la seguente tabella: Tariffa quotidiana di noleggio in media : RM 6.0 Detrazioni per vitto: 0.60 Ammorizzazione vestiario: 0.10 Durata media di vita 9 mesi = 270 x RM 5.30 = RM 1.431 Ricavato dall’utilizzazione razionale del cadavere: 1) Oro dentato 2) Vestiario 3) Oggetti di valore 4) Denaro 5) ricavato dall’utilizzazione delle ossa e delle ceneri Detratte le spese di cremazione consistenti in RM 2.0 Guadagno netto medio = RM 200 Guadagno totale dopo 9 mesi = RM 1.631 Per ogni deportato. (pag 32)”,”LIGU-004-FAP” “MILNER Jean-Claude”,”Le salaire de l’ideal. La theorie des classes et de la culture au XXe siecle.”,”MILNER, linguista, autore della nota ‘Introduction à une science du langage’ ha condotto la sua riflessione sui temi sociali (la scuola), su temi politici, estetici e filosofici.”,”TEOC-084″ “MILNER-GULLAND Robin DEJEVSKY Nikolai”,”Atlante della Russia e dell’Unione Sovietica.”,”Robin Milner-Gulland è assistente di russo all’Università del Sussex. Fra le supubblicazioni: Cambridge Companion to Russian Studies vol.III, Introduzione all’arte e all’architettura russa, in collaborazione con J.E. Bowlt, Antologia di poesia russa sovietica, e Russian Writing Today. Nikolai Dejevsky, cittadino americano residente in Gran Bretagna, è consulente free-lance di storia e politica sovietica. Sir Dimitri Obolensky, consulente editoriale, è professore emerito di Storia russa e balcanica e ricercatore del Christ Church, Oxford. Nato a Pietrogrado, è stato invitato a tenere diversi corsi a Yale, Berkeley e Princeton. negli Stati Uniti”,”ASGx-001-FL” “MILOSZ Czeslaw”,”La mente prigioniera.”,”C. MILOSZ (1911) è nato da una famiglia polacca. Nel 1980 gli è stato dato il premio Nobel per la letteratura. L’A racconta la rivolta di Varsavia con i nazisti che uccidono e i sovietici che osservano compiaciuti dall’ altr sponda della Vistola. E’ l’ esperienza simbolica di tutto il secolo XX. “”La piccola borghesia – cioè piccoli commercianti e artigiani – non deve essere sottovalutata. E’ una forza possente, profondamente radicata nelle masse. Si fa appena in tempo a liquidare in qualche città o quartiere negozi o laboratori artigianali privati che già appaiono il commercio illegale, ristoranti nascosti dietro la parete mobile di un appartamento, calzolai e sarti che lavorano privatamente e solo per i conoscenti per paure di rappresaglie. In breve; tutto ciò che va sotto il nome di reato di speculazione”” (pag 228)”,”POLx-025″ “MILTON Giovanni”,”Il paradiso perduto.”,”MILTON, poeta inglese (Londra 1608-1674). Il padre (celebrato dal poeta nei versi latini Ad Patrem) ebbe grande influenza sulla sua educazione, comunicandogli la coscienza del suo genio e preparandolo alla consapevolezza di una missione pubblica da compiere. Dopo gli studi, a Londra e al Christ’s College di Cambridge, M. visse con il padre, prima a Hammersmith, sobborgo della capitale (1632-35), poi a Horton, non lontano da Windsor (1635-38). Agli anni di Cambridge risale la prima prova poetica di rilievo di M., l’ode On the Morning of Christ’s Nativity (1629; Il mattino della nascita di Cristo) che prelude al poema maggiore sia nella scelta del tema religioso sia nella perfezione formale; mentre del periodo seguente si ricordano i poemetti L’Allegro e Il Penseroso (composti tra il 1631 e il 1633), esercizi di chiaroscuro psicologico contrappuntati dal canto, rispettivamente, dell’allodola e dell’usignolo; i masques Arcades (di datazione controversa, 1630-33; di cui restano frammenti), e Comus (1634),”,”VARx-006″ “MILTON John”,”Le paradis perdu. Traduction nouvelle par M. de Chateaubriand.”,”MILTON, poeta inglese, 1608-74, ricevette un’ educazione puritana e umanistica che culminò con un viaggio in Italia, Francia e Svizzera. Tornato in Inghilterra allo scoppio della guerra civile fu partigiano di CROMWELL ricoprendo incarichi nel governo repubblicano finché con la restaurazione non si ritirò a vita privata. Fu il massimo esponente dell’ umanesimo britannico.”,”UKIx-007″ “MILTON John”,”Areopagitica. Discorso per la libertà di stampa. Testo inglese a fronte.”,”””Venir cercando sempre ciò che non sappiamo tramite ciò che conosciamo, unendo sempre verità a verità di mano in mano che si scoprono (che tutto il suo corpo è ‘omogeneo’ e proporzionale), questa è la regola d’oro (…)”” (pag 72-73)”,”TEOP-261″ “MILTON John, a cura di Giuseppe D’ANNIBALE”,”Sansone agonista.”,”””La tragedia, come veniva anticamente composta, è sempre stata considerata più seria, più morale e più utile di tutti gli altri poemi. Aristotele disse che, facendo nascere pietà, timore, terrore e simili passioni, essa ha il potere di purificare la mente da quelle passioni, cioè di moderarle e ridurle alla giusta misura con una specie di piacere eccitato dal leggere e dal vedere quelle passioni ben imitate. La natura stessa non manca, nei suoi effetti, di convalidare le sue asserzioni. (…)”” (pag 22) (Prologo dell’autore)”,”VARx-071-FGB” “MILWARD Alan S. SAUL S. Barrick”,”Storia economica dell’ Europa continentale 1780 – 1870.”,”Il libro vuole gettar luce sul mutamento sociale avvenuto in Europa negli ultimi due secoli. Alan S. MILWARD (1935) è Professore di studi europei presso l’ Istituto di scienza e tecnologia dell’ Università di Manchester. Barrick SAUL (1927) insegna storia economica all’ Università di Edinburgo. E’ autore di ‘Myth of the Great Depression in England’ (1969) e di ‘Studies in British Overseas Trade, 1870-1914′ (1960).”,”EURE-007 STOS-076″ “MILWARD Alan S.”,”The Rise and Fall of a National Strategy, 1945-1963.”,”MILWARD Alan S. è professore emerito alla London School of Economics (LSE) e professore di storia contemporanea all’ European University Institute, Firenze. Ha scritti vari libri tra cui ‘The Reconstruction fo Western Europe’ (1984). “”Le interpretazioni delle cause e della scelta del momento del veto di De-Gaulle sono molto varie, complesse e conflittuali. (…) Nello spiegare il veto e le sue circostanze, comunque, sicuramente la politica e gli eventi in Francia sono più importanti di quelli in Gran Bretagna o in USA.”” (pag 466)”,”UKIE-031″ “MILWARD Alan S.”,”The Economic Effects of the Two World Wars on Britain.”,”MILWARD Alan S. è Associate Professor of Economics Stanford University. “”Dal secondo quarto del XVIII secolo gli economisti svilupparono l’ idea che la guerra era un vero e proprio disastro economico. Dalla fine del secolo quella visione divenne concezione comune e, eccetto il rimarchevole dissenso di Malthus, essa rimase più o meno immutata in Gran Bretagna fino allo scoppio della prima guerra mondiale””. (pag 11) Guerra e spesa pubblica. “”Il più ardente, seppure non il più profondo, sostenitore della interpretazione dominante fu F.W. Hirst, il cui libro, The Consequences of the War to Great Britain, venne pubblicato nel 1934. Egli classificò pure la depressione del 1920 come risultato ‘automatico’ della guerra, aggravato dalla stupida politica perseguita dal governo di non realizzare una proporzione sufficiente tra le spese di guerra e una più alta tassazione. Maggiore tassazione avrebbe significato meno prestito, meno prestito avrebbe significato meno dannoso debito pubblico negli anni 1920.”” (pag 12) Guerra e mutamento economico e sociale. Guerra studiata come calamità naturale. “”La tendenza di lunga lena verso una ridistribuzione del reddito nel XX secolo è stata ampiamente accelerata dalle due guerre. (…) A tirare le somme, c’è molta evidenza a sostegno delle tesi generali di Titmuss e Andrzejewski. Certi gruppi i cui servizi diventavano molto più importanti in guerra furono in grado di usare questa opportunità per migliorare la loro posizione più rapidamente di quanto avrebbero potuto fare in tempo di pace e a mantenere i loro vantaggi sul lungo periodo nel dopoguerra. Ci rimane la questione sul tappeto tra Abrams e Marwick ovvero il grado in cui il cambiamento sociale era “”senza guida””. Due cose notevoli – che le guerre stimolarono il cambiamento economico e sociale e che quel cambiamento non fu molto grande specie quando viene considerato l’ impatto delle guerre su altri paesi. La ricerca sociologica sull’ impatto dei disastri sulle società industrializzate è istruttiva in questo contesto. Sorokin, il cui lavoro fu il punto di partenza per molte ricerche successive, considerò che le calamità, di cui la guerra può essere considerata un esempio, fornirono un terreno particolarmente favorevole “”per l’ emergere di forze sociali radicalmente diverse””. Questa visione è stata da allora tendenzialmente modificata secondo il livello della società colpita dal disastro. Form e Loomis in particolare hanno posto attenzione alla predominanza del concetto di “”ritorno alla normalità””. (pag 39-40)”,”UKIE-034″ “MILWARD Alan S.”,”Die deutsche Kriegswirtschaft 1939-1945.”,”I tedeschi nella forza-lavoro industriale dal 1939 al 1944. 1939 10.405 (in migliaia) di cui donne 2.620 1940 9.401 2.615 1941 8.861 2.626 1942 8.011 2.493 1943 7.948 2.745 1944 7.515 2.678 (pag 47)”,”GERQ-056″ “MILWARD Alan S., collaborazione di George BRENNAN e Federico ROMERO”,”The European Rescue of the Nation-State.”,”MILWARD Alan S. è professore di storia economica alla London School of Economics (LSE).”,”EURE-069″ “MILWARD Alan S.”,”L’economia di guerra della Germania.”,”MILWARD Alan S. “”L’adozione, da parte di Hitler, del Blitzkrieg come metodo di guerra significò che solo una modesta porzione delle risorse della Germania fu destinata al riarmo. Perciò la preparazione alla guerra fu una questione di metodi di mobilitazione più che di pianificazione di lungo periodo. Di conseguenza, lo sviluppo della economia tedesca dal 1933 al 1939 fornisce meno luce di quanto spesso si creda sulle intenzioni precise di Hitler. Il riarmo tedesco procede più o meno di pari passo col ritorno della prosperità dal 1933 in poi. Gli alti livelli di spesa pubblica inziati dai governi di von Papen e von Schleicher furono mantenuti, e aumentati, dai nazionalsocialisti. Ma tali livelli di spesa furono strettamente uniti a controlli dei cambi, regolamentazione delle importazioni e restrizioni di salari e prezzi, allo scopo di contenere l’inflazione. La spesa del Governo centrale, che era il 22, 9% del Prodotto Nazionale Lordo nel 1934, aumentò solo al 24,5% del Prodotto Nazionale Lordo nel 1937. Il suo massimo livello in tempo di pace fu raggiunto nel 1938, l’anno in cui Hitler investì per la prima volta pesantemente in armamenti””. (pag 22- 23)”,”GERN-142″ “MILWARD Alan S. SAUL Berrick S.”,”Storia economica dell’Europa continentale, 1850-1914.”,”Alans S. Milward è professore di studi europei presso l’Istituto di scienza e tecnologia dell’Università di Manchester (1979). E’ autore di ‘The German Economy at War’ (1965), ‘The New Order and the French Economy’ (1970) e ‘The Fascist Economy in Norway’ (1972) S. Berrick Saul insegna storia economica all’Università di Edinburgo (1979). E’ autore di “”Myth of the Great Depression in England, 1873-1896″” (1969) e di “”Studies on British Overseas Trade, 1870-1914″” (1970). Contiene: – Lo sviluppo economico della Russia fino al 1861 (pag 473-523) (cap.6) – Lo sviluppo economico della Russia 1861-1914 (pag 525-618) (cap. 7) “”Quali risultati aveva raggiunto, in termini misurabili, la Russia a partire dal 1861? La popolazione aumentò da 74 milioni nel 1860 a 170 milioni nel 1916, al tasso netto dell’1,5 per cento; il numero di coloro che emigrarono non influì che minimamente. L’agricoltura, che assorbiva più di metà del reddito nazionale neL 1913 ed impiegava due terzi della popolazione lavorativa, aveva aumentato la propria produzione del 2 per cento annuo circa, grazie sia ad un aumento dell’area sottoposta a coltivazione nel sud e in Siberia, sia ad un uno per cento annuo di aumento nei raccolti per ettaro. La produzione industriale crebbe del 5 per cento annuo, sebbene nel 1913 essa assorbisse poco più del 20 per cento del reddito nazionale. La produzione totale, compresi i trasporti, il commercio e i servizi, aumentò del 2,5 per cento annuo, superando quindi dell’uno per cento l’incremento demografico, sebbene fra il 1880 e il 1913 la crescita fosse stata superiore al 3 per cento”” (pag 616-617)”,”EURE-006-FF” “MILWARD Alan S.”,”Guerra, economia e società, 1939 – 1945.”,”Alan S. Milward, autore di molte pubblicazioni sulla Seconda guerra mondiale e già professore associato di Economia alla Stanford University di California, è stato poi docente di Studi europei all’Institute of Science and Technology dell’Università di Manchester. Il primo tentativo – come dice Collotti nella sua introduzione – di fondere in una sintesi comparata le vicende economiche che hanno attraversato gli opposti schieramenti coinvolti nella guerra, ma anche i paesi non belligeranti o addirittura neutrali. I problemi relativi alla ristrutturazione di apparati produttivi, alle innovazioni tecnologiche, al mercato del lavoro, nonché alla centralizzazione dei meccanismi di controllo e di orientamento dell’economia e al nuovo assetto dell’economia internazionale sono alcuni dei temi più interessanti trattati dall’autore. Un testo di storia economica o meglio di economia mondiale del travagliato periodo 1939-45. “”Se c’è chi, come il sottoscritto, prova un senso di irritazione di fronte alle apparentemente innumerevoli opere di storia militare nelle quali eserciti e flotte vanno e vengono, guidati da figure più o meno grandi dalle quali dipendono le sorti della storia, mentre niente si dice delle forze produttive reali, che sole, danno significato a quegli eventi, o addirittura li rendono possibili, sicuramente condividerà il mio sforzo di rendere la storia più chiara osservando la guerra in quanto evendo economico”” (dalla prefazione dell’autore) Contiene il capitolo 7. Guerra, popolazione e lavoro. Primo paragrafo: Le conseguenze demografiche delle guerra (pag 200-203)”,”QMIS-001-FF” “MILWARD Alan S.”,”L’economia di guerra della Germania.”,”‘In tutto questo periodo (gennaio 1942 – dicembre 1944, ndr), la Germania ebbe come antagonisti paesi potenzialmente molto più forti. Nessun responsabile dell’economia tedesca riteneva che la produzione interna potesse raggiungere i livelli degli avversari. La Germania, sebbene impegnata in una lunga guerra, non sperava di superare i livelli produttivi degli avversari. Dato il livello degli armamenti tedeschi Hitler dubitava, dopo Stalingrado, che la guerra sul fronte orientale potesse essere vinta con un altro attacco massiccio (2), sebbene le sue opinioni al riguardo abbiano spesso registrato profondi mutamenti. Ma sia Hitler, sia il Ministero di Speer erano convinti che fosse ancora possibile vincere la guerra. Hitler riteneva che nelle condizioni imposte da una lunga guerra la società tedesca fosse in grado di sopportare lo sforzo molto meglio di quella russa o americana. Ma i suoi calcoli strategici non erano basati su questi pregiudizi facilmente individuabili, bensì sul concetto di «superiorità qualitativa». Hitler assumeva che la tecnologia tedesca poteva sempre fare un passo innanzi agli avversari nel settore degli armamenti. La Germania non poteva impedire che la produzione bellica del nemico fosse quantitativamente superiore: ma poteva ancora vincere la guerra contro la produzione di massa affidando alla propria tecnologia e alla scienza il compito di mantenere una superiorità qualitativa in molti armamenti specifici (3)”” (pag 115-116) [(2) Hitler, Legebesprechungen, 1942-1945, pag. 122; (3) Rapporto Speer n. 6]. A.S. Milward, ha ricostruito in questo saggio le vicende dell’economia di guerra nazista, mettendo in relazione le scelte di strategia politica e bellica con l’organizzazione economica, evidenziando fatti e personalità – come ad esempio il ruolo di Speer e di Todt – che rendono vivissima la lettura di queste pagine di storia economica recente, offrendo spunti attuali di riflessione e consentendo una migliore e più acuta comprensione della realtà del regime nazista. A.S. Milward, insegna presso l’Università di Londra (1972) (quarta di copertina)]”,”QMIS-035-FV” “MILZA Pierre”,”Les relations internationales de 1871 à 1914.”,”L’A è Prof all’ Institut d’Etudes Politiques de Paris. Temi del libro: Europa bismarckiana, egemonia europea, fine Europa di BISMARCK, nascita della Triplice Intesa, crisi Bosnia 1908-1909, seconda crisi marocchina, crisi 1914″,”RAIx-030″ “MILZA Pierre”,”Sources de la France du XXe siecle. De 1918 à nos jours.”,”E’ un’antologia che riporta documenti vari (400 testi, documenti di archivio, pubblicazini ufficiali, articoli di giornale e di rivista, estratti da libri, dibattiti parlamentari, memorie e testimonianze) presentati e commentati da MILZA, Prof universitario all’Institut d’Etudes politiques de Paris e D del Centro d’Histoire de l’Europe du XXe siecle (CHEVS) e della Fondation nationale des sciences politiques (FNSP).”,”FRAV-051″ “MILZA Pierre BERSTEIN Serge TRANFAGLIA Nicola MANTELLI Brunello, collaborazione di Bruno BONGIOVANNI Enzo COLLOTTI Catherine BURUCOA-BRUANDET Gustavo CORNI Guido CRAINZ Giovanni DE-LUNA Dietrich EICHHOLTZ Francesco GERMINARIO Luciana GIACHERI FOSSATI Carole GIRY-GAUTIER Klaus-Dietmar HENKE Mario ISNENGHI Lutz KLINKHAMMER Nicola LABANCA Anne LE-FUR Marco PALLA Kurt PÄTZOLD Lorenzo RIBERI Carola SACHSE Alfredo SALSANO Giovanni VILLARI Hans WOLLER”,”Dizionario dei fascismi. Personaggi, partiti, culture e istituzioni in Europa dalla grande guerra a oggi.”,”Collaborazione di Bruno BONGIOVANNI Enzo COLLOTTI Catherine BURUCOA-BRUANDET Gustavo CORNI Guido CRAINZ Giovanni DE-LUNA Dietrich EICHHOLTZ Francesco GERMINARIO Luciana GIACHERI FOSSATI Carole GIRY-GAUTIER Klaus-Dietmar HENKE Mario ISNENGHI Lutz KLINKHAMMER Nicola LABANCA Anne LE-FUR Marco PALLA Kurt PÄTZOLD Lorenzo RIBERI Carola SACHSE Alfredo SALSANO Giovanni VILLARI Hans WOLLER. “”Che cosa fosse possibile a una resistenza politica attiva anche in questa fase del dominio nazista è esemplificato dalla vicenda del falegname Georg Elser, il quale, contando solo su se stesso, organizzò con grande talento un attentato contro Hitler. L’ 8 novembre 1939 egli fallì il suo obiettivo per un soffio, come accadde anche nei successivi attentati messi in atto dai militari. La Gestapo, riguardo a Elser, non riuscì ad accertare alcuna base politica di partito e nessun mandante. E così l’ azione dell’ isolato falegname fu valutata dagli studiosi come l’ impresa di un semplice uomo del popolo, fermo restando il fatto che fino al 1933 Elser aveva votato regolarmente la KPD ed era stato membro della Lega rossa dei combattenti al fronte (Roter Frantkämpferbund).”” (pag 451)”,”EURx-164″ “MILZA Pierre”,”Mussolini.”,”MILZA Pierre (1932) professore di storia contemporanea all’ Institut d’ etudes politiques di Parigi e direttore del Centre d’ histoire de l’ Europe du vingtieme siecle’ è uno specialista dei regimi fascisti europei. E’ autore di una monumentale ‘Storia del fascismo’. Ha collaborato con Renzo DE-FELICE con il quale condivide la tesi secondo cui il fenomeno mussoliniano sia un prodotto tipico del contesto italiano dell epoca. Mussolini a Locarno. “”Ad eccezione di Chamberlain, gli altri ministri non si mostrarono affatto più calorosi. Stresemann ostentò nei suoi riguardi un’ indifferenza glaciale. Il belga Vandervelde rifiutò di stringergli la mano e Briand, con cui Mussolini ebbe un colloquio a quattr’occhi, nel quale spiegò al suo interlocutore che aveva intenzione di restaurare la democrazia parlamentare non appena fosse stato possibile, lasciò cadere seccamente questa formula: “”E’ difficile attraversare il Rubicone due volte, specialmente se in esso c’è del sangue””.”” (pag 453)”,”ITAF-204″ “MILZA Pierre”,”Histoire de l’ Italie. Des origines à nos jours.”,”””Le tensioni interne che risultano da questa situazione negli Stati della Penisola in guerra contro la Repubblica – Venezia e Genova sono giunte a preservare la loro neutralità – hanno per effetto da un lato di intensificare la lotta contro i complotti “”giacobini””, dall’ altro di favorire la propagazione delle idee rivoluzionarie, l’ agitazione svolta dai primi clubs di patrioti e le congiure contro i poteri costituiti in Italia centrale (Romagna e Toscana) e settentrionale (Piemonte, Liguria e Lombardia). E’ a Oneglia, un piccolo centro della Riviera ligure recentemente occupato dai Francesi, che il Comitato di Salute Pubblica spedisce Filippo Buonarroti nella primavera del 1794. Diventato l’ amico di Robespierre e di Saint-Just, l’ ex paggio d’ onore del granduca di Toscana riceve la missione, con il titolo di commissario della Repubblica, di riunire gli esiliati politici (fuoriusciti) e di organizzare la propaganda rivoluzionaria. In quest’ epoca, l’ idea di riunire sotto una stessa autorità emanante dal popolo i diversi Stati della Penisola fa già parte del programma di questi militanti repubblicani””. (pag 623)”,”ITAG-138″ “MILZA Pierre”,”Les relations internationales de 1973 à nos jours.”,”MILZA è Professore all’ Institut d’Etudes Politiques de Paris (IEP).”,”RAIx-262″ “MILZA Pierre”,”Storia d’Italia. Dalla preistoria ai giorni nostri.”,”Pierre MILZA professore emerito di storia contemporanea all’ Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex Direttore del Centre d’Histoire de Science Politiques, è un esperto di storia italiana.”,”ITAG-209″ “MILZA Pierre BERSTEIN Serge”,”Storia del fascismo.”,”Contiene il capitolo: ‘Il socialismo italiano dal 1918 al 1926 (il miraggio del massimalismo, il fallimento della linea di sinistra, la battaglia antifascista, messa a morte del socialismo italiano) (pag 172-188)”,”ITAF-280″ “MILZA Pierre”,”L’Année Terrible. I. La guerre franco-prussienne, septembre 1870-mars 1871.”,”MILZA Pierre, professore emerito all’ IEP, Institut d’Etudes Politiques de Paris. Alterna biografie ad opere di sintesi. Notes, prologue, index, Table,Cartes, Collection ‘Pour l’Histoire’ La capitolazione di Metz e le sue conseguenze sociali. “”Or, le 28 octobre paraît dans ‘Le Combat’, le journal de Félix Pyat, l’annonce de la prochaine capitulaton de Metz. Le gouvernement dément, puis finit par confirmer la nouvelle, assortie d’un communiqué faisant état des “”heroïques efforts de Bazaine””. (…) Gambetta publie un communiqué d’une toute autre teneur: “”(…) Metz a capitulé (…)””. Troisième annonce, parue le même jours dans le même organe officiel: le compte rendu tout aussi succinct et patelin de la desastreuse affaire du Bourget (…). La conjugaison de ces trois annonces joua un rôle déterminant das le déclenchement de l’émeute du 31 octobre. Dès le matin, à l’appel des dirigeants révolutionnaires, Blanqui, Pyat, Flourens, Delescluze, des groupes se rassemblent dans les rues du centre de la capitale. On lit les deux affiches qui annoncent officiellement la reddition de Metz et l’échec de la sortie du Bourget. Malgré la pluie, la foule grossit et envahit bientôt la place de l’Hôtel de Ville, d’abord silencieuse et apparemment pacifique, puis de plus en plus hostile, au fur et à mesure que se répandent les rumeurs les plus alarmantes et que des unités entières de gardes nationaux en armes rejoignent les manifestants. Le branle est donné pour une journée qui s’annonce plus tumultueuse que les précédents”” (pag 207-209) Félix Aimé Pyat (Vierzon, 4 ottobre 1810 – Saint-Gratien, 3 agosto 1889) è stato un politico, drammaturgo e giornalista francese. Più volte deputato, fu una figura di spicco della Comune di Parigi Biografia[modifica | modifica sorgente] Avvocato, Félix Pyat praticò soprattutto il giornalismo, collaborando a Le Figaro, allo Charivari e alla Revue démocratique, e scrivendo, dal 1832 al 1847, diversi drammi teatrali ormai dimenticati, alcuni dei quali interpretati da un famoso attore dell’epoca, Frédérick Lemaître. La Rivoluzione del 1848 lo lanciò nell’agone politico. Commissario nel dipartimento dello Cher, venne eletto deputato della Sinistra all’Assemblea Costituente e a quella Legislativa nel 1849. Compromesso con la manifestazione del 13 giugno – una protesta contro la spedizione delle truppe francesi a Roma – fuggì in Svizzera, poi passò a Bruxelles e infine a Londra. Qui si unì ai rivoluzionari francesi in esilio, aderenti a La Commune révolutionnaire, e scrisse molti opuscoli politici. Nel 1864 aderì alla Prima Internazionale sperando d’imporsi ai vertici grazie alla sua oratoria, ma ne fu impedito da Marx, «contrario a che l’Internazionale servisse ai suoi effetti teatrali».[1] Tornato in Francia nel 1869, quando nel 1870 il principe Pierre Bonaparte assassinò il giornalista Victor Noir, Félix Pyat fece appello all’insurrezione e fuggì in Inghilterra. Fu così condannato a cinque anni di carcere in contumacia. Tornato a Parigi alla proclamazione della Repubblica, fondò il giornale Le Combat e l’8 febbraio 1871 fu eletto all’Assemblea Nazionale, ma si dimise il 3 marzo per protesta contro l’approvazione dei preliminari di pace con la Germania. Fondò il nuovo giornale Le Vengeur e prese parte alla Comune, venendo eletto al Consiglio il 26 marzo 1871. Fece parte della Commissione esecutiva, della Commissione finanze e del Comitato di Salute pubblica. Quando, il 22 maggio, le truppe di Versailles entrarono a Parigi, chiamò dal suo giornale alla resistenza e si nascose. Riapparve in giugno a Londra, mentre la corte militare lo condannava a morte in contumacia. Tornò in Francia con l’amnistia del 1880 e fu eletto deputato nel 1888. È sepolto nel cimitero del Père Lachaise. Scritti politici[modifica | modifica sorgente] Lettres d’un proscrit. La vile multitude. Le prince Tityre. Lettres à Barbès, à M. Chambord, 13 juin. Aux électeurs de la Seine, de la Nièvre et du Cher, 1851. Loisirs d’un proscrit. Lettre au général Changarnier. Vive la République. Samedi et dimanche. Les carabiniers royaux. L’espion Schnepp, 1851. Opere teatrali[modifica | modifica sorgente] Une révolution d’autrefois, ou les Romains chez eux, 1832 Le Brigand et le Philosophe, 1834 Ango, 1835 Les deux Serruriers, 1841 Cédric-le-Norwégien, 1842 Mathilde, 1842 Diogène, 1846 Le Chiffonnier de Paris, 1847 L’Homme de peine, 1885 Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Bernard Noël, Dictionnaire de la Commune, II, Paris, Flammarion, 1978. Michel Colombet-Schieferer, Felix Pyat (1810-1889), Révolutionnaire Berrichon, Paris, Bénévent, 2011.”,”MFRC-150″ “MILZA Pierre”,”L’Année Terrible. II. La Commune, mars – juin 1871.”,”MILZA Pierre, professore emerito all’ IEP, Institut d’Etudes Politiques de Paris. Alterna biografie ad opere di sintesi. Gli stranieri nella Comune di Parigi. La stima di un migliaio di italiani. Amilcare Cipriani (pag 220-221) “”Les contemporains ont avancé des chiffres astronomiques: on a parlé de 10.000 combattants venus de la Pénisule, ou déjà présents en Franca à la veille de la guerre. Un sujet italien engagé dans le camp versaillais, officier dans la Légion étrangère, Fortunato Marazzi, parle pour sa part de 217 Transalpins engagés aux côtés des communards, sans que l’on sache trop bien d’où il tire ce chiffre, sans doute sous-estimé (18). D’autres sources estiment à un millier le contingent italien, évalutation sans doute plus proche de la réalité. Le plus célèbre parmi les Italiens ayant combattu dans le rangs fédérés, celui qui “”appartient de droit à l’histoire du mouvement ouvrier français”” (19), est Amilcare Cipriani. Il est né à Anzio en octobre 1844, d’un père fonctionnaire des douanes, mais il a passé toute son enfance à Rimini, berceau de sa famille, où tout jeune il a subi l’influence des représentants du très activiste mouvement révolutionnaire romagnol”” Dopo essersi arruolato nell’esercito piemontese (fanteria) e aver combattuto nella battaglia di San Martino (qui riceve i suoi galloni di caporale) abbandona l’esercito per partecipare alle imprese di Garibaldi (spedizione dei Mille, prima e all’Aspromonte più tardi). Lo si ritrova in seguito sui campi di battaglia dove si lotta per la libertà dei popoli (Egitto, Grecia, Creta, qui diventa amico di Flourens, e ancora in Italia (con la camicia rossa nel 1866 contro l’Austria). Repubblicano, socialista, anarchico, patriota italiano, Cipriani è a Parigi quando crolla il Secondo Impero. E’ nominato colonnello della legione garibaldina. Il 22 gennaio è a fianco di Flourens e degli insorti lanciati all’assalto dell’Hotel de Ville. Arrestato, poi liberato, partecipa alle battaglie attorno alla capitale, prima di farsi da parte dopo il cedimento dei dirigenti della Repubblica alle condizioni capestro di Bismarck. Ritorna in scena dopo il 18 marzo e viene nominato aiutante di campo di Bergeret. Il 3 aprile prende parte all’offensiva non riuscita contro Versailles. Sorpreso dai versagliesi e gravemente ferito sfugge per poco alla fucilazione sul campo di Satory. Condannato a morte dal 19° tribunale militare nel gennaio 1872 vede la sua pena commutata in deportazione in Nuova Caledonia. Sarà amnistiato nel 1879 e proseguirà la sua militanza rivoluzionaria. Collaborerà anche a L’Humanité di Jaures scrivendo qualche pagina. E’ difficile reperire informazioni sui comunardi di nazionalità italiana. Pierre Milza cita Napoléon La Cecilia (capo di stato maggiore sotto Eudes e generale a capo dell'””armata del Centro”” (riva sinistra della Senna). Napoléon Biondetti, chirurgo nella Guardia nazionale, Mizara e Pisani rispettivamente comandanti del 104° battaglione e aiutante di campo di Flourens, Moro comandante del 22° battaglione. Non si sa se Paul Alessio che ha fatto la campagna d’italia del 1859 in un reggimento straniero ed è stato eletto sottotenente del 205° battaglione della Guardia nazionale fosse italiano o francese. Poi c’era lo scultore Romain Capellaro, allievo di Rude e di David. naturalizzato francese, affiliato all’Internazionale si è occupato della formazione della XI legione e ha fatto parte della commissione che ha deciso di bruciare la ghigliottina. Altro nomi Adolphe Alphonse Assi, figlio di un operaio di nazionalità italiana, garibaldino, meccanico aggiustatore alla Schnider all’inizio del 1870 ha svolto un ruolo importante nello sciopero per ottenere la gestione della cassa di soccorso in mano agli operai. Alla fine della Comune condannato alla deportazione. (pag 223-224)”,”MFRC-151″ “MILZA Pierre”,”Storia d’Italia. Dalla preistoria ai giorni nostri.”,”Professore emerito dfi Storia contemporanea all’Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex direttore del Centre d’Histoire de Sciences Politiques, Pierre Milza è un esperto di storia italiana e u no degli storici stranieri più tradotti e amati in Italia.”,”ITAG-018-FL” “MILZA Pierre”,”Mussolini.”,”Professore emerito dfi Storia contemporanea all’Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex direttore del Centre d’Histoire de Sciences Politiques, Pierre Milza è un esperto di storia italiana e uno degli storici stranieri più tradotti e amati in Italia. Una vita cominciata all’insegna degli ideali socialisti e finita all’ombra del nazismo con la terribile esperienza della Repubblica di Salò. La più aggiornata biografia di Mussolini disponibile in un unico volume.”,”BIOx-070-FL” “MILZA Pierre BERSTEIN Serge”,”Storia Universale. Il Fascismo. Vol. 23.”,”Professore emerito di Storia contemporanea all’Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex direttore del Centre d’Histoire de Sciences Politiques Pierre Milzaè un esperto di storia italiana e uno degli storici stranieri più tradotti e amati in Italia. Serge Berstein (1934) è uno storico francese specializzato in storia politica del XX secolo, professore emerito presso l’Istituto di Studi politici di Parigi e presidente onorario della Societè d’histoire moderne et contemporaine.”,”STOU-048-FL” “MIN Anchee”,”Azalea rossa.”,”MIN Anchee”,”CINx-270″ “MINARDI Marco”,”Disertori alla macchia. Militari dell’ esercito tedesco nella Resistenza parmense.”,”MINARDI Marco è direttore dell’ Istituto Storico della Reistenza e dell’ Età contemporanea di Parma e storico dell’ Emilia Romagna. Tra le sue pubblicazioni ‘Ragazze dei borghi in tempo di guerra. Storie di operaie e di antifasciste de quartieri popolari di Parma’ (1991). MINARDI Marco, Disertori alla macchia. Militari dell’ esercito tedesco nella Resistenza parmense, EDIZIONI CLUEB. BOLOGNA. 2006 (prefazione di Brunello MANTELLI, elenco disertori stranieri che combattevano nella Resistenza parmense; Istituto Storico della Resistenza e dell’ Età contemporanea di Parma) “”Anche per molti altri disertori le case contadine in montagna rappresentarono un primo approdo sicuro. Invece di pattuglie partigiane in questi casi furono le famiglie contadine a fornire una prima preziosa ospitalità agli stranieri. Così avevano fatto dopo l’otto settembre 1943, quando dalla pianura salirono decine di prigionieri di guerra britannici liberati dal campo di prigionia PG 49 di Fontanellato, e ripararono sui monti sbandati, renitenti e primi “”ribelli”” antifascisti. Molte case, fienili e cascine divennero rifugi dove consumare i primi pasti frugali come ve ne sarebbero stati molti altri nella difficile vita che li attendeva alla macchia.”” (pag 37)”,”ITAR-112″ “MINASI Giampiero / BIONDI Costanza”,”L’attività illegale del PSI nel biennio 1919-20 (Minasi) / Fronte popolare, di Santi Fedele (Biondi).”,”””I germi della contraddizione, tipica del massimalismo ma anche di tutta la sinistra rivoluzionaria italiana, tra l’aspirazione alla presa del potere e l’incapacità pratica di realizzarla, esistevano quindi ‘in nuce’ sin dalle prime fasi del «biennio rosso». Il Congresso di Bologna (1919, ndr), l’apogeo del massimalismo, ne permettevano da lì a poco il completo dispiegamento. In quell’assise Serrati, affermando che con la guerra imperialista era venuta a mancare la possibilità di un graduale ed incruento trapasso di poteri e che quindi il proletariato doveva prepararsi a risolvere la crisi capitalistica in senso rivoluzionario e violento (9), lanciava una vera e propria dichiarazione di guerra alla borghesia, che spostava radicalmente l’asse della politica socialista, allontanandola dalla vecchia ipotesi gradualistica sancita a Genova nel 1892 e mettendola in linea con la proposta bolscevica dell’insurrezione. Il convinto «siamo con Lenin» pronunciato da Serrati, non teneva però conto di due importanti circostanze che ne impedivano la pratica attuazione. La prima riguardava l’enorme diversità di esperienza tra il PSI e il partito bolscevico. Certo i bolscevichi, come teneva a ricordare Serrati, avevano preso parte alla lotta elettorale (10), ma era stata una scelta tattica inserita in una strategia di lotta violenta per il potere che metteva capo alla formazione di un partito ideologicamente omogeneo, fortemente centralizzato, attrezzato ad una lotta legale ed illegale, ma il cui terreno risolutivo era pur sempre quello dello scontro armato. Il PSI, come tutti i partiti secondinternazionalisti, proveniva invece da un’esperienza del tutto diversa che concepiva la partecipazione alle elezioni non come momento tattico, bensì come parte integrante di un’ipotesi di conquista graduale e pacifica del potere statale, sostenuta da un’organizzazione capillarmente presente a livello della società politica e civile, ma incapace di muoversi su un terreno di lotta illegale. La seconda era costituita dall’insanabile contrapposizione teorica tra Lenin e Serrati circa il ruolo del partito nella soluzione della crisi capitalistica. Lenin aveva lavorato attivamente a rendere irreversibile la crisi capitalistica e a darle un esito socialista, impostando il partito come organizzazione della presa del potere, come dirigente politico e militare dell’insurrezione. Serrati riteneva invece che l’esito rivoluzionario fosse inevitabile e bollava perciò di volontarismo qualunque intervento soggettivo. Il capo massimalista stabiliva una netta divisione dei settori di intervento: alla folla l’insurrezione, «il fatto meccanico ed inevitabilmente spontaneo dell’azione violenta e risolutiva» (11), al partito il compito di predisporre le forze necessarie a raccogliere il potere e a consolidarlo, impedendo definitivamente il ritorno della borghesia (12). Il partito guida dell’insurrezione era, per Serrati, una vecchia idea romantica, blanquista, volontarista. L’insurrezione non era un fatto organizzato che rispondesse a regole precise, non era quell’arte che Engels aveva proposto allo studio dei militanti socialisti. L’insurrezione era la sommossa popolare, era soprattutto solo un episodio della rivoluzione, non la rivoluzione ‘tout court’ (13). La sottovalutazione, o quanto meno la non centralità del problema insurrezionale, non era d’altra parte esclusivo appannaggio del massimalismo, riguardava anche ampi settori della sinistra comunista europea e, in Italia, Antonio Gramsci (14). La riflessione politica del dirigente ordinovista stava allora approdando all’idea di un processo rivoluzionario basato sulla crescita della classe operaia come soggetto politico diretto. Lo sconvolgimento, indotto da questo processo, del vecchio blocco sociale dominante e la sostituzione ad esso del nuovo blocco emergente, si sarebbe concluso con la presa del potere invece di avere inizio da essa. Si realizzava, in tal modo, il passaggio di Gramsci dal concetto di insurrezione a quello di lotta rivoluzionaria come opera di distruzione sistematica e molecolare del dominio capitalistico (15). Unico fra le figure più rappresentative della sinistra italiana, era Amadeo Bordiga a parlare di insurrezione non come di un sinonimo di presa del potere, bensì intendendo alludere ad una teoria della rottura rivoluzionaria di evidente impronta leninista, se non addirittura blanquista: un colpo di maglio risolutivo, concentrato nel tempo e nello spazio, teso alla conquista del potere politico, organizzato dal partito, «un’audace minoranza di individui pronti alle responsabilità e ai pericoli della lotta nel periodo dell’insurrezione» (16). Fra i molti limiti, questa teoria bordighiana dell’insurrezione ne troverà uno invalicabile: l’assenza del partito, non surrogabile da alcuna altra istanza organizzativa, addotta a scusante della rinuncia ad ogni azione. Il socialismo rivoluzionario italiano si presentava dunque sulla scena politica di quell’infuocato dopoguerra animato da un’aspirazione alla presa violenta del potere genuina ma generica, priva di ogni riferimento al come e al quando dovesse avvenire. Il frequente ricorso al termine insurrezione, non significava però allusione all’unica forma storica in cui essa avesse trovato realizzazione vittoriosa, cioè la teoria leninista dell’insurrezione preparata e diretta dal partito”” [Giampiero Minasi, ‘L’attività illegale del PSI nel biennio 1919-20’, Storia contemporanea, n. 4, agosto 1978] [(9) «(…) il fatto vero, evidente, è ora questo: che dopo trenta anni di lenta, graduale opera per la conquista del pubblico potere allo scopo di trasformare l’organismo dello Stato, noi abbiamo avuto la guerra mondiale; abbiamo avuto cioè la dimostrazione più palmare, più limpida, più chiara che questi strumenti non si trasformano, che arriva un momento in cui essi diventano più precisamente e più intensamente gli strumenti del dominio della classe capitalistica, che la classe capitalistica non si lascia spossessare dei suoi privilegi attraverso la graduale conquista dei poteri. Abbiamo avuto la sensazione precisa, dopo la guerra, che se il proletariato vuole arrivare alla conquista del pubblico potere, è necessario che dopo la opera lenta di preparazione graduale che noi abbiamo accettato e che abbiamo fatta, impieghi altri mezzi, altri strumenti di lotta». ‘Resoconto stenografico del XVI Congresso Nazionale del Partito Socialista italiano, Bologna, 5-6-7-8 ottobre 1919, Roma, 1920; p. 170; (10) «Siamo con Lenin quando, in un determinato momento della vita politica del proprio paese, dice “”lotta elettorale, conquista graduale e lontana”” e nell’altro periodo dice “”non più lotta elettorale pacifica, ma scendiamo in piazza””», ibid.; (11) G.M. Serrati, ‘Il dovere dell’ora presente’, in “”Comunismo””, 1-15 ottobre 1920, II-1, p. 3; (12) Serrati riconosceva nella congiuntura politica del dopoguerra l’impossibilità di alternative al fare la rivoluzione. «Ma bisogna anche intendersi – scriveva egli (art. cit.) – sopra il significato, apparentemente volontaristico, di questo verbo “”fare””. Fare la rivoluzione non vuole tanto dire incitare l’atto violento risolutivo – il quale, secondo io penso, non è che una necessaria conseguenza di tutta una situazione e viene quindi fatalmente da sé – quanto il preparare gli elementi che ci diano la possibilità di approfittare, come partito, di questo inevitabile atto e di trarne tutte le conseguenze socialiste che sono consentite dai tempi e dall’ambiente… Il compito del PSI non è secondo me tanto quello di condurre le folle in piazza – come pensano i romantici della barricata – quanto quello di approntare tutte le forze dell’assestamento socialista, indispensabili per consolidare il nuovo regime e renderne possibile il definitivo trionfo»; (13) «Qual è la situazione oggi? E’ indubbiamente una situazione rivoluzionaria… non nel senso infinitamente primitivo nel quale credono le nostre folle, vale a dire la rivoluzione è la sommossa, è la discesa in piazza, l’urto col carabiniere e con la guardia regia. E’ rivoluzione perché tutta l’impalcatura capitalistica si sfascia, tutto crolla, e noi ci avviciniamo ad assumere, noi, per conto del proletariato, il potere. (…) (Testo stenografico del Consiglio nazionale socialista, 18-22 aprile 1920, Roma 1967 pp. 106-107); (14) Il fatto è che l’insurrezione, quale veniva proposta dai bolscevichi, non era l’unico metodo valido per la presa del potere né discendeva da regole generali (…); (15) La concezione della distruzione molecolare dello stato borghese e della contemporanea costruzione dell’antistato, non esclude il momento della rottura violenta, rivoluzionaria, solo che questo deve collocarsi al termine di un processo di ampia e non autoritaria aggregazione sociale (…); (16) A. Bordiga, ‘Formiamo i Soviet?’, in “”Il Soviet””, 21.9.1919. Bordiga non elaborò mai un’organica teoria della rivoluzione, tuttavia da numerosi scritti in cui egli fa riferimento esplicito a tale problema, emerge una concezione dell’insurrezione che inserisce il leader astensionista in quel filone di pensiero rivoluzionario che parte da Blanqui, passa per alcune enunciazioni di Marx ed Engels, e arriva con Lenin a piena maturità come teoria dell’insurrezione, depurata dagli elementi di volontarismo presenti all’origine. Ma in questo ambito Bordiga si colloca addirittura più vicino a Blanqui che non a Lenin. Non che egli sia un romantico della barricata, un quarantottista, che anzi è chiarissimo in lui il rifiuto della teoria del colpo di mano di minoranze audaci, del putschismo, dell’offensiva esemplare; egli è nondimeno un blanquista per quell’aspetto che caratterizza il blanquismo non meno della vocazione al complotto, cioè il riferimento alle masse come ad un magma indistinto, ad una realtà prepolitica cui solo il partito può dare forma e coscienza. Lo stesso Bordiga ha, d’altra parte, espresso un giudizio positivo sul blanquismo. In uno scritto recente (‘Storia della sinistra comunista, 1919-20. Dal Congresso di Bologna del PSI al secondo Congresso dell’IC’, Napoli, 1972, p: 197), che se non può essere attribuito con certezza a Bordiga, è certo da lui ispirato, si legge: «E’ caratteristico non solo che “”destra”” e “”sinistra”” (con questi termini sono poco prima designati, rispettivamente, l'””indirizzo socialdemocratico”” e le “”tendenze operaistiche””, “”versioni estremistiche della conquista progressiva, molecolare del potere n.d.a.) opportunistica abbiano sempre denunciato il blanquismo e il giacobinismo marxista, ossia la concezione della leadership rivoluzionaria (e quindi arte dell’insurrezione) e della dittatura esercitata dal partito comunista, ma che a tal uopo siano ricorse allo stesso arsenale di argomenti puramente democratici, la cui gamma si estende dalle apparenze liberal-conservatrici, a quelle libertarie-eversive, ma la cui sostanza dottrinale, e le cui motivazioni materiali di base, restano le stesse: importazione nel movimento della ideologia dominante capitalistica»] (pag 688-689-690)”,”MITS-448″ “MINAZZI Fabio”,”Insegnare a filosofare. Una nuova didattica della filosofia per scuole e società democratiche.”,”Fabio Minazzi (Varese 1955), docente straordinario di Didattica della filosofia e di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Lecce, nonchè già docente di filosofia dell’Accademia di architettura di Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana, dirige la rivista Il Protagora. Oltre ad aver insegnato per più di tre lustri nella scuola secondaria superiore italiana, ha fatto parte della Commissione Nazionale per la didattica della filosofia istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. In qualità di docente di filosofia liceale ha partecipato, per circa un decennio, all’esperienza pilota nazionale di aggiornamento sulla didattica della filosofia della Città dei filosofi.”,”GIOx-008-FL” “MINAZZI Fabio”,”Teleologia della conoscenza ed escatologia della speranza. Per un nuovo illuminismo critico.”,”Fabio Minazzi (Varese 1955), docente straordinario di Didattica della filosofia e di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Lecce, nonchè già docente di filosofia dell’Accademia di architettura di Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana, dirige la rivista Il Protagora. Oltre ad aver insegnato per più di tre lustri nella scuola secondaria superiore italiana, ha fatto parte della Commissione Nazionale per la didattica della filosofia istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. In qualità di docente di filosofia liceale ha partecipato, per circa un decennio, all’esperienza pilota nazionale di aggiornamento sulla didattica della filosofia della Città dei filosofi.”,”FILx-128-FL” “MINAZZI Fabio”,”Le saette dei Tartari. Il problema epistemologico dell’oggettività.”,”Fabio Minazzi (Varese 1955), docente straordinario di Didattica della filosofia e di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Lecce, nonchè già docente di filosofia dell’Accademia di architettura di Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana, dirige la rivista Il Protagora. Oltre ad aver insegnato per più di tre lustri nella scuola secondaria superiore italiana, ha fatto parte della Commissione Nazionale per la didattica della filosofia istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. In qualità di docente di filosofia liceale ha partecipato, per circa un decennio, all’esperienza pilota nazionale di aggiornamento sulla didattica della filosofia della Città dei filosofi.”,”FILx-129-FL” “MINC Alain”,”Une histoire politique des intellectuels.”,”MINC Alain Chateaubriand inventore dell’intellettuale “”engagé””. Proudhon-Marx. (pag 145-146)”,”FRAD-112″ “MINC P. (ALEKSANDER) MICHAELS Robert”,”The History of a False Illusion – Memoirs on the Communist Movement in Poland (1918-1938).”,”P. Minc (Aleksander) was a leader of the Communist Party of Poland in the 1920s and 1930s. In his stirring memoirs he recounts the activities of the Communist among the workers of Warsaw and the other industrial centers of interwar Poland, providing an Eye-Witness view of the struggle against the Polish State’s pervasive Anti-Semitism and its Oppresion of the Peoples of Western Byelorussia and the Western Ukraine. Minc’s account of the leaders of Polish Communism, of life inside Pilsudski’s prisons, of Communist Party Congresses International casts a Spotlight on the impact of the Russian Revolution and its Bureaucratic degeneration under Stalin. This rich historical document concludes with Minc’s activities in Poland, Czechoslovakia and France as a supporter of Leon Trotsky. Robert Michaels is Associated with the Prometheus Research Library, a Marxist archival and research facility in New York he is the translator of Hersh Mendel’s Memoirs of a Jewish Revolutionary. Introduction, Preface, Foreword, Notes, Foto, Illustrazioni, Documenti, Index,”,”POLx-006-FL” “MINC Bronislaw”,”Economia politica del socialismo.”,”””I fatti, e non i dogmi, sono alla base dell’economia politica”” (Lenin, dai manoscritti pubblicati nel 1959) (in apertura) Citato in nota a pag 299 scritto di Rudolf Hilferding: ‘Bohm Bawerk sulla teoria marxista del valore’, PWN, Varsavia, 1962″,”RUSU-016-FV” “MINCA Claudio a cura di, saggi di Michael DEAR Esward SOJA David LEY David HARVEY Liz BONDI Mona DOMOSH Brian HARLEY Paul KNOX Jon GOSS”,”Introduzione alla geografia postmoderna.”,”Claudio Minca è professore Associato di Geografia Politica ed Economica all’Università di Venezia e insegna anche alla Venice International University. Si occupa da anni di teoria della rappresentazione e, in particolare, del dibattito sul postmoderno nella geografia anglo-americana.”,”STOx-094-FL” “MINCZELES Henri”,”Histoire generale du Bund un mouvement revolutionnaire juif.”,”Popolazione ebrei Europa orientale, socialismo ebraico, Unione generale operai ebrei della Russia, Bund e lotta di classe, rapporto Bund e socialdemocrazia, rivoluzione 1905, questione nazionale ed ebrei, socialisti e Q nazionale, Bund durante 1° GM, liquidazione del Bund in Russia, il Bund in Polonia.”,”MRSx-012″ “MINCZELES Henri”,”Le mouvement ouvrier juif. Recit des origines.”,”MINCZELES H. è uno storico e giornalista, specialista delle comunità ebraiche dell’Europa Orientale. Cartina insediamento del Bund in Europa Orientale, Russia (pag 196)”,”MEOx-093″ “MINELLA Walter a cura”,”Il dibattito sul dispotismo orientale. Cina Russia e società asiatiche.”,”Saggi di K.A. WITTFOGEL (le civiltà idrauliche)(teoria della società orientale), (la Russia e l’Oriente: analogie e differenze), J.H. STEWARD (ricerca sull’ipotesi idraulica di WITTFOGEL), M. HARRIS, W.P. MITCHELL, E. BALAZS (società burocratica in Cina), S.N. EISENSTADT (studio del “”dispotismo orientale”” come sistema di potere totale), J. NEEDHAM (scienza e società in Oriente e Occidente), LE THAN KHOI (il caso dell’antico Vietnam), G.L. ULMEN (Genesi e struttura del ‘Dispotismo orientale’ di WITTFOGEL), A. TOYNBEE (recensione al ‘Dispotismo orientale’ di WITTFOGEL), WITTFOGEL (risposta ad Arnold TOYNBEE), B. SPULER (la Russia e l’ Islam), S.H. BARON (la Russia di PLECHANOV: l’impatto dell’Occidente su una società ‘orientale’), A. YANOV, (I ‘dispotisti’: prigionieri del modello bipolare), I. SAFAREVIC (i lineamenti del socialismo), G. KONRAD e I. SZELENY (intelligentsija e struttura sociale), U. MELOTTI (Dal modo di produzione asiatico al collettivismo burocratico: limiti e contraddizioni della modernizzazione in Asia)”,”TEOC-037″ “MINELLA Walter a cura; contributi di WITTFOGEL Karl A. RIASANOVSKY Nicholas V. SPULER Bertold BARON Samuel H. YANOV A. SAFAREVIC Igor KONRAD G. SZELENY I. MELOTTI Umberto”,”Il dibattito sul dispotismo orientale. Cina, Russia e società arcaiche.”,”Walter Minella, nato a Porlezza (Como) il 23-9-1949, vive e lavora a Pavia, dove insegna filosofia e storia nei licei. Si è occupato di storia del pensiero sociologico, con particolare attenzione alla teoria della società orientale, con diversi saggi, tra cui: Tra geopolitica e marxismo occidentale, Il metodo sociologico nel primo Wittfogel in ‘Sociologia e ricerca sociale’, Il collettivismo agrario in Bruno Rizzi ‘reazione feudale’ o restaurazione asiatica? in La crisi del collettivismo burocratico. Attualità di Bruno Rizzi, É direttore della rivista ‘Ulisse’. Questa antologia raccoglie alcuni dei contributi più significativi al dibattito sul dispotismo orientale, tratti per la maggior parte dalla pubblicistica anglo-americana e per lo più non tradotti finora in italiano. Viene così alla luce uno dei percorsi di ricerca più affascinanti del Novecento ed emerge la figura di uno dei giganti del pensiero del nostro secolo; Karl August Wittfogel (1896-1988).”,”TEOC-055-FL” “MINERBI Alessandra”,”Tra continuità e rottura. Il gruppo dirigente della Socialdemocrazia tedesca in esilio (1933-1939).”,”Alessandra MINERBI (Parigi, 1967) si è laureata in storia contemporanea all’ Università di Firenze e ha poi conseguito il dottorato di ricerca in storia sociale europea presso l’ Università di Venezia. Si è occupata di emigrazione antifascista tedesca e italiana e della persecuzione degli ebrei in Italia durante il fascismo. Attualmente insegna storia della Germania all’ Università di Trieste. HILFERDING: “”In un articolo uscito nella “”Zeitschrift für Sozialismus”” nella primavera del 1935 Hilferding prendeva le mosse dalla crisi della Società delle nazioni per notare come la politica estera, a differenza dell’ età classica dell’ imperialismo, non fosse più condizionata da rapporti di forza economici (R. Kern, Das Ende der Volkerbundpolitik). Tale “”primato della politica”” fu in questi anni l’ elemento centrale della sua analisi relativamente alla struttura statuale tedesca: dopo il 1934 si era infatti, a suo dire, ormai creato in Germania uno Stato totalitario forte al punto di asservire alle sue esigenze le leggi economiche””. (pag 185)”,”MGEK-057″ “MINERVA Nadia a cura; saggi di Vita FORTUNATI Raymond TROUSSON Peter KUON Gioia ZINGARETTI Stefania D’AGATA D’OTTAVI Adolfo DE-LUCA Adriana CORRADO Haisa PESSINA-LONGO Margherita VERSARI Beatrice BATTAGLIA Raffaella BACCOLINI Mario DOMENICHELI Silvia ROTA-GHIBAUDI Bronislaw BACZKO Lyman Tower SERGENT Malerio MARCHETTI Antonella SALOMONI Silvano BUSCAROLI Valentino PETRUCCI Alfredo DE-PAZ Maria MONETI-CODIGNOLA Maria Alberta SARTI Renato BARILLI Saffo TESTONI-BINETTI Gian Carlo CALCAGNO Giampalo ZUCCHINI Pierluigi GIORDANI Giulio GHETTI Maria Alessandra STEFANELLI Elena MORO Vittorio POLLINI Giovanni MANARESI Piera TREU Carla COMELLINI Fracesca FRANCHINI Giovanni TUBARO Nadia MINERVA”,”Per una definizione dell’utopia. Metodologie e discipline a confronto. Atti del Convegno Internazionale di Bagni di Lucca, 12-14 settembre 1990.”,” Contiene il saggio di Valerio Marchetti e Antonella Salomoni: ‘Il ritorno del comunismo alla sociatà imperfetta. Utopia e luoghi comuni’ (pag 223-234) “”Nella storia della letteratura utopica occidentale si verifica un caso che tutti gli studiosi di utopia come disciplina storica hanno ben presente (e che ha fatto problema per molti compilatori), ma che noi vorremmo riesporre da capo perché abbiamo la presunzione di sapergli dare un esito originale. Il caso è questo. Dal punto di vista – se così si potesse dire – della ‘parola’ comunismo c’è da registrare nella manualistica relativa all’età moderna una cesura netta che ci sembra però (malgrado l’unimità formale) non fare problema. (…)”” (pag 229-230)”,”SOCU-027-FMB” “MINERVINI Gustavo BELLI Franco PATRONI GRIFFI Antonio PORZIO Mario a cura di, Saggi di Guido CARLI Dario VELO Marco ONADO Vincenzo DESARIO Giulio LANCIOTTI Anna ARMENTO Ruggero BERTELLI Antonella BROZZETTI Francesco CESARINI Francesco CARBONETTI Jean LE BRUN Michel JEANTIN Angela PRINCIPE Rita SICILIANO BAUMET Cinzia MOTTI Antonella ANTONUCCI Piero SCHLESUNGER Sabino CASSESE Alfonso PALMIERI”,”Banche in crisi, 1960-1985.”,”Gustavo Minervini professore ordinario di Diritto commerciale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma e docente di Diritto bancario nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, Roma. Guido Carli Presidente del Consiglio d’Amministrazione della libera Università Internazionale degli Studi Sociali, Roma. Già Governatore della Banca d’Italia. Dario Velo professore ordinario di Tecnica industriale e commerciale nell’Università di Pavia – Direttore del Dipartimento di ricerche aziendali nella stessa Università. Marco Onado professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università di Bologna. Vincenzo Desario Direttore centrale del Servizio Vigilanza sulle Aziende di Credito della Banca d’Italia. Giulio Lanciotti Direttore principale del Servizio Vigilanza sulle Aziende di Credito della Banca d’Italia. Anna Armento Dottorando di ricerca nell’Università di Siena. Franco Belli Docente di Legislazione bancaria presso la facoltà di Scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena e presso la scuola di specializzazione in Discipline bancarie della medesima università. Ruggero Bertelli Dottorando di ricerca nell’Università di Siena. Antonella Brozzetti Dottorando di ricerca nell’Università di Siena. Francesco Cesarini professore ordinario di Tecnica bancaria nell’Università Cattolica del Sacro Cuore Milano. Antonio Patroni Griffi professore ordinario di Diritto commerciale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari. Francesco Carbonetti professore di Diritto monetario nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Roma. Mario Porzio professore ordinario di Diritto e legislazione bancaria nella facoltà di Economia e commercio dell’Università di Napoli. Jean Le Brun professore ordinario nell’Università Cattolica di Lovanio. Michel Jeantin professore ordinario nell’Università di Parigi X. Angela Principe ricercatore nell’Università di Salerno. Rita Siciliano Baumet dottorando di ricerca nell’Università di Napoli. Cinzia Motti dottorando di ricerca nell’Università di Bari. Antonella Antonucci ricercatore nell’Università di Bari. Piero Schlesinger professore ordinario di Diritto privato nella Università Cattolica del Sacro Cuore Milano. Sabino Cassese professore ordinario di Diritto amministrativo nell’Università La Sapienza Roma. Alfonso Palmieri Avvocato, già avvocato generale del Banco di Napoli.”,”ITAE-136-FL” “MINGARDI Alberto PIOMBINI Guglielmo a cura, brani di M.N. ROTHBARD G. DE-MOLINARIL. L. SPOONER B.R. TUCKER H.H. HOPPE T. SZASZ W. Mc-ELROY W. BLOCL”,”Anarchici senza bombe. Il nuovo pensiero libertario.”,”””Inoltre, dal 1815 in avanti in tutta Europa e nel mondo occidentale i tassi di interesse declinarono continuamente, fino a raggiungere, al volgere del secolo, un minimo storico medio ben sotto il 3 percento. Con l’avvento della democrazia questa tendenza si è arrestata e pare aver cambiato direzione, rivelando così il declino della civilizzazione europea e americana nel XX secolo. Un’analisi del più basso tasso medio d’interesse decennale in Inghilterra, Francia, Olanda, Belgio, Germania, Svezia, Svizzera e Stati Uniti mostra per esempio che durante l’intero periodo seguito alla prima guerra mondiale i tassi in Europa non furono mai bassi quanto quelli della seconda metà del XIX secolo. Solo negli Stati Uniti, negli anni ’50, i tassi scesero sotto il livello della fine del XIX secolo. Questo però fu un breve fenomeno, e in ogni caso i tassi americani non scesero mai a livelli più bassi di quelli dell’Inghilterra nella seconda metà del XIX secolo. Nel XX secolo i tassi d’interesse furono dunque universalmente più alti che durante il secolo precedente, e se non altro hanno mostrato una tendenza verso l’alto. Infine, fino alla fine del XIX secolo la maggior parte delle spese governative — in genere più del 50 percento – andavano a finanziare le attività militari”” (Hans-Herman Hoppe, Monarchia, democrazia e ordine naturale) (pag 87)”,”ANAx-362″ “MINGARDO Mirella”,”Mussolini, Turati e Fortichiari. La formazione della sinistra socialista a Milano, 1912-1918.”,”MINGARDO si occupa del gruppo della sinistra milanese formatosi attorno a Bruno FORTICHIARI, Luigi REPOSSI e Abigaille ZANETTA.”,”MITS-004″ “MINGHETTI Marco”,”La convenzione di settembre (Un capitolo dei miei ricordi).”,”””L’ aspetto del nostro paese, la configurazione del nostro suolo, potrebbero essere per avventura più eloquenti e più chiare? Quelle Alpi non dicono, che bisogna munirne e contenderne i passaggi che resano tuttora nelle nostre mani? Quelle pianure non sono forse la gran piazza d’ armi italiana, dove devono essere combattute le armate nemiche discese dalle alpi? Quel Po non è forse una magnifica linea di difesa, sulla quale conviene prepararci in modo da manovrare facilmente per mezzo di teste e di equipaggi da ponte? Quell’ Appennino, da Genova alla Cattolica, incastrato fra due mari, non è forse un’ immensa cortina eretta dalla natura a salvezza d’ Italia, purché venga provvidamente assicurato in tutti i suoi sbocchi? (…) Anzitutto si trasportino oltre l’ Appennino la capitale, gli arsenali, le fabbriche, i magazzini, i depositi, le riserve, in una parola i nostri più vitali interessi. Poi si muniscano tutti gli sbocchi dell’ Appennino da Genova alla Cattolica, onde vietarne il passaggio ad una armata nemica, e serbare a noi il modo di discenderne, quando convenga. Si costruisca una piazza forte od un campo trincerato alla Cattolica per meglio assicurare quel fianco. Si moltiplichino, sin dove si possa, i mezzi permanenti e portabili per passare da una sponda all’ altra del Po, e prepararci così la possibilità di rapidi, abili e concludenti manovre.”” (pag 154-155, il Generale d’ Armata Cialdini) Proposta di Napoli come capitale del regno d’ Italia. “”Mentre queste cose si trattavano a Parigi, il Consiglio dei ministri, presupponendo che il Re s’ indurrebbe ad accettare, discuteva qual sarebbe la città che si dovrebbe proporgli come temporanea capitale in luogo di Torino. Stavano per Napoli le ragioni politiche. Ivi erano le maggiori necessità di sicurezza pubblica, ivi il nuovo ordine di cose aveva recato più offese agli interessi. Molte industrie avevano sofferto, o s’erano spente, cessata la protezione che prima loro porgevano le alte tariffe. Le ferrovie adriatiche avevano, per dir così, staccato da quella città tutto il versante adriatico, cheoggi commerciava direttamente coll’ alta Italia. Inoltre l’ amor proprio di quei cittadini s’ adombrava di una specie di trascuratezza e di dispregio, falso o vero che fosse, dei popoli subalpini. Il trasportare la capitale a Napoli avrebbe d’un colpo troncato l’ opposizione che, aperta o sorda, serpeggiava in quelle provincie. Vero è che l’ ambiente appariva poco favorevole ad un governo austero e forte; ma si sperava che il Governo avrebbe potuto modificare quell’ ambiente anziché esserne modificato. Stavano per Firenze la sua posizione contrale, la tradizione schietta italiana, e sopratutto la ragione strategica. Poichè fra le cause precipue di abbandonare Torino v’era quella di essere troppo vicini al confine francese, non si poteva scegliere Napoli, che una flotta nemica potrebbe ad ogni istante bloccare e bombardare. Per Firenze stavano tutti i Ministri militari, e stava il Re, il quale adduceva contro Napoli una ragione molto forte e poco avvertita dagli altri. Una volta stabiliti a Napoli, diceva egli, sarà molto più difficile uscirne, che non da Firenze. Il carattere di capitale temporanea meglio si addice a questa città, che non a quella. Io, che avevo udito dal Re questo giudizio così reciso, ben sapevo che, alla fin fine, la sua volontà avrebbe finito col prevalere: nondimeno la cosa fu tra noi discussa almono pro forma, e se ben ricordo (giacché non ho serbato di ciò alcun documento), la maggiornza era per Napoli, ma subordinatamente alle esigenze militari ed alla volontà del Re. (…)””. (pag 147-148)”,”ITAA-113″ “MINGIONE Enzo”,”Impiegati, sviluppo capitalistico e lotta di classe.”,”I ceti medi in Italia: un’analisi sociologica. Enzo Mingione è assistente di sociologia all’Università degli Studi di Milano dove si è occupato di ricerche sulle classi in Italia e sugli impiegati. E’ inoltre dal 1971 vice segretario generale dell’Associazione Internazionale di Sociologia. Ha pubblicato: ‘La proletarizzazione dei ceti medi’, Milano; 1971; in collaborazione con Boffi, Cofini, Giasanti: ‘Città e conflitto sociale’, Milano, 1972 Marx (pag 16-17-18, 34-35) “”Un altro strumento attraverso cui passa la subordinazione del lavoratore al capitale è la divisione tecnica del lavoro. La divisione tecnica del lavoro (organizzazione del lavoro) cambia continuamente con lo svilupparsi del capitalismo. Infatti, essa è la forma di organizzazione sociale della produzione assunta di volta in volta dalla divisione sociale del lavoro tra detentori delle potenze intellettuali, borghesia e i suoi servitori, e lavoratori, produttori di plusvalore, il proletariato. «Poiché la produzione e la circolazione delle merci sono presupposto generale del modo di produzione capitalistico, la divisione del lavoro di tipo manifatturiero (una forma storica di organizzazione del lavoro – par. nostra) richiede una divisione del lavoro all’interno della società che sia già giunta ad uno stadio di maturazione. Viceversa la divisione del lavoro di tipo manifatturiero sviluppa e moltiplica per reazione, la divisione sociale del lavoro». [(Marx, ‘Il Capitale’), 2. cap. 12.4, v. II p.52]. Si possono quindi dedurre due postulati fondamentali dell’analisi marxiana della società capitalistica: 1. ‘Il modo di produzione capitalistico è accentramento delle potenze intellettuali della produzione da parte dei capitalisti contro la classe operaia’; 2. ‘l’organizzazione del lavoro è determinata dai rapporti sociali di produzione nel loro sviluppo storico’ (e quindi dalla divisione sociale del lavoro) ‘ed, a sua volta, è strumento di estensione e conservazione del modo di produzione’. Questi postulati sono validi di volta in volta per tutti i lavoratori siano essi operai, impiegati o tecnici. Chi non subirà una forma di espropriazione delle proprie capacità professionali e delle proprie potenze intellettuali o non l’avrà ancora subita, e di conseguenza gestirà un ruolo privilegiato nella organizzazione capitalistica del lavoro e sul mercato del lavoro, non potrà essere considerato oggettivamente parte del proletariato. La sopravvivenza di strati sociali, che pur non essendo borghesia in senso stretto controllano gli strumenti intellettuali di produzione si spiega con il fatto che la borghesia non è in grado di gestire direttamente tutte le potenze intellettuali e, per lunghi periodi della sua storia e in condizioni via via diverse, ne delega una parte a degli strati sociali che servono ad accrescere la sua potenza e a opprimere il proletariato. A questo proposito Naville fa notare come per Marx «la divisione in lavoro manuale e lavoro intellettuale ha un aspetto storico e non è fondata sull’apparenza produttiva o improduttiva degli uni o degli altri…””E’ in effetti una caratteristica del modo di produzione capitalistico di separare e di affidare a delle persone distinte dei diversi lavori, intellettuali o manuali: il che non impedisce che il prodotto materiale sia prodotto in comune da queste persone né di realizzare in ricchezza il prodotto comune, né impedisce d’altro canto che tutte queste persone siano per il capitale dei salariati. Tutte queste persone non sono solo occupate direttamente nella produzione di ricchezze materiali, ma scambiano direttamente il loro lavoro contro denaro in quanto capitale e riproducono dunque direttamente, contro il salario, un plusvalore per il capitale”” (Karl Marx, ‘Histoire des doctrines économiques’, I.II, p. 214» (). Tutto questo significa che la divisione sociale del lavoro tra lavoro intellettuale e lavoro manuale non si riduce e non coincide mai con la contrapposizione tra borghesia e proletariato, come d’altra parte non coincide nemmeno con la contrapposizione tra lavoro produttivo e lavoro improduttivo. La divisione sociale del lavoro (lavoro intellettuale e lavoro manuale in questo caso) è allo stesso tempo prodotto e condizione rispetto ai rapporti sociali di produzione che contrappongono i capitalisti al proletariato. Ciò non toglie che, dove i lavoratori intellettuali, ed eccezionalmente anche alcuni lavoratori manuali, siano concretamente in condizione di controllare i propri strumenti di produzione e quindi non siano completamente succubi del ricatto capitalistico «Tu mi cedi tutto il valore prodotto dal tuo lavoro, io ti pago in cambio i mezzi per sopravvivere», questa condizione giochi un ruolo importante nella collocazione di classe del lavoratore”” (pag 16-17-18) [Enzo Mingione, ‘Impiegati, sviluppo capitalistico e lotta di classe’, Roma, 1973] [* Pierre Naville, ‘De l’alienation à la jouissance’, Editions Anthropos, Paris, 1970, p. 472]”,”TEOS-252″
“MINI Fabio TRIPPODO Sergio SCHETTER Conrad SIMON Steven FUMAGALLI Matteo SATTA Lauretana CARUSO Antonella DUSI Elena CRISTIANO Riccardo ROSSANT John JEAN Carlo al-NUR Ibrahim DALI Driss LA-ROSA Anna CARNIMEO Nicolò BUTUROVIC Adnan DEL-RE Giovanni Maria ROSATO Angelantonio GIORDANA Emanuele MELLONI Alberto SACCO Giuseppe, articoli di”,”Le spade dell’ Islam. La guerra continua. Noi visti da loro. Musulmani contro.”,”MINI Fabio TRIPPODO Sergio SCHETTER Conrad SIMON Steven FUMAGALLI Matteo SATTA Lauretana CARUSO Antonella DUSI Elena CRISTIANO Riccardo ROSSANT John JEAN Carlo al-NUR Ibrahim DALI Driss LA-ROSA Anna CARNIMEO Nicolò BUTUROVIC Adnan DEL-RE Giovanni Maria ROSATO Angelantonio GIORDANA Emanuele MELLONI Alberto SACCO Giuseppe, articoli di”,”ASIx-042″
“MINI Fabio”,”Soldati.”,” Fabio Mini è stato Capo di stato maggiore del Comando Nato delle forze alleate Sud Europae al vertice della Kfor in Kosovo. E’ pure autore di ‘La guerra dopo la guerra’. Collabora a ‘Repubblica’ e a ‘Limes’ “”La guerra ha sempre avuto storture e aberrazioni di violenza: C’è anche stata la connotazione «maligna» dell’avversario. In ‘L’arte dei marescialli’, un classico della tradizione strategica cinese, si parla del nemico esterno come dello «scellerato», ma senza negarne la legittimità. La moderna «criminalizzazione» prescinde dalle azioni e si concentra invece sulle percezioni e sulle ideologie, come ai tempi della caccia alle streghe o delle guerre di religione. Oggi, gli eserciti regolari da un lato e quelli irregolari e asimmetrici dall’altro, si combattono attribuendosi reciprocamente le qualifiche di criminali, canaglie, terroristi, falliti e invasori scellerati. Non sono più avversari legittimi, bensì interlocutori che non rientrano più nello stesso ordine giuridico e legale che comprende la guerra. Facendo diventare il nemico un criminale si è aperta la strada a coloro che non vogliono riconoscere i diritti, e quindi neppure i doveri, stabiliti dalle leggi internazionali e dai codici di guerra”” (pag 17) Bibliografia dell’autore: – Fabio Mini, La guerra dopo la guerra. Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale, Einaudi, Torino, 2003, Gli struzzi, Euro 14.0 [‘«Nell’asimmetria di guerra e terrore, a dominare è la paura. Capirlo è già un modo per liberarsene»; ‘Il libro L’avvio del millennio è drammaticamente segnato dalla rinascita della «voglia di impero»: imperi astratti e fra loro connessi, attraversati dall’economia globale e dalla criminalità, dal terrore islamico e dagli apparati della guerra. Il terrorismo, tutto orientale nella sua concezione alineare, ha lanciato la sua sfida al sistema occidentale. Non per abbatterlo o sostituirlo ma semplicemente per terrorizzarlo. La guerra, tutta occidentale nella sua linearità, lo vuole annientare individuando nelle vecchie formazioni statali i nuovi nemici. In questa lotta la guerra cambia – a raccontarlo dall’interno è un generale, Fabio Mini -, diventa asimmetrica. Cambiata la guerra, anche i guerrieri mutano: i soldati dell’impero della guerra, senza nazione, senza ethnos, combattono per una pace virtuale, sono gendarmi, samaritani, mercenari, quasi mai guerrieri. Come la guerra anche il dopoguerra è profondamente trasformato: è una fase incerta, di anarchia, ai confini tra la pace e la guerra, in cui i ladri e gli assassini spesso prendono il sopravvento. E ci sono le ricostruzioni, con i loro eroi, con i loro speculatori e i loro profittatori, entro un processo senza fine in cui gli interessi della guerra si perfezionano]”,”QMIx-314″
“MINIERO Alessandro”,”Da Versailles al milite ignoto. Rituali e retoriche della Vittoria in Europa (1919-1921). Serie II, Memorie Vol. LV.”,”Alessandro Miniero è attualmente documentarista bibliotecario presso la Biblioteca della Camera dei Deputati.”,”RISG-143-FSL”
“MINISTERE DE L’INDUSTRIE ET DE LA RECHERCHE; collaborazione di Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY Jean-Claude MONATERI Christian PALLOIX Raphael TIBERGHIEN André FAHRI Christian GOUX Jean-Pierre KERTUDO Elie LOBEL Gustave MASSIAH Alain CHAMPEAUX Lucien FARHI Francois GEZE Pierre ALEMBIC Jacques de BANDT Jacques FOURNIER”,”La division internationale du travail. Volume I. Les tendences actuelles.”,”Hanno collaborato: Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY Jean-Claude MONATERI Christian PALLOIX Raphael TIBERGHIEN André FAHRI Christian GOUX Jean-Pierre KERTUDO Elie LOBEL Gustave MASSIAH Alain CHAMPEAUX Lucien FARHI Francois GEZE Pierre ALEMBIC Jacques de BANDT Jacques FOURNIER.”,”STAT-011″
“MINISTERE DE L’INDUSTRIE ET DE LA RECHERCHE; collaborazione di Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY”,”La division internationale du travail. Volume II. Trois scenarios prospectifs.”,”Hanno collaborato: Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY”,”STAT-012″
“MINNELLA Nando”,”L’ altra America: i neri, 1870-1970.”,”””Raramente nella storia del movimento operaio americano un’ associazione di lavoratori si era posta il problema di rappresentare non già l’ aristocrazia operaia e l’ elite degli “”skilled””, ma l’ intera schiera del proletariato e del sottoproletariato senza alcuna distinzione di razza, di orientamento politico, di nazionalità, di sesso. Facevano parte a pieno titolo dell’ IWW i gruppi più disparati…”” (pag 54)”,”MUSx-137″
“MINNITI Fortunato”,”Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice alleanza.”,”MINNITI Fortunato (Roma, 1946) è ricercatore di lettere e filosofia dell’ Università degli Studi di Roma (La Sapienza). Scrive su Storia contemporanea. E’ autore della sezione Industria (1915-1945) degli Annali dell’ economia italiana. Il giudizio di Moltke sull’ esercito italiano. “”Il giudizio tedesco viene riferito a Depretis nella maniera più netta: la creazione delle quattro divisioni “”aumenterebbe ancora, secondo il Maresciallo Moltke, la sproporzione fra artiglieria e cavalleria, indebolirebbe l’ istruzione ed il materiale, ed accrescerebbe la durata e le difficoltà della mobilitazione (…). Ora le prime autorità militari in Germania, asseriscono che è un’ illusione la nostra di voler persuadere chicchessia della possibilità per noi di esercitare una seria azione militare utile o ai nostri alleati, o semplicemente alla difesa della nostra penisola dovunque aperta, con un esercito che è lungi dall’ avere la media di quattro cannoni per mille uomini; che quasi non ha cavalleria in paragone degli altri eserciti; che coi congedi anticipati indebolisce ancora la solidità e l’ istruzione degli effettivi; che ha i magazzini mal provvisti e mezzi di mobilitazione affatto inadeguati alla rapidità delle prime operazioni che sono decisive nelle guerre moderne.”” (pag 127-128)”,”ITQM-112″
“MINNITI Fortunato”,”Fino alla guerra. Strategie e conflitto nella politica estera di Mussolini, 1923-1940.”,”Fortunato MINNITI (Roma, 1946) insegna storia economica presso la facoltà di Lettere e filosofia de ‘La Sapienza’. E’ autore di ‘Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice Alleanza’. Ha studiato in particolare gli anni della preparazione alla guerra dal punto di vista economico. Mussolini e la guerra. Politica e strategia. “”La prospettiva aperta dalla storia qui narrata del rapporto tra politica e strategia e dunque anche fra politica e guerra negli anni del fascismo si contrappone a quella disegnata da MacGregor Knox. Egli ha sostenuto che l’ impulso bellicista sia stato una ‘costante’ della politica estera di Mussolini. Questi sarebbe stato prima tenuto a bada fino al 1933 dall’ atteggiamento dell’ ‘establishment’ e soprattutto dalla situazione internazionale e poi libero di agire grazie alla destabilizzazione hitleriana di questa ed al prestigio conferitogli, anche ai suoi stessi occhi, dal successo etiopico. (…) L’ interpretazione continuista di Knox perde di plausibilità non appena alla semplice bipartizione dell’ atteggiamento esteriore di Mussolini si sostituisca il complesso trend irregolare della sua propensione alla guerra che è apparsa ovviamente massima nel 1935 e nel 1940, a livelli minimi dal 1926 sino al 1929, elevata nel 1934, nel 1938 e nel 1939 sino al luglio, bassa per non dire inconsistente in tutti gli altri periodi ‘compreso quello cruciale della non belligeranza’.”” (pag 225-226)”,”ITAF-220″
“MINNITI Fortunato”,”Il Piave.”,”Fortunato Minniti insegna storia contemporanea nell’Università di Roma Tre. Tra i suoi libri: ‘Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice Alleanza (Bonacci, Roma). ‘Fino alla guerra. Strategia e conflitto nella politica di potenza di Mussolini, 1923-1940’ (Esi, 2000). Ha collaborato a numerose pubblicazioni. Propaganda. “”Il Commissario per la propaganda sul nemico creato ad aprile ed affidato su suggerimento di Luigi Albertini da Orlando al capitano Ojetti, già in servizio all’Ufficio Stampa del Comando Supremo, divenne il terminale cui giungevano le istanze sia di quella parte del governo rappresentata da Bissolati, sia di un informale gruppo di pressione che faceva riferimento al “”Corriere della Sera””. Entrambi erano a favore della promozione di una politica delle nazionalità che portava allo smembramento dell’Austria-Ungheria ed alla sua dissoluzione in quanto potenza europea, e, ammettendo la nascita di uno Stato jugoslavo, urtava frontalmente con la linea ufficiale della politica estera italiana custodita in silenzio da Sonnino. L’obiettivo di Orlando era di fatto quello di sottrarre la politica delle nazionalità alla direzione francese – sbilanciata in senso filo-jugoslavo – e di farne soprattutto uno strumento efficace di propaganda quale lo svolgimento del Congresso di Roma di aprile mostrò di essere nei confronti del nemico, non chiarendo dal punto di vista italiano nessuna delle diverse posizioni in esso rappresentate meno una, quella di Sonnino che non vi partecipò”” (pag 58)”,”QMIP-136″
“MINNITI Fortunato”,”Il Piave.”,”Reazione psicologica alla disfatta e all’invasione. “”Ma superata la crisi, e anzi già nel corso di essa, non mancò una percezione e poi una interpretazione in positivo degli effetti della catastrofe. Anche da parte di chi dimostrava costernazione sincera e profonda. Intanto la perdita di territorio, la violazione della sua sacralità, è, lo abbiamo detto, una spinta formidabile”” (pag 25)”,”QMIP-274″
“MINNITI Fortunato”,”L’industria italiana tra le due guerre (1915-1945).”,”Errori commessi dal regime fascista prima e durante la Seconda guerra mondiale. “”[S]orprendente e fatale incapacità del regime di mobilitare le risorse del paese una volta che la guerra era stata dichiarata, si era rivelata di dimensioni e durata maggiori del previsto e, per la sua stessa sopravvivenza, andava combattuta e vinta. Le ragioni di tale incapacità furono essenzialmente politiche. Mobilitare avrebbe voluto dire ‘disporre di un consenso sufficientemete ampio’ in tutti i gruppi sociali del paese oppure avere i mezzi per ‘reprimere il crescente dissenso’; avrebbe voluto dire inoltre poter ‘far leva’ in particolare ‘su una unità di intenti con e dei settori più direttamente coinvolti’ nella sua gestione quali i quadri militari e gli operatori economici, principalmente gli industriali. Questa unità di intenti di fatto non esisteva, dato il rapporto che il fascismo aveva con essi e sul quale il suo potere si teneva in equilibrio: ai militari era stata riconosciuta una autonomia interna; agli imprenditori era stata lasciata di fatto la libertà di guidare e/o manipolare la politica industriale. (…) La mancata mobilitazione seguì alla mancata, o meglio, alla tarda ed errata preparazione industriale poiché l’industria bellica non era in grado, come abbiamo visto, di raggiungere prima della fine del 1942 il massimo della sua potenzialità. (…) Se, in teoria, la guerra può sia promuovere che ostacolare lo sviluppo economico (100), in Italia fu il secondo effetto a prevalere fra il 1940 e il 1945. Già nel 1941 infatti il prodotto lordo dell’industria era sceso rispetto al 1940, preceduto da un calo, sia pure lieve, del prodotto lordo complessivo verificatosi l’anno prima, cosicché proprio nel 1940 si ebbe l’incidenza massima del contributo del secondario alla formazione di quest’ultimo, col 35,18 per cento. Nel 1942 si ebbe poi una netta diminuzione di entrambi i valori, scesi a 42,76 miliardi il primo ed a 132,6 il secondo, contro i 50,22 ed i 143,4 del 1939. Rispetto all’anno della vigilia, quello della sconfitta, il 1943, vide una riduzione del prodotto dell’industria di oltre il 50 per cento e una più che doppia fra questo e l’anno della fine della guerra, il 1945, quando precipitò ai livelli dell’inizio del secolo (con 15.68 miliardi). In questo calo della produzione determinante fu l’andamento dell’industria manifatturiera: l’indice Istat dal massimo, raggiunto nel 1940, di 110 punti si abbassò a 89 nel 1942, a 69 l’anno appresso e crollò a 29 nel 1945, anno in cui il suo prodotto fu di appena 10,5 miliardi contro i 40,8 del 1939 ed i 33,3 realizzati ancora nel 1942. Soltanto l’industria meccanica segnò negli anni di guerra uno sviluppo sostenuto, in atto sino al primo quadrimestre del 1943, accompagnato nel bienno 1940-41 dal settore dell’energia. Tutti gli altri settori perdettero progressivamente terreno a partire dal 1939 (101)”” (pag 154-155) [(100) D.S. Landes, Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri’, Torino, 1978, p. 553; (101) Per il PL dell’industria manifatturiera cfr. P. Ercolani, ‘Documentazione statistica di base’, in ‘Lo sviluppo economico in Italia. Storia dell’economia italiana negli ultimi cento anni’, a cura di G. Fuà, vol. III, Milano, 1975, pp- 410-411. Per l’indice dei vari settori cfr. R. Covino, G. Gallo, E. Mantovani, ‘L’industria dell’economia di guerra alla ricostruzione’, in ‘L’economia italiana…, cit., p. 253, tab A, 13] inserire”,”QMIS-027-FV”
“MINOIS Georges”,”Piccola storia del diavolo.”,”Georges MINOIS, storico, è autore di ‘Histoire des enfers’ (1991), ‘Histoire du suicide’ (1995), ‘Histoire de l’ atheisme’ (1998), tutti pubblicati da Fayard. Al Mulino è già uscita la sua ‘Piccola storia dell’ inferno’ (1995). “”Senza diavolo niente dio””: sono soprattutto le grandi religioni monoteiste a non poter fare a meno della figura del maligno. Come ovviare, se non con la creazione di un’istanza malefica, allo scandalo di un dio che in quanto origine di tutto sarebbe altrettanto responsabile del bene e del male? Ma l’excursus storico dell’A non si limita a seguirne le tracce nell’ ambito religioso. Nato duemila anni fa dalla letteratura apocalittica apocrifa di sette giudaiche dissidenti, Satana si è via via laicizzato… Secondo lo stesso LUTERO gli ebrei erano i “”figli del diavolo””. Tesi: il diavolo è un essere dotato di ragione”,”RELx-022″
“MINOIS Georges”,”Storia della vecchiaia dall’ antichità al rinascimento.”,”MINOIS Georges (1946) è specialista di storia delle mentalità religiose nella prima età moderna. Insegna attualmente a Saint-Brieuc. “”Ogni società ha i vecchi che merita”” scrive MINOIS. Mitologia: gli dei non amano la vecchiaia. (pag 51) Il vecchio ideale in Platone. “”Per incidens Platone fa l’ elogio della costituzione spartana che equilibra il potere dei re con quello di ventotto vecchi. Platone riconosce che certi vecchi possono finire col perdere il senno, che talvolta le loro capacità mentali e fisiche declinano (…). Per dirla in breve, la vecchiaia ha i suoi punti deboli.”” (pag 69) Aristotele contro i vecchi. Lo spirito come il corpo subisce gli effetti della vecchiaia. “”Aristotele ha una posizione del tutto diversa. La vecchiaia non è per lui garanzia di saggezza o di capacità politica. Nemmeno l’ esperienza dei vecchi è un elemento positivo: spesso si riduce a un accumularsi di errori in una mente irrigidita dall’ età. Al contrario di Platone, per cui le capacità spirituali si avvantaggiano dell’ indebolimento dei sensi, che libera l’ uomo dalla schiavitù delle passioni, Aristotele osserva che, in virtù dell’ unione tra anima e corpo, la decrepitezza dell’ uno tocca immancabilmente l’ altra. La salute fisica e il pieno possesso delle capacità del corpo sono indispensabili alla pratica della saggezza.”” (pag 69)”,”STOS-115″
“MINOIS Georges”,”La Chiesa e la guerra. Dalla Bibbia all’ èra atomica. (Tit. orig.. L’ Eglise et la guerre)”,”MINOIS Georges professore di storia nel Liceo Ernest Renan di Saint-Brieue, membro dell’ Institut culturel de Bretagne, è storico delle mentalità religiose e dei rapporti tra pensiero cristiano, cultura e poteri. Ha pubblicato varie opere (v. risvolto 4° copertina) Teoria e prassi della guerra giusta (pag 87) Elaborazione della teoria della guerra giusta (pag 221) Perfezionamento della teoria della guerra giusta: la teoria di Vitoria (pag 276) Le chiese nazionali esaltano la guerra (pag 501) “”E’ proprio nel mezzo di queste dispute sulla guerra giusta che si svolge l’ episodio di Giovanna d’ Arco. Oltre all’ aspetto puramente militare, del resto non molto significativo, è invece il suo valore di segno di Dio ad essere in questione. Se la Pulzella è inviata da Dio, è Carlo VII che conduce una guerra giusta, e nello stesso tempo e per la stessa ragione tutta la guerra dei Cent’anni assume l’aspetto di una guerra ingiusta del re inglese, con tutte le conseguenze evidenziate da teologi e canonisti. Da qui la passione per i dibattiti, condotti con tutta la parzialità possibile da parte dei due contendenti. La condanna da parte del tribunale di Rouen era inevitabile: se la guerra degli Inglesi è giusta, i loro nemici evidentemente non lo sono, e se rivendicano il sostegno del Signore, gli altri hanno hanno l’ appoggio del demonio.”” (pag 239)”,”RELC-217″
“MINOIS Georges”,”Storia dell’ ateismo.”,”Georges MINOIS è professore di storia e storico delle mentalità religiose. E’ autore di ‘L’Eglise et la science, histoire d’un malentendu’, ‘L’Eglise et la guerre’, ‘Histoire du suicide’. “”Quest’ultimo (l’ateismo, ndr) tuttavia predomina e prevale senza riserve a partire dagli anni ’70, in un’atmosfera di “”guerra a Dio””, seguendo il grido di battaglia di Paul Lafargue del 1865. In un articolo di ‘La Libre Pensée’ del 12 maggio 1870, intitolato “”Ateismo pratico””, Gustave Flourens scrive: “”Il nemico è Dio. L’inizio della saggezza è l’odio di Dio, questa menzogna spaventosa che, da 6.000 anni, infiacchisce, inebetisce, assoggetta la povera umanità””.”” (pag 470) “”Al disprezzo dei deisti come Victor Hugo – per il carattere rozzamente materialista degli atei, questi ultimi rispondono con il disprezzo nei confronti dei “”pasticci”” spiritualisti dei primi, del loro attaccamento alal “”corda consumata della metafisica”” per seguire l’espressione di Vermorel””. (pag 471) Il termine ateismo (dal greco “”atheos”” composto da a- (alfa privativo)= “”senza””, e da e da ?e?? = “”dio””, cioè “”privo di dio””) nell’accezione più ampia definisce la posizione religiosa di chi non riscontra o non ammette l’esistenza di alcun soggetto dotato di proprietà superiori, trascendenti o soprannaturali. Il termine può indicare sia l’idea di chi afferma positivamente che l’esistenza di una divinità sia impossibile (eventualmente anche dimostrabile), posizione dell'””ateismo forte”” e dell'””ateismo teorico””, sia l’idea di chi considera l’ipotesi dell’esistenza di esseri divini in senso più ampio come non rilevante o non dotata di senso per l’essere umano. Si contrappone al teismo, espresso nelle due pricipali forme di monoteismo e di panteismo. Si differenzia anche dall’agnosticismo, categoria cui appartengono tutti coloro che sulla questione dell’esistenza o no di Dio “”sospendono”” il loro giudizio o si astengono dall’esprimerlo. Da notare che in passato con il termine ateo i fedeli di una certa religione semplicemente indicavano, spregiativamente, gli appartenenti a religioni o fedi diverse dalla propria. I fedeli della religione romana chiamavano infatti atei i cristiani, che a loro volta chiamavano pagani i romani. Nel corso della storia la posizione atea è stata oggetto di ostilità da parte di istituzioni e culture teocratiche, e in diverse aree del mondo lo è tuttora. Ciò avviene anche in contesti di potere formalmente laico ma realmente teologico (specialmente nell’area islamica). In molte società ed epoche storiche gli atei sono stati considerati persone pericolose o immorali, e l’ateismo considerato potenzialmente eversivo. Una eccezione storica, in senso negativo, sono state le dittature che nel XX secolo hanno proclamato l””ateismo di stato””, nelle quali i perseguitati erano invece i religiosi. Nell’antica grecia filosofi come Diagora di Mileto e Protagora furono osteggiati. Platone nelle Leggi propose d’introdurre pene severissime (fino all’ergastolo) per gli atei.[2] L’editto di Tessalonica del 380 impose il cristianesimo come religione di stato. Per tutto il medioevo l’ateismo fu messo fuori legge e per gli atei era previsto solitamente il taglio della lingua.[3] Non necessariamente il termine ateismo è sinonimo di areligiosità. Può infatti darsi il caso di atei dichiarati che credono in concetti come “”forza universale”” o simili, i quali, pur non avendo caratteri teistici, conservano comunque elementi di religiosità (posizione avvertita ma fortemente contestata da Michel Onfray, che la esclude dalla propria ateologia). (Wikip)”,”FILx-398″
“MINOIS Georges”,”Il pugnale e il veleno. L’assassinio politico in Europa (1400-1800).”,”MINOIS Georges è docente di storia e membro del Centre international de recherches et d’etudes transdisciplinaires.”,”TEMx-050″
“MINOIS Georges”,”Storia dell’ateismo.”,”Georges Minois è professore di storia e storico delle mentalità religiose.”,”RELx-017-FL”
“MINOJETTI Attilio”,”La stampa socialista italiana e la Rivoluzione Russa.”,”La grande importanza di tutte le crisi sta nel fatto che esse rendono palese ciò che è nascosto, respingono il convenzionale, il superficiale, il secondario, spazzano via i rifiuti della politica e svelano le molle reali della lotta di classe… (Lenin, Gli insegnamenti della crisi, 22 aprile 1917). Il presente lavoro non ha l’ambizione di offrire la panoramica completa della stampa socialista italiana che si è espress sulla Rivoluzione Russa. Intende invece presentare ed approfondire le diverse posizioni che hanno assunto le principali tendenze socialiste attraverso la stampa. Il metodo seguito è stato quello di prendere in considerazione la stampa espressione delle diverse forze che hanno caratterizzato il pensiero socialista prima e, per alcune, favorito poi la formazione del PCd’I a Livorno.”,”MITS-014-FL”
“MINOJETTI Attilio”,”La stampa socialista italiana e la Rivoluzione Russa.”,”Gramsci e Croce. “”Intanto Antonio Gramsci, fresco collaboratore a “”Il Grido del Popolo””, settimanale della sezione socialista torinese, proprio negli stessi giorni degli avvenimenti del Febbraio russo, pubblica – è l’11 febbraio 1917 – “”La città futura””, numero unico di quattro pagine dove tra l’altro definisce Croce “”il più grande pensatore d’Europa in questo momento””. “”In quel tempo”” -. onestamente riconoscerà più tardi – “”il concetto di unità di teoria e pratica, di filosofia e politica non era chiaro in me e io ero tendenzialmente piuttosto crociano”” (10)”” (pag 24) (10) Citato in Giuseppe Fiori, Vita di Antonio Gramsci, Bari, 1973, p. 124″,”MITS-436″
“MINOLA Mauro”,”L’Italia entra in guerra. 10-25 giugno 1940 i primi 15 giorni di conflitto.”,”Mauro Minola, nato a Torino, si occupa di Storia militare e della Casa Savoia. Ha pubblicato tra l’altro ‘Battaglie di confine della Seconda guerra mondiale’ (2010), ‘Alpi occidentali 1943-1945. L’ultima difesa della frontiera alpina’ (2014). Mussolini rompe gli indugi e dicide di entrare in guerra. “”Pur avendo stretto un patto di alleanza con la Germania di Hitler, Benito Mussolini risultò tagliato fuori dalla maggior parte delle decisioni assunte dall’alleato nel primo anno di guerra. I rapporti fra i due capi di stato soffrivano già da tempo, al di là della propaganda e delle dichiarazioni di facciata, di una continua alternaza di alti e bassi che lo scoppio del conflitto aveva ulteriormente accettato. Nell’agosto del 1939 il ministro degli Esteri italiano Galeazzo Chiano era stato messo al corrente da Hitler della volontà tedesca di aggredire la Polonia: la Germania si aspettava dall’alleato italiano il massimo appoggio all’impresa. Ciano non fu però in grado di assumersi nessun impegno, poiché sapeva benissimo che Mussolini era ancora molto indeciso sul da farsi: da un lato era consapevole che l’Italia non era affatto pronta ad entrare in guerra, dall’altra non nascondeva i suoi timori di perdere una buona occasione per conquistare facili vittorie, se non si fosse schierato a fianco di Hitler. … finire (pag 11-13)”,”QMIS-353″
“MINS L.E. a cura, lettere di K. MARX F. ENGELS J.G. ECCARIUS W.R. CREMER”,”Founding of the First International (September-November 1864). A Documentary Record.”,”Gli italiani citati nell’indice: Fontana, Garibaldi, Mazzini, Lama, Setacci, Solustri, Luigi Wolf Marx a Weydemeyer, London, November 29, 1864 “”I am sending you simultaneously by mail four copies of a printed address drafted by me. The newly-established International Workingmen’s Committee, in whose name it is issued, is not without importance. The English members of the same consist mostly of the chiefs of the local trades unions, that is, the actual labour kings of London, the same fellows who prepared the gigantic reception for Garibaldi, and prevented Palmerston from declaring ‘war’ upon ‘the United States’, as he was on the point of doing, through the monster meeting in St. James’s Hall (under Bright’s chairmanship). The members from the French are insignificant, but they are the direct organs of the leading “”workmen”” in Paris. (…)””. [Marx a Weydemeyer, London, November 29, 1864] [Founding of the First International (September-November 1864). A Documentary Record, 1939] (pag 51-52)”,”INTP-059″
“MINSKY Hyman P.”,”Keynes e l’ instabilità del capitalismo.”,”MINSKY Hyman P. è nato a Chicago nel 1919 e dal 1965 insegna economia alla Washington University di St. Louis. E’ visiting professor in numerose università americane. E’ membro dell’ American Economic Association. “”Ciò che fa di John Maynard Keynes un economista del tutto particolare è il carattere “”rivoluzionario”” della sua opera principale: la Teoria generale dell’ occupazione, dell’ interesse e della moneta (1936). Il presente studio è dedicato all’ analisi di quell’ opera e intende verificare se essa costituisca veramente, come riteneva Keynes, una “”rivoluzione”” del pensiero ecoomico; (…)””. (pag VII) “”La teoria quantitativa della moneta, che Keynes aveva tentato di seppellire, ha fatto la sua ricomparsa trionfale, arricchita di nuovi elementi teorici apparentemente keynesiani, tra gli economisti accademici. Dalla fine degli anni sessanta all’ inizio degli anni settanta una versione semplicistica della teoria quantitativa ha vissuto, sotto le vesti di dottrina monetarista, un breve periodo di splendore come base teorica per la politica economica””. (pag 35)”,”TEOC-351″
“MINSKY Hyman P. LEVY Aviram e PADULA Giovanni a cura”,”Governare la crisi. L’equilibrio in un’economia instabile.”,”Hyman Minsky è professore di economia alla Washington University a St. Louis, ha insegnato anche alla Brown University e alla University of California a Berkeley ed è autore di numerosi saggi, tra i quali John Maynard Keynes. L’autore propone in quest’opera una nuova, originale visione di matrice post-keynesiana, una teoria finanziaria dell’investimento che non solo permette di chiarire i meccanismi attraverso i quali funziona l’economia americana, ma consente anche di elaborare un’agenda di riforme e strategie di stimolo all’occupazione, di riforme finanziarie e di regolamentazione del potere di mercato. L’instabilità economica, sostiene Minsky, è parte integrante del normale modo di operare di una complessa economia di mercato, non semplicemente il risultato degli errori dei governi o di shock esogeni, di qui la necessità di calibrare l’intervento del settore statale, che può efficacemente preservare la stabilità senza originare ricorrenti periodi di inflazione.”,”ECOI-122-FL”
“MINSKY Hyman P.”,”Keynes e l’instabilità del capitalismo.”,”Hyman Minsky è nato a Chicago nel 1919 e dal 1965 è professore di economia alla Washington University a St. Louis, ha insegnato anche alla Brown University e alla University of California a Berkeley ed è autore di numerosi saggi, tra i quali John Maynard Keynes. L’autore propone in quest’opera una nuova, originale visione di matrice post-keynesiana, una teoria finanziaria dell’investimento che non solo permette di chiarire i meccanismi attraverso i quali funziona l’economia americana, ma consente anche di elaborare un’agenda di riforme e strategie di stimolo all’occupazione, di riforme finanziarie e di regolamentazione del potere di mercato. L’instabilità economica, sostiene Minsky, è parte integrante del normale modo di operare di una complessa economia di mercato, non semplicemente il risultato degli errori dei governi o di shock esogeni, di qui la necessità di calibrare l’intervento del settore statale, che può efficacemente preservare la stabilità senza originare ricorrenti periodi di inflazione.”,”ECOT-104-FL”
“MINTZ Frank”,”L’ autogestion dans l’espagne revolutionnaire.”,”Collettivismo in Spagna, cooperativismo, aspetti economia spagnola, riforma agraria, incidenza cattolicesimo in popolazione, dalla rivoluzione russa al 1936, influenza anarchismo russo, problemi di organizzazione, comunismo libertario, CNT nel 1931, congresso di Saragozza 1936, autogestione forzata o spontanea?, risultati collettivizzazione, originalità autogestione spagnola, antologia critica dei testi ufficiali.”,”MSPG-029″
“MINTZ Morton COHEN Jerry S.”,”America Inc. I padroni degli Stati Uniti.”,”””Il potere delle banche sembra inoltre destinato ad aumentare. Il rapporto rilevava che nel 1955 i fondi pensionistici privati non assicurati, gran parte dei quali sono amministrati dalle banche, erano investiti in azioni comuni o privilegiate per un 25 per cento. Nel 1965, la percentuale era salita al 41 per cento rispetto al valore d’ inventario e all’ incirca al 55 per cento rispetto al valore di mercato. Nello stesso periodo il valore totale dei fondi pensionistici era salito da 27.4 a 85.4 miliardi di dollari. Il rapporto prevedeva che nel 1980 il valore dei fondi pensionistici sarebbe arrivato, dai circa 100 miliardi di dollari del 1967, ai 285 miliardi di dollari, con all’ incirca un 55 per cento investito in azioni comuni.”” (pag 95) Lobby. “”Nel 1962 Richard Nixon si presentò senza successo candidato al governatorato della California. Egli allora entrò a far parte di uno studio legale di Wall Street i cui principali clienti erano la Warner-Lambert Pharmaceutical Corporation e la PepsiCo Incorporated. L’ ingresso di Nixon nello studio fu facilitato dai buoni uffici di due suoi vecchi amici. Elmer A. Bobst, presidente onorario della Warner-Lambert e Donald M. Kendal, ora presidente della PepsiCo, di cui la Pepsi-Cola, produttrice della nota bibita, è una sussidiaria. Lo studio legale, che fu ribattezzato Nixon, Mudge, Rose, Guthrie, Alexander & Mitchell (John H. Mitchell, ora ministro della giustizia), aveva numerosi clienti tra le società soggette al controllo del governo, e dunque fortemente interessate all’ azione (o alla non azione) della Casa Bianca e del Congresso. Uno di questi era, ad esempio, Joh Shaheen, un finanziere di New York. Prima del 1967 Shaheen incaricò Nixon di trattare la costruzione di una cartiera a Terranova, nel Canada. Durante le trattative Nixon e il premier di Terranova Joseph Smallwood, diventarono intimi. Prima che Nixon fosse eletto presidente, Shaheen incaricò Mudgen e Rose di trattare la costruzione di una raffineria di petrolio a Terranova, riuscendo ad ottenere un ottimo trattamento. Nel novembre del 1968 i comitati elettorali di Nixon e Agnew dichiararono di aver ricevuto da Shaheen 7.000 dollari, e altri comitati repubblicani dichiararono di averne ricevuti altri 9.500ò.”” (pag 267)”,”USAE-040″
“MINUTAGLIO Bill”,”First Son. George W. Bush and the Bush Family Dynasty.”,”MINUTAGLIO è uno dei migliori giornalisti del Texas.”,”USAS-067″
“MINUTO Emanuela”,”Frammenti dell’anarchismo italiano, 1944-1946.”,”MINUTO Emanuela è ricercatrice in storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni: ‘Il partito dei parlamentari. Sidney Sonnino e le istituzioni rappresentative (1900-1906), (2004), ‘Un orizzonte bianco e desolato. Carrara 1944: occupazione, lotta armata e violenza sui civili (2008). “”Il 18 maggio 1945 nel primo numero successivo alla Liberazione, “”Il Comunista Libertario”” pubblicava l’invito della Federazione lombarda ai compagni e ai gruppi responsabili di Lombardia , Piemonte e Liguria a mettersi in relazione con essa per preparare un convegno interregionale. Un mese dopo, come noto, si sarebbe tenuta a Milano l’assise costitutiva della Federazione Comunista Alta Italia, che rappresentò l’appuntamento più importante prima del congresso di Carrara del settembre 1945, la cui convocazione fu peraltro decisa durante i lavori del convegno di giugno. A Milano si ritrovarono le delegazioni lombarde, liguri, piemontesi e toscane ma anche di gruppi marchigiani, emiliani e veneti, così come alcuni ospiti, tra i quali il comandante della “”Matteotti”” Corrado Bonfantini”” (pag 72)”,”ANAx-363″
“MIOCHE Philippe”,”Le Plan Monnet. Genese et Elaboration, 1941-1947.”,”MIOCHE Philippe, agrégé d’histoire, ha sostenuto una tesi del terzo ciclo da cui è stata tratta quest’opera. Lavora attualmente (1987) sulle relazioni tra Stato e siderurgia in Francia (anni quaranta- anni sessanta). “”Il piano Monnet si trova collocato al centro delle relazioni economiche e finanziarie franco-americane prima del Piano Marshall ed esprime un progetto nazionale nel quadro della “”battaglia della produzione””””. (retrocop)”,”FRAE-035″
“MIONI Michele”,”L’esperienza intellettuale e politica del laburismo nel pensiero di Carlo Rosselli.”,”Michele Mioni si è laureato presso l’Università Ca’ Foscari di Venenzia con una tesi dal titolo ”L’evoluzione delle politiche di welfare: il caso britannico dal governo Attle al New Labour’. ‘I fabiani erano convinti che solo nella democrazia potesse essere attuato il socialismo, distinguendo così il social-democratico, dal semplice democratico formale, che vedeva nella democrazia il fine ultimo e non il mezzo per la transizione. Le soluzioni “”catastrofiste”” erano decisamente abbandonate nel fabianesimo a favore di un’idea di transizioine che consistesse dapprima nell’estensione della democrazia, per esempio attraverso il diritto di voto, e, in seguito, in una serie di misure economiche che gradualmente, usando gli strumetni democratici della tassazione e delle nazionalizzazioni dei servizi pubblici, spostassero la proprietà dei mezzi di produzione dai privati allo Stato che, secondo Bernard Shaw, avrebbe dovuto essere in sostanza centrato sull’autogoverno locale come nucleo di un vero Stato socialdemocratico”” (16) (pag 5) (16) Shaw, George Bernard, Transition, cit., p. 187-201″,”TEOP-478″
“MIQUEL Pierre”,”Poincaré.”,”Dello stesso autore: ‘L’ affaire Dreyfus. PUF. PARIS. 1960 Collana Que sais-je? Raymond POINCARE’ (1860-1934) politico moderato, presidente del consiglio (1912-1913, 1922-24, 1926-1929) e della repubblica 1913-1920) nel primo dopoguerra fu assertore di una politica punitiva nei confronti della Germania (Eug). “”Dobbiamo concludere una pace che sia in rapporto con l’ ampiezza della nostra vittoria. Il Reno costituisce la garanzia della pace per tutte le nazioni che hanno versato il loro sangue per la causa della libertà. Di conseguenza, lasciateci sorvegliare il Reno”” (pag 391) “”La riva sinistra del Reno accetterà di essere separata dalla Germania, perché sarà affrancata da tutti i contributi di pagamento delle indennità e perché il mercato francese sarà per lei vantaggioso”” (pag 393).”,”FRAV-073″
“MIQUEL Pierre”,”Les mensonges de l’Histoire.”,”Pierre MIQUEL è un saggista profilico (oltre una ventina di libri) in particolare ha scritto ‘L’Affaire Dreyfus’ e ‘La Grande Guerre’. “”Progetto fantastico”” dei giapponesi a Pearl Harbor (pag 333) “”Ils sont au courant des préparatifs japonais, ayant décrypté le code secret nippon ‘Magic’. On peut se demander alors si l’étude des télégrammes japonais n’avait rien appris à la marine américaine sur la concentration opérée par l’amiral Yamamoto à partir de janvier 1941. A cette date, précisément, la flotte de guerre américaine vient d’être transférée de la base de San Diego en Californie à Pearl Harbor. Joseph Crew, l’ambassadeur des Etats-Unis à Tokyo, a fait savoir à Washington que les Japonais préparaient “”un projet fantastique”” sur Pearl Harbor. Les équipes de renseignement ont décodé les messages de l’état-major japonais demandant au consulat du Japon dans les îles Hawaii de fournir tous les renseignements possibles sur la base de Pearl Harbor. Pour des raisons inexplicables, la décodeuse de la base est déplacée, remplacée par un appareil anglais moins fiable, comme si les renseignements concernant Pearl Harbor n’intéressaient pas l’état-major américain. Il s’attend plutôt à une attaque sur Guam ou les Philippines. Quand les chefs américains de la base de Pearl Harbor, W.C. Short et H.E. Kimmel, reçoivent un télégramme de “”menace de guerre””, ils constatent que les porte-avions ont été retirés prestement. Le ‘Saratoga’ fait route vers la Californie, le ‘Lexington’ vers Midway, l”Enterprise’ vers l’île de Wake””. (pag 333)”,”STOx-142″
“MIQUEL Pierre”,”Les Aristos.”,”Pierre MIQUEL, repubblicano convinto, traccia con talento magistrale, il ritratto dell’aristocrazia francese da Clovis ai giorni nostri. Sembrano appartenere all’ Ancien Regime ma li si trova dappertutto, alla testa delle imprese, sulle liste elettorali nei luoghi alla moda, nei media, al governo della Repubblica, come se il 1789 non fosse mai esistito. ex-libris di Tino Albertocchi.”,”FRAS-049″
“MIQUEL Pierre”,”La grande guerre.”,”Pierre Michel agrégé d’histoier, professore a Paris-Sorbenne, ha pubblicato pure ‘Histoire de la France’ e ‘Guerres de religion’. (al 1983)”,”QMIP-039-FSL”
“MIRALLES Ricardo con Josep Lluis BARONA Julio AROSTEGUI Enrique MORADIELLOS Angel VIÑAS Gerald HOWSON Daniel KOWALSKY Marta BIZCARRONDO Antonio ELORZA Michale ALPERT Enric UCELAY-DA CAL Santos JULIA Helen GRAHAM Paul PRESTON Gabriel CARDONA Angel Bahamonde MAGRO Juan Francisco FUENTES Sergio MILLARES”,”Juan Negrín. Medico y Jefe de Gobierno, 1892-1956.”,”Saggi di Ricardo MIRALLES Josep Lluis BARONA Julio AROSTEGUI Enrique MORADIELLOS Angel VIÑAS Gerald HOWSON Daniel KOWALSKY Marta BIZCARRONDO Antonio ELORZA Michale ALPERT Enric UCELAY-DA CAL Santos JULIA Helen GRAHAM Paul PRESTON Gabriel CARDONA Angel Bahamonde MAGRO Juan Francisco FUENTES Sergio MILLARES. “”Il fatto fu che la integrazione delle forze politiche, con la svolta della CNT e la doppia rappresentazione di PSOE e UGT incarnata da Ramon Gonzalez Peña, diede al nuovo governo Negrin un contenuto di Union Sacrée (come lo definì l’ addetto militare francese), tipico della situazione disperata, quantunque a nessuno poteva nascondersi che all’interno delle forze che lo appoggiavano le tendenze si moltiplicavano indebolendolo. Nell’ ordine interno della Repubblica, forse la cosa più grave fu che il PSOE, seppure appoggiò nella riunione del suo Comitato Nazionale di agosto la opzione Negrin, soffrì una nuova crisi interna dopo l’ uscita di Prieto dal Governo””. (pag 31-32)”,”MSPG-179″
“MIRANDA Rossana MASTRANTONIO Luca”,”Hugo Chávez. Il caudillo pop.”,”MIRANDA Rossana (Caracas 1982) laureata all’Universidad de Venezuela ha lavorato come giornalista per la stampa e la televisione. Frequenta un master in Sociologia alla Sapienza di Roma. MASTRANTONIO Luca (Milano 1979) laureato in lettere alla Sapienza di Roma ha collaborato al ‘Il Riformista’”,”AMLx-142″
“MIRKINE-GUETZEVITCH B.”,”Les constitutions de l’ Europe nouvelle. Avec les textes constitutionnels.”,”MIRKINE-GUETZEVITCH B. è stato professore all’ Institut des Hautes Etudes internationales, chargé d un cours libre all’ Università di Parigi. Segretario generale dell’ Institut international de droit public. Costituzione politica federale imposta agli Stati tedeschi. “”Per ciò che concerne la Germania, è certo che la nuova costituzione ha segnato un passo verso l’ unitarismo. Nell’ elaborazione stessa di questa costituzione la tendenza all’ unitarismo è stata molto rimarcata. La costituzione di Weimar è l’ opera del popolo tedesco, e non dei diversi Stati tedeschi che non hanno preso alcuna parte ai lavori del potere costituente. E’ il popolo stesso che ha riempito la funzione costituente, e gli Stati tedeschi non hanno dato alcuna sanzione, anche a posteriori. Nel testo stesso della costituzione troviamo una serie di dispoizioni che modificano sensibilmente la struttura del federalismo tedesco””. (pag 21-22)”,”EURx-185″
“MIROGLIO Augusto”,”Venti mesi contro venti anni. (Quando la ribellione è dovere)”,”Augusto Miroglio (1908) nel 1940 aderisce al PCi e nel 1943 è segretario della I Zona genovesedel PCI e dopo il 25 luglio svolgerà attività sindacale. Nel 1949 si è dimesso per passare al PSI. Lettera di Bisagno (pag 161): “”E soprattutto si sappia che Bisagno non appartiene a nessun partito politico e che non è vero che Bisagno ha inziato una lotta contro i comunisti nell’interesse del suo partito….”” Foto sfilata del 26 aprile 1945 a Sestri Ponente, arriva la ‘Buranello’ (pag 209) Foto manifestazione socialista per il Primo maggio del 1903 a Voltri (pag 33)”,”ITAR-261″
“MIROGLIO Augusto”,”La liberazione in Liguria. (Cronistoria politico-militare dell’aprile 1945).”,”Augusto Miroglio (1908) nel 1940 aderisce al PCi e nel 1943 è segretario della I Zona genovesedel PCI e dopo il 25 luglio svolgerà attività sindacale. Nel 1949 si è dimesso per passare al PSI”,”ITAR-262″
“MIRONOV Vladimir TAGLIAGAMBE Silvano”,”Il destino del marxismo in Russia: dall’ idolatria al rifiuto.”,”MIRONOV Vladimir è uno dei maggiori filosofi russi contemporanei. Preside della facoltà di Filosofia di Mosca, è autore di numerosi saggi tradotti anche all’ estero. TAGLIAGAMBE Silvano è tra i più accreditati filosofi della scienza italiani. Insegna presso la Facoltà di Lettere dell’ Università La Sapienza di Roma. Teorico dei compiti pratici. I giovani. “”Anche Petr Nikitic Tkacev (1844-1885), uno dei principali ideologi del populismo rivoluzionario, fu portato dalla sua ostilità contro le più recenti tendenze filosofiche occidentali, in particolare l’ empiriocriticismo di Mach e Avenarius, che stava trovando sostenitori anche in Russia, a teorizzare la necessità di superare la filosofia, che veniva da lui considerata un fattore di deviazione dei giovani, in quanto tale da indurli a perdere di vista i compiti pratici che la vita poneva loro dinanzi. Al contrario delle indagini scientifiche e delle generalizzazioni operate nell’ ambito di esse, che hanno a che fare con fenomeni effettivi e concreti, quelle filosofiche, secondo Tkacev, “”si riferiscono a insiemi di fenomeni di natura esclusivamente speculativa, sprovvisti di realtà concreta””. (pag 88)”,”MRSx-041″
“MIRRI Mario”,”Francesco De Sanctis politico e storico della civiltà moderna.”,”””In molti l’ ordine è grido di paura: sono quelli a cui il buon governo è la conservazione del loro avere,…Voi non conoscete quest’ ordine. In altri l’ ordine è grido di esperienza: la parola rivoluzione suona per loro qualche cosa di misterioso e di terribile… Voi non conoscete quest’ ordine. In altri l’ ordine è consigliato dalla politica e dalla storia; ed accettano l’ ordine per regolare il popolo, come accettavano la religione una volta per comandare il popolo. La politica dei giovani è il cuore: e neppure quest’ordine voi conoscete”” (DE SANCTIS, pag 72).”,”ITAB-095″
“MIRSKIJ D.S.”,”Storia della letteratura russa.”,”Slavofilia. “”Lo slavofilismo in senso stretto fu una creazione di Chomjakov e dei Kirèevskij negli anni dopo il 1830, ma sentimenti slavofili erano già vivi da tempo in molti russi. Ho già parlato dell’ ingenuo nazionalismo dell’ ammiraglio Siskov. S.T. Aksakov rappresentò un vivente legame tra questi vecchi umori nazionalisti e panrussi e il vero e proprio credo slavofilo che venne dopo. Tale credo includeva elementi liberali e semianarchici, e potrebbe forse esser meglio denifito come anarchismo conservatore. Il primato della legge morale e religiosa, della tradizione ancestrale, del senso spontaneo del diritto e della giustizia sulle leggi e i regolamenti scritti dallo Stato; il primato della sana ragione non riflessiva sulla inferiore ragione logica e analitica, furono i dogmi principali degli slavofili. Essi trovarono tutto ciò nella vecchia Russia e nella Chiesa ortodossa, in opposizione all’ Europa occidentale e alla Chiesa cattolica, dove il pensiero logico e la legge formale avevano da tempo immemorabile preso il sopravvento sul pensiero puro, incontaminato dalla civiltà””. (pag 178-179)”,”RUSx-109″
“MIRSKY Jonathan con Clare HOLLINGWORTH Paul BEAVER Bridget HARNEY G. JACOBS Gerald SEGAL Richard WOFF Paul BEAVER Bridget HARNEY Stuart SLADE Stephen PRENDERGAST Henry DODDS Ian TANDY”,”China in crisis. The Role of the Military.”,”Saggi di Jonathan MIRSKY Clare HOLLINGWORTH Paul BEAVER Bridget HARNEY G. JACOBS Gerald SEGAL Richard WOFF Paul BEAVER Bridget HARNEY Stuart SLADE Stephen PRENDERGAST Henry DODDS Ian TANDY”,”CINx-119″
“MIRSKY D.S.”,”Lénine.”,”L’opera di impianto stalinista critica a più riprese l’ operato di TROTSKY. “”Tutto questo ritardo, che avrebbe potuto essere evitato e che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, era dovuta a Trotsky e all’ intellighentsia (Kamenev e Zinoviev, ndr) del Partito. Gli uomini dell’ apparato del Partito, Sverdlov e Stalin, diedero tutto il loro appoggio a Lenin. (…)”” (pag 120)”,”LENS-158″
“MISCHI Julian”,”Le Parti des Communistes. Histoire du Parti communiste français de 1920 à nos jours.”,”Julian Mischi, sociologo e politico, ha pubblicato pure ‘Servir la classe ouvriere. Sociabilités militantes au PCF (Pur, 2010) e ‘Le Communisme désarmé. Le PCF et les classes populaires depuis les années 1970’ (Agone, 2014).”,”PCFx-130″
“MISCOSI Giulio”,”I quartieri di Genova antica. Memorie e osservazioni.”,”Note sul porto di Genova (pag 227-237)”,”LIGU-132″
“MISHIMA Yukio, a cura di Frank GIBNEY”,”Silk and Insight. A novel.”,”Note manoscritte a margine Silk and Insight (Kinu to Meisatsu) is a 1964 novel by the Japanese writer Yukio Mishima. The subject of the novel is taken from an actual strike in Japan in 1954 at Omi Kenshi, a silk thread and fabric manufacturer, which lasted for 106 days [1]. It was translated to English in 1998 by Hiroaki Sato as the seventh volume in The Library of Japan series, produced by the Pacific Basin Institute at Pomona College. [edit] Notes (Wkip) (1) Sato, Hiroaki. “”Introduction”” Silk and Insight. M.E. Sharp: 1998. p. xv. Mishima Yukio (1925-1970) scrittore di narrativa e saggi, è una delle principali figure della letteratura giapponese del XX secolo. Il libro ‘Silk and Insight’ (Kinu to Meitsatsu) è una delle principali novelle sulla classe operaia, la trasformazione sociale del Giappone e il paternalismo del padronato. L’autore descrive uno sciopero, uno dei più importanti nella storia del movimento operaio del dopoguerra avvenuto nel 1954 a Omi Kenshi, un impianto per la lavorazione della seta e la fabbricazione di manufatti vicino a Kyoto. Wikip: Yukio Mishima (giapponese Mishima Yukio ?????), pseudonimo di Kimitake Hiraoka (Hiraoka Kimitake ????) (Tokyo, 14 gennaio 1925 – Tokyo, 25 novembre 1970) è stato uno scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, patriota e paramilitare giapponese. Mishima è uno dei pochi autori giapponesi che hanno riscosso immediato successo anche all’estero.[2] Le sue numerose opere spaziano dal romanzo alle forme modernizzate e riadattate di teatro tradizionale giapponese Kabuki e No, quest’ultimo rivisitato in chiave moderna. Personaggio difficile e complesso, spesso in Europa è stato tacciato genericamente di “”fascismo””[3], in realtà interpretava una personale visione del nazionalismo nipponico in chiave nostalgica[4], un conservatore decadente come lo definì Alberto Moravia[5] che lo aveva incontrato nella sua casa in stile occidentale in un sobborgo di Tokyo. Egli si autodefiniva apolitico e antipolitico.[6] Sicuramente uno dei suoi ideali più forti è il patriottismo, che ha ispirato anche numerosi personaggi delle sue opere, oltre al culto per l’Imperatore visto non come personaggio reale, storico o figura autoritaria ma come ideale astratto dell’essenza del Giappone tradizionale. Con la sua tragica morte avvenuta in diretta televisiva nel 1970 all’età di quarantacinque anni (data studiata e ponderata accuratamente), con il suicidio rituale (seppuku) durante l’occupazione simbolica del ministero della difesa, suggellò la conclusione insieme della sua vita e della sua vicenda letteraria. Infatti poco prima del suo suicidio aveva consegnato all’editore l’ultima parte della tetralogia Il mare della fertilità (completata comunque circa tre mesi prima della consegna, ma sulla quale appare, nell’ultima pagina, la data simbolica “”25/11/1970″”, quasi come a volere lasciare il suo ultimo testamento)[7]. La sua uscita di scena era stata organizzata con lucidità e freddezza. Uscendo dal suo studio per andare incontro all’epilogo della propria vita lascia un biglietto in cui era scritto «La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre». Va ricordato che la morte ha sempre ossessionato Mishima durante tutta la sua vita, un’ossessione che si riflette chiaramente nelle sue opere.[3][8] Mishima fu anche fondatore di una organizzazione paramilitare, di cui lui era capo e finanziatore, chiamata Tate no kai (Associazione degli scudi) che rifiutava in maniera netta ciò che lui definiva una sottomissione del Giappone, ossia il Trattato di San Francisco del 1951 col quale il suo paese aveva rinunciato per sempre a possedere un esercito, che non fosse di autodifesa e misura ridotta, affidando la propria difesa agli Stati Uniti. Mishima insistette spesso sulla funzione non reale ma simbolica del suo esercito, composto solo da 100 giovani selezionati dallo scrittore stesso, inteso come esercito di salvaguardia dello spirito tradizionale giapponese e difensore dell’Imperatore.”,”MJAx-025″
“MISHRA Pankaj”,”Pollo al burro a Ludhiana. Viaggio nell’India delle piccole città.”,”L’autore è nato in India nel 1969 e vive fra Nuova Delhi e Simla. Collabora al ‘New York Review of Books’ e a diversi giornali indiani. Guanda ha pubblicato il suo romanzo ‘I romantici'”,”INDx-019-FC”
“MISRAHI Robert”,”Spinoza. La vita il pensiero i testi esemplari.”,”Durante la vita di SPINOZA (1632-1677) sono state pubblicate le seguenti opere filosofiche: – GALILEI, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632) – DESCARTES, I discorsi sul metodo (1637), Le meditazioni metafisiche (1641), Trattato delle Passioni (1649) – HOBBES, De Cive (1642), Leviathan (1650) – GROTIUS, De imperio summarum potestatum circa sacra (1647) – Pierre DE-LA-COURT, La balance Politique (due capitoli sono di Jan DE-WITT) (1662) – SPINOZA, Principia philosophiae cartesiane (1663) scritti da S. per l’allievo CASERIUS – PASCAL, Les Pensées (1670) – PUFFENDORF, De jure naturae et gentium, 1672″,”FILx-092″
“MISSIROLI Mario”,”La monarchia socialista.”,”Mario Missiroli, scrittore di politica e filosofia, giornalista principe, direttore del Resto del Carlino, del Messaggero e del Corriere della Sera, inventore di paradossi e sofismi (“”in Italia niente è più inedito dell’edito””, “”in Italia non vi è nulla di progressivo se non la paralisi””, “”per scrivere certe cose ci vorrebbe un giornale””), nasce a Bologna nel 1886 da famiglia di modesta borghesia. Nel 1908 inizia la professione giornalistica al Resto del Carlino di cui diventa direttore dopo appena 11 anni, nel 1919, a 33 anni. Nell’aprile del 1921 la fascistizzazione del quotidiano lo estromette dalla direzione. Nel settembre del 1921 diventa direttore del Secolo. Licenziato nuovamente nell’estate del 1923 dopo l’acquisizione del giornale da parte di un gruppo filofascista, Missiroli passa alla Stampa come corrispondente da Roma. Dopo il delitto Matteotti scrive a proposito di Mussolini: “”Il capo del governo è accusato, esplicitamente e con una ricchezza di dettagli impressionanti, di essere l’istigatore e complice dei peggiori delitti che negli ultimi due anni hanno turbato la vita del paese menomandone l’onore e la dignità. Quella che fino a ieri era giudicata una questione morale a fondo politico, oggi si trasforma in una vera questione giudiziaria…Il presidente del consiglio si è vantato di non temere la questione morale. Lo dimostri: perché questo è il momento. Si spogli dei suoi privilegi: anzi si metta, come un qualsiasi altro cittadino, a disposizione della giustizia””. Pochi giorni dopo La Stampa viene sospesa per due mesi. Successivamente la proprietà è obbligata a cedere il giornale a un gruppo gradito di fascisti. Per Missiroli inizia un lungo periodo di disoccupazione e precarietà che la vecchia amicizia personale con Arpinati, gerarca fascista, sottosegretario agli interni e ras del fascismo emiliano, allevia solo parzialmente. Nel 1944, dopo la liberazione di Roma, riprende il suo lavoro al Messaggero, di cui diventa direttore nel 1946. Nel 1952 viene chiamato a dirigere il Corriere della Sera in sostituzione di Guglielmo Emanuel. Tiene la direzione fino al 1961, quando, a 75 anni, lascia la poltrona di via Solferino ad Alfio Russo. Continua a scrivere sul Messaggero e su Epoca. Muore il 29 novembre 1974 a 88 anni. (fonte M.Rossi)”,”ITAA-036″
“MISSIROLI Mario”,”La giustizia sociale nella politica monetaria di Mussolini. Quota novanta.”,”””Mai come in quella occasione a me parvero luminose le pagine di Achille Loria su la rendita fondiaria. Scrive il grande maestro di scienza e di umanità: “”Dall’ esame di tutti questi fenomeni caratteristici, si è tratti a formulare una strane legge, dall’ apparenza paradossale, che, però, risponde perfettamente alla teoria Ricardiana, sulla cui verità non è più lecito dubitare: i proprietari della terra hanno bisogno di non perfezionare troppo la tecnica agraria per mantenere l’ estensione massima delle culture, causa immanente del sussistere e dell’ aumentare della rendita. In tutti i paesi, costantemente, si sono sempre veduti i proprietari fondiari opporsi ad ogni perfezionamento della tecnica, combattere energicamente i grandi miglioramenti, perchè essi sentono che tale progresso falcidia i loro proventi e menoma le rendite. Va tuttavia notato che, definitivamente, i miglioramenti apportati riescono ad elevare anche la rendita. Infatti lo stesso deprezzamento dei grani, da essi provocato, stimola l’ aumento della popolazione, che, a sua volta, impone la coltivazione di terre più sterili, o la sovrapposizione di capitali sulle terre più fertili ed in ogni caso riesce ad elevare la rendita fondiaria. Così il perfezionamento tecnico si risolve, in ultima analisi, in un vantaggio comune ai produttori ed ai consumatori. Questo spiega come, se ai miglioramenti repentini i proprietari di terre sono risolutamente contrari, essi, però, sieno disposti ad introdurli a poco a poco.”” V. Achille Loria, Corso di Economia politica; Torino, Bocca, 1927 pagg 308-309.”” (pag 57)”,”ITAF-203″
“MISSIROLI Mario”,”La politica estera di Mussolini. Dalla marcia su Roma a Monaco, 1922-1938.”,”Volume pubblicato il 27 febbraio 1939 ‘L’alleanza della Francia con la Polonia era anche antirussa, oltreché antigermanica; quella con la Romania esclusivamente antirussa (sia pure con le solite clausole di carattere difensivo, già normali anche per le alleanze dell’anteguerra). Si capisce, pertanto, come in questa situazione un avvicinamento germano-russo apparisse naturale. Ma, nonostante i timori e le congetture, ad un’alleanza russo-tedesca non si arrivò, né col trattato di Rapallo del 1922, né con quello di Berlino del 1926; ci si fermò a impegni di amicizia e di non aggressione. La Germania disarmata e occupata dalle truppe straniere non poteva assumere un atteggiamento antagonistico verso le Potenze occidentali; la politica russa, per suo conto, date le sue particolari direttive, non ammetteva impegni a fondo ed esclusivi. Ancor più libera, di fronte alla Germania, seppe mantenersi l’Italia, nonostante i buoni rapporti generali e l’armonia di vedute verificatesi in momenti e in problemi particolari. La Francia, d’altra parte, non aveva mai rinunziato a ottenere dall’Inghilterra un impegno di aiuto contro un attacco tedesco; né l’Inghilterra aveva mai detto un no definitivo. Chamberlain e Lloyd George riconobbero, anzi, un diritto alla Francia a pretendere dall’Inghilterra una garanzia di sicurezza. Negli appunti di Stresemann è detto chiaramente come un motivo principale per la Germania di offrire alla Francia un patto di sicurezza, fu la persuasione che, altrimenti, il patto di sicurezza si sarebbe avuto lo stesso senza la Germania e, cioè, contro la Germania. Il Patto di Locarno fu, dunque, un tentativo estremamente apprezzabile di uscire dalla cerchia malefica delle alleanze contrapposte (già formate o in via di gestazione o, comunque, possibili a formarsi), per sostituirvi gli accordi fra parti antagonistiche. Stresemann insistette ripetutamente (come si può vedere ancora negli appunti ricordati) che Locarno, per produrre tutti i suoi effetti, avrebbe dovuto essere ben di più che una serie di paragrafi giuridici; occorreva uno spirito nuovo, sistematico, di collaborazione. Questo postulato di Stresemann, pienamente condiviso da Briand, ebbe scarsa attuazione. Bisogna dire che la stessa impostazione del Patto vi si prestava solo limitatamente, perché garantiva la pace e l’aiuto all’attaccato, ma non stipulava un’azione in comune positiva, permanente. Così, dopo Locarno, non solo sussistettero tutte le alleanze e tutte le intese particolari precedenti, ma altre se ne strinsero ed altre ancora apparvero, almeno all’orizzonte. Ricordiamo solo l’ultima fase di questa politica particolaristica: i patti di non aggressione della Francia e della Polonia colla Russia, che sembrarono accrescere l’isolamento della Germania, tanto più quando altri episodi seguirono a mostrare un raffreddamento fra Germania e Russia, un riavvicinamento fra Russia e Francia’ (pag 44-45-46-47) Mario Missiroli (Bologna, 25 novembre 1886 – Roma, 29 novembre 1974) è stato uno scrittore e giornalista italiano. Fu direttore di quattro quotidiani: il Resto del Carlino, Il Secolo, Il Messaggero e il Corriere della Sera. La reazione di Mussolini non tardò. Ne ottenne il licenziamento da La Stampa, poi l’espulsione dal sindacato dei giornalisti. Missiroli, tagliato fuori dal suo ambiente, trovò molta difficoltà nel continuare a lavorare. Passò dure stagioni collaborando saltuariamente in varie sedi giornalistiche, traendo però inaspettatamente giovamento da una vecchia amicizia con Leandro Arpinati, federale di Bologna, che lo protesse riconciliandolo col fascismo. Nel 1926 Arpinati fece sì che Missiroli ottenesse la tessera del Partito Nazionale Fascista. Tornò così a fare il giornalista senza, tuttavia, poter firmare i suoi articoli e utilizzando lo pseudonimo di “”Spectator””[5]. Grazie ai rapporti instaurati all’epoca della direzione del «Secolo XIX» con l’industriale Pio Perrone, proprietario della testata genovese e del «Messaggero» di Roma, esercitò di fatto la direzione del quotidiano romano, nominalmente diretto da Francesco Malgeri. Si deve anche a Missiroli se durante il regime la linea del quotidiano romano non raggiunse mai gli eccessi di filofascismo di altre testate. Nel 1930 si fece il suo nome per la nuova direzione del Resto del Carlino, ma Mussolini in persona bloccò la nomina. Nel 1938 firmò il Manifesto della razza, prodromo delle leggi razziali fasciste, ma l’impegno con la Resistenza romana riscattò gli anni della collaborazione col regime. Passata la guerra, nel 1946 Missiroli guidò il maggiore quotidiano romano, «Il Messaggero» (questa volta ufficialmente), diventando uno dei più ascoltati consiglieri degli uomini di governo. Frequentò a Napoli, fino alla fine degli anni ’50, il primo Presidente della Repubblica italiana Enrico De Nicola, di cui fu amico. Dal 1952 al 1961 fu chiamato a dirigere il «Corriere della Sera». La famiglia Crespi, proprietaria del maggiore quotidiano italiano, gli chiese di portare il giornale su una linea il più equidistante possibile dai partiti politici. Cosa che Missiroli fece. Quando la moglie di Aldo Crespi, Giuseppina, inconsapevole che la linea del «Corriere» era improntata alla cautela spinta fino all’eccesso, gli suggerì discretamente di apporre dei correttivi, anche nella linea politica, Missiroli, che era dotato di uno humor fine, rispose: “”Certo, sarebbe bello. Ma per scrivere certe cose mi ci vorrebbe un giornale…””[6]. (wikip)”,”RAIx-356″
“MISSIROLI Antonio”,”La questione tedesca. Le due Germanie dalla divisione all’unità (1945/1990).”,”Antonio Missiroli ha studiato e si è perfezionato in Storia contemporanea alla Scuola normale superiore di Pisa. Dopo essere stato borsista presso diverse università tedesco-occidentali, è attualmente ricercatore della sezione Europa del CRS. Ha scritto saggi e articoli sui partiti socialisti europei e sulla storia e la cultura dei paesi di lingua tedesca.”,”GERV-028-FL”
“MISSORI Mario”,”Governi, alte cariche dello Stato e prefetti del Regno d’ Italia.”,”Ministero De Gasperi (dal 10 dicembre 1945) Sottosegretari di stato per la presidenza del consiglio dei ministri: Amendola Giorgio Arpesani Giustino Ministri: Emilio LUSSU (fino al 20 febbraio 1946) (relazioni con la Consulta nazionale) Celeste NEGARVILLE (Affari Esteri, sottosegr) Ministro DE-GASPERI Giuseppe ROMITA (interno) Alcide DE-GASPERI (Africa italiana) Palmiro TOGLIATTI (Grazia e Giustizia) Mauro SCOCCIMARRO (Finanze) Bruno VISENTINI (Sottosegr.) Epicarmo CORBINO (Tesoro) Manlio BROSIO (Guerra) Raffaele DE-COURTEN (Marina) Mario CEVOLOTTO (Aeronautica) Enrico MOLE’ (Pubblica Istruzione) Leone CATTANI (Lavori pubblici) Fausto GULLO (Agricoltura e foreste) Antonio SEGNI (Sottsegr.) Riccardo LOMBARDI (Trasporti) Mario SCELBA (Poste e telec.) Giovanni GRONCHI (Industria e commercio) Gaetano BARBARESCHI (Lavoro e previdenza sociale) Ugo LA-MALFA (Ricostruzione) Luigi GASPAROTTO (Assitenza post-bellica) Ugo LA-MALFA (Commercio estero) (pag 169-170)”,”ITAA-116″
“MISTRY Cyrus”,”Le ceneri di Bombay. Romanzo.”,”Cyrus Mistry è un fratello del noto scrittore Rohinton Mistry. ‘Fa’ che il tuo dire sia meglio del silenzio, oppure taci’ (Dionigi di Alicarnasso)”,”INDx-025-FC”
“MISURACA Pasquale RAZETO MIGLIARO Luis / CARLONI R.”,”Il modello dello stato rappresentativo: Hegel, Marx, Gramsci (Misuraca, Razeto Migliaro) / Togliatti: l’approccio al problema dello Stato: 1917-1919 (Carloni).”,”””Per Marx la separazione tra Stato politico e società civile è la riproduzione della divisione esistente nella società civile tra classe dominante e classi dominate. Un superamento reale della divisione tra Stato politico e società civile non può esserci se non eliminando la divisione della classi nella società civile; senza ciò ogni tentativo di superamento politico della scissione è solo formale e illusorio. “”Il più profondo in Hegel è che egli sente come una ‘contraddizione’ la separazione di società civile e società politica. Ma il falso in lui è ch’egli si appaga dell”apparenza di questa soluzione’ e la spaccia per la cosa stessa”” (C, p. 89) (1). Per giudicare la consistenza di questa critica e l’insieme della polemica di Marx contro Hegel è necessario comprendere come si è prodotta la separazione tra società civile e Stato politico propria dell’epoca moderna; separazione che Hegel e Marx riconoscono, ma dandone diverse interpretazioni. Nel medioevo la separazione non c’era. Lo dice Hegel, nella delucidazione al paragrafo 303. Lo ribadisce Marx: “”L’apice dell’identità hegeliana era, come Hegel stesso confessa, il ‘medioevo’. Quivi le ‘classi della società civile’ in genere e le ‘classi in senso politico’ erano identiche. Si può esprimere lo spirito del medioevo così: che le classi della società civile e le classi in senso politico erano identiche perché la società civile era la società politica: perché il principio organico della società civile era il principio dello Stato”” (C, p. 86). Per Hegel la separazione origina con la formazione della società civile attraverso il processo di dissoluzione dell’istituto familiare come base etico-sociale della civiltà medioevale; esso dà luogo a individui soggetti di diritti e iniziative e a ‘popoli-nazioni’, con una riforma dei principi intellettuali e morali. (…) Marx critica Hegel sostenendo che “”1. Egli ha presupposto la ‘separazione’ della società civile dallo Stato politico (uno stato di cose moderno) e l’ha sviluppata come ‘momento organico’ dell’idea, come assoluta verità razionale. Ha rappresentato lo Stato politico nella sua ‘moderna’ forma della ‘separazione’ dei diversi poteri. Ha dato al reale e ‘agente’ Stato la burocrazia come corpo e ha sopraordinato questa, come spirito che sa, al materialismo della società civile. Ha opposto l’universale in sé e per sé dello Stato al particolare interesse al bisogno della società civile. In una parola, egli espone dovunque il ‘conflitto’ di società civile e Stato. 2. Hegel oppone la società civile come ‘classe privata’ allo Stato politico. 3. Egli designa l’elemento ‘di classe’ del potere legislativo come il semplice formalismo ‘politico’ della società civile. Lo qualifica come un ‘rapporto di riflessione della società nello Stato’, e come un rapporto di riflessione che non altera l”essere’ dello Stato. Un rapporto di riflessione è anche la più alta identità tra cose essenzialmente diverse”” (C, p: 87). Come aveva poco prima scritto: “”Non è da biasimare Hegel perché egli descrive l’essere dello Stato moderno tale qual è, ma perché spaccia ciò che è come la ‘essenza dello Stato”” (C, p. 77). (pag 8-9) [Pasquale Misuraca e Luis Razeto Migliaro, ‘Il modello dello stato rappresentativo: Hegel, Marx, Gramsci’, ‘Dimensioni’, N. 19 giugno 1981] [(1) la lettera C indica: K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, traduzione a cura di G. Della Volpe, Editori Riuniti, Roma, 1969]”,”GRAS-119″
“MITAL Christine IZRAELEWICZ Erik”,”Monsieur Ni-Ni. L’économie selon Jospin.”,”MITAL Christine è redattrice capo a ‘Nouvel Observateurs’, IZRAELEWICZ Erik è redattore capo di ‘Echos’ ex-libris di Tino Albertocchi.”,”FRAV-147″
“MITCHELL David”,”The Spanish Civil War. Based on the television series.”,”MITCHELL è scrittore freelance e autore di vari lavori storici, tra cui ‘1919 Red Mirage’. Scrive articoli per il ‘Times’, ‘TLS’ ecc. Ha vissuto in Spagna dal 1965 al 1973. I consulenti storici per la trasmissione sono stati Ronald FRASER, il Prof Hugh THOMAS e il Prof Javier TUSELL.”,”MSPG-041″
“MITCHELL Juliet”,”La condizione della donna. Il nuovo femminismo.”,”MITCHELL Juliet è nata in Nuova Zelanda nel 1940 ma vive in Inghilterra fin dall’ infanzia. Dal 1962 al 1970 è stata Lecturer di letteratura inglese alle Università di Leeds e di Reading. Fa parte della redazione della New Left Review e del gruppo londinese Women’s Liberation Workshop. Ha terminato un libro su psicoanalisi e femminismo. Le donne nella teoria socialista. Bebel Fourier Marx. “”Fourier il più acceso ed eloquente fautore della liberazione femminile e della libertà sessuale fra i primi socialisti, aveva scritto: ‘Il cambiamento di un’ epoca storica si può definire sempre dal progresso femminile verso la libertà perché qui, nel rapporto della donna con l’ uomo, del debole col forte, appare nel modo più evidente la vittoria della natura umana sulla brutalità. Il grado dell’ emancipazione femminile è la misura naturale dell’ emancipazione universale.”” Marx riportò con approvazione nella ‘Sacra Famiglia’ questa formulazione del problema ma, com’è caratteristica dei suoi scritti giovanili, vi dette un significato più universale e filosofico. L’emancipazione della donna non sarebbe stata solamente, come la vedeva Fourier, preoccupato soprattutto della libertà sessuale, un indice di umanizzazione nel senso civico di vittoria della natura umana sulla brutalità, ma nel senso più fondamentale di progresso dell’uomo nei confronti dell’ animale, del fatto culturale su quello naturale: ‘Il rapporto del maschio con la femmina è ‘il più naturale’ dei rapporti che abbiano luogo tra uomo e uomo. In esso si mostra fino a che punto il comportamento ‘naturale’ dell’uomo sia diventato ‘umano’ oppure sino a che punto l’ essenza ‘umana’ sia per lui essenza ‘naturale’, e la sua ‘natura umana’ sia diventata per lui ‘natura’.'”” (1) (1) Karl Marx, Proprietà privata e comunismo, in Manoscritti economici-filosofici del 1844, Einaudi, 1949 (pag 83) Engels, la donna e il lavoro. “”L’ emancipazione della donna e la sua equiparazione all’ uomo è e resta impossibile finché la donna sarà esclusa dal lavoro sociale produttivo e rimarrà limitata al lavoro domestico privato. L’ emancipazione della donna diviene possibile solo quando essa può partecipare su vasta scala sociale alla produzione, e il lavoro domestico non la impegna ancora che in misura insignificante””. (Engels, L’ origine della famiglia) (pag 86-87)”,”DONx-027″
“MITCHELL Reid”,”La guerra civile americana.”,”MITCHELL Reid ha insegnato nell’ Università del Maryland ed è autore di varie opere tra le quali “”The Vacant Chair”” (1993) e “”Civil War Soldiers”” (1998) sull’ esperienza dei soldati nella guerra di secessione. “”Dal punto di vista politico la guerra, oltre a intensificare il conflitto fra democratici e repubblicani, produsse profonde divisioni interne ai due partiti: i primi erano spaccati fra ‘War Democrats’ (“”democratici per la guerra””) e ‘Peace Democrats’ (“”democratici per la pace””), i secondi fra le correnti radicale, conservatrice e moderata. C’era da prendere in considerazione la questione degli interessi legati alla proprietà di schiavi nell’ ambito dell’ Unione, e il punto fondamentale era la soluzione del problema stesso della schiavitù. All’ inizio della guerra vi fu una breve interruzione dei bisticci partitici. Lincoln, che era stato eletto con appena il 40 per cento dei voti, doveva procedere con cautela. I repubblicani, alla ricerca di consensi, proposero ai democratici ruoli importanti nella conduzione dello sforzo bellico e questi, per non essere accusati di tradimento, li accettarono. Tuttavia questo periodo di stretto bipartitismo ebbe, com’era prevedibile, vita breve. Per esempio, nel mese di luglio il Congresso approvò le risoluzioni Crittenden-Johnson, nelle quali si dichiarava che l’ unico scopo della guerra era restaurare l’ Unione e cheil governo federale non intendeva abolire la schiavitù, ma un mese dopo, quando venne approvato il Primo decreto di confisca, che poteva essere letto come una blanda misura antischiavista, la maggioranza dei repubblicani lo appoggiò, mentre i democratici per lo più vi si opposero. Dato che i democratici del Sud si trovavano in stati che facevano parte della Confederazione, i repubblicani godevano di un potere enorme al Senato e alla Camera; nei primi mesi della guerra però alcuni sudisti, per esempio John C. Breckinridge, futuro generale confederato, erano ancora al Congresso, dove potevano esprimere opinioni fondamentalmente confederate su questioni come la formazione di un esercito, la conduzione della guerra, il giusto atteggiamento nei confronti della schiavitù””. (pag 64-65)”,”USAQ-056″
“MITCHELL DUNCAN G.”,”Storia della sociologia moderna. Idee, uomini, correnti, un manuale essenziale ed esauriente.”,”L’inchiesta a Middletown e la sua ripetizione. Il superamento della crisi. “”Nel 1929 Robert e Helen Lynd pubblicarono il loro saggio ‘Middletown’, il nome che essi attribuirono alla città di Muncie, Indiana. Il sottotitolo e l’introduzione di Clark Wissler ne descrivono le origini; fu ispirato dall’antropologia culturale. Wissler ne parla come di un “”tentativo pionieristico di trattare un campione di comunità americana secondo il metodo dell’antropologia sociale””. Gli autori erano arrivati in questa città con lo stesso atteggiamento che avrebbe assunto un antropologo nell’avvicinare una tribù primitiva.”” (pag 195) “”In un secondo tempo i Lynd hanno dato un seguito al libro, ‘Middletown in Transition’, un’indagine svolta dieci anni dopo, nel 1935 (il libro fu pubblicato nel 1937) e qui gli autori erano certi di dover descrivere e spiegare la città in termini di classi sociali. Infatti il sottotitolo del secondo volume è ‘A Study in Cultural Conflicts’ (uno studio dei conflitti culturali), ovvero i conflitti di classe. In questi dieci anni di intervallo la popolazione era salita da 36.500 a 50.000 abitanti come risultato della prosperità economica goduta da quell’area; il superamento della crisi è uno degli argomenti principali della storia.”” (pag 197)”,”TEOS-149″
“MITCHELL Allan”,”Revolution in Bayern, 1918-1919. Die Eisner-Regierung und die Räterepublik.”,”MITCHELL Allan”,”MGER-118″
“MITCHELL Wesley Clair”,”Business Cycles and Their Causes. Part III.”,”MITCHELL Wesley Clair Contiene il paragrafo II: ‘A Typical Panic – The United States, 1907’ (pag 74-128) all’interno del capitolo 3: ‘Crises’ A Typical Panic – The United States, 1907. “”Since 1890 the United States had had two great panics, while Great Britain, France, and Germany have had none. We are therefore confined to the study of American experience in 1893 and 1907. The phenomena of these two panics are sufficiently alike to make a review of one suffice for present purposes. The later is preferable, not only because it is closer to contemporary interests, but also because more material is available concerning it, and because it is not complicated by a monetary problem (2). I. Beginning of the 1907 panic. It was a series of bank failures in New York that turned the crisis of 1907 into a panic. Months before the panic broke out, tension in the investment market had caused a slackening of new construction. Copper was among the commodities for which demand dropped. Its prices fell from 26 cents a pound early in the years to 20 cents in July, 15½ in September, and 12 cents in October. Of course, the prices of stocks in copper mining companies also fell heavily. In turn this fall embarrassed the capitalists who were large owners of copper stocks and who presumably depended on these securities to serve as collateral for heavy loans. Among these capitalists, one, F.A. Heinze, organized a pool to bolster up the price of shares in the United Copper Company. On October 14 the pool succeeded in running up the price of this stock on the ‘curb’ from 37¼ to 60. But this success was brief. Next day the price declined again , and on the 16th it tumbled to 10. Gross & Kleeberg failed, alleging that the brokerage firm of Heinze’s brother would not take stock, bought for their account. The next day the latter firm – Otto Heinze & Company – suspended. This episode in copper stocks made trouble because F.A. Heinze was president of the Mercantile National Bank. It was believed that he ‘owned the control’ of this institution, and it was suspected that he had taken advantage of that fact to obtain large loans upon the security of the stocks that had fallen so heavily in price. Naturally, the bank’s depositors became alarmed and began to withdraw their accounts. The suspicion spread quickly to seven other banks controlled by Messrs. C.W. Morse, E.R. and O.P. Thomas – men believed to have close business affiliations with the Heinzes. The names and deposits of these banks, some of which were members of the Clearing House, were published (see tabulation on this page). Distrusting their ability to meet the demands of depositors, these institutions appealed to the Clearing House for help. After examination to determine their condition, the Clearing House pledged its aid on condition that the Heinze, Morse, and Thomas interests withdraw from control. These arrangements were completed by Sunday, October 20, when it was generally believed that danger of a panic had been averted. But next day confidence received a yet more serious shock. The president of the Knickerbocker Trust Company was credited with being interested in certain of the Morse enterprises. Distrust resulted in a succession of unfavourable clearing-house balances, and on Monday the National Bank of Commerce announced that it would no longer act as clearing agent for the trust company. Tuesday, October 22, the Knickerbocker opened its doors to a run, and suspended after three hours, during which it claimed to have paid out some $ 8.000.000. (3). The Knickerbocker Trust Company, with deposits of about $ 62.000.000, was the third largest institution of its kind in New York. Its failure caused widespread alarm, and precipitated runs on the Trust Company of America (deposits $ 22.400.000) and the Lincoln Trust Company (deposits $ 22.400.000). (….)”” (pag 75-76) [(2) On the panic of 1893 see Part I, Chapter III, iii, 6; A.C. Stevens, “”Analysis of the Phenomena of the Panic in the United States in 1893″”, ‘Quarterly Journal of Economics’, January 1894; O.M.W. Sprague, History of Crises under the National Banking System (Publications of the National Monetary Commission), Chapter IV; W.J. Lauck, ‘The Causes of the Panic of 1893 (Boston and New York, 1907). The panic of 1907 is described very briefly in Part I, Chapter III, viii, 4; (3) Compare Sprague, ‘History of Crises under the National Banking System (Publications of the National Monetary Commission), pp. 251, 252. Mr. Edmond Kelly says that the Kickerbocker Trust Company had become “”an independent financial power”” of which the “”Wall Street Group”” was jealous, and that this group took advantage of the institution’s temporary financial embarrassment to get rid of its efficient president, Mr. Charles J. Barney. Subsequent events proved that the company was solvent, and might have been saved from passing into the hands of receivers (‘Twentieth Century Socialism’, New York, pp. 182-84). Interesting personal details concerning this incident and its consequences are given by Carl Hovey, ‘The Life Story of J. Pierpont Morgan’ (New York, 1919), Ch. XIV]”,”ECOT-299″
“MITCHELL Reid”,”La guerra civile americana. (1861-1865)”,”Reid Mitchell ha insegnato nell’ Università del Maryland ed è autore di varie opere tra le quali “”The Vacant Chair”” (1993) e “”Civil War Soldiers”” (1998) sull’ esperienza dei soldati nella guerra di secessione. La politica al Nord e il razzismo dei democratici “”Dato che i democratici del Sud si trovavano in stati che facevano parte della Confederazione, i repubblicani godevano di un potere enorme al Senato e alla Camera; nei primi mesi della guerra però alcuni sudisti, per esempio John C. Breckinridge, futuro generale confederato, erano ancora al Congresso, dove potevano esprimere opinioni fondamentalmente confederate su questioni come la formazione di un esercito, la conduzione della guerra, il giusto atteggiamento nei confronti della schiavitù. I rapporti fra le razze furono tra i temi della rivalità partitica: i repubblicani peroravano l’immediata abolizione della schiavitù a Sud e a Nord, mentre i democratici, oltre a opporsi all’emancipazione, utilizzavano nelle loro campagne elettorali una virulenta campagna razzista, e inventarono addirittura il termine ‘miscegenation’ (incrocio di razze). Il dibattito verteva anche sui diritti civili, con i democratici a sostenere che abolendo la libertà di parola l’amministrazione Lincoln riduceva in schiavitù gli uomini bianchi d’America nel momento stesso in cui affrancava quelli neri”” (pag 65) (inserire)”,”USAQ-001-FC”
“MITTER Rana”,”Lotta per la sopravvivenza. La guerra della Cina contro il Giappone, 1937-1945.”,”Rana Mitter insegna Storia e politica della Cina moderna alla University of Oxford ed è membro del St Cross College. Ha scritto pure ‘A Bitter Revolution: China’s Struggle with the Modern World’. Foto di profughi in fuga sul Ponte Waibaidu di Shanghai, il 18 agosto 1937 (pag 236) 1939. Con gli eventi in Europa la guerra sino-giapponese diventa ‘marginale’ “”Due mesi di combattimenti accaniti consentirono, infine, di fermare l’avanzata giapponese, ma lo slancio dell’offensiva d’inverno dei nazionalisti era sostanziamente esaurito. La situazione peggiorò nella primavera del 1940. In maggio, la città di Yichang, nella provincia dello Hubei, nella Cina centrale, fu conquistata in seguito a una nuova avanzata giapponese. Yichang era il punto di transito tra Sichuan e le altre parti del paese; pertanto, la sua perdita significava un ulteriore isolamento del regime di Chiang. Dal canto suo, Chongqing diventò vulnerabile a una nuova arma: il caccia giappoense Mitsubishi Zero, un aereo all’avanguardia a livello mondiale. Nell’estate del 1940, il Mitsubishi Zero mise fori combattimento tutti gli aerei che proteggevano Chongqing, con la conseguenza che la città divenne ancora più vulnerabile alle incursioni aeree (3). Com’era accaduto assai spesso in precedenza, un attacco nazionalista inizialmente vittorioso si era trasformato in un disastro. Le difficoltà di Chiang aumentarono a causa di accadimenti verificatisi a ottomila chilometri di distanza, in Europa. Nell’estate del 1939 due fatti cambiarono per così dire il volto del conflitto: l’atteso scoppio della guerra tra la Germania da una parte, Gran Bretagna e Francia dall’altra; e l’inatteso scoppio della pace tra la Germania nazionalsocialista e il suo acerrimo nemico ideologico, ossia l’Unione Sovietica comunista. Ad annunciarlo, il 23 agosto 1939, fu la firma del Trattato di non aggressione tra Mosca e Berlino, fose il più stupefacente voltafaccia ideologico del XX secolo. Poco più di una settimana dopo, il 1° settembre, le truppe della Germania nazionalsocialista invasero la Polonia, e dopo due giorni seguì la guerra con la Gran Bretagna e la Francia. Di punto in bianco, l’attenzione delle potenze europee si concentrò sulla lotta per la propria sopravvivenza, e la guerra in Estremo Oriente, già di secondario interesse, diventò una faccenda del tutto marginale (4). Chiang intendeva creare un gruppo coeso di alleati disposti a difendere la Cina dalle incursioni giapponesi. L’intento rimase tale non solo per la riluttanza delle potenze neutrali a prestare aiuto alla Cina, ma anche per il cambiamento repentino delle alleanze verificatosi nei primi anni della seconda guerra mondiale. Chiang non aveva mai visto di buon occhio una guerra europea generalizzata, convinto com’era, a ragione, che avrebbe ulteriormente aumentato il disinteresse nei confronti della Cina. Una volta definiti i fronti dello scontro tra democrazie imperialiste e fascismo poté tuttavia intravedere possibilità di nuove alleanze. Sotto questo aspetto, l’avvicinamento tra Berlino e Mosca era disasroso per lui, che aveva fatto di tutto per coinvolgere l’Unione Sovietica nella guerra contro il Giappone. Adesso, l’Unione Sovietica si era alleata addirittura con i nazisti, a loro volta alleati dei giapponesi”” (pag 225-226)”,”QMIS-268″
“MITTERAND Henri a cura”,”Dictionnaire des grande oeuvres de la litterature francaise.”,”Henri MITTERAND è uno specialista del romanzo francese del XIX e XX secolo. Ha consacrato numerosi studi a Honoré de BALZAC ed Emile ZOLA di cui ha curato le opere.”,”REFx-045″
“MITTERAUER Michael”,”I giovani in Europa dal Medioevo a oggi. (Tit. orig.: Sozialgeschichte der Jugend).”,”””Il fatto che proprio nelle famiglie meno abbienti i figli adolescenti vivessero a lungo con i genitori è un fenomeno che si ha solo con l’ industrializzazione ed è connesso con lo sviluppo del lavoro salariale individuale. Maggiore era il numero dei figli che lavoravano, tanto più agevole risultava la sopravvivenza per l’ intera famiglia. Era interesse vitale dei genitori conservare il più a lungo possibile il contributo dei giovani al sostentamento della famiglia. A proposito di questa forma di economia di sussistenza si è parlato di “”economia domestica salariale””””. (pag 119) MITTERAUER Michael (Vienna 1937) è professore di storia sociale all’ Università di Vienna. Tra le sue opere: ‘Markt und Stadt im Mittelalter’ (1980), ‘Ledige MütTer. Zur Geschchte unehelicher Geburten (1983), Familienforschung (1989), ‘Familie und Arbeitsteilung’ Scrive anche su ‘Quaderni storici’.”,”GIOx-028″
“MITTNER Ladislao”,”Storia della letteratura tedesca. III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo.”,”””Il Biedermeier””. “”La pace del 1814-15, che non portò la sperata libertà, ma era, comunque, pace, fu salutata dai più, specialmente in Austria, come inizio di una pace eterna, come un bene inestimabile anche se era pace nell’indigenza o addirittura nella miseria: l’indigenza ed anche la miseria furono accettate come prezzo e quasi come presupposto alla tranquillità, di cui tanto si sentiva bisogno. In questo clima si sviluppò una particolare sensibilità, che in seguito sarebbe stata definita col nome Biedermeier, un romanticismo trasformatosi in sereno sentimentalismo piccolo-borghese. Il misero e felice maestro svevo Gottlob Biedermaier (1) (sic), macchietta popolarissima creata nel 1855 da Ludwig Eichrodt e Adolf Kussmaul per i lettori del giornale umoristico «Fliegende Blätter», avrebbe potuto assumere per motto le parole del nobiluomo Vidal di Giacinto Gallina: «megio de cussí no la poderia andar». Egli è per definizione «stillvergnügt»; la parola, composta di due termini in origine specificamente pietistici, acquista con lui un particolare significato politico: egli «tace», vive cioè «quieto» nell’immobilismo della Reazione, ed è «contento»; perché più che sufficiente gli sembra quel poco che gli passa il patrio governo. Il gusto Biedermeier si manifestò da principio soltanto nell’arte applicata, nel mobilio ed in genere nella decorazione della casa (…). Visto dal di fuori, il Biedermeier s’incarna esemplarmente nel «buono a nulla» di Eichendorff che, divenuto doganiere, passa le sue giornate fumando la pipa in pantofole e veste da camera vicino alla barriera daziaria; nella diligenza postale che, attesa con ansiosa speranza da un innamorato, rimbomba lieta sotto le anguste volte della tranquilla città di provincia (2); nel vecchio e bizzarro misantropo di Spitzweg che legge stando comodamente a letto, con un ombrello aperto sopra la testa, perché non lo abbia a bagnare la pioggia dalle crepe del soffitto. Vero protagonista del Biedermeier è però la vecchia guardia notturna, il cui corno, talora stonato, rassicura quanti già pregustano il piacere di un ben meritato riposo: è passata un’altra ora e la pace non è stata turbata da nessuno. Il corno, strumento romantico, non evoca più malinconici vagabondaggi o liete cacce nei boschi: è l’emblema della borghesia pacifica”” (pag 40-43) [(1) Alla lettera: l’«onesto uomo qualunque» (Maier, Meier, Meyer ecc. è il nome tedesco più diffuso, che ha sempre in bocca il suo «Lode a Dio!»); (2) Schubert, ‘Die Post’ (La posta)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Contiene pure: – Marx ed Engels. I. Il prometeismo dell’azione rivoluzionaria; Marx ed Engels II. La demitizzazione della merce-feticcio; Marx ed Engels III. Biografia di Marx; Marx ed Engels IV. Primi scritti di Marx; Marx ed Engels. V. Scritti contro i giovani hegeliani; Marx ed Engels. VI. “”Die deutsche Ideologie””; Marx ed Engels. VII. “”Manifest der kommunistichen Partei””; Marx ed Engels. VIII. “”Das Kapital””. I. Marx ed Engels. IX. L’evoluzione del marxismo-leninismo; Marx ed Engels. X. La critica letteraria in Marx ed Engels (pag 379-404)”,”GERx-133″
“MITTNER Ladislao”,”Storia della letteratura tedesca. III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo secondo.”,”Il clima borghese postquarantottesco in Germania “”Nessuna rivoluzione fallita fallisce completamente; il 1848 produsse nella borghesia tedesca conseguenze per più d’un verso paragonabili a quelle che nella borghesia francese aveva prodotto il 1830. Gli stessi liberali moderati abbandonarono il programma liberale per timore che questo potesse favorire un tentativo proletario simile alla fallita, ma assai violenta insurrezione operaia a Parigi nel 1848; d’altra parte la ricca ed anche la media borghesia aveva tutto l’interesse di favorire la politica reazionaria che tendeva ad un rigoroso accentramento e con ciò al rafforzamento dell’attività economica. La borghesia rinunziò quindi all’emancipazione politica in cambio dell’emancipazione economica e della protezione di fronte alle forze che premevano dal basso (1). Si cambiò quindi anche l’atmosfera dei sempre vivi movimenti nazionali, che si appoggiavano ora sull’attività di singoli stati con lo sforzo di monopolizzare le iniziative nazionali canalizzandole entro un alveo sempre più esclusivamente borghese. Alle guerre dinastiche dei secoli precedenti, imputabili all’egoismo di singole dinastie, subentrarono le guerre combattute in nome del nazionalismo; ma mentre fino al 1849 la causa dei vari nazionalismi era sentita soprattutto come causa comune dei popoli oppressi da una sola alleanza reazionaria ed anelanti ad una libertà per tutti uguale, dopo il 1849 il nazionalismo andava progressivamente identificandosi con gli interessi delle nuove e sempre più potenti classi degli industriali e dei borghesi. L’unità italiana fu opera in primo luogo di correnti liberali ispirate da idealità nazionali; dieci anni più tardi l’unità tedesca si compie per opera di Bismarck in un clima di nazionalismo antiliberale e reazionario, in parte notevole sotto la spinta delle esigenze economiche dei tempi nuovi. Il nazionalismo postquarantottesco è quell’imperialismo pseudonazionalistico che combatteva per la conquista non dell’indipendenza nazionale, ma di nuovi mercati, e più tardi, di nuove colonie; i tedeschi ed i francesi, in particolare, erano indotti dalla politica culturale dei loro governi ad odiarsi, perché gli interessi dell’economa tedesca e francese erano divergenti e sembravano inconciliabili. Fra il 1848 ed il 1857 la Germania triplicò la sua produzione di carbone e di acciaio; ma la produzione capitalistica aveva sin da principio uno spiccato carattere di anonimità. «I veri protagonisti dell’ascesa economica sono enti anonimi, soprattutto le banche, cui i latifondisti dell’Est – Hohenzollern in testa – affidano i loro capitali (…). Un’attività febbrile ed astratta accumula un potenziale che diventa disponibile per i fini maturati anch’essi nell’astrazione e nel mito, in una visione unilaterale degli interessi del paese. (…) Da una parte vediamo la grande massa degli operatori economici che perseguono i loro molecolari scopi di affermazione e profitto in un regime di stabilità sociale salvaguardata dall’alto; dall’altra i politici che speculano sulle carte geografiche e attraverso i meandri diplomatici in termini di pura potenza e di affermazione nazionalistica. (…) Il divorzio delle tendenze autonome esistenti nella realtà si manifesta nella periodica oscillazione fra momenti di raccoglimento accumulativo e momenti di espansione aventi talora carattere aggressivo» (2). Il pessimismo postquarantottesco solo in pochi letterati è conseguenza del fallimento della rivoluzione; è assai più il pessimismo del filisteo borghese che vive di rendita e traspone in termini di metafisica schopenhaueriana la cieca «volontà» di produzione con un’amara speculazione sulla inanità di questo correre affannoso che era fine a se stesso”” [(1) BR, 14; (2) BR, 15-17; BR: G. Bevilacqua, ‘Letteratura e società nel secondo Reich’, Padova, 1965] (pag 581-582)”,”GERx-134″
“MITTNER Ladislao”,”La sinistra hegeliana – Feurbach – Marx ed Engels. Estratto da ‘Storia della letteratura tedesca III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo’.”,”Contiene: ‘La sinistra hegeliana, Feuerbach, Marx ed Engels, Il prometeismo dell’azione rivoluzionaria, La demitizzazione della merce-feticcio – Biografia di Marx – Primi scritti di Marx – Scritti contro i giovani hegeliani – ‘Die deutsche Ideologie’ – Manifest der kommunistischen Partei’ – ‘Das Kapital’ – L’evoluzione del marxismo-leninismo – La critica letteraria in Marx ed Engels’ “”Ciò che in primo luogo distingue Marx da tutti i pensatori anteriori, è l’indissolubile unione della teoresi e della prassi. Prima di lui i filosofi filosofavano, perché si trovavano nella condizione di filosofare più o meno tranquillamente, magari in prigione o immediatamente prima dell’esecuzione della loro condanna a morte; Marx è il primo filosofo a procedere alla constatazione lapalissiana che per filosofare bisogna avere anzitutto quant’è necessario per vivere: se non il vestiario e la casa, almeno il cibo. Prima viene cioè, come dirà Brecht, il mangiare, inteso come pura necessità animale, poi viene la morale. Sterili sono quindi le filosofie che si limitano ad interpretare il mondo quale esso è; la sola vera filosofia è quella che si propone di assicurare anzitutto le condizioni necessarie per un compiuto svolgimento dell’umanità materiale ed intellettuale (e con ciò anche qualsiasi filosofia dell’avvenire) e si propone di assicurarle cambiando il mondo quale esso ora è. La conoscenza è quindi concepita in funzione strumentale, come presupposto dell’azione trasformatrice del mondo (quest’è il significato veramente rivoluzionario dell’undicesima tesi su Feuerbach); ma l’azione non è l’azione individuale egoistica, come sarà specialmente nei pragmatisti, è l’azione disinteressata volta al bene della collettività degli oppressi. Il risultato dell’azione liberatrice è a sua volta affermazione e diffusione della conoscenza, di una conoscenza che investe la totalità indivisibile della prassi e della teoresi. Le quali si completano a vicenda: la base, cioè la realtà economica, produce la soprastruttura, in questo caso la conoscenza; la soprastruttura a sua volta può e deve proporsi di cambiare la base. Più che profeta chiliasta o dantesco, Marx è un eroe prometeico del sapere e dell’agire; «la distruzione di qualsiasi Giove del passato è in lui il presupposto della creazione di un mondo nuovo dominato compiutamente ed esclusivamente dall’uomo». [Ladislao Mittner, La sinistra hegeliana – Feurbach – Marx ed Engels. Estratto da ‘Storia della letteratura tedesca III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo’] [(1) «Fressen», per usare l’efficacissima drasticità di Brecht; § 448, n. 15] (pag 382-383) Lunga nota dell’autore a pagina 382 sul rapporto tra le due figure Dante e Marx. “”A giudizio dei cultori di una filosofia puramente speculativa Marx volle abolire la filosofia per sostituirvi la scienza economica: più esattamente converrebbe dire che egli nega una teoresi che sia scopo a sé; procede cioè da una prassi che esige la propria teoresi, la quale a sua volta è il presupposto di una nuova prassi. Tale interpretazione vi è già nel sistema hegeliano, in cui si svolge però entro l’idea, mentre in Marx si svolge entro quella sola realtà che è la «base», la struttura economica della realtà, la quale è tutta materiale, ma capace di generare da sé lo spirito e sta in un rapporto dialettico inscindibile con esso. Nel quadro d’insieme del pensiero tedesco Marx rappresenta la fase estrema della demitizzazione della metafisica. Kant pose il valore metafisico supremo della coscienza, ultima garante dell’esistenza di Dio; Hegel nell’idea, esistenza ed essenza ad un tempo; Feuerbach nell’uomo individuale, spirito e corpo ad un tempo, spirito soltanto perché anche, ed in prima istanza, corpo, salvo a mitizzare poi quest’uomo fatto di anima e di sensi nella figura di un novello Cristo, dio insieme ed uomo. Marx non solo smaschera tale pericolosa metafisicizzazione feuerbachiana dell’uomo compiuto, ma nello stesso tempo combatte vigorosamente anche la metafisicizzazione della cosa, dell’insieme degli oggetti concreti: egli si sforza d’immaginare, con palese ironia, ciò che direbbero le cose, se sapessero parlare. Aveva sprezzantemente voltato le spalle a ogni possibile metafisica, per studiare le leggi della realtà economica, le leggi della produzione e della distribuzione delle merci; e si accorse che dallo studio della realtà economica era sorta una nuova metafisica, che si stava sempre più rafforzando nella coscienza degli uomini, stava diventando sempre più pericolosa, poiché sempre più affermava la sua natura onnivora; una metafisica della merce eretta a feticcio in sé e per sé esistente, e la metafisica del denaro eretto a feticcio anche più assurdo, che congloba ed annienta in sé ogni merce esistente, anzi ogni merce immaginabile. Nella realtà dell’uomo le cose sono le cose utili, che gli sono indispensabili per vivere; lino e tela, bestiame e grano, che sono prodotti dell’uomo e possono essere barattati o venduti. Le cose sono quindi, in termini economici, «generi d’uso» e ad un tempo merci; e se le merci sapessero parlare, direbbero il loro «valore d’uso». Il loro prezzo può interessare gli uomini, ma non riguarda le merci stesse, in quanto esse sono cose: «Quello che a noi, in quanto cose, compete, è il nostro valore» (1); salvo che l’ipotesi esemplificatrice, deliberatamente assurda, serve soltanto a confermare ciò che Marx ha già detto: il valore che riguarda le merci in quanto oggetti, non riguarda le merci in quanto oggetti «in sé», riguarda invece l’uomo, per il quale gli oggetti sono appunto oggetti d’uso ed anche possibili o effettive merci. Marx scopre così il «carattere di feticcio della merce e del suo arcano», in particolare il carattere di feticcio dell’oro, che più di qualsiasi altra cosa attira l’ingordigia dell’uomo, mentre, preso in sé, non ha alcun valore, perché non è e non può mai essere oggetto d’uso; scopre anche l’errore per cui il valore reale della merce è diventato valore d’uso, cioè prezzo, un prezzo che può essere molto diverso dal valore reale. Ora tale scoperta economica – conviene ben rilevarlo sin d’ora – è una grande scoperta umana, è la scoperta della vera natura e del vero valore dell’uomo, poiché gli oggetti d’uso sono frutti del lavoro dell’uomo ed egli vive solo in quanto produce e scambia oggetti d’uso necessari per la sua esistenza. Il materialismo di Marx è quindi profondamente umanistico, perché rivaluta in pieno l’opera dell’uomo perfezionatore delle condizioni materiali in cui deve vivere. In questo senso è da intendersi il rovesciamento della dialettica hegeliana in senso materialistico. In Hegel permane una frattura fra l’idea ed il mondo, poiché l’attività è sviluppo astratto dell’idea; Marx invece considera l’attività umana, il lavoro, come prodotto dell’uomo concreto e non più isolato. Mentre in Hegel è oscuro il principio in base al quale si possa dire che è la negazione, in Marx la negazione diventa realtà concretissima: è negazione della libertà del lavoro. Non l’idea si aliena da sé; è alienato invece il lavoro, quando il prodotto del lavoro decade a merce in disponibilità di altri e l’uomo decade alla dipendenza delle cose da lui prodotte, ma passate nelle mani dei non produttori (2). Marx in conclusione, è hegeliano in quanto accetta il principio dell’unità della ragione e dell’esistenza e quella realtà che è intesa appunto come unità di ragione ed esistenza, ma trasforma lo storicismo metafisico in materialismo storico. Se con ciò si distrugge la filosofia (3), ciò significa che egli e non Hegel fu quell’«ultimo dei filosofi» che i giovani hegeliani pretendevano di riconoscere nel loro maestro; significa per lo meno che la demistificazione della cosa oggetto d’uso eretta ad arbitrario feticcio metafisico toglie ogni validità a qualsiasi filosofia che tratti delle cose a prescindere dall’uomo e dell’uomo a prescindere delle cose”” [Ladislao Mittner, ‘La sinistra hegeliana – Feurbach – Marx ed Engels’ ‘Marx ed Engels. II. La demitizzazione della merce-feticcio’ (in) ‘Storia della letteratura tedesca III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo’] [(1) ‘Das Kapital, I, libro I, sezione prima, cap. I, 4; (2) Si veda l’acuta e limpida introduzione di G. Pischel, nella sua versione dell”Ideologia tedesca’, Milano, 1947, p. 24 (…); (3) Löwith, p. 109] (pag 383-384-385)”,”MADS-718″ “MIYAZAKI Isamu”,”The Japanese Economy. What Makes It Tick.”,”L’A è P del Daiwa Institute of Research di Tokyo ed uno dei principali economisti del paese. Nato nel 1923, è entrato nel Economic Planning Agency dopo essersi laureato alla Facoltà di Economia presso l’Univ di Tokyo nel 1949. Nel 1960 egli progetta il ‘National Income Doubling Plan’. Dal 1967 al 1969 scrive l’annuale ‘Economic White Paper’ il report del governo. Dal 1979 al 1981 è Vice Ministro della ‘Economic Planning Agency’. Ha rappresentato il JAP ai meeting dell’OCDE, della Commissione Trilaterale, della UK-JAP 2000 Group, del ‘Korea-Japan Twenty-First Century Commitee’ e vari altri organismi internazionali. Ha scritto vari libri.”,”JAPE-003″ “MLYNÁR Zdenek a cura, saggi di Franco BATTISTRADA Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Giuseppe BOFFA Wlodzimierz BRUS Stephen F. COHEN Robert V. DANIELS Rita DI-LEO András HEGEDÜS Pierre KENDE Otto LAZIS Moshe LEWIN Lilly MARCOU Michael REIMAN”,”Il progetto Gorbaciov.”,”Le prime righe dell’articolo inviato da Zdenek Mlynár a Rinascita nell’ottobre del 1986 hanno il suono lapidario delle sentenzer definitive: “”I tentativi di riforma economica compiuti sino ad ora in Urss sono falliti perchè hanno cozzato, e non in ultima analisi, contro i limiti politici: richiedevano cioè dei mutamenti radicali anche nel sistema politico e sociale e non solo il quello economico””. Otto Lazis della redazione del Kommunist, la rivista teorica del Pcus. Pierre Kende professore all’Ecole des hautes études en sciences socials. Moshe Lewin Università della Pennsylvania, USA. Robert V. Daniels Università di Vermont, USA. Wlodzimierz Brus Wolfson College Oxford. Stephen F. Cohen Università di Princeton, USA.”,”RUSU-091-FL” “MNACKO Ladislav”,”La notte di Dresda. Romanzo.”,”Questo romanzo fu scritto poco prima del ‘Gusto del potere’ da Ladislav Mnacko, l’ormai notissimo autore cecoslovacco, prima collaboratore e poi redattore del giornale di partito Rude Pravo, più tardi capo redattore del Kulturny Zivolt, il settimanale dell’unione degli scrittori slovacchi.”,”VARx-071-FL” “MO Ettore, a cura di Marco SORTENI”,”La peste, la fame, la guerra. Afghanistan, Kurdistan, Iran, Irak, Medio Oriente, Cambogia, India, Centro America.”,”Ettore Mo è nato nel 1932 in provincia di Novara. Ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera dal 1963 ed è ancora inviato nelle zone di guerra (1987). “”Anche chi ha visto con sollievo la caduta di Amin è sgomento davanti al futuro. Il commento corale, ma sibilato tra i denti perché finita una paura ne è cominciata un’altra, è questo: “”Non facciamoci illusioni: l’URSS ci sta satellizzando; sei mesi, un anno, ed è fatta””. L’invasione non voleva certo testimoni: ma anche quando, finalmente, cade il veto e i giornalisti sono ammessi ad assistervi, ti rendono il lavoro difficile. Non funzione il telefono (eccetto che per la linea privilegiata con Nuova Delhi riservata a pochissimi). Non funziona il telex, all’aeroporto sequestrano i giornali occidentali, i voli sono scarsi o annullati, non ti consentono di raggiungere il Pakistan via terra, due inglesi che fotografano un soldato russo sono arrestati. La rimozione brutale di Amin era nell’aria, questione di giorni. Il 13 dicembre arriva a Kabul il viceministro degli interni sovietico, generale Paputin, con una delegazione di esperti in problemi di sicurezza. Lo scopo è quello di convincere Amin a ristrutturare la polizia segreta afghana, di cui è responsabile suo nipote Assudullah, sul modello sovietico. Il presidente oppone resistenza, nascono violenti diverbi, Assadullah Amin viene ferito gravemente con un colpo di pistola durante una riunione di dirigenti di partito e scompare (forse in URSS). A fine mese Paputin, 53 anni, dovrebbe rientrare a Mosca, ma ecco che il 3 gennaio la ‘Pravda’ annuncia laconicamente la notizia della sua morte, avvenuta il 28 dicembre, senza dire né dove né come. Un mistero che stimola la fantasia”” (pag 65-66)”,”PVSx-058″ “MO Yan”,”Sorgo rosso.”,”Mo Yan (ossia Colui che non vuole parlare) è nato nello Shadong nel 1955 ed è considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo e il fondatore letterario della Ricerca delle radici.”,”VARx-266-FL” “MO Yan”,”Grande seno, fianchi larghi.”,”Mo Yan (ossia Colui che non vuole parlare) è nato nello Shadong nel 1955 ed è considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo e il fondatore letterario della Ricerca delle radici.”,”VARx-267-FL” “MOA Pío”,”Le origini della guerra civile spagnola.”,”MOA Pío è giornalista e storico, ha diretto le riviste ‘Ayeres’ dal 1991 al 1993 e ‘Tanteos’ dal 1988 al 1990, entrambe dell’ Ateneo di Madrid, al cui consiglio direttivo è appartenuto per tre anni come bibliotecario (dove ha diretto la sezione di storia). Collaboratore di riviste e giornali (Diario 16, Cambio 16, ABC, El Correo de Bilbaio) ha pubblicato vari articoli su temi politici, storici e culturali. Ha scritto varie opere (v. risvolto di 4° cop.) La politica sociale della 2° Repubblica. “”Il governo di sinistra del primo biennio tentò di favorire i braccianti, proteggendoli dallo sfruttamento e dagli abusi padronali; sebbene i risultati, in un’ epoca di crisi economica e di rivalità tra i sindacati fossero a volte opposti a quelli desiderati. (…) Di fatto il governo fu accusato di dare la terra senza mezzi per coltivarla. Comunque sia, la riforma intrapresa con debolezza e improvvisazione, creò nel paese una profonda delusione, che ereditarono i governi di centro. In queste circostanze i socialisti, con grave azzardo, proposero lo sciopero, poiché la loro sfida al potere era radicale, e incompiuti i preparativi alla rivolta. Se i contadini rispondevano con insuffciente impeto, i piani rivoluzionari si potevano vedere scombussolati. Largo Caballero e quasi tutta la direzione della UGT si dimostrarono poco risoluti all’ avventura. Tuttavia la FNTT impose il suo criterio, prova dell’ esaltazione del momento, e ai restii non toccò altra soluzione che assecondarlo. Principali animatori dello sciopero furono Margarita Nelken, deputata socialista per Badajoz, e Ricardo Zabalza, giovane dirigente navarro, da lei molto influenzato. Nelken, di origine ebrea dell’ Europa centrale, esperta d’arte, si distinse per un linguaggio veramente virulento. In aprile fu deciso il piano d’ azione e iniziò un’ agitazione intensa. Antonio Ramos Oliveira, Nelken e altri presentarono lo sciopero come se fosse sorto spontaneamente da contadini ridotti in condizioni estreme dalle crudeli condizioni di vita imposte loro dal governo e dagli inumani proprietari. Considerando che Nelken è stata la leader più famosa di quelle lotte, meritano un’ attenzione i suoi punti di vista, esposti nel suo libro ‘Por qué hicimos la revolución'””. (pag 295-296) Wiki: Margarita Nelken Mausberger (Madrid, 1894 – México, 1968) fue una política socialista, y después comunista, española. Fue una de las representantes del incipiente movimiento feminista en España durante la década de 1930. Conocida por su decidida actuación política durante la Segunda República y la Guerra Civil, Margarita Nelken también destacó como crítica de arte, periodista y escritora. Hija de una francesa y de un joyero, que descendían de judíos alemanes llegados a la capital en 1889, recibió una educación esmerada que se tradujo en tempranas inclinaciones hacia la pintura y la música. Las abandonó en plena juventud para dedicarse al activismo político y social. En 1919, publicó su primera obra La condición social de la mujer. Su estado actual: su posible desarrollo, un incisivo estudio feminista. Continuó esta línea con Maternología y puericultura (1926), En torno a nosotras (Diálogo socrático) (1927), Las escritoras españolas (1930) y La mujer ante las Cortes Constituyentes (1931). En los primeros meses de 1931, ingresó en el PSOE y fue, como candidata de la Agrupación Socialista de Badajoz, a las elecciones parciales de octubre de 1931. Resultó elegida entonces y, también, en noviembre de 1933 y febrero de 1936. De hecho, es la única mujer que consiguió las tres actas parlamentarias en la Segunda República. Fue contraria a otorgar derecho de voto a la mujer, posición compartida también por Victoria Kent. Sostenía que, la falta de madurez y de responsabilidad social de la mujer española, podía poner en peligro la estabilidad de la República, ya que un porcentaje muy elevado, antes de votar, lo consultaría con su confesor. Tras el fracaso de la comuna asturiana de octubre de 1934, tuvo que alejarse de la vida política. Marchó a París y diferentes países nórdicos; y, luego, estuvo durante casi un año en la Unión Soviética. Volvió a tiempo de participar en las elecciones de febrero de 1936 como candidata del Frente Popular. En el verano de 1936, luchó frente a los militares sublevados y estuvo en los frentes de Extremadura y Toledo. En noviembre de 1936, partició en la defensa de Madrid y se distinguió asimismo en la organización de la Unión de Mujeres Antifascistas. Se incorporó al PCE en noviembre de 1936, poco después de la formación del Gobierno de Largo Caballero. Pasó la última etapa de la guerra en Barcelona. Derrotada pero no vencida marchó al exilio: de París a Moscú y, luego, en el mismo 1939, a México, donde se instaló definitivamente. Trabajó en la Secretaría de Educación Pública, colaboró con el gobierno republicano en el exilio, participó en las actividades de la Unión de Mujeres Españolas y nunca abandonó las actividades literarias y periodísticas. En octubre de 1942 fue expulsada del PCE tras haber criticado la política comunista de Unión Nacional. Los reveses del exilio, las cargas familiares y, sobre todo, la muerte de sus dos hijos (el hijo, en 1944, luchando con el ejército soviético, y la hija, en 1956, de cáncer) consiguieron vencer la incansable resistencia de esta mujer. Obras [editar]La condición social de la mujer. Su estado actual: su posible desarrollo (1919) Maternología y puericultura (1926) En torno a nosotras (Diálogo socrático) (1927) Las escritoras españolas (1930) La mujer ante las Cortes Constituyentes (1931) Primer frente (1944). El expresionismo mexicano (1965).”,”MSPG-176″ “MOA Pío”,”Los Crímenes de la Guerra Civil y Otras Polémicas.”,”Nota previa, cronologia, introducción: El fatal desenfoque, el contexto, los hechos, unas consideraciones generales, indice onomastico. Contiene inserto fotografico con immagini su assalti alle chiese”,”MSPG-254″ “MOA Pío”,”1934: Comienza la Guerra Civil. El PSOE y la Esquerra emprenden la contienda.”,”MOA Pío Volume con molte foto anche inedite”,”MSPG-264″ “MOA Pío”,”Le origini della guerra civile spagnola.”,”Pío Moa, giornalista e storico, ha diretto le riviste, Ayeres dal 1991 al 1993 e Tanteos dal 1988 al 1990, entrambe dell’Ateneo di Madrid, al cui Consiglio direttivo è appartenuto per tre anni come bibliotecario, dove ha diretto, dal 1990 al 1991, la sezione di Storia. Collaboratore per diverse riviste e giornali, come: Diario 16, Cambio 16, ABC, El Correo de Bilbao, ha pubblicato numerosi articoli su temi politici, storici e culturali, Tra le sue opere risaltano De un tempo y de un país, sul fenomeno GRAPO, Reflexiones sobre el terrorismo e diversi studi sulla teoria marxista della riduzione della tassa sul profitto, sulla transazione, sul femminismo.”,”MSPG-020-FL” “MOCCIA Domenico PEPE Adolfo BARNI Walter PIZZONI Pietro BRUNETTI Paola LENZI Loretta MAGHINI Danilo ANIASI Aldo ANDREINI Goffredo GHEZZI Carlo ROCCHI Nicoletta, interventi”,”Storie di Resistenza. Il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori del settore creditizio e finanziario.”,”Domenico Moccia Segretario generale Fisac-Cgil. Adolfo Pepe direttore della Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Walter Barni ex segretario generale Filda-Cgil. Pietro Pizzoni figlio di Alfredo Pizzoni, presidente del Clnai. Paola Brunetti segretario coordinatore della Fisac.Cgil Banca Centrale. Loretta Lenzi segretaria del Coordinamento aziendale di Banca Intesa. Danilo Maghini segretario della Rsa Unicredit. Aldo Aniasi partigiano. Presidente della Federazione italiana associazioni partigiane Fiap, ex sindaco di Milano. Goffredo Andreini ex Presidente della Provincia di Milano. Carlo Ghezzi presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Nicoletta Rocchi segretaria confederale della Cgil.”,”ITAR-019-FL” “MOCKLER Anthony”,”Il mito dell’ impero. Storia delle guerre italiane in Abissinia e in Etiopia. (Tit.orig.: The War of the Negus 1. The Return of Hailé Selassié 2.)”,”MOCKLER Anthony ha compiuto gli studi a Cambridge, al Downside e al Jesus College. Ha studiato poi all’ Università per stranieri di Perugia prima di diventare giornalista del Times e del Guardian. E’ stato inviato speciale in Congo, Rhodesia, Vietnam e Spagna. Ha insegnato alla Sorbona. Ha pubblicato vari libri (v. 4° copertina). “”Le forze dell’ Italia oltremare erano concentrate, in Libia, agli ordini del Governatore generale Balbo. Queste forze consistevano di un enorme esercito bianco e di un piccolo esercito indigeno. Nell’ Africa Orientale Italiana, agli ordini del Duca d’ Aosta, la situazione era capovolta: là esisteva un enorme esercito nero e un piccolo esercito bianco. Separava le due colonie italiane la base della potenza inglese, l’ Egitto, con la propria appendice, il Sudan, quasi sprovvisto di truppe, ossia vittima di un ovvio movimento a tenaglia che avrebbe collegato Libia ed Etiopia ed eliminato efficaceente non soltanto il centro strategico degli interessi inglesi in Africa e nel Medio Oriente, ma anche la base della Mediterranean Fleet ad Alessandria. Sfortunatamente, però, ai fini di questo grande disegno, la maggior parte dell’ esercito italiano in Libia doveva essere concentrato sull’ altra frontiera ad ovest, (…)””. (pag 305)”,”ITQM-107″ “MOCKLER Anthony, a cura di Gianni SCARPA Bruno ODDERA”,”Il mito dell’Impero. Storia delle guerre italiane in Abissinia e in Etiopia.”,”Anthony Mockler ha compiuto gli studi a Cambridge, al Downside e al Jesus College. Ha studiato poi all’Università per stranieri a Perugia prima di iniziare la sua carriera di scrittore e di giornalista per il Times Educational Supplement e il Guardian, per conto dei quali è stato inviato speciale in Congo, Rhodesia, Vietnam e Spagna. Recentemente ha insegnato alla Sorbona.”,”ITQM-033-FL” “MODA Aldo”,”Lettura di «Verità e Metodo» di Gadamer.”,”Hans Georg Gadamer nasce a Marburgo nel 1900, passa la sua giovinezza a Breslavia, dove, attraversata dall’esperienza della prima guerra mondiale, svolge la consueta formazione scolastica ed inizia, senza grande determinazione, il percorso universitario. Nel 1922 consegue il dottorato in filosofia. Iniziano gli anni d’insegnamento a marburgo come libero docente, insieme a Löwith e krüger, sempre con spiccato interesse per la cultura umanistica. nel dopoguerra, proprio per non essere stato mai iscritto a nessuna organizzazione nazionalsocialista, viene eletto primo rettore dell’Università libera di Lipsia (1946-47). A Heidelberg continuò il dialogo di Gadamer con Heidegger. Aldo Moda professore di liceo e saggista, ha pubblicato, tra l’altro, Strutture della fede e Per una critica della ragione teologica.”,”TEOP-093-FL” “MODENA Gustavo, a cura di Terenzio GRANDI”,”Epistolario di Gustavo Modena (1827-1861). II Serie: Fonti. Vol. XXXVII.”,”Gustavo Modena (Venezia, 13 gennaio 1803 – Torino, 20 febbraio 1861) è stato un attore teatrale e patriota italiano. È considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Modena iniziò a recitare sotto la guida del padre, che per professione svolgeva anche l’attività del sarto. Laureatosi in giurisprudenza a Bologna nel 1821, preferì rinunciare alla carriera forense privilegiando l’attività di attore teatrale. Maestro di Tommaso Salvini ed Ernesto Rossi, debuttò in teatro nel 1824 recitando il ruolo di David nella tragedia Saul di Vittorio Alfieri 1. Rimase fortemente scosso dai tumulti del 1821 e in uno scontro con la polizia rimase gravemente ferito. Radicato nella sua fede patriottica, partecipò ai moti risorgimentali del 1831 e aderì alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. In conseguenza del suo impegno politico al pari di Mazzini fu costretto, con la moglie ginevrina Giulia Calame, a riparare in esilio, dapprima in Svizzera e Belgio (Bruges), quindi in Inghilterra dove si trovò a svolgere i più svariati mestieri. A Londra ebbe modo comunque di suscitare ammirazione per l’abilità declamatoria dei versi della Divina Commedia (spettacolo Lectura Dantis) 1. Nel 1839, fatto ritorno nel Regno Lombardo-Veneto, costituì una propria compagnia con cui iniziò una tournée di sette anni in diversi stati della futura Italia ai quali gli era consentito di accedere. Terminata la tournée si dedicò prettamente alla politica limitando l’attività teatrale. Dopo le sconfitte del 1848 – 1849, si ritirò in Piemonte. Visse anche in Liguria, dove con la propria compagnia drammatica guidò con favorevoli risultati di critica la prima stagione assoluta del Teatro Colombo 1. (copil.) Il Teatro Gustavo Modena è situato nel quartiere di Sampierdarena a Genova. È stato costruito nel 1856 e originariamente votato alla lirica 12. Il teatro è stato intitolato a Gustavo Modena, un attore teatrale e patriota italiano, considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Nel corso del Novecento, il teatro ha subito varie trasformazioni e nel 2018 è diventato parte del Teatro Nazionale di Genova 2. Il Teatro Gustavo Modena è una tipica sala all’italiana a ferro di cavallo di 500 posti, quattro ordini di palchi, un loggione, una platea e una facciata tipicamente neoclassica 1. Curiosità: è tra i pochissimi teatri in Italia ad avere ancora in uso la graticcia originale ottocentesca, che può essere ammirata nel corso di visite guidate organizzate su richiesta 1.”,”RISG-034-FSL” “MODENA Gustavo, a cura di Terenzio GRANDI”,”Scritti e discorsi di Gustavo Modena (1831-1860). II Serie: Fonti. Vol. XXXIX.”,”Gustavo Modena (Venezia, 13 gennaio 1803 – Torino, 20 febbraio 1861) è stato un attore teatrale e patriota italiano. È considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Modena iniziò a recitare sotto la guida del padre, che per professione svolgeva anche l’attività del sarto. Laureatosi in giurisprudenza a Bologna nel 1821, preferì rinunciare alla carriera forense privilegiando l’attività di attore teatrale. Maestro di Tommaso Salvini ed Ernesto Rossi, debuttò in teatro nel 1824 recitando il ruolo di David nella tragedia Saul di Vittorio Alfieri 1. Rimase fortemente scosso dai tumulti del 1821 e in uno scontro con la polizia rimase gravemente ferito. Radicato nella sua fede patriottica, partecipò ai moti risorgimentali del 1831 e aderì alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. In conseguenza del suo impegno politico al pari di Mazzini fu costretto, con la moglie ginevrina Giulia Calame, a riparare in esilio, dapprima in Svizzera e Belgio (Bruges), quindi in Inghilterra dove si trovò a svolgere i più svariati mestieri. A Londra ebbe modo comunque di suscitare ammirazione per l’abilità declamatoria dei versi della Divina Commedia (spettacolo Lectura Dantis) 1. Nel 1839, fatto ritorno nel Regno Lombardo-Veneto, costituì una propria compagnia con cui iniziò una tournée di sette anni in diversi stati della futura Italia ai quali gli era consentito di accedere. Terminata la tournée si dedicò prettamente alla politica limitando l’attività teatrale. Dopo le sconfitte del 1848 – 1849, si ritirò in Piemonte. Visse anche in Liguria, dove con la propria compagnia drammatica guidò con favorevoli risultati di critica la prima stagione assoluta del Teatro Colombo 1. (copil.) Il Teatro Gustavo Modena è situato nel quartiere di Sampierdarena a Genova. È stato costruito nel 1856 e originariamente votato alla lirica 12. Il teatro è stato intitolato a Gustavo Modena, un attore teatrale e patriota italiano, considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Nel corso del Novecento, il teatro ha subito varie trasformazioni e nel 2018 è diventato parte del Teatro Nazionale di Genova 2. Il Teatro Gustavo Modena è una tipica sala all’italiana a ferro di cavallo di 500 posti, quattro ordini di palchi, un loggione, una platea e una facciata tipicamente neoclassica 1. Curiosità: è tra i pochissimi teatri in Italia ad avere ancora in uso la graticcia originale ottocentesca, che può essere ammirata nel corso di visite guidate organizzate su richiesta 1. Interpretazioni di Dante. Il Cattolicesimo di Dante (pag 302-310) Versioni poetiche. Maometto o il fanatismo. Lettera a Francesco Regli ecc. (pag 311-316) ‘Chi ci crede, e vuol sapere vita, morte e miracoli di Maometto, legga Caussin de Perceval, Histoire des Arabes'”,”RISG-036-FSL” “MODIGLIANI Giuseppe E.; PRAMPOLINI Camillo”,”La fine della lotta per la vita tra gli uomini; Come avverrà il socialismo e altri scritti.”,”””In questa formazione dei policellullari non vi ha in sostanza che questo fatto: per circostanze, che allo scienziato non è dato conoscere, la scissione di alcuni unicellulari non si completa e sorgono i policellulari; questi, avendo realizzata un’ integrazione di unità organiche, iniziano con la differenziazione di queste, l’ ulteriore sviluppo del regno animale;(…)”” (pag 72) “”Chi non vuole lavorare non deve mangiare”” (S. PAOLO) (pag 321)”,”MITS-212″ “MODIGLIANI Vera”,”Esilio. Quarant’anni di battaglie politiche.”,”””Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente e questo è quello strale che il dardo dell’ esilio pria saetta”” (Dante) (in apertura) Treves. “”Ma non parlava mai di sé. E, se gli accadeva di farlo, o perché interrogato, o perché la piena del suo animo faceva troppa ressa (…) aveva un modo tutto suo di tagliar corto e di alzare le spalle, come a dire: Non importa! Lasciate andare! Tiriamo avanti! e un abbassare rapido delle ciglia, sottraeva all’ osservatore il guizzo sùbito dell’ acceso sguardo. (…) Quando parlava in pubblico sembrava cominciare a fatica, e quasi consultandosi. (…) A poco a poco, la passione gli fremeve dentro: la voce si levava acuta, vibrante, ed il periodo nasceva, si componeva, si conchiudeva conciso, in un giro perfetto, trascinando in una commozione sentimentale ed estetica. Non pareva avesse energia per le cose normali della vita. Era invece un lavoratore indefesso al giornale, in tipografia, ovunque occorresse la sua presenza. Lettore assiduo di classici e di moderni, giornalista, ma giornalista letterato, buttava giù i suoi articoli con penna estremamente facile, con quella sua calligrafia chiara dalla linea ascendente, specchio del suo carattere e delle sue aspirazioni. (…) le più modeste riunioni lo ebbero propagandista. Se qualche volta si mostrava restio ad essere l’ oratore “”ufficiale”” delle grandi cerimonie, non rifiutava mai la sua parola in quelle raccolte riunioni domenicali, nelle salette di caffé, piccole e fumose, dei quartieri periferici parigini, ove i compagni francesi solevano ritrovarsi””. (pag 70-71) Giuseppe Emanuele Modigliani (Livorno, 28 ottobre 1872 – Roma, 5 ottobre 1947) è stato un politico italiano. (fonte Wikip) Discendente di una famiglia della borghesia ebraica livornese, fratello del celebre pittore Amedeo, durante gli studi universitari (conseguirà una laurea in giurisprudenza) si avvicina al movimento socialista. Nel 1894 è tra i fondatori del sezione livornese del Partito Socialista Italiano, divenendo l’anno successivo anche consigliere comunale della sua città e promuovendo la nascita delle Camere del Lavoro e la diffusione del movimento socialista nell’area pisana, senese e nella Maremma. Dopo il servizio militare ritorna alla sua attività politica divenendo segretario del Partito Socialista in Toscana. Arrestato a Piacenza, dove dirigeva un giornale, verrà processato insieme all’intero gruppo dirigente socialista e condannato a sei mesi di carcere. Proseguirà la sua militanza come amministratore locale ed organizzatore del movimento sindacale e cooperativo. Complesso fu il suo rapporto con Filippo Turati, con cui condivideva la visione riformista (dentro cui rappresentava l’ala più a sinistra), fu molto vicino invece alle posizioni di Gaetano Salvemini. Deputato dal 1913 fu assai apprezzato per le sue doti dialettiche e la sua notevole preparazione, assunse posizioni anti-interventiste sulla Grande guerra, portando la sua posizione alla conferenza di Zimmerwald. Nella serrata dialettica interna ai socialisti degli anni ’20 cercò, senza successo, di evitare la scissione fra riformisti e massimalisti. Dichiarato decaduto nel 1924 assieme agli altri parlamentari dell’opposizione, rappresentò come avvocato la parte civile nel processo relativo all’omicidio di Giacomo Matteotti, quando ormai il fascismo si consolidava al potere. Insieme alla moglie Vera intraprese la via dell’esilio, continuando la sua attività di propaganda antifascista e divenendo rappresentante italiano all’Internazionale socialista. Rientrato in Italia, con la salute assai compromessa, fu membro della Consulta nazionale e della Assemblea Costituente. L’11 gennaio 1947 partecipò alla scissione di Palazzo Barberini divenendo presidente del PSLI (divenuto poi PSDI). Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Emanuele_Modigliani”&#8221; Giuseppe Emanuele Modigliani (Livorno, 28 ottobre 1872 – Roma, 5 ottobre 1947) è stato un politico italiano. (fonte Wikip) Discendente di una famiglia della borghesia ebraica livornese, fratello del celebre pittore Amedeo, durante gli studi universitari (conseguirà una laurea in giurisprudenza) si avvicina al movimento socialista. Nel 1894 è tra i fondatori del sezione livornese del Partito Socialista Italiano, divenendo l’anno successivo anche consigliere comunale della sua città e promuovendo la nascita delle Camere del Lavoro e la diffusione del movimento socialista nell’area pisana, senese e nella Maremma. Dopo il servizio militare ritorna alla sua attività politica divenendo segretario del Partito Socialista in Toscana. Arrestato a Piacenza, dove dirigeva un giornale, verrà processato insieme all’intero gruppo dirigente socialista e condannato a sei mesi di carcere. Proseguirà la sua militanza come amministratore locale ed organizzatore del movimento sindacale e cooperativo. Complesso fu il suo rapporto con Filippo Turati, con cui condivideva la visione riformista (dentro cui rappresentava l’ala più a sinistra), fu molto vicino invece alle posizioni di Gaetano Salvemini. Deputato dal 1913 fu assai apprezzato per le sue doti dialettiche e la sua notevole preparazione, assunse posizioni anti-interventiste sulla Grande guerra, portando la sua posizione alla conferenza di Zimmerwald. Nella serrata dialettica interna ai socialisti degli anni ’20 cercò, senza successo, di evitare la scissione fra riformisti e massimalisti. Dichiarato decaduto nel 1924 assieme agli altri parlamentari dell’opposizione, rappresentò come avvocato la parte civile nel processo relativo all’omicidio di Giacomo Matteotti, quando ormai il fascismo si consolidava al potere. Insieme alla moglie Vera intraprese la via dell’esilio, continuando la sua attività di propaganda antifascista e divenendo rappresentante italiano all’Internazionale socialista. Rientrato in Italia, con la salute assai compromessa, fu membro della Consulta nazionale e della Assemblea Costituente. L’11 gennaio 1947 partecipò alla scissione di Palazzo Barberini divenendo presidente del PSLI (divenuto poi PSDI). Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Emanuele_Modigliani””&#8221;,”ITAD-092″ “MODIGLIANI Franco”,”Consumo, risparmio, finanza.”,”20 Alcuni articoli sono a due mani, con Robert J. Shiller, con Merton H. Miller, con Richard A. Cohn, con Andre Modigliani”,”ECOT-343″ “MODIGLIANI Franco”,”Consumo, risparmio, finanza.”,”””La teoria del ciclo vitale e le sue implicazioni. Modigliani ha dedicato a questo tema la parte forse preponderante della sua attività di ricerca lungo un arco di tempo più che ventennale”” (pag 15, introduzione di Carlo D’Adda) “”Un contributo fondamentale Modigliani lo ha dato anche alla moderna teoria della finanza”” (pag 18, idem)”,”ECOT-017-FV” “MODIGLIANI Franco, a cura di Paolo PELUFFO”,”Avventure di un economista. La mia vita, le mie idee, la nostra epoca.”,”Franco Modigliani (Roma, 1918 – Cambridge, 2003) è stato professore emerito presso la Alfred P. Sloan School of Management del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Nel 1985 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia. Paolo Peluffo (1963), ‘normalista’ è dirigente generale del ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica; è stato il portavoce del ministro Ciampi. Ha curato le memorie di Guido Carli ‘Cinquant’anni di vita italiana’ (1993) e per Laterza una raccolta di scritti inediti di Carli ‘Le due anime di Faust Scritti di economia e politica’ (1996). Con V. Giacchè ha scritto ‘La storia del Mediocredito Centrale’ (1997). Ronald Reagan inventore del deficit. “”Le guerre possono essere finanziate in molti modi. Reagan, tra tutti i modi possibili, scelse il peggiore: quello che ha arrecato il danno maggiore alle generazioni successive, e che ha costretto i presidenti che gli sono succeduti, repubblicani e democratici, a grandi sforzi per sanare le ferite inferte dagli otto anni della sua presidenza. Per molti aspetti si può affermare che Reagan, negli Stati Uniti, è l’inventore del deficit. Prima di lui, sostanzialmente, non era mai esistito. O, meglio, era esistito come strumento di controllo ciclico della domanda in periodi di recessione, ma non come fenomeno strutturale. Fino ad allora i presidenti, sia repubblicani sia democratici, avevano sempre adottato una politica economica saggia e moderata (31). Questa analisi in qualche modo smentisce le tesi di James Buchanan (32), secondo il quale tutte le società democratiche hanno un’ineluttabile tendenza vero il deficit. La storia degli Stati Uniti smentisce questa ipotesi. Tranne sotto Ronald Reagan. Il deficit sotto Reagan arrivò addirittura fino al 6,3 per cento del PIL. Una enormità se lo confrontiamo con il pareggio del presidente Clinton. Se si adotta la correzione per l’inflazione da me proposta, a partire dal 1983 i deficit federali sono i maggiori mai registrati in tempo di pace e non danno segno di voler diminuire fino all’ultimo anno di presidenza. Nel dibattito interno americano, abbiamo assistito nel 1995 a un conflitto molto duro tra il Congresso a maggioranza repubblicana e il presidente Clinton. Ma questo conflitto non riguarda l’obiettivo di fondo, che entrambi condividono pienamente: azzerare il deficit. Piuttosto interessava semmai la distribuzione dei sacrifici, e la durata del periodo di rientro. L’aspetto sorprendente di tutto ciò è che il presidente Reagan si presentò alle elezioni dicendo: c’è al mondo un solo male, una vera e propria pestilenza, ed è il deficit pubblico. Reagan nel corso della sua prima campagna, quella contro Carter, seguiva un modello economico basato sulla cosiddetta «curva di Laffer»: se lo Stato si imbarca in spese folli, cercherà di aumentare le entrate con la tassazione; ma la tassazione ha in sé il principio della propria fine, perché essa spegne l’incentivo a produrre; e per questo il governo vede ridursi il gettito fiscale, non riesce più a finanziare la spesa e, allora, si mette a stampare moneta a tutto spiano; ma stampare moneta crea l’inflazione, secondo il modello monetarista; l’inflazione crea il disordine, il disordine crea la disoccupazione e il cattivo funzionamento del sistema. E questa era la condizione dell’America descritta da Reagan alla fine della presidenza Carter nel 1981″” (pag 132-133) [(31) Cfr. F. Modigliani e A. Modigliani, The Growth of the Federal Deficit and the Role of Public Attitudes’, in ‘Public Opinion Quarterly’, 51, 1987, pp. 459-80 (trad. it. in Modigliani, ‘Consumo, risparmio, finanza’, cit., pp. 499-527); (32) J.M. Buchanan, ‘Liberty, Market and State’, New York University Press, New York, 1985]”,”BIOx-345″ “MODZELEWSKI Karol KURON Jacek”,”Il marxismo polacco all’opposizione.”,”Nel luglio 1965 e nel gennaio 1966 si sono tenuti a Varsavia due processi contro elementi critici di sinistra precedentemente espulsi dal POUP; nel corso del primo sono stati giudicati Karol Modzelewski, già dirigente della gioventù universitaria di Varsavia nell’ottobre 1956 e figlio del primo ministro degli esteri della Repubblica popolare polacca e Jacek Kuron, anche egli dirigente universitario e figlio di un vecchio quadro di partito. Sono stati condannati, rispettivamente, a tre anni e mezzo e a tre anni di reclusione. Nel corso del secondo processo sono stati giudicati Ludwik Haas, Romuald Smiech e Kazimierz Badowski condannati a si mile pena.”,”POLx-007-FL” “MOENS Guy”,”De Anti-Verhofstadt. Politiek Voor De Spiegel.”,”Guy Moens, Tienen, 1938, dottore in lettere, politico socialista e scrittore. Guy Verhofstadt: primo ministro del Belgio dal 1999 al 2008, è stato anche vice primo ministro e ministro del bilancio dal 1985 al 1987. E’ stato membro della Camera dei Rappresentanti del 1985 al 1995. Dal 2009 è membro del Parlamento europeo dove è presidente del gruppo dell’ Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE) Ha fondato il gruppo federale inter-parlamentare Spinelli. E’ stato candidato dal Partito dell’Alleanza Alde alla carica di Presidente della Commissione europea nelle elezioni al Parlamento europeo del 2014 ed è stato il rappresentante del parlamento europeo nei negoziati Brexit. Politico liberale e influente statista belga è nato nel 1953 a Dendermonde.”,”EURx-002-FFS” “MOFFA Claudio a cura”,”Storia dell’Africa dalle origini alle indipendenze.”,”Testi antologici tratti dalla storia universale in 13 volumi dell’Accademia delle scienze dell’URSS Claudio MOFFA insegna storia e Istituzioni dei Paesi afroasiatici all’Università di Teramo. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina)”,”AFRx-070″ “MOFFA Claudio”,”La rivoluzione etiopica. Testi e documenti.”,”Studioso di problemi internazionali, Claudio Moffa è autore di due libri ‘La resistenza palestinese’ (1976) e ‘Etiopia dietro la trincea’ (1978). Ha collaborato con vari quotidiani e settimanali. “”Yves Benot ha già parlato degli eventi etiopici come di «un’immensa rivolta contadina che ha spazzato via, assieme al doppio feudalesimo, civile e religioso, ogni tentativo da parte dei feudatari di un ritorno all’indietro» (4° di copertina)”,”AFRx-096″ “MOGGACH Douglas a cura; saggi di Douglas MOGGACH Norbert WASZEK Howard WILLIAMS Warren BRECKMAN Massimiliano TOMBA Douglas MOGGACH Eric VON-DER-LUFT Lawrence S. STEPELEVICH David LEOPOLD Gareth Stedman JONES Andrew CHITTY José Crisóstomo DE-SOUZA Sean SAYERS Ardis B. COLLINS”,”The New Hegelians. Politics and Philosophy in the Hegelian School.”,”MOGGACH Douglas è un professore di scienze politiche e filosofia nell’Università di Ottawa. E’ autore pure del libro: ‘The Philosophy and Politics of Bruno Bauer’. Contiene un saggio su Engels e due su Marx: ‘Engels and the Invention of the Catastrophist Conception of the Industrial Revolution’ di Gareth Stedman Jones (pag 200-220) ‘The Basis of the State in the Marx of 1842’ di Andrew Chitty, ‘Marx and Feuerbachian Essence: Returning to the Question of ‘Human Essence’ in Historical Materialism’ di José Crisóstomo de-Souza. Ma si parla di Marx anche in ‘Freedom and the ‘Realm of Necessity’ di Sean Sayers ed in altri saggi. Engels e le origini dell’opera ‘La condizione della classe operaia in Inghilterra’ (pag 215-217) “”The most immediate source of Engels’ initial diagnosis of the condition of England was Moses Hess. It was Hess, at the time the foreign editor of the ‘Rheinische Zeitung’ in Cologne, who had encountered Engels on his way to England and claimed to have converted him to “”communism””. Hess’s vision of “”communism””, to which at that time Engels certainly subscribed, was outlined in his book ‘The European Triarchy’. He argued that the emancipation of mankind would be the task of three nations. Germany, the land of the Reformation, was to realise spiritual freedom. France, the country of the great revolution of 1789, was to attain political freedom. England was now on the verge of social revolution as a result of the mounting contradiction between “”pauperism”” and “”the money aristocracy””. Its task was to realise social equality. Its revolution would be “”social”” because, as Hess stated in the ‘Rheinische Zeitung’ in the summer of 1842, industry had passed from the hands of the people to the machines of the capitalists. Commerce had become concentrated in the hands of “”capitalists and adventures (i.e. swindlers)””. Through primogeniture, the land had fallen into the hands of “”a few great families””. Writing at the time of the Lancashire plug-plot riots, Hess thought he could now detect the final onset of “”the approaching catastrophe.”” Engels, arriving a few months later, believed the same. It is noticeable that during the first fourteen months of his residence in England, Engels made no reference to an “”industrial revolution””. Talk of competition, “”the money aristocracy””, and the displacement of small capitalists by large was the common currency of radicals and socialists during the period. It did not entail a conception of industrialisation. Even in an essay written for the Paris-based ‘Deutsch-französische Jahrbücher’ on Thomas Carlyle, no reference was made to an “”industrial revolution””.Carlyle thought the crisis in “”the condition of England”” was primarily the result of the loss of religious faith and the displacement of former feudal dependencies by the “”cash nexus”” (1). Similarly, the first essay of the same journal to ascribe a revolutionary role to “”the proletariat””, put forward its argument in terms made familiar by the preceding pauperism debate in Germany. Karl Marx, the author of the essay, defined “”the proletariat”” as “”a class of civil society, which is not a class of civil society, an estate which is the dissolution of all estates””. Although this proletariat was coming into being “”as a result of rising industrial development””, it was also claimed to be the result of “”the drastic dissolution of society”” (2). What Marx at that point was describing was a social group outcast by the disintegration of estate society. Engels’ first use of the term “”industrial revolution”” occurred around February-March 1844 in an essay entitled “”The Condition of England. 1. The Eighteenth Century””. In this account, Engels wrote of “”the invention of the steam engine and of machinery for working cotton”” that “”gave rise, as is well known, to an industrial revolution””. But he also argued that “”the historical importance”” of this revolution was “”only now beginning to be recognised””. Furthermore, the only sources mentioned – the 1844 edition of J.R. McCulloch’s ‘Dictionary of Commerce’ and G.R. Porter’s ‘Progress of the Nation (1836-43) – made no reference to such a revolution. Engels’ depiction of “”the industrial revolution”” was straightforwardly factual. It is therefore most likely that he read the account in Blanqui’s ‘Histoire de l’économie politique en Europe.”” [Gareth Stedman Jones, Engels and the Industrial Revolution] (in) The New Hegelians. Politics and Philosophy in the Hegelian School, 2006, a cura di Douglas Moggach (Frederick Engels, “”The condition of England. ‘Past and Present’ by Thomas Carlyle, London 1843′ in MECW, vol. 3, 444-69).”,”TEOC-600″ “MOGK Walter”,”Paul Rohrbach und das “”Größere Deutschland””. Ethischer Imperialismus im Wilhelminischen Zeitalter. Ein Beitrag zur Geschichte des Kultur-protestantismus.”,”Vengono citati DELBRÜCK HARNACK NAUMANN LEUTWEIN.”,”GERS-020″ “MOHAN C. Raja”,”Crossing the Rubicon. The Shaping of India’s New Foreign Policy.”,”Alea iacta est. The die has been cast. Il dado è tratto. MOHAN C. Raja è responsabile per gli affari strategici presso il giornale ‘Hindu’ di New Delhi. E’ stato corrispondente da Washington e fellow al Institute for DEfence Studies and Analyses, di Delhi. “”La connessione sovietica aveva un significato nella gestione della rivalità con la Cina come essa era similmente all’ Occidente a supporto del Pakistan per il Kashmir. La spaccatura sino-sovietica coincide con il conflitto sino-indiano rafforzato dai legami tra New Delhi e Mosca duante i primi anni ’60’.”” (pag 121)”,”INDx-073″ “MOHLER Armin”,”La rivoluzione conservatrice in Germania 1918 – 1932. Una guida”,”Nato a Basilea nel 1920, A. MOHLER, dottore in filosifa, già segretario dello scrittore Ernst JÜNGER a Ravensburg e a Wilflingen (1949-1953), è stato corrispondente a Parigi per diversi giornali di lingua tedesca: ‘Die Tata’ di Zurigo, ‘Die Zeit’ di Amburgo, ‘Die Furche’ di Vienna e ‘Christ und Welt’ di Stoccarda. A partire dal 1967 è stato Prof incaricato di scienza della politica presso l’Univ di Innsbruck. D dal 1964 della Fondazione Friedrich von Siemens di Monaco di Baviera, ha organizzato vari convegni (gli atti sono stati pubblicati a sua cura). Questo libro che sviluppa una tesi di dottorato lo ha fatto conoscere al pubblico più largo.”,”GERG-015″ “MOISSON Marcel”,”Come effettuare la gestione finanziaria di un’impresa.”,”MOISSON Marcel è un noto consulente francese d’organizzazione.”,”ECOA-011″ “MOISSONNIER Maurice”,”La premiere internationale et la commune à Lyon. 1865-1871. Spontaneisme-Complots et ‘luttes reelles’.”,”Nel 1954, MOISSONNIER presentava quello che allora si chiamava ‘diplome d’Etude superieures’ intitolato ‘Les ouvriers lyonnais en 1869-1870′. Durante vent’anni, MOISSONNIER non ha cessato di proseguire le sue ricerche e di pubblicare articoli sul movimento operaio della città di Lione.”,”MFRC-052″ “MOISSONNIER Maurice”,”Les canuts. “”Vivre en travaillant ou mourir en cambattant””.”,”MOISSONNIER Maurice è nato nel 1937 a Roanne. E’ agrégé di storia, specialista del movimento operaio del XIX secolo. Ha collaborato alla ‘Histoire mondiale du socialisme’ (Editions des Lilas) e al Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier (Editions ouvrieres). E’ membro del comitato di redazione di Cahiers d’ histoire, dell’ Institut de recherches marxistes, membro dell’ Institut CGT di storia sociale e vice presidente degli Amis de la Commune. Canuts. “”Lo storico sovietico Eugene Tarlé ha scritto: “”L’ insurrezione lionese del 1831 costituisce una svolta nella storia della classe operaia, non solo in Francia ma nel mondo intero. Si è detto che l’ operaio russo dopo il 9 gennaio 1905 e l’ operaio russo prima del 9 gennaio sono due uomini differenti, che non si somigliano affatto. Si può dire altrettanto dell’ operaio francese prima e dopo l’ insurrezione di Lione.”” Giudizio che dà la portata dei “”Tre gloriosi”” degli operai della seta lionesi””. (pag 140)”,”MFRx-220″ “MOKYR Joel”,”Leggere la rivoluzione industriale. Un bilancio storiografico.”,”Joel Mokyr insegna storia economica nella Northwestern University. Studioso dell’industrializzazione e del cambiamento tecnologico, ha pubblicato tra l’altro La leva della ricchezza.”,”STOx-082-FL” “MOLA Aldo A.”,”Umberto II di Savoia.”,”A.A. MOLA insegna storia contemporanea presso la facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Milano. E’ autore, fra l’ altro, di ‘Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri’ (Bompiani, 1994) e coordinatore generale dell’ opera in venticinque volumi ‘Il parlamento italiano, 1861-1992’.”,”ITAF-070″ “MOLA Aldo A.”,”Giolitti, lo statista della nuova Italia.”,”A.A. MOLA (Cuneo 1943) dirige il Centro europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello stato a Dronero (Cuneo) Dal 1971 ha dedicato a Giolitti e alla sua epoca molti saggi (v. retrocopertina). Condirettore editoriale de ‘Il Parlamento italiano, 1861-1992 (NUOVA CEI, 24 voll), è autore anche di una ‘Storia della massoneria italiana’ (2002). Insegna all’ Università Libera di Bruxelles. Nella crisi postbellica Giolitti sottovaluta l’ introduzione della proporzionale. “”Sino al 26 novembre del 1919 Giolitti non fece più sentire la sua voce alla Camera. In quell’ anno non rimase però inerte. Come aveva previsto, dalla guerra il paese uscì con problemi enormi e una dirigenza rissosa, incapace di individuare i pochi capisaldi sui quali ricostruire. Se anche l’ avesse desiderato – ormai aveva quasi settantacinque anni, all’ epoca età veneranda – venne impedito d’ andare in congedo dalla cerchia di fedelissimi che continuavano a scommettere esclusivamente su di lui. Fra questi ebbe ruolo eminente Alfredo Frassati. (…) Lo scenario interno era drasticamente mutato rispetto ai primi di marzo, quando egli prevedeva elezioni entro giugno. In gennaio era stato fondato il Partito popolare italiano. Per la prima volta dall’ unificazione nazionale i cattolici si organizzarono in partito politico per conquistare seggi alla Camera. Benché non fosse espressione diretta e ufficiale della Santa Sede, si presentò quale “”partito della chiesa””. Anzi, “”dei preti””. I possibili dubbi eran fugati dal fatto che suo segretario generale era don Luigi Sturzo e molti sacerdoti provvedevano alle sedi delle sue sezioni. Col trascorrere dei mesi, esso si organizzò da un capo all’ altro del paese. In quello stesso arco di tempo crebbe anche in Italia il mito dell’ Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. (…). In quegli stessi mesi, più le forze d’ opposizione antiche e nuove s’ organizzavano, più i costituzionali si spappolavano in una miriade di gruppi e correnti. (…) Dunque Giolitti sottovalutò gravemente l’ impatto che la riforma elettorale avrebbe avuto sulla nuova Camera dei deputati. Fu un grave errore di prospettiva, tanto più per chi continuava a credere che la crisi morale oltre che politica in cui l’ Italia stava sprofondando dovesse trovare soluzione proprio nel Parlamento, nelle istituzioni assediate dalla piazza.”” (pag 391-393)”,”ITAA-084″ “MOLA Aldo Alessandro”,”Stampa e vita pubblica di provincia nell’ età giolittiana, 1882-1914.”,”a cura del comitato scientifico del Centro Studi sul Giornalismo ‘Gino Pestelli’, Torino, Carlo CASALEGNO Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Alessandro GALANTE GARRONE Giovanni GIOVANNINI Bruno MARCHIARO Narciso NADA Vito NAPOLI Aldo PIPAN Giorgio SPINI Paolo SPRIANO. Dal 1886 il giornale come strumetno primario della lotta politica. “”Ma la prudenza di Giolitti evita lo scontro. Anche perché non esiste lo spazio politico per una ulteriore frattura dello schieramento liberale piemontese, almeno nel 1886. E’ però già abbastanza indicativo che nella lotta – contenuta nei limiti descritti dalla forza del Galimberti – nel corso della quale si registrano, all’ ultimo momento, clamorosi cedimenti a favore del giovane avvocato, il controllo del quotidiano giochi un ruolo determinante. La lezione non verrà dimenticata. Ogni forza che, da allora in poi, vorrà qualificarsi politicamente ed elettoralmente mirerà anzitutto alla assoluta disponibilità di un giornale. E non solo per i “”tre o quattro numeri”” , progettati da Turbiglio, ma per svolgere un controllo almento settimanale (meglio se bisettimanale o quotidiano), su un’ opinione non più limitata alle poche centinaia di elettori degli anni del Risorgimento, né di facile dominio ed individualità come quelli dei piccoli comuni di pianura o di valle, ma di migliaia di residenti urbani ai quali si può giungere solo più attraverso un foglio diffuso, redazionalmente efficiente e bene amministrato. Dunque, se il 1882 è l’ anno dell’ esplosione della stampa periodica di provincia, per l’ ampliamento del pubblico di lettori e degli acquirenti, è solo con il 1886-87 che il giornale si rivela come strumento non più sussidiario, ma primario della lotta politica e della vita pubblica di un paese avviato ad una sempre più larga partecipazione popolare alla scelta dei suoi rappresentanti. Si annuncia in tal modo il tramonto del clientelismo fondato sul legame personale diretto e si profilano le organizzazioni politiche a strutture di partito o di movimento di opinione””. (pag 71)”,”EDIx-055″ “MOLA Aldo Alessandro”,”Storia della Massoneria italiana dall’ Unità alla Repubblica.”,”””Che il massone lavori lungo l’ operosa giornata così appunto come sa e può”” (Poema Regius, circa 1390) A.A. MOLA (Cuneo 1943) è docente di storia e filosofie e collabora a giornali e riviste. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina) “”E ci si può chiedere cosa cercassero nelle Logge uomini tanto diversi come Garibaldi, Depretis, Zanardelli, Crispi, Carducci, Bovio… o i gerarchi fascisti Starace e Balbo, il generale Capello; uomini d’armi e di lettere, politici, scienziati, borghesi o semplici operai”” (retrocop.) “”Insomma, Bovio aveva le carte in regola per cantar chiaro a Lemmi che “”dallo scandalo bancario non ne escono nitidi alcuni de’ nostri, di alto grado. Se hanno peccato, bisogna che siano puniti come tutti gli altri. Bisognerà – dove occorra – espellerli dall’ ordine, qualunque sia il loro nome, qualunque il grado, e l’ esempio non passerà senza traccia”” (31 ottobre 1894). L’ obbiettivo – Crispi – era palese. Ma assai diversa era l’ intenzione di Memmi, che a sua volta, come sotto vedremo, era alle prese con analoghi guai.”” (pag 200) “”Da parte sua Lemmi non aveva atteso le pressioni di Bovio, che il 17 luglio 1894 interveniva a favore di due “”Fratelli socialisti, non anarchici””, inclusi nelle liste di proscrizione crispine, con cui erano colpiti i fasci siciliani; e a Crispi si rivolgeva da Gabbiano, esprimendo compiacimento per i provvedimenti di clemenza assunti dal governo e raccomandava una politica equa che garantisse pane e lavoro a tutta la Sicilia. Il pericolo, additava, Lemmi, stava ancora una volta nell’ insidia del “”nemico fortissimo ed astutissimo: il clericalismo””.”” (pag 201)”,”ITAA-112″ “MOLA Aldo A. a cura; saggi di Luigi FIRPO Giovanni SPADOLINI Romain RAINERO Ettore ROTELLI Mario ABRATE Aldo A. MOLA Emilio GENTILE Massimo MAZZETTI Rinaldo CRUCCU Roberto CHIARINI Giovanni TESIO, interventi e contributi di Adolfo SARTI Manlio BROSIO Claudio SCHWARZENBERG Cosimo CECCUTI Bruno DI-PORTO Giuseppe ZACCARIA”,”Istituzioni e metodi politici dell’ età giolittiana. Atti del Convegno nazionale, Cuneo, 11-12 novembre 1978.”,”Saggi di Luigi FIRPO Giovanni SPADOLINI Romain RAINERO Ettore ROTELLI Mario ABRATE Aldo A. MOLA Emilio GENTILE Massimo MAZZETTI Rinaldo CRUCCU Roberto CHIARINI Giovanni TESIO, interventi e contributi di Adolfo SARTI Manlio BROSIO Claudio SCHWARZENBERG Cosimo CECCUTI Bruno DI-PORTO Giuseppe ZACCARIA “”Lotta al giolittismo voleva dire, dunque, lotta al parlamentarismo e alla burocrazia, che erano considerati i pilastri del suo potere. La burocrazia era il mondo nel quale Giolitti era stato allevato e formato. Egli dominava la macchina dello Stato perché conosceva tutti i congegni della pubblica amministrazione: “”In Italia – scrisse Fortunato – così povera di classi politiche, unica sola forza politica è la burocrazia, arbitra del Parlamento. Ecco la chiave dell’ enigma. Buona parte della fortuna di Giolitti dipende da ciò, che egli solo, venuto su dalla burocrazia, ha saputo e sa, in qualche modo dominarla. Guarda i suoi ministeri: in maggioranza, sono composti di uomini politici addetti alle amministrazioni dello Stato; ce ne fu uno, che su 11 ministri, 9 erano stipendiati dallo Stato. Formar l’ ‘Italia politica’ fuori e al di sopra della burocrazia: questo il compito del domani””””. (pag 138)”,”ITAA-115″ “MOLA Aldo Alessandro a cura; saggi o interventi di Pierluigi BERTINARIA Gino GALUPPINI Mario CERMELLI Romain H. RAINERO Lamberto MERCURI A.A. MOLA Giano ACCAME Antonio PIROMALLI Loris RIZZI Edgardo SOGNO Virgilio ILARI Fausto BACCHETTI Randolfo PACCIARDI Marziano BRIGNOLI Salvatore LOI Adolfo SARTI Aldo GIAMBARTOLOMEI Paolo Emilio TAVIANI”,”Le forze armate dalla liberazione all’adesione dell’Italia alla NATO. Atti del Convegno (Torino 8-10 novembre 1985).”,”saggi o interventi di Pierluigi BERTINARIA Gino GALUPPINI Mario CERMELLI Romain H. RAINERO Lamberto MERCURI A.A. MOLA Giano ACCAME Antonio PIROMALLI Loris RIZZI Edgardo SOGNO Virgilio ILARI Fausto BACCHETTI Randolfo PACCIARDI Marziano BRIGNOLI Salvatore LOI Adolfo SARTI Aldo GIAMBARTOLOMEI Paolo Emilio TAVIANI”,”ITQM-169″ “MOLA Aldo Alessandro”,”L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria.”,”””L’inasprimento della tensione tra le grandi potenze europee per l’aggressivismo della Germania, per l’espansionismo Austro-ungarico nei Balcani (la cui annessione della Bosnia e dell’Erzegovina, nel 1908, getta l’allarme nel ceto dei produttori tessili, meccanici e nei commercianti italiani, largamente interessati al mercato balcanico e preoccupati della concorrenza tedesca che si profila, dai Balcani all’Impero Turco, sino alla Mesopotamia, alle spalle dell’Impero Asburgico), per l’accelerazione degli armamenti in Francia come in Russia (in quest’ultimo impero l’industrializzazione di vastissime aree, con capitali francesi e tedeschi stava compiendo passi giganteschi) consente ai gruppi nazionalistici italiani, come ai portavoce degli interessi imprenditoriali, di acquistare nuovo e più forte peso a ridosso dei centri di potere (1)”” [(1) L. Albertini, Le origini della guerra del 1914. vol. I. Le relazioni europee dal Congresso di Berlino all’attentato di Sarajevo’, Milano, Bocca, 1942). Per un efficace profilo dell’età dell’imperialismo cfr. Lenin, Imperialismo, fase suprema del capitalismo’, a cura di Valentino Parlato, Roma, Editori Riuniti, 1964, pp. 176 e, per una discussione interpretativa sul periodo H. Stuart Hughes, ‘Coscienza e società. Storia delle idee in Europa dal 1890 al 1930′, Torino, Einaudi, 1967 (II ed.), pp. 427)] [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971] (pag 155-156) (ancora da inserire in news) ‘Accumulazione del capitale è aumento del proletariato’ “”Dunque, prendendo in esame i modi di formazione storica del sistema capitalistico e la composizione del capitale, suddiviso in ‘capitale costante’ (ossia valore dei mezzi di produzione) e ‘capitale variabile’ (ossia valore della forza-lavoro o somma complessiva dei salari corrisposti dai “”padroni”” dei mezzi di produzione ai prestatori d’opera), Marx affronta l’esposizione della genesi storica dell’accumulazione del capitale. Non il capitale come disponibilità di una quantità statica ed invariata di mezzi di produzione gli interessa discutere, ma l’accrescimento del capitale stesso, la sua riproduzione: la quale, ben inteso, è la forma stessa, lo stesso modo d’essere del capitale, che non si concepirebbe se non come accrescimento, espansione, e pertanto come propria autoriproduzione. “”Siccome il capitale produce annualmente un plusvalore, di cui una parte viene annualmente unita al capitale originario, siccome questo incremento stesso aumenta ogni anno aumentando il volume del capitale già operante, e siccome infine, per lo sprone particolare dell’istinto dell’arricchimento, come ad esempio l’apertura di mercati nuovi, di nuovi bisogni sociali, ecc., la scala dell’accumulazione è improvvisamente elastica in virtù del semplice variare della ripartizione del plusvalore o plusprodotto in capitale e reddito, i bisogni di accumulazione potranno superare l’aumento della forza-lavoro o del numero degli operai, la domanda di operai potrà superare la loro offerta e quindi potranno aumentare i salari””. Questo, annota ancora Marx, “”dovrà addirittura accadere””, qualora però – come più sotto corregge – la differenza tra capitale costante (spese d’investimento, mezzi di produzione) e capitale variabile (somma dei salari) non vada crescendo con un ritmo superiore a quello del reinvestimento del capitale accumulato in capitale variabile, in altre parole qualora le spese per la creazione di posti di lavoro non siano tali da annullare la possibilità di crearne effettivamente di nuovi. “”Accumulazione del capitale, – conclude Marx – è quindi aumento del proletariato”””” [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971] (pag 107) Luxemburg. “”Se Marx aveva scritto ad Engels nel 1870: “”Bismarck, ora come nel 1866 fa sempre un pezzo del nostro lavoro; a modo suo e senza volerlo, ma lo fa””, intendendo che il rafforzamento dell’egemonia del blocco storico raccolto attorno al Cancelliere faceva muovere la società europea verso l’inveramento del capitalismo e quindi verso le mète additate da Marx al movimento operaio, alla fine del secolo il partito socialista tedesco solo più per motivi propagandistici e retorici riprendeva il linguaggio rivoluzionario: la sua pratica politica, invece, era del tutto e costantemente rivolta in senso riformistico a trarre benefici per la classe operaia tedesca dal rapido arricchimento della Germania e dalla sua conquista di mercati sempre più ampi sia in Europa che in altre vaste zone del globo, per lo più ancora ferme all’economia agraria. Contro questa posizione si schiera, nei primi anni del secolo, Rosa Luxemburg, sollecitata non solo dall’avversione politica per i compromessi socialriformistici, ma anche dalle perplessità suscitate in lei dall’impostazione data da Marx alla questione dell’accumulazione. A giudizio della Luxemburg la descrizione del Marx non corrisponde alla realtà dei fatti. Solo con la vendita delle merci e l’incorporazione del plusvalore si verificherebbe effettivamente l’accumulazione. “”Come nel caso del capitalista singolo, così per la classe capitalista considerata nel suo complesso il plusvalore deve essere “”realizzato”” cioè trasformato in denaro ‘prima’ di poter essere adoperato per comprare forza-lavoro e capitale costante addizionale”” (ampliamento dei mezzi di produzione, delle attrezzature, etc.). Ma se solo i capitalisti sono in grado di effettuare gli acquisti poiché sono gli unici a disporre dei mezzi finanziari, l’accumulazione diviene impossibile, giacché il processo di produzione della merce, della vendita e dell’accumulazione del plusvalore si esaurisce all’interno del capitale accumulato esistente. Accumulazione esisterà quindi solo grazie alla presenza di paesi non capitalisti accanto a quelli capitalisti. I primi offrono ai secondi quella possibilità di smercio che consente l’accumulazione, con l’allargamento della domanda. Data l’influenza che tale tesi ha recentemente riacquistato (si pensi ad esempio alla contrapposizione dei paesi capitalistici – industrializzati – considerati come un’unica grande “”città”” assediata dalla “”campagna””, raffigurante i paesi sottosviluppati ad economia agraria) non sarà inutile leggere almeno le pagine dell”Anticritica (ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria marxista’, ora in ‘Appendice’ all”Accumulazione del capitale’), in cui Luxemburg riassume con forza il proprio punto di vista (Torino, 1960, con introduzione di P.M. Sweezy)”” [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971] (pag 113)”,”ITAE-306″ “MOLA Aldo A.”,”Giolitti, lo statista della nuova Italia.”,”A.A. MOLA (Cuneo 1943) dirige il Centro europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello stato a Dronero (Cuneo) Dal 1971 ha dedicato a Giolitti e alla sua epoca molti saggi (v. retrocopertina). Condirettore editoriale de ‘Il Parlamento italiano, 1861-1992 (NUOVA CEI, 24 voll), è autore anche di una ‘Storia della massoneria italiana’ (2002). Insegna all’ Università Libera di Bruxelles. Contiene il capitolo: IX. Grande guerra ed eclissi della società liberale. (pag 347-410) Paragrafo: ‘Come per una settimana l’Italia fu alleata di tutte le potenze in guerra’ (pag 371-372 “”Il 26 aprile 1915 i plenipotenziari del governo italiano sottoscrissero a Londra il patto che impegnava l’Italia a intervenire entro un mese dalla firma. Nel frattempo protassero le trattative con Vienna. Il 4 maggio denunciarono l’adesione alla Triplice. Per una settimana il Regno d’Italia fu alleato delle due coalizioni in guerra. Ebbe venti giorni per gettarsi nella grande fornace. Il re era conscio che si trattava di questione d’onore. Aveva consentito che si trattasse senza alcuna informazione né al governo né ai più autorevoli statisti, a cominciare da Giolitti, né al Parlamento. Salandra e sovrano ignorarono il regio decreto del 14 dicembre 1901. Quel ‘modus operandi’ divenne il punto di svolta della storia d’Italia. Chiuse l'””età giolittiana”” e ne aprì un’altra. Lo stato cedette – ovvero, finse di cedere? – a piazzate organizzate dal governo per conferire una patina di consenso alle proprie decisioni occulte. Un’esigua quota di scalmanati contro l’immensa maggioranza dei cittadini, secondo la dottrina che elevava a protagoniste della storia le minoranze. Ora “”volitive””, ora prezzolate. Pronte comunque a scendere in piazza e, nel caso, a menar le mani. Fu l’eclissi dello stato di diritto. Se ne ebbe subito la prova quando, dopo perplessità e rinvii, Giolitti partì per Roma. ‘Chi sapeva’ fece in tempo a organizzare una chiassata di “”giovanotti”” alla stazione di Torino. All’arrivo a Roma, il 9 mattino, fu peggio”” (pag 371)”,”BIOx-018-FR” “MOLA Aldo A. a cura”,”L’imperialismo italiano. La politica estera dall’Unità al fascismo.”,”Aldo A. Mola (Cuneo 1943), tra altre opere di storia politica ed economica, ha pubblicato Giovanni Giolitti: grandezza e decadenza dello Stato liberale e Storia della Massoneria italiana dall’Unità alla Repubblica. Lavora a una storia del Senato. Questa antologia passa in rassegna le motivazioni che vennero proposte a sostegno del programma imperiale. Ne emerge che l’imperialismo servì soprattutto a consolidare le forme ed i rapporti di potere all’interno del paese, a tutto beneficio delle componenti più retrive delle classi dirigenti. Perciò, non solo sotto il profilo ideologico, ma anche per i contenuti politici e per i riflessi sulle istituzioni, esso fu premessa necessaria al fascismo. Questo, infatti, puntò al definitivo successo attraverso il programma imperialistico, ma proprio in esso trovò la sua rovina.”,”ITQM-015-FL” “MOLA Aldo A.”,”Giosue Carducci. Scrittore, politico, massone.”,”Aldo Alessandro Mola (Cuneo, 1943) è autore di opere e saggi tra i quali Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri, Storia della Monarchia in Italia, Giolitti, lo statista della Nuova Italia, Silvio Pellico, Carbonaro, cristiano e profeta della nuova Europa.”,”BIOx-008-FL” “MOLA Aldo Alessandro”,”Giolitti. Lo statista della nuova Italia.”,”Aldo Alessandro Mola (Cuneo, 1943) è autore di opere e saggi tra i quali Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri, Storia della Monarchia in Italia, Giolitti, lo statista della Nuova Italia, Silvio Pellico, Carbonaro, cristiano e profeta della nuova Europa.”,”BIOx-045-FL” “MOLAIOLI Angelo a cura, coordinamento per l’Istituto Socialista di Studi Storici Maurizio DEGL’INNOCENTI, collaborazione di Pasquale AMATO Gaetano ARFE’ Paolo BAGNOLI Giuseppe BARBALACE Luigi BLANDINI Piero BONI Stefano CARETTI Valerio CASTRONOVO Roberto CHIARINI Gaetano CINGARI Zeffiro CIUFFOLETTI Luigi COVATTA Francesco DE-DOMENICO Ennio DI-NOLFO Santi FEDELE Roberto FEDI Gian Biagio FURIOZZI Elvira GENCARELLI Giuseppe GIARRIZZO Gino GIUGNI Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Francesco GUI Ugo INTINI Maria Rosaria MANIERI Claudio MARTELLI Giorgio PETRACCHI Paolo POMBENI Maurizio PUNZO Alceo RIOSA Giovanni SABBATUCCI Ugo SPADONI Giorgio SPINI Valdo SPINI Giuseppe TAMBURRANO Marina TESORO Carlo VALLAURI Angelo VENTURA Domenico ZUCARO, redazione di Raimondo ASTARITA Maria CATRICALA’ Eva DESIDERIO Maria MASTROIANNI Matteo MONACO Aldo PIRO Francesca TADDEI Antonella ZAGAROLI Nicola ZOTTI”,”1892 1982. PSI novanta anni di storia.”,”Ha fornito materiale la fondazione Kuliscioff di Milano. Pag 153: riproduzione della prima pagina dell’Avanti! dedicata al Convegno internazionale di Zimmerwald (19 settembre 1915)”,”MITS-390″ “MOLFESE Franco”,”Storia del brigantaggio dopo l’ Unità.”,”L’A è uno storico e ricercatore, studioso di storia del risorgimento “”L’ aumento del brigantaggio anche all’ interno dello Stato pontificio, in particolare sui monti Lepini e sui versanti occidentali dei Simbruini e degli Ernici (zone di Subiaco e di Frosinone), fu dovuto molto probabilmente ad un motivo economico-sociale, quale la miseria e l’ esasperazione delle masse bracciantili delle due parti del confine, che a causa della tensione politica esistente fra lo Stato italiano e quello pontificio, fin dal 1863 scarseggiava di lavoro e di pane. In secondo luogo, influì molto anche la crescente pressione che le forze militari italiane esercitavano sul brigantaggio in Terra di Lavoro e in Abruzzo. Le numerose forti bande di queste zone ricorrevano quindi più frequentemente alla tattica di varcare il confine pontificio per sottrarsi agli inseguimenti e per riorganizzarsi, e una volta sul territorio romano, continuavano nelle loro imprese, affrontandovi francesi e pontifici forse con una risolutezza maggiore che non contro le truppe italiane. Il loro esempio provocava poi, naturalmente, la formazione di una quantità di bande indigene minori”” (pag 324)”,”ITAA-066″ “MOLIERE (POQUELIN Jean-Baptiste)”,”L’ avare. Comédie.”,”””Harpagon: ‘Que diable! toujours de l’ argent! Il semble qu’ils n’aient autre chose à dire: de l’ argent, de l’ argent, de l’ argent! Ah! ils n’ont que ce mot à la bouche, de l’ argent! Toujours parle d’argent! Voilà leur épée de chevet, de l’ argent!”” (pag 58) Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin; Parigi, 14 gennaio 1622- Parigi, 17 febbraio 1673) è stato un drammaturgo e attore teatrale francese. Molière, attore e allo stesso tempo drammaturgo, ricercò uno stile di scrittura e recitazione meno legato alle convenzioni dell’epoca, e proteso verso una naturalezza realistica, che descrivesse al meglio le situazioni e la psicologia dei personaggi. Queste idee, che si realizzeranno in seguito nel teatro borghese, cominciano ad emergere con forza ne La scuola delle mogli e ne Il misantropo. Un nuovo stile che Molière accompagna con una critica feroce della morale dell’epoca, cosa che impedì a lungo alla commedia Il tartufo di essere rappresentata in pubblico. La sua acuta osservazione della realtà fu spesso per Molière fonte di guai, specialmente quando i nobili oggetto delle sue satire si riconoscevano nei suoi personaggi. È nota la reazione del duca di La Feuillade che, riconosciutosi nel Marchese della Critica alla scuola delle mogli, gli strofinò sul viso con violenza i bottoni del suo vestito pronunciando la battuta del Marchese: «Torta alla crema! Torta alla crema!». Simili incidenti accaddero con Monsieur d’Armagnac, scudiero di Francia, e con il duca di Montasieur, precettore del Delfino, che minacciò di bastonarlo a morte per averlo preso a modello nel creare il personaggio di Alceste, il misantropo, salvo poi cambiare idea e ringraziarlo dell’onore concessogli. L’aspirazione di Molière, spesso costretto a scrivere commedie-balletto per compiacere ai gusti del re, fu quella di dedicarsi a sviluppare un nuovo tipo di commedia, che porterà in seguito alla nascita della commedia di costume moderna, ispirata agli accadimenti quotidiani, scritta in prosa e che obbedisca alla verosimiglianza. Molière può essere considerato a tutti gli effetti il precursore di quel rinnovamento teatrale che comincerà ad esprimersi compiutamente un secolo dopo, con Carlo Goldoni, fino a raggiungere la piena maturità nel teatro di Anton Cechov. Anche Dario Fo lo ha spesso indicato tra i suoi maestri e modelli. (Wikip)”,”VARx-252″ “MOLIERE (POQUELIN Giovan Battista), a cura di Massimo BONTEMPELLI”,”L’avaro. Commedia in cinque atti.”,”””Harpagon: ‘Que diable! toujours de l’ argent! Il semble qu’ils n’aient autre chose à dire: de l’ argent, de l’ argent, de l’ argent! Ah! ils n’ont que ce mot à la bouche, de l’ argent! Toujours parle d’argent! Voilà leur épée de chevet, de l’ argent!”” (pag 58) Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin; Parigi, 14 gennaio 1622- Parigi, 17 febbraio 1673) è stato un drammaturgo e attore teatrale francese. Molière, attore e allo stesso tempo drammaturgo, ricercò uno stile di scrittura e recitazione meno legato alle convenzioni dell’epoca, e proteso verso una naturalezza realistica, che descrivesse al meglio le situazioni e la psicologia dei personaggi. Queste idee, che si realizzeranno in seguito nel teatro borghese, cominciano ad emergere con forza ne La scuola delle mogli e ne Il misantropo. Un nuovo stile che Molière accompagna con una critica feroce della morale dell’epoca, cosa che impedì a lungo alla commedia Il tartufo di essere rappresentata in pubblico. La sua acuta osservazione della realtà fu spesso per Molière fonte di guai, specialmente quando i nobili oggetto delle sue satire si riconoscevano nei suoi personaggi. È nota la reazione del duca di La Feuillade che, riconosciutosi nel Marchese della Critica alla scuola delle mogli, gli strofinò sul viso con violenza i bottoni del suo vestito pronunciando la battuta del Marchese: «Torta alla crema! Torta alla crema!». Simili incidenti accaddero con Monsieur d’Armagnac, scudiero di Francia, e con il duca di Montasieur, precettore del Delfino, che minacciò di bastonarlo a morte per averlo preso a modello nel creare il personaggio di Alceste, il misantropo, salvo poi cambiare idea e ringraziarlo dell’onore concessogli. L’aspirazione di Molière, spesso costretto a scrivere commedie-balletto per compiacere ai gusti del re, fu quella di dedicarsi a sviluppare un nuovo tipo di commedia, che porterà in seguito alla nascita della commedia di costume moderna, ispirata agli accadimenti quotidiani, scritta in prosa e che obbedisca alla verosimiglianza. Molière può essere considerato a tutti gli effetti il precursore di quel rinnovamento teatrale che comincerà ad esprimersi compiutamente un secolo dopo, con Carlo Goldoni, fino a raggiungere la piena maturità nel teatro di Anton Cechov. Anche Dario Fo lo ha spesso indicato tra i suoi maestri e modelli. (Wikip)”,”VARx-048-FV” “MOLINARI Andrea”,”La conquista dell’impero. 1935-1941. La guerra in Africa Orientale.”,”Nato a Milano nel 1966, Andrea Molinari è laureato in Storia medievale. Specializzato in storia militare. Contiene i capitoli: – L’utilizzo dei gas nella guerra d’Etiopia (pag 79-93) – L’influenza della guerra d’Etiopia sull’esercito italiano (pag 124-137) (disponibilità di uomini ma carenza di mezzi militari; La riforma dell’esercito di Alberto Pariani)”,”ITQM-002-FC” “MOLINARI Augusta SINIGAGLIA Roberto”,”S.M. Stepnjak Kravcinskij, un rivoluzionario russo tra populismo e terrorismo. S.M. Stepnjak Kravcinskij: un rivoluzionario russo tra gli Internazionalisti italiani (Molinari); S.M. Stepnjak Kravcinskij nella Russia prerivoluzionaria (Sinigaglia).”,”Estratto da ‘Miscellanea Storica Ligure’, periodico semestrale dell’Istituto di Storia Moderna e Contemporanea della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Genova, anno XI, n. 1-2 “”«Il vero compito della società borghese è la costituzione di un mercato mondiale, almeno nelle sue grandi linee, e di una produzione che poggi sulle sue basi. Siccome il mondo è rotondo, sembra che questo compito sia stato portato a termine con la colonizzazione della California e dell’Australia e con l’inclusione della Cina e del Giappone. Ecco la ‘question’ difficile per noi: sul continente al rivoluzione è ‘imminent’ e prenderà anche subito un carattere socialista. Non sarà necessariamente ‘crushata’ (soffocata) in questo piccolo angolo di mondo, dato che il ‘movement? della società borghese è ancora ‘ascendent’ su un’area molto maggiore?» (1). Per Marx nel ’58 esistevano due realtà separate: quella occidentale in cui erano emerse la proprietà privata, la differenziazione della società in classi, la contrapposizione del singolo alla comunità e quella dove il progresso non era ancora nato e l’uomo era ancora il fine della produzione. Concepiva uno schema unilineare secondo il quale l’umanità, partendo dalla comunità primitiva, sarebbe approdata al comunismo superiore. Tappa intermedia e dolorosa per tutti i popoli della terra, la fase storica del dominio del modo di produzione capitalistico (MPC). Di qui il timore, che per il momento non trovava conforto in nessuna soluzione teorica, che la rivoluzione proletaria, matura solo nel mondo «avanzato», potesse venir soffocata e l’avvento del comunismo rimandato ‘sine die’. Trovò la soluzione del problema una decina d’anni dopo individuando nella comunità contadina slava, ancora esistente nella seconda metà dell’800, l’ultimo strato della formazione primitiva (comunità comunista primitiva). Esisteva dunque uan vasta area, che, pur avendo rapporti con zone dominate dal MPC quali l’Europa occidentale e gli Stati Uniti, non aveva imboccato la strada dello sviluppo necessitato veniva così a cadere. Herzen e Cernysevskij, utilizzando gli studi di Haxthausen, avevano già sottolineato la peculiarità della Russia. Ma l’esistenza di un «socialismo russo» primitivo non veniva da questi attribuita ad una sorta di specificità nazionale; come credettero gli slavofili. Condizioni geografiche particolari avevano favorito la nascita dello Stato zarista come macchina militare, soffocando sul nascere quelle iniziative che in Occidente dettero vita al capitalismo. Ebbe così inizio, alla fine degli anni ’60, un rapporto assai ricco, sul piano teorico, tra alcuni pensatori populisti e i due fondatori del materialismo storico”” (pag 155-156) [(1) Lettera di Marx ad Engels dell’8.10.1858, in ‘Carteggio Marx-Engels, sei volumi, Roma, Editori Riuniti, 1951, vol. III, p. 241] [Roberto Sinigaglia, ‘.M. Stepnjak Kravcinskij nella Russia prerivoluzionaria’, La Nuova Italia, Firenze, 1979 ca.]”,”MRSx-063″ “MOLINARI Piergiorgio”,”Il sole nero. La guerra anglo-zulu del 1879.”,”Piergiorgio Molinari, nato nel 1970, giornalista, storico militare e studioso di geopolitica, ha vissuto e lavorato in diversi paesi dell’Asia, del Medio Oriente e dell’Africa. Si è occupato in particolare del colonialismo britannico e dell’età vittoriana. Sudafrica, 22 gennaio 1879: ai piedi di un’isolata collinetta rocciosa chiamata Isandlwana le forze inglese d’invasione composte da unità regolari, volontari coloniali e truppe indigene vengono attaccate e annientate nel loro accampamento da un esercito zulu. Su circa 1800 uomini se ne salvano a stento 500. E’ la più grave sconfitta subita per mano indigena nella storia del colonialismo britanico. La battaglia di Isandlwana è solo un episodio più clamoroso della guerra anglo-zulu, a sua volta un semplice tassello nella complessa e sanguinosa storia del Sudafrica.”,”UKIQ-010″ “MOLINARI Augusta”,”Le lettere al padrone. Lavoro e cultura operaie all’Ansaldo nel primo Novecento.”,”Augusta Molinari insegna Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. Si è occupata di storia dell’emigrazione, di storia sanitaria, e storia sociale della grande guerra. Scrive per le riviste ‘Ventesimo secolo’ e ‘Quaderni di storia contemporanea’ di cui fa parte del comitato scientifico e della redazione. La presenza del lavoro femminile nell’Ansaldo del primo Novecento. “”La presenza delle donne nel mondo operaio ansaldino fa emergere antichi e radicati pregiudizi «di genere». Scrivono due «vecchi» operai delle «Artiglierie»: «Illustrissimo Signor Comendatore nelle gradi artiglierie di sampierdarena si pare a sottoripa tra le belle donnette». Un capo-squadra della «Fiumara», licenziato nel 1917 perché sorpreso a rubare parti di una macchina utensile, per essere riassunto accusa del furto un’operaia. A sostegno delle sue affermazioni, il capo-squadra non presenta delle prove. Si limita ad informare il «padrone» che l’operaia è una donna di facili costumi : «L’operaia Ida veniva tutte le sere nel reparto amoreggiando con modi / voluttuosi dando scandalo a tutti i presenti». Con i licenziamenti del dopoguerra aumenta a dismisura l’ostilità nei confronti del lavoro femminile. Per molti operai sono le donne, insieme agli «imboscati», le principali responsaili del crollo industriale dell’Ansaldo. Giulio Maccari un montatore del «Meccanico» licenziato nel dicembre 1919, sembra avere a questo proposito idee molto precise (…). La presenza in fabbrica delle donne appariva agli operai come una minaccia alla tradizionale separazione sessuale del mercato del lavoro. Qualcuno, per dimostrare che le operaie «rubano» il salario, attribuisce loro abitudini e comportamenti che lasciano supporre un livello di reddito ben superiore a quello che può venire dal lavoro operaio. (…) Oltre ad essere oggetto di disprezzo e di calunnie da parte dei compagni di lavoro, le operaie sono spesso vittima delle violenze dai «capi». (…)”” (pag 49-50) [Augusta Molinari, ‘Le lettere al padrone. Lavoro e cultura operaie all’Ansaldo nel primo Novecento’, Franco Angeli, Milano, 2000]”,”MITT-002-FFS” “MOLINARI Augusta”,”Medicina e sanità a Genova nel primo Novecento.”,”Augusta Molinari insegna Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. Si è occupata di storia dell’emigrazione, di storia sanitaria, e storia sociale della grande guerra. Scrive per le riviste ‘Ventesimo secolo’ e ‘Quaderni di storia contemporanea’ di cui fa parte del comitato scientifico e della redazione. È autrice di ‘Le navi di Lazzaro. Aspetti sanitari dell’emigrazione transoceanica italiana: il viaggio per mare’ (Milano, 1988).”,”LIGU-018-FFS” “MOLINI Vasco”,”Gli effetti delle politiche di svalutazione e deflazione del FMI sul livello delle disuguaglianze in alcuni paesi in via di sviluppo.”,”””L’indice di Gini è un indicatore per così dire meno volatile di altri indicatori sociali quali per esempio la disoccupazione (che in parte può essere riassorbita). Incidere su questo indicatore può voler dire modificare strutturalmente consumi e redditi: generare temporaneamente disoccupazione in presenza di ammortizzatori sociali può avere un impatto sociale limitato sia quantitativamente che temporalmente, ma accentuare drasticamente i differenziali salariali, spingere fasce di popolazione sotto la soglia di povertà può generare effetti persistenti che possono durare più a lungo della crisi stessa. Se dunque gli aggiustamenti strutturali incidono positivamente sull’indice di Gini (cioè sale) è forse necessario attenuare la durezza delle misure: non è garantito che nel lungo periodo una terapia shock abbia lo stesso positivo effetto che ha sui fondamentali macroeconomici (sempre che basti ristabilire la fiducia degli investitori) anche sugli indicatori sociali.”” (pag 31-32)”,”PVSx-037″ “MOLLAT DU JOURDIN Michel”,”L’ Europa e il mare.”,”Michel MOLLAT DU JOURDIN (1911) è direttore di studi all’ Ecole pratique des Hautes Etudes e membro dell’ Institut de France. Tra i suoi lavori si ricordano ‘I poveri nel Medioevo’ (1993) e altro (v. 4° copertina). Dalla città marittima alla talassocrazia. Sea Power. (pag 42) “”Sull’ uso del temrine talassocrazia non si possono avere incertezze in quanto la parola etimologicamente designa un sistema politico basato sul dominio dei mari; riferendosi all’ Italia del Medioevo, gli aggettivi “”Serenissima”” e “”Dominante”” non lasciano dubbi in proposito e i riti di investitura dei Dogi a Venezia sono significativi. Inoltre a partire dal XII secolo la loro autorità sulle acque marine (dignitas aquarum) era ribadita dal fastoso sposalizio di Venezia con il mare, che si celebrava ogni anno nella ricorrenza dell’ Ascensione. Il dominio del mare non fu, né nell’ Antichità né nel Medioevo, un fenomeno specificamente cittadino. Possiamo parlare di talassocrazia “”imperiale”” per Roma, per Bisanzio e, nel XIII secolo, per l’ Impero germanico e il regno angioino di Sicilia, e più tardi infine per la corona di Aragona. Alcuni caratteri contrassegnavano questo tipo di sovranità: il primato sull’ intero Mediterraneo, l’ ambizione di dominarlo e la vocazione dell’ Europa a deternerne il comando.”” (pag 43)”,”EURx-226″ “MOLLAT-DU-JOURDIN Michel”,”Europe and the Sea.”,”Michel Mollat du Jourdin (Ancenis, 13 luglio 1911 – Reims, 11 novembre 1996) è stato un medievista francese, esperto della storia sociale del periodo medievale, in particolare sulla povertà. Medievista, Michel Mollat di Jourdin consacrò oltre quattordici anni del suo insegnamento allo studio della povertà: documenti di seminari, tesi, incarichi in Francia, America e Medio Oriente gli hanno fornito l’opportunità di studiare problemi economici e sociali, morali e religiosi posti dalla miseria economica]. Indirizzò i suoi studi anche verso le attività legate al mare, sia con ricerche personali sia favorendo e divulgando gli studi in questo settore. È stato Professore presso l’Università di Parigi IV dal 1958 al 1979, nonché direttore degli studi presso la quarta sezione dell’École pratique des hautes études dal 1978.Nello stesso anno divenne membro dell’Académie des inscriptions et belles-lettres, in cui rimase fino alla morte; negli ultimi anni vita ebbe anche l’incarico di presidente onorario della Commissione Internazionale di Storia Marittima. Uomo schivo e molto riservato, Mollat fu legato al mondo cattolico e nel giugno del 1989 venne nominato presidente della Società di Storia religiosa francese. Tra i tanti titoli onorifici che ottenne, spicca quello di Cavaliere della Legion d’Onore. (wikip)”,”QMIN-025-FSL” “MÖLLER Horst”,”La république de Weimar.”,”MÖLLER Horst è direttore dell’ Institut fur Zeitgeschichte di Monaco e professore di storia contemporanea all’università Ludwig-Maximilian di Monaco. Ha diretto l’ Institut historique allemand a Parigi e insegnato alla Sorbona e a Science Po. Ha scritto libri sulla nascita della nazione tedesca, i Lumi e la democrazia, gli intellettuali antinazisti in esilio e le relazioni franco tedesche. Le elezioni del 1928. “”L’ amélioration de l’ économie et le succès de politique étrangère contribuèron à faire de ces cinq années les meilleurs du régime de Weimar; les élections du 7 décembre 1924 et du 20 mai 1928 en apportèrent la démonstration. La seconde surtout, qui vit un recul du NSDAP à 2.6% et un renforcement du SPD (dont beaucoup d’électeurs appréciaient manifestement le rôle d’ opposant) à 29,8%; aux élections de mai 1924, le SPD n’avait obtenu que 20.5 et en décembre, malgré tout, 26% des voix. Le Zentrum ne fut guère récompensé de son travail intégrateur au sein du gouvernement; il resta stable, mais avec 12.1%, il obtenait son plus mauvais résultat avant 1930. Le DDP lui aussi continua à descendre, avec un modeste 4.9%. Le DVP était perdant aussi et malgré son remarquable président et ministre des Affaires étrangères, Stresemann, il n’atteignit que 8.7%. Ce qui pouvait cependant consoler les républicains, c’était l’ ampleur de l’ echec de leur ennomi principal, le DNVP: du résultat de décembre 1924, 20,5%, le meilleur pour lui sous la République, il descendait à 14,2% en mai 1928, tandis que le KPD progressait légèrment, de 8.9 à 10.6%””. (pag 193)”,”GERG-066″ “MÖLLER Dietrich a cura; scritti di Karl RADEK”,”Karl Radek in Deutschland. Revolutionär, Intrigant, Diplomat.”,”Karl Radek, una delle figure politiche più brillanti degli anni ’20, è ingiustamente dimenticato, il suo lavoro giornalistico, il suo ruolo politico e le sue relazioni con la Germania sono stati dimenticati. Quest’uomo altrettanto affascinante e ripugnante fu l’eminenza grigia della rivoluzione mondiale in Germania dopo la prima guerra mondiale. Il suo cinico scherno, i suoi intrighi sofisticati, le sue capacità negoziali diplomatiche lo hanno reso noto agli amici e ai nemici allo stesso modo, ma mai popolare. Con la documentazione disponibile di articoli di Karl Radek, ma anche con un’introduzione che rende giustizia a Radek come persona, Dietrich Möller ha resuscitato una figura molto interessante sulla scena politica degli anni ’20. Con essa rivive un tempo in cui la rivoluzione mondiale non sembrava essere un’utopia, ma un obiettivo politico concreto e di breve termine. Una bibliografia dell’opera di Radek completa questo volume, che non solo copre eventi storicamente interessanti, ma rivela anche la debolezza umana e la tragedia di un rivoluzionario. Zu Unrecht ist Karl Radek, eine der schillerndsten politischen Gestalten der zwanziger Jahre, sind seine journalistischen Arbeiten, seine politische Rolle und seine Beziehungen du Deutschland in Vergessenheit geraten. Dieser gleichermaßsen faszinierende und abstoáende Mann war nach dem Ersten Weltkrieg in Deutschland die Graue Eminenz der Weltrevolution. Sein zynischer Spott, seine raffinierten Intrigen, sein diplomatisches Verhandlungsgeschick ließen ihn bei Freund und Feind bekannt, doch nirgends beliebt werden. Dietrich Möller hat mit der vorliegenden Dokumentation von Aufsätzen Karl Radeks, aber auch mit einer dem Menschen Radek gerecht werdenden Einführing eine höchst interessante Figur der politischen Bühne der zwanziger Jahre wieder auferstehen lassen. Mit ihr wird erneut eine Zeit lebendig, in der die Weltrevolution keine Utopie, sondern ein konkretes poltiisches Nahziel zu sein schien. Eine Bibliographie der Arbeiten Radeks vervoll-standigt diesen Band, der nicht nur historisch interessante Begebenheiten erfaßt, sondern auch die menschliche Schwäche und Tragik eines Revolutionärs deulitch werden läßt.”,”RIRB-176″ “MÖLLER Horst”,”Stato assoluto o stato nazionale. La Germania dal 1763 al 1815.”,”””Le fabbriche che già a fine Settecento sorgevano in Germania sul modello inglese si differenziavano dalle manifatture principalmente per la meccanizzazione del lavoro in virtù del progresso tecnico. Qui la macchina cominciava se non a sostituire il lavoro manuale, perlomeno a integrarlo in maniera sostanziale. (…) A Berlino nel 1795 venne inaugurato il primo filatoio a vapore; a Hartau, nei pressi di Chemnitz, C.F. Bernhard originario del Palatinato, che aveva studiato per un periodo a Manchester, fondò una filatura che produceva utilizzando macchine. Ne furono poi fondate altre nei paesi asburgici, in particolare nella Boemia settentrionale. Senza dubbio le manifatture nel XVIII secolo acquistarono un’importanza economica di gran lunga maggiore delle fabbriche, ma la definizione di «periodo della manifattura» che risale a Karl Marx, ma che già Max Weber e Werner Sombart avevano rifiutato, trae in inganno, perché intorno al 1800 lavorava in totale in questa forma di impresa solo il 7% degli occupati. Solo nella produzione e lavorazione del tessile le manifatture conquistarono terreno in misura maggiore con una percentuale di occupati del 3.2%”” [Horst Möller, ‘Stato assoluto o stato nazionale. La Germania dal 1763 al 1815’, Il Mulino, Bologna, 2000]”,”GERx-004-FSD” “MOLLIER Jean-Yves”,”Louis Hachette (1800 -1864). Le fondateur d’un empire.”,”MOLLIER-JY è professore di storia contemporanea e direttore del Centro di storia culturale delle società contemporanee alla Università di Versailles St.Quentin-en-Yvlines. Bibliografia. – “”L’Argent et les Lettres”” (Fayard, 1988). – “”Michel et Calmann Levy”” (Calmann-Levy, 1984)”,”E1-MEIN-001″ “MOLLIER Jean-Yves”,”Louis Hachette (1800 -1864). Le fondateur d’un empire.”,”Jean-Yves MOLLIER è un professore di storia contemporanea e direttore del Centro di storia culturale delle società contemporanee alla Università di Versailles St.Quentin-en-Yvlines. Bibliografia. – “”L’Argent et les Lettres”” (Fayard, 1988). – “”Michel et Calmann Levy”” (Calmann-Levy, 1984) Cancellare scheda già in Archiv”,”EDIx-151″ “MOLNAR Miklos”,”Marx Engels et la politique internationale.”,” “”L’Angleterre, écrit Marx à ce sujet, a une double mission à remplir en Inde: l’une destructrice, l’autre régénératrice – l’annihilation de la vieille société asiatique et la pose des fondements matériels de la société occidentale en Asie”” [New York Daily Tribune, 8 août 1853]. Cette double mission, nous l’avons vu, équivaut aux jeux de Marx à une révolution, voire à “”la seule révolution ‘sociale’ qui ait jamais eu lieu en Asie””. Et il développe encore cette idée dans le même texte [Ibid. 25 juin 1853] de façon plus explicite: “”Il est vrai que l’Angleterre, en provoquant une révolution sociale en Hindoustan, était guidée par les intérêt les plus abjects et agissait d’une façon stupide pour atteindre ses buts. Mais la question n’est pas lá. Il s’agit de savoir si l’humanité peut accomplir sa destinée sans une révolution fondamentale dans l’état social de l’Asie. Sinon, quels que fussent les crimes de l’Angleterre, elle fut un instrument inconscient de l’histoire en provoquant cette révolution”” [Ibid.]. Par ailleurs: “”La question n’est pas de savoir si les Anglais avaient le droti de conquérir l’Inde, mais si nous devons préférer l’Inde conquise par les Turcs, par les Persans, par les Russes, à l’Inde conquise par les Britanniques”” [New York Daily Tribune, 8 août 1853] (pag 264-265) (…); “”Pays à la pointe du développement capitaliste, l’Angleterre détenait, la mission historique de déclencher la crise mondiale du systéme capitaliste. C’est là qu’intervenait dans le raisonnement de Marx le facteur chinois. Il constatait [‘Revolution in China and in Europe’, New York Daily Tribune, 14 juin 1853] que la balance commerciale de la Chine s’était fortement détériorée à partir de 1833 et surtout de 1840″” (pag 268). [LEGGERE IN: Miklós Molnar, ‘Marx, Engels et la politique internationale’, Gallimard, Paris 1975][Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”MADS-090 MAED-057″ “MOLNAR Erik”,”La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889).”,”Il libro è un’ opera postuma.”,”MADS-247″ “MOLNAR Miklos”,”Victoire d’ une defaite. Budapest 1956.”,”MOLNAR Miklos nato a Budapest nel 1918 è attualmente professore di storia all’ Instittu uinversitaire de hautes etudes internationales a Ginevra. Critico letterario, storico, specialista di storia sociale, è autore di numerose opere tra le quali ‘Le Declin de la Premiere Internationale’ la sua tesi di dottorato sostenuta nel 1963.”,”MUNx-021″ “MOLNAR Miklos”,”La democratie se lève à l’ est. Societé civile et communisme en Europe de l’Est: Pologne et Hongrie.”,”Miklos MOLNAR, nato a Budapest nel 1918, ha ottenuto il dottorato in scienze politiche all’ Institut de hautes etudes internationales dell’ Università di Ginevra. Insegna in questo istituto come all’ Università di Losanna.”,”EURC-047″ “MOLNAR Miklos”,”Histoire de la Hongrie.”,”Miklos MOLNAR, professore all’ Università di Losanna, all’ Institut des Hautes Etudes Internationales de Geneve ha scritto pure ‘La democratie se lève à l’ Est’ (PUF 1999). Altra opera dell’ autore: – Miklos MOLNAR, Marx, Engels et la politique internationale, GALLIMARD, PARIS,1975 Mancato congiungimento con l’ Armata Rossa. “”I 133 giorni di Bela Kun sono stati, Russia a parte, il successo più durevole della rivoluzione mondiale sospinta dai bolscevichi e dall’ Internazionale Comunista fondata, al congresso di Mosca del 2-6 marzo 1919, tre settimane prima del colpo di Stato comunista a Budapest. La durata di questa dittatura proletaria nel cuore dell’ Europa centrale si spiega certo con qualche ragione interna tra cui la mobilitazione contro i Cechi e i Rumeni. D’altra parte, l’ esitazione dell’ Intesa e, infine, l’ offensiva dell’ Armata Rossa sovietica in Ucraina nella direzione della Galizia hanno creato una situazione momentaneamente favorevole al governo rosso di Budapest. Nel mese di aprile le armate della rivoluzione bolscevica sono a 150 km dalla frontiera ungherese. La congiunzione delle due “”repubbliche sovietiche sorelle”” non si è però prodotta, lasciando il regime comunista ungherese solo contro i suoi avversari regionali””. (pag 338)”,”UNGx-008″ “MOLNAR Miklos”,”Le déclin de la première internationale. La conférence de Londres de 1871. Thèse présentée a l’ Université de Genève pour l’ obtention du grade de docteur ès sciences politiques par Miklòs Molnár de Budapest. These N° 146.”,” “”Essendo previsto che la proposta di Lorenzo ricevesse un accoglienza piuttosto fredda, lo spagnolo decise, scelse l’ occasione di appoggiare il progetto di Delahaye. Fece lo stesso di Verrycken, delegato dei meccanici belgi, che, conformemente al suo mandato imperativo, domanda “”che la federazione dei mestieri sia internazionale””, e ciò anche in virtù di una risoluzione presa al Congresso di Basilea. Si potrebbe dunque dire che proposta di Delahaye riunisse i partigiani, poco numerosi, dell’ idea del ‘sindacalismo internazionale’; questa idea non era stata ancora molto chiaramente definita, ma essa doveva, in seguito, giocare un ruolo molto importante nel movimento operaio dei paesi latini. (…) Marx – che dapprima mise in dubbio che una tale risoluzione fosse stata presa a Basilea – riconobbe il fatto dopo verifica, ma la taccia di “”di pio desiderio”” perché, dice ancora, “”le trade-unions non accetteranno questo federazione””. Avanza però un altro argomento, meno “”pratico”” ma più netto dal punto di vista ideologico. “”Nega, – notamente – che questa (ossia lì) la comune dell’ avvenire perché (questo) progetto si basa sulla divisione del lavoro, principale causa della schiavitù degli operai””. Gli altri delegati, occorre dirlo, non aggiungeranno grandi cose agli argomenti di Marx, salvo Vaillant che esprime, – come d’altronde Bastelica – e con una nettezza anche assoluta, (…): “”Se la solidarietà che vuole stabilire il cit(tadino) Delahaye esistesse, l’ internazionale non avrebbe più ragione d’essere””.”” (pag 94-95)”,”INTP-044″ “MOLNAR Miklos”,”De Béla Kun a János Kádár. Soixante-dix de communisme hongrois.”,”Tesi di Blum (uno degli pseudonomi di Lukacs) (pag 68) MOLNAR Miklos nato a Budapest ex redattore capo della ‘Gazzetta letteraria ungherese’, storico professore all’Institut Universitaire de hautes études internationales de Genève, è autore di molte opere sull’Ungheria tra cui ‘Imre Nagy, réformateur ou révolutionnaire’ (1959), ‘Victoire d’une défaite. Budapest 1956’ (1968), ‘Marx, Engels et la politique internationale’ (1975), ‘A Short History of the Hungarian Communist Party’ (1978).”,”MUNx-058″ “MOLNAR Erik”,”La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889).”,”””Dans la dernière décennie du XIX° siècle, Engels estima que la situation du capitalisme européen était tout aussi critique que dans les années 1880. Au cours de l’été de 1890, il dit que le déclenchement de la révolution mondiale, ou celui de la guerre mondiale approchaient rapidement, à moins que ce ne fût les deux à la fois. A la fin de 1892, il écrivait qu’on pouvait s’attendre à des temps agités et que les vagues montaient déjà haut. Vers la fin de l’année 1893, il compara la situation intérieure dans les pays d’Europe à celle qu’ils avaient connue dans les années qui précédèrent la révolution de 1848, ajoutant cependant que, cette fois, ce serait le prolétariat qui remplirait le rôle que la bourgeoisie avait alors tenu. Il pensa que la crise serait mûre d’ici cinq à six ans (donc, vers la fin du siècle), et qu’alors existeraient les conditions du grand succès du prolétariat. Au milieu de 1894, il dit que l’offensive du prolétariat européen contre le capitalisme allait commencer et qu’on pouvait espérer qu’elle ne s’arrêterait pas avant d’avoir triomphé sur toute la ligne. Au début de 1895, il jugea que dans toute l’Europe la situation était critique, et il dit sa conviction de l’imminence du tournant révolutionnaire pour la fin du siècle.”” [Erik Molnar, La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889), 1967] (pag 344)”,”MAED-389″ “MOLNÁR Miklòs”,”A Short History of the Ungarian Communist Party.”,”Conclusion, notes, bibliography. 1956. The cause of the HCP’s impotence was not of a material nature. Nor was it a political error or a poor analysis of the situation. It was a moral impotence. If was a moral impotence. If the situation had been misjudged, the total demoralization of the party was at the root of the misjudgment. Not the insignificant weight of the insurrection, but the wight of the past prevented the party from facing the angry people. Likewise it was not one political quality of Imre Nagy or the absence of another that led the Central Committee to choose him; it was the fact that Nagy was the party’s only link with the population. In this sense, the crisis of the party at the crucial moment of October 1956 was part of an infinitely greater crisis. If the party found itself completely paralyzed at the decisive moment, if its powerful organization disintegrated all at once, if its combat forces were condemned to remain in their quarters, it is because a moral crisis had long been corroding it. In other words, the collapse of 1956 was the consequence of a series of crises, conflicts, and ailments, which had already manifested themselves with more or less acuteness throughout the preceding decade. Rajk’s trial, followed by other fabricated trials against thousands of party militants, was the real starting point for it. The literary trials, especially the witch-hunt against Georg Lukacs, were, to say the least, the symptoms of a profound uneasiness. Finally, the crisis of Rakosi’s Stalinist regime also surfaced publicly between 1953 and 1956 after the disclosure of the police atrocities and abuses of justice that had occurred in the Stalinists’ struggle against Imre Nagy and his fellow reformers”” (pag 120-121)”,”MUNx-063″ “MOLNÁR Miklós”,”Victoire d’une défaite. Budapest 1956.”,”Miklós Molnár, né à Budapest en 1918, est actuellement professor d’histoire à l’Institut universitaire de hautes études internationales à Genève. Critique littéraire, historien, spécialiste d’histoire sociale, il est l’auteur de nombreux ouvrages dont le Déclin de la Première Internationale, sa thèse de doctorat, soutenue en 1963. Avant-propos, note, notice bibliographique, table des cartes: Plan de Budapest, Carte générale de la Hongrie, index des noms cités, Collana Le Monde sans Frontières,”,”MUNx-002-FL” “MOLNAR Miklos”,”Estratto da ‘Marx, Engels e la politique internationale’.”,”””Tutto questo si colloca in Marx all’interno della sua concezione globale dell’unità del mondo, concezione elaborata già nell’ Ideologia tedesca’ e che abbiamo visto riaffermare a proposito della colonizzazione facente parte del “”compito storico”” unificatore della borghesia”” (pag 224) ‘Il mondo di Marx è uno e indivisibile’ (pag 282) Stagnazione asiatica ed espansione coloniale europea (pag 263) (La Cina è ‘un fossile vivente’. p. 277); in seguito: ‘il Giappone è feudale’ Note a margine di R. Casella Libro in cui si cita il presente articolo: The Foreign Office Mind: The Making of British Foreign Policy, 1865-1914 Copertina anteriore T. G. Otte Cambridge University Press, 29 set 2011 0 Recensioni With this pioneering approach to the study of international history, T. G. Otte reconstructs the underlying principles, élite perceptions and ‘unspoken assumptions’ that shaped British foreign policy between the death of Palmerston and the outbreak of the First World War. Grounded in a wide range of public and private archival sources, and drawing on sociological insights, The Foreign Office Mind presents a comprehensive analysis of the foreign service as a ‘knowledge-based organization’, rooted in the social and educational background of the diplomatic élite and the broader political, social and cultural fabric of Victorian and Edwardian Britain. The book charts how the collective mindset of successive generations of professional diplomats evolved, and reacted to and shaped changes in international relations during the second half of the nineteenth century, including the balance of power and arms races, the origins of appeasement and the causes of the First World War. (Google) RIPORTARE IN POSTA 3 6.7.2018 ABEBOOKS. FR ACQUISTO: Détail de votre commande Imprimez cette page En passant votre commande, vous acceptez les Conditions générales d’utilisation d’AbeBooks.fr, ainsi que les Conditions de vente et les Informations standardisées sur la rétractation (voir lien ci-dessous). Veuillez également lire notre Déclaration de protection de données et notre politique sur les Cookies et la publicité sur Internet. 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EUR 11,65 1 Frais de port : EUR 7,52 Sous-total : EUR 19,17 [Autre devise] Vendeur Gallix (Gif sur Yvette, , France) Conditions de vente | Informations standardisées sur la rétractation Anarchisme et socialisme PLEHANOV-G EUR 8,70 1 Frais de port : EUR 2,55 Sous-total : EUR 11,25 [Autre devise] Montant total : EUR 37,42 Acheter maintenant Merci ! Votre numéro de commande est le : 117662213 Utilisez ce numéro pour suivre votre commande. Nous vous avons envoyé un e-mail de confirmation de votre commande. En fonction du mode de paiement que vous avez sélectionné, voici ce qui va se passer ensuite : Vous recevrez un second e-mail de confirmation dès que le vendeur l’aura traitée. Le vendeur expédiera votre livre directement après avoir traité la commande. 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Marx et Engels n’avaient certes pas de telles arrière-pensées suspectes ni d’intérêts de grande puissance à ménager. Il n’en reste pas moins que leur attitude fut assez pragmatique. Les critères de jugement et les positions qu’ils ont adoptés avaient connu pas mal de fluctuations qui mèritent d’être examinées. Pour commencer, …. finire (pag 58-59)”,”MAES-001-FC” “MOLNAR M.”,”Quelques remarques à propos de la crise de l’ Internationale en 1872.”,”M. Molnar, Ginevra I fattori interni ed esterni della crisi della Prima Internazionale. Mutamento del carattere del movimento operaio In Svizzera l’infaticabile Johann Philip Becker cerca di mantenere la coesione della Federazione romanda e di qualche sezione della Svizzera tedesca (pag 430)”,”MOIx-046-Q” “MOLNAR Erik”,”La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889).”,”””Dans la dernière décennie du XIX° siècle, Engels estima que la situation du capitalisme européen était tout aussi critique que dans les années 1880. Au cours de l’été de 1890, il dit que le déclenchement de la révolution mondiale, ou celui de la guerre mondiale approchaient rapidement, à moins que ce ne fût les deux à la fois. A la fin de 1892, il écrivait qu’on pouvait s’attendre à des temps agités et que les vagues montaient déjà haut. Vers la fin de l’année 1893, il compara la situation intérieure dans les pays d’Europe à celle qu’ils avaient connue dans les années qui précédèrent la révolution de 1848, ajoutant cependant que, cette fois, ce serait le prolétariat qui remplirait le rôle que la bourgeoisie avait alors tenu. Il pensa que la crise serait mûre d’ici cinq à six ans (donc, vers la fin du siècle), et qu’alors existeraient les conditions du grand succès du prolétariat. Au milieu de 1894, il dit que l’offensive du prolétariat européen contre le capitalisme allait commencer et qu’on pouvait espérer qu’elle ne s’arrêterait pas avant d’avoir triomphé sur toute la ligne. Au début de 1895, il jugea que dans toute l’Europe la situation était critique, et il dit sa conviction de l’imminence du tournant révolutionnaire pour la fin du siècle.”” [Erik Molnar, La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889), 1967] (pag 344)”,”MAES-003-FC” “MOLOTOV V. DIMITROV G. THOREZ M- MARTY A. DUCLOS J.; introduzione alla ristampa di A. ROSSI (TASCA)”,”Les Cahiers du bolchevisme pendant la campagne 1939-1940.”,”Secondo la prefazione nel grosso fascicolo datato gennaio 1940 dal contenuto emerge l’ alta probabilità che sia il frutto di una collaborazione politica e tecnica tra i dirigenti stalinisti del PCF rifugiati all’ estero e i nazisti tedeschi. Le Cahiers du bolchevisme era l’ organo teorico del Partito comunista francese.”,”PCFx-005″ “MOLOTOW W.”,”Die Ergebnisse des Fünfjahrplans und der Plan für 1933. Bericht auf der III Session des Zentralexekutivkmitees der UdSSR am 23. Januar 1933.”,” Die Ergebnisse des Fünfjahrplans und der Plan für 1933. Bericht auf der III Session des Zentralexekutivkmitees der UdSSR am 23. Januar 1933. I risultati del piano quinquennale e il piano per il 1933. Relazione alla sessione III del Comitato esecutivo centrale dell’URSS il 23 gennaio 1933.”,”RUSS-251″ “MOLOTOW W.”,”Bericht Über die Tätigkeit der Regierung. VII. Sowjetkongress der UdSSR.”,”Relazione sulle attività del governo. VII Congresso Sovietico dell’URSS.”,”RUSS-252″ “MOLOTOW W.”,”Zum 16. Jahrestag der Oktoberrevolution. Rede in der feierlichen Plenarsitzung des Moskauer Sowjets vom 6. November 1933.”,” Per il 16 ° anniversario della rivoluzione d’ottobre. Discorso alla solenne sessione plenaria del Soviet Mosca il 6 novembre 1933.”,”RUSS-253″ “MOLTENI Corrado MONTESSORO Francesco TORRI Michelangelo a cura; saggi di M. TORRI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuele GIORDANA Francesco MONTESSORO Paolo AFFATATO Laura DE-GIORGI Rosella IDEO Corrado MOLTENI”,”Multilateralismo e democrazia in Asia. Asia Major 2004.”,”Asia Major è una pubblicazione ideata da Giorgio BORSA (1912-2002) nel 1989 e diretta fino all’ anno della scomparsa. Questo è il 14° volume della serie. Comitato direttivo: Elisa GIUNCHI Corrado MOLTENI Francesco MONTESSORO Michelgugliemo TORRI. Saggi di M. TORRI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuele GIORDANA Francesco MONTESSORO Paolo AFFATATO Laura DE-GIORGI Rosella IDEO Corrado MOLTENI “”Le ragioni che inducono l’ India a mantenere buoni rapporti con gli Usa sono essenzialmente quattro. La prima è che, come si è ormai ben compreso, è estremamente pericoloso finire sulla lista nera degli Usa di George W. Bush. La seconda è che gli Usa rimangono di gran lunga il più importante singolo partner commerciale dell’ India. La terza è che gli americani possono diventare una fonte per l’ India di alta tecnologia. La quarta è che l’ India è cosciente che non potrà mai ottenere il tanto desiderato seggio permanente con diritto di veto al consiglio di sicurezza dell’ Onu senza il placet americano. Detto questo, però, bisogna considerare due elementi di segno opposto. Il primo è che l’ occupazione anglo-americana dell’ Iraq è stata vista come il risorgere in Asia del colonialismo occidentale. Il secondo è che l’ India, con un’ economia in rapida e prolungata crescita, sta ormai entrando in sempre più aperta concorrenza con gli americani nel tentativo di assicurarsi sia il rifornimento di fonti energetiche, sia il controllo di mercati esteri sempre più ampi.”” (pag 118, M. Torri)”,”ASIx-083″ “MOLTENI Corrado ZUCCA Claudio”,”Rapporto Giappone. Quale ruolo nei nuovi equilibri dell’area Asia-Pacifico?”,”Corrado Molteni insegna Sistemi Economici Comparati all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano; presso l’Università Bocconi ricopre anche l’incarico di Research Leader dell’ISESAO (Istituto di Studi Economico Sociali per l’Asia Orientale). Claudio Zucca sta completando il dottorato in Economia presso l’Università di Pavia e collabora alle attività dell’ISESAO dell’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano.”,”JAPE-005-FL” “MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo MONTESSORO Francesco a cura, Saggi di Riccardo REDAELLI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuela GIORDANA Paolo AFFATATO Laura DE GIORGI Rosella IDÉO”,”Multilateralismo e democrazia in Asia. Asia Major 2004.”,”Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza.”,”ASIx-019-FL” “MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo MONTESSORO Francesco a cura, Saggi di Riccardo REDAELLI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuela GIORDANA Paolo AFFATATO Laura DE GIORGI Rosella IDÉO Ilaria Maria SALA”,”Le risposte dell’Asia alla sfida americana. Asia Major 2003.”,”Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza. Francesco Montessoro è professore associato di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università degli Studi di Milano.”,”ASIx-020-FL” “MOLTENI Corrado ZUCCA Claudio”,”Rapporto Giappone. Quale ruolo nei nuovi equilibri dell’area Asia-Pacifico?”,”Corrado Molteni insegna Sistemi Economici Comparati all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano; presso l’Università Bocconi ricopre anche l’incarico di Research Leader dell’ISESAO (Istituto di Studi Economico Sociali per l’Asia Orientale). Claudio Zucca sta completando il dottorato in Economia presso l’Università di Pavia e collabora alle attività dell’ISESAO dell’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano.”,”JAPE-005-FV” “MOLTKE Helmuth K.B.”,”Temi tattici 1858-1882. Pubblicati dalla sezione storico-militare del corpo di Stato Maggiore tedesco.”,”MOLTKE Helmuth K.B. (1800-1891)”,”GERQ-007″ “MOLTKE H.K.B. Marechal”,”Lettres du Marechal de Moltke sur la Russie. Traduites par Alfred Marchand.”,”Le ‘Lettres sur la Russie’ sono apparse senza nome dell’A nel numero del 1° febbraio 1877 della ‘Revue allemande’ (Deutsche Rundschau). Sono senz’altro attribuibili al Maresciallo. Il barone MOLTKE era nel 1856 generale di brigata e primo aiutante del Principe FEDERICO GUGLIELMO. MOLTKE accompagnò il principe durante il viaggio a San Pietroburgo e a Mosca per l’incoronazione di ALESSANDRO II. Le lettere relazionano giorno per giorno sulle vicende e difficoltà di quel viaggio. Le lettere sono serie osservazioni sulla forza e il carattere del popolo russo e sul valore delle istituzioni.”,”RUSx-023″ “MOLTKE Helmuth von”,”Storia della guerra franco-germanica del 1870-71. Con un’ appendice sul preteso Consiglio di guerra nelle guerre del Re Guglielmo I.”,”””Ora il generale Chanzy era prontissimo a muovere su Parigi, ma per farlo doveva conoscere precisamente ciò che intraprenderebbero i generali Bourbaki e Faidherbe. Va da sé che un’ azione simultanea e coordinata dei tre grandi corpi d’ esercito non poteva essere ordinata e diretta che da quelli che stavano al primo posto. Il generale mandò quindi il 23 dicembre a Gambetta un ufficiale del suo Stato Maggiore a Lione, ed espresse la convinzione che soltanto un’ azione comune e pronta poteva impedire la caduta della capitale. Ma il ministro credeva conoscere un mezzo migliore””. (pag 254)”,”GERQ-043″ “MOLTKE Helmuth K.B. Generale, a cura; Sezione Storica del Corpo reale di Stato Maggiore”,”Histoire de la campagne de 1866.”,”””Era nella natura delle cose di non respingere sul campo la mediazione così offerta (…). Era tanto più difficile calcolare il contraccolpo che avrebbe prodotto un rifiuto alla presa di posizione francese, dato che gli avvenimenti potevano andare più veloci dei negoziati regolari e delle corrispondenze diplomatiche, e che l’ intervento della Francia aveva avuto immediatamente una pubblicità tale, che la nazione francese stessa si trovava interessata ad assicurarne il successo. (…) L’ interesse della Prussia esigeva imperiosamente il suo consolidamento e l’ accrescimento della sua forza nell’ estensione del suo raggio naturale d’ azione nella Germania del Nord, per conseguenza, l’ unione diretta e reale di partiti fino allora divisi dalla monarchia e il potere di esercitare sugli altri Stati della Germania del Nord una direzione come capo di una stretta confederazione.”” (pag 581-583)”,”GERQ-058″ “MOLTKE Helmuth von”,”Storia della guerra franco-germanica del 1870-71. Con un’appendice sul preteso Consiglio di guerra nelle guerre del Re Guglielmo I.”,”””La sua intenzione era quindi d’offrire un’esposizione succinta della guerra. Ma nel tendere a questo scopo, egli lo raggiunse insensibilmente dal ‘suo’ punto di vista, quello ddel capo dello Stato Maggiore; vale a dire, egli coordinò gli avvenimenti al grande insieme che non poteva esser riconosciuto e dato che là donde eran partiti gli ordini direttivi. Così si spiega come quest’opera, intrapresa nel modo più semplice collo scopo di un ammestramento popolare, sia divenuta, nel complesso del suo ordine d’idee, l’espressione del giudizio più proprio della guerra da parte dello stesso feldmaresciallo generale”” (Dalla prefazione di Von Moltke (maggiore e aiutante d’ala di S.M. l’Imperatore e Re, Berlino 25 giugno 1891))”,”QMIx-029-FV” “MOMIGLIANO Franco”,”Sindacati, progresso tecnico, programmazione economica.”,”Franco MOMIGLIANO è nato a Torino nel 1916 e si è laureato nel 1938 nella stessa città iniziandosi agli studi economici con Luigi EINAUDI. Ha partecipato alla lotta antifascista prima del 25 luglio 1943, è stato partigiano combattente, e dopo la Liberazione ha fatto attività politica nelle file del Partito d’ Azione. In seguito ha lavorato nella grande industria.”,”SIND-037″ “MOMIGLIANO Eucardio”,”Anna Bolena.”,”Anna BOLEYN (1507-1536) regina d’ Inghilterra e seconda moglie di ENRICO VIII (1533), che promosse la separazione della chiesa anglicana da quella romana quando il papa non volle concedergli l’ annullamento del primo matrimonio. Ripudiata più tardi con l’ accusa di adulterio venne giustiziata. Anna Bolena (1507-1536), la seconda delle sei mogli di Enrico VIII, il cui regno è stato uno dei più torbidi della storia d’ Inghilterra, ma anche uno dei più importanti per le vicende di questo paese. Il matrimonio di Enrico VIII con Anna Bolena (Boleyn) rappresenta una pagina decisiva nella storia inglese per le sue ripercussioni internazionali e interne. Da esso avrà origine lo scisma d’ Inghilterra, ovvero la separazione della Chiesa anglicana da quella romana quando il papa non concederà l’ annullamento del primo matrimonio. Anna in seguito venne ripudiata con l’ accusa di adulterio e finì sul patibolo. “”Anna Bolena che a seguito durante questo anno 1532 l’ acuirsi del dissidio colla Chiesa, è sicura del suo destino. Voglia o no il pontefice ella sarà la moglie di Enrico VIII, sarà regina. (…) More, gran cancelliere, assisteva impotente alla politica ed alla vita del re; comprendeva dove quella politica avrebbe condotto l’ Inghilterra, ma non poteva far nulla per impedire ciò che era la volontà del re, che trovava troppo poche resistenze in Parlamento dove adulazione, servilismo e cupidigie erano concordi per favorirne i disegni. Non volle dare il suo nome a quello che credeva oltraggio alla giustizia ed alla religione, ed il 16 maggio 1532, poco più di un anno alla sua nomina, egli rimetteva al re il sigillo dello Stato e le sue dimissioni.”” (pag 122)”,”UKIx-092″ “MOMIGLIANO Arnaldo MAZZARINO Santo PUGLIESE CARRATELLI SESTAN Ernesto MARTINI Giuseppe BERENGO Marino QUAZZA Guido VILLANI Pasquale, saggi; interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA”,”La storiografia italiana negli ultimi vent’anni. Volume primo.”,”Interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA “”La perdurante azione disgregatrice delle forze locali nello Stato della Chiesa emerge da uno scritto del Venturi (‘Elementi e tentativi di riforma nello Stato pontificio del Settencento, in Rivista storica italiana, LXXV 1963, pp. 778-817) sugli immediati precedenti (specialmente le proposte di F. Nuzzi e di Lione Pascoli) dei “”tentativi di riforme”” dei papi settecenteschi come la più grave causa del loro fallimento, e l’eccezionale padronanza del movimento di idee del Settecento che l’autore possiede gli consente di distruggere definitivamente le velleità coltivate in passato da qualche studioso, soprattutto dal Franchini (‘Gli indirizzi e la realtà del Settecento economico romano, 1950), di scoprire un riformismo illuminato pontificio””. (Guido Quazza, Dal 1600 al 1748) (pag 547)”,”STOx-196″ “MOMIGLIANO Arnaldo MAZZARINO Santo PUGLIESE CARRATELLI SESTAN Ernesto MARTINI Giuseppe BERENGO Marino QUAZZA Guido VILLANI Pasquale, saggi; interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA”,”La storiografia italiana negli ultimi vent’anni. Volume primo.”,”Interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA “”La perdurante azione disgregatrice delle forze locali nello Stato della Chiesa emerge da uno scritto del Venturi (‘Elementi e tentativi di riforma nello Stato pontificio del Settencento, in Rivista storica italiana, LXXV 1963, pp. 778-817) sugli immediati precedenti (specialmente le proposte di F. Nuzzi e di Lione Pascoli) dei “”tentativi di riforme”” dei papi settecenteschi come la più grave causa del loro fallimento, e l’eccezionale padronanza del movimento di idee del Settecento che l’autore possiede gli consente di distruggere definitivamente le velleità coltivate in passato da qualche studioso, soprattutto dal Franchini (‘Gli indirizzi e la realtà del Settecento economico romano, 1950), di scoprire un riformismo illuminato pontificio””. (Guido Quazza, Dal 1600 al 1748) (pag 547)”,”STOx-004-FV” “MOMIGLIANO Franco”,”Economia industriale e teoria dell’impresa.”,”Franco Modigliani è nato a Torino nel 1916 e in questa città si è laureato nel 1938. Ha diretto e condotto, nel quadro di istituti di ricerca pubblici e privati, indagini di economia industriale regionale e sui problemi sindacali, collaborando anche a commissioni del Ministero del Bilancio e dell’Industria. Ha insegnato Economia e politica industriale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ECOA-032″ “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Tra storia e storicismo.”,”””Come sappiamo fu appunto J.G. Droysen che per primo decise di esaminare a fondo il mondo di lingua greca nei secoli successivi ad Alessandro. La letteratura alessandrina era stata fatta conoscere da un famoso saggio di Chr. Gottlob Heyne, ‘De genio saeculi Ptolemaeorum’ del 1763. (…) Iscrizioni e papiri suscitavano un interesse sempre crescente. Il deciframento da parte di Champollion di geroglifici egiziani fece aumentare l’interesse per quelle iscrizioni greche d’Egitto dalle quali era partita la sua scoperta. In Francia un epigrafista di genio, Jean Antoine Letronne, mostrò cosa si poteva fare di quelle iscrizioni nelle sue ‘Recherches pour servir à l’histoire de l’Egypte sous la domination des Grecs et des Romains’ (1823). Droysen, imparò tutte queste cose dal suo maestro Boeckh all’Università di Berlino. Sempre Boeckh aveva imparato a riflettere sulle differenze tra la civiltà classica e quella cristiana. Boeckh tornò con regolarità su questo argomento nelle lezioni su ‘Encyclopädie und Methodologie der Philologischen Wissenschaften’, che tenne ventisei volte tra il 1809 ed il 1865. Egli non propose tuttavia nessuna ipotesi precisa sul processo di transizione dal mondo pagano a quello cristiano. I teologi ed i filosofi della Università di Berlino erano assai più pronti a fornire delle idee su questa questione della transizione. Droysen aveva ascoltato molti di loro: il teologo August Neander, Eduard Gans, allievo di Hegel, ed Hegel stesso. Hegel aveva proposto una soluzione nella ‘Philosophie der Weltgeschichte’. La soluzione stava nello scoprire nella civiltà romana e più precisamente nello stato romano, la fase preparatoria per lo sviluppo della idea cristiana. Droysen rifletté su Hegel ed accettò il suo assunto di base per cui la storia procede secondo tesi, antitesi e sintesi. Fu però Boeckh a salvarlo dalle speculazioni aprioristiche sul corso della storia e molto probabilmente anche ad indirizzare la sua attenzione verso gli stati di lingua greca dell’età post-alessandrina. Quali che possano essere le origini precise delle sue idee, esse maturarono molto rapidamente. Nel dicembre 1833, due anni dopo la alquanto cruda dissertazione, Droysen pubblicò la ‘Geschichte Alexanders des Grossen’, 584 pagine fitte, nella quale è chiaramente formulata l’idea di Ellenismo”” (pag 214-215) Il dibattito sulla transizione dal mondo pagano a quello cristiano. J.G. Droysen.”,”STOx-045-FF” “MOMIGLIANO Franco a cura, saggi di Graziella PENT FORNENGO Marco BAGLIONI Cristiano ANTONELLI”,”Le leggi della politica industriale in Italia. Dalla ristrutturazione all’innovazione.”,”Franco Momigliano è professore ordinario di economia e politica industriale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Autore di numerosi saggi e monografie scientifiche, ha pubblicato: Economia industriale e teoria dell’impresa e, in collaborazione con Giovanni Dosi, Tecnologia e organizzazione industriale internazionale.”,”ITAE-076-FL” “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Tra storia e storicismo.”,”Max Weber. “”Non sarà necessario entrare nei dettagli del lavoro svolto … da Max Weber sulla storia agraria dell’antichità, se non per rammentarci di come per Weber questi problemi non appartenessero alla Preistoria, ma alla Storia, per la quale esistevano documenti scritti”” (pag 140)”,”STOx-322″ “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Storia e storiografia antica.”,”Contiene tra l’altro: – Daniele e teoria greca della successione degli imperi – Alcune osservazioni sulle cause della guerra nella storiografia antica – La potenza navale nel pensiero greco – L’ascesa della plebe nella storia arcaica romana – Il cristianesimo e il declino dell’impero romano Armando Momigliano trasferitosi in Inghilterra nel 1939 ha svolto la sua attività di storico e docente prima alla University College di Londra e poi ad Oxford, Chigago e alla Scuola Normale Superiore di Pisa.”,”STAx-021-FSD” “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Sui fondamenti della storia antica.”,”‘L’interpretazione della storia del Vico poggia certamente sulla lotta di classe’ “”D’altra parte, il dubbio che forse stiamo prendendo Vico troppo sul serio non è la minore difficoltà che ci si pongono nell’interpretarlo. L’idea delle leggi agrarie ci sembra un’idea impressionante quando l’incontriamo nel campo della storia romana; ma che cosa dovremo pensar incontrandola di nuovo in un’interpretazione estemporanea del mito di Atalanta? Secondo Vico, il quale ‘more solito’ fraintendeva il suo Ovidio, era stata Atalanta a gettare vie le mele d’oro, e ogni mela era una legge agraria. (… ). Di questo tipo è il tentativo di Vico di estendere la nozione di legge agraria all’età eroica dei greci. La bella Atalanta e le sue mele d’oro non sono forse fuori luogo, se dobbiamo valutare l’affermazione che l’accento posto sulla lotta delle classe farebbe di Vico un marxista ante litteram’. L’affermazione risale all”Etude sur Vico’ di Georges Sorel, pubblicato nel «Devenir Social» del 1896. Ma è noto che Marx stesso raccomandava Vico a Lassalle nel 1861: «Mi sorprende che, a quanto pare, lei non abbia letto la ‘Scienza nuova’ di Vico – non per nulla che avrebbe potuto trovarvi per il suo scopo specifico, ma per la sua concezione filosofica dello spirito del diritto romano in opposizione al filisteismo dei giuristi». Attraverso Antonio Labriola, Paul Lafargue, e la famosa citazione di Trotsky nella prima pagina della ‘Storia della rivoluzione russa’, questa nozione filtrò fino a ‘To the Finland Station’ di Edmund Wilson, e ora sta alla base della rispettabilissima opera di Nicola Badaloni, ‘Introduzione a G.B. Vico’ (1961), risultato di uno studio ventennale di Vico come precursore del marxismo (5). L’interpretazone della storia del Vico poggia certamente sulla lotta di classe. Gli eroi sono conservatori, i plebei premono per un cambiamento. Nella misura in cui è la Provivdenza che decide chi opererà i cambiamenti, possiamo leggere in Vico una certa approvazione delle mosse dei plebei. Uno storico privo di pregiudizi come il mio amico Mario Fubini ha dimostrato in pagine memorabili che il plebeo napoletano Vico sentiva molta simpatia per i plebai romani (6)”” (pag 224-225) [Armando Momigliano, ‘Sui fondamenti della storia antica’, Einaudi, Torino, 1984] [(5) I riferimenti si trovano in M.H. Fisch e T.G. Bergin, ‘The Autobiography of G. Vico’ (1944), Great Seal Books reprint 1963, pp. 104-8. Le note di questa edizione (che ho usato nelle mie citazioni) sono una utilissima integrazione della ‘Bibliografia vichiana’. Cfr. anche a Angelamaria Jacobelli Isoldi, ‘Vico e Marx’, in ‘Giornale Critico della Filosofia Italiana’, 30, 1951, pp. 69-102 e 228-53; il suo libro su Vico, Cappelli, Bolona, 1960 e A. Rotondo, in ‘Società’, II, 1955, pp. 1011-47; (6) ‘Stile e umanità in G.B. Vico’, Bari, p. 63]”,”STAx-031-FSD” “MOMMSEN Hans CARTARIUS Ulrich”,”La Resistenza tedesca contro Hitler, 1933-1945. Prefazione alla Mostra fotografica ‘La Resistenza tedesca 1933-1945’.”,”MOMMSEN Hans ha scritto l’introduzione e fa parte del consiglio scientifico”,”GERR-001″ “MOMMSEN Teodoro”,”Caio Giulio Cesare.”,”CESARE accettò la dittatura una prima volta per poco tempo dopo il suo ritorno dalla Spagna (49 aC), poi, dopo la battaglia di Farsaglia, (autunno 48) la riaccettò per un tempo indeterminato e finalmente, dopo la battaglia di Tapso (1° gennaio 45) la riassunse come carica annuale, finché venne designato dittatore, dapprima per 10 anni, e per ultimo , nel 44 aC per tutta la vita (egli era dunque, quando morì, dittatore per la 4° volta). Nel 46 aC assunse il titolo di Imperatore a perpetuità (col nome di ‘Imperator’ si designava nel periodo repubblicano il generale vittorioso, ma il diritto al titolo veniva a mancare con la cessazione del comando militare). Theodor MOMMSEN, storico tedesco (Garding 1817-Charlottenburg, Berlino, 1903). Nel 1844 pubblicò la sua prima opera veramente importante, ‘Die Römischen Tribus’ (Le tribù romane); poi, dal 1844 al 1847, grazie a una”,”STAx-029″ “MOMMSEN Theodor”,”La vita quotidiana nella Roma di Giulio Cesare dalla Storia di Roma.”,”MOMMSEN, storico e filologo tedesco, morto ad 86 anni, ha ricevuto il premio Nobel nel 1902.”,”STAx-035″ “MOMMSEN Hans a cura; saggi di Wolfgang SCHIEDER Georg ECKERT Hans-Josef STEINBERG Dieter GROH Susanne MILLER Hans MOMMSEN”,”Sozialdemokratie zwischen Klassenbewegung und Volkspartei.”,”Saggi di Wolfgang SCHIEDER Georg ECKERT Hans-Josef STEINBERG Dieter GROH Susanne MILLER Hans MOMMSEN”,”MGEx-051″ “MOMMSEN Hans a cura; saggi di Klaus SCHÖNHOVEN Klaus TENFELDE Hans MOMMSEN Elisabeth DOMANSKY-DAVIDSOHN Irmgard STEINISCH Heinrich POTTHOFF”,”Arbeiterbewegung und industrieller Wandel. Studien zu gewerkschaftlichen Ortganisationsproblemen im Reich und an der Ruhr.”,”Saggi di Klaus SCHÖNHOVEN Klaus TENFELDE Hans MOMMSEN Elisabeth DOMANSKY-DAVIDSOHN Irmgard STEINISCH Heinrich POTTHOFF”,”MGEx-104″ “MOMMSEN Wolfgang J.”,”L’ età dell’ imperialismo.”,”MOMMSEN è nato nel 1930 a Marburg. Ha studiato storia e filosofia, scienze politiche e storia dell’ arte nell’ Università di Marburgo e Colonia. Laureatosi nel 1958, nel 1961 è stato visiting assistant professor alla Cornell University, Ithaca, NY. Dal 1959 al 1966 è stato assistente scientifico nel seminario di storia dell’ Università di Colonia. Ha ricoperto poi la cattedra di storia all’ Università di Karlsruhe e nel 1968 quella di storia medievale e moderna all’ Università di Dusseldorf. Dal 1978 è direttore dell’ Istituto di storia tedesca di Londra. Ha scritto molte opere. “”Verso il 1890 la natura dei rapporti fra le potenze europee subì un mutamento radicale. Il delirio imperialistico si impadroniva ora anche dei parlamenti europei, per quanto in modo graduale e senza che gli uomini di Stato se ne rendessero pienamente conto. Benché in tutti gli Stati europei le richieste popolari di colonie e di nuovi mercati nei territori d’oltremare suonassero all’ orecchio dei diplomatici solo come uno spiacevole elemento di disturbo nei confronti di tradizioni consacrate dell’ arte diplomatica, ora erano i problemi della Weltpolitik, per usare un termine che proprio allora divenne di moda in Germania, ad attrarre sempre più l’ attenzione dell’ opinione pubblica, mentre i grandi problemi della politica europea passavano in secondo piano pur senza perdere di gravità e ed importanza. La scuola storica tedesca di ispirazione rankiana, non spttraendosi neppur essa all’ influenza delle ideologie dominanti, descrisse questo processo come il passaggio dal sistema di Stati europei a quello mondiale, e ne dedusse che anche la Germania era chiamata a condurre una vigorosa politica mondiale. Ma negli ultimi decenni prima del 1914 non esisteva ancora un sistema universale di Stati tale da poter garantire all’ Europa e al mondo, con la creazione di equilibri di potere, uno sviluppo pacifico paragonabile a quello che il sistema di Stati europeo era riuscito a mantenere per quasi un secolo””. (pag 172)”,”EURx-180″ “MOMMSEN Wolfgang”,”Max Weber et la politique allemande 1890 – 1920.”,”””Nelle note in prospettiva di un corso (in stile telegrafico, pressoché illegibile!) sulla questione operaia (Carte postume Weber) egli dice di Marx: “”Natura di sovrano con ambizioni personali smisurate senza slanci sentimentali. Fiducia nella sua missione di dominare gli spiriti. Questa qui e non la dominazione delle masse, il suo scopo reale. Disprezzo per i suoi collaboratori e per le masse””. (Nota 163, pag 175) Max WEBER su Brest-Litovsk e la politica estera tedesca nel 1918. “”Certo la questione che si pone è di sapere se anche un programma fortemente ridotto, ma che conservasse come pietra angolare l’ idea di una egemonia dell’ Impero tedesco nello spazio est-europeo, era ancora realizzabile nel 1918. Anche Max Weber rimaneva sotto il fascino dei fantasmi imperialisti che, anche con il più forte rinnovamento della potenza tedesca nella primavera del 1918, andavano ben al di là delle possibilità tedesche. Tuttavia, un programma di questo genere avrebbe costituito un punto di partenza ben più favorevole alla costruzione di un nuovo ordine di pace generale in Europa di quella che è stata la pace forzata di Brest-litovsk che si è, non senza ragione, definita come una manifestazione concreta della volontà di potenza mondiale tedesca.”” (pag 353)”,”WEBx-015″ “MOMMSEN Hans”,”Le national-socialisme et la societé allemande. Dix essais d’ histoire sociale et politique.”,”Henry ROUSSO Institut d’ histoire du temps present, IHTP, Centre national de la recherche scientifique (CNRS). MOMMSEN Hans è nato nel 1930, dal 1968 al 1996 è stato titolare della cattedra di storia contemporanea e di storia del tempo presente dell’ Università di Bochum, alla fondazione della quale ha partecipato alla fine degli anni 1960. Tra le sue recenti pubblicazioni in Germania (Die verspielte Freiheit. Der Weg der Republik von Weimar in den Untergang (1989) e in collaborazione con Manfred GRIEGER ‘Das Volkswagenwerk und seine Arbeiter im Dritten Reich’ (1996). “”Per l’ Olocausto, oltre alla teoria che vuole che Hitler avesse svelato solo progressivamente le sue intenzioni e non si fosse aperto neanche ai suoi compagni più prossimi (cosa difficilmente ammissibile), alcune delle sue dichiarazioni hanno qualche volta spinto a credere a una intenzione precoce e sistematica di distruggere gli ebrei. Ma, né l’ espressione di Mein Kampf secondo cui avrebbe voluto gasificare dodicimila “”corruttori ebrei del popolo””, né le dichiarazioni antisemite fatte nel contesto del celebre discorso al Reichstag del 30 gennaio 1939 permettono tali deduzioni. Karl Schleunes ha recentemente sottolineato che questo proposito apparentemente distruttivo di Hitler si iscrive tra le dichiarazioni più vaste che ne riducevano tanto più la portata quanto esse miravano a fare pressioni sugli Stati partecipanti alla conferenza di Evian, in modo da ottenere l’ emigrazione fuori dal Reich degli ebrei ai quali le risorse necessarie facevano difetto.”” (pag 228)”,”GERN-118″ “MOMMSEN Wolfgang J.”,”L’età dell’imperialismo. Storia universale Feltrinelli, Vol. 28″,”[‘Nel caso di un’azione militare contro la Serbia ci si sarebbero dovute aspettare le più gravi contromisure da parte della Russia, e non si poteva escludere l’eventualità che queste potessero scatenare un conflitto europeo generale. A Vienna tuttavia, per la leggerezza di un gruppo dirigente che aveva già fatto il suo tempo, si trascurò una realistica previsione delle possibili conseguenze di una tale iniziativa. Sin dal principio si dava per scontato che la Russia, qualora la Germania avesse esercitato nei suoi confronti una pressione sufficiente, si sarebbe accontentata, come già aveva fatto nel 1908, di fare qualche minaccia e poi si sarebbe calmata. Poiché a Vienna si attribuiva un’importanza decisiva all’atteggiamento del Reich tedesco, si concluse di inviare il 5 luglio 1914, in missione speciale, il conte Hoyos a Berlino, al fine di assicurarsi l’appoggio del governo tedesco per la spedizione punitiva che si voleva intraprendere contro la Serbia. La strategia austro-ungarica fu tanto lineare quanto miope: guerra contro la Serbia, con le spalle coperte dalla Germania, anche a costo di scatenare un grande conflitto europeo. Quest’ultima eventualità fu trascurata in larga misura, e non se ne tenne conto nei piani di mobilitazione. Benché ci si fosse impegnati per trattato a tenere al corrente l’Italia, offrendole magari compensazioni, si respinse sin dal principio l’idea di comunicare i propri piani a Roma per assicurarsene, in caso di necessità, l’appoggio. Si confidava infatti che l’alleato tedesco fosse in grado da solo di scongiurare un disastro. In tal modo si affidò al Reich tedesco un potere di decisione su guerra o pace, benché la diplomazia tedesca protestasse contro questa logica dei fatti. A Berlino, sin dal principio, non c’erano illusioni sul fatto che un attacco dell’Austria-Ungheria alla Serbia avrebbe provocato un grande conflitto europeo; al ministero degli Esteri, conformemente alla linea politica seguita fino allora dalla Germania verso i Balcani, si intendeva perciò in un primo momento trattenere l’Austria-Ungheria da passi non ponderati. L’ambasciatore tedesco a Vienna, von Tschirschky, aveva quindi tutte le ragioni per supporre di agire secondo la volontà del suo governo quando, nei primi giorni di luglio, approfittò di ogni occasione per mettere in guardia l’Austria-Ungheria “”da passi affrettati”” verso la Serbia, anche se personalmente era favorevole a un’azione energica da parte della monarchia danubiana. Ma proprio in quei giorni ebbe inizio un radicale mutamento nell’atteggiamento tedesco verso la questione serba. Già il 3 luglio Guglielmo II commentò in modo estremamente impulsivo un rapporto di Tschirschky: “”Ora o mai più… Con i Serbi bisogna fare ‘tabula rasa’, e bisogna farlo presto””. A Berlino, nel frattempo , si era giunti alla convinzione di non dover ostacolare un’azione militare austro-ungarica contro la Serbia, anche se c’era il rischio di provocare in tal modo una conflagrazione europea generale. Le ragioni decisive che indussero a questa grave conclusione non furono né la “”fedeltà nibelungica”” né tanto meno la solidarietà dinastica, ma considerazioni estremamente complicate sulla situazione politica e militare in genere delle potenze centrali. Tale situazione era considerata da Bethmann Hollweg estremamente critica: il blocco dei propri alleati stava sempre più indebolendosi, quello dei nemici, invece, andava acquistando nuove energie. Un ruolo decisivo ebbe in questo frangente il timore della Russia, che diventava sempre più potente. Bethmann Hollweg e i suoi consiglieri non condividevano certamente le convinzioni dei militari, secondo i quali bisognava prevedere per l’anno 1916 o 1917 una guerra aggressiva russa, ma anch’essi erano preoccupati per il crescere della potenza russa, come dimostra una frase del cancelliere – pronunciata però solo alla fine del luglio 1914 – che [Siegmund] Riezler accolse nel suo diario: “”Nel giro di pochi anni non ci si potrà più difendere dalle enormi pretese e dall’enorme forza esplosiva della Russia, tanto più se continua l’attuale equilibrio di forze europee””‘ (pag 307-308)]”,”QMIP-247″ “MOMMSEN Wolfgang J. BEDARIDA François RUFFILLI Roberto SCHIERA Pierangelo MAYEUR Jean-Marie HANHAM Harold J. WANDRUSZKA Adam DUNBABIN John P. RUDELLE Odile ROMANELLI Raffaele REMOND René MATTHEW H. Colin G. HUARD Raymond, a cura di Paolo POMBENI”,”La trasformazione politica nell’Europa liberale 1870-1890.”,”Paolo Pombeni è ordinario di Storia dei partiti politici nell’Università di Bologna. Autore di vari studi di storia politica, ricordiamo: Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana, All’origine della forma-partito contemporanea, Demagogia e tirannide, Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”EURx-059-FL” “MONAQUE Rémi”,”Trafalgar, 21 octobre 1805.”,”L’ammiraglio Rémi Monaque è uno dei migliori esperti della marina imperiale. Tra le sue opere precedenti ‘Latouche-Tréville, l’amiral qui défiait Nelson’ (2000).”,”QMIN-062-FSL” “MONARCA Daniele BONI BRIVIO Carlo”,”Il crack finanziario dell’Italia.”,”Daniele Monarca, partner e presidente della società di consulenza Assiafin Sim, dopo una breve esperienza nella Arthur Andersen, ha sempre operato nel settore finanziario, prima presso l’Ifil (gruppo Fiat), poi presso la Sopaf (gruppo Vender) e infine presso la Compagnia Finanziaria Italiana (gruppo Cariplo). É professore a contratto per il corso di Contabilità e bilancio presso l’Università Bocconi di Milano. Carlo Boni Brivio, attualmente partner e membro del consiglio di amministrazione di Assiafin Sim, è stato direttore finanziario di una media azienda operante nel settore siderurgico e successivamente addetto al servizio fidi di un importante istituto di credito.”,”ITAE-102-FL” “MONASTA Attilio MOSTARDINI Milly”,”Dalla scuola al lavoro. Occupazione e professionalità in una politica attiva della manodopera.”,”Attilio Monasta è docente di Pedagogia all’Università di Firenze, è autore di saggi sulla “”pedagogia degli oppressi””, la “”descolarizzazione”” e il diritto allo studio dei lavoratori, e di volumi sull’esperienza delle 150 ore. Anche la Mostardini si è occupata di 150 ore.”,”GIOx-109″ “MONASTERIO Armando”,”Politica economica. IX Lezione. Questioni di politica agraria. Problemi dela riforma fondiaria.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-V-2″ “MONATTE Pierre”,”La lotta sindacale.”,”MONATTE (1881-1960), esponente del movimento del sindacalismo rivoluzionario, fondatore di due riviste (La Vie Ouvriere nel 1909; La Revolution Proletarienne nel 1925), militante sindacale e rivoluzionario ha scritto molto ma i suoi articoli sono poco reperibili. Questo volume li raccoglie. MONATTE è stato un militante quasi senza funzioni di rilievo. E’ stato membro del Comitato Federale della CGT dal 1904 al 1914 i ha svolto varie professioni: sorvegliante di internato, impiegato in una libreria, correttore di bozze. Due grandi rifiuti lo caratterizzano: contro la guerra nel 1914 e Vs lo stalinismo nel 1929. E’ per il sindacalismo d’ azione diretta. Si considerava nella linea dei militanti della Internazionale, continuatore di PELLOUTIER, a favore di un socialismo e sindacalismo libertario.”,”MFRx-073″ “MONATTE Pierre”,”Syndicalisme révolutionnaire et communisme. Les archives de Pierre Monatte, 1914-1924.”,”””La posizione di Monatte era difficile ed egli ne risentiva in incertezze. Ostile alla scissione sindacale, la vedeva effettuare; partigiano malgrado tutto della nuova centrale, non poteva dare la sua adesione perché il suo sindacato dei correttori votava confederato e perché non voleva rompere l’ unità; passionalmente attaccato alla Rivoluzione russa, doveva rimettere in causa gli elementi essenziali della sua concezione del sindacalismo rivoluzionario; sostenitore dell’ azione del Partito, non si decideva ad aderirvi. Occorre comunque vedere, in questo atteggiamento, sia una ostilità teorica, sia una grande riserva nei confronti dela frazione allora dirigente del Partito che considerava come piccolo borghese, senza legami operai, preoccupata soltanto del lavoro parlamentare””. (pag 323)”,”MFRx-215″ “MONATTE Pierre”,”Trois scissions syndicales.”,”Opera pubblicata sotto gli auspici dell’ Institut Francais d’ Histoire Sociale, IFHS, Paris “”Dobbiamo tutti e due risalire per il sentiero di Zimmerwald. Già gli articoli di Romain Rolland, ‘Au-dessus de la Mélée’ mi servirono da cordiale. Brupbacher, non amava Rolland; i suoi articoli non lo toccavano né l’ aiutavano. Davanti a Zimmerwald, il nostro atteggiamento fu ugualmente differente. (…)”” (pag 239) “”Al contrario, per i miei amici e per me, la nostra rivolta contro la guerra ci gettò nella braccia di Trotsky, da quando lo conoscemmo, nell’ autunno 1914, al suo arrivo a Parigi. E attraverso di lui, nelle braccia dei russi che saranno i veri artigiani di Zimmerwald: “”Come, tutto è perduto? Al contrario, la rivoluzione è adesso sicuramente lo sbocco di questa guerra”” ci diceva Trotsky.”” (pag 239) “”Brupbacher ha raccontato nei suoi “”Souvenirs d’un Hérétique’ una visita fatta a Trotsky nel 1921, in occasione di un viaggio in Russia. Solo egli l’ha raccontata vent’anni dopo, strapazzando un pò le date e i fatti. Soprattutto non tenendo conto sufficientemente dell’ atmosfera di allora e che ci sono anni nella storia del movimento operaio dal ritmo accelerato e altri dal ritmo sonnolento. Gli anni dal 1917 al 1923 sono stati anni che contavano il doppio o il triplo, in cui gli avvenimenti decisivi sono precipitati. Fino al 1923 abbiamo avuto la speranza che la Rivoluzione tedesca avrebbe preso il posto della Rivoluzione russa. Se questa speranza fosse stata realizzata, la sorte della Rivoluzione russa sarebbe stata diversa, quella del mondo sarebbe stata cambiata.”” (pag 243-244)”,”MFRx-263″ “MONCALVO Gigi”,”I lupi & gli Agnelli. Ombre e misteri della famiglia più potente d’Italia.”,”Coordinamento editoriale Patrizia VALLARIO Gigi MONCALVO giornalista e scrittore, dopo aver lavorato per il Corriere della Sera e poi al Giorno ha iniziato la carriera Tv nel gruppo Fininvest. Ha scritto le biografie di Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi. ‘Estrema diffidenza tra madre e figlia’ (Margherita e Marella) (pag 241) Articoli nascosti dell’ Accordo tombale (pag 235)”,”ECOG-033″ “MONCALVO Gigi”,”I Caracciolo. Storie, misteri e figli segreti di una grande dinastia italiana.”,”Gigi Moncalvo è autore di ‘I Lupi e gli Agnelli’ e ‘Agnelli Segreti’ due libri documentati controcorrente dedicati alla storia dell’ultima famiglia ‘reale’ italiana.”,”ECOG-054″ “MONDADORI Alberto VIGORELLI Giancarlo edizione italiana a cura di; saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James WELDOM JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY”,”Les Temps modernes diretta da Jean-Paul Sartre. Numero speciale sugli Stati Uniti d’ America.”,”I traduttori di questa edizione italiana del fascicolo americano Les Temps Modernes sono: Giosue BONFANTI Franco BRUSATI POZZI Fabio CARPI Antonio MIOTTO Roberto REBORA Nelo RISI Vittorio SERENI Giancarlo VIGORELLI. Saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James WELDOM JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY. Paul VIGNAUX: Aspetti della coscienza operaia americana (pag 81) Jean DOMARCHI: Perplessità americane: Salari e prezzi negli Stati uniti (66) “”La maggior parte delle organizzazioni operaie hanno aiutato il Presidente ROOSEVELT a foggiare nella coscienza americana il sentimento di una inevitabile responsabilità mondiale. Partecipare alla fondazione della Federazione sindacale mondiale rappresenta il mezzo che ha scelto il CIO per realizzare un tale sentimento: preconizzando, contro il parere della Federazione Americana del Lavoro, la cooperazione con le organizzazioni operaie dell’ URSS, Sidney HILLMAN era convinto di continuare, sul suo piano sindacale, la politica di ROOSEVELT e di agire secondo la speranza dei New Dealers, di organizzare l’ economia mondiale in accordo con la Russia””. (pag 90)”,”USAS-107″ “MONDELLO Elisabetta”,”Gli anni delle riviste. Le riviste letterarie dal 1945 agli anni Ottanta.”,”””Del 1956, invece è la nascita di “”Azione Comunista””, espressione dell’ omonimo movimento, che è forse una rivista anomala, fra le altre del periodo. Nasce infatti, come riflesso del malcontento verso la politica del PCI, da parte non degli intellettuali, ma soprattutto degli ambienti operai di base, coagulando in parte, quei settori “”secchiani”” che vedevano, appunto, in Secchia una alternativa a Togliatti. In “”Azione Comunista”” si riunirono L. Raimondi, E. Setti, G. Seniga e B. Fortichiari. Non appena il giornale si presentò nelle edicole, (nel giugno), venivano allontanati dal PCI, Fortichiari e Raimondi. L’ esperienza del periodico presenta particolari motivi di interesse, al di là delle complesse vicende di espulsioni, scissioni, fondazione di movimenti, come quello della “”Sinistra Comunista”” (nel 1956), l’ adesione dell’ “”Azione”” di D. Montaldi e dei militanti raccolti attorno ai gruppi di Unità Proletaria, ecc. soprattutto perché dal 1959, in poi, a differenza di altre pubblicazioni che soffrono in quel periodo di una “”visione nazionale””, si caratterizza per una apertura verso la Spagna, il Giappone, la Gran Bretagna, gli USA ed i loro movimenti rivoluzionari. Sarà, tra l’ altro, la rottura fra URSS e Cina a determinare la spaccatura all’ interno di “”Azione Comunista”” e la fine dell’ esperienza.”” (pag 39)”,”EMEx-059″ “MONDIN Natan”,”La via coreana. Come la Corea del Sud sta conquistando l’Occidente.”,”Lvia coreana. Il boom economico e sociale del ‘Paese del calmo mattino’ Natan Mondin, nato a Milano nel 1978, dopo la laurea in Economia ha lavorato in diversi ambiti per grandi gruppi multinazionali Per 14 anni si è occupato delle relazioni commerciali fra Italia e Repubblica di Corea.”,”ASIE-038″ “MONDINI Marco”,”La politica delle armi. Il ruolo dell’esercito nell’avvento del fascismo.”,”MONDINI Marco si è diplomato in storia e perfezionato in storia contemporanea alla Scuola Normale di Pisa dove attualmente è assegnista di ricerca. Ha pubblicato ‘Veneto in armi”” (2002). “”Il risultato, ben percepito dai contemporanei, fu il ricorso sistematico alla violenza nelle contese interne, un fenomeno comune a tutta l’Europa nel 1919 ma, come ha scritto Volker Berghahn, in nessun altro paese così rilevante come in Italia. In questa degenerazione progressiva dell’ordine, il rivoluzionarismo “”parolaio e messianico”” dei massimalisti (come lo definì De Felice) ebbe una gran parte di responsabilità, incoraggiando un’azione di lotta in cui al disprezzo per ogni senso di legalità si accompagnava sovente l’organizzazione di un contropotere locale, contro il quale lo Stato non sembrava capace di opporsi. Fu questo il caso delle leghe agrarie nella Pianura padana e, in particolare, delle “”satrapie”” rosse, ricordate da Luigi Preti in Emilia e Romagna, ma anche delle effimere repubbliche “”sovietiche”” toscane””. (pag 54)”,”ITAF-322″ “MONDINI Marco”,”Andare per i luoghi della grande guerra.”,”””Eppure, nonostante il panico delle prime settimane, Padova divenne ben presto una delle città simbolo (o forse ‘la’ città simbolo) della resistenza italiana. A questo giovò, certo, la scelta del Comando supremo di insediarsi a palazzo Dolfin, una decisione che affermò pubblicamente la volontà non solo di continuare a combattere ma anche di difendere a oltranza il Veneto. E anche se Diaz tre mesi dopo trasferì il proprio stato maggiore all’Hotel Trieste di Abano, Padova rimase fino alla fine la capitale di una guerra divenuta per antonomasia una crociata difensiva contro l’invasore: era una verità parziale, ma decisamente efficace nel mobilitare un nuovo genere di consenso al conflitto. Nonostante le evacuazioni, le distruzioni, l’architettura di un’esistenza integralmente militarizzata, la requisizione di molti palazzi per farne ospedali militari (alla fine della guerra, si potevano ricoverare fino a 8.000 feriti contemporaneamente), la privazione o la devastazione delle sue opere d’arte, Padova visse l’ultimo anno del conflitto sostenendo, con apparente imperturbabilità, il proprio ruolo di comando, di assistenza, di obiettivo e soprattutto di icona dello spirito nazionale. Alla fine era semplicemente ovvio che fosse Padova ad avere il privilegio – questa volta reale – di essere la sede all’armistizio”” (pag 103-104). Marco Mondini è ricercatore nell’Istituto storico italo-germanico di Trento e insegna Storia militare nell’Università di Padova. Tra i suoi libri: “”La politica delle armi. Il ruolo dell’esercito nell’avvento del fascismo”” (Laterza, 2006); “”Alpini. Parole e immagini di un mito guerriero”” (Laterza, 2008), “”La guerra italiana”” (Il Mulino, 2014).”,”QMIP-223″ “MONDINI Marco”,”Francesco Ferdinando d’Asburgo. L’attentato di Sarajevo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Marco Mondini insegna Storia della guerra all’Università di Padova ed è ricercatore associato presso l’ ISIG-FBK e a Parigi Sorbona. Membro del direttivo del museo dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne. Tra i suoi libri ‘Fiume 1919’ (2019), ‘Il capo’ (2017), ‘La guerra italiana’ (2014). Caratteri incompatibili: il vecchio Francesco Giuseppe “”abituato a non sentirsi mai contraddire e a esporre le proprie opinioni senza alcuna forma di dialogo: caratterialmente incompatibili (glaciale e diplomatico Francesco Giuseppe, emotivo e collerico Francesco Ferdinando), i due erano destinati a veder deteriorare sempre di più il proprio rapporto”” (pag 107)”,”QMIP-282″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Sulle orme di Marx.”,”Parte 1°: studi sui tempi nostri (critica al massimalismo) Parte 2°: Lineamenti di teoria.”,”MADS-163″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Il materialismo storico in Federico Engels.”,”In appendice: Dialettica in Engels, Prassi che rovescia o Prassi che si rovescia? MONDOLFO, storico della filosofia italiano (Senigallia 1877-Buenos Aires 1976). Insegnò nelle università di Padova e Bologna, ma, costretto a emigrare in Argentina per la persecuzione contro gli Ebrei, insegnò poi a Córdoba. Studiò il pensiero filosofico antico e moderno pubblicando una Storia del pensiero greco-romano (1928), ormai classica, e L’Infinito nel pensiero dei Greci (1934): in questi lavori M. tende a mostrare l’attualità e la fecondità del pensiero antico, in cui già sarebbero anticipati molti temi del pensiero moderno.Notevole fu anche il suo contributo agli studi sul marxismo teorico: Sulle orme di Marx (1919), Intorno a Gramsci e alla filosofia della prassi (1955), Da Ardigò a Gramsci (1962). (GE20)”,”MAES-023″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Studi sulla Rivoluzione Russa. A cura del Centro di Critica Sociale.”,”In appendice: Bolscevismo e dittatura (1956) e Postilla all’ articolo ‘Capitalismo di Stato sovietico? di W. JEROME e A. BUICK. Nel cinquantesimo anniversario della rivoluzione russa rivedono la luce gli scritti che sull’ argomento Rodolfo MONDOLFO pubblicò sulla ‘Critica Sociale’ (inserendoli via via nelle successive edizioni di ‘Sulle orme di Marx’ dalla terza delle quali, Cappelli 1924, è stata tratta la prima parte dei saggi qui riportati. E’ questa di MONDOLFO, assime a quella di KAUTSKY, di Otto BAUER e di TURATI, una delle prime analisi critiche, da parte socialista, della struttura sociale russa dopo la Rivoluzione d’Ottobre.”,”RIRO-164″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Il concetto dell’ uomo in Marx.”,”””Dice appunto Marx nella terza di queste Tesi su Feuerbach, passando dalla citata affermazione di un attivismo umano alla concezione dello storicismo, che la trasformazione sociale è sempre opera dell’ uomo stesso. “”La dottrina materialistica, che gli uomini sono il prodotto dell’ ambiente e dell’ educazione, dimentica che l’ ambiente viene mutato appunto dagl uomini e che l’ educatore stesso deve essere educato.””. C’ è l’ intervento continuo dell’ uomo nel produrre le modificazioni dell’ ambiente sociale, sotrico; c’è in questa azione un processo continuo di educazione per cui l’ educatore stesso risulta educato, ed opera poi sopra gli altri, compiendo la loro educazione. Aggiunge Marx: “”Il coincidere del variar dell’ ambiente e dell’ attività umana può essere concepito ed inteso razionalmente soltanto come praxis rivoluzionaria ed autotrasformazione””.”” (pag 11) “”Scrive Marx nell’ opera giovanile La sacra familia: ‘La storia non fa nulla; non possiede nessun enorme potere; non interviene in nessuna lotta; è invece l’ uomo, l’ uomo effettivo e vivente, colui che ha fatto tutto, che possiede, che combatte. La storia non è una realtà qualsiasi che si serva dell’ uomo come di un mezzo per raggiungere i propri fini, come se fosse una persona esistente per se stessa, ma non è altro che l’ attività dell’ uomo perseguente i suoi fini'””. (pag 15) “”Risponde Engels: ‘Il lavoratore non crea nulla: questo principio è completamente pazzesco. La critica critica non crea nulla; il lavoratore crea tutto , e tanto più egli produce tutto in quanto fa vergognare tutta la critica anche con le sue creazioni spirituali; i lavoratori inglesi e francesi potrebbero fornir la prova di ciò. Il lavoratore, anzi, crea l’ uomo””””. (pag 48)”,”MADS-372″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Il pensiero politico nel Risorgimento italiano.”,”Nel 1942 appariva in Argentina dove Mondolfo si era trasferito quando le leggi razziali lo avevano costretto all’ esilio, ed aveva allora la cattedra all’ Università Nazionale di Cordoba, l’ opera completa con il titolo ‘La filosofia politica in Italia en el siglo XIX’ (Ediciones Iman, Buenos Aires). “”Questa fede, che poneva Gioberti in conflitto insanabile coi Gesuiti, lo ravvicinava certo a Mazzini; ma fra loro stavan pure elementi di un dissidio inconciliabile, che dalla originaria concordia li dovevano spingere all’ urto delle mentalità e dei metodi e alla polemica aspra. A Gioberti Mazzini rimprovera di rappresentare il “”partito dell’ opportunità””; a Mazzini Gioberti affibbia il titolo di papa dei puritani, e l’ accusa di essere il maggior nemico dell’ Italia, maggiore anche dell’ austriaco, perché i suoi ‘deliri’ riescono a danno e a sterminio della patria””. (pag 75)”,”ITAB-217″ “MONDOLFO Rodolfo”,”La comprensione del soggetto umano nell’antichità classica.”,”La parte quada contine i capitoli: – II. La valutazione del lavoro nella cultura classica (pag 585-627) – III. La creatività dello spirito e l’ idea del progresso nel pensiero classico (pag 629-739) Nella concezione di Vitruvio (si presenta un processo storico in cui l’uomo, spinto dai bisogni, guidato dalle esperienze, rafforzato dall’esercizio, sviluppa e traduce progressivamente in atto le sue potenze naturali, creando le arti e le scienze, ma in questo processo i prodotti reagiscono sul produttore…) “”appare in questa visione un barlume del processo chiamato da Marx il processo della ‘umwälzende Praxis’, cioè dell’ attività dell’uomo che si rovescia su se stessa e sull’uomo, trasformandolo nel trasformare se stessa”” (nota 1)”” (pag 721)”,”FILx-280-FF” “MONDOLFO Rodolfo”,”Umanismo di Marx. Studi filosofici 1908-1966.”,”Contiene tra l’altro: – Feuerbaxh e Marx – Leninismo e marxismo – Ricordando Antonio Labriola (convergenze mondolfiane con Labriola (e divergenze), v. Bobbio) – Intorno al “”Problema storico”” di Hilferding – Le antinomie di Gramsci “”Più che a Sorel, Mondolfo è vicino, se mai, all’interprete e mediatore del sorelismo italiano, Arturo Labriola, di cui apprezza i due libri, spesso citati con pieno consenso, ‘Riforme e rivoluzione sociale’ del 1906 e ‘Marx nell’economia come teorico del socialismo’ del 1908″” (pag XXXV, Bobbio) “”Ma ciò che soprattutto dobbiamo osservare è che la revisione del concetto riguardante il rapporto fra l’economia e il potere non è affatto contro la tradizione del marxismo, ma in perfetto accordo con esso. Ho messo in luce e documentato con precise citazioni nel mio libro ‘Il materialismo storico di F. Engels’ quanto la concezione dello Stato come puro strumento della classe economicamente dominante sia lontana dal rappresentare il pensiero completo dei creatori del materialismo storico. L’Engels riconosceva l’origine del potere dello Stato già nelle comunità anteriori ad ogni divisione di classe e ad ogni sviluppo economico, e nello svolgimento storico successivo affermava bensì che lo Stato è «ordinariamente e sopra tutto» lo Stato della classe dominante; ma riconosceva che una volta sorto ed armato di un potere proprio, militare ed economico, esso si rende autonomo e tende a dominare la Società, valendosi dei conflitti tra le classi per i propri interessi e la propria autonomia. Il servitore si trasforma in padrone, lo strumento in dominatore, come accadeva (secondo gli esempi di Engels) nella monarchia assoluta dei secoli XVII e XVIII, nel bonapartismo, nella monarchia prussiana – ove la borghesia industriale e commerciale (nota Engels), per quanto economicamente poderosa e con una maggioranza propria alla Camera, «non ha alcuna potenza nello Stato, non vuol regnare», – e perfino nella democrazia nordamericana dove (dice ancora Engels) i ‘politici’ han costituito una divisione a sé, distinta in «due masnade che alternativamente entrano in possesso del potere, e la nazione è impotente contro queste due bande che la dominano e la saccheggiano». Non basta dunque, secondo Engels, che ci sian classi che posseggano la potenza economica, se non posseggano anche la ‘forza’ politica, «giacché lo Stato ha una sua autonomia di esistenza e d’azione», si arma esso stesso di potenza economica e militare, e se anche solo in casi eccezionali giunge a fare della società e della stessa classe economicamente dominante la sua schiava, impotente a reagire, riesce per altro in generale sempre ad esercitare un’azione sullo sviluppo della società e dell’economia, secondo il rapporto dialettico del rovesciamento della praxis. Contro il pericolo di sopraffazione e di arbitrio, insito in questo dominio dello Stato, solo rimedio è per Engels la resistenza e vigilanza della coscienza sociale e specialmente proletaria, che rivendichi le sue esigenze come diritti, aventi un carattere e valore di universalità. Con ciò il diritto e la esigenza etica universalistica son riconosciuti pure come ‘momenti’ della storia, e nella coscienza universalistica e nella potenza delle sue rivendicazioni si addita l’unica soluzione possibile del problema storico. Per ciò appunto l’Engels salutava nel proletariato l’erede della filosofia classica tedesca e della dialettica della libertà, e gli attribuiva come missione storica «l’atto liberatore del mondo», nella creazione di quella società in cui – secondo la formula del ‘Manifesto’ – «il libero sviluppo di ciascuno sia condizione del libero sviluppo di tutti». Ora il frammento di Hilferding muove da preoccupazioni analoghe a quelle che ispiravano le sopra citate affermazioni dell’Engels; e quindi, se anche può considerarsi un tentativo di revisione del marxismo, non può legittimamente considerarsi fuori di esso ed essergli opposto”” (pag 306-307-308) [Rodolfo Mondolfo, ‘Umanismo di Marx. Studi filosofici 1908-1966′, Einaudi, Torino, 1975] antinomìa s. f. [dal lat.] Contraddizione, reale o apparente, fra due leggi o disposizioni di legge, fra due concetti, fra due tesi, fra un principio e un altro di una scienza. Nella filosofia kantiana, antinomia della ragion pura, ciascuna delle contraddizioni in cui l’intelletto necessariamente incorre quando vuol considerare i fenomeni come cose in sé, derogando dalla norma fondamentale della limitazione dell’uso delle categorie alla sfera dell’esperienza possibile; le antinomie, che insorgono propriamente nel campo della cosmologia razionale, cioè della dottrina che ha per oggetto l’idea del mondo, sono più precisamente quattro (ma altre sono state prospettate da Kant in sede di critica della ragion pratica e di critica del giudizio), e sono costituite ciascuna da una tesi e da un’antitesi, entrambe secondo Kant rigorosamente dimostrabili. In logica matematica, a. logiche, lo stesso che paradossi logici (v. paradosso1). (trec)”,”TEOC-808″ “MONELLI Paolo”,”Roma 1943.”,”La fuga del Re e dei vertici politici e militari. L’ 8 settembre 1943. “”(…) (Roatta) gli disse (a Badoglio, ndr) che lo stato di cose peggiorava, che Roma non era difendibile, che dava ordine a Carboni di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato su Tivoli, che bisognava che il governo ed il re si mettessero in salvo. Dopo qualche esitazione Badoglio disse che sarebbe andato ad avvertire il sovrano; ad ogni modo – nel frattempo era sopraggiunto Ambrosio – approvò la decisione di Roatta, di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato. Allora Roatta consegnò a Carboni, che intanto era capitato al ministero della guerra, un ordine, scritto a matita sopra un pezzo di carta, senza data e senza firma. Di questo famoso ordine non si è più saputo nulla, non si sa dove sia andato a finire; se ne danno differenti versioni, e mentre Carboni afferma che in esso si disponeva il ripiegamento su Tivoli soltanto dell’ Ariete e della Piave, il colonnello Salvi che lo fece copiare a macchina, ed altri ufficiali che lo videro, affermano che in esso, dopo un breve preambolo in cui si dichiarava che data la situazione Roma non poteva essere difesa, si ordinava la corpo d’ armata motocorazzato di ripiegare immediatamente su Tivoli, “”fronte a est e oltre””; si diceva che il movimento doveva avvenire a scaglioni e nel massimo ordine; che tutte le truppe presenti in Roma passavano agli ordini del generale Carboni; che a Roma dovevano restare soltanto le forze di polizia. Altri dicono che c’erano anche queste parole, o pressapoco: “”il generale Carboni deve trasferire in buon tempo il suo comando a Tivoli””. Quest’ordine lo portò Carboni in persona al suo comando, alle quattro e mezza; e suscitò la costernazione degli ufficiali del comando. “”Quest’ ordine è una pazzia!”” – esclamò il colonnello Salvi. Ma Carboni, che secondo l’ affermazione di Salvi e di altri a quell’ ora era già in borghese (altri dicono che Carboni si mise in borghese solo dopo la partenza del re; è disperante impresa mettere d’accordo i testimoni ed i protagonisti degli avvenimenti), comandò a Salvi di far copiare l’ ordine a macchina e di farlo firmare. Aggiunse che bisognava inviare subito una colonna “”al seguito ed a protezione delle note personalità che lasciavano Roma””. (…)””. (pag 326-327) firma ex proprietario”,”ITQM-120″ “MONELLI Paolo”,”Mussolini piccolo borghese.”,”””Agli inizi del 1909 troviamo Mussolini a Trento, segretario della Camera del lavoro e direttore del settimanale ‘L’Avvenire del lavoratore’. (…) Dopo un mese Mussolini lascia ‘Il Popolo’, e dedica tutta la sua attività polemica a ‘L’Avvenire’ di cui aveva conservato la direzione. Attacca il clero con un linguaggio da trivio, per cui è spesso in prigione o multato. Mette insieme un bel gruzzolo di condanne, arresti per diffamazione, multe o arresti per schiamazzi notturni, per partecipazione a dimostrazioni sovversive, per contravvenzioni alle leggi sulla stampa, per violenze. Si vanta di “”battere il record dei processi in Austria””; e in una polemica di stampa che ha con il giornale cattolico ‘Il Trentino’, condotta da una parte e dall’altra con un linguaggio offensivo e volgare, si vanta della “”sacra tradizione familiare””, per cui “”mio nonno ha conosciuto le prigioni papali, mio padre quelle della monarchia sabauda, ed io quelle di una repubblica e di una monarchia””. (…) Due anni più tardi attaccherà la Camera italiana, “”cioè il Parlamento più deficiente del mondo””, perché “”fa la commedia irredentista””, cioè per “”avere assunto pose e frasaio quarantottesco dell’irredentismo austrofobo””. In quell’attacco, del marzo 1911, si lascia andare ad una previsione di cui non si ricorderà più nel 1914, fattosi interventista: “”Se il vostro irredentismo austrofobo dovesse provocare una guerra, allora, o irredentisti, voi vivrete Lissa o Custoza; la sconfitta e la vergogna””. Una delle persone che aggredisce con maggior vivacità nei suoi articoli è un collaboratore del giornale cattolico locale, ‘Il Trentino’, Alcide De Gasperi’.”” (pag 43-44)”,”ITAF-005-FV” “MONELLI Paolo”,”Le scarpe al sole. Cronache di gaie e di tristi avventure d’alpini di muli e di vino.”,”Nel gergo degli alpini mettere le scarpe al sole significa morire in combattimento (…)’ (pag XXIII) Rassegnazione. ‘Intanto, morituri per destinazione, fabbrichiamo strade. Sotto, questi brevi viventi, prima che siano carogne marcenti sotto l’ironia dell’equipaggiamento accurato, adoperarli bisogna, pechè il riposo non sia di Capua e la vita non sia riafferrata con mani troppo fiduciose. Le strade si spianano, brillano le mine, rientrano a sera le compagnie con gli attrezzi sulle spalle, cantando qualche nenia d’amore malinconico’ (pag 146) Paolo Monelli (Fiorano Modenese, 15 luglio 1891 – Roma, 19 novembre 1984) è stato un giornalista, scrittore e militare italiano. (wik)”,”QMIP-001-FGB” “MONELLI Paolo”,”Roma 1943.”,”La fuga del Re e dei vertici politici e militari. L’ 8 settembre 1943. “”(…) (Roatta) gli disse (a Badoglio, ndr) che lo stato di cose peggiorava, che Roma non era difendibile, che dava ordine a Carboni di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato su Tivoli, che bisognava che il governo ed il re si mettessero in salvo. Dopo qualche esitazione Badoglio disse che sarebbe andato ad avvertire il sovrano; ad ogni modo – nel frattempo era sopraggiunto Ambrosio – approvò la decisione di Roatta, di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato. Allora Roatta consegnò a Carboni, che intanto era capitato al ministero della guerra, un ordine, scritto a matita sopra un pezzo di carta, senza data e senza firma. Di questo famoso ordine non si è più saputo nulla, non si sa dove sia andato a finire; se ne danno differenti versioni, e mentre Carboni afferma che in esso si disponeva il ripiegamento su Tivoli soltanto dell’ Ariete e della Piave, il colonnello Salvi che lo fece copiare a macchina, ed altri ufficiali che lo videro, affermano che in esso, dopo un breve preambolo in cui si dichiarava che data la situazione Roma non poteva essere difesa, si ordinava la corpo d’ armata motocorazzato di ripiegare immediatamente su Tivoli, “”fronte a est e oltre””; si diceva che il movimento doveva avvenire a scaglioni e nel massimo ordine; che tutte le truppe presenti in Roma passavano agli ordini del generale Carboni; che a Roma dovevano restare soltanto le forze di polizia. Altri dicono che c’erano anche queste parole, o pressapoco: “”il generale Carboni deve trasferire in buon tempo il suo comando a Tivoli””. Quest’ordine lo portò Carboni in persona al suo comando, alle quattro e mezza; e suscitò la costernazione degli ufficiali del comando. “”Quest’ ordine è una pazzia!”” – esclamò il colonnello Salvi. Ma Carboni, che secondo l’ affermazione di Salvi e di altri a quell’ ora era già in borghese (altri dicono che Carboni si mise in borghese solo dopo la partenza del re; è disperante impresa mettere d’accordo i testimoni ed i protagonisti degli avvenimenti), comandò a Salvi di far copiare l’ ordine a macchina e di farlo firmare. Aggiunse che bisognava inviare subito una colonna “”al seguito ed a protezione delle note personalità che lasciavano Roma””. (…)””. (pag 326-327) I tedeschi, i fascisti e gli italiani in via Tasso e in via Romagna “”I tedeschi in via Tasso, gli sgherri fascisti in via Romagna, volevano confessioni dagli arrestati, volevano nomi di compagni, indicazioni di luoghi di radunata, per aumentare il bottino di ostaggi, per aver nuovi pretesti a ruberie e ricatti; e tormentavano e torturavano secondo una tecnica di cui Kappler si vantava inventore, «meine eigene Technik, meine eigene raffinierte Technik» diceva, subito ridendo grosso – perché il tedesco non sorride mai. Ma non era soddisfatto il tenente colonnello Kappler, «diese Italiener, diceva, sono più duri di quanto credessi, la maggior parte non vogliono apri bocca, ‘tun den Mund nicht auf’, vanno a morire senza aver detto niente». Poiché la morte era la pena prevista per chiunque fosse arrestato con l’accusa di spionaggio, di partecipazione a bande, di favoreggiamento del nomico; tanto per chi taceva, eroico, quanto per chi sotto la tortura si lasciava strappare i nomi dei compagni che venivano arrestati e torturati dopo di lui. Ogni tanto, con scelta voluta o cieca, un gruppetto era tirato fuori, deportato al settentrione per nuovi tormenti, o portato alla fucilazione, o ucciso in cella”” (pag 411)”,”QMIS-028-FSD” “MONELLO Paolo”,”La memoria e il futuro. La CGIL in provincia di Ragusa dal 1944 al 1962.”,”Paolo Monello, già sindaco di Vittoria e parlamentare del PCI-PDS, cultore della storia della sua città. La città, che si estende sulla parte meridionale dei monti Iblei, è il capoluogo di provincia più a sud d’Italia, è il terzo comune siciliano per superficie e l’undicesimo per altitudine e dista mediamente dal mare 20 km. (wikip)”,”SIND-003-FMP” “MONETA Jacob”,”Le PCF et la question coloniale (1920-1965). Suivi de «A propos de la critique de M. Suret-Canale» par l’auteur. La politique du Parti Communiste français dans la question coloniale, 1920-1963.”,”‘Texte n. 36, L’Humanité, 30 giugno 1945. Intervention de Caballero, secrétaire du PC algérien au Xe Congrès du PCF (Paris, 28 juin 1945): “”Caballero secrétaire général du parti communiste algérien, très applaudi par le Congrès, qu’il salue au nom de son parti, rend d’abord hommage aux vingt-sept délégues et à tous les députés communistes qui, dès leur libération en Afrique du Nord se sont mis au travail pour accentuer l’effort de guerre et pour la défense du peuple algérien. Il montre comment, malgré la répression munichoise et vichyste, le parti communiste algérien a fait son devoir, et comment il continue à le faire. En détail, l’orateur explique les causes et les méthodes du complot fasciste en Afrique du Nord qui a abouti à la provocation de Sétif. Il conclut en soulignant que le peuple algérien a les mêmes ennemis que le peuple français ‘et ne veut pas se séparer de la France. Ceux qui réclament l’independance de la France, explique-t-il, sont des agents conscients ou inconscients d’un autre impérialisme. «’Nous ne voulons pas changer un cheval borgne pour un aveugle», s’écrie-t-il, aux applaudissements du Congrès. An contraire, le parti communiste algérien lutte pour le renforcement de l’union du peuple algérien avec le peuple de France, sur la base de la lutte commune contre le pouvoir des trusts et des cent seigneurs de la colonisation, contre la 5e colonne, pour une démocratie véritable””‘ (pag 154-155)”,”PCFx-111″ “MONETI-CODIGNOLA Maria”,”Il paese che non c’è e i suoi abitanti.”,”Maria Moneti Codignola insegna Storia della Filosofia morale a Firenze dove ha compiuto i suoi studi sotto la guida di Cesare Luporini, Eugenio Garin e Claudio Cesa. A Parigi è stata allieva di Lucien Goldmann Jean Hyppolite e ha seguito i seminair di Raymond Aron e di Roland Barthes. Ha pubblicato ‘La meccanica delle passioni’ (1979) e ‘Hegel e il mondo alla rovescia’ (Firenze, 1986).”,”SOCU-032-FMB” “MONGILI Alessandro”,”Stalin e l’impero sovietico.”,”Dottore dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences sociales, Alessandro Mongili è specialista della società e della storia russa e sovietica. Negli anni della perestrojka ha condotto un’inchiesta sulle trasformazioni sociali nella scienza sovietica.”,”RUST-028-FL” “MONICELLI Mino”,”L’ultrasinistra in Italia, 1968-1978.”,”MONICELLI Mino è nato a Roma nel 1919. Giornalista dal 1948 è stato redattore per vari giornali e settimanali. E’ autore di ‘Federico Garcia Lorca vivo’ e del ‘Giornalista’ (1964).”,”ITAC-107″ “MONICELLI Mino”,”La Repubblica di Salò.”,”Mino Monicelli, giornalista, è stato inviato di molti quotidiani e periodici, tra cui Epoca, l’Europeo, Il giorno, L’Espresso.”,”ITAF-031-FL” “MONICELLI Mino”,”L’ultrasinistra in Italia, 1968-1978.”,”Mino Monicelli è nato a Roma nel 1919. Giornalista dal 1948, è stato redattore e inviato di molti giornali, fra cui “”Epoca””, “”L’Europeo””, “”Il Giorno””, “”L’Espresso””, “”Tempo illustrato”” Ha curato inchieste e programmi culturali per la Rai. E’ autore di ‘Federico Garcia Lorca vivo’ e del ‘Giornalista’ pubblicati entrambi nel 1964.”,”ITAC-002-FFS” “MONINA Giancarlo a cura”,”Gli istituti culturali tra passato e futuro.”,”Saggi di Ida DOMINIJANNI, Luigi FRUDA’.”,”ARCx-006″ “MONINA Giancarlo”,”Lelio Basso, leader globale. Un socialista nel secondo Novecento.”,”Giancarlo Monina insegna Storia contemporanea all’Università Roma Tre ed è segretario generale della Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco. E’ autore di pubblicazioni di storia politica e culturale dell’età contemporanea Il volume è privo di bibliografia ‘L'””amata Rosa””, neocapitalismo e “”contropoteri””. “”Intorno alla metà degli anni Sessanta Basso avvia la stagione più intensa e matura degli studi di matrice marxista in cui pone al centro della sua elaborazione teorica i problemi dello Stato, del potere e del diritto per approfondire la critica alla””vulgata marxista”” e per avanzare un’originale proposta di via “”legalitaria”” al socialismo. A questo periodo risale il completamento dell’antologia degli ‘Scritti politici’ di Rosa Luxemburg, raccolti e tradotti sin dai tempi del confino di Ponza, che apparirà soltanto nel 1967 per i tipi degli Editori Riuniti, ma a seguito di una lunga vicenda editoriale che ne ritarda la pubblicazione di almeno due anni (59). Come sappiamo l’«amata Rosa» è un punto di riferimento costante della sua elaborazione politica e intellettuale, ma, a parte numerose citazioni, fino ad allora le aveva appositamente dedicato soltanto due brevi scritti (60). Tra il 1964 e il 1965, con il completamento della raccolta antologica e la redazione della lunga introduzione, giunge a maturazione un lungo percorso di studio che rende più limpida l’ispirazione luxemburghiana (…)”” (pag 247-249)”,”MITS-462″ “MONK J. Donald”,”Introduzione alla teoria degli insiemi.”,”Donald Monk, dopo aver ottenuto nel 1961 il dottorato di ricerca in matematica presso l’Università della California a Berkeley, insegna dal 1962 all’Università del Colorado.”,”SCIx-272-FL” “MÖNKE Wolfgang”,”Das literarische echo in Deutschland auf Friedrich Engels’ Werk “”Die Lage der Arbeitenden Klasse in England””.”,”‘L’eco letterario in Germania dell’opera di Engels ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ “”Heß (Moses Hess, ndr) hat im “”Gesellschaftsspiegel”” fleißig Propaganda für Engels’ Schrift gemacht und ganze Abschnitte daraus abgedruckt. Im dritten Heft wird das Erscheinen eines deutschen Werkes “”über die Arbeiterzustände in England mitgeteilt, “”wie bis jetzt weder bei uns, noch anderwärts ein ähnliches über diesen Gegenstand existirt. Wir meinen das in den deutschen Zeitungen schon vielfach besprochene und überall als tüchtig anerkannte Werk unsres Friedrich Engels: Die Lage der arbeitenden Klasse in England. – Da dieses ein Spezialwerk über Englands Arbeiterzustände ist, so versteht es sich von selbst, daß es dieselben noch weit gründlicher und ausführlicher behandelt, als Buret, der in seinem von uns schon oft citirten Werke ‘De la misère des classes laborieuses en Angleterre et en France’ denselben Gegenstand zwar, aber mehr im Allgemeinen und außerdem auch in weit oberflächlicherer französicher Weise behandelt hatte. In England selbst existiren bis jetz nur zerstreute und, wenn man sich nicht speziell zu diesem Zwecke lange Zeit in England selbst darum bemüht, schwer zu beschaffende Schriften über die verschiedenen Erscheinungen dieser Zustände. Wir waren daher bis jetzt größtentheils auf Burets Werk angewiesen und finden uns nun um so mehr veranlaßt, noch einmal auf die Lage Englands zurück-zukommen, als Buret’s Mittheilungen kaum bis zum Jahre 1840 reichen, was auch schon Manche zu dem Urtheile veranlaßte, unsere Schilderung der englischen Arbeiterzustände sei nicht treu, weil veraltet und folglich – übertrieben. (…) Da indessen das Engels’sche eWerk in deutscher Sprache geschrieben, nicht allzutheuer, und mithin Vielen unsrer Leser zugänglich ist, so beschränken wir uns auf Mittheilung einiger Haupt-resultate, indem wir es unsern lesern überlassen, die nähern Angaben, aus welchen dies Resultate sich ergeben haben, in dem Werke selbst, dem wir sie entnehmen; nachzulesen”” (“”Gesellschaftsspiegel””, Jg 1845, Heft 3, S. 102 f.)”” [Wolfgang Mönke, Das literarische echo in Deutschland auf Friedrich Engels’ Werk “”Die Lage der Arbeitenden Klasse in England””, 1965] (pag 44) Wikip: Comunismo. Inizialmente Hess sosteneva l’integrazione ebraica nel movimento universalistico socialista e fu amico e collaboratore di Karl Marx e Friedrich Engels. Hess convertì Engels al Comunismo e introdusse Marx ai problemi sociali ed economici. Il ruolo di Hess fu importante per il passaggio dalla teoria della storia nella dialettica idealistica hegeliana al materialismo dialettico di Marx, secondo cui l’uomo è, con la sua azione consapevole, l’iniziatore della storia. Probabilmente Hess fu autore di molte idee e slogan “”marxiani””, tra cui quello della religione come “”oppio dei popoli””. Con il tempo Hess diventò meno propenso a basare tutta la storia su cause economiche e lotte di classe, giungendo a considerare la lotta delle razze, o delle nazionalità, come fattore primario della storia passata.”,”MAES-116″ “MONNET Jean”,”Cittadino d’Europa. 75 anni di storia mondiale.”,”MONNET Jean ringrazia per la collaborazione François FONTAINE Tentativo di unione franco-britannica nel giugno 1940 (pag 25-26) ‘Un solo Parlamento, un solo Gabinetto dei ministri, un solo esercito’ “”Mentre ero in volo verso Londra per andare a convincere Churchill che l’unione era ancora possibile perché l’impero francese propendeva per la resistenza, a Bordeaux la mentalità dimissionaria frenava definitivamente le probabilità di riuscita del progetto. La nostra generazione era dunque passata accanto a una decisione ardita che avrebbe mutato il corso della guerra e, ancor più, le mentalità. ‘One Parlament, one Cabinet, one Army’, la visione folgorante che Horace Wilson aveva formulato, sarebbe rimasta per lungo tempo una prospettiva inaccessibile. Ecco perché credo, a distanza di tempo, che quei giorni di giugno del 1940 furono determinanti per il mio modo di intendere l’attività internazionale. Troppo spesso mi ero scontrato con le limitazioni derivanti dalla coordinazione, un metodo che favorisce la discussione ma non arriva alla decisione e non permette di cambiare i rapporti tra gli uomini e tra i paesi, quando le circostanze rendono necessaria l’unione. Essa è l’espressione del potere nazionale, così com’è; non può cambiarlo, non creerà mai l’unità. Nello stesso tempo avevo capito allora che la ricerca dell’unità, fosse pure circoscritta ai problemi materiali della produzione, dell’armamento e dei trasporti, metteva in gioco, al di là della decisione amministrativa, tutta l’autorità politica dei paesi impegnati in una lotta comune. Quando i popoli sono minacciati da uno stesso pericolo, non si possono trattare separatamente i diversi interessi che concorrono al loro destino”” (pag 25-26)”,”EURE-102″ “MONOD Jacques”,”Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea.”,”””Tutto ciò che esiste nell’ universo è frutto del caso e della necessità”” (Democrito) Jacques MONOD è nato a Parigi nel 1910 da una famiglia protestante dell’ alta borghesia francese. Ha ottenuto il premio Nobel per la medicina nel 1965. “”Sembra dunque ‘dimostrato’ che, sulla Terra, a un certo momento, alcune distese d’acqua ‘furono nelle condizioni’ di contenere in soluzione concentrazioni elevate dei costituenti essenziali delle due classi di macromolecole biologiche, gli acidi nucleici e le proteine. In questo “”brodo primordiale”” si poterono formare diverse macromolecole per polimerizzazione dei loro precursori, nucleotidi e amminoacidi. In laboratorio si sono ottenuti infatti, in condizioni ‘plausibili’, alcuni polipeptidi e polinucleotidi con una struttura generale simile a quella delle macromolecole ‘moderne’. Fin qui, dunque, neussa grande difficoltà. Ma non si è ancora riusciti a compiere il primo passo decisivo: la formazione di macromolecole capaci, nelle stesso condizioni del brodo primordiale, di promuovere la propria replicazione senza la cooperazione di un apparato teleonomico. Tale difficoltà non sembra comunque insormontabile””. (pag 129-130)”,”SCIx-273″ “MONOD Jacques”,”Jacques Monod. Il caso e la necessità. I grandi della scienza.”,”MONOD Jacques si sofferma sulla ‘Dialettica della natura’ di Engels (pag 148-149) e sul materialismo dialettico di Marx ed Engels (pag 141-143) “”Né Marx né Engels hanno analizzato nei particolari la logica di quest’inversione della dialettica per tentarne una giustificazione. Ma dai numerosi esempi di applicazione forniti soprattutto da Engels (nell”Anti-Dühring’ e nella ‘Dialettica della Natura’) si può tentare di ricostruire il pensiero profondo dei fondatori del materialismo dialettico, le cui articolazioni essenziali sono riportate di seguito: 1. Il modo di esistere della materia è il movimento. 2. L’universo definito come la totalità della materia, la sola ad esistere, si trova in uno stato di continua evoluzione. 3. Ogni conoscenza vera dell’universo è di natura tale da contribuire all’intelligenza di quest’evoluzione. 4. Ma tale conoscenza si ottiene solo nell’interazione anch’essa evolutiva e causa di evoluzione, tra l’uomo e la materia (o più esattamente il ‘resto’ della materia). Ogni conoscenza vera è quindi ‘pratica’. 5. La coscienza è vista in rapporto a quest’interazione conoscitiva. Il pensiero cosciente riflette, di conseguenza, il movimento dell’universo stesso. 6. Poiché, dunque, il pensiero è parte e riflesso del movimento universale, e poiché il suo movimento è dialettico, anche la legge evolutiva dell’universo deve essere dialettica. Ciò spiega e giustifica l’uso di termini come contraddizione, affermazione e negazione a proposito dei fenomeni naturali. 7. La dialettica è costruttiva (soprattutto in virtù della terza ‘legge’): di conseguenza l’evoluzione dell’universo è essa pure ascendente e costruttiva. Le sue espressioni più alte sono la società umana, la coscienza, il pensiero, prodotti necessari di quest’evoluzione. 8. Per il rilievo dato all’essenza evolutiva delle strutture dell’universo, il materialismo dialettico supera radicalmente il materialismo settecentesco che, fondato sulla logica classica, sapeva riconoscere soltanto interazioni meccaniche tra oggetti supposti invarianti e non era quindi in grado di concepire l’evoluzione. Si può certamente contestare questa ricostruzione, negare che essa corrisponda al pensiero autentico di Marx e di Engels ma, dopo tutto, questo non ha molta importanza. L’influenza di un’ideologia si misura dal significato che di essa rimane nello spirito dei suoi seguaci e che le attribuiscono gli epigoni. Innumerevoli testi dimostrano che la ricostruzione qui proposta è legittima, in quanto rappresenta perlomeno la ‘Volgata’ del materialismo dialettico. Mi limiterò a citare un solo testo, estremamente significativo perché il suo autore, J.B.S. Haldane, era un illustre biologo moderno. Nella prefazione alla traduzione inglese della ‘Dialettica della Natura’, Haldane scrive: “”Il marxismo considera la scienza sotto due aspetti. In primo luogo, la studia tra le altre attività umane e mostra come l’attività scientifica di una società dipenda dall’evolversi dei suoi bisogni e quindi dei metodi di produzione, che la scienza a sua volta modifica come modifica l’evoluzione dei propri bisogni. In secondo luogo, Marx e Engels non si limitano ad analizzare le modifiche subite dalla società. Nella dialettica essi scoprono le leggi generali del cambiamento, non soltanto in seno alla società e al pensiero umano ma anche nel mondo esterno, ‘riflesso del pensiero umano’. Ciò significa che si può applicare la dialettica sia a problemi di scienza ‘pura’ sia alle relazioni sociali della scienza’”” [Jacques Monod, Jacques Monod. Il caso e la necessità. I grandi della scienza, 2012] (pag 141-143)”,”SCIx-369″ “MONOD Jacques”,”Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea.”,”””Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità”” (Democrito) (in apertura) Jacques Lucien Monod (Parigi, 9 febbraio 1910 – Cannes, 31 maggio 1976) è stato un biologo e filosofo francese, vincitore del Premio Nobel per la medicina nel 1965. Ricevette numerose altre onorificenze e distinzioni, tra le quali la medaglia della Legion d’Onore. Ha inoltre partecipato alla resistenza francese al nazifascismo durante la seconda guerra mondiale. (wikip)”,”SCIx-430″ “MONORCHIO Andrea TIVELLI Luigi”,”Viaggio italiano. Vizi e virtù dell’Italia in Europa.”,”Andrea Monorchio, 62 anni, è ragioniere generale dello Stato dal 1989, vantando oltre quarant’anni di carriera nei ranghi della Ragioneria. Ha insegnato verso varie università e recentemente gli è stata attribuita, per chiara fama, dal Senato accademico dell’Università di Siena la cattedra di Contabilità di Stato. Luigi Tivelli, 46 anni, consigliere parlamentare della Camera dei deputati, con gli ultimi governi è stato chiamato a prestare le sue funzio ni alla presidenza del Consiglio. Attualmente è capo di gabinettodel ministro per i Rapporti col Parlamento.”,”EURx-067-FL” “MONSAGRATI Giuseppe”,”Roma senza il Papa. La Repubblica romana del 1849.”,”””Alla fin fine Mazzini risultava tra i pochi che ancor prima del Marx delle ‘Lotte di classe in Francia’ avevano visto chiaro nel disegno reazionario di Luigi Napoleone e nella strada che egli avrebbe fatto imboccare alla Francia”” (pag 122-123)”,”ITAB-354″ “MONSAGRATI Giuseppe”,”Federalismo e unità nell’azione di Enrico Cernuschi (1848-1851).”,”Giuseppe Monsagrati, nato a Formia nel 1943, ha studiato a Roma dove si è laureato con una tesi sulla storiografia inglese sul Risorgimento. Dal 1969 è assistente di Storia del Risorgimento nella facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Roma. Collaboratore del Dizionario Biografico degli Italiani, edito dalla Treccani, si è interessato al filone dei democratici dell’Ottocento approfondendo particolarmente il periodo postquarantottesco sul quale ha pubblicaot altri saggi. Attualmente (1976) è impegno nell’edizione italiana dei ‘Diari’ dell’economista inglese N.W. Senior. Cernuschi, Enrico. – Patriota (Milano 1821 – Mentone 1896); repubblicano federalista, fu attivo nelle Cinque giornate di Milano (1848) e avversò la fusione della Lombardia col Piemonte; fu poi deputato all’Assemblea costituente di Roma opponendosi all’unitarismo mazziniano. Caduta Roma si trasferì a Parigi, dove si arricchì e prese nel 1871 la cittadinanza francese. Sostenitore del bimetallismo e della cooperazione, scrisse la Mécanique de l’échange (1865), La monnaie bimétallique (1876), ecc. Raccolse una collezione di opere d’arte dell’Estremo Oriente, che legò alla città di Parigi (1895) insieme con il suo palazzo, che costituisce ora il Museo Cernuschi inaugurato nel 1898. (Trecc) “”Erano le stesse idee che avrebbe sviluppato di lì a poco in un opuscolo che, spesso troppo disinvoltamente trascurato da chi si è occupato di [Giuseppe] Ferrari, rivela la facile adattabilità del suo socialismo a soluzioni di tipo autoritario e merita perciò una certa attenzione. ‘L’Italia dopo il colpo di Stato del 2 dicembre 1851’ fu pubblicato a Capolago nel maggio del ’52 e in esso il pensatore milanese, che l’anno prima aveva dato la ‘Filosofia della Rivoluzione’, ora esponeva una specie di pratica della rivoluzione in cui il colpo di Stato era visto come la logica conclusione della recente storia francese. A Proudhon, che pochi mesi più tardi – a luglio, per l’esattezza – avrebbe dato alle stampe il lavoro su ‘La révolution sociale démontrée par le coup d’état du 2 décembre’ contenente una tesi molto meno ottimistica di quella illustrata nell’opuscolo ferrariano (177), Karl Marx avrebbe, nella sua seconda prefazione al ’18 brumaio di Luigi Bonaparte’, rivolto un’accusa precisa, sostenendo che, poiché la chiave interpretativa dei fatti che avevano portato al 2 dicembre non era stata la lotta di classe, in Proudhon «la ricostruzione storica del colpo di stato si trasforma… in una apologia storica dell’eroe del colpo di stato» (178). La critica di Marx colpisce anche lo scritto di Ferrari, il quale, per di più, del testo proudhoniano avrebbe apprezzato soprattutto l’assunto per cui «la dittatura attuale è sociale», respingendo in blocco tutti i motivi di condanna in esso contenuti (179). Premesso che il 2 dicembre rappresentava «una violazione delle leggi» (180) senza precedenti, Ferrari affermava che il colpo di Stato «era nei destini della Francia, e se rimanesse dubbio sulla fatalità che lo imponeva, il dubbio sarebbe sciolto dal voto che lo sanzionò, e che gli diede una maggioranza di sette milioni e quattrocentomila voti contro seicentomila voti» (181); la libertà che aveva calpestato era fittizia, era quella dei repubblicani formalisti, «quella dell’assemblea, quella dei regi, quella dei ricchi, quella dei sofisti» (182). Luigi Napoleone aveva reso alle masse un favore non indifferente, e le masse lo avevano compensato con il plebiscito del 21 dicembre (…)”” (pag 270-272) [Giuseppe Monsagrati, ‘Federalismo e unità nell’azione di Enrico Cernuschi (1848-1851)’, Nistri-Lischi, Pisa, 1976] [(177) I due opuscoli, quello di Ferrari e quello di Proudhon, sono analizzati da Franco Della Peruta, ‘Democrazia e socialismo nel Risorgimento’, cit., pp. 130-35, che li giudica come «strumenti di una battaglia politica concertata di comune accordo e da condurre parallelamente»; ma il Della Peruta non tiene conto delle critiche mosse dall’italiano al francese (vedile riportate nella nota 179); (178) Karl Marx, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’, a cura di Giorgio Giorgetti, Roma, 1964, p. 35; (179) Ferrari a Cattaneo, 15 ag. ’52, in Cattaneo, ‘Epistolario cit. II, 497-98: «Lessi il libro di Proudhon che usciva il giorno stesso del mio arrivo: stile fortissimo e idee dimezzate, parole incendiarie e grandi transazioni, contraddizioni continue. Il fondo propone un ministero Proudhon non per ambizione che sarebbe stolida ma per smania di parlare; e non vede che la forza della dittatura attuale sta nel non esservi discussione, e la forza del Presidente sta nell’esser egli illogico; la sua facoltà di far grandi cose sta nell’esser egli principe, per cui non spaventa il commercio; e non vede Proudhon che la nostra speranza sta nell’esser Bonaparte condannato a contraddirsi e a morir di contraddizione». Per Ferrari si doveva concedere una tregua a Luigi Napoleone, nella certezza che il tempo avrebbe risolto tutti i dubbi, «ma – aveva già osservato in proposito Pisacane – questo tempo potrebbe anche essere quello dei geologi, il quale è un poco lunghetto» (Pisacane a Cattaneo, 15 dic. ’51, in Carlo Pisacane, ‘Epistolario’, cit. p. 134); (180) Giuseppe Ferrari, ‘L’Italia dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851’, Capolago, 1852, p. 5; (181) Ivi, p. 12; (182) Ivi, p. 21]”,”BIOx-361″ “MONTAGNANA Mario”,”Ricordi di un operaio torinese. 1. Sotto la guida di Gramsci.”,”La prima parte di questi ‘Ricordi’ che arriva fino alla ‘Marcia su Roma’ è già stata pubblicata nel 1944 a New York (poi c’è stata una seconda edizione per la casa Fasano nel 1947). I ricordi di MONTAGNANA vanno dal 1911 al 1926.”,”MITC-019″ “MONTAGNANA Mario”,”Ricordi di un operaio torinese. II. Sotto la guida di Togliatti.”,”””Orbene, quanti furono, nonostante questo, gli operai italiani iscritti al Partito fascista, anche negli anni in cui questi era più numeroso? Non ho sottomano alcuna statistica; ma è certo, ad ogni modo, che essi non superarono mai il 15 o 20 per cento dell’ intera classe operaia”” (pag 85)”,”PCIx-112″ “MONTAGNANA Rita”,”Che cosa è il Colcos?”,”””La mia conversazione col vecchio colcosiano durò a lungo, volevo sapere tante cose ed egli assecondava volentieri il mio desiderio. – Le condizioni dei contadini sono molto migliorate dopo la collettivizzazione? – gli chiesi. – L’agiatezza è entrata nella casa di ogni contadino mi rispose. Si sono aperte le scuole, si sono inviati e si inviano i giovani contadini più intelligenti a studiare nelle città, nelle università, negli istituti tecnici, nelle accademie militari. (…)””. (pag 7)”,”RUSU-199″ “MONTAGNANA Mario (introduzione)”,”Documenti sulle condizioni dei lavoratori nell’industria.”,”Foto di operai decapitati schiacciati per il crollo delle strutture, impigliati nelle macchine, foto di manifestazione per un morto allo SCI di Genova Cornigliano”,”CONx-001-FPA” “MONTAGNANA Mario”,”Ricordi di un operaio torinese.”,”””La Direzione del partito italiano ebbe sempre, su tutti i problemi fondamentali che si dibattevano in quel momento una posizione giusta, d’accordo con Stalin, contro gli opportunisti e i conciliatori. Purtroppo, però, si trovava in quel periodo a Mosca, quale rappresentazione del Partito Comunista d’Italia, Angelo Tasca, membro dell’Ufficio politico, il quale si rivelò, in quella occasione, un opportunista della peggior specie”” (pag 333)”,”BIOx-057-FV” “MONTAGNON Barthélémy”,”Jean Jaures. Humaniste et Revisionniste.”,”””Jaures allait très au-delà du Marxism”” (Vandervelde) JAURES è nato nel 1859 e morto nel 1914. Aveva 41 anni in meno di Marx, 39 in meno di Engels, 19 in meno di Vaillant, 14 in meno di Guesde, 18 anni di meno di Clemenceau, 13 anni più di Leon Blum, 19 anni più di Albert Thomas. MONTAGNON è uno dei pochi militanti parigini dell’ epoca 1908-1914 che ha conosciuto bene Jean JAURES. Aderisce al Partito (18° sezione) nel 1908. E’ lì che incontra: Marcel SEMBAT, Gustave ROUANET, Pierre RENAUDEL, Ernest POISSON, Jean VARENNE e più tardi Marcel CACHIN, tutti amici e collaboratori diretti del grande tribuno JAURES. Nel 1909, SEMBAT, che lo aveva preso sotto la sua protezione, lo presenta personalmente a JAURES: “”Ah, ah, dice quest’ultimo, un giovane ingegnere, bene; cittadino venitemi a trovare al giornale””. Da quel giorno MONTAGNON è rimasto sul sentiero di JAURES.”,”JAUx-033″ “MONTAGU M.F.A.”,”La razza. Analisi di un mito.”,”MONTAGU M.F.A. è nato a Londra nel 1905, e qui si è formato e trasferitosi negli Stati Uniti, professore di antropologia alla Rutgers University, ha publicato numerosi lavori tra cui ‘Man in Process’.”,”SCIx-115″ “MONTAGU Ashley M. F.”,”La razza. Analisi di un mito.”,”M.F.A. Montagu è nato a Londra nel 1905. Si è poi trasferito in Usa. E’ stato professore di antropologia alla Rutgers University e ha pubblicato ‘Man in Process’.”,”TEOS-073-FL” “MONTAGU Ashley a cura, saggi di E.R. SORENSON P. DAPER J.L. BRIGGS R. KNOX-DENTAN C.H. BERNDT C.M. TURNBULL R.I. LEVY”,”Il buon selvaggio.”,”A. Montagu, nato nel 1905 ha studiato in Inghilterra, poi in Italia e infine in Usa (Princeton, New Jersey). E’ stato professore di Anatomia in varie Facoltà di Medicina e professore di Antropologia nelle Università di New York, Rutgers, Harvard e Princeton.”,”SCIx-003-FFS” “MONTAIGNE Michel E. de”,”Sull’ educazione. Scelta dei saggi.”,”Montaigne, Michel Eyquem de (Castello di Montaigne, Périgord 1533-1592), filosofo francese. Nato da nobile famiglia, Montaigne apprese assai giovane, da precettori, il greco e il latino; educato al collegio di Guyenne a Bordeaux, dove completò la propria formazione umanistica, studiò diritto a Tolosa e a Bordeaux. Decisiva per la sua vita fu l’amicizia con lo scrittore Etienne de La-Boétie (1530-1563). Magistrato consigliere a Périgueux e parlamentare a Bordeaux, Montaigne fu coinvolto nei conflitti religiosi della sua epoca e partecipò all’assedio di Rouen, con il quale l’esercito del re strappò la città agli ugonotti. Dopo la scomparsa di La Boétie, Montaigne si propose di scrivere i Saggi, che avrebbero dovuto rappresentare il “”sepolcro”” dell’amico. Sposatosi nel 1565, nel 1568 Montaigne ereditò il patrimonio familiare; nel 1570 si ritirò a vita privata e rinunciò alla carica di magistrato, per consacrarsi allo studio dei classici (soprattutto Seneca e Plutarco) e scrivere i Saggi, svolgendo in chiave autobiografica l’analisi dei comportamenti e dei costumi dell’uomo.”,”VARx-014″ “MONTAIGNE Michel de, a cura di Gianni NICOLETTI”,”Saggi scelti. (Titolo orig.: Essais)”,”””Ogni uomo danaroso è a mio parere avaro. Platone ordina così i beni corporali dell’ uomo: la salute, la bellezza, la forza, la ricchezza. E la ricchezza, dice non è cieca ma chiaroveggente, quando è illuminata dalla prudenza””. (pag 23) “”Noi ammiriamo ed apprezziamo di più le cose straordinarie delle ordinarie…”” (pag 107) “”Gli uni fanno credere al mondo che credono quel che non credono. Gli altri, in più gran numero, la dànno a bere a se stessi, non sapendo penetrare in ciò che sia credere. E noi troviamo strano se, nelle guerre che in quest’epoca affliggono il nostro stato, vediamo gli avvenimenti andar da tutte le parti e mutare in una maniera comune e ordinaria. E’ che noi non vi portiamo se non il nostro interesse. La giustizia che si trova in uno dei partiti non vi è che per ornamento e copertura; essa è ben messa innanzi; ma non è né accolta, né allogata, né sposata; è come nella bocca dell’ avvocato, non come nel cuore e nell’ affetto della parte. Dio deve il suo soccorso straordinario alla fede e alla religione, non alle nostre passioni. Gli uomini sono guide e si servono della religione: dovrebbe essere tutto il contrario””. (pag 75) “”Non mi persuado facilmente che Epicuro, Platone e Pitagora ci abbiano dato per moneta sonante i loro Atomi, le loro Idee e i loro Numeri. Essi erano troppo saggi per fondare i loro articoli di fede su cosa tanto incerta e tanto discutibile. Ma, in quell’ oscurità e ignoranza del mondo, ognuno di quei grandi personaggi si è affaticato a portare una qualche idea di luce, (…)””. (pag 167)”,”FILx-349″ “MONTAIGNE Michel de, a cura di Virginio ENRICO”,”Saggi. Libro primo. Libro secondo. Libro terzo.”,”ANTE3-33 Saggi (Essais) è il titolo di un’opera di Michel Eyquem de Montaigne, pubblicata in tre versioni nel 1580, 1588, 1595. Si tratta di un’ampia raccolta di brani di varia estensione, scritti senza seguire un progetto prestabilito, in cui tratta di molti argomenti da un punto di vista soggettivo e personale. Il termine francese Essai significa “”esperimento””, “”tentativo”” o “”prova””. Montaigne scrisse i Saggi con un’abile tecnica retorica che intendeva avvincere e coinvolgere il lettore, a volte dando l’impressione di lasciarsi trasportare in un flusso di idee da un argomento all’altro, altre volte utilizzando uno stile più strutturato che tende a portare in evidenza la natura didattica della sua opera. Le sue argomentazioni sono spesso sostenute con numerose citazioni di testi classici greci e latini. I Saggi colpiscono per la varietà e per i contrasti che li animano. I più brevi (specialmente nel libro I) sono poco più che note di lettura, ma altri sono dei veri e propri saggi filosofici d’ispirazione stoica (“”Filosofare è apprendere a morire””, I, 20) o scettica (“”Apologia di Raymond Sebond””, II, 12), via via più pieni di confessioni personali (“”Della vanità””, III, 9; “”Dell’esperienza””, III, 13). A volte titoli ingannevoli mascherano i capitoli più audaci: “”Usanza dell’isola di Ceo”” (II, 3) discute della legittimità del suicidio; “”Della rassomiglianza dei figli ai padri”” (II, 37) critica i medici; “”Su dei versi di Virgilio”” (III, 5) nasconde le confessioni di Montaigne sulla sua esperienza dell’amore e della sessualità; “”Delle carrozze”” (III, 6) denuncia la barbarie dei conquistatori del Nuovo Mondo. Non meno diverse sono le fonti che Montaigne fa dialogare, da Plutarco e Seneca, suoi autori prediletti, a innumerevoli storici e poeti, con centinaia di citazioni, in prosa e in versi, in francese e in latino. « […] sono così assetato di libertà che mi sentirei a disagio anche se mi venisse vietato l’accesso ad un qualsiasi angolo sperduto dell’India […] »”,”FILx-409″ “MONTAIGNE Michel de”,”Dizionario della saggezza. Brani scelti.”,”””Non c’è nulla di male nella vita per chi ha ben compreso che la privazione della vita non è male”” (pag 17) “”Quando morirò voglio che la morte mi colga mentre lavoro”” (pag 20) “”A colui che gli diceva: “”I trenta tiranni ti hanno condannato a morte””, Socrate rispose: “”E la natura ha condannato loro””. Che sciocchezza darci pena proprio sul punto di passaggo all’esenzione di tutte le pene! Come la nostra nascita ci ha portato la nascita di tutte le cose, così la nostra morte produrrà la morte di tutte le cose. Perciò è identica follia piangere perché di qui a cent’anni non vivremo più, come pinagere perché non vivevamo cent’anni fa”” (pag 25) “”Ma la natura ci forza. “”Uscite”” dice “”da questo mondo, come ci siete entrati. Lo stesso passaggio che faceste dalla morte alla vita, senza passione e senza spavento, rifatelo dalla vita alla morte. La vostra morte è una delle parti dell’ordine dell’universo; è una parte della vita del mondo”” (pag 26) “”Ovunque finisca la vostra vita, è tutta intera. L’utilità di vivere non è nella durata, ma nell’uso: come ha vissuto a lungo chi ha vissuto poco; fate attenzione finché ci siete. Dipende dalla vostra volontà, non dal numero degli anni, se avete vissuto abbastanza”” (pag 30) Tirannia delle parole “”Io ho in odio ogni sorta di tirannia, e quella a parole e quella di fatto. Spesso mi oppongo a quelle vane circostanze che ingannano il nostro giudizio attraverso i sensi; e stando in allerta per queste grandezze fuori del comune, ho trovato che sono, per lo più, uomini come gli altri”” (pag 51) “”La più grande virtù di un principe è conoscere i propri sudditi”” (pag 53) “”Ci sono parecchi libri, utili per la loro materia”” (pag 65) Montaigne, Dizionario della saggezza, 2014″,”FILx-492″ “MONTAIGNE Michel E., a cura di Maurice RAT”,”Essais. Livre Premier.”,”Maurice Rat ex allievo della Ecole Normale Superieure, professore al liceo, insegnante agrégé all’Università. Volume intonso Tratta di Cicerone, Catone, Democrito ed Eraclito, Cesare, La Boetie”,”FILx-565″ “MONTAIGNE Michel E., a cura di Maurice RAT”,”Essais. Livre Second.”,”Maurice Rat ex allievo della Ecole Normale Superieure, professore al liceo, insegnante agrégé all’Università. Volume intonso. Contiene: – Difesa di Seneca e di Plutarco (pag 451-) – Osservazioni sui modi di fare la guerra di Giulio Cesare (pag 459-)”,”FILx-566″ “MONTAIGNE Michel E., a cura di Maurice RAT”,”Essais. Livre Troisième.”,”Maurice Rat ex allievo della Ecole Normale Superieure, professore al liceo, insegnante agrégé all’Università. Volume intonso. Contiene: – Della vanità (pag 177) – Della esperienza (pag 312)”,”FILx-567″ “MONTAIGNE Michel de, a cura Virginio ENRICO”,”Saggi.”,”Saggi è un’opera di Michel Eyquem de Montaigne, pubblicata in tre versioni nel 1580, 1582 e 1588. Consiste in un’ampia raccolta di brani di varia estensione, scritti senza seguire un progetto prestabilito, in cui l’autore tratta di molti argomenti da un punto di vista soggettivo e personale… (wikip) Montaigne. Al lettore. ‘Questo, lettore, è un libro sincero. Ti avverte fin dall’inizio che non mi sono proposto con esso alcun fine, se non domestico e privato. Non ho tenuto in alcuna considerazione né il tuo vantaggio né la mia gloria. Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito. L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti e amici: affinché dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto) possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori, e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me. Se lo avessi scritto per procacciarmi il favore della gente, mi sarei adornato meglio e mi presenterei con atteggiamento studiato. Voglio che mi si veda qui nel mio modo d’essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artificio: perché è me stesso che dipingo. Si leggeranno qui i miei difetti presi sul vivo e la mia immagine naturale, per quanto me l’ha permesso il rispetto pubblico. Che se mi fossi trovato tra quei popoli che si dice vivano ancora nella dolce libertà delle primitive leggi della natura, ti assicuro che ben volentieri mi sarei qui dipinto per intero, e tutto nudo. Così, lettore, sono io stesso la materia del mio libro: non c’è ragione che tu spenda il tuo tempo su un argomento tanto frivolo e vano. Addio dunque, da Montaigne, il primo di marzo millecinquecentottanta’ (www.nilalienum.it)”,”FILx-135-FRR” “MONTAIGNE Michel Eyquem”,”Il giornale di viaggio in Italia.”,”Michel Eyquem De Montaigne (1533-1592) apparteneva a una famiglia che si era arricchita col commercio a Bordeaux, ed era stata elevata da poco alla nobiltà…. Il giornale di viaggio in Italia racconta le impressioni che il Montaigne raccolse giorno per giorno nel suo itinerario, che si svolse tra il 5 settembre 1580 e il 30 novembre dell’anno successivo. Campagni di viaggio erano quattro gentiluomini, tutti giovanissimi”,”VARx-051-FGB” “MONTALBETTI Franco”,”Gli imperi dei mass-media in Europa.”,”Riquadro pagina 110: Karl Marx: il Times di Londra e Lord Palmerston”,”ELCx-076″ “MONTALDI Danilo”,”Autobiografie della leggera. Emarginati balordi ribelli raccontano la loro storia.”,”Danilo MONTALDI (1929-1975) è una singolare figura di studioso e di militante politico. Comunista senza tessera, sociologo e storico senza scuola, è autore di ‘Milano, Corea. Inchiesta sugli immigrati’ (scritto con Franco ALASIA, 1960), ‘Militanti e politici di base (1971). Postumi sono usciti: ‘Saggio sulla politica comunista in Italia, 1919-70’ (1976), ‘Bisogna sognare’ (1994), che raccoglie gli scritti sparsi usciti su giornali e riviste dal 1952 al 1975.”,”ITAS-002″ “MONTALDI Danilo”,”Korsch e i comunisti italiani. Contro un facile spirito di assimilazione. In appendice: Lettera di Bordiga a Korsch. Atti della III conferenza nazionale di ‘Kommunistische Politik’.”,”Centrato sul cruciale anno 1926 il volume ricostruisce i rapporti tra sinistra comunista tedesca di KORSCH, raccolta nel gruppo di Kommunistische Politik e quella italiana, il cui punto di riferimento è Amadeo BORDIGA, sullo sfondo e in contrasto con lo stabilizzarsi del ‘nuovo ordine’ staliniano nell’ URSS e nell’ Internazionale. Danilo MONTALDI (1929-1975) è stato, negli anni Cinquanta, il tramite in Italia delle esperienze internazionali (francesi, tedesche, americane) di gruppi marxisti impegnati nella riscoperta della centralità del lavoro politico in fabbrica e del potere operaio, anticipando l’ azione di PANZIERI e di “”Quaderni Rossi””. Nella stessa direzione del suo lavoro politico andava l’ attività di ricerca, volta a ricostruire, grazie alla raccolta di testimonianze scritte e orali, la storia delle “”classi subalterne”” e dei militanti.”,”MGEK-036″ “MONTALDI Danilo”,”Saggio sulla politica comunista in Italia (1919-1970).”,”Contiene in allegato fotocopia del dattiloscritto della recensione del libro di Montaldi apparsa su Iniziativa Comunista N° 38 marzo 1977, a firma A.P. “”13. Nello scritto ‘Direttiva per lo studio delle questioni russe’, del 1927, egli suscita diversi imbrogli a uso immediato, per i compagni italiani. Ricordando l’ aprile ’17 e le tesi di Lenin sulla rivoluzione, Togliatti assimila Kamenev e Zinoviev a Trotsky, quando è invece Lenin, nel ’17, a doversi difendere dall’ accusa di trotskismo che può rivolgergli precisamente Kamenev”” (pag 48) “”In tale opera di terrorismo ilPCI aveva già dato buona prova di sé al tempo in cui “”l’ Unità”” e “”Stato operaio”” insinuavano che i fratelli Rosselli fossero stati uccisi dai trotskisti, raccogliendo una dura risposta dagli anarchici di “”Guerra di classe”” (nel frattempo, i fascisti attribuivano l’ assassinio agli anarchici e toccava questa volta a Salvemini smantellare l’ accusa).”” (pag 93) Pessimismo di Gramsci sulla rivoluzione in Italia data dall’ occupazione delle fabbriche (pag 144) Bordiga protagonista vs Zinoviev del V Congresso dell’ IC (1924) (pag 171) Lenin sull’ occupazione delle fabbriche. “”E grava tuttora sui comunisti in Italia la domanda, la constatazione di Lenin: “”Durante l’ occupazione delle fabbriche si è forse rivelato un solo comunista? No; in quel momento il comunismo non esisteva ancora in Italia. Si può parlare di una certa anarchia, ma, certo, non di comunismo marxista””.”” ( pag 344)”,”PCIx-232″ “MONTALDI Danilo”,”Saggio sulla politica comunista in Italia (1919-1970).”,”””… per finirla con la paura, con lo Stato, con qualsiasi potere disumano. Ecco che brilla l’ardente scintilla”” (Ernst Bloch) (pag 343)”,”MITC-001-FMP” “MONTALDI Danilo”,”Proletariato e Partito comunista negli anni 1944-46.”,”Doppiezza del Pci “”(…) Mentre al Sud si collabora con Badoglio, al Nord la stessa stampa Pci destinata alla base ne precisa le responsabilità fasciste (1). Se nel Mezzogiorno il Pci insiste che la questione istituzionale non deve dividere il popolo italiano, al Nord, nella preparazione dello sciopero del marzo ’44, ‘La fabbrica’ deve pur uscire con i titoli “”Via il re””, via Badoglio!””. Se nell’Italia liberata trionfa la linea unitaria a scapito della rivolta proletaria urbana e contadina, non sono bandiere nazionali che vengono issate alla Magneti Marelli, alla Falck, alla Breda, alla Pirelli, alla Innocenti, in Piazzale Loreto, in viale Lombardia a Niguarda, alla Casa dello studente, il 21 gennaio 1945, nel XXIV anniversario della fondazione del PC’dI, ma sono bandiere rosse. Come è una bandiera rossa alla Pirelli, il 25 luglio 1944. Come era una bandiera rossa quella rinvenuta alla Fiat Grandi Motori il 1° maggio 1943″” (pag 57) [(1) Immediatamente dopo la loro formazione, gruppi di partigiani decretavano la condanna a morte di Pietro Badoglio, dopo l’8 settembre; nn prevedendo, né immaginando, evidentemente, che sarebbe stato proprio Badoglio ad avviare la liberazione «legittima». E la condanna non poté altro che venire trasmessa in un canto (cfr. ‘La badoglieide’ in ‘I dischi del sole’, DS 8)]”,”PCIx-014-FGB” “MONTALDI Danilo”,”Autobiografie della leggera. Emarginati balordi ribelli raccontano la loro storia.”,”Danilo Montaldi, nato nel 1929 vive a Cremona. Ha curato con Franco Alasia un’inchiesta sugli immigrati, “”Milano Corea”” (1960), e ha pubblicato recentemente da Einaudi il secondo grande capitolo della sua indagine sulla cultura degli strati subalterni nella Bassa Padana (‘Militanti subalterni’). ‘Danilo Montaldi (Cremona, 1º luglio 1929 – Val Roia, 27 aprile 1975) è stato uno scrittore, traduttore, saggista e politico italiano. Partecipò sin da giovane alla vita politica locale. Nel 1944, entrò nel Fronte della Gioventù, un’organizzazione promossa dai comunisti, e partecipò alla Resistenza italiana, svolgendo attività di propaganda clandestina. Alla fine della guerra, si iscrisse al PCI, ma già nel 1946, in disaccordo con la politica di unità nazionale, uscì dal partito. Da quel momento, Montaldi intraprese un percorso che lo portò, nel corso degli anni successivi, a entrare in collegamento con numerosi gruppi della sinistra radicale internazionale. Collaborò intensamente con il Partito Comunista Internazionalista, il gruppo francese di Socialisme ou Barbarie, e l’olandese Spartakus, pur senza mai aderirvi. Nel 1957, fondò a Cremona, insieme ad alcuni amici, il Gruppo di Unità Proletaria, che si proponeva di svolgere attività di propaganda e agitazione socialista rivoluzionaria nella provincia. Nel corso degli anni, Montaldi sviluppò interessi intellettuali originali, all’incrocio tra storiografia, sociologia e politica. Collaborò con alcune delle principali riviste dell’epoca, come Discussioni, Nuovi Argomenti, Ragionamenti, Opinione, e Passato e Presente, che diedero voce alle istanze di libertà e rinnovamento della cultura italiana di sinistra. Negli anni Sessanta, Montaldi iniziò a lavorare come consulente e traduttore per alcune case editrici, tra cui Einaudi, Rizzoli, Mondadori, Il Saggiatore, e soprattutto Feltrinelli, dove lavorò anche come redattore nel 1962-63. Durante questo periodo, approfondì la conoscenza di Giangiacomo Feltrinelli, con cui collaborò strettamente in progetti di carattere politico-sociologico. Proprio la casa editrice Feltrinelli pubblicò nel 1960 il primo libro di Montaldi, intitolato Milano, Corea12. La vita e l’opera di Danilo Montaldi sono un prezioso contributo alla cultura e alla storia politica italiana.’ (f. copilot) Tra gli scritti di storici o intellettuali sulla figura di Montaldi si può citare: ‘Danilo Montaldi e la cultura di sinistra del secondo dopoguerra. Atti del Convegno; Napoli 16 Dicembre 1996′, La Città del Sole, 1998″,”ITAS-015-FSD” “MONTALDO Jean”,”Les finances du PCF. Le Parti le plus capitaliste de France. Son train de vie et ses recettes occultes. Les Caisses noires des communes rouges. Les Monopoles de 300 sociétés. Un Empire commercial et immobilier. Les Hommes d’ affaires du parti. Un procès exemplaire. La Banque soviétique du PCF.”,”MONTALDO Jean è giornalista e scrittore. Le edizioni del PCF e il potere locale. “”Il PCF ha fondato una catena di case specializzate nell’ edizione di opere che coprono tutto il ventaglio, dalla letteratura infantile fino ai libri d’ arte. Le cifre dei titoli e le loro tirature raggiungono il livello delle grandi imprese francesi del genere. Citiamo le principali: Le Editions Sociales, da tempo al centro della rete del libro comunista (…). La Librairie du Globe (franco-sovietica) che traduce le opere marxiste e dell’ Est (…). (…) Per alimentare le risorse del partito, i comuni acquistano le loro biblioteche pubbliche presso gil editori dipendenti dal partito. Così i soldi dei comuni vanno regolarmente nelle casse del PC senza che nessuno possa trovare da ridire. Nel 1970, la sola città di Nanterre ha ordinato 225.000 franchi di libri alle società comuniste menzionate sopra. E, nel 1976, la sola CDLP ha fornito per più di 170.000 franchi di libri il municipio di Gennevilliers.”,”PCFx-037″ “MONTALDO Chiara”,”Sono in Cina. Da Genova a Xiangfan con Medici Senza Frontiere.”,”Medici Senza Frontiere ha ricevuto il premio Nobel per la Pace nel 1999.”,”CINx-285″ “MONTALDO Silvano”,”Manifatture, tecnologia, gruppi sociali a Torino nell’età della Restaurazione.”,”Capitolo . Il padrone è il “”capo dei briganti : le lotte dei tessitori (pag 121-151)”,”ITAS-014-FMB” “MONTALE Bianca”,”La Confederazione Operaia Genovese e il movimento mazziniano a Genova dal 1864 al 1892.”,”””Nei primi tempi a Genova non si dà gran peso agli internazionalisti, pressoché inesistenti. Dal 1871 al 1873 c’è un tentativo di passare sotto silenzio gli avvenimenti, di minimizzare i fatti per evitare fratture e scissioni. Nell’ assemblea dell’ 8 aprile 1873, la Consociazione affronta finalmente con decisione la questione, espellendo da socio onorario Osvaldo Gnocchi Viani. Costui già dalla fine del 1871 aveva praticamente abbandonato il movimento mazziniano per aderire all’ Internazionale, ma nessun provvedimento era stato preso: probabilmente si ignorava, o per amore di tranquillità si fingeva di ignorare il fatto””. (pag 91)”,”MITT-149″ “MONTALE Eugenio a cura di Marco FORTI; saggi di LUZI SOLMI DE-ROBERTIS CONTINI SEGRE MENGALDO Maria CORTI GRAMIGNABIGONCIARI”,”Per conoscere Montale.”,”Il volume comprende anche saggi e studi specifici sull’ autore e sulle singole opere di poeti e critici contemporanei da LUZI a SOLMI, da DE-ROBERTIS a CONTINI, da SEGRE a MENGALDO, da Maria CORTI a GRAMIGNA, a BIGONCIARI. “”La storia non si snoda come una catena di anelli ininterrotta. In ogni caso molti anelli non tengono. La storia non contiene il prima e il dopo, nulla che in lei borbotti a lento fuoco. La storia non è prodotta da chi la pensa e neppure da chi l’ ignora. La storia non si fa strada, si ostina. (…)””. (pag 302)”,”VARx-132″ “MONTALE Eugenio”,”41 poesie.”,”MONTALE Eugenio nato a Genova nel 1896, premio Nobel per la Letteratura nel 1975, avviato agli studi tecnici, manifesta la passione per la poesia e la musica. Consegue il diploma di ragioniere nel 1915. Dopo la guerra che lo vede ufficiale di fanteria, trova un impiego a Firenze presso la casa editrice Bemporad; quindi diventa direttore del Gabinetto scientifico-letterario Vieusseux, fino all’ avvento del fascismo. Nel dopoguerra aderisce al Partito d’ Azione quindi nel 1947 approda come critico musicale e letterario al ‘Corriere della sera’. Senatore a vita dal 1967, è morto nel 1981. Ossi di seppia “”Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. (…)””. (pag 10) “”Quando il tempo s’ingorga alle sue dighe …”” (pag 25)”,”VARx-229″ “MONTALE Eugenio”,”Quaderno di traduzioni.”,”Eugenio Montale in alcune epoche della sua vita ha tradotto non solo poeti ma anche narratori e scrittori di teatro. Ora ha riunito in questo ‘Quaderno’ le traduzioni a lui più care. Una traduzione è di Fernando Bandini Poesia ‘I barbari’ di Kavafis (pag 149-150)”,”VARx-561″ “MONTALE Bianca”,”Antonio Mosto. Battaglie e cospirazioni mazziniane (1848-1870).”,”””All’inizio di novembre ha luogo in Savona il Congresso Operaio Ligure, seguito con grande attenzione dalla polizia che ha rilevato come nell’ambiente operaio il mazzinianesimo sia largamente diffuso e apertamente manifestato. Mentre da un lato alcuni confidenti mostrano di non ritenere imminente a Genova una rivoluzione, anche perché le condizioni dei lavoratori sarebbero complessivamente migliori che in passato, altri notano, in novembre, un preoccupante risveglio del partito d’azione. Un incaricato del movimento clandestino, non meglio identificato, starebbe percorrendo la Liguria per «riconoscere lo spirito delle popolazioni»”” (pag 178-179)”,”ITAB-355″ “MONTALE Eugenio, a cura di Angelo MARCHESE”,”Le opere. Poesia, prosa, traduzioni.”,”In appendice traduzioni da Shakespeare, Dickinson, Yeats, Eliot, Guillén, Fitzgerald (Il giovin signore) “”””Il giovin signore”” (titolo originale: “”This Side of Paradise””) è il primo romanzo dello scrittore statunitense F. Scott Fitzgerald, pubblicato nel 1920. Il libro racconta la storia di Amory Blaine, un giovane uomo ambizioso e affascinante che cresce in una famiglia agiata. La narrazione segue Amory dalla sua infanzia privilegiata, attraverso gli anni formativi a Princeton University, fino alla sua disillusione dopo la Prima Guerra Mondiale. Il romanzo esplora temi di amore, identità, ambizione e la ricerca di significato in un mondo in rapido cambiamento. Amory sperimenta successi e fallimenti nelle sue relazioni amorose e nella sua carriera, attraversando una serie di avventure e sfide che riflettono le turbolenze della gioventù. Attraverso il personaggio di Amory, Fitzgerald offre una critica della società del suo tempo, rivelando la vacuità e la superficialità della vita mondana. “”Il giovin signore”” è spesso considerato un’opera semi-autobiografica, poiché molte delle esperienze di Amory rispecchiano quelle dell’autore stesso. Eugenio Montale, il premio Nobel per la Letteratura del 1975, ha tradotto alcune opere di F. Scott Fitzgerald, incluso “”Il giovin signore”” (This Side of Paradise). La sua capacità di tradurre non solo il significato ma anche il tono e lo stile dei testi originali ha contribuito a rendere queste opere accessibili ai lettori italiani”” (f. copil.)”,”VARx-018-FMDP” “MONTALENTI Giuseppe”,”Charles Darwin. Idee e polemiche su evoluzione e origine degli esseri umani.”,”Darwin, Marx ed Engels. “”Quali furono le applicazioni del darwinismo alle scienze sociali? Nell”Origine delle specie’ se ne parla poco. Ma nell”Origine dell’uomo’ Darwin trasferisce il concetto di selezione naturale dal piano individuale a quello sociale e considera la competizione fra società, o comunità, o gruppi. L’origine e l’evoluzione dell’umanità, così come erano illustrate dalla dottrina evoluzionistica, e il concetto di lotta per l’esistenza si adeguavano molto bene ai principi del socialismo e alla sua concezione della storia. Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895) accolgono entusiasticamente il darwinismo, pur con qualche riserva su alcune sue singole affermazioni. Si oppongono in modo particolare alla “”falsa legge di Malthus””. Infatti questa identificava la causa della miseria con la naturale sproporzione fra l’incremento numerico della popolazione e quello dei mezzi di sussistenza, anziché nello sfruttamento di una classe sociale da parte di un’altra. Poiché tale causa essendo permanente e, nel pensiero di Malthus, inevitabile, vana è la ricerca di rimedi: proposizione che, naturalmente, non è accolta dai socialisti. Di fronte all’entusiasmo con cui i socialisti accolsero la sua teoria, Darwin fu ancora più cauto che in materia religiosa. Lo dimostra, fra l’altro, una sua lettera ritrovata fra le carte di Marx e attualmente conservata nell’Istituto Marx-Engels di Mosca. E’ del 13 ottobre 1880 e risponde con un cortese rifiuto all’offerta di dedicare a Darwin stesso un’opera di cui gli si spedivano le bozze proprio per avere la sua approvazione. Darwin scrive: «Vi ringrazio per la gentile lettera e per quanto vi è accluso. La pubblicazione delle vostre osservazioni sui miei scritti, qualsiasi forma abbiano, non necessita di alcun consenso da parte mia… Preferirei che la parte o il volume non fossero dedicati a me (benché vi sia grato per l’onore che intendete farmi), perché ciò suggerirebbe in certo modo la mia approvazione di tutta l’opera, che non conosco bene. Benché io sia un fervido sostenitore della libertà di opinioni in ogni argomento, mi sembra (a ragione o a torto) che attacchi diretti contro il cristianesimo e il teismo abbiano assai scarso effetto sul pubblico; e che la libertà di pensiero possa meglio promuoversi con quella illuminazione graduale dell’intelletto umano che consegue al progresso delle scienze. Perciò ho sempre evitato di scrivere sulla religione, e mi sono limitato alla scienza. E’ possibile che io sia stato troppo influenzato dal pensiero del dispiacere che una mia adesione ad attacchi diretti contro la religione potrebbe procurare ad alcuni membri della mia famiglia. Sono dolente di dover respingere la vostra richiesta, ma sono vecchio, ho poche forze e la lettura delle bozze (come so per recente esperienza) m’è assai faticosa». Ancora una volta Darwin si proclama uomo di scienza e rifiuta di lasciarsi trascinare su un terreno diverso da quello in cui si sente padrone”” (pag 76-77) [Giuseppe Montalenti, ‘Charles Darwin. Idee e polemiche su evoluzione e origine degli esseri umani’, Bologna, 2009]”,”SCIx-440″ “MONTALENTI Giuseppe RICCI Saverio”,”Federico Cesi e la fondazione dell’Accademia dei Lincei. Mostra bibliografica e documentaria.”,”‘Del naturale desiderio di sapere’ L’Accademia dei Lincei, fondata nel 1603 da Federico Cesi, è la più antica accademia scientifica del mondo; annoverò tra i suoi primi Soci Galileo Galilei. Massima istituzione culturale italiana, Ente pubblico non economico, classificata tra gli Enti di primo livello “Enti di notevole rilievo”, dal luglio 1992 è consulente scientifico e culturale del Presidente della Repubblica , che, motu proprio, le ha accordato l’Alto patronato permanente. (lincei.it) Catalogo opere Lincei: Per l’acquisto di pubblicazioni rivolgersi a: Bardi Edizioni Srl Contatti: Sede operativa: Via del Leone, 13 – 00186 Roma Tel. :+39066877815 – Fax. +390668807739 E-mail:segreteria@bardiedizioni.it Sito Web: Bardi Edizioni Bardi Edizioni è editore e distributore ufficiale dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Il nucleo fondamentale della sua produzione editoriale è costituito da storia antica, arte, archeologia, filologia, orientalistica, astronomia, musica, chimica, fisica, biologia e botanica, argomenti che rispecchiano i molteplici interessi dell’Accademia. Il suo catalogo raccoglie circa novemila titoli che spaziano dalle preziose pubblicazioni della Reale Accademia d’Italia ai più recenti convegni lincei.”,”ITAG-001-FB” “MONTALENTI Giuseppe”,”L’evoluzione.”,”Nato ad Asti nel 1904 morto a Roma nel 1990, Giuseppe Montalenti dal 1960 è stato titolare della cattedra di genetica nella facoltà di scienze dell’Università di Roma. Nel ’59 ha ottenuto il premio nazionale dell’Accademia dei Lincei per la botanica e la zoologia. E’ stato dal ’58 al ’61 presidente della Union Internationale des Sciences Biologiques. “”E’ ancora diffuso in Italia il pregiudizio che l’evoluzione sia una teoria biologica antiquata, ormai superata dall’indirizzo sperimentale della scienza moderna; una teoria di cui non è stato possibile dare una dimostrazione definitiva. Le ragioni che alimentano tale pregiudizio sono analizzate nel capitolo VI di questo libro. Il quale si propone, appunto, di dimostrare la fallacia del giudizio negativo e la infondatezza dell’atteggiamento scettico che molti biologi assunsero nei riguardi dell’evoluzionismo all’inizio di questo secolo. L’opinione dei biologi moderni può esprimersi nella formula proposta da Th. Dobzhansky (1937): «l’evoluzione è un fatto assodato con quanta sicurezza è possibile accertare un evento che si è svolto al di fuori di ogni testimonianza umana». La genetica, da una trentina d’anni a questa parte, ha rimesso in onore lo studio dei modi con cui può attuarsi l’evoluzione, su di una base sperimentale. Gran fervore di ricerche è ora in atto su questi indirizzi d’indagine; e nessun biologo oggi dubita che l’accertamento dell’evoluzione come fatto storico sia una delle più importanti conquiste della scienza moderna. L’indagine dei meccanismi che l’hanno determinata è tuttora la mantengono come processo attuale, è considerata come uno dei compiti più urgenti della biologia”” (pag IX, prefazione, 1965); “”Il pregiudizio cui accennavo nella prefazione alla prima edizione va probabilmente dileguandosi nel pubblico italiano. Ad esso infatti, attraverso giornali libri radio televisione, giunge sempre maggior copia d’informazioni scientifiche, in particolare biologiche. Parecchi libri (traduzioni od originali) sono stati pubblicati in Italia sull’argomento dell’evoluzione come risulta dalla nota bibliografica (pp. 235-38). Tuttavia ritengo che questo volumetto possa ancora svolgere una utile opera d’informazione a carattere sintetico e riassuntivo. Perciò, lasciandone inalterata la struttura, lo ripresento al pubblico con alcune variazioni e qualche aggiunta rese necessarie per maggior chiarezza e per alcuni recenti progressi”” (G. Montalenti, Roma, Istituto di genetica dell’Università, gennaio 1972)”,”SCIx-529″ “MONTALI Edmondo a cura; saggi di MEGALE Agostino BARUCCI Emilio FASSINA Stefano HIRCHEL Dierk DE LA ROCHA VÁZQUEZ Manuel HOFFMANN Reiner FONTANA Alessandro ROCCHI Nicoletta”,”L’Unione Europea e la crisi finanziaria. Parti sociali e casi nazionali a confronto.”,”MONTALI Edmondo è un ricercatore della Fondazione Giuseppe Di Vittorio”,”EURE-092″ “MONTALI Edmondo a cura; saggi di Maurizio ANTONIOLI Giorgio SACCHETTI Jorge TORRE SANTOS Andrea DILEMMI Adolfo PEPE”,”Unione Sindacale Italiana. I cento anni dell’USI.”,”Edmondo Montali, ricercatore presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio”,”MITT-391″ “MONTALI Edmondo a cura”,”L’insurrezione legale. Italia, giugno-luglio 1960. La rivolta democratica contro il governo Tambroni.”,”Edmondo Montaldi dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale è ricercatore presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Foto in copertina: gli scontri a Genova in piazza De Ferrari.”,”LIGU-156″ “MONTALI Edmondo a cura”,”L’insurrezione legale. Italia, giugno-luglio 1960. La rivolta democratica contro il governo Tambroni.”,”Edmondo Montaldi dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale è ricercatore presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Foto in copertina: gli scontri a Genova in piazza De Ferrari.”,”ITAC-007-FV” “MONTALI Edmondo, a cura, scritti di Fabrizio LORETO Paolo ARVATI Cesare PINELLI Adolfo PEPE Enrico PANINI Marco REVELLI Carla CANTONE Rosario MANGIAMELI Franco PADRUT”,”L’insurrezione legale. Italia, giugno-luglio 1960. La rivolta democratica contro il Governo Tambroni.”,”Edmondo Montali dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale, è ricercatore della Fondazione Giusppe Di Vittoro. Ha pubblicato ‘Il sindacato, lo Stato nazionale e l’Europa. Il sindacalismo tedesco e il processo di integrazione europea (1945-1963’ (Ediesse, 2008); ‘1968. L’autunno caldo della Pirelli’ (2010).”,”MITT-002-FAP” “MONTANARI Fausto”,”Il mondo di Dante.”,”MONTANARI Fausto, nato a Viterbo nel 1907, è stato ordinario di letteratura italiana nell’ Istituto Universitario di Magistero a Genova. Ha pubblicato varie opere su temi affini (v. retrocopertina). Con in ‘Convivio’ (banchetto a cui sono invitate le persone di buona volontà) DANTE intendeva diffondere l’ amore per il ragionare pacato, universale, scientifico, come principio di vita pacifica e veramente umana. Dante con la ‘Comedia’ voleva lanciare una profezia di rinnovamento mondiale. Perciò utilizzando la forma del viaggio ultraterreno suggeritogli dal libro sesto dell’ Eneide e dalla parole di San Paolo… Dante, utilizzando elementi di visioni medievali, ma più ancora figure di poemi latini (Ovidio, Lucano, Stazio) espose la Commedia delle sue esperienze ed idee prendendo la sua persona come figura della storia di tutta l’ umanità.”,”VARx-046″ “MONTANARI Marcello”,”Studi su Gramsci. Americanismo Democrazia e Teoria della Storia nei Quaderni del Carcere.”,”MONTANARI Marcello (Ostuni 1948) insegna storia delle dottrine politiche presso l’ Univesità di Bari. Si è occupato di marxismo teorico francese e della cultura italiana del ‘900. Questione dell’ assenza di un reale giacobinismo nella borghesia italiana. “”Gramsci sa bene che il giacobinismo – nella storia politica e culturale dell’ Ottocento – è stato sovente espressione di iniziative velleitarie, derivate dalla separazione delle avanguardie intellettuali dal “”senso comune””, dallo “”spirito del tempo””. Ma qui egli volge l’ attenzione a quel “”giacobinismo storico”” che seppe creare una “”volontà collettiva nazional-popolare””, riunificando ceti urbani e masse contadine. Perciò, nella stessa nota aggiunge: “”Ogni formazione di volontà collettiva nazional-popolare è impossibile se le grandi masse dei contadini coltivatori non irrompono ‘simultaneamente’ nella vita politica. Ciò intendeva Machiavelli attraverso la riforma della milizia, ciò fecero i giacobini nella Rivoluzione francese, in questa comprensione è da identificare un giacobinismo precoce di Machiavelli””. (Q. 13, § 1, p. 1560)”” (pag 141)”,”GRAS-053″ “MONTANARI Massimo”,”La fame e l’ abbondanza. Storia dell’ alimentazione in Europa.”,”MONTANARI Massimo insegna storia medievale e storia dell’ alimentazione all’Università di Bologna. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina) tra cui ‘Alimentazione e cultura nel Medioevo’. La ferocia borghese: quando si invitavano i rifugiati ad andarsene “”La “”ferocia borghese”” – è la nota espressione di Braudel – si inasprisce considerevolmente verso la fine del Cinquecento, e ancor più nel Seicento. I poveri cominciano ad essere imprigionati assieme ai pazzi e ai delinquenti. In Inghilterra entrano in vigore le ‘poor laws’, “”le leggi dei poveri, in realtà le leggi ‘contro’ i poveri””. La loro emarginazione è perseguita in modo più sistematico e ‘razionale’. Nel 1656, le autorità di Digione “”arrivano a proibire ai cittadini la carità privata e l’ospitalità ai poveri””. Nel 1693, la municipalità di Ginevra censisce 3.300 rifugiati per causa della religione, la metà dei quali godono della pubblica assistenza; ma poiché il raccolto è stato catastrofico, si invitano i rifugiati ad andarsene, e in attesa che partano si distribuisce un po’ di pane ai più poveri. Molti di loro sono vecchi, done e bambini: veramente non sanno dove andare. Tuttavia il consiglio cittadino decide di sospendere ogni aiuto, per costringerli a uscire dalla città prima della cattiva stagione”” (pag 136-137) Immagine del tedesco ubriacone. “”Allora Lutero: “”Ad ogni paese si devono certo perdonare i suoi difetti. I boemi s’ingozzano, i vandali rubano. I tedeschi bevono come lanzi; ordunque, caro Cordato, come vorreste voi mettere in mostra un tedesco, trattandosi specialmente di uno che non ama né la musica né le donne, se non con l’ubriachezza?”””” (pag 137)) Adam Smith sulla non necessità del consumo di carne da parte dei contadini ()pag 187)”,”STOS-137″ “MONTANARI Marcello”,”Crisi delle scienze e “”dialettica della materia””. Note su ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ e i ‘Quaderni filosofici’.”,”Lenin. “”Ripercorrendo criticamente lo sviluppo del marxismo in Russia tra il 1907 e il 1910, Lenin scriveva: “”Strati estremamente larghi delle classi che non potevano evitare il marxismo nel formulare i loro programmi, l’avevano assimilato, nell’epoca precedente, in modo estremamente unilaterale, deformato; si erano impressi in mente questa o quella “”parola d’ordine””, questa o quella risposta alle questioni tattiche, ‘senza comprendere’ i criteri marxisti di queste risposte. La “”revisione di tutti i valori”” nei diversi campi della vita sociale condusse alla “”revisione”” dei principi filosofici più astratti e più generali del marxismo. L’influenza della filosofia borghese, nelle sue svariate gradazioni idealistiche, si fece sentire nel contagio machista tra i marxisti (3)””. Ciò che va rilevato in questo testo è la consapevolezza di Lenin che il marxismo non può essere scisso in analisi parziali, di settore, ma costituisce una risposta complessiva, “”totale”” ai problemi della rivoluzione proletaria. La sua autonomia dalla “”filosofia borghese”” si definisce a partire da questa sua capacità di elevarsi all’altezza della “”totalità”” sociale, definendo una nuova forma teorica di appropriazione dei meccanismi sociali e della loro trasformazione. Il tentativo di “”integrare””, rivedere il marxismo alla luce di quella “”scienza borghese professorale”” che ha il suo nucleo centrale nel recupero di Kant da parte del machismo, significa per Lenin negare al marxismo stesso la forza teorica di uscire dai limiti di una tematica settoriale o di una aspirazione etica (…) Ecco, allora, che Lenin interviene sul terreno della “”pratica filosofica”” per cogliere le aporie “”irrazionalistiche”” della tradizione filosofica occidentale e dei suoi recenti “”recuperi”” teorici e per affermare l'””autonomia”” del marxismo e la sua maggiore produttività cognitiva. Punto di partenza di Lenin è la critica engelsiana della nozione kantiana di “”noumeno””: “”Engels dice nettamente e chiaramente che egli si oppone a Hume e a Kant insieme. Ma intanto in Hume non si parla di queste “”cose in sé inconoscibili””. Che cosa c’è dunque di comune tra questi due filosofi? Il fatto che essi separano in linea di principio i “”fenomeni”” da ciò che si manifesta in questi fenomeni, la sensazione dal sentito, la cosa per noi dalla “”cosa in sè””; del resto Hume non vuol sapere niente della “”cosa in sè””; ritiene filosoficamente inammissibile persino di pensarla, la ritiene “”metafisica”” (come dicono i seguaci di Hume e i Kantiani); Kant invece ammette l’esistenza della “”cosa in sé””, ma dichiara che essa è “”inconoscibile””, diversa in linea di principio dai fenomeni, appartenente in linea di principio a un altro campo, a quello del “”trascendente”” inaccessibile alla conoscenza, ma aperto alla fede (4)”””” [Marcello Montanari, Crisi delle scienze e “”dialettica della materia””. Note su ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ e i ‘Quaderni filosofici’, Bari, 1976] [(3) Lenin, ‘Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo’, in ‘Karl Marx’, tr. di. di P. Togliatti, Roma, 1972, pp. 104-5; (4) Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, tr. it. di F. Platone, in ‘Opere’, vol 14, Roma, 1970, p. 99. Ma si vedano anche le pp. 184-5] Lenin . “”La pratica – scrive Lenin – è ‘superiore alla conoscenza’ (teorica), perché essa ha la dignità non solo dell’universale ma anche della realtà immediata. L’attività dello scopo non è diretta contro di sè ma per ‘darsi realtà nella forma dell’esteriore attualità’ mediante la distruzione di determinatI (lati, tratti, fenomeni) del mondo ‘esterno’ (22)”” (pag 22) (Ivi p. 198)”,”LENS-267″ “MONTANARI Marcello”,”La libertà e il tempo. Osservazioni sulla democrazia tra Marx e Gramsci.”,”””[Subentra] il libero sviluppo delle individualità, e quindi non la riduzione del tempo di lavoro necessario per creare pluslavoro ma, in generale la riduzione del lavoro necessario della società ad un minimo a cui corrisponde poi la formazione e lo sviluppo artistico, scientifico, ecc., degli individui attraverso i mezzi che sono stati creati a questo fine e ‘il tempo reso, in questo modo, libero per tutti’» [Karl Marx, Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica’] (pag II, premessa); “”In una lettera a Ruge del settembre 1843, Marx scrive: «Apparirà chiaro allora come da tempo il mondo possieda il ‘sogno di una cosa’ della quale non ha che da possedere la coscienza, per possederla realmente. Apparirà chiaro come non si tratti di tirare una linea retta tra passato e futuro, bensì di ‘realizzare i pensieri’ del passato. Si mostrerà infine come l’umanità non incominci un lavoro ‘nuovo’, ma porti a compimento consapevolmente il suo vecchio lavoro» (1) (…). In un testo quasi coevo al precedente, Marx afferma «Quando gli operai comunisti si riuniscono, essi hanno primamente come scopo la dottrina, la propaganda ecc. Ma, con ciò, si appropriano insieme di un nuovo bisogno, del ‘bisogno della socialità’, e ciò che sembra un mezzo, è diventato scopo. (…) Fumare, bere, mangiare ecc. non sono più pur mezzi per stare uniti, mezzi di unione. A loro basta la società, l’unione, la conversazione che questa società ha, a sua volta, per scopo; ‘la fratellanza degli uomini non è presso di loro una frase, ma una verità…» (2). Si comincia a delineare in cosa consista quel «sogno». Marx comincia a tracciare il disegno di una «nuova comunità», di un «vivere insieme» caratterizzato da abitudini e valori comuni, ma liberamente costituiti ed accettati. Marx declina insieme libertà individuale e senso di appartenenza ad una comunità (= fratellanza). (…) Da queste prime considerazioni appare già evidente che il problema della libertà si intreccia, in Marx, con il problema della forma della prassi o, più esattamente, con il problema della ridefinizione del rapporto tra il «tempo di lavoro» e il «tempo di vita», tra il processo produttivo e la soddisfazione dei bisogni. Senza voler riproporre in maniera meccanica la continuità tra la dialettica servo-signore in Hegel e la riflessione marxiana è, comunque, indubbio che Marx pensi il tema della libertà a partire dalla critica della forma determinata che la prassi ha assunto nel mondo moderno. «DI Fatto, – egli scrive in una notissima pagina de ‘Il capitale’ – il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione. A mano a mano che egli si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi bisogni. La libertà in questo campo può consistere in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano ‘sotto il loro comune controllo’, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguano il loro compito con il minore impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso, il vero regno della libertà, che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità. Condizione fondamentale di tutto ciò è la riduzione della giornata lavorativa» (6)”” (pag 41-43) [(in) Marcello Montanari, La libertà e il tempo. Osservazioni sulla democrazia tra Marx e Gramsci’, Editori Riuniti, Roma, 1991] [K. Marx, ‘Lettera ad AL Ruge’ settembre 1843, in Marx-Engels, Opere, v. III, a cura di N. Merker, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 156; (2) K. Marx ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, trad. it. N. Bobbio, Torino, Einaudi, 1980, p: 137, corsivo ‘ ‘ di M.M.; (6) K. Marx, Il capitale, I, III, trad. it., M.L. Boggeri, Roma, Editori Riuniti, 1965, p. 933] Marcello Montanari (Ostuni, 1948) è professore associato di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bari. Tra le sue pubblicazioni ‘Teoria e movimento nel Partito comunista francese, 1959-1973’ (Bari, 1974); ‘Crisi della ragione liberale’ (Manduria, 1983), ‘Saggio sulla filosofia politica di Benedetto Croce’ (Milano, 1987); ‘Ideologie del politico’ (Manduria, 1989). Marcello Montanari, La libertà e il tempo. Osservazioni sulla democrazia tra Marx e Gramsci’, Editori Riuniti, Roma, 1991″,”TEOC-796″ “MONTANARI Massimo”,”Contadini di Romagna nel Medioevo.”,”Massimo Montanari, nato a Imola nel 1949, insegna Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna.”,”STMED-019-FSD” “MONTANARI Massimo”,”Il formaggio con le pere. La storia di un proverbio.”,”‘Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere’ Massimo Montanari insegna Storia medievale e Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna.”,”STOS-033-FSD” “MONTANARI Marcello”,”Croce, Lukacs e il tramonto dell’Europa (Montanari)”,”Marcello Montanari, già professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari Riflessioni di Croce e Lukacs sulla grande guerra e conseguenze per l’ Europa Saggi di Croce su grandi autori europei: Goethe, Shakespeare, Corneille. Croce vede nelle figure di Cleopatra e Amleto “”la tragedia della volontà”” (pag 12) Consapevolezza del suicidio d’Europa in Lukacs, ‘Distruzione della ragione'”,”EURx-356″ “””MONTANARI Massimo, collaborazione di Giuseppe ALBERTONI Tiziana LAZZARI Giuliano MILANI”,”Storia medievale.”,”””Che significa questa parola ‘epoca di transizione’ che ci ronza tanto spesso agli orecchi? Tutti sono stati tempi di transizione, trovatemene uno, che si sia fermato”” (Giuseppe Giusti) (in apertura) Massimo Montanari insegna Storia medievale e Storia dell’alimentazione nell’Università di Bologna. È autore di numerosi volumi tra cui ‘L’identità italiana in cucina’ (2010). Feudalesimo “”«Feudalesimo» è una parola che non sitrova nelle fonti coeve alla nascita del fenomeno. Il termine venne coniato nel Settecento nell’ambito culturale illuministico e da quel momento in avanti è stato impiegato dagli storici in modi diversi e per indicare realtà di diversa natura. Le definizioni che nell’ultimo secolo e mezzo sono state date di «feudalesimo» sono state riassunte da Chris Wickham in tre categorie di fondo: la nozione risalente a Karl Marx, che identifica nel feudalesimo uno specifico modo di produzione; l’immagine delineata da Marc Bloch, che definì «società feudale» l’intera civiltà europea dei secoli X-XIII; una più ristretta definizione giuridica, legata alle norme che regolavano le relazioni vassalatico-beneficiarie. La parola «feudo» trae origine dall’antico germanico ‘fihu’, che probabilmente significava «gregge, bestiame» – come l’odierno tedesco ‘Vieh’ – e che ben presto assunse il medesimo significato del tardo latino ‘beneficium'”” (pag 106-107). “”Fu un economista inglese, Thomas Robert Malthus, alle prese con il problemi causati delle primissime fasi della rivoluzione industriale a dare una prima interpretazione, sia pure indiretta, alla crisi del Trecento. Il problema che lo tormentava era quello della prolificità dei ceti sociali più bassi, verso i quali, a suo avviso, non bisognava avere alcun atteggiamento caritativo. In un suo celebre scritto (‘Saggio sul principio di popolazione’, 1798) egli mise in risalto come la popolazione tenda ad aumentare in progressione geometrica (…) mentre i mezzi di sostentamento crescono in progressione aritmetica (…). Alcuni studiosi hanno creduto di poter applicare i fondamenti dell’analisi di Malthus alla crisi del Trecento. In particolare lo storico tedesco Wilhelm Abel e lo storico inglese Michael Postan hanno proposto di leggere la crisi del Trecento e la catastrofe demografica causata dalla peste come un evento complessivamente positivo per la storia economica europea, che avrebbe permesso di riportare l’equilibrio tra livello demografico e capacità produttiva. Per questa loro posizione, Abel, Postan e altri storico che hanno assunto posizioni analoghe vengono definiti «neomalthusiani». (…) Queste posizioni si sono spesso confrontate con quelle di storici di matrice marxista, per i quali i ‘trends’ demografici devono essere spiegati a partire dall’analisi delle strutture economiche. Sono infatti i rapporti economici, i «modi di produzione», a caratterizzare secondo Karl Marx le singole epoche storiche. Nei suoi lavori di analisi storica egli individuò quattro modi di produzione che avrebbero caratterizzato la società nel suo percorso evolutivo: asiatico, schiavistico, feudale, capitalistico. La crisi del Trecento si sarebbe manifestata per Marx durante il lungo periodo di transizione tra il modo di produzione feudfale e quello capitalistico, caratterizzato dall’ascesa della borghesia come classe egemone. Nel secondo dopoguerra alcuni storici di ispirazione marxista hanno aperto un ampio dibattito sulla «fase di transizione al capitalismo» che ha coinvolto anche studiosi di altra formazione”” (pag 240-241). “”In Germania si ripresero e si portarono a conseguenze estreme suggestioni presenti già in alcuni pensatori illuministi quali Justus Moser, che aveva valorizato la «barbarie vigorosa» delle popolazioni germaniche contrapponendola alla mollezza dei latini del basso impero. Con i filosofi romantici si attuò nella cultura tedesca un’autentica «svolta nazionalistica» (Sergi): contro il razionalismo francese si esaltarono la solidarietà, la poesia, la fede e la bellezza delle primitive popolazioni germaniche, abusivamente presentate come etnia omogenea, portatrice di valori uniformi. Pensatori come Herder, Novalis e Schiller esaltarono lo spirito comunitario di tale antiche popolazioni; Maurer e gli stessi Marx e Engels, individuarono alla base delle strutture sociali di epoca medievale una sorta di «comunismo primitivo» dei Germani”” (pag 273) “”Vi sono – come ci ha insegnato lo storico francese Fernand Braudel – tempi diversi per la politica (che si muove con rapidità), per l’economia (che ha ritmi più lunghi), per i modi di vita quotidiana (che cambiano più lentamente). Jacques Le Goff, ponendosi da un punto di vista antropologico oltre che economico e sociale, ha parlato di un «lungo Medioevo» durato fino alla rivoluzione industriale del XVIII secolo (ripercorrendo così, in qualche modo, l’immagine del Medioevo «feudale» proposta da Marx, e prima di lui da Voltaire. Tale prospettiva, che dilata il Medioevo fino a tutta l’età moderna, è esattamente rovesciata rispetto a quella che – come abbiamo visto – restringeva il Medioevo ai «secoli bui» del V-X secolo. Guy Bois da parte sua fa ‘cominciare’ il Medioevo più o meno verso il Mille, quando cessa definitivamente il modo di produzione «antico» basato sul lavoro degli schiavi. In analisi come queste, che citiamo solo a titolo di esempio, il Medioevo si restringe, si allunga, si sposta (…)”” (pag 277) [Massimo Montanari, ‘Storia medievale’, Editore Laterza, Roma Bari, 2013]”,”STMED-109-FSD” “MONTANARI Guido”,”La casa dei poveri. Edilizia popolare dai quartieri operai alla crisi attuale.”,”Marx ed Engels: la questione delle abitazioni. “”L’alloggio proletario nella città industriale. «In occasione di una necroscopia eseguita dal signor Carter coroner del Surrey, sul cadavere della quarantacinquenne Ann Galway il 16 novembre 1843, i giornali così si esprimevano a proposito dell’abitazione della morta: «La donna abitava con il marito e il figlio diciannovenne al numero 3 di Withe-Lyon-Court, Bermondsey street, Londra, in una stanza dove non c’era un letto o qualcosa che gli somigliasse, né alcun altro mobile. Essa giaceva morta accanto al figlio sopra un mucchio di piume che erano sparse anche sul suo corpo seminudo, poiché non esistevano coperte né lenzuola (…) in una parte del pavimento i mattoni erano stati divelti e il buco veniva usato dalla famiglia come latrina» (1). Quando Friedrich Engels (1820-1895) raccoglie queste tragiche testimonianze ha poco più di vent’anni; figlio di un importante industriale tedesco, è stato inviato dal padre a studiare la concorrenza nel Regno Unito. Passerà quasi due anni, dal 1842 al 1844, a indagare l’organizzazione produttiva nelle principali città industriali del regno. A Londra, Dublino, Edimburgo e Manchester frequenta i quartieri operai, raccoglie informazioni sulla vita dei lavoratori, si documenta su fonti ufficiali e su testimonianze di prima mano, fino a pubblicare nel 1845 quello che è forse uno tra i primi e più documentati testi di sociologia urbana: ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra. Engels dedica un’attenzione particolare non soltanto alle condizioni di vita dei lavoratori, ma anche al contesto fisico dove essa si svolge. Egli non nasconde di essere affascinato dalle dimensioni della capitale, dalla potenza che emana la sua organizzazione produttiva e commerciale. (…) In effetti tra fine Settecento e inizio Ottocento prima in Inghilterra, poi in Germania, in Francia e nelle altre nazioni d’Europa e del Nord America, il processo di industrializzazione della produzione determina la concentrazione di vaste masse di popolazione nelle città e nelle zone di estrazione mineraria dando vita a una delle maggiori trasformazioni della storia urbana forse mai avvenute: la nascita della città industriale. (…) Un’edificazione senza regole investe le città e i centri produttivi determinando nuovi panorami urbani, caratterizzati dalla presenza degli altri camini delle manifatture che con i loro fumi anneriscono i cieli. Nei dintorni prati e campi sono invasi dai detriti degli scavi, coperti dalle ceneri delle ciminiere, fiumi e canali si trasformano in scarichi maleodoranti per gli scarti delle lavorazioni e la raccolta delle deiezioni. L’affollamento, l’assenza di provvidenze sanitarie, le condizioni di lavoro durissime, prive di tutele, generano povertà e soluzioni abitative disperate per centinaia di migliaia, milioni di persone. Ancora Engels: «Ogni mattina a Londra cinquantamila persone si alzano senza sapere dove potranno posare il capo la notte seguente. I più fortunati tra loro, che riescono a mettere da parte per la sera 1 o 2 pence, vanno in uno dei cosiddetti ricoveri (Lodging House) dei quali in ogni grande città esiste un buon numero, e dove in cambio del denaro ricevono asilo. Ma quale asilo! Da cima a fondo la casa è piena di letti 4, 5, 6 letti in ogni stanza, quanti ne entrano. In ogni letto vengono messe 4, 5, 6 persone, anche qui quante ne entrano, malati e sani, vecchi e giovani, uomini e donne, ubriachi e sobri, come capita, tutti mescolati. Naturalmente ne derivano liti, bastonature e ferimenti, e se i compagni di letto si mettono d’accordo è ancora peggio perché allora si concertano rapine o si commettono cose così bestiali che il nostro linguaggio di uomini non può riferire» (3)”” (pag 17-20) [Guido Montanari, ‘La casa dei poveri. Edilizia popolare dai quartieri operai alla crisi attuale’, Rosenberg & Sellier, Torino, 2024] [(1) Friedrich Engels, ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, Londra, 1845, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 69; … (3) Ivi, p. 71]”,”CONx-295″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. 1. L’Italia dei secoli bui. 2. L’Italia dei comuni. 3. L’Italia dei secoli d’oro. 4. L’Italia della Controriforma. 5. L’Italia del Seicento. 6. L’Italia del Settecento. 7. L’Italia giacobina e carbonara. 8. L’Italia del Risorgimento. 9. L’Italia dei notabili. 10. L’Italia in camicia nera. 11. L’Italia littoria. 12 L’Italia dell’Asse. 13. L’Italia della disfatta. 14. L’Italia della guerra civile. 15. L’Italia della repubblica. 16. L’Italia del miracolo. 17. L’Italia dei due Giovanni.”,”1. L’Italia dei secoli bui. 2. L’Italia dei comuni. 3. L’Italia dei secoli d’oro. 4. L’Italia della Controriforma. 5. L’Italia del Seicento. 6. L’Italia del Settecento. 7. L’Italia giacobina e carbonara. 8. L’Italia del Risorgimento. 9. L’Italia dei notabili. 10. L’Italia in camicia nera. 11. L’Italia littoria. 12 L’Italia dell’Asse. 13. L’Italia della disfatta. 14. L’Italia della guerra civile. 15. L’Italia della repubblica. 16. L’Italia del miracolo. 17. L’Italia dei due Giovanni.”,”ITAG-001″ “MONTANELLI Indro NOZZA Marco”,”Garibaldi.”,”Nel 1870 Garibaldi difese in Francia la 3° Repubblica e sconfisse i prussiani a Digione. Il reggimento 61° di Pomerania lasciò la propria bandiera nelle mani di Ricciotti. Fu l’ unica bandiera che l’ esercito di Moltke perse in quella guerra, e tuttora è custodita nel Museo degli Invalidi a Parigi. Quando lo seppe, Bismarck montò su tutte le furie.”,”ITAB-091″ “MONTANELLI Indro”,”Storia dei Greci. Volume 1. La Grecia antica.”,”””Perché anche la terra è una sfera, disse Pitagora duemila anni prima di Copernico e di Galileo. Essa gira su se stessa da ovest a est, è divisa in cinque zone: artica, antartica, estiva, invernale ed equatoriale; e con gli altri pianeti essa forma il cosmo”” (pag 87) “”Lo spirito della polis, cioè quella forza di coagulo che fa di ogni greco un cittadino così sensibile a tutto ciò che avviene dentro e così indifferente a tutto ciò che avviene fuori della sua città, è in quei seicento anni che si sviluppa e diventa incrollabile”” (pag 60)”,”STAx-082″ “MONTANELLI Indro”,”Storia dei Greci. Volume 2. L’ età di Pericle.”,”””Ma, pur con tutte queste gravi riserve, bisogna poi dire che non si capirà mai nulla di Atene se non si legge Aristofane: c’è il più grande elogio che si possa fare a uno scrittore”” (pag 296)”,”STAx-083″ “MONTANELLI Indro”,”Storia dei Greci. Volume 3. La decadenza e l’ ellenismo.”,”(A Sparta) “”la concentrazione della ricchezza in mano a pochi privilegiati era andata vieppiù accentuandosi. Il catasto del 244 dimostra che i 250 mila ettari della Laconia erano monopolio di cento proprietari soltanto. Poiché non vi erano né industrie né commercio, tutto il resto della popolazione era di nullatenenti. Un tentativo di riforma venne dai due re che, come al solito, si dividevano il potere nel 242: Agide e Leonida. Il primo propose una redistribuzione di terre sul modello di Licurgo. Ma Leonida ordì un complotto coi latifondisti e lo fece assassinare con sua madre e sua nonna, che, grandi feudatarie anch’esse, avevano dato l’ esempio della spartizione. Fu una tragedia di donne dal vecchio stampo eroico. La figlia di Leonida, Chilonide, si schierò col proprio marito Cleombroto, che a sua volta era schiarato con Agide, e lo seguì volontariamente nell’ esilio. Leonida fece male i suoi conti dando in moglie al suo erede Cleomene, per ragioni di dote, la vedova di Agide. Cleomene salito sul trono accanto a suo padre, s’ innamorò sul serio di sua moglie (…), ne condivise le idee, ch’erano quelle del defunto marito, si ribellò a Leonida e lo cacciò in esilio. (…) Cleomene operò la grande riforma ripristinando l’ ordinamento semicomunistico di Licurgo. Poi, immedesimatosi in quella parte di giustizialista, accorse a liberare tutto il proletariato greco che lo invocava. Arato gli mosse contro con l’ esercito acheo, e fu disfatto. Tutta la borghesia greca tremò per la propria sorte e fece appello ad Antigono di Macedonia, che venne, vide e vinse obbligando Cleomene a rifugiarsi in Egitto””. (pag 442)”,”STAx-084″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 1. Dalla fondazione di Roma alla distruzione di Cartagine.”,”””Il popolo era dunque formato soltanto di questi due ordini: patrizi e cavalieri. Tutto il resto era plebe, e non contava. In essa era compreso un po’ tutto: artigiani, piccoli bottegai, impiegatucci, liberti. E naturalmente non erano contenti della loro condizione. Infatti il primo secolo della storia di Roma fu interamente occupato dalle lotte sociali fra chi voleva allargare il concetto di popolo e chi voleva tenerlo ristretto alle due aristocrazie: quella del sangue e quella del portafogli””. (pag 76)”,”ITAG-062″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 2. Dai Gracchi a Nerone.”,”””Non aveva che diciotto anni, in quel momento, e per questo il Senato fu dalla sua parte. Gli aristocratici erano allarmati dalle prepotenze di Antonio, che, una volta vistosi defraudato dell’ eredità di Cesare, cercava di accaparrarsela con la forza. (…) Il Senato si accorse che, a lasciarlo fare, al Cesare morto se ne sarebbe sostituito un altro e peggiore. E per questo decise di favorire Ottaviano, un “”ragazzetto”” che avrebbe dato meno ombra. (…) Lo scontro tra i due eserciti avvenne presso Modena. E la fortuna assisté così sfacciatamente Ottaviano da lasciarlo unico generale superstite (…). Così il “”ragazzetto”” rientrò a Roma alla testa di tutte le truppe acquartierate in Italia, andò in Senato, impose la propria nomina a console, l’ annullamento dell’ amnistia ai cospiratori degl’ Idi di marzo e la loro condanna a morte. (…) Il Senato chinò la testa ed ebbe agio di riflettere che il successore d’un dittatore fa sempre rimpiangere il predecessore. Pattuglie di soldati furono dslocate a tutte le porte della città, e la gran vendetta ebbe inizio. Trecento senatori e duemila funzionari furono incolpati dell’ assassinio, processati e uccisi, dopo il sequestro di tutti i loro beni.”” (pag 334)”,”ITAG-063″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 3. Apogeo e caduta dell’ Impero Romano.”,”(Traiano) “”era un formidabile lavoratore e pretendeva che lo diventassero anche tutti coloro che gli stavano intorno. Mandò molti sfaticati senatori a fare ispezioni e a rimettere ordine nelle province, e dalle lettere che scambiò con loro e di cui qualcuna c’è rimasta, si possono indurre la sua competenza e diligenza. Le sue idee politiche erano quelle di un conservatore illuminato che credeva più alla buona amministrazione che alle grandi riforme, escludeva la violenza, ma sapeva ricorrere alla forza”” (pag 455)”,”ITAG-064″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 4. I barbari e la fine dell’ Impero.”,”””Ma nessun rimedio di legge è valido quando il costume si corrompe. I memorialisti del tempo hanno lasciato scritto che coloro che vivevano sulle tasse erano più numerosi di coloro che dovevano pagarle.”” (pag 158)”,”ITAG-065″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 8. L’ età di Federico Barbarossa.”,”””I nobili incarnavano non solo il potere politico, ma anche quello economico, imperniato sulle varie attività marinare. A differenza di Venezia, dove esisteva un arsenale di Stato, a Genova tutte le navi erano di proprietà privata. Le società di navigazione erano monopolio di poche grandi famiglie, che controllavano anche le compagnie commerciali e le corporazioni””. (pag 297)”,”ITAG-072″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 9. L’ età di Federico II di Svevia.”,”””I primi europei che vennero in contatto con gli arabi furono i soldati visigoti di Pipino e Carlo Martello che arrestarono l’ Islam a Poitiers. Ma in quel momento l’ Islam era soltanto un esercito, Avorroé e Avicenna non erano ancora nati, i Franchi erano troppo rozzi per sentire l’ attrazione della cultura, e infine mancavano i mediatori che la rendessero intelligibile ai popoli europei. Questi mediatori furono gli ebrei. Snidati dalla Palestina, travolti e dispersi dalle orde dei Califfi, essi vi si mescolarono, e al loro seguito approdarono a Gibilterra. Erano gli unici che conoscevano sia l’ arabo che il latino. E tradussero l’uno nell’ altro. Una loro dinastia, gli Halévi, regalò da sola all’ Europa gli Elementi di Euclide, il Cànone di Avicenna e i commentari di Averroè ad Aristotele”” (pag 355)”,”ITAG-073″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 10. L’ apogeo dell’ età comunale.”,”””Ecco perché questo è un libro più di uomini che di vicende. Quando un popolo non ha una nazione, non ha nemmeno una storia. E infatti il nostro Rinascimento non è che una collezione di cronache ma che hanno per protagonisti Dante, Petrarca, Boccaccio. Insomma dei giganti”” (pag 19-20)”,”ITAG-074″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 11. La civiltà dell’ umanesimo.”,”””D’altronde lo scisma, più che colpa degli uomini, era frutto di una certa situazione politica: e cioè della progressiva affermazione degli Stati nazionali, ognuno dei quali voleva un Papa suo”” (pag 215).”,”ITAG-075″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 12. La civiltà del Rinascimento.”,”Il Machiavelli, nel Principe, gli dedicò (a Carmagnola, ndr) questo epitaffio: “”I Viniziani, vedutolo virtuosissimo, battuto che loro ebbono sotto il suo governo el duca di Milano, e conoscendo dall’ altra parte come egli era raffreddo nella guerra, iudicorono non potere con lui più vincere perché non voleva, né potere licenziarlo per non riperdere ciò che aveano acquistato: onde che furono necessitati per assicurarsene ammazzarlo”” (pag 386)”,”ITAG-079″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 14. L’ età della Riforma.”,”pag 185 scontro Lutero-Martino”,”ITAG-081″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 18. La civiltà barocca.”,”””Come devastazioni, la Guerra dei Trent’anni detiene forse un primato assoluto nella Storia. Come abbiamo già detto, alcuni Paesi ne uscirono letteralmente distrutti, come la Boemia che vi perse i tre quarti dei propri abitanti. Le Nazioni che avevano preso parte a quel “”sacro macello”” ne emersero imbarbarite. Ma a fare le spese di quella interminabile guerra di religione fu anche la religione”” (pag 264)”,”ITAG-085″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 20. L’ Italia durante le guerre di successione.”,”””All’ origine di questo declino c’ erano tanti fattori, ormai arcinoti. Li capivano e li denunziavano anche i contemporanei. Ma ad essi sfuggiva quello fondamentale: Venezia era stata la più grande potenza marittima e coloniale di un’ Europa senza potenze. Ma dal momento che queste cominciarono a formarsi sull’ unità di misura nazionale, per Venezia, rimasta sul modello rinascimentale uno Stato cittadino, non ci fu scampo, né poteva esserci. Anch’essa doveva pagare, come tutti gli altri Stati italiani, la divisione dell’ Italia””. (pag 66)”,”ITAG-087″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 21. Piemonte, Lombardia, Venezia e Toscana nel ‘700.”,”””Fra i Capitani tuttavia ce ne fu uno che esercitò un’ influenza effettiva anche perché rimase in carica venticinque anni: il Conte Firmian, un trentino di cervello lucido e di tratto discreto, che seppe svolgere una saggia opera di mediazione fra Vienna e Milano. Non era facile perché Vienna, dopo i precedenti a cui abbiamo accennato, diffidava di Milano, e infatti in campo politico non le concesse nessuna autonomia. Viceversa fu larga in fatto di amministrazione. Ed è forse questo che seguita a marcare il carattere civico dei lombardi, cattivi politici ed eccellenti amministratori””. (pag 207)”,”ITAG-088″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 23. Il crepuscolo del ‘700.”,”””Non c’è dubbio che il Metastasio fu l’ unico poeta di fama e livello internazionali che abbia avuto l’ Italia nel Settecento. Mozart lo idolatrava, Vincenzo Monti gli dedicò la Giunone placata, Ludovico Muratori il Rerum italicarum scriptores, perfino lo scorbutico Baretti, per potergli tributare un elogio, scrisse che Metastasio non aveva nulla a che fare con l’ Arcadia””. (pag 544)”,”ITAG-090″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 24. L’ Italia napoleonica.”,”””Per un pezzo la forca non ebbe requie. Secondo Cuoco, che la scansò per miracolo, le vittime furono centodiciannove, tra le quali tutti gli uomini migliori della Repubblica: Pagano, Cirillo, Ciaja eccetera. Ma Cuoco non contava tutti coloro che vennero trucidati alla spicciolata dalla plebaglia. Fu una delle più orribili e ignobili feste di sangue che si fossero mai viste. I giustiziandi venivano condotti al patibolo eretto sulla pubblica piazza fra due file di folla esultante e insultante, eppoi sospesi con la corda al colla a un cavo oscillante in modo che la loro agonia durasse più a lungo. Tutti morirono con grande coraggio e dignità. Ma forse lo spettacolo di più grande fermezza e nobiltà lo fornì Eleonora Pimentel, le cui ultime parole furono un verso di Virgilio. Invano Ruffo invocò una parola di clemenza da parte del Re. Sul patibolo salì anche un ragazzo di sedici anni, Filippo Marini, reo di aver decapitato la statua di re Carlo, padre di Ferdinando. E infine fu la volta di Luisa Sanfelice””. (pag 122)”,”ITAG-091″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 25. Da Waterloo alla Restaurazione.”,”””Ma il gesto di Napoleone che s’infilava da sé la corona era talmente inatteso e in contrasto con la prassi tradizionale, che molti pensarono ad un colpo di forza; e quando seppero ch’era stato concordato, ne furono indignati. “”Tutto, nella rivoluzione – scrisse il cattolicissimo De Maistre è miracolosamente cattivo, ma questo è il non plus ultra. Non resta che desiderare che il Papa scenda fino in fondo, in modo da non essere più che un pulcinella senza peso né importanza””. Quando risalì in carrozza per tornare a Roma, Pio si era già accorto che quell’ avventura si chiudeva per lui in netto passivo. Aveva sperato di ottenere almeno la restituzione delle Legazioni, ma Napoleone se l’era cavata con parole vaghe che non lo impegnavano a nulla. Appena rientrato, scrisse all’ Imperatore: “”Non possiamo nascondere che resta in noi molta amarezza””. Ma poi, a quanto pare, stracciò la lettera e l’ amarezza se la tenne in corpo. Quanto a Napoleone si era vieppiù convinto dell’ arrendevolezza del Papa. “”E un buon uomo”” diceva, sicuro di poterlo tenere a guinzaglio. E su questo errore di valutazione impostò tutta la sua politica con la Chiesa””. (pag 216-217)”,”ITAG-092″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 26. L’ Italia carbonara.”,”””Fra l’ altro, ora che questi (Napoleone, ndr) si disponeva a invadere l’ Italia, gli fu affidato il compito di riallacciare i rapporti coi rivoluzionari italiani per farne delle “”quinte colonne””. Stavolta dovette dar prova di efficienza perché nel ’96 il Direttorio lo propose come collaboratore di Cacault, suo agente nella penisola. Ma questi declinò l’ offerta: “”Buonarroti – scrisse- è ricco d’ immaginazione e di talenti letterari e filosofici. Ma di problemi politici concreti non sa nulla””. (pag 400). “”In una sola cosa Buonarroti rimase precursore e maestro: nel conio di quell’ archetipo umano che la Eisenstein chiama “”il rivoluzionario professionista””. In questo, anche il Mazzini dovette qualcosa alla sua lezione, come molto gli devono anche gli altri grandi rivoluzionari dell’ Otto e del primo Novecento da Nechaev a Bakunin a Malatesta a Lenin. SI parla, ripeto, di archetipo umano, non di contenuto ideologico””. Ecco perché di tutti i suoi scritti il più significativo è, caso mai, quello che non ebbe il tempo, e forse neanche l’ intenzione- di diventare un libro. SI tratta di una specie di taccuino di appunti, scoperto di recente e pubblicato dal Saitta, che rappresenta una specie di catechismo per gli “”iniziati”” al sacerdozio rivoluzionario””. (pag 408)”,”ITAG-093″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 27. L’ età del romanticismo.”,”””Anche quando ebbe finalmente vinto la sua battaglia, l’ italiano restò, rispetto al latino, in una posizione subalterna e come afflitto da un complesso d’ inferiorità nei suoi confronti: veniva infatti insegnato secondo le regole del latino, cioè come una lingua morta, e i suoi utenti cercavano di farselo perdonare “”latineggiando””. Per di più, Paese policentrico, l’ Italia non aveva mai avuto una capitale come Parigi, che dava il là a tutto, anche alla lingua, dettandone il modello al resto della Francia. Gl’ intellettuali che avrebbero dovuto assumersene il compito erano sparpagliati nelle Corti dei vari Comuni, Signorie e Principati, ognuna delle quali aveva un suo gergo. Ma, oltre a questo, erano mancate le palestre. Il francese aveva avuto i “”salotti””, dove cultura e società s’ incontravano facendo della lingua colta una lingua di conversazione e della lingua di conversazione una lingua colta: ed era questo che la rendeva così esatta, chiara, elegante e naturale. L’ inglese aveva avuto il Parlamento e i clubs: ed era questo che lo rendeva così concreto e pratico. Gl’ italiani non avevano avuto che l’ Accademia, dove il dotto parlava al dotto in una lingua convenzionale (…).”” (pag 574)”,”ITAG-094″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 28. Mazzini e la “”Giovane Italia””.”,”””A novembre, Ramorino non si presentò. Da Parigi, dov’era impegnatissimo a giuocarsi i quarantamila franchi, fece sapere che sarebbe venuto a metà gennaio. In sua vece, giunse la notizia che il Buonarroti si dissociava dall’ impresa e aveva impartito alla Carboneria l’ ordine di ostacolarla. Questa scomunica, che giungeva nel momento più delicato e che Mazzini non perdonò mai più, segnò la definitiva rottura fra i due uomini e le loro organizzazioni. Intanto il ritardo metteva in crisi il corpo di spedizione, che si era andato con tanta fatica raccogliendo. Vedendo che le diserzioni lo avevano già assottigliato a meno di ottocento uomini, fra cui gl’ italiani erano una minoranza, Mazzini decise di rompere gl’ indugi fissando la notte del 1° febbraio (’34) per l’ inizio dell’ attacco. Ramorino giunge la vigilia senza il reparto che si era impegnato ad arruolare. Al seguito si portava soltanto due generali, un aiutante e un medico.”” (pag 78)”,”ITAG-095″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 29. La prima guerra di indipendenza.”,”””Fra le tante oleografie del Risorgimento, c’è anche il “”caloroso abbraccio”” che i due uomini si sarebbero scambiati a Roverbella, dove il Re, allora col vento in poppa per la ritirata austriaca, aveva il suo quartier generale. A parte la congenita refrattarietà di Carlo Alberto ad alcunché di “”caloroso””, ecco la versione di Garibaldi nelle sue Memorie: “”Lo vidi, conobbi diffidenza nell’ accogliermi, deplorai nelle titubanze e incertezze di quell’ uomo il destino male affidato della nostra povera patria””. Uno dei pochi giudizi esatti che Garibaldi abbia mai azzeccato””. (pag 290)”,”ITAG-096″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 30. Camillo Benso Conte di Cavour.”,”””Finché l’ accusa d’ inerzia gli veniva dagli avversari, poco male. Ma un giorno, sia pure con molto garbo, gliela mosse un uomo della sua stessa parte moderata, che fin allora lo aveva sempre secondato: Cavour. In un abilissimo discorso alla Camera, egli difese il governo dicendo ch’era stato scrupolosamente fedele allo Statuto, ma rimproverandogli di non avergli dato sostanza con una coraggiosa opera riformatrice. D’Azeglio replicò, ma debolmente, un po’ perché come oratore valeva meno dell’ avversario – che valeva moltissimo-, un po’ perché era a corto di argomenti. E allora cercò di sbarazzarsi di lui con una manovretta suggeritagli da La Marmora: chiamandolo nel Ministero al posto di Santarosa. A fare resistenza fu il Re, che di Cavour sapeva poco, ma quel poco gli bastava per diffidarne, e disse a D’Azeglio di proporgli “”un nome più simpatico””. Dovette intervenire La Marmora, che del Re godeva la fiducia e ne riponeva moltissima in Cavour. E il Re alla fine si arrese, ma brontolando: “”Ca guarda, General, che côl lì a j butarà tuti con’t le congie a’nt l’ aria, guardi Generale che quello lì li butterà tutti con le gambe all’ aria”” Così dice Chiala. Ma secondo Ferdinando Martini dalla cui bocca l’ho raccolta, e che a sua volta diceva di averla raccolta dalla bocca di Minghetti, l’ espressione fu ancora più incisiva e pittoresca: “”E va bin, coma ch’a veulo lor. Ma ch’a stago sicur che côl lì an poch temp an lo fica an’t el prònio a tutti, e va bene, come vogliono loro. Ma stiano sicuri che quello lì in poco tempo lo mette nel c. a tutti””.”” (pag 415-416) …”” (pag 415)”,”ITAG-097″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 31. L’ unità d’ Italia.”,”””Da parte francese, solo Conneau era al corrente della manovra. Da parte piemontese, oltre a Nigra, solo il Re n’era informato. Ma alla vigilia della partenza, Cavour se ne confidò anche con La Marmora. “”Prega il cielo ch’io nn faccia minchionerie in questo supremo momento”” gli scrisse.”” (pag 547)”,”ITAG-098″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 32. Gli anni della destra.”,”””Come La Marmora a Custoza, Persano si fece sorprendere senza poter disporre delle squadre di Albini e di Vacca, coi quali aveva perso contatto o che (non si è mai saputo con precisione) finsero di averlo perso per sottrarsi ai suoi ordini: il che gli tolse il vantaggio della superiorità numerica””. (…) Persano, come La Marmora, si credette sconfitto perché già lo era prima di cominciare e perché aveva perso ogni fiducia nei suoi subalterni che in lui non ne avevano mai avuta””. (pag 107)”,”ITAG-099″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 33. La sinistra al potere.”,”””Quest’ultima clausola fu, insieme alla fine dell’ isolamento, il grande vantaggio che l’ Italia trasse dal patto, ma niente altro. Essa non vi era entrata su un piede di parità con le consocie. Aveva semplicemente acceduto all’ alleanza che già legava le altre due, le quali restavano per così dire le padrone di casa, e Bismarck non perse occasione di farcelo sentire. Diceva che l’ unico contributo che si aspettava dall’ Italia in caso di guerra era “”un caporale con la bandiera, un tamburino e la fronte rivolta verso la Francia invece che verso l’ Austria””: tale era la sua opinione del nostro esercito. Fece anche subito capire che “”la via tra Roma e Vienna passava per Berlino””, e cioè che anche i nostri rapporti con l’ Austria dovevano essere regolati da lui.”” (pag 277)”,”ITAG-100″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 34. La questione cattolica e la questione sociale.”,”””Giolitti rimase ministro per diciotto mesi, fino alla fine del ’90, ed è difficile spiegare come per tanto tempo riuscisse a convivere con Crispi in un accavallarsi di avvenimenti drammatici come quelli d’ Africa. Il giudizio che di Crispri egli diede in sede di Memorie è, come al solito, cauto e distaccato: “”La scarsa abitudine all’ esame ponderato delle cose lo portava alle volte addirittura al fantastico”” scrisse.”” (pag 358)”,”ITAG-101″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 35. L’ età di Giolitti.”,”””Ma forse, più ancora di questi motivi d’ ordine internazionale, influirono su Giolitti quelli d’ ordine interno. La crisi d’ Agadir aveva improvvisamente dirottato l’ attenzione dei nazionalisti dall’ Adriatico al Mediterraneo, e la Tripolitania era venuta di moda””. “”Laggiù possono vivere milioni di uomini”” scriveva Corradini prendendo un grosso abbaglio, e Bevione di rincalzo asseriva che, senza di essa, “”noi soffocheremo””. Ma anche le altre forze politiche subivano il soprassalto colonialista. Per l’ azione era non solo i liberal-conservatori di Sonnino e Luzzatti, ma anche i cattolici. Per l’ azione furono Chiesa e Barzilai, che ruppero il fronte pacifista repubblicano uscendo dal partito. Per l’ azione furono alcuni radicali. Per l’ azione furono i socialisti Bonomi e Bissolati, e perfino il tonitruante campione del massimalismo, Ferri. E per l’ azione furono gran parte dei sindacalisti, capeggiati da Labriola e Olivetti. Come si vede, la tesi della “”grande proletaria”” e dell’ “”imperialismo operaio”” aveva fatto larga e profonda breccia nella Sinistra italiana. A rifiutarla con veemenza fu solo colui che di lì a poco doveva diventarne il grande araldo: il giovane giornalista e agitatore Benito Mussolini””. (pag 142-143)”,”ITAG-102″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 36. La prima guerra mondiale.”,”””Il colonello Douhet redasse un memoriale pieno di feroci critiche a Cadona, e lo consegnò all’ on. Mosca perché lo recapitasse a Bissolati. Salendo in treno per Roma, Mosca lo infilò nella tasca del cappotto. Ma giunto a destinazione, non ce lo trovò più. Il memoriale era già sul tavolo di Cadorna, e nessuno seppe mai come ci fosse arrivato. Douhet fu denunciato al tribunale militare. ma il vero imputato del processo fu Bissolati come esponente del mondo politico. Violentemente attaccato dai nazionalisti, egli diventò il capro espiatorio della battaglia che seguitava a infuriare fra Roma e Udine.”” (pag 299)”,”ITAG-103″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 37. Caporetto, il Piave, la vittoria.”,”””Fiume non era stata inclusa nel “”pacchetto”” delle rivendicazioni italiane presentato a Londra nel ’15 perché Sonnino partiva dal presupposto che l’ Austria-Ungheria sarebbe sopravvissuta e, perse Trieste e Pola, come sbocco sull’ Adriatico non avrebbe avuto che Fiume. Ma quando l’ Austria-Ungheria si decompose e la città venne occupata dalle truppe jugoslave, gl’ irrendentisti insorsero accampando il fatto che Fiume era un centro etnicamente italiano. Il realtà era di lingua italiana una metà dei suoi 50 mila abitanti””. (pag 426)”,”ITAG-104″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 38. La fine del regime liberale.”,”””Il suo socialismo era quello de I miserabili, nonché degli opuscoli e degli articoli di Costa, di Cafiero, di Cipriani e degli altri “”internazionalisti”” che allora andavano per la maggiore. Forse l’ unico classico del socialismo che gli entrò nel sangue come il più congegnale fu Babeuf, di cui lesse quasi tutto e su cui compose anche delle cattive poesie di stampo carducciaon. Come non ebbe amici, così non ebbe amori. La sua scuola di galanteria fu il bordello, di cui conservò sempre lo stile grossolano e spicciativo. Orgoglioso della propria virilità, la trovava incompatibile con l’ abbandono e la tenerezza. Delle molte donne della sua vita, non si concesse a nessuna, tranne forse l’ ultima, Claretta. Le prendeva come il gallo prende la gallina””. (pag 17).”,”ITAG-105″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 39. L’ avvento del fascismo.”,”””Quella che più stava a cuore a Gasparri era il Banco di Roma, che finanziava tutte le organizzazioni cattoliche e il loro giornale Corriere d’ Italia, e che in quel momento versava in condizioni disperate. Gasparri chiese a Mussolini di soccorrerlo, Mussolini s’ impegnò a farlo, e lo fece perché anche a lui stava a cuore qualcosa per la quale Gasparri poteva essergli di grande e decisivo aiuto.”” (pag 211)”,”ITAG-106″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Storia d’ Italia. Volume 40. Il fascismo si consolida.”,”””L’ intervento chirurgico della quota novanta costò un prezzo molto alto agli italiani, e fu ritenuto dissennato da molti economisti. Esso fu consentito dalla mancanza di una dialettica politica autentica e dallo stato di intimidazione in cui era tenuto il proletariato urbano che era, ammetteva lo stesso Mussolini, “”in gran parte ancora lontano e se non più contrario come una volta, assente””. Tuttavia alcuni effetti positivi furono ottenuti, e avrebbero potuto rivelarsi più fruttuosi se la crisi economica mondiale del 1929 non si fosse innestata su quella italiana, tarpando le ali alla ripresa”” (pag 62).”,”ITAG-107″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Storia d’ Italia. Volume 41. L’ Impero, 1933-1936.”,”””Quasi non bastasse, Mussolini trovò modo di infliggere a Eden un ulteriore affronto, in occasione di una colazione – ultima incombenza prevista dal protocollo – a Castelfusano. Faceva gli onori di casa il sottosegretario Suvich, che aveva scusato il Duce, trattenuto a Roma da “”impegni inderogabili””. Gli invitati – con un Eden garbato e apparentemente sereno – erano alla frutta quando “” il ritmo rumoroso di un motore a scoppio – ha scritto Federzoni – fece volgere gli occhi verso il mare. Un motoscafo costeggiava lentamente la spiaggia alla minima distanza possibile, non credo a più di cinquanta metri dalla terrazza. Ritto in piedi a prua, immobile, guardando avanti, stava Mussolini””””. (pag 234)”,”ITAG-108″ “MONTANELLI Indro”,”Personajes. El Campesino, Carmen Amaya, Yussupov, Dalì, Tito, Kruschev, Malaparte, Peron, Golda Meir, Gassman, Mandes-France, Moravia, Ortega y Gasset…”,”Ritratti di AFELTRA DELLA-ROVERE MASARYK DE-GASPERI FLEMING QUISLING NITTI MUNTHE SFORZA MAGNANI MARZOTTO MONELLI NENNI DE-PISIS GIANNINI TALLONE BORGESE CLAIR DOS PASSOS SOFFICI SPENDER JOHST SIMONI RE GUSTAVO GIDE MANNERHEIM KUEBLER KORNILOV GIRARDENGO BERENSON EL CAMPESINO PIOVENE BUZZATI CLAUDEL QUARONI COCTEAU MAUROIS CUEVAS DALI CECILE GIANNI AGNELLI KERENSKY KRAVCHENK PRESBITERIANI MAXWELL LA-PIRA SPADOLINI PREZZOLINI MONTALE MAROTTI BORELLI PAONE GUARESCHI GRANDI LONGANESI GRONCHI TITO KRUSCIOV FANFANI MCCORMICK MALAPARTE PERON CHATEAUBRIAND MAZZOLANI FELLINI MORAVIA CARLO LEVI GOMULKA MATTEOTTI SORDI SOLDATI ROSSELLINI RIZZOLI BEN GURION GOLDA MEIR MOSHE DAYAN PROTESTANTI GASSMAN ORTEGA Y GASSET.”,”VARx-136″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’ Italia nella seconda guerra mondiale (1940-1942).”,”Guerra contro la Francia. “”Le due armate avrebbero dovuto avanzare, secondo Mussolini, già il 21 giugno. Per le proteste di Pintor si rinviò al 22. Le operazioni erano guidate dal Capo di Stato Maggiore dell’ Esercito maresciallo Graziani, che aveva installato il suo comando su un treno messo in binario morto, tra Bra e Alba, e che era furioso per la inaspettata e mal sopportata presenza, accanto a lui, del sottosegretario alla Guerra Soddu. Graziani, buon trascinatore di agili colonne coloniali, non era uno stratega: ma chiunque al suo posto, con unità male equipaggiate e insufficientemente addestrate, non avrebbe potuto fare meglio. Furono realizzati, con abnegazione e a prezzo di perdite dolorose, progressi modesti, fu presa Mentone. Mussolini ritardava il più possibile l’ armistizio nella speranza che le truppe del generale Gambara conquistassero, sulla costa, Nizza. Non vi riuscirono. “”In realtà – ha scritto il generale Faldella – sarebbe un errore dire che sulle Alpi Occidentali fu combattuta una battaglia… Avvennero soltanto azioni preliminari definibili tecnicamente prese di contatto””: La presa di contatto costò 631 morti, 616 dispersi, 2631 feriti. I francesi ebbero 37 morti, 42 feriti, 50 dispersi. Vittorio Emanuele si ritrasferì a Roma. La riedizione del ’15-’18 era già finita””. (pag 12)”,”ITQM-096″ “MONTANELLI Indro”,”Gli incontri.”,”MONTANELLI Indro è nato a Fucecchio (Fi) nel 1909. Ha seguito svogliatamente i corsi universitari di Grenoble e della Sorbona e si è laureato immeritatamente in Legge e Scienze sociali. Ha fatto un po’ tutti i mestieri fuorché quelli cui lo destinavano i suoi studi. A 25 anni pubblica un libro sulle sue esperienze in Abissinia. OJETTI lo notò e lo recensì con un lungo articolo che spalancò all’ autore le porte del Corriere della Sera. Corrispondente di guerra in Spagna, da allora Montanelli non ha fatto che girare il mondo, testimone oculare di tutte le catastrofi “”Gianni Agnelli””. “”Però novecento lire!… Pensare che mio nonno mi raccontava sempre di quando, in un viaggio che fece da Torino a Roma, rimase a digiuno perché un cestino costava, sia a Genova che a Pisa, settancinque centesimi, invece dei sessantacinque dell’ anno prima…Rimase a digiuno per due giorni perché tanti ce ne voleva allora per andare dalla vecchia alla nuova capitale…””. Mi fu facile riconoscere in quell’ aneddoto il suo protagonista: il pioniere dell’ industria automobilistica italiana, largo di milioni ma taccagno di centesimi, come son tutti i veri pionieri. E lo rievocai con una tenerezza uguale a quella di suo nipote. “”Così muoiono le borghesie,”” questi concluse melanconicamente “”a furia di accettare senza ribellione l’ ascesa dei cestini caldi da sssantacinque centesimi a novecento lire…””. (pag 242) Arturo Labriola. (pag 567)”,”BIOx-087″ “MONTANELLI Indro”,”Figure & figuri del Risorgimento.”,”Edizione in onore di Indro Montanelli, per il suo 78° compleanno. MONTANELLI Indro è nato a Fucecchio nel 1909. Ha scritto per il Corriere della sera e ha fondato e diretto il Giornale. Il testamento di Pisacane (pag 77) Mazzini. “”Sono, in questo, d’accordo con Leo Valiani: Mazzini non indietreggiava di fronte all’ azione animosa (ma di persona – questo lo aggiungo io – preferiva si esponessero gli altri: e non per vigliaccheria, ma per un eccessivo concetto di sé come organizzatore-ideologo), né si faceva scrupolo di fare correre il sangue. Ma non ordinava mai di colpire indiscriminatamente, non ha sulla coscienza vittime innocenti. I suoi difetti (…) erano altri: il padreternismo, l’ improvvisazione, la disinvoltura con cui faceva scorrere il sangue altrui. Così nel 1833, a Genova, quando la pasticciata insurrezione fallì, e per la disperazione si uccise in carcere Jacopo Ruffini; così a Milano nel ’53, quando sulle forche austriache finirono appesi quindici popolani, e su quelle di Belfiore penzolarono i corpi di Tito Speri, Carlo Montanari e del sacerdote Grazioli; così fu per Pisacane e per il fallimento, a Genova e a Livorno, dell’ insurrezione del 1857.”” (pag 88-89)”,”ITAB-209″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia del Settecento (1700-1789).”,” Cosmopolitismo. Illuministi italiani. “”Qualcuno più tardi rimproverò agli uomini del ‘Caffé’ di aver evaso i problemi fondamentali: cioè quelli dell’unità nazionale e della democrazia. Accua assurda. A parte il fatto che la censura, con cui dovevano pur fare i conti, non gliel’avrebbe consentito, questi furono i problemi della generazione successiva, non di quella loro. Gl’Illuministi non nutrivano concezioni patriottiche e democratiche. Anzi, essi si sentivano cittadini del mondo e accettavano che questo mondo fosse retto com’era retto, cioè da monarchie assolute ch’essi volevano soltanto illuminare sul cammino delle riforme. Non solo nel giornale, ma anche nella loro corrispondenza privata le parole patria e democrazia sono latitanti. Le riforme ch’essi proponevano non avevano frontiere. Le reclamavano non solo per Milano, ma anche per l’Austria e per tutta la comunità internazionale di cui si sentivano parte. E anche loro, come i ‘Filosofi’ francesi, non intendevano darle in appalto al popolo, nel quale non credevano; sognavano di farle discendere dall’alto del potere costituito, di cui contavano di diventare gl’ispiratori e lo strumento esecutivo,. Il difetto del ‘Caffé’ fu semmai un altro, che poi era proprio la conseguenza di questa concezione: il suo scarso potere divulgativo. Di gente che leggesse, a Milano, ce n’era più che in ogni altra città italiana. Ma anche lì era poca. E questa poca non era tutta in grado di capire il contenuto di quel giornale serio e bene informato, ma troppo da specialisti”” (pag 456-457) Il Caffé La rivista, che rimase in vita fino al 1766, usciva ogni dieci giorni. Furono realizzati complessivamente 74 numeri, che in seguito vennero rilegati in due volumi corrispondenti alle due annate. Per eludere la censura vigente nella Lombardia austriaca, le copie venivano stampate a Brescia, all’epoca territorio veneziano. Il Caffé Il giornale era di Milano, ma uscirà a Brescia (allora sotto la Repubblica di Venezia) dal giugno 1764 al maggio 1766, per iniziativa di Pietro Verri in stretta collaborazione col suo stesso gruppo della “”Società dei Pugni””: Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Pietro Secchi, Paolo Frisi, Giuseppe Visconti, Sebastiano Franci…: tutti appartenenti socialmente al ceto aristocratico, ma di idee fondamentalmente borghesi. (homolaicus) Dei 118 articoli firmati, 53 portano il nome di Pietro Verri, 31 di Alessandro Verri, 7 di Cesare Beccaria, 6 di Carlo Sebastiano Franci, 5 di Pietro Francesco Secchi Comneno ed altrettanti di Giuseppe Visconti di Saliceto, 2 del matematico Paolo Frisi, di Luigi Lambertenghi e dell’abate Alfonso Longo, 1 infine di François de Baillou, di Ruggero Boscovich, di Gian Rinaldo Carli e di Giuseppe Colpani. (Wikip)”,”ITAG-246″ “MONTANELLI Indro”,”L’Italia di Giolitti (1900-1920).”,”Nitti. “”Un’altra caratteristica, che non contribuiva di certo alla sua popolarità, era la totale sfiducia nel paese. Nitti era stato nettamente avverso all’impresa di Libia, ch’egi definì “”una stoltezza””, e nei confronti dell’intervento nella guerra mondiale, tenne una condotta a dir poco ambigua. Solo ‘a posteriori’ egli qualificò il Patto di Londra “”una idiozia”” e un “”documento di disonestà””. Ma contro l’ondata nazionalista che metteva a soqquadro la piazza, non osò prendere posizione che in maniera indiretta con un saggio sulla situazione economica italiana in cui cercava di dimostrare che l’Italia non era una colonia del capitale tedesco, come dicevano gl’interventisti, ma caso mai di quello anglo-francese. Di questa ambiguità cercò di scusarsi, in sede di memorie, dicendo che, una volta dichiarata la guerra, “”mi parve disonesto sabotarla, come tentarono col loro atteggiamento Giolitti e molti dei suoi amici””. Ma il giudizio è doppiamente ingiusto. Giolitti aveva sabotato la guerra prima che fosse dichiarata, e se un rimprovero c’è da muovergli è, caso mai, di averlo fatto troppo timidamente. Dopo, non più. Mentre Nitti, pur considerandola un grossolano errore, non fece assolutamente nulla per impedirla. E’ probabile che anche lui, come Giolitti, si aspettasse il disastro militare. Comunque, non si fece mai illusioni su una vittoria rapida e facile, e definì “”criminale”” il comportamento di Sonnino che a Londra non si era assicurato nemmeno l’aiuto economico degli Alleati. “”Quando l’on. Salandra – disse più tardi – affermò in Senato che l’Italia non aveva ‘mercanteggiato’ il suo intervento e che avrebbe creduto disonorarsi mercanteggiandolo, io provai un vivo senso di pena. Io avre mercanteggiato: era una necessità ed era un dovere: le guerre si fanno col sentimento, ma anche con le armi, con gli approvvigionamenti””. Non essendo al governo, cercava di dar consigli a coloro che ci stavano, sebbene li disprezzasse tutti. Salandra era un incapace, Sonnino un visionario, Boselli un impotente e il suo governo “”la più parolaia accozzaglia di declamatori di guerra”””” (pag 422-423)”,”ITAA-148″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Milano ventesimo secolo. Storia della capitale morale da Bava Beccaris alle Leghe.”,”””In politica Mussolini seguitava a «marateggiare», con successo. I suoi interventi di fuoco sottolineavano gli avvenimenti, sempre con piglio oltranzista: si trattasse della «settimana rossa», o del congresso socialista di Ancona, o della fatale corsa dell’Europa verso la guerra, dopo Sarajevo. I suoi articoli infuocati dai titoli apocalittici («Come ragionano le belve militari», «Fra la rivolta di ieri e quella di domani», «I saturnali del militarismo») gli erano valsi un’incriminazione e un processo di Corte d’Assise. Di fronte ai giudici rivendicò il diritto alla protesta, anche violenta: «Immaginate un’Italia in cui trentasei milioni di cittadini pensassero tutti alla stessa maniera, come se il loro cervello fosse stato chiuso in un identico stampo, e avreste un manicomio o piuttosto il regno della noia e dell’imbecillità. Che importano i dissensi, le antitesi, le lotte? L’uniformità è l’acefalia, è la morte. Signori giurati, rendete omaggio al filosofo antico Eraclito, il malinconico di Efeso, che dichiarava “”la lotta è l’origine di tutte le cose””. Ebbene, lasciateci lottare e voi renderete omaggio a un grande filosofo e a un grandissimo principio: il principio della libertà». Fu assolto, e la sua popolarità crebbe grandemente. Fu anche merito di Mussolini se la sinistra conquistò, con le elezioni amministrative del 14 giugno 1914, Palazzo Marino. In Consiglio Comunale si presentò una sola volta, e non aprì bocca. Pensava a ben altro. All’Europa in fiamme e a ciò che ne poteva derivare, per l’Italia e per lui. All’indomani dell’assassinio di Francesco Ferdinando d’Austria prese posizione, sull”Avanti!’, contro la semplice ipotesi che l’Italia potesse partecipare ad un eventuale conflitto. «Il proletariato d’Italia – scrisse – permetterà dunque che lo si conduca al macello un’altra volta? Noi non lo pensiamo nemmeno. Ma occorre muoversi, agire, non perdere tempo… Sorga dalle moltitudini profonde del proletariato un grido solo, e sia ripetuto per le piazze e strade d’Italia: “”Abbasso la guerra””. E’ venuto il tempo per il proletariato italiano di tener fede alla vecchia parola d’ordine: “”Non un uomo! Né un soldo! A qualunque costo””». Il perentorio imbonitore aveva preso un impegno solenne che durò lo spazio di qualche mese. L’articolo contro la guerra fu del 26 luglio 1914, il 18 ottobre lo stesso ‘Avanti!’ ne pubblicò un altro, molto lungo e piuttosto tortuoso che significativamente s’intitolava «Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante» (in queste formule, si pensi a quella della non belligeranza di 25 anni dopo, Mussolini era già e rimase sempre un maestro)”” (pag 65-66)”,”ITAS-192″ “MONTANELLI Giuseppe”,”Memorie sull’Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850.”,”””Montanèlli, Giuseppe. – Patriota (Fucecchio 1813 – ivi 1862); collaboratore dell’Antologia di G. P. Vieusseux, nel 1840 divenne prof. di diritto civile nell’univ. di Pisa. Fu tra i primi in Italia ad accogliere il sansimonismo, passò poi al movimento evangelico promosso a Pisa da Carlo Eynard e aderì infine al neoguelfismo con la fondazione /””>fondazione del giornale L’Italia (1847). Volontario con gli studenti pisani nel 1848, fu ferito e fatto prigioniero a Curtatone. Liberato, fu eletto all’Assemblea toscana; inviato governatore a Livorno, lanciò l’idea di una Costituente italiana, iniziativa a carattere nettamente rivoluzionario, che divenne programma governativo quando il granduca lo chiamò a succedere a Capponi nella presidenza del consiglio (ott. 1848). Convinto della necessità di inserire la questione toscana in una soluzione democratica di tutto il problema italiano, M. propose poi una Costituente unica di Roma e Toscana. Ma il granduca fuggì e M., entrato nel governo provvisorio (il triunvirato Guerrazzi-Montanelli-Mazzoni) non riuscì a far proclamare la repubblica e l’unione con Roma per la decisa opposizione di D. Guerrazzi. Assunti i pieni poteri da quest’ultimo, M. fu inviato in Francia a sollecitarvi aiuti: qui rimase esiliato al ritorno del granduca (luglio 1849), mentre in Toscana veniva condannato all’ergastolo. In quegli anni pubblicò tra l’altro: Introduzione ad alcuni appunti storici sulla rivoluzione d’Italia (1851) e Memorie sull’Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850 (1853), acuta analisi del moto rivoluzionario italiano e delineazione di un programma politico, articolato su un socialismo decentrato di tipo proudhoniano. Non credendo all’immediata possibilità unitaria e sopravvalutando l’iniziativa e l’apporto francese, favorì per qualche tempo il movimento murattiano e, deputato all’Assemblea toscana (era andato volontario alla guerra del 1859), si dichiarò contrario alla fusione col Piemonte senza particolari garanzie. Poco prima della morte fu eletto deputato al parlamento italiano””. (Trecc) Capitolo III: ‘Degenerazione del carattere toscano'”,”ITAB-342″ “MONTANELLI Indro”,”Storia di Roma”,”Contiene il capitolo XXXIX: (Roma) Il suo capitalismo (pag 329-335)”,”STAx-007-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’Italia della Repubblica, 2 giugno 1946 – 18 aprile 1948.”,”‘«L’Uomo Qualunque» fu dapprima la testata di un giornale nato sotto il segno della protesta. L’aveva fondato Guglielmo Giannini che, da buon teatrante, autore di commedie senza troppe pretese, ma di grande mestiere, aveva vivissimo il senso del pubblico e sapeva coglierne a volo gli umori. Questi umori erano soprattutto dei malumori provocati, specialmente nel Sud, non soltanto dalle frustrazioni e dai disagi della sconfitta, quanto dalla diversa temperie in cui erano immersi i due tronconi del Paese. Occupato subito dagli Alleati, il Sud non aveva avuto la Resistenza, e quindi non ne condivideva le passioni. Subiva il vento del Nord come un sopruso, che gli risvegliava nel sangue nostalgie borboniche, e rifiutava tutto ciò che puzzasse di CLN. Giannini intuì questo stato d’animo, e lo interpretò alla perfezione, soprattutto in due rubriche del suo giornale, le «vespe» e le «parolacce». Sebbene di madre inglese era un Napoletano verace, alla Scarfoglio,, portava il monocolo, la sua eleganza era un po’ da guappo, e se nei rapporti umani non mancava di finezze, nel suo linguaggio di giornalista sapeva adeguarsi a quello del loggione e della taverna. Ma fu proprio questa voluta rozzezza a renderlo efficace. Senza rifuggire dal turpiloquio, ostentato anzi come antitesi della nuova oratoria e pubblicistica, egli prese a smontarne i miti, l’enfasi resistenzialista e il virtuismo democratico. Ebbe il compito facilitato dai suoi avversari, specialmente da quelli di sinistra, che con le loro pretese di palingenesi e le loro smanie epuratrici stavano provocando nel Paese una crisi di rigetto. In pochi mesi «L’Uomo Qualunque» raggiunse quasi il milione di copie. E probabilmente fu proprio questo successo la sua disgrazia. Giannini se ne sentì indotto a creare addirittura un partito. Chi scrive può testimoniare ch’egli non aveva in realtà né vocazione né ambizione politica. Tant’è vero che, fondato il partito, egli l’offrì a Nitti («ve lo volete accolla’» gli disse «sto’ pupazzo?»), che rifiutò. Il vecchio statista lucano sapeva benissimo che il qualunquismo non era affatto, come dicevano i suoi denigratori – che erano tutti – una riedizione del fascismo. Giannini non era mai stato fascista, aveva perso l’unico figlio nella guerra voluta dal fascismo, era l’interprete di una certa «maggioranza silenziosa» (ma non tanto) che anche sotto e contro il fascismo aveva protestato. Ma Nitti sapeva anche che con un partito (ma Giannini lo chiamava «Movimento») senza radici nella storia né ancoraggio ideologico, basato soltanto sulla protesta, non poteva avere un domani. E così fu. Ma ciò non toglie che nel ’46 avesse un presente’ (pag 57-58)]”,”ITAP-237″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’Italia dell’Asse (1936-10 giugno 1940).”,”Lettera di Mussolini a Hitler. “”Pressapoco nelle stesse settimane, duranteun Consiglio dei ministri, Mussolini spiegò, con il suo freddo sarcasmo: «Pensate che noi abbiamo, a detta dei tecnici, un cannone da 70 millimetri. Magnifico, formidabile, perfetto. Ma ha un piccolo difetto: non c’è, non esiste. Non è che un progetto, un prototipo». In tanta stagnazione, il Duce si sentiva frustrato. Per reagire al senso di impotenza che lo assaliva, impugnò la penna e ai primi di gennaio (1940, ndr) scrisse a Hitler una lettera fitta di considerazioni, di valutazioni e di consigli che non erano privi di ragionevolezza ma avevano – come tutta l’azione di Mussolini verso il dittatore tedesco in quel periodo – un grave difetto. … finire (pag 405-406)”,”QMIS-021-FV” “MONTANELLI Indro”,”Dante e il suo secolo.”,”””Ora il Magnate si era imparentato con l’industriale e il banchiere, che così si erano innalzati al suo rango e ne erano diventati solidali. Già in atto da tempo, questo fenomeno di osmosi era ormai giunto a maturazione, e spostava tutti i termini del conflitto sociale. La politica di questo nuovo ceto formato di nobili e di grandi borghesi, era stata abile. Essi godevano di posizioni di privilegio, non politiche, ma economiche, e lo dimostra il fisco”” (pag 269)”,”ITAG-281″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume primo. Il risveglio dell’America. La guerra d’indipendenza degli Stati Uniti (1775-1783) – La guerra anglo-americana (1812-1814) – Le lotte per l’indipendenza nell’America Latina (1810-1847).”,”Contiene il riquadro: ‘I primi sessant’anni del Messico’ (pag 224) (cronologia) Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”QMIx-013-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume secondo. La Francia contro l’Europa.”,”Cronologia: La vita di Napoleone (pag 298) Non c’è biografo di Napoleone che non si sia chiesto come mai egli commise quell’imperdonabile errore che fu la guerra contro la Russia; anzi, quella serie di errori, perché di sbagliato, nella campagna non c’era solo la sottovalutazione dei pericoli che venivano dal clima, dall’immensità del territorio e dal valore del soldato russo. C’era un po’ di tutto: l’impiego di un’Armata ‘multinazionale’ – cioè infida -, la stagione troppo avanzata, la carenza dei servizi logistici, e, non ultima, l’idea di puntare su Mosca invece che su Pietroburgo. Il fatto che, centrotrent’anni dopo, Hitler dovesse cadere nella stessa trappola non può illuminarci, perché Hitler era uno stratega dilettante, mentre Napoleone era quel che si dice un genio della guerra. La verità, probabilmente, è che la campagna di Russia – come d’altronde quella di Spagna – non fu affrontata per scelta, ma si impose come fatale conseguenza di quello che era stato il vero errore di fondo: il Blocco Continentale. Prima di proclamarlo, Napoleone aveva, in teoria, qualche ‘chance’ di arrivare alla pace con gli inglesi. Avrebbe dovuto pagarla con pesanti rinunce, e sappiamo che, in pratica, non era disposto a farle. La carta del compromesso tuttavia, rimaneva, e si poteva tentare di giocarla. Ma quando l’Inghilterra si accorse che il Blocco giovava alla sua economia anziché danneggiarla e, al tempo stesso, metteva in crisi il sistema napoleonico, ogni intenzione di pace svanì per cedere il posto a una politica di lotta ad oltranza, non dissimile da quella che gli Alleati avrebbero adottata nei confronti dell’Asse e del Giappone durante la seconda guerra mondiale. E finché l’Inghilterra restava in campo, invulnerabile nella sua isola, ma pronta a sobillare – e a elargire finanziamenti – Napoleone era condannato a combattere. (…) La Russia (…) aveva finito per decidere di uscire ufficialmente dal Blocco, che già stava violando sottobanco. E Napoleone era altrettanto deciso a impedirglielo. Senza la Russia, il suo intero sistema sarebbe crollato, non foss’altro che per i nuovi canali di contrabbando che si sarebbero aperti: e questo, egli non poteva tollerarlo”” (pag 181-183) [‘La campagna di Russia’] Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”QMIx-014-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume terzo. Le guerre dell’Unità d’Italia.”,”Contiene il riquadro: ‘L’esercito italiano dopo il 1870’ (pag 298) Guerra di Crimea “”In campo alleato (…) regnavano l’incertezza e la disorganizzazione più complete. Si diceva che quella di Crimea fosse una guerra ‘strana’, e in effetti lo era. (…) C’erano poi quei 18 mila piemontesi che nessuno, tranne Cavour sapeva bene perché mai si battessero. E c’era, in Germania, un agitatore politico, Karl Marx, il quale, sulla ‘Oderzeitung’, denunciava i russi come «nemici della civiltà europea» e s’augurava che fossero «fatti a pezzi». Ma la confusione maggiore era nelle teste dei comandanti (…)”” (pag 122) Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”QMIx-015-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume quarto. Le guerre yankee.”,”Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Confronto sulle armi leggere. I fucili del Nord e I fucili del Sud (pag 128-129) Il nord possiede il Modello Henry 1863 fucile a ripetizione progenitore del Winchester. (15 colpi, era a quel tempo un’arma spaventosa che i sudisti chiamavano ‘il maledetto fucile che si carica la domenica e continua a sparare fino a sabato’. L’Unione ne acquistò 10 mila esemplari. (pag 128)”,”QMIx-016-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume sesto. Le guerre coloniali.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-018-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume settimo. La prima guerra mondiale.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-019-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume ottavo: Tra le due guerre. Rossi contro bianchi (1918-1922) – La guerra cino-giapponese (1927-1938) – La conquista dell’Etiopia (1935-1936) – La guerra del Gran Chaco (1932-1935) – La guerra civile spagnola (1936-1939).”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-020-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume nono. La seconda guerra mondiale.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI Truman decise di impiegare l’arma segreta degli USA: l’atomica. Su Hiroshima causò la morte di 170 mila persone. Su Nagasaki fece 39 vittime’ “”La possibilità di costruire una bomba nucleare era stata dimostrata in teoria da Einstein, e in pratica da Enrico Fermi, con la realizzazione della pila atomica, che gli era valsa il Premio Nobel nel 1938. Ma gli studi concreti erano cominciati dopo lo scoppio della guerra, quasi contemporaneamente in America e in Germania. All’insaputa l’uno dell’altro, i due Paesi s’erano impegnati in una gara contro il tempo, e Dio sa chi l’avrebbe vinta, se il 28 febbraio 1943 un manipolo di guastatori alleati non avesse fatto saltare gli stabilimenti dell”acqua pesante’ allestiti dati tedeschi a Telemark, nella Norvegia occupata. Il Reich era stato così messo fuori gioco e l’America aveva avuto via libera. Gli esperimenti, coperti dal nome convenzionale di ‘Progetto Manhattan’ si erano svolti nei laboratori di Chicago e poi in una base segreta, presso Los Alamos, nel Nuovo Messico, con la partecipazione della più formidabile ‘equipe’ scientifico-tecnica che si fosse mai vista. Oltre agli italiani Fermi e Segre, agli americani Oppenheimer, Compton, Szilard e Frank e al tedesco naturalizzato inglese Fuchs, vi aveva lavorato infatti tutta una schiera di grandi nomi che comprendeva matematici, meteorologi, chimici, astrofisici e così via, fino agli esperti di balistica e di termodinamica. Erano trascorsi tuttavia molti mesi prima che si giungesse a un risultato positivo; e i servizi americani avevano avuto il loro daffare a mantenere il segreto per tutto quel tempo. Non c’erano riusciti, perché già nel novembre del ’44, un soldato addetto alla base, David Greenglass, aveva ‘soffiato’ alcune informazioni alla sorella Ethel Rosenberg che, essendo militante comunista, le aveva a sua volta trasmesse a un funzionario dell’ambasciata sovietica. Ma s’era trattato di notizie marginali, e non risulta che, lì per lì, Mosca se ne fosse particolarmente allarmata. Il vero segreto del ‘Progetto Mahnattan’ era rimasto praticamente inviolato fino alla primavera del 1945. Lo stesso Harry Truman, all’epoca ‘vice’ di Roosevelt, ne aveva avuto appena un vago sentore. Seppe ovviamente molto di più dopo essersi insediato alla Casa Bianca. Ma un’idea esatta della situazione la ebbe solo il 28 maggio 1945, quando gli riferirono che la prima bomba atomica stava per essere fatta esplodere a titolo sperimentale e che i laboratori di Los Alamos erano in grado di confezionarne altre, equivalenti, ciascuna, alla potenza di 20.000 tonnellate di tritolo, ma in realtà assai più micidiali di quest’ultimo a causa delle radiazioni. Il 31 maggio si tenne a Washington un consiglio di guerra, cui presero parte il segretario alla Difesa Stimson, otto capi militari e, in veste di consulenti, quattro scienziati: Oppenheimer, Compton, Lawrence e Fermi. La proposta era quella di usare l’atomica per chiudere con un sol colpo la guerra contro il Giappone che, altrimenti, minacciava di «prolungarsi fino al novembre-dicembre, e forse oltre»: e le accoglienze più tiepide le ebbe, curiosamente, dai militari, alcuni dei quali, come Eisenhower e il comandante dell’aviazione Arnold, si dichiararono perplessi o addirittura contrari. Favorevole fu invece Stimson, mentre gli scienziati seguirono una via di mezzo: avanzarono riserve morali ma, al tempo stesso, si dissociarono dalla petizione del Premio Nobel Frank, il quale proponeva un «test pubblico» per far capire ai giapponesi che cosa li aspettava. Stimson tagliò corto dicendo che gli Stati Uniti non avevano atomiche da sprecare, e Oppenheimer fu d’accordo con lui. Ma la decisione finale la prese personalmente Truman, che se ne assunse l’intera responsabilità. «Consideravo la bomba come un’arma», scrisse in seguito, «e non ebbi mai dubbi sull’opportunità di impiegarla»”” (pag 291-292)”,”QMIx-021-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume decimo. Le guerre dell’era atomica.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-022-FV” “MONTANELLI Indro”,”Storia d’Italia. Volume 1. Dalla fondazione di Roma alla distruzione di Cartagine.”,”””Il Senato, preso alla gola, mandà ambascerie su ambascerie ai plebei per indurli a rientrare in città e a collaborare alla difesa comune. E Menenio Agrippa, per convincerli, raccontò loro la famosa storia dell’uomo, le cui membra, per far dispetto allo stomaco, si erano rifiutate di procurargli cibo: così, rimaste senza nutrimento, finirono per morire anch’esse, come l’organo di cui volevano vendicarsi. Ma i plebei, duri, risposero che non c’era scelta: o il Senato cancellava i debiti liberando coloro che eran diventati schiavi perché non li avevano pagati e consentiva alla plebe di eleggere i suoi propri magistrati che la difendessero; o essa restava sul Monte Sacro, e venissero pure tutti gli equi e i volsci di questo mondo a distruggere Roma. Alla fine il Senato si arrese. Cancellò i debiti, restituì alla libertà chi per essi era caduto in schiavitù, e mise la plebe sotto la protezione di due ‘tribuni’ e di tre ‘edili’ da essa eletti di anno in anno. Quest’ultima fu la prima grande conquista del proletariato romano, quella che gli diede lo strumento legale per raggiungere anche le altre sulla strada della giustizia sociale. L’anno 494 è molto importante nella storia dell’Urbe e della democrazia. Col ritorno dei plebei, fu possibile mettere in campo un esercito per parare la minaccia dei volsci e degli equi. In questa guerra, che durò circa sessant’anni e che aveva per posta la sua sopravvivenza, Roma non fu sola. Il comune pericolo le tenne fedeli non solo gli alleati latini e sabini, ma anche un altro popolo limitrofo, quello degli ernici”” (pag 78-79)”,”ITAG-017-FV” “MONTANELLI Indro”,”Storia d’Italia. Volume 2. Dai Gracchi a Nerone.”,”””Cesare, abituato a battersi a destra, cioè contro i reazionari, detestava aver nemici a sinistra e non voleva far la fine di Mario, costretto, per rimettere ordine, a massacrare i suoi. Cominciò a dipanare la sua matassa politica dai soldati «perché», disse. «essi dipendono dal denaro, che dipende dalla forza, che dipende da loro». Si presentò solo e disarmato alle legioni rivoltate, e disse con la sua abituale calma che riconosceva legittime le loro rivendicaizoni e he le avrebbe soddisfatte al ritorno dall’Africa, dove andava a combattere «con altri soldati». A quelle parole, dice Svetonio, i veterani trasalirono di vergogna e di pentimento, gridarono che questo non poteva essere, che i soldati di Cesare erano loro e intedevano restarlo. Cesare finse qualche difficoltà, poi si arrese per il semplice motivo che di soldati non ne aveva altri. Quel gran generale era anche, come oggi si direbbe, un gran filone. Caricò sulle navi quella truppa che ribolliva di ardori di redenzione, sbarcò in Africa nell’aprile del 46, a Tapso, e trovò ad aspettarlo ottantamila uomini al comando di Catone, Metello, Scipione, il suo ex luogotenente Labieno, e Giuba, re di Numidia. Ancora una volta si trovò a lottare uno contro tre. Ancora una volta perse il primo scontro. Ancora una volta vinse la battaglia decisiva, che fu terribile. In quest’occasione i suoi soldati non rispettarono gli ordini di clemenza e massacrarono i prigionieri. Giuba si uccise sul campo. Catone si rinchiuse a Utica con un piccolo distaccamento, consigliò a suo figlio di sottomettersi a Cesare, distribuì il denaro che aveva in cassa a quanti gliene chiesero per fuggire, offrì unpranzo ai suoi più intimi amici, li intrattenne su Socrate e Platone. Poi, ritiratosi nella sua stanza, s’immerse il pugnale nella pancia. (…) Lo trovaronomorto, con la testa reclinata sulle pagine del ‘Fedone’ di Platone. Cesare, addolorato, disse che non poteva perdonargli di avergli tolto l’occasione di perdonarlo. Gli fece fare solenni funerali e riversò la sua clemenza sul figlio. Egli stesso sentiva forse che quell’uomo sgradevole e per molti rispetti antipatico si portava nella tomba le virtù della Roma repubblicana. Avrebbe volentieri barattato la vita di quel nemico con quella di molti amici: Cicerone, per esempio”” (pag 321-323)”,”ITAG-018-FV” “MONTANELLI Indro”,”Storia d’Italia. Volume 3. Apogeo e caduta dell’ Impero Romano.”,”””Tutti i filosofi dell’Impero, quando Marco fu coronato, esultarono, vedendo nel suo il loro trionfo e in lui il realizzatore dell’Utopia. Ma sbagliarono. Marco non fu un grande uomo di stato: non capiva nulla di bilanci, e ogni tanto bisognava riguardargli i conti. Ma dal tirocinio fatto sotto Antonino, l’illuminato conservatore realista e un po’ scettico, aveva tratta la sua lezione sugli uomini. Sapeva che le leggi non bastano a migliorarli, per cui tirò avanti la riforma dei codici intrapresa dai suoi due predecessori, ma fiaccamente e senza troppo credere ai suoi benefici. Da buon moralista, credeva di più all’esempio, e cercò di darlo con la sua vita ascetica, che i sudditi ammirarono, ma senza essere tentati d’imitarla. Gli eventi non gli furono favorevoli. Era appena asceso al trono che i britanni, i germani e i persiani, incoraggiati dall’arrendevolezza di Antonino, cominciarono a minacciare i confini dell’Impero”” (pag 477-478)”,”ITAG-019-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 4. I barbari e la fine dell’Impero.”,”””Ma Attila ormai aveva deciso la guerra, e guerra doveva essere. Per mesi e mesi egli preparò il suo esercito, che in realtà non era un esercito, ma tutta la nazione in armi, secondo il costume barbarico dell’orda. Sicché quando si dice ch’egli si mosse con settecentomila uomini, non s’intende settentomila soldat, ma forse settanta o ottantamila. Di questa massa, gli Unni erano una minoranza e ne formavano la cavalleria. Il grosso delle fanterie era costituito dalle tribù germaniche soggiogate: i Rugi, gli Sciri, quei brandelli di Franchi, di Turingi e di Burgundi che non avevano fatto in tempo a varcare insieme ai loro confratelli il Reno, e soprattutto le due grandi famiglie gotiche, gli Ostrogoti e i Gepidi, che Attila aveva interamente asservito. Gli Ostrogoti si erano particolarmente distinti nell’esercito unno, e il loro re Arderico godeva di una posizione di favore nello stato maggiore di Aetzelburg. La ragione per cui questa policroma e poliglotta armata, appesantita dai carri che trasportavano le famiglie dei guerrieri e da una inverosimile sussistenza, cominciò dalla Francia l’assalto all’Occidente, non la si conosce con esattezza, ma forse va ricercata nella guerriglia che v’infieriva tra i barbari che vi avevano preso stanza. Il predominio dei Franchi non si era ancora affermato. Glielo contendevano i Visigoti che dopo la morte di Wallia avevano fondato un reame abbastanza solido di cui Tolosa era la capitale. I Sassoni si erano acquartierati sulle coste della Manica, gli erculei Burgundi erano in Savoia, e i pochi Alani scampati ad Attila e trascinati verso Ovest dai Vandali formavano un’isola a sé in Provenza. Cosa restasse di autorità romana in questo Paese alluvionato dai barbari, non è dato sapere con certezza. Però ce n’era ancora un briciolo, rappresentato da qualche Prefetto, da qualche Questore e da alcuni presidi sparpagliati qua e là, a Lione, ad Arles, a Narbona, che cercavano di destreggiarsi approfittando delle rivalità altrui. Ogni tanto i rappresentanti imperialis si alleavano coi Visigoti contro i Sassoni o coi Sassoni contro i Burgundi, e vittorie effimere si alternavano con provvisori insuccessi. In realtà l’unica missione che i Romani ancora assolvevano in queste province occidentali era la conversione dei barbari a un certo rispetto della cultura latina, della lingua e dell’ordinamento legislativo e amministrativo. Ma come influenza politica ne esercitavano ben poca”” (pag 116-118) Dono della raccolta di E. Ricci”,”ITAG-020-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 5. I regni barbarici.”,”””Circondata da popoli invadenti, bellicosi e famelici, Bisanzio visse sempre sul piede di guerra. L’astuzia dei suoi diplomatici e l’abilità dei suoi generali le assicurarono tuttavia una vita lunga e brillante”” (pag 200-201)”,”ITAG-021-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 6. Da Carlomagno all’anno 1000.”,”””Maometto non era un legislatore, e non compose nessun codice alla Giustiano. (…) Fu un grande organizzatore civile e militare, e gli effetti si videro dopo la sua morte quando il piccolo esercito arabo si lanciò in una impresa più vasta, ma non altrettanto effimera, di quella di Alessandro il Grande. In una sola cosa si mostrò poco illuminato: nella riforma del calendario”” (pag 384-385)”,”ITAG-022-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 7. Papato, impero e comuni nei secoli XI e XII.”,”‘Gl’Italiani dell’anno Mille dovettero (…) accogliere con un certo stupore la notizia che a Pavia era nato un Regno d’Italia con un Re italiano che non s’identificava più con l’Imperatore tedesco, né era lui delegato. (…) Questo “”primo italiano””, come poi lo chiamarono alcuni storici malati di nazionalismo, era Arduino d’Ivrea, e d’italiano non aveva nemmeno il sangue: apparteneva a una dinastia tedesca calata in Italia forse coi longobardi, forse coi franchi, e impiantatavisi da padrona per diritto di conquista. (…) Arduino non era affatto un patriota e non pensava minimamente all’Italia, quando se ne fece audacemente acclamare Re da un’assemblea di feudatari piemontesi. Era soltanto un arrivista che badava a innalzare il proprio rango. Però non gli mancavano né l’audacia né l’accortezza. Per trovare proseliti, aizzò i piccoli vassalli contro i grandi feudatari, il basso clero contro quello alto e i sentimenti xenofobi del popolino contro i tedeschi. In parte ci riuscì. Quella lotta su due fronti, contro i Vescovi da una parte e la nobiltà imperiale dall’altra, gli valse parecchie simpatie nel piccolo ceto medio di città e di campagna. Nel 1003 batté un contingente tedesco mandato da Enrico II a saggiare il terreno, e lo costrinse a ripassare le Alpi. Ma quando l’Imperatore calò di persona alla testa di un forte esercito, Arduino si trovò solo. Enrico venne a riprendersi la corona a Pavia nel 1004. Però, una volta in città, le sue truppe furono assalite dalla popolazione e costrette a ritirarsi. Rientrarono in forze il giorno dopo, saccheggiarono, incendiarono, uccisero. Arduino, arroccatosi nel suo castellaccio sopra Ivrea, non rinunciò al suo titolo né alle sue pretese. Partito Enrico, tornò a Pavia e seminò il terrore con le sue spedizioni punitive contro Vercelli, Novara, Como. Solo la vecchiaia e gli acciacchi vennero a capo della sua ostinazione. Stanco e malato, l’irriducibile mangiapreti bussò alla porta dell’Abbazia di Fruttuaria che lo accolse caritatevolmente. Morì nel 1015, senza neanche lontanamente immaginare quale mito avrebbe fatto di lui la storiografia nazionalista”” (pag 45-47)”,”ITAG-023-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 8. L’ età di Federico Barbarossa.”,”Barbarossa in Italia. Assedio Pavia e Crema. Violente manifestazioni antitedesche si verificarono per reazione a Genova e a Milano, dove il cancelliere imperiale Reynaldo riuscì a stento a mettersi in salvo nella vicina Lodi.”,”ITAG-024-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 9. L’ età di Federico II di Svevia.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. Scontro di Bernardo di Chiaravalle con Abelardo. Oratoria di Abelardo. Bernardo ncarnava una specie di reazione sanfedista che saliva dal basso contro la riqualificazione della donna provocata dal culto di Maria (pag 350). Lo scontro (di Bernardo e di Abelardo) avvenne tra le due grandi istanze: la Fede e la Ragione. Bernardo convinse il tribunale a schiararsi per la prima e a condannare come eretiche le proposizioni di Abelardo. Condannato, Abelardo si rifugiò nel convento di Cluny. (pag 359-360)”,”ITAG-025-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 10. L’apogeo dell’età comunale.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. La megalomania di Cola di Rienzo (pag 132-141)”,”ITAG-026-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 11. La civiltà dell’umanesimo.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. Roberto Gervaso è nato a Roma nel 1937. Giornalista e scrittore, ha scritto la biografia di Cagliostro. Boccaccio resta il grande maestro europeo del racconto. Ma l’unico a non capirlo o a dubitarne fu lui, che scrisse il ‘Decamerone’ come il Petrarca aveva scritto il ‘Canzoniere’: credendo che fosse solo un passatempo (pag 175) Boccaccio era nato a Parigi da una relazione illegittima fra un mercante fiorentino venditore di stoffe e una donna di cui non si conosce il nome (pag 165)”,”ITAG-027-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 12. La civiltà del rinascimento.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. Roberto Gervaso è nato a Roma nel 1937. Giornalista e scrittore, ha scritto la biografia di Cagliostro. La caduta di Costantinopoli chiuse all’Europa le vie del Mediterraneo orientale, e la obbligò a volgere gli occhi a Ovest. (pag 407) “”Il capitano si rivolse allora a Genova e a Venezia, ma le due repubbliche marinare italiane gli negarono goni aiuto”” (pag 410)”,”ITAG-028-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 13. La fine della libertà italiana.”,”Wycliff. “”Nella sua teoria sono anticipati molti elementi della Riforma: la predestinazione, il rifiuto della transustanziazione nell’Eucarestia, la negazione del prete come insostituibile intermediario tra Dio e il fedele; e infine – decisivo elemento di vittoria – l’affermazione dell’illimitata sovranità dello Stato laico nel campo temporale, il suo diritto di sottrarsi ai tributi e di nominare i suoi Vescovi. Era chiaro che d’ora in poi i ribelli della Chiesa potevano contare sull’appoggio dello Stato, almeno nei Paesi in cui uno Stato cominciava a nascere. La scomunica non li rendeva “”apolidi””. Ormai potevano sfidarla”” (pag 112)”,”ITAG-029-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 14. L’età della Riforma.”,”Zwingli. “”Zwingli fece un uso moderato della sua vittoria. Si oppose risolutamente ad ogni eccesso e violenza contro i renitenti e accolse nella sua teologia i punti fondamentali di quella cattolica. Derivò da Lutero la dottrina della predestinazione, ma dette alla Grazia un carattere più formalistico, quali legalitario. Per lui gli eletti non erano la sparuta minoranza, ma la stragrande maggioranza, o comunque potevano diventarlo. Quanto al peccato originale, esso non era affatto quello di Adamo ed Eva, di cui sarebbe stto mostruoso far ricadere le conseguenze sui discendenti. Il peccato originale, secondo il credo molto più umano di Zwingli, consiste nelle tendenze antisociali dell’uomo. Quest’ultimo punto sottolinea il tratto caratteristico di Zwingli: la sua vocazione politica. Egli non era un mistico, lo abbiamo già detto, e nemmeno un moralista, ma un uomo d’azione, un organizzatore, un guerriero, che realizzò compiutamente l’ideale biblico del profeta-legislatore assumendo di fatto, se non il nome, la guida del governo di Zurigo”” (pag 266)”,”ITAG-030-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 15. Il meriggio del Rinascimento.”,”Machiavelli. “”Tutti vogliono comandare. Purtroppo le forze s’equivalgono e impediscono che una s’imponga alle altre e le pieghi alla propria volontà. “”E’ veramente alcuna provincia – scrive Machiavelli – non fu mai unita o felice, se la non viene tutta alla ubbidienza d’una Repubblica o d’un principe, come è avvenuta alla Francia e alla Spagna. E la cagione che la Italia non sia in quel medesimo termine, né abbia anch’ella una Repubblica o un principe che la governi, è solamente la Chiesa; perché, avendovi abitato e tenuto imperio temporale, non è stata sì potente né di tal virtù che l’abbia potuto occupare il restante d’Italia e farsene principe””. Per Niccolò dunque non c’è dubbio: la colpa dell’abortita unità nazionale è della Chiesa”” (pag 360-361)”,”ITAG-031-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 16. L’età della Controriforma.”,”Giordano Bruno. “”Sapeva che l’Inquisizione gli dava la caccia, ma fidava della protezione di [del nobile veneziano] Mocenigo, sebbene questi fosse un fervente cattolico, e in quella della Repubblica [di Venezia] a professare le sue idee, che puzzavano d’anticonformismo e d’eresia e ad assumere atteggiamenti d’indipendenza e di sfida. Fin quando il suo timoratissimo anfitrione, istigato dal confessore, lo denunziò all’Inquisizione. Prima però, avendole già pagate, volle che il maestro terminasse le lezioni [d’occultismo e di mnemonica]. Il 23 maggio 1592, il filosofo fu arrestato e rinchiuso nelle carceri del Sant’Uffizio sotto l’accusa d’aver negato l’incarnazione, la Trinità e la transustanziazione, messo in dubbio i miracoli di Gesù e degli apostoli, dileggiato i frati, deriso la religione e proposto di sostituirla con la filosofia. (…) Bruno si presentò la prima volta davanti ai giudici il 26 maggio. Le udienze si protrassero per molte settimane, e l’imputato dovette subire minuziosi ed estenuanti interrogatori. Si difesa con abilità, facendo una sottile distinzione fra il credente che accetta senza discutere le verità rivelate, e il filosofo che le sottopone al vaglio critico della ragione. (…) A settembre il cardinale Severino chiese al Senato l’estradizione del filosofo, ma solo dopo lunghi tira e molla l’ottenne. A febbraio Giordano giunse a Roma, e a dicembre ricomparve in tribunale. Il processo andò avanti a singhiozzo per sette anni, durante i quali il Bruno fu sottoposto a ogni sorta di sevizie. La più perfida e raffinata era quella di rimandare la sentenza alle calende greche per esasperare l’imputato e sfibrarne la volontà. Ma il filosofo, sebbene malato, non si piegò. Anzi, si rimangiò le ritrattazioni precedenti e fino all’ultimo tenne fieramente testa agli inflessibili inquisitori, tra i quali spiccava il gelido e ascetico cardinale Bellarmino. (…) Finalmente, l’8 febbraio del 1600, riconosciuto “”eretico, impenitente e pertinace””, il filosofo fu condannato a morte. Ascoltò la sentenza in ginocchio; ma, a lettura finita, si levò in piedi e puntando l’indice contro i giudici esclamò: “”Il timore che provate voi a infliggermi questa pena è superiore a quello che provo io a subirla””. All’alba del 17 fu condotto in Campo di Fiori (…). Prima di appiccare il fuoco, un monaco gli mise sotto gli occhi un crocifisso, ma Giordano volse sdegnosamente lo sguardo. Un attimo dopo, le fiamme presero lentamente a divorarlo. L’Europa protestante inorridì, sebbene di roghi nemmeno essa fosse avara”” (pag 560-561)”,”ITAG-032-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 17. L’età delle guerre di religione.”,”””La diatriba religiosa e il fratricidio in nome di Dio erano la causa principale del caos tedesco, ma non la sola. Altre vi concorrevano. Ciascun principe germanico sognava di cingere la corona del Sacro Romano Imperatore, anche se da secoli non era più che un simbolo vuoto e screditato. Per seguire l’impossibile chimera d’una restaurazione carolingia, i signori tedeschi abdicavano all’unità nazionale, rintuzzando e soffocando ogni tentavido di dare al Paese una guida centralizzata. Ciascuno badava al suo “”particulare”” e mirava solo all’ingrandimento del proprio territorio a spese di quelli vicini e rivali. Batteva moneta, arruolava eserciti, faceva e disfaceva alleanze, dichiarava guerre. Anche all’interno di questi mini-reami c’era una gran baraonda. Le leggi di successone erano incerte e anacronistiche”” (pag 98)”,”ITAG-033-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 18. La civiltà barocca.”,”Le tesi assolutamente rivoluzionarie di Paolo Sarpi (“”il piccolo Lutero d’Italia””) (sui rapporti Stato-Chiesa: non era il primato del Papa che bisognava discutere; ma l’esenzione degli ecclesiastici dalle leggi dello Stato. Nemmeno lo Stato potrebbe accordarla …). Sarpi venne convocato a Roma ma si rifiutò, allora fu scomunicato. Nell’autunno del 1607 fu aggredito da sicari armati di pugnali e quasi ammazzato. Guarito, affermò “”Riconosco lo stile della Curia Romana”” (giocando sul doppio senso della parola ‘stile’ che significa anche stiletto) (pag 254-255)”,”ITAG-034-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 19. Il crepuscolo del Seicento.”,”‘L’Inghilterra era ormai una nazione che si governava da sé. E si governava appunto attraverso i suoi due partiti, che rappresentavano le due grandi forze, materiali e morali, in cui il Paese era diviso: quella della campagna e dell’agricoltura, i ‘Tories’; e quella della città, dell’industria e del commercio, i ‘Whigs’. La lotta tra loro era vivace, ma di rado degenerava in scontri frontali. A impedirlo erano la conformazione e il costume delle classi dirigenti, che appunto per questo facevano spicco sul resto dell’Europa e ne venivano prese a modello. Esse erano composte quasi esclusivamente di aristocratici. Ma questi aristocratici non formavano una casta chiusa di parassiti del potere e della ricchezza. Chiunque acquistasse titoli di merito come uomo di Stato, o come finanziere, o come industriale, veniva insignito di un titolo nobiliare ed entrava a far parte della categoria, arricchendola con le sue fresche energie; mentre il figlio cadetto dl nobile, non potendo aspirare al titolo che spettava unicamente al primogenito, cercava di procurarsene un altro dandosi al servizio di Stato, o alla finanza o all’industria. Tutto questo assicurava un continuo ricambio di uomini che, anche quando si combattevano fra loro, difficilmente si dimenticavano di far parte dello stesso sistema, e ne condividevano la mentalità, il linguaggio e i fondamentali interessi. Questo non faceva dell’Inghilterra il regno della giustizia sociale. Il grande anelito democratico e egualitario che aveva animato la rivoluzione di Cromwell si era spento assieme alle passioni religiose del Seicento. Tories o Whigs, le nuove classi dirigenti avevano in comune la religione della ricchezza, e in base ad essa amministravano i diritti individuali. Quello di voto era riconosciuto soltanto a chi avesse adeguati titoli di proprietà, e quindi la massa n’era esclusa. Ma rispetto al resto d’Europa l’Inghilterra appariva la nazione più avanzata, senza esserlo tuttavia al punto da sembrare irraggiungibile. Il suo esempio funziona appunto per questo’ [‘L’esempio inglese’] (pag 88-89)”,”ITAG-035-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 20. L’Italia durante le guerre di successione.”,”Stato pontificio: dissesto delle finanze vaticane. Le cause erano molteplici: la mancanza di una borghesia imprenditoriale, lo stato d’abbandono delle campagne, irretite nel latifondo e divorate dalle zanzare, la rarefazione dei commerci, l’isolamento dello Stato, tagliato fuori dai grandi traffici internazionali. Contro questi secolari malanni per rimpannucciare le sitibonde casse dell’erario, i Papi inasprivano il fisco e mettevano in vendita sinecure e benefici ecclesiastici. Quando si trovavano con l’acqua alla gola – il che accadeva spesso – incameravano senza troppi complimenti i beni d’interi conventi o addirittura di interi ordini. Si giustificavano dicendo che i monasteri erano sentine di corruzioni (…) (pag 472-473)”,”ITAG-036-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 21. Piemonte, Lombardia, Venezia e Toscana nel ‘700.”,”””Il giansenismo italiano aveva una sua particolare coloritura. A differenza di quello francese impegnato soprattutto sui problemi teologici della Grazia e della predestinazione, esso perseguiva interessi più pratici: la riforma del costume e della disciplina ecclesiastica, e una lotta a oltranza contro l’assolutismo e il centralismo di Roma”” (pag 311)”,”ITAG-037-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 22. Roma e Napoli nel ‘700.”,”‘La Genova del Settecento era, dal punto di vista politico, una larva di Stato. Nell’inquieto e mobile scacchiere italiano era sempre stata una pedina minore, aveva sempre ricoperto un ruolo di comparsa, aveva sempre cercato di mantenersi neutrale, equidistante dai blocchi, gelosa del suo isolamento. Eterno suo spauracchio era il Piemonte, che da secoli anelava ad affacciarsi sul Tirreno e a fare di Genova il proprio porto naturale. Esso incombeva sulla Superba come una spada di Damocle. Infinite furono le guerre e le guerricciole fra i due Stati, alleati ora della Francia, ora della Spagna, ora dell’Austria. L’incendio che divampò in Europa alla morte dell’imperatore Carlo VI vide la Repubblica a fianco della Francia perché il Piemonte era schierato con l’Austria. Era l’estate 1746. Gli eserciti asburgici, sfondate le linee nemiche, dilagarono in Liguria. Il 4 settembre occuparono Sampierdarena. I capi della Repubblica, colti di sorpresa, comunicarono al generale austriaco Brown di dovere, loro malgrado, prendere le armi contro Vienna per “”ragioni impellenti di difesa””. Brown fece orecchio da mercante e così il suo successore, Botta Adorno, figlio d’un patrizio genovese espulso dalla Repubblica per motivi politici, che non vedeva l’ora di vendicare il padre. Chiese la resa senza condizioni della città, la consegna della guarnigione, una taglia di cinquantamila “”genovine””, sei senatori in ostaggio e un pellegrinaggio d’espiazione del Doge e degli altri senatori a Vienna. Non contento, rincarò la dose: pretese una indennità di guerra di tre milioni da pagare in tre rate, la prima entro dieci giorni, la seconda entro otto, la terza entro quindici. La Signoria trovò la somma esorbitante e chiese uno sconto. Botta Adorno non solo glielo rifiutò, ma reclamò un altro milione. La popolazione era inviperita, ma il generale non mollò, sguinzagliò le soldatesche al saccheggio e alla violenza, ordinò il sequestro di tutte le armi e munizioni custodite nei depositi cittadini. L’atmosfera si fece tesa. Il governo perse la testa e il controllo della situazione. Scoppiarono i primi incidenti. Il 5 dicembre, un mortaio austriaco sprofondò nella mota. Per muoverlo, i soldati chiesero aiuto ai passanti, ma questi non si scomposero. Improvvisamente, nell’aria volò un sasso, lanciato da uno scugnizzo, il celebre Balilla. Fu il segnale della rivolta, che durò tre giorni. “”Il Botta ha la testa dura – disse un patrizio -, ma il popolo l’ha più dura di lui””. Il 9 si giunse a un armistizio. Gli Austriaci chiesero rinforzi, i genovesi profittarono della tregua per armarsi meglio. Il governo rifornì sottobanco i ribelli d’armi e munizioni, ma non osò prendere posizione. Il Botta, non vedendo giungere i soccorsi, decise di levare le tende e ripiegare su Novi. Il giorno stesso, un garzone d’osteria, eletto capo-popolo, riconsegnò con aria sprezzante al Doge le chiavi della città’ (pag 411-413)”,”ITAG-038-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 23. Il crepuscolo del Settecento.”,”Goldoni e Alfieri a Parigi al momento dello scoppio della rivoluzione francese. “”Come Goldoni, neanche Alfieri s’era accorto della rivoluzione. Cominciò a capirla solo il giorno in cui, al termine di una delle sue solite scenate, il segretario Polidori si licenziò urlandogli; “”E’ finita l’epoca dei tiranni!””. Contro i tiranni, Alfieri aveva scritto un trattato. Ma la tirannia ch’egli denunziava era quella degli altri”” (pag 514-515)”,”ITAG-039-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 24. L’Italia napoleonica.”,”””Che la rivoluzione napoletana fosse, come lui dice [V. Cuoco], “”passiva””, cioè copiata da quella francese, è scritto nei fatti. Il suo fallimento fu una vera e propria “”crisi di rigetto”” della società italiana a questo corpo estraneo trapiantato nel suo organismo. Altrettanto indubitabile è che furono le masse – quelle cittadine dei “”lazzari”” e quelle contadine dei “”cafoni”” – a ribellarvisi. Questo è un fatto spiacevole, ma è un fatto. Cuoco avrebbe tradito il suo impegno se lo avesse disconosciuto, come fa certa nostra storiografia che i fatti spiacevoli, invece di ragionarci sopra per trarne le necessarie conclusioni, li rifiuta”” (pag 142-143)”,”ITAG-040-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 25. Da Waterloo alla Restaurazione.”,”””Alcuni storici dicono che se Gioacchino [Murat] perse il trono per il suo doppio giuoco, Eugenio [di Savoia] lo perse per la sua fedeltà. Ci permettiamo di dubitarne, anzi crediamo che lo avrebbe perso comunque. Il Viceré era rientrato dalla campagna di Russia nel maggio del ’13, dopo aver esercitato per qualche tempo il comando supremo disertato da Murat. Napoleone lo aveva rimandato in tutta fretta a Milano a preparare la difesa del Lombardo-Veneto dall’attacco dell’Austria che ormai si profilava imminente: un compito che la situazione politica rendeva molto difficile. Del disastro di Russia la gente sapeva poco perché le notizie a quei tempi viaggiavano lente e la censura vigilava. Ma abituati da secoli a fiutare il vento prima che soffiasse, gl’italiani avevano capito ch’esso era girato: lo diceva, se non altro, il mancato ritorno dei soldati. Di 27 mila che n’erano partiti, n’erano rientrati solo un migliaio, e i loro brandelli e il loro racconti non lasciavano dubbi. Questi reduci erano ciò che restava di un esercito la cui formazione era costata una dura lotta contro la secolare renitenza degl’italiani alla coscrizione. I pochi cui si era riusciti a istillare una certa coscienza militare erano stati sperperati nelle gelate steppe russe. E ora che si trattava di sostituirli, i coscritti rispondevano con la diserzione di massa. Gl’italiani non si battevano volentieri nemmeno sotto le bandiere del vincitore; figuriamoci se volevano arruolarsi sotto quelle del vinto. Quelli che accorsero al bando cercarono di compensare i vuoti col coraggio individuale. Ma erano pochi, i soliti pochi di tutte le guerre italiane”” (pag 331-332)”,”ITAG-041-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 26. L’Italia carbonara.”,”Capitolo XXVII: Buonarroti (pag 396-411) “”In una sola cosa Buonarroti rimase precursore e maestro: nel conio di quell’archetipo umano che la Eisenstein chiama “”il rivoluzionario professionista””. In questo anche Mazzini dovette qualcosa alla sua lezione, come molto gli devono anche gli altri grandi rivoluzionari dell’Otto e del primo Novecento da Nechaev a Bakunin a Malatesta a Lenin.”” (pag 407)”,”ITAG-042-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 27. L’età del Romanticismo.”,”La rivoluzione del 1831. Nel febbraio Giuseppa Mazzini va esule in Francia. A Modena la polizia espelle i generali Zucchi e Fontanelli e assale la casa di Ciro Menotti. Gli insorti del modenese premono sulla città; il duca fugge, portando prigioniero con sé Menotti. Gli Austriaci intervengono e passano il Po. Intanto a Modena è instaurato un governo provvisorio. Sempre nel mese di febbraio insorge Parma; Maria Luigia fugge a Piacenza. Insorgono le legazioni: a Bologna, capitale dell’insurrezione, si forma un governo delle province italiane unite. Il 6 marzo, gli Austriaci occupano Ferrara. Il 9 Francesco rientra a Modena, mentre gli Austriaci puntano su Bologna. Il gen. Zucchi, investito dei pieni poteri, è costretto a ripiegare su Ancona. Il 25 marzo, scontro vicino a Rimini. Il 31 gli Austriaci occupano Ancona. Il 26 maggio Ciro Menotti viene impiccato. Il gen. Zucchi vede tramutata la sentenza di morte nell’ergastolo, dove resterà fino al ’48″” (pag XXVI, cronologia”””,”ITAG-043-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 28. Mazzini e “”La Giovine Italia””.”,”””Nelle sue ‘Memorie’, Giuseppe Montanelli descrive molto bene la tensione di quei giorni, di cui fu egli stesso partecipe. “”Errammo, e nondimeno sia benedetto quell’errore, poiché senza il ‘Viva Pio Nono!’, chissà quando le moltitudini italinae si sarebbero agitate nell’entusiasmo della vita nazionale. Con quell’acclamazione esse entravano in una via di manifestazioni pubbliche che i governi non potevano avversare”””” (pag 150)”,”ITAG-044-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 29. La Iª guerra di indipendenza.”,”””Gioberti però era convinto che a tutto avrebbe rimediato il suo genio politico. Come prima cosa, sciolse il parlamento e indisse nuove elezioni, che diedero una sonante vittoria ai democratici su cui ormai egli intendeva appoggiarsi per realizzare il suo grandioso piano. Dava per sicuro che il nuovo governo francese, ora capeggiato da quel Luigi Bonaparte, che abbiamo già incontrato tra le fila dei carbonari italiani nelle rivolte del ’31, non avrebbe lesinato il suo appoggio militare, e che tutti gli altri Stati italiani si sarebbero stretti intorno al Piemonte, e forse più ancora a lui Gioberti. Ecco perché, per realizzare questo suo disegno, non volle neanche servirsi dei diplomatici di carriera e preferì mandare fiduciari suoi che dimostrassero il carattere personale delle sue iniziative: l’ex-mazziniano Giovanni Ruffini a Parigi, Rosellini e Berghini a Roma, Martini a Gaeta, Plezza a Napoli. Fu una collezione di fiaschi. Luigi Napoleone accolse con molta simpatia l’emissario piemontese, ma ne respinse le offerte, né poteva fare diversamente come Presidente neo-eletto di una Repubblica che si reggeva soprattutto sulle forze conservatrici e cattoliche: cosa che anche da Torino si doveva vedere chiaramente. A Gaeta, il Papa sollevò obiezioni perfino al riconoscimento della missione di Martini e poi la condizionò alla rinunzia da parte di Torino di un riconoscimento ufficiale della Repubblica Romana, facendo così naufragare il piano di Gioberti ch’era quello di porsi a mediatore fra il Pontefice e i suoi ribelli sudditi e di far accettare ad entrambi un presidio piemontese nelle Legazioni, che sbarrasse il passo agli austriaci. Il Papa pianse (le lacrime erano il suo forte) quando Martini gli dipinse a foschi colori gli effetti che avrebbe sortito sugl’italiani il fatto che il Papa preferisse tornare a Roma sulla punta delle “”barbare e inimiche”” baionette austriache piuttosto che con la fraterna scorta dei piemontesi. Ma non si arrese. “”Che vuole?- disse. – E’ troppo tardi””. Più comprensivi si mostrarono i romani. Essi accettarono il presidio piemontese nelle province di frontiera finché su esse incombeva la minaccia austriaca. Ma questo non interessava più il Gioberti che, non avendo in quel regime nessuna fiducia, aveva puntato tutte le sue carte sul Papa e sperato di riconquistarlo alla casa sabauda spianandogli il ritorno nell’Urbe”” (pag 318-319) Il fallimento di Gioberti. Fallimento delle missioni inviate a Parigi, Roma, Gaeta, Napoli e Firenze. Cade il governo Gioberti.”,”ITAG-045-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 32. Gli anni della Destra (1861-1876).”,”””La pace firmata a Vienna il 3 ottobre, ribadiva la mortificante clausola della consegna del Veneto, amputato del Trentino, a Napoleone perché a sua volta lo cedesse all’Italia: un’umiliazione che concludeva e compendiava quelle già subite sul campo di battaglia, grazie a una condotta politica ambigua e a un’azione di comandi pavidi e inefficienti. (…) L’Italia era arricchita di una ricca e popolosa provincia, aveva fatto un altro importante passo sulla via della completa unità nazionale, e aveva eliminato l’ultima minaccia austriaca alla sua indipendenza: il Quadrilatero. Ma nonostante questi sostanziosi risultati, il Paese usciva dalla prova demoralizzato e travagliato da una profonda crisi di sfiducia nella classe dirigente e in se stesso. Come sempre capita in queste occasioni, cercò di liberarsene addossando tutte le colpe a un capro espiatorio, che fu Persano, come nel ’49 era stato Ramorino. Come Senatore, egli non poteva essere giudicato che dal Senato costituito in Alta Corte di Giustizia. Questa respinse l’accusa di codardia, ma riconobbe l’imputato colpevole di negligenza e imperizia e lo condannò alla degradazione. Ma la pubblica opinione non stette al giuoco, e della sua insoddisfazione e amarezza si rese interprete Cattaneo in una lettera a Musio: “”Il Senato ‘non può’ esigere il rendiconto di Lissa (1) senza esigere il rendiconto di Custoza… A Lissa non si vede come a Custoza il proposito sofistico di vincere senza vincere, non si vede l’umile accordo con lo straniero imperioso, il vile accordo col cui guadagno, la guerra finta e pur sanguinosa che pone per sempre nel cuore del soldato non la fiducia nella vittoria, ma il giaccio del sospetto. E’ per queste arti indegne che l’Italia aveva perduto a memoria nostra l’onore delle armi”””” (pag 108-110) [(1) cronologia: 23 giugno 1866: hanno inizio le ostilità contro l’Austria; 24 giugno: scontro a Custoza; 3 luglio: a Sadowa, il generale prussiano Moltke batte gli austriaci; 20 luglio: la flotta italiana, guidata dall’ammiraglio Persiano, è battuta a Lissa dall’ammiraglio Tegetthoff; 21 luglio: Garibaldi batte gli austriaci a Bezzecca; 9 agosto: Garibaldi si ritira dal Trentino, dopo aver inviato al governo il famoso telegramma “”Obbedisco””; 12 agosto: armistizio di Cormons]”,”ITAG-048-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 34. La questione cattolica e la questione sociale.”,”Capitolo XXV dedicato allo scandalo della Banca Romana (le banche la finanza e il parlamento, la corruzione politica a Roma, gli interessi vari del sottobosco romano, l’opposizione socialista, il malaffare (la mafia) ecc., la figura di Tanlongo, lo scontro tra Giolitti e Crispi, le vicende dell’inchiesta amministrativa e parlamentare sulla Banca Romana ecc.) “”Questo è tipico di Giolitti. Egli aveva un’idea esatta delle riforme che urgevano. Ma affrontava solo quelle che non comportavano rischi per il suo potere”” (pag 368) “”Ma qui si vide l’altra faccia di Giolitti. Quest’uomo scettico, incline più a servirsi dell’altrui disonestà che a combatterla, e che sembrava disposto a qualsiasi compromesso ideologico pur di conservare il potere, su certi punti era irremovibile”” (pag 373)”,”ITAG-050-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 35. L’età di Giolitti.”,”””In un incontro a Venezia con Vittorio Emanuele, il ‘Kaiser’ [Guglielmo II] si lasciò strappare il consenso a un’azione della nostra flotta contro la Turchia, purché fuori dei suoi possedimenti europei. Per vincere la riluttanza degli austriaci e persuaderli che il Dodecanneso non era in Europa, ma in Asia, San Giuliano dovette superare se stesso, ma alla fine ci riuscì. In aprile (del ’12) una squadra italiana al comando dell’Ammiraglio Millo forzò non soltanto lo stretto dei Dardanelli, ma anche la mano del governo che non ve l’aveva affatto autorizzata. La Marina voleva anch’essa la sua fetta di gloria, pur di procurarsela contravvenne agli ordini, occupò ben tredici isole del Dodecanneso invece delle tre ch’erano state concordate con gli Alleati, e subito dopo, sempre di propria iniziativa, tornò di nuovo nei Dardanelli a bombardare i forti e a farsene bombardare. Governi e opinione pubblica d’Europa condannarono queste disinvolte iniziative, ma il Paese se ne tripudiò. Per la prima volta l’Italia “”faceva da sé””, senza l’aiuto e senza chiedere il permesso a nessuno “”schiaffeggiando le adunche Cancellerie”” come scriveva il sindacalista Olivetti, e poneva le basi di un suo ‘Drang nach Osten’, cioè di una marcia verso l’Est, che si annunciava ricca di prospettive. L’azione navale e l’occupazione delle isole dell’Egeo avevano infatti appiccato il fuoco ai Balcani. Serbia, Montenegro, Bulgaria e Grecia stavano costituendo una Lega per la definitiva cacciata dei Turchi dall’Europa, naturalmente guardavano all’Italia come allo Stato-guida di questa crociata, e ciò riempiva d’orgoglio e di baldanza i nazionalisti, quali ormai erano tutti gl’italiani. L’unico che, pur secondandoli, non partecipava a questi entusiasmi era Giolitti. Anche se l’occupazione della Libia aveva fatto dei passi avanti, l’incapacità dei comandi era risultata evidente e lo aveva profondamente deluso. “”Centomila uomini e trenta Generali che non riescono a venire a capo di un Tenente-colonnello”” lo avevano sentito mormorare. Per nascondere questa verità e non turbare la festa, faceva manipolare i bollettini di guerra maggiorando gli episodi e presentando come battaglie anche le scaramucce. Ma da questo momento data la sua disistima delle forze armate, che fu uno dei motivi del suo neutralismo di fronte alla guerra mondiale. Altra cosa che lo preoccupava era il dissesto economico. Egli diceva agl’italiani che la spedizione era costata mezzo miliardo, mentre la spesa ascendeva al doppio riportando in passivo un bilancio che da parecchi anni era in pareggio, e qualche volta addirittura in attivo. E infine il deterioramento della situazione internazionale. Nessuno era grato dall’Italia di aver scatenato, mettendo in crisi la Turchia, il ciclone dei Balcani, i rapporti con la Francia erano rimasti tesi, e a Vienna l’imperatore Francesco Giuseppe aveva dovuto intervenire di persona per fermare la mano al Capo di Stato Maggiore Conrad che voleva una spedizione punitiva contro l’Italia, ora ch’era impegnata in Africa, per metterla in ginocchio “”prima che avesse il tempo di perpetrare altri tradimenti””‘ (pag 147-150) 1912. Con occupazione delle isole dell’Egeo l’Italia mette in crisi la Turchia e appicca il fuoco ai Balcani”,”ITAG-051-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 36. La prima guerra mondiale.”,”””Il 23 [maggio 1915] ci fu l”ultimatum’ a Vienna, e il 24 la dichiarazione di guerra, ma all’Austria sola, sebbene il Patto c’impegnasse a dichiararla anche alla Germania. Era l’ultima “”trovata”” di Sonnino, tuttora convinto che l’Italia dovesse combattere una guerra esclusivamente ‘sua’, limitata nello spazio e nel tempo sul tipo di quelle balcaniche. Un altro errore che avremmo pagato caro. Il Paese non ebbe il tempo di riflettere sul modo in cui si era lanciato nell’avventura, o per meglio dire vi si era fatto trascinare. Ma almeno un uomo ci fu, che mostrò di coglierne tutto il significato e ne trasse lezione per il futuro: Mussolini. “”Il Parlamento – scrisse – è il bubbone pestifero che avvelena il sangue della Nazione. Occorre estirparlo””. Una tesi sovversiva, ma a cui lo stesso Parlamento aveva prestato validi argomenti”” (pag 239-240)”,”ITAG-052-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 37. Caporetto, il Piave, la vittoria.”,”Dopo Caporetto. L’Italia tenta di trattare. “”Naturalmente il linguaggio ufficiale batteva su altri tasti: quelli della concordia nazionale e della volontà di riscossa. Anche Giolitti vi si adeguò. Rompendo il proprio isolamento, egli scese a Roma il 14 novembre per la riapertura della Camera e prese la parola cercando di darle un tono solenne che non era nelle sue corde e che infatti suonò pitutto sforzato. Però sostenne recisamente che bisgonava continuare a battersi. E a lui fecero eco i socialisti con discorsi improntati alla più assoluta lealtà: “”Quando il nemico calpesta il nostro suolo, abbiamo un solo dovere, quello di resistergli””, scrisse Rigola. Ma dietro le quinte si razzolava in maniera ben diversa. In un convento sul Monte Celio, Nitti ebbe una serie d’incontri col cardinale Gasparri per indurlo a farsi mediatore di un accordo con Vienna. Il momento era favorevole. Sia il Presidente americano Wilson che Lloyd George, scossi dal crollo italiano, sembravano disposti, per isolare la Germania, a un’intesa con l’Austria, con cui anche i francesi stavano trattando. E questo offriva all’Italia la possibilità di uscire dalla guerra col consenso, anzi con l’aiuto degli stessi Alleati, che ormai ci consideravano soltanto un peso. Le proposte di Nitti erano allettanti: ritorno alla vecchia frontiera, cioè rinuncia a Trento e Trieste, solo invocando per quest’ultima uno statuto di “”città libera””; rinunzia alla Tripolitania in cambio di Valona; e altri “”aggiustamenti”” adriatici di minima importanza. La trattativa fu abbozzata, ma con molta lentezza. Nel momento in cui poteva demarrare, Orlando la troncò perché la situazione era mutata”” (pag 387-388)”,”ITAG-053-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 39. L’avvento del fascismo.”,”Capitolo quinto: ‘Un bivacco di manipoli’ (pag 193-213) Novembre 1922. Nasce il primo governo Mussolini. Invitati a partecipare esponenti di ambienti cattolici, socialisti e sindacali “”Ma il suo sforzo maggiore fu quello di sottrarsi subito ad ogni condizionamento di destra. Tutti erano convinti ch’egli avrebbe chiamato al suo fianco Salandra per garantirsi l’appoggio delle forze conservatrici. Invece non ne prese in considerazione nemmeno l’eventualità e tenne a marcare subito le distanze dagli uomini che si erano adoperati per una «combinazione» con lui. (…) E’ difficile pensare ch’egli credesse veramente a un loro tradimento. Ma gli faceva comodo fingere di crederci per tenere a bada, mettendole in stato d’accusa, le forze di destra ch’essi incarnavano. Coloro di cui più diffidava erano i nazionalisti, legatissimi al gruppo salandrino, che del resto reciprocavano il suo atteggiamento. E il vero motivo per cui tenne per sé il portafogli degli Esteri fu per non darlo a Federzoni, che lo considerava una sua spettanza e che venne invece relegato alle Colonie. Come al solito, Mussolini non voleva essere etichettato «di destra» e tentava di dare al suo governo un carattere socialmente aperto. Offrì un portafogli anche al repubblicano Comandini che rifiutò. Ma l’operazione riuscì coi «popolari» che, di fronte al suo invito, si divisero. Contrari si dichiararono la sinistra e il gruppo di centro che faceva capo a Don Sturzo. Ma la destra e i centristi di De Gasperi, appoggiati dalla Chiesa, si dichiararono invece favorevoli, ed ebbero partita vinta perché Don Sturzo, contro le sue battagliere abitudini, sentendo – come disse Donati a Salvemini – «la sconfessione e la scomunica pendergli sul capo», lo piegò. Così Tangorra andò al Tesoro, e Cavazzoni al Lavoro. Mussolini però covava un disegno ancora più ambizioso: quello di attrarre nella combinazione anche i socialisti. (…) Il momento sembrava favorevole. I socialisti erano ormai irrimediabilmente divisi. L’ala riformista di Turati, che contava quasi la metà degli effettivi del PSI, si era staccata dal partito per costituirne un altro autonomo, il PSU, e la Confederazione Generale del Lavoro ne aveva preso pretesto per dichiararsi indipendente da entrambe. Fu su questa che Mussolini esercitò le sue pressioni rimandando a un momento più favorevole eventuali trattative con Turati. Per farlo si servì di un curioso personaggio, che vedremo ricomparire sempre nelle sue funzioni di mediatore al tempo della Repubblica Sociale: il giornalista socialista Carlo Silvestri che, prima pupillo di Turati, era poi passato al ‘Corriere’ di Albertini. La sera del 30 egli fece pervenire a Mussolini un biglietto in cui egli diceva che i suoi sondaggi presso i capi della Confederazione aveva avuto esito positivo: Baldesi accettava di entrare nel suo governo, e Buozzi si disponeva a seguirne l’esempio. «Ma – avvertiva – bisogna fare in fretta, e impedire che da parte di coloro che sono rimasti sbalorditi dalla rivelazione del vostro piano – e, voi mi capite, non alludo ai socialisti – si cerci di forzare la situazione». Non è chiaro se l’offerta a Baldesi e Buozzi (e qualcuno dice anche a D’Aragona) fosse stata fatta e accettata a titolo personale, senza impegno da parte della Confederazione. Silvestri ha poi detto che non solo la Confederazione, ma anche il PSI ne discusse e vi dette il suo assenso. Ma De Felice lo contesta, e crediamo che abbia ragione”” (pag 194-195) “”Il paese nella sua stragrande maggioranza, aveva accettato il fatto compiuto con un respiro di sollievo. Era stanco. Tre anni di guerra civile gli avevano ispirato un solo desiderio: l’ordine, e il fascismo lo prometteva. (…) Il mito di Mussolini nacque in quei giorni, non tra i fascisti, ma contro i fascisti, e Cesare Rossi ne coniò lo slogan: «Prima mussoliniani, poi fascisti». Lo condivise anche la classe dirigente, e non soltanto – come poi si disse – quella di destra. Le lettere di Giolitti ai suoi amici parlano chiaro: non bisognava ostacolare Mussolini «che ha tratto il Paese dal fosso in cui finiva per imputridire». E Nitti: «Bisogna che l’esperimento fascista si compia indisturbato: nessuna opposizione deve venire da parte nostra». Ma non diversamente la pensava Amendola, secondo cui occorreva aiutare Mussolini a ripristinare la legalità; mentre Salvemini andava oltre augurandosi che Mussolini spazzasse via «queste vecchie mummie e canaglie» della vecchia classe politica. «Se Mussolini venisse a morire, e avessimo un ministero Turati, ritorneremmo pari pari all’antico. Motivo per cui bisogna che Mussolini goda di una salute di ferro, fino a quando non muoiano tutti i Turati». Ma è curioso che lo stesso Turati, come risulta dall’epistolario della Kuliscioff, riconosceva che la pacificazione poteva ottenerla solo Mussolini. Non bisogna tuttavia equivocare. In questi consensi ci sarà stata anche della codardia, della stanchezza e della volontà di capitolazione. Ma c’era anche un atto di contrizione. La vecchia classe politica sapeva di aver fallito il compito di guardiana delle istituzioni, e si rendeva conto di essere caduta, di fronte alla pubblica coscienza, nel più totale discredito. In queste condizioni era logico ch’essa vedesse in Mussolini l’unico uomo in grado, per l’intatto prestigio che gli conferiva la sua «novità», di addossarsi i compiti ai quali essa aveva coscienza di essere stata impari. Lo vedeva insomma come «l’uomo dell’emergenza» destinato ad esaurirsi con l’emergenza. E la Kuliscioff lo diceva chiaro: «Bisogna ch’egli possa percorrere tutta la sua parabola, dovesse rimanere anche un paio d’anni al potere…». Poi, essa sottintendeva – come tutti gli altri -, i partiti tradizionali avrebbero ripreso in mano il mestolo di un Paese normalizzato, facendo tesoro della lezione”” (pag 198-200)”,”ITAG-055-FV” “MONTANELLI Indro”,”Figure & Figuri del Risorgimento.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze) nel 1909. Ha seguito svogliatamente i corsi universitari di Grenoble e della Sorbona, si è laureato immeritatamente in Legge e Scienze Sociali. Eppoi ha fatto un po’ tutti i mestieri, meno quelli cui lo destinavano i suoi studi. É stato pescatore di merluzzi in Norvegia, amministratore di un farm nel Canadà e ufficiale dei battaglioni indigeni in Eritrea. Aveva venticinque anni quando pubblicò, quasi alla macchia, un libro sulle sue esperienze abissine. Ojetti lonotò e lo recensì con un lungo articolo che spalancò all’autore le porte del Corriere della Sera. Corrispondente di guerra in Spagna, da allora Montanelli non ha fatto che girare il mondo. nel 1937 lo espulsero dall’albo dei giornalisti per i suoi articoli antifranchisti e dovette ritirarsi a insegnare italiano all’Università di Dorpat in Estonia. Rietrato al Corriere l’anno dopo, i tedeschi lo espulsero da Berlino allo scoppio della guerra, lo arrestarono a Oslo nel 1940, lo riarrestarono e condannarono a morte a Milano dopo l’8 settembre. Montanelli riuscì a fuggire dopo dieci mesi da San Vittore e a riparare in Svizzera. Nel 1956 era a Budapest in mezzo alla rivolta.”,”ITAB-022-FL” “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’ Italia nella seconda guerra mondiale (1940-1942).”,” ‘La ripicca greca’ (pag 19-32)”,”QMIS-032-FV” “MONTANELLI Indro”,”Guerra nel fiordo.”,”‘Indro Montanelli è nato a Fucecchio, Firenze nel 1909 ed è laureato in legge e scienze sociali. Secondo i disegni paterni, avrebbe dovuto fare il diplomatico. Secondo i propri istinti, fece il giornalista (…). Poi entrò al “”Corriere della Sera””, il cui direttore gli affidò in incarico di fiducia: il servizio d’inviato speciale nella campagna di Polonia. Dopo la Polonia, egli tornò nei vecchi feudi baltici assistendo alla loro sovietizzazione: e di lì, espulso dai russi, emigrò in Finlandia. Fece tutta la campagna finno-russa, poi passò in Svezia e di qui in Norvegia, dove giunse contemporaneamente ai tedeschi. Con questi rimase una settimana a Oslo e dintorni; poi rientrò in Svezia e, per la frontiera Nord, tornò in Norvegia dalla parte dei franco-inglesi. Lui e l’americano Stow furono i soli giornalisti che videro l’uno e l’altro fronte di quella campagna. Da allora Montanelli ha continuato a girare dietro agli eserciti europei’ (risvolto di copertina) Altro suo volume: – La lezione polacca. (Collezione ‘La guerra per l’Europa’) Quisling “”Inoltre vi erano molte cose che per il momento non si potevano dire. La prima e più importante di esse era la divergenza di vedute fra il comandante militare von Falkenhorst e il ministro germanico Bräuer. Bräuer era convinto ce re Haakon e il suo Governo si sarebbero finalmente rassegnati ad accordarsi con la Germania e supplicava Berlino di legare le mani a von Falkenhorst che da buon militare voleva dichiarare ribelli il re ed il suo Governo, muovere contro di loro e disperderli. Von Falkenhorst sosteneva, e non a torto, che non bisognava dare ai fuggiaschi di Hamar il tempo di raccogliere le loro forze e di preparare una resistenza armata. La giornata del 10 fu decisiva a questo riguardo. Bräuer partì all’alba, raggiunse il re e gli chiese di riconoscere il Governo di Quisling. Il re dapprima tergiversò, poi rifiutò. Bräuer fu silurato. Il giorno dopo Haakon ricevette un giornalista svedese a cui dichiarò: «I miei ministri possono recarsi in Svezia se vogliono. Anche i miei sudditi possono essere evacuati. Io no. Io debbo rimanere nel mio Paese finché vi sia un centimetro di suolo libero in cui posare i miei piedi». Di centimetri liberi in Norvegia ce n’erano ancora molti, ma su di essi già piovevano le bombe germaniche. Un fotografo americano sorprese il vecchio re Haakon, altissimo, magro, curvo, mentre a piedi cercava di sottrarsi ai trimotori tedeschi. Questa fotografia girò di mano in mano per tutta Oslo e colpì dolorosamente i sentimenti di forte e sincero affetto che legavano la popolazione al suo re. Sulle piazze e sulle strade della capitale relativamente tranquilla le fanfare di Hitler distraevano i passanti con polche, mazurche e marcette militari. Ma ora i passanti si fermavano meno, e meno sorridenti, a guardare i soldati in divisa grigio-ferro. Quisling lanciava proclami per rassicurare la popolazione e chiamarla a sé. Diceva che, sebbene il Governo fuggiasco tentasse di organizzare la resistenza e di vendere il Paese all’Inghilterra, nessuna minaccia sovrastava la capitale e il tentativo del re doveva considerarsi come un tradimento della nazione. Diceva che i trasgressori degli ordini sarebbero stati considerati nemici della patria e puniti in conseguenza. Diceva che tutti i funzionari che rifiutassero di servire il suo Governo, sarebbero stati immediatamente destituiti. Diceva che telegrammi di gratitudine a lui ed alla sua opera giungevano da ogni provincia e casolare della Norvegia, dimostrando così che il suo Governo interpretava i veri interessi del Paese. Diceva infine che solo la «guardia della neutralità», che si trovava in servizio già prima della mobilitazione, doveva restare alle armi. Non riuscii mai a vedere Quisling e ne ho udito parlare dai norvegesi in modo molto contraddittorio”” (pag 22-23)”,”QMIS-329″ “MONTANELLI Indro”,”Incontri italiani.”,”””Questo libro di «incontri» nasce da una doppia sollecitazione, ch’è recente e remota: degli Editori, i quali hanno insistito per ripubblicarne una scelta, e di Gaetano Afeltra che trenta e rotti anni fa me ne diede l’idea. Fu lui, al “”Corriere”” prima con Emanuel e poi con Alfio Russo, a spingermi alla «caccia» di personaggi per offrirne un resoconto rapido e antiaccademico. Annoiato dall’amido «ufficioso» della ritrattistica, il pubblico reagì con un entusiasmo che mi convinse a non abbandonare questa formula, a me del resto congeniale per formazione e per temperamento. (…)”” (pag 5)”,”BIOx-396″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Milano. Ventesimo secolo. Storia della capitale morale da Bava Beccaris alle Leghe.”,”Gli scioperi operai a Milano nei primi mesi del 1943. “”Nei primi mesi del 1943 i più avvertiti – ma forse anche i meno avvertiti – sentivano che il fascismo era in stato preagonico, perché la guerra aveva imboccato lo scivolo verso la sconfitta. Per la prima volta gli operai scesero in sciopero. Accadde dapprima (5 marzo) alla Fiat di Torino. Milano si mosse con tre settimane di ritardo, e furono paralizzate soprattutto le industrie che producevano per la guerra. Il primo sciopero fu il 24 marzo alle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni (settemila addetti) e negli stabilimenti Pirelli della Bicocca e di via Fabio Filzi. Seguirono nel volgere di pochissimi giorni la Borletti, la Brown Boveri, la Face Bovisa, la Caproni. Quindi a valanga, altre aziende medie e piccole. Si può discutere sulla spontaneità – o non – di questi scioperi, e sui loro contenuti. L’apparato clandestino comunista si mosse sicuramente (anche se a Mirafiori i comunisti erano soltanto 160 su 21 mila dipendenti) ma la situazione del Paese rese efficace un’azione propagandistica, che in altri momenti era caduta nel vuoto. Tullio Cianetti, ministro delle Corporazioni ha scritto d’aver saputo che «il noto agitatore Roveda era comparso alla fne di una licenza concessagli mentre si trovava al confino». E questa pareva forse a Cianetti una spiegazione degli scioperi. Come si sbagliava. Gli scioperi erano il segno della fine del fascismo. Se n’era accorto Roberto Farinacci che, con la consueta brutalità, scriveva a Mussolini: «Ho vissuto, stando naturalmente nell’imbra, le manifestazioni degl ioperai del Milanese. Ne sono rimasto profondamente amareggiato come fascista e come italiano. Non siamo stati capaci né di prevenire né di reprimere e abbiamo infranto il principio di autorità del nostro regime. Se ti dicono che il movimento ha assunto un aspetto esclusivamente economico ti dicono una menzogna… Il Partito è assente e impotente. Ora avviene l’inverosimile. Dovunque, nei tram, nei caffé, nei cinematografi, nei treni si critica, si inveisce contro il Regime e si denigra non più questo o quel gerarca ma il Duce». La repressione ci fu, con 350 arresti e condanne: ma, se si pensa all’entità della protesta, e al modo in cui essa sarebbe stata schiacciata da altri regimi, quella reazione appare più una dichiarazione d’impotenza che un segno di risolutezza. Tanto più che agli operai fu concesso «l’indennità di guerra» che richiedevano. Gli scioperi costarono il posto al capo della polizia Carmine Senise, destituito il 14 aprile perché l’organismo alle sue dipendenze «non è stato all’altezza della situazione», «prima si è lasciato sorprendere dagli avvenimenti, poi non ha saputo fronteggiarli con la necessaria energia». Perse il posto anche i segretario del partito, Vidussoni, rimpiazzato da Carlo Scorza. Il 17 aprile, in un discoros (non reso pubblico) al Direttorio del Partito fascista Mussolini si dilungò, furibondo, sugli scioperi”” (pag 121-122)”,”ITAV-001-FER” “MONTANELLI Indro”,”Storia dei greci.”,”Dialettica di Eraclito. “”Scoperto dunque cosa sono le cose e come cambiano, Eraclito arriva alla più disperata e scoraggiante delle conclusionii: cioè che tutto presuppone il proprio contrario. Esiste il giorno perché esiste la notte nella quale si trasforma e viceversa, Esiste l’inverno in quanto esiste l’estate. E anche la vita e la morte si condizionano a vicenda sì da essere in fondo la stessa cosa. (…) [La vita] è un’eterna lotta fra opposti: fra uomini, fra sessi, fra classi, fra nazioni, fra idee. Coloro che non ammettono il proprio nemico o cercano di distruggerlo, sono dei suicidi. Perché senza di esso anche loro saranno morti. Trasportata sul piano religioso, questa concezione approda all’ateismo totale”” (pag 100-101)”,”STAx-002-FGB” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia della Controriforma.”,”Anticlericalismo ed eretici italiani. “”Il solo nucleo di notevole importanza fu quello dei Valdesi del Piemonte. Ma più che “”riformati””, costoro erano i precursori della Riforma. Lo erano da quattro secoli, durante i quali non avevano più partecipato alla vita religiosa italiana. Di essi preferiamo rimandare la storia al successivo volume “”L’Italia del Seicento”” perché è nel Seicento che questo gruppofa sentire, attraverso il martirio, la sua voce. Per ora è solo una eccentrica minoranza che vive, geograficamente e spiritualmente, a margine del Paese. Tuttavia aveva torto anche Calvino quando scherniva i nostri ribelli chiamandoli “”nicodemi”” dal nome di colui che, secondo il Vangelo di Giovanni, era andato da Gesù, ma di notte, per non farsi riconoscere. Una cosa era fare l’eretico a Ginevra; un’altra era farlo a Roma o a Lucca sotto la supervisione degli spagnoli e dell’ Inquisizione, La vicenda di Ochino dimostra che questi nicodemi sapevano anche sfidare rischi mortali per aiutarsi tra loro. E, fra di essi ci fu anche un Carnesecchi che, ambiguo durante il processo, salì poi sul patibolo “”tutto attilato con la camicia bianca, con un par di guanti nuovi e una pezzola bianca in mano””, come scrisse un cronista fiorentino”” (pag 420-421)”,”ITAG-007-FGB” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia dei secoli d’oro. Il Medio Evo dal 1250 al 1492.”,”Dante Alighieri. “”Dopo la scuola, dove aveva imparato ben poco ebbe un altro maestro, che gl’insegnò molto di più: Brunetto Latini. Era costui un notaio che godeva di notevole prestigio, e non solo per le sue qualità professionali. La gran cultura, la signorilità, il “”tatto””, ne facevano anche un uomo di mondo, un idolo dei salotti, e un diplomatico di prima scelta. Il Comune se n’era infatti servito a più riprese, e lo aveva mandato ambasciatore in Spagna al tempo della lotta contro Siena e Manfredi. (..,) Solo la vita privata lasciava alquanto a desiderare per la sua imparzialità verso i due sessi. Ma questo, nella Firenze di allora (e anche in quella d’oggi), non faceva molta impressione. Il fatto che Dante, incontrandolo più tardi nell’Inferno, dove lo aveva collocato appunto per quel vizio, chiami affettuosamente Brunetto suo “”maestro””. ha fatto credere a molti ch’egli sia andato materialmente a lezione da lui. In realtà il rapporto non fu scolastico in senso stretto. Dante fu soltanto uno dei giovani letterati che intorno a Brunetto si raccoglievano e che formavano quella che oggi si chiamerebbe la ‘nouvelle vague’ della poesia italiana, cui Dante stesso doveva dare il suo nome, passato alla storia, di ‘stil novo’ (pag 85-86)”,”STMED-001-FGB” “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’Italia littoria, 1925-1936.”,”Le sanzioni produssero tra gli italiani, sul piano emotivo, un effetto enorme. Un popolo così poco animato da spirito civico e di solidarietà fu cementato nella sua opposizione allo straniero dalla minaccia di “”strangolamento””, ingigantita e drammatizzata nei suoi effetti, da un’abile, martellante propaganda. Nella “”giornata della fede””, il 18 dicembre, un mese dopo che le sanzioni erano entrate in vigore, fu offerta alla Patria la vera nuziale d’oro, sostituita da un’altra di metallo vile, e l’esempio venne dato dalla Regina Elena che compì quel gesto sul Vittoriano, con grande solennità, ad attestare che la casa Savoia sosteneva totalmente il fascismo. Milioni di italiani diedero la loro fede con gesto “”generoso e sentito”” come ha scritto Zangrandi”” (pag 271)”,”ITAF-010-FGB” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia del Settecento (1700-1789).”,”Pietro Verri. “”Fin dal ’68 aveva scritto: “”Sono un buon patriota, ma non un buon patrizio””. Questo atteggiamento gli valse, da parte dei conservatori, l’accusa di “”giacobino””, ma anche un trattamento di favore quando, con l’arrivo delle truppe di Napoleone, fu instaurato un governo democratico. Mentre quasi tutti i nobili venivano deportati, egli fu confermato nell’unica carica che tuttora rivestiva di consigliere municipale. Cercò di adattarsi al nuovo regime rinunziando a ogni lusso e scrivendo al fratello, da un pezzo trasferito a Roma, d’indirizzare le sue lettere “”al cittadino Pietro Verri””. Ma poi si trasferì nella sua villa di Ornago perché disse, “”è men male leggere i mali pubblici che vederli da vicino””. I procedimenti del nuovo regime dovevano averlo disgustato. La vecchiaia aveva un po’ annacquato le sie passioni, e anche nel giudizio di Beccaria si mostrava molto più equanime”” (pag 464-465)”,”ITAB-015-FGB” “MONTANELLI Indro”,”L’Italia giacobina e carbonara.”,”Santarosa e il giovanissimo Mazzini. “”A Torino, la diserzione di Carlo Alberto aveva gettato nello sgomento i Federati, che frattanto avevano costituita una Giunta. L’unico a reagirvi era Santarosa con energia e coraggio ammirevoli. L’insurrezione dava ancora segni di vitalità. A Genova il popolo tumultuante aveva cacciato il Governatore e istallato un nuovo governo. Perfino la conservatrice e fedelissima Savoia si muoveva: Ma a raggelare questi entusiasmi giunsero le catastrofiche notizie di Napoli: l’esercito in rotta, il regime costituzionale abbattuto, l’assolutismo ripristinato. E c’era anche di peggio: il generale De la Tour, cui caro Felice aveva conferito i pieni poteri, stava raccogliendo a Novara i reparti fedeli. (…). Il 9 aprile Santarosa riunì per l’ultima volta la Giunta e propose il trasferimento a Genova per tentarvi l’ultima resistenza. Ma la Giunta rifiutò di sciogliersi. I promotori della rivolta cercarono scampo sui valichi alpini, chi verso la Svizzera, chi verso la Francia. I più preferirono passare l’appennino nella speranza che Genova fosse ancora nelle mani dei loro amici. Invece la città aveva già rinunziato alla lotta, pregato il Governatore di riprendere il suo posto. Costui si mostrò comprensivo verso i profughi e rilasciò loro i passaporti per emigrare. Anche la popolazione indisse questue per aiutarli. A dare il suo obolo ci fu anche un ragazzo dal volto pallido e dallo sguardo triste: Giuseppe Mazzini”” (pag 440-442)”,”ITAB-016-FGB” “MONTANELLI Indro”,”L’Italia della disfatta. 10 giugno 1940 – 8 settembre 1943.”,”Mussolini vacilla. “”La grandine dei rovesci era diventata incessante, l’aviazione inglese picchiava adesso con violenza anche sulle città del nord, e Torino fu martellata con particolare durezza, poi, verso la fine di novembe, gli italiani seppero che i sovietici avevano dato l’avvio, sul fronte di Stalingrado, alla grande controffensiva. L’inverno si annunciava tremendo. Con patetica e profetica insistenza il Re aveva suggerito, ricevendo Mussolini il 20 novembre (1942, ndr), che le divisioni italiane dell’Armir fossero richiamate in Patria. Gli fu risposto che le forze in Russia erano “”intangibili”” e che comunque la divisione granatieri sarebbe stata riportata attorno alla capitale. Al Quirinale già si pensava al dopo Mussolini e se il 19 novembre Vittorio Emanulele III diceva a Ciano che occorreva “”tenere caro”” qualsiasi filo con gli alleati “”anche se esile come una tela di ragno””, il 25 novembre il sottosegretario Scuero diceva a Puntoni: “”Si ha la sensazione he ormai manchi una mano forte al timone del paese. Molti si aspettano un gesto risolutivo del Re”””” (pag 255-256)”,”QMIS-054-FGB” “MONTANELLI Indro”,”L’Italia in camicia nera (1919 – 3 gennaio 1925).”,”Mussolini venne espulso dal Psi per “”indegnità morale”” (nella riunione della Direzione Zerbini voleva e altri volevano che fosse espulso per indisciplina, ma Serrati e la Balabanoff furono irremovibili e trascinarono la maggioranza. Alla base qualche reazione ci fu: qualche gruppo uscì ma non ci fu il grande scisma. (pag 66) “”Plausi e adesioni piovvero invece da altri gruppi. A nome della ‘Voce’, Prezzolini gli telegrafò “”Partito socialista ti espelle, Italia ti accoglie””. Salvemini gl’inviò un caldo messaggio, e tutta la stampa dell’interventismo di sinistra – radicale, repubblicano e socialista riformista – si schierò compatta in suo favore. Particolarmente entusiasta fu il ‘Fascio Rivoluzionario di Azione Internazionalista’ che si era costituito ad opera dei sindacalisti corridoniani. Sicché Mussolini mantenne i suoi galloni di Generale, ma di un altro esercito”” (pag 67)”,”ITAF-011-FGB” “MONTANELLI Indro”,”I libelli. Mio marito Carlo Marx – Il buonuomo Mussolini – Addio, Wanda! Rapporto Kinsey sulla situazione italiana.”,”””‘Mio marito Carlo Marx’ lo scrissi nel momento in cui gl’italiani, credendo di aver scoperto ‘Il Capitale’, ne facevano il surrogato del Vangelo senza aver mai letto né l’uno né l’altro”” (pag 7, avvertenza) “”La lettera privata di Liebknecht fu l’unica recensione che la ‘Critica dell’economia politica’ ebbe. Marx era preparato a ricevere osservazioni, smetite, rettifiche, magari insulti. L’unica cosa che non si aspettava era il silenzio, che fu generale e plumbeo, e ne rimase sconvolto”” (pag 64)”,”MADS-001-FMDP” “MONTANGERO Carlo TURINI Franco”,”Introduzione alla programmazione. Sintassi Semantica Metodo.”,”Carlo Montangero è professore ordinario di Teoria e Applicazioni delle Macchine calcolatrici presso il corso di laurea in Scienze dell’Informazione dell’Università di Pisa. Franco Turini è professore associato di Teoria e Applicazioni delle Macchine presso la medesima sede.”,”SCIx-076-FL” “MONTECCHI Giorgio VENUDA Fabio”,”Manuale di biblioteconomia.”,”””Il dono è il modo più subdolo attraverso cui i libri entrano in biblioteca; infatti, normalmente è difficile rifiutare un dono, perché la biblioteca può correre il rischio di essere tacciata di scarso livello culturale o di poca sensibilità: in fin dei conti sono libri e sono regalati, non si può dire di no! E invece, a volte, è necessario rifiutare un dono o deviarlo verso una biblioteca più adatta ad accoglierlo degnamente. Infatti un libro, quando entra in biblioteca, al di là del prezzo pagato o del valore espresso dalla copertina, ha un costo molto alto sia in termini di lavoro necessario per renderlo disponibile al lettore, sia in termini di spazio occupato a scaffale.”” (pag 102)”,”ARCx-005″ “MONTECUCCOLI Raimondo, a cura di Emilio FACCIOLI”,”Aforismi dell’arte bellica.”,”‘Ha scritto giustamente Piero Pieri che “”il Montecuccoli teorico della guerra è conosciuto ed è stato studiato quasi esclusivamente sulle opere dell’ultimo periodo””, le quali corrispondono alle sole pubblicate fino ad oggi e in definitiva si riducono ai tre libri degli Aforismi dell’arte bellica e al breve memoriale intorno a ‘L’Ungheria l’anno MDCLXXIII’ perciò “”si è persa di vista l’elaborazione della concezione guerresca”” propria dell’autore (…)’ (introduzione, VII) (…) Seguì fra il ’65 e il ’70 un nuovo periodo di tregua in cui il Montecuccoli provvide alla stesura degli ‘Aforismi dell’arte bellica’, nei quali trovarono espressione compiuta la sua pratica di condottiero e i principi teorici da lui elaborati con tanta assiduità di studio e di ricerca. Le ultime sue grandi campagne di guerra furono quelle condotte nel ’73 e nel ’75 contro le armate francesi guidate dal Turenne”” (pag XII)”,”QMIx-006-FGB” “MONTEILHET J.”,”Les Institutions militaires de la France (1814-1932). De la paix armée à la paix désarmée.”,”Seconda edizione, 1932, aggiornata: la precedente edizione limitava l’analisi al periodo 1814-1924. <<(…) elementi che ho acquisito dopo aver consultato 327 raccolte di documenti. Prima di avnzare sul terreno comunemente riservato ai soldati professionisti, ho preso precauzioni ancora maggiori. Mi sono avventurato ad affrontare la dottrina napoleonica e quella degli strateghi del 1914 solo dopo essere risalito alle fonti stesse del pensiero dell’Imperatore: l’ampia opera di Napoleone – 42 volumi – e le opere dei migliori commentatori del Maestro: Clausewitz, Jomini, York de Wartenburg, Colin Grouard, ecc. (…)>> (Prefazione, pg VII; traduz. d. r.) <> (pg 455, 456, 472. Traduz. d. r.)”,”FRQM-007-FSL” “MONTELEONE Renato a cura”,”Marxismo internazionalismo e questione nazionale. Marx Engels e i movimenti nazionali ottocenteschi. La questione nazionale e la socialdemocrazia dalla II Internazionale all’ Internazionale comunista: questione nazionale e questione coloniale.”,”MONTELEONE già D della rivista ‘Movimento operaio e socialista’ ha scritto varie opere tra cui: -L’ economia agraria del Trentino nel periodo italico, 1810-1812. MODENA. 1964″,”MADx-160″ “MONTELEONE Renato”,”Turati.”,”MONTELEONE è nato a Napoli nel 1927. Professore ordinario di storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino, condirettore della rivista ‘Movimento operaio e socialista’, ha dedicato molti studi alle realtà politica economica e sociale delle provincie italiane annesse all’ Impero austro-ungarico, all’ irredentismo, al movimento socialista nel periodo della 2° internazionale, alla questione nazionale, ai problemi del colonialismo e dell’ imperialismo, alla storia della prima guerra mondiale. Ha pubblicato vari libri (v. retrocopertina). Capitolo 3. La biblioteca di Turati. (pag 116) “”Una volta Turati confidò a sua madre: “”Vorrei essere un divoratore di libri, ma in verità non lo sono. L’ aprire un nuovo libro mi pare un’ impresa terribile e pericolosa: preferisco rileggere ciò che ho già letto e che mi è piaciuto. Per completare questa franca confessione bisogna aggiungere che divoratore non fu neppure di giornali e riviste.”” (pag 116) “”Non meraviglia perciò, che il numero dei libri della sua biblioteca non sia stato forse così imponente come ognuno potrebbe attendersi.”” (pag 116) “”Ma nel giugno del ’36, quando la madre decise di affidargli la biblioteca (a Guido Gavazzi, ndr) , la trasferì nel suo monastero, dove, secondo le regole dell’ ordine, divenne un bene della comunità benedettina. Sembra che allora la biblioteca includesse anche un’ importante emeroteca. (…) Si può capire che questo tipo di biblioteca non avesse una particolare attrattiva agli occhi dei padri benedettini. (…)””. “”Alla fine, le due parti si accordarono e il 23 gennaio del ’65 don Ambrogio Montani fece le formali consegne al nuovo proprietario. I libri di Turati se ne partirono alla volta di Milano, verso la sede dell’ Umanitaria, dove sono tutt’ora depositati. Si tratta di un complesso di circa 4000 titoli tra libri, opuscoli e collezioni””. (pag 118)”,”TUFx-014″ “MONTELEONE Renato”,”Il Novecento un secolo insostenibile. Civiltà e barbarie sulla via della globalizzazione.”,”MONTELEONE (Napoli 1927) ha insegnato storia del movimento operaio presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato numerosi saggi articoli e volumi (v. 4° copertina).”,”RAIx-254″ “MONTELEONE Renato”,”Lenin: itinerario storico di un’idea rivoluzionaria.”,”MONTELEONE Renato (1927) è professore ordinario (1986) del movimento operaio nella Facolt’ di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha scritto pure: ‘Il movimento socialista nel Trentino, 1894-1914’, ‘Lettere al Re’, ‘Teorie sull’imperialismo’, ‘Marxismo, internazionalismo e questione nazionale’ (1982),”,”LENS-206″ “MONTELEONE Renato”,”Il movimento socialista nel Trentino, 1894-1914.”,”MONTELEONE Renato “”Scriveva Battisti: “”A Trento sono un vero solitario, un reietto della classe borghese,. Non credo si possa trovare tanto facilmente un paese dove il sentimento di classe sia così forte come nel Trentino e così accanito l’odio, per non dir la ferocia, contro i borghesi socialisti””. (pag 67) (lettera dell’11 febbraio 1897) Mussolini assume la carica di segretario della Camera del lavoro di Trento. (pag 293)”,”MITT-310″ “MONTELEONE Franco”,”Storia della radio e della televisione in Italia. Costume, società e politica.”,”MONTELEONE Franco ex dirigente Rai, professore presso la facoltà di lettere e filosofia Univ di Roma 3. “”Ha scritto Marshall McLuhan che ogni guerra tende ad essere combattuta con tecnologie sempre più moderne; e questo vale anche per le tecnologie della comunicazione. La seconda guerra mondiale non solo ha prodotto grandi innovazioni in tutto il mondo nel campo dei media ma ha contribuito ad accelerare la diffusione di massa di quelle forme della comunicazione, come la stampa e la radio, che in precedenza interessavano fasce di pubblico ancora limitate. Anche in Italia, con la seconda guerra mondiale, si sono determinate le condizioni per un profondo cambiamento nell’uso sociale dei grandi media; in primo luogo la radio, che ha visto sviluppare le tipologie del suo consumo e ristrutturate le dimensioni della sua sfera produttiva. Con il passaggio alla democrazia , l’esperienza maturata nell’ultimo periodo di guerra si rivelò estremamente utile, sia dal punto di vista industriale, sia da quello culturale, sia da quello politico”” (pag 195)”,”EDIx-176″ “MONTELEONE Franco”,”La radio italiana nel periodo fascista. Studio e documenti.”,”Franco Monteleone è nato nel 1938 a Napoli ma da vent’anni vive a Roma. Giornalista-pubblicista, si è occupato a lungo di problemi dello spettacolo. Ha lavorato in campo editoriale curando una collana di pubblicazioni sulla storia del cinema. Nel 1980 ha pubblicato per Laterza ‘Storia della Rai dagli Alleati alla Dc 1944-1954. Lavora alla Rai (1976).”,”EDIx-218″ “MONTELEONE Franco”,”Storia della Rai dagli alleati alla DC, 1944-1954.”,”La propaganda attraverso la radio in tempo di guerra. La propaganda e l’informazione psicologica per mutare la mentalità delle popolazioni “”L’Italia era un luogo di grandissima civiltà e di forte tradizione politica e non soltanto un paese fascista; occorreva quindi mettere a punto uno strumento di amministrazione internazionale dotato di sufficiente autonomia e che avesse una profonda conoscenza della realtà sociale nella quale avrebbe dovuto agire. Tra il maggio e il giugno del 1943 fu elaborato in dettaglio il piano per la creazione di un governo militare. Gli ufficiali preposti a questo compito erano circa 400 e il loro addestramento si era svolto in alcune scuole appositamente istituite negli Stati Uniti, in Inghilterra e successivamente in Africa settentrionale. Dopo la costituzione del governo militare alleato (6), le direttive che vennero date alle forze armate americane in merito alle relazioni con la popolazione si ispiravano al criterio della minima ingerenza negli affari locali e del massimo sforzo per mantenere l’ordine pubblico: era la tradizionale politica del ‘keep the hands off’ già impiegata in altre occasioni nel corso del XX secolo (7). Tuttavia, durante l’occupazione questi principi furono ampiamente trasgrediti e la politica americana verso l’Italia assunse sempre più caratteristiche di pesante intervento, soprattutto attraverso questi organismi che maggiormente erano a contatto con l’attività politica del paese e ne influenzavano l’opinione pubblica, lo Psychological Warfare Branch e l’Office of Strategic Service (8). I più attivi gruppi cattolici degli Stati Uniti (che in prossimità delle elezioni presidenziali costituivano per Roosevelt un non trascurabile gruppo di pressione) e la comunità italo-americana sollecitarono un deciso intervento negli affari italiani, adducendo il pericolo di una rivoluzione comunista (9). Il risultato di questo atteggiamento fu, da un lato, una certa libertà concessa alle espressioni del pensiero e dell’informazione; dall’altro, un’azione di conservazione e di stabilizzazione delle strutture sociali esistenti (10). All’epoca dello sbarco in Sicilia, le decisioni riguardanti i problemi dell’opinione pubblica, della propaganda e dell’informazione vennero da parte americana considerate con estrema attenzione: al comandante supremo delle operazioni militari fu riservata ogni responsabilità in merito a questa delicata branca operativa (11). L”informazione psicologica’ non era un compito facile: occorreva suggestionare la mentalità delle popolazioni siciliane e degli italiani in generale, provocando un rovesciamento di posizioni a favore delle democrazie occidentali”” (pag 5-6-7)”,”EDIx-223″ “MONTELEONE Renato”,”I socialisti e la questione nazionale cèca nella monarchia asburgica. Fonti e contributi recenti.”,”Engels Kautsky e la questione nazionale cèco-tedesca. Friedrich Engels in una lettera a Kautsky del 30 agosto 1882 sulla questione nazionale (e cèco-tedesca): ‘anzitutto l’unità internazionale dei lavoratori per l’emancipazione sociale ed economica’ “”[P]roiettata in una dimensione mitteleuropea, la questione nazionale – vista come questione cèco-tedesca – poteva essere ridotta ad una ‘lokale Anomalie’ [‘anomalia locale’, ndr], superabile con la vittoria del socialismo nella nazione più forte, in Germania. Il che spiega la tendenza di Adler, in armonia col punto di vista di Engels, a differire in quella fiduciosa attesa la soluzione del problema. E’ noto che Kautsky, sul cui lavoro teorico Solle conduce una attenta analisi, fu presente al congresso di Hainfeld e il suo ruolo fu decisivo nel caratterizzare in senso marxista il programma della socialdemocrazia austriaca: meglio ancora, il marxismo diffuso negli ultimi due decenni del secolo tra i socialisti austriaci, tra gli stessi socialisti cèchi, lo fu nell’interpretazione kautskyana, in un adattamento, cioè, in cui si formarono i capi della Seconda Internazionale. Sul problema nazionale, la tesi quarantottesca di Marx ed Engels, dei ‘geschichtslosen Völker'[‘popoli senza storia’, ndr], appariva superata. I socialisti dell’Austria ritenevano ora che la lotta di liberazione dei popoli oppressi non danneggiava il movimento operaio, al contrario: poteva portare ad un largo fronte di opposizione contro le forze dominanti negli stati esistenti. Kautsky, quando si interessò al problema, nel ’75, in una serie di articoli sul ‘Volksstaat’, l’affrontò secondo gli schemi del suo socialdarwinismo di allora: prodotto storico dell’evoluzione dell’umanità, il nazionalismo moderno – egli pensava – sarebbe stato superato dallo stesso sviluppo storico. Però, dopo il 1880, dopo un viaggio in Austria Kautsky mutò parere, tornando alle tesi marxiane del ’48: di nuovo la distinzione tra popoli «progressisti» e popoli «reazionari», di nuovo la riduzione del movimento socialista austriaco ad appendice della socialdemocrazia tedesca. Nel 1885, scrivendo ad Engels sui risultati di un suo studio sulle lotte nazionali in Austria, Kautsky ne rilevò il carattere classista, e gli sembrava quindi del tutto inadeguata la soluzione federativa. La nazione cèca – e qui la suggestione del vecchio giudizio di Marx è evidente – era rimasta arretrata rispetto al rapido sviluppo del capitalismo, perciò in una posizione subalterna alla nazione tedesca. Su questo punto il pensiero di Kautsky si incontrava con quello di Adler, per il quale, comunque, e specie negli anni ’90, quando la socialdemocrazia austriaca divenne un grande partito politico, la cosa più importante era che il problema nazionale rimanesse sullo sfondo, in un programma prioritariamente riformista. Ed Engels gli dava ragione già in una lettera del 30 agosto 1882: anzitutto l’unità internazionale dei lavoratori per l’emancipazione sociale ed economica; la rivoluzione socialista in Germania avrebbe risolto il problema nazionale nel centro-Europa, ponendo fine alla «momentane politische Trennung von Deutschland» [‘attuale separazione politica della Germania’, ndr] di alcuni stati tedeschi autonomi”” (pag 167-168) [Renato Monteleone, ‘I socialisti e la questione nazionale cèca nella monarchia asburgica. Fonti e contributi recenti’, Movimento Operaio e Socialista’, Genova, n. 2, aprile-giugno 1969]”,”MAUx-053″ “MONTELEONE Renato”,”Filippo Turati.”,”Renato Monteleone è nato a Napoli nel 1927. É professore ordinario di storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. É condirettore della rivista Movimento operaio e socialista.”,”BIOx-058-FL” “MONTELEONE Renato a cura, Scritti di Karl KAUTSKY Eduard BERNSTEIN N.L. BOOTHMANN Filippo TURATI Luigi NEGRO John Atkinson HOBSON Napoleone COLAJANNI Paul LOUIS PARVUS Louis B. BOUDIN Henri VAN KOL Otto BAUER Achille LORIA Émile VANDERVELDE Rudolf HILFERDING Enrico LEONE Karl RADEK Rosa LUXEMBURG Robert MICHELS Nikolaj I. BUCHARIN LENIN”,”Teorie sull’imperialismo da Kautsky a Lenin.”,”Renato Monteleone è nato a Napoli nel 1927. É professore ordinario di storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. É condirettore della rivista Movimento operaio e socialista.”,”KAUS-004-FL” “MONTELEONE Renato”,”Lettere al re, 1914-1918.”,”””Queste lettere indirizzate a Vittorio Emanuele – una settantina, trascelte per il loro vigore paradimmatico (politico, sociale, ideologico, o puramente umano) tra le centinaia di altre, che la macchina stipatrice della burocrazia ha custodito con la consueta diligenza – sono lettere anonime: voci senza volto, quasi tutte popolane, che non senza ingenue speranze (ma con rabbia o dolore, supplici o minacciose) levavano fino al re l’alta protesta contro la follia sanguinaria di una guerra non capita, o capita fin troppo in tutti i suoi aberranti risvolti. Lettere anonime…: un genere di scrittura disistimato, e solitamente a ragione. E, allora, il problema è questo: in che chiave proporne la lettura, in modo da afferrarvi, nonostante tutto, il senso e la forza di una storica testimonianza? Il puntuale riscontro con lo stato dello «spirito pubblico» – popolo e esercito, fronte interno e militare – è indispensabile. Questo è un altro terreno su cui oggi gli studi sono giunti ad alcune conclusioni assai illuminanti. Anticipiamone subito un paio, che mi sembrano principalissime: 1. La guerra non ebbe il consenso delle masse popolari; 2. la guerra non fu «rigenerazione morale» e «unificazione civile» del paese, ma accelerò, tutt’al contrario, il processo corruttivo e di scompaginamento delle sue strutture politiche e sociali. Proprio di qui vengono le indicazioni per la corretta lettura delle «lettere al re». Commisurandole con così gravi rilievi di ordine generale, su una dimensione di massa che rettifica, in quantità ma anche in qualità, la visione degli eventi, non è certo difficile intendere che le ricorrenti minacce di morte, la dura o dileggiante invettiva non sono in esse la cosa essenziale (e pur restano prove intrascurabili di collera popolare, nel suo tipo spietato e impulsivo); e che non è personale il movente della protesta, o quando anche lo è, esplodendo da esperienza direttamente toccata di lutti, ingiustizie e patimenti, non cessa per questo di conservare integralmente il segno del dramma collettivo”” (pag 20-21) [introduzione di Renato Monteleone, (in) ‘Lettere al re, 1914-1918’, a cura di Renato Monteleone, Editori Riuniti, Roma, 1974] [nota: alcuni titoli redazionali delle lettere: ‘Prima della guerra verrà la rivoluzione’ (pag 70-71); ‘Nascerà dal proletariato la rivoluzione’ (pag 142-143); ‘Presto farai pur, come à fatto Zar di Russia’ (pag 132); ‘Emuli dei russi’ (pag 141-142); ‘Soldati e popolo saremo un esercito solo’ (pag 160-161), ndr] ‘Prima della guerra verrà la rivoluzione’ (pag 70-71) ‘Nascerà dal proletariato la rivoluzione’ (pag 142-143) ‘Presto farai pur, come à fatto Zar di Russia’ (pag 132) ‘Emuli dei russi’ (pag 141-142) ‘Soldati e popolo saremo un esercito solo’ (pag 160-161)”,”QMIP-002-FMB” “MONTELEONE Renato”,”Lettere al Re. 1914-1918.”,”MONTELEONE Renato (nato a Napoli nel 1927 e morto a Torino nel 2017). Storico marxista, docente di Storia al Liceo Prati di Trento, poi professore ordinario di Storia del Movimento Operaio nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Èstato codirettore della rivista Movimento operaio e socialista. «E pensare che mai come allora -nella prima metà del ’17 e fino a Caporetto- il popolo si agitò tanto contro la guerra e i suoi responsabili (già soltanto in aprile, l’autorità di pubblica sicurezza elencò dalla fine del ’16 quasi 500 manifestazioni di piazza, con l’intervento di molte decine di migliaia di donne, donne operaie, donne braccianti); mai come allora il fenomeno, così intensificato, fu tanto vicino a prendere forma e consistenza di tipo rivoluzionario. Ma anche in quella fase mancò una direzione politica, ad onta di tutte le segnalazioni sparse nei rapporti di prefettura e di polizia (…) Insomma, quanti hanno studiato i moti popolari contro la guerra in quel 1917 si incontrano nel riconoscere che (…) “”i maggiori esponenti dei partiti neutralisti si preoccuparono di frenare quei moti e non di provocarli”” (P. Melograni, in Il trauma dell’intervento, cit. pag 154).» (pag 42, 43)”,”QMIP-063-FSL” “MONTELEONE Renato”,”Sam Gompers: profilo di un «jingo» americano.”,”””Alcuni anni fa, in un articolo pubblicato su «Science and Society», B.H. Davis ha scritto che Sam Gompers, il leader dell’ ‘American Federation of Labor’ (AFL), cioè della più forte organizzazione sindacale degli USA, si può considerare un perfetto modello di «jingo americano». Si sa che la curiosa parola deriva dall’intercalare ‘by Jingo’ ricorrente in una canzonetta venuta assai in voga nei Music-halls londinesi nel 1876, ai tempi della guerra russo-turca. L’Inghilterra fu allora percorsa da una eccezionale ventata di sciovinismo e l’opinione pubblica anche a livello popolare sembrò eccitarsi all’idea di un intervento nella crisi orientale, presa come una sfida lanciata direttamente alla nazione. A. Moireau e W. Clarke che forse per primi si sono occupati del ‘jingoismo’ in alcuni articoli apparsi tra il 1896 e il 1897 sono concordi sul suo carattere originariamente anglosassone: pare accertato, infatti, che in principio se ne sia parlato proprio per riferirsi ai «Tartarini delle rive del Tamigi» che si erano tanto agitati perché il loro paese corresse a dare man forte ai turchi contro il detestato impero zarista. Poi il termine si è generalizzato per indicare a) una forma molto speciale, ‘colonial-imperialista’ di sciovinismo che si manifesta b) come fenomeno di massa ‘popolare-proletaria’ spinto fino all’isteria collettiva da c) una partecipazione emotiva tutta ‘spettacolare’ a una prova di forza abbastanza violenta per ridestare gli istinti più primordiali. (…) Su questo punto ha poi molto insistito anche John A. Hobson che ha il merito di averci dato la prima analisi approfondita e sistematica di questo interessante fenomeno. Nel 1901 Hobson vi dedicò un ampio saggio (‘Psychology of Jingoism’) molto avvincente e persuasivo; l’anno dopo condensò i brillanti risultati di questa prima riflessione in un capitolo del suo più famoso libro sull’imperialismo. Egli aveva delle buone ragioni per farlo, essendo convinto che le radici psicologiche della passione jingoista affondassero principalmente nelle mistificazioni della propaganda e della politica imperialista. La sintesi del suo ragionamento è racchiusa in questa definizione: «Il jingoismo è né più né meno che la smania, non nobilitata da alcuno sforzo o rischio o sacrificio personale, dello spettatore che gioisce dei pericoli, delle sofferenze e dello sterminio di fratelli che non conosce, ma di cui brama la distruzione in preda a cieco impulso di odio o di vendetta, suscitato artificiosamente». (…) Se si esaminano gli appunti e le glosse dei ‘Quaderni sull’imperialismo’ di Lenin ci si accorge che anch’egli rimase molto colpito dalle perspicaci considerazioni di Hobson sul motivo della «voluttà visiva» del jingoista. Lenin condivideva l’opinione che si trattasse di un fenomeno proprio dei paesi più evoluti, dell’Europa occidentale (Inghilterra, in primo luogo) e degli USA, benché lo connettesse più di quanto pensasse Hobson alla coscienza deviata dall’aristocrazia operaia. Il riferimento di Hobson a un ‘jingoismo americano’ appare del tutto giustificato se si considera che all’inizio del ‘900, nel momento del suo massimo impegno teorico sui problemi dell’imperialismo, gli USA stavano dando una prova veramente clamorosa di colonial-sciovinismo a tutti i livelli sociali. Bisogna però precisare che, sia pur con minor risonanza e in dimensioni sociali più discrete, lo spirito jingoista si diffuse nella società americana già prima di arrivare al conflitto con la Spagna, che è l’avvenimento col quale si usa in genere datare l’ingresso degli USA nella competizione imperialistica mondiale. Molti storici ritengono che ci siano fondati motivi per affermare che l’imperialismo statunitense di fine secolo non fu un fatto improvviso, né fortuito, ma lo sbocco di un lento e relativamente lungo processo di maturazione”” (pag 133-135) [Renato Monteleone, ‘Sam Gompers: profilo di un «jingo» americano’ (in) ”Il movimento operaio negli Stati Uniti’, ‘Movimento operaio e socialista’, Genova, n. 1-2, 1976]”,”MUSx-008-FGB” “MONTESANO Marina a cura”,”La rinascita dell’anno mille.”,”Marina Montesano è professore di storia medievale all’Università di Messina. Il vassallaggio. “”Il vassallaggio risponde evidentemente al bisogno diffuso di protezione da parte di privati, in un tempo di carenza dei pubblici poteri. In origine, esso non era necessariamente connesso all’acquisizione di un feudo: si diventava vassalli di qualcuno soltanto per venir protetti. L’uso tuttavia di tenere i vassalli presso di sé e di domandar loro prestazioni che richiedevano, per essere espletate, una certa base economica, indusse presto a far sì che le pratiche dell’omaggio o dell’investitura divenissero l’una strettamente connessa all’altra. L’elemento propriamente giuridico del sistema feudale era costituito dall’immunità e – nei feudi più grandi – dalla concessione del diritto giurisdizionale. L’immunità consisteva nel diritto dei detentori di signoria feudale di andare esenti, all’interno dei confini di essa, dai controlli di qualunque autorità pubblica. Oltre a ciò, i feudatari maggiori ricevevano in delega anche la giurisdizione, cioè il diritto di amministrare la giustizia pubblica e di goderne parte dei proventi economici (poiché le pene del tempo erano o fisiche o pecuniarie). Il feudo, latinamente detto anche ‘beneficium’ o ‘honor’, divenne l’elemento giuridico-politico caratterizzante i secoli X-XII; col sorgere della civiltà cittadina e dell’economia monetaria esso subì un fiero colpo, ma seppe risollevarsi al punto che nell’Europa del XIV-XVI secolo si avrà un diffuso processo di rifeudalizzazione. Gli Stati assoluti moderni avrebbero spogliato i feudi delle loro caratteristiche giurisdizionali, mentre quelle socio-economiche sarebbero restate più o meno intatte: questo fu il “”sistema feudale”” che ancora vigeva nell’Europa Occidentale fino al XVIII secolo e che fu abolito in Francia all’inizio della Rivoluzione, nel 1789, mentre altrove rimase vivo, almeno in teoria, anche molto più a lungo”” (pag 75-76)”,”EURx-321″ “MONTESANO Marina”,”La cristianizzazione dell’Italia nel Medioevo.”,”Marina Montesano è autrice tra l’altro di saggi apparsi su riviste e opere collettanee, di ‘Vita di Barbato (Parma 1994)”,”STMED-015-FSD” “MONTESQUIEU C.L.; a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Antologia degli scritti politici di Montesquieu.”,”Estratti da: Lettere persiane, Della politica, Miei pensieri, Viaggi e note sull’Inghilterra, Considerazioni sulle cause della grandezza e della decadenza delle nazioni, Lo spirito delle leggi, Lettera sui parlamenti.”,”FILx-003″ “MONTESQUIEU Charles-Louis”,”Riflessioni e pensieri inediti 1716-1755.”,”Montesquieu, Charles-Louis de Secondat de (La Brède, Bordeaux 1689 – Parigi 1755), filosofo e pensatore politico francese. Dopo gli studi giuridici, nel 1714 divenne consigliere al Parlamento di Bordeaux, di cui fu presidente dal 1716 al 1728. Con la pungente satira delle Lettere persiane, pubblicate anonime nel 1721, sferzò un attacco alla Francia del suo tempo, mettendone alla berlina gli ambienti politici, religiosi e letterari. In quest’opera, che ebbe larga diffusione, Montesquieu si impegnò in un’appassionata difesa della tolleranza, inaugurando la stagione dell’illuminismo. Ammesso nel 1728 all’Académie Française, nel 1734 pubblicò le Considerazioni intorno alle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza, in cui la storia di Roma, la sua ascesa e il suo declino vengono ricondotti a cause umane e naturali in opposizione alle tradizionali concezioni provvidenzialistiche. Il capolavoro di Montesquieu, Lo spirito delle leggi, uscì nel 1748. In questo fondamentale testo di teoria della politica Montesquieu”,”FILx-118″ “MONTESQUIEU Charles de Secondat”,”Lettres persanes.”,”Montesquieu (Charles de Secondat, barone di La Brède e di), scrittore francese (La Brède, od. Labrède, Bordeaux, 1689 – Parigi 1755). Di antica famiglia di magistrati, trascorse l’infanzia al castello di La Brède; entrò poi nel collegio degli oratoriani di Juilly, presso Meaux, dal quale uscì nel 1705 per studiare diritto a Bordeaux. Avvocato nel 1708, si trasferì a Parigi per quattro anni; quindi, dopo la morte del padre, entrò come consigliere al parlamento di Bordeaux (1714). Nel 1716, in seguito alla morte di uno zio, poté assumere la carica di presidente à mortier. Magistrato scrupoloso, Montesquieu non si limitò tuttavia alle questioni di procedura; i primi anni di magistratura furono anzi i più proficui per la sua formazione intellettuale. Nel 1716 entrò anche all’Accademia delle scienze di Bordeaux, in cui lesse una Dissertazione sulla politica dei Romani nella religione, un trattatello sui Debiti dello Stato e una serie di “discorsi” scientifici, proposti dall’Accademia stessa. Pur non trattandosi di ricerche originali, questi lavori rivelano l’interesse dello scrittore”,”TEOP-072″ “MONTESQUIEU C. (Carlo SECONDAT BARONE DI MONTESQUIEU)”,”Della grandezza dei Romani e della loro decadenza.”,”””Lo studio fu per me il sovrano rimedio contro i disgusti della vita, non avendo mai avuto un dispiacere che non sia stato dissipato da un’ ora di lettura””. Così lasciò scritto nel ritratto che fece di sé stesso il giovane Carlo Secondat, barone di Montesquieu, nato il 18 gennaio 1689 nel castello della Brède, presso Bordeaux, e morto a Parigi il 10 febbraio 1755. “”La vista continua dei combattimenti dei gladiatori, rendeva i Romani eccessivamente feroci. Si osservò che Claudio divenne più inclinato a spargere il sangue a forza di vedere si fatti spettacoli. L’ esempio di quest’ imperatore che era di un naturale sì dolce, e che fece tante crudeli azioni, fa ben conoscere che l’ educazione del suo tempo era dissimile dalla nostra. I Romani, avvezzati a infierire contro la natura umana nella persona de’ loro figli e dei loro schiavi, non potevano conoscere quella virtù che da noi chiamasi umanità””. (pag 76) “”Per prevenire i tradimenti continui dei soldati, gli imperatori si presero dei compagni, nei quali si confidavano; e Diocleziano, sotto pretesto della grandezza degli affari, stabilì che vi sarebbero sempre due imperatori e due cesari. Giudicò che i quattro eserciti principali essendo occupati da quelli che avevano parte nell’ impero, si metterebbero gli uni contro gli altri in timore; che gli altri eserciti, non essendo di molto forti per intraprendere di far il loro generale imperatore, perderebbero a poco a poco il costume dell’ elezione, e che finalmente la dignità di Cesare, essendo sempre subordinata, la potenza divisa fra quattro per la sicurezza del governo, sarebbe con questo mezzo tutta interamente riposta nelle mani di due””. (pag 89)”,”STAx-113″ “MONTESQUIEU C.L.; a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Antologia degli scritti politici di Montesquieu.”,”Estratti da: Lettere persiane, Della politica, Miei pensieri, Viaggi e note sull’Inghilterra, Considerazioni sulle cause della grandezza e della decadenza delle nazioni, Lo spirito delle leggi, Lettera sui parlamenti.”,”TEOP-414″ “MONTESQUIEU Charles-Louis de Secondat, a cura di Giovanni MACCHIA e Massimo COLESANI”,”Viaggio in Italia.”,”Libro di GB e PS”,”VARx-062-FV” “MONTESQUIEU Charles-Louis (de Secondat), a cura dl Chiara AGOSTINI”,”Lettere persiane.”,”Dietro la finzione d’un dialogo tra l’Oriente e l’Occidente cià che sulla scena delle Lettere persiane si rappresenta è in realtà un monologo che l’Occidente intrattiene con se stesso…”,”FILx-001-FFS” “MONTEVECCHI Luisa SIMONELLI Viviana a cura”,”L’ album dei volti e dei ricordi, 1926-1941. L’ esilio nei pensieri, immagini e ricordi di Vera Modigliani.”,”MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI – ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO – FONDAZIONE G.E. E V. MODIGLIANI ESSMOI. “”(…) Sandro Pertini, fin dal primo momento in cui era venuto in esilio, aveva vissuto sotto l’ assillo di “”far qualcosa””; di elevarsi al di sopra della morta gora della vita quotidiana. Un suo progetto di comunicazioni radiofoniche clandestine con l’ Italia (…) gli eveva già valso nell’ ottobre 1928 un processo a Nizza, dove viveva facendo l’ imbianchino. Di poi, per qualche tempo, non si sentì più parlare di lui. Improvvisamente scomparve, non fu più visto a Nizza…ed un giorno i giornali italiani ne annunziarono l’ arresto: viaggiava sotto falso nome ed era stato riconosciuto.”” (Esilio, pag 163-164)”” (pag 35)”,”ITAD-072″ “MONTEVERDE F. ORLANDO P.”,”””Democrazia Cristiana e movimento cattolico a Genova””. Atti del Seminario del PCI. Genova, 25 giugno 1973. A cura della Federazione genovese del PCI.”,”””Perché una situazione di questo genere? Perché a differenza di quello che è avvenuto per es. a Milano laddove c’è stato uno sviluppo notevolissimo della presenza delle PP.SS. (partecipazioni statali, ndr) a Genova è sempre stato praticamente impossibile stabilire un minimo di rapporto tra il gruppo dirigente DC e il gruppo dirigente delle PP.SS., ed è sintomatico che a Genova malgrado la presenza di Bò per lunghi anni ministro delle PP.SS. e uno dei leaders della sinistra di base non c’è mai stata una forza considerevole di questa corrente.”” (pag 132)”,”PCIx-176″ “MONTEVERDE Franco”,”La città mutante. Demografia e risorse a Genova.”,”Libro di GB MONTEVERDE Franco (Genova, 1933) dal 1975 assessore del Comune di Genova, si occupa di problemi economici e demografici. ha pubblicato articoli in Critica marxista e Rinascita. Fa parte della redazione della rivista ‘Entropia’. “”Sul fenomeno dell’ invecchiamento delle popolazioni occorre sgomberare il terreno da inesattezze e deformazioni. L’ invecchiamento è la conseguenza in primo luogo dell’ allungamento della vita media. In termini strettamente demografici tutte le classi di età, a partire da quella dei neonati, subisce questo processo nel momento stesso in cui cade la mortalità. Il miglioramento della struttura igienico-sanitaria, i progressi della medicina, la scomparsa di carestie, pestilenze e guerre sono le cause di questo fenomeno. Pertanto esso non può essere che salutato come una conquista importante della nostra società. In secondo luogo l’ invecchiamento è dovuto alla diminuzione progressiva del numero dei nati nei confronti del totale della popolazione; questo secondo aspetto introduce problematiche complesse sulle quali saranno svolte alcune considerazioni in un capitolo successivo.”” (pag 86)”,”ITAS-108″ “MONTEVERDE Franco”,”Gli orientamenti di politica economica della Dc genovese.”,”””Un fondamentale filone di ricerca a mio giudizio può essere svolto sulla base di alcune considerazioni contenute nel ‘Capitale’ e precisamente nella IV sezione del libro III. Marx infatti ha dato dei giudizi particolarmente penetranti non solo sulla funzione del capitale commerciale (sistema di saccheggio) tipico dell’economia di Cartagine, di Roma, delle repubbliche marinare italiane, del Portogallo e dell’Olanda, ma anche sui diversi modi attraverso i quali è avvenuto il passaggio dal sistema feudale a quello capitalistico, di cui uno coinvolge appunto il capitale commerciale in modo specifico e lo vede protagonista. «Il passaggio dal modo di produzione feudale si compie in due maniere. Il produttore diventa commerciante e capitalista, si oppone all’economia agricola naturale ed al lavoro manuale stretto in corporazione dell’industria medievale urbana. Questo è il cammino effettivamente rivoluzionario, oppure il commerciante si impadronisce direttamente della produzione. Quest’ultimo procedimento, sebbene storicamente rappresenti una fase di transizione… non porta in sé e per sé alla rivoluzione dell’antico modo di produzione, che esso invece conserva e salvaguardia come sua condizione. Questo procedimento ostacola dappertutto il modo capitalistico di produzione vero e proprio e scompare con il suo sviluppo. Senza rivoluzionare il modo di produzione, esso peggiora unicamente la situazione dei produttori diretti, li trasforma in semplici salariati e proletari in condizioni peggiori di quelli che sono direttamente sottomessi al capitale e si appropria del loro pluslavoro sulla base dell’antico modo di produzione» (1). Questo particolare passaggio da una realtà economica feudale nella quale il capitale genovese ebbe una funzione puramente finanziaria, ad una realtà economica capitalistica è stato descritto in modo efficace da Sereni (2)”” (pag 109-110) [(1) K. Marx, Il capitale, Libro III, Roma, Ed. Riun. 1970, pp. 399-400; (2) E. Sereni, ‘Capitalismo e mercato nazionale in Italia’, Roma, Ed. Riun., Roma, 1966, p. 175] [Franco Monteverde, ‘Gli orientamenti di politica economica della Dc genovese’, ‘Critica marxista’, n. 5, settembre-ottobre 1973, pag 109-134] (riguardo alla seconda via, il capitale commerciale, si può citare per es. il caso del lavoro a domicilio sotto le dipendenze di un commerciante… ndr)”,”LIGU-003-FGB” “MONTEVERDE Franco”,”I liguri. Un’etnia tra Italia e Mediterraneo.”,”Dono Mario Caprini Franco Monteverde (Genova 1933) studioso di eventi politici e sociali è stato dirigente politico e amministratore comunale, nonché direttore dell’Istituto Gramsci Ligure. Ha pubblicato pure ‘La città mutante. Demografia e risorse a Genova’ (1984) e il saggio ‘Le dinamiche demografiche’ in ‘Storia d’Italia’, Le regioni dall’unità ad oggi’ (Einaudi, 1984)”,”LIGU-218″ “MONTGOMERY David”,”The Fall of the House of Labor. The Workplace, the State and american Labor activism 1865 – 1925.”,”David MONTGOMERY è Farnam Professor of History alla Yale University. E’ autore di ‘Beyond Equality: Labor and the Radical Republicans, 1862-1867’ (1967) e di ‘Workers’ Control in America: Studies in the History of Work, Technology and Labor Struggles’ (1979). L’A è uno storica della classe operaia e del movimento operaio che ha battuto aree inesplorate della ricerca. E’ autore di una monografia modello sull’ epoca della Ricostruzione, ha diretto una prestigiosa rivista di storia della classe operaia, è stato mentore di una generazione di giovani storici del movimento operaio. Ora ha applicato questa esperienza allo studio della formazione e ristrutturazione della classe operaia americana tra il 1865 e il 1925.”,”MUSx-070″ “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Primo.”,”MONTGOMERY (1887-1976) feldmaresciallo britannico, è entrato nell’ esercito nel 1908. Si è distinto nella 1° e 2° guerra mondiale. Nel 1940 ha comandato la 3° divisione in Francia. Nell’ agosto del 1942 batté italiani e tedeschi ad Alamein. Dopo la campagna d’ Africa e d’ Italia nel 1944, dopo lo sbarco in Normandia ebbe il comando del XXI gruppo di armate che giunse alla vittoria finale. Capo di stato maggiore generale dal 1946 al 1948, fu vicecomandante delle forze Nato in Europa (1951-1958). “”Nel Medioevo la società normanna era divisa in tre classi, come ogni società europea: quelli che combattevano, quelli che pregavano e quelli che lavoravano. La base della potenza della casta militare e del sistema di difesa era il castello; esso era pure il simbolo più visibile del governo feudale. Tra il 1000 e il 1300 l’ architettura militare ebbe un notevole sviluppo””. (pag 277)”,”QMIx-111″ “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Secondo.”,”””In diciassette anni ebbero luogo quattro guerre importanti: la guerra di Crimea (1853-56) che vide Inghilterra, Francia e Turchia alleate contro la Russia; la seconda guerra d’ Indipendenza italiana del 1859 nella quale i principali contendenti furono la Francia e l’ Austria; la guerra tra Prussia e Austria del 1866 e quella tra Francia e Prussia del 1870-71. La condotta della guerra in Europa era adesso determinata dalle dottrine militari di Jomini e Clausewitz, dalla rivoluzione industriale e dall’ espansione demografica”” (pag 680)”,”QMIx-112″ “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Primo.”,”Bernard Law Montgomery (Kennington, Londra, 1887 – Hampshire, Isington Mill 1976), feldmaresciallo britannico. Entrato nell’esercito nel 1908, si distinse durante la prima guerra mondiale e nel 1940 comandò la 3° divisione in Francia. Nell’agosto 1942, alla testa dell’8° armata battè le forze dell’Asse a el Alamein. Dopo aver partecipato alle operazioni in Africa e in Italia, all’inizio del 1944 rietrò in patria e nell’agosto, dopo lo sbarco in Normandia, ebbe il comando del XXI gruppo d’armate che guidò fino alla vittoria finale, Capo di stato maggiore generale (1946-48), membro dell’organizzazione di difesa dell’Europa occidentale, fu vice-comandante supremo delle forze NATO in Europa (1951-58).”,”QMIx-016-FL” “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Secondo.”,”Contiene il capitolo: La guerra 1914-18 (pag 759-829) Foch: ‘Fare la guerra significa sempre attaccare’ (pag 759) L’autore sostiene che: “”La guerra 1914-18 ‘fu causata da un assassinio nei Balcani. Tra i capi di stato e i popoli europei nessuno in effetti la desiderava e nessuno la preparò di proposito. Dagli scambi diplomatici che si ebbero apparve chiaro che lo scopo dei capi politici delle varie nazioni – Berchtold (Austria), Sazonov (Russia), Bethmann-Hollweg (Germania), Viviani (Francia) e Asquith (Inghilterra) – era quello di garantire la sicurezza dei propri paesi, ma tutti commisero errori di calcolo. I loro atteggiamenti non erano che dei bluff con i quali si proponevano di scoraggiare l’avversario, ma essi ottennero l’effetto contrario di suscitare reazioni violente e impreviste: i politici giocarono con la diplomazia in un’atmosfera estremamente infiammabile. Bisogna prendere atto, prima di tutto, delle rivalità esistenti tra le varie potenze”” (…) “”I piani di mobilitazione, una volta messi in moto, tolsero il controllo degli avvenimenti ai singoli individui. Tra i piani dei vari paesi emergeva, per la sua ardita concezione offensiva; qullo tedesco. Con questo piano la Germania sperava di ottenere l’iniziativa ed infatti esso determinò il filone principale degli avvenimenti durante l’intera fase iniziale della guerra nell’autunno del 1914 e determinò inoltre i principali teatri d’operazione nei quali essa sarebbe stata combattuta. Il piano era stato ideato dal conte von Schlieffen, capo di stato maggiore dell’esercito dal 1891 al 1906, che nel 1914 era però già morto. Il suo concetto d’azione consisteva nell’attaccare la Francia con azione rapida di forti armate e sconfiggerla in sei settimane, prima cioè di impegnarsi con la Russia”” (pag 761)”,”QMIx-017-FL” “MONTGRENIER René”,”Gracchus Babeuf.”,”””A la pénurie des moyens financiers – défaut inhérent à toute organisation populaire .- les conjurés suppléent par un dévouement de tous les instants et un souci scrupuleux des détails. Des piquets discrets se relayent devant les portes des lieutenants de police pour reconnaître “”les individus qui se faufilent parmi nous, afin de reporter à leur maîtres nos entretiens””. Les capacités combattives de chaque conjuré sont minutieusement notées. On s’inquiète de connaître ceux qui savent commander, ceux qui savent manier un canon. Les dépôts de munitions et d’armes sont soigneusement repérés. Babeuf surtout insiste sur la nécessité d’armer le peuple: la victoire est à ce prix. Au début de mai, le Comité secret qui connaissait l’existence d’un autre mouvement insurrectionnel, composé d’anciens conventionnels tels que Javogues, Ricord et Laignelot, entreprend des pourparlers qui aboutissent le 6 mai à une fusion. Egaux et Montagnards s’entendent pour donner le pouvoir, après l’insurrection, à une assemblée composée, d’une part, des démocrates choisis par les Egaux (un par département) et, d’autre part, des anciens conventionnels de la Montagne. Toutefois, la Révolution étant une oeuvre de longue haleine et la société future ne pouvant s’établir du jour au lendemain dans sa forme parfaite, la nécessité d’une dictature révolutionnaire transitoire est acceptée pas tous. Babeuf lui-même, le démocrate passionné, s’y soumet. Buonarroti définit ainsi cette dictature: “”Une autorité extraordinaire est nécessaire par laquelle une nation peut être mise en pleine possession de la liberté, malgré la corruption qui est la suite de son ancien esclavage et à travers les pièges et les hostilités des ennemis intérieurs et extérieurs conjurés contre elle”””” (pag 69-70) [LEGGERE IN: René Montgrenier, Gracchus Babeuf, Bureau d’editions, Paris, 1937] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”FRAR-217″ “MONTI Mario”,”I briganti italiani. Primo volume. Vardarelli e Ciro Annicchiarico nel Regno delle due Due Sicilie, 1814-1820.”,”Nota. “”Gli studiosi del brigantaggio possono perciò riconoscere facilmente le molte libertà che l’ autore si è concesso con la verità storica.”” (pag 9)”,”ITAB-184″ “MONTI Mario”,”Il governo della economia e della moneta. Contributi per un’Italia europea, 1970-1992.”,”volume dato a RB, questa è una seconda copia Mario MONTI è nato a Varese nel 1943. E’ professore di economia politica nell’Università Bocconi di Milano della quale nel 1989 è diventato rettore. (v. risvolto di copertina)”,”ITAE-236″ “MONTI Augusto”,”I sanssôssí. (Gli spensierati)”,”‘L’Italia tra Risorgimento e Grande Guerra è nata dal succedersi di generazioni avventurose e fantasiose (i suoi “”sanssôssí””) e generazioni ostinate e realizzatrici. La trilogia di Augusto Monti – saga familiare, rievocazione della Torino e del Piemonte di ieri, narrazione mossa e calorosa – ci immette con inesauribile freschezza nel fluire del nostro passato'”,”ITAS-204″ “MONTI Alessandro”,”La legge e l’abominio. L’India di Rudyard Kipling.”,”””””L’imperialismo degli Stati bianchi ha avuto un narratore solare in Kipling””, scrive Giuseppe Prezzolini (…)”” (dall’introduzione)”,”UKIx-131″ “MONTI Ernesto ONADO Marco”,”Il mercato monetario e finanziario in Italia. Teoria e strumenti.”,”Ernesto Monti è direttore centrale del Banco di Santo Spirito e professore a contratto nell’Università LUISS di Roma. Marco Onado è professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università di Bologna.”,”ITAE-126-FL” “MONTI Mario”,”Demagonia. Dove porta la politica delle illusioni.”,”Mario Monti (Varese, 1943), economista e senatore a vita. È stato Presidente del consiglio e Ministro dell’Economia e delle Finanze alla guida di un governo di unità nazionale che superò le crisi finanziarie. Come Commissario Europeo per il Mercato Unico (1995-1999) e per la Concorrenza (1999-2004) ha promosso l’integrazione dei mercati e posto le basi del coordinamento fiscale, sanzionando casi di abuso di posizione dominante, di fusioni e di aiuti di Stato illegali. Laureato alla Bocconi ne è stato poi professore di economia e anche Rettore (1989-1994). È pure editorialista del Corriere della Sera. Ha al suo attivo alcuni libri tra cui ‘Il governo dell’economia e della moneta’ (1992) e ‘Intervista sull’Italia’, a cura di Federico Rampini (1998), ‘La democrazia in Europa’, con Sylvie Goulard (2012), ‘Parole e fatti’ a cura di Federico Fubini (2012)”,”ITAE-438″ “MONTICONE Alberto”,”La Germania e la neutralità italiana.”,”MONTICONE è nato a Sommariva Perno (CN) nel 1931. Libero docente di storia contemporanea, ha insegnato come Prof incaricato prima all’Univ di Messina e ora all’Univ di Perugia. E’ stato borsista a Magonza (Institut für europeische Geschichte) e durante questo soggiorno in GERM ha compiuto gran parte delle ricerche documentarie di questo libro. E’ autore di numerose opere: -La battaglia di Caporetto. STUDIUM. ROMA. 1955 – Nitti e la grande guerra, 1914-18. GIUFFRE’. 1961 -Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale. LATERZA. 1968 in collaborazione con Enzo FORCELLA Ha curato per il MULINO la pubblicazione del ‘Diario di Caporetto’, di Angelo GATTI (1964).”,”ITAD-004″ “MONTICONE Alberto”,”La storiografia militare italiana e i suoi problemi (1866-1918).”,”””Con il nuovo secolo, nell’ età giolittiana, gli interventi delle truppe all’ interno in parte mutano (per esempio sono talora impiegate in funzione sostitutive nei servizi disertati dagli scioperanti), in gran parte permangono e richiedono, a mio vedere, in una prospettiva di storia del nostro esercito precise indagini almeno per gli avvenimenti maggiori, dagli scioperanti nella bassa padana alla settimana rossa e, in un contesto ancora diverso, ai moti di Torino del 1917. Si deve qui riconoscere che questo è un tipo di indagine nuovo anche in campo internazionale, mentre per esempio sui rapporti tra esercito e società (in particolare tra ufficialità e società) la storiografia di altri paesi ha già dato risultati interessanti (in Francia e in Germania, anche se talora discutibili). (1)”” (pag 16-17) (1) si vedano comunque gli importanti lavori di J.P. Charnay, Societé militaire et suffrage politique en France depuis 1789 (1964), di P.M. De La Gorce, Le armi e il potere. L’ esercito francese da Sedan all’ Algeria’ (1967), G. Ritter, I militari e la politica nella Germania moderna (1967), F. Fischer, Assalto al potere mondiale. (1966)”,”ITQM-115″ “MONTICONE Alberto”,”La battaglia di Caporetto.”,”Grafico pag 206: Condanne a morte pronunziate in contradditorio dai tribunali militari durante la guerra 1915-18 (tratto dalla Relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta): Totale generale: eseguite 729, non eseguite 277, totale 1006. Alberto Monticone, nato a Sommariva Perno (Cuneo) nel 1931, ordinario di storia moderna, dopo aver insegnato nelle Università di Messina, Perugia e La Sapienza, attualmente (1999) insegna alla LUMSA di Roma. E’ stato Presidente dell’Associazione Cattolica, deputato e senatore. Ha pubblicato studi di storia della Chiesa moderna e contemporanea, di storia sociale, di storia della radio nel periodo fascista e di storia demo movimento cattolico. “”Cercando di tenere presenti tutti gli elementi, le difficoltà come gli errori, dall’esame sereno degli avvenimenti fra Isonzo e Piave si deduce che non tutte le manchevolezze di comando riscontrabili in quei duri giorni sono imputabili al generale Cadorna, come non tutto il merito della salvezza di una notevole parte dell’esercito va a lui attribuita. La prima fase del ripiegamento, e cioè dal fronte al Tagliamento, come si è visto, fu confusa e disorganizzata, gli ordini del Comando Supremo giungevano per lo più sorpassati dallo sviluppo delle operazioni, gli attaccanti dominavano nettamente la situazione nella zona settentrionale del Friuli e imponevano a tutto lo schieramento italiano la loro volontà; molti Comandi non cooperarono con Cadorna guidando da vicino le proprie truppe, ma si allontanarono prematuramente da esse lasciandole nel pericolo (41). Per sfortunato caso la piena del Tagliamento asportò diversi ponti davanti ai ripieganti, scemando successivamente poco dopo il sopraggiungere dei vincitori. La sosta su quel fiume fu prolungata troppo dopo il passaggio degli Austriaci a Pinzano e furono di conseguenza perdute altre truppe sulle Prealpi e successivamente a Longarone, sebbene non sembri esatto affermare una oscillazione di pensiero, fra il 29 ottobre e il 4 novembre, del Capo di S.M. sull’opportunità o meno di fermarsi al Tagliamento. La marcia verso il Piave, tranne qualche inconveniente presso la linea dei monti, avvenne in modo soddisfacente e, nonostante la riduzione grandissima del numero dei combattenti, l’esercito aveva ancora un buon nucleo di uomini, che, seppure sfiniti e in condizioni miserrime, ancora inquadrati non lasciarono più passare il nemico. La responsabilità del fatto che fra il 27 ottobre e il 1 novembre la ritirata fu caotica tocca anche a diversi comandanti di Corpo d’Armata o di divisione, che si mostrarono veramente sconfitti, ma l’onore di aver portato sul Grappa e sul Piave trppe ancora pronte a battersi con energia, dopo una odissea deprimente, spetta anche a qui Capi che nei momenti più tristi non lasciarono il loro posto fra i propri soldati. In breve ci sembra che, dato il colpo ricevuto e le condizioni dei due eserciti di fronte, la ritirata, così come fu condotta, riuscì in modo soddisfacente ed ebbe sempre un capo che non perdette la calma, anche se a momenti gli sfuggì il controllo della situazione. Il torto di Cadorna – come giustamente osservò il generale Caviglia (42) – fu di aver accusato parte delle truppe di viltà; per questo gli Alleati, per mezzo di Foch, fecero pressione sino a che il Governo decise di sostituirlo nel Comando Supremo. Ma a noi interessa rilevare come il tramutarsi della sconfitta in grave rovescio, il che accadde nei giorni fra il 28 ed il 31 ottobre, dipese sempre ancora, in fondo, dalla battaglia del 24-25 che torvò le riserve italiane impreparate e lontane”” (pag 197-198) (41) Cfr P. Pieri, La leggenda, cit., p. 1585; tuttavia anche alcuni Comandi di Corpo d’Armata eseguirono la prima fase del ripiegamento con le loro truppe (Caviglia, Gandolfo, Badoglio), cfr. anche De Regibus, La battaglia di Caporetto, cit. p, 20; (42) Cfr. Caviglia, cit, p. 257″,”QMIP-139″ “MONTICONE Alberto”,”Gli italiani in uniforme, 1915/1918. Intellettuali, borghesi e disertori.”,” Contiene tra l’altro i capitoli: – La cultura italiana e la Germania nel 1914 – Sonnino e Salandra verso la decisione dell’intervento – Il socialismo torinese ed i fatti dell’agosto 1917 – I vescovi italiani e la guerra – Il regime penale nell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale”,”QMIP-265″ “MONTICONE Alberto, con scelta di testi radiofonici a cura di L. PAROLA”,”Il fascismo al microfono. Radio e politica in Italia (1924-1945).”,”Alberto Monticone nato in provincia di Cuneo nel 1931 ha insegnato storia contemporanea nelle Università di Messina e di Perugia ed è stato poi professore ordinario di storia moderna nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Ha pubblicato ‘La battaglia di Caporetto’ (1955), ‘Nitti e la grande guerra’ (1961), ‘Plotone di esecuzione’ (con E. Forcella) (1968), ‘La Germania e la neutralità italiana 1914-1915’ (1971), ‘Gli italiani in uniforme, 1915-1918′ (1972). Ha condotto anche ricerche di storia della Chiesa moderna e contemporanea. L’Eiar in guerra. La propaganda. “”L’artificiosa condizione dell’Eiar, quale strumento della lotta in corso, si osserva anche nei dati della sua organizzazione: dopo un anno di guerra l’ente presenta un forte aumento del personale con una progressione eccezionale rispetto al triennio precedente. Tra funzionari, tecnici ed artisti, nel maggio 1941 vi sono oltre 2.500 persone, cioè almeno 500 in più rispetto al triennio precedente, con una nettissima prevalenza di personale impiegatizio e tecnico rispetto a quello artistico; sintomo evidente dell’ampliamento dei servizi di propanda (specie per il fronte e per l’estero). All’incremento del personale dell’Eiar, che continua a manifestarsi anche nel 1942, fa riscontro un ulteriore balzo in avanti del numero di abbonati: da 1.194.8498 del 1939 si era giunti a 1.404.679 nel 1940 e a 1.674.546 al 31 dicembre 1941; verso la metà del 1942 non era lontano il traguardo dei due milioni. Per alcune regioni e città italiane la percentuale dei radioascoltatori non è più molto distante dalla media europea: nella Venezia Giulia e in Liguria è già nel 1940 oltre il 60 per mille abitanti; nelle grandi città della penisola con oltre 300 mila abitanti la densità degli abbonati tocca in quell’anno l’86,1 per mille. Permangono le differenze profonde fra nord e sud, fra città e campagna, ma forse vi è qualche lieve ritocco delle proporzioni a favore di una diffusione popolare anche nelle zone rurali: tutto questo comunque avviene nel clima innaturale della guerra, sotto l’evidente pressione di avvenimenti che toccano interessi e affetti familiare. Non è infatti mutato il prezzo degli apparecchi, anche se qualche produttore, in parte costretto dalla scarsità di materiali stranieri, in parte intuendo le possibilità di una mercato a basso prezzo, offre apparecchi a sole 700 lire”” (pag 181)”,”ITAF-407″ “MONTINI Ileana”,”Comunione e Liberazione. Nella cultura della disperazione.”,”Radici teoriche dell’ integralismo di CL. (pag 97-) Ileana Montini è nata a Pola nel 1940. Ha iniziato l’attività di pubblicista su ‘L’Avvenire d’Italia’ diretto da Raniero La Valle. Attualmente (1978) collabora a: ‘Il Manifesto’, ‘Noi Donne’, ‘Classe’ e altri periodici. “”Secondo Augusto del Noce la posizione di Gramsci porta a pienezza il secolarismo come chiusura totale ad ogni trascendenza metafisica e religiosa. Tra i teorici dell’occidente, solo Gramsci, secondo Augusto Del Noce, ha elaborato una linea politica adeguata alla realtà occidentale. Perché finora, il marxismo non è riuscito a “”vincere in Occidente””, mentre è chiaro che la vittoria diventa il segno della sua universalità. Esiste per la “”forma di marxismo”” gramsciana una “”possibilità di conciliazione”” con il cattolicesimo o comunque con un pensiero trascendente? La risposta è senz’altro negativa, “”perché la negazione della trascendenza religiosa appare in Gramsci non come una ‘sovrastruttura’”” bensì come una ‘condizione’ (3). Gramsci, senza odio anticattolico, o anticlericale, da “”vero storicista””, “”ha messo in luce l’incompatibilità e inscindibilità assoluta del cristianesimo e di marxismo””. Il processo del pensiero immanentistico moderno era stato processo della religione verso la filosofia, ma con il marxismo diventa processo della filosofia verso la religione nel senso di una concezione della vita che unifica gli intellettuali e le masse. Insomma Gramsci, secondo Del Noce, sarebbe più negativo nei riguardi della religione dello stesso Marx! (4). Gli “”insegnamenti”” contenuti nel pensiero gramsciano sono, tra l’altro, la convinzione che la sola forma di comunismo che può oggi riuscire in occidente è radicalmente atea. In un’altra occasione, a un convegno per gli operatori scolastici, il filosofo della destra cattolica italiana, ha approfondito il suo punto di vista ad uso e consumo del movimento integralista Cl (5). La scuola è attraversata da una filosofia laicista e religiosa. D’altronde il Paese, governato da trent’anni dalla Democrazia Cristiana, ha assistito a un poderoso processo di secolarizzazione. Il tutto sembra attestare lo scacco della ‘rinascita cattolica’ promossa da Leone XIII. Ma si tratta in realtà di un insuccesso più apparente che reale, o almeno parziale. La rinascita cattolica, nel pensiero di Leone XIII interpretato da Del Noce, deve essere inscindibilmente religiosa, filosofica e politica: politica perché richiesta come necessaria per la salvezza “”anche temporale della società umana””; ma allora una nuova politica che deve “”appoggiarsi su una filosofia che sia a sua volta preambolo alla fede”” (6). Il gramscismo si inserisce in questo parziale “”scacco”” per realizzare il passaggio da una società parzialmente cristiana ad un’altra radicalmente secolarizzata. Carattere primo del pensiero di Gramsci, sempre secondo Del Noce, è il ritorno all’intransigente laicismo di De Sanctis. L’obiezione che Gramsci muove a Croce e Gentile è di non essere andati verso il popolo a causa del loro conservatorismo religioso. Quindi è con De Sanctis che il pensiero gramsciano si incontra. Si vede il posto preminente dato alla pedagogia in coincidenza con l’idea che la rivoluzione rientra nella “”riforma intellettuale e morale””. “”Per Gramsci””, scrive Del Noce, “”l’educazione è diretta verso un fine ben preciso: la creazione di un nuovo “”senso comune”” per cui non possa più proporsi, né logicamente né emotivamente, il problema dell’esistenza o del desiderio di Dio; desiderio di Dio che restava presente nel vecchio positivismo e nel neokantismo, e che è riemerso in rappresentanti di scuole inizialmente ispirato al marxismo, come quella di Francoforte, per es. in Horkheimer (7). In Italia c’è poi una “”collusione”” tra il laicismo radicale e il comunismo. Si può parlare addirittura di un blocco storico di alleanze di cui però la forza egemone è il comunismo e di cui fanno parte anche i laici radicali e i cattolici del dissenso. Il laicismo radicale è proprio della “”borghesia progressiva”” che ha con il marxismo in comune il programma di laicizzazione totale. Naturalmente, diversamente dal marxismo, non ipotizza una società senza classi. Gramsci, riprendendo il problema degli intellettuali come elemento attivo e unificante e quello del partito come intellettuale collettivo, all’interno della rivoluzione intesa come “”trasformazione radicale della natura umana, con l’affermazione prometeica del passaggio a una superumanità””, fonda la via della riforma intellettuale e morale come “”processo pedagogico di secolarizzazione”” (8)”” (pag 98-99)] [(3) Augusto Del Noce, ‘Gramsci e la religione’, “”Rassegna di Teologia””, n. 2, 1977, pp. 105-106; (4) Ibidem, pp. 110-111; (5) A. Del Noce, ‘La pedagogia della secolarizzazione ed il conflitto delle culture’, in ‘Pluralismo culturale e società’, Milano, Massimo, 1977; (6) Ibidem, p. 57; (7) Ibidem, p. 78; (8) Ibidem, p. 99]”,”RELC-008-FB” “MONTINO Davide FUGAZZA Mariachiara CASSAMAGNAGHI Silvia ASTENGO Franco VALLARINO Rita FRIZZA Anna Maria PAGGI Mario Lorenzo BORGNA Piero MANESCHI Angelo CREMIEUX Anna”,”L’altra metà della storia – Le organizzazioni femminili tra guerra e dopoguerra – L’Unione delle Donne Italiane (UDI) – Noi donne – Il Centro Italiano Femminile (CIF) – La stampa femminile cattolica – La missione della donna nel discorso di papa Pio XII del 21 ottobre 1945 – La decisione di ammettere le donne al voto – La Consulta nazionale – Voto alle donne – La partecipazione delle donne alla vita democratica a Savona nell’immediato dopoguerra – L’esperienza di Rosalda Panigo – L’impegno religioso, sociale e politico-amministrativo di Luigina Zunini nell’Azione Cattolica, nel CIF e in Consiglio comunale a Savona – Tutti le dobbiamo qualcosa – Ricordo dei parlamentari savonesi della prima legislatura repubblicana – La pagina nera dei crimini italiani di guerra all’estero – Gli scioperi del 21 dicembre 1943 e dell’1 marzo 1944.”,”Contiene gli articoli: – ‘Gli scioperi del 21 dicembre 1943 e dell’1 marzo 1944’ di Anna Cremieux -‘La pagina nera dei crimini italiani di guerra all’estero’ di Piero Borgna e Angelo Maneschi”,”DONx-062″ “MONTINO Davide”,”Letture scolastiche e regime fascista (1925-1943). Un primo approccio tematico.”,”Davide Montino è operatore dell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare e dottorando di ricerca in Storia Contemporanea presso l’Università di Genova. (2001)”,”GIOx-004-FFS” “MONTINO Davide”,”In tempi resi difficili dall’oppressione. Breve storia del professor Ennio Carando, antifascista.”,”‘Catturato dalle brigate nere, Carando fu seviziato e fucilato, il 4 febbraio del ’45, insieme al fratello Ettore e a Leo Lanfranco, un operaio comunista torinese. Al prete che venne chiamato per confessarli prima dell’esecuzione Carando disse: “”non insista, reverendo, ognuno ha la sua metafiscia””. (…) “”Don Domenico riferì, che prima di morire, i tre fucilati gradarono “”Viva l’Italia”” e “”Viva il comunismo””, senza che si potesse stabilire con precisione chi avesse emesso il secondo grido. Non è grave. Prima di essere fucilato, il 29 aprile del ’44, Pietro Benedetti, operaio ebanista, iscritto al PCI dal 1921, lasciò scritto: “”Amate la madrepatria, ma ricordae che la patria vera è il mondo e ovunque vi soo vostri simili, quelli sono vostri fratelli”” (pag 25-26) (dall’introduzione di Sergio Cirio, maggio 2013)”,”ITAR-386″ “MONTI-OTTOLENGHI Ines; MALATESTA Maria”,”Filippo Turati, la “”Critica sociale”” e la formazione della borghesia industriale in Italia, dalle origini all’età giolittiana (Monti); Sorel, Missiroli e “”Il Resto del Carlino””. II. Il dopoguerra (Malatesta).”,”La divergenza tra le opinioni di Engels e quelle della coppia Turati-Kuliscioff “”Al di là delle differenze indicate, vi è quindi sia nell’interpretazione della Kuliscioff che in quella di Turati un comune criterio di fondo: che consiste, appunto, nel tener ben presente la situazione italiana di forte ritardo storico. E, proprio in base a questa considerazione, essi ritengono che il partito abbia di fronte a sì soltanto due strade: o un cauto lavoro di organizzazione che lasci ai democratici il compito di occuparsi della insurrezione meridionale, oppure una direttiva rivoluzionaria, secondo la quale i socialisti, saltando consapevolmente una delle fasi dello sviluppo storico, si sostituirebbero ai democratici dimostratisi incapaci di guidare il movimento dei Fasci (38). Quale delle due vie prendere? Questo è il quesito che la coppia pone ad Engels per avere un consiglio che la guidi nella difficile scelta. La risposta di Engels è nota e si può riassumere in questa affermazione: che bisogna creare un ambiente favorevole allo sviluppo del socialismo aiutando il progresso della borghesia. Si tratta quindi di una indicazione assai simile a quella data da Turati nel ’92 ai lettori della «Critica Sociale». Ma se Turati aveva posto allora l’accento sulla formazione della borghesia industriale, Engels fa ora riferimento alla creazione di un forte movimento piccolo borghese, orientato in senso democratico, che chieda il suffragio universale e la libertà di movimento per i partiti di sinistra e crei una condizione propizia per lo sviluppo del socialismo. Finisce con il suggerire un orientamento non previsto da Turati, né dalla Kuliscioff: l’accordo del PSLI, come partito indipendente, con i partiti che rappresentano i ceti medi, cioè i repubblicani e i radicali (39). Certo non è la prima volta che sulla «Critica Sociale» si parla della questione della piccola borghesia: Turati, anzi, ne aveva più volte discusso, cercando di analizzarne la composizione sociale. E ne era venuta fuori l’immagine di un agglomerato quanto mai confuso, composto da un lato di ceti che vivevano di professioni autonome più o meno qualificate; dall’altro di gente che si sosteneva con il piccolo impiego (40). Solo che i giudizi espressi da Turati in merito ai ceti medi e a coloro che considerava i loro rappresentanti politici, cioè i democratici, portano assai lontano dalle conclusioni alle quali Engels giunge nella lettera al direttore della rivista. Nessuna meraviglia quindi che lo scritto del Maestro resti al momento senza risposta e che una replica giunga solo più tardi, a distanza di mesi, quando si tratterà di giustificare un cambiamento di linea rispetto al problema delle alleanze”” (pag 365-367) [(38) Turati in realtà, a differenza della Kuliscioff che appare effettivamente indecisa tra i due indirizzi prospettati, sembra propendere per la partecipazione attiva all’insurrezione siciliana, anche se il suo poscritto alla lettera ad Engels lascia trasparire una grande incertezza, cfr. ‘La corrispondenza di Marx e Engels con gli italiani, a cura di G. Del Bo, Feltrinelli, Milano, 1964, p. 518; (39) F. Engels, ‘La futura rivoluzione italiana e il partito socialista’, «CS», 1° febbraio 1894, pp. 35 sgg. Gli studi, che si sono occupati di questa lettera di Engels, hanno teso a sottolineare l’identità tra la via da lui indicata e le scelte politiche di Turati nel campo delle alleanze. In realtà però non solo la divergenza tra le opinioni di Engels e quelle della coppia Turati-Kuliscioff era allora assai evidente, ma anche in seguito i temporanei avvicinamenti di Turati ai democratici non avrebbero espresso un’adesione ai suggerimenti del maestro, quanto piuttosto una scelta autonoma, lungamente elaborata. A questo proposito cfr. L. Strik-Lievers, ‘Turati, la politica delle alleanze e una celebre lettera di Engels’, Nuova Rivista Storica, 1973, n. 1, pp. 128 e sgg., che propone una riesamina delle immagini offerte dalla storiografia circa l’orientamento di Turati nei confronti dei democratici; (40) F. Turati, ‘L’azione parlamentare dei socialisti in Italia’, cit., Così le classi medie sono descritte da Turati: «un’immensa nebulosa di gente intermedia, che è il ceto più vario e forse ancora più numeroso (…); maestri, medici condotti, piccoli proprietari, piccoli impiegati e piccoli esercenti d’ogni maniera, mezzadri, agricoltori senza terra o quasi»] [Ines Monti Ottolenghi, ‘Filippo Turati, la “”Critica sociale”” e la formazione della borghesia industriale in Italia, dalle origini all’età giolittiana’, Ricerche Storiche, Rivista semestrale del Centro piombinese di studi storici, Leo S. Olschki Editore, N. 2, luglio-dicembre 1976, pag 355-404] Ammirazione di Sorel per il popolo tedesco aveva molti punti di contatto con quelle di Croce, accusato di filogermanismo (pag 424)”,”TUFx-001-FGB” “MONTRONI Romano, a cura”,”I libri ti cambiano la vita. Cento scrittori raccontano cento capolavori.”,”MONTRONI Romano è diventato libraio giovanissimo. Dopo la prima esperienza nel mondo della distribuzione ha lavorato nelle Librerie Feltrinelli delle quali è stato direttore fino al 2000. Ha pubblicato: ‘Vendere l’anima. Il mestiere del libraio’ (2006), ‘Una vita tra autori e lettori’ (2010). “”E così avevo cominciato con il canto forse più debole della ‘Divina Commedia’, ma era il primo, e io diligentemente avevo cominciato dall’inizio. Dante era arrivato “”al piè d’un colle”” e guardando in alto vide “”le sue spalle / vestite già dei raggi del pianeta / che mena dritto altrui per ogni calle.”” Ricordo molto bene che quelle spalle mi aveva lasciato un po’ perplesso, non mi era ben chiaro che indicassero il pendio del colle, ma il pianeta era di sicuro il sole, e questo bastò a farmi provare, a quel “”vestite già dei raggi””, un’emozione così forte che fino ad oggi non l’ho dimenticata.”” (Cesare De Marchi, Dante Divina Commedia) (pag 153) “”Poiché le cose umane non sono eterne, e vanno sempre verso la declinazione dei loro princìpi, finché non giungono al loro ultimo termine, e soprattutto la vita degli uomini, e poiché quella di don Chisciotte non aveva alcun privilegio dal cielo per arrestare il corso della propria, quando meno se l’aspettava, arrivò la sua conclusione e fine; (…)”” (Cervantes, Don Chisciotte) (cit pag 213)”,”VARx-446″ “MONTRONI Romano”,”Libraio per caso. Una vita tra autori e lettori.”,”Romano Montroni (Bologna, 1939) è diventato libraio giovanissimo dopo una prima esperienza nel mondo della distribuzione. Nel corso del suo lavoro ha conosciuto scrittori, editori, librai, studenti e professori.”,”EDIx-010-FSD” “MONZALI Luciano”,”Amedeo Giannini e la nascita della storia delle relazioni internazionali in Italia.”,”””Sul piano interpretativo Giannini, in tale opera, esplicita chiaramente una forte simpatia verso il risveglio delle nazionalità del mondo orientale e riflette quindi quello che fu l’orientamento dominante della politica estera italiana in tale regione nel periodo Sforza-Contarini e negli anni successivi”” (pag 503)”,”STOx-296″ “MOONEY James D.”,”Principi di organizzazione.”,”Libro di GB “”E Mosé scelse uomini abili da tutta Israele, e li prepose al popolo, come capi di migliaia; capi di centinaia e capi di decine. Ed essi erano tutto il tempo a disposizione del popolo per rendere giustizia: riferivano a Mosé solo per le questioni più rilevanti e risolvevano essi stessi le cause di minor importanza”” (Esodo, 28; 25, 26) (in apertura) Lo Stato maggiore “”Le espressioni «Stato maggiore» e «Capo di Stato maggiore» non avevano in antico il significato attuale. Negli eserciti del XVII secolo, per Stato maggiore s’intendeva semplicemente il complesso degli ufficiali generali e dei funzionari più elevati in grado. Uno Stato maggiore, nel significato attuale, fu costituito in Francia nell’anno 1790; il Prussia nello stesso periodo. Lo Stato maggiore francese assunse però una forma diversa sotto Napoleone e la funzione consultiva apparve scarsamente negli eserciti francesi di quel periodo. I servizi di consulenza sotto Napoleone consistevano nel genere di lavoro eseguito dagli aiutanti di campo e dai segretari. L’ufficiale che impersona più esattamente questo tipo fu il maresciallo Berthier, che occupava sotto Napoleone il posto di capo di Stato maggiore. Le mansioni di Berthier, in confronto a quelle di una capo di Stato maggiore moderno, a stento superavano quelle di un modesto capufficio. Il grande imperatore non prendeva certamente consiglio né da Berthier né da nessun altro. Come tutti gli autocrati egli era, in fatto di consigli autosufficiente. Victor Hugo dice di tali uomini che il loro peso eccessivo sulla bilancia del destino umano turba l’equilibrio. La loro attività sembra talvolta determinare una rottura, più che costituire un anello della catena del progresso umano. Lo sviluppo dello Stato maggiore moderno, fu opera di altri uomini. …. finire (pag 162-165)”,”ECOA-026″ “MOORE Barrington jr.”,”Basi sociali dell’ obbedienza e della rivolta.”,”L’A insegna alla Harvard Univ. Tra le sue opere ricordiamo: ‘Il dilemma del potere’ (1950) ‘Le origini sociali della dittatura e della democrazia’ (1966), ‘Potere politico e teoria sociale’ (1958), ‘Le cause sociali delle sofferenze umane’ (1970).”,”MGEx-032″ “MOORE George Foot”,”Il Cristianesimo.”,”Nato nella Pennsylvania nel 1851 George FOOT MOORE divenne professore di ebraico e lecturer di storia delle religioni (v.nota biografica retrocopertina),”,”RELC-114″ “MOORE Carl H.”,”The Federal Reserve System. A History of the First 75 Years.”,”Reagan: sostituzione di Volcker con Greenspan. “”Nella primavera del 1987 cominciarono a circolare delle voci che il presidente Volcker non sarebbe stato rinominato alla fine del suo mandato nell’ agosto 1987. Sebbene il suo mandato come membro del Board of Governors non finisse che il 31 gennaio 1992, il suo mandato come presidente spirava il 6 agosto 1987. (…) La comunità finanziaria non gradiva la prospettiva che Volcker lasciasse la Fed. La sua leadership aveva condotto la Fed e la comunità degli affari attraverso tempi perigliosi, ed era molto rispettato come leader in un campo complicato e in mutamento. Il 3 giugno 1987, il presidente Reagan annunciò che avrebbe nominato Alan Greenspan al posto di Paul Volcker come presidente del Board of Governors del Federal Reserve System. (…). Così finì un periodo di servizio di un’ altro forte, deciso leader della Federal Reserve. Assieme a Carter Glass, Marriner Eccles, e William McChesney Martin, Paul Volcker sarà ricordato come un uomo che ha guidato la Fed attraverso importanti cambiamenti e per la sua abilità a muoversi in sintonia con gli interessi pubblici della nazione””. (pag 164-165)”,”USAE-038″ “MOORE Bill”,”Our History. Labour – Communist Relations, 1920-1951. Part III. 1945-1951.”,”Nel 1957 il Party History Group pubblicava il Pamphlet n° 5 dal titolo ‘Labour-Communist Relations, 1920-39’. Il presente pamphlet incorpora quello del 1957 riveduto e ampliato da N. BRANSON e Bill MOORE. Gli ani di guerra sono stati scritti da Noreen BRANSON. Il Periodo del dopoguerra fino alla pubblicazione della prima edizione de ‘The British Road to Socialism’, è scritto da Bill MOORE. I piani economici in Germania nelle zone di occupazione. “”E la fusione delle zone britannica e americana nel 1948 mise fine all’ aspirazione del Governo Labour di introdurre la nazionalizzazione all’interno della zona britannica. Forrestal lo disse chiaro. All’ incontro del segretario di Stato USA, di Guerra e Marina (7.5.47), egli ricordò nel suo diario: “”Dissi che il Governo avrebbe dovuto dire con chiarezza che noi non proponiamo di avallare la socializzazione in Germania in qualsiasi modo (…)””””. (pag 29)”,”MUKx-142″ “MOORE Bob a cura; saggi di Pieter LAGROU Louise WILLMOT Hans KIRCHHOFF Olivier WIEVIORKA Gustavo CORNI Dick VAN-GALEN-LAST Arnfinn MOLAND Bob MOORE”,”Resistance in Western Europe.”,”MOORE Bob Saggi di Pieter LAGROU Louise WILLMOT Hans KIRCHHOFF Olivier WIEVIORKA Gustavo CORNI Dick VAN-GALEN-LAST Arnfinn MOLAND Bob MOORE”,”QMIS-129″ “MOORE Laurence R.”,”European Socialists and the American Promised Land.”,”Engels e la valvola di sfogo della frontiera per il proletariato americano. “”Aside from the pig-headedness of the German sectarians one special factor endemic to the American environment worked very strongly against an immediate acceptance of socialism. Even before the Civil War, Marx and Engels had noted with chagrin the escape-valve qualities of the great western hinterland (again a chagrin contrasting sharply to the attitude of other European social radicals toward the frontier). Workers dissatisfied with their condition in the eastern cities did not rebel .- they merely moved. Both Marx and Engels had counted on the rapid rise of American capitalism after the war to nullify this factor, but as late as 1892 Engels was still pointing to the unmanning effect of the American West on proletarian class consciousness. The West did not merely offer the oppressed eastern worker a place to go – a way out and up. Even more damaging to a struggling socialist movement, the large land reserve often turned the laborer into a speculator (or, at least, a potential speculator) and kept his mind running in the same bourgeois circles. Engels wrote, “”Only when the land – the public lands – is completely in the hands of the speculators, and settlement on the land thus becomes more and more difficult or falls victim to gouging – only then, I think, will the time come, with ‘peaceful’ development, for a third party. ‘Land’ is the basis of speculation, and the American speculative mania and speculative opportunity are the chief levers that hold the native-born worker in bondage to the bourgeoisie. Only when there is a generation of native-born workers that cannot expect ‘anything’ from speculation ‘any more’, will we have a solid foothold in America”” (25). The paradox of a bourgeois-minded proletariat had long bothered Engels in analyzing the English masses. In England and America, he knew, the disturbing phenomenon of workers who admired bankers and industrialists and scorned their own class owed much the the relatively high wage scale prevailing there”” (pag 17-18) [Lawrence R. Moore, European Socialists and the American Promised Land, 1970] [(25) Engels to Sorge, Jan. 6, 1892, ‘Letters to Americans’, 239]”,”SOCx-245″ “MOORE Stanley”,”Three tactics. The Background in Marx.”,”MOORE Stanley Testo incentrato sul rapporto tra Marx ed Engels e Blanqui, il blanquismo e i rivoluzionari francesi della generazione precedente la loro. La prima parte del volumetto è più interessante della seconda. Blanqui: Auguste Blanqui, Jules Dalou (vedi retro) Capital et travail (1870) Ancienne Librairie Germer Baillière et Cie, Félix Alcan, éditeur, 1885; Titolo Capital et travail Volume 1 di Critique sociale, Auguste Blanqui Autori Auguste Blanqui, Jules Dalou Editore Ancienne Librairie Germer Baillière et Cie, Félix Alcan, éditeur, 1885 Marx su eventuale possibilità rivoluzione senza guerra civile (per Inghilterra e Stati Uniti) (pag 85) Questione rivoluzione permanente in Marx ed Engels. “”From the beginning of 1844, when Marx and Engels announced their conversion to communism, until the end of 1850, when they faced the fact that the crisis of 1848 was over, their revolutionary tactics were primarily influenced by the tradition of Babeuf, Buonarroti, and Blanqui. This tradition was not the only influence on Marx and Engels. They were far from accepting its principles uncritically. Yet the key to understanding their tactics during this period is to examine the position they adopted on the doctrines of permanent revolution, proletarian dictatorship, and conspiratorial leadership. The slogan of permanent revolution does not appear in the ‘Communist Manifesto’. But the concept is implicit in the claim that Germany is on the eve of a bourgeois revolution that will be immediately followed by a proletarian revolution. After the successes of 1848 and the defeats of 1849, Marx and Engels, in the ‘First Address of the Central Committee of the Communist League to its Members in Germany’, presented a detailed tactical plan for carrying forward the revolution. In this address they distinguish three political programs, representing three classes struggling to dominate the revolution: bourgeois Liberalism, petty-bourgeois Democracy, and proletarian Communism. Throughout every stage of revolutionary development the proletarians must build their independent organization and present their independent program. But at each new stage they must shift their alliances and increase their demands. During the period when bourgeois Liberals are in the ascendancy, Communists should support the struggle of petty-bourgeois Democrats to take power. But in the period when petty-bourgeois Democrats are in the ascendancy, Communists should struggles to replace them. These tactics are summarized in the statement that the battle-cry of the proletariat must be “”The Permanent Revolution”””” [Stanley Moore, Three tactics. The Background in Marx, 1963] (pag 22-23)”,”MADS-639″ “MOORE Barrington jr”,”Social origins of Dictatorship and Democracy. Lord and Peasant in the Making of the Modern World.”,”Dopo la guerra civile americana “”non ci fu la confisca e la redistribuzione delle terre e il sistema delle piantagioni riprese vigore per mezzo di un nuovo sistema di lavoro. Si tentò dapprima con il lavoro salariato. Ma questo fallì a causa del fatto che i neri salariati prendevano la paga nel corso dell’anno ma poi tendevano a nascondersi quando c’era da raccogliere il cotone. Così si ricorse allo ‘sharecropping’ (mezzadria) che dava ai proprietari delle piantagioni un maggior controllo sulla forza-lavoro”” (pag 147) Barrington Moore Jr. (Washington, 12 maggio 1913 – Cambridge, 16 ottobre 2005) è stato un sociologo statunitense. È famoso per la sua opera Le origini sociali della dittatura e della democrazia: proprietari e contadini nella formazione del mondo moderno (1966), uno studio comparativo della modernizzazione in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Cina, Giappone, e India, e una storia filosofica del totalitarismo. Tra le altre sue opere si ricordano Riflessioni sulle cause sociali delle sofferenze umane e su alcune proposte per eliminarle (1972) e un’analisi sulla ribellione dal titolo Le basi sociali dell’obbedienza e della rivolta (1978). Si laureò allo Williams College nel Massachusetts, dove compì studi di latino, greco e storia. Si interessò anche di scienze politiche ed entrò a far parte della società accademica Phi Beta Kappa. Lavorò come analista politico per il governo americano, nell’Office of Strategic Services e nel Dipartimento di Giustizia. All’OSS incontrò Herbert Marcuse, che gli sarà amico per tutta la vita, e la sua futura moglie Elizabeth Ito, che morì nel 1992. I due non ebbero figli. La sua carriera accademica ebbe inizio nel 1945 a Chicago; nel 1948 si recò a Harvard ed entrò nel Russian Research Center nel 1951. Divenne professore emerito nel 1979. Moore pubblicò il suo primo libro Politica sovietica nel 1950 e Terrore e progresso, URSS nel 1954. Nel 1958, con il suo libro composto da sei saggi su teoria e metodologia, dal titolo Potere politico e teoria sociale, attaccò la prospettiva metodologica delle scienze sociali degli anni Cinquanta. Tra i suoi studenti a Harvard si ricordano i sociologi Theda Skocpol e Charles Tilly.”,”BORx-019″ “MOORE Barrington Jr”,”Il dilemma del potere.”,”Barrington Moore Jr. (Washington, 12 maggio 1913 – Cambridge, 16 ottobre 2005) è stato un sociologo statunitense. La conferenza di Genova. “”Accettando nel 1921 quello che si riteneva essere un temporaneo impedimento verso la mèta dell’autoconservazione con la rivoluzione, i capi comunisti della Russia si accinsero a far mostra di una notevole abilità nella tecnica della diplomazia, basata sull’equilibrio delle potenze. (…) La concezione leninista delle relazioni internazionali , sebbene non impedisse la pratica di una politica basata sull’equilibrio delle potenze da parte di uno scelto gruppo comunista, militava contro qualsiasi concezione di politica estera quale sistema continuativo di relazioni politiche, in cui i partecipanti medesimi potevano cambiare le loro posizioni, mentre il sistema stesso rimaneva relativamente immutato. Invece i capi russi continuavano, sebbene con frequenza ed entusiasmo decrescenti, a profetizzare la scomparsa dell’intero sistema e la sua sostituzione con una comunità proletaria internazionale. Il primo trionfo su vasta scala, riportato dai sovietici con i metodi della diplomazia tradizionale, fu il distacco della Germania da una posizione di dipendenza nei confronti della Francia e dell’Inghilterra con il trattato di Rapallo del 16 aprile 1922. Il successo di Rapallo sembra sia stato un colpo di fortuna sperato, ma inatteso. Nelle discussioni, che precedettero la partecipazione della Russia alla conferenza di Genova, Lenin continuamente mise in rilievo più le mète economiche che quelle politiche dei sovieti. Infatti i suoi discorsi pubblicati non contengono alcun accenno alla possibilità di un riavvicinamento tedesco-sovietico. Il fine della conferenza di Genova, come venne dichiarato da colui che ne fu l’animatore, Lloyd George, era la restaurazione dell’economia europea distrutta dalla guerra. Da una simile conferenza, a quanto pare, Lenin credeva che la Russia avesse molto da guadagnare. «Proprio sin dagli inizi noi dichiarammo che ‘vedevamo con piacere la conferenza di Genova e vi avremmo partecipato; noi comprendevamo benissimo, e non lo nascondevamo, che andavamo colà come mercanti, perché il commercio con i paesi capitalisti è assolutamente essenziale per noi (sino a quando essi non saranno completamente crollati), e che noi andavamo a Genova per discutere nel modo più leale e più favorevole le condizioni politicamente convenienti di questo commercio, e niente altro» (41). Non vi fu, secondo Lenin, né disaccordo né controversia su tale questione nel comitato centrale del partito oppure tra i gregari (42); indicazione, anche questa, della misura in cui le speranze e i desideri di una crociata rivoluzionaria erano spenti. Anche se il ripristino di rapporti commerciali sembra essere stato il primo obbiettivo sovietico, è evidente che anche i problemi politici furono presi in esame. Durante il viaggio a Genova la delegazione sovietica si fermò a Berlino e avviò delle conversazioni circa la possibilità di un nuovo accordo tedesco-sovietico (43). Entrambe le parti avevano da qualche tempo tastato il terreno nella ricerca di un accordo che consentisse di sfuggire alla pressione degli alleati vittoriosi. Secondo Louis Fischer, le conversazioni, che in definitiva condussero a Rapallo, cominciarono, sin dal 1920, nella cella di una prigione, occupata da Karl Radek (44). Esse non diedero risultati fino a quando gli alleati non furono scissi da una combinazione di circostanze e dalla tattica diplomatica tedesco-sovietica. Oltre all’Inghilterra, i principali partecipanti alla conferenza di Genova furono la Russia, la Francia, la Germania e l’Italia. Taluni interessi economici univano temporaneamente questi paesi contro i sovieti prima della conferenza. (…) All’apertura della conferenza Cicerin fece attenzione affinché le frasi rivoluzionarie non creassero contro di lui un fronte ostile. Lenin gli aveva già consigliato di «evitare parole grosse», discutendo il testo del suo discorso d’apertura (46). Perciò, e presumibilmente prendendo spunto da Lenin, Cicerin iniziò il suo discorso col dichiarare che la delegazione russa, pur rimanendo fedele ai principi generale del comunismo, riconosceva il bisogno di una cooperazione economica tra il vecchio e il nuovo sistema del mondo, durante la presente epoca storica (47). Questa concezione della «coesistenza pacifica di due sistemi sociali durante una data epoca storica» fu esposta in diverse altre occasioni successive, quando gli uomini di stato sovietici erano ansiosi di ottenere l’appoggio di un determinato paese capitalistico contro altri stati capitalisti”” (pag 273-274) [Barrington Jr. Moore, Il dilemma del potere, Longanesi, Milano, 1953] [(note a pag 585): (41) «La posizione internazionale ed interna della Repubblica Sovietica», rapporto presentato a un’adunanza della frazione comunista del congresso panrusso del sindacato degli operai metallurgici, 6 marzo 1922, ‘Selected Works’, IX, 306; (42) “”Rapporto politico del comitato centrale dell’undicesimo congresso del partito comunista russo””, 27 marzo 1922, ‘Selected Works, IX 327; (43) Rubinshtein, Sovetskaya Rossiya i Kapitalisticheskie Gosudarstva’, p: 298. In generale questa fonte dev’essere usata con precauzione, poiché essa evita scrupolosamente di menzionare la parte avuta da qualsiasi diplomatico sovietico che più tardi si sia identificato con Trotsky. Non è fatta alcuna menzione di Joffe e Rakovsky; (44) Soviets in World Affairs, I, 331; (45) Ibid. pp: 320, 326, 327; (46) Ibid. p. 464; (47) Dal testo del discorso di Cicerin in Kliuchnikov e Sabanin, Mezhdunarodnaya Politika, parte III, sezione I, p. 170] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-793″
“MOOREHEAD Alan”,”La rivoluzione russa.”,”””Verso la fine di luglio l’ esercito russo era in ritirata e l’ offensiva di Kerenskij si concluse con una schiacciante sconfitta russa. Tutta la gravità del disastro non venne resa nota immediatamente a Pietrogrado – i bollettini erano estremamente vaghi – eppure la sensazione della sconfitta aleggiava nell’ aria e fu, questa una nuova tensione che l’ atmosfera già troppo satura della capitale non era in grado di sopportare. Una volta di più fu il partito dei cadetti a far precipitare la crisi. Il 15 luglio quattro dei suoi ministri si dimisero a causa di dissensi sulla concessione dell’ autonomia all’ Ucraina. Questo fu il motivo addotto ufficialmente, mentre sembra certo che fossero entrati in azione anche altri fattori meno evidenti: la sconfitta dell’ esercito, forse quell’ atmosfera generale di minaccia che gravava su Pietrogrado. In ogni modo la notizia delle dimissioni, allorché si diffuse in città, venne accolta come una sorta di segnale o di portento. Vi fu un improvviso impulso delle masse all’ azione e alla violenza. Le giornate di luglio erano incominciate.”” (pag 259-260)”,”RIRx-108″
“MOOREHEAD Alan”,”La Rivoluzione russa.”,”Il presente lavoro vuol essere un breve, semplice, franco resoconto della rivoluzione russa del 1917 e degli eventi che la determinarono. “”Durante il 1906 e 1907, la violenza entrò quasi a far parte dell’esistenza quotidiana in Russia: si calcola che soltanto in quegli anni siano state assassinate circa quattromila persone. Nel 1907, un disperato a nome Kamo fece un colpo realmente sensazionale a Tiflis (…)”” (pag 111)”,”RIRx-065-FL”
“MOORHOUSE H.F.”,”The Marxist theory of the labour aristocracy.”,”H.F. Moorhouse, Department of Sociology, Glasgow University “”Anyway, let me turn to the theory of the labour aristocracy, particularly as it has been used by a number of historians: Foster, Stedman Jones, Hinton and Gray, in the 1970s (3). As with much modern Marxism, the main source of the theory of the aristocracy of labour is, of course, Lenin (4). Drawing on some not very substantial phrases of Engels, and, so it seems, on the trade-unions history of the Webbs, Lenin in the early years of this century constructed, in his works on Imperialism, a distinctive explanation for the quiescence of the proletariat in the capitalist countries and particularly in Britain. But if Lenin is the source of this theory then, in Britain, Hobsbawm has been the well from which more recent authors have drawn their initial interest; initial, I say, since while Lenin and Hobsbawm are routinely quoted and genuflected to by more recent writers, their work is, in effect, quite heavily criticized by these authors, though the criticism is not always made explicit. Hobsbawm (5) does follow Lenin in linking a ‘favoured stratum’ of the working class – a labour aristocracy – to the benefits of Britain’s world economic supremacy in the nineteenth century and to the Leninist notion that the spontaneous thought of the working class leads only to a trade-union consciousness marked by a narrow economism which essentially accepts the basic framework of capitalism. The labour aristocracy arises: «when the economic circumstances of capitalism make it possible to grant significant concessions to its proletariat, within which certain strata of workers manage by means of their special scarcity, skill, strategic position, organizational strength, etc., to establish notably better conditions for themselves than the rest » (6). For Hobsbawm this period was essentially between 1840 and 1890 in Britain, though it extended on in some, ever more challenged form to 1914. However, Hobsbawm is more diffident than Lenin about linking Imperialism and imperial super-profits with the labour aristocracy, and instead rather stresses its relation to the inherent economistic trend of workers’ thought which, among other things, causes the workers to struggle by trade rather as a class. For him, the consolidation of Imperialism and the distribution of its super-profits, combined with a changing technology and occupational structure, led to the dislodgement of the labour aristocracy as a special privileged stratum. Rather the whole of the British working class became a bribed one, while the old aristocrats of labour were pushed into the working class as a distinct wedge of white collar workers forced itself between this group and the higher stratum. But these were later events”” [H.F. Moorhouse, ‘The Marxist theory of the labour aristocracy’, Social History, Hull, n. 1 January 1978] [(3) Important recent Marxist analyses which use the labour aristocracy as a basic explanatory device which are not discussed here (for reasons of space) are Z. Bauman, ‘Between Class and Elite’ (Manchester, 1972); and K. Burgess, ‘The Origins of British Industrial Relations’ (London, 1975); (4) In a numer of works; see the citation in M. Nicolaus, ‘The theory of the labour aristocracy’, Monthley Review, XXI (1970), 91-101, and in E.J. Hobsbawm, ‘Lenin and the aristocracy of labour’, Marxism Today (July 1970); (5) Hobsbawm, ibid., and ‘Labouring Men’ (London 1968), esp, chs. 15 and 16; (6) Hobsbawm, ‘Lenin and the aristocracy of labour…’, 208] (pag 62)”,”LENS-290″
“MOR Antonio WEISBERGER Jean”,”Le letterature del Belgio.”,”Antonio MOR dell’ Università di Genova, è specialista di letteratura belga di lingua francese. J. WEISBERGER insegna letteratura comparata all’ Università di Bruxelles. “”L’ inizio del secolo XIX costituisce una svolta decisiva della nostra storia letteraria. Il movimento ch’esso vede nascere strappa le nostre lettere a un torpore più che secolare e le fa partecipare a poco a poco alle grandi correnti della cultura moderna. Il Belgio esce dal suo isolamento provinciale e verso il 1890 con Verhaeren e Maeterlinck ridiviene un elemento attivo dell’ arte europea””. (pag 277)”,”VARx-100″
“MORA Christiane MONTANIER Bernard BENASSAYAG Maurice GUIDONI Pierre PUDLOWSKI Gilles COLLIARD Jean-Claude WAUQUIER Thomas ROUDY Yvette CRESSON Edith in collaborazione con FUSINA Françoise”,”Les Grands Révolutionnaires. Socialistes utopistes et anarchistes. A la recherche du bonheur.”,”‘Saint-Simon’ Christiane Mora (pag 16-76) ‘Owen’ di Bernard Montanier (pag 77-108) ‘Fourier’ di Maurice Benassayag (pag 109-132) ‘Blanqui’ di Pierre Guidoni (pag 133-196′ ‘Proudhon’ di Gilles Pudlowski (pag 197-262) ‘Louis Blanc’ di Jean-Claude Colliard (pag 263-310) ‘Bakounine’ di Thomas Wauquier (pag 311-388) ‘Flora Tristan’ di Yvette Roudy (pag 389-416) ‘Louise Michel’ di Edith Cresson collaborazione di Françoise Fusina (pag 417-441) Maggio 1871: la Comune di Parigi viene schiacciata: è un genocidio di operai “”L’abandon soudain de la capitale par les troupes gouvernementales laisse le comité devant un pouvoir visiblement trop lourd pour lui. Il montre en tout cas un empressement singulier à se dessaisir de son pouvoir entre les mains d’un Conseil communal élu. Sur les 92 conseillers que les électeurs désignent, le 26 mars, il n’y a que 21 républicains modérés et radicaux. 18 sont des internationaux et 44 des blanquistes et néo-jacobins, 36 élus ne pouvant pas, tel Blanqui, ou refusant de siéger, le 16 avril voit se renforcer les rangs blanquistes, néo-jacobins et internationaux (Seraillier, notemment, entre au conseil). La diversité des tendances représentées au sein du conseil de la Commune explique à la fois l’aspect composite de son programme et de ses réalisations, et en partie son échec. Elle fait justice, en tout cas, de l’accusation colportée par la presse conservatrice de toute l’Europe et qui voit dans la Commune une simple création de l’Internationale: les internationaux qui y participent sont, pour la pluspart, proudhoniens et en mauvais termes avec le conseil général qui a appuyé la création d’un conseil fédéral rival: et les adresses successives du conseil général rédigées par Karl Marx sont autant de mises en garde contre toute rupture hâtive, même si l’auteur ne cache pas son enthousiasme. Qui inspire la Commune? La réponse est complexe: il est évident que les aspects économiques et sociaux, et même politiques, de son programme sont nettement marqués par les idées de Proudhon. En témoignent des revendications telles que la coopération, le crédit gratuit, la libre circulation des produits du travail, une “”banque du peuple””, le refus de tout centralisme, l’Etat nouveau étant conçu comme devant être une fédération de communes autonomes. Sur les questions militaires et certains problèmes politiques, se rencontrent néo-jacobins et blanquistes, tous fermement attachés au principe de la dictature, les premiers par pieuse fidélité aux souvenirs hèroïques de 1793, les seconds mettant en pratique une conviction ancienne que nous avons pu suivre, de complot en complot, depuis la lointaine “”Société des saisons””. Mais en ces temps décisifs, les blanquistes sont moins bien armés qu’on ne pourrait l’imaginer: l’absence de leur chef les prive d’un élément de cohérence irremplaçable: de nombreux votes voient certains d’entre eux, disciples récents comme Eduoard Vaillant ou de longue date, tel Gustave Tridon, rejoindre les rangs de internationaux. On connait la suite: cette initiative que le comité central n’avait pas su conquérir, au lendemain de la retraite des troupes versaillaises, celles-ci la saisissent. Le 21 mai, elles font leur entrée dans la capitale, par l’ouest. Les insurgés sont décidés à résister pied à pied, rue après rue, maison par maison. Corps à corps acharné où, caché dans le renforcement d’un mur, l’ouverture d’un porche, de la porte de Saint-Cloud aux hauts de Belleville, l’ouvrier tire ses rares cartouches sur la marée irrésistible des soldats. Lentemetn, l’armée progresse: au bout d’une semaine, elle atteint les derniers retranchements des communards, au fin fond des quartiers populaires. Quand la dernière résistance s’éteint, 25 à 30.000 comunards sont morts au combat, dans une nouvelle “”semaine sanglante”” qui a dépassé en horreur toutes les autres. A la révolte organisée, pacifique et un instant victorieuse du prolétariat, la bourgeoisie n’a su trouver qu’une seule réponse: le génocide. Car c’est bien d’un génocide qu’il s’agit: des dizaines de milliers de morts, des milliers d’autres traînés devant des cours martiales, jugés hâtivement, puis déportés ou jetés en prison. Les plus heureux ont pu s’enfuir, s’exiler. Le parti blanquiste est décimé, dispersé, anéanti. Rigault tué pendant les derniers combats, Tridon fuyant à Bruxelles où il va mourir, tant d’autres assassinés par des pelotons d’exécution ou déportés dans des bagnes lointains, exilés dans plusieurs pays d’Europe ou d’Amérique. Le mouvement ouvrier français est décapité”” [Pierre Guidoni, ‘Blanqui’] [(in) Les Grands Révolutionnaires. Socialistes utopistes et anarchistes. A la recherche du bonheur’, Romorantin, 1977] (pag 181-182)”,”SOCU-208″
“MORABITO Leo a cura; saggi di Franco DELLA-PERUTA Emilio COSTA Giovanni Battista VARNIER Danilo BRUNO Loredana VERGASSOLA Almerino LUNARDON Luca BORZANI Luigi CATTANEI Franco RAGAZZI Giovanni TRAVERSO Loretta MARCHI”,”Il mutuo soccorso. Lavoro e associazionismo in Liguria (1850-1925). Atti della giornata di studi (Genova, Oratorio di San Filippo, 12 gennaio 1996).”,”Leo MORABITO direttore dell’Istituto Mazziniano. “”Cavour aveva mandato a Genova un nuovo Intendente Generale, Domenico Buffa, giovane di trentasei anni, energico, il quale ebbe a combattere contro la stampa democratica e contro le associazioni in ordine alla festo dello Statuto. Usò decisine e forza con i capi degli operai associati ma ebbe come contropartita il ridicolo della stampa satirica. Le società operaie si facevano forti ed erano ormai nuemrose. Occorreva un centro attivo che irreggimentasse quelle forze e che le coordinasse in un fronte unico per ottenere maggiore autorevolezza”” (pag 63) (Emilio Costa, Associazionismo e mutuo soccorso a Genova (1850-1892))”,”LIGU-077″
“MORÁN Gregorio”,”Adolfo Suárez. Historia de una ambición.”,” Don Adolfo Suárez González (Cebreros, 25 settembre 1932) è un politico spagnolo, 1º duca di Suárez, grande di Spagna e membro dell’Ordine del Toson d’oro. È stato primo ministro della Spagna dal 5 luglio 1976 al 25 febbraio 1981. Fa parte dell’Unione del Centro Democratico (UCD). È stato il primo Capo del governo spagnolo eletto democraticamente dopo la caduta del regime franchista; è duca di Suárez. Laureato in diritto all’Università Complutense di Madrid, svolse vari incarichi nella struttura del regime franchista, sotto la spinta di Fernando Herrero Tejedor, suo protettore da quando lo conobbe nel suo incarico di Governatore Civile (Prefetto) di Ávila. Nel 1958, entra nella segreteria generale del Movimento franchista diventando, nel 1961, capo del Gabinetto Tecnico del Vicesegretario Generale. Nel 1967 è procuratore nel parlamento per la provincia di Ávila e Governatore Civile di Segovia nel 1968. Dal 1969 al 1973 è nominato Direttore Generale della Radio Televisione Spagnola (RTVE). Nell’aprile del 1975 nuovamente sotto la spinta di Herrero Tejedor, è nominato Vicesegretario Generale del Movimento. L’11 dicembre del 1975, nel primo governo di Arias Navarro formato dopo la morte di Francisco Franco, Adolfo Suárez è nominato ministro Segretario generale del Movimiento, il partito unico franchista. Quando nel luglio del 1976 il re Juan Carlos I gli affida la formazione del governo e il conseguente smantellamento delle strutture franchiste, Suárez era tuttavia un perfetto sconosciuto per gran parte degli spagnoli. Ciò nonostante, a soli 43 anni e con non poche difficoltá, fu capace di riunire un gruppo di politici della sua generazione che erano arrivati al convincimento democratico per diversi percorsi. Seppe riunire falangisti convertiti, socialdemocratici, liberali e democristiani e, tra il 1976 e il 1979, poté completare la dissoluzione del regime franchista. Il 15 giugno del 1977, per la prima volta in Spagna dal 1936, si celebrarono libere elezioni generali: Adolfo Suárez fu il vincitore al fronte di una unione di formazioni di centrodestra agglutinate attorno alla sua figura, sotto la sigla UCD (Unión de Centro Democrático). Las Cortes elette, convertite in costituenti approvarono la nuova costituzione, che il popolo spagnolo approvava nel referendum del 6 dicembre del 1978. Il 3 marzo del 1979, Adolfo Suárez vinceva le prime elezioni generali del nuovo regime costituzionale e iniziava il suo terzo mandato come presidente del governo. Fu una tappa di governo piena di difficoltà politiche, sociali ed economiche, che lo condussero a presentare le dimissioni il 29 gennaio del 1981. Nel suo messaggio al paese affermò: «Yo no quiero que el sistema democrático de convivencia sea, una vez más, un paréntesis en la historia de España» (Ovvero: “”Io non desidero che il sistema democratico di convivenza sia, ancora una volta, una parentesi nella storia della Spagna””). Poco dopo le sue dimissioni creó, insieme ad altri ex-dirigenti dell’UCD, il nuovo partito Centro Democrático y Social (CDS), col quale si presentó alle elezioni generali del 28 ottobre del 1982 (vinte da Felipe González del PSOE), risultando eletto a Madrid. Rinnovó il suo seggio nel 1986 e 1989. Nel 1991 si dimise da Presidente del CDS dopo l’inizio della crisi di questo partito che perse la posizione di preminenza che aveva nel quadro politico spagnolo. Nel 1996 gli venne concesso il Premio Príncipe de Asturias (titolo nobiliare dell’erede alla corona spagnola, premio equivalente a un Nobel Spagnolo). Il Premio Príncipe de Asturias per la Concordia gli venne concesso per i suoi importanti contributi alla transizione spagnola verso la democrazia, transizione della quale gli si riconosce l’importantissimo ruolo insieme a quello del re Don Juan Carlos di Borbone. Dal 2003, dopo le scomparse nel 2001 della moglie Amparo Illana Elórtegui e nel 2004 della figlia maggiore Marian Suárez Illana, entrambe avvenute a causa del cancro, sta soffrendo degli effetti dell’alzheimer.”,”SPAx-131″
“MORANDI Rodolfo”,”Storia della grande industria in Italia.”,”Rodolfo MORANDI nacque a Milano nel 1902. Attivo antifascista fu arrestato nel 1937 e condannato dal Tribunale Speciale a dieci anni di carcere. Liberato nel 1943, partecipò alla Resistenza . Ministro dell’ industria dal 1946 al 1947, promosse la costituzione della SVIMEZ. Ha svolto attività politica nel PSI. Ha scritto varie opere.”,”ITAE-027″
“MORANDI Carlo”,”I partiti politici nella storia d’ Italia.”,”””I socialisti non avevano mai palesato molta dimestichezza con la politica estera: se ne occupavano poco e solo per quel tanto che interferiva in modo diretto o indiretto con le questioni economiche o con l’ indirizzo della politica generale”” (pag 63) “”Sappiamo dalle memorie di Trotsky che Lenin non giudicò molto favorevolmente i capi socialisti italiani”” (…) (pag 79)”,”ITAA-057″
“MORANDI Franco”,”Neocapitalismo e movimento operaio.”,”FRIED sulla ‘fine del capitalismo’: “”A rileggere, ad esempio, La fine del capitalismo di Ferdinand Fried che apparve in edizione italiana nel lontano 1932, noi potremmo ritrovare adombrati molti spunti che il Burnham saprà sviluppare fino alle estreme conseguenze. Per il Fried il “”taglio netto”” nella storia del capitalismo avvenne nel 1914 con l’ esplosione della prima guerra mondiale. “”Fino alla guerra – egli scrisse- le crisi del capitalismo erano state crisi di crescenza. Con e dopo la guerra, cessarono le crisi di crescenza e le sostituirono regolari perturbamenti di funzioni””””. (pag 53)”,”ECOI-122″
“MORANDI Carlo, a cura di Fernando MANZOTTI”,”La politica estera dell’ Italia da Porta Pia all’ età giolittiana.”,” “”Un conoscitore della storia e delle vicende europee di quegli anni (Du Hamel, ndr), dopo aver viaggiato a lungo in Italia nel 1871-72, conclude le sue osservazioni con una nota pessimistica. Questa unità italiana, egli dice, è legata ai fasti dell’ Impero napoleonico, di cui fu necessario l’ intervento perché si iniziasse, e la caduta perché potesse completarsi. L’ Italia d’oggi riflette, nella sua vita economicamente difficile, politicamente agitata ed incerta, il vizio politico dell’ Impero che l’ha sorretta.”” (pag 55) “”Anche la politica interna italiana è nata in quel clima: il governo della penisola si è valso delle rivoluzioni e dei rivoluzionari, ma ora vorrebbe diventare conservtore; ha bisogno di autorità e di forza e non le possiede; il repubblicaneismo mazziniano e il socialismo lo corrodono.”” (pag 55) “”Quindi, dopo il ’61, si accentuarono gli sforzi di penetrazione pacifica italiana e francese nella Tunisia, traendo profitto dalla debolezza della reggenza beycale. In generale la nostra storiografia politica ha insistito sull’ assoluta preminenza raggiunta dagli interessi italiani, verso il 1870-80 rispetto a quelli francesi, e quindi sui diritti moralmente acquisiti dal governo di Roma. In realtà gli interessi delle due Potenze erano analoghi e si fondavano su posizioni e su elementi diversi ma ugualmente notevoli.”” (pag 150-151)”,”ITQM-119″
“MORANDI Carlo”,”L’ idea dell’ unità politica d’ Europa nel XIX e XX secolo.”,”MORANDI Carlo ordinario di storia moderna nell’ Università di Firenze “”Il Sacro Romano Impero, pur nei suoi limiti, rispondeva all’ istanza unitaria, ed era sentito altresì come rinnovo di un glorioso modello romano. Nella contrapposizione che se ne faceva all’ impero bizantino, meglio si delineava il proposito di concepirlo come una creazione europea; scrive, infatti il dotto Gerberto, collaboratore di Ottone III: “”Non si creda in Italia che soltanto la Grecia (Bisanzio) possa vantare la romana potenza e la filosofia del suo imperatore. Nostro, sì nostro è l’ Impero romano! La sua forza è fondata sulla fertile Italia, sulla popolosa Gallia e Germania, e sugli intrepidi regni degli Sciti”” (1)””. (pag 42-43) (1) Si noti questo accenno esplicito agli Sciti. In altri scrittori medievali, ed anche in Dante (De Monarchia), la Scizia, cioè la Russia, sembra esclusa dall’ Europa”,”EURx-216″
“MORANDI Aldo, a cura di Pietro RAMELLA”,”In nome della libertà. Diario della guerra di Spagna, 1936-1939.”,”Pietro Ramella, nato a Castellamonte, Torino, nel 1932, si è laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1958. Funzinario di banca, nel 1991 si è iscritto alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, laureandosi nel 1995 con la tesi ‘La Retirada. L’odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la guerra civile’. Collabora con varie riviste e con l’AICVAS. Il capitolo undicesimo è dedicato interamente al campo di internamento per i reduci provenienti dalla guerra civile spagnola di Saint Cyprien (pag 222-239 Riccardo Formica alias Aldo Morandi Biografia di Aldo Morandi alias Riccardo Formica. Nasce nel 1896, Partecipa alla Grande guerra, e nel 1919 aderisce alla Gioventù socialista di Trieste. Aderisce al Pcd’I, condannato al carcere e all’espulsione dall’esercito, impiegato presso il comune di Legnano (1922) segretario della locale sezione comunista, aggredito più volte dai fascisti, collabora alla stampa clandestina. Arrestato nel 1923 e nel 1924 sconta vari mesi di carcere. Viaggia all’estero per conto del PCI (1925) conosce in Svizzera Vincenzina Fonti, la cui sorella aveva sposato il noto esponente comunista Vincenzo Gigante. Arrestato a Milano nel 1926. Nel 1931 in seguito a dissidi con i rappresentanti del PCI che ne chiedono l’allontanamento, lascia tutti gli incarica e lavora in fabbrica a Mosca. Nel 1936 parte per la Francia e fa propaganda presso gli immigrati italiani a Parigi. Nel novembre 1936 va in Spagna alla base delle brigate internazionali ad Albacete e viene nominato capitano e comandante del battaglione misto d’istruzione. A dicembre diventa capo di stato maggiore della 14° brigata internazionale con cui raggiunge il fronte dell’Andalusia. Partecipa a varie battaglie nel 1937 e viene ferito. Nel 1938 è nominato comandante della divisione di manovra ‘Extremadura’. Prende la malaria e lascia l’incarico. 1939. Sotto il suo comando i volontari italiani raggiungono la frontiera francese. Il 9 febbraio è internato a Saint Cyprien. Rilasciato, trova lavoro a Lione. Nel 1945 rientra a Milano e diventa membro del comitato direttivo della federazione provinciale socialista. 1947. Lascia il PSI e aderisce al Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli. Muore nel 1975.”,”MSPG-279″
“MORANDI Rodolfo”,”Storia della grande industria in Italia.”,”Rodolfo Morandi nacque a Milano nel 1902. Attivo antifascista fu arrestato nel 1937 e condannato dal Tribunale Speciale a dieci anni di carcere. Liberato nel 1943, partecipò alla Resistenza . Ministro dell’ industria dal 1946 al 1947, promosse la costituzione della SVIMEZ. Ha svolto attività politica nel PSI. Ha scritto varie opere tra cui ‘Democrazia diretta e ricostruzione capitalistica (1945-1948)’ (Einaudi) Uscita per la prima volta nel 1931, questa ‘Storia’ di Morandi condotta su documenti e materiali di prima mano, resta tuttora un contributo fondamentale, che, come nota Ruggiero Romano nella prefazione scritta per la presente edizione, si distngue per “”chiarezza, concisione, precisione, le virtù dello storico di razza””. Morandi parte dall’attività manifatturiera dell’epoca napoleonica e sotto la Restaurazione, segue la difficile vita delle industrie fino all’unificazione dell’Italia e i progressi realizzati dopo il 1870, e attrraverso l’incremento industriale verificatosi durante la Grande guerra, giunge fino agli anni Trenta. Il libro è aggiornato sugli aspetti recenti da una lezione che l’autore tenne nel 1954 all’Istituto Gramsci. Sono affrontati anche i problemi incontrati dall’Italia, la lacerazione storica tra Nord e Sud, la fragilità degli istituti politici, la disoccupazione, la formazione delle grandi concentrazioni finanziarie.”,”ITAE-003-FAP”
“MORANDI Rodolfo”,”Democrazia diretta e ricostruzione capitalistica, 1945-1948.”,”I finanziamenti all’industria non devono arricchire gli industriali (pag 128-130)”,”ITAP-255″
“MORANTE Elsa”,”La storia.”,”A ‘La Storia’, romanzo pubblicato direttamente in edizione economico nel 1974 e ambientato a Roma durante l’ultima guerra (1941-1947), Elsa Morante ha consegnato la massima esperienza della sua vita. È la sua opera più letta e, come tutti i libri importanti, anche quella che ha fatto più discutere. Cesare Garboli, nell’introduzione a questa edizione tascabile, traccia un bilancio critico sul romanzo a più di vent’anni dalla prima pubblicazione. ‘(…) La Morante è fortissima negli antefatti. Parte sempre da lontano; risale a tempi remoti; si sprofonda negli alberi genealogici, nelle storie dei genitori e degli avi di coloro di cui ci sta dando notizia; e discrive minuziosamente i luoghi, la topografia, le mappe delle loro città e delle loro case. Questa sindrome narrativa presuppone il bisogno di legittimare l’immaginario e di dargli coerenza: la coerenza (incoerente finché si vuole) con ci appare la realtà”” (pag XI)”,”VARx-017-FER”
“MORATA Francesc”,”L’Unione europea. Istituzioni, attori e politiche.”,”Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. Insegna presso l’Istituto universitario europeo di Fiesole e collabora regolarmente con diverse università italiane.”,”EURx-110-FL”
“MORATO J. Jose; selezione e note a cura di Victor Manuel ARBELOA MURU”,”Lideres del movimiento obrero español, 1868-1921.”,”P. Lafargue (pag 123) “”Il ramo dell’ Internazionale degli anarchici si disintegrò a Verviers nell’ anno 1877, come pure si era dissolta la “”autoritaria”” nell’ anno 1874 a Nuova York, ma la Federación Regional Española rimase, anche se in scheletro. Nel 1881 rinaque con singolare slancio. In quell’ epoca di decadenza, Lorenzo passò un anno in amarezza. Un compagno di grande influenza e insuperbito – Lorenze non dice il suo nome e noi non cerchiamo di scoprirlo -, lo accusò di aver falsato i risultati di una elezione. Si difese, ma fu escluso, vide delle facce scure e decise di lasciare il lavoro. Soffrì in silenzio, comportandosi come sempre, e divenne rispettato e prezioso all’ organizzazione. Diciamo che Lorenzo aderì alle dottrine comuniste – lo scontro tra comunisti e collettivisti era al calor bianco- , quando il tipografo svizzero Enrique Sergi Herzig, collega di Kropotkin ne ‘La Revolte’ e in ‘Le Revolté’, andò a Barcellona precedendo il suo amico””. (pag 69-70-71)”,”MSPx-062″
“MORATO Juan Jose”,”Pablo Iglesias Posse. Educador de muchedumbres.”,”Inseriti nel volume alcuni ritagli di giornale”,”MSPx-107″
“MORAVIA Alberto”,”La rivoluzione culturale in Cina. Ovvero Il Convitato di pietra.”,”””In Cina, anche il contadino più semplice e più sprovvisto di istruzione, sembra nascere fornito di una seconda natura di specie culturale. La cultura, in altri termini, è così antica in Cina da essere diventata una seconda natura. Anche nei momenti di massima violenza privata o pubblica i cinesi stentano a ritrovare la violenza primitiva della natura originaria sotto la seconda natura che hanno acquisito attraverso la cultura. In Occidente invece la cultura è molto più recente, non è che un velo gettato su una violenza primordiale sempre pronta ad esplodere. Così mentre l’ occidentale non troverà mai molta difficoltà a regredire di colpo (come si è visto durante la seconda guerra mondiale) all’ uomo del Neanderthal; il cinese per quanti sforzi faccia resterà pur sempre l’ uomo della dinastia T’ang. Ne segue una conseguenza curiosa: l’ occidentale nasce violento e ci mette la vita intera ad imparare ad essere colto e civile; invece il cinese nasce colto e civile e deve imparare ad essere violento””. (pag 125)”,”CINx-125″
“MORAVIA Alberto ELKANN Alain”,”Vita di Moravia.”,”””Ma ecco dunque nelle pagine di questa Vita, alle prese col ragazzo che è stato, dapprima malato in sanatorio, poi, guarito, narratore precoce e di successo, catturato dal nomadismo intellettuale che non lo abbandonerà mai, in Inghilterra, in Cina, a New York, in Messico, poi in India, in Africa, all’ ansiosa ricerca del punto conclusivo di una verità che sfugge sempre””. “”A Canton dovevo andare a Hong Kong per partire e tornare in Italia. Andai dal console, che mi accolse molto bene, mi offrì un buon pranzo e mi disse: “”Lei è italiano, ama l’ Italia?”” “”Certo, si capisce””. “”Allora mi deve fare un favore: deve portare un pacco, attraverso la dogana della frontiera che è sorvegliata dagli inglesi, e consegnarlo al console italiano di Hong Kong””. Ho preso questo pacco, l’ho messo nella tasca dell’ impermeabile e sono passato facilmente attraverso la dogana. Appena in albergo, naturalmente, mi sono precipitato ad aprire il pacco. Erano delle carte geografiche dei fondali marini di Hainan che è una grande isola non lontana da Hong Kong. A quanto pare, Mussolini voleva impadronirsi di quell’ isola e farne una colonia””. (pag 96-97)”,”BIOx-072″
“MORAVIA Sergio”,”La ragione nascosta. Scienza e filosofia nel pensiero di Claude Levi-Strauss.”,”””Nell’intera storia della scienza – scriverà nel ’45 Ernst Cassirer in un celebre saggio su ‘Word’ – non v’è forse capitolo più affascinante della nascita della ‘nuova scienza’ del linguaggio. Per la sua importanza essa può assai bene essere paragonata alla nuova scienza di Galileo, la quale, nel secolo XVII, mutò tutta la nostra concezione del mondo fisico””. Considerata nei suoi termini più generali, la linguistica strutturale si propone di individuare in modo nuovo leggi scientifiche e rigorosamente verificabili dei fenomeni linguistici in sé e per sé considerati. La logica e la razionalità della lingua non devono essere ricercate nello sviluppo storico della stessa, bensì nella costanza di certi fenomeni formali individuabili nella lingua cosniderata come totalità, o più esattamente come sistema. Opportunamente esaminata, la lingua (uno dei fondamentali punti di partenza è costituito sempre dalla celebre distinzione introdotta da De Saussure fra la ‘langue’ e la ‘parole’) rivela di costituire appunto un sistema, o addirittura più sistemi, in cui tutti gli elementi linguistici, nel senso più lato, risultano inseriti o inseribili in strutture relazionali di vario tipo, ma tutte dotate come tali di una funzione – e perfino, come amerà dire Jakobson, di un loro ‘télos’.”” (pag 167)”,”TEOS-155″
“MORAVIA Sergio”,”Il tramonto dell’illuminismo. Filosofia e politica nella società francese (1770-1810).”,”Nato a Bologna nel 1940, Sergio Bologna vive a Firenze, dove ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Delio Cantimori e di Eugenio Garin. Si è laureato nel 1962. Collabora a molte riviste (1968). “”Dolorosa scelta, quella di opporre le lettere alla rivoluzione: ma scelta necessaria. Troppo grande era il timore di una nuova tirannide, di destra come di sinistra. L’unica strada aperta pareva quella di debellare i contrasti e gli estremismi – soprattutto, converrà aggiungere, quelli di ascendenza giacobina: fu la strada per la quale gli ‘idéologues’ ritennero opportuno avviarsi. Anche un avversario come Mallet du Pan non mancherà di sottolineare la giustezza della scelta politica di questo gruppo di repubblicani moderati, e l’efficacia della loro azione”” (pag 263)”,”FRAR-405″
“MORAVIA Alberto DE-SERIO Massimiliano TOSO Francesca”,”Picasso, 1881-1914.”,”[‘Guardiamo prima di tutto alle date. Nel 1910, a Trieste, James Joyce dà inizio all”Ulysses’. Nello stesso anno Igor Strawinsky fa rappresentare a Parigi ‘L’Oiseau de feu’. Pablo Picasso, un po’ prima, tra il 1903 e il 1906, dipinge quadri come ‘I giocolieri’, ‘La vita’, i ‘Miseri in riva al mare’, la ‘Bevitrice di assenzio’, ‘La coppia’, l”Acrobata e giovane equilibrista’ ecc. Vale a dire, il secolo comincia esattamente come doveva per poi proseguire e come tuttora prosegue, con un’arte rifatta sull’arte, un’arte non più in presa diretta sulla realtà ma mediata dall’estetismo, un’arte convogliata dalla coscienza critica fuori dalle tempeste della creatività verso le lagune immobili della maniera e dunque, più tardi, del consumo. (…) Che cosa accumunava Joyce, Strawinsky e Picasso? Che non avevano niente da dirci, o meglio non volevano dirci niente sopra se stessi e dunque sul loro rapporto con la realtà, ma moltissimo sull’arte e sul loro rapporto con l’arte. Indifferenti nei riguardi del mondo al quale rifiutavano qualsiasi partecipazione che non fosse mediata dall’arte, questi tre artisti erano caratterizzati da una genialità di specie riflessa, critica, tecnica, contemplativa. Prim’ancora chel’anima del creatore, avevano l’occhio dell’esteta, il fiuto del conoscitore, la mano dell’imitatore. Erano tre geni voraci e versatili che, dopo aver bruciato in pochi anni la carriera dell’artista tradizionale legato alla rappresentazione della realtà, avrebbero saputo oltrepassare il limite un tempo invalicabile dell’esaurimento, spostando la loro opera dalla vita alla cultura”” (pag 7) [Alberto Moravia, ‘Esplosione della maniera’]”,”VARx-568″
“MORAVIA Sergio”,”La ragione nascosta. Scienza e filosofia del pensiero di Claude Lévi-Strauss.”,”Sergio Moravia è nato a Bologna nel 1940. Ha compiuto gli studi universitari a Firenze sotto la guida di Delio Cantimori e di Eugenio Garin. Alla filosofia e alla cultura tardo-settecentesca ha dedicato una serie di saggi e il volume Il tramonto dell’illuminismo. É stato per lunghi periodi a Parigi ed ha pubblicato alcuni studi sulla filosofia francese contemporanea. Insegna storia della filosofia nella Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze, collabora a numerose riviste filosofiche e di cultura ed è redattore de ‘Il pensiero politico’.”,”TEOS-072-FL”
“MORAVIA Sergio”,”Il pensiero degli idéologues. Scienza e filosofia in Francia (1780-1815).”,”Volume intonso Destutt de Tracy e la fondazione teorica dell’ ‘idéologie’. Individuo e società nel pensiero di Destutt de Tracy. “”Due anni dopo il Tracy pubblica la terza parte dell’opera, una ‘Logique’. La quarta e la quinta parte intitolate congiuntamente ‘Traité de la volonté et des ses effets’ non usciranno invece che nel 1815. Oltre ad un’analisi di natura per così dire psico-morale, questo ‘Traité’ conteneva anche uno stringato ma denso saggio di economia politica, che susciterà un giorno l’interesse (certo assai critico e perfino mordace) di Marx”” (pag 323) “”Non forse per la sua originalità, ma piuttosto per la lucidità della sistemazione di certe dottrine, il ‘Traité d’économie politique dell’idéologie’ Jean-Baptiste Say ebbe infatti nello sviluppo del pensiero economico francese una grande importanza. Anche l’opera di economia politica di Destutt de Tracy s’inserirà saldamente in quello sviluppo. L’attenzione che di lì ad oltre mezzo secolo gli dedicherà uno specialista di storia del pensiero economico come Marx varrebbe da sola ad attestare l’interesse di quel testo”” (pag 762) “”Il Tracy, infatti, non solo riassume in quest’opera una ricca serie di letture che testimoniano il suo interesse per i problemi di economia politica, ma vi espone alcune considerazioni ed imposta certe discussioni in un modo che non passerà inosservato, pur dopo tanti anni, ad uno specialista del pensiero economico, sociale e politico settecentesco come Carlo Marx (9)”” (pag 793) [(9) Sia nel ‘Capitale’ che nella ‘Storia delle dottrine economiche’ Marx parla frequentemente del Tracy. Com’è naturale, egli ne esamina essenzialmente il pensiero economico qual era esposto appunto in questa prima parte del ‘Traité de la volonté’. Il giudizio negativo sull”idéologue’ è esposto non di rado in forme assai violente (cfr. ad es. ‘Il Capitale’, Roma Rinascita, 1951, vol II, pp 148-9). Ma la stessa insistenza con cui Marx torna a discutere più volte il Tracy mostra che lo considerava un’espressione assai significativa delle dottrine economiche tardo-illuministiche. Anche il Ricardo lo considerava «a very distinguished writer» (‘The Principles of Political Economy’, London, 1821, p. 333. La citazione è dello stesso Marx, ‘Capitale’, cit., vol. II, p. 140). Nel ‘Capitale’ le teorie tracyane più particolarmente discusse sono quelle concernenti la riproduzione e la circolazione delle ricchezze (‘Traité de la volonté’, parte I, cap. XI). Cfr. ‘Il Capitale’, cit., vol. II, pp. 140-9. Nella ‘Storia delle dottrine economiche’, invece, si chiarisce il vero significato delle lodi tracyane agli «operai produttivi» contrapposti agli «oisifs» (‘Traité’, parte I, pp. 87, 237, ecc.): l’apparente glorificazione degli operai produttivi non è, in realtà, che la glorificazione dei capitalisti industriali in contrapposizione ai proprietari fondiari e a quei capitalisti che vivono solo dei loro redditi (‘Storia delle dottrine economiche’, trad. Conti, Torino, 1954, vol. I, p. 341). Segue poi una serrata confutazione della teoria tracyana dei profitti, del rapporto merci-denaro, della natura dei consumi, ecc. Cfr op. cit., vol I, pp. 342-355)]”,”FRAA-007-FF”
“MORAVIA Alberto”,”Il disprezzo.”,”Alberto Moravia pseudonimo di Alberto Pincherle Moravia, in un’intervista del 1960 afferma che l’intellettuale è l’unico personaggio positivo che la borghesia abbia espresso… (pag IX)”,”VARx-003-FER”
“MORAVIA Alberto”,”La noia. Romanzo.”,”Il protagonista de ‘La noia’, Dino, è considerato secondo tre diversi modi di approccio col mondo; come artista, come uomo, come amante. Solo che la donna che ama, Cecilia, è la realtà, concreta ma sfuggente, tangibilissima ma impossibile al dominio totale. Dino si lancia al disperato inseguimento di Cecilia, usa tutti gli espedienti dal sentimento al denaro. Vorrebbe assoggettarla, comprarla. Ma la realtà si rifiuta: gli si nega attraverso la tautologia. Un romanzo d’amore, di un amore degli anni Sessanta, ovvero di quell’età del malessere che blasfemamente si definì del benessere (risvolto di copertina) Come nel 1929 ne ‘Gli indifferenti’, il ritratto della borghesia fascista che non ascolta la coscienza, e nel 1960 ne ‘La noia’, il ritratto della borghesia consumista che vuole essere travolta dall’irrealtà, Alberto Moravia riesce oggi ne ‘La vita interiore’ a folgorare l’impasto umano della sua epoca in uno sconvolgente ritratto, quello della borghesia omicida e suicida per odio a se stessa, per odio alla vita esteriore… (risvolto di copertina)”,”VARx-006-FER”
“MORAVIA Alberto”,”1934.”,”Alberto Moravia (Pincherle) è nato a Roma nel 1907. A 22 anni ha pubblicato a sue spese il suo primo romanzo, ‘Gli indifferenti’, che molti critici considerano ancora oggi il suo capolavoro. Era un libro aspro, di violenta condanna della borghesia fascista, incredibilmente maturo e letterariamente perfetto…”,”VARx-023-FER”
“MORAWSKI Stefan”,”Il marxismo e l’ estetica.”,”Tesi: l’ homo faber si avvia a diventare homo ludens.”,”MADS-005″
“MORAWSKI Stefan”,”Arte e società nel pensiero di Plekhanov.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 4 LUGLIO-AGOSTO 1970″,”PLED-047″
“MORAWSKI Dominik a cura”,”Non volevamo la luna. La lotta per i diritti sindacali e democratici in Polonia.”,”MORAWSKI Dominik, nato a Poznam nel 1921, giornalista, esperto di problemi dell’Est europeo già militante de: Partito del Lavoro, soppresso nel 1947 è stato, nel 1956, uno dei fondatori del club degli intellettuali cattolici di Varsavia. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Dissenso all’Est’ (1975)”,”POLx-044″
“MORAWSKI Stefan”,”Il marxismo e l’estetica.”,”Testi filosofici di Lenin (pag 275-276)”,”LENS-003-FV”
“MORAWSKI Paolo VITALE Ermanno ALIMENTO Antonella CASTIGLIONE Dario ARATO Franco TAPPERO-MERLO Germana MARUCCO Dora FAVERO Carlo VIOLI Roberto FACHIN Stefano FREGA Stefano”,”Notizie dalle (future) «Indie d’Europa»: Polonia, Lituania e Moscovia nei ‘Diarii’ di Marin Sanudo – Anni 1496-1519 (Morawski); Hobbes e Bentham. Contrattualismo e utilitarismo fra moderni e contemporanei (Vitale); Un paradosso storico: Forbonnais ed i fisiocratici di fronte alla riforma del sistema impositivo (Alimento); Hume’s conventionalist analysis of justice (Castiglione); Carlo Amoretti e il giornalismo scientifico nella Milano di fine Settecento (Arato); Il finanziamento della Guerra Civile americana: l’Unione e la Confederazione a confronto (Tappero Merlo); Vincenzo Giuffrida, funzionario e politico, nella crisi dello stato liberale (Marucco); Nuove prospettive epistemologiche in econometria. Da alchimia a scienza?; Ottimalità della politica economica in presenza di aspettative razionali, informazione privata e comportamenti strategici (Violi); Disturbi dell’offerta e dinamica dell’occupazione in una piccola economia aperta (Fachin); Cittadinanza democratica e priorità della libertà (Frega).”,”Contiene tra l’altro il saggio: Dora MARUCCO: ‘Vincenzo Giuffrida, funzionario e politico, nella crisi dello stato liberale’ (pag 253-317) (Giuffrida lesse e criticò Marx…) – Germana TAPPERO MERLO: ‘Il finanziamento della Guerra Civile americana: l’Unione e la Confederazione a confronto’ (pag 221-251)”,”ANNx-020-FP”
“MORAZÉ Charles”,”Les bourgeois conquérants, XIXe siècle.”,”Charles Morazé, Direttore di Studi all’Ecole Praticque des Hautes Études (EPHE), Professore all’ Institut d’Études politiques (IEP)”,”STOS-039-FSD”
“MORDAL Jacques”,”Venticinque secoli di guerra sul mare. Da Salamina a Midway.”,”MORDAL Jacques nato a Evreux nel 1910, ha trascorso la giovinezza a Brest. Marinaio per vocazione e per tradizione familiare, ha subito due naufragi. Ferito a Dunkerque, ha ripreso servizio nel Nordafrica. Nel 1943 ha fatto parte dell’ ufficio informazioni nel settore della Manica per terminare poi la guerra con i Fucilieri della Marina. La sua ‘Storia della Marina francese nella Seconda guerra mondiale’ ha ricevuto nel 1959, un riconoscimento dell’ Accademia di Francia per la storia. Vittoria francese Chesapeake che diede l’ indipendenza agli Stati Uniti (pag 138) La battaglia di Tsushima, 1905. “”Russi e Giapponesi avrebbero anche potuto trovarsi in condizioni di parità quanto a numero, addestramento e potenza di fuoco, e Togo avrebbe avuto ugualmente la mano migliore nella partita. Egli non ignorava nulla dei movimenti dell’ avversario. (…) Il bilancio del disastro si rivelò impressionante. Su otto corazzate russe, sei erano state affondate e due catturate. Delle trentasette unità che si erano presentate nello stretto di Tsushima, vendidue scomparvero, sei si arresero, sei dovettero farsi internare in un porto neutrale; soltanto tre arrivarono a Vladivostock. (…) Dopo la Prima squadra , annientata a Port Arthur, e la Seconda – quella del Baltico – scomparsa a Tsushima, ecco la squadra del Mar nero di fronte a un nemico ancor più temibile dei cannonieri nipponici: la rivolta. (…) Non si trattava solo della battaglia perduta. Il numero di navi consegnate al nemica aveva violentemente frustrato l’ amor proprio russo. Non soltanto Nebogatoff, ma anche Rozestvenskij, il comandante della Biedovy e molti altri vennero tradotti davanti al consiglio di guerra, a Kronstadt, al loro rientro dalla prigionia.”” (pag 275)”,”QMIx-161″
“MORE Thomas BACONE Francesco”,”Utopia – La nueva Atlantida.”,”””Di tutti i piaceri stimano di più quelli che appartengono allo spirito, e tra questi quelli che si originano dalla vera virtù e da una coscienza tranquilla. Considerano la salute come il principale piacere corporale, perché giudicano che il mangiare e il bere e tutti i piaceri del sensi sono desiderabili unicamente nella misura in cui danno o conservano la salute (…)”” (pag 84)”,”SOCU-109″
“MORE Thomas”,”The Utopia of Sir Thomas More.”,”H.B. COTTERILL è stato anche il curatore della ‘Areopagitica’ di MILTON. Persia. “”E, secondo il vecchio costume della terra, essi non desiderano allargare i confini dei loro domini; e quelli che essi hanno in ragione delle alte colline sono facilmente difendibili; (…)”” (pag 34) Costumi alimentari: Due sette: Carnivori e vegetariani (pag 134-135) Nell’ indice tematico delle note c’è il termine ‘comunismo’ (note 51, 53, 55, 71)”,”SOCU-134″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Introduzione alla geopolitica.”,”Capitoli: La coscienza geografica- La geopolitica della potenza marittima: da CLAUSEWITZ a MAHAN; HALFORD J. MACKINDER (1861-1947); Nicholas J. SPYKMAN (1893-1943)- La geopolitica della GERM, Fridrich RATZEL (1844-1904) e la Germania di GUGLIELMO II; Karl HAUSOFER (1869-1946) e la GERM dal 1918 al 1945- La geopolitica in FR: dalla finde del XIX secolo al decennio gollista; dalla fine degli anni Settanta ad oggi- Geografia, geopolitica e guerra: i fattori geopolitici tra la 1° e 2° GM, nell’antagonismo EST-OVEST e nei conflitti del Sud- Geopolitica e geo-economica. L’A insegna presso l’Institut d’etudes politiques di Parigi ed è autore di numerose opere sulle relazioni internazionali tra le quali ‘Quel avenir pour quelle Communauté?’ (1986) e ‘Les relations internationales dans le monde d’aujourd’hui: conflict et interdependances.”,””
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Les relations internationales dans le monde d’ aujourd’hui. Entre globalisation et fragmentation.”,”MOREAU DEFARGES Philippe è ex allievo dell’ Ecole Naitonale d’ Administration, consigliere di affari esteri, chargé de mission presso la direzione dell’ Institut Francais des Relations Internationales e professore all’ IEP (Institut d’ Etudes Politiques de Paris). “”Per Samir Amin, economista del terzomondismo, lo sviluppo autocentrato è la condizione della rottura della sottomissione della periferia al centro: “”Così strutturata – ovvero “”autocentrata”” o ancora “”introvertita””, in opposizione all’ economia sotto-sviluppata volta verso l’ esterno, “”extravertita”” – l’ economia nuova costituisce un insieme organico in cui le diverse parti sono diventate solidali, cosa che permetterà ai flussi d’ innovazione e di progresso di propagarsi nell’ insieme del corpo””. Nei fatti, la debolezza delle economie sottosviluppate esclude una tale opzione per i paesi soli ma impone una “”autonomia collettiva”” (“”collectiv self-reliance””). Da cui la priorità a volte data al dialogo Sud-Sud. (…) In definitiva, l’ idea di sviluppo autocentrato resuscita (incosciamente?) la visione geopolitica d’ insiemi continentali, dominante negli anni 1930, e dividenti il mondo in zone auto-sufficienti… e gerarchizzate sotto la direzione di una potenza (Germania in Europa, Giappone in Asia…). I rischi della ripartizione delle risorse, l’ ineguaglianza dei dinamismi industriali, la nascita di un mercato mondiale non li annienta in questa visione di autonomia regionale?””. (pag 414-415)”,”RAIx-189″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Introduction à la géopolitique.”,”Capitoli: La coscienza geografica- La geopolitica della potenza marittima: da CLAUSEWITZ a MAHAN; HALFORD J. MACKINDER (1861-1947); Nicholas J. SPYKMAN (1893-1943)- La geopolitica della Germania, Fridrich RATZEL (1844-1904) e la Germania di GUGLIELMO II; Karl HAUSOFER (1869-1946) e la Germania dal 1918 al 1945- La geopolitica in Francia: dalla finde del XIX secolo al decennio gollista; dalla fine degli anni Settanta ad oggi- Geografia, geopolitica e guerra: i fattori geopolitici tra la 1° e 2° guerra mondiale, nell’antagonismo Est Ovest e nei conflitti del Sud- Geopolitica e geo-economica. L’A insegna presso l’Institut d’etudes politiques di Parigi chargé de mission presso il direttore dell’ IFRI, ed è autore di numerose opere sulle relazioni internazionali tra le quali ‘Quel avenir pour quelle Communauté?’ (1986) e ‘Les relations internationales dans le monde d’aujourd’hui: conflict et interdependances.”,”RAIx-281″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Legittime interferenze. Il diritto di ingerenza dopo il 2001.”,”MOREAU DEFARGES Philippe è uno dei maggiori specialisti francesi di affari internazionali, geopolitica e costruzione europea. Fa parte del corpo diplomatico, svolge attività di ricerca ed è codirettore del Rapporto RAMSES presso l’Istituto francese di relazioni internazionali. Professore presso Sciences Po di Parigi, è autore di numerose opere su questi temi.”,”RAIx-282″
“MOREAU Jacques”,”L’espérance réformiste. Histoire des courants et des idées réformistes dans le socialisme français.”,”MOREAU Jacques (1927-2004) autore di un brillante saggio su ‘Les socialistes français et le mythe révolutionnaire’ (Pluriel, 2003) presenta qui un’opera sulle le correnti e le idee dei riformisti all’interno del socialismo francese. Diplomato in scienze economiche e di scienze politiche, ex allievo ENA, è stato servitore dello Stato e militante socialista ed europeo. Alain BERGOUNIOUX, storico, segretario nazionale agli studi del Partito socialista. “”Brousse et ses amis attribuent alors l’échec électoral de leurs candidats aux élections de 1881 à Paris au texte de la déclaration du parti [POF ndr] rédigée par Marx et Engels. Déjà ils jugent inadmissible que les socialistes français se soumettent en touts circonstances à un chef installé à Londres, et comparent les guesdistes aux catholiques ultramontains qui obéissent au pape de Rome (on sait qu’au cours de XIXe siècle le débat entre gallicans et ultramontains a divisé profondément l’Eglise de France). Mais ils contestent surtout la voie révolutionnaire. Les broussistes sont gradualistes, Brousse le dit: “”Nous ne désirons pas une révolution trop prompte, nous préférons que la transformation se fasse lentement, logiquement””. On ne s’improvise pas directeur d’un grand-service public du jour au lendemain parce que l’on a fait un beau discours. Voyez Gambetta, malgré son éloquence, et les gens de la Commune de Paris (…) c’était trop rapide””. (…) Ainsi la critique radicale de la société débouche sur un réformisme qui prend la forme d’un ralliement à la théorie des “”services publics”” imaginée par le théoricien belge César de Paepe. C’est par le développement de “”services publics””, et surtout municipaux, à caractère économique, opéré au fur et à mesure des besoins, que se réalisera la socialisation”” [Jacques Moreau, L’espérance réformiste. Histoire des courants et des idées réformistes dans le socialisme français, 2007] (pag 75)”,”MFRx-360″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Introduzione alla Geopolitica.”,”Philippe Moreau Defarges insegna presso l’Institut d’études politiques di Parigi ed è autore di numerose opere sulle relazioni internazionali, tra le quali: Quel avenir pour quelle Communauté?, Les relations internationales dans le monde d’aujourd’hui: conflits et interdépendances.”,”RAIx-047-FL”
“MOREL Evelyne GUEGUEN Pierre a cura, scritti di LENIN RAKOVSKY KRUPSKAIA LUNACHARSKIJ MORIZET CORNELIS CETON CHARPENEL SCHIAPPA SERAC”,”Russie 1917 – dossier 3. La lutte du gouvernement soviétique pour la liquidation de l’ignorance (Morel, ac); Le combat de Lénine contre la bureaucratisation de l’État ouvrier (Guéguen, ac).”,”Criminalizzazione e falsificazione della storia della rivoluzione russa e calunnie sui bolscevichi da parte di S. Courtois (pag 83-89) (‘Lénine inventeur du totalitarisme’)”,”LENS-310″
“MORELLET André, a cura di Eugenio DI-RIENZO e Lea CAMPOS-BORALEVI”,”Traité de la propriété e il carteggio con Bentham e Dumont. Testi inediti.”,”André Morellet (1727-1819), membro del partito filosofico, vicino al movimento fisiocratico, ma soprattutto consigliere ufficioso dell’amministrazione francese, redasse, tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, un ‘Traité de la propriété de l’homme sur les choses’, che può considerarsi il capitolo conclusivo della sua decennale riflessione sui rapporti tra l’istituto della proprietà e i processi di modernizzazione che investirono la Francia della fine dell’Antico Regime e della Rivoluzione. Lo scritto, finora completamente inedito, si presenta sotto la forma di contraddittorio filosofico nel quale vengono esaminate, discusse e confutate le teorie sulla proprietà di Hobbes, Locke, Hume, Rousseau, Mirabeau, Bentham, al fine di assicurar, sullo sfondo storico di una Francia che già prelude alla “”repubblica dei notabili”” della Restaurazione, le piene e incontrovertibili prerogative dei diritti del possesso individuale. Insieme a esso viene qui pubblicato integralmente per la prima volta il carteggio – intercorso fra l’abbé Morellet, il filosofo utilitarista Jeremy Bentham (1748-1832), ed il suo editore francese, Etienne Dumont – in cui si sviluppano i temi che verranno organicamente ripresi nell’ultimo capitolo dei Traité. I saggi dei due coratori ricostruiscono il contesto storico-politico in cui situare il ‘Traité’ ed il carteggio ad esso relativo. (quarta di copertina)”,”FILx-002-FMB”
“MORELLI Giovanna PACE Carlo a cura; saggi di ALLIEVI Lorenzo CABIATI Attilio, CANTONI Costanzo, DE JOHANNIS Arturo Jéhan, EINAUDI Luigi, FEDERICI Luigi, FRIEDERICHSEN Vittorio, LUZZATI Luigi, MENGARINI Publio, MONZILLI Antonio, MORELLI Giovanna, PACE Carlo, PANTALEONI Maffeo, POZZI Roberto”,”Origini e identità del credito speciale.”,”PACE Carlo è professore ordinario di economia politica nell’ Unversità di Roma e direttore dell’ Istituto di economia e finanza nella medesima università. Ha compiuto i suoi studi nelle università di Roma e di Oxford (Saint Antony College) e al Centre européenne universitaire di Nancy. Ha insegnato in università italiane ed estere ed è autore di pubblicazioni di economia toerica e applicata. MORELLI Giovanna è laureata in giurisprudenza e presta la sua attività nell’istituto di economia e finanza dell’ Università di Roma. Vincitrice di una delle borse di studio “”Marco Fanno”” di Mediocredito Centrale, è iscritta al programma di Master e di economia e fianza della Fordham University di New York.”,”E1-BAIT-016″
“MORELLI Giovanna BAGELLA Michele”,”Gli istituti di credito speciale. Da istituti di credito a intermediari specializzati. 1963 – 1998.”,”VOLUME I – Gli istituti di credito speciale nell’evoluzione della struttura finanziaria italiana (1963 – 1992). 1. Gli istituti di credito speciale e l’evoluzione del mercato del risparmio: fasi, modalità e caratteristiche del loro finanziamento. 2. Gli istituti di credito speciale ed il finanziamento degli investimenti: un modello finanziario in evoluzione. 3. Gli istituti di credito speciale e lo sviluppo economico italiano. BIBLIOGRAFIA – APPENDICE STATISTICA. VOLUME II – Concentrazioni, acquisizioni e concorrenza: la nuova configurazione del sistema bancario italiano. 1. Evoluzione della legislazione bancaria dopo il 1992 ed effetti sulla struttura finanziaria degli istituti di credito mobiliare (ICM). Dalla Legge Amato al Testo Unico sul credito. 2. I cambiamenti pproprietari degli istituti di credito mobiliare dopo il 1992. 3. Concorrenza tra gruppi bancari e ruolo degli”,”E1-BAIT-017″
“MORELLI Ugo”,”Classi e movimenti migratori.”,”Ugo MORELLI è nato nel 1951. Nel 1975 si è laureato in scienze politiche presso l’ Università di Bologna con una tesi sul fenomeno migratorio. Che cosa può accadere in questi casi? Risponde Bouthoul: “”La struttura esplosiva produce una tendenza centrifuga delle classi di età più giovani; tenendo conto dei punti di minor resistenza, seguendo le condizioni storiche, considerando le possibilità economiche, sociali e tecniche disponibili, le aspirazioni e le tensioni dei giovani possono trovare sfogo o in una guerra civile, o in una crociata ideologica, o in una emigrazione, o in una guerra contro altri popoli””. (pag 16)”,”DEMx-039″
“MORELLI Emilia SCIROCCO Alfonso VAN-NUFFEL Robert J. BARTOCCINI Fiorella VALIANI Leo UGOLINI Romano BLAKISTON Noel saggi; discussioni di Bianca MONTALE Eugenio ARTOM Emilia MORELLI Pierre GUILLEN Alfonso SCIROCCO Hartmuth ULLRICH Aldo BERSELLI Alfredo CAPONE Zeffiro CIUFFOLETTI Ernesto SESTAN Alberto M. GHISALBERTI”,”Correnti ideali e politiche della sinistra italiana dal 1849 al 1861. Atti del XXI Convegno storico toscano (Castelvecchio Pascoli, 26-29 maggio 1975).”,”Saggi di MORELLI Emilia SCIROCCO Alfonso VAN-NUFFEL Robert J. BARTOCCINI Fiorella VALIANI Leo UGOLINI Romano BLAKISTON Noel discussioni di Bianca MONTALE Eugenio ARTOM Emilia MORELLI Pierre GUILLEN Alfonso SCIROCCO Hartmuth ULLRICH Aldo BERSELLI Alfredo CAPONE Zeffiro CIUFFOLETTI Ernesto SESTAN Alberto M. GHISALBERTI “”L’esperienza romana fu il punto di partenza per la riflessione generale di Pisacane. Negli articoli su “”L’Italia del popolo”” Pisacane si sforza di inserire la questione militare nella più vasta problematica della rivoluzione italiana. Si passa così rapidamente dalla teoria militare della massa alla teoria politica della massa. “”Le rivoluzioni – scrive Pisacane – non si compiono se non col popolo: popolo sono le masse delle baionette che bisogna spingere contro le mitraglie nemiche, ed è tra queste masse che bisogna cercare il genio di dirigere i movimenti””. Per ora Pisacane sottolinea l’assenza del genio militare, espressione diretta delle masse, in seguito egli lamenterà la mancanza di un partito capace di indicare alle masse obbiettivi politici rispondenti ai loro reali interessi. In questo modo Pisacane a partire dall’analisi militare della guerra quarantottesca e dallo sviluppo della teoria militare della massa, arriva a porsi il problema della partecipazione delle masse alla involuzione e quindi la risoluzione contemporanea della questione nazionale e di quella sociale. Per far insorgere una nazione di contadini e per formare un esercito nazionale in grado di resistere e di attaccare le forze straniere, occorreva porre obbiettivi politico-sociali che corrispondessero ai loro reali interessi. L’iniziativa rivoluzionaria del meridione viene così ad essere giustificata non solo su motivazioni geografico-militari, ma su istanze più generali, politiche e sociali. (…)””. (pag 175)”,”ITAB-240″
“MORELLI Anne”,”Fascismo e antifascismo nell’emigrazione italiana in Belgio (1922-1940).”,”MORELLI Anne è nata a Bruxelles nel 1948 da famiglia di origine italiana. Professoressa di storia, insegna all’Università di Bruxelles dove i suoi corsi sono dedicati da un lato all’immigrazione in Belgio e dall’altro a problemi religiosi contemporanei. E’ autrice di libri sulla comunità italiana in Belgio durante il ventennio fascista. 2° copia”,”ITAF-273″
“MORELLI Aldo TOMASSINI Luigi”,”Socialismo e classe operaia a Pistoia durante la prima guerra mondiale.”,”MORELLI Aldo (1950) si interessa ai problemi di storia del movimento operaio. TOMASSINI Luigi (1949) è attualmente ricercatore presso la cattedra di storia del Risorgimento dell’Università di Firenze, segretario di redazione della rivista ‘Ricerche storiche’ e redattore del ‘Dizionario biografico del movimento operaio italiano’ (Ed. Riun.)”,”MITT-308″
“MORELLI Anne”,”Les “”communistes de gauche”” italiens en exil en Belgique.”,”La Morelli cita la tesi di Bruna Teso, Amadeo Bordiga, une expérience du communisme, Université de Paris, 1971-1972″,”MITC-120″
“MORELLI Anne GOTOVITCH José a cura; saggi di Jacques GILLEN Francine BOLLE José GOTOVITCH Eva SCHANDEVYL Marc COMBY Sean MILLS Rik HEMMERIJCKX Francis DUPUIS-DERI Jean FANIEL Jill HANLEY, testimonianza di Alain LEMAITRE e Julie MAECK”,”Contester dans un pays prospère. L’extrême gauche en Belgique et au Canada.”,”José Gotovitch è dottore in storia nell’Université Libre de Bruxelles (ULB). E’ stato direttore del Centre d’études et de documentation Guerre et sociétés contemporaines (CEGES), professore di storia contemporanea all’ULB e direttore del Centre d’histoire et de sociologie des Gauches de l’ULB (CHSG). Anne Morelli è una storica, professore all’ULB e direttrice del CHSG. Ha pubblicato opere sulla storia politica dell’emigrazione italiana e ha scritto ‘Principes élémentaires de propagande de guerre”” (2006), e ‘Rubino, l’anarchiste italien qui tenta d’assassiner Leopold II’ (2006). Con Gotovitch ha curato diverse opere sulle sinistre radicali.”,”MHLx-042″
“MORELLI Dario, a cura di ANNI Rolando GIULIETTI Lorenza”,”Scritti 1968-1997.”,”Dario Morelli, professore, coordinatore dell’Istituto Storico della Resistenza Bresciana”,”ITAR-268″
“MORELLI Anne a cura; scritti di Els WITTE Idesbald GODDEERIS BeRnard DANDOIS Edward DE-MAESSCHALCK Anne MORELLI Nicoletta CASANO Francis SARTORIUS Frédérique BIANCHI e René FAYT Jean PUISSANT Frédérique BIANCHI Jacques GILLEN Hans VANDEVOORDE Guy DESOLRE Jacques GILLEN Pelai PAGES I BLANCH Francine BOLLE Anne FRENNET-DE KEYSER Danielle ORHAN Adrien GRIMMEAU Jean BOTERDAEL Luc KEUNINGS José GOTOVITCH Jean HOUSSIAU Mazyr KHOOJINIAN Jorge MAGASICH David JAMAR Domingo HUAMAN PENALOZA Benoit QUITTELIER Raoul VANEIGEM”,”Le Bruxelles des révolutionnaires de 1830 à nos jours.”,”Scritti di Els WITTE Idesbald GODDEERIS BeRnard DANDOIS Edward DE-MAESSCHALCK Anne MORELLI Nicoletta CASANO Francis SARTORIUS Frédérique BIANCHI e René FAYT Jean PUISSANT Frédérique BIANCHI Jacques GILLEN Hans VANDEVOORDE Guy DESOLRE Jacques GILLEN Pelai PAGES I BLANCH Francine BOLLE Anne FRENNET-DE KEYSER Danielle ORHAN Adrien GRIMMEAU Jean BOTERDAEL Luc KEUNINGS José GOTOVITCH Jean HOUSSIAU Mazyr KHOOJINIAN Jorge MAGASICH David JAMAR Domingo HUAMAN PENALOZA Benoit QUITTELIER Raoul VANEIGEM Karl Marx a Bruxelles (di Edward De-Maesschalck) (pag 56-67) Lenin a Bruxelles (di Guy Desoure) (pag 164-167) Bruxelles città operaia”,”SOCx-266″
“MORELLI Anne coordinatore scientifico del Colloquio, saggi di DELWIT Pascal MORELLI Anne BROUE’ Pierre DESTATTE Philippe HAINAUT Michel NEMETH Luc NEYTS Jean-Marie PAGES Yves WEISSMAN Suzi RACINE Nicole DESOLRE Guy THOVERON Gabriel PAGES Pelaï RIERE Jean GRAULICH Michel BIRCHALL Ian ARON Paul GREEMAN Richard CUENOT Alain SPENCER Philip MANSON John MARSCHALL Bill ALALUF Mateo RIERE Jean”,”Actes du Colloque Victor Serge, organisè par l’Institut de Sociologie de l’Université Libre de Bruxelles, 21-22-23 mars 1991.”,”Contiene il saggio di Philip SPENCER ‘Victor Serge et le léninisme libertaire’ (pag 432-445) Sull’adesione al bolscevismo dei sindacalisti rivoluzionari come Monatte e Rosmer in Francia si veda Robert Wohl, French Communism in the Making, 1914-1924, Stanford, 1972 (cit. p. 444)”,”SERx-076″
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume I. (1847-1860). II Serie: Fonti. Vol. XXVIII.”,”Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2. Bibliografia: libro di B. Radice sul fatti di Bronte. (vedi retro)”,”RISG-025-FSL”
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume II. (1861-1865). II Serie: Fonti. Vol. XXXII.”,”Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2.”,”RISG-029-FSL”
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume III. (1866-1870). II Serie: Fonti. Vol. XXXIV.”,”Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2.”,”RISG-031-FSL”
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume IV. (1871-1873). II Serie: Fonti. Vol. XXXVI.”,”””A 78 anni piango il tempo perduto, e che alla tarda età non posso più riparare. Nulla ho fatto per me e pei miei cari, il cui avvenire è incerto». Così Francesco Crispi ,per il quale evidentemente, come per Nino Bixio, l’azione politica o militare, la dedizione di uomo di Governo o il valore sul campo di battaglia, rappresentavano quasi una sorta di sacro egoismo, che si risolveva ai danni della famiglia; entrambi trascuravano l’eredità morale per misurare solo quella materiale”” (pag VII, prefazione) Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2.”,”RISG-033-FSL”
“MORELLY”,”Codice della natura.”,”Questo libro è ritenuto ‘il più grande libro socialista del Settecento’. E’ una delle elaborazioni più radicali dell’ Illuminismo politico. E’ una critica alla proprietà privata e alle condizioni sociali e politiche dell’epoca. Morelly, filosofo francese del XVIII sec. Sulla sua vita non si hanno notizie attendibili ed è perfino controverso se gli scritti che vanno sotto il suo nome siano da attribuire, con incerta ripartizione, a un Morelly padre o a un Morelly figlio. L’opera sua più famosa è il Codice della natura (1755), che fu per lungo tempo attribuito a Diderot, nel quale, sulla linea dell’utopismo politico di ispirazione comunistica, Morelly descrive le istituzioni di una società ideale. Gli sono attribuite numerose altre opere nelle quali i temi ricorrenti sono quello della fondamentale bontà della natura umana, guastata dalla formazione degli Stati e della proprietà privata, e quello della costituzione di una società ideale su base ugualitaria e collettivistica. (RIZ)”,”SOCU-007″
“MORELLY Etienne Gabriel, a cura di Enzo PISCITELLI”,”Codice della Natura.”,”‘Morelly è stato un filosofo e scrittore francese del XVIII secolo, noto principalmente per le sue idee utopistiche e socialiste. Non si conoscono molti dettagli sulla sua vita personale, ma è famoso per il suo lavoro “”Code de la Nature”” (Codice della Natura), pubblicato nel 1755. In questo testo, Morelly propone una società ideale basata sull’abolizione della proprietà privata e sulla distribuzione equa delle risorse¹. Le sue idee influenzarono successivamente pensatori socialisti e comunisti, tra cui Karl Marx. Morelly immaginava una società in cui tutti i beni fossero condivisi e le leggi fossero create per garantire il benessere comune. (f. copil.) Il vero nome di Morelly non è noto. Questo filosofo e scrittore francese del XVIII secolo è rimasto un personaggio enigmatico, conosciuto principalmente attraverso le sue opere, come il ‘Code de la Nature’. La mancanza di informazioni biografiche dettagliate ha contribuito a mantenere un alone di mistero intorno alla sua figura. (idem)”,”SOCU-006-FMB”
“MORENO Jonathan D.”,”Mind Wars. Brain Science and the Military in the Twenty-First Century.”,”Jonathan D. Moreno è stato senior staff member per tre presidential advisory commissions, e ha partecipato a molti comitati di consulenza del Pentagono. E’ professore all’Università di Pennsylvania ed è editore in capo del magazine online ‘Science Progress’ del ‘Center for American Progress’. DARPA Defense Advanced Research Projects Agency”,”QMIx-307″
“MORETTI Attilio”,”Politica economica. XVI Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria estrattiva. 1. Esame delle condizioni generali.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-D-3″
“MORETTI Attilio”,”Politica economica. XVI Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria estrattiva. 2. Condizioni tecniche, economiche e strutturali. Principali problemi di rinascita.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-E-3″
“MORETTI Enrico”,”La nuova geografia del lavoro.”,”Titolo originale: ‘New Geography of Jobs’ Enrico Moretti, docente di economia all’Università della California a Berkeley, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui, nel 2006, lo Young Labor Economist Award dall’istituto di ricerca tedesco Iza. Consulente ascoltato da Barack Obama, scrive articoli per vari giornali americani tra cui il New York Times e il Wall Street Journal. [Tabella 1. Aree metropolitane con la maggiore % di lavoratori laureati; Tabella 2. Aree metropolitane con la minore % di lavoratori laureati. Le prime 10 aree della tabella 1: Stamford (CT), Washington (DC), Boston (MA), Madison (WI) San José (CA) Ann Arbor (MI) Raleigh (NC) San Francisco (CA) Fort Collins (CO) Seattle (WA) (con una % di lavoratori laureati che va, dalla prima alla decima posizione, dal 56% al 42% e con le relative retribuzioni che vanno da 133.479 $ a 68.025); Le prime 10 aree della tabella 2: Mansfield (OH), Beaumont (TX) Rocky Mount (NC) Stockton (CA) Fort Smith (AR) Ocala (FL) Yuba City (CA) Modesto (CA) Waterbury (CT) Brownsville (TX) (con una % di lavoratori laureati che va dal 17% al 15% e con le relative retribuzioni che vanno da 53.047 a 43.800 $); ‘Ovviamente la correlazione tra innovazione e retribuzione non è perfetta. La ricchezza di Stamford è in buona parte dovuta ai servizi finanziari, mentre le retribuzioni di Raleigh, centro dell’innovazione tra i primi al mondo, sono relativamente modeste. Malgrado ciò, emerge chiaramente come l’economia delle città con molti residenti laureati sia tendenzialmente caratterizzata da una significativa presenza di attività innovative e da buone retribuzioni. L’aspetto più notevole messo in luce da queste tabelle è probabilmente il fatto che in molti casi i diplomati di scuola superiore del gruppo di testa guadagnano più dei ‘laureati’ del gruppo di coda. A Boston [3° in graduatoria nella tabella 1, ndr] il lavoratore con diploma di scuola superiore guadagna in media 62.423 dollari, cioè il 44% in più del lavoratore laureato di Flint [18° in graduatoria nella tabella 2, ndr]. Un diplomato di scuola superiore di San José [5° in graduatoria, tabella 1] guadagna 68.009 dollari, ossia migliaia di dollari in più laureato di Merced, di Yuma, di Danville [rispettivamente 21°, 20° e 15° in graduatoria, tabella 2] e di tutte le altre città in fondo alla classifica. In altre parole, la disparità fra le città è talmente marcata da superare quella tra i diversi livelli di istruzione. Ciò rivela che in America le differenze di retribuzione hanno a che fare con l’ubicazione geografica non meno che con la classe sociale. Oggi la mappa economica degli Stati Uniti evidenzia non una, ma tre Americhe. A un estremo troviamo gli hub dell’innovazione della tabella 1, caratterizzati da salari elevati sia per i lavoratori qualificati sia per quelli comuni. All’altro estremo ci sono i centri della tabella 2, con livelli di specializzazione modesti e mercati del lavoro in declino. In mezzo c’è un gran numero di città che appaiono indecise sulla direzione da scegliere, per cui il loro futuro potrebbe evolvere in un senso o nell’altro. Si noti che se gli hub dell’innovazione producono salari medi elevati, non è soltanto perché possono contare su una nutrita schiera di residenti con formazione universitaria, categoria ben distribuita. C’è qualcosa di più profondo all’opera. Gli hub dell’innovazione offrono salari medi elevati anche ai lavoratori ‘non qualificati’. Il grado di istruzione di un certo lavoratore ha insomma ricadute non soltanto sullo stipendio dello stesso, ma sull’intera comunità che lo circonda’ [Le due tabelle sono a pag 98-99, il brano è a pagina 97 e 100]”,”CONx-231″
“MORETTI Pietro”,”Sessantotto in periferia. Biennio 1968-1969 in provincia di Alessandria.”,”Crisi nella chiesa locale “”A Casale è nato un movimento di viceparroci che poi hanno lasciato tutti il sacerdozio. E’ mancata praticamente una generazione intera di viceparroci: erano una decina che sono usciti, si sono sposati e hanno trovato altre strade. C’erano tra loro personaggi eccezionali: ricordo don Germano Re, responsabile dell’ Azione cattolica, che si è sposato e trasferito in Germania”” (pag 35)”,”ITAC-158″
“MORETTI Franco”,”Atlante del romanzo europeo, 1800-1900.”,”Franco Moretti insegna Letteratura comparata alla Columbia University di New York”,”VARx-043-FSD”
“MORFINO Vittorio”,”Il tempo della moltitudine. Materialismo e politica prima e dopo Spinoza.”,”Vittorio Morfino (1966) è ricercatore di Storia della Filosofia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano-Bicocca. É autore di Substantia sive Organismus, Sulla violenza. Una lettura di Hegel, Il tempo e l’occasione. L’incontro Spinoza Machiavelli e Incursioni spinoziste. Ha curato Spinoza contra Leibniz, La Spinoza – Renaissance nella Germania di fine Settecento e l’edizione italiana di scritti di Louis Althusser. Dirige la collana ‘Spinoziana’ per le Edizioni Ghibli ed è redattore di ‘Quaderni materialisti’.”,”FILx-066-FL”
“MORFINO Vittorio”,”Substantia sive organismus. Immagine e funzione teorica di Spinoza negli scritti jenesi di Hegel.”,”Vittorio Morfino (1966) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato Spinoza contra Leibniz, e ha in corso di pubblicazione un’antologia sulla Spinoza Renaissance nella Germania di fine Settecento.”,”FILx-086-FL”
“MORFINO Vittorio”,”Marx lettore di Spinoza. Democrazia, immaginazione, rivoluzione.”,”Gli estratti di Marx dal testo di Spinoza, il ‘Trattato teologico-politico’ , Paragrafo 7, pag 5-8 “”Come naturale conseguenza della logica dello ‘jus sive potentia’, il supremo potere manterrà il suo diritto fino a quando manterrà la sua potenza: «Questo diritto di imporre tutto ciò che vogliono [poiché il potere della somma autorità non è soggetta a nessuna legge] soltanto fino a quando esse detengono effettivamente il sommo potere: perché, se perdono questo, perdono insieme anche il diritto illimitato d’imperio, il quale cade nelle mani di colui o di coloro che l’hanno conquistato e che sono in grado di mantenerlo (101). Marx non ricopia il passaggio successivo in cui Spinoza afferma che è raro che un ordinamento democratico impartisca ordini del tutto assurdi, dato che da una parte «è quasi impossibile che la maggior parte di un consorzio, se questo è grande, convenga in un modo assurdo» e dall’altra perché ciò è escluso dal principio e dal fine dell’ordinamento democratico, «che (…) è quello di evitare gli assurdi dell’istinto e di contenere gli uomini per quanto è possibile entro i limiti della ragione, affinché vivano nella concordia e nella pace» (102). Dunque, conclude Spinoza in un altro estratto marxiano, «in un regime politico nel quale è legge suprema la salute, non del sovrano, ma di tutto il popolo [‘salus totius populi’], colui che obbedisce in tutto all’autorità non deve essere definito schiavo inutile a se stesso, ma suddito; e libera in sommo grado è quella repubblica che ha le sue leggi fondate sulla retta ragione, giacché in essa ciascuno può, se vuole, essere libero, ossia vivere integralmente secondo il dettame della ragione» (103). Infine una riga fondamentale nell’estratto marxiano: « (…) Stato democratico [‘imperium democraticum’] mi pare il più naturale e il più conforme alla libertà che la natura consente a ciascuno» (104). Malgrado sia stato affermato da più interpreti una forte presenza spinoziana nel ‘Contratto sociale’ (105), non è difficile cogliere gli elementi che hanno permesso a Marx di individuare in Spinoza e non in Rousseau il modello di una teoria della democrazia come ‘Verfassungsgattung’ (costituzione)”” (pag 21-22) [Vittorio Morfino, ‘Marx lettore di Spinoza. Democrazia, immaginazione, rivoluzione’, ‘Consecutio Rerum.org’, 22 ottobre 2013] [(101) K. Marx, «Exzerpte aus Benedictus Spinoza: Opera ed. Paulus», cit., pp. 240-241, tr. it. cit., p. 383; (102) B. Spinoza, ‘Tractatus Theologico-politicus’, cit., p. 194, tr. it. cit., p. 383; (103) K. Marx, «Exzerpte aus Benedictus Spinoza: Opera ed. Paulus», cit., p. 241, tr. it. cit., p. 384; (104) Ivi, p. 240, tr. it . cit., p. 384; (105) Cfr. in particolare M. Francès, «Les rèminiscences spinozistes dans le Contrat social de Rousseau», in ‘Révue philosophique de la France et de l’Etranger’, 76 (1951), pp. 61-84. Cfr. anche P. Vernière, ‘Spinoza et la pensée française avant la révolution’, Paris, Presses Universitaires de France, 1954, p. 481 e sgg]”,”FILx-008-FGB”
“MORGAN Kenneth O. a cura; saggi di Peter SALWAY John BLAIR John GILLINGHAM Ralph A. GRIFFITHS John GUY John MORRIL Paul LANGFORD Cristopher HARVIE H.C.G. MATTHEW Kenneth O. MORGAN”,”Storia dell’ Inghilterra da Cesare ai giorni nostri.”,”Gli autori dei saggi sono: Peter SALWAY, John BLAIR, John GILLINGHAM, Ralph A. GRIFFITHS, John GUY, John MORRIL, Paul LANGFORD, Cristopher HARVIE, H.C.G. MATTHEW, Kenneth O. MORGAN.”,”UKIx-041″
“MORGAN David W.”,”The Socialist Left and the German Revolution. A History of the German Independent Social Democratic Party, 1917-1922.”,”Libro dedicato a Alan BULLOCK Gerald FREUND James JOLL Wallace T. McCAFFREY insegnanti e amici MORGAN David W. è professore associato di storia e co-presidente del College of Socials Studies nella Wesleyan University. “”Più realistica, e perfino più desiderabile, poteva essere una politica di incoraggiamento dell’ ala sinistra della USPD a conquistare l’ intero partito, o almeno la maggior parte di esso, all’ idea comunista, che avrebbe portato a un massiccio blocco di sostegno al campo comunista e alla stessa Internazionale Comunista, insieme con il vecchio gruppo dirigente, la macchina di partito, i votanti e la stampa. Questo sembrava il modo più veloce per realizzare un partito rivoluzionario di massa (il KPD aveva forse 50.000 membri dopo la scissione, la USPD ne aveva circa 750 mila e stava crescendo); e le speranze dei comunisti si basavano su un largo seguito, specie nella misura in cui la visione della rivoluzione di Rosa Luxemburg stava prendendo piede.”” (pag 294)”,”MGER-068″
“MORGAN David W.”,”The Socialist Left and the German Revolution. A History of the German Independent Social Democratic Party, 1917-1922.”,”Libro dedicato dall’ autore a Alan BULLOCK, Gerald FREUND James JOLL Wallace T. MacCAFFREY insegnanti e amici. Azione di marzo (1923). “”Il comitato centrale rifiutò di ammettere l’ errore, perfino dopo che il momento caldo dell’ azione era passato e gli errori erano visibili a tutti. La leadership rimase incollata alla teoria dell’ offensiva rivoluzionaria, perfino quando il partito si stava sciogliendo sotto i suoi piedi (gli iscritti calarono da 450 mila membri all’ inizio dell’ anno a 180 mila nell’ estate). Levi, disperato, faceva una pubblica campagna contro la politica del comitato centrale; ma quest’ ultimo, dopo aver ottenuto un sostegno sufficiente dai quadri più stretti del partito, rispose alle sue accuse espellendolo assieme a chi era apertamente a lui associato come Curt Geyer””. (pag 399) “”In questo processo il KPD (dopo l’ agosto) cessò di essere un partito di massa nei termini che precedentemente conosciuti. Questo cambiamento fu solo in parte dovuto al drastico declino dei militanti; chi se ne andava tendeva a non andare in un altro partito, come l’ USPD, ma a stare fuori, ancora accessibile all’ influenza del KPD ma non disposto a farne parte””. (pag 399)”,”MGER-069″
“MORGAN Roger P.”,”The German Social Democrats and the First International, 1864-1872.”,”MORGAN Roger P. Lecturer in History in te University of Sussex. Un capitolo ed una appendice dedicata a Johann Philipp Becker.”,”MGEx-208″
“MORGAN Kenneth O.”,”Labour People. Leaders and Liutenants, Hardie to Kinnock.”,”Il professor K.O. Morgan, FBA, è ‘Principal’ dell’Università del Galles. E’ autore di molte opere sulla storia britannica. “”Intellectuals, however defined, have played a more intermittent role in Labour’s history than might be imagined form the international reputation of such as the Webbs, the Coles, Tawney, or Laski. The very creation of the Labour Party at all in 1900 marked a defeat for the Webbs; from 1931 onwards the Fabians have been essentially a forum for ventilating ideas rather than an influence in their own right. Figures like Tawney and Cole became increasingly peripheral. Much of the time, intellectuals have been marginal to the operations of the party, and forced into the role of scapegoats or punchbags for union barons like Bevin or Deakin”” (dall’introduzione) (pag 10)”,”MUKx-175″
“MORGAN Roger SILVESTRI Stefano a cura, saggi di Jean CHARLOT Jacques MALLET Werner WEIDENFELD Richard ROSE Michael STEED Gianfranco PASQUINO Antonio Marquina BARRIO Wolfgang WESSELS Beate KOHLER Barbara MYRZIK Antonio PILATI Christian HACKE Amthea LEE Manuel RAMIREZ”,”I partiti moderati e conservatori europei.”,”Stefano Silvestri, nato a Roma nel 1942, fa parte dello staff di ricerca dell’istituto affari internazionali, del quale è vicepresidente, sin dal 1967. Segretario particolare e consigliere per gli affari europei del sottosegretario di Stato agli Affari esteri (1974-76), è stato consulente presso la presidenza del Consiglio e collabora al quotidiano Il Globo. Roger P. Morgan, nato nel 1932, è a capo dell’European Centre for Political Studies al Policy Studies Institute di Londra dal 1978. Ha studiato nelle Università di cambridge, Parigi e Amburgo. Dal 1959 al 1978 ha insegnato nelle principali Università dell’Inghilterra, degli Stati Uniti e in Italia, ed è, dal 1980, Visiting professor all’Università del Surrey.”,”EURx-064-FL”
“MORGAN Roger”,”The Significance of Johann Philipp Becker’s Geneva Central Committee for the Development of the I.W.A. in Germany.”,”Roger Morgan, Brighton”,”MOIx-046-G”
“MORGAN Lewis H.”,”La société archaïque (1877).”,”Il ruolo svolto dall’«Origine della famiglia» di Engels, e quindi dal marxismo, nell’infrangere la cospirazione del silenzio che circondava l’opera ‘La società antica’ di Lewis H. Morgan “”La publication d”Ancien Society’ en français, sous le titre de ‘Société Archaïque’, survient presque un siècle après sa parution en Amérique (1877), alors que l’oeuvre maîtresse de L.H. Morgan a été plusieurs fois rééditée en anglais et a été traduite dans un grand nombre de langues, y compris le chinois (1935) et le japonais (première édition en 1924) (1). Cette lacune, que l’initiative des Éditions Anthropos vient heureusement combler, ne signifie pas que l’oeuvre de Morgan soit restée ignorée du public français qui en a pris connaissance à travers l”Origine de la Famille de la Propriété Privée et de l’État’ d’Engels. S’acquittant «come en exécution d’un testament» d’une tâche que Marx avait désiré se réserver, Engels faisait état, après la mort de son ami, des résultats des recherches de l’anthropologue américain. L’importance que celui-ci attribuait aux bases matérielles de l’evolution, son études des systèmes de parenté, indiquant l’influence des liens de sang dans les sociétés à bas niveau de production, ses analyses du passage de l’organisation tribale à l’organisation sur base territoriale et politique, sont autant d’éléments qui expliquent l’intérêt porté à son oeuvre par les fondateurs du marxisme. «C’est le grand mérite de Morgan, écrit Engels dans la préface à la première éditions de l”Origine de la Famille’, d’avoir découvert et restitué dans ses traits essentiels ce fondement préhistorique de notre histoire écrite» (2). Ayant trouvé dans ‘Ancient Society’ la dimension anthropologique qui venait complèter leur vision de l’histoire, Marx et Engels ont adopté cet ouvrage pour ce qu’il contenait de valable, sans se soucier de nuancer leur approbation d’une réserve envers les positions philosophiques de son auteur. ‘L’Origine de la Famille’, exposé historique, écrit à l’intention du public ouvrier allemand, reprèsente, malgré la volonté exprimée par Engels de «critiquer Morgan», un remaniement du livre de ce dernier, le lecteur étant censé faire aisément le départ entre ce qui était du ru de l’un et de l’autre. De sorte que de nombreux lecteurs d’Engels peuvent fort bien ne pas se douter du caractère idéaliste des positions de Morgan. La lecture textuelle d”Ancient Society’ ne peut donc être remplacée par celle qu’Engels en a donnée: si l’on veut en tenter l’approfondissement critique, un effort doit être entrepris pour la soustraire à l’éclairage particulier que lui a conféré le marxisme. Par contre, il n’est pas question de négliger la place que l”Origine de la Famille’, et par là le marxisme, ont fait à l’oeuvre de Morgan, quand il s’agit de rendre compte non seulement de cette conspiration du silence qui l’entoure et qu’Engels avait déjà dénoncée, mais de l’opposition systématique dont il a été l’objet et de l’hostilité ed de l’aversion qui sont témoignées, dans son propre pays, à celui qui fut non seulement le plus grand ethnologue américain, mais le fondateur de la science ethnologique. Qu’il suffise de rappeler que le seul istitut culturel des Etats-Unis qui ait honoré sa mémoire d’un inscription, en dehors de l’Université de Rochester, est le collège de jeunes filles de Wells, dont il avait été l’un des promoteurs”” [dalla presentazione di Raoul Makarius al volume ‘La société archaïque (1877)’ di L.H. Morgan, Editions Anthropos, Paris, 1971, version numérique ‘Les classiques des sciences sociales’, Université du Québec à Chicoutimi, 2002 (pag 11-12)] [(1) Traductions d”Ancient Society’: en allemand 1921; en bulgare, 1899; en chinois 1935; en espagnol 1945 (Argentine) et 1946 (Mexique); en japonais 1924, 1930, 1931, 1932, 1947, 1952, 1954, 1958; en polonais 1887; en russe 1900, 1935, en tchèque 1954 (D’après Leslie A. White, in “”Introduction”” à ‘Ancient Society’, Cambridge, Mass, 1964, p. XIII); (2) F. Engels, L’Origine de la Famille, de la Proprieté Privée et de l’Etat’ (trad. J. Stern), Paris, 1954, p. 16]”,”TEOS-320″
“MORGAN Kenneth O.”,”Britain Since 1945. The People’s Peace.”,”Kenneth O. Morgan è Research Professor alla Università del Galles e Honorary Fellow al The Queen’s College di Oxford. Ha al suo attivo una decina di opere sulla storia della Gran Bretagna sul laburismo e alcune biografie (Lloyd George, Keith Hardie, Kinnock, Callaghan)”,”UKIx-144″
“MORGANTI Piero”,”Come si diventa giornalista?”,”Piero Morganti è nato a Milano nel 1931. Giornalista professionista, è redattore del ‘Corriere d’informazione’. Ha scritto: ‘Prepotenza della radio’ (1953) e ‘Giornale di un cronista’ (1960). E’ stato membro del Comitato di redazione del ‘Corriere della Sera’. “”Spesso lo storico è soltanto un giornalista voltato all’indietro”” (Karl Kraus)”,”EDIx-177″
“MORGENTHAU Hans J.”,”Lo scopo della politica americana.”,”””Una società concepita in modo da trovare i criteri per il proprio pensiero e la propria azione solo entro se stessa, diventa l’ arbitro sovrano di tutte le cose umane. I criteri obbiettivi di eccellenza tramite i quali l’ uomo civile ha imparato a distinguere l’ opera d’ arte dal ciarpame, l’ opera dell’ artigianato da quella del falsario, la cultura dalla pretenziosa sofisticazione, un uomo buono da un mascalzone, uno statista da un demagogo, la grandezza dalla mediocrità – queste distinzioni vitali sono offuscate se non obliterate dalle preferenze auto-sufficienti della folla… Diventa quindi moralmente permesso ciò per cui si può passarla liscia, ciò che si può far accettare sul mercato, parafrasando l famoso detto di Holmes, diventa la prova della verità, l’ arte è ciò che piace alla gente, ciò che si può vendere è utile, e ciò per cui la gente voterà è solido.”” “”Invece di esaurire la potenzialità della sua natura nel tentativo di realizzare ciò che sembra importante, l’ uomo applica la legge della conservazione dell’ energia al suo lavoro concentrando in esso il minimo sforzo necessario a soddisfare le richieste dell’ accettabilità sociale. Poiché queste richieste regnano supreme, la sciatteria, la scorciatoia, e l’ inganno, che non possono realizzare nulla di eccellente, diventano tecniche prudenziali per mezzo delle quali ci si può assicurare l’ approvazione sociale””.”,”USAP-033″
“MORGENTHAU Henry, a cura di Peter BALAKIAN”,”Ambassador Morgenthau’s Story.”,”MORGENTHAU Henry With a foreword by Robert Jay LIFTON, introduction by Roger W. SMITH, and an epilogue by Henry MORGENTHAU III, list of illustrations, list of maps, editor’s note Peter BALAKIAN, preface.”,”TURx-037″
“MORGENTHAU Hans J. THOMPSON Kenneth W.”,”Politics Among Nations. The Struggle for Power and Peace.”,”preface di Kenneth W. THOMPSON, Appendix ‘Charter of the United Nations’, bibliography, historical Glossary, index.”,”RAIx-017-FL”
“MORGHEN Raffaello”,”Medioevo cristiano.”,”2° copia ma altra edizione Raffaello MORGHEN è nato a Roma nel 1896. Medievalista e studioso del pensiero religioso, è stato influenzato nei suoi studi da Ernesto BUONAIUTI e da Pietro FEDELE. Ha svolto attività di redattore nell’ Enciclopedia italiana. Nel 1938 è diventato ordinario di storia medievale all’Università di Palermo e poi di Perugia. Nel 1952 è stato eletto presidente dell’ Istituto storico italiano per il Medioevo. Ha scritto ‘Tramonto della potenza sveva in Italia’, ‘Gregorio VII’.”,”EURx-242″
“MORI Giorgio”,”Storia dell’ Ansaldo. 2. La ricostruzione di una grande impresa, 1883 – 1902.”,”Il secondo volume della storia dell’ Ansaldo è dedicato al ventennio nel quale l’azienda si afferma come la maggiore impresa meccanica italiana. E’ quanto avviene in un nuovo contesto della vita nazionale segnato dall’adesione nel 1882 dell’ Italia alla Triplice Alleanza con l’impero asburgico e quello tedesco, nonchè dalla decisione dei governi dell’epoca, alle prese con una grave crisi agraria, di orientare la politica economica a sostegno dello sviluppo industriale. Al primato dell’ Ansaldo, tanto nella produzione di locomotive e di apparati motori marini, quanto nella costruzione di naviglio mercantile e militare, contribuirono l’opera sagace degli eredi di Carlo Bombrini e oi, negli anni a cavallo tra i due secoli, l’impulso determinante di Federico Maria Perrone, uno dei più singolari personaggi di quell’esigo ma variegato universo che fu la classe dirigente della prima generazione post-risorgimentale.”,”E1-ANS-002″
“MORI Giorgio”,”Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’ industrializzazione e storia d’ Italia.”,”””””Una riforma sociale che si risolva in un arresto della produzione, o per lo meno in un decremento della produzione stessa, è quanto altri mai antisocialista. Noi siamo interessati al massimo sviluppo delle forze economiche””. Sono parole di Arturo Labriola. Commenterà poco dopo la fine della guerra Antonio Gramsci: “”I sindacalisti rivoluzionari lavoravano fuori della realtà e quindi la loro politica era fondalmentalmente errata; i socialisti parlamentari lavoravano nell’ intimo delle cose, potevano sbagliare (commisero anzi molti e pesanti errori) ma non errarono nel senso della loro azione (e) le grandi masse, quelle che con il loro intervento modificano obbiettivamente i rapporti sociali, si organizzarono intorno al partito socialista. (Ma) lo sbaglio più grave del movimento socialista è stato di natura simile a quello dei sindacalisti. Partecipando all’ attività generale della società umana nello Stato, essi dimenticarono che la loro posizione doveva mantenersi essenzialmente di critica, di antitesi. Si lasciarono assorbire dalla realtà, non la dominarono. I comunisti marxisti devono caratterizzarsi per una psicologia che possiamo chiamare maièutica. La loro azione non è di abbandono al corso degli eventi””””. (pag 137) [Ci sono un paio di capitoli che contengono riferimenti alla prima guerra mondiale: ‘La Fiat dalle origini al 1918’ (pag 111-140) e ‘Le guerre parallele. L’industria elettrica in Italia nel periodo della grande guerra (1914-1919)’ (pag 141-218). ‘Il 24 maggio 1915 il governo italiano dichiarava la guerra agli imperi centrali. E’ stato scritto dal nostro più autorevole storico militare, Piero Pieri, che “”il capo di stato maggiore non aveva nemmeno lontamente pesanto alla possibilità di una rottura delle Triplice e di una guerra italiana accanto all’Intesa””, mentre è opinione largamente condivisa che anche il livello e la preparazione delle forze armate fossero piuttosto carenti. Si tenga poi presente quanto, richiamando il meditato verdetto della Commissione parlamentare d’inchiesta per le spese di guerra, ha scritto Luigi Einaudi: “”Non esisteva in Italia un piano di mobilitazione industriale che assomigliasse a quello che si affermò allora fosse stato predisposto in Germania”” mentre, per di più, era “”da ritenersi mancasse del tutto o quasi presso di noi, prima della guerra, una esatta concezione di tutto ciò che attenevasi alla creazione di quell’esercito industriale che doveva agire in modo non meno poderoso, intelligente ed energico accanto all’esercito combattente””. Non era la prima volta che accadeva, e non fu neanche l’ultima. Discendeva da ciò che, trovatisi in campo, gli uomini di governo e la classe dirigente italiana dovettero affrontare per un verso la questione, assai complessa, della accettazione delle improvvisate idee-forza della loro grave scelta da parte delle masse, in trincea come all’interno, e per un altro, quella della mobilitazione delle energie materiali e dell’apparato produttivo, indispensabile quanto urgente, per darle nerbo, attendibilità e possibilità di successo. Si spiega allora perché, e mai come in questo caso spiegazione ‘non’ vuole dire giustificazione o comprensione, “”nella speranza di ottenere il massimo rendimento e di indirizzare alla soluzione del problema dell’armamento tutto l’organismo industriale allo scopo di raggiungere il massimo effetto con mezzi indubbiamente all’origine assai scarsi repungn[asse] ai capi responsabili””, l’apprezzamento è ricavato testualmente dalla relazione finale della ricordata Commissione d’inchiesta, “”imporre controlli diretti, contabili e tecnici all’industria privata per ciò che riferivasi all’accertamento dei suoi procedimenti tecnici e soprattutto dell’effettivo costo dei manufatti””, e si ritenesse perciò opportuno “”evitare ingerenze che turbassero la libertà degli industriali nel funzionamento tecnico e contabile delle loro aziende””. (…) Fu anche grazie a questi indirizzi che negli anni del conflitti da noi ritenuto mondiale – ma uno storico asiatico lo definiva tempo fa come “”una guerra civile europea”” – si venne edificando il trampolino di lancio per il secondo, grande e decisivo “”balzo”” della Fiat””‘ (pag 129-120)] ITAE-127″,”ITAE-127″
“MORI Giorgio a cura; saggi di CASTRONOVO Valerio DE ROSA Gabriele HERTNER Peter MORI Giorgio LOMBARDO Alessandro SPARTI Pepa CURLI Barbara GIANNETTI Renato GIUNTINI Andrea MAIELLO Adele MALGERI Giampaolo MIGLIORINO Gianni QUAGLI Alberto VASTA Michelangelo BAGNASCO Erminio DEWERPE Alain DORIA Giorgio FALCHERO Anna Maria GALLI Fabio LUNGONELLI Michele RASTELLI Achille RUGAFIORI Paride SPADONI Ugo”,”Storia dell’ Ansaldo. 2. La costruzione di una grande impresa, 1883-1902.”,”CASTRONOVO Valerio DE ROSA Gabriele HERTNER Peter MORI Giorgio LOMBARDO Alessandro SPARTI Pepa CURLI Barbara GIANNETTI Renato GIUNTINI Andrea MAIELLO Adele MALGERI Giampaolo MIGLIORINO Gianni QUAGLI Alberto VASTA Michelangelo BAGNASCO Erminio DEWERPE Alain DORIA Giorgio FALCHERO Anna Maria GALLI Fabio LUNGONELLI Michele RASTELLI Achille RUGAFIORI Paride SPADONI Ugo”,”ECOG-016″
“MORI Giorgio”,”Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’industrializzazione e storia d’ Italia.”,”””Eppure, nel giro di quattro-cinque mesi, le cose erano arrivate ad un punto tale che ‘La stampa’ doveva uscire il 5 maggio 1905 con un titolo greve quanto sintomatico: “”Continua la corsa verso il disastro””: e l’articolo si occupava per l’appunto dell’industria automobilistica. La diagnosi va ritenuta esatta: per quanto solo parzialmente ed in un certo senso. Ma intanto, a quali clamorosi e desueti eventi si riferiva il quotidiano, naturalmente attento a tutto ciò che avveniva nella vita cittadina e perciò anche alle vicende della giovane industria dell’automobile? Le premesse di una tal grido d’allarme erano abbastanza evidenti: sino al 1904 si contavano nel settore quattro società con un capitale sottoscritto di poco inferiore ai 6 milioni. In quell’anno ne erano state fondate 6, nel 1905, 22 (e nel 1906 ne sorgeranno ancora 25) per un nominale complessivo di oltre 80 milioni. Tutto ciò mostrava già più di una componente patologica. Ma il disastro profetizzato da ‘La stampa’ ritrovava ben più corpose e preoccupanti motivazioni in quel che stava accadendo nella locale borsa valori a partire appunto dai primi giorni del 1905 (e non solo per i titoli automobilistici ma per quelli industriali in genere). Qualche decennio prima, lavorando alla stesura del secondo volume del ‘Capitale’, Marx, dopo aver scritto che “”il capitale industriale è l’unico modo di essere del capitale in cui la sua funzione non sia soltanto l’appropriazione del plusvalore ma contemporaneamente la sua creazione”” se ne usciva in una folgorante intuizione-anticipazione: “”ma il processo di produzione appare soltanto come un termine medio inevitabile, come un male necessario per far denaro… Tutte le nazioni a produzione capitalistica vengono colte periodicamente da una vertigine nella quale vogliono far denaro senza la mediazione del processo di produzione””. Nell’Italia – e nella Torino – del 1905 era uno di questi momenti di “”vertigine”” che veniva prendendo campo e rilievo””. (pag 118) [Giorgio Mori, Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’industrializzazione e storia d’Italia, 1977)”,”ITAE-100-FPA”
“MORI Giorgio”,”Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’industrializzazione e storia d’Italia.”,”Con gli studi raccolti in questo volume Giorgio Mori si propone di fissare i lineamenti di un progetto storiografico originale, che consiste nell’affrontare con sistematicità, dall’interno, e nei suoi molteplici aspetti, il decorso del processo di industrializzazione in Italia come parte di un ‘moto generale e di vastissimo respiro’ che a sua volta qualifica la storia della società italiana, dagli inizi dell’Ottocento ad oggi. “”Il 25 maggio 1912 – erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni – giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l’ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell’ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. E’ nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell’impresa torinese. “”Grande bandito dell’industria””, così Gramsci apostrofava Giovanni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi – e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie – a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori “”aveva saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l’accanita concorrenza delle migliori case straniere””, concludendo poi che “”essi erano allora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti””. I due giudizi non sono necessariamente contradditori. La “”vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo”” intravista da Marx li aveva sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat – a differenza di numerosi altri – non ne erano rimasti travolti”” (pag 121)”,”ITAE-028-FL”
“MORI Massimo”,”Storia della filosofia moderna.”,”Massimo Mori insegna Storia della filosofia presso l’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: La ragione delle armi, Guerra e conflitto nella cultura classica tedesca, Libertà, necessità, determinismo. Per i nostri tipi è autore, con Giuseppe Cambiano, di Le stelle di Talete.”,”FILx-061-FL”
“MORI Giorgio a cura; saggi di Sidney POLLARD Luciano CAFAGNA Renato ZANGHERI Stefano MERLI Valerio CASTRONOVO Rosario ROMEO Shepard B. CLOUGH e Carlo LIVI Frank J. COPPA Giuseppe ARE Herbert FEIS Giacomo CORNA PELLEGRINI Bruno CAIZZI Roberto ROMANO Lucio AVAGLIANO Giovanni ALIBERTI Federico SQUARZINA Luigi DE-ROSA Silvio LEONARDI Armando SAPORI Giorgio MORTARA Piero D’ANGIOLINI Michele LUNGONELLI”,”L’ industrializzazione in Italia (1861-1900).”,”Giorgio Mori è nato a Castelfiorentino nel 1927. Attualmente (1977) è professore ordinario di Storia economica contemporanea nell’Università di Firenze. Ha pubblicato tra l’altro: ‘L’industria del ferro in Toscana dalla Restaurazione alla fine del Granducato: 1815-1859’ (1966), ‘Capitalismo industriale e storia d’Italia’ (1977).”,”ITAE-012-FP”
“MORI Luca”,”Saffo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Luca Mori dottore di ricercain Discipline filosofiche. Saffo, celebrata come la “”decima Musa”” e come “”Omero donna”” … Wikip: Saffo era originaria di Eresos, città dell’isola di Lesbo nell’Egeo; le notizie riguardanti la sua vita sono state tramandate dal Marmor Parium, dal lessico Suda, dall’antologista Stobeo, e da vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio), oltre che dalle testimonianze dei grammatici. Cio’ che sappiamo di Saffo è stato dedotto dalle liriche e frammenti a lei attribuiti, o riportato da storici dell’antichita’ le cui fonti erano di dubbia attendibilita’, seppure essi avessero accesso a un numero molto maggiore di versi della poetessa.[1] Cio’ nonostante, vengono riportate di seguito le versioni più accettate dagli storici e dai filologi riguardanti la sua vita e la sua poetica. Nacque in una famiglia aristocratica che fu coinvolta nelle lotte politiche tra i vari tiranni che allora si contendevano il dominio di Lesbo (tra cui Melancro, Mirsilo e Pittaco); per una decina di anni Saffo seguì la propria famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas.[2] Successivamente ritornò a Ereso, dove fu direttrice e insegnante di un tiaso, sorta di collegio in cui veniva curata l’educazione di gruppi di giovani fanciulle di famiglia nobile, incentrata sui valori che la società aristocratica di allora richiedeva a una donna: l’amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l’eleganza raffinata dell’atteggiamento. Ebbe tre fratelli, Larico, coppiere nel pritaneo di Mitilene, Erigio, di cui si conosce solo il nome, e Carasso, un mercante, che, secondo quanto emerge dalle poesie di Saffo, durante una missione in Egitto, si sarebbe innamorato di un’etera, Dorica, rovinando economicamente la propria famiglia. Nella Preghiera per Carasso Saffo prega affinché sia garantito un ritorno sicuro al fratello per poter essere riammesso in famiglia e lancia una maledizione alla giovane donna. La Suda dice che Saffo sposò un certo Cercila di Andros, nota probabilmente falsa e tratta dai commediografi; dal marito ebbe comunque una figlia di nome Cleide a cui dedicò alcuni teneri versi. Alcuni frammenti, inoltre, proverebbero che la poetessa raggiunse un’età avanzata, ma il dato non giunge a sicurezza, poiché era usanza comune tra i poeti lirici di utilizzare la prima persona in modo convenzionale.”,”STAx-363″
“MORI Giorgio”,”La Fiat dalle origini al 1918.”,”‘Ma avevano ragione da vendere tanto il quotidiano socialista quanto Luigi Einaudi a parlare, allora e in tempi successivi, di “”parco buoi”” condotto al macello. Fuori di metafora, di centinaia e forse di migliaia di modesti risparmiatori, illusi dall’ascesa travolgente dei titoli prima ed indotti perciò a comprare, e rovinati poco dopo dal repentino crollo, obbligati come furono a vendere a 10 ciò che avevano pagato 100, 500 e fors’anche di più. Nel dare la notizia del formale rinvio a giudizio dei dirigenti della Fiat – e fu il primo giornale a farlo – l”Avanti!’ riassumerà seccamente in un articolo firmato «remengo» uscito il 12 agosto 1909 il significato di questa specie di ‘sturm und drang’ finanziario della Fiat: «…Trattasi di una ridda di 100 e più milioni – così vi si leggeva – tolti dal piccolo commercio con la lustra di azioni che per parecchi mesi fecero concorrenza al lotto. Numerosissime sono le famiglie rovinate dalla abilità criminosa di questi signori…». Il Magistrato aveva formulato capi d’accusa piuttosto gravi e imbarazzanti per dei gentiluomini (…). Il 25 maggio 1912 – erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni – giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il Pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l’ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell’ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. È nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell’impresa torinese. «Grande bandito dell’industria», così Gramsci apostrofava Gianni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi – e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie – a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori «… avevano saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l’accanita concorrenza delle migliori case straniere …» concludendo poi che «… essi erano ancora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti». I due giudizi non sono necessariamente contraddittori. La «vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo» intravista da Marx li aveva pure sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat – a differenza di numerosi altri – non ne rimasero travolti. Il «termine medio inevitabile», il «male necessario», la produzione di merci e di plusvalore al tempo stesso insomma, era stata oggetto di attenzione e di cure almeno pari alla spietata decimazione del “”parco buoi! che li aveva condotti fin sulla porta del carcere’ (pag 81-82) Giorgio Mori nella recensione al volume di Charles P. Kindleberger ‘The World in Depression, 1929-1939’ [Univ. California, 1973, p. 336] [recensione in ‘Studi storici’, n. 2, aprile-giugno 1975] afferma: “”Riprendendo e sviluppando una tesi che in qualche modo può esser fatta risalire a Trotsky (Trocki), e che altri, marxisti e no, hanno variamente strumentato, ma che in quanto tale ed originariamente è di E.H. Carr («nel 1918 la direzione degli affari mondiali fu ‘offerta’ per consenso pressoché unanime agli Stati Uniti, ma venne rifiutata»: Carr, ‘The Twenty Years Crisis, 1919-1939, London 1939, p. 234), Kindleberger si dice infatti del parere che la durata della depressione, la sua profondità, la sua stessa esplosione siano da attribuire all’incapacità della Gran Bretagna di assolvere quel ruolo ed alla contemporanea riluttanza americana ad assumerselo”” (pag 601)”,”ECOG-001-FGB”
“MORI Luca”,”Ipazia. Una fatale catena di eventi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Luca Mori dottore di ricerca in Discipline filosofiche, insegna Storia della filosofia per il corso di laurea in Scienze e tecniche di psicologia clinica e della salute presso l’Università di Pisa. Ipazia, la filosofa alessandrina Il 415 è l’anno della morte della matematica, astronoma e filosofa pagana Ipazia di Alessandria, uccisa da una folla di cristiani esaltati fomentati da Cirillo, patriarca della città. Questo tragico fatto segnò il tramonto della cultura pagana nel mondo antico (storicang.it) Oltre ad accellere nelle scienze matematiche e nell’astronomia le fonti antiche attestano che Ipazia si dedicò con profondo interesse alla filosofia (pag 80) Ipàzia è stata una matematica, astronoma e filosofa greca antica. Rappresentante della filosofia neo-platonica, la sua uccisione da parte di una folla di cristiani in tumulto, per alcuni autori composta di monaci detti parabolani, l’ha resa secondo il teosofo Augusto Agabiti una «martire della libertà di pensiero»”,”BIOx-378″
“MORI Luca”,”Hannah Arendt.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Luca Mori, dottore di ricerca in Discipline filosofiche, insegna Storia della filosofia nel corso di laurea in Scienze e tecniche di psicologia clinica e della salute presso l’Università di Pisa. Per questa collana ha pubblicato ‘Saffo’.”,”BIOx-383″
“MORI Giorgio”,”La Fiat dalle origini al 1918.”,”””Due anni dopo, nel pieno dello scandalo esploso all’annuncio dell’inchiesta giudiziaria, Giovanni Agnelli, offrendo all”Avanti!’ una delle sue rare esibizioni pubblicistiche, affermerà che la «depressione del 1907-1908 non fu creata dalla Fiat ma da questa subita», aggiungendo poi con pesante e magari ricercata ironia- l’uomo doveva esserne capace – che «… nell’industria automobilistica si originarono anche fortune, ma che nell’alterna vicenda dei giochi di borsa è solo chi perde quello che si fa vivo e grida…». Ma avevano ragione da vendere tanto il quotidiano socialista quanto Luigi Einaudi a parlare, allora e in tempi successivi, di “”parco buoi”” condotto al macello. Fuori di metafora, di centinaia e forse di migliaia di modesti risparmiatori, illusi dall’ascesa travolgente dei titoli prima ed indotti perciò a comprare e rovinati poco dopo dal repentino crollo, obbligati come furono a vendere a 10 ciò che avevano pagato 100, 500 e fors’anche di più. Nel dare la notizia del formale rinvio a giudizio dei dirigenti della Fiat – e fu il primo giornale a farlo – l”Avanti!’ riassumerà seccamente in un articolo firmato «remengo» uscito il 12 agosto 1909 il significato di questa specie di ‘sturm und drang’ finanziario della Fiat (…). Il 25 maggio 1912 – erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni – giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il Pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l’ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell’ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. È nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell’impresa torinese. «Grande bandito dell’industria», così Gramsci apostrofava Giovanni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi – e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie – a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori «…avevano saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l’accanita concorrenza delle migliori case straniere…» concludendo poi che «… essi erano allora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti». I due giudizi non sono necessariamente contraddittori. La «vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo» intravista da Marx li aveva pure sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat – a differenza di numerosi altri – non ne rimasero travolti. Il «termine medio inevitabile», il «male necessario», la produzione di merci e di plusvalore al tempo stesso insomma, era stata oggetto di attenzione e di cure almeno pari alla spietata decimazione del “”parco buoi”” che li aveva condotti fin sulla porta del carcere””.”,”ECOG-003-FGB”
“MORI Giorgio; FAUCCI Riccardo”,”Per una storia dell’industria italiana durante il fascismo (Mori); L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o cambiamento qualitativo? (Faucci).”,”Dibattito storiografia inglese su continuità imperialismo britannico durante età vittoriana oppure salto di qualità, a proposito di un saggio apparso nel 1953 sulla rivista ‘Economic History Review’ di due autori John Gallagher e Ronald Robinson ‘The Imperialism of Free Trade’ (pag 65)”,”ECOI-007-FGB”
“MORIANI Gianni”,”Il secolo dell’odio. Conflitti razziali e di classe nel Novecento.”,”Gianni Moriani insegna presso il Centro Internazioale di Studi Ambientali del Pontificio Ateneo Anton iarum di Roma. E’ autore di ‘Pianificazione e tecnica di un genocidio’, Padova, 1996; ‘Storia della salute dei lavoratori’, Verona 1986 (con Franco Carnevale). Tabella pag 31: Numero totale dei rifugiati nel mondo (1960-1997) in milioni: passa da 1.5 a 22) (fonte elab. autore su Unher, State of the world’s Refugees Non si fa cenno delle atrocità commesse durante le due guerra mondiali e le centinaia di guere del secolo nel mondo, in particolare non si citano le violenze commesse dall’esercito giapponese nei paesi occupati nel corso della Seconda guerra mondiale. L’autore mette in rapporto comunismo – nazismo, identità e differenze. “”L’Ottocento si apre con Jean-Baptiste Lamarck (1809) secondo cui l’ambiente può modifcare e quindi anche migliorare la condizione di un definito gruppo sociale. Successivamente è Charles Darwin (1859), con la sua teoria sulla sopravvivenza e selezione, a dare maggior peso alla componente ambientale rispetto a quella ereditaria. La svolta arriva con Gregor Mendel (1866) che elabora la teoria dell’ereditarietà insensibile all’azione dell’ambiente esterno: tesi immediatamente assunta dallo zoologo tedesco August Weismann (1867) e irrigidita nella pessimistica conclusione secondo la quale l’ambiente sociale era impotente a modificare la condizione umana. ….. finire (eventualmente saltare delle parti) (pag 20-21-22-23)”,”TEMx-081″
“MORIANI Gianni”,”Il secolo dell’odio. Conflitti razziali e di classe nel Novecento.”,”Gianni Moriani insegna presso il Centro Internazionale di Studi Ambientali del Pontificio Ateneo Antoniarum di Roma. È autore di ‘Pianificazione e tecnica di un genocidio’, Padova, 1996; ‘Storia della salute dei lavoratori’, Verona 1986 (con Franco Carnevale).”,”TEMx-001-FAP”
“MORICONI Enrico; LOMBARDO RADICE Lucio”,”I «Quaderni filosofici» di Lenin (Moriconi); Critica dell’intelletto puro (Lombardo Radice); Pensiero e linguaggio nella dialettica hegeliana (Tagliagambe).”,” “”Anche i ‘Quaderni’, e forse in misura maggiore rispetto a ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, sono disponibili per un’indagine del tipo descritta sopra, che evidenzi, nella massa di annotazioni e sottolineature di cui si compone l’opera, i temi più ricorrenti – la connessione onnilaterale, l’oggettività della conoscenza, l’esposizione dialettica dei risultati delle scienze, ….”” (pag 109-110) (Moriconi) Questione della ‘gradualità’ “”L’apertura, all’interno dell’orizzonte della quantità, di uno spazio in cui introdurre le opposizioni qualitative schiude la possibilità di determinare un processo tematizzando le qualità specifiche degli elementi in rapporto fra loro. Ciò naturalmente implica, insieme alla trasformazione in struttura della serialità spazio-temporale, anche un rifiuto della ‘gradualità’, cioè del «predomino della cronologia sulla logica» (6). Lenin sottolinea alcuni dei passi in cui Hegel critica la gradualità, ma, forse, senza aver colto con precisione il luogo che essa occupa nel testo hegeliano. Quando infatti sottolinea (QF, p. 116) che le contraddizioni formulate a proposito del concetto di sviluppo per mutamenti graduali non sono un «divertimento vuoto e pedantesco», mi pare che intenda principalmente evidenziare l’oggettività del ragionamento dialettico, la sua «presa» sulla realtà. E questa ipotesi mi sembra confermata dal fatto che commentando (sempre a p. 116) l’affermazione hegeliana: «Quello che viene contraddetto è l’ unilaterale attenersi all’ astratta determinatezza del quanto» (SL, Scienza della logica, I, p. 453), Lenin si richiama al tema dell’universale interconnessione, sottolineando l’ unilaterale mentre Hegel si riferisce al processo teorico che abbiamo sopra esaminato, il quale porta a riconoscere come vero che la quantità si connette con la qualità, rivelandosi come un momento della misura”” (pag 114) (Moriconi) (6) Cfr. B. Biagio de Giovanni ‘Hegel e il tempo storico della società borghese’, Bari, De Donato, 1970, p. 39 “”Il rapporto fra dialettica e scienza si presenta in forma radicalmente diversa rispetto ad Hegel e a Engels”” (pag 130) (Moriconi) “”Sarebbe interessante, ora, vedere in che misura la lettura della ‘Scienza della logica’ sia operante nelle successive opere leniniane, in particolare in ‘Stato e rivoluzione’ (nella capacità di pensare il nesso: il proletariato che ha bisogno di uno Stato – ma di uno Stato che si estingua) ….”” (pag 134) (Moriconi) “”Necessità di uno sviluppo della teoria della conoscenza di Lenin””. “”Sono convinto che si debba rielaborare dialetticamente la teoria della conoscenza di Lenin sotto l’influenza dei più recenti sviluppi scientifici. La rielaborazione concerne in prima linea la idea della scienza come ‘rispecchiamento’ del mondo. Il mondo è senza dubbio oggettivo, nel senso della definizione di Lenin; i fenomeni sono certamente indipendenti dalla nostra volontà e dalla nostra immaginazione. Ma il quadro nel quale collochiamo il mondo non è un rispecchiamento di esso”” (Lombardo Radice, p. 143) Un tema cruciale è la questione del rapporto tra Hegel e il marxismo (pag 73, saggio di Tagliagambe)”,”LENS-004-FB”
“MORIN Edgar”,”Autocritica. Una domanda sul comunismo.”,”MORIN Edgar nato a Parigi nel 1921 con l’ inizio della guerra dovette interrompere gli studi alla Sorbona. Andò allora nel Sud e prese parte alla Resistenza. Nel 1941 entrò nel PCF nel quale ebbe posizioni di alta responsabilità. L’ impegno politico maggiore lo dette nel campo della cultura. In dissenso con il partito dal 1949, viene espulso nel 1951. Nel 1957 fonda la rivista ‘Arguments’ che dirige per tutti gli anni 1950. E’ stato anche redattore della ‘Revue francaise de sociologie’ sin dalla fondazione (1960). Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”FRAP-055″
“MORIN Edgar”,”L’industria culturale. Saggio sulla cultura di massa. [Tit.orig.: ‘L’espri du temps’]”,”MORIN Edgar nato a Parigi nel 1921, è uno studioso della cultura di massa del nostro tempo.”,”TEOS-193″
“MORIN Edgar”,”Il cinema o dell’immaginario.”,”””Riciotto Canudo fu certo il primo teorico del film per aver saputo definire la soggettività dell’arte dell’oggettivo: “”nel cinema l’arte consiste nel suggerire emozioni e non nel riferire fatti””. “”Il cinema è creatore di una vita surreale”” dichiarava già nel 1909 Apollinaire. (…) Elie Faure descrive il cinema come “”una musica che ci raggiunge tramite l’occhio””. Per Moussinac e Henri Wallon, il cinema porta al mondo del sentimento una fede, il “”ritorno verso affinità ancestrali della sensibilità””. (pag 14-15)”,”VARx-478″
“MORIN Jean”,”Souvenirs d’un banquier français (1875-1947).”,”MORIN Jean è morto nel 1969. Fino ad oggi (1984) i suoi ricordi sono rimasti nel cassetto. Poi per caso sono emersi dall’oblio.”,”FRAE-039″
“MORIN Edgar”,”La natura dell’URSS. Il complesso totalitario dell’ultimo Impero.”,”Edgar Morin (Parigi 1921), sociologo e militante comunista espulso dal PCF nel 1951 per un articolo ritenuto eterodosso, ha scritto, oltre a un’opera autobiografica in cui descrive l’evoluzione del suo impegno politico, un’interessante serie di saggi, tra i quali L’industria culturale e Il metodo.”,”RUSU-122-FL”
“MORIN Edgar”,”Autocritica.”,”Edgar Morin (Parigi 1921), sociologo e militante comunista espulso dal PCF nel 1951 per un articolo ritenuto eterodosso, ha scritto, oltre a un’opera autobiografica in cui descrive l’evoluzione del suo impegno politico, un’interessante serie di saggi, tra i quali L’industria culturale e Il metodo.”,”BIOx-037-FL”
“MORIN Edgar ABENSOUR Miguel PERRAULT Dominique MANFREDONIA Gaetano DAGORN René-Eric RIFKIN Jereny WIHTOò-DE-WENDEN Catherine BURNET Régis HATZENBERGER Antonine SAUVAGET Bernadette MATTELART Armand ed altri”,”L’Atlas des Utopies. 200 cartes, 25 siècles d’histoire. 80 experts, un monde nouveau.”,”Le comunità utopistiche nel mondo nel XIX secolo (pag 78-79)”,”SOCx-275″
“MORINEAU Michel”,”Les grandes compagnies des indes orientales (XVI-XIX siecles).”,”MORINEAU M. è professore all’ Universitàdi Paris XII.”,”ASIE-012″
“MORINI Massimiliano, contributi di Renata LONDERO e Giulio MAZZI”,”La traduzione. Teorie strumenti pratiche.”,”MORINI Massimiliano”,”VARx-451″
“MORISHIMA Michio CATEPHORES George”,”Value, exploitation and growth. Marx in the Light of Modern Economic Theory.”,”””Marx ‘s theory of crises has not been fully worked out by him and it is not clear whether he ascribed them to one or various causes. There is no doubt that he considered overproduction of capital as one chief cause, thought it may not be the only cause. If overproduction of capital has reached a certain minimum, a certain ‘critica mass’, the capitalist economy will be thrown out of gear and a serious depression will start”” (nota 10 pag 118)”,”ECOT-063″
“MORISHIMA Michio”,”Cultura e tecnologia nel “”successo”” giapponese.”,”MORISHIMA Michio, nato in Giappone nel 1923 ha insegnato alla London School of Economics. Ha prodotto lavori di economia matematica.”,”JAPE-021″
“MORISHIMA M.”,”La teoria economica di Marx. Una teoria duale del valore e della crescita.”,”L’analisi a due sezioni della riproduzione semplice e allargata. “”””Le differenze di valore inerenti ai prezzi di produzione delle merci si compensano a vicenda. In tutta la produzione capitalistica la legge generale si afferma come tendenza predominante solo in modo assai complicato e approssimativo, sotto forma di una media che non è mai possibile determinare, di oscillazioni incessanti”” (Marx, Il Capitale III, p. 202). “”Il prodotto annuo sociale costa di due parti: la prima comprende i mezzi di produzione, la seconda i mezzi di consumo; tutte e due sono da trattarsi separatamente”” (Marx, II, p. 386). “”Sinché abbiamo esaminato la produzione del valore e il valore dei prodotti del capitale in quanto capitale individuale, la forma naturale del prodotto-merce era del tutto indifferente per l’analisi, consistesse essa ad esempio in macchine oppure in grano oppure in specchi. Si trattava sempre di un esempio, e qualunque ramo di produzione poteva ugualmente servire da illustrazione…Questo modo puramente formale di esposizione non è più sufficiente, quando si consideri il capitale complessivo sociale e il suo prodotto-valore. La ritrasformazione di una parte del valore dei prodotti in capitale, il passaggio di un’altra parte nel consumo individuale sia della classe capitalistica che della classe operaia, costituisce un movimento entro lo stesso valore dei prodotti, nel quale si è espresso il risultato del capitale complessivo, e questo movimento è non soltanto sostituzione di valore ma sostituzione di materia, e perciò è determinato tanto dal rapporto reciproco delle parti costitutive di valore del prodotto sociale quanto dal loro valore d’uso, dalla loro figura materiale”” (II, p. 413). Questi passi descrivono la metastasi in Marx. Data l’ipotesi che tutte le industrie produttrici di beni capitali formino un gruppo di industrie che sono identiche nella composizione del valore del capitale e che tutte le industrie produttrici di beni salario e di lusso formino un altro gruppo analogo, è possibile dimostrare da un lato che abbiamo una proporzionalità tra i prezzi e i valori di tutti i beni capitali e una proporzionalità, diversa dalla prima, fra i prezzi e i valori di tutti i beni salario e di lusso, e dall’altro lato che tutte le industrie produttrici di beni capitali e tutte le industrie produttrici di beni salario e di lusso possono essere aggregate in due sezioni, una sezione che produce mezzi di produzione e una sezione che produce articoli di consumo, senza generare alcuna deviazione dovuta all’aggregazione. Nel volume II Marx sviluppò l’analisi a due sezioni della riproduzione semplice e allargata, e il duale di questa fu discusso nel libro III come problema della trasformazione dei valori in prezzi. E’ evidente che lo scopo di Marx non era quello di dimostrare la proporzionalità di prezzi e valori in una economia capitalista, ma, al contrario, di spiegare perché essi potevano differire quando i lavoratori non possedevano più i mezzi di produzione, dovevano quindi vendere la loro forza-lavoro sul mercato. Non dovremmo considerare il libro III come un ritorno alla teoria economica convenzionale, come spesso hanno fatto i critici della teoria economica marxiana. Allo stesso tempo non dovremmo neppure considerare il libro I, basato sulla proporzionalità fra tutti i prezzi e i valori, come l’essenza della teoria economica marxiana, come hanno fatto molti marxisti. Fra il volume I e il volume III non vi è dunque alcuna contraddizione, ma semplicemente uno sviluppo, dall’analisi a un settore all’analisi a due settori.”” (pag 49-50) [M. Morishima, La teoria economica di Marx. Una teoria duale del valore e della crescita, 1974]”,”MADS-009-FPA”
“MORISI Anna”,”La guerra nel pensiero cristiano dalle origini alle crociate.”,”Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano (1963) «I primi secoli della nostra era videro il cristianesimo impegnato a definire i rapporti della nuova fede con il vecchio mondo e con la vita civile nelle sue varie e molteplici manifestazioni; tuttavia i documenti dell’epoca, che ci portano la eco di numerosissime discussioni, su tutti gli altri aspetti del vivere sociale (stato e famiglia, schiavitù e lavoro, e perfino digiuni ed altre particolarissime questioni) sono, per quanto riguarda il problema della guerra, quasi del tutto muti. Solo poche frasi, a volte poche parole,(…)» (pag 3) «Se Tertulliano aveva invitato i cristiani a tenersi lontani dall’esercito perchè la vita militare era assolutamente incomparabile con i precetti del cristianesimo e se Origene, considerando i cristiani come una classe privilegiata, era arrivato agli stessi risultati, (…) Cipriano rivela una precisa ostilità di principio e, sottolineando proprio il tema dell’uccisione, giunge ad una diversa soluzione. (…) non va dimenticato che Cipriano conobbe la persecuzione, la prima grande persecuzione che portò al massimo la tensione tra cristianesimo ed impero; tuttavia non si può interpretare questo problema in modo, (…) troppo meccanico, ammettendo che solo in epoca di persecuzioni si risvegliassero nei cristiani sentimenti antimilitaristici, quasi che l’accettazione della guerra da parte loro fosse una contropartita che essi offrissero alla benevolenza che l’impero dimostrava nei loro riguardi. È vero che lo scrittore più antimilitarista dei primi secoli fu Lattanzio che, contemporaneo a Diocleziano, vide le più gravi repressioni compiute contro i cristiani, ma non si può ignorare che una analoga concezione della guerra ebbero anche Martino di Tours, Basilio Magno, S. Gerolamo, S. Giovanni Crisostomo, Paolino di Nola, Isidoro di Pelusio, personaggi che vissero in un’epoca in cui, se il cristianesimo non era ancora religione di stato, non si sentiva più parlare di persecuzione». (pag 65, 66) «In questi anni, la posizione rigorista di Tertulliano è superata dallo sviluppo stesso delle cose, perchè la grande diffusione del cristianesimo che contava ormai i suoi fedeli in tutte le classi sociali (…) e gli ambienti politici ed amministrativi dello stato, imponeva di considerare il problema della conciliazione con lo stato, non più come una semplice eventualità, ma come una meta che era assolutamente necessario raggiungere». (pag 67) «È notevole (…) che gli scrittori che (…) si sono dichiarati contrari alla guerra (…) siano quasi tutti africani. (…) Eppure proprio dall’Africa doveva venire Agostino, il primo che con lucidità e realismo politico veramente eccezionali, diede al problema la soluzione che poi fu la teoria ufficiale della Chiesa cattolica lungo il corso dei secoli». (pag 69).”,”QMIx-227-FSL”
“MORISON Bradley L.”,”Sunlight on your doorstep. The Minneapolis Tribune’s First Hundred Years, 1867-1967.”,”L’A è un giornalista della Minneapolis Tribune. Appoggiati i candidati per il merito piuttosto che per il partito di appartenenza. “”The Cowles objective of politically independent newspapers could not have been readily apparent to the casual reader of the 1940’s, who must have noted the strong preference usually expressed for Republican candidates. But gradually the spirit of independence began to assert itself. In June 1947, the Tribune examined the record of Minneapolis Mayor Hubert H. Humphrey, a Democratic-Farmer-Laborite runnin on a non-partisan ticket, and concluded that he deserved reelection. From that point on, there was a growing tendency to consider candidates on merit, rather than on the basis of party affiliation, when indicating editorial preferences.”” (pag 136)”,”EDIx-075″
“MORISON Samuel Eliot”,”In guerra su due oceani. Breve storia della marina degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale.”,”MORISON è cattedratico di Storia Americana all’ Università di Harvard ha vissuto personalmente il conflitto imbarcandosi su 11 diverse unità e partecipando a sette battaglie navali. La battaglia delle Salomone orientali. 25 agosto 1942. Guadalcanal. “”Il più importante fattore di vittoria fu, tuttavia, costituito dai Marines. Quando i trasporti e le navi superstiti partirono il 9 agosto, avevano sbarcato circa 16.000 Marines, ma meno della metà dei loro approvvigionamenti e delle loro armi era stata scaricata. I “”colli di cuoio”” tiravano la cintola e vivevano con due pasti al giorno, consumando le grosse provviste di riso che i Giapponesi avevano gentilmente lasciate (…)””. (pag 178) “”Questa battaglia del fiume Tenaru, un modello di sforzi perfettamente coordinati, liberò il fianco orientale dei Marines ed ebbe effetti di grande portata. Era il primo serio combattimento del Corpo contro i Giapponesi tanto strombazzati per la loro abilità nella guerra nella giungla, e dimostrò che, dei due, l’ americano era il migliore combattente, anche sul terreno preferito dal nemico. Da quel momento i Marines degli Stati Uniti furono invincibili. Questo dimostrò anche quale errore sia affidarsi a forze frammentarie ma i “”signori della guerra”” giapponesi non prestarono attenzione a questo insegnamento; e non ne prestò nemmeno Yamamoto. Un antico proverbio cinese dice: “”Un leone usa tutta la sua potenza nell’ attaccare un coniglio””. Yamamoto si era attenuto a quel principio a Midway ma il coniglio aveva vinto; ed ora egli era ritornato alla dottrina del poco per volta, riservando le sue migliori unità per una futura offensiva a fondo””. (pag 178-179)”,”QMIS-108″
“MORISON William W. DROHAN Thomas E.”,”The Story of Foremost-McKesson, Inc.”,”Fondo Palumberi William W. Morison Chairman of the Board; Thomas E. Drohan President and Chief Executive Officer, foremost.McKesson, Inc, San Francisco.”,”ECOG-070″
“MORISON Samuel Eliot COMMAGER Henry Steele”,”Storia degli Stati Uniti d’America. Vol. I.”,”Samuel Eliot Morison, Harvard University. Henry Steele Commager, Columbia University.”,”USAG-004-FL”
“MORISON J.L.”,”Lawrence of Lucknow, 1806-1857. Being the Life of Sir Henry Lawrence retold from his private and public papers.”,”Henry Montgomery Lawrence, nato il 28 giugno 1806 a Matara, in Ceylon britannica, è stato un militare e amministratore britannico 1. Ha servito nell’esercito britannico e ha partecipato alla prima guerra anglo-birmana, alla prima guerra anglo-afghana e alla prima guerra anglo-sikh 1. È stato il fondatore dei Lawrence Military Asylums e ha guidato un gruppo di amministratori del Punjab soprannominati ‘Henry Lawrence’s Young Men’ 1. È stato anche il Residente Ministro a Lahore e il Commissario Capo dell’Oudh 2. È morto il 4 luglio 1857 durante l’assedio di Lucknow durante la ribellione indiana del 1857 13. La ribellione indiana del 1857, nota anche come la prima guerra d’indipendenza indiana, fu una rivolta violenta contro il dominio britannico in India. L’assedio di Lucknow fu uno degli eventi più significativi della ribellione. L’assedio durò dal 30 maggio al 27 novembre 1857 e vide la guarnigione britannica a Lucknow isolata e assediata. La guarnigione resistette per oltre due mesi e fu alleviata solo a settembre. Con l’aumento della ribellione, il comando britannico combinato a Lucknow fu nuovamente assediato e richiese il salvataggio del nuovo comandante in capo, il tenente generale Sir Colin Campbell. Ciò è stato ottenuto alla fine di novembre dopo una sanguinosa avanzata attraverso la città 123. (copil)”,”UKIQ-012-FSD”
“MORITA Akio, con Edwin M. REINGOLD e Mitsuko SHIMOMURA”,”Made in Japan. Autobiografia del presidente della Sony.”,”MORITA Akio è dal 1976 presidente del consiglio d’ amministrazione e amministratore delegato della Sony Corporation. REINGOLD ha diretto per undici anni l’ ufficio di Tokyo del settimanale ‘Time’. SHIMOMURA è un’ autorevole giornalista giapponese, specializzata in politica e affari internazionali. Motivazione dipendenti. “”Quello che noi dell’ industria abbiamo imparato avendo a che fare con la gente è che essa non lavora semplicemente per il denaro, e che se vuoi motivarla il denaro non è il mezzo più efficace. Per motivare i dipendenti occorre introdurli nella famiglia, e trattarli come suoi membri rispettati. Certo, nella nostra nazione monorazziale la cosa è probabilmente più facile che altrove, ma è sempre possibile se si ha una popolazione istruita.”” (pag 163)”,”JAPE-015″
“MORIZET André”,”Chez Lenine et Trotski, Moscou 1921.”,”MORIZET è andato in Russia nel giugno e luglio 1921 come membro della delegazione del Partito Comunista francese al terzo congresso dell’ Internazionale. Le impressioni riportate sono quelle di uomo le cui convinzioni e il suo passato sono state favorevoli alla rivoluzione bolscevica. Ma mostra imparzialità nei giudizi e un occhio ‘fotografico’ su quello che avviene nella Repubblica sovietica. “”La rivoluzione russa ha utilizzato tutto ciò che ha scoperto di buono tra gli ex-quadri, ma essa ha, come la sua antesignana, fatto sorgere dei capi dai più umili ranghi: Azime, che comanda sul Volga, era un ufficiale inferiore cosacco, Budienni, che forma le prime unità di cavalleria contro Denikin e si vede porre alla testa della cavalleria sovietica, era sottufficiale. Frunze, il vincitore di Wrangel, serviva oscuramente a Iaroslav, nell’ intendenza, quando il generale Novitski, chiamato da Trotsky al comando della IV armata, lo designa come il più degno sollecitando l’ onore di servire ai suoi ordini. Si potranno anche citare dei capi che il Commissariato della guerra ha cercato fuori dai ranghi, come Muralov, ieri, comandante d’ armata, oggi governatore di Mosca, e precedentemente agronomo””. (pag 113) “”Altri, come Tukhachevski, governatore di Smolensk, che fu generalissimo contro la Polonia, si sono convertiti durante la guerra. Già capitano al reggimento Semenovski, è divenuto bolscevico duranta la prigionia in Germania””. (pag 112)”,”RIRO-253″
“MORLEY John”,”The Life of William Ewart Gladstone. (1809-1872). Vol. I.”,”Le precedenti edizioni (in 3 volumi) e ristampe sono del 1903 e 1904. Volume 1 di 2, MORLEY John: Lord, visconte MORLEY di Blackburn (Blackburn, 24 dicembre 1838 – Wimbledon, 23 settembre 1923) è stato un politico e scrittore britannico. Dopo la professione di giornalista fu eletto alla Camera dei comuni nel 1883. Capo segretario per l’Irlanda nel 1886 e tra il 1892 e il 1895; Segretario di Stato per l’India tra il 1905 e il 1911; lord Presidente del Consiglio tra il 1910 e il 1914. Fu un raffinato commentatore politico e un biografo di GLADSTONE W. E. (1809-1898) a cui si ispirò politicamente. Considerato tra i maggiori intellettuali liberali dell’epoca, dal 1889 si oppose alle richieste del Sindacato di Newcastle volte a introdurre un orario di lavoro giornaliero di otto ore per legge, ritenendo (da liberale) che lo Stato non dovesse intervenire nei processi economici; si oppose all’imperialismo e alla guerra anglo-boera; la sua contrarietà ad entrare in guerra a fianco della Russia lo estromise dal governo britannico nell’agosto del 1914. Tra le sue opere: “”On Compromise”” (1874) analizzò il ruolo della politica e la natura del compromesso; scrisse le biografie di BURKE Edmund, COBDEN Richard, CROMWELL Oliver e del suo riferimento politico GLADSTONE William Ewart. <> (Frase di GLADSTONE W. E., pag. 993, Vol. 1) <> (pag. 993, Vol 1)”,”UKIQ-001-FSL”
“MORLEY John”,”The Life of William Ewart Gladstone. (1872-1898). Vol. II.”,”edizione del 1906. Le precedenti edizioni (in 3 volumi) e ristampe sono del 1903 e 1904. MORLEY John: Lord, visconte MORLEY di Blackburn (Blackburn, 24 dicembre 1838 – Wimbledon, 23 settembre 1923) è stato un politico e scrittore britannico. Dopo la professione di giornalista fu eletto alla Camera dei comuni nel 1883. Capo segretario per l’Irlanda nel 1886 e tra il 1892 e il 1895; Segretario di Stato per l’India tra il 1905 e il 1911; lord Presidente del Consiglio tra il 1910 e il 1914. Fu un raffinato commentatore politico e un biografo di GLADSTONE W. E. (1809-1898) a cui si ispirò politicamente. Considerato tra i maggiori intellettuali liberali dell’epoca, dal 1889 si oppose alle richieste del Sindacato di Newcastle volte a introdurre un orario di lavoro giornaliero di otto ore per legge, ritenendo (da liberale) che lo Stato non dovesse intervenire nei processi economici; si oppose all’imperialismo e alla guerra anglo-boera; la sua contrarietà ad entrare in guerra a fianco della Russia lo estromise dal governo britannico nell’agosto del 1914. Tra le sue opere: “”On Compromise”” (1874) analizzò il ruolo della politica e la natura del compromesso; scrisse le biografie di BURKE Edmund, COBDEN Richard, CROMWELL Oliver e del suo riferimento politico GLADSTONE William Ewart. <> (pag 115, GLADSTON W., 1875)”,”UKIQ-002-FSL”
“MORLEY Christopher”,”La libreria stregata.”,”‘””Il Libro che avrebbe potuto evitare la guerra. Ora che la guerra è finita è il momento buono per leggere ‘I Dinasti’ di Thomas Hardy. Io non voglio vendere questo libro perché è uno dei più grandi tesori che posseggo. Ma se qualcuno mi garantisce di leggere tutt’e tre i volumi, e di assorbirli nella sua mente, glieli presterò volentieri. Se un buon numero di tedeschi riflessivi avesse letto ‘I Dinasti’ prima del luglio 1914, non ci sarebbe stata la guerra. Se si potesse farlo leggere a ogni delegato alla Conferenza della Pace, prima di cominciare le sedute, non ci sarebbero più guerre”” (R. Mifflin)’ (pag 75-76)”,”VARx-066-FSD”
“MORLEY-FLETCHER Edwin”,”Per una storia dell’idea di “”minimo sociale garantito””. Traccia di bibliografia ragionata – I.”,”Marx Hegel, la difesa della classe povera e della dignità del lavoro “”In Inghilterra, l’insieme di tali suggerimenti sembrerà trovare una pronta, quanto parziale e deteriore applicazione con l’introduzione dello ‘Speenhamland system’ (1795), ossia della modifica di fatto della ‘poor law’ sino a garantire, un reddito minimo indicizzato al costo della farina (…), lo ‘Speenhamhand system’ sarà duramente accusato di fungere da disincentivo al lavoro e infine interamente smantellato con la riforma benthamita della ‘poor law nel 1834, in seguito alla quale l’assistenza verrà erogata solo a chi accetti di lavorare nelle famigerate ‘work-houses’ (…). L’esperienza dello ‘Speenhamland system’ sarà seguita con preoccupato interesse anche da Hegel. Essa attiene, per il filosofo tedesco, al problema per cui “”il decadere di una grande massa al di sotto di un certo modo di sussistenza…. – e, quindi il far fronte alla perdita del sentimento del diritto, della giuridicità e della dignità, mediante un’attività e mediante un lavoro particolari – produce la formazione della plebe, il che, al tempo stesso, porta con sé, in cambio la più grande facilità di concentrare in poche mani ricchezze sproporzionate”” (Grundlineen der Philosophie des Rechts, § 244, 1821; trad. di F. Messineo, Laterza, Bari, 1965, p. 204)”” (pag 300); “”La complessiva influenza hegeliana si risentirà fortemente anche in Marx su questi temi; e tanto più, anzi, allorché avrà abbandonato l’iniziale atteggiamento “”critico di sinistra””, per svolgere invece la propria autonoma teorizzazione orientata al comunismo. Potrà dapprima leggersi, in uno dei suoi primissimi scritti, un brano di indubbia suggestione quale il seguente: “”La legna caduta ci serve da esempio. Essa è tanto poco in rapporto organico con l’albero vivente, quanto la pelle caduta col serpente. La natura stessa rappresenta nei rami e nelle fronde secchi e caduti, separati dalla vita organica in contrasto agli alberi e tronchi ben radicati, ricchi di linfa che assimilano organicamente aria, luce acqua e terra trasformandoli nella propria forma e vita individuale, il contrasto tra povertà e ricchezza. E’ un’immagine fisica della povertà e della ricchezza. La povertà umana sente questa affinità e da tale sentimento deduce il proprio diritto di proprietà; e perciò, mentre riconosce la ricchezza fisico-organica al proprietario legittimo, rivendica la miseria fisica al bisogno e alla casualità che gli è connessa. In questa attività delle forze elementari riconosce una forza amica, più umana degli uomini. In luogo dell’arbitrio casuale dei privilegiati è subentrata la casualità degli elementi che strappano alla proprietà privata quanto essa non concede più volontariamente. Le elemosine che vengono gettate per la via, non spettano ai ricchi più di queste ‘elemosine della natura’. Ma già nella propria ‘attività’ i poveri trovano il proprio diritto. Nel ‘raccogliere’, la classe elementare della società umana si pone di fronte ai prodotti delle forze elementari della natura con un atteggiamento che ad essi dà un ordine. Lo stesso si ha coi prodotti che nel loro crescere allo stato selvaggio rappresentano un accidente del tutto casuale della proprietà, e inoltre, per il loro scarso valore non costituiscono oggetto di attività per il vero proprietario; e lo stesso col racimolare, con lo spigolare e coll’esercitare di simili diritti consuetudinari. Vive in queste consuetudini della classe povera un istintivo senso del diritto, la loro radice è positiva e legittima, e la forma del ‘diritto consuetudinario’ è in questo caso tanto più conforme a natura, in quanto l”esistenza stessa della classe povera’ costituisce finora una ‘mera consuetudine’ della società civile, che ‘non ha ancora trovato un posto adatto nell’ambito dell’articolazione dello Stato'”” (‘Dibattiti sulla legge contro i furti di legna’, Rheinische Zeitung, 27 ottobre 1842, ora in K. Marx – F. Engels, Opere, I, a cura di M. Cingoli e N. Merker, Editori Riuniti, Roma, 1980, p. 232-233)”” (pag 308) [Edwin Morley-Fletcher, ‘Per una storia dell’idea di “”minimo sociale garantito””. Traccia di bibliografia ragionata’, (in) ‘Quaderni della Rivista Trimestrale’ n° 64-66, ottobre-marzo 1980-81] L’autore. IL PDS E L’ ECONOMIA / CHI SONO I NUOVI CONSIGLIERI DI D’ ALEMA IL NOSTRO MOTTO? MASSIMO E RIGORE Hanno fra i 40 e i 50 anni. Non sono iscritti al partito. Hanno studiato all’ estero o comunque hanno alle spalle esperienze internazionali. Sono stimati da Bankitalia e Confindustria. E guideranno l’ eco – cammino della Quercia. Sono Marcello Messori, Piercarlo Padoan, Nicola Rossi… Si chiamano Marcello Messori, PierCarlo Padoan, Nicola Rossi ed Edwin Morley – Fletcher. Per i frequentatori delle sezioni della Quercia e delle feste dell’ Unita’ sono degli illustri sconosciuti, ma sono loro che dovranno suggerire al Pds e al suo leader Massimo D’ Alema le idee giuste per portare l’ Italia in Europa e conciliare nel percorso le necessarie “”lacrime e sangue”” con il tradizionale insediamento popolare e sindacale del partito. I “”nuovi”” economisti della Quercia hanno tra loro molte cose in comune: sono quasi tutti esterni al partito ma convinti che “”in Italia il rigore non possa che essere di sinistra””, hanno un’ eta’ che oscilla tra i 40 e i 50 anni e vantano ottime esperienze internazionali, sono stimati anche nei santuari dell’ economia “”borghese””, come la Banca d’ Italia, la Confindustria e le grandi merchant. Si intuisce, inoltre, che tra loro e i vecchi guru della sinistra, i Sylos Labini e gli Spaventa, c’ e’ competizione e in qualche occasione anche quella polemica, tipica dei momenti di avvicendamento generazionale. Un altro minimo comun denominatore e’ il Cespe, diretto attualmente da un vecchio dirigente del partito, Alfredo Reichlin. Nel direttivo del centro studi ci sono Messori, Rossi e Padoan che lavorano fianco a fianco con alcuni economisti provenienti dal vecchio gruppo della “”Rivista trimestrale””, gli allievi di Franco Rodano, meglio conosciuti come “”i catto – comunisti””. Nel direttivo, infatti, c’ e’ il figlio di Franco, Giorgio, e fino a poco tempo fa anche un altro dei piu’ brillanti collaboratori della rivista, Alessandro Montebugnoli. Messori si occupa di banche ed e’ stato uno dei relatori del recente convegno Pds di Siena. Biellese, classe 1950, si e’ laureato a Torino con Claudio Napoleoni di cui e’ rimasto anche in seguito allievo. Di matrice marxista, formatosi sui grandi tomi tipo Grundrisse, (… ) CS 16.12.1996 (Dario Vico)”,”STOx-231″
“MORMORIO Diego”,”Il Risorgimento, 1848-1870.”,”Diego Mormorio è storico e critico fotografico. Ha curato mostre e libri. E’ il curatore dell’apparato iconografico del volume ‘Da Quarto al Volturno’ di G.C. Abba (Sellerio 1993).”,”FOTO-064″
“MORNESE Corrado BURATTI Gustavo a cura, saggi di Salvatore NASCARELLA Gabriele ZANELLA Augusto ILLUMINATI Carlo GRANDE Michela ZUCCA Tavo BURAT Paolo CRISTOFOLINI Fiorella DE MICHELIS PINTACUDA Roberto Andrea LORENZI Silvana BARTOLI Giorgio BOUCHARD Ida CAPPIELLO Georges ROUGERON Amedeo VIGORELLI Federico BATTISTUTTA Elena URGNANI”,”Eretici dimenticati. Dal medioevo alla modernità.”,”Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti ereticali medievali e dell’antica civiltrà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella. Gustavo Buratti (1932), è coordinatore del Centro Studi Dolciniani di Biella, di cui è stato uno dei fondatori nel 1974.”,”RELC-045-FL”
“MORNESE Corrado BURATTI Gustavo, a cura, Saggi di Tavo BURAT J.C. DE HAAN Giovanni CERINO BADONE Carlo OTTONE Piero DELMASTRO Aldo FAPPANI Paolo RICCA”,”Fra Dolcino e gli Apostolici tra eresia, rivolta e roghi.”,”Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti ereticali medievali e dell’antica civiltrà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella. Gustavo Buratti (1932), è coordinatore del Centro Studi Dolciniani di Biella, di cui è stato uno dei fondatori nel 1974.”,”RELC-046-FL”
“MORNESE Corrado”,”Eresia dolciniana e resistenza montanara.”,”Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti ereticali medievali e dell’antica civiltrà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella.”,”RELx-018-FL”
“MORO Tomas”,”Utopia.”,”Nato a Londra nel 1478, Thomas MORE stabilisce rapporti di amicizia personale con ERASMO DA ROTTERDAM, e ottiene incarichi ufficiali in Inghilterra che esercita con “”plauso, rettitudine e disinteresse””. Per tre anni fu cancelliere del Governo inglese. Ne 1535 fu decapitato per mandato del re ENRICO VIII. Utopia fu pubblicato nel 1516 e rappresenta un salto nel tempo e la descrizione delle realizzazioni ammirabili del governo e della società di un’ isola meravigliosa.”,”SOCU-103″
“MORO Alessandro”,”Trattamento automatico delle informazioni.”,”Alessandro Moro, incaricato di trattamento automatico delle informazioni presso l’Istituto Tecnico Commerciale Statale P. Verri di Milano, e responsabile del centro elettronico ivi installato, è stato uno dei primi quattro docenti cui fu affidato tale insegnamento fin dall’istituzione dei corsi sperimentali di specializzazione in programmazione elettronica. In tale veste ha collaborato alla definizione dei programmi e delle tecniche d’insegnamento attraverso ripetuti incontri ad alto livello presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Formatosi alla scuola dell’Università Bocconi, prima di dedicarsi all’insegnamento dell’informatica, è stato per alcuni anni Assistente alla cattedra di Ragioneria e Tecnica presso lo stesso Istituto Verri.”,”SCIx-168-FL”
“MORO Tommaso”,”L’Utopia o la migliore forma di repubblica.”,”‘Nessuno è divino che non sia umano, nessuno è umanissimo che non sia divino’ (Marsilio Ficino) (in apertura)”,”SOCU-001-FRR”
“MORO Tommaso (MORE Thomas)”,”Lettere dalla prigionia.”,”Tommaso Moro nacque a Londra nel 1478. Membro del Parlamento, fu nominato Lord Cancelliere nel 1529 da Enrico VIII. Quando il re ripudiò Caterina d’ Aragona per sposare Anna Bolena e si mise in urto con Roma, Moro si rifiutò di rinnegare l’autorità papale. Fu incarcerato e giustiziato nel 1535.”,”BIOx-400″
“MORO Renato”,”La Chiesa e lo sterminio degli ebrei.”,”””I muri della separazione non salgono fino al cielo”” (massima cristiana) (in apertura) Renato Moro insegna Storia contemporanea nella Terza Università di Roma. Con il Mulino ha pubblicato ‘La formazione della classe dirigente cattolica (1929-1937)’, (1979). Chiesa cattolica tedesca e concessioni al nazismo. “”La Chiesa cattolica tedesca ebbe un atteggiamento assai perplesso circa il movimento nazionalsocialista negli anni della sua scalata al potere, tanto che vennero espressi su di esso una serie di divieti e di riserve ufficiali. Tra il 1930 e il 1933 il movimento hitleriano trovò tuttavia simpatie ed appoggi negli ambienti cattolici conservatori. Anche all’interno del Vaticano si guardava a Hitler – lo disse lo stesso papa Pio XI – come al «primo e unico uomo di Stato che parla pubblicamente contro i bolscevichi», i quali rappresentavano in quel momento una grandissima preoccupazione per la Santa Sede (2). Il 23 marzo 1933 Hitler avrebbe promesso al Reichstag che avrebbe assicurato a entrambe le confessioni cristiane l’influsso che loro spettava sul terreno scolastico ed educativo e il partito cattolico del Centro (Zentrum) votò a favore della legge che gli conferiva i pieni poteri. Il 28 marzo i vescovi con una pubblica dichiarazione ritiravano i precedenti divieti. Il 7 aprile iniziarono ufficialmente le trattative per la stipula di un concordato tra il Reich e la Santa Sede: il regime nazista vi cercava un allargamento del consenso e la possibilità dell’eliminazione del Zentrum come portavoce degli interessi ecclesiastici; il Vaticano, probabilmente influenzato e condizionato proprio dalle decisioni prese dalla Chiesa tedesca (3), vi vedeva, di fronte al pericolo già chiaramente presagito di un regime fortemente statalista e autoritario, la possibilità di tutelarsi ottenendo una serie di concessioni quali nessun governo tedesco aveva mai fatto. L’entusiasmo per la conclusione dell’accordo, il riconoscimento al nazismo di aver salvato la Germania dal «caos bolscevico», le nostalgie per una società autoritaria e gerarchica, l’influenza dell’esempio italiano con il soddisfacente ‘modus vivendi’ raggiunto tra cattolicesimo e fascismo, da una parte, e, dall’altra, la preoccupazione per la immediata violazione dei patti sottoscritti, come per i pesanti interventi contro l’associazionismo cattolico, contro la stampa e la scuola confessionale, si mescolarono così immediatamente per i vescovi tedeschi, avviando quella lunga guerra di posizione tra Chiesa e Stato, che, da parte cattolica, fu essenzialmente una difficile guerra di difesa e di contenimento”” (pag 103-104) [(2) Cit. in G. Miccoli, ‘La Santa Sede nella II guerra mondiale’, cit. p 199; (3) Cfr. le osservazioni di Miccoli, ‘I dilemmi e i silenzi di Pio XII, cit., p. 123] Guerra e imparzialità vaticana (pag 113)”,”RELC-416″
“MORO Renato”,”Il «modernismo buono». La «modernizzazione» cattolica tra fascismo e postfascismo come problema storiografico.”,”””È stato Mario G. Rossi a richiamare al “”peso decisivo”” dell’imperialismo anche nella storia del cattolicesimo contemporaneo”” (la modernizzazione cattolica come progetto politico) (pag 710)”,”RELC-014-FGB”
“MORO Renato”,”La Chiesa e lo sterminio degli ebrei.”,”Renato Moro insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma Tre. Con il Mulino ha già pubblicato La formazione della classe dirigente cattolica. 1929-1937.”,”RELC-074-FL”
“MOROSI Silvia RASTELLI Paolo”,”L’Europa in fiamme. Settembre 1939: l’inizio della Seconda guerra mondiale:”,”””A ottant’anni dall’invasione tedesca della Polonia, questo libro ci riporta alle ragioni profonde della guerra cui si deve, tuttora, l’assetto globale delle relazioni internazionali”” (4° di copertina) Silvia Morosi, milanese, classe 1986, approda nel 2014 al ‘Corriere della Sera, dopo aver frequentato la scuola di giornalismo Walter Tobagi. Laureata in Storia contemporanea, ama leggere e scrivere di fatti e misfatti del Novecento. Paolo Rastelli romano di nascita ma milanese d’adozione, ha lavorato all’agenzia di stampa Radiocor, all’Ansa e al ‘Corriere della Sera’. Appassionato di storia ha contribuito alla serie di libri che il ‘Corriere’ ha dedicato ad importanti anniversari storici. Il sodalizio tra i due autori è iniziato con il reportage ‘Hiroshima, 6 agosto 1945. Il giorno che il sole cadde sulla terra’ (6 agosto 2015) e prosegue sul blog ‘Poche Storie’). Ha prodotto libri pubblicati dal ‘Corriere’ ‘Caporetto, 24 ottobre 1917. Storia e leggenda di una disfatta’ e ‘4 novembre 1918. Fu vera gloria? Storia e mito di Vittorio Veneto’, pubblicati dal ‘Corriere’. [‘Le prime richieste di Hitler ai polacchi erano abbastanza ragionevoli: la restituzione di Danzica, che era amministrata da un commissario della Società delle Nazioni (nel 1939 era lo svizzero Carl Jacob Burckhardt), e l’apertura di una strada a sovranità tedesca tra Pomerania e Prussia orientale attraverso il Corridoio. Il tutto in cambio dell’adesione della Polonia al patto anti-Comintern, un accordo diretto contro l’Unione Sovietica siglato tra Giappone e Germania nel 1936, al quale nel novembre 1937 aveva aderito anche l’Italia. Il ministro degli esteri polacco Józef Beck, imbaldanzito dalla protezione britannica, si rifiutò però di trattare sulle richieste tedesche, ma nello stesso tempo indebolì la posizione negoziale della Gran Bretagna nei confronti dell’Urss, di cui Varsavia diffidava profondamente, ma senza il cui aiuto era impossibile sia soccorrere la Polonia in caso di attacco sia esercitare una maggiore deterrenza sulla Germania. D’altronde, uno dei capisaldi della politica di Beck, ereditata dal dittatore ed eroe nazionale Józef Pilsudski (morto nel 1935), era l’equidistanza da Germania e Urss: la Polonia negli anni Venti, meno di due decenni prima, era stata resa sicura da due guerre vittoriose, la cui memoria era ancora fresca, con entrambe le nazioni vicine. Una stretta neutralità era considerata l’unica vera garanzia per il futuro del Paese’ (pag 158); ‘Tornando al 1939, l’ultimo fattore era la netta percezione che i rapporti di forza stavano cambiando. Sia Francia che Gran Bretagna avevano iniziato a riarmarsi dal 1936 e stavano raggiungendo il livello della Germania. Il nuovo sistema di difesa aerea della Gran Bretagna, basato sul radar e sul controllo centralizzato da terra, via radio, di moderni caccia monoplani, era quasi completato e la produzione di carri armati e aeroplani delle industrie francesi e britanniche, nell’estate del 1939, aveva superato quella tedesca. Una situazione che però non sarebbe durata a lungo, poiché Hitler avrebbe presto avuto a disposizione e a regime le risorse delle sue nuove conquiste orientali. I bilanci di Parigi e Londra, di contro, stavano cominciando a soffrire per surriscaldamento provocato dall’«economia di guerra senza guerra», con rischi di inflazione e danno per la stabilità delle valute. Quindi quello era il momento buono per fermare il dittatore nazista: con la deterrenza frutto della crescente forza per indurlo a cedere o con la guerra combattuta con la stessa forza se non avesse ceduto. In questo quadro il risveglio dei sentimenti antitedeschi nelle opinioni pubbliche anglo-francesi appare importante ma certo non decisivo per il cambio di indirizzo dei leader. Anzi è fondato il sospetto che il mutamento del ‘sentiment’ dei popoli sia stato più anticipato e provocato dai governi che seguito da essi (17). Anche con tutte queste giustificazioni, la decisione di Chamberlain di garantire l’integrità della Polonia fu accolta da un mare di critiche nel 1939 da parte dell’ establishment politico-militare e dagli storici nei decenni successivi. Mezzo secolo dopo Roy Denman, uno dei protagonisti dell’adesione della Gran Bretagna alla Cee, definì la mossa del premier «l’impresa più spericolata mai effettuata da un governo britannico. Mise la decisione sulla pace o la guerra in Europa nelle mani di una dittatura militare avventurista, intransigente e gradassa». Duff Cooper, che si era dimesso da Primo Lord dell’Ammiragliato (ossia ministro della Marina) per protesta contro il cedimento di Monaco, scrisse nel suo diario che «mai prima nella nostra storia abbiamo lasciato nelle mani di una delle potenze minori la decisione se la Gran Bretagna debba entrare o no in guerra». Quanto a Liddell Hart, che si dimise per protesta da corrispondente militar del «Times», la mossa combinava «la massima tentazione [per l’intransigenza polacca] con una palese provocazione [verso Hitler]» (18). Lo stesso Liddell Hart, nel dopoguerra, per descrivere il comportamento di Chamberlain & C., cedimenti continui seguiti da improvviso irrigidimento sulla questione polacca, avrebbe coniato la similitudine della caldaia: «E’ evidente che se noi vediamo qualcuno intento a caricare il fornello di una caldaia e lo lasciamo fare, decidendoci a intervenire solo quando la pressione del vapore ha superato il livello di pericolo, l’effettiva responsabilità di un’eventuale esplosione ricade su di noi» (19). Come era successo per la Cecoslovacchia, comunque, la possibilità di Gran Bretagna e Francia di aiutare Varsavia, qualora la garanzia non fosse stata sufficiente per fermare Hitler, stava nel cercare e ottenere l’aiuto militare di qualcuno che fosse a diretto contatto con il territorio polacco e potesse entrare in azione senza indugio. Questo qualcuno non poteva che essere l’Unione Sovietica. Così la diplomazia anglo-francese si mise in moto. Con calma, perché, pensavano Londra e Parigi, l’odio ideologico reciproco tra Hitler e Stalin avrebbe reso facile e veloce l’intesa dell’Occidente con l’URSS. Si sbagliavano’ (pag 160-162) [(17) Richard Overy, ‘The Origins of the Second World War’, Penguin Books, London, 1963, 5-12; 22-47; (18) Patrick J. Buchanan, ‘Churchill, Hitler and the Unnecessary War’, Random House, New York, 2008, 9-16; 27-53; (19) Basil Liddell Hart, ‘Storia militare della Seconda guerra mondiale’, Mondadori, Milano, 1970, p. 8]”,”QMIS-245″
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Le nazioni non muoiono. Russia rivoluzionaria, Polonia indipendente e Santa Sede.”,”MOROZZO DELLA ROCCA Roberto insegna storia dell’ Oriente europeo nell’ Università di Roma ‘La Sapienza’. Ha pubblicato vari volume (v. retrocopertina).”,”RELC-103″
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Le Nazioni non muoiono. Russia rivoluzionaria, Polonia indipendente e Santa Sede.”,”Roberto Morozzo della Rocca insegna storia dell’Oriente europeo nell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato i volumi: La fede e la guerra, Cappellani militari e preti-soldati 1915-1919, La politica estera i taliana e l’Unione Sovietica 1944-1948, Nazione e religione in Albania 1920-1944. Le Nazioni non muoiono, è una controversa espressione di Benedetto XV dinanzi alla contesa politica scatenata nell’Est europeo dalla prima guerra mondiale. Nel 1917-18 il crollo dell’Europa degli imperi, quello zarista, asburgico, germanico, suscita nuove nazioni, scatena i nazionalismi, provoca conflitti e guerre su vasta scala. Su questo sfondo, Roberto Morozzo della Rocca indaga i rapporti tra i bolscevichi e i cattolici, che non si fermano al binomio simbolico costituito dalle città di Roma e Mosca, ma sono parte delle lotte di popoli e di ideologie che scuotono l’Europa orientale tra il 1914 e il 1922.”,”RIRO-057-FL”
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Kosovo la guerra in Europa. Origini e realtà di un conflitto etnico.”,”Roberto Morozzo della Rocca insegna storia dell’Oriente europeo nell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato i volumi: La fede e la guerra, Cappellani militari e preti-soldati 1915-1919, La politica estera i taliana e l’Unione Sovietica 1944-1948, Nazione e religione in Albania 1920-1944. Le Nazioni non muoiono, è una controversa espressione di Benedetto XV dinanzi alla contesa politica scatenata nell’Est europeo dalla prima guerra mondiale. Nel 1917-18 il crollo dell’Europa degli imperi, quello zarista, asburgico, germanico, suscita nuove nazioni, scatena i nazionalismi, provoca conflitti e guerre su vasta scala. Su questo sfondo, Roberto Morozzo della Rocca indaga i rapporti tra i bolscevichi e i cattolici, che non si fermano al binomio simbolico costituito dalle città di Roma e Mosca, ma sono parte delle lotte di popoli e di ideologie che scuotono l’Europa orientale tra il 1914 e il 1922.”,”EURC-080-FL”
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Albania. Le radici della crisi.”,”Roberto Morozzo della Rocca, è nato a Roma nel 1955, insegna storia dell’Oriente europeo nell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato i volumi: La fede e la guerra, Cappellani militari e preti-soldati 1915-1919, La politica estera i taliana e l’Unione Sovietica 1944-1948, Nazione e religione in Albania 1920-1944. Le Nazioni non muoiono, è una controversa espressione di Benedetto XV dinanzi alla contesa politica scatenata nell’Est europeo dalla prima guerra mondiale. Nel 1917-18 il crollo dell’Europa degli imperi, quello zarista, asburgico, germanico, suscita nuove nazioni, scatena i nazionalismi, provoca conflitti e guerre su vasta scala. Su questo sfondo, Roberto Morozzo della Rocca indaga i rapporti tra i bolscevichi e i cattolici, che non si fermano al binomio simbolico costituito dalle città di Roma e Mosca, ma sono parte delle lotte di popoli e di ideologie che scuotono l’Europa orientale tra il 1914 e il 1922.”,”RELC-028-FL”
“MORPURGO Giorgio”,”La logica dei sistemi di regolazione biologica.”,”Giorgio Morpurgo è ordinario di Genetica presso l’Università di Perugia. É autore di numerose pubblicazioni tra cui, nelle esizioni Boringhieri, Dalla cellula alla società complessa e Capire l’evoluzione.”,”SCIx-102-FL”
“MORPURGO Michael”,”La guerra del soldato pace.”,”‘Durante la Prima guerra mondiale, tra il 1914 e il 1918, i plotoni di esecuzione giustiziarono oltre 290 soldati dell’esercito britannico e del Commonwealth, alcuni per diserzione e codardia, due soltanto si erano addormentati durante il turno di guardia. Oggi sappiamo che molti di quegli uomini erano stati traumatizzati dalle granate. Le corti marziali erano brevi, gli imputati spesso non avevano tutela legale. L’ingiustizia che hanno subito allora non è mai stata riconosciuta. Il governo britannico continua a rifiutare di concedere la grazia postuma’ (poscritto) Michael Morpurgo è nato nel 1943 in Inghilterra. Da giovane ha fatto il soldato, ma a capito molto presto che quella vita non faceva per lui. Poi ha provato a fare l’insegnante ed è diventato uno scrittore per ragazzi. Di questo libro racconta lui stesso la genesi: “”Mi successe di intervistare tre veterani, quando facevo ricerche per il mio libro ‘War Horse’. Mi raccontarono alcuni episodi che avevano vissuto. Non c’era poesia nelle loro storie, solo orrore e profonda tristezza per la perdita di cari amici. Così arrivai a scrivere ‘La guerra del soldato Pace””.”,”QMIP-290″
“MORRA Gianfranco”,”Marxismo e religione.”,”””Ma l’ uomo, quando è necessario, può rimanere senza paura Solo dinnanzi a Dio; lo protegge il suo candore E non ha bisogno né di armi né di astuzie Sino a quando l’ assenza di Dio lo aiuta””. F. Hoelderlin, Vocazione di un poeta (pag 16-17) “”Bisogna, allora, assumere piena consapevolezza che oggi trionfa un’ immagine inadeguata dell’ uomo. L’ uomo di oggi, non ci importa se sia borghese e socialista, è quello che Sergio Cotta, in un suo recente volume, ha chiamato ‘L’ uomo tolemaico’. Cosa significa “”uomo tolemaico””? Come è noto, Copernico, Galileo e Keplero hanno distrutto l’ immagine parziale e finita dell’ universo imperniato sulla terra. Ma il sistema copernicano, fondato sul rispetto della realtà oggettiva della natura (Newton: “”Hypotheses non fingo””), è trionfato solo nell’ astronomia; nell’ antropologia Tolomeo è ritornato. L’ uomo della tecnica è un uomo che pone se stesso al centro della realtà e considera tutto in funzione di se stesso. La natura è una realtà estranea da asservire senza alcun limite (…)””. (pag 287)”,”TEOC-390″
“MORRA Sergio; DELLA VALLE SIMONI Mario”,”Piaget e il marxismo (Morra); Sul concetto di «genesi» in Piaget (Della Valle Simoni).”,”‘Concretamente: i quattro fattori (maturazione biologica, esperienza fisica, esperienza sociale e verbale, fattore di equilibrio) agiscono in modo ‘relativamente continuo’. Ma questo accumulazione, relativamente continua, di quantità determina non uno sviluppo uniforme, cioè un «genetismo senza struttura», ma uno sviluppo per fasi, ‘discontinuo’, attraverso ‘salti di qualità’, che si producono a seguito delle contraddizioni tra le strutture esistenti e l’azione dei fattori che spingono al superamento di tali strutture; il salto di qualità, nel caso dello sviluppo psichico, è la genesi di una nuova struttura’ (pag 130)”,”TEOS-006-FGB”
“MORRA Sergio; DELLA VALLE SIMONI Mario”,”Piaget e il marxismo (Morra); Sul concetto di «genesi» in Piaget (Della Valle Simoni).”,”‘Concretamente: i quattro fattori (maturazione biologica, esperienza fisica, esperienza sociale e verbale, fattore di equilibrio) agiscono in modo ‘relativamente continuo’. Ma questo accumulazione, relativamente continua, di quantità determina non uno sviluppo uniforme, cioè un «genetismo senza struttura», ma uno sviluppo per fasi, ‘discontinuo’, attraverso ‘salti di qualità’, che si producono a seguito delle contraddizioni tra le strutture esistenti e l’azione dei fattori che spingono al superamento di tali strutture; il salto di qualità, nel caso dello sviluppo psichico, è la genesi di una nuova struttura’ (pag 130)”,”TEOS-006-FGB”
“MORRIS Richard B. a cura; saggi di MORRIS PESSEN MONTGOMERY TAFT BERNSTEIN BARBASH DUNLOP”,”A History of the American Worker.”,”Autori dei saggi: MORRIS, PESSEN, MONTGOMERY, TAFT, BERNSTEIN, BARBASH, DUNLOP.”,”MUSx-019″
“MORRIS James”,”Pax britannica. L’apologia di un impero. Lo splendore e l’eccentricità come strumenti di dominio.”,”James MORRIS è nato nel 1926. Dopo aver studiato ad Oxford, è stato per 10 anni corrispondente del Times e del Guardian. Ha così avuto una esperienza diretta degli eventi politici e militari nei vari continenti. Nel 1961, lasciato il giornalismo, si è dedicato alla scrittura di libri (‘Heavens’s Command’, ‘Pax Britannica’ ‘Farewell the trumpets’). Nel 1972 ha cambiato sesso: è diventato donna e da allora firma le sue opere come Jan MORRIS.”,”UKIx-019″
“MORRIS William a cura di Silvia ROTA-GHIBAUDI”,”Notizie da nessun luogo. Ovvero un’epoca di riposo. Capitoli di un romanzo utopistico. (1890)”,”Morris, William (Walthamstow 1834 – Hammersmith 1896), artista, poeta e pensatore politico britannico. La sua opera poetica e artistica privilegiava temi ed elementi decorativi caratteristici dell’arte medievale: i disegni per libri e le carte da parati richiamavano la precisione e l’eleganza dei manoscritti miniati; le poesie riprendevano i temi e lo stile delle antiche saghe. Nel 1861 fondò una società, di cui fecero parte anche Dante Gabriele Rossetti, Edward Burne-Jones e altri preraffaelliti, per realizzare incisioni, tappeti e oggetti in metallo e vetro colorato, con l’intento di valorizzare la tradizione dell’artigianato medievale e opporsi agli effetti alienanti della Rivoluzione industriale. Le idee e le tecniche applicate da Morris, che fu il”,”SOCU-034″
“MORRIS Eric”,”La guerra inutile. La Campagna d’ Italia 1943 – 1945.”,”Eric Morris, docente all’Università di Liverpool per quindici anni ha insegnato storia militare all’Accademia militare di Sandhurst. Esperto di strategia edi relazioni internazionali, è autore di numerosi testi di storia bellica (tra i quali ‘Corregidor’ e ‘Salerno’) e collabora a giornali e riviste specializzate. “”Montgomery e i suoi generali erano eccessivamente cauti. Gli italiani avevano subito perdite troppo gravi in Africa settentrionale. L’Italia perse la guerra su quella che i marinai dei suoi mercantili chiamavano «la rotta della morte», il percorso seguito dai convogli che facevano la spola fra i porti italiani e Tripoli, Bengasi e Tunisi. In tre anni avevano perduto in mare navi per un miione di tonnellate, quantitativi enormi di materiale e migliaia di soldati e marinai. Per i militari italiani tutte le vestigia dello spirito d’alleanza si erano da tempo dissolte. Vi era qualche eccezione fra gli alti ufficiali, e Kesserling credeva ancora che gli italiani fossero fedeli alleati; ma quasi tutta la gerarchia tedesca era schierata con Rommel che ne pensava molto male. Spesso gli ufficiali di collegamento parlavano del complesso d’inferiorità degli italiani. ‘Minderwertigkeitsgefül’, nei confronti dei militari tedeschi; e nell’atteggiamento di molti soldati tedeschi nei confronti dei civili e dei militari italiani si insinuavano sfumature razziste. Rommel consigliò a Hitler che, qualora gli Alleati avessero fatto una nuova mossa nel Mediterraneo, il Terzo Reich effettuasse un ordinato ripiegamento attraversando la penisola italiana, abbandonasse la Sicilia e la Sardegna e tenesse una linea lungo l’Arno fra Pisa e Rimini. Il feldmaresciallo propose che le truppe rese disponibili da questa mossa venissero inviate sul fronte orientale dove avrebbero potuto contribuire ad arginare il vero pericolo. Rommel raccomandò una linea d’azione simile anche in Grecia; e quello forse fu un errore perché Hitler, che non sopportava l’idea di cedere volontariamente una parte del territorio conquistato, si affrettò a inviare nei Balcani tredici divisioni. Per quanto riguardava l’Italia, Hitler continuò a tentennare per gran parte dell’inizio dell’estate. Era portato a schierarsi con Kesserling, non perché avesse una particolare simpatia per gli italiani (anche se la sua amicizia per Mussolini sembrava autentica), ma perché se gli Alleati avessero occupato l’Italia meridionale avrebbero avuto a disposizione aeroporti per i loro bombardieri. L’offensiva dei bombardamenti strategici andava assumendo proprio allora il suo ritmo infernale: gli americani bombardavano di giorno, i britannici di notte. Non solo gran parte delle difese tedesche erano concentrate al nord per contrastare il pericolo rappresentato dalla Gran Bretagna, ma molte industrie chiave tedesche stavano per essere trasferite nella parte meridionale del Reich, per essere messe al sicuro. E sarebbero state vulnerabili di fronte a un’offensiva lanciata dagli aeroporti italiani. Era un argomento convincente e Kesserling, ufficiale della Luftwaffe, poteva esporlo con la massima credibilità. Come Montgomery, era certo che gli italiani si sarebbero battuti accanitamente per difendere la loro patria, tanto più se vi fossero state le armi tedesche e le divisioni della Wehrmacht a rafforzare la loro decisione”” (pag 50-51)”,”QMIS-044″
“MORRIS Richard B. a cura, saggi di Edward PESSEN David MONTGOMERY Philip TAFT Irving BERNSTEIN Jack BARBASH Richard B. MORRIS, epilogo di W.J. USERY”,”The U.S. Department of Labor Bicentennial History of the American Worker.”,”MORRIS Richard B. è Gouverneur Morris Professor Emeritus of History Columbia University”,”MUSx-134″
“MORRIS William, a cura di Lia FORMIGARI”,”Come potremo vivere. (Political Writings of William Morris).”,”””In una società degna di questo nome siffatti miracoli dell’ ingegno sarebbero in primo luogo usati per ridurre al minimo il tempo speso in un lavoro privo di attrattive, che per loro mezzo potrebbe essere ridotto fino a diventare un assai lieve fardello per ogni individuo. Inoltre quelle macchine verrebbero certamente molto perfezionate, quando il problema non fosse più quello della convenienza individuale ma dell’ utilità sociale. Questo per quanta riguarda l’ uso ordinario delle macchine che probabilmente, dopo un certo tempo, verrebbe in qualche misura limitato dal fatto che gli uomini si renderebbero conto di non dover più angustiarsi per la semplice sussistenza e che imparerebbero a interessarsi e ad amare il lavoro a mano, il quale, fatto per libera scelta e con intelligenza, potrebbe diventare più attraente del lavoro fatto a macchina””. (pag 118)”,”SOCU-086″
“MORRIS Benny”,”Victimes. Histoire revisitée du conflit arabo-sioniste.”,”MORRIS Benny è professore di storia all’ Università Ben Gurion in Israele, specialista di storia del Medio Oriente. “”Gli eserciti arabi si componevano essenzialmente di forze professionali, assai male addestrate e debolmente meccanizzate. L’ esercito egiziano era afflitto da un inconveniente fondamentale, dovuto alla politicizzazione della catena di comando, che determinava la nomina di elementi incompetenti e inesperti a posti di alto rango. Esso soffriva inoltre di debolezze strutturali che si dimostrarono fatali in tempo di guerra. Il 15 maggio, Amer procedette a una serie di nomine nelle alte sfere dell’ esercito, tra cui quella del generale Abd al-Muhsen Kamal Murtaji alla testa del Comando del fronte del Sinai, una nuova unità del quartier generale. Il militare egiziano, che aveva comandato per lungo tempo il corpo di spedizione egiziano nello Yemen, conosceva male i piani di difesa del Sinai, le unità e i comandanti implicati. In un sol colpo, Amer gettava nella confusione tutta la struttura di comando del Sinai. Con alcune modificazioni dell’ ultimo minuto nello spiegamento delle truppe del Sinai, Amer e Nasser aggravarono ancor più le conseguenze nefaste di quest’ ultimo rimaneggiamento del personale. Alla vigilia della guerra e al momento stesso delle ostilità, Amer scavalcava diversi quartieri generali per trasmettere direttamente i suoi ordini ai comandanti di divisione.”” (pag 341)”,”VIOx-123″
“MORRIS Desmond”,”Lo zoo umano.”,”MORRIS Desmond dopo un degree in zoologia conseguito alla Birmingham University unitosi al gruppo di studio sugli animali di Niko TINBERGEN a Oxford, ha preparato la tesi di laurea sulla riproduzione dei pesci. Nello zoo di Londra ha girato documentari sul comportamento animale. Ha scritto varie opere tra cui ‘La scimmia nuda’ (1968). Il confronto va fatto tra abitante della città e l’ animale prigioniero “”La storia della crudeltà intenzionale nei confronti delle altre specie ha seguito uno strano corso. Il cacciatore primitivo sentiva un’ affinità con gli animali. Li rispettava. E così, abbastanza logicamente, i primi contadini. Ma dal momento in cui cominciarono ad aversi popolazioni urbane, cospicui gruppi di esseri umani persero ogni contatto diretto con gli animali, e di conseguenza il rispetto per loro. Man mano che le civiltà si svilupparono, aumentò l’ arroganza dell’ uomo. Egli non voleva ammettere di essere un animale come qualunque altra specie. Stabilì una distinzione radicale: soltanto ‘lui’ aveva un’ anima, gli altri animali no. Erano bestie brute messe sulla terra per il suo piacere. Con il diffondersi della religione cristiana, gli animali se la passarono malissimo. Inutile scendere in particolari, ma è bene ricordare che ancora alla metà dell’ Ottocento, papa Pio IX non permise che a Roma si aprisse un ufficio per la protezione degli animali sostenendo che l’ uomo aveva dei doveri verso i suoi simili, ma non verso gli animali inferiori. Nello stesso secolo un gesuita scriveva: “”Le bestie brute, non avendo intelligenza e non essendo quindi persone, non possono avere alcun diritto… Di conseguenza non abbiamo doveri di carità o d’ altro genere verso gli animali inferiori, come non ne abbiamo verso i tronchi d’albero o le pietre. Molti cristiani già dubitavano della fondatezza di questo atteggiamento, ma su solo quando la teoria darwiniana dell’ evoluzione cominciò ad avere un grande impatto sul pensiero umano che l’ uomo e gli animali tornarono ad avvicinarsi.”” (pag 78-79)”,”SCIx-229″
“MORRIS Desmond”,”La scimmia nuda. Studio zoologico sull’ animale uomo. (Tit.orig.: The Naked Ape)”,”Esistono 193 specie viventi di scimmie: 192 sono coperte di pelo. L’ eccezione è una scimmia nuda chiamata Homo Sapiens. MORRIS Desmond è uno zoologo che ha studiato a lungo le scimmie. In questo libro si è rimesso a studiare l’ uomo. “”Esiste inoltre un altro elemento ben distinto che può influenzare le tendenze omosessuali. Se nella famiglia i figli sono a contatto con una madre eccessivamente mascolina e dominatrice o con un padre troppo debole ed effeminato, questo darà luogo ad una notevole confusione. Le caratteristiche del comportamento indicano una strada e quelle anatomiche un’ altra. (…)”” (pag 104) “”Detto tutto ciò, devo ora far rilevare che la regola presenta un’ eccezione importante. La moralità biologica di cui ho parlato prima non è più valida in condizioni di sovraffollamento della popolazione. Quando ciò avviene, le regole si capovolgono. Noi sappiamo dalle ricerche svolte su altre specie in condizioni di sovraffollamento sperimentale, che arriva un momento in cui l’aumento della densità della popolazione raggiunge un grado tale da distruggere l’ intera struttura della società. Gli animali manifestano delle malattie, uccidono la prole, combattono con cattiveria e si mutilano. Nessun aspetto del comportamento può svolgersi correttamente. Tutto viene ad essere frammentato. Alla fine si ha un numero tale di morti che la popolazione viene ridotta ad una densità minore e può ricominciare a riprodursi, ma non prima che un catastrofico sconvolgimento abbia avuto luogo.”” (pag 105)”,”SCIx-233″
“MORRIS Desmond”,”Il libro delle età.”,”MORRIS Desmond ottenuto il Ph. D. con un’ opera sul comportamento animale (etologia), raggiunse la notorietà alla fine degli anni 1950 con la serie televisiva ‘Zoo Time’. Diventato direttore della sezione mammiferi allo zoo di Londra, pubblicò numerosi libri e saggi scientifici. Il suo libro più famoso è ‘La scimmia nuda’ (1968) che ebbe un seguito ‘Lo zoo umano’ (1970). Altri libri ‘L’ uomo e i suoi gesti’ (1982) e ‘La tribù del calcio’. 64 anni. Karl Marx. “”Karl Marx morì di un ascesso ai polmoni nel marzo del 1883, distrutto dalla morte della moglie, avvenuta nel dicembre del 1881 e da quella della figlia maggiore, nel gennaio del 1883. Quando morì era diventato molto irritabile. Quando la sua governante gli chiese se aveva un messaggio finale per il mondo, pronunciò le sue ultime parole famose: “”Avanti, se ne vada! Le ultime parole sono per gli scemi che non hanno parlato abbastanza prima!””.”” (pag 64)”,”SCIx-240″
“MORRIS Richard B. a cura; consulenza di COMMAGER Henry Steele (capo consulenti) William DUNCAN STRONG Thomas C. COCHRAN Ray ALLEN BILLINGTON J. Bartlet BREBNER Talbot HAMLIN Sumner WELLES James D. HART Anson PHELPS STOKES William L. LAURENCE Jeffrey B. MORRIS”,”Encyclopedia of American History.”,”Comitato di consulenza composta da H.S. COMMAGER, William DUNCAN STRONG Thomas C. COCHRAN Ray ALLEN BILLINGTON J. Bartlet BREBNER Talbot HAMLIN Sumner WELLES James D. HART Anson PHELPS STOKES William L. LAURENCE Jeffrey B. MORRIS “”The U.S. and the Far East. Indo-China. President Eisenhower informed the Senate Foreign Relations Commitee, 8 May, 1953, that he had given France a special aid grant of $ 60 million to support the Indo-Chinese campaign against the Vietminh rebels. Further disclosures of substantial military aid were made on 30 Sept. and 6 Feb. 1954, although on 10 Feb. the President stated that he was opposed to involving the U.S. in a “”hot”” war in Indo-China. According to a report of the French National Assembly, 16 Mar. 1954, the U.S. had paid to date 78% of the cost of the anti-Communist fighting in Indo-China.”” (pag 405)”,”USAG-065″
“MORRIS Benny”,”La prima guerra di Israele. Dalla fondazione al conflitto con gli stati arabi, 1947-1949.”,”Benny MORRIS è il capofila dei “”nuovi storici”” israeliani, insegna all’ università Ben Gurion di Beersheba. E’ autore di diverse opere fondamentali su Israele e la Palestina, tra cui ‘Vittime’ (2001), ‘Mossad’ (2003, scritto assieme a Ian BLACK), ‘1948’ (2004) ed ‘Esilio’ (2005). Spostamento della popolazione araba. “”Tra maggio 1948 e dicembre 1951, Israele assorbì circa 700 mila immigrati ebrei, una cifra leggermente superiore a quella della popolazione ebraica complessiva al momento della nascita del nuovo Stato. Una piccola percentuale di questi immigrati si sistemò nei ‘moshavim’, mentre la grande maggioranza di stabili nei quartieri arabi abbandonati delle grandi città, nelle piccole città spopolate, e, quando le case vennero a mancare, in vasti accampamenti provvisori (ma’abarot) ai margini delle città (dai quali, una volta costruite le case, dopo mesi o anni, venne trasferita nelle città). La sistemazione degli immigrati nei quartieri urbani abbandonati iniziò subito dopo l’ esodo arabo dalle varie località. Già nel gennaio 1948, Ben-Gurion aveva ordinato a Shaltiel (il comandante del distretto di Gerusalemme) di “”sistemare gli ebrei in ogni casa nei quartieri semi-arabi abbandonati, come Romema (a Gerusalemme Ovest)””. Nel corso dei mesi successivi, le case urbane abbandonate vennero spesso occupate da rifugiati ebrei provenienti dalle zone di guerra della Palestina (in tutto, durante la guerra, circa 70.000 ebrei dovettero lasciare i loro insediamenti urbani e rurali). All’ inizio del maggio del 1948, 18.000 “”profughi”” ebrei vivevano nell’ area allargata di Tel Aviv. Ma fu il Comitato di trasferimento di Weitz a suggerire per primo di adottare come precisa linea politica (soprattutto al fine di prevenire il ritorno dei rifigiati arabi) la sistemazione de nuovi immigrati ebrei nelle case arabe abbandonate. La prima città araba a essere occupata dai nuovi immigrati fu Jaffa, conquistata dall’ Haganah a metà maggio; il primo gruppo di ebrei fu sistemato nella “”colonia tedesca”” ai primi di luglio. A Settembre, 2400 famiglie ebree (la maggior parte delle quali formata da nuovi immigrati) si erano trasferite nella città, mentre gli arabi rimasti – circa 5000 anime – erano stati concentrati (nel mese di agosto) in una parte del quartiere di ‘Ajami. Il raggruppamento degli arabi facilitò l’ insediamento delle famiglie ebree in altre parti della città e tornò a vantaggio della sicurezza degli stessi arabi (…)””. (pag 383-384)”,”VIOx-153″
“MORRIS Desmond”,”Il comportamento intimo.”,”MORRIS Desmond (1928) ha studiato zoologia all’Università di Birmingham poi ha fatto parte del celebre gruppo di ricerche del prof. Tinbergen a Oxford. Si è anche laureato in filosofia. Ha diretto poi la sezione mammiferi dello Zoo di Londra. Ha pubblicato varie opere (v. 4° copertina)”,”SCIx-293″
“MORRIS Benny”,”Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista, 1881-2001.”,”MORRIS Benny è professore di storia all’università di Ben Gurion in Israele. Ha scritto ‘The Birth of the Palestinian Refugee Problem, 1947-49’ e ‘Mossad’ (con Ian BLACK) (2003) “”A un certo punto; nella tarda mattinata, con la “”valle delle lacrime”” immersa nel fumo degli scoppi e dei carri incendiati, i tank siriani erano ormai frammisti a quelli israeliani. Il colonnello Ben-Gal comandante della brigata corazzata israeliana, avrebbe poi dichiarato: “”Ero sul punto di ordinare la ritirata generale. Stringevo già il radiotelefono, quando mi sono detto: no, meglio aspettare ancora un momento… Eppure, ero sicuro che per noi la battaglia era persa. Ancora mezz’ora, un’ora al massimo e saremmo stati travolti. Invece, per qualche ragione i siriani rinunciarono per primi e cominciarono a ritirarsi””. Una ragione fu l’arrivo dell’ultima riserva dell’IDF in quel punto del fronte: 13 carri armati della VII Brigata. Poi, poco prima di mezzogiorno, il generale Eitan fu avvertito che alcuni equipaggi siriani di carri armati erano in fuga verso est. Eitan chiamò subito Ben-Gal, e la notizia scese fulminea lungo la catena di comando. Fu un tonico formidabile per il morale degli israeliani. I carristi dell’IDF s’impegnarono come non mai, e di lì a qualche minuto altri carri armati siriani cominciarono a ritirarsi. Come osservò in seguito lo stesso Ben-Gal: “”Non si sa mai bene in che condizioni è l’altra parte, si tende sempre a immaginare che stia un po’ meglio di noi. Evidentemente i siriani non capirono che la nostra situazione era disperata, e pensarono di non avere reali possibilità di successo…””. Nei quattro giorni della battaglia a nord di Quneitra, 100 carri armati israeliani impegnarono complessivamente da 500 a 600 carri armati siriani. A mezzogiorno del 9 ottobre i siriani avevano perso quasi 200 carri armati, oltre a qualche centinaio di veicoli a vario grado di corazzatura. La strenua difesa della VII Brigata nel Golan settentrionale è entrata nei manuali militari come esempio di efficace impiego difensivo dei mezzi corazzati.”” (pag 510-511)”,”VIOx-169″
“MORRIS Benny”,”1948. Israele e Palestina tra guerra e pace.”,”traduzione di Stefano GALLI, il prologo è stato tradotto da Paolo Antonio LIVORATI, l’introduzione è stata tradotta da Daniele DIDERO e Andrea PALMIERI, il capitolo 8 è stato tradotto dall’ebraico da Silvia ASCOLI, l’appendice è stata tradotta da Daniele DIDERO, abbreviazioni, appendice ‘un’intervista a Ehud Barak’, note, indice dei nomi e dei luoghi. abbreviazioni prefazione all’edizione italiana prologo introduzione appendice note ringraziamenti indice nomi e località, traduzione di Stefano GALLI, prologo tradotto da Paolo Antonio LIVORATI, introduzione tradotta da Daniele DIDERO e Andrea PALMIERI, il capitolo 8 tradotto dall’ebraico da Silvia ASCOLI”,”VIOx-032-FL”
“MORRIS Benny BLACK Ian”,”Mossad. Le guerre segrete di Israele.”,”Benny Morris (1948) ha conseguito il PhD a Cambridge ed è stato corrispondente per il ‘Jerusalem Post’, attualmente insegna all’Università di Ben-Gurion di Beersheba. É autore di opere fondamentali su Israele e la Palestina, tra cui il best seller Vittime, e 1948, Israele e Palestina tra guerra e pace. Jan Black (1953), giornalista inglese, è corrispondente da Gerusalemme del ‘Guardian’. É autore del libro Zionism and the Arabs.”,”QMIx-034-FL”
“MORRIS Desmond”,”Il comportamento intimo.”,”MORRIS Desmond (1928) ha studiato zoologia all’Università di Birmingham poi ha fatto parte del celebre gruppo di ricerche del prof. Tinbergen a Oxford. Si è anche laureato in filosofia. Ha diretto poi la sezione mammiferi dello Zoo di Londra. Ha pubblicato varie opere (v. 4° copertina)”,”SCIx-014-FV”
“MORRIS Benny”,”Vittime.”,”Benny Morris (1948) ha conseguito il PhD a Cambridge ed è stato corrispondente per il ‘Jerusalem Post’, attualmente insegna all’Università di Ben-Gurion di Beersheba. É autore di opere fondamentali su Israele e la Palestina, tra cui il best seller Vittime, e 1948, Israele e Palestina tra guerra e pace.”,”VIOx-105-FL”
“MORRIS Desmond”,”La scimmia nuda. Studio zoologico sull’animale uomo.”,”Desmond Morris, nato nel Wittshire nel 1928, si è laureato a Oxford con una tesi sul comportamento animale. Altra sua opera: ‘Lo zoo umano’, Mondadori, 1970. “”Non tutte le specie di primati hanno un’organizzazione sociale marcatamente dittatoriale. Quasi sempre vi è un tiranno, ma talvolta di tipo benigno e tollerante, come nel caso del gorilla. Questi divide le femmine con i maschi inferiori, è generoso al momento dei pasti e si impone solo quando si presenta qualcosa che non si può dividere oppure vi sono segni di rivolta o lotte irregolari tra i membri più deboli”” (pag 158-159)”,”SCIx-007-FGB”
“MORRIS Donald R.”,”The Washing of the Spears. The bloody story of the Zulu War of 1879.”,”Donald R. Morris è nato nel 1924. Cresciuto a New York ha studiato all’Università del Michigan prma di entrare nella Navy nel 1942. Questo libro lo ha iniziato nel 1958. Nel 1879 armati solo dalle loro lance, dei loro scudi, i Zulù sfidarono la potente Inghilterra vittoriana e inizialmente inflissero agli inglesi la peggior disfatta di un esercito moderno di fronte a un nemico all’arma bianca. La battaglia di Isandlwana, avvenuta il 22 gennaio 1879 durante la guerra anglo-zulu. Fu uno scontro significativo in cui l’esercito britannico, nonostante la superiorità tecnologica, subì una pesante sconfitta da parte delle forze zulu, armate principalmente di lance e scudi. È considerata una delle più grandi vittorie di un esercito indigeno contro una potenza coloniale europea. (f. copilot) Nella Battaglia di Isandlwana, i britannici erano comandati dal tenente colonnello Henry Burmester Pulleine e dal colonnello Anthony Durnford 2. Gli Zulu, invece, erano guidati dai comandanti Ntshingwayo kaMahole Khozab e Mnyamana kaNgqengelele 3. (idem)”,”UKIQ-024-FSD”
“MORRISS Roger”,”The Royal Dockyards during the Revolutionary and Napolonic Wars.”,”Si tratta di uno studio dei fattori civili (attività industriale cantieristica) che hanno contribuito alla potenza navale britannica.”,”QMIN-007-FSL”
“MORRISSEY Brendan”,”Boston 1775. Lo sparo che risuonò nel mondo intero.”,”””La Royal Navy era ancora lungi dal diventare quella forza invincibile che avrebbe dominato i mari nelle Guerre Napoleoniche. Gestita dall’ ammiragliato a Londra, aveva il compito di proteggere le colonie britanniche e di controllare le rotte commerciali più importanti; diversamente dall’ esercito , era dunque estremamente popolare tra la gente, fatta eccezione per i porti, in cui spadroneggiavano le press gang (i gruppi addetti al reclutamento forzato, ndr).”” (pag 29)”,”USAG-055″
“MORRISSEY Susan K.”,”Heralds of Revolution. Russian Students and the Mythologies of Radicalism.”,”Susan Morrissey is a research fellow at Friedrich-Alexander Universität in Erlangen, Germany. Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Conclusion, Abbreviations, Notes, Bibliography, Figure, Index,”,”RIRx-074-FL”
“MORROW Felix”,”Revolution et contre revolution en Espagne, 1936 – 1938.”,”L’A giornalista americano ha scritto sul settimanale ‘Socialist Appeal’, è stato un dirigente del Socialist Workers Party. Fu uno dei 18 trotskisti americani imprigionati a seguito del processo per lo sciopero di Minneapolis del 1941.”,”MSPG-019″
“MORROW Felix”,”L’opposizione di sinistra nella guerra civile spagnola.”,”MORROW Felix è nato a New York nel 1906 ed è vissuto nel quartiere oepraio di Brownsville a Brooklin, dove è diventato membro di una organizzazione giovanile socialista. Ha compiuto i suoi studi alle università di New York e di Columbia dove si è laureato in filosofia. Diventato membro di una sezione della Intercollegiate Socialist Society, fondata da Jack London, è stato arrestato mentre raccoglieva fondi presso l’università per aiutare l’opposizione di sinistra del sindacato minatori. Dal 1925 ha svolto attività giornalistiche. Attivista del PC è stato arrestato nel 1932 durante uno sciopero. Nel 1933 ha aderito al movimento trotskyista. Di nuovo in prigione durante la 2° guerra mondiale assieme ad altri dirigenti del Socialist Workers Party (SWP). Dopo la guerra ha rotto col partito lasciando la vita politica. Nel testo qualche riga mancante Assassinio Berneri (pag 112) Giornate di maggio: barricate a Barcellona. “”Notizie da Terragona e Reus, riferivano che “”membri del PSUC e dell’Estat Catale, si servivano (!) della temporanea presenza di alcune guardie d’assalto di passaggio verso Barcellona, per disarmare e uccidere gli operai”” (Souchy). “”La CNT tentò di strappare la promessa ai governi di Valenza e di Barcellona che le guardie d’assalto non sarebbero entrate nella città immediatamente (!), ma sarebero state trattenute alle porte della città finché la situazione non fosse chiarita… Ma era piuttosto scettica circa l’assicurazione che le truppe che stavano per giungere avrebbero agito lealmente nei confronti dei lavoratori””. Ma questo scetticismo (e quando sorse?) non era condiviso dai ministri dei governi di Valenza e della Catalogna, ‘che avevano votato perché il governo centrale assumesse il controllo dell’ordine pubblico nella Catalogna’. Il Ministero dell’ordine pubblico della Catalogna aveva così cessato di esistere il 5 maggio. La notte tra il 6 e il 7 maggio: “”Ancora una volta gli anarchici si erano offerti di trattare, desiderosi di porre fine al conflitto””. Il governo naturalmente era sempre pronto a trattre, mentre le sue forze stavano rompendo le ossa alla classe operaia sotto la copertura offerta dalla centrale della CNT. (…) Venerdì: per ordine della centrale della CNT-FAI alcuni operai cominciarono a demolire le barricate. Ma le barricate delle guardie d’assalto, dell’Estat Catala, del PSUC rimanevano intatte. Le guardie d’assalto sistematicamente disarmavano i lavoratori. (…)””. (pag 116-117) “”Il punto di vista trotskysta sugli avvenimenti spagnoli esposto a caldo nel 1938. «Il compito di questo libro (scrive l’autore) è di fornire al lavoratore dotato di coscienza di classe e ai suoi alleati in America un materiale che li faccia comprendere perché il proletariato spagnolo è stato sconfitto, e da chi è stato tradito». – Indice: «Perché i fascisti si ribellarono; Gli “”alleati”” borghesi nel “”Fronte popolare””; La rivoluzione del 19 luglio; Verso la coalizione con la borghesia; La politica della classe operaia spagnola; Il programma del governo di coalizione di Caballero; Il programma del governo di coalizione della Catalogna; La rinascita dello Stato borghese; La controrivoluzione e le masse; Le giornate di maggio: barricate a Barcellona; L’eliminazione di Largo Caballero; “”El gobierno de la victoria””; La conquista della Catalogna; La conquista dell’Aragona; Le operazioni militari sotto Giral e Caballero; Le operazioni militari sotto Negrin-Prieto; Solo due strade; Poscritto». – L’autore (1906-1988), di origine ebraica, uno dei dirigenti del Socialist Workers Party, dopo il 1940 redattore del giornale «The Militant» e della rivista «Fourth International», insieme ad altri quadri dell’organizzazione fu arrestato e processato nel 1941 con l’accusa di propugnare il rovesciamento violento del governo degli Stati Uniti. Nel 1943 formò con Albert Goldmann e James T. Farrell una frazione di minoranza che contrastò la valutazione della direzione e della Quarta Internazionale in genere sull’imminenza di una situazione rivoluzionaria, soprattutto in Europa, e di un tracollo dello stalinismo. Questa frazione era convinta che l’Europa occidentale avrebbe conosciuto invece una prolungata fase di democrazia borghese, rispetto alla quale sarebbe stato necessario un riorientamento del movimento. Morrow fu espulso nel 1946 con l’accusa di aver rotto la disciplina dell’organizzazione collaborando con il Workers Party di Max Shachtman, nato da una scissione nel 1940 e orientato in senso socialdemocratico. La collaborazione finì abbastanza presto perché Morrow lasciò la politica per dedicarsi a un’attività editoriale, alla psicanalisi, alla parapsicologia e all’occultismo”” (Graphos)”,”MSPG-239″
“MORROW Felix”,”Labor’s Answer to Conscription.”,”Nota: Burke-Wadsworth Act Sep 6, 1940 With France defeated, and Britain threatened, more than 66% of the public believed that Germany posed a direct threat to the United States. Congress was aware of this change and was more willing to permit expanded American assistance to the Allies. America was becoming more concerned about the need for internal preparations for war. Approved on September 6, this conscription law passed by Congress was approved by President Roosevelt. It was also the first ever conscription law ever enacted while the United States was at peace. It was also known as the Selective Training and Service Act. This law provided for the annual induction of 900,000 men between the ages of 21 and 36. Its provisions made for training 1.2 million troops and 800,000 reserves each year. Some 16,500,000 men were registered in accordance with the law in October 1940, and the first group of conscripts, called selectees, were called up in the following month. This act showed both the allied and axis powers that the United States would join the war if forced to. *By the end of World War II, about 45 million men had been registered, and more than 10 million men, representing more than 66 percent of the total strength of the armed forces, had been inducted under the authority of the Selective Training and Service Act.”,”MUSx-273″ “MORROW Felix”,”Revolution and counter-revolution in Spain and The Civil War in Spain.”,”Felix MORROW giornalista americano ha pubblicato articoli sul settimanale ‘Socialist Appeal’ ed è stato un dirigente del Socialist Workers Party. Fu uno dei 18 trotskisti americani imprigionati a seguito del processo per lo sciopero di Minneapolis del 1941. Isolamento del Poum, retata staliniana contro dirigenti Poum più noti, le mogli dei fuggiaschi prese in ostaggio per far sì che i mariti si consegnassero. “”In its darkest hour the POUM was completely isolated. On June 16, Nin was arrested in his office. The same night, widespread raids caught almost all the forty members of the Executive Committee. A few who escaped were forced to give themselves up because their wives were seized as hostages. The next morning the POUM was outlawed. The Regional Committee of the CNT did not come to the defence of the POUM. ‘La Noche (CNT) of June 22, published in bold-face: ‘About the espionage service discovered in the last days. The principal ones implicated were found in the leading circles of the POUM. Andres Nin and other know persons arrested’. There followed some general reflections on slander, with copious references to Shakespeare, Gorki, Dostoievski and Freud…If censorship was to be blamed, then where were the CNT’s illegal leaflets? In Madrid, CNT did come to the defence of the POUM, and was followed by ‘Castilla Libre’ and ‘Frente Libertario’ militia organ. On June 28, the National Committee of the CNT addressed a letter to the ministers and their organizations reminding them that Nin, Andrade, David Rey, Gorkin, etc., ‘had acquired their prestige among the masses by long years of sacrifice’.”” (pag 141-142)”,”MSPG-243″ “MORROW Felix”,”L’opposizione di sinistra nella guerra civile spagnola.”,”””Sempre secondo quanto si dice, Franco fece qui il suo errore strategico più madornale, quanto tentò, spinto dalla fretta, di prendere Madrid con un attacco frontale invece di completarne l’accerchiametno tagliando la strada di Valencia. I fascisti ostinatamente si afferrarono a questa strategia per mesi, dando ai lealisti l’occasione di fortificare la zona tanto da sostenere gli attacchi laterali, quando questi vennero nel fabbraio e nel marzo. Fatto rilevante durante la difesa di Madrid fu ‘l’adozione di metodi politici rivoluzionari’. La caduta di Madrid rappresentava la fine del ballo per i comunisti. Il loro prestigio in Spagna era legato al quinto reggimento di Madrid – in realtà un vero e proprio esercito di più di centomila uomini – e alla giunta di difesa, che dall’11 ottobre era responsabile della difesa di Madrid, da loro controllata. In campo internazionale il prestigio del Comintern e dell’Unione Sovietica sarebbero inequivocabilmente crollati con la caduta di Madrid. La ritirata a Valencia e nella Catalogna avrebbe stabilito un nuovo rapporto di forze e i comunisti sarebber passati in seconda linea. (…) Spinti dalla dura necessità, i comunisti abbandonarono i metodi esclusivamente borghesi, ma solo per un dato periodo e solo entro i confini di Madrid. Misure di difesa che in altre città erano state proposte dalle locali organizzazioni del POUM, FAI, CNT e che erano state accusate di avventurismo, che avrebbero alienato l’appoggio reale della borghesia liberale, a Madrid invece furono prese dagli stessi comunisti il 7 novembre, quando i fascisti raggiunsero la periferia della città. (…) Ma i metodi politici usati sul fronte del Nord, del Sud e dell’Aragona restavano gli stessi. Furono ignorate le incessanti pressioni della CNT, del POUM e di sezioni della UGT per una offensiva su tutti i fronti come modo migliore per aiutare Madrid e per far togliere l’assedio alla città. Né il “”popolo in armi”” restò il difensore di Madri. Verso gennaio il pericolo immediato era cessato e i comunisti-borghesi tornarono alla “”normalità””. Le perquisizioni dei comitati operai casa per casa per rintracciare i fascisti e le armi furono scoraggiate, quindi sospese. I soldati sostituirono i lavoratori nelle barricate. Il lavoro delle donne nei comitati fu rilevato dall’esercito. Le iniziative di massa non vennero più incoraggiate. La corrente ora scorreva in senso inverso, sebbene l’assedio non fosse stato tolto a Madrid. Il settimanale “”POUM”” venne soppresso per sempre a gennaio. A febbraio la giunta si impadronì della stazione radio del POUM e della tipografia del “”Combattente rojo””. Il comunista José Cazorla, commissario di polizia della giunta, organizzò la repressione legale e illegale. Se i suoi arresti di lavoratori non venivano sanzionati dai tribunali popolari, egli prendeva “”quelli che erano stati assolti e li gettava in prigioni segrete o l’inviava alle milizie comuniste che si trovavano su posizioni avanzate per essere usati come “”fortificazioni””. Contemporaneamente vennero aperte le porte delle prigioni agli uomini della destra e Cazorla rilasciò molti fascisti e reazionari. le accuse erano formulate da Rodriguez, commissario speciale delle prigioni (12) e la richiesta della CNT di condurre una inchiesta venne rifiutata. Lo scioglimento della giunta completò le misure che portavano alla introduzione di metodi borghesi-burocratici nella difesa di Madrid”” (pag 187-189) (12) “”Solidaridad Obrera, 20 aprile 1937″,”MSPG-266” “MORSE Arthur D.”,”Mentre sei milioni morivano. La «soluzione finale» e l’inerzia dell’Occidente.”,”””Ormai la Conferenza delle Bermude è svanita dalla memoria, al pari di vari esempi di futilità diplomatica. Persino coloro che vi parteciparono, oggi ne deplorano il ricordo. Richard Kidston Law, che aveva capeggiato la delegazione inglese, è divenuto Lord Coleraine. Nel 1965 gli è stato chiesto di ricordare gli avvenimenti di quei giorni. «Fu una gara a chi giustificava meglio se stesso» ha risposto. «Uno schermo per nascondere l’inerzia. A quel tempo affermammo che i risultati della Conferenza erano riservati, ma in realtà, che io ricordi, non vi furono risultati di sorta» (1). Però un risultato ci fu, sebbene indiretto. La Conferenza [delle Bermude] riuscì a convincere un uomo che per gli ebrei non c’era più speranza, e che i suoi compatrioti non sarebbero mai stati soccorsi. Quest’uomo era Szmul Zygielbojm (2), il capo sindacalista polacco che era fuggito attraverso la Germania dopo l’uccisione di sua moglie e dei suoi due bambini. Zygielbojm, membro del Consiglio nazionale polacco in esilio a Londra, aveva incessantemente supplicato i governi alleati di muovere in aiuto degli uomini e delle donne che aveva lasciato nel ghetto di Varsavia, e di convincere i tedeschi che la loro barbarie sarebbe stata repentinamente punita. Zygielbojm bussò alle porte di tutte le ambasciate, mandò cablogrammi a capi di stato (Roosevelt compreso)= e parlò durante manifestazioni pubbliche. Per lui nessuna platea era troppo piccola, giacché la sua indignazione non conosceva limiti. I disperati messaggi che gli giungevano dai suoi amici che nel ghetto in fiamme stavano fronteggiando i cannoni tedeschi, lo riempivano di colpa. Il 12 maggio 1943, tredici giorni dopo l’aggiornamento dei lavori alla Conferenza delle Bermude, Szmul Zygielbojm, all’età di quarantotto anni, si suicidò a Londra. Lasciò una lettera di addio, indirizzata al presidente e al primo ministro del governo polacco in esilio. «Non posso rimanere muto» diceva. «Non posso continuare a vivere mentre i superstiti della popolazione ebraica della Polonia, di cui sono un rappresentante, stanno morendo. I miei amici del ghetto di Varsavia sono morti con le armi in pugno nell’ultima, eroica battaglia. Non è stato mio destino morire con loro, e, ciò nonostante, io appartengo ad essi e alla loro fossa comune. «Desidero che la mia morte sia anche la mia ultima protesta contro l’indifferenza con cui il mondo sta guardando a tutto ciò, mentre permette che gli ebrei vengano sterminati. «So quanto valga poco, oggi, una vita umana, ma poiché non ho potuto far nulla da vivo, forse con la mia morte potrò contribuire a smantellare l’indifferenza di coloro che anche adesso, all’ultimo momento, potrebbero salvare i pochi ebrei polacchi rimasti in vita… Addio a tutti e a tutto ciò che mi è stato caro e che ho amato»”” ag 76-77) [(1) Intervista concessa all’autore; (2) P. Friedman, ‘Martyrs and Fighters’, cit. Sulla figura di Zygielbojm apparvero anche numerosi articoli sul «New York Times» e su giornali inglesi]”,”EBRx-082″ “MORSELLA Fulvio LEVI Aldo BRANDO Miguel PAOLUCCI TONI Franca a cura; saggi di G. BOSCO G. MEDICI E. AMALDI F. IPPOLITO B. DE-FINETTI A. BARGONI C.F. BONA F. BUZANO G. CESONI C. PRELLE P. SARDI U. TIBERIO G. VALERIO C. MALIANI”,”L’economia italiana ha bisogno di laureati.”,”””Per concludere vorrei sottoporre alla meditazione del lettore alcune considerazioni scritte da Camillo Benso di Cavour nel 1850. Si tratta di un brano già altre volte citato, per dimostrare come sono più di cento anni che andiamo dibattendo gli stessi temi e nulla o poco vien fatto per modificare una situazione angosciosa e da tutti deprecata. Siamo al terzo tempo della rivoluzione industriale nel mondo e pure, nel nostro Paese, le parole dello statista piemontese sono più attuali che mai: «L’éducation professionelle est un des premiers besoins du temps actuel et un de ceux auquel il est malheureusement le moins pourvu dans notre pays. L’excès de l’éducation classique est cause d’un défaut d’équilibre moral qui produit des conséquences les plus fâcheuses. Au lieu d’élever la masse des hommes pour en faire d’habiles producteurs, en état de parcourir les nombreuses carrières que l’agricolture, l’industrie et le commerce offrent aux classes moyennes et supérieures, on n’a travaillé jusqu’ici qu’à faire des hommes de lettres ou des hommes de robe: des docteurs et des rhéteurs»”” (pag 11) [Ivan Matteo Lombardo, Prefazione] [Ivan Matteo Lombardo, Presidente del Comitato nazionale per la produttività (CNP)]”,”GIOx-099″ “MORSY Magali a cura; saggi di NOUSCHI André GASPARD Françoise DOUVILLE Olivier MULLER Martine ABDELLATIF Saliha DJAFRI Yahia HAMONET France PROUX Michèle MALEWSKA-PEYRE Hanna YUNG Aude ETIENNE Bruno NAÏR Sami COSTA-LASCOUX Jacqueline”,”Les Nord-Africains en France. Colloque: “”Des étrangers qui font aussi la France””. (Assemblée nationale 7-8 juin 1984).”,” Contiene il capitolo di Aude YUNG ‘les Immigrés et les luttes ouvrières’ (pag 121-130) “”Le véritable essor de l’immigration maghrébine a lieu en réalité à partir de 1962; en effet, le recensement de 1968 dénombre 619076 Maghrébins, tandis qu’en 1981 on en compte 1411000: c’est de loin le groupe le plus important de travailleurs étrangers en France (34%) (13). Cet afflux de Maghrébins à partir de 1946 est lié à différentes causes: d’abord les facilités de circulation entre l’Algérie et la France, à partir de 1947, ensuite la croissance de l’économie francaise à compter de cette date, particulièrement rapide junsqu’en 1971″” (pag 45-46) (13) En 1962, ils représentent 18,9% et en 1968 23.6% des étrangers Le Centre des hautes études sur l’Afrique et l’Asie modernes (CHEAM), créé en 1936 par le Front populaire et supprimé en 2000, est d’abord connu sous la dénomination de Centre des hautes études d’administration musulmane. Les archives du CHEAM sont aujourd’hui disponibles au Centre des archives contemporaines (CAC) de Fontainbleau 1. Comme son nom initial le laisse deviner, il s’agit au départ d’un service de renseignements, de ressources et de formation pour les cadres coloniaux français (militaires compris) : « La similitude des problèmes qui se posent dans nos possessions musulmanes de l’Afrique du Nord, en Algérie et dans les territoires du Levant confiés à notre tutelle fait ressortir chaque jour davantage la nécessité d’assurer entre les diverses administrations une liaison plus étroite »2. À partir de sa création, le CHEAM évolue à plusieurs reprises (en 1958, 1973 et 1996). Après la décolonisation, il organise notamment des formations pour des diplomates et des hommes d’affaires français. Étant donné sa mission, les rapports et compte-rendus de conférences conservés dans ses archives constituent un précieux outil de connaissances d’une précision souvent minutieuse.”,”CONx-197″ “MORTARA Giorgio”,”Economia della popolazione. Analisi delle relazioni tra fenomeni economici e fenomeni demografici.”,”MORTARA Giorgio”,”DEMx-058″ “MORTIER Roland”,”Anacharsis Cloots ou l’ utopie foudroyée.”,”MORTIER Roland, direttore dell’ Académie royale de langue et de littérature francaises de Belgique, membro associato all’ Institut de France, corrispondente della British Academy, presidente d’onore della Societé d’études staëliennes e presidente della Société Diderot, autore di numerosi lavori e di edizioni critiche degli scrittori dei Lumi. E’ uno dei maggiori ‘dix-huitièmistes’ europei. Nato in Germania ma francese di formazione, CLOOTS (“”Orateur du genre humain””) è stato uno dei primi a sentire il significato universale delle conquiste del 1789 e della Dichiarazione dei diritti dell’ uomo. Di idee repubblicane, concepiva l’idea di una pace definitiva e di repubblica universale. Liberalista estremo in economia, era anche un critico erudito delle religioni rivelate e un giornalista e autore di opuscoli molto prolisso. Ateo, militante dell’ universalismo politico, si scontrò con Robespierre il quale non gli perdonava di essere stato nel 1792 del partito della guerra (in nome della pace). Il mondialista Cloots fu condannato a morte. “”Cloots intervient alors pour se faire le hérault de “”cette guerre absolument nouvelle””, guerre des individus contre les corporations, ‘guerre de genre humain’ contre des associations inhumaines, guerre des finances inépuisables d’une nation (les assignats) contre les finances chancelantes des tyrans, qui rompra la balance politique en faveur de la liberté. Il attend la venue de ‘a République universelle’ le triomphe de l’unité souveraine du genre humain. Il trouve en Luckner un adepte de ses idées: “”Anacharsis, j’approuve fort votre idée de la ‘NATION UNIQUE’ [sic en majuscules].”” Aussi Cloots peut-il, en conclusion, lui assigner les tâches prioritaires de ses armées: “”Délivrer les individus brabançons, liégeois, holandais, francofoniens””, en d’autres termes mener à la fois la nouvelle guerre de libération des peuples et celle, plus classique, de l’expansion vers les sacro-saintes “”frontières naturelles””””. (pag capitolo ‘Vers la fin de l…)”,”BIOx-131″ “MORTILLARO Felice, a cura di Giulio SAPELLI”,”La via italiana al capitalismo. Contraddizioni e tensioni rivissute attraverso gli scritti di Felice Mortillaro.”,”MORTILLARO Felice (Genova 1931-Milano 1995) avvocato e professore di diritto del lavoro a Perugia, è stato uno dei protagonisti delle relazioni industriali in Italia. Dopo un tirocinio all’ Ansaldo, secondo la regola che imponeva a farsi le ossa come operai, dal 1957 al 1970 è stato capo del personale in stabilimenti della Sicedison e dell’ Ansaldo San Giorgio. Ha seguito la vicenda della Federmeccanica dal 1971 al 1992. da responsabile sindacale a consigliere delagato. Vescovi zero in economia (pag 711)”,”ITAE-219″ “MORTON A.L.”,”Vida e ideas de Robert Owen.”,”Contiene i capitoli ‘Un piano per l’ India’ e ‘Varie opinioni su Owen da parte dei suoi contemporanei’. Le proposte di OWEN sull’ India furono presentate nel 1858 durante la guerra di indipendenza. Il suo piano può essere paragonato alla difesa della rivoluzione dell’ India pubblicato da Ernest JONES sul giornale ‘The People’s Paper’. Secondo OWEN le due camere dei rappresentanti, la alta e la bassa, avrebbero dovuto essere elette con il sistema degli Stati Uniti.”,”SOCU-077″ “MORTON A.L.”,”L’ utopie anglaise.”,”””Comme tant d’écrivains radicaux de l’époque, Coleridge partageait avec Blake l’héritage de l’humanisme protestant non-conformiste. Mais la grande différence était que Blake avait appris un métier manuel et devait le pratiquer toute sa vie. C’est ce qui donne à sa pensée cet accent de verité si rare dans la poésie anglaise. Dans les livres prétenduement “”prophétiques”” qui, comme on le verra, sont utopiques de bout en bout, on voit les symboles s’amonceler, les mythes se diviser et s’assembler à un point tel que l’esprit se refuse presque à suivre semblables mutations; mais, dans leurs fantaisies le plus déchaînées, les “”Livres”” gardent un goût du terrestre qui n’est autre que le reflet des conditions de vie du temps de Blake.”” (pag 139)”,”SOCU-153″ “MORTON A.L. TATE George”,”Histoire du mouvement ouvrier anglais.”,”Aristocrazia operaia. Gli impiegati subentrano agli operai nella posizione privilegiata nel mondo del lavoro. “”Jusqu’à la guerre de 1914, les progrès de l’impérialisme tout en renouvelant le pouvoir, le profits du capitalisme britannique, prolongèrent aussi les conditions qui favorisaient l’existence de l’aristocratie du travail. Des industries telles que la construction mécanique et navale commurent, une fois de plus, une période d’expansion et la richesse des classes dirigeantes soutint la croissance des divers petits services. Ce n’est qu’après la guerre que les tendances apparues au cours de cette période entraînèrent une chute réelle de cette aristocratie du travail. Mais ces tendances avaient déjà un effet sensible sur le poids social et le statud de l’aristocratie du travail. L’une de ses caractéristiques pendant le XIXe siècle fut la force de sa position dans la société qui se trouvait immédiatement au dessous des patrons; cette position s’établit en même temps que celle des marchands, des petits patrons, des chefs de service etc… Cette situation expliquait le maintien de la politique libéral-radicale et son échec à former un parti ouvrier indépendant. Mais le développement de l’industrie, comme nous l’avos déjà vu, augmenta le nombre de nouveaux groupes d’employés de direction “”à cols blancs””, qui prirent leurs distances par rapport aux travailleurs manuels et les remplacèrent peu à peu dans la position privilégiée qui’ils avaient connue. C’est notamment ce qui déclencha l’évolution des ouvriers qualifiés vers l’idée d’une politique ouvriére indépendante.”””,”MUKx-155″ “MORTON Frederic”,”The Rothschilds. A Family Portrait.”,”Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di Vienna, Parigi, Londra, Napoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava. Il fondatore viene considerato Mayer Amschel Rothschild, (1743-1812) ebreo di Francoforte che pose i suoi cinque figli a capo delle diverse branche della famiglia e delle attività bancarie: Amschel Mayer Rothschild (1773-1855) – Francoforte Salomon Mayer Rothschild (1774-1855) – Vienna Nathan Mayer Rothschild (1777-1836) – Londra Calmann Mayer Rothschild (1788-1855) – Napoli James Mayer Rothschild (1792-1868) – Parigi Il cognome fu adottato nel XVI secolo allorché un antenato, Isaac Elchanan Rothschild iniziò una attività con una insegna Zum roten Schild, letteralmente Allo scudo rosso. Già nella prima metà dell’Ottocento la potenza finanziaria della famiglia era tale da ottenere, secondo il costume dell’epoca, un riconoscimento nobiliare. Il 29 settembre 1822, l’imperatore d’Austria Francesco II eleva al rango di baroni i cinque figli del fondatore. Il ramo inglese ebbe il riconoscimento del titolo di baronetto e poi di barone. (…) (wikip)”,”ECOG-027″ “MORTON H.V.”,”La Spagna.”,”””Più volte mi sono recato al Prado per vedere i re e le regine di cui avevo letto la storia: Filippo II e i suoi contemporanei, dipinti da Tiziano e da Coello; Filippo IV effigiato da Velasquez, i Borboni di Goya. Ritengo che il ritratto di Carlo V del Tiziano sia uno dei maggiori quadri che quel pittore abbia mai dipinto. In esso l’imperatore indossa la corazza che portò alla battaglia di Mühlberg. Il pittore non ha voluto mascherare il suo aspetto malaticcio. Il reale modello era così debole e sofferente di gotta alla vigilia di quella battaglia, che i suoi nemici lo beffeggiavano chiamandolo Carlo il moribondo. Eppure questo invalido trovò forza bastante per armare e guidare le truppe alla vittoria, e persino per guadare l’Elba. Tiziano aveva 70 anni quando dipinse questo capolavoro, e si sentiva ancora giovane, mentre il suo modello era già vecchio e consunto a 47 anni. Che quadro straordinario! Il cavaliere esce da un bosco tenebroso, sotto un cielo minaccioso e striato, con la lancia in mano. Il suo viso sotto l’elmetto di acciaio è vecchio e stanco, e noi che conosciamo la sua storia, sappiamo che aspira a ritirarsi dal mondo e a rappacificarsi con Dio. Varrebbe la pena di scrivere un libro sui grandi ammalati, uomini e donne, il cui spirito ha dominato il corpo, e questo libro non sarebbe completo senza l’imperatore Carlo V. Si narra che prima di ogni battaglia l’ardito guerriero tremasse violentemente quando gli veniva affibbiata la corazza. Sul suo volto si distinguono qui tratti di umana simpatia che non riuscì a lasciare in eredità a Filippo ma che tramandò invece, per una specie di capriccio della sorte, a Don GIovanni d’Austria”” (pag 30-31)”,”SPAx-138″ “MORTON Frederic”,”I favolosi Rothschild.”,”Frederic Morton, nato a Vienna nel 1925 e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1938 ha raccolto una quantità di materiale, dagli aneddoti ai fatti di cronaca, per ricostruire la storia bicenteria di questa famiglia. “”La battaglia di Waterloo fece dell’Inghilterra la massima potenza europea. Per i Rothschild, principali agenti finanziari della Gran Bretagna, Waterloo significò un “”colpo”” di molti milioni di dollari. La storia di quell’impresa è arricchita, nel corso degli anni, di elementi pittoreschi come piccioni viaggiatori e altri accessori leggendari; ma alla sua radice, come di quasi tutte le imprese della famiglia, stanno un lavoro molto duro e un’astuzia molto fredda.”” (pag 45)”,”ECOG-077″ “MORTON A.L.”,”Storia del popolo inglese.”,”Di fatto questa Storia del popolo inglese è la storia della struttura dell’Inghilterra vista non già metafisicamente come entità astratta, come nazione o spirito della stirpe, ma concretamente, secondo i princípi del materialismo storico, come insieme di tendenze dinamiche dialetticamente contrapposte che sempre ricercano nuovi assetti e trovano via via nuovi equilibri sempre problematici, sempre rimessi in forse e risospinti nel crogiolo dell’evoluzione che è continua destrutturazione dell’antico e strutturazione del nuovo.”,”UKIS-004-FV” “MORTON A.L.”,”Storia del popolo inglese.”,”Di fatto questa Storia del popolo inglese è la storia della struttura dell’Inghilterra vista non già metafisicamente come entità astratta, come nazione o spirito della stirpe, ma concretamente, secondo i princípi del materialismo storico, come insieme di tendenze dinamiche dialetticamente contrapposte che sempre ricercano nuovi assetti e trovano via via nuovi equilibri sempre problematici, sempre rimessi in forse e risospinti nel crogiolo dell’evoluzione che è continua destrutturazione dell’antico e strutturazione del nuovo.”,”UKIS-004-FL” “MORZENTI Giovanni”,”Nuovi modelli imprenditoriali per il sistema bancario italiano. Organizzazione e gestione strategica per l’impresa bancaria del 2000.”,”Giovanni Morzenti, dopo varie esperienze maturate presso le principali industrie italiane e la Banca CRT, è attualmente Amministratore Delegato della CON.RI.T. del gruppo UniCredito Italiano.”,”ITAE-142-FL” “MOSADDEQ AHMED Nafeez”,”Dominio. La guerra americana all’Iraq e il genocidio umanitario.”,”Nafeez Mosaddeq Ahmed. Giovane studioso inglese (1978), è Executive Director of the Institute for Policy Research & Development di Brighton. Ha pubblicato, Guerra alla libertà.”,”USAQ-014-FL” “MOSCA Gaetano”,”Partiti e sindacati nella crisi del regime parlamentare.”,”Mosca, Gaetano (Palermo 1858 – Roma 1941), statista italiano e filosofo politico conservatore, noto per la sua teoria della “”classe politica””. Dopo gli studi in legge insegnò nelle università di Torino e Roma e alla Bocconi di Milano. Lavorò anche come giornalista per il “”Corriere della Sera”” e altre testate. Nel 1908 fu eletto alla Camera dei deputati, in seguito fu ministro delle Colonie (1914-1916) e dal 1919 al 1928 ebbe un seggio al Senato. Il suo concetto di “”classe politica o dirigente”” appare già delineato in un’opera giovanile, Sulla teoria dei governi e sul governo parlamentare (1884), che contiene una critica al sistema politico in quanto espressione della volontà di una minoranza di persone. Queste legittimano la propria funzione di governo attraverso “”strumenti”” politici quali la democrazia, il liberismo o il socialismo. Mosca affermava anche che nel Parlamento italiano i deputati rappresentavano principalmente i proprietari terrieri e il capitale, trascurando quasi del tutto le aspirazioni della classe”,”TEOP-054″ “MOSCA Gaetano”,”Elementi di scienza politica.”,”MOSCA, giurista e teorico di dottrine politiche italiano (Palermo 1858-Roma 1941). Insegnò diritto costituzionale nelle università di Palermo, Torino e Roma, e storia delle dottrine politiche nell’Università commerciale Bocconi di Milano e nell’Università La Sapienza di Roma (1923-33). Membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nel 1906, deputato al Parlamento (1909-19), senatore del Regno (dal 1919), fu anche sottosegretario alle Colonie dal 1914 al 1916. È stato il tipico esponente del liberalismo ottocentesco. Il suo contributo fondamentale consiste nella formulazione della teoria della “”classe politica”” e della “”classe dirigente””: tale teoria, attinta dal pensiero di Saint-Simon, Taine e Gumplowicz, si basa sulla convinzione che, in qualsiasi forma di governo, il potere è sempre nelle mani di minoranze organizzate che esercitano autorità sulla maggioranza in virtù di caratteristiche che la situazione storica attribuisce loro e di un potere che deriva dalla loro specifica organizzazione. Questa classe dirigente tende a giustificare la sua funzione attraverso principi morali e legali, attraverso “”formule politiche”” che, benché elaborazioni”,”TEOP-055″ “MOSCA Benedetto”,”Vita di Giovanni XXIII.”,”””Venne chiesto a De Gaulle, anche in seguito all’ incidente che abbiamo rievocato, l’ allontanamento dalla Francia di oltre cinquanta vescovi “”filo-tedeschi””. Fu Bidault, uno dei capi cattolici della Resistenza, ad opporsi a quella che definì “”una irragionevole giustizia sommaria””; ma più che ridurre il numero degli indesiderati da cinquanta a trenta non poté. Il resto dell’ operazione, ora, spettava al Nunzio Apostolico. Monsignor Roncalli chiese, nella sua veste di rappresentante del Papa, di esaminare la documentazione in base alla quale si chiedeva l’ allontanamento dei trenta. Studiò a fondo fascicolo per fascicolo. Quindi chiese udienza al generale De Gaulle e lo convinse a rivedere tutti gli incartamenti. Non sappiamo quali argomentazioni adoperò il Nunzio, ma supponiamo che Roncalli dovette essere a un tempo conciliante e risoluto; (…) “”Voi non potete mettere nello stesso sacco tutte le tendenze e tutti gli uomini di Vichy””: questa la frase del Nunzio che, al termine del colloquio con De Gaulle, venne riportata dalla stampa. La nostra convinzione si rafforza: oltre che religiosi, gli argomenti adoperati da Roncalli furono politici. Le trattative durarono dieci mesi. (…) Al termine della lunga battaglia, Roncalli poté telegrafare al Vaticano: “”A quel trenta siamo riusciti a togliero lo zero””. Tre soli, infatti, furono i vescovi che lasciarono la Francia…”” (pag 106-107) “”un po’ tutti avete tentato””, riprese papa Giovanni, “”di penetrare i segreti del Conclave, ma in coscienza devo dire che non ho trovato due righe che corrispondessero a verità. (…)”” (pag 185) “”Non si dovrà mai confondere l’ errore con l’ errante, anche quando trattasi di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale-religioso. L’ errante è sempre un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; inoltre in ogni essere umano non si spegne mai l’ esigenza di spezzare gli schemi dell’ errore per aprirsi alla conoscenza della verità…”” (pag 218)”,”RELC-145″ “MOSCA Gaetano, a cura di Norberto BOBBIO”,”La classe politica. (Tit.orig.: Elementi di scienza politica)”,”Nato a Palermo nel 1858, Gaetano MOSCA, si è laureato con un tesi su ‘I fattori della nazionalità’. Due anni dopo ha pubblicato il volume ‘Sulla teoria dei governi e sul governo parlamentare’. Nel 1933 ha raccolto il materiali dei suoi corsi universitari nella sua opere ‘Storia delle dottrine politiche’. E’ morto a Roma nel 1941. Nel 1949 è apparso postumo ‘Partiti e sindacati nella crisi del regime parlamentare’. “”Anche la Cina, fino a pochi anni fa, era politicamente organizzata sul tipo dello stato orientale, che però essa da parecchi secoli aveva portato ad un grado di perfezionamento forse mai raggiunto, per la morale laica e positiva che formava la base della sua civiltà, per la grande unità della cultura, che fra il suo popolo si era diffusa in tanti secoli di storia comune, e finalmente per il sistema democratico di reclutamento dei suoi funzionari, ammessi e promossi sempre in seguito a concorsi. Malgrado ciò lo stato cinese ebbe quasi sempre una forza inadeguata alla sua vastità, ed esso mostrò subito la inferiorità della sua macchina politica appena venne in contatto con gli stati europei. E si sa infine che il Giappone, se ha voluto conservare la sua indipendenza e la sua antica anima nazionale, ha dovuto rapidamente rinnovare la sua organizzazione politica, amministrativa e militare secondo i modelli forniti dagli stati di civiltà europea.”” (pag 186)”,”TEOP-209″ “MOSCA Rodolfo VOLOBUEV Pavel VILLARI Lucio TOMASEVSKIJ Dmitrij ALATRI Paolo SIPOLS V. Ja PUSTOVOJT Susana CIALDEA Basilio IOFFE Alexsandr KOKEEV Aleksandr SOGLIAN Sandro GIMPELSON Efim FORNARO Pasquale SIMONIENKO Rem SAVIANO Agostino ZUEVA Kira ZILLI Valdo PRIDVOROVA Tamara PETRACCHI Giorgio SOBOLEV Gennadij MASSARDO MAIELLO Adele LITVINOVA Galina BIANCHI Gianfranco POLIKARPOV Vasilj PETRICIOLI Marta ARBIZZANI Luigi CABOARA Lorenzo COLAPIETRA Raffaele PERILLO Gaetano RISALITI Renato TOGNETTI BURIGANA Sara, relazioni; conclusioni di Pavel VOLOBUEV Paolo ALATRI; comunicazioni scritte di G.N. GOROSKOVA I. KULINIC V.A. SISKIN”,”La Conferenza di Genova e il Trattato di Rapallo, 1922. Atti del Convegno italo-sovietico, Genova-Rapallo 8-11 giugno 1972.”,”Contiene tra l’altro la relazioni di – Raffaele Colapietra ‘La rivoluzione sovietica, dall’Ottobre a Genova nel commento di Benedetto Croce (pag 453-463) (giudizi di Croce su Lenin) – Gaetano Perillo, ‘La delegazione sovietica giunge a Genova’ (pag 474-479) “”Il giudizio dei comunisti della Liguria sull’ingresso della Russia sovietica nell’arena internazionale fu espresso dall’organo regionale «Bandiera Rossa», in un articolo intitolato «Genova, Canossa della borghesia», ove si diceva: ‘Dopo più di quattro anni di esistenza, dopo più di quattro anni di guerra diplomatica e militare, la Russia proletaria – spezzato il cerchio di ferro che la stringeva, sconfitti gli eserciti controrivoluzionari e rotto il blocco economico che la soffocava – compare vittoriosa all’Occidente e i suoi delegati si siedono da eguali allo stesso tavolo con gli Stati capitalistici. Il capitalismo, invitando a Genova per la ricostruzione economica dell’Europa la Russia sovietica, dichiara apertamente di aver bisogno delle nuove forze proletarie per tentare di impedire la generale dissoluzione della società europea. Così si compie la lenta ritirata del capitalismo dalle sue posizioni di attacco contro il proletariato, così la borghesia controrivoluzionaria va a Canossa, nella veste di giudicata di fronte all’opinione pubblica del mondo. Dopo questi giudizi espressi dalle forze proletarie, ecco alcune note di cronaca. Com’è noto, la delegazione sovietica fu presieduta da Cicerin, commissario del popolo per gli affari esteri, in rappresentanza di Lenin, presidente del consiglio dei commissari, e i principali suoi membri furono Litvinov, commissario aggiunto per gli affari esteri, Krassin, commissario per il commercio estero, Rakovskij, presidente del consiglio dei commissari del popolo d’Ucraina, Joffe, membro del comitato centrale esecutivo panrusso e l’economista Preobrazenskij. La delegazione giunse in Italia in treno, per la via del Brennero, transitò per Genova la mattina del 6 aprile e nella mattinata stessa giunse a Santa Margherita Ligure, dove prese alloggio in un albergo, presso il quale partecipava al servizio d’ordine un gruppo di giovani comunisti. Nello stesso giorno la delegazione sovietica ricevette il saluto delle rappresentanze del Partito comunista e del Partito socialista, la prima guidata di deputati Antonio Graziadei e Anselmo Marabini, la seconda da Vannuccio Faralli e Gaetano Barbareschi. Con Cicerin e gli altri delegati sovietici s’incontrò anche Gramsci, giunto a Genova, che era divenuta in qui giorni il centro della vita politica internazionale. Il 12 aprile la delegazione sovietica ricevette anche una commissione che le recò il saluto della Federazione comunista ligure: essa era costituita dai compagni Arecco, Barenghi e Vanni di Genova, Alterisio, Aschero, Michelangeli e Rebagliati di Savona, Dulbecco di Oneglia, Cordiviola e Peretti di Chiavari, Del Conte di Spezia, Bagnoni e Sanguineti di Sarzana. Con i maggiori uomini politici ed economisti del tempo giunsero a Genova, come inviati speciali, giornalisti di tutto il mondo, fra cui Pietro Nenni e l’americano Hemingway. C’era anche Ottavio Pastore, per «l’Ordine Nuovo», che però non fu ammesso alla Conferenza e dovette svolgere il suo servizio sulla base delle informazioni fornitegli dai colleghi”” (pag 477-478) [AaVv, ‘La Conferenza di Genova e il Trattato di Rapallo, 1922. Atti del Convegno italo-sovietico, Genova-Rapallo 8-11 giugno 1972′, Edizioni Italia-Urss, Roma, 1974]”,”RUST-173″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum.”,”””Cesare dice: “”Fatti allontanare dalla vista i cavalli di tutti (…), il mio per primo, (…), perché, uguale il pericolo per tutti, nessuno potesse sperare nella fuga, (…), pronunziai l'””esertazione”” e diedi il segnale di battaglia”” (pag 9, nota introduttiva) In Inghilterra (Britannia) sbarcano 5 legioni e duemila cavalli “”Sono ora apparsi al generale romano problemi un anno fa imprevedibili: il combattimento, a esempio, tipo guerriglia, che avrebbe richiesto diverso armamento e addestramento di almeno parte della fanteria. Oppure problemi che pur s’erano presentati ma l’esperienza reale non era stata tale da farne misurare tutt’intera la portata: la tattica dei “”carri””, specialmente; a superare la quale – e come, se non con larghissimi aggiramenti? – sarebbe occorso cavalleria almento tripla dell’attuale. I Britanni non sono più quelli dell’anno scorso, che si portarono all’attacco de campo in folla, confindando nel numero. Tutto è cambiato da allora: sulla spiaggia, allo sbarco, scena vuota; due premeditate resistenze – sul corso d’acqua e nel fortilizio silvestre – subito cessate; poi i successivi sbalzi indietro, combattendo, di cavalleria e “”carri”” e la pronta reazione castigatrice, quando l’inseguimento si faceva più audace; e infine, frapposto un certo tempo di assenza ingannatrice, la sorpresa violenta sul campo. Fra i Britanni c’è dunque una mente coordinatrice? qualcuno che ha fatto accettare un suo piano prima che avvenisse lo sbarco? una volontà che ora, in piena lotta, riesce a imporsi a tutti, o quasi, giorno per giorno? L’esercito romano è fra due nemici fra loro correlativi: l’incubo della Manica che, a parte i capricci, gli limita la permanenza nell’isola a neppure due mesi, sino all’equinozio di settembre, e ora siamo già in agosto; l’altro, i Britanni, che potrebbero far trascorrere i due mesi in ritirata, senza accettar battaglia. Due nemici a cui non si può non aggiungerne un terzo, che, se possibile, più li aggrava: la situazione politica nella Gallia. Se il barbaro Cassivellauno afferra tali correlazioni, non potrà e non vorrà che ritirarsi: sino al Tamigi, oltre Tamigi, combattendo o minacciando chilometro dietro chilometro. Lo spazio è tempo.”” (pag 247-248)”,”QMIx-205″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum. Parte seconda. Atlantico – Reno – Britannia.”,”””Questi i motivi generali (…) che inducevano Cesare ad accettar la nuova guerra: la coalizione di tanti popoli; ma soprattutto, in primis, il timore che se avesse trascurato, in questa circostanza, la repressione, le altre genti avrebbero potuto credere lecito fare altrettanto. Le altre genti, reliquae nationes, Celti Belgi Aquitani: avverte in tutto quell’immenso paese, la possibilità di rapidi accordi, l’inesistenza fra gente e gente di veri e propri muri divisori. Altri due motivi oggi li diremmo di natura psicologica: egli comprendeva che quasi tutti i Galli amano le novità (gente, come oggi si dice, di cui non ci si può fidare: mutano opinione da un giorno all’altro), e che basta poco per eccitarli alla guerra (allora le cose cambiano: siccome guerra è vigore e sacrifizio, non può essere indice di civile inconsistenza la loro instabilità): perché, infine, comprendeva (segue magnifico aforisma: ma chi oggi lo porterebbe fra i motivi che sostengono il suo nemico?) che “”tutti gli uomini, per natura, tendono alla libertà e odiano la servitù: omnes homines natura libertati studere et condicionem servitutis odisse””. Insomma: per tutte codeste ragioni, – grossa la coalizione, necessità di un esempio, infiammabile la natura dei Galli, connaturale all’uomo la libertà – Cesare pensò di dividere l’esercito e di distribuirlo su uno spazio assai vasto, ac latius distribuendum, prima che altri popoli partecipassero al movimento. Nacque così un audace piano operativo di cinque paragrafi.”” (pag 12-13)”,”STAx-249″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum. Parte terza. Freme la Gallia.”,” “”Io non bado a ciò che suggerisce il nemico, ma ai fatti, non hostem auctorem sed rem spectare’ (Cesare) (pag 15) Confronto Galli – Germani. (pag 62-63, 70-71) “”In Gallia, non soltanto in ogni popolo e in ogni paese e frazione ma anche quasi in ogni casa, paene in singulis domibus, vi sono delle fazioni. Per ogni questione d’interesse appena comune, il contrasto delle opinioni, l’appassionata discussione, l’alterco, sin fra le pareti domestiche. A capo di esse fazioni, gli uomini considerati di maggior prestigio; al parere e alla decisione dei quali si rimette la decisione di qualsiasi affare. Faziosità a oltranza; ma anche la comune tendenza a riconoscere l’autorità di qualcuno. Sembra che così si sia fatto – tanti capi quante le fazioni – sin dagli antichi tempi per questo motivo: ne quis ex plebe contra potentiorem auxilii egeret, il plebeo non resti indifeso contro il potente. Democrazia perciò attiva. Nessun capo infatti permette che i suoi clienti siano oppressi o sopraffatti, e se fa altrimenti, se insomma dà un colpo al cerchio e uno alla botte , perde fra i suoi qualsiasi autorità. Questo stesso sistema – questo perpetuo e generale contrasto di opinioni – è uguale in tutta quanta la Galllia; una Gallia, perciò, ovunque e sempre scissa: tutti i popoli della Gallia sono divisi in due partiti, omnes civitates in partes divisae sunt duas.”” (pag 62-63) Germani: “”Uomini di parola: quando in pubblica adunanza un capo si offre guida a un’impresa, invidando a dichiararsi chi voglia seguirlo, quelli che approvano l’uomo e le sue intenzioni si alzano in piedi, consurgunt, promettendo il loro aiuto, e sono applauditi dalla moltitudine; però quelli che poi non mantengono le promesse sono considerati disertori e traditori, e nessuno presta loro più fede”” (pag 70) “”Dice: “”Ma i Germani ora, continuano a vivere come prima, poveri, bisognosi, rassegnati al medesimo vitto e durezza di vita; i Galli, invece, data la vicinanza delle nostre province e il commercio marittimo, godono di abbondanze e comodità””. Il che però non segnala a onore e gloria dei Galli. Ne tra anzi spunto per rilevare che nell’animo dei Galli s’è insinuato, nei confronti dei Germani, una fatale rinunzia. Dice: “”I Galli si sono a poco a poco abituati a essere vinti dai Germani e, battuti in parecchie battaglie, hanno essi stessi rinunciato a paragonarsi con loro””. Una superiore civiltà, la gallica: accusava, però, debolezza di gambe.”” (pag 71)”,”STAx-250″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum.”,”Suprema necessità. La ritirata da Gergovia e la riunione delle forze (pag 440-441)”,”STAx-034-FV” “MOSCATI Ruggero VALIANI Leo PISTARINO Geo FASOLI Gina GABRIELI Francesco TOSCANO Mario DE-ROSA Luigi PERTUSI Agostino TAMBORRA Angelo BENDISCIOLI Mario BULFERETTI Luigi DIAZ Furio PARADISI Bruno PINCHERLE Alberto BREZZI Paolo COZZI Gaetano SPINI Giorgio ZANGHERI Renato FIRPO Luigi GIGLIO Carlo BORSA Giorgio SPINI Giorgio PIERO Pieri GAMBI Lucio, saggi; interventi di Alberto PINCHERLE Nicola NICOLINI Gastone MANACORDA Leopoldo SANDRI Emilio SERENI Michelangelo CAGIANO DE AZEVEDO Giuseppe MARTINI Enrico DE-LEONE Agostino PERTUSI Gianfranco BIANCHI Mario MIRRI Antonio MARONGIU Salvatore IMPELLIZZERI G.C. SUSINI Aldo STELLA Gianfranco BIANCHI Salvatore CAPONETTO Valdo VINAY Mario BENDISCIOLI Angelo TAMBORRA Sergio BERTELLI Alberto CARACCIOLO Giulio GUDERZO ELio CONTI Carlo PONI Luigi DAL PANE Elio LODOLINI Raimondo LURAGHI Enrico DE-LEONE Luigi MONDINI Giangiacomo MUSSO Giorgio ROCHAT Alberto MONTICONE Aldo SESTINI Marino BERENGO Mario ROSA Elena FASANO GUARINI Giovanni TABACCO Elio CONTI”,”La storiografia italiana negli ultimi vent’anni. Volume secondo.”,”Interventi di Alberto PINCHERLE Nicola NICOLINI Gastone MANACORDA Leopoldo SANDRI Emilio SERENI Michelangelo CAGIANO DE AZEVEDO Giuseppe MARTINI Enrico DE-LEONE Agostino PERTUSI Gianfranco BIANCHI Mario MIRRI Antonio MARONGIU Salvatore IMPELLIZZERI G.C. SUSINI Aldo STELLA Gianfranco BIANCHI Salvatore CAPONETTO Valdo VINAY Mario BENDISCIOLI Angelo TAMBORRA Sergio BERTELLI Alberto CARACCIOLO Giulio GUDERZO ELio CONTI Carlo PONI Luigi DAL PANE Elio LODOLINI Raimondo LURAGHI Enrico DE-LEONE Luigi MONDINI Giangiacomo MUSSO Giorgio ROCHAT Alberto MONTICONE Aldo SESTINI Marino BERENGO Mario ROSA Elena FASANO GUARINI Giovanni TABACCO Elio CONTI “”Ma era, comunque, una presa di posizione netta, e gravida di conseguenze, che, come è stato notato, attraverso una rilettura di Croce, in chiave ‘rankiana’, giungeva a promuovere “”un radicale divorzio tra filosofia e storia””. Mentre, era proprio una indicazione del genere che sembrava far difetto in campo marxista. A parte la discussione apertasi sul “”Movimento operaio”” fra il 1955 e il 1956, a iniziativa di Saitta, ma presto svanita per difetto d’interlocutori, gli storici di tendenza marxista eran sembrati eludere il problema. Non si negherà forse da alcuno che anche la concezione materialistica della storia è in fondo una filosofia della storia””. (Furio Diaz, Indirizzi storiografici e metodologici) (pag 1073)”,”STOx-197″ “MOSCATI Sabatino”,”Chi furono i Fenici. Identità storica e culturale di un popolo protagonista dell’antico mondo mediterraneo.”,”Accademico dei Lincei e Pontificio, Accademico di Francia, professore nell’Università di Roma e in numerosi altri atenei d’Europa e d’America, Sabatino Moscati presiede la Classe di Scienze Morali, Storiche e filologiche dell’Accademia dei Lincei e dirige l’Enciclopedia Archeologica all’Istituto dell’Enciclopedia italiana. Nella sua carriera di studioso ha realizzato importanti scoperte archeologiche, soprattutto nell’area fenicio-cartaginese, ed ha ottenuto numerosi premi in sede nazionale ed internazionale.”,”STAx-133-FL” “MOSCATI Ruggero”,”Guglielmo Pepe. Vol. I. (1797-1831). II Serie: Fonti. Vol. XXVI.”,”Guglielmo Pepe (Squillace, 13 febbraio 1783 – Torino, 8 agosto 1855) è stato un generale, patriota e storico italiano che servì nell’Esercito del Regno delle Due Sicilie. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Pepe fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui ‘Memoria sui mezzi che menano all’italiana indipendenza’ (1833), ‘L’Italia militare’ (1836), ‘L’Italia politica’ (1839) e ‘Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia’ (1846) 123. Bibliografia – Guglielmo Pepe: Storia del pensiero di un uomo comune, di Guglielmo Pepe (2019) – Acqua, aria, fuoco, terra” di Guglielmo Pepe (2008) – Cenni biografici del generale Guglielmo Pepe di Francesco Carrano (1855) (f. cop)”,”RISG-024-FSL” “MOSCATO Antonio”,”Il “”capitalismo reale””. Origini e storia.”,”MOSCATO Antonio, allievo di Ambrogio DONINI e Vittorio LANTERNARI, di cui è stato assistente, insegna storia del movimento operaio presso l’ Università di Lecce. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina). “”I centoneri erano gli estremisti russi di destra, razzisti e monarchici, che potrebbero essere definiti oggi fascisti ante litteram. Lenin aveva ripetutamente polemizzato anche con la sinistra dei socialdemocratici polacchi (sia con la Luxemburg, sia con il suo avversario, Karl Radek, che era vicino a Lenin su tutto il resto, ma rifiutava il diritto all’ autodecisione), spiegando che la loro lotta contro gli sciovinisti polacchi non doveva portare a negare il dovere dei socialdemocratici russi e tedeschi di opporsi al proprio imperialismo e di lottare contro l’ oppressore. Questa problematica, indubbiamente di grande importanza per il movimento operaio, non può tuttavia essere sviluppata più ampiamente in questa sede senza alterare l’ economia del libro. Rinvio perciò a quanto ho scritto sia nel libro ‘Il filo spezzato. Appunti per una storia del movimento operaio’, (Adriatica, Lecce, 1986) (in particolare nei capitoli: ‘Lenin, Rosa e la questione nazionale’ e ‘Lenin, Rosa e il partito’); sia in Gorbaciov. Le ambiguità della perestrojka’ (Erre Eme, Roma, 1990); e nella più ampia trattazione Intellettuali e potere in Urss (1917-1956)’, (Milella, Lecce, 1986) (…)””. (pag 172) Il PCF: repressione in Algeria. “”In quegli anni, peraltro, i comunisti francesi arrivarono al punto di avallare o di ordinare (uno di loro, Tillon, era ministro dell’ Aviazione prima e poi degli Armamenti) i bombardamenti dell’ Algeria, del Madagascar, della stessa Indocina, in nome dell’ unità nazionale; e non sarebbero stati ripagati dalla borhesia, ma gettati fuori dal governo, nel 1947, appena avevano finito di contribuire alla ricostruzione dello Stato borghese e del suo Stato coloniale.”” (pag 173)”,”ECOI-193″ “MOSCATO Antonio a cura, scritti di Roman ROSDOLSKY Ernest MANDEL”,”Trockij e la pace necessaria. 1918: La socialdemocrazia e la tragedia russa.”,”MOSCATO Antonio (Roma 1938) inizia i suoi studi sotto la direzione di Ambrogio Donini e Vittorio Lanternari. Insegna per anni storia del movimento operaio all’Università di Lecce. Il suo primo libro risale al 1965 (Rivolta relisiosa nelle campagne, con M.N. Pierini). Ha scritto molto sulle vicende del ‘socialismo reale’ (‘Intellettuali e potere in Urss). “”Nell’aprile 1915, F. Adler fu invitato a tenere una conferenza su “”La guerra mondiale e il socialismo”” a Zurigo e, in quell’occasione, fuori dei confini, denunciò il regime di terrore militare esistente in Austria; contro di lui fu quindi aperto un procedimento giudiziario, rimasto peraltro senza conseguenze. Tuttavia, questo piccolo gesto di autonomia morale rispetto al resto del partito, impelagato nel sostegno attivo alla guerra, non fu considerato sufficiente per invitarlo alla conferenza di Zimmerwald, nel settembre dello stesso anno. Ma gli echi di quella riunione, e a maggior ragione quelli del coraggioso comportamento di Karl Liebknecht in Germania, incoraggiarono la timorosa sinistra austriaca, che cominciò a riunirsi nel Circolo Karl Marx, che elesse nel marzo 1916 proprio Friedrich Adler come presidente. Da una lettera a Leo Valiani lo stesso Adler, sappiamo che quest’ultimo aveva progettato di partecipare alla conferenza che si svolse a Kienthal nell’aprile dello stesso anno, ma fu bloccato dalla polizia a Salisburgo. Riuscì invece a raggiungere Kienthal, sia pure in ritardo per la conferenza, uno dei socialisti di sinistra del Circolo Marx, Franz Koritschoner. Questo giovane, intelligente e brillante, nipote di Rudolf Hilferding, ebbe in quell’occasione la possibilità di discutere a lungo con Lenin e, soprattutto con Bucharin, a cui rimase sempre vicino politicamente; egli ritornerà in Austria completamente conquistato alla “”sinistra di Zimmerwald”” e romperà quindi nel 1918 con Adler, Bauer, Dannenberg e gli altri esponenti della sinistra, costituendo il Partito comunista, di cui sarà nei primi anni il principale esponente””. (pag 66)”,”MAUx-031″ “MOSCATO Antonio a cura; scritti di AFANASIEV Juri AMICO Giorgio JABER Salah MANDEL Ernest PREVE Costanzo SEPPO David”,”Gorbaciov e la crisi del socialismo reale.”,”Contiene tre scritti di E. Mandel: – Burocrazia e produzione mercantile. Le basi teoriche dell’interpretazione marxista dell’URSS – Gladnost nella storia. Scheda ‘I process di Mosca’ – Le contraddizioni della NEP cinese “”Di Bucharin, in fondo, piace proprio quel che è un’invenzione del PCI (oltre che del suo biografo americano, Stephen Cohen, che del PCI, da cui ha avuto grandissimo credito, è grande amico), ossia il suo antistalinismo. Boffa ha riproposto, dopo tutte le verificjhe negative fatte in sede storica in convegni a cui era non solo presente ma perfino relatore, il vecchio mito di “”un antagonismo con Stailn, così diverso da quello di Trotskij eppur non memo profondo”” (8). In realtà nessuno ha potuto spiegare in che cosa consistesse questo “”antagonismo””, che perfino nella “”lettera alle future generazioni del partito””, il testamento che Bucharin affidò alla memoria della giovane moglie e che era pertanto sicuramente libera da ogni tiimore di censura, viene negato dallo stesso interessato. Bucharin nega di aver mai complottato contro Stalin, nega sia mai esistita una “”organizzazione buchariniana, che in realtà non esiste affatto adesso, dopo sette anni che non ho nemmeno l’ombra di un disaccordo col partito ma che non esisteva neppure allora, negli anni dell’opposizione di destra”” (9). Lo stesso Medvedev, che pure è molto indulgente verso Bucharin, di cui condivide le concezioni di fondo, non può non aggiungere che “”questa lettura rivela non soltanto la tragedia personale di Bucharin ma anche la sua incapacità, fino alla fine, di comprendere il terribile svolgersi degli eventi (10). Medvedev è soprattutto turbato dal silenzio di Bucharin su Zinoviev, Kamenev o Pjatakov, già arrestati e uccisi, e dalla sua dissociazione penosa dalla””organizzazione clandestina di Riutin e Uglanov””, di cui dice di non saper nulla, senza sollevare il dubbio che sia vittima di una montatura analoga a quella contro la “”organizzazione buchariniana””. O forse Bucharin si dissocia perché sa che, a differenza di lui, Uglanov e Riutin tentarono veramente un’opposizione? Anche il grande storico britannico E.H. Carr, recensendo l’opera di Cohen, dice che il tentativo di comparare l’opposizione di Trotskij a quella di Bucharin (tentata sconsideratamente da Cohen, per amore del protagonista della sua opera biografica) risulta nefasto per la memoria di Bucharin. Nei tre o quattro anni cruciali durante i quali Stalin forgiò la sua inespugnabile posizione nel partito e nello Stato e schiacciò l’opposizione Bucharin fu il suo fedele braccio destro. (…) Tra le virtù di Bucharin non c’era la combattività (11). (…) Soltanto Paolo Spriano, ci sembra, ha avuto il coraggio di dire che la riabilitazione di Trotskij avrebbe ben diverso significato (…)”” [Antonio Moscato, Introduzione] (pag 13-14) [(8) L’Unità, 13 febbraio 1988 (9) Roy A. Medvedev, Lo stalinismo, 1972, p. 230 (10) Ivi, p. 231 (11) E.H. Carr, De Napoléon a Stalin, y otros estudios de historia contemporanea, Barcelona, 1983 p. 194]”,”RUSU-237″ “MOSCATO Antonio”,”Il 1956 visto da una sezione del PCI di Roma. [Relazione al convegno di Firenze sulle alternative di sinistra nel movimento operaio italiano, 15-16 dicembre 2000].”,”a pag 2 Moscato afferma che nella sezione sono stati invitati esponenti della sinistra del partito come Rossana Rossanda, Lucio Magri, Romano Ledda, responsabile esteri del partito, ‘ma garantendo diritto di parola a compagni esterni al partito com Livio Maitan o Arrigo Cervetto’.”,”PCIx-371″ “MOSCATO Antonio, con un saggio di Roman ROSDOLSKY”,”Trockij e la pace necessaria 1918; La socialdemocrazia e la tragedia russa.”,”Antonio Moscato (Roma, 1938) inizia i suoi studi sotto la direzione di Ambrogio Donin e Vittorio Lanternari. Insegna per anni Storia del movimento operaio all’Università di Lecce. Il suo primo libro appare nel 1965 (Rivolta religiosa nelle campagne, con M.N. Pierini). Tra le sue numerose pubblicazioni molte sono dedicate alle vicende dei paesi del ‘socialismo reale’ e ai primi sintomi della loro crisi profonda (Intellettuali e potere in URSS. Bilancio di una crisi, Chiesa, partito e masse nella crisi polacca, La ferita di Praga, Gorbaciov, Le ambiguità della perestrojka). Dopo la fine del sistema sovietico, e l’inizio delle guerre permanenti con coinvolgimento dell’Italia, diversi libri affrontano questi problemi: Israele, Palestina e la guerra del Golfo, Libano e dintorni, Integralismo ebraico e altri integralismi, L’Italia nei Balcani. Sulla storia del movimento operaio ha pubblicato anche Il capitalismo reale, Origini e storia e 101…anni di Fiat, Dagli Agnelli alla General Motors. Negli ultimi anni si dedica soprattutto a Cuba e a Guevara con tre edizioni di Breve storia di Cuba e Guevara inedito. Attualmente sta terminando un libro di bilancio del Risveglio dell’America Latina. A Brest Litovsk, agli inizi del 1918, la delegazione della neonata Repubblica sovietica e quelle degli Imperi centrali discutono le condizioni per firmare la pace. Se da parte tedesca in particolare si continuano a nutrire illusioni di agevoli conquiste territoriali, da parte sovietica si guarda con estremo interesse alle prospettive rivoluzionarie apertesi sia in Germania che in Austria: l’ipotesi di una rivoluzione socialista nel cuore dell’Europa sembra a portata di mano e questo spiega l’orientamento di Trockij che, alla guida della delegazione sovietica, è convinto che ci siano le condizioni per respingere i diktat germanici. Le cose, com’è noto, andranno altrimenti, ma solo molti anni dopo Roman Rosdolsky fornirà, grazie a rigorose ricerche d’archivio, elementi inoppugnabili per la ricostruzione dei retrocena di quel cruciale snodo storico: la potente dirigenza socialdemocratica austriaca, mentre scagliava parole di fuoco contro la guerra, lavorava in realtà per impedire qualsiasi sbocco politico ai poderosi scioperi spontanei che squassavano il paese.”,”TROS-006-FL” “[MOSCATO Antonio]”,”Perché ci serve Rosa Luxemburg.”,”””Ma nel 1932 Stalin, divenuto ormai “”padrone”” quasi assoluto del partito e dell’internazionale aveva sferrato un attacco ben più pesante a Rosa, assimilandola tra l’altro all’odiato Trotsky)”” v. articolo ‘A proposito di alcuni problemi della storia del bolscevismo’ dove RL viene accusata di conciliazionismo con i centristi alla Kautsky. “”Nello stesso articolo altri attacchi di Stalin: “”i sinistri della socialdemocrazia tedesca, Parvus e Rosa Luxemburg (…) fabbricarono lo schema utopistico e semimenscevico della rivoluzione permanente. (…) Più tardi questo schema semimenscevico della rivoluzione permanente venne ripreso da Trotsky (in parte da Martov) e trasformato in uno strumento di lotta contro il leninismo”” (pag 1-2)”,”LUXS-072″ “MOSCATO Antonio”,”Polonia. Considerazioni sul comunismo polacco.”,”Storia del KPP il partito comunista polacco fondato (cambiato nome) nel congresso del 1923″,”MEOx-125″ “MOSCATO Antonio PIERINI Maria Novella”,”Rivolta religiosa nelle campagne. Il movimento milleranista di Davide Lazzaretti. La profezione neo-ebraica di Donato Manduzio.”,”Insurrezione contro i messi diocesani e ricerca di un’altra Chiesa “”senza ingiustizie”” (pag 11) Davide Lazzaretti, il “”messia”” del Monte Amiata (1834-1878) “”Questo movimento religioso, oltre ad essere per estensione e originalità il più importante dell’età contemporanea in Italia, s’inquadra in un punto veramente cruciale della storia delle masse contadine, di cui conclude idealmente, con un ultimo sussulto millenaristico, l’epoca delle eresie popolari aprendo quella dell’organizzazione autonoma e democratica, ed offre occasioni preziose a quell’analisi dei rapporti tra religione e rivoluzione, tra aspetti novatori e conservatori nei movimenti messianici oggi senz’altro attuale. (…) Tra le centinaia di voci della bibliografia lazzarettista pochissime hanno valore scientifico. Stimolati dalle drammatiche circostanze della sua morte, furono pubblicisti e letterati per lo più mediocri a diffondere la fama in Italia, senza soverchie preoccupazioni di esattezza storica, senza un serio metodo d’indagine, senza possibilità, quindi, di comprendere il fenomeno «dell’ultima eresia popolare italiana». (…) Dunque, né questi libri, né i ben più numerosi articoli di autori anche famosi (tra gli altri Guy de Maupassant, G. Fatini, D. Bulferetti, J. Seguy, G. Cocchiara) riuscirono a dare una rappresentazione e un’interpretazione soddisfacenti del movimento. Mancò infatti chi sapesse sottrarre il fenomeno al folklore o alla psichiatria per inquadrarlo in una concreta dimensione storica. Esiste però una precisa e acutissima nota gramsciana, che pur sulla scorta di scarsissime informazioni (un articolo di D. Bulferetti sulla ‘Fiera letteraria’ e uno di G. Fatini sull”Illustrazione toscana’) pone le premesse per una analisi storico-politica del fenomeno, ricollegandolo da un lato al ‘non expedit’ del Vaticano che spingeva «le masse rurali, in assenza di partiti regolari» a crearsi «dirigenti locali che emergevano dalla massa stessa, mescolando la religione e il fanatismo all’insieme di rivendicazioni che in forme elementari fermentavano nelle campagne», dall’altro al «ribollimento di speranze e di aspettazioni» suscitato dall’avvento delle sinistre al governo, e alle delusioni degli anni successivi (1). Tuttavia Antonio Gramsci lasciò non soltanto questi specifici suggerimenti (che furono raccolti dall’Hobsbawm che al lazzarettismo ha dedicato un bel capitolo del suo ‘Primitive rebels’ e da Sosio Pezzella che ha ottimamente presentato in un breve articolo su ‘Ricerche religiose’ le linee fondamentali del pensiero del Lazzaretti (2)), ma fornì un’organica indicazione di lavoro: nello stesso quaderno XXIII, accennando a una più complessa «storia delle classi subalterne» scriveva: «La storia dei gruppi sociali subalterni è necessariamente disgregata ed episodica (…). I gruppi subalterni subiscono sempre l’iniziativa dei gruppi dominanti, anche quando si ribellano e insorgono: solo la vittoria «permanente» spezza, e non immediatamente, la subordinazione (…). Ogni traccia di iniziativa autonoma da parte dei gruppi subalterni dovrebbe perciò essere di valore inestimabile per lo storico integrale; da ciò risulta che una tale storia non può essere trattata che per monografie e che ogni monografia domanda un cumulo molto grande di materiali spesso difficili da raccogliere» (3). Proprio dall’indicazione gramsciana trae spunto questo studio su Davide Lazzaretti e sul suo movimento, il cui significato storico appare oggi notevole proprio perché nacque e si sviluppò in modo originale e autonomo rappresentando uno dei tentativi più decisi di trasformare radicalmente – sia pure su scala geograficamente limitata – tutte le strutture sociali tradizionali (1)”” (pag 28, 29, 32-34) [(1) A. Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Torino, 1955, pagg. 199-203; (2) E.J. Hobsbawm, ‘Primitive Rebels’, Manchester, 1959; Sosto Pezzella, ‘Davide Lazzaretti’, in ‘Ricerche religiose’, XX, 1° aprile 1950; (3) A. Gramsci, op. cit., pag 193; (4) Questa analisi del lazzarettismo si basa su una lunga inchiesta condotta personalmente sul luogo (…)]”,”RELP-064″ “MOSCATO Antonio a cura, saggi di Diego GIACHETTI Gabriele POLO Raffaello RENZACCI Marco REVELLI”,”Cento…e uno anni di Fiat. Dagli Agnelli alla General Motors.”,”Antonio Moscato (Roma, 1938) inizia i suoi studi sotto la direzione di Ambrogio Donin e Vittorio Lanternari. Insegna per anni Storia del movimento operaio all’Università di Lecce. Il suo primo libro appare nel 1965 (Rivolta religiosa nelle campagne, con M.N. Pierini). Tra le sue numerose pubblicazioni molte sono dedicate alle vicende dei paesi del ‘socialismo reale’ e ai primi sintomi della loro crisi profonda (Intellettuali e potere in URSS. Bilancio di una crisi, Chiesa, partito e masse nella crisi polacca, La ferita di Praga, Gorbaciov, Le ambiguità della perestrojka). Dopo la fine del sistema sovietico, e l’inizio delle guerre permanenti con coinvolgimento dell’Italia, diversi libri affrontano questi problemi: Israele, Palestina e la guerra del Golfo, Libano e dintorni, Integralismo ebraico e altri integralismi, L’Italia nei Balcani. Sulla storia del movimento operaio ha pubblicato anche Il capitalismo reale, Origini e storia e 101…anni di Fiat, Dagli Agnelli alla General Motors. Negli ultimi anni si dedica soprattutto a Cuba e a Guevara con tre edizioni di Breve storia di Cuba e Guevara inedito. Attualmente sta terminando un libro di bilancio del Risveglio dell’America Latina. A Brest Litovsk, agli inizi del 1918, la delegazione della neonata Repubblica sovietica e quelle degli Imperi centrali discutono le condizioni per firmare la pace. Se da parte tedesca in particolare si continuano a nutrire illusioni di agevoli conquiste territoriali, da parte sovietica si guarda con estremo interesse alle prospettive rivoluzionarie apertesi sia in Germania che in Austria: l’ipotesi di una rivoluzione socialista nel cuore dell’Europa sembra a portata di mano e questo spiega l’orientamento di Trockij che, alla guida della delegazione sovietica, è convinto che ci siano le condizioni per respingere i diktat germanici. Le cose, com’è noto, andranno altrimenti, ma solo molti anni dopo Roman Rosdolsky fornirà, grazie a rigorose ricerche d’archivio, elementi inoppugnabili per la ricostruzione dei retrocena di quel cruciale snodo storico: la potente dirigenza socialdemocratica austriaca, mentre scagliava parole di fuoco contro la guerra, lavorava in realtà per impedire qualsiasi sbocco politico ai poderosi scioperi spontanei che squassavano il paese.”,”CONx-033-FL” “MOSCONI Antonio VELO Dario”,”Crisi e ristrutturazione del settore automobilistico.”,”INDICE 1. La crisi del sistema industriale europeo. 2. La crisi del settore automobilistico. 3. Le imprese automobilistico e il “”piano auto”” in Italia. 4. Gli aspetti sociali e territoriali di una politica di settore per l’auto. – Appendice. – MOSCONI Antonio, amministratore delegato (ad) della Teksid, ha ricoperto in passato le cariche di Responsabile dello sviluppo aziendale Fiat e di assistente dell’ ad ROMITI Cesare ROMITI per i progetti di politica e cooperazione industriale. Bibliografia: – “”Il gruppo nello sviluppo dell’impresa industriale”” (1978). – “”Dalla fine di Bretton Woods alla nascita del Sistema Monetario Europeo – SME “” (1980). – VELO Dario, titolare della cattedra di Tecnica industriale e commerciale e direttore dello Istituto di Economia aziendale dell’ Università”,”E1-AUIN-006″ “MOSCONI Franco”,”Economia dei quotidiani.”,”Franco Mosconi ha svolto attività di ricerca al Centro di Economia e politica industriale dell’Università di Bologna. Dal 1996 è consigliere economico presso la Presidenza del Consiglio. “”L’incedere della rivoluzione elettronica è il secondo, più profondo, fattore capace di mutare in prospettiva la natura stessa del quotidiano. Non manca chi si domanda se oggi e nel prossimo futuro – gli anni di Internet – vi sia ancora spazio per un giornale su carta, profetizzandone addirittura la sua definitiva scomparsa”” (pag 33)”,”EDIx-231″ “MOSELEY Ray”,”Ciano, l’ombra di Mussolini.”,”Ray Moseley, corrispondente europeo del ‘Chicago Tribune’, candidato al premio Pulitzer per il giornalismo nel 1981, è autore di alcune monografie storiche. Ha vissuto a lungo in Italia. Giovane diplomatico amnte del bel mondo, Galeazzo Ciano aveva sposato nel 1930 Edda Mussolini, la figlia prediletta del duce. Per lui questo era stato l’inizio di una carriera folgorante che lo aveva portato, a soli trentatré anni, a diventare ministro degli Esteri e delfino di Mussolini. Uomo intelligente e ambizioso, frivolo e corrotto, fu uno dei firmatari dell’ordine del giorno Grandi, che il 25 luglio 1943 provocò la caduta di Mussolini. Divenne poi il protagonista di una tragedia che lo condusse alla morte per fucilazione.”,”ITAF-019-FL” “MOSIER John”,”The Blitzkrieg Myth. How Hitler and the Allies Misread the Strategic Realities of World War II.”,”John Mosier is the author of The Myth of the Great War. He is full professor of English at Loyola University in New Orleans, where, as chair of the English Department and associate dean of the College of Arts and Sciences, he taught primarily European literature and film. His background as a military historian dates from his role in developing an interdisciplinary curriculum for the study by the National Endowment for the Humanities. From 1989 to 1992 he edited the New Orleans Review. He lives in Jefferson, Louisiana.”,”QMIS-005-FL” “MOSLEY Nicholas”,”L’assassinio di Trockij.”,”Trotsky nel 1924. Il ruolo del militante bolscevico. “”Trotsky fece un tentativo di mutare la situazione quando cercò di scavalcare i burocrati del partito e di rivolgersi direttamente ai lavoratori. Nel dicembre del 1923 indirizzò all’assemblea del partito una lettera aperta, il cui tono faceva pensare più a un appello a unirsi a lui che alla proposta di un programma di governo alternativo. “”Basta con l’obbedienza passiva, con il livellamento meccanico da parte delle autorità, con l’uccisione della personalità, basta all’opportunismo e all’arrivismo! Il bolscevico non è soltanto un uomo capace di sottostare a una rigida disciplina; è un uomo che, in ogni contesto e su qualsiasi problema, sa assumere una propria salda posizione, e sa difenderla con coraggio e con indipendenza di giudizio non solo dai nemici, ma nell’ambito del partito stesso. Oggi forse egli è in minoranza… sarà sottomesso… ma non per questo si trova dalla parte de torto. Forse vede un nuovo compito da svolgere, o si rende conto della necessità di un cambiamento prima di quanto facciano gli altri. Solleverà la questione senza scoraggiarsi, due, tre, dieci volte se è necessario. E sarà, in tal modo, d’aiuto al partito, permettendo di adempiere al nuovo compito di operare il mutamento necessario senza sconvolgimenti o sommovimenti di fazioni”””” (pag 96-97) Nel gennaio del 1924, Trotsky con una febbre misteriosa, si mise in viaggio per un periodo di cura sul mar Nero, durante il viaggio ricevette un telegramma di Stalin che gli annunciò la morte di Lenin. Trotsky rispose con un altro telegramma chiedendo a Stalin se doveva tornare, ma Stalin gli disse che non poteva farcela a partecipare perché i funerali si sarebbero svolti la mattina seguente. Invece i funerali ebbero luogo due giorni dopo e l’assenza di Trotsky fu notata e considerata come voluta da lui stesso… (pag 97)”,”TROS-022-FGB” “MOSS Bernard H.”,”Marx and Engels on French Social Democracy: Historians or Revolutionaries?”,”MOSS Bernard H., Università di Auckland, Nuova Zelanda”,”MADS-625″ “MOSS Walter G.”,”A History of Russia. Volume I. To 1917.”,”Walter G. Moss is Professor at the Department of History and Philosophy at Eastern Michigan University. He is also the author of Russia in the Age of Alexander II, Tolstoy and Dostoevsky, and co-author of The Twentieth Century: A Brief Global History, and The Twentieth Century: Readings in Global History. List of Maps, Preface to the Second Edition, A Note to Students, General Bibliography for Russia to 1917, Appendix A) Chronology, Appendix B) Rus/Russian Rulers, Appendix C) Glossary, Index,”,”RUSx-055-FL” “MOSS Walter G.”,”A History of Russia. Volume II. Since 1855.”,”Walter G. Moss is Professor at the Department of History and Philosophy at Eastern Michigan University. He is also the author of Russia in the Age of Alexander II, Tolstoy and Dostoevsky, and co-author of The Twentieth Century: A Brief Global History, and The Twentieth Century: Readings in Global History. List of Maps, Preface to the Second Edition, List of Illustrations, A Note to Students, General Bibliography for Russia to 1917, Appendix A) Chronology, Appendix B) Glossary, Appendix C) World Oil Prices, Index,”,”RUSx-056-FL” “MOSSE’ Claude”,”Le travail en Grece et a Rome.”,”Claude MOSSE’ è Professore al Centro Universitaire experimental de Vincennes.”,”STAx-033″ “MOSSE’ Eliane”,”Marx et le probleme de la croissance dans une economie capitaliste.”,”Conclusione: nel quadro dell’ industria tessile francese e in particolare in quella della filatura del cotone, lo schema teorico marxista è in generale ben verificato.”,”MADS-305″ “MOSSE George L.”,”La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania, 1815-1933.”,”In ‘Nazionalizzazione delle masse’, MOSSE esplora uno degli aspetti più discussi della storia contemporanea: il totalitarismo. Ricerca le radici remote dei moderni totalitarismi di destra e valuta il peso che hanno avuto sulla politica e l’ organizzazione dei regimi di massa dei regimi fascisti. L’ indagine riguarda la Germania , nell’ arco di tempo che va dalla nascita del nazionalismo tedesco, dopo la rivoluzione francese, all’ avvento al potere di HITLER. I fenomeni di irriggimentazione del periodo nazista hanno radici lontane che affondano nel mondo del mito e del simbolo.”,”GERN-095″ “MOSSE Werner E.”,”Gli ebrei e l’ economia tedesca. Storia di una élite economica (1820-1935).”,”MOSSE è Professore emerito nella School of European Studies della University of East Anglia. All’ aspetto culturale dei temi qui trattati ha dedicato il libro ‘The German-Jewish economic Elite 1820-1935. A Socio-cultural Profile’ (1989). “”Un quadro completo dell’ elite ebraica della ricchezza nell’ epoca del capitalismo avanzato è quello che emerge dalle dichiarazioni dei redditi degli anni 1908 e 1911, che servirono a Martin come fondamento dei suoi notissimi studi. Rudolf Martin basò il suo annuario dei milionari prussiani (1) su una pubblicazione ufficiale prussiana (…) pubblicata a Berlino nel 1908, e sulla medesima relativa agli anni fiscali 1911-13. Per quanto ben dettagliate dal punto di vista geografico, le cifre contenute in queste statistiche erano assolutamente anonime. Martin, funzionario in pensione del ministero dell’ interno, si prefisse il compito, sulla base della conoscenza della vita economica tedesca acquisita durante la sua carriera ministeriale, di accoppiare le cifre ai nomi. (…) In totale Martin elenca il reddito e il patrimonio di circa 8.300 milionari prussiani, con una particolare attenzione per i 747 le cui ricchezze superavano i cinque milioni di marchi. Per gran parte di questi ultimi Martin fornisce, nella seconda parte del suo studio, note biografiche con dettagli sulle rispettive famiglie e sulle fonti di reddito””. (pag 210-211)”,”GERE-019″ “MOSSE’ Claude”,”La vita quotidiana della donna nella Grecia antica.”,”Oikos proprietà fondiaria, unità di produzione agricola e pastorale, ma c’è anche l’artigianato domestico MOSSE’ Claude insegna storia greca all’Università di Parigi VIII”,”STAx-229″ “MOSSE George L.”,”Ebrei in Germania fra assimilazione e antisemitismo.”,”MOSSE George L. nato a Berlino nel 1918, è stato per molti anni docente all’Università del Wisconsin e ‘visiting professor’ all’Università Ebraica di Gerusalemme. Contiene il capitolo: ‘I socialisti tedeschi e la questione ebraica nella Repubblica di Weimar’ (pag 167-203) “”Le basi della posizione dei socialisti tedeschi sulla questione ebraica sono state poste da Karl Kautsky”” (pag 168) “”Karl Marx è stato il primo ad occuparsi della questione ebraica, ma è stato Kautsky a darle la sua formulazione socialista moderna. Il suo primo contributo importante su questo argomento è stato un articolo, scritto nel 1903 e intitolato “”Il massacro di Kishinev e la questione ebraica””, in cui egli, come anche in altri scritti posteriori, si richiamava all’articolo scritto da Marx su questo argomento mezzo secolo prima. Kautsky accettava la tesi che gli ebrei erano diventati, nel corso della loro storia, i rappresentanti degli aspetti peggiori del capitalismo: cioè il feticismo per i beni materiali, dell’amore per il denaro e della dedizione al commercio. In quanto religione l’ebraismo era solo l’oggettivazione di transazioni commerciali. (…) Nel suo libro posteriore ‘Razza ed ebraismo’ (Rasse und Judentum, 1914), egli attribuiva a questo milieu la mentalità negativa, critica e dissolvitrice (zersetzende), degli ebrei. Sia Marx che Kautsky erano i prosecutori di una tradizione che aveva avuto inizio con l’Illuminismo del XVIII secolo””. (pag 168-169)”,”EBRx-044″ “MOSSE George L., a cura di Michael A. LEDEEN”,”Intervista sul nazismo.”,”MOSSE George L., “”D. Ma l’appoggio protestante al nazismo fu più rilevante di quello cattolico, mi pare. R. Non c’è dubbio. Fino al 1933 nelle regioni a forte presenza cattolica dominate dal Partito del Centro i nazisti ebbero l’appoggio dei protestanti, mentre quello cattolico fu scarsissimo. Ma alla fine anche il Centro si rivelò propenso a stare al gioco di Hitler. Anch’esso votò a favore dello ‘Ermächtigungsgesetz’ [nota: (28 febbraio 1933), varato dopo l’incendio del Reichstag, sospese tutti i diritti civili della Costituzione di Weimar. Rese possibile la “”custodia preventiva”” senza accusa nelle prigioni del Terzo Reich] (la legge che attribuiva a Hitler i pieni poteri). Dopo il 1933 l’atteggiamento della gerarchia cattolica fu assai più benevolo che nel periodo precedente. Prima del 1933 ai cattolici era vietato votare per il partito nazista. Ciò non vuol dire che molti non lo facessero egualmente; ma dopo la presa del potere il cattolicesimo scese ad un vero e proprio compromesso con il nazismo, che s’infranse soltanto nel 1939 sulla questione dell’eutanasia. In quell’anno la Chiesa era ancora abbastanza potente da imporre un alt formale alla pratica dell’eutanasia””. (pag 23-24) Tentativo di conciliazione cattolicesimo-nazismo di Hudal. Aloïs Hudal (1885-1963), vescovo tedesco, per molti anni a Roma all’Istituto tedesco di Santa Maria dell’anima. Filonazista, violentemente anticomunista, scrisse nel 1936 ‘Le fondazioni del nazionalsocialismo’, nel tentativo di conciliare le teorie di Hitler con la religione cattolica””. (pag 23) “”Nella letteratura marxista degli anni Trenta e Quaranta troviamo più di un’analisi. Una è quella che hai appena ricordato, e cioè che il nazismo fu l’estrema difesa del capitalismo. Un’altra risaliva al Marx del ‘Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’, che sottolinea, nel quadro di un esame del bonapartismo, il potenziale autoritario del liberalismo. Su questa traccia, negli anni Trenta e Quaranta numerosi storici marxisti videro nel nazismo non soltanto un’autodifesa del capitalismo – insomma lo stadio finale del capitalismo moderno – ma anche una conseguenza del liberalismo, il quale, come Marx aveva visto, conteneva in sé questo elemento bonapartistico. Fu specialmente Herbert Marcuse ad approfondire questa linea interpretativa.”” (pag 33-34) [George L. Mosse, a cura di Michael A. Leeden, Intervista sul nazismo, 1977]”,”GERN-141″ “MOSSE George L.”,”L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste.”,”Si tratta di una raccolta di saggi scritti nel corso degli anni. Contiene il capitolo: – La prima guerra mondiale e l’appropriazione della natura (pag 253-278) Il mito del volo “”Grazie a queste immagini cavalleresche, la guerra moderna fu integrata nel desiderio intenso per un mondo più felice e più sano, in cui il combattimento individuale avrebbe preso ilposto della mitragliatrice e del carro armato. Tra i piloti e nella battaglia dei cieli l’individualismo e la cavalleria sopravvissero sia nel mito che nella realtà. Come ha fatto giustamente osservare Eric Leed (46), l’individualismo implicito nel volo spinge gli aviatori ad assumere un atteggiamento di autoconsiderazione”” (pag 270) (46) E.J. Leed, No Man’s Land, Cambridge 1979, p. 137 “”Gli inglesi più dei tedeschi, fecero entralre la metafora dello sport nella guerra aerea. L’ideale del fair play era molto più radicato in Inghilterra che in Germania, specie tra gli alunni della scuola statale i quali abbattevano i tedeschi nel cielo. Paragonare la guerra aerea alla caccia faceva venire in mente il cavallo e il cavaliere più che il pilota e l’aeroplano. Ancora una volta la tecnologia veniva superata e grazie a questo superamento la guerra era più facile da fronteggiare e da sopportare”” (pag 272) “”‘Vento, sabbia e stelle’ (1939) di Saint-Exupéry compendiò i miti del volo: la morte senza paura, l’entusiasmo della gioventù, l’adempimento del dovere, il cameratismo. (…)”” (pag 272)”,”GERN-005-FL” “MOSSE George L.”,”Le origini culturali del Terzo Reich.”,”Storico di origine ebraica George Lachmann Mosse (1918-1999) è nato a Berlino. In seguito alle leggi razziali si è trasferito negli Stati Uniti. Per molti anni è stato docente all’Università del Wisconsin e all’Università ebraica di Gerusalemme. É autore di studi innovativi sulla storia del Novecento e sulle origini culturali e psicologiche del nazionalsocialismo, come Il razzismo in Europa, dalle origini all’Olocausto. La nazionalizzazione delle masse. Le guerre mondiali, dalla tragedia al mito dei caduti.”,”GERN-025-FL” “MOSSE George L.”,”Il razzismo in Europa. Dalle origini all’olocausto.”,”Storico di origine ebraica George Lachmann Mosse (1918-1999) è nato a Berlino. In seguito alle leggi razziali si è trasferito negli Stati Uniti. Per molti anni è stato docente all’Università del Wisconsin e all’Università ebraica di Gerusalemme. É autore di studi innovativi sulla storia del Novecento e sulle origini culturali e psicologiche del nazionalsocialismo, come Il razzismo in Europa, dalle origini all’Olocausto. La nazionalizzazione delle masse. Le guerre mondiali, dalla tragedia al mito dei caduti.”,”TEOS-089-FL” “MOSSE George L.”,”Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti.”,”George L. Mosse (1918-1999) è stato uno dei più grandi storici del nazismo e del fascismo, di cui ha rinnovato profondamente l’interpretazione. Ha insegnato nell’Università di Madison (Wisconsin) e nell’Università ebraica di Gerusalemme. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Le origini culturali del Terzo Reich’, Milano, 1994; ‘La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania, 1815-1933’, Bologna 1984. Per i tipi della Laterza: ‘Intervista sul nazismo’, ‘Il razzismo in Europa’, ‘L’uomo e le asse nelle ideologie nazionaliste’ “”La maniera in cui il Milite Ignoto venne scelto fu abbastanza uniforme nelle diverse nazioni. Per esempio, ciascuna delle nove regioni militari della Francia esumò dai campi di battaglia un soldato ignoto. I nove furono quindi portati nella cripta della fortezza di Verdun. Qui un sergente, ferito in guerra, indicò il Milite Ignoto da seppellire a Parigi. Coloro che non erano stati prescelti furono deposti nella terra a Verdun nell’identico momento in cui a Parigi veniva sepolto il Milite Ignoto”” (pag 105) La brutalità di gran parte della narrativa popolare militare post bellica ‘Più importanti furono i tentativi di riscattare l’immagine del soldato, ma senza far riferimento alle SS. In ‘Null-Acht-Fünfzehn (08/15, 1954), il più popolare romanzo di vita militare pubblicato nella Germania postbellica, Hans Hellmut Kirst ce ne offre un compendio: «Il mestiere delle armi (…) diventa qualcosa di negativo soltanto se la causa per cui si combatte è malvagia. Supponiamo che Hitler abbia iniziato una guerra sapendo bene che cosa stava facendo (…) allora i migliori soldati diventano i membri di una banda di assassini. Ma il mestiere delle armi in quanto tale (…) è qualcosa di completamente diverso» (55). Era forse da considerarsi ovvio che dopo la guerra un gran numero di libri e giornali continuassero, specialmente nella loro descrizione dei combattimenti, a promuovere gli ideali guerreschi dell’eroismo e del coraggio virile. Il più delle volte non sono menzionati né il nazismo né Hitler (diverso è il caso del romanzo di Kirst, che è antinazista). Ma, pur criticando i vincoli della vita militare e facendo osservazioni antinaziste, anche ‘Null Acht-Fünfzehn’ evita di affrontare i temi specifici che discendono dalla guerra e dalla sconfitta. Tipici di questa riappropriazione della guerra sono i «Landserhefte» («Diari di fante», libricini comparsi irregolarmente a partire dai tardi anni Cinquanta, e che si sono venduti letteralmente a milioni di copie: ancor oggi è possible acquistarle presso tutte le rivendite di giornali. Come c’informa il loro sottotitolo – ‘Resoconti di esperienze della seconda guerra mondiale’ – essi contengono storie di battaglie e di imprese eroiche. Si tratta di storie brutali, in cui al nemico si rompono le ossa, gli si sfonda il cranio, lo si impala su una baionetta. I «Landserhefte» sono aggressivamente antibolscevichi, con titoli come ‘Cacciando Tito’ o ‘Le fiamme inghiottono Stalingrado’. Né vengono risparmiati gli italiani (questi ‘maccaroni’) e gli slavi. Eccettuati i libretti dedicati agli ex eroi di guerra, al centro della scena sta la rude figura del fante (di qui il titolo della serie); e sino alla fine degli anni Sessanta lo sfondo storico offerto dalla narrazione era nel migliore dei casi assai sommario. In seguito, una maggior mole di ricerca storica sembra essersi riversata in questi libriccini. Un decennio più tardi, comparvero dichiarazioni antibellicistiche: «cinquantacinque milioni di esseri umani persero la vita durante l’ultima guerra. Ciò non dev’esser dimenticato. È questa la ragione dell’esistenza dei ‘Landserhefte’». (…) Definire questa letteratura marginale sarebbe inesatto – ha avuto un pubblico troppo grande – benché sembri probabile che la maggior parte dei suoi lettori vi abbiano cercato non l’elogio di un’immagine guerresca della mascolinità, ma semplicemente delle storie d’avventure. I «Landserhefte» s’inquadrano nella brutalità di gran parte della narrativa popolare post bellica (…)’ (pag 241-242) [(55) Hans Helmut Kirst, ‘Null-Act-Fünfzehn’, Wien, 1954, p. 304 (trad. it. ’08/15. La rivolta del caporale Asch’, Milano, 1964; ’08/15. La strana guerra del sottufficiale Asch’, Milano, 1965; ’08/15. La vittoria finale del tenente Asch’, Milano, 1967]”,”QMIP-283″ “MOSSE George L.”,”L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste.”,”Si tratta di una raccolta di saggi scritti nel corso degli anni. Contiene il capitolo: – La prima guerra mondiale e l’appropriazione della natura (pag 253-278) “”Nel 1923 Moeller la fece finita con la convinzione secondo cui la sostanza eterna del germanesimo era destinata alla vittoria finale. Piuttosto, disse, l’obiettivo spirituale si deve conseguire tramite l’azione politica. Nonostante questo maggiore spirito pratico, Moeller dichiarò anche che il nazionalismo tedesco stava lottando per il regno definitivo, un regno la cui perfezione si poteva conseguire soltanto per mezzo di ciò che era imperfetto, come l’azione politica”” (pag 94)”,”GERG-107″ “MOSSETTO Gianfranco a cura; scritti di ABETE Luigi BENVENUTO Giorgio MALERBA Francesco”,”Professionalità zero? Il problema della formazione professionale e dell’occupazione oggi, in Italia.”,”Un sindacalista (Benvenuto), un rappresentante degli imprenditori (Abete) e un esponente delle amministrazioni locali (assessore Malerba) esprimono il loro punto di vista sull’argomento.”,”GIOx-113″ “MOSSETTO Gianfranco, CASTRONOVO Valerio, GALLINO Luciano, TRANFAGLIA, Nicola BOBBIO Norberto (intervista a cura di Mario BACCIANINI)”,”Torino: un motore che si è inceppato – Il laboratorio Fiat – Una città atomizzata – Il silenzio della cultura – Da Pietroburgo a Detroit.”,”L’operaio riformista e il burocrate massimalista (sindacato dei consigli e sinistra italiana) (pag 77)”,”ITAE-003-FGB” “MOSSUZ-LAVAU Janine REY Henry”,”I fronti popolari 1934 – 1939.”,”MOSSUZ-LAVAU è autrice tra l’altro di ‘André Malroux et le gaullisme’ (1970). E’ una politologa D di studi al CNRS e alla FNSP. REY è autore con F. SUBILEAU di ‘Les militants socialistes à l’epreuve du pouvoir’ (1991) e con J. MOSSUZ-LAVAU di ‘De-Gaulle’, (1988).”,”MSPG-044″ “MOST Johann”,”Capitale e lavoro. Guida al ‘Capitale’ personalmente riveduta e in parte riscritta da Marx e da Engels.”,”nella prefazione un profilo biografico di J. Most Giudizi su Most di Marx ed Engels (pag 16-17-18) “”Dopo un ennesimo periodo di detenzione [Most] fu accompagnato al confine. Emigrò a Londra nel ’79. Qui cominciò immediatamente a pubblicare il settimanale “”Freiheit””, che dapprincipio non dispiaceva a Marx (13). Solo che ben presto apparvero su di esso articoli di denuncia contro i capi del partito socialdemocratico e contro certe posizioni che giudicava opportuniste. Finché il 26 aprile 1879 uscì un articolo intitolato ‘In memoria del socialismo tedesco””, dichiaratamente anarchico (14). Il 26 giugno Engels scrive a Eduard Bernstein: “”che qui io, e quindi naturalmente anche Marx, sia d’accordo col contenuto della locale “”Freiheit”” è proprio il contrario della verità”” (15). Ancora più decisa la condanna di Marx. Nella lettera a Adolph Sorge del 19 settembre Marx scrive: “”I nostri punti di dissidio con Most non sono assolutamente quelli del signore di Zurigo (Jüdel Bernstein, ndr), del trio “”Dr Höchberg-Bernstein (suo segretario)-Schramm””. Noi non accusiamo Most del fatto che la sua “”Freiheit”” sia ‘troppo rivoluzionaria’; noi la accusiamo di non avere ‘alcun contenuto rivoluzionario’, ma di vivere soltanto di ‘frasi rivoluzionarie’. Né rinfacciamo a lui di ‘criticare i capi del partito in Germania’, bensì in primo luogo di fare uno ‘scandalo pubblico’, invece di comunicare per iscritto, ‘per lettera’, cioè, come facciamo noi, le opinioni; in secondo luogo però di prendere questo solo come pretesto per rendersi importante (…). Il bravo Most, un uomo borioso come un bambino, crede davvero che le relazioni mondiali abbiano subito un capovolgimento violento solo perché Most in persona non vive più in Germania, ma a Londra. Quest’uomo non è privo di talento, ma uccide il suo talento col troppo scrivere. Inoltre non ha ‘esprit de suite’. Ogni cambiamento di direzione del vento lo spinge ora da questa, ora da quella parte, come una banderuola”” (16). La distanza di Most dai teorici del socialismo è ormai incolmabile. Al congresso di Wydener del 1880 fu espulso come anarchico dal partito socialdemocratico. La “”Freiheit”” uscirà d’ora in poi con questi sottotitoli: “”Organo socialdemocratico”” fino al n. 34 del 1880, “”Organo dei socialisti rivoluzionari”” dal n. 41 del 1882, anno in cui si trasferì in America, infine dal n. 27 del 1885 “”Organo internazionale degli anarchici di lingua tedesca”””” (pag 16-17) [prefazione di Chiara Sandrin] [(in) Johann Most, Capitale e lavoro. Guida al ‘Capitale’ personalmente riveduta e in parte riscritta da Marx e da Engels, 1979] [(13) Cfr. Mew p. 369; (14) Sulla storia della ‘Freiheit’ cfr. Dieter Fricke, Die deutsche Arbeiterbewegung 1869-1914, Berlino, Dietz, 1976, pp. 389-90; (15) Mew 34 p. 380; (16) Mew 34 p. 410] “”Marx fu sempre molto scettico circa la possibilità di esposizioni semplificate del lavoro scientifico che aveva compiuto nel ‘Capitale’. E’ chiaro quindi che non potesse essere molto soddisfatto del tentativo di Most; e anche dopo aver riscritto interamente due capitoli ed aver praticamente apportato correzioni in ogni pagina, non permise mai che il suo nome comparisse accanto a quello di Most sul frontespizio del libro. Queste correzioni di Marx rendono la seconda edizione, uscita presso lo stesso editore nel 1876, certamente più interessante. Se si confrontano le due edizioni, lavoro che è già stato fatto da Hans Magnus Enzensberger in una recente riedizione tedesca (18), si vede quanto la materia esposta abbia acquistato in chiarezza e linearità. (…) Certo Most esagerava quando sosteneva di essere stato lui a far conoscere il ‘Capitale’ in Germania (20), ma qualche lato positivo il suo lavoro doveva pure averlo, se Marx ed Engels accettarono di correggerlo nell’agosto del 1875. Vale la pena di ricordare che nello stesso anno, al congresso tenutosi a fine maggio a Gotha, per l’unificazione del gruppo dei lassalleani e degli eisenachiani, era stato stilato il famoso programma. Già la prima edizione del compendio di Most era evidentemente antilassalleana, ora, con le opportune correzioni e modifiche di Marx, poteva diventare un mezzo per una più vasta diffusione popolare delle idee marxiste, contro il programma di Gotha e quindi contro i lassalleani. Tuttavia, nonostante ‘Capitale e lavoro’ sia stato tradotto in inglese con l’approvazione di Marx (21), e nonostante Engels ancora nel 1882 ne consigliasse un’ulteriore edizione (22), Most è sempre stato trattato malissimo dai “”londinesi””. Per loro “”è un artigiano che non sa copiare””, “”un operaio che si addestra a sapere tutto nel tempo più breve, a saper giudicare tutto”” (23), “”che non ha capito niente del ‘Capitale'”” (24).”” (pag 19-20) [prefazione di Chiara Sandrin] [(in) Johann Most, Capitale e lavoro. Guida al ‘Capitale’ personalmente riveduta e in parte riscritta da Marx e da Engels, 1979] [(18) In tale edizione, Johann Most, Kapital und Arbeit,. “”Das Kapital”” in einer handlichen Zusammenfassung. Von Marx und Engels revidieri und überarbeitet, Francoforte, Surhrkamp, 1972, il curatore si è preoccupato di mettere in evidenza mediante caratteri tipografici diversi le parti scritte personalmente da Marx ed Engels stessi. Enzensberger si è servito di un’edizione del lavoro di Most apparsa a New York nel 1890 sul n. 2 di ‘International Library’; (20) Cfr. Johann Most. Ein Sozialist in Deutschland, ct., pp. 91-2. Cfr. inoltre Mew 19, p. 345, ‘Zum Tode von Karl Marx’, in cui Engels esprime la sua indignazione di fronte all’ingiustificata presunzione di Most; (21) Otto Weydemeyer tradusse il lavoro di Most, seguendo la 2a edizione; la traduzione apparve per la prima volta nel settimanale americano ‘The Labor Standard’ tra il 30 dicembre 1877 e il 10 marzo 1878. Nell’agosto 1878 il lavoro uscì anonimo con il titolo ‘Extracts from the ‘Capital’ of Karl Marx; (22) Cfr. la lettera di Engels ad Adolph Hepner del 25 luglio 1882, Mew 35, p. 345; (23) Mew 34, p. 264; (24) Mew 34, p. 12]”,”MADS-626″ “MOSZKOWSKA Natalie”,”Zur Dynamik des Spätkapitalismus.”,”Sul rapporto crisi-guerra-generazioni (pag 172) “”La guerra non può certamente rimuovere interamente la crisi. Poiché una guerra non distrugge soltanto dei valori reali, ma anche delle giovani vite umane in massa, essa può ritornare, non per 7 o 10 anni, non prima di 20 o 25 anni (da generazione a generazione). E così nel capitalismo maturo, o tardo-capitalismo, il ciclo industriale mostra la rotazione seguente: a un ciclo di prosperità e di guerra segue un ciclo di prosperità e di crisi. In ciascuno, una crisi si colloca tra due guerre (guerra 1914-18, crisi 1929, guerra 1939). (pag 173)”,”TEOC-286″ “MOTADEL David”,”Hitler e l’islam nella seconda guerra mondiale.”,”David Motadel insegna storia delle relazioni internazionali presso la London School of Economics an Politica Science LSE. Si occupa di storia moderna e contemporanea, indagando sui rapporti tra Europa e altre aree del mondo. La Wehrmacht e le SS in campo per reclutare musulmani. L’Islam per lo sforzo bellico tedesco. “”(…) la Wehrmacht iniziò a reclutare migliaia di prigionieri di guerra musulmani nelle proprie cosiddette «Legioni orientali». Una volta approvate da Hitler, queste unità furono formate sotto gli auspici dei veterani di guerra sassoni Ralph von Heygendorff e Oskar Ritter von Niedermaher, vecchi rivali di Hentig dai tempi della jihad durante la Prima guerra mondiale (58). Nel periodo tra le guerre, Niedermayer era prima diventato il rappresentante militare tedesco presso l’ambasciata a Mosca, e poi era stato professore a Berlino. Data la sua esperienza, sembrava particolarmente adatto per occuparsi delle reclute musulmane dell’Unione Sovietica (59). (…) La Wehrmacht istituì anche un’ulteriore istituzione islamica in Germania: corsi per diventare imam all’Università di Göttingen, per educare i mullah militari. Alla fine, dall’inizio del 1943 le SS si interessarono delle vicende musulmane. Il loro coinvolgimento nelle politiche islamiche iniziò prima nei Balcani, dove i tedeschi occuparono zone musulmane dall’inizio del 1943 in poi, e presto si allargò verso i musulmani dall’Oriente sovietico. Alla fine più di ogni altra istituzione del regime furono le SS a cercare di sfruttare l’Islam per lo sforzo bellico tedesco. (…) Nei Balcani, le SS perseguirono una politica radicalmente filomusulmana e lanciarono una campagna di propaganda islamica che incontrò resistenze da parte del Ministero degli Esteri, che sosteneva lo Stato cattolico degli ustascia (…). Allo stesso tempo, il Comando centrale delle SS di Berger cominciò a formare unità di SS musulmane con reclute da Bosnia, Erzegovina e Albania, che avevano un distinto carattere religioso. (…) Dalla fine del 1943 in poi, le SS cominciarono a estendere questa politica ai musulmani dell’Unione Sovietica (63). Il Comando centrale delle SS ora cercava di impiegare l’Islam e l’ideologia panturanica per incitare i sudditi musulmani di Stalin alla rivolta contro Mosca. Il fiore all’occhiello di questa campagna fu la nuova formazione musulmana orientale delle SS. Responsabile delle sua creazione era lo SS-Hauptsturmführer Reiner Olzscha della “”Sezione volontari”” del Comando centrale delle SS, guidata dallo SS-Standartenführer Erich Spaarmann (64). (…) Nella formazione di musulmani orientali delle SS, la “”fede comune”” dei soldati doveva essere fortemente sostenuta. [Olzscha] Assicurava che il risveglio dell’Islam significava il rafforzamento delle forze anti-bolsceviche (68). Quindi le SS cominciarono a impiegare le formazioni musulmane orientali e fornirono ai propri soldati cure religiose particolari e indottrinamento politico declinato religiosamente, e nel 1944 aprirono anche una scuola di mullah a Dresda per la formazione degli imam da campo – Idris [Alimjan Idris (1887-1959) ndr] fu impiegato dalle SS a dirigere la scuola (…). A sostegno di questa politica, anche le SS impiegarono esperti sull’Islam in Unione Sovietica, in particolare Johannes Benzing”” (pag 81-82-83)”,”GERN-199″ “MOTARD Anne-Marie”,”Le parti travailliste britannique, des origines au XXI siècle. La continuité sous le changement.”,”MOTARD Anne-Marie maitre de conference in civilisation britannique contemporaine all’Univ. Paul Valery, Montpellier III.”,”MUKx-174″ “MOTHE’ Daniel GOMBIN Richard BACKMANN René MOURET Jean-Claude MOREAU Jean KESSEL Patrick LAUDE André FRANTZ Olivier MONIER Noel PFISTER Thierry PADOVANI Marcelle FARGIER Marie-Odile”,”Les ‘gauchistes’.”,”MOTHE’ Daniel GOMBIN Ricahrd BACKMANN René MOURET Jean-Claude MOREAU Jean KESSEL Patrick LAUDE André FRANTZ Olivier MONIER Noel PFISTER Thierry PADOVANI Marcelle FARGIER Marie-Odile”,”FRAP-028″ “MOTHE’ Daniel”,”L’ utopia del tempo libero.”,”MOTHE’ è lo pseudonimo di Jacques GAUTRAT. E’ l’autore di ‘Journal d’un ouvrier’ (1959) e di ‘Militant chez Renault’ (1965) testimonianze della sua giovanile esperienza di fabbrica. E’ autore di un’opera socialogica importante realizzata nell’ambito del CNRS (Parigi).”,”CONx-007″ “MOTHE’ Daniel”,”Diario di un operaio, 1956-1959.”,”Nella testimonianza di un operaio della Renault, i problemi della fabbrica e del sindacato, i rapporti fra il partito e la classe, alla luce dell’ esperienza politica di questi anni. “”Per molti non partecipare allo sciopero significa vendicarsi in silenzio di questi metodi. Quando alla 10 andiamo ad assistere al comizio organizzato dalla CGT e dalla CFTC constatiamo subito che i discorsi degli oratori non presentano alcun interesse. Gli operai ascoltano ancora una volta, senza passione, le stesse storie e le stesse menzogne: “”Il 60% in sciopero alla Renault, e molti operai in reparto hanno deciso di tornare a casa””, dice Linet. Tutti sanno che non è vero. Da questi fallimenti si può trarre qualche conclusione. Prima di tutto è ormai dimostrato che i metodi burocratici nell’ organizzazione degli scioperi sono fallimentari. Le burocrazie sindacali possono ben lanciare i loro ordini, quando questi ordini arrivano agli operai non vengono più eseguiti. Non lo sono già più quando arrivano ai militanti, e a volte non rispondono nemmeno i delegati. Il responsabile sindacale s’ accontenta di distribuire un volantino davanti alla porta della fabbrica per trasmettere l’ ordine agli operai. Dà agli altri il volantino così come un naufrago lancia in mare una bottiglia. Probabilmente pensa che con un po’ di fortuna l’ ordine verrà eseguito, e sennò tanto peggio, il caso non avrà provveduto a far funzionare bene le cose. Alla lotteria dello sciopero è stato estratto il numero sbagliato.”” (pag 119-120) “”Una conclusione che può essere espressa in questi termini: perché una direttiva possa avere la possibilità di venir eseguita, deve prima passare attraverso la critica degli operai.”” (pag 120)”,”MFRx-218″ “MOTHER JONES Mary, a cura di Peppino ORTOLEVA”,”L’ autobiografia di Mamma Jones. Vita di una agitatrice americana.”,”Qualcuno si chiede se è tutto vero ciò che lei ha raccontato (v. 4° copertina) “”Nell’anno 1906 fui impegnata nella campagna in difesa di Moyer, Haywoood e Pettibone. Organizzai comizi a loro favore e collette per pagare le spese del processo. Il 17 febbraio 1906, un sabato, a sera inoltrata, dopo la chiusura di banche, uffici e tribunali, fu tratto segretamente in arresto Charles H. Moyer, presidente della Federazione Minatori dell’Ovest. Poco tempo dopo furono arrestati anche William D. Haywood, segretario del sindacato, e George A. Pettibone, funzionario. Tutti e tre furono rapiti e trasportati nello stato dell’Idaho, dove vennero accusati dell’assassinio del governatore Steuenberg. L’arresto di questi uomini, che svogevano apertamente la loro attività, avvenne al di fuori di qualsiasi prassi legale. Le persone designate dal governatore dell’Idaho a presentare l’istanza di estradizione al governatore del Colorado avrebbero potuto legalmente arrestare i tre sindacalisti in qualsiasi altro momento. Invece la polizia aspettò il sabato sera, quando gli accusati nono potevano rivolgersi alle banche per pagarsi la cauzione e i tribunali che tutelavano il rispetto dell’ ‘habeas corpus’ erano chiusi; in questo modo i prigionieri non ebbero la possibilità di ricorrere a quelle forme di difesa e tutela legali che sono garantite anche al peggiore delinquente.”” (pag 97-98)”,”MUSx-222″ “MOTOSI Sergio”,”Scritti. Indagine scientifica e passione rivoluzionaria.”,”””L’ opera scientifica di Sergio Motosi che presentiamo, frutto di oltre trent’anni di militanza rivoluzionaria e del suo lungo, quotidiano sodalizio con Cervetto, è parte integrante del processo di costruzione del giornale scientifico””. (pag XII)”,”ELCx-079″ “MOTOSI Giulio NARDINI Piero”,”La battaglia mondiale dell’acciaio.”,”Raccoglie gli articoli pubbilcati su Lotta Comunista da gennaio 1998 a ottobre 2016. Gli autori dei capitoli quarto e quinto della Parte prima sono rispettivamente di Massimo Cassinelli e Franco Montalbetti”,”ELCx-212″ “MOTOSI Giulio”,”Democrazia imperialista in Cina. Dilemmi del pluralismo a partito unico.”,”Raccolta di articoli già pubblicati su Lotta Comunista da novembre 2015 a novembre 2022. La suddivisione in capitoli è redazionale Teorie del pluralismo a partito unico (febbraio 2022) (pag 281-285) (la sintesi degli interessi: pluralismo interno (pluralismo a partito unico dell’imperialismo cinese più socialimperialismo a base di massa interclassista) (pag 284)”,”ELCx-321″ “MOTTA Gregorio Paolo”,”Marte liberato. Rivoluzione militare e rivoluzione industriale.”,”G.P. Motta è docente di economia politica Facoltà di Giurisprudenza e Scuola di Amministrazione aziendale dell’Università di Torino. Si occupa di tecnologie dei sistemi d’arma. “”A questi fatti si aggiunge anche la totale assenza di innovazioni nella condotta della guerra attribuibili all’Oriente dopo il XVII secolo. Mentre la tecnologia orientale aveva prodotto innovazioni epocali, come la staffa, o di fondamentale importanza, come la balestra, la corazza a maglie e quella lamellare o le tecniche di forgiatura delle lame, dal XVI secolo Prometeo elesse come sua stabile dimora l’Occidente.”” (pag 98) pag 98″,”QMIx-204″ “MOTTA Mario”,”Kelsen e il Leviatano.”,”MOTTA Mario, nato a Torino nel 1923, ha studiato lettere e filosofia in quella città e ha partecipato alla Resistenza in Piemonte nella IV Brigata Garibaldi fino alla Liberazione. Ha fondato e diretto nel 1950 la rivista “”Cultura e realtà”” con la partecipazione di Felice Balbo, Claudio Napoleoni, Cesare Pavese, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Alberto Moravia e altri. E’ entrato in Rai diventando Presidente della Rai Corporation di New York. “”(…) valgono per analogia le parole di Hobbes, il quale scriveva, sia pure ad altro proposito, che “”quanti sono i generi in cui può trovare luogo la ragione, tanti sono i rami in cui si divide la filosofia, prendendo un nome diverso a seconda della diversa materia trattata. Quella che tratta delle figure è detta Geometria; del moto, Fisica; del diritto naturale, Morale; ma tutta è filosofia. Come il mare, che qui è detto Britannico, là Atlantico e altrove Indiano, a seconda dei diversi litorali; ma tutto è Oceano”” (‘De cive, p. 65) (pag 15)”,”TEOP-461″ “MOTTA Gregorio Paolo”,”Marte liberato. Rivoluzione militare e rivoluzione industriale.”,”G.P. Motta è docente di economia politica Facoltà di Giurisprudenza e Scuola di Amministrazione aziendale dell’Università di Torino. Si occupa di tecnologie dei sistemi d’arma. “”A questi fatti si aggiunge anche la totale assenza di innovazioni nella condotta della guerra attribuibili all’Oriente dopo il XVII secolo. Mentre la tecnologia orientale aveva prodotto innovazioni epocali, come la staffa, o di fondamentale importanza, come la balestra, la corazza a maglie e quella lamellare o le tecniche di forgiatura delle lame, dal XVI secolo Prometeo elesse come sua stabile dimora l’Occidente.”” (pag 98) Gregorio Paolo Motta è docente di Economia politica presso la Facoltà di Giurisprudenza e presso la Scuola di Amministrazione aziendale dell’Università di Torino. Si occupa in particolare di tecnologie dei sistemi d’arma e collabora a numerose riviste specializzate del settore. pag 98″,”QMIx-066-FL” “MOTTA Franco”,”Bellarmino. Una teologia politica della Controriforma.”,” Franco Motta (Reggio Emilia 1967) è dottore di ricerca in Storia della società europea. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Copernico, i gesuiti, le sorgenti del Nilo. La condanna di Galilei nella lettura di Girolamo Tiraboschi’ (1997). ‘Roberto Bellarmino, un importante cardinale gesuita e teologo italiano del XVI-XVII secolo. Ecco una panoramica della sua vita: Biografia di Roberto Bellarmino Roberto Francesco Romolo Bellarmino Nascita: 4 ottobre 1542, Montepulciano Morte: 17 settembre 1621, Roma Ordine religioso: Compagnia di Gesù (Gesuiti) Ruoli ecclesiastici: Rettore della Pontificia Università Gregoriana Arcivescovo di Capua Prefetto della Congregazione dell’Indice Cardinale e teologo di spicco della Controriforma Santità e riconoscimenti Beatificato: 13 maggio 1923 da papa Pio XI Canonizzato: 29 giugno 1930 Dottore della Chiesa: proclamato il 17 settembre 1931 Patrono: dei catechisti, avvocati canonisti e dell’Università Gregoriana Contributi teologici e storici Autore delle monumentali Disputationes de Controversiis, una delle opere più influenti della teologia cattolica post-tridentina. Fu coinvolto nei casi di Giordano Bruno e Galileo Galilei, rappresentando la posizione ufficiale della Chiesa in momenti di grande tensione tra fede e scienza’ (copilot)”,”RELC-023-FMB” “MOTTURA Paolo VACIAGO Giacomo a cura ISTAO”,”Le Casse di Risparmio nelle Marche.”,”- MOTTURA-P è laureato in economia e commercio presso l’ Università Bocconi di Milano (1964). Si è dedicato prevalentemente allo studio delle caratteristiche di struttura e di funzionamento del mercato del credito, con particolare riferimento alla situazione italiana. Ha anche trattato in modo specifico problemi della concorrenza bancaria in Italia. Dal 1970 è docente di tecnica bancaria e professionale nella Facoltà di economia e commercio (che ha sede ad Ancona) dell’ Università di Urbino e di organizzazione delle aziende di credito alla Bocconi. – VACIAGO-G è laureato in economia e commercio presso l’ Università Cattolica di Milano (1964) e ha conseguito il “”Bachelor Philosophy”” in scienze economiche alla Università di Oxford (1968). E’ autore di alcune ricerche sull’operare della politica monetaria e sulla sviluppo economico italiano. Dal 1970 è docente di economia politica alla Facoltà di economia e commercio (che ha sede ad Ancona) dell’ Università di Urbino.”,”E1-BAIT-003″ “MOUCHON Frédéric”,”Allons-nous mourir de faim? Comprendre la crise alimentaire mondiale.”,”MOUCHON Frédéric “”On a trouvé, en bonne politique, le secret de faire mourir de faim ceux qui, en cultivant la terre, font vivre les autres”” (Voltaire) (pag 57)”,”PVSx-054″ “MOUGIN Henri”,”Pierre Leroux.”,”Pierre LEROUX (1797-1871) “”Le carte personali, relative a Pierre Leroux, sono state pressoché perdute. Casse intere sono state bruciate, per prudenza, a Boussac, al momento del colpo di stato, altre sono state prese dalla polizia. Qualche carte rimaste sono state vendute, nel 1860, a ‘brocanteurs’ da due discepoli di Leroux. Ma un certo numero di testi dell’ opera di Leroux, senza avere una vicenda personale, danno molto bene, quello che l’ autore chiamava lo “”stile””, una idea del modo in cui Leroux considerava gli uomini e i problemi. Si troverà in questa selezione qualcuno di questi testi. Si troveranno anche degli estratti di lettere di Leroux, che M. Thomas ha rintracciato per le strade. L’ insieme è destinato a comporre una sorta di ritratto personale di colui che Engels e lui stesso chiamavano il “”buonuomo Leroux””. (pag 147) Testo di Jules Leroux, Della prossima rivoluzione economica o del budget repubblicano. (pag 271)”,”MFRx-237″ “MOULFI Mohamed”,”Engels: philosophie et sciences.”,”MOULFI Mohamed, filosofo, professore all’ Università d’ Orano, direttore del Laboratoire d’ Histoire de la philosophie, membro associato del Centre de Philosophie politique (CNRS- Paris/Lyon), autore di vari libri sul soggetto. “”E’ così che, in questa controversia, Engels arriva a negare a Pietr Lavrov le omnium bellum contra omnes come “”la prima fase dell’ evoluzione umana””. Egli metterà piuttosto l’ azione di un istinto sociale (Gesellschaftstrieb). Ma l’ obiezione di Pietr Lavrov, autore di una articolo su “”Il socialismo e la lotta per la vita”” sottoposto alla critica di Engels, sembra essere un dettaglio, se si giudica l’ interesse che lui manifesta e delle confidenze da lui fatte. (…) Questo dibattito si prolungherà fino al 1882… Ed Engels è costantemente pregato di scrivere un testo su Darwin. Probabilmente, ha già scritto l’ essenziale di quello che doveva dire sul tema; cosa che spiega, nonostante le sue promesse formali di rispondere ai darwiniani, perché egli differisce ogni volta il suo intervento ad hoc: “”…in particolare, l’ articolo su Darwin è impossibile in questo momento. (…)””. (…) Visibilmente egli lavora alla sua Dialettica della natura, e senza dubbio, conta, invece di scrivere un testo consacrato strettamente a Darwin, di fare di questa teoria uno studio circostanziato in rapporto con lo sviluppo generale delle scienze (…).”” (pag 204-205)”,”MAES-056″ “MOULIER BOUTANG Yann”,”De l’ esclavage au salariat. Economie historique du salariat bridé.”,”Yann MOULIER BOUTANG, nato nel 1949, normaliano, agrégé di scienze sociali, è Maitre de Conferences d’ economia all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris.”,”CONx-015″ “MOULIER BOUTANG Yann”,”Dalla schiavitù al lavoro salariato.”,”Yann Moulier Boutang (1949), agrégé in Scienze Sociali, insegna economia all’Istituto di Studi Politici di Parigi.”,”CONx-010-FL” “MOULTON Harold G. MARLIO Louis”,”Le désarmement de l’Allemagne et du Japon.”,”Harold G. Moulton presidente de The Brookins Institution, Louis Marlio membre de l’Institut. Il programma interno di produzione di guerra del Giappone e lo sviluppo delle colonie e dei territori occupati in vista degli scopi di guerra. “”Le grande programme de préparation de guerre du Japon fut entamé au moment où celui-ci lançait son attaque sur la Chine. Cette agression laissait prévoir une longue période de guerre entraînant la possibilité de conflits ultérieurs avec de grandes puissances, telles que la Russie, la Grande-Bretagne et les Etats-Unis. En conséquence, un programe de préparation de guerre, comparable à celui qui était déjà en exécution en Allemagne s’imposait. Le programme a été dirigé vers le développement des industries chimiques, métallurgiques et de celles qui se rettachent aux précédentes. Les plans prévoyaient aussi l’expansion de la production d’un certain nombre de matières telles que la pulpe, le sel et le charbon. Pour exécuter ce programme, la production de force hydro-électrique fut augmentée sensiblement; des usines de fer et d’acier furent construites; la capacité de production des machines et des machine-outils fut grandement développée; une nouvelle industrie de l’aluminium et du magnésium fut créée; enfin, la construction d’usines de pétrole synthétique commença à un rythme substantiel. Ce grand programme d’expansion industrielle réclamait naturellement des quantités de charbon considérablement accrues. Par suite, le plan prévoyait un développement de plus d’un tiers dans l’extraction du charbon dans le Japon proprement dit. Malgré cet effort, le gouvernement reconnut que le programme de guerre augmenterait à tel point la consommation de charbon qu’il nécessiterait un gros accroissement dans la proportion du charbon importé. Developpement des colonies et des territoires occupes en vue des buts de guerre. Si l’on se place en 1930, les possessions coloniales existantes n’avaient pas une grande importance comme source de matières premières de guerre. Elles ne fournissaient ni coton, ni laine, ni minerais importants, à l’exception d’une petite quantité de charbon provenant de la Corée. Le sucre et le riz étaient les seules fournitures coloniales réellement intéressantes pour les buts de guerre. Mais, dans le dix années qui suivirent, un effort particulier s’est exercé en vue de développer les ressources coloniales pour les besoins militaires, particulièrement en Mandchourie et en Corée”” (pag 154-155)”,”QMIS-206″ “MOUNIER Emmanuel TOUCHARD Pierre-Aimé FRAISSE Paul GOGUEL Francois DOMENACH Jean-Marie LACROIX Jean JEANSON Francis RICOEUR Paul MARROU Henri DEPIERRE Père André D’ASTORG Bertrand”,”Emmanuel Mounier.”,”Emmanuel Mounier nasce a Grenoble il 1° aprile 1905 da una famiglia della media borghesia. Suo padre, Paul, era farmacista. Dopo aver compiuto gli studi regolari, si iscrive alla facoltà di “”Scienze””, più per volere del padre che per convinzione propria. I suoi studi in questo campo, però, non avranno seguito perché abbandonerà presto questa facoltà per iscriversi a quella di “”Filosofia””. In tale facoltà insegnava Jacques Chevalier, il quale influenzerà il giovane Mounier, che da parte sua porterà sempre un grande rispetto per quest’uomo, anche al di là delle scelte che in seguito li vedranno su sponde opposte. Mounier fa parte, in questo periodo, sia dell’A.C.J.F. che della “”S. Vincenzo de’ Paoli””, avendo avuto in casa, una salda educazione cattolica. In questi anni, intanto, il rapporto Chiesa-Stato non è tra i più amichevoli: fin dalla nascita della III Repubblica, il Parlamento, che contava una maggioranza di deputati del partito radicale, era sceso in lotta nei riguardi delle associazioni religiose riuscendo a varare, il 9 dicembre 1905, una legge che prevedeva una regolamentazione dei rapporti fra Stato e Chiesa, affermando altresì nell’art. 2 che la Repubblica non riconosceva né finanziava alcun culto. Sempre in questo periodo, una delle conseguenze che tale legge provocherà, sarà quella della rottura dei rapporti diplomatici tra Francia e S. Sede, rapporti che verranno auspicati e ripresi dalla Camera del Blocco Nazionale nel 1914. Non è senza motivo che, parlando di Mounier, si sia costretti a parlare anche della situazione sociale francese del periodo in cui egli visse, perché egli ne sarà sempre, consapevolmente od inconsapevolmente, influenzato. La maggioranza dei cattolici, in questo periodo, tra l’altro, è di chiara impronta monarchica e antirepubblicana, avversa in qualche modo ad un’attività che la vedesse impegnata socialmente. Appena nel 1909, padre Anizan, vincenziano, fonderà il primo sindacato di operai cattolici. Questo sindacato però non avrà molto seguito, anche probabilmente per il fatto che i tempi non erano ancora maturi. Diverranno maturi, però, dieci anni più tardi, quando tra il primo ed il 2 novembre del 1919 si terrà il congresso costitutivo della CFTC (“”Confédération francaise des travailleurs chrétiens””). Questo sindacato avrà un peso considerevole nei settori – come quello dell’abbigliamento e quello tessile – dove massiccia era la presenza delle lavoratrici. La CFTC, che si voleva rigorosamente autonoma, si terrà distante sia dalle posizioni del padronato che da quelle delle altre due confederazioni la CGT e la CGTU. Tale “”autonomia”” farà sì che essa non prenderà parte né allo sciopero del 12 febbraio del 1934 né tantomeno al Fronte Popolare. Come si diceva più sopra, la maggioranza dei cattolici era arroccata su posizioni di destra, filo-monarchiche, filo-fasciste, filo-nazionaliste. Il loro organo di maggior rilievo era l'””Action Francaise””, voce del movimento che aveva lo stesso nome. Tale organo era diretto da Charles Maurras, al quale si aggiungevano anche Jacques Maritain e Henri Massis. Jacques Maritain, dal canto suo, uscirà dall’ “”Action Francaise”” alla fine del 1925, poco prima dunque, che arrivasse da Roma la scomunica del movimento e delle idee da esso propugnate, ad opera del papa Pio XI. Jacques Maritain, professore all’Istituto Cattolico di Parigi, pubblicherà nello stesso anno il suo “”Primauté du spirituel”” e affermerà con la moglie, di non essersi accorto che Maurras lodava la Chiesa solo come strumento politico, la lodava in quanto romana e non in quanto apostolica. Intanto nel 1927, il 23 giugno, Mounier, dopo aver completato gli studi, consegue il Diploma in Filosofia con una dissertazione dal titolo: “” Il conflitto dell’antropocentrismo e del teocentrismo nella filosofia di Descartes “”. Un lavoro importante questo, non in sé, ma perché egli farà costante riferimento, trattando dei problemi a lui contemporanei, alle radici del pensiero cartesiano, come giustamente ha messo in rilievo il Melchiorre. Pochi mesi dopo parte per Parigi, ove decide di presentarsi all’ “”agrégation”” alla Sorbona e, superata la prova, pensa al soggetto della tesi su cui dovrà lavorare. Mounier non ha fretta però di scegliere tale soggetto, come confessa egli stesso, in una lettera del primo febbraio 1929 a J. Martinaggi: “” Il mio soggetto di tesi ? Lo lascio maturare, poiché una tesi è ai miei occhi un’opera umana più che un’opera intellettuale. Sarà qualcosa sulla frontiera del dominio morale e del dominio religioso, su delle questioni molto attuali….. “” . Da ciò deriva che Mounier non voleva assolutamente scegliere un soggetto di tesi che non gli fosse poi servito per poter capire meglio il presente. Egli effettivamente, abbandona il progetto della tesi per dirigersi su uno studio del pensiero di Charles Péguy, autore questo, che già in una lettera del maggio 1925, indirizzata a sua sorella, aveva così definito: “” Péguy è una sorgente di consolazione e di speranza… “”. Mounier in quel periodo fa parte di un circolo di studi péguysti. A questo circolo partecipavano anche, tra gli altri, Jean Danielou e Georges Izard. Tra Mounier, Marcel Péguy e Jean Danielou nasce l’idea di scrivere un libro sulla figura di Charles Péguy, diviso in tre parti. In seguito, essendo entrato Jean Danielou nei gesuiti, per seguire il noviziato, prende il suo posto Georges Izard. Il volume vede la luce nel 1931 nella collana “”Roseau d’Or”” presso l’editore Plon, grazie all’amichevole interessamento che J. Maritain, direttore di questa collana, aveva dato loro. Intanto però l’interesse di Mounier era prevalentemente centrato sulla costituzione di una rivista, e già da un anno ne andava parlando con G. Izard. Questa rivista doveva essere in qualche maniera diversa da quelle che già esistevano. Egli, come è stato notato già da più parti, si stava rendendo conto che il mondo occidentale si trovava ad una svolta, o meglio, era convinto che tutto un mondo stava crollando, crollo del quale il giovedì nero di Wall Street ne era solamente il volto economico. Non è infatti vero che egli sia influenzato direttamente dalla crisi del 1929, anche perché, come nota il Caredda: “” La crisi economica scoppiata nell’ottobre 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street fa sentire i suoi effetti in Francia con qualche anno di ritardo….Gli anni 1934-1935 sono veramente gli anni della crisi francese….”” . Il pensiero di creare una rivista, di cui Mounier – ma non solo lui – sente l’impellente bisogno e la necessità, è molto forte; egli stesso infatti, afferma in una lettera a J. Chevalier dell’11 aprile 1931: “” (La rivista) grossa questione per me, sulla quale io non prenderò una decisione che dopo aver molto pregato e domandato consiglio a quelli che amo… “”. Il primo numero di questa rivista vede la luce nell’ottobre del 1932, dopo una sottoscrizione fra i vari gruppi denominati “” Amis d’Esprit “” e dopo vari incontri – veri e propri convegni – nei quali si scelse la linea di tale rivista. Già il primo numero contiene un articolo esplicativo, dal titolo “” Refaire la Renaissance “”. A fianco della rivista, che doveva servire da base teorica per le nuove generazioni e che aveva molto seguito tra queste – come afferma il Dansette – Mounier aveva creato, in collaborazione con G. Izard, un movimento denominato “” Troisième force “”, che doveva, negli intenti dei suoi promotori, porsi in alternativa tra il capitalismo (prima forza) ed il comunismo (seconda forza). Su questo punto non tutti sono d’accordo. Maritain chiama infatti il movimento “” deux bis “”, perché vede in esso, più che un movimento distinto dagli altri due “”blocchi””, un corollario della cosiddetta “”seconda forza””. Già però in una lettera dell’11 aprile 1933, Mounier avvisava Izard di avere l’impressione che: “” …..il Movimento si perde in considerazioni di tattica e in un’incertezza fra le mistiche esistenti, dal neo-radicalismo di Valabrègues al neo-comunismo di Bergery, invece di lavorare al fine di approfondire la sua mistica propria… “” . Tra l’altro, come se non bastasse, nel “” Programme pour le 1933 “” apparso sul numero di “”Esprit”” del dicembre 1932, si trova scritto che: “” …il compito più urgente non è sempre il più essenziale né il più amato. Ciò è di importanza capitale: la rivoluzione non è per noi il primo valore, neppure nell’ordine culturale….noi siamo del partito dello spirito prima di essere del partito della rivoluzione…”” . Sembrerebbe, a prima vista, che Mounier qui si contraddica; infatti, continua a parlare, e parlerà anche in seguito, di fare la rivoluzione, e una delle sue opere maggiori, apparsa nel 1935, porterà proprio come titolo: “” Rivoluzione personalista e comunitaria “”. In effetti egli qui intende la rivoluzione nel termine più classico, ma anche più abitudinario come appunto uno sconvolgimento, violento, della società, che porta al trionfo di una classe nei confronti delle altre; mentre negli altri passi, la rivoluzione viene intesa – sempre da Mounier – non solo come presa di coscienza del disordine esistente, ma come un modo che permetta di “” arrivare ad un cambiamento di vita e non soltanto ad un mutamento del pensiero, altrimenti si sarebbe avuto un nuovo tradimento dell’uomo e della comunità “”, come ha ben sottolineato il Mazzariol. Mounier intende, infatti, la rivoluzione come quel moto che spinge al fine di una sempre maggior riappropriazione del senso dell'””essere””, in un mondo che è invece sempre più teso all'””avere””, alle scelte impersonali, anonime, al mondo del “”si dice””. É per questo che Mounier cerca di interpretare l’ “”avvenimento””: “” l’avvenimento sarà il nostro maestro interiore… “”, scriverà a Jean-Marie Domenach, in una lettera del settembre del 1949, giacché l’avvenimento non è qualcosa che provenga dall’esterno semplicemente, ma nasce dall’incontro tra il fatto storico e la sua interpretazione, e – come afferma Domenach stesso – esso “” non esiste se non provoca una risposta “”, perché l’avvenimento non è la conferma delle nostre analisi, ma invece è proprio esso che può rimetterle in questione, e di questo parere è anche il Basurto, che afferma: “” la giusta ottica per capire e per parlare di Mounier è quella che mette a fuoco prima di tutto questa sua disponibilità interiore come presupposto metodologico cosciente “”. Nonostante ciò, la “”Troisième force”” continua ad avere, grazie alla profonda amicizia tra Mounier ed Izard, molto spazio sulle pagine di “”Esprit””, almeno fino al mese di luglio del 1933. Nel numero di questo mese, infatti, appare un “”Avertissement”” firmato sia da Mounier che da Izard, nel quale si avvisavano i lettori che la “”Troisième force”” non avrebbe più trovato spazio sulla rivista, pur rimanendo intatta l’amicizia tra il direttore di questa con il delegato del Movimento. Mounier vuole, in questa occasione, una volta di più, chiarire che la via che la sua rivista vuole percorrere e percorrerà, sarà quella di una chiarificazione prima di tutto intellettuale, senza per questo cadere nel mero piano della politica attiva. Questo non vuol dire che il gruppo di “”Esprit”” non prenderà delle posizioni politiche abbastanza nette e precise, ma quando esso lo farà, non sarà per una pura e semplice tattica politica, bensì per scendere in campo ogniqualvolta sarà convinto che in quel momento, o la sua assenza potrebbe significare delle ambigue compromissioni – che tuttavia non ci saranno mai – oppure per rivendicare i diritti inalienabili della persona. É per questo che Mounier vuole mantenere se stesso e la sua rivista al di là delle semplici rivalità politiche, non per questo evitando di attirarsi le ire di coloro ai quali una simile posizione – che egli aveva definito a Jean-Marie Domenach nella lettera citata più sopra, con queste parole: “” L’intellettuale ha come missione (come il sacerdozio) di cercare la verità e di giudicare: homo spiritualis judicat omnia “” – dava molto fastidio. Questa prospettiva di per é molto valida, egli l’aveva già in precedenza chiarita in questi termini: “” prima di lanciarsi alla ricerca del vero si impone una regola d’igiene preliminare: bisogna rinunciare a tutto quello che impedisce al nostro spirito di trovarsi in stato di pura recettività faccia a faccia col vero, sopprimere gli schemi che offuscano la luce naturale “”. Molte invece, saranno le denunce di avversari ostili i quali, non capendola sua posizione, la confonderanno – volutamente o no -con altre determinate soltanto da interessi che non avevano niente a che vedere con quelli che invece spingevano Mounier all’azione, e che giungeranno nelle mani delle più alte personalità ecclesiastiche di Parigi prima, e poi di Roma. Una di queste, la prima, arriverà nel maggio del 1933; Mounier nei suoi “”Entretiens”” scriverà il 21 maggio di avere forti sospetti che il denunciante fosse Coquelle-Viancé del “”Comité des Forges”” , irritato da un articolo apparso sul numero di “”Esprit”” di marzo, riguardante in particolare l’affare “”Temps””; in tale articolo intitolato “”Naissance d’un esprit public””, si affermava tra l’altro: “” i padroni della stampa…hanno messo la benda sui nostri occhi… “”. Tale articolo, firmato da André Ulmann denunciava particolarmente la linea militarista condotta dal giornale sotto la pressione dei suoi padroni e prende lo spunto per “” precisare le nostre accuse di smascherare i potenti…Ecco i nostri nemici “”. Il “”Comité des Forges”” è una roccaforte dell’industria pesante che – come afferma il Caredda -“” condiziona gravemente la stesa vita politica francese, e che possiede, più o meno direttamente, vari giornali, come il ‘Temps’, l”Echo de Paris’, la ‘Journèe Industrielle’, ed altri minori “” . Questa denuncia non avrà il risultato che i suoi promotori avrebbero voluto, ma non per questo la rivista di Mounier, avrà – negli anni che seguiranno – una vita facile, sia per le posizioni che essa prenderà, sia anche, per le idee che in essa vi saranno dibattute. Mounier infatti, inizierà in questi anni un dialogo col marxismo che la stessa Ornella Pompeo Faracovi definisce in questi termini: “” il suo approccio col marxismo…(è) in qualche modo il più rigoroso e il più tipico, di una stagione in cui erano in pochi ad avere il coraggio del dialogo dell’apertura “”. Effettivamente, i temi che Mounier veniva svolgendo nella rivista, la loro impostazione veramente nuova, la lettura che ne veniva fatta di realtà quali: “”il mondo borghese””; “”il comunismo””, erano per molti delle cose difficili da masticare se non addirittura da digerire; il numero di marzo, per esempio, ha per titolo: “”Rupture entre l’ordre chrétien et le désordre établi””. Una delle intenzioni costanti in Mounier, fin dal’inizio, è stata infatti quella di porre in luce, il fatto di come il mondo borghese si fosse impossessato del carattere spirituale del cristianesimo. In effetti egli voleva dimostrare, andando alla radice della verità evangelica, come degli atteggiamenti, delle posizioni, delle mentalità, che si volevano prettamente cristiane, altro non fossero che prese di posizione di classe. Degli interessi che si presumeva fossero dettati dallo spirito evangelico, non erano dettati da altro che non fosse un semplice ed effimero interesse di classe. L’opera di Mounier si svolge innanzitutto verso coloro i quali, questi cosiddetti cristiani, hanno rifiutato di dialogare perché considerati indegni. In una lettera del 7 marzo 1936 a Pierre-Amé Touchard, egli afferma: “” Nostri amici non credenti (incroyants), che desiderate il Cristo più ardentemente di tanti nostri ‘fratelli’ frequentatori, voi siete i poveri, spogliati dai farisei della pienezza spirituale come gli altri lo sono dai ricchi della sicurezza materiale: voi siete il corpo di Cristo, anche voi… “”. Questo, dei rapporti fra credenti e non, sarà un problema che ritornerà incessantemente, a più riprese durante gli anni successivi. Intanto gli avvenimenti incombono. Nella giornata del 6 febbraio 1934 ci sono, a Parigi, dei violenti scontri tra dimostranti, tutti facenti parte delle cosiddette “”Leghe”” di matrice prettamente fascista, e la polizia. I dimostranti, radunatisi in Place de la Concorde sulla riva destra della Senna, tentavano di raggiungere attraverso il ponte, il Palazzo dell’ Assemblea Nazionale , che si trova sulla riva opposta. Dopo una giornata di aspri scontri, i dimostranti – tra i quali, numerosi erano quelli della lega denominata “”Croix de feu””, capitanata dal colonnello de la Roque – cedettero nel loro tentativo, anche perché, inspiegabilmente, i dimostranti della “”Croix de feu””, i quali erano appostati sulla Esplanades des Invalides e quindi si trovavano sulla sinistra dei poliziotti, non intervennero. Essendo, questi moti, di una certa ampiezza e compiuti non da un cerchio ristretto di persone, ma da migliaia, si può spiegare questo fatto come la conseguenza irrazionale alla politica deflazionistica che Poincaré aveva condotto, nel tentativo di preservare la Francia dalla bancarotta, negli anni immediatamente anteriori a questi fatti. Già però, prima che questi moti avvenissero – essendo questi solamente la cartina al tornasole della situazione sociale francese – nel numero di gennaio del 1934, Mounier aveva avuto modo di mettere in guardia i suoi lettori contro i “”pseudo-valeurs spirituelles fascistes””, dove nell’articolo intitolato “”Prise de position””, affermava tra l’altro: “” Noi chiameremo dunque fascismo, sul piano politico, sociale ed economico, una reazione di difesa del capitalismo… “”. Il mese di febbraio, dopo questi moti, segna due avvenimenti importanti; la caduta del governo a causa delle dimissioni del radicale Daladier e la conseguente formazione di un governo di “”Unione Nazionale””, presieduto da Doumergue; segna altresì l’inizio dell’avvicinamento dei partiti della sinistra, avvicinamento che porterà al Fronte Popolare del 1936. In questo periodo a parlare della “”persona””, il gruppo di “”Esprit”” non era il solo, anche altre riviste ne parlavano, ma con accenti decisamente differenti, e Mounier lo nota parlando, per esempio, del gruppo di “”Ordre Nouveau”” – gruppo questo per certi versi con posizioni vicine a quelle di “”Esprit””, iniziato nel 1929 esso terminerà definitivamente le proprie attività nel 1938 – affermando che: “” A noi sembra estremamente pericoloso, perché falso, definire la persona, che si richiama con noi, come un ‘atto puro’, un”aggressività creatrice’, una ‘violenza spirituale’. La confusione di queste formule nasconde (draine) un nietzschianesimo troppo sovente scolastico ed un aristocratismo diffuso del quale si vede l’inclinazione sul piano metafisico e su quello sociale “”. La posizione di Mounier è infatti quella di combattere una battaglia su due fronti. Quello della “”presenza”” – si è visto più sopra con la presa di posizione contro il fascismo in quel particolare momento (queste prese di posizione si avranno spesso e non solo contro questa dottrina) – e quello della “”testimonianza””; egli vuol sì esser presente nel mondo, ma è cosciente che questa sua presenza può essere svilita e risultare vana in ogni momento, se non fosse sorretta dalla testimonianza della sua fede che, gli permette di raggiungere una grande chiarezza e lucidità intorno ai problemi che si trovava a dover analizzare e comprendere. Egli sa che la sua è una posizione delicata, perché esposta su due lati a pesanti critiche, che i suoi avversari – esterni e interni – non gli faranno certamente mancare. Perché se da un lato egli vuol capire i movimenti del mondo, del “”sociale””, egli vi si deve immedesimare con tutto se stesso, deve rendersi co-partecipe con il mondo, con tutto ciò che di tragico ed impuro esso ha, ma anche con tutta la possibilità di “”incarnazione”” che esso rende possibile. Mounier ricorderà spesso – a questo proposito – che da parte dei cristiani, della frase evangelica: “” voi siete nel mondo, ma non siete del mondo “”, questi ultimi abbiano tenuto a mente, o per comodo o per negligenza, solamente la seconda parte – “”non siete del mondo”” – trascurando del tutto la prima parte e cioè “”siete nel mondo””. Dall’altro lato sarà criticato da coloro i quali avrebbero voluto da lui un più profondo impegno, che fosse maggiormente “”engagée””. Egli sa che ad immergersi troppo nell’impegno, invece, può portare all’isterilimento delle idee e dei presupposti, ma dall’altro è ben convinto che a basarsi sulle proprie idee senza un confronto con il reale può risultare alla fine, dannoso; lo vediamo affermare infatti, in un articolo del novembre del 1935, intitolato: “”Faisons le point”” e dedicato alle attività della “”Troisième force””: “” un movimento politico che non avrà guadagnato le masse operaie e contadine, o per meglio dire che non si sarà come ritrovato in esse, si lancia su una via pericolosa se pensa di maturare senza di esse “”. É la testimonianza l’aspetto a cui tiene maggiormente: “” Lasciato a me stesso, io passerò la mia vita a fare di ‘Esprit’ una pura testimonianza – afferma il 5 giugno 1934 – io darò la mia vita affinché questa testimonianza non cess.”” Come abbiamo visto questo sarà un impegno prevalentemente dottrinale, più che di tattica politica, ed infatti egli condannerà duramente il fatto che la “”Troisième force”” abbia aderito al “”Front commun”” proposto da Thorez, il 10 ottobre 1934 ed affermerà in quell’occasione: “”La Troisième foce est morte””. Sbaglia il Castoldi, quando afferma che il gruppo facente capo a “”Esprit”” assume un atteggiamento polemico nei confronti del cosiddetto ‘realismo’, portando delle riserve di carattere essenzialmente politico. Ciò che più sta a cuore a Mounier è di non confondersi con quelli che potevano essere dei meschini coinvolgimenti dovuti alla mera tattica politica, “” ma una unione organica mi sembra la più pericolosa delle chimere…credo che in ciò voi siete vittime della vecchia concezione dei partiti e dei loro giochi “”. Mounier vuole ad ogni costo mantenersi al di là delle parti, al di sopra delle mere tattiche politiche, ed è questo suo atteggiamento che gli permette di smascherare senza mezzi termini gli intrighi che potevano sorgere, come la candidatura Chiappe, personaggio da lui definito “” un uomo manifestamente marcio “”, o rispondere senza mezzi termini al generale Castelnau, dirigente del “”Front National Catholique””, una potente formazione della destra monarchica: “” Generale, tre figli non bastano ? “”, alludendo al fatto che i tre figli del generale erano morti in guerra, ed essendo esacerbato da un articolo di questi definito dallo stesso Mounier pieno di “”betise”” e “”ignominie””. Tutto ciò, tra l’altro, non sarà senza conseguenze, che vedremo in seguito. Nel frattempo, nel luglio 1935, Mounier si sposa con Paulette Leclerq, una bibliotecaria che abitava a Bruxelles e che aveva avuto modo di conoscere grazie ai suoi numerosi viaggi fatti in Belgio, al fine di organizzare dei gruppi di “”amis d’Esprit”” anche in questo paese. É a Bruxelles che Mounier e sua moglie abiteranno fino al 1938, anno in cui migliorate le loro condizioni finanziarie, si stabiliranno a Parigi. Intanto, nel maggio del 1936, si profilano nuovamente all’orizzonte nubi minacciose per il destino della rivista. Questa volta le cose sembrano molto serie, infatti le inquietudini provengono direttamente da Roma. D’accordo con Maritain, egli prepara un rapporto privato su “”Esprit””, da mandare all’arcivescovo di Parigi; in tale rapporto veniva precisata sia la linea ideologica della rivista, sia le posizioni che la stessa aveva assunto dalla sua fondazione fino a quel momento. Le accuse, nate grazie a una campagna sistematica e molto ben organizzata dall'””Action Francaise””, ed in genere da tutta la destra monarchica, ivi compreso il Front National Chatolique, miravano a stroncare tutte le riviste considerate espressioni del cosiddetto “”chatolicisme de gauche””. Questa campagna diffamatoria raggiunge il suo scopo solamente in parte. “”Esprit”” potrà continuare indisturbata le sue pubblicazioni, mentre “”Sept””, un settimanale redatto da domenicani, dovrà cessare le proprie dopo qualche mese. Gli avvenimenti intanto incalzano e la guerra di Spagna conduce, volenti o nolenti, a delle chiare e decise prese di posizione che provocheranno una volta di più delle profonde lacerazioni all’interno della Chiesa. Da un lato “”Esprit”” si trova dalla parte di coloro i quali combattono per la repubblica, minacciata dalle armate del generalissimo Franco; dall’altra, il Vaticano è fra i primi a riconoscere la dittatura franchista. La politica svolta dagli Stati democratici europei, in questo lasso di tempo, non lascia adito a dubbi. É una politica di continui cedimenti, uno più clamoroso dell’altro, cedimenti che culmineranno con l’accordo di Monaco, firmato da Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier il 30 settembre 1938. Toccato da questo accordo Mounier scrive un opuscolo, pubblicato presso le edizioni du Cerf, col titolo “”Pacifistes ou bellicistes?”” nel 1939. Il suo interesse, una volta di più, è speso al fine di porre maggiormente in luce le contraddizioni esistenti. Egli infatti afferma che la parola pace non significa, non può significare, la semplice assenza di guerra. Non ci si può, in questo modo, fermare alle semplici apparenze, ma bisogna giudicare dalla realtà delle intenzioni. La guerra, nota ancora Mounier, non incomincia semplicemente con l’uso della violenza fisica, ma si inserisce fra la pace che si vive interiormente e l’odio che, sempre interiormente, si accetta. Egli avverte chiaramente, in questo momento, che più pericolosi non sono coloro che vogliono la guerra, ma coloro che invece ne tacciono, per paura o per calcolo, la sua mostruosa realtà e che ne “” minimizzano la giusta valutazione nella coscienza pubblica “”. L’accordo di Monaco prevedeva che il primo ottobre, l’esercito tedesco poteva iniziare la sua marcia verso la Cecoslovacchia per annettersi i Sudeti entro il 10 dello stesso mese. Questo accordo non fu nient’altro che una beffa per chi credeva che così la pace, in Europa, venisse salvaguardata. In sostanza esso sarà un ulteriore passo in favore della politica di potenza che condurrà di lì ad un anno, nel baratro della seconda guerra mondiale. Il 16 settembre 1938, Mounier scrive a Emile-Albert Niklaus: “” Io non sono morto. O non ancora virtualmente, grazie al signor Chamberlain…Noi abbiamo deciso che ‘Esprit’ non scomparirà in caso di conflitto “”. Questi anni, dunque, sono pieni di avvenimenti sul piano politico; l’otto aprile 1938, Léon Blum, leader del partito socialista e primo ministro, dà definitivamente le dimissioni, seppellendo il Fronte popolare, che dal canto suo, era ormai già cadavere. A succedergli al governo, sarà Edouard Daladier, presidente del partito radicale, che abbiamo già incontrato quale firmatario dell’accordo di Monaco. Il sei marzo 1939 le truppe di Hitler invadono la Cecoslovacchia e venti giorni dopo le truppe di Franco entrano vittoriose a Madrid. In settembre, Mounier venne destinato come segretario in un ufficio amministrativo dell’esercito, in quanto a causa di un incidente, aveva perduto un occhio all’età di tredici anni. La sua vita di ausiliario dura sino all’inizio dell’estate 1940. I tedeschi, infatti, avevano aggirato la linea Maginot, e sorpreso l’impreparato esercito francese, avevano concluso vittoriosamente ed in maniera fulminea la loro guerra contro la Francia. Mounier intanto con la sua famiglia si reca a Lione, al fine di trovare qualche lavoro che permettesse loro di vivere e di riprendere le pubblicazioni della rivista. Tra le attività che egli intraprenderà in questo periodo, una in particolar modo va segnalata. Il governo collaborazionista di Vichy lancia la formula “”Dieu à l’Ecole””, volendo introdurre nuovamente l’educazione religiosa in classe e combattere così l’anticlericalismo radicale portato avanti da più o meno tutti i governi della Terza Repubblica. Oltre a ciò, tale governo volle creare a Uriage una “”scuola quadri””, al fine di poter formare una valida classe dominante utile allo scopo di poter perpetuare la politica vichysta. Vennero chiamati ad insegnare in tale scuola le varie personalità che più o meno avevano il vantaggio di trovarsi nelle vicinanze di essa, nella regione “”grenobloise””. Fra questi, venne invitato anche Mounier, il quale ebbe modo di tenere delle lezioni che influenzeranno notevolmente i frequentatori di questa scuola. A Uriage si studia anche “” sistematicamente e il più obiettivamente possibile, il fascismo, il nazismo, il comunismo, la democrazia liberale rigettandole del resto (le prime tre nel nome della filosofia personalista, la democrazia liberale in ragione della sua inefficacia e soprattutto per via dei cattivi ricordi che aveva lasciato durante tutta la III Repubblica) “”. Egli volle in questo modo, una volta di più, allargare ad altri ambienti il pensiero che veniva sviluppato nella rivista “”Esprit””. Ciò però non sfuggirà al regime vichysta, che sebbene propugnasse una fantomatica “”rivoluzione nazionale”” capirà che aveva tutto da perdere se avesse lasciato che Mounier continuasse il suo insegnamento a Uriage. La dottrina personalista e comunitaria era in effetti in netto contrasto con la linea assunta dal governo di Vichy. Per questo motivo “” nel marzo 1941, fu dato l’ordine al suo superiore di rimuovere l’abbé de Naurois e di sospendere (ecarter) Emmanuel Mounier “”. La traccia che l’insegnamento di Mounier lascerà in coloro i quali lo avevano ascoltato sarà, però, profonda e si rivelerà tale soprattutto in seguito, specie durante la IV e V Repubblica. Ma il suo allontanamento da Uriage non soddisfa, non può soddisfare il regime, che nell’agosto del 1941 decreta l’interdizione alla rivista “” in ragione delle tendenze generali che essa manifesta “”. Inoltre, Vichy istituisce una seconda “”scuola quadri”” che, sotto la direzione di personale scelto, darà ai partecipanti una formazione totalitaria; ciò succede anche in relazione al completo insuccesso ottenuto dal regime a Uriage, in quanto quasi tutti gli alunni di questa entreranno a far parte viva della resistenza. Nel gennaio del 1942 viene arrestato a Clermont un corriere del movimento clandestino “”Combat””, nelle sue carte si fa il nome anche di Mounier che a sua volta viene arrestato a Lione il 15 dello stesso mese, trasferito e incarcerato a Clermont-Ferrand il 27, dunque liberato il 24 febbraio ed infine rilasciato in libertà provvisoria nell’aprile. Rientrato a Lione viene nuovamente arrestato e condotto, il due giugno, a Vals-Les-Bains. Dell’esperienza carceraria di febbraio, tuttavia, egli conserva un ricordo positivo perché afferma “” sono profondamente orgoglioso di essere passato da qua. Manca ad un uomo non aver conosciuto la malattia, l’infelicità o la prigione “”,e a sua madre, per consolarla: “” non si può dire: è ingiusto; vedi. In molti di questi casi – (aveva citato le esperienze di Platone, Socrate, Cristo, S. Paolo, ecc.) – è stato ingiusto, ma noi sappiamo che la giustizia non progredisce che con un minimo di persecuzione per mezzo dell’ingiustizia o semplicemente del malinteso “”1. A Vals-Les-Bains intanto, egli con altri quattro compagni di prigionia, attua uno sciopero della fame che gli farà perdere undici chili. Tale sciopero, volto allo scopo di far cessare l’internamento, durò dodici giorni, dopo di che grazie al successo ottenuto, Mounier fu trasferito nelle carceri di Lione, dove resterà per oltre tre mesi. Il 19 ottobre viene processato con altre 47 persone, “” medici, industriali, professori, ufficiali, ce n’è per tutti i gusti “”. Il trenta dello stesso mese egli può scrivere all’amico Emile-Albert Niklaus: “” la sera: così è, vecchio mio, assolto (col beneficio del dubbio è vero!) “”. Dopo la sentenza, Mounier andò a vivere a Dieulefit nel Drone, assumendo il cognome della moglie Leclerq, fino alla fine della guerra. Riesce, dopo numerosi sforzi, a far riprendere a “”Esprit”” il corso normale delle pubblicazioni nel dicembre del 1944. La linea della rivista è quella di sempre; Mounier è convinto che bisogna lavorare ancora molto, affinché la gente riesca a capire che “”Esprit”” si prefigge come scopo, quello di servire a tutti i costi la verità. É per questo che le accuse continuano anche nel dopoguerra, essendoci evidentemente ancora molta gente non disposta ad accettare tale idea. Ancora una volta egli è costretto ad affermare che la rivista non è mai stata una rivista di sinistra. Se ne guarda bene dal prendere delle posizioni troppo marcatamente politiche, specialmente in questo tormentato dopoguerra francese. “” Il ruolo della rivista non è quello di indicare un partito e di sostituirsi a degli impegni politici individuali “”. Egli è dell’avviso che il ruolo della rivista debba continuare ad essere quello che era stato fino a quel momento; fucina di idee e di proposizioni, un aiuto chiaro e disinteressato – a livello teorico – per quanti volessero impegnarsi a livello pratico. É per questo che già fin dal 1943 Mounier aveva criticato Gilbert Dru, durante un congresso clandestino degli “”amis d’Esprit””, tenuto a Dieulefit, avvisandolo che egli e i suoi amici potevano restare strozzati dalla gran massa dell’elettorato cattolico che era rimasto pressoché conservatore. Ciò che puntualmente si verificò in seguito con l’effimera esperienza dell’M.R.P. Il testo della “” Déclaration des Droits des Personnes et des Communautes “”, che egli aveva già in qualche modo abbozzato durante l’occupazione, e poi incluso nei numeri di dicembre 1944 e marzo, aprile e maggio 1945, servirà, in effetti, come punto di partenza per la discussione che si svilupperà in seno alla “”Commission de la Costitution”” costituita nel 1945 46. Lo stesso, tra l’altro, avverrà per la situazione italiana, in quanto il pensiero di Emmanuel Mounier, sarà introdotto nella discussione per la preparazione della nostra Carta Costituzionale da Giorgio La Pira, e troverà la sua esplicazione nell’articolo 2. Intanto, però, il grande lavoro svolto, e le sofferenze patite – la sua prima bambina, Francoise, nata nel 1938, in seguito ad una iniezione sbagliata, era entrata in coma due anni dopo e non doveva più uscirne; morirà nel 1954 – lo scuotono nel fisico. Una prima avvisaglia egli l’aveva avuta nel settembre del 1949, un attacco cardiaco. Non avendogli dato eccessivo peso, e continuando nel suo intenso lavoro, avrà un secondo attacco in febbraio e – ma ormai era troppo tardi – il terzo, l’ultimo, alle ore 2 e 30 della notte del 22 marzo 1950. Dieci giorni dopo avrebbe compiuto quarantacinque anni. Due giorni prima di morire, egli stesso aveva scritto a l’abbé Depierre: “” io vorrei con mia moglie, dare almeno un po’, e prepararmi al giorno in cui gli avvenimenti forse ci spingeranno a donare tutto “”. IL PENSIERO Uno sviluppo dello spiritualismo francese è rappresentato dal personalismo di Emmanuel Mounier, nel quale confluiscono anche ampiamente (come egli stesso ammise) temi dell’esistenzialismo teistico cristiano. Mounier fu, oltrechè filosofo, pubblicista e uomo politico: nel 1932, come abbiam detto nella sua biografia, fondò la rivista cattolica “Esprit”, che rimase (anche nel dopoguerra) termine di riferimento essenziale per i cattolici di sinistra, non solo francesi. Strenuo avversario del fascismo e vicino al Fronte popolare, durante la guerra di Spagna Mounier si schierò a favore del governo repubblicano, pur denunciando i rischi del totalitarismo comunista e le atrocità della guerra civile. Durante la seconda guerra mondiale partecipò attivamente alla resistenza, fu imprigionato dai Tedeschi per alcuni mesi e successivamente visse in clandestinità fino alla Liberazione. Oltre al “ Manifesto al servizio del personalismo ” (1936), le sue opere fondamentali sono “ Rivoluzione personalistica e comunitaria ” (1936), “ Che cos’è il personalismo? ” (1946), “ Trattato del carattere ” (1946), “ Il personalismo ” (1949). Lo sfondo storico in cui si sviluppa la riflessione filosofica di Mounier è la grande crisi economica conseguente al crollo della Borsa di Wall Street del 1929: in questa situazione di generale arretramento dell’economia, il filosofo francese si propone di indicare una “ terza forza ” , che si contrapponga sia all’individualismo liberistico sia al totalitarismo stalinista. La nuova strada viene ricercata in una filosofia che concepisca l’uomo né come semplice individuo, atomo tra altri atomi e privo di sostanziali relazioni con essi, né come momento di una totalità socio-economica che fagocita la sua specificità. L’individuo deve essere invece concepito come persona , cioè come uno “spirito” che, se da un lato, in quanto tale, è assolutamente unico e specifico, dall’altro è costituzionalmente aperto alle altre persone in una relazione che fa parte dello sviluppo e del carattere della persona stessa. I caratteri della persona sono i seguenti: in quanto spirito, essa è primariamente una realtà inoggettivabile (in ciò risulta evidente l’influenza di Marcel) che si esprime in una creatività assolutamente libera e in uno slancio verso la trascendenza, intesa sia come apertura verso Dio sia come comunione con le altre persone. Ma la persona, malgrado l’inoggettivabilità che deriva dalla sua spiritualità, non è qualcosa di astratto e di sganciato dal mondo materiale: al contrario, essa è incarnata nella realtà corporea e storica e può esplicare se stessa solamente attraverso un’attività pratica concreta. Infine (e qui ci troviamo di nuovo di fronte alla tematica della trascendenza, diretta però alla realtà sociale) il personalismo è essenzialmente comunitario , in quanto la piena realizzazione della persona si ha non nell’individuo, ma nella “persona collettiva” o “persona personale”. Quest’ultima rappresenta l’ideale cui ogni uomo deve aspirare, il “ polo profetico ” verso cui deve incessantemente tendere il “ polo politico ” rappresentato dall’azione della singola persona. La persona, dunque, non è qualcosa di dato e concluso, ma piuttosto un ideale e un compito che l’uomo deve gradualmente realizzare. Il personalismo, che in Francia aveva già trovato espressione nell’ultima fase del pensiero di Renouvier, è rappresentato anche in America (specialmente da un gruppo di pensatori che si raccolgono attorno alla rivista “The Personalist”), in Germania (come componente nel pensiero di Max Scheler e di Martin Buber), nonché in Italia, soprattutto nell’opera del piemontese Luigi Pareyson, che lo congiunge ad una spiccata ispirazione esistenzialistica. L’IMPEGNO DI MOUNIER Parlare di “Esprit” significa parlare di Emmanuel Mounier, come dire “Cahiers de la Quinzaine” vuol dire Charles Péguy e “Humanisme integrale” Jacques Maritain. Identificazioni che definiscono uno straordinario periodo della cultura e degli avvenimenti religiosi in Francia tra le due guerre, dominato, anzi ispirato, da questi intellettuali, che a costo della povertà, della prigionia e della fatica non sempre corrisposta, si sono impegnati in un ciclo creativo a favore della elevazione dei più deboli, della salvaguardia della libertà personale e della riconciliazione tra “la vera intelligenza e l’amore” intervenendo – senza confessionalismi e preclusioni – “imprimendovi il sigillo dell’Infinito”. Adesso che la lezione è appresa e condivisa sul piano culturale, l’umanità, ciononostante, continua implacabilmente con le proprie devianze, guerre, ingiustizie sociali, massificazione, edonismo. Assume, allora, un significato parlare ancora dell’avventura e insieme della speranza mounierane come direttive che pongono l’umanità al di là delle tecnologie e delle politiche verso una rivoluzione (perché di questo sempre si tratta) che ci faccia riappropriare della dignità della persona dentro una società libera, comunitaria, pluralistica? Incontrare Mounier non significa solo conoscere la sua concezione filosofica, condividere la sua passione sociale e i suoi ideali cristiani, ma penetrare in qualcosa di non comune, impalpabile, inafferrabile che però alla fine ti penetra e ti illumina. Qualcosa forse di “anacronistico” (in senso positivo) nella nostra epoca eppure di coinvolgente e fecondo, di elevato livello, di commovente; come quando incontri un amico che sa riconoscere la tua sofferenza e darle un senso, uno che ti fa passare dalla realtà al sogno (nel significato di realtà totale che Gide dà a questo termine), uno che ti riesce a convincere che dopo la notte della sofferenza viene la luce. Non ci si illuda di trovare nel suo privilegiare il senso dell’amicizia e della condivisione, un buonismo di marca fideistica confessionale o una pietà intimistica. “Sono un montanaro… di un’indole, la più incerta, la più selvaggia di gusti, tutto sommato impulsiva, e più fatta per la contemplazione distratta del cielo e della terra che per l’azione e per i dogmatismi”. “Esprit”, la rivista che nascerà nel 1932, è una creatura che esprime il suo patrimonio genetico, mostra la gestazione faticosa, il travaglio insidiato a destra e a sinistra, uno sviluppo che infiamma e che rivoluziona. Ma chi era quest’uomo del Delfinato, con alle spalle quattro nonni contadini, un’infanzia serena e meditativa, liceale timido e impegnato, una finestra all’interno percorso dall’angoscia, laurea in filosofia a Grenoble, poi l’incontro con la Sorbona nella grande città indifferente e l’avvio verso una fortunata carriera accademica? È un uomo che attorno agli anni trenta, partecipando al meglio della vita culturale parigina, sente nascersi dentro una diversa vocazione. È l’epoca dei filosofi Blondel e Bergson, poi, Marcel e Berdiaeff. “L’intellighenzia è a sinistra incontestabilmente”: con Gide, Huxley, Malraux, Bloch e altri. Tra i cattolici spicca Maritain che sempre svolgerà un ruolo ispiratore e mediatore. L’influenza di Péguy, morto una quindicina d’anni prima sul fronte della Marna, continua a ispirare Mounier come un padre spirituale. E poi ci sono Pouget, Guitton, De Rougermont, Domenach, e molti altri intellettuali, artisti, religiosi. Frattanto, la situazione storica francese è caratterizzata dall’ordine capitalistico borghese affidato alla vecchia classe che è riuscita a far uscire la nazione dalla crisi del dopoguerra e a far tacere i latenti conflitti sociali e politici, ma c’è disoccupazione, pericolo di inflazione, i giovani in fermento. In Russia si afferma la rivoluzione socialista. In Italia il fascismo è al potere. In Germania si va affermando il partito nazionalsocialista che porterà al potere Hitler. Continua la politica coloniale. Il Giappone inizia la sua espansione verso la Cina. In India Gandhi applica la resistenza passiva. Dentro a questa congerie di avvenimenti che coinvolge masse di uomini e mostra elevati livelli di tensione, quando già si profila all’orizzonte la minaccia di quella che sarà la seconda guerra mondiale, c’è una voce (un coro) in Francia che parla un linguaggio universale e profondo, che vale per i credenti e per i non credenti, per quanti sono giovani e non giovani, per quelli che vivono in solitudine e per quelli che amano ritrovarsi in gruppi di ricerca e di azione, per gli oppressi, per i disperati, per gli ammalati. Voce di uno che sa partecipare per intima vocazione alla sofferenza dell’uomo, che ha il gusto dell’eterno e “dello scandalo che sconvolge senza far rumore” che opera, anzitutto su di sé, “la purificazione interiore da cui scaturisce ogni fecondità”, uno che “testimoni l’Assoluto, porti le condanne che nessuno osa portare, proclami l’impossibile anche se non può realizzarlo”, in una costante revisione e con rigore interno al servizio dello spirito, però che “la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne”. Non si tratta di sovradimensionare il carisma di Mounier quanto di valutare questo suo progetto di “restaurazione della persona nel servizio e nel dono che essa deve al mondo”, in armonia tra fede e lavoro dentro un confronto continuo e amichevole con gli altri onde ottenere un vasto consenso nel temporale: perché questa ha voluto essere sin dall’inizio la sua concreta posizione. E questo è il retroterra spirituale e culturale di Emmanuel Mounier quando – a partire dal Natale del ’29 – sente la necessità di uno strumento per intervenire nella radicale crisi della società che lo circonda. Ma, come argutamente annoterà più tardi, “a noi pianisti di venticinque anni, mancava un piano”. Frattanto ha “sacrificato” la passione musicale, ha detto addio per sempre all’Università, non ha ambizioni di carriera e di soldi e si prepara con un gruppo di amici a fondare una rivista. È convinto che non sarà “una rivista nel senso comune della parola, ma la punta e il quadrante di una attività molteplice”, un vero laboratorio di formazione e di nuove soluzioni che occupi necessariamente un ben preciso spazio da difendere con coerenza, un osservatorio disponibile per inchieste nel politico e nel sociale. Si susseguono pressoché quotidiane riunioni di lavoro tra pochi amici o gruppi più numerosi, talvolta nei piccoli caffè presso la Borsa o vicino a Saint Sulpice, in appartamenti, persino nel capannone di una fabbrica, o all’aria aperta sotto gli abeti. Ecco il manifesto che annuncia la pubblicazione di “Esprit” e il congresso di fondazione a Font-Romeu. “Come non essere in continua rivolta contro le tirannie del nostro tempo?” si chiede il gruppo: visto che la scienza è separata dalla saggezza e isterilita in preoccupazioni utilitaristiche, la filosofia mendicante dalla scienza una verità relativa, l’uomo subordinato alla macchina, una vita privata dilaniata e fuorviata, l’evidente materialismo, l’uomo sottomesso ai sistemi e alle istituzioni. Occorre salvare l’uomo ridonandogli la coscienza di ciò che egli è, ricostruirlo a partire dal primato dello spirituale; “è ora di liberare l’eroismo dall’acredine e la gioia dalla mediocrità” (Estratti dal Manifesto). Questa strategia comporta la nascita di un movimento e di gruppi in tutte le città, intorno alla rivista, perché nessuno può rimanere indifferente alle conseguenti azioni culturali e politiche. Ma “che la facciata non abbia più importanza della casa”. La rivista non è una rivista cattolica (“anche se si può essere insieme integralmente cattolici e sinceramente rivoluzionari”), è diversa da una organizzazione di partito. In particolare Mounier mai vorrebbe correre il pericolo di diventare “un produttore di carta stampata… un funzionario della rivoluzione spirituale”. “Per quanto riguarda Esprit non ho l’ambizione che si dica, neanche per i migliori di noi: “Che dinamismo!” bensì: “Che luce!”. Avremo possibilità di essere più vicini a Dio”. Per Mounier si tratta di integralità, non di integralismo. Crede nella distinzione tra spiritualità e moralità (che ricorda da vicino quell’altra tra Religione e Morale tanto cara a Ignace Lepp). Così, in un clima di euforia e di difficoltà, viene stampato nell’ottobre del ’32, a Lilla, il primo numero di “Esprit”. Le reazioni e le recensioni sono subito favorevoli, certi consensi arrivano all’entusiasmo. Si vanno definendo i temi: rottura tra il cristianesimo e il mondo borghese, rapporti col cristianesimo russo, confronto con la Troisième Force; il lavoro e l’uomo, progetto per il rinnovamento economico, la filosofia della persona, ed altri. Occorrerebbe seguire le annate della rivista, i numeri speciali, i saggi, le contemporanee opere di Emmanuel Mounier per capire la portata spirituale e culturale di questa generazione ricca di filosofi, politici, artisti, ma soprattutto di impegno civile, profondità esistenziale, purificazione cristiana senza etichette e formalità, convinzione che il cattolicesimo è incompatibile col “disordine costituito”, apertura ai non-credenti all’interno di un sistema fondato sulla persona umana. Le difficoltà economiche, le tensioni dell’impegno assunto, le ostilità di certi ambienti cattolici (interessante il Rapporto privato – 1936 – con cui Mounier difende “Esprit” davanti al pericolo di una condanna da parte del Vaticano), soprattutto la guerra, con l’invasione tedesca della Francia, la soppressione della rivista e la successiva riammissione, l’imprigionamento del direttore, le partenze, le morti di amici contrappuntano questa straordinaria avventura. Mentre “la cristianità moderna continua a preparare la sua morte” e “l’inferno matura le sue opere e aggroviglia le sue trame in una confusione dove nulla è riconoscibile. Silenzio ai confini dell’orrore”. La storia di “Esprit” coincide con la vicenda umana di Emmanuel Mounier. In un mondo duro di spirito, è riuscito a coltivare amicizie (“C’è forse proporzione tra un’opera letteraria e un gesto di amicizia?”), ha mantenuto pura e imperturbabile la fede religiosa, vivendo fino in fondo la propria avventura cristiana, ha amato, convinto che “l’amore umano insegna molte cose riguardo alle vie dell’amore di Dio”, ha scelto la povertà, ha saldato in modo esemplare vita pubblica e privata mettendosi al servizio dello spirito, ha accettato le sofferenze (“Le spiegazioni non diminuiscono il grande scandalo della sofferenza. La sua grandezza sta nella accettazione… Non ci resta altro che amare … e amare intensamente quelli che Egli spezza per amore”), le lettere alla moglie Paulette Leclercq testimoniano un rapporto fecondo sul piano umano e spirituale. Ma è soprattutto nella prova di Françoise, la sua piccola bambina malata di encefalite progressiva, che Emmanuel Mounier (lui che diceva che “i bambini hanno il cielo nei loro occhi” ma anche che “niente assomiglia di più al Cristo dell’innocenza sofferente”) manifesta il grande spessore della propria fede e la capacità di abbandono all’Assoluto, che ridona rassegnazione, colma il mistero e fa ritrovare quel che pare perduto. “… Dall’amore della nostra bambina che si trasforma dolcemente in offerta, in una tenerezza che la oltrepassa, che parte da lei, ritorna a lei, ci trasforma con lei …”. “Ciò nonostante, Françoise è la nostra corona, per un disegno misterioso. Essa dà, secondo me, un senso concreto, vicino, familiare, all’al di là: luogo nel quale ci diamo appuntamento, nel quale saremo un’altra volta padre e madre di un essere assolutamente sconosciuto, non toccato dal male”. Emmanuel Mounier morirà prematuramente d’infarto miocardico nella notte del 22 marzo 1950. Che cosa può insegnare oggi, con gli scenari che mutano e le imprevedibili scoperte biotecnologiche, l’esperienza di “Esprit”? Mounier non è arrivato sulle bacheche delle chiese e non ha il busto scultoreo nelle anticamere delle sedi di un partito ed è difficile che appaia, anche nella ricorrenza del cinquantenario della morte, sulle pagine patinate delle riviste. Uno che scrive: “Ci troviamo sospesi, tra cielo e terra, sulla corda che non si flette del cristiano; e l’equilibrio può essere mantenuto solo in alto” non può – e non vuole certo – essere l’ispiratore di un movimento politico o un filosofo in cattedra. Ma può ancora parlare alla coscienza e al cuore incoraggiandoci a continuare l’avventura cristiana. (fonte filosofico.net)”,”TEOP-353″ “MOUNIN Georges”,”Storia della linguistica dalle origini al XX secolo.”,”MOUNIN Georges”,”VARx-407″ “MOURE’ Kenneth”,”La politique du franc Poincaré (1926-1936). Perception de l’économie et contraintes politiques dans la stratégie monétaire de la France.”,”Allegati: ‘Présidents du Conseil et ministres des Finances, 1926-1936; Personnel des administrations des finances publiques et des banques centrales; La Caisse autonome d’amortissement’ Kenneth J. Mouré est Associate Professor au département d’histoire de l’université de Californie, Santa Barbara. “”Des oeuvres importantes sur la politique française et l’expérience de la Dépression en France on été publiées ensuite. Les plus marquantes sont l’analyse macroéconomique de l’économie française à laquelle s’est livré Pierre Villa (12), et l’examen minutieux par Michel Margairaz du processus par lequel les gestionnaires publics de l’économie, attachés à l’orthodoxie libérale de l’équilibre budgétaire et du minimum d’intervention de l’Etat, se sont «convertis» à une vision expansionniste qui met l’accent sur la modernisation économique et sur la croissance. Margairaz a choisi une approche à trois niveaux qui recouvre la formulation de la politique monétaire et financière, les changements intervenus au sein del l’appareil socio-administratif de l’Etat et de son personnel, et finalement les mentalités qui ont sous-tendu l’évolution de la politique, non seulement au sein du personnel technique directement concerné, mais aussi chez les hommes politiques et dans la societé au sens large (13). Des recherches nouvelles sur la crise économique en France sont également apparues dans un numéro spécial de ‘Mouvement social’, «Paradoxes française de la crise des années 1930 (14)», et dans le recueil des actes d’un colloque sur la politique monétaire de la France depusi 1926 organisé par le Comité pour l’histoire économique et financière de la France (15). Durant cette même période, notre compréhension de la crise dans la dimension mondiale a progressé de façon considérable. Barry Eichengreen à décrit le consensus nouveau qui s’et dégagé des recherches récentes sur les origines et la nature de la Dépression: les changements survenus dans la structure de l’économie pendant et après la Première Guerre mondiale avaient induit des déséquilibres et des rigidités dans la production, cependant que l’accroissement de la dépendance à l’égard des crédits internationaux et l’instabilité du système monétaire international rendaient l’économie mondiale extrêmement vulnérable à la contraction économique et financière de la fin des années 1920 (16). Barry Eichengreen souligne aussi le rôle joué par l’étalon-or [Gold Standard, ndr] qui est, selon lui, le responsable de la propagation rapide à l’ensemble de l’économie mondiale de la contraction monétaire, et a empêché les nations de prendre les mesures de politique économique nécessaires à la relance aussi longtemps que leurs monnaies sont restées reliées à l’or. Au lieu d’aggraver la dépression, les dévaluations des années 1930 constituaient, au contraire, un préalable indispensable à la reprise (17). Cette interpretation novatrice de la Dépression renforce l’importance qu’il faut accorder à une bonne compréhension de la politique monétaire de la France à l’époque du franc Poincaré, et à la fidélité des Français à l’étalon-or au long des années 1930. Loin de marquer la fin d’une ère d’instabilité monétaire, la stabilisation ‘de jure’ du franc en 1928 ouvrit une phase nouvelle de discordances internationales, caractérisée par la montée des tensions entre banques centrales et par le renforcement des pressions déflationnistes – celles-là mêmes que les experts britanniques avaient cherché à prévenir par la promotion de la coopération entre instituts d’émission et par l’adoption de l’étalon de change-or en 1922, à Gênes. Gustav Cassel, le principal avocat d’une stabilisatino des monnaies reposant sur le calcul de leurs parités en termes de pouvoir d’achat, en était venu à considérer la sous-évaluation du franc comme le facteur clé qui scella le destin de l’étalon-or. Le système aurait dû être conforté par le retour de la France à l’or, mais, en sous-évaluant le franc de quelque 11% – selon son estimation – et en drainant l’or de tout le reste du système, «la rareté gênante du métal jaune provoquée par une extraction insuffisante en fut accentuée, comme fut imposé un processus général de déflation à tous les pays de l’étalon-or, ce qui eut pour conséquence l’accroissement des difficultés de l’économie mondiale (18)». Une analyse toute récente des forces déflationnistes qui engendrèrent la Dépression va plus loin encore: les politiques monétaires successives de la France, entre 1926 et 1930, se traduisirent par des conséquences déflationnistes systémiques, qui représentèrent, en tant que telles, le plus grave des facteur à l’origine de la Dépression et de sa sevérité (19)”” [(12) Pierre Villa, “”Une analyse macroéconomique de l’économie française au XXe siècle’, Paris, CNRS Editions, 1993 (..,); (13) Michel Margairaz, ‘L’Etat, la direction des finances et l’économie en France, 1932-1952. Histoire d’une conversion’, Paris, CHEFF, 1991; (14) Sous la direction de Robert Boyer, ‘Mouvement social’, 154, jan-mars 1991. Cf. en particulier le texte d’introduction de Boyer pour une revue des travaux français récents sur la crise et ses spécificités en France; (15) CHEFF, ‘Du franc Poincaré à l’écu: Colloque tenu a Bercy les 3 et 4 décembre 1992’, Paris, CHEFF, 1993; (16) Barry Eichengreen, “”The Origins and Nature of the Great Slump Revisited””, ‘Economic History Review’, XIV, 2, mai 1992, pp. 213-239; (17) Barry Eichengreen, “”Golden Fetters: The Gold Standard and the Great Depression, 1919-1939″”, Oxford, Oxford University press, 1992. Peter Temin argumente dans le même sens dans une série de conférences publiées in ‘Lessons from the Great Depression’, Cambridge, Mass., MIT Press, 1989 et in “”Transmission of the Great Depression””, Journal of Economic Perspectives, 7, 2, 1993, pp. 87-102. L’article pionnier redéfinissant le rôle des dévaluations dans la reprise économique est dû à Barry Eichengreen et Jeffrey Sachs, “”Exchange Rates and Economic Recovery in the 1930s””, Journal of Economic History, 45, 1985, pp., 925-946; (18) Gustav Cassel, “”The Downfall of the Gold Standard””, Londres, Oxford University Press, 1936, réed. Frank Cass & Co, 1966, p. 49; (19) H. Clark Johnson, “”The Gold Deflation, France, and the Coming of the Depression, 1919-1932″”, thèse de Ph.D., Yale University, 1994] (pag 23-24-25) (introduzione)”,”FRAE-059″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme en France depuis 1945.”,”René MOURIAUX è D di ricerca al Centre d’ etude de la vie politique francaise (CEVIPOF) della FNSP. E’ specializzato in sindacalismo a cui ha consacrato una ventina di opere. Ha lavorato pure sulla sociologia del salariato.”,”MFRx-160″ “MOURIAUX René”,”La CGT.”,”MOURIAUX René è nato nel 1936, ricercatore presso la Fondation nationale des sciences politiques (FNSP) (Centre d’ étude de la vie politique francaise contemporaine) specialista di questioni sindacali. “”A fianco della corrente riformista, due minoranze appaiono assai vivaci. I sindacalisti rivoluzionari continuano a difendere l’ interpretazione ortodossa della charte d’ Amiens. Dopo il congresso, Pierre Monatte pubblica in opuscolo una ‘Lettre d’un ancien à quelques jeunes syndiqués sans galons’, che mostra la superiorità della dottrina del 1906 sulla socialdemocrazia e lo stalinismo. La corrente che rappresenta si strutturerà nel 1947 intorno alla ‘Révolution prolétarienne’ con Maurice Chambelland, Fernand Charbit, Roger Hagnauer, Roger Lapeyre, C. Delsol. Un’ altra famiglia esprime in seno alla CGT una contestazione d’ estrema sinistra. I trotskisti si appoggiano sul giornale ‘Front ouvrier’, organo del Parti communiste internationaliste, e su ‘Lutte de classe’, che pubblica l’ Union communiste internationaliste. Infine, gli anarco-sindacalisti decidono di lasciare i ranghi della CGT e creano una Confederation nationale du travail (CNT) molto residuale, ma che continua a diffondere gli opuscoli di Victor Griffuelhes, Emile Pouget, Georges Yvetot.”” (pag 91)”,”MFRx-250″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme en France depuis 1945.”,”René MOURIAUX, docteur d’Etat en science politique, codirettore de ‘L’année sociale’ (Syllepse) ha lavorato dal 1966 sul sindacalismo, sulla sociologia del salariato e sulla storia delle idee politiche.”,”MFRx-312″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme dans le monde.”,”MOURIAUX René, docteur d’Etat en science politique Sindacalismo giapponese. “”Avec tous les risques de la simplification, il est permis de distinguer trois grands phases dans l’histoire du syndicalisme japonais. De l’ère du Meiji à la défaite de 1945, le syndicalisme est frêle et fréquemment réprimé. La grève commence à devenir un phénomene régulier à partir de 1895, date à laquelle sa désignation se fixe (‘sutoraiku’, phonétisation de ‘strike’). Le socialisme prend racine, avec des figures attachantes comme celle de Kotoku dont parle ‘La vie ouvrière’ (1911). Le syndicalisme est interdit en 1911 et en 1937. En 1921 se constitue la première centrale nationale, Rodo Sodomei. Les communistes d’abord dynamiques au dépens des anarcho-syndicalistes, s’épuisent rapidement dans les querelles de tendance. Ils déploient néanmoins une certaine activité dans la gauche syndicale (Hyongikai). La seconde période du syndicalisme japonais s’étend de 1946 à 1989. Elle s’ouvre par la promulgation d’une lègislation “”démocratique”” sur le relations du travail, dictée par l’autorité d’occupation (…)”” (pag 33)”,”SIND-108″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme face à la crise.”,”René Mouriaux è Direttore di ricerca al Centre d’ etude de la vie politique francaise (CEVIPOF) della FNSP. E’ specializzato in sindacalismo a cui ha consacrato una ventina di opere. Ha lavorato pure sulla sociologia del salariato. Volume donata da Davoli”,”MFRx-387″ “MOURIN Maxime”,”Histoire de l’ Allemagne des origines à nos jours.”,”I papi. “”Devenus chefs d’un puissant Etat, les papes ne sont que les plus importants des seigneurs italiens. Ils partecipent aux luttes de la péninsule, se laissent absorber par des desseins politiques et militaires, des intrigues où la corruption n’est pas rare. A cheque élection, des cardinaux se font payer leur voix par des avantages matériels, fiefs, pensions ou châteaux. Le népotisme fait de certains papes de véritables chefs de clan””. (pag 113-114) Le rivolte proletarie. “”La riforma era una rivoluzione religiosa e politica. Ma se il suo iniziatore pretendeva di limitare strettamente le conseguenze sociali, altri andavano a trarre dalle tesi luterane le conclusioni imposte dalla logica. L’ eguaglianza di tutti gli uomini proclamata dal Vangelo va ad essere lo scopo dichiarato di una profonda agitazione. La lotta contro l’ ordine stabilito, ove le ineguaglianze sono numerose e profonde, sarà immediatamente il pretesto di una recrudescenza di attività dei cavalieri briganti. Franz de Sickingen, ponendosi in difesa di Lutero, invase gli Stati dell’ arcivescovo di Treviri.”” (pag 120-121) Thomas Münzer. (pag 121-122) La pace di Westfalia del 1648, composta in realtà da due trattati firmati a Münster e Osnabrück, pose fine alla cosiddetta guerra dei trent’anni. Iniziata nel 1618, e alla guerra degli ottant’anni, tra la Spagna e le Province Unite; la pace fu poi completata con il Trattato dei Pirenei, del 1659, che mise fine alle ostilità tra Spagna e Francia. All’origine della guerra dei trent’anni può collocarsi il desiderio dei principi tedeschi di porre definitivamente un freno alle aspirazioni restauratrici del nuovo imperatore asburgico, aspirazioni sostenute dalla Spagna. Tra le pretese dell’imperatore vi era, infatti, quella di privare i principi tedeschi del diritto a determinare la religione dei propri regni, sancito dalla pace di Augusta nel 1555, secondo il principio del “”cuius regio, eius religio””. Con il trattato di Westfalia si inaugurò un nuovo ordine internazionale, un sistema in cui gli Stati si riconoscono tra loro proprio e solo in quanto Stati, al di là della fede dei vari sovrani. Nasce quindi la comunità internazionale più vicina a come la si intende oggi: laica ed aconfessionale, in cui assume importanza il concetto di sovranità dello stato. La pace di Westfalia fu firmata in due località separate a causa dei dissidi tra i cattolici e i protestanti, che rifiutarono di sedere alla stessa conferenza; vennero quindi scelte due località, Münster per i cattolici e Osnabrück per i protestanti. I due testi, praticamente identici, riguardarono soprattutto il Sacro Romano Impero, e sancirono la sconfitta delle ambizioni asburgiche, decretando la libertà degli stati tedeschi in materia religiosa e di politica estera; la Spagna continuò invece la guerra contro la Francia. (Wikip)”,”GERx-109″ “MOUSNIER Roland”,”Il XVI e XVII secolo. Progresso della civiltà e declino dell’ Oriente 1492-1715.”,”In particolare è uno studio dei vari aspetti della crisi che coinvolge il XVII secolo.”,”STOU-020″ “MOUSNIER Roland”,”Fureurs paysannes. Le paysans dans les revoltes du XVII siecle (France Russie Chine).”,”Roland MOUSNIER è nato a Parigi nel 1907. E’ agregé d’histoire et geographie, dottore in lettere. La sua carriera è iniziata nel 1932 nel quadro dell’insegnamento superiore. Attualmente è Prof di storia moderna alla facoltà di Lettere e scienze umane di Parigi e D del Centre de recherches de la Sorbonne sur la civilisation de l’Europe moderne.”,”FOLx-014″ “MOUSNIER Roland a cura; contributi di Karl BOSL Werner CONZE STUKE PALME Leopold GENICOT Dorothy MARSHALL Ivo SCHOFFER G.E. AYLMER F.L. CARSTEN GIUNTELLA I.J. BRUGMANS Alfred COBBAN J.A. MARAVALL e altri”,”Problemes de stratification sociale. Actes du Colloque International (1966).”,”contributi di Karl BOSL Werner CONZE STUKE PALME Leopold GENICOT Dorothy MARSHALL Ivo SCHOFFER G.E. AYLMER F.L. CARSTEN GIUNTELLA I.J. BRUGMANS Alfred COBBAN J.A. MARAVALL e altri”,”TEOS-058″ “MOUSNIER Roland”,”Parigi capitale nell’ età di Richelieu e di Mazzarino.”,”Roland MOUSNIER (1907) professore di Storia moderna nella Facoltà di Lettere della Sorbona e direttore del Centro di ricerche sulla civiltà dell’ Europa moderna, ha pubblicato numerosi studi sulla società francese ed europea dell’ ‘Ancien Regime’. In linea di principio, a Parigi non c’erano ebrei. L’ editto del 17 settembre 1394 aveva stabilito l’ espulsione in perpetuo degli ebrei dal regno di Francia e aveva loro vietato di rientrarvi sotto minaccia della pena capitale. Luigi XIII aveva rinnovato l’ editto il 23 marzo 1615.”,”FRAA-044″ “MOUSSIS Nicolas”,”Guida alle politiche dell’Unione Europea 2000.”,”Ncolas Moussis è consigliere presso la Direzione Generale della poltica d’impresa della Commissione europea, pre la quale ha esercitato, fin dal 1968, diverse funzioni che lo hanno messo in contatto diretto con i molti aspetti della costruzione europea.”,”EURE-054-FL” “MOUTHON Alexandre”,”Géopolitique d’Oman. Les choix d’une pétromonarchie discrète.”,”Il regime sembra stabile, pacifico, con buone relazioni diplomatiche, ma si manifestano alcuni segnali di debolezza, problemi interni ed esterni. Lo stato dispone di una importante posizione geostrategica in Medio Oriente e rientra nell’interesse delle potenze che lo circondano, è un tema discusso nelle ambasciate, nei ministeri, nei consigli di amministrazione. L’autore cita all’inizio del suo studio il lavoro di Pierre Razoux ‘Oman: future pièce maîtresse de la stratégie américaine dans le Golfe et l’Océan Indien’, Ministère de la Défense, 2015. Ma c’è anche un interesse e un’influenza francese. La Francia è il terzo fornitore d’armi del Sultanato. Oman è ben armato e ha una cooperazione militare con la Francia, attraverso l’operazione multinazionale ‘Enduring Freedom’. Dal punto di vista economic c’è una politica tesa a rafforzare la sua produzione di idrocarburi (petrolio e gas), aumentando la capacità di raffinazione e stoccaggio e la rete di oleodotti e gasdotti. Nel corso degli anni si assiste ad un aumenta della presenza della popolazione sul litorale e c’è una tendenza alla diversificazione economica, turismo, finanza (petrodollari). Il regime finanzia e promuove uno stato sociale omanese, una politica di redistribuzione del prodotto nazionale interno, la rendita, una crescita del sistema educativo (istruzione media superiore, università). Punto debole del regime l’elite al potere (la monarchia assoluta) e la guerra di succssione, la società tribale, le contraddizioni sociali tra clan e generazioni, il nepotismo ecc. Sultanato di Oman. Importanza strategica dello stretto di Ormuz. Popolazione concentrata sulla costa nord intorno alla città principale, la capitale Muscat. E dove c’è la minuscola penisola di Musandam che consente al sultanato di controllare lo stretto di Ormuz da cui passa il 35% del petrolio mondiale. Lo staterello subisce l’influenza dei vicini Iran e Arabia Saudita e delle grandi potenze Cina e USA (che ha tre basi nel paese). Il Sultanato è stato un protettorato inglese per lungo tempo. L’economia dipende molto dalle entrate petrolifere (estrazione petrolio gas e attività di raffinazione ) ed è in corso una politica di incremento di questo settore. Lo sviluppo del settore energetico nuove strade, oleodotti, porti. E’ in corso una politica di sviluppo del settore turistico e finanziario. La popolazione è di circa 5 milioni ma la metà è il risultato di immigrazioni di manodopera e rifugiati dallo Yemen. Ci sono problemi interni per il rischio che si apra una lotta di successione al sovrano. Il paese è impegnato in mediazioni diplomatiche ma è anche una via di passaggio degli aiuti iraniani ai ribelli in Yemen e aumentano le forze militari saudite schierate alle frontiera Yemen–Oman (l’esercito dell’Oman è un quarto di quello saudita). Dal punto di vista religioso la religione prevalente è il terzo rampo dell’Islam, dopo i sunniti e gli sciiti: ibadismo. (Les dessous des cartes (8.4.2019))”,”VIOx-224″ “MOUTIER Marie, a cura”,”Lettere dei soldati della Wehrmacht.”,”Sembrerebbe che per una buona parte questi soldati rimangano fanatizzati fino all’ultimo… “”… Adesso però riesco a riconoscere con esattezza da come fischiano le pallottole, se cadanno qui vicino oppure lontano. È una cosa che s’impara più in fretta di quanto non si creda. E avendo ormai un po’ di esperienza, non sarà più qualche sparo a spaventarmi. Bisogna comunque avere la certezza di essere abbastanza coperti. Altrimenti le cose vanno male. Ma trovandoci su fronti sicuri, possiamo scavare con calma delle tane sicure. È strano pensare che la terra sia il posto in cui l’uomo si sente più sicuro. (…)”” (pag 305) (lettera di un soldato ‘sano nel corpo e nella mete’ del 20 agosto 1944, a est)”,”QMIS-376″ “MOYNAHAN Brian”,”The Claws of the Bear. A History of the Soviet Armed Forces from 1917 to the Present.”,”Dallo zarismo alla guerra civile fino allo stalinismo, la guerra con la Germania, Operazione Barbarossa, 2° GM, cortina di ferro, Krusciov e la bomba atomica, invasioni URSS in Est EU, Ungheria, DDR, Cecoslovacchia, Polonia, Afghanistan, forza attuale esercito sovietico fino a GORBACIOV.”,”RUST-017″ “MOYNAHAN Brian”,”Il secolo russo. 1894-1994. Ritratto di una nazione.”,”MOYNAHAN è stato per vent’anni corrispendente del Sunday Times dai paesi dell’ Europa orientale e dall’ ex Unione Sovietica. Specializzatosi in storia alla Cambridge University è esperto in questioni storiche russe. VLASOV e i suoi compagni impiccati alla Lubjanka il 1° agosto 1946. Il generale è impiccato assieme ad altre 11 persone. Questa è l’ unica fotografia (assieme ad altre, voluta espressamente da STALIN) che si conosca di un’ impiccagione avvenuta alla Lubianka e proviene dal dossier su Vlasov del KGB. Migliaia di collaborazionisti furono rimpatriati in URSS dopo la guerra e fucilati. Soltanto Vlasov, ex eroe dell’ accerchiamento di Kiev del 1941 e della battaglia di Mosca, suscitò l’ interesse di STALIN. (pag 227)”,”RUSx-094″ “MOYNAHAN Brian”,”Comrades 1917 – Russia in Revolution.”,”Author’s Note, Personalities and Parties, Epilogue, Bibliography, Maps, photographs, Principal Personalities and Parties with Some Contemporary Descriptions, Index,”,”RIRB-031-FL” “MOYON Richard”,”Barta.”,”‘Nel 1956, alcuni ex militanti dell’ UC crearono il gruppo Voix Ouvriere, divenuto Lutte Ouvriere nel 1968. Ma se Lutte Ouvriere si richiama alla tradizione dell’ UC, Barta, tra l’ altro nella sua ‘Mise au point’ dell’ agosto 1972, dichiarava di non riconoscersi’. (pag 41)”,”TROS-083″ “MOZZILLO Atanasio”,”Il cafone conteso.”,”Atanasio Mozzillo è nato a Napoli nel 1930. Ha insegnato Storia contemporanea nella Facoltà di lettere dell’Università di Salerno. È stato membro del consiglio direttivo dell’Istituto per la Storia del Mezzogiorno. Ha pubblicato per le edizioni di Comunità: ‘Viaggiatori stranieri nel Sud’, nel 1973 per le Edizioni Scientifiche Italiane, ‘Cronache dalla Calabria in guerra, 1806-1810’.”,”ITAS-001-FSD” “MSTISLAVSKII Sergei”,”Five Days Which Transformed Russia.”,”MSTISLAVSKII Sergei, primo comandante militare della rivoluzione del febbraio 1917 a leader dei socialisti rivoluzionari di sinistra (SRs)”,”RIRx-172″ “MUACCHETTI Massimo”,”Il baco del Corriere.”,”MACCHETTI Massimo, studi in filosofia, ha iniziato l’attività in campo giornalistico sul quotidiano ‘Bresciaoggi’, una cooperativa in cui è stato uno degli amministratori. Poi è passato a ‘Mondo economico’ (Sole 24 Ore). Dal 1986 al 2003 ha lavorato a ‘L’Espresso’ dove è stato vicedirettore. Oggi è vicedirettore ad personam del ‘Corriere della Sera’. Per Feltrinelli ha scritto ‘Licenziare i padroni?’ (2003).”,”EDIx-116″ “MUCCI Massimo”,”La Risiera di San Sabba. Un’architettura per la memoria.”,”Massimo Mucci (1972) è studioso dell’architettura triestina del ‘900 e in particolare della figura di Romano Boico.”,”ITAR-003-FSD” “MUCI Virgjil”,”Fiabe albanesi.”,”La fiaba degli imbecilli. (pag 9-10) “”Invece il ragazzo disse tra sé: “”Ora i miei sono sani e salvi, perché^ vedo che in questo mondo c’è chi è ancora più imbecille di loro”” (pag 10)”,”VARx-247″ “MUELLER Joseph N.”,”Guadalcanal 1942. La riscossa dei marines.”,”Per gli americani, la conquista importante della battaglia fu la stessa isola di Guadalcanal sulla quale sarebbe stata creata una della maggiori basi navali e aeree avanzate nella regione.”,”QMIS-056″ “MUELLER M.G. a cura, saggi di BRONFEMBRENNER Martin FRIEDMAN Milton HAGEN Everett E. HANSEN Alvin H. HICKS J.R. MAYER Thomas RITTER Lawrence S. SAMUELSON Paul A. SMITH Warren L. TOBIN James”,”Problemi di macroeconomia. Moneta – Interesse – Reddito. Volume I.”,”La macroeconomia è diventata parte integrante degli studi economici di base, e la recente fioritura di libri di testo in questo particolare campo attesta la sua crescente importanza nell’ambito dei corsi universitari.”,”ECOT-113-FL” “MUELLER M.G. a cura, saggi di LUBELL Harold DUESENBERRY James S. FARRELL M.J. WHITE William W. KNOX A. D. TOBIN James PATINKIN Don PHILLIPS A. W.”,”Problemi di macroeconomia. Consumi – Investimenti – Salari. Volume II.”,”La macroeconomia è diventata parte integrante degli studi economici di base, e la recente fioritura di libri di testo in questo particolare campo attesta la sua crescente importanza nell’ambito dei corsi universitari.”,”ECOT-114-FL” “MUELLER M.G. a cura, saggi di SAMUELSON Paul A. HANSEN Alvin H. DOMAR Evsey D. HARROD R.F. KALDOR Nicholas MIRRLEES James A. SOLOW Robert M. FRIEDMAN Milton LERNER Abba P. MEADE J. E.”,”Problemi di macroeconomia. Ciclo – Sviluppo – Politica economica. Volume III.”,”La macroeconomia è diventata parte integrante degli studi economici di base, e la recente fioritura di libri di testo in questo particolare campo attesta la sua crescente importanza nell’ambito dei corsi universitari.”,”ECOT-115-FL” “MUGHINI Giampiero a cura; scritti di Riccardo LOMBARDI Rodolfo MORANDI Pietro NENNI Italo CALVINO Carlo CASSOLA Leon WUDSKI Franco FORTINI Tommaso CHIARETTI Tullio VECCHIETTI Luigi LOCORATOLO Lelio BASSO Luciano DELLA-MEA Antonio GIOLITTI Roberto GUIDUCCI Luciano BIANCIARDI Raniero PANZIERI Giulio PRETI Emilio AGAZZI Alessandro PIZZORNO Luciano CAFAGNA Lucio LIBERTINI Franco MOMIGLIANO Vittorio FOA Francesco DE-MARTINO Giacomo MANCINI Gianni SCALIA”,”Il revisionismo socialista. Antologia di testi, 1955-1962.”,”Scritti di Riccardo LOMBARDI Rodolfo MORANDI Pietro NENNI Italo CALVINO Carlo CASSOLA Leon WUDSKI Franco FORTINI Tommaso CHIARETTI Tullio VECCHIETTI Luigi LOCORATOLO Lelio BASSO Luciano DELLA-MEA Antonio GIOLITTI Roberto GUIDUCCI Luciano BIANCIARDI Raniero PANZIERI Giulio PRETI Emilio AGAZZI Alessandro PIZZORNO Luciano CAFAGNA Lucio LIBERTINI Franco MOMIGLIANO Vittorio FOA Francesco DE-MARTINO Giacomo MANCINI Gianni SCALIA”,”ITAC-109″ “MUGHINI Giampiero”,”Il grande disordine. I nostri indimenticabili anni Sessanta.”,”Giampiero Mughini, giornalista e scrittore è nato il 16 aprile 1941 a Catania, vive a Roma e trae il suo pane dai giornali. Ama la Juventus. Opinionista e personaggio televisivo.”,”ITAC-020-FL” “MUGNAI Massimo”,”Il mondo rovesciato. Contraddizione e ‘valore’ in Marx.”,”L’A si è laureato in filos all’Univ di Firenze e si è occupato soprattutto di LEIBNIZ.”,”MADS-138″ “MUGNAI Massimo a cura; antologia di testi di Gottfried Wilhelm LEIBNIZ”,”Leibniz e la logica simbolica.”,”MUGNAI Massimo”,”SCIx-339″ “MUGNAI Massimo”,”A proposito di ‘Marx e gli economisti classici’: note per la ricostruzione del ‘programma scientifico’ marxiano.”,”‘Metodo genetico’ di Marx. “”Fra i termini medi cui Ricardo – secondo Marx – non avrebbe prestato sufficiente attenzione, un ruolo di primo piano è svolto senz’altro dalla categoria del ‘plusvalore’. Uno dei principali rimproveri che Marx rivolge a Ricardo è infatti quello di non aver distinto con chiarezza le due nozioni di ‘plusvalore’ e di ‘profitto’, venendo a perdere così la possibilità di mettere in evidenza il nesso che collega tra loro ‘valori’ e ‘prezzi’. «Sviluppare» la teoria del valore significa per Marx, in primo luogo, delineare con precisione la differenza tra ‘plusvalore’ e ‘profitto'”” (pag 137); “”Dalla superficie alla connessione intima e da quest’ultima alla superficie l’esterno – il metodo scientifico come lo interpreta Marx si compone dunque di due parti essenziali che si integrano l’una con l’altra e che Marx assimila rispettivamente al ‘metodo dell’analisi’ e al ‘metodo genetico’. Gli economisti classici, e quindi, lo stesso Ricardo, hanno mancato – da un punto di vista esclusivamente metodologico – in quanto, come si è visto, affidandosi esclusivamente all’analisi, hanno trascurato lo ‘sviluppo genetico delle categorie e dei concetti all’interno della teoria. Ma oltre a non sviluppare in maniera genetica la teoria, gli economisti classici hanno – sempre secondo Marx – un ulteriore difetto: concepiscono la «’forma fondamentale del capitale’, la produzione basata sulla appropriazione di lavoro altrui, non come forma ‘storica’, ma come forma ‘naturale’ delle produzione sociale» (29). Tale difetto si connette propriamente alla posizione di classe degli economisti classici, e indica che l’economia politica «in quanto è borghese … può rimanere scienza soltanto finché la lotta delle classi rimane latente» (30). È, infatti la lotta tra le classi a fare emergere, se non proprio la coscienza, almeno il sospetto della transitorietà del modello capitalistico, ed è per questo che, allorquando dopo il 1830 la lotta di classe si intensificò sulla scena inglese ed europea, «per la scena economica borghese … suonò la campana a morte. Ora non si trattava più di vedere se questo o quel teorema era vero o no, ma se era utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se era accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati subentrarono pugilatori a pagamento, all’indagine scientifica spregiudicata subentrarono la cattiva coscienza e la malvagia intenzione dell’apologetica» (31). Da questo momento in poi, l’economia che Marx definirà «volgare» avrà modo di diffondersi e svilupparsi: nel cosciente tentativo di evitare pericolose conclusioni cui condurrebbe un rigoroso atteggiamento scientifico, essa cercherà di ‘lasciare irrelate’ le due sfere dell’apparenza e dell’essenza. ‘Evitando la considerazione di quest’ultima, essa insisterà esclusivamente’ «sull’apparenza contro la legge che regola l’apparenza stessa» (32)”” (pag 143-144) [(29) Tsp, III, p. 536; (30) C., I, pp. 38-39; (31) C., I, p. 40; (32) C., I, p. 345] [Massimo Mugnai, ‘A proposito di ‘Marx e gli economisti classici’: note per la ricostruzione del ‘programma scientifico’ marxiano’, (in) ‘Critica marxista’, Roma, n. 4, luglio-agosto 1983]”,”MADS-008-FGB” “MUGNAI Massimo”,”Il ‘mondo capovolto’. Il metodo scientifico nel ‘Capitale’ di Marx.”,”Fondata sulla distinzione fra ‘apparenza’ ed ‘essenza’, la concezione del metodo scientifico che guida Marx nella stesura del Capitale dipende da Hegel. Essa prescrive di raggiungere l’essenza nascosta dietro le apparenze di superficie, se si vuole ottenere una spiegazione dei fenomeni. Per Marx i fenomeni superficiali dell’ economia capitalistica sono i prezzi di produzione, mentre il valore delle merci, espresso in tempo di lavoro, costituisce l’essenza. Il libro documenta nei dettagli il debito di Marx nei confronti di Hegel facendo emergere il carattere ‘metafisico’ della sua concezione del metodo scientifico, della teoria del valore e di altri aspetti del suo pensiero. Prefazione 7 I. Metafore 35 II. Questioni di metodo 57 III. Il processo lavorativo e l’origine del plusvalore 85 IV. Plusvalore e profitto; valori e prezzi. Il problema della ‘trasformazione’ 111 V. Sfruttamento ed etica 135 Conclusioni 159 “”Marx è consapevole del fatto che i capitalisti scelgono sul mercato in base ai prezzi, disinteressandosi dei valori e sa bene che, di regola, i prezzi divergono dai valori: «Il fatto che le merci vengano vendute o non vengano vendute ai loro valori, quindi la determinazione del valore presa di per sé, non ha importanza alcuna per il singolo capitalista. Tale determinazione dei valori à a priori qualche cosa che si svolge dietro le sue spalle in forza di rapporti che non dipendono da lui, poiché non sono i valori, ma i prezzi di produzione divergenti dai valori, che costituiscono in ogni sfera di produzione i prezzi medi regolatori» (19). La divaricazione tra valori e prezzi, sulla quale si concentrò fin dall’inizio l’attenzione dei critici del ‘Capitale’, anziché costituire un problema, è per Marx ‘una conferma’ della corretta applicazione del metodo hegeliano: raggiunta l’essenza (i valori), i fenomeni di superficie (i prezzi) dovranno ‘contraddire’ ciò che si trova a livello dell’essenza. I valori sono il meccanismo nascosto che regola le apparenze di superficie. Il fenomeno ‘superficiale’ della concorrenza non mostra la determinazione del valore che in realtà gestisce le grandezze economiche sul mercato: «Ma quello che la concorrenza non mostra è la determinazione del valore, da cui dipende il movimento della produzione; ossia i valori che si nascondono dietro i prezzi di produzione e li determinano in ultima istanza» (20). Senza spingersi oltre le ‘apparenze, senza raggiungere l’ ‘essenza’ che sta dietro di esse, si rimane invischiati in un mondo falso, nel quale ciò che appare è l’esatto contrario di quanto accade nel meccanismo reale (…)”” (pag 122-123) [Massimo Mugnai, Il ‘mondo capovolto’. Il metodo scientifico nel ‘Capitale’ di Marx’, Edizioni della Normale, Pisa, 2021] [(19) Marx, Il Capitale, III, p. 990; (20) Ibid., p. 255]”,”MADS-802″ “MUGNAINI Marco a cura; scritti di Ennio DI-NOLFO Nicola DEL-CORNO Rocco D’ALFONSO Marco MUGNAINI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Daniele PASQUINUCCI Paolo PIERACCINI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Luigi Vittorio FERRARIS Diana DE-VIGILI Matteo Luigi NAPOLITANO Elena CALDIROLA”,”Stato, Chiesa e relazioni internazionali.”,”Scritti di Ennio DI-NOLFO Nicola DEL-CORNO Rocco D’ALFONSO Marco MUGNAINI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Daniele PASQUINUCCI Paolo PIERACCINI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Luigi Vittorio FERRARIS Diana DE-VIGILI Matteo Luigi NAPOLITANO Elena CALDIROLA Massimo MUGNAINI è docente di storia delle relazioni internazionali alla Facoltà di Scienze politiche di Pavia, e professore incaricato di storia dei rapporti tra Stato e Chiesa presso la stessa facoltà. Ha studiato la politica estera dell’ Italia e della Spagna e i rapporti tra Europa e America Latina. Ha scritto pure ‘Le Spagne degli italiani. La “”penisola pentagonale”” tra politica internazionale e storiografia”” (2002). “”La prospettiva ideale rimaneva quella unitaria, che poteva anche prendere forme attraverso un’ unione doganale franco-tedesca; ma “”L’ Osservatore”” concludeva la sua analisi auspicando con lungimiranza che la Saar, fonte in quel momento di divisione tra i due paesi, potesse divenire un fattore di unione e di comprensione reciproca. Dopo quanto abbiamo detto, non stupiscono le parole di giubilo a commento del piano presentato da Robert Schuman nel maggio del 1950. Subito, a commento dell’ “”annuncio sensazionale”” – così veniva definito -, il quotidiano sottolineava con soddisfazione il fatto che fosse stata proprio la Francia a elaborare un progetto unitario di così grande portata. Si ricordava altresì (pure con il ricorso a quanto scritto da altri organi d’ informazione) che sommando i dati relativi alla produzione carbo-siderurgica della Francia e della Germania si sarebbe creato, nel cuore del vecchio continente, un “”gigante”” economico e produttivo destinato inevitabilmente a modificare gli equilibri della guerra fredda e ad aprire nuove prospettive per un ruolo più autonomo dell’ Europa sullo scenario internazionale””. (pag 186)”,”RELC-171″ “MÜHLHAUSEN Walter”,”Friedrich Ebert. Sozialdemokrat und Staatsmann.”,”MÜHLHAUSEN è dal 2008 amministratore della Reichspräsident-Friedrich-Ebert-Gedenkstatte in Heidelberg.”,”MGEK-091″ “MUHLSTEIN Anka”,”James de Rothschild. L’ uomo che creò dal nulla una dinastia di banchieri.”,”MUHLSTEIN Anka è nata a Parigi. Si è laureata alla Sorbona e ha lavorato in editoria. Vive e lavora a New York. Ha pubblicato altri volumi. Ha consultato gli archivi segreti dei Rothschild essendo una delle ultime esponenti della famiglia. “”Fu in quel periodo che Nathan organizzò una rete di corrieri privati destinata a imporsi su ogni altra. In un primo tempo questi corrieri operarono solamente fra Dover e Calais, poi il sistema attuò un colelgamento stabile fra Londra e Parigi, Vienna e Francoforte. Per varcare la Manica, spesso bloccata dalle intemperie, assunse dei capitani di particolare audacia vietandogli di imbarcare passeggeri e inducendoli ad assumersi gravi rischi sotto lo stimolo di generose prebende. Pertanto avveniva spesso che, a passare il mare, fossero soltanto “”i Rothschild””. Ma anche in terraferma i corrieri di famiglia si acquistarono la più larga e lusinghiera reputazione. In pieno inverno i loro messi impiegavano sei giorni da Parigi a Vienna, mentre la valigia postale, il corriere-espresso di quei tempi, che aveva la precedenza assoluta a tutte le stazioni di posta, ne metteva dieci. Di conseguenza i Rothschild venivano ragguagliati in anticipo su chicchessia, ministri inclusi, e sapevano spartire con la dovuta oculatezza le notizie che gli giungevano con tanta tempestività. Talleyrand, un po’ seccato, doveva suo malgrado constatare che Rothschild informava di ogni cosa il governo inglese dieci o perfino dodici ore prima che i dispacci arrivasero all’ambasciatore francese a Londra.”” (pag 43) “”Nel 1814, alla vigilia della prima restaurazione, (James) decide di consolidare la sua posizione a Parigi facendo registrare la propria banca presso il tribunale di commercio. Fino a quel momento aveva agito quale semplice rappresentante della ditta di Francoforte. Com’è logico attendersi, l’iscrizione non compromette in minima misura l’accordo interno di famiglia che salda in tutt’uno le banche di Londra, Parigi e Francoforte; contribuisce tuttavia ad allargare le operazioni finanziarie condotte da James nella capitale francese, agevolando i suoi rapporti con i funzionari del Tesoro e coi ricevitori generali. I clamorosi sovvertimenti che segnano l’avvento della prima restaurazione e dei Cento Giorni non sembrano aver esercitato ripercussioin di sorta sullo svolgimento delle sue attività. Diversi saranno invece i riflessi della giornata di Waterloo: ad onta della leggenda che vorrebbe il contrario, non si tradurrà iperbolici guadagni per i Rothschild. Ragguagliato a Londra in anticipo su ogni altro, Nathan informerà per tempo il ministero scansando speculazioni personali, ma in compenso Waterloo segnerà per James l’avvio di una stagione particolarmente redditizia. Dopotutto il governo francese era tenuto a una certa gratitudine nei riguardi di questi Rothschild, che avevano finanziato il ritorno del re.”” (pag 45-46-47)”,”BIOx-116″ “MUHLSTEIN Anka”,”Napoleone a Mosca.”,”MUHLSTEIN A. storica e scrittirce, biografa, ha pubblicato una biografia sulla regina Vittoria e Maria Stuarda.”,”FRAN-091″ “MÜHSAM Erich”,”-La Republique des conseils de Baviere. Munich du 7 novembre 1918 au 13 avri 1919. -La societé libérée de l’ Etat.”,”La prima opera è dedicata alla memoria di Gustav LANDAUER, valoroso combattente e martire della Rivoluzione e a tutti gli eroi del proletariato di Monaco. MÜHSAM è l’ archetipo del militante anarchico tedesco. Giornalista e scrittore, realizza praticamente da solo la rivista ‘Kain’ in cui denuncia il militarismo. Partecipa allo sciopero del gennaio 1918, poi al Consiglio di Baviera. Viene condannato a 15 anni di carcere e amnistiato nel 1924. Diventa membro attivo del Soccorso Rosso, pubblica dal 1926 al 1931 ‘Fanal’ organo dell’ Anarchistische Vereinigung’. Amico di LANDAUER ma anche di Rudolf ROCKER e di NETTLAU, fu uno dei più violenti accusatori del nazismo. Sarà arrestato nella notte dell’ incendio del Reichstag.”,”MGEK-034″ “MUIR Rory”,”Tactics and the Experience of Battle in the Age of Napoleon.”,”Abilità del comando nella ritirata ‘combattente’. “”Due contrastanti esempi presi dalla battaglia di Austerlitz mostrano l’importanza della leadership fornita dai comandanti subordinati. La forza dell’esercito austriaco posta sotto il comando del Generale Kienmayer e dell’esercito russo posta sotto il comando del generale Dokhturov, facente parte della colonna meridionale alleata, fecero un’abile ritirata da Tellnitz, retrocedendo ma combattendo in buon ordine dalla gelida posizione di Satschan Pond verso Neudorf. Persero un po’ della loro artiglieria, equipaggiamenti e prigionieri ed ebbero feriti dal fuoco francese, ma rimasero una rispettabile forza armata. La parte più grande della forza alleata sotto il Generale Buxhowden fu meno fortunata”” (pag 243)”,”FRAN-076-FSL” “MUKAROVSKY Jan”,”La funzione, la norma e il valore estetico come fatti sociali. Semiologia e sociologia dell’arte.”,”Jan Mukarovsky, nato nel 1891, è stato membro tra i più attivi del Circolo linguistico di Praga. Dal 1929 ha insegnato a vario titolo estetica, prima nell’Università d Bratislava, poi in quella di Praga. Da quarant’anni è stato un protagonista della vita culturale ceca. La sua opera principale è raccolta nei ‘Capitoli di poetica ceca’ e negli ‘Studi di estetica’. Einaudi ha tradotto i saggi più significativi nel volume ‘Il significato dell’estetica’ (1973). Funzione estetica e realtà “”Vediamo che la funzione estetica è in certo senso il contrappeso di tutte le altre, di cui specialmente quella pratica è direttamente necessaria al mantenimento della vita quotidiana. Aggiungiamo che la funzione estetica è il necessario contrappeso anche di quest’ultima funzione. Abbiamo già citato l’opinione di un filosofo sul fatto che l’atteggiamento pratico, se è lasciato a se stesso, impoverisce, materializza e semplifica il rapoprto dell’uomo con la realtà. Anche la stessa vita pratica, la stessa lotta esistenziale dell’uomo con la realtà che lo circonda soffrirebbe alla fine di questo impoverimento. Se l’uomo deve affrontare sempre d nuovo la lotto con la realtà è necessario che le si accosti da sempre nuovi punti di vista, che ne scopra sempre nuovi aspetti e possibilità. Una assoluta limitazione all’atteggiamento pratico condurrebbe invece con tutta evidenza all’automatizzazione totale, l’attenzione si concentrerebbe su aspetti già acquisiti e sfruttati. Soltanto la funzione estetica è in grado di conservare all’uomo nei confronti dell’universo la posizione di uno straniero che visita paesi sempre nuovi, con un’attenzione non logora e tesa, che prende sempre di nuovo coscienza di sé proiettandosi nella realtà circostante e della realtà circostante misurandola su se stesso”” (pag 141-142)”,”TEOS-363″ “MUKERJEE Radhakamal”,”Storia e cultura dell’ India.”,”Il Buddhismo creatore dell’ unità asiatica. (Importanza delle strade carovaniere dell’ Asia centrale) “”La civiltà indiana, nata lungo le grandi vie di comunicazione dell’ Asia centrale e della Cina e le strade del Purvasagara (mare orientale) provocò quell’ unificazione dell’ Asia che durò molti secoli.”” (pag 199)”,”INDx-069″ “MUKHOPADHYAY Chandidas CHARAN-PAL Kamakshya”,”Main Currents of Social and Political Thought in India.”,”MUKHOPADHYAY Chandidas CHARAN-PAL Kamakshya sono professori universitari il primo insegna scienza politica il secondo filosofia. “”Vivekananda pensa che ogni nazione abbia un destino da compiere. Il destino dell’ India è di spiritualizzare l’ umanità. La missione dell’ India è di diffondere la cultura spirituale e civilizzare l’ umanità. Le nazioni occidentali sono assetate. Quella sete può essere saziata dalla spiritualità indiana. Dice Swamiji: “”Sia che tu creda o no nella spiritualità, per la vita nazionale, devi tenere in conto la spiritualità””. L’ India crescerà, non con la potenza della carne, ma con la potenza dello spirito””. (pag 67)”,”INDx-082″ “MULAS Andrea a cura; saggi di Linda BIMBI Ken COATES Armando CORDOVA Leandro DESPOUY Alberto FILIPPI Carlo GUELFI Raniero LA-VALLE Antonio LETTIERI Luiz Inácio Lula da SILVA Ettore MASINA Elena PACIOTTI Luigi PESTALOZZA François RIGAUX Salvatore SENESE José Antonio VIERA-GALLO”,”Lelio Basso. Il pensiero dei padri costituenti.”,”saggi di Linda BIMBI Ken COATES Armando CORDOVA Leandro DESPOUY Alberto FILIPPI Carlo GUELFI Raniero LA-VALLE Antonio LETTIERI Luiz Inácio Lula da SILVA Ettore MASINA Elena PACIOTTI Luigi PESTALOZZA François RIGAUX Salvatore SENESE José Antonio VIERA-GALLO Basso direttore della rivista ‘Problemi del socialismo’ (pag 167-182) “”La partecipazione di Basso nella vita politica italiana, la sua militanza partitica e la funzione parlamentare, furono contraddistinte da questa concezione della realtà sociale nazionale e dalla coerente interpretazione delle continue trasformazioni che in essa avvenivano nel corso dell’evoluzione storica. Penso che questo articolato e dinamico criterio sia stato contrastato dalle visioni più pragmatiche dei suoi compagni. In questo, probabilmente, è individuabile il fatto che – come segnalò il suo amico Ernesto Balducci – il suo destino sia stato quello di “”finire sempre in minoranza e non certo per mancanza di abilità””. Il secondo apporto della Luxemburg in relazione al concetto di totalità concreta riguarda la natura stessa del processo di accumulazione capitalista. Come è noto, il modello elaborato da Marx ne ‘Il Capitale’, espressione della sua visione della essenza strutturale e dinamica del modo di produzione capitalista puro, doveva necessariamente essere di carattere “”astratto””, in quanto si limitava a presentare le relazioni essenziali, lasciando da parte qualsiasi altro elemento circostanziale; “”omogeneo””, perché doveva supporre una totalità sociale integrata dalle due classi sociali consustanziali alla sua struttura economica: capitalisti e operai; e “”chiuso””, in quanto non teneva conto delle relazioni economiche internazionali che si consideravano inserite come elemento endogeno del modello. Rimaneva così escluso a priori tutto il mondo non capitalista al quale si faceva riferimento solo quando si alludeva al suo ruolo come fonte importante della accumulazione originaria. Rosa Luxemburg, il cui obiettivo non era studiare l’essenza astratta del capitalismo, ma l’analisi della sua concreta evoluzione e rilevanza storica, aprì il modello chiuso di Marx per introdurre i settori non capitalisti subordinati al capitale dai vincoli che lei considerò assolutamente necessari per la marcia del processo di accumulazione. (…)”” (Armando Cordova, Lelio Basso, “”ardente passione”” e “”fredda lungimiranza””) (pag 57-58)”,”MITS-421″ “MULLALLY Frederic”,”Fascism Inside England.”,”MULLALLY Frederic”,”UKIx-114″ “MULLEN Robert W.”,”Blacks in America’s Wars. The Shift in Attitudes from the Revolutionary War to Vietnam.”,”Robert W. Mullen è professore di comunicazioni alla Northern Kentucky University. Ha ricevuto il B.S. e M.S. degrees dalla Emerson College e il suo Ph.D. dalla Ohio State University.”,”USAQ-108″ “MÜLLER Ludwig a cura; saggi di MÜLLER Ludwig e Werner PETSCHICK Günther BLUM Erwin EBELING Gert HAUTSCH Fritz KLINDER Heinz SCHÄFER Heinz LUKRAWKA Lothar SCHÜßLER Heinz RÖPKE Andreas ACHENBACH Ulrike SCHRÖTER Wolfgang BARTELS Uli SCHNABEL Hans VOSSEN Mathias DOHMEN”,”Der Streik der Stahlarbeiter. Berichte, Meinungen, Erfahrungen.”,”Saggi di MÜLLER Ludwig e Werner PETSCHICK Günther BLUM Erwin EBELING Gert HAUTSCH Fritz KLINDER Heinz SCHÄFER Heinz LUKRAWKA Lothar SCHÜßLER Heinz RÖPKE Andreas ACHENBACH Ulrike SCHRÖTER Wolfgang BARTELS Uli SCHNABEL Hans VOSSEN Mathias DOHMEN. La lotta per la settimana di 35 ore (pag 27).”,”MGES-014″ “MÜLLER Hermann”,”Karl Marx und die Gewerkschaften.”,”MÜLLER Hermann”,”MADS-618″ “MÜLLER Hermann”,”Geschichte der deutschen Gewerkschaften bis zum Jahre 1878.”,”MÜLLER Hermann”,”MGEx-225″ “MÜLLER Hermann SCHEIDEMANN Philipp e altri”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands abgehalten in Kassel vom 10. bis 16 Oktober 1920.”,”‘Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands abgehalten in Kassel vom 10. bis 16 Oktober 1920’.”,”MGEK-115″ “MULLER Ivan”,”De la guerre. Le discours de la Deuxième Internationale, 1889-1914.”,” “”Nous avons choisi de citer cette intervention [Victor Adler, ‘Compte rendu de la Réunion du BSI des 29 et 30 juillet 1914’, pp. 252-253] presque en totalité parce qu’elle représente non seulement un constat dramatique mais lucide de la situation politique autrichienne, mais également et surtout elle représente un résumé extrêmement précis du désarroi et de l’état d’esprit de l’ensemble du mouvement socialiste international. Le premier élément concerne l’impossibilité pour le parti socialiste de mobiliser le peuple et les travailleurs imprégnés par l’idéologie et la propagande nationaliste; c’est un aveu d’impuissance mais aussi un constat d’échec pour toute la politique internationaliste du socialisme. Contrairement à ce que laisse entendre la résolution finale votée par le B.S.I., le prolétariat n’est animé ni d’une volonté internationaliste ni par l’esprit de solidarité si cher aux socialistes. Les travailleurs en juillet 1914, du mois dans leur très grande majorité, sont au contraire nationalistes et patriotes (1). Le second élément précieux que nous fournit cette déclaration concerne la stratégie réelle des partis socialistes membres de l’Internationale. Que dit, en effet, Victor Adler, “”nous voulons sauver le parti””. Cette brève proposition résume à elle seule ce que sera l’attitude de tous les partis socio-démocrates des différents pays qui entreront en guerre. Tous se rallieront à leur gouvernement et tous renonceront à s’opposer à la guerre pour ne pas briser le parti contre l’immense vague enthousiaste du nationalisme. L’immense majorité des socio-démocrates a choisi par conséquent de sauvegarder l’organisation nationale aux dépens de la Deuxième Internationale; cette dernière ne représentait plus, en août 1914, une institution réelle, capable de s’adapter et de survivre à l’éclatement d’un conflit mondial. Ce dramatique échec du socialisme international, tout comme d’ailleurs l’éclatement de la crise mondiale, surprend non seulement l’opinion en général, mais les socialistes eux-mêmes; chez ces derniers il fera d’ailleurs pratiquement l’effet d’une bombe; en fait, le rideau se déchire et laisse apparaître aux yeux des membres de l’Internationale une réalité sociale et politique dont ils n’avaient, semble-t-il, jamais réellement mesuré la teneur. Pourtant, l’ensemble de nos analyses tend à démontrer que cette issue était inscrite dans l’histoire de la Deuxième Internationale dès l’origine”” (pag 142-144) [(1) Lorsque Victor Adler parle du prolétariat autrichien, impatient de voir se réunir le Congrès international, il ne fait que réintroduire la confusion entre le prolétariat producteur et le prolétariat organisé, c’est-à-dire les membres du parti, confusion qui permet d’attribuer à l’ensemble de la classe ouvrière, une attitude qui n’est, en fait, que celle des militants socialistes”,”INTS-047″ “MÜLLER Klaus-Jürgen”,”La résistance allemande au régime nazi. L’historiographie en république fédérale.”,”[‘L’historiographie de la République démocratique allemande (pour ne la citer ici que brièvement) a évolué de façon symétriquement inverse: elle donnait le rôle moteur au Parti communiste allemand (KPD) et le plaçait au centre de l’observation; et elle soutenait fortement le caractère de masse de la résistence antifasciste. Les forces de résistance social-démocrates et chrétiennes-humanistes n’apparaissaient qu’au second plan. En revanche, les forces national-conservatrices à l’origine du 20 juillet 1944 furent rabaissés au rang «d’impérialistes-militaristes». Ce n’est que dans les années 1960 que le groupe mené par Stauffenberg fut réhabilité et compté au nombre des forces du Front antifasciste. Comme en RFA, l’histoire de la résistance antifasciste en RDA détient une fonction de légitimation et ‘s’inscrit elle aussi dans une tradition: la lutte révolutionnaire de la classe ouvrière sous la houlette du Parti communiste”” (pag 94-95);(…) “”Ce déplacement des perspectives de recherches, des motivations vers les objectifs politiques et sociaux, entraîna une démythification, sans nul doute nécessaire, en réaction à la tendance précédente de faire de la résistance un monument d’héroïsme. Il ne s’agissait cependant nullement (le rejet de la critique anglo-saxonne le prouve bien) de dénigrer la résistance, mais plutôt de replacer dans un contexte et d’apprécier à sa juste valeur un phénomène historique bien plus complexe que ne l’avait suggéré l’image monolithique donnée jusqu’alors par l’historiographie (1). Cette évolution fut confirmée par la suite. En effet, pendant cette période, la recherche s’est tourné avec une remarquable ouverture intellectuelle vers le groupes de la résistance radicaux de gauche qui étaient passés inaperçus aussi bien en République fédérale qu’en République démocratique, car ils ne correspondaient pas aux valeurs socio-politiques des deux Etats allemand. L’Orchestre rouge, jusqu’alors consideré en RFA seulement comme un organisme d’espionnage soviétique et par conséquent exclu du champ de résistance allemand, était à présent jugé plus sérieusement au plan de son essence intellectuelle, des ses objectifs politiques (2). Certains groupes autrefois opposés au Parti communiste ou au Parti socialdémocrate furent eux aussi pris pour la première fois en considération et étudiés en détail (3)’ (pag 96-97)] [(1) Voir aussi Klaus-Jürgen Müller, “”Die deutsche Militäropposition gegen Hitler. Zum Problem ihrer Interpretation und Analyse””, in ‘Armee, Politik und Gesellschaft in Deutschland 1933-1945’, Paderborn, Schöningh, 1979, p. 103; (2) Heinz Höhne, ‘Kennwort Direktor. Die Geschichte der Roten Kapelle’, Francfort, Fischer, 1970; Egmont Zechlin, «Erinnerungen an Arvid und Milfred Harnack», ‘Geschichte in Wissenschaft un Unterricht’, Vandenhoek und Rupprecht, 1982, p. 395-404; (3) Kurt Kliem, Der sozialistische Widerstand gegen das Dritte Reich, dargestellt an der Gruppe «Neu Beginnen», Diss. Phil., Marburg, Univ. Marburg, 1957; Hanno Drechsler, ‘Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands (SAPD), Meisenheimk, Hain, 1965; Werner Link, ‘Die Geschichte des Internationalen Jugendbundes (IJB) und der Internationalen Sozialistischen Kampfbundes (ISK), Meisenheim, Hain, 1964] Altro libro sulla resistenza tedesca: Der vergessene Widerstand: zu Realgeschichte und Wahrnehmung des Kampfes gegen die NS-Diktatur Johannes Tuchel Wallstein Verlag, 2005 – 279 pagine”,”GERR-043″ “MÜLLER Klaus-Jürgen”,”The army, politics and society in Germany, 1933-45. Studies in the army’s relation to Nazism.”,”Dr Klaus-Jürgen Müller è Professore di Storia moderna all’Universität der Bundeswehr e all’University of Hamburg “”After 1938 the representatives of the military command gradually ceded even classic military functions to other authorities, for example in more or less voluntarily accepting limitation of their executive power in the occupied territories, which passed largely into the hands of the party an the SS (51). In armaments, events followed a similar pattern: there were occasions when military, civilian and party authorities coexisted in chaos, and times when they were in competition with one another. This was not merely an inevitable development of modern warfare. Although it may have been typical of Nazi rule, it was also an indication that the military elite had resigned its claim to overall leadership. The fact that the functional military elite was essentially replaceable was ultimately demonstrated within its own professional sphere in 1944 when the Reichsführer SS was promoted to commander-in-chief of the home army and later for a time even to commander-in chief of army groups, and when the new ‘people’s infantry divisions’, the army reserve and the military secret service were placed under his command (52). In a way this was a belated victory for the ‘political, revolutionary warrior’, who had not had a chance after 1918. Because of the collapse of Hitler’s Reich the phenomenon was only temporary. Within the framework of German military history the process we have outlined whereby what had once been a ‘political’ elite was transformed into a merely ‘functional’ elite can be termed ‘revolutionary’ in the sense that it brought about a fundamental break with historical tradition. In the Third Reich the Prusso-German officer corps became for the first time a purely executive agent of the state under political control”” (pag 40-41)”,”GERQ-094″ “MÜLLER-DOOHM Stefan”,”Theodor W. Adorno. Biografia di un intellettuale.”,”MÜLLER-DOOHM insegna sociologia all’ Università di Oldenburg. E’ autore di pubblicazioni sulla ‘Scuola di Francoforte’ e sull’ opera di ADORNO. “”Anche se presto avrebbe visto di persona i collaboratori fissi dell’ Institute of Social Research, non mancò di criticare aspramente nelle sue lettere gli scritti più recenti di Leo Löwenthal, Herbert Marcuse ed Erich Fromm. Mentre nei confronti di Horkheimer, tuttavia, si serviva di espressioni pur sempre diplomatiche per illustrare le proprie obiezioni, nelle lettere a Benjamin esplodeva letteralmente, senza alcun tatto come nelle sue prese di posizione nei confronti di Kracauer, scrivendo che quei “”seguaci”” costituivano un “”vero e proprio pericolo. Ma quanto sia difficile difendersi proprio da quelli che ti imitano, lo so fin troppo bene da (Dolf) Sternberger e (Peter von) Haselberg.”” (pag 309)”,”TEOS-103″ “MÜLLER-DOOHM Stefan”,”Theodor W. Adorno. Biografia di un intellettuale.”,”Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno nasce a Francoforte sul Meno l’11/09/1903. Nel 1910 frequenta a Francoforte la scuola elementare Deutschherren e partecipa a lezioni di catechismo. Nel 1913 passa al ginnasio Kaiser Wilhelm di Francoforte-Sachsenhausen. Nel 1921-24 compie studi di filosofia, psicologia, sociologia e musicologia a Francoforte sul Meno. Segue i corsi di Hans Cornelius (filosofia), Gottfried Salomon-Delatour e Franz Oppenheimer (sociologia). Nel 1922 a un seminario Adorno fa la conoscenza di Max Horkheimer. Inizio carteggio e amicizia con Walter Benjamin nel 1923. Nel febbraio 1931 Adorno riceve l’abilitazione alla libera docenza nella disciplina ‘filosofia’ all’Università di Francoforte. All’inizio del 1942 Horkheimer e Adorno cominciano a lavorare alla scrittura del libro che intitoleranno Dialettica dell’illuminismo. Muore il 06/08/1969 durante una vacanza a Zermatt per infarto. Stefan Müller-Doohm insegna sociologia all’Università di Oldenburg. É autore di numerose pubblicazioni sulla Scuola di Francoforte e, in particolare, sull’opera di Adorno. Scrivere storia significa conferire alle date la loro fisionomia. Walter Benjamin”,”FILx-044-FL” “MÜLLER-HILL Benno”,”I filosofi e l’essere vivente.”,”Benno Müller-Hill, nato nel 1933, studiò chimica a Friburgo e a Monaco di Baviera, laurendosi nel 1963 in scienze naturali. Dal 1963 al 1968 lavorò come ‘postdoctoral fellow’ all’Indiana University e alla Harvard University. Dal 1968 è professore di genetica all’Università di Colonia. Ha pubblicato vari articoli in “”Nature””, nel “”Proceedings of the National Academy of Sciences”” e nel “”Journal of Molecular Biology”” insieme con il premio Nobel Walter Gilbert, isolò il primo repressore. Lucio Luzzatto, che ha scritto la presentazione dell’edizione italiana; lavora attualmente all’Università di Londra. Ematologo, è stato direttore dell’Istituto internazionale di Genetica e Biofisica (IIGB) di Napoli. Contiene: Cap. 8. Engels e la storia della natura vivente Cap. 9. Dal materialismo storico di Engels al lamarckismo di Lysenko L’autore cita un lavoro di H.J. Muller: ‘Lenins Doctrines in Relation to Genetics’ apparso in URSS nel 1934, sembra sia stato ristampato in Occidente (p. 114) “”Engels si interessò anche alle scienze della natura del suo tempo. Egli sospettava che nella natura operassero leggi simili a quelle attive nella storia umana. Le tre leggi di cui credeva di trovare confermata la validità anche nella natura erano: 1) la legge della conversione della quantità in qualità; 2) la legge della compenetrazione degli opposti; e 3) la legge della negazione della negazione; pur non essendo state chiamate leggi da Hegel, esse erano però descritte nella sua ‘Scienza della logica’. Engels raccolse esempi dell’operare di queste leggi in natura. Egli voleva intitolare il suo libro ‘Dialektik (in) der Natur’ (Dialettica della, o nella natura), ma non lo scrisse mai completamente. La ‘Dialettica della natura’, come la conosciamo oggi (per esempio nella forma del volume XX dei Marx/Engels, ‘Werke’), è costituita da abbozzi, aforismi e appunti stesi negli anni fra il 1873 e il 1883. Engels incluse una parte di questi materiali nei primi capitoli del libro ‘Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft’ (Il rovesciamento della scienza del Signor Eugen Dühring), meglio noto come ‘Antidühring’. In questo scritto, apparso dapprima a puntate in «Vorwärts», nel 1877, Engels attaccò un antisemita di nome Dühring (10) (…). Engels non era laureato in scienze, e tanto meno era un professore universitario. Ma anche Darwin e Mendel erano scienziati che svolgevano in forma privata le loro ricerche e non professori. Engels conosceva la chimica e la biologia del suo tempo (sulle sue osservazioni di fisica non posso giudicare). Il suo libro, ovvero lo scheletro del suo libro, è ben fondato, manifesta sicurezza di giudizio e stile fresco e vivace, se non ci attendiamo da lui che anticipi con chiaroveggenza la biologia del futuro. Engels condivideva il sapere e il non sapere, ossia anche gli errori, dei suoi contemporanei meglio informati. Non dobbiamo mai dimenticare che le conoscenze biologiche del suo tempo (1888) erano l’1,5 per cento di quelle attuali, se supponiamo, con de Solla Price, che le conoscenze scientifiche si raddoppino ogni 15 anni. In che modo Engels vedeva la storia del vivente? Dal suo carteggio con Marx risulta che aveva comprato e letto il libro di Darwin ‘The Origin of Species by Means of Natural Selection or the Preservation of Favoured Races in the Struggle of Life’ (L’origine delle specie) subito dopo la sua pubblicazione (24 novembre 1859). L’11 dicembre dello stesso anno, meno di tre settimane dopo, Engels scrisse a Marx (‘Opere’, vol. XL, ‘Lettere 1856-1859’, p. 551): «Il Darwin, che sto appunto leggendo, è proprio stupendo. Per un certo aspetto, la teleologia non era ancora sgominata, e lo si è fatto ora. E poi non è stato ancora mai fatto un tentativo così grandioso per dimostrare uno sviluppo storico della natura, o almeno non così felicemente. Naturalmente bisogna passar sopra al goffo metodo inglese» (11). Marx non si era particolarmente affrettato a leggere il libro di Darwin. Un anno dopo (il 19 dicembre) egli scrisse per inciso in una lettera a Engels (‘Opere’, vol. XLI, ‘Lettere 1860-1864’, p. 145): «Ecco qui il libro che contiene i fondamenti storico-naturali del nostro modo di vedere»”” [Benno Müller-Hill, ‘I filosofi e l’essere vivente’, Milano, 1984] [(10) «…l’unica risposta adeguata alla questione ebraica (può) consistere solo nel far scomparire l’intero tipo in questione» (Dühring, 1901, p. 113); (11) Il giudizio di Mendel era simile. In margine alla copia dell’edizione tedesca della ‘Variation of Animals and Plants under Domestication’ (Das Varieren der Tiere und Pflanzen im Zustande der Domistikation’, Stuttgart, 1868, p. 497) di Darwin conservata nel monastero, Mendel annotò: «…abbandonarsi a un’impressione senza riflettere» (cit. in Richter, 1941, p. 111)] (pag 116-117) Influenza di Malthus su Darwin “”Che cosa aveva in sé di tanto importante lo «stupendo» libro di Darwin? Io penso soprattutto due cose: 1. Darwin aveva raccolto un materiale enorme, da cui discendeva la conclusione inevitabile che gli esseri viventi contemporanei si erano sviluppati da poche forme anteriori, più semplici. Darwin lasciò aperto il problema se gli esseri viventi si fossero sviluppati da una o più origini distinte. Oggi sappiamo che ci fu una sola origine, giacché tutti gli esseri viventi utilizzano lo stesso codice genetico, per la cui forma non è riconoscibile alcuna necessità stringente. 2. Darwin aveva nominato un meccanismo che rendeva possibile tale storia: la «selezione naturale». Molti tra i figli degli organismi superiori muoiono ‘prima’ di raggiungere l’età della riproduzione; quelli che sono meglio adattati alle richieste di un ambiente ostile e mutevole sopravvivono invece sino alla maturità sessuale, si riproducono e trasmettono i loro caratteri favorevoli alla discendenza. Darwin descrisse questa scoperta nella sua ‘Autobiografia’ (1967, p. 63):«Nell’ottobre 1838, vale a dire quindici mesi dopo che avevo iniziato la mia ricerca sistematica, mi capitò di leggere per svago l’opera di Malthus ‘Sulla popolazione’, e siccome la lunga consuetudine ad osservare i costumi degli animali e delle piante m’aveva ben preparato a valutare adeguatamente la lotta per l’esistenza, che non sosta mai e in nessun luogo, sorse in me improvvisa l’idea che in simili circostanze le variazioni favorevoli sarebbero state tendenzialmente conservate e quelle sfavorevoli distrutte. Risultato di ciò doveva essere la formazione di nuove specie. Ecco come alla fine ebbi a disposizione un’ipotesi di lavoro». Nell”Essay on the Principle of Population’ (Saggio sul principio di popolazione; del 1798 è la prima edizione, cui seguirono molte ristampe) Malthus si era posto la domanda del perché la popolazione di un determinato paese aveva in un periodo determinato una determinata grandezza e non fosse invece più o meno estesa. E aveva risposto che una popolazione cresce sempre al massimo delle sue possibilità. Solo la morte per fame poneva dei limiti a una popolazione, poiché il numero delle nascite non poteva essere regolato artificialmente. Engels congetturò giustamente che Malthus avesse esercitato un’influenza su Darwin (1978, p. 51): «Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava, che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico, sono lo stato normale del ‘regno animale’. Solo un’organizzazione cosciente della produzione sociale nella quale si produce e si ripartisce secondo un piano, può sollevare gli uomini al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto per l’uomo come specie…». Engels aveva forse in mente una lettera che Marx gli aveva scritto un decennio prima, nel 1862 (18 giugno; ‘Opere’, vol. XLI, ‘Lettere 1860-1864’, p. 279): «Mi diverto con Darwin, al quale ho dato di nuovo un’occhiata, quando dice d’applicare la «teoria del Malthus» ‘anche’ alle piante e agli animali, come se il succo del signor Malthus non consistesse proprio nel fatto che essa ‘non’ viene applicata alle piante e agli animali, ma invece – con geometrica progressione – soltanto agli uomini, in contrasto con le piante e gli animali. E’ notevole il fatto che, nelle bestie e nelle piante, Darwin riconosce la sua società inglese con la sua divisione del lavoro, la concorrenza, l’apertura di nuovi mercati, «le invenzioni» e la malthusiana «lotta per l’esistenza». E’ il ‘bellum omnium contra omnes’ di Hobbes, e fa ricordare Hegel nella «Fenomenologia», dove raffigura la società borghese quale «regno animale ideale», mentre in Darwin il regno animale è raffigurato quale società borghese». In seguito, per esempio, in un saggio intitolato ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft’ (‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’), Engels utilizzò le metafore darwiniane senza ironia (1970, p. 103): «Il campo del lavoro divenne un campo di battaglia… Tra i singoli capitalisti, così come tra intere industrie e interi paesi, il problema della loro esistenza viene deciso dalle condizioni più o meno favorevoli della produzione, che possono essere naturali o artificiali. Chi soccombe viene eliminato senza nessun riguardo. E’ la lotta darwiniana per l’esistenza dell’individuo, trasportata, con accresciuto furore, dalla natura alla società. Il punto di vista dell’animale nella natura appare come l’apice dell’umano sviluppo. La contraddizione tra produzione sociale e appropriazione capitalistica si presenta ora come ‘antagonismo tra l’organizzazione della produzione nella singola fabbrica e l’anarchia della produzione nel complesso della società’». Marx sospettava che leggi simili determinassero la storia dell’uomo e degli organismi viventi. Egli non svolse peraltro mai esplicitamente questo concetto, ma vi accennò solo, per esempio nel 1867 nel volume I del ‘Capitale’ (1967, pp. 382-383): ‘Le caste e le corporazioni derivano dalla stessa legge di natura che regola la divisione delle piante e degli animali in specie e sottospecie, solo che ad un certo grado di sviluppo l’ereditarietà delle caste o l’esclusività delle corporazioni viene decretata come legge della società. Quali sono dunque le leggi naturali che devono operare ugualmente nella storia degli organismi viventi e nella storia dell’uomo? Esse sono le tre leggi fondamentali della dialettica tratte dalla ‘Scienza della logica’ hegeliana: 1) conversione della quantità in qualità; 2) compenetrazione degli opposti; e 3) negazione della negazione”” [Benno Müller-Hill, ‘I filosofi e l’essere vivente’, Milano, 1984] (pag 117-118) Bucharin (1931) ‘Science at the Crossroads’, sulla storia e sui compiti delle scienze nel capitalismo e nel socialismo (pag 131) Hegel non credeva nell’evoluzione della vita (pag 99) Arons (SPD) e le carte lasciate da Engels sulla ‘Dialettica della natura’ (pag 129-130) Engels, rispecchiamento e riflesso (pag 179-180)”,”MAES-172″ “MÜLLER-HILL Benno”,”Engels e la storia della natura vivente – Dal materialismo storico di Engels al lamarckismo di Lysenko. (Estratto da ‘I filosofi e l’essere vivente’)”,”L’autore cita il libro di H.J. Muller, ‘Lenins Doctrines in Relation to Genetics’ apparso in URSS nel 1934. (pag 114)”,”MAES-175″ “MÜLLER-HILL Benno”,”I filosofi e l’essere vivente.”,”Benno Müller-Hill, nato nel 1933, studiò chimica a Friburgo e a Monaco di Baviera, laurendosi nel 1963 in scienze naturali. Dal 1963 al 1968 lavorò come ‘postdoctoral fellow’ all’Indiana University e alla Harvard University. Dal 1968 è professore di genetica all’Università di Colonia. Ha pubblicato vari articoli in “”Nature””, nel “”Proceedings of the National Academy of Sciences”” e nel “”Journal of Molecular Biology”” insieme con il premio Nobel Walter Gilbert, isolò il primo repressore. Lucio Luzzatto, che ha scritto la presentazione dell’edizione italiana; lavora attualmente all’Università di Londra. Ematologo, è stato direttore dell’Istituto internazionale di Genetica e Biofisica (IIGB) di Napoli. Contiene: 13. Rispecchiamento e riflesso: il cammino della scoperta del vivente (pag 200-215) Engels a nnota (1978, p. 216; MEW, vol. XX, pp. 573, 582 e 583): “”La dialettica del cervello è solo un riflesso (‘Widerschein) delle forme di movimento del mondo reale, della natura così come della storia… Le idee tratte tutte dall’esperienza, immagini speculari (‘Spiegelbilder’) – giuste o deformate – della realtà… Già il giusto rispecchiamento (‘Widerspiegelung’) della natura è estremamente difficile, prodotto di una lunga storia dell’esperienza… Nelle società i rispecchiametni sono ancor più difficili”” (pag 179)”,”TEOC-006-FC” “MÜLLER-JENTSCH Walther JACOBI Otto SCHMIDT Eberhard KESSLER Rainer MERNIZKA Loke DREHER Siegfried WEICK Edgar”,”Sindacati e classe operaia.”,”””Lo sviluppo politico ed economico dagli anni Trenta in poi ci insegna due cose: 1. La società capitalistica può continuare a sussistere soltanto se si assicura il necessario consenso delle masse con la piena occupazione. 2. Il meccanismo di mercato non può con le sue sole forze raggiungere questo scopo. Si rende quindi necessario l’ intervento politico-economico dello stato. Queste due teorie si trovano negli scritti dell’ economista inglese J.M. Keynes. Lo scopo dei suoi studi è quello di trovare un modo di eliminare le forti oscillazioni del ciclo congiunturale, che passa dalla fase di pieno sviluppo a quella di recessione dopo un periodo di tempo più o meno regolare””. (O. Jacobi, pag 94).”,”MGES-010″ “MULLIGAN William”,”Le origini della Prima guerra mondiale.”,”””Una delle conseguenze della crisi bosniaca fu la sempre più diffusa avversione per la Germania, che perdurò fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Anche se era stata l’Austria-Ungheria ad annettere la provincia bosniaca, l’opinione pubblica russa riteneva che Vienna fosse strettamente dipendente da Berlino. L’atteggiamento antitedesco si manifestava in diversi modi: i panslavisti delineavano lo scontro in maniera simile a quella dei pangermanisti, ovvero una lotta tra due razze, e in quest’ottica la fedeltà politica era determinata dalla razza, non dai confini territoriali dello stato. Sin dagli anni Settanta del XIX secolo le guerre commerciali avevano guastato le relazioni tra i due paesi; alla fine del 1909 due uomini d’affari moscoviti, Rianbusinski e Konovalov, fondarono l'”” Utro Rossii””, che adottò una linea di dura contrapposizione agli interessi tedeschi. Gli ottobristi, i progressisti e i cadetti misero regolarmente in guardia Nicola II dai pericoli di un riavvicinamento alla Germania. Sostenevano che quest’ultima volesse semplicemente scindere l’intesa della Russia con la Gran Bretagna e la sua alleanza con la Francia, come mezzo per rendere l’impero zarista dipendente dalla Germania. Per questi gruppi era inoltre una coincidenza fortunata che i loro obiettivi in politica interna potessero essere rafforzati da un’alleanza con le due potenze liberali dell’Occidente. La crisi Liman von Sanders del 1913-1914, il primo confronto diretto tra Russia e Germania nell’impero ottomano, fu seguita nella primavera del 1914 da campagne di stampa ostili in entrambi i paesi. I conservatori russi giudicavano la Germania in maniera più favorevole. Tra costoro vi erano ex-ministri, come Peter Durnovo e Sergei Witte, e il principe V.P. Meshcheresky, direttore di un giornale di destra. Essi ritenevano che la Russia e la Germania avessero in comune interessi ideologici e di politica estera, che le potenze occidentali, Francia e Gran Bretagna, stavano cercando di sconvolgere.”” (pag 205-206)”,”QMIP-198″ “MUMFORD Lewis”,”Il mito della macchina.”,”Intelligenza uomo, congetture disciplinate, deduzioni e analogie, pietre ossa cervello e mente, luce coscienza, libera creatività, specializzazione, lingue, costruttori, tecnica, uomini primitivi, organizzazione sociale, macchina, tecnologia, invenzioni, Leonardo.”,”SCIx-038″ “MUMFORD Lewis”,”Storia dell’ utopia.”,”MUMFORD (1895-1990) sociologo e urbanista americano, ha insegnato all’Univ di Harvard e Yale e in quelle di Princeton e del North Carolina. Nel 1923, insieme a B. MacKAYE fondò la ‘Regional Planning Association of America’ e nel 1933, con H. WRIGHT e A. MEIER, lo ‘Housing Study Guild’. Tra le sue opere tradotte in IT: – Architettura e cultura in America dalla guerra civile all’ultima frontiera. MARSILIO. 1977 – La condizione dell’ uomo. BOMPIANI. 1977 – La città nella storia. BOMPIANI. 1981″,”SOCU-004″ “MUMFORD Lewis”,”Il mito della macchina.”,”Contiene: – I presentimenti di Leonardo da Vinci (pag 392-). Leonardo inventore ed ingegnere. Come Ruggero Bacone, aveva anche lui previsto che: andranno li omini e non si moveranno, parleranno con chi non si trova, sentiranno chi non parla. Ma in un’altra fantasia, scritta in forma di lettera, egli evocava l’immagine di un mostro orrendo che attacca e distrugge l’umanità…. (rispettivamente: l’auto, il telefono, la radio o grammofono, la bomba atomica) (pag 392) finire”,”VARx-108-FV” “MUMFORD Lewis”,”Storia dell’utopia.”,”””Un mappamondo che non includa Utopia non merita neppure uno sguardo..”” (in apertura) Capitolo 11: Le unilaterali utopie di parte. (Critica a Marx e a Lenin. Il socialismo utopistico di Owen è rimasto inefficace, come inefficace è rimasto il socialismo realistico di Marx…) (pag 160) “”E’ possibile che il mondo sia anche un campo di battaglia e un apparto di sfruttamento, è tutto questo, ma anche molto di più; ma ogni tentativo di trattare la questione in maniera globale eliminando tutti gli elementi che qualificano il problema, è destinato a scontrarsi con la dura realtà delle cose; e se la natura di queste cose è sostanzialmente antitetica la stessa riforma è destinata a fallire. Dire questo significa sottolineare ciò che è ovvio. Se fosse necessaria un’ulteriore accentuazione, sarebbe necessaria solo per confrontare le dottrine di Marx, come furono esposte da Lenin all’inizio della Rivoluzione Russa, con le dottrine di Lenin come furono temperate dall’esperienza e dalle circostanze qualche anno più tardi”” (pag 163)”,”SOCU-001-FGB” “MUN Thomas, a cura di Guglielmo FORGES DAVANZATI”,”Il tesoro dell’Inghilterra. Ovvero: La bilancia del commercio è l’indicatore della nostra ricchezza.”,”Guglielmo FORGES DAVANZATI è dottorando di ricerca in Economia politica (Univ. di Napoli) ‘England’s Treasure Forraign Trade’ di Thomas Mun è considerato “”classico del mercantilismo inglese””.”,”UKIE-045″ “MUNAFO’ Gaetano”,”Conoscere Pirandello. Introduzione e guida allo studio dell’ opera pirandelliana. Storia e antologia della critica.”,”La stroncatura di Croce: confuso e inconcludente filosofare. “”Piace segnatamente in tempi di generale discesa del livello mentale e critico, come sono quelli seguiti all’ eretismo e alla distruzioni della guerra, nei quali, per tal ragione, si è potuto credere che il Pirandello, – che non ha mai in vita sua elaborato una proposizione filosofica, e che la sola volta che cercò di svolgere metodicamente un problema (nel libro sull’ umorismo) provò questa sua incapacità -, sia penetrato nel mistero della vita e ne abbia dato o escogitato la soluzione o una serie progressiva di soluzioni (…)””. (pag 242)”,”VARx-151″ “MUNAFO’ Gaetano”,”Quasimodo poeta del nostro tempo. Introduzione e guida allo studio dell’opera di Salvatore Quasimodo. Storia e antologia della critica.”,”I nuclei centrali della sua poesia sono: 1. sentimento di esilio; 2. religione; 3. l’impegno civile”,”VARx-117-FV” “MUNGO Salvatore”,”Prima Lux. Liriche.”,”LETTERATURA POESIA SUD”,”VARx-003-FB” “MUNIS G. introduzione”,”Fomento obrero revolucionario per un secondo manifesto comunista.”,”””il principale scritto di Munis che fu dirigente della IV Internazionale in Spagna nel 1936″””,”ITAC-021″ “MUNIS G.”,”Revolucion y Contrarrevolucion en Rusia. Vol.1. Obras Completas.”,”Nel finale del capitoletto ‘Biografia’ si dice che MUNIS (1911-1989) è venuto in Italia e ha avuto ampie e profonde discussioni con Onorato DAMEN, dirigente del gruppo Battaglia Comunista, e che tra i due nacque simpatia e rispetto. Le tesi del FOR furono diffuse in Italia dal giornale Azione Comunista. A Milano apparvero due suoi testi teorici importanti: Los sindicatos contra la revolucion (1960) e ‘Pro Segundo Manifiesto Comunista’ (1961). (pag 18). Tra le varie biblioteche e archivi che hanno collaborato all’ opera si citano per l’ Italia il Centro Studi Pietro Tresso (Foligno), la Fondazione Feltrinelli (Milano), l’ Istituto Studi Storici Gaetano Salvemini (Torino). (pag 11) MUNIS prese parte alla guerra civile spagnola, fu costretto all’ esilio in Messico. Qui stabilì stretti rapporti con TROTSKY. Internazionalista durante la seconda guerra mondiale, fu coerente nella sua passione per il comunismo nel dopoguerra.”,”RUSU-140″ “MUNIS G. (Manuel Fernandez Grandizo) FERNANDEZ RODRIGUEZ Jaime, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Rectificaciones a / rectificatifs aux Cahiers Leon Trotsky n° 3.”,”Nel mese di giugno del 1991 il Centro Studi Pietro Tresso ha acquisito la maggior parte dei libri del veterano trotskista spangnolo Eduardo Mauricio Ortiz (1902-1986), oltre a collezioni di periodi e documenti vari. Questi materiali comprendevano un esemplare della prima edizione del libro di G. Munis, Jalones de derrota, promesa de victoria. Espana 1930-39, Editorial Lucha Obrera, Mexico, 1948. C’era una che un documento datato Parigi, aprile 1982, in lingua spagnola e nella traduzione francese realizzato verosimilmente dallo stesso Mauricio. Era una rettifica da inviare alla rivista Cahiers Leon Trotsky. (pag 2)”,”TROS-124″ “MUNIS Grandizo, CANNON James P.”,”Defense Policy in the Minneapolis Trial. 1. A Criticism (by Grandizo Munis). 2. An Answer (by James P. Cannon).”,”‘Marxismo e guerra’. “”Il compagno Munis cita con acuta disapprovazione la seguente risposta data a una questione ipotetica concernente il nostro atteggiamento in caso di una eventuale entrata in guerra degli Stati Uniti (ciò avvenne prima della dichiarazione di guerra): “”Una decisione è stata presa, ed è accettata dalla maggioranza del popolo, di entrare in guerra. I nostri compagni devono conformarsi a questo””””. (pag 46) ‘Marxismo e sabotaggio’. “”(…) noi neghiamo nettamente ogni accusa in questo campo. Non – col permesso di Munis – per mancanza di “”valor””, ma perché, come marxisti, non crediamo nel sabotaggio, terrorismo, o ogni altro stratagemma che sostituisce l’ azione degli individui o di piccoli gruppi all’ azione delle masse. Non ci possono essere due posizioni su questa questione. Le autorità marxiste sono totalmente su una posizione – contro il sabotaggio come mezzo indipendente di lotta rivoluzionaria. Questa “”arma”” appartiene all’ arsenale dell’ anarchismo””. (pag 55)”,”TROS-154″ “MUNIS G.”,”Teoría y prática de la lucha de clases. Pro segundo Manifiesto Comunista. Obras Completas Tomo II.”,”””Gli obiettivi dello stalinismo sono: il capitalismo di Stato, la sua dittatura politico-militare e la subordinazione al blocco russo nell’ ordine internazionale. Se tuttavia una parte della classe operaia vota i suoi candidati non è per fiducia in loro, ma per atavismo risultante da mancanza di fiducia anteriore nel domani. Comunque sia, la natura di un partito deve giudicarsi per le sue finalità, per le quali arriva al potere, forma concreta dei suoi interessi come corpo organico. Così valutato, lo stalinismo si pone inconfondibilmente come una reazionaria tendenza capitalistica in concorrenza con quella di vecchio tipo e non incompatibile con quest’ ultima se a causa della concorrenza stessa.”” (pag 137, testo inedito del 1959)”,”MSPx-040″ “MUNIS G.”,”Jalones de derrota promesa de victoria. Critica y teoría de la revolución española, 1930-1939. Obras completas, Tomo IV.”,”””Evidentemente, tale partito era incapace di salvare la rivoluzione. Nella sua vita quotidiana andava comportandosi esattamente come prima, quando Andres Nin era ministro della Generalidad. Le sue relazioni e attività erano quelle di un partito collaborante. (…) Il POUM non uscì dalla passività che le imponeva il suo atteggiamento collaborazionista. Si limitò a fare un reclamo di fronte a Caballero, e come questo si disinteressò del problema, La Batalla, lungi dall’ attaccare il governo Caballero, cercava un riparo nel suo presidente. Quando venne sospesa per la prima volta La Batalla, a fine di marzo, il suo direttore fece pubblicare su ‘Solidaridad Obrera’ una nota di sottomissione alla reazionaria decisione governativa. Naturalmente il POUM voleva resistere. Ma non osava farlo senza la protezione della CNT e di Largo CABALLERO.”” (pag 301-302)”,”MSPx-042″ “(MUNIS G.) GRUPO ESPAÑOL EN MEXICO DE LA IV INTERNACIONAL”,”El Socialist Workers Party y la guerra imperialista.”,”””La SWP ha sempre considerato la difesa dell’ URSS molto unilateralmente, esagerando fino alla inamissibile contraddizione tra l’ Unione Sovietica come un tutto, burocrazia inclusa, e il mondo capitalistico. Da qui sbandò ad una difesa quasi esclusivamente militare, omettendo l’ aspetto della lotta contro lo stalinismo, e a una stima totalmente falsa dell’ obiettivo rivoluzionario dello stalinismo e della pianificazione industriale””. (pag 58) “”La realtà è chiara e diametralmente opposta. La penetrazione dell’ esercito di Stalin in Europa Orientale è un pericolo per la rivoluzione tanto grande come lo fu l’ occupazione di Hitler e come lo è in Europa occidentale la presenza degli eserciti yankee-britannico.”” (pag 61)”,”TROS-159″ “MUNIS G.”,”Parti-Etat. Stalinisme, revolution.”,”””L’ anno 1921 fu cruciale. Gli eserciti della controrivoluzione borghese e zarista furono alla fine vinti. Ma la rivoluzione, essa, è sempre meno viva. Il suo sforzo titanico l’ha estenuata e i suoi errori stanno per preparare una soluzione controrivoluzionaria mai immaginata. Una vecchia statistica dell’ Institut Rockeveller, rapportandola a questo periodo, valuta la produzione russa al 3% di quella del 1913, l’ ultimo anno normale. Si sa che davanti alle requisizioni forzate del comunismo di guerra i contadini rifiutano di produrre al di là dei propri bisogni, tanto che in certe regioni la fame uccide migliaia di persone. Nelle città, un razionamento miserabile esaspera tutti, il mercato nero si diffonde e in modo surretizio genera relazioni con gli uomini di stato, i sindacati, i soviet, il partito fino a certi commissari del popolo””. (pag 39) “”Il Termidoro è introdotto attraverso l’ intervento del partito bolscevico e del suo potere. Lenin vi ha contribuito a sua insaputa, con la Nep, come con il suo Testamento e per le decisioni del X Congresso””. (pag 51) “”E’ l’ Opposizione di Sinistra (trotskista) che formula al meglio l’ opposizione allo stalinismo””. (pag 56) I tre caratteri della controrivoluzione staliniana: terrore poliziesco, falsificazione della sua natura come dei suoi nemici, sfruttamento dei lavoratori attraverso il capitale di Stato. (pag 100)”,”RUSU-181″ “MUNIS Grandizo”,”Lezioni di una sconfitta promessa di vittoria. Critica e teoria della rivoluzione spagnola, 1930-1939.”,”””Ma Munis è un “”profeta disarmato””, attore degli avvenimenti che racconta. La sua concezione della crisi spagnola non sfugge al canovaccio di Trotsky, ossia all’ idea che l’ affermazione storica della borghesia non sia compiuta, che la Spagna non possa affrontare una rivoluzione democratico-borghese perché il capitalismo è ormai destinato alla stagnazione, dunque che solo la rivoluzione socialista avrebbe assolto a quel compito democratico. E pensa che la manovra tattica possa recuperare il ritardo del Partito.”” (pag XXIV) “”Nell’ aprile 1959 Munis teneva una conferenza a Milano; alla fine dello stesso mese incontrava personalmente Cervetto per la prima volta. In giugno Cervetto traduceva dallo spagnolo un articolo di Munis, che sarebbe stato poi pubblicato dall’ autore su Battaglia Comunista nei numeri di novembre e dicembre 1959.”” (pag XXV) “”Nel gennaio 1960 Munis teneva una conferenza a Genova, organizzata nei locali di piazza Embriaci dal gruppo operaio di Iniziativa Sindacale””. (pag XXV) “”Munis da Città del Messico, dopo l’ assassinio di Trotsky, inizierà ad elaborare con Natalija Sedova le posizioni che sfoceranno nella denuncia dell’ URSS come ‘capitalismo di Stato'””. (pag XXV) “”Dovrebbe essere chiaro a chiunque che la rivoluzione è stata completamente annientata dallo stalinismo. Ciononostante voi continuate a dire che sotto quell’ inaudito regime la Russia è ancora uno Stato operaio. La verità è che lo stalinismo e lo Stato staliniano non hanno assolutamente niente in comune con uno Stato operaio e con il socialismo; del socialismo e della classe operaia essi sono i più pericolosi nemici””. (pag 503, N. Sedova-Trotsky, Lettera all’ esecutivo della Quarta Internazionale, 1951)”,”ELCx-093″ “MUNIS Grandizo”,”Lezioni di una sconfitta promessa di vittoria. Critica e teoria della rivoluzione spagnola, 1930-1939.”,”””Un movimento rivoluzionario ha per sua propria natura carattere di eccezionalità. E’ quindi necessario assestare alla borghesia un colpo dopo l’ altro, obbligarla a retrocedere senza darle respiro. Se dopo una vittoria parziale il proletariato non continua nella sua avanzata, dà tempo alla borghesia di riprendere fiato e riorganizzare per il contrattacco le forze disarticolate. Ciò avrà come conseguenza l’ allentamento della coesione nel campo rivoluzionario e il calo del fattore morale indispensabile al combattimento, la perdita delle posizioni conquistate, la sfiducia nella capacità delle masse di conseguire una vittoria decisiva. Questo fu il duplice effetto – nuovo vigore alla reazione e confusione nel proletariato – prodotto dalla retromarcia che il Fronte popolare impose all’ offensiva delle masse vittoriose, e grazie ad esso la reazione poté decidere di tornare all’ attacco. Non si può impunemente ostacolare la dinamica delle classi sociali! La storia ci fornisce importanti esempi che lo confermano. Durante la Rivoluzione francese gli emigrati, la monarchia e i suoi governi alleati alla Prussia e all’ Inghilterra fecero tutto il possibile per trattenere i girondini al potere sapendo che i sanculotti e i giacobini erano decisi a non lasciare pietra su pietra del vecchio edificio feudale; e anche in Russia, al cadere dello zarismo, il governo Kerenskij divenne l’unica garanzia per la reazione nazionale e internazionale di fronte alle masse e ai bolscevichi. Se in entrambi i casi le classi rivoluzionarie non avessero incontrato i partiti che le condussero alla vittoria finale, la reazione si sarebbe aggregata alla rivoluzione per poterla poi soffocare con le sue mani insieme ai conciliatori girondini e ai seguaci di Kerenskij. Ebbene, sotto la minaccia della tremenda offensiva rivoluzionaria che stava per scatenarsi, il governo del Fronte popolare era indispensabile alla reazione perché solo lui poteva assestare i primi colpi al movimento delle masse, dandole il tempo e mettendola nelle condizioni necessarie per contrattaccare. Se in quel momento i partiti operai avessero rifiutato il loro appoggio al governo orientandosi senza riserve verso la rivoluzione, la destra, dal Partido Radical alla Falange, sarebbe corsa a sostenerlo. Lo fece simbolicamente, come dimostrò l’ atteggiamento di Gil Robles, benché i socialisti e gli stalinisti non avessero la più remota intenzione di attentare al capitalismo. La reazione fu così salvata direttamente dal Fronte popolare, e ben presto si sarebbe sentita in condizioni di procedere per proprio conto alla liquidazione completa del pericolo rivoluzionario, quando, ritirata ogni fiducia al governo frontista, avrebbe iniziato la mobilitazione delle sue forze per schiacciare le masse senza più bisogno dei conciliatori. Come altro qualificare se non come tradimento la posizione assunta dai partiti operai del Fronte popolare?””. (pag 241-242)”,”MSPG-178″ “MUNIS Grandizo”,”Leçons d’une défaite, promesse de victoire. Critique et théorie de la révolution espagnole, 1930-1939. (Jalones de derrota: promesa de victoria, España 1930-39)”,”Il comunista rivoluzionario Grandizo MUNIS (1912-1989) militante dagli anni trenta nnel movimento di opposizione allo stalinismo che si richiamava a Lev Trotsky, diresse il piccolo gruppo rivoluzionario di bolscevichi-leninisti di Spagna durante la guerra civile. Imprigionato nel 1938 da parte degli staliniani e minacciato di morte, riuscì a fuggire e a rifugiarsi in Francia e quindi in Messico. Durante la guerra sviluppa una riflessione politica che lo porta ad abbandonare le posizioni del trotskismo in particolare riguardo all’ URSS, di cui denuncia la natura sociale di capitalismo di stato. Rientrato in Europa nel 1948, si stabilisce in Francia, ove continua la sua lotta per il comunismo come dirigente di ‘Ferment Ouvrier Révolutionnaire’. “”En 1935, la crise des organisations ouvrières n’épargne pas l’ Izquierda Comunista. Au sein de cette dernière, Munis soutient le courant d’Estaban Bilbao qui propose d’entrer – avec un droit de fraction et avec son propre programme – dans les Juventudes Socialistas, à cette époque alignées sur les positions de condamnation du réformisme et du stalinisme et sympathisantes déclarées de la Quatrième Internationale. Cette solution avait été déjà proposée par Trotsky dès le début de 1933. Toutefois, l’ adhésion aux Juventudes Socialistas ne sara pas totale, car ces dernières seront bientôt phagocytées par le stalinisme grâce aux bons offices de ses dirigeants Santiago Carrillo et Federico Melchor qui retournent leur veste à Moscou. Munis s’oppose également au courant d’ Andréis Nin et Juan Andrade qui, à la fin de 1935, fusionne avec le catalaniste Bloque Obrero y Campesino de Joaquín Maurín pour former le POUM, parce que cette fusion signifie à ses yeux l’ abandon des principes révolutionnaires.”” (pag XXXV)”,”ELCx-095″ “MUNIS G.”,”Jalones de Derrota promesa de victoria. Crítica y teoría de la revolución española (1930-1939).”,”G. Munis (1911-1989) se incorporó desde muy joven a la lucha politica, partecipando activamente en los conflictos sociales del inicio de los años treinta, preludio de la gran tormenta revolucionaria de 1936. En ella defendió enérgicamente las realizaciones de la revolució social. Exiliado e México después de la derrota, entabló estrecha relación con León Trotsky. Internacionalista durante la segunda guerra mundiali, conservó hasta el final de sus dias la pasión por el comunismo, convencido de que la clase obrera seria capaz, finalmente, de batir al capitalismo”,”MSPG-021-FL” “MUNIS G.”,”Revolución y Contrarrevolución en Rusia.”,”G. Munis (1911-1989) se incorporó desde muy joven a la lucha politica, partecipando activamente en los conflictos sociales del inicio de los años treinta, preludio de la gran tormenta revolucionaria de 1936. En ella defendió enérgicamente las realizaciones de la revolució social. Exiliado e México después de la derrota, entabló estrecha relación con León Trotsky. Internacionalista durante la segunda guerra mundiali, conservó hasta el final de sus dias la pasión por el comunismo, convencido de que la clase obrera seria capaz, finalmente, de batir al capitalismo Prefacio, agradecimientos, biografia, introducción al pensamiento politico de Munis, presentación al primer tomo,”,”RIRO-090-FL” “MÜNKLER Herfried”,”Imperi. Il dominio del mondo dall’antica Roma agli Stati Uniti. (Tit.orig.: Imperien. Die Logik der Weltherrschaft)”,”MÜNKLER H. è professore di scienza politica nella Humboldt Universität di Berlino. Tra i suoi lavori più recenti: ‘Die neuen Kriege’ (2005) e ‘Der Wandel des Krieges. Von der Symmetrie zur Asymmetrie’ (2006). Cartine su: IMPERO MARITTIMO ATENIESE ROMANO CINESE HAN MONGOLO RUSSO OTTOMANO SPAGNOLO PORTOGHESE COMPAGNIA INDIE ORIENTALI BRITANNICO FRANCESE ALTRI PAESI EUROPEI IMPERI COLONIALI”,”RAIx-266″ “MUNRO FOX H.”,”La personalità degli animali. Un affascinante problema della natura.”,”MUNRO FOX H., professore all’ Università di Birmingham, e poi al Bedford College di Londra, è membro della Royal Society, direttore delle ‘Biological Reviews e presidente onorario della Società di Storia Naturale di Londra. Ha osservato fin da ragazzo la vita degli animali e ha raccolto fossili. laureato a Cambridge, ha compiuto studi di zoologia. Pare che alcuni animali siano realmente capaci di contare, anche se in maniera elementare. L’A distingue, anche per gli esseri umani, il tempo mentale, che varia in base all’ età (scorre più lento nei giovani e più veloce negli anziani), dal tempo astronomico reale (pag 114). L’A racconta il caso del cavallo chiamato Bravo Hans nella Germania d’ inizio secolo. L’ animale eseguiva correttamente addizioni, conversione di frazioni in decimali ecc. La risposta avveniva per mezzo di un certo numero di colpi di zoccolo. L’ animale fu oggetto di indagine da parte di un comitato di scienziati. Che non spiegò il fenomeno fino a che un altro studioso scoprì che il cavallo sapeva dare risposta alle domande di cui i presenti conoscevano la risposta e non alle domande la cui risposta non era conosciuta dai presenti. Il cavallo leggeva quei movimenti impercettibili del corpo che uomo inconsciamente effettuava quando il numero dei colpi dello zoccolo coincideva con la risposta esatta.”,”SCIx-126″ “MÜNSTER Arno”,”Trotzkis Theorie der permanenten Revolution.”,” MÜNSTER Arno nato nel 1942, ha studiato in una università tedesca e presso l’Ecole pratique des hautes etudes a Parigi al seguito di Lucien Goldmann. Si è laureato a Friburgo nel 1971. Dal 1968 ha svolto attività di giornalista (freelance) a Parigi. Ha curato le opere di Blanqui in tedesco e in francese. Ha pubblicato un lavoro sul maggio parigino del 1968. Ruolo di Parvus nella prima elaborazione della teoria della rivoluzione permanente (analisi della guerra russo giapponese del 1905, della crisi internazionale e delle conseguenze degli avvenimenti del 1905 in Asia per la Russia)”,”TROS-248″ “MUNTANER Ramon a cura di GIARDINI Cesare”,”La spedizione dei Catalani in Oriente.”,”La Cronica di MUNTANER rimane uno dei grandi testi della storiografia catalana e uno dei più notevoli di tutto il Medioevo. I catalani erano tanto temuti che in Grecia per secoli la peggiore delle maledizioni era “”Ti colga la vendetta dei Catalani””. In quelle regioni il nome di Catalano è sinonimo di selvaggio, bandito, malfattore. I Genovesi erano ostili alla Compagnia catalana perché temevano che le loro ambizioni potessere minacciare le posizioni di predominio nell’ impero bizantino.”,”SPAx-028″ “MUNTANER Ramon, a cura di Cesare GIARDINI”,”La spedizione dei Catalani in Oriente.”,”Ramon Muntaner nato a Peralada nel 1265 morto a Ibiza, Baleari nel 1336, uomo d’azione e scrittore nel Mediterraneo dove ha concorso a combattere contro Veneziani, Genovesi, Turchi e Greci.”,”SPAx-002-FFS” “MUNTHE Axel”,”La storia di San Michele.”,”Axel Munthe, medico di fama internazionale, La storia di San Michele (The Story of San Michele) è un’opera letteraria, scritta da Axel Munthe, pubblicata per la prima volta a Londra dall’editore John Murray nel 1929, ed arrivata in Italia, con l’edizione dei Fratelli Treves, nel 1932. Calata nella realtà di un’Europa cancellata dalla prima guerra mondiale, ed elaborata in un momento particolarmente doloroso dall’autore, ormai anziano e malato agli occhi, quest’opera coglie il legame profondo che intreccia ogni esistenza alle altre, e in particolare quello presente tra Munthe e Capri, isola che il medico riconoscerà come proprio luogo di elezione, nel quale essere propriamente se stesso. (wikip)”,”VARx-006-FGB” “MÜNTZER Thomas (MÜNZER), a cura di Emidio CAMPI”,”Scritti politici.”,”””Per la prima in italiano gli scritti del “”profeta del cristianesimo rivoluzionario””, teorizzatore della sovranità popolare e del diritto di resistenza al principe. Un teologo “”politico”” che per primo ha espresso una critica da sinistra della riforma luterana”” (quarta di copertina) Emidio Campi nato nel 1943 ha compiuto gli studi di teologia protestante a Roma e Tubinga (1963-1970). Membro della segreteria del Movimento Cristiano Studenti ha collaborato con saggi storici e teologici a riviste italiane ed estere. Ha compiuto ricerche sotto la guida del Prof. Jürgen Moltmann dell’Università di Tubinga sul pensiero müntzeriano e ha scritto una biografia di Thomas Müntzer. Paragrafo 5. ‘Engels e l’interpretazione marxista classica’ (pag 54-55) del capitolo II. ‘Storia dell’interpretazione müntzeriana’ Engels si preoccupa di cogliere il nesso tra il Müntzer teologo e il Müntzer rivoluzionario “”Le presentazioni di Müntzer che nella prima metà dell’800 vengono fatte nelle varie Enciclopedie, nei manuali di storia dei dogmi e della chiesa continuano ad essere ancora fortemente influenzate dalla ‘Histori’ di Melantone ed ignorano le ricerche dello Strobel e di Seidemann. Una rara eccezione è rappresentata da Wilhelm Zimmermann (41). Storico social-democratico con una intensa attività politica (partecipò tra l’altro alla Assemblea nazionale tedesca di Francoforte del 1848), Zimmermann è particolarmente interessato a Müntzer ed egli compie le sue feconde ricerche con simpatia verso questo misconosciuto uomo della Riforma. Egli si collega direttamente a Strobel e alla sua interpretazione: il significato di Müntzer consisterebbe nella applicazione sociale e politica della riscoperta della libertà cristiana fatta dalla riforma luterana. Inoltre, aprendo una nuova strada nella storia degli studi müntzeriani, egli considera Müntzer nel quadro più vasto degli inizi della rivoluzione europea. Quest’ultima tesi non poteva passare inosservata a Friedrich Engels (42), che pur criticando abbondantemente l’opera di Zimmermann, se ne servirà largamente. Lo studio di Engels era stato preceduto da un articolo comparso nel giornale inglese «The New Moral World» del 18.11.1843 intitolato: «Progressi delle riforme sociali sul continente». Il titolo è indicatore degli interessi che muovono Engels ad occuparsi di Müntzer; e in generale della guerra dei contadini: si tratta per lui di cogliere il problema politico-sociale di quell’epoca. Müntzer è il «rivoluzionario plebeo» in contrapposizione a Lutero, «il riformatore borghese». La sua teologia e la sua attività hanno, secondo Engels, due obiettivi polemici: uno è il cattolicesimo, interessato al mantenimento dello ‘statu quo’: potere dell’impero, clero, nobiltà; l’altro è la riforma luterana, legata alla borghesia nascente che spera d’arricchirsi con la confisca dei beni ecclesiastici e di guadagnare maggiore indipendenza di fronte all’ordine economico conservatore del tempo. Si tratta dunque, secondo Engels, di una lotta non solo contro il nemico esterno (cattolicesimo), ma anche e allo stesso tempo contro la deviazione interna della riforma. Engels si preoccupa di cogliere il nesso tra il Müntzer teologo e il Müntzer rivoluzionario e tale nesso consisterebbe nella concezione müntzeriana del Regno di Dio. Per Müntzer il Regno non sarebbe trascendente, «ma da cercare in questa vita, da realizzare sulla terra». Per Regno egli intenderebbe uno «stato sociale in cui non esistono più né differenze di classe, né proprietà privata e né potere statale estraniato», una società in cui «tutti i lavori e tutti i beni fossero comuni e fosse applicata una completa eguaglianza». Nonostante il ‘pathos’ con cui scrive, Engels non giunge ad identificare – come accadrà invece un secolo più tardi per la maggior parte degli studiosi marxisti – Müntzer e la rivolta contadina né con il suo tempo, né con la rivoluzione proletaria. Proprio perché ha imparato troppo bene la lezione dello storicismo, egli resta alla realtà storica effettuale e parla con estrema sobrietà della lega degli eletti come di una «anticipazione del comunismo» e di Müntzer come di un «profeta della rivoluzione». La tesi di Engels ritorna, con differenti accenti, nel periodo dell’ortodossia marxista: per August Bebel (43), che pure scrive poco dopo Engels, l’unione tra teologia e prassi rivoluzionaria è persa: Müntzer è soltanto «rappresentante degli strati rivoluzionari del popolo». Anche Karl Kautsky (44), il teorico della social-democrazia tedesca, non ha più colto in Müntzer l’unità tra teologia e rivoluzione, idealizzandone unicamente l’aspetto rivoluzionario. Questi studi sono rappresentativi dell’interpretazione marxista classica di Müntzer”” (pag 53-55) [Emidio Campi, ‘Engels e l’interpretazione marxista classica’ (pag 54-55) del capitolo II. ‘Storia dell’interpretazione müntzeriana’, (in) Thomas Müntzer, ‘Scritti politici’, Claudiana, Torino, 1972] [(41) W. Zimmermann, ‘Allgemeine Geschichte des grossen Bauernkrieges’, Stuttgart, 1841-1843; (42) F. Engels, ‘Der deuschte Bauernkrieg’, Berlin, 1850, trad. it., Milano, 1970; (43) A. Bebel, ‘Der deutsche Bauernkrieg mit Berücksichtigung der hauptsächlichsten socialen Bewegungen des Mittelalters’, Braunschweig, 1876; (44) K. Kautsky, ‘Die Vorläufer des neueren Sozialismus’ (1894), vol. II, Stuttgart, 1913]”,”TEOP-074-FMB” “MURA Giancarlo”,”W.I. Lenin. Teoria e prassi.”,”Nell’introduzione MURA cita un brano del saggio di Alessandro NATTA ‘Sulla concezione leninista del partito’.”,”LENS-010″ “MURA Gaspare”,”Angoscia ed esistenza. Da Kierkegaard a Moltmann. Giobbe e la “”sofferenza di Dio””.”,”MURA Gaspare studioso dell’ermeneutica religiosa.”,”RELx-055″ “MURA Virgilio”,”La teoria democratica del potere. Saggio su Rousseau.”,”Virgilio Mura (Sassari, 1944) insegna filosofia della politica nell’ Università di Sassari. Tra i suoi lavori “”Cattolici e libertari nell’età giolittiana’ (1976). “”Il processo di formazione dello Stato borghese avviene dunque a prescindere da Rousseau, al quale continuano a richiamarsi movimenti politici minoritari e ideologi isolati. Per Babeuf e Louis Blanc, Rousseau diviene il profeta della rivoluzione mancata (e tradita) e quindi il profeta di una nuova rivoluzione, quella “”socialista”” (19). Lo stesso Marx, soprattutto il giovane Marx, pur senza riconoscerlo esplicitamente, nell’impostare il discorso sullo Stato rappresentativo moderno sembra debitore di Rousseau non solo per quel che riguarda il punto di vista ideale che assume nella critica della dicotomia ‘citoyen-bourgeois’, ma altresì riguardo a temi dottrinali più specifici, quali la concezione della libertà come partecipazione e dell’eguaglianza, della rappresentanza e della divisione dei poteri, senza che per questo si debba giungere a considerare Rousseau un precursore di Marx (nel bene e nel male) né Marx il continuatore della linea rivoluzionaria, il rifinitore e l’integratore (attraverso lo studio dell’anatomia della società civile) della teoria politica russoviana (20). Così postulare la libertà politica non come libertà dallo Stato, ma come libertà che si realizza nello Stato e attraverso lo Stato (21), Rousseau mostra di credere che la migliore garanzia per difendere l’individuo dagli abusi del potere sia non un’astratta delimitazione della sfera di intervento dello Stato, ma l’effettiva socializzazione del potere stesso”” (pag 125-127) [Virgilio Mura, ‘La teoria democratica del potere. Saggio su Rousseau’, Edizioni Ets, Pisa, 1979] [(19) Roussel, ‘J.J. Rousseau en France aprés la révolution’, cit., p. 557; (20) Sul “”debito”” del marxismo nei confronti di Rousseau, l’autore che si spinge più in là, che porta, come egli stesso dice, “”il discorso alle sue estreme conclusioni””, è sicuramente Colletti, il quale afferma: “”per quanto concerne la teoria ‘politica’ in senso stretto, Marx e Lenin non hanno aggiunto nulla a Rousseau, salvo l’analisi (certo assai importante) delle ‘basi economiche’ dell’estinzione dello Stato”” (‘Rousseau critico della “”società civile””‘, cit. p. 250. Il rapporto Rousseau-Marx è stato messo in rilievo in Italia, intorno agli anni quaranta, da Galvano della Volpe in una serie di scritti poi raccolti in ‘Rousseau e Marx’, Editori Riuniti, Roma, 1956. Rilevanti contributi all’arricchimento e allo sviluppo delle tesi dellavolpiane (che privilegiano eccessivamente – e immotivatamente -, all’interno delle opere di Rousseau, il ‘Discorso sull’ineguaglianza’), ha recato oltre a Colletti (…) anche U. Cerroni; (21) Colletti, ‘Rouseau politico’, cit., p. 207. La libertà di cui parla Rousseau non è tanto la libertà dell’individuo, quanto la libertà degli individui riuniti in società (…)]”,”TEOP-042-FMB” “MURACA Giuseppe”,”Luciano Bianciardi, uno scrittore fuori dal coro.”,”Giuseppe Muraca è docente di Lettere. Ha pubblicato ‘Da il Politecnico a Linea d’ombra’ (Poggibonsi, Lalli, 1990) e ‘Utopisti ed eretici nella letteratura italiana contemporanea (Rubbettino). “”La realtà maremmana offre a Bianciardi e Cassola lo spunto per dare il via a una serie di inchieste giornalistiche che culmineranno con quella sulle condizioni dei minatori. Ma, oltre a questa, vanno tenuti in considerazione i reportage sui boscaioli e sulla piccola e particolare comunità religiosa del Monte Amiata, capeggiata da David Lazzaretti, pubblicati su “”L’Avanti””. In questi articoli-inchiesta il registro muta sensibilmente, la leggerezza e l’arguzia degli ‘Incontri provinciali’ viene accantonata in favore dell’analisi delle fasce più deboli. Questa esperienza si conclude (in realtà non si concluderà mai, sara sempre ben presente nel ricordo di Bianciardi) con la stesura di ‘Ira e lacrime a Ribolla’ (“”Il Contemporaneo””, 15 maggio 1954) che rievoca il giorno dei funerali dei quarantatré minatori morti nella tragedia del 4 maggio 1954. E’ un pezzo di “”cronaca vera”” struggente, emozionante, intenso in cui Bianciardi riversa tutto il suo dolore e la rabbia per la morte degli amici minatori: una tragedia annunciata che ha lasciato nello sconcerto un’intera provincia e che poteva benissimo essere evitata”” (pag 76)”,”CONx-209″ “MURACA Giuseppe”,”Utopisti ed eretici nella letteratura italiana contemporanea. Saggi su Silone, Bilenchi, Fortini, Pasolini, Bianciardi, Roversi e Bellocchio.”,”Giuseppe Muraca insegnante di Lettere. Ha pubblicato: ‘Il primo Palazzeschi’ (1985) ‘Dal ‘Politecnico’ a ‘Linea d’ombra” (1990) e vari saggi sulla letteratura italiana contemporanea. “”Insomma, i giovani della “”generazione bruciata”” erano orgogliosi di vivere e di svolgere il loro impegno in provincia: per loro essa rappresentava un osservatorio privilegiato; «culturalmente, era la novità, l’avventura da tentare» (10), mentre Roma era una città molto bella ma «parassitaria», che «succhiava la provincia, per vivere di splendida rendita», e Milano appariva ancora lontana, completamente integrata nella civiltà industriale (11). Era stata la guerra a cambiarli, a fargli maturare la scelta di impegnarsi per una cultura profondamente rinnovata, «moderna e spregiudicata», una cultura che fosse strumento di liberazione, capace di rapportarsi alla «realtà storica e sociale» e di stare dalla parte dei contadini, dei badilanti e dei minatori. (…) Bianciardi condanna categoricamente gli orrori della guerra, ma nello stesso tempo considera l’esperienza bellica il momento in cui la sua generazione è riuscita a conquistare la piena consapevolezza del proprio ruolo, delle differenze e dei conflitti sociali. Come si può notare, la sua concezione politica, culturale ed umana è tipica di quegli anni di rinnovamento e di entusiasmo, ma il suo discorso assume dei connotati abbastanza singolari. Infatti, a suggestioni vittoriniane e pavesiane i giovani della «generazione bruciata» univano i valori di un socialismo anarchico, libertario e pacifista, al mito di un’America grande e sterminata il sogno di un nuovo umanesimo, di un «mondo nuovo» basato sugli ideali di solidarietà umana, di libertà e di uguaglianza. Nel quadro di quella visione palingenetica della storia all’intellettuale veniva assegnato un ruolo di grande responsabilità, quello di esser il «sale della terra», «l’ingegnere dell’anima» guida e motore del processo storico. Tuttavia, i giovani non si consideravano affatto dei comunisti veri e propri bensì degli anarcoidi che rifiutavano qualsiasi ortodossia di partito e facevano riferimento al PCI togliattiano in quanto, negli anni della guerra fredda e della egemonia comunista e in quella determinata realtà, per un intellettuale di sinistra quella era per molti versi, una scelta obbligata”” [‘L’autobiografia letteraria di Luciano Bianciardi’] (pag 111-112) [(10) L. Bianciardi, ‘Il lavoro culturale’, cit., p. 19; (11) Ivi, pp. 20-21]”,”ITAB-335″ “MURACCIOLE Jean-Français”,”Histoire de la Résistance en France.”,”In bibliografia riportati i volumi di H. Noguères [Storia della resistenza in Francia, 5 volumi, 1967-1981 (Histoire de la Resistance en France); ‘La vie quotidienne des résistants’ (1984)”,”FRAV-168″ “MURAT Ines”,”Colbert.”,”Discendente di COLBERT, Ines MURAT ha avuto accesso agli archivi di famiglia. E’ autrice presso Fayard di ‘Napoleon ou le Reve americain’.”,”FRAA-038″ “MURATORI Lodovico Antonio, a cura di Giorgio FALCO e Fiorenzo FORTI”,”Opere di Lodovico Antonio Muratori. Dal Muratori al Cesarotti. Tomo I.”,”24 L’abuso della forza (pag 184) “”E si osserverà che dovrebbe ben la ragione essere la dispensiera e l’imperatrice di tutto; ma bene spesso non è che la forza la qual muove tutte le ruote e signoreggia in non poca parte del mondo. Forza che viene dalla possanza dell’armi; forza che procede dal buon vento de’ comandi o dalla maggior copia degli amici potenti; forza che nasce dal danaro, ben applicata a tempo e luogo, da cui si forma quel solenne incantesimo che tutto dì possiamo aver sotto gli occhi. E onde mai viene se non di qua che la giustizia, sì pronta contra de’ poveri, non ha poi mani contra de’ ricchi? e miriamo talora dispensati i posti e i favori non a chi più merito, ma a chi ha più protettori? e giugnere talvolta infino degli empi o degli scellerati, non che degl’inetti, ai primi ministeri, con risentirne poi immensi danni l’inotero popolo suggetto? o pure forza che viene dal saper usare la cabala, la ciarlataneria, l’adulazione, la buffoneria e dal saper formare delle segrete leghe per sostenere sé e i suoi, e per abbattere o screditare chiunque tenta di opporsi o si teme che possa un giorno opporsi, o pure non ha la fortuna o la voglia d’essere del loro partito”” (pag 184-185)”,”TEOP-467″ “MURIALDI Paolo”,”Il giornale.”,”——————— Autore, Bibliografia ———————– Paolo Murialdi, giornalista, insegna Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa a Torino. E’ stato redattore capo de “”Il Giorno”” (1956 – 1973), presidente della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) dal 1974 al 1981, consigliere di amministrazione della RAI (1993 – 1994). E’ fondatore e direttore della rivista “”Problemi dell’informazione”” ed è autore di numerosi volumi, fra cui il fortunatissmo “”Come si legge un giornale””, pubblicato da Laterza e più volte ristampato. “”La stampa italiana del dopoguerra, 1943-1972″” (Laterza, 1978. 2 voll), “”La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo”” (Laterza, 1996).”,”E1-MEIT-002″ “MURIALDI Paolo”,”La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo.”,”Paolo MURIALDI è stato redattore del ‘Corriere della Sera’ e capo redattore del ‘Giorno’, fondatore e redattore della rivista ‘Problemi dell’ informazione’. E’ docente di storia del giornalismo. “”Due sondaggi compiuti nel marzo 1949 e nel luglio 1950 su circa 3.000 intervistati, registrano sensibili mutamenti. I lettori consueti dei giornali d’ informazione salgono dal 45 al 62%, e quelli degli organi dei due partiti di estrema sinistra calano dal 23 al 15%. Inoltre, tra i lettori regolari dei quotidiani le donne sono in minoranza nettissima””. (pag 91) “”Stando ai rilevamenti di un istituto di credito le tirature delle testate maggiori nel 1955 sono queste: “”Corriere della Sera, 400-450 mila copie al giorno; “”Corriere d’ informazione””, 180-200 mila; “”L’ Unità””, con quattro edizioni, 500 mila; “”La Gazzetta dello Sport””, 230-250 mila; “”La Stampa””, 230-250 mila; “”Il Messaggero””, 140-150 mila; “”Il Gazzettino””, 120-130 mila””. (pag 133)”,”EDIx-040″ “MURIALDI Paolo”,”La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo, 1943-1995.”,”MURIALDI è nato a Genova nel 1919. E’ stato redattore del ‘Corriere della Sera’ e dal ’56 al ’73, caporedattore de Il Giorno. Presidente della Federazione della stampa dal 1974 al 1981 fondatore e direttore della rivista ‘Problemi dell’ informazione’. Tiene corsi di giornalismo. “”Tuttavia De Benedetti procede con ostentata sicurezza. Dichiara che la Mondadori sarebbe diventata una holding della comunicazione e che guarda a Telemontecarlo come una base per una pay-tv, d’ intesa con Canal Plus francese. Il 1° settembre dice che la sua quota di azioni privilegiate è ormai del 70% mentre per le azioni ordinarie c’è l’ intesa con i Formenton. In realtà, la Cir non ha la maggioranza nella Amef””. (pag 242)”,”EDIx-043″ “MURIALDI Paolo”,”Come si legge un giornale.”,”MURIALDI è stato per molti anni caporedattore del ‘Giorno’ e ora (1975) presidente della Federazione nazionale della stampa. E’ nato a Genova nel 1919, laureato in giurisprudenza ha iniziato la professione giornalistica al ‘Secolo XIX’. Partigiano nell’Oltrepo’ pavese si è poi trasferito a Milano pria al ‘Giorno’ poi a ‘Milano-Sera’, ‘Avanti!’, ‘Umanità’ e ‘Corriere della Sera’.”,”EDIx-111″ “MURPHY Kevin”,”Revolution and Counterrevolution. Class Struggle in a Moscow Metal Factory.”,”Kevin Murphy teaches history at the University of Massachusetts, Boston. He is currently working on a study of the role of trade unions in Soviet society. Archives, Glossary of Terms, Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Notes, Index, International Studies in Social History Volume 6,”,”RIRO-077-FL” “MURRAY Alexander”,”Ragione e società nel Medioevo.”,”MURRAY Alexander insegna storia medievale all’University Colelge di Oxford. Si è occupato di mentalità religiosa nel XIII secolo e ha pubblicato una ‘Storia del suicidio nel Medioevo’. “”Il disprezzo degli uomini di lettere per il contadiname con i suoi riferimenti all'””invidia”” dei rustici e al costante conflitto tra loro e il clero farebbe pensare ad un conflitto di classe già nel medioevo. Conflitti ce ne possono esser stati; ma bisogna vedere bene quali classi vi erano coinvolte. Nel capitolo XI diremo qualcosa sulle variazioni del significato del termine “”clero””: non sempre significava quel che noi intenderemmo con esso. Altre considerazioni suggeriscono, inoltre, che era l’uomo istruito in quanto tale, e non l’ecclesiastico, ad essere maggiormente tentato di deprezzare il contadino. Uno di esse è che nel XII e XIII secolo la patria di questo motivo letterario era la Francia, le cui scuole ed università la rendevano per riconoscimento generale un paese straordinariamente colto””. (pag 251)”,”STOS-156″ “MURRAY R. Emmett”,”The Lexicon of Labor. More Than 500 Key Terms, Biographical Sketches and Historical Insights Concerning Labor in America.”,”Robert Emmett Murray (1939-2008) ha avuto il nome dal patriota irlandese Robert Emmet dell’inizio del diciannovesimo secolo. Murray dopo l’università è entrato nel mondo del lavoro e nell’attività sindacale. E’ vissuto per anni in Messico, quindi è diventato reporter e direttore di alcuni giornali. Ha poi svolto attività giornalistica nel Seattle Times (1971).”,”MUSx-308″ “MURRI Romolo”,”Cavour.”,”””In Cavour l’ idea italiana si era così venuta facendo il suo uomo. Se lo era fatto con ogni cura; lo aveva preso di sé, conquistato tutto gelosamente, affascinato, fatto pronto a sfidare partiti, diplomazia, re, l’ Europa intera ostile, se fosse stato necessario, a preparare l’ insurrezione, la guerra a coltello, anche di donne e di fanciulli””: (pag 46) “”Nato per comandare, egli sarà più tardi every inch a prime minister, con una sicurezza di sé ed agilità di movimenti ed economia di mezzi che nessun uomo di Stato italiano ha poi posseduto eguale. Ma al suo animo egualmente che alla sua visione della vita ripugna ascendere al potere e il conservarlo come un cortigiano”” (pag17)”,”ITAB-118″ “MURY Gilbert”,”Le sang ouvrier. Les accidents du travail.”,”MURY Gilbert è agregé di filosofia. ‘Militante marxista leninista’ revocato dalla sua cattedra di sociologia all’ Università di Bordeaux. Si è schierato a favore degli immigrati, degli O.S., dei senza-casa e degli infortunati sul lavoro. Ha pubblicato vari libri. La tristezza operaia. “”Resta da chiedersi se questa fatica oggettiva, biologica, controllabile, non si dia anche luogo a un sentimento di fatica che, secondo molti psicologi, può avere lo stesso ruolo nella genesi dell’ infortunio. Comunque, il clima di coercizione che regna nell’ impresa produce effetti particolarmente nefasti. Secondo Brown: pressoché tutto ciò che si chiama fatica industriale, ad eccezione di un piccolo numero di casi di sfinimento dovuto a un lavoro duro e prolungato, è prodotto da degli stati puramente psicologici di noia, ansietà e di risentimento””. (pag 43-44)”,”CONx-121″ “MUSARRA Antonio”,”Genova e il mare nel Medioevo.”,”Antonio Musarra è dottore di ricerca in Storia medievale. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘In partibus Ultramaris. I Genovesi, la crociata e la Terrasanta (secc. XII-XIII’, Isime. “”Il vero punto di svolta si ebbe quando l’imperatore procedette alla riorganizzazione del Mezzogiorno, sopprimendo tutti i privilegi precedentemente concessi alle città marinare italiche. (…) Nonostante i torti subiti, i Genovesi preferirono mantenersi fuori dalla disputa, ottenendo, in cambio della neutralità, una nuova conferma dei diritti goduti, oltre alla nomina da «fidelis imperii»”” (pag 75)”,”LIGU-184″ “MUSASHI Miyamoto”,”Il libro dei cinque anelli.”,”Pubblicato in JAP dal Centro Studi per la Gestion, diventato un best-seller negli USA e adottato come testo di studio nei corsi per manager in Germania, il libro è un manuale di auto-perfezionamento applicabile a qualsiasi attività. L’A è uno dei maggiori maestri d’armi del Seicento giapponese. L’opera composta da cinque ‘libri’ che richiamano la simbologia dello spirito (il Vuoto) che controlla l’universo (Terra, Acqua, Fuoco, Aria) indica la strada per il successo e per sviluppare l’ intuizione accanto alla comprensione intellettuale.”,”JAPx-019″ “MUSATTI Cesare”,”Chi ha paura del lupo cattivo?”,”Cesare Musatti (1897) di famiglia veneziana, laureato nell’Università di Padova, dove ottiene la cattedra di psicologia succedendo a Vittorio Benussi morto nel 1928. Ha divulgato in Italia la psicologia della Gestalt e la psicoanalisi.”,”VARx-515″ “MUSCATELLO Biagio a cura; saggi di Nicola BADALONI Jacques BIDET Alastair DAVIDSON Leandro O. FERREYRA Abel García BARCELÓ Valentino GERRATANA Slaw KRZEMIEN-OJAK Georges LABICA Edgardo H. LOGIUDICE Domenico LOSURDO Michael LÖWY Michele MARTELLI Arno MÜNSTER Antimo NEGRI Jean-Pierre POTIER Giuseppe PRESTIPINO Adolfo Sánchez VAZQUEZ Nicolas TERTULIAN Jacques TEXIER André TOSEL”,”Gramsci e il marxismo contemporaneo. Relazioni al convegno organizzato dal Centro Mario Rossi, Siena, 27-30 aprile 1987.”,”””Più avanti di tutti in questa strada si è spinto, com’è noto, Augusto Del Noce; ma è singolare che in una ricostruzione che pretende di spiegare la catastrofe europea di questo secolo a partire dal prevalere della “”filosofia della prassi”” nelle sue diverse configurazioni (2), è singolare che in tale ricostruzione rimanga in ombra un autore come Fichte, la cui filosofia è tutta attraversata dal ‘pathos’ dell’azione e dell’agire, dal ‘pathos’ della missione pratico-politica, dell”engagement’, dunque, dall’intellettuale. Eppure a Fichte fa esplicito riferimento Gentile allorché sottolinea l’influenza che il filosofo dell’infinita attività dell’io avrebbe avuto nella formazione di Marx (3). E’ questo incontro giovanile, di cui Marx non si sarebbe più dimenticato, a spiegare il motivo anti-materialistico e attivistico presente in una filosofia che pur si pretende ed è per altri aspetti gravemente materialistica. Sono tesi che, ben lungi dal rinviare ad un “”””paradigma italiano”””” (4), circolano largamente nell’Europa del tempo. Ecco come Lenin, nei ‘Quaderni filosofici’, riassume il senso dell’interpretazione di Plenge: “”Plenge non può capire come il “”materialismo”” sia conciliabile con lo ‘spirito rivoluzionario’ (che egli chiama “”idealismo””, ecc.). E si arrabbia con la propria incapacità di capire!!!”” (5). E’ un’osservazione importante che può servire a ridimensionare largamente il giudizio benevolo espresso da Lenin sul saggio di Gentile per aver colto “”alcuni aspetti importanti della dialettica materialistica di Marx, che di solito sfuggono all’attenzione dei kantiani, positivisti, ecc.”” (6). Anche allo scritto di Plenge del 1911 Lenin riconosce “”qualcosa di buono rispetto al kantismo, ecc.”” ma il merito di aver sottolineato il lato attivo e dinamico della dialettica materialistica non impedisce a Plenge di essere uno “”spirito arcitriviale”” per aver contrapposto questo lato al materialismo (7). Come Gentile, anche Plenge sottolinea la presenza di Fichte in Marx: “”Se l’apprendimento culturale, per così dire l”intelletto’ del socialismo scientifico, è scaturito in buona parte dal seno materno della filosofia hegeliana, la sua ‘volontà’ invece (…) è nata in buona parte dal rinnovamento vitale della forte energia di Fichte”” (8). L’atteggiamento assunto nei confronti del fichtismo può essere la cartina di tornasole per chiarire la radicale differenza che sussiste tra la filosofia della prassi di Gentile e la filosofia della prassi di Gramsci”” (pag 92-93) [Domenico Losurdo, ‘Gramsci, Gentile, Marx e le filosofie della prassi’] [in ‘Gramsci e il marxismo contemporaneo. Relazioni al convegno organizzato dal Centro Mario Rossi, Siena, 27-30 aprile 1987’, a cura di Biagio Muscatello, 1990] [(2) A. Del Noce, Suicidio della rivoluzione, 1978, pp. 128-29; (3) G. Gentile, La filosofia di Marx, a cura di V.A. Bellezza, 1974, p. 164; (4) A. Del Noce, op. cit., p. 128; (5) V.I. Lenin, Quaderni filosofici, a cura di L. Colletti, 1969. Il testo cui Lenin fa riferimento è J. Plenge, Marx und Hegel, 1911, rist. anast. 1974; (6) V.I. Lenin, Opere, v. XXI, 1966, p. 70; (7) V.I. Lenin, Quaderni filosofici, cit., p. 369; (8) J. Plenge, Patriotismus und Kosmopolitismus heute wie einst (1918), in ‘Zur Vertiefung des Sozialismus’, 1919, p. 123]”,”GRAS-097″ “MUSCETTA Carlo”,”Pace e guerra nella poesia contemporanea da Alfonso Gatto a Umberto Saba.”,”La “”buffa”” di Giulio Barni. “”Ma chi era questo Barni? Il suo vero nome fu Giulio Camber, pare di origine dalmata. A 23 anni, quando scoppiò la guerra disertò dall’ esercito austro-ungarico per rifugiarsi pressoun suo amico d’ infanzia, Enrico Elia, che studiava lettere a Firenze. Barni era laureato in giurisprudenza e partecipava a quel confuso, romantico fervore intellettuale che fu proprio delle generazioni anteguerra. Ad iniziarlo nel mondo dell’ arte e della cultura dovette essere fors Enrico Elia; fu certamente lui a infondergli la passione interventista: Parlammo di Rosina, di Hegel e di Spinoza, dell’ estetica di Croce, di Benito Mussolini. Mi disse: “”E tu che pensi?”” Gli dissi: “”Odio il massacro, vorrei gettare le bombe, vorrei..”” ma lui sorrise; parlò di tutti gli altri, dei socialisti tedeschi…”” Partirono insieme, volontari nell’ arma di fanteria (“”la buffa””), come, a torto, la dileggiavano i soldati delle altre armi), Entrambi vittime designate della guerra: Enrico Elia, “”più in questo, fortunato”” (commenta Saba) cadde sul Podgora; Giulio Barni nell’ ultima catastrofe. Richiamato col grado di maggiore e comandato al tribunale militare di Bologna, fu poi inviato in Albania, secondo alcuni, a sua richiesta. La morte che aveva cercato nell’ altra guerra (e la combatté tutta, da valoroso) lo colse nel 1941, in seguito alla caduta da un cavallo indocile che egli si era ostinato a cavalcare. Fu una forma di suicidio inconscio; l’ ultima, oscura protestga di un temperamento anarcoide e generoso (…)””. (pag 28) Saba sui soldati che vanno in guerra. (pag 90)”,”ITAB-215″ “MUSELLA Luigi”,”Il trasformismo.”,”Luigi MUSELLA insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Tra le sue pubblicazioni ‘Individui, amici, clienti. Relazioni personali e circuiti politici in Italia meridionale tra Ottocento e Novecento’ (Il Mulino, 1994) e ‘Clientelismo. Tradizione e trasformazione della politica italiana 1975-1992′ (Guida, 2000). Coniato da DEPRETIS che voleva allargare il consenso estendendo il governo alla borghesia progressista- il termine trasformismo ha finito per indicare una prassi parlamentare consistente nel continuo scambio di voti tra maggioranza e opposizione, nei frequenti passaggi di deputati e senatori da una parte politica all’ altra, in una maggioranza mobile. Sui giornali il termine ha poi preso il significata di disponibiltà a voltare gabbana, da qui l’ idea del trasformismo come categoria antropologica; come aspetto negativo del carattere nazionale. Tesi: trasformismo vero e proprio modello italiano (v. 4° copertina) “”Il modello trasformista giolittiano finì tuttavia anche per ereditare una lunga tradizione che aveva profonde radici non solo all’ interno del sistema politico, ma anche della società politica, dove i mutamenti nelle alleanze rappresentavano l’ unico modo per sopravvivere e salire nella carriera. Tale modello non plasmò solo le dinamiche centrali e parlamentari, ma tutta l’ organizzazione del consenso. Il clientelismo in qualche modo divenne complementare al trasformismo””. (pag 85)”,”ITAA-100″ “MUSELLA Luigi”,”Storia del socialismo napoletano.”,”””Questi scontri dovevano lasciare il segno. Nel dicembre del 1911, in previsione della riunificazione tra riformisti e sindacalisti, erano uscita dalla sezione Bernardo Viola e Pasquale Cammarella, dichiarandola “”un’anticamera della massoneria””; li avevano seguiti, poco dopo, Mario Bianchi, Gustavo Savarese ed altri. Tutti fecero atto di adesione alla frazione intransigente rivoluzionaria. Il 3 marzo 1912 gli elementi di sinistra della Campania si dettero convegno nella sezione di Portici, che fungeva da centro di coordinamento, nel tentativo di darsi una struttura organizzativa. Intanto, i più estremisti avevano fondato il circolo “”Carlo Marx””, impegnandosi in un lavoro di propaganda attiva tra le masse lavoratrici e nello studio collettivo delle opere di Marx. Dopo il cngresso di Reggio Emilia, essi credettero che la nuova direzione del partito avrebbe sconfessato uomini e metodi della Federazione socialista napoletana, e ne sollecitarono l’intervento quando credettero di avere le prove dell’acquiescenza dei riformisti e dei sindacalisti alle direttrive elettorali massoniche. Costantino Lazzari, cui fu affidata l’inchiesta, venne a Napoli per un sopralluogo e, spinto da preoccupazioni unitarie, presentò una relazione conciliante, sulla base della quale la direzione, nella riunione del 5 marzo 1913, invitò la Federazione a sciogliere le due frazioni (…)””. (pag 65) “”L’opposizione più intransigente alla tattica bloccarda venen sostenuta dal circolo “”Carlo Marx””, che raccoglieva, intorno a Bordiga, i socialisti napoletani fermamente attestati sulle direttive del congresso di Reggio Emilia. “”Qui si fa del socialismo marca “”cavallo”” (lo stamma della città) – scriveva Mario Bianchi a Morgari, subito dopo la ratifica del blocco – del socialismo locale, tutti gli atteggiamenti intransigenti… anzi rivoluzionari se vuoi; ma schiavo della Massoneria e legato al “”popolarismo”” borghese democratico repubblicano (…)””””. (pag 66-67)”,”MITS-319″ “MUSELLA Luigi”,”Il trasformismo.”,”Luigi Musella insegna Storia contemporanea nell’Università di Napoli.”,”ITAP-041-FL” “MUSI Aurelio”,”L’Europa moderna fra Imperi e Stati.”,”MUSI Aurelio è professore ordinario di storia moderna presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Salerno della quale è stato preside dal 1995 al 2001. E’ coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia dell’Europa mediterranea (Univ. Basilicata). E’ autore di varie opere (v. 4° cop).”,”EURx-257″ “MUSIL Robert”,”L’ uomo senza qualità. Volume primo.”,”Singolare è il destino letterario di Robert MUSIL. Da vivo non ottenne fama e solo una parte di questo romanzo fu pubblicata (1931) mentre egli era ancora in vita. A dieci anni dalla morte, si è imposto alla critica internazionale come uno dei più importanti scrittori del secolo. Nato a Klagenfrut nel 1880, MUSIL, figlio di un alto funzionario austriaco, allievo d’un collegio militare poi studente di fisica e ingegneria, assistente al Politecnico, passò agli studi filosofici, fu giornalista e bibliotecario. Ma per trent’anni il suo vero ‘lavoro’ fu questo romanzo. Dopo l’ ‘Anschluss’ si rifugiò a Zurigo, dove morì, sconosciuto nel 1942. MUSIL, come PROUST e JOYCE, dissolve lo schema tradizionale del romanzo e, nel conflitto di ULRICH (personaggio-eroe negativo incapace d’ agire) rispecchia con lucida analisi la crisi della società europea.”,”VARx-045″ “MUSIL Robert”,”Sulla stupidità e altri scritti.”,”MUSIL Robert “”Sotto questo aspetto i due tipi dominanti dell’uomo pratico, il commerciante e il politico, sono affini, malgrado tutto ciò che li separa, al tipo d’uomo spiritualmente dominante della nostra epoca. Le basi spirituali del capitalismo sono le stesse: se tiene conto soltanto dei fatti; si fa affidamento solo su se stessi; si afferrano gli appigli solidi e si lavora sul sodo; l’uomo, l’uomo così com’è, è pienamente autonomo; e, nel ‘tempo libero’, il deserto dell’anima. La politica, come la si intende oggi, è la più netta antitesi dell’idealismo, per non dire la sua perversione”” (pag 118) “”La stupidità ci domina con travolgente impudicizia”” (pag 236)”,”VARx-449″ “MUSIL Robert”,”L’ uomo senza qualità. Volume secondo.”,”Capri espiatori. “”A questa tentazione si trovò esposto Feuermaul quando il ministro della Guerra lo congedò e la sorveglianza della signora Drangsal si allentò per ignote ragioni. Stumm von Bordwehr seppe soltanto riferire che Feuermaul aveva avuto un vivacissimo dialogo con un giovanotto che dalla descrizione era presumibilmente Hans Sepp. Ad ogni modo era uno di quelli che si servono sempre di un capro espiatorio al quale accollano tutti i mali che non sanno risolvere; l’orgoglio nazionale è uno di questi casi, in cui per pura convinzione si sceglie un capo espiatorio che non sia consanguineo ed abbia la minor somiglianza possibile con l’interessato. Com’è risaputo è un grandissimo sollievo, quando ci si arrabbia, scaricare su qualcuno la propria collera, anche se non ci ha né colpa né peccato; non così noto è che si possa dire altrettanto dell’amore. Anche l’amore, non avendo altra occasione, deve spesso sfogarsi su qualcuno che non ne può niente. Così Feuermaul era un giovane industrioso, che nella lotta per la vita poteva essere assai perverso, ma il suo “”capro amatorio”” era l’uomo, e quand’egli pensava all’uomo in generale diventava un oceano di bontà inappagata. Hans Sepp invece era in fondo un buon figliolo che non aveva nemmeno cuore d’ingannare il direttore Fischel, e il suo capo espiatorio era “”l’uomo non tedesco”” al quale addossava tutta la sua rabbia per le cose che non poteva mutare. Sa il cielo che cosa s’erano detti in principio; dovevano aver cavalcato ciascuno il “”capro”” lanciandolo contro l’altro, perché Stumm raccontò: – Non capisco proprio come sia accaduto: a un tratto furono circondati di gente e in un batter d’occhio si formò un vero assembramento, tutti i presenti nelle sale erano intorno a loro! – E sai di che cosa discutevano? – chiese Ulrich. Stumm alzò le spalle (…)”” (pag 418)”,”VARx-045-B” “MUSIL Robert, a cura di Bianca CETTI MARINONI”,”Die Verwirrungen des Zöglings Törleß – I turbamenti del giovane Törleß.”,”Robert Musil (Klagenfurt 1880 – Ginevra 1942) Einaudi ha pubblicato: L’uomo senza qualità, Incontri, Pagine postume pubblicate in vita, Tre donne, Vinzenz e l’amica degli uomini importanti, I fanatici, Diari 1899-1941, Saggi e lettere e, nella Biblioteca dell’Orsa, Romanzi brevi, novelle e aforismi. Il romanzo tratta un soggetto psicologico, e non è neppure all’altezza della psicologia più semplice.”,”VARx-026-FL” “MUSOLINO Benedetto”,”Giuseppe Mazzini e i Rivoluzionari italiani. Volume 1 e 2.”,”Benedetto MUSOLINO nacque a Pizzo Calabro nel 1809 da una famiglia di tradizioni patriottiche, studiò filosofia e cominciò a scrivere nel 1830 dimostrando subito sfiducia nel costituzionalismo borghese come nel’ assolutismo. Fu arrestato nel 1830 col sospetto di liberalismo. Liberato dopo poco tempo, negli anni successivi fondò la setta dei ‘Figliuoli della Giovane Italia’ (1833-34), la più importante organizzazione neocarbonica dell’ Italia meridionale. Ma non ebbe niente in comune con quella di Giuseppe MAZZINI: la organizzazione segreta di MUSOLINO differiva da quella di MAZZINI nel modo come era concepita e strutturata. Negli anni 1830 e 1840 subì varie volte il carcere e dopo tentativi insurrezionali fu condannato a morte in contumacia. A Roma partecipò alla Repubblica romana. Nel libro in oggetto comincia a sottolineare il valore della democrazia.”,”ITAB-078″ “MUSOLINO Rocco”,”Per una ricerca sull’ estetica di Labriola.”,”Marx Engels Labriola (pag 738-739) “”Pur nelle accentuazioni polemiche della contrapposizione alla filosofia tradizionale, che scendeva dal cielo alla terra invece di salire dalla terra al cielo, non è difficile trovare in Marx e in Engels la critica esplicita di una grossolana sopravvalutazione del momento economico, e quindi di un volgare determinismo; e se per essi anche le sfere ideologiche che stanno più in alto, «nell’aria» – come la filosofia, l’arte, la religione – rimangono strettamente legate al processo storico-sociale, se la produzione delle idee e delle rappresentazioni può risultare addirittura come «emanazione» più o meno diretta dell’attività materiale (4), resta pur sempre avvertito, sul piano dell’interpretazione storica, il pericolo di sbrigative riduzioni proprie di una rozza concezione materialistica (5). A religione arte filosofia viene negato uno sviluppo ‘autonomo’ e una storia ‘autonoma’ nel senso che «gli uomini che sviluppano la loro produzione materiale e i loro scambi materiali trasformano, insieme a questa loro realtà, anche il loro pensiero e i prodotti del loro pensiero» (6). Analoga avvertenza si trova insistentemente nel Labriola, in particolare là dove egli rileva che una storia delle idee non può esaurirsi «nel circolo vizioso delle idee che spieghino se stesse», criticando con ciò «il fantastico assunto ideologico, che ‘arte, religione e scienza’ siano svolgimenti subiettivi e svolgimenti storici di un preteso spirito artistico, religioso, o scientifico, il quale s’andrebbe manifestando successivamente per un proprio ritmo di evoluzione, qua e là sussidiato o impedito dalle condizioni materiali»”” (pag 738-739) [(4) Per cui anche nell’arte e nella religione è possibile rintracciare un filo conduttore che tanto più sembra svolgersi in armonia con la traccia dello sviluppo economico quanto più grande è il periodo storico considerato (V. la lettera di Engels a Heinz Starkenburg, in Marx Engels, ‘Sull’arte e la letteratura, Milano, Universale Economica, 1954, p. 7; (5) Tale pericolo, al quale non sfuggiva ad es. un Plekhanov, lo stesso Engels individuava nelle tendenze della nuova generazione marxista; e nel 1890 egli scriveva a Giuseppe Bloch: «Il fatto che i giovani talora annettono al lato economico una importanza maggiore di quella che gli spetta, è in parte colpa di Marx e mia. Di fronte agli avversari noi dovevamo sottolineare il principio essenziale da loro negato, e allora non trovavamo sempre il tempo, il luogo e l’occasione di rendere giustizia agli altri fattori che partecipano all’azione reciproca. Ma non appena si giungeva all’esposizione di un periodo della storia, cioè all’applicazione pratica, la cosa cambiava e nessun errore era possibile. Ma purtroppo accade troppo di frequente che si creda d’aver perfettamente compreso una nuova teoria e di poterla senz’altro maneggiare, non appena ci si è appropriati dei principi essenziali per di più non sempre in modo esatto. Non posso risparmiare questo rimprovero a più d’uno dei ‘marxisti’ dell’ultima ora e per questo si è creata talvolta una strana confusione» (V. Marx-Engels, ‘Sul Materialismo storico’, Roma, ed. Rinascita, 1949, p. 78). Cfr. anche, del Labriola, ‘Del Materialismo Storico. Delucidazione preliminare’, in ‘La concezione materialistica della storia’, Laterza, 1947, pp. 142-5 e 225; (6) M.-E., ‘Sull’arte e la letteratura’, Universale Economica, Milano, 1954, pp. 3-4]”,”LABD-112″ “MUSSA Carlo BIGIARETTI Libero BANFI Antonio GUTTUSO Renato BIANCHI BANDINELLI Ranuccio JACCHIA Arrigo NENNI Giuliana ALESSANDRINI Ada MONTESI Mario ZECCHI Carlo GALLINARO Maria Bianca OLIVO O.M. LEVI Giorgina CAPORASO Elena ROBOTTI Paolo LONGO Rosetta DI VITTORIO Giuseppe”,”Noi siamo stati nell’U.R.S.S.”,”””Questa agiatezza generale, balza poi evidente dall’aspetto florido e soddisfatto della popolazione e dal suo abbigliamento”” (Di Vittorio) (pag 216) “”L’Unione Sovietica … è la patria naturale della pace”” (idem) (pag 218) “”Come lo stakanovista rappresenta la vittoria dell’intelligenza dell’operaio sulla fatica del lavoro manuale, il tecnico del mondo socialsita deve assurgere sempre più a dignità di scienziato, e quest’ultimo deve tendere a superare la differenza tra scienza speculativa e scienza applicata, deve vedere il progresso scientifico in funzione del valore umano e sociale”” (Carlo Mussa) (pag 9) “”L’individualismo della moralità borghese fissa alla virtù ideale o al dovere per il dovere, è, di fatto degenerato nell’immoralismo. L’uomo sovietico, in cui veramente si compie l’uomo copernicano, conosce un’etica collettiva e costruttiva, si fa creatore del mondo, di un’umanità concretamente liberata, cui si sono aperte le vie dell’avvenire e in ciò sperimenta la sua propria personale dignità”” (A. Banfi) (pag 37)”,”PCIx-119″ “MUSSET Alain”,”Geopolitique du Mexique.”,”Alain MUSSET è maître de conferences à l’ université Paris-X Nanterre e membro dell’ Institut Universitaire de France. E’ specialista della geografia del Messico e dell’ America centrale. E’ autore di varie opere sulla regione e collabora con le Università messicane e centroamericane.”,”AMLx-021″ “MUSSET Alain”,”Le Mexique, économies et sociétés.”,”Il peso dei grandi gruppi messicani (pag 59-62) (L’industria auto in Messico e la taglia delle grandi imprese messicane, geografia spaziale dell’industria messicana) Alain Musset, maitre de conférences à l’Université de Paris X, Membre de l’Institut Universitaire de France, cartografia di Anne-Marie BARTHELEMY e Alain MUSSET”,”AMLx-182″ “MUSSGNUG Florian”,”Lutero e la Riforma protestante.”,”‘Nel suo scritto «Contro le bande brigantesche e assassine dei contadini» (maggio 1525) [Lutero] accusò Münzer e i contadini di essersi ribellati all’ordine costituito e perciò alla volontà divina e invitò chiunque a «colpire, scannare, massacrare» i ribelli per fermare la loro violenza omicida. In particolare Lutero si appellò alla nobiltà tedesca: contro le «schiere infernali» dei contadini il potere politico doveva usare la «spada sanguinante» che gli era stata affidata da Dio per difendere l’ordine sociale. Quando l’esercito dei principi si scontrò con le truppe dei ribelli a Frankenhausen, in Turingia, nel maggio 1525, la sconfitta dei contadini fu terribile: più di 6.000 furono uccisi in battaglia e altri 500, fra cui Münzer, arrestati e torturati a morte. Le speranze in una società più egualitaria e giusta, che avevano ispirato la più vasta e drammatica delle rivolte contadine del tardo Medioevo finirono tragicamente. Lutero, che per mesi era vissuto nell’attesa della morte, era riuscito a scampare alla violenza della guerra e poteva portare avanti la sua riforma. Ma il prezzo da pagare era stato altissimo: l’uomo che aveva invitato i principi alla strage dei contadini, non era più l’idolo delle masse che a Worms aveva avuto la società tedesca dietro di sé. Nazionalisti e rivoluzionari, che avevano guardato verso il teologo di Wittenberg con simpatia e speranza, non potevano perdonargli il suo tradimento. Per salvare se stesso e per realizzare i suoi progetti religiosi, Lutero aveva dovuto scegliere con chi stare e sie era schierato con la parte vincente, la nobiltà delle grandi casate feudali tedesche. Adesso, senza l’appoggio del popolo dei contadini, il destino della riforma era interamente affidato al potere dei principi territoriali’ (pag 69-73)”,”RELP-063″ “MUSSINO Antonio a cura; scritti di Pasquale SCARAMOZZINO Piergiorgio CORBETTA Mario CACIAGLI Maria Sofia CORCIULO Mariona FERRER FONS Antonio FLORIDIA Roberto DE-LUCA Ornello VITALI Antonio MUSSINO e Sandro TOMARO Eva Anduiza PEREA Veronica CORSINI Vittoria CUTURI Rossana SAMPUGNARO Venera TOMASELLI Arjuna TUZZI Antonio AGOSTA Nicola PORRO Pietro SCALISI Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Youri CHULIENKO e Vladimir LISSENKO”,”Le nuove forme di astensionismo elettorale. Atti del Convegno SISE.”,”scritti di Pasquale SCARAMOZZINO Piergiorgio CORBETTA Mario CACIAGLI Maria Sofia CORCIULO Mariona FERRER FONS Antonio FLORIDIA Roberto DE-LUCA Ornello VITALI Antonio MUSSINO e Sandro TOMARO Eva Anduiza PEREA Veronica CORSINI Vittoria CUTURI Rossana SAMPUGNARO Venera TOMASELLI Arjuna TUZZI Antonio AGOSTA Nicola PORRO Pietro SCALISI Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Youri CHULIENKO e Vladimir LISSENKO”,”STAT-594″ “MUSSO Stefano”,”La gestione della forza-lavoro sotto il fascismo 1910 – 1940.”,”Stefano MUSSO è nato nel 1952. E’ stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Ha pubblicato numerosi saggi di storia sociale del proletariato industriale torinese, e il volume ‘Gli operai di Torino, 1900-1920′, (MILANO, 1980).”,”MITT-033″ “MUSSO Pierre”,”Saint-Simon et le saint-simonisme.”,”Pierre MUSSO dottore in scienze politiche, è insegnante all’ Univ Paris I- Sorbona e all’ Univ Paris IX – Dauphine, e D di progetto al Centre national d’ etudes des telecommunications (CNET).”,”SOCU-050″ “MUSSO Stefano”,”Storia del lavoro in Italia dall’ Unità a oggi.”,”Stefano MUSSO insegna Storia dell’ industria presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni ‘Gli operai di Torino, 1900-1920′ (1980). “”Taylor richiamava in particolare l’ attenzione sul fatto che ogni operaio di mestiere lavorava con metodi propri. Si doveva invece, a suo parere, studiare quale fosse il metodo migliore (one best way), ovvero il metodo che permettesse di compiere il lavoro in meno tempo, e farlo applicare a tutti gli operai””. (pag 76)”,”MITT-150″ “MUSSO Fabio BARTOLUCCI Francesco PAGANO Alessandro”,”Competere e radicarsi in Cina. Aspetti strategici e operativi.”,”MUSSO Fabio è professore associato presso la Facoltà di economia dell’ Università di studi di Urbion ‘Carlo Bo’. BARTOLUCCI Francesco è dottore commercialista e revisore contabile, PAGANO Alessandro è ricercatore presso la Facoltà di Economia dell’ Università degli studi di Urbino. “”Secondo la legge cinese, i lavoratori hanno il diritto di costituire o aderire liberamente a associazioni sindacali che seguano le regole dettate dalla Trade union law (TUL) del 1992, ma tale adesione o costituzione non viene in alcun modo imposta. (…) Per quanto riguarda lo sciopero, questo in Cina è privo di un qualunque riferimento normativo quindi non è considerato un diritto costituzionale, ma viene consentito, non essendo comunque vietato né oggetto di disposizioni penali””. (pag 227)”,”CINE-011″ “MUSSO Stefano”,”La gestione della forza-lavoro sotto il fascismo. Razionalizzazione e contrattazione collettiva nell’ industria metallurgica torinese (1910 – 1940).”,”Stefano MUSSO è nato nel 1952. E’ stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Ha pubblicato numerosi saggi di storia sociale del proletariato industriale torinese, e il volume ‘Gli operai di Torino, 1900-1920’, (MILANO, 1980). 2° copia “”Agli inizi della crisi, l’eco del fordismo è ancora vivo, e una serie di iniziative di Ford suscitano ammirazione: il progetto, della metà del 1929, di pagare ai lavoratori degli stabilimenti in Europa un salario cpace dello stesso potere d’acquisto di quello degli operai di Detroit, progetto poi finito nel nulla ma che aveva suscitato non pochi timori tra gli industriali europei, l’aumento delle paghe dei 140.000 dipendenti e la diminuzione dei prezzi di vendita delle vetture decisi nel novembre 1929; le condizioni aziendali più floride in confronto ai concorrenti che nei primi mesi della crisi Ford era riuscito a garantirsi grazie alla maggior vendita di vetture di piccolo costo. Col proseguire e l’inasprirsi della crisi, però, si sbiadisce il mito della razionalizzazione, imputata da più parti di aver causato sovrapproduzione e disoccupazione. Paradossalmente la crisi del mito trascina con sé anche il correttivo, l’alto salario, che l’americanismo proponeva per equilibrare dal lato della domanda l’accresciuto potenziale dell’offerta (…)””. (pag 96)”,”ITAF-239″ “MUSSO Pierre”,”Le vocabulaire de Saint-Simon.”,”MUSSO Pierre Saint-Simon (1760-1825) Organizzazione sociale (pag 53)”,”SOCU-181″ “MUSSO Bruno”,”Lungo i sentieri dell’economia e del lavoro cercando il volto di Dio.”,”Bruno Musso (Torino, 1939) già universitario cattolico della FUCI, laureato in ingegneria (Politecnico) ha svolto attività nella grande industria e ha raggiunto i vertici dell’elettromeccanica italiana.”,”RELC-317″ “MUSSO Stefano a cura, saggi di Luigi TOMASSINI Elisabetta BENENATI Giuseppe DELLA-ROCCA Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Alessandra PESCAROLO Santo PELI Liliana LANZARDO Giovanni CONTINI Sandro RUJU Anna DI-GIANNANTONIO e Gloria NEMEC Barbara CURLI Laura Francesca SUDATI Carlo SIMONI Augusta MOLINARI John FOOT Giuseppe BERTA Anne von OSWALD Franco RAMELLA”,”Tra fabbrica e società. Mondi operai nell’Italia del Novecento.”,”Contiene un saggio sulla Prima guerra mondiale: Sandro PELI, ‘Operai e guerra. Materiali per un’analisi dei comportamenti operai nella prima e nella seconda guerra mondiale’ (pag 197-228) Marx. “”Le famiglie delle lavoranti a domicilio conducevano, come dimostra l’inchiesta, un’esistenza miserabile, stretta fra la miserie e le malattie, e questo gruppo sociale si caratterizza per un particolare ritardo nel passaggio a strategie di fecondità più restrittive, coerenti con le possibilità di miglioramento sociale offerte da un contesto urbano (26). Gli alti livelli di fecondità si coniugavano con la mortalità infantile, in un ciclo ininterrotto di nascite e morti, che, piuttosto che i modelli demografici protoindustriali, ricorda le osservazioni di Marx sui comportamenti riproduttivi del proletariato più povero (27). Non diverso il caso delle lavoratrici dell’ago descritte in un’inchiesta su Roma (28). Il caso dello ‘sweating system’ e della sua espansione nel primo Novecento costituisce un primo esempio utile a evidenziare la simultaneità e il parallelismo fra i processi di sviluppo delle fabbriche e l’espansione intorno a esse, di ampie aree di lavoro a domicilio nei settori a produzione non standardizzata dell’abbigliamento e dell’arredamento”” (pag 183-184) [Alessandra Pescarolo, ‘Il lavoro a domicilio femminile: economie di sussistenza in età contemporanea’] [(in) ‘Tra fabbrica e società. Mondi operai nell’Italia del Novecento’, a cura di Stefano Musso, Annali Feltrinelli, XXXIII, 1997, Feltrinelli, Milano, 1999] [(26) M. Gribaudi, ‘Mondo operaio e mito operaio. Spazi e percorsi sociali a Torino nel primo Novecento’, Torino, 1987; (27) Secondo Marx i meccanismi della riproduzione proletaria creati dalle leggi dell’accumulazione capitalistica sono i seguenti: “”non soltanto la massa delle nascite e dei decessi, ma anche la grandezza assoluta delle famiglie”” erano “”inversamente proporzionali al livello del salario””. Un comportamento “”assurdo””, che ricordava la riproduzione in massa di alcune “”specie di animali individualmente braccati””. K. Marx, Il capitale’, Roma, 1967, p. 704] (pag 183-184) Mike Bongiorno sfidò Marx sulla popolarità tra la classe lavoratrice del nord Italia (pag 617)”,”ANNx-034″ “MUSSO Stefano”,”Gli operai di Torino, 1900-1920.”,”Stefano Musso è nato nel 1952. Laureatosi in filosofia all’Università di Torino, ha collaborato alla rivista ‘Classe’ ed è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Attualmente (1980) svolge ricerche sulla classe operaia a Torino nel periodo fascista. Parte del volume dedicata al periodo della grande guerra: ‘Parte seconda. Composizione di classe e lotte operaie tra guerra e dopoguerra. Capitolo terzo. L’industria e la grande guerra. Capitolo quarto. Produzione bellica e problemi di organizzazione del lavoro. Capitolo quinto. Gli effetti della guerra sulla struttura della classe e sulle sue lotte. Nuovi fattori di unità di classe. La linea della Fiom. Le vertenze dei metallurgici e le lotte del proletariato torinese. Egualitarismo e ventagli retributivi. Capitolo sesto. Le lotte del dopoguerra. La fase culminante del ciclo di scioperi. Le lotte a Torino. I consigli di fabbrica. (pag 121-224) “”Il Belluzzo; portavoce della grande industria meccanica, in un breve scritto del 1917 (9), individua limiti e carenze nella diffusione dell’organizzazione scientifica del lavoro in Italia durante il periodo bellico. “”(…) Da noi i concetti di lavorazione in serie si sono introdotti in alcuni casi (Fiat insegni) ma la grande maggioranza dei nostri industriali meccanici lavoravano prima della guerra per le richieste, molteplici nella forma, dei pochi clienti di casa. (…) La guerra ha insegnato che la lavorazione in serie, l’uso dei calibri, ma non ha insegnato l’economia, il modo di ridurre i costi di produzione, né poteva farlo perché necessitava produrre e “”produrre ad ogni costo”” (…). Purtroppo in alcune officine meccaniche italiane è ignoto ai dirigenti perfino il nome del Taylor e si vedono in esse le macchine utensili lavorare con dei criteri ormai da tempo superati, delle velocità ormai raddoppiate: si vedono ancora gli operai arruotare i loro utensili sulle mole ad acqua (…); nessuno controlla la velocità di taglio, la forma degli utensili (…). (…) ancora oggi è possibile vedere un gruppo di torni identici, che compiono la stessa operazione ad un identico proiettile, andare a velocità diverse”””” (pag 143-144) [(9) G. Belluzzo, ‘L’organizzazione scientifica delle industrie meccaniche in Italia’, in ‘L’Industria’, 21 giugno 1917 (…)]”,”MITT-370″ “MUSSO Mario”,”Da Pietro al Papato.”,”Omaggio dell’autore Cartina pag 41 ‘Diffusione del Cristianesimo al termine del IV secolo. Cartina pag 49 ‘Lo Stato Pontificio nel suo più ampio sviluppo territoriale'”,”RELC-341″ “MUSSO Enrico”,”Terra e cielo. Le due sponde del Mediterraneo.”,”Enrico Musso, genovese, romano per necessità, sardo d’elezione, terminatigli studi classici ha conseguito la Licenza presso il Pontificio istituto di tudi Arabi e d’Islamistica, e si è laureato in Studi Islamici all’Istituto Universitario Orientale di Napoli (2003). Contiene: ‘Storia della moschea che era in Genova a cavallo dei secoli XVII e XVIII’ (pag 87-94)”,”VIOx-217″ “MUSSO Stefano”,”Proletariato industriale e fascismo a Torino. Aspetti del territorio operaio.”,”Lavoro realizzato grazie a un borsa di studio messa a disposizione da Alfonso Leonetti alla Fondazione Feltrinelli.”,”MITT-424″ “MUSSO Stefano”,”Gli operai di Torino, 1900-1920.”,”Stefano Musso è nato nel 1952. Laureatosi in filosofia all’Università di Torino, ha collaborato alla rivista ‘Classe’ ed è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Attualmente (1980) svolge ricerche sulla classe operaia a Torino nel periodo fascista.”,”SIND-001-FFS” “MUSSOLINI Benito”,”Dal socialismo alla nazione. Scritti e discorsi.”,”Contiene l’articolo: ‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante’ , Avanti!, 10 ottobre 1914 (pag 42-52)”,”ITAF-339″ “MUSSOLINI Benito, a cura di Enzo SANTARELLI”,”Scritti politici di Benito Mussolini.”,”Mussolini più uomo d’azione che scrittore politico Dal saggio introduttivo di Enzo Santarelli: “”Una duplice obiezione potrebbe essere avanzata: che Mussolini non à precisamente uno scrittore politico, non avendo lasciato testi “”teorici”” ragguardevoli, non essendo questa la sua fondamentale disposizione; che il capo del fascismo italiano, proprio in quanto espressione del fascismo, manca di una sua propria dignità, non essendosi il fascismo dimostrato storicamente autonomo – ad una considerazione di lungo periodo e strutturale – rispetto alle classiche tradizioni del liberalismo e del socialismo”” (pag 13)”,”ITAF-034-FF” “MUSSON A.E.”,”British Trade Unions, 1800-1875.”,”A.E. Musson è Professore di Storia Economica nell’Università di Manchester. Ha pubblicato lavori sulle Trade Unions e il tradeunionismo nell’industria tipografica. Altro lavoro: ‘The Congress of 1868: The Origins and Establishment of the Trade Union Congress’. Musson, A. E. (Albert Edward) (1920-?) “”The influence of Karl Marx on British trade unions during these years appears to have been very limited [109-11]. Although the First International Working Men’s Association was founded in London in 1864, with George Odger, secretary of the Trades Council, as its president, and William Cremer as its secretary, the main motive of the relatively small number of British trade unions which affiliated was the very limited one of preventing strike-breaking through the introduction of European labour, although there was certainly a wider and increasing interest in international democratic movements at the time. The membership of affiliated British trade unions never reached more than about 50,000, possibly less, out of a total-union membership at the time of perhaps 800,000″” (pag 57-58)”,”MUKx-210″ “MUSTÈ Marcello”,”Marxismo e filosofia della praxis. Da Labriola a Gramsci.”,” Marcello Musté insegna Filosofia teoretica presso la Sapienza di Roma. Fa parte del Consiglio di indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci Onlus. È autore di numerosi studi sulla storia della cultura e della filosofia italiana tra cui le monografia su Vincenzo Gioberti, Benedetto Croce, Adolfo Omodeo, Franco Rodano e Felice Balbo. Manca la bibliografia. Il ritmo della storia (Labriola) “”Nel secondo saggio – ‘Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare’- il problema del comunismo critico trovò uno svolgimento ben altrimenti impegnativo, portando Labriola alla soglia; se non proprio all’interno, della filosofia della praxis. (…) (pag 42-43) Materialismo e idealismo: la realtà del mondo esterno. “”Nei passaggi cruciali degli ‘Appunti’, Gramsci confutava ogni fissazione naturalistica dell’esteriorità, sempre riportandola all’elemento umano e storico. Così accadeva, per esempio, a proposito del concetto di materia, che contro Bucharin, arrivava a tradurre nel “”rapporto umano””, inteso come l’attività umana cristallizzata, «oggetto di produzione e di proprietà, in quanto in essa è cristallizzato un rapporto sociale e questo corrisponde a un determinato periodo storico» (pag 203-204)”,”GRAS-165″ “MUSTÈ Marcello”,”Rivoluzioni passive. Il mondo tra le due guerre nei ‘Quaderni del carcere’ di Gramsci.”,”Marcello Mustè insegna Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma. Fa parte del Consiglio di indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci e della Commissione scientifica per l’Edizione Nazionale degli scritti di Antonio Gramsci. Per Viella ha pubblicato nel 2018 ‘Marxismo e filosofia della praxis. Da Labriola a Gramsci’. Tra i temi trattati: – Le due aggiunte al Quaderno I (Quaderni del carcere) – Tre fonti della teoria del cesarismo (pag 84-96) – Il bonapartismo, Stalin e Trotsky (pag 97-101) – Il cesarismo come forma politica delle rivoluzioni passive – La guerra di posizione – Americanismo una rivoluzione passiva? – Fascismo e corporativismo “”Nel lessico dei ‘Quaderni del carcere’ la formula “”cesarismo”” si trova spesso accostata a quella di “”bonapartismo””. Anzi, “”bonapartismo”” (fin da Quaderno 1) precede l’uso di “”cesarismo””, la cui prima occorrenza compare nella nota del Quaderno 4 su ‘L’ elemento militare in politica’. Fino al Quaderno 9 Gramsci adopera ordinariamente l’espressione «cesarismo o bonapartismo», per indicare la sostanziale identità semantica dei due termini. Dal 1932 (nello stesso periodo in cui inizia i quaderni «speciali») il lemma “”cesarismo”” tende nettamente a prevalere (…)”” (pag 97); “”La prima occorrenza del lemma “”bonapartismo”” rinvia a numerosi altri luoghi dei quaderni e richiederebbe un esame completo del giudizio sull’Urss e sulla sua (non lineare) evoluzione. La questione riguarda anzi tutto Trotsky, perché in una nota della miscellanea del Quaderno 4, databile al novembre 1930, Gramsci osservò che «la tendenza di Leone Davidovi [Trockij]» era costituita dalla «””volontà”” di dare «supremazia all’industria» e di «accelerare con mezzi coercitivi la disciplina e l’ordine nella produzione, di adeguare i costumi alle necessità del lavoro». E aggiunse che fu necessario «spezzar[e] inesorabilmente» quella posizione, che generava uno «squilibrio tra pratica e teoria» e riproduceva lo stesso pericolo che «si era manifestato già precedentemente, nel 1921», cioè nel momento in cui Lenin aveva inaugurato la Nep e superato le contraddizioni del “”comunismo di guerra””. Ma soprattutto osservava che la politica auspicata a Trotsky, se applicata con il rigore che veniva richiesto, «sarebbe sboccata necessariamente in una forma di bonapartismo». (…) Le novità riguardavano, naturalmente, il riferimento a Trotsky e il richiamo alla svolta leniniana del 1921, indicata come esempio e modello di una saggia politica di modernizzazione. È chiaro che, nella mente di Gramsci, c’era un nesso essenziale tra le posizioni dei due grandi nemici dell’età post-leniniana, tra la visione “”militare”” di Trotsky e l’esito autoritario di Stalin; non solo perché Stalin, in una discorde armonia, riprendeva quei progetti di industrializzazione accelerata, ma perché l’uno aveva spianato la strada all’altro, creando le condizioni nelle quali la soluzione “”bonapartista”” aveva potuto affermarsi. La lotta contro il trotskismo, che anche Gramsci aveva sostenuto tra il 1924 e il 1926, era del tutto coerente, perciò, con l’avversione per qualsiasi forma di bonapartismo”” (pag 101) [Marcello Mustè, ‘Rivoluzioni passive. Il mondo tra le due guerre nei ‘Quaderni del carcere’ di Gramsci’, Viella, Roma, 2022; capitolo ‘Il bonapartismo, Stalin e Trotsky’] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-174″
“MUSTI Domenico”,”Demokratia. Origini di un’idea.”,”Domenico MUSTI è professore ordinario di storia greca presso la facoltà di lettere del’ Università La Sapienza di Roma. Autori di diversi saggi apparsi nella ‘Storia e civiltà dei Greci’ a cura di R. BIANCHI BANDINELLI. Ippodamo. Atene. Le case modeste dei politici del passato. “”Che già in età arcaica i Greci mirassero a una struttura ordinata dell’impianto urbano, da far valere soprattutto nelle città di nuova fondazione, è ben noto. In cosa consiste, allora, la novità ippodamea? Aristotele nella ‘Politica’ afferma, a proposito delle case private, che la loro impostazione e costruzione è più graziosa e più pratica, se fatta secondo linee rette, seguendo il principio ippodameo. Unica obiezione mossa da Aristotele è che città costruite ordinatamente, secondo un reticolo stradale di tipo ortogonale, sono più esposte agli assalti dei nemici: una preoccupazione assolutamente valida, nella condizione della vita delle città antiche, sempre minacciate dalla guerra. Il passo che fa invece riferimento in maniera più precisa alla “”uniformità”” delle abitazioni appartiene alle ‘Leggi’ di Platone: vi si sostiene che le case dovrebbero esser fatte in modo che l’intera città sia una sorta di muro e abbia nelle case una difesa, in ragione della loro uniformità e della loro eguaglianza in rapporto alle strade. Anche in questo caso ci troviamo nel quadro di una concezione tendenzialmente oligarchica e piramidale della società. In effetti, una testimonianza letteraria sicura sulla uniformità delle case private, per il V secolo, non c’è, né si può utilizzare in questo senso la polemica affermazione della ‘III Olintiaca’ di Demostene (parr.25-6), secondo cui i grandi uomini politici ateniesi del passato – il riferimento è a Milziade ed Aristide – possedevano case molto modeste, mentre al presente cominciano a comparire abitazioni di lusso. Che tra V e IV secolo si sia andata accentuando, anche all’interno del tessuto urbano, la possibilità di una differenziazione nelle forme e nell’aspetto delle case, non c’è dubbio.”” (pag 121)”,”STOx-125″
“MUSTI Domenico”,”Demokratía. Origini di un’idea.”,”Domenico Musti è professore ordinario di Storia greca presso la Facoltà di lettere dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Autore di diversi saggi apparsi nella Storia e civiltà dei Greci, ha pubblicato Polibio e l’imperialismo romano, Strabone e la Magna Grecia, ha curato per la Fondazione Lorenzo Valla la Guida della Grecia. ha scritto L’economia in Grecia e una Storia greca.”,”STAx-059-FL”
“MUSTI Domenico”,”Introduzione alla storia greca, dalle origini all’età romana.”,”Domenico Musti insegna Storia greca presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Roma La Sapienza. Fra le sue opere Lo Stato dei Seleucidi, Tendenze nella storiografia romana e greca su Roma arcaica, Società antica, Polibio e l’imperialismo romano, Strabone e la Magna Grecia, Città e popoli dell’Italia antica. Per i nostri tipi ha curato La storiografia greca, Le origini dei Greci, Dori e mondo Egeo, e ha scritto L’economia in Grecia, Demokratia, Origini di un’idea, Il simposio.”,”STAx-065-FL”
“MUSTI Domenico a cura”,”Le origini dei Greci. Dori e mondo Egeo.”,”Domenico Musto (Sezze Romano, 1934) insegna Storia greca presso la Facoltà di Lettere dell’Univ. di Roma La Sapienza.”,”STAx-010-FV”
“MUSTI Domenico”,”Storia greca. Linee di sviluppo dell’età micenea all’età romana.”,”Domenico Musti è professore ordinario di Storia greca presso la Facoltà di lettere dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Autore di diversi saggi apparsi nella Storia e civiltà dei Greci, ha pubblicato Polibio e l’imperialismo romano, Strabone e la Magna Grecia, ha curato per la Fondazione Lorenzo Valla la Guida della Grecia. ha scritto L’economia in Grecia e una Storia greca.”,”STAx-078-FL”
“MUSTO Renato a cura”,”Gli IWW e il movimento operaio americano. Storia e documenti 1905-1914.”,”””Le due gambe dell’ organizzazione economica sono Conoscenza ed Organizzazione”” (pag 182, IWW, 1910)”,”MUSx-130″
“MUSTO Marcello a cura; saggi di Manfred NEUHAUS Gerald HUBMANN Izumi OMURA Malcolm SYLVERS Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Peter THOMAS Giuseppe CACCIATORE Marcello MUSTO Gianfranco BORRELLI Stathis KOUVELAKIS Roberto FINELLI Geert REUTEN Christopher J. ARTHUR Riccardo BELLOFIORE Enrique DUSSEL Jacques BIDET Fritz Wolfgang HAUG Michael R. KRÄTKE André TOSEL Domenico JERVOLINO Domenico LOSURDO Alex CALLINICOS Wei XIAOPING”,”Sulle tracce di un fantasma. L’ opera di Karl Marx tra filologia e filosofia.”,”Saggi di Manfred NEUHAUS Gerald HUBMANN Izumi OMURA Malcolm SYLVERS Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Peter THOMAS Giuseppe CACCIATORE Marcello MUSTO Gianfranco BORRELLI Stathis KOUVELAKIS Roberto FINELLI Geert REUTEN Christopher J. ARTHUR Riccardo BELLOFIORE Enrique DUSSEL Jacques BIDET Fritz Wolfgang HAUG Michael R. KRÄTKE André TOSEL Domenico JERVOLINO Domenico LOSURDO Alex CALLINICOS Wei XIAOPING MUSTO è dottorando di ricerca in “”Filosofia e Politica”” presso l’ Università degli Studi di Napoli L’Orienale. Astrazione in Hegel e in Marx. “”Così di tanto si differenzia Marx da Hegel in quanto si differenziano; tra Marx ed Hegel, i rispettivi significati e statuti della categoria di “”astrazione””. Giacché, mentre in Hegel l’ astrazione è sinonimo di un sé che non entra in rapporto e in riferimento con l’ altro, ed è dunque incapace di universalizzazione, con Marx l’ astrazione diventa, nella società moderna, il massimo fattore di realtà e di universalizzazione, capace di compenetrare della sua logica l’ intero mondo altro, del concreto naturale e delle esistenze umane.”” (pag 217-218, Roberto Finelli) “”Il ‘Capitale’ di Marx segna una rottura radicale con la teoria ricardiana del valore prevalente in quegli anni””. (pag 225, Geert Reuten) Tabella: Le Categorie della Logica e della Forma di Valore. Hegel, Enciclopedia. C.J. Arthur, The New Dialectic and Marx’s Capital, Brill, Leiden, 2002, (pag 108-09) (pag 252) “”Quando Marx, nel 1859, pubblicò la prima parte della sua lungamente attesa “”Economia””, presentò la sua critica come la risposta finalmente trovata a tutti gli enigmi irrisolti dell’ economia classica. Il primo capitolo si conclude con un dettagliato elenco delle obiezioni mosse dagli economisti alla teoria del valore di Ricardo. Ognuna di queste quattro obiezioni è stata tradotta da Marx in un problema la cui soluzione dovrebbe essere fornita nei capitoli successivi: la ben nata confusione sul “”valore del lavoro”” e sul lavoro come misura del valore venne tradotta nel problema su come si possa “”sviluppare il salario”” sulla base della definizione del valore. Marx affermava secco: “”La dottrina sul salario fornisce la risposta””.”” (pag 311, M.R. Krätke)”,”MADS-417″
“MUSTO Marcello”,”Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi.”,”MUSTO Marcello “”Tale condizione incise profondamente sul lavoro di Marx e sui suoi tempi: “”spesso debbo perdere l’intera giornata per avere uno scellino. Ti assicuro che, quando considero i dolori di mia moglie e la mia personale impotenza, manderei tutto al diavolo”” (K. Marx a F. Engels 25 ottobre 1852, in Marx Engels Opere vol XXXIX pp. 169). A volte la situazione raggiunse livelli insostenibili, ad esempio nell’ottobre del 1852, quando egli scrisse a Engels: “”ieri ho impegnato il vestito che mi feci a Liverpool per comprare della carta da scrivere”” (K. Marx a F. Engels, 27 ottobre 1852, ivi, p. 175). Comunque, a tenere alto il morale di Marx rimanevano sempre le tempeste sui mercati ed egli ne scrisse, infatti, nelle lettere indirizzate a tutti gli amici più vicini. Con grande autorionia, nel febbraio del 1852 aveva dichiarato a Lassalle: “”la crisi finanziaria ha raggiunto un culmine paragonabile solo alla crisi commerciale che adesso si fa sentire a New York e a Londra. Purtroppo io, a differenza dei signori commercianti, non ho neppure la risorsa della bancarotta”” (K. Marx a F. Lassalle, 23 febbraio 1852, ivi, p. 525). Ancora, in aprile aveva detto a Weydemeyer che, a causa di circostanze straordinarie quali le scoperte dei nuovi giacimenti d’oro in California e Australia e la penetrazione commerciale degli inglesi in India, “”può darsi che la crisi si faccia attendere fino al 1853. Ma poi l’esplosione sarà terribile. Fino a quel momento non c’è da pensare a convulsioni rivoluzionarie”” (Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 30 aprile 1852, ivi, p. 550). A Engels, infine, nell’agosto del 1852, subito dopo i fallimenti seguiti alla speculazione negli Stati Uniti, aveva trionfalmente comunicato: “”non é questa la crisi imminente? La rivoluzione potrebbe venire prima di quanto desideriamo”” (Karl Marx a Friedrich Engels, 19 agosto 1852, ivi, p. 119). Del resto, Marx non si limitò ad esprimere queste valutazioni solo nel suo carteggio, ma ne scrisse anche sul “”New York Tribune””. Nell’articolo del novembre 1852 ‘Pauperismo e libero scambio’, infatti, commentando il grande flusso degli investimenti industriali in corso, aveva affermato: “”la crisi assumerà un carattere assai più pericoloso che nel 1847, quando ha avuto un carattere commerciale e finanziario più che non industriale””, poiché “”quanto più il capitale eccedente si concentra nella produzione industriale, (…) tanto più massiccia sarà la crisi e tanto più a lungo ricadrà sulle masse lavoratrici”” (Marx, Pauperismo e libero scambio, in Marx Engels Opere, vol. XI, 1982, p. 373)”” [Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi, 2012] pag 90-91 “”Dopo la sua scomparsa, gran parte degli originali di Marx venne custodita nell’archivio del Partito socialdemocratico tedesco di Berlino, ma fu trattata con la massima negligenza. I conflitti politici in seno al partito tedesco impedirono la pubblicazione dei rilevanti e voluminosi inediti di Marx e produssero anche la dispersione dei suoi manoscritti, così da compromettere, per lungo tempo, la possibilità di un’edizione completa delle sue opere. Nessuno, inoltre, si occupò di stilare un elenco del lascito intellettuale di Marx e i [Grundrisse] restarono sepolti assieme alle altre sue carte. L’unico brano dato alle stampe durante quel periodo fu l'[Introduzione]. Essa fu pubblicata nel 1903, sulla rivista “”‘Die Neue Zeit’ [Il tempo nuovo]””, da Karl Kautsky, il quale nella breve nota che accompagnò il testo lo presentò come un “”abbozzo frammentario”” datato 23 agosto 1857. Kautsky sostenne che si trattava dell’introduzione dell’opera principale di Marx e, per questo motivo, le diede il titolo di ‘Introduzione a una critica dell’economia politica’. Egli aggiunse, inoltre che, “”nonostante il suo carattere frammentario, anche il presente lavoro offre una grande quantità di nuovi punti di vista”” (Karl Marx, Einleitung zu einer Kritik der politischen Ökonomie’, in “”Die Neue Zeit””, XXI, 1903, 23, p. 710. L’affermazione di Karl Kautsky si trova all’interno della nota I.). Intorno ad esso, infatti, si manifestò un notevole interesse. Tradotto, inizialmente in francese (1903) e inglese (1904), prese a circolare rapidamente dopo che Kautsky l’ebbe pubblicato, nel 1907, in appendice a ‘Per la critica dell’economia politica’ e apparve anche in russo (1922), giapponese (1926), greco (1927), cinese (1930), fino a diventare poi uno degli scritti più commentati dell’intera produzione teorica di Marx. Nonostante la fortuna dell'[Introduzione], i [Grundrisse] rimasero ancora a lungo sconosciuti. E’ difficile credere che, insieme con l'[Introduzione], Kautsky non abbia ritrovato anche l’intero manoscritto. Egli, comunque, non vi fece mai riferimento e, quando poco dopo decise di pubblicare alcuni inediti di Marx, si concentrò solo su quelli del 1861-63, che diede alle stampe parzialmente, dal 1905 al 1910, con il titolo di [Teorie del plusvalore]. La scoperta “”ufficiale”” dei [Grundrisse] avvenne, invece, nel 1923 grazie a David Rjazanov, direttore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca e promotore della ‘Marx-Engels-Gesamtausgabe’, l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels. Dopo aver esaminato il ‘Nachlaß’ di Berlino, egli rese pubblica l’esistenza dei [Grundrisse] in una comunicazione sul lascito letterario di Marx ed Engels, tenuta all’Accademia socialista di Mosca: “”ho ritrovato tra le carte di Marx altri otto quaderni di studi di economia. (…) Il manoscritto è databile alla metà degli anni Cinquanta e contiene la prima stesura dell’opera di Marx [Il Capitale], della quale, al tempo, egli non aveva ancora stabilito il titolo, e che rappresenta [anche] la prima elaborazione del suo scritto ‘Per la critica dell’economia politica’ (David Rjazanov, ‘Comunicazione sull’eredità letteraria di Marx ed Engels’, in Lucien Goldmann, Ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach, Samonà e Savelli, Roma, 1969, p. 68). In quella stessa sede affermò inoltre: “”in uno di questi quaderni (…) Kautsky ha trovato l”Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’ e riconobbe al complesso dei manoscritti preparatori di ‘Il capitale’ “”straordinario interesse per conoscere la storia dello sviluppo intellettuale di Marx, così come la peculiarità del suo metodo di lavoro e di ricerca”” (Ibid.). Grazie all’accordo di collaborazione per la pubblicazione della ‘Marx-Engels-Gesamtausgabe’, stipulato tra l’Istituto Marx-Engels (IME), l’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte e il Partito socialdemocratico tedesco, detentore del ‘Nachlaß’ di Marx ed Engels, i [Grundrisse] furono fotografati assieme a molti altri inediti e gli specialisti di Mosca cominciarono a studiarli su esemplari in copia. Tra il 1925 e il 1927, Pavel Veller, collaboratore dell’IME, catalogò tutti i manoscritti preparatori di ‘Il capitale’, il primo dei quali erano proprio i [Grundrisse]. Sino al 1931, essi furono completamente decifrati e dattilografati e nel 1933 ne fu dato alle stampe, in lingua russa, il [Capitolo sul denaro], cui fece seguito, due anni dopo, l’edizione tedesca. Nel 1936, infine, l’Istituto Marx-Engels-Lenin (IMEL), subentrato all’IME, riuscì ad acquisire sei degli otto quaderni dei [Grundrisse], circostanza che rese possibile la soluzione dei problemi editoriali ancora irrisolti (Cfr. Ernst Theodor Mohl, Germany, Austria and Switzerland, in Marcello Musto (ed.), ‘Karl Marx’s “”Grundrisse””. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later, Routledge, London-New York, 2008, p. 189). Poco dopo, dunque, i [Grundrisse] poterono essere finalmente pubblicati: furono l’ultimo importante manoscritto di Marx, per giunta molto esteso e risalente a una delle fasi più feconde della sua elaborazione, a essere reso noto al pubblico. Essi apparvero a Mosca nel 1939, a cura di Veller, che ne scelse il titolo: ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857-1858’. Due anni dopo, seguì la stampa di un’appendice [Ahnang], che comprese gli appunti di Marx del 1850-51 dai ‘Principi di economia politica e dell’imposta’ di David Ricardo, le note su [Bastiat e Carey], gli indici sul contenuto dei [Grundrisse] da lui stesso redatti e, infine, il materiale preparatorio [Urtext], a ‘Per la critica dell’economia politica’ del 1859. La prefazione al libro del 1939, siglata dall’IMEL, evidenziò decisamente il valore del testo: “”il manoscritto del 1857-1858, pubblicato per la prima volta ed integralmente in questo volume, costituisce una tappa decisiva dell’opera economica di Marx”” (Marx-Engels-Lenin-Institut, ‘Vorwort’, in Karl Marx, ‘Grudnrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857-1858’, Verlag für Fremdsprachige Literatur, Moskva, 1939, p.VII)”” (pag 294-296) [Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi, 2012] (ancora da inserire)”,”MADS-594″
“MUSTO Marcello a cura; saggi di Joachim BISCHOFF e Christoph LIEBER Terrell CARVER Enrique DUSSEL Ellen MEIKSINS WOOD John BELLAMY FOSTER Iring FETSCHER Moishe POSTONE Marcello MUSTO Michael R. KRÄTKE Ernst Theodor MOHL Lyudmila L. VASINA Hiroshi UCHIDA Zhongpu ZHANG André TOSEL Mario TRONTI Pedro RIBAS e Rafael PLA LEON Stanislav HUBIK Ferenc L. LENDVAI Gheorghe STOICA Christopher J. ARTHUR Birger LINDE Lino VELJAK Kamran NAYERI Hoger POLITT Vesa OITTINEN John MILIOS Ahmet TONAK Ho-Gyun KIM José Paulo NETTO”,”Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the critique of political economy 150 years later.”,”MUSTO Marcello è un ricercatore presso l’Università di Napoli, L’Orientale. Saggi di Joachim BISCHOFF e Christoph LIEBER Terrell CARVER Enrique DUSSEL Ellen MEIKSINS WOOD John BELLAMY FOSTER Iring FETSCHER Moishe POSTONE Marcello MUSTO Michael R. KRÄTKE Ernst Theodor MOHL Lyudmila L. VASINA Hiroshi UCHIDA Zhongpu ZHANG André TOSEL Mario TRONTI Pedro RIBAS e Rafael PLA LEON Stanislav HUBIK Ferenc L. LENDVAI Gheorghe STOICA Christopher J. ARTHUR Birger LINDE Lino VELJAK Kamran NAYERI Hoger POLITT Vesa OITTINEN John MILIOS Ahmet TONAK Ho-Gyun KIM José Paulo NETTO “”In 1851, Charles Dana, the editor of the ‘New York Tribune’ (NYT), invited Marx to become one of his European correspondents. Marx accepted, and from August 1851 until February 1862 he and Engels regularly wrote several articles for the NYT a week. Actually, the first series of articles (on ‘Revolution and Counterrevolution in Germany’) for that journal was provided by Engels and published under Marx’s name. In about ten years time, Marx and Engels wrote several hundred articles, the ‘Tribune’ published more than 490 of them, many (about 45 per cent) unsigned, as leading articles. Engels contributed a lot, more than one-quarter of these articles, mostly dealing with military affairs and war events. A large part, about one-third of Marx’s articles were devoted to the analysis of actual economic and financial matters, mostly in Britain but also in other European countries and on the level of the world economy at large. As the NYT was rapidly growing, selling eventually nearly 300,000 copies altogether, and became the largest newspaper in the English-speaking world, Marx was actually one of the leading and most widely read economic journalists of his time, a renowned expert on all economic and financial matters whose judgement on monetary and financial crises in Europe was highly respected. Marx also earned himself a reputation as a leading expert of international politics – he wrote on all the major international conflicts and wars of his time. In 1859, in his ‘Foreword’ to ‘A contribution to the Critique of Political Economy Marx referred to his work for the NYT, stressing the fact that he had to acquaint himself with a lot of practical details of economic life that went far beyond the range of the science of political economy proper. While Marx wrote the ‘Grundrisse’ manuscript, his journalistic work, although reduced under the pressure of the crisis, continued as he described and analysed the major events od the great crisis of 1857-8. Actually, a lot of his journalistic work in the preceding year of 1856 had been devoted to monetary crises in Europe which he saw as harbingers of the greater crisis he had been waiting for since 1850. In November 1857, Marx saw to his delight one of his many predictions come true: this time, the British government, presed hard by the spokesmen of the City, had suspended the Bank Act of 1844 again .- exactly as Marx had predicted in an article published a few day before in the NYT. Until the spring and summer of 1858, Marx continued to comment upon the crisis events in Europe and tried to explain the rapid turn to an unexpected recovery as it occurred in Britain and other European countries. His regular work as a journalist ending in 1862, Marx did not comment upon the events of the follewing crises of 1866 and 1873 (1)”” [Michael R. Krätke, The first world economic crisis. Marx as an economic journalist] [(in) ‘Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the critique of political economy 150 years later’, a cura di Marcello Musto, London, 2010] (pag 163)”,”MADS-614″
“MUSTO Marcello a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS François DUPLEIX Ferdinand QUINET Jean MARLY Adrien SCHETTEL Jean HENRI DE BEAUMONT P. ESLENS Eugène HINS Paul ROBIN Eugène STEENS Pierre FLUSE Eugène TARTARET V. TINAYRE César DE-PAEPE Jean-Louis PINDY Robert APPLEGARTH Adhémar SCHWITZGUEBEL Alfred HERMAN Johann Philipp BECKER Ludwig BÜCHNER André MURAT Louis MÜLLER R.L. GARBE Johann Georg ECCARIUS Henri Louis TOLAIN Aimé GRINAND Michail BAKUNIN Jean VASSEUR Emile AUBRY Paul LAFARGUE James GUILLAUME Eugène DUPONT Peter FOX Hermann JUNG HAFNER Karl KAUB George ODGER George WHEELER William WORLEY Charles PERRON Eduoard VAILLANT Michail BAKUNIN Friedrich Adolph SORGE Carl SPEYER Eugène POTTIER”,”Prima Internazionale. Lavoratori di tutto il mondo, unitevi! Indirizzi, Risoluzioni, Discorsi e Documenti.”,”Marcello Musto è assistant professor di sociologia teorica presso la York University (Toronto). Imposte dirette e indirette. “”a) Nessuna modifica nella forma di riscossione delle imposte potrebbe produrre un cambiamento importante nelle relazioni tra capitale e lavoro. b) Tuttavia, avendo da scegliere tra due sistemi di imposte, raccomandiamo l’abolizione totale delle imposte indirette e la loro sostituzione completa colle imposte dirette (infatti, la percezione delle imposte dirette è a miglior mercato e non influisce sulla produzione) (2). Le imposte indirette fanno infatti alzare i prezzi delle merci, che i commercianti gravano non soltanto dell’ammontare di esse, ma anche dell’interesse e del profitto del capitale anticipato nel pagamento. Inoltre, il metodo delle imposte indirette mistifica il contribuente per ciò ch’egli paga allo Stato, mentre le tasse dirette non consentono la simulazione. Per questi motivi, le tasse dirette mantengono attivo il controllo sul governo da parte di ogni membro dello Stato, mentre le imposte indirette eliminano ogni tendenza all’auto-governo. (…)”” (pag 39-40) [Karl Marx, ‘Risoluzioni del Congresso di Ginevra (1866)* (*nota del curatore: testo tratto dalle ‘Istruzioni per i delegati del consiglio generale provvisorio. Le differenti questioni’. Scritto da Karl Marx (si veda p. 25, nota) nell’agosto del 1866, fu letto al Congresso di Ginevra e approvato dai suoi delegati in tutte le parti qui incluse, eccetto quella relativa a “”Imposte dirette e indirette””, rimandata a un successivo approfondimento. Una versione modificata venne pubblicata, tra il febbraio e il marzo del 1867, nel “”Courier International”” e si trova in GC, I, pp. 340-51)] [in Marcello Musto, a cura, Prima Internazionale. Lavoratori di tutto il mondo, unitevi! Indirizzi, Risoluzioni, Discorsi e Documenti, 2014]”,”INTP-078″
“MUSTO Marcello”,”Karl Marx. Biografia intellettuale e politica, 1857-1883.”,”Il panico finanziario del 1857 e i Quaderni della crisi (pag 5-12) “”In questo periodo, Marx stava scrivendo sulla situazione finanziaria nel vecchio continente. Nell’articolo ‘La crisi monetaria in Europa’, pubblicato nell’ottobre del 1856, egli affermò che era in atto «un movimento nel mercato monetario europeo analogo al panico del 1847» (21). Anche in novembre, il ‘La crisi europea’, in disaccordo con la gran parte degli opinionisti impegnati a rassicurare circa il superamento del momento più acuto della crisi, Marx ribadì che, seppure le indicazioni che giungevano dai mercati europei «sembra[va]no posticipare a un giorno futuro il collasso finale della speculazione e della intermediazione di borsa […questo] collasso [era] assicurato». A suo avviso, infatti, «il carattere cronico assunto dall’attuale crisi finanziaria presagi[va] per essa solo una fine più distruttiva e violenta». Egli concluse, pertanto: «più la crisi si protrae, peggiore sarà la resa dei conti finale» (22)”” (pag 8) [(21) Marx, ‘Die Geldkrise in Europa’, MEW, vol. XII, p. 53; (22) Id., ‘Die Krise in Europa’, Ibid., p. 80]”,”MADS-761″
“MUSTO Marcello”,”L’ultimo Marx, 1881-1883. Saggio di biografia intellettuale.”,”Marcello Musto è professore associato di Sociologia teorica presso la York Unversity di Toronto. Ha al suo attivo molte pubblicazioni in varie lingue. In italiano ha pubblicato tra l’altro: ‘Ripensare Marx e i marxismi’ (Carocci, 2011), ‘I Grundrisse di Karl Marx’ (Ets, 2015). “”Nell’agosto del 1880, John Swinton (1829-1901), un influente giornalista statunitense di vedute progressiste (1), in visita per l’Europa, si recò a Ramsgate, una cittadina balneare del Kent, situata a pochi chilometri dall’estremità sud-orientale dell’Inghilterra. La finalità del suo viaggio era un’intervista da pubblicare sul “”Sun””, il quotidiano da lui diretto e al tempo tra i più venduti in Nord America, con uno dei principali esponenti del movimento operaio internazionale: Karl Marx. (…) Il colloquio con Marx generò nel giornalista di New York la convinzione di trovarsi al cospetto di un uomo «profondamente immerso nella sua epoca e che, dalla Neva alla Senna, dagli Urali ai Pirenei, la sua mano (era) intenta a preparare l’avvento di una nuova era». Marx lo impressionò, perché capace di passare in «rassegna il mondo europeo paese per paese, evidenziandone le peculiarità, gli sviluppi e le personalità, tanto quelle che agiscono in superficie quanto quelle che operano al di sotto di essa» (11). Egli lo intrattenne parlandogli «delle forze politiche e dei movimenti popolari delle varie nazioni d’Europa: dell’ampia corrente dello spirito russo, dei movimenti della mente tedesca, dell’attivismo della Francia, dell’immobilismo inglese. Era pieno di speranze rispetto alla Russia, filosofico mentre parlava della Germania, allegro accennando alla Francia e cupo riguardo all’Inghilterra, riferendosi sprezzantemente alle «riforme atomistiche» con le quali i liberali del parlamento britannico passano il loro tempo (12). Swinton fu sorpreso anche dalle conoscenze di Marx sugli Stati Uniti. Lo giudicò «un attento osservatore dell’attività americana» e definì «le sue osservazioni su alcune forze costitutive e sostanziali della vita americana (…) piene di suggestione»”” (pag 3-5) [(1) Cfr. Il capitolo ‘John Swinton, Crusading Editor’, in S. Garlin, ‘Three American Radicals: John Swinton, Charles P. Steinmetz, and William Dean Howells’, Westview press, Boulder, 1991, pp. 1-41; (…) (11) Ibid.; (12) Ibid.]”,”MADS-776″
“MUSTO Marcello”,”I “”Manoscritti economico-filosofici del 1844″” di Karl Marx: vicissitudini della pubblicazione e interpretazioni critiche.”,”La pubblicazione avvenuta nel 1932 non ne esaurì le vicissitudini… Tra le varie edizioni del 1932 la migliore è quella della Mega ‘Uno o due Marx? La disputa sulla “”continuità”” del pensiero di Marx (pag 771) (Primo e secondo Marx…) “”La disputa sulla “”continuità del pensiero di Marx””. “”Le due edizioni del 1932 e le due differenti interpretazioni che le accompagnarono, diedero inizio a una molteplicità di controversie, di carattere ermeneutico e naturalmente anche politico, sul testo marxiano. Da una parte, come si è visto, vi fu l’interpretazione volta a presentare questo scritto come l’espressione di una fase giovanile, ancora negativamente condizionata dall’impostazione filosofica (Adoratskij). Dall’altra invece, quella che intravvide, proprio nell’elaborazione filosofica del primo Marx, l’essenza di tutta la sua teoria critica e l’espressione più alta del suo umanesimo (Landshut e Mayer). Le due tesi misero al centro del loro dibattito la questione della cosiddetta «continuità»: c’erano stati due Marx diversi tra loro – uno giovane e una maturo -. oppure vi era stato un unico Marx che, nonostante il passare degli anni, aveva sostanzialmente conservato le sue convinzioni? Il contrasto tra queste due vedute andò sempre più radicalizzandosi. Attorno alla prima, si strinse l’ortodossia stalinista e quanti, in Europa, ne condividevano le posizioni. I sostenitori di questa concezione minimizzarono o rifiutarono del tutto l’importanza degli scritti giovanili, considerati acerbi e superficiali rispetto alle opere successive (33). Per la seconda tesi si espresse una schiera più variegata ed eterogenea di autori, che avevano tutti, però, come minimo comune denominatore, il rifiuto del «comunismo ufficiale» e volevano rompere la presunta relazione diretta tra il pensiero di Marx e la realtà politica dell’Unione Sovietica. Le affermazioni dei due protagonisti del dibattito marxista degli anni Sessanta rendono più di ogni altro commento la portata della questione. Secondo Louis Althusser: «Il dibattito sulle opere giovanili di Marx è prima di tutto un dibattito ‘politico’. C’è bisogno di ripetere che le opere giovanili di Marx (…) sono state esumate da parte socialdemocratica e sfruttate contro le posizioni teoriche del marxismo-leninismo? (…) Ecco dunque il ‘campo’ della discussione: il giovane Marx. La ‘posta’: il marxismo. I ‘termini’: se il giovane Marx è già e tutto Marx (34). Iring Fetscher affermò invece che: «Negli scritti giovanili di Marx la liberazione dell’uomo da ogni forma di sfruttamento, di dominio e di alienazione è di importanza così centrale, che all’epoca del dominio staliniano un lettore sovietico avrebbe dovuto avvertire queste argomentazioni proprio come una critica della sua situazione. Questa è anche la ragione per cui gli scritti giovanili non sono mai stati pubblicati in russo in edizioni economiche e di grande tiratura. Essi venivano considerati come lavori relativamente poco significativi di quel giovane hegeliano non ancora giunto al marxismo, che sarebbe stato allora Marx» (35). Ambedue le parti operarono degli stravolgimenti del testo di Marx. Gli ortodossi arrivarono a censurarli e ad escluderli dalle edizioni degli scritti di Marx ed Engels. Gli autori del cosiddetto «marxismo occidentale», invece, conferirono a questo primissimo schizzo incompleto di Marx, in modo manifestamente forzato, maggiore valore rispetto a ‘Il capitale’. In questo scontro ideologico, però, quasi tutti gli autori considerarono i ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ un testo completo, organico e coerente, quale un’opera vera e propria. Così, nonostante l’incompiutezza e la forma frammentaria che li contraddistingue, essi furono letti prestando scarsa attenzione ai problemi filologici in essi presenti (36)”” (pag 771-772) [Marcello Musto, I “”Manoscritti economico-filosofici del 1844″” di Karl Marx: vicissitudini della pubblicazione e interpretazioni critiche, ‘Studi storici, Roma, n. 3, 2008] [(33) I. Fetscher, Marx e il marxismo. Dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria’, Firenze, Sansoni, 1969, p. 312; (34) L. Althusser, ‘Per Marx’, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 35-37; (35) I. Fetscher, ‘Marx e il marxismo. Dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria’, Firenze, Sansoni, 1969, p. 312; (36) Cfr. J. Rojahn, ‘Il caso dei cosiddetti «manoscritti economico-filosofici dell’anno 1844», cit., p. 42]”,”MADS-785″
“MUSTO Marcello”,”La formazione della critica dell’economia politica di Marx. Dagli studi giovanili ai «Grundrisse».”,”Sui Quaderni di Londra, Quaderni di Parigi, Quaderni di Bruxelles, scritti giovanili, Grundrisse, articoli sul New York Tribune…”,”MADS-010-FGB”
“MUSTO Marcello, a cura, saggi di Joachim BISCHOFF e Christoph LIEBER Terrell CARVER Enrique DUSSEL Ellen MEIKSINS WOOD John BELLAMY FOSTER Iring FETSCER Moishe POSTONE Michael R. KRÄTKE Marcello MUSTO Ernst Theodor MOHL Ljudmila L. VASINA Hiroshi UCHIDA Zhongpu ZHANG André TOSEL Mario TRONTI Pedro RIBAS Rafael PLA LEON Stanilav HUBIK Ferenc L. LENDVAI Gheorghe STOICA Christopher J. ARTHUR Birger LINDE Lino VELJAK Kamran NAYERI Holger POLITT Vesa OITTINEN John MILIOS E. Ahmet TONAK Ho-Gyun KIM José Paulo NETTO”,”I ‘Grundrisse’ di Karl Marx. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 150 anni dopo.”,”””Siamo gli ultimi a negare che esistano contraddizioni nel capitale. Il nostro scopo è piuttosto quello di svilupparle appieno”” Karl Marx, ‘Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica’ (in apertura) Marx, uno dei giornalisti economici più influenti e più letti della sua epoca, un esperto riconosciuto su tutte le questioni economiche e finanziarie, uno dei maggiori esperti di politica internazionale Marx e la New York Tribune (pag 248-249) “”Nel 1851 Charles Dana, direttore del «New York Tribune (La tribuna di New York)», propose a Marx di diventare uno dei suoi corrispondenti dall’Europa. Marx accettò e, tra l’agosto del 1851 e il febbraio del 1862, li ed Engels scrissero, con cadenza settimanale, numerosi articoli per il giornale. In verità, la prima serie di articoli (intitolata ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’) era opera di Engels, anche se venne pubblicata a nome di Marx. Nel corso di un decennio circa, Marx e Engels scrissero alcune centinaia di articoli e il «New York Tribune» ne pubblicò più di 490, molti dei quali (circa il 45 per cento) senza firma, come editoriali. Engels contribuì ampiamente, per più di un quarto del totale, in particolare per gli articoli relativi a questioni militari e ad eventi bellici. Tra gli articoli di Marx buona parte, circa un terzo, fu incentrata sull’analisi di questioni economiche e finanziarie all’ordine del giorno, per lo più con riferimento alla Gran Bretagna, ma anche ad altri paesi europei nonché all’economia mondiale nella sua globalità. Poiché il «New York Tribune» era in rapida espansione – fino a divenire, con vendite che raggiunsero le 300.000 copie totali, il più importante giornale in lingua inglese – Marx divenne uno dei giornalisti economici più influenti e più letti della sua epoca, un esperto riconosciuto su tutte le questioni economiche e finanziarie, il cui giudizio sulle crisi monetarie e finanziarie in Europa godeva di vasto rispetto. Marx si guadagnò anche una reputazione come uno dei maggiori esperti di politica internazionale, scrivendo di tutti i più importanti conflitti internazionali e delle guerre del suo tempo. Nel 1859, nella ‘Prefazione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, Marx fece riferimento al suo lavoro per il «New York Tribune», sottolineando il fatto di essersi dovuto familiarizzare con un sacco di particolari pratici della vita economica che esulavano di gran lunga dal campo dell’economia politica propriamente detta. Mentre Marx componeva il manoscritto dei ‘Grundrisse’, il suo lavoro giornalistico, anche se ridimensionato sotto la pressione degli avvenimenti, continuò con la descrizione e l’analisi dei più importanti eventi della grande crisi del 1857-58. In realtà, buona parte del suo lavoro giornalistico nell’anno precedente, il 1856, era stato dedicato alle crisi monetarie in Europa, nelle quali egli leggeva le avvisaglie della più grande crisi che attendeva fin dal 1850. Nel novembre del 1857, Marx vide con piacere una delle sue predizioni divenire realtà: il governo britannico, a seguito delle forti pressioni dei portavoce della City, sospese nuovamente la Legge bancaria del 1844 – proprio come predetto da Marx in un articolo uscito appena qualche giorno prima sul «New York Tribune». Per tutta la primavera e fino all’estate del 1858 Marx continuò a commentare gli sviluppi della crisi in Europa e cercò di spiegare la rapida svolta verso un’improvvisa ripresa che si stava verificando in Gran Bretagna e in altri paesi del continente. Poiché il suo lavoro di giornalista terminò nel 1862, Marx non ci ha lasciato commenti sugli eventi delle crisi successive, nel 1866 e del 1873 (1). Il lavoro giornalistico è della massima importanza tanto per la teoria politica di Marx, quanto per la sua critica dell’economia politica”” (pag 264-265) [(1) In effetti, Marx, continuò a scrivere articoli per giornali tedeschi e austriaci, in particolare per “”Die Presse”” (La stampa), sul corso degli avvenimenti e sul contesto della guerra civile americana, fino alla fine del 1862] [Marcello Musto, a cura, ‘I ‘Grundrisse’ di Karl Marx. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 150 anni dopo’, Ets, Pisa, 2015] “”La nascita di un nuovo progetto editoriale rese le circostanze meno disperate. Il direttore del «New York Tribune», Charles Dana, lo invitò infatti a partecipare alla redazione dell’enciclopedia ‘The New American Cyclopaedia’ [La nuova enciclopedia americana]. La mancanza di denaro lo spinse ad accettare, ma per lasciarsi più tempo da dedicare agli studi, egli affidò a Engels gran parte dell’attività. Nella divisione del lavoro, che i due svolsero dal luglio del 1857 al novembre del 1860, Engels redasse le voci di carattere militare – ossia la maggioranza di quelle previste -, mentre Marx compilò diversi schizzi biografici. Pur se il compenso offerto, solo due dollari per pagina, era molto basso, esso costituiva pur sempre un’integrazione al disastrato bilancio. Per questo motivo, Engels lo invitò a farsi assegnare da Dana quante più voci possibili: «tanta solida scienza possiamo facilmente fornire, finché ce ne derivi un compenso il solido oro californiano» (14); mentre Marx, nella stesura dei suoi articoli, seguì spesso il principio: «essere il meno concisi possibile, finché si può farlo senza divenire insulsi» (15). Nonostante gli sforzi, lo stato delle sue finanze non migliorò affatto. Esso divenne, anzi, talmente insostenibile che, assalito da creditori paragonati a «lupi famelici» (16) e in assenza finanche del carbone per riscaldarsi nel freddo inverno di quell’anno, nel gennaio del 1858 dichiarò a Engels: «se questa situazione dura, preferirei stare 100 tese sotto terra piuttosto che seguitare a vegetare così. Essere sempre fastidioso agli altri e, per di più, personalmente tormentato di continuo dalle più piccole miserie, è alla lunga insopportabile» (17). In queste condizioni riservò le considerazioni più amare anche alla sfera degli affetti: «privatamente, penso, conduco la vita più agitata che si possa immaginare. (…) Per la gente che abbia delle aspirazioni più vaste non c’è peggiore stupidaggine che sposarsi e consegnarsi così alle piccole miserie della vita domestica e privata» (18). La povertà non fu il solo spettro ad assillare Marx. Come per gran parte della sua travagliata esistenza, egli fu affetto, anche durante questo periodo, da diversi malanni”” (pag 248-249) [Marcello Musto, a cura, ‘I ‘Grundrisse’ di Karl Marx. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 150 anni dopo’, Ets, Pisa, 2015] [(14) Friedrich Engels a Karl Marx, 22 aprile 1857, ivi, p. 131; (15) Karl Marx a Friedrich Engels, 22 febbraio 1858, ivi, p. 299. Anche se contengono alcune riflessioni interessanti, gli articoli per l’enciclopedia furono bollati da Engels come «lavori a puro scopo di guadagno (…) che possono tranquillamente restare sepolti», cfr. Friedrich Engels a Hermann Schlüter, 29 gennaio 1891, in K. Marx F. Engels, Opere, vol. II, Ed. Riun., Roma, 1982, p. 18. Per l’edizione italiana di questi scritti si rimanda al volume K. Marx – F. Engels, Voci per The New American Cyclopaedia’, Lotta Comunista, Milano, 2003; (16) K. Marx a F. Engels, 8 dicembre 1857, in K. Marx F. Engels, Opere, vol. XI, cit., p. 234); (17) K. Marx a F. Engels, 28 gennaio 1858, ivi, p. 280; (18) K. Marx a F. Engels, 22 febbraio 1858, ivi, p. 299]”,”MADS-806″
“MUSTO Renato a cura; scritti e interventi di E.V. DEBS W.D. HAYWOOD Vincent ST. JOHN Oscar AMERINGER Ben WILLIAMS E.M. CLYDE Elizabeth GURLEY FLYNN JUSTUS A.M. STIRTON F. BOHN”,”Gli IWW e il movimento operaio americano. Storia e documenti 1905-1914.”,”‘Quando Carlo Marx e Federico Engels udirono alcune delle idee espresse da persone che si facevano chiamare socialisti, ne furono così disgustati che decisero di chiamarsi “”comunisti”” per distinguersi da quella variopinta folla di riformisti. Gli Industrial Workers of the World fanno bene ad usare il termine “”compagno-operaio”” invece dell’abusato nome di “”compagno””. “”Compagno”” ha finito con l’indicare un uomo con i capelli lunghi ed ogni donna con i capelli corti che abbiano un piano bello e pronto per un nuovo sistema sociale, una qualche critica per l’ordine esistente o un’infarinatura di economia. Vengono considerati “”compagni””: chi si fa promotore del controllo delle azioni delle miniere, il rivoluzionario che non vuole toccare la proprietà ma ridistribuire il reddito, il socialista dell’ufficio postale, quelli che lottano contro le tasse indirette, chi si batte perché la proprietà passi nelle mani dei consigli municipali, i più timidi tra gli avvocati, preti vocioni pieni di pustole, piccoli commercianti un po’ ladruncoli e perfino gli appartenenti alle forze armate. Molti datori di lavoro sono di “”cari compagni”” ma chi ha avuto la sventura di lavorare come uno schiavo per uno di loro sa che con loro non vi può essere alcun interesse comune. La parola “”compagno””, una volta elemento di distinzione, adesso è una rovina. Ma “”compagno-operaio”” è una parola che significa qualcosa, che esprime un’idea. È una parola di classe: il vostro padrone non può usarla, nessun parassita può usarla. Sta a significare chi lavora con te in fabbrica, chi effettivamente produce, chi, in qualunque parte del mondo, effettivamente lavora. È un termine che si può applicare solo a coloro che lavorano nelle miniere, nelle fabbriche, nei boschi e nei campi. Si riferisce al complesso dell’attività industriale ed è l’unico termine che si accompagna bene alla frase: «Tuo per la libertà industriale». “”Compagno-operaio”” non è certo molto distinto, ma “”compagno”” è diventato così rispettabile agli occhi della classe che ci governa che di conseguenza ha perso la maggior parte del suo significato per il lavoratore che non ha nessun tipo di proprietà’ (pag 187-188) [da ‘Industrial Worker’, 14 maggio 1910] [(in) ‘Gli IWW e il movimento operaio americano. Storia e documenti 1905-1914’, a cura di Renato Musto. Thélème, Napoli, 1975]”,”MUSx-002-FGB”
“MUSTO Marcello a cura; saggi di Manfred NEUHAUS Gerald HUBMANN Izumi OMURA Malcolm SYLVERS Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Peter THOMAS Giuseppe CACCIATORE Marcello MUSTO Gianfranco BORRELLI Stathis KOUVELAKIS Roberto FINELLI Geert REUTEN Christopher J. ARTHUR Riccardo BELLOFIORE Enrique DUSSEL Jacques BIDET Fritz Wolfgang HAUG Michael R. KRÄTKE André TOSEL Domenico JERVOLINO Domenico LOSURDO Alex CALLINICOS Wei XIAOPING”,”Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia.”,”‘Mancò in Italia un’analisi che Engels fece (1845) in ‘La situazione della classe operaia in Inghiterra’ (pensando anche alla Germania) e che Lenin predispose nel 1899 per la Russia zarista’ “”Negli anni finali del XIX secolo, Marx fu letto e commentato maggiormente, numerose sue opere vennero stampate; le sue traduzioni non presentarono errori clamorosi: basti pensare alla pregevole edizione di Gerolamo Boccardo del ‘Capitale’, con versione dal francese, nella «Biblioteca dell’Economista» (lodata da Engels, quando la conobbe), alle traduzioni di Martignetti e, non tanto alle popolari collane della «Critica Sociale», quanto a editori veri e propri, come il palermitano Remo Sandron o il milanese Mongini (27). Tutto questo ‘corpus’ ideale e bibliografico corrispondeva d’altronde a quanto accadeva nella vita intestina e nel dibattito dell’Internazionale ed era improntato di volta in volta, congiuntamente, dagli imperanti ricorsi all’ortodossia kautskyana, al positivismo e al socialdarwinismo (28). Frammisti a essi, i contributi originali di Labriola impallidirono o, per ricordare la celebre tesi di Croce successiva al dibattito sulla crisi del marxismo, ripresa più volte dal filosofo, preannunciarono la morte precoce del «marxismo teorico» dopo una stagione di entusiasmi (29). Gli studiosi dei precursori e della nascita del marxismo fecero e continuano a fare i conti con la questione dell’incidenza del marxismo di Turati nell’opera di fondazione e del potenziamento del Partito socialista e, in seconda istanza, con il dilemma della fragilità congenita che segnò, fino alla guerra modniale, malgrado gli interventi di Labriola, il marxismo-socialismo italiano. Al centro di esso, con significato che andò oltre il mero fatto organizzativo, furono infatti il contrasto, la divisione, le opposte valutazioni ideali e progettuali di Turati e Labriola, pur riconoscendosi entrambi nell’esperienza germanica, motivo persistente sia di divergenze sia di entusiasmi. Sgombrata la vicenda dagli appannamenti ideologici più evidenti appaiono i meriti e i limiti tanto di Turati che di Labriola. Entrambi furono essenziali per la nascita e il decollo del socialismo, che fu più confuso e meno organico ma anche più aperto e perfino socialmente più dinamico della fonte ispiratrice tedesca, accogliendo quanto ripetutamente Michels ebbe a riscontrare. Ma è essenziale riconoscere sia la carenza teorica, imputabile a Turati sia la rigidità, anticipante talune argomentazioni leniniane, identificabile in Labriola. Per quanto riguarda la «debolezza», il fenomeno si manifestò prevalentemente nel rapporto col dibattito marxista nella Seconda Internazionale. È sufficiente sfogliare, da un lato, la turatiana «Critica Sociale», da un altro, la kautskiana «Die Neue Zeit», i bernsteniani «Sozialistische Monatshefte», i «Dokumente des Sozialismus» o le riviste dell’austro-marxismo, nel campo storiografico l’ «Archiv für Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung» di Carl Grünberg, che per tanti aspetti anticipò la visioe della «marxologia» prospettata 60-70 anni più tardi da Maximilien Rubel negli «Études de Marxologie» (30). Il socialismo in Italia – è evidente – si sviluppò con forza intellettuale, emotiva e organizzativa e con rapidità, mentre il marxismo, malgrado Labriola, incise solo sull’epidermide della società, donda la sua gracilità. Furono molteplici le cause: il settoriale ritardo economico del paese e gli accesi contrasti nello sviluppo; il rapporto estretto, intimo addirittura, prima coi socilisti della cattedra e poi col positivismo; l’influenza industrialista nel Settentrione e il conseguente operaismo economistia, il radicmento nelle campagne, sempre del Centro-Nord, di un forte cattoliceismo con aperture sociali; il provincialismo di tanta parte del dibattito culturale, sia pubblicistico che accademico; infine, la presenza – a più riprese sottolineata – di un ribellismo antagonista ed estremiste (31). A questo si aggiunsero le insufficienze comuni del marxismo internazionale: i ritardi sulla «questione agraria» (l’indagine specifica di Kautsky, apparve nel ’99), sensibile per la Germania ma decisiva per l’Italia (32), qundi la ricezione preminente dell’influenza tedesca e l’imprecisa conoscenza del multiforme dibattito internazionalista, francese, inglese, americano, olandese e russo. Mancò altresì ai marxisti e socialisti itailani uno studio sistematico e radicale sulla preminenza della formazione economica e sociale del capitalismo: analisi che invece lo stesso Engels fece fin dal 1845 in ‘La situazione della classe operaia in Inghiterra’ (pensando non solo al Regno Unito ma specie alla Germania) e che Lenin predispose nel 1899 per la Russia zarista con ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia (33)”” (pag 105-106) [Gian Mario Bravo, ‘Marx e il marxismon nella prima sinistra italiana’, (in) Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, Manifesto-Libri, Roma, 2005, a cura di Marcello Musto] [(27) Rinvio al ‘Mongini’, cit. di Gianni e a ‘Remo Sandron, Palermo, Catalogo delle pubblicazioni del periodo comprendente l’attività di R. Sandron (dal 1873 al 1925) e quella dei suoi eredi fino al 1943’, Sandron Editore, Firenze, 1997; (28) Favilli, ‘Storia del marxismo italiano’, cit., pp. 178-202, 202-244, 244-258 (Il «corpus» marxista di fine secolo’); (29) Benedetto Croce, ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia, 1893-1900. Da lettere e ricordi personali’, Laterza, Bari, 1938; (30) Bruno Bongiovanni, ‘Rubel, Marx e il bonapartismo’, in Manuela Ceretta, a cura, ‘Bonapartismo, cesarismo e crisi della società. Luigi Napoleone e il copo di Stato del 1851’, Olschki, Firenze, 2003, pp. 123-141, e Gianfranco Ragona, ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’, Franco Angeli, MIlano, 2003; (31) Si richiamano i titoli menzionati sul socialismo e quelli, risalenti a tempi diversi, sull’anarchismo. Cito due «classici»: Max Nettlau, ‘Bakunin e l’Internazionale in Itaila dal 1864 al 1872’, Ediz. del Risveglio, Ginevra, 1928 (reprint, Roma, La Nuova Sinistra, 1970; Nello Rosselli (a cura di Leo Valiani), ‘Dodici anni di movimento operaio in Italia, 1860-1872 (1927), Einaudi, Torino, 1967. Si possono anche associare i volumi molto descrittivi di Pier Carlo Masini, ‘Storia degli anarchici italiani’, Rizzoli, Milano, 1974-1981, 2 voll.; (32) Karl Kautsky, ‘La questione agraria’ (1899), a cura e con introduzine di Giuliano Procacci, Feltrinelli, Milano, 1959; (33) In Italia, un analogo studio storiograficamente maturo è edito nel 1971: Stefano Merli, ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano, 1880-1900’, La Nuova Italia, Firenze, 1972, 2 voll.] “”Negli anni finali del XIX secolo, Marx fu letto e commentato maggiormente, numerose sue opere vennero stampate; le sue traduzioni non presentarono errori clamorosi: basti pensare alla pregevole edizione di Gerolamo Boccardo del ‘Capitale’, con versione dal francese, nella «Biblioteca dell’Economista» (lodata da Engels, quando la conobbe), alle traduzioni di Martignetti e, non tanto alle popolari collane della «Critica Sociale», quanto a editori veri e propri, come il palermitano Remo Sandron o il milanese Mongini (27). Tutto questo ‘corpus’ ideale e bibliografico corrispondeva d’altronde a quanto accadeva nella vita intestina e nel dibattito dell’Internazionale ed era improntato di volta in volta, congiuntamente, dagli imperanti ricorsi all’ortodossia kautskiana, al positivismo e al socialdarwinismo (28). Frammisti a essi, i contributi originali di Labriola impallidirono o, per ricordare la celebre tesi di Croce successiva al dibattito sulla crisi del marxismo, ripresa più volte dal filosofo, preannunciarono la morte precoce del «marxismo teorico» dopo una stagione di entusiasmi (29). Gli studiosi dei precursori e della nascita del marxismo fecero e continuano a fare i conti con la questione dell’incidenza del marxismo di Turati nell’opera di fondazione e del potenziamento del Partito socialista e, in seconda istanza, con il dilemma della fragilità congenita che segnò, fino alla guerra modniale, malgrado gli interventi di Labriola, il marxismo-socialismo italiano. Al centro di esso, con significato che andò oltre il mero fatto organizzativo, furono infatti il contrasto, la divisione, le opposte valutazioni ideali e progettuali di Turati e Labriola, pur riconoscendosi entrambi nell’esperienza germanica, motivo persistente sia di divergenze sia di entusiasmi. Sgombrata la vicenda dagli appannamenti ideologici più evidenti appaiono i meriti e i limiti tanto di Turati che di Labriola. Entrambi furono essenziali per la nascita e il decollo del socialismo, che fu più confuso e meno organico ma anche più aperto e perfino socialmente più dinamico della fonte ispiratrice tedesca, accogliendo quanto ripetutamente Michels ebbe a riscontrare. Ma è essenziale riconoscere sia la carenza teorica, imputabile a Turati sia la rigidità, anticipante talune argomentazioni leniniane, identificabile in Labriola. Per quanto riguarda la «debolezza», il fenomeno si manifestò prevalentemente nel rapporto col dibattito marxista nella Seconda Internazionale. È sufficiente sfogliare, da un lato, la turatiana «Critica Sociale», da un altro, la kautskiana «Die Neue Zeit», i bernsteniani «Sozialistische Monatshefte», i «Dokumente des Sozialismus» o le riviste dell’austro-marxismo, nel campo storiografico l’ «Archiv für Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung» di Carl Grünberg, che per tanti aspetti anticipò la visione della «marxologia» prospettata 60-70 anni più tardi da Maximilien Rubel negli «Études de Marxologie» (30). Il socialismo in Italia – è evidente – si sviluppò con forza intellettuale, emotiva e organizzativa e con rapidità, mentre il marxismo, malgrado Labriola, incise solo sull’epidermide della società, donda la sua gracilità. Furono molteplici le cause: il settoriale ritardo economico del paese e gli accesi contrasti nello sviluppo; il rapporto estretto, intimo addirittura, prima coi socilisti della cattedra e poi col positivismo; l’influenza industrialista nel Settentrione e il conseguente operaismo economistia, il radicmento nelle campagne, sempre del Centro-Nord, di un forte cattoliceismo con aperture sociali; il provincialismo di tanta parte del dibattito culturale, sia pubblicistico che accademico; infine, la presenza – a più riprese sottolineata – di un ribellismo antagonista ed estremiste (31). A questo si aggiunsero le insufficienze comuni del marxismo internazionale: i ritardi sulla «questione agraria» (l’indagine specifica di Kautsky, apparve nel ’99), sensibile per la Germania ma decisiva per l’Italia (32), quindi la ricezione preminente dell’influenza tedesca e l’imprecisa conoscenza del multiforme dibattito internazionalista, francese, inglese, americano, olandese e russo. Mancò altresì ai marxisti e socialisti italiani uno studio sistematico e radicale sulla preminenza della formazione economica e sociale del capitalismo: analisi che invece lo stesso Engels fece fin dal 1845 in ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (pensando non solo al Regno Unito ma specie alla Germania) e che Lenin predispose nel 1899 per la Russia zarista con ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia (33)”” (pag 105-106) [Gian Mario Bravo, ‘Marx e il marxismo nella prima sinistra italiana’, (in) Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, Manifesto-Libri, Roma, 2005, a cura di Marcello Musto] [(27) Rinvio al ‘Mongini’, cit. di E. Gianni e a ‘Remo Sandron, Palermo, Catalogo delle pubblicazioni del periodo comprendente l’attività di R. Sandron (dal 1873 al 1925) e quella dei suoi eredi fino al 1943’, Sandron Editore, Firenze, 1997; (28) Favilli, ‘Storia del marxismo italiano’, cit., pp. 178-202, 202-244, 244-258 (Il «corpus» marxista di fine secolo’); (29) Benedetto Croce, ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia, 1893-1900. Da lettere e ricordi personali’, Laterza, Bari, 1938; (30) Bruno Bongiovanni, ‘Rubel, Marx e il bonapartismo’, in Manuela Ceretta, a cura, ‘Bonapartismo, cesarismo e crisi della società. Luigi Napoleone e il corpo di Stato del 1851’, Olschki, Firenze, 2003, pp. 123-141, e Gianfranco Ragona, ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’, Franco Angeli, Milano, 2003; (31) Si richiamano i titoli menzionati sul socialismo e quelli, risalenti a tempi diversi, sull’anarchismo. Cito due «classici»: Max Nettlau, ‘Bakunin e l’Internazionale in Italia dal 1864 al 1872’, Ediz. del Risveglio, Ginevra, 1928 (reprint, Roma, La Nuova Sinistra, 1970; Nello Rosselli (a cura di Leo Valiani), ‘Dodici anni di movimento operaio in Italia, 1860-1872 (1927), Einaudi, Torino, 1967. Si possono anche associare i volumi molto descrittivi di Pier Carlo Masini, ‘Storia degli anarchici italiani’, Rizzoli, Milano, 1974-1981, 2 voll.; (32) Karl Kautsky, ‘La questione agraria’ (1899), a cura e con introduzione di Giuliano Procacci, Feltrinelli, Milano, 1959; (33) In Italia, un analogo studio storiograficamente maturo è edito nel 1971: Stefano Merli, ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano, 1880-1900’, La Nuova Italia, Firenze, 1972, 2 voll.]”,”MADS-006-FMB”
“MUSU Ignazio”,”Il debito pubblico.”,”Ignazio Musu insegna Economia politica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa di macroeconomia, sviluppo economico ed economia dell’ambiente.”,”ITAE-047-FL”
“MUSU Ignazio”,”Il debito pubblico.”,”Ignazio Musu insegna Economia politica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra le sue pubblicazioni per il Mulino Introduzione all’economia dell’ambiente.”,”ITAE-094-FL”
“MUTHU Sankar”,”Enlightenment Against Empire.”,”Sankar Muthu is Assistant Professor of Politics at Princeton University. Acknowledgements, Introduction, Notes, Works Cited, Index,”,”FILx-110-FL”
“MUZZIO Lino”,”Il movimento sindacale cristiano in Italia. Dalle origini al 1926. Studio storico-critico.”,”””Nel 1923 e precisamente il 12 gennaio la C.I.L. presenta un memoriale al Presidente del Consiglio, Onorevole Mussolini, dove richiamava l’attenzione del Governo, (dopo aver fatto rilevare come l’avvento del partito fascista non aveva creato le condizioni per un ritorno alla normalità, e come l’azione programmatica del Governo, nonostante i solenni impegni, non era affatto orientata all’elevazione della classe lavoratrice), sulle violenze fasciste compiute contro le organizzazioni sindacali cattoliche e sull’estrema urgenza di promuovere un complesso di leggi sui contratti di lavoro, la libertà sindacale, il riconoscimento delle organizzazioni (…)””. (pag 90-91)”,”MITT-301″
“MUZZIOLI Giuliano”,”Banche e agricoltura. Il credito all’agricoltura italiana dal 1861 al 1940.”,”Giuliano Muzzioli insegna Storia dell’economia italiana dall’Unità nazionale ad oggi nell’Università di Modena (1983). Ha pubblicato ‘L’economia modenese fra le due guerre’ (1979) e vari saggi su ‘Italia contemporanea’ e ‘Studi storici’.”,”ITAE-052-FP”
“MUZZIOLI Giuliano RINALDI Alberto”,”Dalla fiamma ossidrica al laser. La Wam da Modena all’America e alla Cina (1968-2003).”,”Giuliano Muzzioli è professore ordinario di Storia economica, facoltà di Economia Università di Modena. Alberto Rinaldi è ricercatore nella stessa facoltà Il fenomeno dell’ internazionalizzazione delle piccole e medie imprese”,”ECOG-025-FP”
“MUZZUPAPPA Sergio HÖBEL Alexander a cura; saggi di Giuseppe ARAGNO Luigi CORTESI Sergio MUZZUPAPPA Alexander HÖBEL Fabio GENTILE Luigi PARENTE”,”Fascismo e antifascismo a Napoli (1922-1952). Sette lezioni.”,”””Bordiga fu il vero protagonista della scissione di Livorno e della nascita del Partito Comunista d’Italia, di cui dirigente effettivo dal 1921 fino al ’23, a cavallo fra il 1923 e il ’24, quando l’Internazionale comunista – che era nata nel ’19 e che con il fallimento delle rivoluzioni in Occidente concepì e sviluppò via via la tendenza al monocentrismo russo-sovietico – decise da Mosca la sua sostituzione, che fu attuata. Nell’estate 1924 Gramsci divenne segretario generale del PCd’I. Il posto di Bordiga non era quello di segretario, carica che non esisteva ancora a quei tempi: Lenin non fu mai segretario del Partito bolscevico e Bordiga non fu mai segretario del Partito comunista d’Italia; erano dirigenti carismatici, tutti si riferivano a loro senza il bisogno che ci fossero le cariche di segretario generale o di presidente del partito. I primi segretari generali furono Stalin in Russia e Gramsci contemporaneamente in Italia, perché mutò il costume e mutarono alcuni cardini ideologici e organizzativi del comunismo istituzionale. (…) Nel 1926 Bordiga, già esautorato in Italia dalla direzione “”centrista”” (anche se non dalla base del partito) ma col suo prestigio internazionale intatto andò a Mosca. Qui la sua figura giganteggiò; egli si oppose direttamente a Stalin in scambi anche pubblici di grande importanza. Un po’ tutta l’Europa comunista guardava a Bordiga in quel momento, ma la forza dell’apparato sovietico (…) schiacciò contemporaneamente le resistenze dell’italiano Bordiga e del russo Trockij e via via dei comunisti di tutti i paesi che si opponevano alla linea di Stalin. Fu l’ultimo discorso, quello del ’26 di Bordiga, che contrastò pubblicamente Stalin accusandolo di burocratismo e di tendenziale macronazionalismo russo, accuse che Lenin già ammalato (…) condivideva”” (pag 35-37) [dal saggio di Luigi Cortesi, Il comunismo tra fascismo e Resistenza]”,”MITC-111″
“MYDANS Carl MYDANS Shelley”,”La pace violenta.”,”MYDANS Carl è nato a Boston e si è diplomato presso la University School of Journalism. E’ collaboratore di Life. MYDANS Shelley è la moglie di Carl. E’ stata corrispondente di Life e Time. E’ autrice di ‘Thomas’ romanzo storico sulla vita e la morta di Thomas Becket. Dalla fine della 2° guerra mondiale alla fine degli anni 1960 si sono registrate 126 crisi nazionali e internazionali nel corso delle quali si è fatto ricorso alle armi.”,”RAIx-109″
“MYERS Gustavus”,”History of the Great American Fortunes.”,”MYERS Gustavus”,”USAE-082″
“MYRDAL Gunnar”,”Teoria economica e paesi sottosviluppati.”,”Gunnar MYRDAL, nato nel 1898, è stato per vari anni Segretario esecutivo della Commissione economica per l’ Europa delle Nazioni Unite. E’ autore di varie opere tra cui: -L’ elemento politico nella formazione delle dottrine dell’ economia pura -An American Dilemma: the Negro Problem and Modern Democracy -An International Economy.”,”ECOI-057″
“MYRDAL Gunnar; collaborazione di William J. BARBER Altti MAJAVA Alva MYRDAL Paul P. STREETEN David WIGHTMAN George W. WILSON”,”Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Titolo originale ‘Asian Drama. An Inquiry Into the Poverty of Nations’.”,”Principali collaboratori di MYRDAL: William J. BARBER professore di scienze economiche, Altti MAJAVA demografo, Alva MYRDAL membro consiglio ministri,ministro per il disarmo, Svezia, Paul P. STREETEN Professore di scienze economiche, David WIGHTMAN Lettore all’ International Economic History, George W. WILSON P del Department di Economics and Division of Economic Research, Indiana University.”,”ASIx-018″
“MYRDAL Gunnar; collaborazione di William J. BARBER Altti MAJAVA Alva MYRDAL Paul P. STREETEN David WIGHTMAN George W. WILSON”,”Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Titolo originale ‘Asian Drama. An Inquiry Into the Poverty of Nations’.”,”Karl Gunnar MYRDAL è nato a Gustaf in Svezia nel 1898. Allievo di Gustav CASSEL gli successe nel 1933 alla cattedra di politica economica e finanziaria all’Università di Stoccolma, di cui era docente già nel 1927. Ha insegnato anche presso l’ Institut de hautes etudes di Ginevra. E’ stato membro del partito laburista svedese, senatore e ministro dell’ Industria e commercio e segretario esecutivo della Commissione economica per l’ Europa (ECE) dell’ ONU. Nel 1938 la Fondazione Carnegie lo chiamò a dirigere una grande indagine sociologica sui neri in America che più tardi portò alla pubblicazione di ‘An American Dilemma’. Economista di razza, ha sviluppato la teoria dell’ equilibro monetario di WICKSELL.”,”ASIx-019″
“MYRDAL Gunnar; collaborazione di William J. BARBER Altti MAJAVA Alva MYRDAL Paul P. STREETEN David WIGHTMAN George W. WILSON”,”Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Titolo originale ‘Asian Drama. An Inquiry Into the Poverty of Nations’.”,”Karl Gunnar MYRDAL è nato a Gustaf in Svezia nel 1898. Allievo di Gustav CASSEL gli successe nel 1933 alla cattedra di politica economica e finanziaria all’Università di Stoccolma, di cui era docente già nel 1927. Ha insegnato anche presso l’ Institut de hautes etudes di Ginevra. E’ stato membro del partito laburista svedese, senatore e ministro dell’ Industria e commercio e segretario esecutivo della Commissione economica per l’ Europa (ECE) dell’ ONU. Nel 1938 la Fondazione Carnegie lo chiamò a dirigere una grande indagine sociologica sui neri in America che più tardi portò alla pubblicazione di ‘An American Dilemma’. Economista di razza, ha sviluppato la teoria dell’ equilibro monetario di WICKSELL.”,”ASIx-020″
“MYRDAL Jan”,”Rapporto da un villaggio cinese. Inchiesta in una comune agricola dello Shensi.”,”Jan MYRDAL è il figlio di Gunnar, l’ economista di fama mondiale. Jan ha cominciato la carriera giornalistica nel 1944 e ha al suo attivo alcune inchieste in Afghanistan, India e Birmania, compiute tra il 1958 e il 1962.”,”CINx-126″
“MYRDAL Gunnar, a cura di Seth KING”,”Il dramma dell’ Asia. Edizione abbreviata del Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Volume 1.”,”Gunnar MYRDAL è nato in Svezia nel 1898. Allievo di Gustav CASSEL gli successe nel 1933 alla cattedra di politica economica.”,”PVSx-025″
“MYRDAL Gunnar, a cura di Seth KING”,”Il dramma dell’ Asia. Edizione abbreviata del Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Volume 2.”,”Gunnar MYRDAL ha partecipato attivamente alla vita pubblica del suo paese quale membro del partito laburista. Nel 1970 gli è stato conferito il premio internazionale per la pace. Tra le sue opere ‘An American Dilemma’ (1943), ‘I paesi del benessere e gli altri’ (1962), ‘The Challenge of the World Poverty’ (1970).”,”PVSx-026″
“MYRDAL Gunnar”,”Controcorrente. Realtà di oggi e teorie di ieri.”,”Breve nota su Marx e il “”marxismo”” (pag 245-254) (Saggio inedito) “”Quando, due generazioni fa, Knut Wicksell, oggi tardivamente riconosciuto come il grande economista dei suoi giorni, tenne la sua prolusione come professore di economia all’ università di Lund nel 1904, cominciò con l’ affermare che la scienza economica, “”come la teologia e suppergiù per gli stessi motivi””, non era riuscita a giungere a risultanze comunemente accettate. E’ vero, osservò, che la via del progresso in tutte le scienze passa attraverso lo scontro polemico. Ma nelle scienze naturali un simile stato di guerra ha un ben definito punto di approdo: teorie vengono confutate, ipotesi diventano osbsolete, le frontiere della conoscenza sono spinte innanzi. (…) In economia, invece, tutte le dottrine persistono. Gli esempi dati allora da Wicksell sono tutti presenti, in forme leggermente diverse per il variare delle condizioni e dei problemi, al giorno d’oggi. Fedele credente nella psicologia edonistica e nella filosofia morale utilitaria, Wicksell vedeva la chiave di questa situazione disgraziata in economia nel fatto che non si fosse ancora riusciti a misurare l’ “”utilità”” – concetto base, in forma accuratamente velata, anche della moderna teoria del benessere””. (pag 157-158) MYRDAL Gunnar è nato nel 1898. Ha fondato e diretto l’ Istituto di Studi Economici Internazionali presso l’ Università di Stoccolma e dal 1945 al 1947 è stato ministro del commercio svedese. Nel 1944 ha pubblicato ‘An American Dilemma: The Negro Problem and Democracy’. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Teoria economica e paesi sottosviluppati’ (1959), ‘Il valore della teoria sociale’ (1966), ‘Il saggio sulla povertà in undici paesi asiatici’ (1971).”,”ECOT-120″
“MYSYROWICZ Ladislas”,”Karl Marx, la Première Internationale et la statistique.”,”Estratto da rivista Le Movement Social’ Ladislas Mysyrowicz Marx e le inchieste sulla condizione operaia internazionale (pag 61-62-63) L’inchiesta operaia fatta dai lavoratori stessi poteva avere il merito di mettere il dito sulle piaghe sociali “”(…) Marx était loin de penser que les enquêtes sur la condition ouvrière dussent nécessairement être effectuées par les ouvriers eux-mêmes (35), il ne récusait aucunement la validité scientifique de certaines enquêtes gouvernementales. Il tenait même en très haute estime la statistique sociale anglaise. Dans la ‘première Préface’ du ‘Capital’, il écrivait: «Comparée à la statistique anglaise, la statistique sociale de l’Allemagne et du reste du continent européen est réellement misérable. Malgré tout, elle ‘soulève un coin du voile’, assez pour laisser entrevoir une tête de Méduse. ‘Nous serions effrayés de l’état de choses chez nous’ si nos gouvernements et nos parlements établissaient comme en Angleterre des commissions d’études périodiques sur la situation économique, (…) sur la santé publique, (…) sur l’exploitation des femmes et des enfants, sur les conditions de logement et de nourriture, etc,. Persée se couvrait d’un nuage pour poursuivre les monstres; nous, nous, pour pouvoir nier l’existence des monstruosités, nous nous plongeons tout entiers dans le nuage, jusqu’aux yeux et aux oreilles» (36). Remarquons, en passant, qu’au moment où l’AIT décidait d’entreprendre sa vaste enquête internationale sur la condition du travail, le Gouvernement de Sa Majesté se livrait à des investigations du même ordre par intermédiaire de ses missions diplomatiques à l’étranger, et que son exemple allait être suivi par le Gouvernement américain. Marx n’attachait certainement pas une grande importance ‘pratique’ à l’enquête ouvriere. Il dut comprendre très vite (s’il ne le fit pas d’emblée) que les services publies gouvernamentaux étaient infiniment mieux équipés pour mener pareille tâche à bien. Sans doute accordait-il une certaine portés ‘méthodologique’ et ‘symbolique’ à cette ‘enquête ouvrière «faite par les ouvriers eux-mêmes»’. Un rapprochement avec un passage de ‘Misère de la philosophie’ est ici permis: «A mesure que l’histoire marche et qu’avec elle la lutte du prolétariat se dessine plus nettement, il s (les théoriciens de la classe prolétaire) n’ont plus besoin de chercher la science dans leur esprit, ils n’ont qu’à se rendre compte de ce qui se passe devant leurs yeux et de s’en faire l’organe. Tant qu’ils cherchent la science et ne font que des systémes, tant qu’ils sont au début de la lutte, ils ne volent dans la misère que la misère, sans y voir le côté révolutionnaire, subversif, qui renversera la société ancienne. Dès ce moment, la science produite par le mouvement historique, et s’y associant en pleine connaissance de cause, a cessé d’être doctrinaire, elel est devenue révolutionnaire» (38). L’enquête ouvrière faite par les ouvriers eux-mêmes, pouvait donc avoir le grand mérite de mettre le doigt sur les plaies sociales, de faire examiner paer le prolétariat sa situation réelle de classe esploitée, et par cette analyse concrète, de dissiper les voiles de l”utopie’. L”Adresse inaugurale’ de l’AIT répond exactement à cette définition, et fait comprendre à quoi Marx, entendait faire servir l’enquête. Dans l”Adresse inaugurale’, Karl Marx, se fondant sur les statistiques officielles anglaises, et s’étendant longuement sur leurs données, dévoilait «ce fait capital que la misère des masses travailleuses n’avait point diminué de 1848 à 1864». Au terme d’une analyse fondée sur les chiffres officiels, il montrait que dans cette période de développement intense de l’industrie et du commerce, qui plongeait la haute bourgeoisie dans l’euphorie, la classe ouvriere s’était paupérisée et que, par conséquent, la seule issue à sa misère forcément croissance était dans la Révolution”” (pag 62-63) [‘Ladislas Mysyrowicz, ‘Karl Marx, la Première Internationale et la statistique’, ‘Le Mouvement Social’, n. 69, 1969] [(35) Voir: Marx à Kugelmann, 30 nov. 1867; (36) K. Marx, ‘Oeuvres’, Pléïade, I, p. 549]”,”INTP-087″