Biblioteca Isc ordinata per nome autore, R3

“ROATTA Mario”,”Otto milioni di baionette. L’esercito italiano in guerra dal 1940 al 1944.”,”Repentino cambiamento nelle decisioni di Mussolini. “”Introdotti che fummo nell’ufficio del duce, questi dichiarò che l’atteggiamento della Grecia era diventato così favorevole agli «Alleati» che egli giudicava inevitabile di dichiararle la guerra e di occuparla. (Questi continui mutamenti di idee, in così poco tempo, a proposito di questioni di importanza fondamentale, e senza prima consultare le supreme autorità militari: campagna contro la Jugoslavia, smobilitazione dell’esercito, campagna contro la Grecia, costituiscono prova evidente della mancanza di una visione d’insieme della condotta della guerra). Il duce chiese quindi quali forze si giudicassero necessarie e quale fosse il tempo indispensabile per portarle a piè d’opera, con tutto il materiale corrispondente. Risposi che giudicavo necessario, sino dal primo inizio della campagna, l’impiego ‘contemporaneo’ di 20 divisioni. Ed in quanto al tempo significai che occorevvano tre mesi dall’ordine esecutivo allo inizio delle ostilità. A condizione, però, che l’esercito venisse subito rimobilitato, e che fossero adottate tutte le restrizioni necessarie nei trasporti terrestri e marittimi civili, per assicurare in detto termine l’arrivo in Albania, e la loro sistemazione sulla base di partenza, delle truppe e dei materiali (ivi compresi ingenti depositi di rifornimento, senza peraltro pregiudicare i trasporti per la Libia. Mussolini si rivolse al Capo di S.M. Generale, il quale si associò ai miei punti di vista. Allora il duce li approvò a sua volta, ed ordinò di dre subito tutte le disposizioni del caso e di preparare il progetto operativo. (…) L’indomani 15 ottobre, poco dopo le ore 11, fui chiamato al telefono da Sebastiani (segretario particolare del duce), il quale mi chiese come mai non mi fossi recato alla riunione indetta a Palazzo Venezia per le ore 11. Risposi che nessuno me ne aveva avvertito, ma che sarei andato subito. Così feci (…). Ben presto però, dal prosiego della discussione, compresi che si trattava di tutt’altra cosa; ma supposi che il rapido e radicale cambiamento nelle decisioni di Mussolini fosse conseguente a circostanze importantissime esposte in quell’inizio di discussione al quale non avevo assistito. Non è che successivamente, soprattutto quando mi pervenne una copia del verbale della riunione, che appresi come del cambiamento non fosse stata data nessuna spiegazione.”” (pag 121-123)”,”QMIS-025-FGB”
“ROBB Peter”,”A history of India.”,”ROBB P. è professore di storia dell’ India alla School of Orientale and African Studies, University of London. Sistema di casta. “”Il contesto politico ed economico – insicurezza e privilegi – aiuta a spiegare i cambiamenti. Ciò mina l’ opposizione tra casta e stato o economia di Hegel e Dumont (v. capitolo I). La casta fu strumentale agli stati, e gli stati funzionavano bene in vari modi per via della casta. La casta era anche sensibile al potere economico, come pure, qualche volta, nel frenarlo.”” (pag 225) Caste, classi sociali e sistema coloniale. “”Questa tendenza verso la “”casta”” limitò l’ impatto delle innovazioni indotte dal sistema coloniale britannico – diritti individuali, leggi uguali per tutti, neutralità della religione, mercificazione, proprietà privata, comunicazioni sulla lunga distanza sicure, e così via – che piacevano molto ad una parte della popolazione indiana e che si poteva supporre incoraggiassero un modo alternativo di identità, nominalmente di classe economica piuttosto che di casta. Al contrario, molti di questi cambiamenti furono fatti per favorire una crescente affermazione dello status di casta.”” (pag 226)”,”INDx-061″
“ROBBE Émilie, LAGRANGE François, a cura di”,”Napoléon et l’Europe.”,”ROBBE Émilie: storica francese. Prestigioso Catalogo edito in collaborazione con il Musée de l’Armée di Parigi, per l’Esposizione “”Napoléon et l’Europe”” tenutasi dal 27 marzo 2013 al 14 luglio 2013.”,”FRAN-124-FSL”
“ROBBINS Keith”,”John Bright.”,”Il libro è dedicato a A.J.P. TAYLOR (TAYLOR ne ha scritto la recensione su un quotidiano inglese il 28.1.1979) Keith ROBBINS è Prof di storia all’Univ College di North Wales, Bangor. In precedenza è stato Lecturer in storia all’Univ di York (1963-71) ed ha pubblicato ampiamente su temi politici, diplomatici ed ecclesiastici. Nel 1977 è stato nominato Editor di ‘History’. Dal 1979 è Prof a Glasgow.”,”UKIx-037″
“ROBBINS Lionello”,”La teoria della politica economica nella economia politica classica inglese.”,”ROBBINS è stato professore all’ Università di Londra. “”… il “”socialismo””, che Mill nell’ Autobiografia credeva in definitiva possibile, non era una organizzazione centralizzata con uno Stato onnipotente, che abbia la proprietà e l’ esercizio dei mezzi di produzione e governi la distribuzione e lo scambio, ma piuttosto un complesso di enti cooperativi, praticanti fra loro le virtù dell’ associazione, eppure indipendenti nello stesso senso in cui qualsiasi parte d’un organismo sociale può essere indipendente di fronte agli altri membri della società”” (pag 146).”,”UKIE-028″
“ROBBINS Albert”,”Coming to America. Immigrants from Northern Europe.”,”Gli immigrati furono accolti dai pregiudizi dei nativi, Il sospetto americano contro gli stranieri si concentrò nell’ American Native Party o ‘Know.Nothing’ degli anni 1840, l’ America Protective Association del 1887 e condusse a restrizioni dell’ immigrazione tra la fine del XIX e l’ inizio del XX secolo”,”CONx-097″
“ROBBINS Lionel”,”La base economica dei conflitti di classe.”,” I costi positivi e negativi dell’ Impero. “”L’ esperienza della Gran Bretagna al tempo del Vecchio Sistema Coloniale non era certo tale da incoraggiare grandi speranze a questo riguardo. A parte ciò, tuttavia, il costo effettivo per mantenere il governo e la difesa delle dipendenze coloniali può essere seriamente sottovalutato. E’ una materia, questa, cui non è stata consacrata da parte degli storici dell’ economia quell’ attenzione che ci si sarebbe potuti aspettare data la loro on rara infatuazione per i vantaggi economici dell’ impero. I costi dell’impero non sono stati studiati così minuziosamente quanto si sarebbe potuto desiderare. Molto recentemente tuttavia il signor Glover Clark, della Fondazione Carnegie, ha cercato di fornirci qualche valutazione, con risultati che sono davvero notevoli (1).”” (pag 66) (1) Clark stima le spese tedesche dell’impero coloniale, quelle italiane le cifre coloniali britanniche ecc. (v. Groves CLARK, I bilanci dell’ imperialismo) (pag 67) “”Ora, questo problema, che, per coloro in quali non nascondono la testa nella sabbia, è diventato una questione di vita o di morte per la nostra generazione, non divideva le vecchie generazioni di socialisti e liberali. Dopo tutto, Carlo Marx non era altro che un economista classico. Egli comprendeva, come lo comprendevano i grandi filosofi liberali, che il sistema economico dei nostri giorni è un sistema mondiale, che esso esige la pace per funzionare con successo e che i tentativi di rinchiuderlo entro frontiere nazionali, di farlo dipendere dagli Stati nazionali diminuisce semplicemente la produttività e aumenta le probabilità di guerra. Carlo Marx avrebbe denunciato i tentativi di organizzazione economica su scala nazionale come ‘kleinbuergerlich’ – invenzioni baloccanti di una mentalità borghese che non andava neppure innanzi coi suoi tempi””. (pag 111-112)”,”ECOI-214″
“ROBBINS Lionel, a cura di Steven G. MEDEMA Warren J. SAMUELS”,”La misura del mondo. Breve storia del pensiero economico.”,”L’introduzione all’edizione italiana e i capitoli ‘L’evoluzione della teoria economica moderna’ e ‘La storia del pensiero economico dal punto in cui Robbins la lasciò’ sono stati tradotti da Francesco AGRESTI e Michela LUISON. Revisione tecnica della traduzione di Lorella CAMPI Steven G. MEDEMA Warren J. SAMUELS sono rispettivamente insegnanti nell’Università del Colorado e nella Michigan State University. ROBBINS (1898-1984) ha insegnato alla LSE (1929-1961) (London School of Economics), ha diretto la sezione economica del British War Cabinet durante la seconda guerra mondiale ed è stato presidente del Financial Times (1961-1970). Ha scritto vari volumi (v.4° cop).”,”ECOT-149″
“ROBBINS Lionel”,”L’économie planifiée et l’ordre international.”,”ROBBINS Lionel “”””Je sympathise, déclare Mr. Keynes, avec ceux qui tendent à réduire au minimum plutôt qu’à accroître au maximum, les complications économiques entre nations. Les idées, la science, les connaissances, les lois de l’hospitalité, les voyages – voilà des choses qui, par nature, devraient être internationales. Mais que les produits soient faits chez soi, dans la mesure où c’est rationnellement possible – et qu’il convient de le faire … une plus grande mesure d’autonomie économique entre les nations qu’il n’en existait avant 1914, peut tendre à mieux servir la cause de la paix”” (‘National self-sufficiency’, Yale Review, vol. XXII, p. 758)”” (pag 275-276)”,”ECOI-319″
“ROBBINS Lionel”,”Le cause economiche della guerra.”,”””Un caso simile si è presentato dalla storia della guerra italo-turca del 1911-12. Anche qui si asserisce comunemente che la guerra fu causata dall’intervento del governo a favore del capitale d’investimento, in questo caso il Banco di Roma. Anche qui, all’esame, l’effettiva relazione esistente fra governo e finanza si dimostra essere, più o meno, esattamente l’opposto di quel che viene comunemente asserito. Lo Staley che ha esaminato questo caso dettagliatamente, non ha difficoltà di dimostrare che l’annessione di Tripoli fu progettata dagli statisti italiani molto prima che il Banco di Roma avesse nulla a che fare col paese. Mostra ance che la decisione della banca di mettersi nell’affare fu il risultato di un incentivo offerto dal governo italiano, del privilegio di facilitazioni di sconto alla Banca d’Italia, e che essa ricevette un ulteriore compenso sotto forma di sussidi al suo servizio di navigazione. Non c’era difetto di sbocchi per l’eccesso di capitale in Italia; e gli investimenti di Tripoli erano soggetti a considerevoli rischi contro guadagni molto meschini. E’ chiaro che, come nel caso delle concessioni di Yalu, l’interesse economico creato dalle operazioni finanziarie era semplicemente uno schermo per le ambizioni politiche, aventi poca o punta connessione coi guadagni cui è interessata l’alta finanza. Il governo italiano era ansioso di trovare qualche compenso per la perdita di prestigio subita alla battaglia di Adua; l’occupazione di Tripoli, facilitata da trattative coi francesi e in seguito alla disputa per il Marocco, offriva una conveniente opportunità”” (pag 45-46)”,”QMIx-258″
“ROBBINS Lionel”,”La grande dépression, 1929-1934.”,”””On s’e aperçoit principalement en considérant la politique des banques centrales. Au moment où le boom s’écroula en 1929, ces institutions, agissant manifestement de concert, s’employèrent à créer un état d’aisance monétaire sans aucun rapport avec les conditions générales du marché monétaire (1). Cette poliique fut renforcée par les achats considérables de valeurs sur le marché libre, aux Etats-Unis. D’octobre 1929 à décembre 1930, il fut ainsi déversé sur le marché $ 410 millions au moins. Le résultat fut tel qu’on pouvait s’y attendre. Le processus de liquidation fut arrêté. On lança de nouveaux emprunts. Le tableau suivant indique le montant des émissions opérées, pour compte étranger seulement, sur les principaux centres de placements, au cours des années à 1932 (2). On remarquera que les émissions effectuées dans le second trimestre de 1930 furent d’un ordre de grandeur comparable à celui de la période correspondante de 1928. Mais ces capitaux ne furent pas investis d’une façon saine”” (pag 96-97) [Emissions étrangères sur quatre marchés financiers (en millions de dollars) Périodes 1928 Total annuel: 2.102,3; 1929 Total annuel 1.285,2; 1930 Total annuel 1.707,4; 1931 Total annuel 515,2] [(1) Voir les tableaux statistiques, N° 28, 29, 30 et 31; (2) Ce tableau, qui concerne les émissions étrangères aux Etats-Unis, dans le Royaume-Uni, aux Pays-Bas et en Suisse, est emprunté à l’ouvrage de Timoshenko, intitulé: ‘World Agriculture and the Depression’ (Université de Michigan, 1933), p. 625. Les données originales proviennent de l’«Institut für Konjunkturforschung» allemand, à l’exception de celles relatives au dernier trimestre de 1931, qui ont été empruntées à l’article de F. Sternberg, intitulé: «Die Weltwirtschaftskrisis», Weltwirtschaftsliches Archiv, vol. 36, cahier I (juillet 1932), p. 131]”,”ECOI-358″
“ROBBINS Lionello”,”Sulla natura e l’importanza della scienza economica – La teoria dello sviluppo economico nella storia del pensiero economico.”,”22 Due opere comprese nel volume: – Sulla natura e l’importanza della scienza economica – La teoria dello sviluppo economico nella storia del pensiero economico.”,”ECOT-346″
“ROBBINS Jack Alan, contributi di Max EASTMAN e Granville HICKS”,”The Complete Poetry of John Reed.”,”Max Eastman (1884-1969), the noted essayist, poet, philosopher, critic, translator, memoirist, Eastman was the author of over 30 books. Granville Hicks (1901-1982), the prominent literary critic, book reviewer and novelist, Hicks was perhaps best known for his review columns in The New Leader (1949-1958) and the Saturday Review (1958-1969). Jack Alan Robbins – born 1944, received a Ph.D in political science from Fordham University, with a doctoral dissertation on the Marxist philosophy of Maurice Merleu-Ponty. Preface by Jack Alan ROBBINS, Introduction by Granville HICKS, Sonnet – To John Reed – by Max EASTMAN, Acknowledgements, The Contributors,”,”REEx-009-FL”
“ROBBINS Lionello”,”La teoria della politica economica. Nella economia politica classica inglese.”,”Lionel Robbins professor of Economics in the University of London.”,”ECOT-244-FL”
“ROBERT Jean-Louis”,”Les Ouvriers la Patrie et la Revolution. Paris 1914 – 1919.”,”L’opera è la pubblicazione della 2° parte della tesi di stato di J.L. ROBERT ‘Ouvriers et mouvment ouvrier parisiens pendant la Grande Guerre et l’ immediat apres-guerre. Histoire et anthropologie’. L’A, ROBERT, è Professore all’ Università di Orleans. Ha diretto il GRD ‘Travail et Travailleurs en France, XIXe XXe siecle’.”,”MFRx-133″
“ROBERT Jean-Louis TARTAKOWSKY Danielle a cura; saggi di Jean Louis ROBERT Danielle TARTAKOWSKY Daniel ROCHE Alain FAURE Antoine PROST Marie-Claude BLANC-CHALEARD Noelle GEROME Michel VOVELLE Maurice AGULHON Jacques ROUGERIE Vincent MILLIOT Evelyne COHEN”,”Paris le peuple, XVIII°-XX° siècle.”,”Saggi di Jean Louis ROBERT Danielle TARTAKOWSKY Daniel ROCHE Alain FAURE Antoine PROST Marie-Claude BLANC-CHALEARD Noelle GEROME Michel VOVELLE Maurice AGULHON Jacques ROUGERIE Vincent MILLIOT Evelyne COHEN Parigi operaia del XIX secolo. “”La population de Paris est “”populaire””. Au XIXe siècle, la capitale n’est pas encore cette ville de bourgeois, de fonctionnaires, de commercants et d’employés, qui relègue les grandes usines en banlieue. La population de Paris dans sa majorité travaille de ses mains, de tous les métiers possibles. En revanche, cette ville du travail, cette ville d’ouvriers, n’est pas pour autant un lieu typique de concentration et d’exploitation prolétariennes. Vers 1848 (après, cela commence quelque peu à changer), la condition misérable suscitée par la révolution industrielle se rencontre dans les agglomérations du textile, autour de Rouen, de Lille, de Mulhouse… ou dans les bassins miniers.”” (pag 131-132)”,”FRAS-043″
“ROBERT Jean-Louis GIRAULT Jacques CADE Michel OMNES Jacques”,”Le congres de Tours. Nouveaux éléments sur les origines du PCF – A propos de la motion d’adhésion à la IIIe Internationale (octobre-november 1920) – Sociologie de participants au Congrès de Tours – Fédération socialiste des Pyrénées-Orientales et la préparation du Congrès de Tours – Naissance et apprentissage du PCF en Mayenne.”,”Boris Souvarine (Varine) Composizione sociale dei partecipanti al congresso di Tours: Età: Da 31 a 40 anni 37.6%, da 41 a 50 anni 28% Professione: operai 20%; impiegati 13.2; commercianti e artigiani 18, insegnanti 11,3%; giornalisti 11,3% (pag 52-54)”,”PCFx-107″
“ROBERTI Vero”,”Con la pella appesa a un chiodo. La guerra sul mare: 1940-1943.”,”L’autore, già noto corrispondente di guerra e giornalista politico nel dopoguerra, narra le vicende della marina militare italiana come egli le vide a bordo di varie navi. La sue testimonianze e le sue ricerche sono legate soprattutto alle azioni delle siluranti e al poco raccontato ma pericoloso servizio di scorta ai convogli italiani contro la potente ‘Mediterranean Fleet. “”La presa di Tobruk e la successiva corsa verso Oriente cancellarono per sempre l’operazione di sbarco a Malta, cui Supermarina non aveva ancora riunciato. L’occupazione di Malta avrebbe grandemente facilitato il compito dei traffici marittimi nello Jonio e nel Mediterraneo centrale, senza peraltro modificare il problema delle comunicazioni marittime nel Mediterraneo orientale, che s’imponeva allora con l’avanzata delle forze italo-tedesche verso Alessandria d’Egitto”” (pag 156)”,”QMIS-010-FGB”
“ROBERTS J.A.G.”,”Storia della Cina.”,”ROBERTS insegna nell’ Università di Huddersfield, Gran Bretagna. Specialista di storia cinese, ha pubblicato sul tema vari libri.”,”CINx-103″
“ROBERTS J.A.G.”,”Storia della Cina.”,”ROBERTS J.A.G. insegna nell’ Università di Huddersfield, Gran Bretagna; specialista di storia cinese, ha pubblicato ‘China through Western Eyes’ (1992), ‘A History of China: Prehistory to c. 1800″” (1996) e ‘Modern China’ (1998).”,”CINE-031″
“ROBERTS J.A.G.”,”Storia della Cina. La politica, la realtà sociale, la cultura, l’ economia dall’ antichità ai nostri giorni.”,”ROBERTS J.A.G. insegna nell’ Università di Huddersfield, Gran Bretagna; specialista di storia cinese, ha pubblicato ‘China through Western Eyes’ (1992), ‘A History of China: Prehistory to c. 1800″” (1996) e ‘Modern China’ (1998).”,”CINx-109″
“ROBERTS Stephen”,”The Chartist Prisoners. The Radical Lives of Thomas Cooper (1805-1892) and Arthur O’Neill (1819-1896).”,”ROBERTS Stephen è Fellow dell’ Institute for Advanced Research in Arts and Social Sciences all’Università di Birmingham. Ha scritto molto sul cartismo.”,”MUKC-024″
“ROBERTS J. M.”,”Storia completa del mondo. Dalla Preistoria al Duemila.”,”J.M. Roberts, storico inglese, già rettore dell’Università del Southampton, divulgatore affermato, dirige il più antico college di Oxford. I suoi lavori, tra cui dobbiamo ricordare una brillante History of Europe, sono stati tradotti in 14 Paesi, dalla Svezia al Giappone.”,”STOU-033-FL”
“ROBERTS Gregory David”,”Shantaram.”,”L’autore fa per Bombay quello che Lawrence Durrell ha fatto per Alessandria o Melville per i Mari del Sud. Gregory David Roberts è nato a Melbourne, in Australia nel 1952. Dal 1972 al 1975 è stato uno dei leader del movimento studentesco. Nel 1977 compie la sua prima rapina con una pistola giocattolo. Viene catturato nel 1978 e, nello stesso anno scappa dal carcere di Pentridge. Nel 1982 è a Bombay, poi tra i combattenti mujaheddin in Afghanistan, dove viene ferito in azione e trasportato in Pakistan. Nel 1990 è arrestato a Francoforte e imprigionato nel carcere di massima sicurezza di Preungesheim. Estradato in Australia, dopo due anni di confino e quattro di reclusione, scrive ‘Shantaram’, best seller in vari paesi.”,”INDx-002-FC”
“ROBERTS Andrew”,”18 giugno 1815. Waterloo.”,”””La storia è una catena di fatti che si allungano come un filo attraverso il tempo”” (S. Romano, premessa) Contro le difese di Wellington. Cavalleria e guardia. “”Nonostante ora ben ottanta squadroni di cavalleria pesante fossero allineati contro i quadrati anglo-alleati, Napoleone non volle mettere in campo la fanteria della Guardia Imperiale, che egli preferiva mantenere di riserva fino all’ultimo momento visto che tanto spesso in passato questa truppa aveva deciso le battaglie in suo favore”” (pag 89)”,”QMIx-002-FC”
“ROBERTS David D., a cura di Antonio MESSINA”,”Dal sindacalismo rivoluzionario al corporativismo fascista.”,”David D. Roberts è professore emerito di Storia presso la University of Georgia (USA). E’ stato presidente della Society for Italian Historical Studies dal 2001 al 2003. E’ autore di numerosi volumi incentrati su tematiche storiche, tra cui: ‘Fascist Interactions: Proposals for a New Approach to Fascism and Its Era’ (2016); ‘The Totalitarian Experiment in Twentieth Century Europe’ (2006) e ‘Historicism and Fascism in Modern Italy (2007). Il volume si focalizza sulla tradizione intellettuale sindacalista, che iniziò come forma revisionista del marxismo per poi evoversi gradualmente in una sorta di corporativismo nazionalista, la componente teorica più importante del fascismo italiano. Nella trattazione, l’autore svela le debolezze del regime e dimostra come il fascismo fu al contempo poplare ed elitista, moderno e tradizionale, pro e anticapitalista, nazionalista e antiitaliano, totalitario e anticollettivista. “”Il sindacalismo rivoluzionario italiano si sviluppò non dall’interno del movimento operaio, bensì dall’interno del Partito Socialista, come prodotto delle dispute strategiche che furono determinate dalla politica conciliatoria di Giolitti. La collaborazione socialista con gruppi della classe media progressista nell’opposizione contro Luigi Pelloux del 1899 e 1900 aveva già indicato che, in un Paese relativamente arretrato come l’Italia, i socialisti avevano molto da guadagnare dalla collaborazione con altri in Parlamento. (…)”” (pag 113) L’episodio della settimana rossa. “”L’episodio in cui i propositi sindacalisti sono stati più gravemente fraintesi è quello della Settimana Rossa: la spontanea e semi insurrezionale rivolta popolare che paralizzò quasi tutte le principali città italiane per almeno due giorni nel giugno del 1914. Alcuni studiosi del movimento, incapaci di distinguere il sindacalismo dall’anarchismo, hanno semplicemente presunto che i sindacalisti considerassero la Settimana Rossa come la grande opportunità rivoluzionaria che avevano tanto atteso (99). Nel suo dettagliato resoconto della Settimana Rossa Luigi Lotti tratta senza distinguerli sindacalisti, anarchici e repubblicani ma in nessun caso dimostra che i sindacalisti vedessero la Settimana Rossa come una reale possibilità di rivoluzione. In realtà il suo resoconto chiarisce che erano i veri anarchici come Enrico Malatesta e Armando Borghi che credevano che la rivolta avesse delle concrete possibilità rivoluzionarie. De Ambris e Corridoni in effetti lavoravano per intensificare il movimento degli scioperanti, ma solo al fine di esaltarne il valore psicologico e non perché volessero trasformarlo in una rivoluzione. Quando, durante la Settimana Rossa, il movimento a Parma iniziò a uscire da ogni controllo con lanci di pietre ed episodi di violenza i sindacalisti revocarono lo sciopero appena al suo secondo giorno (100). In questo episodio e in generale i sindacalisti semplicemente non condividevano il credo anarchico nel valore delle rivolte spontanee. Coloro che interpretano scorrettamente le intenzioni del sindacalismo durante la Settimana Rossa fanno altrettanto con la lezione che essi trassero da quella esperienza. Si è sostenuto che il fallimento della Settimana Rossa portò finalmente i sindacalisti a fare i conti con la realtà dimostrando loro che la rivoluzione che auspicavano non era possibile in Italia, almeno per il momento (101). Ma poichè i sindacalisti avevano sempre distinto la loro rivoluzione dalla spontanea insurrezione popolare, come sosteneva Agostino Lanzillo, era abbastanza plausibile che il fallimento della Settimana Rossa avesse confermato e non compromesso la strategia sindacalista e il suo impegno per la maturazione graduale del proletariato (102)”” (pag 149-150) [(99) L. Lotti, ‘La settimana rossa’, pp. VII, 256-60; O. Lupo, ‘I sindacalisti rivoluzionari nel 1914’, “”Rivista storica del socialismo””, 10, n. 32, pp. 70-71. Si veda anche E.R. Tannenbaum, ‘The Fascist Experience’, p. 20; (100) L. Lotti, ‘La settimana rossa’, pp. VII, 119-126; 146; 221-28; 236, 258; (101) Ivi, pp. 256-60; O. Lupo, ‘I sindacalisti, pp. 70-71, 78]”,”MITS-466″
“ROBERTS Geoffrey”,”Stalin’s Wars. From World War to Cold War, 1939-1953.”,”Geoffrey Roberts è Professore di Storia nell’Università University College Cork. Ha pubblicato in precedenza ‘The Unholy Alliance: Stalin’s Pact with Hitler’ (1989), ‘The Soviet Union and the Origins of the Second World War'(1995), ‘Victory at Stalingrad: The Battle that Chaged History’ (2002). The Economic Bases of Victory “”The Soviet victories at Stalingrad and Kursk were the result of a number of factors; Stalin’s leadership, good generalship, German mistakes, patriotic mobilisation, heroic deeds, harsh discipline, and not a little luck. But overlaying the effect of all these factors was a tremendous economic and organisational achievement. (152). By the time the battle of Stalingrad commenced the Germans occupied half of European Russia – more than a million square miles of territory containing 80 million people or 40 per cent of the Soviet population. The occupied area accounted for nearly 50 per cent of the USSR’s cultivated land and the production of 70 per cent of its pig iron, 60 per cent of its coal and steel and 50 per cent of its electricity. Yet by the end of 1942 Soviet annual output of rifles had quadrupled (to nearly 6 million) compared to 1941, while tank and artillery production had increased fivefold to 24.500 and 287,000 per annum respectively. The number of aeroplanes produced rose from 8.200 to 21.700. This achievement was testimony to the mobilisation power of the Soviet economy but also to the amazing feat of the mass relocation of industrial plant to the eastern USSR in 1941-1942. One of Stalin’s first wartime decrees was to order the establishment of an evacuation committee which organised the transfer to the east of more than 1,500 large-scale enterprises in summer 1941. With the plant and machinery went hundreds of thousands of workers. Tens of thousands of trucks were used and up to a million and half railway wagon loads of evacuation cargo. This achievement was replicated on a smaller scale in summer 1942 when 150 big factories were evacuated from the Don and Volga regions. As well as the relocation of industry, the Soviets created 3.500 new factories during the war, most of them dedicated to armaments production. On the manpower front, by the end of 1941 the original 5-million-strong Red Army had been virtually wiped out by the Germans. However, the Soviets had been preparing for war for a decade or more and there was a civilian pool of 14 million people with basic military training. The Soviet authorities were able to call up 5 million reservists on the outbreak of war and by the end of 1941 the Red Army numbered 8 million. In 1942 the number increased to 11 million, despite the substantial losses of that year. At the time of the Stalingrad counter-offensive the Red Army was able to field an attack force of 90 fully equipped and fresh divisions just for Operation Uranus. The Red Army’s ‘manpower’, it should be noted, included a million Soviet women, about half of whom served at the front in the full range of combat roles”” (pag 162-163) [152) In relation to the Soviet economy during the war and the role of lend-lease aid my main source has been the work of Mark Harrison, in particular: ‘Soviet Planing in Peace and War, 1938-1945’, Cambridge University Press, Cambridge, 1985; ‘The Economics of World War II: Six Great Powers in International Comparison’, Cambridge University Press, Cambridge, 1998; and ‘Accounting for War: Soviet Production, Employment, and the Defence Burden, 1940-1945’, Cambridge University Press, Cambridge, 1996] (pag 162-163)”,”QMIS-276″
“ROBERTS Geoffrey”,”The Unholy Alliance. Stalin’s Pact with Hitler.”,”Geoffrey Roberts è uno storico specialista di studi sovietici. I risultati delle sue ricerche sono contenuti in questo volume. “”Between March 1934 and April 1936 the USSR and Germany concluded four economic agreements (20), negotiations around which occurred intermittently throughout 1934, 1935 and 1936. The main substance of these negotiations was the desire of both sides to reverse the decline in trade between them which set in from 1934. Before Hitler’s rise to power, Germany was, after Britain, the USSR’s second biggest trading partner. Hitler or no, the Soviet need for credits to by German industrial goods remained, as did Germany’s need for Soviet food and raw material exports. Both, therefore, wanted the negotiations to be successful. But despite this mutual interest and the agreements that were signed, the long-term decline in Soviet-German commerce continued, and was not reversed until after the conclusion of the Nazi-Soviet pact in 1939 (21). The economic discussions were the main point of diplomatic contact between the two states and it was in this context that Moscow pursued its strategy of courting those in government circles thought to be favourable to the renewal of German-Soviet relations. A key figure in Soviet political overtures is said to have been the Georgian David Kandelaki, the Soviet trade representative in Germany, who had been a childhood friend of Stalin. There has been much speculation that Stalin and Molotov asked Kandelaki to open the way to Soviet-German rapprochement on a secret mission which bypassed Litvinov and the Narkomindel ()”” (pag 101-102) [() Narodnyi Kommissariat Inostrannykh Del, People’s Commissariat of Foreign Affairs] [(20) See Haslam, ‘The Soviet Union and the Struggle for Collective Security’, pp. 49, 82 and 103; (21) For figures on Soviet-German trade in the 1930s see R.A. Clarke, ‘Soviet Economic Facts 1917-1970’ (London: Macmillan, 1972), S.P. Turin, ‘The USSR: An Economic and Social Survey (London: Methuen, 1944) and ‘Vneshnyaya Torgovlya SSSR za 1918-1940 (Moscow, 1960). For some detail of the economic negotiations, see Hochman, ‘The Soviet Union and the Failure of Collective Security, pp. 98-103] (pag 101-102) “”Tra marzo 1934 e aprile 1936 l’Unione Sovietica e la Germania hanno concluso quattro accordi economici (20), i cui negoziati si sono svolti in modo intermittente nel 1934, 1935 e 1936. La sostanza principale di questi negoziati era il desiderio di entrambe le parti di invertire il declino degli scambi bilaterali che risale al 1934. Prima dell’ascesa al potere di Hitler, la Germania era, dopo la Gran Bretagna, il secondo partner commerciale dell’URSS. Hitler o no, i sovietici avevano bisogno sovietico di crediti per acquistare prodotti industriali tedeschi, così come la Germania aveva necessità di esportazione di prodotti alimentari e di materie prime sovietiche. Entrambi, quindi, volevano che i negoziati avessero successo, ma nonostante questo interesse reciproco e gli accordi sottoscritti, il declino a lungo termine nel commercio sovietico-tedesco continuò e non fu invertito fino a dopo la conclusione del patto nazi-sovietico nel 1939 (21) Le discussioni economiche sono state il principale punto di contatto diplomatico tra i due stati ed è in questo contesto che Mosca ha perseguito la sua strategia di corteggiamento nei confronti dei circoli governativi ritenuti favorevoli al rinnovo delle relazioni tedesco-sovietiche. Una figura chiave nelle aperture politiche sovietiche sarebbe stata quella del georgiano David Kandelaki, il rappresentante sovietico in Germania per gli scambi commerciali, che era stato un amico d’infanzia di Stalin. Ci sono state molte speculazioni sul fatto che Stalin e Molotov abbiano chiesto a Kandelaki di aprire la strada al riavvicinamento sovietico-tedesco in una missione segreta che ha aggirato Litvinov e il Narkomindel ()”” (pag 101-102) [() Narodnyi Kommissariat Inostrannykh Del, Commissariato del Popolo per gli Affari Esteri] [(21) Per i dati sul commercio sovietico-tedesco negli anni ’30 vedi R.A. Clarke, ‘Soviet Economic Facts 1917-1970’ (London: Macmillan, 1972), S.P. Turin, ‘The USSR: An Economic and Social Survey (Londra: Methuen, 1944) e “”Vneshnyaya Torgovlya SSSR za 1918-1940 (Mosca, 1960). Per alcuni dettagli dei negoziati economici, vedi Hochman,”” L’Unione Sovietica e il fallimento della sicurezza collettiva, pagg. 98-103 ] (pag 101-102)”,”RUST-168″
“ROBERTSON Priscilla”,”Revolutions of 1848. A social history.”,”ROBERTSON Priscilla ha insegnato all’ Indiana University Il Papa, la Chiesa. “”Eppure, quando Alexander Herzen cercò dentro di sé tracce del pensiero del 1847, trovò solo inerzia mista a bonomia. (Egli avrebbe anche detto qui che egli era un uomo incapace di persecuzione – più tardi Herzen si scusò per avere commesso questo errore). Qualcun’altro descrisse il processo intellettuale del Papa dicendo che le idee liberali filtravano nella sua testa come la neve passava dalle fessure di una finestra chiusa””. (pag 327)”,”QUAR-059″
“ROBERTSON William”,”I progressi della società europea. Dalla caduta dell’ Impero Romano agli inizi del secolo XVI.”,”””Ma la morte di Enrico V, fortunatamente per la Francia e forse anche per l’ Inghilterra, liberò i Francesi della calamità di avere sul loro trono un sovrano straniero. La debolezza di una lunga minorità, i contrasti della Corte inglese, insieme alla politica fiacca e irresoluta da questi determinata, offrirono ai Francesi l’ occasione favorevole per riconquistare i territori perduti. L’ innato valore della nobiltà francese, esaltata a una fiducia fanatica da un preteso intervento del cielo, guidata in campo da abili capitani e diretta all’ interno da un prudente monarca, si affermò in quella favorevole congiuntura con tale energia e con tale successo che non soltanto strappò agli Inglesi le loro recenti conquiste, ma li scacciò dai loro antichi possedimenti di Francia e li ridusse alla ristretta zona di Calais e del suo piccolo territorio.”” (pag 68)”,”EURx-213″
“ROBERTSON Terence”,”Suez. Ou Comment la paix fu sauvée.”,”ROBERTSON T. è nato e cresciuto in Gran Bretagna impegnandosi nella Royal Navy nel 1938 fece la guerra nel Nord Atlantico. Dopo la guerra ha lavorato comer reporter a Durban e Johannesburg. Poi è andato a vivere in Canada. Ha scritto sei libri. Tra cui ‘Dieppe, jour de honte, jour de gloire’, libro gli è costato due anni di ricerche e un percorso di 120.000 km per intervistare i partecipanti al raid di Dieppe del 1942.”,”RAIx-264″
“ROBERTSON Esmonde M.”,”Mussolini fondatore dell’Impero.”,”Esmonde M. Robertson insegna Storia internazionale alla London School of Economics and Political Science.”,”ITAF-038-FL”
“ROBERTSON Linda R.”,”The Dream of Civilized Warfare. World War I Flying Aces and the American Imagination. [Il sogno della guerra civile. Gli assi volanti della prima guerra mondiale e l’immaginario americano”,”Linda R. Robertson è direttore della Media and Society Program al Hobart and William Smith College. È autrice di ‘Discovery: Reading, Writing, and Thinking in the Academic Disciplines’. Ha scritto molti articoli sulla retorica economica e sull’influenza della propaganda e della cultura popolare sul tema dell’aggressione, della tecnologia e della formazione del carattere umano. Tit. ‘Il sogno della guerra civile. Gli assi volanti della prima guerra mondiale e l’immaginario americano'”,”QMIP-028-FSL”
“ROBERTSON William”,”I progressi della società europea. Dalla caduta dell’ Impero Romano agli inizi del secolo XVI.”,”””Nonostante le continue ostilità in cui i vari regni della Spagna furono impegnati per diversi secoli e i fatti successivi, tendenti visibilmente a unificare questa parte del continente in una grande monarchia, i sovrani europei non fecero quasi nessun passo da cui potesse dedursi che essi dedicavano a quell’importante avvenimento l’attenzione che meritava; e permisero a quella potenza di sorgere quasi inavvertitamente e di acquistare una forza che divenne tosto temibile per tutti i suoi vicini. Fra le violente convulsioni da cui fu agitato l’Impero a causa dello spirito di dominazione della Santa Sede e della turbolenta ambizione dei nobili tedeschi, né l’autorità dei papi, secondata da tutti i loro artifici e intrighi, né le sollecitazioni degli imperatori riuscirono a indurre nessuno dei potentati europei a intervenire nella contesa o a giovarsi di molte opportunità favorevoli per interporsi con efficacia e con profitto. Questa stupefacente inattività durante avvenimenti di tanto interesse non va imputata all’incapacità di scorgerne le conseguenze politiche. La facoltà di giudicare oculatamente e di agire con energia è patrimonio degli uomini di ogni epoca. I sovrani che regnarono nei diversi stati d’Europa durante parecchi secoli non erano ciechi al loro interesse particolare, né incuranti della sicurezza pubblica, né ignoravano il modo di garantirli entrambi. Se non adottarono quel salutare sistema che insegna ai politici d’oggi di mettersi in guardia all’annuncio di pericoli lontani, li stimola a opporsi alle prime usurpazioni di qualunque potenza temibile e costituisce ciascun Stato in certa misura custode dei diritti e dell’indipendenza di tutti i suoi vicini, ciò fu dovuto esclusivamente alle imperfezioni e ai disordini, esistenti nell’ordinamento politico interno di ogni paese e tali da mettere i sovrani nell’impossibilità di agire conformemente ai criteri che la situazione degli affari e il proprio spirito di osservazione avrebbero loro suggerito”” (pag 66-67) [William Robertson, ‘I progressi della società europea. Dalla caduta dell’Impero Romano agli inizi del secolo XVI’, Einaudi, Torino, 1951]”,”STMED-108-FSD”
“ROBESPIERRE Maximilien; a cura di Giacomo CANTONI”,”La rivoluzione giacobina.”,”ROBESPIERRE era ostile all’ ateismo degli hebertisti. R. rimase sempre legato ad una profonda credenza religiosa di carattere illuministico e umanitario. Contiene dedica di ROBESPIERRE ai mani di Jean Jacques ROUSSEAU”,”FRAR-164″
“ROBESPIERRE MIRABEAU BARNAVE VERGNIAUD DANTON SAINT-JUST CAMILLE DESMOULINS ROYER-COLLARD CAMILLE JORDAN”,”Les orateurs de la Revolution.”,”Nessuno ha parlato tanto quanto ROBESPIERRE che ha preso in queste assemblee più di 500 volte la parola.”,”FRAR-006″
“ROBESPIERRE Maximilien; a cura di Umberto CERRONI”,”La rivoluzione giacobina.”,”Edizione Editori Riuniti 1984 mancante (libro non restituito) Sui diritti politici degli uomini di colore. “”Ma – vi è stato detto – si tratta qui di ben piccola cosa: si tratta di una cosa di lievissima importanza per quegli uomini di colore. Si tratta solo dei diritti politici, mentre lasciamo intatti tutti i loro diritti civili. Ma che cosa significano mai – soprattutto nelle colonie – i diritti civili che lasciamo loro, senza i diritti politici? Che cosa è mai nelle colonie, sotto la dominazione dei bianchi, un uomo privato dei suoi diritti di cittadino attivo? E solo un uomo che non può delibare in alcun modo, che non può influire, né direttamente né indirettamente, sugli interessi più profondi, più sacri della società di cui fa parte. E’ un uomo che viene governato da magistrati alla cui scelta egli non può concorrere in alcun modo, da leggi, da regolamenti, a atti amministrativi, che pesano incessantemente su di lui (…)””. (pag 28-29) Contro la guerra. “”E’ durante la guerra che l’ abitudine ad un’ obbedienza passiva e l’ entusiasmo tanto naturale verso i capi fortunati fanno dei soldati della patria altrettanti soldati del monarca o dei suoi generali. Nei tempi dei torbidi e delle fazioni i capi degli eserciti diventano gli arbitri della sorte del loro paese e fanno pendere la bilancia in favore del partito che essi hanno abbracciato. Se essi sono dei Cesari o dei Cromwell, si impadroniscono personalmente dell’ autorità. Se sono dei cortigiani senza alcun carattere, incapaci di fare il bene, ma pericolosi quando vogliono il male, essi vanno a deporre la loro potenza ai piedi del loro padrone, e l’ aiutano a riprendersi un potere arbitrario, a condizione di essere loro i suoi primi valletti. A Roma, quando il popolo – stanco della tirannia e della superbia dei patrizi – reclamava i suoi diritti attraverso la voce dei suoi tribuni, il senato dichiarava la guerra; e il popolo, così, dimenticava i suoi diritti e gli oltraggi ricevuti per accorrere sotto gli stendardi dei patrizi e preparare pompe trionfali ai suoi tiranni.”” (pag 40) M. ROBESPIERRE (Arras 1758-Parigi 1794) è eletto deputato del Terzo Stato di Arras agli Stati Generali del 1789. Membro della Convenzione nazionale del 1792, è a capo del gruppo della Montagna e promuove la rivolta contro i girondini. Entrato nel Comitato di salute pubblica insieme con SAINT-JUST CARNOT, attua misure straordinarie per risollevare il paese dalla guerra inaugurando il periodo del Terrore. Rovesciato dal colpo di Stato del 9 Termidoro (17 Luglio 1794) è ghigliottinato il giorno successivo.”,”FRAR-332″
“ROBESPIERRE Charlotte”,”Mio fratello Robespierre. Dalle memorie della sorella Charlotte.”,”ROBESPIERRE Charlotte nata ad Arras nel 1760 fu l’unica della famiglia che sopravvisse al Termidoro. I suoi due fratelli, Maximilien e Augustin finirono ghigliottinati. I suoi ricordi fuono raccolti da un giovane rivoluzionario Albert Laponneray, più volte arrestato e condannato per i suoi scritti incendiari. Li pubblicò a dispense subito dopo la morte di lei (1834). Questo volume riporta brani dell’opera pubblicata in via definitiva nel 1840.”,”FRAR-367″
“ROBESPIERRE Maximilien, a cura di Umberto CERRONI”,”La rivoluzione giacobina.”,”I discorsi di Robespierre qui riportati in una scelta rappresentativa, non sono solo l’esposizione di un pensiero politico a la testimonianza di una battaglia politica entrata nella storia. “”Un popolo, i cui mandatari non sono obbligati a dare a nessuno il rendiconto della loro gestione, non si può dire che abbia una Costituzione; poiché infatti dipenderà soltanto da costoro tradirlo impunemente o lasciarlo tradire dagli altri”” (pag 139)”,”FRAR-013-FF”
“ROBESPIERRE Maximilien”,”Textes choises. Tome Troisième (août 1793- juillet 1794).”,”Ultimo discorso di Robespierre (26 luglio 1794) (pag 184) “”In quali mani sono oggi l’esercito, le finanze e l’amministrazione interna della Repubblica? In quelle della coalizione che mi persegue”” (pag 184) ’28 luglio 1794. Maximilien de Robespierre fu ghigliottinato il 28 luglio 1794, insieme a ventidue dei suoi collaboratori, senza essere sottoposto a processo. Questo evento segnò la fine della fase della Rivoluzione francese conosciuta come “”Grande Terrore””. La sua caduta portò alla fine del regime del Terrore e della dominazione giacobina sulla Rivoluzione francese’. (wikip)”,”FRAR-001-FMB”
“ROBESPIERRE Maximilien”,”Textes choisis. Tome deuxiéme (août 1792- juillet 1793).”,”Ultimo discorso di Robespierre (26 luglio 1794) (pag 184) “”In quali mani sono oggi l’esercito, le finanze e l’amministrazione interna della Repubblica? In quelle della coalizione che mi persegue”” (pag 184) ’28 luglio 1794. Maximilien de Robespierre fu ghigliottinato il 28 luglio 1794, insieme a ventidue dei suoi collaboratori, senza essere sottoposto a processo. Questo evento segnò la fine della fase della Rivoluzione francese conosciuta come “”Grande Terrore””. La sua caduta portò alla fine del regime del Terrore e della dominazione giacobina sulla Rivoluzione francese’. (wikip)”,”FRAR-004-FMB”
“ROBICHON Jacques ZIEGELMEYER J.V.”,”L’ affaire de Berlin, 1945-1959.”,”””M. Molotov, dont le but principal était d’ inciter les Occidentaux à abandonner la Communauté Européenne de Défense (CED), fit une contre-proposition consistant en une espèce de doctrine Monroe européenne dont les Etats-Unis saraient écartés. “”Mauvaise plaisanterie”” (poor joke), répondra M. Foster Dulles.”” (pag 269)”,”RAIx-141″
“ROBIN Corey”,”La peur. Histoire d’une idée politique.”,”ROBIN Corey insegna scienze politiche al Brooklyn College, New York. Grave mancanza l’indice dei nomi! Nel capitolo ‘Terrore totale’ (pag 118-) si parla di Bucharin, della sua confessione, della similitudine con Abramo per la sua devozione totale al partito (e a Stalin)”,”TEOP-436″
“ROBINSON Joan, con saggi di Ruby Turner NORRIS Neil H. BORDEN R.F. HARROD Gunnar MYRDAL Joseph SCHUMPETER”,”Collected Economic Papers.”,”Contiene i capitoli: ‘Le conseguenze economiche di un declino della popolazione della Gran Bretagna’, ‘Gli Stati Uniti nell’ economia mondiale’ “”Così, Keynes scrive: ‘Vedo l’ aspetto rentier del capitalismo come una fase di transizione che sparirà quando avrà fatto il suo lavoro (when it has done its work, ndr)’. E il Professor Hicks: ‘Non penso che si possa contare sulla lunga sopravvivenza di una cosa come il sistema capitalista (in assenza di un trend di innovazioni sufficientemente forte per manterere l’ investimento) … non si può reprimere il pensiero che forse l’ intera Rivoluzione Industriale degli ultimi duecento anni non sia stata altro che un grande boom secolare’ (a vast secular boom, ndr). Questi dicta sono molto più vicini a Marx di ciò che si può trovare in Marshall, mentre l’ epigramma di Kalecki: ‘La tragedia dell’ investimento è che esso causa crisi perché è utile’, ha una stretta affinità con Marx: ‘La vera barriera della produzione capitalistica è il capitale stesso'”” (pag 134)”,”ECOT-059″
“ROBINSON Joan”,”Introduccion a la economia marxista.”,”””Sfortunatamente, Marx non completò i manoscritti che si riferiscono agli investimenti netti (riproduzione su scala allargata) e questa parte del lavoro scade in un semplice confusione di note. Comuque l’ idea principale è sufficientemente chiara””. (pag 70)”,”TEOC-273″
“ROBINSON Joan”,”The Economics of Imperfect Competition.”,”Rapporto tra ‘Monopsony’ (monopsoni) e monopoli. Monopsonia: situazione di mercato in cui un solo acquirente, un solo consumatore, ha un monopolio che gli consente di stabilire prezzi e salari (controlla i prezzi e il costo del lavoro)”,”ECOT-090″
“ROBINSON Joan”,”Libertà e necessità. Un’ introduzione allo studio della società.”,”Joan Violet ROBINSON insegna economia all’ Università di Cambridge. Tra le sue opere ‘Economics of Imperfect Competition’ (1933), ‘Essays in the Theory of Employment’ (1937), ‘Essay on Marxian Economics’ (1942). “”In Inghilterra, dove la conquista dell’ India aveva permesso un grande sviluppo del commercio estero, si erano accumulate grandi quantità di capitale mercantile. Infine, sebbene il sistema sociale inglese fosse dominato dall’ aristocrazia e fortemente pervaso dal senso del prestigio di classe (status conscious), nello stesso tempo la condizione sociale non era rigidamente immodificabile. Valeva la pena far denaro, se la ricchezza conferiva una posizione in grado di competere con le pretese degli antichi lignaggi. Fu forse questo l’ elemento principale che mancò alla Cina, che tuttavia aveva per lungo tempo sopravanzato l’ Europa in tutte le arti utili. Anche là esisteva una solida classe di mercanti e in diversi luoghi si era sviluppato un embrionale sistema di fabbrica; ma tutte le ambizioni e le energie intellettuali erano dirette a studiare i classici, unico mezzo di innalzamento sociale. Comunque fosse, la scintilla non cadde in Cina, ma in Inghilterra””. (pag 76)”,”ECOT-115″
“ROBINSON Richard A.H.”,”Los origines de la España de Franco. Derecha, Republica y Revolucion, 1931-1936.”,”Appendice I: Tentativi di riconciliazione dinastica (1931-1932); Appendice II. Organizzazioni componenti di Acción Popular e CEDA; Appendice III. Composizione sociale delle minoranze della Destra, Lega e PNV. La seconda repubblica spagnola. Anni 1931 – 1932. Il progetto di costituzione. “”Gli articoli 42 e 44 riferentisi alla proprietà e al lavoro furono quelli che causarono più attriti. L’ articolo 42 affermava che tutte le fonti di ricchezza nazionale erano realmente proprietà dello Stato, in nome della nazione. Si riconoscevano i diritti di proprietà privata fino all’ introduzione della socializzazione graduale. (…) Le clausole sulle materie religiose furono riconosciute da tutte come le più importanti della Costituzione. Formavano, secondo l’ affermazione dei cattolici, il ‘leit-motiv’ di questo documento “”laico, antireligioso, ateo”” distinato a distruggere la fede in Spagna. L’ alfonsino Sainz Rodriguez segnalò che questo giacobinismo anacronistico non si trovava in nessuna altra Costituzione del dopoguerra. (…) L’ articolo 3 del progetto affermava semplicemente: “”Non esiste religione di Stato””. Questo, i cattolici lo travavano inaccettabile. Chiedevano la cancellazione dell’ articolo, perché in Spagna si aveva una sola religione: quella della vasta maggioranza, ovvero il cattolicesimo. Alla fine, l’ articolo fu modificato in questa forma: “”Lo Stato spagnolo non ha una religione ufficiale””. Il testo fu approvato il 13 ottobre, di fronte all’ opposizione degli agrari, dei baschi, navarri e diversi repubblicani cattolici, tra cui Alcalá Zamora.”” (pag 95-97-98)”,”MSPG-191″
“ROBINSON Henry Morton”,”Il Cardinale. Romanzo.”,”Il romanzo su cui si è basato Otto Preminger per il suo film. “”E’n la sua volontade è nostra pace”” (Paradiso, Canto III, 85, Dante) “”Nella grande sala del Mappamondo, sul finire del marzo 1937, il primo ministro d’ Italia studiava un documento arrivato molto a proposito. Intitolato ‘Mit brennender Sorge’ e indirizzato al popolo tedesco, il documento – un’ enciclica papale – era una potente requisitoria contro l’amico del primo ministro, Adolf Hitler. L’ aveva scritto un vecchio malato, ritenuto moribondo, Achille Ratt, più conosciuto col nome di Pio XI. L’ enciclica, di intonazione vigorosa, irritava notevolmente il dce, e la sua sensibilità era più esacerbata dal fatto che Hitler era sul punto di onorare Roma di una delle sue rare visite. La nuova manifestazione vaticana avrebbe richiamato sulle labbra del Führer un’ ossessione amara ed ironica. Con la sua voce gutturale avrebbe commentato: “”A Berlino sappiamo come andare per le spicce.”” Ed era più che esatto””. (pag 564)”,”VARx-240″
“ROBINSON Joan”,”Marx e la scienza economica.”,” Joan Robinson 1975 “”Egli (Marx) mostra come gli investimenti generino le condizioni di un boom. “”Poiché continuamente vengono ritirati dal mercato degli elementi del capitale produttivo che si sostituiscono con un semplice equivalente in denaro, la domanda capace di pagare aumenta senza che gli elementi dell’offerta seguano la stessa progressione. In conseguenza si ha aumento dei prezzi, tanto per i mezzi di sussistenza, come per le materie di produzione. E’ poi da aggiungersi che la speculazione non si ferma in questo frattempo che richiede un grande spostamento di capitali. Si arricchisce tutta una banda di speculatori, di procacciatori, di ingegneri, di avvocati, ecc. Essi provocano sul mercato una forte domanda di prodotti, e con ciò aumentano i salari…D’altra parte nelle industrie dove si può accrescere rapidamente la produzione (manifatture propriamente dette, miniere, ecc.) l’ascesa dei prezzi provoca una repentina espansione, a cui ben presto segue una crisi. Lo stesso effetto ha luogo sul mercato del lavoro, donde si vuole attirare alle nuove industrie grandi masse della relativa latente sovrappopolazione (l’esercito di riserva) ed anche degli operai già occupati”” (Vol II, pag 288-382). Marx respinge enfaticamente il concetto che il ciclo è un puro fenomeno monetario: “”La crisi apparente che si manifesta sul mercato finanziario esprime quindi in realtà delle anomalie nel processo di produzione e di riproduzione”” (Vol II, pag 288-382)”” [Joan Robinson, Marx e la scienza economica, 1975] (pag 42-43)”,”ECOT-001-FPA”
“ROBINSON Joan”,”Saggi sulla teoria dello sviluppo economico.”,”ROBINSON Joan Salari monetari e reali, critica a Marx (pag 115-116)”,”ECOT-216″
“ROBINSON Joan”,”Marx e la scienza economica.”,”Joan Robinson (1903-1983) è annoverata tra i grandi economisti del XX secolo. Direttrice degli ‘Studies in Economics’ ha portato contributi originali e profondi alla scienza economica. Ha pubblicato molte opere. “”Il capitalismo prima espropria il contadino e l’artigiano (37) e poi sfrutta il loro lavoro. La possibilità di sfruttamento dipende dall’esistenza di un margine tra la produzione netta totale e la sussistenza minima degli operai (38). Se in un giorno l’operaio non produce più di quello che mangia non è oggetto potenziale di sfruttamento. Questa idea è semplice, e può essere espressa in linguaggio semplice, senza usare una terminologia speciale. Ma appunto questo carattere semplice e fondamentale del capitalismo è perduto di vista nei labirinti dell’analisi economica classica. In secondo luogo Marx usa il suo metodo di analisi per affermare che soltanto il lavoro è produttivo (39). In sé questa è un’affermazione soltanto verbale. La terra e il capitale non producono ‘valore’, perché il ‘valore’ è il prodotto del tempo di lavoro. Ma la terra fertile e le macchine efficienti aumentano la produttività del lavoro in termini di produzione reale; infatti, “”il capitale ha una propensione incessante ed una tendenza costante ad aumentare la forza produttiva del lavoro”” (40). Sotto il capitalismo “”la produttività del lavoro è allevata, come in una serra”” (41). E’ lo stesso dire che il capitale è produttivo oppure che è necessario per rendere produttivo il lavoro. Quel che è importante è dire che ‘possedere’ capitale non è un’attività produttiva. Gli economisti classici considerando produttivo il capitale aggiungevano che i capitalisti sono benemeriti della società, e sono pienamente giustificati se traggono reddito dalla loro proprietà (42). Un tempo questo punto di vista poteva anche ritenersi plausibile almeno superficialmente perché non si distingueva tra proprietà e impresa. Oggi non si può più ammettere un simile metodo; il divorzio tra proprietà e impresa sta diventando sempre più completo e “”l’ultima illusione del sistema capitalistico, che il capitale sia frutto del lavoro e del risparmio, è distrutta”” (43). Il tipo dell’imprenditore non è più rappresentato dall’uomo d’affari ardito e infaticabile di Marshall, o dall’arraffatore scaltro e rapace di Marx, ma da una massa di azionisti inerti paragonabili ai ‘rentiers’, che stipendiano degli impiegati per amministrare i loro interessi”” [Joan Robinson, ‘Marx e la scienza economica’, Firenze, 1951] [(37) Vol. I, Sezione VIII: “”L’accumulazione primitiva””; (38) Vol. I, pagg. 156-160; Vol. III, parte II, pag. 319; (39) Vol. I, pagg. 170-173; Vol. III, parte II, pag. 362; (40) Vol. I, pagg. 276-275; (41) Vol. I, pagg. 585-574; (42) Vol. I, pagg. 403-390; (43) Vol. III, parte II, pag. 46] (pag 16-17)”,”ECOT-280″
“ROBINSON Joan, a cura di Giacomo BECATTINI”,”Ideologie e scienza economica.”,”Nata a Manchester nel 1903, la Robinson è stata professore di economia politica nell’Università di Cambridge. Questo lavoro è rivolto ad un pubblico di non specialisti “”Marshall sapeva benissimo quello che realmente voleva dire Ricardo, ma non capì mai Marx. L’uso che fa Marx della teoria del valore-lavoro non era affatto la proclamazione pura e semplice che il lavoratore ha diritto al prodotto del suo lavoro. Al contrario, egli proclama che è proprio la teoria del ‘valore’ che spiega lo sfruttamento. Come gli altri, egli si trovò obbligato a fornire una teoria dei prezzi relativi, ma sebbene la ritenesse essenziale, noi vediamo bene che è irrilevante per il punto centrale del suo ragionamento. Nel primo volume del ‘Capitale’, Marx tratta dei prezzi relativi nel passo famoso: “”Prendiamo poi due merci: p. es. grano e ferro. Quale che sia il loro rapporto di scambio, esso è sempre rappresentabile in una equazione, nella quale una quantità data di grano è posta come eguale a una data quantità di ferro, per esempio un ‘quarter’ di grano = un quintale di ferro. Che cosa ci dice questa equazione? Che in due cose differenti, in un ‘quarter’ di grano come pure in un quintale di ferro, esiste una cosa di comune e della stessa grandezza. Dunque l’uno e l’altro sono eguali a una terza cosa, che in sé e per sé non è né l’uno né l’altro. Ognuno di essi, in quanto valore di scambio, dev’essere dunque riducibile a questo terzo… Questo qualcosa di comune non può essere una qualità geometrica, fisica, chimica, o altra qualità naturale delle merci. Le loro proprietà corporee si considerano, in genere, soltanto in quanto le rendono utilizzabili, cioè le rendono valori d’uso. Ma d’altra parte è proprio tale astrarre dai loro valori d’uso che caratterizza con evidenza il rapporto di scambi delle merci… ma se si prescinde dal valore d’uso delle merci, rimane soltanto una qualità, quella di essere prodotti del lavoro. Eppure anche il prodotto del lavoro ci si trasforma non appena lo abbiamo in mano. Se noi facciamo astrazione dal suo valore d’uso, facciamo astrazione anche dalle parti costitutive e forme corporee che lo rendono valore d’uso. Non è più tavola, né casa, né filo, né altra cosa utile. Tutte le sue qualità sensibili sono cancellate. E non più nemmeno il prodotto del lavoro di falegnameria o del lavoro edilizio o del lavoro di filatura o di altro lavoro produttivo determinato. Col carattere di utilità dei prodotti del lavoro scompare il carattere di utilità dei lavori rappresentati in essi, scompaiono dunque anche le diverse forme concrete di questi lavori, le quali non si distinguono più, ma sono ridotte tutte insieme a lavoro umano eguale, lavoro umano in astratto…Queste cose rappresentano ormai soltanto il fatto che nella loro produzione è stata spesa forza lavorativa umana, è stato accumulato lavoro umano. Come cristalli di questa sostanza sociale ad esse comune, esse sono valori, valori di merci”” (1). Gerald Shove, obiettando a chi scrive, che definiva questo discorso una “”affermazione puramente dogmatica””, sostiene che si tratta di una dimostrazione (2). Ma è difficile scorgervi una dimostrazione: il ‘valore’ è ivi qualcosa di diverso dal prezzo, che rende conto del prezzo e che a sua volta deve essere spiegato. E spiegarlo con il tempo-lavoro è una mera asserzione. Se infatti definiamo il ‘valore’ come il tempo-lavoro richiesto per produrre una merce, e poi avanziamo l’idea che le merci normalmente vengono fatte oggetto di scambio a prezzi proporzionali ai loro ‘valori’, nel significato detto sopra, abbiamo allora ridotto il discorso da proposizione metafisica ad ipotesi; ma è un’ipotesi che sarebbe una perdita di tempo tentar di provare giacché sappiamo in anticipo e anche Marx lo sa, che non è accurata nei suoi termini. Questa teoria dei prezzi non è una favola, come la storia di Adam Smith dei castori e dei cervi. Né aveva lo scopo di costituire un contributo alla scienza: essa è semplicemente un dogma ortodosso. La combinazione delle idee del lavoro come misura del ‘valore’ e de lavoro come causa del ‘valore’ era ricavata da Ricardo, e, come vediamo dall’ultima opera di Ricardo (3), che Marx non lesse mai, non era affatto un’interpretazione errata; al contrario, era senz’altro nella direzione che lo stesso Ricardo aveva imboccata. Il punto cruciale dell’argomentazione consisteva in qualcosa di profondamente diverso. Accettando il dogma che tutte le cose si scambiano a prezzi proporzionali ai loro ‘valori’, Marx lo applica alla forza-lavoro. Questa è la chiave per spiegare il capitalismo”” [Joan Robinson, a cura di Giacomo Becattini, Ideologie e scienza economica, Firenze, 1966] [(1) K. Marx, ‘Das Kapital’, 1867, trad. it. di D. Cantimori, Roma; 1951, vol. 1, pp. 49-50; (2) ‘Mrs Robinson on Marxian Economic’, ‘Economic Journal’, aprile 1944; (3) [Il manoscrttio su ‘Absolute Value and Exchangeable Value’ ricordato in precedenza]]”,”ECOT-282″
“ROBINSON Joan EATWELL John, edizione italiana a cura di Michele SALVATI”,”Le dottrine economiche. (Tit. orig.; An Introduction to Modern Economics).”,”La legge di Say. “”La legge di Say ha origine dalla trattazione dei problemi della domanda effettiva nell’opera di Jean-Baptiste Say (1767-1832), un seguace francese di Adam Smith, il cui ‘Traité d’economie politique’ fu pubblicato nel 1803. Due temi dominarono l’analisi di Say. Il primo era una critica della confusione che i mercantilisti avrebbero fatto tra moneta e ricchezza. Il secondo tema era di stampo fisiocratico; muovendo dal flusso circolare delal produzione, Say ribadiva l’idea che le merci vengono scambiate con altre merci e non con la moneta. La combinazione di questi due temi dà luogo alla seguente enunciazione: “”…noi comperiamo, in realtà, gli oggetti di nostra consumazione col danaro, col danaro della circolazione, per mezzo della quale noi li paghiamo. E’ necessario che prima noi abbiamo comperato questo stesso danaro colla vendita dei nostri prodotti”” (20). Dato che le merci possono essere acquistate soltanto per mezzo di altre merci, va da sé che, se viene prodotta la giusta combinazione di merci, esse saranno tutte vendute, in quanto il fine dell’intera produzione è quella di venire acquistata. “”L’offerta crea la propria domanda””. Questa idea fu ribadita da Ricardo (…)”” (pag 44-45) (20) J.B. Say, Letters to Mr. Malthus, tr. fr. by J. Richter, London Sherwood Neely & Jones, 1821, p. 2; tr. it. Utet, Torino, 1954, pp. 879-80″,”ECOT-284″
“ROBINSON Geroid Tanquary”,”Rural Russia Under the Old Régime. A History of the Landlord-Peasant World and a Prologue to the Peasant Revolution of 1917.”,” Glossary, Appendices: Landholding in 1877, in 1905, and in 1914, Notes, Bibliography, List of Illustrations, Maps, Index, This book, published in 1932 and now in its sixth printing, is one of the very few in any language that make a majior contribution to the understanding of the peasants’ role in Russia, from the dawn of written history to 1914. It is a work of genuine scholarship and of truly original exploration. Professor Geroid Tanquary Robinson, first Director of the Russian Institute of Columbia University, taught history at Columbia from 1924 to 1960, when he became professor emeritus. During the period 1941-45 he was chief of the USSR Division, Research and Analysis Branch, Office of Strategic Services, and in 1947 he was awarded the Medal of Freedom by the War Department. He has been a member of the Joint Committee on Slavic Studies, under the American Council of Learned Societies and the Social Science Research Council. He has traveled extensively in Russia, doing original research in agrarian history, a task for which his scholarly training and knowledge of Russian fit him remarkably. Professor Robinson is the author of many scholarly articles as well as the monumental Rural Russia Under the Old Régime.”,”RUSx-022-FL”
“ROBINSON Joan, a cura di Umberto MEOLI”,”Teoria dell’occupazione e altri saggi.”,”Fondo Palumberi “”Le relazioni tra gli economisti marxisti e quelli «accademici» sono mutate negli anni più recenti. Durante l’età marshalliana li divideva un baratro che sembrava incolmabile. Gli uni erano impegnati a scoprire i difetti del sistema capitalistico, gli altri a sottolinearne le caratteristiche positive; gli uni consideravano il sistema come una fase storica transitoria, contenente in sé i germi della propria dissoluzione, gli altri lo vedevano quale una permanente, quasi logica, necessità. Questa fondamentale differenza d’interpretazione era stata rafforzata da una diversità di linguaggio, anche perché ciascuna parte, a difesa del proprio punto di vista, aveva usato espressioni e termini fortemente polemici. Così, gli «accademici» avevano descritto l’interesse ottenuto dal capitale mutuato come ‘ricompensa dell’astinenza’, o ‘attesa’, e il profitto quale ‘ricompensa dell’iniziativa’, mentre Marx aveva trattato l’interesse e il profitto (e la rendita) come ‘lavoro non pagato’ o ‘plusvalore’ (il ‘surplus’ del valore prodotto dal lavoro sul valore pagato al lavoro). Questa radicale differenza di posizioni aveva reso impossibile qualunque scambio tra le due scuole. Negli ultimi tempi gli economisti accademici hanno compiuto, per la maggior parte, un sorprendente mutamento. Le circostanze li hanno costretti a concentrare la loro attenzione su quei due problemi, monopolio e disoccupazione, che hanno suscitato dei dubbi circa la validità dell’assioma che tutto va per il meglio nel migliore di tutti i possibili sistemi economici; ed ora essi sono più disposti a scoprire i difetti del capitalismo che a porne in luce i meriti. Il tentativo di rappresentare il mero possesso di capitale (attesa) come un’attività produttiva è stato abbandonato, e guadagna terreno l’opinione che sia un errore trattare il capitale come un fattore della produzione, sullo stesso piano del lavoro. «E’ preferibile considerare il lavoro…, come l’unico fattore della produzione, operante in un dato contesto delle tecniche, delle risorse naturali, attrezzature capitale, e domanda effettiva» (1). E, il che è ancora più importante, il capitalismo non è più considerato come una necessità eterna. Così, scrive ancora Keynes: «Considero l’aspetto capitalistico del ‘redditiero’ come una fase storica di transizione, destinata a sparire quando avrà compiuto il suo ciclo» (2). E il professor Hicks: «Non penso che si possa contare su di una indefinita sopravvivenza di qualcosa di simile al sistema capitalistico [nell’assenza di un ‘trend’ d’innovazioni sufficientemente energico per sostenere l’investimento] … non si può non ritenere che, forse, quella che è stata chiamata la Rivoluzione Industriale degli ultimi duecento anni non sia stata altro che un grande boom secolare» (3). Queste affermazioni sono più vicine a Marx di tutte quelle che, su questo argomento, si possono trovare in Marshall, mentre l’epigramma del signor Kalecki: «La tragedia dell’investimento sta nel fatto di determinare la crisi perché essa è utile» (4), è molto affine a questo di Marx: «L’ostacolo reale della produzione capitalistica è il capitale stesso» (5). Questo mutamento, d’altronde, non ha avuto un diretto contatto con il marxismo: è stato, piuttosto, il risultato di un’esplosione teorica verificatasi all’interno dell’economia accademica. Il sistema di pensiero che ne aveva dominato l’insegnamento (e notevolmente influenzato la politica economica), anche dopo la grande crisi del 1930, considerava la disoccupazione come un mero accidente frizionale; le «naturali forze economiche» tendevano a stabilire automaticamente la piena occupazione. Le crisi venivano studiate come un problema speciale e tenute, in un certo senso, in quarantena, proprio perché la loro teorizzazione non infettasse mai il corpo centrale della dottrina economica. Posta di fronte alla massiccia e persistente disoccupazione del primo dopoguerra, la teoria ortodossa rimase confusa, e coinvolta in una serie di nebulosi sofismi. Da questa situazione l’ha fatta uscire la ‘Teoria generale’ di Keynes, con cui non intendo solamente il libro intitolato ‘The General Theory of Employment, Interest and Money’, ma anche quell’insieme di idee, o piuttosto il sistema analitico, a cui tale libro ha dato il principale contributo, tuttora in via di sviluppo e di perfezionamento, che cerca nuove applicazioni e modificazioni metodologiche atte a trattare i nuovi problemi. Il principale risultato dello sforzo teorico di Keynes fu di tipo negativo (benché abbia avuto molte conseguenze positive, sia per la teoria che per la politica economica). Egli ha dimostrato che non esiste un meccanismo autoregolantesi il quale, in un’economia d’impresa privata non pianificata, tenda a stabilire la piena occupazione”” [Joan Robinson, ‘Teoria dell’occupazione e altri saggi’, Milano, 1962] [(1) Keynes, ‘General Theory of Employment, Interest and Money’, p. 213; (2) Ibid., p. 376; (3) ‘Value and Capital’, p. 302; (4) ‘Essays in the Theory of Economist Fluctuations, p. 149; (5) ‘Capitale’, vol. III, cap. XV, par. 2] (pag 175-176)”,”ECOT-351″
“ROBINSON Cedric J.”,”Black Marxism. The Making of the Black Radical Tradition.”,”Cedric J. Robinson is professor of Black studies and professor of political science at the University of California, Santa Barbara. Foreword by Robin D.G. KELLEY, Preface to the 2000 Edition, Preface, Acknowledgments, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”TEOC-108-FL”
“ROBINSON Harry, revisione di G. BARBIERI”,”Geografia umana.”,”Migrazioni di carattere economico (pag 33) Migrazioni e mobilità dei gruppi umani (pag 31)”,”ASGx-064″
“ROBINSON Harry, revisione di P. INNOCENTI”,”Geografia economica.”,”Migrazioni di carattere economico (pag 33) Migrazioni e mobilità dei gruppi umani (pag 31)”,”ASGx-065″
“ROBINSON Abraham”,”Introduzione alla teoria dei modelli e alla matematica dell’algebra.”,”Abraham Robinson, professore di matematica alla Yale University di New Haven, è nato in Germania nel 1918. Ha frequentato le università di Gerusalemme, Parigi, Londra e in quest’ultima si è laureato. E’ stato professore di matematica e filosofia presso le università di Toronto, Gerusalemme e Los Angeles. E’ autore di sette volumi e di un centinaio di articoli di logica matematica e matematica pura e applicata.”,”SCIx-221-FRR”
“ROBINSON Abraham”,”Introduzione alla teoria dei modelli e alla Metamatematica dell’algebra.”,”Abraham Robinson, professore di matematica alla Yale University di New Haven, è nato in Germania nel 1918. Ha frequentato le università di Gerusalemme, Parigi, Londra. É stato professore di matematica e filosofia presso le università di Toronto, Gerusalemme, Los Angeles.”,”SCIx-270-FL”
“ROBINSON Joan”,”La rivoluzione culturale in Cina.”,”Jean Robinson, nata a Survey nel 1903, e professore di economia a Cambridge, è stata in Cina nel periodo della rivoluzione culturale. Fra i suoi lavori si ricordano: ‘Accumulazione del Capitale’ (1961), ‘Teoria dell’occupazione e altri saggi’ (1962), ‘L’Economia a una svolta difficile’ (1967).”,”CINx-003-FFS”
“ROBLES Juan LORA Guillermo BROUÉ Pierre JUSTO Liborio LIEVEN Jean VILLA José”,”Revolutionary History. Bolivia. The Revolution Derailed? The Crisis of 1952 and the Trotskyist Movement.”,”History of the Trotskyist movement in Bolivia is the proper subject for a fully documented book. Editorial, Work in Progress, Reviews, Obituaries, Letters, Reader’s Notes, Editor: Al Richardson”,”TROS-017-FL”
“ROBOTTI Paolo”,”Nell’Unione Sovietica si vive così. 100 domande e risposte sull’ URSS.”,”Paolo Robotti nacque a Solero (Alessandria) il 27 aprile 1901 da Perpetuo, operaio delle ferrovie, e Angela Antonello. Nel 1913 si stabilì con la famiglia a Torino, dove, finita la scuola tecnica, trovò lavoro come impiegato presso la Lancia e poi come apprendista operaio alla fabbrica di automobili Itala. In questi anni cominciò a partecipare alle attività del circolo giovanile socialista di Borgo San Paolo, entrando nel comitato direttivo e divenendone poi segretario. Nel 1917 fu assunto alle Officine ferroviarie e nominato segretario del comitato regionale della Fgsi. In questo periodo ebbe i primi contatti con Gramsci, Togliatti e Terracini. Licenziato per aver partecipato allo sciopero generale della fine del 1918, passò a lavorare per l’Istituto medico legale della Camera del lavoro di Torino, con l’incarico di aprire una succursale a Vercelli. Nel gennaio 1921 aderì al Pcd’I. Chiamato alle armi alla fine del 1920, assegnato al reggimento di artiglieria pesante di stanza a Merano e poi trasferito in Libia, scontò vari mesi di prigione, a Tripoli e a Trento, per aver svolto propaganda comunista tra i soldati. Ottenuto il congedo nell’estate 1922, entrò nel comando delle squadre di difesa proletaria, assumendone la guida alcuni mesi dopo. Dopo la strage fascista di Torino del dicembre 1922, ricostituì con Giovanni Roveda e Cesare Ravera la federazione comunista torinese, di cui divenne segretario. Raggiunto da un mandato di cattura alla fine del 1923, fu costretto a emigrare in Francia, presto raggiunto dalla moglie Elena Montagnana. Stabilitosi a Lione, fu nominato segretario del comitato regionale del Rodano dei gruppi comunisti italiani. Nel giugno 1925 nacque il figlio Sergio. Rientrato in Italia alla fine dell’anno, si trasferì a Genova per un nuovo impiego presso la sezione genovese della Rappresentanza commerciale sovietica in Italia. Dopo le leggi eccezionali fu condannato a due anni di ammonizione per attività sovversiva, venendo arrestato un anno dopo e chiuso in isolamento nel carcere di Marassi. Nel febbraio 1928 riuscì a espatriare clandestinamente, passando per la Svizzera, e si stabilì a Parigi. Incluso nella segreteria centrale dei gruppi di lingua italiana del partito comunista francese, ebbe l’incarico di dirigere i gruppi della regione parigina. Alla fine del 1929 si trasferì in Belgio per occuparsi del giornale dei gruppi italiani del partito comunista belga, «Il Riscatto». Arrestato nel 1930 di ritorno da una riunione in Francia, scontò sei mesi di reclusione nel carcere di Forest. Nell’aprile 1931 fu inviato in Italia per dirigere con Battista Santhià e Teresa Noce il nuovo centro interno del partito, dopo l’arresto di Pietro Secchia. Costretto presto a tornare a Parigi per sfuggire all’arresto, chiese di essere mandato in Urss a lavorare in un’officina. Giunto a Mosca alla fine dell’anno e trovato impiego in una fabbrica di accessori per aeroplani, fu nominato presidente della sezione italiana del Club degli emigrati politici di Mosca, divenendo, poco più di un anno dopo, presidente di tutto il Club. Nel 1933 prese la cittadinanza sovietica, insieme a Elena, senza perdere quella italiana, e fu assunto come caporeparto in un’officina sperimentale della Direzione generale dell’artiglieria. Dopo lo scioglimento del Club degli emigrati politici alla fine del 1935, proseguì ancora per due anni il lavoro con gli emigrati italiani, non mancando di denunciare alla sezione italiana del Komintern e al Nkvd gli elementi ritenuti sospetti. Nell’estate 1936 passò a lavorare alla Kalibr, fabbrica di strumenti di precisione. Dopo che la sua richiesta di andare a combattere in Spagna fu respinta, ebbe l’incarico di vagliare le domande presentate dai volontari italiani. L’8 marzo 1938 fu arrestato con l’accusa di attività provocatoria e di spionaggio e imprigionato nel carcere Taganka di Mosca, dove rimase fino al 4 settembre 1939, venendo sottoposto a estenuanti interrogatori e torture. Riabilitato e assolto da ogni imputazione, riprese il lavoro in fabbrica, dirigendo, nell’inverno 1941, il trasferimento di uomini e macchinari in Siberia. Nel 1942 iniziò a frequentare la scuola del Komintern e nel maggio 1943 fu destinato alla prima scuola antifascista per prigionieri di guerra nei pressi di Vladimir, venendo trasferito tre mesi dopo alla scuola superiore antifascista per prigionieri di guerra di Krasnogorsknei dintorni di Mosca, incaricato della direzione dei corsi del settore italiano. Collaboratore de «L’Alba», il giornale per i prigionieri italiani in Urss, dopo i primi quattro numeri ne assunse la direzione insieme a Luigi Amadesi. Al termine della guerra proseguì il lavoro con i prigionieri italiani e si occupò delle pratiche per il rientro in Italia o per la definitiva sistemazione in Urss di alcuni emigrati politici italiani. Nel gennaio 1947, dopo 19 anni di esilio in tre paesi, lasciò Mosca alla volta dell’Italia. Stabilitosi a Roma, negli anni seguenti svolse numerosi incarichi per il Pci. Collaborò alla creazione delle scuole di partito, in particolare quella alle Frattocchie, nei dintorni di Roma, e la scuola centrale di Reggio Emilia, tenendo di frequente conferenze e lezioni, soprattutto sull’Urss, in varie località italiane. Dal luglio 1948 fino al novembre 1949, quando fu costretto a rientrare a Roma per problemi di salute, fu inviato in Sicilia, come vicesegretario regionale accanto a Girolamo Li Causi. Nel 1950 fu nominato viceresponsabile della commissione centrale stampa e propaganda diretta da Gian Carlo Pajetta. Si occupò anche di tenere i rapporti con le rappresentanze diplomatiche dei paesi socialisti e concorse alla creazione di alcune associazioni di amicizia tra l’Italia e i paesi del blocco sovietico. Collaborò a «l’Unità»» e a vari periodici del partito, tra cui «Rinascita», su cui tenne una rubrica dedicata all’Unione sovietica. Nel 1955 fu nominato viceresponsabile della sezione esteri del Pci. Nel 1956 fu incluso nella commissione preparatoria del nuovo progetto di statuto del partito, in vista dell’VIII Congresso. Membro supplente del comitato centrale del Pci, dopo il congresso fu destinato alla commissione centrale di controllo. Già autore di Nell’Unione Sovietica si vive così, in due volumi, e, con Giovanni Germanetto, di Trent’anni di lotte dei comunisti italiani, nel 1965 pubblicò La prova, testimonianza della lunga esperienza in Unione Sovietica e in particolare della drammatica vicenda della detenzione, nel 1973 Il gigante ha cinquant’anni, dedicato all’Urss, e nel 1980 un nuovo libro autobiografico, Scelto dalla vita. Morì a Roma il 5 agosto 1982. Bibliografia P. Robotti, Nell’Unione Sovietica si vive così, 2 voll., Roma, Edizioni di cultura sociale, 1950-1952; G. Germanetto, P. Robotti, Trent’anni di lotte dei comunisti italiani, 1921-1951, Roma, Edizioni di cultura sociale, 1952; P. Robotti, La prova, Bari, Leonardo da Vinci, 1965; ID., Il gigante ha 50 anni, Roma, Napoleone, 1973; ID., Scelto dalla vita. Gli incontri, gli scontri e la lotta dalla fondazione del Pci. Le memorie di un rivoluzionario professionale, Roma, Napoleone, 1980; P. Spriano, Storia del Pci, III, I fronti popolari, Stalin, la guerra, Torino, Einaudi, 1970; C. Ravera, Diario di trent’anni. 1913-1943, Roma, Editori Riuniti, 1973; T. Noce, Rivoluzionaria professionale, Milano, La Pietra, 1975; Agosti, Robotti Paolo, in F. Andreucci, T. Detti, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico. 1853-1943, IV, Roma, Editori Riuniti, 1978; R. Caccavale, Comunisti italiani in Unione Sovietica. Proscritti da Mussolini, soppressi da Stalin, Milano, Mursia, 1995; E. Dundovich, Tra esilio e castigo. Il Komintern, il Pci e la repressione degli antifascisti italiani in Urss, Roma, Carocci, 1998; G. Lehner (con F. Bigazzi), La tragedia dei comunisti italiani. Le vittime del Pci in Unione Sovietica, Milano, Mondadori, 2000; M.T. Giusti, I prigionieri italiani in Russia, Bologna, Il Mulino, 2003; Reflections on the Gulag, with a Documentary Appendix on the Italian Victims of Repression in the Ussr, ed. by E. Dundovich, F. Gori and E. Guercetti, Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2003 (Annali, XXXVIII, 2001). Il fondo Paolo Robotti è stato versato alla Fondazione Istituto Gramsci nel 1996 insieme all’archivio del Partito comunista italiano. Le carte non presentano una propria organizzazione interna: sono rari i fascicoli originali mentre la gran parte dei documenti è conservato in cartelline che sono un mero contenitore. Tale accorpamento è precedente al versamento del fondo alla Fondazione. La maggior parte della documentazione è relativa agli anni 1950-1980 con scarsi documenti risalenti al periodo precedente. Si tratta soprattutto di carte raccolte e prodotte in occasione dell’attività di conferenziere e pubblicista di Robotti. Il fondo non è ordinato e l’organizzazione data rappresenta l’eventuale struttura di un futuro ordinamento. Stato di lavorazione: Non ordinato. Il fondo ha una consistenza di 33 buste. Schede a cura di Benedetta Garzarelli e Cristiana Pipitone. 1. Carte personali, 1919-1967 (con documentazione dal 1908) Certificati personali e di familiari; tessere di iscrizione al Pci e a varie associazioni di Paolo Robotti ed Elena Montagnana. Diplomi e fotografie. Messaggi di condoglianze. Si segnalano, in particolare, alcuni documenti relativi alla morte del figlio Sergio nel 1942. 2. Corrispondenza, 1919-1979 Corrispondenza personale e di lavoro. Si segnala un breve scambio di lettere tra Robotti e Togliatti risalente al 1942 e una raccolta di lettere personali in cui sono evidenziabili due gruppi omogenei di lettere. Il primo, relativo agli anni 1919-1922, è costituito dalla corrispondenza tra Paolo Robotti ed Elena Montagnana. Il secondo, relativo agli anni 1928-1941, è costituito da lettere di Paolo ed Elena Robotti ai familiari nel periodo dell’emigrazione in Francia, Belgio e Urss. Sono presenti anche lettere in russo. 3. Scritti e discorsi, 1943-1981 Si tratta della parte più consistente del fondo e comprende tutto il materiale riconducibile all’attività pubblicistica e di conferenziere di Robotti. Scritti e discorsi > Articoli, conferenze, interventi e lezioni Minute manoscritte e dattiloscritte, ritagli stampa di articoli. Tracce di discorso non sempre datate o facilmente databili. Appunti diversi. Scritti e discorsi > Monografie Diverse stesure delle opere di Robotti manoscritte e dattiloscritte, recensioni e corrispondenza relativa alla pubblicazione delle stesse. Si segnala in particolare la documentazione relativa alla pubblicazione dei volumi di Robotti, Nell’Unione Sovietica si vive così, 2 voll. (1950-1952); con Giovanni Germanetto, Trent’anni di lotte dei comunisti italiani (1952); La prova (1965); Il gigante ha cinquant’anni (1973), e Scelto dalla vita (1980) – comprendente progetti dei lavori, prime stesure manoscritte, dattiloscritti, corrispondenza, recensioni. Scritti e discorsi > Prigionieri di guerra italiani in Urss, 1942-1966 Quaderni manoscritti, s.d. e datati dal 1942 al 1948, contenenti appunti su argomenti diversi, finalizzati alla preparazione delle lezioni tenute da Robotti presso le scuole antifasciste per i prigionieri di guerra. Contiene anche materiale vario sull’ Giovanni e sui prigionieri di guerra italiani: documentazione dell’epoca, ritagli stampa, corrispondenza, appunti, dattiloscritti di interventi di Robotti sull’argomento, altro. In gran parte potrebbe trattarsi di materiale preparatorio per l’opuscolo sull’Armir che Robotti scrisse agli inizi degli anni Cinquanta. A tal riguardo, si segnala in particolare il manoscritto di 55 pp. Paolo Robotti, Luci sul disastro dell’Armir, che potrebbe costituire una prima stesura dell’opuscolo. 4. Partito comunista italiano, 1942-1980 Materiale diverso molto lacunoso relativo al lavoro di Robotti nel Pci: documentazione su riunioni o risoluzioni di organismi interni, materiale dattiloscritto e ciclostilato, scarsa corrispondenza e qualche intervento. Si segnala in particolare un gruppo più consistente di documentazione relativa al Gruppo di lavoro per la sicurezza sociale della Direzione del Pci. 5. Documentazione, 1921-1980 Sono presenti vari opuscoli, raccolte di ritagli stampa, estratti di riviste e in genere materiale di studio o preparatorio per la redazione di libri e articoli. I temi toccati da tale documentazione sono prevalentemente l’Unione sovietica, Stalin e lo stalinismo, il partito comunista italiano, l’esperienza degli emigrati italiani in Urss. Contiene anche un consistente nucleo di documentazione relativo agli emigrati politici italiani: si tratta di biografie, memoriali autobiografici di ex emigrati politici italiani e corrispondenza. Si segnala in particolare il corposo materiale inviato a Robotti da Pietro Cesare Pavanin, Angelo Irico, Guglielmo Marcellino e Giacomo Calandrone, Gino Boscherini e documentazione su Mario Montagnana. fondo PAOLO ROBOTTI, 1919-1981 (http://www.fondazionegramsci.org/guida_gramsci/41PaoloRobotti/index1.html)”,”RUSU-050″
“ROBOTTI Paolo GERMANETTO Giovanni”,”Trent’anni di lotte dei comunisti italiani, 1921-1951.”,”Paolo ROBOTTI è nato a Solero (Alessandria) nel 1901. Operaio meccanico, entrò a 15 anni nelle file della gioventù socialista. Iscritto al PCdI dalla sua fondazione, fu costretto ad espatriare in Francia con l’ avvento del fascismo. Rientrato in Italia qualche anno dopo con incarichi di partito fu condannato a due anni di ammonizione. Riparato nuovamente in Francia diresse i gruppi italiani nel PCF. E nel 1930-31 fu dirigente dei gruppi italiani del Partito Comunista Belga. Alla fine del ’31 emigrò in URSS ove lavorò nell’ industria meccanica prima come operaio e poi come tecnico. Nel dopoguerra è stato membro supplente del CC del PCI. “”Nell’ agosto del 1924 il passaggio della frazione di Serrati nelle file del PCI contribuì ad aumentare il prestigio del partito ed a porre fine al sabotaggio delle direttive della I.C. condotto dai bordighiani.”” (pag 58) Congresso e Tesi di Lione. “”Già prima del congresso il bordighismo era sconfitto. Il suo tentativo di minare l’ attività del partito creando un comitato segreto denominato “”Comitato d’ intesa”” venne stroncato nel giugno del 1925 con provvedimenti disciplinari contro coloro che lo componevano. (…) Il congresso ebbe inizio il giorno in cui cadeva il secondo anniversario della morte di Lenin, il 21 gennaio 1926. (…) Durante i lavori del congresso, Gramsci, Togliatti e Scoccimarro smascherarono le concezioni bordighiane mettendone in luce il contenuto antimarxista e antileninista””. (pag 60)”,”PCIx-153″
“ROBOTTI Paolo”,”La prova.”,”Paolo Robotti è stato un politico italiano e attivista del Partito Comunista Italiano negli anni dello stalinismo”,”PCIx-001-FPB”
“ROBRIEUX Philippe”,”La secte.”,”ROBRIEUX Philippe, segretario generale degli studenti comunisti nel 1959-1960, ha partecipato a tutte le riunioni di Comitato Centrale e anche a certe sessioni della segreteria e dell’ Ufficio politico. Nel 1968 lascia il partito. Oggi è agrégé d’ histoire e maitres de recherches al CNRS. Intellettuali e stalinismo. “”Rari furono quelli che seppero avvertire i loro contemporanei del pericolo mortale che si dissimulava sotto tali proposte (accordi di Monaco, ndr). Il leader conservatore inglese, Wiston Churchill, e l’ editorialista di politica estera de L’ Humanité, Gabriel Péri, furono tra questi. Dovevano negare la loro lucidità sotto il pretesto che erano, il primo un reazionario e il secondo un fedele di Stalin? Occorre ricordare che quelli che denunciarono nel contempo rivelando i trucchi spudorati e l’ ignobile messa in scena medievale dei processi staliniani di Mosca furono poco numerosi? Questi uomini si chiamavano notamente Trotsky, Victor Serge, Pierre Monatte e Boris Souvarine. Si oserà sostenere ancora oggi che i processi staliniani del 1936-1937 non erano falsificati, sotto il pretesto che quelli che avevano dato il via alla denuncia erano “”ex-comunisti””, a priori sospetti di cattiva fede, di rancore o di tradimento? Occorre ricordare l’ errore tragico del presidente della Lega dei diritti dell’ uomo che garantisce i processi di Mosca? Occorre ricordare il delirio intellettuale che si impadronisce all’ epoca di troppi politici, di grandi giornalisti o di intellettuali di fama, quando fu mezzanotte nel secolo? Di Charles Maurras che scriveva su L’ Action francaise che il governo non poteva ormai più ignorare che i “”trotskisti”” erano “”al soldo della Germania””, a Romain Rolland, che seguiva Stalin, dopo aver condannato Lenin, in nome della non violenza, e ai numerosi compagni di strada praticanti il terrorismo intellettuale e accusando quelli che protestavano di fare “”gli avvocati di Hitler e della Gestapo “”?””. (pag 147)”,”PCFx-027″
“ROBRIEUX Philippe VERGNON Gilles BROUÉ Pierre GIRAULT Jean-Max”,”Souvernir de 1936. Tome I. 1934, on tourne à Moscou (1re partie) (Robrieux); Le Socialist Party of America au début des années trente (Vergnon); Espagne 1936: Front populaire et politiques militaires (Broué); Le PCF, l’armée et la défense nationale en France avant et après le pacte franco-soviétique (Girault); Débat aux États-Unis sur le Front populaire et l’Histoire (Broué).”,”Vassart responsabile dell’apparato clandestino (PCF) Vassart viene chiamato a Mosca per rimpiazzare Marty al posto di rappresentante del Partito comunista francese al Comintern. Marty diventa responsabile politico de l’Humanité al posto di Ferrat (pag 16)”,”PCFx-125″
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste. Vol. 1.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avant-Propos, Annexes, Note,”,”PCFx-010-FL”
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste. Vol. 2.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avant-Propos, Annexes, Note, Document,”,”PCFx-011-FL”
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste (1972-1982). Vol. 3.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avertissement, note,”,”PCFx-012-FL”
“ROBRIEUX Philippe”,”Histoire intérieure du Parti communiste. Vol. 4.”,”Agrégé d’histoire, chargé de recherches au C.N.R.S., Philippe Robrieux est à juste titre considérè comme un des meilleurs experts du mouvement communiste. Avant tout autre, il a prédit en France la rupture de l’union de la gauche et, en Chine, la liquidation de Madame Mao. Avant et arrière-propos, note, avertissement, Bibliographie, Chronologie, Dictionnaire Biographique,”,”PCFx-013-FL”
“ROBSON William A.”,”L’ industria nazionalizzata e la proprietà pubblica.”,”W.A. ROBSON professore di amministrazione pubblica alla LSE (London School of Economics and Political Sciences, Università di Londra) si occupa da tempo dell’ industria pubblica. “”Le tesi di Gaitskell sulle dimensioni. Nell’ opinione di Gaitskell, che è fondata sulla sua esperienza di ministro del Combustibile e dell’ Energia, nonché su considerazioni generali, le vere difficoltà sorte nelle industrie nazionalizzate si debbono alle loro grandi dimensioni. Le vere debolezze, egli ritiene, sono il risultato non di un mutamento di proprietà, ma di un mutamento di struttura. “”Sono quasi tutte legate alla vastità amministrativa””””. (pag 156) “”Già nel 1953 Hugh Gaitskell, su The Political Quarterly, spiegava che gli obiettivi economici fondamentali del partito laburista sono il pieno impiego, l’ alta produttività, e la giustizia sociale, e che “”la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, distribuzione e scambio”” non deve esser considerata come buona in se stessa, ma solo come un mezzo per realizzare questi fini. Il suo rapporto con il socialismo, faceva osservare, non è più lo stesso di prima, ma resta importante come mezzo. L’ ampliamento della proprietà pubblica continuerà ad avere una parte essenziale nella strategia del partito laburista, anche se la nazionalizzazione non è più considerata come l’ alfa e l’ omega del socialismo””. (pag 587-588) I nuovi saggisti fabiani (pag 589)”,”UKIE-033″
“ROBSON Stuart”,”La prima guerra mondiale.”,”ROBSON Stuart è professore emerito di storia nella Trent University, Canada. Si occupa di storia delel guerre mondiali e di storia della Germania contemporanea. “”E’ sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni”” (Sun Tzu) “”Lo stesso Bethmann Hollweg cominciò a domandarsi se la sua opposizione alla guerra sottomarina illimitata fosse veramente saggia. Se una guerra coi sommergibili senza restrizioni poteva davvero mettere in ginocchio l’Inghilterra in se mesi, come rifiutarsi di sfruttare l’unica arma in grado di salvare la Germania? L’America sarebbe potuta entrare nel conflitto, come egli aveva sempre sostenuto, ma come avrebbe raggiunto l’Europa con uno sbarramento di sommergibili? Contrastato all’esterno da un’alleanza sempre più forte tra politici e alti gradi dell’esercito, tormentato dentro di sé da dubbi sul valore della prudenza, Bethmann Hollweg cominciò a prendere contromisure, ma ad ogni modo decise di non dare via libera ai suoi avversari prima di aver esperito un ultimo tentativo di por fine alla guerra per via diplomatica”” (pag 99)”,”QMIP-094″
“ROBSON Martin”,”Britain, Portugal and South America in the Napoleonic Wars. Alliances and Diplomacy in Economic Maritime Conflict.”,”ROBSON Martin: docente di studi strategici. Professore presso il King’s College di Londra. Specializzato nella storia militare e marittima delle guerre rivoluzionarie francesi e napoleoniche. <> (traduzione d. r.) [NdR: La “”guerra di indipendenza spagnola”” fu il più lungo conflitto delle guerre napoleoniche. Si confrontarono, nella penisola iberica, un’alleanza tra Spagna, Portogallo e Regno Unito contro il Primo Impero francese, in funzione antinapoleonica. Iniziò nel 1808 con l’occupazione francese della Spagna e si concluse nel 1814 con la sconfitta e la ritirata delle truppe francesi. È denominata da fonti francesi “”campagne d’Espagne””; le fonti spagnole parlano di “”Guerra de la Independencia Española””; mentre le fonti anglosassoni e portoghesi parlano di “”Guerra peninsulare””].”,”FRAN-113-FSL”
“ROCCA Christian”,”Esportare l’ America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori.”,”Christian ROCCA, 35 anni, di Alcamo, lavora al Foglio dal 1996. “”Irving Kristol, Melvin Lasky e Nathan Glazer erano giovani trotskisti al City College di New York alla fine degli anni Trenta.”” (pag 70) “”Ancora negli anni Cinquanta, ha scritto Kristol, a nessuno dei neocon passava in mente l’ idea di definirsi conservatore o di votare repubblicano. La svolta avvenne a metà degli anni Sessanta, ai tempi del proliferare del radicalismo e della cosidetta controcultura. I neocon sono diventati repubblicani perché hanno giudicato irriformabile la sinistra americana””. (pag 71)”,”USAQ-032″
“ROCCA Jean-Louis a cura; saggi di CHEN Yingfang JING Jun LI Chunling LI Qiang ROCCA J.L. SHEN Yuan TONG Xin ZHANG Letian ZHOU Xiaohong”,”La société chinoise vue par ses sociologues. Migrations, villes, classe moyenne, drogue, sida.”,”RC ROCCA è Direttore degli Ateliers franco-chinois in scienze sociali a Pechino. E’ professore del dipartimento di sociologia dell’ Università Tsinghua (Pechino). E’ chargé de recherche al CERI (Sciences Po). Ha pubblicato di recente ‘La Condition chinoise’ (Kathala, 2006)”,”CINx-221″
“ROCCA Jean-Louis”,”La Condition chinoise. Capitalisme, mise au travail et résistances dans la Chine des réformes.”,”ROCCA Jean-Louis è chargé de recherche alla Fondation nationale des sciences politiques (CERI- Sciences-Po) e insegna sociologia in una università di Pechino.”,”MCIx-035″
“ROCCA Gianni”,”Cadorna.”,”ROCCA Gianni “”E’ singolare, comunque, che in quel periodo, a Cadorna non venisse in mente di costituire un’apposita commissione di esperti col compito di trarre insegnamenti dalle sanguinose esperienze sui vari fronti. E sì che in Francia e in Russia i primi mesi di guerra avevano già fornito preziose indicazioni. Cosa pensasse il nostro capo di stato maggiore alla fine del 1914 è ben documentato dal diario di Olindo Malagodi, direttore della “”Tribuna””. L’incontro con Cadorna, il primo di una lunga serie, ha luogo il 2 dicembre. Permane nel nostro comandante un ottimismo di fondo. “”Le informazioni che ricevo sulle condizioni dell’esercito austriaco sono gravi… L’Austria si trova ormai in una situazione pericolosa… Se un altro esercito viene gettato sul piatto avverso, dovrebbe traboccare…””. Malatesta gli chiede: “”E il nostro esercito può essere questo peso?””. “”Fra qualche mese, se si lavora a fondo”” è la risposta. “”Non starò a dirle in che condizioni l’ho trovato… ma molto si è fatto e più si farà se non mi lesinano i mezzi… ma bisogna riguadagnare il tempo perduto; perché col ministro Grandi per alcuni mesi non si è fatto nulla””. Malagodi vuol conoscere gli orientamenti strategici di Cadorna e lo stuzzica: “”Faremo una guerra in tono minore o spingeremo a fondo?””. “”A fondo certamente”” replica il generale. “”Non ci sarebbe peggior errore che proporsi scopi locali e limitati. Le guere si vincono colpendo il nemico ai centri vitali…Entrando in guerra noi dobbiamo proporci semplicemente di battere l’Austria a fondo, in collaborazione con i nostri alleati russi. Il resto verrà da sé””. …. finire (pag 61-62-63) Campagna di riabilitazione (Albertini pro Cadorna, Mussolini vs Cadorna) (pag 334)”,”QMIP-128″
“ROCCA Gianni”,”I disperati. La tragedia dell’Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Gianni Rocca è nato a Torino nel 1927. E’ morto a Roma nel 2006. Giornalista, già condirettore del quotidiano ‘Repubblica’ ha pubblicato ‘Cadorna’, ‘Fucilate gli ammiragli’, ‘Stalin’. L’aviazione italiana negli anni Trenta e alla vigilia della guerra mondiale: grandi parate, corsa ai primati, ma gravi problemi di struttura “”[Francesco Pricolo, nuovo capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, 1939] [r]icorderà anni dopo, ripensando a quei travagliati giorni: «Le spettacolari affermazioni conseguite dall’aviazione italiana con le crociere guidate da Balbo, con le manifestazioni acrobatiche in Italia e all’estero, e con i successivi primati degli anni Trenta, davano a me, come a tutti gli aviatori italiani e stranieri, la convinzione (e direi la certezza) che fossimo davvero all’avanguardia delle forze aeree del mondo… Tuttavia dietro questa rutilante facciata non c’era un’adeguata e solida struttura portante, ma soltanto una fragile impalcatura… Specialmente negli anni Trenta e fino all’inizio del nuovo conflitto mondiale, si continuò in un’accentuata corsa ai primati, distogliendo uomini e mezzi dalle attività peculiari che costituiscono le caratteristiche e la struttura di una forza armata preparata per la guerra». Verità sacrosante ma poco convincenti se dette da un generale, come Pricolo, che negli anni della «dissipazione», da lui criticata a posteriori, aveva avuto comandi di rilievo e possibilità quindi di un diretto controllo della realtà. Ad un mese dal suo insediamento, il nuovo capo dell’aviazione si mette a rapporto da Mussolini, per sottoporgli lo stato dell’Arma con tabelle e diagrammi. Il duce, sfogliato il carteggio, commenta : «Finalmente riesco ad avere una visione chiara dei nostri aeroplani. Sapevo che eravamo in crisi ma non fino a questo punto». E per tirargli su il morale aggiunse: «Pricolo, non prendetevela troppo, aggiusteremo insieme le cose»”” (pag 107-108)”,”QMIS-030-FV”
“ROCCA Christian”,”Esportare l’ America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori.”,”Christian ROCCA, 35 anni, di Alcamo, lavora al Foglio dal 1996.”,”USAQ-007-FV”
“ROCCA Cristian”,”Esportare l’America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori.”,”Christian Rocca, 35 anni, di Alcamo lavora al Foglio dal 1996.”,”USAP-013-FL”
“ROCCA Gianni”,”I disperati. La tragedia dell’Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Gianni Rocca è nato a Torino nel 1927. Giornalista, è stato condirettore del quotidiano La Repubblica e attualmente lavora all’Unità. Si è occupato di vicende militari in numerosi libri di successo pubblicati da Mondadori.”,”ITQM-018-FV”
“ROCCA Gianni”,”I disperati. La tragedia dell’Aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Gianni Rocca è nato a Torino nel 1927. Giornalista, è stato condirettore del quotidiano La Repubblica e attualmente lavora all’Unità. Si è occupato di vicende militari in numerosi libri di successo pubblicati da Mondadori.”,”QMIS-028-FL”
“ROCCA Cristian”,”Cambiare regime. La sinistra e gli ultimi 45 dittatori.”,”Christian Rocca, 38 anni, di Alcamo, è inviato speciale del Foglio e collabora con diverse testate italiane. Negli ultimi anni ha raccontato da New York la cultura americana e la risposta di Washington agli attacchi dell’11 settembre.”,”TEOP-106-FL”
“ROCCA Gianni”,”Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale.”,”Prima edizione Mondadori 1987. ROCCA Gianni (Torino, 22 ottobre 1927 – Roma, 20 febbraio 2006). Giornalista italiano. Giovanissimo combatte nella Resistenza, si iscrive al Partito Comunista italiano. La carriera giornalistica parte con la collaborazione in piccole testate piemontesi. Entra nell’edizione torinese de “”l’Unità”” che vedeva, specie nelle pagine culturali, alcune delle firme più prestigiose dell’epoca (PAVESE Cesare, CALVINO Italo, LURAGHI Raimondo, SPRIANO Paolo, VALLONE Raf). Fu poi caporedattore a Roma per l’edizione nazionale. A Torino si schierò con il gruppo che nel 1956 condannò l’intervento armato dell’URSS che schiacciò la rivoluzione in Ungheria. Esce dal partito e lavorerà per “”Paese Sera””. Fu chiamato dal presidente dell’ENI, negli anni ’70, a ricoprire il ruolo di capo ufficio stampa e resonsabile relazioni esterne dell’Ente; fondò nel 1972 la rivista aziendale dell’ENI, Ecos (1972-2002). SCALFARI Eugenio, nel 1975, lo coinvolse nella fondazione de La Repubblica. Negli anni ’80 si dedicò anche alla riflessione storica, soprattutto sulla seconda guerra mondiale. Riprese nel 1996 la collaborazione con “”l’Unità””. «(…) Mussolini, contando su una campagna di poche settimane, gettò l’Italia nel secondo conflitto mondiale. Un paese impreparato da ogni punto di vista dovette affrontare prove tremende che ne misero in luce inefficienze e ritardi, vanamente coperti per oltre vent’anni da una propaganda mistificatrice. La flotta italiana, all’epoca la quinta del mondo, scoprì amaramente alla prova dei fatti tutta la propria inesperienza e inadeguatezza, una realtà che gli episodi di coraggio individuale e di abilità professionale non riuscirono a modificare e che portò a pesanti sconfitte e a dolorose umiliazioni. Queste pagine amare della Marina italiana sono ripercorse (…) in un avvincente susseguirsi di scontri navali, di allucinanti missioni sulle varie “”rotte della morte””, di naufragi, di eroismi, di errori, di battaglie a tavolino fra gli alti gradi (…) dell’apparato militare e il potere politico, di odi e rivalità con l’alleato tedesco, fino alla resa dei conti dell’8 settembre. Una tragedia che si apre, e si chiude, con il sangue fratricida degli ammiragli italiani, fatti fucilare da Mussolini nel vano tentativo di allontanare da sé e dal regime le colpe di una guerra perduta». (dal retro di copertina) «Trasportare uomini e materiali in Libia (sino al 23 gennaio 1943, quando Tripoli cadde in mano alle truppe di Montgomery) e in Tunisia (sino al 13 maggio 1943, quando cessò la resistenza nell’ultima testa di ponte africana), diventa un vero martirio per i marinai italiani, militari e civili. Quella per la Tunisia meritò in breve tempo il tragico appellativo di “”rotta della morte””.» (pag 306)”,”QMIS-001-FSL”
“ROCCELLA Eugenia SCARAFFIA Lucetta a cura; autori dei profili biografici: Annamaria ANDREOLI Lucia ANNUNZIATA Alessandra ANTINORI Paolo BALMAS Chiara BARBATO e Alessandro MASI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Pierluigi BATTISTA Michele BERALDO Tesera BERTILOTTI Pialuisa BIANCO Anne Marie BOETTI SAUZEAU Ambrogio BORSANI Isabella BOSSI FEDRIGOTTI Anna BRAVO Alessandra BRIGANTI Pietrangelo BUTTAFUOCO Sara CABIBBO Lina CAFFARATTO COLAJANNI Marina CAFFIERO Adele CAMBRIA Oddone CAMERANA Alessandro CAMPI Patrizia CARRANO Giulio CATTANEO Luigi CAVALLARI Simona CIGLIANA Giuseppe CONTE Marina CORRADI Silvia COSTA Myriam D’AMBROSIO Marina D’AMELIA Cecilia DAU NOVELLI Gaia DE-BEAUMONT Michela DE-GIORGIO Irene DE-GUITTRY Raffaella DE-PASQUALE Anselma DELL’OLIO Cristiana DI SAN MARZANO Valeria D’ONOFRIO Daniela FERRARIA Giovanna FIUME Marinella FIUME Anna FOA Renzo FOA Stefano FOLLI Roberta FOSSATI Paolo FRANCHI Massimo FRANCO Manuela FUGENZI Nadia FUSINI Marinella GALATERIA Giulia GALEOTTI Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Margherita GHILARDI Gloria GHISI Sanzia GISLIERI Elisabetta WINSPEARE Alessandra GISSI Claudia GIURINTANO Sofia GNOLI Lella GOLFO Paolo GRANZOTTO Laura GUIDI A.M. ISASTIA Camillo LONGONE Maria LATELLA Grazia LIVI Grazia LOPARCO Elena LOEWENTAL Miriam MAFAI Simona MAFAI Aurelio MAGISTA’ Claudia MANCINA Laura MARIANI Alessandra MASI Chiara BARBATO Giulia MASSARI Rosa MASTRANDREA Fabio MAURI Mauro MAZZA Silvana MAZZOCCHI Carla MAZZUCA Gabriella MECUCCI Francesco MERLO Maria Teresa MORI Fiamma NIRENSTEIN Tjuna NOTARBARTOLO Peppino ORTOLEVA Grazia PAGNOTTA Litizia PAOLOZZI Matilde PASSA Silvio PERRELLA Sandra PETRIGNANI Daniele PICCINI Anna POMAR Fulco PRATESI Marina PREMOLI Lucia PRESILLA Maria Rosa PROTASI Alessandro QUARANTA Elisabetta RASY Elisabetta REMONDI Claudio RIOLO Sandra RIZZA Eugenia ROCCELLA Sergio ROMANO Maria Teresa RUBIN Anna RUGGIERI Giovanni RUSSO Anna Maria RUTA Paola SACERDOTI Anna SANTORO Giuseppa SCARAFFIA Lucetta SCARAFFIA Emma SCARAMUZZA Anna SCATTIGNO Mirella SERRI Matteo SMOLITZA Caterina SOFFICI Adriano SOFRI Rosetta STELLA Fiorenza TARICONE Roberta TATAFIORE Marina TERRAGNI Nicoletta TILIACOS Simona TROMBETTA Gabriella TURNATURI Adriana VALERIO Piersandro VANZAN Gian Maria VIAN Ugo VOLLI Marisa VOLPI Elisabetta WINSPEARE e Sanzia GHISLIERI Alessandro ZACCURI”,”Italiane. Dall’unità d’Italia alla prima Guerra Mondiale.”,”Contiene la biografia di Anna Kuliscioff scritta da Claudia Mancina (pag 111-116) autori delle biografie: Annamaria ANDREOLI Lucia ANNUNZIATA Alessandra ANTINORI Paolo BALMAS Chiara BARBATO e Alessandro MASI Rosanna BARBIELLINI AMIDEI Pierluigi BATTISTA Michele BERALDO Tesera BERTILOTTI Pialuisa BIANCO Anne Marie BOETTI SAUZEAU Ambrogio BORSANI Isabella BOSSI FEDRIGOTTI Anna BRAVO Alessandra BRIGANTI Pietrangelo BUTTAFUOCO Sara CABIBBO Lina CAFFARATTO COLAJANNI Marina CAFFIERO Adele CAMBRIA Oddone CAMERANA Alessandro CAMPI Patrizia CARRANO Giulio CATTANEO Luigi CAVALLARI Simona CIGLIANA Giuseppe CONTE Marina CORRADI Silvia COSTA Myriam D’AMBROSIO Marina D’AMELIA Cecilia DAU NOVELLI Gaia DE-BEAUMONT Michela DE-GIORGIO Irene DE-GUITTRY Raffaella DE-PASQUALE Anselma DELL’OLIO Cristiana DI SAN MARZANO Valeria D’ONOFRIO Daniela FERRARIA Giovanna FIUME Marinella FIUME Anna FOA Renzo FOA Stefano FOLLI Roberta FOSSATI Paolo FRANCHI Massimo FRANCO Manuela FUGENZI Nadia FUSINI Marinella GALATERIA Giulia GALEOTTI Ernesto GALLI DELLA LOGGIA Margherita GHILARDI Gloria GHISI Sanzia GISLIERI Elisabetta WINSPEARE Alessandra GISSI Claudia GIURINTANO Sofia GNOLI Lella GOLFO Paolo GRANZOTTO Laura GUIDI A.M. ISASTIA Camillo LONGONE Maria LATELLA Grazia LIVI Grazia LOPARCO Elena LOEWENTAL Miriam MAFAI Simona MAFAI Aurelio MAGISTA’ Claudia MANCINA Laura MARIANI Alessandra MASI Chiara BARBATO Giulia MASSARI Rosa MASTRANDREA Fabio MAURI Mauro MAZZA Silvana MAZZOCCHI Carla MAZZUCA Gabriella MECUCCI Francesco MERLO Maria Teresa MORI Fiamma NIRENSTEIN Tjuna NOTARBARTOLO Peppino ORTOLEVA Grazia PAGNOTTA Litizia PAOLOZZI Matilde PASSA Silvio PERRELLA Sandra PETRIGNANI Daniele PICCINI Anna POMAR Fulco PRATESI Marina PREMOLI Lucia PRESILLA Maria Rosa PROTASI Alessandro QUARANTA Elisabetta RASY Elisabetta REMONDI Claudio RIOLO Sandra RIZZA Eugenia ROCCELLA Sergio ROMANO Maria Teresa RUBIN Anna RUGGIERI Giovanni RUSSO Anna Maria RUTA Paola SACERDOTI Anna SANTORO Giuseppa SCARAFFIA Lucetta SCARAFFIA Emma SCARAMUZZA Anna SCATTIGNO Mirella SERRI Matteo SMOLITZA Caterina SOFFICI Adriano SOFRI Rosetta STELLA Fiorenza TARICONE Roberta TATAFIORE Marina TERRAGNI Nicoletta TILIACOS Simona TROMBETTA Gabriella TURNATURI Adriana VALERIO Piersandro VANZAN Gian Maria VIAN Ugo VOLLI Marisa VOLPI Elisabetta WINSPEARE e Sanzia GHISLIERI Alessandro ZACCURI”,”DONx-055″
“ROCCHI Luciana TURBANTI Adolfo a cura; saggi di Mario G. ROSSI Umberto SERENI Enzo COLLOTTI Gianni ISOLA Simone NERI SERNERI Giovanni DE-LUNA Silvio LANARO Stefano VITALI Maddalena CORTI”,”Potere politico e consenso nell’Italia del ‘900.”,”ROCCHI Luciana saggi di Mario G. ROSSI Umberto SERENI Enzo COLLOTTI Gianni ISOLA Simone NERI SERNERI Giovanni DE-LUNA Silvio LANARO Stefano VITALI Maddalena CORTI”,”STOx-191″
“ROCCUCCI Adriano”,”Roma, capitale del nazionalismo (1908-1923).”,”””Le prime reazioni dei nazionalisti alla crisi innescata dall’attentato di Sarajevo, come è noto, furono all’insegna dei richiami ad onorare gli impegni della Triplice. Il 28 luglio si svolse una riunione del gruppo romano, cui presero parte come relatori Federzoni, Forges Davanzati e Maffeo Pantaleoni (1). Risultò chiaro dagli interventi che i nazionalisti intendevano impegnarsi affinché l’Italia non rimanesse fuori dal conflitto. Erano, però, intenzionati a distinguere la loro posizione da quella dei democratici. Federzoni, da una parte, criticò, infatti, l’adozione dell’«astratto principio di nazionalità» come metro di giudizio della situazione internazionale; Forges, dall’altra, dichiarò che il «sentimentalismo austrofobo» era il pericolo maggiore del momento. Pantaleoni, da poco iscritto all’ANI dopo avere abbandonato posizioni piuttosto critiche nei confronti del nazionalismo, pronunciò un discorso che suscitò l’entusiasmo dell’assemblea. Egli criticò il neutralismo dei socialisti e l’antimilitarismo delle forze democratiche, che accusò di essere colpevoli della impreparazione militare dell’Italia. L’insigne economista si pronunciò risolutamente in favore di un intervento italiano in guerra e, sebbene affermasse che fosse compito del governo prendere la decisione più opportuna, dichiarò che era necessario tenere fede agli impegni presi, tanto più che gli interessi mediterranei italiani non erano ostacolati da Germania o Austria, ma da altre potenze (2). Si trattava di una posizione in sintonia con il filotriplicismo dell’ANI. Si deve considerare, però, che il criterio ispiratore della politica estera dei nazionalisti era quello di favorire in ogni modo l’espansione del paese, nel quadro di una concezione imperialista delle relazioni internazionali. Le alleanze erano quindi funzionali all’obiettivo espansionista che si voleva raggiungere. Un tale presupposto permise ai nazionalisti di mutare radicalmente l’orientamento delle loro richieste. Il 6 agosto Forges dichiarò sull”Idea Nazionale’ la fine della Triplice e la necessità della guerra all’Austria. Gli interessi italiani avevano, secondo il dirigente nazionalista, due direttive di espansione, una adriatica e l’altra mediterranea. La mutata situazione internazionale metteva in pericolo soprattutto le prospettive di espansione adriatica e quindi era necessario schierarsi sul quel fronte contro la monarchia asburgica (3)”” (pag 181-182) [(1) Si veda ‘L’ordine del giorno della giunta esecutiva’, in ‘L’idea Nazionale’, 31 luglio 1914; (2) Si veda R. Molinelli, ‘I nazionalisti italiani e l’intervento, cit., pp. 31-34. Si vedano anche F. Gaeta, ‘Il nazionalismo italiano, cit., p. 173; G. Volpe, ‘Il popolo italiano tra la pace e la guerra (1914-1915)’, Roma, Bonacci, 1992 (…); (3) Si veda F. Gaeta, ‘Il nazionalismo italiano, cit., pp. 174-175] ‘L’insigne economista Maffeo Pantaleoni si pronunciò a favore di un intervento italiano in guerra’”,”ITAA-153″
“ROCHAT Giorgio”,”L’ esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini. 1919 – 1925.”,”Nelle fonti l’A cita gli autori A. TOSTI, V. GIGLIO, E. CANEVARI, A. GATTI, A. VALORI.”,”ITQM-025″
“ROCHAT Giorgio”,”Gli Arditi della Grande Guerra. Origini, battaglie e miti.”,”ROCHAT (Pavia, 1936) è professore ordinario di storia contemporanea presso l’ Università di Torino e autore di opere di storia politica militare coloniale dell’ Italia contemporanea. “”Gli arditi, come al solito, esaltarono i loro meriti con unilateralità, lasciando in ombra l’ appoggio dell’ artiglieria e della fanteria”” (pag 94) “”La vicenda degli arditi del popolo, in sostanza, conferma che in determinate circostanze il mito degli arditi poteva avere una capacità di mobilitazione anche in ambienti molto diversi e più vasti di quelli dell’ arditismo; ma se il movimento che nasceva voleva crescere, doveva rompere i ponti con l’ arditismo, mito e movimento di troppo angusto respiro e di chiara connotazione antipopolare”” (pag 141)”,”ITQM-075″
“ROCHAT Giorgio”,”Ufficiali e soldati. L’ esercito italiano dalla prima alla seconda guerra mondiale.”,”ROCHAT Giorgio (Pavia, 1936) nel 1996-2000 è stato presidente del’ Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Ha pubblicato molti volumi di storia militare (v. retrocopertina). “”La dimostrazione dei limiti della politica di potenza di Mussolini è quello che viene considerato dagli apologeti il suo “”capolavoro””, ossia la guerra d’ Etiopia. Se un regime si misura sulla capacità di suscitare consenso interno, si trattò veramente di un capolavoro: l’ unica guerra popolare della storia italiana, un successo straordinario a livello di propaganda, di mobilitazione di massa e di miti, con una reazione di orgoglio nazionale alle pressioni straniere che rappresentava un’ indiscutibile vittoria politica del fascismo. Se un regime si misura sulla capacità di perseguire i suoi obiettivi dichiarati, nel nostro caso una politica di potenza a livello europeo, la conquista dell’ Etiopia (protrattasi fino al 1940 con costi altissimi, ma senza risultati definitivi) fu un disastro, perché non solo pregiudicò la posizione internazionale dell’ Italia, spingendola verso la Germania, ma assorbì tutte le disponibilità e riserve finanziarie e parte non piccola delle risorse dell’ esercito e dell’ aeronautica””. (pag 69)”,”ITQM-082″
“ROCHAT Giorgio”,”Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’ impero d’ Etiopia alla disfatta.”,”Giorgio ROCHAT (Pavia 1936) insegna storia delle istituzioni militari all’ Università di Torino. Si è occupato di storia militare, politica e coloniale dell’ Italia contemporanea. Ha scritto ‘Breve storia dell’ esercito italiano dal 1861 al 1943′ e ‘La grande guerra, 1914-1918′, con Mario ISNENGHI (2000). “”Abbiamo già detto che su questa via Mussolini ebbe il consenso delle singole forze armate, gelose custodi della loro autonomia, quindi refrattarie ad ogni forma di coordinamento interforze e non sempre capaci di capire le prospettive di un nuovo conflitto. In sostanza la politica militare di Mussolini aveva limiti precisi, cercava il consenso degli ufficiali, non una riorganizzazione delle forze armate in funzione della politica di potenza proclamata dal regime come suo obbiettivo essenziale. Un aspetto minore, ma non trascurabile dell’ organizzazione militare dell’ Italia fascista fu la mancanza di un servizio di informazioni moderno, autorevole e affidabile, per responsabilità in primo luogo dei militari, in ultima analisi anche del potere politico.”” (pag 152)”,”ITQM-114″
“ROCHAT Giorgio”,”L’Italia nella prima guerra mondiale. Mito e storiografia fino al 1943.”,”Rimando: testo in Simonetta ORTAGGI, Il dibattito tra Lenin e gli “”estremisti”” europei sull’ideologia borghese (LENS-)”,”STOx-213″
“ROCHAT Giorgio”,”L’Italia nella Prima guerra mondiale. Problemi di interpretazione e prospettive di ricerca.”,”ROCHAT Giorgio è nato a Pavia nel 1936 e insegna storia dei partiti all’Università statale di Milano. Studia la storia dell’esercito italiano dalla prima alla seconda guerra mondiale. Tra le sue pubblicazioni ‘L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini’ (1967), ‘Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia’ (1971), ‘Il colonialismo italiano’ (1973), ‘L’antimilitarismo oggi in Italia’ (1973). Ha pubblicato pure una biografia di Badoglio in collaborazione con Piero Pieri (1974) La condotta della guerra italiana. “”Il fatto che i rapporti di forze sul campo di battaglia siano il risultato dei rapporti di forza tra gli imperialismi contrapposti, che nessun genio di condottiero o valore di combattenti può rovesciare, non deve far dimenticare che i fattori militari hanno una loro autonomia, un loro peso particolare che non può essere dato per scontato, per quanto sia legittima una certa reazione alla tendenza ormai declinante di risolvere la storia a colpi di battaglie. In particolare, il rapporto di forze che determina un conflitto non è mai brutalmente quantitativo, ma è piuttosto un rapporto di forze tra due società in tutti i loro aspetti; una guerra mette in rilevo la capacità industriale di uno stato e la concretezza delle sue aspirazioni imperialistiche, ma anche le sue contraddizioni interne. (…) Rovesciamento esplicito dell’interpretazione patriottica significa, per noi, mettere in rilievo che la gestione militare della guerra non può essere studiata come un problema a sé, retto da leggi proprie tendenzialmente apolitiche, ma come un aspetto particolare di scelte generali; e infatti ci appare determinata da esigenze politiche precise che, con qualche schematismo, sintetizziamo in due istanze fondamentali: una condotta esasperatamente offensiva della guerra, imposta dal suo carattere imperialista, che trova un limite solo nella priorità riconosciuta ai problemi di obbedienza su quelli di efficienza, ossia della priorità del mantenimento di un determinato assetto sociale sulla ricerca della vittoria a tutti i costi. (…) La storiografia patriottica addebita la condotta esasperatamente offensiva della guerra italiana fino a Caporetto a esigenze morali (l’Italia doveva dimostrare la purezza dei suoi obiettivi eguagliando i sacrifici sostenuti da francesi e inglesi per la grande causa comune e sormontando da sola l’ostinata resistenza austriaca) oppure alla caparbia ostinazione di Cadorna, insufficientemente controllato dai fiacchi governi Salandra e Boselli e incapace di apprendere dall’esperienza la tragica inutilità della ripetizione degli attacchi frontali. I migliori studiosi, come Bencivenga e Pieri, mettono anche in rilievo come le perdite maggiori fossero dovute all’ostinazione con cui i comandi in sottordine protraevano gli attacchi oltre il ragionevole, in aperta violazione degli inviti di Cadorna a una maggiore economia delle forze disponibili”” (finire) (pag 96-98) continua qui di seguito: Quest’ultima osservazione, certamente fondata, ha però valore marginale, perché la condotta della guerra italiana non poteva non essere esasperatamente offensiva, senza riguardo ai costi, per la natura imperialistica dell’intervento italiano. Con questo termine – abbiamo chiarito – ci riferiamo sia alle aspirazionei a un’espansione territoriale, sia ai tentativi di modificare profondamente i rapporti di forza nel paese e all’interno della stessa classe dirigente. (…) L’altra caratteristica di fondo della guerra italiana, abbiamo detto, fu il ricorso sistematico e prioritario alla repressione come mezzo per ottenere l’obbedienza dei soldati. La storiografia di ieri e di oggi è concorde (pur con comprensibili differenze di interpretazione e valutazione) nel riconoscere l’assenza di una mobilitazione politica di massa a favore del conflitto, anzi la sostanziale passività popolare e in particolare la mancanza di una motivazione precisa e cosciente nelal grande maggioranza dei soldati. (…) E’ tuttavia indubbio che tutta la gestione della guerra italiana fu improntata a una durezza estrema verso i soldati, con una impressionante sottovalutazione delle loro esigenze materiali e morali che fu denunziata solo dopo Caporetto e il ricorso sistematico a forme di terrore che acquistano rilievo dal confronto con quanto avveniva nell’esercito francese (il più vicino a quello italiano per organizzazione e rapporti con il quadro politico)”” (pag 98-100-101) Caporetto. “”Caporetto è il nodo cruciale della guerra italiana, in cui vengono evidenziate tutte le contraddizioni e precipitano decisioni di lungo periodo. Il dibattito militare sulla battaglia ha perso ormai interesse, tutto o quasi tutto quello che c’era da dire è stato detto, documentazione e testimonianze sono abbandanti e apporti archivistici veramente nuovi assai improbabili. Alla luce degli studi di Pieri e della sintesi di Monticone, pressoché definitivi (19), Caporetto si configura come una sconfitta essenzialmente militare, anche se tutte le cause di debolezza dello schieramento italiano discendono dall’impostazione politica che abbiamo delineato e acquistano risalto dal confronto con la situazione degli austrotedeschi. In un quadro complessivamente non molto diverso da quello italiano (strategia offensiva senza risultati decisivi, politica repressiva nell’esercito e nel paese, gravi tensioni interne, truppe molto logore e primi timori di un crollo irreparabile), i comandi austrotedeschi dimostrarono di saper cogliere e sfruttare la debolezza dello schieramento offensivistico italiano attaccando il punto strategicamente più delicato con una preparazione accurata e l’impiego di un nucleo di divisioni relativamente fresche e addestrate a una penetrazione in profondità, che permettevano di ovviare provvisoriamente alla stanchezza e alla diminuita efficienza delle altre truppe (complessivamente inferiori per numero e mezzi a quelle italiane). In sostanza, i comandi austrotedeschi seppero trarre il massimo possibile dallo strumento bellico di cui disponevano, anche se furono grandemente avvantaggiati dalla impreparazione dei comandi italiani. La causa fondamentale per cui lo sfondamento iniziale di Plezzo-Tolmino-Caporetto fu rapidamente ampliato ben oltre i limiti consueti nella guerra di posizione va infatti ravvisata nell’arrogante e infondato senso di superiorità dei comandi italiani, che li portò a sottovalutare incredibilmente l’offensiva nemica pur preannunciata; non furono perciò sviluppate predisposizioni difensive, non fu curata la collaborazione tra i comandi interessati. (…) L’impressione che questo sbandamento di massa produsse fu enorme: la pubblicistica dell’epoca, la propaganda di trincea, in parte anche la memorialistica testimoniano lo sgomento che si diffuse all’interno della classe dirigente, la rabbiosa reazione con cui si cercò di bollare il fenomeno attribuendogli la responsabilità anche della rottura del fronte (il mito di Caporetto come “”sciopero militare””, che ebbe da Cadorna il primo lancio, ma fu ripreso da tutto lo schieramento interventista, senza distinzione tra destra e sinistra). Negli anni seguenti, lo abbiamo già ricordato, Caporetto fu ricondotta a sconfitta militare e lo sfasciamento delle truppe nella rotta fu ridimensionato, fino a renderlo recuperabile nello schema della grande guerra patriottica. La versione più corrente, specie nella memorialistica (21), parla di un momento di smarrimento di massa dei soldati, una crisi morale (…) comprensibile se non scusabile in folle amorfe e passive, incapaci di sentimenti politici duraturi e rimaste per un momento prive della guida degli ufficiali”” (pag 110-111, 113-114) [(19) La ricostruzione complessivamente migliore per organicità è quella di A. Monticone, ‘La battaglia di Caporetto’, cit. Gli studi fondamentali , anche se dispersi in pubblicazioni diverse, sono quelli di P. Pieri (cfr. specialmente ‘La prima guerra mondiale. Problemi di storia militare, cit.). Utili i volumi della relazione ufficiale dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, cit., che danno un apporto di documentazione fondamentale; (21) Cfr. M. Isnenghi, I vinti di Caporetto, cit.: l’opera – che si basa sull’analisi della memorialistica – costituisce lo studio più stimolante sulla rotta, al quale siamo largamente debitori. Non ne condividiamo tuttavia tutte le tesi, specie a proposito del significato sostanziamente eversivo dello sbandamento delle truppe]”,”STOx-222″
“ROCHAT Giorgio”,”Italo Balbo. Lo squadrista, l’aviatore, il gerarca.”,”Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, ha insegnato nelle Università di Milano e Ferrara e dal 1980 è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Torino; fa parte del direttivo dell’Istituto Nazionale per la Storia del movimento di Liberazione in Italia e della Rivista di storia contemporanea, è vicepresidente del Centro universitario di studi e ricerche storico-militari e della Società di studi valdesi. Tra i numerosi titoli che ha pubblicato: L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia 1932-36, Il colonialismo italiano. Documenti; L’antimilitarismo oggi in Italia, Pietro Badoglio, con Piero Pieri, L’Italia nella Prima Guerra Mondiale, Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943 con Giulio Massobrio.”,”ITAF-014-FL”
“ROCHAT Giorgio”,”Italo Balbo.”,”Giorgio Rochat è nato a Pavia nel 1936. Libero docente in storia contemporanea nel 1969 e professore incaricato di storia dei partiti presso la facoltà di Scienze politiche di Milano, professore ordinario di storia contemporanea nel 1976 presso la facoltà di Magistero di Ferrara e dal 1980 presso quella di Scienze politiche di Torino. Fa parte del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia (cui collabora dal 1962) e della Rivista di storia contemporanea; è presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari e vicepresidente della Società di studi valdesi, Ha pubblicato: L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, Militari e politici nella preparazione della campagna d’Etiopia, Il colonialismo italiano, Documenti, L’antimilitarismo oggi in Italia, Pietro Badoglio, con Piero Pieri, L’Italia nella prima guerra mondiale, Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943, con Guido Massobrio, Italo Balbo aviatore e ministro dell’aeronautica 1926-33, Gli arditi della grande guerra, Ha curato l’edizione degli Atti del Comando generale del Corpo volontari della libertà, e, con Enzo Collotti, gli scritti 1915-75 di Ferruccio Parri.”,”ITAF-015-FL”
“ROCHAT Giorgio”,”Il fascismo e la preparazione militare al conflitto mondiale. Estratto da: ‘Il regime fascista. Storia e storiografia’, a cura di Angelo Del Boca, Massimo Legnani e Mario G. Rossi.”,”””Non vanno poi dimenticati altri elementi, come l’appoggio dell’esercito contro un rovesciamento violento del governo Mussoilni nel 1922-1925, la disponibilità delle forze armate all’impresa d’ Etiopia e, con un profilo minore, all’intervento in Spagna, infine l’accettazione dell’avvicinamento propagandistico nel clima di corsa alla guerra dominante dal 1935. L’appoggio dato alla dittatura fu poi pagato nel 1940-1943 con la soggezione obbligata a una direzione politico-strategica che portava al disastro forze armate e paese. Il corrispettivo di questo appoggio fu (per le forze armate come per gli altri centri di potere dell’epoca) la salvaguardia della loro autonomia. L’esercito e la marina, poi anche l’aeronautica, accettarono una «alleanza» con il regime, non una subordinazione, il che comportava la continuità, anzi l’accentuazione del potere delle gerarchie nella gestione interna delle forze armate. Il fascismo non entrò nelle caserme, non perché i militari avessero nei suoi confronti riserve maggiori o diverse da quelle tradizionali verso le ingerenze politiche di qualsiasi segno, ma per una difesa corporativa del ruolo dell’istituzione. Anzi il venir meno del controllo parlamentare e della libertà di discussione (nonché la soppressione di ogni tipo di antimilitarismo e di critica alle gerarchie) lasciarono agli stati maggiori un’autonomia di gestione interna maggiore che in passato (…). Le frizioni con il regime non mancarono, ma non ebbero incidenza sostanziale. Ricordiamo l’opposizione dell’esercito al ruolo alternativo che la milizia fascista si proponeva nel 1923-1925 (provvisoriamente sormontata soltanto per la priorità della scelta politica a favore del governo Mussolini) e poi la tenacia con cui furono contrastati i tentativi successivi della milizia di ritagliarsi compiti militari e paramilitari che giustificassero la sua sopravvivenza (…). La «fascistizzazione» delle forze armate fu soltanto di facciata malgrado le saltuarie proteste del cosiddetto estremismo fascista, cui Mussolini per primo non dava spazio, consapevole come era di dover rispettare i termini della «alleanza». (…) Il fatto che il regime non avesse una sua politica militare, cioè non fosse in grado di indicare alle forze armate una direzione prioritaria di preparazione bellica, fece sì che il rispetto della loro autonomia comportasse la rinuncia a un loro coordinamento. L’istituzione della carica di capo di Stato maggiore generale fu un’operazione di facciata (Badoglio, che la tenne dal 1925 al 1940, non aveva poteri di comando né di ingerenza, addirittura non disponeva di un suo Stato maggiore). E le singole forze armate furono libere di svilupparsi in direzioni divergenti e senza alcuna preoccupazione di cooperazione interforze, grazie anche al soffocamento del dibattito tecnico-politico sulla difesa nazionale, per l’azione concomitante del regime e delle gerarchie militari”” (pag 156-159) inserire”,”ITQM-228″
“ROCHAT Giorgio”,”Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’impero d’Etiopia alla disfatta.”,”Le perdite della guerra: Morti per causa bellica 1940-45: 444.523, di cui donne 47.048 Morti dal 10 giugno 1940 all’8 settembre 1943: militari 198.501; Civili al seguito delle truppe 2.032; Civili 25.702, Non precisati 306; Ripartizione per grado: Militari di truppa 168.421 89.0 %; Sottufficiali 12.698 6.3%; Ufficiali inferiori 8.632 4.3%; Ufficiali superiori 828 0.3%; Generali 79 0.01%”,”ITQM-235″
“ROCHAT Giorgio; SALOMONI Antonella; SGARIOTO Silvana”,”Una ricerca impossibile. Le perdite italiane nella seconda guerra mondiale (Rochat); La “”lotta di classe nella scienza storica””. Il processo contro gli accademici sovietici 1929-1931 (Salomoni); La guerra partigiana in Italia e in Europa (Sgarioto).”,”Dopo quello di Rochat segue il saggio di Andrea Curami ‘Otto settembre 1943. Documenti a margine dell’armistizio’ (pag 701-730) ‘Calcolare le perdite umane di una guerra è possibile soltanto in termini approssimativi, malgrado i complessi sistemi di registrazione e controllo della popolazione e della forza alle armi di cui dispongono gli stati e gli eserciti moderni. Inoltre le elaborazioni dei dati ufficiali, anche quando esistono, non possono rispondere a tutti gli interrogativi che pone lo storico. Facciamo l’esempio delle perdite italiane nella prima guerra mondiale, che furono oggetto di rilevazioni sistematiche promosse dal Comando supremo e dal ministero della Guerra subito dopo il termine del conflitto, con la pubblicazione di opere pregevoli, e poi tema privilegiato della propaganda fascista, come base “”morale”” della rivendicazione di un ruolo maggiore dell’Italia nella politica europea. Ciò nonostante queste rilevazioni lasciano aperti grossi interrogativi,per esempio sugli ufficiali (nomine, carriere, perdite) (1) e nulla ci dicono dei prigionieri. Fino a poco tempo fa tra i 500.000 militari morti per ferita o malattia entro il 1918 e i 650.000 caduti complessivi avevamo un buco, che non poteva essere spiegato soltanto con i morti per cause belliche dopo il 1918. Poi, nel 1993, Giovanna Procacci ha scoperto che i morti in prigionia non erano poche decine di migliaia, ma 100.000, e che il loro ricordo era stato del tutto rimosso non soltanto per l’ingiusto sospetto di viltà (se non di diserzione) che gravava su chi si era arreso, ma anche perché l’altissima mortalità era dovuta al rifiuto delle autorità politiche e militari di fornire ai prigionieri i soccorsi alimentari che li avrebbero salvati dalla morte per fame (i 600.000 prigionieri francesi ricevevano regolari rifornimenti dalla madrepatria e quindi ebbero soltanto 20.000 morti,mentre i morti italiani furono 100.000 su 600.000 prigionieri) (2). Ricordiamo poi che accanto alle perdite belliche non si possono dimenticare i 600.000 morti provocati nell’inverno 1918-1919 dall’epidemia di “”spagnola”” in Italia, i cui tragici effetti sono anche una conseguenza indiretta della guerra che aveva inciso sull’alimentazione della popolazione e sulla riduzione dell’assistenza sanitaria (3). Veniamo alla seconda guerra mondiale anzi alla sua prima parte, la guerra “”regolare”” fino all’armistizio dell’8 settembre 1943. La prima cosa che balza agli occhi è la mancanza del grosso sforzo di documentazione dell’impegno bellico condotto per la prima guerra mondiale. Per fare un esempio, non abbiamo dati sicuri per la forza alle armi nei diversi periodi, ma soltanto quelli disponibili all’epoca presso gli alti comandi, senza alcun coordinamento tra esercito, marina e aeronautica (4). (…) Quella sulle perdite della seconda guerra mondiale è davvero una “”ricerca impossibile””, che non può arrivare a conclusioni generali di qualche certezza, anzi porta a evidenziare i limiti del grande rilevamento dell’Istituto centrale di statistica, l’unico tentativo organizzato per una quantificazione e un’analisi delle perdite del conflitto. Le ricerche già condotte dagli Istituti per la storia della Resistenza e quelle in corso possono dare risultati settoriali del massimo interesse e aprire prospettive stimolanti, ma arrivare a cifre complessive affidabili sembra proprio una “”ricerca impossibile””‘ (pag 687-688, 700) [(1) Cfr. Giorgio Rochat, ‘Gli ufficiali italiani nella prima guerra mondiale’, in Giuseppe Caforio, Piero Del Negro (a cura), ‘Ufficiali e società’, Milano, Angeli, 1988 (ora anche in G. Rochat, ‘L’esercito italiano in pace e in guerra’, Milano, Rara, 1991; (2) Cfr. Giovanna Procacci, ‘Soldati e prigionieri italiani nella prima guerra mondiale’, Roma, Editori Riuniti, 1993; (3) Cfr. Giorgio Cosmacini, ‘Medicina e sanità in Italia nel ventesimo secolo’, Roma-Bari, Laterza, 1989, pp. 5-21; (4) Cfr. Giorgio Rochat, ‘Gli uomini alle armi 1940-1943’, in Id. ‘L’esercito italiano in pace e in guerra’, cit.]”,”QMIS-272″
“ROCHAT Giorgio”,”L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, 1919-1925.”,”””Per cercare di stabilire come l’esercito reagisse a questa campaga ed in genere all’accordo col regime, abbiamo pochi punti di riferimento: essenzialmente l’atteggiamento dei più alti comandi, gli unici che prendessero posizioni politiche pubbliche, ed il solo periodico espresso dagli ambienti miitari, il bisettimanale «L’Esercito italiano» (che dal gennaio 1923 cambia la sua testata in «Esercito e marina»). Per le alte gerarchie, il discorso è breve: il loro appoggio al regime fu totale. Lasciando da parte Diaz, ministro di Mussolini, o Giardino, apertamente filofascista da anni, notiamo l’allineamento di Badoglio, che ora ripete i più logori luoghi comuni della propaganda governativa. Ad un anno dalla marcia su Roma il generale riconosce i meriti del fascismo verso l’esercito: repressione dell’antimilitarismo, clima patriottico nel paese, sentimenti nazionali delle reclute, nuova coscienza del proprio valore dell’esercito stesso. (…) Solo nell’autunno 1924 la solidarietà dei capi militari subirà alcune incrinature (…)”” (pag 277-278)”,”ITQM-236″
“ROCHAT Giorgio”,”Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista, 1940-43.”,” “”La nota caratterizzante della politica militare fascista fu però la piena alleanza che si stabilì tra le alte gerarchie e il regime. I militari avevano favorito il sorgere delle squadre fascista e avevano decisamente appoggiato l’ascesa al potere di Mussolini e il consolidamento della sua dittatura”” (pag 8) “”In cambio di questo appoggio, le gerarchie militari ottennero dal governo una piena autonomia nella gestione delle singole forze armate. Abolito ogni controllo parlamentare e ogni possibilità di dissenso anche su questioni puramente tecniche (…)”” “” Ogni forza armata fu così libera di svilupparsi nella direzione preferita, ingnorando completamente le altre e le modificazioni della situazione internazionale. Questi difetti della preparazione bellica italiana si aggravarono negli anni Trenta, quando la politica fascista acquistò una nuova aggressività. La causa di fondo fu lo sconvolgimento dell’equilibrio europeo provocato dalle conseguenze della grande crisi economica del 1929, in primo luogo con l’ascesa al potere dei nazisti in Germania e l’inizio del riarmo tedesco accelerato”” (pag 9) “”Sul piano militare, la guerra d’Etiopia giovò al prestigio delle forze armate italiane, che grazie all’abbondanza di rifornimenti avevano saputo risolvere difficili problemi logistici”” (pag 10) “”Sul piano internazionale invece l’aggressione all’Etiopia segnò una svolta decisiva della politica estera italiana”” (pag 10) Mussolini e Cavallero. “”L’armata italiana in Russia ebbe infatti quasi il doppio di automezzi delle forze italiane in Libia, con un numero di uomini più o meno equivalente; ricevette inoltre l’assoluta maggioranza dei pezzi d’artiglieria di grosso e medio calibro di nuova costruzione (…), un quarto dell’intera disponibilità nazionale di artiglieria antiaerea moderna (…). La precedenza accordata da Mussolini e Cavallero all’invio e al potenziamento dell’armata italiana in Russia è una testimonianza precisa della loro rinuncia a perseguire una vittoria nel Mediterraneo con la necessaria determinatezza e ampiezza di mezzi e vedute”” (pag 27-28)”,”ITQM-001-FGB”
“ROCHAT Giorgio SANTARELLI Enzo SORCINELLI Paolo a cura; saggi di Gerhard SCHREIBER Wojciech NAREBAKI Mariano GABRIELE Amedeo MONTEMAGGI Ralph BENNET Giuseppe CONTI Giorgio BOATTI Filippo FRASSATI Klaus SCHEEL Adriano SALVADORI Mario PINOTTI Giorgio PEDROCCO Salvatore ADORNO Sandra LOTTI Alberto C. FEDERICI Gianfranco FLORI Mara VALDINOSI Claudio ROSATI Enzo SANTARELLI ROger ABSALOM David W. ELLWOOD Gianni SCIOLA Loris RIZZI Sandra CARLI-BALLOLA Luciano CASALI Mario ISNENGHI Gilberta FRANZONI Valeria CAMPORESI”,”Linea gotica 1944. Eserciti, popolazioni, partigiani.”,”Atti del Convegno di Pesaro del 27-28-29 settembre 1984: comitato scientifico del Convegno: Luciano Casali, Enzo Collotti, David W. Ellwood, Filippo Frassati, mario Isnenghi, Giuseppe Mari, Amedeo Montemaggi, Giorgio Pedrocco, Giorgio Rochat, Enzo Santarelli, Paolo Sorcinelli Il ruolo della campagna d’Italia. “”La campagna d’Italia ebbe un grosso ruolo politico-militare fino al giugno 1944: per gli alleati rappresentava l’apertura del “”secondo fronte”” sul continente europeo, da valorizzare propagandisticamente come dimostrazione dell’impegno anglo-americano nella guerra contro la Germania (anche se i vertici politici e militari ebbero sempre chiaro che il ruolo strategico dell’Italia era secondario rispetto a quello dell’autentico “”secondo fronte”” su suolo francese). Ma anche per la Germania hitleriana era importante attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sui successi difensivi delle truppe del maresciallo Kesserling, in modo di dimostrare la solidità della “”fortezza Europa”” e la scarsa capacità offensiva delle forze anglo-americane. Tutto ciò fece sì che le battaglie di Sicilia, di Salerno, di Anzio e soprattutto di Cassino avessero una grossa eco (di cui rimane prova nel numero di studi e memorie loro dedicati), senz’altro superiori al loro effettivo peso strategico: vale infatti la pena di ricordare che gli obiettivi essenziali della campagna erano stati raggiunti sin dall’estate 1943 con la riapertura del Mediterraneo al traffico navale alleato, la caduta del regime fascista e la resa dell’Italia, nonché il possesso dei campi d’aviazione della Puglia”” (pag 15) “”La dottrina militare della prima e della seconda guerra mondiale (nonché quella attuale dei maggiori eserciti) indica che, per avere ragionevoli probabilità di successo, l’attacco a posizioni fortificate deve essere condotto almeno con una superiorità di forze di tre a uno, possibilmente di cinque a uno. Ora la superiorità americana nella seconda fase della campagna d’Italia era forse di due a uno per quanto riguarda l’artiglieria (tenendo conto sia del numero dei pezzi che della disponibilità di munizioni) e la fanteria combattente. Poichè i tedeschi non disponevano di ricognizione aerea, gli anglo-americani potevano generalmente concentrare di sorpresa le proprie forze e iniziare la battaglia con una certa superiorità locale, che però veniva presto meno dinanzi alla celerità con cui i tedeschi riuscivano a spostare le loro truppe; e poiché il dominio dell’aria anglo-americano non bastava a bloccare questi movimenti, il rapporto di forze sul campo di battaglia cambiava rapidmente e l’offensiva si arenava sulla seconda linea di resistenza tedesa”” (pag 21) [Giorgio Rochat, ‘La campagna d’Italia 1944-45: linee e problemi’] “” Se si cerca di analizzare le diverse motivazioni di questa determinazione di Hitler (1), si possono dare i segueinti punti riassuntivi: ‘da un punto di vista economico’ sembrava irrinunciabile mantenere almeno il nord Italia, poichè l’industria bellica e la produzione alimentare italiana potevano fornire un contributo importante alla condotta della guerra tedesca. Secondo quanto riferisce il maggiore generale von Horstig la collaborazione con l’industria italiana era eccellente anche dopo l’uscita del paese dalla guerra. Esistevano tuttavia alcune difficoltà tecniche in relazione alla piena utilizzazione dell’industria italiana degli armamenti. …. finire (pag 25) Gerhard Schreiber, ‘La linea gotica nella strategia tedesca: obiettivi politici e compiti militari’ afferma l’autore che l’esercito tedesco già nel maggio del 1943, in caso di uscita dell’Italia, aveva l’indicazione di tenere il fronte meridionale in tutti i modi possibili. L’Italia e la zona dei Balcani era di fondamentale importanza per la condotta della guerra tedesca e venivano considerati come una unità strategica, ndr] “” (pag 187) [La politica di occupazione del fascismo tedesco in Italia nel 1944]”,”QMIS-311″
“ROCHAT Giorgio”,”L’esercito italiano in pace e in guerra. Studi di storia militare.”,”Giorgio Rochat dal 1980 è professore ordinario di storia contemporanea nell’Università di Torino. Studia la storia militare, coloniale e politica dell’Italia contemporanea. Fa parte del direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e della «Rivista di storia contemporanea». È presidente della Società di studi valdesi e fondatore e vicepresidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari Tra i suoi scritti: ‘L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini 1919-1925’ (1967); ‘Il colonialismo italiano. Documenti’ (1973), ‘L’antimilitarismo oggi in Italia’ (1973), ‘Pietro Badoglio’ (con Piero Pieri), 1974), ‘L’Italia nella prima guerra mondiale’ (1976), ‘Breve storia dell’esercito italiano 1861-1943’ (con Giulio Massobrio, 1978), ‘Gli arditi della grande guerra’ (1981-1990), ‘Italo Balbo’ (1986), ‘Regime fascista e chiese evangeliche’ (1990). Contiene il capitolo: “”Antimilitarismo ed esercito rosso nella stampa socialista e comunista del primo dopoguerra, 1919-1925″” (pag 145-177) [Il millenovecentodiciannove; La linea riformista: Gatto-Roissard; L’ antimiitarismo dell’ “”Avanti!””: 1920-1922; Antimilitarismo riformista nel 1923-1924; L’antimilitarismo rivoluzionario] “”In conclusione, per la stampa di estrema sinistra l’antimilitarismo rimane un tema decisamente secondario”” (pag 177) ‘In definitiva, il comando effettivo delle forze armate nei primi mesi di guerra fu suddiviso tra quattro comandi, o meglio tra quattro persone, perché la maggior parte di costoro aveva un doppio incarico. L’amm. Cavagnari diresse la marina, di cui era contemporaneamente sottosegretario e capo di stato maggiore, mentre il gen. Pricolo ebbe la stessa autorità e posizione verso l’aeronautica. L’esercito fu invece diviso tra il sottosegretario Soddu ed il capo di stato maggiore Graziani, cui subentrò di fatto il suo vice Roatta; infatti Graziani fu inviato a fine giugno a comandare le forze armate dell’Africa settentrionale, pur conservando formalmente il titolo di capo di stato maggiore dell’esercito (siamo sempre alla politica di corte!) con tutte le spiacevoli conseguenze immaginabili nei rapporti di dipendenza gerarchica. La direzione di questi quattro comandi spettava a Badoglio, che non ne aveva il potere né l’autorità, ed a Mussolini, che non ne aveva la capacità né la costanza; né l’uno né l’altro, poi, disponevano dei mezzi tecnici necessari, cioè di uno stato maggiore adeguatamente attrezzato. I quattro comandi rimasero di fatto autonomi, salvo momentanee intese. Ognuno di essi tendeva poi ad accentrare in sé tutti i poteri che fosse possibile sottrarre alle unità dipendenti; furono perciò costituiti comandi interforze solo per i settori più lontani e venne in genere limitata l’autorità di tutti i comandanti. Le operazioni navali, ad esempio, erano diretta da Roma, che lasciava ai comandanti in mare un margine ristrettissimo di autonomia; se poi una nave da guerra in navigazione aveva bisogno dell’appoggio aereo, doveva richiederlo a Supermarina (la centrale di comando della marina, a Roma) che, senza avere notizie sulla disponibilità delle forze aeree, girava la richiesta a Superaereo (centrale di comando dell’aviazione, sempre a Roma), che a sua volta, senza avere un quadro completo della situazione navale, trasmetteva l’ordine alle basi da cui partivano le squadriglie ritenute disponibili. Nel migliore dei casi, questo giro vizioso richiedeva alcune ore in pura perdita, specie se l’operazione non era stata prevista. Non fu d’altra parte costituita un’Intendenza generale, che accentrasse e coordinasse tutti i rifornimenti del paese alla forze armate; questi compiti furono divisi tra sei organi diversi: i tre ministeri per la produzione e la distribuzione alla truppe territoriali, i tre stati maggiori per la distribuzione alle truppe mobilitate. Una reale unificazione di comandi avrebbe urtato troppi interessi burocratici. E si potrebbe continuare a citare altri incredibili casi di disorganizzazione negli alti comandi’ (pag 218) [La preparazione militare – Gli alti comandi nel 1940] [cap. IX. Il ruolo delle forze armate nel regime fascista. Mussolini e le forze armate]”,”ITQM-252″
“ROCHAT Giorgio MASSOBRIO Giulio”,”Breve storia dell’esercito italiano dal 1861 al 1943.”,”Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, docente di storia contemporanea presso l’Università di Ferrara, membro del comitato direttivo dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione e della direzione della “”Rivista di storia contemporanea””, è autore di varie opere di storia miitare e coloniale italiana contemporanea tra cui ‘L’esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini’, Laterza, 1967. Giulio Massobrio, nato ad Alessandria nel 1947, laureato in scienze politiche nel 1972 a Torino, direttore del Consorzio provinciale di Alessandria per la formazione professionale, è autore di ‘Bianco rosso e grigioverde’ (Bertani, Verona, 1974) La seconda guerra mondiale (1940-1943). Studi e interpretazioni. ‘La produzione sulla guerra italiana 1940-43, a prima vista molto abbondante, si rivela a un più attento esame povera di opere scientificamente fondate e criticamente corredate, che possano sviluppare una riflessione autentica. La grande maggioranza delle tante opere di argomento bellico che le case editrici ci forniscono (basti citare Longanesi e Mursia per esemplificare, ma non esaurire il discorso), appartengono infatti alla memorialistica e alla storiografia minori, si propongono cioè soltanto la ricostruzione di avvenimenti molto settoriali, legati a un’esperienza personale, alle vicende di un singolo reparto oppure a un episodio limitato senza la pretesa né la possibilità di una valutazione più generale. (…) Le opere di un certo respiro sulla partecipazione italiana alla guerra mondiale fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, le sole che ci interessino in questa sede, si possono dividere con qualche schematismo in tre categorie. Il primo posto, per motivi cronologici, va alla grande memorialistica (opera cioè dei responsabili della direzione della guerra), che si sviluppò soprattutto nell’immediato dopoguerra. Si tratta quasi sempre di autodifese ambigue e reticenti, che talora non esitano a falsare apertamente la storia e sempre la narrano in modo da scaricare l’autore delle sue responsabilità (…). Forse solo i volumi del generale Messe si staccano da questo quadro negativo, anche perché la relativa fortuna che il generale ebbe sui campi di battaglia lo mette in condizione di ricostruire con maggior distacco gli avvenimenti narrati (4). Una seconda, più utile categoria è quella delle grandi sintesi della guerra italiana e delle singole campagne secondo un’angolatura dichiaratamente tecnica e apolitica, che copre generalmente posizioni conservatrici e corporative. Ci riferiamo ad esempio alle storie generali del Gigli sulla seconda guerra mondiale e del Faldella sulla guerra italiana (5), agli studi degli ammiragli Bernotti e Iachino sulle operazioni navali nel Mediterraneo (6), e alle ricostruzioni delle campagne di Russia del Valori e di Grecia di Cervi e Baudino (7) (…) e alle relazioni ufficiali dell’esercito, della marina e dell’aeronautica, assai diverse per ampiezza, completezza e livello scientifico (8) (9) (10). Ciò che accomuna le opere di questa categoria è da una parte l’interesse e la serietà della ricostruzione delle operazioni, dall’altra la rinuncia a un’analisi politica delle responsabilità di fondo nella preparazione e nella direzione della guerra, che apre la via ad autoassoluzioni e giustificazioni troppo facili. (…) La terza categoria, più ristretta ma più importante, comprende gli studi che, non indietreggiando dinanzi a un giudizio politico sulla guerra e sulle responsabilità della sconfitta, offrono la possibilità di un’analisi non frammentaria. Rientrano in questa categoria le storie generali di Battaglia, di taglio marxista, e di Bocca, liberal-democratica, il cui pregio è la precisa chiamata in causa della classe dirigente italiana (11). Lo studio più utile , sempre da un punto di vista militare, è quello di Lucio Ceva, che trae spunto dalle carte del capo di stato maggiore generale Cavallero per una indagine (la prima documentata e critica) sull’impostazione della guerra fascista dal 1941-42 (12); un quadro generale si può trovare in un nostro articolo sulla direzione politico-militare della guerra (13).Per l’atteggiamento delle truppe rinviamo alla rassegna di Manacorda sulla memorialistica, breve, ma tuttavia unica nel suo genere (14) e soprattutto agli studi di Nuto Revelli, che dalla raccolta di testimonianze dei protagonisti muovono a una revisione duramente critica dei miti patriottici sul consenso delle masse (15). Ricordiamo infine i contributi decisivi sull’imperialismo fascista di Collotti, Carocci, Ragionieri e Sala (16); lasciamo invece da parte per brività la storiografia sulla Resistenza e sulla crisi 1943-1945 il cui maggior sviluppo fornisce uno stimolo e un riferimento essenziale agli studi sulla guerra fascista. E concludiamo osservando che la bibliografia disponibile offre il materiale per una revisione critica dell’interpretazione nazionalista e per una serie di ipotesi di lavoro, ma non ancora per una ricostruzione documentata e dettagliata come vorremmo’ (pag 263-265) [(4) Giovanni Messe, ‘La guerra al fronte russo. Il CSIR’, Rizzoli, Milano, 1947; Id., ‘La mia armata in Tunisia’, Rizzoli, Milano, 1960; (5) Guido Gigli, ‘La seconda guerra mondiale’, Laterza, Bari, 1951; Emilio Faldella, ‘L’Italia nella seconda guerra mondiale’, Cappelli, Bologna, 1959; (6) Tra la vasta produzione di questi due autori, citiamo in particolare Angelo Iachino, ‘Tramonto di una grande marina’, Mondadori, Milano, 1959, e Romeo Bernotti, ‘Storia della guerra in Mediterraneo’, Vito Bianco, Roma, 1960. Per la ricca e per vari aspetti pregevole produzione sulla marina, si veda Walter Polastro, ‘La Marina italiana nella seconda guerra mondiale nell’interpretazione della nostra memorialistica’, in ‘Il movimento di liberazione’, 1972, n. 109, pp. 107-13; (7) Aldo Valori, ‘La campagna di Russia’, Grafica naz. Roma, 1950-1951; Carlo Baudino, ‘Una guerra assurda. La campagna di Grecia’, Cisalpino, Varese, 1965; Mario Cervi, ‘Storia della guerra di Grecia’, Sugar, Milano, 1965. Più o meno sullo stesso piano di questi volumi se ne possono citare diversi altri; in queste righe vogliamo semplificare e non esaurire il discorso; (8) L’Ufficio storico dello stato maggiore ha pubblicato una ventina di monografie sulla guerra italiana, secondo un piano organico, ma condotto con troppa lentezza (…) e con grosse lacune (…); (9) L’Ufficio storico della marina militare ha pubblicato una Relazione ufficiale in due dozzine di volumi, intitolata ‘La marina italiana nella seconda guerra mondiale’, e vari altri studi (tra cui citiamo Mariano Gabriele, ‘Operazione C.3: Malta’, Roma, 1965) sempre di buon livello. Per un’analisi rinviamo alla rassegna di Giorgio Rochat, ‘La marina italiana nella seconda guerra mondiale’, in “”Il movimento di liberazione in Italia””, 1969, n. 94, pp 110-21; (10) Per l’aeronautica esiste solo la pregevole storia ufficiosa di Giuseppe Santoro, ‘L’aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale’, Esse, Roma-Milano, 1957; (11) Roberto Battaglia, ‘La seconda guerra mondiale’, Editori Riuniti, Roma, 1960; Giorgio Bocca, ‘Storia d’Italia nella guerra fascista’, Laterza, Bari, 1969. Un’interpretazione politica coerente, anche nella sua scarsa scientificità, è quella neofascista di Canevari, ‘La guerra italiana’ cit., che difende Mussolini, il regime e le forze armate senza curarsi di contraddizioni e forzature (per non dire falsificazioni vere e proprie); (12) Lucio Ceva, ‘La condotta italiana delle guerra. Cavallero e il Comando supremo 1941-42’, Feltrinelli, Milano, 1975; Giorgio Rochat, ‘Mussolini chef de guerre’ cit., (nuova stesura: ‘Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista’, in “”Belfagor””, 1977, n. 1, pp. 7-30; (13) Giuliano Manacorda, ‘Diari, memorie e racconti della seconda guerra mondiale’, in “”Società””, 1957, n. 2, pp. 346-60. Cfr. anche Bianca Ceva, ‘Cinque anni di storia italiana, da lettere e diari di caduti’, Comunità, Milano, 1964, e Giorgio Rochat, ‘La campana di Russia, 1941-43. Rassegna bibliografica’, in “”Il movimento di liberazione in Italia’, 1965, n. 79, pp. 61-91; (14) Nuto Revelli, ‘La strada del davai’, Einaudi, Torino, 1966; Id., ‘L’ultimo fronte’, cit.; (15) Oltre alle opere già citate di Collotti e Carocci, si veda Enzo Collotti, ‘La seconda guerra mondiale’, Loescher, Torino, 1973; Id., ‘Il Litorale adriatico nel Nuovo Ordine europeo, 1943-45’, Vangelista, Milano, 1974; Enzo Collotti e Teodoro Sala, ‘Le potenze dell’Asse e la Jugoslavia’, Feltrinelli, Milano, 1974; Giampiero Carocci, ‘Storia d’Italia dall’unità a oggi’, Feltrinelli, Milano, 1975; Ragionieri, ‘La storia politica e sociale’ cit.; Teodoro Sala, ‘L’occupazione italiana della Jugoslavia’, di prossima pubblicazione presso Feltrinelli (1978)]”,”ITQM-255″
“ROCHAT Giorgio”,”La campagna di Russia, 1941-43: rassegna bibliografica.”,”””Richiamiamo brevemente i fatti. La partecipazione italiana fu iniziativa personale di Mussolini e di Ciano, dovuta a ragioni di prestigio ed a preoccupazioni per il futoro assetto post-bellico: il desiderio di rendere all’amico Hitler l’aiuto prestato dalle truppe tedesche in Africa Settentrionale (restituzione piuttosto formale, dato il diverso peso dele forze in campo), l’esigenza di essere presenti sul teatro della lotta antibolscevica e di partecipare ad una vittoria che si immaginava pronta e colossale, il tentativo di crearsi meriti e pegni per la determinazione delle sfere d’influenza. A questa iniziativa furono contrari Hitler ed i comandi militari italiani, che giustamente la giudicavano una dispersione di forze, ma entrambe le resistenze furono puramente formali e nel luglio 1941 fu iniziato il trasporto ferroviario del Corpo di spedizione italiano in RUssia (CSIR) su tre divisioni scelte e rinforzate al comando del gen. Messe. Queste truppe dovettero lottare in un primo tempo soprattutto contro ostacoli logistici, sostenendo poi con successo nell’inverno alcuni attacchi sovietici, violenti ma territorialmente limitati. Contro ogni logica militare, nel 1942 furono inviate in Russia altre 6 divisioni (poi diventate 7), dando origine all’ ARMIR (Armata italiana in Russia o 8° armata), comandata dal gen. Gariboldi, che, dopo alcuni duri combattimenti estivi, assunse in autunno la difesa di un settore di 270 km. sul Don, con uno schieramento debolissimo e privo di riserve (in ottemperanza ai piani tedeschi, che sottovalutavano le possibilità russe)”” (pag 61-62) “”Nel 1950-51 fu pubblicata in fascicoli periodici poi raccolti in due volumi l’opera più ampia e serie sul nostro tema: ‘La campagna di Russia’ di Aldo Valori (1), volume che si può considerare uno dei migliori e più tipici esempi della produzione storiografica sulla guerra”” (pag 65) [(1) A. Valori, La campagna di Russia CSIR-ARMIR, 1941-43′, Roma, Grafica Nazinale 1950-51, due volumi, pp. 801] “”Ci sembra ora necessario precisare le nostre critiche all’interpretazione ormai consolidata ed autorevole della campagna di Russia, di cui il Valori è il massimo rappresentante ed a cui si rifanno nelle linee generali pressochè tutti gli studi pubblicati. Nell’ambito di un breve studio bibliografico non possiamo che accennare ad alcuni problemi, sia pure tra i maggiori, che ci sembrano insufficientemente approfonditi: la responsabilità della partecipazione italiana alla guerra russo-tedesca, il grado di efficienza delle truppe italiane e gli sforzi compiuti dai comandi per colmare le deficienze, la responsabilità del comando dell’Armir nella rotta dell’inverno 1942-43. Passeremo poi in rassena la memorialistica, assai abbondante, che nonè tutto inquadrabile senza difficoltà nella versione ufficiale”” (pag 67)”,”QMIS-059-FGB”
“ROCHAT Giorgio”,”Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista, 1940-43; Una relazione ufficiale sui militari nella Resistenza romana; I prigionieri di guerra, un problema rimosso.”,” “”(…) Roma non fu un campo di battaglia, bensì un centro importantissimo a scopo informativo, organizzativo e di irradiazione propagandistica patriottica. Questo atteggiamento è valso ad assicurare al fronte clandestino l’appoggio morale ed anche materiale del Vaticano. Le bande interne di Roma non erano destinate alla lotta di ogni giorno, bensì a riunire elementi fedeli incoraggiandoli moralmente a mantenersi sulla via dell’onore, sostenendoli materialmente nelle dure necessità della vita, organizzandoli pel girno in cui sarebbe stato necessario entrare in azione sia per l’avvicinarsi delle forze liberatrici, sia per aperte e gravi violenze che avrebbero potuto essere perpretrate in città dai tedeschi. La composizione organica delle bande cittadine si prestava a questo tipo di impiego data la larghissima percentuale degli ufficiali anche di grado elevato. In sostanza, su un grande numero di iscritti nell’organizzazione cittadina, gli elementi veramente attivi sono stati solo gli organizzatori (capi-banda, capi-gruppo, ecc.) e gli informatori e altri pochi elementi che hanno svolto isolate azioni di sabotaggio. In compenso però questo nucleo di attivi è stato particolarmente esposto alle rappresaglie delle polizie tedesche e fasciste come lo dimostrano le percentuali degli arresti e dei caduti”” (pag 89-90) [2° fascicolo, Relazione ufficiale sui miitari nella resistenza romana] Nessun paese e nessun esercito ricorda volentieri i prigionieri di guerra. I nostri testi sulla prima guerra mondiale citano sempre i 600.000 morti, ma nessuno menziona gli oltre 500.000 prigionieri, un decime de iquali morì nei campi austroungarici (le cifre sono approssimative, come quasi sempre quando si parla di prigionieri di guerra). Nella seconda guerra mondiale circa 600.000 militari italiani furono catturati dagli anglo-franco-americani, circa 50.000 dai russi, circa 650.000 dai tedeschi dopo l’8 settembre (1943). Un milione e trecentomila uomini, quasi tutti tra i 20 e i 35 anni, orientativamente metà dei combattenti sui vari fronti e un terzo degli italiani in divisa nel 1940-43. E ci limitiamo alla prigionia regolare e riconosciuta, senza tener conto dei deportati politici e razziali nel ‘Reich’ nazista, degli internati civili, delle diverse e tragiche vicende dei militari sbandati nei Balcani dopo l’8 settembre e dei combattenti della guerra di liberazione, o di gruppi minori, come i prigionieri della repubblica di Salò. Un milione e duecentomila circa di questi prigionieri rientrarono in Italia tra il 1945 e l’inizio del 1947, ma nessuno di essi ebbe l’accoglienza che, a torto o a ragione, si aspettava. L’impatto con le strutture militari fu quasi sempre sconcertante: i reduci venivano interrogati sulle circostanze della resa e non sulle vicende della prigionia e le loro magre spettanze furonod ecurtate da quote pe il “”vitto e l’alloggio”” di cui avevano fruito in terra nemica. Più duro ancora l’impatto con il paese (…)”” (pag 7, 3° fascicolo, I prigionieri di guerra, un problema rimosso)”,”ITAR-012-FGB”
“ROCHAT Giorgio”,”Militari e politici nella preparazione della campagna d’ Etiopia. Studio e documenti, 1932-1936.”,”””Questi piani e preparativi non rivelano una precisa volontà aggressiva. In sostanza la politica fascista in Africa orientale negli anni ’20, dettata da motivi di prestigio assai più che da interessi economici determinati, mirava ad instaurare sull’Etiopia un controllo reale, in stretto contatto con l’Inghilterra, ma non cercava una conquista armata a breve scadenza, contentandosi di una presenza attiva in Eritrea e Somalia che fosse di ostacolo al rafforzamento dell’autorità statale etiopica. In questo quadro la preparazione militare era vista non come il primo gradino di una guerra d’aggressione, ma come un “”premio di assicurazione”” (per usare le parole di Badoglio) necessario a garantire le colonie italiane dai rischi di una politica di potenza, cioè dalle possibili reazioni di un’Etiopia umiliata, e a dare maggiore credibilità alle pressioni del governo italiano”” (pag 22)”,”QMIx-002-FSD”
“ROCHAT Giorgio”,”Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’ impero d’Etiopia alla disfatta.”,”””Le occupazioni balcaniche rappresentano la pagina nera della guerra italiana sotto più aspetti, la durezza verso le popolazioni e la brutalità della repressione, la crisi di efficienza di truppe e comandi, infine la rimozione pressoché totale di queste vicende. L’elemento più significativo è la carenza di una memorialistica specifica; conosciamo meno di dieci volumi di diari e ricordi. Che su oltre 600.000 uomini stanziati nelle diverse regioni balcaniche per ventinove mesi praticamente nessuno abbia sentito l’esigenza di raccontare le sue esperienza è la più efficace dimostrazione di come queste occupazioni siano state sentite e vissute da soldati e ufficiali con intimo disagio, scarsa partecipazione, come mortificante routine per molti, come brutale repressione impossibile da rivendicare, meglio da dimenticare per altri. Una rimozione continuata per decenni a livello di studi anche per altre ragioni, i problemi di lingua e di politica (la guerra fredda impediva di riconoscere validità alla guerra partigiana comunista), la grande complessità delle vicende balcaniche durante e dopo la guerra, dalla glorificazione della resistenza vincente in Jugoslavia e Albania (oggi rimossa se non condannata) alla sua cancellazione in Grecia dopo le lacerazioni del dopoguerra (oggi finalmente in via di ricupero). «Dopo lo sfacelo della Jugoslavia, ci siamo trovati sulle braccia metà di una provincia e, bisogna aggiungere, la metà più povera. I germanici ci hanno comunicato un confine; noi non potevamo che prenderne atto – aprile 1941. Inizialmente, le cose parvero procedere nel modo migliore. La popolazione considerava il minore dei mali il fatto di essere sotto la bandiera italiana». Queste parole di Mussolini per la Slovenia (luglio 1942) dimenticano quanto il suo governo aveva fatto per mettere le mani sui territori jugoslavi, ma hanno un tratto di sincerità: furono i vittoriosi tedeschi a decidere l’ambito delle occupazioni italiane, riservandosi le ragioni più interessanti come risorse economiche o ruolo strategico. (…) La prima cosa da ricordare è che queste occupazioni hanno un ruolo essenziale nella guerra fascista, spesso sottovalutato. Furono l’unico risultato concreto della politica di espansione, dovevano essere un’anticipazione dell’impero mediterraneo promesso da Mussolini, una prova della capacità italiana di dominare nuovi grandi territori acquisiti con la forza e mantenuti con un grosso impegno militare. A patto di voler dimenticare che queste conquiste non erano dovute alle armi italiane, ma al successo dell’offensiva tedesca dell’aprile 1941. Ed erano ancora precarie: anche nel caso più favorevole di una rapida vittoria sarebbe stata la Germania nazista a determinare l’assetto definitivo dei Balcani, con più attenzione ai suoi interessi che alle esigenze di prestigio di Mussolini. (…) Le occupazioni balcaniche richiesero perciò un impegno militare straordinario (e poi dimenticato e sottovalutato). L’esercito vi mantenne una forza di 600/650.000 uomini, che, non va commisurata al totale degli uomini alle armi, ma a quello delle forze efficienti. Sulle 65 divisioni disponibili nel 1941-42, la metà fu destinata ai Balcani, da 30 a 35 a seconda dei momenti. Più di quante ne furono inviate su tutti gli altri teatri, tre volte quante ne restavano in Italia nel 1943 per fronteggiare anglo-americani e tedeschi. Il che indica la priorità che le occupazioni balcaniche e le connesse aspirazioni di espansione avevano per Mussolini e gli alti comandi nella primavera 1941. L’impegno della marina fu meno appariscente, ma pure gravoso. Dal 1° luglio 1941 (quando la guerra contro la Grecia era finita) all’8 settembre 1943 il traffico per il Levante (ossia verso i porti adriatici e greci, compreso l’Egeo) fu di 1640 convogli con 2350 viaggi di mercantili e 977 di navi militari di scorta, e il trasporto di 346.300 uomini e 956.000 tonnellate di materiali. Un totale di viaggi di mercantili e di uomini superiore alla somma del traffico verso la Libia e la Tunisia (…)”” (pag 360-364) [Giorgio Rochat, ‘Le guerre italiane, 1935-1943. Dall’ impero d’Etiopia alla disfatta’, Einaudi, Torino, 2005]”,”QMIS-079-FSD”
“ROCHAT Giorgio, a cura”,”Il colonialismo italiano.”,”La prima gurra d’Africa – La guerra di Libia – La riconquista della Libia – La guerra d’Etiopioa – L’ Impero.”,”ITQM-001-FMB”
“ROCHE Daniel”,”La France des Lumieres.”,”L’A è Prof all’ Univ Paris I, e D EHESS. E’ autore di varie opere tra cui: -Le Siecl des Lumieres en province. Academies et academiciens provinciaux, 1680-1789. MOUTON. 1978, 1989 -Le Peuple de Paris. Essai sur la culture populaire au XVIII siecle. AUBER-MONTAIGNE. 1981 -Jacques-louis Menetra, Journal de ma vie MONTALBA. 1982 -Les Francais de l’ Ancien Regime. Tome 1. La Societé et l’Etat. Tome 2. Cultures et societés. A. COLIN. 1984 in collaborazione con Pierre GOUBERT -Les Republicains des Lettres, gens de culture et Lumieres au XVIII siecle. FAYARD. 1988 -La culture des apparences. FAYARD. 1989″,”FRAA-018″
“ROCHE Daniel”,”La cultura dei lumi. Letterati libri biblioteche nel XVIII secolo.”,”Daniel ROCHE insegna storia moderna all’Univ di Parigi I. Tra le sue opere: -Le siecle des lumieres en Provence, 1978 -Il popolo di Parigi. IL MULINO. 1986″,”EDIx-004″
“ROCHE Daniel”,”Il linguaggio della moda. Alle origini dell’industria dell’ abbigliamento.”,”La densa indagine di ROCHE ricostruisce il panorama del vestiario del tempo, le svariate tipologie dell’abbigliamento, il campionario di accessori: se la moda è il riflesso del vivere sociale essa riproduce, questa la tesi di fondo dell’A, la gerarchia delle apparenze.”,”FRAA-031″
“ROCHE Denis a cura”,”””La liberté ou la mort””. Refléchissez et choisissez.”,”””Io non conosco che il nemico, battiamo il nemico”” (Danton, 10 marzo 1793) (pag 82) “”I prodotti della terra appartengono a tutti gli uomini”” (Roux, 28 luglio 1793) (pag 156) “”La forza generale della Repubblica si compone del popolo intero”” (A. CLOOTS, appello al genere umano, dicembre 1793) (pag 45)”,”FRAR-279″
“ROCHE Daniel”,”Le peuple de Paris. Essai sur la culture populaire au XVIII° siècle.”,”ANTE3-37 pag 85″,”FRAA-076″
“ROCHE Gérard; MESSINA Pietro; JOUBERT Jean-Paul; DREYFUS Michel; BROUE’ Pierre; FRANK Pierre e MOLINIER Raymond; VERGNON Gilles”,”La rupture de 1930 entre Trotsky et Rosmer: “”Affaire Molinier”” ou divergences politiques? (Roche); Crise politique ou provocation? L’affaire Feroci (alias Alfonso Leonetti) en 1933 (Messina); Trotsky et le Front populaire (Joubert); Des femmes trotskystes et pacifistes sous le Front populaire (Dreyfus); La “”Réconciliation”” avec Raymond Molinier (Broué); A propos de la crise du mouvement trotskyste en France dans la période d’avant-guerre (Frank e Molinier); Du nouveau sur l’histoire du PCF? (Vergnon).”,”In appendice saggio bibliografico di Jacqueline Bois sugli scritti di Trotsky e dei trotskisti su Rosa Luxemburg (pag 122-128)”,”TROS-266″
“ROCHE Jean-Jacques”,”Chronologies des relations internationales de 1945 à nos jours.”,”ROCHE Jean-Jacques è Professore universitario all’ IEP di Grenoble. Ha pubblicato pure ‘Système international contemporain’, ‘Theories des relations internationales’, e ‘Un empire sans rival – Essai sur la Pax Democratica’ dedicato al dopo guerra fredda.”,”RAIx-347″
“ROCHE Jean-Jacques”,”Le relazioni Internazionali. Teorie a confronto.”,”Jean-Jacques Roche è professore di Scienze politiche nell’Università Panthéon-Assas (Paris II). É membro del Dipartimento e del Centre d’Etudes sur le Désarmement et la Sécurité Internationale dell’Università di Grenoble II. É autore di: Les grandes puissances et le désarmement, Chronologies des relations internationales de 1945 à nos jours, Le système international contemporain.”,”RAIx-046-FL”
“ROCHE Gérard MICHEL Jacques DOUZET Frédérick BAUDUIN Anne BROUE’ Pierre”,”Autour de la Commission Dewey. Les intellectuels américains et la Commission Dewey (Roche); John Dewey: un engagement philosophique pour la vérité (Michel); Le combat masqué entre Dewey et Trotsky (Douzet); La commission rogatoire française à travers la lunette de l’Histoire (Bauduin); L. Sedov et Victor Serge devant la commission rogatoire. Débat autour de la Commission; ‘En marge de la Commission Dewey’, L’espion de Staline (Broué).”,”Comitato americano per la difesa di Trotsky, 1936 (pag 7) L’ufficio esecutivo di questo comitato era composto da Suzanne LaFollette, Ben Stolberg, James Rorty, James Burnham, Sidney Hook e J.T. Farrell. Quest’ultimo è stato rimosso dal posto di segretario su insistenza di Solow e di Elliot Cohen che gli rimproveravano di aver liquidato il NPLD a vantaggio del partito socialista. I due principali membri del comitato erano Ben Stolberg e Suzanne LaFollette (parente del senatore Robert M. LaFollette) (pag 9) James Rorty è stato uno dei fondatori di ‘New Masses’ e nel 1932 ha giocato un ruolo importante nel sostegno degli intellettuali alla candidatura comunista di W.Z. Foster e James W. Ford per la campagna presidenziale (pag 9)”,”TROS-334″
“ROCHE Jean-Louis”,”Les Trotskiens. Suivi de Lexique du trotskisme (1968-2002).”,”Il volume si occupa della traitettoria trentennale della principale corrente della sinistra, il trotskismo, apparso mediaticamente sulla scena nel 1968 con la richiesta di una diversa politica da quella della gauche imborghesita e degli staliniani. I trotskisti hanno finito per giocare un ruolo politico più importante di quello che non abbiano voluto riconoscere i commentatori e gli storici per l’organizzazione dell’ordine sociale. La loro traiettoria anti-rivoluzionaria è chiaramente visibile nella promozione e il sostegno del mitterandismo. In questo libro si vedrà come i trotskisti hanno piantato le tende nella democrazia borghese. (quarta di copertina) Vignetta in copertina: Votiamo Mitterand, senza illusioni, ma senza riserve “”La fedeltà di Arlette Laguiller è una incontestabile fedeltà alla sinistra della borghesia”” (pag 196) (paragrafo ‘Les mensonges d’Arlette) (Lutte ouvriere, LO) Altra opera dell’autore: ‘Précis de communisation’, 2008 de Jean-Louis Roche (Auteur)”,”TROS-345″
“ROCHE Yann”,”Le Mer de Chine méridionale: un enjeu frontalier majeur en Asie du Sud-Est.”,”Verso una destabilizzazione regionale?”,”ASIE-036″
“ROCHE Jean-Louis”,”Les Trotskiens. Suivi de Lexique du Trotskisme (1968-2002).”,”Avant-propos, Introduction, Annexes, Chronologie, Bibliographie, Appel au lecteur, Notes, Sigles et dénominations par famille trotskiste,”,”TROS-090-FL”
“ROCHECHOUART C.te de”,”Souvenirs sur la Revolution, l’ Empire et la Restauration. (suite).”,”La battaglia di Lipsia (16-18.10.1813) fra l’ esercito di NAPOLEONE e quello della VI Coalizione, vinta da questi ultimi, concluse la parabola discendente di NAPOLEONE iniziata con la campagna di Russia.”,”FRAN-038″
“ROCHEFORT Christiane”,”Il riposo del guerriero. Romanzo.”,”Christiane Rochefort ‘“Il riposo del guerriero” di Christiane Rochefort è un romanzo celebre, datato ma attualissimo, uscito in Francia nel 1958. Quest’opera è stata oggetto di una riduzione cinematografica nel 1962, diretta da Roger Vadim, ma il film non rende giustizia al libro, come spesso accade. Il pettegolezzo vuole che il romanzo abbia “fatto arrossire la signora De Gaulle”, ma non è chiaro se questa diceria corrisponda al vero12. La storia d’amore raccontata nel romanzo è delle più classiche: un uomo bello e dannato fa breccia nel cuore di una donna di buona famiglia. La narrazione è guidata dalla voce della protagonista femminile, che ci porta dentro il proprio dramma. Lui, con un’anima autodistruttiva e prepotente, si muove tra anarchia, violenza, sesso, alcool e romanzi polizieschi, senza morale e rispetto per gli altri e per lei. Lei, innamorata, lo subisce e lo asseconda, precipitando in una spirale che la porta verso l’annullamento fisico, psicologico e sociale. Tuttavia, arriva il momento della ribellione e del riscatto, segnando un punto di svolta nella vita della ragazza, quando si rende conto che ogni limite è stato quasi superato. Il titolo del romanzo richiama una celebre frase di Friedrich Nietzsche contenuta in Così parlò Zarathustra: “”L’uomo deve essere addestrato alla guerra”” 1. Questo romanzo, con poche parole intrise di erotismo e sesso, evita la volgarità e dimostra l’abilità dell’autrice nel narrare efficacemente una storia intensa e struggente’. (copil)”,”VARx-006-FAP”
“ROCHEFOUCAULD Francois de la; a cura di Maurizio ENOCH”,”Massime.”,”””Il più delle volte, le nostre virtù sono soltanto dei vizi camuffati”” “”Se non avessimo difetti, non proveremmo tanto piacere a notare quelli degli altri”” (pag 19) “”L’ interesse parla ogni sorta di lingua, e recita ogni sorta di personaggio, compreso quello del disinteressato”” (pag 19) Francois de la ROCHEFOUCAULD nacque a Parigi nel 1613 da una famiglia nobile francese. Educato da un precettore iniziò la carriera delle armi e partecipò alla vita politica. Venne esiliato per aver partecipato ad una congiura contro il cardinale Richelieu. Nel 1662 pubblicò le Memorie e nel 1664 le Riflessioni o senteze e massime morali, il suo capolavoro. Morì nel 1680.”,”VARx-314″
“ROCHESTER Anna”,”La naturaleza del capitalismo.”,”La ROCHESTER, economista, è autrice di libri come ‘Lenin e la questione agraria’, ‘I dominatori d’ America’, ‘Perché i farmers sono poveri’. “”La vera crisi può apparire prima nel campo finanziario. Così la grande crisi e depressione nordamericana della decade 1930, si manifestò con il panico del 29 ottobre 1929 alla Borsa di New York. Però alcuni mesi prima la produzione aveva cominciato a cadere dal suo suo livello di prosperità senza precedenti””. (pag 101)”,”ECOI-138″
“ROCHESTER Anna”,”Rulers of America. A Study of Finance Capital.”,”””Sotto le sembianze di lavori pubblici per alleviare la disoccupazione, Roosevelt stabilì misure di preparazione militare diretta o indiretta. Fino al luglio 1935, circa 430.000.000 dollari di denaro per lavori pubblici sono stati trasferiti per fini militari, ad esercito e marina.”” (pag 298)”,”USAE-037″
“ROCHET Waldeck”,”Le marxisme et les chemins de l’ avenir.”,”””Nel dominio delle scienze della natura, il Partito non interviene nelle discussioni non concluse tra gli specialisti, né per contrastare i dibattiti, né per apportare una verità a priori. Incoraggia al contrario i dibattiti e le ricerche senza le quali la conoscenza vera potrà progredire e ne apprezza le conclusioni. Nel dominio della letteratura e delle arti, il Partito dà a tutti gli scrittori e gli artisti membri del Partito la possibilità di dispiegare la loro iniziativa. Riguardo a questo, ricordo che Lenin metteva in guardia contro ogni schematismo e dogmatismo. Mostrando che la letteratura e l’ arte non potevano rimanere su posizioni di un neutralismo indifferente di fronte al grande combattimento di classe delle forze opposte che si sviluppa in tutti i paesi del mondo, scriveva: “”La cosa letteraria si presta meno delle altre all’ egualizzazione, al livellamento, al dominio della maggioranza sulla minoranza… Occorre assolutamente assicurare in questo dominio libero corso all’ iniziativa personale, alle tendenze individuali, allo sviluppo del pensiero e dell’ immaginazione, alla forma e al contenuto””. (pag 74)”,”PCFx-031″
“ROCKER Rudolf”,”Nazionalismo e Cultura. Volume I.”,”””Anche le grandi conquiste degli arabi, e specialmente l’ invasione della Spagna e la conseguente guerra dei 700 anni, non possono spiegarsi con nessuna analisi, quanto si voglia approfondita, delle condizioni di produzione del tempo””. (pag 28) “”Non è per caso che il carattere di Don Chisciotte sia nato proprio in Spagna. La teoria che cerca di sostituire l’ insieme della sociologia con le scoperte della psicologia va forse troppo lontano, ma è innegabile che la condizione psicologica degli uomini ha una forte influenza nel formare l’ ambiente sociale umano””. (pag 29)”,”ANAx-174″
“ROCKER Rudolf”,”Nazionalismo e Cultura. Volume II.”,”””Più tardi, Wilhelm von Humbolt sviluppò anch’ egli una complessa teoria che doveva provare che, sia nella struttura che nell’ espressività d’ un linguaggio, la natura speciale d’ un popolo rivela se stessa. “”Il linguaggio è, per così dire, l’ espressione esteriore dello spirito d’un popolo. Il suo modo di parlare è il suo spirito, e il suo spirito è il suo modo di parlare. (…)””. (pag 31) “”Russbüldt calcola che il costo dell’ educazione di un uomo fino all’ età di 16 anni, cioè fino all’ età in cui potrà cominciare a produrre, va da 8000 marchi oro fino a 15.000 come massimo- secondo che vi si aggiugano, o no le spese cui la comunità e lo Stato debbono far fronte per i cibo e l’ abbigliamento fornitigli nella casa paterna; mentre la morte di un uomo in guerra costa 100 mila marchi, il 50 per cento dei quali corrisponde al beneficio netto dell’ industria bellica che realizza così un utile netto di 50.000 marchi. Le perdite materiali della guerra del ’14-’18 sono così fantastiche che la mente umana non può arrivare a concepirle””. (pag 246) “”Ma anche Trotsky, quando nel 1921 massacrò i marinai e gli operai di Kronstadt – quattordicimila, uomini, donne e bambini- non si contentò d’ affogare nel sangue la protesta di quei pionieri della Rivoluzione russa, ed egli e i suoi collaboratori non esitarono a denunciare al mondo le loro vittime come controrivoluzionari e strumenti dello zarismo. Oggi egli deve sopportare di essere dipinto al mondo intero, dai suoi vecchi compagni, come alleato di Hitler e strumento del fascismo. Questa è la Nemesi storica!”” (pag 250)”,”ANAx-175″
“ROCKER Rudolf”,”Pionieri della libertà. Le origini del pensiero liberale e libertario negli Stati Uniti. Con un saggio sull’ anarchismo americano di Ronald Creagh.”,”ROCKER Rudolf nasce a Magonza in Germania nel 1873. A 18 anni è già anarchico e nel 1892 le persecuzioni poliziesche lo costringono ad emigrare, dapprima in Francia poi in Inghilterra dove conosce i più noti anarchici dell’ epoca (KROPOTKIN, MALATESTA, GRAVE ecc.) e dove dirige due periodici yiddish “”Arbeiterfreude’ e ‘Germinal’. Alla fine della prima guerra mondiale torna in Germania ove svolge un’ attività politica di orientamento anarcosindacalista. All’ avvento del nazismo si rifugia negli Stati Uniti dove rimane fino alla morte (1958). E’ autore oltre che di una voluminosa autobiografia (ritenuta fonte quasi obbligata per la storia dell’ anarchismo internazionale del XX secolo), di vari libri tra cui ‘Nazionalismo e cultura’ e ‘Bolscevismo e anarchismo’. CREAGH è ricercatore all’ Università di Montpellier. E’ autore di una ‘Storia dell’ anarchismo negli Stati Uniti’ (1981). L’A si occupa di T. PAINE T. JEFFERSON R.W. EMERSON H.D. THOREAU W.L. GARRISON W. PHILLIPS A. LINCOLN J. WARREN S.P. ANDREWS L. SPOONER W.B. GREENE B.R. TUCKER. “”La costituzione, nel giugno 1847, del villaggio Utopia nell’ Indiana è il primo tentativo di fondare una piccola comunità in base la principio del costo. L’ esperimento venne intrapreso con mezzi molto limitati, ma, secondo la descrizione di Warren e di altri partecipanti, superò perfettamente la prova. (…) Ma l’ impresa venne spezzata da influenze esterne. Il prezzo della terra circostante venne spinto talmente in alto dalla speculazione che la colonia non si sarebbe potuta estendere. Per cui molti dei partecipanti furono costretti ad emigrare nel Minnesota, dove la terra poteva essere acquistata a condizioni più ragionevoli.”” (pag 83) “”Ognuno viveva a modo proprio e lasciava che gli altri facessero lo stesso. La massima “”Pensa agli affari tuoi””, era l’ unica legge stabilita. Gli affari personali non erano soggetti a leggi fisse. Ognuno decideva per sé, secondo le proprie inclinazioni, e tutte le transazioni sociali venivano determinate dal libero accordo delle parti. Lo scambio avveniva sulla base del principio del costo e assicurava ad ognuno l’ intero prodotto del suo lavoro, di cui poteva disporre come meglio gli pareva””. (pag 84)”,”ANAx-180″
“ROCKER Rudolf”,”El nacionalismo. Tome primero. Las raices de la autoridad. Tomo segundo. Teologia politica. Tomo tercero. Economia sin capitalismo y sociedad sin estado.”,”Condizioni psicologiche di tutte le trasformazioni nella storia (in capitolo II) Rapporto guerra-economia (in capitolo II) Hegel filosofo dello stato prussiano (in capitolo IX) “”La nazione non è la causa, ma l’ effetto dello Stato. E’ lo Stato che crea la nazione, non la nazione lo Stato””. (pag 9, volume secondo)”,”TEOP-181″
“ROCKER Rudolf”,”Anarcho-syndicalism. Theory & practice. An introduction to a subject which the Spanish War has brought into overwhelming prominence.”,”William BENBOW precursore dell’ idea dello sciopero generale. “”L’ idea di sciopero generale incontrò, all’ epoca, la simpatia generale delle organizzazioni dei lavoratori inglesi. All’ inizio del 1832, William Benbow, uno dei più attivi campioni del nuovo movimento, aveva pubblicato un pamphlet intitolato “”Grand National Holiday and Congress of the Productive Classes””, che ebbe una grande diffusione, e in cui l’ idea dello sciopero generale e la sua importanza per la classe operaia fu per la prima volta trattata nel suo pieno significato””. (pag 63) “”I blanquisti francesi vedevano nei sindacati semplicemente un movimento di riforma, con cui essi si auguravano di non aver niente a che fare, dato che la loro mira immediata era la dittatura socialista. Ferdinand Lassalle diresse tutte le sue attività verso l’ unione degli operai in un partito politico e fu un aperto oppositore di tutti gli sforzi sindacali, in cui egli vedeva solo un ostacolo all’ evoluzione politica della classe operaia. Marx, e in particolare i suoi amici del periodo in Germania, riconoscevano, è vero, la necessità dei sindacati per l’ acquisizione di certi miglioramenti all’interno del sistema sociale capitalistico ma credevano che il loro ruolo si esaurisse con questo, e che essi sarebbero scomparsi insieme al capitalismo, dato che la transizione al socialismo sarebbe stata guidata solo da una dittatura proletaria””. (pag 71)”,”ANAx-192″
“ROCKER Rudolf; TALLURI Bruna”,”Marx e le idee libertarie. Antologia (Rocker); Padre Eguia, la “”Civiltà cattolica”” e la guerra di Spagna (Talluri).”,”Il primo articolo (Rocker) è la traduzione di uno studio di R. Rocker contenuto nel libro di Varlan Tcherkesoff “”Erros e contradicses do marxismo””, Rio de Janeiro, Mundo Livre”,”ANAx-420″
“ROCKMORE Tom”,”On Heidegger’s Nazism and Philosophy.”,”Tom Rockmore is Professor of Philosophy at Duquesne University. Acknowledgments, Preface to the Paperback Edition, Introduction, Notes, Index,”,”GERN-033-FL”
“ROCKMORE Tom MARGOLIS Joseph, Contributors by John D. CAPUTO Fred DALLMAYR Victor FARÍAS Hans-Georg GADAMER Dominique JANICAUD Theodore KISIEL Leszek KOLAKOWSKI Domenico LOSURDO Hans-Christian LUCAS Reiner MARTEN Hugo OTT Otto PÖGGELER Jacques TAMINIAUX Nicolas TERTULIAN Reiner SCHÜRMANN Michael E. ZIMMERMANN”,”The Heidegger. Case On Philosophy and Politics.”,”John D. Caputo is Profesor of Philosophy at Villanova University and Distinguished Adjunct Professor at Fordham University. Fred Dallmayr is the Dee Professor of Government at Notre Dame University. Victor Farías is Professor of Latin American Studies at the Free University, Berlin, Germany. Hans-Georg Gadamer is Professor Emeritus of Philosophy at the University of Heidelberg, Germany. Dominique Janicaud is Professor of Philosophy at Northern Illinois University. Leszek Kolakowski is Research Professor of All Souls College, Oxford University, and Professor in the Committee on Social Thought, University of Chicago. Domenico Losurdo is Professor of Philosophy at the University of Urbino, Italy. Hans-Christian Lucas is Research Director in the Hegel Archives at the University of Bochum, Germany. Joseph Margolis is Laura H. Carnell Professor of Philosophy at Temple University. Rainer Marten is Professor of Philosophy at the University of Freiburg, Germany. Hugo Ott is Professor of History at the University of Freiburg, Germany. Otto Pöggeler is Professor of Philosophy and Director of the Hegel Archives in the University of Bochum, Germany. Tom Rockmore is Professor of Philosophy at Duquesne University. Jacques Taminiaux is Professor of Philosophy at the University of Louvain, Belgium, and at Boston College. Nicolas Tertulian is Professor of Philosophy at Ecole Pratique des Hautes Études in Paris, France. Reiner Schürmann is Professor of Philosophy at the New School for Social Research. Michael E. Zimmermann is Professor of Philosophy at Tulane University. Preface, Acknowledgments, Introduction, Contributors, Index,”,”FILx-121-FL”
“RODANO Giorgio”,”Il credito all’economia. Raffaele Mattioli alla Banca Commerciale Italiana.”,”Il volume è diviso in due sezioni. Nella prima, articolata in otto capitoli, si affrontano le vicende della Banca Commerciale tra il 1931 e il 1939. La storia della Comit è strettamente collegata a quella del resto del sistema bancario e quindi e quindi all’evoluzione dei rapporti tra banca, industria e Stato e più in generale dell’intera economia italiana. Basta pensare a temi come quello della banca mista e della sua crisi, del rapporto tra quest’ultima e le difficoltà della politica monetaria; e ancora, a temi come l’istituzione dell’ Imi e dell’ Iri o la realizzazione della legge bancaria col corredo di complesse motivazioni che hanno determinato queste scelte. Nella seconda – i successivi diciotto capitoli – si prende in esame il periodo postbellico, tra il 1945 e il 1972. In questa sezione il tema del credito viene trattato sia in generale sia concentrando l’attenzione su aspetti specifici, ma di grande rilevanza, come il problema del credito a medio termine o del credito agevolato. Troviamo pagine sull’ Iri e sulla sua politica (quella effettiva e quella desiderata) sulla”,”E1-BAIT-029″
“RODANO’ Carlo”,”Mezzogiorno e sviluppo economico.”,”Contiene il capitolo: ‘Il problema del Sud negli Stati Uniti’ (pag 225-255)”,”ITAE-244″
“RODANO Giorgio a cura, Saggi di Luigi SPAVENTA Rodney MADDOCK Michaele CARTER John B. TAYLOR Robert E. LUCAS Thomas J. SARGENT Neil WALLACE Bennett T. MCCALLUM Arthur M. OKUN Albert ANDO Alessandro VERCELLI Paul DAVIDSON Roman FRYDMAN Edmund S. PHELPS Fausto VICARELLI”,”Ascesa e declino della nuova macroeconomia classica.”,”Giorgio Rodano insegna Economia politica all’Università di Urbino. Ha pubblicato numerosi articoli di teoria e politica economica su varie riviste. Nel 1983 ha pubblicato il volume Il credito all’economia. Dal 1985 dirige assieme a mario Reale La Rivista trimestrale.”,”ECOT-147-FL”
“RODANO Giorgio”,”La disoccupazione.”,”Giorgio Rodano (Roma 1946) è ordinario di Politica monetaria presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma. In precedenza ha insegnato Economia politica presso l’Università di Catania e di Urbino.”,”ITAS-075-FL”
“RODDOLO Marcello”,”L’ Imperialismo nel campo economico. La colonia di sfruttamento. Tesi di Laurea.”,”Oltre alle opere del prof. Achille LORIA, l’A ha consultato i libri di AMADORI-VIRGILI (Il sentimento imperialista), BARRAL-MONTFERRAT (Da Monroe a Roosevelt), CASTELLANI (L’ imperialismo in politica), MALAGODI (Imperialismo), MORASSO (L’ Imperialismo nel secolo XX), MOREAU (L’ Envers des Etats-Unis), JANNET (L’ Etats-Unis contemporains), SEELEY (L’ expansion de l’ Angleterre), SPENCER (Fatti e commenti. Imperialismo e schiavitù. Ritorno alla barbarie). “”E l’ Inghilterra gelosa di questa concorrenza industriale non nascose a se stessa il pericolo Americano. James Bryce professore ad Oxford, che ha legato il suo nome agli studi profondi sulle condizioni degli Stati Uniti, precipuo l’ American Commonwealth, nell’ ultimo suo scritto “”L’ America riveduta dopo un quarto di secolo”” ha rilevato il prodigioso sviluppo ed accentramento industriale degli Stati Uniti, talché gli affari (industria, commercio, speculazioni finanziarie) hanno preso il sopravvento su tutte le professioni ed occupazioni delle altre classi sociali””. (pag 23)”,”ECOI-162″
“RODELLI Luigi”,”Una beffa storica: la revisione del Concordato.”,”RODELLI Luigi segretario della ALRI (1980), Associazione per la libertà religiosa in Italia fondata da Gaetano Salvemini nel 1954.”,”RELC-330″
“RODELLI Luigi MEI Celso GRIMALDI Vero”,”Il nuovo concordato con la Santa Sede. Testo, riflessioni e commento.”,”Alri, Associazione per la libertà religiosa, fondata da Gaetano Salvemini nel 1954 Il concordato in Parlamento. “”Solo una minoranza dei parlamentari se ne è resa conto nel brevissimo tempo concesso al dibattito (un pomeriggio al Senato e due alla Camera); la maggioranza (Pci compreso, fedele al togliattiano art. 7 della Costituzione) aveva deciso in anticipo l’approvazione a scatola chiusa, considerando la revisione del Concordato un atto dovuto. Il Psi, che alla Costituente aveva votato contro l’art. 7, oggi si vanta di avere “”laicizzato”” i rapporti tra Stato e Chiesa. Evidentemente, “”laico”” ha per i socialisti lo stesso significato che ha per il cattolicissimo Andreotti; “”laico”” nella Chiesa cattolica designa appunto coloui che non appartiene al clero (cioè il popolo, non iniziato alle cose sacre e distinto dal sacerdote), ne accoglie i precetti e ne esegue gli ordini. Su questa scena itaolo-pontificia Andreotti, Craxi e molti altri (intellettuali e no) si riconoscono e si riveriscono come “”laici””. Vedremo il séguito. (…) Al momento di chiudere queste note ci giunge il testo integrale del nuovo Concordato e del Protocollo Addizionale. Come il lettore potrà constatare il testo conferma in gran parte, rafforza ed estende i privilegi assicurati alla Chiesa cattolica dal Concordato mussoliniano e dalla successiva legislazione italiana, fedele alla lettera e allo spirito del Concordato”” (pag 18-20) [Luigi Rodelli, ‘Il Craxi-Concordato’) Dal volantino inserito nel volume: per il 1983 tra sussidi e contributi dello Stato alla Chiesa cattolica si arriva a una cifra di circa mille miliardi. Ma con la cifra in realtà è più alta”,”RELx-063″
“RODELLI Luigi a cura; saggi di Albino MICHELIN Giuliano COLLIVA e Giacomo DE-ANTONELLIS Filippo GENTILONI e Marcello VIGLI Pietro ICHINO Leopoldo PICCARDI Mauro MELLINI Lamberto BORGHI Mario BERUTTI Luigi RODELLI”,”Cattolici e laici contro il concordato.”,”Alri, Associazione per la libertà religiosa, fondata da Gaetano Salvemini nel 1954 In apertura citazione di Carlo Emilio Gadda sulla religione (“”Religione non è benedire il siluro””) Contiene ritaglio di giornale con articolo di Lucio Lombardo Radice”,”RELC-332″
“RODGER N.A.M.”,”The Command of the Ocean. A Naval History of Britain, 1649-1815.”,”N.A.M. Rodger è Professore di Storia Naale alla Exeter University e Fellow della British Academy.”,”QMIN-076-FSL”
“RODGER N.A.M.”,”The Safeguard of the Sea. A Naval History of Britain. Volume One: 660-1649.”,”N.A.M. Rodger è nato nel 1949 ed è Anderson Fellow del Museo ‘National Maritime Museum’. È autore pure di ‘The Wooden World’ e di ‘The Admiralty’.”,”QMIN-083-FSL”
“RODGER N.A.M.”,”The Wooden World. An Anatomy of the Georgian Navy.”,”Il mondo del legno. Un’anatomia della marina georgiana. in apertura: Illustrazione: sezione di una nave armata di 74 cannoni Giorgio III (Giorgio Guglielmo Federico di Hannover; Londra, 4 giugno 1738 – Windsor, 29 gennaio 1820) è stato re di Gran Bretagna e d’Irlanda dal 25 ottobre 1760 al 1º gennaio 1801 e, da quella data, sovrano del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda; fu anche duca di Brunswick-Lüneburg, principe elettore di Hannover, che divenne un regno il 12 ottobre 1814, e re di Corsica dal 17 giugno 1794 al 15 ottobre 1796. Fu il terzo sovrano in terra britannica della casa di Hannover, ma il primo ad essere nato in Inghilterra e ad usare l’inglese come lingua madre. Durante il suo lungo regno, il terzo più lungo di tutta la storia britannica, si verificarono eventi epocali per la storia dell’Inghilterra e di tutto il Regno: l’inizio della rivoluzione industriale, la guerra d’indipendenza degli Stati Uniti e le guerre napoleoniche. Inoltre Giorgio III fu il primo sovrano del Regno Unito, istituito con l’atto di Unione del 1800. Durante il suo regno cercò di ridimensionare in proprio favore l’influenza sul Parlamento dell’aristocrazia Whig, erede della Gloriosa rivoluzione del 1688-1689[2]. (…) (wik)”,”QMIN-087-FSL”
“RODGERS Gerry a cura; saggi di Jorge JATOBA Molly POLLACK René ARTURO Orellana G. Ricardo AVILA AVILA Daniel CAMAZON Guillermo GARCIA-HUIDOBRO Hugo MORGADO Andras UTHOFF Hans-Dieter EVERS Ruperto P. ALONZO Pranb BARDHAN John HARRISS”,”Urban Poverty and the Labour Market. Access to Jobs and Incomes in Asian and Latin American Cities.”,”Saggi di Jorge JATOBA Molly POLLACK René ARTURO Orellana G. Ricardo AVILA AVILA Daniel CAMAZON Guillermo GARCIA-HUIDOBRO Hugo MORGADO Andras UTHOFF Hans-Dieter EVERS Ruperto P. ALONZO Pranb BARDHAN John HARRISS.”,”CONx-090″
“RODGERS Gerry a cura”,”Urban Poverty and the Labour Market. Access to Jobs and Incomes in Asian and Latin American Cities.”,”Saggi di Gerry RODGERS Jorge JATOBA’ Molly POLLACK René ARTURO Orellana G. e Ricardo AVILA AVILA Daniel CAMAZON Guillermo GARCIA-HUIDORO Hugo MORGADO Molly POLLACK Andras UTHOFF Hans-Dieter EVERS Ruperto P. ALANZO Pranab BARDHAN John HARRISS. Tab. 2.3. Indicatori di povertà assoluta e relativa, 1981-83 (Brasile, Sud-Est, Nord-Est) – Coefficiente Gini (Brasile) 0.579 (1981) 0.597 (1983) – Percentuale di reddito percepito dal 40% più povero della popolazione: 9.35 8.06 – Percentuale di reddito percepito dal 10% più ricco della popolazione: 45.33 46.23 – Percentuale di operai con salario minimo: 37.1 40 – Indice di povertà assoluta: 0.196 0.220″,”CONx-113″
“RODGERS William”,”Think. A Biography of the Watsons and IBM.”,”Nota: le ultime tre pagine dell’indice dei nomi (pag 318-319-320) sono finite tra la pagina 78 e la pagina 79 IBM INTERNATIONAL BUSINESS MACHINES CORPORATION Le macchine di Watson furono applicate nei progetti di fissione nucleare e per la preparazione della bomba atomica, Los Alamos ecc, progetto Manhattan (pag 144, 181, 286) Thomas J. Watson Sr. e suo figlio, Thomas J. Watson Jr., hanno avuto un ruolo cruciale nella storia di IBM, trasformandola in una delle più grandi aziende tecnologiche del mondo. Thomas J. Watson Sr. è stato presidente e amministratore delegato di IBM dal 1914 al 1956. Ha trasformato la Computing-Tabulating-Recording Company (CTR) in IBM, creando una cultura aziendale basata su principi umani e innovativi. Watson Sr. ha introdotto il famoso motto “”THINK”” e ha enfatizzato l’importanza del rispetto e della formazione dei dipendenti. Sotto la sua guida, IBM è diventata leader mondiale nella produzione di macchine per la tabulazione e il calcolo. Thomas J. Watson Jr. ha preso le redini dell’azienda nel 1956, dopo la morte del padre. Ha guidato IBM attraverso la transizione dai macchinari meccanici ai computer elettronici, stabilendo l’azienda come pioniera nell’industria informatica. Watson Jr. ha implementato una complessa riorganizzazione interna e ha spinto IBM a diventare leader nel settore dei computer, un ruolo che l’azienda ha mantenuto per decenni. Insieme, i due Watson hanno plasmato IBM in un colosso tecnologico, influenzando profondamente la cultura aziendale e l’industria informatica globale. (f. copil.) Arthur Kittredge ‘Dick’ Watson ha avuto un ruolo significativo nella storia di IBM. Era il figlio di Thomas J. Watson Sr. e il fratello di Thomas J. Watson Jr. Arthur K. Watson è stato presidente della IBM World Trade Corporation, una sussidiaria di IBM che ha contribuito a trasformare in un’impresa globale multimiliardaria. Oltre al suo ruolo in IBM, Arthur K. Watson ha servito come ambasciatore degli Stati Uniti in Francia dal 1970 al 1972, durante la presidenza di Richard Nixon. È stato anche un benefattore del Metropolitan Museum of Art e ha contribuito alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cina attraverso incontri con il suo omologo cinese a Parigi (copilot)”,”USAE-134″
“RODINSON Maxime”,”Islam e capitalismo. Saggio sui rapporti tra economia e religione.”,”Nato a Parigi nel 1915, RODINSON, ha vissuto sette anni in Medio Oriente insegnando e lavorando al Service des Antiquités di Beirut. Oggi (1968) è D di studi alla Ecole Pratique des Hautes Etudes alla Sorbona. Ha diretto la rivista ‘Moyen Orient’ e pubblicato materiale sull’ Oriente contemporaneo, la storia culturale, l’ etnografia, la storia africana,la linguistica e la sociologia.”,”VIOx-053″
“RODINSON Maxime”,”Islam e capitalismo.”,”Nato a Parigi nel 1915, Maxime Rodinson ha vissuto sette anni nel Medio Oriente insegnando e lavorando al Service des Antiquités di Beirut. Oggi è Directeur d’études alla Ecole pratique des Hautes Etudes alla Sorbona. Ha diretto la rivista Moyen Orient, e pubblicato una ricca serie di articoli sull’Oriente contemporaneo, la storia culturale e l’etnografia del mondo musulmano, la storia africana, la linguistica semitica e la sociologia. É autore di una biografia di Maometto, di un volume su Israele e il rifiuto arabo, 75 anni di storia, e sta preparando un Précis d’ethnologie du Proche-Orient e un saggio su Islam e marxismo.”,”VIOx-070-FL”
“RODNEY William”,”Soldiers of the International. A History of the Communist Party of Canada, 1919-1929.”,”William Rodney, Department of History Royal Roads Military College, Victoria, B.C.”,”CANx-007″
“RODOGNO Davide”,”Il nuovo ordine mediterraneo. Le politiche di occupazione dell’Italia fascista in Europa (1940-1943).”,”Ristampa 2014, edizione originale 2003 Davide Rodogno (1972) insegna Storia internazionale al Graduate Institute of International Studies di Ginevra. Tra i suoi libri: ‘Contro il massacro. Gli interventi umanitari nella politica europea’ (2012). “”Il «progetto imperiale» fascista di conquista e di dominazione del Mediterraneo in un’analisi fortemente innovativa che colma una lacuna nella storiografia relativa al regime e al ruolo dell’Italia nella seconda guerra mondiale”” (4° di copertina) “”Questo è lo stato degli europei: odio, odio, odio e sofferenza senza limiti. E non è che l’inizio di una crisi che, qualunque sia l’esito della guerra, lascerà cicatrici profonde negli animi delle genti europee. (…)”” Luca Pietromarchi, diario, 30 aprile 1942 (pag 229) “”Italiani brava gente? Se è vero che migliaia d’ebrei furono internati e non consegnati ai tedeschi, un numero rilevante fu respinto o allontanato oltre frontiera in tutti i territori occupati. Vi fu ‘brava gente’ che «salvò» perseguitati ebrei e d’altre confessioni religiose e nazionalità, ma non credo sia possibile affermare che gli ‘italiani’ furono ‘brava gente’ che non consegnò gli ebrei ai tedeschi per ragioni umanitarie. Dare risalto ad atti individuali per affermare che l’umanitarismo è un tratto peculiare del carattere nazionale italiano, asserire a priori l’impossibilità dell’italiano tipo di agire volontariamente contro gli ebrei sono affermazioni gratuite, prive di fondamento scientifico. D’accordo con Liliana Picciotto Fargion, penso che per troppo tempo si sia sistematicamente esaltata l’umanità italiana per insistere sulla crudeltà tedesca. Si è parlato d’antisemitismo all’italiana, di generosità del popolo, dimenticandosi delle responsabilità degli italiani. Non è compito di questa ricerca giudicare il comportamento degli italiani in generale, né delle migliaia di soldati che vissero e agirono nei territori conquistati. Questo capitolo si è limitato ad analizzare la politica d’occupazione italiana nei confronti degli ebrei. Più esattamente ha esaminato le decisioni prese dai generali, dai politici e da Mussolini che, come abbiamo visto, anche in questo frangente detenne una posizione centrale ed essenziale. Se si volesse suffragare la tesi dell’umanitarismo della politica italiana, bisognerebbe ammettere che i politici e i militari «salvarono» gli ebrei per ordine di Mussolini. Questa ipotesi è semplicemente assurda e smentita dai documenti. Altrettanto falsa è l’idea di una cospirazione dei vertici politici e militari italiani contro Mussolini. I dieci capitoli precedenti hanno dimostrato che essi lavorarono ‘towards the duce’ e non contro il duce. Invece, i motivi per i quali gli italiani non consegnarono una parte degli ebrei che si trovarono nei territori occupati, sono legati al contesto dell’occupazione, a motivi di prestigio e d’autorità sulle popolazioni e sui governi occupati e alla natura della relazione con i tedeschi. Inoltre, come ha rilevato Renzo De Felice, le leggi del 1938 non determinarono la fine del consenso verso il regime. Quindi, la presunta politica umanitaria non può essere spiegata come la reazione dei soldati italiani contro il regime. La reazione alle leggi antisemite fu assai poco incisiva; lo shock iniziale dovuto alla promulgazione delle leggi risvegliò soltanto le coscienze più sensibili, determinando, tutt’al più, un distacco psicologico dal regime o un intimo malessere (116). Probabilmente, la scelta di singoli individui di aiutare i perseguitati (ebrei e non ebrei) fu motivata da questo malessere, che si accrebbe notevolmente a causa della guerra e dello sfascio progressivo del regime e delle sue istituzioni”” (pag 476-477) [(116) De Felice, ‘Rosso e nero’, pp. 161-62]”,”ITAF-390″
“RODOLFO IL GLABRO, a cura di Guglielmo CAVALLO e Giovanni ORLANDO”,”Cronache dell’anno mille (Storie).”,”Rodolfo il Glabro, noto anche come Rodulphus o Radulphus Glaber, fu un monaco benedettino e cronista del XI secolo. Nacque in Borgogna intorno al 985. La sua vita fu segnata da frequenti cambiamenti di monastero, ma trovò accoglienza a Cluny, dove nel 1047 completò la scrittura delle sue Cronache o Storie, conosciute come Historiarum libri quinque. Quest’opera, scritta su invito di Guglielmo da Volpiano, non è solo un resoconto storico, ma ha anche un fine etico e morale123. (copil.)”,”STMED-101-FSD”
“RODOLICO Niccolò”,”I Ciompi. Una pagina di storia del proletariato operaio.”,”RODOLICO (Trapani 1873-Firenze 1969) volse i suoi primi interessi di studioso al Medioevo e in particolare alla Firenze del ‘300, distaccandosi nel trattare i problemi politico economici dall’impostazione del materialismo storico (‘Il popolo minuto’ (1898), ‘La democrazia fiorentina al suo tramonto’, (1905)). Si dedicò pure ai problemi politico-religiosi del ‘700 italiano (‘Stato e Chiesa durante la reggenza lorenese’ (1910). Dopo ‘I ciompi’ (1945), chiuse la sua esperienza di storico con la ‘Storia degli italiani’ (1954).”,”MITT-025 ITAG-028″
“RODOTA’ Carla”,”Storia della Corte Costituzionale.”,”Carla Rodotà si occupa di questioni istituzionali, che ha seguito per il quotidiano ‘Il Globo’ e ‘Repubblica’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Storia della legge truffa’ (1992).”,”DIRx-051″
“RODOTÀ Stefano, a cura; collaborazione di Margherita PELAJA e Gabriella BONACCHI; saggi di Paolo MARTELLI Anton LEIST Lorenzo TOMATIS Marina FRONTALI Anna Gioia JACOPINI Andrea NOVELLETTO Guido ALPA Helga KUHSE Giovanni BERLINGUER Volnei GARRAFA Elio SGRECCIA H. Tristram ENGELHARDT Michael LOCKWOOD Silvio GARATTINI Jacques N. BIOT Carlo FLAMIGNI Silvia VEGETTI FINZI Gerard HUBER Ursula WOLF Henri ATLAN Sebastiano MAFFETTONE Sergio BARTOLOMMEI Luisella BATTAGLIA Ferdinando M. AMMAN Alberto ALBERTINI Bernardini FANTINI Guy BRAIBANI John HARRIS Erhard DENNINGER Luigi LOMBARDI VALLAURI Catherine LABRUSSE-RIOU Paulo AMARANTE F. Roland SCHRAMM Maurizio MORI Stefano RODOTÀ”,”Questioni di bioetica.”,”Stefano Rodatà (Cosenza, 1933 – Roma, 2017) è stato professore ordinario di Diritto civile nell’Università La Sapienza di Roma.”,”SCIx-003-FMP”
“RODRIGO Javier”,”Vencidos. Violenza e repressione politica nella Spagna di Franco (1936-1948).”,”RODRIGO Javier ha conseguito ildottorato in storia contemporanea presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Ha pubblicato ‘Los campos de concentración franquistas, entre la historia y la memoria’ (2005). E’ redattore della rivista ‘Spagna contemporanea’. La repressione franchista. “”Il sospetto e la repressione colpirono particolarmente i soldati che avevano combattuto nelle file dell’esercito repubblicano. Tornati alle loro case, dopo essere stati internati in un campo di concentramento o aver lavorato in un ‘Batallones de trabajadores’, erano obbligati a presentarsi alle autorità locali, davanti alle ‘Juntas de clasificaciónì (Commissioni di classificazione), secondo il principio, espresso da Franco, che “”chi non aveva le mani macchiate di sangue”” non aveva nulla da temere nella nuova Spagna fascista. Ma non era sempre così. I procedimenti avviati a carico degli ex prigionieri di guerra da parte dei tribunali militari, dopo il loro ritorno ai luoghi di origine, furono innumerevoli. Non c’era pietà per i vinti, e ciò consigliò molti ex prigionieri a cercare riparo nelle grandi città, dove era più semplice mantenere l’anonimato. La sorte che li poteva attendere era nota a molti di costoro, che avevano già sperimentato sulla propria pelle i metodi repressivi del vincitore, e saputo delle umiliazioni fatte subire alle proprie famiglie e avendo, in diversi casi, perduto i genitori, i fratelli o le mogli negli anni della guerra civile. La maggior parte di loro sapeva quale fosse l’accoglienza riservata ai “”rossi”” che tornavano a casa dopo aver combattuto per la Repubblica””. (pag 118-119)”,”MSPG-208″
“RODRIGO Javier”,”Vencidos. Violenza e repressione politica nella Spagna di Franco (1936-1948).”,”Javier Rodrigo ha conseguito ildottorato in storia contemporanea presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Ha pubblicato ‘Los campos de concentración franquistas, entre la historia y la memoria’ (2005). E’ redattore della rivista ‘Spagna contemporanea’. ‘È più difficile onorare la memoria dei senza nome che non quella di chi è conosciuto. Alla memoria dei senza nome è consacrata la costruzione storica’ (Walter Benjamin)”,”MSPG-004-FSD”
“RODRIGO Javier”,”La guerra fascista. Italia en la Guerra Civil española, 1936-1939.”,”Javier Rodrigo laureato in Storia nell’ Istituto Univeristario Europeo di Firenze è stato poi ricercatore presso l’ Università Autonoma di Barcellona in cui attualmente è professore di Storia contemporanea.”,”MSPG-014-FSD”
“RODRIGUES Edgar”,”Lavoratori italiani in Brasile. Un secolo di storia sociale dell’ altra Italia. Gli anarchici con le loro lotte, le loro esperienze, le loro attività, la loro stampa… dalla Colonia Cecilia, alla campagna per Sacco e Vanzetti fino all’ opposizione al fascismo.”,”RODRIGUES Edgar è nato a Lisbona nel 1921. Sottoposto a persecuzioni politiche, riesce a fuggire in Brasile nel 1951. Militante e studioso di formazione anarchica, ha pubblicato varie opere.”,”ANAx-142″
“RODRIGUES Edgar”,”Breve história do pensamento e das lutas sociais em Portugal.”,”RODRIGUES Edgar”,”MEOx-106″
“RODRIGUES Jacinto A.”,”Urbanisme et Revolution.”,”””La libération totale de l’humanité des chaînes forgées par le passé historique ne peut s’accomplir que par la suppression de l’opposition entre la ville et la campagne”” (Engels) (in apertura) Marx e Lenin sulla concentrazione del talento in alcuni individui e la passività delle masse. “”Or Lénine avait une préoccupation fondamentale qui échappa le plus souvent à ceux qui défendirent la rupture avec le passé. Il prétendait éliminer la ligne de démarcation entre le spécialiste et les masses. Dans “”L’Etat et la Révolution””, cette idée est approfondie. La préoccupation de lutter contre la division technique et sociale du travail y est une constante; et c’est là, à notre avis, que se trouve le noeud de la question. Marx l’avait dejà pressenti: “”La concentration exclusive du “”talent”” artistique chez quelques individus et corrélativement la passivité de la majorité, est une conséquence de la division du travail (…). Les raisons pour lesquelles un individu développe son talent ou non dépendent entièrement de la commande sociale, elle-même dépendante de la division du travail et du degré de culture atteint par les individus dans ces conditions”” (9). En 1919, Lénine lançait cette idée: “”Aujourd’hui l’une des tâches les plus importantes, sinon la plus importante, est de développer aussi largement que possible cette libre initiative des ouvriers, de tous les travailleurs et de touts les exploités en général, dans leur travail créateur en matière d’organisation. Il faut détruire à tout prix le vieux préjugé absurde, sauvage, infâme et abominable selon lequel seules les “”classes supérieures””, seuls les riches ou ceux qui ont passé par l’école de classes riches peuvent administrer l’Etat, organiser la construction de la société socialiste”” (10). En 1921, on entreprit même de faire passer cette directive dans la pratique. Un décret d’avril provenant du Conseil des Commissaires du Peuple se proposait concrètement de “”maintenir une liaison entre les institutions soviétiques et les larges masses travailleuses, et animer l’appareil soviétique éliminant ses éléments bureaucratiques”” (11)”” [Jacinto A. Rodrigues, ‘Urbanisme et Revolution’, Paris, 1973] [(9) in ‘L’Idéologie allemande’, Editions sociales, p. 433 et 434; (10) In Lénine, article publié dans la ‘Pravda’ du 20.1.1919, Oeuvres choisies, vol: 2, 1re partie. Editions de Moscou, p: 353; (11) in Marcel Liebman: ‘La révolution russe’, p. 398, Ed. Marabout, Paris, 1967]”,”RUSU-249″
“RODRIGUEZ Pepe”,”Verità e menzogne della Chiesa cattolica. Come è stata manipolata la Bibbia.”,”RODRIGUEZ, laureato in scienza dell’informazione, dottore di ricerca in psicologia, si è occupato particolarmente, anche nell’ambito di commissioni governative e parlamentari, delle tecniche di persuasione coercitiva utilizzate dalle sette religiose. Tra le sue opere ‘La vida sexual del clero’ (1995). Appendice: La ‘Taxa Camarae’ di Papa LEONE X (1517), uno dei punti più alti della corruzione umana (vendita indulgenze) Tesi: elementi paganesimo riproposti in dottrina Vangeli”,”RELC-046″
“RODRÍGUEZ Ricardo E.”,”La sfida di Bin Laden.”,”Ricardo E. Rodriguez, Cile 1946″,”TEMx-006-FL”
“RODRÍGUEZ Enrique Gracían”,”Von Neumann. La teoria dei giochi. Sasso, carta, teorema.”,”Enrique Gracían Rodriguez, laureato in scienze naturali, è un giornalista scientifico. “”E’ indubbio che le drammatiche circostanze in cui si ritrovò la comunità civile a causa della Seconda guerra mondiale ebbero una chiara influenza, non solo su Von Neumann, ma anche sulla maggior parte degli scienziati implicati, volontariamente o involontariamente, nell’applicazione delle proprie conoscenze all’industria bellica. Si è sempre dibattuto sulla valutazione delle responsabilità di uno scienziato di fronte alle possibili conseguenze sociali e politiche che possono portare le sue scoperte, conseguenze che incidono sulla nostra realtà quotidiana, nel momento in cui la scienza di trasforma in tecnologia. Ma è anche vero che nella ricerca atomica in cui Von Neumann fu tanto coinvolto, la barriera tra scienza e tecnologia era davvero ampia. Una volta egli dichiarò che una persona non aveva motivo di sentirsi responsabile dell’epoca e della società in cui gli era toccato vivere. Si è detto anche che Von Neumann avesse un orientamento di destra, vista la manifesta opposizione all’Unione Sovietica e alla diffusione delle ideologie comuniste, un’avversione che probabilmente si forgiò in gioventù, nell’Ungheria in subbuglio per l’azione del politico comunista ungherese Béla Kun e per il fatto di essere eletto e aver ereditato il timore di generazioni perseguitate dall’antisemitismo russo. Sembra certo che fu incline a schierarsi dalla parte dei “”falchi””, impegnandosi anima e corpo nell’esercito, e che in situazioni critiche poteva mettere da parte i suoi favoritismi politici e giocarsi la faccia per un amico, come dimostrò quando, in piena caccia alle streghe, Robert Oppenheimer, il direttore scientifico del ‘Progetto Manhattan’, fu portato davanti al Comitato per le attività antiamericane. Von Neumann, mettendo a rischio la sua reputazione, andò volontariamente a testimoniare in favore della sua innocenza e della sua lealtà”” (pag 10-11) (introduzione di Enrique Gracían Rodríguez)”,”SCIx-001-FGB”
“RODRIGUEZ-ARAUJO Octavio”,”Gauches et gauchisme. De la Première Internationale à Porto Alegre.”,”RODRIGUEZ-ARAUJO O. insegna all’Università nazionale autonoma del Messico. E’ autore di vari studi sociologici e collabora a La Jornada uno dei grandi quotidiani del Messico.”,”INTx-042″
“RODRÍGUEZ-GONZÁLEZ Agustín Ramón”,”Trafalgar y el conflicto naval Anglo-Español del siglo XVIII.”,”L’autore (1955) è uno storico e insegna nell’Universidad Complutense de Madrid.”,”QMIN-058-FSL”
“ROEDIGER David R., collaborazione di Elizabeth ESCH”,”Class, Race, and Marxism.”,”Nota su Engels (pag 20): Per il concetto marxista classico del termine ‘privilegio’ vedere Engels “”England in 1845 and 1885″”, scritto il 1° marzo 1885, marxist.org, ed Eric Hobsbawm “”Lenin and the ‘Aristocracy of Labor’, Monthly Review, 64, December 2012, originale 1970) David Roediger è Foundation Distinguished Professor of American Studies and History at Kansas University. Ha pubblicato ‘Our Own Time: A History of American Labor and the Working Day’ (con Philip S. Foner), ‘How Race Survived US History’, ‘The Wages of Whiteness: Race and the Making of the American Working Class’.”,”MUSx-324″
“ROEHRSSEN Carlo”,”L’ anarchismo nello Stato moderno.”,” “”(…) comunque è certamente dato affermare che da Hobbes a Carl Schmitt lo stato è sempre stato visto come il garante della pace interno, cioè a dire nell’ ambito del territorio statale. Inutile aggiungere che è sempre stato visto così da coloro che ritenevano lo stato necessario; non invece, a partire dalla metà del XIX sercolo, da coloro che hanno criticato l’ istituzione statale proprio sotto questo profilo. Nè d’altro canto varrebe obiettare che tale monopolio dell’ uso legittimo della forza fisica, nato storicamente con l’ assolutismo regio, può pcomunque dar luogo a fenomeni di oppressione totalitaristica. L’ assolutismo monarchico europeo a partire dal ‘500 è infatti un fenomeno di transizione del frazionamento medievale al moderno stato borghese, fenomeno nel corso della cui vita, se si guarda alle forze reali e non alle formule ideologiche, assistiamo al sorgere e all’ assestarsi della borghesia mercantile ed è proprio in ragione di ciò che si può dire essere stato un fenomeno di pacificazione interna e di riduzione del ricorso alla violenza””. (pag 23-24)”,”ANAx-236″
“ROEHRSSEN Carlo”,”Analisi dell’anarchismo nello Stato moderno.”,”Carlo Roehrssen, Professore incaricato nell’Università di Genova.”,”ANAx-001-FPB”
“ROEMER John E.”,”Un futuro per il socialismo.”,”Una forma moderna di socialismo, una società capace di coniugare uguaglianza e libero mercato, un ‘socialismo di mercato’ democratico, efficiente, giusto; questa la sfida di John Roemer. Riprendendo le tesi sostenute negli anni trenta da Oskar Lange e Friedrich Hayek sulla possibilità di conciliare pianificazione centrale e mercato, e mettendo a frutto la lezione della storia nei paesi del socialismo reale (dalla Repubblica democratica tedesca all’Unione Sovietica, alla Iugoslavia), Roemer rivitalizza alcune fondamentali questioni di economia politica, portandole a un alto grado di elaborazione alla luce della moderna teoria della giustizia. John E. Roemer è professore di economia all’Università della California, a Davis. É una delle figure più autorevoli e più note della sinistra americana.”,”TEOS-035-FL”
“ROETT Riordan”,”The new Brazil.”,”ROETT Riordan è Sarita e Don Johnston Professor nella Paul H. Nitze School of Advanced International Studies alla Johns Hopkins University. Studia l’America Latina.”,”AMLx-128″
“ROGARI Sandro”,”Alle origini del trasformismo. Partiti e sistema politico nell’Italia liberale.”,”ROGARI (Firenze, 1947), insegna storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Univ di Firenze. E’ autore tra l’altro di: – Cultura e istruzione superiore a Firenze. Dall’Unità alla grande guerra. FIRENZE. 1991 – Proprietà fondiaria e modernizzazione. La societù degli agricoltori italiani, 1895-1920. MILANO. 1994 – Rappresentanza Corporazione Conflitto. Ceti e figure dell’Italia rurale fra Otto e Novecento. FIRENZE. 1998 Ha curato: -Carteggi Panziniani: Panzini e Prezzolini, 1911-1937. RIMINI. 1990 -Francesco Borgatti. Discorsi parlamentari. FIRENZE. 1997 E’ responsabile della ‘Rassegna storica toscana’. Tesi: costante ricerca del ‘grande centro’ nella formazione di maggioranze e governi”,”ITAA-022″
“ROGARI Sandro”,”Sindacati e imprenditori. Le relazioni industriali in Italia dalla caduta del fascismo a oggi.”,”Sandro ROGARI (Firenze, 1947) è docente di storia contemporanea e preside della facoltà di scienze politiche ‘Cesare Alfieri’ dell’ Università di Firenze. E’ autore di numerose pubblicazioni (v. retrocopertina). “”Il giorno dopo (la marcia dei 40 mila ndr) Lama, Carniti e Benvenuto presero atto della sconfitta. L’ accordo accoglieva in toto le richieste FIAT. Quando l’anno dopo Romiti decise di chiudere la fabbrica storica del Lingotto, licenziando gli ultimi addetti che vi lavoravano, il sindacato subì senza reagire, nonostante le diverse aspettative della dirigenza FIAT”” (pag 237).”,”MITT-133″
“ROGARI Sandro”,”Alle origini del trasformismo. Partiti e sistema politico nell’Italia liberale, 1861-1914.”,”Sandro Rodari (Firenze, 1947) insegna Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze.”,”ITAA-005-FL”
“ROGARI Marco”,”Burocrazia fuorilegge. Peripezie di cittadini e imprese assediati dal “”gigante di carta bollata””.”,”Marco Rogari (Francia, 1962) è un giornalista parlamentare. Lavora presso la redazione romana del ‘Sole 24 Ore’ e si occupa di problemi della pubblica amministrazione. – Dopo oltre 30 anni dalla sua entrata in vigore, l’ autocertificazione è usata da meno del 60% degli italiani – Due settimane lavorative all’anno perse in file e adempimenti burocratici – La durata media delle code agli sportelli è di circa 45 minuti – Dai 1500 ai 2000 miliardi (di lire) spesi annualmente dagli italiani per i soli certificati di natura “”anagrafica”” o attestati la situazione personale e civile – Quasi un milione di posti di lavoro congelati dalla burocrazia tra il 1990 e il 1999 ovverno nel decennio della grande riforma – Oltre 30 mila miliardi di risorse pubbliche risucchiati dagli sprechi burocratici nella gestione delle forniture per gli uffici – Una massa di circa 35.000 leggi in vigore regola la pubblica amministrazione.”,”ITAP-009-FB”
“ROGARI Sandro”,”Santa Sede e fascismo. Dall’Aventino ai Patti Lateranensi.”,”””Alla fine di agosto del 1928 le questure di queste località (Saluzzo, Fossano, Alba, ndr) diffidavano questi settimanali cattolici dal pubblicare il listino del Mercuriale, il bollettino dello stato civile, l’orario delle ferrovie e del tram, gli annunci economici e reclamistici, oltre alle note di politica, di cronaca, di varietà. In conclusione, era precluso a questi fogli di pubblicare qualunque notiozia che non fosse di argomento strettamente religioso o di Azione Cattolica. Era un modo per uccidere il giornale, non solo perché se ne ostacolava la diffusione privandolo di tutta una serie di informazioni e di servizi che lo rendevano utile ed interessante a svariate categorie di lettori, ma anche perché, impedendo la pubblicazione di annunci pubblicitari, si chiudeva un capitolo d’entrata quasi sempre decisivo per l’economicità della gestione”” (pag 227)”,”RELC-415″
“ROGER Michel”,”Histoire de la “”Gauche”” italienne dans l’émigration. 1. 1926-1945.”,”””E’ questo carattere d’ emigrante degli operai italiani che costituisce l’originalità della “”sinistra italiana”” e la sua forza poichè essa potrà sopravvivere in più paesi appoggiandosi agli operai immigrati. E’ anche questo aspetto che spaventerà la direzione dell’Internazionale e Togliatti alla morte di Lenin”” (da introduzione pag XIV)”,”MITC-116-B”
“ROGERS Clifford J. a cura; saggi di Michael ROBERTS Geoffrey PARKER Clifford J. ROGERS Jeremy BLACK John A. LYNN Colin JONES Thomas E. ARNOLD David A. PARROTT Simon ADAMS I.A.A. THOMPSON John F. GUILMARTIN”,”The Military Revolution Debate. Readings on the Military Transformation of Early Modern Europe.”,”Clifford J. Rogers è Olin Fellow in Military and Strategic History alla Yale University.”,”QMIx-106-FSL”
“ROGGER Hans”,”La Russia pre-rivoluzionaria 1881 – 1917.”,”Zarismo, ministri dello Zar, burocrati poliziotti e dipendenti pubblici, contadini e nobiltà problemi della Russia rurale, povertà e progresso, impero fuori dei confini: la politica estera fino al 1905, impero all’interno: i non-russi, rivoluzione 1905, 1° GM, rivoluzione febbraio e ottobre 1917.”,”RUSx-008″
“ROGGER Hans”,”La Russia pre-rivoluzionaria 1881-1917.”,”ROGGER insegna storia alla Univ of California di Los Angeles. E’ autore di ‘Jewish Policies and Right-Wing Politics in Imperial Russia’ (1986)”,”RIRx-032-FL”
“ROGGER Hans”,”La Russia pre-rivoluzionaria, 1881-1917.”,”Rogger insegna storia alla Univ of California di Los Angeles. E’ autore di ‘Jewish Policies and Right-Wing Politics in Imperial Russia’ (1986)”,”RIRx-001-FC”
“ROGGERO Roberto”,”Oneri e onori. Le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia.”,”Roberto Roggero è giornalista e ricercatore storico, vive e lavora a Genova, ha scritto articoli e firmato diversi reportages. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni fra cui ‘L’ultimo fronte occidentale: dalla Normandia al Reno’, Greco e Greco, 2002 (saggio storiografico su diversi aspetti militari) Ampie notizie biografiche nell”indice dei nomi principali’ Considerazioni sulla reazione italiana allo sbarco in Sicilia (pag 55) “”La liberazione dell’isola aveva impegnato due armate alleato per 40 giorni, contro un numero decisamente meno consistente di difensori, i quali avevano sfruttato le asperità del paesaggio per mettere in atto una efficace difesa. Molti capisaldi avevano resistito fino al completo esaurimento di viveri e munizioni, anche dopo la morte dei loro comandanti, sostituiti, con indubbie capacità, da sottoufficiali e, non di rado, da semplici soldati, seocndo le testimonianze degli stessi alleati. La diceria che in Sicilia i soldati italiani non avrebbero combattuto o avrebbero opposto una resistenza simbolica, è pura invenzione. È semmai vero il fatto che, nonostante fossero armati di ferrea volontà di resistere, non ne hanno avuto la possibilità materiale, specie dopo la presa di Palermo, che offre agli alleati l’occasione di ricevere rinforzi a ritmi sostenuti, mentre calano paurosamente, fino all’annullamento, le medesime nei confronti dei difensori, se si fa eccezione per le aliquote delle divisioni 1ª Fallschirmjager’ e 29ª Panzer. Fuori di dubbio è poi la netta superiorità degli alleati in fatto di dotazioni, artiglieria, munizioni e carri armati, specie nelle battaglie della prima settimana per la liberazione del territorio di Pachino, Punta Castellazzo e Marzamemi, dove sbarcano la 231ª brigata Malta (protagonista della eroica resistenza dell’isola, nei difficili mesi del ’41 e ’42) e tutto il 30° Corpo britannico, di fronte al quale il 243° battaglione costiero italiano, un’unica compagnia del 542°, quattro batterie di artiglieria leggera e due compagnie di mitraglieri, non avevano potuto opporre particolare resistenza, specia davanti ai possenti cannoni delle navi da battaglia”” (pag 55)”,”QMIS-337″
“ROGGERO Elio”,”La secolarizzazione controversa.”,”E. Roggero, Milano, 1937, si è occupato da anni di storia del pensiero sociologico e collabora a riviste specializzate. Ha pubblicato tra l’altro ‘L’attualità di August Comte’. “”Il non adeguarsi al ritmo della città terrena da parte delle leggi della religione porta questa ad affermarsi nell’opposizione e ad essere di peso per un mondo che a tutt’altro si ispiri”” (Sant’Agostino, ‘De civitate Dei’, XIX, 17, (P.L. t. 41, pp. 645-646) (in apertura)”,”STOx-021-FMB”
“ROGGI Piero”,”Scelte politiche e teorie economiche in Italia nel quarantennio repubblicano (1946-1986).”,”Pietro Roggi è nato a Firenze nel 1941, dove ha insegnato come professore ordinario, Storia del pensiero economico italiano presso la Facoltà di Economia e Commercio.”,”ITAE-097-FP”
“ROGNIAT Joseph, Baron Liutenant-Général”,”Considérations sur l’art de la guerre.”,” Sul fattore morale delle truppe, l’arte di ispirare coraggio ai soldati (pag 405-) Grandi operazioni della guerra offensiva in Europa. Importanza di assicurare le comunicazioni alla linea di operazioni. Errori delle campagne di Napoleone (Mosca, Sassonia, Austerlitz). Confronto tra la spedizione di Napoleone in Italia e quella di Annibale attraverso il San Bernardo contro Roma. (pag 439-) Nota sull’esercito romano (pag 512)”,”QMIx-004-FSL”
“ROGNONI Andrea ARCIONI Marco F., redazione di Alda GALLERANO”,”Altre Italie. Tradizioni e costumi delle minoranze etniche italiane.”,”Andrea Rognoni (1956) milanese, è autore di pubblicazioni etnografiche, e redattore per diversi anni della rivista ‘Etnie’. Marco Arcioni (1956) ha collaborato con la Zanichelli per la realizzazione di due testi di geografia. “”Se è vero che una lingua è un dialetto che ha avuto fortuna, di certo la ‘langue d’Oc’ di fortuna ne ha avuta davvero poca. È infatti parlata o compresa da milioni di persone, praticamente da tutto il sud della Francia (Delfinato meridionale, Alvernia, Provenza, Linguadoca, Guienna, Guascogna, Limosino); dalla valle guascone di Aran in Spagna, da tredici valli cisalpine in territorio italiano: ciononostante, non è mai stata una lingua nazionale. Le popolazioni di lingua d’Oc, al di qua e al di là delle Alpi, erano originariamente Liguri o ‘Ligures capillati’ come erano chiamati dai Romani, autoctoni a cui si sovrappone fra il 600 e il 400 a.C. una migrazione di Celti. Gli stessi Romani (che avevano compiuto diversi massacri a danno di questa popolazione) riconobbero la loro unità; infatti, secondo la divisione amministrativa in undici regioni operata da Augusto, il confino della ‘IX regio italica’ (Piemonte meridionale e Liguria) praticamente escludeva tutte le vallate alpine che verranno assegnate alle Gallie”” (pag 89)”,”ITAS-006-FGB”
“ROGOVIN Vadim Zakharovich”,”Stalin’s Terror of 1937-1938. Political Genocide in the USSR.”,”ROGOVIN Vadim Zakharovich (1937-1998) laureato in scienze filosofiche e ricercatore all’Istituto di sociologia dell’Accademia russa delle scienze a Mosca. Autore di molti lavori e mnonografie in particolare sul regime staliniano. Molte foto di vari esponenti vittime dello stalinismo (tra cui foto di Munzenberg (pag 311)) L’autore non cita Sapronov. Colpite anche le famiglie degli staliniani “”Many foreign communists, who were not touched by the Stalinist repressions, were forced to reconcile themselves to persecution of members of their families, without even daring to ask about the fate of the latter. Paolo Robotti – the son-in-law of Togliatti – was arrested in 1938 and tortured in prison. Kuusinen’s wife spent 17 years in exile in Siberia, and his son was arrested”” (pag 316)”,”RUSS-234″
“ROGOVIN FRANKEL Edith FRANKEL Jonathan KNEI-PAZ Baruch a cura; saggi di Jonathan FRANKEL Israel GETZLER Donald J. RALEIGH Rex A. WADE Allan WILDMAN John CHANNON Diane P. KOENKER William G. ROSENBERG David MANDEL Ziva GALILI Ronald Grigor SUNY Stephen F. JONES Ingeborg FLEISCHHAUER Neil HARDING Robert SERVICE John KEEP D.A. LONGLEY Edward ACTON Baruch KNEI-PAZ”,”Revolution in Russia: Reassessments of 1917.”,”ROGOVIN FRANKEL Edith FRANKEL Jonathan KNEI-PAZ Baruch, The Hebrew University of Jerusalem Dedica a Israel Getzler dai suoi colleghi e amici Saggi di Jonathan FRANKEL Israel GETZLER Donald J. RALEIGH Rex A. WADE Allan WILDMAN John CHANNON Diane P. KOENKER William G. ROSENBERG David MANDEL Ziva GALILI Ronald Grigor SUNY Stephen F. JONES Ingeborg FLEISCHHAUER Neil HARDING Robert SERVICE John KEEP D.A. LONGLEY Edward ACTON Baruch KNEI-PAZ Edith Rogovin Frankel Direttore del Marjorie Marock Center for Soviet and European Research alla Hebrew University in Gerusalemme. Ha curato: ‘The Soviet Germans: Past and Present’ Jonathan Frankel, insegna storia moderna russa alla Hebrew Univ. di Gerusalemme. Ha pubblicato ‘Vladimir Akimov on the Dilemma of Russian Marxism 1898-1903′. Baruch Knei-Paz insegna scienze politiche alla Hebrew Univ. di Gerusalemme. E’ autore di un volume sul pensiero politico e sociale di Trotsky. Lenin, la Comune di Parigi e i Soviet operai russi “”It was in this intellectual context that Lenin began his feverish researches into the works of Marx and Engels that were, eventually, to be published as ‘The State and Revolution’. By March of 1917 he had arrived at the ‘idée fixe’ that was to guide him for the rest of the year. As the Commune had, for Marx, represented the inspired antidote to the suffocating bureaucratic militarism of Louis Bonaparte’s imperial régime, so its contemporary manifestation – The Soviet / Commune form – was the antidote to the threatening totalitarianism of state capitalism. Both were the spontaneous creations of ordinary working men roused to creativity by the necessities of their situation moments of acute crisis. The Russian workers in their soviets had ‘in practice’ revived the institutions and practices of 1871. Lenin saw his task as fortifying and strengthening their resolve by rescuing from the oblivion into which they had fallen Marx’s fulsome and extensive writing on the Paris Commune. It was his role to provide a cohesive theoretical justification for soviet power, to end the dangerous ambiguities of dual power by firing his supporters with the confidence to smash the old state structures and to rely exclusively on the Soviet / Commune form as the only one appropriate to save Russia from ruin, thus securing the conditions for an advance towards socialism. By the time he wrote his ‘Letter from Afar’ (in March) Lenin had already come to these extraordinary radical conclusions. In the first three months of 1917 his thought had moved with astonishing rapidity and he had arrived at the slogans and the strategy that were (apart from amplification) to serve him and the Bolshevik Party for the rest of the year. It was in the third of his ‘Letter from Afar’ written from Zurich on 11 March 1917 (11), that Lenin first conflated the soviets with the Commune and outlined the programme that so stunned his Bolshevik colleagues in Russia that they refused to publish it in ‘Pravda’. It was the idea of the Commune that distinguished Lenin’s conception of the prospects of the Russian revolution throughout 1917.«Only the Commune can save us. So let us all perish, let us die but let us set up the Commune» (12). It was a conception that was unique to him”” [(11) Lenin, ‘Collected Works’, Vol. XXIII, p. 320-39; (12) Lenin, ‘Collected Works’, vol. XXV, p. 313] [Neil Harding, ‘Lenin, socialism and the State in 1917’ ] [(in) Edith Rogovin Frankel Jonathan Frankel Baruch Knei-Paz, a cura, ‘Revolution in Russia: Reassessments of 1917′, Cambridge, 1992] (pag 292-293) “”E’ in questo contesto intellettuale che Lenin inizia le sue ricerche febbrili sulle opere di Marx ed Engels che poi alla fine saranno pubblicate con il titolo di ‘Stato e rivoluzione ‘. Nel marzo del 1917 era arrivato alla idea cardine che lo avrebbe guidato per il resto dell’anno, che come la Comune aveva, per Marx, rappresentato l’antidoto al militarismo burocratico soffocante del regime imperiale di Luigi Bonaparte, la sua attuale manifestazione – il Soviet / la forma Comune – era l’antidoto al minaccioso totalitarismo del capitalismo di stato. Entrambe erano le creazioni spontanee di lavoratori risvegliati alla creatività dalle necessità della loro situazione fatta di momenti di crisi acuta. Gli operai russi nei loro soviets avevano ‘nella pratica’ fatto rivivere le istituzioni e le pratiche del 1871. Lenin ha visto il suo compito di fortificare e rafforzare la loro determinazione salvando dall’oblio in cui erano caduti gli scritti ammirati ed estesi di Marx sulla Comune di Parigi. Era il suo ruolo quello di fornire una giustificazione teorica coerente per il potere sovietico, di porre fine alle ambiguità pericolose di un dualismo di potere esaltando i suoi sostenitori con la fiducia di distruggere le vecchie strutture statali e di fare affidamento esclusivamente sulla forma / Comune Sovietica come l’unica adeguata forma per salvare la Russia dalla rovina, assicurando così le condizioni per un progresso verso il socialismo. Dal tempo in cui ha scritto il suo ‘Lettere da lontano’ (in marzo) Lenin era già giunto a queste straordinarie conclusioni radicali. Nei primi tre mesi del 1917 il suo pensiero si era mosso con una rapidità sorprendente e lui era arrivato agli slogan e alla strategia che sono stati (a parte l’amplificazione) utili a lui e al partito bolscevico per il resto dell’anno. E ‘stato nella terza delle sue ‘Lettere da lontano’ scritta da Zurigo il 11 Marzo 1917 (11), che Lenin per la prima volta fonde il Soviet con il Comune e delinea il programma che ha così sbalordito i suoi colleghi bolscevichi in Russia, che si sono rifiutati di pubblicarlo sulla ‘Pravda’. E ‘stata l’idea del Comune che ha contraddistinto la concezione di Lenin sulle prospettive della rivoluzione russa nel corso del 1917. “”Solo la Comune ci può salvare. Periremo tutti, moriremo tutti, ma realizziamo la Comune”” (12). Era una concezione che era unicamente sua”””,”RIRO-444″
“ROGOVIN FRANKEL Edith FRANKEL Jonathan KNEI-PAZ Baruch, Contributors di ACTON Edward CHANNON John FLEISCHHAUER Ingeborg GALILI Ziva GETZLER Israel HARDING Neil JONES Stephen F. KEEP John KOENKER Diane P. LONGLEY David MANDEL David RALEIGH Donald J. ROSENBERG William G. SERVICE Robert SUNY Ronald Grigor WADE Rex A. WILDMAN Allan”,”Revolution in Russia. Reassessments of 1917.”,”Edith Rogovin Frankel is Director of the Marjorie Mayrock Center for Soviet and East European Research at the Hebrew University of Jerusalem. She has published Novy Mir: A Case Study in the Politcs of Literature and, as editor, The Soviet Germans: Past and Present. Jonathan Frankel teaches Modern Jewish and Modern Russian History at the Hebrew University of Jerusalem. He has published Vladimir Akimov on the Dilemma of Russian Marxism 1898-1903 and Prophecy and Politics: Socialism, Nationalism and the Russian Jews 1862-1917. Baruch Knei-Paz teaches Political Science at the Hebrew University of Jerusalem. He is the author of The Social and Political Thought of Leon Trotsky. List of illustrations, List of contributors, Preface, Glossary, Introduction, Notes, Table, foto, Index,”,”RIRO-127-FL”
“ROGOVIN Vadim Z.”,”1937. Stalin’s Year of Terror.”,”Vadim Zakharovich Rogovin is a Doctor of Philosophical Sciences and leading researcher at the Institute of Sociology of the Russian Academy of Sciences in Moscow. He is the author of 250 scholarly works, including eight monographs on problems of social policy, the history of social thought and the history of political movements in the former USSR. Dr. Rogovin has presented lectures all over the world about the socialist-based opposition to the Stalinist regime. Foreword, Introduction, Notes, Illustration, Name Index, Subject Index,”,”RUSS-088-FL”
“ROGOVIN Vadim Z.”,”Bolsheviks Against Stalinism, 1928-1933. Leon Trotsky and the Left Opposition.”,”Vadim Rogovin (1937-1998), laureato in Scienze filosofiche e principale ricercatore all’Istituto di Sociologia dell’Accademia russa delle scienze di Mosca. Ha pubblicato moltissimi lavori (250) incluse otto monografie su problemi di politica sociale, di storia pensiero sociale e storia dei movimenti politici durante la prima fase dell’Urss. Dal 1991 al 1998 ha scritto uno studio in sette volumi ‘Was There an Alternative?’ che esaminava la lotta dell’ Opposizione di Sinistra guidata da Trotsky contro la degenerazione staliniana del regime sovietico. Questo libro è il secondo volume della serie. Nell’indice de nomi non si cita Tukhachevskij e la questione militare”,”TROS-379″
“ROGOVIN Vadim Z.”,”Was There an Alternative? 1923-1927. Trotskyism: A Look Back Through the Years.”,”Vadim Zakharovich Rogovin (1937-1998) era laureato in scienze filosofiche ed era ricercatore presso l’ Institute of Sociology of the Russian Academy of Sciences di Mosca. È autore di 250 lavori scientifici, incluse otto monografie su problemi di politica sociale, e storia dei movimenti politici in Urss. Si è dedicato negli ultimi anni alla opposizione socialista al regime stalinista. Profili biografici dei principali protagonisti (pag 519-547) (Selected Biographical Notes)”,”TROS-381″
“ROHR Jean”,”La Suisse contemporaine. Societé et vie politique.”,”Quest’opera è stata pubblicata sotto la direzione di Alfred GROSSER. L’A è Maitre-assistant all’Univ Paris-I.”,”EURx-081″
“ROHWER Jim”,”Asia Rising. Why America Will Prosper as Asia’s Economies Boom.”,”ROHWER Jim è un ex corrispondente ed Executive Editor dell’ Economist ed attualmente direttore e Chief Economist per l’ Asia per CS First Boston in Hong Kong Concorrenza Corea del Sud e Giappone per il mercato cinese. “”Yet if the ‘chaebol’are to establish themselves as a significant business force throughout Asia, they are going to have to reshape a lot of their traditional management and organizational systems. The management structures of the chaebol tend to be hugely different from those of their Japanese counterparts. The Korean conglomerates were mostly founded forty-odd years ago by entrepreneurs, and in many ways they are in essence a family-run entrepreneurial business grown huge on the back of a rigid bureaucratic structure. Such a structure – albeit Chinese in spirit – creates difficulties of its own for non-Chinese firms trying to compete in the Chinese parts of Asia. But the bigger problem for the chaebol is that much of Korean business strategy, and indeed most of the industries in which the big Korean firms concentrate, duplicate the strategy and lines of emphasis of their Japanese competitors””. (pag 225)”,”ASIE-019″
“ROHWER Jürgen”,”War at Sea, 1939-1945.”,”ROHWER Jürgen”,”QMIS-143″
“ROHWER Jürgen a cura; saggi bibliografici di P. DENNIS J. GREY P. LEFEVRE A.O. SALDAHNA DA GAMA B. THOß F. ASKGAARD W. GUTSCHE H. OTTO E. ELFVENGREN M. SPIVAK M.M. SIMPSAS P. SIMKINS P. CALLAN J.L. WALLACH G. ROCHAT Y. HIROSHI H. SUMIO A. KANJI T. HISASHI P. OPACIC T.M. BAH O.A. COOKE J.K. PARK W. CAPPERS P. KAMPHUIS S.E. GRIEG SMITH J.C. ALLMAYER-BECK P. BROUCEK M. RAUCHENSTEINER P. STAWECKI G. TUDOR K.R. BÖHME W.M. CARLGREN Y. YÜCEL M. FARKAS A.P. ZILIN J. KIPP”,”Neue Forschungen zum Ersten Weltkrieg. Literaturberichte und Bibliographien von 30 Mitgliedstaaten der “”Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée””.”,”ROHWER Jürgen saggi bibliografici di P. DENNIS J. GREY P. LEFEVRE A.O. SALDAHNA DA GAMA B. THOß F. ASKGAARD W. GUTSCHE H. OTTO E. ELFVENGREN M. SPIVAK M.M. SIMPSAS P. SIMKINS P. CALLAN J.L. WALLACH G. ROCHAT Y. HIROSHI H. SUMIO A. KANJI T. HISASHI P. OPACIC T.M. BAH O.A. COOKE J.K. PARK W. CAPPERS P. KAMPHUIS S.E. GRIEG SMITH J.C. ALLMAYER-BECK P. BROUCEK M. RAUCHENSTEINER P. STAWECKI G. TUDOR K.R. BÖHME W.M. CARLGREN Y. YÜCEL M. FARKAS A.P. ZILIN J. KIPP”,”QMIP-088″
“ROIES Albert”,”Lectura de Marx por Althusser.”,”Albert ROIES è nato a Lerida nel 1946. Questo è il suo primo libro. Marx, scientifico: concetto di “”rottura””. “”Questo capitolo terzo è dedicato esclusivamente allo scopo di di chiarire questa “”rottura”” di Marx ed Engels, questa “”liquidazione della nostra coscienza filosofica anteriore”” (1). (…) Questo “”stacco”” della produzione specifica di Marx rispetto alle forme premarxiste del suo pensiero si realizza su due fronti: a) sul terreno della sua critica alla economia politica borghese (…). b) sul terrno della “”teoria”” come tale, stabilendo un nuovo sistema concettuale (materialismo dialettico), adatto per la comprensione autentica del meccanismo di sviluppo evolutivo della società umana (…)””. (pag 71-72) (1) sono le parole di Marx nella prefazione alla ‘Critica dell’ economia politica del 1859 riferentesi al senso de ‘La ideologia tedesca’ del 1846, inedita in vita di Marx”,”TEOC-335″
“ROIG Charles”,”La grammaire politique de Lenine. Formes et effets d’un discours politique.”,”ROIG ha compiuto i suoi studi all’Univ di Algeri e poi di Parigi. Laureato in diritto, insegnante e ricercatore all’Univ di Grenoble e al Centre National de la Recherche Scientifique prime di esercitare all’ Univ di Geneve dal 1971, Professore invitato in diverse università americane (Chicago, Mit), studia l’analisi di sistema e la determinazione simbolica delle azioni e dei comportamenti.”,”LENS-090″
“ROJAS Carlos a cura; scritti di Diego ABAD DE SANTILLAN José Antonio DE AGUIRRE Julio Alvarez DEL VAYO Manuel AZAÑA Julian BESTEIRO Lluis COMPANYS Julian GORKIN Jesus HERNANDEZ Dolores IBARRURI Francisco LARGO CABALLERO Indalecio PRIETO Bruno ALONSO Segismundo CASADO Enrique CASTRO DELGADO Valentin GONZALEZ Ignacio HIDALGO DE CISNEROS Enrique LISTER José MIAJA Jesus PEREZ SALAS Vicente ROJO Rafael ALBERTI Max AUB Francisco AYALA Arturo BAREA Agusti BARTRA Pau CASALS Leon FELIPE Miguel HERNANDEZ Angel Maria DE LERA Antonio MACHADO John DOS-PASSOS Ilya EHRENBURG Ernest HEMINGWAY Arthur KOESTLER Mijail KOLTSOV Luigi LONGO André MALRAUX Pietro NENNI Pablo NERUDA George ORWELL”,”Porqué perdimos la guerra. Antologia de testimonios de los vencidos en la contienda civil.”,”ROJAS Carlos nato a Barcellona (1928) si è laurato in lettere e filosofia all’ Università di Barcellona. Ha insegnato negli Stati Uniti dove ha pubblicato alcuni libri. Scritti di Diego ABAD DE SANTILLAN José Antonio DE AGUIRRE Julio Alvarez DEL VAYO Manuel AZAÑA Julian BESTEIRO Lluis COMPANYS Julian GORKIN Jesus HERNANDEZ Dolores IBARRURI Francisco LARGO CABALLERO Indalecio PRIETO Bruno ALONSO Segismundo CASADO Enrique CASTRO DELGADO Valentin GONZALEZ Ignacio HIDALGO DE CISNEROS Enrique LISTER José MIAJA Jesus PEREZ SALAS Vicente ROJO Rafael ALBERTI Max AUB Francisco AYALA Arturo BAREA Agusti BARTRA Pau CASALS Leon FELIPE Miguel HERNANDEZ Angel Maria DE LERA Antonio MACHADO John DOS-PASSOS Ilya EHRENBURG Ernest HEMINGWAY Arthur KOESTLER Mijail KOLTSOV Luigi LONGO André MALRAUX Pietro NENNI Pablo NERUDA George ORWELL.”,”MSPG-114″
“ROKITJANSKIJ Jakov Grigor’evic HEDELER Wladislaw HECKER Rolf FLORATH Bernd BEHRENDT Lutz Dieter MÜLLER Reinhard JÄGER SENELINA Ol’ga Konstantinovna”,”Stalinismus und das Ende der ersten Marx-Engels-Gesamtausgabe (1931-1941). Dokumente über die politische Säuberung des Marx-Engels-Instituts 1931 und zur Durchsetzung der Stalin’schen Linie am vereinigten Marx-Engels-Institut beim ZK der KPdSU aus dem ‘Russischen Staatlichen Archiv für Sozial-und Politikgeschichte Moskau.”,”IMEL Istituto Marx Engels Lenin.”,”RJAx-017″
“ROLAND Jeanne-Marie, a cura di Mme CARETTE-BOUVET”,”Madame Roland.”,”Salendo sul patibolo: ‘O Liberté, que de crimes on commet en ton nom!”” (pag XXXVIII) La viscontessa Marie-Jeanne Roland de la Platière, nata Manon Philipon, chiamata spesso Madame Roland o Manon Roland (Parigi, 17 marzo 1754 – Parigi, 8 novembre 1793), fu moglie e consigliera di Jean Marie Roland visconte de la Platière (1734-1793), ministro degli Interni di Luigi XVI. Animatrice culturale dei salotti girondini (era nota come “”La Musa dei Girondini””). Dopo la caduta dei girondini, venne arrestata e condannata a morte: condotta alla ghigliottina, passando dinanzi alla statua della Libertà avrebbe pronunciato la celebre frase: (FR) « Oh Liberté, que de crimes on commet en ton nom! » (IT) « O Libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome! » Il marito che era riuscito a sfuggire alla ghigliottina si suicidò pochi giorni dopo la morte della moglie.”,”FRAR-392″
“ROLL Eric”,”Storia del pensiero economico.”,”Eric Roll nato nel 1907 si laurea nel 1930 in Economia alla Università di Birmingham. Dal 1935 al 1948 è professore di Economia e Commercio alla Università di Hull. Dal 1946 al 1963 ricopre varie cariche ai ministeri dell’Alimentazione e del Commercio. Nel 1964 viene nominato Sottosegretario di Stato permamente per gli Affari economici. ‘Debolezze teoriche’ nella teoria economica di Marx fanno sentire il loro peso sulla teoria del plusvalore (pag 293) Poco prima dell’inizio della guerra si cominciava ad avvertire l’influenza dell’analisi svolta da Keynes intorno alle relazioni tra reddito, consumi, risparmio e investimenti (pag 527)”,”ECOT-002-FC”
“ROLL Erich”,”Storia del pensiero economico.”,”Erich Roll, presidente del Comitato economico dell’ OECE. Espansione del capitalismo industriale. Mercato interno ed estero. “”Lo sviluppo di questo processo creò non soltanto industriali e salariati; esso fornì anche il mercato per l’industria capitalistica. La distruzione del laboratori domestico sia nelle città che nelle campagne e la commercializzazione dell’agricoltura crearono la domanda che doveva assorbire i prodotti delle fabbriche. Sulla base di questo mercato interno – la cui espansione completò il processo di separazione tra agricoltura e industria – il capitalismo industriale poteva rivolgersi di nuovo al commercio estero che era stato uno degli elementi del suo sviluppo”” (pag 110)”,”ECOT-037-FF”
“ROLLA Michele”,”Il coinvolgimento dell’Italia nella Prima guerra mondiale e la “”Vittoria Mutilata””. La politica estera italiana e lo scenario egeo-balcanico dal Patto di Londra al Patto di Roma (1915-1924).”,”Alla Conferenza di Parigi del 1919: maggioranza a tre precostituita Lloyd-George Clemenceau Wilson contro il rappresentante italiano, tra i 28 minori non ammesso il Montenegro uno dei primi ad entrare in guerra (c’era Cuba e il Siam!). Si discusse il concetto di “”nazionalità””. Lo storico della diplomazia Amedeo Giannini ha affermato “”Il concetto democratico della “”nazionalità”” degli alleati è quello della “”coscienza nazionale”” e non quello germanico “”della razza e della lingua”” (pag 87-88)”,”ITQM-015-FV”
“ROLLAND Romain”,”Inde. Journal, 1915-1943.”,”””Luglio 1930. L’ abate Henri Brémond, la cui opinione per me è molto importante (perché è il più grande storico del misticismo cattolico, e mi sono servito della sua opera), mi conferma l’ avvenuta ricezione dei miei 3 volumi indiani (5 luglio). Suppongo che il mio amico e “”guardiano”” in Cristo, J.M., che lo conosce, abbia avuto qualcosa in merito in questa lettera tardiva, – molto amabile, – in cui Brémond si dice, una volta che ha letto questi libri, “”sempre più rapito dalle prospettive che gli aprono, e del parallelo perpetuo che gli impongono. Esse mi saranno, aggiunge, di un grande aiuto per il seguito dei miei studi””. Se, in effetti, se ne seve e fa così penetrare nel mondo cattolico la conoscenza e il rispetto della mistica indiana, non avrò perduto il mio tempo: sarà il più grande passo di avvicinamento spirituale tra Oriente e Occidente.”” (pag 281)”,”INDx-074″
“ROLLAND Denis”,”La grève des tranchées. Les mutineries de 1917.”,”ROLLAND Denis è presidente della Federation des Societés historiques de l’ Aisne e della Societé historique de Soissons. Nicolas OFFENSTADT è storico, maitre de conferences all’ Università Paris I Panthéon-Sorbonne. Nel 1917 con l’ offensiva NIVELLE e la terribile battaglia di Chemin des Dames, l’ esercito francese, già logorato da tre anni di guerra, subisce una nuova insopportabile ecatombe. Sul fronte le condizioni di vita della truppa, dei fanti sono pessime. Di fronte a combattimenti assurdi e sanguinosi i soldati si mettono “”in sciopero”” rifiutandosi di combattere. La repressione degli alti comandi sarà dura con decimazioni (exécutions pour l’ exemple) e carcere. Dati sul numero delle esecuzioni. Soldati fucilati per fatti collettivi per professione situazione familiare età luogo di provenienza. (pag 381) La discussione tra gli storici. Guy Pedroncini e L.V. Smith, per il caso della 5° divisione, hanno sottolineato la diversità delle origini e delle professioni dei condannati a morte, ma recentemente, Christophe Charle ha contestato queste interpretazioni. Raggruppando l’ insieme dei lavoratori manuali , operai e artigiani, trova per questa categoria il 35.3% dei condannati per i casi gravi e il 33.4% per le pene leggere. Facendo la comparazione con la posizione della popolazione del 1911 (31% per il settore artigianale e 41% per il settore agricolo), l’ autore ne deduce “”uno sovrarappresentazione relativa dei lavoratori manuali del settore secondario tra i condannati””. Poi, (…), C. Charle conclude che “”i lavoratori urbani hanno fornito, in proporzione, molti più rivoltosi rispetto al loro peso nella truppa, in particolare per quanto riguarda gli atti più gravi.”””” (pag 384)”,”QMIP-054″
“ROLLAND Hugo”,”Il sindacalismo anarchico di Alberto Meschi.”,”ROLLAND Hugo”,”ANAx-348″
“ROLLANDI Maria Stella”,”Miniere e minatori in Sardegna. Dalla crisi del primo dopoguerra alla nascita di Carbonia (1919-1939).”,”Maria Stella Rollandi è nata a Genova e lavora come ricercatrice presso l’ Istituto di Storia Economica dell’Università di Genova. Si è occupata di industria estrattiva, miniere. (1981)”,”ITAS-018-FP”
“ROLLE Andrew F.”,”Gli emigrati vittoriosi. Gli italiani che nell’Ottocento fecero fortuna nel West americano.”,” Andrew F. Rolle è professore emerito di storia americana all’Occidental College di Los Angeles. Ha pubblicato opere storiche dedicate all’evoluzione politica e sociale degli Stati Uniti. “”Molti furono i mafiosi processati perché sospetti, ma nessuno fu condannato, cosicché nell’opinione pubblica si radicò l’idea che la corruzione avesse impedito il libero corso della giustizia. Poi ci fu qualcosa di ancora più grave: il 15 marzo 1890 il capo della polizia di New Orleans, David Hennessy, fu assassinato mentre conduceva un’inchiesta sull’attività criminosa della mafia. Due bande rivali di scaricatori del porto siciliani si scambiarono delle accuse di complicità, ma nessun testimone seppe identificare l’assassino o gli assassini fra i quaranta italiani e più arrestati il giorno stesso dell’assassinio di Hennessy. “”Chiusi come arselle”” scrisse il “”Times-Picayune”” di New Orleans. Allora, di colpo, l’impotenza della legge fece esplodere l’opinione pubblica, e a New Orleans la folla si assunse il compito di fare giustizia da sé, “”al modo della frontiera””. Edgar H. Farrar, uno dei caporioni del razzismo bianco, si mise a capo di un Committee of Fifty (un comitato sul modello dei comitati di vigilanza del West) con il dichiarato scopo di “”sopprimere la mafia”” e di scovare gli assassini di Hennessy. Questo comitato denunciò e consegnò alla giustizia nove individui; ma il 12 marzo 1891 la corte pronunciò verdetto di assoluzione per sei di essi, e di “”non luogo a procedere”” per gli altri tre. Al colmo dell’indignazione, il “”Times Picayune”” invitò “”tutti i buoni cittadini”” a partecipare ad una grande adunata per “”prendere provvedimenti al fine di porre rimedio all’impotenza dimostrata dalla giustizia nel caso Hennessy””; esortò i lettori a recarsi all’adunata “”preparati per l’azione””, e pubblicò l’elenco delle personalità della Louisiana che appoggiavano il suo “”appello al dovere””. Per il “”Times-Picayune”” non v’era dubbio circa la complicità dei nove siciliani, che in quel momento stavano ancora “”rimpiattati”” nelle carceri cittadine, con gli autori materiali del delitto. In quell’occasione, dunque, vi fu un vero e proprio annuncio di linciaggio da parte della stampa di New Orleans. E così, il 15 marzo 1891, ad un anno dall’uccisione del capo della polizia Hennessy, la folla si impadronì di undici ignari siciliani rinchiusi nelle carceri distrettuali e li impiccò. Fra quegli undici c’erano i nove che erano stati processati e non condannati,ma ce n’erano anche due che non avevano subito alcun processo””. (pag 97-98)”,”USAS-207″
“ROLLE Pierre”,”Le Travail dans les Révolutions Russes. De l’URSS à la Russie: le travail au centre des changements.”,”Pierre Rolle est directeur de recherche au Centre national de la recherche scientifique (CNRS) . où il a travaillé sur les technologies nouvelles avec Pierre Naville – et enseigne à Paris X. Remerciements, Avertissement, Préface, Note,”,”RUSU-124-FL”
“ROLLER Arnold”,”Die direkte Aktion. Arbeitshefte der Räte-Kommunisten. (Verfasser von : “”Der sociale Generalstreik””).”,”””Im Februar 1903 verspottete die “”Metall-arbeiter-Zeitung”” (Berlin) in einem Artikel über die Idee des Generalstreiks die französischen Arbeiter, dass sie es noch immer vorziehen, ihr Blut statt ihr Geld für ihre Befreiung herzugeben!”” Der Streik der Berliner Metallarbeiter und Gürtler (im selben Jahre), der 21 Wochen dauerte, hinter dem die 200.000 Mitglieder zählende deutsche metallarbeitergewerkschaft stand, war vom selben Geiste beseelt und ging selbstverständlich verloren.”” (pag 14)”,”ANAx-187″
“ROLLIN Henry”,”La revolution russe. Ses origines ses resultats 1. Les Soviets. 2. Le Parti bolcheviste.”,”Difficoltà studio della Russia, socialismo di Stato in Cina nel XI secolo, movimento emancipazione contadini in Europa, LENIN e sviluppo capitalismo in Russia, squilibri russi, rivoluzione di febbraio 1917, scioperi e dualismo di potere soviet – governo provvisorio, crisi Stato ed esercito, LENIN a Ginevra, epoca 1° GM, MARX e CLAUSEWITZ, il terrore, termidoro e NEP 1921, LENIN esempio di PIETRO il grande, nazionalizzazioni industria, pianificazione sviluppo industriale, distinzione tra sovietismo e bolscevismo, federalismo questione minoranze. 2° tomo. Partito bolscevico esempio giacobini, okhrana di Lenin, studio della riv franc 1789, partito bolscevico e la guerra, MARX ed ENGELS sul gesuitismo, strategia”,”RIRO-093″
“ROMA Giuseppe”,”L’economia sommersa.”,”Giuseppe Roma è direttore generale della Fondazione Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) dal 1993. Insegna Gestione urbana alla Terza Università di Roma. Ha tenuto corsi per la Columbia University, la Delft University of Technology e l’Università di Roma La Sapienza. Rappresenta l’Italia nel comitato Ewon della Commissione Europea, per lo studio dei mutamenti nell’organizzazione del lavoro. É segretario generale della Rur, Rete Urbana delle rappresentanze.”,”ITAE-151-FL”
“ROMAGNANI Gian Paolo, corso di storia”,”La storiografia sulla rivoluzione francese. Una “”guerra civile”” fra storici? Corso di ‘Storia della storiografia’ 2017-2018. I. La rivoluzione dei contemporanei. II. L’Ottocento e la rivoluzione. III. Il Novecento e la rivoluzione.”,”Il libro mai scritto da Marx sulla Rivoluzione francese (v. scheda II parte) Foto-ritratto dei vari storici”,”FRAR-424″
“ROMAGNANI Gian Paolo”,”Storia della storiografia. Dall’antichità a oggi.”,”Gian Paolo Romagnani, professore ordinario di Storia moderna all’Università di Verona, insegna Storia della storiografia per la laurea magistrale interateneo (Verona-Trento) in Scienze storiche. Si è occupato prevalentemente di storia della storiografia moderna, di storia politica e intellettuale dei secoli XVIII e XIX e di storia delle minoranze religiose in Italia. Per Carocci ha pubblicato: ‘La società di antico regime (XVI-XVIII secolo). Temi e problemi storiografici’ (2018, rist.)”,”STOx-309″
“ROMAGNOLI Sergio”,”Tasso.”,”””La Gerusalemme Liberata, mentre descrive un avvenimento storico accaduto in un passato relativamente lontano, ridestava la speranza che quell’ avvenimento potesse ripetersi, che i cristiani potessero tornare liberamente ad adorare il Santo Sepolcro e insieme a controllare le ancor ricche vie e rotte del commercio orientale. Il che era poi anche una rivalsa dell’ Europa mediterranea contro l’ Europa atlantica tutta rivolta ormai alla conquista del nuovo mondo americano””. (pag 63)”,”BIOx-060″
“ROMAGNOLI Renato”,”Gappista. Dodici mesi nella Settima GAP “”Gianni””.”,”””La vita clandestina, peculiare per i gappisti, soprattutto in città ove le persone difficilmente esternano idee e sentimenti, ha regole severe, irrinunciabili. La base è l’ elemento principe da salvaguardare, pochissimi combattenti, oltre quelli appartenenti al gruppo che vi abita, debbono conoscerne l’ ubicazione; i vari gruppi meno si conoscono tra loro e meglio è; oltre il nome di battaglia non è assolutamente il caso di conoscere altri particolari dell’ identità dei compagni di lotta. Per diretta esperienza imparò che la regola del “”non conoscere”” andava rigosamente rispettata.”” (pag 77)”,”ITAR-055″
“ROMAGNOLI Luciano”,”Politica economica. XIII Lezione. Questioni di politica agraria. Lavoro e investimenti in agricoltura.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-A-3″
“ROMAGNOLI Anna Maria”,”La paròla ché conquìsta. Manuàle di pronùncia édizióne pér i «professionìsti délla paròla».”,”La “”prepotenza”” della pronuncia fiorentina (pag 187) (la lingua non è una mummia imbalsamata ma un fiume che scorre, ma non la pronuncia, conviene accettare quella che vanta una sua rigorosa dipendenza dal latino) I tre tempi della respirazione profonda (pag 81) (inspirazione (riempire completamente i polmoni, i muscoli devono rimanere in riposo, aria inspirata trattenuta; terzo tempo: espirazione ma non in una volta ma gradatamente (pag 81) Anna Maria Romagnoli è professoressa di lettere, giornalista, scrittrice, regista, presentatrice (Rai Tv). Ha scritto una ‘Storia del secolo d’oro'”,”VARx-608″
“ROMAGNOLI Umberto TREU Tiziano”,”I sindacati in Italia dal ’45 a oggi: storia di una strategia.”,”Umberto Romagnoli, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Bologna e Tiziano Treu ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Pavia (1981). Il primo ha pubblicato “”Contrattazione e partecipazione”” (1968) e ‘Lavoratori e sindacati tra vecchio e nuovo diritto’ (1974); il secondo ‘Sindacato e rappresentanze aziendali’ (1971) e ‘Lavoro femminile e uguaglianza’ (1977). “”A cavallo tra il ’67 e il ’68 nelle maggiori fabbriche del paese esplode la contestazione. La base comincia a parlare per conto suo e il suo linguaggio si fa ogni giorno più impaziente, perentorio, minaccioso: è l’epoca degli ‘slogans’ carichi di forza emotiva (del tipo: «contratto è per ‘noi’ un pezzo di carta»), degli attacchi sferrati contro le burocrazie sindacali («il sindacato siamo noi»), dei grandi rifiuti di una scala di valori consolidati (dall’oggettività dell’organizzazione capitalistica del lavoro alla subordinazione dei salari alla produttività: «più soldi e meno lavoro»”” (pag 83)”,”SIND-188″
“ROMAGNOLI Daniela”,”Novant’anni. Conversazione con Jacques Le Goff. Estratto da ‘Il faro dell’umanità. Jacques Le Goff e la storia’, a cura di Beatrice Borghi.”,”A proposito di Michelet, Le Goff ne ha scritto in termini positivi. Ma il suo pensiero su Michelet si è modificato nel tempo dopo la pubblicazione (1995) delle sue lezioni al College de France. In questi testi ho visto due aspetti che hanno cancellato l’ammirazione di Le Goff per lui: la sua difesa del Rinascimento termine creato proprio da Michelet e il suo terribile antisemitismo, che ha contribuito a diffondere l’antisemitismo in Francia nel XIX secolo. (pag 158) Importanza per Le-Goff del pensiero di Marx (funzione fondamentale dell’economia ma anche limiti di questa funzione) Grandi marxisti molto intelligenti (non farebbero parte di ciò che definisce ‘marxismo volgare’): Witold Kula e Pierre Vilar. (pag 159)”,”STOx-027-FGB”
“ROMAGNOLI Daniela a cura; scritti di Jacques LE-GOFF Arturo Carlo QUINTAVALLE Willibald SAUERLANDER Carlos BARROS Eric PALAZZO Viviane HUCHARD Maria Giuseppina MUZZARELLI Franco CARDINI Sverre BAGGE Gabor KLANICZAY Henryk SAMSONOWICZ Patrick GAUTIER-DALCHE’ Giacomo TODESCHINI Chiara FRUGONI Jacques VERGER Brigitte Miriam BEDOS-REZAK Barbara H. ROSENWEIN Jean-Claude SCHMITT Daniela ROMAGNOLI Michel PASTOUREAU Giacomo BAROFFIO DAHNK Sofia BOESCH GAJANO Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Adelaide RICCI Raffaella GOBBO”,”Il Medioevo Europeo di Jacques Le Goff. Parma, Galleria Nazionale, 28 settembre 2003 – 6 gennaio 2004.”,”Libro fotografico, iconografico ma anche un libro da leggere. J. Le-Goff ha ideato questa mostra, ha scelto i pezzi e redatto introduzione e didascalie delle opere, ma è anche un libro per J. Le Goff.”,”STOx-350″
“ROMAGNOLI Daniela a cura; scritti di Jacques LE-GOFF Arturo Carlo QUINTAVALLE Willibald SAUERLANDER Carlos BARROS Eric PALAZZO Viviane HUCHARD Maria Giuseppina MUZZARELLI Franco CARDINI Sverre BAGGE Gabor KLANICZAY Henryk SAMSONOWICZ Patrick GAUTIER-DALCHE’ Giacomo TODESCHINI Chiara FRUGONI Jacques VERGER Brigitte Miriam BEDOS-REZAK Barbara H. ROSENWEIN Jean-Claude SCHMITT Daniela ROMAGNOLI Michel PASTOUREAU Giacomo BAROFFIO DAHNK Sofia BOESCH GAJANO Carla CASAGRANDE Silvana VECCHIO Adelaide RICCI Raffaella GOBBO”,”Il Medioevo Europeo di Jacques Le Goff. Parma, Galleria Nazionale, 28 settembre 2003 – 6 gennaio 2004.”,”Libro fotografico, iconografico ma anche un libro da leggere. J. Le-Goff ha ideato questa mostra, ha scelto i pezzi e redatto introduzione e didascalie delle opere, ma è anche un libro per J. Le Goff.”,”STOx-033-FSD”
“ROMAGNOLI Daniela a cura; testi di Carlo Antonio BARBERINI Elisabeth A.R. BROWN Carla CASAGRANDE Sergio CIRIO Amedeo FENIELLO Daniela ROMAGNOLI Giuseppa Z. ZANICHELLI”,”Incontri con Jacques Le Goff.”,”Daniela Romagnoli ha insegnato Storia Medievale nelle Università di Milano e Parma. È stata ‘visiting professor’ in Usa, in Perù, Brasile s Directeur d’Études Associé all’ École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. SI è occupata tra l’altro di storia delle buone maniere nel mondo urbano dal XII secolo. “”Michel Beaud, autore di una interessante storia del capitalismo, titola non a caso la prima parte del suo libro ‘Dall’oro al capitale’. Scrive Beaud: «Nell’Europa occidentale dell’XI secolo la società feudale ha ormai raggiunto una forma compiuta: nell’ambito della proprietà feudale si svolge l’organizzazione della produzione servaggio, lavoro forzato, corvée) e l’estorsione del pluslavoro (sotto forma di rendita in lavoro), di cui beneficia il Signore, proprietario e detentore delle prerogative politiche e giurisdizionali. Tuttavia, per la società feudale inizia anche un processo di disgregazione: trasformazione della rendita in lavoro in rendita in natra o in denaro, con lo sviluppo del lavoro libero e di forme di proprietà contadina: simultaneamente, ripresa del conomercio: fiere, riattivazione dell’artigianato (all’interno delle corporazioni) rinascita della vita urbana, formazione di una borghesia commerciale. .. È dall’ambito della disgreazione dell’ordine feudale che avrà luogo la formazione del capitalismo mercantile…» (9). Questa valutazione mi permette di evidenziare quello che per marx e per il marxismo è il nodo della specificità del Medioevo europeo: quel ruolo straordinario del denaro che, da banale mezzo di pagamento e di scambio, o di tesaurizzazione, quale era in tutte le società precedenti, diventa lo strumento della valorizzazione e conseguente accumulazione del capitale con tutte le sconvolgenti conseguenze che ne derivano. Ma per interpretare questo ruolo deve disporre (e questo accade solo in Europa…) di quello che nel contempo si avvia a diventare il proletariato moderno: prima servi della gleba affrancati, poi garzoni nelle botteghe artigiane ed in seguito operai nelle manifatture. Nel capitolo 2 del Libro primo del ‘Capitale – La cosiddetta accumulazione originaria – Marx scrive: «La struttura economica della società capitalistica è derivata dalla struttura economica della società feudale. La dissoluzione di questa ha liberato gli elementi di quella. Il produttore immediato, l’operaio, ha potuto disporre della sua persona soltanto dopo aver cessato di esser legato alla gleba e di essere servo di un’altra persona o infeudato ad essa. Per divenire libero venditore di forza-lavoro, che porta la sua merce ovunque essa abbia un mercato, l’opeaio ha dovuto inoltre sottrarsi al dominio delle corporazioni, ai loro ordinamenti sugli apprendisti e sui garzoni e all’impaccio delle loro prescrizioni per il lavoro. Così il movimento storico che trasforma i produttori in operai salariati si presenta, da un lato, come loro liberazione dalla servitù e dalla coercizione corporativa… Ma dall’altro lato questi neoaffrancati diventano venditori di sé stessi soltanto dopo essere stati spogliati di tutti i loro mezzi di produzione e di tutte le garanzie per la loro esistenza offerte dalle antiche istituzioni feudali. E la storia di questa espropriazione degli operai è scritta negli annali dell’umanità a tratti di sangue e di fuoco» (20). A conferma ci limitiamo a ricordare l’esempio delle famose “”recinzioni””, finalizzate alla espropriazione delle terre comuni dei villaggi agricoli per allevarvi le pecore. Tommaso Moro bollò questa pratica tipica dei signori feudali divenuti borghesi con una famosa frase, terribile quanto efficace: «Le pecore hanno mangiato gli uomini!»”” (pag 42-43) [Daniela Romagnoli, ‘Incontri con Jacques Le Goff’, Edizioni Pantarei, Milano, 2025] [(9) M. Beaud, ‘Storia del capitalismo. Dal Rinascimento alla New Economy’, Milano, 2004, p. 23. L’edizione originale francese uscì a Parigi nel 1981; (10) K. Marx F. Engels, Opere, vol. 30, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022, p. 730-731]”,”ELCx-344″
“ROMAGNOLI Daniela a cura; saggi di Elena BRAMBILLA Carla CASAGRANDE Ottavia NICCOLI Françoise PIPONNIER Daniela ROMAGNOLI Silvana VECCHIO Mireille VINCENT-CASSY”,”La Ville et la Cour. Des bonnes et des mauvaises manières.”,”Il teologo inglese John Wyclif nella sua opera sul decalogo, il ‘De mandatis divinis’ (1375-1376) i peccati di lingua sono di nuovo classificati secondo il sistema unitario, uno dei più solidi e meglio costruiti mai concepiti. Questo sistema di trasgressione verbale fa riferimento all’aoottavo comandamento…”” (pag 103-)”,”STMED-002″
“ROMAGNOLI Daniela a cura; scritti di Jacques LE-GOFF Robert FOSSIER Giuseppe SERGI Maria Giuseppina MUZZARELLI Mireille VINCENT-CASSY Giuseppe ALBERTONI Claudine HAROCHE Arturo Carlo QUINTAVALLE Enrico ARTIFONI Daniela ROMAGNOLI”,”Medioevo e oltre. Georges Duby e la storiografia del nostro tempo.”,”‘Duby ha primeggiato tra i medevalisti francesi grazie alla sua personalità, ai suoi scritti e alle sue attività’ così afferma J. Le Goff”,”STMED-111-FSD”
“ROMAGNOSI Domenico CATTANEO Carlo FERRARI Giuseppe; a cura di Ernesto SESTAN”,”Opere di Giandomenico Romagnosi Carlo Cattaneo Giuseppe Ferrari.”,”Contiene lo scritto di Carlo CATTANEO “”Dell’ India antica e moderna”” (pag 783-826).”,”TEOP-139″
“ROMAGNOSI Gian Domenico, a cura di Ettore E. ALBERTONI”,”I tempi e le opere di Gian Domenico Romagnosi. Scritti politici.”,”‘Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) è stato un giurista, filosofo ed economista italiano, noto per i suoi contributi nel campo del diritto e della filosofia politica. Nato l’11 dicembre 1761 a Salsomaggiore Terme, Romagnosi studiò presso il Collegio Alberoni di Piacenza e si laureò in Giurisprudenza all’Università di Parma nel 1786. Dopo un breve periodo come notaio, si dedicò alla carriera accademica e alla ricerca scientifica. Romagnosi è famoso per i suoi lavori sulla teoria del diritto penale e per i suoi scritti rivoluzionari come “”Genesi del diritto penale”” (1791) e “”Cosa è eguaglianza”” (1792)¹. Nel 1802, condusse esperimenti che anticiparono la scoperta dell’elettromagnetismo, anche se i suoi risultati non furono inizialmente riconosciuti dalla comunità scientifica. Durante la sua carriera, Romagnosi insegnò in diverse università italiane, tra cui Parma, Pavia e Milano. Fu anche coinvolto nella revisione del codice di procedura penale e fondò il “”Giornale di giurisprudenza universale”” nel 1811. Morì l’8 giugno 1835 a Milano, lasciando un’importante eredità intellettuale che influenzò molti studiosi successivi, tra cui Carlo Cattaneo’ (copil.)”,”TEOP-005-FMB”
“ROMAINS Jules BAUER BENN BRECHT BROCH HERRMANN-NEISSE HEYM KASCHNITZ LASKER-SCHÜLER LE-FORT LERSCH LOERKE SCHNACK TRAKL ZUCKMAYER ALDINGTON AUDEN DAY LEWIS FLINT KEYES LEWIS MACNEICE OWEN READ ROSENBERG SASSOON SOUTAR SPENDER THOMAS DYLAN THOMAS EDWARD APOLLINAIRE ARAGON ARCOS BERNARD BOUCHER ELUARD GOLL MICHAUX PEGUY PEREYROL ROMAINS SUPERVIELLE VILDRAC, scritti di; appendice biografica a cura di DEPPE Wolfgang G. MIDDLETON Christopher”,”Ohne Hass und Fahne. No Hatred and no Flag. Sans haine et sans drapeau. Kriegsgedichte des 20. Jahrhunderts. War Poems of the 20 th Century. Poemes de guerre au XXe siecle.”,”Scritti di ROMAINS Jules BAUER BENN BRECHT BROCH HERRMANN-NEISSE HEYM KASCHNITZ LASKER-SCHÜLER LE-FORT LERSCH LOERKE SCHNACK TRAKL ZUCKMAYER ALDINGTON AUDEN DAY LEWIS FLINT KEYES LEWIS MACNEICE OWEN READ ROSENBERG SASSOON SOUTAR SPENDER THOMAS DYLAN THOMAS EDWARD APOLLINAIRE ARAGON ARCOS BERNARD BOUCHER ELUARD GOLL MICHAUX PEGUY PEREYROL ROMAINS SUPERVIELLE VILDRAC”,”QMIx-113″
“ROMANATO Giampaolo”,”L’Africa Nera fra Cristianesimo e Islam. L’esperienza di Daniele Comboni (1831-1881).”,”Giampaolo Romanato è nato a Rovigo e risiede a Padova nella cui università insegna Storia della Chiesa.”,”AFRx-005-FFS”
“ROMANELLI Guido”,”Nell’Ungheria di Bela Kun e durante l’occupazione militare romena. La mia missione, maggio – novembre 1919.”,” Contiene: Foto 1° maggio. Monumento allegorico in piazza del parlamento (pag 64) Foto 1° maggio 1919. I Commissari del popolo Bokanyi Desiderio e Giacobbe Weltner assistono al corteo celebrativo davanti al monumento (pag 65) Foto 1° maggio. Corteo. (pag 80) Foto 1° maggio. Monumento celebrativo del primo maggio in piazza Baross. (pag 80) Foto: Maggio 1919 comizio del Commissario del popolo Giuseppe Pogany davanti al parlamento di Budapest. (pag 128) Foto: Manifesto di Lenin e altri manifesti che esortano il proletariato all’insurrezione e imprecano contro i briganti internazionali della pace e per l’internazionalismo (pag 192) Altri manifesti : mitragliatrici dell’ esercito rosso (pag 368) Foto: Seduata del soviet nella sala del Parlamento (giugno 1919) (pag 384) segue artiglieria rossa “”Tra i visitatori italiani che vidi in quei giorni a Budapest, ricordo che soltanto l’on. Maffi si espresse piuttosto rudemente con Kun Béla, dicendogli schietto il suo pensiero, che, cioè quella rivoluzione così condotta sarebbe riuscita più dannosa che benefica alla causa delle classi diseredate. Kun Béla ne rimase talmente offeso nel suo amor proprio che – a quanto mi dissero – ne fece oggetto di una comunicazione recriminatoria alla direzione del partito socialista italiano””. (pag 143)”,”MUNx-059″
“ROMANELLI Raffaele direttore, comitato direttivo: Enrico ALLEVA Alberto MELLONI Adriano PROSPERI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Lorenzo BIANCONI Italo BIROCCHI Francesco CAGLIOTI Amedeo QUONDAM; collaboratori del settantaseiesimo volume: Marco DE-NICOLO’ Luigi MASCILLI MIGLIORINI Paolo MATTERA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 76. Montauti – Morlaiter.”,”Collaboratori del settantaseiesimo volume: Marco DE-NICOLO’ Luigi MASCILLI MIGLIORINI Paolo MATTERA Luciano SEGRETO Giuseppe SIRCANA e altri”,”REFx-R-076″
“ROMANELLI Raffaele direttore, comitato direttivo: Enrico ALLEVA Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Alberto MELLONI Adriano PROSPERI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI; collaboratori del settantasettesimo volume: Aldo AGOSTI Gabriella AIRALDI Mauro CANALI Guido CRAINZ Piero CRAVERI Luisi PASSERINI Luciano Giorgio RODANO Luciano SEGRETO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 77. Morlini – Natolini.”,”Collaboratori del settantasettesimo volume: Aldo AGOSTI Gabriella AIRALDI Mauro CANALI Guido CRAINZ Piero CRAVERI Luisi PASSERINI Giorgio RODANO Luciano SEGRETO e altri”,”REFx-R-077″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Pietro CORSI Alberto MELLONI Adriano PROSPERI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI; collaboratori del settantottesimo volume: Umberto LEVRA Stefano RODOTA’ Luciano SEGRETO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 78. Natta – Nurra.”,”Collaboratori del settantottesimo volume: Umberto LEVRA Stefano RODOTA’ Luciano SEGRETO e altri Per voce Nerbini (editore) rimandano a http://www.treccani.it”,”REFx-R-078&#8243;
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Gilberto CORBELLINI; collaboratori del settantanovesimo volume: Arianna ARISI ROTA Giovanni ASSERETO Pellegrino CAPALDO Alberto MELLONI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 79. Nursio – Ottolini Visconti.”,”Collaboratori del settantanovesimo volume: Arianna ARISI ROTA Giovanni ASSERETO Pellegrino CAPALDO Alberto MELLONI e altri”,”REFx-R-079″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Italo BIROCCHI Fulvio CONTI Gilberto CORBELLINI; collaboratori dell’ottantesimo volume: Franco ANDREUCCI Francesco PAPADIA Massimo TEODORI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 80. Ottone I – Pansa.”,”Collaboratori dell’ottantesimo volume: Franco ANDREUCCI Francesco PAPADIA Massimo TEODORI e altri”,”REFx-R-080″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantunesimo volume: Paolo DELEGU Mimmo FRANZINELLI Alberto MELLONI Giuseppe PARLATO Giovanni SCIROCCO Gianni VATTIMO e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 81. Pansini – Pazienza.”,”Collaboratori dell’ottantunesimo volume: Paolo DELEGU Mimmo FRANZINELLI Alberto MELLONI Giuseppe PARLATO Giovanni SCIROCCO Gianni VATTIMO e altri”,”REFx-R-081″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantaduesimo volume: Riccardo FAUCCI Umberto LEVRA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 82. Pazzi – Pia.”,”Collaboratori dell’ottantaduesimo volume: Riccardo:FAUCCI Umberto LEVRA Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-082″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantatreesimo volume: Eva CECCHINATO Pietro CORSI Andrea LANDOLFI Maurizio RIDOLFI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 83. Piacentini – Pio V.”,”Collaboratori dell’ottantatreeesimo volume: Eva CECCHINATO Pietro CORSI Andrea LANDOLFI Maurizio RIDOLFI e altri”,”REFx-R-083″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantaquattresimo volume: Enrico GALAVOTTI Sergio LUZZATTO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MELLONI Giuseppe MONSAGRATI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 84. Pio VI – Ponzo.”,”Collaboratori dell’ottantaquattresimo volume: Fulvio CONTI Enrico GALAVOTTI Sergio LUZZATTO Francesco MARGIOTTA BROGLIO Alberto MELLONI Giuseppe MONSAGRATI Carmine PINTO e altri Luigi Guido Podrecca già militante del PSI, anticlericale fondatore di un settimanale di satira politica ‘L’asino’ (assieme a Galantara). Durante la guerra si sposta su posizioni nazionaliste, interrompe la collaborazione con l’Asino e aderisce al fascismo. Scriverà sul Popolo d’Italia e farà il propagandista e il conferenziere del fascismo. Morirà a New York nel 1923.”,”REFx-R-084″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Fulvio CONTI Marco Enrico MENDUNI MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 85. Ponzone – Quercia.”,”Collaboratori dell’ottantacinquesimo volume: Giovanni ASSERETO Fulvio CONTI Marco Enrico MENDUNI MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-085″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantaseisimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Anna BISCEGLIA Corrado MALANDRINO Luigi MASCILLI MIGLIORINI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 86. Querenghi – Rensi.”,”Collaboratori dell’ottantaseisimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Anna BISCEGLIA Corrado MALANDRINO Luigi MASCILLI MIGLIORINI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-086″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantasettesimo volume: Marco ALBERTARO Pierluigi CIOCCA Umberto LEVRA Paolo MALANIMA Francesco SURDICH Giovanni TEODORI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 87. Renzi – Robortello.”,”Collaboratori dell’ottantasettesimo volume: Marco ALBERTARO Pierluigi CIOCCA Umberto LEVRA Paolo MALANIMA Francesco SURDICH Giovanni TEODORI e altri”,”REFx-R-087″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantasettesimo volume: Maurice AYMARD Mauro CANALI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 88. Robusti – Roverella.”,”Collaboratori dell’ottantottesimo volume: Maurice AYMARD Mauro CANALI Luciano SEGRETO Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-088″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori dell’ottantanovesimo volume: Sandro BERTELLI Eva CECCHINATO Andrea CIAMPANI Piero CRAVERI Angelo D’ORSI Paolo POMBENI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 89. Rovereto – Salvemini.”,”Collaboratori dell’ottantanovesimo volume: Sandro BERTELLI Eva CECCHINATO Andrea CIAMPANI Piero CRAVERI Angelo D’ORSI Paolo POMBENI e altri”,”REFx-R-089″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori del novantesimo volume: Maria CONFORTI Elisabetta CORSI Pietro CORSI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 90. Salvestrini – Saviozzo da Siena.”,”Collaboratori del novantesimo volume: Maria CONFORTI Elisabetta CORSI Pietro CORSI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-090″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Vito LORE’ Berardo PIO; redazione enciclopedica: Monica TRECCA; collaboratori del novantunesimo volume: Aldo AGOSTI Marco ALBERTARO Francesco BETTARINI Laura CASELLA Mariadelaide CUOZZO Giovanni DE-LUNA Carlo DE-MARIA Giuseppe GALZERANO Nicola LABANCA Paolo MALANIMA Andrea MERLOTTI Marco MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 91. Savoia – Semeria.”,”Collaboratori del novantunesimo volume: Aldo AGOSTI Marco ALBERTARO Francesco BETTARINI Laura CASELLA Mariadelaide CUOZZO Giovanni DE-LUNA Carlo DE-MARIA Giuseppe GALZERANO Nicola LABANCA Paolo MALANIMA Andrea MERLOTTI Marco MONDINI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-091″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; collaboratori del novantaduesimo volume: Giovanni AGOSTI Franco AMATORI Claudio AZZARA Mauro CANALI Eva CECCHINATO Sheyla MORONI Gerardo NICOLOSI Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 92. Semino – Sisto IV.”,”Collaboratori del novantaduesimo volume: Giovanni AGOSTI Franco AMATORI Claudio AZZARA Mauro CANALI Eva CECCHINATO Sheyla MORONI Gerardo NICOLOSI Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-092″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantatreesimo volume: Renata AGO Pier Luigi BALLINI Eva CECCHINATO Angelo D’ORSI Alexander HÖBEL Umberto LEVRA Nicola LABANCA Nerio NALDI Francesco SURDICH Albertina VITTORIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 93.”,”Collaboratori del novantatreesimo volume: Renata AGO Pier Luigi BALLINI Eva CECCHINATO Angelo D’ORSI Alexander HÖBEL Umberto LEVRA Nicola LABANCA Nerio NALDI Francesco SURDICH Albertina VITTORIA e altri”,”REFx-R-093″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantaquattresimo volume: Arianna ARISI ROTA Marco ALBERTARIO Mauro CANALI Pietro CORSI Paolo DELOGU Francesco MALGERI Marco MONDINI Alessandro RONCAGLIA Luciano SEGRETO Marco SORESINA Francesco SURDICH”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 94. Stampa – Tarantelli.”,”Collaboratori del novantaquattresimo volume: Arianna ARISI ROTA Marco ALBERTARIO Mauro CANALI Pietro CORSI Paolo DELOGU Francesco MALGERI Marco MONDINI Alessandro RONCAGLIA Luciano SEGRETO Marco SORESINA Francesco SURDICH”,”REFx-R-094″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantacinquesimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Arianna ARISI ROTA David BIDUSSA Eva CECCHINATO Giorgio LA-MALFA Simone Umberto LEVRA NERI SERNERI”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 95. Taranto – Togni.”,”Collaboratori del novantacinquesimo volume: Aldo AGOSTI Franco ANDREUCCI Arianna ARISI ROTA David BIDUSSA Eva CECCHINATO Giorgio LA-MALFA Simone Umberto LEVRA NERI SERNERI”,”REFx-R-095″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; responsabile produzione editoriale Gerardo CASALE; collaboratori del novantaseisimo volume: Arianna ARISI ROTA Giuseppe BERTA Marco BRESCIANI Fabio DEI Giancarlo GARFAGNINI Mattia GRANATA Aldo GRASSO Matteo PRETELLI Claudio RABAGLINO Gabriele SCALESSA Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 96. Toja – Trivelli.”,”Collaboratori del novantaseisimo volume: Arianna ARISI ROTA Giuseppe BERTA Marco BRESCIANI Fabio DEI Giancarlo GARFAGNINI Mattia GRANATA Aldo GRASSO Matteo PRETELLI Claudio RABAGLINO Gabriele SCALESSA Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-096″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; collaboratori del novantasettesimo volume: Arianna ARISI ROTA Mauro CANALI Stefano COLANGELO Riccardo FAUCCI Paola GUGLIELMOTTI Elena PAPADIA Roberto PERTICI Gaspare POLIZZI Luciano Claudio RABAGLINO SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesca SOFIA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 97. Trivulzo – Valeri.”,”Collaboratori del novantasettismo volume Arianna ARISI ROTA Mauro CANALI Stefano COLANGELO Riccardo FAUCCI Paola GUGLIELMOTTI Elena PAPADIA Roberto PERTICI Gaspare POLIZZI Luciano Claudio RABAGLINO SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesca SOFIA Francesco SURDICH e altri”,”REFx-R-097″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; collaboratori del novantottesimo volume: Barbara AGOSTI Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Giovanni CHIODI Fulvio CONTI Fabrizio DELLA-SETA Antonio MAGLIULO Carla RICCARDI Giovanni SCIROCCO Luciano SEGRETO Paolo SODDU Marco SORESINA Francesco SURDICH e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 98. Valeriani – Verra.”,”Collaboratori del novantottesimo volume: Barbara AGOSTI Franco AMATORI Giovanni ASSERETO Giovanni CHIODI Fulvio CONTI Fabrizio DELLA-SETA Antonio MAGLIULO Carla RICCARDI Giovanni SCIROCCO Luciano SEGRETO Paolo SODDU Marco SORESINA Francesco SURDICH”,”REFx-R-098″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; Collaboratori del novantanovesimo volume:Andrea BATTISTINI Virna BRIGATTI Alberto CAVAGLION Fabio DEI Mauro MORETTI Francesco SURDICH Marino ZABBIA e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 99. Verrazzano – Vittorio Amedeo III.”,”Collaboratori del novantanovesimo volume:Andrea BATTISTINI Virna BRIGATTI Alberto CAVAGLION Fabio DEI Mauro MORETTI Francesco SURDICH Marino ZABBIA e altri”,”REFx-R-099″
“ROMANELLI Raffaele direttore scientifico, comitato di direzione scientifica: Lorenzo BIANCONI Francesco CAGLIOTI Michele CILIBERTO Pietro CORSI Alberto MELLONI Amedeo QUONDAM Gian Maria VARANINI Maria Antonietta VISCEGLIA, consulenti scientifici: Franco AMATORI Emmanuel BETTA Italo BIROCCHI Antonio CLERICUZIO Maria CONFORTI Daniela FELISINI Vito LORE’ Berardo PIO; Collaboratori del centesimo volume: Sergio ABRUZZESE Daniela ANGELUCCI Enrico ARTIFONI Francesco BELLO Mauro CANALI Paolo COLOMBO Roberto DULIO Lucio FREGONESE Gialuca FRUCI Roberto PERTICI Salvatore RITROVATO Luciano SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH Fabrizio VISTOLI e altri”,”Dizionario biografico degli italiani. Volume 100. Verrazzano – Vittorio Amedeo III.”,”Collaboratori del centesimo volume: Sergio ABRUZZESE Daniela ANGELUCCI Enrico ARTIFONI Francesco BELLO Mauro CANALI Paolo COLOMBO Roberto DULIO Lucio FREGONESE Gialuca FRUCI Roberto PERTICI Salvatore RITROVATO Luciano SEGRETO Giovanni SCIROCCO Francesco SURDICH Fabrizio VISTOLI e altri”,”REFx-R-100″
“ROMANI Mario”,”Storia economica d’ Italia. Nel secolo XIX, 1815-1882.”,”ROMANI Mario (1917-1975) ha insegnato storia economica all’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dal 1948 sino alla morte. La sua ricerca si è indirizzata allo studio dell’ esperienza lombarda: L’ agricoltura in Lombardia dall’età delle riforme al 1859′ ecc. L’ Italia si indebita fin dalla sua unificazione. “”Che il ricorso all’ espansione del pubblico indebitamento rappresentasse (in piena continuità con la politica del Caovur), una scelta tanto agevole quanto ben accetta al risparmio interno ed estero desideroso di impieghi tradizionali, per far fronte alle eccezionali esigenze finanziarie connesse al raggiungimento dell’ unità politica e dell’ indipendenza nazionale, risulta con grande evidenza: la necessità politica, economica e finanziaria di dare piena garanzia ai portatori del grosso debito ereditato dal Regno Sardo e dei debiti degli altri ex-Stati, faceva tutt’ uno con la necessità di offrire allettanti prospettive di sicurezza ai potenziali sottoscrittori delle previste, nuove emissioni dello Stato unitario. Il 12 giugno 1861, Bettino Ricasoli afferma nel suo discorso d’ investitura alla Camera dei deputati come successore del Cavour alla presidenza del Consiglio dei ministri: “”Prima cura del Governo, anzi suo primo debito adunque sarà di proseguire con alacrità indefessa l’ armamento nazionale. Le somme necessarie agli apparecchi militari, quelle pure necessarie al compimento delle grandi opere pubbliche, dalle quali deve svolgersi la potenza economica della nazione, non possono raccogliersi con le imposte. Voi, o signori, siete chiamati a votare una legge che autorizzi il Governo a contrarre un prestito, col quale far fronte alle necessità presenti””.”” (pag 214-215)”,”ITAE-163″
“ROMANIELLO Lucia a cura saggi di Franco DELLA-PERUTA, Luisa CETTI, Giovanni LUSERONI, Gerhard KUCK, Luciano AGUZZI, Gian Mario BRAVO, Paolo FAVILLI, Salvo MASTELLONE, Giovanna ANGELINI, Nicola DEL-CORNO, Delia FRIGESSI, Massimo GANCI, Giorgio SPINI, Renato ZANGHERI, Giampiero BERTI”,”Le radici del socialismo italiano. Atti del Convegno Milano 15-16-17 novembre 1994.”,”Contiene tra l’altro i saggi: – Gerhard KUCK, La diffusione di socialismo e comunismo nella rivoluzione del ’48. Un confronto tra Italia e Germania – Gian Mario BRAVO, Marx, marxismo e socialismo – Paolo FAVILLI, Perché il marxismo? L’esperienza italiana nell’Ottocento – Renato ZANGHERI, Socialismo e anarchismo “”La vera diffusione del marxismo comincia più tardi. E’ collegata agli effetti della Comune, tradotti in chiave italiana non solo dalle polemiche di Mazzini con Marx ma anche dalle risposte di Engels e dal rilievo assunto, nella volgarizzazione dei temi engelsiani, dapprima da un personaggio quale Enrico Bignami, poi da altri intermediari, che tengono conto di ciò che di nuovo sta avvenendo nel panorama internazionale. Così accade dopo il congresso di Gotha (1875) di fondazione del Partito operaio socialista di Germania, quindi con la reazione – che porta alla crescita nonostante le persecuzioni – alle leggi antisocialiste bismarckiane a partire dal ’78, che contrariamente al loro intento originario favoriscono la coesione e lo sviluppo della socialdemocrazia tedesca e di riflesso il suo influsso sul movimento operaio europeo e specie sul mondo sociale e del lavoro italiano. Altrettanto decisive sono le attività di divulgazione – più che non di propaganda o di impegno ideale – di testi marx-engelsiani a opera di socialisti ‘non’ marxisti (eccelle ancora Cafiero) o di epigoni convinti, fra cui è soprattutto da ricordare per la sua azione di traduttore e di propagandista Pasquale Martignetti, cui seguiranno a fine secolo nella militanza le riviste e le attività di Turati. Ma qui comincia la vicenda dei rapporti fra il marxismo e il movimento socialista organizzato in Italia, con i suoi chiaroscuri, le sue contraddizioni, le sue debolezze, ma anche con la grandiosità delle sue certezze e delle sue aspettative, le sue generosità, il suo apostolato emancipatorio. (…) Non è il caso di tornare a discutere sul protomarxismo rispettivamente libertario o evoluzionista di Cafiero o di Bignami, oppure sul marxismo assestato di Labriola o su quello superficiale ma più incisivo di Filippo Turati e di tanti altri eminenti, e meno eminenti, intellettuali, che al volgere del secolo XIX e negli albori del XX all’insegnamento dichiarano di richiamarsi. Invero, ciò ch’essi definiscono marxismo (fa eccezione Labriola) non è altro che positivismo ammantato di darwinismo sociale e di industrialismo operaista, introdotto in Italia attraverso la via intellettuale (per lo più accademica) di Compte-Spencer da una lato e di Kautsky, più che non di Engels, da un altro”” (pag 142-143) [Gian Mario Bravo, ‘Marx, marxismo e socialismo’ (in) ‘Le radici del socialismo italiano. Atti del Convegno Milano 15-16-17 novembre 1994’, Edizioni del Comune di Milano, Milano, 1997, a cura di Lucia Romaniello]”,”MITS-013-FV”
“ROMANO Ruggiero a cura; saggi di DEWERPE A. SAPELLI G. COLOMBO U. PARIS R. ROMANO R. FEDERICO G. QUIRINO P. DE-BERNARDI A. BOTTIGLIERI B.”,”Storia dell’ economia italiana. III. L’età contemporanea.”,”Ruggiero Romano, l’annalista d’Italia. La scomparsa del grande storico che fu regista della Storia d’Italia e dell’Enciclopedia Einaudi di Clemente Ancona Ruggiero Romano è morto la notte scorsa a Parigi, all’ospedale americano di Neully, dove era ricoverato da quelche tempo. Era nato a Fermo in provincia di Ascoli nel 1923 e aveva insegnato alla Sorbona e alla «Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales».In precedenza aveva insegnato a Pisa e a Firenze e si era formato alla scuola di Delio Cantimori e di Federico Chabod. Aveva legato la sua fama presso il grande pubblico alla monumentale «Storia d’Italia Einaudi», curata assieme allo storico Corrado Vivanti. Esordì con studi dedicati alla cultura rinascimentale e a Leon Battista Alberti. In seguito si è concentrato sulla storia economica, confrontandosi con la lezione delle «Annales», in particolare con Bloch e Braudel. Il primo dei cinque volumi della «Storia d’Italia» uscì nel 1972 e l’opera fu completata nel 1976. Ancora in corso sotto la sua regia la «Storia d’Italia Annali», con 17 volumi pubblicati, Ha curato anche l’«Enciclopedia» Einaudi, e fondamentale rimane la sua »Storia economica italiana». Oltre a studi sui «conquistadores» ha pubblicato nel 1994 «Paese Italia» (Donzelli) Unità 6 January 2002 pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 27) nella sezione “”Cultura”””,”ITAE-005″
“ROMANO Sergio”,”Disegno della storia d’ Europa. Dal 1789 al 1989. Trionfo, morte e resurrezione degli Stati nazionali.”,”Le nazioni e le armi: dalla rivoluzione alla restaurazione, rivoluzioni 1830 e 1848, nascita degli Stati ‘plebiscitari’ FR IT GERM, l’era di BISMARCK, l’EU in colonia, crisi ai confini dell’EU, guerre mondiali, nazismo, ritorno degli imperi e repressione dei nazionalismi, dissoluzione URSS.”,”EURx-028″
“ROMANO Sergio”,”Lettera a un amico ebreo.”,”ROMANO dice che il ‘genocidio’ degli ebrei è un genere bibliografico che invece di spegnersi lentamente negli anni va accrescendosi. Nel libro ‘L’olocausto nella storia’ Michael R. MARRUS afferma che una bibliografia selettiva recente elenca quasi 2 mila volumi in molte lingue e quasi 10 mila pubblicazioni solo su Auschwitz. Questi dati risalgono al 1987. Su Internet, collegandosi con Amazon. com, una libreria informatica, vengono offerti ai propri clienti un milione e mezzo di titoli. I libri che contengono la parola ‘olocausto’ sono oltre mille:”,”EBRx-001″
“ROMANO Sergio”,”La Francia dal 1870 ai nostri giorni.”,”Sergio ROMANO è nato a Vicenza nel 1929. Ha studiato a Milano e a Chicago. Dopo essere stato giornalista in Italia e all’estero è divenuto diplomatico di carriere. Quindi ha ripreso la professione di giornalista come editorialista de ‘La Stampa’ e del ‘Corriere’ e di saggista. Tra i suoi primi lavori: ‘Storia d’Italia dal Risorgimento ai nostri giorni’ (Milano, 1978), ‘Giuseppe Volpi, industria e finanza tra Giolitti e Mussolini’ (Milano, 1979) e ‘Italie’ (Parigi, 1979).”,”FRAV-010″
“ROMANO Sergio”,”Giuseppe Volpi. Industria e finanza tra Giolitti e Mussolini.”,”Venezia e Balcani, battaglia energia, Porto Marghera, Ferrovie, 1° GM, Elettricità e siderurgia, Governatore in colonie, debiti di guerra, difesa lira, multinazionale italiana, Confindustria e regime fascista, Italia e Germania alleati concorrenti, fine regime e fine uomo. Sergio ROMANO (Vicenza 1929) dopo essere stato giornalista in Italia e all’estero è entrato in diplomazia e ha passato lunghi periodi alle ambasciate di Londra e Parigi. Ha pubblicato una biografia di CRISPI (1973), una storia della guerra italo-turca (‘La quarta sponda’, MILANO. 1977) e una ‘Histoire de l’Italie du Risorgimento à nos jours’ (PARIS. 1977) apparso in italiano nel 1978.”,”ITAE-016″
“ROMANO Sergio”,”Confessioni di un revisionista. Uno sguardo sul secolo dopo la morte delle ideologie.”,”Nella primavera del 1998 una breve introduzione di Sergio ROMANO a un libro di memorie di Edgardo SOGNO e Giuliano BONFANTE sulla guerra civile spagnola ha scatenato molte polemiche. Con la ‘fine delle ideologie’ l’A ha voluto farsi portavoce di una visione nuova, finalmente obiettiva della storia libera da interpretazioni faziose. Questa visione di tutto il secolo (dalla 1° GM ad oggi) viene esposta in questo libro prendendo spunto dalla guerra di Spagna. ROMANO cita i libri di BERNANOS, Ludovico GARRUCCIO (INCISA DI CAMERANA) e Frane BARBIERI. ecc.. Tesi: FRANCO autoritario ma non fascista”,”MSPG-038 RAIx-059″
“ROMANO Sergio”,”La quarta sponda. La guerra di Libia 1911 – 1912.”,”Sergio ROMANO è nato a Vicenza nel 1929. Ha praticato il giornalismo in Italia e all’estero ed è oggi diplomatico di carriera. Ha pubblicato tra l’altro ‘Crispi, progetto per una dittatura’ (BOMPIANI, 1973).”,”ITQM-029″
“ROMANO Sergio BOSWORTH Richard J.B. a cura; saggi di SERRA MINNITTI SEGRE’ KNOX DE-CECCO MIGONE POLLARD VIGEZZI SETON-WATSON”,”La politica estera italiana 1860-1985.”,”saggi: SERRA MINNITTI SEGRE’ KNOX DE-CECCO MIGONE POLLARD VIGEZZI SETON-WATSON R.J.B. BOSWORTH insegna storia nella Univ of Western Australia. Studioso della politica estera italiana, ha pubblicato su questo tema due importanti volumi: ‘Italy, the least of the great powers: Italian foreign policy before the First World War’ (1979) ( tradotto in IT come ‘La politica estera dell’Italia giolittiana’, EDITORI RIUNITI, 1985) e ‘Italy and the approach of the First World War’ (1983).”,”ITQM-032″
“ROMANO Sergio”,”Storia d’ Italia dal Risorgimento ai nostri giorni.”,”Sergio ROMANO (Vicenza, 1929) ha studiato a Milano e a Chicago. Dopo essere stato giornalista in Italia e all’estero è divenuto diplomatico di carriera. Ha pubblicato una biografia di Crispi, ‘Crispi, progetto per una dittatura’ (1973) e una storia della guerra italo-turca (‘La quarta sponda’, 1977).”,”ITAB-021″
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. 1. L’ unità italiana e la Prima Internazionale 1861-71.”,”Aldo Romano è nato a Napoli nel 1909. Ordinario di storia nei licei e libero docente di storia moderna dal 1943, si è occupato soprattutto di storia del movimento e dell’ ideologia socialista. Dopo aver pubblicato nel 1931 studi sul pensiero e l’ azione socialista in Italia nel XIX secolo, e in particolare su Carlo PISACANE, ha dato alle stampe volumi e saggi vari, e, dal ’54-55 i primi volumi della ‘Storia del movimento socialista in Italia’ basata su ricerche in archivi italiani e stranieri. Collabora a ‘Civiltà moderna’, ‘Rassegna storica del socialismo’, ‘Rivista storica italiana’ e ‘Rivista storica del socialismo’.”,”MITS-117″
“ROMANO Luca”,”Il risveglio del drago. La nuova Cina sfida l’ Occidente: è possibile un capitalismo comunista?”,”Luca ROMANO è nato in Austria nel 1955 e da allora non ha una dimora fissa. Ha vissuto a Parigi, New York, Pechino, Bonn, Mosca. E’ stato testimone in Cina delle riforme di DENG XIAO-PING e degli effetti impressionanti dell’ apertura all’ esterno. Ha lavorato per il ‘Giornale’ di MONTANELLI. Attualmente vive e lavora a Londra.”,”CINx-079″
“ROMANO Ruggiero a cura; saggi di A.P. USHER G. OSTROGORSKY W. ABEL A. DIECK E. J. HAMILTON M.J. ELSAS G. PARENTI C. VERLINDEN J. CRAEYBECKX E. SCHOLLIERS S. HOSZOWSKI J. MEUVRET W.S. SACHS E.W. GILBOY P. VILAR C. VIVANTI W. KULA V.N. JAKOVCEVSKIJ C.E. LABROUSSE L. EINAUDI A.V. JUDGES R. BAEHREL”,”I prezzi in Europa dal XIII secolo a oggi. Saggi di storia dei prezzi raccolti e presentati da Ruggiero Romano.”,”Saggi di A.P. USHER G. OSTROGORSKY W. ABEL A. DIECK E. J. HAMILTON M.J. ELSAS G. PARENTI C. VERLINDEN J. CRAEYBECKX E. SCHOLLIERS S. HOSZOWSKI J. MEUVRET W.S. SACHS E.W. GILBOY P. VILAR C. VIVANTI W. KULA V.N. JAKOVCEVSKIJ C.E. LABROUSSE L. EINAUDI A.V. JUDGES R. BAEHREL”,”EURE-012″
“ROMANO Salvatore F. GIUSTI Renato CASTAGNOLI Clara VERONA Aronne RONCHI Mario RAFFAELLI Guido RAGIONIERI Ernesto MORI Giorgio GUERRINI Libertario SANTARELLI Enzo MOLINELLI Raffaele BELLINI Luigi CARACCIOLO Alberto CICERCHIA Carlo LIMITI Diamante LAVEGLIA Pietro RENDA Francesco, scritti di”,”Origini e prime linee di sviluppo del movimento contadino in Italia.”,”Collaborano al volume FERRI Franco ROMANO Salvatore F. GIUSTI Renato CASTAGNOLI Clara VERONA Aronne RONCHI Mario RAFFAELLI Guido RAGIONIERI Ernesto MORI Giorgio GUERRINI Libertario SANTARELLI Enzo MOLINELLI Raffaele BELLINI Luigi CARACCIOLO Alberto CICERCHIA Carlo LIMITI Diamante LAVEGLIA Pietro RENDA Francesco.”,”MITS-180″
“ROMANO Sergio”,”Histoire de l’ Italie du Risorgimento à nos jours.”,”””Un fenomeno simile si produce sul piano culturale, ma con una circostanza aggravante: mentre i gruppi al di fuori del sistema di Giolitti elaborano rapidamente una cultura propria, il blocco politico giolittiano fu incapace di far nascere un blocco culturale e intellettuale”” … “”””la cultura dell’ era giolittiana era fortemente antigiolittiana””””. (pag 136)”,”ITAA-058″
“ROMANO Salvatore F.”,”Le classi sociali in Italia. Dal Medioevo all’ età contemporanea.”,”Salvatore Francesco ROMANO, docente di storia moderna all’ Università di Trieste ha al suo attivo numerosi saggi su problemi filosofici e letterari, e studi storici sul Risorgimento, il movimento operaio e l’ età contemporanea (‘Momenti del risorgimento in Sicilia’, Storia dei Fasci Siciliani’). Ha pubblicato pure una biografia di Antonio GRAMSCI. “”Se da un lato però Dante può essere considerato, con qualche paradossale esagerazione, come fece Engels, il primo poeta della borghesia; non si può dire che nello stesso periodo fosse l’ insieme dei ceti borghesi ad ascendere stabilmente sul piano politico, a divenire cioè un’ unica classe politica”” (pag 112)”,”ITAS-064″
“ROMANO Sergio”,”Il rischio americano. L’ America imperiale, l’ Europa irrilevante.”,”ROMANO (Vicenza, 1929) ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e, per alcuni anni, all’ Università Bocconi di Milano. “”La parola “”rivoluzione”” non è eccessiva. In Vietnam le forze armate americane avevano capito che la democrazia degli Stati Uniti non tollera la morte dei propri soldati e non è disposta a sostenere l’ impegno di una guerra sanguinosa. Se ne accorsero soprattutto i maggiori e i colonnellli- Clark, Powell, Schwarzkof, Franks- che avevano comandato truppe in azione e partecipato ai combattimenti. (…). Quando divennero generali e salirono ai vertici delle forze armate, furono tra i primi a comprendere che la cibernetica, i satelliti, i sensori, il laser e le loro applicazioni avrebbero rivoluzionato gli arsenali e il campo di battaglia. Da allora non vi è arma americana, dal fucile al cannone, dall’ elicottero all’ aereo, alla bomba al missile che non sia stata rinnovata e “”digitalizzata””. (pag 32-33)”,”RAIx-134″
“ROMANO Ruggiero”,”Opposte congiunture. La crisi del Seicento in Europa e in America.”,”Ruggiero ROMANO è nato a Fermo nel 1923. E’ titolare della cattedra di problemi e metodi di storia economica della Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi fin dal 1952. Ha scritto numerosi lavori di storia economica dell’ età moderna, sulla circolazione di merci, sul commercio marittimo, sui prezzi e le loro oscillazioni nel contesto europeo e mediterraneo. Ha studiato anche il Nuovo Mondo. Per l’ Einaudi ha dato vita ad opere collettanee quali la Storia d’ Italiea e l’ Enciclopedia Einaudi. “”Per comprendere questo insieme di fenomeni, occorre fare un salto indietro di alcuni secoli. Occorre ritornare alla crisi del XIV secolo e alla sua conclusione. La crisi, che aveva colpito tutta l’ Europa, non aveva avuto gli stessi effetti su tutti i paesi. Alla fine della crisi, diciamo a metà del XV secolo, in Inghilterra il potere feudale ha ormai perduto una buona parte dei suoi artigli: altrove, è ancora forte. Ed è del tutto normale che la “”rivoluzione borghese”” del 1640-49 abbia avuto luogo in Inghilterra e non altrove. Altrove, non avrebbe potuto aver luogo. Altrove, non poteva esserci che una “”rifeudalizzazione””. (pag 56)”,”ECOI-118″
“ROMANO Ruggiero”,”Colombo.”,”(…)”” il Portogallo diventerà, durante quasi dieci anni, la sua residenza. E’ in questa terra che il giovane Colombo entra in contatto con navigatori già abituati a vivere in dimensioni più ampie di quelle mediterranee; protesi da tempo verso scoperte terrestre (in Africa) e marinare insieme, nelle quali hanno cominciato da tempo ad inoltrarsi; forniti di buone basi cartografiche; muniti di strumenti di navigazione, scafi, velature, concepiti proprio in funzione di queta sete di spazi. Non che tutto fosse nuovo per lui (…)”” (pag 20)”,”BIOx-061″
“ROMANO Sergio”,”Giovanni Gentile. La filosofia del potere.”,”””Con lo scoppio della guerra quindi, Gentile si vide spinto ad assumere una nuova funzione. Se alla fine degli anni dieci, grazie al giornalismo culturale della Voce e alla risonanza del suo insegnamento universitario, egli era uscito dalla cerchia ristretta degli studi filosofici per partecipare al più vasto dibattito culturale italiano, nel 1915, grazie alla guerra, egli s’ inserì nel dibattito politico e civile.”” (pag 154)”,”ITAF-151″
“ROMANO Ruggiero TENENTI Alberto”,”Storia Universale Feltrinelli. Vol 12. Alle origini del mondo moderno (1350-1550).”,”””Malgrado tutta l’ elasticità dell’ espressione fuoco, che varia da 4-5 componenti ad un numero più grande, è innegabile che ci si trova, qui, di fronte non solo a una riduzione della popolazione: ma ad un vero svuotamento demografico. Il primo riflesso dinanzi a questi fenomeni è che il ruolo determinante per questi abbandoni di villaggi in Francia dovette svolgerlo la guerra dei Cent’anni. Non v’è dubbio che la guerra, con tutto il suo immenso corteo di miserie, dovette avere un gran peso; ma va notato che l’ inizio del movimento è precedente alle ostilità. La “”teoria della guerra””, per spiegare la “”crisi”” dell’ agricoltura, appare nettamente insostenibile. Né vale far ricorso alle scorrerie di bande armate: queste sono effetto, e poi elemento aggravante, non causa della “”crisi”” “”. (pag 19) “”Ma al di là di calcoli o d’ impressioni, resta un fatto, che è assolutamente incontestabile: vale a dire una maggiore fragilità, una dilagante friabilità delle strutture agrarie dell’ Europa già a partire dai primi del Trecento. Tutto è in movimento, in sommovimento””. (pag 27) “”Il secolo XIV è stato dunque di “”crisi”” feudale, (…)”” (pag 29)”,”STOU-063″
“ROMANO Andrea”,”Lo stalinismo. Un’ introduzione storica.”,”Andrea ROMANO ha studiato i temi della nascita del regime staliniano e dei rapporti tra Stato sovietico e società rurale. Ha pubblicato tra l’ altro, ‘Contadini in uniforme. L’ Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’ Urss’ (1999). E’ direttore scientifico della Fondazione Italianieuropei. “”Fu in questo scenario di stabilizzazione e riordinamento delle forze del nuovo regime che Stalin assunse la responsabilità diretta della gestione dei quadri del partito. Il suo ingresso nella segreteria del Comitato centrale, nell’ aprile del 1922, e la sua successiva nomina a segretario generale (l’ unica carica che doveva accompagnarlo fino alla morte, nel 1953) lo misero in condizione di controllare la selezione, l’ avanzamento e la dislocazione dei funzionari medi e superiori del partito in tutto il paese. Non si trattava di un ruolo di primo piano, almeno non quando esso fu assunto da Stalin. (…) Con l’ assunzione della carica di segretario generale, e soprattutto con l’ uso che ne fece nella costruzione del suo sistema di potere, Stalin introduce un’ innovazione destinata a riprodursi per tutto il Novecento all’ interno dei partiti moderni: il controllo del potere di indirizzo delle organizzazioni politiche di massa attraverso la gestione dei quadri.”” (pag 45)”,”RUSU-150″
“ROMANO Sergio”,”Crispi.”,”Incontro Crispi con Bismarck: “”Il rapporto fra due uomini è spesso condizionato dal loro primo incontro, e il primo incontro dalla prima parola, dal primo gesto, dal primo sguardo che ciascuno dei due porge o riceve. Da questa piccolissima schermaglia iniziale scaturisce un rapporto di superiorità o di parità che gli avvenimenti successivi spesso non mutano se non in piccola parte. Bismarck si alzò in piedi e gli tese la mano senza parlare (…)””. (pag 124) “”Si salutarono alle dieci di sera. Bismarck aveva avuto partita vinta. Aveva detto a Crispi che un’ intesa italo-tedesca contro l’ Austria non era possibile e che la Germania non avrebbe mai aiutato l’ Italia ad estendere i suoi confini verso oriente. Gli aveva fatto capire che per accordarsi con la Germania l’ Italia doveva anzitutto accordarsi con l’ Austria e aveva in sostanza delienato quella che sarebbe stata di lì a pochi anni la Triplice Alleanza””. (pag 125)”,”ITAA-077″
“ROMANO Sergio”,”I confini della storia.”,”””E’ proprio la ricchezza del cardinale, d’altro canto, la parte della sua vita che suggerisce qualche riflessione sulla paternità del Breviario. Mazarino fu uno dei maggiori collezionisti dell’ epoca e in particolare un accanito bibliofilo. Nel 1644 cominciò a raccogliere migliaia di libri e si affidò per i suoi acquisti a un medico, Gabriel Naudé, che era stato bibliotecario del cardinale Barberini. (…) Durante la Fronda il Parlamento di Parigi ordinò che i libri di Mazarino venissero venduti all’ asta. Naudé – racconta Hillairet – poté salvare dal naufragio soltanto i testi di medicina, che comprò per 3500 lire, ma ne morì di crepacuore. Tornato in Francia dopo un lungo esilio all’ estero, Mazarino ricomprò i libri di Naudé e riuscì a ricostituire in qualche anno una collezione che aveva compreso, prima della dispersione, 51.000 volumi. Dopo la morte i libri furono trasferiti al Collège des Quatre-Nations, oggi sede dell’ Institut, che il cardinale aveva fondato nel 1661. Il palazzo Mazarino d’altro canto divenne la Bibliothèque Nationale (…)””. (pag 310-311)”,”STOx-094″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Antonio Gramsci.”,”””Il livello della cultura media del movimento socialista torinese nel periodo in cui i giovani studenti socialisti ingaggiano la loro battaglia per una cultura più moderna, era, presso a poco, quello che riferiva un giovane operaio del fascio giovanile del borgo San Paolo. “”Nelle biblioteche dei nostri circoli scarseggiava il materiale. Vi si trovavano in abbondanza le opere dei grandi romanzieri dell’ Ottocento in compagnia di scrittori contemporanei, “”scrittori sociali””, come li chiamavamo noi, di cui si è persa persino la traccia. I discorsi parlamentari di Turati, di Treves, di Modigliani, di Oddino Morgari, una cattiva edizione del Manifesto dei Comunisti… il compendio del Capitale di Cafiero e Fabietti completavano le biblioteche. I socialisti di sinistra, in maggioranza operai leggevano i libri di Pietro Kropotkin (la sua Conquista del Pane era popolarissima), la Comune di Luisa Michel, i libelli di Paolo Valera e opere sulla Rivoluzione francese, naturalmente senza alcun metodo””. (pag 209)”,”GRAS-044″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’ opera, saggi di Karol MODZELEWSKI Giuseppe PAPAGNO Philip JONES Piero UGOLINI Marian MALOWIST Roberto FINZI H.G. KOENIGSBERGER Giovanni LEVI Mauro AMBROSOLI Piero UGOLINI Hannelore ZUG TUCCI Pasquale VILLANI Brian PULLAN e Stuart J. WOOLF Giuseppe BERTA Maurice AYMARD Franco BONELLI”,”Storia d’ Italia. Annali. 1. Dal feudalesimo al capitalismo.”,”Saggi di Karol MODZELEWSKI Giuseppe PAPAGNO Philip JONES Piero UGOLINI Marian MALOWIST Roberto FINZI H.G. KOENIGSBERGER Giovanni LEVI Mauro AMBROSOLI Piero UGOLINI Hannelore ZUG TUCCI Pasquale VILLANI Brian PULLAN e Stuart J. WOOLF Giuseppe BERTA Maurice AYMARD Franco BONELLI. “”Siamo di nuovo colpiti dall’ analogia delle situazioni determinatesi nell’ Impero Ottomano e nell’ Europa centro-orientale. In entrambe le regioni ci appaiono le stesse premesse socio-economiche fondamentali, che escludono i contadini dal circuito commerciale dei mercanti delle città portuali e degli uomini d’ affari stranieri. Naturalmente non mi soffermo sull’ aspetto giuridico del problema, ossia sul fatto che nell’ Impero ottomano il processo del passaggio dal feudo subordinato – timar, zeamet, alla proprietà nobiliare era ancora in corso fra il Cinque e il Seicento, mentre era già concluso nelle terre del Baltico. La differenza è comprensibile, se si tiene conto dell’ autorità onnipotente del sultano e della resistenza dell’ amministrazione turca a tale trasformazione della proprietà fondiaria, cui si piegava solo per la pressione delle crescenti difficoltà economiche e militari””. (pag 480) La formazione delle classi (pag 953) La formazione del proletariato (secoli XVIII-XIX) (pag 1049)”,”ITAE-121″
“ROMANO Sergio”,”Finis Italiae. Declino e morte dell’ ideologia risorgimentale. Perché gli italiani si disprezzano. Lo specchio del reame: libertà di stampa e libertà della stampa.”,”Carattere nazionale. “”Abbiamo letto per qualche giorno una crestomanzia delle ingiurie e dei vituperi che gli italiani hanno indirizzato a se stessi da Dante a Flaiano, da Leopardi a Zeri, da Pascoli a Biagi. E ne abbiamo tutti concluso che nelle parole di Eco non c’è nulla di nuovo sotto il sole, che gli italiani hanno sempre detestato se stessi, che non v’è altro popolo in cui l’ “”odio di sé”” sia radicato e diffuso sino al punto di diventare gioco, vezzo, insopprimibile meccanismo mentale e verbale. Presso gli italiani, quindi, l’ autodenigrazione e l’ autolesionismo non sarebbero occasionali manifestazioni di rabbia civile. Sarebbero l’ espressione di un disprezzo profondo che ogni italiano tiene chiuso in se stesso, sul fondo della propria coscienza. (…)””. (pag 45-46)”,”ITAS-089″
“ROMANO Sergio a cura di Giuseppe LEUZZI”,”Elezioni, istruzioni per l’ uso. Con interviste a Bossi, Giannini, La Malfa, Occhetto, Spadolini.”,”PCI. “”Anche in Italia per la prima volta una “”potenza”” si disintegra in tempo di pace e suscita le ambizioni dei suoi possibili successori. Anche in Italia, come in Unione Sovietica, la potenza che muore è un partito-Stato che aveva concorso con la Democrazia cristiana e gli altri partiti alla gestione del patrimonio “”immobiliare”” della nazione.”””,”ITAP-094″
“ROMANO Sergio”,”Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi.”,”””Vi fu nella seconda metà degli anni Sessanta un diarchia composta dall’ atlantismo di Saragat e dall’ “”aperturismo”” di Fanfani. In ambedue i casi il problema centrale era rappresentato dal rapporto con gli Stati Uniti: gli “”atlantici”” lo consideravano essenziale al futuro del paese, mentre Fanfani, con i settori dell’ opinione a cui si è fatto cenno più sopra, avrebbe preferito allentarlo per rendere all’ Italia una maggiore libertà di movimento, soprattutto nel Mediterraneo. Di qui, sinché Fanfani rimase agli Esteri, una sorta di latente irritazione del governo americano per le punzecchiature di spillo che giungevano periodicamente dal ministro degli Esteri italiano.”” (pag 147)”,”ITQM-103″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Storia della questione meridionale.”,”Testimonianz e scritti di SIDNEY SONNINO BADALONI DI-SAN-GIULIANO Napoleone COLAJANNI Giuseppe SALVIOLI Giustino FORTUNATO Filippo TURATI Alfredo NICEFORO Antonio RENDA Gaetano SALVEMINI Francesco Saverio NITTI A. DE VITI DE MARCO Antonio VACIRCA Pasquale VILLARI Ettore CICCOTTI Olindo GORNI Guido DORSO Antonio GRAMSCI R. BONFADINI G. VALENTI E. GIRETTI R. CIASCA. “”Ahi! lo Stato italiano oscilla sempre fra l’ indifferenza e la dissipazione. E così anche più grandi opere attendono chi ne abbia la chiara visione e chi osi””. (pag 221) “”In altri pasi la propaganda socialista o della “”democrazia sociale”” deve lottare per la municipalizzazione e la statificazione d’ industrie, che da noi sono già dei Comuni e dello Stato. Il “”Socialismo di Stato””, preso a prestito dalla Germania ed opportunamente manipolato dal parlamentarismo latino, ci ha dato l’ affarismo borghese da una parte, e dall’ altra ha spianato e spiana la via all’ affarismo socialista””. (pag 228)”,”ITAS-093″
“ROMANO Sergio”,”Crispi. Progetto di una dittatura.”,”ROMANO Sergio (Vicenza, 1929). “”Vi è in queste parole l’ embrione di un giudizio che Crispi ripeterà più volte negli anni Ottanta e che è storicamente esatto. L’ avvento della Sinistra al potere non rinnovò o stato e non risolse i problemi di fondo della nostra società nel secolo scorso. Valse tutt’al più ad allargare il gruppo che aveva detenuto il potere sino a quel momento inserendo in esso alcuni volti nuovi e qualche più fresca energia. La Sinistra consolidò lo stato allargando le basi umane su cui esso poggiava; ma governò come la Destra aveva governato prima: con gli stessi principi, con la stessa conservatrice prudenza. Se vi fu differenza, essa fu quella, inevitabile, che corre fra gli esseri umani. Depretis non era Minghetti, Nicotera non era Menabrea, Cairoli non era Visconti Venosta: tutto qui.”” (pag 90)”,”BIOx-089″
“ROMANO Sergio”,”La quarta sponda. La guerra di Libia 1911 – 1912. Con un poscritto sulla Libia di Gheddafi.”,”Sergio ROMANO è nato a Vicenza nel 1929. Ha praticato il giornalismo in Italia e all’estero ed è oggi diplomatico di carriera. Ha pubblicato tra l’altro ‘Crispi, progetto per una dittatura’ (BOMPIANI, 1973). Giudizi negativi sull’ esercito italiano. “”Questi spunti nazional-religiosi della propaganda turca rischiano di allargare le dimensioni del conflitto gettando semi di rivolta dovunque popolazioni musulmane vivano sotto il governo di una potenza europea. L’ Inghilterra e la Francia ne sono consapevoli e preoccupate. Al Cairo Lord Kitchener, parlando con l’ agente diplomatico francese, si lascia andare a un giudizio severo sul comando italiano, sul modo in cui le operazioni sono dirette e sul valore delle truppe sbarcate in Tripolitania.”” (pag 157)”,”AFRx-072″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Breve storia della burocrazia dall’ antichità all’ età contemporanea.”,”””La sostanziale identità del tipo di potere burocratico assume certo nei vari campi aspetti esterni diversi: “”la burocrazia di Stato ha in parte un aspetto diverso da quello di una burocrazia di partito, e spesso in seno alla prima la burocrazia civile è diversa da quella militare e tutte insieme hanno un aspetto diverso dalla burocrazia di un comune, di una chiesa, di una banca, di un cartello, di una associazione professionale, di una fabbrica, di una rappresentanza di interessati (lega di lavoratori, società di agricoltori)”” (M. Weber, Parlamento e Governo). Ma ciò non toglie nulla “”al fatto fondamentale della marcia inarrestabile della burocratizzazione”” nella società moderna e contemporanea. “”Come il cosiddetto progresso al capitalismo dall’ epoca medievale è la misura univoca della modernizzazione dell’ economia, così il progresso verso il potere burocratico fondato sull’ ufficio, lo stipendio, la pensione, l’ avanzamento, la scuola professionale, la divisione del lavoro, le competenze stabilite, l’ autenticità degli atti, l’ ordinamento gerarchico di superiori e subalterni è parimenti la misura univoca della modernizzazione dello Stato””.”” (pag 41-42)”,”ITAS-097″
“ROMANO Sergio”,”I volti della storia. I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato.”,”Le cause dell’ ascesa e declino della Spagna. “”Il passo che ho citato più sopra è tratto da ‘La Spagna nella sua realtà storica’ ed è stato scritto da uno storico che meglio di altri ha cercato di rispondere a tale domanda. Américo Castro nacque in Brasile da genitori spagnoli nel 1885, studiò lettere e diritto a Granada, completò la sua preparazione in Francia e Germania, divenne filologo, linguista e storico. Gli studiosi che ebbero maggiore influenza sulla sua formazione intellettuale furono probabilmente Nietzsche, Bergson e Dilthey. In anni in cui quasi tutte le università europee erano presidiate dagli epigoni del positivismo e gli storici andavano puntigliosamente a cercare le casue “”scientifiche””, Castro scelse come “”padrini”” del suo lavoro alcuni fra i maggiori esponenti dell’ intelligencija antipositivista. Non gli interessavano i fatti – politici, economici, militari, giuridici – nella loro meccanica sequenza causale. Voleva capire come gli uomini, in un determinato periodo storico, avessero percepito la realtà in cui vivevano e quali effetti tale rappresentazione avesse avuto sulle lore scelte e il loro comportamenti.”” (pag 243-244)”,”ITAB-193″
“ROMANO Sergio”,”I giudizi della storia.”,”””Saddam non dovette ricorrere, come Stalin, ai falsi processi in cui un giudice impartiva sentenze già scritte nell’ ufficio del segretario generale del partito. Ma anche nella storia irachena vi è un episodio che sarebbe piaciuto ad Arthur Koestler, autore di un grande romanzo sulle purghe sovietiche (Buio a mezzogiorno). Secondo uno scrittore americano, Mark Bowden (The Tales of a Tyrant, ‘The Atlantic Monthly’, del maggio 2002) la scena ebbe luogo in una sala per le conferenze di Baghdad il 18 luglio 1979, vale a dire nel mese stesso in cui Saddam, dopo le dimissioni di al-Bakr, assunse, anche formalmente la guida del Paese. Di fronte a un parterre composto dai membri del Consiglio di comando della rivoluzione e da alcune centinaia di esponenti del partito, Saddam, in uniforme militare, annunciò con la voce rotta dall’ emozione e gli occhi luccicanti che vi era stato un tradimento. Fu quello il momento in cui uscì da una tenda e apparve sul proscenio, come il personaggio di una commedia di Pirandello, Muhyi Abd-al Hussein Mashhadi, segretario generale del Consiglio. Imprigionato e torturato nelle ore precedenti, recitò perfettamente la lezione. Confessò le sue malefatte, descrisse il complotto e indicò con un dito i congiurati che sedevano nella sala delle conferenze. A uno a uno, sessanta “”nemici del popolo”” vennero prelevati dalla polizia del regime e portati via. Quando questa tragica farsa ebbe fine, i sopravvissuti cominciarono ad applaudire, prima timidamente, poi entusiasticamente. Allibiti, terrorizzati e, infine, felici per essere scampati alla morte, stavano decretando al leader l’unico tributo che avesse per lui una qualche importanza: il tributo della paura””. (pag 188)”,”STOx-115″
“ROMANO Sergio”,”Libera Chiesa. Libero Stato? Il Vaticano e l’ Italia da Pio IX a Benedetto XVI.”,”ROMANO Sergio nato a Vicenza (1929) è stato un diplomatico, ambasciatore alla Nato e dal settembre 1985 al marzo 1989 a Mosca. Ha insegnato in varie università italiane ed estere. E’ editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. “”I cattolici nel frattempo si erano già organizzati politicamente. A Milano, nell’ottobre 1942, un industriale, Enrico Falck, aveva ospitato nella sua casa una riunione a cui avevano partecipato alcuni vecchi esponenti popolari e qualche liberale cattolico: Alcide De Gasperi, Stefano Jacini, Piero Malvestiti, Achille Grandi, Giovanni Gronchi, G. Edoardo Clerici, don Primo Mazzolari, Gioacchino Malavasi. De Gasperi era stato deputato alla Dieta di Innsbruck e al parlamento di Vienna, poi parlamentare del Partito popolare dal 1921 e suo segretario generale dopo le dimissioni di Sturzo. Era stato arrestato mentre stava per lasciare l’Italia e condannato a quattro anni di carcere, ma dopo qualche mese di prigione era stato accolto in Vaticano come bibliotecario. Jacini aveva rappresentato il Partito popolare alla Camera dal 1919 al delitto Matteotti ed era stato dichiarato “”decaduto”” quando gli aventiniani aveva cercato di rientrare a Montecitorio. (…) I giovani verranno al partito nelle settimane seguenti e saranno Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, professori nell’università di padre Gemelli e Giorgio La Pira, professore a Firenze. Gli ospiti di Enrico Falck decisero di fondare un partito e, con un evidente omaggio al pensiero di un “”precursore””, Giovanni Toniolo, lo chiamarono Democrazia cristiana. Era un nome che il papato, nel 1919, avrebbe considerato troppo avanzato e in odore di modernismo. I tempi erano cambiati, ma il Vaticano esitò prima di dare la sua approvazione.”” (pag 96-97)”,”RELC-229″
“ROMANO Sergio”,”Anatomia del terrore. Colloquio con Guido Olimpio.”,”OLIMPIO è un inviato del CS in Medio Oriente. Ha scritto ‘La rete del terrore’ (2002).”,”TEMx-045″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico.”,”Teorizzazione del principio resistenza al Sovrano da parte dei protestanti d’Austria (pag 102) La partecipazione di Carlo Marx alla rivoluzione viennese del 1848 (pag 236) Teorizzazione del principio resistenza al Sovrano da parte dei protestanti d’Austria (pag 102) La partecipazione di Carlo Marx alla rivoluzione viennese del 1848 “”I giudizi dei giornali di sinistra sui discorsi di Marx erano invece meno precisi. ‘Konstitution’ me dava un brevissimo riassunto pieno di confusione e di inesattezze. Meglio il ‘Radikaler’, che giudicava il discorso di Marx, tenuto il 30 agosto alla Lega Generale del Lavoro, come “”acuto ed istruttivo”” e riferiva la discussione che ne era seguita tra Marx e Jellinek, un redattore di quello stesso giornale in modo che invero offre, pure nella sua brevità, parecchio interesse. Marx era assai probabilmente venuto a Vienna attrattovi dalla notizia del sanguinoso urto fra la guardia borghese e la massa dei lavoratori avvenuto al Praterstern il 23 dello stesso mese. Per la prima volta l’ostilità latente fra la borghesia viennese, che era tornata, dopo le giornate di maggio vittoriose per il sostegno degli operai, in preda alla sua vecchia diffidenza per la massa operaia, si era manifestata nelle sue estreme conseguenze””. [Romano Salvatore Francesco, La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico, 1981] (pag 236) “”Marx aveva scorto in questo episodio il primo manifestarsi a Vienna di quella lotta di classe tra borghesia e proletariato che era già divenuta aperta e chiara guerra a Parigi. Voleva accertarsene personalmente e portare nello stesso tempo nei gruppi politici più avanzati una spinta ideologica chiarificatrice che facesse acquistare maggiore coscienza al movimento dei lavoratori in Austria. Scrive infatti il ‘Radikaler’ che in quella riunione nella quale si era proposto di inviare all’Imperatore una deputazione che lo pregasse di richiamare il Ministro responsabile dei fatti del 23 agosto, “”il signor Marx faceva osservare che, quale che fosse il Ministro, qui si trattava, come a Parigi, della manifestazione della lotta tra borghesia e proletariato””””. [Romano Salvatore Francesco, La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico, 1981] (pag 237) “”Verso la metà di settembre Marx ripartiva da Vienna. Il suo punto di vista sulla lotta di classe in questa città si esprimeva, dopo quel contatto diretto, negli articoli che Engels, dietro le indicazioni di lui scriverà per il “”New York Daily Tribune”” nel 1851. “”La classe operaia (di Vienna) – si legge in uno di essi – circondata dalla diffidenza, disarmata, senza organizzazione, appena si stava sollevando dalla servitù intellettuale del vecchio regime, si stava risvegliando non ad una coscienza ma ad una pura sensazione intuitiva della sua posizione sociale e della sua propria linea di azione””. Così, attraverso la penna di Engels, Marx scriveva l’atto di nascita del movimento operaio in Austria. Ad esso come ad un punto di partenza si riferiranno costantemente in seguito gli storici del movimento operaio austriaco (da Ludwig Brügel, nella sua opera in cinque volumi, a Julius Deutsch nel suo breve schizzo).”” (pag 238) [Romano Salvatore Francesco, La monarchia degli Absburgo d’Austria dalla riforma protestante all’austromarxismo. Momenti e problemi di un profilo storico, 1981]”,”AUTx-033″
“ROMANO Sergio”,”Memorie di un conservatore. Il racconto di un secolo nei ricordi di un testimone.”,”‘Never complain and never explain’, Benjamin Disraeli (mai lamentarsi e mai spiegare) Diplomatico lasciato solo (pag 123)”,”ITQM-158″
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. III. Testi e documenti. 1861-1882.”,”Carteggio, Corrispondenza Engels – Cafiero (pag 95-153)”,”MITS-366″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Storia dei fasci siciliani.”,”””Il Salvioli si esprimeva sui rapporti economici e sociali dell’isola in termini assai simili a quelli che in quel periodo usava Engels, quando affermava che i ceti dei lavoratori si trovavano in Sicilia a dover soffrire nello stesso tempo i mali che derivavano dai residui di epoche precedenti e quelli propri del nuovo sfruttamento capitalistico. Sulla base di questi orientamenti il Salvioli indirizzava agli studi della storia della Sicilia il giovane Enrico Loncao, che alcuni anni dopo cominciava a pubblicare un gruppo di studi storici nei quali, più che altrove, era possibile riscontrare l’influenza di Marx economista nella interpretazione della storia sociale dell’isola (1) (1) (Enrico Loncao, La genesi del latifondo in Sicilia, 1899; Il lavoro e le classi rurali in Sicilia durante e dopo il feudalesimo’, 1900; Considerazioni sulla genesi ed evoluzione della borghesia in Sicilia, 1899, ecc.) (pag 145) “”Solo Garibaldi Bosco, fra i dirigenti della Sicilia occidentale, aveva esercitato un’influenza di un certo rilievo nelle associazioni politiche radicali. (…)”” (pag 157) Rosario Garibaldi Bosco era sostanzialmente repubblicano-socialista (pag 159) “”Spiegando ad un giornalista le caratteristiche del tipo di organizzazione dei Fasci di Sicilia, Rosario Garibaldi Bosco indicava chiaramente il carattere di organizzazione di massa dei Fasci. “”Due anni or sono, egli diceva, vedendo che le associazioni operaie continuavano ad essere in Sicilia sempre divise, andai a studiare la federazione di quelle di Milano, ma mi persuasi che il sistema adottato in Lombardia non si poteva applicare in Sicilia””, dove, egli spiegava, quel sistema portava le società operaie ad essere nient’altro che strumenti elettorali. “”Andai allora a Parigi e studiata che ebbi la organizzazione della “”Bourse de Travail”” trovai quello che cercavo e, sul modello della Camera del lavoro di Parigi, a Palermo procurai di foggiare il Fascio, diviso per sezioni d’arti e di mestieri””.”” (pag 164)”,”MITT-309″
“ROMANO Salvatore F.”,”Storia della mafia.”,”Salvatore Francesco ROMANO, (1910) insegna nella facoltà di lettere e nell’Istituto di scienze politiche (Univ. di Trieste). Ha scritto sul Risorgimento e il movimento operaio, tra cui ‘Storia dei Fasci siciliani’, ‘Le classi sociali in Italia’ e una biografia di Antonio Gramsci. Nella storiografia recente si nega il la tesi del banditismo come origine del fenomeno mafioso”,”ITAS-156″
“ROMANO Ruggiero”,”La storiografia italiana oggi.”,”ROMANO Ruggiero “”Gaetano Salvemini, studente a Firenze, si lascerà influenzare più da Cesare Paoli che da Pasquale Villari. E’ già un segno. Ma il grande avvenimento è l’incontro – tra il 1894 ed il 1895 – col marxismo. Come egli stesso dirà più tardi, in quegli anni aveva divorato il ‘Manifesto dei comunisti’ e gli scritti di Marx sulle lotte di classe in Francia nel 1848, sul colpo di stato del 1851 e sulla Comune, aveva scoperto il suo vangelo nel ‘Materialismo storico’ di Antonio Labriola e aspettava con impazienza ogni due settimane la ‘Critica sociale’ di Turati. Da questo marxismo (discutibilissimo, per quel ch’è esattezza interpretativa) – allo stesso modo che da tutta una tradizione positivistica che vedeva nella sociologia una scienza non proprio trascurabile che, se aveva tanto da prendere dalla storia, aveva altrettanto da offrirle – da marxismo e positivismo sociologico, dunque, Salvemini dedusse un senso del collettivo anticipatore già della “”polemica, rinnovata ai nostri giorni, della scuola francese dei Bloch, Febvre, Braudel, eccetera contro l”histoire évenementielle”” (come ha acutamente osservato Ernesto Sestan).”” [Ruggiero Romano, La storiografia italiana oggi, 1978] (pag 43-44)”,”STOx-170″
“ROMANO Ruggiero a cura; BELOFF Max FURET François ROMANO Ruggiero VENTURI Franco KIENIEWICZ Stefan e altri”,”Storia delle rivoluzioni. La rivoluzione americana. La rivoluzione francese. La rivoluzione del centro e sudamerica. Le rivoluzioni liberali. Il ’48 europeo.”,”L’inserto sulla rivoluzione americana è solo parziale. Il tomo contiene pure altre 2 parti riguardanti altro volume: La rivoluzione cinese. La rivoluzione vietnamita.”,”FOTO-019″
“ROMANO Roberto”,”Borghesia industriale in ascesa. Gli imprenditori tessili nella Inchiesta industriale del 1870-74.”,”””La questione è un’altra: è che la borghesia, quando si esprime (e questo è valido anche quando sia chiamata a fornire semplicemente informazioni, come è il caso dell’Inchiesta), rispecchia una visione del mondo e della società nella quale rapporti di classe appaiono come rapporti fra cose. Salari, forza motrice, combustibile, macchine e merci diventano così “”oggetti”” neutrali e naturali a cui non è sotteso alcun rapporto sociale. Ma “”nella misura invece in cui il processo di produzione è nello stesso tempo ‘processo di valorizzazione’, nel suo svolgersi il capitalista consuma la capacità lavorativa dell’operaio, ovvero si appropria del lavoro vivo, come sangue vitale del capitale. La materia prima, l’oggetto del lavoro in generale, non serve qui che ad assorbire lavoro altrui, e lo strumento di lavoro che da conduttore, da veicolo, per questo ‘processo di assorbimento'””. E’ solo così, “”nell’incorporare la forza-lavoro viva alle sue parti componenti oggettive”” che “”il capitale diventa… un mostro animato, e comincia ad agire come se ‘avesse l’amore in corpo’”” (K. Marx, Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato, a cura di B. Maffi, Firenze, 1974, p. 39). E’ necessario perciò esaminare le dichiarazioni degli industriali alla luce dei reali rapporti di produzione – come abbiamo tentato di fare nelle introduzioni ai singoli brani, per quanto ci consentiva lo spazio a disposizione – e ricercare la forte ispirazione di classe che anima le risposte degli imprenditori””. (pag 24) [Roberto Romano, Borghesia industriale in ascesa. Gli imprenditori tessili nella Inchiesta industriale del 1870-74, 1977]”,”ITAE-103-FPA”
“ROMANO Salvatore F.”,”Rosario Garibaldi Bosco e i suoi Appunti del Carcere.”,”Il numero 6 della rivista contiene saggi di Giuseppe DEL-BO (Lo spionaggio intorno alla I Internazionale: Oscar Testut, agente segreto “”Numero 47″”) e di Ugo FEDELI (Luigi Molinari e gli avvenimenti del gennaio 1894 a Carrara)”,”MITT-101-B”
“ROMANO Andrea”,”Compagni di scuola. Ascesa e declino dei postcomunisti.”,”ROMANO Andrea (Livorno, 1967) è editore per la saggista storica e di attualità della Einaudi e insegna storia contemporanea all’Università Tor Vergata. Editorialista della Stampa ha scritto vari libri tra cui ‘Contadini in uniforme. L’Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’URSS (1999). “”D’altra parte, non era facile farsi carico di queste argomentazioni per un gruppo dirigente che solo otto anni prima, all’epoca della prima guerra del Golfo, si era opposto con tenacia a un’operazione militare voluta dalle Nazioni Unite e sorretta da una legittimazione assai più ampia di quella con cui la Nato bombardava la Serbia. A distanza di pochi anni, quegli stessi leader che erano scesi in piazza nel 1991 contro il primo attacco a Saddam Hussein si trovavano in obbligo di spiegare quanto non poteva più essere spiegato con le stesse categorie di allora. Anche per questo motivo D’Alema sceglie di spiegare il Kosovo all’opinione pubblica italiana nascondendosi dietro il velo del doppio registro. Da una parte quello della valorizzazione di uno status internazionale accresciuto dalla scelta di partecipare al conflitto, anche indipendentemente da ciò per cui si combatteva e si uccideva. Con l’orgoglio delle migliori occasioni, D’Alema ricordava che “”oggi siamo considerati a tutti gli effetti un grande paese, non più com’eravamo visti prima… Perché potevamo dire agli alleati, come ha fatto la Grecia: siamo troppo vicini al confine di guerra, non pretendete da noi una partecipazione militare… Ma saremmo rimasti un paese di serie B”” (17). Dall’altra la fatica di chi ricorreva a vertiginosi equilibri verbali per difendersi dall’inevitabile ondata di proteste levatasi nel paese contro l’intervento: e allora una volta bisognava inventarsi la bizzarria della “”difesa attiva”” per giustificare le azioni dell’Aeronautica italiana sulla Serbia, un’altra volta bisognava vantare “”la singolare iniziativa di pace e umanitaria che alla fine ci ha valso un apprezzamento anche nel campo che è contrario alla Nato (come farà al Senato nel luglio 1999)”” (pag 97-98) (17) Massimo D’Alema, Kosov, Mondadori, 1999 pp.53 e 109″,”PCIx-370″
“ROMANO Sergio PASTORELLI Pietro SERIO Mario, indirizzi di saluto; fonti archivistiche e storiografiche: Elio LODOLINI Patrizia FERRARA Alberto SBACCHI Erminio IACONA Antonio GARCEA Alessandro TRIULZI Giampaolo CALCHI NOVATI Denis MACK-SMITH Pierre GUILLEN Mauro DELLA-VALLE Mario MISSORI Claudio MOFFA Salvatore ORTOLANI Vincenzo PELLEGRINI Marina PIERETTI Irma TADDIA Giovanna TOSATTI Carlo GHISALBERTI Guido MELIS Fausto FONZI Cesira FILESI Francesco SURDICH Lucia D’IPPOLITO Fulvio D’AMOJA Claudio SEGRE’ Daniel J. GRANGE Tomaso DE VERGOTTINI Guido PESCOSOLIDO Michele BRONDINO Riccardo SCRIVANO Gabriella CIAMPI Marta PETRICIOLI Claudio Mario BETTI Harold G. MARCUS Richard PANKHURST Elena AGA-ROSSI Juliette BESSIS Luigi GOGLIA Giacomo MARTINA Maria Antonietta MULAS Sergio MINERBI Beniamino CADIOLI Giuseppe BARLETTA Michele DURANTE Donatella LALA Aldo G. RICCI Pier Luigi BERTINARIA Mariano GABRIELE Piero CROCIANI Silvano BRONCHINI Valerio TOCCAFONDI Ferruccio BOTTI Eliana CALANDRA Nicola DELLA-VOLPE Mario GAZZINI Rodolfo PULETTI Brunello VIGEZZI Romain H. RAINERO Ennio DI-NOLFO”,”Fonti e problemi della politica coloniale italiana. Atti del convegno. Taormina-Messina, 23-29 ottobre 1989. I.”,”Comitato per le pubblicazioni: ARONICA Rosa DENTONI-LITTA Antonio CARUCCI Paola FONSECA Cosimo Damiano GIUFFRIDA Romualdo LUME Lucio ORMANNI Enrica PANSINI Giuseppe PAVONE Claudio PROSDOCIMI Luigi PUNCUH Leopoldo ROMITI Antonio SOFFIETTI Isidoro ZANNI ROSIELLO Isabella FAUCI MORO Lucia GHEZZI Carla Il 1° volume si ferma a pag 627. Riportati tutti i saggi del 1° e 2° volume. Contiene un paio di saggi in inglese e in francese Si segnalano in particolare i saggi di Sergio ROMANO ‘L’ideologia del colonialismo italiano’ (pag 21-30) Fausto FONZI ‘La Chiesa cattolica e la politica coloniale’ (pag 438-463) [ruolo dei missionari e contrasti tra congregazioni religiose (cappuccini, consolatini, lazzaristi, francesi e italiani) Alessandro TRIULZI ‘Storia del colonialismo italiano’ (pag 156-165) Nel 2° volume: Nicola DELLA-VOLPE, ‘Truppe coloniali e prima guerra mondiale: studio di un mancato impiego’ (pag 1168-1182) Brunello VIGEZZI ‘Il liberalismo di Giolitti e l’impresa libica’ (pag 1225-1247) Romain H. RAINERO ‘L’anticolonialismo italiano tra politica e cultura’ (pag 1248-1258)”,”ITQM-184″
“ROMANO Sergio”,”Con gli occhi dell’Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale.”,”Sergio Romano è nato a Vicenza nel 1929 e ha iniziato la carriera diplomatica nel 1943. E’ stato ambasciatore alla Nato e dal settembre 1985 al marzo 1989 a Mosca. Ha insegnato in varie università, è editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Ha pubblicato numerose opere. ‘La tormentata storia comincia “”dal crollo della Turchia ottomana, dopo la Grande guerra, quando le due maggiori potenze vincitrici, Francia e Gran Bretagna, si divisero le terre arabe che erano appartenute all’impero e l’Egitto divenne indipendente. E’ quello il momento in cui appaiono sulla carta geografica della regione i nomi di nuove entità statali e amministrative che diventeranno protagoniste delle grandi crisi degli anni successivi: Siria, Libano, Iraq, Palestina mandataria (il territorio assegnato alla Gran Bretagna dalla Società delle Nazioni nel 1919), Transgiordania””. Continua “”alla fine della seconda guerra mondiale, quando gli Stati della regione acquistano o riacquistano la loro indipendenza””. Nuovo punto di partenza è poi il “”Libano, teatro dell’ultima guerra arabo-israeliana e laboratorio, negli anni Settanta, delle crisi che avrebbero colpito la regione negli anni successivi””. (…). La guerra civile scoppiò il 13 aprile 1975 con due attentati: quello di un gruppo musulmano contro le Falangi cristiane di Pierre Gemayel e quello delle Falangi contro un autobus di palestinesi che ritornava da una manifestazione del Fronte popolare di George Habbash. Fu una guerra tra cristiani e musulmani, tra sunniti e sciiti, tra formazioni progressiste e formazioni conservatrici, fra israeliani e palestinesi. Cominciarono subito dopo gli interventi militari stranieri. Il primo fu quello della Siria nel 1976: 30.000 uomini che ricevettero un mandato della Lega Araba e divennero la “”Forza araba di dissuasione””. Ma Damasco voleva soprattutto mettere “”la propria ipoteca su una “”provincia”” a cui non aveva mai completamente rinunciato. Seguirono i primi interventi israeliani nel Libano meridionale””. Il disegno era quello di creare ai suoi confini una entità statale indipendente. Poi il 6 giugno del 1982, Israele cominciò l’invasione del paese per giungere in prossimità di Beirut. Ma dopo che il nuovo presidente, nella persona di Bashar Gemayel, leader delle Falangi cristiane morì (14 settembre 1982) in un attentato forse organizzato dai siriani, gli israeliani decisero di occupare Beirut ed espellere i palestinesi rimasti in città. Ricaduta politica di questi fatti fu la creazione di un nuovo pericoloso nemico per Israele e il Libano, l’Hezbollah (partito di Dio) che riunì i gruppi di militanti sciiti che avevano partecipato alla guerra civile libanese in ordine sparso. Nel Libano travagliato dalla guerra civile mise piede insieme a Israele, Siria, Stati Uniti, Unione Sovietica e potenze europee, un altro intruso: l’Iran’ (da Sergio Romano, Con gli occhi dell’Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale, 2007, pag 26-32)”,”VIOx-193″
“ROMANO Sergio”,”La quarta sponda. La guerra di Libia, 1911-1912.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITQM-008-FL”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XIV lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. Il sistema feudale e l’economia mercantile nei secoli XVI e XVII.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per chiarire i termini della questione che abbiamo accennato occorre partire dalla constatazione del grosso problema, direi pregiudiziale, che si pone per comprendere la storia della società italiana: cioè il problema della soluzione di continuità, della rottura, della “”caduta”” di cui parlava il Labriola, e per cui l’economia mercantile in un primo momento non sfocia in Italia nel modo di produzione capitalistico. Questo fatto storico tipico della vita italiana, sottolineato da Marx in una nota del I libro del ‘Capitale’, costituisce il problema fondamentale della storia economica e sociale d’Italia nei secoli fra il XIV e il XVII; e trova una prima risposta generale nella impostazione che dello sviluppo storico della economia mercantile ha fatto Marx nel III libro della sua opera. (…) “”Presso i Veneziani, i Genovesi, gli Olandesi, scrive Marx, il guadagno principale non proviene dalla esportazione dei prodotti della propria terra, ma dal mediare lo scambio dei prodotti di comunità men sviluppate dal punto di vista commerciale ed economico e dallo sfruttare entrambi i paesi di produzione””. Nella economia mercantile anche per dir così all’interno della comunità, o città in cui ha il suo centro, il commerciante del Medioevo non è che un “”traspositore”” e in questo caso il traspositore delle merci prodotte dai membri delle corporazioni e dai contadini; il commerciante fa lavorare per suo conto la piccola industria su base artigiana soprattutto quella della campagna. Il mercante assume così un posto dominante nelle città e si contrappone al proprietario terriero e all’economia agricola naturale e al lavoro manuale stretto nelle corporazioni urbane dell’età medievale, ma lascia spesso lavorare i produttori in modo indipendente, o meglio lascia lavorare i produttori secondo l’antico sistema, limitandosi talvolta a esercitare un controllo indiretto sulla produzione (1). Questo è il caso soprattutto di Venezia e di Genova, dove il controllo della produzione si può dire avviene attraverso il predominio politico di una aristocrazia mercantile. A Genova è il comune stesso l’organizzazione della aristocrazia mercantile, e i grandi mercanti non sentono bisogno di organizzarsi in corporazioni. A Venezia la corporazione è uno strumento di dominio sulla classe numerosa degli artigiani. E qui specialmente evidente è il diverso peso del produttore e del piccolo commerciante rispetto al mercante, nel senso più completo e più alto della parola, che gode tutti i diritti politici e può partecipare col proprio capitale e di persona al traffico internazionale nei mari lontani (2)”” [S.F. Romano, ‘Il sistema feudale e l’economia mercantile nei secoli XVI e XVII. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo’, Roma, 1955] [(1) C. Marx, Il Capitale, Libro III, Cap. XX (trad. it. Rinascita, Roma, 1954, p 394 e segg.; (2) G. Luzzatto, ‘Storia economica d’Italia’, Firenze; 1949, Vol. I., p. 326] (pag 1-2) “”Per Marx la causa principale della decadenza della supremazia ad esempio di Venezia nel Mediterraneo, non è tanto nella concorrenza e rivalità delle altre nazioni europee che nel secolo XVI sono in grado di impadronirsi dei prodotti dell’Asia e dei tesori dell’America, quanto il fatto che in alcuni paesi come l’Olanda nel scolo XVII acquistano “”un ruolo prevalente, astrazion fatta dall’altre circostanze, gli investimenti nella pesca nelle manifatture e nella agricoltura””, e ancora più evidentemente questo si vedrà con lo sviluppo dell’Inghilterra alla fine del secolo XVIII. Per questo nel XVI secolo Venezia riesce a fronteggiare la concorrenza portoghese e riesce in alcuni settori come quello del pepe a ristabilire verso la metà del secolo XVI il predominio commerciale nella vecchia via del Mediterraneo; anche se gradualmente essa diminuisce rispetto ai nuovi concorrenti il volume del suo commercio (5). La rovina cioè della economia mercantile di questi stati non si ha che quando si inizia e si afferma in altri paesi, a cominciare dalla seconda metà del secolo XVII, il modo di produzione moderno capitalistico, dove ciò che è preminente non è più il capitale commerciale, ma il capitale che si investe nella produzione e che subordina il primo come una branca. Ma lo sviluppo del capitale commerciale non implica necessariamente il passaggio a questo nuovo modo di produzione. Si è verificato che lo sviluppo commerciale ha portato ad un nuovo modo di produzione, ma per portare a questo determinato modo di produzione che nell’età moderna è il modo di produzione capitalistico bisogna che si verifichino appunto alcune circostanze. “”Il commercio esercita ovunque un’azione più o meno disgregatrice sulle organizzazioni preesistenti della produzione – ha osservato Marx – dove sfoci questo processo di disgregazione, ossia quale nuovo modo di produzione si sostituisce all’antico non dipende dal commercio ma dal carattere stesso del vecchio modo di produzione. Nel mondo antico l’influenza del commercio e lo sviluppo del capitale commerciale sfociano sempre nell’economia schiavista; nel mondo moderno sfocia nel modo capitalistico di produzione. Ciò mostra che questi risultati erano determinati da altre circostanze oltre che dallo sviluppo del capitale commerciale… nel periodo delle manifatture il modo di produzione moderno si sviluppa unicamente là dove le condizioni necessarie per la sua applicazione si erano venute creando nel Medioevo”” [S.F. Romano, ‘Il sistema feudale e l’economia mercantile nei secoli XVI e XVII. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo’, Roma, 1955] [(4) C. Marx, Il Capitale, Libro cit., cap. cit; (5) F. Braudel, Civiltà e imperi sul Mediterraneo nell’età di Filippo II, Torino, 1953, vol I, p. 570e segg.] (pag 3-4)”,”ECOT-237-O”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XV lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. Le trasformazioni sociali nei secoli XVI e XVII e il crearsi nel secolo XVIII delle condizioni di un primo avvio capitalistico moderno.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-P”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XV bis lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. L’azione dello Stato riformatore e le trasformazioni della vita economica italiana.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-Q”
“ROMANO Saverio Francesco”,”Storia economica. XIII lezione. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo. Alcuni aspetti della questione dell’origine del capitalismo in Italia.”,”Saggio in ECOT-237 “”Per quanto riguarda la periodizzazione della storia d’Italia… (Lenin, Antonio Labriola ecc.) (pag 3) “”Non c’è dubbio infatti che anche per lo sviluppo e la trasformazione dei rapporti economici e sociali, l’ordinamento statale anzitutto esercita una azione talvolta decisiva; lo Stato è un “”agente economico”” di primo ordine, come diceva Marx, e le cui ‘forme’ hanno particolare importanza nel dare una spinta in un senso o nell’altro allo sviluppo delle forze economiche e sociali. Con la forza extraeconomica dello Stato in Inghilterra, come illustrò Marx nel primo libro del ‘Capitale’ e per mezzo di una “”legislazione di sangue”” si procedette alla fine del secolo XV alla operazione poco idillica della espropriazione dei contadini, nel quadro di quella accumulazione primitiva, che è stato l’antecedente diretto, almeno in quel paese, del capitalismo. (…) (8). La questione quindi delle forme dello Stato, del carattere dell’ordinamento di esso ha particolare importanza per la storia economica e sociale di un paese (…)”” (pag 5) [S.F Romano, Alcuni aspetti della questione dell’origine del capitalismo in Italia, Lezione XIII. Questioni di storia economica e sociale d’Italia dal XVI al XIX secolo, 1955] [(8) Marx: Capitale, I Libro, Cap. XXVI (…)]”,”ECOT-237-N”
“ROMANO Sergio”,”Il declino dell’URSS come potenza mondiale e le sue conseguenze.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”RUST-019-FL”
“ROMANO Ruggiero”,”Industria: storia e problemi.”,”Ruggiero ROMANO è nato a Fermo nel 1923. E’ titolare della cattedra di problemi e metodi di storia economica della Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi fin dal 1952. Ha coordinato insieme a Corrado Vivani la ‘Storia d’Italia’ di Einaudi. Ha al suo attivo molti volumi tra cui ‘Il Rinascimento e la Riforma’ (in collaborazione con A. Tenenti). E’ morto a Parigi nel 2002. “”Contrariamente a questa differenziazione di ritmi che si riscontra nel lavoro agricolo, il mondo industriale eguaglia (o, almeno tende fortemente ad eguagliare) i ritmi di lavoro: l’esempio più macroscopicoè quello costituito dalle catene di montaggio dell’industria automobilistica: tra Torino e Togliattigrad, tra Detroit e Tokyo, non sembra sia dato scorgere delle differenze reali. Il lavoro cosiddetto “”specializzato”” vi si rivela in tutta la sua piattezza e lì dove si era unanimi nell’individuare una sorta di aristocrazia del mondo del lavoro, è facile rilevare che si è trattato di una grande mistificazione. Henry Ford I – con la sua ruvida franchezza – lo notava, parlando degli operai “”specializzati”” della sua industria: “”Il tempo necessario per abituarsi alle diverse occupazioni è pressapoco il seguente: 43% del totale no richiedono più di un giorno di apprendistato; 36% da un giorno ad una settimana; 6% da una a due settimane; 14% da un mese ad un anno; 1% da uno a sei anni…””. Caso limite, certo. Ma non per questo meno significativo. E tanto più significativo se si pensa a quella frammentazione del lavoro che è diventata uno dei simboli del nostro tempo: il ‘Dictionary of Occupational Titles’ denomina e qualifica 29.744 titoli (e si tratta di una lista non completa, com’è indicato nella prefazione). Fenomeno importante che ha investito non solo – cosa naturale – il mondo dell’industria (dalla quale molto spesso, per sopravvivere, è obbligato ad entrare nella logica della produzione industriale, accettando materiali d’origine industriale, e spesso, anche interi pezzi forniti dall’industria che obbligano coloro che si occupano del loro assemblaggio ad assumere ritmi di lavoro che non hanno più nulla di artigianale, nel senso tradizionale della parola”” (pag 53-54) he Dictionary of Occupational Titles or D-O-T (DOT) refers to a publication produced by the United States Department of Labor which helped employers, government officials, and workforce development professionals to define over 13,000 different types of work, from 1938 to the late 1990s. The DOT was created by job analysts who visited thousands of US worksites to observe and record the various types of work, and what was involved. Innovative at the time, the DOT included information still used today in settling EEO and Workers Comp claims, like the physical abilities required to perform that occupation, and the time and repetitiveness of those physical actions (i.e. standing, sitting, lifting 20 pounds or more, seeing at a distance, near vision, hearing quiet sounds, ignoring loud sounds). The DOT was later rendered obsolete and was replaced by an online database which was based largely on voluntary input from occupation incumbents (people who have direct experience working in each occupation). This new occupational database was called the Occupational Information Network or the ONET.[1] The last government-published version of the D-O-T was published in March 1999 as two volumes with additional information related to the ONET database. ISBN 978-1563700002. Copies of the DOT published after March 1999 are not originals. They are reprints by commercial publishers, several of which reprinted the book under very similar titles, taking advantage of a very limited copyright which did little to protect the title “”Dictionary of Occupational Titles”” and did nothing to protect most of the content of the D-O-T.”,”ECOS-004″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Giovanni TABACCO Corrado VIVANTI”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. I. La società medievale e le corti del Rinascimento.”,”Saggi di Giovanni TABACCO Corrado VIVANTI Crisi del ‘600. “”(…) il problema di fondo è quello impostato dal dibattito aperto da Hobsbawm e da Trevor Roper sul rapporto fra la crisi el secolo XVII, le istituzioni politiche e le strutture sociali in Europa (2), i cui elementi essenziali erano successivamente individuati da Vicens Vives (3): la contrazione economica impone una nuova sistemazione dei rapporti fra il sovrano e le forze sociali, che – dopo un secolo di espansione economica – si trovano bruscamente costrette a difendere le loro posizioni minacciate. Nei paesi in cui i privilegi sono più profondamente radicati, le classi superiori riescono a imporre un ordinamento capace di assicurare il loro predominio, sia pure bloccando ogni dinamismo interno e a prezzo di un arretramento generale assai grave; nei paesi, invece, dove le condizioni dei gruppi dominanti non sono altrettanto forti, si verificano scontri frontali e rivolgimenti di diversa entità, fino a veri e propri movimenti rivoluzionari, da cui possono derivare nuove condizioni di progresso, oppure, con il trionfo delle forze tradizionali, una situazione di decadenza e oppressione. Si può dire che i movimenti rivoluzionari europei della metà del Seicento segnino il punto di congiungimento di un movimento a forbici: dove si affermano, rimuovono dal terreno pesanti ostacoli allo sviluppo e liberano nuove energie, consentendo a paesi fino allora non certo collocabili nei primissimi ranghi delle potenze europee – come i Paesi Bassi o l’Inghilterra di Cromwell – di procedere audacemente sulla via del rinnovamento economico, sociale e politico verso una prospettiva di sviluppo mondiale del loro predominio; dove falliscono, si apre un processo a catena di repressione e di decadenza, che precipita anche paesi prosperi in condizioni di arretratezza drammatica. In quest’ultima categoria non troviamo difficoltà a inserire il regno di Napoli”” [Corrado Vivanti, La storia politica e sociale. Dall’avvento delle signorie all’Italia spagnola. V. Le due “”monarchie sull’Italia””] (pag 418-419) [(2) E. Hobsbawm, The general crisis of the European economy in the XVIIth century, e H.R. Trevor Roper, ‘The general crisis of the XVIIth century’, in ‘Past and present’, nn. 5-6, 1954, pp. 33-53 e 44-65, e n. 16 1959, pp. 31-64, poi raccolti nel volume ‘Crisis in Europe, 1560-1660’ a cura di Trevor Aston, London, 1965 (trad. it. Napoli, 1969); (3) J. Vicens Vives, Estructura administrativa estatal en los siglos XVI y XVII, in XI Congrès International des Sciences Historiques, Rapports, vol. IV, Histoire moderne, Göteborg-Stockholm-Uppsala, pp. 1-24]”” (pag 422) La crisi del Seicento e l’economia napoletana, p. 422-423 .La crisi del Seicento. La crisi del ‘600. Crisi generale = concetto storiografico emerso nel dibattito ospitato dalla rivista Past and Present (1952) e condiviso da Hobsbawn, Trevor Roper, Mousnier, etc. La crisi interessa tutta l’Europa ed ha come sfondo la Guerra dei Trent’anni. Nei vari paesi suscita reazioni differenti dovute alle specificità dei ceti sociali, delle istituzioni politiche e religiose, dell’economia e della cultura. Ha esiti diversi (rivolte/rivoluzioni/rafforzamento dello Stato assoluto) http://www.federica.unina.it/scienze-politiche/storia-moderna/la-crisi-del-seicento/&#8221;,”ITAG-254″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Giovanni MICCOLI”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. II. L’Italia religiosa.”,”””Un indizio interessante in questo senso [riacquisizione di un margine di autonomia della curia romana, ndr] è offerto dal fatto che, nell’Italia centro-settentrionale, molti dei legami tra la nuova nobiltà, la potente burocrazia signorile e l’istituzione ecclesiastica passano ormai attraverso Roma, a vantaggio della curia e a detrimento delle gerarchie e del clero locali. Nello stabilirsi o rafforzarsi di questi legami si inserisce e trova spazio un altro aspetto di quella pressione e strumentalizzazione della società laica nei confronti dell’organizzazione ecclesiastica che, con notevole forzatura, è stato visto cme aggressione, svuotamento e depauperamento della proprietà ecclesiastica, una vera e propria opera di saccheggio condotta a tutti i livelli – dal principe ai nobili, ai mercanti, agli artigiani, ai contadini – per partecipare al grande “”bottino”” di una potenza in fase di ripiegamento (1). E’ la tesi sostenuta quasi trent’anni fa da C.M. Cipolla in un articolo famoso: tra il XIV e il XV secolo, nell’Italia centro-settentrionale, la proprietà fondiaria della Chiesa avrebbe subito un colpo mortale, sotto l’assalto congiunto delle signorie e delle nuove classi in formazione e in ascesa. La pressione fiscale, unita alla spinta inflazionistica che vanificava gli antichi canoni di affittanza, costrinse i grandi stabilimenti ecclesiastici ad alienare, in forme più o meno palesi o mascherate, gran parte del loro patrimonio, a beneficio dei detentori del potere politico ed economico. “”Così alla vigilia della Riforma, la Chiesa, da un punto di vista economico, non era più che una potenza in rovina”” (2). Che i signori e le grandi famiglie dei nobili e dei mercanti avvertissero nel controllo, spesso nella conquista delle proprietà ecclesiastiche, un ulteriore strumento di forza politica ed economica e di prestigio è un fatto non contestabile. E’ una linea tradizione che assunse di volta in volta aspetti diversi ed ebbe beneficiari diversi. (…) Eppure, nel suo insieme, la tesi del Cipolla non manca di suscitare perplessità: soprattutto perché tende ad inserire la questione nello schema di uno scontro e di una contrapposizione: Stato-Chiesa, che non è in grado di registrare e recepire quelle profonde colleganze e commistioni tra società ecclesiastica e società civile che costituiscono una componente essenziale della natura dei gruppi dirigenti e intellettuali del tempo, ed insieme uno dei tramiti attraverso i quali si realizzò il depauperamento, ma anche la riorganizzazione e la razionalizzazione, che la proprietà ecclesiastica sembra subire in questo periodo. La storia della proprietà e delle ricchezze ecclesiastiche in Italia è certamente un capitolo ancora in gran parte da scrivere; è un capitolo che richiede spogli d’archivio completi e sistematici (…)”” (pag 898-899) [Giovanni Miccoli, IX. Elementi di forza e di debolezza dell’istituzione ecclesiastica fra tre e quattrocento’] [(1) Cfr. C.M. Cipolla, ‘Une crise ingnorée. Comment s’est perdue la propriété ecclésiastique dans l’Italie du Nord entre le XIe et le XVIe siècle’, in ‘Annales. Economies, Sociétés, Civilisations’, n. II, 1947, pp. 323 sg.; (2) C.M. Cipolla, ‘Une crise…’, cit. p. 327]”,”ITAG-255″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Paul RENUCCI”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. III. Il pensiero, l’arte; la letteratura.”,”””Tra Guicciardini – preoccupato di non lasciarsi trascinare da qualche pregiudizio culturale nella sua valutazione della realtà entro cui si muove e intento a sposare con l’inventività quanto di inedito presenta il suo tempo, certo non avaro di novità – e Niccolò Machiavelli, radicato apparentemente al principio dell’imitazione degli antichi, qual è il vero innovatore? Se Guicciardini ha meglio districato i termini del gioco politico, svoltosi in Italia nel Quattrocento e nel primo Cinquecento, proprio perché era interessato a guardare da vicino il diritto e il rovescio delle carte, senza peraltro insorgere contro la loro distribuzione, Machiavelli non si attendeva niente dal gioco, quale andava svolgendosi. Senza il formarsi in Italia di un nucleo politico-militare capace di trasformare la partita, egli la giudicava irrimediabilmente perduta per gli Stati della penisola. E’ difficile misurare la parte di illusione e quella di spericolata scommessa nella speranza che egli pose di volta in volta in Cesare Borgia, nella repubblica fiorentina, che invano cercò di dotare di un esercito contadino, in un Medici; eppure i suoi insuccessi, considerati in rapporto ai suoi poveri mezzi, non rendono risibile la sua diagnosi. I punti di dissenso fra Guicciardini e Machiavelli derivano più che da una differenza di lucidità, da una divergenza di obiettivi. L’uno – portato alla politica da un gusto dell’onore personale e familiare, in cui il calcolo della tranquillità messa a repentaglio e il vantaggio di trarne occupano pressapoco lo stesso posto che nell’Alberti – accetta di fatto che Firenze, egli altri Stati d’Italia cessino di contare fra i “”grandi”” d’Europa; l’altro, puntando tutto sulla passione politica, che occupa in lui il primissimo posto (1), considera con angoscia il pericolo che la debolezza militare fa correre in un’Europa dove la lotta per l’egemonia è ormai in pieno svolgimento. E’ evidente che l’Italia sarà, ben dopo il 1535, proprio quella che Machiavelli temeva che diventasse”” (pag 1280-1281) [(1) Si può dire che in nessuno degli scritti di Machiavelli non traspaiano preoccupazioni politiche. Senza parlare dei ‘Decennali’, delle ‘Relazioni’ e ‘Legazioni’, della ‘Vita di Castruccio Castracani’, ecc., perfino nei suoi ‘Canti carnascialeschi’ troviamo allusioni alla situazione del tempo. Se ‘La Mandragolanon va vista certamente nell’interpretazione allegorica tentatane, per cui Lucrezia rappresenterebbe Firenze e Callimaco la monarchia francese, anch’essa, peraltro, si presenta sotto certi aspetti come “”la commedia di un mondo, di cui ‘Il principe’ è la tragedia””. Cfr. a questo proposito D. Cantimori, ‘Niccolò Machiavelli: il politico e lo storico’, in ‘Storia della letteratura italiana’, vol. IV: Il Cinquecento, Milano, 1966, pp. 26-27]”,”ITAG-256″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Philip JONES Ruggiero ROMANO Jacques LE-GOFF Fernand BRAUDEL”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. IV. L’economia delle tre Italie.”,”Marx (pag 1770) “”Ma non solo i cavalieri si interessavano del commercio; come facevano altrove i signori e i principi, anche famiglie appartenenti allo strato superiore dell’aristocrazia (gli Este i Guidi, i Malaspina, i Visconti, gli Orsini e molti altri) cominciarono ad investire una grossa parte delle loro risorse nelle compagnie dei mercanti-banchieri (1). Nel medesimo tempo, in modo ancor più scoperto degli ecclesiastici, cavalieri e gentiluomini di ogni regione, dai nobili (o sedicenti nobili) Alighieri al “”gentile cavalieri”” Vitaliano da Padova, al ‘dominus’ e ‘probus miles’ Giocanni Buiamonte di Firenze e ad altra illustre “”gente mesta”” del “”settimo cerchio”” dantesco, si dedicarono assiduamente, se non al commercio, al prestito e all’usura (2). E anche quando non prendevano parte direttamente ai ‘mercimonia’, alcune famiglie dell’alta o bassa nobiltà, come gli Este, i Da Camino, gli Ubaldini e gli Ubertini, erano pronte a stringere proficui legami personali con i nuovi ricchi, attraverso il matrimonio o l’inclusione nei consorzi aristocratici (3). Si sarebbe tentati di vedere in questi molteplici rapporti fra nobiltà e commercio (che si combinavano con i nuovi metodi di sfruttamento commerciale della proprietà terriera) un preannunzio – sia pur debole ancora – della successiva coalizione fra aristocrazia e «bancocrazia» nell’Europa preindustriale, o addirittura del più tardo imborghesimento dei proprietari fondiari, pronti – secondo le parole di Marx – a «raccogliere le mele d’oro lasciate cadere dall’industria» (4). Se gli affari erano in grande stile, erano una buona cosa. Questa fu senza dubbio l’opinione generalmente accolta nella Firenze del Trecento. I gentiluomini, anche di antica schiatta, potevano tranquillamente occuparsi di commercio, purché fosse «commercio grande»”” [Ruggiero Romano, La storia economica. Dal secolo XIV al Settecento. Dall’impero militare all’impero economico] [(1) Davidsohn, ‘Geschichte’, cit. II/2 pp. 416 sgg, IV/2 pp. 204 sgg.; (2) ‘Inferno’ VII 43 sgg.. Per altri utili esempi: Salimbene, ‘Cron. II’, pp. 872-73; Boccaccio, ‘Decameron’, II, 3; Davidsohn, ‘Geschichte’ cit., II/2, p. 477; Hyde, ‘Padua’, cit., p. 86. Su Alighieri: R. Piattoli, in ‘Studi danteschi’, 1933, e Id. in “”Asi””, 1969, pp. 59 sgg. (inoltre Cecco Angiolieri che schernisce Dante chiamandolo “”lombardo””); (3) Per esempio Niccolai, ‘Consorzi’, cit., pp. 26, 27, 30, Cfr. Dino Compagni, ‘Cronica’, cit., p. 44; Masi, ‘Mercanti’, cit., p. 61; P. Rajna, ‘Gaia da Camino’, in “”Asi””, 1892, p. 284; (4) Marx e Engels, ‘Selected Works’, London, 1968, pp. 54-55; 118-19; 242 ecc.; Marx, ‘Il Capitale’, p. 714 (“”l’intelligente imborghesimento”” della nobiltà italiana nell’età comunale””); A. Von Martin, ‘Sociology of the Renaissance’, 1944, ecc.]”,”ITAG-257″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Stuart J. WOOLF Alberto CARACCIOLO”,”Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. V. L’Illuminismo e il Risorgimento.”,”‘La marea rivoluzionaria in Italia’ (pag 393) [Il 1848] ‘Le forze di lavoro: fra pauperizzazione rurale e formazione di una classe operaia’ (pag 640) “”Dall’interno delle piccole economie agricole contadine si venne esprimendo in modo via via più esplicito, sotto la sollecitazione di mercanti o produttori capitalisti, una figura che si distaccava da quella tradizione e patriarcale ben nota: Qui offrivano le proprie prestazioni a domicilio o in manifatture di varia grandezza un lavoratore o una lavoratrice, disposti a staccarsi gradualmente dal fatto agricolo, a farsi esperti nei nuovi mestieri anche relativamente meccanizzati, a offrirsi con quella mobilità che il nuovo padrone richiedeva. Da cuore dell’agricoltura più vivace e ricca che conoscesse l’italia nascevano anche i nuclei più significativi di una classe operaia. In questo modo il processo era certamente più lento e anche più complesso di come si potrebbe immaginarlo secondo uno schema classico di immediata proletarizzazione dei contadini espulsi dalla terra e spostati verso impieghi di fabbrica. (…) La classe operaia che si andava preparando per questa via era ben diversa, strutturalmente, dal bracciante informe che in ogni provincia d’Italia, anche la più arretrata, circolava numeroso e teoricamente “”disponibile””, e nello stesso tempo era più pronta a venire mobilitata in una grande industria di quanto non fossero migliaia di artigiani addensati nelle loro botteghe intorno a manifatture e commerci tradizionali. Aveva già di fronte il suo classico padrone-antagonista in quel capitalista che in certe parti d’Italia da mercante cominciava a trasformarsi in imprenditore, non ignorava i misteri delle macchine, conosceva legami stretti col mercato. Va aggiunto che si trattava di un ceto di lavoratori numeroso, diffuso, fittamente addensato in alcune province, e dunque tale da operare anche con la forza di un ambiente favorevole, di una mentalità che diventa costume, oltre che con le occasioni di spostamento e di alternative in altre attività anch’esse extra-agricole disponibili tra Milano e una costellazione di altri centri urbani. A differenza del Mezzogiorno – dove l’unico circoscritto nucleo industriale, a Napoli, era sommerso fra una miseria e un lusso entrambi più spagnoleschi che moderni ed aveva alle spalle un mondo rurale primitivo – esisteva in una parte della Valle Padana un insieme di condizioni anche sociali favorevoli a creare forze di lavoro appropriate a uno sviluppo industriale.”” [Alberto Caracciolo, ‘La storia economica’, ‘Le forze di lavoro: fra pauperizzazione rurale e formazione di una classe operaia’] (pag 647-648) [(in) ‘Storia d’Italia. Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII. V. L’Illuminismo e il Risorgimento’, Milano, 2005, a cura di Ruggiero Romano e Corrado Vivanti]”,”ITAG-258″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Nicola BADALONI Franco VENTURI”,”Storia d’Italia. Dal primo Settecento all’Unità. VI. L’Italia e l’Europa.”,”Marx Engels e l’Italia (pag 1339-1340) “”Fuori dell’assemblea, le affermazioni più nette e più rivoluzionarie furono quelle che si lessero nella «Neue Rheinische Zeitung». Non che i suoi redattori, Marx e Engels, considerassero il problema italiano al centro della rivoluzione in corso. In materia internazionale, la necessità di una lotta dell’Europa intera contro la Russia fu, sin dall’inizio, l’elemento essenziale della loro visione. «Soltanto la guerra con la Russia è una guerra della Germania rivoluzionaria, una guerra dove essa lava i peccati del passato, dove tonifica se stessa, dove può vincere gli autocrati propri, dove essa, come conviene ad un popolo che scuote una schiavitù a lungo sopportata, riscatta la propaganda della civiltà con il sacrificio dei propri figli, e si fa libera all’interno, mentre libera all’esterno», diceva la «Neue Rheinische Zeitung» del 12 luglio 1848 (2). L’Italia era, agli occhi di Marx e di Engels, soprattutto un esempio preciso e netto della necessità d’unire inscindibilmente lotta democratica e indipendenza nazionale. Esempio, aggiungiamo, significativo e insieme di non difficile applicazione. Sui popoli slavi, dai boemi ai croati, non pochi furono i dubbi, le esitazioni, le contraddizioni loro. L’Italia era una nazione storica indiscussa. Altrettanto lo era il suo diritto all’indipendenza e alla libertà. Il problema era, per Marx e Engels, di politica interna: con quali forze, attraverso quali vie, realizzare questo programma. Al termine del 1847 Engels, come un po’ tutti in Europa, era stato ottimista e considerava matura la situazione italiana. Erano cresciuti i traffici e le industrie. «Il movimento in Italia è pertanto un movimento decisamente borghese. Tutte le classi entusiaste delle riforme, dai principi e nobili fino ai pifferai e ai ‘lazzaroni’, si presentano, per il momento, come borghesi; il papa è, per il momento, il primo borghese d’Italia» (3). Soltanto dopo la cacciata degli austriaci sarebbe cominciata la lotta tra borghesi e lavoratori. Anche la situazioni internazionale era favorevole: «molto corretto» l’atteggiamento dell’Inghilterra, che si era «posta dalla parte del movimento italiano». «La borghesia inglese ha tutto l’interesse ad impedire una unione doganale protezionistica italo-austriaca, promuovendo invece un’unione doganale italiana diretta contro l’Austria, che sia fondata sulla libertà di commercio» (4). Deboli nella loro opposizione erano la Francia, la Russia e la stessa Austria di Metternich. Tutto sarebbe dipeso dalla Germania. «Una rivoluzione in Germania è un affare ben altrimenti serio di una rivoluzione a Napoli». Quest’ultima si sarebbe fermata alla «conquista di istituzioni decisamente borghesi» (5). Alla Germania era riservato diverso destino: a condizione, beninteso, di rompere nel modo più assoluto con la tradizione nazionalista. Discutendo con la «La riforma», un giornale di Lucca, il 24 febbraio 1848, Engels metteva in guardia gli italiani dall’idea di considerare il loro movimento simile a quello della Germania nel 1813-15. Era stata quella una «guerra reazionaria», condotta in «un’epoca ebbra di stupidità». Poi la rabbia antifrancese di quegli anni si era allargata in un’altrettanto vergognosa rabbia antilatina e antiitaliana”” [Franco Venturi, ‘L’Italia fuori d’Italia’ – ‘Il risorgimento d’Italia’ – ‘Le rivoluzioni tedesche’, in ‘Storia d’Italia. Dal primo Settecento all’Unità. VI. L’Italia e l’Europa’, a cura di Ruggiero Romano e Corrado Vivanti, Milano, 2005] [(2) MEGA, Erste Abteilung, vol. VII, p. 181; (3) Articolo della “”Deutsche Brüsseler Zeitung”” del 23 gennaio 1848, tradotto in Karl Marx e Friedrich Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, con una prefazione di Ernesto Ragionieri, Editori Riuniti, Roma, 1959, p. 46; (4) “”Deutsche Brüsseler Zeitung”” del 20 febbraio 1848, in Marx-Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, cit. p. 50; (5) Ibid., p. 51]”,”ITAG-259″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Valerio CASTRONOVO”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume VII. Da contadini a operai.”,”Conseguenze della crisi economica e finanziaria del 1929. (pag 293) Importante ruolo di intermediazione finanziaria svolto dalla monarchia austro-ungarica. “”Ancora nel 1931 la «grande depressione» continuava ad essere valutata in Italia, pur da economisti largamente accreditati, come una crisi di breve periodo causata da manovre borsistiche e speculative, derivante unicamente, o quasi, dalla redistribuzione mondiale dell’oro (2). Quando invece altri fattori, oltre la tendenza dell’oro a dirigersi per lungo tempo verso due direzioni (Stati Uniti e Francia) (3) senza che i prezzi reagissero secondo i dettami della dottrina classica, mostravano la profondità e l’ampiezza dello sconvolgimento economico in atto su scala mondiale: la discesa dei prezzi all’ingrosso al di sotto dei limiti del 1913-14, senza che per questo consumi e investimenti trovassero nuovi incentivi di ripresa; l’incapacità dei principali istituti di emissione di riprendere in pieno il controllo del mercato del credito e di disciplinare puntualmente le situazioni via via determinate dalle variazioni legate allo spostamento di ingenti masse monetarie, alla loro velocità di circolazione e al volume degli scambi; i turbamenti che continuavano a affliggere dal dopoguerra le valute più rappresentative; la crescente disparità tra profitti e salari e, quindi, l’insufficienza a lungo andare della domanda nel sostenere il ritmo incalzanti degli investimenti autonomi nell’edilizia e nei servizi e l’enorme balzo della produzione dei beni di consumo profilatosi nell’ultimo decennio (4). Ma notevoli erano state anche le difficoltà di ricostruire un solido mercato internazionale, per la frantumazione di quella vasta unità economica e di intermediazione finanziaria rappresentata per l’innanzi dalla monarchia austro-ungarica, vero e proprio ponte di passaggio fra l’Europa occidentale e orientale, fra il Mare del Nord, i paesi balcanici e l’Europa meridionale. Né era stata da meno nell’aggravare il disordine commerciale, la «segregazione» per troppo tempo dell’Unione Sovietica dai circuiti internazionali; mentre ad alimentare la speculazione finanziaria avevano concorso le circostanze eccezionali di «inflazione» del credito estero di cui la Germania s’era avvalsa a partire dal 1925 per pagare le riparazioni di guerra ed espandere le sue potenzialità (5). La crisi finanziaria aveva finito così col sovrapporsi a quella produttiva e alle periodiche tensioni neomercantilistiche insorgenti nei rapporti di scambio e nel riassetto delle reciproche bilance dei pagamenti, nonché ai motivi di instabilità dovuti alle modalità di riconversione dei vari settori economici (sulla base di un sistema capitalistico sempre più di consumo e di servizi) che per lunghi anni dopo il conflitto avevano tratto alimento dai mezzi monetari che l’inflazione creava di volta in volta. Di fatto il volume del commercio mondiale si ridusse nel 1933 di circa un terzo e i prezzi-oro scesero del 56 per cento. Entro il 1932 la produzione industriale calò, rispetto al giugno 1929, di circa il 40 per cento gettando sul lastrico più di 30 milioni di disoccupati (6)”” (pag 293-294) [Note: (2) Su questi e altri limiti cfr. P. Sylos Labini, ‘La politica economica del fascismo e la crisi del ’29’, in ‘Nord e Sud’, 1965, n. 70; (3) Su questi e altri problemi monetari più in particolare cfr. E.R. Wicker, ‘Federal Reserve Monetary Policy, 1917-1933’, New York, 1966; (4) Sui motivi della crisi del ’29 si veda in particolare: L. Robbins, ‘La grande dépression 1929-1934′, con prefazione di J. Rueff, Paris, 1935; W. Arndt, Gli insegnamenti economici del decennio 1930-1940’, Torino, 1949; oltre al classico saggio di J.H. Galbraith, ‘The Great Crash 1929’, Boston, 1935, più volte ristampato. Per un confronto a livello internazionale cfr. I. Svennilson, ‘Growth and Stagnation in the European Economy’, Genève, 1954; (5) Cfr. C.W. Guillebaud, ‘The Economic Recovery of Germany, 1933-1938’, London, 1939; (6) Sulle gravissime proporzioni della crisi del ’29, cfr. E.H. Carr, ‘International Relations between two World War (1919-1939), London, 1947]”,”ITAG-260″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Roberto PARIS”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. VIII. Un popolo di eroi, di emigranti, di artisti.”,”Contiene: ‘Gli italiani alla Comune di Parigi’ (pag 515-519) “”Quanti sono questi «avventurieri» italiani che lottano a fianco del proletariato parigino? I contemporanei hanno fatto cifre fantastiche, qualcuno ha addirittura affermato che fossero diecimila – il che, sia detto per inciso, avrebbe reso ben più arduo il compito dei versagliesi. Un italiano che combatte dalla parte opposta, un ufficiale della legione straniera francese, un versagliese, dunque, Fortunato Marazzi, ne riduce il numero a 217, – il che è indubbiamente ben più verosimile (1). Egli cita anche alcuni nomi. Vediamone innanzitutto i più noti. Per primo quello di Amilcare Cipriani, che appartiene di diritto alla storia del movimento operaio francese. Cipriani ha già combattuto, a Creta e ad Atene, con Gustave Flourens, che sarà generale della Comune e che cadrà il 3 aprile 1871 alla testa del 20° reggimento. Egli giunge a Parigi da Londra il 5 settembre 1870: in seguito alla pressione popolare, il corpo legislativo ha appena decretato, il giorno innanzi, la decadenza dell’Impero. Durante l’assedio di Parigi, che ha avuto inizio il 19 settembre, Cipriani è colonnello della legione garibaldina. Partecipa alla sollevazione del 31 ottobre e viene imprigionato per essersi rifiutato di disarmare il proprio battaglione. Lo ritroviamo il 22 gennaio 1871, con Flourens e Félix Pyat, a capo delle guardie nazionali che marciano contro il municipio. La Comune è proclamata. Nominato aiutante di campo del generale Bergeret il 23 marzo 1871, Cipriani è preso prigioniero il 6 aprile e rischia la fucilazione. Il 19° tribunale militare, il 21 gennaio 1872, lo condannerà alla deportazione in Nuova Caledonia (2). Vi è anche Menotti Garibaldi, eletto deputato della Comune il 16 aprile 1871, che sfuggirà al massacro. Vi è il figlio del famoso agitatore politico napoletano Giovanni La Cecilia, il matematico Napoleone La Cecilia, nato in Francia, che ha già preso parte alla spedizione dei Mille (3). Vi è Napoléon Biondetti, nominato chirurgo del 233° battaglione federale con decreto pubblicato sul «Journal Officiel» della Comune il 20 maggio 1871 (4). Vi sono Mizara, comandante del 104° battaglione; Pisani, aiutante di campo di Flourens; Moro, comandante del 22° battaglione; Pugno, direttore musicale dell’Opéra di Parigi (5). Poi vengono gli italiani già residenti in Francia (…). Ad una diversa categoria di combattenti appartengono i membri o i simpatizzanti dell’Internazionale. Si sa che nel novembre 1867 gli «internazionalisti» di Parigi avevano preso parte alle manifestazioni in favore dell’indipendenza italiana, il che era valso loro un processo, ed era servito al governo imperiale come pretesto per mettere fuori legge l’Internazionale nel marzo 1868 (6). Non c’è da stupirsi, dunque, se tra gli italiani che combattono per la Comune troviamo numerosi militanti e simpatizzanti dell’Associazione internazionale del lavoro. Scrive infatti Engels in una lettera da Londra del 16 luglio 1871 a Cafiero: «Abbiamo ora sei italiani qui rifugiati i quali combatterono a Parigi per la Comune» (7). Si tratta, pare, di Paolo Tibaldi, Napoleone La Cecilia, Vitale Regis, Pier Luigi Savio e Giuseppe Carusi; il sesto non è stato identificato (8). (…) Il 4 luglio 1871 Savio e Tibaldi prendono parte alla riunione settimanale del Consiglio generale della I Internazionale, e precisamente alla seduta nel corso della quale viene smascherato il maggiore Wolff, l’uomo di fiducia di Mazzini, che in realtà era una spia bonapartista (9). Poco tempo dopo, mentre Savio va a lavorare in provincia (10) e Tibaldi è impegnato a redigere e a pubblicare le sue memorie (11), Carusi e Regis s’incontrano di nuovo, il 26 novembre 1871, per costituire, con alcuni altri emigrati, la Sezione operaia italiana di Londra, i cui statuti sono già stati approvati il 21 novembre dal Consiglio generale dell’Internazionale. Una lettera del 4 dicembre, firmata da Carusi in qualità di segretario, comunica che VItale Regis sarà il delegato della sezione presso il Consiglio generale. Subito, il giorno dopo, Regis, che gode dell’appoggio di Marx e di Engels, diviene membro del Consiglio generale (12), per conto del quale porterà a termine numerose missioni in Svizzera e in Italia”” [(1) Sulla insurrezione parigina dell’anno 1871. Ricordi di Fortunato Marazzi, già ufficiale dell’esercito di Varsaglia nella Legione Straniera al servizio della Francia, cit. in Romano, ‘Storia del movimento socialista in Italia’, cit., pag 474, nota; (2) Cipriani Amilcare, in ‘Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier français’, sotto la direzione di J. Maitron, tomo V, Paris, 1968, pp. 114-15; (3) Romano, Storia del movimento socialista in Italia, cit.; (4) Biondetti, Annibal, Napoléon, in Dictionnaire, cit., tomo IV, Paris, 1967, p. 305; (5) Romano, Storia del movimento socialista in Italia, cit.; (6) Rougerie, Procès des Communards, cit, p. 32; (7) Corrispondenza di Marx e Engels con italiani – 1848-95, a cura di G. Del Bo, Milano, 1964, p. 31; (8) Ibid., p. 31, nota; (9) Romano, Storia del movimento socialista in Italia, cit., vol. III, pp. 184-85; (10) Corrispondenza di Marx e Engels con italiani, cit., p. 171; (11) Ibid, pp. 45 e 242; (12) Ibid., pp. 110-11] (pag 515-518) [Robert Paris, ‘L’Italia fuori d’Italia’] [(in) Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. VIII. Un popolo di eroi, di emigranti, di artisti’, a cura di Ruggiero Romano e Corrado Vivanti, Milano, 2005]”,”ITAG-261″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Alberto ASOR ROSA”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume IX. Letteratura e sviluppo della nazione.”,”Confusionarismo. “”Il fatto è che, nei bassifondi della pratica riformista, navigava tanta di quella zavorra, da dar ragione qualche volta agli impietosi critici conservatori di tale confusionarismo teorico e ideale: democraticismo piccolo-borghese, anticlericalismo spinto all’eccesso (è il tempo dell’«Asino», diretto da Guido Podrecca, che raggiunse le centomila copie) (1), mentalità e milizia massonica, brandelli di positivismo e materialismo volgare, piccolo cabotaggio di formule stantie. Insomma, non ci si riesce a convincere che l’ideologia posta in qualche modo a sostegno e cemento dei «blocchi» radical-socialisti, i quali, soprattutto fra il 1906 e il 1911, costituirono la vial al potere, soprattutto locale, delle forze di sinistra, fosse qualcosa di più di una mistura estremamente provvisoria e precaria. Intendiamoci: non vogliamo dire con questo che tale ideologia non corrispondesse a talune esigenze socialmente avanzate e che la politica dei blocchi non conoscesse necessità e risultati, che una storia obiettiva non può ignorare. Ma l’assenza di una seria analisi scientifica della realtà sociale e politica del momento faceva emergere da questa alleanza di forze politiche eterogenee e da questa miscela di ideologie gli aspetti più dichiaratamente oratori ed esteriori; la tabe parolaia del radicalismo e del democraticismo (che non è una invenzione dei conservatori) e predisponeva il fianco, non solo all’aperto attacco degli avversari, ma anche all’interna disgregazione delle componenti del «blocco». Reagire a tutto questo era estremamente difficile, tenendo conto delle condizioni di distacco profondo, che si erano andate sempre più consolidando nel corso del decennio fra ceto intellettuale e movimento socialista. Quando nel 1912, in preparazione del IV Congresso della Federazione giovanile socialista, allora diretta da elementi rivoluzionari, si discusse sul giornale «L’Avanguardia» del problema della preparazione culturale dei giovani socialisti, Amadeo Bordiga, allora dirigente della sezione napoletana, sostenne che la formazione socialista si faceva attraverso l’azione e non attraverso gli studi e che comunque gli intellettuali borghesi non erano utili al partito, perché avrebbero finito inevitabilmente per tradire il socialismo (1). A lui si oppose Angelo Tasca, rappresentante dei giovani socialisti torinesi, il quale sostenne che la preparazione culturale era essenziale per la formazione politica socialista e chiese che «L’Avanguardia» diventasse un organo di cultura e di propaganda più che di agitazione e di polemica. Ma la sua tesi fu battuta in congresso, dove Bordiga ripeté ed estremizzò le sue tesi, accusando i suoi interlocutori di essere di «culturisti» (2)”” (pag 1179-1180) [(1) Su queste notizie cfr. G. Arfé, ‘Il movimento giovanile socialista. Appunti sul primo periodo (1903-1912), Milano, 1973, pp. 101-16; ma anche l’esposizione che ne dà G. Candeloro, ‘Storia dell’Italia moderna’, VII: ‘La crisi di fine secolo e l’età giolittiana’, Milano, 1974, pp. 339-42; (2) L’episodio ebbe una strascico polemico sull'””Unità””, in seguito all’intervento fortemente critico di Pietro Silva (12 ottobre 1912). Bordiga, in una lettera a Salvemini (ora anche in A. Bordiga, ‘Scritti scelti’, a cura di F. Livorsi, Milano, 1975, pp. 43-45), ribadiva le sue posizioni, confermando la necessità di dare al movimento giovanile socialista un indirizzo che rimediasse soprattutto alla «crisi di sentimento», da cui esso era investito: «Ne consegue che dobbiamo farne un movimento di argine vivamente antiborghese, un vivaio di entusiasmo e di fede, né vogliamo disperdere energie preziose nel tentativo di rimediare, secondo metodi scolastici, a quello che è uno dei caratteri essenziali, incancellabili del regime del salariato: lo scarso livello della cultura operaia…»; «Ci si potrà dire che l’entusiasmo senza la convinzione è poco duraturo. Ebbene questo è vero sempre, fuori che nel campo dei movimenti di classe. Nell’operaio socialista la convinzione è invece figlia dell’entusiasmo e del sentimento, e c’è qualche cosa che non lascia spegnere questo sentimento: la solidarietà istintiva degli sfruttati. Chi non ha più fiducia in questa e vuole sostituirla con la scuoletta teorica, lo studio, la coscienza dei problemi pratici, si trova, a creder nostro, melanconicamente fuori del socialismo» (ci si deve credere se diciamo che è senza nessuna intenzione provocatoria che facciamo notare un’evidente affinità fra queste affermazioni e quelle del Mussolini di “”Utopia””. Salvemini replicava, ribadendo l’esigenza della cultura: «Non basta ‘volere’, cioè, avere fede e desiderio di bene, per ‘potere’: è necessario anche ‘sapere’», e facendo osservare gli effetti deleteri che l’assenza di ricerca e di scienza aveva prodotto il partito socialista: «Sono bastati dieci anni di ‘volere’ senza ‘sapere’ a condurre il partito al ‘non potere’ e al ‘non volere’..» (cfr. G. Salvemini, ‘Movimento socialista e questione meridionale’, a cura di G. Arfé, Milano, 1963, pp. 535-41)] (pag 1179-1180)”,”ITAG-262″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Ernesto RAGIONIERI”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume XI. Lo Stato liberale.”,”””Uno dei cavalli di battaglia contro il giolittismo, che i liberisti trasmisero a tutta un’ala della pubblicistica radicale e socialista, fu la critica contro l’espandersi della burocrazia. Luigi Einaudi osservava nel 1900: “”Noi manteniamo una burocrazia numerosa ed inutile, moltiplichiamo a dismisura tutti gli organi della vita amministrativa, e per conservare intatto il numero delle sottoprefetture, delle preture, delle università, dobbiamo elevare ad aliquote altissime le imposte esistenti ed andare alla cerca di sempre nuovi metodi per tassare il pane, la luce, la casa, i vestiti di chi lavora e suda nei campi e nelle officine””. Salvemini, riprendendo lo spunto einaudiano di «casta non classe», parlerà di «elefantiasi burocratica», e affermerà addirittura che «la burocrazia è oggi la vera classe dominante in Italia: dominante sulla borghesia e sul proletariato». I dati quantitativi non confermano queste critiche ricorrenti e diffuse: in realtà l’organico dell’amministrazione italiana aumentò nell’età giolittiana in misura meno sensibile che nel periodo crispino. Tuttavia in questi anni il peso, se non quantitativo, certo politico e qualitativo della burocrazia si venne accrescendo: sia perché le nuove funzioni assunte dall’amministrazione statale la resero più qualificata e, in misura sempre maggiore, luogo d’impiego ambito dai giovani provenienti dai ceti medi urbani, usciti dalla rete più articolata e più ampia del sistema scolastico italiano, sia per la funzione di organizzazione del consenso, che l’accresciuta pressione di nuove forze politiche le attribuì anche sul piano elettorale. Giolitti, forse per la prima volta dopo la fondazione dello Stato unitario, dette un assetto preciso alla burocrazia, stabilendo che ogni ampliamento dell’organico dovesse essere approvato dal Parlamento (11 luglio 1904), e fissando successivamente lo stato giuridico degli impiegati statali (30 giugno 1908). Le distinzioni dei ruoli, che nell’amministrazione italiana erano rimaste fluide e indefinite, assunsero precisi caratteri gerarchici con una precipua valorizzazione delle funzioni dei direttori generali dei singoli ministeri, posti tutti alle dipendenze del ministero dell’interno. Di qui una compattezza e uno «spirito di corpo», che potenziava ed esaltava il ruolo del vincolo massonico, da cui era stata improntata la burocrazia italiana nella sua fase di espansione, e che esprimeva nella dignità di un «senso dello Stato», destinato a spegnersi solo lentamente, la funzione di mediazione del dominio di una classe dirigente dalla basi sociali ancora estremamente ristrette (1)”” (pag 1878-1879); [(1) Cfr. A. Taradel, ‘Gli organici delle amministrazioni centrali dal 1904 al 1914, in «Quaderni storici», VI, 1971, pp. 885-942. Per i riferimenti nel testo cfr. L. Einaudi, ‘Casta non classe’, in ‘La Stampa’, 17 ottobre 1900, ora in ‘Cronache economiche e politiche di un trentennio’, vol. I cit. p. 243, e G. Salvemini, ‘L’elefantiasi burocratica’, il “”l’Unità””, 30 maggio 1913, ora in ‘Il ministro della mala vita e altri scritti sull’Italia giolittiana’, a cura di E. Apih, Milano, 1962, p: 319]”,”ITAG-263″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Ernesto RAGIONIERI e Carlo PINZANI”,”Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi. Volume XII. Dall’Italia fascista all’Italia repubblicana.”,”Un aspetto del rapporto tra Togliatti e Stalin secondo Leo Valiani “”Un acuto studioso del movimento operaio internazionale ha scritto che, nei confronti di Stalin, «Togliatti mancò… l’occasione in cui avrebbe dovuto e potuto osare. Nel giugno del 1948 egli avrebbe potuto non associarsi alla condanna di Tito e del partito comunista jugoslavo» (1). La questione jugoslava presenta aspetti estremamente complessi e, se è vero che la polemica antititoista del Cominform (e anche del Pci) ci appare come una delle manifestazioni deteriori dello stalinismo, è anche necessario tener presente la gravità del momento in cui essa si sviluppò. E’ però certo che, nell’inverno del 1950-51, Togliatti osò, nei confronti di Stalin, respingendo, anche contro il voto della direzione del Pci, le pressioni sovietiche perché assumesse la direzione del Cominform, abbandonando l’Italia e rinunciando a una linea originale, frutto di una elaborazione ultradecennale. Di là dalle polemiche e dalle ricostruzioni più o meno deformate (2), il significato storico dell’episodio è la riaffermazione di un autonomo giudizio sulla realtà mondiale e italiana, compiuta in un momento in cui le pressioni in senso contrario erano enormi. Nell’indiscutibile stalinismo di Togliatti e del partito comunista italiano di quegli anni rimase, anche nei momenti più duri della guerra fredda, uno spazio autonomo, un margine alimentato dalla profonda conoscenza della storia e della realtà italiane e dalla coscienza della forza che le masse lavoratrici italiane potevano esprimere”” (pag 2540-2541) [Ernesto Ragionieri, ‘La storia politica e sociale’, ‘L’era di De Gasperi’] [(1) Leo Valiani, ‘A rapporto dal piccolo padre’, in “”L’Espresso””, 29 marzo 1970; (2) L’episodio, originato dalla malattia di Togliatti in seguito ad un incidente automobilistico dell’estate 1950, e dal suo successivo viaggio a Mosca su invito di Stalin ha dato luogo nel 1970 ad una serie di polemiche sia interne che esterne al Pci (cfr. “”l’Unità”” del 15 marzo, “”L’Espresso”” del 29 marzo, “”Rinascita”” del 3 e del 17 aprile, “”La Voce repubblicana”” del 4 aprile, l'””Avanti!”” dell’8 aprile). Esso è stato ricostruito particolareggiatamente, pur se con un sospetto eccesso di virgolettato, da G. Bocca (‘Palmiro Togliatti’, Bari, 1973, pp. 541-57) che però lo riduce a mero conflitto di tendenze e di ambizioni personali]”,”ITAG-264″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Giuseppe GALASSO Carlo GINZBURG Alfredo STUSSI Giulio Carlo ARGAN e Maurizio FAGIOLO Alessandro FONTANA Corrado VIVANTI Giulio BOLLATI”,”Storia d’Italia. I caratteri originali. Volume XIV. Politica e cultura.”,”Il trasformismo. “”Il nuovo Stato si rivelò, nelle mani della classe politica che lo governava, uno strumento abbastanza duttile per sopportare le tensioni di una lunga fase di trasformazione e di sviluppo. E’ da presumere, peraltro, che in gran parte la duttilità dell’ordinamento istituzionale dipendesse anche dalla larga misura in cui la pubblica amministrazione, la classe politica e i ceti economici dominanti coincidevano fra loro, assicurando quindi la permanenza dei contrasti entro un arco sociale controllabile nelle sue azioni e reazioni almeno al livello del governo. L’espressione di questa duttilità fu, sul piano del comportamento della classe politica, il «trasformismo» (…), ossia il sistema per cui «le singole personalità politiche elaborate dai partiti democratici di opposizione si incorporano singolarmente nella classe politica conservatrice-moderata» (2) fra il 1860 e il 1900. Ma va osservato, in realtà, che la prassi «prassi trasformistica» – ossia «la serie delle coalizioni, degli accordi al vertice, delle intese fra gruppi non sempre omogenei, che gettarono spesso la confusione nella … vita parlamentare», comportando il «frazionamento dei gruppi sino alle forme deteriori delle clientele personali» (3) – aveva avuto inizio già nel decennio cavouriano. In secondo luogo va tenuto conto del comportamento della stessa destra, dopo la caduta del gabinetto Minghetti nel marzo del 1876, quando i suoi uomini, pur «ammiratori del sistema parlamentare all’inglese, non si sentirono tuttavia, come partito compatto, di accettare il ruolo di opposizione e di svolgerlo coerentemente con lo scopo di ritornare al potere, mettendo gli avversari in minoranza» (4). Invece di reagire alla sconfitta parlamentare con una più netta delimitazione e con una accentuazione delle loro posizioni moderate, gli uomini della destra passarono allora largamente, come singoli e come gruppi, nelle file della nuova maggioranza”” (pag 560-561) [Giuseppe Galasso, Le forme del potere, classi e gerarchie sociali] [(2) Gramsci, ‘Il risorgimento’, cit., p. 157; (3) Cfr. G. Perticone, ‘Parlamentarismo e antiparlamentarismo nel post-risorgimento’, in ‘Nuove questioni di storia del risorgimento’, cit., vol. II, pp. 634-35 e nota 7; (4) Ibid.]”,”ITAG-266″
“ROMANO Salvatore F. / DEL-BO Giuseppe / FEDELI Ugo”,”Rosario Garibaldi Bosco e i suoi ‘Appunti’ del carcere (Romano) / Lo spionaggio intorno alla I Internazionale: Oscar Testut, agente segreto “”Numero 47″” (Del-Bo) / Luigi Molinari e gli avvenimenti del gennaio 1894 a Carrara (Fedeli).”,”Oscar Testut, scrittore sulla storia della Prima internazionale sarebbe stato un informatore, avrebbve svolto attività di agente segreto della Polizia di Parigi, e tra le fonti della sua opera avrebbe attinto agli Archivi della Prefettura di Polizia di Parigi.”,”INTP-081″
“ROMANO Sergio”,”I luoghi della Storia.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”STOx-039-FL”
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Enrico CASTELNUOVO Giorgio PESTELLI Rubens TEDESCHI Roberto LEYDI Italo CALVINO Robert MARICHAL Antonio LA-PENNA Carlo DIONISOTTI Antonio ROTONDO’ Giovanni MICCOLI Pietro PIOVANI Cesare LUPORINI”,”Storia d’Italia. I documenti. Volume XVII. Il mondo dei dotti e le tradizioni popolari.”,”Contiene il saggio di Cesare Luporini, ‘Il marxismo e la cultura italiana del Novecento’ (pag 1585-1611) “”«La Germania ebbe Marx ed Engels, e il primo Kautsky; la Polonia Rosa Luxemburg; la Russia, Plekhanov e Lenin; l’Italia, Labriola, che (quando da noi c’era Sorel) era in corrispondenza da pari a pari con Engels, poi Gramsci». Così Louis Althusser, nella prefazione a quella raccolta di saggi, ‘Pour Marx’ (1965), che hanno assai movimentato negli anni recenti, in Occidente, la problematica teorica del marxismo. Althusser è lí intento a stabilire punti di confronto storici per la sua azione di sommovimento intellettuale, polemicamente annotando, per così dire alle proprie spalle, «l’assenza tenace, profonda, di una reale cultura ‘teorica’ nella storia del movimento operaio francese» (1). Per contrasto egli mette in rilievo, anche per quel che riguarda noi italiani, l’esistenza, dalla fine del secolo passato, di una grande tradizione teorica del marxismo, che si riallaccia, attraverso il Labriola, direttamente a uno dei due fondatori, allo Engels: un ponte che ha come due grandi pilastri, che sono lo stesso Labriola e Gramsci. (…) Questa è la peculiarità concreta, storica, della «tradizione» di tale marxismo italiano: la sua presenza e ‘concorrenza’ di fatto su un terreno egemonico (per usare una nota categoria gramsciana), quale non è dato trovare altrove – nello stesso periodo di tempo che separa Gramsci da Labriola – prima di una rivoluzione e di una presa di potere. In questo (ma solo in questo senso) si può parlare di una tradizione del marxismo italiano che collega nel profondo i suoi due massimi, e in un certo modo unici, rappresentanti, Labriola e Gramsci. Bisogna invece stare attenti a non costruire fittiziamente altre forme di continuità, che di fatto non ci furono. Ci fu, al contrario, una profonda frattura, le cui ragioni fanno tutt’uno con la storia del socialismo e del movimento operaio italiano. In essa, per lungo periodo, il pensiero del Labriola scomparve, o fu presente solo per richiami marginali, o utilizzati in interpretazioni del marxismo (come nel Mondolfo) che solo in superficie (la «filosofia della praxis») e non certo organicamente si riferivano anche, alla sua elaborazione. Nello stesso tempo Gramsci è difficile distinguere quanto ci fu di derivazione diretta da Labriola (probabilmente non molto); quanto di successivo recupero, a partire da esperienze compiute nella lotta politica e ideale (e dunque, fatalmente, nei limiti di queste esperienze), e quanto di un riaffioramento oggettivo, in circostanze storiche profondamente mutate, di irrisolti problemi della società italiana e delle classi lavoratrici in essa. In qualunque modo possa venire definito il rapporto Labriola-Gramsci, esso presuppone una discontinuità ed una interruzione. E’ del resto lo stesso in Gramsci a testimoniarlo implicitamente quando nella sua meditazione carceraria gli venne fatto di porre una domanda, che viene spesso citata: «Perché il Labriola e la sua impostazione del problema filosofico hanno avuto così scarsa fortuna?» (2)”” [Cesare Luporini, ‘Il marxismo e la cultura italiana del Novecento’] [(in) ‘Storia d’Italia. I documenti. Volume XVII. Il mondo dei dotti e le tradizioni popolari’, Milano, 2005] [(1) Cfr. L. Althusser, ‘Per Marx’, Roma, 1967, p. 7; (2) A. Gramsci, ‘Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce’, Torino, 1948, p. 80 (cfr. p. 79: «…la posizione filosofica del Labriola… pochissimo conosciuta all’infuori di una cerchia ristretta»)] (pag 1585-1587)”,”ITAG-273″
“ROMANO Ruggiero VIVANTI Corrado coordinatori dell’opera, saggi di Piero D’ANGIOLINI e Claudio PAVONE Giuseppe RICUPERATI Antonio LA-PENNA Vittorio FOA Paolo SPRIANO Giorgio ROCHAT Guido NEPPI MODONA Giangiulio AMBROSINI Giuseppe FILANGI”,”Storia d’Italia. I documenti. Volume XVIII. Istituzioni e società civile.”,”Il sindacalismo fascista era nato con diverse matrici: quella nazionale e produttivistica della UIL (…) (pag 1812) (V. Foa)”,”ITAG-274″
“ROMANO Sergio”,”Vademecum di storia dell’Italia unita.”,”ROMANO Sergio La crudeltà dei conflitti nelle percezioni degli osservatori. La «ferocia» del colonialismo italiano. “”Può accadere che i protagonisti e gli studiosi di una stessa vicenda ne abbiano percezioni completamente diverse. Quando Angelo Del Boca affermò che le truppe coloniali in Etiopia avevano fatto uso di gas asfissianti, Indro Montanelli replicò che la tesi, a suo avviso, era insostenibile. Con il X battaglione eritreo aveva fatto una guerra coloniale pulita, quasi cavalleresca, e non riusciva a immaginare che altre formazioni italiane, su un altro fronte, avessero fatto una guerra sporca. Ma si arrese e ammise l’errore quando Del Boca produsse documenti dello stato maggiore che rendevano la sua tesi inconfutabile. Ora l’opinione comune si è rovesciata e tutti sono disposti a credere che le forze armate in Etiopia abbiano dato prova di grande crudeltà. E’ vero, vi furono molti episodi riprovevoli e feroci rappresaglie, soprattutto dopo l’attentato di Addis Abeba contro Graziani il 19 febbraio 1937. Ma i «30.000 morti accertati» sono una evidente esagerazione e il compiacimento con cui questi episodi vengono ricordati produce almeno due effetti negativi. In primo luogo rende incomprensibili i sentimenti patriottici di coloro che parteciparono alla guerra e l’entusiasmo con cui la notizia della vittoria venne accolta in Italia. In secondo luogo induce nell’osservatore l’impressione che gli italiani siano stati i colonialisti più efferati e crudeli. Il confronto con altri Paesi non giustifica e non assolve. Ma per comprendere il fenomeno dell’imperialismo coloniale sarà bene ricordare i belgi in Congo, i francesi in Indocina e in Algeria, i tedeschi in Sudafrica, gli inglesi in Sudan e in Iraq, gli americani nelle Filippine, gli spagnoli in Marocco. La storia raccontata con l’indignazione e con i sentimenti diventa incomprensibile. Le stesse considerazioni valgono entro certi limiti per il comportamento delle truppe tedesche dopo l’8 settembre 1943. Non so quanto il «tradimento dell’Italia» abbia nuociuto alle forze armate del Reich, già sconfitte in Africa e a Stalingrado. Ma è certamente vero che il soldato tedesco, indipendentemente dalla sua fede ideologica, si sentì abbandonato, tradito ed esposto a maggiori pericoli. E’ possibile che questo sentimento abbia influito sul comportamento di alcune unità, soprattutto nella fase di ritirata. Ed è probabile che l’ostilità verso gli italiani sarebbe stata ancora maggiore se la creazione di uno Stato fascista non avesse perpetuato il clima e l’illusione dell’alleanza”” (pag 138-139)”,”ITAB-339″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”L’ Italia del Novecento. 1. L’ età giolittiana.”,”S.F. Romano insegnante di storia del Risorgimento nell’Università di Trieste”,”FOTO-083″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”L’ Italia del Novecento. 2. Dalla prima guerra mondiale alla crisi dello Stato liberale.”,”S.F. Romano insegnante di storia del Risorgimento nell’Università di Trieste”,”FOTO-084″
“ROMANO Sergio”,”La Francia dal 1870 ai nostri giorni. Un saggio storico-politico.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”FRAD-004-FL”
“ROMANO Federico a cura”,”Gramsci e il liberalismo antiliberale.”,”””Merito di Gramsci è senza dubbio quello di aver operato il congiungimento o il ricongiungimento della dottrina comunista alla tradizione filosofica italiana. Sui risultati effettivi di questo tentativo è ancora aperta la discussione e la polemica”” (pag 105)”,”GRAS-124″
“ROMANO Sergio”,”Guerre, debiti e democrazia. Breve storia da Bismarck a oggi.”,”Profilo intellettuale di Roberto Vitale (pag XXII-XXIII) (di S.R.) “”Questo libro deve la sua nascita a un banchiere d’affari milanese difficilmente descrivibile. Guido Roberto Vitale ha creato aziende finanziarie, è stato consulente di imprese e membro di parecchi consigli di amministrazione, ma è soprattutto – come si sarebbe detto in passato – un ‘citoyen engagé’ (…).”” ‘Pessimismo costruttivo’ di Roberto Vitale (pag XXII) Vitale è diventato editore di una collana molto personale in cui ha pubblicato, per una cerchia di amici, vecchi testi di economia e finanza (di L. Einaudi, C. Bresciani-Turroni, L. Sturzo). Vitale ha suggerito all’autore una riflessione storica sul debito, con un particolare riferimento alla storia dello Stato tedesco (riflessione pubblicata da Laterza) (p. XXII) “”La Germania sembra continuamente esitare fra linee politiche diverse. Dopo la crisi del 2008 ha approvato la nascita di nuove istituzioni – Il Meccanismo europeo di stabilità, l’Unione bancaria e il Patto di bilancio – che sono altrettanti passi avanti verso l’integrazione economica e finanziaria dell’Unione. Ma ha sempre rifiutato la mutualizzazione del debito (l’emissione di Bond europei) e le misure fondate su una maggiore solidarietà finanziaria tra i partner dell’Unione. A chi rileva questa apparente contraddizione molti tedeschi, fra cui Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, rispondono che una maggiore solidarietà, nelle attuali circostanze, avrebbe l’effetto perverso di incoraggiare alcuni Paesi a essere ancora meno attenti e rigorosi di quanto già non siano. Ecco perché alcuni esponenti della politica tedesca, fra cui la cancelliera Merkel, ritengono che ogni progresso verso la corresponsabilità debba essere accompagnato da una maggiore rinuncia alla sovranità nazionale. Possiamo accettare responsabilità collettive – sostiene la Germania – soltanto se un potere politico centrale può richiamare all’ordine i discoli della classe europea. Espresso in altre parole il concetto è questo: fino a quando ogni governo europeo dipende per la sua esistenza dal consenso dei propri connazionali, è lecito temere che non manterrà gli impegni presi a Bruxelles. Il comportamento dela Grecia ha rafforzato queste preoccupazioni e ha reso i tedeschi ancora più sospettosi. …. finire (pag 48-49)”,”EURE-123″
“ROMANO Sergio”,”La Russia in bilico.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”RUSx-116-FL”
“ROMANO Sergio”,”I confini della storia.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”STOx-051-FL”
“ROMANO Sergio”,”Con gli occhi dell’Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”VIOx-099-FL”
“ROMANO Sergio”,”Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITQM-021-FL”
“ROMANO Sergio”,”Le Italie parallele.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITAS-023-FL”
“ROMANO Sergio”,”L’Italia scappata di mano.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITAP-034-FL”
“ROMANO Sergio”,”L’Italia negli anni della Guerra fredda. Dal piano Marshall alla caduta del muro.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”ITQM-024-FL”
“ROMANO Sergio”,”I volti della storia.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”STOx-065-FL”
“ROMANO Andrea”,”Lo stalinismo. Un’introduzione storica.”,”Andrea Romano (Livorno, 1967) ha studiato a Pisa e Torino, dove ha completato un dottorato di ricerca in Crisi e trasformazione della società. Attualmente è ricercatore della Fondazione Istituto Gramsci. Ha pubblicato tra l’altro Contadini in uniforme, L’Armata Rossa e la collettivizzazione delle campagne nell’Urss. La collettivizzazione forzata delle campagne è stata uno dei passaggi fondamentali della ‘rivoluzione staliniana’, realizzata attraverso la cancellazione dell’azienda familiare contadina e l’eliminazione dei kulaki come classe.”,”RUSS-083-FL”
“ROMANO Sergio”,”Il giorno in cui fallì la rivoluzione. Una controstoria della Russia rivoluzionaria dal 1917 al 1991.”,”””Questa guerra civile fra i due maggiori partiti della sinistra rivoluzionaria russa non terminò con la morte di von Mirbach. Il 30 agosto del 1918, una socialista rivoluzionaria, Fanny Kaplan, aspettò Lenin nei pressi di una fabbrica che il capo dei bolscevichi stava visitando e gli tirò tre colpi di pistola, di cui due lo ferirono alla spalla e alla gola. Lenin sopravvisse, ma è possibile che quell’attentato abbia favorito l’ictus fatale del 1924; e non è escluso che le sue condizioni fisiche, da allora, abbiano influito sulla sua gestione del potere e facilitato l’ascesa di Stalin al vertice del partito e dello Stato. Non vi fu, quindi, in Russia, dopo la rivoluzione, una sola guerra civile. Insieme a quella che si combatté fra i rossi e i bianchi dal 1918 alla fine del 1922, vi fu anche la rivalità, spesso non meno carica di reciproco odio, che andò in scena durante buona parte del secolo fra comunisti e socialdemocratici. Il primo conflitto, dopo le vicende russe, scoppiò in Germania nel 1919 e fu vinto, con l’intervento delle forze armate, dalla Socialdemocrazia di Friedrich Ebert e Gustav Noske contro la Lega spartachista di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Lo stesso Lenin, nel frattempo, soffiava sul fuoco e cercava di allargare il fossato con la fondazione della Terza Internazionale, il 2 marzo del 1919, e l’approvazione di un diktat indirizzato ai socialisti; i 21 «comandamenti» che ogni partito socialista avrebbe dovuto rispettare per meritare l’appellativo di comunista e un seggio nei congressi che avrebbero preparato e accompagnato la rivoluzione mondiale”” (pag 76-78)”,”RUSx-188″
“ROMANO S.F. a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS”,”Il pensiero di C. Marx e F. Engels. Antologia di scritti.”,”All’interno della ‘Nota bibliografica’ il curatore afferma che fra le interpretazioni del pensiero di Marx e di Engels si dovrebbero vedere anche le voci ‘Marx e il Materialismo storico’ di Delio Cantimori nell’appendice 1938-48 della Enciclopedia Italiana (Treccani) (pag XLIII) Le fonti degli scritti di Marx ed Engels vengono indicate nella nota a piè di pagina alla fine del testo antologico.”,”MADS-026-FF”
“ROMANO Andrea; DEMARCO Domenico”,”Essai sur l’histoire du mouvement socialiste international contemporain – Origines de la Première Internationale en Italie (Romano); La fondation de la Première Internationale a Naples: 1869-1870 (Demarco).”,”Andrea Romano, Roma”,”MOIx-046-J”
“ROMANO Salvatore F. GANCI Massimo RENDA Francesco CERRITO Gino COSTANZA Salvatore NIGRELLI Ignazio CORTESI Luigi”,”I Fasci siciliani. I Fasci dei lavoratori ed il movimento popolare siciliano nella storia d’Italia alla fine del secolo XIX (Romano) – Il movimento dei Fasci nella provincia di Palermo (Ganci) – Giuseppe De Felice Giuffrida capo del movimento popolare catanese (Renda) – Il processo di formazione e lo sviluppo dei Fasci dei Lavoratori nella provincia di Messina (Cerrito) – I Fasci dei Lavoratori nel Trapanese – La crisi dell’industria zolfifera siciliana in relazione al movimento dei Fasci (Nigrelli) – Il Partito Socialista e il movimento dei Fasci (1892-1894) (Cortesi).”,”La tattica di Giovanni Giolitti nei confronti dei Movimento dei Fasci siciliani. “”E’ noto che la tattica di Giolitti era «di lasciare che queste lotte economiche [‘tra contadini e proprietari’] si risolvessero di per sé col miglioramento delle condizioni dei lavoratori, riducendo l’azione del governo al mantenimento dell’ordine a ad un’opera di persuasione per mettere d’accordo le parti» (169). Egli non dette, quindi, troppo ascolto ai «proprietari direttamente interessati ed ai conservatori reazionari» né «alla Pubblica Sicurezza, abituata alle idee antiche e agli antichi metodi» (170) che gli chiedevano «di provvedere con decreto di scioglimento dei Fasci» (171). Si limitò ad agire nell’ambito delle leggi ordinarie ostacolando quanto più era possibile lo sviluppo dei Fasci. Nell’ottobre del 1893 inviò in Sicilia il comm. Senzales, Direttore generale della Pubblica Sicurezza, con una missione i cui scopi non sono stati sufficientemente chiariti; la missione Senzales, comunque, non modificò sostanzialmente l’atteggiamento del governo Giolitti verso i Fasci. Seguace di ben diversa linea politica fu il Crispi, venuto al potere nel dicembre del ’93″” (pag 870) [Salvatore Massimo Ganci, ‘Il movimento dei Fasci nella provincia di Palermo’ (pag 817-892)] [(169) G. Giolitti, Memorie della mia vita’, Milano, vol. I, p. 88; (170) Ibid. p. 89; (171) Ibid.]”,”MITT-017-FF”
“ROMANO Sergio”,”I volti della storia. I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato.”,”Sergio Romano, diplomatico, storico, giornalista, è uno dei più autorevoli opinionisti italiani. Scrive sul ‘Corriere della Sera’ e su ‘Panorama’. Pearl Harbor. Il calcolo di Tokyo si dimostrò ragionevolmente corretto sul piano militare, sbagliato sul piano politico. “”Ma i negoziati [Tokyo-Washington, ndr] fallirono e il 27 novembre il dipartimento della Guerra a Washington informò il generale Walter Short, comandante della Hawaii, che «un’azione ostile del Giappone era possibile in qualsiasi momento». Il 6 dicembre, alla vigilia di Pearl Harbor, Roosevelt telegrafò all’imperatore del Giappone per chiedergli d’intervenire personalmente a favore della pace. Ma il messaggio incrociò un ultimato del governo giapponese al governo americano. La vicenda, a questo punto, diviene tragicamente grottesca. Gli americani conoscono il codice giapponese e sono quindi in grado di leggere l’ultimatum ancora prima della sua consegna. Ma tardano a decrittare la parte del documento in cui il governo di Tokyo chiede al suo ambasciatore di consegnare il testo alle 13 del 7 dicembre e di distruggere, immediatamente dopo, le macchine cifranti. Se avessero letto quelle parole il giorno prima gli americani avrebbero intuito le intenzioni giapponesi e chiesto alle loro basi di raddoppiare le misure di sicurezza. Il generale Short, nel frattempo, ha sul suo tavolo da dieci giorni il monito del dipartimento della Guerra. Ma è convinto che il maggior pericolo, in quelle circostanze, sia rappresentato dalla comunità giapponese nelle Hawaii piuttosto che da una esplicita operazione militare. Questa somma di errori, distrazioni e malintesi divenne più tardi, nella mente di alcuni storici e uomini politici, l’abile trama di cui Roosevelt si sarebbe servito per costringere il Congresso a entrare in guerra. Come ogni «teoria del complotto» anche questa si serve di una verità per edificare intorno ad essa un castello di ipotesi. E’ vero che Roosevelt voleva la guerra e si era da tempo impegnato concretamente a fianco della Gran Bretagna. E’ vero che i suoi progetti si scontravano con le tendenze isolazioniste di una larga parte della pubblica opinione. E’ vero che l’azione dei giapponese gli permise di superare le resistenze del Congresso. Ma l’ipotesi che egli abbia deliberatamente esposto le basi giapponesi nel Pacifico a un micidiale attacco nemico è quasi certamente falsa. Gli storici giapponesi, dal canto loro, spiegarono che l’azione preventiva fu dovuta a uno stato di necessità. Privo di risorse petrolifere per la propria flotta, il Giappone sarebbe stato, prima o dopo, sopraffatto dalla potenza degli Stati Uniti e doveva quindi intaccarne subito la forza sugli oceani. Il calcolo si dimostrò ragionevolmente corretto sul piano militare, sbagliato sul piano politico. Pearl Harbor indignò l’America, le dette la voglia di combattere e di vincere. La strada della riscossa comincia nella primavere dell’anno seguente di fronte all’isola di Midway e termina, dopo la riconquista dei territori perduti, nell’estate del 1945. Non è tutto. Pearl Harbor ebbe per il Giappone un altro effetto negativo: permise agli americani di giustifica ree perdonare a se stessi le bombe di Hiroshima e di Nagasaki”” (pag 277-278)”,”STOx-001-FGB”
“ROMANO Sergio”,”Memorialistica della seconda guerra mondiale e del dopoguerra. (in) Le fonti diplomatiche in età moderna e contemporanea. Atti del Convegno internazionale Lucca, 20-25 gennaio 1989.”,”””Veniamo così all’ultimo criterio, quello delle motivazioni, con cui è utile distinguere diari e memorie. I libri a cui ho fatto cenno mi sembrano confermare che questo genere letterario risponde generalmente a due sollecitazioni principali. Vi è in primo luogo la motivazione del protagonista, preoccupato dal timore che la storia, quando verrà scritta, trascuri la sua parte o gli riservi un ruolo minore di quello a cui egli ritiene di aver diritto. I diari che egli scrive e i documenti che egli raccoglie sono quindi una sorta di «prenotazione della storia», tanto più efficace quanto più egli riesce a fornire una documentazione abbondante e appassionante. Il migliore esempio di questa strategia storico-letteraria è probabilmente un libro che non appartiene alla memorialistica italiana, ma concerne in buona parte gli avvenimenti italiani fra il 1943 e il 1945. Mi riferisco ai ‘Diari di guerra’ di Harold MacMillan apparsi a Londra nel 1984, quando l’autore era ancora vivo, e da noi nel 1987, un anno dopo la sua morte. Come erede di grandi editori, MacMillan sapeva che la storia è fatta non di ciò che è realmente accaduto, ma di ciò che lo storico trova negli archivi al momento delle sue ricerche. Non appena Churchill, alla fine del 1942, lo volle rappresentante del governo britannico in Africa settentrionale con titolo di «ministro residente» egli si dette da fare perché negli archivi futuri vi fosse uno scaffale intitolato al suo nome. Per meglio assicurarsi contro tutte le piaghe che generalmente affliggono i diari e i loro scrittori – pigrizia, cadute di continuità, dispersioni, smarrimenti e errori di trascrizione – egli s’impose una disciplina che dette eccellenti risultati. Raccontava gli avvenimenti della giornata, soprattutto all’inizio della sua missione, in lettere alla moglie a cui allegava ogni sorta di documentazione confidenziale: appunti, verbali, corrispondenza con altre persone. Nella cronaca dei grandi avvenimenti politici del momento egli inseriva spesso aneddoti, episodi divertenti e qualche elegante annotazione autobiografica sui suoi gusti archeologici e letterari. Sapeva istintivamente infatti che il lettore dei diari non può sopportare all’infinito il clima eroico della storia e ama di tanto in tanto sbirciare l’autore dal buco della serratura. Più tardi abbandonò la finzione epistolare e prese a scrivere «sui più vasti tipi di carta che [si] trovav[a] sotto mano (bloc-notes o foglietti da appunti) mentre er[a] in aereo, in sale d’aspetto, di notte nella [sua] camera da letto e a volte sotto una tenda o baracca dove er[a] ospite di qualche comando militare (…)». Ma non abbandonò l’abitudine di mandare gli appunti a sua moglie affinché li conservasse e li facesse trascrivere a macchina. Più tardi, all’inizio degli anni Ottanta, bastò correggere qualche nome, eliminare qualche ripetizione, sopprimere qualche annotazione familiare e «censurare» qualche riferimento pesantemente critico a persone ancora vive. I diari erano pronti per la pubblicazione”” (pag 401-402)”,”QMIS-274″
“ROMANO Sergio”,”Il rischio americano.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”USAP-011-FL”
“ROMANO Sergio”,”Disegno della storia d’Europa. Dal 1789 al 1989.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-094-FL”
“ROMANO Sergio”,”Cinquant’anni di storia mondiale. La pace e le guerre da Jalta ai giorni nostri.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-095-FL”
“ROMANO Sergio”,”La pace perduta.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-096-FL”
“ROMANO Sergio”,”Lettera a un amico ebreo.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-097-FL”
“ROMANO Sergio”,”Europa. Storia di un’idea. Dall’Impero all’Unione.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-098-FL”
“ROMANO Sergio”,”Europa. Storia di un’idea. Dall’Impero all’Unione.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama.”,”EURx-099-FL”
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. Vol. I.”,”Aldo Romano,(Napoli, 3 luglio 1909), laureato in lettere all’Università di Firenze nel 193, è stato alunno della scuola di storia moderna e contemporanea nel 1934-1937 e libero docente di storia del Risorgimento dal 1942.”,”MITS-027-FL”
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. Vol. II.”,”Aldo Romano, (Napoli, 3 luglio 1909), laureato in lettere all’Università di Firenze nel 1933, è stato alunno della scuola di storia moderna e contemporanea nel 1934-1937 e libero docente di storia del Risorgimento dal 1942.”,”MITS-028-FL”
“ROMANO Aldo”,”Storia del movimento socialista in Italia. Vol. III.”,”Aldo Romano, (Napoli, 3 luglio 1909) laureato in lettere all’Università di Firenze nel 1933, è stato alunno della scuola di storia moderna e contemporanea nel 1934-1937 e libero docente di storia del Risorgimento dal 1942.”,”MITS-029-FL”
“ROMANO Sergio”,”Giuseppe Volpi, industria e finanza tra Giolitti e Mussolini.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Giuseppe Volpi (1877-1947) occupa 43 anni di storia economica italiana. Pioniere nei Balcani, iniziò quel capitalismo “”a piedi scalzi”” che ritroveremo in altri momenti del nostro sviluppo. Fondatore della SADE, fu protagonista di quella battaglia per l’energia che accompagna tutti i nostri “”miracoli”” e le nostre crisi. Ideatore di Porto Marghera, creò alle porte di Venezia un polo di sviluppo che diventerà cinquant’anni dopo il tema della maggiore battaglia ecologica italiana. Negoziatore internazionale a Ouchy, Parigi, Versailles, Rapallo, Washington, Londra. Ministro delle Finanze e presidente della Confindustria. Governatore della Tripolitania, presidente della Biennale e fondatore della Mostra cinematografica.”,”BIOx-069-FL”
“ROMANO Marco”,”L’estetica della città europea. Forme e immagini.”,”Marco Romano (Milano 1934) ha studiato architettura a Milano. Ha svolto attività professionale nell’edilizia collettiva e nel campo dell’urbanisticca. Ha diretto poi il dipartimento di Urbanistica della facoltà di Architettura di Venezia.”,”VARx-039-FSD”
“ROMANO Sergio”,”Giovanni Gentile un filosofo al potere negli anni del regime.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Giuseppe Volpi (1877-1947) occupa 43 anni di storia economica italiana. Pioniere nei Balcani, iniziò quel capitalismo “”a piedi scalzi”” che ritroveremo in altri momenti del nostro sviluppo. Fondatore della SADE, fu protagonista di quella battaglia per l’energia che accompagna tutti i nostri “”miracoli”” e le nostre crisi. Ideatore di Porto Marghera, creò alle porte di Venezia un polo di sviluppo che diventerà cinquant’anni dopo il tema della maggiore battaglia ecologica italiana. Negoziatore internazionale a Ouchy, Parigi, Versailles, Rapallo, Washington, Londra. Ministro delle Finanze e presidente della Confindustria. Governatore della Tripolitania, presidente della Biennale e fondatore della Mostra cinematografica.”,”ITAF-042-FL”
“ROMANO Sergio”,”La democrazia militarizzata. Quando la politica cede il passo alle armi.”,”In memoria di Romano Romano (1904-1983) e della sua generazione (in apertura) La democrazia militarizzata Sergio Romano Secondo i libri di storia, la Prima guerra mondiale che per oltre quattro anni devastò l’Europa finì l’11 novembre 1918 con l’armistizio di Compiègne e la resa dell’Impero tedesco. Ma per Sergio Romano, a causa dei molti reduci e sopravvissuti che non riuscirono a ritrovare il proprio posto nella società, la guerra invece proseguì in altre forme: non fu più una continuazione della politica con altri mezzi ma divenne spesso l’unico mezzo con cui la politica pensò di potersi affermare e legittimare. Ed è proprio l’Italia il Paese che ha offerto al mondo i primi due esempi di politica «militarizzata». Il primo è la conquista di Fiume ideata e capitanata da D’Annunzio nel settembre 1919, il secondo è la Marcia su Roma, organizzata da Benito Mussolini nell’ottobre del ’22, con un linguaggio e un approccio che si rifanno esplicitamente al mondo dell’esercito. Partendo dall’Italia, la militarizzazione della politica si diffuse a macchia d’olio anche in Spagna, in Portogallo, in Germania, in Russia e nei Balcani. Sergio Romano dimostra in questo libro come tale dinamica, attraversando i decenni, continui ancora oggi, fino alla marcia di Capitol Hill del 6 gennaio 2021, quando, istigati dal presidente sconfitto Donald Trump, i suoi sostenitori invasero il Campidoglio con l’obiettivo di «salvare la democrazia»: un fine politico da raggiungere con la mobilitazione armata. Citato nella bibliografia recente il libro di Aldo A. Mola, ‘Giolitti: il senso dello Stato’, Rusconi Libri, Santarcangelo di Romagna, 2019″,”EURQ-006″
“ROMANO Salvatore Francesco”,”Antonio Gramsci.”,”Salvatore Francesco Romano ha insegnato Storia Moderna e Storia del Risorgimento nell’Università di Trieste. Dopo aver didiceto attenzione ai problemi filosofici e letterari (‘Il concetto di storia in B. Croce’ (1933) ecc., si è dedicato agli studi sul Risorgimento ”Storia del Fasci siciliani’, 1959 ecc., ha pubblicato pure ‘Stato e nazione in Austria’, 1959. Con Felice Platone ha collaborato alla pubblicazione dei Quaderni del carcere di Gramsci “”(…) [P]ossiamo vedere per quali vie Gramsci, ancora in gran parte inconsapevolmente, venisse elaborando, negli anni fra il 1914 e il 1917, la sua visione di società e del socialismo. Il giovane Gramsci che mostra di conoscere principalmente gli scritti filosofico-politici di Marx e di Engels, o almeno di rifarsi piuttosto ad essi che al ‘Capitale’, si direbbe che ripeta psicologicamente e intellettualmente le fasi di uno sviluppo ideologico europeo, per quanto questo sia storicamente possibile nelle diverse condizioni; o meglio che riprenda, più o meno inconsapevolmente, e filtrati attraverso esperienze culturali e storico-politiche diverse, i motivi e le aspirazioni di quel socialismo europeo di tipo idealistico popolare (Proudhon, Herzen, ecc.) che aveva avuto scarso riscontro in Italia; dove era mancata, o era limitata e superficiale la fase, per così dire, del socialismo nazional-popolare, prima di quella caratterizzata ideologicamente dell’evoluzionismo positivista”” (pag 180); “”La prospettiva che Engels aveva additato come il termine del processo rivoluzionario: il dissolversi del regno della necessità in quello della libertà, è, per Gramsci, già un processo storico in atto. E questo, in una visione idealistica della storia che ha non pochi tratti di stampo utopistico, e un afflato e uno slancio di idealistica esaltazione, che esprime pià la virtù operante in lui di un mito intellettuale, che la meditata riflessione dello storico o la realistica analisi del politico. Come risulta anche dall’articolo dedicato all’opera di Lenin, scritto in occasione dell’attentato contro di lui della socialista rivoluzionaria Fanja Kaplan il 30 agosto 1918. Anche in quell’articolo Gramsci ribadisce «il carattere essenzialmente democratico dell’azione bolscevica» e di Lenin, accusato a torto di essere un dittatore da coloro che non riescono a comprendere quanto sia «difficile il compito dei rivoluzionari appena divenuti gestori della responsabilità sociale». Mentre per Gramsci, Lenin è un saggio ed un esempio di carattere morale. «Lenin è il freddo studioso della realtà storica, che tende organicamente a costruire una società nuova su basi solide e permanenti… è il rivoluzionario che costruisce senza farsi illusioni frenetiche, ubbidendo alla ragione e alla saggezza». «Egli, il ‘fanatico, l’utopista’, sostanzia il suo pensiero e la sua azione, e quella del partito, unicamente sulla profonda e incoercibile realtà della vita moderna», non sui fenomeni superficialmente vistosi che hanno condotto sempre i socialisti ad errori e sconfitte. «Lenin ha consacrato tutta la sua vita allo sviluppo della organizzazione e alla diffusione delle idee socialiste in Russia è immenso. Uomo di pensiero e di azione trova la sua forza nel carattere morale». (…) Gramsci (…) conosce poco in questo periodo la situazione politica concreta in cui opera la rivoluzione bolscevica, e conosce anche poco delle idee e dei criteri d’azione dei bolscevichi russi e di Lenin, malgrado gli aiuti e i suggerimenti del «compagno polacco». È certo che egli non conosceva (come ha ricordato Togliatti) l’opera di Lenin, ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’, a proposito della quale polemizzava contro Achille Loria. Nell’esaltare l’opera di pensiero e di azione di Lenin non citava direttamente, né faceva riferimento, diretto o indiretto, ad alcuno dei suoi più importanti scritti, dal ‘Che fare?’ a ‘Stato e Rivoluzione’, alle altre opere teoriche e politiche fondamentali, che certamente non conosceva direttamente; mentre conosceva, e del resto anche questi solo in parte, gli scritti dedicati alla lotta immediata”” (pag 245-246) [Salvatore Francesco Romano, ‘Antonio Gramsci’, Utet, Torino, 1965] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”BIOx-031-FSD” “ROMANO Tito SOLZA Giorgio a cura”,”Canti della Resistenza italiana. Raccolti e annotati da Tito Romano e Giorgio Solza.”,” O bella ciao: Deriva direttamente da quell’aria celebre della guerra ’15-’18 ‘Stamattina mi sono alzata’. Durante la resistenza raggiunse in poco tempo grande diffusione, il testo è di ignoto autore, la melodia si ritrova in ‘Testi musicali’. (pag 148) Fischia il vento: È il più famoso inno della Resistenza italiana. Fu cantato quasi ovunque fra le brigate partigiane. E’ probabile che il vero autore del testo sia stato Felice Cascione, comandante partigiano che diede il suo nome alla 2° divisione d’assalto garibaldina operante nella regione di Imperia. La Melodia è presa da una canzone russa intitolata ‘Katiuscia’ di soggetto amoroso, opera del poeta sovietico Michail Isakovski. Ha avuto anche molta fortuna in Russia. Di questo canto ne esistono molte versioni.”,”ITAR-037-FSD” “ROMANO Ruggiero”,”La storiografia italiana oggi.”,”ROMANO Ruggiero “”Gaetano Salvemini, studente a Firenze, si lascerà influenzare più da Cesare Paoli che da Pasquale Villari. E’ già un segno. Ma il grande avvenimento è l’incontro – tra il 1894 ed il 1895 – col marxismo. Come egli stesso dirà più tardi, in quegli anni aveva divorato il ‘Manifesto dei comunisti’ e gli scritti di Marx sulle lotte di classe in Francia nel 1848, sul colpo di stato del 1851 e sulla Comune, aveva scoperto il suo vangelo nel ‘Materialismo storico’ di Antonio Labriola e aspettava con impazienza ogni due settimane la ‘Critica sociale’ di Turati. Da questo marxismo (discutibilissimo, per quel ch’è esattezza interpretativa) – allo stesso modo che da tutta una tradizione positivistica che vedeva nella sociologia una scienza non proprio trascurabile che, se aveva tanto da prendere dalla storia, aveva altrettanto da offrirle – da marxismo e positivismo sociologico, dunque, Salvemini dedusse un senso del collettivo anticipatore già della “”polemica, rinnovata ai nostri giorni, della scuola francese dei Bloch, Febvre, Braudel, eccetera contro l”histoire évenementielle”” (come ha acutamente osservato Ernesto Sestan).”” [Ruggiero Romano, La storiografia italiana oggi, 1978] (pag 43-44)”,”STOx-001-FFS” “ROMANO Sergio”,”I falsi protocolli. Il «complotto ebraico» dalla Russia di Nicola II a oggi.”,”Sergio Romano ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, e alla Bocconi. E’ editorialista (Stampa, Corriere). Trotsky ferma il pogrom. “”Non vi furono soltanto pogrom bianchi, in quegli anni. A Novorossisk, nella primavera del 1920, l’Armata Rossa, dopo avere occupato la città, scatenò la caccia all’ebreo, e soltanto l’intervento di Trockij arrestò il pogrom. Secondo Mikhail Agursky, autore di uno studio sul «bolscevismo nazionale», le manifestazioni di antisemitismo in campo bolscevico furono numerose, soprattutto in Ucraina”” (pag 49)”,”EBRx-002-FMB” “ROMANO Sergio”,”Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi.”,”Sergio Romano, nato a Vicenza nel 1929, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. Dopo essere stato ambasciatore alla NATO, e dal settembre 1985 al marzo 1989, a Mosca. Tra i suoi libri, due biografie dedicate a Giolitti e Gentile e due saggi sulle vicende sovietiche, entrambi editi da Longanesi, con cui ha in seguito pubblicato, Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Lettera a un amico ebreo, Storia d’Italia dal Risorgimento a nostri giorni, La pace perduta, Memorie di un conservatore, Il rischio americano, Europa: storia di un’idea. Presso Ponte alle Grazie sono apparsi Confessioni di un revisionista e L’Italia negli anni della Guerra Fredda, da Corbaccio I falsi protocolli, Il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II a oggi (1992). Ha insegnato a Firenze, Sassari, Berkeley, Harvard, Pavia e per alcuni anni all’Università Bocconi di Milano. É editorialista del Corriere della Sera e di Panorama. Giuseppe Volpi (1877-1947) occupa 43 anni di storia economica italiana. Pioniere nei Balcani, iniziò quel capitalismo “”a piedi scalzi”” che ritroveremo in altri momenti del nostro sviluppo. Fondatore della SADE, fu protagonista di quella battaglia per l’energia che accompagna tutti i nostri “”miracoli”” e le nostre crisi. Ideatore di Porto Marghera, creò alle porte di Venezia un polo di sviluppo che diventerà cinquant’anni dopo il tema della maggiore battaglia ecologica italiana. Negoziatore internazionale a Ouchy, Parigi, Versailles, Rapallo, Washington, Londra. Ministro delle Finanze e presidente della Confindustria. Governatore della Tripolitania, presidente della Biennale e fondatore della Mostra cinematografica.”,”ITQM-037-FL” “ROMANO-CATANIA Giuseppe”,”Filippo Buonarroti.”,”””Rimase poi sempre fedele a’ principj della Rivoluzione. Avrebbe egli potuto, per l’amicizia e la dimestichezza ch’ebbe in gioventù con Napoleone, pur dopo la congiura di Babeuf e la condanna, pervenire ad alti posti, che dallo stesso Primo Console gli furono offerti, e vivere signorilmente fra gli agi e le ricchezze, seguendo la sorte della dominante borghesia; preferì invece la onorata povertà, gli stenti de’ proscritti, e gl’incessanti pericoli in mezzo alle continue cospirazioni, per non abbandonare i suoi principj. Ed il suo pensiero, specialmente ne’ tardi anni, ritornava sempre alla Rivoluzione francese, alla Convenzione ed al generoso tentativo del Babeuf; tornava a vagheggiare la repubblica degli Eguali, dove la libertà fosse sostegno e difesa dell’umana fratellanza, e questa a sua volta guarentigia e forza di quella.”” (pag 254)”,”SOCU-184″ “ROMANOVSKY V.”,”Les oceans.”,”ROMANOVSKY V. è D del Centre de Recherches ed d’ Etudes Oceanographiques.”,”ASGx-026″ “ROMEIN Jan”,”Il secolo dell’ Asia. Imperialismo occidentale e rivoluzione asiatica nel secolo XX.”,”ROMEIN nacque a Rotterdam nel 1893. Negli anni della 1° GM i della rivoluzione russa si avvicinò alla politica e al comunismo, sovlgendo una intensa attività giornalistica su ‘De Tribune’ (1922-25) . Lasciato il Partito nel 1927, dedicò la sua attenzione alla storia d’Olanda, pubblicando numerosi volumi. Nel 1939 fu chiamato a insegnare storia nell’Univ di Amsterdam. Dopo la guerra e la resistenza, cui partecipò, diede sviluppo ai suoi interessi di metodologia e teoria della storia, come testimoniano numerosi saggi poi raccolti in volume. Le sue opere maggiori, ‘Aera von Europa’ e questo ‘De eeuw Azie’ (1954 e 1956). Morì nel 1962.”,”ASIx-007 CINx-056″ “ROMEO Rosario”,”L’Italia unita e la prima guerra mondiale.”,”L’interpretazione del risorgimento nella nuova storiografia, strutture sociali e movimento nazionale, Stato e società prima e dopo l’ unificazione, i problemi del decentramento alla fine del XIX secolo, lo sviluppo dell’ economia italiana dopo l’unificazione, lo Stato l’ impresa privata nello sviluppo econ italiano, la 1° GM e la vita intellettuale italiana dall’Unità alla 1° GM. Appendice: figure di storici: Federico CHABOD, Walter MATURI storico della storiografia, Vittorio DE CAPRARIIS.”,”ITAA-014″ “ROMEO Rosario”,”Italia moderna fra storia e storiografia.”,”La parte dedicata alle ‘Polemiche storiografiche’ comprende: CROCE e la storia d’ Europa; il Medioevo di Giorgio FALCO; ‘Storici e maestri’ di Gioacchino VOLPE, Rileggendo VOLPE; Italia contadina ovvero il libro di Giorgio GIORGETTI, ‘Contadini e proprietari nell’Italia moderna’, (EINAUDI. 1974); Chiesa e Stato nella storia d’Italia, la Q meridionale, saggi di GALASSO; storiografia internazionale sulla storia d’Italia; La revisione del marxismo in Italia, di Enzo SANTARELLI; colpe o responsabilità della 1° GM, libro di Fritz FISCHER, Gerhard RITTER; Luigi EINAUDI e la storia delle dottrine e dei fatti economici; interrogativi sulla ‘storia d’Italia’ einaudiana.”,”ITAB-001″ “ROMEO Rosario”,”Risorgimento e capitalismo.”,”Rosario ROMEO, nato a Giarre (Catania) nel 1924, è stato allievo di VOLPE, VALERI, CROCE e CHABOD. Attualmente (1979) è Professore ordinario di storia moderna presso la facoltà di lettere dell’Università di Roma. Si è occupato di problemi storici dell’ unificazione italiana e del Mezzogiorno. Il libro ‘Risorgimento e capitalismo’ ha suscitato un dibattito a cui hanno preso parte A. GERSCHENKRON e altri. ROMEO ha risposto con altri scritti (v. prefazione). “”E’ noto che il concetto di “”accumulazione primitiva del capitale”” venne formulato da Marx come fase logicamente antecedente all’inizio del processo di riproduzione del capitale che si realizza nel modo di produzione capitalistico. Nella fase della accumulazione primitiva non esiste ancora il capitale destinato poi a riprodurre se stesso e ad accrescersi con l’aggiunta del plusvalore estorto alla forza-lavoro da esso soggiogata. Alla tesi smithiana che ne aveva visto l’origine nella astinenza del piccolo produttore pre-capitalistico, Marx contrappone un quadro grandioso della formazione “”violenta”” del capitale, nato dalla espropriazione brutale e forzosa dei contadini, dalle “”leggi di sangue””, dallo sfruttamento indiscriminato e piratesco dei popoli coloniali. All’origine si tratta dunque di un concetto carico di elementi polemici, e, come tale, difficilmente suscettibile di un soddisfacente impiego in sede scientifica. Il suo nucleo originale ha tuttavia svolto un ruolo importante, fornendo per esempio l’ispirazione alla tesi del Sombart sulle origini del capitalismo moderno; e più tardi esso è stato ripreso e ulteriormente elaborato nei recentissimi dibattiti della scienza economica di questo dopoguerra, accentrati appunto intorno alla teoria dello sviluppo economico: che, stimolata dai problemi del progresso dei paesi sottosviluppati, si è poi allargata a un esame più generale di tutto il problema dello sviluppo, storicamente inteso, e studiato dunque anche nei paesi di più antica industrializzazione. “”In the recent times the centre of interests has returned to the classical problems of the overall growth of the economy”” (11); e in questo quadro la teoria marxiana (la cui paternità, non sempre esplicitamente ammessa, non è tuttavia meno evidente) (12) ha assunto una nuova vitalità. Il che dimostra, di passata, come sia infondata la questione, sollevata dal Pavone, di un mio preteso marxismo (13) per aver fatto uso del concetto di accumulazione primitiva, che è divenuto in realtà uno strumento di lavoro per gli studiosi di ogni tendenza”” [Rosario Romeo, Risorgimento e capitalismo, Roma Bari, 1972] [(11) J. Robinson, ‘The Accumulation of Capital’, London, 1956, p. VI; (12) La relazione per altro è esplicitamente indicata da A. Gerschenkron, ‘Reflection on the Concept of ‘Prerequisites’ of Modern Industrialization’, nell'””Industria””, 1957, p. 358; (13) Op. cit., nel “”Punto””, 29 settembre 1956]”,”ITAB-033″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia.”,”Rosario ROMEO è nato a Giarre (Catania) nel 1924. E’ stato allievo di VOLPE e VALERI all’ Università di Roma e Catania e, successivamente di CROCE e CHABOD all’ Istituto italiano di studi storici in Napoli. (v. retrocopertina).”,”ITAE-048″ “ROMEO Rosario TALAMO Giuseppe a cura”,”Documenti storici. Antologia. Volume III. L’ età contemporanea.”,”””Perciò noi pensiamo che vi sia, in ogni istante, un terreno di intesa tra le varie classi sociali; un terreno non fisso ma che si sposta di momento in momento, secondo le condizioni obiettive economiche e i mutevoli stati di coscienza delle classi in conflitto, perché nulla stagna, perché alles fliesst (Tutto scorre), come dice Hegel; un terreno sul quale le persone intelligenti delle classi opposte, ad un dato momento della storia, possono sempre, con vantaggio comune, trovare la transizione necessaria””. (pag 242, Turati)”,”STOx-089″ “ROMEO Rosario”,”Italia democrazia industriale. Dal Risorgimento alla Repubblica.”,”E’ questo il terzo volume di Rosario ROMEO che compare nella collezione Quaderni di storia diretta da Giovanni SPADOLINI. Il primo fu ‘Italia moderna fra storia e storiografia’ (1977) e il secondo ‘Italia mille anni (1981). La prefazione di ROMEO parte dal 1956 dal saggio pubblicato su ‘Nord e Sud’ di Francesco COMPAGNA, in cui ROMEO prendeva posizione contre le tesi di GRAMSCI sulla mancata rivoluzione agraria e il Risorgimento. L’accoglienza fu, secondo lo stesso ROMEO, delle più ‘calde’ che si potesse immaginare. Calde per l’ impeto dei dissensi e le accuse rivoltegli (conclusioni reazionarie ecc.). Oggi secondo l’ A le cose sono cambiate. Anche a sinistra. Il libro è dedicato a Francesco COMPAGNA, grande meridionalista di cui Rosario ROMEO fu fedele amico. Crispi cervello politico del Risorgimento. “”Amendola rinvia il giudizio sull’ uomo di Stato Crispi e sui risultati della sua opera di governo, ma quello che gli sembra indubitabile è l’ importanza delle intuizioni politiche di Crispi nel momento centrale del Risorgimento, quando Crispi fu il cervello politico del momento culminante del processo rivoluzionario, e cioè della spedizione dei Mille””. (pag 104)”,”ITAE-110″ “ROMEO Rosario”,”Dal Piemonte sabaudo all’ Italia liberale.”,”ROMEO Rosario, nato a Giarre (Catania) nel 1924, è stato allievo di Volpe, Valeri, Croce e Chabod. Insegna storia moderna presso la facoltà di Lettere dell’ Università di Roma. Ha scritto ‘Risorgimento e capitalismo’ e ‘Cavour e il suo tempo’, ‘Il risorgimento in Sicilia’. ROMEO Rosario, nato a Giarre (Catania) nel 1924, è stato allievo di Volpe, Valeri, Croce e Chabod. Insegna storia moderna presso la facoltà di Lettere dell’ Università di Roma. Ha scritto ‘Risorgimento e capitalismo’ e ‘Cavour e il suo tempo’, ‘Il risorgimento in Sicilia’. “”Anche la funzione nazionale svolta dal Piemonte, specie a partire dalla guerra di Crimea, e ancor più dopo il Congresso di Parigi, merita una considerazione più larga della prospettiva meramente diplomatica in cui è stata rinserrata finora. Su questo terreno, si son venute chiarendo sempre meglio la genesi della frattura tra Russia e Austria, le durevoli conseguenze che essa comportò nei rapporti di forza tra le potenze occidentali e le Cordi del Nord, le prospettive che condussero il Piemonte all’intervento (anche se non tutto, su questo punto, possa dirsi chiarito). Ma sarebbe tuttora da precisare il rapporto tra l’emigrazione politica a Torino, tendente a fare del Piemonte un mero strumento della politica nazionale, e il governo liberale da una parte, e dall’altra i settori più tradizionali dello Stato piemontese, legati se mai a una politica d’espansione della dinastia, senza contare i retrivi e i municipali.”” (pag 243) “”Si è visto così (per merito specialmente del Valsecchi) che se Cavour riesce con la guerra del 1859 ad assestare un colpo decisivo al predominio austriaco in Italia, tuttavia il suo tentativo di risolvere il problema italiano nel quadro dei rapporti fra gli Stati appartenenti al mondo ufficiale del “”concerto europeo”” si scontra, e in ultimo fallisce, davanti alle forze riequilibratrici del sistema internazionale. E sarà allora, dopo Villafranca, l’appello all’iniziativa popolare, al di fuori della diplomazia, che permetterà la ripresa della marcia in avanti del moto nazionale, sotto colore moderato nell’Italia centrale e con l’insegna del partito d’azione, garibaldino e mazziniano, nel Mezzogiorno.”” (pag 243-244)”,”ITAB-238″ “ROMEO Rosario”,”Vita di Cavour.”,”ROMEO Rosario (Giarre, Catania, 1924-1987), è stato uno dei più grandi storici italiani del Novecento. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, e rettore della Luiss di Roma, ha insegnato storia moderna alla Sapienza di Roma otre che nell’Università europea di Firenze. Ha scritto pure ‘Risorgimento e capitalismo’ e ‘Il Risorgimento in Sicilia’.”,”BIOx-147″ “ROMEO Rosario”,”L’Italia liberale: sviluppo e contraddizioni.”,”ROMEO Rosario nato a Giarre (Catania) nel 1924 e recentemente scomparso a Roma (1987), fu titolare di storia nella facoltà di Magistero dell’Università di Messina. Nel 1962 passa alla facoltà di Magistero di Roma e l’anno dopo alla cattedradi storia moderna della stessa univeristà . Ha scritto tra l’altro: ‘L’Italia unita e la prima guerra mondiale’ e una biografia di Cavour in 3 volumi. Contiene tra l’altro i capitoli: – La storiografia marxista nel secondo dopoguerra (qui dedica molto spazio a Gramsci) – L’Italia e la prima guerra mondiale – I perché di Caporetto “”La intuizione dalla quale muove il Romano, la continuità cioè fra la tradizione garibaldina e il primo socialismo nostrano, e in particolare la persistente vitalità del pensiero di Pisacane e di quello federalista in alcuni importanti filoni di quel moto, era certo assai seducente: ma a questa ricerca si sovrappone, fino a soffocarla, il tentativo di dimostrare a ogni costo che il Bakunin fino al 1871 non ebbe alcuna influenza in Italia, dove fino a quella data solo il Consiglio generale di Londra, guidato da Marx ed Engels, avrebbe suscitato e diretto l’organizzazione socialista. Tesi, questa, di impossibile dimostrazione, ma per la quale il Romano si impegna, affatto gratuitamente, in uno sforzo che par quasi di destrezza e di abilità combinatoria di testi e e documenti, che occupa quasi interamente i primi due volumi, e che fallisce interamente al suo scopo. Per Romano il bakuninismo, quasi inesistente in Italia fino al settembre 1871, avrebbe fatto irruzione e conquistata tutta l’organizzazione dell’Internazionale in Italia nei pochi mesi che vanno dal settembre al dicembre di quell’anno (57). Assolutamente non intesa rimane poi la figura di Bakunin, ridotto alle dimensioni di uno scroccone, vanesio, ambizioso, intrigante e persin traditore e deviazionista (58), invece che illuminato nella eredità romantica e nel ribellismo individualista che lo caratterizzarono e che gli permisero di farsi strada entro larghe masse arretrate che in tal modo si accostarono per la prima volta al socialismo. Per di più, questi atteggiamenti non sono neppure ben fermi in tutta l’opera: ché alla fine è dato leggere un giudizio di tutt’altro tono sul Bakunin (59), mentre nell’esposizione delle vicende dell’internazionalismo dal 1872 alla “”svolta”” di Andrea Costa il piglio polemico si attenua in un tono di lieve ironia non scevra tuttavia di rispetto, che appare in verità assai più accettabile”” (pag 142) [Rosario Romeo, L’Italia liberale: sviluppo e contraddizioni, 1987] [(57) A. Romano, Storia del movimento socialista in Italia, 1954-56, voll. 3, II, pp. 164-65, 208; (58) Di tradimento e di deviazionismo si parla, ivi, I, p. 126; (59) Ivi, III, p. 251] Prima Guerra Mondiale. Caporetto e il fattore morale dei soldati italiani. “”Fu questa la guerra combattuta dagli “”uomini forgiati da Cadorna, il quale pretendeva da essi un comportamento degno di guerrieri soprannaturali che per fedeltà ai comandamenti ricevuti dovevano farsi ammazzare senza provarne dolore… Cinquant’anni di educazione post-risorgimentale avevano additato come figura ideale questo tipo di soldato fantasma, pronto ad immolarsi per il re e per la patria”” [Silvestri, Isonzo 1917, ndr]. In questo spirito si era formato un ceto dirigente militare spesso brutale sino alla ferocia e colpevole di eccessi che nulla potrà giustificare nel governo degli uomini, ma che pure contò tra le sue file personalità della statura morale di un Cadorna e ufficiali che seppero conquistare con l’esempio il diritto di chiedere ai combattenti il supremo sacrificio; e a quella tradizione si richiamava anche la piccola borghesia degli ufficiali di complemento, che il Gatti vilipende in una delle pagine meno lodevoli del non lodevole diario recentemente pubblicato, ma che furono in realtà, come riconosce Alberto Monticone, editore di quel diario, e come appare confermato dalle pagine del Silvestri, il primo elemento di forza dell’esercito, e quello che garantì nel momento del disastro la possibilità della ripresa sul Piave. Già questo rilievo mostra come sia infondata l’affermazione del Silvestri che a Caporetto quella vecchia Italia del Risorgimento viene definitivamente sconfitta e forzata a uscire dalla storia: quando invece essa sopravvisse, seppure ferita a morte, nella successione ripresa e nella vittoria. E che cosa in realtà sia stato Caporetto è problema che neanche per Silvestri si esaurisce in quella formula. Dalla viltà di cui Cadorna accusò le truppe, al tradimento (da parte degli ufficiali, come dissero certi settori della truppa; o dei soldati di taluni reparti, ad esempio gli ex rivoltosi torinesi inviati al fronte, come asserì fra gli altri George Maculay Trevelyan) di cui si vociferò, allo “”sciopero militare”” e alla propaganda disfattista, alla sconfitta subita in aperta e regolare battaglia, la questione delle cause della sconfitta è dunque rievocata dall’autore se non in tutti i suoi termini, almeno nei momenti principali della sua storia. Gli studiosi di cose militari hanno ormai raggiunto in Italia una sostanziale concordia nell’attribuire a cause esclusivamente militari l’origine della sconfitta. A questa tesi aderisce anche l’autore di ‘Isonzo 1917’: e non sarà certo lecito a chi non fa professione di storia o di arte militare né si crede versato nello cose di guerra avanzare dubbi e riserve. Ma una volta ammessa la sconfitta militare, rimane insopprimibile la domanda se essa può da sola giustificare la misura del disastro, e la vastità di quella che da ritirata divenne rotta, e ben presto, presso molti reparti, sbandamento e fuga. Sottolineando i nuovi criteri di attacco impiegati dalle forze tedesche nella valle dell’Isonzo, il Silvestri si richiama al ‘Blitz’ di cui il mondo avrebbe visto gli effetti nella seconda guerra mondiale. E certo il 1939-41 vide catastrofi militari non meno fulminee e non minori: ma quando si pensi che il nuovo metodo d’attacco tedesco nel successivo 1918, nonostante i molti successi, non provocò sul fronte occidentale nessuna crisi paragonabile a quella italiana; e quando soprattutto si guardi con serenità alle molte e non dubbie testimonianze di sbandati inneggianti alla fine della guerra, o di soldati che abbandonavano le armi per non essere rinviati al combattimento, o di episodi, che pur vi furono, di prigionieri che inneggiavano ai loro catturatori: la sola spiegazione militare appare francamente insufficiente. Anche chi, come il Monticone, è stato ed è tuttora uno dei più decisi sostenitori di questa spiegazione, ha ammesso recentemente che, una volta infranta la resistenza, la crisi morale ebbe una parte decisiva nel determinare il disastro””. (pag 362-363)”,”STOx-224″ “ROMEO Rosario”,”Italia mille anni. Dall’età feudale all’Italia moderna ed europea.”,”Mancata riforma protestante in Italia (pag 30) “”Un giudizio equilibrato su questi aspetti, che hanno dato luogo ancora in anni recenti a discussioni impegnate sui concetti per certi aspetti contrapposti di riforma cattolica e di controriforma, è reso tuttora arduo dagli strascichi di antiche polemiche. Senza dubbio, la controriforma fu anche autoritarismo e repressione, in misura non secondaria; contribuì anche a diseducare gli italiani alle forme più moderne della vita civile che venivano affermandosi nell’Europa occidentale, e che del resto in Italia stentavano ad attecchire per regioni anzitutto politiche ed economiche. Ma non sembra che siffatte cosiderazioni possano essere accolte tuttora nei termini in cui per secoli sono state proposte dalla polemica protestante, largamente introdottasi anche in Italia per il tramite della cultura laica e liberale. In tal senso, i richiami che tuttora si fanno alla mancata riforma protestante come origine di tutti i mali, veri o presunti, della vita morale e del costume civile degli italiani, sono da relegare in modo definitivo tra i prodotti di una mitologia storica che esercitò a suo tempo una funzione importante, ma che oggi è interamente esaurita”” (pag 30)”,”ITAG-251″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia.”,”Copia donata da A. Scucchia, firmata 1963 Contiene: Capitolo V. Guerra e dopoguerra (sulla prima guerra mondiale) (pag 113-132) Prima guerra mondiale. “”Un effetto diretto del conflitto sulla industria siderurgica, poi, fu anche lo sviluppo assunto dalla produzione delle ferro-leghe e specialmente dalla elettro-siderurgia sotto lo stimolo della necessità di supplire alal deficienza di combustibile: sí che la produzione di ghisa al forno elettrico balzava da 2300 tonnellate nel 1914 a 69.900 tonnellate nel 1918, accentrandosi specialmente in Lombardia. …. (pag 116-118)”,”ITQM-204″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia, 1861-1961.”,”Copia donata da A. Scucchia, firmata 1963 Contiene: Capitolo V. Guerra e dopoguerra (sulla prima guerra mondiale) (pag 113-132) Prima guerra mondiale. “”Un effetto diretto del conflitto sulla industria siderurgica, poi, fu anche lo sviluppo assunto dalla produzione delle ferro-leghe e specialmente dalla elettro-siderurgia sotto lo stimolo della necessità di supplire alal deficienza di combustibile: sí che la produzione di ghisa al forno elettrico balzava da 2300 tonnellate nel 1914 a 69.900 tonnellate nel 1918, accentrandosi specialmente in Lombardia. …. (pag 116-118)”,”ITAE-013-FV” “ROMEO Rosario”,”Cavour e il suo tempo. 1842-1854. II. Tomo primo.”,”Rosario Romeo nato a Giarre (Catania) nel 1924 è stato allievo di Volpe e di Valeri nelle università di Roma e di Catania e, successivamente di Croce e di Chabod all’Istituto italiano di studi storici in Napoli. Dal 1956 titolare di Storia nella facoltà di Magistero dell’università di Messina, nel 1962 venne chiamato alla facoltà di Lettere della stessa università. E’ socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘Il Risorgimento in Sicilia’ (1950), ‘Le scoperte americane nella coscienza italiana del Cinquecento’ (1954).”,”BIOx-333″ “ROMEO Rosario”,”Cavour e il suo tempo. 1842-1854. II. Tomo secondo.”,”Rosario Romeo nato a Giarre (Catania) nel 1924 è stato allievo di Volpe e di Valeri nelle università di Roma e di Catania e, successivamente di Croce e di Chabod all’Istituto italiano di studi storici in Napoli. Dal 1956 titolare di Storia nella facoltà di Magistero dell’università di Messina, nel 1962 venne chiamato alla facoltà di Lettere della stessa università. E’ socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Ha al suo attivo molte opere tra cui ‘Il Risorgimento in Sicilia’ (1950), ‘Le scoperte americane nella coscienza italiana del Cinquecento’ (1954), ‘Risorgimento e capitalismo’ (1959). Il colpo di stato di Luigi Napoleone (pag 553-554) “”Su questa situazione ancora fluida e incerta si inserì, con effetti decisivi, il colpo di Stato del 2 dicembre. Parve, allora, che il pendolo della storia, spinto violentemente a sinistra dagli eventi del 24 febbraio 1848, raggiungesse l’opposto estremo della sua oscillazione a destra, avviata dalle giornate del giugno 1848. La sconfitta dell’ondata rivoluzionaria sembrò definitivamente sanzionata là dove aveva avuto origine, e la vittoria dell’Europa conservatrice – dell’«Europa dei re» sull’«Europa dei popoli» – consolidata per lungo tempo. I più risoluti fautori della causa dell’ordine, meglio degli altri consapevoli della posta in gioco e disposti ad adottare strumenti di lotta più moderni e meno convenzionali di quelli del vecchio legittimismo, furono i primi a plaudire senza riserve all’iniziativa del Bonaparte: e in questo atteggiamento si trovarono uniti gli altrimenti nemicissimi Schwarzenberg e Palmerston. (…) Per Bismarck, non v’era dubbio che dalla restaurazione di un governo autorevole la Francia usciva rafforzata: ma accanto ai vantaggi che da ciò derivavano per la causa dell’ordine, non poteva non vederne, «als Preusse», gli svantaggi per la politica del gabinetto di Berlino, che dal timore di una ripresa offensiva dell’«usurpatore» sarebbe stato indotto a gettarsi interamente nelle braccia dell’Austria, rinviando a un futuro anche più lontano ogni disegno di supremazia in Germania (104). L’atteggiamento dominante finì per essere, nella Europa conservatrice, di una cauta attesa, che consentisse di scoprire i veri disegni e gli obiettivi di colui che presto sarà detto la «Sfinge». Attesa e cautela che non vi furono invece in molti settori dell’Europa liberale, dalla borghesia orleanista, protagonista degli ultimi tentativi di bloccare l’ascesa del dittatore, a Tocqueville, deluso e amareggiato nel constatare ancora una volta quanto la Francia fosse incapace e indegna di libertà (105); per non parlare di Mazzini, che dall’accaduto trasse occasione per rigettarne la responsabilità sui socialisti e proclamare la fine della iniziativa francese (106), e di Marx, che nell’ingresso dell’ex-cospiratore alle Tuileries vide insieme il trionfo della Francia contadina reazionaria e del ‘demi-monde’ avventuristico parigino: nuovo gradino, a giudizio suo e di Engels, della degenerazione borghese, e passo ulteriore verso il suo crollo (107)”” (pag 553-555) [(104) H. Geuss, ‘Bismarck und Napoleon III, Köln 1959, pp. 10-11; (105) Cit. in Stern, op. cit., VII, 1, p. 762; (106) F. Della Peruta, ‘I democratici e la rivoluzione italiana’, Milano, 1958, pp. 253-89; (107) Agulhon, op. cit., pp. 232-33 (M. Agulhon, ‘1848 ou l’apprentissage de la république, 1842-1852’, Paris, 1973)]”,”BIOx-334″ “ROMEO Rosario”,”Risorgimento e capitalismo.”,”Rosario Romeo nato a Giarre (Catania) nel 1924 è stato allievo di Volpe, Valeri, Croce e Chabod. Ha insegnato lettere all’Universitù di Roma. Ha pubblicato anche Risorgimento a capitalismo, Cavour e il suo tempo, il Risorgimento in Sicilia.”,”ITAB-023-FL” “ROMEO Rosario”,”Il Risorgimento in Sicilia.”,”Rosario Romeo, nato a Giarre (Catania) nel 1924, morto a Roma 1987, ha insegnato Storia moderna all’Università di Roma. Fra le sue opere ‘Risorgimento e capitalismo’ (1959), ‘Dal Piemonte sabaudo all’Italia liberale’ (1974), ‘L’Italia unita e la prima guerra mondiale’ (1978) e i due primi volumi di ‘Cavour e il suo tempo’ (1969-1977) Una interpretazione del Risorgimento siciliano riportato per un verso alla peculiare tradizione storica dell’isola e dell’altro inserito nel più ampio quadro italiano ed europeo. Dal confronto emergono i motivi per cui anche dopo l’Unità rimarranno pressoché inalterati quei caratteri specifici della società regionale che daranno vita alla “”questione siciliana””. ‘Certo, non è in tutto accettabile la tesi del Gramsci, e in genere della storiografia di sinistra (1), che (rifacendosi alla nota critica di Marx a Mazzini), ha visto nella mancanza di una rivoluzione agraria che integrasse la rivoluzione politica della borghesia il limite fondamentale del Risorgimento. Nelle regioni del nord e del centro, infatti, caduta ormai la vecchia proprietà feudale – contro la quale si era realizzata in Francia l’alleanza fra borghesia rivoluzionaria e masse rurali – l’auspicata insurrezione contadina avrebbe colpito soprattutto quella borghesia terriera che, in una paese di così scarso sviluppo industriale come l’Italia, era in concreto la sola forza che valesse ad aprire la strada verso un moderno assetto capitalistico – nonostante le molte deficienze, riferibili in parte proprio alla persistenza della grande zona d’ombra contadina. Insomma, nei paesi dove la Rivoluzione francese aveva già abbattuto il sistema feudale, era ormai «obbiettivamente» (e non soggettivamente, come riteneva il Gramsci) impossibile l’alleanza della rivoluzione borghese col movimento contadino: il quale, fino al pieno dispiegarsi dello sviluppo capitalistico – che porrà il problema di una forma nuova – avrebbe avuto rispetto alla rivoluzione borghese un contenuto sostanzialmente ritardatore o reazionario, conforme anche al carattere socialmente arretrato di quella piccola borghesia urbana che avrebbe dovuto assumerne la guida. Ma nel Mezzogiorno dove la rivoluzione, antifeudale non aveva raggiunto quasi nessuno dei suoi obbiettivi fondamentali, la rivoluzione contadina poteva essere un fatto storico di grande contenuto innovatore, dato l’irriducibile conservatorismo della classe dominante: e nell’incapacità o riluttanza ad allearsi con le masse – nonostante la formidabile pressione da esse esercitata, specie nel napoletano – sta la prova maggiore della fondamentale insufficienza della borghesia intellettuale meridionale, e della sua sostanziale solidarietà coi ceti dirigenti. Se dunque nel nord il Risorgimento fu, socialmente, la rivoluzione di una borghesia avviata a uno sviluppo capitalistico contro i vecchi ceti redditieri, nel Mezzogiorno, e in Sicilia in particolare, saranno invece ancora quei vecchi ceti, o altri ad essi strettamente affini, a condurre le battaglie del Risorgimento; con le ben note conseguenze sulla struttura del ceto dirigente dell’Italia unitaria, che nella sua ala meridionale vanterà sì alcune delle maggiori figure del mondo liberale italiano, ma avrà in genere un carattere meno schiettamente liberale, più fiacca coscienza politica, minore attitudine e preparazione alla vita moderna, a sentirne i problemi, a volgerne i progressi a vantaggio proprio e della propria regione’ (pag 384-385)] [(1) A. Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Torino, 1949, pp. 81-9; Sereni, ‘Il capitalismo nelle campagne’, Torino, 1947, pp. 58-9, relativo specialmente alle deficienze dello sviluppo capitalistico italiano dipendenti dalla mancata rivoluzione agraria]”,”ITAS-241″ “ROMEO Rosario”,”Breve storia della grande industria in Italia, 1861-1961.”,”Contiene il capitolo: ‘La seconda guerra mondiale’ (pag 195-218) Materie prime e sforzo bellico. La dipendenza economica dalla Germania nel corso degli anni Trenta e della Seconda guerra mondiale “”Accanto alle innegabili deficienze organizzative e al fragile tessuto etico-politico dell’Italia fascista, che dopo i primi insuccessi militare apparve subito impari alal prova, contribuì in misura determinante a queste difficoltà la chiusura di molte delle fonti tradizionali di rifornimento di materie prime, controllate per buona parte dal nemico, sia direttamente sia attraverso il dominio delle grandi vie di comunicazione marittima. Se tuttavia l’Italia poté ugualmente sostenere per tre anni lo sforzo bellico, ciò si dovette in buona parte alle modifiche che le principali correnti del nostro commercio estero avevano subito nel periodo della politica autarchica. Ancora nel 1931-35 la Germania partecipava al nostro commercio estero con 1.311 milioni annui all’importazione e 856 all’esportazione, pari rispettivamente al 15.3% e la 12.8% del totale; ma nel 1937-39 queste cifre erano balzate rispettivamente a 2.878 e a 1.868 milioni, pari al 24.3 e al 17.4%, che nel 1940-42 (mancano dati annui per il 1943) divennero 5.801 milioni all’importazione e 6.101 all’esportazione, pari rispettivamente al 52.7% e al 43.5% del totale. Dalla Germania vennero dunque a dipendere per buona parte i rifornimenti necessari al nostro sforzo bellico; ma essa poté provvedervi solo in misura limitata e via via sempre minore, sicché dal 1940 al 1942 le nostre importazioni di frumento si ridussero da 690.5 migliaia di tonnellate a 32.5, quelle di cotone da 107.5 a 1.1, quelle di lana da 22.6 a 0.9, quelle di rottami da 321.1 a 163.4 (negli ultimi tre anni si erano aggirate sulle 600 migliaia di tonnellate), quelle di ferro e acciaio da 313.8 a 42.3, quelle di macchine da 54.6 a 37.7, quelle di carbone fossiel da 12.529 a 10.793, quelle di oli minerali da 1.262 a 526; e solo quelle di ghisa salirono da 34.5 migliaia di tonnellate a 145.0, nel tentativo di fronteggiare le specifiche deficienze che la nostra siderurgia, essenziale allo sforzo bellico, presentava in questo settore”” (pag 197-198)”,”ITAE-012-FSD” “ROMERO Luis”,”Tres días de Julio. 18 Julio 1936.”,” Questi tre libri che raccontano città per città le vicende dei tre giorni iniziali e fondamentali del luglio 1936, lo scatenamento della guerra civile, sono costati all’ autore tre anni di lavoro di ricerca e di interviste. L’A dice di aver ricercato l’ imparzialità e di aver ricostruito la verità storica. Secondo ROMERO il libro può produrre confusione ma la confusione era una caratteristica dei quel momento. Un punto controverso è il possibile intervento straniero in questi tre giorni (v. pag 19). Per evitare il ripetersi di questi tre giorni nella storia di Spagna – a nessun prezzo – l’ A auspica che i dirigenti politici non si considerino più nemici ma avversari.”,”MSPG-163″ “ROMERO Luis”,”Tres días de Julio. 19 Julio 1936.”,”Questi tre libri che raccontano città per città le vicende dei tre giorni iniziali e fondamentali del luglio 1936, lo scatenamento della guerra civile, sono costati all’ autore tre anni di lavoro di ricerca e di interviste. L’A dice di aver ricercato l’ imparzialità e di aver ricostruito la verità storica. Secondo ROMERO il libro può produrre confusione ma la confusione era una caratteristica dei quel momento. Un punto controverso è il possibile intervento straniero in questi tre giorni (v. pag 19). Per evitare il ripetersi di questi tre giorni nella storia di Spagna – a nessun prezzo – l’ A auspica che i dirigenti politici non si considerino più nemici ma avversari.”,”MSPG-164″ “ROMERO Luis”,”Tres días de Julio. 20 Julio 1936.”,” Questi tre libri che raccontano città per città le vicende dei tre giorni iniziali e fondamentali del luglio 1936, lo scatenamento della guerra civile, sono costati all’ autore tre anni di lavoro di ricerca e di interviste. L’A dice di aver ricercato l’ imparzialità e di aver ricostruito la verità storica. Secondo ROMERO il libro può produrre confusione ma la confusione era una caratteristica dei quel momento. Un punto controverso è il possibile intervento straniero in questi tre giorni (v. pag 19). Per evitare il ripetersi di questi tre giorni nella storia di Spagna – a nessun prezzo – l’ A auspica che i dirigenti politici non si considerino più nemici ma avversari.”,”MSPG-165″ “ROMERO Federico”,”Il sindacato come istituzione. La regolamentazione del conflitto industriale negli Stati Uniti, 1912-18.”,”Un nuovo modello di relazioni del lavoro. Relazioni industriali. La prima amministrazione Wilson (1912-1916). “”L’ articolo 8 della legge istitutiva del dipartimento diceva: “”Il ‘Secretary of Labor’ avrà il potere di agire come mediatore e di nominare dei commissari di conciliazione nelle dispute di lavoro (…). La scelta del ‘Secretary of Labor’, dell’uomo che doveva avviare e dirigere l’ attività del dipartimento, fu il primo segno inequivocabile della direzione che il presidente Wilson intendeva imboccare: William B. Wilson infatti era un ex dirigente del sindacato minatori divenuto, in qualità di parlamentare, uno dei più importanti esponenti della ‘labor lobby’ al Congresso. L’ AFL lo aveva ufficialmente proposto come proprio candidato alla carica ed anche i vertici della NCF lo stimavano e lo ritenevano l’ uomo adatto. I settori padronali più intransigenti ed antisindacali viceversa gli erano profondamente ostili e avevano dato addirittura vita ad un’intensa campagna per impedire la sua rielezione al Congresso (…)””. (pag 77)”,”MUSx-204″ “ROMERO Federico”,”Gli Stati Uniti e il sindacalismo europeo, 1944-1951. Con una nota di Pietro Merli Brandini.”,”ROMERO Federico (Torino 1953) ha svolto attività di ricerca presso la Yale University e l’ Istituto Universitario Europeo. Nel 1987 ha conseguito il dottorato di ricerca. Dall’ ottobre 1987 lavora presso la London School of Economics. Ha pubblicato ‘Il sindacato come istituzione’ (Torino, 1981). “”Il risentimento della AFL verso il TUC non rifletteva solo la tradizionale rivalità per la leadership del sindacalismo occidentale – fattore comunque presente – né la differenza tra gli stili e i metodi delle due organizzazioni, pure importante: alla base vi era un contrasto sulle linee d’azione. Né il TUC né il Foreign Office ritenevano opportuno, a differenza della AFL e del Dipartimento di Stato, che fossero gli occidentali a precipitare la rottura degli organismi unitari: le minoranze della CGIL avrebbero dovuto crescere, pensavano, e possibilmente conquistare il controllo dell’organizzazione, invece di attuare una scissione minoritaria; quanto alla FSM, il TUC intendeva rompere e andarsene solo dopo un lavoro di preparazione tale da isolare i comunisti e guidare in una nuova internazionale il maggior numero possibile di sindacati. Mentre gli americani, concentrati sull’efficacia del piano Marshall, volevano una scissione immediata, che simboleggiasse una nuova, clamorosa sconfitta di Mosca. Per i britannici l’ERP-TUAC non doveva agire come se fosse la nuova internazionale. Esso era solo un primo, cauto e implicito passo in quella direzione: la AFL, dopotutto, non faceva parte della FSM, e il TUC non voleva essere trascinato fuori dalla federazione mondiale solo in seguito alle pressioni americane.”” (pag 185-186)”,”SIND-081″ “ROMERO Andrés”,”Dopo lo Stalinismo. Gli Stati burocratici e la rivoluzione socialista.”,”Aldo Andrés Romero è nato in Argentina nel 1944. Trotskista dal 1965 nella corrente diretta da Nahuel Moreno ne ha vissuto da protagonista e dirigente le varie esperienze (…) Teoria di Trotsky su URSS ‘Stato operaio degenerato’ (pag 36) Trotsky (pag 43): “”Solo il rovesciamento della cricca totalitaria di Mosca, solo la rigenerazione della democrazia sovietica possono liberare le forze dei popoli sovietici per la battaglia contro l’inevitabile e prossimo attacco della Germania imperialista. Per questo il patriottismo sovietico è inseparabile dalla lotta implacabile contro la cricca stalinista”” (Trotsky, ‘Le role du Kremlin dans la catastrophe europeenne’), in Oeuvres, ILT, Paris 1986 (17.6.1940)”,”TROS-295″ “ROMERO Federico”,”Storia internazionale dell’età contemporanea.”,”Federico Romero insegna all’Istituto Universitario Europeo ed è uno specialista di storia internazionale contemporanea. Tra i suoi ultimi libri ‘Le crisi transatlantiche’ con M. Del Pero e ‘Storia della guerra fredda’.”,”RAIx-374″ “ROMERO Federico”,”USA potenza mondiale.”,”Federico Romero (Torino, 1953) insegna Storia dell’America del Nord all’Università di Firenze. “”Malgrado la sua fama, Yalta non fu il momento in cui venne attuata la divisione postbellica dell’Europa. Fu invece l’ultima occasione in cui si esplicò una collaborazione tra i Tre Grandi, il cui successivo fallimento porterà poi alla rigida partizione in sfere contrapposte. A Yalta fu completato l’accordo sull’Onu, con una definizione del diritto di veto più vicina all’impostazione americana che a quella sovietica. Stalin accettò anche di accogliere la Francia come potenza occupante in Germania. Soprattutto si impegnò a muovere guerra al Giappone e dialogare con la Cina nazionalista, come chiedevano gli americani. I compromessi raggiunti sulla Polonia e sulla Germania (Stalin ribadì la decisione già presa a Teheran di dividere il paese e chiese 20 miliardi di dollari in riparazioni, ma ogni decisione concreta fu rinviata) rifletterono invece la maggior forza data dal controllo militare sovietico sull’Europa centrale. Era, questa, la conseguenza di uno dei conflitti fondamentali della Seconda guerra mondiale, quello tra Germania e Unione Sovietica per l’egemonia sull’Europa centro-orientale: il vincitore esercitva un’influenza enorme, ben poco contrastabile da parte degli altri alleati, in quello specifico teatro di guerra che riteneva vitale per la propria sicurezza e sul quale non sarebbe sceso a patti. Churchill voleva contrastare tale egemonia senza averne la forza, mentre Roosevelt pensò di riconoscerla e di moderarla, integrandola in uno schema mondiale di collaborazione nel quale gli Stati Uniti avrebbero potuto esercitare maggiore influenza. Così Yalta non disegnò nulla di nuovo, ma prese atto delle nuove configurazioni di potenza tentando, per l’ultima volta, di ricondurre i tanti elementi di frizione che ne conseguivano a soluzioni di compromesso che salvaguardassero gli interessi fondamentali e le esigenze politiche di ognuno degli Alleati”” (pag 68)”,”USAP-001-FP” “ROMERO Luis”,”Tres días de julio (18, 19 y 20 de 1936).”,”Luis Romero (Barcellona, 1916) ha scritto varie opere tra cui ‘L’Aube de la guerre d’Espagne’ (Laffont, 1969) Il 18 luglio del 1936, le truppe spagnole di stanza in Marocco, con i legionari del Tercio in prima fila, si ribellarono al governo di Madrid, il governo del Fronte Popolare che aveva vinto le elezioni in Spagna pochi mesi prima 1. Questo evento segnò l’inizio della guerra civile spagnola, che durò tre anni e causò la morte di centinaia di migliaia di persone 23. La guerra civile spagnola fu un conflitto tra le forze nazionaliste guidate da una giunta militare e le forze del legittimo governo della Repubblica Spagnola 4. (copil)”,”MSPG-012-FSD” “ROMITA Giuseppe, a cura di Armando SESSI”,”Una vita per il socialismo.”,”Questione Referendum 1946 pag 167 (nella trasmissione Tv di MINOLI per il 60° (primi di giugno del 2006) che ha ricostruito giorno per giorno il referendum si è detto che ROMITA è stato una notta in angoscia perché per primi arrivarono i dati favorevoli alla monarchia (Sud) poi col passare delle ore le cose si equilibrarono (Nord). Una volta avuta la certezza della vittoria della Repubblica ROMITA tuttavia ha aspettato ancora un giorno prima di fornire i dati ufficiali. Non sono stati forniti i dati delle bianche e nulle che entravano nel calcolo del quorum per rendere valida la consultazione: senza il superamento del quorum dei votanti anche una maggioranza semplice della Repubblica non sarebbe bastata). Sembra che la maggior ‘spinta’ all’ affermazione della repubblica sia venuta dal ministero della giustizia (e non da quello dell’ interno di Romita) attraverso i collegamenti di Togliatti con gli uffici distaccati (‘a volte il parto va un po’ aiutato’). Contiene articolo- testimonianza ‘Non sono il padre della Repubblica’ (pag 167) Il genio civile. “”Perché tutto ciò? Ignoranza dei tecnici? No. Che il Genio Civile non sia più il Genio Civile del 1860 è naturale. E’ un fenomeno umano. Allora (…) gli ingegni migliori, la vera aristocrazia intellettuale non aveva che un’ unica sede: il Genio Civile. Il Genio Civile era veraente la quintessenza dell’ ingegneria italiana, ed era, anche dal lato finanziario e sociale, considerato, perché chi vi entrava aveva non solo il pane assicurato, ma anche un prestigio esterno superiore a quello odierno, condizioni finanziarie e morali, dunque, superiori rispetto alle categorie degli ingegneri di altre branche””. (pag 217)”,”ITAP-114″ “ROMITA Giuseppe”,”Panorama socialista.”,”””Cinque distinte correnti si affrontarono e si scontrarono nel Congresso: 1. concentrazionisti (Turati, Treves, Modigliani), assertori dell’ azione riformatrice; 2. intransigenti rivoluzionari, facenti capo a Lazzari ed aderenti alla 3° Internazionale; 3. comunisti unitari o massimalisti, che con Serrati e Baratono, aderivano alla 3° Internazionale ma non rinunciavano all’ autonomia di azione e di giudizio del partito; 4. comunisti “”puri”” che professavano la incondizionata adesione a Mosca; 5. “”Terzini””, una specie di ponte per salvare l’ unità comunista, facenti capo ad Anselmo Marabini e Graziadei. La votazione si concentrò su tre mozioni: Comunisti unitari: 98.028 voti Comunisti puri: 52.783 voti Concentrazionisti (facenti capo a Turati): 14.695 voti. Ma i comunisti “”puri”” abbandonaronoil congresso e, radunatisi al Teatro San Marco sotto la presidenza del bulgaro Kabatkceff, dichiararono costituito il Partito Comunista. Si apriva una irreparabile frattura in seno alla classe lavoratrice italiana e dalla frattura sarebbe scaturita la sconfitta. L’ Avanti del 22 gennaio 1921 apparve con il titolo a grandi caratteri: “”L’ inesorabile volontà di Mosca si è compiuta.””. (pag 83-84)”,”MITS-289″ “ROMITA Giuseppe”,”Dalla Monarchia alla Repubblica.”,”‘Giuseppe Romita (), come tutti i politici di razza, senza essere uno «scrittore» nel senso letterario del termine, è riuscito, col semplice racconto dei fatti e l’immediatezza delle annotazioni su uomini e vicende, a darci un libro straordinariamente efficace e vivo, che respira buon senso in ogni sua riga. «Secondo me – racconta Romita – se dalle elezioni amministrative fosse scaturita una maggioranza nell’uno e nell’altro senso, quella maggioranza, influenzando gli elettori con la suggestione che le masse subiscono sempre nei confronti del più forte, avrebbe finito col prevalere anche nel referendum. Avevo quindi, sin dal gennaio, iniziato un’operazione concepita nel segreto del mio cervello e che ritenevo della massima importanza: far votare anzitutto i comuni dove era prevedibile una maggioranza repubblicana e rimandare le elezioni negli altri a dopo il referendum. Fu questo il cardine della mia politica per portare in Italia la Repubblica. Non feci brogli, mai; non tolsi un voto alla Monarchia, non ne diedi uno alla Repubblica. E trattai con lo stesso metro repubblicani e monarchici… Nell’orientarmi quindi per la scelta dei comuni dove si doveva votare per la prima tornata, verso quelli a prevedibile maggioranza repubblicana, ho la coscienza di non aver commesso alcuna scorrettezza, di aver svolto soltanto quel minimo di politica di parte che ad ogni ministro deve essere consentita. Ritengo, infatti, che un ministro debba rimanere, pur nel rispetto delle esigenze amministrative, anche uomo politico, perché altrimenti tanto varrebbe chiamarlo direttore generale. Era la mia un’operazione a vasto raggio, che aveva inoltre un fulcro ben preciso: le elezioni comunali a Milano». Il libro è un largo racconto di questa operazione ed è tutto su questo tono di sincerità, per cui gli accorgimenti più abili sono esposti con la sicurezza morale e quasi direi il candore di chi sa di aver lavorato con passione per una causa giusta, senza nessuna concessione ai cattivi consigli del fanatismo, ma anche senza debolezze nei confronti di coloro che avrebbero voluto privare il popolo italiano del frutto delle sue sofferenze’ [dalla prefazione di Giuseppe Saragat] (pag IX-X) [() Al governo Parri succedette quello di Alcide De Gasperi, nel dicembre del 1945, e nel nuovo governo, Romita fu nominato ministro dell’Interno, “”A capo di una struttura in gran parte ancora fedele alla monarchia, fu il principale responsabile dell’organizzazione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946: mantenne l’ordine pubblico durante la campagna elettorale, respinse la richiesta monarchica di rinvio della consultazione referendaria e indisse, nella primavera del 1946, le elezioni amministrative in quei centri dell’Italia settentrionale dove – come ebbe successivamente ad affermare – era prevedibile un successo dei partiti repubblicani”” (treccani.it)]”,”ITAP-245″ “ROMITI Cesare, intervista di Giampaolo PANSA”,”Questi anni alla Fiat. Intervista di Giampaolo Pansa.”,”Romiti nato a Roma nel 1923, amministratore delegato della Fiat. G. Pansa nato a Casale Monferrato nel 1935, vicedirettore di Repubblica”,”ECOG-045″ “ROMMEL Erwin Johannes Marechal (1891-1944)”,”La guerre sans haine.”,”Contiene la storia delle carte di ROMMEL scritta dal figlio, Manfred ROMMEL. Manfred è autore pure della 5° parte del libro: Gli ultimi giorni. “”Nel cercare di rovesciare l’equilibrio del nemico, un comandante in capo deve stare attento a non perdere il proprio. Deve quindi possedere anche quella qualità che Voltaire indicava come chiave del successo di Marlborough, “”la tranquillità del coraggio in mezzo al tumulto e la serenità dell’animo nel pericolo che gli inglesi ‘cold head’ (sangue freddo)””. Ma occorre aggiungere anche un’altra qualità per la quale i francesi hanno trovato l’espressione che meglio la definisce, il senso del ‘possibile’, di ciò che è e ciò che non è ‘possibile’, tatticamente e amministrativamente. La combinazione di queste due qualità ‘protettive’ potrebbe essere chiamata, in breve, la fredda preveggenza. Le sabbie della storia sono disseminate di rottami di piani abilmente progettati che si sono ribaltati per mancanza di questo tipo di zavorra. Da quest’ultimo punto di vista il carattere di Rommel invita a qualche riserva. Il suo notevole coraggio era accompagnato da quello che chiamiamo temperamento artistico, il che significa che passava facilmente dall’esaltazione alla depressione, e le sue lettere lo dimostrano. Inoltre, fu spesso criticato dallo stato maggiore tedesco, compreso il suo, per non aver tenuto sufficientemente conto delle difficoltà di approvvigionamento e per aver tentato strategicamente più di quanto fosse logicamente possibile; in molti casi, il corso delle operazioni tende a giustificare queste critiche.”” (pag 15-16) (dall’introduzione di B.H. Liddell-Hart). Il volume contiene pure la storia delle carte di Rommel, scritta dal figlio Manfred. Manfred Rommel è pure autore della quinta parte del libro: ‘Gli ultimi giorni’.”,”QMIS-004″ “ROMMEL Erwin”,”Fanteria all’attacco a Caporetto. Ottobre 1917.”,”ROMMEL Erwin “”Le truppe, gettate nella battaglia alla rinfusa, abbandonate a loro stesse, su posizioni troppo lontane, con linee di rifornimento troppo lunghe, con una logistica quasi inesistente: sole, di fronte all’uragano che si stava approssimando e che avrebbe messo in campo sistemi tattici sconosciuti ai fanti, ai bersaglieri, agli artiglieri e agli alpini, infreddoliti, nelle loro trincee. I comandanti, invisibili, scomparsi, introvabili; oppure impotenti, di fronte alle proporzioni e alle modalità della valanga: sorpresi dall’iniziativa nemica, che pure conoscevano nei minimi dettagli. Fuorché quello fondamentale: la tattica di assalto. E poi l’idea: quell’idea cadorniana ossedente, di avanzare, avanzare sempre, fino alla vittoria finale. Per quell’idea, non esisteva profondità difensiva: non si poteva concepire l’idea di una ritirata strategica né, evidentemente, quella di una difesa elastica, per salvaguardare i reparti e ributtarli avanti, una volta esaurito l’impeto della marea montante.”” (pag 10), (dall’introduzione di Marco Cimmino)”,”QMIP-093″ “ROMMEL Erwin”,”Fanterie all’attacco. Esperienze vissute del Generale Erwin Rommel.”,”ROMMEL Erwin: (Heidenheim, 15 novembre 1891 – Herrlingen, 14 ottobre 1944) generale (feldmaresciallo) tedesco. Combattè nella prima e seconda guerra mondiale. Di origine sveva, dimostrò doti di comando già nella prima guerra mondiale, dove guidava un plotone di fanteria con il grado di tenente, con alta decorazione per i meriti del suo reparto di truppe da montagna durante la battaglia di Caporetto nel 1917. Durante la seconda guerra mondiale Rommel si distinse alla guida di una Panzer-Division durante la campagna di Francia nel 1940 e quindi, godendo della piena fiducia di Adolf Hitler, assunse il comando dell’Afrikakorps tedesco in Nordafrica. Per quasi due anni dimostrò grande abilità tattica, infliggendo una serie di sconfitte alle truppe del Regno Unito, grazie ad agili e spericolate manovre dei mezzi corazzati nel deserto, ma con limiti strategici notevoli che compromisero i risultati della guerra dell’Asse in Nordafrica. Non di meno stimato dai suoi soldati e temuto dal nemico, divenne una figura di rilievo internazionale grazie alla propaganda tedesca di cui divenne beniamino e soprannominato la “”Volpe del deserto”” (Wüstenfuchs). Tornato dall’Africa nel marzo 1943, diresse, dopo l’armistizio dell’8 settembre, l’occupazione dell’Italia settentrionale; in seguito, nel 1944, gli fu assegnato il comando delle difese del Vallo Atlantico, con l’ordine di fermare la prevista offensiva alleata in Occidente. Andando in licenza commise l’errore di scegliere proprio il momento dello sbarco alleato e nella prima parte della battaglia di Normandia non riuscì a fermare l’avanzata degli Alleati. Ferito in modo grave da aerei nemici rientrò in Germania. Consapevole dell’inevitabile sconfitta tedesca e col peso del sospetto di adesione alla cospirazione del 20 luglio, cadde in disgrazia presso Hitler. La Gestapo gli propose, in considerazione della sua popolarità, che se si fosse suicidato la sua famiglia sarebbe stata risparmiata. Ufficialmente fu dichiarato morto a causa delle ferite di guerra e gli fu attribuito un funerale di Stato. «Il presente volume descrive numerosi combattimenti della guerra mondiale 1914-18, così come li ho vissuti da giovane ufficiale di fanteria. A quasi tutti gli episodi narrati segue un breve commento che consente di trarre gli opportuni insegnamenti dai fatti d’armi illustrati. Le note, redatte a brevissima distanza di tempo dai combattimenti, hanno lo scopo di illustrare alla gioventù tedesca abile alle armi il valore e la sconfinata dedizione con cui il fante tedesco si è battuto per quattro anni e mezzo per la sua Germania. Inoltre, esse vogliono mettere in luce le ardue prove sostenute dalla fanteria tedesca, inferiore per numero e mezzi, (…) e la superiorità professionale manifestata anche dai quadri inferiori nei confronti di quelli dell’avversario. Infine, il libro ha anche lo scopo di impedire che esperienze raccolte in tempi di durissima lotta (…) cadano in oblio.» (dalla prefazione dell’autore, pag 9) «Ulma, 31.7.1914. Greve pesa sulla terra tedesca lo stato di “”imminente pericolo di guerra””. Ovunque si vedono facce serie, stravolte! Le dicerie più incredibili si diffondono rapidamente. Sin dall’alba la gente si affolla davanti alle edicole. (…) Poichè la situazione ha tutta l’aria di farsi seria, non vedo l’ora di ritornare al mio vecchio reggimento (…), dove ho già addestrato le ultime due classi di leva. (…) I giovani volti brillano di contentezza, entusiasmo, volontà di darsi da fare. Esiste al mondo qualcosa di più bello che muovere alla testa di simili soldati contro il nemico?» (pag 11, 12).”,”QMIP-058-FSL” “ROMOLI Felice”,”Politica economica. XV Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria edilizia.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-C-3″ “ROMOLOTTI Giuseppe”,”1914: suicidio d’Europa.”,”ROMOLOTTI Giuseppe L’illusione della guerra breve. “”Si era verificato quindi un mutamento psicologico nettissimo, radicale, fra le concezioni prudenti e caute dei tempi ‘après Sedan’ e quelle ardimentose e spericolate degli anni “”impazienti”” del primo Novecento. Questo, a nostro giudizio, è una piena conferma delle cose dette fin qui. La politica tedesca, un tempo abile e capce di tener vincolate a Berlino, per simpatia o per calcolo, le varie nazioni, sta cedendo il campo ad un altro momento diplomatico; il momento delle contraddizioni, delle manovre sconcertanti, dei colpi di testa. Pian piano, le nazioni si mettono in sospetto, si guardano attorno; pian piano, la Francia – che, dopo Fashoda, era isolata – si accorge di esser guardata “”con interesse”” da più parti, dati i timori che la sua rivale va facendo nascere un po’ dappertutto. Questa “”ricarica”” allo spirito militare, se non ancora bellicoso, dei francesi, vien loro dalla istintiva certezza di non esser più soli, di avere simpatie e solidarietà un po’ dappertutto. E qui si innesta la seconda prova di quel che abbiamo detto; la seconda “”fonte francese””, ufficiale, certa, relativa alla convinzione della rapida guerra e della rapida vittoria. Qui, chi parla è addirittura il generalissimo Joffre. Egli aveva elaborato il famoso “”Piano 17″”, quello appunto per cui, lasciati passare i tedeschi, in parte, al di qua della Mosa, avrebbe dovuto scattare il colpo di maglio dal basso all’alto; ed egli è anche l’assertore; anzi “”il catechista”” dell”élan’, dell’impeto, dell’attacco a fondo”” (pag 232-233)”,”QMIP-137″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa.”,”Il libro traccia la biografia intellettuale di Piero Sraffa e parla dei rapporti dell’economista con alcuni fra i maggiori protagonisti della cultura del XX secolo. Dà inoltre una interpretazione della sua opera principale, “”Produzione di merci a mezzo di merci””, e una sintetica rassegnadi vari filoni del vivace dibattito che ha seguito la pubblicazione di quel libro, e quindi delle linee di ricerca portate avanti dalle diverse “”scuole raffiane””. ————– Autore, Bibliografia, Laterza ————— Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla facoltà di Scienze statistiche, demografiche, attuariali dell’ Università “”La Sapienza”” di Romae e Socio corrispondente dell’ Accademia dei Lincei. Ha pubblicato: “”Sraffa e la teoria dei prezzi”” (1981³), “”Manuale di economia politica”” (1993²), “”Il pensiero economico. Temi e protagonisti”” (con P. Sylos Labini, 1995), “”Lineamenti di economia politica”” (1998).”,”E3-I-002″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa. La biografia, l’opera, le scuole.”,”2° copia Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla facoltà di Scienze statistiche, demografiche, attuariali dell’ Università “”La Sapienza”” di Romae e Socio corrispondente dell’ Accademia dei Lincei. Ha pubblicato: “”Sraffa e la teoria dei prezzi”” (1981³), “”Manuale di economia politica”” (1993²), “”Il pensiero economico. Temi e protagonisti”” (con P. Sylos Labini, 1995), “”Lineamenti di economia politica”” (1998). Il libro traccia la biografia intellettuale di Piero Sraffa e parla dei rapporti dell’economista con alcuni fra i maggiori protagonisti della cultura del XX secolo. Dà inoltre una interpretazione della sua opera principale, “”Produzione di merci a mezzo di merci””, e una sintetica rassegnadi vari filoni del vivace dibattito che ha seguito la pubblicazione di quel libro, e quindi delle linee di ricerca portate avanti dalle diverse “”scuole raffiane””.”,”ECOT-162″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa e la teoria dei prezzi.”,”””Gli “”ultra-marxisti”” ricordano che Sraffa impiega, ma non spiega, delle categorie fondamentali per l’analisi economica come il salario, il profitto, la concorrenza, i prezzi; in una parola, come Ricardo, assume e non spiega l’esistenza del capitalismo. Questa critica a Ricardo, e a tutta l’economia politica borghese, è la base e il punto di partenza delle ricerche di Marx sul modo di produzione capitalistico: “”L’economia politica parte dal fatto della proprietà privata. Ma non ce la spiega. Coglie il processo ‘materiale’ della proprietà privata quale si rivela nella realtà, ma lo coglie in formule generali, astratte, che hanno per essa il valore di ‘leggi’. Essa non ‘comprende’ queste leggi, cioè non riflette in qual modo esse derivino dall’essenza della proprietà privata. L’economia politica non ci dà nessuna spiegazione sul fondamento della divisione di capitale e lavoro, di capitale e terra. Quando, per esempio, determina il rapporto del salario col profitto del capitale, l’interesse del capitalista vale per essa come la ragione suprema; cioè essa presuppone ciò che deve spiegare”” (K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844). Questa critica di Marx ai limiti dell’economia borghese va sempre tenuta presente per giudicare la produzione scientifica di una scuola nel suo complesso, o per giudicare i vari tentativi, tra cui quello di Ricardo, di esporre i ‘Princìpi dell’Economia politica. Essa tuttavia non è più ripetibile nei confronti di chi, come Sraffa, scrivendo ‘dopo’ Marx, si è occupato di problemi particolari, per quanto fondamentali, utilizzando concetti (come salario, profitto, prezzi) che se non trovano una spiegazione esplicita all’interno della sua analisi, possono però essere definiti in modo non contradditorio in base all’analisi svolta da Marx”” [Alessandro Roncaglia, Sraffa e la teoria dei prezzi, 1975] (pag 150-151)”,”ECOT-006-FPA” “RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa e la teoria dei prezzi.”,”Alessandro Roncaglia (Roma, 1947), laureatosi all’università di Roma ha svolto studi di perfezionamento a Cambridge. Insegna Economia politica nell’università di Perugia (1975). Tra i suoi lavori, la cura del ‘Saggio sulla produzione della ricchezza’ di Torrens (Milano, 1972), e ‘Petty. la nascita dell’economia politica’ (Milano, 1972).”,”ECOT-357″ “RONCAGLIA Alessandro”,”Le origini culturali della crisi.”,”Alessandro Roncaglia, Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato libri e articoli (in particolare su ‘Moneta e credito’. 1. “”Chi prevede il futuro mente, anche quando dice la verità””, recita un vecchio proverbio arabo. E’ stata trascurata la sapienza di questo antico adagio, ne è derivata una struttura finanziaria sempre più fragile, proprio come aveva previsto la teoria delle crisi di Minsky (1982). 2. Responsabilità di un orientamento culturale tuttora prevalente tra gli economisti, chiamato ‘mainstream’ o ‘Washington consensus’ (), sostanzialmente un fondamentalismo liberista. 3. La maggioranza degli economisti non ha previsto la crisi, ma alcuni ne hanno segnalato l’approssimarsi. Sylos-Labini in un articolo del 2003 su ‘Moneta e Credito’ (MeC) aveva espresso “”gravi preoccupazioni sulle prospettive dell’economia americana””. C’erano somiglianze con la situazione degli anni 1920 in America, in particolare segnalava “”due bolle speculative, una in borsa e l’altra sul mercato immobiliare””. Già in precedenza Charles Kindleberger, il grande storico delle crisi finanziarie, aveva segnalato la formazione di una bolla nei mercati finanziari (MeC 1988, 1995). Su questa base aveva sostenuto, in contrapposizione a Greenspan (Fed), che la politica monetaria doveva tenere sotto controllo l’inflazione degli ‘assets’, ossia le attività patrimoniali (azioni e immobili). I suoi articoli, assieme a quelli di Sylos Labini e altri ‘preveggenti’ di Wynne Godley (2009), Mario Sarcinelli (2009), Mario Tonveronachi (2009) sono raccolti nel n° speciale che inaugura la nuova serie di MeC. Anche il Levy Economics Institute (qui aveva insegnato Hyman Minsky, morto nel 1996, e ora insegna Jan Kregel) era su queste posizioni. 4. A causa soprattutto dei ‘prodotti derivati’ le attività finanziarie erano arrivate ad un valore pari a oltre dieci volte il PIL mondiale. La formazione di tale massa finanzairia era stata resa possibile dalle opportunità di profitto che i mercati finanziari offrivano. Questi profitti rappresentavano una quota straordinariamente elevata dei profitti complessivi (fino al 40% negli USA). Da qui le super-retribuzioni ai manager del settore. 5. La regolazione prudenziale delle banche (le cosiddette regole di Basilea, che non riguardano tutte le istituzioni, per es. negli Stati Uniti non riguardavano le banche d’affari tipo Lehman Brothers) è costruita su l’idea dell’ individualismo metodologico sottostante all’approccio ‘mainstream’: l’idea secondo cui il rischio complessivo di destabilizzazione del sistema economico nel suo complesso – il cosiddetto rischio sistemico – è costituito dalla somma dei rischi individuali. Di qui la tesi che il problema era, ed è, rappresentato dalla presenza di istituzioni ‘too big to fail’ e non anche dalla possibilità che i fallimenti di istituti finanziari di medie e piccole dimensioni assumano un rilievo sistemico. 6. La finanziarizzazione dell’economia è stata decantata – esaltando il modello anglosassone centrato sui mercati rispetto a quello ‘renano’ basato sulla centralità della banca’, come elemento di flessibilità favorevole alla crescita. 7. Un aspetto fondamentale della distinzione tra la concezione teorica ‘mainstream’ e quella keynesiana delle origini, rilevante per l’interpretazione dei mercati finanziari, riguarda la distinzione tra incertezza e rischio. Ci sono due concezioni: quella di Frank Knight, uno dei fondatori della scuola di Chicago (accolta nella tradizione ‘mainstream’) e quella di Keynes (rimasta nel limbo dell’eterodossia). I due volumi, in cui le due concezioni sono state esposte – ‘Risk, uncertainly and profit’ di Knight e ‘Treatise on probability’ di Keynes, sono stati entrambi pubblicati nel 1921. La distinzione di Knight, spesso attribuita erroneamente anche a Keynes, era tra rischio probabilstico, misurabile con la teoria matematica della probabilità, e incertenza, non misurabile quantitativamente. La concezione di Keynes (illustrata in un articolo del 2009 da Roncaglia) è diversa. [da: Alessandro Roncaglia, ‘Le origini culturali dela crisi’, Moneta e credito, vol. 63, n. 250, 2010, p. 107-118]”,”ECOT-358″
“RONCAGLIA Alessandro”,”Sraffa la biografia, l’opera, le scuole.”,”Piero Sraffa (1898-1983) è considerato una delle grandi figure intellettuali del XX secolo: non solo per i suoi contributi diretti nel campo dell’economia politica, ma anche per la sua influenza sul pensiero di altri protagonisti della cultura del Novecento, da Antonio Gramsci a Ludwig Wittgenstein. La sua opera principale, Produzione di merci a mezzo di merci, una sintetica rassegna di vari filoni del vivace dibattito che ha seguito la pubblicazione di quel libro. Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università La Sapienza di Roma. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato: Sraffa e la teoria dei prezzi, Manuale di economia politica, Il pensiero economico. Temi e protagonisti (con P. Sylos Labini) e Lineamenti di economia politica.”,”BIOx-017-FL”
“RONCAGLIA Alessandro”,”Lineamenti di economia politica.”,”A. Roncaglia (Roma, 1947) professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche dell’Università di Roma La Sapienza.”,”ECOT-004-FC”
“RONCAGLIA Alessandro”,”Petty. La nascita dell’economia politica.”,”Alessandro Roncaglia è docente nell’Università degli Studi di Perugia (1977). Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore emerito di Economia politica, Sapienza Università di Roma, dove ha insegnato dal 1981 presso la Facoltà di scienze statistiche. In precedenza è stato assistente (dal 1969) e professore associato (dal 1973) di Economia politica all’Università di Perugia. Ha insegnato anche presso la Rutgers University negli Stati Uniti, l’Université de Nice e l’Université Nanterre di Parigi. Allievo di Paolo Sylos Labini, si è laureato in Scienze statistiche, demografiche ed attuariali nel 1969; ha poi studiato a Cambridge (UK) con Piero Sraffa. Dal 1979 al 2017 è stato redattore e poi (dal 1988) direttore di Moneta e Credito e PSL Quarterly Review (fino al 2007, BNL Quarterly Review), ed è stato presidente (2010-2013) della Società Italiana degli Economisti. Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 1998, ne è attualmente Accademico amministratore aggiunto. Ha collaborato con vari quotidiani e settimanali, ed ha curato una serie di 26 trasmissioni sulla storia del pensiero economico (‘La fabbrica degli spilli’) per la Rai Tra i suoi libri, tradotti in varie lingue (dall’inglese al francese, dallo spagnolo al catalano, dal tedesco al giapponese, dal cinese al coreano, dal russo al turco), ‘Sraffa e la teoria dei prezzi’, Laterza 1975; ‘La ricchezza delle idee’, Laterza 2001 (che ha vinto il premio Blanqui della European Society for the History of Economic Thought nel 2003); ‘Il mito della mano invisibile’, Laterza 2005; ‘Economisti che sbagliano’, Laterza 2010; ‘Breve storia del pensiero economico’, Laterza 2016; ‘L’età della disgregazione, Laterza’ 2019. Nel 2019 gli è stato assegnato il Guggenheim prize for the history of economic thought. (f. Accademia Nazionale dei Lincei) Marx su Petty. “”Petty ricorda i miglioramenti fondiari (bonifiche, irrigazioni, ecc.) e gli investimenti in infrastrutture (strade, canali navigabili); e sottolinea l’importanza del progresso tecnico incorporato in nuovi strumenti di lavoro. Particolare rilievo è infine attribuito alla divisione del lavoro; ci sembra opportuno al riguardo riportare per esteso i due passi in cui Petty più chiaramente si sofferma sull’argomento. Nella Political Arithmetick’ (scritta fra il 1671 e il 1676, pubblicata postuma a cura del figlio nel 1690) (…). Qualche anno più tardi, in ‘Another Essay in Political Arithmetick’, pubblicato nel 1682, Petty torna sull’argomento proponendo un altro esempio, quello dell’orologio (…). La divisione del lavoro è un argomento ricorrente negli scritti che trattano di questioni economiche, o sociali in senso lato. Schumpeter, nella sua ‘Storia dell’analisi economica’, ne parla come di «questo eterno luogo comune dell’economica», e osserva che già Platone, nella ‘Repubblica’ lo «Elabora … con accuratezza non frequente» (17); ed anche Marx, nel ‘Capitale’, cita in proposito Platone, Senofonte, Isocrate, Diodoro Siculo (18). Ma nei passi sopra riportati possiamo individuare vari elementi positivi dell’impostazione di Petty. In primo luogo osserviamo che egli pone in rilievo non solo la separazione fra i diversi settori produttivi e la divisione territoriale del lavoro (19), ma anche la ripartizione di compiti fra lavoratori all’interno di una stessa attività produttiva. In secondo luogo, come noterà Marx, Petty «considera la divisione ‘sociale’ del lavoro, in genere, solo dal punto di vista della divisione del lavoro di ‘tipo manifatturiero’, come mezzo per produrre più merce con la stessa quantità di lavoro, e quindi per ridurre le merci più a buon mercato e per accelerare l’accumulazione di capitale»; mentre «gli scrittori dell’antichità classica si tengono esclusivamente alla ‘qualità’ e al ‘valore d’uso’, in rigorosissimo contrasto con questa accentuazione della ‘quantità’ e del ‘valore di scambio’» (20)”” (pag 93-94) [Alessandro Roncaglia, ‘Petty. La nascita dell’economia politica’, Etas Libri, Milano, 1977] [(17) J. Schumpeter (1959), p. 69. L’importanza di Platone come precursore di Smith per quanto riguarda la divisione del lavoro è stata recentemente sottolineata da V. Foley (1974), pp. 220-42; anche se le differenze d’impostazione restano notevoli, come ha ricordato P. McNulty (1975), pp. 372-8; (18) K. Marx (1967), pp. 409-10; (19) Per quanto riguarda la divisione territoriale del lavoro, si pensi ad esempio alle ricorrenti proposte di ‘transplantation’ di Petty, tendenti a fare dell’Irlanda un unico immenso allevamento di bestiame (cfr. sopra, cap. 6, nota 38); (20) K. Marx (1967), p. 408. In realtà Petty ricorda, sia pure incidentalmente, anche i miglioramenti quantitativi: «… quando tutte le operazioni… venivano compiute ‘rozzamente’ dalla stessa mano…»; «…l’orologio sarà ‘migliore’ e più a buon mercato..»; ma è indubbio che rispetto agli scrittori dell’età classica vi è stato uno spostamento di attenzione, dall’aspetto qualitativo a quello quantitativo della riduzione dei costi] “”Dopo aver esaminato, nei due paragrafi precedenti, i concetti di merce e mercato e di prezzo politico utilizzati da Petty nella sua analisi, vediamo ora come egli affronti il problema dei prezzi relativi. Al riguardo sono possibili varie interpretazioni. La prima, proposta da Marx e ripresa da vari storici del pensiero di formazione marxista, consiste nell’attribuire a Petty una più o meno compiuta e coerente teoria del valore-lavoro (16). Vari passi, negli scritti di Petty, sembrano convalidare tale interpretazione. Ad esempio, nel ‘Trattato delle imposte e dei tributi’ egli afferma: «se 100 uomini lavorano per dieci anni per produrre grano, e lo stesso numero di uomini lavora per un eguale periodo per produrre argento, io dico, che il prodotto netto in argento è il prezzo dell’intero prodotto netto in grano, e parti eguali dell’uno il prezzo di parti eguali dell’altro» (17); e più avanti, nella stessa opera, afferma ancora: «il prezzo naturale alto e basso, dipende dal numero maggiore o minore di braccia richieste per produrre le cose necessarie» (18). Tuttavia, ancora più espliciti di quelli sopra riportati sono i passi in cui Petty sembra sostenere una teoria del valore-lavoro-e-terra: «tutte le cose dovrebbero essere valutate secondo due denominazioni naturali, che sono la terra e il lavoro; cioè, dovremmo dire, una nave o un vestito valgono una tale misura di terra, e una tal altra misura di lavoro, in quanto sia le navi che i vestiti sono stati creati dalle terre e dal lavoro umano applicato ad esse» (19)”” (pag 110) [Alessandro Roncaglia, ‘Petty. La nascita dell’economia politica’, Etas Libri, Milano, 1977] [(16) Cfr. ad es. K. Marx (1971), p. 307; H. Denis (1973), p. 172; R. Meek (1973), pp. 34-6; G. Pietranera (1963), pp: 31-50; E. Roll (1966), pp. 97-9; (17) ‘Trattato delle imposte e dei tributi’, in W. Petty (1972), p. 84); (18) Ivi, p. 140; (19) Ivi, p. 85] nota precedente (15) (pag 109-110) sulla distinzione classica fra i prezzi naturali e prezzi effettivi o di mercato: ‘Quale esposta, ad esempio, da A. Smith (1973), pp. 56-64 (libro I, cap. VII, intitolato «Del prezzo naturale e del prezzo di mercato delle merci»); o da D. Ricardo (1951), pp. 88-92 (cap. IV, intitolato «Del prezzo naturale e del prezzo di mercato»)'”,”ECOT-394″
“RONCAGLIA Alessandro”,”Lineamenti di economia politica.”,”Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università La Sapienza di Roma. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato: Sraffa e la teoria dei prezzi, Manuale di economia politica, Il pensiero economico. Temi e protagonisti (con P. Sylos Labini) e Lineamenti di economia politica.”,”ECOT-176-FL”
“RONCAGLIA Alessandro”,”Petty la nascita dell’economia politica.”,”Alessandro Roncaglia (Roma, 1947) è professore ordinario di Economia politica alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche e attuariali dell’Università La Sapienza di Roma. Socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato: Sraffa e la teoria dei prezzi, Manuale di economia politica, Il pensiero economico. Temi e protagonisti (con P. Sylos Labini) e Lineamenti di economia politica. William Petty nasce a Romsey nello Hampshire il 26/5/1623. In Francia riesce a farsi ammettere al collegio dei gesuiti di Caen, dove studia latino, greco, francese, matematica, astronomia. Al ritorno in patria entra nella Royal Navy, ma nel 1643, a vent’anni abbandona l’Inghilterra sconvolta dalla guerra civile fra il re e il Parlamento. Studia medicina a Utrecht, Leyden e Amsterdam; nel 1645 è a Parigi dove si specializza in astronomia con Hobbes e fa la conoscenza di padre Mersen. Nel 1648 Petty giunge a Oxford per completare gli studi di medicina. Muore il 26/12/1687 è sepolto nell’abbazia di Romsey, suo paese natale.”,”ECOT-275-FL”
“RONCAGLIOLO Silvia a cura; brani antologici di G. DUBY R.S. LOPEZ E. POWER G. LUZZATTO M. CIPOLLA M. BLOCH C. HIGOUNET G. FASOLI E. SERENI J. LE-GOFF”,”L’economia nell’età feudale (secoli IX-XII).”,”Brani antologici di G. DUBY R.S. LOPEZ E. POWER G. LUZZATTO M. CIPOLLA M. BLOCH C. HIGOUNET G. FASOLI E. SERENI J. LE-GOFF”,”EURE-075″
“RONCALLI Nicola, a cura di Maria Luisa TREBILIANI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume primo (1844-1848). II Serie: Fonti. Vol. LXIV.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-061-FSL”
“RONCALLI Nicola, a cura di Anna Franca TEMPESTOSO e Maria Luisa TREBILIANI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume secondo (1848-1851). II Serie: Fonti. Vol. LXXXIV.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-079-FSL”
“RONCALLI Nicola, a cura di Domenico Maria BRUNI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume terzo (1853-1858). II Serie: Fonti. Vol. XCIII.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-088-FSL”
“RONCALLI Nicola, a cura di Domenico Maria BRUNI”,”Cronaca di Roma, 1844-1870. Volume quarto (1859-1861). II Serie: Fonti. Vol. XCVIII.”,”L’autore di queste cronache, (1815-), ossia una raccolta di manoscritti, Nicola Roncalli era una persona semplice e non di primo piano nella Roma ottocentesca. Divenne amico e segretario dell’Abate Antonio Coppi autore degli Annali d’Italia in continuazione di quelli del Muratori. Sarà in seguito minutante nell’ammistrazione quinta del Tesorierato di mons. Antonelli. Ma non fece carriera e rimase al suo posto di stenografo durante tutto il periodo della Repubblica. Dopo la caduta di quest’ultima nella sua biografia c’è il vuoto…”,”RISG-091-FSL”
“RONCHETTI Emanuele”,”All’ombra di Marx. Un esercizio di lettura.”,”Emanuele Rochetti è professore associato di Storia della filosofia presso l’Istituto Universitario di Lingue Moderne (IULM) di Milano. “”Abbiamo già sottolineato la funzione e il ruolo della scienza in rapporto con lo sviluppo dell’industria. Innanzitutto è emerso il carattere storico e sociale quindi pratico e politico, che la connessione ta scienza e industria viene ad assumere. Inoltre si è visto come Marx non rinunci all’esigenza di una scienza della storia e della società riconducibile a una qualche forma di unità. …. finire (pag 127-128)”,”MADS-832″
“RONCHEY Alberto”,”Chi vincerà in Italia? La democrazia bloccata i comunisti e il “”fattore K””.”,”””Il problema con la gente di sinistra è che legge solo roba di sinistrfa. Il problema con i conservatori è che non leggono niente.”” Detto dell’ Università di Harvard RONCHEY Alberto è nato a Roma nel 1926. Corrispondente da Mosca e inviato speciale negli USA, ha diretto dal 1968 al 1973 i giornali ‘La Stampa’ e ‘Stampa sera’. Dal 1974 al 1981 è stato editorialista del Corriere della sera. E’ stato docente di sociologia all’ Università di Venezia. “”Dinanzi alla ricorrenza ciclica delle crisi di governo e alla variabilità delle transazioni o combinazioni fra partiti e correnti, ormai nessun ministro in carica effettiva per pochi mesi può e vuole rispondere più di niente. Questo accade nell’ èra economica in cui problemi essenziali e vitali, come le scelte energetiche, i piani per la chimica e la siderurgia, la politica dell’ agricoltura legata alla CEE, richiedono continuità d’attenzione e competenza. Gli interlocutori che siedono a Bruxelles, in rappresentanza degli altri governi europei, durano in carica fino a cinque o sette anni. In Italia, dove fra l’ altro s’annuncia un disastroso deficit della produzione elettrica, sette diversi ministri si sono alternati in pochi anni al dicastero dell’ Industria, che doveva decidere sulle attese scelte del “”piano energetico”” (Ciriaco De Mita, Carlo Donat Cattin, Franco Nicolazzi, Romano Prodi, Antonio Bisaglia, Filippo Pandolfi, Giovanni Marcora). Si ricomincia ogni anno da zero.”” (pag 71)”,”ITAP-132″
“RONCHEY Alberto”,”USA-URSS. I giganti malati.”,”2° copia Alberto RONCHEY è nato a Roma nel 1926. Già corrispondente da Mosca e inviato speciale negli Stati Uniti ha diretto dal 1968 al 1973 i quotidiani La Stampa e Stampa Sera. E’ stato poi editorialista del Corriere e docente di sociologia all’Università Ca’ Foscari a Venezia. Ha scritto numerosi volumi tra cui ‘L’ultima America’ (1967) e ‘La crisi americana’.”,”RAIx-242″
“RONCHEY Alberto”,”Libro bianco sull’ultima generazione. Tra candore e terrore.”,”””Fu terroristica la guerriglia praticata con le “”squadre di combattimento”” e gli “”espropri”” per finanziare il partito prima del ’17, come provano i documenti raccolti da storici quali Deutscher, Souvarine, Ulam. Solo dal 1905 al 1908, nella famosa guerriglia del Caucaso, venivano segnalati 1150 “”atti di terrorismo””: e già la parte di Stalin, allora detto Koba, “”in tutte queste vicende fu molto importante””, senza ricordare la successiva conversione di tali pratiche in terrorismo di Stato dall’assassinio di Kirov a quello di Trotskij. Lenin a sua volta giudicava il terrorismo individuale, distinto da quello collettivo, come inadeguato e spesso disastroso perché isolato dalle masse, ma senza il totale rifiuto espresso per esempio da Plechanov, come volle precisare sull’Iskra. Al congresso di Londra votò contro la condanna della guerriglia terroristica dei Ter-Petrosjan e Krasin, Litvinonv e Semashko; ancora nel ’16 quando fu ucciso il primo ministro austriaco Stuergkh, Lenin precisava di non essere contrario all’assassinio politico in termini di principio””. (pag 98-99)”,”GIOx-058″
“RONCHEY Alberto”,”Prospettive del pensiero politico contemporaneo.”,” ‘Il determinismo atomico’ “”(…) [Fu] lo stesso Marx a dire che non esiste un valore delle idee in sé, senza relazione con i loro effetti storici. «La verità, cioè la realtà e la forza del pensiero, deve essere dimostrata in pratica. La disputa sulla realtà o non-realtà d’un pensiero che è fuori della pratica è una questione puramente scolastica» (‘Undici tesi su Feuerbach’). Dunque non sarà irrilevante il giudizio sulle impreviste circostanze di tempo e di luogo in cui tali idee apparvero applicabili a torto o a ragione. Studiando la lingua russa, nel 1852, Engels scrisse a Marx: «Almeno uno di noi conosca… le lingue, la storia, la letteratura, i particolari delle istituzioni sociali di quelle nazioni con le quali, per l’appunto, ci troveremo ben presto in conflitto. La verità è che Bakunin non può non essere qualcuno per il semplice fatto che nessuno sa niente della Russia. E’ il vecchio artificio dei panslavisti, che parlano di trasformare l’antico Comune slavo in una forma di comunismo e sostengono che i contadini russi sono comunisti nati, verrà comodamente liquidato». Quando ‘Dal Kapital’ fu tradotto a Pietroburgo, Karl Marx, meravigliato, giudicò «un’ironia della sorte» che proprio i Russi fossero suoi clienti, mentre l’Inghilterra – il prototipo di società industriale – non si curava di lui. Più tardi, nel 1881, la giovane marxista russa Vera Zasulic gli domandò a nome dei compagni se egli credesse che la Russia agraria avrebbe avuto una rivoluzione socialista solo passando per il capitalismo industriale. La risposta di Marx fu cauta, ma le varie minute abbozzate per scrivere quella lettera dimostrano che tale era il pensiero di Marx (80)”” [Alberto Ronchey, Prospettive del pensiero politico contemporaneo’, Utet, Torino, 1970] [(80) E. Wilson, ‘Biografia di un’idea’, pp. 354-356].”,”TEOC-002-FMB”
“RONCO Antonino”,”Filippo Buonarroti e la rivoluzione in Liguria.”,”RONCO Antonino “”Spoliati da masnadieri che si dicevano signori”” (proclama del 21 agosto 1794) (Buonarroti vs i Del Carretto)”,”LIGU-067″
“RONSIN Francis”,”La grève des ventres. Propagande néo-malthusienne et baisse de la natalité en France, 19e-20e siècles.”,”RONSIN Francis è chargé de cours all’ Université Paris VII. Contiene il capitolo: ‘La classe operaia e il neo-maltusianesimo. (pag 165-179) “”Ora, se la CGT non incoraggia tali azioni, essa non le giudica mai incompatibili con l’ appartenenza sindacale. Di fronte al neo-malthusianesimo il movimento sindacalista francese prova un certo imbarazzo ma una simpatia incontestabile. Terza grande famiglia del movimento operaio dell’ epoca: i socialisti. Nel 1905, i tre grandi partiti socialisti francesi, partito socialista francese di Jean Jaures, partito socialista di Francia di Jules Guesde, partito operaio socialista rivoluzionario di Jean Allemane si riuniscono in seno alla Section francaise de l’ Internationale ouvriere (SFIO, ndr) chiamata pure partito socialista unificato (PSU). Di più, dopo la dinamica unitaria, un gran numero di piccoli gruppi socialisi si era unito al nuovo partito unificato. L’ esistenza di un partito socialista unico (i socialisti indipendenti sono poco numerosi e non possono più essere considerati generalmente come facenti parte del movimento operaio) sembra dover, per uno spirito della seconda metà del XX secolo, facilitare grandemente uno studio del tipo di quello qui intrapreso. Niente di niente: i socialisti si sono riuniti sotto una stessa bandiera e non sotto una stessa ideologia; il partito socialista raggruppa numerose correnti ideologiche ma non ne costituisce una. La disciplina di partito che gioca, certo, in ciò che concerne certi grandi orientamenti politici, è limitata da questa carenza o questa pletora di ideologie. Lo studio dei rapporti tra socialisti e neomaltusiani è, forse, uno degli assi di ricerca che permettono meglio di mettere in evidenza la mancanza totale di omogeneità che dissimula l’ uso dell’ etichetta “”socialista””… I primi tentativi di Robin in direzione dei socialisti organizzati si risolvono tutti in scacchi.”” (pag 173-174)”,”FRAS-032″
“ROOBOL W. H.”,”Tsereteli – A democrat in the Russian revolution. A political Biography.”,”List of Illustrations, Preface, Conclusion, notes, Bibliography, translated from the Dutch by Philip HYAMS and Lynne RICHARDS, Index”,”RUSx-046-FL”
“ROODMAN David Malin”,”La ricchezza naturale delle nazioni. Come orientare il mercato a favore dell’ambiente.”,”David Malin Roodman è Senior Researcher del Worldwatch Institute. Si è laureato a Harvard in matematica teorica.”,”ECOI-014-FV”
“ROOS Hans”,”A History of Modern Poland. From the Foundation of the State in the First World War to the Present Day.”,”””L’ imprigionamento cui Pilsudski, come “”generale polacco””, deve ora provare nella fortezza prussiana di Wesel e Magdeburgo gli evita di esercitare ogni diretta influenza sugli sviluppi politici polacchi per un anno e mezzo. Eppure in ultima analisi questo periodo di prigionia aumentò la sua influenza, esso fece tanta impressione in Polonia che perfino il Consiglio di Stato espresse il suo rammarico. Il fatto che Pilsudski sia stato il campione della causa della completa indipendenza contro la Germania come lo era stato in precedenza contro la Russia, perfino al prezzo della libertà personale, vinse i cuori di molti dei suoi oppositori. Questa carcerazione in sostanza fece di lui un eroe nazionale; era questo l’ elemento che aveva fatto esitare il governatore generale, che aspirava ad una comprensione onorevole, per molto tempo prima di arrestarlo.”” (pag 27) Polonia, Stato autoritario nel dopo-Pilsudski (1935-1939) “”L’ opposizione al regime e all’ OZN (Camp of National Union, ndr) erano punti centrali per i partiti operai e contadini di sinistra. Nell’ aprile 1936 il PPS lanciò una serie di forti e vasti scioperi. Assieme al PPS, il Partito Comunista di Polonia (PCP, KPP) acquistò una certa importanza in questa prima fase; nel maggio 1936 prese l’ iniziativa di proporre un Fronte popolare che, come quello in Francia e Spagna, abbracciava tutti i partiti della Sinistra e del Centro. In gente come Adolf Warski, Wera Kostrzewa (un pupillo di Rosa Luxemburg) e Julian Lenski (un’ amico di Lenin) il KPP possedeva dei leaders dotati che erano più vicini a Trotsky che a Stalin nel loro modo di pensare e il cui senso di patriottismo li portava a cercar di trovare una via di mezzo tra il nazionalismo staliniano sovietico e l’ internazionalismo proletario. (pag 148) Cambiato codice da EURC-089 a POL-029″,”POLx-029”
“ROOS Henri De”,”Avec Napoléon en Russie. Souvenirs de la Campagne de 1812.”,”Henri De ROOS (1780-1840) (il nome dell’Autore è in realtà tedesco: Heinrich von ROOS) tedesco, Ufficiale Medico di un reggimento di cavalleria della Grande Armata napoleonica che partecipò alla Campagna di Russia del 1812 e ne riportò le memorie. Catturato dai russi continuò la sua attività di medico al loro servizio. << (…) alcune pagine si possono giudicare incredibili, tanto sono dolorose e spaventose. Tuttavia mi sono impegnato per essere solo il fedele redattore delle cose vissute; ho evitato abbellimenti romantici come imponenti esagerazioni; volevo dare alla mia narrazione il timbro della verità. Vi domando indulgenza se i miei quadri non hanno i colori di uno scrittore rinomato e valente o se il mio stile non ha la bellezza e l’armonia sonora di quello di un autore professionista. (…) Non posso aver imitato nessuno di loro, poichè al tempo in cui scrissi queste righe, sulle rive della Beresina e della Neva, nessun libro straniero poteva giungervi. (…) Avevo troppa fiducia nella mia memoria e, inoltre, non avevo intenzione di pubblicare queste pagine. (…) In seguito molti episodi sono stati trascurati o riportati in modo impreciso. (…) Citerò: come iniziò l’incendio di Mosca, l’assassinio dei prigionieri russi durante la ritirata tra il convento di Kolotzkoi e il piccolo villaggio di Krasnoë. (…)>> (Traduz. d. r. dalla Introduzione dell’Autore del 1832). Il nome dell’Autore è tradotto in francese Henri De ROOS, è in realtà tedesco ROOS Heinrich von ROOS.”,”FRAN-118-FSL”
“ROOSEVELT Teodoro”,”L’ America e la guerra mondiale.”,”””Dobbiamo pure diffidare con somma cura delle illusioni sentimentali dei benpensanti che solennemente dichiarano che questa è “”l’ ultima grande guerra”” (pag 7) “”L’ ammaestramento più chiaro datoci dagli avvenimenti è l’ assoluto non valore dei trattati non sorretti dalla forza”” (pag 13) “”Dovremmo anche essere pronti ad intervenire per impedire un affronto a qualsiasi potenza civile, sia essa grande o piccola…”” (pag 129) “”Il Giappone in oriente e la Germania in occidente insegnano. Ed in caso di guerra l’ industria diventa la prima alleata dell’ esercito; lo integra, lo conserva in piena efficenza e combattività”” (pag 261) “”Le grandi potenze militari lottano, in ultima analisi, per assicurare la propria libertà d’ espansione economica, libertà che, al pari del diritto, non può affermarsi senza l’ aiuto di una adeguata forza militare”” (pag 272)”,”USAP-045″
“ROOSEVELT Franklin D.”,”Guardando nel futuro.”,”Scuola, welfare state. “”Le spese statali sono aumentate e c’è la sua ragione. Il livello dell’ istruzione è salito di parecchio; nel 1920 lo Stato di New York concedeva l’ appoggio statale a scopi istruttivi nellamisura di dieci milioni di dollari: oggi lo concede nella misura di più di cento milioni. Quasi un terzo delle spese dell’ amministrazione statale va assorbito dall’ istruzione. Forse non è questa la migliore politica, ma appare almeno in armonia col pensiero moderno, e non credo vi sia alcuno che possa suggerire alternative le quali non sembrino reazionarie””. (pag 97-98) “”Abbiamo bisogno di qualcosa di più che di un bilancio in pareggio, e di un equo sistema di introiti. L’ intrico delle finanze governative crea una generale incertezza sul valore del circolante nazionale; e questa incertezza trova modo di diffondersi da paese a paese. Gli Stati Uniti potrebbero ben permettersi di rendersi iniziatori di un movimento per una conferenza generale, il cui scopo dovrebbe esser quello di stabilire meno mutevoli rapporti fiscali e di determinare quel che si potrà fare in pro de ristabilimento del potere d’ acquisto di quella metà degli abitanti del mondo la cui moneta è basata sull’ argento. E’ evidente che una moneta sana è una necessità internazionale, non una considerazione domestica per una Nazione soltanto.”” (pag 109)”,”USAS-151″
“ROOSEVELT Franklin D.”,”Il discorso del New Deal.”,” Roosevelt sul partito con le mani pulite. “”Il grande fenomeno sociale di questa depressione, diversamente da altri casi che l’hanno preceduta, è che essa ha prodotto pochissime di quelle disordinate manifestazioni che troppo spesso avvengono in tempi come questi. Il radicalismo selvaggio ha fatto pochi adepti (…). Affrontare con la reazione questo pericolo del radicalismo significa invitare al disastro. La reazione non è una barriera ai radicali. E’ una sfida, una provocazione. La via per affrontare quel pericolo sta nell’offrire un programma possibile di ricostruzione, e il partito che può farlo è quello con le mani pulite”” (pag 19-20)”,”USAS-208″
“ROOSEVELT Eleanor”,”The Autobiography of Eleanor Roosevelt.”,”L’attacco giapponese a Pearl Harbor “”Sometimes Franklin decided to eat alone in his study, sometimes he had Harry Hopkins or a secretary eat with him, or some person with whom he wished to talk privately. Harry Hopkins ate with Franklin in the study that day and there were thirty-one of us at lunch. By the time lunch was over the news had come of the attack on Pearl Harbor, but we did not hear it until we went upstairs, when one of the ushers told me. …. (pag 226-228)”,”BIOx-356″
“ROOSEVELT Franklin D.”,”Messaggi di guerra. Dal novembre 1942 al 30 luglio 1943.”,”Messaggi rivolti all’Italia e al Vaticano. – La neutralità dello Stato della Città del Vaticano sarà rispettata. Messaggio al Papa del 10 luglio 1943 – Roosevelt e Churchill dichiarano al popolo italiano: “”È giunta per voi l’ora di decidere se gli italiani debbono morire per Mussolini e Hitler – o vivere per l’Italia e la civiltà””. Dichiarazione di Roosevelt-Churchill, 16 luglio 1943 – “”Non trattiamo col fascismo a nessun patto, sotto nessuna forma. La guerra non può finire che colla vittoria totale””. Discorso alla radio, 28 luglio 1943″,”QMIS-342″
“ROOSEVELT F.D. STALIN J. CHURCHILL W.”,”Da Teheran a Yalta. Verbali delle conferenze dei capi di governo della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica durante la seconda guerra mondiale.”,”Appunti sulla conversazione tra Stalin e Churchill, 30 novembre 1943 ore 12,40 (pag 55-) ‘(…) Churchill consegna a Stalin la carta della Jugoslavia. La conversazione è durata un’ora’ (pag 61)”,”RAIx-008-FGB”
“ROOTS Ivan”,”La rivoluzione inglese.”,”””Alla testa del movimento si pose un gruppo, chiamato dei Levellers sotto la guida di John Lilburne, un uomo di natura ribelle, che non esitava a proclamare coram populo il proprio risentimento. (…) Non sappiamo molto sul loro numero, ma fra la media e la piccola borghesia – termine insoddisfacente, di cui non si saprebbe trovare un sostituto – specialmente a Londra i Levellers trovarono larga risonanza, e diedero un significato concreto al concetto di “”sovranità popolare””, chiedendo limitazioni inalienabili al potere esecutivo e rappresentativo.”” (pag 297) “”Intanto i Levellers avevano elaborato un piano più ardito, che prevedeva un debole potere esecutivo e un parlamento le cui facoltà dovevano travare un limite nei diritti naturali dell’ individuo: non vi si faceva neppure cenno della monarchia””. (pag 299)”,”UKIR-028″
“ROPERT André MALIA Martin PELLICANI Luciano SETTEMBRINI Domenico GRIFFO Maurizio UBOLDI Raffaello BERTELLI Sergio GUDKOV Lev”,”1917. Quel lontano Ottobre rosso.”,”Contiene in allegato 3 ritagli di giornale, articoli pubblicati in occasione dell’ 80° anniversario della rivoluzione d’ottobre 1917 – 1997: – Massimo Caprara, L’ottobre rosso che cambiò in peggio il mondo (Il Giornale) – Barbara Spinelli, Memorie deboli sul comunismo. A 80 anni dalla rivoluzione russa – Hélène Carrère d’Encausse, Le putsch de Lénine, La Vie Internationale, 7 novembre 1997 e altri articoli nella stessa pagina sull’80° dell’insurrezione di Pietrogrado”,”RIRO-422″
“RÖPKE Wilhelm LONG Norton E.”,”I rimedi contro la miseria e le depressioni.”,”””La “”canonizzazione”” degli affari, se si può usare questo termine, è particolarmente osservabile negli Stati Uniti (…). Essa è accompagnata da una tendenza a relegare in una classe inferiore tutti coloro i quali svolgono attività che non hanno origine dagli affari (studiosi, pubblici impiegati, artisti, ufficiali di carriera). E’ un processo che è stato facilitato dalla commercializzazione di queste professioni e dal conseguente sovvertimento delle vere gerarchie di gradi e di valore, una grave malattia americana della quale anche l’ Europa incomincia a manifestare i sintomi””. (pag 13)”,”ECOI-135″
“RÖPKE Wilhelm”,”La crisi sociale del nostro tempo.”,”RÖPKE Wilhelm dell’ Istituto Universitario di Alti Studi Internazionali di Ginevra. “”Ma una vera ricaduta nelle condizioni di miseria dei secoli precedenti, di cui alcuni parlano, sarebbe da attendersi soltanto se la guerra dovesse distruggere non solamente l’ apparato produttivo mondiale, ma avanti tutto anche gli uomini che impersonano l’ economia occidentale, le intime energie che li fanno muovere e la loro organizzazione essenzialmente liberale. Ma se una tale distruzione non si verificherà – e ne siamo pur sempre ben distanti – possiamo ancor sempre confidare nella grande forza ricostruttrice del nostro sistema economico, sufficientemente sperimentata attraverso l’ esperienza storica, né dobbiamo dimenticare che un sistema economico avente la forza di produrre simili mezzi di distruzione è appunto perciò in grado di compiere miracoli nell’ opera di riparazione.”” (pag 173)”,”TEOS-144″
“RÖPKE Wilhelm”,”L’ économie mondiale aux XIXe et XXe siècles.”,”Sulle migrazioni e l’ accoglienza: “”Les artisans ont l’ avantage de trouver des moyens d’ existence et d’ être bien reçus dans toue les pays, de sorte que pour un ouvrier excellent l’ exil ne peut être dit une punition, tandis que ceux qui appartiennent à d’autres professions et conditions ne peuvent que difficilement vivre hors de leur pays””. (Francis Bacon, The Wisdom of the Ancients), XIX (1609) (pag 76) Imperium e dominium. (pag 56- 59) “”Come Guglielmo Ferrero ha mostrato così bene nel suo magistrale saggio: ‘Le forme della guerra e l’ anarchia internazionale’ (1) si tratta di cambiamenti che, dalla guerra limitata, con obiettivi limitati e mezzi ristretti, ha condotto alla guerra totale moderna, con degli obiettivi illimitati e dei mezzi che non conoscono alcuna restrizione.”” (pag 57) (1) La Crise Mondiale, edita da l’ Institut Universitaire de Hautes Etudes Internatioanles, Zurich, 1938 Sulle migrazioni e l’ accoglienza: “”Les artisans ont l’ avantage de trouver des moyens d’ existence et d’ être bien reçus dans toue les pays, de sorte que pour un ouvrier excellent l’ exil ne peut être dit une punition, tandis que ceux qui appartiennent à d’autres professions et conditions ne peuvent que difficilement vivre hors de leur pays””. (Francis Bacon, The Wisdom of the Ancients), XIX (1609) (pag 76)”,”ECOI-212″
“RÖPKE Wilhelm”,”Introduccion a la economia politica. (Tit. orig.: Die Lehre von der Wirtschaft)”,”””Todos lo viven, pero pocos lo entienden”” Goethe “”Puede creerse que hay épocas en las que medidas vigorosas para aumentar la oferta monetaria impedirán el desastre; pero una figura cientifica tan destacada como Keynes no puede impunemente extender el manto de su autoridad sore la propensión crónica de todos los Gobiernos hacia la inflación. Puede creerse que en ciertas circunstancias un aumento de la deuda pública es el mal menor; pero tal medida temporal no puede impunemente transformarse en principio de carácter general. Puede occurir – como en la Gran Depresión de 1931-32. – que todos los enfuerzos para poner un fin rápido a una situación de desempleo resulten fuerzos inútiles, por lo que debe recurrirse a incrementar la “”demanda efectiva”” mediante la expansión de la oferta monetaria; pero no se pueden impunemente tratar con un desprecio apenas disimulado las reglas e instituciones establecidas, de las cuales, a la larga, depende la marcha ordenada de la vida económica, si no ha de quedar expuesta a una presión inflacionista constante.”” (pag 209)”,”ECOI-230″
“RÖPKE Wilhelm”,”L’ordine internazionale. Economia mondiale e spazi vitali, nazionalismo e internazionalismo, materie prime e monopoli. (Tit.orig.: Internationale Ordnung)”,”RÖPKE Wilhelm dell’Istituto universitario di alti studi internazionali di Ginevra. Il libro è la conclusione di una trilogia iniziata nel 1942 con ‘La crisi sociale del nostro tempo’ e proseguita con ‘Civitas humana’ del 1944.”,”RAIx-256″
“RÖPKE Wilhelm”,”L’ordine internazionale.”,”Dal titolo in copertina: Economia mondiale e spazi vitali nazionalismo e internazionalismo materie prime e monopoli RÖPKE Wilhelm dell’Istituto Universitario di Alti Studi Internazionali di Ginevra Varianti teoria economica imperialismo (pag 47)”,”ECOI-251″
“ROß Sabine a cura”,”Biographisches Handbuch der Reichsrätekongresse 1918/19.”,”Sabine ROß , Dr. Phil.; geb. 1962; Studium der Geschichte und der Soziologie an der Technischen Universität Berlin; wissenschaftliche Mitarbeiterin am Zentrum für Zeithistorische Forschung Potsdam; Veröffentlichungen insbesondere zur politischen Elitenforschung, zur DDR-Geschichte und zur Revolution 1918/19 in Deutschland. Tabella Frazioni al 1° Congresso dei Consigli. MSPD 297 % 60.7 USPD 94 % 19.2 Soldati 25 % 5.1 Democratici 28 5.7 VRev 11 2.3 Altri 34 7.0 Totale delegati 489 100 (pag 82)”,”MGER-077″
“ROSA Paolo a cura; saggi di Rey KOSLOWSKI e Friedrich V. KRATOCHWIL John G. RUGGIE Roy GINSBERG Michael McFAUL Paul DIBB”,”Le relazioni internazionali contemporanee. Il mondo dopo la guerra fredda.”,”ROSA Paolo svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’ università di Trento. Per i tipi della Carocci ha pubblicato in collaborazione con Riccardo SCARTEZZINI, ‘Le relazioni internazionali’ (Roma, 1994) Saggi di Rey KOSLOWSKI e Friedrich V. KRATOCHWIL John G. RUGGIE Roy GINSBERG Michael McFAUL Paul DIBB. Contiene il capitolo: ‘Nuovo equilibrio di potenza in Asia’ di Paul DIBB (pag 169) “”Il complesso equilibrio di potenza a cinque, che attualmente comprende tutta l’ Asia, rappresenta, pertanto, un fenomeno nuovo nell’ ordine internazionale della regione. Nessuno degli attori chiave – Cina, Giappone, India, Russia e USA – ha esperienza di come condurre una politica di equilibio di potenza nell’ intera regione, in condizioni di grande fluidità””. (pag 173)”,”RAIx-154″
“ROSA Gabriele”,”Storia generale delle storie.”,”Dionigi d’ Alicarnasso, anni 30 aC. “”Il primo fiore della squisita ed unica civiltà greca spuntò sulle benedette spiaggie dell’ Asia, dove fra l’altre città era Alicarnasso, patria di due sommi storici: Erodoto che scrisse le prime glorie ed origini d’Atene; Dionigi, il massimo scrittore delle origini del Lazio e di Roma, e posteriore ad Erodoto di oltre quattro secoli. Dionigi dall’ Asia giunse a Roma, forse a cercare fortuna, 20 anni a.C. quando Augusto finì le guerre civili. Qui per ventidue anni studiò la lingua e le storie latine di Porcio Catone, Quinto Fabio, Valerio Anza, Licinio Macer, Elio Gelio, Calpurnio, la maggior parte ora perduti, ignorando forse quanto intanto studiavano e scrivevano Sallustio e Livio””. (pag 129)”,”STOx-116″
“ROSA Mario VERGA Marcello”,”Storia dell’Età Moderna, 1450-1815.”,”Mario Rosa insegna storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra i suoi lavori: Riformatori e ribelli nel ‘700 religioso italiano, Politica e religione nel ‘700 europeo, Religione e società nel Mezzogiorno tra Cinque e Seicento, La chiesa e gli stati regionali nell’età dell’assolutismo, in Letteratura italiana e curatore di Clero e società nell’Italia moderna, insieme a G. Greco di Storia degli antichi stati italiani. Marcello Verga insegna Storia moderna presso la facoltà di Scienze Politiche ‘Cesare Alfieri’ dell’Università di Firenze. Tra i suoi lavori: Da ‘cittadini’ a ‘nobili’, Lotta politica e riforma delle istituzioni nella Toscana di Francesco Stefano, La Sicilia dei grani, Il sogno spagnolo di Carlo VI, Il Trentino tra Sacro Romano Impero e stati italiani, Le istituzioni, in Storia degli antichi stati italiani.”,”EURx-039-FL”
“ROSA Paolo”,”Politiche pubbliche e politica di difesa. La formazione dei programmi militari americani.”,”Paolo Rosa ha conseguito il dottorato di ricerca in Sociologia politica presso l’Università di Firenze. Svolge attività di ricerca sui temi dello sviluppo politico e della politica estera.”,”USAQ-016-FL”
“ROSA Jean-Jacques, a cura di Riccardo CAVALLO”,”Il secondo XX secolo. Declino delle gerarchie ed avvenire delle nazioni.”,”Jean-Jacques Rosa, docente all’Istituto di Studi Politici di Parigi, ha pubblicato diverse opere dedicate ai più importanti problemi economici.”,”ECOI-187-FL”
“ROSADA Maria Grazia”,”Le Università popolari in Italia, 1900-1918.”,”ROSADA Maria Grazia L’avvento delle macchine e la nascita di una realtà unitaria. “”Inoltre è assurdo cercare di far rivivere una cultura popolare autonoma, fatta di miti e leggende: tutto ciò è cambiato da quando è comparsa la macchina, che, come notò Carlo Marx, “”spezzò e infranse l’armonia dei rapporti secolari, le tradizioni e le consuetudini semplici, fuse e confuse in una molteplicità accelerata e infinita di rapporti gli uomini, le classi e gli scambi di prodotti tecnici e intellettuali, creò una larghissima realtà nuova, essenzialmente unitaria””. La scienza, oggi, nonché astrazione, è la filosofia più vera e più sana del lavoratore (P. Gilardi, Una parola ancora sulla cultura popolare, in La Cultura popolare, 1914, pp. 919-22).”” [Maria Grazia Rosada, Le Università popolari in Italia, 1900-1918, 1975]”,”MITS-395″
“ROSAIA Lucio”,”Anonima mutuati.”,”””Impegnarsi totalmente… Il maggior numero di noi impegna nella vita soltanto una debole parte di sé, una parte ridicolmente piccola, come quei ricchi avari che dànno ai poveri solo il superfluo del loro superfluo.”” Georges Bernanos (in apertura) Lucio ROSAIA è nato nel 1925 a La Spezia dove vive e svolge la sua attività di medico, specializzato in cardiologia. Collabora a ‘Voce Repubblicana’, ‘Nord e Sud’, ‘Città e campagna’.”,”ITAS-131″
“ROSANVALLON Pierre”,”La question syndicale.”,”Pierre ROSANVALLON è maitre de conferences a l’ Ecole des hautes etudes en sciences sociales (EHESS) e autore di varie opere tra cui ‘Crise de l’ Etat-Providence’ (1981) ‘Misere de l’ economie’ (1985).”,”MFRx-161″
“ROSANVALLON Pierre”,”Le capitalisme utopique. Histoire de l’idée de marché.”,”Pierre Rosanvallon, professore al College de France, ha recentemente pubblicato ‘Le Modèle poliitique français’ (Seuil, 2004). Si occupa di storia e di teoria della democrazia. Segue con attenzione i problemi politici e sociali contemporanei. “”On sait que la critique de Hegel constitue le moment fondateur de la pensée de Marx. Ce renversement de Hegel par Marx a généralement été compris comme un retournement ayant pour objet de remettre Hegel sur ses pieds. Mais le rapport Marx/Hegel est constamment réduit, du moins pour le marxisme dominant, à une simple opposition entre une pensée idéaliste et une pensée matérialiste. Du même coup, les véritables racines historiques de la pensée de Marx se trouvent gommées et occultées. Pourtant, il n’est pas faux de raisonner en termes de retournement. Mais cette interprétation ne prend tout son sens que si on la situe par rapport au travail de Hegel sur l’économie politique anglaise. Dans ce cadre, l”Aufhebung’ de Hegel par Marx doit être comprise comme un retour au libéralisme. ‘Marx critique en fait Hegel’ avec ‘Adam Smith’. Toute sa lecture des ‘Principes de la philosophie du droit’ témoigne de cette critique libérale de Hegel. Si elle ne se donne pas explicitement come telle, ce n’est que parce que Marx lit Hegel et Smith comme s’ils étaient sans rapports. Il lit Hegel comme un pur philosophe et il lit Smith comme un pur économiste. Il est d’ailleurs significatif qu’il se soit seulement concentré dans sa ‘Critique du droit politique hégélien’ sur les chapitres que Hegel consacre à l’Etat, comme si cet aboutissement de la pensée hégélienne n’était pas le produit d’une réflexion sur la société civile. De la même façon, Marx ne s’intéresse qu’à ‘la Richesse des nations’; il se préoccupe visiblement peu de la ‘Théorie des sentiments moraux’ (1). Il se masque ainsi à la fois la formation philosophique de l’économie politique de Smith et la formation économique de la philosophie de Hegel. On peut seulement signaler à sa décharge que certains textes fondamentaux de Hegel, come ‘la Première Philosophie de l’esprit’ (Iéna, 1803), dans lesquels le travail sur l’économie politique anglaise est particulièrement lisible, n’étaient pas connus de son temps. Si Marx critique Adam Smith, cette critique se développe uniquement sur le terrain économique. On serait presque tenté de dire qu’elle reste «tecnique» comme en témoignent notamment les longs développements des ‘Théories sur la plus-value'”” [Pierre Rosanvallon, ‘Le capitalisme utopique. Histoire de l’idée de marché’, Paris, 1999] (pag 179-180) [(1) Ce dernier livre n’est cité qu’une seule fois dans ‘Le Capital’ (livre I, La Pléiade, p. 1128) et encore n’est-ce que pour se féliciter de la peur que Smith inspirait aux ben-pensants qui l’accusaient de propager l’athéisme en Angleterre]”,”ECOT-305″
“ROSANVALLON Pierre, a cura di Massimiliano PANARARI”,”Il popolo introvabile. Storia della rappresentanza democratica in Francia.”,”Pierre Rosanvallon, Professeur au Collège de France, il a récemment publié au Seuil, Le Modèle politique français. Ses principaux travaux sont consacrés à l’histoire et à la théorie de la démocratie. Mais il est aussi un observateur attentif des problèmes politiques et sociaux contemporains.”,”TEOP-049-FL”
“ROSAS-LAURO Claudia a cura; saggi di Ramiro Flores GUZMAN Mariam Salas OLIVARI Bernard LEVALLE’ S.M. Sanchez RODRIGUEZ Scarlett O’Phelan GODOY Claudia ROSAS LAURO Cristina MAZZEO DE VIVO Arnaldo MERA-AVALOS J.F. RAGAS-ROJAS Jeffrey KLAIBER Denise Leigh RAFFO Augusto Castro CARPIO”,”El miedo en el Perú. Siglos XVI al XX.”,”fonte: https://www.scielo.cl/scielo.php : ‘CLAUDIA ROSAS LAURO (curatrice) La paura in Perù, dal XVI al XX secolo , Lima, Pontificia Università Cattolica del Perù, Fondo editoriale 2005. Il libro curato da Claudia Rosas è sicuramente interessante. Si compone di un’introduzione del curatore, di uno studio di Fernando Rosas Moscoso sul concetto di paura e di tredici articoli su casi specifici, tra cui uno scritto dalla stessa curatrice. Situazioni che hanno generato paura in Perù dall’inizio della Conquista fino al XX secolo. Tutti gli articoli sembrano seri e ben documentati, almeno per una persona che conosce molto poco la storia del Perù, come il mio caso. Ma prima di parlare dell’opera, parliamo della paura, quello stato psicologico di ansia di fronte a un pericolo – reale o immaginario – che può essere provocato da molteplici cause e avere un’ampia gamma di gradi di intensità, fino al più elevato. La paura è la consapevolezza, giustificata o meno, che io, una persona cara o un’istituzione siamo esposti a un danno potenzialmente grave. La paura è antica quanto la specie umana e per essa è sempre stata una delle principali fonti di sofferenza. Qualche tempo fa ho letto un articolo di un professore americano che mi ha molto colpito. Si sa che gli antropoidi con caratteristiche ominidi esistono da circa tre milioni di anni. E gli ominidi stessi, alcune centinaia di migliaia. Per quasi tutto questo lungo periodo di tempo furono creature deboli, incapaci di affrontare animali delle loro dimensioni o più grandi, dotati di denti o artigli incomparabilmente più forti e pericolosi dei loro, oppure subirono, senza possibilità di evitarli, altri fenomeni della natura. Era un essere che aveva molte ragioni per vivere costantemente in uno stato di paura e di allerta, sempre in fuga o in cerca di rifugio. L’uomo inventò le sue prime armi (probabilmente il bastone usato come mazza) meno di centomila anni fa, probabilmente molto meno. In seguito, man mano che la loro intelligenza aumentava e si affinava, riuscendo a trasmettere la conoscenza di generazione in generazione, le armi miglioravano, al punto che attualmente l’essere umano è l’essere vivente più pericoloso per gli altri e può difendersi ragionevolmente dai macrofenomeni della natura, se prende le dovute precauzioni. Insomma, l’uomo può essere anche il peggiore dei predatori, che se volesse potrebbe forse distruggere ogni forma di vita sul pianeta, o potrebbe farlo nel prossimo futuro. Infatti, il pericolo più grande per l’uomo è un altro uomo. Ma questo essere potente che è l’uomo del presente, questo “”re della creazione”” è stato tale solo per una frazione insignificante del tempo in cui esiste come specie e avrebbe conservato nel suo inconscio quei milioni di anni in cui ha vissuto immerso nella paura, essendo una forza che, nascosta nell’inconscio, si risveglia, con forza irrazionale e travolgente in occasioni come quelle che ho menzionato prima. Fernando Rosas lo dice esplicitamente: “”lo storico che voglia addentrarsi nello studio delle paure deve necessariamente affidarsi alla psicologia”” (p. 25). È motivo di orgoglio per Claudia Rosas e per la storiografia peruviana essersi occupate di questo importantissimo tema, già toccato dalla storiografia francese, ma ancora poco coltivato, o molto poco, nella nostra America, almeno in Cile. Il libro affronta, in ordine cronologico, le varie forme di paura. Dalle paure collettive degli altri esseri umani nei seguenti articoli: ai pirati nell’era coloniale di Ramiro Flores Guzmán. Il terremoto e le possibili sequenze di ribellione sociale delle classi inferiori, che approfittano della scossa, di Susy M. Sánchez. The Means to Mob Rebellion di Scarlett O’Phelan. La paura della rivoluzione (come eco della Rivoluzione francese) di Claudia Rosas. La paura della rivoluzione per l’indipendenza di Cristina Mazzeo de Vivó. Sull’avvento dell’Indipendenza di Arnaldo Mera Ávalos. Al controllo delle elezioni, ora nel Perù indipendente di José Ragas Rojas. Paura dell’APRA di Jeffrey Klaiber, SJ Altri articoli fanno riferimento alla paura individuale di altri esseri umani: La paura della scomunica durante la Colonia di Miriam Salas Olivari. Il timore reverenziale, giustificato o meno, dei giovani che decidevano di entrare o uscire dai conventi di Bernard Lavallé. Dalla folla provinciale a quella urbana di Dense Leigh Raffo. In breve, l’uso del terrore come mezzo di esercizio del potere da parte di Augusto Castro Carpio… il cui nome e il cui tema mi hanno ricordato un altro Augusto, quello cileno. Questa certa dispersione in un argomento che avrebbe potuto essere più limitato può danneggiare un po’ il libro, perché alcuni articoli toccano temi molto simili, come “”La paura della rivoluzione per l’indipendenza del Perù”” e “”Quando la Patria arrivò nella capitale: la paura prima dell’avvento dell’indipendenza 1820-1821″” e altri come quelli di Scarlet O’Phelan e Claudia Rosas. Ce n’è anche uno, “”Il timore della scomunica””, che, in lunghi passaggi, si discosta dall’obiettivo proclamato nel titolo. D’altro canto, ci sono articoli originali e molto ben realizzati, come “”La paura dell’APRA””. È sorprendente che quella che era quasi certamente la paura più grande e diffusa nel Perù cattolico, come in alcuni casi in tutta la cristianità ancora oggi: la paura dell’inferno, non sia stata affrontata, come suggerisce l’immagine di copertina. L’inferno è il male più terribile che si possa concepire, una sofferenza infinita per un tempo infinito. In verità, forse le uniche persone che potevano meritare l’inferno erano coloro che lo avevano creato come concetto, forse con il desiderio di acquisire potere per gestire grandi gruppi di uomini. Ma qualunque problema si possa trovare nel libro, questo non oscura il fatto che si tratta di un’opera con una tematica nuova e interessante, poco o per niente elaborata tra i latinoamericani e che in alcuni articoli dimostra eccellenza. Cristiano Gazmuri Pontificia Università Cattolica del Cile”,”AMLx-030-FSD”
“ROSATI Elio CARASSITI Anna Maria”,”Dizionario delle battaglie. Terrestri, navali, aeree, combatture in tremilacinquecento anni di storia dell’umanità.”,”Elio Rosati, docente di lettere, esperto di antropologia medievale, è impegnato in ricerche sulla civiltà rinascimentale e barocca. Attivo nel campo della divulgazione e della didattica, studioso di storia ligure, ha svolto seminari universitari sulle Repubbliche marinare, la Grande Guerra, il Fascismo. Ha partecipato alla redazione di guide storiche e ha pubblicato articoli su quotidiani e riviste. Anna Maria Carassiti, docente di Storia e filosofia si occupa di filosofia, linguistica e natura e in particolare, attraverso l’analisi linguistica, del rapporto tra realtà e mito, tra mondo vero e mondo grammaticale. Dai i suoi primi studi su Nietzsche ai più recenti suoi sinonimi, la sua attenzione è stata costantemente diretta al potere della parola. Ha pubblicato Dizionario di mitologia greca e romana. La Storia del genere umano può essere considerata una lunga sequenza di guerre, intervallata da brevi pause di pace. Dopo la Prima Guerra Mondiale, sembrava non dovesse più scoppiare un conflitto tanto devastante. E giunse la Seconda Guerra Mondiale, e poi l’Indocina, il Vietnam, il Libano, l’Afghanistan, la Jugoslavia, la Somalia, la Cecenia, la Liberia. In questo dizionario sono le battaglie a parlare, raccontando ciò che accadde senza creare nuove epopee.”,”QMIx-031-FL”
“ROSATI Elio CARASSITI Anna Maria”,”Dizionario delle battaglie. Terrestri, navali, aeree, combatture in tremilacinquecento anni di storia dell’umanità.”,”Elio Rosati, docente di lettere, esperto di antropologia medievale, è impegnato in ricerche sulla civiltà rinascimentale e barocca. Attivo nel campo della divulgazione e della didattica, studioso di storia ligure, ha svolto seminari universitari sulle Repubbliche marinare, la Grande Guerra, il Fascismo. Ha partecipato alla redazione di guide storiche e ha pubblicato articoli su quotidiani e riviste. Anna Maria Carassiti, docente di Storia e filosofia si occupa di filosofia, linguistica e natura e in particolare, attraverso l’analisi linguistica, del rapporto tra realtà e mito, tra mondo vero e mondo grammaticale. Dai i suoi primi studi su Nietzsche ai più recenti suoi sinonimi, la sua attenzione è stata costantemente diretta al potere della parola. Ha pubblicato Dizionario di mitologia greca e romana. La Storia del genere umano può essere considerata una lunga sequenza di guerre, intervallata da brevi pause di pace. Dopo la Prima Guerra Mondiale, sembrava non dovesse più scoppiare un conflitto tanto devastante. E giunse la Seconda Guerra Mondiale, e poi l’Indocina, il Vietnam, il Libano, l’Afghanistan, la Jugoslavia, la Somalia, la Cecenia, la Liberia. In questo dizionario sono le battaglie a parlare, raccontando ciò che accadde senza creare nuove epopee.”,”QMIx-004-FF”
“ROSCHKE-BUGZEL Sabine”,”Die revolutionäre Bewegung in Iran 1905-1911. Sozialdemokratie und russischer Einfluß.”,”La bibliografia contiene 240 riferimenti.”,”MVOx-011″
“ROSDOLSKY Roman”,”Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx.”,”ROSDOLSKY (Lvov, 1898) ha studiato a Praga e a Vienna. Ha lavorato all’Istituto Marx-Engels di Mosca. Durante la 2° GM fu deportato dai nazisti ad Auschwitz e in altri campi di sterminio. Emigrato nel 1947 negli USA, è morto a Detroit nel 1967.”,”MADS-194″
“ROSDOLSKY Roman”,”Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””.”,”””Quandoque bonus dormitat Homerus”” (Orazio, Ars Poetica) “”In nessun caso però lei deve leggere Hegel come lo ha letto il signor Barth, vale a dire per scoprirvi paralogismi e oziosi trucchi che gli servivano da supporto alla costruzione. Questo è un semplice lavoro da scolaretto. Assai più importante è ritrovare, sotto la forma erronea e nell’ artificiale correlazione tra le parti, ciò che è giusto e geniale””. Friedrich Engels a Conrad Schmidt, 1.11.1891 “”Per quanto possa sembrare bizzarro, anche l’ estrema sinistra della rivoluzione del 1848, la cui guida intellettuale era fornita dalla “”Neue Rheinische Zeitung”” non poté valutare correttamente l’ enorme importanza della questione contadina in Austria, le straordinarie opportunità offerte alla rivoluzione, né i gravi pericoli che la minacciavano. Invano si cercano nella “”Neue Rheinische Zeitung”” un’ analisi della questione agraria, un programma concreto sulla questione contadina in Austria o articoli di rilievo e servizi che trattino della questione. Non prese neanche posizione sulla battaglia combattuta così tenacemente nella Dieta viennese sulle compensazioni per i dazi feudali; limitò il proprio ruolo a quello di mera cronista. A proposito della questione contadina in Ungheria e Galizia, in ogni modo, grazie al suo panegirico della “”rivoluzionaria”” legislazione agraria di Kossuth e della fantomatica “”disponibilità al sacrificio”” dei latifondisti galiziani, la “”Neue Rheinische Zeitung”” divenne in pratica portavoce della aristocrazia democratica di quelle terre. Così essa ridusse, se non bloccò del tutto, la propria capacità di comprendere i loro problemi agrari. Solo quando la rivoluzione fu sconfitta e l’ Ungheria mortalmente ferita, solo allora il giornale tirò fuori, e solo sporadicamente, l’ idea di “”guerra contadina”” austriaca che potesse soccorrere la rivoluzione ungherese (…)””. (pag 108-109)”,”MAES-064″
“ROSDOLSKY Roman”,”Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx.”,”ROSDOLSKY (Lvov, 1898) ha studiato a Praga e a Vienna. Ha lavorato all’Istituto Marx-Engels di Mosca. Durante la 2° GM fu deportato dai nazisti ad Auschwitz e in altri campi di sterminio. Emigrato nel 1947 negli USA, è morto a Detroit nel 1967. “”E questo ci conduce alla questione del rapporto tra la teoria marxiana del profitto e quella di Ricardo (e dei classici in generale). La differenza fra le due teorie balza agli occhi. Mentre la scuola di Ricardo è naufragata proprio contro l’ostacolo della contraddizione fra la determinazione del valore mediante il lavoro e il fatto del saggio generale di profitto, per Marx questa contraddizione è divenuta il punto di partenza di una nuova dottrina del profitto. Egli non cerca, come i ricardiani, di “”salvare”” la legge del valore “”mediante ‘astrazione’ forzata dalle antinomie dell’apparenza fenomenica”” (Das Kapital, I, p. 325, [Libro I p. 345]), ma dimostra al contrario come, per l’intervento del saggio generale di profitto, “”sulla base del valore di scambio si sviluppi un prezzo di mercato da questo o, meglio, come la legge del valore di scambio si realizzi soltanto nel proprio opposto”” (Zur Kritik, p. 48 [Critica, p. 49]). Si capisce quindi la profonda soddisfazione con cui Marx, nella lettera del 14 gennaio 1858, si esprime appunto su questa sua conquista teorica: “”Del resto faccio dei bei passi avanti. Per es. tutta la teoria del profitto, quale è stata finora, l’ho mandata a gambe all’aria. Quanto al ‘metodo’, mi ha reso un grandissimo servizio il fatto che ‘by mere accident’ mi ero risfogliato la ‘Logica’ di Hegel””. E aggiunge: “”Se troverò mai il tempo per lavori del genere, avrei una gran voglia di rendere accessibile all’intelletto dell’uomo comune […] quanto vi è di ‘razionale’ nel metodo che Hegel ha scoperto ma, nello stesso tempo, mistificato”” (Mew, XXIX, p., 260 [Carteggio, III, pp. 154-5])”” [ Roman Rosdolsky, Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx, 1971]”,”MAES-109″
“ROSDOLSKY Roman”,”Engels and the “”Nonhistoric”” Peoples: The National Question in the Revolution of 1848.”,”Roman Rosdolsky marxista ucraino (1898-1967) ha scritto quest’opera nel 1948 nel centenario della Rivoluzione del 1848. Ma le origini della monografia su Engels e i popoli “”senza storia”” risale agli anni 1920. Volume dedicato dall’autore alla memoria di Mykola Skrypnyk, Oleksander Shumsky e Karlo Maksymovych vittime del terrore di Stalin in Ucraina.”,”MAES-141″
“ROSDOLSKY Roman”,”Lenin and the First World War.”,”In bibliografia si citano sullo stesso tema libri di S.F. Kissin, J. Riddell, H. Draper, J.P. Cannon, S. Bornstein e A. Richardson , R. Kisch. 1° Prima guerra mondiale: fraternizzazioni. Lenin sulla fraternizzazione dei soldati al fronte nella Grande guerra “”In contrast to social-patriotic practice, which renounced the proletarian ‘class struggle’, which – according to Kautsky’s formula – declared that it was postponed, suspended ‘for the duration of the war’ (121), the Marxist Left had to direct their main struggle against any collaboration by the labour organisations (trade unions and parties) with the bourgeoisie and the government. As the ‘first steps’ in this activity, the RSDLP’s (122) émigré organisation – led by Lenin – proposed in March 1915: (1) a complete break with the policy of ‘class peace’ (‘bloc national’); (2) the bringing down of the bourgeois-socialist coalition governments and the resignation of all socialist ministers; (3) refusal to vote for war-credits in parliament; (4) the formation of illegal organisations wherever governments violated or suspended the constitutional rights of the citizens; and lastly (5) spreading and promoting fraternisation among the frontline soldiers of all belligerent nations (123). It cannot be denied that this programme of the RSDLP anticipated the tendencies lying dormant in the wartime labour movement. In particular, from the second year of the war onwards, their call for the breaking of the ‘class peace’ increasingly met with spirited approval from the masses. This can be seen clearly from the international conferences of the left and left-centrist socialist groups in Zimmerwald and Kienthal. (The split by the ‘independents’ from the socialists allied with the government in Germany must also be considered as a symptom of this radicalisation of the working masses). Of course, up until 1917 these were still only modest beginnings, and in this respect the March revolution in Russia was first to bring about a far-reaching change. This can best be illustrated by the slogan – spread by the Bolsheviks – of ‘fraternisation of the frontline soldiers!”” As early as February and March 1915, Lenin referred several times to bourgeois press reports of sporadic cases of fraternisation by the soldiers in trenches (124). He says on this occasion: “”Try to imagine Hyndman, Guesde, Vandervelde, Plekhanov, Kautsky and the rest – instead of aiding the bourgeoisie (something they are now engaged in) – forming an international committee to agitate for “”fraternisation and attempts to establish friendly relations “”between the socialists of the belligerent countries, both in the “”trenches”” and among the troops in general. What would the results be several months from now, if today, only six months after the outbreak of the war and ‘despite’ all the political bosses, leaders and luminaries who have betrayed socialism, opposition is mounting on all sides against those who have voted for war credits and those who have accepted ministerial jobs, and the military authorities are threatening that “”fraternisation”” carries the death sentence?”” (125). And in the pamphlet ‘Socialism and War’, written by Lenin and Zinoviev in August 1915, it says: “”If such cases of fraternisation have proved possible even when… social chauvinism has the support to the entire Social-Democratic press and all the authorities of the Second International, then that shows us how possible it would be to shorten the present criminal, reactionary and slaveholders’ war and to organise a revolutionary international movement, if systematic work were conducted in this direction, at least by the Left-wing socialists in all the belligerent countries”” (126). Yet this systematic work by the Left-wing socialist forces was precisely what was lacking all over Western and Central Europe, with the result that the attempts at fraternisation, which broke out from time to time in the trenches, could soon be crushed and suppressed by the discipline of blind military obedience. This only shows that the slogan of ‘Fraternisation of frontline soldiers’ was ‘at that time’ (the beginning of 1915) still premature, and that in isolation it could not have led to any tangible results (127). Only with the outbreak of the March Revolution in Russia did the fraternisation of soldiers on the Eastern Front (128) become an everyday occurrence, and it contributed most significantly to the disintegration of military discipline in the Russian and then also in the German and Austrian armies. In a political report given to the Conference of the Bolshevik Party on April 27, 1917, Lenin dealt with this question form precisely this standpoint. His report read: “”To end the war by pacifist means is utopia. It may be terminated by an imperialist peace. But the masses do not want such a peace. Was is a continuation of the policies of a class; to change the character of the war one must change the class in power'”” [Roman Rosdolsky, Lenin and the First World War, 1999] [(121) In December 1915, Victor Adler declared: ‘I really would like everything to go on its calm, orderly way again… the ‘well-ordered class struggle!’ (Ermers, op. cit., p. 332 – all emphasis by R.R.); (122) Russian Social Democratic Labour Party; (123) Lenin, ‘The Conference of the RSDLP Groups Abroad’, op. cit., p. 161; (124) We read in his article ‘The Slogan of Civil War Illustrated: ‘On January 8 (New Style), Swiss papers received the following message from Berlin: “”Of late the press has repeatedly carried reports of peaceable attempts made by men in the German and French trenches to enter into friendly relations. According to ‘Tagliche Rundschau’, an army order dated December 29 [1914 – RR] bans any fraternisation and any kind of intercourse with the en enemy in the trenches. Disregard of this order is punishable as high treason””. …The British ‘Labour Leader’ of January 7, 1915, published ‘a series’ of quotations from the British bourgeois press on instances of fraternisations between British and German soldiers, who arranged a “”forty-eight hour truce”” at Christmas, met amicably in no-man’s land, and so on. The British military authorities issued a ‘special order’ forbidding fraternisation’ (CW, Vol. 21, p. 181); (125) Ibid., pp. 181-2; (126) Lenin, ‘Socialism and War’, op. cit., p. 314; (127) That was the reason why Lenin did not succeed in convincing the majority of the participants at the Zimmerwald Conference (beginning of September 1915) that the slogan supporting fraternisation at the front must be inserted in the resolutions of the ‘Zimmerwald Lefts’ reproduced in Gankin and Fisher, op. cit., p., 356); We leave aside here the great ‘rebellion’ of the French frontline troops, which broke out in May and June 1917 as a reaction to the March Revolution in Russia. As a result of the immaturity and weakness of the French socialist Lefts, it remained unsuccessful] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LENS-263″ “ROSDOLSKY Roman”,”Il caso e i grandi uomini.”,”In rilievo le considerazioni di Marx, Engels e Trotsky “”””La proprietà privata può essere abolita solo a condizione che gli individui siano giunti ad un grado di sviluppo universale appunto perché le relazioni e le forze produttive da essi incontrate sono universali e possono appropriarsele, ossia farne una libera manifestazione della loro vita, solo individui che si sviluppano su un piano universale. Abbiamo mostrato che gli individui attuali debbono abolire la proprietà privata perché le forze produttive e le forme di relazioni si sono sviluppate al punto che sotto la dominazione della proprietà privata esse sono diventate forze distruttive, e perché l’antagonismo tra le classi è stato spinto fino all’estremo (17)””. Mentre dunque “”nella storia finora avutasi una condizione particolare è apparsa sempre come casuale, è divenuta casuale la separatezza stessa degli individui, il privato mestiere di ciascuno”” (18) e dunque deve essere sostituito con una società comunista – “”l’unica ove lo sviluppo libero ed originale degli individui non sia una frase”” (19). Su tali asserzioni di Marx la si può pensare come si vuole, tuttavia l’Ideologia Tedesca (da lui scritta assieme ad Engels) sviluppa già un intero sistema circa le relazioni reciproche fra caso e necessità nella storia umana, e si può certo deplorare che tale concezione sia stata finora così poco considerata. Ma anche nelle opere più tarde di Marx si trovano molteplici formulazioni relative a questo tema. Ad es., nella sua “”Introduzione”” programmatica al Rohentwurf del Capitale viene detto: “”Tale concezione (trattasi della concezione materialistica della storia, R.R.) si presenta come sviluppo necessario”” (20). Ciò sta a significare: anche al “”Caso”” deve venire attribuito un appropriato posto nel quadro dello “”sviluppo necessario””. In quale senso? Al riguardo sono forniti chiarimenti anche da una nota contenuta in ‘Note ed Estratti sul sistema di Ricardo’ (1851): “”Ricardo astrae da quanto egli considera come accidentale. Altro è esporre il processo effettivo, nel quale entrambe le cose – ciò che egli definisce movimento accidentale ma che è costante e reale, e la sua legge, il rapporto medio – entrambe appaiate come essenzialmente identiche (21).”” L’importanza metodologica di questa nota salta agli occhi. Sicuramente ad es. i prezzi, che compaiono alla “”superficie”” della vita economica, sono solo “”accidentali”” in rapporto alla legge del valore che sta alla loro base. Tuttavia sarebbe un grave difetto se l’economia politica restasse ferma alla legge del valore e non trattasse anche le deviazioni da esso e le “”modificazioni”” della legge stessa! Quindi per la teoria economica sono ambedue “”reali”” in egual misura ed importanti. Se essa ha tralasciato di derivare ogni caso dalla propria legge, ha posto ciò “”come scientificamente pari a zero”” (22). Ma lo stesso non vale per ogni altra scienza, e dunque anche per la scienza storica? Anche Engels si è riferito a questo tema. Così nella sua opera ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’ si legge: “”Ma il caso è solo un polo di un nesso il cui altro polo si chiama necessità. Nella natura, ove pure appare dominare il caso, da molto tempo si è mostrato che in ogni campo la necessità e la legalità si realizzano attraverso il caso. Ma quel che vale per la natura, vale pure per la società. Quanto più una attività sociale, una serie di eventi sociali supera il potere del controllo umano, quanto più sembra essere in balia del puro caso, tanto più essa realizza, in questa casualità, le proprie interne leggi e la propria naturale necessità (23). Nello scritto di Engels su L. Feuerbach si può poi leggere: “”Non ci si lascia più imporre dalle vecchie antinomie di vero e di falso, di buono e di cattivo, di identico e di diverso, di necessario e di casuale, antinomia che la vecchia metafisica ancor sempre in voga non è in grado di superare; si sa che queste antinomie hanno soltanto un valore relativo, … che ciò che si dice essere necessario si compone di pura casualità, e che il cosiddetto elemento casuale è la forma dietro cui si nasconde la necessità, e così via…., anche qui, malgrado gli scopi coscientemente voluti dai singoli, regna alla superficie, in apparenza e all’ingrosso, il caso. Solo di rado ciò che si vuole riesce… Ma laddove alla superficie regna il caso, ivi il caso stesso è retto sempre da intime leggi nascoste, e non si tratta che di scoprire queste leggi”” (24).”””” [Roman Rosdolsky, ‘Il caso e i grandi uomini’, estratto dalla rivista ‘Plusvalore’, Milano, 1981] [(17) K. Marx F. Engels, L’Ideologia tedesca, cit., p. 456; (18)Ibidem, p. 66; (19) Ibidem, p. 457; (20) K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, La Nuova Italia, Firenze, 1969, p. 40; (21) K. Marx, Grundrisse…, Berlino Est, 1953, p. 803 (trad. it della redaz.); (22) Rosdolsky qui cita dal libro III del Capitale, da una edizione vecchia, non molto diffusa, dove trovansi le citazioni nelle pagg. 216 e 166. Per questo motivo non è stato possibile rintracciarle nella attuale edizione delle MEW. Nota redaz.; (23) F. Engels, Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats, MEW 21, Berlino Est, 1958, p. 169 (trad. it della redaz.); (24) F. Engels, L. Feuerbach, … in Opere scelte di Marx-Engels, Editori Riuniti, Roma, 1969, pp 1134 e 1137. Cfr. anche la lettera di Engels a J. Bloch del 22.9. 1890 el vol. cit. p. 1243] (pag 70-71) “”Trotsky non afferma in alcun modo che l’assenza di Lenin dalla Russia nel 1917 “”avrebbe deviato altrove la tempesta staorica””. Tale conclusione va messa in conto a Deutscher”” (pag 80) “”Sicchè pure per Lenin e Trotsky bisogna tirar fuori le parole di Engels: “”Quelli che si gloriavano – scrive Engels a V. Zasulich nel 1885 – di aver fatto la rivoluzione si sono sempre accorti, il giorno dopo, che non sapevano quel che facevano; ma che la rivoluzione compiuta non era affatto simile a quella che essi sognavano. Ecco ciò che Hegel chiama l’ ironia della storia, e di cui tanti personaggi storici sono stati le vittime”” (52) (pag 85-86) (52) Lettera di Engels a Vera Zasulich (23.IV. 1885) in Marx-Engels, India Cina Russia, Milano, 1970, p. 153″,”MAES-147″ “ROSDOLSKY Roman”,”Socialdemocrazia e tattica rivoluzionaria. La “”terza via”” dell’austromarxismo. (Tit.orig.: Die revolutionäre Situation in Osterrich im Jahre 1918 und die Politik der Sozialdemokraten – Der osterrichische Januarstreik, 1918)”,”Traduzione e introduzione di Antonio Moscato, premessa, note, appendici: A) La socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, bibliografia essenziale sulla socialdemocrazia tedesca, B) Lo scontro nella Russia sovietica sulla questione di Brest Litovsk, bibliografia essenziale su Brest Litovsk, C) Roman Rosdolsky 1898-1967, Collana Nezzanotte nel secolo 1 a cura di Attilio Chitarin. Roman Rosdolsky studioso e rivoluzionario ucraino noto in Italia per ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx (Laterza 1971), affronta il problema della socialdemocrazia classica e del suo ruolo a partire da una ricostruzione di alcuni episodi cruciali del biennio rosso. In particolare, utilizzando rare fonti documentarie, Rosdolsky ricostruisce, dall’interno, lo sciopero insurrezionale che nel gennaio del 1918 sconvolse l’impero austroungarico, estendendosi poi a Berlino e a gran parte della Germania, ricollegandolo alle trattative di Brest-Litovsk, con le cui vicende fu strettamente intrecciato, e di cui condizionò pesantemente l’esito.”,”MAUx-002-FL” “ROSDOLSKY Roman”,”La révolution autrichienne de 1918 et le rôle de la social-démocratie. Prémiere partie – La situation révolutionnaire en Autriche en 1918 et la politique des sociaux-démocrates. Deuxième partie.”,”””Ce sentiment d’amertume et de déception se manifeste cependant le plus clairement dans un tract distribué en mars 1918 par la “”Ligue Spartacus”” (Spartakusbund), et qui porte le titre significatif: “”Le soldat allemand bourreau de la liberté””. Nous y lisons: “”Un territoire deux fois plus grand que toute l’Allemagne a été arraché par la violoence à la révolution Russe. La Courlande, la Livonie, l’Estonie et la Lituanie, ainsi que la malheureuse Pologne, sont à présent annexées sans aucun scrupule. En Ukraine, la soldatesque allemande se conduit comme dans une colonie africaine. Les troupes allemandes entrent en Finlandie… Ainsi l’Allemagne est-elle aujourd’hui devenue le gendarme de la réaction capitaliste dans toute l’Europe, et le prolétaire allemand en uniforme le bourreau de la liberté et du socialisme! Où va-t-on encore l’envoyer pour rétablir “”l’ordre””? Que les ouvriers socialistes de Norvège, de Suède, de Suisse et de Hollande prennent garde! Qu’ils ne se rebiffent surtout pas contre la guerre et la réaction, et surtout qu’ils n’organisent ni grèves générales ni révolutions! Car les prolétaires allemands leur passeront peut-être demain sur le corps, sur ordre de l’impérialisme allemand, pour rétablir “”l’ordre”” comme ils le font déjà aujourd’hui en Russie. Tout cela peut encore se produire. Pourquoi pas? Après tout, ce que nous venons de vivre? Le monde est aujourd’hui sans dessus dessous. En 1848, des hordes de moujiks asservis envahirent, sur ordre du tsar l’Europe occidentale pour étrangler la révolution bourgeoise. Aujourd’hui, 70 ans après, des prolétaires sociaux-démocrates et des militants syndicaux allemands marchent sur l’est et le nord pour étrangler la révolution socialiste. Aucune classe dans l’histoire mondiale n’a connu de tragédie aussi terrible, n’a fait preuve d’ignominie aussi profonde, et ne s’est imposée humiliation aussi infâme! (31)”” [(31) Müller (op. cit., 198. Cf. aussi l’appel; reproduit par Müller, adressé par la XII Armée russe aux soldats allemands: “”L’histoire clamera plus tard que le prolétariat allemands: “”L’histoire clamera plus tard que le prolétariat allemand a marché contre ses frères russes, et qu’il a sacrifié la solidarité internationale””, Ibid., p., 197. On peut lire des réflexions analogues dans l’écrit posthume de Rose Luxemburg ‘La Révolution russe’ (…)] [Cf. Richard Müller, ‘Vom Kaiserreich zur Republik’ (de l’Empire à la République), 1924] Geschichte der deutschen Revolution, Band I-III (Vom Kaiserreich zur Republik/ Die Novemberrevolution/ Bürgerkrieg in Deutschland), Müller, Richard:”,”MAUx-040″ “ROSDOLSKY Roman”,”La situation révolutionnaire en Autriche en 1918 et la politique des sociaux.-démocrates.”,”””In nessun caso però lei deve leggere Hegel come lo ha letto il signor Barth, vale a dire per scoprirvi paralogismi e oziosi trucchi che gli servivano da supporto alla costruzione. Questo è un semplice lavoro da scolaretto. Assai più importante è ritrovare, sotto la forma erronea e nell’ artificiale correlazione tra le parti, ciò che è giusto e geniale”” [Friedrich Engels a Conrad Schmidt, 1° novembre 1891] [(in) Roman Rosdolsky, ‘Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””‘, Genova, 2005]. Roman Rosdolsky è nato nel 1898 in Galizia (Ucraina). Nel corso della prima guerra mondiale fonda con altri l’organizzazione clandestina ‘Gioventù Socialista Rivoluzionaria Internazionalista’ ‘Jeunesse Socialiste Révolutionnaire Internationaliste’. Dopo la guerra lavora a Vienna come collaboratore dell’ Institut Marx-Engels di Mosca (Istituto Marx-Engels). Presto aderisce all’ Opposizione di sinistra. Redige una tesi sul problema dei popoli senza storia in Marx ed Engels [traduzione italiana: Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””, Genova, 2005]. Nel 1934, dopo l’arrivo al potere del fascismo austriaco, è costretto a lasciare Vienna e si sposta a Cracovia. Ma viene arrestato nel 1942 e finisce prigioniero nei campi di Auschwitz, di Ravensbruck e d’Oranienburg. Dopo la guerra emigra negli Stati Uniti ove, in ragione del suo passato politico, gli viene interdetto l’insegnamento. Scopre uno dei rari esemplari dei ‘Grundrisse’. Questa scoperta è il punto di partenza del suo studio relativo alla ‘Genesi del Capitale di Marx’ che sarà pubblicato dopo la sua morte (Detroit, 20 ottobre 1967) nel 1968″” [titolo italiano: ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx’, Bari Roma, 1971] (pag 179) [nota biografica in ‘Roman Rosdolsky , La situation révolutionnaire en Autriche en 1918 et la politique des sociaux.-démocrates, Paris, 1977 ca.]”,”MAUx-045″ “ROSDOLSKY Roman”,”Lenin and the First World War.”,”Roman Rosdolsky studioso e rivoluzionario ucraino noto in Italia per ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx (Laterza 1971), affronta il problema della socialdemocrazia classica e del suo ruolo a partire da una ricostruzione di alcuni episodi cruciali del biennio rosso. In particolare, utilizzando rare fonti documentarie, Rosdolsky ricostruisce, dall’interno, lo sciopero insurrezionale che nel gennaio del 1918 sconvolse l’impero austroungarico, estendendosi poi a Berlino e a gran parte della Germania, ricollegandolo alle trattative di Brest-Litovsk, con le cui vicende fu strettamente intrecciato, e di cui condizionò pesantemente l’esito. Introduction by Richard PRICE, Notes, Appendix: Roman Rosdolsky: A Genuine Marxist Scholar,”,”LENS-053-FL” “ROSDOLSKY Roman”,”Friedrich Engels et le problème des peuples «sans histoire». La question des nationalités dans la Révolution de 1848-1849 à la lumière de la « Nouvelle Gazette Rhénane ». [1948]”,”ROSDOLSKY Roman”,”MAES-167″ “ROSDOLSKY Roman”,”Socialdemocrazia e tattica rivoluzionaria. La “”terza via”” dell’austromarxismo.”,”Roman Rosdolsky studioso e rivoluzionario ucraino noto in Italia per ‘Genesi e struttura del Capitale di Marx (Laterza 1971), affronta il problema della socialdemocrazia classica e del suo ruolo a partire da una ricostruzione di alcuni episodi cruciali del biennio rosso. In particolare, utilizzando rare fonti documentarie, Rosdolsky ricostruisce, dall’interno, lo sciopero insurrezionale che nel gennaio del 1918 sconvolse l’impero austroungarico, estendendosi poi a Berlino e a gran parte della Germania, ricollegandolo alle trattative di Brest-Litovsk, con le cui vicende fu strettamente intrecciato, e di cui condizionò pesantemente l’esito. Fondo Casella”,”MAUx-046″ “ROSDOLSKY Roman ITOH Makoto HICKEL Rudolf BECKER James”,”Il metodo del “”Capitale”” di Marx e la sua importanza per la scuola marxista contemporanea (Rosdolsky) / La formazione della teoria della crisi di Marx (Itoh) / Sull’interpretazione degli schemi di riproduzione di Marx (Hickel) / Sulla teoria monopolistica del capitalismo monopolistico (Becker).”,”Il capitalismo monetario e la teoria del credito in Marx (pag 26-27)”,”MADS-748″ “ROSDOLSKY Roman”,”Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx.”,”””Ma «non è ancora tutto. Lo scambio maggiore non è quello delle merci, ma quello del lavoro con le merci (…). I lavoratori non venderebbero alla banca il proprio lavoro, bensì», stando al dogma proudhoniano, «riceverebbero il valore di scambio dell’intero prodotto del loro lavoro ecc. A ben guardare, dunque, la banca sarebbe non solo il compratore e venditore universale, ma anche il produttore universale. In realtà, sarebbe o il governo dispotico della produzione e l’amministratrice della distribuzione, oppure non sarebbe altro che un ufficio [‘board’] che terrebbe la contabilità per la società lavorante in comune» (22) (dunque, un organo di pianificazione socialista); ma allora, l’ideale proudhoniano di un «eguale scambio di merci» si capovolgerebbe nel suo opposto. «Siamo così giunti», conclude Marx, «al problema fondamentale (…) È possibile rivoluzionare i rapporti di produzione esistenti e i rapporti di distribuzione che ad essi corrispondono mediante mutamenti nello strumento della circolazione – nell’organizzazione della circolazione? Seconda domanda: Si può intraprendere una simile trasformazione della circolazione senza incidere sugli attuali rapporti di produzione e sui rapporti sociali che su di essi si basano? Se ogni trasformazione simile nella circolazione stessa presupponesse a sua volta delle trasformazioni nelle altre condizioni di produzione e dei rivolgimenti sociali, è ovvio che cadrebbe ‘a priori’ una dottrina le cui proposte artificiose in materia di circolazione mirano da un lato a evitare il carattere violento delle trasformazioni stesse, dall’altro a fare di queste trasformazioni non il presupposto ma, viceversa, il risultato graduale del rivoluzionamento della circolazione» (23). «Dev’essere ora perfettamente chiaro che si tratta di un’abborracciatura, finché si conserva la base del valore di scambio; e che l’illusione per cui sarebbe il denaro metallico a falsificare lo scambio deriva da una totale ignoranza della sua natura. D’altra parte, è altrettanto chiaro che, nella misura nella quale l’opposizione ai rapporti di produzione esistenti cresce, e questi stessi spingono alla loro violenta trasmutazione, la polemica si rivolge contro il denaro metallico o contro il denaro in generale come al fenomeno più vistoso, più contraddittorio e più crudo in cui il sistema tangibilmente si rivela. Con ogni sorta di artifici operati su di esso si cerca allora di superare antagonismi dei quali esso non è che il fenomeno palese. Non meno chiaro che molte operazioni rivoluzionarie si possono condurre nel suo ambito solo in quanto un attacco al medesimo sembra lasciare tutto come prima e limitarsi a rettificarlo (24). Succede allora che si picchi sul sacco e si abbia in mente l’asino. Ma finché l’asino non sente le botte sul sacco, in realtà si colpisce unicamente il sacco e non l’asino: non appena la sente, è l’asino e non il sacco ad essere picchiato. Finché le operazioni vengono dirette contro il denaro in quanto tale, non è che un attacco a conseguenze le cui cause continuano a sussistere; dunque, un disturbo del processo produttivo, che la solida base possiede anche la forza di (…) dominare (…) mediante una reazione più o meno violenta» (25). Come si vede, la critica di Marx all’utopia del denaro-lavoro (26) costituisce già in larga misura un frammento delle sua teoria della moneta; e un frammento essenziale – la teoria della formazione del denaro. È quindi tempo di affrontare questo tema al quale il manoscritto dedica esaurienti sviluppi”” (pag 139-140) [Roman Rosdolsky, ‘Genesi e struttura del ‘Capitale’ di Marx’, Editore Laterza, Roma Bari, 1971] [(22) ‘Grundrisse’, pp. 72-3 [Lineamenti, I, pp. 95-6]; (23) Ivi, p. 42 (Ivi, I, p. 52); (24) Cfr. l’analogo giudizio di Marx sulla teoria proudhoniana dell’interesse: «Non v’è dubbio, anzi è del tutto evidente , che lo sviluppo del credito, che in Inghilterra al principio del secolo XVIII e più recentemente all’inizio del nostro secolo ha servito a trasferire le ricchezze da una classe all’altra, potrebbe servire, in date condizioni politiche ed economiche, ad accelerere l’emancipazione della classe operaia. Ma considerare il capitale produttivo di interesse come forma principale del capitale, voler fare di una particolare applicazione del credito, della pretesa abolizione dell’interesse, la base della trasformazione della società, è davvero una fantasia piccolo-borghese» (lettera a Schweitzer del 24.1.1865, MEW, XVI, pp. 30-1 [in appendice alla ‘Miseria’, p. 182]. Della teoria proudhoniana dell’interesse tratteremo el cap. XXIV, 4; (25) ‘Grundrisse’, p. 152 (Lineamenti, I, p. 208); (26) Tralasciamo qui la critica di Marx alla teoria proudhoniana delle crisi, della quale, in questo contesto, egli non tratta]”,”TEOC-004-FRR” “ROSDOLSKY Roman”,”Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””.”,”””Sulla socialdemocrazia austrotedesca ci fermiamo. Per quanto riguarda l’atteggiamento internazionalista della vecchia (preleninista) socialdemocrazia russa, esso può essere analizzato meglio nel «punto nevralgico» del socialismo russo: dalla posizione di fronte alla questione ‘ucraina’. Portiamo l’attenzione del lettore su un episodio molto significativo, ma poco conosciuto. Quando nel 1890 Engels scrisse a Ginevra per il «Social-Demokrat» russo il suo studio su ‘La politica estera dello zarismo russo’ (messo all’indice da Stalin), i redattori Vera Zasulic e Plechanov ‘protestarono’ contro un passaggio nel quale Engels considerava gli ucraini e i bielorussi come ‘nazionalità separate, distinte da quella russa’ e annesse a questa con la forza. Disgraziatamente la lettera di protesta dei due redattori non ci è pervenuta, mentre disponiamo della risposta di Engels, che mostra di cosa si trattasse: «Convengo – scrisse Engels – che la spartizione della Polonia (1772, ecc.) ha tutto un altro aspetto da punto di vista russo che dal punto di vista polacco, il quale è diventato quello degli occidentali. Ma, dopo tutto, devo ugualmente dei riguardi ai polacchi. Se i polacchi reclamano dei territori ‘che i russi, in genere, considerano acquisiti da loro per sempre, e russi come nazionalità’, non spetta a me decidere. Tutto quello che posso dire è che, a quanto mi sembra, è compito delle popolazioni in questione ‘decidere da sole la propria sorte’ proprio come gli alsaziani devono scegliere tra la Germania e la Francia» (21). Si arguisce che agli occhi della Zasulic e di Plechanov le regioni ucraine e bielorusse acquisite dallo zarismo nel 1772 erano «acquisite per sempre» e «russe quanto a composizione nazionale». Non è necessario porre in rilievo come, perfino molto tempo dopo (fino alla Grande Guerra), per molti socialisti russi eminenti il riconoscimento di principio del «diritto all’autodeterminazione dei popoli» si sia potuto accordare perfettamente con la negazione ‘di fatto’ della ‘reale esistenza delle particolari nazioni ucraina e bielorussa, o abbia potuto anche andare di pari passo con risentimenti sciovinisti grandi-russi nei confronti di queste nazioni (22). È stata la rivoluzione del 1917 a sviluppare la questione ucraina e quella dei «popoli marginali» russi in tutte le loro implicazioni, determinando un cambiamento decisivo”” (pag 258-259) [Roman Rosdolsky, ‘Friedrich Engels e il problema dei popoli “”senza storia””. La questione nazionale nella rivoluzione del 1848-49 secondo la visione della “”Neue Rheinische Zeitung””‘, Graphos, Genova, 2005] [(21) Engels a Vera Zasulic, 3 aprile 1890, MEO, XLVIII, pp. 395-396; (22) Lev Tichomirov, un tempo rivoluzionario, poi conservatore, ha scritto nelle sue memorie a proposito di Plechanov: «Non posso astenermi dal notare un curioso tratto del suo carattere. Nella sua anima albergava un patriottismo russo irrefrenabile. Non vedeva né riconosceva nella Russia, come in qualsiasi altro paese del mondo, qualcosa di originale, di unico. Vedeva tuttavia nella Russia il grande paese socialista del futuro e non la rinnegò mai. ‘Odiava letteralmente ogni tipo di separatismo’. Considerava l’ucrainofilia con disprezzo e ostilità. (…) (Lev Tichomirov, Vospominanja’, Moskva-Leningrad, 1927, p. 91) (…)]”,”MAES-001-FER” “ROSE Steven”,”Il cervello e la coscienza.”,”ROSE (Londra 1938) è laureato in biochimica a Cambridge. “”Questi casi fanno pensare che, in linea di massima, l’ archivio della memoria debba essere molto esteso. Se supponiamo non vi sia nessuna differenza fondamentale nel sistema mnemonico fra il paziente di Luria e il resto di noi, ma che forse o il meccanismo di ‘feed-in’ non è riuscito a produrre l’ aspetto per cui si dimentica il ricordo a breve termine, oppure che il suo sistema di ricordo era perfetto, allora si può calcolare, come è stato fatto dal matematico John Griffith, che la capacità dell’ archivio umano dei ricordi, ammettendo una vita di 70 anni, deve essere nell’ ordine di 10 alla 11 bit (unità di immagazzinamento dell’ informazione), o 10 alla 14 se si permette la ridondanza, una cifra enormemente grande ma non impossibile: tutta l’ Enciclopedia britannica contiene 2 x 10 alla 8 bit.”” (pag 245) (1) A.R. Luria neurologo russo studiò per oltre 30 anni la carriera di un individuo, un uomo di grandissima memoria somigliante al personaggio della novella ‘Funes’ dello scrittore argentino Jorge Luis Borges. Borges racconta di un giovane che riusciva a ricordare letteralmente tutto.”,”SCIx-148″ “ROSE Jonathan”,”The Intellectual Life of the British Working Classes.”,”””Chi leggeva che cosa? Storici dei bacini carboniferi hanno offerto tre possibili risposte: Il Capitale, Jane Eyre, o Tarzan delle scimmie. Il Galles del Sud era un focolaio di militanza operaia in cui, secondo storici della sinistra, molti lavoratori erano ben versati nei classici del marxismo””. (pag 244)”,”MUKx-115″ “ROSE Giuseppe”,”Bibliografia di Bakunin.”,”””Gli spiriti degni di guardare nel profondo acquistano verso ciò che è infinito una infinita fiducia”” (Goethe) (in apertura) Contiene 28 titoli di NETTLAU, 6 tItoli di P.C. MASINI.”,”ANAx-193″ “ROSE Arnold M.”,”The Power Structure. Political Process in American Society.”,”””Questo è probabilmente anche un terzo fattore che permette agli Stati Uniti di avere un sistema a due-partiti, e questo è più una questione di cultura generale e di struttura sociale che di provvedimenti costituzionali formali. Questo è il frazionamento del pubblico americano su molte linee di interesse oltre a classe e ideologia. La dominazione di classe e ideologia di classe in Europa è un fattore di divisione netta lungo quelle linee che sono specificatamente rilevanti per la politica.”” (pag 63)”,”USAS-130″ “ROSE Tania”,”Aspects of Political Censorship, 1914-1918.”,”Tania Rose discusses how censorship worked in two quite different fields of opinion: those religious and political groups who in varying ways were against the war, and the government’s attempts to with-hold from the public the nature of British military intervention against the Soviet Republic after the October 1917 Revolution. Acknowledgements, Introduction, Appendix: I. The Defence of the Realm Act (DORA) August 1914, II. A survey of the reactions to the Russian Revolution of a section of the Right-wing press in Britain, III. A brief account of the work of three of the national organisations opposed to the war: the Independent Labour Party (ILP), the Union of Democratic Control (UDC) and the No Conscription Fellowship (NCF), Bibliography, Index,”,”UKIx-009-FL” “ROSE Steven”,”Il cervello e la coscienza.”,”Steven Rose, nato a Londra nel 1938, si è laureato in biochimica a Cambridge nel 1959, specializzandosi quindi in neurofisiologia nella città natale. Membro del New College do Oxford dal 1961 al 1963 e, negli anni immediatamente successivi, del gruppo di ricerche mediche dell’Imperial College, ha contribuito alla fondazione della Brain Research Association e della British Society for Social Responsibility in Science.”,”SCIx-245-FL” “ROSE John Holland”,”The Life of Napoleon I. Including new Materials from the British Official Records. Vol. I.”,”””Sicome è stato necessario condensare la storia della vita di Napoleone in alcune parti, ho scelto di trattare con brevità specialmente gli anni 1800-1811, che possono essere chiamati the ‘constants aetas’ (l’età costante) della sua carriera, allo scopo di aver più spazio per gli eventi decisivi successivi”” (pag IX)”,”FRAN-017-FSL” “ROSE John Holland”,”The Life of Napoleon I. Including new Materials from the British Official Records. Vol. II.”,”””Sicome è stato necessario condensare la storia della vita di Napoleone in alcune parti, ho scelto di trattare con brevità specialmente gli anni 1800-1811, che possono essere chiamati the ‘constants aetas’ (l’età costante) della sua carriera, allo scopo di aver più spazio per gli eventi decisivi successivi”” (pag IX) Battaglia di Ligny. ‘As Napoleon’s fate was to depend largely on an intelligent carrying out of this order, we may point out that it consisted of two chief parts, the general aim and the means of carrying out that aim. The aim was to find out the direction of the Prussians’ retreat, and to prevent them joining Wellington, whether for the defence of Brussels or of Liège. The means were an advance to Gembloux and scouting along the Namur and Maestricht roads. The chance that the allies might reunite for the defence of Brussels was alluded to, but no measures were prescribed as to scouting in that direction (…)’ (pag 481) ‘Poiché il destino di Napoleone doveva dipendere in gran parte da un’esecuzione intelligente di quest’ordine, possiamo far notare che esso consisteva in due parti principali, lo scopo generale e i mezzi per realizzarlo. L’obiettivo era scoprire la direzione della ritirata dei prussiani e impedire loro di unirsi a Wellington, sia per la difesa di Bruxelles che di Liegi. I mezzi erano l’avanzata verso Gembloux e l’esplorazione lungo le strade di Namur e Maestricht. Si alludeva alla possibilità che gli alleati si riunissero per la difesa di Bruxelles, ma non si prescrivevano misure di esplorazione in quella direzione (…)'”,”FRAN-018-FSL” “ROSEBERY Archibald”,”Guglielmo Pitt.”,”edizione provvisoria “”Chi avesse sentito parlare Pitt, difficilmente avrebbe potuto credere che si agitassero nel mondo a quel tempo problemi più appassionanti di quelli riguardanti la tassa sulle domestiche o l’imposta sul tabacco”” (capitolo ‘La Rivoluzione francese’) (pag 93) Liberazione degli schiavi (pag 94) Le qualità di Pitt oratore. Importante discorso sul commercio degli schiavi (pag 235-236) “”Fox non cercò neppur di nascondere la propria ammirazione. Disse che, sebbene a lui non mancassero mai le parole, Pitt aveva sempre pronte quelle migliori”” (pag 235)”,”UKIx-142″ “ROSELLI Alessandro”,”Il governatore Vincenzo Azzolini, 1931-1944.”,”Collana storica della Banca d’ Italia. Comitato scientifico. Antonio FAZIO presidente, Piero BARUCCI Tancredi BIANCHI Filippo CESARANO Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO ROSELLI Alessandro (Roma, 1943) laureatosi in giurisprudenza, con una tesi di Scienza delle finanze, ha svolto attività di ricerca all’ Università di Roma, La Sapienza. Nel 1967 è entrato alla Banca d’ Italia dove è attualmente dirigente presso il Servizio Segretariato. E’ autore di libri e articoli. L’ autonomia della Banca d’ Italia in discussione. “”La diatriba del 1932 tra Azzolini e Mosconi finì per coinvolgere l’ essenza stessa dell’ autonomia della Banca. Mosconi inviò al governatore una lettera che conteneva ben 17 gravi contestazioni (accuratamente numerate) al bilancio della Banca. Ciò che colpisce in questa serie di pesanti accuse è che della Banca erano contestati sia i risultati aziendali – la difficoltà cioè di fare profitti, a causa di una “”estrema pesantezza degli impieghi””, di una “”mancata doverosa selezione delle operazioni””, di una “”impressionante entintà delle sofferenze”” (fra le quali era predominante l’ esposizione verso Riccardo Gualino) -, sia la conduzione della politica monetaria. Si rimproverava alla Banca di non aver saputo contrastare l’ effetto espansivo sulla circolazione, dovuto agli interventi nelle crisi bancarie dell’ Istituto di liquidazioni, con un’ “”azione neutralizzatrice che le esigenze della lira pur reclamavano””. Una lista di contestazioni di violazioni di norme di legge e di statuto contemplava questa pesante requisitoria che – avvertiva Mosconi con tono implicitamente minaccioso in coda alla lettera – veniva mandata per conoscenza a Mussolini””. (pag 81)”,”ITAE-187″ “ROSELLI Alessandro”,”Gli economisti e il finanziamento della seconda guerra mondiale: ideologie politiche e dottrine economiche.”,”””La mobilizzazione delle risorse a scopo bellico comporta inevitabilmente un incremento del grado di collettivismo dell’economia, il quale può consistere in un accresciuto livello della proprietà pubblica dei mezzi di produzione, ovvero in un accentuato dirigismo nella gestione delle risorse, anche se in mano privata. La seconda guerra mondiale è un esemplare campo di verifica di queste proposizioni, poiché si combatte al culmine di un periodo – il decennio degli anni ’30 – caratterizzato da fenomeni di esteso intervento pubblico, da quello estremo della Russia sovietica, al New Deal rooseveltiano, passando per le forme fascistiche dell’Italia e della Germania (per citare solo pochi importanti esempi, sotto l’aspetto politico ed economico). Senza negare le ovvie ed enormi differenze tra queste esperienze, emergono analogie, che non sfuggirono neppure agli osservatori contemporanei (cito per tutti un articolo di Giuseppe Bottai, non a caso pubblicato su una rivista dell”establishment’ americano, ove si traccia un lungo raffronto fra lo Stato corporativo e la National Recovery Administration rooseveltiana (6)). Aveva presenti queste analogie, e differenze, il governatore Azzolini quando, soffermandosi sull’impatto della guerra sul sistema monetario e creditizio italiano, premetteva che “”dopo la [prima] guerra mondiale si sono affermati in vari paesi regimi di economia regolata: ora in forma organica, per effetto delle rivoluzioni politiche nazionali [e qui il suo implicito riferimento era alle economie fascista e nazista: dubito che lo fosse all’economia sovietica], ora come risultato di interventi frammentari ma ripetuti dello Stato nell’economia un chiaro riferimento agli S.U. e altri paesi occidentali. L'””economia regolata”” degli anni ’30 intese affrontare la guerra attribuendo grande importanza alla stabilità monetaria. In ogni paese si aveva presente la traumatica esperienza della prima guerra mondiale, che aveva portato al collasso della moneta in diversi paesi, e alla crisi dello stesso sistema internazionale del gold standard, con traumatiche sconvolgenti conseguenze politiche, travolgendo in molti casi le radici liberali della società europea (8)”” (pag 2-3) [(6) Bottai Giuseppe: ‘Corporate State and NRA’, in ‘Foreign Affairs’, 13, 4, July 1935 (“”There are many fundamental points common to the programs of President Roosevelt and Premier Mussolini””, pp. 622-623. L’America non fu da meno: “”tre tentativi inusuali e interessanti sono stati fatti: da parte del comunismo russo, da parte del fascismo italiano e tedesco, e da parte del nostro New Deal. Grandemente diversi nel loro credo e nella loro filosofia, essi hanno tuttavia uno scopo in comune: la creazione di un migliore ordine sociale e l’avanzamento economico del popolo”” (Welk, William: ‘Fascist Economic Policy. An Analysis of Italy’s Economic Experiment’, Harvard, 1938, p. XIX); (7) Azzolini: I riflessi…, cit, p. 54; (7) Azzolini: I riflessi…, cit, p. 54; (8) Gelsomino, Cosma O.: ‘La politica monetaria italiana tra il 1936 e la fine della seconda guerra mondiale, in Caracciolo Alberto, a cura, ‘La Banca d’italia tra l’autarchia e la guerra 1936-1945, Laterza, Bari, 1992, p. 122] Sorprendente il finanziamento esterno per l’Urss (pag 5)”,”ECOT-303″ “ROSEMAN Mark”,”Il Protocollo del Wannsee e la «soluzione finale».”,”Mark Roseman è professore di storia moderna all’Università di Southampton ed è esperto di Storia tedesca. Tra i suoi libri ricordiamo ‘Recasting the Ruhr’ (1992), ‘Generations in Conflict’ (1995) e ‘Il passato nascosto’ edito in Italia da Corbaccio che ha vinto il Fraenkel Prize nel 2000. “”””Martedì 20 gennaio 1942, in una mattinata nevosa, quindici funzionari di alto rango si riunirono nella villa del Servizio di sicurezza del Reich sulle sponde del più grande dei due laghi del Wannsee””. (…) Secondo le migliori tradizioni della burocrazia tedesca fu redatto un “”protokoll””, ovvero un processo verbale in cui vennero diligentemente riassunte le opinioni dei singoli funzionari e le conclusioni operative. Il documento fu classificato “”Geheime Reichssache””, materiale segreto del Reich, e ne furono riprodotte trenta copie numerate. Una di esse, la sedicesima, finì in un faldone del ministero degli Esteri tedesco e venne rinvenuta a Norimberga dai procuratori americani che stavano preparando l’arringa dell’accusa contro i maggiori esponenti del regime nazista”” (dal risvolto di copertina)”,”GERN-213″ “ROSEN Klaus”,”Il pensiero politico dell’ antichità.”,”Klaus ROSEN insegna storia antica all’ Università di Roma.”,”STAx-054″ “ROSEN Greg a cura”,”Dictionary of Labour Biography.”,”L’A è autore di ‘Herbert Morrison’ in ‘Labour Portraits’ (a cura di Kevin JEFFERYS, 2001). E’ membro della Fabian Society Executive. Lavora all’ AEEU Policy Office. Collaborazione di Luke AKEHURST Janet ANDERSON Jessica ASATO Cathy ASHLEY Jackie ASHLEY Jonathan ASHWORTH Lewis BASTON David BEAN Francis BECKETT Stephen BEER Judith BEGG Maria BELL Kevin BONAVIA Duncan BRACK Brian BRIVATI Gordon BROWN John BROWN Chris BRYANT Richard BURGON Matt CARTER’S Andy CHARLWOOD Jayant CHAVDA Selina CHEN D.J. COLLINS James CONNAL Nick COWELL Michael CRAVEN Bernard CRICK Rick CROSSICK Samantha CUNNINGHAM Tam DALYELL Matthew D’ANCONA Howard DAWBER Patrick DIAMOND Colin DINGWALL Claire DONOVAN Michael DUGHER Berth EGAN Richard ELSEN Paul FARRELLY Geoffrey FOOTE Russell GALBRAITH Ian GEARY Jennifer GERBER John GIBBINS Matthew GILL Mark GLOVER Geoffrey GOODMAN Roy GRANTHAM Matthew GILL Mark GLOVER Geoffrey GOODMAN Roy GRANTHAM Richard S. GRAYSON Clare GRIFFITHS Nigel GRIFFITHS Ben HALL Neill HARVEY-SMITH Peter HASTIE Laura HIGGS HEIGHAM John Home ROBERTSON Kevin JEFFERYS Eric JOYCE Lord JUDD Eleanor JUPP Peter KELLNER Phil KELLY Christopher KELSEY Fraser KEMP Philip LARKIN Keith LAYBOURN Adam LENT Dick LEONARD Arthur Henderson (1863-1935). “”Alla fine dell’ anno (1916), quando Lloyd George divenne Primo Ministro, Henderson divenne un membro di Gabinetto di guerra composto da 5 persone. Dovette rassegnare le dimissioni nell’ estate del 1917 (venendo rimpiazzato come presidente del partito da William Adamson), dopo il tristemente celebre incidente ‘doormat’, quando dovette aspettare fuori del War Cabinet per un ora mentre i suoi colleghi dibattevano e condannavano i suoi legami con i socialisti dell’ estero. Henderson aveva sostenuto la partecipazione del Labour alla Conferenza socialista internazionale di Stoccolma, che ebbe rappresentanti di tutti i paesi, inclusi i nemici della Gran Bretagna del tempo di guerra. Avendo legato con i comunisti russi più del necessario, egli si guadagnò la reputazione di ‘aperturista ai bolscevichi’, sebbene egli avesse dato un sostegno entusiastico al Governo provvisorio nella Russia del 1917. Le sue dimissioni finali si ebbero una settimana dopo l’ incidente doormat, quando LLoyd George lo sospese dal Governo. Fuori dall’ incarico governativo, Henderson dedicò le sue energie all’ organizzazione del partito, rivedendo in particolare la sua costituzione, ed assicurandosi l’ accettazione da parte dei sindacati della quota politica. Il suo lavoro assicurò alle Unions il dominio in alcune aree decisionali del partito per gli anni a venire. Quando il Labour tornò al potere nel 1924, Henderson divenne ‘Home Secretary’ (…)””. (pag 277-278)”,”MUKx-136″ “ROSEN Klaus”,”Il pensiero politico dell’antichità.”,”Klaus Rosen insegna storia antica all’ Università di Roma.”,”STAx-002-FMB” “ROSENBAUM Ron”,”Il mistero Hitler.”,”ROSENBAUM Ron è un giornalista di formazione letteraria.”,”GERN-177″ “ROSENBERG Arthur”,”Histoire du Bolchevisme.”,”‘A. Rosemberg, ‘Storia del bolscevismo’ Una critica in chiave consiliare – l’A era molto vicino a Korsch – del leninismo’ (fonte int.)”,”RIRx-043″ “ROSENBERG Arthur”,”Geschichte der Weimarer Republik.”,”Dopo rivoluzione di Novembre, Spartako e NOSKE, Putsch di KAPP, il tempo dei cattolici democratici, Q Ruhr ed inflazione, stabilizzazione e STRESEMANN, la fine.”,”GERG-009″ “ROSENBERG Nathan”,”Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia.”,”Visioni progresso tecnico, storiografia progresso tecnico, MARX studioso di tecnologia, innovazione tecnologica e onde lunghe, rapporto tecnologia-economia in USA, energia, mutamento tecnico in industria aviazione civile, influenza domanda di mercato su tecnologia, trasferimento internazionale di tecnologia, leadership tecnologica USA. L’A insegna storia della tecnologia nell’ Univ di Stanford. Tra le sue opere apparse in italiano: ‘Le vie della tecnologia’ (1987) e insieme a L.E. BIRZDELL ‘Come l’occidente è diventato ricco’ (1968).”,”SCIx-069″ “ROSENBERG Hans”,”La nascita della burocrazia. La esperienza prussiana 1660-1815.”,”L’A, nato nel 1904, è uno dei maggiori storici tedeschi contemporanei. Allievo di Friedrich MEINECKE esordì come studioso del liberalismo tedesco, con studi pubblicati tra il 1927 e il 1935, anno in cui emigrò negli USA. Qui ha proseguito i suoi studi su due linee fondamentali: la ricerca di storia economica (‘La crisi economica, 1857-1859′, tradotta in italiano nel 1980) e quella di storia sociale con una particolare attenzione alla amministrazione, alla burocrazia, alla formazione delle elites.”,”GERx-006″ “ROSENBERG Arthur”,”Origini della repubblica di Weimar.”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur ROSENBERG fu allievo di Eduard MEYER a Berlino, dove iniziò con i suoi studi di storia antica una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la Rivoluzione d’ Ottobre e le sue ripercussioni in Germania esercitarono un’influenza determinante per il suo passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito Socialista indipendente e due ani dopo entrò nelle file del Partito comunista unificato (KPD). Emerso allora in primo piano per il suo impegno di giornalista militante e di oratore di partito. Deputato al Reichstag dal 1924, si occupò prevalentemente di problemi internazionali. Nel 1927, per profondi dissensi con la politica staliniana, abbandonò il movimento comunista. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943. Bibliografia: -Der Staat der alten Italiker (1914) -Geschichte des Bolschevismus von Marx bis zu Gegenwart”,”GERG-025″ “ROSENBERG Arthur”,”Democrazia e socialismo. Storia politica degli ultimi centocinquant’ anni 1789 – 1937.”,”Questa non è solo l’ ultima opera di Arthur ROSENBERG in ordine di tempo (venne pubblicata per la prima volta ad Amsterdam nel 1938 pochi anni prima della scomparsa del suo autore nel 1943) ma è anche il culmine della riflessione del militante di sinistra e dello storico della repubblica di Weimar e del bolscevismo. Ripubblicando il libro nel 1962 l’editore tedesco ha sentito il bisogno di premettere “”Questo libro è stato scritto tra il 1935 e il 1937 sotto l’ impressione di quello che l’autore chiamò il “”crollo della democrazia liberale””. Il ROSENBERG di ‘Democrazia’ si iscrive nel complesso di quelle posizioni teoriche e pratica della ‘sinistra’ socialdemocratica di lingua tedesca che va da Paul LEVI a Max ADLER fino a Otto BAUER.”,”BORx-006 EURx-105″ “ROSENBERG Arturo”,”Storia del bolscevismo da Marx ai giorni nostri.”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur ROSENBERG fu allievo di Eduard MEYER a Berlino dove iniziò con i suoi studi di storia antica una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la rivoluzione d’ Ottobre e le ripercussioni in Germania lo convinsero al passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito socialista indipendente e due anni dopo entrò nel Partito comunista unificato. Emerse come giornalista e oratore di partito. Deputato al Reichstag nel 1924 si occupò di problemi internazionali. Nel 1927, dissentendo con la politica staliniana abbandonò il partito. Scaduto il mandato parlamentare si volse a studi di storia contemporanea. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943.”,”RIRx-044 RIRO-069″ “ROSENBERG Arthur”,”Storia della repubblica tedesca.”,”””La Lega di Spartaco già di per sé poco numerosa, perse con la scissione di Heidelberg, gran parte dei suoi membri. Gli utopisti radicali espulsi fondarono insieme ad alcuni teorici sindacalisti il partito operaio comunista (KAPD) che però non ha mai esercitato una influenza degna di nota nella politica tedesca. Ora era libera la via per una fusione fra la Lega di Spartaco e i milioni di operai che finora si erano dichiarati per l’ USPD, ma che in realtà simpatizzavano per il comunismo. Nel 1920 si giunse, nel congresso di Halle, alla scissione da lungo tempo matura dell’ USPD. Le due tendenze che fin dal principio erano esistite in seno al partito indipendente si dividero ora per la questione della fusione con i comunisti””. (pag 142)”,”GERG-046″ “ROSENBERG Hans”,”Ascesa e prima crisi mondiale del capitalismo (1848-1857).”,”Hans ROSENBERG, nato nel 1904, fu costretto dal nazismo ad emigrare e si stabilì negli Stati Uniti. Anche se ha insegnato a lungo nelle università americane, ROSENBERG è considerato il maestro della nuova storiografia della RFT. “”La crisi bancaria generale scoppiò quando il mondo degli affari, venuta meno la fiducia, passò improvvisamente dalle operazioni senza denaro contante a quelle con denaro contante, quando il pubblico spaventato ritirò i depositi dalle banche, pretese il cambio delle banconote in metalli preziosi e cercò di sottrarre alla circolazione e di accumulare al massimo il denaro in moneta.”” (pag 151) “”Particolarmente nefasto si dimostrò lo stretto legame fra Amburgo e il nord scandinavo che, dalla guerra di Crimea, aveva acquistato crescente importanza per le operazioni internazionali con merci e aveva ampliato relativamente più di ogni altro paese europeo il suo commercio estero, finanziandolo con capitali stranieri”” (pag 158). “”Come un’ epidemia misteriosa””, così s’ espresse un osservatore contemporaneo ancora sotto l’ impressione di quanto aveva visto, la crisi si diffuse “”dal più lontano West del nuovo mondo fino a Stoccolma e a Mosca, fino a Smirne e a Odessa. I posti per i quali passava questa pestilenza non si coprivano di cadaveri e mucchi di macerie, ma d’ innumerevoli rovine del benessere pubblico e privato.”” (pag 163)”,”ECOI-131″ “ROSENBERG Charles E. a cura; saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY”,”La famiglia nella storia. Comportamenti sociali e ideali domestici.”,”Saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY”,”STOS-148″ “ROSENBERG Arthur”,”Storia della repubblica di Weimar. (Tit.orig.: Geschichte der deutschen Republik)”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur ROSENBERG fu allievo di Eduard MEYER a Berlino, dove iniziò con i suoi studi di storia antica una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la Rivoluzione d’ Ottobre e le sue ripercussioni in Germania esercitarono un’influenza determinante per il suo passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito Socialista indipendente e due ani dopo entrò nelle file del Partito comunista unificato (KPD). Emerso allora in primo piano per il suo impegno di giornalista militante e di oratore di partito. Deputato al Reichstag dal 1924, si occupò prevalentemente di problemi internazionali. Nel 1927, per profondi dissensi con la politica staliniana, abbandonò il movimento comunista. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943. Bibliografia: -Der Staat der alten Italiker (1914) -Geschichte des Bolschevismus von Marx bis zu Gegenwart”,”GERG-074″ “ROSENBERG Arthur”,”Demokratie und Sozialismus. Zur politischen Geschichte der letzten 150 Jahre.”,”ROSENBERG Arthur L’annessione dell’Alsazia Lorena spingerebbe la Francia ad una alleanza con la Russia. “”Sedan und die Proklamationen der Republik in Paris änderten die Lage. Es war klar, daß das französische Volk im Friedensvertrag für die Schuld Bonapartes würde büßen müssen, aber es kam nun darauf an, den Frieden für Frankreich so erträglich wie möglich zu machen. Den Plan einer Annexion Elsaß-Lothringens durch Deutschland bekämpfte Marx unbedingt: Denn erstens würde Deutschland die beiden Provinzen niemals assimilieren können, und zweitens würde Frankreich durch diesen Schlag in die Arme der russischen Politik getrieben werden. Ein Bündnis Frankreichs mit dem russischen Zarismus war jedoch ein gleich großes Unglück für Deutschland und für die internationale Sache der Arbeiterschaft. So empfahl Marx nach Sedan den französischen Arbeitern, die neue republikanische Regierung in ihrem Abwehrkampf gegen die deutsche Invasion zu unterstützen, und die deutschen Arbeiter sollten zur selben Annexion von Elsaß-Lothringen treiben.”” (pag 164) [Arthur Rosenberg, Demokratie und Sozialismus. Zur politischen Geschichte der letzten 150 Jahre, 1962]”,”TEOC-587″ “ROSENBERG Nathan”,”Marx studioso di tecnologia. (in) ‘Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia’.”,”L’autore, Rosenberg, insegna storia della tecnologia nell’Università di Stanford (1991). Ha scritto pure ‘Le vie della tecnologia’ (1997) e ‘Come l’Occidente è diventato ricco’ (1988) con L.E. Birzdell. Questo lavoro (Marx studioso di tecnologia) è apparso in origine su ‘Monthly Review’ , 28, 1976. “”(…) l’ultima frase [di Marx] può essere letta come una penetrante anticipazione di alcune delle idee centrali di Abbott Patson Usher, probabilmente il più attento studioso nel nostro secolo della storia della tecnologia (33)”” (pag 74) (33) A.P. Usher, A History of Mechanical Inventions, Cambridge, 1954 (versione rivista) Kuznets: “”Le innovazioni epocali che caratterizzano l’epoca economica moderna consistono nell’applicazione estensiva della scienza ai problemi della produzione economica”” (pag 65) “”Uno dei meriti duraturi di Marx è stato quello di essere uno dei primi a cogliere l’inevitabilità della tendenza alla grande dimensione. Questa intuizione a sua volta traeva origine dal suo approfondito studio delle forze tecnologiche operanti nel capitalismo britannico alla metà del secolo. Nel capitolo XXIII del primo libro de ‘Il capitale’ (‘La legge generale dell’accumulazione capitalistica’) Marx sottolineò i decisivi vantaggi economici della produzione capitalistica su larga scala. Egli classificò ed analizzò attentamente la natura di questi vantaggi, e nel capitolo V del terzo libro (‘Economia nell’impiego del capitale costante’) presentò numerosi esempi specifici. Quando, in conseguenza del processo di accumulazione del capitale, l’economia capitalistica dispone di un ammontare sufficientemente ampio di beni capitali, e quindi si è dotata anche di un settore ben definito destinato alla loro produzione, il sistema acquisisce in questo stadio una nuova fonte di dinamismo produttivo. Innanzitutto, quando la scala di produzione è sufficientemente grande, si presentano le opportunità di sfruttare ciò che siamo giunti a chiamare indivisibilità: “”in una grande fabbrica con uno o due motori centrali le spese relative a questi ultimi non crescono nella stessa proporzione della rispettiva potenza e quindi della rispettiva sfera d’azione; le spese per i congegni di trasmissione non aumentano nella stessa proporzione della massa delle macchine di lavoro che essi mettono in moto; il corpo stesso della macchina da lavoro non cresce di prezzo nella proporzione in cui aumenta il numero degli strumenti che rappresentano i suoi organi e con i quali essa funziona, e via dicendo. La concentrazione dei mezzi di produzione apporta inoltre un risparmio di costruzioni d’ogni genere, non soltanto quanto ai veri e propri stabilimenti, ma anche per i locali di deposito, ecc. Altri fattori della produzione rimangono invariati, vengano essi utilizzati da pochi o da molti operai”” (23)””. [Nathan Rosenberg, Marx studioso di tecnologia. (in) ‘Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia’, 1991] [(23) K. Marx, Il Capitale, cit., libro III, p. 111] (pag 70-71) “”Il ‘locus classicus’ di questa visione si trova ovviamente nelle pagine di apertura del ‘Manifesto del Partito comunista: “”(…) La grande industria ha creato quel mercato mondiale ch’era stato preparato dalla scoperta dell’America. Il mercato mondiale ha dato uno sviluppo immenso al commercio, alla navigazione, alle comunicazioni per via terra. Questo sviluppo ha reagito a sua volta sull’espansione dell’industria, e, nella stessa misura in cui si estendevano industria, commercio, navigazione, ferrovie, si è sviluppata la ‘borghesia’, ha cresciuto i suoi capitali e ha respinto nel retroscena tutte le classi tramandate dal medioevo”” (4). Mi sono preso la libertà di citare un lungo passo tratto da una fonte nota poiché mi sembra che esso fornisca una definitiva confutazione dell’opinione secondo cui Marx era un determinista in campo tecnologico. (…) Il passo citato chiarisce in modo inequivocabile come i cambiamenti tecnologici associati ai due stadi dello sviluppo capitalistico – il sistema della manifattura e la grande industria – siano avvenuti in risposta ad un’espansione dell’universo delle opportunità di profitto. Secondo Marx, quindi, i rapporti capitalistici emersero quando la crescita delle opportunità di profitto condusse ad un’espansione della dimensione dell’unità produttiva oltre quella caratteristica della bottega artigiana medioevale. La pura espansione quantitativa di tali botteghe condusse successivamente a più radicali cambiamenti qualitativi nei rapporti sociali (5). Benché il sistema della manifattura avesse dominato totalmente i primi due secoli e mezzo del capitalismo occidentale e avesse condotto a trasformazioni fondamentali nei rapporti sociali (6), esso non si accompagnò a nessuna innovazione tecnologica di rilievo. “”Per esempio, in riferimento al modo della produzione in sé, la manifattura non si distingue ai suoi inizi dalla industria artigiana delle corporazioni quasi per altro che per il maggior numero degli operai occupati contemporaneamente dallo stesso capitale. Si ha soltanto un ingrandimento dell’officina del mastro artigiano”” (7). Quindi, considerare Marx un determinista tecnologico equivale praticamente ad ignorare la sua analisi dialettica sulla natura del cambiamento storico (8).”” [Nathan Rosenberg, Marx studioso di tecnologia. (in) ‘Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia’, 1991] [(4) K. Marx F. Engels, The Communist Manifesto, London, 1848, trad. it., Manifesto del Partito Comunista, Torino, 1970, pp. 101-102. Vedi anche K. Marx, Il capitale, cit, libro I, cap. XXIII; K. Marx, Miseria della filosofia, cit, pp 115-120; e Karl Marx, Grundrisse, Dietz Verlag, Berlin, 1953, trad. it. ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, Firenze, 1974, vol. II, pp. 20,30; (5) K. Marx, Il capitale, cit., libro I, p. 377; (6) “”Mentre la cooperazione semplice lascia inalterato nel complesso il modo di lavorare del singolo, la manifattura rivoluziona questo modo di lavorare da cima a fondo, e prende alla radice la forza-lavoro industriale. Storpia l’operaio e ne fa una mostruosità favorendone, come in una serra, l’abilità di dettaglio, mediante la soppressione d’un mondo intero d’impulsi e di disposizioni produttive, allo stesso modo che negli Stati del La Plata si macella una bestia intera per la pelle o per il grasso (ibidem, pp. 403-404); (7) Ibidem, p. 363. Si noti, inoltre, che il panegirico di Marx sul dinamismo tecnologico del capitalismo non si riferisce al capitalismo nell’arco della sua storia, ma solo al capitalismo che ebbe luogo nel secolo precedente alla stesura del ‘Manifesto del Partito Comunista’. “”Durante il suo dominio di classe appena secolare la borghesia ha creato forze produttive in massa molto maggiore e più colossali che non avessero mai fatto tutte insieme le altre generazioni del passato”” (K. Marx F. Engels, Manifesto del Partito Comunista, cit., p. 106; (8) Per una esposizione convinta del determinismo tecnologico, si veda il lavoro dell’antropologo Leslie A. White, ‘The Science of Culture’, New York, 1971. Secondo White, un sistema sociale è “”una funzione di un sistema tecnologico””. E ancora, “”La tecnologia costituisce la variabile indipendente, mentre il sistema sociale è la variabile dipendente. I sistemi sociali sono quindi determinati da sistemi tecnologici, quando questi ultimi subiscono cambiamenti, cambiano anche i primi”” (ibidem, p. 365)] (pag 60-61-62)”,”MADS-641″ “ROSENBERG Nathan, collaborazione di Claudio R. FRISCHTAK David C. MOWERY W. Edward STEINMÜLLER David C. MOWERY”,”Dentro la scatola nera: tecnologia ed economia.”,”Contiene il capitolo: ‘Marx studioso di tecnologia’ (pag 57-78) (fotocopiare)”,”ECOI-116-FL” “ROSENBERG William G. a cura, scritti di V.I. LENIN N. KRUPSKAJA A.A. SOLTS N. BUCHARIN P.I. LEBEDEV-POLYANSKY A. KOLLONTAIJ L. TROTSKY M.F. FILIPENKO P. STUCHKA e altri”,”Bolshevik Visions. First Phase of the Cultural Revolution in Soviet Russia. Part 1 The Culture of a New Society: Ethics, Gender, the Family, Law, and Problems of Tradition.”,”Acknowledgments, Second Edition, Illustrations in Part 1, Introduction to the Second Edition, Note on Transliteration, Notes, Suggestions for Further Reading, Contents of Part 2.”,”RIRB-008-FL” “ROSENBERG William G. a cura, scritti di A. LUNACHARSKIJ L. TROTSKY P. KOGAN S.M. KIROV M. GINZBURG N.A. MILIUTIN M. ILIN A. ANDREEV M. MALKOV e altri”,”Bolshevik Visions. First Phase of the Cultural Revolution in Soviet Russia. Part 2 Creating Soviet Cultural Forms: Art, Architecture, Music, Film, and the New Tasks of Education.”,”Acknowledgments, Second Edition, Illustrations in Part 2, Introduction to the Second Edition, Note on Transliteration, Notes, Suggestions for Further Reading, Contents of Part 1.”,”RIRB-009-FL” “ROSENBERG Arthur”,”Origini della Repubblica tedesca, 1871 – 1918.”,”””Gli uomini che governavano la Germania nel 1914 sono da assolvere dall’accusa di aver voluto la guerra, ma tanto più severamente deve essere rilevata l’inettitudine politica di Guglielmo II e di Bethmann-Hollweg. Fu uno sbaglio inaudito e in contrasto con tutte le tradizioni di Bismarck che la Germania coprisse le spalle agli austriaci nell’azione contro la Serbia. Allorché la Serbia respinse l’ultimatum dell’Austria, l’Austria-Ungheria dichiarò la guerra alal Serbia. Di conseguenza la Russia, malgrado l’avverenza ammonitrice della Germania, ordinò la mobilitazione. Politicamente la Germania avrebbe avuto tutto l’interesse a lasciare alla Russia la responsabilità dell’aggressione. La questione fu invece trattata da Berlino esclusivamente dal punto di vista tecnico-militare. Lo stato maggiore tedesco guardava a una guerra su due fronti con gravi preoccupazioni. L’esercito francese era, per numero e per mezzi tecnici, circa all’altezza di quello tedesco. L’esercito russo era, in quanto a numero, straordinariamente superiore a quello tedesco e per l’attività del ministro della guerra Suchomlinow provvisto di tutto l’armamento necessario. All’opposto, l’esercito dell’Austria-Ungheria era per numero delle truppe addestrate e per artiglieria moderna così debole, da non poter tenere agganciata se non una frazione dell’esercito russo. Dall’Italia non era d’attendersi alcun aiuto. Così la Germania impigliata in una guerra su due fronti doveva trovarsi di contro una grande superiorità di uomini e mezzi. Lo stato maggiore tedesco credette di poter vincere la guerra solo con l’aiuto del piano elaborato dall’ex capo di stato maggiore conte Schlieffen. (…) Per mettere in pratica il piano Schlieffe, il quale, secondo l’opinione dello stato maggiore, era il solo che offrisse una speranza di salvezza, era però necessario il deciso inizio delle ostilità sia in occidente sia in oriente, non appena la mobilitazione russa avessa dimostrata l’inevitabilità della guerra. Dal punto di vista prettamente militare ciò era assolutamente esatto. Ma la direzione politica avrebbe pur tuttavia dovuto assumersi la responsabilità di far attaccare d’improvviso l’avversario. Né Bethmann-Hollweg né Guglielmo II avevano il coraggio necessario per addossarsi una simile responsabilità e perciò essi dichiararono la guerra alla Russia e alla Francia. Anche senza la dichiarazione di guerra della Germania, l’aggressione russa all’Austria sarebbe stata senza dubbio il preludio della guerra. Ma la posizione politica della Germania risultò rovinata sin dal principio a causa della dichiarazione di guerra. Allorché poi la Germania, allo scopo di mettere in esecuzione il piaon Schlieffen, ferì per di più la neutralità del Belgio, il governo inglese ebbe il migliore e il più comodo pretesto per partecipare alla guerra a fianco della Russia e della Francia. Fu così che la dignità imperiale si trovò impigliata in una guerra, alla cui fine sfortunata, secondo il giudizio di Bismarck, stava la repubblica socialista”” (pag 70-71)”,”GERG-002-FPA” “ROSENBERG Nathan a cura; scritti di Joseph SCHUMPERTER A.P. USHER Vernon RUTTAN M. BLAUG Jacob SCHMOOKLER William PARKER Richard NELSON Kenneth ARROW Zvi GRILICHES William FELLNER Paul DAVID Peter TEMIN Edwin MANSFIELD Moses ABRAMOVITZ Robert SOLOW Edward DENISON Edward AMES e Nathan ROSENBERG Raymond VERNON Robert BALDWIN Robert SOLO”,”The economics of technological change. Selected Readings.”,”Scritti di Joseph SCHUMPERTER A.P. USHER Vernon RUTTAN M. BLAUG Jacob SCHMOOKLER William PARKER Richard NELSON Kenneth ARROW Zvi GRILICHES William FELLNER Paul DAVID Peter TEMIN Edwin MANSFIELD Moses ABRAMOVITZ Robert SOLOW Edward DENISON Edward AMES e Nathan ROSENBERG Raymond VERNON Robert BALDWIN Robert SOLO”,”USAE-102″ “ROSENBERG Arthur”,”Storia del bolscevismo.”,”Nato nel 1889 da una famiglia ebraica, Arthur Rosenberg fu allievo di Eduard Meyer a Berlino, dove iniziò, con i suoi studi di storia antica, una brillante carriera universitaria. La crisi della socialdemocrazia tedesca, la Rivoluzione d’Ottobre e le sue ripercussioni in Germania esercitarono un’influenza determinante per il suo passaggio alla politica attiva. Nel 1918 aderì al Partito socialista indipendente e due anni dopo entrò nelle fila del Partito comunista unificato. Emerse allora in primo piano il suo impegno di giornalista militante e di oratore di partito. Deputato al Reichstag dal 1924, si occupò prevalentemente di problemi internazionali. Nel 1927, per profondi dissensi con la politica staliniana, abbandonò il movimento comunista. Scaduto il mandato parlamentare, si volse a studi di storia contemporanea. Emigrato nel 1933, continuò la sua attività di studioso e di insegnante prima a Liverpool e poi a New York. Morì nel 1943.”,”RIRO-062-FL” “ROSENBERG Hans”,”La nascita della burocrazia. La esperienza prussiana 1660-1815.”,”””La monarchia assoluta non implicò un governo senza legge, ma un governo autoritario basato sul “”diritto pubblico”” e sulla sua supremazia rispetto al diritto tradizionale ereditato dai tempi in cui la forma principale di diritto riconosciuto era il privilegio. L’elaborazione di un corpo separato di leggi pubbliche e il loro progressivo prevalere sulle leggi consuetudinarie stanno a significare lo sviluppo di un sistema duale di legge e di giustizia. Da unlato, si affermò la separazione tra “”Stato”” e “”società””, e parimenti la separazione tra affari “”pubblici”” e “”privati””, diritti pubblici e privati, attività pubbliche e private. Dall’altro, le esigenze e gli interessi dinastici si identificarono con gli interessi e i bisogni pubblici e il governo del principe con lo Stato. Il diritto pubblico evidenziò la concentrazione di un’autorità pubblica usurpata”” (pag 73)”,”TEOP-011-FV” “ROSENBERG William G.”,”Liberals in the Russian Revolution. The Constitutional Democratic Party, 1917-1921.”,”William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan. Among his works is Liberals in the Russian Revolution. Acknowledgments, Abbreviations of Frequently cited Journals, List of Tables and Maps, Introduction, Bibliography, Index, Studies of the Russian Institute. Columbia University,”,”RIRx-086-FL” “ROSENBERG William G. SIEGELBAUM Lewis H. a cura, Contributors Katerina CLARK R.W. DAVIES Geoff ELEY Sheila FITZPATRICK Stephen KOTKIN Hiroaki KUROMIYA Mosche LEWIN Stephan MERL Don K. ROWNEY David R. SHEARER Peter H. SOLOMON Jr. Ronald Grigor SUNY”,”Social Dimensions of Soviet Industrialization.”,”Sheila Fitzpatrick is Professor of History at the University of Texas, Austin. Moshe Lewin is Professor of History at the University of Pennsylvania. William G. Rosenberg is Professor of History at the University of Michigan, author of Liberals in the Russian Revolution: The constitutional Democratic Party, 1919-1921. Ronald Grigor Suny is the Alex Manoogian Professor of Modern Armenian Histiry at the University of Michigan. Lewis H. Siegelbaum is professor of Modern Russian History at Michigan State University. He is author of Soviet State and Society between Revolutions, 1918-1929 and Stakhanovism and the Politics of Productivity in the USSR. Katerina Clark is Associate professor of Comparative Literature and Slavic Languages and Literatures at Yale University. R.W. Davies is Emeritus Professor of Soviet Economic Studies in the Centre for Russian and East European Studies, University of Birgmingham, England. Geoff Eley is Professor of History at the University of Michigan. Stephen Kotkin is Assistant Professor of History at Princeton University. Hiroaki Kuromiya is Assistant Professor of History at Indiana University, Bloomington. Stephan Merl is Professor of History at the University of Bielefeld, Germany. Don K. Rowney is Professor of History at Bowling Green State University. David R. Shearer is Assuistant Professor of History at the University of Delaware. Peter H. Solomon Jr. is Professor of Political Science at the University of Toronto. Introduction, Guide to Further Reading Compiled by Steven COE, Contributors, Notes, Index, Series in Russian and Eastern European Studies”,”RUSU-144-FL” “ROSENBERG Charles E. a cura; saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY”,”La famiglia nella storia. Comportamenti sociali e ideali domestici.”,”Saggi di Lawrence STONE Wolfram EBERHARD David LANDES Diane OWEN HUGHES Joan W. SCOTT e Louise A. TILLY ‘Charles E. Rosenberg, storico e curatore del libro ‘La famiglia nella storia’, ha dedicato la sua carriera all’analisi delle dinamiche familiari nel corso dei secoli. Attraverso le sue ricerche, ha esplorato l’evoluzione della famiglia umana, evidenziando come il concetto di famiglia sia stato plasmato da fattori culturali, sociali ed economici. Nel suo libro, Rosenberg esamina le trasformazioni della famiglia nel corso del tempo, dalle società primitive ai giorni nostri. Egli sottolinea che la famiglia è sempre esistita come nucleo essenziale di ogni comunità umana. Segni di questa organizzazione sociale si trovano nei miti, nelle leggende e nei documenti storici che risalgono all’inizio della nostra specie. Persino le divinità nelle diverse forme religiose sono organizzate in famiglie, dimostrando l’immanenza della formula familiare nella vita di tutte le popolazioni del globo. Nel corso della storia, il ruolo e lo status della famiglia sono cambiati. Mentre oggi prevalentemente viviamo nel modello di famiglia “nucleare” (genitori e figli), all’inizio del secolo scorso era comune in tutto l’Occidente la famiglia estesa, che includeva anche fratelli, sorelle, cugini e nonni che coabitavano nelle zone rurali. Il pater familias esercitava un ruolo di potere sulla comunità allargata dei suoi congiunti, decidendo non solo i carichi di lavoro, ma anche i destini di coloro che facevano parte della sua “gens” 1. In sintesi, Charles E. Rosenberg ci invita a riflettere sulla complessità e la mutevolezza del concetto di famiglia nel corso della storia umana, offrendo una prospettiva ricca di spunti di riflessione.’ (f. copil.) ‘Charles E. Rosenberg, professore emerito di storia presso l’Università di Harvard, ha dedicato gran parte della sua carriera all’analisi della storia della medicina e della scienza. È noto soprattutto per il suo lavoro ‘The Cholera Years: The United States in 1832, 1849 and 1866’, che esplora l’impatto del colera sulla società americana in quegli anni12. Inoltre, ha contribuito significativamente alla comprensione della crescita del sistema ospedaliero negli Stati Uniti attraverso il suo libro ‘The Care of Strangers: The Rise of America’s Hospital System’1. Rosenberg ha anche collaborato con Janet Golden nel libro ‘Pictures of Health: A Photographic History of Health Care in Philadelphia, 1860-1945’, che offre una prospettiva visiva sulla storia dell’assistenza sanitaria nella città di Filadelfia1. Ha continuato a esplorare il rapporto tra malattia, società e cultura in opere come ‘Framing Disease: Studies in Cultural History’ e ‘Explaining Epidemics and other studies in the History of Medicine’1. La sua vasta produzione letteraria e la sua influenza nel campo della storia della medicina e della scienza lo rendono una figura di rilievo nell’accademia e nella ricerca storica.’ (f. copil.)”,”STOS-028-FSD” “ROSENBERG Hans”,”Ascesa e prima crisi mondiale del capitalismo (1848-1857).”,”Hans Rosenberg, nao nel 1904, fu costretto dal nazismo ad emigrare e si stabilì negli Stati Uniti. Anche se ha insegnato a lungo nelle università americane, Rosenberg è considerato il maestro della nuova storiografia della RFT.”,”ECOI-206-FL” “RÖSENER Werner”,”I contadini nella storia d’ Europa.”,”Q ceto contadino europeo, basi del ceto contadino nell’Alto Medioevo, crisi del Tardo Medioevo, movimenti contadini ribellioni, dualismo agrario in Età moderna: signoria fondiaria ad Ovest, riserva signorile a Est, sviluppo demografico, struttura insediativa, problemi alimentari, comunità villaggio, emancipazione contadina, riforme agrarie, i contadini europei nella moderna società industriale. L’A (Lohne, 1944) è docente al Max-Planck Institut für Geschichte di Göttingen. Si è occupato di soprattutto di storia sociale ed economica del Medioevo. Ha pubblicato tra l’altro: -Bauern im Mittelalter. 1985 tradotto in It come ‘I contadini e il Medioevo’, 1989 2 ediz -Grundherrschaft im Wandel. 1991 -Agrarwirtschaft –Agrarverfassung und ländliche Gesellschaft. 1992″,”EURx-043″ “RÖSENER Werner”,”I contadini nel Medioevo. (Tit.orig.: Bauern im Mittelalter)”,”RÖSENER W. (Lohne, Germania, 1944) ha studiato alla Freie Universität di Berlino. Dal 1974 è al Max-Planck-Institut per il settore storia a Göttingen. L’A smentisce l’ errata convinzione che la vita dei contadini, a differenza di quella della nobiltà e della borghesia urbana, non sia mai cambiata. “”Ci rimane solo da esaminare l’influenza che i rapporti di dipendenza feudale hanno avuto sull’economia contadina. In questa sede non possiano certo illustrare tutto l’ampio spettre delle tensioni fra signori feudali e contadini; ci limiteremo ad esaminare il problema della misura in cui l’economia contadina mediavale venne influenzata dal sistema feudale e dall’entità dei tributi che i contadini dovevano versare. Con il graduale superamento del sistema curtense e con il declino della sfera economica gestita direttamente dai signori, i servizi di ‘corvées’ per i contadini subirono una drastica riduzione, per cui verso la fine del XII secolo essi avevano perduto gran parte della loro originaria importanza. Alcuni servizi coatti rimasero però in vigore (…). Nel XIII secolo la gran parte dei doveri che i contadini erano tenuti ad assumere nei confronti dei loro signori personali, fondiari o giuridici concerneva però soprattutto le rendite monetarie e in natura. In considerazione dell’enorme molteplicità di queste prestazioni, che assumevano la forma di rendite fondiarie, personali, di decime, di oneri di baliaggio, di banno (tasse sui mulini, sui forni e sulla produzione della birra) e di imposte – nelle fonti sono riportate diverse denominazioni, parole e forme – è difficile quantificare in modo abbastanza preciso l’entità complessiva degli oneri contadini. Esiste però la possibilità di calcolare in modo più preciso il livello degli oneri di singoli poderi contadini, quando essi sono riportati soprattutto in una voce principale, mentre le imposte secondarie sono in qualche modo stimabili. K. Lamprecht ha calcolato che nella regione della Mosella e del Reno durante il Medioevo gli oneri ammontassero a un terzo circa del prodotto lordo cerealicolo di un podere contadino.”” (pag 176-177)”,”STOS-140″ “RÖSENER Werner”,”I contadini nel Medioevo.”,”W. Rosener (Lohne, Germania, 1944) ha studiato alla Freie Universität di Berlino. Dal 1974 è al Max-Planck-Institut per il settore storia a Göttingen.”,”STMED-100-FSD” “ROSENGARTEN Frank”,”Silvio Trentin dall’ interventismo alla resistenza.”,”ROSENGARTEN Frank nato a NY nel 1927 insegna letteratura italiana presso il Queens College della City University of New York. Ha pubblicato varie opere sull’ Italia moderna. “”La natura abnorme del fenomeno fascista si evidenziò ancora una volta nella primavera del 1922, nel corso della “”adunate”” in cui molti caporioni regionali fascisti dimostrarono chiaramente che il fascismo non era solo un movimento politico, ma una fazione armata che mirava a impadronirsi dello stato per i propri fini. La si vide ancora al principio di luglio, e per tutta l’ estate del 1922, un periodo che vide un aumento impressionante di violenze ed aggressioni contro singoli individui e contro organizzazioni e giornali antifascisti. Alla fine del luglio il fascismo mobilitava le sue squadre armate in azioni antisciopero e minacciava di muoversi indipendentemente dallo stato, se il governo non reprimeva lo sciopero generale proclamato per il 31 luglio. Più che un partito, il fascismo era ormai un’ organizzazione militare ben strutturata, disciplinata e gerarchicamente ordinata, con la manifesta volontà di sfidare il pubblico potere e sostituirsi all’ autorità dello stato liberale italiano.”” (pag 75) I socialdemocratici lacerati tra collaborazionisti e intransigenti. “”Per Trentin e gli altri socialdemocratici di sincera militanza antifascista fu causa di grave apprensione il fatto che dal novembre 1921 all’ ottobre 1922 i rappresentanti parlamentari del Partito nazionale socialdemocratico rivelassero una ben definita tendenza a collaborare con gruppi conservatori e reazionari. Questa tendenza fu riconfermata quando il capo riconosciuto del partito, il duca siciliano Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, accettò l’ incarico di ministro delle Poste e Comunicazioni nel primo gabinetto di Mussolini, e un’ altra nota figura del partito socialdemocratico, Gabriele Carnazza, fu nominato ministro dei Lavori Pubblici””. (pag 76)”,”ITAD-077″ “ROSENKRANZ Karl”,”Vita di Hegel.”,”ROSENKRANZ Karl (1805-1879) studiò teologia e filosofia a Berlino. Nel 1833 fu chiamato all’Università di Könisberg alla cattedra di filosofia che era stata di Kant e Herbart. Fu anche un valente studioso di letteratura. Un suo ‘Manuale di storia generale della poesia’ fu tradotto a Napoli nel 1853 da Francesco De Sanctis. Critica del progetto di riforma inglese del 1831 (pag 430) “”Lo stoicismo e lo scetticismo, ad esempio, appartengono dal punto di vista della storia universale al momento del trapasso dallo spirito della grecità a quello della romanità. Tale momento del trapasso si presenta nuovamente, secondo un altro aspetto, nella scomparsa del mondo della bella eticità e nel sorgere di una condizione legata al diritto ed un’altra volta nel passaggio dalla religione artistica alla religione disvelata. Nella coscienza infelice, in cui secondo Hegel sfocia lo scetticismo, viene già rappresentato lo struggimento romantico e la lacerazione, che, nell’estraneazione dello spirito, ancora una volta ritorna come fede, più avanti come anima bella e alla fine come trapasso dalla religione disvelata al sapere assoluto””. (pag 221)”,”HEGx-005″ “ROSENSTONE Robert A.”,”John Reed, rivoluzionario romantico.”,”ROSENSTONE Robert A. è professore incaricato di storia all’Institute of Technology of California. E’ autore di ‘Crusade of the Left: The Lincoln Battalion in the Spanish Civil War’, 1969.”,”REEx-022″ “ROSENSTONE Robert A.”,”John Reed, rivoluzionario romantico.”,”Robert A. Rosenstone è professore incaricato di storia all’Institute of Technology di California. É autore di Crusade of the Left: The Lincoln Battalion in the Spanish Civil War, e curatore di Seasons of Rebellion: Protest and Radicalism in recent America.”,”REEx-016-FL” “ROSENTAL D.E. TÉLENKOVA M.A.”,”La stylistique pratique de la langue russe.”,”avant.propos, Liste d’abbreviations employees dans le manuel, Introduction, traduction A.V. YATLOVA, Présentation E. E. DYATLOVA,”,”RUSx-258-FL” “ROSENTHAL Gerard”,”Avocat de Trotsky.”,”L’A avvocato, surrealista, evoca le vicende della lotta a fianco di TROTSKY contro lo stalinismo e riporta lettere inedite di TROTSKY.”,”TROS-036″ “ROSENTHAL Bernice Glatzer”,”New Myth, New World. From Nietzsche to Stalinism.”,”Bernice Glatzer Rosenthal is Professor of History at Fordham University. She is the editor of three pror books that have paved the way for this study – Nietzsche in Russia, Nietzsche and Soviet Culture: Ally and Adversary, and The Occult in Russian and Soviet Culture. List of Illustrations, Acknowledgments, Works Frequently Cited, Introduction, Epilogue, Notes, Index,”,”RUSS-080-FL” “ROSENTHAL Gérard”,”Avocat de Trotsky.”,”Gérard Rosenthal et Jean Rous, Avocats de Léon Trotsky. Préface a la nouvelle édition, Préambule, Introduction, Foto, documenti, illustrazioni, Index, Collection Vécu,”,”TROS-086-FL” “ROSENZWEIG Franz, edizione italiana a cura di Remo BODEI”,”Hegel e lo Stato.”,”Marx fase liberale inizio anni ’40. “”Karl Marx ebbe occasione di scrivere, da giovane giornalista della liberale «Rheinische Zeitung» all’inizio degli anni ’40 durante trattative degli stati provinciali renani, su di una legge sul furto della legna. In quell’occasione il giovane allievo di Hegel, per il quale, come per il suo maestro, lo Stato era il solo lugo in cui la libertà del singolo, naturalmente nel senso del liberalismo dell’epoca, poteva trovare sufficiente realizzazione, scoprì con spavento come stavano in realtà le cose per la realizzazione dell’ideale di libertà; invece dell’idealismo statale-borghese, che egli cercava, da quelle trattative gli parlò un «abbietto materialismo, peccato contro il santo spirito dei popoli e dell’umanità»; ogni classe non cercava che il proprio vantaggio, nessuno pensava alla totalità. La pura rappresentanza di interessi, che ferì tanto profondamente l’idealismo politico del liberale Marx, corrispondeva però in pieno alle idee del romantico conservatore che teneva allora in pugno il destino della Prussia (…)”” (pag 427-428)”,”HEGx-055-FF” “ROSI Massimo”,”Napoli entro le mura.”,”Massimo Rosi, architetto, è professore di Cartografia tematica alla facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; con l’Instituto cultural españl de Santiago e il CNR ha sviluppato studi sull’architettura meridionale del Rinascimento e sugli scambi con il levante spagnolo.”,”ITAS-045-FL” “ROSI Massimo”,”Napoli fuori le mura.”,”Massimo Rosi, architetto, è professore di Cartografia tematica alla facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; con l’Instituto cultural españl de Santiago e il CNR ha sviluppato studi sull’architettura meridionale del Rinascimento e sugli scambi con il levante spagnolo.”,”ITAS-046-FL” “ROSIER Bernard”,”Le teorie delle crisi economiche.”,”””Per Marx, la crisi viene resa ‘possibile’ dal fatto che un’economia capitalistica è un’economia di scambio generalizzata nella quale produzione e consumo sono diventate due operazioni disgiunte. I beni non vengono prodotti in vista del consumo dei produttori, ma per essere venduti, rendendo necessario un intervento della moneta. A questo punto, possono sorgere degli squilibri, tanto più che la produzione per la vendita deve avvenire con un profitto sufficiente e secondo un ritmo abbastanza rapido, affinché il capitale investito nella produzione venga valorizzato. Ma ciò che, su questa trama generale, fa sì che le crisi appaiano necessariamente, e con una certa regolarità, è che, secondo la logica stessa dell’accumulazione del capitale, l’investimento è realizzato a livello di ogni impresa capitalistica individuale, nei settori di attività che appaiono, nella congiuntura immediata, in grado di far fruttare i più elevati tassi di profitto senza che, tuttavia, una ‘domanda effettiva’ venga assicurata per le merci prodotte. Non c’è, in effetti, nessun coordinamento ‘a priori’ nelle decisioni di investire, nessuna regolazione, se non ‘a posteriori’, ma spesso troppo tardi, sul mercato, che sanzioni gli errori di previsione. C’è qua, per Marx, l’effetto di una contraddizione del sistema economico tra il carattere ‘sociale’ della produzione ed il carattere ‘privato’ della proprietà dei mezzi di produzione e delle decisioni economiche. Infatti, per Marx, come per Malthus e Sismondi, la “”legge degli sbocchi”” è un mito; la realtà è che produttori e consumatori sono distinti e separati, e la maggior parte dei produttori (gli operai) non possono acquistare l’equivalente di quanto producono e devono, invece, fornire un sovrappiù o un ‘plus-valore’ ai capitalisti che li impiegano. Questo primo fattore si tradurrà con delle ‘sproporzioni’ della produzione rispetto alla domanda effettiva. E Marx è il primo autore ad avere stabilito in termini precisi le ‘condizioni dell’equilibrio’ in dinamica nei suoi famosi “”schemi della riproduzione allargata”” che mostrano, sulla base di un’analisi in due “”sezioni”” produttive che distinguono mezzi di produzione (sezione I) e mezzi di consumo (sezione II), la necessità di strette proporzioni tra l’espansione dei diversi settori dell’economia, e perciò tra l’investimento ed il valore della produzione totale (condizioni teoriche che non possono essere concretamente realizzate per i motivi già indicati). Quest’effetto si troverà rinforzato dal fenomeno di ‘sottoconsumo’ operaio (già analizzato da certi classici e ripreso più tardi dall’economista britannico Hobson nel 1889), poiché, per la natura stessa del sistema economico, l’imprenditore, che cerca di massimizzare il suo profitto, eserciterà una pressione costante sui salari che, per lui, rappresentano un costo ma che, dall’altra parte, sono da considerarsi un elemento (che diventerà sempre più importante nella storia del capitalismo man mano che si estenderà la massa salariale) della domanda effettiva. Vi è qui una contraddizione che, rinforzando l’effetto del fattore precedente, tenderà a produrre situazioni di ‘sovrapproduzione’, non rispetto ai bisogni più urgenti di buona parte della società (soddisfare questi bisogni non fa parte della logica dell’accumulazione capitalistica), ma rispetto alla domanda effettiva, cioè ‘solvibile’ e che si ‘realizza effettivamente’.”” (pag 30-31) [Bernard Rosier, Le teorie delle crisi economiche, 2003] “”Si assiste così a quello che appare un vero “”sganciamento”” dell’economico (sensu stricto) e del finanziario e all’affermazione di un’economia speculativa. La straordinaria crescita dell’attività finanziaria internazionale contrasta sempre più fortemente con la relativa stagnazione dell’attività economica. Ma questa crescita della “”finanza internazionale””, (detta anche “”geofinanza””) (2) è il logico prodotto di una situazione economica originale. Sullo sfondo, legata alla crisi, vi è la costituzione di un”economia di indebitamento’ internazionale, un’economia internazionale “”allo scoperto””, nello stesso tempo in cui cala la reddività media dell’investimento industriale. Su questa base interviene la transnazionalizzazione delle imprese industriali e commerciali come delle banche e delle istituzioni finanziarie, unita alla generale “”deregolazione””, all’abolizione dei cambi fissi e del controllo dei cambi fino alla totale “”liberalizzazione”” delle attività bancarie e dei mercati finanziari (in precedenza strettamente controllati)””. (pag 98) (1) H. Bourguinat, L’Economie mondiale à découvert, Calmann-Levy, Paris, 1985 (2) Ch. Golfinger, La Géofinance: pour comprendre la mutation financière, Seuil, Paris, 1986″,”ECOT-061-FL” “ROSINA Felice”,”Germania 1918-1935. Da Ebert a Hitler.”,”Storia psicologica-politica della Germania del dopoguerra. Il vero volto dell'””angoscia tedesca””. “”Hilferding si allontanava sempre di più all’estremismo. Il cancelliere cattolico Wirth aveva scoperto in lui lo studioso di cose finanziarie. Il governo lo spediva, in qualità di esperto, alla conferenza di Genova. E quando indipendenti e socialdemocratici decisero la loro fusione, Hilferding fu tra i primi a marciare a destra. Poco dopo il cancelliere Stresemann lo accoglieva nel suo gabinetto, a sanare le finanze dell’impero. Sanare le finanze voleva dire: riforma monetaria, dopo la catastrofe del marco sotto il cancellierato di Cuno. Ma questa prima prova finanziaria di Hilferding falliva. La riforma monetaria, nei due mesi del suo ministero, non faceva un passo avanti. (…) Gli avversari lo accusavano di temporeggiare. Hilferding se ne andava. Ritornava al suo ministero delle finanze soltanto cinque anni dopo, nel luglio 1928, chiamato dal cancelliere socialdemocratico Mueller. (…). Hilferding aveva dichiarato di non essere pessimista. Ma tutti sapevano che di fronte alla lotta mossagli del gran capitale, egli aveva dovuto mettersi in tasca una buona parte del programma finanziario della socialdemocrazia, per non andare incontro ad un fiasco come quello del prestito interno. Il blocco bancario ‘Deutsche Bank’ e ‘Disconto Gesellschaft’ aveva accentrato oltre il 40 per cento del capitale tedesco. Con costoro doveva fare i conti Hilferding, poiché la grande banca era onnipotenti””. (pag 189-191)”,”GERN-139″ “ROSITI Franco, collaborazione di Giampaolo PRONI e Massimo BONFANTINI”,”I modi dell’argomentazione e l’opinione pubblica.”,”Franco Rositi è professore ordinario di metodologia delle scienze sociali alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino Massimo Bonfantini è docente di semiotica all’Istituto di comunicazione della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Univerisità di Bologna”,”EDIx-001-FMB” “ROSKILL S.W. (Captain)”,”The Navy at War, 1939-1945.”,”ROSKILL S.W. è una autorità nel campo della storia della marina militare inglese nella seconda guerra mondiale.”,”QMIS-145″ “ROSMER Alfred”,”A Mosca al tempo di Lenin.”,”ROSMER si chiamava in realtà Alfred GRIOT. Nacque nel 1877 a Patterson (NJ) da genitori emigrati in USA dopo la Comune. Tornato con la famiglia in FR a 7 anni, si stabilì alle porte di Parigi. Dopo la scuola elementare e tre anni di studi al Collegio Lavoiser cominciò a lavorare a 16 anni per avere i mezzi e proseguire la sua formazione intellettuale. Nel 1895 divenne funzionario alla Prefettura della Senna. Aderì al sindacato impiegati municipali nel 1904. Iniziò la sua azione pubblica con il caso DREYFUS. Collaborò a riviste letterarie e teatrali. Dreyfusiano, anarchico individualista (1896) poi sindacalista rivoluzionario internazionalista (1910), R. diventò nel 1910 giornalista della Bataille Syndicaliste e della Vie Ouvriere. Divenne una ‘figura storica’ a partire dal 1914 quando con un piccolo gruppo di militanti rifiutò l’adesione della CGT e del Partito Socialista francese al governo in guerra. Fu l’anima della minoranza pacifista. Nel 1916 incontrò TROTSKY in esilio a Parigi e nacque un’amicizia profonda che durerà fino all’assassinio di questi in Messico nel 1940. R. preparò pure la Conferenza di Zimmerwald ma, mobilitato, non poté assistervi. Si schierò a favore della rivoluzione russa. A Mosca poté arrivare solo nel 1920 e divenne membro del ‘piccolo ufficio’ della 3° Internazionale. Partecipa al 1° Congresso dell’IC e viene eletto membro dell’Esecutivo. Fu uno dei fondatori del PCF e membro del suo Comitato direttivo. Dopo la morte di LENIN, R. viene escluso dal PCF dal gruppo della Troika. Rimase legato a TROTSKY e lo difese in vari ambiti internazionali. Continuò la militanza con la fondazione con MONATTE di ‘La Revue Proletarienne’, e con la creazione della 4° Internazionale, nel 1938. Sfuggì con T. al primo tentativo di assassinio a Coyoacan (1938). Dopo la 2° GM pubblicò opere sulle origini del conflitto 1° GM e sui crimini dello stalinismo. Scrive la prefazione alla riedizione delle opere di T. in FR. Firmò il manifesto dei 121 sulla guerra d’Algeria e morì nel 1964.”,”LENS-055 RIRO-088″ “ROSMER Alfred”,”A Mosca al tempo di Lenin. Le origini del comunismo.”,”Per scrivere queste memorie ROSMER si rifà al modello dell’ opera dello scrittore inglese Arthur RANSOME ‘Sei settimane in Russia’ pubblicata nel 1919. ‘RANSOME ebbe l’ inestimabile privilegio di potersi recare in RUssia sovietica all’ inizio del 1919 quando ancora non c’era il cordone sanitario di CLEMENCEAU. La sua conoscenza della lingua e del paese, la simpatia per il nascente regime, sebbene non fosse comunista, gli permisero di tracciare un abbozzo vivente e fedele della Russia rivoluzionaria e dei suoi uomini. Con lui si penetrava nell’ ufficio di Lenin, si assisteva alla conversazione, si vedeva Lenin ridere ed ammiccare… Il libro era scritto in uno stile spoglio e senza enfasi; era un dono raro.'”,”RIRO-211″ “ROSMER Alfred; MODIANO Helene”,”Union Sacrée 1914-193…”,”Spagna: accordo CNT-PSUC. “”Alla data del 22 ottobre, è stato pubblicato sulla stampa di tutta la Catalogna il testo dell’ accordo che concluso dalle organizzazione seguenti: CNT, FAI, UGT, e PSUC, ovvero le organizzazioni influenzate dagli anarco-sindacalisti e quella poste sotto il controllo dei comunisti ortodossi. (…) (…) non molto tempo fa, la frazione sindacale, il F.O.U.S, influenzato dal POUM, ha fatto il suo ingresso nei sindacati dell’ industria dell’ UGT. (…). Rimarchiamo che il POUM è stato escluso da queste deliberazioni. L’ accordo tra POUM e la CNT è sempre stato molto grande su molti punti della dottrina che toccano gli avvenimenti attuali. La CNT, però, rompendo con una pratica di tre mesi di lotta, ha preferito non introdurre il POUM in queste discussioni.”” pag 45-46, Estratto da L’ Espagne Socialiste, organo del POUM redatto in francese a Barcellona)”,”MFRx-204″ “ROSMER Alfred SOUVARINE Boris FABROL Emile CLAVEZ Antoine”,”Trotsky and the Origins of Trotskyism.”,”Il libro sottolinea il ruolo di Alfred ROSMER ine prima opposizione allo stlainismo all’interno del Comintern e del PCF da cui fu espulso nel 1924. Il libro include traduzioni di recenti articoli dal giornale teorico Prométheée come pure estratti dal periodico di opposizione dello stesso ROSMER ‘La Revolution proletarienne’ degli anni 1920, in cui egli e i suoi alleati trattano della burocratizzazione del PCF e della vittoria di STALIN sulla vecchia guardia bolscevica. I capitoli finali ‘On the Planet Without a Visa’ fu scritto da ROSMER, vicino a TROTSKY per trent’anni, nei primi anni 1950 per completare l’ autobiografia di TROTSKY ‘My Life’. Essi coprono gli anni di esilio fino alla morte di TROTSKY in Messico nel 1940 e incorporano le stesse parole di TROTSKY per descrivere le sue personali fortune e l’ essenza del suo pensiero. “”Prima di tutto, dobbiamo cogliere l’ opportunità di richiamare ciò che Lenin pensava riguardo al termine ‘Bolscevico’: ‘come un termine brutto e privo di significato’ che ‘non esprime altro che il fatto puramente accidentale che nel congresso di Bruxelles-Londra del 1903 noi fummo in maggioranza’. Ironicamente, aggiunse: ‘Forse io avrei proposto un “”compromesso”” ai miei compagni, ossia, di chiamarci Partito Comunista, ma preservare la parola “”Bolscevichi”” tra parentesi’. Questa parola tra parentesi venne fuori dopo la morte di Lenin””. (pag 57)”,”TROS-165″ “ROSMER Alfred ROSMER Marguerite”,”From Syndicalism to Trotskyism. Writings of Alfred and Marguerite Rosmer.”,”RILU Red Internatinoal of Labour Unions”,”TROS-279″ “ROSS Alf”,”Diritto e giustizia.”,”Alf ROSS è nato nel 1899. Si è laureato in giurisprudenza nel 1922 a Copenaghen. Dopo alcuni anni trascorsi nell’ avvocatura dello stato si è dedicato interamente agli studi. A Vienna fu allievo di Hans KELSEN e ad Uppsala di HÄGERSTRÖM. Presso quest’ultima università conseguì il titolo di dottore in filosofia mentre quello di dottore in legge gli fu conferito dall’ Università di Copenaghen. E’ stato consulente della Camera di commercio danese e ha contribuito alla stesura della costituzione danese nel 1953. E stato pure presidente del consiglio di amministrazione di una importante società finanziaria. Ha scritto molte opere, articoli e recensioni.”,”TEOP-103″ “ROSS John a cura”,”Profils de la social-democratie europeenne.”,”Testi di Günter MINNERUP Raimund LOEW Gert-Inge JOHNSSON e Tom GUSTAFSSON Julian ATKINSON e Alan FREEMAN Jacques KERGOAT Francisco LOUÇA Mariano Fernandez ENGUITA Antonio MOSCATO. Composizione sociale in PS Peso delle classi sociali nell’ insieme degli aderenti al Partito socialista francese (PS) in raffronto al totale della popolazione francese: Non attivi 23,2% (PS) 47% (Totale popolaz) Classe operaia 38.2 38 Borghesia 4.5 3 Piccola borgh tradizionale 16.4 7 Nuova piccola borghesia 17.4 5 (pag 255)”,”MEOx-048″ “ROSS Andrew YU ZHOU AIHWA ONG XIANG BIAO CHING KWAN LEE”,”La testa del drago. Lavoro cognitivo ed economia della conoscenza in Cina.”,” Regione tecnologica in crescita. “”In un lasso di tempo di vent’anni Zhongguancun si è trasformato da tranquillo suburbio dedicato alla ricerca scientifica e all’istruzione superiore, in un frenetico ‘hub’ degli affari ‘hi-tech’ e di laboratori di ricerca e sviluppo (R&S). A partire dal 2005 l’area ha ospitato oltre 17.000 imprese tecnologiche certificate; quasi il 60 per cento nel settore informazione comunicazione tecnologia (Ict) o in settori ad esso collegati. I quattro indicatori principali della crescita di Zhongguancun dal 1988 al 2004 sono il numero delle imprese, gli occupati, le entrate lorde e la tassa governativa sul reddito.”” (pag 52) Gli autori: Andrew Ross è professore e direttore del Dipartimento di Social and Cultural Analysis della New York University. Ha scritto vari libri. Ching Kwan insegna sociologia alla University of Michigan è autrice di vari libri Aihwa Ong insegna antropologia e Southeast Asia studies alla University of California, Berkeley è autrice di vari libri. Xiang Bao ha una Research Council United Kingdom Academic Fellow ad Oxford. E’ autore di un saggio tradotto anche in italiano: ‘La produzione sociale di gerarchia e quello che possiamo fare: appunti dall’Asia, Università globale, 2008 (lavoro collettivo) Yu Zhou insegna al dipartimento di scienze della terra e geografia al Vassar College. Ha scritto ‘The Inside Story fo China’s High-Tech Industry: Making Silicon Valley in Beijing (Rowman & Littlefield Publishers, 2008)”,”CINE-045″ “ROSS Kristin, a cura di Mario PEZZELLA e Sebastiano TACCOLA”,”Lusso Comune. L’immaginario politico della Comune di Parigi.”,”Kristin Ross (1953) è professore emerito di Letterature comparate alla New York University. Esperta di cultura francese nei secoli XIX e XX ha pubblicato vari libri tra cui ‘The Emergence of Social Space: Rimbaud and the Paris Commune’ (1988) ed uno sul Maggio del ’68. “”Il lavoro, ovviamente, non si estinse sotto la Comune; ma sparì nella sua forma di lavoro salariato forzato e costretto sotto i vincoli di un contratto asimmetrico. Il lavoro produttivo non esisteva più nei termini del lavoro salariato scambiato con il capitale. Esso aveva assunto il significato più ampio di attività utile ai bisogni dell’intero organismo sociale. O, con le parole di Marx, «con l’emancipazione del lavoro tutti diventano operai, e il lavoro produttivo cessa di essere un attributo di classe» (1)”” (pag 96) (1) La guerra civile in Francia Spazio viene dato nel volume anche alla russa Elisabeth Dmitrieff Sul rapporto Russia Francia e le influenze reciproche si cita il volume di Woodford McLellan ‘Revolutionary Exiles: The Russian in the First International and the Paris Commune’, London, Frank Cass, 1979″,”MFRC-176″ “ROSS Steven”,”From Flintlock to Rifle. Infantry Tactis, 1740-1866.”,”Altri libri di Steven Ross: – European Diplomatic History, 1789-1815 – The French Revolution: Conflict or Continuity? – Quest for Victory: French Military Strategy, 1792-1799″,”QMIx-116-FSL” “ROSSANA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Léonide MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Claude WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio KAROL K.S. COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof, saggi di”,”Pouvoir et opposition dans les sociétés postrévolutionnaires.”,”Il colloquio ‘Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie’ si è tenuto a Venezia l’ 11, 12, 13 novembre 1977 sotto gli auspici del quotidiano Il Manifesto e di un gruppo di intellettuali e sindacalisti e uomini politici della sinistra. Marx et Lenin lus dans les camps’ di Boris Weil (pag 100-110) Nota ISC3L-13 sostituire a scheda EURC-079 Saggi di ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIOUCHTCH Leonide GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MESZAROS Istvan CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio KAROL K.S. COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hrayr USAI Gianni e CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof “”Ora la dialettica è incompatibile con il regime sovietico; ciò perché, nei larghi strati della società, anche è triste dirlo, la gente come Pliouchtch o io stesso passano per imbecilli. Perché leggere i testi ufficiali, quelli che sono stati stampati in milioni di esemplari e che riposano per sempre nelle biblioteche o sui piani delle librerie senza che nessuno mai li acquisti, leggere quei libri lì, agli occhi dell’ individuo sovietico, è pura idiozia. Io ho portato dall’ Unione sovietica la terza edizione delle Opere Complete di Lenin curate da Bucharin. I miei amici erano perplessi. Perché le avevo portate con me? Perplessi pure i doganieri che mi hanno detto: “”Perché? A cosa vi serviranno?””. E’ un qualche cosa di assolutamente incomprensibile per l’ individuo medio. Quando ero in prigione o al campo, avevo il diritto di leggere Marx, che non era proibito. La letteratura religiosa, al contrario, si.”” (pag 103, Boris Weil)”,”EURC-079″ “ROSSANDA Rossana a cura; saggi di Giovanni ARRIGHI Suzanne de BRUNHOFF Isidoro Davide MORTELLARO Riccardo PETRELLA Christian MARAZZI Antonella PICCHIO Daniel SINGER Adriana BUFFARDI Vittorio RIESER Mario AGOSTINELLI Giorgio CREMASCHI Dino GRECO Alessandra MECOZZI Paolo NEROZZI Giuseppe CHIARANTE Jacques TEXIER Mario TRONTI Alberto BURGIO Riccardo BELLOFIORE Maria Luisa BOCCIA Michael HARDT Roberto FINELLI Guido LIGUORI Etienne BALIBAR Jacques BIDET Franco CASSANO Stefano PETRUCCIANI Aldo TORTORELLA Pietro INGRAO”,”Il manifesto del Partito Comunista centocinquant’anni dopo.”,”In questo volume sono pubblicato gli atti del Convegno di studi su “”Il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels 150 anni dopo’ tenutosi a Roma, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati; l’ 11 e 12 dicembre 1998. Saggi di Giovanni ARRIGHI Suzanne de BRUNHOFF Isidoro Davide MORTELLARO Riccardo PETRELLA Christian MARAZZI Antonella PICCHIO Daniel SINGER Adriana BUFFARDI Vittorio RIESER Mario AGOSTINELLI Giorgio CREMASCHI Dino GRECO Alessandra MECOZZI Paolo NEROZZI Giuseppe CHIARANTE Jacques TEXIER Mario TRONTI Alberto BURGIO Riccardo BELLOFIORE Maria Luisa BOCCIA Michael HARDT Roberto FINELLI Guido LIGUORI Etienne BALIBAR Jacques BIDET Franco CASSANO Stefano PETRUCCIANI Aldo TORTORELLA Pietro INGRAO “”Il mercato delle Indie orientali e della Cina, la colonizzazione dell’ America, lo scambio con le colonie, l’ aumento dei mezzi di scambio e delle merci in generale, diedero un impulso prima di allora sconosciuto al commercio, alla navigazione, all’ industria e in pari tempo favorirono il rapido sviluppo dell’ elemento rivoluzionario in seno alla società feudale che si andava sfasciando. L’ organizzazione feudale o corporativa dell’ industria da quel momento non bastò più ai bisogni, che andavano crescendo col crescere dei nuovi mercati. Subentrò la manifattura (…).”” (Marx, pag 102-103).”,”MADS-318″ “ROSSANDA Rossana”,”La ragazza del secolo scorso.”,”ROSSANDA Rossana nata a Pola nel 1924, allieva di Antonio BANFI, antifascista, ha partecipato alla Resistenza. Dirigente del PCI, ne è stata radiata nel 1969 in quanto esponente della sinistra critica del partito e fondatrice della rivista poi quotidiano ‘Il Manifesto’. Tra i suoi libri: ‘L’ anno degli studenti’ (De-Donato, 1968) ‘Le altre. Conversazioni sulle parole della politica’ (Feltrinelli 1979), ‘Un viaggio inutile’ (1981), ‘Appuntamenti di fine secolo’ (con Pietro INGRAO e altri ‘ (1995), ‘La vita breve’ con Filippo GENTILONI (1996), ‘Note a margine’ (1996). Milano. “”Dovevo tirare la Casa della cultura fuori dalle rovine del 1948. Nelle quali aveva perduto, oltre l’ unità fra gli antifascisti, la sede in via Filodrammatici dove era tornato sorprendentemente a insiediarsi, fra meno polverose kenzie e divani rifatti, il monarchico Circolo dell’ unione. (…) Io ne prendevo le redini organizzative ma rimasi funzionaria del Pci perché fosse chiaro che non mi travestivo. O avevo la fiducia degli altri o niente. La ebbi, ricucimmo con i socialisti, Arnaudi e Musatti e l’ infiammabile Fortini, ci aiutarono i primi uomini di “”Comunità”” come Antonielli, gli architetti del movimento moderno, il trio Rogers, Banfi e Peressutti, il troskista musicologo Rognoni, Giansiro Ferrata e lo schivo Vittorini, i Rollier, insomma il fronte antifascista eccezion fatta per i cattolici – nei quali maturava una sinistra in Lombardia più che altrove ma con i quali avevamo rapporti alquanto clandestini. Erano la Corsia dei Servi, la libreria della Cisl, gli embrioni delle Acli, perché appena passato a miglior vita l’ orrendo cardinale Schuster, un Pio XII periferico, la diocesi prudentemente si aprì””. (pag 155-156)”,”PCIx-209″ “ROSSANDA Rossana”,”Un viaggio inutile. O della politica come educazione sentimentale.”,”Gruppo editoriale Fabbri-Bompiani Sonzogno Etas (1981) Rossana ROSSANDA è nata nel 1924 ha studiato a Venezia e Milano dove si è laureata con Antonio BANFI. Nel 1943 è entrata in collegamento con il PCI. Nel 1959 è stata chiamata a far parte del Comitato Centrale e poi a dirigere la sezione culturale del partito. Nel 1969 ne è stata radiata insieme al gruppo del ‘manifesto’ alla cui fondazione aveva partecipato. Dirige con Luigi Pintor il giornale ‘Il manifesto’. Altro libro pubblicato nel 1979 ‘Le altre’. Francesco Scotti le consiglia di leggerel libro di Brennan sulla Spagna (l’autore è Brenan, v. Archiv) (pag 10)”,”SPAx-112″ “ROSSANDA Rossana a cura, saggi di GUÉROULT Martial DE-SANTILLANA Giorgio GOLDMANN Lucien MANDELBROT Benoit WIENER Norbert DE-POSSEL René LWOFF André MOLES Abraham GRENIEWSKI Henryk FRANK Helmar ZEMAN Jiri BONSACK François COUFFIGNAL Louis PEREZ Albert TONDL Ladislav GRANGER G.G.”,”Il concetto d’informazione nella scienza contemporanea.”,”Il professor Joseph André Martial Guéroult (n. 1891), presidente del Comitato dei Colloques philosophiques internationaux di Royaumont, è membro della Académie des sciences morales et politiques, per la sezione Filosofica. L’americano N. Wiener (1894-1964) si laureò – diciannovenne – alla harvard University. Seguì poi corsi in Europa, a Cambridge (con Russell) e a Gottinga (con Hilbert). Nel 1919 entrò a far parte del Massachusetts Institute of Tecnology, in cui dal 1932 al 1959 occupò la cattedra di professore in matematica. Prima che della cibernetica e della biofisica, si interessò di teoria delle funzioni di variabile reale, di applicazione degli integrali di Fourier, di teorie relativistiche e quantistiche, di logica matematica e di epistemologia. Nel 1943 – in collaborazione con Lettin e Pitts – si dedicò all’applicazione della logica matematica nello studio dell’attività del sistema nervoso. R. De Possel, professore universitario (n. 1905), appartiene all’Institut Henri Poincaré di Parigi. Il professor André Lwoff insegna alla Faculté des Sciences di Parigi. Abraham Moles è professore all’Università di Strasburgo. Henrik Greniewski è docente all’Università di Varsavia. Albert Perez e Ladislav Tondl appartengono all’Accademia cecoslovacca delle scienze di Praga. G.G. Granger, della Facoltà di Lettere e Scienze Umane dell’Università di Rennes.”,”SCIx-122-FL” “ROSSANDA Rossana”,”La ragazza del secolo scorso.”,”Rossana Rossanda, nata a Pola nel 1924, allieva di Antonio Banfi, antifascista, ha partecipato alla Resistenza. Dirigente del PCI – ne è stata radiata nel 1969 in quanto esponente della sinistra critica del partito – e fondatrice della rivista, poi quotidiani Il Manifesto.”,”PCIx-035-FL” “ROSSANI Ottavio”,”L’ industria dei sequestri. Dalla mafia alle Brigate Rosse: la storia, le tecniche, i nomi.”,”ROSSANI Ottavio, 34 anni, calabrese, laureato in Scienze Politiche, è giornalista professionista. Attualmente lavora presso il “”Corriere d’ Informazione”” di Milano. “”E’ proprio la relazione che unisce l’ ambiente sociale al bandito che crea la differenza con i delinquenti comuni. (…) Inoltre, Hobsbawm accentua la differenziazione tra i due fenomeni, anche su un’altra dimensione: la carica di ribellione. (…) Emerge già così la differenza tra malviventi comuni, banditi e rivoluzionari. L’ analisi di Hobsbawm si ferma alla civiltà contadina: e del resto le occasioni rivoluzionarie registrate dalla storia sono nate nella civiltà contadina. (…) Abbiamo già sottolineato che la figura del “”bandito sociale”” classicamente intesa è ormai scomparsa. Essa aveva la sua ragione di esistere nel mondo contadino. Però cominciano a vedersi i segni di un altro tipo di “”banditismo sociale””, cioè di tipo urbano””. (pag 98-99)”,”TEMx-034″ “ROSSARO Antonio, a cura di MARZANI Maria Beatrice RASERA Fabrizio”,”Diario 1943-45. Il tempo delle bombe.”,”””Nelle fabbriche i “”capi””, che prima sotto il manto del fascismo erano tiranni, ora sono miti, buoni e fanno gli “”antifascisti””!!! Conigli! Alla fabbrica Tabacchi sono scomparsi in un baleno i ritratti del Duce, che prima la inondavano!”” (pag 32) (1943, 25 luglio, martedì)”,”QMIS-135″ “ROSSELLI Carlo a cura di ROSSELLI John”,”Socialismo liberale.”,”ROSSELLI-C (Roma 1899 – Bagnoles-de-l’Orne 1937), antifascista, fu condannato al confino a LIPARI da dove fuggì per rifugiarsi a PARIGI. Fu tra i fondatori del movomento GIUSTIZIA E LIBERTA’, che ebbe tra i suoi attivisti Ernesto ROSSI, Ferruccio PARRI, Massimo MILA e Vittorio FOA. Il libro di ROSSELLI-C, stampato per la prima volta a PARIGI nel 1930, pone in tutta la sua ineludibilità la questione che ha caratterizzato gran parte del dibattio politico del NOVECENTO: conciliare l’idea di libertà individuale con quella di giustizia sociale. Il socialismo federalista e liberale di ROSSELLI-C teorizzato più di 60 anni fa, prima del crollo del fascismo e dei regimi del cosiddetto socialismo reale, è anche un modo, secondo BOBBIO Norberto, per fare i conti con i più recenti contributi al dibattio sul liberalismo socialista (l’americano John RAWLS e l’indiano Amartya SEN).”,”TEOC-093″ “ROSSELLI Nello a cura di Paolo TREVES”,”Inghilterra e regno di Sardegna dal 1815 al 1847.”,”Questo libro è uscito postumo 17 anni dopo la tragica morte del suo autore. Nello ROSSELLI dal 1° febbraio 1927 al 15 settembre 1930 era stato uno dei primi alunni della Scuola di storia moderna e contemporanea di Roma fondata nel 1926 con lo scopo di promuovere lo studio della storia d’Italia nel più ampio quadro della storia europea. Il D della scuola, Gioacchino VOLPE, aveva disegnato due serie diverse di pubblicazioni di storia diplomatica. Una di tipo ‘orizzontale’ (storia diplomazia EU in IT) (primo saggio affidato a Carlo CAPASSO) e l’altro ‘verticale’ (rapporti delle singole grandi potenze EU con gli Stati italiani) (primo saggio affidato a Nello ROSSELLI).”,”ITAB-016″ “ROSSELLI Carlo, a cura di CIUFFOLETTI Zeffiro BAGNOLI Paolo”,”Il pensiero politico di Carlo Rosselli.”,”Contiene come appendice lo scritto di ROSSELLI ‘I miei conti col marxismo’ “”Non neghiamo la realtà della minaccia hitleriana. Ma consideriamo grottesco, ed estremamente ammonitore, il complesso di inferiorità, da cui sembrano schiacciati i grandi Stati occidentali. Tre quarti d’ Europa sono contro la Germania; ma i tre quarti tremano contro l’ unico quarto. E’ pacifico ormai che un incrociatore tedesco di 12 mila tonnellate debba equivalere ad una corazzata anglofrancese di 24.000; che un’aviazione tedesca eguale all’ inglese debba annientare le aviazioni francoinglesi riunite; che un carro d’assalto tedesco, che un gas tedesco, un generale tedesco, solo perché ‘made in (aryan) Germany’, debbano possedere virtù taumaturgiche. Come spiegare questo complesso di inferiorità? Semplicemente così: la efficienza degli Stati e degli eserciti è funzione dei principi o dei miti che sono supposti rappresentare. (…)”” (pag 312-313) (in G&L 1935)”,”ITAD-047″ “ROSSELLI Carlo”,”Profilo di Filippo Turati.”,”Saggio apparso per la prima volta nel N° 3 dei “”Quaderni di Giustizia e Libertà”” (giugno 1932) Citazione in morte di Engels. “”Solo chi sa con certezza che la vita ha un termine fisso, che al sepolcro non si sfugge e che non vi hanno in natura reviviscenze e riparazioni postume; quegli solo della vita intende tutta la tragica serietà e il valore inestimabile, e impara a non disperderne un minuzzolo, e riesce a farla piena per gli altri e per sé””. (F. Turati, In morte di Engels, Critica sociale, 16 agosto 1895) (in apertura) “”Alessandro Herzen, esaminando nel 1860 l’ opera di Mazzini, scriveva che “”Mazzini è tanto grande che risparmiargli una critica sarebbe fargli offesa””. (pag 68)”,”TUFx-018″ “ROSSELLI Carlo ROSSELLI Nello ROSSELLI Amelia”,”Epistolario familiare. Carlo, Nello Rosselli e la madre (1914-1937).”,”Zeffiro CIUFFOLETTI nato a Grosseto nel 1944 è professore incaricato di storia del risorgimenti all’ università di Siena. Collabora a varie riviste. Ha pubblicato un’ opera di sintesi su ‘L’ emigrazione nella storia d’ Italia, 1866-1914′ e un volume su ‘Nello Rosselli. Uno storico sotto il fascismo’. “”Carlo Rosselli si sente socialsita al ritorno dalle trincee, per solidarietà coi soldati che vengono dalle file del proletariato, ma non rinnega “”l’ attesa tormentosa prima di potersi lanciare nella tormenta”” e considera “”la guerra, infine, grande scuola di vita, incubatrice, illuminatrice, formatrice, almento per me che partii ragazzo e tornai uomo””””. (pag 13) Nello alla madre. “”(…) Aspetto notizie della casa; penso molto a questa novità, che mi dà un grande piacere, quale non avrei supposto! E’ l’ ebreo che non vuol più saperne d’essere errante. A proposito di ebrei, qui se ne sente dir tanto male che, per reazione, ci si sente più ebrei. La mia è una situazione difficile: vorrei entrare un po’ dappertutto, per far ciò bisogna che taccia la mia religione. Questo mi secca. D’altra parte, a non far così, si resta tagliati fuori! E’ un problema.”” (pag 280, Berlino 8 aprile 1925) Carlo alla madre. “”Dopo colazione veniamo su in terrazza a studiare il tedesco (traduciamo discretamente l’ epistolario Marx-Engels, dizionario – e quanto! – alla mano naturalmente).”” (pag 305, Carciano (Stresa), 10 settembre 1926)”,”ITAD-087″ “ROSSELLI Aldo”,”La famiglia Rosselli. Una tragedia italiana.”,”Nato nel 1934, Aldo ROSSELLI figlio di Nello, è romanziere e critico letterario. Ha ottenuto il premio Strega e i premi Settembrini, Mestre e Sila. Ha scritto tra i suoi romanzi ‘La trasformazione’ (1977). “”La famiglia Rosselli apparteneva alla minoranza sinceramente liberale. Era una famiglia con tradizioni risorgimentali (Mazzini era morto in casa Rosselli, a Pisa, sotto il nome di Mr. Brown) e il loro liberalismo aveva l’ ingenuità politica che è propria di tutte le minoranze sprovviste di base popolare. Così quando venne il fascismo, essi non riconobbero in quella dittatura borghese che si serviva dell’ esperienza socialista il frutto avvelenato dell’ albero del nazionalismo risorgimentale. Ritennero di trovarsi di fronte ad una tirannide. Avevano ragione, era una tirannide ma di carattere inedito, moderno, quella invocata e voluta dalle masse nel momento del loro apprendistato politico. Di qui la tragedia dei fratelli Rosselli, assassinati in Francia perché si erano opposti, in nome del liberalismo, alla demagogia fascista””. (pag 1, prefazione)”,”ITAD-091″ “ROSSELLI Carlo”,”Scritti politici e autobiografici.”,”ROSSELLI C.”,”ITAD-109″ “ROSSELLI Carlo SALVEMINI Gaetano; a cura di Elisa SIGNORI”,”Fra le righe. Carteggio fra Carlo Rosselli e Gaetano Salvemini.”,”SIGNORI Elisa insegna storia contemporanea presso la Facoltà di lettere dell’Università di Pavia. Ha pubblicato: ‘Il dovere di testimoniare. Carteggio fra Gaetano Salvemini e Angelo Tasca’ (1996). “”Vedo che anche Guabello trova che “”G. e L.”” è talvolta incomprensibile. Spero che crederete a Guabello (1) più che a me, e pregherete Magrini (2) a spiegare a se stesso quello che vuol dire prima di dirlo agli altri. Non ci sono soggetti difficili e soggetti facili. Non vi è una forma adatta per gli operai e una forma adatta per i sapienti. Vi sono teste che pensano con chiarezza, e teste che avendo subito l’influenza di Marx, Croce, Gentile ed altri ‘Attila flagellum dei’, non riescono a pensare con chiarezza né per sé né per altri”” (Salvemini a Rosselli, 8 agosto 1934) (pag 218) (1) Alberto Guabello antifascista del gruppo GL di New York (2) Aldo Garosci”,”ITAD-113″ “ROSSELLI Carlo”,”Socialismo liberale.”,”””Ogni volta che Marx ha potuto riprendere da capo a fondo i suoi punti di vista e la portata delle sue tesi, l’ha fatto in termini tali da non lasciar sussistere alcun dubbio. Senza insistere sulla prefazione abbastanza nota della “”Critica dell’economia politica”” (1859), ricorderemo che, nella prefazione al “”Capitale””, Marx afferma che la società moderna non può far salti e non può sopprimere per decreto le fasi del suo naturale sviluppo; essa può solo abbreviare la fase della gestazione e del parto. A tali fasi presiedono leggi naturali e tendenze che si realizzano con ferrea necessità. Sul carattere necessario, addirittura fatale, dell’evoluzione delle forze di produzione, Marx insiste espressamente in un famoso passo nell’ultimo capitolo del primo volume del “”Capitale””. Esso termina con questa frase: “”…la produzione capitalista genera da se stessa la propria negazione con la fatalità che presiede alle metamorfosi della natura””. Proprio in questa pagina di conclusione Marx sente il bisogno, a riprova della sua perfetta coerenza, di ricordare le pagine analoghe del “”Manifesto”” fornendo, così, a vent’anni di distanza, un’interpretazione decisiva. Sei anni più tardi, recensendo e approvando uno studio sulla sua opera, egli fa sua la frase sottile di un critico russo: “”Marx considera il movimento sociale come una concatenazione naturale dei fenomeni storici, concatenazione sottoposta a leggi non soltanto indipendenti dalla volontà, dalla coscienza e dai progetti dell’uomo, ma che, al contrario, determinano la sua volontà, la sua coscienza, i suoi progetti…”””” (pag 9-10) [Carlo Rosselli, Socialismo liberale, 1945]”,”TEOC-001-FPA” “ROSSELLI Carlo, a cura di Costanzo CASUCCI”,”Scritti dell’esilio. II. Dallo scioglimento della concentrazione antifascista alla guerra di Spagna (1934-1937).”,”””Concludendo: il dissidio tra rivoluzionari “”individualisti”” e rivoluzionari “”massisti”” non esiste. Il solo, vero dissidio è tra rivoluzionari e non rivoluzionari. E già che siamo in argomento, vorremmo ancora dire ai facili critici di una G.L. aristocratica, di una G.L. composta all’estero da pochi elementi, che a decidere in ore come queste del valore rivoluzionario di un movimento non può valere il criterio del numero. Si può essere in tremila ed essere pervasi dal più cauto opportunismo; mentre si può esser in cento e avere una posizione seriamente rivoluzionaria. Mentre Marx studiava solitario al British Museum, Lassalle si faceva applaudire in Germania da decine di migliaia di operai. Ma Marx, non Lassalle, era in quegli anni il rivoluzionario”” [Carlo Rosselli, Pericolose illusioni, 1934] [in Carlo Rosselli, Scritti dell’esilio II, 1992] (pag 20)”,”ITAD-002-FPA” “ROSSELLI Alberto”,”L’ultima colonia. La guerra coloniale nell’Africa Orientale Tedesca, 1914-1918.”,”Alberto ROSSELLI, genovese, giornalista e saggista storico. “”Non è dato di sapere se il War Office fosse d’accordo circa i suggerimenti contenuti nel rapporto del dimissionario generale Dorrien, ma ciò che è certo è che a causa dell’improvvisa grave malattia che colpì questi, Londra dovette provvedere a sostituirlo con il generale Jan Christian Smuts, un buon ufficiale di origine boera che tuttavia, proprio per i suoi natali, non era molto ben visto in alcuni ambienti militari della capitale britannica. E’ da notare che Smuts, senza saperlo, soffiò il posto a Winston Churchill che, all’indomani della disastrosa campagna dei Dardanelli (primavera 1915 – gennaio 1916), da lui voluta in qualità di Primo Lord dell’Ammiragliato, avrebbe voluto rifarsi una verginità in terra d’Africa, magari come governatore del Kenya o come comandante in capo delle forze britanniche: aspirazione che dovette tuttavia accantonare nonostante egli godesse di forti appoggi da parte di importanti personalità politiche”” (pag 115)”,”QMIP-116″ “ROSSELLI Alberto”,”Il tramonto della Mezzaluna. L’impero ottomano nella prima guerra mondiale.”,”Alberto Rosselli, giornalista e storico, collabora con diverse testate nazionali ed estere e con svariati siti internet tematici. Studioso di storia moderna, contemporanea e militare, ha al suo attivo diversi saggi tra cui: Québec 1759 e Il conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763. In questi ultimi anni ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue ricerche alla storia politica, diplomatica e militare balcanica e mediorientale, con particolare riferimento al periodo ottomano e contemporaneo. “”Già da tempo la Turchia aveva accordi con diverse potenze europee per l’invio di missioni militari e navali che la aiutassero a riorganizzare e ad istruire modernamente le proprie Forze armate e aveva anche ordinato tre incrociatori da battaglia in Inghilterra (che non le furono consegnati mai). Ma i legami più tradizionali dell’esercio turco erano con la Germania. Già il vecchio Moltke aveva servito in Turchia e da tempo vi si trovava l’anziano generale Kolmar von der Goltz. Ma quando l’Impero ottomano, diffidando sempre più delle mire dell’Inghilterra e della Russia, strinse un trattato di alleanza con la Germania e gli fu da questa inviata una effettiva missione militare, guidata dal generale Liman von Sanders, esplose il finimondo: la Russia per prima sollevò le più ampie proteste per cui gli ufficiali tedeschi dovettero rinunciare, almeno per il momento, a qualsiasi effettiva autorità sulle forze armate turche, limitandosi a compiti di Stato Maggiore. Cosa che non dispiacque affatto alle autorità militari e politiche ottomane che coltivavano il segreto proposito di “”servirsi”” dell’alleanza con la Germania ma di non “”servirla””, cioè di non diventarne lo strumento: obiettivo quanto mai difficile nel rapporto tra una grande potenza ed una di livello minore, in base al famoso principio che è sempre il cane a dimenare la coda e non viceversa. In realtà la Turchia e gli uomini che la guidavano (Enver Pascià per primo) erano ancora mentalmente impelagati in una specie di interminabile guerra balcanica e a essa sostanzialmente pensavano (il che, tra l’altro, valeva a suscitare i sospetti e le inquietudini dell’altro alleato della Germania, l’Impero austro-ungarico). Ma i capi tedeschi (con alla testa Moltke jr.) avevano la mente rivolta a tutt’altro. Essi temevano una prossima conflagrazione europea in cui l’Impero tedesco si sarebbe trovato di fronte la Russia e la Francia e molto probabilmente la Gran Bretagna e tutto il suo impero (a differenza del kaiser Guglielmo e delle autorità politiche tedesche, i militari non si facevano molte illusioni) e pensavano mediante la Turchia di poter minacciare sostanzialmente i potenziali nemici su quattro fronti: contro la Russia nel Caucaso, contro la Gran Bretagna in Egitto (e sul vitale Canale di Suez!), inoltre in direzione dei Balcani e bloccando ovviamente gli Stretti. D’altra parte le potenze dell’Intesa (con l’eccezione forse della Francia) non erano affatto dispiaciute di vedere l’Impero ottomano impelagato in un eventuale conflitto: gli appetiti inglesi si estendevano infatti dall’India in direzione della Mesopotamia e dall’Egitto verso la Palestina; mentre i russi nutrivano le loro mai dimenticate ambizioni sugli Stretti e la Transcaucasia. Con che l’intero perimetro dell’Impero ottomano sarebbe stato minacciato (…)”” (pag 2-3) [dalla prefazione di Raimondo Luraghi]”,”QMIP-023-FL” “ROSSELLI Nello”,”Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano. Con un saggio di Walter Maturi.”,” Capitolo VII Piemonte socialista. (pag 115-135) Importanza dell’opera ‘Guerra combattuta’ – Socialismo in Lombardia e in Piemonte – Il movimento di associazione operaia – Lotte operaie del 1849 in Italia – Giornali operai ”Nel 1853 esce a Torino il settimanale ‘L’Imparziale, che propugna una sorta di socialismo legalitario da attuarsi attraverso una grande organizzazione di credito popolare e la moltiplicazione delle associazioni operaie. Due anni appresso è la volta di un importante quotidiano dedicato al popolo, ‘La Speranza’: esso apertamente propugna ‘La necessità dello sviluppo del socialismo nelle classi operaie’, reca articoli a firma “”un operaio socialista””, incoraggia il libero associazionisom dei lavoratori, afferma non essere più concepibile un rivolgimento politico che non adduca al popolo “”un vantaggio materiale, un miglioramento nella sua condizione d’esistenza””. E’ troppo naturale che un così fatto giornale incappi ben presto nei rigori della giustizia: 20 settembre ’55, primo sequestro per un articolo ‘I ricchi e i poveri’; nelle sei settimane successive altri cinque sequestri! Ma i redattori non attenuano il loro linguaggio, si ridono anzi di «chi si abbandona a stolide paure e grida ‘al fuoco, ai ladri’, ogni volta che intende pronunciare nome di popolo, di miseria, di problemi sociali»; mettono in luce l’internazionalità della causa dell’emancipazione operaia, e – a buon intenditor… – dicono chiaro che «la servitù delle classi laboriose è più dura ed umiliante in patria libera che in patria serva». La Speranza’ rappresenta in un certo modo ‘L’Avanti!’ degli operai piemontesi, tre quarti di secolo or sono. Né manca l’organo di cultura, ‘La critica sociale’ di quel tempo, destinato all’intellettualità filosocialista: è questo ‘La Ragione’ che Ausonio Franchi fonda a Torino il 21 ottobre del 1854 (collaboratori De Boni, Ricciardi, Macchi, Ferrari, Levi e vari stranieri; dapprima quindicinale, poi settimanale, e finalmente quotidiano). ‘La Ragione’ aderisce al socialismo riformista sul terreno economico, come al repubblicanesimo in politica, e al libero pensiero in materia religiosa. In nessun altro giornale il quadro delle inique disuguaglianze sociali è tracciato con più vivezza e misura; (…)”” (pag 128-129) (inserire)”,”BIOx-004-FC” “ROSSELLI Alberto”,”Il tramonto della Mezzaluna. L’impero ottomano nella prima guerra mondiale.”,”Alberto Rosselli, giornalista e storico, collabora con diverse testate nazionali ed estere e con svariati siti internet tematici. Studioso di storia moderna, contemporanea e militare, ha al suo attivo diversi saggi tra cui: Québec 1759 e Il conflitto anglo-francese in Nord America 1756-1763. In questi ultimi anni ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue ricerche alla storia politica, diplomatica e militare balcanica e mediorientale, con particolare riferimento al periodo ottomano e contemporaneo. Lawrence intensifica la guerriglia. Lo stesso Lawrence guidò personalmente nuovi attacchi contro la ferrovia. La tratta ferroviaria Damasco-Medina (pag 150)”,”TURx-001-FV” “ROSSELLI Alberto”,”L’ultima colonia. La guerra coloniale in Africa Orientale Tedesca, 1914-1918.”,”Alberto Rosselli, genovese, giornalista e saggista storico, collabora da tempo con diversi quotidiani e periodici nazionali. Si è dedicato alla storia politica, diplomatica e militare.”,”QMIP-034-FV” “ROSSELLI Alberto”,”Breve storia della Guerra Civile Greca, 1944-1949.”,”L’inizio della guerra partigiana. Le prime organizzazioni resistenziali greche nacquero nel nord del paese; e cioè in Macedonia e Tracia nel maggio 1941. Mentre a Salonicco, il dipartimento macedone del KKE (Partito comunista greco) costituì, assieme al Partito Socialista, quello Agrario, l’Unione Democratica e al colonello Dimitrios Psarros, l’organizzazione Eleftheria (Libertà). Alla fine del giugno 1941, il direttivo macedone del KKE organizzò le prime due unità operative: la prima chiamata ‘Athanasios Diakos’ ebbe come base Kilkis, mentre la seconda, chamata ‘Odysseas Androutsos’, iniziò ad attivarsi a Nitrita. Questi due piccoli raggruppamenti di circa 300 uomini ciascuno scatenarono una determinata, ma anche disordinata, campagna di attentati, facendo saltare ponti e attaccando stazioni di polizia scarsamente difese”” (pag 38-39). Alberto Rosselli, giornalista e storico, ha al suo attivo opere di narrativa e diversi saggi tra cui ‘Québec 1759. Il Conflitto anglo-francese in Nord America 1756–1763’ (tradotto anche in lingua inglese), ‘Il tramonto della Mezzaluna. L’Impero Ottomano nella prima guerra mondiale’, ‘La resistenza antisovietica in Europa Orientale 1944-1956’, ‘Storie segrete della Seconda guerra mondiale’.”,”GREx-025″ “ROSSELLI Carlo, a cura di Nicola DEL-CORNO”,”Filippo Turati e il socialismo italiano.”,”Nicola Del Corno è professore associato di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano. È vicedirettore di ‘Rivista storica del socialismo’. Ha pubblicato tra l’altro ‘Carlo Rosselli: gli anni della formazione e Milano’ (2010) ‘Il marxismo di Turati’: ‘Fu Turati un marxista? … (pag 58-59 Tra il 1893 e il 1895, sotto l’influsso di Engels, degli studi sulla questione agraria e soprattutto dalla lotta per la libertà il suo revisionismo pratico farà passi da gigante…”” (pag 59)”,”TUFx-035″ “ROSSELLI Nello”,”Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872).”,”Di Nello Rosselli (Firenze 1900 – Bagnoles de l’Orne 1937) Einaudi ha pubblicato: Saggi sul Risorgimento, Inghilterraq e regno di Sardegna dal 1815 al 1847, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano.”,”MITS-036-FL” “ROSSELLI Carlo, a cura di Zeffiro CIUFFOLETTI Paolo BAGNOLI”,”Scritti politici. Vol. 1.”,”Carlo Rosselli (Roma 16/11/1899 – Bagnoles-de-l’Orne 09/06/1937) è stato antifascista, giornalista e filosofo. Teorico del socialismo liberale, un socialismo riformista non marxista.”,”ITAD-013-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. 1. La formazione del pensiero politico di Hegel. 2. Il sistema hegeliano dello Stato.”,”Avvertenza a ‘Marx e la dialettica hegeliana’. Il pensiero etico e politico del giovane Hegel. Gli anni del Ginnasio e dell’Università. Il problema della positività. Dialettica dell’Intero. Etica diritto e politica negli scritti jenensi e nella Fenomenologia. La Fenomenologia dello spirito. Hegel e lo Stato. Logica e filosofia del diritto. Logica e enciclopedia. Filosofia del diritto. Storia e cultura. Filosofia della storia. La problematica del realismo nell’estetica di Hegel. Lo spirito dell’hegelismo e il suo destino.”,”FILx-062″ “ROSSI Pietro”,”Marxismo.”,”Pietro ROSSI è ordinario di filosofia della storia all’Univ di Torino. Tra le sue opere principali: ‘Lo storicismo tedesco contemporaneo’ (1956), ‘Storia e storicismo nella filosofia contemporanea’ (1960), ‘Max Weber: oltre lo storicismo’ (1988). Per i tipi della Laterza, coordina insieme con Carlo A. VIANO, la ‘Storia della filosofia’.”,”MADS-070″ “ROSSI Pietro a cura; saggi di Domenico CONTE Maria Vittoria PREDAVAL Antonio ROVERSI Giuseppe DI-COSTANZO Mauro MORETTI Daniela ROMAGNOLI Renato GIANNETTI Alfredo SALSANO Pietro SCARDUELLI Michele CANGIANI Pier Angelo TONINELLI Giuliana GEMELLI Andrea DOVERI Franco AMATORI Gustavo CORNI Pier Paolo PORTINARO Sergio SCAMUZZI Nino SALAMONE Michele ROSTAN Paolo CERI Luciano CAFAGNA Alessandro CAVALLI”,”La storia comparata. Approcci e prospettive.”,”Saggi di Domenico CONTE, Maria Vittoria PREDAVAL, Antonio ROVERSI, Giuseppe DI-COSTANZO, Mauro MORETTI, Daniela ROMAGNOLI, Renato GIANNETTI, Alfredo SALSANO, Pietro SCARDUELLI, Michele CANGIANI, Pier Angelo TONINELLI, Giuliana GEMELLI, Andrea DOVERI, Franco AMATORI, Gustavo CORNI, Pier Paolo PORTINARO, Sergio SCAMUZZI, Nino SALAMONE, Michele ROSTAN, Paolo CERI, Luciano CAFAGNA, Alessandro CAVALLI.”,”STOx-008″ “ROSSI Paolo a cura; saggi di F. ABBRI C. ALETTO A. BERNABEI W. BERNARDI M. BRINI-SAVORELLI D. DE-MARTINO M.L. SERENA”,”Filosofia scienza politica nel Settecento francese. Saggi ricerche testi.”,”Saggi di F. ABBRI, C. ALETTO, A. BERNABEI, W. BERNARDI, M. BRINI-SAVORELLI, D. DE-MARTINO, M.L. SERENA. Maupertuis (Pierre Louis Moreau de), matematico francese (Saint-Malo 1698 – Basilea 1759). Dopo aver iniziato la carriera militare si dedicò alla matematica. Nel 1736 fu incaricato dall’Accademia delle scienze di dirigere una spedizione in Lapponia per misurare la lunghezza dell’arco di meridiano di un grado, allo scopo di verificare le teorie sulla forma e lo schiacciamento della Terra. Nel 1744 enunciò il suo famoso principio della minima azione. Nel 1746 accettò l’invito del re di Prussia, che su consiglio di Voltaire gli affidò la direzione dell’Accademia reale di Prussia. Questa conobbe allora un periodo di grande prosperità, mentre l’influenza francese raggiungeva in Prussia il suo apogeo. Ma a Berlino Maupertuis si fece molti nemici. Dapprima S. König, che fece espellere dall’Accademia per avere detto che il principio della minima azione era inesatto e in ogni caso enunciato da Leibniz; successivamente Voltaire, che parve prendere le parti di König. Colpito da grave malattia di petto, Maupertuis rientrò in Francia nel 1756; morì a Basilea presso i Bernoulli, che gli avevano conservato una fedele amicizia. (Accad. fr., 1743.) Maupertuis, Pierre-Louis (St Malo 1698 – Basilea 1759) Matematico, astronomo e topografo francese, ricordato per la formulazione del ‘principio di minima azione’, che postula che tutti i processi naturali avvengono in modo che la funzione dinamica denominata ‘azione’ sia minima. Dal 1718 fece parte dell’esercito francese con il grado di capitano, ma si congedò per dedicarsi alla scienza. Nel 1718 fu eletto membro della Royal Society e nel 1731 dell’Académie des Sciences. Dal 1745 al 1753 insegnò fisica all’Accademia di Berlino, dove attirò l’attenzione di Federico il Grande, che lo nominò presidente dell’Accademia. Servì nell’esercito prussiano impegnato nella guerra contro l’Austria, ma fu catturato e dopo il rilascio ritornò in Francia. Nel 1736 Maupertuis guidò una spedizione in Lapponia inviata da Luigi XV per misurare per la prima volta un arco di meridiano per mezzo del procedimento della triangolazione. I suoi rilevamenti confermarono la teoria introdotta da Isaac Newton che la Terra non è una sfera perfetta, ma leggermente appiattita ai poli. Il carattere litigioso lo condusse a scontrarsi con Voltaire che lo chiamò ironicamente le grand aplatisseur (il grande appiattitore). Maupertuis studiò inoltre le proprietà matematiche delle curve e la formazione delle specie. Tra i suoi scritti si ricordano Sur la Figure de la Terre (Della forma della terra, 1738) e Essai de Cosmologie (Saggio di cosmologia, 1751).”,”FILx-096″ “ROSSI A.”,”Autopsie du stalinisme. Avec le texte integral du rapport Khrouchtchev. Postface de Denis de Rougemont.”,”A. ROSSI (A. TASCA)”,”RUSS-083″ “ROSSI Ernesto; a cura di Giuseppe ARMANI”,”Il Sillabo e dopo. Questo è un libro anticlericale. Lo hanno scritto otto pontefici: Pio IX Leone XIII Pio X Benedetto XV Pio XI Pio XII Giovanni XXIII Paolo VI.”,”Ernesto ROSSI (Caserta 1897 Roma 1967) fu tra gli animatori della prima opposizione al fascismo e uno dei capi di ‘Giustizia e Libertà’. Nel 1930 venne arrestato e condannato a vent’anni di carcere. Nel 1939 venne mandato al confino nell’ isola di Ventotene, dove elaborò con Altiero SPINELLI il manifesto del Movimento Federalista Europeo. Liberato nel 1943 si trasferì in Svizzera. Nel 1945 tornò in Italia e partecipò all’ esecutivo del Partito d’ Azione. Dopo la Liberazione fu sottosegretario alla ricostruzione nel governo PARRI. Nel 1956 fu tra i fondatori del Partito Radicale. Dalle pagine de ‘Il Mondo’ e ‘L’ Astrolabio’ condusse una strenua battaglia contro i monopoli industriali, la corruzione e le ingerenze clericali nello Stato. Economista e storico, scrittore e polemista pubblicò numerose opere tra cui ‘Settimo non rubare’ (1951), ‘I padroni del vapore’ (1954), ‘Il manganello e l’ aspersorio’ (1958). Pubblicato nel 1864 insieme all’ Enciclica Quanta cura di PIO XI il Sillabo elencava 80 proposizioni di condanna degli ‘errori capitali’ del pensiero filosofico e politico e in pratica di tutta la filosofia moderna.”,”RELC-074″ “ROSSI A. (TASCA Angelo)”,”Physiologie du parti communiste français. Crise française crise mondiale.”,”A. ROSSI (A. TASCA)”,”PCFx-002″ “ROSSI A. (TASCA Angelo)”,”Les communistes français pendant la drole de guerre. Une page d’ histoire.”,”A. ROSSI (A. TASCA)”,”PCFx-003″ “ROSSI A. (TASCA Angelo)”,”Le pacte germano-sovietique. L’ histoire et le mythe.”,”TROSTKY in un articolo del gennaio 1940 si faceva beffa dei commentatori che giudicavano troppo alto il prezzo pagato da HITLER a STALIN con gli accordi territoriali dell’ agosto settembre 1939. “”Garantire la sua frontiera orientale, alla vigilia della guerra, era per Hitler una questione di vita o di morte””. Con la complicità russa, la Germania poteva concentrare le sue forze a Ovest per una guerra rapida e vittoriosa. Questa era la visione ottimistica di HITLER.”,”GERQ-036″ “ROSSI Ernesto”,”Il Sillabo e dopo.”,”Ernesto ROSSI (Caserta 1897 Roma 1967) fu tra gli animatori della prima opposizione al fascismo e uno dei capi di ‘Giustizia e Libertà’. Nel 1930 venne arrestato e condannato a vent’anni di carcere. Nel 1939 venne mandato al confino nell’ isola di Ventotene, dove elaborò con Altiero SPINELLI il manifesto del Movimento Federalista Europeo. Liberato nel 1943 si trasferì in Svizzera. Nel 1945 tornò in Italia e partecipò all’ esecutivo del Partito d’ Azione. Dopo la Liberazione fu sottosegretario alla ricostruzione nel governo PARRI. Nel 1956 fu tra i fondatori del Partito Radicale. Dalle pagine de ‘Il Mondo’ e ‘L’ Astrolabio’ condusse una strenua battaglia contro i monopoli industriali, la corruzione e le ingerenze clericali nello Stato. Economista e storico, scrittore e polemista pubblicò numerose opere tra cui ‘Settimo non rubare’ (1951), ‘I padroni del vapore’ (1954), ‘Il manganello e l’ aspersorio’ (1958). Pubblicato nel 1864 insieme all’ Enciclica Quanta cura di PIO XI il Sillabo elencava 80 proposizioni di condanna degli ‘errori capitali’ del pensiero filosofico e politico e in pratica di tutta la filosofia moderna.”,”RELC-107″ “ROSSI Nicola a cura; saggi di Vincenzo ATELLA Lorenzo BIRINDELLI Stefano PALMIERI Dino RIZZI Alessando VENTURINI Mario VOLPE Francesco PERACCHI Daniele MEULDERS Philippe VANHUYNEGEM Raffaele MINIACI Daniele CHECCHI”,”Competizione e giustizia sociale, 1994-1995. Terzo rapporto CNEL sulla distribuzione e redistribuzione del reddito in Italia.”,”ROSSI insegna analisi economica nell’ Università Tor Vergata di Roma.”,”ITAE-075″ “ROSSI Pietro a cura”,”Gli illuministi francesi. Bayle manoscritti clandestini Voltaire Montesquieu Diderot D’Alembert Condillac Lamettrie Helvetius D’Holbach Rousseau Turgot Raynal Condorcet.”,”””Si deve invece dire: facciamo in modo esatto l’ analisi delle cose, ed in seguito cercheremo di stabilire, con la massima diffidenza, se esse siano in rapporto con qualche principio”” (Voltaire, pag74) “”Ogni animale è più o meno uomo; ogni minerale è più o meno pianta; ogni pianta è più o meno animale. Non c’è nulla di definito in natura…”” (Diderot, pag 192)”,”FILx-238″ “ROSSI Vittorio G.”,”Soviet.”,”Vittorio G. ROSSI è il primo scrittore italiano non comunista o paracomunista che sia stato ammesso nell’ URSS da quando è calata la “”cortina di ferro””. Il suo viaggio, durato due mesi, è stato possibile dopo lunghe trattative tra il governo italiano e quello sovietico. In questo libro sono raccolti gli articoli che scrisse per il Corriere della Sera. Nessuna inchiesta giornalistiche precedente aveva suscitato tanta risonanza. Ciò è dovuto anche per la massa di informazioni che l’ Autore ha raccolto. L’ esposizione è obiettiva, documentaria, ‘a freddo’ e si incentra su tutti gli aspetti della condizione umana e del sistema sociale sovietico. “”Una famiglia operaia composta di quattro persone, che abbia uno spazio abitabile di tre metri quadrati a testa, cioè dodici metri in tutto, paga rubli sedici e settanta, se soltanto il padre o la madre lavora, cioè se l’ entrata della famiglia è la paga media mensile di un lavoratore, cioè rubli cinquecento.”” (pag 125) “”Ma oggi i preti guadagnano bene; sono pochi (nella vecchia Russia c’erano sei preti ogni mille abitanti, perciò i più erano miserabili), pochi, e i fedeli li sovvengono; fare il prete in Russia è un mestiere che frutta, e tranquillo, con buon mangiare e dormire. (…) Nel seminario di Mosca ci sono circa duecento giovani, e c’è più domande che posti; (…)”” (pag 202) “”Stalin parla il russo come uno straniero (…) Togliatti parla il russo come un russo (…)”” (pag 270)”,”RUSU-155″ “ROSSI Ernesto”,”Il manganello e l’ aspersorio.”,”Ernesto ROSSI è nato a Caserta nel 1897. A 18 anni va al fronte come volontario. Negli anni 1920 stringe amicizia con SALVEMINI, CALAMANDREI, ROSSELLI. Dopo l’ assassinio di MATTEOTTI aderisce all’ Unione nazionale di AMENDOLA edè tra i dirigenti di Italia libera. Poi redattore e diffusore di ‘Non mollare!’. Si rifugia in Francia. Nel 1925 riprende l’ attività antifascista collaborando alla ‘Riforma sociale’ di EINAUDI. E’ tra i fondatori di ‘Giustizia e Libertà’. Arrestato nel 1930 dopo nove anni di carcere va al confino di Ventotene. Scrive in questo periodo varie opere. Nel 1942 fonda insieme ad altri il ‘Partito d’ Azione. Partecipa all’ insurrezione di Milano. E’ sottosegretario alla ricostruzione nel Governo PARRI. Da qui inizia la sua battaglia contro la degenerazione della vita economica, politica e istituzionale della giovane democrazia italiana. Scrive altri numerosi volumi (v. retrocopertina). Muore nel 1967. “”Sul quaderno del 27 marzo, la “”Civiltà cattolica”” spiegò che il giudaismo “”è una nazione equivoca e insieme una religione equivoca””: (…). La rivista riportò poi, da “”Regime fascista””, una statistica dei posti occupati a Trieste dagli ebrei, per dimostrare quanto sproporzionata fosse la parte che essi avevano nella vita intellettuale, economica, finanziaria e sindacale, rispetto alla loro importanza numerica. Anche i più benevoli verso i giudei riconoscevano che la “”fatale smania di dominio finanziario e temporatistico nel mondo era la vera e profonda causa che rendeva il giudaismo un fomite di disordini e un pericolo permanente per il mondo””. (pag 278)”,”ITAF-156″ “ROSSI A. (TASCA)”,”La guerre des papillons. Quatre ans de politique communiste (1940-1944). Sous l’ occupation.”,”””Fino al 22 giugno 1941, la Francia avrebbe dovuto appoggiarsi all’ URSS, concludendo con essa un patto di amicizia, che “”completava”” il patto germano-sovietico””, e che gli avrebbe assicurato la pace, al di fuori del conflitto che opponeva l’ Asse e gli anglosassoni. La liberazione della Francia si sarebbe fatta “”nella pace”” e grazie alla politica di pace che l’ URSS perseguiva. Da quando si apprese della nuova offensiva scatenata dalla Wermacht, i comunisti si affrettarono a stabilire un altro legame tra la liberazione della Francia e l’ URSS, ed era la guerra voluta da Hitler ad Est a stabilirlo. Gli slogans divennero pieni di certezza e passione: “”Viva l’ Armata Rossa, che difendendo validamente il paese dei Soviet, si batte per sbarazzare la Francia dagli invasori fascisti e l’ Europa dal nazismo””. (pag 189) Volantino PCF (SFIC) ottobre 1940: “”Né Londra, né Berlino!”” (…) Solo il partito comunista lotta contro tutti i capitalisti fautori della guerra. (…)”” Volantino PCF maggio 1941: “”Abbasso la guerra imperialista!”” (…) Volantino PCF novembre 1941: “”La vittoria di Hitler sarà la schiavitù della Francia. La vittoria dell’ URSS, dell’ Inghilterra e dei popoli dell’ Europa, d’ Asia e d’ America ci darà la libertà e l’ indipendenza della Francia (…)”””,”PCFx-021″ “ROSSI A. (TASCA), saggio introduttivo”,”Les Cahiers du Bolchevisme pendant la campagne 1939-1940.”,”””Il rafforzamento della tendenza “”orientale”” della politica estera dei Soviets data dalla disfatta dell’ Armata Rossa in Polonia. Sotto i muri di Varsavia crolla il sogno bolscevico di “”gettare un ponte”” tra il potere sovietico installato in Russia – ancora fragile- e la rivoluzione “”proletaria”” in Germania. Senza rinunciarvi, come lo provano sia il trattato di Rapallo che i tentativi insurrezionali del 1923, si trasferiscono, per il momento, le maggiori speranze verso i movimenti “”nazional-rivoluzionari”” dei popoli d’ Oriente””. Dal 1° all’ 8 settembre 1920 ha luogo a Baku, convocato dall’ Internazionale Comunista, il primo “”Congresso dei popoli d’ Oriente””.”” (pag LX-LXI)”,”PCFx-025″ “ROSSI Cesare”,”L’ assalto alla Banca di Sconto. Colloqui con Angelo Pogliani.”,”””Non mi nascondo che la Banca aveva delle immobilizzazioni, soprattutto quella dell’ Ansaldo. Ma noi non potevano dimenticare i legami esistenti tra la “”Sconto”” e l’ Ansaldo specialmente durante la guerra e che buona parte della fortuna del nostro esercito dipese appunto da quei legami! Non si poteva distruggere l’ Ansaldo per compiacere le altre aziende concorrenti! Onde io giustifico pienamente il Comm. Pogliani quando, in seguito alle pressioni del prefetto di Genova e del direttore della Banca d’ Italia, che temevano uno sciopero ed un attentato alla tranquillità del Paese, contribuiva al pagamento dei salari delle decine di migliaia di operai che l’ Ansaldo aveva in Liguria. Vi sono purtroppo alle volte delle necessità che non ammettono indugio!”” (pag 156)”,”ITAE-117″ “ROSSI Jacques”,”Com’era bella questa utopia. Cronache dal Gulag.”,”ROSSI Jacques francese di nascita (1909) segue la madre in Polonia. A 16 anni diventa membro del Partito comunista clandestino polacco. Grazie al suo talento di poliglotta (otto lingue) viene chiamato a svolgere un ruolo tecnico all’ interno del Comintern che gli affida diverse missioni segrete. Nel 1937, in piena guerra di Spagna, viene richiamato a Mosca e accusato di tradimento. Fino al 1961 passerà circa vent’anni della sua vita nei Gulag sovietici e altri 4 in residenza coatta. Una volta in libertà denuncia gli orrori dello stalinismo pur non sentendosela di ripudiare il pensiero di Marx. Ha scritto varie opere e vive a Parigi in un istituto geriatrico. Bilancio dell’ epoca stalianiana. – fucilazioni di decine di migliaia di ostaggi negli anni 1918 1922 – carestia del 1922 (5 milioni di morti) – deportazione ed eliminazione cosacchi del Don (1920) – eliminazione di 680 mila persone all’ epoca della “”Grande purga”” e di altre 320.000 per condanne capitali. – deportazione di quasi 2 milioni di kulaki tra il 1930 e il 1932 – seconda carestia indotta del 1933 con la morte di 4-6 milioni di contadini e civili – vittime del sistema dei Gulag (1 milione) – deportazioni dal 1939 al 1945 di polacchi, ucraini e altri (centinaia di migliaia) Questi dati forniscono una cifra complessiva del terrore sovietico intorno ai 20 milioni di morti (S. Courtois). Altri storici parlano di 35 milioni di vittime. Courtois attribuisce all’ ideologia comunista a livello mondiale la morte per causa diretta o indiretta di quasi 100 milioni di morti (URSS 20 Cina 65 Vietnam 1, Corea Nord 2, Cambogia 2, Europa Est 1, America Latina 150 mila). (pag 15)”,”RUSS-178″ “ROSSI Pietro”,”Positivismo e società industriale.”,”Il libro è composto di tre parti ciascuna si occupa di un autore: Saint-Simon, Comte, Spencer. “”Il carattere fondamentale della filosofia positiva è di considerare tutti i fenomeni come soggetti a leggi naturali invariabili: la loro scoperta e la loro riduzione al minor numero possibile costituiscono il fine di tutti i nostri sforzi, in quanto la ricerca di ciò che chiamiano cause – siano esse cause prime o cause finali – dev’ essere considerata assolutamente inaccessibile e priva di senso per noi… L’ origine diretta di una filosofia veramente positiva … dev’essere ricondotta al movimento determinato nello spirito umano dai precetti di Bacone, dalle concezioni di Cartesio e dalle scoperte di Galilei (…)””. (pag 155-156) Fonte Wikipedia: Herbert Spencer (Derby, 27 aprile 1820 – 8 dicembre 1903) nacque da una famiglia della piccola borghesia; fu cresciuto senza convinzioni dogmatiche definite. L’atteggiamento antidogmatico e antiaccademico sarà una costante della sua vita. Alternò periodi di studi e di lavoro. Già dal 1851 aveva abbracciato i principi dell’evoluzionismo. Interessato ad elaborare una teoria generale del progresso umano e dell’evoluzione cosmica e biologica, Spencer si propose già dal 1860 l’idea di un Sistema di filosofia generale, che egli precisò nei First Principles (1862) che è la sua opera fondamentale, e quindi applicò successivamente alle più vaste e diverse branche del sapere: Principles of Biology (1864 – 1867), Principles of Psycology (1870 – 1872), Principles of Sociology (Principi di sociologia) (1876 – 1896) Principi di etica (1879). Già dai suoi primi saggi emerge con estrema chiarezza l’impostazione fondamentale del suo pensiero, che intende l’evoluzione e il progresso come la legge universale della vita e del cosmo. Spencer cerca di elaborare una teoria evoluzionarista che possa valere sia per il mondo naturale (meccanico) sia per il mondo sociale. Il suo pensiero è quindi basato sul connubio tra l’evoluzionarismo darwiniano ed una visione sociologica organicista che prende le mosse da Comte. [modifica] Opere Tra le opere di spencer troviamo la sua Autobiography e The Filiation of Ideas che non esplicitavano il suo mutamento ideologico-politico anche se non si sforzò troppo per nascondere le sue opinioni ora discordanti sul socialismo definito da lui “”schiavista””. L’assimilazione del socialismo ad un regime burocratico-militare è il punto chiave di The Man Versus The State, l’uguale diritto a tutti gli uomini all’uso della terra (centrale anche in Social Statics). Spencer, sulla base della denuncia dei diritti dell’uomo, azzardò anche una promessa su un’integrale riconciliazione dell’uomo verso se stesso e verso il proprio ambiente. Dopo essere intervenuto con questa raccolta in volumi di 4 articoli abbandonò le vesti del teorico e si adeguò ai metodi polemici. Il suo obbiettivo era di ripristinare il proprio profilo come liberale sui compiti dello stato. Nessuno vide di buon occhio The Man Versus The State, né i socialisti che non persero tempo a chiarire la situazione contemporanea, né i liberali che non si ritrovavano nel suo spirito di crociata ormai superato. Isidore Marie Auguste François Xavier Comte (Montpellier 19 gennaio 1798 – Parigi 5 settembre 1857), filosofo francese, è considerato, a buon diritto, il padre del pensiero positivista. Discepolo di Henri de Saint-Simon, coniò il termine “”fisica sociale”” per indicare un nuovo campo di studi. Questa definizione era però utilizzata anche da alcuni altri intellettuali suoi rivali e così, per differenziare la propria disciplina, inventò la parola sociologia. Comte considerava questo campo disciplinare come un possibile terreno di produzione di conoscenza sociale basata su prove scientifiche. Volendo sbarazzarsi della metafisica, esalta quasi religiosamente la conoscenza scientifica che mira a osservare per conoscere senza apriorismi. Si richiama comunque a Kant e Leibniz affermando che nell’uomo esistono disposizioni mentali spontanee. La sua citazione « Ordine e progresso » figura sulla bandiera brasiliana (Ordem e progresso) Indice [nascondi] 1 La legge dei tre stadi 2 La classificazione delle scienze 3 La sociologia 4 La religione della scienza 5 Opere 6 Hanno influito su di lui 7 Ha influito su di loro Claude Henri de Rouvroy, conte di Saint-Simon (Parigi, 17 ottobre 1760 – 19 maggio 1825). È considerato il fondatore del socialismo francese. Partecipò alla guerra di indipendenza americana, combattendo agli ordini di La Fayette. Apparteneva alla famiglia dell’autore delle “”Memoires””, ma di un altro ramo. Fin dall’infanzia diede prova di un’energia e di un’indipendenza di carattere fuori dal comune. Fu in relazione con D’Alembert del quale subì l’influenza. Benché abbia avuto dei precursori, prima di lui non era mai stato così precisamente dichiarato, non soltanto che l’uomo e le società potevano essere diretti nella loro condotta solo iniziando a ridurli a oggetti della scienza, ma, per di più, che questa scienza non poteva poggiare su altri principi che non fossero le scienze della natura. Alla sua morte si sviluppò un movimento politico-religioso, basato sulle sue idee, che fu chiamato sansimonismo. Le sue opere influenzarono notevolmente Auguste Comte”,”TEOS-119″ “ROSSI Paolo”,”Francesco Bacone. Dalla magia alla scienza.”,”Quando questo libro apparve in traduzione inglese (1968) fu salutato come una svolta decisiva negli studi baconiani. Frances A. YATES osservò che il lavoro di ROSSI ‘rendeva insipido ogni altro scritto su Bacone’. Paolo ROSSI nato a Urbino nel 1923, ha insegnato nelle Università di Milano, Cagliari e Bologna. E’ ordinario di storia della filosofia nelle Facoltà di Lettere dell’ Università di Firenze. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina). “”Senza dubbio Bacone non può in alcun modo essere considerato, a causa della cosiddetta scoperta del metodo induttivo, come il fondatore della scienza moderna. Questa immagine, che fu cara ai fondatori della Royal Society e agli autori della grande Enciclopedia illuministica, è irrimediabilmente caduta. Considerare ancora Bacone da questo punto di vista equivarrebbe – come ha scritto Farrington – a porre Bacone su un piedistallo inappropriato in una parte inappropriata della galleria. Chi si è dedcato ad un’ impresa di questo genere è giunto, quasi sempre, a conclusioni desolanti. Senza dubbio la fecondità della scienza moderna è stata assicurata non da uno sperimentalismo empirico di tipo baconiano, ma dal metodo matematico galileiano fondato su un’ analisi quantitativa e meccanica che “”non mira a ordinare e purificare il mondo dei dati in vista di una scoperta delle forme, ma tende alla scoperta della legge mediante la sola considerazione dell’ ordine misurabiel delle cose naturali””””. (pag 225-226)”,”FILx-330″ “ROSSI A. (TASCA)”,”Deux ans d’ alliance germano-soviétique. Août 1939 – Juin 1941.”,”Contiene dedica autore ad Alexandre Parodi, ambasciatore di Francia, 1949 Libro dedicato alla memoria di Paul CAVYN, ministro plenipotenziario belga a Parigi. La mobilitazione del Comintern al servizio di Hitler (pag 111). Al di là delle conseguenze strategiche del patto germano-sovietico, il contributo più efficace della Russia ai successi militari della Germania è stato senza alcun dubbio la mobilitazione dei partiti comunisti nella lotta contro la guerra, diventata improvvisamente “”imperialista”” dopo il patto del 23 agosto. Le direttive di questa nuova politica sono state fornite a tutti i partiti dell’ Internazionale Comunista nel discorso di Molotov del 31 agosto 1939 al Soviet Supremo, in un articolo di ottobre di Georges Dimitrov, al quale viene assicurata la massima diffusione in tutti i paesi, e nel manifesto lanciato dall’ Internazionale comunista in occasione del 22° anniversario della Rivoluzione d’ Ottobre. Teoricamente, l’ opposizione alla guerra doveva farsi in tutti i paesi belligeranti, qualunque fossero. Ma senza contare il fatto che mettere sullo stesso piano l’ Inghilterra, la Francia e la Germania era già un servizio reso a Hitler, in pratica la lotta contro la guerra non era efficace che nei paesi democratici. (…)”” (pag 111-112) Le condizioni sovietiche per l’ adesione al patto tripartito (pag 179). Una dozzina di giorni dopo il suo ritorno a mosca, il 25 novembre 1940, Molotov chiamava l’ ambasciatore von Schulenburg e gli forniva la risposta del Governo sovietico alle proposte tedesche. L’ URSS era pronta ad accettare il progetto di Ribbentrop sulla sua adesione al Patto tripartito, ma a determinate condizioni. Queste condizioni prendevano come punto di partenza i due protocolli segreti suggeriti da Ribbentrop la sera del 13 novembre. (…)””. (pag 179)”,”RUST-122″ “ROSSI Aldo (testi), collaborazione (ai testi e alle ricerche) di Margherita GALANTI”,”Cara Savona.”,”””Un personaggio di cui Varazze va fiera è il Beato Jacopo, il domenicano, arcivescovo di Genova alla fine, del XIII secolo, i cui scritti sono tra i documenti medioevali culturalmente più significativi. A ricordare e onorare Jacopo da Varagine c’è una statua in una raccolta piazza cittadina. Ora un libro pubblicato di recente dalla studiosa Gabriella Airaldi afferma che non è certa la nascita a Varazze del beato: forse apparteneva sì ad una famiglia, magari illustre, di origine varazzina, ma quasi certamente era genovese.”” (pag 172)”,”ITAB-196″ “ROSSI Ernesto CALAMANDREI Piero SALVEMINI Gaetano”,”Non mollare (1925). Riproduzione fotografica dei numeri usciti. Tre saggi storici di Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini.”,”””Non è dunque un caso che intorno a Gaetano Salvemini si raccogliessero uomini come Piero Calamandrei, Carlo e Nello Rosselli, Nello Traquandi, Ernesto Rossi. Provenivano tutti dalla stessa radice ideologica, avevano tutti vissuto la medesima esperienza dell’ interventismo e della guerra combattuta, e tutti erano mossi da un sentimento di rivolta contro il dilagare della violenza fascista.”” (pag VII)”,”ITAD-081″ “ROSSI Ernesto”,”Elettricità senza baroni.”,”L’ industria elettrica è una industria politica. “”L’ accentramento capitalistico in colossali società elettrocommerciali, collegate finanziariamente fra loro attraverso le capogruppo e le holdings, era arrivato ormai in Italia a tal punto da mettere ogni anno a disposizione di una diecina di persone una torta di parecchie centinaia di miliardi, dalla quale era facile ritagliare, senza che gli azionisti neppur se ne accorgessero, delle fette più o meno consistenti per addomesticare i funzionari controllori, per ottenere l’ amicizia di uomini politici, per foraggiare i giornali e i partiti. Inoltre il peso dei titoli elettrici, rispetto all’ ammontare totale dei titoli quotati nelle nostre Borse, e l’ importanza della fornitura dell’ energia elettrica per lo sviluppo economico del paese, metteva in grado questa diecina di persone di ricattare continuamente il governo per ottenere aumenti di tariffe, prestiti a condizioni di favore, contributi per la costruzione degli impianti, ed altri privilegi, con la minaccia di compiere operazioni contrarie al credito dello Stato o di sospendere la costruzione dei nuovi impianti””. (pag 64-65) L’ elettro-nucleare in Italia. “”(…) osservazione sulla quale è spesso tornato il prof. Felice Ippolito, segretario generale del Comitato Nazionale per l’ Energia Nucleare (CNEN): per rendere possibile la continua immissione in rete di tutta l’ energia delle centrali elettronucleari, che tra qualche anno cominceranno ad entrare in funzione, occorre dare a tali centrali il compito di provvedere alla soddisfazione della parte più costante della domanda””. (pag 90)”,”ITAE-165″ “ROSSI Vittorio G.”,”Maestrale.”,”Nato a Santa Margherita Ligure, è uno scrittore universalmente noto e un grande iniziatore di giovani alla lettura, alla conoscenza e al gusto dell’ avventura. “”Nella scienza tutto è provvisorio, anche se dura da secoli, una nuova esperienza lo può cambiare domani. In una religione si può credere o non credere; ma non ci può mai essere niente di nuovo. E “”chi più sa, più dubita””; e questo lo ha detto un papa che era un grande papa; e sapeva che nella religione lui non poteva sapere più di quello che sapeva; nella scienza sì””. (pag 71) “”Per l’ asiatico, tutto questo non esiste, perché in Asia non esiste l’ uomo; esiste l’ uomo come zoologia, ma non l’ uomo come intendiamo noi. L’ Asia non è fatta di uomini; è fatta di massa””. (pag 169) “”Chi conosce i cinesi, quando sente dire che essi hanno una disputa dottrinaria coi russi, i mette a ridere. Il russo può andare avanti per giorni e notti a discutere di dottrina; il cinese, solo a sentirne parlare, si addormenta. Il cinese è incapace di astrazioni, di idee generali; il cinese è un empirico, anche più dell’ inglese, infatti in Asia dicono che il cinese è l’ inglese dell’ Asia. Il cinese vede solo le cose, le vede in modo pratico, e anche molto bene, anche meglio di noi; ma le idee gli si sfumano nella zucca””. (pag 176)”,”VARx-185″ “ROSSI Mario”,”Giovanni Huss. L’ eroe della nazione boema nel secolo XV. Conferenza commemorativa del V Centenario della sua morte (1415-1915).”,”Wycliff e Huss. “”Le opere di Wicliff introdotte in Boemia nei primi anni del 1400, per opera degli studenti boemi accorsi in Inghilterra al seguito della regina Anna, vi avevano suscitato un grande fermento spirituale negli animi turbati dallo scandalo dello Scisma d’ occidente. Huss riassume ed impersona, per volere di Dio, con la sua anima ricca di sensibilità, tutto questo incomposto agitarsi degli spiriti e, per l’ influenza straordinaria esercitata come professore e come predicatore, finisce col dirigere le sorti della nazione boema. Il clero fu subito contro di lui. (…) Il re Wenceslao tenta di calmare gli animi, ma invano. Huss, alla fine del 1412, va in esilio volontario dirigendosi verso un castello di un nobile, suo protettore, al sud della Boemia. Precisamente; come Lutero alla Wartburg! E’ questo uno dei periodi più belli della vita del riformatore boemo; egli, lo scomunicato, si fa predicatore itinerante e predica nei villaggi, nei campi, nei boschi ed infiamma i boemi alla causa della riforma della Chiesa, associata oramai a quella del risveglio nazionale. Scrive trattati, sermoni, lettere in gran numero. La sua attività è divenuta prodigiosa. Nel 1412 e nel 1413 si consolida così il movimento ussita, prolungamento del movimento wicleffita, sotto la radiosa influenza di Giovanni Huss. Le ali della ‘timida oca’ – così, scherzosamente, Huss chiamava se stesso – battevano già disperatamente ‘il dragone infernale’, l’ ecclesiasticismo corrotto!. Un patto eterno fu stretto tra Huss e il suo popolo (…). Ma di là dai monti della Boemia, si maturavano altri eventi. Emerge dalle contese politiche il furbo imperatore Sigismondo, fratello del re Wenceslao di Boemia. Egli vuole la pace, vuole l’ unità della Chiesa per rafforzare l’ unità dell’ Impero. Ma dovrà comparire come il campione dell’ ortodossia cattolica e il pacificatore così delle lotte politiche come delle lotte dottrinali nella Chiesa. (…) Il 6 luglio 1415 G. Huss è introdotto come un delinquente nella Cattedrale di Costanza, dov il Concilio teneva le sue sedute solenni. (…) Che ore lunghe di martirio! Huss deve ascoltare prima un lungo sermone in latino tenuto dal vescovo di Lodi sul dovere di reprimere l’ eresia e di condannare gli eretici; deve ascoltare la lettura della condanna di trenta tesi (proposizioni) attribuitegli, capolavoro di perfidia teologica; subire un breve ed umiliante interrogatorio rituale, senza che gli sia permesso di esporre le sue ragioni, e poi sentire le parole terribili di scomunica e di condanna. (…) Fu consegnato immediatamente al braccio secolare per l’ esecuzione della condanna.”” (pag 17-20)”,”RELP-039″ “ROSSI Ernesto”,”Lo Stato industriale.”,” Il collasso di un apparato statale. “”Dall’ 8 settembre 1943 (data dell’ armistizio con gli Alleati) alla fine della guerra, l’ Italia è stata divisa in due – la parte settentrionale in mano ai tedeschi e l’ altra occupata dagli Alleati – con due “”governi fantocci”” combattenti l’ uno contro l’ altro. Diecine di migliaia di persone vivevano sui monti “”fuori legge””. Per una parte della popolazione erano doveri patriottici quegli atti di sabotaggio, di diserzione, di guerra partigiana che l’ altra parte considerava un tradimento della Patria. Tutta la popolazione civile, per sopravvivere , ha dovuto “”arrangiarsi”” con traffici vietati dalle legi, e approvvigionarsi sul mercato nero. Nel trasloco degli uffici, diversi archivi dei ministeri furono perduti o distrutti. Intere regioni hanno vissuto per molti mesi in un regime di terrore, senza poter più contare su un minimo di assistenza da parte della pubblica amministrazione per l’ espletamento degli affari normali, né sulla difesa del diritto da parte della polizia e della magistratura. La confusione negli animi e nelle cose sembrava ormai che giustificasse qualunque reato.”” (pag 28)”,”ITAE-171″ “ROSSI Ernesto”,”Settimo: non rubare.”,”La protezione doganale chiesta dalla Fiat (pag 8) “”Se i dirigenti americani dell’ Erp non si lasceranno convincere, se, come speriamo, replicheranno che il principio della iniziativa privata non ha niente a che fare con la politica della privatizzazione degli utili e della socializzazione delle perdite, sostenute dai sigg. Falck e C., si può essere sicuri che, contro il programma Finsider, verranno scatenate le organizzazioni sindacali operaie. E’ vero che il risanamento dell’ industria siderurgica permetterebbe col tempo di impiegare un numero molto maggiore di operai siderurgici, ed è pure vero che tale risanamento a nche più che agli ottantamila operai siderurgici, interessa direttamente i seicentomila operai meccanici, che vedrebbero le possibilità di sviluppo dell’ industria meccanica, se tale industria potesse comprare i prodotti siderurgici ai prezzi internazionali. Ma la politica della FIOM, come la politica delle altre organizzazioni sindacali, non guarda all’ avvenire lontano, nè agli interessi di tutti i lavoratori; suo unico obiettivo è oggi il consolidamento dei diritti acquisiti, la cristallizzazione dei rapporti di lavoro esistenti, il miglioramento immediato delle condizioni degli operai già sistemati, comunque parassitaria sia l’ attività da essi svolta e qualunque siano le conseguenze prevedibili per l’ intera classe operaia. Il risanamento dell’ industria siderurgica implica concentramento, chiusura degli stabilimenti antieconomici, licenziamento del personale in soprannumero, spostamento di operai da certi luoghi ad altri luoghi, da certe lavorazioni ad altre lavorazioni””. (pag 146)”,”ITAE-172″ “ROSSI Angelo VACCA Giuseppe”,”Gramsci tra Mussolini e Stalin.”,”ROSSI Angelo (1933) dopo aver insegnato storia e filosfia nel liceo classico di Foggia si è dedicato alla politica nel PCI dal 1953. Eletto nel 1994 nel senato della Repubblica. Ha fatto parte della Commissione Finanze e Tesoro. VACCA Giuseppe presidente della Fondazione Gramsci e consigliere d’ amministrazione dell’ Istituto dell’ Enciclopedia Italiana, dirigente politico (prima del PCI poi PDS e DS. Ha scritto molti libri (v. 4° copertina)). Gramsci, l’ analisi della politica internazionale, la crisi del 1929. “”Quanto Gramsci seguisse da vicino le vicende internazionali è documentato dai Quaderni, il cui sviluppo si basa su un’ analisi originale della crisi del ’29-32 che non solo contraddiceva la strategia del Comintern, ma si spingeva fino ad invalidare i paradigmi su cui esso era costruito. Ciò non toglie che la storiografia sul PCI si sia domandata a lungo quanto Gramsci fosse informato degli avvenimenti politici, contribuendo alla vulgata del carattere “”disinteressato””, distaccato dalla lotta politica corrente, degli scritti del carcere.”” (pag 76)”,”GRAS-065″ “ROSSI Luigi”,”La strategia dei “”marxoidi””. Volume I. 1939-1949. Dal Patto Ribbentrop-Molotov alla NATO.”,”””In copertina: Molotov, inviato di Stalin, accolto da Ribbentrop giunge a Berlino e passa in rivista un plotone d’ onore nazista, dopo la firma del Patto tra Hitler e Stalin, che provocò la seconda guerra mondiale””. (retrocop) Luigi ROSSI, giornalista e scrittore, è di origine emiliana. Esordì giovanissimo nella stampa universitaria, fu quindi redattore inviato speciale corrispondente di guerra. Fece parte del Resto del Carlino, Gazzetta del popolo, Gazzetta de Mezzogiorno, del Globo. Fondò l’ agenzia ORBIS, il quotidiano Italia Sera e fu redattore parlamentare, collaboratore della Rai. Invalido di guerra, combattente in Libia, corrispondente di guerra in Russia, ha raccolto materiale in tutto il mondo per i suoi articoli e studi di storia politica ed economia. “”Sempre Keitel ha ricordato che Hitler, nelle riunioni militari, escludeva sempre, tassativamente, che gli Stati Uniti avrebbero varcato l’ Atlantico una seconda volta, per venirsi a battere in Europa. E citava l’ esempio di Wilson che “”era ripartito, profondamente amareggiato ed irritato contro gli alleati europei, dopo Versailles””. Hitler riteneva anche però, che manovrando il partito ‘pacifista’ inglese, specie attraverso la drammatizzazione degli “”incidenti”” provocati dovunque, ed in modo continuo, dai polacchi (tutti inventati dalla propaganda di Goebbels o frutto di montature naziste) avrebbe ripetuto il gioco già consumato per la Cecoslovacchia. Inoltre – come ho detto – fidava moltissimo sullo “”spirito isolazionistico”” degli americani. Goering ha confermato a Norimberga che “”il giorno in cui la Gran Bretagna annunciò ufficialmente la sua ‘garanzia’ alla Polonia, il Führer mi chiamò al telefono per comunicarmi di aver sospeso la progettata invasione della Polonia. Si tratta di una misura definitiva o temporanea?, gli chiesi. Ancora non posso dirlo. Sto cercando di vedere se mi riesce di impedire l’ intervento britannico. (…)””. (pag 70) “”Ciò spiega la risposta di Halder, a Norimberga, alla domanda del pubblico accusatore Capitano Sam Harris. Harris: – Come mai Hitler, ‘irrevocabilmente’ votato alla guerra, ha potuto trascinare, dietro di se, tutto il popolo tedesco che voi sostenete ‘irrevocabilmente contrario alla guerra’? Halder: – Consentitemi di sorridere. Quando si parla di ‘irrevocabile’ a proposito di Hitler, si commette uno degli errori più grossolani. Nulla era ‘irrevocabile’ con Hitler e per Hitler. Quando nella Conferenza del 22 agosto 1939 all’ Oberzsalzberg ci disse che aveva deciso ‘irrevocabilmente’ di attaccare la Polonia e, magari, se fosse stato necessario, di attaccare tutto l’ Occidente, nessuno ritenne che avrebbe mantenuto la sua parola””.”” (pag 71)”,”RUST-124″ “ROSSI Luigi”,”La strategia dei “”marxoidi””. Volume II. 1949-1979. Patto di Varsavia-Helsinki-Belgrado-Berlino Est.”,”Luigi ROSSI, giornalista e scrittore, è di origine emiliana. Esordì giovanissimo nella stampa universitaria, fu quindi redattore inviato speciale corrispondente di guerra. Fece parte del Resto del Carlino, Gazzetta del popolo, Gazzetta de Mezzogiorno, del Globo. Fondò l’ agenzia ORBIS, il quotidiano Italia Sera e fu redattore parlamentare, collaboratore della Rai. Invalido di guerra, combattente in Libia, corrispondente di guerra in Russia, ha raccolto materiale in tutto il mondo per i suoi articoli e studi di storia politica ed economia. “”Il pericolo – scrisse una volta Spinoza – “”è tutto quello che la ragione non riesce a capire””. (pag 70) (RUST 125) Panslavismo e prussianesimo. “”Da un opuscolo-diario di un certo Muralov “”trotskista””, giuntomi tra le mani molti anni fa, per caso, a Ginevra, ho trascritto (perché già pensavo, fin da allora, di approfondire la mia analisi sull’ evoluzione della “”sinistra”” e del ‘marxismo-leninismo’ in particolare) alcuni periodi. Muralov (poi esule per sfuggire a Stalin) nel suo ‘pamphlet’ ha notato: “”Marx ha commesso un errore di prospettiva storica quando ha indicato la Germania come la culla naturale della rivoluzione proletaria mondiale. Ogni grande movimento storico ha delle origini precise, dei caratteri che sono peculiari della matrice di ogni popolo. Marx guardava alla Prussia e non alla Russia, ha identificato solo nel modello prussiano il catalizzatore della rivoluzione proletaria. Del modello panslavo ha visto soltanto la facciata, l’ artificioso orpello del mito zarista. Se Marx vivesse oggi riconoscerebbe, certamente, il suo errore. Il prussianesimo ha soffocato la rivoluzione proletaria tedesca ed ha generato il nazismo. Il panslavismo ha ucciso lo zar ed ha diffuso nel mondo, attraverso la rivoluzione permanente, arricchito dalla fecondità dei popoli slavi, il comunismo””. E più avanti: “”Lenin ha dato ai popoli slavi la coscienza della loro forza restitendo loro tutto il potere che gli zar ed i loro cortigiani gli avevano sottratto. Stalin ha bloccato questo processo di liberazione e sta riportando indietro di 50 anni la Russia. Per questo il popolo lo ha definito, con disprezzo, lo “”zar rosso””. Stalin è un traditore. (…)””. (pag 17-18)”,”RUST-125″ “ROSSI Mario a cura”,”Sviluppi dello hegelismo in Italia. F. De Sanctis – S. Tommasi – A. Labriola.”,”””Quando Engels nell’ Antidühring usava della parola metafisica in senso peggiorativo, intendeva appunto di riferirsi a quelle maniere di pensare, ossia di concepire, di inferire, di esporre, che son l’ opposto della considerazione genetica, e quindi (subordinatamente) dialettica (1) delle cose””. (pag 188) (1) Da ricordare qui l’ obiezione di Labriola a Engels riguardo alla differenza fra i termini “”genetico”” e “”dialettico”” (nota 2 pag 188) “”Cotesta critica dell’ Engels, che per molti rispetti è specificabile e precisabile ancora, e soprattutto per ciò che riguarda la origine di codesto pensare metafisicamente, ripete a modo suo la opposizione hegeliana fra l’ ‘intendimento’, che fissa gli opposti come tali, e la ‘ragione’, che gli opposti rimette in serie di processo ascendente – (la divina arte di ‘conciliare gli opposti’, direbbe Bruno – ‘omnis determinatio est negatio’, diceva Spinoza).”” (pag 189-190)”,”LABD-055″ “ROSSI Annabella”,”Lettere da una tarantata.”,”D.L. Milani (pag 43) Italiano popolare unitario. “”Così, Anna del Salento ci fornisce il documento del modo d’ esprimersi d’un incolto che, sotto la spinta di comunicare e senza addestramento, maneggia quella che, ottimisticamente, si chiama la lingua “”nazionale””, l’ italiano.”” (pag 48) “”Oltre che di chiese sconsacrate, l’ Italia è piena di teatri lirici abbandonati. (…) (pag 58) “”Sotto l’ influenza dei modelli dell’ opera lirica, le oscure contorsioni sintattiche, ‘reina, surser, non lice’ dovevano tornare normali come ‘senti l’orma dei passi spietati’. Accade così che Filippo Turati, nel comporre Il canto dei lavoratori, inno del Partito operaio italiano, non esitò a farcirlo di elementi aulici: ‘niun di voi vorrà tradir; de’ suoi figli opra sarà; pugnando; pugnammo; una dimane; chiami il dritto a trionfar; di chi pace non favelli sotto il piè dell’ oppressor; un esercito diviso / la vittoria non corrà’. Dobbiamo a Guido Podrecca rari tentativi di ironizzare (e così espungere) l’ aulicità delle canzoni di protesta, come l’ ‘Inno dei divoratori’ o in ‘Dio lo vuole’. Ma si tratta di eccezioni (…)””. (pag 58)”,”ITAS-115″ “ROSSI Ernesto”,”Borse e borsaioli.”,”Nato a Caserta nel 1897 fiorentino di elezione E. Rossi è stato volontario e mutilato durante la prima guerra mondiale, dopo il 1923 è stato tra i dirigenti dell’ opposizione antifascista a Firenze. Assieme ai fratelli ROSSELLI e a SALVEMINI pubblicò e diffuse il primo foglio clandestino ‘Non mollare’. Venne arrestato più volte e dovette riparare in Francia. Fu tra i fondatori di ‘Giustizia e libertà’ che diresse insieme a Riccardo BAUER fino al suo arrsto alla fine del 1930. Condannato dal tribunale speciale a vent’anni di carcere ne scontò nove per intevenuta amnistia, e finì al confino di Ventotene. Scrissi in questo periodo quattro libri: La riforma agraria, Critica del sindacalismo, Abolire la miseria, Critica del capitalismo. Durante la guerra pubblicò in Svizzera ‘L’ Europe de demain’. Nel 1948 ha pubblicato una biografia di De Viti De Marco e in seguito molte altre opere. E’ stato sottosegretario alla Ricostruzione del ministero Parri e presidente dell’ ARAR. Alla memoria di Tullio ASCARELLI principe dei commercialisti, invece di servire i grandi baroni, dedicò il suo vivissimo ingegno a combatterne soprusi e privilegi I proverbi sotto i titoli dei capitoli sono tratti da ‘Raccolta di proverbi toscani’ di Giuseppe Giusti, Firenze 1926. “”I morti aprono gli occhi ai vivi”” (pag 1) Il 24 Ore commentatore ‘di sinistra’ (pag 96-) Le casse nere per le public relations (pag 183) “”Non avendo alcun senso confrontare i valori di Borsa delle società attraverso il tempo senza far prima dei laboriosi calcoli per tener conto dei diritti di opzione e dei dividendi, riporto, nella seguente tabella le variazioni percentuali dell’ indice del corso secco medio di ogni mese rispetto al mese precedente, per la Lanerossi e per le quaranta principali società rilevate nel ‘Bollettino della Banca d’ Italia’ (che rappresentano circa i due terzi del valore corrente complessivo delle 153 società quotate in Borsa)””. (pag 105) “”Chi aveva acquistato 100 milioni di azioni e le aveva depositate in una banca per ottenere 75 milioni, se il prezzo raddoppia, si fa dare dalla Banca altri 75 milioni senza bisogno di alcuna nuova copertura; e se i corsi raddoppiano ancora (come è accaduto nello spazio di soli dodici mesi per le Lanerossi) può ottenere, col medesimo pacchetto azionario, altri 150 milioni. Così le anticipazioni della Banca, risultano, per una parte sempre maggiore, garantite sul fumo. Questo gioco può continuare all’ infinito. Quando le Banche hanno rasciugato le loro eccedenze di disponibilità liquide nei crescenti finanziamenti speculativi, devono, per forza, fermarsi: allora la trottola cade. (…) La fine della politica del “”denaro facile”” obbliga molti speculatori, che hanno operato al rialzo con quattrini presi a prestito dalla Banche, a vendere per far fronte alle scadenze. La tendenza della Borsa si inverte. Anche se in un primo tempo, le Banche mantengono immutato lo scarto (nella nostra ipotesi il 25%), sono costrette a ridurre le anticipazioni agli speculatori, e le loro richieste contribuiscono ad accelerare ancor più la corsa al ribasso. In conseguenza della velocità di questa discesa, il vecchio scarto non risulta più sufficiente: proprio quando gli speculatori si trovano in maggiori difficoltà, le banche sono costrette a chiedere un aumento della garanzia (il 30, il 50%), e questo aumento spinge ancor di più gli speculatori a vendere, e quindi rende più ripida la caduta. Il modo discendente a spirale continua fino al crollo del castello di carte costruito dai giocatori al rialzo, o fino a quando il governo non costringe le Banche ad acquistare le azioni, per sostenere i corsi, e poi interviene a “”salvare”” le Banche con i quattrini dei contribuenti””. (pag 130-131)”,”ITAE-194″ “ROSSI Paolo”,”Aspetti della rivoluzione scientifica.”,”””Non posso trattenermi dal ricordare che non è inverosimile che vi siano abitanti non solo sulla Luna, ma sullo stesso Giove. Ora per la prima volta si stanno scoprendo quelle nuove regioni, ma non appena qualcuno avrà insegnato l’ arte di volare, fra la nostra specie umana non mancheranno i coloni. Chi avrebbe creduto un tempo che la navigazione nello sconfinato Oceano sarebbe stata più tranquilla e sicura che nello stretto golfo dell’ Adriatico, nel Mar Baltico o nella Manica? Si diano le navi e si adattino le vele al vento celeste: vi sarà gente che non avrà timore per sé neppure di fronte a quell’ immensità”” (Giovanni Keplero, J. Kepler, Dissertatio cum Nuncio Sidereo, Francofurti, 1611) Scienza e religione. “”Non è il caso di fermarsi a ripetere qui cose ben note sulla straordinaria importanza della lettura della Bibbia in quel decisivo periodo della cultura e della vita inglese che va da Wycliffe a Bacone. In realtà, com’è stato sottolineato da molti, il radicale mutamento di orizzonti e di prospettive culturali che si effettuò in Inghilterra nella prima metà del Seicento ebbe a coincidere con la sostituzione della Bibbia ad Aristotele, con il rifiorire degli studi di ebraico e di orientalistica, con la straordinaria diffusione raggiunta da libri di devozione e di raccolte di sermoni. Questi testi sono ben noti a Bacone che dà anzi di essi una valutazione oltremodo positiva. (…) Una delle più evidenti conseguenze della ben nota opposizione di Bacone “”all’ iniquo e fallace connubio”” di scienza e di teologia è la polemica contro quella letteratura rabbinica, cabalistica e paracelsiana che cerca di fondare la filosofia naturale sul primo capitolo della Genesi, sul libro di Giobbe e su altri passi delle Sacre Scritture. (…) Ma resta il fatto che Bacone respinge con decisione ogni “”filosofia naturale”” che si fondi sulla lettura allegorica dei sacri testi.”” (pag 67-68-69)”,”SCIx-260″ “ROSSI Gianluigi”,”L’ Africa italiana verso l’ indipendenza (1941-1949).”,”””In verità, dopo la firma del trattato di pace la questione delle colonie italiane veniva ad inserirsi nel quadro del progressivo deterioramento dei rapporti tra le potenze anglosassoni e l’Unione Sovietica. Momento significativo di tale evoluzione era stata la “”dottrina Truman””, lanciata dal presidente americano il 12 marzo. Il fallimento, in aprile, della conferenza dei ministri degli Esteri convocata a Mosca per discutere le questioni dell’Austria e della Germania, l’esclusione dei comunisti dai Governi francese ed italiano in maggio, la proposta per un programma di ricostruzione europea lanciata da Marshall ai primi di giugno e il rifiuto sovietico e dei paesi europeo-orientali di prendervi parte, confermavano e rafforzavano in termini non dubbi questa evoluzione. In questa atmosfera di “”guerra fredda”” era inevitabile che le grosse decisioni di politica estera, a Londra come a Washington, finissero per essere condizionate in misura crescente dalle preoccupazioni d’ordine strategico-militare collegate con l’obiettivo di contrastare l’espansionismo sovietico. Tradotto in termini pratici ciò significava che, in tutte le questioni che toccavano la sicurezza, né il Foreign Office né il Dipartimento di Stato potevano più prescindere dalle valutazioni delle alte sfere militari. Nel caso degli Stati Uniti, del resto, questa simbiosi tra politica estera e politica strategica aveva già avuto una conferma significativa agli inizi del ’47 con la nomina di Marshall, ex capo di Stato Maggiore dell’esercito, al vertice del Dipartimento di Stato, mentre un’influenza crescente sulla politica estera era destinato a esercitare il National Security Council, comprendente, oltre al segretario di Stato, i titolari dei dicasteri militari.”” (pag 283-284)”,”RAIx-225″ “ROSSI A. (Angelo TASCA) a cura di W. KENDALL”,”A Communist Party in Action. An Account of the Organization and Operations in France.”,”E’ la traduzione ridotta di Psysiologie du Parti Communiste francais, 1948. “”The fist victim is executed on July 19, 1941, the second five days later. “”The French worker André Masseron has been assassinated by the Gestapo””, writes a Party pamphleteer, “”for having demonstrated his faith in the liberation of France by singing the ‘Marseillaise’. There are further executions following some demonstrations in August 15 and 16, andevents move with increasing swiftness over the next weeks: On August 23 Vichy promulgates a law establishing so-called special tribunals for the trial of persons guilty of “”Communist or anarchist”” activities; and only four days later one of these tribunals, sitting in Paris, sentences three Communists to death and a fourth, a former general secretary of L’Humanité, to life imprisonment at hard labor. (…) At first the Communists are unclear as to what attitude to adopt toward these developments. A tract published early in September implies that the Party has had nothing to do with the recent attacks on Germans, which are, for the rest, merely being used by the authorities and the “”kept press”” as a means of justifying the monstrous measures being adopted “”against the people and the Party.”” Soon after, however, some Party spokesman begin to take the logical next step: the authors of the attacks are police agents, provocateurs. But this line also is promptly abandoned – in favor of patriotic appeals to outraged national sentiment: the victims are martyrs to France, and must be avenged””. (pag 142-143) ROSSI-TASCA: Nato nel 1892 in Piemonte, giovane socialista, aderisce dalla fondazione al nuovo Partito Comunista (1921). Al tempo della marcia su Roma di Mussolini si trova in URSS per il 4° Congresso dell’ Internazionale Comunista. Per quattro anni lavora in clandestinità all’ interno della segreteria del PCdI dichiarato illegale. Arrestato tre volte fugge per due volte. Conosce Lenin, Trotsky, Stalin, Bucharin (Bukharin) , Radek e altri leaders bolscevichi. Ha rapporti con altri esponenti di partiti di altri paesi (Togliatti, Thorez, Dimitrov, Anna Pauker) ed esponenti del dissenso tra i discepoli di Lenin. Membro del segretariato del Comintern nel 1928-29, rompe con il PCI e lo stalinismo contrario alla politica di STALIN verso la Germania e per ciò che sta accadendo in Russia. Negli anni 1930 è giornalista e specialista di politica estera a Parigi. Collabora (foreign editor) al giornale socialista Le Populaire. Dirige una trasmissione radio in lingua italiana (da Parigi 1937 a 1940). Lavora per la resistenza. Scrive libri.”,”PCFx-073″ “ROSSI Pietro”,”Storia e storicismo nella filosofia contemporanea.”,”ANTE1-34 Pietro ROSSI (Torino, 1930) insegna filosofia della storia nell’ateneo torinese, ed è direttore responsabile della rivista ‘Rivista di filosofia’. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Lo storicismo tedesco contemporaneo’ (1971).”,”STOx-131″ “ROSSI Vittorio”,”Storia letteraria d’Italia. Scritta da una Società di Professori. Il Quattrocento.”,”ROSSI Vittorio professore nell’Università di Pavia.”,”ITAG-201″ “ROSSI Nicola”,”Meno ai padri, più ai figli. Stato sociale e modernizzazione dell’Italia.”,”pag 36 ROSSI Nicola insegna economia politica nell’Università Tor Vergata di Roma. Si è occupato anche di istruzione in Italia.”,”ITAS-152″ “ROSSI Ernesto, scritti e testimonianze a cura di Giuseppe ARMANI”,”Un democratico ribelle. Cospirazione antifascista, carcere, confino.”,”Giuseppe ARMANI, giovane studioso emiliano ha pubblicato il volume ‘Gli scritti su C. Cattaneo’ (1973)”,”ITAD-108″ “ROSSI Ernesto”,”Il manganello e l’ aspersorio.”,”””Vaticano e Confindustria infatti, per lui, sono i due pilastri centrali sui quali ha poggiato, per un ventennio, l’edificio del regime fascista”” (dal risvolto di copertina) Biografia. Ernesto ROSSI è nato a Caserta nel 1897. A 18 anni va al fronte come volontario. Negli anni 1920 stringe amicizia con SALVEMINI, CALAMANDREI, ROSSELLI. Dopo l’ assassinio di MATTEOTTI aderisce all’ Unione nazionale di AMENDOLA edè tra i dirigenti di Italia libera. Poi redattore e diffusore di ‘Non mollare!’. Si rifugia in Francia. Nel 1925 riprende l’ attività antifascista collaborando alla ‘Riforma sociale’ di EINAUDI. E’ tra i fondatori di ‘Giustizia e Libertà’. Arrestato nel 1930 dopo nove anni di carcere va al confino di Ventotene. Scrive in questo periodo varie opere. Nel 1942 fonda insieme ad altri il ‘Partito d’ Azione. Partecipa all’ insurrezione di Milano. E’ sottosegretario alla ricostruzione nel Governo PARRI. Da qui inizia la sua battaglia contro la degenerazione della vita economica, politica e istituzionale della giovane democrazia italiana. Scrive altri numerosi volumi (v. retrocopertina). Muore nel 1967.”,”RELC-267″ “ROSSI Mario”,”Cultura e rivoluzione. Funzionalismo storico e umanismo operativo.”,” Contiene i capitoli: – La teoria del valore-lavoro in Smith, Ricardo e Marx – Il problema dell’astrazione. Introduzione ai “”Grundrisse”” – L’astrazione del lavoro e del valore – La concretezza del pluslavoro e del plusvalore – Il problema della “”trasformazione”” – Il capitolo X “”Il tempo è misura del lavoro in quanto è la sua ‘quantificazione’, ancora una volta, indifferente alla forma, al contenuto, all’individualità del lavoro. Però questa quantificazione non può esser indifferente a una circostanza: l”esistenza’. Il tempo di lavoro “”ne è l’esistenza vivente come esistenza quantitativa””. Ancora una volta dobbiamo rifarci, però, a una considerazione successiva, che è nel ‘Capitale’ (e, in genere, a tutte quelle sue specificazioni che sono documentate nel capitolo sulla ‘Giornata lavorativa’): a un certo punto Marx riporta una statistica dalla quale risultava che ‘la durata media della vita’ d’un operaio era di 30 anni. Equivale a 262.800 ore. Non troppe, per considerare l'””ora di lavoro”” come una “”misura”” astratta, ‘indifferente’ a quanto di più concreto possa esservi per un essere umano: la sua esistenza, temporalmente non più, soltanto, “”misurata””, ma ‘limitata’. Quindi, quella “”sostanza che fa dei valori d’uso valori di scambio e quindi merci”” è, “”oggettivata nei valori d’uso delle merci””, ‘tempo di lavoro’, cioè brani d’un’esistenza limitata. Che poi le indagini sul pluvalore sia assoluto (giornata lavorativa prolungata oltre i limiti della resistenza fisica) che relativo (tempo di lavoro non pagato ampliato senza alcun riguardo alle condizioni di lavoro: vedi ‘Macchine e grande industria’) comportino che ciò che è tolto all’operaio non è soltanto un ‘quantum’ di ore di lavoro, ma la totalità del tempo della sua esistenza, questo dimostra, certamente, quella che fin dai ‘Manoscritti’ Marx ha chiamato l”alienazione’ di tutta l’umanità del lavoratore entro il sistema capitalistico; (…)”” [Mario Rossi, Cultura e rivoluzione. Funzionalismo storico e umanismo operativo, 1974] (pag 198-199) “”In tutta la produzione capitalistica la legge generale si afferma come tendenza predominante solo in un modo assai complicato e approssimativo, sotto forma d’una media che non è mai possibile determinare di oscillazioni incessanti”” (pag 325) (Capitolo IX)”,”TEOC-540″ “ROSSI Mario”,”Marx e la dialettica hegeliana. I. Hegel e lo Stato.”,”ROSSI Mario “”I lavori sul giovane Hegel apparsi specialmente dopo il libro di Lukacs, hanno sottolineato il nascere delle categorie di alienazione e di riappropriazione, ed anche di quelle, connesse, di “”signoria”” e “”servitù””, proprio nel periodo bernese: è qui – è stato notato da diverse parti – che Hegel individua l’asservimento, la perdita della libertà dell’uomo cristiano-borghese, moderno, che appunto è caduto in balia di potenze estranee, in una situazione in cui non è più padrone di sé stesso, cioè in una situazione di estraneazione o di alienazione. L’individuazione di questo modo d’origine delle categorie in questione non può, allora, non risolversi in un’interpretazione conseguente della stessa dialettica hegeliana, che in questa sua nascita rivelerebbe il suo più profondo significato, e si porrebbe, in sostanza, come dialettica della libertà e della soppressione di ogni forma di asservimento: in primo luogo, dell’asservimento politico e religioso, essi stessi considerati, in questi testi bernesi, come due aspetti d’un unico fenomeno, di estraneazione umana in generale. Come si vede, tocchiamo in questo punto una questione centrale di tutta l’interpretazione del pensiero hegeliano, proprio perché l’interpretazione del significato che l’alienazione assume nei testi bernesi viene estesa al suo senso generale nella dialettica hegeliana ‘tout-court’: una volta individuata l’origine di questa categoria, gli interpreti credono d’aver individuato le origini stesse della dialettica: l’alienazione, per loro, a Berna, Francoforte, a Jena o a Berlino, è sempre la stessa cosa. E non c’è bisogno di aggiungere che anche l’eredità hegeliana di Marx verrebbe in quel modo definitivamente confermata, perché il significato generale, se non quello specifico, di alienazione come asservimento, schiavitù umana, sarebbe sostanzialmente identico in Hegel e in Marx, il quale ultimo ne coglierebbe anche l’aspetto specificamente sociale-economico, e non solo quello politico e ideale.”” (pag 125-126) [Mario Rossi, Marx e la dialettica hegeliana. I. Hegel e lo Stato, 1960]”,”HEGx-007″ “ROSSI Beatrice”,”L’Europeismo mazziniano nel pensiero storico di Spadolini.”,”ROSSI Beatrice è laureata in lettere all’Università Statale di Milano. Collabora al ‘Pensiero Mazziniano’. Insegna e fa ricerca storica. “”In un’altra opera giovanile, che rispecchia la sua precoce maturità intellettuale, ‘Il ’48. Realtà e leggenda di una rivoluzione’, egli esprime la convinzione che quella quarantottesca sia la prima esperienza rivoluzionaria europea degli italiani, “”europea non tanto per aver divulgato attraverso l’Italia insegnamenti di valore europeo, quanto piuttosto per essere stata in intimo, continuo, vitale nesso con la grande rivoluzione europea””. Individua un altro dei motivi del carattere europeo del ’48 italiano, che comunque mantenne, a suo giudizio, una forte nota di provincialismo, attestata dal ‘Primato’ giobertiano, animato dal proposito di un rinnovamento nella cornice della tradizione, nel fatto che le forze rivoluzionarie italiane, il liberalismo moderato, il radicalismo, il mazzinianesimo, si ispiravano più o meno direttamente a modelli culturali e ideologici europei”” (pag 49)”,”EURx-284″ “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. II. Il sistema hegeliano dello Stato.”,”””Le guerre, nella storia, ci son sempre state, e Hegel deve giustificarle speculativamente; gli Stati, preborghesi e borghesi, son sempre esistiti, come hanno detto Marx, nella ‘Critica del programma di Gotha’ e Lenin in ‘Stato e rivoluzione’, come “”sistemi di violenza””, il che, nel rapporto esterno, significa sistemi di guerra e Hegel deve render “”razionale”” questa loro “”realtà””: ancora una volta, Hegel ha descritto ed espresso l’autocoscienza dello Stato borghese (il quale è esso a dare, più che gli Stati preborghesi, alla guerra le ragioni “”ideali”” o, in fondo, “”speculative”” che Hegel le riconosce) di essere, nel rapporto esterno, lo Stato della guerra: e coerentemente egli “”riconosce””, ‘accetta’ e sanziona la “”realtà”” di questa autocoscienza che il mondo borghese ha di sé stesso. Che poi quest’autocoscienza sia giusta, e che la ‘descrizione’ di essa da parte di Hegel giunga fino ad ‘interpretare esattamente la natura’ dello Stato borghese, a cogliere le vere ragioni strutturali che son dietro l’autorappresentazione che il mondo borghese ha di se stesso, è certamente altra questione: i termini di questo problema sono, da un lato, ciò che attiene alle ‘ragioni’ (ideali o materiali) della vita dello Stato borghese, e dall’altro, ciò che riguarda il carattere eterno, “”razionale”” oppure transitorio, storico, modificabile di esso.”” [Mario Rossi, Da Hegel a Marx. II. Il sistema hegeliano dello Stato, 1976]”,”FILx-173-FF” “ROSSI S. – PARODI L.”,”Seminario su: ‘Calcolatori ed organizzazione del lavoro. Dispensa n. 6. Il calcolatore elettronico (parte IV) (Rossi) – Realtà e mito dell’informatica (Parodi) – Informatica e rotazione del capitale (Parodi) – Informatica e produttività (Parodi).”,”””(…) la condizione base per effettuare il processo di produzione capitalistico è che il plusvalore ricavato deve essere sufficiente ad assicurare la riproduzione allargata. Per questa ragione i rapporti di valore si trasformano in rapporti di tempo di lavoro, in quanto il ‘plusvalore’, prima di essere tale deve realizzarsi come ‘pluslavoro’, come lavoro effettuato in più dall’operaio. In questo contesto può determinarsi la contraddizione tra l’esigenza capitalistica di ridurre i costi di lavoro attraverso l’impiego di sempre nuove tecnologie e la riduzione del tempo di lavoro sociale che ne deriva attraverso ‘l’estensione d’impiego’ delle stesse tecnologie. Nella sua rivalutazione completa di Marx rispetto a Keynes, il Mattick fa rilevare che “”una riduzione del tempo di lavoro che disturbi il necessario rapporto tra plusvalore e capitale non è compatibile con la produzione capitalistica””. Ma la contraddizione è insanabile: “”mentre la riduzione del tempo di lavoro sociale diventa nociva alla produzione di capitale, la riduzione dei costi di lavoro rimane una esigenza indispensabile per ogni singola impresa o società capitalistica””. La contraddizione è tra macroeconomia, a livello del capitale complessivo, che vede ridursi l’area di sfruttamento della forza-lavoro, e gli interessi di ogni singola impresa. Si determina, cioè, una condizione antagonistica tra la redditività dell’impresa che aumenta nella misura in cui i costi di lavoro diminuiscono, e l’espulsione di forza-lavoro di “”operai produttivi”” (come dicono preoccupati certi commentatori dell’economia italiana dopo lo scoppio della crisi energetica), che rende sempre più difficile il processo di accumulazione. Nell’analisi di Marx la condizione antagonistica tra riduzione dei costi di lavoro (quindi espulsione di manodopera) e riduzione del tempo di lavoro sociale, va identificata nel fatto che è la produttività del lavoro, non la “”produttività del capitale””, pretesa dai fautori del capitalismo di Stato, che spiega e determina il profitto capitalistico. Nei “”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica”” Marx demolisce le interpretazioni dell’economia classica borghese osservando già allora che se “”lo sviluppo dei moderni mezzi di produzione indica fino a che punto la conoscenza generale della società sia diventata una diretta forza produttiva, che costituisce la vita della società e ne determina la trasformazione””, tuttavia il contributo e l’intervento del capitalismo in questa fase di trasformazione non può consistere altro “”che nell’uso che esso fa di tutti i mezzi delle arti e delle scienze, sotto forma di valore, non è altro che l’appropriazione del tempo di pluslavoro””. E’ ciò che non capivano i “”futuribili”” progressisti degli anni Cinquanta (e gli attuali continuatori) quando sentenziavano il superamento di molti assunti del marxismo e non vedevano il vero antagonismo tra progresso tecnico e interesse capitalistico. Soltanto in assenza di questo, cioè di rapporti capitalistici di produzione, “”lo sviluppo della ricchezza sociale sarebbe caratterizzato da una continua riduzione del tempo-lavoro diretto, mentre la ricchezza della società sarebbe “”misurata”” non dal tempo-lavoro ma dal tempo libero””. Invece il capitalismo è spinto dall’interesse contrario a misurare la ricchezza in base all’appropriazione del tempo di pluslavoro; ed è per questo che negli ultimi decenni in America – come rileva Mattick – tutta una branca della sociologia borghese ha utilizzato la psicanalisi per dimostrare che il “”tempo libero”” crea delle frustrazioni nell’individuo. Evidentemente, siccome recenti inchieste giornalistiche hanno appurato che venti milioni di americani praticano il doppio lavoro (non conosciamo il quantitativo di operai che dopo le sei ore la settimana corta si impegnano in altre prestazioni, ma in base ai rapporti d’inflazione e di erosione salariale il fenomeno deve essere diffuso quanto in Italia) la sociologia asservita al capitale dirà certamente che questa è una reazione al malessere del tempo libero. Il fenomeno del doppio-lavoro, del lavoro clandestino e del lavoro a domicilio, è anche un indice delle controtendenze che agiscono a livello del capitale complessivo, dialetticamente, in forma “”anarchica”” oppure “”programmata”” dalle “”economie di scala”” come attività indotte, per contenere il restringimento dell’area di sfruttamento della forza-lavoro, cioè la diminuzione del tempo di pluslavoro complessivo. Riprendendo quanto Marx aveva già delineato nei “”Grundrisse””, ancora Mattick (vedi introduzione all’opera di Grossmann “”Marx, l’economia politica classica e il problema della dinamica””) sintetizza in questo modo la contraddizione fondamentale e quindi la tendenza alla crisi del capitalismo: “”Sviluppo delle forze produttive sociali significa che con meno lavoro si può produrre di più, il che in una situazione capitalistica significa una crescita più rapida del capitale costante rispetto a quello variabile, cioè un numero decrescente di operai contrapposto a un capitale che cresce più rapidamente. Poiché all’accrescimento del plusvalore sono posti limiti assoluti, in quanto gli operai non possono né lavorare ininterrottamente né gratuitamente, la diminuzione relativa degli operai deve condurre alla diminuzione del pluslavoro e quindi risolversi in una caduta del saggio di profitto; la quale non può più venire compensata da un aumento del plusvalore””. E’ stato rilevato che il sospetto dell’esistenza di tale incompatibilità lo si ritrova in tutta la letteratura americana relativa all’automazione, un ‘sospetto’ che viene dagli effetti dell’automazione destinati ad allargare la più grossa piaga del capitalismo, la disoccupazione permanente. (…)”” [Lorenzo Parodi, Realtà e mito dell’informatica, Lotta comunista, anno XI, n° 55] (pag 4)”,”ECOT-033-FPA” “ROSSI Ernesto, a cura di Paolo SYLOS LABINI”,”Abolire la miseria.”,”Ernesto ROSSI (Caserta 1897 – Roma 1967) fu tra i fondatori di Giustizia e Libertà, e pagò l’opposizione al fascismo con il carcere e il soccessivo confino a Ventotene. Tra i fondatori del Partito d’Azione, sottosegretario alla ricostruzione nel governo Parri, lottò nel dopoguerra contro le degerazioni della prima repubblica con l’opera di giornalista e saggista. Le Workhouses. “”Nelle Workhouses dovevano essere accolti tutti coloro che lo avessero chiesto, qualunque fosse la loro condizione, senza alcuna obbiezione o inchiesta. Anche un milionario, se avesse voluto, avrebbe avuto diritto ad essere mantenuto a spese della collettività, purché si fosse sottoposto al regime delle Workhouses. (…) Pur assicurando un tenore di vita soddisfacente dal punto di vista dell’igiene, le Workhouses dovevano essere organizzate in modo che i ricoverati avessero un forte e continuo stimolo a domandare di uscirne per tornare a vivere con i propri guadagni. Nelle intenzioni dei commissari le Workhouses avrebbero dovuto essere degli stabilimenti sempre pronti ed attrezzati per accogliere chiunque ne avesse bisogno, una forma di assistenza sempre offerta, ma raramente accettata e mai conservata a lungo. Per questo tutti gli adulti validi sarebbero stati costretti a compiere lavori duri e sgradevoli, sotto una severa disciplina, e si sarebbero dovuti assoggettare a gravi limitazioni della libertà personale (divieto di tabacco e di bevande alcooliche; divieto di allontanarsi e di ricevere visite senza permesso, ecc., ecc.). Il padre di famiglia che accettava questo regime, doveva far entrare nella Workhouse anche la moglie, i figli e le altre persone eventualmente a suo carico, che sarebbero state mantenute in edifici separati, con l’obbligo o meno del lavoro, a seconda della loro condizione”” (pag 64-65)”,”TEOS-228″ “ROSSI Marco”,”Gli ammutinati delle trincee. Dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale, 1911-1918.”,”In apertura: volantino ‘Soldato operaio!’ (Milano, ottobre 1911); volantino ‘Lavoratori, compagni! (Italia, 1915) Marco Rossi è impegnato nella ricerca sui movimenti e conflitti di classe prima, durante e dopo la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione alla storia dell’anarchismo e del primo antifascismo. Matteotti contro i crediti di guerra “”Indubbiamente “”socialisti e anarchici sono i principali protagonisti delle ribellioni e delle proteste a sfondo dichiaratamente politico”” (14), rimasti coerenti con i principi dell’internazionalismo e convinti che lo spontaneo malcontento esistente tra le truppe, sovente giunto alla sedizione armata, potesse trasformarsi in una sollevazione generalizzata tale da imporre la pace ai governi; ma tra le fila dei potenziali disfattisti vanno inclusi anche quanti mantenevano salde convinzioni cristiane inconciliabili con “”l’inutile strage”” oppure che restavano fedeli alle motivazioni del neutralismo liberalgiolittiano. Va peraltro notato come, ignorando le divergenze tra i dirigenti del Partito socialista italiano tornato a dividersi sulla guerra così come nel 1911 per l’impresa libica, soprattutto per l’azione esercitata da Mussolini attraverso la formula della “”neutralità attiva e operante”” (15), i militanti di base e i lavoratori simpatizzanti mantennero la loro decisa opposizione senza poter contare su alcuna concreta direttiva”” (16). Nella componente riformista, l’unica eccezione fu quella rappresentata dal deputato polesano Giacomo Matteotti che, dopo aver avversato la guerra di Libia, dal 1914 al maggio del ’15 si espresse decisamente contro l’attendismo turatiano (“”mi par giusta l’insurrezione se si volesse domani con assai poca lealtà lanciarci in guerra contro l’Austria. Ma tira il vento di piccole viltà anche nel mio partito””) assumendo accenti, radicalmente antimilitaristi, che rivelano un Matteotti favorevole al ricorso alla violenza; assai diverso dall’icona che poi è stata accreditata da certa storiografia: “”Resta fissato in generale che il partito socialista di ogni paese ha il dovere di opporsi continuatamente alla guerra, e al suo strumento creatore, il militarismo. Ogni partito socialista vota contro le spese militari del proprio paese, per significare le aspirazioni internazionaliste dei lavoratori contro i governi dominanti (…). Un milione di proletari organizzati nell’Italia settentrionale sono sufficienti a far riflettere qualsiasi governo sulla opportunità di aprire una guerra poiché non soltanto noi dovremmo preoccuparci d'””aggiungere anche la guerra civile”” (17)”” (pag 66-67) (15) All’articolo ‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante’, pubblicato sull”Avanti!’ del 18 ottobre 1914, replicò Amadeo Bordiga su ‘Il Socialista’ del 22 ottobre seguente, con l’articolo dall’eloquente titolo ‘Per l’antimilitarismo attivo ed operante’; Errico Malatesta da Londra, rispose invece a Mussolini con una lettera pubblicat su “”Volontà”” del 16 dicembre 1914; (16) Interessante ricordare che il quotidiano socialista “”Avanti!”” il 25 settembre 1914 promosse una sorta di referendum invitando “”tutte le organizzazioni politiche sovversive – socialiste e non socialiste -; tutte le organizzazioni economiche – leghe, cooperative, mutue -, tutti i gruppi di operai che intendono esprimere una loro opinione collettiva, a riunirsi nelle sere di sabato e domenica 26-27 corrente, e a mandare immediatamente notizia delle loro deliberazioni. Non lunghi ordini del giorni (…). Niente “”considerando””, ma un ‘sì’ o un ‘no’. L’esito della consultazione era stato un autentico plebiscito contro la guerra, di cui i vertici del Partito tennero in scarso conto; (17) “”Critica sociale””, 1-15 febbraio 1915. A causa del suo antimilitarismo, Matteotti dopo aggressioni e denunce, venne arruolato ma relegato in Sicilia per tutta la durata del conflitto. Cfr. S. Caretti (a cura di ), ‘Giacomo Matteotti. Socialismo e guerra’, Pisa University Press, 2013″,”QMIP-200″ “ROSSI Pietro a cura; scritti di DILTHEY Wilhelm WINDELBAND Wilhelm RICKERT Heinrich SIMMEL Georg WEBER Max SPENGLER Oswald TROELTSCH Ernst MEINECKE Friedrich”,”Lo storicismo tedesco.”,”””Ed il passato è allora duraturo, il futuro previve nel presente, l’attimo è l’eternità”” (Goethe, Vermächtnis, vv. 28-30, trad. it. di F. Amoroso) “”””Religione ed economia”” è un tema che tempo addietro sarebbe suonato assai strano. (…) Kingsley, Maurice, Carlyle alzarono la bandiera di una riforma cristiana della società; e ad essi fece seguito, in Germania, il socialismo cristiano di Stöcker e di Friedrich Naumann. Ma neppure questo, è il senso del tema, quale oggi lo poniamo. Con questo tema si allude a una questione puramente teorica di storia della religione e di storia della cultura – per lo più designata erroneamente come materialismo storico – che dalle grandi opere di Karl Marx si è diffusa a tutte le concezioni storiche dell’epoca. Essa era stata già proposta da qualche storico, come per esempio Karl Nitzsch, e aveva trovato rispondenza in particolare nella storia politica e nella storia del diritto. Essa non ha quindi nessuna connessione necessaria con il vero e proprio sistema del socialismo. Si tratta, in verità, di una questione che in parte è scaturita dall’affinamento e dall’ampliamento avvenuto nella ricerca delle relazioni causali nella storia, e in parte ci è imposta dalle influenze della struttura economica complessiva – ovunque percepibili nella nostra esperienza odierna. Nella storia politica essa è diventata oggi ovvia. Ma il suo significato è molto più profondo. La connessione con i fondamenti economici risulta particolarmente chiara soltanto nella storia politica e nella storia del diritto. Ma essa sussiste di fatto anche nel campo della cultura spirituale fino ad arrivare al suo centro, cioè alle intuizioni religiose e metafisiche del mondo. Essa è in massima parte una connessione inconscia e non intenzionale, ma le connessioni di questo genere sono appunto le più forti e durature nella vita dello spirito. Proprio in questo Karl Marx non ha imparato invano dalla fine arte di Hegel, che con straordinaria acutezza sapeva portare alla luce gli intrecci e le mescolanze del complesso dei contenuti dell’anima, e ricostruire le forze fondamentali di quelle mescolanze. Non c’è dubbio che proprio una attenzione maggiore a queste connessioni sia in grado di gettare moltissima luce sulla comprensione della religione come potenza pratica della vita. Forse non si esagera se si afferma che soltanto in questo modo diventa possibile una comprensione reale della religione e del suo significato per la vita. Con ciò perviene alla coscienza un aspetto di essa che naturalmente agiva anche prima di questa chiarificazione teoretica, ma che si sottraeva alla coscienza scientifica, e se ne sottrae in gran parte anche oggi. Finora la concezione della religione era, soprattutto tra i Protestanti, puramente ideologica e dogmatica. I Cattolici avevano una comprensione più profonda almeno per il suo aspetto culturale e organizzativo. Il culto e l’elemento irrazionale in essa presenti sono stati sottolineati in misura sempre più forte dalla ricerca etnografica, e in tal modo è stata sempre più delimitata l’intuizione puramente ideologico-dogmatica dell’oggetto. Ma la stretta connessione con la vita sociale e – poiché questa è in gran parte condizionata da motivi economici – anche con la vita economica è stata considerata troppo poco. Fa eccezione qui soltanto la brillante opera di Fustel de Coulanges (1), ‘La cité antique’, apparsa nel 1864, che però non ha avuto il seguito che avrebbe meritato. Soltanto la storia socialistica della cultura e le influenze da essa derivanti hanno recato il problema a un più ampio – anche se non si può ancora dire più generale – riconoscimento”” [Ernst Troeltsch, Religione, economia e società][(in) Pietro Rossi a cura, Lo storicismo tedesco, Torino, 1977] [(1) Numa-Denis Fustel de Coulanges (1830-1889), storico francese, autore de ‘La cité antique’ (1864), della ‘Histoire des institutions politiques de l’ancienne France (1875), poi rielaborata in una successiva edizione in tre volumi (…)] (pag 843-844-845) Wilhelm Dilthey nacque a Biebrich am Rhein, nel ducato di Nassau, il 19/11/1833, figlio di un pastore calvinista. Dopo aver compiuto gli studi liceali a Wiesbaden, si iscrisse all’Università di Heidelberg e quindi a quella di Berlino. seguendo corsi di teologia, di filosofia e di discipline storiche; a Heidelberg fu allievo dello storico della filosofia Kuno Fischer, a Berlino di alcuni dei maggiori maestri della scuola storica come filologo classico August Boeckh, lo storico Leopold von Ranke, il geografo Karl Ritter, nonchè di un altro illustre storico della filosofia, Adolf Trendelenburg. Le opere di Dilthey sono state raccolte nelle Gesammelte Schriften, edite dalla casa editrice Teubner in unidi volumi. Wilhelm Windelband nacque a Potsdam l’11/5/1848. Frequentò dapprima l’Università di Jena, poi quelle di Berlino e di Göttingen, dedicandosi inizialmente a studi storici e sviluppando in seguito i suoi interessi – sotto la duplice influenza di Kuno Fischer e di Hermann Lotze – in direzione della filosofia. Dopo aver conseguito il dottorato a Göttingen con la dissertazione Die Lehren vom Zufall, Windelband ottiene l’abilitazione a Lipsia nel 1873 con il volume Über die Gewissheit der Erkenntnis, nel quale emerge chiaramente la sua adesione al movimento neocriticistico e, in particolare, all’interpretazione della filosofia in chiave di teoria della conoscenza. Nel 1876 diventa professore all’Università di Zurigo, da dove si trasferisce l’anno seguente a Friburgo e nel 1882 a Strasburgo, nel 1903 viene chiamato all’Università di Heidelberg quale successore di Kuno Fischer, fino alla morte avvenuta il 22/10/1915Non esiste alcuna raccolta delle opere filosofiche, si dispone invece di ristampe aggiornate dei manuali di storia della filosofia: il Lehrbuch der Geschichte der Philosophie e la Geschichte der abendländischen Philosophie. Heinrich Rickert nacque a Danzica il 25/5/1863. Frequentò dapprima l’Università di Berlino e poi quella di Strasburgo, dove nel 1888 conseguì il dottorato – sotto la guida di Windelband – con la dissertazione Zur Lehre von der Definition. Dopo aver ottenuto l’abilitazione a Heidelberg, con il volume Der Gegenstand der Erkenntnis, diventa professore all’Università fi Friburgo, dove nel 1894 succede al filosofo positivista Alois Riehl. In questo periodo egli pubblica le sue opere più significative, da Die Grenzen der naturwissenschaftlichen Begriffsbildung a Kulturwissenschaft und Naturwissenschaft, dal saggio Geschichtsphilosophie ad alcuni importanti articoli sulla teoria dei valori apparsi nella rivista Logos. Muore il 28/7/1936. Opere: Psycho-physische Kausalität und psycho-physischer Parallelismus, Das Eine, die Einheit und die Eins, Bermerkungen zur Logik des Zahlbegriffs, Kant als Philosoph der modernen Kultur, Die heidelberg tradition und Kants Kritizismus. Numerosi sono gli articoli apparsi su Logos. Georg Simmel nacque a Berlino il 1/3/1858, figlio di genitori ebrei convertiti al Protestantesimo. Compì gli studi universitari all’Università di Berlino, dove seguì i corsi storici come Theodor Mommsen e Heinrich von Treitschke, di psicologi come Moritiz Lazarus e Hermann Steinthal, di etnologi come adolf Bastian, nonchè dello storico della filosofia greca Eduard Zeller. A Berlino egli consegue nel 1881 il dottorato, con la dissertazione Das Wesen der Materie nach Kants Physischer Monadologie. I pregiudizi razziali uniti all’impressione di dilettantismo che il suo stile filosofico poteva a prima vista suscitare, resero lenta e difficile la carriera accademica di Simmel, soltanto nel 1901 ottenne la nomina a professore straordinario.Soltanto nel 1914 Simmel fu chiamato a coprire una cattedra di filosofia, all’Università di Strasburgo e qui morì il 28/9/1918. Opere: Philosophie der Mode, Berlin, 1905; Kant und Goethe, Die Religion, rembrandt, ein kunstphilosophischer Versuch, Grundfragen der Soziologie, Individuum und Gesellschaft, Der Krieg und die geistigen Entscheidungen. Max Weber nacque a Erfurt il 21/4/1864, figlio di un avvocato impegnato nella politica attiva e di una donna di forti interessi morali e religiosi, alla quale egli rimarrà sempre profondamente attaccato. Condotto in giovane età a Berlino, dove il padre – divenuto deputato del partito libertale-nazionale – accoglieva in casa alcuni dei maggiori esponenti della vita politica e della cultura tedesca dell’età bismarckiana, Weber compì gli studi liceali nella capitale. In questo ambiente il giovane Weber rivelò ben presto la sua acuta intelligenza e una straordinaria capacità di applicazione nello studio scientifico. Dal 1882 al 1886 frequentò successivamente le Università di Heidelberg, di Berlino, di Göttingen e poi di nuovo di Berlino, seguendo corsi di diritto, di economia e di storia, e a Berlino conseguì il dottorato nel 1889, con una dissertazione sulle società commerciali nel Medioevo, Zur Geschichte der Handelsgesellschaften im Mittelalter. In seguito gli interessi di Weber si sviluppano in due direzion i principali. Da una parte, soprattutto sotto l’ispirazione e la guida di Theodor Mommsen, egli si dedica allo studio della storia economico-sociale dell’antica Roma, scrivendo un’opera ancor oggi fondamentale sul diritto agrario romano, Die römische Agrargeschichte in ihrer Bedeutung für das Staatund Privatrecht – con la quale ottine l’abilitazione – e soffermandosi in particolare sui rapporti tra la crisi sociale del tardo Impero e il tramonto della civiltà antica. Dall’altra parte, sotto l’influenza dei cosiddetti socialisti della cattedra (Gustav Schmoller, Adolf Wagner, Lujo Brentano ecc.) e attraverso la partecipazione all’attività del Verein für Sozialpolitik, Weber si accosta alla ricerca sociologica e mpirica e collabora a un progetto di studio sulle condizion i del lavoro agricolo in Germania con un’inchiesta sulla situazione delle regioni orientali. Nel volume Die Verhältnisse der Landarbeiter im ostelbischen Deutschland, nonchè in vari saggi che ne sviluppano le implicazioni più propriamente politiche, egli pone in luce il trapasso dalla tradizionale proprietà di tipo signorile alla proprietà capitalistica, cercando di determinare le conseguenze che ne risultano sul piano politico-sociale: la formazione di una classe di imprenditori fondiari e la proletarizzazione della manodopera agricola, con la necessità che da essa deriva di ricorrere alla immigrazione polacca per colmare il vuoto prodottosi tra i contadini tedeschi. Attraverso questa inchiesta comincia a delinearsi quello che sarà il problema centrale dell’opera di Weber, cioè il problema del capitalismo moderno e della sua individualità storica. E difatti, in una serie di saggi di poco posteriori la sua attenzione si concentra sui vari aspetti dell’organizzazione capitalistica dell’economia e sulle condizioni del lavoro industruale. nel 1903 assume – insieme a Edgard Jaffé e a Werner Sombart – la direzione dell’Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, e questa rivista, sulla quale compariranno molti dei suoi saggi più importanti, diventa per opera sua un centro di attività a cui collaborano i più insigli studiosi tedeschi di scienze sociali. La morte lo coglie a Monaco il 14/6/1920. I saggi metodologici di Weber sono raccolti nei Gesammelte Aufsätze zur Wissenschaftslehre, Tübingen, 1922, 1951 (a cura di J. Winckelmann), 1968, 1973. Il volume cfomprende i seguenti saggi: Roscher und Knies und die logischen Probleme der historischen Nationalökonomie, Die Objektivität sozialwissenschaftlicher und sozialpolitischer Erkenntnis, Kritische Studien auf dem Gebiet der kulturwissenschaftkichen Logik, R. Stammlers Überwindung der materialistischen Geschichtsauffassung con il relativo Nachtrag, Die Grenznutzlehre und das psychophysische Grundgesetz, Über einige Kategorien der verstehenden Sozialogie, Die drei Typen der legitimen Herrschaft, Der Sinn der Wertfreiheit der soziologischen und ökonomischen Wissenschaften, Wissenschaft als Beruf. Di questi saggi il secondo, il terzo, il sesto e l’ottavo sono tradotti nel volume Il metodo delle scienze storico-sociali, Wissenschaft als Beruf è invece tradotto – insieme a politik als Beruf – nel volume Il lavoro intellettuale come professione. Gli altri scritti di Weber sono raccolti per buona parte nei seguenti volumi: Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie, Gesammelte politische Schriften, Gesammelte Aufsätze zur Sozial- und Wirtschaftsgeschichte, Gesammelte Aufsätze zur Soziologie und Sozialpolitik. Di grande importanza della personalità di Weber è la biografia scritta dalla moglie Marianne Schnitger, Max Weber , ein Lebensbild Tübingen, 1921 e Heidelberg 1950. Oswald Spengler nacque a Blankenburg, ai confini della Sassonia, il 29/5/1880, figlio di un ingegnere minerario e di una madre con forti inclinazioni artistiche. Dopo aver compiuto gli studi liceali a Halle, frequentò le università di Monaco, di Berlino e di Halle, seguendo i corsi di matematica, di scienze naturali e poi di filosofia. Nel 1904 conseguì il dottorato a Halle, con una dissertazione sul pensiero di Eraclito. Dal 1908 al 1911 insegnò al liceo di Amburgo, dopo di che si trasferì a Monaco. Durante gli anni della prima guerra mondiale Spengler si dedica alla stesura della sua opera maggiore, Der Untergang des Abendlandes, di cui il primo volume compare nel 1918, al termine del conflitto, e il secondo nel 1922. Il titolo di quest’opera – che incontra subito un enorme successo – esprime la sua connessione con il clima politico della sconfitta tedesca, il crollo della Germania si traduce nel ‘tramonto’ della civiltà occidentale, interpretato come il necessario momento di decadenza a cui ogni cultura è condannata. I presupposti filosofici generali dell’opera di Spengler posso essere rintracciati per un verso nel pensiero di Dilthey e per l’altro verso in Goethe e in Nietzsche.Muore a Monaco l’8/5/1936. Opere: Der Mensch und die Technik, Politische Schriften, Reden und Aufzätze, Preussentum und Sozialismus, Gedanken, L’epistolario di Spengler è stato pubblicato col titolo Briefe 1913-1936. Ernst Troeltsch nacque a Hauenstetten, presso Augusta, il 17/2/1865. Dal 1883 al 1888 frequentò le università di Erlangen, di Göttingen e di Berlino, dedicandosi soprattutto agli studi teologici. Conseguì il dottorato nel1888, con la dissertazione Geschichte und Metaphysik (Göttingen). Dopo esser stato per breve tempo pastore luterano a Monaco, ottiene nel 1891 l’abilitazione a Göttingen, con il volume Vernunft und Offenbarung bei Johann Gerhard und Melanchton. Nel 1892 inizia la carriera accademica a Bonn, e nel 1894 viene chiamato a coprire la cattedra di teologia sistermatica all’Università di Heidelberg, dove rimarrà per oltre vent’anni, impegnandosi anche nella vita politica e sedendo per due legislature alla camera alta del Baden. I primi scritti di Troeltsch mostrano chiaramente il prevalere degli interessi religiosi e teologici, con la consapevolezza della storicità della vita religiosa. Nel saggio Die christliche Weltanschauung und ihre Gegenströmungen egli respinge insieme l’idealismo e il positivismo, a causa della loro incapacità di intendere la vita religiosa e di dare una giustificazione filosofica dell’autonomia della religione. Le opere di Troeltsch sono state raccolte, anche se soltanto parzialmente, nelle Gesammelte Schriften, edite dalla casa editrice Mohr in quattro volumi, dal 1912 al 1925; dopo la guerra la Scientia Verlag di Aalen ne ha dato un ristampa anastatica, apparsa tra il 1961 e il 1966. Friedrich Meinecke nacque a Zalzwedel, presso Magdeburgo, il 30/10/1862. Nove anni dopo la famiglia si trasferì a Berlino, dove compì gli studi liceali e anche quelli universitari, seguendo tra gli altri l’ultimo corso di Droysen. Dopo aver conseguito il dottorato a Berlino nel 1886, con una dissertazione sull’autenticità di un documento della storia tedesca del primo Seicento, entrò l’anno seguente nell’amministrazione degli archivi prussiani. Nel 1894, alla morte di Hermavv von Sybel – che aveva guidato i suoi primi passi di storico – Meinecke assume la direzione della Historische Zeitschrift, destinata a diventare, sotto la sua guida, il maggiore organo della storiografia tedesca. Risale a questi anni la preparazione della monumentale biografia di un generale delle guerre napoleoniche, Das Leben des Generalfeldmarschall Hermann von Boyen. Nel 1896 ottiene l’abilitazione a Berlino, con il primo volume di questa biografia, e nel 1901 viene chiamato all’Università di Strasburgo, da dove passerà nel 1906 a Friburgo e nel 1914 a Berlino. Erede della tradizione storiografica prussiana dell’Ottocento, ammiratore di Bismarck e della sua costruzione politica, Meinecke ha ben presto concentrato il proprio interesse sulla resistenza al dominio napoleonico e sul processo di formazione della Germania come stato nazionale.Rientrano in questo filone di ricerca il volume Das Zeitalter der deutschen Erhebung e i saggi raccolti in Von Stein zu Bismarck, nonchè il successivo volume Radowitz und die deutsche Revolution e numerosi altri studi sui rapporti tra Prussia e Germania. Ma esso trova la sua maggiore espressione nella prima grande opera di Meinecke, Weltbürgertum und Nationalstaat. La nazione culturale tedesca e la nazione territoriale prussiana appaiono qui i termini dialettici di uma relazione in virtù della quale la Germania perviene a costituirsi come stato nazionale.Negli anni di Strasburgo, e soprattutto in quelli di Friburgo, Meinecke aveva corretto in senso liberale il giovanile nazionalismo conservatore di stampo prussiano, dopo il 1918 egli appoggia la repubblica di Weimar, pronunciandosi in favore della democrazia. Ciò lo spinge ad assumere un atteggiamento critico verso la soluzione bismarckiana del problema nazionale tedesco e a riconoscere le insufficienze. Fin dai saggi raccolti nel volume Nach der Revolution egli intraprende un’opera di revisione delle prospettive storiografiche tradizionali, da lui stesso condivise negli anni precedenti, la quale si tradurrà, sul piano politico, in una costante opposizione al nazismo. Questo diverso orientamento di pensiero si rivela chiaramente nella seconda grande opera, Die Idee der Staatsräson in der neueren Geschichte, che ha il suo filo conduttore nell’antitesi tra krátos ed éthos, tra potenza e spirito. Morì a Berlino-Dahlem il 06/02/1954. Gli scritti di Meinecke sono stati raccolti nei sette volumi dei Werke, pubblicati tra il 1957 e il 1968 per iniziativa del Friedrich-Meinecke-Institut della Freie Universität di Berlino. ad opera dell’editore Oldenbourg di München, della Toeche-Mittler Verlag di Darmsradt e della Koehler Verlag di Stuttgart.”,”STOx-026-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. La formazione del pensiero politico di Hegel. I.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-004-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. Il sistema hegeliano dello Stato. II.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-005-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. La Scuola hegeliana. Il giovane Marx. III. Libro primo e libro secondo.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-006-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. La concezione materialistica della storia. IV.”,”L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a napoli il 5/12/1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-007-FL” “ROSSI Marco”,”I fantasmi di Weimar. Origini e maschere della destra rivoluzionaria.”,”Marco Rossi è da tempo impegnato nella ricerca storica riguardante le vicende del movimento operaio dopo la Prima Guerra Mondiale, con particolare attenzione verso l’antifascismo sovversivo, collaborando a varie iniziative editoriali e di studio tra cui la Rivista Storica dell’Anarchismo e Materiali di Soria del centro Studi ‘E.Luccini’ di Padova. É autore o coautore di Avanti siam ribelli…, L’antifascismo rivoluzionario, La resistenza sconosciuta, Arditi, non gendarmi!, Le armi della Lega, Il conto aperto, Gino Lucetti.”,”GERN-020-FL” “ROSSI Salvatore”,”La politica economica italiana, 1968-2000.”,”Salvatore Rossi (Bari 1949) è entrato nel 1976 in Banca d’Italia, dove è attualmente responsabile del Servizio Studi. Ha partecipato a molti comitati e gruppi di lavoro ufficiali di analisi e previsione a fini di politica economica, in sedi sia internazionali, come l’OCSE e l’Unione europea, sia italiane. É membro del comitato scientifico dell’Istituto per il commercio estero. Ha scritto numerosi articoli in riviste nazionali e straniere, su temi di politica economica e di economia internazionale. Tra le sue pubblicazioni riordiamo: La bilancia dei pagamenti; i conti all’estero dell’Italia, la lira, i problemi dell’unione monetaria europea, e la cura di Competere in Europa; mercato unico e capacità competitiva dell’industria italiana. Il libro, il governo dell’economia italiana dall’autunno caldo all’Euro.”,”ITAE-036-FL” “ROSSI Mario”,”Da Hegel a Marx. III. La Scuola hegeliana. Il giovane Marx.”,”””La severità di Marx verso costoro [Bauer, Ruge, Stirner e Feuerbach, ndr] è anzitutto severità verso se stesso; ed anche gli scherzi, le frecciate, i nomignoli, le ‘boutades’, più che esser espressioni naturali d’un carattere mordace, assumono spesso addirittura una funzione metodologica, di formule icastiche che gli servono da cartelli indicatori d’una falsa strada: si pensi, per esempio, all’utilità ed alla funzione del nomignolo “”Jacques le bonhomme’ affibbiato a Stirner. Il sostanza, Marx è stato veramente hegeliano soltanto al tempo della sua tesi di laurea: il pericolo di rimanere uno hegeliano ortodosso, per lui, non è mai esistito; e per conseguenza, nemmeno quello di diventare un professore tedesco legittimista. Ma i Giovani hegeliani hanno già portato molto avanti la critica dello hegelismo ortodosso e, con Feuerbach, si son rivolti contro lo stesso sistema del maestro. Non solo, ma con Ruge e i suoi collaboratori agli ‘Annali di Halle’ ed agli ‘Annali tedeschi’, essi hanno operato quello spostamento di piano critico che li ha condotti ad abbandonare, o almeno a porre in secondo piano la critica logico-metafisica e religiosa per affrontare il terreno dei problemi storici, giuridici e politici, e per ridurre ad esso anche il significato più autentico delle precedenti battaglie metafisiche e critico-religiose. E da questa concretizzazione dei loro motivi critici essi hanno guadagnato la possibilità di riallacciarsi al pensiero liberal-radicale illuministico, sia pure ancora variamente, e comprensibilmente, commisto ad elementi romantici. Questa è la strada che Marx percorre insieme ai Giovani hegeliani. Ma giunto alla critica dello Stato moderno, questo giovane ventiquattrenne, che molti documenti del tempo ci presentano come dotato di eccezionale cultura e di eccezionale vivezza e profondità d’intelligenza, l’affronta con un impegno integrale, per giungere a risultati critici che lasciano molto indietro quelli di tutti i suoi compagni d’orientamento. La critica dello Stato moderno, condotta partendo da quella alla filosofia dello Stato di Hegel, mostra a Marx l’illusorietà di ogni fondazione assoluta ed autonoma del diritto, dello Stato e della politica, e il necessario rinvio al problema sociale, sollecitato da una critica alla formulazione del problema politico. Ma a questo punto Marx, con un coraggio unico per un intellettuale tedesco di formazione hegeliana o, comunque, speculativa, non si limita ad una generica, ed essa stessa speculativizzante, rivendicazione dell’importanza della “”socialità”” (a questo giungerà anche Bruno Bauer), ma si decide a cambiare l’oggetto delle proprie ricerche e dei propri studi, fino allora esclusivamente storici e filosofici, oltre che letterari, per affrontare a fondo sia i problemi dell’economia politica classica, che quello, nuovissimo, del socialismo: per il quale ultimo, tra l’altro, scarsissimi ed estremamente infidi sono gli aiuti che egli può sperare dalla cultura corrente relativamente ad un giudizio critico. (…) Il risultato di questo processo coincide con la prima formulazione rigorosa della concezione materialistica della storia, ed è offerto dell”Ideologia tedesca’, che dev’essere considerata insieme il più interessante documento del ‘punto d’incontro’ di quelle che giustamente Engels ha indicato come le “”tre fonti”” del materialismo storico: economia politica classica, socialismo francese e filosofia classica tedesca (s’intenda: da Kant a Feuerbach, Bauer e Stirner, attraverso Hegel). Un corollario di questo risultato è offerto dalle celebri ‘Tesi su Feuerbach’, che, congiungendo a tutto questo sviluppo quello precedente della ‘Critica del diritto statuale hegeliano’ e dei ‘Manoscritti’, chiudono il periodo giovanile di Marx. Soltanto un corollario, però, perché il loro senso, per essere inteso a pieno, esige la integrazione dell”Ideologia tedesca’ e ne dipende, come vedremo. A questo proposito, anzi, la caratteristica del rapporto fra Marx e la Sinistra hegeliana si delinea addirittura con una propria fisionomia distinta anche da quella del rapporto di Marx con Feuerbach”” [Mario Rossi, ‘Da Hegel a Marx. III. La Scuola hegeliana. Il giovane Marx’, Milano, 1974] (pag 148-149) L’Autore di questo volume, Mario Rossi, è nato a Napoli nel 1916, ed ivi ha trascorso la giovinezza acquistando una formazione molto indipendente, sostenuta da una consapevole e radicale opposizione al fascismo. Soltanto dopo la guerra e dopo un lungo periodo di servizio militare alternato all’insegnamento delle lettere classiche nei licei ha incontrato colui che sarebbe stato il suo maestro, Galvano Della Volpe, e da quel momento, conseguita la laurea in filosofia dopo quella in lettere classiche, ha intrapreso la carriera scientifica. Libero docente nel 1954 con una Introduzione alla storia delle interpretazioni di Hegel ed altri scritti minori, ha insegnato Estetica e storia della filosofia nella facoltà di Lettere dell’Università di Messina, e pubblicato l’opera Marx e la dialettica hegeliana, qui riprodotta nei primi quattro volumi. Nel 1965 ha ottenuto la cattedra di Storia della filosofia presso la facoltà di Magistero dell’Università di Messina, dove insegna attualmente. Ha pubblicato in seguito Fondamenti d’un’etica umanistica (Monaco, 1965 e in Italia su ‘Logos’, 1969) e uno studio su Galvano della Volpe in ‘Critica marxista’. É attualmente impegnato in due linee di ricerca: 1) il completamento dell’opera che qui presentiamo, nei volumi V e VI dedicati ai Grundrisse e al Capitale ed al rapporto fra la logica scientifico-storica di Marx e le correnti contemporanee (strutturalismo, sociologia, logica formale, ‘neomarxismo’ ecc.); 2) il tentativo di riproporre la concezione materialistica della storia in ordine ai problemi dell’etica, della logica e dell’estetica del nostro tempo attraverso una concezione deontologico-storica in etica, storico-funzionalista in logica e realistico-operativa in estetica.”,”HEGx-033″ “ROSSI Paolo”,”Newton e la rivoluzione scientifica.”,”Il metodo scientifico di Galileo Galilei. (pag 71) 1. Partire dalle osservazioni sensibili condotte secondo un certo criterio 2.. Formulare un’ipotesi matematica capace di spiegare i fenomeni osservati 3. Dedurre da tali ipotesi le conseguenze che ne derivano 4. Verificare se tali conseguenze corrispondono ad altri fenomeni osservabili (da Prefazione da ‘Trattato della sfera’, 1602)”,”SCIx-435″ “ROSSI Paolo”,”I ragni e le formiche. Un’apologia della storia della scienza.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”SCIx-081-FL” “ROSSI Paolo”,”La scienza e la filosofia dei moderni. Aspetti della Rivoluzione scientifica.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”SCIx-082-FL” “ROSSI Paolo”,”Naufragi senza spettatore. L’idea di progresso.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-063-FL” “ROSSI Paolo”,”Un altro presente. Saggi sulla storia della filosofia.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-064-FL” “ROSSI Paolo”,”Il passato, la memoria, l’oblio. Otto saggi di storia delle idee.”,”Paolo Rossi è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-065-FL” “ROSSI Ernesto”,”I padroni del vapore.”,”Socializzazione delle perdite (pag 120-146)”,”ITAE-014-FV” “ROSSI Aldo G.B.”,”Sulla strada di Emmaus.”,”Alto G.B. Rossi è nato a Genova nel 1922, ingegnere.”,”VARx-060-FV” “ROSSI Paolo”,”Paragone degli ingegni moderni e postmoderni.”,”Paolo Rossi (Urbino, 1923) è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-069-FL” “ROSSI Guido”,”Il conflitto epidemico.”,”Guido Rossi è uno dei massimi esperti internazionali di diritto societario. A temi quali il mercato mobiliare, le società e le imprese ha dedicato gran parte della sua attività di studioso. “”Distruggiamo la bellezza del paesaggio perchè gli splendori della natura, liberamente disponibili, non hanno alcun valore economico. Saremmo capaci di spegnere il sole e le stelle perchè non pagano un dividendo”” J.M. Keynes, Collected Writings, London, 1971-1989, vol.XXI, p. 242.”,”ITAE-051-FL” “ROSSI Pietro a cura, saggi di Edward Burnett TYLOR Franz BOAS Robert H. LOWIE Alfred L. KROEBER Bronislaw MALINOWSKI George Peter MURDOCK Ralph LINTON David BIDNEY Clyde KLUCKHOHN Melville J. HERSKOVITS”,”Il concetto di cultura. I fondamenti teorici della scienza antropologica.”,”Nato a Torino nel 1930, Pietro Rossi ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Nicola Abbagnano, laureandosi nel 1952. Libero docente nel ’56, ha insegnato per molti anni all’Università di Cagliari; dal 1967-68 è ordinario di Storia della filosofia nell’ateneo torinese. Ha pubblicato: Lo storicismo tedesco contemporaneo e Storia e storicismo della filosofia contemporanea; ha tradotto Dilthey e Max Weber per la Biblioteca di cultura filosofica Einaudi. Dal 1961 dirige i Classici della sociologia delle Edizioni di Comunità”,”TEOS-080-FL” “ROSSI Paolo”,”Bambini, sogni, furori. Tre lezioni di storia delle idee.”,”Paolo Rossi (Urbino, 1923) è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”FILx-072-FL” “ROSSI Guido”,”Il gioco delle regole.”,”Guido Rossi è uno dei massimi esperti internazionali di diritto societario. A temi quali il mercato mobiliare, le società e le imprese ha dedicato gran parte della sua attività di studioso.”,”ITAE-053-FL” “ROSSI Nicola”,”Riformisti per forza. La sinistra italiana tra 1996 e 2006.”,”Nicola Rossi, insegna economia politica nell’Università di Roma ‘Tor Vergata’ ed è deputato al Parlamento e Segretario del Gruppo parlamentare Ds-Ulivo. É stato Consigliere economico del presidente del Consiglio (1998-2000) e del ministro del Tesoro (2000-2001).”,”ITAP-038-FL” “ROSSI Jacques”,”Manuale del gulag. Dizionario storico.”,”Francese nato a Breslau (oggi Wroclaw) nel 1909, all’età di dieci anni Jacques Rossi si trasferisce a Varsavia e nel 1926 entra a far parte del partito comunista polacco clandestino. Nel 1928 viene arrestato per propaganda illegale e sconta sei mesi in carcere, poi comincia a svolgere piccoli incarichi per conto del partito in giro per l’Europa, finchè nel 1930 diventa corriere per il Komintern: è inviato in Inghilterra, a Parigi, a Mosca, dove oltre a svolgere il lavoro clandestino approfondisce e amplia la sua conoscenza delle lingue. Nel 1937 la svolta: è richiamato a Mosca, dove si è già scatenato il Grande Terrore. Come tanti reduci della guerra di Spagna e agenti del Komintern, è arrestato e accusato di spionaggio a favore di un paese straniero. Dopo alcuni mesi trascorsi nel carcere di Butyrka, il 7 aprile 1939 l’Oso lo condanna, senza processo, a otto anni di lager. Inizia così la sua ventennale peregrinazione per i vari gironi del Gulag fino alla liberazione che avverrà nel 1956, tre anni dopo la morte di Stalin. Solo nel 1961 potrà lasciare l’Unione Sovietica per Varsavia. Il resto della vita di Jacques Rossi (si è spento a Parigi il 30 giugno del 2004, all’età di novantaquattro anni), vissuta fra Polonia, Giappone, Stati Uniti e Francia, sarà in parte dedicata a testimoniare la sua straordinaria e tragica esperienza, e a riordinare il materiale raccolto a partire dal 1953, sotto forma di schede destinate a dar vita al dizionario del Gulag.”,”RUSS-089-FL” “ROSSI Paolo”,”Immagini della scienza.”,”‘Si generavano difficili domande. Che tipo di rapporto esiste (o deve esistere) tra la dura lotta per la esistenza che si svolge nella natura e la libera, dura concorrenza che caratterizza la vita della società? E’ vero – come aveva scritto Darwin nel ’71 – che «se l’uomo deve progredire ed elevarsi ancora di più deve rimanere soggetto ad una dura lotta»? (56). E’ vero – come aveva sostenuto Spencer già nel 1850 – che la durezza della competizione è essa stessa garanzia di progresso e di sviluppo di forme superiori di vita umana? (57). Gli ostacoli posti dalla civiltà ai processi di selezione naturale (per esempio la medicina preventiva, i ricoveri per i malati e i disadattati) costituiscono fattori di degenerazione per la specie? Il sentimento che ci spinge ad aiutare i deboli – aveva ancora scritto Darwin – non può essere ostacolato senza che ciò comporti un deterioramento della parte più nobile e più veramente umana della nostra natura (58). Ma questa «moralità superiore» in nome della quale gli uomini mantengono in vita i disadattati in che rapporto si pone con il progresso? E la diminuzione della lotta competitiva è di ostacolo al progredire della società? Darwin aveva descritto la libera concorrenza e la lotta per l’esistenza come lo «stato normale del regno animale». Non era questa descrizione – si chiedeva Engels – anche «un’amara satira degli uomini e della società inglese contemporanea?». Quel regime di libera concorrenza «che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico» non è allora caratteristico dell”animalità’ e della ‘parte animale’ dell’uomo? Non si apre allora il problema di una «organizzazione cosciente della produzione sociale» per la quale gli uomini possano, sotto l’aspetto sociale, «essere sollevati al di sopra del restante mondo animale di tanto quanto la produzione in generale lo ha fatto per la specie»? (59)”” (pag 205-206) [(56) C. Darwin, ‘L’origine dell’uomo’, Roma, 1966, p. 242; (57) H. Spencer, ‘Social Statics: or the conditions essential to human happiness specified’, London, 1850, p. 36; (58) C. Darwin, ‘L’origine dell’uomo’, cit., pp. 162-163; (59) F. Engels, ‘Dialettica della natura’, Roma, 1967, p. 51. Cfr. anche le lettere di Marx ed Engels, in ‘Carteggio Marx-Engels’, Roma, 1951, III, pp. 372, 477; IV, p. 103. Per altre indicazioni cfr. V. Gerratana, ‘Marxismo e darwinismo’, cit., pp. 86-88. Andrebbero comunque approfondite le considerazioni svolte da Labriola (…) [in] A. Labriola ‘La concezione materialistica della storia’, a cura di E. Garin, Bari, 1965, pp. 73, 74, 76 (…)]”,”SCIx-512″ “ROSSI Pietro a cura; scritti di DILTHEY WILDELBAND RICKERT SIMMEL WEBER SPENGLER TROELTSCH MEINECKE LUKACS MANNHEIM CROCE DEWEY COHEN RANDALL NEURATH HEMPEL POPPER NAGEL”,”Lo storicismo contemporaneo. Dilthey – Windelband – Rickert – Simmel – Weber – Spengler – Troeltsch – Meinecke – Lukacs – Mannheim – Croce – Dewey – Cohen – Randall – Neurath – Hempel – Popper – Nagel.”,”Lukacs: la coscienza di classe nella borghesia e nel proletariato. (pag 210-211) “”La borghesia e il proletariato sono le uniche classi pure della società borghese; il che vuol dire che la loro esistenza e il loro sviluppo ulteriore poggiano esclusivamente sullo sviluppo del processo di produzione moderno, e che soltanto in base alle loro condizioni di esistenza si può ‘concepire’ un piano per l’organizzazione della società intera… I limiti oggettivi della produzione capitalistica diventano limiti della coscienza di classe della borghesia. Ma dal momento che … il capitalismo è una forma di produzione rivoluzionante per eccellenza, ‘questo dover rimanere inconsapevole dei limiti economici oggettivi del sistema si manifesta come contraddizione interna, e cioè dialettica, nella coscienza di classe’. La coscienza di classe della borghesia è quindi ‘formalmente’ disposta alla consapevolezza economica. Anzi, il massimo grado di inconsapevolezza, la forma più grossolana di «falsa coscienza» si manifesta continuamente nell’aumento dell’apparenza di un dominio conforme a coscienza dei fenomeni economici. Dal punto di vista della relazione della coscienza con il complesso dei fenomeni sociali questa contraddizione si esprime come ‘antitesi ineliminabile tra ideologia e fondamento economico…’. Questa interna auto-contraddizione dialettica nella coscienza di classe della borghesia si accresce ancora per il fatto che il limite oggettivo dell’ordinamento produttivo capitalistico non permane allo stato della mera negatività, non soltanto suscita in virtù delle «leggi naturali» crisi incomprensibili alla coscienza, ma riceve una propria forma storica cosciente ed attiva: il il proletariato”” (pag 210-211) [Georg Lukács, Klassenbewusstein, 3, in ‘Geschichte und Klassenbewesstsein, pp. 71, 76, 77)]”,”STOx-044-FF” “ROSSI Mario G.”,”Da Sturzo a De Gasperi. Profilo storico del cattolicesimo politico nel Novecento.”,”Mario G. Rossi (1940) insegna storia contemporanea all’Università di Firenze.”,”ITAP-042-FL” “ROSSI Guido”,”Trasparenze e vergogna. La società e la borsa.”,”Guido Rossi è Master of Laws della Harvard Law School e professore ordinario nell’Università degli Studi di Milano. Dal febbraio 1981 è presidente della Commissione nazionale per la società e la borsa. Oggi il centro del sistema è il “”gruppo”” e non l'””impresa”” “”Il capitalismo nel suo attuale sviluppo è organizzato in un sistema globale di imprese, le cui strutture portanti sono costituite dai gruppi nelle loro formazioni nazionali e multinazionali. E’ nel gruppo che si identifica l’architettura stellare della fase monopolistica ed è alla disciplina di tale «gruppo» che deve essere dedicata una parte preponderante di una nuova ristruttuazione del sistema economico globale”” (pag 37)”,”ITAE-420″ “ROSSI FANTONETTI Carlo”,”Le grandi battaglie aeree della Seconda guerra mondiale.”,”Mar dei Coralli: nascita della battaglia aeronavale. La prima battaglia “”navale”” della storia in cui le navi avversarie non si videro mai direttamente, e i colpi furono inferti esclusivamente dagli aerei “”La guerra del Pacifico ebbe inizio un giorno del 1941, che per gli americani era il 7, per i giapponesi l’8 dicembre. Il colpo subito dagli ameriani a Pearl Harbor fu, non v’è dubbio, tremendo. Ma, nella disgrazia, gli Stati Uniti ebbero anche un po’ di fortuna: per pura combinazione, mentre i nipponici facevano sterminio a Pearl Harbor, le portaerei Saratoga, Lexington ed Enterprise si trovavano in navigazione nel Pacirifo, e in talmodo furono salve; mentre la Hornet e la Yorktown, dislocate nell’Atlantico, furono subito trasferite nel Pacifico facendole passare per il Canale di Panama. Inoltre gli USA aevano in cantiere la Essex, la Yorktown seconda e la Intrepid. La prima azione che ridiede animo agli americani fu il bombardamento di Tokio, eseguito il 18 aprile 1942 con 16 bombardieri B 25 “”Mitchell”” decollati dalla portaerei Hornet al comando del ten. col. Jimmy Doolittle; ma questo, per quanto ardimentoso, fu solo un gesto simbolico. Per vedere l’America veramente alla riscossa, bisogna portarsi più avanti, al maggio del 1942, sei mesi dopo Pearl Harbor, quando, a sud della Nuova Guinea e delle isole Salomone, ebbe luogo la prima battaglia “”navale”” della storia in cui le navi avversarie non si videro mai direttamente, e i colpi furono inferti esclusivamente dagli aerei: la battaglia del Mar dei Coralli. In capo alla primavera del ’42, il Giappone aveva completato la prima fase di quella manovra espansionistica grazie alla quale il suo dominio ora si estendeva in tutto il Pacifico settentrionale, da Sumatra a occidente, sino a buona parte della Nuova Guinea al centro, e alle isole Gilbert e Marshall a oriente. Si trattava, a questo punto di consolidare tale dominio impadronendosi di Midway, chiave delle Hawaii, della punta meridionale della Nuova Guinea, col centro di Port Moresby, e infine delle Nuove Ebridi e della Nuova Caledonia; in tal modo – secondo le vedute dell’ammiraglio Isiroku Yamamoto, comandante della Flotta giapponese – si sarebbe preclusa agli americani ogni possibilità di rifornire l’Australia e si sarebbero stabilite le premesse per l’annientamento definitivo della U.S. Pacifi Fleet, il cui comandante in capo era l’ammiraglio Chester W. Nimitz”” (pag 90)”,”QMIS-008-FGB” “ROSSI Mario G.”,”Le origini del partito cattolico. Movimento cattolico e lotta di classe nell’Italia liberale.”,”Mario G. Rossi (1940) insegna storia contemporanea all’Università di Firenze.”,”ITAP-045-FL” “ROSSI Aldo Loris BUONDONNO Emma”,”I giardini storici di Napoli. Guida agli orti, giardini e parchi storici conservati, abbasndonati e scomparsi.”,”Aldo Loris Rossi è architetto e ordinario di Progettazione all’Università Federico II di Napoli. Accademico delle Arti del Disegno di Firenze. Emma Buondonno è architetto e ricercatore presso l’Istituto di Idraulica agraria e Costruzioni rurali della facoltà di Agraria di Napoli. Collabora alle riviste Eco e Oltre.”,”ITAS-044-FL” “ROSSI Mario G.”,”Da Sturzo a De Gasperi. Profilo storico del cattolicesimo politico nel Novecento.”,”Mario G. Rossi (1940) insegna storia contemporanea all’Università di Firenze. Ha pubblicato vari studi sul movimento cattolico tra i quali il volume ‘Le origini del movimento cattolico’, Editori Riuniti, 1977. ‘Con Salvemini, in particolare, [Sturzo] si trovò a polemizzare ripetute volte per quello che gli pareva un atteggiamento anticlericale partigiano e controproducente, che misconosceva la complessa realtà della Chiesa e la stessa tradizione del cattolicesimo democratico in Italia e all’estero. Quando nel 1943 uscì il volume ‘What to do with Italy’ di Salvemini e Giorgio La Piana, Sturzo intervenne a più riprese a respingere le accuse di complicità dei cattolici e della Chiesa col regime fascista e a riaffermare la validità dell’esperienza della democrazia cristiana e del partito popolare (178). Per contro, i suoi rapporti con [Carlo] Sforza e con i settori più moderati dell’antifascismo italiano in America registrarono un ben maggiore accordo: e in realtà era piuttosto l’anticlericalismo salveminiano che si poneva come elemento di disturbo di quella soluzione repubblicana moderata, fondata sull’apporto di tutte le componenti della terza forza democratica, riformista, cattolica, alla quale lavoravano Sforza e la Mazzini Society () – in linea con l’orientamento filo-vaticano e anticomunista della politica estera americana – e per la quale si riteneva Sturzo un tramite di sicuro prestigio (179). Alla prospettiva indicata da Sforza e al tipo di intesa tra le forze democratiche, con esclusione delle punte radicali e rivoluzionarie, che essa lasciava intravedere, Sturzo mostrò in effetti di consentire e di ispirare la sua azione non solo negli Stati Uniti, ma anche nei contatti che veniva riallacciando con i democratici cristiani in Italia (…). Anche la questione dell’accantonamento del problema istituzionale e della cooperazione col governo Badoglio vide Sturzo avallare, non senza perplessità, la posizione assunta da Sforza dopo il suo rientro in Italia, contro l’intransigenza giacobina di Salvemini e Pacciardi (181)’ (pag 103-104) [(178) Si vedano specialmente gli articoli riprodotti in G. Salvimini, ‘L’Italia vista dall’America’, vv. I e II., a cura di E. Tagliacozzo, Milano, Feltrinelli, 1969, pp. 483-498 e 510-525; (179) Cfr. P.G. Zunino, ‘La questione cattolica nella sinistra italiana (1940-1945), Bologna, Il Mulino, 1977, pp. 15-32 e 95-96. Lo stesso Salvemini vi accennò ironicamente in una lettera del gennaio 1945 agli amici del Partito d’azione: «Quando Sforza mi invitò a far parte con lui e Sturzo di una santissima trinità, che non avrebbe dovuto discutere né del re né del papa, mi rifiutai» (G. Salvemini, ‘Lettere dall’America, 1944-1946’, a cura di A. Merola, Bari, Laterza, 1967, p. 75); (181) L. Sturzo, ‘Scritti inediti’, cit., vol. III, p. 165 segg.] [() ‘«Era una società piena di tensioni. Ogni cosa diventava motivo di grandi discussioni. Si discuteva molto del programma politico, naturalmente, ma anche le cose minori erano motivo di litigi e di discussioni. Per esempio, il distintivo. Cosa mettiamo sul distintivo della Mazzini Society? Chi voleva la testa dell’Italia turrita, chi Garibaldi, chi Mazzini. A un certo punto Salvemini perse la pazienza e gridò, con il suo fortissimo accento pugliese: “”Che cosa volete metterci se non Mazzini? Ci volete mettere una donna nuda?!”” Le agitazioni si calmarono e la testa di Mazzini fu il distintivo e il simbolo della nostra associazione Tullia Calabi Zevi, ‘La mia autobiografia politica’; “”Garosci si era tenuto lontano dalla Mazzini Society, fondata nel 1941 da Tarchiani e Sforza, con un orientamento che gli era parso troppo intransigente verso il Fronte e piattamente concorde con la filosofia dell’Occidente”” [(in) Elena Savino, ‘La diaspora azionista. Dalla Resistenza alla nascita del Partito radicale’, Franco Angeli, Milano, 2010]”,”RELC-404″ “ROSSI Marco”,”Gli ammutinati delle trincee. Dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale, 1911-1918.”,”Marco Rossi è impegnato nella ricerca sui movimenti e conflitti di classe prima, durante e dopo la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione alla storia dell’anarchismo e del primo antifascismo. In apertura: volantino ‘Soldato operaio!’ (Milano, ottobre 1911); volantino ‘Lavoratori, compagni! (Italia, 1915) Le manifestazioni antimilitariste dei sindacalisti rivoluzionari (1912) (pag 21)”,”QMIP-029-FC” “ROSSI Marina”,”I prigionieri dello zar. Soldati italiani dell’esercito austro-ungarico nei lager della Russia (1914-1918).”,”Marina Rossi (Trieste 1945) è ricercatrice dell’Istituto per la storia del Movimento di Liberazione di Trieste. Studiosa del movimento operaio giuliano e delle prigionie in Russia nei due conflitti mondiali, è autrice dei volumi ‘Il Lavoratore. Storia di un giornale’, Trieste, 1987 e ‘Lettere di guerra e d’amore’, Trieste, 1989. Il Lavoratore: ricerche e testimonianze su novant’anni di storia di un giornale di Sergio Ranchi, Marina Rossi, Mario Colli Dedolibri, 1986 – 140 pagine”,”QMIP-035-FV” “ROSSI Giampiero SPINA Simone”,”I boss di Chinatown. La mafia cinese in Italia.”,”Giampiero ROSSI, giornalista, scrive per l’Unità. E’ autore pure di ‘Mafia a Milano’ (1996) cin Mario PORTANOVA e Franco STEFANONI Simone SPINA giornalista, lavora a Sy Tg24.”,”ITAS-022-FV” “ROSSI Pietro a cura, scritti di Eugenio GARIN Norberto BOBBIO Ernesto RAGIONIERI Lamberto BORGHI Natalino SAPEGNO Giuseppe GALASSO Massimo L. SALVADORI Giuseppe FIORI Antonio PIGLIARU; comunicazioni di F. MAREK M. MARKOVIC R. PARIS K. KOSIK B. SUCHODOLSKI P. VRANICKI N. BADALONI L. GALLINO A. PIZZORNO A. GUERRA G. SOTGIU M.N. CLARK G. MACCIOTTA M.A. AIMO V. BONDARCUK G. GALLI B. LOPUCHOV M.A. MANACORDA G. LOMBARDI C. VASOLI A.M. CIRESE L.M. LOMBARDI SATRIANI B. ANGLANI L. ROSIELLO J. TEXIER J. SOLE-TURA E. BRISSA C.F. MISIANO E. AMBARTSUMOV V. MIKECIN T. HUSZAR I. YAMAZAKI V. GERRATANA E. FUBINI”,”Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. II. Comunicazioni.”,”R. Paris: ‘Gramsci e la crisi teorica del 1923’ (pag 29-44) “”Influenza – diretta o mediata – o convergenza oggettiva, Gramsci e Lukács si incontrano di fatto su un terreno comune. In Gramsci l’istanza democratica, dopo aver informato il periodo dell”Ordine Nuovo, si trova recuperata nei ‘Quaderni’ attraverso la teoria del «blocco storico» e la tesi dell’egemonia del proletariato. In Lukács, in ‘Geschichte und Klassenbewsusstsein’, come nel ‘Lenin’ del 1924, si trova un luxemburghismo sempre mai risolto, mal superato, più represso che analizzato. Le origini filosofiche dei due pensatori sono in entrambi i casi idealistiche. In Lukács, oltre alle ben note influenze di Dilthey, Rickert, Lask, Simmel e Weber, c’è una presenza più inattesa: quella di Bergson. In Gramsci, attraverso la mediazione di Sorel, un identico bergsonismo (questa è del resto l’accusa lanciata da Treves e da Mondolfo contro l”Ordine Nuovo’) viene a innestarsi sull’influenza di Croce. Infine, lo stesso ostacolo teoretico-politico: il leninismo. Non è forse inutile, a questo proposito, confrontare qualche testo dedicato a Lenin dai suoi contemporanei all’indomani della morte. Il ‘Lenin marxista’ di Bucharin si apre con una dichiarazione altisonante: «è tempo di rimettere le cose al loro posto», di riabilitare Lenin «come teorico» (1). Al contrario, Bordiga, nel suo ‘Lénine sur le chemin de la révolution’, mira meno in alto e centra meglio il bersaglio: «la figura e l’opera di Lenin nel movimento di emancipazione rivoluzionaria della classe operaia mondiale» (2). Quanto a Lukács, egli riprende la categoria della «totalità» di ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’ e tanta di definire l’«interdipendenza» del pensiero di Lenin. Il Lenin teorico è il rivoluzionario. «’L’attualità della rivoluzione: questa è l’idea fondamentale di Lenin». La cosa importante è tuttavia il fatto che per Lukács si tratta di fondare o di dedurre filosoficamente Lenin e il leninismo. Così, se i comunisti costituiscono «’l’incarnazione visibile della coscienza di classe del proletariato’» e se il partito è nello stesso tempo «produttore e prodotto», Lenin rappresenta la «chiara coscienza della vera tendenza generale di un’epoca…; di conseguenza, tratta dei problemi fondamentali decisivi di tutto il periodo anche quando pensa di parlare soltanto delle questioni del momento» (3). Riconosciamo qui il ‘Weltgeist’ hegeliano. Tale presenza è ancora più accentuata nell’articolo ‘Capo’ che Gramsci dedica a Lenin. Infatti, per Gramsci Lenin rappresenta «l’esponente e l’ultimo più individualizzato momento di tutto un processo di sviluppo della storia passata, non solo della Russia, ma del mondo intiero» (4). Un altro punto da notare in questo bel testo hegeliano – la constatazione che «la dittatura del proletariato è espansiva, non repressiva» – ci introduce direttamente alla problematica dei ‘Quaderni’. Questa incapacità di integrare il «leninismo» (5) si aggiunge nei due pensatori alla polemica anti-positivistica degli anni giovanili (a meno che non ne derivi)”” (pag 31-32) [Robert Paris, ‘Gramsci e la crisi teorica del 1923′ (pag 29-44), (in) Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. II. Comunicazioni’ a cura di Pietro Rossi, Editori Riuniti, Roma, 1975] [(1) Cfr. N. Boukharine, ‘Lénin marxiste’, Paris, 1966, p. 5; (2) Cfr. A. Bordiga, ‘Lénine sur le chemin de la révolution’ (24 febbraio 1924), ‘La lutte de classe, 1928, n. 4, pp. 98-107, e 1928, n. 5, pp. 131-39. La citazione è a p. 98; (3) G. Lukács, ‘Lénine’, Paris, 1965, pp. 27, 28, 51, 57; (4) ‘Duemila pagine di Gramsci’, v. I., pp. 708-712; (5) «In quale settore è la novità di Lenin? In materia di organizzazione» (J. Glaive, ‘Les premiers pas du bolchévisme’, in ‘La révolution prolétarienne’, III, 15 settembre 1927, n. 42, p. 8). È evidente che la deduzione, lukácsiana o gramsciana, del «capo» o del «genio», e a ‘fortiori’ l’anti-giacobinismo di Gramsci, rientrano in una logica completamente differente da quella di ‘Che fare?’] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-161″
“ROSSI Ernesto a cura”,”Una spia del regime.”,”””Il protagonista del dramma, un intellettuale quattro volte laureato, Carlo Del Re, nel 1929 vendette alla polizia i suoi amici dell’associazione segreta antifascista “”Giustizia e Libertà””, per coprire un ingente ammanco nell’attivo dei fallimenti di cui era curatore. Il suo tradimento provocò l’arresto di una sessantina di antifascisti, il suicidio in prigione di uno di loro, otto condanne del Tribunale Speciale, lo scompiglio in utte le file di “”Giustizia e Libertà””. Dopo l’arresto dei “”giellisti””, il De Re non cessò di avere rapporti con l’Ovra: per oltre dieci anni continaua a comparire nel carteggio come informatore e come postulante. L’ultima notizia che si trova di lui nel dossier è un appunto del tenente colonnello Kappler, seviziatore di patrioti, carnefice delle Fosse Ardeatine: “”Attualmente””, scrive Kappler, il 4 agosto 1944, “”presta servizio per la Polizia Germanica di Sicurezza in Italia, in qualità di informatore, dove, in fine dei conti, opera per la causa comune””. Il nome di De Re comparve poi nell'””elenco dei confidenti dell’Ovra””, pubblicato sulla ‘Gazzetta Ufficiale’ del 2 luglio 1946, e infine si ritrova nella lista degli avvocati e procuratori, regolarmente iscritti nell’albo per la circoscrizione di Roma, sulla ‘Guida Monaci 1955’. Il “”protagonista del dramma”” scrive Ernesto Rossi nella presentazione (…) [a]rriva fino a trarre profitto dal suicidio in carcere di uno dei compagni da lui traditi, Umberto Ceva, per chiedere un aumento del compenso; arriva fino a denunciare come antinazionali la suocera e il cognato… “”Il Del Re è veramente un eroe del nostro tempo”””” (risvolta quarta copertina)”,”ITAF-004-FGB”
“ROSSI Ernesto CALAMANDREI Piero SALVEMINI Gaetano, a cura”,”Non mollare (1925). Riproduzione fotografica dei numeri usciti. Tre saggi storici di Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Gaetano Salvemini.”,”Periodico antifascista ‘Non mollare’. “”Di regola si stampavano due o tre mila copie. Le spese erano coperte dai contributi volontari dei lettori. Non mancarono aiuti sostanziosi da amici agiati”” (pag 5)”,”EMEx-002-FP”
“ROSSI Paolo”,”Francesco Bacone. Dalla magia alla scienza.”,”Paolo Rossi (Urbino, 1923) è professore fuori ruolo di Storia della filosofia nell’Università di Firenze. É autore di molti studi, tradotti in molte lingue europee nonchè in giapponese, sulla filosofia e sulla scienza fra Cinquecento e Seicento, su Francis Bacon, su Giambattista Vico, sulla tecnica e le ‘arti meccaniche’, sulle arti della memoria, sulle lingue universali, sulla ‘scoperta del tempo’ agli inizi dell’età moderna. Nel 1985 gli è stata conferita dalla American History of Science Society la medaglia Sarton per la storia della scienza. É membro dell’Academia Europaea ed è Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei. Sue opere: Clavis universalis, I ragni e le formiche, Paragone degli ingegni moderni e postmoderni, Il passato, la memoria, l’oblio, Naufragi senza spettatore, La nascita della scienza moderna in Europa. Ha inoltre diretto per la UTET una ‘Storia della scienza moderna e contemporanea’ nonchè un trattato in quattro volumi intitolato La filosofia.”,”SCIx-231-FL”
“ROSSI Pietro”,”Il Fascismo – La Resistenza – La guerra della memoria.”,”Attività della Brigata d’assalto Garibaldi “”Buranello”” sulla Riviera Ligure tra Voltri e Cogoleto (pag 116-125)”,”ITAR-336″
“ROSSI Ernesto, a cura di Manlio MAGINI”,”Elogio della galera. Lettere 1930-1943.”,”””(…) Quasi in ogni tua lettera riaffermi la sicurezza nel prossimo trionfo delle mie idee; ma chi non ci crede son proprio io, e devo avertelo già scritto altre volte. E bisogna che anche tu ti rassegni, come da un pezzo io mi sono rassegnato. Qualunque sia la situazione politica avvenire, noi siamo destinati a buscarne finché viviamo. È una facile profezia. Prima di tutto perché la funzione dei veri liberali è quella di buscarne. Ogni gruppo che si afferma al potere tende ad impedire il sorgere e lo svilupparsi delle idee e delle forze politiche che potrebbero entrare in concorrenza: quindi, chi crede nella utilità del contrasto, e vorrebbe ridurre al minimo gli attriti dei passaggi da una situazione di equilibrio all’altra è costretto a rimaner sempre all’opposizione, «a Dio spiacente, ed a’ nemici sui». Nel ’19 mi son trovato con i fascisti contro la dittatura comunista; oggi sono in galera con i comunisti contro la dittatura fascista. E niente è più facile che domani dovessi esser considerato «sovversivo» dai comunisti… Nei paesi di maggior educazione politica non si arriva a questi estremi (e ciò ha enorme importanza, perché le questioni politiche sono essenzialmente questioni di grado), ma il fenomeno è della stessa natura. In secondo luogo, conosco ormai troppo bene gli italiani e la loro storia per farmi illusioni. Cavour fu un inglese, nato per sbaglio in un paese balcanico. E non si cambiano in due o tre generazioni le caratteristiche d’un popolo abituato per secoli a liberarsi col confessionale d’ogni preoccupazione sulla valutazione dei problemi morali, ed a rinunciare nelle mani dei dominatori stranieri ad ogni dignità di vita sociale. Ma questo poco importa. C’è chi ha la funzione di firmare decreti, e chi ha la funzione di crepare in trincea o di marcire in galera. È una divisione del lavoro anche questa. E si può preferire la seconda alla prima funzione, quando si crede di affermar così due valori che costituiscono la ragione stessa della nostra vita. La forza può aver ragione di noi individualmente, ma mantenerci fedeli a noi stessi vuol dire trasmettere alle generazioni avvenire, con l’esempio che vale più della parola, quella che riteniamo la parte più luminosa del pensiero ereditato dalle generazioni passate (..:)”” [Ernesto Rossi alla madre, da Reclusorio di Pallanza; 7 settembre 1931] (pag 62)”,”ITAD-159″
“ROSSI Ernesto, a cura di Giuseppe ARMANI”,”Guerra e dopoguerra. Lettere 1915-1930.”,”La decisione di Rossi di andare in guerra maturò tra molte incertezze… ‘A parte qualche momentaneo abbandono patriottico, come quando (11-12 aprile 1917) si esalta per lo «spettacolo pirotecnico» dei razzi sparati in continuazione o si compiace di avvertire «lo sforzo di una nazione che si rivela più grande di quello che era da immaginarsi, nella vera volontà di vincere» (26 aprile 1917), il tono dominante è quello della riflessione ora malinconica ora tragica sulle vicende che osserva nel «teatro» della guerra, della quale non è mai intessuto l’elogio in quanto tale, ma, semmai, è bene intesa la sostanziale pazzia. «Certo che la guerra è una forma di pazzia collettiva in cui nessuno ha la vera coscienza di quello che fa. Non è un uomo quello che quello che ammazza, rovina, squarcia, ma la materia sotto la forma di tutti i proiettili che sono diretti rappresentanti del fato che incombe sopra ciascuno di noi. Passo vicino ad un fucile puntato senza pensieri di niente, vedo nella trincea nemica un omino che va per gli affari suoi, mi vien voglia di premere il grilletto dell’arma, e così, senza neppure il desiderio di fargli del male mando magari all’altro mondo quel povero diavolo… Si vedono ridere contenti dei bravi borghesi… perché un buon colpo ha colpito in pieno, con la stessa soddisfazione del ragazzo che con una palla di cencio riesce a buttar giù orecchioni uno dei fantocci di cartapesta che sono nelle baracche delle fiere. Si va di pattuglia con la stessa emozione con la quale si va a caccia… Non è un uomo come noi, che ha le stesse nostre passioni e commozioni, che è atteso con ansia dalla famiglia che sarà messa in lutto dalla sua perdita, che ognuno di noi insidia… Si ha la vaga concezione di andar contro ad una forza a noi nemica che cerchiamo di distruggere acciocché non ci distrugga. La guerra è una pazzia…» (22 aprile 1917). A questo tono dolente non fanno contrasto i numerosi spunti che si leggono nelle lettere militari di riscontro delle storture organizzative, della stoltezza o fatuità degli ufficiali, delle misere condizioni dei soldati: essi sono naturale espressione dell’atteggiamento antiretorico di Rossi, della sua sostanziale mancanza di nazionalismo, dell’indipendenza di giudizio che la partecipazione voluta e cosciente alla guerra gli consente di conservare sempre’ (pag XXI XXII)]”,”ITAD-160″
“ROSSI Ernesto, a cura di Manlio MAGINI”,”Elogio della galera. Lettere 1930-1943.”,”””(…) Quasi in ogni tua lettera riaffermi la sicurezza nel prossimo trionfo delle mie idee; ma chi non ci crede son proprio io, e devo avertelo già scritto altre volte. E bisogna che anche tu ti rassegni, come da un pezzo io mi sono rassegnato. Qualunque sia la situazione politica avvenire, noi siamo destinati a buscarne finché viviamo. È una facile profezia. Prima di tutto perché la funzione dei veri liberali è quella di buscarne. Ogni gruppo che si afferma al potere tende ad impedire il sorgere e lo svilupparsi delle idee e delle forze politiche che potrebbero entrare in concorrenza: quindi, chi crede nella utilità del contrasto, e vorrebbe ridurre al minimo gli attriti dei passaggi da una situazione di equilibrio all’altra è costretto a rimaner sempre all’opposizione, «a Dio spiacente, ed a’ nemici sui». Nel ’19 mi son trovato con i fascisti contro la dittatura comunista; oggi sono in galera con i comunisti contro la dittatura fascista. E niente è più facile che domani dovessi esser considerato «sovversivo» dai comunisti… Nei paesi di maggior educazione politica non si arriva a questi estremi (e ciò ha enorme importanza, perché le questioni politiche sono essenzialmente questioni di grado), ma il fenomeno è della stessa natura. In secondo luogo, conosco ormai troppo bene gli italiani e la loro storia per farmi illusioni. Cavour fu un inglese, nato per sbaglio in un paese balcanico. E non si cambiano in due o tre generazioni le caratteristiche d’un popolo abituato per secoli a liberarsi col confessionale d’ogni preoccupazione sulla valutazione dei problemi morali, ed a rinunciare nelle mani dei dominatori stranieri ad ogni dignità di vita sociale. Ma questo poco importa. C’è chi ha la funzione di firmare decreti, e chi ha la funzione di crepare in trincea o di marcire in galera. È una divisione del lavoro anche questa. E si può preferire la seconda alla prima funzione, quando si crede di affermar così due valori che costituiscono la ragione stessa della nostra vita. La forza può aver ragione di noi individualmente, ma mantenerci fedeli a noi stessi vuol dire trasmettere alle generazioni avvenire, con l’esempio che vale più della parola, quella che riteniamo la parte più luminosa del pensiero ereditato dalle generazioni passate (..:)”” [Ernesto Rossi alla madre, da Reclusorio di Pallanza; 7 settembre 1931] (pag 62)”,”ITAD-161″
“ROSSI Arcangelo”,”Copernico nella realtà del suo tempo.”,”‘Lo stesso Ticho Brahe, grande astronomo che accrebbe notevolmente la precisione delle osservazioni ad occhio nudo prima che Galileo usasse il cannocchiale, e fu spirito tanto conservatore da escogitare, per evitare l’eliocentrismo, un sistema geocentrico in cui però i pianeti ruotano intorno a sole, il quale a sua volta ruolta intorno alla terra (sistema matematicamente equivalente, anche se “”sbilanciato”” e quindi disarmonico, rispetto a quello copernicano) …’ (pag 302) “”Ciononostante, anche nella storia della scienza si tratta di comprendere in tutta la sua portata l’assunot di fondo del materialismo storico, per cui «Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione”” (pag 291) [(1) K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 487]”,”SCIx-010-FGB”
“ROSSI Paolo”,”Storia d’Italia dal 476 al 1500.”,”Ludovico il Bavaro imperatore degli scomunicati (pag 362-363) L’insuccesso di Ludovico in Italia. ‘Del popolo si faceva viva in piazza solo la parte filoimperiale, ma moti erano turbati nella loro coscienza religiosa. Quando le forze di Ludovico diminuirono, perché Castruccio Castracani ch’era con lui se ne andò in Toscana, con millecinquecento cavalieri, richiamato da una rivolta scoppiata a Pistoia, e l’esercito di Roberto d’Angiò fu alle porte di Roma, prendendo Ostia e Anagni, Ludovico dovette partire in tutta fretta, il 14 agosto 1328. Subito uscivano per le vie quelli che erano rimasti in casa per alcuni mesi, e si misero ad inneggiare a Giovanni XXII, maledicendo i Tedeschi. (…) Nel dicembre, Ludovico il Bavaro era a Trento e nel fabbraio 1330 ripassava le Alpi, senza che de gran tramestio fatto in Italia durante un triennio restasse altra eco che quella del più completo insuccesso’ (pag 363-364)”,”ITAG-285″
“ROSSI Arcangelo”,”Copernico nella realtà del suo tempo.”,”‘Lo stesso Ticho Brahe, grande astronomo che accrebbe notevolmente la precisione delle osservazioni ad occhio nudo prima che Galileo usasse il cannocchiale, e fu spirito tanto conservatore da escogitare, per evitare l’eliocentrismo, un sistema geocentrico in cui però i pianeti ruotano intorno a sole, il quale a sua volta ruolta intorno alla terra (sistema matematicamente equivalente, anche se “”sbilanciato”” e quindi disarmonico, rispetto a quello copernicano) …’ (pag 302) “”Ciononostante, anche nella storia della scienza si tratta di comprendere in tutta la sua portata l’assunot di fondo del materialismo storico, per cui «Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione”” (pag 291) [(1) K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 487]”,”SCIx-010-FGB”
“ROSSI Paolo a cura; saggi di Jean DIEUDONNE’ René THOM Clifford A. TREUSDELL Tullio REGGE Ugo AMALDI Enrico BELLONE Isabelle STENGERS Francisco J. AYALA Vittorio SGARAMELLA Paolo ROSSI Yehuda ELKANA William LEISS Saverio AVVEDUTO Abdul-Razzak KADDOURA H. Sharat CHANDRA Mario BORILLO Alexander KING Yemimah BEN-MENAHEM”,”La nuova ragione. Scienza e cultura nella società contemporanea.”,”Le quattro forze che si esercitano tra le particelle caratterizzate da quattro diversi mediatori: Forze Mediatori Forti Gluoni Elettromagnetiche Fotone Deboli Weakon Gravitazionali Gravitone”,”SCIx-047-FV”
“ROSSI Marco”,”Capaci di intendere e volere. La detenzione in manicomio degli oppositori al fascismo.”,”Marco Rossi si occupa di storia sociale, con particolare attenzione al primo antifascismo e all’ anarchismo, ai conflitti di classe dopo la Prima guerra mondiale. Ha studiato i meccanismi di discriminazione contro gli asociali, i rom e i renintenti al laovor nella Germania nazista. E’ autore di ‘Il conto aperto’ (1999), ‘Arditi non gendarmi’ (2012), ‘I fantasmi di Weimar’ (2001), ‘Afghanistan senza pace’ (2006) e ‘Ribelli senza congedo’ (2011). Dono di Mario Caprini”,”ITAR-360″
“ROSSI Pietro a cura, saggi di Arthur C. DANTO Hayden WHITE Wolfgang J. MOMMSEN François FURET Reinhart KOSELLECK Jerzy TOPOLSKI, Commenti di William H. DRAY Jörn RÜSEN Wolfgang KÜTTLER Karl-Georg FABER Christian MEIER Aron Ja. GUREVIC Massimo L. SALVADORI Peter WINCH”,”La teoria della storiografia oggi.”,”Nato a Torino nel 1930, Pietro Rossi ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Nicola Abbagnano, laureandosi nel 1952. Libero docente nel ’56, ha insegnato per molti anni all’Università di Cagliari; dal 1967-68 è ordinario di Storia della filosofia nell’ateneo torinese. Ha pubblicato: Lo storicismo tedesco contemporaneo e Storia e storicismo della filosofia contemporanea; ha tradotto Dilthey e Max Weber per la Biblioteca di cultura filosofica Einaudi. Dal 1961 dirige i Classici della sociologia delle Edizioni di Comunità”,”STOx-096-FL”
“ROSSI Pietro a cura, saggi di Edward Burnett TYLOR Franz BOAS Robert H. LOWIE Alfred L. KROEBER Bronislaw MALINOWSKI George Peter MURDOCK Ralph LINTON David BIDNEY Clyde KLUCKHOHN Melville J. HERSKOVITS”,”Il concetto di cultura. I fondamenti teorici della scienza antropologica.”,”Nato a Torino nel 1930, Pietro Rossi ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Nicola Abbagnano, laureandosi nel 1952. Libero docente nel ’56, ha insegnato per molti anni all’Università di Cagliari; dal 1967-68 è ordinario di Storia della filosofia nell’ateneo torinese. Ha pubblicato: Lo storicismo tedesco contemporaneo e Storia e storicismo della filosofia contemporanea; ha tradotto Dilthey e Max Weber per la Biblioteca di cultura filosofica Einaudi. Dal 1961 ha diretto i Classici della sociologia delle Edizioni di Comunità. La scienza antropologica è venuta elaborando il cocnetto scientifico di cultura a partire dall’opera di Edward Burnett Tylor (1871) ‘Primitive Culture’, che ha costituito, all’inizio del secolo XX, il centro di riferimento dei più importanti indirizzi di ricerca antropologica. Una nuova impostazione dei rapporti tra sociologia e antropologia sulla base non più oggettiva ma formale”,”SCIx-026-FSD”
“ROSSI Salvatore”,”La politica economica italiana, 1968-1998.”,”Salvatore Rossi (Bari 1949) è entrato nel 1976 in Banca d’Italia, dove è attualmente responsabile del Servizio Studi. Ha partecipato a molti comitati e gruppi di lavoro ufficiali di analisi e previsione a fini di politica economica, in sedi sia internazionali, come l’OCSE e l’Unione europea, sia italiane. É membro del comitato scientifico dell’Istituto per il commercio estero. Ha scritto numerosi articoli in riviste nazionali e straniere, su temi di politica economica e di economia internazionale. Tra le sue pubblicazioni riordiamo: La bilancia dei pagamenti; i conti all’estero dell’Italia, la lira, i problemi dell’unione monetaria europea, e la cura di Competere in Europa; mercato unico e capacità competitiva dell’industria italiana. Il libro, il governo dell’economia italiana dall’autunno caldo all’Euro.”,”ITAE-150-FL”
“ROSSI Marco”,”La battaglia di Livorno. Cronache e protagonisti del primo antifascismo (1920-1923).”,”trasferire in Correna. Marco Rossi si occupa, da libero ricercatore, della storia dei conflitti di classe e delle insorgenze sociali. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘Livorno ribelle e sovversiva’ (Bfs, 2013) e ‘Livorno clandestina’ (Bfs 2017). Tra il 1920 e il 1923 anche le strade di Livorno videro l’inizio di una lunga guerra civile…negli anni precedetni la Marcia su Roma e l’avvento del regime fascista. Oltre a quella degli Arditi del popolo, fu una quoditiana resistenza di uomini e donne nel segno dell’appartenenza di classe. Soltanto nell’agosto 1922, grazie all’intervento dell’esercito e con lo stato d’assedio imposto dal governo, i fascisti e i nazionalisti poterono imporre le dimissioni del sindaco Mondolfi e dell’amministrazione “”rossa””. Il marchese Dino Perrone Compagni ce assieme a Costanzo Ciano aveva guidato le squadre fasciste toscane seminando morte e devastazione, inviò un telegramma al segretario nazionale del partito fascista comunicando la “”caduta”” di Livorno. Ammise: “”Fra le mie battaglie, questa più faticosa””.”,”MITC-162″
“ROSSI Lauro”,”Solidarietà uguaglianza identità. Socialità e sport in Europa, 1890-1945.”,”Contiene dedica dell’autore a Vittorio Scotti Douglas “”Lo sport ha un grande valore e noi ne vediamo soltanto l’aspetto più superficiale”” (L. Tolstoj) (in apertura) Lauro Rossi (Roma, 1953) si occupa da anni di storia dello sport. Tra i fondatori della rivista ‘Lancillotto e Nausica’ di cui è condirettore, ha pubblicato diversi saggi sulla storia politica e ideologica dello sport e, insieme a Adolfo Noto, il volume ‘Coroginnica. Saggi sulla ginnastica, lo sport e la cultura del corpo’ (1992).”,”EURx-013-FSD”
“ROSSI Pietro a cura; scritti di Eugenio GARIN Norberto BOBBIO Ernesto RAGIONIERI Lamberto BORGHI Natalino SAPEGNO Giuseppe GALASSO Massimo L. SALVADORI Giuseppe FIORI Antonio PIGLIARU”,”Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. I.”,”Bobbio sulla storia del pensiero relativo alla società civile (pag 79-84) La società civile in Hegel e Marx. “”Per una ricostruzione del pensiero politico di Gramsci il concetto-chiave, il concetto da cui occorre prendere le mosse, è quello di ‘società civile’. Conviene partire dal concetto di società civile piuttosto che da quello di Stato perché rispetto al primo più che rispetto al secondo l’uso gramsciano si discosta tanta dall’uso hegeliano quanto da quello marxiano e engelsiano. Da quando il problema del rapporto Hegel-Marx si è spostato dal confronto tra i metodi (l’uso del metodo dialettico e il cosiddetto rovesciamento) al confronto ‘anche fra i contenuti’, – per questa nuova prospettiva è stata fondamentale l’opera di Lukács sul giovane Hegel, – i paragrafi dedicati da Hegel all’analisi della società civile sono stati studiati con maggior attenzione: la maggiore o minore quantità di hegelismo in Marx si valuta ormai ‘anche’ dalla maggiore o minore misura in cui la descrizione della società civile in Hegel (più precisamente della prima parte sul sistema dei bisogni) possa venir considerata come una prefigurazione dell’analisi e della critica marxiana della società capitalistica. Alla rilevazione di questo nesso tra l’analisi marxiana della società capitalistica e l’analisi hegeliana della società civile diede occasione lo stesso Marx in un noto passo della Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’, là dove scrisse che la sua revisioen critica della filosofia del diritto di Hegel «arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosidetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza, il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, ‘sotto il nome di “”società civile””; e che l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica» (1). Ma di fatto , da un lato gli interpreti della filosofia del diritto di Hegel ebbero tendenza a concentrare la loro attenzione sulla teoria dello Stato e a trascurare l’analisi della società civile, – la cui importanza emerse negli studi hegeliani attorno agli anni ’20; – dall’altro, gli studiosi di Marx ebbero per lungo tempo la tendenza a considerare il problema dei rapporti con Hegel esclusivamente alla luce dell’accoglimento da parte di Marx del metodo dialettico. È noto che nei maggiori studiosi italiani di Marx, come Labriola, Croce, Gentile e Mondolfo, alcuni dei quali erano o hegeliani o studiosi di Hegel, non si trova alcun accenno al concetto hegeliano di società civile (per quanto si trovi in Sorel). Gramsci è il primo scrittore marxista che si serve per la sua analisi della società, con un riferimento testuale, come vedremo, anche ad Hegel, del concetto di società civile. Senonché, a differenza del concetto di Stato, che ha dietro di sé una lunga tradizione, il concetto di società civile, che deriva da Hegel e ricorre attualmente in ispecie nel linguaggio della teoria marxiana della società, viene usato, anche nel linguaggio filosofico, in modo meno tecnico e rigoroso, con significati oscillanti che richiedono una certa cautela nella comparazione, e qualche precisazione preliminare. Credo utile fissare alcuni punti, che meriterebbero un’analisi assai più approfondita di quella che mi sia consentita e di cui sia capace. a) In tuttal la traduzione giusnaturalistica l’espressione ‘societas civilis’, anziché designare la società prestatuale, come avverrà nella tradizione hegelo-marxistica, è sinonimo, secondo l’uso latino, di società politica, quindi di Stato: Locke usa indifferentemente l’uno e l’altro termine; in Rousseau ‘état civil’ sta per Stato; anche Kant che insieme con Fichte è l’autore più vicino a Hegel, quando nella ‘Idee zu einer allgemeinen Geschichte in weltbürgerlicher Absicht’ parla della tendenza irresistibile cui l’uomo è spinto dalla natura verso la costituzione dello Stato, chiama questa meta suprema della natura nei riguardi della specie umana ‘bürgerliche Gesellschaft’ (2). b) Nella tradizione giusnaturalistica, com’è noto, i due termini della antitesi sono non già, come nella tradizione hegelo-marxistica, società civile – società politica, ma stato di natura – stato civile. (…); c) L’innovazione di Hegel rispetto alla tradizione giusnaturalistica è radicale: nell’ultima redazione del suo travagliatissimo sistema di filosofia politica e sociale, qual è contenuta nella ‘Filosofia del diritto’ del 1821, egli si decide a chiamare società civile, cioè con un’espressione che sino ai suoi immediati predecessori serviva a indicare la società politica, la società prepolitica, cioè quella fase della società umana, che sino allora era stata chiamata società naturale. (…); d) L’innovazione terminologica di Hegel ha spesso celato il vero significato della sua innovazione sostanziale, la quale non consiste, com’è stato più volte ripetuto, nella scoperta e nell’analisi della società prestatuale, perché questa scoperta e questa analisi erano state introdotte per lo meno si da Locke anche se sotto il nome di stato di natura o società naturale, ma nell’interpretazione che la ‘Filosofia del diritto’ ce ne offre: la società civile di Hegel, a differenza della società da Locke sino ai fisiocrati, non è più il regno di un ordine naturale, che deve essere liberato dalle restrizioni e dalle distorsioni imposte da cattive leggi positive, ma, al contrario, il regno «della dissolutezza, della miseria, e della corruzione fisica ed etica» (3), che deve essere regolato, dominato e annullato nell’ordine superiore dello Stato””. (…); e) La fissazione del significato di «società civile», estendendosi a tutta la vita sociale prestatuale, come momento dello sviluppo, dei rapporti economici, che procede e determina il momento politico, e quindi come uno dei due termini dell’antitesi società-Stato, avviene in Marx. La società civile diventa uno degli elementi del sistema concettuale marx-engelsiano, dagli studi givanili di Marx, come ‘Il problema ebraico’, in cui il richiamo alla distinzione hegeliana tra ‘bürgerliche Gesellschaft’ e ‘politischer Staat’ è il presupposto della critica alla soluzione data da Bauer al problema ebraico (4), sino agli scritti più tardi di Engels, come il saggio su Feuerbach, che contiene uno dei passi giustamente più citati per la sua incisività semplificante: «Lo Stato, l’ordine politico, è l’elemento subordinato, mentre la società civile, ‘il regno dei rapporti economici’, è l’elemento decisivo» (5). L’importanza dell’antitesi società civile – Stato deve essere messa in in relazione anche al fatto che essa è una delle forme in cui si presenta l’antitesi fondamentale del sistema, quella fra struttura e sovrastruttura: se è vero che la società civile coincide – nel senso che si estende tanto quanto – la struttura. Nello stesso passo della ‘Critica dell’economia politica’ in cui Marx richiama l’analisi hegeliana della società civile, precisa che «l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica», e subito dopo esamina la tesi del rapporto struttura-sovrastruttura in una delle sue più famose formulazioni (6)”” (pag 79-84) [Norberto Bobbio, ‘Gramsci e la concezione della società civile’, (in) ‘Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967. I’, a cura di Pietro Rossi, Editori Riuniti – Istituto Gramsci, Roma, 1969] [‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 4; (2) Ed. Vorländer, p. 10. Nella ‘Metaphysik der Sitten, bürgerliche Gesellschaft’ sta per ‘status civilis’, cioè per Stato nel senso tradizionale della parola, II, 1, §§ 43 e 44; (3) ‘Philosophie des Rechts’, § 185; (4) «Lo Stato politico completo è, secondo la propria essenza, la vita dell’uomo nella specie in contrapposizione alla sua vita materiale. Tutti i presupposti di questa vita egoistica continuano a restare al di fuori della sfera statale nella società borghese, ma come qualità della società borghese» (‘Scritti politici giovanili’, Torino, Einaudi, 1950, pp. 365-366). Cfr. anche ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, cit.: «la società – quale appare all’economista – à la ‘società civile’» (p. 246); (5) ‘Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, Roma, 1969, p. 68: (6) «L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una struttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale» (ediz. cit., pp. 10-11)]”,”GRAS-002-FPB”
“ROSSI Luisa”,”Raccontare, raccontarsi. Massimo Quaini fra biografia ed ‘egogeografia’. In book: ‘Il pensiero critico fra geografia e scienza del territorio’.”,”Contiene il paragrafo 3. Il primo Quaini: Azione comunista, Lenin, Marx, la Tesi di laurea. (pag 355-368) Quaini militante di Azione Comunista (1963), E’ datata 24 novembre di quell’anno una sua lunga lettera -dieci pagine della sua scrittura minuta e fitta – inviata da Roma a Cervetto. La lettera, una relazione sugli incontri con i compagni meridionali, verte su questioni teoriche e politiche al momento della confluenza nel movimento dei militanti delusi dal PCI, della ristrutturazione del suo giornale ecc. Qui ci interessa osservare come si trattò già allora di un approccio scientifico ai problemi, nonché la già rilevante preparazione teorica di Quaini, il rigore con cui svolgeva il suo ruolo di giovane intellettuale. “”Caro Arrigo, dato che non ho molto tempo, come relazione ufficiale del viaggio penso che si potrebbe utilizzare questa; con le correzioni che riterrai opportune forse dovrebbe essere più precisa. (…) Napoli: per prima cosa sono andato a trovare Bordiga, dato che abita vicino alla stazione. Dato che non avevo voglia di litigare e volevo sondare i suoi pensieri sul leninismo e su Azione Comunista, mi sono fatto passare per uno studente di Roma che è passato alle posizioni rivoluzionarie della ‘Sinistra Comunista’ attraverso gli articoli del mio ‘concittadino’ A. Cervetto e che sente l’esigenza di studiare il leninismo e di impegnarsi praticamente nel lavoro delle minoranze (…). Quando ha saputo che sono di Savona mi ha detto che a Savona si sta formando un gruppo di giovani molto preparati. E’ contento soprattutto della ‘ragazza’ che ha convinto a studiare i problemi economici, mentre la maggior parte dei giovani vogliono scrivere di problemi filosofici”” (Quaini ms 1963)”” (pag 366-367)”,”STOx-030-FGB”
“ROSSI Giampiero”,”La lana della salamandra. La vera storia della strage dell’amianto a Casale Monferrato.”,”Giampiero Rossi (Milano, 1964) giornalista de ‘L’Unità’ si occupa di temi legati al mondo del lavoro. E’ autore pure di ‘Mafia a Milano’ (1996).”,”CONx-001-FMDP”
“ROSSIF Frédéric CHAPSAL Madeleine”,”Mourir à Madrid.”,”Fotogrammi tratti da film presi da operatori dell’ epoca. “”Franco dichiara: “”Farò, se occorre, fucilare metà della Spagna””. Nessuno risponde. Nessuno protesta. Salvo un uomo. Il vecchio filosofo Miguel de Unamuno, autore di “”Sentimento tragico della vita””, rettore dell’ Università di Salamanca, maître a penser della sua generazione, rimasto a capo della sua università, in territorio nazionalista. (…) Il “”Giorno della Festa della Razza””, a Salamanca, nel grande anfiteatro dell’ Università, il generale franchista Millan Astray, mutilato di guerra ingiuria la Catalogna ed i Paesi Baschi, mentre i suoi partigiani urlano “”Viva la morte!””. Unamuno si alza lentamente e dice: “”Ci sono delle circostanze ove tacere è mentire. Ascolto un grido morboso e insensato: Viva la morte! Il generale Millan Astray è un invalido. Non è irriverente. Anche Cervantes lo era. Malauguratamente ci sono troppi invalidi in Spagna. Soffro al pensiero che il generale Millan Astray possa fissare le basi di una psicologia di massa. Un invalido che non ha la grandezza spirituale di un Cervantes ricerca abitualmente il suo sollievo nelle mutilazioni che può far subire attorno a lui.”” Indirizzandosi poi personalmente a Millan Astray: “”Voi vincerete, perché possedete più forza brutale di quanta ve ne necessiti. Ma voi non convincerete. Perché, per convincere, occorrerà che persuadiate. Ora, per persuadere, occorre avere ciò che vi manca: la Ragione e il Diritto nella lotta. Io considero come inutile esortarvi a pensare alla Spagna. Ho terminato””. Consegnato su ordine al suo domicilio, Miguel Unamuno morirà per un colpo cardiaco qualche settimana più tardi.”” Miguel de Unamuno (29 settembre 1864 – 31 dicembre 1936) è stato uno scrittore spagnolo che ha portato sul piano filosofico, seppure in opere non sistematiche e quasi sempre di carattere letterario, i motivi più tipici dell’ispanismo rinnovandoli. Canonicamente viene fatto rientrare nel movimento letterario chiamato Generazione del ’98, espressione del modernismo letterario spagnolo. Il suo pensiero nasce dal contrasto fra le istanze della ragione e quelle della vita in una visione di tragica lotta, senza tregua e senza pace. Così il suo modello ideale fu la figura di Don Chisciotte, cui dedicò il famoso Vita di Don Chisciotte e Sancho (1903). L’eroe di Cervantes fu inteso da lui come suprema incarnazione dell’idealismo umano, che persegue una meta, ricercata ed amata non come termine di possesso, ma come miraggio. Personalità controversa e contraddittoria, aderì al movimento franchista dopo aver sopportato sei anni di esilio (dal 1924 al 1930) per le sue idee repubblicane, ed essersi più volte scagliato contro il militarismo, da lui considerato sofisticatore del genuino concetto di patria. Essendo una personalità importante della cultura internazionale, nonché filosofo e grecista, Unamuno mantenne il suo ruolo di rettore dell’università di Salamanca, la più prestigiosa di Spagna, anche sotto il franchismo, nonostante non appoggiasse il regime. Al centro della sua tormentata tematica si pone il problema religioso, di cui parlò in La mia religione (1910), Del sentimento tragico della vita (1913), L’agonia del cristianesimo (1925); svuotando il cristianesimo di ogni struttura dogmatica e accanendosi contro la casta sacerdotale, monopolizzatrice del dogma e mortificatrice del genuino spirito cristiano. Sempre in relazione con questa tematica è anche il suo romanzo Nebbia del 1914: Augusto Pérez, il protagonista di quello che Unamuno si rifiutò di chiamare romanzo (bensì “”nìvola””), deve infatti alla fine affrontare Unamuno stesso, il suo creatore. Da qui la concezione dello scrittore come dio dei suoi personaggi che si trasponde al concepire l’umanità come un sogno di Dio. Augusto però si ribella, affermando che in realtà è il suo creatore che esiste in funzione di lui. Unanumo fu anche poeta di un lirismo rude ed efficace: celebri sono le sue Poesie (1907) e Il Cristo di Velasquez (1920). Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Miguel_de_Unamuno””&#8221;,”MSPG-158″
“ROSSI-LANDI Ferruccio a cura, saggi di Filippo BARBANO Mauro CALAMANDREI Renzo CANESTRARI e Alberto MARZI Alessandro GIULIANI Benvenuto GRIZIOTTI Jenny GRIZIOTTI KRETSCHMANN Luciano SAFFIRIO Giovanni SARTORI”,”Il pensiero americano contemporaneo. Scienze sociali.”,”Saggi di Filippo BARBANO Mauro CALAMANDREI Renzo CANESTRARI e Alberto MARZI Alessandro GIULIANI Benvenuto GRIZIOTTI Jenny GRIZIOTTI KRETSCHMANN Luciano SAFFIRIO Giovanni SARTORI. “”Essendo il senato composto di due senatori per ogni stato, risulta che i piccoli stati, per esempio, hanno in quella camera un potere sproporzionato al numero degli abitanti che rappresentano; e lo stesso vale per gli stati predominantemente agricoli e ancora più per gli stati del Sud, che – grazie alla loro tradizione di un solo partito e al regolamento parlamentare secondo il quale le cariche più importanti (come la presidenza delle potenti commissioni senatoriali) vanno a coloro che hanno più anzianità di servizio -, si trovano spesso al controllo del senato e hanno sempre la capacità di influire considerevolmente sulle decisioni di quella assemblea. Ma questo non fa che controbilanciare il potere della presidenza e dell’ esecutivo, sempre più legati elettoralmente ai grandi stati e ai grandi centri metropolitani, i cui voti in detti stati rappresentano il fattore decisivo. Non solo i candidati presidenziali sono scelti dalle organizzazioni di partito dei grandi stati, ma la maggioranza dei posti importanti nell’ esecutivo vanno pure a persone appoggiate dalle stesse organizzazioni e i piccoli stati hanno ben scarse possibilità di mandar loro qualche rappresentante alle cariche più alte del governo federale (non esclusi i più importanti tribunali).”” (pag 71, Mauro Calamandrei, Costituzionalismo e pragmatismo come principi ideali della storia americana)”,”USAG-050″
“ROSSI-LANDI Ferruccio”,”Charles Morris.”,”‘Gli amici siano ringraziati per quello che da essi ho appreso e insieme liberati da ogni responsabilità’ Il tipo di personalità ‘buddhistico’, il tipo di personalità dionisiaco (pag 192-193) “”Fin nel mito che gli dà il nome si discerne che l’atteggiamento del ‘prometeico’ è tecnologico.”” (pag 193) “”Morris si serve naturalmente del ‘Faust’; ma “”la più chiara voce filosofica di Prometeo”” è quella di Dewey, cui è dedicato il più ampio resoconto del volume. Appare che il prometeo deweyano non è soltanto tecnico, ma filosofo che ha fatto della tecnica il suo valore. Almeno nel riconoscere questo Morris non è certo scientista.”” (pag 193)”,”TEOS-146″
“ROSSINI Giuseppe a cura; saggi di Emile POULAT René REMOND Karl Egon LÖNNE Pellegrino NAZZARO Lorenzo BEDESCHI Francesco Margiotta BROGLIO Ettore PASSERIN D’ENTREVES Nicola RAPONI Maurilio GUASCO Giorgio RUMI Giulio CATTANEO Romana GUARNIERI Luisa MANGONI Renzo DE FELICE Silvio TRAMONTIN Giuseppe ROSSINI Pier Giorgio ZUNINO Augusto DEL NOCE”,”Modernismo, fascismo, comunismo. Aspetti e figure della cultura e della politica dei cattolici nel ‘900.”,”Saggi di Emile POULAT René REMOND Karl Egon LÖNNE Pellegrino NAZZARO Lorenzo BEDESCHI Francesco Margiotta BROGLIO Ettore PASSERIN D’ENTREVES Nicola RAPONI Maurilio GUASCO Giorgio RUMI Giulio CATTANEO Romana GUARNIERI Luisa MANGONI Renzo DE FELICE Silvio TRAMONTIN Giuseppe ROSSINI Pier Giorgio ZUNINO Augusto DEL NOCE Contiene carteggio inedito Sturzo – Murri (pag 69) “”Verso il Regime fascista, l’ atteggiamento della “”Cattolica”” è più complesso e ricco di sfumature, riserbo e sottigliezze. C’è, ovviamente, l’ ossequio verso l’ autorità costituita, il plauso per la restaurazione dell’ ordine, la Conciliazione, l’ iniziativa corporativa, l’ entusiasmo per il sicuro antibolscevismo, la fondazione dell’ Impero, la lotta contro i “”rossi”” di Spagna. E, si potrebbe continuare… Ma al di là di tributi e consensi, soprattutto al di là delle forme con cui si sono espressi, s’ avverte sempre il confronto con un proprio parametro, antico e fin lì immutabile. Mussolini e il suo fascismo sono sostenuti nella misura in cui servono a principi, modelli e valori ben precisi; e l’ appoggio dato al Regime nel momento dell’ apogeo ce ne dà un estrema conferma.”” (pag 230-231, Giorgio Rumi, Padre Gemelli e l’ Università Cattolica)”,”ITAA-082″
“ROSSINI Daniela a cura, saggi di Fabio FABBRI Daniela ROSSINI Stefano PICCIAREDDA Biancamaria TEDESCHINI LALLI Giancarlo MONINA Adriano ROCCUCCI Catia PAPA Andrea FAVA Paolo MATTERA”,”La propaganda nella Grande Guerra. Tra nazionalismi e internazionalismi.”,”ROSSINI Daniela Saggi di Fabio FABBRI Daniela ROSSINI Stefano PICCIAREDDA Biancamaria TEDESCHINI LALLI Giancarlo MONINA Adriano ROCCUCCI Catia PAPA Andrea FAVA Paolo MATTERA “”Un primo passo in tal senso fu segnato a Berna, nel luglio 1915, allorché una riunione fra socialisti neutrali e belligeranti (presenti Morgari e la Balabanoff per l’Italia), diramò gli inviti per un convegno internazionale da tenersi a settembre, secondo le condizioni stabilite dal Comitato Direttivo del Psi: il suo scopo non era tanto quello di creare una nuova internazionale ma di “”richiamare il proletariato ad un’azione comune per la pace, di creare un centro d’azione e di cercare di ricondurre la classe operaia alla sua missione storica”” (39). Nonostante la tenace opposizione del Presidente della II Internazionale, la storica Conferenza fu finalmente convocata dal 5 all’8 settembre a Zimmerwald, un paesino a 10 km, a sud di Berna: era il coronamento degli sforzi entusiastici del Morgari, sostenuti anche dagli appassionati editoriali che il Serrati aveva pubblicato sull’ ‘Avanti!’ a favore della pace e l’Internazionale””. (…) Alla Conferenza, infatti non erano intervenute solo le delegazioni ufficiali dei partiti socialisti di Polonia, Bulgaria, Romania e Svizzera, ma anche i rappresentanti dei gruppi minoritari di sinistra della Germania, Francia, Olanda, Svezia e Norvegia. E soprattutto, tra i russi in esilio, Lenin e Zinoviev per i bolscevichi, Axelrod per i menscevichi e Trotsky, in posizione intermedia.””Zimmerwal non fu un congresso, ma un convegno simbolico in cui si riaccese la fiaccola dell’internazionalismo”” (41) ricorderà più tardi il direttore dell’Avanti! che a quella conferenza partecipò per l’Italia, assieme alla Balabanoff, a Morgari, a Modigliani e al segretario del Psi, Costantino Lazzari”” (pag 31-32) (Saggio di F. Fabbri, La propaganda per la pace) (39) A. Rosmer, Il movimento operaio alle porte della prima guerra mondiale. Dall’unione sacra a Zimmerwald, Librairie du travail, 1936, I. pp. 375-376 (41) Noterelle di uno che c’è stato, in ‘Almanacco socialista’, Milano, 1917″,”QMIP-097″
“ROSSITER Clinton, a cura di Cipriana SCELBA”,”L’alba della Repubblica. Le origini della tradizione americana di libertà politica.”,”‘La tematica della “”contract clause”” e, in genere, dei “”diritti acquisiti””, ritornò ancora, dopo l’orientamento iniziale della Corte Suprema’ (pag X, introduzione) “”L’aver condotto le notazioni di cui sopra in uno spazio maggiore di quello marginale inizialmente proposto, sembra imporre a questo punto il tentativo di indicare i caratteri sintetici della esperienza costituzionale statunitense. Dire che essi sono da un lato il pragmatismo e dall’altro il giusnaturalismo, come ancora di recente è stato autorevolmente osservato, è certamente dire cosa esatta, avvalendosi però di schemi culturali tipicamente europei, che, applicati alla realtà statunitense, abbisognano di qualche adattamento ed esplicazione: così, ad esempio, giusnaturalismo non indica un sistema filosofico completo e conchiuso, ma solo una serie di valori che, affermati in principio dal giusnaturalismo, hanno trovato negli Stati Uniti, per forza intrinseca, uno svolgimento continuo e parallelo. Il criterio sintetico proposto dal Rossiter è quello del “”conservatorismo””: «il conservatorismo, è stato detto, è il culto dei rivoluzionari morti. Se ciò è vero, allora gli Americani sono doppiamente conservatori, perché non solo abbiamo il culto dei rivoluzionari morti da molto tempo e rispondiamo con religioso fervore alle cadenze della grande Dichiarazione nella quale essi si appellavano ad un modo leale, ma la rivoluzione stessa era così rispettosa del passato come solo una rivoluzione genuina può essere. Non solo la nostra fede politica si innesta direttamente su quella della rivoluzione americana, ma quest’ultima risaliva attraverso il passato coloniali fin quasi agli inizi del pensiero politico occidentale»”” (pag XIV) (introduzione di Nicola Greco)”,”USAG-084″
“RÖSSLER Jochen”,”Übung macht den Meister. Grammatica tedesca contrastiva per Italiani.”,”Jochen Rössler (1956) vive in Italia dal 1975. Si è laureato all’Università degli Studi di Perugia in Lingue e Letterature straniere moderne con specializzazione in Filologia germanica. Dal 1986 insegna Lingua tedesca presso la Facoltà di Economia e Scienze politiche dell’Università degli Studi di Perugia.”,”VARx-249-FL”
“ROSSO Claudio, in collaborazione con Mario BUSSONI”,”Pietro Badoglio.”,”ROSSO Claudio (1954) è specialista di storia politica, sociale e culturale della prima età moderna e insegna storia moderna e Metodologia della ricerca storica presso il Dipartimento di studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale (sede di Vercelli). Ha collaborato alla ‘Storia d’Italia’ diretta da Giuseppe Galasso (Utet, 1994) e alla ‘Storia di Torino’ (Einaudi, 2002). Si occupa attualmente dei rapporti tra Piemonte e Lombardia tra Tardo Medioevo e Novecento. “”Allora come prima e dopo, per tutto il corso del conflitto, guerra e politica, esercito e governo, erano mondi interdipendenti; e in questo frangente cominciò a delinearsi la simpatia di Bissolati per Capello e, di riflesso, per Badoglio, che sembrava potessero essere gli uomini nuovi, capaci e dinamici, su cui puntare per voltare pagina rispetto alla rigida ostinazione di Cadorna e condurre le operazioni in base a criteri più flessibili, con un minore dispendio di risorse e una maggiore attenzione per la vita e il benessere dei soldati e per i rapporti col governo, con la classe politica e più in generale con la società civile. Subito dopo Gorizia si manifestò d’altronde un duro contrasto fra Cadorna e Capello, che si stava accreditando come il più valido e ambizioso fra i potenziali rivali del comandante supremo. Cadorna rimosse Capello dal comando del VI Corpo d’Armata e lo allontanò dal fronte cruciale dell’Isonzo, destinandolo al comando del XXII Corpo nella zona degli Altipiani. Ridimensionare Capello significava anche colpire la piccola cerchia di politici, di giornalisti e di ufficiali poco allineati che lo circondava, e che aveva tutte le apparenze di una fronda anticadorniana. Fra l’altro, Cadorna pretese e ottenne dal Presidente del consiglio Paolo Boselli l’allontanamento dal fronte del ministro Bissolati, che sembrava essere il referente politico del gruppo. E Badoglio, che si era ormai imposto agli occhi di tutti come il favorito di Capello e il più naturale candidato a elevate posizioni di comando sulla scia del suo capocordata? In questa circostanza, che avrebbe potuto segnare per la sua carriera una battuta d’arresto forse irrimediabile, il neogenerale si dimostrò come al solito abile e fortunato nello stesso tempo”” (pag 55-56)”,”QMIP-162″
“ROSSO Claudio BUSSONI Mario”,”Luigi Cadorna.”,”Libretto di Cadorna ‘Norme di combattimento della fanteria’, “”nel quale intende fare leva sulla “”disciplna delle intelligenze””. Ciò costituirà la base del famigerato Libretto rosso: ‘Attacco frontale e ammaestramento tattico’ che, superato e incongruente, avrà tragiche conseguenze su tutta la condotta della Grande Guerra. (…)”” (pag 13) Armi vecchie (Fiat) e sfiducia di Cadorna nell’arma aerea (pag 43) Mediocrità dello Stato maggiore (pag 44) Conflitto di interesse (Cadorna possedeve alla scoppio della guerra 9862,50 azioni Ansaldo, industria alla quale egli stesso assegnerà l’incarico di produrre forniture militari) (pag 48) “”Ma, da “”condottiero anomalo””, il Generalissimo guida questi uomini non sostenendoli con la propria presenza, con lo sprone personale e con l’esempio come converrebbe a ogni buon “”trascinatore di truppe””, bensì con esasperanti, arroganti, prolisse e sapute circolari che, in totale, dallo scoppio della guerra a metà del 1917, assommeranno, come riporta Gianni Rocca nel libro ‘Cadorna’, a ben 105.430. Il Generalissimo “”silura”” i propri sottoposti senza pietà, anche quando con ogni evidenza le colpe sono riconducibili alle proprie incapacità. Oppure, emana ordini cervellotici, talmente avulsi dalla realtà da non potere essere eseguiti e portati a buon fine. Nel corso del conflitto e sino alla rotta di Caporetto, il comandante in capo sostituirà brutalmente, in una devastante girandola, ben 807 ufficiali (tra i quali 217 generali e 255 colonnelli). Tant’è che la “”Tabella organici””, presso il Comando supremo di Udine, continuerà a riportare i nomi dei comandanti intermedi scritti a matita.”” (pag 62-63) Decimazioni a caso ordinate da Cadorna (pag 106-107) Riporta ancora Mark Thompson nel pregevole libro ‘La guerra bianca’: “”Il peggiore di tutti [i cosiddetti fucilatori, nda] fu il generale Andrea Graziani (…)””. (…) Il generale Graziani, in seguito fascista convinto, morirà in circostanze misteriose nel 1931″” (pag 110) “”Tra tutti i Paesi belligeranti, il primato assoluto del massiccio uso di strumenti di repressione spetta così al Regno d’Italia. Secondo i dati riportati nell’accurato libro di Enzo Forcella e Alberto Monticone ‘Plotone di esecuzione’, alla fine del conflitto si conteranno, su 5.200.000 mobilitati (più 200.000 ufficiali), 870.000 procedimenti giudiziari: 470.000 processi per renitenza alla leva (370.000 a carico di cittadini domiciliati all’estero); 400.000 per reati commessi da soldati, operai militarizzati e borghesi, con 340.000 procedimenti e 170.000 condanne per quanti hanno indossato l’uniforme. Dai dati recuperati da fonti italiane ed ester (Camera dei deputati, Camera dei Comuni, ‘Military executions during World War I’ di Gerard Oram e ‘Les fusillés de la Grande Guerre et la mémoire collective’ di Nicolas Offenstadt) si evince che le condanne a morte risultano: in Italia 1.006 (729 eseguite); in Gran Bretagna oltre 3.000 (351 o 306); in Germania 150 (48); e in Francia 2.400 (600). Non sono invece conosciute cifre di paragone sulle esecuzioni sommarie. Oltre a ciò e nel balletto spesso inesplicabile dei numeri, si può asserire che circa un soldato italiano su 12 è sottoposto a procedimenti disciplinari. Inoltre, unico Paese tra i belligeranti e per ordine del generale Cadorna e del ministro degli Esteri Giorgio Sidney Sonnino, il Regno d’Italia si rifiuta di fare inoltrare qualsiasi pacco viveri e di vestiario dalle famiglie ai soldati caduti prigionieri del nemico (250.000 sul Carso e sull’Isonzo, prima di Caporetto) (…). Ben 150.429 vengono poi considerati disertori non in presenza del nemico, 9472 in presenza del nemico e 2662 con passaggio al nemico (…)”” (pag 112-113-114) “”Ad armi deposte, il bilancio sarà per l’Italia impressionante: 650.000 morti; 219.145 gravi invalidi, dei quali 27.000 affetti da nevropatie e psicopatie e destinati a riempire i manicomi; 600.000 prigionieri, 100.000 dei quali non faranno ritorno a casa. Inoltre, 500.000 malati di tifo (solo 100.000 le guarigioni); quasi 500.000 colpiti da dissenteria cronica; 433.517 casi di tubercolosi; 1276 casi di malattie veneree; oltre 30.000 colpiti da colera (5.000 morti (…)). Mentre più tardi, la terribile spagnola sarà destinata a mietere, solamente in Italia, oltre 500.000 vittime”” (pag 117)”,”QMIP-171″
“ROSSO Claudio”,”Armando Diaz.”,”ROSSO Claudio (1954) è specialista di storia politica, sociale e culturale della prima età moderna e insegna storia moderna e Metodologia della ricerca storica presso il Dipartimento di studi umanistici dell’Università del Piemonte Orientale (sede di Vercelli). Ha collaborato alla ‘Storia d’Italia’ diretta da Giuseppe Galasso (Utet, 1994) e alla ‘Storia di Torino’ (Einaudi, 2002). Si occupa attualmente dei rapporti tra Piemonte e Lombardia tra Tardo Medioevo e Novecento. “”Le doti salienti di Diaz erano dunque l’equilibrio, la duttilità, l’umanità congiunta alla fermezza, la laboriosità, la precisione, il senso del dovere e del servizio. (…) Nessuno faceva riferimento, si badi bene, a particolari capacità strategiche: si parlava al massimo di un’ottima cultura militare, acquisita nella formazione giovanile e arricchita e perfezionata con l’esperienza. Il profilo che emerge è piuttosto quello di un intelligentissimo organizzatore, diremmo oggi di un perfetto ‘team manager’, che sa ascoltare le opinioni e le proposte dei collaboratori e mette in pratica la soluzione che ritiene migliore. Uno stile di comando che, come acutamente osserva Rochat, fa sì che “”più che a Napoleone, modello inconfessato di tutti i comandanti della Grande Guerra, il Diaz [possa] essere avvicinato a Eisenhower”” (pag 17-18) Riportato anche su scheda libro di Montanelli (Archiv): “”Parliamo di Indro Montanelli, che nel volume della sua fortunatissima ‘Storia d’Italia’ in cui si occupa della Grande Guerra (‘L’Italia di Giolitti, 1974) raffigura con tratti a dir poco grotteschi il Comandante supremo nel giorno della vittoria: “”Nelle lettere di Ojetti alla moglie dal Quartier Generale sono raccontate scene che vi si svolsero via via che giungevano i rapporti sulla fulminea diluviale avanzata delle nostre truppe oltre gli intatti ponti del Tagliamento e dell’Isonzo. Sulla gioia, sulla commozione, sull’entusiasmo, domina lo stupore: nessuno si aspettava una simile marcia trionfale. Fra queste lettere ce n’era una, che poi è scomparsa dal libro in cui sono state raccolte e pubblicate, ma che noi abbiamo letto con i nostri occhi, in cui Ojetti racconta che, mentre i compilatori del bollettino di guerra ne scandivano con voce rotta l’altisonante passaggio “”i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza””, Diaz se ne stava con la faccia incollata a un’enorme carta topografica a esplorarla con i suoi occhi miopi dietro le lenti professorali, mormorando in napoletano;: “”Né, ma ‘sto Vittorio Veneto addo’ c. sta?””. L’aneddoto ha potuto godere di una notorietà proporzionata all’enorme diffusione dei libri di Montanelli, ed è servito (come voleva l’autore) a ridicolizzare, mettendo in burletta il generale vittorioso, la vittoria stessa e la conclusione della guerra; e del resto il giudizio di Prezzolini è da Montanelli riportato ed esplicitamente condiviso”” (pag 26, Claudio Rosso, Armando Diaz, Sole 24 Ore, 2014) “”In effetti, fu proprio così: la nomina di Diaz fu fatta coincidere con la conclusione della ritirata. E in questo Orlando dette prova di saggezza. Tutto sommato Cadorna, pur fra ritardi, errori e incertezze, seppe dirigere il ripiegamento con fermezza e sangue freddo, così come fu lui a decidere che l’esercito doveva fermarsi al di là del Piave. Ma a rendere ineludibile e improcrastinabile il suo siluramento intervenne un fattore esterno: la precisa volontà degli Alleati, delle massime autorità politiche e miitari di Francia e Inghilterra, che subordinarono all’immediata sostituzione di Cadorna ogni loro aiuto militare e finanziario”” (pag 66) Sull’ipotesi di inseguimento del nomico. “”Ma Diaz (e Badoglio) ritennero troppo rischioso gettarsi in una rincorsa che poteva costare la perdita di troppi uomini e troppi armamenti, e compromettere, in caso di insuccesso, una tenuta disciplinare di un esercito che aveva senza dubbio ritrovato la volontà di combattere, ma che forse era meglio non sottoporre a una prova che avrebbe potuto rivelarsi superiore alle sue forze”” (pag 107)”,”QMIP-175″
“ROST Peter”,”The Whistleblower. Confessions of a Healthcare Hitman.”,”Peter Rost è stato vice presidente di Marketing alla Pfizer, la maggiore compagnia farmaceutica. Oggi rivela i segreti di questa industria dei farmaci. Accademia della Crusca: Che cosa indica e come si traduce la parola inglese whistleblower? Nel mese di febbraio di quest’anno (2014), la redazione del quotidiano “Pagina 99” si è rivolta all’Accademia della Crusca per avere un parere su come tradurre in italiano il termine inglese whistleblower. Abbiamo risposto con una nota lessicale pubblicata dallo stesso quotidiano il 28 febbraio 2014: la riproponiamo qui con alcuni ampliamenti e aggiornamenti. Risposta Che cosa indica e come si traduce la parola inglese whistleblower? Alla domanda secca “come si traduce in italiano la parola whistleblower?”, una prima essenziale e altrettanto secca risposta è che, al momento, nel lessico italiano non esiste una parola semanticamente equivalente al termine angloamericano. Manca la parola, ma è innanzitutto il concetto designato a essere poco familiare presso l’opinione pubblica italiana. L’assenza di un traducente adeguato è, in effetti, il riflesso linguistico della mancanza, all’interno del contesto socio-culturale italiano, di un riconoscimento stabile della “cosa” a cui la parola fa riferimento. Infatti, per ragioni storiche, socio-politiche, culturali – che qui non è il caso di discutere – in Italia, ciò che la parola whistleblower designa non è stato oggetto di attenzione specifica, riflessione teorica o dibattito pubblico, almeno fino a tempi recentissimi. Chi è il whistleblower? In inglese la parola whistleblower indica ‘una persona che lavorando all’interno di un’organizzazione, di un’azienda pubblica o privata si trova ad essere testimone di un comportamento irregolare, illegale, potenzialmente dannoso per la collettività e decide di segnalarlo all’interno dell’azienda stessa o all’autorità giudiziaria o all’attenzione dei media, per porre fine a quel comportamento’. Si tratta di una definizione di massima di fronte alla quale chi non abbia familiarità con il concetto fa fatica ad individuare un referente preciso. A chi si applica in concreto la definizione? Per esempio al dipendente dell’ufficio contabilità di un ente o di un’azienda che si accorge di un buco nel bilancio o al ricercatore di una casa farmaceutica che è a conoscenza del fatto che il farmaco che sta per essere lanciato sul mercato non ha superato tutti i test di controllo e può avere effetti collaterali pericolosi e non dichiarati. E queste persone decidono di non poter/voler tenere per sé le informazioni di cui sono in possesso e le riportano al superiore, al direttore o a una qualche autorità che abbia il potere di intervenire per bloccare il comportamento illecito e le sue conseguenze. Gli esempi sono generici, fittizi e potrebbero moltiplicarsi e differenziarsi in base agli ambiti lavorativi e ai tipi di azioni illegali perpetrabili. La questione socio-culturale e normativa In realtà, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, ciò che ha reso il referente in questione degno di attenzione è stato il ruolo che una figura come quella definita ed esemplificata sopra ha o può avere nel portare allo scoperto, combattere e disincentivare fenomeni di corruzione su grande e piccola scala. Un altro aspetto chiave è che la scelta di denunciare irregolarità e comportamenti illegali riscontrati sul luogo di lavoro comporta spesso (se non sempre), e a tutte le latitudini, ritorsioni e conseguenze negative per chi denuncia e, dunque, in tempi diversi e in diversi paesi, si è profilata la necessità di legiferare a tutela di queste persone. Negli Stati Uniti, un precedente concettuale e legislativo risale addirittura al 1863: si tratta del False Claim Act o legge Lincoln, che prevede una ricompensa per chi denuncia frodi ai danni del governo federale. Ma è nel Regno Unito che è stata elaborata e adottata la legge più estesa e completa in materia: il Public Interest Disclosure Act del 1998. In Italia l’attenzione verso questo tema risale ad anni molto più recenti: dal 2009 se ne occupa stabilmente la sezione italiana di Trasparency International (organizzazione non governativa impegnata contro la corruzione), che ha prodotto le prime ricerche in ambito italiano; è recentissima l’iniziativa delle associazioni Libera e Gruppo Abele con la campagna “Riparte il futuro”; in rete, inoltre, esistono alcuni siti e blog in italiano dedicati all’argomento; domande, riflessioni e proposte, anche di tipo linguistico, affiorano in blog e forum che si occupano di terminologia o di traduzione (cfr. in particolare la pagina dedicata a quest’argomento sul blog Terminologia etc.). Infine, anche in Italia una prima parziale presa in carico del problema sul piano giuridico è testimoniata dall’art. 51 bis della Legge “anticorruzione” 190/2012, intitolato “Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti”. Sta di fatto, però, che parola e concetto sono ancora confinati in circuiti informativi abbastanza ristretti o specialistici, che non raggiungono l’opinione pubblica più larga e indifferenziata. Attestazioni sui quotidiani italiani La copertura dei media tradizionali su questo tema ha raggiunto, infatti, posizioni di alta visibilità per lo più in relazione a persone e fatti d’oltreoceano con ricadute e risonanza internazionali (il caso Assange o il caso Snowden, per esempio). La ricerca della parola whistleblower negli archivi online di “Repubblica” e del “Corriere della sera” mostra che l’oggetto e la sua denominazione emergono carsicamente nelle pagine (per lo più economiche o, comunque interne) dei due quotidiani a partire dal 1995/2000: le prime attestazioni si trovano in un articolo breve apparso sul “Corriere” il 6/2/1995, in cui si dà notizia di una piattaforma informatica dedicata alla segnalazione di illeciti aziendali inaugurata e gestita dalla rivista economica “Fortune” (Il capo è cattivo? Fischiate Corriere della sera, sez. Economia, p. 21) e in una recensione del film Insider incentrato sulla storia del whistleblower americano Jeffrey Wigand (Quando l’etica in tv diventa suspance, “Repubblica”, sez. Spettacoli, 26/2/2000, p. 51). Il picco di attestazioni, in entrambi i quotidiani, si ha nel 2013 in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden sull’attività di “monitoraggio dati” della National Security Agency. Non mancano tuttavia le testate che cominciano a dedicare spazio e rilievo autonomi all’argomento: si segnalano per esempio un lungo servizio pubblicato il 28/2/2014 su “Pagina 99” alle pagine 1-4 (Ci salveranno le spie. Perché i delatori proteggono dal Potere. E vanno tutelati) e un articolo sull’inserto domenicale del “Sole 24 ore” del 12/10/2014 (Whistleblowing. Soffiate per l’interesse comune). La questione traduttivo-terminologica In molti casi sono i giornalisti stessi a porsi il problema di come tradurre in maniera soddisfacente il termine whistleblower o il corrispondente sostantivo astratto whistleblowing (‘l’azione di denuncia compiuta dal whistleblower, il fenomeno globalmente considerato’). Uno sguardo ad altre lingue a noi “vicine” rivela che in francese sembrano già diffusi lanceur d’alerte, denonciateur e informateur, in spagnolo alertador o denunciante, mentre in tedesco sembrerebbe più frequente il ricorso all’anglismo, pur essendo attestata la forma informant. Se guardiamo alla forma originale, il composto inglese, parafrasabile letteralmente come ‘chi soffia (blower) nel fischietto (whistle)’, deriva dall’espressione metaforica to blow the whistle che, inizialmente(a partire dai primi anni ’30 del Novecento, stando alle attestazioni dell’Oxford English Dictionary), veniva usata col significato di ‘interrompere qualcosa bruscamente’ propriocome farebbe un arbitro con un colpo di fischietto. L’espressione acquista poi nell’uso informale, di registro basso, il senso ulteriore, connotato negativamente, di ‘vuotare il sacco, rivelare (proditoriamente) informazioni riservate e incriminanti su qualcuno’. Fino a tutti gli anni ’60 to blow the whistle e il derivato whistleblower sono espressioni basse, gergali appartenenti allo stesso campo semantico e allo stesso registro di fink, rat, squealer e dei verbi corrispondenti (cfr. Zimmer 2013). Si tratta di espressioni i cui equivalenti in italiano sono rintracciabili in parole come talpa, spione e nelle locuzioni verbali fare la spia, fare una soffiata, cantare. La letteratura sul whistleblowing in lingua inglese sembra, poi, essere concorde nell’attribuire a Ralph Nader – attivista e politico americano impegnato, fra le altre cose, nella difesa dei diritti dei consumatori – il ribaltamento di connotazione e la conseguente “ristrutturazione” semantica della famiglia lessicale di whistleblower. Nader nel 1972, in una conferenza sulla “Responsabilità professionale” così definisce il whistleblowing: “l’azione di un uomo o una donna che, credendo che l’interesse pubblico sia più importante dell’interesse dell’organizzazione di cui è al servizio, denuncia/segnala che l’organizzazione è coinvolta in un’attività irregolare, illegale, fraudolenta o dannosa” (l’originale è citato in Vandekerckhove 2006, la traduzione è nostra). La rideterminazione semantica operata da Nader ha ristretto e specificato il significato di whistleblower, facendo diventare la parola un termine vero e proprio che individua un referente preciso, non più generico, con un tratto connotativo positivo di impegno civile, etico. L’operazione linguistico-concettuale di Nader ha avuto successo, tanto che in un supplemento del 1986, l’Oxford English Dictionary introduce le voci wistleblowing e whistle-blower, prima non registrate, accogliendole nel lessico angloamericano come termini neutri, di livello standard per indicare il referente proposto da Nader. A riprova dell’avvenuta stabilizzazione del termine nell’accezione promossa da Nader, citiamo l’incipit di un articolo del 2013 di Ben Zimmer sul “Wall Street Journal”, che comincia con la domanda: “Is Edward Snowden, leaker of the National Security Agency’s trove of data-driven secrets, a whistleblower or a traitor?”. Se ne deduce chiaramente che nel lessico americano attuale la parola whistleblower non intrattiene più una relazione di associazione o di implicazione con la parola traitor, ma una relazione di opposizione / esclusione. Le traduzioni italiane di whistleblower È questo il motivo principale per cui i traducenti proposti sulle pagine dei quotidiani italiani in alternativa al prestito integrale risultano inadeguati: parole come spia, delatore, talpa, informatore o anche spifferatore,soffiatore non garantiscono l’equivalenza né denotativa né connotativa con whistleblower, perché veicolano connotazioni negative di segretezza e anonimato legati a slealtà, al tradimento di un patto di fiducia, generalmente motivato da un tornaconto o un interesse personale. In nessun modo, dunque, queste voci sono associabili in italiano a un comportamento etico, virtuoso, manifestazione di senso civico. Un’altra espressione usata per tradurre whistleblower è gola profonda: anch’essa però si rivela insoddisfacente in quanto fortemente legata nel nostro immaginario al contesto giornalistico; nel nostro lessico e nelle nostre mappe mentali una gola profonda è l’informatore anonimo che rivela informazioni “scottanti” a un giornalista, mentre il whistleblower non è una fonte anonima, anche quando la sua identità debba rimanere riservata per prevenire ritorsioni, e i media non sono il suo canale unico né privilegiato. Sono stati tentati anche (pseudo)calchi come fischietto, fischiettista, fischiettatore o, addirittura, fischiettore. Di queste forme l’unica accettabile potrebbe essere fischietto già usata con valore metonimico nel gergo giornalistico sportivo per indicare l’arbitro (per lo più di calcio), figura a cui il referente di whistleblower è metaforicamente associabile. Resta problematica però la scarsa trasparenza e dunque l’ambiguità della designazione che non possiede tratti semantici che aiutino a identificare la figura nei suoi aspetti caratterizzanti, oltre al fatto che la metonimia fischietto,quand’anche fosse specificata da un determinante come per esempio anticorruzione, difficilmente varcherebbe la soglia del registro “brillante” di tipo giornalistico per entrare nel serbatoio del lessico comune di medio-alta formalità. Sono attestate anche proposte come vedetta civica o sentinella civica, reperibili all’interno della prima ricerca pubblicata da Trasparency International Italia intitolata Protezione delle vedette civiche: il ruolo del whistleblowing in Italia del 2009, ma queste designazioni non hanno avuto fortuna, tant’è che nelle pubblicazioni successive le forme non sono state rilanciate, forse anche perché le parole sentinella e vedetta rimandano all’idea di un ruolo codificato, istituzionalizzato, quasi professionalizzato e non di una scelta che si potrebbe presentare a chiunque. Restano le opzioni lessicali più neutre di denunciatore / denunciante, segnalatore / segnalante, quest’ultima compare tra l’altro nel testo di legge sopra menzionato insieme alla perifrasi ‘dipendente pubblico che segnala illeciti’ ed è quindi l’unica forma a essere stata in qualche modo “ufficializzata”. Anche queste forme hanno il “difetto” di essere parole generiche dal significato ampio e vago, ma in questo caso potrebbe funzionare la scelta di determinarle combinandole con un aggettivo come quello sopra proposto: il denunciante o segnalante anticorruzione potrebbe essere il whistleblower italiano, con il vantaggio di avere a disposizione anche la forma simmetrica denuncia / segnalazione anticorruzione per il sostantivo astratto whistleblowing. Resta il fatto che le parole non entrano nel lessico di una lingua e negli usi di una comunità per imposizione dall’alto: soltanto il progredire del dibattito intorno al tema e l’intensificarsi dell’interesse pubblico per la “cosa” designata consentirà di sviluppare e radicare una designazione linguistica condivisa. Per approfondimenti: http://www.whistleblowing.it Licia Corbolante, “”Whistleblower, un concetto poco italiano””, in Terminologia etc. (blog di Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche), 2013. Davide Del Monte, Giorgio Fraschini (a cura di), Un’alternativa al silenzio. Promozione delle segnalazioni nell’interesse pubblico, Transparency International Italia, 2012. Giorgio Fraschini, Nicoletta Parisi, Dino Rinoldi, Protezione delle “”vedette civiche””: il ruolo del whistleblowing in Italia, Transparency International Italia, 2009. Giorgio Fraschini, Nicoletta Parisi, Dino Rinoldi,Il whistleblowing. Nuovo strumento di lotta alla corruzione, Bonanno, 2011. Wim Vandekerckhove, Whistleblowing and Organizational Social Responsibility: A Global Assessment , Ashgate Publishing Limited, 2006. Ben Zimmer, The Epithet Nader Made Respectable, “The Wall Street Journal”, 12/7/2013. A cura di Maria Cristina Torchia Redazione Consulenza Linguistica Accademia della Crusca”,”ECOG-005-FP”
“ROSTOVTZEFF Mijail”,”Historia social y economica del imperio romano. II.”,”””Nonostante le gravi difficoltà occasionate dalla guerra, la peste, la povertà e le ribellioni, il governo di Marco Aurelio presentò gli stessi caratteri di quelli dei suoi predecessori. In tempi di necessità si vide forzato ad adottare duri mezzi, che provocarono uno scontento ogni volta maggiore; ma fece quanto possibile per mitigare gli effetti degli stessi ed aiutare gli oppressi. Tra le caratteristiche più interessanti del suo regno va notata la sua attenzione alla situazione degli schavi e dei liberti e ai mezzi con cui cercò di rendere più sostenibile e umana la loro vita.”” (pag 795)”,”STAx-142″
“ROSTOVTZEFF Michael, a cura di Antonino DI-VITA”,”Città carovaniere.”,” “”La corrispondenza di Zenone è un racconto meraviglioso. Dalle paludi e dal deserto, nel giro di pochi anni, sorge dinanzi a noi una città nuova di zecca, piena d’uomini, donne, fanciulli ed animali, rumorosa e forse già sporca. Nei giardini crescono gli alberi, i fiori sbocciano, le acque scorrono nei canali. I templi sono frequentati dai fedeli. I ragazzi e le ragazze si recano a scuola. I giovani fanno gli esercizi quotidiani nella palestra. C’è vita ovunque, ora, dove alcuni anni prima c’erano la febbre e la desolazione. La maggiore preoccupazione di Zenone era, tuttavia, la terra, le diecimila ‘arurae’ di Apollonio e i terreni dei colonizzatori militari e degli altri detentori di doni. In Egitto tutto dipende da una bella distribuzione d’acqua fatta accuratamente e a tempo. Non basta costruire dighe e canali, bacini e sbocchi. Bisogna custodirli gelosamente, mantenerli puliti e solidi, badare a che le cateratte del canale principale vengano aperte al giusto momento e per un periodo di tempo sufficiente. La terra stessa bisogna che sia stata approntata per l’irrigazione, liberata dalle fratte e dai semi, pulita e purificata dal sale. Quando vi giunse Zenone l sistema d’irrigazione di Filadelfia non era ancora al completo. La sua prima cura fu di affrettarne i lavori. (…) I lavori agricoli venivano in gran parte eseguiti da gente alla giornata, e non abbiamo nessuna notizia sicura che s’adoperassero gli schiavi nel lavoro dei campi. Alle volte si fittavano dei pezzi di terreno a singole persone o a gruppi di contadini, lasciando agli affittuari una parte del raccolto. Così ogni anno nei campi erano occupati centinaia di uomini, donne e fanciulli, quasi tutti indigeni. E il compito di Zenone per organizzare il lavoro di questi indigeni non era facile. Doveva badare che le colture fossero ben distribuite fra i vari appezzamenti dei campi, a seconda delle disposizioni di legge e delle regole scientifiche dell’agricoltura; doveva pensare alla quotidiana assegnazione del lavoro per i molti gruppi di lavoratori, e alla distribuzione del bestiame – buoi, vacche e asini – e gli degli strumenti agricoli e del seme fra i tali gruppi di lavoratori. Quando l’aratura e la semina erano terminate, bisognava tener lontano dai campi il bestiame e i ladruncoli. Ma la cura più grande doveva essere quella di innaffiare le piantagioni. E infine arrivava la mietitura, il periodo più arduo nella vita di un agricoltore. Si assumevano lavoratori a migliaia per partecipare ai lavori del raccolto, e branchi di asinelli trasportavano il grano sulle aie. Anche la trebbiatura bisognava farla in fretta, aiutandosi con uomini e animali – si usavano i maiali in modo estensivo. E finalmente si doveva trasportare il grano nei magazzini e di lì mandarlo su o giù per il fiume, dopo aver dato al governo la parte che gli spettava. Le relazioni di Zenone con i lavoratori indigeni non erano sempre amichevoli. Di tanto in tanto sorgevano delle vivaci discussioni sui contratti di lavoro, sulle rimunerazioni, e, con gli affittuari, sulla divisione del raccolto. Alle volte i contadini si mettevano in sciopero, un antichissimo metodo di protesta passiva degli orientali. Solevano smettere di lavorare per recarsi in massa in un santuario delle vicinanze e mettersi sotto la protezione di qualche dio. Il luogo era sacro e il re riconosceva l’inviolabilità di molti dei maggiori santuari, concedendo ad essi il diritto di asilo. Il gran problema stava nel trovare il modo di riavere i lavoratori”” (pag 233-234)”,”STAx-273″
“ROSTOVZEV M.”,”Storia economica e sociale dell’ Impero Romano.”,”””Al pari d’ Augusto, anche Vespasiano non fu soltanto un restauratore. Egli proseguì energicamente l’ opera iniziata da Augusto e da Claudio nei due rami più importanti dell’ amministrazione imperiale: nel campo delle finanze, in cui continuò a sviluppare la burocrazia, e nel promuovere la vita delle città nelle province. Non è necessario entrare in particolari in proposito. Quanto al primo campo, i punti essenziali sono stati fissati da O. Hirschfeld nel suo indispensabile libro e non occorre qui ripeterli. Un solo particolare va messo in rilievo a motivo della sua immensa importanza per la storia economica del sec. II: la diligenza con cui Vespasiano curò i demani imperiali e pubblici. Le vaste confische di Nerone da un lato, e dall’ altro lo scompiglio dell’ anno dei quattro imperatori, in cui la soldatesca sfrenata e i suoi imperiali padroni massacrarono non pochi senatori e ricchi borghesi, avevano creato condizioni più o meno simili a quelle che Augusto aveva ereditato dalle guerre civili. Il compito di Vespasiano era tutt’altro che facile. (…)””. (pag 126)”,”STAx-153″
“ROSTOW W.W.”,”Las etapas del crecimiento económico. Un manifiesto no comunista.”,”Parallelo della forte crescita russa e americana (pag 115) Tabella dati numero di automobili in circolazione negli anni dal 1900 al 1958 per paesi (Usa, Canada, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Giappone, Russia), Tabella dati auto in servizio per milioni di abitanti 1900 1958 (pag 200-) Per es. per il 1929 anno della crisi, i dati per paese n° auto per milione abitanti: USA 169 mila, Canada 85 mila, Francia 15700, Gran Bretagna 17600, Germania 4180, Italia 2980, Giappone 580, Russia 560″,”ECOI-226″
“ROSTOW W.W.”,”The Stages of Economic Growth. A Non-Communist Manifesto.”,”ROSTOW W.W. “”The length of the depression in the United States – as opposed to its depth – deserves rather more comment; for it relates directly to the stage of growth, to the era of high mass-consumption, into which the United States had entered. Although many ancillary forces undoubtedly played a part, the central reason for the intractability of the American depression, which still left 17% unemployed on the eve of the Second World War, was that the leading sectors of this phase of American growth required full employment and an atmosphere of confidence before they could become activated again. What were those leading sectors in the American age of high consumption? They were, once again, the automobile, suburban home-building, road-building, and the progressive extension of the automobile and other durable consumers’ goods to more and more families. When, in earlier historical stages, the momentum of growth hinged on the continued extension of railroads, or on the introduction of other cost-reducing industrial processes – on the side of supply – investment could be judged profitable at relatively low levels of current consumers’ demand. But when investment comes to be centred around industries and services based on expanding consumption, full employment is needed, in a sense, to sustain full employment; for unless consumption levels press outward, capacity in consumers’ goods industries and those supplying them with inputs will be under-used, and the impulse to invest will be weak. The horizons of American industry lowered radically in the 1930’s, and appeared almost to stabilize at a low level “”. (pag 78)”,”ECOT-185″
“ROSTOW Walt W.”,”Gli stadi dello sviluppo economico.”,”W.W. Rostow direttore del ‘Policy Planning Staff’ del Dipartimento di Stato americano. Professore di storia economica al MIT, autore di molte opere di carattere storico e teorico. La grande depressione del 1929 (pag 126-127) “”La lunghezza della depressione negli Stati Uniti, a differenza della sua profondità, richiede invece un più ampio commento; poiché essa si riallaccia direttamente allo stadio di sviluppo, al periodo del grande consumo di massa in cui erano entrati gli Stati Uniti”” (pag 127) Rostow: “”Nulla di realmente importante nell’opera di Marx è posteriore al 1848″” (pag 224)”,”ECOT-298″
“ROSTOW Walt Whitman”,”Gli Stati Uniti nell’ arena mondiale.”,”Contiene: Libro Primo: (…) L’evoluzione del diplomatico e del soldato americano. Libro Secondo. La seconda guerra mondiale. Parte prima. Una duplice prospettiva. Lo stile nazionale e l’interesse nazionale nella seconda guerra mondiale. La scena di Washington: politica, metodi e uomini. La forma della battaglia. Parte seconda. L’esperienza militare: tre dimensioni innovatrici. Scienza, tecnica e guerra. Lo sviluppo della potenza aerea strategica. L’esperienza bellica dell’alleanza militare. Il bilancio militare della seconda guerra mondiale. Parte terza. La diplomazia della guerra e della pacificazione. Diplomazia, assetto mondiale e interesse nazionale. La Francia, La Germania, La Polonia, L’Asia, Progettando le istituzioni post-belliche Parte quarta. Conclusione. Origini della guerra fredda. (pag 56-203) “”Fra il luglio e il dicembre 1943 vennero condotti contro industrie aeronautiche e d’altro genere in Germania circa sedici attacchi (30). Essi partirono in gran parte dall’Inghilterra, ma alcuni vennero compiuti dalla Quindicesima Squadra aerea, in gran parte impegnata nell’appoggio alle operazioni terrestri nel teatro del Mediterraneo. In questi sei mesi decisivi vennero sganciate quarantaseimila tonnellate di bombe su fabbriche di aeroplani: solo un 20 per cento dell’azione complessiva americana durante questo periodo, e un terzo dell’ 1 per cento delle azioni di bombardamento compiute dall’Arma aerea americana durante la seconda guerra mondiale in Europa (31). Questi attacchi furono però d’importanza immensa. La produzione tedesca di apparecchi da caccia monomotori, che era salita da meno di 400 nel gennaio 1943 a 1050 in luglio, diminuì a meno di 600 in dicembre, diminuzione causata sia direttamente dai bombardamenti, che dalla dislocazione e dispersione degli impianti causata dal timore di altre distruzioni. Se non vi fossero stati questi bombardamenti, la produzione di caccia monomotori tedeschi nel dicembre 1943 avrebbe potuto essere di 2000 aerei. (…) Oltre alla perdita della produzione tedesca di circa tre mesi di aerei da caccia, l’inaspettato successo di queste poche audaci e sanguinose missioni portò i tedeschi a disperdere la loro produzione in una fase cruciale della guerra. Questa dispersione venne attuata con energia e successo; ma la perdita di tempo che inevitabilmente comportò fu disastrosa per la Germania. (…) Le fonti tedesche indicano che il 75 per cento degli edifici delle fabbriche d’aeroplani vennero danneggiati o distrutti e la produzione ausiliaria ridotta del 50 per cento della sua punto massima. Ma questa era piuttosto una vittoria militare dell’Arma aerea americana che una vittoria sulla capacità produttiva tedesca. La perdita tedesca di produzione aeronautica aveva una possibile importanza militare; la perdita della produzione ausiliaria – già superato come obbiettivo con il 1944 data la imminenza dell’invasione – non ne aveva praticamente nessuna. L’attacco del febbraio 1944 fu importante perché le forze da combattimento tedesche vennero sconfitte tatticamente in battaglia serrata; e non si ripresero più per compiere sistematiche operazioni difensive diurne. Questa sconfitta tattica assunse la forma di una progressiva perdita di piloti sperimentati in misura maggiore dell’Arma aerea americana; e, in parte per i susseguenti attacchi ai depositi di carburante e per i loro effetti sull’addestramento dei piloti, questa perdita non poté più essere compensata dai tedeschi (33). Così gli attacchi strategici alla produzione di aerei da caccia del 1943 riuscirono a contenere le forze aree da combattimento tedesche ad un livello che consentì la vittoria tattica del febbraio 1944. Il bombardamento di precisione fu lo strumento e l’occasione in cui l’Arma aerea ottenne sopra la Germania una vittoria corrispondente a quella ottenuta dagli inglesi con la Battaglia d’Inghilterra; ma la vittoria fu formalmente tattica e assunse la forma di una susseguente superiorità degli apparecchi da caccia americani, che consentì ai bombardieri diurni libertà d’azione a un costo accettabile. Le formazioni da bombardamento americane continuarono a subire perdite, qualche volta gravi; ma la loro capacità di compiere operazioni significative in tutta Europa non venne più posta in discussione. L’indispensabile fondamento dell’operazione Overlord – la supremazia aerea alleata sul continente, considerata necessaria fin dall’inizio- era infine acquisita (34)”” (pag 104-106) [(30) L’alleanza chiave fu tra Hughes e un ufficio del Quartier Generale della RAF chiamato Ufficio operazioni bombardieri. Questo ufficio era costituito da un gruppo di giovani ufficiali di Stato Maggiore con esperienze recentissime di operazioni aeree, i quali credevano che l’attacco di precisione fosse non soltanto assai più efficace del bombardamento di zone, ma anche possibile da ottenere in condizioni europee. (…); (31) Dall’appendice statistica dell’ Overall Report of United States Strategic Bombing Survey, 1945 (…); (33) Sia nel caso tedesco che in quello giapponese sembra che la supremazia aerea sia stata ottenuta attraverso il progressivo logorio dei piloti, per cui la parte vincente giorno per giorno vide aumentare l’abilità e l’esperienza relativa dei suoi piloti, dopo aver conseguito una prima vittoria tattica. Il processo fu auto-rinforzante, in quanto una iniziale perdita relativa favorevole di aerei e di piloti addestrati portò ad una posizione di vantaggio nella susseguente fase della lotta; (34) vd. specialmente D.D. Einsenhower, ‘Crusade in Europe’, New York, Doubleday, 1948, pp. 46-47]”,”USAQ-004-FV”
“ROSTOW W.W.”,”Politics and the Stages of Growth.”,”W.W. Rostow è stato Professore di Economia e Storia all’Università del Texas.”,”ECOI-001-FMDP”
“ROSZAK Theodore a cura; scritti di Theodore ROSZAK Louis KAMPF Sumner M. ROSEN Staughton LYND Marshall WINDMILLER Kathleen GOUGH John WILKINSON Robert ENGLER Christian BAY Gordon C. ZAHN Noam CHOMSKY”,”L’università del dissenso.”,”T. Roszak, dottorato alla Princeton University e insegnamento alla Stanford e al California State College, Harvard, dove è professore associato di storia e direttore accademico del programma di storia della cultura occidentale. Insegnamento e responsabilità politica: un “”anti-textbook”” di undici professori americani. “”Quanto ai professori, sono diventati anche loro dei trafficanti attenti a non lasciarsi sfuggire nessuna occasione. Non si limitano alla propria università. I più abili hanno imparato a manovrare anche con altre istituzioni – altre università, istituti, fondazioni, industrie, il governo. Un sempre maggior numero di professori di scienze sociali sono consulenti della grande industria e di vari organismi del mondo degli affari. L’ufficio delle ricerche applicate della Columbia University e l’istituto delle ricerche sociali della università del Michigan, per esempio, hanno condotto numerosi studi per questi clienti. Le direzioni aziendali sono particolarmente interessate a inchieste sul comportamento in connessione con i problemi del personale. In un discorso alla università del Michigan Arjay Miller, presidente della Ford Motor Company, ha spiegato questa reciproca attrazione. «La grande industria in un certo senso è un laboratorio clinico nel quale le teorie sulla natura umana sono verificate sul terreno dei fatti. Lo studioso di scienze sociali e l’umanista hanno molto da imparare dall’esperienza della più ampia e sistematica metodologia delle loro ricerche. Sia l’una che gli altri quindi avranno tutto da guadagnare se si troverà il modo di rendere più stretti e più frequenti i loro rapporti di lavoro». La scienza contribuisce allo sviluppo economico e lo sviluppo economico crea le premesse di maggiori aiuti finanziari per le università, proseguì Arjay Miller. E si dichiarò dell’avviso che in un mondo interdipendente i sempre più numerosi rapporti tra università e industria «possono essere facili e costruttivi – o reciprocamente irritanti e dannosi». (…) I professori sono interessati al reddito, al prestigio, al rispetto dei loro pari e al potere, o all’accesso alle stanze dei potenti: o per lo meno alla possibilità di pretendere con se stessi e con i colleghi, come già fanno con gli studenti, di essere addentro alle segrete cose. Quando tornano dalle visite di prammatica alle agenzie federali, alla Casa Bianca o alle centrali della grande industria scrivono, e i il loro tono è quello di storici ed economisti di corte più che di studiosi disinteressati. Anche nelle università tradizionalmente note per il rispetto per l’insegnamento e per la ricerca onesta si guarda con particolare favore a chi sa lanciare progetti redditizi dal punto di vista delle finanze e delle pubbliche relazioni”” (pag 206-207) [Robert Engler, ‘Scienze sociali e rifiuto della responsabilità sociale. Lo scandalo delle università’] [Robert Engler, professore di scienze politiche al Queens College e della City University di New York e al Sarah Lawrence College (1968]”,”TEOS-316″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume primo.”,”Saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO”,”STOx-058″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA Maurilio ADRIANI”,”Questioni di storia contemporanea. Volume secondo.”,”Saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Maurilio ADRIANI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA”,”STOx-059″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi BULFERETTI Georges BOURGIN Francisco Presedo VELO Raymond WINCH Ferdinand SIEBERT Leonida GANGIKOV Ferdinando VEGAS Walter MATURI Paolo TREVES Giovanni SPADOLINI Georges BOURGIN e Cesar VIDAL Franco VALSECCHI Leo JUST Delio CANTIMORI Gerhard RITTER Nino VALERI Paolo ALATRI Angelo TAMBORRA Rodolfo MOSCA”,”Questioni di storia contemporanea. Volume terzo.”,”Saggi di Luigi BULFERETTI, Georges BOURGIN, Francisco Presedo VELO, Raymond WINCH, Ferdinand SIEBERT, Leonida GANGIKOV, Ferdinando VEGAS, Walter MATURI, Paolo TREVES, Giovanni SPADOLINI, Georges BOURGIN e Cesar VIDAL, Franco VALSECCHI, Leo JUST, Delio CANTIMORI, Gerhard RITTER, Nino VALERI, Paolo ALATRI, Angelo TAMBORRA, Rodolfo MOSCA.”,”STOx-060″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume quarto.”,”Saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO”,”STOx-061″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Franco VALSECCHI Melchiorre ROBERTI Luigi BULFERETTI Antonio MONTI Ettore ROTA Ruggero MOSCATI Gioacchino VOLPE Walter MATURI Francesco CATALUCCIO Francesco COGNASSO Giacomo PERTICONE Raffaele CIASCA Antonio FOSSATI Antonio AMORTH Giovanni SPADOLINI Paolo Ettore SANTANGELO Nino VALERI G. BOURGIN C. VIDAL Leopoldo MARCHETTI”,”Questioni di storia del risorgimento e dell’ unità d’ Italia.”,”Saggi di Franco VALSECCHI Melchiorre ROBERTI Luigi BULFERETTI Antonio MONTI Ettore ROTA Ruggero MOSCATI Gioacchino VOLPE Walter MATURI Francesco CATALUCCIO Francesco COGNASSO Giacomo PERTICONE Raffaele CIASCA Antonio FOSSATI Antonio AMORTH Giovanni SPADOLINI Paolo Ettore SANTANGELO Nino VALERI G. BOURGIN C. VIDAL Leopoldo MARCHETTI”,”STOx-043″
“ROTA Ettore a cura; collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER”,”Il 1848 nella storia italiana ed europea. Volume I.”,”Collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER Coraggio passivo di Carlo Alberto. “”Così che si diede il caso che vinse veramente chi commise meno errori: oltremodo tardivo, difettoso e parziale lo spostamento dell’ esercito piemontese; e poi non bene impostata da parte piemontese la battaglia di Goito, anziché a Volta, dove gli Austriaci logicamente l’ aspettavano in un terreno che lasciava la destra debole e obbligava a uno schieramento in profondità con fronte troppo ristretta, tale da consentire al nemico un’ azione aggirante su larga scala. Ma indubbiamente, dato il terreno, lo schieramento prescelto era il più razionale; e il Bava condusse bene la battaglia; e le critiche che a questo riguardo gli furono mosse, sanno molto di esercitazione accademica: il Comandante del I Corpo mostrò calma, visione chiara delle mutevoli situazioni, e adoperò abilmente e tempestivamente le truppe di seconda e terza linea: fu indubbiamente quello, di tutta la campagna, il suo momento più felice: una battaglia con forze limitate e fronte ristretta corrispondeva veramente alle sue capacità; ed entro questi limiti egli poté manifestarle egregiamente. E fu nell’ insieme ben coadiuvato, specialmente dal duca di Savoia e dal Gen. D’Arvillars comandanti della divisione di riserva e della 1° divisione. Quanto a Carlo Alberto mostrò il solito coraggio puramente passivo, e non svolse nessuna vera azione di comando””. (pag 288-289, Piero Pieri, La guerra regia nella pianura padana)”,”QUAR-052″
“ROTA Ettore a cura; collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER”,”Il 1848 nella storia italiana ed europea. Volume II.”,”Collaborazione di Maria Paola ARCARI Raffaele CIAMPINI Paolo COLOMBO Leopoldo MARCHETTI Antonio MONTI Ernestina MONTI Pietro NURRA Pier Fausto PALUMBO Piero PIERI Paolo Ettore SANTANGELO Giovanni VACCARI Varo VARANINI Antonio ZIEGER Geopolitica di Bismarck. “”I polacchi presero sul serio la rivoluzione liberale prussiana con le conseguenze che ne derivavano per la loro patria, e in Posnania il 20 marzo si costituì un comitato nazionale, che il 14 marzo ottenne perfino un’ombra di riconoscimento da parte del governo prussiano. Ma bastò che i Tedeschi si accorgessero delle conseguenze che i Polacchi volevano trarre dal movimento liberale prussiano, perché immediatamente i loro sentimenti mutassero. Secondo loro, si doveva, si, concedere una costituzione anche alle province polacche, ma a patto che queste rimanessero soggette alla Prussia. In Posnania allora successero torbidi; (…). Il punto di vista tedesco sulla questione fu allora espresso da un feroce conservatore, che rispondeva al nome non ancora famoso di Ottone di Bismarck, in un articolo pubblicato nel giornale di Magdeburgo il 20 aprile. Come? Noi liberiamo i Polacchi e li portiamo in trionfo per le vie di Berlino, mentre essi in Posnania dan la caccia al tedesco? E’ una bislaccheria disfarsi, in nome della libertà, di province conquistate col sangue tedesco (!!) col pericolo di formare un nuovo regno slavo a sud est (Stiria e Illiria), restituire il Tirolo ai Veneziani, e formare con la Boemia e la Moravia un regno ceco indipendente dalla Germania (…)””. (pag 569-570)”,”QUAR-053″
“ROTA GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; saggi di Giuliano MARINI Franca PAPA Carlo CORDIE’ Giuseppa BUTTA’ Angela GARINI MUSTO Marco FERRARI Paola CELLA RISTAINO Vittore COLLINA Eugenio GUCCIONE Roberto TUMMINELLI Nicola MATTEUCCI Mirella LARIZZA LOLLI Emilio R. PAPA Carlo DIONISOTTI Gaetano CINGARI Franco CRISPINI Marino BERENGO Maria Sofia CORCIULO Romano AMERIO Lanfranco CARETTI Gian Savino PENE VIDARI Virginio Paolo GASTALDI Mario ISNENGHI Claudio CESA Arturo COLOMBO Giuseppe ACOCELLA Giorgio NEGRELLI Gian Mario BRAVO Sergio AMATO Luigi BULFERETTI Dino FIOROT Maria Luisa CICALESE Nunzio DELL’ERBA Gian Biagio FURIOZZI Giuseppa SACCARO DEL BUFFA Giuliano PROCACCI Fulvio D’AMOJA Franco SBARBERI Pier Giorgio ZUNINO Angelo D’ORSI Carlo GALLI Ennio DI-NOLFO Sergio PISTONE”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume terzo. Ricerche sui secoli XIX-XX.”,”Saggi di Giuliano MARINI Franca PAPA Carlo CORDIE’ Giuseppa BUTTA’ Angela GARINI MUSTO Marco FERRARI Paola CELLA RISTAINO Vittore COLLINA Eugenio GUCCIONE Roberto TUMMINELLI Nicola MATTEUCCI Mirella LARIZZA LOLLI Emilio R. PAPA Carlo DIONISOTTI Gaetano CINGARI Franco CRISPINI Marino BERENGO Maria Sofia CORCIULO Romano AMERIO Lanfranco CARETTI Gian Savino PENE VIDARI Virginio Paolo GASTALDI Mario ISNENGHI Claudio CESA Arturo COLOMBO Giuseppe ACOCELLA Giorgio NEGRELLI Gian Mario BRAVO Sergio AMATO Luigi BULFERETTI Dino FIOROT Maria Luisa CICALESE Nunzio DELL’ERBA Gian Biagio FURIOZZI Giuseppa SACCARO DEL BUFFA Giuliano PROCACCI Fulvio D’AMOJA Franco SBARBERI Pier Giorgio ZUNINO Angelo D’ORSI Carlo GALLI Ennio DI-NOLFO Sergio PISTONE Contiene in particolare i saggi: – Il Socialismo in Australia e in Nuova Zelanda (…) (di G.M. Bravo) – “”Democrazia”” e “”Libertà”” nel socialismo evoluzionistico tedesco degli ultimi due decenni dell’Ottocento: K. Kautsky, R. Seidel, E. Bernstein (di Sergio Amato) – Antonio Labriola e il “”caso”” Loria (di Dino Fiorot) – Sorel Merlino e la crisi del marxismo (di Nuzio Dell’Erba)”,”TEOP-381″
“ROTA GHIBAUDI Silvia”,”Giuseppe Ferrari. L’evoluzione del suo pensiero (1838-1860).”,”ROTA GHIBAUDI Silvia Ferrari indifferente al principio di nazionalità (pag 158) Rapporti Ferrari – Proudhon. “”Ma, dopo un ulteriore viaggio a Milano, il Ferrari il 5 febbraio ’60 scrive a Proudhon che l’ultimo soggiorno in Italia lo ha convinto delle ragioni dell’amico nel consigliarlo ad allontanarsi da un popolo di furbi. Tuttavia, rientrato a Parigi, aveva appreso dai giornali la sua candidatura al Parlamento italiano nella circoscrizione milanese, insieme a Cavour, Farini e Cattaneo e desiderava essere consigliato su questo importante problema personale. Che cosa avrebbe fatto Proudhon al posto suo circa la possibilità di entrare in Parlamento fra una minoranza di venti persone contro 380 che lo detestavano, così come l’amico era stato odiato all’assemblea constituente francese? In Italia tutto è menzogna o ridicola ingenuità. La risposta di Proudhon all’appello del Ferrari è immediata e favorevole all’accettazione. In data 6 febbraio gli scrive in termini netti e decisi: “”Vous devez accepter la candidature””. Secondo Proudhon, vi sono circostanze in cui è doveroso seguire la corrente e assumere responsabilità personali, mentre in altre la prudenza impone l’astensione. Ora, la situazione italiana imponeva una presa di posizione personale in relazione al pensiero federale, di cui il Ferrari era uno dei principali rappresentanti, che doveva essere propagandato e diffuso, e la migliore propaganda sarebbe stata la sua presenza in Parlamento””. (pag 268)”,”TEOP-237″
“ROTA Emanuel”,”A Pact with Vichy. Angelo Tasca from Italian Socialism to French Collaboration.”,”ROTA Emanuel Scontro Bordiga-Tasca, che poi si ritrovano entrambi emarginati in PCI (pag 16) Tasca approfondisce studi su il marxismo, Marx ed Engels, per contrastare lo stalinismo imperante (pag 55) “”The solution to Tasca’s problems came from a prestigious new journal founded by Henri Barbusse and entitled ‘Monde’ . This weekly publication, which was sponsored by intellectuals as diverse as Einstein, Unamuno, and Gorky, seemed to Tasca an ideal place to publish his ideas on politics,. As he wrote to Souvarine, who did not like ‘Monde’, he preferred Barbusse’s journal to other nonconformist publications of the French left because there he could work on the issue of the unity of the worker’s movement. At ‘Monde, other Communist intellectuals such as the Austrian Lucien Laurat, an expert on Rosa Luxemburg, or Leon Werth, the anarchist to whom Saint-Exupéry dedicated ‘The Little Prince’, had created an open forum for discussion. There Tasca found what he had hoped for: a socialist newspaper where leftist intellectuals could discuss culture and politics across the traditional boundaries of party politics. Tasca and Barbusse had known each other since the years when Tasca was publishing ‘L’Ordine Nuovo’, where he had enthusiastically printed the manifesto of the ‘Clarté’ group. The presence among ‘Monde”s financial supporters of leftist socialists such us Georges Monnet next to the communist-leaning Barbusse granted an ideological freedom to the journal that was uncommon among equivalent publications. Beginning on November 2, 1929, Tasca wrote book reviews an a weekly commentary on the principal cultural and political journals published in Paris”” (pag 59) Tasca, Angelo. – Uomo politico e pubblicista (Moretta 1892 – Parigi 1960); socialista, dirigente della FIOM (1912-13), fu tra i fondatori dell’Ordine nuovo e nel 1921 aderì al PCI. Trasferitosi in Francia (1927), membro del Comitato esecutivo del Comintern (1928), avversò la linea politica di Stalin, e fu per questo espulso dal partito (1929). Nel 1936 rientrò nel PSI e si oppose alla politica di unità d’azione con il PCI, verso il quale fu negli anni successivi sempre più critico. Naturalizzato francese (1936), nel dopoguerra si dedicò prevalentemente all’attività giornalistica. Ha pubblicato (con lo pseudonimo di Amilcare Rossi) numerose opere: Naissance du Fascisme. L’Italie de 1918 à 1922 (1938; ed. it. Nascita e avvento del fascismo, 1950); Physiologie du parti communiste français (1948); Le pacte germano-soviétique. L’histoire et le mythe (1954); Autopsie du stalinisme (1957). (Treccani)”,”MITS-433″
“ROTA Giorgio”,”Passato e futuro dell’inflazione in Italia.”,”Giorgio Rota, 32 anni, è professore di Economia Politica presso l’Università di Torino e consulente economico. Fa parte del comitato degli studi del «Centro di ricerca e documentazione L. Einaudi» e del comitato di direzione di «Biblioteca della libertà». E’ autore di altre ricerche sui fenomeni finanziari nazionali. GIORGIO ROTA (a cura del Prof. Sergio Ricossa) L’economista torinese Giorgio Rota (1944 – 1984) si è laureato in economia nel 1967, discutendo la tesi con Sergio Ricossa. Dopo essere stato assistente del medesimo professore, nel 1980 saliva alla cattedra di Economia Politica, presso la Facoltà di Economia e Commercio di Torino, iniziando una breve, ma intensa carriera accademica. Le sue pubblicazioni scientifiche abbracciano diversi temi: l’economia dei beni di consumo durevoli, l’economia del risparmio, il mercato monetario e finanziario, l’inflazione e la variazione dei prezzi relativi, il debito pubblico. In ogni caso, Giorgio Rota aggiungeva all’interesse puramente scientifico un coinvolgimento personale, che gli permetteva di trasfondere nei suoi scritti le sue esperienze di vita, anche quelle non meramente professionali. Giorgio Rota era, infatti, un uomo attivo in vari campi pubblici e privati. Attento osservatore del mondo dell’impresa e del credito, per individuarne linee di sviluppo o di involuzione, alle sue analisi ed ai suoi consigli hanno fatto ricorso, fra gli altri, il Ministero dell’ Industria, la Confindustria, l’Unione Industriale di Torino, i vertici della Fiat e dell’Olivetti. Collaboratore della Fondazione Agnelli, era stato uno dei più impegnati e attivi animatori del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi di Torino, sin dalla fondazione. Ma egli era anche collezionista di gusto, appassionato di numismatica, storico della moneta. Da professionista o da dilettante egli era presente in diversi settori, che davano alla sua vita una ricchezza straordinaria di eventi, di conoscenze e di amici. Sebbene fosse di carattere schivo, egli mostrava un’infaticabile disponibilità verso gli altri, una cortesia esemplare, non soltanto formale. Nella sua attività accademica e di ricercatore non amava le astrazioni eccessive, l’intellettualismo sofisticato, fine a se stesso, e questo si riscontra nella sua produzione scientifica, che presenta un carattere fortemente empirico e realistico. Molto pragmatico, molto lineare, Giorgio Rota non si collocava in alcuna scuola economica particolare, che non fosse quella del buon senso, muovendosi con agilità tra astratto e concreto. Di ispirazione liberale, si rifiutava tuttavia di abbracciare gli estremi del liberismo. Uomo di principi e di forte impegno civile, non era però un dottrinario, anzi un tollerante ed un eclettico. Fra i suoi numerosi scritti, lasciò pagine preziose, come quelle dedicate ai prezzi relativi, nella seconda edizione del fortunato “”Manuale italiano di microeconomia: che cosa si produce, come e per chi”” (Torino, 1983). Ma, forse, il meglio Giorgio Rota doveva ancora scriverlo e purtroppo non lo avremo mai. In questo senso, si può dire che i suoi quarant’anni di vita, pur così fruttuosi e intensi, non sono certo bastati affinché il suo genio manifestasse tutte le sue potenzialità. Tra le sue altre produzioni ricordiamo la serie di articoli che si trova nella rivista curata dal, già citato, Centro Luigi Einaudi, “”Biblioteca della Libertà””, e i suoi libri, tra i quali citiamo: “”Struttura ed evoluzione dei flussi finanziari in Italia””, Torino 1975; “”L’inflazione in Italia (1952- 1974)””, Torino 1975; “”L’inflazione Per chi?””, Torino 1978; “”Investimenti produttivi e risparmio delle famiglie””, Milano 1983; “”Obiettivi Keynesiani e Spesa Pubblica non Keynesiana””, Torino 1983. Tra le sue ricerche va particolarmente citato il primo “”Rapporto sul risparmio e sui risparmiatori in Italia – rilevazione relativa all’anno 1982″” risultato di un’indagine sul campo condotta da BNL – Doxa – Centro Einaudi, le cui conclusioni riscossero notevole attenzione da parte degli organi di stampa. Morendo, lasciò parecchi appunti e abbozzi di opere, che suoi amici e colleghi considerano un’eredità da sviluppare. Talune di queste sue note, testimoniano che Giorgio Rota possedeva una acutezza logico-matematica, che restava nascosta, in parte, nei suoi articoli e volumi, dove egli amava fare emergere, in buon italiano, soltanto i risultati finali. In questo, egli era fedele all’insegnamento di Marshall, che raccomandava di servirsi della matematica per raggiungere un traguardo, ma di distruggerla dopo averlo raggiunto. Se non si è in grado di spiegare con linguaggio ordinario le conclusioni conseguite attraverso il tecnicismo, c’è da dubitare che esse siano buone. Giorgio Rota, invece, ci riusciva, dimostrando di possedere anche notevoli qualità didattiche. Le sue spiegazioni e delucidazioni erano, infatti, caratterizzate da chiarezza e comprensibilità doti che gli erano essenziali anche nei suoi intensi rapporti con il mondo produttivo – senza nulla togliere alla complessità dei problemi e dei concetti. Si può concludere questo profilo di Giorgio Rota, ricordando di lui la lucidità delle intuizioni nelle sue analisi su quanto si andava verificando negli andamenti dell’economia reale; il suo interesse per i processi storici, alla ricerca di differenze ed analogie; la sua fermezza nella pazienza nel sostenere i suoi punti di vista; la sua modestia e semplicità a fianco alla sua cultura e competenza; e la sua generosa bontà.”,”ECOT-386″
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume primo.”,”Saggi di Luigi SALVATORELLI Ettore ANCHIERI Francesco CATALUCCIO Federico CURATO Mario TOSCANO Ettore ROTA Enrico SERRA Pietro MARAVIGNA Mario BENDISCIOLI Michele F. SCIACCA Francesco ALBERGAMO Mario APOLLONIO Contiene tra l’altro: – Federico Curato, ‘La storiografia delle origini della prima guerra mondiale (pag 394-530) – Mario Toscano, ‘Fonti documentarie e memorialistiche per la storia diplomatica della Seconda guerra mondiale’ (pag 531-592) – Ettore Rota, Il problema del Pacifico (pag 593-646) . Pietro Maravigna, ‘Dalla guerra «convenzionale» alla guerra «totale» (pag 677-798)”,”STOx-011-FV”
“ROTA Ettore a cura; saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA Maurilio ADRIANI”,”Questioni di storia contemporanea. Volume secondo.”,”Saggi di Bruno LEONI Giuliano PISCHEL Agostino LANZILLO Corrado GINI Ettore ROTA Angelo TAMBORRA Carlo MORANDI Maurilio ADRIANI Giuseppino TREVES Vittorio ORILIA Contiene tra l’altro: – Bruno Leoni, Il pensiero politico e sociale dell’800 e ‘900 (pag 1121-1338) – Agostino Lanzillo, ‘Problemi economici e sociali dei secoli XIX e XX’ (pag 1415-1582)”,”STOx-012-FV”
“ROTA Ettore a cura; saggi di Luigi BULFERETTI Georges BOURGIN Francisco Presedo VELO Raymond WINCH Ferdinand SIEBERT Leonida GANGIKOV Ferdinando VEGAS Walter MATURI Paolo TREVES Giovanni SPADOLINI Georges BOURGIN e Cesar VIDAL Franco VALSECCHI Leo JUST Delio CANTIMORI Gerhard RITTER Nino VALERI Paolo ALATRI Angelo TAMBORRA Rodolfo MOSCA”,”Questioni di storia contemporanea. Volume terzo.”,”Saggi di Luigi BULFERETTI, Georges BOURGIN, Francisco Presedo VELO, Raymond WINCH, Ferdinand SIEBERT, Leonida GANGIKOV, Ferdinando VEGAS, Walter MATURI, Paolo TREVES, Giovanni SPADOLINI, Georges BOURGIN e Cesar VIDAL, Franco VALSECCHI, Leo JUST, Delio CANTIMORI, Gerhard RITTER, Nino VALERI, Paolo ALATRI, Angelo TAMBORRA, Rodolfo MOSCA. Contiene tra l’altro – Delio Cantimori, ‘Lenin’, pag 693-716 – Gerhard Ritter, ‘Le origini del nazionalsocialismo’, pag 717-732″,”STOx-013-FV”
“ROTA Ettore a cura; saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO”,”Questioni di storia contemporanea. Volume quarto.”,”Saggi di Federico Guido POGGI Guido GIGLI Elena MASCETTI Mino MILANI Vittorio ORILIA Iginio GIORDANI Romain RAINERO Contiene tra l’altro: – Guido Gigli, ‘Lineamenti politico-strategici della seconda guerra mondiale’ (pag 1329-1372)”,”STOx-014-FV”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia”,”I percorsi della politica: teoria e realtà. Epistemologia, storia e scienza politica in Tocqueville, Ferrari e Mosca.”,”Silvia Rota Ghibaudi, ordinario di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di scienze politiche dell’Univeristà di Torino, ha pubblicato tra l’altro ‘Rousseau, Tocqueville e il dispotismo’ (1992). ‘Ferrari Mosca Tocqueville: ‘L’antidogmatismo, la mancanza di illusioni, il disincanto teorico rappresentano gli aspetti più affascinanti del loro contributo teorico, in cui si collegano principi di liberalismo, democrazia e socialismo.’ Giudizio critico di Mosca su Marx (pag 161, 164, 167-171)”,”TEOP-030-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia GHIRINGHELLI Robertino a cura; saggi di C. AMBROSOLI L. AMBROSOLI G.ARMOCIDA P. ASTINI P. BAGNOLI C. CECCUTI A. COLOMBO L. COMPAGNA M. CORRIAS-CORONA F. DELLA-PERUTA F. FRIGERIO G.B. FURIOZZI P.V. GASTALDI R. GHIRINGHELLI E. GUCCIONE C.G. LACAITA A.M. LAZZARINO-DEL-GROSSO G. PANIZZA G. PETROTTA L. POLO-FRIZ S. ROTA-GHIBAUDI L. RUSIS G. SPADOLINI P. VERMEREN L. ZANZI”,”Giuseppe Ferrari e il nuovo Stato italiano. Convegno internazionale – Luino, 5-6 ottobre 1990.”,”I nomi più ricorrenti nell’indice: Cattaneo, Machiavelli, Mazzini, Montanelli, Proudhon, Romagnosi, Vico Silvia Rota Ghibaudi professore ordinario di Storia delle Dottrine Ppolitiche (Univ. di Torino) Roberto Ghiringhelli ricercatore confermato superiore in Storia delle Dottrine Politiche nell’ Istituto Giuridico della Facoltà di Scienze Politiche dell’Univ. degli Studi di Milano. Un saggio è in francese: ‘Joseh Ferrari et les droits de la liberté’ di Patrice Vermeren.”,”TEOP-032-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia”,”Il socialismo utopistico. Estratto dalla «Storia delle idee politiche, economiche e sociali» diretta da Luigi Firpo.”,”Proudhon non accetta il principio della lotta di classe e il socialismo scientifico di Marx “”Una base comune di discussione tra Proudhon e Marx era suggerita dalla loro tendenza all’analisi dei fatti, condotta oggettivamente e scientificamente. Circa lo scopo, perseguito allora da Marx, di formare un’organizzazione internazionale, che mettesse in rapporto per scambi di opinione socialisti tedeschi, francesi e inglesi, Proudhon fu invitato ad assumere nella stessa la parte del corrispondente francese. Alla lettera di invito di Marx del 5 maggio 1846 Proudhon rispose il 17 dello stesso mese accettando, ma sotto condizione irrinunciabile di non voler fare dell’associazione un’espressione di dogmatismo teorico e dei suoi corrispondenti delle guide autoritarie del movimento socialista. Proudhon aggiunge che la sua professione pubblica è quella dell’antidogmatismo economico assoluto. Nella lettera di Marx lo aveva urtato in particolare la tesi della sorveglianza da esercitare sugli scritti popolari e sulla propaganda socialista: scopo dell’associazione che egli non poteva tollerare, perché espressione del detestato principio di autorità. Al momento dell’azione, aveva detto inoltre Marx, l’informazione generale sul movimento socialista europeo sarebbe stata utile. Proudhon rispose che la rivoluzione, che non è se non una scossa violenta, in sostanza è una manifestazione di forza e di arbitrio, cioè una contraddizione. Preferisce far bruciare a fuoco lento la proprietà, piuttosto che darle maggior forza con una nuova notte di S. Bartolomeo dei proprietari. Inoltre gli operai francesi, assetati di scienza, non avrebbero potuto fare buona accoglienza a una coppa di sangue. I rapporti personali diretti tra Proudhon e Marx finirono con questo scambio di lettere. Un ulteriore strascico si avrà quando, dopo che Proudhon ebbe pubblicato nel 1846 l’opera ‘Système des contradictions économiques ou philosophie de la misère’ (‘Sistema delle contraddizioni economiche o filosofia della miseria’), Marx di getto scriverà una risposta, cui diede il titolo di ‘Misère de la philosophie’ (‘Miseria della filosofia’), nella quale critica con asprezza Proudhon con argomenti per lo più infondati. Ciò che irritava soprattutto Marx era il rifiuto di Proudhon di accettare il principio della lotta di classe. Per il resto sembra valida l’annotazione fatta da Proudhon sul suo esemplare della ‘Miseria della filosofia’ secondo cui il vero significato della critica di Marx consisteva nel suo rimpianto che Proudhon avesse pensato come lui e soprattutto lo avesse detto prima di lui. Con la citata opera sul ‘Sistema delle contraddizioni economiche’ Proudhon riprende la sua analisi della società, ai fini di svelarne le contraddizioni in tema di teoria del valore, divisione del lavoro, macchine, concorrenza, monopolio, imposta, bilancia commerciale, credito, proprietà individuale e collettiva, popolazione, lavoro. Ribadisce che l’economia politica, come il socialismo comunistico che ad essa si contrappone, è una disciplina che non poggia ancora su basi scientifiche, ma solo su contraddizioni: la prima è serva dell’abitudine, l’altro annunciatore di utopie”” (pag 64-65) [Silvia Rota-Ghibaudi, ‘Il socialismo utopistico. Estratto dalla «Storia delle idee politiche, economiche e sociali» diretta da Luigi Firpo’, Utet, Torino, 1969]”,”SOCU-024-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia”,”Il socialismo «utopistico». Estratto dalla «Storia delle idee politiche, economiche e sociali» diretta da Luigi Firpo.”,” “”Saint-Simon fu il vero iniziatore del movimento socialista, nel cui ambito Fourier rappresenta l’espressione più priginale, ma per certi aspetti troppo avveniristica, che la società del tempo non poteva recepire”” (pag 202)”,”SOCU-025-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; scritti di Giovanni BUSINO Enrico di ROBILANT Filippo BARBANO Antono ZANFARINO Silva ROTA-GHIBAUDI Saffo TESTONI-BINETTI Norberto BOBBIO Giorgio SOLA Luigi BONANATE Vittorio ANCARANI Miriam L. CAMPANELLA Lucio LEVI Aldo MAFFEY Lucio BERTELLI Dino COFRANCESCO Dario ANTISERI Michelangelo BOVERO Riccardo CAMPA Giorgio CAMPANINI Gino CAPOZZI”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Voume quarto: Problemi, metodi, prospettive, con la bibliograifa degli scritti di Luigi Firpo.”,”Luigi Firpo (Torino 1915-1989) Ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. Tra i saggi di volume quello di Michelangelo BOVERO: ‘Considerazioni inattuali sul «regno della libertà» (Il sogno di Marx e l’incubo di Orwell – Il regno del potere e le sue province – Le tendenza all’emancipazione e i volti del regno della libertà – Il mito della natura e il regno regressivo della libertà – Un’utopia tramontata) (pag 445-461) “”Come è noto, nel celebre passo del capitolo 48, terzo volume del Capitale, Marx contrappone il regno della ‘libertà’ al regno della ‘necessità’. Ma, da un punto di vista politico, o meglio dal punto di vista relle relazioni intersoggettive, la nozione di libertà va contropposta anzitutto alla nozione di potere”” (…) (pag 445) (M. Bovero)”,”TEOP-059-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; scritti di Donatella MAROCCO-STUARDI Luciano RUSSI Salvatore TRAMONTANA Marziano GUGLIELMINETTI Mario MARTELLI Francesco DELLA-CORTE Giovanni CIPRIANI Geo PISTARINO Carlo PEDRETTI Jean-Claude MARGOLIN Enzo SCIACCA Pierangelo SCHIERA Carlo DE-FREDE Gennaro SASSO Giorgio CADONI Silvano CAVAZZA Maria Antonietta FALCHI-PELLEGRINI A. Enzo BALDINI Tommaso BOZZA Giampaolo ZUCCHINI Luigi GAMBINO Givoanni GONNET Carlo PINCIN Cesare VASOLI Achille OLIVIERI Diego QUAGLIONI Anna Maria LAZZARINO-DEL-GROSSO Ginevra CONTI-ODORISIO Giorgio GALLI Margherita ISNARDI-PARENTE Rita BALDI Anna Maria BATTISTA Giuseppe DONDI Leandro PERINI”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume primo: ricerche sui secoli XIV-XVI.”,”Luigi Firpo (Torino 1915-1989) Ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino.”,”TEOP-079-FMB”
“ROTA-GHIBAUDI Silvia BARCIA Franco a cura; scritti di Germana ERNST Giorgio SPINI Giacomo OREGLIA Luigi BALSAMO Enrico DE-MAS Corrado PIN Franco BARCIA Matteo DURANTE Gianmarco GASPARI Paolo PISSAVINO Lucio PALA Rosario VILLARI Bruna CONSARELLI Vittor Ivo COMPARATO Antimo NEGRI Maria Luisa DOGLIO Maria Teresa PICHETTO Valerio MARCHETTI Francesco ADORNO Cesare MOZZARELLI Maurilio GUASCO Silvio SUPPA Maria Grazia BOTTARO PALUMBO Marco A. AIMO Eluggero PII Virgilio MURA Avelino Manuel QUINTAS Valentino GERRATANA Maurizio BAZZOLI Giuseppe Agostino ROGGERONE Mario A. CATTANEO Giorgio PETROCCHI Clemente MAZZOTTA Franco VENTURI Salvo MASTELLONE Luigi AMBROSOLI Raffaello FRANCHINI Carlo ZAGHI”,”Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume secondo: ricerche sui secoli XVII-XVIII.”,”Luigi Firpo (Torino 1915-1989) Ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Torino. Marx: ‘Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero»’ “”Può essere molto significativo, nella circostanza, avvertire come, quando riprende quota l’immagine della filosofia aristotelicamente fatta nascere dalla meraviglia, a Cartesio si finisca col contestare lo stesso diritto di dirsi filosofo. E, in questo caso, non solo lo si accosta a Bacone, ma gli si avvicina anche Marx (53). Al quale si deve l’affermazione che Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero» (54). Si tratta, evidentemente, di un’affermazione che condiziona storicamente, in maniera deterministica, il pensiero di Cartesio. Ma, accanto a questa affermazione, la quale può avallare l’immagine di un Descartes che, come pensatore, deve molto alla lezione degli artigiani e all’esperienza dell’organizzazione del lavoro manifatturiera, ce n’è un’altra, giustificata proprio ricorrendo al testo cartesiano ultimamente citato, e non poco in contraddizione con la prima, se da essa viene assegnato al pensiero di Cartesio, accostato a quello di Bacone, un ruolo attivo nel mutamento dei modi di produzione: «Tanto Bacone che Cartesio consideravano il cambiamento della forma di produzione e il dominio pratico dell’uomo sulla natura come risultato del cambiamento del metodo del pensiero» (55). Se questa affermazione è valida, e se la forma della produzione manifatturiera è il risultato del cambiamento del «metodo del pensiero» operato da Cartesio, è evidente che al filosofo francese si può attribuire il ruolo di promotore di un’epoca nuova della produzione, di un’epoca che sarà caratterizzata, via via sempre più, dalla civiltà macchinistica, con la quale finisce per coincidere. Ma è vero, poi, che, per lo stesso Marx, il pensiero di Cartesio, soprattutto nella sua novità metodologica, non si spiega indipendentemente dall’inizio, per lo meno dall’inizio, di questa nuova epoca, della quale pure il filosofo francese è lodato come promotore. Riacquista, allora, senso la prima affermazione, secondo la quale Cartesio «vede con gli occhi del periodo manifatturiero». Che cosa, più precisamente, Cartesio, vede con questi occhi che Marx si premura di dire «ben diversi da quelli del Medioevo»? Che anche gli animali sono «macchine pure e semplici», mentre nel Medioevo «l’animale era considerato come ‘ausiliare’ dell’uomo». Il ‘Weltbild’ meccanicistico cartesiano si spinge alle estreme conseguenze; diventa, per dir così, «totalitario»: e, del resto, Cartesio accetta da Harvey la spiegazione della circolazione del sangue dal punto di vista meccanicistico, la concezione del cuore come una pompa che agisce, per forza muscolare, per contrazioni e dilatazioni (56). Ora, non è mancato chi trova una «profonda correlazione» tra la riduzione dell’animale a ‘macchina animata’ e l’aspirazione a fare dell’uomo il «signore e padrone della natura» (57)”” [dal Capitolo di Antino Negri, ‘La stufa di Cartesio’] (pag 392-393) [(in Silvia Rota-Ghibaudi Franco Barcia a cura, ‘Studi politici in onore di Luigi Firpo. Volume secondo: ricerche sui secoli XVII-XVIII’, F. Angeli, Milano, 1990] [(53) Seccamente, un filosofo cui è cara la filosofia come teoresi pura, J. Pieper (…); (54) K. Marx, ‘Das Kapital’; ‘Il Capitale’, 1, 2, trad. it. di D. Cantimori, Roma, 1956, p. 92, nota; (55) Ibidem, pp. 92-93; (56) Cfr. Il riferimento a Harvey in DM, in AT, VI, p. 50. Ma su Harvey, cfr, soprattutto ‘L’homme’, in AT, XI, pp. 243, 317; (57) M. Kundera, ‘Nesnesitelna lehkost bytí’ (1984); ‘L’insostenibile leggerezza dell’essere’, trad. it- di A. Barbato, Milano, 1985, p. 292. (…) Può capitare anche che ogni pietà per gli animali si essichi quando ad essi si guarda «con gli occhi del periodo manifatturiero». Diversi, questi occhi, come si è sentito osservare da Marx, da quelli del medioevo. E con gli occhi del medioevo (con gli stessi occhi – insinua Marx – ad essi guarderà il «signor Haller nella sua ‘Restaurazione delle scienze politiche’») gli animali vengono considerati «’ausiliari’ dell’uomo». «’Ausiliari’ dell’uomo», d’accordo, gli animali, come il bue, il cavallo, l’asino: bestie da soma, effettivamente dominate dall’uomo lungo tutta quanta una storia che non sempre ha conosciuto, verso di essi, la pietà di Virgilio o l’amore di San Francesco. E c’è da chiedersi se un po’ di questa pietà o di questo amore non ci sia effettivamente negli inventori di quegli «artifici» ai quali Cartesio mira come a quelli che possono essere, sono di gran sollievo anche per l’uomo e per la bestia]”,”TEOP-080-FMB”
“ROTELLI Ettore”,”Forme di governo delle democrazie nascenti. 1689-1799.”,”ROTELLI E. insegna storia delle istituzioni politiche nelal Facoltà di scienze politiche dell’Università di Bologna. Dirige per l’ISAP l’annale di Storia Amministrazione Costituzione e il quadrimestrale Amministrare.”,”TEOP-375″
“ROTELLI Ettore”,”Socialismo riformista ‘versus’ sindacalismo rivoluzionario: la tesi di laurea di Carlo Rosselli (1921).”,”Carlo Rosselli si laureò ventiduenne a Firenze nel 1921 con una tesi di laurea sul sindacalismo. Relatore il professor Riccardo Dalla Volta, che, anni prima, aveva pubblicato due volumi e si era occupato di ‘solidarietà operaia nei conflitti industriali’. Il docente ‘noto per le sue tendenze liberali’ era chiamato in causa, favorevolmente, avendo scritto, appunto fin dal 1903, sul contratto collettivo di lavoro. La maggior parte della tesi è rivolta all’analisi critica dei tre sindacalismi, rivoluzionario, riformista, cristiano. (pag 437)”,”MITT-409″
“ROTELLI Ettore”,”Forme di governo delle democrazie nascenti, 1689-1799.”,”Ettore Rotelli insegna Storia delle istituzioni politiche nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Dirige, per l’Isap, l’annale “”Storia Amministrazione Costituzione”” e il quadrimestrale “”Amministrare””, editi dal Mulino. Ettore Rotelli Professore emerito Alma Mater Studiorum – Università di Bologna (2020)”,”DIRx-001-FMP”
“ROTERMUND Hartmut O. collaborazione di Alain DELISSEN François GIPOULOUX Claude MARKOVITS e NGUYEN The Anh”,”L’ Asie Orientale et Meridionale aux XIX et XX siecles. Chine Corée Japon Asie du Sud-Est Inde.”,”Collaborazione di Alain DELISSEN François GIPOULOUX Claude MARKOVITS e NGUYEN THE ANH. DELISSEN è maitre de conferences all’ EHESS, GIPOULOUX è D di ricerca al CNRS, MARKOVITS è D di studi all’ EHESS, NGUYEN The Anh è D di stdi all’ EPHE, ROTERMUND è D di studi all’ EPHE.”,”ASIx-027″
“ROTH Joseph”,”Il profeta muto.”,”Romanzo scritto nel 1929 e mai pubblicato dall’A in vita.”,”TROS-018″
“ROTH Karl Heinz”,”Autonomia e classe operaia tedesca. Premessa di Lapo Berti.”,”””Karl Heinz ROTH è nato nel 1941 ed è medico. E’ una delle figure più significative della nuova sinistra tedesca: dal ’68 a oggi è sempre stato in primo piano con la sua attività politica e teorica. Qualche anno fa è stato al centro, pagando di persona, di un clamoroso caso di repressione poliziesca. Il suo libro più importante, ‘L’altro movimento operaio’ (FELTRINELLI, 1976) è stato vivacemente discusso in Germania e in Italia. Parte di questa discussione è raccolta in ‘Il caso Karl Heinz Roth (Edizioni aut aut, 1978). Ha promosso la pubblicazione della rivista ‘Autonomia’ per la quale ha scritto numerosi contributi””.”,”MGEK-035″
“ROTH Cecil”,”Histoire du peuple juif.”,”ROTH Cecil dell’ Università di Oxford. Ha scritto anche sull’ inquisizione spagnola. “”Nel medioevo, l’ esercizio di una professione speciale portava come inevitabile conseguenza uno statuto speciale: perché ogni individuo che non poteva rientrar nel sistema feudale, doveva allora avere il suo posto segnato fuori di questo nell’ organizzazione della società. Sarebbe stato sicuramente ben naturale contare gli ebrei tra la popolazione delle città. Ma questo avrebbe supposto tra i due elementi un certo grado di simpatia e di solidarietà che non esisteva nei fatti. Di più, le città erano guidate dalle Gilde, nelle quali gli ebrei non potevano avere alcun ruolo.”” (pag 240)”,”EBRx-029″
“ROTH Cecil”,”Storia dei marrani.”,”ROTH Cecil (1899-1970) per molti anni docente di studi ebraici a Oxford, presidente della Jewish Historical Society of England e direttore della ‘Encyclopedia judaica’ è autore di numerosi studi di storia ebraica tra cui ‘Storia del popolo ebraico’. ‘Storia dei marrani’ è stata pubblicata nel 1932.”,”EBRx-042″
“ROTH Joseph”,”Fuga senza fine. Una storia vera.”,”ROTH Joseph (1894-1939) già ufficiale dell’esercito austriaco nella Grande Guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 fuggì dalla Germania. Morì a Parigi. “”Ormai non si tratta più di ‘creare’. L’essenziale è ciò che si è osservato”” (in apertura) Scrittori ‘Roth’ Philip Roth (1933-2018) è stato uno degli scrittori americani più influenti del XX secolo. Nato a Newark, New Jersey, da una famiglia di immigrati ebrei, ha studiato alla Bucknell University e alla University of Chicago. Roth è noto per la sua esplorazione della vita ebraico-americana e delle complessità dell’identità personale. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Goodbye, Columbus”” e “”Il lamento di Portnoy””. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer nel 1998 per “”Pastorale americana””2. Henry Roth (1906-1995) è stato un altro importante scrittore americano, nato a Tysmenitz, in Galizia (oggi Ucraina). Emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia all’età di due anni, è cresciuto nel Lower East Side di New York. Il suo romanzo più famoso, “”Chiamalo sonno””, pubblicato nel 1934, è stato riscoperto negli anni ’60 e acclamato come un capolavoro della letteratura dell’immigrazione. Dopo un lungo periodo di silenzio letterario, Roth ha ripreso a scrivere negli anni ’70, producendo una serie di opere autobiografiche. Joseph Roth (1894-1939) è stato un giornalista e romanziere austriaco di origine ebraica. Nato a Brody, in Galizia (oggi Ucraina), Roth è noto per le sue opere che esplorano il declino dell’Impero austro-ungarico e la vita ebraica. Tra i suoi lavori più celebri ci sono “”La marcia di Radetzky”” (1932), che racconta la caduta dell’Impero, e “”Giobbe”” (1930), un romanzo sulla vita ebraica. Roth ha vissuto un’esistenza segnata da difficoltà personali e politiche, inclusa la perdita della moglie a causa della schizofrenia e la sua successiva morte nel programma di eutanasia nazista Aktion T4. La sua esperienza come soldato durante la Prima Guerra Mondiale e il crollo dell’Impero austro-ungarico hanno influenzato profondamente la sua scrittura.”,”VARx-442″
“ROTH Joseph”,”La Marcia di Radetzky.”,”ROTH Joseph (1894-1939) già ufficiale dell’esercito austriaco nella Grande Guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 fuggì dalla Germania. Morì a Parigi. E’ considerato il capolavoro di Joseph Roth “”Ingiunse perciò al commissario distrettuale di sciogliere senza indugio ogni assemblea in cui venisse in mente a qualcuno di prendere una qualsiasi “”risoluzione””. Fra tutte le parole diventate di moda negli ultimi tempi egli odiava questa più di ogni altra; forse perché bastava sostituirvi una minuscola lettera per tramutarla nella più esecrabile di tutte le parole: rivoluzione. Questa, lui l’aveva definitivamente abolita. Nel suo vocabolario, anche in quello di servizio, non compariva; e se nel rapporto di uno dei suoi sottoposti gli capitava di leggere la definizione di “”agitatore rivoluzionario”” per uno dei socialdemocratici più attivi, lui ci faceva un frego sopra e correggeva con l’inchiostro rosso in “”individuo sospetto””. Forse da qualche parte nella Monarchia c’erano dei rivoluzionari: nel distretto del signor von Trotta non ne comparivano””. (pag 184)”,”VARx-443″
“ROTH Gary”,”Marxism in a Lost Century. A Biography of Paul Mattick.”,”Gary Roth è lecturer alla Rutgers University Newark e coautore con Anne Lopes di ‘Men’s Feminism: August Bebel and the German Socialist Movement’, Umanity Books, 2000. “”Pannekoek, not Mattick, was solicited for still another new marxist journal ‘Science & Society’. Given the journal’s orientation towards the Communist Party. Mattick attributed Pannekoek’s inclusion to the fact that his views were not widely known in the United States. Mattick chieded Pannekoek in terms reminiscent of the things Pannekoek had said about ICC: ‘we all liked your article in ‘Science & Society’, he wrote, but he hoped that Pannekoek’s upcoming contribution to ICC ‘would deal with a question which has more than theoretical value’ (24). Even more, Mattick criticised ‘Marxist Quarterly’ and ‘Science & Society’ because they catered to non-workers, precisely what concerned Pannekoek about ICC (25)”” (pag 164-165) “”Pannekoek, non Mattick, è stato sollecitato per un’altra nuova rivista marxista ‘Science & Society’. Dato l’orientamento della rivista verso il Partito Comunista. Mattick ha attribuito l’inclusione di Pannekoek al fatto che le sue opinioni non erano ampiamente conosciute negli Stati Uniti. Mattick ha rimproverato Pannekoek nei termini che ricordano le cose che Pannekoek aveva detto su ICC: “”ci è piaciuto tutto il tuo articolo su “” Scienza e società “”, ha scritto, ma si augurava che l’imminente contributo di Pannekoek all’ICC”” avrebbe affrontato una questione di maggior valore teorico”” (24). Ancora di più, Mattick criticava “”Marxist Quarterly”” e “”Science & Society”” perché non prendevano in considerazione i non lavoratori, precisamente ciò che preoccupava Pannekoek riguardo all’ICC (25)”” (pag 164-165)”,”TEOC-788″
“ROTH Joseph”,”Destra e sinistra.”,”Joseph Roth (1894-1939) fu ufficiale dell’esercito austriaco nella Grande guerra, giornalista (a partire dal 1918) e romanziere. Nel 1933 dopo l’avvento dei nazisti, fu costretto all’esilio dalla Germania dove viveva. Morì a Parigi nel 1939. La sua opera è tutta una vasta costruzione di romanzi, novelle e saggi (polemici) dove i tempi e personaggi si rincorrono e ricompaiono nei più vari contesti. Destra e sinistra (1929) appartiene al periodo in cui Roth si calò più profondamente nella torbida realtà sociale della Repubblica di Weimar. Racconta le vicende di personaggi estremi, accaparatori, borghesi in crisi, terroristi, cospiratori, sbandati e falliti che fiorirono nella Germania pre-nazista. Il personaggio principale è il “”mongolo””-ebreo Nikolaj Brandeis che conquista tutto quello che può nell’Occidente disfatto e poi lo abbandona sparendo nel ‘mare dell’ignoto’.”,”GERG-002-FMDP”
“ROTHBARD Murray N.”,”La Grande Depressione. (Tit.orig.: America’s Great Depression)”,”ROTHBARD Murray N. (1926-1995) è stato il maggior esponente dell’ anarco-capitalismo americano. E’ stato allievo di Ludwig von MISES e dal punto di vista della teoria economica può essere considerato un esponente della Scuola austriaca di economia. Ha insegnato al Brooklyn Polytechnic Institute dal 1966 al 1986 ed è stato poi professore presso l’ Università del Nevada (Las Vegas). Ha scritto molte opere (v. risvolto copertina). Restrizione immigrazione nell’ anno tragico 1931 “”Pure la sospensione dell’immigrazione aiutava a mantenere elevati i tassi salariali; e Hoover si mosse diligentemente anche su tale versante. Nel suo messaggio natalizio del 1930, sollecitò il Congresso a convertire in legge la sospensione dell’immigrazione, in modo che lo scopo potesse realizzarsi più fermamente che con il decreto presidenziale. I disegni di legge che prevedevano la soppressione totale dell’immigrazione, a eccezione di quella dei parenti di residenti americani, erano criticati dal Segretario di Stato, Henry Stimson, per non essere sufficientemente incisivi. Egli suggeriva una riduzione generale del 90 per cento: la sua proposta passò alla Camera dei Rappresentanti, ma non al Senato.”” (pag 428) Si cita il libro di R.A. Divine, American Immigration Policy, 1924-1932 (Yale, 1957)”,”USAE-061″
“ROTHBARD Murray N.”,”La Grande Depressione.”,”Murray N. Rothbard (1926-1995) è stato il maggiore esponente dell’anarcocapitalismo americano. É stato allievo di Ludwig von Mises e, dal punto di vista della teoria economica, può essere considerato un esponente della Scuola austriaca di economia. Ha insegnato al Brooklyn Polytechnic Institute dal 1966 al 1986 ed è stato poi professore presso l’Università del Nevada (Las Vegas).”,”USAE-018-FL”
“ROTHENBERG Gunther E. KIRÁLY Béla K. SUGAR Peter F. a cura; saggi di Béla K. KIRÁLY, Norman DAVIES Charles W. INGRAO, Zoltán KRAMÁR, László DEME, Aladár URBÁN, Robert A. KANN, Irwin T. SANDERS, Dimitrije DJORDJEVIC, Stephen FISCHER-GALATI, Dan BERINDEI Ilie CEAUSESCU, Constantin CAZANISTEANU Wayne S. VICINICH Avigdor LEVY Perer F. SUGAR, Gunther E. ROTHENBERG, Philip LONGWORTH, Robert H. McNEAL, László ALFOLDI, George SIMOR”,”War and Society in East Central Europe. Vol. I. Special Topics and Generalizations on the 18th and 19th Centuries.”,”””I principi fondamentali del nuovo Stato romeno dominava – come era naturale – l’organizzazione dell’esercito. Nello spirito di un’intera tradizione politica, l’esercito era chiamato a difendere l’unità della nazione e la sua indipendenza”” (pag 270) (Costantin Cazanisteanu, Romanian Military Thought and Practice in the Service of National Unity and Independence (1821-1877))”,”QMIx-024-FSL”
“ROTHENBERG Gunther E. KIRÁLY Béla K. SUGAR Peter F. a cura; saggi di Béla K. KIRÁLY, Robert A. KANN, Charles W. INGRAO, Christopher DUFFY, Manfried RAUCHENSTEINER William O. SHANAHAN Johann Christoph ALLMAYER-BECK Thomas M. BARKER Karl A. ROIDER Gunther E. ROTHENBERG Emanuel ROSTOWOROWSKI Marian ZGORNIAK Jerzy KOWECKI Leonard RATAJCZYK Jozsf Andrzej GIEROWSKI Daniel STONE Norman DAVIES Peter F. SUGAR Wayne S. VUCINICH Bistra CVETKOVA Avdo SUCESKA Paschalis M. KITROMILIDES Ilie CEAUSESCU Florn CONSTANTINIU Constantin CAZANISTEANU Radu FLORESCU C.W. BRACEWELL Philip LONGWORTH Bruce W. MENNING Avigdor LEVY Philip LONGWORTH André CORVISIER Vasiliki POPOULIA”,”East Central European Society and War in the Pre-Revolutionary Eighteenth Century. War and Society in East Central Europe Vol. II.”,”IMPERO ASBURGICO ASBURGO SOCIETA’ E GUERRE TEORIA GUERRA QUESTONE MILITARE GUERRA SETTE ANNI GEOPOLITICA SECOLO SETTECENTO RELAZIONI INTERNAZIONALI GUERRE LIMITATE GUERRA AUSTRO PRUSSIANA 1760 1790 ACCADEMIA MILITARE WIENER NEUSTADT ISTITUZIONI MILITARI E SOCIETA’ NOBILTA’ POLITICA QUESTIONE POLACCA LITUANIA GUERRA BALCANI MONTENEGRO BULGARIA ROMANIA RUSSIA DALMAZIA VENEZIA ITALIA DOMINIO OTTOMANO JUGOSLAVIA COSSACK QUESTIONE EMIGRAZIONE”,”QMIx-025-FSL”
“ROTHENBERG Gunther E.”,”The Art of Warfare in the Age of Napoleon.”,”Contiene tra l’altro tra le forze alleate contro di francesi: ‘L’esercito austriaco e la Grande Riforma del 1805-1809’ (pag 170-), L’esercito britannico durante l’età napoleonica (pag 173)”,”FRAN-077-FSL”
“ROTHERMUND Dietmar”,”Delhi, 15 agosto 1947. La fine del colonialismo.”,”Dietmar ROTHERMUND insegna storia dei paesi dell’ Asia meridionale nell’ Università di Heidelberg. Ha scritto vari libri, tra cui ‘India in the Great Depression’ (1992).”,”INDx-036″
“ROTHERMUND Dietmar”,”The Global Impact of the Great Depression, 1929-1939.”,”ROTHERMUND D. è professore di Storia dell’Asia del Sud presso l’Università di Heidelberg. Ha scritto vari libri tra cui ‘An Economic History of India’ (1988) e ‘A History of India’ (1990) con Hermann KULKE.”,”ECOI-266″
“ROTHERMUND Dietmar”,”Storia dell’India.”,”ROTHERMUND Dietmar è professore emerito di storia dell’Asia meridionale al Südasien-Institut dell’Università di Heidelberg. E’ Fellow della Royal Historical Society di Londra e presidente dell’European Association of South Asian Studies. Ha scritto con H. Kulke una ‘Storia dell’India’ (Garzanti, 2001) e ‘Delhi, 15 agosto 1947: la fine del colonialismo’ (Mulino, 2000).”,”INDx-124″
“ROTHERMUND Dietmar”,”Delhi, 15 agosto 1947. La fine colonialismo.”,”Dietmar Rothermund insegna storia dei paesi dell’Asia meridionale nell’Università di Heidelberg. Ha pubblicato tra l’altro ‘Government, Landlord and Peasant in India’, India in the Great Depression. In italiano Storia dell’India (con H. Kulke). Il 15 agosto 1947 con una cerimonia solenne il viceré inglese lord Mountbatten concedeva l’indipendenza all’India.”,”INDx-010-FL”
“ROTHERMUND Dietmar”,”Storia dell’India.”,”ROTHERMUND Dietmar è professore emerito di storia dell’Asia meridionale al Südasien-Institut dell’Università di Heidelberg. E’ Fellow della Royal Historical Society di Londra e presidente dell’European Association of South Asian Studies. Ha scritto con H. Kulke una ‘Storia dell’India’ (Garzanti, 2001) e ‘Delhi, 15 agosto 1947: la fine del colonialismo’ (Mulino, 2000).”,”INDx-012-FL”
“RÖTHLEIN Brigitte”,”Mare Tranquillitatis, 20 luglio 1969. La rivoluzione della tecnica.”,”Brigitte Röthlein si occupa di scienza e collabora a giornali, riviste e programmi televisivi e radiofonici.”,”SCIx-306-FL”
“ROTHSCHILD Joseph”,”Etnopolitica. Il fattore etnico nella realtà politica internazionale.”,”L’A (1919) è un’ autorità nel campo dello sviluppo politico dei paesi dell’ Europa orientale. Laureatosi a Oxford è dal 1955 docente di scienza politiche alla Columbia University.”,”NAZx-009″
“ROTHSTEIN Th.A.”,”Une époque du mouvement ouvrier anglais. Chartisme et trade-unionisme.”,”Marx, Engels e l’ esperienza del cartismo inglese. “”Dopo tutto ciò che abbiamo detto innanzi, la questione seguente si pone da sola al lettore: in quale misura in nostri grandi maestri Marx ed Engels, sono debitori delle loro concezioni a questi pensatori del periodo 1830 – 35? Sembra incredibile che Marx ed Engels, che sono apparsi sulla scena solamente qualche anno dopo, non abbiano attinto nulla da coloro che hanno anticipato su una delle parti essenziali della dottrina che elaborarono. Ma non abbiamo su questo nessuna indicazione precisa. Abbiamo, al contrario, la dichiarazione di Engels che dice che soprattutto la filosofia di Hegel e il socialismo francese dell’ epoca avevano esercitato un’ influenza su Marx, cosa che sfata la leggenda dell’ influenza ideologica di Owen o di tutti gli altri pensatori inglesi. Pensiamo, comunque, che sarebbe prematuro accettare ciò senza riserve. Prima di tutto, la possibilità dell’ influenza indiretta non è esclusa. Essa avrebbe potuto esercitarsi tramite il movimento cartista. In effetti, Engels indica anche, a fianco di vari altri fattori sociali, i rapporti all’interno dell’ industria inglese; ma questi ultimi non sono stati descritti in modo corretto che nella letteratura cartista. In seguito, come indica Franz Mehring, Engels fu, senza dubbio, il primo dei due che giunse alle nozioni fondamentali della concezione materialistica; ed Engels aveva acquisito la sua educazione politica in Inghilterra, ove aveva non solamente studiato la vita reale, ma anche studiato assiduamente la letteratura dell’ epoca. Si può supporre che è in questa letteratura che Engels ha tratto le sue prime nozioni sulla teoria della lotta di classe, teoria che ha esposto nel suo primo libro: La situazione della classe operaia in Inghilterra. Egli ha potuto esporre e sviluppare il nuovo punto di vista acquisito nelle sue lettere a Marx, durante il loro comune soggiorno a Parigi e a Bruxelles, soprattutto durante il soggiorno di Marx in Inghilterra nel 1845, e aiutare così il suo amico nel suo sviluppo intellettuale.”” (pag 129)”,”MUKC-018″
“ROTHSTEIN Andrew”,”Lenin in Britain.”,”Harry Quelch (30th January 1858 – 17th September 1913) was a socialist politician and trade unionist. Born in Hungerford, Berkshire, he joined the Democratic Federation (forerunner of the Social Democratic Federation) in 1881 and was elected to its executive in 1883. When much of the party’s hierarchy left to form the Socialist League, he remained a supported of H. M. Hyndman. Quelch became the full-time editor of the SDF’s newspaper. He also represented the SDF on bodies including various strike committees and the Trades Union Congress, and at socialist conferences across Europe. He was elected several times as the chair of the London Trades Council, and was one of the founders of the Labour Representation Committee (although he supported the SDF withdrawing in 1901). Also in 1901, Quelch arranged for the SDF to print Lenin’s newspaper, which had been banned in Russia. (http://www.biographybase.com/biography/Quelch_Harry.html) Harry Quelch (wikip) Henry “”Harry”” Quelch (1858-1913), known exclusively by his nickname “”Harry,”” was one of the first Marxists in Great Britain. He was a socialist activist, journalist and trade unionist. His brother, Lorenzo “”Len”” Quelch, was also a socialist activist, while his son, Tom Quelch, achieved note as a prominent socialist activist. Harry Quelch was born 30 January 1858 in the small town of Hungerford, Berkshire, England. He was the son and grandson of a village blacksmith; his maternal grandfather had been an agricultural laborer. Circumstances forced the eldest child, Harry, into the world to contribute to the family’s maintenance from a very young age, with Harry taking his first job at the age of 10. He worked variously in an upholsterer’s shop and later for a local dairyman and cattle dealer. At the age of 14 he left Berkshire for good to make his way in the big city of London.[1] In London the boy worked a succession of jobs in a biscuit factory, in a tannery, and in an iron foundry before landing a better job as a packer in a paper warehouse. This last job allowed the boy sufficient free time to teach himself French. It was in this language that he first read the writing of Karl Marx as part of the process of his self-education. It was in this way that he was converted to the ideas of Social-Democracy.[2] He also later taught himself German, the de facto official language of international socialism. Quelch married in 1879 and soon fathered a family of his own.[3] His son, Tom, followed in his father’s footsteps as a radical political activist, becoming a founding member of the Communist Party of Great Britain. Political career Harry Quelch joined the Democratic Federation (forerunner of the Social Democratic Federation) in 1881 at the age of 23. Just two years later the young man was elected to its executive. In April 1884 Quelch became an international delegate of the British socialist movement for the first time when he and Hyndman were sent to Paris to attend a congress of the French Workers’ Party. When a large section of the party’s active membership, including Hyndman and William Morris, departed the SDF in 1884 to form the Socialist League, Quelch stayed behind, redoubling his efforts on behalf of the organization. it was around this time that Quelch’s abilities as a speaker and journalist began to fully develop.[4] Quelch became the full-time editor of the SDF’s newspaper, Justice. He also represented the SDF on bodies including various strike committees and the Trades Union Congress, and at socialist conferences across Europe. He was elected several times as the chair of the London Trades Council, and was one of the founders of the Labour Representation Committee. From 1892 until the end of 1908, he was also the business manager for the 20th Century Press, a radical publisher.[5] In 1901, Quelch arranged for the SDF to print Lenin’s newspaper, which had been banned in Russia. A thin partition was installed in a small corner of the printing works and Quelch was forced to “”squeeze up”” into these cramped quarters as a makeshift editorial office to make room for the Russians. There was only room for a small writing desk with a bookshelf above it and a single chair.[6] Quelch was a perennial representative of the British socialist movement to international gatherings of the Second International. He attended Congress of the International in Paris in 1889, Brussels in 1891, Zurich in 1893, London in 1896, Paris in 1900, Amsterdam in 1904, Stuttgart in 1907, and finally at Copenhagen in 1910.[7] It was as a delegate of the SDF to the 1907 Stuttgart Congress that Quelch achieved his greatest notoriety as an international socialist. There in a speech he condemned an international conference of diplomats then sitting at The Hague, attended by Tsar Nicholas II, as a “”thieves’ supper.”” Government authorities were swift in expelling Quelch from the country for his remarks, an action which boosted British esteem in the eyes of their radical peers.[8] Death and legacy Harry Quelch was chronically ill from about the beginning of 1912 until his death in London on 17 September 1913, at the age of 55.[9] Sanitariums and bracing sea air proved insufficient to cure whatever the illness from which he suffered. His funeral was a political event, attended by socialists from all over the country. He was buried at Forest Hill Cemetery on Saturday, 20 September.[10] Lenin remembered his friend with a memorial article published in the Bolshevik newspapers Pravda Truda [Labour Truth] and Nash Put’ “”Harry Quelch was one of the most energetic and devoted workers in the British Social-Democratic movement. He was active not only as a Social-Democratic Party worker, but also as a trade unionist. The London Society of Compositors repeatedly elected him its Chairman, and he was several times Chairman of the London Trades Council. * * * “”He took a very active part in all the work of the British Social-Democratic movement and regularly addressed party and public meetings. On many occasions he represented British Social-Democracy at international congresses and on the International Socialist Bureau. * * * “”Quelch was in the front ranks of those who fought steadfastly and with conviction against opportunism and a liberal-labour policy in the British working class movement…. [O]ver the whole of Britain the Social-Democrats, and they alone, have for decades been carrying on systematic propaganda and agitation in the Marxist spirit. This is the great historical service rendered by Quelch and his comrades.””[11] Footnotes ^ Ernest Belfort Bax, “”Introduction”” to Harry Quelch: Literary Remains. E. B. Bax, editor. London: Grant Richards, 1914. Transcribed by Ted Crawford for Marxists Internet Archive. [1] Retrieved 2 September 2009. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ V.I. Lenin, “”Harry Quelch,”” Pravda Truda, No. 1 (Sept. 14, 1913). Reprinted in V.I. Lenin Collected Works: Vol. 19. Moscow: Progress Publishers, 1963. Page 371. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Walter Kendall, The Revolutionary Movement in Britain, 1900-21: The Origins of British Communism. London: Weidenfeld and Nicholson, 1969. Page 50. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ Bax, “”Introduction,”” op. cit. ^ V.I. Lenin, “”Harry Quelch,”” pp. 369-371. [edit] External links Harry Quelch Internet Archive, Marxists Internet Archive. Retrieved 2 September 2009.”,”LENS-202″
“ROTHSTEIN Theodore”,”From Chartism to Labourism. Historical Sketches of the English Working Class Movement.”,”I Webb e le condizioni della classe operaia inglese tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. (pag 245-246) Il processo di sindacalizzazione dei lavoratori britannici tra il XIX e il XX secolo rimane stagnante: nel 1892 circa l’11% del totale dei lavoratori era membro di un sindacato (1.500.000 iscritti) e la cifra rimane la stessa vent’anni dopo. (pag 213) “”We are therefore entitled to put the question in its broader aspect: what had been achieved by the trade unions, even indirectly, for the unorganised section of the working class, for the mass of the workers as a whole? The answer to this question was given as far back as 1897 by none other than Mr. Sidney Webb, the panegyrist of trade unionism, whom no one will suspect of undue hostility to the bourgeoisie. In his well known pamphlet written on the occasion of Queen Victoria’s diamond jubilee, ‘Labour in the Longest Reign’, he wrote: “”Under every heading it may be shown that, while the position of a large section of the wage-earners has greatly advanced since 1837, the other sections have obtained little, if any, share in the general growth in wealth and civilisation. If we took each department of life in turn, and fixed a datum line below which we considered that the workman could not decently live, we should find, alike in wages, hours of work, dwelling and general civilisation, that the percentage of those who fell below the line is less now than it was in 1837. But we should discover also that the lowest level reached was quite as low as at that time, and that the total number falling below our assumed datum line is, in actual magnitude, probably greater than in 1837. The dept of poverty is as great as it can ever have been; its actual breadth even is as great or greater””. As to that “”great advance”” in the conditions of the fortunate aristocracy of labour, of which Mr. Webb speaks, we shall say a word or two later; in the meantime, suffice it to note that even according to the testimony of such a mild critic of bourgeois society as Sidney Webb, poverty at the end of the 90’s was even wider and deeper, i.e., embraced larger sections of the working class and was more intense than at the end of the 30’s. Since them, in spite of further accumulation of wealth by the capitalist class ad in spite of incessant emigration and the continual development of social legislation, the condition of the working class has not improved (1). Whole sections of the working class continue to live and to work in conditions which have scarcely changed since the days when Marx pilloried them in his ‘Capital’ or even still earlier, when Engels described the condition of the working class in England in 1877. Both Marx and Engels wrote of the sweating system, of the “”white slaves of England”” left untouched by the progress of “”civilisation””. The sweating system continued to exist, serving as the object of keen debates and even of investigations by Royal Commissions in the 80’s and 90’s, down to the very eve of the World War, when at last, after 75 years of talking, the Government was forced to pass specific legislation regulating wages and working conditions in the sweated industries”” (pag 245-246) [(1) Here again we may quote the evidence of Mr Sidney Webb. In his ‘Constitution for a Socialist Commonwealth of Great Britain’, while declaring that the aim of Socialism is to secure the individual ownership of “”private property”” (!), which at present constitutes the right of a handful of people, he draws the following picture of the present condition of the working class: “”At the present in Great Britain, as well as in other countries of advanced industrialism, more than two-thirds of all the citizens find themselves in fact excluded all their lives long from anything that can reasonably be called private property – from anything beyond their current wages, their exiguous hoards against a rainy day, and as much old furniture as would go in a cart. (…)””] [Theodore Rothstein, ‘From Chartism to Labourism. Historical Sketches of the English Working Class Movement’, London, 1983]”,”MUKC-039″
“ROTHSTEIN Andrew”,”Profilo dell’economia sovietica.”,”ROTHSTEIN Andrew Marx Engels Kautsky (pag 16-19) “”Gli stessi Marx e Engels, nel programma di misure immediate da prendere da parte della classe lavoratrice giunta al potere, indicate nel ‘Manifesto dei comunisti’ (ma molte di esser erano già ampiamente propugnate dai movimenti democratici e socialisti degli anni precedenti il 1848), davano una parte preponderante a quelle relative alla pianificazione. La centralizzazione del credito nelle mani dello Stato mediante una banca nazionale, la proprietà statale dei mezzi di trasporto e comunicazione, l’uguale dovere per tutti di lavorare, il diffondersi di fabbriche di proprietà dello Stato, lo sviluppo dell’agricoltura «in armonia con un piano comune», sono fra le misure che il ‘Manifesto dei comunisti’ considera «applicabili in linea di massima». Ma nello stesso tempo il ‘Manifesto’ prevedeva, mediante tutto ciò, la formazione di «una vasta associazione di tutto il popolo… in cui il libero sviluppo di ciascuno sia la condizione per il libero sviluppo di tutti». E di nuovo, nella sua ‘Guerra civile in Francia’ (1871), Marx poneva particolare attenzione al decreto della Comune di Parigi (16 aprile 1871) per cui le società cooperative di operai dovevano assumere la gestione delle fabbriche chiuse, per poi organizzarsi in una grande unione al fine di «ordinare la produzione nazionale in base a un piano comune», così «ponendo fine alla costante anarchia e alle periodiche convulsioni che sono fatalmente congiunte col sistema capitalista di produzione». Marx diceva che questa specie di attività ‘cooperativa’ (cioè volontaria) era già praticamente un passo verso il comunismo, ed Engels, nella sua introduzione del 1891, lo chiamava «il decreto di gran lunga più importante emesso dalla Comune». Già nell”Anti-Dühring’ (1878) Engels aveva previsto che la distruzione del sistema capitalista da parte dei lavoratori avrebbe significato «la sostituzione dell’anarchia nella produzione sociale con una regolamentazione socialmente pianificata della produzione, in armonia coi bisogni sia della società nel suo insieme che di ciascun individuo». E questa produzione pianificata non solo non impedirebbe, ma anzi al contrario garantirebbe a tutti i membri della società «lo sviluppo e l’esercizio, completi e illimitati, di tutte le loro facoltà fisiche e mentali». Da quel momento, infatti, gli uomini entrerebbero per la prima volta in «condizioni realmente umane» – e sarebbe il «passaggio dell’umanità dallo stato di necessità a quello di libertà» (6). Ancora più evidente era il nesso tra la pianificazione e la democrazia industriale nell’opuscolo sulla società socialista ‘Il giorno dopo la rivoluzione’, scritto da Karl Kautsky, il più autorevole esponente della concezione marxista nei primi anni dell’Internazionale socialista dopo la morte di Engels. In questo opuscolo (7) edito nel 1902, Kautsky da un lato vedeva il futuro Stato socialista provvedere a «una regolazione sistematica anche nella circolazione dei prodotti, nello scambio fra industrie e industrie, fra produttori e consumatori», con la mano d’opera «assegnata ai singoli rami della produzione secondo un piano stabilito». Dall’altro lato egli asseriva che «un regime socialista avrebbe sin dall’inizio cercato di organizzare democraticamente la produzione» e che la disciplina della classe lavoratrice divenuta classe dirigente sarebbe stata simile a quella già vigente nei suoi sindacati, «una disciplina democratica, una sottomissione volontaria alla direzione liberamente eletta e alle decisioni della maggioranza dei compagni… Una fabbrica democratica si sostituirà all’attuale fabbrica aristocratica»”” [Andrew Rothstein, ‘Profilo dell’economia sovietica’, 1951] [(6) Edizione inglese, 1935, pp. 314, 317-18; (7) Traduzione inglese (incompleta ‘The Social Revolution’ (La rivoluzione sociale), 1902, pp. 126, 130, 149] (pag 16-17-18-19)”,”RUSU-261″
“ROTHSTEIN Andrew”,”When Britain Invaded Soviet Russia. The Consul Who Rebelled.”,”Preface, List of Illustrations, Prologue, Notes, Appendix, Photographs, Index,”,”RUST-082-FL”
“ROTTA Paolo”,”Gli stoici.”,”Paolo Rotta preside della Facoltà di Magistero nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano “”E’ necessario fermarci sullo scetticismo per la importanza sua come opposto allo stoicismo”” (pag 29) Scetticismo di Pirrone di Elide”,”FILx-509″
“ROTTA Paolo”,”I sofisti.”,”Paolo Rotta preside della Facoltà di Magistero nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Le dottrine di Protagora s’incentrano in quella formula: l’uomo è misura del tutto (pag 69)”,”FILx-510″
“ROTTA Paolo”,”Spinoza.”,”ROTTA Paolo dell’università di Pavia “”Da ciò deriva che è assolutamente vano paralare di ‘finalità’ in natura”” (pag 54) “”Lo spinozismo di Fichte in tutto durò anche nello Schelling e nell’Hegel”” (pag 73) “”””Non lugere, non ridere, sed intelligere”” egli ha detto…”” (pag 81)”,”FILx-526″
“ROTTMAN Gordon VOLSTAD Ron”,”Le truppe aerotrasportate in Vietnam.”,”””La fanteria aerotrasportata e le unità ausiliarie venivano spesso impiegate come “”pompieri””: di stanza in località centrali distribuite in tutto il Vietnam, ci si attendeva che accorressero in aiuto di avamposti in pericolo e lontane unità, per contrastare reparti nemici scoperti tra montagne impervie e paludi, e per rispondere alle chiamate quando occorreva mettere in rotta un nemico trincerato dai suoi capisaldi fortificati di montagna, e di eliminare le sacche di resistenza nelle città”” (pag 4)”,”QMIx-267″
“ROTTMAN Gordon”,”L’esercito del Vietnam del Nord e i Viet Cong.”,”La battaglia a Dien Bien Phu (pag 6-8)”,”QMIx-271″
“ROUBAULT Marcel a cura di Floriano CALVINO”,”La catastrofi naturali sono prevedibili. Alluvioni terremoti frane valanghe.”,”L’autore è stato Direttore della Ecole Supérieure de Géologie. Ha diretto le prime ricerche di uranio in Francia e oltremare. E’ autore di lavori sulle rocce cristalline. Il Vajont e i grandi interessi finanziari I terremoti artificiali”,”SCIx-015-FGB”
“ROUBINE Isaak I. (RUBIN)”,”Essais sur la théorie de la valeur de Marx.”,”ROUBINE Isaak I. Teoria valore e prezzi di produzione. “”Dans le livre III du ‘Capital’, Marx donne donc la théorie du ‘prix de production’ en tant que régulateur de la répartition du capital; cette théorie se trouve liée à la théorie de la valeur de deux manières: d’une part, le prix de production découle de la valeur-travail; d’autre part, la répartition du capital conduit à la répartition du travail social.  À la place du schéma d’une économie marchande simple: ‘productivité du travail – travail abstrait – valeur – répartition du travail social’, nous avons dans une économie capitaliste un schéma plus complexe: ‘productivité du travail – travail abstrait – valeur – prix de production – répartition du capital – répartition du travail social’. La théorie marxienne du prix de production ne contredit pas la théorie de la valeur-travail analyse soulement un type de rapport de production entre les hommes (le rapport entre producteurs de marchandises)”” [Isaak I. Roubine (Rubin), Essais sur la théorie de la valeur de Marx, 2009] (pag 280) Wikip: Isaak Rubin Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Isaak Il’ijc Rubin (1886 – 1937) è stato un economista russo e sovietico. È considerato il più importante teorico ed esperto del suo tempo nel campo marxista della teoria del valore. Il suo lavoro principale, Saggi sulla teoria del valore di Marx fu pubblicati nel 1928. Durante le purghe staliniane venne giustiziato nel 1937. Indice [nascondi] 1 Vita 2 Teorie e pubblicazioni 3 Pubblicazioni 4 Letteratura 5 Collegamenti esterni 5.1 Fonti primarie Vita [modifica] Dal 1904 membro dell’Unione generale dei lavoratori ebrei (in seguito aderente alla corrente menscevica), si unì al movimento rivoluzionario russa del 1905. In seguito si laurea all’Università di San Pietroburgo in campo giuridico ed esercita come avvocato a Mosca fino al 1912. Dopo la Rivoluzione d’ottobre pubblica alcuni suoi lavori e stringe in seguito amicizia con David Ryazanov, capo dell’Istituto Marx-Engels, il quale ben presto si accorge del valore e delle capacità di Rubin come studioso delle teorie di Marx. Nel 1921 diviene professore di economia politica all’Università di Mosca. La radicalità delle sue tesi e il suo passato menscevico gli costarono la repressione e numerosi arresti, anche se la sua reputazione e alcune amicizie influenti tra i bolscevichi (come Nikolai Krestinsky , Anatoly Lunacharsky , Mikhail Pokrovsky , Georgi Plekhanov, David Ryazanov) gli permisero qualche trattamento privilegiato e continue pressioni per il suo rilascio. Nel 1930 si intensificò la campagna contro le sue tesi, contenute in particolare nel libro Saggi sulla teoria del valore di Marx. La Pravda, nel novembre dello stesso anno, lo accusò di cospirazione. Nel dicembre del 1930 fu arrestato e costretto, con la tortura, a confessare presunti crimini e cospirazioni. Fu condannato a 5 anni di prigione, commutati nel 1933 all’esilio nel villaggio di Turgai, in Kazakhistan, poi in Aktobe in una cooperativa di lavoro. Fu fucilato, sempre ad Aktobe, il 27 novembre del 1937. Teorie e pubblicazioni [modifica] Il lavoro principale di Rubin è Saggi sulla teoria del valore di Marx, opera fondamentale nel campo della teoria marxiana del valore. L’originalità dell’analisi di Rubin è la riabilitazione, nel cuore dell’analisi del valore, della teoria del feticismo della merce, secondo lui troppo sottovalutato o addirittura ignorato dagli altri autori. Questo approccio rivoluzionerebbe la lettura del libro più importante di Karl Marx – Il Capitale – e può chiarire i molti malintesi che hanno finora impedito in modo rilevante la corretta comprensione dell’opera. Per Rubin: “”La teoria del feticismo della merce non è mai stata valutata correttamente nell’ambito dell’economia marxista. […] Ma sia i sostenitori che gli oppositori del marxismo l’hanno per lo più concepita come un ambito del discorso autonomo e separato, con scarso rapporto con il corpus teorico dell’economia marxista. La presentano come un’appendice della teoria del valore, una interessante digressione letteraria o culturale. […] La forma, tuttavia, non corrisponde affatto alla struttura interna e logica del discorso marxiano. La teoria del feticismo è anzi la base dell’intero sistema economico di Marx, e in particolare della sua teoria del valore.””(Rubin, Saggi sulla teoria del valore di Marx, I. La teoria marxiana del feticismo della merce) Inoltre, Rubin dimostra che il feticismo delle merci non può essere interpretato, come nella tradizione del marxismo, come una mera illusione, una falsa coscienza, un mascheramento delle relazioni sociali: “”Egli [Marx] non si limita a rilevare la presenza di rapporti umani sotto il velo della reificazione, ma dimostra la necessità per cui nell’economia mercantile i rapporti sociali di produzione prendono forma di cose, si esprimono attraverso di esse. […] Ciò che Marx scoprì sono le basi oggettive del feticismo. […] La teoria del feticismo diventa allora la teoria generale dei rapporti di produzione dell’economia mercantile, propedeutica all’economia politica “”(Saggi sulla teoria del valore di Marx, 1976, p.6, corsivi nostri) E’ qui spiegata meglio che in ogni altro punto la radicalità e la pericolosità delle sue tesi soprattutto per quella che sarebbe stata l’ideologia sovietica staliniana; Rubin dimostrava (indirettamente) l’inesistenza del comunismo in URSS, data la presenza strutturale del valore di scambio e delle sue istituzioni anche nella società sovietica, non certo meno che in quella capitalistica. Pubblicazioni [modifica] Rubin, Isaac Ilyich:Saggi sulla teoria del valore di Marx. Feltrinelli, 1976 Isaak Iljitsch Ruby/Bessonov SA et al.Dialettica delle categorie. Discussione in URSS (1927-29), Berlin (West) 1975. Letteratura [modifica] Hyeon-Soo Joe:L’economia politica come una teoria sociale. Studi su Marx ricezione di Isacco Ilyich Rubin e Kozo Uno , Diss Philipps-University Marburg 1995 Vasina, Ljudmilla:I I. Rubin – Marx, i ricercatori ed economista politico. – In: Beiträge zur Marx-Engels-Forschung. Neue Folge 1994, p. 144-149. Collegamenti esterni [modifica] Fonti primarie [modifica] In Inglese: I.I Rubin: Essays on Marx’s Theory of Value I.I. Rubin: lavoro astratto e il valore del sistema marxista, In Tedesco: II Rubin: saggi sulla teoria marxiana del valore Isaak Roubine Isaak Ilitch Roubine (1886-1937 (?)) est un économiste russe puis soviétique spécialiste de la théorie de la valeur dans le marxisme. Sommaire [masquer] 1 Biographie 2 Œuvre 3 Les idées 4 Voir aussi 4.1 Articles connexes 4.2 Liens externes 4.3 Bibliographie Biographie[modifier] Isaak Roubine est né en Russie en 1886. À partir de 1905, il rejoint le mouvement révolutionnaire russe. Membre du Bund, il rejoint ensuite le courant menchevik. À la suite de la victoire des bolcheviks, il décide de se consacrer à la théorie économique. Chargé de recherche à l’Institut Marx-Engels, il se lie d’amitié avec David Riazanov. En mars 1931, un article de la Pravda titre « Arrachons la rubinscina et ses racines ». Cela signifie l’interdiction de discuter et de poursuivre la recherche sur les thèses de Roubine. Ce dernier est victime du procès dit du bureau fédéral du comité central du parti menchevik, organisation fictive inventée par le pouvoir stalinien pour justifier la répression. Parmi les principaux accusés, des économistes de premier plan (Ser, Guinzburg), des professeurs (Roubine), des hauts fonctionnaires des services de planification (en particulier Groman, ancien membre du présidium du Gosplan), des écrivains (Soukhanov), etc. Ils sont accusés de sabotage dans l’élaboration des plans ou d’avoir formulé des critiques contre les rythmes d’industrialisation délirants imposés par le système stalinien. Faisant tout son possible pour épargner Riazanov, Roubine revient sur les aveux corrigés par le magistrat instructeur lors des audiences, niant la nature politique de ses relations. Cette résistance lui valut cinq ans de prison. La Guépéou lui ayant proposé, en 1933, une amélioration de ses conditions de détention, et même la possibilité de reprendre ses recherches, il refusa. Libéré en 1934, il est exilé dans le village de Tourgaï. Par la suite, il bénéficie de l’autorisation de s’installer à Aktioulinsk, où il travaille dans une coopérative. Mais il refuse de retourner à Moscou et de reprendre son ancien travail. En 1937, il est arrêté, incarcéré dans la prison d’Aktioulinsk et exécuté peu après. La plupart des éléments biographiques exposés ici ont pour source le mémoire rédigé par B. I. Roubina et les livres de Roy Medvedev, Le stalinisme, Le Seuil, 1972, p. 180-184, et de Naum Jasny, Soviet Economics of the twenties (Names to be remembered), Cambridge University Press, 1972. Œuvre[modifier] “”Essais sur la théorie de la valeur”” (1928), dans lesquels Roubine replace la théorie du fétichisme de la marchandise au cœur de la théorie marxienne de la valeur. Les idées[modifier] L’originalité de Roubine est la réhabilitation, au cœur même de l’analyse de la valeur, de la théorie du fétichisme de la marchandise. Cette approche révolutionne la lecture du livre majeur de Karl Marx -“” Le Capital”” – et permet de démasquer les nombreux contresens qui ont jusque là fait obstacle à une compréhension pertinente de cette œuvre. Pour Roubine: « La théorie marxienne du fétichisme de la marchandise n’a jamais occupé la place qui lui revenait dans le système économique marxiste. Partisans et adversaires du marxisme l’ont certes louée comme l’une des généralisations les plus audacieuses et les plus ingénieuses de Marx. De nombreux adversaires de la théorie marxienne de la valeur tiennent en haute estime la théorie du fétichisme (Tougan-Baranovski, Frank et même Strouvé, avec des réserves). Certains auteurs n’admettent pas la théorie du fétichisme dans le champ de l’économie politique. Ils la considèrent comme une brillante généralisation sociologique, une théorie et une critique de toute la culture contemporaine fondée sur la réification des rapports humains (Hammacher). Mais les partisans du marxisme, aussi bien que ses adversaires, ont surtout considéré la théorie du fétichisme comme une entité séparée et indépendante, que seul un lien interne ténu rattachait à la théorie économique de Marx. Ils l’ont présentée comme un supplément à la théorie de la valeur, comme une intéressante digression littéraire et culturelle qui accompagne le texte fondamental de Marx. L’une des causes d’une telle interprétation vient de Marx lui-même, de la structure formelle qu’il a donnée au premier chapitre du Capital, où la théorie du fétichisme figure sous un titre à part. Cette structure formelle ne correspond cependant pas à la structure interne et à l’articulation des idées de Marx. La théorie du fétichisme est, per se, la base de tout le système économique de Marx, et en particulier de sa théorie de la valeur. » (Isaac Roubine, Essais sur la théorie de la valeur de Marx, I. La théorie marxienne du fétichisme de la marchandise) De plus, Roubine montre que le fétichisme de la marchandise ne peut pas être interprété comme dans le marxisme traditionnel, comme une simple illusion, une fausse conscience masquant les rapports sociaux. « Marx ne montre pas seulement que les rapports humains sont voilés par des rapports entre les choses, mais en outre que, dans l’économie marchande, les rapports sociaux de production prennent inévitablement la forme de rapports entre les choses et ne peuvent être exprimés autrement qu’au travers de choses. La structure de l’économie marchande fait jouer aux choses un rôle social particulier et extrêmement important et leur fait ainsi acquérir des propriétés sociales particulières. Marx a découvert les bases économiques objectives qui sont à l’origine du fétichisme de la marchandise » (Essai sur la théorie de la valeur de Marx, 2009, p.37) Voir aussi[modifier] Articles connexes[modifier] Économiste Liens externes[modifier] Karl Marx, « Le caractère fétiche de la marchandise et son secret », Le Capital, Livre I, tome I [1] Lire Isaak Roubine, Extrait du Démocratie & Socialisme Bibliographie[modifier] Isaac Roubine, Essais sur la théorie de la valeur de Marx, Maspero, Paris, 1977 (pour la traduction française) ; Essays on Marx’s Theory of Value, Detroit, Black and Red, 1972 (pour la traduction en anglais dont est tirée la traduction française) [2] Roubine Isaak I., Essais sur la théorie de la valeur de Marx, Éditions Syllepse -Paris, 2009. [3] Anselm Jappe, « Avec Marx, contre le travail», dans la Revue internationale des livres et des idées (Rili), n°13, septembre-octobre 2009, qui fait une recension des livres de Isaak I. Roubine, Essais sur la théorie de la valeur de Marx, réédité en 2009 chez Syllepse, et de Moishe Postone, Temps, travail et domination sociale. Une réinterprétation de la théorie critique de Marx, Mille et une nuits, 2009.”,”MADS-597″
“ROUDINE Victor”,”Max Stirner.”,”””Nous ne pouvons pas, faute de place, donner ici l’aperçu de sa critique del l’Etat. Il faut la lire; c’est sous de multiples aspects, employant tour à tour diverses méthodes – psychologique, philosophique, historique – qu’il fait le procès de l’Etat. Ses arguments sont souvent d’une grande force de persuasion. La révolution à venir, ‘sa’ révolution, doit abolir l’Etat; il lui refuse même ce titre de révolution, marquant ainsi son dédain pour toutes les révolutions, qui jusque là se sont bornées à modifier les apparences. Il l’appelle tantôt l”insurrection’, tantôt le ‘crime’. Et on doit convenir que dans sa description de l’insurrection il y a non seulement des éléments d’imagination, mais aussi des éléments qu’on a presque envie de croire observés tant ils ressemblent à la conception de la révolution sociale acquise depuis l’année 1844. “”L’insurrection… c’est l’acte d’individus qui s’élévent, qui se redressent, sans s’inquiéter des institutions qui vont craquer sous leurs efforts… La révolution avait en vue un ‘régime’ nouveau, l’insurrection nous mène à ne plus nous ‘laisser régir’, mais à nous régir nous-même et elle ne fonde pas de brillantes espérances sur les “”institutions à venir””.”” (pag 87)”,”SOCU-158″
“ROUEN Ren”,”China’s Economic Performance in an International Perspective.”,”Ringraziamenti a Jean BONVIN Jean-Claude BERTHELEMY e Angus MADDISON ecc.”,”STAT-085″
“ROUGE’ Jean”,”La navigazione antica.”,”La fine delle flotte da guerra. Le flotte dei barbari (pag 129) ‘All’epoca dei Severi le flotte erano organizzate normalmente, ma non si vede bene quali possono essere state le loro attività nel periodo travagliato che seguì. Da un lato riapparve la pirateria e con essa la vecchia organizzazione di difesa costiera posta sotto l’autorità di un ‘praefectum orae maritame’; dall’altra ci si chiede cosa fossero diventate le flotte militari, quando si vedono nel 256, nel 267 e nel 269 i barbari operare indisturbati nelle acque del Mediterraneo orientale e nel Mar Nero”” (pag 129-130)”,”STAx-006-FSD”
“ROUGERIE Jacques”,”Paris libre 1871. La Commune de Paris par elle-meme. Un acteur: la ville Paris en liberté. Paris en fete. Paris en flamme.”,”ROUGERIE è nato nel 1932 a Nantes. Ex allievo della Ecole Normale superieure, maitre de conferences all’ ISP Institut d’ etudes politiques de Paris, Maitre assistnat d’ histoire alla Sorbona, ha preparato una tesi di dottorato sulla Comune. Ha pubblicato ‘Proces des Communards’.”,”MFRC-077″
“ROUGERIE Jacques a cura, con la collaborazione di Tristan HAAN Georges HAUPT Miklos MOLNAR; saggi di Jacques ROUGERIE Götz LANGKAU Maurice MOISSONNIER Julian P.W. ARCHER Carole WITZIG Carlos SECO SERRANO Edward T. GARGAN Daisy E. DEVREESE Marc VUILLEUMIER Miklos MOLNAR Marcelo SEGALL Michel WINOCK David STAFFORD Janos JEMNITZ Maurice MOISSONIER Jolyon HOWORTH Jacques GIRAULT Jacques NERE’ Boris SAPIR Arthur LEHNING Georges HAUPT Agnes SAGVARI Marie-Claire BERGERE Eugene SCHULKIND Anne ROCHE Robert BRECY”,”1871. Jalons pour une histoire de la Commune de Paris.”,”Saggi di Jacques ROUGERIE Götz LANGKAU Maurice MOISSONNIER Julian P.W. ARCHER Carole WITZIG Carlos SECO SERRANO Edward T. GARGAN Daisy E. DEVREESE Marc VUILLEUMIER Miklos MOLNAR Marcelo SEGALL Michel WINOCK David STAFFORD Janos JEMNITZ Maurice MOISSONIER Jolyon HOWORTH Jacques GIRAULT Jacques NERE’ Boris SAPIR Arthur LEHNING Georges HAUPT Agnes SAGVARI Marie-Claire BERGERE Eugene SCHULKIND Anne ROCHE Robert BRECY Contiene la riproduzione del testo manoscritto canto L’ Internazionale. (Robert Brecy, Un manuscrit de “”L’ Internationale””) (pag 585) Bismarck e la Comune di Parigi. “”Bismarck condusse un tentativo di mediazione presso la Comune. Il colloquio che il suo emissario in Francia, il barone Friedrich von Holstein, ebbe con Cluseret il 25 o il 26 aprile al forte d’ Aubervilliers è già stato raccontato dallo stesso Cluseret nelle sue Memoires. Le carte di Holstein, pubblicate nel 1955, confermano almeno in parte la sostanza di questa colloquio, omettendone degli aspetti importanti. Il biografo di Holstein, N.R. Rich, ha ricostruito il testo di questo colloquio nella sua opera pubblicata nel 1965, fondandosi sulle due fonti già citate, come pure su numerose altre testimonianze. E’ di quest’ opera che fornisco il riassunto che segue. (…) Quando Bismarck ebbe ricevuto, in aprile, un messaggio di Cluseret che desiderava incontrare un rappresentante del governo tedesco, egli vi vide l’ occasione di sapere più estesamente sulla situazione della capitale francese. Prima di tutto, voleva persuadere i capi della Comune della loro situazione disperata e informare sulle chances di successo di un tentativo di mediazione tra Parigi e Versailles. (…)”” (pag 198)”,”MFRC-090″
“ROUGERIE Jacques, presentazione di”,”Procés des communards.”,”ROUGERIE Jacques, normaliano, assistente alla Sorbona (1964) preprara per la tesi di dottorato un’ importante Histoire de la Commune. “”Quasi tutti gli storici che si sono finora interessati agli avvenimenti del 1871, che siano o no marxisti, hanno avuto la principale preoccupazione di rispondere a questa famosa domanda che poneva già Marx: “”Cos’è dunque la Comune, questa sfinge che preoccupa così tanto la comprensione borghese?””. La risposta è, in apparenza, facile. E’ sufficiente interrogare i numerosi testi, dichiarazioni, proclamazioni, che ci ha lasciato la Comune. Ma, ohibò, si sa, ci sono due risposte, due interpretazioni della Comune, quella che chiamamo nella nostra introduzione a questi testi, l’ intepretazione libertaria, e l’ autoritaria. La sfinge sarebbe dunque stata Giano?”” (pag 137)”,”MFRC-098″
“ROUGERIE Jacques”,”Paris insurgé. La Commune de 1871.”,”ROUGERIE Jacques”,”MFRC-144″
“ROUGERIE Jacques, presentazione di”,”Procés des communards.”,”ROUGERIE Jacques, normaliano, assistente alla Sorbona (1964) preprara per la tesi di dottorato un’ importante Histoire de la Commune.”,”MFRC-001-FV”
“ROUGERIE Jacques; MAITRON Jacques; DOMMANGET Maurice”,”Les Sections françaises de l’Association Internationale des Travailleurs (Rougerie, rapport); Les Effectifs de la Première Internationale en France (Maitron, communication); Les Blanquistes dans l’Internationale de la chute de la Commune à la Conférence de Londres (septembre 1871) (Dommanget, communication).”,”Jacques Rougerie, Paris Avvenimenti rivoluzionari degli anni 1870 1871 – La sezione francese dell’ Internazionale esce molto indebolita dall’ultima persecuzione del Secondo Impero di Napoleone III – Durante la Comune di Parigi l’AIT non gioca praticamente alcun ruolo nell’ insurrezione (e neppure in provincia) All’attivo l’Internazionale ha due cose: – L’attività del ministero del Lavoro della Comune e della Commissione del Lavoro e dello Scambio – L’ abbozzo incerto per la soluzione del problema politico nella ‘Dichiarazione della Comune al popolo francese’. E’ su questo testo che Marx si baserà per redigere la sua ‘Guerra civile’ [Informazioni sull’intero volume: allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto ritratti di sedici internazionalisti Testi preparati per la pubblicazione da Madame Denise FAUVEL-ROUIF. Allocuzioni iniziali pronunciate da Pierre MONBEIG e Ernest LABROUSSE. (pag 497) introduzione programma sedute lista partecipanti, allocuzioni pronunciate da Pierre MONBEIG, Ernest LABROUSSE, foto-ritratti di sedici internazionalisti, note bibliografie allegate ai rapporti illustrazioni allegati: lista delle opere sull’ AIT pubblicate dai collaboratori dell’ Istituto del Marxismo Leninismo di Mosca; Colloques Internationaux du CNRS LABROUSSE Ernest Direzione; rapporti di H. COLLINS E. STEPANOVA e J. BACH Ch. ABRAMSKY J. ROUGERIE J. DHONDT e C. OUKHOW E. ENGELBERG e R. DLUBEK R. MORGAN M. VUILLEUMIER A. ROMANO R.P.C. MARTI A. LEHNING, C. BOBINSKA, J. BOREJSZA, T. ERENYI e J. JEMNITZ, K. OBERMANN, H. GERTH, M. MOLNAR, B. ITENBERG, Comunicazioni di J. MAITRON, M. DOMMANGET, J. KORALKA, D. DEMARCO, R. LAMBERET, J. TERMES ARDEVOL, C. RAMA, Discussioni di A. BRIGGS, F. BEDARIDA, J. KUYPERS, J. BRUHAT, E. WEILL-RAYNAL, E. JELOUBOVSKAIA, M. MOISSONNIER, E. COORNAERT, J. DROZ, C. OUKHOW, R.P. DROULERS, H. GERTH, M. PERROT, W. SCHIEDER, L. HAMON, G. ECKERT, M. VUILLEUMIER, M. REBERIOUX, I. MIKHAILOV, M. ROUBEL, C. BOBINSKA, P. GIRAUD, discorso di chiusura di E. STEPANOVA STORIA 1° PRIMA INTERNAZIONALE RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO INGLESE CONSIGLIO GENERALE E RUOLO IN AIT, MARX, SEZIONE FRANCESE EFFETTIVI AIT IN FRANCIA, BLANQUISMO IN AIT DA CADUTA COMUNE PARIGI 1871 A CONFERENZA DI LONDRA, MOVIMENTO OPERAIO TEDESCO E 1° PRIMA INTERNAZIONALE, RUOLO COMITATO CENTRALE GINEVRA DI J.P. BECKER IN SVILUPPO AIT IN GERMANIA 1° I. IN AUSTRIA CECOSLOVACCHIA, ITALIA NAPOLI, RAPPORTI MOVIMENTO OPERAIO CATALANO ANARCHISMO, SEZIONE SPAGNOLA SPAGNA AIT, LOTTA TENDENZE MARX-BAKUNIN, QUESTIONE POLACCA IN 1° I POLONIA AIT IN UNGHERIA, OPERAI TEDESCHI IMMIGRATI IN USA E 1° I., SINDACATI TRADE UNIONS AMERICANE, AMERICA LATINA, QUESTIONE CRISI INTERNAZIONALE 1872, MOVIMENTO OPERAIO RIVOLUZIONARIO RUSSO EUROPA FRANCIA GERMANIA SVIZZERA AUSTRIA CECOSLOVACCHIA ITALIA SPAGNA POLONIA USA STATI UNITI UK INGHILTERRA GRAN BRETAGNA AMERICA LATINA RUSSIA]”,”MOIx-046-D”
“ROUGERIE Jacques”,”La Commune et les Communards.”,”36 mila detenuti, di cui nessun storico della Comune aveva mai inteso la voce fino all’apertura dei 15.000 dossiers ienditi della giustizia militare. Cosa che ha permesso a J. Rougerie di istruire qui pubblicamente, per la prima volta, il nuovo processo dei Comunardi.”,”MFRC-182″
“ROUILLEAULT Henri”,”Le Japon. Croissance économique et relations du travail.”,”ROUILLEAULT H. è amministratore dell’ INSEE presso la Direction de la Prévision. “”Le rôle de l’Etat. Comme dans l’Allemagne de Bismarck, le rôle de l’Etat est considérable dans le décollage économique du Japon. A partir des recettes de l’impôt foncier et des importations de technologies occidentales fut formé un véritable captialisme d’Etat dans les années 1870 (arsenaux, chantiers navals, mines, construction, ciment, verre, textile…). Les entreprises furent revendues à bas prix lors de la déflation de 1884, les 9/10 des chemins de fer étant, au contraire, nationalisés en 1906 de façon à rationaliser le réseau.”” (pag 112-113)”,”JAPE-020″
“ROUQUIE’ Alain”,”L’ America latina. Introduzione all’ Estremo Occidente.”,”ROUQUIE’ Alain docente universitario e diplomatico è autore di numerosi studi sull’ America Latina contemporanea. Ha pubblicato: ‘Stato militare in America Latina’ (1982), ‘Guerra e pace in America centrale’ (1992). “”Se è vero che anche le dittature muoiono, non è meno vero che agonia e decesso sono in relazione alla congiuntura. Gli effetti della crisi economica e dell’ indebitamento estero sulla base sociale non possono essere trascurati. Regimi che tentavano di legittimarsi tramite i successi economici, o almeno mediante i benefici accordati a certi ceti sociali privilegiati, si ritrovano compromessi e messi a nudo dalla crisi economica””. (pag 174)”,”AMLx-062″
“ROUQUIÉ Alain”,”America Latina. Introduzione all’Estremo Occidente.”,”Alain Rouquié, docente universitario e diplomatico, è autore di numerosi studi sull’America latina contemporanea. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Stato militare in America latina e Guerre e pace in America centrale.”,”AMLx-017-FL”
“ROUSSEAS Stephen, collaborazione di Herman STAROBIN e Gertrud LENZER”,”Grecia contemporanea: dalla crisi della democrazia al colpo di stato alla fuga del re. (Tit.orig.: The Death of Democracy. Greece and American Conscience)”,”Libro dedicato ad Andrea G. PAPANDREU”,”GREx-011″
“ROUSSEAU Jean-Jacques”,”Le confessioni.”,”””Tali sono stati gli errori e le colpe della mia giovinezza. Ne ho narrato la storia con una fedeltà a cui il mio cuore è contento. Se in seguito onorai la mia maturità di qualche virtù, le avrei descritte con la medesima franchezza, ed era quanto mi proponevo. Ma devo fermarmi qui. Il tempo può levare non pochi veli. Se il mio ricordo raggiunge la posterità, forse essa conoscerà un giorno quanto avevo da dire. Si saprà allora perché taccio.”” (pag 280) Sinofilia interessata. “”Avevo sempre capito, nonostante le blandizie del padre Berthier, che i gesuiti non mi amavano, non solo perché Enciclopedista, ma perché tutti i miei principi erano ancora più avversi alle loro massime e al loro prestigio della miscredenza dei miei confratelli, giacché fanatismo ateo e fanatismo bigotto, toccandosi nella loro comune intolleranza, possono persino congiungersi,come fecero in Cina (1) e come fanno contro di me; mentre la religione ragionevole e morale, rinnovando ogni potere umano sulle coscienze, non concede più alcuna risorsa agli arbitri di tale potere.”” (pag 591-592) (1) Gesuiti ed Enciclopedisti professavano una sinofilia interessata; i primi dipingendo i virtuosi cinesi come assai vicini agli ideali cristiani, i secondi esaltandone le medesime virtù come tipicamente pagane.”,”FILx-286″
“ROUSSEAU Jean-Jacques”,”El contrato social. (1762)”,”ROUSSEAU J.J. (1712-1778)”,”FILx-310″
“ROUSSEAU Jean-Jacques”,”Le confessioni.”,”””Ho imparato a dubitare che un uomo, comunque possa essere, se dispone di una grossa sostanza, possa amare sinceramente i miei principi e il loro autore””. (pag 660)”,”BIOx-223″
“ROUSSEAU Frédéric”,”La guerre censurée. Une histoire des combattants européens de 14-18.”,”ROUSSEAU Frédéric, maître de conférences d’histoire contemporaine à l’université Paul-Valery de Montpellier. Membre de l’équipe de recherche ESID (Etats-Sociétés-Idéologies-Défense) du CNRS. “”Pour bien comprendre quel est l’enjeu de ce combat sanitaire, il est nécessaire de s’arrêter à quelques données statistiques. Pour l’armée britannique, ‘The Lancet’ fait état pour l’année 1917 de 54.884 soldats britanniques admis à l’hôpital pour affection vénérienne (214). La même année, Georges Thibierge annonce pour l’armée française des chiffres tout aussi considérables: “”Les éléments de la statistique des maladies vénériennes dans l’armée française sont recueillis seulement depuis l’année 1916. (…) Si on pouvati enregistrer le total des contaminations, on arriverait, je crois, à un chiffre de 4 à 5.000 par mois, soit de 50 à 60.000 par an, ce qui pour trois années de guerre ferait 150.000 à 200.000 contaminations”” (215)”” (pag 313) (214) ‘The Lancet’, oct. 5, 1918, p. 471; (215) Georges Thibierge, ‘La Syphilis et l’armée. Précis de médecine et de chirurgie de guerre’, op. cit.,, p. 9-10″,”QMIP-156″
“ROUSSEAU Pierre”,”Histoire des transports.”,” Marc Seguin: il primo ingegnere delle ferrovie (pag 392)”,”ECOI-006-FP”
“ROUSSEAU Jean-Jacques, a cura di Roberto GATTI”,”Il Contratto Sociale.”,”””L’uomo è nato libero e ovunque si trova in catene””, scrive Rousseau al principio del ‘Contratto sociale’. Scopo dell’opera è indicare attraverso quali vie si possa ripristinare una condizione di libertà senza pensare però ad un ritorno al passato… (dalla prefazione)”,”FILx-001-FMP”
“ROUSSEAU Jean-Jacques a cura di Valentino GERRATANA”,”Discorso sull’ origine e i fondamenti dell’ ineguaglianza tra gli uomini. (1755)”,”””È noto come Marx non abbia mai riconosciuto direttamente una qualsiasi forma di parentela teorica con il pensiero politico russoiano. Si è anche parlato a questo proposito di una «confusa coscienza ch’ebbero del loro debito storico verso Rousseau i fondatori del socialismo scientifico» (1). Tuttavia non solo è lecito porre per il marxismo, nei suoi possibili sviluppi teorici, il problema di un rapporto con Rousseau meno esterno e incidentale di quello che risulta direttamente dai testi di Marx e di Engels, ma occorre anche distinguere, dal punto di vista del giudizio storico, i diversi momenti in cui il processo di sviluppo e di approfondimento delle concezioni di Marx entra oggettivamente in rapporto con la tematica del pensiero russoiano. Nel ‘Contratto sociale’, di cui Marx si occupa meno casualmente che altrove nella ‘Questione ebraica’ a conclusione della sua analisi dei limiti della democrazia borghese (2), vive una tradizione ideologica il cui superamento critico è il primo compito scientifico che lo stesso Marx ha dovuto porsi per aprirsi la strada a una nuova visione della prospettiva di sviluppo della società moderna. Non deve quindi sorprendere se nel separarsi da quella tradizione Marx sente il bisogno di separarsi anche da quel Rousseau, nel quale egli stesso nel primo periodo giovanile, nelle battaglie politiche e culturali della ‘Gazzetta renana’ aveva riconosciuto uno dei rappresentanti di quella «sempre nuova filosofia della ragione» che aveva contribuito a fondare la politica come scienza (3). Nella sostanza questo distacco in Marx è definitivo e negli anni immediatamente successivi sarà anche accentuato dal fastidio per l’utilizzazione retorica che del democraticismo russoiano veniva fatta in quel periodo dal quarantottesco radicalismo piccolo-borghese; fastidio che in qualche momento lo porta perfino a guardare con indulgente compiacimento all’antirussoismo di un Proudhon (4). Più tardi invece, in una nota lettera a Schweitzer del 1865, è proprio nel confronto con Proudhon che Marx rivaluta la statura di Rousseau e la grandezza della sua etica politica: «Si è spesso paragonato Proudhon a J.J. Rousseau. Nulla di più falso»; e al punto di vista piccolo borghese del primo («ciarlatanismo scientifico e accomodamenti politici sono inseparabili da tale punto di vista. Non resterà più che un solo movente, la ‘vanità’ dell’individuo, e allora, come per tutti i vanitosi, non si tratta più che dell’effetto del momento, del successo del giorno») contrappone «quel semplice tatto morale che, ad esempio, preservò Rousseau da qualsiasi compromesso, anche apparente, con i poteri costituiti» (1). Per quanto incidentale, questo nuovo modo di accostarsi a Rousseau non rimane in Marx un fatto isolato. La citazione, nel ‘Capitale’, di una battuta sarcastica dello scritto russoiano sull”Economia politica’ (2), può essere anche considerata, se si vuole, come una semplice «citazione-omaggio»; ma si tratta in ogni caso di un omaggio reso a Rousseau diverso dal teorico della sovranità popolare sulla base di un «contratto» stipulato dalla volontà etica degli uomini associati, diverso cioè da quel Rousseau ricordato con distacco critico in opere come la ‘Questione ebraica’, l”Ideologia tedesca’, e l”Introduzione’ del ’57 a ‘Per la critica dell’economia politica’”” (pag 62-64) [dall’introduzione di V. Gerratana in J.J. Rousseau, ‘Discorso sull’ origine e i fondamenti dell’ ineguaglianza tra gli uomini. (1755)’, Ed. Riun., Roma, 1973] [(1) G. Della Volpe, ‘Rousseau e Marx’, cit., p. 131; (2) K. Marx, ‘Sulla questione ebraica’, in K. Marx F. Engels, op. cit., p. 100; (3) Cfr. K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, a cura di Luigi Firpo, Torino, Einaudi, 1950, pp. 154-155; (4) Nel 1851, occupandosi in alcune lettere a Engels dell’opera di Proudhon ‘Idée générale de la Revolution au XIX siècle’, Marx, pur giudicando severamente il libro, scriveva: «Nei confronti di Louis Blanc ecc., lo scritto è gustoso, particolarmente per gli sfoghi impertinenti contro Rousseau, Robespierre, Dio e la ‘fraternité’ e simili scipitaggini» (e già in una lettera precedente: «Il libro contiene attacchi ben scritti contro Rousseau, Robespierre, la Montagna ecc.». Nella sua risposta Engels non sembra condividere in tutto questo giudizio: «Negli attacchi contro L. Blanc, Robespierre, Rousseau ci sono qua e là delle cose garbate, ma nell’insieme non si può leggere nulla di più pretenzioso e superficiale che la sua critica della politica, p. es. della democrazia…» (cfr. Carteggio Marx-Engels, vol. I, Roma, Ed. Riun., 1950, pp. 270, 284, 285); (5) Lettera di Marx a Schweitzer del 24 gennaio 1865, in Appendice a K. Marx, ‘Miseria della filosofia’, Roma, Editori Riuniti, 1949, pp. 183-184; (6) Cfr. K. Marx, ‘Il Capitale’, L. I, trad. di Delio Cantimori, Roma, Editori Riuniti, 1964, (5a ed.), p. 809. Il passo completo di Rousseau che Marx cita parzialmente, riferendo il discorso alla figura del capitalista, è il seguente: «Riassumiamo in poche parole il patto sociale tra i due stati. ‘Voi avete bisogno di me, perché io sono ricco e voi siete povero; facciamo dunque un accordo tra noi: io permetterò che voi abbiate l’onore di servirmi, a condizione che voi mi diate il poco che vi resta in cambio della fatica che sosterrò nel comandarvi» (O.C., III, p. 273). Anche nelle ‘Teorie sul plusvalore’ Marx cita, contro Malthus, Rousseau (cfr. K. Marx, ‘Storia delle teorie economiche’, vol. III, Torino, Einaudi, 1958, p. 64)]”,”FILx-046-FV”
“ROUSSEL Jacques”,”Les enfants du prophete. Histoire du mouvement trotskiste en France.”,”Nei documenti allegati: – G. MUNIS, La rupture – Natalia TROTSKY, Lettre du Comité executif de la IVe Internationale – Declaration du C.E.I sur la lettre de Natalia Trotsky – Ultime declaration de Natalia Sedova Trotsky – A travers les livres – Les oeuvres de Rosa Luxemburg”,”TROS-044″
“ROUSSEL Jacques”,”Les enfants du prophete. Histoire du mouvement trotskiste en France.”,”Nei documenti allegati: – G. MUNIS, La rupture – Natalia TROTSKY, Lettre du Comité executif de la IVe Internationale – Declaration du C.E.I sur la lettre de Natalia Trotsky – Ultime declaration de Natalia Sedova Trotsky – A travers les livres – Les oeuvres de Rosa Luxemburg”,”FRAP-048″
“ROUSSEL Eric”,”Jean Monnet, 1888-1979.”,”Dottore in diritto, laureato in lettere, Eric ROUSSEL è un critico del Figaro littéraire. E’ autore di una biografia di G. POMPIDOU. Il ciclo del planismo. “”Definite le priorità, resta da forgiare lo strumeno: il Piano. L’ idea, a dire il vero, è nell’ aria da tempo. Prima della seconda guerra mondiale, la prospettiva era stata abbozzata, in particolare da quelli che erano stati chiamati i “”non conformisti degli anni trena””. Dall’ inizio di questi anni, una rivista di alto tenore intitolata ‘Plan’ era sta pubblicata da tre uomini il cui itinerario doveva essere ben diverso: Philippe Lamour, un avvocato che doveva trovare il pieno impiego del suo talento dopo la guerra nella gestione del territorio, Pierre-Olivier Lapie, altro avvocato ma di obbedienza socialista, Hubert Lagardelle infine, che durante l’ Occupazione doveva diventare ministro del lavoro del governo di Vichy. Anteriormente il progetto era stato tratteggiato dal belga Henri de Man, l’ autore di ‘Au-delà du Marxisme’. Jules Romains e qualche amico avevano pubblicato un ‘Piano del 9 luglio 1934’ rimasto celebre; il gruppo X Crise, composto da tecnocrati di alto livello, si era interessato al tema, come pure un altro non conformista degli anni trenta, Georges Roditi, direttore de ‘L’ Homme nouveau’. La cosa è chiara: è stato difficile classificare l’ idea di pianificazione a destra o a sinistra. Il concetto, che veniva alla luce del giorno – con l’ ‘Ere des organisateurs’ di James Burnham-, apparteneva sia all’ ideologia rooseveltiana, alle concezioni di Keynes, alla critica del marxismo fatta da alcuni neo-socialisti.”” (pag 432-433)”,”FRAV-116″
“ROUSSEL Éric”,”Le naufrage. 16 juin 1940.”,”ROUSSEL Éric presidente dell’ Institut Pierre-Mendès-France è l’autore pure di ‘Jean Monnet’ (1996) e di ‘Charles de Gaulle’ (2002). “”Churchill aura une attitude un peu comparable. Officiellement, il condamne l’armistice, mais son ami le général Georges, au cours du procès Pétain, rapportera ses propos sans être démenti: “”L’armistice nous a rendu service. Hitler a commis une faute en l’accordant. Il aurait dû aller en Afrique du Nord, s’en emparer pour poursuivre sur l’Egypte. Nous aurions eu alors une tâche bien difficile”” (1). Et Churchill écrira à Pierre-Etienne Flandin, le 14 novembre 1945: “”La France sous l’accablante fureur de l’irruption germanique a demandé un armistice. Je n’ai jamais adressé de reproche à la nation française pour avoir cédé à une telle nécessité (2)”””” (pag 110) (1) Le 1er aout 1945. Le Procès du maréchal Pétain, op. cit, t. I p 464 (2) SHD, Fonds général Weygand”,”FRAV-150″
“ROUSSEL Jacques”,”I figli del profeta. Storia del movimento trotskista in Francia.”,”””Siamo simili a uomini che tenteranno di scalare una montagna e sui quali cadranno continuamente valanghe di pietre e di neve”” (Trotsky, 1939)”,”TROS-349″
“ROUSSET David PODOLAK Boris e altri, rapporti e testimonianze”,”The Regime of the Concentration Camp in the Post-War World 1945-1953. Four Investigations by the International Commission against Concentration Camp Practices.”,”Composizione della commissione internazionale contro i campi di concentramento: Georges ANDRE’ Mr STOMPS, G. TILLION, Franz BALLHORN, Martin DEHOUSSE, J. DOMENECH, P.J. PRINSEN-GEERLIGS, L. VAN HOEGAERDEN, J. CALMARZA, David ROUSSET (relatore), Theo BERNARD, E. DE BEER DE LAER, André ALERS, Mr DE RAEDT, Jean PASSELECQ. (pag XIII)”,”TEMx-025″
“ROUSSET David, relatore”,”Livre blanc sur les camps de concentration soviétiques.”,”Composizione Commissione Internazionale: (seduta pubblica tenutasi a Bruxelles 21-26 maggio 1951) Presidente M. BALACHOWSKY (France), assessori: Georges ANDRE’ (Belgio), M.e STOMPS (Olanda), giudici: G. TILLION (Francia), Franz BALLHORN (Germania), Martin DEHOUSSE (Belgio), J. DOMENECH (Spagna repubblicana), supplenti: P.J. PRINSEN-GEERLIGS (Olanda), L. Van HOEGAERDEN (Belgio), CALMARZA (Spagna repubblicana), Commissario relatore: David ROUSSET (Francia) Giuristi assistenti del relatore: Theo BERNARD (Francia), E. DE-BEER-DE-LAER (Belgio) Terza udienza, 23 maggio 1951: Deposizione di Boris PODOLAK. Parla tra l’ altro dello sciopero fame organizzato da trotskisti a Vorkuta nel 1936 (pag 73). “”A partire dall’ autunno del 1936, uno sciopero della fame molto importante ebbe luogo a Vorkuta. I detenuti politici erano in una situazione molto brutta, perché erano stati terrorizzati da quelli che si chiamano nella terminologia del campo “”socialmente prossimi””, ovvero dei criminali, dei detenuti comuni, che erano in una situazione privilegiata, perché non li si considerava nemici del regime, com’era il caso dei detenuti politici. Ho avuto conoscenza di casi in cui i criminali strappavano i denti d’ oro ai detenuti politici e gli facevano subire tutta una serie di vessazioni. (…) Queste condizioni di assenza di diritti, questa condizione (…) in cui si era considerati come schiavi, fece sorgere un movimento di protesta. Un gruppo di trotskisti che si trovavano nel campo – gruppo assai importante e ben organizzato dal punto di vista politico- si mise alla testa di questo movimento. Altri gruppi politici si unirono a questo movimento e così la manifestazione potè avere luogo. Così verso la fine del mese di ottobre o all’ inizio del mese di dicembre 1936, i detenuti dichiararono lo sciopero della fame facendo una dichiarazione ufficiale alla terza sezione.”” (pag 73)”,”RUSS-153″
“ROUSSET David”,”L’universo concentrazionario. Con un saggio di Giovanni De Luna.”,”David Rousset (1912-1997), nato a Roanne, nella Loire, giovanissimo militante della Sinistra francese, viene arrestato-nel corso della resistenza-e inviato in un campo di sterminio. Scampato alla morte scrive questo libro, uscito in Francia nel ’46. L’anno successivo pubblica Les jours de notre mort e nel 1948 Le pitre ne rit pas. Da allora si è dedicato con totale coerenza all’analisi dei meccanismi del potere totalitario, dai lager ai gulag: sui campi sovietici pubblica-assieme a Théo Bernard e Gérard Rosenthal, Pour la verité sur les camps de concentration. Altre sue opere sono La société éclatée e, nel 1984, Sur la guerre.”,”GERN-008-FL”
“ROUSSET David, Translated by Alan FREEMAN”,”The Legacy of the Bolshevik Revolution. Volume I of a Critical History of the USSR.”,”David Rousset (1912-1997), nato a Roanne, nella Loire, giovanissimo militante della Sinistra francese, viene arrestato-nel corso della resistenza-e inviato in un campo di sterminio. Scampato alla morte scrive questo libro, uscito in Francia nel ’46. L’anno successivo pubblica Les jours de notre mort e nel 1948 Le pitre ne rit pas. Da allora si è dedicato con totale coerenza all’analisi dei meccanismi del potere totalitario, dai lager ai gulag: sui campi sovietici pubblica-assieme a Théo Bernard e Gérard Rosenthal, Pour la verité sur les camps de concentration. Altre sue opere sono La société éclatée e, nel 1984, Sur la guerre. David Rousset From Wikipedia, the free encyclopedia Jump to navigationJump to search David Rousset (18 January 1912 in Roanne, Loire – 13 December 1997) was a French writer and political activist, a recipient of Prix Renaudot, a French literary award. A survivor of the Neuengamme concentration camp and the Buchenwald Nazi concentration camp, he is famous for his books about concentration camps.[1] Rousset was the first person to use the term “”Gulag”” in the French language, revealing to the French the Soviet system of labor camps. In 1949, learning that while the concentration camps in Nazi Germany had been destroyed, camps still existed in the Soviet Union, he appealed to former inmates of Nazi camps to form a commission to inspect the USSR camps, which became the “”International Commission Against Concentrationist Regimes””. For his efforts he was attacked by Pierre Daix[2] in the French communist newspaper Les Lettres Françaises, which accused him of slandering the Soviet Union, forging the texts of the Soviet laws, and spreading misinformation. Rousset brought libel charges against the newspaper, and in 1951 he won the case. Along with Jean-Paul Sartre, Albert Camus and Gerard Rosenthal, Rousset was a founder of the left-wing Rassemblement démocratique révolutionnaire (Revolutionary Democratic Rally), which called for a European federation on democratic socialist lines.[3] In 1968 he was elected as a deputy to the French National Assembly as a left-wing Gaullist.[1] Bibliography[edit] The Other Kingdom (Reynal & Hitchcock Inc., 1947) Rousset, David (1951) [1st pub. Editions du Pavois:1946]. A World Apart. Translated by Moyse, Yvonne; Senhouse, Roger. London: Secker and Warburg. from L’Univers concentrationnaire (French) “”The Drama of Political Confrontation””, Telos 44 (Summer 1980). New York: Telos Press. Legacy of the Bolshevik Revolution: A Critical History of the USSR, Volume 1 (translated by Alan Freeman; London: Allison & Busby, 1982) The Crisis in the Soviet System (1986)”,”RUSS-100-FL”
“ROUSSET David e altri”,”I condannati del lavoro: Echi dell’inchiesta internazionale di Bruxelles.”,”‘Il 12 novembre 1949 lo scrittore francese David Rousset, ex comunista e reduce dai campi di concentramento nazisti, pubblicò sul ‘Figaro Litteraire’ una lettera aperta in cui denunziava al mondo intero il metodo dei “”campi di concentramento”” e propugnava una inchiesta internazionale i tutti i paesi ove ne esistessero, specialmente in Russia, Jugoslavia e Spagna’ (…) ‘Dopo un minuto di raccoglimento alla memoria dei milioni di uomini morti nei campi di concentramento nazisti, il Cancelliere A. Alers legge le lettere inviate all’Ambasciata dell’Urss a Bruxells dal Segretario del CIRCC (Commissione internazionale contro i campi di concentramento)’ (pag 7) ‘La parola è poi data David Rousset che in forma vigorosa, riassume il regime dei campi di concentramento sovietici (…). Ciò che è inoltre terribile nei campi di concentramento sovietici – termina Rousset – è il fatto che vi sono detenuti, oltre a milioni di uomini e di donne, anche ragazzi: o perchè condannati (nell’Unione Sovietica si diventa penalmente maggiorenni a 12 anni), o perché deportati coi loro genitori, o infine perchè nati nei campi stessi. Appunto per denunciare questo delitto contro l’umanità deve esser fatta luce completa sulle condizioni d’esistenza nei campi sovietici’ (pag 9-10)”,”RUSS-001-FER”
“ROUSSO Henry a cura; saggi di Philippe BURRIN Nicolas WERTH Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Paul GRADVOHL Francois FRISON-ROCHE Andrzej PACZKOWSKI Etienne FRANCOIS Pierre HASSNER Krzysztof POMIAN”,”Stalinismo e nazismo. Storia e memoria comparate.”,”Saggi di Philippe BURRIN Nicolas WERTH Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Paul GRADVOHL Francois FRISON-ROCHE Andrzej PACZKOWSKI Etienne FRANCOIS Pierre HASSNER Krzysztof POMIAN. Il nazismo e i giovani. “”Il partito nazista esercitò un ascendente decisivo almeno su un gruppo, la gioventù; e attraverso questa poté rafforzare il proprio peso nella sfera familiare, dove l’ intrusione era di difficile attuazione. Gli ostacoli alla sua influenza formale furono ben presto eliminati. Persino le associazioni della gioventù cattolica, a lungo protette da Concordato del 1933, vennero sciolte alla vigilia della guerra rendendo il passaggio alla Hitler-Jugend obbligatorio per tutti i giovani tedeschi. (…) I giovani avevano le loro ragioni per lasciarsi sedurre: il regime li adulava presentandoli come l’ avvenire del paese; la concorrenza tra la Hitler-Jugend e la scuola era un’ occasione per giocarle una contro l’ altra; veniva loro offerta l’ opportunità, e questo valeva anche per un certo numero di ragazze, di emanciparsi dalla tutela familiare.”” (pag 175) “”Come dimostra la documentazione oggi disponibile sulla sociologia delle vittime del “”Grande Terrore””, i quadri del Partito e dell’ economia, i militari, i diplomatici, i membri dell’ intelligentsia, gli amministratori e i funzionari di ogni livello rappresentarono soltanto, contrariamente a un’opinione ancora molto diffusa, una piccola minoranza di quei 680.000 individui giustiziati nel 1937-38. Allo stesso modo, per quanto spettacolare e politicamente significativo, l’ arresto di una percentuale spesso assai elevata – da 50 a oltre il 95 per cento – della nomenklatura comunista di una o dell’ altra regione non costituì che un’ esigua frazione dei fermi effettuali nel 1937-38. I dati recenti sulle purghe nell’ esercito mostrano, del resto, come gli ufficiali arrestati (circa 11.000 su 35.000) furono in parte reintegrati nei ranghi dell’ Armata Rossa a partire dal 1939. Parallelamente alla sua dimensione terroristica segreta, il “”Grande Terrore”” ne aveva un’altra, pubblica, meglio conosciuta: quella dei processi pubblici, grandi e piccoli, che, come osserva Anni Kriegel, funzionarono da “”formidabile meccanismo di profilassi sociale””. (pag 106)”,”RUSS-162″
“ROUSSO Henry a cura, Saggi di Philippe BURRIN Étienne FRANÇOIS François FRISON-ROCHE Paul GRADVOHL Pierre HASSNER Alexandra LAIGNEL-LAVASTINE Andrzej PACZKOWSKI Krzysztof POMIAN Nicolas WERTH”,”Stalinismo e nazismo. Storia e memoria comparate.”,”Henry Rousso è direttore di ricerca presso il Centre national de la recherche scientifique e direttore dell’Institut d’histoire du temps présent, entrambi a Parigi. Studioso di storia della seconda guerra mondiale, ha di recente pubblicato La Hantise du passé. Philippe Burrin è professore di storia delle relazioni internazionali all’Institut des hautes études internationales di Ginevra. Éntienne François, storico, insegna all’Università di Parigi I e alla Technische Universität di Berlino. François Frison-Roche, studioso di storia dei Balcani, attualmente si interessa al problema delle transizioni nell’Est. Dal 1996 fa parte del Groupe d’analyse des politiques (GAPP-CNRS). Paul Gradvohl, agrégé di storia, è responsabile delle scienze sociali presso il Centre interuniversitaire d’études hongroises (CIEH) dell’Università di Parigi III. Pierre Hassner è ricercatore associato presso il Centre d’études et de recherches internationales (CERI). Alexandra Laignel-Lavastine, laureata in filosofia, studiosa dei paesi dell’Est, è membro del Laboratoire d’analyse des systèmes politiques (LASP-CNRS) e maitre de conférences all’EHESS. Andrzej Paczkowski, storico, insegna all’Istituto di studi politici dell’Accademia delle scienze polacca di Varsavia ed è membro del consiglio dell’Istituto della memoria nazionale. Krzysztof Pomian, storico, è direttore di ricerca emerito presso il CNRS ed è professore all’Università Nikolaj Kopernik di Torun Polonia. Nicolas Werth, ricercatore all’Institut d’histoire du temps présent (IHTP-CNRS), è studioso di storia dello stalinismo.”,”RUST-076-FL”
“ROUTIER Airy”,”Le fils du serpent. Vie et mort du banquier Stern.”,”Omaggio T. Albertocchi Proverbio turco: “”Celui qui donne et qui reprend, c’est le fils du serpent”” Alain Routier è redattore capo al Nouvel Observateur. Ha pubblicato una biografia di Bernard Tapie, e con Valerie Lecasble sulla vita di Bernard Arnault.”,”FRAE-055″
“ROUTLEDGE Paul”,”Scargill. The Unauthorized Biography.”,”””La tempesta arrivò il 5 mazo 1990. Sotto il titolo “”Scargill and the Libyan Money: The Facts””, il Daily Mirror asserì che Arthur Scargill prese 163 mila sterline dalla Libia per sostenere lo sciopero, ed usò una larga parte di questa somma per pagare i propri debiti personali””. (pag 198)”,”MUKx-100″
“ROUX Jacques VARLET Jean LECLERC Theophile; a cura di Angela GROPPI”,”Gli arrabbiati. La prima antologia italiana dei più avanzati critici della democrazia giacobina.”,”ROUX, VARLET e LECLERC furono i principali esponenti del movimento degli ‘enragés’ che nel corso della rivoluzione francese fu spesso all’avanguardia nella lotta delle masse sanculotte contro il carovita e la corruzione dei pubblici poteri. Critici acerrimi delle grandi concentrazioni di ricchezze e della organizzazione monopolistica del commercio, fautori di una democrazia diretta integrale, sostenitori di un diritto perenne delle masse alla insurrezione, da taluni studiosi sono stati a volte ricondotti sul terreno dell’idea socialista.”,”FRAR-010″
“ROUX Simone”,”La casa nella storia.”,”L’A è docente di storia medievale all’Univ di Parigi.”,”STOS-021″
“ROUX Georges”,”La guerra civile di Spagna.”,”Tra gli organizzatori delle Brigate Internazionali vi era André MARTY, deputato comunista francese “”per la sua spietata ‘liquidazione’ di elementi ‘deviazionisti’ fu detto ‘il macellaio di Albacete'””. GEORGES-ROUX ha voluto scrivere sulla guerra civile senza sacrificare la verità. “”Figlio di un diplomatico, formato negli studi giuridici, dall’ambiente nel quale è cresciuto e dalla pratica legale ha portato nella sua attività di storico e di letterato l’ esperienza politica delle relazioni internazionali, la capacità d’analisi dell’ esegeta, l’ attitudine alla sintesi del patrocinatore, la profonda conoscenza dell’ animo umano che è dote indispensabile dell’ avvocato.(…)””.”,”MSPG-050″
“ROUX Jacques”,”Discours sur les moyens de sauver la France et la liberté. Prononcé dans l’ Eglise Metropolitaine de Paris, dans celes de St. Eustache, de Ste-Marguerite, de Saint Antoine, et de Saint-Nicolas-des-Champs par Jacques Roux, membre de la Societé des Droits de l’ Homme et du Citoyen.”,”””L’ universo sarà libero, e solo i re moriranno schiavi”””,”FRAR-250″
“ROUX Georges”,”Vita di Mussolini.”,”””Il Duce aveva, con prudenza, lungamente esitato. A una prima richiesta di Franco, presentata il 21 luglio a mezzo del suo console generale a Tangeri, il capo del Governo italiano aveva dapprima risposto negativamente. Poi le insistenze, essendo divenute pressanti, esitò. Soltanto il 30 luglio fa partire i primi soccorsi: dodici aeroplani. Accade allora ciò che avviene sempre in simili casi: un intervento straniero ne chiama un altro parallelo e contrario. Tale è la regola delle guerre civili in Europa: esse mettono in moto le passioni ideologiche, sollevano simpatie contraddittorie, s’ indirizzano a solidarietà opposte, scatenano il gioco dei fanatismi e dei contro-fanatismi, irrompono dal piano interno a quello esterno. Ogni conflitto interno tende al conflitto internazionale. Ora al nord dei Pirenei si vedono ostensibilmente formare convogli di materiale bellico, organizzarsi campi di volontari e costituirsi “”Brigate internazionali””. Ciascuno corre a dare aiuto ai correligionari. Si crederebbe d’essere ritornati in pieno XVI secolo quando attraverso le frontiere s’incrociavano protestanti e cattolici. L’ affare spagnolo diventa un affare mondiale.”” (pag 254)”,”ITAF-171″
“ROUX Georges”,”Napoleon III.”,”””Alla nuova disfatta degli austraci, le popolazioni degli Stati pontifici reclamano l’ unione con il resto dell’ Italia. E’ porre la questione del potere temporale dei papi. Prendendo partito per i suoi amici italiani, Napoleone III si alienerà i cattolici francesi fino a quel momento tra i più fermi sostenitori del suo regime. Nello stesso tempo, la vittoria francese inquieta all’ estero. Gli inglesi si mostrano preoccupati di ciò che sembra rivelare una rinascita dello spirito napoleonico; (…)””. (pag 255)”,”FRAD-054″
“ROUX Jean-Paul”,”La Turquie. Géographie, économie, histoire, civilisation et culture.”,” ROUX Jean-Paul del Centre National de la Recherche Scientifique; Louis BAZIN direttore di studio all’ Ecole des Hautes Etudes, professore all’ Ecole des langues vivantes. Islam, Turchia, lingua araba e lingua turca. “”La riforma dell’ alfabeto e della lingua turca s’ispira ad un desiderio vicino: avvicinarsi all’ Europa ed essere più nazionali e nel contempo meno musulmani. I turchi, convertendosi all’ Islamismo, avevano preso agli Arabi il loro alfabeto e una parte del loro vocabolario. Si sa che i caratteri arabi si scrivono da destra a sinistra e dall’ alto in basso. L’ alfabeto arabo usa generalmente le vocali lunghe e omette le vocali brevi. Non possiede tutte le lettere necessarie per trascrivere il turco. Inoltre, la lingua turca dà alle vocali un’ importanza considerevole e dà loro una varietà più grande. La vocali danno alla frase un aspetto essenziale. Così l’ alfabeto arabo non conveniva al suo proprio genio. Era inoltre molto difficile da apprendere, ma è noto che una volta che lo si apprendeva, aveva molte qualità che gli anziani turchi difendono ancora””. (pag 119)”,”TURx-022″
“ROUX Jean-Paul”,”Histoire de l’ Iran et des iraniens. Des origines à nos jours.”,”ROUX Jean-Paul ha dedicato una parte della sua opere allo studio dei popoli d’ Oriente e d’ Asia, come pure ad una storia comparata delle religioni. Tamerlano. Benché siano stati tutti e due grandi conquistatori e grandi massacratori, Gengis Khan e Timur (Tamerlano è il nome occidentalizzato di Timur-i lang, ossia Timur “”lo zoppo””, ndr) non sono comparabili. Tutto li oppone e, se il primo è difficile da analizzare, il secondo ci appare psicologicamente incomprensibile tanto si mostra inconseguente. Evochiamo qui una sola delle loro differenze. Uno era munito di un’ ideale di pace universale, voleva unificare il mondo, e costruì un impero. L’ altro pretendeva di combattere per l’ Islam e non costituì nulla di più che un regno, quello dell’ Iran timuride (Impero Timuride, ndr), dato che non si possono considerare facenti parte di uno Stato i paesi in cui egli non fece che passare””. (pag 362)”,”GOPx-005″
“ROUX Alain”,”Grèves et politiques à Shanghai. Les désillusions (1927-1932).”,”A queste vicende si è ispirato André Malraux nella sua opera ‘La condizione umana’ (1933). Scioperi a Shanghai, autunno 1928. “”Dalle 4 del mattino, il 3 dicembre, 1500 lavoratori sono in sciopero. Picchetti sono messi in opera che distribuiscono dei volantini e spiegano le ragioni dell’ azione. La polizia, da parte sua, è attiva e, dalle 5, prende posizione nella fabbrica ed il retro che non possono essere occupati dagli scioperanti. Lo sciopero è meravigliosamente organizzato. (…) Corrono delle voci, parlano di contatti tra i responsabili sindacali Kuomintang di sinistra e i comunisti della CFTE con i responsabili del Sindacato Generale rosso per estendere lo sciopero alle altre compagnie di trasporto (…). Questo sciopero è si quello di un sindacato del Kuomintang, che entra nella lotta di malavoglia, e cerca di controllare tutte le attività messe in opera dai lavoratori già rotti all’ “”arte dello sciopero””. Di fatto, un conflitto complesso ha luogo tra il 3 e l’ 8 dicembre per il controllo del comitato di sciopero che finirà, come in occasione dello sciopero della BAT un anno prima, per chiamarsi comitato di sostegno allo sciopero, e non comprendere che una minoranza di sindacalisti della CFTE.”” (pag 204-205)”,”MCIx-020″
“ROUX Jean-Paul”,”Histoire des turcs. Deux mille ans du Pacifique à la Méditerranée.”,” Selgiuchidi furono una dinastia turca che deve il suo nome a Seljük morto intorno all’anno 1000. Entrato in contrasto col suo signore, lo yabgu degli Oghuz – una delle tribù turche orientali entrata a far parte della confederazione dei T’ie-lo, o Toquz Oghuz (Nove Clan) – il sübaši Seljük emigrò col suo gruppo nella transoxiana Jand. Suo figlio Isra’il, coinvolto nelle lotte fra Samanidi e Karamanidi, si spostò nei domini ghaznavidi. Espulsi nel 1029, i suoi seguaci si stabilirono infine nel Khorasan, cominciando un’ascesa militare esaltata dalla vittoria conseguita sullo stesso Mahmud di Ghazna a Dandanqan. Il primo elemento di spicco, fondatore di fatto della dinastia, fu Toghrul Beg (1037-1063), nipote di Seljük. Questi riuscì a conquistare la Persia e l’Iraq e fu nominato sultano nel 1055 dal califfo di Baghdad cui egli impose una tutela resa meno gravosa dalla comune fede sunnita contro le mene fatimidi, espresse in quel momento a Baghdad dal comandante militare turcomanno sciita al-Basasiri che, tra il 1056 e il 1059, quasi riuscì a convincere il califfo al-Qa’im ad abdicare e a riconoscere come legittimo califfo di tutta la Umma l’Imam fatimide del Cairo. Suoi successori diretti furono Alp Arslan e Malikshah. (Wiki) Jean Paul ROUX è D di ricerca al CNRS professore all’ Ecole du Louvre e membro dell’ Institut des Etudes turques dell’ Università di Parigi. Ha scritto ‘La Religion des Turcs et des Mongols’ (Payot 1984), ‘Babur, histoire des Grands Moghols’ (Fayard 1986), e ha collaborato alla ‘Histoire de l’ Empire ottoman’ (idem 1989) “”A leggere le cronache, l’ Asia Minore sarebbe stata interamente devastata dalle incursioni dei Turkmeni nel XI secolo in quasi cinquant’ anni. Ora, dall’ inizio del XIII secolo, ossia circa centoventicinque anni dopo, essa era di una estrema prosperità e appariva come una delle regioni più ricche del mondo antico. Una simile ripresa è possibile? Senza dubbio, ma occorrerebbe che tali distruzioni fossero stte più superficiali che profonde: il sistema di irrigazione era rimasto intatto là dove esisteva; le foreste non erano bruciate come accadrà in seguito – ma per altra causa che quella dei nomadi che hanno sempre esitato, incerti davanti alle regioni boscose. La densità della popolazione non è sensibilmente cambiata: con ogni evidenza, molti di quelli che erano fuggiti sono ritornati; molti di più di quanto non si creda sono rimasti. I cristiani di ogni nazionalità hanno preferito le tasse turche alle imposte bizantine, la forza un po’ brutale dei sultani alla debolezza dei basiliani, l’ordine all’ anarchia.”” (pag 187-188)”,”TURx-027″
“ROUX Georges”,”Napoléon et le guêper espagnol.”,”ROUX Georges è anche autore di una ‘Vita di Mussolini’ e di una storia della guerra civile spagnola (1969), di una biografia di Napoleone III. “”Napoleone dichiarerà a Sant’Elena: “”questa disgraziata guerra di Spagna fu la causa prima delle mie disgrazie””. Uno dei maestri del pensiero greco, il legislatore d’Atene, il saggio Solone, diceva che “”i grandi uomini sono sovente la rovina di una nazione””. (in apertura) Perdite umane. Stima perdite francesi 200 mila uomini, spagnoli 500 mila. “”L’écrivain Meynier, très bien disposé à l’égard de tout ce qui touche Napoléon, estime que, dans l’affaire d’Espagne, les morts francais s’elèveraient à soixante-dix mille. A quoi il y aurait lieu d’ajouter ceux des contingents étrangers, plus évidemment ceux de Cadix et de Cabrera. En tout donc à peu près cent mille. La proportion normale donnerait deux cent mille blessés. Ce qui finalement aboutirait à un total de trois cent mille hommes. Le lieutenant-colonel Clerc, lui, pense que nos pertes se sont élevées à quatre cent soixante-treize mille Francais. Ce chiffre me paraît trop fort pour les effectifs engagés. Marbot est un témoin plus direct, au surplus sans aucun motif de partialité dans un sens ou dans l’autre. Voici ce qu’il écrit: “”Dans la péninsule ibérique, les Francais ont eu deux cent mille hommes tués ou morts dans les hopitaux; auxquels il faut joindre les soixante mille perdus par nos alliés de diverses nations. A titre de comparaison, il est intéressant de remarquer que la guerre d’Espagne nous aurait, à nous seuls, coûté exactement deux fois de plus que la guerre 1870 alors que au début du siècle, notre pays était d’un bon tiers, moins peuplé. Quant aux Espagnols, ils calculent que, pour eux, ils auraient, d’une manière ou d’un autre, perdu cinq cent mille des leurs. Pour une population totale de douze millions d’âmes, la saignée se trouverait ainsi très supérieure à celle de la France de 1914 à 1918. On comprend qu’elle ait lassé un terrible souvenir.”” (pag 245)”,”FRAN-078″
“ROUX Alain”,”Le Shanghai ouvrier des Annees Trente: coolies, gangsters et syndicalistes.”,”Publié avec le concours du Centre National des Lettres. ROUX Alain è nato a Nizza nel 1935. Agrégé d’histoire ha insegnato in diversi licei prima di divenire Maitre de conférence d’histoire contemporaine nell’Università Saint-Denis. E’ autore di diverse opere sulla Cina. “”Ce livre présente les ouvriers et les ouvrières de Shanghai, tels qu’ils étaient et non pas tels que les avaient idéalisés Malraux dans sa ‘Condition Humaine’. Il les décrit lors de leurs grèves. Il les montre au travail. Il les suit dans leurs misérables logements. Ils apparaissent désunis, hétérogènes, mal organisés dans des syndicats officiels tenus souvent par des personnages troubles, liés à la pègre de la Triade et aux gangsters qui, tel Du Yuesheng contrôlent la ville. L’immensité de l’océanm paysan entoure ce petit noyau extraordinaire de modernité qu’était le Shanghai des années trente.”” (retrocopertina)”,”MCIx-066″
“ROUX François”,”La Grande Guerre inconnue. Les poilus contre l’armée française.”,”ROUX François, appassionato di storia “”dal basso””, collabora occasionalmente alla rivista ‘Gavroche’. Questo è il suo primo libro. L’estensione e la rapida “”contaminazione””, per riprendere il termine della gerarchia militare, conferisce agli ammutinamenti della primavera del 1917 un carattere di estrema pericolosità per la coesione dell’esercito, il mantenimento dell’autorità dei capi e la sopravvivenza dell’ordine sociale complessivo, quando nello stesso tempo il movimento di scioperi spontanei contro la riduzione del potere d’acquisto si moltiplicano tra gli operai, e coinvolge le fabbriche per la produzione bellica, le banche ecc. I capi militari sono ossessionati dal precedente russo in cui lo zar è stato rovesciato al grido di “”abbasso la guerra!. E’ Petain a svolgere il ruolo decisivo nella repressione”” (pag 251) In primo luogo, il nuovo comandante in capo si affretta a confermare agli ufficiali e sottufficiali che i loro sforzi per sopprimere la ribellione saranno ben “”coperti””. Dobbiamo avere in primo luogo la fedeltà totale degli ufficiali, senza la quale tutto può succedere. Pétain sa che i comandanti delle unità stanno cercando, per quanto possibile, di nascondere le loro difficoltà nell’essere obbediti e evitano che vengano a conoscenza del Generale gli incidenti che evidenziano la loro mancanza di autorità. Pétain vuole le mani libere per effettuare una svolta: ottiene la possibilità di condanna senza indagini, senza testimoni, senza parti, che permette comandanti di compagnia di punire arbitrariamente i ‘colpevoli’ tra gli ammutinati. L’11 giugno, il generale ha ricevuto il permesso di fucilare i soldati senza trasmettere la loro richiesta di grazia. Pétain ha dato l’esempio utilizzando sette volte il suo diritto di far fucilare immediatamente il condannato, e ha raccomandato ripetutamente a Poincaré di rifiutare richieste di grazia, anche contro il parere del comandante in questione (pag 252-253) “”L’homme orchestre de la répression de la répression des mutineries est le général Pétain, et on peut conjecturer que sa stratégie a sauvé l’armée française du chaos au printemps 1917. Pétain n’a nullement la réputation d’être un chef laxiste. Il a lui-même fait procéder depuis 1914 à des exécutions sommaires “”pour l’exemple””, et ses consignes de sévérité adressées aux officiers supérieurs n’ont rien à envier à celles de Joffre (208). Lorsqu’il prend la place de Nivelle en tant que commandant en chef, le 15 mai, les mutineries s’étendent déjà dangereusement. Quoiqu’en dise l’ètait-major qui attribue la responsabilité des troubles à “”une organisation générale venant de Paris sous l’instigation des Allemands, tendant à livrer la France à l’ennemi”” (209), Pétain sait parfaitement que les mutins n’ont pas de plan et pas de mot d’ordre. Il comprend qu’une répression mal maîtrisée, comme auraient pu l’appliquer Joffre ou Nivelle, risquerait de donner au mouvement la cohésion qui lui manque: “”Une aveugle brutalité dans l’application de sanctions impitoyables risquait de provoquer le soulèvement général de millions d’hommes exaspérés, vague irrésistible qui eût tout balayé sur son passage”” (210). Sa stratégie s’appuie sur un principe simple: isoler les “”radicaux”” qui réclamant la fin de la guerre et contestent l’autorité des chefs en répondant positivement aux principales revendications matérielles de l’ensemble des biffins. Tout d’abord, le nouveau commandant en chef s’empresse de confirmer aux officiers et sous-officiers que leurs initiatives pour réprimer la rébellion seront bien “”couvertes””. Il faut avant tout s’assurer de la fidélité totale des gradés, sans laquelle tout peut basculer. Pétain sait que les chefs d’unités tentent, dans la mesure du possible, de cacher leurs difficultés à se faire obéir et qu’ils évitent soigneusement que des incidents soulignant leur manque d’autorité parviennent à la connaissance des généraux: “”Lors des incidents récents, le commandement ne semble pas avoir fait tout son devoir. Certains officiers ont caché à leurs supérieurs les indices du mauvais exprit qui régnait dans leur régiments. D’autres n’ont pas montré dans la répression l’initiative et l’énergie voulues… L’inertie équivaut à de la complicité. Le général en chef a décidé de prendre contre les pusillanimes toutes les sanctions nécessaires. Il couvrira par contre de son autorité, tous ceux qui feront preuve de vigueur et d’énergie dans la répression (211)””. Deuxièmement, Pétain entend avoir les mains libres pour mener la reprise en main: il obtient dès le 1er juin la suppression de l’instruction préalable pour les procès en mutinerie; les conseils de guerre jugeront sans enquête, sans témoins, sans pièces, ce qui permet aux commandants de compagnies de désigner arbitrairement des coupables parmi les mutins… Le 11 juin les généraux reçoivent l’autorisation de faire exécuter des condamnés sans transmettre leur recours en gracê. Pétain lui-même donne l’exemple en utilisant sept fois son droit de faire fusiller immédiatement des condamnés, et il recommande à plusieurs reprises à Poincaré de rejeter des demandes de grâce, y compris contre l’avis du chef de corps concerné (212)”” (pag 251-252) (208) Frédéric Rousseau, La guerre censurée, p. 91; Marechal Fayolle, Carnets secrets de la Grande-Guerre, p. 79 (209) Général Franchet D’Espérey, cité par Pierre Miquel, La Grande Guerre, p. 412 (210) Henri Carré, liutenant-colonel, Les Grandes Heures du général Pétain, et la crise du moral, s.l., Editions du Conquistador, 1952, p. 105 (211) Pierre Miquel, La Grande Guerre, p. 416 (212) Guy Petroncini, p. 739 e Henri Castex, p. 76-85 In primo luogo, il nuovo comandante in capo si affretta a confermare agli ufficiali e sottufficiali che i loro sforzi per sopprimere la ribellione saranno ben “”coperti””. Dobbiamo avere in primo luogo la fedeltà totale degli ufficiali, senza la quale tutto può succedere. Pétain sa che i comandanti delle unità stanno cercando, per quanto possibile, di nascondere le loro difficoltà nell’essere obbediti e evitano che vengano a conoscenza del Generale gli incidenti che evidenziano la loro mancanza di autorità. Pétain vuole le mani libere per effettuare una svolta: ottiene la possibilità di condanna senza indagini, senza testimoni, senza parti, che permette comandanti di compagnia di punire arbitrariamente i ‘colpevoli’ tra gli ammutinati. L’11 giugno, il generale ha ricevuto il permesso di fucilare i soldati senza trasmettere la loro richiesta di grazia. Pétain ha dato l’esempio utilizzando sette volte il suo diritto di far fucilare immediatamente il condannato, e ha raccomandato ripetutamente a Poincaré di rifiutare richieste di grazia, anche contro il parere del comandante in questione.”,”QMIP-155″
“ROUX Jean-Paul”,”Storia dei Turchi. Duemila anni dal Pacifico al Mediterraneo.”,”Roux è direttore di ricerche presso il CNRS. Ha scritto pure ‘La religione dei turchi e dei mongoli’.”,”TURx-006-FL”
“ROUX Alain”,”La stratégie léniniste de la grève en Chine: essai de bilan.”,”Tabella su frequenza intensità scioperi e serrate nella Grande Shanghai, 1918-.1932 (pag 129)”,”MCIx-069″
“ROUX Georges”,”La guerra civile di Spagna.”,”Tra gli organizzatori delle Brigate Internazionali vi era André Marty, deputato comunista francese “”per la sua spietata ‘liquidazione’ di elementi ‘deviazionisti’ fu detto ‘il macellaio di Albacete'””. Georges-Roux ha voluto scrivere sulla guerra civile senza sacrificare la verità. “”Figlio di un diplomatico, formato negli studi giuridici, dall’ambiente nel quale è cresciuto e dalla pratica legale ha portato nella sua attività di storico e di letterato l’ esperienza politica delle relazioni internazionali, la capacità d’analisi dell’ esegeta, l’ attitudine alla sintesi del patrocinatore, la profonda conoscenza dell’ animo umano che è dote indispensabile dell’ avvocato.(…)””.”,”MSPG-003-FER”
“ROUX Alain”,”Les historiens chinois et le mouvement ouvrier. Un début de réévaluation.”,”Alain Roux è ‘Maitre de conférences’ all’Università Paris VIII. Tra gli storici occidentali sul movimento operaio cinese vengono citati: Lynda Schaffer (1), Gail Hershatter (2), Emily Honig (3) e per il processo riformatore nel movimento operaio Andrew G. Walder (4). (1) – Mao and the workers: the Hunan labor movement, 1920-27, New York, 1982 (2) – THe workers of Tianjin, 1900-1949, Stanford, 1986 (3) – Sisters and strangers: women in the Shanghai cotton mills, 1919-1949, Stanford 1986 (4) – Communist neo-traditionalism: work and authority in Chinese industry, Univ. Calif. Press, Berkeley, 1986″,”MCIx-002-FGB”
“ROVAN Joseph”,”Bismarck, l’Allemagne et l’Europe unie 1898 – 1998 – 2098.”,”ROVAN è stato professore di civilizzazione tedesca alle Univ di Vincennes e di Paris III. Ha pubblicato molte opere e articoli tra cui: -Histoire politique des catholiques allemands. -Histoire de la socialdemocratie allemande. -L’Allemagne n’est pas ce que vous croyez -France-Allemagne: le bond en avant (con Jacques DELORS e Karl LAMERS)”,”GERx-044″
“ROVAN Joseph”,”Histoire de la social-democratie allemande.”,”Jacques ROVAN, storico e germanista, insegna all’ Università di Parigi VIII (Vincennes). A lui si devono già numerose opere sulla Germania su cui è specialista tra i più ascoltati.”,”GERV-031″
“ROVAN Joseph”,”Histoire de l’ Allemagne des origines à nos jours.”,”””L’ abbiamo già detto: se la Germania si sentisse rifiutata dalla Francia, se la costruzione europea si arrestasse, allora si orienterebbe piuttosto verso una relazione privilegiata ed esclusiva con gli Stati Uniti. Su tutti i piani, l’ Europa dell’ Est e la Russia saranno, ancora per lungo tempo, un teatro di operazioni secondario anche per una Germania che noi avremmo così rinchiuso su se stessa. La Germania unita, con i suoi 80 milioni di abitanti, il suo territorio serrato, la sua natalità tra le più basse del mondo, non sarà sempre che una grande potenza media, anche quando avrà finito l’ immenso compito dello sviluppo dei Lander dell’ ex DDR. L’ idea che un tale paese possa mantenere un ruolo indipendente nel gioco delle superpotenze vere del XXI secolo si situa al di là delle frontiere del realismo, anche se può costituire in se stessa una realtà””. (pag 924) “”In breve, la Germania unita è allo stesso tempo forte e dipendente. Questa dipendenza verso i suoi partners di tutti i generi è creatrice di solidarietà che si oppongono alle tendenze indipendentiste e alle illusioni neutraliste.”” (pag 925) “”Perciò come dice in modo eccellente Edgar Morin, che si tratti di Stati-nazione dell’ Europa o dell’ insieme dei popoli della Terra: l’ umanità intera è ormai spinta alla scelta tra l’ associazione o la barbarie. Una barbarie che condurrà dritto – e rapidamente, all’ autodistruzione generale””. (pag 926)”,”GERx-092″
“ROVAN Joseph a cura; saggi di Michel HUBERT Roland EDIGHOFFER René LASSERRE Manfred GANGL Ingeborg SCHWARZ Hans Manfred BOCK Gilbert KREBS Eva CARSTANJEN Marc THURET”,”La social-democratie dans l’Allemagne imperiale.”,”Contiene i paragrafi: ‘La critique du réformisme par Karl Marx et Frédrich Engels (pag 153-), ‘La révision de la théorie de Marx par Eduard Bernstein’, ‘La critique du révisionnisme par Rosa Luxemburg et Karl Kautsky’, ‘La révision de la dialectique marxiste’, in capitolo di Manfred GANGL ‘La querelle du révisionnisme au sein de la social-démocratie allemande’ (pag 151-169) “”Engels en vint même à placer ses espoirs dans la loi antisocialiste de Bismarck (‘Gesetz gegen die gemeingefährlichen Bestrebungen der Soziademokratie, 1878): elle aiderait le parti à se débarrasser de ses illusions sur la “”lutte lègale”” et la “”voie parlementaire”” et le pousserait à une orientation plus révolutionnaire. Mais les propositions concernant l’orientation politique du ‘Sozialdemokrat’, futur journal du parti en exil, qui avaient été formulées entre autres par Eduard Bernstein, allaient dans un sens diamétralement opposé. “”C’est maintentant sous la pression de la loi contre les socialistes que le parti doit montrer qu’il n’est pas prêt à prendre le chemin sanglant de la révolution violente, mais celui de la légalité, c’est-à-dire de la réforme”” (1). Marx et Engels virent dans ces propositions l’abandon de toute opposition radicale au profit de “”rapiéçages réformistes et petits-bourgeois””. Bien que finalement le parti, lors de son congrès en exil, en 1880, eût aussi admis les formes de lutte illégales en supprimant la mention “”légal”” du passage concerné du programme de Gotha, il exclut les militants anarchistes qui rejetaient catégoriquement les formes de lutte légales. Quant aux “”Jeunes”” de l’opposition de gauche, ils se révoltaient également contre l’autoritarisme et le “”réformisme petit-bourgeois”” du groupe parlementaire au ‘Reichstag’ – ce qui n’empêcha pas Engels de critiquer leur impatience révolutionnaire en leur signifiant qu’ils feraient mieux de placer leur confiance dans la “”lutte fraîche et joyeuse du prolétariat contre la loi antisocialiste et dans le fait que l’essor économique saperait de plus en plus vite la base de l’élément petit-bourgeois”” (2). Après avoir condamné les tendances gauchistes des “”Jeunes””, cette “”révolte d’étudiants””, et leur “”marxisme volontairement déformé””, Engels intervint de nouveau contre la direction du parti en critiquant le projet de programme élaboré après l’abrogation de la loi antisocialiste en 1890 et finalement adopté à Erfurt en 1891. Bien que Karl Kautsky se soit chargé d’en rédiger la partie théorique, ce qui représentait une victoire de l’aile marxiste sur le courant lassaléen, la partie pratique formulée par Eduard Bernstein avait fait d’importantes concessions au réformisme. Engels saisit alors l’occasion de “”fustiger l’idée de laisser se développer la vieille saloperie capitaliste pour arriver à une société socialiste”” (Engels, M/E, p. 517) – et de souligner, comme Marx vis-à-vis du programme de Gotha, que les revendications politiques du programme d’Erfurt ne seraient compatibles qu’avec une constitution démocratique et républicaine”” [Manfred Gangl, La querelle du révisionnisme au sein de la social-démocratie allemande] [in ‘La social-democratie dans l’Allemagne imperiale’, a cura di Joseph Rovan, 1985] (pag 154-155) (1) Cit. d’après M/E, p. 385sq. (lettre circulaire de Marx et Engels à W. Liebknecht, Bracke et al. du 17-18/9/1879 (2) Engels MEW 22, p. 84″,”MGEx-221″
“ROVATTI Pier Aldo”,”Critica e scientificità in Marx. Per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser.”,”ROVATTI (1942) si è laureato con Enzo PACI all’Univ degli Studi di Milano. Si è occupato di rapporti tra marxismo e fenomenologia.”,”MADS-155″
“ROVATTI Pier Aldo a cura”,”Dizionario Bompiani dei Filosofi contemporanei.”,”ROVATTI (1942) si è laureato con Enzo PACI all’Univ degli Studi di Milano e attualmente insegna storia della filosofia contemporanea all’ Università di Trieste. Si è occupato di rapporti tra marxismo e fenomenologia: – ROVATTI Pier Aldo, Critica e scientificità in Marx. Per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser. FELTRINELLI. MILANO. 1973 pag 205″,”REFx-070″
“ROVATTI Pier Aldo TOMASSINI Roberta VIGORELLI Amedeo”,”Bisogni e teoria marxista.”,”ROVATTI Pier Aldo TOMASSINI Roberta VIGORELLI Amedeo Contiene il saggio di Amedeo Vigorelli: ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx (pag 173-246) “”Dalla crisi come “”errore di calcolo”” all’armonicismo economico, che evidenzia la capacità capitalistica a mettere in atto le “”controtendenze”” necessarie, l’ideologia borghese esalta la parte “”sana”” del capitale contro le sopravvivenze parassitarie e la speculazione. A questa visione dicotomica Marx contrappone il carattere unitario della produzione borghese, quale si rivela appunto nella crisi: “”nella crisi generale di sovrapproduzione la contraddizione non è tra le diverse specie di capitale produttivo, ma tra capitale industriale e capitale di prestito, ossia tra il capitale direttamente coinvolto nel processo di produzione e il capitale che compare in forma (relativamente) autonoma come denaro al di fuori di esso”” (K. Marx, Lineamenti , II, p. 16). Alla tesi socialista di una ‘produzione proporzionata’, Marx contrappone la necessità delle sproporzioni come tendenza altrettanto inevitabile: “”se la tendenza del capitale è quella di ripartirsi in giuste proporzioni, sua necessaria tendenza – dal momento che stimola senza limiti pluslavoro, superproduttività, superconsumo, ecc. – è altrettanto ‘quella di andare al di là della proporzione'”” (Ibid., II, p. 17). L”excursus’ dei ‘Grundrisse’ sembra dunque confermare quanto Marx scrive altrove sulle ‘crisi da sproporzioni’. Ma rispetto al ‘Capitale’ troviamo una formulazione meno rigida della tendenza”” [Amedeo Vigorelli, ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx’] [(in) Pier Aldo Rovatti, Roberta Tomassini, Amedeo Vigorelli, Bisogni e teoria marxista, 1977] (pag 220-221) “”L’interesse di Marx per la ‘crisi’ nei ‘Grundrisse’ è la diretta espressione di un bisogno di organizzazione e di militanza politica che torna a manifestarsi dopo la crisi dei primi Anni Cinquanta. Se nel ritirarsi dalla lotta politica per rientrare nella stanza di studio Marx aveva dichiarato: “”una nuova rivoluzione è possibile soltanto in seguito a una nuova crisi. Ma è anche altrettanto sicura quanto questa””; ora che le prime avvisaglie della crisi monetaria si sono trasformate in un ‘general downbreak’ della produzione borghese, l’esigenza di una “”apparizione in pubblico”” è divenuta una precisa esigenza politica. Ma rispetto alle indicazioni contenute in ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, i ‘Grundrisse’ presentano accenti nuovi e offrono elementi per una più matura teoria dell’organizzazione. Oltre a un giudizio più articolato sulla società borghese (che si esprime già negli articoli della ‘New York Daily Tribune’, assieme a una nuova consapevolezza internazionalistica) (90) troviamo le premesse teoriche per un discorso sulla maturità del comunismo. Se lo sviluppo degli Anni Cinquanta ha tolto ogni prospettiva politica tanto alla illusione democratica quanto alla via cospirativa, la rivoluzione del capitale ha preparato un terreno di scontro più avanzato, in cui si affrontano la società del capitale, unificata dal mercato mondiale in misura prima sconosciuta, da un lato e il lavoro astratto dall’altro, e che richiede nuove soluzioni di partito. Se ‘Le lotte di classe in Francia’ contenevano una ‘teoria della spontaneità’ in qualche modo legata a una fase ormai superata dello sviluppo del capitale, i ‘Grundrisse’ leggono nella tendenza ormai dispiegata le premesse di una ‘teoria del comunismo’. Il richiamo alla funzione pedagogica della sconfitta rivoluzionaria e alla necessità di una “”lunga marcia”” del proletariato rivoluzionario dentro la società del capitale, che gli scritti storico-politici dei primi Anni Cinquanta registravano, lasciano il posto nei ‘Grundrisse’ all’anticipazione di un ‘bisogno di comunismo’ ormai presente in tendenza. Se al processo di Colonia Marx ed Engels sottolineavano l’immaturità del proletariato tedesco, nella ripresa dei rapporti di Marx con Lassalle per la pubblicazione della sua “”Economia””, si legge l’ansia di riproporsi allo stesso pubblico tedesco nella maturità di un progetto strategico che deve bruciare le tappe di fronte all’incalzare della crisi”” [Amedeo Vigorelli, ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx’] [(in) Pier Aldo Rovatti, Roberta Tomassini, Amedeo Vigorelli, Bisogni e teoria marxista, 1977] (pag 215-216) “”Rispetto a questa tematica risulta decisiva l’interpretazione del celebre “”frammento sulle macchine””, in cui Marx si spinge ad esplorare la tendenza storica nella sua massima tensione dialettica, fino a ipotizzare un passaggio ‘diretto’ dal capitalismo al comunismo. E’ proprio il “”frammento”” a rivelare le ambiguità del discorso del III libro del ‘Capitale’ sul regno della necessità e il regno della libertà. L’applicazione al “”frammento”” delle più mature categorie del ‘Capitale’ (che è stata tentata da alcuni, con evidenti limiti ideologici), ne suggerisce infatti una lettura in chiave oggettivistica, che giunge infine a delle conclusioni contraddittorie. Da un lato l’ideologia del progresso (e quindi della neutralità) delle forze produttive, l’idea di un fiorire spontaneo della libertà sulla necessità dominata che, nella prospettiva di una transizione diretta al comunismo già dentro il capitalismo, appare garantito dalle stesse potenzialità positive della tecnica e dell’automazione. Dall’altro l’utopia di un libero sviluppo della individualità che, nella stessa prospettiva di un passaggio diretto dal capitalismo al comunismo, appare priva di ogni concreta fondazione materialistica e quindi come salto, utopia o, peggio, retorica umanistica. L’inapplicabilità al “”frammento”” della dialettica necessità-libertà così come si configura nel III libro del ‘Capitale’, risulta anzitutto dal diverso contesto di discorso che relativamente alla tematica del comunismo le due versioni forniscono. E’ stato detto che nei ‘Grundrisse’ Marx tiene ferma un’idea di autorealizzazione dell’individuo, di universalità di stampo quasi goethiano, che nel ‘Capitale’ vien meno (cfr A. Heller, op. cit., p. 119). Non si tratta semplicemente di un’eredità utopistica della ‘Ideologia Tedesca’ (l’uomo cacciatore, pescatore, pastore, critico ecc.), che verrebbe superata nell’opera definitiva, ma di una diversa concezione del comunismo e del sistema dei bisogni ad esso corrispondente. L’idea di comunismo cui i ‘Grundrisse’ (e in parte la ‘Critica del programma di Gotha’) fanno riferimento, implica non solo la fine dello sfruttamento capitalistico, ma una trasformazione radicale del ‘modo’ dell’attività produttiva e della stessa struttura dei bisogni. Cessa l’egemonia del lavoro fisico e astratto su quello mentale, e con essa la sussunzione dell’individuo sotto una forma sociale di divisione del lavoro. Cessa la distinzione tra lavoro necessario e pluslavoro (che non ha più senso per l’individuo), e un lavoro sempre più ricco e complesso (‘travail attractif’) diventa un ‘bisogno vitale’ per l’individuo e per la società: “”il risparmio di tempo di lavoro equivale all’aumento di tempo libero, ossia del tempo dedicato allo sviluppo pieno dell’individuo, sviluppo che a sua volta reagisce, come massima produttività, sulla produttività del lavoro (…) il tempo libero – che è sia un tempo di ozio che tempo per attività superiori – ha trasformato naturalmente il suo possessore in un ‘soggetto diverso’, ed è in questa veste di soggetto diverso che egli entra poi anche nel processo di produzione immediato. Il quale è, insieme, disciplina, se considerato in relazione all’uomo che diviene, ed esercizio, scienza sperimentale, scienza materialmente creativa e oggettivantesi, se considerato in relazione all”uomo divenuto’, nel cui cervello esiste il sapere accumulato della società”” (K. Marx, Lineamenti, II, p. 410). Ben diversa è la prospettiva che emerge dal secondo e terzo libro del ‘Capitale’, dove è proprio la possibilità di distinguere (da parte della società dei produttori associati) tra il lavoro socialmente necessario e il pluslavoro, che fonda il passaggio comunista dalla necessità alla libertà. Questa prospettiva (apparentemente più realistica) si fonda sull’ipotesi di una riduzione di tutto il lavoro sociale a ‘lavoro semplice’, come tale misurabile ancora in unità di tempo, in qualche modo esclusa dal “”frammento””. In questa seconda ipotesi, il permanere di una sfera di necessità (il lavoro come ‘dovere sociale’ riconosciuto), accanto e come base del regno della libertà, risulta comprensibile”” (pag 226-228) [Amedeo Vigorelli, ‘Politica e filosofia nei “”Grundrisse”” di Marx’] [(in) Pier Aldo Rovatti, Roberta Tomassini, Amedeo Vigorelli, Bisogni e teoria marxista, 1977]”,”TEOC-609″
“ROVATTI Pier Aldo”,”Critica e scientificità in Marx. Per una lettura fenomenologica di Marx e una critica del marxismo di Althusser.”,”Pier Aldo Rovatti (1942) si è laureato con Enzo Paci all’Università degli Studi di Milano. Si è occupato di rapporti tra marxismo e fenomenologia pubblicando saggi su Sartre, Husserl, Trna Duc Thao, Marcuse, Althusser. Ha fatto parte del comitato di direzione della rivista ‘Aut Aut’. E’ autore pure di ‘La dialettica del processo’ (Milano, 1969).”,”TEOC-173-FF”
“ROVELLI Marco”,”Lavorare uccide.”,”ROVELLI Marco (Massa, 1969) ha pubblicato nel 2006 ‘Lager italiani’. E’ un musicista, autore di canzoni e narratore, poeta. L’autore cita il ‘Rapporto annuale sull’andamento infortunistico’ dell’ INAIL “”Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8100 addetti: questi i calcoli del rapporto Eurispes. Che dà altri dati chiave. L’età media di chi muore sul lavoro è di trentasette anni. Le donne sono una su quattro infortunati, il 7,7 delle morti.”” (pag 222) Incidenti mortali per paese. 2004 Italia 944 Francia 743 Germania 804 Gran Bretagna 215 Spagna 695 1994 Italia 1325 Francia 928 Germania 1542 Gran Bretagna 260 Spagna 1133 fonte Eurostat reperibili su www. liberarete.it”,”CONx-184″
“ROVELLI Riccardo”,”Macroeconomia Europea. Guida allo studio della macroeconomia di Mankiw.”,”Riccardo Rovelli è professore di Economia dell’integrazione europea e di Economia monetaria all’Università di Bologna, dove insegna dal 1997.”,”ECOT-153-FL”
“ROVERI Alessandro”,”Dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo. Capitalismo agrario e socialismo nel Ferrarese (1870-1920).”,”ROVERI Alessandro (Cattolica 1929) è docente di storia moderna e contemporanea presso l’ Università di Roma. Ha collaborato fin dai primi numeri alla rivista ‘Critica storica’. COmandata fra il 1965 e il 1970 presso l’ Istituto Storico italiano per l’ età moderna e contemporanea, che lo ha incaricato di pubblicare i carteggi relativi alla diplomazia romana del 1814-15.”,”MITT-093″
“ROVERI Alessandro”,”Giovinezza e amori di Anna Kuliscioff. Romanticismo e socialismo di una grande femminista.”,”””Il più stupido di tutti gli errori si ha quando delle teste giovani e assennate credono di perdere la loro originalità riconoscendo il vero che è già stato riconosciuto da altri””. Goethe “”Mentre i suoi compagni lottavano vittoriosamente alla Camera contro i progetti liberticidi del governo, Filippo (Turati), grazie a un nuovo indulto, uscì dal carcere il 4 giugno 1899. Si rimise subito al lavoro nelle stanze di “”Critica Sociale”” accanto ad Anna (Kuliscioff), e nel riprender in mano la penna pensò al monaco spagnolo docente di teologia che, restituito a libertà dopo lunghi anni vissuti in una fortezza araba, subito era risalito in cattedra e “”riaperto il testo alla pagina a cui lo aveva lasciato prima del sofferto sequestro di persona, aveva ripreso tranquillamente il suo dire colla consueta formula introduttiva: ‘Heri dicebamus’.”” (pag 71)”,”MITS-287″
“ROVERI Alessandro”,”Il socialismo tradito. La sinistra negli anni della guerra fredda.”,”Alla memoria di Tristano CODIGNOLA ROVERI Alessandro insegna storia del Risorgimento presso l’ Università di Ferrara. Tra le sue pubblicazioni più recenti: ‘Le cause del fascismo. Origini storiche del regime reazionario di massa in Italia e Germania’ (Bologna, 1985), ‘Da Versailles ad Hitler. Breve storia della repubblica di Weimar’ (Milano, 1991), ‘Giovinezza e amori di Anna Kuliscioff’ (1993). “”Checché ne pensassero i liberali del Mondo, tra il 4 e l’ 8 dicembre 1949 , nel Congresso di riunificazione di Firenze, Codignola, Calamandrei, Valiani, Garosci, Vittorelli, Silone, Romita, Mondolfo, Faravelli, Zagari, Noventa, Matteo Matteotti, Giorgio Spini, Valcarenghi e Vassalli, per dire soltanto dei più noti, fondarono il Partito Socialista Unitario (PSU). Furono giornate memorabili, per i loro protagonisti, e per tutti i democratici che li seguivano di lontano. Giungevano a convivenza organizzativa le tradizioni e i percorsi che, nelle loro diverse, tormentate vicissitudini passate, rappresentavano l’ aristocrazia della sinistra italiana democratica e progressista, quella che non aveva accettato compromessi né subito ricatti, e della quale purtroppo il paese, prima ancora che i convitati di pietra del PSLI, non si dimostrò degno: il liberalsocialismo, l’ europeismo socialista, la tradizione riformista di Turati e di Anna Kuliscioff, l’ umanesimo laico, l’ autonomismo socialista, Giustizia e Libertà. E non era per caso che sulla parete di fondo della sala comunale del congresso campeggiasse un grande ritratto di Carlo Rosselli. Si trattava, certo, di una nobile accademia di intellettuali che, anche se i Romita e i Matteotti e i Mondolfo avevano collaudati rapporti con la base operaia, era ancora priva di quel seguito di massa proletaria e piccolo-borghese che Panfilo Gentile giudicava utopistica (anche perché era interessato a contendere al PSU il consenso delle classi medie). Ma tra il rinunciatario servilismo di Saragat nei confronti della DC e il rinunciatario servilismo di Nenni nei confronti del PCI, lo spazio c’era.”” (pag 84-85)”,”ITAC-098″
“ROVERI Alessandro; testi antologici di A. GRAMSCI F. SIRUGO A.C. JEMOLO G. GENTILE A. OMODOEO G. CANDELORO D. MACK SMITH”,”Camillo Benso di Cavour.”,”Testi antologici di A. GRAMSCI F. SIRUGO A.C. JEMOLO G. GENTILE A. OMODOEO G. CANDELORO D. MACK SMITH ROVERI Alessandro libro docente di storia contemporanea incaricato di storia moderna nell’Università di Ferrara (1977). Ha scritto ‘Dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo’, ‘La Santa Sede tra Rivoluzione francese e Restaurazione’, ‘Le origini del fascismo a Ferrara’ ecc.”,”ITAB-286″
“ROVERI Alessandro VUILLEUMIER Marc relazioni; GALBIATI Piera BRAVO Gian Mario DEGL’INNOCENTI Maurizio SERENI Umberto ANTONIOLI Maurizio FURIOZZI GianBiagio SANTI Fedele REGGIANI Gino comunicazioni; PROCACCI Giuliano BARBADORO Idomeneo ARBIZZANI Luigi RIOSA Alceo CASALI Luciano BRAVO Gian Mario interventi; Alessandro ROVERI conclusioni”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia nel periodo della Seconda Internazionale.”,”Il saggio di M. Vuilleumier è in francese.”,”MITT-195″
“ROVERI Alessandro”,”Le origini del fascismo a Ferrara, 1918-1921.”,”Nato a Cattolica nel 1929, Alessandro Roveri si è laureato a Bologna in Lettere moderna. Ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Ferrara (1974). Ha pubblicato due volumi di documenti diplomatici per l’Istituto Storico Italiano per l’età moderna e contemporanea. Il fascismo agrario e la demogogia agraria”,”ITAF-008-FP”
“ROVIGHI Alberto, Gen.D., con la collaborazione di Pier Luigi BERTINARIA, Col.s.SM”,”Esperienze di guerra rivoluzionaria. Il conflitto civile greco (1946-1949).”,”Contiene il paragrafo: I Capi politici e militari del KKE (pag 49) “”Marcos Vaphiadis è stato indubbiamente la figura migliore del movimento rivoluzionaro greco. (…) Ma, al dunque, egli non riuscirà ad influenzare sensibilmente gli avvenimenti: come politico egli non aveva grande influenza nel Partito che risultava tutto di Zachariadis; come militare doveva cercare di attuare direttive e decisioni in cui non credeva; infine; veniva allontanato dal Comando e non veniva fisicamente eliminato solo per la fama precedentemente acquistata.”” (pag 50) Marcos o Markos Vaphiadis o Vafeiadis Bibliografia: – General Markos by Dragan Kljakic ( Book ) Apomnemoneumata by Markos Vapheiades( Book ) – General Markos : zasto me Staljin nije streljao? by Jovan Popovski ( Book ) – Apomnemoneumata by Markos Vapheiades ( Book ) – Izgubljena pobeda Generala Markosa : gra’anski rat u Grckoj 1946-1949 i KPJ by Dragan Kljakic ( Book ) (f. worldcat.org)”,”GREx-008″
“ROW Thomas”,”Il nazionalismo economico nell’Italia liberale. L’Ansaldo, 1903-1921.”,”Thomas Row è assistant professor di storia contemporanea presso il Bologna Center della Johns Hopkins University ‘La creazione della Banca italiana di Sconto rappresentò il punto di convergenza tra il movimento nazionalista e i gruppi di interesse che confluirono nella formazione della banca. La conseguenza fu la nascita di un potente blocco politico-industriale che legava insieme nazionalisti, Banca di Sconto e Ansaldo, ma che ricomprendeva anche politici dell’area liberale, come ad esempio Nitti, che condivideva le teorie della produzione dei primi. La fondazione della Banca di Sconto costituiva, sia in termini politici che economici, una sfida diretta per la Banca Commerciale. Insieme al Credito italiano, la Commerciale dominava il capitale finanziario industriale dell’intera penisola. Attorno al 1910, la grande banca milanese possedeva, da sola, il 40% circa del valore complessivo del credito industriale. Dato il carattere estremamente concentrato dei mercati finanziari italiani, «le due grandi banche erano le prime a scegliere i clienti, e le altre erano costrette a prendere ciò che rimaneva» (42). La Banca Commerciale e il Credito Italiano svolsero un ruolo-chiave nello sviluppo dell’industria pesante italiana, grazie soprattutto alla loro brillante gestione, agli stretti legami con i mercati finanziari internazionali e ad una larga base di capitale. La Commerciale regnava sovrana in due settori importanti come quello dell’elettricità e dell’acciaio. Dopo la riorganizzazione della produzione italiana dell’acciaio, avvenuta nel 1911, l’intero settore rimase praticamente nelle mani della Commerciale; così che, nel 1916, l’ingegnere nazionalista Pietro Lanino poteva affermare: “”Se si fa eccezione del solo gruppo ligure Ansaldo, il quale forma corpo attivo in sé, con indirizzo arditamente suo proprio, si può dire che tutta la nostra industria siderurgica si raccolga così sotto il controllo della Banca Commerciale Italiana, collegata in questo al Credito Italiano”” (43). La Banca Italiana di Sconto, esattamente come il suo predecessore, la Società Bancaria, dovette lottare contro l’egemonia della Banca Commerciale in un mercato interno molto ristretto. Essa era tra quelli che dovevano scegliere i loro clienti «tra quelli che rimanevano». Se la «fazione della Commerciale comprendeva la classe dirigente industriale e i leader autoritari e rispettati dell’industria, i cui consigli venivano tenuti nel debito conto dal governo», la Banca di Sconto doveva basarsi sulla «nuova plutocrazia di fabbricanti d’armi, imprenditori, speculatori e dubbi avventurieri che operavano nella zona d’ombra tra l’industria e la politica» (44). La creazione della Banca di Sconto rappresentava anche una sfida di natura politica per la Banca Commerciale. Nell’Italia liberale era difficile tracciare una distinzione netta tra puri interessi economici e politici. Era soprattutto l’industria pesante a dipendere dallo stato per quanto riguardava commesse, sussidi e protezione; i politici, in cambio, ricevevano spesso ingenti somme per campagne elettorali, quotidiani e «scopi speciali» (45)’ (pag 103-104)] [(42) J.S. Cohen, ‘Financing Industrialization in Italy, 1894-1914: The Partial Transformation of a Late-Comer’, in Journal of Economic History, 27, 1967, p. 369; (43) P. Lanino, ‘La Nuova Italia industriale’, Roma, L’Italiana, 1916, vol. 1, Industrie metallurgiche, combustibili ed energia elettrica. Industrie estrattive, p. 20; (44) A. Lyttelton, ‘The Seizure of Power’, cit., pp. 206-207; (45) R. Webster, ‘Industrial Imperialism’, cit., pp. 145-151] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOG-113&#8243;
“ROW Thomas”,”Il nazionalismo economico nell’Italia liberale. L’Ansaldo, 1903-1921.”,”Thomas Row è assistant professor di storia contemporanea presso il Bologna Center della Johns Hopkins University 1911-1915. La fine dell’avventura turca (pag 84-90) “”Le imprese dell’Ansaldo nell’impero ottomano non avevano mai goduto di questo tipo di appoggio da parte della classe dirigente italiana. I Perrone reagirono rabbiosamente. Il cartello stava per accaparrarsi la posizione che apparteneva “”di diritto”” all’Ansaldo”” (pag 89)”,”ITAE-039-FP”
“ROWBOTHAM Sheila”,”Esclusa dalla storia. Trecento anni di lotte della donna per sua liberazione.”,”ROWBOTHAM Sheila (Leeds, 1943) milita da dieci anni nel movimento socialista inglese (1977) Contiene tra gli altri i capitoli: – La condizione delle operaie nel diciannovesimo secolo – Donne e sindacati – Socialismo, famiglia e sessualità”,”DONx-063″
“ROWBOTHAM Sheila”,”Esclusa dalla storia. Trecento anni di lotte della donna per la sua liberazione.”,”Sheila Rowbotham (Leeds 1943) milita dal 1967 nel movimento socialista inglese. Ha scritto libri sull’emancipazione femminile tra cui ‘Donne, resistenza e rivoluzione’, Torino, 1976. “”Il vecchio dibattito sul controllo demografico continuò nella seconda metà del diciannovesimo secolo, sempre all’interno del sostegno o dell’opposizione alle idee di Malthus riguardo al fatot che esistesse una legge che faceva aumentare la popolazione più rapidamente delle risorse economiche. Marx ed Engels erano fermi avversari dello «spregevole Malthus». Essi ripetevano continuamente che non esistevano leggi economiche astratte ma soltanto leggi storiche valide in particolari forme di società. Sebbene scrivesse a Kautsky nel 1881 che era possibile che in un determinato stadio della società comunista il numero degli individui divenisse tanto elevato da far sí che la società dovesse «regolare la produzione di esseri umani, proprio come è già arrivata a regolare la produzione di beni», Engels sottolineava che questa regolazione avrebbe dovuto essere controllata dagli individui stessi e non imposta loro dall’esterno: «Spetta agli stessi appartenenti alla società socialista decidere se, quando e come ciò debba essere fatto e quali mezzi essi desiderino utilizzare allo scopo» (1)”” [Sheila Rowbotham, ‘Esclusa dalla storia. Trecento anni di lotte della donna per la sua liberazione’, Editori Riuniti, Roma; 1977] [(1) Lettera di Engels a Kautsky del 1° febbraio 1881, in K. Marx F. Engels, ‘Werke’, Band 35, Berlin, 1967, p. 151]”,”MUKx-001-FGB”
“ROWBOTHAM Sheila”,”Donne, resistenza e rivoluzione. Una analisi storica per una discussione attuale.”,”Sheila Rowbotham è nata a Leeds nel 1943. Insegna alla Workers’ Education Association e fa parte del Women’s Liberation Workshop. Sta scrivendo un libro sulle donne in Gran Bretagna negli ultimi trecento anni, e un altro sulla posizione della donna nel capitalismo moderno In questo libro Sheila Rowbotham esamina gli attuali rapporti fra movimento di liberazione della donna e sinistra rivoluzionaria attraverso una precisa analisi storica. L’autrice segue il risveglio femminista dalle prime eresie religiose al puritanesimo, esamina l’influenza di scrittrici come Madame de Staël, Flora Tristan, Mary Wollstonecraft e Margaret Fuller, considera gli effetti della rivoluzione industriale e dello sviluppo del sindacato sulla condizione femminile, esamina la condizione della donna nel pensiero marxista e la sua condizione nella Cina e nella Russia di oggi, e studia infine l’imegno delle donne nella resistenza all’imperialismo in Algeria, Cuba e Vietnam’ (4° di copertina) “”Nell’opera ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844 Marx sviluppò un tema di discussione generale nella letteratura utopistica socialista sulla liberazione della donna, ma espresso da Fourier in una ben nota forma. Questo era il nesso fra l’emancipazione della donna e lo sviluppo storico generale della società: «Il rapporto immediato, naturale, necessario dell’uomo con l’uomo è anche il ‘rapporto’ del ‘maschio’ con la ‘femmina’… Così in questo rapporto ‘appare’ in modo sensibile, cioè ridotto ad un ‘fatto’ d’intuizione, sino a qual punto per l’uomo l’essenza umana sia diventata natura o la natura sia diventata l’essenza umana dell’uomo. In base a questo rapporto si può dunque giudcare interamente il grado di civiltà cui l’uomo è giunto. Dal carattere di questo rapporto si ricava sino a qual punto ‘l’uomo’ come ‘essere appartenente ad una specie’ si sia fatto ‘uomo’, e si sia compreso come ‘uomo’. In questo rapporto si mostra ancora sino a che punto il ‘bisogno’ dell’uomo sia diventato bisogno ‘umano’, e dunque sino a che punto ‘l”altro’ uomo in quanto uomo sia diventato per lui un bisogno, ed egli nella sua esistenza più individuale sia ad un tempo comunità (1). (…) Seguendo Fourier, Marx vide a questo punto la posizione della donna piuttosto come un indice storico della capacità degli esseri umani di essere coscienti, e perciò di saper dominare l’ambiente esterno, una misurazione precisa del cammino sociale dallo stato di bisogno verso la libertà. Ma il tipo di rapporto esistente fra goi esseri umani era un aspetto dalla loro alienazione dalla natura e fra loro stessi. (…) Marx riteneva che, eliminata la dipendenza economica dall’uomo, favorita dal capitalismo, in un regime comunista sarebbe stato possibile un nuovo e più sincero rapporto umano. Respinse con decisione i principi di quei «comunisti politicamente immaturi» che intendevano il comunismo come la possibilità di possedere le donne in comune, poiché in questo modo non si faceva che sostituire la proprietà pubblica a quella privata. Egli sapeva che in entrambi i casi l’evoluzione umana della donna sarebbe stata impedita. Engels ripeté molto chiaramente questa idea nella sua opera ‘I fondamenti del comunismo’ che costituì l’abbozzo del ‘Manifesto del partito comunista’, e fu scritto nel 1847 (…)”” (pag 70-72)”,”DONx-089″
“ROWLEY Anthony”,”Evolution économique de la Russie du milieu du XIXe siècle a 1914.”,”ROWLEY Anthony agrégé de l’Université Assistant à l’Institut d’Etudes politiques de Paris. Controversie sullo sviluppo del capitalismo in Russia. “”L’essor industriel des années 1890 et la politique de Witte démentent les hypothèses avancées par le populistes. Faut-il pour autant, comme le pense A. Gerschenkron (8), considérer que l’intelligentisa russe effectue une volte-face complète et accepte la nécessité d’une industrialisation nationale? En fait, comme le souligne Engels (9) dés 1892 dans un article de l’Almanach du parti ouvrier puis dans une lettre à Danielson (Nikolaïon), le capitalisme a pris en Russie un caractère irréversible et “”la communauté agraire ne peut être qu’une exception progressive, mais toujours une exception””. Il s’agit donc moins d’un revirement que de la prise de conscience d’une nécessité que l’on peut dater des suites de la Guerre de Crimée et de la mise en place du protectionnisme. La signification du protectionnisme se trouve à nouveau inversée: loin d’être un aveu d’incapacité à susciter une industrie moderne, le protectionnisme en devient une des conditions nécessaires puisque le choix se réduit alors à un développement inévitable dont il importe de décider s’il s’opérera par l’industrie étrangère ou par l’industrie nationale. Les ouvrages de Struve, ‘Notes critiques sur le développement économique de la Russie’ (1894), et de Lénine, ‘Le développement du capitalisme en Russie’ (1898), donnent la mesure du bouleversement qui se produit: désormais, le processus de commercialisation de l’agriculture et de l’industrie tiennent le rôle déterminant dans le développement du pays. Loin d’être un produit du protectionnisme et des dépenses de guerre, l’industrialisation a perdu son caractère artificiel dénoncé par les populistes. Est-ce à dire que les intellectuels ont envisagé un modèle de développement économique adapté à la situation russe? La réponse est très délicate et il ne nous appartient pas de proposer une réponse tranchée. A lire les analyses de Plekhanov, du groupe des marxistes-légaux (Struve, Bulgakov, Tugan-Baranovskij) et de Lénine, on reste cependant frappé de constater combien ces réflexions aboutissent à une conclusion analogue: la nécessité d’élargir le marché pour asseoir le développement du capitalisme en Russie. Déjà les articles de Nikolaï-on dans ‘La Richesse russe’ du janvier 1895 justifient ‘a contrario’ le recours au marché extérieur puisque Nikolaï-on fait reposer le retard économique de la Russie sur le carcan protectionniste. De même Tugan-Baranovskij, dans une controverse célèbre avec Rose Luxembourg sur la nature de l’impérialisme, avance-t-il la necessité d’une conquête de marchés occidentaux par la Russie, sorte d’alignement tardif du comportement russe sur le modèle européen. Toutefois le livre de Lénine sur le développement du capitalisme en Russie fournit probablement les arguments les plus décisifs sur le lien entre marché intérieur et capitalisme. L’originalité de l’analyse réside dans la différenciation entre enrichissement et ouverture du marché: pour Lénine, la modernisation agricole et industrielle crée les conditions d’un développement du marché même si la majorité de la population s’appauvrit. La concomitance existant entre la consommation en capital de la bourgeoisie et la consommation en marchandises et en moyens de production de la paysannerie expliquerait le développement intense du marché des cotonnades industrielles. Malgré la concordance des analyses, le problème ne nous semble pas résolu pour autant. Certes, le niveau du pouvoir d’achat de la paysannerie russe n’a pas constitué un obstacle au développement du capitalisme. Les calculs effectués par V.E. Varzar tendent à montrer que la réduction de l’autoconsommation agricole et la substition progressive de la consommation industrielle à la place de la consommation agricole ont constitué des facteurs décisifs de modernisation: Indice de la consommation (10) (en volume). Accroissement global 1890 100 1900 139.5 1910 177.3 1913 207.2 Accroissement par tête 1890 100 1900 120.1 1910 128.9 1913 142.0 Produits industriels 1890 100 1900 223.0 1910 280.0 1913 – Produits agricoles 1890 100 1900 110.0 1910 144.0 1913 – L’évolution des indices agricoles est doublement significative: leur poids s’avère essentiel dans le rythme d’accroissement de la consommation et surtout, leur redressement et leur stabilisation à un niveau de croissance comparable à celui des indices industriels incite à s’interroger sur la validité des schémas de croissance proposés par l’intelligentsia. Ni la prolétarisation des masses paysannes décrite par Lénine, ni la destruction des structures d’emplois traditionnelles de l’agriculture dénoncée par les populistes ne permettent de savoir s’il était possible de concilier la structure agraire prédominante de l’économie russe et la plasticité d’emplois requise par le développement économique. On peut tout autant interpréter les résultats statistiques comme la preuve d’un transfert en voie de réussite ou comme un progrès incertain, ce que tendrait à montrer le relatif blocage de la consommation industrielle après 1900. En définitive, la question essentielle, soulevée par Marx dans le ‘Manifeste communiste’, demeure donc posée: le développement économique de la Russie passe-t-il par la maximisation radicale de la productivité marginale de l’emploi? En ce sens, le heurt des doctrines témoigne de la situation particulière de la Russia à la fine du XIXe siècle et de l’inachèvement des traits constitutif d’une révolution industrielle”” [Anthony Rowley, Evolution économique de la Russie du milieu du XIXe siècle a 1914, Paris, 1982] [(8) A. Gerschenkron, ‘Economic Backwardness in Historical Perspective’, Harvard U.P. , 1962, p. 183; (9) ‘Correspondance de F. Engels’, Ed. Sociales, Paris, 1959, t. 3 et ‘Lettres sur le Capital’, n° 215; (10) Indice calculé d’après un panier de 35 produits agricoles et industriels. Le volume de la consommation est ici calculé en prix 1913. On notera d’autre part que les estimations de Varzar ne sont pas absolumetn fiables car s’y trouvent inclus des produits intermédiaires. Source: P.P. Maslow, ‘Kriticheskii analiz burzhnazhykh statisticheskich publikatsii’, Moscou, 1955, p. 458-60 et A. Kahan, Cambridge Economic History, art. cit., p. 292] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”RUSx-174″
“ROY Samaren”,”India’s First Communist.”,”Samaren ROY (1919) incontra M.N. ROY (tra i due non c’è nessun rapporto di parentela) per la prima volta nel 1939 quando M.N ROY era impegnato nel formare una giovane leadership della sinistra nell’Indian National Congress contro i gandhiani. Samaren ROY è autore di due precendenti volumi biografici su M.N. ROY: -The Restless Brahmin: The Early Life of M.N. ROY (1970) -The Twice-Born Herotic: M.N. Roy and Comintern (1986).”,”MASx-001″
“ROY Denny”,”Taiwan. A Political History.”,”ROY è Senior Research Fellow presso l’ Asian-Pacific Center for Security Studies. Il suo libro precedente è stato ‘China’s Foreign Relations’. I giovani di Taiwan risposero con entusiasmo all’ opportunità di servire nelle forze armate giapponesi, possibilità che si concretizzò con l’ espansione della campagna in Cina nel 1937. Più di 80 mila cittadini di Taiwan divennero soldati o marinai del Giappone durante la 2° guerra mondiale. Altri 126 mila vennero impiegati dai militari giapponesi in ruoli di non combattimento. Circa 30 mila morirono. (pag 53)”,”CINx-135″
“ROY M.N.”,”Revolution and Counter-Revolution in China.”,”””La fluttuazione della popolazione è un dato caratteristico della storia cinese. Nel primo Periodo Han, il feudalesimo prosperava sotto le condizioni ordinate ristabilite dopo il caos che seguì la disfatta della Rivoluzione Chin. La popolazione crebbe a sessanta milioni. (…) (pag 63) “”Il dato più caratteristico dell’ economia nazionale cinese è la distribuzione sproporzionata di lavoro sociale. Una abnormemente grande porzione è assorbita dalla produzione di cibo.”” (pag 70)”,”MCIx-019″
“ROY Maurice”,”1929. La grande crise. Peut-on eviter une nouvelle catastrophe economique?”,”Firma autore ROY è giornalista e scrittore “”””Amo la classe operaia. Sono sindaco di un comune popoloso della banlieue parigina; vi ho visto i danni portati dalla disoccupazione e participo alla vostra emozione. Ma il governo rifiuterà di andare tanto lontano quanto le risorse del paese glielo consentano. Ma non gli chiedete di commettere degli anni che rischierebbero di compromettere l’ equilibro del Budget e che aggraverebbero la crisi””. Spalle larghe, (…), Pierre Laval pronuncia queste parole alla tribuna della Camera, in dicembre. A quarantotto anni, è, dall’ inizio del 1931, presidente del consiglio per la prima volta. Nel nome dell’ equilibro budgetario, respinge un progetto socialista d’istituzione di una assicurazione-disoccupazione finanziata dal Budget. (…) I francesi cominciano a toccare con mano i danni mondiali causati dalla Grande Crisi. Un fato diverso che fa i titoli dei giornali del mondo intero fa loro prendere coscienza. L’ 8 marzo 1932, si scopre il cadavere di uno svedese di cinquantadue anni, che si sparato una pallottola in testa. Il suo nome, Ivar Kreuger, “”irradiava allora il mondo intero, ben più che quello di qualsiasi magnate dell’ economia europea””, egli “”materializzava in qualche modo l’ idea della superiorità dello spirito d’ impresa individuale su quello delle burocrazie degli Stati ‘à bout de souffle’ (senza fiato, ndr) (1)””. La sua morte significa che lo spirito d’ impresa individuale, anche lui, è ‘a bout de souffle’.”” (pag 168-169) (1) Richard Lewinsohn”,”ECOI-195″
“ROY Claude”,”Introduzione alla Cina. (Tit.orig.: Clefs pour la Chine)”,”ROY Claude, figlio di un pittore, è nato nel 1915. Ha studiato diritto a Bordeaux e lettere a Parigi. Ha fatto il militare, la guerra, la prigionia, l’evasione. Scrive dal 1942 libri di poesia, racconti, saggi di critica letteraria, inchieste su Parigi, sulla Francia, sull’America. pag 11 pag 255 “”Io unisco le piccole alle grandi cose, come capita, a caso. L’insieme forma un quadro””. Victor Hugo, (pag 81)”,”CINx-230″
“ROY Olivier”,”La santa ignoranza. Religioni senza cultura.”,”ROY Olivier è direttore di ricerca all’Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales (EHESS) e all’Institut d’études politiques (IEP) di Parigi. E’ stato consulente del ministero degli esteri francese. “”Nel protestantesimo, la moltiplicazione delle Chiese garantisce la possibilità di un’ampia gamma di scelte. Di conseguenza, il cambiamento avviene attraverso il passaggio da una “”denominazione”” all’altra, in particolare dalle Chiese consolidate (anglicanismo, luteranesimo, episcopalismo, metodismo) al pentacostalismo e all’evangelismo, che procede di pari passo con l’exculturazione e la deterritorializzazione (si abbandona la propria parrocchia e il proprio ambiente per recarsi in luoghi di culto di massa spesso distanti). Le rotture interne, invece, si profilano agli inizi del XXI secolo e vertono sulla questione dell’ omosessualità, in particolare nella confessione anglicana dove si annuncia uno scisma fra il polo che rifiuta la legittimazione dell’omosessualità (raccolto intorno alle Chiese africane con cui si alleano le parrocchie bianche americane e qualche vescovo inglese) e la maggioranza anglosassone, dopo che gli episcopalisti americani hanno nominato il primo vescovo omosessuale dichiarato nel 2003″”. (pag 201)”,”RELx-058″
“ROY Arundhati”,”Quando arrivano le cavallette.”,”ROY Arundhati nata nel Kerala, si è laureata alla Delhi School of Architecture e vive a New Delhi. E’ stata assistente al National Institute of Urban Affairs e ha studiato restauro dei monumenti a Firenze. Scrittrice e reporter, ha scritto romanzi e raccolte di saggi. “”Nel 2002, solo tre anni dopo i test nucleari, il governo del Gujarat guidato dal BJP e dal primo ministro Narendra Modi ha orchestrato un pogrom programmato con cura contro i musulmani di quello stato. L’islamofobia creata dall’amministrazione Bush all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001 ha dato ancora maggior impulso ai nazionalisti indù. Il governo dello stato del Gujarat è rimasto in disparte mentre più di mille persone venivano massacrate. Le donne erano vittime di stupri collettivi e poi bruciate vive. Circa 150.000 persone vennero cacciate dalle loro case. Dopo il pogrom, Narendra Modi fu confermato al potere dal popolo del Gujarat, cosa che si è ripetuta cinque anni più tardi. Ora è al suo terzo mandato come primo ministro. (…) Gli amministratori delegati di due delle principali corporation indiane, Ratan Tata del gruppo Tata e Mukesh Ambani della Reliance Industries, nel discorso di accettazione del premio Gujarat Garima (Orgoglio del Gujarat), hanno esaltato la politica di sviluppo attuata da Narendra Modi, artefice del genocidio del Gujarat e da loro caldamente sostenuto come candidato alla carica di primo ministro”” (pag 17 e 19)”,”INDE-018″
“ROY Jules”,”La tigre e l’elefante. Dien Bien Phu: le origini della strategia vietcong.”,” “”Navarre lo ha proclamato cinque mesi prima quando ha preso il comando: “”La vittoria è una donna che si dà soltanto a coloro che sanno prenderla””. Quel giorno, la difesa del Laos passa di colpo in secondo piano e serve a camuffare il vero pretesto di Dien Bien Phu: come tutti gli stati maggiori del corpo di spedizione, Navarre crede di aver trovato l’occasione insperata di eliminare sul serio i guerriglieri Vietminh. Gli ufficiali dello stato maggiore di Giap giungono, da parte loro, alle stesse conclusioni di Navarre: bisogna dar battaglia a Dien Bien Phu.”” (pag 103) “”Non è certo proibito essere sventurati. Non siamo a Cartagine, ma, senza divagare troppo, sarebbe utile sapere perché un generale sconfitto, è stato sconfitto”” (Principe di Ligne) (in apertura, p. 7)”,”FRQM-052″
“ROY Olivier”,”Global Muslim. Le radici occidentali nel nuovo Islam.”,”Oliver Roy è direttore di ricerca al Cnrs. Insegna attualmente alla École des hautes études en sciences sociales e all’Institut d’études politiques di Parigi. É consulente del Centro d’analisi e di previsione del ministero degli Affari esteri francese dal 1984. É stato rappresentante speciale per l’Ocse in Tagikistan, capo della missione Ocse in Tagikistan e incaricato di due diverse missioni in Afghanistan nel 1998. É considerato tra i massimi esperti di geopolitica islamica. I suoi libri sono tradotti in molte lingue.”,”VIOx-050-FL”
“ROY Olivier”,”L’impero assente. L’illusione americana e il dibattito su terrorismo.”,”Oliver Roy è direttore di ricerca al Cnrs. Insegna attualmente alla École des hautes études en sciences sociales e all’Institut d’études politiques di Parigi. É consulente del Centro d’analisi e di previsione del ministero degli Affari esteri francese dal 1984. É stato rappresentante speciale per l’Ocse in Tagikistan, capo della missione Ocse in Tagikistan e incaricato di due diverse missioni in Afghanistan nel 1998. É considerato tra i massimi esperti di geopolitica islamica. I suoi libri sono tradotti in molte lingue.”,”USAQ-017-FL”
“ROY Olivier”,”L’impero assente. L’illusione americana e il dibattito su terrorismo.”,”Oliver Roy è direttore di ricerca al Cnrs. Insegna attualmente alla École des hautes études en sciences sociales e all’Institut d’études politiques di Parigi. É consulente del Centro d’analisi e di previsione del ministero degli Affari esteri francese dal 1984. É stato rappresentante speciale per l’Ocse in Tagikistan, capo della missione Ocse in Tagikistan e incaricato di due diverse missioni in Afghanistan nel 1998. É considerato tra i massimi esperti di geopolitica islamica. I suoi libri sono tradotti in molte lingue.”,”USAQ-018-FL”
“ROY Jules”,”La bataille de Dien Bien Phu.”,”Jules Roy (22 ottobre 1907 – 15 giugno 2000) è stato uno scrittore francese. Nato in Algeria, ha utilizzato le sue esperienze nella colonia francese e durante il servizio nella Royal Air Force durante la Seconda Guerra Mondiale come ispirazione per molti dei suoi lavori. Ha iniziato a scrivere nel 1946, mentre era ancora in servizio militare, e ha continuato a pubblicare opere di finzione e storiche dopo le sue dimissioni nel 1953 come protesta contro la Prima Guerra d’Indocina. Era un critico accanito del colonialismo francese e della Guerra d’Algeria,sostenitore dell’indipendenza degli algerini e della successiva guerra civile, nonché un uomo fortemente religioso 12. (copil) “”Un général en chef n’est pas è couvert de ses fautes à la guerre par un ordre de son souverain ou de son ministre, quand celui qui le donne est éloigné du champ d’opérations et qu’il connaît pas du tout le dernier état des choses. D’où il résulte que tout général en chef qui se charge d’exécuter un plan qu’il trouve mauvais est coupable; il doit représenter ses motifs, insister pour que le plan soit changé, enfin donner sa démission plutôt que d’ être l’instrument de la ruine de son armée”” (Napoleone, ‘Massime di guerra e Pensieri’) (in apertura volume di J. Roy, La battaglia di Dien Bien Phu)”,”QMIx-008-FSD”
“ROYER Jean-Marc”,”Il mondo come progetto Manhattan. Dai laboratori nucleari alla guerra generalizzata alla vita.”,”Truman prende la decisione nei primi quindici giorni della sua ascesa al potere. “”Il 2 aprile del 1945, in seguito agli accordi segreti di Yalta (3), Molotov informò l’ambasciatore giapponese Naotake Satõ dell’abrogazione del Patto di neutralità Giappo-Sovietico del 1941, atto che consentirà la successiva dichiarazione di guerra dell’Urss. Il 12 aprile Roosevelt morì. Il vicepresidente accederà al potere il giorno successivo, nel pieno della battaglia di Okinawa e mentre i nazisti non si erano ancora arresi. Descritto come un ujomo di paglia e un burattino privo di immaginazione, la cui “”intelligenza rasentava quella dei bulli del cortile della scuola”” (4), Truman dovette la sua vicepresidenza a manovre politiche grossolane che vennero a determinarsi durante la ‘convention’ democratica di Chicago del luglio 1944. Edward stettinius, James Byrnes, Averell Harriman e altri membri dell’amministrazione molto reazionari, ma che Roosevelt riuscì a contenere, convisero Truman a cambiare atteggiamento verso l’Urss. D’altra parte, Byrnes, Groves, Oppenheimer e il Segretario alla Guerra Henry Stimson, sebbene le loro posizioni non fossero del tutto identiche, riuscirono a convincere Truman a usare la bomba atomica contro la popolazione giapponese. Il 25 aprile, Stimson, e il generale Groves informarono dettagliatamente Truman sul progetto Manhattan. Stimson ottenne l’istituzione di un Comitato ‘ad interim’ per consigliare il Presidente sulle varie questioni sollevate dall’imminente sviluppo delle armi atomiche, per formulare raccomandaizoni sulal ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare, per esaminare la legislazione necessaria per la sua industrializzazione e per preparare le future audizioni sulle spese del Progetto Manhattan davanti al Congresso e alla sua commissione””. (pag 64-66) ‘All’inizio dell’agosto 1945 il mondo rimase abbagliato dalla potenza del fuoco nucleare. Il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, due città scelte con l’obiettivo di ‘causare il massimo danno e la massima perdita di vite umane’, era stato l’inevitabile risultato del Progetto Manhattan. Avviato e portato avanti dagli Stati Uniti nella totale segretezza, il progetto aveva riunito per quattro anni le menti più brillanti della scienza internazionale, le industrie americane ad alta tecnologia (dalla Monsanto alla Westinghouse) e il potere dello Stato sostenuto dal suo esercito al fine di produrre l’ ‘arma finale’. In un resoconto crudo ed estremamente documentato, Jean-Marc Royer narra la storia, segreta, di questa operazione e mostra come la ricerca di una ‘soluzione totale’ abbia rapidamente prevalso nella mente delle persone coinvolte su qualsiasi altro tipo di considerazione umana. Secondo l’autore, Auschwitz e Hiroshima sono i ‘punti di svolta’ di una storia inaugurata un secolo prima dall’alleanza tra sapere scientifico, capitalismo industriale e Stati nazionali, che ha portato alle prime leggi eugenetiche e ai massacri della Grande Guerra. Questi ‘segreti di famiglia’ dell’Occidente sono l’origine rimossa della guerra generalizzata alla vita che la civiltà capitalista sta conducendo oggi, in un presente con sempre meno futuro davanti a sé’ (cat) Jean-Marc Royer, è un ingegnere della École Nationale de l’aviation civile (Enac). Ha scritto sulle riviste ‘Political Ecology’ e ‘Refractions’, ha pubblicato diversi articoli su Fukushima, ha tradotto il rapporto della Dieta Nazionale del Giappone su questo argomento e, alla fine del 2011, è stato l’autore di un appello tradotto in otto lingue dal titolo ‘Hiroshima, Chernobyl, Fukushima: crimini contro l’umanità’. Tra il 2012 e il 2022 è stato relatore e ospite di numerosi seminari, corsi e incontri sul tema del nucleare. Nel biennio 2016-2017 ha avviato un seminario di filosofia politica ispirato alla Scuola di Francoforte, alle opere di Cornelius Castoriadis, Guy Debord, Günther Anders e alla ‘critica del valore’ presso la Biblioteca Associativa di Malakoff. Da marzo 2020 ha scritto una ventina di articoli intitolati ‘Carnets de réclusion’ poi ‘Carnets de guerre’, disponibili su Internet. (Cat)”,”QMIS-345″
“ROYLE Trevor”,”The British Civil War. The Wars of the Three Kingdoms 1638-1660.”,”Military historian Trevor Royle is the author of Crimea, a New York Times Notable Book of 2001, and Winds of Change: The End of Empire in Africa. He was defense and foreign affairs specialist of Scotland on Sunday. List of Maps, Preface and Acknowledgements, Prologue: The Battle of Lützen 1632, Epilogue: Lexington and Concord, 1775, Bibliography, Notes and References, Index,”,”UKIQ-001-FL”
“ROYSTON PIKE E.”,”Britain’s Prime Ministers from Walpole to Wilson.”,”Biografie di WALPOLE EARL OF WILMINGTON Henry PELHAM Duke of NEWCASTLE DEVONSHIRE BUTE GRENVILLE ROCKINGHAM W. PITT GRAFTON NORTH SHELBURNE PORTLAND W. PITT ADDINGTON GRENVILLE PERCEVAL LIVERPOOL CANNING WELLINGTON GREY MELBOURNE PEEL RUSSELL DERBY ABERDEEN PALMERSTON DISRAELI BEACONSFIELD GLADSTONE SALISBURY ROSEBERY BALFOUR CAMPBELL-BANNERMAN ASQUITH LLOYD GEORGE LAW BALDWIN MACDONALD CHAMBERLAIN CHURCHILL ATTLEE EDEN MACMILLAN DOUGLAS HOME WILSON Lettera di Zinoviev pag 399 ROYSTON PIKE E. ha lavorato a Fleet Street come giornalista, storico e biografo (Buddha, Charles Darwin e Adam Smith) Biografie di WALPOLE EARL OF WILMINGTON Henry PELHAM Duke of NEWCASTLE DEVONSHIRE BUTE GRENVILLE ROCKINGHAM W. PITT GRAFTON NORTH SHELBURNE PORTLAND W. PITT ADDINGTON GRENVILLE PERCEVAL LIVERPOOL CANNING WELLINGTON GREY MELBOURNE PEEL RUSSELL DERBY ABERDEEN PALMERSTON DISRAELI BEACONSFIELD GLADSTONE SALISBURY ROSEBERY BALFOUR CAMPBELL-BANNERMAN ASQUITH LLOYD GEORGE LAW BALDWIN MACDONALD CHAMBERLAIN CHURCHILL ATTLEE EDEN MACMILLAN DOUGLAS HOME WILSON ROYSTON PIKE E. ha lavorato a Fleet Street come giornalista, storico e biografo (Buddha, Charles Darwin e Adam Smith) Lettera di Zinoviev. “”MacDonald decise di fare appello al paese. Le elezioni generali furono combattute in Ottobre, e le chances del Labour, ma molto luminose, furono praticamente distrutte dalla pubblicazione, poco prima del giorno delle elezioni, della cosiddetta “”Lettera Zinoviev””, o ‘Lettera Rossa’ (Red Letter), da cui appariva che l’importante leader sovietico avesse cercato di interferire negli affari interni britannici.”” (pag 399)”,”UKIx-102″
“ROZ Firmin”,”Histoire des Etats-Unis.”,”Firmin ROZ fa parte dell’ Institut. Secondo l’A con la Grande Guerra si è aperta la terza grande fase della storia degli USA. La prima fu quella dell’ Indipendenza ed essa ha trovato il suo eroe: WASHINGTON. La seconda fu quella dell’ unità nazionale. Anch’essa ha trovato il suo eroe: LINCOLN. La terza, quella della solidarietà internazionale, degli USA potenza mondiale, attende il suo eroe. Sembrava lo fosse Woodrow WILSON ma ha fallito. Potrebbe esserlo l’attuale presidente Franklin ROOSEVELT.”,”USAG-026″
“ROZANOV Georgij”,”La fine del Terzo Reich. Dal “”complotto dei generali”” al crollo del nazismo.”,”””Nel gennaio 1945 Hitler ordinò a Ribbentrop di prendere contatto, tramite i servizi del ministero degli esteri, con personalità ufficiali delle potenze occidentali. (…) I nazisti speravano che, qualunque fosse l’ esito dei negoziati, sarebbero comunque riusciti ad aprire una breccia nella coalizione antihitleriana e a minare la fiducia dell’ Unione Sovietica nei suoi alleati occidentali. Questa manovra “”diplomatica”” aveva lo scopo di ottenere, sotto l’ egida dei negoziati in corso, un armistizio di fatto in occidente e di trasferire ad est tutte le forze disponibili””. (pag 64) questione della resa sul fronte occidentale (pag 67)”,”GERN-115″
“ROZELL Mark J. WILCOX Clyde MADLAND David”,”Interest Groups in American Campaigns. The New Face of Electioneering.”,”ROZELL Mark J. WILCOX Clyde MADLAND David sono della George Mason University (il primo) e della Georgetown University (gli altri due). “”La NRA e l’ American Medical Association (AMA) spesero più denaro su finanziamenti indipendenti di ogni altro gruppo dal 1989 al 2004, secondo il Center for Responsive Politics (Center for Responsive Politics 2005c). La NRA spese oltre 14 milioni di dollari in questo periodo di tempo, e la AMA spese oltre 7 milioni di dollari. Più dell’ 80 per cento di questi finanziamenti indipendenti di gruppi andò a sostenere i candidati Repubblicani. Campagne di finanziamenti indipendenti vennero qualche volta lanciate anche in occasione di elezioni primarie.”” (pag 140)”,”USAP-074″
“ROZENBERG Paul”,”Vivere in Maggio.”,”Paul Rozenberg è nato a Parigi nel 1935, da famiglia operaia di ebrei polacchi in esilio. ‘Maitre Assistant’ alla Sorbona, e specialista in letteratura inglese, ha al suo attivo studi su De Quincey, Coleridge, Milton, Keats e un saggio sulle metamorfosi dei concetti di rivolta e felicità nella letteratura preromantica e romantica. Dalla prima di copertina: ‘Le meme probleme, la meme lutte’ “”Maggio francese: un nodo di forze storiche in movimento”” (quarta di copertina=”,”FRAP-001-FMB”
“RUBBI Antonio”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Partiti nati in genere negli anni 1920 1921 Partito comunista turco. Eliminazione fisica del gruppo dirigente del Pc turco nel gennaio 1921. Cenni storici del Partito comunista di Turchia (TKP). Fondato nel 1920 si costituisce come sezione della Terza Internazionale. Il suo primo congresso si svolge il 10 settembre 1920 a Istanbul. Vi partecipano delegati delle organizzazioni comuniste del paese nate nel 1919-1920. Ma il partito viene subito duramente colpito. Nel gennaio 1921 quindici membri del comitato centrale neoeletto fra cui il presidente e fondatre del partito Mustafà Souphi (Suphi) e il segretario generale Ethem Nejat, vengono arrestati a Trebizonte sul Mar Nero, mentre rientravano da un viaggio a Mosca, e assassinati. Capeggiata dal Generale Mustafà Kemal (Atatürk) la ‘rivoluzione turca’ instaurò nel 1923 la repubblica. (pag 269) Su questo tema vedi pure saggo di Giacomo E. Carretto su ‘Storia contemporanea’ n. 3.1977 (v. Archiv) ‘Polemiche fra kemalismo, fascismo, comunismo, negli anni ’30) Del fatto ne parla A. Mango nella sua biografia di Atatürk (Musfafa Kemal). In scheda retro biografie dei due dirigenti (wikip)”,”MEOx-124″
“RUBBI Antonio, collaboratori Antonio BRONDA Laura DIAZ Maria GALLI Loris GALLICO Giberto GHIOTTI Michele INGENITO Vittorio ORILIA Dino PELLICCIA Antonio SOLARO Irma TREVI Roberto VIEZZI”,”I partiti comunisti dell’Europa occidentale.”,”Opera curata e diretta da Antonio Rubbi.”,”EURx-114-FL”
“RUBBOLI Massimo”,”Il Canada. Un federalismo imperfetto (1864-1990).”,”Massimo Rubboli (Modena 1948) è ricercatore all’Università di Firenze. Si occupa da molti anni di storia del Nordamerica, con particolare riferimento al rapporto tra problemi politici e problemi religiosi.”,”CANx-003-FL”
“RUBEL Maximilien”,”Marx critique du marxisme.”,”Sommario: Marxismo leggendario, leggenda di MARX ed ENGELS fondatori, la carta della 1° Internazionale, MARX teorico dell’ anarchismo, il mito dell’ Ottobre, la crescita del capitale, bolscevismo e marxismo, la società di transizione, la funzione storica della nuova borghesia, MARX e la democrazia, il partito proletario, partito e consigli operai, etica e utopia, sansimonismo e marxismo, socialismo e Comune, utopia e rivoluzione.”,”MADS-056″
“RUBEL Maximilen”,”Guerre et paix nucleaires.”,”””Marx non dubitava più di tanto dell’ “”esistenza di un progresso nascosto, anche là dove alle condizioni economiche moderne s’ accompagnano delle conseguenze immediate le più mostruose”” (a Engels, 7 dicembre 1867). pag 48, prefazione). “”E’ la prospettiva di un cataclisma fatale (…) che fu in Marx una delle motivazioni intime della sua teoria della preistoria del genere umano. Di una teoria che doveva logicamente avere come sbocco (…) l’ uscita dalla preistoria (…), l’ accesso (…) a una esistenza storica conquistata da generazioni di individui al prezzo di indicibili miserie e sofferenze, di una gigantesca accumulazione di sanguinanti e barbari conflitti tra popoli, Stati e imperi. Conquista non di un destino paradisiaco, ma di un terreno geostorico che offra le condizioni materiali di sovravvivenza in una comunità mondiale in cui il regno della libertà si armonizzi con il regno della necessità; di un destino comunitario che l’ autore del Capitale (…) descrive sobriemente come “”una riunione di uomini liberi che lavorano con mezzi di produzione comuni; e spendono, secondo un piano concertato, le loro molte forze individuali come una sola e stessa forza di lavoro sociale (…).”” (pag 67-68).”,”TEOC-206″
“RUBEL Maximilien”,”Supplement à la bibliographie des oeuvres de Karl Marx.”,”Pag 70 Dubiosa: Oltre a gli articoli sotto le voci 296, 323, 349, 351, 353, 357, 369, 397.3, 400, 405, SOTCH, 2° ediz V e VI attribuiscono a Marx ed Engels vari articoli del NYT (anno 1855).”,”MADS-327″
“RUBEL Maximilien”,”Marx critico del marxismo.”,”Nell’ introduzione di BONGIOVANNI traccia un profilo biografico di M. RUBEL. “”per Marx la dittatura del proletariato non è un semplice episodio dlla lotta di classe e non si riduce “”alla conquista del potere politico””. Si tratta della conclusione inevitabile di una evoluzione storica in cui il regno della borghesia, del suo capitale e del suo Stato costituisce una fase necessaria, e quindi la condizione, dell’ avvento del proletariato. (…) Dopo la disfatta della Comune, Marx ebbe l’ occasione di pronunciarsi spesso sul carattere di tale avvenimento; mai, tuttavia, lo invocò come un modello di dittatura del proletariato, cosa che farà imprudentemente Engels dopo la morte del suo amico, complicando così i malintesi che quest’ ultimo non aveva tuttavia mancato di segnalare””. (pag 18) “”Ideologia dominante di una classe di padroni, il marxismo è riuscito a svuotare i concetti di socialismo e di comunismo, così come li intendevano Marx e i suoi precursori, del loro contenuto originale, sostituendogli l’ immagine di una realtà che né è la totale negazione. Sebbene strettamente legato agli altri due, un terzo concetto sembra tuttavia essere sfuggito a questo destino mistificatorio: l’ anarchismo. Ora, se si sa che Marx ha avuto poca simpatia per certi anarchici, si ignora generalmente che ne ha condiviso l’ ideale e l’ obbiettivo: la scomparsa dello Stato””. (pag 88-89)”,”MADS-329″
“RUBEL Maximilien”,”Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale. Prelegomeni per una sociologia etica.”,”Nelle note alla Cronologia (pag 433) tra le fonti utilizzate per l’ ampliamento della cronologia di RUBEL si citano i libri delle edizioni Lotta Comunista di ‘Rjazanov’ e ‘Lessner’. “”Tuttavia non ci si deve far confondere (da) questa tempesta che segue ad una grande filosofia, ad una filosofia del mondo. Le arpe comuni suonano sotto ogni mano, ma le arpe eolie suonano solo quando le batte la tempesta”” (Marx, Quaderni sulla filosofia epicurea (1839-40)) (pag 39) “”In ogni modo, spero che la borghesia per tutta la sua vita penserà ai miei favi”” (Karl Marx) “”La classe proprietaria e la classe del proletariato presentano la stessa autoalienazione umana. Ma la prima classe, in questa autoalienazione, si sente a suo agio e confermata, sa che l’ alienazione è la sua propria potenza e possiede in essa la parvenza di un’ esistenza umana; la seconda classe, nell’ alienazione, si sente annientata, vede in essa la sua impotenza e la realtà di un’ esistenza inumana. Per usare un’ espressione di Hegel, essa è nell’ abiezione la rivolta