“RE Emilio, a cura; R. ARCHIVIO DI STATO DI ROMA”,”Stato degli inquisiti dalla S. Consulta per la rivoluzione del 1849. Volume I. II Serie: Fonti. Vol. XVI.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-015-FSL”
“RE Emilio, a cura; R. ARCHIVIO DI STATO DI ROMA”,”Stato degli inquisiti dalla S. Consulta per la rivoluzione del 1849. Volume II. II Serie: Fonti. Vol. XVII.”,”Vincenzo Gioberti (1801-1852) è stato un sacerdote, filosofo e politico italiano. Nato a Torino, Gioberti si laureò in Teologia e fu ordinato sacerdote nel 1825. Nel 1830 entrò a far parte della società segreta dei ‘Cavalieri della libertà’, di ispirazione liberale. Nel 1843 scrisse la sua opera fondamentale, ‘Del primato morale e civile degli italiani’, che darà vita ad un movimento di pensiero detto ‘neoguelfismo’. Tale movimento si proponeva di unire tutti gli Stati italiani sotto la guida del Papa. Nel 1848 Gioberti fu eletto deputato nel primo Parlamento concesso da Carlo Alberto, andando a presiedere la Camera. Nel 1849 fu per un breve periodo primo ministro degli Stati Sardi. Gioberti trascorse gli ultimi anni della sua vita a Parigi, dove morì nel 1852 (f. copil.)”,”RISG-016-FSL”
“READ Anthony”,”The World on Fire. 1919 and the Battle with Bolshevism.”,”Anthony READ è l’autore o coautore di una decina di libri tra cui ‘The Devil’s Disciples’ e ‘The Fall of Berlin’. Ha scritto pure centinaia di pezzi per la televisione.”,”MOIx-037″
“READ Christopher”,”Lenin. A Revolutionary Life.”,” “”Lenin, who had been working on the theme in 1915 and 1916, considered the item to be of same importance, so much so that he asked Lev Kamenev, in the event of his, Lenin’s, death, which was a real possibility in the pogrom atmosphere of July, to publish his notebook ‘Marxism and the State’, which had been held up in Stockholm. He was, however, able to retrieve it and work on it further and it emerged as ‘State and Revolution’. What was in it that Lenin considered to be so vital? The core of the work consists of Lenin’s interpretation of Marx’s writings on the Paris Commune. (…) ‘State and Revolution’ was also remarkable for some of its other assumptions and sources. In addition to the Marx/Paris Commune core there is also a large measure of Hilferding’s ideas present. Hilferding, as we have seen, argued that capitalism was becoming organized and its essential nutrient, capital, was turning into bank capital (finance capital in Hilferding’s phrase) controlled not by entrepreneurs and owners of capital but by bank employers, its managers. Take over the banks and one would thereby take over the essence of capitalism. Lenin proposed exactly this in ‘The April Theses’. He developed the principle even further in ‘State and Revolution’ arguing that all ‘political’ functions could, similarly, be reduced to accounting and control within the grasp of the average, literate intelligence””. [Christopher Read, Lenin. A Revolutionary Life, 2005] (pag 167-169)”,”LENS-224″
“READ Christopher a cura; contributi di Elizabeth WATERS Daniel PERIS Kurt S. SCHULTZ R.W. DAVIES M.B. TAUGER and S.G. WHEATCROFT Oleg KHLEVNYUK Sheila FITZPATRICK John ERICKSON Geoffrey ROBERTS Yoram GORLIZKI Stephen KOTKIN”,”The Stalin Years. A Reader.”,”Christopher Read is Senior Lecturer in History in the University of Warwick. He is the author of two books on Russian culture in the revolutionary years, the first treating the pre-revolutionary period and the second the post-revolutionary period. R.W. Davies is Emeritus Professor and Senior Fellow of the Centre for Russian and East European Studies at the University of Birmingham. The late John Erickson was Professor of History at the University of Edinburgh. Sheila Fitzpatrick is Bemadotte E. Schmitt Distinguished Service Professor in the Department of History at the University of Chicago. Yoram Gorlizki is a Lecturer in the Department of Government at the University of Manchester. Oleg Khlevnyuk is a Senior Research Fellow at the State Archive of the Russian Federation, Moscow. Stephen Kotkin is Associate Professor of History at Princeton University. Daniel Peris is a Securities Analyst at Argus Research Corporation, New York City. He was formerly Assistant Professor of History at the University of Wyoming. Geoffrey Roberts is Statutory Lecturer in History at the University of Cork. Kurt S, Schultz is Managing Editor of Russian Review and teaches in the History Department at Iowa State University. M.B. Tauger is Associate Professor of History at West Virginia University. Elizabeth Waters teaches at University College Medical School, London. She has taught Russian and Soviet history at universities in the UK and Australia, and is currently Visiting Academic at the Kazakstan-UK Centre, Middlesex University. S.G. Wheatcroft is Associate Professor of History at the University of Melbourne. Preface, Acknowledgements, Glossary, Notes on the Contributors, Stalin’s Life and Times, The Emerging Picture: Some Concluding Thoughts, Bibliography, Index,”,”RUSS-063-FL”
“READ Christopher”,”The Making and Breaking of the Soviet System. An Interpretation.”,”Christopher Read is Senior Lecturer in History in the University of Warwick. He is the author of two books on Russian culture in the revolutionary years, the first treating the pre-revolutionary period and the second the post-revolutionary period. Acknowledgements, Notes, Select Bibliography, Index,”,”RUSx-136-FL”
“READ Christopher”,”From Tsar to Soviets the Russian people and their revolution, 1917-21.”,”Christopher Read is Senior Lecturer in History in the University of Warwick. He is the author of two books on Russian culture in the revolutionary years, the first treating the pre-revolutionary period and the second the post-revolutionary period. Preface, Note on conventions and transliteration, Introduction, Chronology, Notes, Select bibliography, Index,”,”RIRO-208-FL”
“READER John”,”Africa. Biografia di un continente.”,”John Reader, scrittore e fotografo, è nato nel 1937 a Londra, dove risiede attualmente, ma ha vissuto a lungo in Africa. Membro onorario dl dipartimento di antropologia dell’University College di Londra, ha pubblicato Gli anelli mancanti, Kilimanjaro, L’origine della vita: dalla nascita della terra alla comparsa dell’uomo e Man on Earth.”,”AFRx-008-FL”
“REALE Eugenio”,”Avec Jacques Duclos. Au Banc des Accusés à la Réunion Constitutive du Kominform à Szklarska Poreba (22-27 Septembre 1947).”,”REALE Eugenio, ex sottosegretario di stato agli affari esteri, ex ambasciatore d’ Italia a Varsavia. “”Dopo la guerra il PCF ha fatto delle concessioni successive alla reazione, ha permesso la dissoluzione delle forze della Resistenza, l’ esclusione dei partigiani delle milizie, ecc.. Il PCF sperava di prendere il potere per mezzo delle elezioni. E’ stato così spinto sul cammino dell’ attesa e della passività. Come spiegava questo atteggiamento? Ha detto che non poteva far niente prima che la guerra contro i tedeschi fosse terminata al fine di non compromettere i rapporti tra i Russi e gli Americani. De Gaulle, con il pretesto di mettere ordine nell’ esercito ha escluso i veri combattenti della lotta contro la Germania.”” (pag 145, Dijlas)”,”PCFx-046″
“REALE Egidio”,”La Svizzera e l’ Europa. Le origini e le comunità alpine. La fondazione della Confederazione e i suoi sviluppi. La Riforma e la Svizzera. Conflitti confessionali e sociali e regimi cittadini. La Repubblica Elvetica e l’ atto di mediazione. La Svizzera moderna.”,”””La Confederazione che ai primi del Quattrocento era limitata otto Cantoni, si allarga progressivamente in tutte le direzioni, servendosi di ogni mezzo di espansione, pacifico o bellico, accordi e patti, spedizioni militari e conquiste.”” (pag 52) “”La posizione assunta dalla Confederazione e la sua stessa potenza militare dovevano necessariamente trascinare il paese nelle grandi guerre europee, della fine del XV e dei primi del XVI secolo: le guerre di Borgogna e le guerre d’ Italia.”” (pag 53)”,”EURx-223″
“REALE Eugenio”,”Nascita del Cominform.”,”Fondo Oscar Gabutto Documenti e testimonianze sulla conferenza costitutiva dell’Ufficio di Informazione dei Partiti Comunisti tenuta a Szklarska Poreba (Polonia) dal 22 al 27 settembre 1947. Slanski vecchio amico di Togliatti e suo diretto collaboratore al Comintern (pag 23)”,”PCIx-271″
“REALE Ugo”,”Cola di Rienzo. La straordinaria vita del tribuno che sognò di riportare Roma all’antico valore: la giovinezza entusiasta, la conquista e l’abbandono del potere, l’esilio e la prigionia, il breve ritorno e la tragica fine.”,”REALE Ugo Treccani: Còla di Rienzo. – Tribuno e riformatore di Roma (Roma 1313 – ivi 1354). Figlio di un Lorenzo taverniere, benché più tardi lasciasse credere d’essere figlio illegittimo dell’imperatore Arrigo VII, Nicola si diede agli studî e alla professione di notaio, ma insieme si interessava ai monumenti e alla storia dell’antica Roma. Alla fine del 1342, inviato ambasciatore ad Avignone per invitare il papa Clemente VI a far ritorno a Roma, ne ottenne il favore, se non il ritorno, e la carica di notaio della Camera Capitolina. Dopo il rientro a Roma nell’estate del 1344, resosi sempre più popolare e guadagnatosi anche il favore del vescovo di Orvieto, Raimondo, vicario papale in spiritualibus, fu eletto il 20 maggio 1347 tribuno e liberatore dello stato romano. Obbligò allora i potenti baroni a sottomettersi, e cercò di legare a sé i comuni e i signori italiani, specialmente quelli umbri e toscani. Con fastosa cerimonia il 1º ag. 1347 assunse i titoli di candidatus Spiritus Sancti miles, Nicolaus severus et clemens, liberator urbis, zelator Italiae, amator orbis et tribunus augustus. Il fantastico suo reclamare per Roma la dignità di capitale del mondo, pur dichiarando di non voler attentare ai diritti della Chiesa, insospettì Clemente VI; l’ostilità del pontefice, la freddezza e la diffidenza di alcuni comuni italiani, la rivolta dei baroni, soprattutto colonnesi, scossero la posizione di C. che dovette fuggire. Rifugiatosi tra gli eremiti della Maiella, s’imbevve di profetismo escatologico, e con nuovi programmi imperiali si recò a Praga (luglio 1350), per esporli a Carlo IV. Arrestato come sospetto d’eresia dall’arcivescovo di quella città, fu tradotto ad Avignone, e quindi liberato per intercessione di Carlo IV, dell’arcivescovo stesso e del Petrarca, suo ammiratore (sett. 1353). Dal nuovo papa, Innocenzo VI, fu inviato allora in Italia, perché con la sua influenza appoggiasse il restauratore dello stato pontificio, Egidio Albornoz. Nominato senatore di Roma, entrò come trionfatore nella città il 1º agosto 1354. Ma errori da lui commessi, per un’esaltazione che parve follia, di nuovo gli alienarono la popolarità e cadde ucciso in un tumulto. La breve esperienza di C., per avere espresso suggestivamente il trapasso dai miti universalistici medievali di Impero e Chiesa verso ideali, più moderni, di un Impero che avesse nel populus romanus (inteso come nazione italiana) il suo centro, e di una Chiesa realizzatrice di valori più spirituali, è stata da taluni storici intesa più creatrice di storia di quanto in realtà non sia stata, anche per il fatto che si intrecciò con l’esperienza petrarchesca certo più determinante nella storia della cultura.”,”BIOx-285″
“REALE Jessica”,”Instabilità ciclica del sistema capitalistico. Inefficienza dei mercati e politiche monetarie causali e correttive.”,”””Prenderò, innanzitutto, in esame la cosiddetta “”feedback theory””, ovvero la teoria sulla retroazione della bolla speculativa, di cui Shiller analizza i fattori acceleranti la fiducia degli investitori verso il mercato azionario e i meccanismi che ne amplificano gli effetti. I fattori acceleranti di cui parla l’autore sono esclusivamente riconducibili alla bolla delle dot.com dei primi anni Duemila. Fa riferimento, infatti, all’importante ruolo svolto dal declino della concorrenza estera, ovvero al crollo del mercato giapponese e la crisi asiatica del 1997-1998; all’esaltazione dei principi materialistici come affermazione dell'””amore del denaro”” prettamente in stile capitalistico; alle previsioni ottimistiche degli analisti; alla riduzione dell’inflazione e all’incremento, soprattutto; delle negoziazioni online come fattore trainante il cambiamento. Nel considerare la crisi del 2007, i fattori acceleranti sono sostanzialmente diversi, ma hanno giocato un ruolo primario nell’alimentare lo stato di fiducia del mercato e del credito”” (pag 13-14) – Shiller R.J., Euforia irrazionale. Analisi di boom di borsa, Il Mulino, 2000 – Shiller R.J., Finanza shock, come uscire dalla crisi dei mutui subprime, Egea, Milano, 2008″,”ECOT-312″
“REALE Eugenio”,”Nascita del Cominform.”,”Eugenio Reale, nato a Napoli l’8 giugno 1905 e laureatosi in medicina e chirurgia nel 1927, fu arrestato nel 1931 e condannato a dieci anni di carcere per aver ricostituito il Partito Comunista. Da allora, dapprima in esilio e poi in patria, incominciò la sua attiva partecipazione al movimento clandestino e, più tardi, alla Resistenza. Più volte sottosegretario di Stato agli Esteri con Bonomi, Parri e De Gasperi; ambasciatore d’Italia a Varsavia; deputato e senatore, dopo aver preso parte diretta alla costituzione del Cominform, a partire dal 1948 Eugenio Reale si ritirava dalle varie cariche coperte nel PC, accentuando la sua polemica con Togliatti. Dopo il XX Congresso del PCUS e la repressione della rivolta di Ungheria, Reale prese nettamente posizione contro i dirigenti comunisti, finché, il 31 dicembre del 1956 egli veniva espulso dal partito. L’anno dopo, insieme con i suoi amici, dava vita al settimanale ‘Corrispondena socialista’, vivacemente critico nei riguardi del comunismo.”,”RUST-044-FL”
“REALE Giovanni”,”Radici culturali e spirituali dell’Europa. Per una rinascita dell'””uomo europeo””.”,”Giovanni Reale insegna Storia della filosofia antica all’università Vita Salute San Raffaele di Milano.”,”EURx-078-FL”
“REBERIOUX Madeleine CANDAR Gilles a cura; saggi di Madeleine REBERIOUX Marc MARTIN Gilles CANDAR Francois BIRCK Gerard BAAL Christophe PROCHASSON Christophe CHARLE Lucien MERCIER Antoinette BLUM Camille GROUSSELAS Shlomo SAND Philippe LEVILLAIN Jean-Pierre RIOUX Alain GOUSSOT Paul ARON Ulrike BRUMMERT Eric HOBSBAWM”,”Jaures et les intellectuels.”,”Il libro raccoglie gli interventi al Colloquio omonimo svoltosi nel 1988 al Centre Mahler di Parigi. I saggi sono di Madeleine REBERIOUX, Marc MARTIN, Gilles CANDAR, Francois BIRCK, Gerard BAAL, Christophe PROCHASSON, Christophe CHARLE, Lucien MERCIER, Antoinette BLUM, Camille GROUSSELAS, Shlomo SAND, Philippe LEVILLAIN, Jean-Pierre RIOUX, Alain GOUSSOT, Paul ARON, Ulrike BRUMMERT, Eric HOBSBAWM. La bibliografia francese e internazionale è opera di CANDAR. I temi affrontati sono tra gli altri: le elites intellettuali e la Q sociale, i giornalisti, JAURES e i giornalisti socialisti, le nuove elites operaie: i proletari positivisti, i normaliani e il socialismo, J. e le riviste, il marxismo e gli intellettuali verso il 1900, J. e gli intellettuali italiani, immagine di J. in Germania, J. in Belgio.”,”JAUx-009″
“REBERIOUX Madeleine a cura”,”Fourmies et les Premier Mai.”,”Opera pubblicata con il concorso di Central National du Livre, Colloquio preparato con l’ aiuto del Ministero della cultura e della francofonia, del CNRS ecc. Saggi di Jean-Louis CHAPPAR, Mohamed KASDI Ludovic KLAWINSKI e Bruno LASSAUX, Odette HARDY, Jean-Louis ROBERT, Jacques LIEBIN, André PIERRARD, Monique KIEFFER, Jacques GIRAULT, Felix CODACCIONI Jerôme GRONDEUX, Madeleine REBERIOUX Pierre BIRNBAUM, Frederic MORET, Jean-Marc BERLIERE, Pierre FAVRE, Jean-Louis DELAET, Pascal DELWIT, Serge DERUETTE, Yves LE-MANER, Hubert PERRIER, Claude WEILL, Miguel RODRIGUEZ, Friedhelm BÖLL, Bernard DEGEN, Maurizio ANTONIOLI, Claudio BATALHA, Danielle TARTAKOWSKY, Benedicte ZIMMERMANN. “”Fourmies, dimenticata dai teorici delle guerre franco-francesi, meriterebbe da tutti i punti di vista di figurare in questa rappresentazione dei momenti di rottura dell’ unità nazionale””. (pag 169)”,”MPMx-022″
“REBERIOUX Madeleine con la collaborazione di Jean-Pierre RIOUX, a cura; saggi di Madeleine REBERIOUX Georges HAUPT Michelle PERROT Roland TREMPE’ Jacques JULLIARD Raymond GUILLANEUF Jean RABAUT Robert ESTIVALS Maurice AGULHON”,”Jaures et la classe ouvriere.”,”Saggi di Madeleine REBERIOUX Georges HAUPT Michelle PERROT Roland TREMPE’ Jacques JULLIARD Raymond GUILLANEUF Jean RABAUT Robert ESTIVALS Maurice AGULHON Prendono parte al dibattito: Gastone MANACORDA Georges HAUPT Jean STENGERS Victor FAY Marc VUILLEUMIER Dieter GROH René GALLISSOT Rolande TREMPE’ Madeleine REBERIOUX Jacques JULLIARD Michelle PERROT Jacques BIRNBERG Remy PECH Jacques GIRAULT Marie-Genevieve DEZES Jean-Paul BRUNET Bernard LEGENDRE Ernst ENGELBERG Gian Mario BRAVO Carlo PINZANI Ernest LABROUSSE Eric CAHM Leo HAMON Jean LORCIN Guy DEVANCE Marie France BRIVE Jean BRUHAT Michel BILIS Remy CAZALS Raymond GUILLANEUF Gaston-Louis MARCHAL Jean Louis ROBERT. Jaures e gli scioperi. “”Jaures fu anche molto attento al comportamento della magistratura i cui attacchi contro il diritto di sciopero erano tanto pericolosi quanto insidiosi. Egli si scagliò con vigore contro vari arresti che tendevano a creare in questo dominio una giurisprudenza minacciante. Nel 1909 denunciò il Consiglio di Stato che considerava lo sciopero dei funzionari illecito perché era incompatibile con la continuità necessaria alla vita nazionale e perché i funzionari erano legati al loro imprenditore, lo Stato, con un contratto di diritto pubblico e non di diritto privato. Il primo argomento è ancora utilizzato ai giorni nostri contro gli scioperi del settore pubblico, in particolare contro i lavoratori del gas e dell’ elettricità…””. (pag 108, R. Trempé J. Julliard)”,”JAUx-036″
“REBERIOUX Madeleine”,”Il dibattito sulla guerra.”,” Lo sguardo di Marx e Engels sulla guerra (pag 898-901) “”Socialisti realpolitici in Germania e altrove”” (pag 930) Lenin non era andato al Congresso di Basilea del 1912 (nota p. 931) “”Lo sguardo che Marx ed Engels rivolgono alla guerra è profondamente diverso da quello dei borghesi liberali loro contemporanei, i cantori della pace, un Cobden, un Lamartine. Forma organizzata delle violenza, ogni guerra è ai loro occhi al tempo stesso una conseguenza, un momento e una posta nella lotta delle classi: è espressione del livello delle forze produttive e mezzo che le trasforma, è continuazione della politica, naturalmente, ma anche atto mediante il quale possono trovarsi modificati i rapporti di classe. “”La guerra è sviluppata prima della pace: modo in cui certi rapporti economici, come lavoro salariato, macchinismo, ecc., sono stati sviluppati dalla guerra e negli eserciti, prima che all’interno della società civile”” – annotava Marx nel 1857 (1). Così è stato ancora per le guerre della rivoluzione francese e dell’Impero. Vale a dire che, come la violenza non è affatto “”il peccato originale dell’umanità”” – e si vedano a questo proposito le pagine sferzanti di Engels in polemica con Dühring – così la guerra in sé non è un male: è una distruttrice di ricchezze, indubbiamente, ma è proprio dell’essenza delle società classiste, e in particolare della società capitalistica, distruggere pur creando al tempo stesso; non vi è dubbio perciò che “”la violenza abbia nella società…una funzione rivoluzionaria, che essa sia… la levatrice di ogni vecchia società gravida di una nuova, che essa sia lo strumento con cui si compie il movimento della società, e che infrange forme politiche irrigidite e morte”” (2). Al limite, del resto, ogni guerra è una forma mascherata di guerra civile: per questo la guerra non può scomparire se non con la fine delle società classiste, con il trionfo del comunismo. Noi non siamo – dichiara Marx davanti al Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori, il 13 agosto 1867 – “”gli apologeti della pace ad ogni costo””: il marxismo non è pacifismo, e ogni guerra dev’essere pesata sulla bilancia della lotta di classe. Che giudizio dare, allora, delle guerre del loro tempo, quel terzo quarto del secolo XIX in cui la rivoluzione industriale si afferma, mentre “”uno spettro”” – lo spettro del comunismo – “”si aggira per l’Europa””? Il proletariato, attore storico privilegiato del processo rivoluzionario che condurrà al comunismo l’intera umanità, può esistere pienamente solo su scala mondiale. In ciò consiste il fondamento stesso dell’internazionalismo marxista: “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””. Questa necessaria universalità sembrerebbe colpire di discredito tutte le guerre preparate dalle classi dirigenti, decise da Stati che in esse scorgono il modo per affermare il loro potere di manipolazione e per rafforzare la loro oppressione sui lavoratori; insomma, nel secolo del ‘Manifesto’ dovrebbero esserci solo guerre ingiuste. In realtà Marx ed Engels non ragionano così: gli interessi di classe sono più complessi. Gli operai – e i socialisti – devono imparare a capire gli interessi comuni dell’intero proletariato, e giungere a caratterizzare dunque, in ogni caso, ogni guerra. Questo implica che, ad ogni tappa, questi interessi possono essere determinati e confrontati non secondo le circostanze che determinano immediatamente le guerre, ma secondo i loro fini. Ora, la costituzione di quelli che Engels chiama “”i grandi Stati nazionali”” è all’ordine del giorno nel secolo XIX: “”Solo questi Stati rappresentano la normale costituzione politica della borghesia dominante in Europa e sono al tempo stesso una condizione preliminare indispensabile per la formazione di un’armoniosa collaborazione internazionale dei popoli, senza di cui non è possibile il dominio del proletariato”” (3). Anche se dev’essere forgiato per mezzo della guerra, un grande Stato nazionale è dunque una formazione necessaria per il progresso stesso della civiltà e per l’affermazione del proletariato. Le rivoluzioni del 1848 ne hanno fatto apparire la necessità sulla scena europea per quel che riguarda le nazioni definite da Marx “”rivoluzionarie””, e che Engels – riprendendo la terminologia hegeliana – chiama “”nazioni storiche”” (4): l’Italia, la Germania, la Polonia”” [Madeleine Reberioux, ‘Il dibattito sulla guerra’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume II: ‘Il marxismo nell’età della Seconda Internazionale’] (pag 898-899) [(1) K. Marx, ‘Introduzione’ (1857) a ‘Per la critica dell’economia politica’, la si veda in Id., ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica’, libro primo, Torino, 1973, p. 1171; (2) F. Engels, Anti-Dühring’, in K. Marx F. Engels, Opere, Roma, 1970 sgg., vol. 25, p. 176; (3) F. Engels, ‘Violenza ed economia nella formazione del nuovo Impero tedesco’, Roma, 1951, p. 10 (‘Neue Zeit’, XIV, 1896, n. 1); (4) Cfr. G. Haupt C. Weill, ‘Marx et Engels devant le problème des nations’, in “”Cahiers de l’Isea’, serie S, ottobre 1974 (trad. it. in ‘Studi storici’, 1974, n. 2]”,”INTS-048″
“REBORA Piero”,”Shakespeare. La vita, l’ opera, il messaggio.”,”Antonio commemora Cesare. Marcantonio, dopo Bruto e Cassio, ci offre un terzo tipo, meraviglioso, di verità psicologica. (…)Qui non è che un politicante di suprema astuzia ed abilità. Il suo discorso alla folla dopo l’ uccisione di Cesare è un famoso capolavoro di arte oratoria, di sopraffina mozione degli affetti. Conun breve discorso raffinatamente dosato, usando della litote e dell’ arte cattivante di dar ragione all’ avversario, come prima mossa tattica, egli capovolge in pochi minuti i sentimenti della folla: lo sviluppo tematico del “”pezzo”” procede con una così perfetta gradazione di toni, che ha del miracoloso: “”I come to bury Caesar, not to praise him… (…) He was my friend, faithful and just to me…”” (“”Sono venuto a seppellire Cesare, non a farne l’ elogio… Egli fu mio amico, amico giusto e fedele…””)”” (pag 145) Psicologia inglese sul ruolo della personalità. “”Rimane Cesare. Abbiamo notato l’ enfasi posta dal poeta, quasi a ristabilire un religioso equilibrio, sulla sua miseria umana. L’ esaltazione rinascimentale dell’ uomo e la perfezione dell’ eroe non fanno parte né dell’ estetica né dell’ etica di Shakespeare. La sua educazione religiosa gli aveva sviluppato quella tipica diffidenza per l’ ostentazione dell’ io, che costituisce tanta parte della psicologia inglese. L’ esaltazione retorica d’un uomo grande, il culto dell’ uomo eccezionale, non faceva parte della sua poetica. Bernard Shaw osserva: “”Shakespeare, che ebbe una conoscenza così perfetta delle debolezze umane, non conobbe mai la forza umana di tipo cesareo””.”” (pag 145-146) In apertura: “”…il più bel tipo è quell’ uomo che in mezzo a rovine annuncia una parola d’ avvenire””. (Mazzini, 1834)”,”BIOx-106″
“REBUFFA Giorgio”,”Nel crepuscolo della democrazia. Max Weber tra sociologia del diritto e sociologia dello Stato.”,”REBUFFA Giorgio insegna sociologia del diritto nella Facoltà di giurisprudenza dell’ Università di Genova. E’ autore, tra l’ altro de ‘La formazione del diritto amministrativo in Italia’ (1981), ‘La funzione giudiziaria’ (1988), ‘Costituzioni e costituzionalismi’ (1990). “”Va notato che Weber, il quale certamente pone della valutazioni positive nell’ esame della “”razionalità di mercato””, è peraltro ben lontano dal provvidenzialismo e dall’ idea delle armonie economiche scaturenti dalla “”mano invisibile””. Il capitalismo gli appare invece un delicato e complesso equilibrio di fenomeni distributivi, di atteggiamenti etici, di strutture politiche e giuridico-costituzionali. La proprietà individuale ed il mercato non sono solo le condizioni della “”razionale attività d’impresa””, ma anche le condizioni della politica razionale dello Stato moderno. (…) Il capitalismo moderno è distinto dunque da ogni altra forma di sistema economico per la sua razionalità organizzativa, la “”razionale valorizzazione”” del capitale, la “”razionale organizzazione”” del lavoro. In una parola: un sistema delle relazioni economiche fondato sull’ impresa””. (pag 88-89)”,”WEBx-020″
“REBUFFO Franco”,”Hegel e il pensiero matematico della sua epoca.”,”REBUFFO Franco si è laureato in filosofia alla Univ. Statale di Milano. Ha collaborato con il dipartimento di Filosofia e di Matematica della stessa università.”,”HEGx-010″
“RECCHIONI Massimo”,”Il tenente Alvaro, la Volante Rossa e i rifugiati politici italiani in Cecoslovacchia.”,”RECCHIONI Massimo (1959) si dedica tra Italia e Repubblica Ceca ad attività politiche giornalistiche e socio-culturali. Ha scritto nel 2009, ‘Ultimi fuochi di Resistenza. Storia di un combattente della Volante Rossa’.”,”PCIx-299″
“RECLUS Elie; pagine scelte e presentate da Roger GONOT”,”La commune de Paris au jour le jour, 19 mars – 28 mai 1871.”,”Primo di cinque figli, studioso appassionato di scienze naturali economiche e sociali, pensatore riformatore e rivoluzionario, sensibile alla causa degli operai, Elie RECLUS fu presente all’ insurrezione della Comune e ne scrisse la cronaca.”,”MFRC-075″
“RECLUS Elisée, a cura di Pier Luigi ERRANI”,”L’homme. Geografia sociale.”,”Dono di Mario Caprini Pier Luigi Errani (Ravenna, 1955) dopo la laurea in storia conseguita presso l’Università di Bologna, si è dedicato allo studio degli anarchici-geografi All’origine del discorso geografico di Reclus sta la sua ideologia. Treccani: RECLUS, Élisée Roberto Almagià Geografo, nato il 15 marzo 1830 a SainteFoy-la-Grande nella Gironda, secondogenito fra dodici figlioli di un pastore protestante. Studiò dapprima, col fratello maggiore Elia, a Neu-Wied in Germania, in un collegio di Fratelli Moravi, poi nella facoltà protestante di Montauban nella Francia meridionale infine all’università di Berlino, dove fu allievo entusiasta di Carlo Ritter. Nel 1848 a Parigi il R., al pari del fratello Elia, subì l’influsso della propaganda socialista-anarchica e divenne anarchico fervente, per quanto teorico; per il che, sopravvenuto il colpo di stato del 2 dicembre 1851, fu esiliato. Cominciò allora una serie di viaggi nelle Isole Britanniche, poi negli Stati Uniti e in Colombia, dove studiò soprattutto la Sierra Nevada di Santa Marta. Tornato in Francia nel 1857 in seguito all’amnistia, per vivere si dette a scrivere guide e articoli per riviste (Revue des deux Mondes; Tour du Monde, ecc.) mettendo a profitto la sua grande rapidità di lavoro e facilità di stesura; ma pubblicò anche i resultati scientifici del suo viaggio alla Sierra di Santa Marta (1861) e libri di divulgazione geografica, come la Histoire d’un ruisseau (1876; trad. it., Milano 1885 e 1907; Firenze 1933 a cura di G. Caraci), e La Terre, description des phénomènes de la vie du globe (1867-68), prima fra le sue opere geografiche generali, che gli procurò larga reputazione. Fu anche, in quegli anni, segretario della Società geografica di Parigi. Scoppiata la guerra del 1870, si arruolò come semplice soldato; poi prese parte attiva alla rivoluzione della Comune e nella scaramuccia di Châtillon fu fatto prigioniero e nel novembre condannato alla deportazione, pena commutata poi (1872) nell’esilio, anche in seguito. a un appello. del Congresso geografico internazionale di Anversa. Si stabilì a Lugano, poi a Clarens sul lago di Ginevra dove pubblicò l’Histoire d’une montagne (1872; trad. it., Milano 1885), ma soprattutto iniziò la grandiosa Nouvelle géographie universelle per la quale era venuto raccogliendo copiosissimi materiali già prima del 1870 a Parigi; il primo volume di essa apparve nel 1876, e a partire da questa data ogni anno si pubblicò regolarmente un nuovo volume fino al 18° e ultimo, uscito nel 1894. A quel tempo il R. aveva lasciato la Svizzera e si era stabilito a Bruxelles, dove dal 1894 insegnò nell’Université nouvelle e nel 1898 fondò un istituto geografico cartografico, assistito dal fratello Onésime. In Francia, terminato l’esilio, tornò più volte, ma fugacemente; visitò anche l’Italia e altri paesi d’Europa. Non aveva abbandonato le idee anarchiche, anzi in Svizzera si era legato col Kropotkin, geografo anch’esso, e per il suo giornale scrisse parecchi articoli politici. Terminata la sua maggiore opera geografica, attese col fratello Onésime a ripubblicarne, ampliati, alcuni volumi, come quello sull’Africa australe (1901) e quello sulla Cina (1902); inoltre cominciò a scrivere un’altra grande opera intitolata L’Homme et la Terre, della quale terminò il manoscritto alla metà del 1905; pochissimi giorni dopo, il 4 luglio 1905, moriva a Thourout presso Ostenda, dove si era recato per ragioni di salute. L’opera apparve postuma in due volumi (1905-1906) e postumo fu pubblicato anche un volume sui vulcani della terra (1906). La Nouvelle géographie universelle è la descrizione della Terra più completa che sia stata pubblicata alla fine del sec. XIX e, per essere stata distesa da un solo autore, ha grandi pregi di armonia e di efficacia rappresentativa; come tale resterà esempio forse unico anche in avvenire. L’elaborazione dei materiali è in talune parti manchevole, perché l’impresa superava veramente le forze di un solo uomo; ma, come strumento di diffusione della cultura geografica, esercitò una grande influenza, non solo in Francia, ma in tutti – si può dire – i paesi del mondo, anche in virtù del magnifico corredo illustrativo e cartografico. Se ne ha una traduzione italiana a cura di A. Brunialti (Milano e Napoli 1883-1904). Collaboratori di É. R., furono i fratelli Michel-Elie (1827-1904), etnologo, autore di parecchie opere, tra le quali Les Primitifs, étude d’ethnologie comparée (1885), e Onésime (1837-1916) nato a Orthez nei Bassi Pirenei, viaggiatore (Europa, Africa) e geografo, descrittore vivace di paesi e popoli, autore da solo di opere di geografia pittoresca, come La Terre à vol d’oiseau (1877), la France et ses Colonies (1886-89), Le plus beau royaume sous le Ciel (1899), ecc. Bibl.: L. F. De Magistris, É. R., Jesi 1905; Cenni biografici di G. Caraci come introd. alla tard. ital. della Storia di un ruscello, Firenze 1933. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata”,”ASGx-068″
“REDLICH Dieter”,”Die “”Umkehrung”” der Hegelschen Dialektik. Programme idealististischer und materialistischer Dialektik.”,”Dieter Redlich wurde 1944 geboren. Studium in Heidelberg, Frankfurt und Bochum. Lehrtätigkeit an der Hochschule in Bochum und Dublin und in der Erwachsenenbildung in Dortmund.”,”HEGx-031-FL”
“REDONDI Pietro”,”Galileo eretico.”,”Pietro Redondi insegna Storia della scienza all’Università di Milano-Bicocca.”,”SCIx-234-FL”
“REED John”,”Messico insorto.”,”REED nacque a Portland sul Pacifico il 22 ottobre 1887. Portland fu la prima città americana dove gli operai si rifiutarono di caricare munizioni per l’ esercito di Kolciak, durante l’ intervento occidentale contro la rivoluzione russa. Il libro è composto dalla raccolta quasi completa di articoli che egli scrisse come corrispondente di guerra al seguito dell’ esercito di Pancho VILLA tra la fine del 1913 e l’ inizio del 1914 per la rivista ‘Metropolitan’. All’epoca REED aveva 26 anni. Non fece un’analisi sottile dei fatti né trattò il quadro completo delle forze e le questioni in gioco: il suo campo di osservazione era limitato.”,”REEx-005 AMLx-024″
“REED John”,”Avventura & Rivoluzione (brevi racconti ed altro).”,”Sono racconti brevi di vita americana e di altre avventure. Completano il libro alcuni articoli politici poco noti o addirittura inediti. Il volume si chiude con lo scritto di Angelica BALABANOFF, ‘John Reed’. Questo articolo pubblicato da ‘Il controllo operaio’, Ed. AVANTI, 1921, fu scritto pochi giorni dopo la notiza della morte di REED a Pietroburgo.”,”REEx-006″
“REED John; a cura di HOMBERGER Eric BIGGART John”,”John Reed and the Russian Revolution. Uncollected Articles, Letters and Speeches on Russia 1917-1920.”,”HOMBERGER Eric è Visiting Professor of American Studies all’ University of New Hampshire. Ha scritto ‘American Writers and Radical Politics 1900-1939’ e ‘John Reed’. BIGGART John è Lecturer in Russian History all’ University of East Anglia.”,”REEx-008″
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”””Se mai vi furono degli uomini isolati, lo erano certamente quel “”pugno di boscevichi”” in quel grigio e freddo mattino, nel quale tutte le tempeste si scatenavano sulle loro teste. Con le spalle al muro, il Comitato militare rivoluzionario lottava ostinatamente per la sua esistenza. “”Dell’ audacia, ancora dell’ audacia e sempre dell’ audacia!..”” (pag 140) “”Per ogni rivoluzionario ucciso – disse ancora Trotsky – noi uccideremo cinque controrivoluzionari!”” (pag191)”,”REEx-013″
“REED John”,”México insurgente (La revoluciòn de 1910).”,”””Era già notte inoltrata quanto andai all’ hotel. Donna Luisa mi portò a vedere la mia camera e mi recai un momento al bar. Due o tre soldati, senza dubbio ufficiali, stavano bevendo; uno di loro aveva bevuto molto. Era un uomo segnato dal vaiolo, con baffi neri incipienti; i suoi occhi erano sfuocati. Però quando mi vide, cominciò a cantare una divertita e breve canzone: ‘Yo tengo una pistola Con mango de marfil, Para matar a todos lo gringos que vienen por ferrocarril!”” Pensai che fosse sensato allontanarmi, perché nessuno può sapere che cosa può fare un messicano quando è ubriaco. La sua natura è sommamente complessa””. (pag 149)”,”REEx-014″
“REED John”,”Zehn Tage, die die Welt erschütterten.”,”Rare foto di Pietrogrado e Mosca durante la rivoluzione.”,”REEx-015″
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo. La Rivoluzione d’ Ottobre tra lampi e sconvolgimenti apocalittici, vista a Pietrogrado dal più grande giornalista americano, in un libro ormai famoso in tutto il mondo.”,” “”Erano esattamente le otto e quaranta quando una tempesta di applausi annunciò l’ etrata della presidenza, con Lenin, il grande Lenin. Piccolo di statura, raccolto, la grande testa rotonda e calva infossata nelle spalle, gli occhi piccoli, il naso camuso, la bocca larga e generosa, il mento pesante. Era completamente sbarbato, ma la barba così conosciuta prima e che d’ ora innanzi sarebbe sempre rimasta, cominciava già a rispuntargli sul viso. Il vestito era consunto, i pantaloni troppo lunghi. Inadatto, fisicamente, ad essere l’ idolo della folla, egli fu amato e venerato come pochi capi nella storia. Uno strano capo popolare, capo per la sola forza della intelligenza. Egli non era brillante, non aveva spirito, era intransigente e appartato, senza alcuna particolarità pittoresca, ma aveva il potere di spiegare le idee profonde in termini semplici, di analizzare concretamente le situazioni e possedeva la più grande audacia intellettuale.”” (pag 123-124)”,”REEx-016″
“REED John PRICE Morgan Philips RANSOME Arthur RHYS WILLIAMS Albert”,”Cronache e dispacci dalla Rivoluzione d’ Ottobre.”,”””A partire dalla prima settimana del giugno 1917 divenne chiaro che Kronstadt, Tsaritsyn e Krasnojarsk erano roccheforti bolsceviche isolate, mentre il resto del paese si lasciava guidare dai partiti del compromesso. La prima conferma arrivò nel corso delle elezioni del delegati al primo Congresso panrusso dei soviet, che si tennero alla fine di maggio. Nello stesso soviet di Pietrogrado, poco dopo la sua costituzione avevano cominciato ad insinuarsi elementi che non risultavano propriamente proletari, e lo stesso fenomeno, su scala più ampia, si era riprodotto in provincia. Il commerciante di grano (…). Medici, giornalisti, avvocati di origine borghese, e, in qualche caso, perfino ufficali risultarono eletti come delegati al Congresso panrusso dei soviet di Pietrogrado, tra le guarnigioni nelle retrovie così come tra le unità al fronte. Riuscirono a vincere le elezioni con la promessa che la guerra sarebbe finita presto.(…)””. (pag 60, Price)”,”REEx-017″
“REED John PRICE Morgan Philips RANSOME Arthur RHYS WILLIAMS Albert”,”Cronache e dispacci dalla Rivoluzione d’ Ottobre.”,”””Se fosse prevalso quest’ultimo punto di vista, la rivoluzione russa si sarebbe fermata dove era giunta la Rivoluzione francese, quando i giacobini e altri individualisti estremi, dalla frase rivoluzionaria sempre pronta, avevano mandato alla ghigliottina i protocomunisti dell’ epoca accusandoli della delittuosa richiesta di requisizioni alimentari e di un calmiere sui generi di prima necessità. Ma nell’ estate 1918 in Russia i giacobini avevano di fronte un avversario assai più forte di quello che si erano trovati di fronte i loro predecessori francese, e Lenin e Trotsky godevano di una base sociale ben più robusta di quella che aveva sostenuto Varlet, Jacques Roux e i capi delle “”sezioni”” parigine. E così i “”comitati”” ebbero partita vinta; per quanto minoritari, si erano dotati di un’ organizzazione centralizzata e controllavano il sistema ferroviario. Furono quindi in grado di avere ragione delle masse arretrate disperse nei villaggi più remoti. E il grano cominciò ad arrivare.”” (pag 327, Price)”,”ELCx-096″
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”REED John (1887-1920), apolide della cultura, avventuroso reporter delle più importanti vicende del movimento operaio internazionale. Figlio di una famiglia ricca dell’ Oregon, educato nell’ aristocratica università di Harvard (laureatosi nel 1910 con il massimo dei voti in lettere), si distinse nel 1919 tra i fondatori del partito comunista dei lavoratori americani. Membro dell’ Internazionale Comunista, fu amico personale di Lenin. G.D.H. Cole lo ha chiamato “”rivoluzionario romantico””. “”Un delegato fece questa osservazione personale: – Vi è una contraddizione. Dapprima voi offrite una pace senza annessioni e senza indennità, e poi dite che prendete in considerazione tutte le offerte di pace. Prendere in considerazione significa accettare… Lenin scattò: – Noi vogliamo una pace giusta, ma non temiamo una guerra rivoluzionaria. E’ molto probabile che i governi imperialisti non rispondano al nostro appello, ma noi eviteremo di lanciare un ultimatum al quale sarebbe troppo facile rispondere di no. Se il proletariato tedesco comprenderà che noi siamo pronti a prendere in considerazione tutte le offerte di pace, forse questo sarà la goccia d’acqua che farà traboccare il vaso e la rivoluzione scoppierà in Germania… Noi acconsentiamo ad esaminare tutte le condizioni di pace, ma questo non significa che noi le accetteremo… Vi sono alcune nostre condizioni per le quali noi combatteremo fino alla fine; ve ne sono delle altre per le quali forse stimeremo inutile di continuare la guerra… Noi vogliamo prima di tutto finirla con la guerra…””. (pag 146)”,”REEx-018″
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,” “”Al fronte i soldati continuavano la loro lotta contro gli ufficiali e nei comitati imparavano ad autogovernarsi. Nelle fabbriche quelle incomparabili organizzazioni russe, che sono i Consigli di fabbrica, acquistavano esperienza e forza e prendevano coscienza della loro missione storica di lotta contro l’antico ordine di cose. La Russia intera imparava a lettere; leggeva di politica, di economia e di storia perché il popolo aveva bisogno di sapere. In ciascuna città, quasi in ciascun villaggio, su tutto il fronte, ogni frazione politica aveva il suo giornale, qualche volta anche parecchi. Migliaia di organizzazioni distribuivano centinaia di migliaia di opuscoli e ne inondavano gli eserciti, i villaggi, le officine, le strade. La sete d’istruzione, frenata per tanto tempo, divenne con la rivoluzione un vero delirio. Dal solo istituto Smolni uscirono ogni giorno, durante i sei primi mesi, molte tonnellate di libri, che sui carri e sui vagoni andavano a saturare il paese. La Russia assorbiva, insaziabile, come la sabbia calda assorbe l’acqua. E non romanzi grotteschi, storia falsificata, religione diluita o quella letteratura a buon mercato che pervertisce, ma teorie economiche e sociali, filosofia, le opree di Tolstoi, di Gogol, di Gorki. In ciascuna città, quasi in ciascun villaggio, su tutto il fronte, ogni frazione politica aveva il suo giornale, qualche volta anche parecchi. Migliaia di organizzazioni distribuivano centinaia di migliaia di opuscoli e ne inondavano gli eserciti, i villaggi, le officine, le strade. La sete d’istruzione, frenata per tanto tempo, divenne con la rivoluzione un vero delirio. Dal solo istituto Smolni uscirono ogni giorno, durante i sei primi mesi, molte tonnelalte di libri, che sui carri e sui vagoni andavano a saturare il paese. La Russia assorbiva, insaziabile, come la sabbia calda assorbe l’acqua. E non romanzi grotteschi, storia falsificata, religione diluita o quella letteratura a buon mercato che pervertisce, ma teorie economiche e sociali, filosofia, le opere di Tolstoi, di Gogol, di Gorki. E quale funzione sociale aveva la parola! I “”torrenti d’eloquenza””, di cui parla Carlyle a proposito della Francia, non erano che bagatelle in confronto alle conferenze, alle discussioni, ai discorsi nei teatri, nei circhi, nelle scuole, nei clubs, nelle sale di riunione dei Soviet, nelle sedi dei sindacati, nelle caserme. Si tenevano dei comizi nelle trincee, sulle piazze dei villaggi, nelle fabbriche. Quale spettacolo ammirabile quello dei 40.000 operai della Putilov che andavano ad ascoltare oratori socialdemocratici, socialisti-rivoluzionari, anarchici ed altri, restando ugualmente attenti a tutti ed indifferenti alla lunghezza dei discorsi. Durante parecchi mesi a Pietrogrado, ed in tutta la Russia, ogni angolo di strada fu una tribuna pubblica. Nei treni, nei tram, ovunque, zampillava improvvisamente la discussione. Conferenze e congressi innumerevoli mescolavano gli uomini di due continenti: i congressi dei Soviet, delle cooperative, degli zemstvo, delle nazionalità, i congressi dei preti, di contadini, di partiti politici, la Conferenza democratica di Pietrogrado, la COnferenza nazionale di Mosca, il Consiglio della repubblica russa. A Pietrogrado tenevano sempre le loro riunioni tre o quattro congressi contemporaneamente. In tutte le riunioni, la proposta di limitare i discorsi era regolarmente respinta, chiunque poteva liberamente esprimere i suoi pensieri…”” (pag 20-21)”,”REEx-002-B”
“REED John, a cura di Floyd DELL”,”Daughter of the Revolution and Other Stories.”,”John Reed, a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary.”,”REEx-002-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin.”,”REEx-003-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin.”,”REEx-004-FL”
“REED John”,”Il Messico insorge.”,”Volume di GB ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’ venne incaricato dal quotidiano newyorkese ‘Metropolitan’ di fare un servizio sulla rivoluzione messicana. Da questa esperienza, che Reed descrisse come ‘il periodo più felice della mia vita’, nasce ‘Il Messico insorge’ pubblicato nel 1914. Reed stava dalla parte di Pancho Villa e dei suoi poveri peones e ‘soldati straccioni’. Reed era un ‘corrispondente di guerra’ che condivideva le stesse idee dei rivoltosi, libertà per un popolo diseredato e oppresso da secoli. Descrisse la presa di Gomez Palacio, gli assalti all’arma bianca, i colori, la vita sociale, la natura bellissima e terribile del paese, il deserto. [‘Villa si nominò governatore militare dello stato di Chihuahua, e intraprese lo straordinario esperimento – straordinario in quanto non ne sapeva nulla – di inventare di testa propria un governo per 300.000 persone. Si è detto che Villa vi riuscì perché aveva dei consiglieri preparati. In realtà fu praticamente da solo. I pochi consiglieri di cui disponeva passavano il tempo a rispondere alle sue impazienti domande e a eseguire i suoi ordini. A volte mi recavo la mattina presto nel palazzo del governatorato, e mi sedevo ad aspettarlo nell’ufficio del governatore. Verso le otto arrivavano Sylvestre Terrazzas, segretario di stato, Sebastián Vargas, tesoriere di stato e Manuel Choao, allora amministratore, indaffaratissimi e agitatissimi, con pacchi immensi di rapporti, suggerimenti e decreti da loro elaborati. Villa arrivava verso le otto e mezza, si buttava su una sedia, e si faceva leggere tutto ad alta voce. Ad ogni minuto interveniva con un’osservazione, una correzione o un suggerimento. Di tanto in tanto agitava il dito e diceva – No sirve -. Quando avevano finito tutti, cominciava, rapido e senza sosta, a delineare la politica legislativa, finanziaria, giudiziaria e persino educativa dello stato di Chihuahua. Quando arrivavano ad un punto che non gli piaceva chiedeva: – Come fanno a farlo? – E poi, dopo che la cosa gli era stata coscienziosamente spiegata: – Perché? – I decreti e il modo di operare del governo gli sembravano per lo più straordinariamente inutili e ingarbugliati. Ad esempio, i suoi consiglieri proposero di finanziare la Rivoluzione emettendo buoni dello stato all’interesse del trenta o quaranta per cento. Lui disse: – Capisco che lo stato debba pagare qualcosa alla gente per aver preso in affitto il suo denaro, ma perché dovrebbe essere giusto restituirgli tre o quattro volte l’intera somma? Non riusciva a capire perché ai ricchi dovessero essere concesse enormi estensioni di terreno mentre ai poveri no. Tutta la complessa struttura della civiltà gli giungeva nuova. Per spiegare qualcosa a Villa occorreva essere filosofi; e i suoi consiglieri non erano che uomini pratici’ (pag 102-103)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”REEx-026″
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo: la cronaca di John Reed narrata per immagini.”,”Una poesia di Lenin (poema composto da Lenin nel 1907 con riferimento all’anno della rivoluzione del 1905 (pag 163) “”Ma a un tratto la primavera sgorgò chiara dalla palude autunnale…”” (pag 163) “” [poema composto da Lenin nel 1907 con evidente riferimento alla grande e tragica annata rivoluzionaria del 1905]”,”REEx-027″
“REED John”,”Adventures of a Young Man. Short stories, from life.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin.”,”REEx-006-FL”
“REED John”,”Avventura & Rivoluzione (brevi racconti e altro).”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin.”,”REEx-007-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920. “”Andammo in città. All’ingresso della stazione, stavano due soldati con la baionetta in canna; un centinaio di persone, commercianti, funzionari e studenti inveivano contro di loro e li apostrofavano con violenza. Si vedeva che si sentivano a disagio ed umiliati, come ragazzi rimproverati ingiustamente. Un giovanotto, alto, dal viso arrogante, che vestiva l’uniforme di studente, guidava l’attacco. – Voi comprendete, suppongo, – diceva con tono insolente – che prendendo le armi contro i vostri fratelli, diventate gli strumenti di una banda di assassini e di traditori. – Non è così, fratello, – rispondeva il soldato seriamente. – Voi non capite. Vi sono due classi, il proletariato e la borghesia. Noi… – Oh! la conosco questa storia! – interruppe lo studente. – Voialtri, contadini ignoranti, basta che sentiate ragliare qualche frase fatta e subito, senza aver capito niente, vi mettete a ripeterla come pappagalli. La folla rideva. – Oh! so bene, – riprese il soldato, mentre la fronte gli si imperlava di sudore, – voi siete un uomo istruito, lo si vede; io non sono che un ignorante. Ma mi sembra… – Voi credete certamente, – interruppe l’altro sprezzante, – che Lenin è un vero amico del proletariato? – Sì, lo credo, – risposte il soldato. – Ebbene, amico mio, lo sapete che Lenin ha attraversato la Germania in un vagone piombato? Sapete che Lenin ha preso dei quattrini dai tedeschi? – Oh! so ben poco di tutto questo – replicò il soldato testardo, – ma io trovo che quello che egli ha detto è proprio quello che ho bisogno di sentire io e tutta la gente semplice come me. Vedete, vi sono due classi, la borghesia e il proletariato… – Siete pazzo, amico mio! Io ho passato due anni a Schlusselburg per la mia azione rivoluzionaria, mentre voi, a quell’epoca sparavate sui rivoluzionari e cantavate «Dio protegga lo zar». Mi chiamo Vassili Georgevic Panin. Non avete sentito parlare di me? – Mi dispiace, mai… – disse il soldato umilmente. – Ma io non sono che un ignorante. Voi siete un grande eroe, certamente. – Proprio così – replicò lo studente con convinzione – ed io combatto i bolscevichi che stanno rovinando la nostra Russia, la nostra libera rivoluzione. Come spiegate voi questo? Il soldato si grattò la testa. – Non so come si spiega questo, – disse, facendo delle smorfie per lo sforzo imposto al suo cervello. – A me, tutto sembra molto chiaro; è vero che non sono che un ignorante. Mi sembra che vi sono due classi, il proletariato e la borghesia… – Ed eccovi daccapo con la vostra stupida formula! – gridò lo studente. – … due classi, – continuò il soldato, cocciuto. – E chi non è con l’una è con l’altra..”” [John Reed, ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Roma, 1961] [Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perché essa dà un quadro esatto e straordinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””, Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920 (da: John Reed, ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo. La cronaca di John Reed narrata per immagini’, Edizioni Giorni Vie nuove, sd)]”,”REEx-008-FL”
“REED John”,”The Education of John Reed. Selected Writungs.”,”John Stuart’s introductory essay on Reed’s development and the meaning of his life gives the necessary background for the selections that follow. Introduction, Editor’s Note, Notes, Sources of Selections,”,”REEx-010-FL”
“REED John”,”Ten Days that Shook the World.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. Introduction by A.J.P. Taylor, Introduction by V.I. Lenin, Preface Chronology, Notes and Explanations, Appendixes,”,”REEx-011-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920.”,”REEx-013-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920.”,”REEx-015-FL”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920.”,”REEx-017-FL”
“REED John, a cura di James C. WILSON”,”John Reed for ‘The Masses’.”,”Introduction, Notes, Index,”,”REEx-020-FL”
“REED John, a cura HOMBERGER Eric BIGGART John”,”John Reed and the Russian Revolution. Uncollected Articles, Letters and Speeches on Russia, 1917-1920.”,”Eric Homberger is Visiting professor of American Studies at the University of New Hampshire. he was educated at the University of California, Berkeley, the University of Chicago and at Cambridge University. His publications include American Writers and Radical Politics, 1900-1939, and John Reed. John Biggart is Lecturer in Russian History at the University of East Anglia.”,”REEx-021-FL”
“REED John”,”America in fiamme. Un grande giornalista rivoluzionario tra gli insorti del Messico e gli operai statunitensi.”,”John Reed, (1887-1920) a young American of genius, poet, playwright, story-writer and war-correspondent, was present in Russia during the Bolschevik revolution, wrote its history in Ten Days That Shook the World, came home to stand trial under the Espionage Act in 1918, took a prominent part in the creation of the American Communist party, and returned to Soviet Russia, where he died in 1920, of typhus, at the age of thirty.three. He is buried under the walls of the Kremlin. Daughter of the Revolution, and Other Stories is a collection of brilliant tales written in 1912-1916, before revolutionary activities claimed his allegiance completely, together with some colorful fragments of his revolutionary journalism. They are vivid contes of things seen and experienced in Mexico, Europe, Russia, and America, written from the point of view of a vagabond young revolutionary. Il giudizio di Lenin sul libro di Reed. “”Ho letto con enorme interesse e con costante attenzione da capo a fondo il libro di John Reed ‘Dieci giorni che sconvolsero il mondo’, Lo raccomando vivamente agli operai di tutti i Paesi. Vorrei che questa opera fosse diffusa in milioni di esemplari e fosse tradotta in tutte le lingue, perchè essa dà un quadro esatto e straordiinariamente vivo di fatti che hanno tanta importanza per comprendere la rivoluzione proletaria, la dittatura del proletariato. Tali questioni sono oggi assai discusse ma, prima di accettare o respingere le idee che esse rappresentano, è indispensabile comprendere tutto il valore della decisione che si prenderà. Senza alcun dubbio, il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo problema fondamentale del movimento operaio mondiale””. Vladimir Ilic Lenin. John Reed è nato a Portland (Oregon) nel 1887, studiò nell’accademia della città natale e poi nell’Università di Harvard, dove conseguì la laurea. Morì a Mosca nel 1920.”,”REEx-022-FL”
“REED John, a cura di Mario MAFFI”,”Red America. Lotta di classe negli Stati Uniti.”,”John Reed (1887-1920), giornalista e scrittore, fu tra i fondatori del Partito comunista statunitense. Diretto testimone della rivoluzione d’Ottobre e, al seguito di Pancho Villa, di quella messicana, documentò con particolare passione le lotte del movimento operaio del suo paese. Ammalatosi di tifo morirà in Russia il 17 ottobre 1920.”,”REEx-001-FER”
“REED John”,”Dieci giorni che sconvolsero il mondo.”,”Menin Trotsky sugli ‘Stati Uniti d’Europa’ “”Il 30 ottobre andai da Trockij che mi aveva dato appuntamento in una piccola stanza, sotto i tetti, dell’Istituto Smol’nyi. Era seduto in mezzo alla stanza, su una seggiola ordinaria, davanti ad un tavolo vuoto. Senza che io dovessi fargli delle domande egli mi parlò per più di un’ora, rapidamente, fermamente. Ecco, con le sue stesse espressioni, la sostanza di quello che mi disse: « Il governo provvisorio è assolutamente impotente. In realtà è al potere la borghesia, ma questo è mascherato da una coalizione fittizia con i partiti socialisti oboroncy. I contadini, stanchi di attendere la terra che è stata loro promessa, si ribellano e, in tutto il paese, in tutte le classi lavoratrici, si manifesta lo stesso disgusto. Il dominio della borghesia può mantenersi solo con la guerra civile. Il metodo di Kornilov è il solo che potrebbe assicurarle il potere. Ma è proprio la forza che manca alla borghesia… L’esercito è con noi. I conciliatori e i pacifisti, cioè i socialisti rivoluzionari ed i menscevichi, hanno perduto ogni autorità, perchéla lotta fra contadini ed agrari, tra operai e padroni, tra soldati ed ufficiali è divenuta più acuta, più irreconciliabile che mai. (…) Poi, passando alla politica estera del nuovo governo: «Il nostro primo atto sarà l’armistizio immediato su tutti i fronti ed una conferenza dei popoli per discutere le condizioni di una pace democratica. La quantità di democrazia che potrà esservi nella sistemazione della pace dipenderà dalla quantità della risposta rivoluzionaria in Europa. Se noI fonderemo qui un governo dei soviet, questo sarà un potente fattore per la pace immediata in Europa, perché tale governo si rivolgerò direttamente, senza intermediari, a tutti i popoli per proporre loro un armistizio al disopra dei governi. nella conclusione della pace, la pressione della rivoluzione russa sarà in questa direzione: nessuna annessione, nessuna indennità, diritto dei popoli a disporre di se stessi, creazione della ‘Repubblica federale europea’. «Alla fine di questa guerra, io vedo l’Europa rigenerata non dai diplomatici, ma dal proletariato. La Repubblica federale europea – gli Stati Uniti d’Europa – ecco ciò che dovremo avere. La autonomia nazionale non è più sufficiente. L’evoluzione economica esige l’abolizioe delle frontiere nazionali. Se l’Europa resta spezzata in raggruppamenti nazionali, l’imperialismo ricomincerà la sua azione. Solo una Repubblica federale europea darà la pace al mondo». E con il suo fine sorriso leggermente ironico egli terminò: «Ma senza l’entrata in azione delle masse europee, questi scopi non potranno essere raggiunti, oggi…» (pag 50-52)”,”REEx-029″
“REES Tim THORPE Andrew a cura; contributi di AGOSTI Guillaume BOURGEOIS Barry CARR Carlos CUNHA Peter HUBER David KIRBY Kevin McDERMOTT Tim REES Yevgeny SERGEEV Wendy SINGER S.A. SMITH Geoff SWAIN Andrew THORPE Artiem ULUNIAN Akeksandr VATLIN Gerrit VOERMAN Hugh WILFORD Sandra WILSON”,”International Communism and the Communist International 1919-43.”,”REES è Lecturer in storia all’ Università di Exeter. THORPE è Senior Lecturer in storia alla stessa università. Contributi di Aldo AGOSTI Guillaume BOURGEOIS Barry CARR Carlos CUNHA Peter HUBER David KIRBY Kevin McDERMOTT Tim REES Yevgeny SERGEEV Wendy SINGER S.A. SMITH Geoff SWAIN Andrew THORPE Artiem ULUNIAN Akeksandr VATLIN Gerrit VOERMAN Hugh WILFORD Sandra WILSON”,”INTT-118″
“REES Goronwy”,”La Grande Crise de 1929. Le capitalisme remis en question. (Tit.orig.: The Great Slump. Capitalism in crisis, 1929-1933)”,”REES Goronwy è nato nel 1909 nel Cardiganshire, direttore onorario dell’ Università College del Galles. Le cause della crisi del 1929. “”Gli Stati Uniti perdono così una piccola parte del loro oro a profitto degli altri paesi. Nel 1930, la Germania, in particolare, ha pressoché raddoppiato le proprie riserve rispetto al 1925. Quanto alla Francia, i suoi guadagni sono enormi. Dopo il 1929, la Banca di Francia smette di accumulare delle riserve in moneta per garantire le sue emissioni di cartamoneta e rimpiazza le somme che possiede con oro. Per contro, la Gran Bretagna ha perduto pressoché tutto il metallo giallo che aveva guadagnato fino al 1925. A partire dal 1930, il continuo assorbimento d’ oro da parte della Francia e degli Stati Uniti va a provocare delle tensioni sempre più forti sulle monete degli altri paesi e ciò sarà uno dei fattori più importanti della crisi finanziaria generale che ne risulta nel 1931″”. (pag 96)”,”ECOI-169″
“REES E.A.”,”State Control in Soviet Russia. The Rise and Fall of the Workers’ and Peasants’ Inspectorate, 1920-34.”,”E.A. Rees is Lecturer in Politcs at the University of Keele. He studied political science at the University of York and received his Ph.D. from the University of Birmingham after postgraduate study at the Centre for Russian and East European Studies.”,”RUSU-013-FL”
“REESE Roger R.”,”Stalin’s Reluctant Soldiers. A Social History of the Red Army, 1925-1941.”,”Roger Reese is associate professor of history at Texas A & M Universty and the author of ‘The Red Army and the Great Purge’ in Stalinist Terror: New Perspectives. Preface, Introduction, Notes, Bibliography, List of Military Units, Photographs, Index,”,”RUST-052-FL”
“REETZ Dorothea”,”Clara Zetkin as a Socialist Speaker.”,”Partecipa al congresso del partito socialista di Milano nel 1921.”,”MGEx-202″
“REEVE Charles XI Xuanwu a cura”,”Tianxia diyu (L’inferno sulla Terra). Burocrazia (celeste), lavoro forzato e business in Cina.”,”L’Impero di Mezzo appartiene ormai all’inferno planetario e partecipa del nostro avvenire. Dopo molte sanguinose peripezie nell’esercizio della propria dittatura, gli stalinisti cinesi si sono convertiti all’affarismo più sfrenato. Ancorauna volta, si tratta per loro di perfezionare le condizioni di sfruttamento dei poveri. In questo libro Charles Reeve e Xi Xuanwu hanno raccolto le testimonianze di cinesi di Pechino, Shanghai, Hong Kong e Parigi; tutte evocano l’essenziale della catastrofe cinese: l’irruzione del capitalismo selvaggio, la proletarizzazione forzata di centinaia di milioni di uomini e donne, la distruzione della società tradizionale, il disastro ambientale.”,”CONx-013-FL”
“REEVE Charles”,”La tigre di carta. Saggio sullo sviluppo del capitalismo in Cina dal 1949 al 1972.”,”Lo studio, già pubblicato negli anni scorsi in Francia, vuole essere – nelle intenzioni dei traduttori – un primo contributo alla comprensione critica della realtà cinese attraverso l’analisi dei rapporti di produzione effettivamente esistenti in questo paese.”,”CINE-006-FL”
“REEVES Richard V.”,”Dream Hoarders. How the American Upper Middle Class Is Leaving Everyone Else in the Dust, Why That Is a Problem, and What to Do About It.”,”‘Accapparatori da sogno. Come l’alta borghesia americana sta lasciando tutti gli altri nella polvere, perché questo è un problema e cosa fare al riguardo.’ Richard V. Reeves è Senior Fellow in Economic Studies e co-direttore del Center on Children and Families alla Brookings University”,”USAS-237″
“REGAZZONI David”,”Democrazia in catene. Civilizzazione, schiavismo e guerra negli scritti sull’America di John Stuart Mill e Karl Marx.”,”David Regazzoni, borsista postdoc Fondazione Luigi Einaudi, Scuola Superiore Sant’Anna di Studi Universitari e di Perfezionamento, Pisa. “”Concittadini a Londra per oltre un ventennio (1849-1873), Karl Marx e John Stuart Mill commentano ampiamente le radicali trasformazioni politiche e socio-economiche in atto in quegli anni al di fuori dell’Europa, individuando negli Stati Uniti il laboratorio per studiare le contraddizioni e il destino della democrazia moderna. Nel cuore dell’Ottocento, quello che Hegel nelle ‘Lezioni sulla filosofia della storia’ ha definito «il paese dell’avvenire» (1) è preda di una violentissima Guerra Civile (1861-’65): essa costituisce una rivoluzione non «verticale», come quella dell’Indipendenza del secolo precedente, ma «orizzontale», nella quale a scontrarsi sono, oltre che due letture radicalmente diverse degli assetti costituzionali, due opposte interpretazioni del rapporto tra uomini e istituzioni. Rispetto, dunque, all’America descritta trent’anni prima da Alexis de Tocqueville (2), il Nuovo Mondo osservato da Mill e da Marx è assai mutato: in esso il principio di «classe» affermatosi nel corso del XIX secolo ha ormai assunto un’ineludibile rilevanza storico-politica. Pur senza mai citarsi a vicenda (3), i due filosofi fotografano, negli stessi anni e dal medesimo osservatorio europeo, l’evolvere tumultuoso della passione per l’uguaglianza che il pensatore francese ha dipinto quando la democrazia moderna mostrava ancora i primi segni del proprio incipiente sviluppo capitalistico. Marx è per un decennio (dal ’52 al ’62) collaboratore del “”New York Daily Tribune”” e, tra il ’61 e il ’62, analizza e commenta le vicende belliche statunitensi in un numero consistente di articoli pubblicati sulla rivista viennese «Die Wiener Presse», Mill, invece, dedica alla Guerra di secessione e al tema più ampio dello schiavismo americano importanti riflessioni, raccolte principalmente in tre contributi: ‘The Negro Question’ (1850), ‘The Contest in America’ e ‘The Slave Power’ (entrambi del 1862)”” (pag 475-476) [(1) Cfr. Hegel 1961, p. 233: «L’America è, così, il paese dell’avvenire, quello a cui, in tempi futuri, forse nella lotta fra il Nord e il Sud, si rivolgerà l’interesse della storia universale. Essa è un paese di nostalgia per tutti coloro che sono stufi dell’armamentario storico della vecchia Europa»; (2) Su cui si veda il recente Catanorchi, Regazzoni 2010; (3) Cfr. Ginsborg 2006] [David Regazzoni, ‘Democrazia in catene. Civilizzazione, schiavismo e guerra negli scritti sull’America di John Stuart Mill e Karl Marx’, ‘Rivista Storica della Filosofia’, Franco Angeli, Milano, n. 3, 2014] ‘La libertà degli eguali e l’illibertà dei diseguali: la «Democrazia (incompleta) in America» di Marx’ (paragrafo 3) (pag 483-) Cit in bibl: Carlo Galli, Ordine politico e guerra civile tra America ed Europa’, in Tiziano Bonazzi e Carlo Galli, a cura, ‘La guerra civile americana vista dall’Europa’, il Mulino, Bologna, 2004, pp. 7-25 Petrucciani, Stefano, A lezione da Marx. Nuove intepretazioni’, Manifesto Libri, Roma, 2012″,”MADS-789″
“REGESTA Giovanni PATERNOSTRO Mario a cura, scritti di Alberto BEMPORAD Luigi Luca CAVALLI-SFORZA En zo DE-CICCO Giacomo DEFERRARI Alberto MARMONT Paola MASSA Sergio MASSARENTE Gaudenzio PAOLA Loredana PESSA Gian Pietro POZZI Gian Andrea ROLLANDI Serena SARZI Fulvia SIROCCO Alberto SOBRERO Andrea SORICE Giorgio SPERATI Giorgia ZUNINO Giuseppe PERICU”,”Un ospedale, una città da Pammatone a San Martino.”,”Contiene il saggio: ‘Genetica e medicina’ di Luigi Luca CAVALLI SFORZA (pag 155-159 ‘La maggior parte delle malattie croniche gravi, dalle cardiopatie ed arteriopatie, artriti, malattie endocrine, cancro, ecc., fino alle forme psichiatriche più gravi e più comuni, come la schizofrenia, la sindrome maniaco-depressiva, l’autismo ecc., hanno quasi tutte una componente genetica di varia gravità e frequenza, ma anche una componente di origine ambientale o culturale che può essere essa pure grave. La componente genetica è difficile da studiare perché include geni diversi in casi diversi della stessa malattia, ma anche costellazioni di geni in casi singoli, e magari diverse da caso a caso. Si stanno sviluppando oggi metodi nuovi e potenti che dovrebbero aiutare a risolvere la componente genetica, ma vi sono molto spesso importanti componenti culturali ed ambientali che sono anch’esse difficili da depistare. L’analisi del genoma sta facendo grandi progressi ma l’analisi di queste malattie, multifattoriali, o anche poligeniche se nel loro determinismo intervengono parecchi geni, incontra ancora molte limitazioni. Lo studio del genoma ha aggiunto un’altra corda al suo arco attraverso la farmacogenetica, poiché la varietà del metabolismo individuale è grande anche per quanto riguarda l’assorbimento, l’attivazione e la disintossicazione ed eliminazione dei farmaci da parte dell’individuo. Oggi è diventato possibile studiare il metabolismo dei farmaci in modo da prevedere la sensibilità e la resistenza di un individuo a un farmaco, e quindi a modellare la terapia del malato su base individuale. Lo studio del genoma umano individuale diventa quindi sempre più necessario’ [dal saggio ‘Genetica e medicina’ di Luigi Luca Cavalli Sforza’] (pag 156-157)”,”LIGU-131″
“REGGIANI Claudio”,”La danza delle ore. L’ orario di lavoro nell’ industria durante il fascismo.”,”””Questo comportamento del fascismo nei confronti del mondo del lavoro (e della classe operaia) influì inevitabilmente sul significato delle sue scelte in materia di orario. Nel programma dei Fasci italiani di combattimento, del gennaio 1919, Mussolini, sempre abile a cogliere gli “”umori della piazza””, aveva inserito la richiesta della giornata legale di 8 ore di lavoro. Le 8 ore così proposte non rientravano in un disegno teso al miglioramento effettivo delle condizioni della classe operaia, ma erano solo un mezzo per acquisire consensi tra le masse lavoratrici. Il fascismo vedeva nell’ orario uno strumento da utilizzare per riassorbire la carica rivoluzionaria del proletariato. Nell’ immediato, l’ approvazione della legge sulle otto ore avrebbe avuto un grosso impatto su tutta l’ opinione pubblica, rafforzando l’ immagine di un governo impegnato a difendere le categorie più deboli. (…)””. (pag 54) “”All’ opposto, i lavoratori esigevano il rispetto contemporaneo del limite delle 8 ore giornaliere e delle 48 settimanali, interpretando la disgiunzione come “”e””. Il governo risolse l’ ambiguità nella Circolare applicativa della legge (Turati-Fino, ndr), nella quale il superamento delle 8 ore giornaliere veniva consentito per qualche giorno alla settimana, purché nel complesso non fossero oltrepassate le 48 ore. Proprio la soluzione auspicata dagli industriali (…)””. (pag 61)”,”MITT-229″
“REGINI Mario a cura; saggi di A. ACCORNERO A. ARRIGHETTI M. BIAGIOLI R. BOYER F. BUTERA A. CHIESI C. CROUCHE C. DELL’ARINGA P. PERULLI E. REYNERI E. RULLANI CH. SABEL M. SALVATI D. SOSKICE”,”La sfida della flessibilità. Impresa, lavoro e sindacati nella fase ‘post-fordista’.”,”Mario REGINI è presidente dell’ Ires Lombardia e docente di Sociologia nell’ Università di Milano. Ha scritto ‘I dilemmi del sindacato’, ‘Il conflitto industriale in Italia’ (in coll. con G.P. CELLA) e ‘Stato e regolazione sociale’ (in coll. con P. LANGE).”,”MITT-139″
“REGINI Marino”,”I dilemmi del sindacato. Conflitto e partecipazione negli anni Settanta e Ottanta.”,”Marino Regini insegna Sociologia dell’organizzazione nell’Università di Milano. É autore: Lotte operaie e organizzazione del lavoro (con E. Reyneri) e di numerosi saggi.”,”SIND-007-FL”
“REGINI Marino”,”Modelli di capitalismo. Le risposte europee alla sfida della globalizzazione.”,”Marino Regini insegna Sociologia dell’organizzazione nell’Università di Milano. É autore: Lotte operaie e organizzazione del lavoro (con E. Reyneri) e di numerosi saggi. Un confronto Italia – Germania. Flessibilità e formazione risorse umane”,”EURE-052-FL”
“REGIS Giuseppe”,”Politica economica. XXI Lezione. Politica economica. Relazioni economiche con l’estero.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-I-3″
“REGONINI Gloria”,”Capire le politiche pubbliche.”,”Gloria Regonini insegna analisi delle politiche pubbliche nell’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi libri: Politiche pubbliche e democrazia.”,”TEOP-050-FL”
“REICH Wilhelm”,”Psicologia di massa del fascismo.”,”REICH dimostra come ogni forma di misticismo organizzato, compreso il fascismo, si basa sui desideri orgastici insoddisfatti delle masse (1). Per REICH il fascismo non è una ideologia o l’azione di un singolo o di un gruppo etnico o di una singola nazionalità. Nega pure una spiegazione puramente socio-economica avanzata dagli studiosi marxisti. W. REICH nacque in Austria nel 1897. Studiò medicina a Vienna dove, in seguito, diresse il Seminario di terapia psicoanalitica. Con l’avvento del nazismo fu costretto a fuggire dalla GERM e dopo un breve soggiorno in Norvegia si trasferì negli USA fondando a New York l’ Orgone Institute. Denunciato per i suoi esperimenti, venne rinchiuso nel penitenziario di Lewisburg dove morì di infarto nel novembre 1957. Altre opere: -La funzione dell’ orgasmo. SUGAR. 1969 -La rivoluzione sessuale. -Analisi caratteriale.”,”GERN-015″
“REICH Walter a cura; saggi di CRENSHAW Martha POST Jerrold M. KELLEN Konrad FERRACUTI Franco SPRINZAK Ehud GURR Ted Robert RAPOPORT David C. KRAMER Martin BANDURA Albert MERARI Ariel HERMANN Margaret G. HERMANN Charles F. SICK Gary”,”Origins of Terrorism. Psychologies, Ideologies, Theologies, States of Mind.”,”Saggi di CRENSHAW Martha POST Jerrold M. KELLEN Konrad FERRACUTI Franco SPRINZAK Ehud GURR Ted Robert RAPOPORT David C. KRAMER Martin BANDURA Albert MERARI Ariel HERMANN Margaret G. HERMANN Charles F. SICK Gary”,”TEMx-018″
“REICH Wilhelm”,”La lotta sessuale dei giovani (1932). Reprint”,”””La divisione della sessualità in sensualità deteriore e in amore sublimato (che dà origine in regime borghese a sistemi filosofici interi a proposito del problema della “”sessualità”” e dell’ “”erotismo””) non è in realtà che una semplice manifestazione della prevalenza del marito, necessaria all’ economia privata (diritto all’ eredità per discendenza paterna) ed inoltre rappresenta la conseguenza degli sforzi della classe borghese per differenziarsi dalla classe dominata con una morale particolare. Le donne borghesi non devono essere accessibili che nel matrimonio e per giunta ai soli uomini borghesi””. (pag 27)”,”TEOS-092″
“REICH Wilhelm”,”La rivoluzione sessuale.”,”REICH Wilhelm nacque in Austria nel 1897. Diresse il Seminario di Terapia psicoanalitica di Vienna. L’ avvento del nazismo e lo scoppio della seconda guerra mondiale lo costrinsero a riparare in Danimarca, Norvegia e Stati Uniti. In USA fondò l’ Orgone Institute. Denunciato per i suoi esperimenti dalla Food and Drug Administration si rifiutò di esporre le sue teorie in veste di imputato. Condannato per “”disprezzo della corte”” morì di infarto nel penitenziario di Lewisburg il 3 novembre 1957. “”E’ inutile dire che dal punto di vista di una razionale igiene mentale il prototipo della relazione sessuale durevole è il matrimonio di fatto e non quello formale. L’igiene mentale razionale aspira ad una responsabilizzazione ‘intima’ e non ad una responsabilità accollata con la forza dall’esterno. Essa considera tale imposizione un espediente per prevenire azioni antisociali, ma non un fine di per sé auspicabile.”” (pag 105) “”In questo campo praticamente è tutta una enorme confusione, una stalla di Augia che deve essere ripulita. Ma è soprattutto necessario proteggere le relazioni amorose da ogni interferenza degli interessi economici””. (pag 105)”,”SCIx-271″
“REICH Robert B.”,”Aftershock. Il futuro dell’economia dopo la crisi.”,”Segretario del Lavoro durante la presidenza Clinton, Reich insegna Amministrazione e Politiche pubbliche all’Università di Berkeley (California). Scrive sul New York Times, Washington Post e Wall Street Journal. “”La Cina sta andando nella direzione opposta del “”riequilibrio””. La sua produzione di merci continua ad aumentare vertiginosamente, ma i consumatori interni assorbono una percentuale decrescente della produzione. Le destinazioni per ciò che la Cina produce sono gli altri paesi, soprattutto Stati Uniti ed Europa””. (pag 90) “”Come ho detto all’inzio del libro, l’economia politica americana segue un pendolo virtuale: oscilliamo da periodi in cui i benefici delle crescita economica sono concentrati in poche mani, ad altri dove i guadagni vengono più ampiamente condivisi, poi torniamo indietro. Ci stiamo ora avvicinando alla fine di uno di questi cicli e all’inizio del prossimo. La Grande Prosperità durata dal 1947 al 1975 è stata seguita da trent’anni di restrizioni economiche, sfociati nella Grande Recessione. L’interrogativo non è se il pendolo tornerà indietro. Lo farà sicuramente. L’interrogativo è ‘come’ oscillerà: se con riforme che amplieranno il ciclo della prosperità, o con politiche demagogiche che allontaneranno l’America dal resto del mondo, contrarranno l’economia e metteranno gli americani gli uni contro gli altri”” (pag 180)”,”ECOI-321″
“REICH Jakob ROSENBERG Arthur WINKEL Udo LEVI Paul ROGERS Ernest THAIHEIMER August WALCHER Jacob JONES Mike SERGE Victor REICHENBACH Bernard”,”Revolutionary History. Germany 1918-23. From the November Revolution to the Failed October.”,”‘At all events, under all conceivable circumstances, if the German revolution does not come, we are doomed.’ So said Lenin in february 1918. The Bolsheviks considered that without a successful proletarian in Germany, the Soviet Union could not survive as a revolutionary factor. The failure of the German Communists to lead a successful seizure of power was undoubtedly the key factor which led to the degeneration of the Russian Revolution, and to the rise of Stalinism. Editor: Al Richardson, Editorial, Work in Progress, Reviews, Letters, Reader’s Notes,”,”TROS-020-FL”
“REICH Wilhelm SAPIR Jacques FROMM Erich”,”Psicoanalisi e marxismo.”,”E. Parrell pseudonimo di W. Reich Importanza della giusta propaganda di massa (per il Kpd) “”E’ uno dei compiti più importanti del politico rivoluzionario avvertire e cercare di sapere con esattezza come le masse recepiscono la «politica di corridoio». Quando Hitler, nel 1932, ha rivolto a Hindenburg la prima richiesta di cancellierato ed è stato respinto da quest’ultimo, – e dopo che ebbe luogo dietro le quinte una lotta sotterranea di cui le masse non si sono mai accorte – egli si è indirizzato ai suoi seguaci con un’ardente professione di voler fare la «volontà del popolo». L’occasione in tal senso è stata offerta dal caso di Potempa. Alcuni della SA [Sturm Abteilungen, Reparti d’Assalto, ndr] avevano assassinato in modo bestiale un operaio polacco ed erano stati condannati a morte. Hitler si è schierato rumorosamente dalla loro parte. Il retroscena di questo gesto di Hitler è stato costituito in realtà dal rifiuto che poco prima aveva ricevuto da Hindenburg quando gli aveva chiesto il cancellierato. Hitler ha puntato sulla sua base di massa quando le sue alleanze feudali sono venute meno. Le masse non si sono accorte di essere state «giocate». Si sono sentite anzi «comprese» da Hitler grazie a una identificazione nazionalistica. Il riconoscimento di Hitler agli uomini che per «un senso di onore nazionale» avevano massacrato un «cane marxista», la sua presa di posizione contro il governo universalmente odiato, che aveva condannato a morte gli assassini, hanno avuto la meglio sull’erronea contropropaganda comunista che si limitava a chiamare «assassini» gli assassini e riteneva che in questo consistesse la famosa «politica dello smascheramento». Se i comunisti avessero rivelato, sul corso di una vasta agitazione, il rapporto esistente tra il rifiuto di Hindenburg a Htiler e l’appello emozionale di Hitler alle masse, gli effetti non avrebbero tardato a farsi sentire. Il partito comunista tedesco ha sempre parlato di «identità» di tutte le tendenze reazionarie, non è stato in grado di comprendere le reali contraddizioni all’interno della borghesia e non ha imparato a tenere il passo con quelle che sono le reazioni delle proprie masse (e le reazioni delle masse ad esso avverse). Non avendo fatto altro che chiamare assassini gli assassini, si è posto automaticamente, agli occhi delle masse naziste e di coloro che per il momento erano soltanto simpatizzanti del nazismo, dalla parte del governo che queste masse odiavano”” [E. Parrell (W. Reich), Che cos’è la coscienza di classe? (1934)] (pag 189-191) REICH Wilhelm SAPIR Jacques FROMM Erich, Psicoanalisi e marxismo. SAMONA’ E SAVELLI. ROMA. 1972 pag 267 8° presentazione di Paolo PERROTTI premessa note Collana La nuova sinistra, Saggistica. [‘La politica rivoluzionaria, nel suo contenuto e nel suo linguaggio, o sarà espressione della realtà più vera, più «primordiale» e più autentica delle grandi massi oppure sarà rivoluzionaria soltanto di nome, e in effetti sarà sterile e reazionaria. Anche laddove essa porta avanti esigenze fondamentalmente giuste, non sarà compresa dalle masse e opererà in un senso effettivamente antirivoluzionario. Il mondo si trova alle soglie di una nuova guerra micidiale. Barthou e Litwninow [Litvinov] si sono presentati entrambi a Ginevra – secondo il punto di vista degli stati che essi rappresentano – come difensori della pace contro la Germania. Una critica corretta del comportamento di Litwinow, dal punto di vista rivoluzionario internazionale, c’è stata finora soltanto sull’organo di Trotsky ‘Unser Wort’ (seconda settimana di giugno, 1934); per tutte le altre organizzazioni proletarie sembra che la capacità di comprendere, più o meno, ciò che ora è successo a Ginevra si andata smarrita. Tuttavia anche questa critica ignora la problematica di fondo, quella della psicologia di massa: l’operaio, l’impiegato, il contadino medio e apolitico della Germania, della Francia, dell’Inghilterra, della stessa Unione Sovietica, come vede il comportamento dei due uomini di stato? Sente che dietro a Litwinow c’è uno Stato proletario? Nota una diversità tra la volontà di pace di Barthou e quella di Litwinow? Comprende la sottile distinzione del governo sovietico che parla dello «imperialismo nella sua totalità» e di «partiti specifici della guerra»? Il lavoratore russo sa che, per l’attuale schieramento delle alleanze, scenderà in campo con il lavoratore francese contro quello tedesco e quello inglese e sparerà su di loro? Un semplice mortale come deve interpretare il seguente commento di Bela Kun? «Spesso combattiamo la guerra del tutto astrattamente. Non di rado diversi redattori comunisti si sentono in imbarazzo. “”Come si spiega – si domandano – che l’imperialismo prepara la guerra ed Herriot parte per l’Unione Sovietica e qui viene accolto con tutti gli onori? Che significa ciò?””. Ho letto molti pessimi articoli sul viaggio di Herriot. E in nessun articolo si è letto quello che ora è assolutamente chiaro dopo il discorso del compagno Stalin al 17° congresso del partito, cioè che vi sono sempre partiti della guerra nell’epoca dell’imperialismo. L’imperialismo nella sua totalità, in quanto fase storica, è per la guerra, ma vi sono diversi partiti che spingono alla guerra più di tutti gli altri. Il nostro compito attuale consiste nel concentrare il fuoco contro quel gruppo della borghesia che è appunto il partito della guerra e vuole ad ogni costo la guerra. Naturalmente bisogna sempre sottolineare che i gruppi della borghesia che si coprono oggi con un mantello pacifista, o che ritengono prematura la guerra, al momento giusto saranno per la guerra, per la guerra contro l’Unione Sovietica, né più né meno dei guerrafondai più accaniti. E’ questa, una verità che non dobbiamo dimenticare; però dobbiamo concentrare il fuoco soprattutto contro i partiti della guerra: in Giappone contro la cricca militarista e fascista dei generali, dei feudali e dei magnati dell’industria, in Germania contro i fascisti hitleriani, in Gran Bretagna contro i ‘diehards’, ecc.» (Bela Kun, ‘I compiti della stampa comunista)”” [E. Parrell (W. Reich), Che cos’è la coscienza di classe? (1934)] (pag 191-192)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Reich dal 1927 al 1933 fu milintante comunista, prima nel PC austriaco e poi in quello tedesco.”,”TEOS-265″
“REICH Wilhelm, a cura di Nicola PAOLI”,”La lotta sessuale dei giovani.”,”””La divisione della sessualità in sensualità deteriore e in amore sublimato (che dà origine in regime borghese a sistemi filosofici interi a proposito del problema della “”sessualità”” e dell’ “”erotismo””) non è in realtà che una semplice manifestazione della prevalenza del marito, necessaria all’ economia privata (diritto all’ eredità per discendenza paterna) ed inoltre rappresenta la conseguenza degli sforzi della classe borghese per differenziarsi dalla classe dominata con una morale particolare. Le donne borghesi non devono essere accessibili che nel matrimonio e per giunta ai soli uomini borghesi””. (pag 27)”,”GIOx-004-FV”
“REICHE Reimut”,”Sessualità e lotta di classe.”,”Tra i vari argomenti: significato di “”difesa dalla desublimazione repressiva”” !! ‘La “”difesa dalla desublimazione repressiva”” è un concetto che si collega alla teoria critica di Herbert Marcuse, in particolare alla sua analisi delle società moderne. La “”desublimazione repressiva”” descrive il processo attraverso cui le società avanzate liberano i desideri e gli impulsi, ma in modo controllato, per mantenere il dominio sociale ed economico. Apparentemente, questa liberazione sembra offrire libertà, ma in realtà rafforza il sistema di controllo, incanalando i desideri verso il consumo e la conformità. La “”difesa”” contro questo fenomeno potrebbe implicare la resistenza a tali meccanismi di controllo, cercando di preservare una vera autonomia e capacità critica. Questo potrebbe includere il rifiuto di accettare passivamente le forme di libertà offerte dal sistema e l’impegno a sviluppare una consapevolezza più profonda delle dinamiche di potere che influenzano la società’ (f: copilot) Presidente del Sozialistischer Deutscher Studentenbund (Sds) fino al ’67, discepolo dei maestri della sociologia francofortese, Reimut Reiche ha tratto materia per questo volume dalla esperienza del movimento che più intensamente ha tematizzato i rapporti fra impegno rivoluzionario e riforma della sessualità (quarta di copertina)”,”TEOS-017-FFS”
“REICHEL Daniel”,”Davout et l’art de la guerre. Recherches sur la formation, l’action pendant la révolution et les commandements du maréchal Davout, duc d’Auerstaedt, prince d’Eckmühl (1770-1823).”,”REICHEL Daniel [dal risvolto di copertina, traduz. d. r., con foto dell’autore]: “”L’autore è nato a Neuchâtel (Svizzera) nel 1925. Studi classici, poi carriera come ufficiale di artiglieria. Corsi di studio a Zurigo, Firenze, Roma e Parigi. Numerosi viaggi effettuati sulle orme del maresciallo Davout, in Borgogna, Hesdin, Fiandre, Baviera e in Polonia. Da diversi anni l’autore dedica tutti i suoi sforzi alla formazione di un quadro di ricerca che operi secondo metodi nuovi, in cui l’aspetto multidisciplinare della storia della guerra gioca un ruolo essenziale. (Attualmente-1975) è direttore della Biblioteca militare federale, un’istituzione che svolge il ruolo di servizio storico per l’esercito svizzero””. DAVOUT Louis Nicolas (10/5/1770 – 1/6/1823). Probabilmente il miglior comandante di corpo d’armata tra i marescialli di Napoleone assieme a Masséna André e Lannes Jean, grazie al talento e alla sua reputazione di militare severo e disciplinato, gli valsero il soprannome di “”maresciallo di ferro””. Davout nacque in Borgogna da una famiglia nobile minore e seguì suo padre nella cavalleria reale nel 1788. Sostenitore della Rivoluzione francese, fu congedato dall’esercito regolare nel 1791 ma immediatamente eletto colonnello al comando di un battaglione di volontari. Comandò la cavalleria sul fronte del Reno. Introdotto a Napoleone dal suo superiore Desaix, combattè alla Piramidi e ad Aboukir, catturato dagli inglesi nel 1800. Promosso generale di divisione al suo ritorno in servizio nel luglio 1800, combattè nelle ultime fasi della campagna italiana contro la Seconda coalizione e fu uno dei primi marescialli nel 1804. Guidò il III Corpo con successo contro la Terza coalizione nel 1805, giocando un ruolo importante ad Austerlitz dimostrando capacità organizzative che resero il suo comando il più efficiente della Grande Armée. Si unì a Napoleone durante i Cento Giorni del 1815 ma non gli fu assegnato un comando sul campo. Mai particolarmente popolare ma non contaminato da servilismo o ambizione personale, fu invece ministro della guerra e governatore militare di Parigi. <<(…) (questi comandanti) efficienti, discreti al punto da sembrare spesso ermetiche e distanti durante la loro vita, che non pubblicano memorie e che non si preoccupano di illuminare i posteri sulla loro maestria. Se la storia militare non si occupa di questo per loro, la loro esperienza rischia di andare perduta (…) I manuali di storia lo presentano, insieme a Masséna, come uno dei bravi “”tattici”” dell’Imperatore e lo portano così alla nostra attenzione. (…) una personalità forte, meno spettacolare a prima vista di quella di un Murat o di un Ney, ma più accattivante; non è un uomo che si possa aggirare facilmente (…)>> (pg 8, dall’Introduzione. Traduz. d. r.)”,”FRAN-128-FSL”
“REICHELT Helmut”,”La struttura logica del concetto di capitale in Marx. (Tit.orig.: Zur logischen Struktur des Kapitalsbegriffs bei Karl Marx)”,”””Nessun teorico borghese si è sottratto secondo Marx a questa apparenza della circolazione delle merci. Di fatto hanno riconosciuto che il plusvalore viene prodotto e cade nelle mani dei proprietari dei mezzi di lavoro (cosa che Marx sottolinea anche in questa occasione) e tuttavia non si sono accorti che soltanto con la completa separazione dei produttori dai loro mezzi di produzione l’insieme della produzione è sussunto sotto la forma borghese della divisione del lavoro e di conseguenza solo allora anche la legge del valore può imporsi del tutto. “”Un’analisi della forma specifica della divisione del lavoro, delle condizioni di produzione, su cui essa riposa, dei rapporti economici tra i membri della società in cui si risolvono queste condizioni, mostrerebbe che deve essere presupposto l’intero sistema della produzione borghese affinché il valore di scambio appaia alla superficie come semplice punto di partenza, e il processo di scambio, scomposto nella circolazione semplice, appaia come il semplice ‘ricambio organico sociale comprendente tanto l’intera produzione quanto il consumo’. Risulterebbe che sono presupposti ‘altri’ e più complicati rapporti di produzione, più o meno in contraddizione con la libertà e l’indipendenza degli individui, altri rapporti economici fra questi, affinché essi si trovino l’uno di fronte all’altro nel processo di circolazione come liberi ‘produttori privati nelle semplici relazioni di compratore e venditore’, affinché figurino come soggetti indipendenti. ‘Ma dal punto di vista della circolazione semplice questi rapporti sono cancellati”” (Grundrisse). Quindi, nella sfera della circolazione, tutti i membri della società possono avere relazioni reciproche sotto determinate maschere caratteriali soltanto quando la forma borghese della divisione di classe è giunta al suo sviluppo completo.”” (pag 159-160) [Helmut Reichelt, La struttura logica del concetto di capitale in Marx, 1973]”,”MADS-006-FPA”
“REICHELT Helmut”,”La struttura logica del concetto di capitale in Marx.”,”Questo volume di Helmut Reichelt, qui presentato con una nuova introduzione dell’autore, ha inaugurato un modo inedito di considerare l’opera di Marx nel suo complesso partendo dalla ricostruzione del metodo dialettico del Capitale. Iniziatore con Hans Georg Backhaus di una “”nuova lettura di Marx””, che mette al centro i temi della forma-valore e del denaro, Reichelt chiarisce l’identità strutturale del concetto marxiano di capitale con il concetto hegeliano di spirito già presente nei Manoscritti di Marx, dove l’autore del Manifesto parla del denaro come del “”concetto esistente e in atto del valore di tutte le cose””. Per ricostruire il metodo del Capitale, il libro di Reichelt ripercorre l’itinerario di formazione del pensiero marxiano in tutti i suoi passaggi più importanti, e costituisce pertanto una chiara e utilissima introduzione ai concetti fondamentali della critica dell’economia politica, della quale oggi molti riscoprono il valore e l’attualità. Helmut Reichelt nato nel 1939 a Boras, Svezia, ha studiato all’Università di Francoforte sotto la guida di Theodor Adorno. Ha insegnato nelle università di Francoforte e di Brema fino al 2005. E’ presidente della Marx-Gesellschaft e autore di numerosi studi sulla critica marxiana dell’economia politica. Digressione sulla teoria delle crisi. (pag 189-191) “”La concezione complessiva corrisponde propriamente a questo intreccio di statica e dinamica presente nel sistema capitalistico, che ‘si manifesta’ nella crisi. La trattazione della crisi inizialmente discontinua ed apparentemente non sistematica costituisce ancora il metodo per elaborare a livelli di concrezione sempre diversi un contenuto che sembra opporsi in tutta la sua struttura ad un intervento di tipo sistematico. “”Nell’esame dell’economia borghese l’importante è questo. Le crisi del mercato mondiale devono essere concepite come la concentrazione reale e la compensazione violenta di tutte le contraddizioni dell’economia borghese. I singoli momenti che si concentrano in questa crisi devono quindi manifestarsi e svilupparsi in ogni sfera dell’economia e quanto più penetriamo in essa, da un lato dobbiamo sviluppare nuove determinazioni di questa contraddizione, dall’altro dimostrare le forme più astratte della medesima come ricorrenti e contenute nelle più concrete”” (4). Il passo iniziale della trattazione di questa problematica deve avvenire a questo punto, cioè nello sviluppo delle determinazioni di compra e vendita, e consiste esclusivamente nell’esame accurato della ‘forma astratta della crisi’. L’economia borghese, essendo incorsa nell’equivoco di cui abbiamo parlato prima, non era in grado di giungere a questo modo di considerare. Tuttavia è interessante in questo contesto ricordare che nella discussione della teoria borghese delle crisi, Marx effettua un’altra distinzione oltre a quella essenziale tra teoria classica e volgare. La teoria classica, come abbiamo più volte rilevato si distingue proprio perché tenta, sia pure in parte con mezzi inadatti, di oltrepassare l’apparenza oggettiva, di cui invece la teoria volgare è vittima senza eccezioni. Ciò non esclude tuttavia, come abbiamo già visto nella critica di Marx a Adam Smith e David Ricardo, che la teoria classica sia ricca di elementi dell’economia volgare; al contrario: se la teoria classica non presentasse parziali intersezioni con i teoremi dell’economia volgare, essa non sarebbe più tale, nel senso datole da Marx, ma si identifichererebbe con la teoria marxiana. Nella teoria delle crisi tuttavia questa parziale intersezione non c’è e la teoria classica si trasforma in tutto e per tutto in economia volgare. “”Queste sono chiacchiere puerili degne di un Say, ma non di Ricardo”” (5), scrisse Marx nelle ‘Teorie sul plusvalore’.”” (pag 189-190) [Helmut Reichelt, ‘La struttura logica del concetto di capitale in Marx’, Roma, 2016] (dal paragrafo ‘Digressione sulla teoria delle crisi’ (pag 187-205) (4) ‘Theorien’, cit., Teil 2, p. 506; trad. it. cit., vol II, p. 560; (5) Ivi, p: 498 sgg.; trad. it. cit., vol II, p. 549] “”Una distinzione è tuttavia possibile da un altro punto di vista: si può ancora discernere, sia pure nella oscurità generale sul problema se l’osservazione pratica della crisi sia “”negata”” o “”accettata”” dalla teoria. ‘Cum grano salis’ è possibile collegare questi due aspetti della teoria borghese a due periodi del modo di produzione capitalistico, caratterizzabili secondo due forme specifiche della crisi. “”Ricardo stesso, in verità, non sapeva niente delle crisi generali, mondiali, dovute al processo stesso di produzione. Le crisi dal 1800 al 1815 egli poteva spiegarle con la carestia di cereali dovuta alle cattive raccolte, con la svalutazione della moneta cartacea e delle merci coloniali ecc., perché, in seguito al blocco continentale, il mercato era contratto violentemente, per ragioni politiche, non economiche. Le crisi posteriori al 1815, poteva egualmente spiegarle sia con una cattiva annata, con una carestia, sia con la caduta dei prezzi del grano, perché avevano cessato di operare le cause che, secondo la sua propria teoria, durante la guerra e l’isolamento dell’Inghilterra dal Continente, dovevano rialzare i prezzi dei cereali, sia col trapasso dalla guerra alla pace e le conseguenti improvvise modificazioni nei canali del commercio… I fenomeni storici successivi, specialmente la periodicità quasi regolare delle crisi del mercato mondiale, non permisero più ai successori di Ricardo di negare i fatti o di interpretarli come fatti accidentali”” (6). La svolta intercorsa tra questi due periodi indica nello stesso tempo un punto storico di culminazione; infatti non era più possibile che la teoria borghese si sviluppasse come teoria classica. Da questo momento è puramente astratto chiedersi se nel suo sistema Ricardo abbia detto sulla “”fisiologia interna”” del sistema capitalistico tutto ciò che è possibile dire nell’ambito borghese. Con il regolare ritorno delle crisi la natura storica del processo di riproduzione borghese si impose inevitabilmente alla coscienza e la forma storica del processo di riproduzione risultò senza equivoci dalla forma di questo stesso processo. Ma in tal modo anche l’orizzonte borghese dovette essere riconosciuto ‘come’ tale; secondo Marx un ulteriore sviluppo della scienza era pensabile soltanto sotto il segno del socialismo, come critica di questa scienza, mentre la scienza borghese lo era soltanto come apologetica ‘cosciente’. Quale espressione dà Marx alla prima variante della teoria borghese della crisi? Egli constata una grottesca spaccatura tra l’osservazione empirica e la teoria astratta. Come non si deve negare ‘che’ avvengano crisi, così non bisogna neppure ignorare l’incapacità dei teorici di portare al concetto questo fenomeno. “”Quanto alle crisi, tutti gli autori che espongono il reale movimento dei prezzi, o tutti gli empirici che scrivono in dati momenti delle crisi hanno ignorato con diritto questa ciarlataneria sedicente teoretica, e si sono accontentati di ammettere che la dottrina della impossibilità di una saturazione del mercato è astrattamente vera in teoria, ma falsa nella pratica. La regolare ripetizione delle crisi ha abbassato in realtà le elucubrazioni di Say etc. a una fraseologia…”” (7). Invece di indagare, come sarebbe logico, in che cosa consistano gli elementi che esplodono nella catastrofe, la teoria si accontenta di negare la catastrofe e, di fronte al ritorno empirico del fenomeno, si ostina a ripetere che “”se la produzione si regolasse secondo i manuali, non si arriverebbe mai alla crisi”” (8). Le crisi non avrebbero affatto il carattere della necessità, ma al contrario si verificherebbero per puro caso. Da parte sua Marx non si accontenta di constatare questa discrepanza, ma dimostra che la teoria borghese si nutre di equivoci elementari sulle implicazioni delle determinatezze formali economiche”” (pag 190-191) [Helmut Reichelt, ‘La struttura logica del concetto di capitale in Marx’, Roma, 2016] [dal paragrafo ‘Digressione sulla teoria delle crisi’] [(6) ‘Theorien’, pp. 493 sgg.; trad. it. cit., vol II, p. 549; (7) Ivi, p. 496; trad. it. cit., vol II, p. 552; (8) Ibid.; trad. it. cit., vol. II, ibid.]”,”MADS-655″
“REICHELT Helmut”,”Zur logischen Struktur des Kapitalbegriffs bei Karl Marx. Mit einem Vorwort von Iring Fetscher.”,”La struttura logica del concetto di capitale in Marx.”,”MADS-721″
“REICHLIN Alfredo FARINELLI Ugo LIBERTINI Lucio MARGHERI Andrea SILVESTRINI Vittorio TABET Eugenio ZANARDO Aldo ZORZOLI G.B. BATTIFOGLIA Enrica DI-BERNARDO Barbara FELICI Luciano GENTILONI Paolo NEBBIA Giorgio SEGRE Sergio”,”L’energia del terzo millennio. Le relazioni al seminario delle Frattocchie. Le altre fonti.”,”Contiene il contributo di Paolo Gentiloni ‘E quel che possono vento e geotermia’ (pag 163-166)”,”PCIx-054-FV”
“REICH-RANICKI Marcel”,”Mein Leben.”,”Marcel Reich-Ranicki nato Marcel Reich (Wloclawek, 2 giugno 1920 – Francoforte sul Meno, 18 settembre 2013) è stato un critico letterario tedesco di origine ebraico-polacca, superstite dell’Olocausto. “”Padre”” della critica letteraria tedesca, è stato uno dei fondatori del “”Gruppo 47″”, corrente letteraria formata da scrittori di lingua tedesca, fra i quali molti ebrei e autori di origine polacca. Appartenne al gruppo, che sancì il suo debutto, anche Günter Grass, da Reich-Ranicki conosciuto giovanissimo a Varsavia (divertente il ritratto che il critico ne dà nell’edizione originale della sua autobiografia: un ricordo che però acuirà le già notevoli difficoltà nel rapporto -ormai cinquantennale- fra i due “”colossi””). (wikip)”,”BIOx-352″
“REID T.R.”,”The Chip. How Two Americans Invented the Microchip and Launched a Revolution.”,”Nel settembre 1958 l’oscillatore di Jack Kilby era pronto. Un gruppo di tecnici della Texas Inst. si recò nel suo laboratorio per vedere come avrebbe funzionato il suo circuito. Kilby collegò il circuito e sullo schermo comparve un segnale ondulatorio. Il primo circuito integrato aveva funzionato. Era nata una nuova era: l’ elettronica. ‘C’è stata una sorta di rivalità tra Jack Kilby e Robert Noyce nella nascita dei microchip, anche se non era una rivalità diretta e personale. Entrambi hanno lavorato indipendentemente per risolvere lo stesso problema tecnologico e hanno sviluppato il circuito integrato quasi contemporaneamente. Jack Kilby, lavorando per Texas Instruments, ha creato il primo circuito integrato nel 1958 utilizzando il germanio. Robert Noyce, co-fondatore di Fairchild Semiconductor, ha sviluppato un circuito integrato simile nel 1959, ma utilizzando il silicio, che si è rivelato più adatto per la produzione di massa.. Questa coincidenza ha portato a una disputa sui brevetti tra le due aziende. Alla fine, Texas Instruments e Fairchild Semiconductor hanno deciso di concedersi reciprocamente licenze incrociate, permettendo a entrambe le tecnologie di prosperare e di dare origine all’industria dei microchip come la conosciamo oggi.’ (f. copil.)”,”USAE-135″
“REILLY Robin”,”William Pitt, the Younger.”,”‘William Pitt il Giovane (28 maggio 1759 – 23 gennaio 1806) è stato un importante statista britannico. È noto per essere stato il più giovane Primo Ministro della Gran Bretagna, assumendo l’incarico a soli 24 anni. Ha servito come Primo Ministro dal 1783 al 1801 e poi nuovamente dal 1804 fino alla sua morte nel 18062. Durante il suo mandato, Pitt ha affrontato eventi cruciali come la Rivoluzione Francese e le Guerre Napoleoniche. Era un abile amministratore e sostenitore di riforme, lavorando per migliorare l’efficienza del governo. Tra i suoi successi principali vi sono l’India Act del 1784, che regolava il controllo britannico sull’India, e l’Atto di Unione del 1800, che unì la Gran Bretagna e l’Irlanda in un unico regno 3. Pitt era figlio di William Pitt il Vecchio, anch’egli Primo Ministro, e si distinse per la sua intelligenza precoce e la sua dedizione alla politica. Nonostante la sua giovane età, guadagnò rispetto per la sua capacità di leadership e la sua visione politica.’ (f. copilot)”,”BIOx-055-FSD”
“REIMAN Michal”,”La rivoluzione russa dal 23 febbraio al 25 ottobre.”,”Michel REIMAN è nato a Mosca nel 1930. Ha compiuto i suoi studi parte in Cecoslovacchia e parte in URSS, dove si è laureato in storia nel 1954 presso l’Univ di Mosca. E’ docente di storia nelle scuole superiori di grado universitario di Praga. Attualmente (1989) è nella Germania federale per una serie di ricerche sulla storia centro-europea tra le due guerre.”,”RIRx-016 RIRO-131″
“REIMAN Michal”,”La nascita dello stalinismo.”,”Michel REIMAN è nato nel 1930. Ha studiato storia all’Univ di Mosca. Fino al 1970 è stato docente all’Univ di Praga e collaboratore presso l’Istituto di storia del socialismo. Nel 1968 fu tra coloro che elaborarono il programma politico del ‘nuovo corso’. Nel 1970 gli fu proibito di pubblicare i suoi scritti in Cecoslovacchia. Dal 1976 risiede in RFT. Ha scritto ‘La rivoluzione russa. Dal 23 febbraio al 25 ottobre’ (LATERZA, 1969).”,”RUSS-041″
“REIMAN Michal”,”I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre.”,”Battaglia politica di Lenin per orientare il partito bolscevico nel 1917 prima fuori dalla Russia e poi in Russia: – Lettere da lontano – Tesi di aprile – Lettere sulla tattica – Stato e rivoluzione – Sul dualismo di potere (pag 64-73) Lenin, la Russia, l’Europa nel corso della Prima guerra mondiale. “”Nel corso della guerra i rapporti di Lenin con la maggioranza della socialdemocrazia europea assunsero la forma di un’aspra lotta politica, non di rado personale: per i socialisti russi, sotto molti riguardi, il movimento socialista europeo e in particolare la socialdemocrazia tedesca erano stati per lunghi anni un modello da imitare, e tanto più amara fu la delusione di Lenin di fronte alla linea politica scelta dai più prestigiosi dirigenti socialdemocratici allo scoppio della guerra; Lenin, d’altra parte, proprio per la sua prospettiva rivoluzionaria, non poteva rinunziare a una visione internazionalistica, e già all’inizio del conflitto aveva lanciato la parola d’ordine della formazione di una III Internazionale (5) dalla quale derivavano tutta una serie di passi concreti. Cercò quindi di diffondere i documenti bolscevichi presso i partiti socialisti europei, e spese non poche energie per riuscire ad allacciare contatti, personalmente o attraverso i suoi collaboratori, con singoli o con gruppi avversari della guerra da posizioni di sinistra. Via via, giunse ad avere collegamenti con socialisti operanti in Italia, in Svizzera, nei paesi scandinavi, in Germania, in Olanda, in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Bulgaria, in Polonia. Nel 1915 partecipò attivamente alla preparazione di una conferenza socialista internazionale, convocata a Zimmerwald, in Svizzera, per iniziativa dei socialisti italiani. Nella conferenza, tenutasi agli inizi di settembre, prevalsero però i punti di vista del centro, che si presentò con la parola d’ordine della pace senza annessioni e riparazioni, sulla base del diritto all’autodeterminazione delle nazioni. La sinistra, che a Zimmerwald si raccolse attorno a Lenin, era debole; per di più tra la posizione del dirigente bolscevico e quella di altre correnti di sinistra, si registravano non di rado notevoli divergenze. La sinistra si presentò già come un insieme più compatto e significativo alla successiva conferenza degli zimmerwaldiani, che si tenne sempre in Svizzera, a Kienthal, nell’aprile 1916, ma era comunque sempre molto debole e non sufficientemente rappresentativa. La politica leniniana registrava così soltanto un successo parziale. Da una parte il bolscevismo superava i confini della Russia, stabiliva nuovi collegamenti internazionali, elaborava la propria concezione internazionalistica e costruiva i presupposti affinché intorno ad essa potessero unirsi le forze del socialismo mondiale radicalmente contrarie alla guerra; dall’altra, esso restava ancora in un forte isolamento. La situazione russa e quella dei paesi occidentali avanzati era diversa e provocava reazioni diversificate. (…) Non vi era certo da pensare in quel momento al riconoscimento di una funzione dirigente dei bolscevichi nell’ambito del socialismo rivoluzionario. (…) Questo stato di cose rifletteva, senza dubbio, le possibilità immediate di uno sviluppo rivoluzionario in Europa e, insieme, gli scarsi presupposti esistenti per una pronta realizzazione delle idee leniniane; ed il loro autore era un uomo politico sufficientemente realista per averne coscienza e tenerne conto. Riprese dunque in esame le possibilità di un’iniziativa rivoluzionaria russa (6), lasciando cadere – già nel 1915 – la parola d’ordine degli Stati uniti d’Europa, la cui realizzazione gli era sembrata condizione preliminare per la vittoria della rivoluzione europea. Ipotizzò quindi un successo iniziale della rivoluzione in uno o in alcuni paesi, rilevando le difficoltà che si frapponevano a una vittoria della rivoluzione contemporaneamente su scala mondiale: “”L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del capitalismo dapprima in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente… La forma politica della società nella quale il proletariato vince, abbattendo la borghesia, sarà la Repubblica democratica, che centralizzerà sempre più la forza del proletariato di una nazione o di più nazioni nella lotta contro gli Stati non ancora passati al socialismo”” (7)”” (pag 55-56-57) [Michal Reiman, I bolscevichi dalla guerra mondiale all’Ottobre, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’, Torino, 1980] [(5) Lenin, Opere, vol. 20, pp. 25-26; (6) Ibid., vol. 21, p. 369; (7) Ibid., pp. 310-314, in particolare p. 314 e ibid. vol 23, pp. 73-85]”,”RIRO-428″
“REIMAN Michal”,”La nascita dello stalinismo.”,”Michal reiman è nato nel 1930. Ha studiato storia all’università di Mosca. Fino al 1970 è stato docente all’Università di Praga e collaboratore presso l’Istituto di storia del socialismo. Nel 1968 fu tra coloro che elaborarono il programma politico del ‘nuovo corso’. Nel 1970 gli fu proibito di pubblicare i suoi scritti in Cecoslovacchia. Dal 1976 risiede nella RFT.”,”STAS-013-FL”
“REIMAN Michal”,”La Rivoluzione Russa dal 23 febbraio al 25 ottobre (1917).”,”Michal Reiman è nato a Mosca nel 1930. Ha studiato storia all’università di Mosca. Fino al 1970 è stato docente all’Università di Praga e collaboratore presso l’Istituto di storia del socialismo. Nel 1968 fu tra coloro che elaborarono il programma politico del ‘nuovo corso’. Nel 1970 gli fu proibito di pubblicare i suoi scritti in Cecoslovacchia. Dal 1976 risiede nella RFT.”,”RIRx-098-FL”
“REIMAN Michal; DONATI TORRICELLI Gabriella”,”La rivoluzione russa ad una svolta (Reiman); La rivoluzione russa e i socialisti italiani nel 1917-18 (Donati Torricelli).”,”Qualche pagina fotocopiata ha il margine destro che taglia fuori una breve parte di testo.”,”RIRO-009-FGB”
“REIMANN Viktor”,”Zu groß für Österreich. Seipel und Bauer im Kampf um die Erste Republik.”,”””Le rivoluzioni del 1919 nelle città europee volevano dire caos, e Bauer era un uomo d’ ordine. Egli non si spinse certo così lontano come il suo compagno socialdemocratico, il ministro della Reichswehr Gustav Noske, che con gli ufficiali alleati, cercò di prevenire il caos voluto dagli spartachisti e comunisti (…)””. (pag 316)”,”AUTx-019″
“REIMANN Günter ULRICH Jörg HAARMANN Petra RENTSCHLER Frank SCHOLZ Roswitha WEBER Carsten KURZ Robert”,”Exit! Krise und Kritik der Warengesellschaft. N. 2″,”Redaktion, Petra Haarmann (Herne), Robert Kurz (Nürnberg), Claus Peter Ortlieb (Hamburg), Frank Rentschler (Marburg), Roswitha Scholz (Nürnberg),”,”TEOC-085-FL”
“REIMERTSHOFER Ruth FOSSATI Franca PANNELLA Carlo PESCIA Seo”,”La Germania federale. Classi, lavoro, emigrazione.”,” “”D’altra parte, a garanzia della continuità storica con la tradizione militarista tedesca, la Bundeswehr si preoccupa di selezionario rigidamente tra i più valorosi combattenti della Wehrmacht hitleriana i nuovi ufficiali dell’esercito “”democratico””. Non solo. Il ministro della Difesa F.J. Strauss, presidente della CSU (ex ufficiale del comando militare nazista), dirama nel 1956 una circolare dove è detto che ‘tutti’ i membri delle SS possono liberamente accedere a tutti i gradi della nuova armata tedesca. La sola preclusione è nei confronti degli ex generali e colonnelli SS. E’ così che, alla data del 1965, cento ammiragli e generali provengono dalle file delle SS o, comunque, da posti di responsabilità nell’apparato militare nazista. Non si tratta di esempi isolati perché, da posti direttivi nei vari settori dell’apparato statale nazista, provengono, sempre alla data del 1965; ben: -21 ministri e segretari di Stato – 828 alti magistrati, procuratori e giudici – 245 alti personaggi dell’ufficio affari esteri, delle ambasciate e dei consolati – 297 alti personaggi della polizia e del ‘Verfassungsschutz’ (servizio di difesa della Costituzione, uno dei servizi segreti federali). Lo stesso Erhard, mente direttiva della ripresa economica tedesca, più volte ministro dell’economia e poi cancelliere dal 1964 al 1966, era stato una delle giovani speranze della scuola economica nazista ed esperto economico e consigliere del ‘Gauleiter’ (governatore) nazista della Saar. D’altronde, anche Lübke, futuro presidente della Repubblica agli inizi degli Anni Sessanta, era stato un capo progettatore di baracche nei ‘Konzentrationslager’!””. (pag 71)”,”GERV-053″
“REIMERTSHOFER Ruth FOSSATI Franca PANNELLA Carlo PESCIA Seo”,”La Germania Federale. Classi, lavoro, emigrazione.”,”Gli autori, militanti di Lotta Continua in Germania, partono dal ruolo produttivo dei Konzentrationslager, per analizzare la nascita della RFT.”,”GERV-013-FL”
“REIN Raanan, a cura; JUNCO José Alvarez; BOYD Carolyn P.; BUNK Brian D.; RICHARDS Michael; AGUILAR Paloma e HUMLEBAEK Carsten; CENARRO Angela; NAROTZKY Susana e SMITH Gavin; NÛÑEZ Xosé-Manoel; MANZANO-ROMERO Eduardo e PÉREZ-GARZÓN Juan Sisinio”,”Spanish Memories: Images of a Contested Past. Introduction (Rein); The Formation of Spanish Identity and Its Adaptation to the Age of Nations (Junco); The Second Battle of Cavadonga (Boyd); “”Your Comrades Will Not Forget””. Revolutionary Memory and the Breakdown of the Spanish Second Republic, 1934-1936 (Bunk); From War Culture to Civil Society. Francoism, Social Change and Memories of the Spanish Civil War (Richards); Collective Memory and National Identity in the Spanish Democracy. The Legacy of Francoism and the Civil War (Aguilar); Memory beyond the Public Sphere (Cenarro); “”Being ‘politico’”” in Spain. An Ethnographic Account of Memories, Silences and Public Politics (Narotzky); History and Collective Memories of Migration in a Land of Migrants (Nunez); A Difficult Nation? History and Nationalism in Contemporary Spain (Manzano-Moreno).”,”Numero collocato in Fondo Vittorio Scotti Douglas”,”MSPG-025-FSD”
“REINERI Mariangiola”,”Il movimento cattolico in Italia dall’unità al 1948.”,” Contiene tra l’altro: – La difesa della politica nazifascista in due scritti di Amintore Fanfani, maggio 1939, novembre 1940 (pag 216-218)”,”RELC-004-FMB”
“REINHARD Marcel”,”Le Grand Carnot. Lazare Carnot, 1753-1823.”,”GILLISPIE è Professore emerito di storia delle scienze all’Univ di Princeton. E’ stato titolare della cattedra di scienza della Fondation de France dal 1980 al 1982 e dal 1985 al 1987 e nello stesso tempo Direttore di studi associato alla EHESS di Parigi. Ha pubblicato in collaborazione con A.P. YOUSCHKEVITCH, ‘Lazare Carnot, savant’, PRINCETON UP, 1971, traduzione francese VRIN, PARIS, 1979. REINHARD era uno dei maestri della storia della rivoluzione francese e faceva parte di quella generazione compresa tra MATHIEZ e la scuola delle Annales. Questa biografia è la sua opera principale.”,”FRAR-122″
“REINHARD Marcel R.”,”Histoire de la population mondiale de 1700 a 1948.”,”Sviluppo della popolazione nel secolo dei lumi, apogeo della popolazione europea, evoluzione demografica fuori dell’EU, crisi della popolazione europea dal 1919 al 1948. L’A è Professore di storia all’Istituto di Studi Politici all’Univ di Paris. Ha scritto inoltre: -La legende de Henri IV. HACHETTE -Le Departement de la Sarthe sous le Regime Directorial. PRESSES BRETONNES -Henri IV ou la France sauvee. HACHETTE -Avec Bonaparte en Italie. HACHETTE -La Frontiere Polono-Allemande. EDITIONS DE LA COLOMBE. In collaborazione con Robert D’HARCOURT, E. DE MARTONNE, E. PAYEN, H. DE MONTFORT, G. PERREUX e A. TOLEDANO -Lazare Carnot. Tome 1. La jeunesse du grand Carnot. HACHETTE (in via di stampa)”,”DEMx-011″
“REINHARD Wolfgang”,”Storia del colonialismo.”,”Wolfgang REINHARD è nato nel 1937. Dal 1990 è professore di storia moderna presso l’ Università di Friburgo. “”Quando Charles De Gaulle, autonominatosi leader della “”Francia libera””, convocò nel 1944 i governatori delle colonie africane a una conferenza nella città di Brazzavile, proclamò una politica coloniale più umana, ma escluse un autogoverno così come lo auspicava la Carta dell’ Onu anche per il futuro. La nuova costituzione francese del 1946 aveva sì creato per l’ Indocina quella forma di associazione rappresentata dall’ Union francaise, ma fece delle colonie africane parti integranti della repubblica della madrepatria, anche se i loro abitanti da indigenes assurgevano al rango di autochtones. Belgio, Portogallo e Spagna non ravvisarono alcun motivo per intervenire. Solo in Gran Bretagna alcuni cominciarono a capire che se l’ indipendenza dell’ Africa non era ancora matura, si trattava solo di una questione di tempo””. (pag 322)”,”EURx-175″
“REINHARD Wolfgang”,”Storia del potere politico in Europa.”,”Wolfgang Reinhard insegna storia moderna nell’Università di Friburgo. Con il Mulino ha pubblicato: Il pensiero politico moderno, e, ha curato i volumi ‘Il Nuovo Mondo nella coscienza italiana e tedesca del Cinquecento’ (con A. Prosperi) e ‘Il Concilio di Trento e il moderno’ (con P. Prodi).”,”EURx-042-FL”
“REINHARD Wolfgang”,”Il pensiero politico moderno.”,”Wolfgang Reinhard insegna Storia moderna nell’Università di Friburgo. Ha pubblicato tra l’altro ‘Storia dell’espansione europea’ (1987).”,”TEOP-021-FMB”
“REINHARDT Volker a cura; scritti di Giovanni SILVANO Cecil CLOUGH Leonida PANDIMIGLIO Irene POLVERINI FOSI Tilmann SCHMIDT Thomas SZABO Wolfgang KUHOFF Jorg Martin MERZ Francis William KENT Fulvio PEZZAROSSA Gian VICO BORROMEO Marina CAFFIERO Bettina ARNOLD Jan GERCHOW Anreas REHBERG Dieter GIRGENSOHN Otto SCHWALD Tilmann SCHMIDT Matteo SANFILIPPO Trevor DEAN Markus VÖLKEL Erich PELZER Claudia IHLEFELD Bernhard STEINHAUF Wolfgang KUHOFF Marco VENDITTELLI Peter SCHMIDT Paolo NARDI Alfred A. STRNAD Francis William KENT Pierre HURTUBISE Gary IANZITI Horst REIMANN Maren WELSCH Agostino PARAVICINI BAGLIANI Oliver Thomas DOMZALSKI”,”Le grandi famiglie italiane. Le elites che hanno condizionato la storia d’ Italia.”,”Voci di Giovanni SILVANO Cecil CLOUGH Leonida PANDIMIGLIO Irene POLVERINI FOSI Tilmann SCHMIDT Thomas SZABO Wolfgang KUHOFF Jorg Martin MERZ Francis William KENT Fulvio PEZZAROSSA Gian VICO BORROMEO Marina CAFFIERO Bettina ARNOLD Jan GERCHOW Anreas REHBERG Dieter GIRGENSOHN Otto SCHWALD Tilmann SCHMIDT Matteo SANFILIPPO Trevor DEAN Markus VÖLKEL Erich PELZER Claudia IHLEFELD Bernhard STEINHAUF Wolfgang KUHOFF Marco VENDITTELLI Peter SCHMIDT Paolo NARDI Alfred A. STRNAD Francis William KENT Pierre HURTUBISE Gary IANZITI Horst REIMANN Maren WELSCH Agostino PARAVICINI BAGLIANI Oliver Thomas DOMZALSKI”,”ITAG-030″
“REINHART Carmen M. ROGOFF Kenneth S.”,”This time is different. Eight Centuries of Financial Folly.”,”Carmen M. REINHART è professore di economia nell’Università del Maryland. Ha curato pure ‘The First Global Financial Crisis of the 21st Century’. E’ ‘regular lecturer’ presso l’IMF e la World Bank. K.S. ROGOFF è Thomas D. Cabot Professor of Public Policy e professore di economia alla Harvard University. E’ coautore di ‘Foundations of International Macroeconomics’ ed è un commentatore per NPR, Wall Street Journal e Financial Times Fonti statistiche: Statistical Yearbook, League of Nations World Economic Outlook (WEO) Yearbook (UN)”,”ECOI-274″
“REINHART Carmen M. ROGOFF Kenneth S.”,”Questa volta è diverso. Otto secoli di follia finanziaria.”,”REINHART Carmen M. professoressa di economia e direttrice del Center for International Economics all’Università del Maryland. Collabora con FMI e Banca Mondiale ROGOFF Kenneth S., professore di economia ad Harvard, collabora con il Wall Street Journal e il FT Financial Times”,”ECOI-287″
“REISBERG Arnold a cura”,”Wladimir Iljitsch Lenin. Dokumente Seines Lebens 1870-1924. Volume I.”,”Leben leuchten in den Alltag des Genies der internationalen Arbeiterbewegung. Ausgewählt und erläutert von Arnold Reisberg, Einführung, Fotos von Lenin,”,”LENS-037-FL”
“REISBERG Arnold a cura”,”Wladimir Iljitsch Lenin. Dokumente Seines Lebens 1870-1924. Volume II.”,”Leben leuchten in den Alltag des Genies der internationalen Arbeiterbewegung. Ausgewählt und erläutert von Arnold Reisberg, Einführung, Fotos von Lenin, Antworten N. Krupskajas auf eine Umfrage des sowjetischen Hirnforschungsinstituts im Jahre 1935, Die wohnungen Lenins, Zeittafel, Quellenverzeichnis, Personenregister, Bildnachweis,”,”LENS-038-FL”
“REISCHAUER Edwin O., a cura di Richard DUBREUIL”,”Histoire du Japon et des Japonais. 1. Des origines à 1945.”,”La prima edizione americana della presente opera è apparso con il titolo Japan, Past and Present data il 1946. REISCHAUER ha rivisto e completato l’ opera a diverse riprese fino al 1970 mimetismo tecnologico (pag 150) “”Nel 1876, i giapponesi avevano utilizzato nei confronti dei coreani i metodi impiegati contro di loro dall’ ammiraglio Perry. Avevano obbligato la Corea a firmare un trattato e ad aprire le sue porte. Da quel momento la loro influenza nella penisola coreana non cessò di accrescersi ed essi erano divenuti i principali agenti della modernizzazione del paese. Dato che la Corea riconosceva almeno nominalmente la sovranità cinese, il Giappone non poteva evitare di entrare in conflitto con il grande impero continentale. Nel corso dell’ estate 1894, essendo scoppiata una rivolta in Corea, il Giappone e la Cina inviarono simultaneamente delle truppe d’ intervento. Da questa doppia iniziativa, scoppiò la guerra tra i due paesi. Con grande sorpresa delle potenze occidentali, le forze rinnovate del piccolo arcipelago trionfarono facilmente sul gigante cinese””. (pag 170-171)”,”JAPx-041″
“REISCHAUER Edwin O., a cura di Richard DUBREUIL”,”Histoire du Japon et des Japonais. 2. De 1945 à nos jours.”,”Gli ultimi due capitoli del tomo 2 che coprono gli anni 1970 fino ai giorni nostri e l’ attualizzazione degli allegati sono di Richard DUBREUIL. E.O REICHAUER (1910-1990) nato a Tokyo da genitori americani, professore ad Harvard e ambasciatore deli Stati Uniti a Tokyo dal 1961 al 1966. Specialista del Giappone conosciuto nel mondo intero. Richard DUBREUIL, nato nel 1946, professore di storia e di giapponese all’ Institute d’ etudes politiques de Paris (IEP), ha insegnato a Tokyo (Univ. Keio e Waseda). Demografia: “”Rivoluzione grigia all’ orizzonte 2010″”. (pag 180) “”le turbe psicologiche che si generano in tutte le società industriali e urbane, non risparmiano il Giappone. Numerosi sono quelli che, nell’ anonimato delle città moderne, provano un sentimento acuto di alienazione o d’ anomia””. (pag 49) anomia: in sociologia è la crisi o crollo di valori e norme di comportamento in una società. Anomia, dal greco senza legge, è un termine proposto dal sociologo Durkheim per designare “”una situazione in cui le norme sono inesistenti o contradditorie, in modo che l’ individuo non sa come orientare la sua condotta”” (H. Mendras). (…) (pag 191, Lessico)”,”JAPx-042″
“REISCHAUER Edwin O. FAIRBANK John K.”,”Storia dell’ Asia orientale. 1. La grande tradizione.”,”Il taoismo e il vino. “”La più importante forma poetica del periodo delle Sei Dinastie fu lo shih, una lirica dal verso di cinque sillabe, che aveva fatto la sua comparsa nel tardo periodo Han. Riflesso della confusione dei tempi, questo tipo di poesia rivelava chiaramente l’ origine taoista, insistendo sulla corruzione del mondo e riaffermando energicamente i valori dell’ individuo in conflitto con la società. Malgrado l’ individualismo taoista, anche questa forma poetica tradisce talvolta preoccupazioni di ordine stilistico e una certa rigidità alla quale riscono in parte a sottrarsi i versi del grande maestro T’ao Ch’ien (nota anche col nome di T’ao Yüan-ming, 376-427). Originario del Sud, egli abbandonò la carriera ufficiale alla maniera taoista per vivere la dura vita dell’ agricoltore e, a quanto sembra, trovò, come i taoisti, l’ elisir della vita nel vino. Quella che segue è una delle sue molte poesie, intitolata ‘Bevendo vino’. I bei colori dei crisantemi d’autunno – raccolgo i fiori umidi di rugiada e li immergo in questa cosa che porta l’ oblio per allontanare da me ogni desiderio del mondo che ho lasciato. Sono solo e bevo il mio vino e quando il calice è vuoto lo riempio. (…)””. (pag 211) (Nota: Ma per lo più il “”vino”” di cui parlano i poeti Tang, il””vino”” bevuto dai taoisti per attuare il ritorno al Tao, quello usato dagli alchimisti e dai medici per esaltare l’efficacia delle droghe e dei farmaci, non è il vino d’uva del mondo occidentale. (fonte Internet))”,”ASIx-086″
“REISCHAUER Edwin O.”,”Storia del Giappone. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Questo libro ebbe origine da una serie di lezioni che Reischauer, tenente colonello nell’esercito degli Stati Uniti, tenne, durante la Seconda guerra mondiale. Edwin O. Reischauer, nato a Tokyo nel 1910, visse in Giappone fino al 1927. Entrò a Harvard come docente nel 1966, dopo essere stato ambasciatore degli USA in Giappone dal 1961 al 1966.Diplomato all’Oberlin College nel 1931 e laureato a Harvard nel 1939, divenne professore incaricato nel 1945 e ordinario di storia giapponese nel 1950. Durante la II guerra mondiale fu nel Military Intelligence Service e nel War Department General Staff. Morì nel 1990.”,”JAPx-007-FL”
“REISIG Hilde”,”Der politische Sinn der Arbeiterbildung.”,”Capitolo 2. “”Der Kommunistenbund unter Marx und Engels (1847-1851).”” (pag 41) “”In beiden kommunistischen Programmen fordert der letzte Punkt die allgemeine unentgeltliche Erziehung. In den 17 Punkten ist sie nichts als die Forderung eines demokratischen Bürgerrechtes; im Manifest enthält sie bereits den Gedanken, daßdie Form der Erziehung der Struktur des gesellschaftlich-ökonomischen Lebens entspreche, einen Gedanken, der in einem Denken, das die Grundstruktur und das Movens der Veräanderung des gesellschaftlich-kulturellen Ganzen in der ökonomischen und sozialen Sphäre findet, nur konsequent ist.”” (pag 43-44)”,”MGEx-176″
“REISNER I.M. GOLDBERG N.M. a cura; saggi di N.M. GOLDBERG G.G. KOTOVSKY V.I. PAVLOV E.N. KOMAROV A.I. LEVROVSKY L.A. GORDON A.I. CHICHEROV I.M. REISNER”,”Tilak. And the struggle for Indian Freedom.”,” Gli intellettuali e la lotta di classe in India e Russia. “”The democratic intelligentsia was well aware of the achievements of the advanced capitalist civilization in Britain – the British themselves took care to advertise them – and through its own experience saw how backward its own country was in all economic spheres. It felt and saw the hardships inflicted on its people, delivered into the hands of money-lenders and revenue officials to be plundered and outraged, fettered in chains of feudal survivals and colonial slavery, defenceless against the horrors of famine and epidemics. Of course the intelligentsia was unable to comprehend the class essence of the resistance the masses started to put up to the authorities and the landlords; but together with them, and directly on its own, it felt the cold arrogance and the contemptuous indifference of the country’s alien masters to the elementary needs of the masses as well as to the intelligentsia itself – the guardian of India’s great cultural heritage. “”Minds are always connected by invisible threads with the body of the people”” (Karl Marx Frederick Engels, Selected Correspondence, Moscow, p. 311) – this idea expressed by Marx in 1871 in regard to the intellectual movement in Russia is, of course, perfectly true of any other country where fermentation goes on deep below the surface. The fermentation that began in the 1870’s among the Indian masses brought forward from among the intelligentsia a whole galaxy of dedicated men who led the struggle for India’s liberation. Among them we see the name of young Tilak.”” (pag 14-15) [N.N. Goldberg, ‘Leader of the Democratic Wing in Maharashtra’] [in ‘Tilak. And the struggle for Indian Freedom’, a cura di I.M. Reisner e N.M. Goldberg, 1966]”,”MASx-024″
“REISS Edward”,”The Strategic Defense Initiative.”,”Edward Reiss, University of Bradford”,”USAQ-112″
“REISSNER Larissa, a cura di Karl RADEK”,”Oktober. Ausgewählte-Scriften.”,”Scritti scelti di Larissa REISSNER scrittrice e agente del Comintern, morta di tifo nel 1926. Larissa Michailowna Reissner (1895 – 9. Februar 1926 in Moskau), auch Reisner oder Rejsner war eine sowjetische Schriftstellerin und mutmaßliche Agentin der Komintern, die vorwiegend in deutscher Sprache schrieb. Larissa Reissner war die Tochter des Rechtswissenschaftlers Michail Reissner. Sie studierte an Universitäten in Frankreich und Deutschland. Als Kriegsgegnerin beteiligte sie sich während des Ersten Weltkriegs an einer antimilitaristischen Zeitschrift und arbeitete an verschiedenen Projekten Maxim Gorkis wie der Literaturzeitschrift Letopis und nach der Februarrevolution 1917 an der linkssozialistischen Tageszeitung Nowaja Shisn mit. 1918 heiratete sie den sowjetischen Flottenkommandeur Fjodor Raskolnikow. Nach der Oktoberrevolution war sie Politkommissarin der Garnison in Moskau und lernte Karl Radek kennen, mit dem sie bis zu ihrem frühen Tod liiert war. Im Mai 1920 begleitete sie angeblich Raskolnikow als Kommandeur der Astrachan-Wolga-Flottille bei der Besetzung von Enseli (heute Bandar Anzali). In den frühen 1920er-Jahren bereiste Reissner sowohl die Sowjetunion als auch das westliche Ausland und fasste ihre Erlebnisse in Reiseberichten zusammen, deren bekanntester Hamburg auf den Barrikaden ist, eine Sammlung von Reportagen über den Hamburger Aufstand 1923. Vermutlich hatte sie als Agentin der Komintern an dem Aufstand teilgenommen. Im Alter von 30 Jahren starb sie an Typhus und wurde auf dem Wagankowoer Friedhof in Moskau begraben. Opere: Hamburg auf den Barrikaden. Erlebtes und Erhörtes aus dem Hamburger Aufstand 1923. Berlin 1925 PDF (1,2 MB) im Internet Archive Eine Reise durch die deutsche Republik. Berlin 1926 Bibliografia. Cathy Porter: Larissa Reisner: A Biography, London 1988 ISBN 978-0860688570. Stichwort: Reis(s)ner, Larissa, in: Helmut Roewer/Stefan Schäfer/Matthias Uhl: Lexikon der Geheimdienste im 20. Jahrhundert, München 2003, S. 372.”,”RIRB-109″
“REITER Russel J. ROBINSON Jo”,”Melatonina. L’ormone che allunga la vita.”,”Reiter Russel J. è professore di Neuroendocrinologia presso l’Univ. del Texas, San Antonio. Robinson è un giornalista e si occupa di divulgazione scientifica.”,”SCIx-410″
“REITLINGER Gerald”,”Storia delle SS. Titolo originale: ‘SS Alibi of a Nation’.”,”REITLINGER Gerald è anche autore de ‘La soluzione finale'”,”GERN-080″
“REMARQUE Erich Maria”,”Niente di nuovo sul fronte occidentale.”,”””Compagno io non volevo ucciderti. Se tu saltassi un’ altra volta qua dentro, io non ti ucciderei… Ma prima tu eri per me solo un’ idea, una formula di concetti nel mio cervello, che determinava questa risoluzione. Io ho pugnalato codesta formula. Soltanto ora vedo che sei un uomo come me… Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi””.”,”VARx-066″
“REMARQUE Erich Maria”,”Arco di Trionfo.”,”REMARQUE (Erich Maria), pseudonimo di Erich Paul KRAMER, scrittore tedesco (Osnabrück 1898 – Locarno 1970). Diventò famoso col romanzo All’ovest niente di nuovo(1929) [noto in Italia anche col titolo Nulla di nuovo sul fronte occidentale], cruda testimonianza di un combattente tedesco della prima guerra mondiale, e forte atto d’accusa contro la guerra. Il suo deciso antimilitarismo lo costrinse all’esilio negli anni della dittatura hitleriana, prima in Svizzera e poi in America. L’ideale pacifista e democratico ispirò anche i suoi romanzi posteriori: La via del ritorno (1931), sulle vicende di un gruppetto di reduci alla ricerca d’una ragione di vita nell’immediato dopoguerra; Tre camerati (1938); Arco di trionfo (1946), sulla vita dei Tedeschi in esilio; La scintilla di vita (1952), sui campi di concentramento in Germania; Tempo di vivere, tempo di morire(1954), storia d’amore di un soldato all’epoca della seconda guerra mondiale; L’obelisco nero (1958), sugli anni della grande inflazione in Germania del 1923; Il cielo non ha preferenze(1961); La notte di Lisbona (1963). (RIZ)”,”VARx-067″
“REMARQUE Erich Maria”,”Niente di nuovo sul fronte occidentale.”,”Erich maria Remarque (1898-1970) nacque in Wesfalia a Osnabrück, da un’umile famiglia di origine francese. Appena diciottenne partì per il fronte da dove tornò ferito nel corpo e ancora più nell’anima. Nel primo dopoguerra si dedicò a diverse attività, dall’insegnamento al commercio, al disegno, scoprendosi contemporaneamente la vocazione di scrittore. La sua prima opera ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’ che vide la luce nel 1929, lo liberò in parte delle ossessioni della guerra a cui aveva partecipato e gli diede un grande successo. Seguì ‘La via del ritorno’ nel 1931, che negli anni successivi gli procurò sospetti di disfattismo fino a costringerlo a rifugiarsi in Svizzera. Nel 1937 le autorità naziste gli negarono la cittadinanza tedesca e Remarque emigrò negli Stati Uniti. Tutta la sua produzione successiva è rimasta ancorata al tema della forza devastatrice della guerra. Da ‘Tre camerati’ (1938) a ‘L’ultima scintilla’, fino ‘Tempo di vivere, tempo di morire’ (1954).”,”QMIP-029-FV”
“REMARQUE Erich M.”,”Ama il prossimo tuo. Romanzo. Vienna 1935, Praga 1936, Parigi 1937. Tre uomini in fuga nell’Europa minacciata dal nazismo.”,”Vienna 1935, Praga 1936, Parigi 1937. Tre uomini in fuga nell’Europa minacciata dal nazismo. Ludwig Kern, il protagonista del romanzo è un giovane tedesco di padre ebreo. Cacciato senza passaporto dalla Germania nazista, dopo la dispersione della sua famiglia, è costretto a vagare di paese in paese, di nazione in nazione, alla vana ricerca di un visto di soggiorno e di un permesso di lavoro: dovunque egli è lo “”straniero”” indesiderato, libero solo di morire di fame. Gli sono accanto una studentessa, Ruth anch’essa ebrea e profuga, e Steiner, un uomo miracolosamente sfuggito a un campo di sterminio. Insieme vagano senza posa per l’Europa esercitando i mestieri più strani, tentando incessantemente di sfuggire alla polizia, sorretti soltanto dallo spirito di solidarietà che unisce gli oppressi e dalla speranza di un mondo migliore. La sofferenza, la paura, il dolore e la disperazione dei protagonisti di questo romanzo rappresentano in tutta la sua drammatica verità, la tragedia dell’Europa minacciata dal nazismo. (quarta di copertina) E.M. Remarque nato a Osnabruck nella Germania nordoccidentale (1898) discende da una famiglia di cattolici francesi emigrati in Renania durante la Rivoluzione. Avviato agli studi classici del padre (rilegatore di libri) fu costretto a 18 anni a lasciare la scuola per prendere parte alla prima guerra mondiale, nel corso della quale rimase più volte ferito. Reduce dal fronte tentò le professioni più disparate (maestro di scuola, tagliatore di pietre in un cimitero, piccolo commerciante, contabile e redattore di un giornale sportivo). In quel periodo scrisse il romanzo che lo ha reso famoso ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’, pubblicato nel 1929. Il romanzo successivo fu ‘La via del ritorno’ (1931) che racconta il drammatico destino dei sopravvissuti e dei reduci. Le sue opere non erano certo apprezzate dal regime nazista contro cui si era scagliato. Per questo fu accusato di disfattismo e tradimento e dopo essere costretto all’esilio (in Svizzera) nel 1938 fu privato delal cittadinanza tedesca. All’avvicinarsi della seconda guerra mondiale emigrò in Usa dove nel 1947 divenne cittadino americano. Nel 1969 vive ad Ascona, nel Canton Ticino. L’opera letteraria successiva è interamente dedicata alla storia di un’umanità distrutta dalla guerra. Da qui ‘I tre camerati’, 1937, Arco di Trionfo, 1945, ‘L’ultima scintilla’, 1952, ‘Tempo di vivere, tempo di morire’ (1954) (sulla seconda guerra mondiale), ‘L’obelisco nero’ (1956) (sul 1923, l’anno del’inflazione in Germania). ‘Il cielo non ha preferenze’, 1961, ‘La notte di Lisbona’, 1962. ‘Drei Kameranden’, Tre camerati, 1937 è costruito sul motivo del disagio economico e spirituale dei reduci; ‘Liebe deinen Nächsten’ (‘Ama il prossimo tuo’, 1941, descrive le ansie e le sofferenze dei profughi della Germania nazista.”,”VARx-019-FAP”
“REMARQUE Erich Maria”,”Il nemico.”,”Gesti di fraternizzazione in trincea. “”Qualche settimana più tardi avevamo fatto ritorno in una zona tranquilla. La linea francese era avanzata, avvicinandosi alla nostra, ma entrambe le postazioni erano ben fortificate e proprio per questo, potrei dire, non succedeva niente. Puntualmente alle sette di ogni mattino l’artiglieria scambiava qualche sparo di saluto; poi a mezzogiorno c’era un altro piccolo scambio di colpi, e verso sera la consueta benedizione. Noi prendevamo il sole davanti alle trincee e la notte osavamo addirittura levarci gli stivali per dormire. Un giorno dal parapetto al di là della Terra di Nessuno spuntò un cartello con la scritta: «’Attention’!». Come puoi immaginare, restammo lì a fissarlo attoniti. Alla fine decidemmo che volevano solo avvisarci che ci sarebbe stata una razione extra d’artiglieria, in aggiunta al solito programma; così ci tenemmo pronti a rintanarci nelle trincee al primo sparo. Invece tutto rimase tranquillo. Il cartello sparì. Qualche minuto più tardi spuntò una vanga, e sulla lama riuscimmo a distinguere un grande pacchetto di sigarette. Uno dei nostri camerati che conosceva un po’ la lingua scrisse con del lucido da scarpe la parola ‘compris’ sul retro di una scatola di cartone. Alzammo la scatola. Allora, dall’altra parte, fecero ondeggiare il pacchetto di sigarette di qua e di là. Noi sventolammo la nostra scatola. Poi spuntò un pezzo di tela bianca. In fretta, allora, prendemmo la camicia dalle ginocchia del caporal maggiore Bühler che la stava spidocchiando, e la sventolammo. Dopo un po’ la tela bianca dall’altra parte si sollevò, e comparve un elmetto. Noi sventolammo ancora più forte la nostra camicia, tanto che ormai non doveva esserci rimasto più neanche un pidocchio. Spuntò un braccio, con in mano un pacchetto. Poi un uomo emerse lentamente e attraversò il filo spinato; strisciò verso di noi camminando sulle mani e sulle ginocchia, di tanto in tanto sventolava un fazzoletto e rideva eccitato. A circa metà della Terra di Nessuno si fermò e appoggiò il pacchetto per terra. Lo additò più volte, rise, fece cenno di avvicinarsi e strisciò indietro. Noi eravamo in uno stato di grande eccitazione. Oltre al gusto quasi fanciullesco di compiere qualcosa di proibito, la sensazione di farla in barba a qualcuno e il puro desiderio di entrare in possesso delle belle cose che avevamo lì davanti, c’era come un respiro di libertà, d’indipendenza, di trionfo su tutta la macchina della morte. Provai una sensazione di quando mi ero trovato in mezzo a quei prigionieri: come se qualcosa di umano irrompesse vittoriosamente nel semplice concetto di «nemico», e io volevo dare il mio contributo a questa vittoria. Cercammo in fretta dei regali, povere cose davvero perché avevamo molto meno da offrire rispetto ai compagni dall’altra parte. Poi ripetemmo in nostri segnali con la camicia e ricevemmo subito una risposta. Mi sollevai lentamente; la testa e le spalle erano allo scoperto. Fu un momento dannatamente terribile, te lo posso assicurare, stare là così esposto, fuori dal parapetto. Poi strisciai dritto davanti a me; e in quel momento i miei pensieri mutarono completamente, come se d’un tratto fosse stata inserita la retromarcia. La stranezza della situazione mi sopraffece: sentii crescere una gioia profonda ed esuberante; ridendo felice, avanzai rapidamente a carponi. E provai la sensazione di un prodigioso momento di pace, di una pace solitaria, privata, pace in tutto il mondo solo per me. Appoggiai le mie cose, accolsi le altre e strisciai indietro. E in quel momento la pace svanì. Ero nuovamente consapevole del fatto che un centinaio di fucili erano puntati sulla mia schiena. Una paura terribile s’impadronì di me e il sudore sgorgava come acqua da una sorgente. Però raggiunsi la trincea indenne e mi sdraiai a terra senza fiato”” (pag 10-14) [Erich Maria Remarque, ‘Il nemico’, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1997]”,”QMIP-292″
“REMOND René”,”Introduzione alla storia contemporanea. 1. L’antico regime e la rivoluzione francese, 1750-1815.”,”L’A è Prof all’Univ di Nanterre e alla Fondazione di scienze politiche di Parigi (FNSP). E’ pure condirettore dell’autorevole ‘Revue historique’. Si è dedicato in particolare alla storia europea ed extra-europea dal ‘700 in poi. In essa spicca una ‘Storia degli Stati Uniti’, una storia dei rapporti fra opinione pubblica francese e gli Stati Uniti nell’800 e vari studi su ‘La vita politica in Francia, 1789-1879’ e su ‘La destra in Francia dalla prima restaurazione alla Quinta Repubblica’.”,”FRAR-090″
“REMOND René POULAT Emile colloquio a cura di; saggi di Charles MONSCH Jean LEBRUN Agnes ROCHEFORT-TURQUIN M. Yves MARCHASSON Yves-Marie HILAIRE Jean POTIN Jacques GADILLE Emile POULAT Jean-Marie MAYEUR Jacques PREVOTAT Yves PONCELET Pierre PIERRARD Alain FLEURY Marie-Genevieve MASSIANI Etienne FOUILLOUX Eric BOUCHEZ Gaston PARAVY Lucien GUISSARD”,”Cent ans d’ histoire de La Croix, 1883 – 1983.”,”Saggi di Charles MONSCH, Jean LEBRUN, Agnes ROCHEFORT-TURQUIN, M. Yves MARCHASSON, Yves-Marie HILAIRE, Jean POTIN, Jacques GADILLE, Emile POULAT, Jean-Marie MAYEUR, Jacques PREVOTAT, Yves PONCELET, Pierre PIERRARD, Alain FLEURY, Marie-Genevieve MASSIANI, Etienne FOUILLOUX, Eric BOUCHEZ, Gaston PARAVY, Lucien GUISSARD.”,”FRAE-008″
“REMOND René”,”Introduzione alla storia contemporanea. Il XIX secolo 1815 – 1914.”,”REMOND, professore all’ Università di Nanterre e alla Fondazione di Scienze Politiche di Parigi, nonché condirettore della prestigiosa rivista ‘Revue historique’ ha dedicato la sua opera alla storia europea ed extraeuropea dal ‘700 in poi, per es. ‘Storia degli Stati Uniti’, ‘La vita politica in Francia, 1789-1879’, ‘La Destra in Francia dalla prima restaurazione alla quinta repubblica’.”,”EURx-119″
“REMOND René”,”Introduzione alla storia contemporanea. Il XX secolo. Dal 1914 ai giorni nostri.”,”REMOND, professore all’ Università di Nanterre e alla Fondazione di Scienze Politiche di Parigi, nonché condirettore della prestigiosa rivista ‘Revue historique’ ha dedicato la sua opera alla storia europea ed extraeuropea dal ‘700 in poi, per es. ‘Storia degli Stati Uniti’, ‘La vita politica in Francia, 1789-1879’, ‘La Destra in Francia dalla prima restaurazione alla quinta repubblica’.”,”EURx-120″
“REMOND René”,”L’ anticlericalisme en France de 1815 à nos jours.”,”No all’ Europa vaticana (pag 299) anticlericalismo cattolico (344) L’ anticlericalismo è un’ ideologia politica positiva. Mobilita devozioni e passioni. Dalle canzoni di Berranger alle caricature del Canard enchainé, l’ eterogeneità degli scritti anticlericali illustra il suo carattere vivace e il suo radicamento nelle mentalità. E’ una componente inseparabile della storia delle idee del XIX e XX secolo, fa parte di una storia culturale, religiosa e del potere. “”Attribuendo al papato il nero disegno di ristabilire il suo dominio su un’ Europa asservita, l’ anticlericalismo laico di sinistra, affrancato da ogni preoccupazione religiosa, si incontra con un antipapismo residuale, d’ origine protestante, il cui risentimento confessionale è esacerbato dalla penetrazione dell’ ecumenismo nelle Chiese della Riforma. (…) Frédéric Hoffet è il rappresentante di questa scuola di pensiero. Egli moltiplica le messe in guardia e i gridi d’ allarme: ‘L’ Equivoco cattolico’, ‘Politica romana e Dimissione dei Protestanti’, ‘l’ Equivoco cattolico e il Nuovo Clericalismo’. Le sue opere sono pubblicate dalla libreria Fischbacher, rue de Seine, che diventa specializzata nella pubblicazione di pamphlets anticattolici (…)””. (pag 300-301)”,”FRAD-055″
“REMOND René, collaborazione di Aline COUTROT”,”Les catholiques. Le communisme et les crises, 1929-1939.”,”A proposito dei massacri nella guerra civile spagnola. F. Mauriac (Le Figaro, 30 giugno 1938) “”(…) resta questo spaventevole malore che per milioni di spagnoli, cristianesimo e fascismo ormai si confondono (…)””. (pag 194) “”Sofismi! rispondono coloro la cui simpatia va ai nazionalisti. Oltre ad argomenti possenti, hanno referenti illustri: gli scrittori cattolici più celebri sono divisi. Se i filo-governativi hanno Mauriac e Maritain, e possono felicitarsi del riallineamento di Bernanos dopo l’ apparizione di ‘Grandi cimiteri sotto la luna’, i nazionalisti hanno Paul Claudel. Il grande poeta magnifica, in versi e prosa, il martirio della Chiesa di Spagna e l’epopea dei nuovi crociati (…).”” (pag 194)”,”FRAD-073″
“REMOND René”,”Histoire des Etats-Unis.”,”Lo scontro tra Est e Ovest sulla politica monetaria american: monometallismo contro bimetallismo. “”Le mécontentement social, le ressentiment régional se prolongent au plan politique et cherchent à s’exprimer per le canal des partis. Depuis son établissement, le régime politique américain repose sur l’existence de deux partis et deux seulement: après la guerre de Sécession; les républicains et les démocrates. Il est pratiquement exclu que les gens de l’Ouest votent républicain. Non pour des raisons de doctrine: dans l’ensemble, la part des considérations idéologiques est faible dans la vie politique américaine, et plus encore dans les déterminations des chefs de partis; le souci de satisfaire les revendications de tel ou tel groupe d’intérêt est plus impérieux; c’est une conséquence de ce fait que la société politique américaine est plus tournée vers l’administration des choses que vers le gouvernement des personnes. Or, les républicains on partie liée avec les industriels et les banquiers de l’Est, c’est-à-dire les adversaires naturels de l’Ouest. Aussi les électeurs du Middle West se rejettent-ils vers le parti démocrate à qui ils cherchent à faire endosser leur programme. Deux points surtout leur tiennent à coeur: la revendication est ancienne, mais le relèvement périodique des droits de douane, sour la pression des industriels de l’Est, la rend toujours actuelle. Le bimétallisme, le second point,devient dans le années 1890 l’enjeu principal des luttes politiques: l’Est, en rapport s commerciaux avec l’Europe, tient à la stabilité monétaire et au maintien du monométallisme fondé sur l’or. L’Ouest fait campagne pour le bimétallisme or et argent: les Etats des Rocheuses ont des mines d’argent; surtout les fermiers appellent de leurs voeux une politique de l’argent abondant et bon marché. Une poussée inflationniste élèverait le prix de leurs produits et dégonflerait leur dette: double avantage. Sur cette question en apparence purement technique, deux systèmes d’intérêts se heurtent, à travers deux conceptions de l’économie. Nous retrouverons une disposition des forces analogue au moment du ‘New Deal’. Le candidat démocrate à la présidence, en 1896, Bryan, reprend à son compte les revendications de l’Ouest et fait une campagne restée célèbre pour le bimétallisme et l’abaissement des tarifs. Sans succès: il est battu par le républicain McKinley”” (pag 87-88)”,”USAG-080″
“REMOND René”,”La République souveraine. La vie politique en France, 1879-1939.”,” Capitolo VI: Instabilità governativa (pag 125-146) Grande figura del paesaggio intellettuale francese degli ultimi cinquant’anni, René Rémond (1918-2007) è l’autore di una trentina di opere che trattano di storia politica, intellettuale e religiosa della Francia dal XIX al XX secolo. Ha pubblicato tra l’altro ‘Les Droites en France’ (1982) e ‘L’Anticlericalisme en France’ (1999)”,”FRAD-119″
“REMOTTI Francesco”,”Prima lezione di antropologia.”,”REMOTTI Francesco è docente di antropologia culturale presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino.”,”SCIx-342″
“REMOTTI Francesco”,”Prima lezione di antropologia.”,”Francesco Remotti è docente di Antropologia culturale presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino. Fra le sue pubblicazioni: Noi, primitivi, Luoghi e corpi, Dizionario di antropologia con U. Fabietti, Contro l’identità.”,”SCIx-112-FL”
“RENAHY Nicolas”,”Les gars du coin. Enquête sur une jeunesse rurale.”,”RENAHY Nicolas sociologo è ricercatore all’ INRA (Centre d’economie et de sociologie appliquée aux espaces ruraux) e ricercatore associato al Laboratoire de sciences sociales (ENS/EHESS). Provincia: rapporto privilegiato operai del luogo con la piccola impresa paternalista. “”Le caractère paternaliste de l’entreprise faisait qu’elle était également soucieuse de la survie des artisans locaux, auxquels elle était susceptible de fournir du travail lorsqu’ils en manquaient. En bref; une telle entreprise permettait de soutenir l’économie rurale du village et de ses environs en même temps, qu’elle offrait à de nombreux enfants autochtones un “”pied à l’étrier”” leur permettant d’accéder au marché du travail dans des conditions honorables. L'””enracinement”” constituait ainsi une ressource, l’autochtonie un réel capital social pour des enfants d’ouvriers ne disposant pas du patrimonie familial des indépendants, mais qui bénéficiaient avec l’usine d’un rapport privilégié au salariat industriel. L’autochtonie paraît aujourd’hui ne plus être qu’une sorte de “”roue de secours”” pour quelqu’un comme Fred qui, chez ses parents et au milieu de ses amis, se rassure de ne pas seulement être un emploi jeune en fin de contrat, et qui, comme son cousin Sylvain, aspirerait aujourd’hui simplement à devenir une “”personne normale””.”” (pag 261)”,”GIOx-047″
“RENAN Ernest”,”Che cos’è una nazione? e altri saggi.”,”RENAN (1823-1892), tra i maggiori esponenti del positivismo, scrittore, orientalista e storico del cristianesimo, insegnò ebraico al College de France e nel 1878 fu nominato Accademico di Francia. Celebre fu la sua ‘Vita di Gesù’ (1863) prima parte della ‘Storia delle origini del cristianesimo (1863-1881). Tra le sue opere: ‘Storia generale delle lingue semitiche’ (1855) e ‘Ricordi di infanzia e giovinezza’ (1883). ‘Che cos’è una nazione?’ è una conferenza del 1882.”,”EBRx-008″
“RENAN Ernesto”,”San Pablo.”,”Pàolo (santo), detto Apostolo delle genti o dei gentili (cioè dei pagani) a motivo della sua attività apostolica (Tarso, in Cilicia, tra il 5 e il 15 a.C. – Roma 67). La sua famiglia, ebrea, si era stabilita a Tarso dove il padre aveva acquisito il diritto di cittadinanza romana. Chiamato col nome di Saulo, crebbe in un ambiente imbevuto di cultura greca, e a dodici o tredici anni, dopo i primi elementi appresi alla scuola sinagogale, fu inviato a Gerusalemme, alla scuola del celebre dottore fariseo Gamaliele. Non pare abbia personalmente conosciuto Gesù. Fervente osservante della Legge secondo la rigida tradizione farisaica, fu presente al martirio di santo Stefano, verso il 36. Durante questa prima persecuzione anticristiana chiese e ottenne dal sinedrio il mandato, da far valere presso le comunità giudaiche di Damasco, di ricercare e portare in giudizio a Gerusalemme i correligionari seguaci di Gesù. Sulla via di Damasco, giunto nei pressi della città, venne colpito da una forza soprannaturale, cadde a terra e Gesù gli apparve rivolgendogli le parole: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?’. L’esperienza soprannaturale di questo incontro cambiò totalmente Saulo. Fu battezzato da Anania e divenne predicatore della nuova fede. Per timore dei giudei dovette però ritirarsi nel deserto arabico che si estende a SE di Damasco. Ritornato in città, fu costretto a fuggire di notte, calato dalle mura in una cesta. Andò allora a Gerusalemme dove incontrò Pietro e, dopo un breve soggiorno nella Città santa, ritornò a Tarso, e in Cilicia continuò la sua predicazione. Verso l’anno 42-43 Barnaba, personaggio di primo piano della Chiesa di Antiochia, chiese la sua collaborazione. Ad Antiochia lavorò assiduamente per un anno e vi ricevette, mediante l’imposizione delle mani, l’investitura missionaria, dopo un viaggio con Barnaba a Gerusalemme per portarvi la somma raccolta in una colletta a favore della comunità palestinese. Da Antiochia, nel 45, partì con Barnaba e Marco, l’evangelista, per il primo grande viaggio apostolico. Le tappe furono Cipro, la Panfilia e parte della provincia romana della Galazia; vennero fondate le Chiese di Perge, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra e Derbe. I predicatori iniziavano con l’annunciare il Vangelo ai giudei e poi, spesso per il rifiuto di questi, ai gentili. L’opera di Paolo (così fu chiamato abitualmente, alla maniera latina, dopo la missione a Cipro [Atti, 13, 9]) ebbe grande risonanza presso i gentili. Il viaggio terminò nel 48 e poco dopo a Gerusalemme si tenne il concilio in cui, in seguito all’esperienza di Paolo e Barnaba e per loro domanda, si decise di non richiedere l’osservanza della Legge mosaica ai convertiti dal paganesimo. In seguito Paolo, separatosi da Barnaba e associatisi altri compagni, tra cui Timoteo e Sila, iniziò un secondo viaggio. Attraverso l’Asia Minore arrivò in Macedonia e fondò le Chiese di Filippi, Tessalonica e Berea; scese poi ad Atene, dove, davanti all’Areopago, tenne il famoso discorso sul “dio ignoto” e negli anni 51-52 fu a Corinto. Qui dovette da una parte mostrare la superiorità salvifica della “stoltezza della Croce” sulle elucubrazioni umane della filosofia, dall’altra difendersi dalle insidie dei giudaizzanti, e fu costretto a farlo anche dinanzi al proconsole Gallione, fratello del filosofo Seneca. Da Corinto, Paolo inviò le due Lettere ai Tessalonicesi. Il terzo viaggio iniziò nella primavera del 53. Attraverso la Galazia e la Frigia giunse a Efeso dove rimase fino alla primavera del 57 e da dove inviò la Prima lettera ai Corinzi e quella ai Galati. Da Efeso dovette fuggire in seguito a una sedizione sollevata dagli argentieri che preparavano gli ex voto per Diana Efesina e si sentivano danneggiati dalla predicazione di Paolo. Si portò in Macedonia da dove inviò la Seconda lettera ai Corinzi. Nell’inverno del 58 era di nuovo nell’inquieta comunità di Corinto, e da qui inviò la Lettera ai Romani. Nella Pasqua del 58 era a Filippi e verso la Pentecoste dello stesso anno fu arrestato a Gerusalemme, dove si era recato a portare il ricavato di una colletta, su istigazione dei giudaizzanti. Condotto prigioniero a Cesarea di Palestina, sede del procuratore Antonio Felice, vi fu trattenuto per due anni. Nel 60 il nuovo procuratore Festo Porcio pensò di farlo processare, per liberarlo, a Gerusalemme, ma Paolo, temendo le insidie dei suoi nemici, in forza della cittadinanza romana ereditata dal padre interpose appello a Cesare, come era suo diritto. Il viaggio fortunoso verso Roma, interrotto da un naufragio a Malta, durò dall’autunno del 60 alla primavera del 61. Fino al 63 Paolo visse in una casa sotto custodia militare con la possibilità di ricevere amici, predicare e scrivere: a quest’epoca risalgono le Lettere ai Filippesi, ai Colossesi, a Filemone, agli Efesini. Liberato, una tradizione vuole che si sia recato in Spagna; dopo un periodo di soggiorno in Italia (a questo tempo risalirebbe la Lettera agli Ebrei) ritornò in Oriente e scrisse la Prima lettera a Timoteo e quella a Tito. Lo si ritrova ancora prigioniero a Roma, da dove inviò la Seconda lettera a Timoteo. Questa seconda prigionia romana, ben diversa e più dura della prima, posta solitamente verso la fine del 66, si concluse col martirio (secondo la tradizione egli fu decollato) nel 67, sotto l’impero di Nerone. — Festa del natalizio il 29 giugno; della conversione il 25 gennaio. — A LLUS. LETT. San Paolo sulla via di Damasco, allusione all’avvenimento che provocò la conversione di san Paolo al cristianesimo (Atti, 9, 3-19). Si parla di via di Damasco alludendo a un uomo le cui idee si siano improvvisamente e profondamente modificate. — Icon. Paolo è molto spesso rappresentato, fin dai primi tempi cristiani, come un apostolo grave e imponente, calvo e provvisto di una lunga barba scura. Questa immagine è in palese contraddizione con la descrizione che egli dà di se stesso (piccolo, calvo, con il naso adunco e gli occhi cisposi). Vi è qualche incertezza iniziale sugli attributi di san Paolo: dapprima appare, con san Pietro, nella scena della Traditio Legis (a Roma in Santa Pudenziana, e nei sarcofagi ravennati), poi con il volumen dei suoi scritti (mosaici dei battisteri ravennati) fino al XII sec. (statua nella cattedrale di Vienne). Dal XIII sec. si afferma l’iconografia definitiva, in cui compare con la spada, simbolo del martirio. Alle origini non compare mai da solo, ma tra gli apostoli, il cui numero del resto varia notevolmente: così nella Lipsanoteca del Museo cristiano di Brescia, nel sarcofago di Sesto Petronio a Roma, nei battisteri di Ravenna; dall’epoca romanica figura anche isolatamente, come nella cattedrale di Reims, nel Museo di Tolosa, in San Paolo fuori le mura a Roma (ciborio di Arnolfo di Cambio, 1289), a Würzburg (di Tilman Riemenschneider), al Museo di Chartres (del Marchand). Più rara la sua presenza in tempi moderni: da ricordare le opere del Monnot in San Giovanni in Laterano e di Thorvaldsen nel Museo di Copenaghen. Nel Cinquecento, per effetto dell’ammirazione di Lutero per san Paolo, i protestanti cercarono di farne un’antitesi a san Pietro, capostipite della Chiesa papale romana: in questo senso va intesa la posizione di preminenza di san Paolo rispetto a san Pietro nei pannelli di Dürer dei Quattro Apostoli (Monaco, Alte Pinakothek) e la costruzione della cattedrale di San Paolo a Londra, chiesa madre anglicana in opposizione a San Pietro in Roma. Come contraccolpo, si ebbe un notevole diradarsi delle figurazioni di san Paolo nei paesi cattolici. Sono relativamente rari i cicli completi delle Storie della vita di san Paolo: serie abbastanza vaste di episodi si trovano nel sarcofago di Giunio Basso (359 circa, Grotte vaticane), negli affreschi carolingi di Malles Venosta (Bolzano), nella Bibbia di Carlo il Calvo, nei mosaici di Monreale e della Cappella Palatina, nei cartoni per arazzo di Raffaello (a Londra: san Paolo vi appare, eccezionalmente, dotato di una folta chioma), nel polittico di Holbein il Vecchio ad Augusta, ecc. Tra le opere più recenti, vanno ricordati i cicli del Tornhill in San Paolo a Londra e di Maurice Denis in Saint-Paul a Ginevra. Degli episodi isolati della vita di san Paolo, quello favorito è la Conversione sulla via di Damasco: in un primo tempo il santo è rappresentato in piedi (Bibbia di Carlo il Calvo, Cappella Palatina a Palermo), tuttavia più tardi si afferma il tema della Caduta di san Paolo: esempi famosi Michelangelo (Cappella Paolina in Vaticano), Pieter Brueghel (Vienna, Kunsthistorisches Museum), Caravaggio (Roma, Santa Maria del Popolo). Episodi minori sono: Il battesimo di san Paolo (nella facciata del duomo di Ripoll, e in opere di Holbein il Vecchio ad Augusta e di Pietro da Cortona a Roma); L’evasione da Damasco (affresco in San Procolo a Naturno e scultura sulle porte della cattedrale di Beauvais); La predica nell’Areopago (di Poussin, al Louvre, e del Pannini, a Budapest); San Paolo ad Efeso (dittico Carrand al Museo del Bargello di Firenze; tela di Le Sueur in Saint-Gervais a Parigi); San Paolo a Malta sfugge al morso di una vipera (tela di Marten de Vos al Louvre); L’arresto in Roma (tela di Rembrandt, a Stoccarda); La decollazione (tela di Kulmbach conservata agli Uffizi, e scultura dell’Algardi a Bologna). (RIZ)”,”RELC-088″
“RENAN Ernest”,”Historia del pueblo de Israel. 1.”,”””L’ esercito permanente di David acquisì una forte superiorità in tutto il Mezzogiorno siriano. Fino ad allora Israele aveva sofferto attacchi costanti dai suoi vicini, e si era dimostrato inferiore ai filistei. I filistei furono domati, i popoli vicini pagarono un tributo e Israele formò un autentico regno, sicuro delle sue frontiere, e dominante per un lasso di tempo gli Stati limitrofi. La cosa più caratteristica dell’ epoca dei giudici e che produsse la disfatta di Israele fu la mancanza di precauzione, l’ inferiorità dell’ armamento. David mandò a far copia delle armi difensive che proteggevano la città di Gerusalemme. Prima, ciascun ‘gibbor’ era proprietario delle sue armi, che solevano essere di classe inferiore, o mal conservate. Il re equipaggiò a sue spese i soldati, e non si ripeterono gli episodi in cui il filisteo con elmo, lancia e corazza perfezionate, si burlava dell’ israelita, armato con una fionda o una spada corta.”” (pag 161)”,”EBRx-025″
“RENAN Ernest”,”Historia del pueblo de Israel. 2.”,”Comparsa del socialismo: “”Riassumendo, il Codice preparato da Helqiah, è uno dei tentativi più audaci per garantire il debole. E’ il programma di una specie di socialismo teocratico, che riduce alla minima espressione l’ ordine militare e civile e sopprime il lusso, l’ industria e il commercio lucrativo. Proibisce pure il recar danno al salariato povero e indigente e dà una efficacia molto speciale alla maledizione della povertà.”” (pag 41)”,”EBRx-026″
“RENARD Georges”,”Le régime socialiste. Principes de son organisation politique et économique.”,”RENARD Georges professore al College de France. Salario orario differenziato per mestiere. La paga di un’ora di lavoro. “”La justice, telle que nous la concevons, semble exiger que l’ heure ait un taux différent suivant les métiers et que ce taux soit différent suivant les métiers et que ce taux soit proportionnel (qu’on me passe le mot) à la ‘pénibilité’ de chaque métier. Mais comment déterminer cette échelle de ‘pénibilité’ des différentes professions? Pour éviter à ce sujet des discussions sans fin, deux choses sont nécessaires: 1. Une entente entre tous les travailleurs, autrement dit, une décision sociale sur le principe d’après lequel le taux de l’ heure doit être calculé; 2. L’ adoption d’un principe qui ne permette pas l’ arbitraire, qui agisse à la facon d’un régulateur de ce principe qu’il faut s’attacher. Un premier procédé s’offre à noi pour mesurer le plus ou moins de complexité, sinon de difficulté, que présentent les différents métiers. Il consiste à prendre le nombre moyen des années qu’en dure l’ apprentissage pour coefficient modifiant le taux de l’ heure dans un métier donné””. (pag 166-167)”,”SOCx-153″
“RENARD Georges”,”Les étapes de la societé française au XIXe siècle. 1812 – 1837 – 1862 – 1887.”,”RENARD Georges professore al College de France Contiene in apertura dedica manoscritta dell’Autore”,”FRAS-047″
“RENARD Claude”,”La conquête du suffrage universel en Belgique.”,”Pagine bianche nell’introduzione RENARD Claude Engels, Lenin e la questione dello sciopero generale. (pag 141-142-143) testo e nota (2) “”De ce point de vue, la grève générale de 1893 acheva d’épuiser le courant anarchiste qui avait longtemps agité la surface du prolétariat belge et qui s’était encore manifesté avec vigueur au congrès de Mons des 14 et 15 août 1887. En effet, si la possibilité objective d’une grève générale en Belgique avait été démontrée dès 1886 et si le parti avait déjà entrevu alors que l’utilisation politique de cette possibilité pourrait faire avancer la classe ouvrière vers son émancipation, un champ très large était ouvert aux hypothèse les plus diverses et les plus fantaisistes quant à la manière de l’utiliser et au but à lui assigner. Il s’agissait, au surplus, d’un terrain vierge. Pour le socialisme européen, la question de la grève générale ne s’était jamais posée que sous l’angle de la réfutation théorique des utopies anarchistes, et l’on sait que Jean Volders tenta vainement, en 1891, de convaincre les socialistes allemands que ces utopies n’étaient pour rien dans les conceptions belges en la matière (2). Cependant, les groupes anarchistes avaient tout naturellement essayé de plier cette pratique à leurs vues, en l'””expurgeant”” de son but: le Suffrage Universel. Et c’est précisément de cette tentative que la grève générale de 1893 fit ressortir l’inanité. Dans la mesure où elle était le fait des masses, la lutte pour les droit politiques de la classe ouvrière disqualifiait, en raison même des exigences de tactique, d’organisation, de propagande qu’elle comportait et des responsabilités militantes, qu’elle créait, ceux qui ne voulaient y voir qu’une occasion de poursuivre d’autres objectifs, plus révolutionnaires, mais seulement sur le papier.”” (pag 141-142) [Claude Renard, La conquête du suffrage universel en Belgique, 1966] [(2) Engels lui-même ne se sépara pas de ses amis allemands sur ce point. Une lettre qu’il envoya à Paul Lafargue le 19 mai 1891, pendant la grève des mineurs belges, indique quel était son avis personnel: “”Surtout les Wallons, écrivait-il, ne comprennent que l’émeute où ils sont presque toujours battus. Voyez les luttes des mineurs belges: organisation nulle ou à peu près, impatience irrépressible, donc défaite sûre”” (Friedrich Engels, Paul et Laura Lafargue, Correspondance, t. 3 (1891-1895), 1959, pp. 54-55). Dans sa réponse, datée du 21 mai, Paul Lafargue approuvait le point de vue d’Engels et renchérissait: “”Nous redoutons les grèves, plus que les patrons”” (Ibid. p. 57). Il faut évidemment replacer ces appréciations dans le contexte d’une époque où la priorité devait être donnée à l’organisation méthodiques du mouvement ouvrier. Mais le vieux compagnon de Marx n’en commit pas moins une erreur. Lénine écrira plus tard à ce sujet dans une lettre à Inesse Armand (19.1.1917): “”En ce qui concerne la grève générale dans l”ensemble’, les événements de la dernière période, et ceux de 1905 d’une façon définitive, font apparaître quelque chose de nouveau qu’Engels ne connaissait pas. Engels avait, pendant des dizaine d’années, entendu à propos de “”grève générale”” ‘uniquement’ les phrases creuses des anarchistes que, ‘légitimement’ il détestait et méprisait. Mais les événements ultérieurs ‘ont montré un nouveau’ type de “”grève de masse””, ‘politique’, c’est-à-dire absolument non anarchiste. Engels ne le connaissait pas ‘encore’ et ne pouvait le connaître””. (…) “”La grève belge n’était-elle pas une ‘transitions’ de l’ancien au nouveau? Engels pouvait-il ‘alors’ voir (1891-1892 ?? il avait déjà 71-72 ans, était à l’article de la mort) que ce n’était plus un vieux relent belge (les Belges avaient été longtemps proudhonistes), mais une transition vers quelque chose de nouveau? Il faut méditer à ce sujet”” (Lénine, Oeuvres, Paris-Moscou, 1964, t. 35, pp. 274-275). Il est exact qu’Engels se méfiait des dirigeants belges et notamment de Volders qui avait géné les marxistes français dans leur lutte contre les possibilistes lors de la conférence tenue à La Haye en 1889, en vue de la reconstitution de l’Internationale. Sa correspondance avec les Lafargue atteste que ses préventions contre les Belges restaient grandes en 1891 (Cfr. Correspondance, t. 2, p. 217, et t. 3, p. 85)””]”,”MHLx-037″
“RENAULT Emmanuel”,”Le vocabulaire de Marx.”,”RENAULT Emmanuel agrégé e dottore in filosofia, Maitre de conferences dell’ENS, lettere e scienze umane. Termini trattati: AZIONE STORICA ATTIVAZIONE ALIENAZIONE APPROPRIAZIONE BASE EDIFICIO BISOGNI CAPITALE COMMERCIO COMUNISMO CONTRADDIZIONE CRITICA DIALETTICA DITTATURA PROLETARIATO EMANCIPAZIONE STATO FORZE PRODUTTIVE STORIA IDEOLOGIA ILLUSIONE PRATICA INDIVIDUO LEGGE TENDENZIALE LOTTA DELLE CLASSI CLASSE MATERIALISMO MODO PRODUZIONE OPPIO POPOLO FILOSOFIA PRATICA PROCESSO PRODUZIONE PROLETARIATO QUASI-NATURALITA’ RAPPORTO DI PRODUZIONE RIPRODUZIONE SCIENZA SUSSUNZIONE PLUSLAVORO PLUSVALORE LAVORO UTOPIA VALORE”,”MADS-502″
“RENDA Francesco”,”I fasci siciliani, 1892-94.”,”Sui Fasci dei lavoratori sorti in Sicilia tra il 1892 e il 1893 e sciolti con lo stato d’ assedio il 3 gennaio 1894 i giudizi sono controversi. Antonio LABRIOLA disse: “”Questa organizzazione siciliana è il primo movimento di massa proletaria che si sia visto in Italia””; “”il primo atto del socialismo proletario in Italia””; “”il movimento di Sicilia fa scuola””. Dall’ altra parte, vi è l’ apprezzamento di Gaetano Salvemini: “”La jacquerie del ’93 fu una convulsione isterica, nella quale il socialismo ci entrò solo perché, essendovi nel resto del mondo un partito socialista rivoluzionario, questi affamati saccheggiatori di casotti daziari credettero di essere socialisti anche essi””. Fra questi due estremi si colloca la questione, posta dal Croce nella Storia d’ Italia, se era possibile o concepibile che “”la prima regione d’ Italia, in cui il socialismo marxistico e rivoluzionario parve fare le prime prove pratiche e discendere alla effettiva rivoluzione”” fosse “”la meno industriale, la meno progredita, la più distaccata dal resto d’ Italia, la Sicilia”” (pag VII). Francesco RENDA nato nel 1922 a Cattolica Eraclea, ha insegnato storia moderna all’ Università di Palermo. Ha pubblicato vari lavori sulla storia della Sicilia moderna, risorgimentale e postunitaria.”,”MITT-135″
“RENDA Francesco”,”La Sicilia degli anni ’50. Studi e testimonianze.”,”RENDA Francesco ordinario di storia moderna all’ Università di Palermo, ha legato la sua lunga attività alla storia del movimento operaio siciliano (‘I fasci siciliani’, 1978). Ha pure pubblicato ‘Contadini e democrazia in Italia’. “”Il latifondo assenteista non solo è indebolito quantitativamente per il fatto che quasi 250 mila Ha, son passati ad altri gruppi sociali (braccianti, contadini coltivatori, artigiani, commercianti, impiegati, professionisti) per effetto delle leggi di riforma agraria, di formazione della piccola proprietà coltivatrice o dell’ arricchimento individuale dovuto a cause diverse; anche dal punto di vista della qualità esso appare nettamente superato. La crisi del latifondo assenteista è tale, che il proprietario, quand’anche disponga tuttora di notevoli estensioni in proprietà, non riesce più ad avere mezzadri ed affittuari in numero sufficiente per coltivare l’ intera superficie del feudo. I contadini spesso abbandonano la terra povera avuta in affitto o a mezzadria, preferendo l’ emigrazione o anche un’ occupazione modesta nell’ industria e nei servizi. Così diventa sempre più frequente il caso di terre lasciate incolte per la mancanza di coltivatori disposti ad assumere la coltivazione con una delle forme tradizionale di contratto””. (pag 260)”,”MITT-222″
“RENDA Francesco”,”Storia del Primo Maggio. Dalle origini ai giorni nostri.”,”pubblicazione realizzata con il contributo dell’Unipol Francesco RENDA, professore emerito di storia moderna nell’Università di Palermo, è autore di numerose opere (v: risvolto 4° copertina).”,”MPMx-030″
“RENDA Francesco”,”Il 1° Maggio 1890.”,”pubblicazione realizzata con il contributo dell’Unipol Francesco RENDA, professore emerito di storia moderna nell’Università di Palermo, è autore di numerose opere (v: risvolto 4° copertina).”,”MPMx-031″
“RENDA Francesco”,”I fasci siciliani, 1892-94.”,”Francesco Renda nato nel 1922 a Cattolica Eraclea, ha insegnato storia moderna all’ Università di Palermo. Ha pubblicato vari lavori sulla storia della Sicilia moderna, risorgimentale e postunitaria. Capitolo XXVIII. L’ultimo atto dei Fasci. (Lettera di Antonio Labriola a Rosario Garibaldi Bosco) (pag 318-321) “”L’ultimo atto, forse il più alto, certo il più importante dei Fasci [dei lavoratori siciliani, ndr], fu la riunione del Comitato centrale, tenuta in pieno stato d’assedio, in barba alla politica che ne doveva arrestare i partecipanti (1). Le deliberazioni di quel consesso furono soprattutto notevoli, perché consentirono di superare un errore di giudizio, che aveva inficiato l’azione del partito socialista e indebolito i suoi rapporti col movimento, giungendo fino alla scissione di responsabilità, come quella apparsa su «Lotta di classe» il 31 dicembre 1893 (2). Un ruolo non secondario ebbe Antonio Labriola, il solo fra i dirigenti nazionali che credette necessaria una iniziativa di partecipazione diretta alle vicende siciliane. Anche per lui, come per il governo e per le altre forze politiche, il punto di riferimento fu la convocazione del Comitato centrale per il 3 gennaio, chiamato a risolvere i contrasti interni dei socialisti siciliani sulla linea da seguire. In vista di quella discussione e delle deliberazioni che ne sarebbero seguite, egli indirizzò al Bosco la lettera che riportiamo per esteso (3): «(…) Ho letto in non so quanti giornali: «Laggiù non si tratta del socialismo, ma della fame». E poi: «Quegli incoscienti dànno in eccessi». La gran sapienza da discussioni d’angolo di farmacia di paesello di provincia! Ma quelli che in qualunque modo si assumono il carico di condottieri e maestri del movimento proletario, sanno bene, come voi sapete benissimo per vostra esperienza, che appunto i ‘passionati eccessi del proletariato rivelano la malvagia natura di quest’ordine sociale, del quale il proletariato è vittima ed onta ad un tempo’. Auguri vivissimi e saluti cordiali a tutti. Vostro Antonio Labriola». Non sappiamo se il documento giunse mai a destinazione. Dai ricordi del De Luca sull’ultima riunione del Comitato centrale non risulta che il Bosco avesse fatto cenno di quella lettera agli intervenuti (4). È certo, comunque, che un atto di così viva perspicacia politica non andò perduto. (…) (pag 318-321); Per vincere, per avere un ruolo duraturo, per risorgere dopo la repressione armata, i Fasci dei lavoratori avrebbero dovuto situarsi in un diverso sviluppo del socialismo occidentale. Prima che dai soldati del generale Morra, i Fasci dei lavoratori furono soffocati nella loro profonda ragion d’essere dai deliberati, anche se non formali, dei congressi di Zurigo e di Reggio Emilia. Pure se Crispi non avesse proclamato lo stato d’assedio, difficilmente il movimento siciliano avrebbe superato la crisi. A meno che il movimento stesso, il che era assai improbabile, non avesse avuto un ruolo egemone nello sviluppo del socialismo italiano. Quando, nella seconda fase, la conquista socialista delle campagne viene affrontata da sinistra, grazie soprattutto a Lenin e al partito socialdemocratico russo, il marxismo trova la chiave giusta per affrontare la questione agraria. Il legame tra città e campagna, tra movimento operaio e movimento contadino, ritrova la sua dimensione rivoluzionaria, e diviene preminente interesse del movimento operaio assumere la guida delle lotte contadine nelle campagne”” (pag 334) [Francesco Renda, ‘I fasci siciliani, 1892-94’, Einaudi, Torino, 1977] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] [«Ho letto in non so quanti giornali: «Laggiù non si tratta del socialismo, ma della fame». E poi: «Quegli incoscienti danno in eccessi». La gran sapienza da discussioni d’angolo di farmacia di paesello di provincia! Ma quelli che in qualunque modo si assumono il carico di condottieri e maestri del movimento proletario, sanno bene, come voi sapete benissimo per vostra esperienza, che appunto i ‘passionati eccessi del proletariato rivelano la malvagia natura di quest’ordine sociale, del quale il proletariato è vittima ed onta ad un tempo’. Auguri vivissimi e saluti cordiali a tutti. Vostro Antonio Labriola»”,”MITT-001-FMP” “RENDI Aloisio”,”Robert Musil.”,”L’autore, A. Rendi, si è laureato in letteratura tedesca a Roma nel 1951 con una tesi su Thomas Mann. Ha continuato i suoi studi in Svezia e all’Università di Bonn in Germania dove ha insegnato dal 1955 al 1958 l’italiano. Ha scritto saggi e recensioni su ‘Il Mondo’, ‘Comunità’, ‘Tempo presente’, ‘Ulisse’ e altri. ‘L’occupazione dell’ Austria da parte di Hitler e l”Anschluss’ nel marzo 1938 resero precaria la posizione di Musil a Vienna, dove era pur sempre nota la sua ostilità al fascismo, mentre veniva distrutto nuovamente ogni concreto sostegno economico. Poco dopo, Musil e sua moglie lasciavano Vienna per recarsi attraverso l’Italia in Svizzera. Dapprima, nel settembre 1938, si stabiliscono a Zurigo dove ritrovano conoscenti austriaci, lo sculture Fritz Wotruba e sua moglie, e stringono nuove amicizie, col critico d’arte Armin Kesser e col parroco protestante Robert Lejune, che sarà il più generoso e fedele amico dei Musil in Svizzera. Nell’estate del 1939 essi lasciano Zurigo per stabilirsi a Ginevra. Musil continua a lavorare faticosamente al suo grande romanzo incompiuto senza ormai alcuna prospettiva concreta di pubblicazione. Scarsi e saltuari sono gli aiuti di pochi amici o di organizzazioni assistenziali. Il peso della povertà, «sotto cui non era possibile più respirare ma solo ansimare» (28) si combina a quello di una quasi totale solitudine, dell’isolamento culturale e spirituale, per creare una tensione che solo con un massimo di dignità e senso del proprio valore egli può sopportare senza disperare e rinunziare alla propria opera’ (pag 24) [(28) Fritz Wotruba, ‘Erinnerung an Robert Musil’, LWW, p. 400]; ‘La fiducia che Musil, almeno nella sua età di mezzo, riponeva nella scienza come il più valido elemento nella vita spirituale del suo tempo si concentra particolarmente sulla matematica come la scienza più esatta, il più puro prodotto dello spirito umano (27) che d’altra parte aveva coi numeri immaginari aperto al giovane Törless le vie del secondo regno, del mondo irrazionale. È perciò che Ulrich viene a essere matematico, nel suo tentativo più importante: perché «quivi è la nuova dottrina del pensiero in persona, lo spirito in persona, qui sono le scaturigini del tempo e le fonti di una portentosa trasformazione» (USQI, p. 43). Il rapporto di Ulrich con la matematica ci vien descritto con un entusiasmo generico per il potere spirituale di questa scienza in cui «tutto è forte, disinvolto e splendido come nei racconti di fate» (28) anche se ancora non viene utilizzata adeguatamente, cioè per rinnovare la morale della società umana. E gli scienziati stessi hanno, sia pure inconsciamente, quella sobrietà e crudeltà che egli considera necessarie per una simile revisione, hanno il «sorriso sotto i baffi della scienza», e in loro una «tendenza al male» rumoreggia «come il fuoco sotto la caldaia» (USQ I, 348)’ (pag 96-97)] [USQ I: L’uomo senza qualità – Volume I, ed. Einaudi, Torino, 1957] [(27) Anche qui si possono citare precedenti in Nietzsche: «Vogliamo introdurre la finezza e la severità della matematica in tutte e scienze (…) per stabilire così la nostra relazione umana con le cose» (Fröhliche Wissenschaft, cit., III, 246, p. 155); (28) USQ I, p. 45. Il rapporto di Musil con la matematica non era probabilmente quello di un approfondimento scientifico. Accanto al calcolo appreso al Politecnico, di cui fa fede qualche occasionale risoluzione d’integrale nei suoi manoscritti, pare che si sia occupato anche di matematica superiore nel corso dei suoi studi universitari, ad esempio di quaternioni (v. quaderno 24 dei diari, manoscritto inedito), ed era a quanto pare in grado di leggere un’opera scientifica come quella di Köhler. Il suo interesse era però spesso connesso a motivi che esulano dal campo delle scienze, come appunto nel suo eroe Törless. Così il fascino che esercitava su di lui il calcolo delle probabilità (LWW) sembra fosse dovuto a una visione di tale calcolo come simbolo di un determinismo generale che però ammetta la libertà dell’individuo]”,”BIOx-394″ “RENDINA Claudio”,”I dogi. Storia e segreti. Dalle 120 biografie dei ‘serenissimi’ di Venezia rivive un millennio di retroscena e intrighi della Repubblica del Leone.”,”Claudio RENDINA scrittore e poeta è nato e vive a Roma. Ha pubblicato ‘I papi. Storia e segreti’, ‘I capitani di ventura’, ‘Il Vaticano. Pasquino. Quattro secoli di pasquinate’. Dirige la rivista ‘Roma, ieri, oggi e domani’.”,”ITAG-034″ “RENDINA Claudio”,”I papi. Storia e segreti. Dalle biografie dei 264 romani pontefici rivivono retroscena e misteri della cattedra di Pietro tra antipapi, giubilei, conclavi e concili ecumenici.”,”RENDINA scrittore e poeta, è nato e vive a Roma. Ha pubblicato quattro libri sul mondo del potere ai quali il presente volume (vincitore del premio Fregene 1984) ideologicamente si collega (Il Vaticano, I dogi, I capitani di ventura, Pasquino). “”Roma allora, una volta allentate le briglie, si fece più ardita ed audace e, come nota il Montaigne, “”vita e beni non furono forse mai tanto malsicuri come la tempo di Gregorio XIII””. E’ una città “”bastarda”” caduta in balia di banditi e di nobili che si difendono armi in pugno, mentre la milizia non riesce a difendere nemmeno se stessa”” (pag 536)”,”RELC-132″ “RENDINA Claudio”,”La santa casta della Chiesa. Duemila anni di intrighi, delitti, lussuria, inganni e mercimonio tra papi, vescovi, sacerdoti e cardinali.”,”RENDINA Claudio, scrittore, poeta, storiografo e romanista. Ha scritto altre opere sulla Chiesa e i papi. “”Ma a esaltare l’Anno Santo su un piano finanziario ci pensa lo Stato italiano e in maniera duratura per la Chiesa. Il governo D’Alema con la legge 62, promossa dal ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Berlinguer, sancisce l’entrata a pieno titolo nel sistema di istruzione nazionale delle scuole private, che pertanto devono essere considerate “”alla pari”” anche sul piano economico. La legge, che prevede l’applicazione del trattamento fiscale riservato agli enti “”senza fine di lucro””, istituisce buoni scuola per uno stanziamento di 300 miliardi di lire a decorrere dal 2001; l’aumento di 60 miliardi di lire dello stanziamento per i contribuiti al mantenimento delle scuole elementari parificate; l’aumento di 280 miliardi di lire dello stanziamento per le spese di partecipazione alla realizzazione del sistema parascolastico integrato; lo stanziamento di un fondo di 7 miliardi di lire per gli alunni disabili. Ovviamente le cifre in lire andranno rapportate all’euro. E si tenga presente, per apprezzare ancor più il regalo fatto alla Santa Sede, che la legge nasce ed entra in funzione aggirando l’articolo 33 della Costituzione che sancisce che le scuole private possono esistere senza oneri per lo Stato””. (pag 201-202)”,”RELC-280″ “RENDINA Claudio”,”I peccati del Vaticano. Superbia, avarizia, lussuria, pedofilia: gli scandali e i segreti della Chiesa cattolica.”,”RENDINA Claudio scrittore poeta storiografo e romanista ha scritto molte opere di successo.”,”RELC-306″ “RENDINA Claudio”,”L’oro del Vaticano. dai tesori inestimabili dei primi secoli fino alla fondazione dei grandi istituti bancari. Ricchezze nascoste, scandali e affari della Santa Sede.”,”RENDINA Claudio scrittore poeta storiografo e romanista ha scritto molte opere di successo.”,”RELC-307″ “RENDINA Massimo”,”Italia 1943 – 1945. Guerra civile o Resistenza?”,”Massimo Rendina, giornalista, scrittore, inviato speciale, ha diretto il primo telegiornale RAI. Ha insegnato storia della comunicazione negli atenei pontifici Gregoriana e Angelicum. É docente per il master in gestione cinematografica e televisiva dell’ANICA e nella Seconda Università di Roma Tor Vergata. Comandante partigia no, più volte ferito i n combattimento, ha avuto una parte di rilievo nella liberazione di torino dai nazifascisti. Attualmente fa parte del Comitato scientifico dell’Istituto Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla Resistenza.”,”ITAR-021-FL” “RENN Ludwig”,”Warfare. The Relation of War to Society.”,”La possibilità dell’ abolizione del servizio di leva obbligatorio fu discussa in Germania in un interessante libro scritto da A. CASPARI e pubblicato nel 1932 dalla casa editrice ufficiale della Reichswehr con il titolo ‘Wirtschafts-Strategie und Kriegsführung”” (Economic Strategy and the Conduct of Warfare). Il libro di CASPARI è molto più interessante di quello di LUDENDORFF ‘Absoluter Krieg’) che fu scritto in un periodo in cui i pregiudizi dell’ autore facevano premio sulla lucidità della sua visione. La tesi di CASPARI, guidato anche da considerazioni economiche, è quella dell’ inaffidabilità del popolo tedesco per la guerra imperialistica (per via del contagio-diffusione del marxismo). CASPARI propone quindi un accordo internazionale tra le grandi potenze per l’ abolizione del servizio militare obbligatorio e l’ istituzione di piccoli eserciti di soldati professionisti.”,”QMIx-087″ “RENN Ludwig”,”Im Spanischen Krieg – Morelia. Eine Universitätsstadt in Mexico.”,”Ludwig Renn (the pen name of Arnold Friedrich Vieth von Golsseneau) was born in Germany in 1889. A career officer in the German Army, he fought as a battalion in the First World War. During the German Revolution Renn refused to fire on striking workers. After leaving the army he studied law, political economy, history of art and Russian philology in Goettingen and Munich (1920-23) before working in the art trade in Dresden. After travelling in Europe he settled in Vienna where he studied archaeology and East Asian history (1926-27). He became increasingly interested in politics and began reading the work of Karl Marx, Vladimir Lenin and John Reed. Converted to socialism Renn returned home and in 1928 joined the German Communist Party (KPD). In 1928 the Frankfurter Zeitung began serializing Renn’s novel War. Based on his experiences during the First World War it was published in book form in 1929. Renn also worked as co-editor of the left-wing magazine Aufbruch. Renn published his second novel, Nachkreig, about the Spartakist Rising in 1930. As well as writing he also lectured and the Marxist worker school in Berlin. A strong opponent of Adolf Hitler and the Nazi Party Renn was arrested in 1932 and charged with “”literary high treason””. After being released from prison in 1935 Renn moved to Switzerland. The following year he joined the International Brigades in Spain attempting to protect the Popular Front government against the right-wing forces led by General Francisco Franco. In 1937 Renn toured the United States in an attempt to raise funds for the Republican Army in the Spanish Civil War. In 1938 was director of the officer school of the People’s Army in Cambrils. Renn was interned by the French authorities after Franco’s victory. Released in 1940 he moved to Mexico and was appointed professor of European history at the University of Morelia. He remained active in politics and became president of the Latin American Committee for Free Germans. Renn also wrote extensively about his experiences during the Spanish Civil War. With the defeat of Nazi Germany in the Second World War Renn returned to Dresden where he became professor of anthropology. In 1948 Renn was appointed chairman of the Saxonia Culture Federation. Renn also served as president of the Academy of Arts (1969-75). Ludwig Renn died in Berlin on 21st July, 1979. (fonte http://www.spartacus.schoolnet.co.uk/FWWrenn.htm)”,”MSPG-216″ “RENNER Michael”,”State of the War. I dati economici sociali e ambientali del fenomeno guerra nel mondo.”,”RENNER è Senior Researcher presso il Worldwatch Institute e dal 1989 partecipa come autore all’ annuario ‘State of the World’.”,”QMIx-062″ “RENNER Karl”,”Wandlungen der Modernen Gesellschaft. Zwei abhandlungen über die Probleme der Nachkriegszeit.”,”Contiene “”Hundert Jahre Karl Marx: Erbe und Auftrag”” (pag 13-171) e ‘Arbeit und Kapital’ (pag 153-228). RENNER, Karl (1870-1950), leader della socialdemocrazia austriaca ed autore di libri di economia e politica, fu social-sciovinista durante la prima guerra mondiale. Karl RENNER in seguito è stato cancelliere austriaco negli anni 1918-1920 e presidente della Repubblica negli anni 1945-1950. “”La democrazia parlamentare fu abolita in Austria il 4 marzo 1933. Dal 13 marzo 1938, in seguito all’occupazione da parte del Terzo Reich, l’ Austria venne privata dell’esercizio dei propri poteri sovrani e restò un’appendice del Terzo Reich fino all’aprile del 1945. Come nella Prima Repubblica, anche dopo la liberazione dell’Austria nell’aprile del 1945, furono i partiti politici i fondatori della Repubblica. I tre partiti antifascisti ossia il Partito Socialista Austriaco (SPÖ), il Partito Cristiano-sociale (più tardi Partito Popolare Austriaco – ÖVP) ed il Partito Comunista Austriaco (KPÖ) furono concordi nel formare un governo nazionale provvisorio sotto la guida di Karl Renner e nel proclamare l’ indipendenza dell’Austria. La dichiarazione di indipendenza dell’Austria ha avuto luogo il 27 aprile 1945. Questa dichiarazione d’indipendenza recita: ,,Articolo I: La Repubblica Democratica d’Austria è stata nuovamente costituita secondo lo spirito della Costituzione del 1920.”” ,,Articolo II: L’atto dell’ Anschluss (Annessione alla Germania) imposto al popolo austriaco nel 1938 viene dichiarato nullo ed invalido.”” La Costituzione federale dell’ anno 1920 è, per la maggior parte, opera del Prof. Hans Kelsen, eminente esperto di diritto politico ed internazionale. Egli aveva definito la democrazia ,,la maggiore approssimazione all’ idea della libertà nella realtà sociale””. La Costituzione federale austriaca si basa sul principio repubblicano e democratico, sul principio dello Stato Federale di diritto, nonché sul principio della separazione del potere legislativo dal potere esecutivo, e la seperazione del potere giudiziario dall’amministrazione. La garanzia dei diritti fondamentali e del diritto alla libertà, ancorata nella Costituzione federale, si basa su una tradizione centenaria. Le decisioni della Convenzione Europea per la Tutela dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali completano il diritto costituzionale. “” (fonte Ambasciata austriaca).”,”TEOC-227″ “RENNER Karl, a cura di O. KAHN-FREUND”,”The Institutions of Private Law and their Social Functions.”,”Karl RENNER è stato presidente federale della Repubblica austriaca. “”Nevertheless, a sociological as well as a jurisprudential analyis of Fascism might take the phenomenon of expropriation in the Marxist sense as its starting point. Much of Nazi legislation before and during the war (labour legislation, wolesale closure of small undertakings) was expropriation in this sense, expropriation for the benefit of large monopolistic groups which controlled the state””. (pag 214, nota 231)”,”TEOS-082″ “RENNER Karl”,”Marxismus, Krieg und Internationale. Kritische Studien über offene Probleme des wissenschaftlichen und des praktischen Sozialismus in und nach dem Weltkrieg.”,”Libro dedicato all’ amico Otto BAUER L’ ultima parte del libro tratta della questione del socialimperialismo, di un possibile imperialismo socialista, del socialpatriottismo e degli interessi della classe operaia di fronte al dilemma tra internazionalismo proletario e socialpatriottismo.”,”TEOC-263″ “RENNER Karl”,”Die Wirtschaft als Gesamtprozeß und die Sozialisierugn. Populärwissenschaftlich dargestellt nach Karl Marx’s System.”,”Proporzionalità interna della riproduzione e accumulazione. “”La struttura dell’ equazione di Bilancio è data, suona così: Il prodotto dell’ anno intero = c + v + m, i cui elementi sono convertiti nei loro valori alla data limite della chiusura annuale.”” (c capitale costante, v capitale variabile, m plusvalore) (pag 113)”,”MADS-345″ “RENNER Karl VANDERVELDE Emile DAN Theodor SCHIFRIN Alexander ADLER Max BRAUNTHAL Alfred LEICHTER Otto KAUTSKY Karl DE-MAN Hendrik ZILSEL Edgar KAUTSKY Benedikt LEONARD Heinrich, saggi di”,”Karl Marx. Zum 50. Todestage.”,”Articoli di RENNER Karl VANDERVELDE Emile DAN Theodor SCHIFRIN Alexander ADLER Max BRAUNTHAL Alfred LEICHTER Otto KAUTSKY Karl DE-MAN Hendrik ZILSEL Edgar KAUTSKY Benedikt LEONARD Heinrich”,”MADS-491″ “RENNER Michael”,”State of the War. I dati economici sociali e ambientali del fenomeno guerra nel mondo.”,”RENNER è Senior Researcher presso il Worldwatch Institute e dal 1989 partecipa come autore all’ annuario ‘State of the World’.”,”QMIx-037-FV” “RENNER Karl”,”State and nation. Capitolo estratto da ‘Modernism: The Creation of Nation-States’.”,”notizia bibliografica digitale del capitolo: Karl RENNER, State and Nation: in ‘Modernism: The Creation of Nation-States: Discourses of Collective Identity in Central and Southeast Europe 1770-1945: Texts and Commentaries, volume III/I (online), Budapest: Central European University Press, 2020 (vedi in internet) ERSOY Ahmet GORNY Maciej KECHRIOTIS Vangelis, ‘Modernism: The Creation of Nation-States: Discourses of Collective Identity in Central and Southeast Europe 1770-1945: Texts and Commentaries, volume III/I (online), Budapest: Central European University Press, 2020 (vedi in internet) Openedition.org”,”TEOC-006-FGB” “RENONDEAU G.”,”Le Japon dans la guerre.”,”Le memorie di Togo Togo diplomatico di carriera che occupò diversi posti in quasi tutte le grandi capitali d’Europa e anche a Washington, fu ministro degli esteri del suo paese in due periodi cardine della storia del Giappone: in occasione dell’attacco di Pearl Harbor e al momento della capitolazione. Moderato, opposto alla politica di potenza del partito militare giapponese (questo giudizio non risulta solo dalle sue memorie, ma è confermato da altre fonti), fu però considerato come “”istigatore di una guerra d’aggressione”” da parte del Tribunale internazionale e condannato a vent’anni di carcere. Morì in un ospedale americano di Tokyo nel 1950. Durante la sua prigionia, scrisse le sue ‘memorie’, che sono state pubblicate in giapponese, e poi tradotte in inglese da Togo Fumihiko (1), adottato dal ministro, secondo un costume giapponese, quando egli sposò la figlia unica, e Ben Bruce Blakeney, difensore di Togo davanti al Tribunale internazionale e poi avvocato a Tokyo. Notiamo di passaggio che il ministro aveva sposato una tedesca dopo essere stato collocato a Berlino”” (pag 51) (1) Shigemitsu Togo, ‘The cause of Japan’, tradotto in inglese da Togo Fumihiko e Ben Bruce Blakeney, Simon and Schuster, 1956, p. 372 (pag 51)”,”QMIS-042-FGB” “RENOSIO Mario”,”Tra mito sovietico e riformismo. Identità, storia e organizzazione dei comunisti astigiani (1921-1975).”,”Mario Renosio, nato a Torino, laureato in filosofia e in materie letterarie, ha pubblicato saggi e articoli sulla società contadina, sulla storia del movimento partigiano, dei partiti politici e del movimento sindacale astigiano. Dal gennaio 1999 è direttore scientifico dell’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea della provincia di Asti. E’ coautore dei volumi ‘L’insurrezione in Piemonte’ (1987), ‘Fascismo di provincia: il caso di Asti’ (1990), ‘Sinistra e piccola proprietà’ (1990). Riportata la vicenda di Innocenzo Boario, contadino, detto l’avvocato per l’eloquenza, consigliere provinciale socialista poi confluito nel partito comunista, candidato del PcdI, ucciso dai fascisti sulla porta di casa (pag 59, 65, 68-69, 72, 82)”,”PCIx-472″ “RENOUVIN Pierre”,”La prima guerra mondiale.”,”Forze europee a confronto, fallimento piano di guerra tedesco 1914, guerra di posizione 1915 – 1916, crisi del 1917, rivoluzione boscevica e disimpegno Russia, crollo delle potenze centrali.”,”QMIP-005″ “RENOUVIN Pierre DUROSELLE Jean-Baptiste”,”Introduction à l’histoire des relations internationales.”,”RENOUVIN (morto nel 1974) è stato uno dei più grandi storici francesi del XX secolo. Specialista dei problemi internazionali, è all’origine dell’allargamento dei campi della storia diplomatica tradizionale. DUROSELLE fu assistente di RENOUVIN alla Sorbona prima di essere titolare della sua cattedra. Oggi è uno degli specialisti della questione.”,”RAIx-046″ “RENOUVIN Pierre; direzione generale di Pierre RENOUVIN”,”Histoire des relations internationales. Tome 7°. Les crises du XXe siecle. 1. De 1914 à 1929.”,”Le forze profonde. Gli stati belligeranti. Le forze in campo. “”Les deux puissances centrales, l’Allemagne et l’Autriche-Hongrie, ont environ cent vingt millions d’habitants tandis que leurs adversaires – Russie, Grande-Bretagne, France, Belgique et Serbie – en ont deux cent trente-huit millions, sans tenir compte de la population des colonies. Cette disproportion numérique, sans portée dans une guerre courte, prend plus d’importance dans la perspective d’une guerre longue, où le maintien des effectifs militaires devient une préoccupation majeure. Pourtant l’utilisation de ces ressources en hommes dépend de l’état de l’armement, et par conséquent de la capacité de production industrielle; elle dépend aussi de la structure sociale, qui facilite ou entrave le recrutement des cadres de l’armée; elle est enfin en relation avec l’état moral du pays, et le consentement qu’il donne, plus ou moins aisément, à l’effort de guerre. L’Allemagne et l’Autriche-Hongrie ont disposé, au début des hostilités, d’effectifs militaires qui, au point de vue numérique, pouvaient soutenir la comparaison avec ceux de l’adversaire: compte non tenu des formations de “”territoriale””, elles ont mis en ligne, dans les premières grandes batailles, près de 150 divisions d’infanterie, tandis que les puissances de l’Entente en avaient aligné 170 environ, mais dont l’armement était inférieur, surtout en artillerie lourde. La perspective d’une lutte prolongée ne les inquiète pas d’emblée, car elles étaient fort loin d’avoir fait appel à toutes leurs ressources en hommes. En octobre 1914 et mai 1915, le commandement allemand met en ligne dix-huit divisions de nouvelle formation, et le commandement austro-hongrois seize. C’est seulement à la fin de 1916 qu’une crise des effectifs commencera à se dessiner”” (pag 11)”,”RAIx-092″ “RENOUVIN Pierre”,”La crise européenne et la grande guerre (1904-1918).”,”RENOUVIN Pierre è Professore alla facoltà di Lettere dell’ Università di Parigi e Conservatore alla Bibliotheque-Musée de la Guerre.”,”QMIP-023″ “RENOUVIN Pierre”,”Il secolo XIX, 1815-1871. L’ Europa delle nazionalità e il risveglio di nuovi mondi.”,”Stima dati sui caduti nelle guerre napoleoniche (pag 415) “”Ma, visibilmente, la Spagna non aveva più la forza di assimilazione e di popolamento necessaria per erigere, specie in Luisiana, una barriera demograficamente ed economicamente solida. Godoy, che ebbe sempre per le questioni americane l’ interesse che meritavano, se ne rese conto. (…) Ma agli occhi di Godoy la sorte della Luisiana era segnata. Non era più che un oggetto di scambio, da vendere al più alto prezzo. L’ acquirente, come sappiamo, fu Bonaparte e il prezzo l’ insediamento in Toscana di Luigi, figlio del duca di Parma, che fu proclamato re d’ Etruria. Questi accordi, firmati a Sant’Ildefonso il 1° ottobre 1800 e a Aranjuez il 21 marzo 1801, procurarono al Primo Console quel che allora desiderava, cioè una base sul continente per sostenere e rifornire le Antille francesi. (…) Gli Stati Uniti aveva visto con rammarico questo insediamento francese, che faceva diminuire notevolmente le loro speranze di estendersi verso il grande West. (…) Bisognava bene che Bonaparte ci arrivasse, perché la Louisiana non era ancora stata posta in grado di difendersi seriamente e la guerra era alle porte. I negoziati furono condotti a Parigi da un francofilo, Livingston, e da un assertore dell’ espansione verso l’ Ovest e della navigazione sul Mississippi, Monroe. Con una facilità che li stupì, essi ottennero il trattato del 30 aprile 1803: la Francia vendeva la Lousiana agli Stati Uniti per 60 milioni di franchi. (…) Una volta di più, le guerre del Vecchio Mondo assicuravano la fortuna degli Stati Uniti””. (pag 441-442)”,”RAIx-152″ “RENOUVIN Pierre”,”L’ Armistice de Rethondes. 11 novembre 1918.”,” L’ applicazione delle clausole politiche dell’ armistizio di Rethondes. “”La Gran Bretagna, che non aveva alcuna rivendicazione territoriale da soddisfare sul continente, aveva già ottenuto, attraverso le clausole dell’ armistizio, la realizzazione del suo scopo di guerra essenziale: la distruzione della potenza navale tedesca; essa attendeva dalla formula wilsoniana dei “”mandati””, il cui promotore era stato il generale Smuts, Primo ministro dell’ Unione sudafricana, la soddisfazione dei suoi interessi nel dominio coloniale; essa non si augurava la rovina economica della Germania, che era stata, prima del 1914, il suo miglior cliente.”” (pag 291)”,”RAIx-199″ “RENOUVIN Pierre”,”Historia de las relaciones internacionales. Tomo II. Volumen I. El siglo XIX. I. De 1815 a 1871. La Europa de las nacionalidades. II. De 1871 a 1914: El apogeo de Europa.”,”RENOUVIN Pierre professore alla Sorbona, membro dell’ Istituto. “”China se presentaba, a los ojos de los industriales ingleses, como un ‘Eldorado comercial’. Antes de 1840, ni Francia ni los Estados Unidos ni Rusia tenían un interés tan inmediato en aquel mercado chino. Pero sus gobiernos no era indiferentes, ni mucho menos. Los comerciantes norteamericanos habían aprovechado el período de guerras napoléonicas para intentar suplantar a los ingleses, y habían conseguido un éxito pasajero. Después de 1815 perdieron parte del terreno ganado, aunque seguían efectuando parte del tráfico marítimo de Cantón (el 15, aproximadamente, al lado del 60 por 100 de los ingleses). Los intereses económico franceses era mucho más restringidos (…)””. (pag 180)”,”RAIx-231″ “RENOUVIN Pierre”,”Historia de las relaciones internacionales. Tomo II. Volumen II. Las crisis del siglo XIX. I. De 1914 a 1929. II De 1929 a 1945.”,”RENOUVIN Pierre professore alla Sorbona, membro dell’ Istituto. La conversione di Briand alla politica di conciliazione verso la Germania. “”A la larga, Francia no podría,, pues, impedir el resurgir de una Alemania fuerte, pues la ejecución íntegra del Tratado de Versalles solo sería posible mediante una acción ‘colectiva’, hipótesis inverosímil. No se debería intentar, por tanto ‘canalizar hacia la paz’ el empuje de ese resurgimiento? Felipe Berthelot escribió a Briand, en enero de 1923: “”Alemania será, en un lapso de veinte a cincuenta años, más fuerte que Francia””. Para evitar un nuevo conflicto, en el que Francia estaría ‘condenada’, interesaba que la República alemana renunciase a la guerra de ‘revancha’. El medio para ello sería determinar un cambio en la metalidad alemana, demostrando que una colaboración entre los dos países era posible y sería fructifera. Pero la colaboración implica concesión. No hay que asombrase de que Briand, después de haber seguido en la primavera de 1921 la corriente nacionalista y haber querido – según sus palabras – “”echarle la mano al cuello a Alemania””, se deslizase, meses más tarde, por esta nueva dirección: desde los veinte años, siempre había pensado que la política era el arte de borrar las discrepancias. Que la mayoría de la opinión pública indicara en 1925 su conversión al programa briandista, tampoco es sorprendente, pues ese comportamiento estaba en consonancia con el profundo deseo de quietud de esa opinión. La sorpresa sería la adhesión, aunque muy reticente, es cierto, que el mismo Poincaré acabaría por otorgar a la política de conciliación, en 1928.”” (pag 833)”,”RAIx-232″ “RENOUVIN Pierre PRÉCLIN Edmond HARDY Georges”,”L’époque contemporaine. II. La paix armée et la Grande Guerre (1871-1919). Livres I-V. Livre premier. L’évolution du monde contemporain. Livre II. L’évolution intérieure des états de 1871 a 1914. Livre III. L’expansion coloniale. Livre IV. Les relations internationales de 1871 a 1914. Livre V. La guerre mondiale.”,”L’introduction générale, le Livre I, les Livres IV et V sont de M. Pierre Renouvin, le livre II, de Edmond Préclin, le livre III, de Georges Hardy Il capitolo V del Libro IV è dedicato alla ‘marcia verso la guerra’, il Libro V è dedicato alla Prima guerra mondiale Operazioni militari e navali, campagna del 1914, guerra di posizione (1915-1917) campagna del 1918, risultati immediati della guerra mondiale La questione della rivalità navale tra la Germania e la Gran Bretagna (pag 507-508) “”Enfin, – et c’est dans les relations internationales le fait nouveau, – ces années sont aussi celles où se manifeste un antagonisme durable entre l’Allemagne et la Grande-Bretagne. Que les rivalités coloniales, et plus encore la rivalité commerciale, aient contribué à développer, dans l’opinion publique anglaise, la méfiance, puis l’antipathie à l’égard de la politique allemande, il n’en faut pas douter. Mais la cause essentielle qui trouble les relations entre les deux pays, c’est la rivalité des marines de guerre. L’Angleterre a toujours considéré que la maîtrise des mers est, pour elle, une nécessité vitale. Grâce à la prépondérance incontestée de sa flotte de guerre , elle avait été, jusqu’aux premières années du XXe siècle, en mesure d’assures la sécurité de son territoire contre une tentative de débarquement et de protéger, en cas de conflit, les routes navales, indispensables au ravitaillement du pays, à son commerce, et au maintien des communications avec l’Empire d’outre-mer. Or cette suprématie navale était compromise, depuis que l’Allemagne avait décidé de construire une grande marine de guerre. A vrai dire, ce danger, l’opinion publique anglaise ne l’avait pas aperçu du premier coup. C’est en juillet 1897 que l’amiral von Tirpitz, ministre de la Marine, avait proposé à Guillaume II de créer, non pas seulement une flotte de garde-côtes, pour la défense littorale, ou de croiseurs, pour la protection du commerce dans les mers lointaines, mais une “”flotte de haute mer””, capable “”d’agir entre Héligoland et la côte anglaise””; les lois navales du 14 avril 1898 et du 14 juin 1900 avaient établi un premier programme de constructions; mais la marge de supériorité dont disposait la marine britannique était si forte que le grand public, en Angleterre, ne s’alarmait pas encore. Il n’en est plus de même à partir de 1906. Par deux nouvelles lois navales (mai 1906 et novembre 1907), le gouvernement allemand revise le programme établi en 1900. Il décide de construire, en trois ans, douze grands cuirassés, du type le plus moderne, – le type ‘Dreadnought’, que l’amirauté anglaise vient de lancer. Le programme anglais, pour les mêmes années, n’avait prévu que la construction de neuf ‘Dreadnought’, au maximum. Voilà donc la Grande-Bretagne menacée de perdre sa supériorité, dans la catégorie des grands navires de bataille. Peut-elle s’y résigner? Cette fois l’inquiétude s’ètend. La question navale devient l’occasion de polemiques dans la presse des deux pays. Les Anglais reprochent à l’Allemagne de construire, sans raison, une flotte qui est un “”luxe””. Est-ce vanité pure, ou désir de menacer les intérêts britanniques? Les Allemands répondent que chaque Etat est libre de développer à son gré ses armements. Mais leur dessein ne fait pas de doute: Tirpitz veut que l’Allemagne puisse tenir l’Angleterre en respect; lorsque le programme naval allemand sera exécuté, la Grande-Bretagne, – dit-il à l’empereur, – n’osera plus risquer une guerre. Ce jour-là, l’expansion allemande dans le monde ne rencontrera plus grand obstacle. C’est donc bien la suprématie politique qui est l’enjeu de cette rivalité”” (pag 507-508-509)”,”RAIx-326″ “RENOUVIN Pierre”,”La prima guerra mondiale.”,”Pierre Renouvin (1891-1974) grande studioso della Prima guerra mondiale, pubblicò nel 1925 ‘Le origini immediate della guerra del 1914’, analizzando poi quelle più remote e focalizzando gli sviluppi del conflitto nella ‘Revue d’histoire de la guerre mondiale’ da lui diretta con Camille Bloch dal 1926 al 1937, in ‘Crisi economica e prima guerra mondiale’ (1934) e in ‘Pace armata e grande guerra’ (1937). Diresse una grande ‘Storia delle relazioni internazionali’ in otto volumi, 1953-1958, di cui ne scrisse direttamente quattro. “”Durante i primi mesi del conflitto, l’attività economica è molto ridotta in tutti gli Stati belligeranti, dove si crede ad una guerra breve e ognuno conta di poter resistere con le proprie scorte. La prospettiva di una guerra lunga pone, all’improvviso, gravi problemi. Bisogna dar vita, con urgenza, ad una industria bellica, perché ovunque gli eserciti soffrono per la carenza di munizioni e di materiali. Bisogna assicurare alle popolazioni civili derrate alimentari e indumenti, nonostante i bisogni degli eserciti sottraggano gran parte delle risorse. Diventa ben presto palese la carenza di manodopera, perché la mobilitazione ha sottratto al lavoro la maggior parte degli uomini in età attiva, nell’industria come nell’agricoltura. Non si può dunque contare sul libero gioco degli interessi individuali per soddisfare i bisogni essenziali. E’ necessaria la mobilitazione di una gran parte delle risorse economiche e il controllo dello Stato su tutte le forme di produzione. In questa mobilitazione economica, tuttavia, la partita non è eguale per tutti. Tra i belligeranti, alcuni devono vivere essenzialmente delle proprie risorse e di quelle dei Paesi vicini, mentre gli altri possono attingere largamente alle riserve di derrate, di materie prime e anche ai mezzi di produzione industriale dei Paesi neutrali, soprattutto degl Stati Uniti. E’ la supremazia dei mari che garantisce la posizione di vantaggio: e tale supremazia appartiene alla Gran Bretagna e alla Francia. Grazie alla superiorità navale, questi due Stati possono dichiarare le Potenze Centrali “”in stato di blocco”” e ostacolare i loro rifornimenti di derrate alimentari e di materie prime. Hanno i mezzi per distruggere i mercantili nemici che si avventurino ad uscire dai porti; dall’inizio delle ostilità, sottopongono ad un “”diritto di visita”” in alto mare i mercantili neutrali per sequestrare le merci “”destinate al nemico””, comprese le derrate alimentari, senza rispettare le regole del diritto fissate nel 1909 da una Conferenza internazionale. Il governo tedesco replica con una “”guerra corsara”” condotta dai sottomarini. “”Sulle spalle dei neutrali”” viene dunque condotta la guerra economica. Gli armatori scandinavi, olandesi e anche americani rischiano di vedere i propri carichi catturati dalle crociere inglesi, le proprie navi silurate dai sottomarini tedeschi. Le loro proteste sono particolarmente veementi nei confronti della Germania, poiché i sottomarini non risparmiano le vite umane. In questa guerra economica, è la Germania a soffrire di più. Essa è certamente la principale potenza industriale sul continente, ma le viene a mancare una gran parte delle importazioni che riceveva in tempo in pace. Dal 1915, è costretta a stabilire il razionamento delle derrate alimentari”” (pag 17-18)”,”QMIP-172″ “RENOUVIN Pierre”,”Il secolo XIX. Dal 1815 al 1871. L’Europa delle nazionalità e il risveglio di nuovi mondi.”,”Stima dati sui caduti nelle guerre napoleoniche (pag 415) “”Ma, visibilmente, la Spagna non aveva più la forza di assimilazione e di popolamento necessaria per erigere, specie in Luisiana, una barriera demograficamente ed economicamente solida. Godoy, che ebbe sempre per le questioni americane l’ interesse che meritavano, se ne rese conto. (…) Ma agli occhi di Godoy la sorte della Luisiana era segnata. Non era più che un oggetto di scambio, da vendere al più alto prezzo. L’ acquirente, come sappiamo, fu Bonaparte e il prezzo l’ insediamento in Toscana di Luigi, figlio del duca di Parma, che fu proclamato re d’ Etruria. Questi accordi, firmati a Sant’Ildefonso il 1° ottobre 1800 e a Aranjuez il 21 marzo 1801, procurarono al Primo Console quel che allora desiderava, cioè una base sul continente per sostenere e rifornire le Antille francesi. (…) Gli Stati Uniti aveva visto con rammarico questo insediamento francese, che faceva diminuire notevolmente le loro speranze di estendersi verso il grande West. (…) Bisognava bene che Bonaparte ci arrivasse, perché la Louisiana non era ancora stata posta in grado di difendersi seriamente e la guerra era alle porte. I negoziati furono condotti a Parigi da un francofilo, Livingston, e da un assertore dell’ espansione verso l’ Ovest e della navigazione sul Mississippi, Monroe. Con una facilità che li stupì, essi ottennero il trattato del 30 aprile 1803: la Francia vendeva la Lousiana agli Stati Uniti per 60 milioni di franchi. (…) Una volta di più, le guerre del Vecchio Mondo assicuravano la fortuna degli Stati Uniti””. (pag 441-442)”,”EURx-12-FV” “RENOUVIN Pierre”,”Storia politica del mondo. Il secolo XIX. 1871 – 1914. L’ apogeo dell’Europa.”,”Originale dato a LB. In ISC fotocopia.”,”EURx-013-FV” “RENOUVIN Pierre”,”La prima guerra mondiale.”,”Pierre Renouvin (1891-1974) grande studioso della Prima guerra mondiale, pubblicò nel 1925 ‘Le origini immediate della guerra del 1914’, analizzando poi quelle più remote e focalizzando gli sviluppi del conflitto nella ‘Revue d’histoire de la guerre mondiale’ da lui diretta con Camille Bloch dal 1926 al 1937, in ‘Crisi economica e prima guerra mondiale’ (1934) e in ‘Pace armata e grande guerra’ (1937). Diresse una grande ‘Storia delle relazioni internazionali’ in otto volumi, 1953-1958, di cui ne scrisse direttamente quattro. Zimmerwald (pag 27)”,”QMIP-030-FV” “RENSHAW Patrick”,”The Wobblies. The Story of Syndicalism in the United States.”,”copia firmata appartenuta a Duncan Bythell, saggista”,”MUSx-073″ “RENSHAW Patrick”,”Il sindacalismo rivoluzionario negli Stati Uniti. (Tit.orig.: The Wobblies. The Story fo Syndicalism in the United States)”,”La strofa con le parole di Eugene Pottier del canto dell’ Internazionale viene cantata al 1° congresso della IWW. (in apertura) RENSHAW Patrick, nato a Londra nel 1936, ha studiato ad Oxford e si è laureato nel 1959 specializzandosi ancora ad Oxford in storia d’ america e pensiero politico americano. Ha compiuto ricerche sugli Wobblies alla Northwestern University, Illinois. Ha insegnato poi storia all’ Università di Sheffield (USA). Paterson, 1913. La direzione collegiale degli IWW “”La mancanza di unità e lo scoraggiamento degli stessi operai distrusse le speranze della IWW. Gli scioperanti, che erano stati compatti per quasi cinque mesi, si divisero in circa 300 categorie diverse. Nuovamente impotenti davanti al fronte compatto dei padroni, furono costretti a tornare lal lavoro, pressappoco alle stesse condizioni di quando avevano cominciato a scioperare in febbraio. Continuò l’ incremento dei ritmi, gli iscritti alla IWW furono perseguitati e licenziati, e la stessa IWW fu coperta di discredito. Lo sciopero del 1913 fu solo la prima di una lunga serie di lotte a Paterson, ma fu l’ unica volta in cui gli operai tessili seguissero la direzione della Industrial Workers of the World. Lawrence e Paterson erano state due battaglie epiche. Esse si affiancarono a Haymarket, a Homestead e al boicottaggio della Pullman, nella storia del movimento sindacale americano. Ma esse lasciarono la IWW quasi al punto di partenza; gli Wobblies non riuscirono quasi mai a conservare una salda organizzazione sindacale. In realtà, essi arrivavano spesso a sospettare persino dell’ autorità all’ interno del proprio sindacato. Avevano abolito la carica di presidente nel 1906, sostituendola con la direzione collettiva del General Executive Board; gli scioperi; tipo quelli di Goldfield e di McKees Rocks e le lotte per la libertà di parola, erano stati tutti diretti collegialmente. “”Chi è il vostro capo?”” , fu chiesto agli Wobblies dopo il massacro di Everett. “”La risposta fu immediata e inconfondibile””, ricordava un testimone oculare: “”Noi siamo tutti capi””.”” (pag 122-123)”,”MUSx-207″ “RENSHAW Patrick”,”Il sindacalismo rivoluzionario negli Stati Uniti. (Tit.orig.: The Wobblies. The Story fo Syndicalism in the United States)”,”La strofa con le parole di Eugene Pottier del canto dell’ Internazionale viene cantata al 1° congresso della IWW. (in apertura) RENSHAW Patrick Renshaw, nato a Londra nel 1936, ha studiato ad Oxford e si è laureato nel 1959 specializzandosi ancora ad Oxford in storia d’ america e pensiero politico americano. Ha compiuto ricerche sugli Wobblies alla Northwestern University, Illinois. Ha insegnato poi storia all’ Università di Sheffield (USA). Gli IWW non riuscirono quasi mai a conservare una salda organizzazione sindacale. “”La mancanza di unità e lo scoraggiamento degli stessi operai distrusse le speranze della IWW. Gli scioperanti, che erano stati compatti per quasi cinque mesi, si divisero in circa 300 categorie diverse. Nuovamente impotenti davanti al fronte compatto dei padroni, furono costretti a tornare al lavoro, pressappoco alle stesse condizioni di quando avevano cominciato a scioperare in febbraio. Continuò l’ incremento dei ritmi, gli iscritti alla IWW furono perseguitati e licenziati, e la stessa IWW fu coperta di discredito. Lo sciopero del 1913 fu solo la prima di una lunga serie di lotte a Paterson, ma fu l’ unica volta in cui gli operai tessili seguissero la direzione della Industrial Workers of the World. Lawrence e Paterson erano state due battaglie epiche. Esse si affiancarono a Haymarket, a Homestead e al boicottaggio della Pullman, nella storia del movimento sindacale americano. Ma esse lasciarono la IWW quasi al punto di partenza; gli Wobblies non riuscirono quasi mai a conservare una salda organizzazione sindacale. In realtà, essi arrivavano spesso a sospettare persino dell’autorità all’interno del proprio sindacato. Avevano abolito la carica di presidente nel 1906, sostituendola con la direzione collettiva del General Executive Board; gli scioperi; tipo quelli di Goldfield e di McKees Rocks e le lotte per la libertà di parola, erano stati tutti diretti collegialmente. “”Chi è il vostro capo?””, fu chiesto agli Wobblies dopo il massacro di Everett. “”La risposta fu immediata e inconfondibile””, ricordava un testimone oculare: “”Noi siamo tutti capi””.”” (pag 122-123) Il commiato e l’esecuzione di Joe Hill. “”Joe Hill scelse il plotone di esecuzione. Chiese il permesso di affrontare la morte, il 19 novembre 1915, senza essere bendato né legato alla sedia della morte. La leggenda narra che egli stesso diede l’ordine di sparare, e questo fu un ultimo atto di sfida, dopo che in cella aveva scacciato i carcerieri con un manico di scopa. Inviò le sue ultime parole in un telegramma a Bill Haywood: «Addio, Bill. Muoio come un vero ribelle. Non perdete tempo a piangere. Organizzatevi». Con questo indimenticabile commiato, Joe Hill costruiva da sè il suo mito: quelle parole diventeranno lo slogan di coloro che, nella generazone successiva, lotteranno per costruire i sindacati”” (pag 170) [nota: il caso di Joe Hill è affrontato nell’esauriente studio di Philip S. Foner: ‘The Case of Joe Hill’, New York, 1965] (pag 170-171)”,”MUSx-007-FGB” “RENSI Giuseppe”,”Spinoza.”,”Contiene dedica all’ Avv: Paolo ROSSI “”L’ ateo Spinoza””. Questo il marchio d’ infamia che l’ accompagnò, sinché, press’a poco all’ epoca di Goethe, si cominciò a rivvisarlo invece come “”intossicato di Dio””, e la sua dottrrina non già come “”ateismo””, ma anzi come “”acomismo””. “”Merum Atheismus”” essa appariva già ai contemporanei (Ep.42). Tale appare anche a Kant (Critica del Giudizio, tr. it. p. 317). Tale appare ad un platonista americano moderno, Shorey, che nel suo libro postumo ‘Platonism ancient and modern’ (California Press, 1938, p.30) scrive che i persecutori di Spinoza avevano ragione di essere in sospetto circa le sue vere opinioni e che coloro che anche ora chiamano Spinoza “”intossicato di Dio”” sono sciocchi o insinceri””””. (pag 2)”,”FILx-385″ “RENSI Giuseppe GHISLERI Arcangelo”,”Rivoluzione e controrivoluzione nella recente storia d’ Italia.”,”””Del repubblicanesimo dei socialisti è superfluo far cenno: Bissolati era stato con Turati anarcheggiante, Andera Costa era stato l’ardente vessillifero dell’Internazionale, Treves, Prampolini, Morgari, Gnocchi-Viani, Cabrini, Enrico Ferri, Berenini, Ciccotti, le altre numerose personalità del giovine Partito sentivano, allora, il socialismo anche per ispirazioni e convinzioni politiche in fatale conflitto con la monarchia.”” (pag 7) “”Turati entrava nella fase della decadenza, trascinandovi il Partito socialista. Vi entrava con un suo opuscolo (1), che segnò una data, nel quale ricordata la vittoria elettorale, la crisi del Ministero Saracco in conseguenza del suo duro atteggiamento verso lo sciopero politico di Genova e rilevato lietamente, che quei fatti “”con l’esperienza ancor viva del recente passato persuasero al moderatore supremo delle contese parlamentari di affidare, con felice ardimento, il Governo a quel partito a sinistra che era stato nostro alleato passivo, ma decisivo, nella battaglia ostruzionistica e che aveva disertato la Camera con noi a protesta contro le frodi e le violenze di Sonnino, di Pelloux e di Colombo”” non esitava a concludere che “”la chiamata della Sinistra al potere, avvenuta a poca distanza da quei fatti, e immediatamente dopo il discorso di Giolitti rivendicante il diritto dell’ associazione operaia, segnò una rivoluzione parlamentare di primaria importanza, iniziando il periodo di consolidamento della libertà e del rispetto alla legge, condizione e prodromo, come sto per dire, di un periodo di conquista pel proletariato italiano.”””” (pag 9) (1) Il partito socialista e l’ attuale momento politico – Uffici della Critica sociale, Milano, 1901″,”MITS-315″ “RENSI Emilia”,”Atei dell’alba.”,”Una religione pagana al servizio di Roma. “”Quindi, nonostante tutto l’impegno per mantenersi fedele alle sacre tradizioni dell’anticaF Roma, anche Livio non può sottrarsi a quel soffio d’incredulità propria dell’epoca, la quale, pur adoperandosi a risvegliare negli animi quelle credenze che erano, per così dire, intessute nelle vicende storiche della città, non riusciva più a celare nei loro riguardi l’ombra di un sorriso. Del resto il «pio» Livio non esiterà ad affermare tranquillamente che il «metus deorum» era efficacissimo per trattenere la folla ignorante e rozza: timore che doveva esser suscitato anche «con la finzione dei miracoli per suggestionare gli animi» (I-19). Fedele ai sui dei doveva quindi mantenersi il popolo romano, perché da essi era stato prescelto per dominare il mondo. Però non ci può sfuggire che questi dei, il cui culto era necessario scrupolosamente osservare, che bisognava onorare con sacrifici e cerimonie religiose, dovevano, alla loro volta, essere … ‘al servizio di Roma’. Più tardi anche Curzio Rufo esprimerà lo stesso parere: il mezzo migliore per tenere a freno la folla è la religione (supertitio); infatti prepotente e volubile quale è, «ubi vana religione capta est», ascolta di più i sacerdoti che i suoi capi. (X-4). ‘Apoteosi’. Molto aveva fatto Augusto per gli dei di Roma, sebbene con scopo prevalentemente politico, nell’interesse dell’impero. Aveva affidato ai poeti il compito di celebrare i riti sacri, aveva promosso cerimonie religiose, aveva restaurato ed eretto templi, tanto che Ovidio non esiterà ad affermare che la «provida cura» dimostrata dall’imperatore aveva obbligato verso di lui perfino gli dei (Fasti – II-61). Infatti non mancò ad Augusto il contraccambio: gli furono conferite tutte le dignità religiose fino a quella di Pontefice Massimo che rendeva la sua persona inviolabile e il suo potere consacrato alla divinità. Il Palatino, dove egli abitava, divenne un luogo sacro, perché accanto alla sua dimora sorgevano un tempio dedicato ad Apollo ed uno a Vesta. Cosa che farà dire all’incredulo Ovidio, il quale durante la sua giovinezza si era maggiormente interessato di acquistarsi il favore delle belle fanciulle anziché quello dell’imperatore, ma che in seguito aveva cercato anch’egli di inserirsi nel “”momento””, celebrando nelle sue Metamorfosi la gloria di Augusto: «in questa sola dimora abitano tre dei» (aeternos tres habet una deos» (Fasti – IV-949). Eccesso di adulazione che, in seguito, si rivelerà, per le disgraziate vicende del poeta, del tutto inutile!”” (pag 127-128-129)”,”RELx-071″ “RENSI Giuseppe, a cura di Nicola EMERY”,”La democrazia diretta.”,”Di Giuseppe Rensi (1871- 1941) Adelphi ha pubblicato ‘Lettere spirituali’ (1987), La filosofia dell’assurdo’ (1991), ‘La democrazia diretta’ apparve per la prima volta nel 1902 col titolo di ‘Gli anciens régimes e la democrazia diretta’. Qui viene riproposta sulla base dell’edizione del 1926, l’ultima licenziata dall’autore. Costretto a rifugiarsi in Svizzera all’indomani della feroce repressione dei moti di Milano del maggio 1898 (i cannoni di Bava Beccaris…), il giovane militante socialista Giuseppe Rensi vi pubblicava nel 1902 la prima edizione di questo libro, che regge benissimo il tempo (…). Osservando i caratteri di tre forme di governo (antico assolutismo, la monarchia costituzionale e le forme “”repubblicane-democratiche moderne””, Rensi si poneva un interrogativo che è rimasto centrale: come impedire che una minoranza organizzata domini sempre una maggioranza disorganizzata? È lo stesso tema che ritroviamo in Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto – e già si delineava in Tocqueville. (…) La critica spietata di Rensi nei confronti dell’assolutismo e della monarchia costituzionale, non è meno corrosiva quando si appunta sulla democrazia rappresentativa: proprio per salvarla dai suoi mali Rensi introdusse – con un occhio alla confederazione svizzera – il tema, provocatorio allora come oggi, della democrazia diretta. (dalla quarta di copertina)”,”TEOP-575″ “RENSI Giuseppe”,”Apologia dell’ateismo.”,”Treccani: ‘RENSI, Giuseppe RENSI, Giuseppe. – Nacque a Villafranca di Verona il 31 maggio 1871 da Gaetano, medico, e da Emilia Wallner, di origini salisburghesi. Nella famiglia paterna, di tradizioni borghesi e benestanti, prevalevano gli interessi di tipo scientifico (ingegnere era il nonno e medico anche il bisnonno). Il padre veniva da un precedente matrimonio, conclusosi tragicamente con la morte della moglie e del figlio; felice fu invece la sua seconda unione coniugale, che vide anche la nascita di una figlia, Teresa, alla quale Rensi rimase sempre molto legato. Dopo gli studi liceali a Verona, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Padova e proseguì la sua formazione giuridica a Roma, dove si laureò nel 1893. Iniziò quindi a esercitare la professione di avvocato a Legnago, presso lo studio del noto giurista Achille Fagiuoli, ma nel 1895 – su invito di Filippo Turati – si trasferì a Milano, dove assunse la direzione di Lotta di classe e collaborò con Critica sociale e con la Rivista popolare. Il periodo milanese, caratterizzato dall’attività giornalistica e dall’impegno politico tra le file dei socialisti, si concluse nel 1898, quando Rensi, in seguito ai moti popolari e alle misure repressive che ne derivarono, fu costretto alla fuga nel Canton Ticino. In Svizzera – Paese del quale ottenne la cittadinanza, non senza qualche difficoltà, nel 1903 – conobbe e sposò, nel 1899, la pedagogista Lauretta Perucchi, dalla quale ebbe due figlie, Algisa ed Emilia; riprese a lavorare come avvocato e si dedicò ancora al giornalismo (scrivendo principalmente sulle pagine del Dovere di Bellinzona e dell’Azione di Lugano); fu eletto nel 1905 deputato socialista e, nello stesso anno, fu nominato segretario del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato. Negli anni ticinesi videro la luce i suoi primi libri: Una repubblica italiana (il Cantone Ticino), Milano 1899, un volumetto nel quale intendeva dimostrare che «il Ticino […] ha incominciata la sua evoluzione politica autonoma più tardi di molte altre terre italiane, ed ha raggiunto in brevissimo tempo uno stadio di sviluppo democratico di gran lunga più avanzato di quello dell’Italia intera» (p. 32); Gli Anciens régimes e la democrazia diretta (Bellinzona 1902), un’opera – che ebbe una notevole fortuna e più edizioni – nella quale vengono confrontate tra loro le forme di governo antiche e moderne e si propone con forza il modello rappresentato dalla democrazia diretta; Studi e note di filosofia, storia, letteratura, economia politica (Bellinzona 1903), una raccolta di saggi nei quali i temi più diversi sono affrontati in una cornice filosofica di impronta fondamentalmente positivistica. Del periodo svizzero di Rensi va anche ricordata la collaborazione – che andò ben oltre il semplice ruolo di caporedattore – con Coenobium, la rivista luganese «di liberi studi» (fondata nel 1906 da Enrico Bignami e Arcangelo Ghisleri) che costituì, nel panorama culturale europeo del primo Novecento, un vivace laboratorio internazionale di ricerche di carattere principalmente filosofico e religionistico. Tornò in Italia nel 1908, in virtù del mutato clima politico e a seguito dell’insistenza degli amici socialisti, tra i quali -ALT Leonida Bissolati e Anna Kuliscioff. A Verona riprese sia l’attività legale sia quella politica, ricoprendo varie cariche nelle istituzioni locali; ma nel 1911 si allontanò dal Partito socialista e iniziò a dedicarsi alla carriera accademica: nello stesso anno ottenne la libera docenza di filosofia morale a Bologna, nel 1913-14 ebbe l’incarico di filosofia del diritto a Ferrara, nel 1914-16 tenne la cattedra di filosofia al Magistero di Firenze e infine insegnò filosofia morale, nel 1916-18 a Messina e poi, definitivamente, a Genova. Nei primi anni Dieci pubblicò le opere che attestano il passaggio, per quanto riguarda la sua prospettiva filosofica di fondo, dal positivismo all’idealismo; le più importanti sono Le antinomie dello spirito (Piacenza 1910), Il genio etico e altri saggi (Bari 1912) e La trascendenza. Studio sul problema morale (Torino 1914). Con questi scritti si orientò dapprima verso una forma di idealismo immanente di ispirazione hegeliana, per poi approdare invece, sul piano sia teoretico sia etico, a un idealismo fortemente connotato in senso trascendente (nel quale si profila una morale di natura intuizionista e aristocratica che anticipa gli esiti della riflessione etica degli anni Trenta). Ma è verso la metà del medesimo decennio che iniziò ad assumere contorni ben definiti quell’orientamento scettico che Rensi non abbandonò più e che costituisce la cifra caratteristica del suo pensiero. Come egli stesso ricorda: «fu mentre ero all’Università di Messina, intorno al 1916, che acquistai […] piena consapevolezza dell’indole scettica della mia mente e che gli sparsi ingredienti scettici sempre stati presenti nel mio spirito, vennero a fondersi in un tutto armonico e completo. E ciò che produsse in me questa ‘illuminazione’ fu soprattutto la guerra» (Autobiografia intellettuale. La mia filosofia. Testamento filosofico, Milano 1939, pp. 12 s.). Rensi individuò il significato profondo della prima guerra mondiale – e della guerra in generale – nella dimostrazione che non esiste un’unica ragione, tale da creare le basi per un accordo comune e universale, bensì molteplici ragioni distinte e in costante conflitto tra loro (quali sono appunto le singole convinzioni degli individui appartenenti ai Paesi belligeranti). Senonché, questa drammatica ‘scoperta’ della «pluriversalità» – in luogo della pretesa «universalità» – della ragione non poteva non avere, per Rensi, delle precise conseguenze a livello filosofico: tutti i vari aspetti della vita e del pensiero dell’uomo gli apparvero infine, con estrema chiarezza, privi di qualsiasi elemento di natura razionale in grado di garantire un criterio assolutamente valido di univocità e verità. Si impegnò quindi, tra la fine degli anni Dieci e l’inizio degli anni Venti, in una serie di ricerche che miravano a enucleare e a tematizzare l’assenza di ogni fondamento di tipo razionale sul piano metafisico così come sul piano gnoseologico, in ambito etico così come in ambito estetico, delineando al contempo i tratti di una filosofia di matrice scettica e irrazionalistica che si poneva in diretto ed esplicito contrasto con lo spiritualismo di Benedetto Croce e con l’attualismo di Giovanni Gentile. Ma una tale impostazione teorica determinò anche una netta scelta di campo sul piano più strettamente politico: fermamente convinto che l’unico rimedio per risolvere le radicali divergenze di opinione in questioni di ordine sociale – e, nella fattispecie, per porre termine alla delicata e confusa situazione politica dell’Italia del dopoguerra – fosse il ricorso a un fattore extrarazionale, ossia a un atto di forza, egli si attestò, nei primissimi anni Venti, su posizioni di stampo conservatore e autoritario e si avvicinò al fascismo. Numerosi sono i volumi pubblicati da Rensi in questo breve lasso di tempo, tra indagini di tipo squisitamente filosofico e testi di contenuto prevalentemente politico. Sul primo versante vanno certamente ricordati i Lineamenti di filosofia scettica (Bologna 1919), La scepsi estetica (Bologna 1920), Introduzione alla scepsi etica (Firenze 1921) e L’irrazionale, il lavoro, l’amore (Milano 1923); al secondo versante appartengono invece La filosofia dell’autorità (Palermo 1920), L’orma di Protagora. Constatazioni politiche (Milano 1920) e Teoria e pratica della reazione politica (Milano 1922). Di particolare importanza sono i Lineamenti di filosofia scettica, vero e proprio ‘manifesto’ dello scetticismo rensiano, e La filosofia dell’autorità, un testo nel quale vengono del tutto abbandonati gli ideali democratici professati in precedenza e la politica dell’autorità e della forza viene presentata come pienamente coerente con una visione del mondo scettica e irrazionalistica. Allo scetticismo e all’irrazionalismo, nel prosieguo degli anni Venti e durante tutti gli anni Trenta, la riflessione rensiana rimase saldamente ancorata, assumendo però toni sempre più pessimistici. E su questa prospettiva teorica si innestarono, da un lato e in un primo momento, un’elaborazione in senso realistico e materialistico delle problematiche gnoseologiche; dall’altro e in un secondo momento, una spiccata sensibilità religiosa che si intreccia con l’approfondimento delle tematiche etiche. Di questo periodo sono i libri di Rensi più noti. In Interiora rerum (Milano 1924; poi ripubblicato con lievi modifiche e con il titolo La filosofia dell’assurdo, Milano 1937), si sostiene che «scetticismo e pessimismo […] rampollano spontaneamente dalla medesima radice» (p. 12); viene proposta un’interpretazione del reale che ne rivela la natura contraddittoria e il carattere di assurdità; si rifiuta qualsiasi soluzione ottimistica e si individua in un senso tragico della vita l’unico atteggiamento possibile. Apologia dell’ateismo (Roma 1925) e il successivo Apologia dello scetticismo (Roma 1926) sono due volumetti nei quali, rispettivamente, l’ateismo viene visto come «la più alta e pura di tutte le religioni» (p. 99) e le basi scettiche della filosofia rensiana sono esposte in maniera sintetica, ma assai efficace; mentre Il materialismo critico (Milano 1927) è il testo della relazione che Rensi lesse al VII Congresso nazionale di filosofia (che si tenne a Milano nell’aprile del 1926), una relazione – aspramente criticata da Gentile – nella quale, sulla scorta di una lettura realistica di alcuni aspetti del pensiero kantiano, viene affermata la perfetta sintonia esistente tra scepsi e materialismo. La meditazione etica si concentra in Critica della morale (Catania 1935) e nel postumo La morale come pazzia (Modena 1942), nel quale alla critica dell’etica razionalistica e utilitaristica segue l’abbozzo di una «morale superiore, che è prodotto non di sapere, di conoscenza, ma di intuizione, una morale che si presenta come alcunché di insuperabilmente arazionale, impossibile a ridurre a un metro di obbiettività e a un calcolo» (p. 223). Infine, le Lettere spirituali, anch’esse pubblicate postume (Milano 1943), raccolgono una serie di scritti, apparsi su rivista alla fine degli anni Trenta, che esprimono quello che può essere considerato l’approdo ultimo del tormentato percorso intellettuale di Rensi: una sorta di ‘religiosità laica’ consistente in un potente richiamo ai più alti valori morali e spirituali. Ma gli anni Venti e Trenta furono anche segnati, sul piano biografico e non solo, dall’allontanamento dal fascismo e dalle drammatiche conseguenze che ne seguirono. Rensi non abbandonò i propri principi in tema di politica, ma si rese ben presto conto dell’estrema gravità di ciò che stava accadendo in Italia e divenne, almeno dal 1924, un fermo oppositore del regime. Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce; tra il 1925 e il 1927 tentò a più riprese di trovare una collocazione accademica all’estero (in particolare in Svizzera, tramite i buoni uffici del politico ticinese Evaristo Garbani Nerini) per poter espatriare; nel 1926 pubblicò Autorità e libertà (Roma 1926), un volume di filosofia politica dal quale traspariva chiaramente il suo dissenso. La reazione non si fece attendere: nel 1927 fu sospeso una prima volta dall’insegnamento; nel 1930 fu arrestato insieme con la moglie, scarcerato dopo quasi tre mesi grazie a uno stratagemma escogitato dall’amico Emanuele Sella (il quale fece uscire sul Corriere della sera un falso necrologio) e da ultimo scagionato dopo un periodo di confino a Levanto; nel 1934 dovette rinunciare definitivamente alla cattedra e fu relegato al Centro bibliografico dell’Ateneo genovese. Morì a Genova il 14 febbraio 1941, dopo un breve ricovero in ospedale e un intervento chirurgico. Durante il suo funerale, la polizia impedì ai presenti di seguire il carro funebre fino al cimitero di Staglieno. Fonti e Bibl.: Presso l’Università di Milano è conservato il Fondo G. R., che comprende sia materiali manoscritti e a stampa, sia documenti di carattere epistolare (cfr. Fondo G. R. Inventario con una scelta di lettere inedite, a cura di L. Ronchetti – A. Vigorelli, Milano 1996). Tra i numerosissimi scritti dedicati a Rensi dopo la sua morte, si segnalano in particolare i seguenti: G. R. Atti della Giornata rensiana (30 aprile 1966), a cura di M.F. Sciacca, Milano 1967; A. Santucci, Un «irregolare»: G. R., in Rivista di filosofia, LXXV (1984), pp. 91-130; L’inquieto esistere. Atti del Convegno su G. R. nel cinquantenario della morte (1941-1991), a cura di R. Chiarenza et al., Genova 1993; N. Emery, Lo sguardo di Sisifo. G. R. e la via italiana alla filosofia della crisi, Milano 1997; F. Mancuso, L’itinerario intellettuale di G. R. nelle lettere inedite a Guglielmo Ferrero (1902-1928), in Nuova Antologia, ottobre-dicembre 1998, pp. 218-253; P. Serra, Il pensiero politico di G. R. Tra dissoluzione del socialismo e formazione dell’alternativa nazionalista (1895-1906), Milano 2000; G.M. Barbuto, Nichilismo e Stato totalitario. Libertà e autorità nel pensiero politico di Giovanni Gentile e G. R., Napoli 2007; F. Meroi, G. R. Filosofia e religione nel primo Novecento, Roma 2009; P. Macaluso, G. R. sognava la Svizzera. Il carteggio con Evaristo Garbani Nerini, in Il Cantonetto, febbraio 2013, pp. 49-62. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata’”,”FILx-004-FAP” “RENTON David”,”Trotsky.”,”RENTON David è Seniro Research Fellow in storia alla Sunderland University. Ha scritto pure ‘Classical Marxism: Socialist Theory within the Second International’ Lettera aperta di Trotsky (autunno 1915) a Jules Guesde per molti anni il rappresentante del marxismo francese ma ora ministro della guerra della Francia. (“”hai trasformato il partito socialista in un docile coro che accompagna i corifei dei briganti capitalisti… scendi dalla tua automobile militare…””) (pag 58)”,”TROS-226″ “RENTON David EADEN James”,”The Communist Party of Great Britain since 1920.”,”David Renton has taught at Rhodes University, South Africa and is a history lecturer at Edge Hill College. His recent books include Fascism: Theory and Practice and Fascism and Anti-Fascism in Britain in the 1940s. Acknowledgements, Notes, Introduction, Primary e Secondary sources, Conclusion, Bibliography, Index,”,”MUKx-007-FL” “RENZI Dario BISCEGLIE Anna”,”Rosa Luxemburg. Con un nuovo saggio di Dario Renzi.”,”Dario RENZI è nato a Napoli nel 1952 e dirige il Centro Studi Utopia e la rivista Utopia socialista. Ha scritto ‘Essenza umana e religione’ (2000) ‘Pace e rivoluzione’ (2001) e altro. Anna BISCEGLIE (Torino 1967) è segretaria di redazione della rivista Utopia socialista. Ha curato le raccolte di scritti di R. Luxemburg ‘Lettere d’amore e d’amicizia’ (2003) e ‘Lettere contro la guerra’ (2004). Teoria imperialismo e sottosviluppo (pag 157). La catastrofe, il crollo. Rosa Luxemburg e ‘L’ accumulazione del capitale’. Il rapporto necessario tra l’ ambiente capitalistico e quello non-capitalistico. “”E nel II (libro del Capitale, ndr): “”Al di fuori di questa classe (capitalistica) non esiste secondo la nostra ipotesi – dominio generale ed esclusivo della produzione capitalistica – altra classe che la lavoratrice”” (p. 321). In queste condizioni è chiaro che nella società attuale non esistono che i capitalisti con la loro appendice e i salariati, impossibile trovare altri ceti, altri produttori e consumatori di merci, e l’ accumulazione capitalistica, come ho cercato di rappresentarla, si trova posta davanti al problema insolubile di cui parlavamo. Gira e rigira, finché si rimane fissi all’ipotesi che nella società non esistano altri strati al di fuori dei capitalisti e dei lavoratori, riesce impossibile ai capitalisti come classe di smaltire le loro merci eccedenti per trasformare il plusvalore in denaro e così accumulare capitale””. (pag 160) “”La rinnovatrice del marxismo, osservando ai raggi X la politica delle cannoniere, anticipa i tempi segnalando che, attraverso le commesse statali, gli armamenti sono non solouna favolosa fonte di profitt, mentre seminano morte e distruzione, ma creano anche le condizioni per un nuovo mercato. ‘(…) L’ accumulazione in un ambiente esclusivamente capitalistico è impossibile. Di qui, fin dal primo momento della storia del capitalismo, la spinta all’espansione in strati e paesi non capitalistici, la rovina dell’ artigianato e dell’ economia contadina, la proletarizzazione dei ceti medi, la politica coloniale, la “”politica dell’ apertura dei mercati””, l’ esportazione di capitale. Solo attraverso questa continua espansione in nuovi campi di produzione e in nuovi paesi, l’ esistenza e lo sviluppo del capialismo sono stati da allora possibili. Ma l’ espansione porta, nella sua spinta mondiale, all’ urto fra il capitale e le forme sociali precapitalistiche. Di qui violenza, guerra, rivoluzione, insomma catastrofe, elemento di vita del capitalismo dal suo nascere al suo tramontare’.”” (pag 164-165)”,”LUXS-043″ “RENZI Dario”,”La lunga marcia del trotskismo. 1, Dalle sconfitte delle rivoluzioni al dopoguerra.”,”RENZI Dario”,”TROS-221″ “RENZI Dario”,”La nuova epoca e il marxismo rivoluzionario. Volume primo.”,”RENZI Dario”,”TROS-231″ “RENZI Dario”,”La nuova epoca e il marxismo rivoluzionario. Volume secondo.”,”RENZI Dario”,”TROS-232″ “RENZI Dario / TROTSKY Leon”,”””Rivoluzione permanente””: storia e interpretazione della teoria / Trotskij: “”Sulla seconda guerra mondiale””.”,”Trotsky 1940: “”L’unificazione economica è per l’Europa una questione di vita o di morte. Il compimento di questo compito appartiene tuttavia non ai governanti attuali ma alle masse popolari, dirette dal proletariato. L’Europa deve diventare gli Stati Uniti Socialisti se non vuole diventare la tomba della vecchia civiltà. Un’ Europa socialista proclamerà l’indipendenza totale delle colonie, stabilirà con esse delle relazioni economiche fraterne e passo dopo passo, senza la minima vilenza, con l’esempio della collaborazione, le farà entrare in una federazione socialista mondiale. L’Unione Sovietica, liberata dalla casta dirigente, si unirà alla federazione europea che l’aiuterà a raggiungere un livello superiore di sviluppo. L’economia dell’Europa unificata funzionerà come un tutto. La questione delle frontiere provocherà meno difficoltà di quanto oggi provoca la questione delle divisioni amministrativer interne a un paese. Le frontiere all’interno della nuova Europa saranno liberamente determinate in funzione della lingua e delle culture nazionali, dalle popolazioni interessate”” (pag 85)”,”TROD-288″ “RENZI Dario GUIDI Claudio ANFOSSI Riccardo NERI Piero LY MAMADOU DI-STEFANO Leonardo SOMMELLA Vincenzo LONGOBARDO Carla, con la collaborazione di Antonella SAVIO Nino DEMARINIS Lorenzo GORI Beniamino VITALE Luca STANCHIERI”,”Il libro rosso del socialismo. Speranze – Ideali – Libertà.”,”C’è un grande inganno da svelare: il sedicente comunismo è stato la negazione del comunismo. E lesue prime vittime sono stati comunisti. Ma c’è anche da raccontare la molteplicità dei marxismi rivoluzionari: il bolscevismo non è stato l’unico né il migliore. Basta pensare a Rosa Luxemburg… Le rivoluzioni, borghesi e proletarie, ingenue o profetiche, hanno segnato il secolo che si chiude e meritano di essere conosciute e riconosciute, per i loro tratti di fondo, per gli insegnamenti e i drammi che ci consegnano. Il socialismo come teoria e come lotta, come speranza e come possibilità concreta, ha bisogno di spirito critico e di innovazione, di verità storica e slancio militante.”,”SOCx-009-FL” “RENZI Dario GUIDI Claudio, a cura di Anna BISCEGLIE”,”Democrazia un orizzonte insuperabile? Claudio Guidi intervista Dario Renzi.”,”Dario Renzi, studioso militante del marxismo e dei suoi principali sviluppi nel ‘900, dirige il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario e la rivista Socialismo o Barbarie. Dario Renzi è nato a Napoli nel 1952.”,”TEOP-065-FL” “RENZI Dario, a cura di Francesca FABENI”,”Pace e rivoluzione.”,”Dario Renzi, studioso militante del marxismo e dei suoi principali sviluppi nel ‘900, dirige il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario e la rivista Socialismo o Barbarie. Dario Renzi è nato a Napoli nel 1952.”,”TEOP-066-FL” “RENZI Dario BISCEGLIE Anna”,”Rosa Luxemburg.”,”Anna Bisceglie, collaboratrice del Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario, laureata in filosofia all’Università di Torino con una tesi su Rosa Luxemburg, è autrice della prima parte di questo libro, La vita e l’opera, un profilo biografico appassionato. Dario Renzi, studioso militante del marxismo e dei suoi principali sviluppi nel ‘900, dirige il Centro ricerca e formazione di Socialismo Rivoluzionario e la rivista Socialismo o Barbarie.”,”LUXS-001-FL” “RENZI Dario, a cura di Lorenzo GORI, contributi di Stefano CAMPANI Sibilla CAROPPO Francesca FABENI Valentina GIUSTI Lorenzo GORI Marco LOMBARDI Piero NERI Claudio OLIVIERI”,”Le disavventure della rivoluzione socialista. Lezioni su Rosa Luxemburg, Lenin, Trotsky, Moreno e altri.”,”Dario Renzi (Napoli, 1952) è il principale fondatore e ispiratore della Comune umanista socialista della cui rivista teorica è direttore. Foto di manifestazioni operaie in varie parti del mondo e foto-ritratti di personalità del movimento operaio e socialista internazionale”,”LUXS-084″ “REPACI Antonino”,”Sessant’anni dopo. 28 ottobre 1922: il giorno che stravolse l’ Italia.”,”A. REPACI (Torino, 1910) dopo la laurea in giurisprudenza, intraprende la carriera forenze che abbandona nel 1939 per entrare nella magistratura. Partecipa alla lotta di liberazione e poi svolge la sua carriera all’ interno del mondo giudiziario occupandosi di crimini commessi da fascisti e collaborazionisti. Entra nel Movimento Federalista Europeo. Si dedica allo studio del fascismo. “”Già nel discorso tenuto alla camera il 21 giugno 1921, Mussolini aveva rivolto un “”vieni meco”” ai popolari, richiamandoli al dovere di risolvere la questione romana. Da questa situazione scaturì quello che venne chiamato il clericofascismo, cioè il polarizzarsi delle posizioni clericali verso aspirazioni restauratrici. Si noti il parallelismo: di fronte al pericolo di una restaurazione democratica, cui partecipassero popolari e socialisti ravveduti, Giolitti aveva optato per il fascismo. Come lui optarono le classi dirigenti; come lui optarono il Vaticano e i clericali. Nel giugno 1922 il deputato Cornaggia Medici lasciò il PPI e fondò una Unione Costituzionale Italiana, che rappresentava una vera e propria secessione del Partito stesso. Le prime avvisaglie sul piano parlamentare si ebbero il 19 luglio, quando tra lo stupore e il risentimento dei deputati del gruppo popolare, un loro collega, il Buoncompagni Ludovisi, presentò un ordine del giorno contrario a quello del Longinotti, sostenendo non essere quello il momento adatto per la collaborazione coi socialisti.”” (pag 116)”,”ITAF-165″ “REPACI F.A.”,”La finanza italiana nel ventennio, 1913-1932. La gestione del bilancio, del patrimonio e della tesoreria dello Stato.”,”Spese di guerra e servizi pubblici. “”Nel periodo 1915-1916 – 1918-1919 le spese di guerra assorbivano, in media, il 73 %, con un massimo di 83.94 nel 1917-1918; circa la metà (51%) nel periodo successivo, toccando ancora la punta massima del 65.43% nel 1920-1921, nel 1923-1924 – 1926-1927, il 14,32%, e sempre declinando il 6.5% nel 1927-1928 – 1930-1931; per ridursi al 5.50% nell’ ultimo esercizio. Durante la guerra e nell’ immediato dopo-guerra, di conseguenza, si assottigliano le spese per interessi di debiti e più ancora quelle per gli altri servizi; la percentuale di questi ultimi dal 71.33% nel 1913-14 toccò un minimo del 10.35 % nel 1917-18; lentamente nel 1923-1924 si è raggiunto il 50,37%; per raggiungere nel 1930-1931 la percentuale dell’ anteguerra e sorpassarla col 73.11% nel 1931-1932.”” (pag 76)”,”ITAE-113″ “REPACI Antonino”,”La marcia su Roma. Mito e realtà. Volume I.”,”Antonino Repaci noto per i suoi scritti di carattere giuridico e storico. (pag 9) Foto di ferrovieri e postelegrafonici fascisti, Manifesto della mobilitazione, Foto di Leandro Arpinati (in inserto fotografico) Assalto fascista a Genova e capitolazione delle organizzazione operaie “”L’assalto al Consorzio venne effettuato – parallelamente a quanto s’era verificato a Milano – dopo che lo sciopero era cessato e dopo che le squadre fasciste avevano compiuto una vasta opera distruttrice, che dell’assalto stesso doveva costituire soltanto la premessa. (…)”” (pag 54-55) “”L’atteggiamento di Mussolini e dei suoi seguaci nei riguardi del Governo è quello che maggiormente rivela la abilità del giuoco del condottiero fascista. E’ un giuoco sottile, fatto di sfumature, di sottintesi, di lusinghe e di ricatti, di impertinenti sfide e di dolci inviti dietro le quinte, ove si dice per non essere creduti e si tace per ingenerare sospetti, ma agendo sempre per mantenere la incertezza: guerra dei nervi, si direbbe ai giorni nostri. Giustamente osserva Angelo Tasca che: «Mussolini e i suoi amici a partire dal mese d’agosto sottopongono l’opinione pubblica italiana e il governo a una doccia scozzese di minacce e di smentite rassicuranti (841)». Mussolini voleva, come primo obiettivo, screditare il Governo di fronte all’opinione pubblica e indebolirlo lavorando sulle contrastanti forze che lo componevano. L’obiettivo finale era di impadronirsene, ma non è da credersi – giova ripeterlo – che egli intendesse giungervi con la insurrezione a tutti i costi: fra gli «arrabbiati» tipo Michele Bianchi, che puntavano sul fatto rivoluzionario, e i «moderati» tipo Grandi, che puntavano sulle vie legali, Mussolini si manteneva su una posizione possibilista, nella quale la presa del potere per vie legali non era affatto scartata a priori, e quella insurrezionale aveva unicamente la funzione integrativa di cui si è già detto”” (pag 376-377); “”Uno dei canoni della tattica mussoliniana consistette – già si è osservato – nel voler mantenere una studiata ambiguità rispetto ai maggiori esponenti e ai gregari del suo Partito. Si è anche rivelato il possibilismo al quale egli si ispirò nel convegno di Milano del 13 agosto: possibilismo che mantenne fino all’altro convegno tenuto pure a Milano il 16 ottobre, del quale si dirà al capitolo XX. Il 24 agosto, nel corso di una ristretta riunione di fascisti della località balneare di Levanto – dove stava trascorrendo le vacanze estive con la famiglia – Mussolini ebbe a dire: “”Voi sapete che io amo più i fatti delle parole. Il momento per noi è propizio; anzi direi fortunato. Se il Governo sarà intelligente, ci darà il potere pacificamente; se non sarà intelligente, lo prenderemo con la forza. Dobbiamo marciare su Roma per toglierla di mano ai politicanti imbelli e inetti. Quando la campana suonerà, marceremo come un sol uomo”” (862). E’ questa l’unica, se autentica, dichiarazione resa non agli intimi, in cui Mussolini si sia sbilanciato più del solito, senza peraltro rivelarsi appieno. L’unico al quale praticamente Mussolini aprì l’animo suo fu Michele Bianchi. Questi narra di avere avuto un colloquio con Mussolini a Milano ai primi di settembre (ma deve trattarsi di settembre inoltrato, perché a quell’epoca le trattativa con Giolitti, tramite Corradini e Lusignoli non erano certamente iniziate), nel corso del quale il capo del fascismo gli espose la propria decisione di intraprendere la via insurrezionale, ma nel contempo di tenere a bada Giolitti col tergiversare nelle trattativa (863). Soltanto il 29 settembre Mussolini si decise a dare l’annuncio della prossima insurrezione a un ristretto gruppo di gerarchi: Bianchi, Balbo, Bastianini, Ciano, De Vecchi, Dudan, Marinelli, Postiglione, Rocca e Terruzzi. Così almeno riferiscono il Chiurco (864), Pietro Mariani (865), e A. Benedetti (…)”” (pag 384-385) Acquiescenza del Vaticano verso l’azione insurrezionale fascista “”Infine, il 20 ottobre, il PPI [Partito Popolare Italiano] lanciò un appello al Paese, in cui si segnalava la debolezza del Governo, il disprezzo dello Statuto, i pericoli di una situazione economica precaria e quelli che sarebbero scaturiti da una chiamata alle urne in un clima di violenza. Dopo avere riaffermato la propria fedeltà ai principi cristiani e alle leggi costituzionali dello Stato, si affermava il dovere di tutti di non abbandonare il proprio posto di combattimento (702). Questo nobile documento è l’ultima manifestazione attiva del PPI prima della insurrezione fascista. Esso provocò questo penetrante e cavalleresco commento da parte del Partito repubblicano, che del PPI era sempre stato fierissimo avversario: «Il partito popolare colpisce il segno delle crisi politica attuale… Quale atteggiamento prendono i partiti di fronte a esso? ecco il problema. I popolari dicono che bisogna difendere le istituzioni democratiche, che poi dovrebbero essere quelle che ci reggono. La dichiarazione è importante per un particolare valore storico che essa assume in bocca a un partito vissuto finora in un’equivoca atmosfera di confessionalismo; ma la recente circolare del Vaticano che mira a isolare sempre più nel mondo cattolico il partito popolare, accelera quel processo di chiarificazione che don Sturzo era stato finora molto restio a enunziare coraggiosamente…”” (703). Ma ecco che proprio la mattina del 28 ottobre, tutti i giornali pubblicano una «lettera del Papa ai vescovi», nella quale si invita tutto il clero a intensificare l’opera di pacificazione, con l’esortare i fedeli a limitare e a sacrificare i propri desideri per il pubblico bene, ispirandosi ai principi cristiani della carità ecc. (704). Sarà puro caso; ma certo si è che la pubblicazione di un tale documento proprio in quel giorno, poté e può far pensare a un invito alla non resistenza, e anche alla acquiescenza verso l’azione insurrezionale fascista (705)”” (pag 324-325)”,”ITAF-372″ “REPACI Antonino”,”La marcia su Roma. Mito e realtà. Volume II.”,”Tutti i documenti riportati in questo secondo volume (prima parte) provengono dall’Archivio Sciolla Lagrange Pusterla, unica erede di Luigi Facta. Questi documenti sono inediti. L’archivio deve essere ancora ultimato. Dall’indice: Socialisti comunisti e mondo operaio (Cap. XII, pag 193-216, 1° volume) Cattolici e poplari (Cap. XV, pag 277-326) I padroni del vapore (Cap. XVI, pag 327-348) Verso l’insurrezione (Cap. XVIII, 361-367)”,”ITAF-373″ “REPACI Antonino”,”Da Sarajevo al «maggio radioso». L’Italia verso la prima guerra mondiale.”,”Antonino Repaci è nato a Torino il 9 novembre 1910. Laureatosi in giurisprudenza nel 1932 presso l’Università di Torino, intraprese la carriera forense che abbandonò nel 1939 per entrare nella magistratura. Nel 1941 è assegnato alla Procura presso il Tribunale di Cuneo, ove conobbe Duccio Galimberti di cui divenne stretto collaboratore e col quale compose un Progetto di costituzione federale europea. Dopo aver partecipato alla lotta di liberazione, riprese il servizio presso il Tribunale di Torino e poco dopo venne designato quale Pubblico Ministero presso la Corte d’Assise di Cuneo in processi contro collaborazionisti e fascisti accusati di crimini. Nella stessa città fondò con Dino Giacosa e Spartaco Beltrand la sezione locale del Movimento federalista europeo. Rientrato a Torino presso quel Tribunale, incominciò a dedicarsi allo studio della storia contemporanea. Promosso consigliere della Corte d’Appello nel 1962, venne assegnato a Ivrea quale procuratore della Repubblica; nel 1966 venne nominato sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Torino. Attualmente (1985) è in pensione col titolo di procuratore generale presso la Corte di cassazione. Tra le sue opere pubblichiamo: ‘Fascismo vecchio e nuovo’ (1954), ‘Giolitti e Frassati di fronte al fascismo’ (1960), ‘La marcia su Roma’ (1972), ‘Sessant’anni dopo’ (1982) e in collaborazione con C. Navone, ‘Dio e Popolo (Antologia del Risorgimento e della Resistenza)’ (1961) vincitore del premio Città di Bologna. “”Parlare il meno possibile di politica estera e limitarsi a ripetere il ritornello della neutralità”” “”Dell’incontro con [Rennell] Rodd, avvenuto il 13 agosto, riferisce Salandra in un telegramma a San Giuliano, dicendo che anche l’ambasciatore britannico concordava con lui sul carattere prematuro del passo ufficiale; che comunque egli, Salandra, espresse l’opinione personale che concepiva la politica italiana in intesa con l’Inghilterra e con la Russia per garantirsi contro la supremazia austriaca e quella francese (134). Risponde San Giuliano il giorno appresso. Il testo è importante per quanto si dirà fra poco. Eccolo: «Benedico la mia attuale indisposizione, perché mi pare che ci faciliti la tattica temporeggiatrice. Sarebbe pericolosa follia ingolfare l’Italia in una guerra di esito incerto, entre tra pochi giorni la grande battaglia imminente sul teatro della guerra franco-tedesca ci permetterà probabilmente di fare previsione fondate, e mentre pare dalle notizie dei giornali che non potremmo per ora fare assegnamento sulla flotta anglo-francese, perché diretta verso i Dardanelli per premere anzitutto sulla Turchia. E in ogni caso, prima di qualsiasi atto palese, è necessario avere con la massima segretezza stipulato a Londra precisi accordi politici e militari. Inoltre occorre sentire che cosa ci diranno Macchio e Bollati. Prega perciò i colleghi e tutti di parlare il meno possibile di politica estera e di limitarsi a ripetere il ritornello della neutralità» (135). Questo telegramma fu spedito alle ore 14.30; ma alle 8.15 San Giuliano ne aveva inviato un altro, col quale prospettava una situazione favorevole agli Imperi centrali e manifestava il dubbio che Vienna e Berlino sospettassero dell’esistenza di contatti con l’Intesa (136). Questa la linea di condotta del San Giuliano, il quale, in un colloquio con Krupenskij del 15 agosto, si mantenne sulle generali, limitandosi a raccomandare prudenza e pazienza (137). Peraltro anche Grey si manifestò concorde con questa linea (138). Con gli Imperi centrali i rapporti erano ispirati a correttezza e anche ad apparente cordialità. Ma questa era la maschera: ben diverso era il volto. (…) Pur nella diversità di atteggiamenti, Berlino e Vienna consideravano decaduto il trattato della Triplice Alleanza, e si adoperavano – perduta la speranza di un intervento italiano al loro fianco – a temporeggiare, mostrando buon viso agli ambasciatori e alla Consulta, e menando il can per l’aia con cavilli e vaghe promesse. Uno loro tentativo di offrire Nizza e Tunisia andò a vuoto; e non ci riprovarono più (140). La Gemrania, che in un primo momento aveva consigliato la riluttante Austria a trattare compensi, nella seconda metà di agosto, sotto l’influsso delle vittorie all’ovest, mutò atteggiamento, adeguandosi anche ai suggerimenti di Flotow (141), come risulta da un significativo telegramma di Bethmann-Hollweg (142). Su queste basi il governo di Vienna – già peraltro orientato in tal senso – si dimostrò disposto ad accettare una interpretazione elastica e non impegnativa dell’art. VII: e così, su istruzione dei rispettivi governi, Flotow e Macchio si presentarono a San Giuliano per comunicargli questa decisione. Ma i successi militari sulla fronte occidentale resero un po’ troppo euforici il Cancelliere e il suo Segretario agli Esteri Jagow. Questi, il 31 agosto, scriveva a Flotow di non parlare più di “”Trentino””, ma di menare il can per l’aia. Perfetta sintonia col governo tedesco si trova anche nell’autorevole Tisza, il quale, in una lettera a Berchtold del 24 agosto, consiglia di conservare ai negoziati la maggiore elasticità possibile, fermo restando che la Duplice Monarchia non cederà «chicchessia» del proprio territorio”” (144) (pag 233-235)”,”ITAD-145″ “REPETTO Federico”,”Postcapitalismo? Ricostruzione di un concetto-limite della teoria marxiana dei modi di produzione.”,”Questo lavoro è la riduzione e insieme la rielaborazione della tesi di dottorato scritta sotto la direzione di Marc Ferro (directeur de thèse) e grazie ai consigli e agli stimoli critici del compianto Pierre Souyri, e discussa all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi sotto la presidenza di François Chatelet (président du jury de thése). Ringraziamenti al professor Norberto Bobbio e al professor Salvatore Veca. “”Il “”capitalismo finanziario”” del giovane Hilferding come matrice della successiva teoria del “”capitalismo organizzato”” (…) “”La nuova ortodossia marxista del leninismo (…) ha come testo base ‘L’imperialismo, fase suprema del capitalismo’ di Lenin, che fornisce la falsariga più nota e popolare per una divisione in fase del corso storico storico moderno. A fianco ad essa – meno conosciuta, ma più libera nei movimenti – è cresciuta la tradizione del “”capitalismo organizzato””. È interessante osservare che questa ultima ha in comune un antenato con la teoria dell’imperialismo, e cioè il “”capitalismo finanziario”” di Hilferding (1, cap. 5)”” (pag 113). “”Il capitalismo organizzato”” e la deviazione dall’orientamento storico marxista nell’ultimo Hilferding. L'””ultraimperialismo”” di Kautsky e il “”capitalismo organizzato”” di Hilferding a cavallo della prima guerra mondiale. Abbiamo visto che nel ‘Capitale finanziario’, nascosti da stratagemmi teorici ortodossi, si celavano gli elementi di un nuovo quadro storico. Pochi anni dopo la sua pubblicazione, Karl Kautsky espose alcune tesi sul corso storico moderno che contenevano spunti per una rottura con la concezione unidirezionale della storia. In una serie di articoli del 1914-1915, di cui il primo fu ‘L’imperialismo’, comparso sulla “”Neue Zeit”” nel 1914, egli affermava che l’espansionismo territoriale imperialista non era la sola possibilità per la società capitalistica, non era un’unica risposta all’esigenza necessaria dell’espansione economica. Si poteva ipotizzare che la politica d’intesa e di regolazione attraverso negoziati passasse dalla sfera dei cartelli alla sfera della politica estera capitalistica. Egli ipotizzava dunque una politica internazionale ‘ultracapitalistica’, che rinunciasse tanto al riarmo che alla guerra tra paesi industrializzati, per assicurare invece pacificamente alla comunità capitalistica la possibilità di disporre delle materie prime indispensabili e in generale del mercato mondiale (1 cap. 6). Questa politica avrebbe potuto allontanare ancora per un periodo relativamente lungo non solo il “”fallimento economico del capitalismo”” – fenomeno che però Kautsky considerava assai improbabile a causa sia dell'””elasticità”” e della capacità di adattamento del MPC (modo di produzione capitalistico, ndr), sia della capacità di anticipazione dell’azione politica operaia (2 cap. 6) -, ma anche il suo “”fallimento morale””. “”L’ultraimperialismo – dunque potrebbe inaugurare un’era di nuove speranze e aspettative nell’ambito del capitalismo”” (3 cap. 6). Si tratta, come si vede, se non proprio di una deviazione, almeno di un giro vizioso, di un ‘detour’, del corso storico del capitalismo-socialismo. Quest’ultimo, nella prospettiva ortodossa, era caratterizzato da una esasperazione continua del conflitto di classe: tutte le fasi che si rendono necessarie dopo la fase liberale possono essere giustificate solo come sviluppo o maturazione effettiva della bipolarizzazione sociale e dall’alienazione universale. ‘In realtà’, la capacità di reazione non solo economica, ma anche politica che Kautsky suppone nell’ ultraimperialismo rende sempre più il socialismo una missione ‘soggettiva’, un progetto di parte (4 cap.6)”” (pag 113; 133) [Federico Repetto, ‘Postcapitalismo? Ricostruzione di un concetto-limite della teoria marxiana dei modi di produzione’, Tirrenia Stampatori, Torino, 1981] [(1 cap.5) È Lenin stesso che, nel suo famoso “”saggio popolare””, riconosce la sua dipendenza da Hilferding pur differenziandosi soprattutto coll’insistere sulla concentrazione del capitale e sulla ‘oggettiva’ crescita di scala della ‘produzione’ monopolistica, laddove Hilferding insiste soprattutto sulla centralizzazione finanziaria e sul ruolo cosciente delle banche, partendo soprattutto dalla ‘circolazione finanziaria’ come fattore ‘soggettivo’ della razionalizzazione capitalistica. Su ciò cfr. anche l’ ‘Introduzione’ di Giulio Pietranera a R. Hilferding, ‘Il capitale finanziario’, Feltrinelli, Milano, 1972, p. XXXIX segg.; (1 cap. 6) Il saggio in questione è sgtato tradotto con altri coevi in Karl Kautsky, ‘L’imperialismo’, Laterza, Bari, 1980; sull’ultraimperialismo cfr. in particolare pp. 27-30; sugli accordi commerciali internazionali pp. 215 segg. (si tratta però di un altro articolo, del 1915); (2 cap. 6) Cfr. op. cit, pp. 122-123 e 150-151 (articoli del 1915); (3 cap. 6) Op. cit., p. 130; (4 cap. 6) Kautsky era ben lontano dall’ammettere esplicitamente una concezione del genere. Essa tuttavia era in qualche modo contenuta in nuce nella sua distinzione tra condizioni oggettive del socialismo (sviluppo delle forze produttive, che ormai erano già date da tempo, e condizioni soggettive, che erano secondo lui il problema della sua epoca (cfr. op. cit., pp. 124-125] Hilferding e la teoria del “”capitalismo organizzato”” ai tempi dell’esperienza di Weimar. “”Anche Hilferding sarebbe arrivato ben presto alle posizioni già propagandate da Kautsky a partire dal 1914-1915. Accostare il partito socialdemocratico revisionista, l’SPD, dopo la parentesi nell’USPD ortodossa, e aderire alle regole politiche della Repubblica di Weimar e dell’obbiettivo prioritario del mantenimento della pace e della democrazia implicava per lui un notevole mutamento di prospettiva. A questo mutamento corrisponde il concetto di “”capitalismo organizzato””. G.E. Rusconi, nel suo fondamentale saggio sulla Repubblica di Weimar’, ci informa che «il termine ‘capitalismo organizzato’ appare in Hilferding per la prima volta con significato univoco in un articolo del 1915» (10). Secondo tale articolo si va verso «una società a economia organizzata, certo, ma in modo autoritario (‘herrschaftlich’), non democratico, al cui vertice starebbero i poteri unificati dei monopoli capitalisti e dello stato sotto i quali le masse lavoratrici si articolerebbero in modo gerarchico come funzionari della produzione. Invece del superamento della società capitalistica tramite il socialismo si avrebbe la società di un capitalismo organizzato, società adattata meglio che nel passato ai bisogni immediati materiali delle masse» (11). Il capitalismo organizzato non sarebbe dunque che una applicazione storica concreta del caso limite di “”cartello generale”” – l’interessante novità concettuale che abbiamo rilevato nel ‘Capitale Finanziario’. Tuttavia qui la concezione del corso storico non è ancora cambiata: il capitalismo organizzato può essere impiegato ‘solo’ dalle classi dominanti come forma nuova del loro dominio, come mezzo d’integrazione della classe operaia; esso non appare ancora come il terreno in cui si esercita fin da subito la capacità d’organizzazione della classe operaia. Così pure la democrazia non appare ancora come il terreno istituzionale che rende possibili i cambiamenti sociali o la determinazione attiva del corso storico, secondo la concezione di Kautsky. Rusconi osserva giustamente che è un diverso modo di intendere la questione del potere (‘Frage zur Macht’) che determina il passaggio dall’ortodossia alla nuova maniera. Nel ‘Capitale Finanziario’ si diceva che la questione di sapere a chi toccherà il controllo cosciente della produzione e a chi la produzione stessa ‘è una questione di rapporti di forza’; dopo la guerra Hilferding specificherà questa posizione nel senso che, se solo i rapporti di forza decidono a chi appartiene il controllo, nei regimi parlamentari si tratterà propriamente di rapporti di forza partitico-elettorali e legale-istituzionali (12). Nei saggi di Hilferding degli anni Venti (13) troviamo dunque i temi propri del ‘Capitale Finanziario’, integrati dall’idea di democrazia come terreno della transizione e con una forte sottolineatura del carattere stabile dell’economia del capitalismo organizzato rispetto a quello liberale: quando egli ammette che «l’instabilità dei rapporti di produzione capitalistici è diminuita , le crisi, o almeno le loro ripercussioni sui lavoratori, si sono mitigate» (14), manca il richiamo rituale agli effetti che la legge della caduta tendenziale del profitto non mancherà in ultima istanza di produrre. Il problema non è più quello di superare l’anarchia della libera concorrenza, che la direzione cosciente dell’economia da parte della classe capitalista cerca ormai con crescente successo di regolare, ma di superare la “”contraddizione aperta”” tra il ‘carattere regolato cosciente dell’economia”” e i “”fondamenti opposti della proprietà””, ereditati dalle epoche precedenti del capitalismo inorganizzato, e di trasformare «un’economia organizzata in modo gerarchico in un’economia organizzata in modo democratico» (15)”” (pag 135-136) [Federico Repetto, ‘Postcapitalismo? Ricostruzione di un concetto-limite della teoria marxiana dei modi di produzione’, Tirrenia Stampatori, Torino, 1981] [(11) Citato da Rusconi, op.cit., p. 179. L’articolo di Hilferding è ‘Arbeitermeinschaft der Klassen?’, nel “”Vorwârts”” del 12 ottobre 1915; (12) Cfr. Rusconi, op. cit., p. 180; (13) Due ci sembrano particolarmente significativi ai fini dell ansotra analisi: ‘Die Probleme de Zeit’ del 1924, che apre il primo numero di ‘Die Gesellschaft’, la rivista animata da Hilferding, e ‘Die Aufgaben der Sozialdemocratie’, che è il suo intervento al congresso socialdemocratico di Kiel del 1927, pubblicato in ‘Protokoll über die Verhandlungen des SPD-Parteitage’, Kiel, 1927; (14) ‘Die Probleme der Zeit’, cit, p. 2; (15) Op. cit., p. 3. in ‘Aufgaben ecc.’, cit., pp. 168-169, egli afferma addirittura: «Capitalismo organizzato signfica in realtà la sostituzione del principio capitalista della produzione pianificata… Se tale è la situazione, allora sono evidentemente l’organizzazione capitalisa dell’economia, da una parte, e l’organizzazione dello stato, dall’altra, che entrano in opposizione e il problema è di sapere quale forma vogliamo dare alla loro penetrazione reciproca». È posta dunque per la nostra generazione «la questione di trasformare con l’aiuto dello stato, con l’aiuto della cosciente regolazione sociale, questa economia organizzata e diretta dei capitalisti in una economia diretta dalla stato democratico». Si tratta cioè della «questione del socialismo»]”,”TEOC-005-FMB” “RESAZ Radames”,”Se avanzo, seguitemi.”,”Radames RESAZ nasce a Fiume il 1° aprile 1920 e muore a Napoli il 22 aprile 2000. Spartachisti (pag 33) “”Libertà vo’ cercando ch’è si cara come sa chi per lei vita rifiuta”” Dante Alighieri Inferno “”…e tento di sottomettere le cose a me, e non me alle cose”” Orazio, L’ epistola.”,”VARx-172″ “RESAZ Radames”,”Se avanzo, seguitemi. (Romanzo)”,”Radames Resaz è nato il primo aprile del1920, nella libera città di Fiume, corpo separato del regno d’Ungheria da oltre trecento anni; alla fine della Prima guerra mondiale la città venne assegnata al neo costituito regno di Jugoslavia, ma prima che gli jugoslavi entrassero in città, essa venne occupata dai legionari di Gabriele D’Annunzio in nome dell’Italia con l’altisonante titolo di “”Reggenza del Carnaro””. L’occupazione dei legionari di Gbriele D’Annunzio durò fino al dicembre del 1921. Attualmente vive a Ercolano, in provincia di Napoli. Ha molto viaggiato, operando nel settore marittimo e mercantile.”,”VARx-167-FL” “RESCIGNO Pietro”,”Manuale del diritto privato italiano.”,”RESCIGNO Pietro ordinario di istituzioni di diritto privato nell’ Università di Roma.”,”DIRx-002″ “RESHETAR John S., Jr”,”The Ukrainian Revolution, 1917-1920. A Study in Nationalism.”,”Mr. Reshetar is a lecturer in politics at Princeton University. Reshetar traces the complex relations between the Ukrainian governments and the ruthless Bolshevik regime in Moscow. Preface, Bibliography, Index, Notes, A map of Ukraine will be found on pages 220 and 221.”,”RIRO-099-FL” “RESINI Daniele a cura; saggi di Luca PES Nadia Maria FILIPPINI Tiziano MERLIN Emilio FRANZINA Giannantonio PALADINI”,”Cent’anni a Venezia. La Camera del Lavoro, 1892-1992.”,”Comitato scientifico: Mario ISNENGHI presidente Carlo Monticelli, primo segretario della Camera del Lavoro di Venezia (Tiziano Merlin) (pag 263-274) Serrati e Li Causi a Venezia: un sodalizio politico e umano (G. Paladini) (pag 291-316)”,”MITT-423″ “RESNICK Stephen A. WOLFF Richard D.”,”Class Theory and History. Capitalism and Communism in the USSR.”,”Richard D. Wolff and Stephen Resnick both serve as Professor of Economics at the University of Massachusetts, Amherst. Introduction, Notes, References, Appendix: A. The Value Equation for Military Expenditures, B. The Value Equation for International Terms of Trade, Appendix: How Societies Differ . A Methodological Problem, Appendix: A. The Value Equation for Collective Farms, B. The Value Crisis of Collective Farms, Index,”,”RUSU-102-FL” “RESPINTI Marco”,”Gli artigli del Dragone. Crimini, violazione dei diritti umani e cultura di morte nella Cina del Terzo millennio.”,” Marco Respinti, nato a Milano nel 1964, giornalista professionista e saggista, è redattore del settimanale di cultura ‘Il Domenicale’ e collabora a diverse testate fra cui “”Il Foglio””, “”Libero””, “”Tempi””, “”Il Timone”” e “”Cristianità””. Per Piemme ha pubblicato ‘Processo a Darwin”” (2007) “”Come Vattimo la pensa del resto anche Domenico Losurdo, direttore dell’Istituto di Scienze filosofiche e pedagogiche dell’Università di Urbino, autore, quasi un decennio fa, del libro ‘La sinistra, la Cina e l’ imperialismo’, (La Città del Sole, Napoli, 1999). Anzi è stato Losurdo a lanciare questa intemerata con davvero pochi precedenti, definendo «troppo squilibrata» (a favore dei tibetani) l’informazione occidentale, e in specie quella italiana, e quindi decidendo di sottoporre un appello agli intellettuali italiani affinché rivedano le proprie posizioni”” (pag 76)”,”CINx-308″ “RESTON James Jr”,”Galileo. El Genio y el Hombre.”,”ANTE3-7″,”BIOx-142″ “RESZLER André”,”Le marxisme devant la culture.”,”RESZLER André insegna storia delle idee e letteratura comparata all’Università dell’Indiana (Usa).”,”TEOC-505″ “RETI Laszlo KOLBE Helmuth ZELT Johannes HÖPPNER Siegfried HAHN Sepp”,”Die Ungarische Räterepublik im Jahre 1919 und ihr Widerhall in Deutschland. Eina Sammlung von Aufsätzen und Dokumenten.”,”Scritti di Laszlo RETI Helmuth KOLBE Johannes ZELT Siegfried HÖPPNER Sepp HAHN.”,”MUNx-032″ “RETIF DE LA BRETONNE Nicolas a cura di BRUNO Ferdinando”,”Le notti rivoluzionarie.”,”RETIF (1734-1806) personaggio eccentrico dalla vita sregolata, autore di ben duecento tra romanzi e racconti, di un realismo licenzioso misto ad intenti moraleggianti, non è autore facile da leggere. Contadino inurbato, libertino, incestuoso, feticista, pornografo, apprendista tipografo e poi autore e stampatore in proprio, riformatore, illuminato, visionario, realista è una figura anomala nel panorama letterario del periodo della rivoluzione. Nei racconti qui riportati la storia irrompe con violenza vera protagonista assieme al popolo di Parigi a cui RETIF è stato il primo a dar voce.”,”FRAR-147″ “RETZLAW Karl”,”Spartakus, Aufstieg und Niedergang. Erinnerungen eines Parteiarbeiters.”,”Nato nel 1896, RETZLAW ha fatto parte dell’ Arbeiterjugend, l’ organizzazione giovanile. Ha fatto parte della Lega Spartaco (Spartaksubund), ha partecipato agli avvenimenti tragici del biennio 1918 – 1919, (novembre 1918, rivoluzione a Berlino), è stato membro della repubblica dei consigli a Monaco sotto LEVINE. Successivamente ha lavorato per il partito nell’ illegalità con varie funzioni. E’ stato arrestato nel 1926 e imprigionato per due anni e mezzo. Dal 1933 ha lavorato per la Münzenberg-Verlag. Emigrato in Francia e poi in Gran Bretagna, dopo il 1945 è tornato in Germania stabilendosi a Francoforte.”,”MGEK-064″ “REUCHLIN Maurice”,”Storia della psicologia.”,”REUCHLIN Maurice è professore emerito dell’ Università René Descartes (Paris V) ed è conosciuto per i suoi studi sull’ applicazione dei metodi matematici alle ricerche psicologiche. Le sue opere principali sono: ‘Les méthodes quantitatifs en psychologie’ (PUF,1962), ‘Psicologia sperimenale. Storia e metodo’ (in collaborazione con P. FRAISSE e J. PIAGET, 1967), ‘Manuale di psicologia’, (1977). Lo studio delle opinioni e degli atteggiamenti. “”Se il concetto di atteggiamento costituisce una delle concezioni fondamentali della psicologia sociale moderna, esso è stato tuttavia ampiamente preceduto dallo studio delle espressioni verbali degli atteggiamenti: le opinioni. L’ importanza, per chi governa, di conoscere le caratteristiche dell’ opinione pubblica, è all’ origine di questo tipo di studi, ai quali lo sviluppo della stampa a grande diffusione ha dato un nuovo slancio. Essi hanno acquisito un valore scientifico grazie alle ricerche di statistici sul “”campionamento”” e a quelle degli psicologi sulle scale di atteggiamento. (…) Questi sondaggi di opinione sono basati spesso sulle risposte a un limitato numero di domande e mirano a prevedere un fatto, come ad esempio un’ elezione, che possa avere soltanto un piccolo numero di esiti possibili. Tuttavia dal 1925 circa, gli psicologi avevano studiato vari metodi di inchiesta che utilizzavano un numero maggiore di domande e che miravano a precisare in modo molto più articolato l’ atteggiamento dei soggetti nei confronti di un problema più complesso, ad esempio il problema razziale negli Stati Uniti. Tali metodi sono stati impiegati nei sondaggi soprattutto durante la guerra””. (pag 88-89)”,”SCIx-258″ “REUCHLIN Maurice”,”Storia della psicologia.”,”Maurice Reuchlin è professore emerito dell’Università di René Descartes (Paris V) ed è conosciuto soprattutto per i suoi studi sull’applicazione dei metodi matematici alle ricerche psicologiche.”,”SCIx-224-FL” “REUTER Ursula”,”Paul Singer (1844-1911). Eine politische Biographie.”,”””Der Verlag J.H.W. Dietz. Singer war nicht nur seit 1896 nomineller Eigentümer der Buchhandlung Vorwärts, sondern seit 1897 auch Mitinhaber des zweiten Parteiverlags, des 1881 von Heinrich (Johann Heinrich Wilhelm) Dietz in Stuttgart gegründeten Verlags J.H.W. Dietz. Seit 1883 erschien hier die von Karl Kautsky betreute marxistische Zeitschrift ‘Die Neue Zeit, seit 1884 das satirische Monatsblatt ‘Der wahre Jacob’ und seit 1892 die von Clara Zetkin redigierte Frauenzeitschrift ‘Die Gleichheit’. Seit 1885 verlegte Dietz zahlreiche Werke von Marx und Engels, seit 1887 gab er die bedeutende Reihe- “”Internationale Bibliothek”” heraus. Seine verlegerische Tätigkeit finanzierte er zunächst allein, vor allem durch Überschüsse, die der außerordentlich populäre ‘Wahre Jacob’ erwirtschaftete. Im Juli 1897 wurde die Sozialdemokratie durch den Beitritt von Babel un Singer als Kompagnons quasi offiziell Miteigentümerin des Verlags, der seither under dem Namen J.H.W. Dietz Nachtfolger, GmbH, geführt wurde. Laut Bebel kam dadurch “”nur zum Ausdruck … was seit Jahren schon thatsächlich bestand, die Partei ist Teilhaberin und Miteigenthümerin””. Am 1. April 1901 gingen ‘Die Neue Zeit, Die Gleichheit’ und ‘Der wahre Jacob’ aus dem Besitz des Verlags nominell in den Singers über, vier Jahre später wurden der Zeitschriftenverlag und die Buchdruckerei J.H.W. Dietz Nachf., am 1. Januar 1906 schließlich auch die Verlagsbuchhandlung Eigentum der Partei. Auf Wunsch Bebels und Singers blieb Dietz jedoch Geschäftsführer. Im Kriegsjahr 1917 schrieb er frustriert an Karl Kautsky: “”Ich hätte 1904 aus der Firma austreten sollen, wie es mein Wunsch war. Nur Paul und August zuliebe blieb ich im Joch, und das habe ich seit Augusts Tod 10000 mal bereut.””.”” (pag 257-258)”,”MGEx-187″ “REUTOV G.N.”,”Operazione «Leone Marino»: un insuccesso o un bluff di Hitler?”,”””Il saggio storico che qui pubblichiamo, tratto dalla rivista ‘Novaja i novejsaja istorija’, presenta notevole interesse, e per più di un motivo. In primo luogo, per lo studio attento e documentato degli aspetti più strettamente tecnici e militari, strategici e tattici, della «battaglia d’Inghilterra», col rapporto di forze tra i due Paesi antagonisti, con i piani (nelle loro diverse varianti) elaborati da Hitler e dai suoi collaboratori, con la difesa opposta dall’aviazione inglese e le forti perdite inflitte alla Luftwaffe. In secondo luogo l’articolo di G.N. Reutov affronta e delucida gli aspetti politici del problema, ed è anzi proprio questo il motivo di maggiore interesse del suo contributo. Il punto su cui l’autore maggiormente insiste, è che la preparazione del piano «Leone marino» si svolse parallelamente a quella per l’aggressione all’Unione Sovietica; e la spiegazione dell’abbandono del progetto di invasione dell’Inghilterra è ricercata principalmente proprio in questo intreccio, e nel prevalere – secondo il giudizio di Hitler – dell’importanza, per la Germania nazista, di abbattere l’avversario sovietico rispetto al peso che avrebbe avuto l’eventuale eliminazione della Gran Bretagna. Ma non basta: una delle acquisizioni più chiaramente raggiunte da Reutov è che, mentre veniva elaborato il piano «Leone marino», il gruppo dirigente nazista cullava la speranza di poter raggiungere con l’Inghilterra una pace di compromesso, fidando sugli orientamenti di una parte dei conservatori britannici; e in questa prospettiva è singolare la parte che Hitler attribiva al duca di Windsor come possibile futuro re-quisling dell’Inghilterra”” (prefazione di P.A.) (pag 19) Alcuni punti sottolineati dall’autore nelle conclusioni. – Sin dall’inizio della sua pianificazione, l’operazione di sbarco fu giudicata “”molto rischiosa”” e considerata l’ “”ultimo mezzo”” nella lotta con l’Inghilterra. – Il presupposto principale dell’attuazione dell’operazione «Leone marino» era considerato il raggiugimento del dominio dell’aria sulla Manico o almeno sulle rive orientali dell’Inghilterra. – Il dominio dell’aria non fu conquistato in conseguenza della necessità di preservare una parte degli aerei e dei piloti della Luftwaffe per la guerra contro l’Urss, nonché in conseguenza dell’aviazione inglese, di cui i comandi tedeschi avevano chiaramente sottovalutato le possibilità. L’operazione «Leone marino» non fu un bluff. Ma a partire dai primi di settembre del 1940 essa cominciò rapidamente a trasformarsi da «mezzo estremo» in strumento di «pressione psicologica» sull’Inghilterra. Un ruolo non trascurabile svolse qui il passaggio ai bombardamenti massicci su Londra allo scopo di terrorizzare il popolo inglese e far capitolare l’Inghilterra. – Hitler, Goering e gli altri esponenti nazisti avevano sopravvalutato le possibilità della Luftwaffe. L’idea di una disfatta dell’Inghilterra dall’aria, alla base della quale c’era sta la «dottrina Due», si rilevò inconsistente- – Nei piani politico-strategici della Germania nazista, nell’estate-autunono 1940 cominciò a svolgere un ruolo enorme la preparazione dell’aggressione all’Urss (…) preparandosi ad aggredirla, i dirigenti hitleriani non osarono gettare tutte le forze di cui disponevano nella lotta contro l’Inghilterra. (pag 44-45)”,”QMIS-065-FGB” “REVEL Jean Francois”,”Come finiscono le democrazie.”,”Revel “”Il patto germano-sovietico del 23 agosto 1939 comporta un protocollo (allora segreto) secondo cui la Germania nazista riconosce che la Finlandia “”appartiene alla sfera d’interesse dell’Unione Sovietica””, il che significava che Hitler la lasciava ingurgitare a Stalin. Dotato “”di un grande potere d’intussuscezione”” per parlare come Brillat-Savarin, costui decise d’iniziare l’assorbimento alla fine d’ottobre, non senza aver denunciato, per un delicato scrupolo, il “”trattato d’amicizia”” del 1932. Il seguito è noto: fra lo stupore del mondo intero, le truppe della minuscola Finlandia, sempre comandate da Mannerheim, impediscono all’esercito dell’immensa Unione Sovietica di passare. Una pace di compromesso interviene in marzo, ma la Finlandia deve cedere all’URSS una parte del suo territorio, l’istmo di Carelia. Si tratta nondimeno di un ‘match’ nullo, quindi di uno scacco sovietico (…)””. (pag 118)”,”TEOP-025″ “REVEL Bruno”,”Storia di Cromwell.”,”CROMWELL per l’ esercito scelse i suoi uomini con cura minuziosa: non uomini d’ onore (i cavaliere del Re) trasudanti di spirito militare ma ‘men of religion’ gente che avesse la sua fede, una disciplina e uno spirito di corpo.”,”UKIR-018″ “REVEL Jean-Francois”,”La conoscenza inutile. Un impietoso pamphlet contro le menzogne dei giornali e delle televisioni e le falsificazioni degli intellettuali.”,”REVEL Jean-Francois (pseudonimo di J.F. RICARD) nato a Marsiglia nel 1924 e laureato in filosofia, è stato a lungo consigliere letterario dell’ editore Laffont ed editorialista dell’ Express, settimanale che ha diretto dal 1978 al 1981. Attualmente collabora a Le Point. E’ autore di numerose opere saggistiche; assi note anche in Italia; fra queste, Pour l’ Italie (1958), La nuova censura (1977), La grazia dello Stato (1981), Come muoiono le democrazie (1983). Il miscuglio ideologico di Althusser, tuttavia, benché analogo a quello di Teilhard (de Chardin), è assai più politico. Viene dalla politica e allo stesso tempo porta a essa, il che ci riconduce al tipo più corrente di ideologia. Pure, per un altro aspetto della sua funzione, esso corrisponde anche a un puro bisogno intellettuale e affettivo, quello di ringiovanire la dottrina marxista, in un momento in cui la sua forza esplicativa in quanto teoria andava miseramente crollando. Il rimaneggiamento althusseriano ritardò di un buon decennio questa putrefazione, e anzi di due in certe contrade: ho scovato ancora un althusseriano alle Filippine nel 1987. L’ originalità dell’ autore di Leggere “”Il Capitale”” consistette innanzitutto nell’ iniettare nella dottrina moribonda certi ormoni ricavati dalle discipline a quel tempo più in salute: strutturalismo, psicoanalisi lacaniana, linguistica, filosofia del “”discorso””. Questa forma di assistenza medica è tutto sommato banale e la si pratica in ogni sala ri rianimazione ideologica. Ma l’ originalità di Althusser consistette anche e soprattutto nel non tentar di safvare il marxismo “”umanizzandolo””, come si era sempre tentato in precedenza.”” (pag 166) “”La raffinata giustificazione che Althusser produce dello stalinismo, al quale, con un’ ironia superbamente provocatoria, egli trovò da rimproverare, dopo attenta riflessione, solo alcune fastidiose “”tendenze borghesi””, permise al marxismo di morire in modo brillante, almeno come filosofia””. (pag 166)”,”EDIx-047″ “REVEL Jean-Francois RICARD Matthieu”,”Le moine et le philosophe. Le bouddhisme aujourd’hui.”,”J.F.: Non c’è un proselitismo buddista, o ancor meno delle conversioni forzate? M.: Il Dalai-Lama dice sovente: ‘Non sono venuto in Occidente per fare uno o due buddhisti di più, ma semplicemente per dividere la mia esperienza di una saggezza che il buddhismo ha sviluppato nel corso dei secoli’ (…)””. (pag 208) “”Varie centinaia di Occidentali hanno compiuto il ritiro tradizionale di tre anni, tre mesi e tre giorni, attraverso il quale passano i praticanti del buddhismo contemplativo in Tibet. Tre anni di ritiro, in piccoli gruppi, durante i quali gli aspiranti si isolano dal mondo e si donano intensamente alla pratica. Durante questi tre anni, studiano un’ ora o due al giorno la filosofia, i testi che trattano della vita contemplativa, e apprendono a volte il tibetano. Il resto del tempo, dal mattino presto fino al crepuscolo, provano ad integrare nel loro essere intimo, in fondo a loro stessi, quello che hanno studiato.”” (pag 209)”,”RELx-036″ “REVEL Jean-Francois”,”L’ ossessione antiamericana.”,”REVEL Jean-Francois filosofo e giornalista è stato direttore dell’ Express e membro dell’ Academie Francaise. Ha pubblicato in Italia ‘Né Cristo, né Marx’, ‘La conoscenza inutile’. “”Per di più, gli scrittori americani sono molto più critici nei confronti della propria società di quanto non proclamino i pappagalli dell’ antiamericanismo, giapponesi, francesi o altri. In particolare, dal 1865 al 1914 . il periodo che separa la fine della guerra di Secessione dall’ inizio della prima guerra mondiale, la Gilded Age, che si potrebbe tradurre colloquialmente con “”l’ Età della grana”” – si affermano parecchi scrittori che dipingono una società corrotta, volgare, incolta, materialista e ipocritamente puritana. Si pensi a Frank Norris, Theodore Dreiser, Upton Sinclair o Sinclair Lewis, i cui romanzi sono requisitorie oltraggiosamente insopportabili per la società americana quanto possono esserlo i più neri romanzi di Zola per la società francese pressappoco della stessa epoca. Spesso questi autori prendono a prestito i soggetti dalle cronache di un giornalismo d’ inchiesta scrupoloso nella ricerca dei fatti e senza riguardi nel formulare le lezioni da trarre, e anche questa è un’ invenzione americana. Allora questi giornalisti si chiamavano muckrackers (letteralmente “”chi rimesta nel torbido)””. Ma questa vena letteraria non si inaridì nel 1914, basti citare, fra le due guerre, l’ opera di John Dos Passos – e prosegue dopo la seconda guerra mondiale, come testimoniano i romanzi di John Updike o di Tom Wolfe.”” (pag 137)”,”FRAS-035″ “REVEL Bruno”,”L’ affare Dreyfus (1894-1906).”,”””Talché, in quei vent’anni di governo, le fatali inframettenze finaziarie s’eran fatte man mano meno discrete, più sfacciate. Fino a scoppiare in una serie di scandali clamorosi, lungo le tre tappe principali: il fallimento dell’ Unione Generale, 1882; lo scandalo delle convenzioni ferroviarie, 1883; il crack del Panama, 1892. Le blâme atteignit l’ ancien personnel republicain, dice con frase corretta lo storico Seignobos, facendo la tara delle esagerazioni che in simili casi sogliono oscurare l’ orizzonte politico. Ad ogni modo, quasi tutti i capi opportunisti sembravano compromessi. Innocenti o colpevoli, o semplicemente tolleranti, ci restarono invischiati, impeciati. La stampa li chiamò a giudizio, approfittando abilmente di quell’ alone di virtù onde si erano circondati. L’ anno dopo lo scandalo del Panama – quasi quattro miliardi svaniti, polverizzati, passati nonsi sapeva più bene in quali mani – ci furono le elezioni generali. 1893. Da queste elezioni uscì la Camera che legiferava al tempo del processo di Dreyfus; (…)””. (pag 142-143) foto di E. Zola, Dreyfus, Clemenceau, Waldeck-Rousseau. Il J’accuse di Zola. “”A passettini brevi e decisi, colla sua faccia mongola indecifrabile e i guanti grigi, quell’ uomo si era ora insediato alla redazione dell’ Aurore: Giorgio Clemenceau. Al tempo della condanna di Dreyfus egli aveva scritto quel famoso articolo sui giardini di Candide. Ora si era convinto, da pochi giorni, della sua innocenza. E la sera stessa dell’ assoluzione di Esterhazy, nella saletta del giornale, cambiò il titolo di un articolo che doveva uscire nel numero del giorno seguente e che gli pareva troppo lugno e floscio: Lettera al Presidente della Repubblica. Colla sua scritta rapida, Giorgio Clemenceau vi sostituì due parole sole, secche come una pistolettata: J’accuse…””. (pag 174)”,”FRAD-056″ “REVEL Jean Francois”,”La grazia dello Stato. I fatti sono reazionari: dove va la Francia di Mitterrand?”,”REVEL Jean Francois è nato a Marsiglia nel 1924. Ha studiato all’ Ecole Normale Superieure e si è laureato in filosofia. Ha insegnato in Messico (1950-52) a Firenze (1953-57) e poi in Francia (fino al 1962). Ha scirtto ‘Né Cristo né Marx’, ‘La tentazione totalitaria’ e altro. Ha diretto le pagine culturali de l’ Observateur (1960-63) e dal 1966 collabora con l’ Express. “”Gli ultimi tre anni di Giscard sono stati un capolavoro di immobilismo – e soprattutto di immobilismo apparente””. (pag 41) “”Ecco perché la distribuzione dei posti ai socialisti, dopo il 10 maggio 1981, è assimilabile a un abbozzo di ‘nomenklatura’, pur presentando i caratteri del vecchio ‘spoil system’ americano, senza identificarsi del tutto con nessuno dei due. Lo spoil system il quale consiste nell’ appropriarsi degli “”spogli”” dei governi precedenti, mescola cinismo, realismo e diritto. Il cinismo, per quella parte di nomine che ricompensa i favori resi o festeggia antichi amori e amicizie, senza tener troppo conto delle competenze. Il realismo, giacché è saggio affidare posti influenti a uomini devoti, le cui convinzioni personali sono in armonia con le opzioni governative. Il diritto infine, giacché ogni nuovo responsabile degli affari non avrebbe alcun motivo di sollecitarne la direzione, se non si ritenesse in grado di portare con sé, a tutti i livelli, collaboratori più qualificati dei precedenti. Ma lo spoil system classico non si spinge oltre. Non fa intervenire nessun fattore ideologico, nessun fanatismo nell’ attribuzione di posti conseguente ai cambiamenti della maggioranza””. (pag 96)”,”FRAV-103″ “REVEL Jean-Francois”,”La nuova censura. Un esempio di come si instaura la mentalità totalitaria.”,”REVEL Jean-Francois è nato a Marsiglia nel 1924. Ha studiato all’ Ecole Normale Superieure e si è laureato in filosofia. Ha insegnato in Messico (1950-52), a Firenze (1953-1957), poi in Francia fino al 1962. Ha scritto varie opere tra cui ‘Per un’altra Italia’, ‘Su Proust’, ‘Né Cristo né Marx’, ‘La tentazione totalitaria’. Ha diretto le pagine culturali de L’ Observateur (1960-63) e dal 1966 collabora all’ Express. “”Tracciando gratuitamente di semplicismo un libro che è tutto eccetto che semplicistico, insinuando che Fejto abbia scritto un libello tendenzioso, destinato non già a trattare della Cecoslovacchia nel 1948, ma a gettare il sospetto sull’ associazione PS-PCF in Francia nel 1977, Le Monde diplomatique cerca, per mezzo di una duplice calunnia, di dissuadere il lettore dal prendere personalmente conoscenza di questo ‘Coup de Prague’. “” (pag 22) “”Quanto ai socialisti rivoluzionari di sinistra che entrarono nel governo di Lenin il 10 dicembre 1917, i loro due capi, M. Natanson e Maria Spiridonova, ricevettero formale promessa da Lenin in persona che la Costituente si sarebbe riunita il 18 gennaio 1918. Lenin mantenne la promessa alla maniera bolscevica: la Costituente si riunì effettivamente quel giorno, ma soltanto quel giorno, e i socialisti rivoluzionari di sinistra, appena sistemati nelle loro poltrone ministeriali, si resero conto per la prima volta come Lenin trattasse i suoi “”provvisori alleati””. Già il 19 marzo 1918 – quindi tre mesi dopo il loro ingresso nel governo – i ministri socialisti rivoluzionari di sinistra, in disaccordo sulla pace di Brest-Litovsk, diedero le dimissioni, e questa fu la prima tappa della loro liquidazione politica. Quando, il 6 luglio, u socialista rivoluzionario di sinistra, Blumkin, passato presto al bolscevismo e diventato un buon membro della Ceka, commise l’ attentato contro l’ ambasciatore tedesco von Mirbach, i bolscevichi applicarono senza esitazione la loro sbrigativa giustizia nei confronti dei loro colleghi di governo e del Soviet, ordinarono l’ immediato arresto di tutta la delegazione socialista-rivoluzionaria di sinistra al congresso dei Soviet, come pure quello di tutti i membri del Comitato centrale dello stesso partito, senza attentere la minima inchiesta sull’ assassinio. (…) Nel 1921, 26 dirigenti erano già stati fucilati, mentre la quasi totalità degli altri si trovavano prima in prigione e poi in deportazione (…)””. (pag 76)”,”FRAP-090″ “REVEL Jean François, contributo di Branko LAZITCH”,”Comment les démocraties finissent.”,”dono di T. Albertocchi”,”EURC-116″ “REVEL Jean-François”,”Le style du Général. Essai sur Charles de Gaulle. Mai 1958 – Juin 1959.”,”De Gaulle detesta dover risolvere i piccoli dettagli pratici di grandi problemi politici. In De Gaulle c’è abbondanza di parole vaghe, di locuzioni ambigue che caratterizzano la sua eloquenza… (pag 46) Concezione gollista dell’azione politica: l’ arbitraggio concepito come non-intervento piuttosto che come potere decisionale, di decisione (pag 47) Nondimeno l’arbitro in seguito si attribuisce il merito di certe decisioni prese (pag 49) Una sorta di arbitraggio per astensione… (pag 51) Concezione gollista delle nazionalità: una sostanza immutabile, una realtà. La sua germanofobia tradizionale sparisce. De Gaulle riconosce l’eternità della nazione tedesca e accorda, senza ambiguità, la questione tedesca ai tedeschi (pag 61) Stile oratorio e di scrittura: concisione, preparazione del discorso, ma anche a volte improvvisazione, mutamento nei toni (pag 97 e seguenti) Sintesi: i 18 punti dello stile De-Gaulle (pag 164-168)”,”FRAV-173″ “REVEL Jean Francois”,”La grazia dello Stato.”,”Jean Francois Revel è nato a Marsiglia nel 1924. Ha studiato all’ Ecole Normale Superieure e si è laureato in filosofia. Ha insegnato in Messico (1950-52) a Firenze (1953-57) e poi in Francia (fino al 1962). Ha scirtto ‘Né Cristo né Marx’, ‘La tentazione totalitaria’ e altro. Ha diretto le pagine culturali de l’ Observateur (1960-63) e dal 1966 collabora con l’ Express. La forza del denaro. Il partito socialista al governo (testi preparatori per il congresso di Valenza): “”Deve essere intrapreso uno sforzo immediato perché sia infine rispettato il diritto dei francesi all’informazione. E’ necessaria una nuova deontologia della comunicazione in cui l’informazione e la produzione saranno liberate dalla coartazione del potere e del denaro”” “”La sinistra al potere non può contentarsi di sostituire una versione di sinistra a una versione di destra della stessa politica della comunicazione. E nemmono deve accettare di fornire alle ‘forze del denaro’ la possibilità di fare dei mass media uno strumento di destabilizzazione”” (pag 106)”,”EDIx-020-FV” “REVELANT Andrea”,”Il Giappone moderno dall’Ottocento al 1945.”,”Andrea Revelant insegna storia del Giappone all’Università Ca’ Foscari di Venezia. E’ autore di ‘Sviluppo economico e disuguaglianza. La questione fiscale nel Giappone moderno e contemporaneo: Stato, media, processi identitari’ (2012) Contiene il capitolo VII ‘Il Giappone nella Seconda guerra mondiale’ (pag 393-447) “”Dopo pochi giorni le relazioni transpacifiche giunsero però a un punto critico, in conseguenza della messa in atto del piano di espansione a sud. Il 21 luglio il governo di Vichy acconsentì al libero movimento dell’esercito giapponese nell’Indocina meridionale, concedendo inoltre l’uso dei campi di aviazione. Ciò rappresentava una minaccia diretta per la Malesia britannica, le Indie Olandesi e le Filippine. Gli Stati Uniti, subito seguiti dalla Gran Bretagna e dal governo olandese in esilio, reagirono congelando i capitali giapponesi depositati nei loro territori e ponendo un embargo totale sulle esportazioni di prodotti petroliferi. Tali drastiche misure colsero Konoe di sorpresa. Nonostante i ripetuti avvertimenti di Washington, egli aveva creduto che operazioni interne all’Indocina sarebbero state tollerate. Il Giappone dipendeva dagli Stati Uniti per gran parte del suo fabbisogno di petrolio. Le riserve di cui disponeva in quel momento sarebbero bastate per circa due anni, senza considerare l’incremento dei consumi conseguente a nuove campagne militari. Con un simile margine di autonomia, un intervento contro l’Unione Sovietica non era più proponibile. Cosa assai più grave, la situazione giapponese in Cina diventava precaria. Il tempo giocava infatti a favore dei nazionalisti, per i quali i britannici avevano aperto un altro canale di rifornimento attraverso la Birmania. Governo e forze armate si trovarono pertanto di fronte a un dilemma. Proseguire con la forza nell’avanzata a sud avrebbe consentito al Giappone di ottenere le risorse vitali di cui abbisognava e di piegare la resistenza cinese; d’altra parte, avrebbe comportato con ogni probabilità una guerra con Stati Uniti e Gran Bretagna. In alternativa, trattando con Washington si sarebbe potuto scongiurare un allargamento del conflitto e trovare un accordo sulla Cina, ma restava da vedere se le condizioni statunitensi sarebbero state accettabili. In ogni caso una decisione andava presa rapidamente: con l’assottigliarsi delle scorte di carburante l’opzione militare sarebbe diventata impraticabile e questo avrebbe privato il paese anche del suo potere negoziale. Il 31 luglio il capo di Stato maggiore della marina Nagano Osami (1880-1947) riferì all’imperatore che se una guerra con gli Stati Uniti era inevitabile sarebbe stato meglio iniziarla subito, pur mancando la certezza della vittoria”” (pag 403-404)”,”JAPx-091″ “REVELLI Marco”,”Lavorare in Fiat. Da Valletta ad Agnelli a Romiti. Operai Sindacati Robot.”,”Marco REVELLI (Cuneo 1947) vive a Torino dove lavora presso il Dipartimento di studi politici dell’ Università. E’ autore di numerosi studi di storia del pensiero politico e di sociologia. In particolare si è occupato della ‘nuova destra’ e dell’ ideologia conservatrice del Novecento.”,”MITT-064″ “REVELLI Nuto”,”L’ ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale.”,”REVELLI Nuto è nato nel 1919 a Cuneo. Ufficiale degli alpini ha vissuto la trageda della campagna di Russia e della ritirata. “”Direte che i nostri ufficiali dovrebbero convivere al rancio della truppa, almeno, per essere ligi alla disposizione data dal Ministro Scuero e riprodotta a caratteri cubitali sul giornale. Sì, hanno avuto in distribuzione una gavetta, ma in possesso di quella è cosa ben diversa mangiargli dentro il rancio della truppa. Son cose che si dicono ma in realtà hanno ben altra pratica attuazione! (…)””. (pag 262) “”Sono giorni che camminiamo in questa maledetta Russia e non abbiamo più visto un fiume, non parliamo di fontane solamente qualche pozzo con certa acqua e sempre ricordiamo le nostre belle sorgenti. Una cosa mi piacerebbe sapere cosa abbia fatto quel dittatore di Stalin per il suo popolo, tutto ove si passa più che miseria e catapecchie non ò visto, la terra non è lavorata in maniera che non si trova niente. Si vede proprio che in tutto il suo periodo di comando non ha fatto che lavorare per questa maledetta guerra. Tutti vogliono fare la storia, ma la storia rimane, però la gioventù se ne va ed il mondo rimarrà deserto, meglio così, speriamo che le bestie prenderanno loro la supremazia perché almeno tra di esse si comprendono, cosa che con tutta la intelligenza del 1942 non riesce, e si crea la rovina. (…)””. (pag 381-382)”,”QMIS-104″ “REVELLI Carlo; collaborazione di Giulia VISENTIN”,”Il catalogo.”,”Hans Sachs: “”Dovete ammettere che conosco bene le regole e che mi sono dato da fare perché i soci le osservassero. Eppure riterrei saggio che una volta all’anno si verificasse se nell’indolente carreggiata dell’abitudine le regole stesse non perdano la propria energia e la propria vitalità!”” (testo musicato da Richard Wagner, I maestri cantori di Norimberga) (in Carlo Revelli, Il catalogo,”,”ARCx-034″ “REVELLI Nuto, a cura di Michele CALANDRI”,”Le due guerre. Guerra fascista e guerra partigiana.”,”REVELLI Nuto, (Cuneo 1919), ha pubblicato con Einaudi: ‘La guerra dei poveri’ (1962) ‘Il mondo dei vinti’ (1977) e altri.”,”ITAR-165″ “REVELLI Marco”,”Le due destre. Le derive politiche del postfordismo.”,”Marco REVELLI insegna alla facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ITAP-196″ “REVELLI Franco”,”I rapporti tra l’Ansaldo e la Russia dalla fine dell’Ottocento alla rivoluzione.”,”””Le trattative durante la guerra erano state condotte direttamente dai Perrone con gli addetti militari russi presenti a Roma; la collaborazione con Bollati aveva perciò perso ogni significato ed era stata interrotta agli inizi del 1916 con grande disappunto di quest’ultimo. A Pietrogrado, poco tempo dopo venne inviato come rappresentante ufficiale Giovanni Sperandeo, responsabile della collaborazione in atto tra i cantieri Fiat-San Giorgio, acquistati dall’Ansaldo, e i cantieri navali Nikolaeff del Mar Nero (41). L’incarico a Sperandeo fu dettato dalla volontà dei Perrone di mantenere buoni rapporti con i russi bianchi ed iniziare trattative che avrebbero consentito, da un lato, la vendita, una volta concluso il conflitto, dell’artiglieria rimasta invenduta e, dall’altro, l’acquisizione delle concessioni relative agli ampi bacini minerari presenti nelle zone controllate dalle forze controrivoluzionarie guidate da Denikin (42). … finire (pag 76-77)”,”ECOG-092″ “REVELLI Nuto”,”La guerra dei poveri.”,”Libro dedicato a Livio Bianco Disastro su fronte russo. “”Arriviamo ad un posto di blocco. Il generale Martinat ha fatto arrestare tutte le colonne, vuole avanti solo la Tridentina. Come sempre, alle nostre spalle, una massa immensa, decine di migliaia di sbandati, preme per passare: italiani, ungheresi, tedeschi. I tedeschi sono i più prepotenti. Un caporale che guida una colonna di slette urla «Ich Kommandant» e tira avanti. Il generale Martinat si aggrappa alle briglie degli stalloni, li trattiene per un attimo, sta per essere sopraffatto. Un nostro fucile mitragliatore, ben imbracciato; riordina la gerarchia fra gli alleati”” (pag 70) Partigiano e scrittore italiano (Cuneo 1919 – ivi 2004). Ufficiale degli alpini, nel 1941 combattè sul fronte russo nella divisione Tridentina. Dopo la proclamazione dell’armistizio (8 sett. 1943), fu tra i promotori del movimento partigiano nel cuneese, militando nelle file delle brigate Giustizia e Libertà. Ha narrato tali sue esperienze in Mai tardi. Diario di un alpino in Russia (1946) e La guerra dei poveri (1962). Alla stessa vocazione di cronista intelligente e sensibile appartengono i libri che testimoniano la sua conoscenza del mondo contadino: Il mondo dei vinti (1977); L’anello forte (1985). La storia, con i suoi personaggi spesso vinti dalle avversità, torna protagonista nei romanzi successivi: Il disperso di Marburg (1994); Il prete giusto (1998), che racconta la vicenda di un sacerdote abbandonato dalla gerarchie ecclesiastiche; Le due guerre (2003), che ripercorre i 25 anni dal fascismo a dopo la Liberazione. (Trec)”,”ITAR-006-FSD” “REVELLI Nuto”,”L’ ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale.”,”Partigiano e scrittore italiano (Cuneo 1919 – ivi 2004). Ufficiale degli alpini, nel 1941 combattè sul fronte russo nella divisione Tridentina. Dopo la proclamazione dell’armistizio (8 sett. 1943), fu tra i promotori del movimento partigiano nel cuneese, militando nelle file delle brigate Giustizia e Libertà. Ha narrato tali sue esperienze in Mai tardi. Diario di un alpino in Russia (1946) e La guerra dei poveri (1962). Alla stessa vocazione di cronista intelligente e sensibile appartengono i libri che testimoniano la sua conoscenza del mondo contadino: Il mondo dei vinti (1977); L’anello forte (1985). La storia, con i suoi personaggi spesso vinti dalle avversità, torna protagonista nei romanzi successivi: Il disperso di Marburg (1994); Il prete giusto (1998), che racconta la vicenda di un sacerdote abbandonato dalla gerarchie ecclesiastiche; Le due guerre (2003), che ripercorre i 25 anni dal fascismo a dopo la Liberazione. (Trec) “”Ora fa abbastanza freddo, l’inverno ha fatto come il gatto quando fa le fusa, prima pareva dormisse, ma di colpo il freddo si è fatto sentire rigido, la temperatura ora si aggira come sempre dai 18 ai 25 sotto zero. Passerà anche quest’inveno!…”” (p.m, 12 dicembre 1942)”,”QMIS-016-FSD” “REVELLI Nuto”,”La strada del davai.”,”””Quaranta testimonianze di soldati, quasi tutti cuneesi, quasi tutti appartenenti alla divisione alpina Cuneense. Mancano i liguri del I° alpini, mancano gli apuani del 2° alpini. Ma la guerra della mia gente è la guerra di tutti gli alpini, dei liguri e degli apuani della Cuneense, dei lombardi della Tridentina, dei veneti e degli abruzzesi della Julia”” (pag XV, prefazione) “”A Kiev avanziamo combattendo. Il maggiore Scerbokov è coraggioso e muore tra i primi”” (pag 55)”,”QMIS-017-FSD” “REVELLI Marco”,”Le due destre. Le derive politiche del postfordismo.”,”Marco Revelli insegna alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”TEOP-111-FL” “REVERDITO Pietro (Pedrìn), a cura di Vittorio RAPETTI”,”La giusta parte, 1933-1945. Percezioni dirette e testimonianze.”,”Isral, Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea di Alessandria”,”ITAR-039-FV” “REVIGLIO Franco”,”Per restare in Europa. Ridurre l’evasione e riformare la spesa pubblica.”,”Franco Reviglio insegna all’Università di Torino, dove dirige il Dipartimento di Scienze economiche r finanziarie Giuseppe Prato. É stato ministro delle Finanze e del Bilancio nei governi Cossiga e Amato, nonchè presidente dell’ENI. Ha al suo attivo, oltre a varie pubblicazioni specialistiche, i saggi Le chiavi del 2000 e Meno Stato più mercato.”,”ITAE-078-FL” “REVIGLIO Franco”,”Lo Stato imperfetto.”,”Franco Reviglio insegna all’Università di Torino, dove dirige il Dipartimento di Scienze economiche r finanziarie Giuseppe Prato. É stato ministro delle Finanze e del Bilancio nei governi Cossiga e Amato, nonchè presidente dell’ENI. Ha al suo attivo, oltre a varie pubblicazioni specialistiche, i saggi Le chiavi del 2000 e Meno Stato più mercato.”,”ITAE-115-FL” “REY Pierre Philippe”,”Les alliances de classes. “”Sur l’ articulation des modes de production”” suivi de “”matérialisme historique et luttes de classes””.”,”””Il problema della necessità dell’ imperialismo: la realizzazione del plusvalore in Rosa Luxemburg e la sua critica della teoria “”demografica”” di Otto Bauer””. (pag 139-) “”Da una parte, Otto Bauer constata la distruzione delle “”forme economiche”” delle colonie e l’ instaurazione del modo di produzione capitalistico in questi territori o anche l’ esodo dei produttori verso i “”territori capitalistici””; d’altra parte Rosa Luxemburg mostra che il capitalismo distrugge ancora i vecchi modi di produzione nelle metropoli (“”il processo energico della proletarizzazione dei ceti medi (…) aumenta senza sosta le riserve di manodopera disponibile””) e che questo ha per effetto un potente esodo della popolazione fuori dai territori metropolitani verso le colonie.”” (pag 150)”,”TEOC-311″ “REY Pierre-Philippe”,”Le alleanze di classe.”,”Contiene i capitoli: L’imperialismo in Lenin e in Marx (pag 138-150) Il problema della necessità dell’imperialismo: la realizzazione del plusvalore in Rosa Luxemburg e la sua critica della teoria “”demografica”” di Otto Bauer (pag 150-169) “”Marx stesso alla fine della sua vita poté osservare lo sviluppo contemporaneo del capitale finanziario nelle metropoli e di una “”sovrastruttura”” capitalista nelle colonie. Ambedue le cose si manifestano dapprima con un medesimo fenomeno tecnico: l’estensione a tutti i paesi del mondo di una rete ferroviaria, come Marx spiega in una lettera a Danielson del 10 aprile 1879: “”Le ferrovie sono sorte come “”coronamento dell’opera”” nei paesi in cui ‘l’industria moderna era più sviluppata’, l’Inghilterra, gli Stati Uniti, il Belgio, la Francia. (…) Esse sono servite da base a enormi società per azioni, stabilendo nello stesso tempo un nuovo punto di partenza per tutte le ‘altre specie’ di società per azioni, a cominciare dalle società bancarie. In sostanza esse hanno dato uno slancio, fino ad allora impensabile, alla ‘concentrazione’ del capitale e anche accelerato e sviluppato in grande misura l”attività cosmopolita’ del ‘prestito’, stringendo così il mondo in una rete di ruberie finanziarie e di indebitamento reciproco, forma capitalistica della “”fratellanza”” internazionale. (…)”” [Pierre-Philippe Rey, Le alleanze di classe, 1975] (pag 141-142)”,”TEOC-023-FPA” “REY Marie-Pierre consulenza storica, RODIER Denis, disegni”,”Lenin.”,”Marie-Pierre Rey ex allieva dell’Ecole Norma Supérieure, facoltà di storia, specializzazione in storia russa, è professoressa di storia russa e sovietica all’Università di Paris I Panthèon-Sorbonne. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli, tra cui il recente ‘La Russie face à l’Europe, d’Ivan le terrible à Vlademir Poutine’, con Flammarion.”,”LENS-293″ “REY Guido M. a cura; scritti di Guido M. REY Ornello VITALI Giovanna PEDULLA’ Antonello BIAGIOLI Claudio PICOZZA Sandro CLEMENTI”,”I conti economici dell’Italia. 3.1. Il conto risorse e impieghi (1891, 1911, 1938, 1951).”,”Contiene il saggio di Ornello VITALI ‘Gli impieghi del reddito negli anni 1891, 1938 e 1951′”,”STAT-005-FP” “REYBAUD Louis”,”Etudes sur les réformateurs ou socialistes modernes. Tome I. Saint-Simon, Charles Fourier, Robert Owen.”,”Saint-Simon sperimenta la vita. “”Questo studio fu il più costoso tra quelli che Saint-Simon aveva realizzato fino a quel momento. In balli, pranzi, serate che vedeva come una fonte feconda di esperienze, egli divora tutta la somma che gli rimaneva della sua liquidazione con M. de Roedern. Questo fu una sorta di tourbillon che durò dodici mesi. Calma al centro di questo turbinio, giudicando gli altri senza essere giudicato, provando tutte le cose, il male e il bene, il gioco, l’ orgia, l’ intrattenimento decoroso, la discussione elevata, per avere l’ esperienza di tutti i caratteri e di tutte le posizioni; gastronomo, dissipato, prodigo, ma per sistema piuttosto che per istinto, Saint-Simon visse in un anno cinquant’anni; egli si precipitò nella vita al posto di marciarvi, allo scopo di acquisire prima del tempo la scienza dell’ anziano; usò e abusò di tutto, per poter fare, un giorno, entrare tutto nei suoi calcoli; egli si inoculò le malattie del secolo, al fine di fissare più tardi la fisiologia completa. E’ una vita puramente sperimentale; giudicarla dal punto di vista ordinario sarebbe stato follia””. (pag 77)”,”SOCU-112″ “REYBAUD Louis”,”Etudes sur les réformateurs ou socialistes modernes. Tome II. La société et le socialisme, les communistes, les chartistes, les utilitaires, les humanitaires.”,”””Se Pierre Leroux vuole essere preso per uno scrittore serio, è tempo che esca dal cerchio delle sue esitazioni e delle sue mancanze di conseguenza. Egli pretende che con il comunismo si realizzerà la vera dottrina dell’ eguaglianza, e che questa realizzazione sarà il prodotto di un principio superiore. Che egli degna dunque far discendere sul nostro globo, questo principio meraviglioso; dice che è questo, che può fare del bene e può impedire il male. Se questo principio non è quello di Saint-Simon e di Fourier, che ammettono una ripartizione proporzionale; se non è quello di Owen e Babeuf che consacrano all’ eguaglianza assoluta; se non è né il sogno di Campanella né quello di Morelly, né la via conventuale degli esseni e dei moravi applicata al mondo profano, né la rivolta di Wycliff e di Münzer, né l’ estasi dei millenaristi, né la disciplina delle missioni del Paraguay, né il manifesto degli eguali, né il regime degli icariani, che si rivela, che si faccia conoscere; l’ attenzione, se non l’ entusiasmo, non gli mancherà.”” (pag 155)”,”SOCU-113″ “REYNAUD Paul”,”Memorie. I.”,”XXIII. La mia lunga battaglia per il Corpo corazzato De Gaulle. Il mio contro-progetto è respinto. De Gaulle e i suoi oppositori. (pag 377-397) “”Alle sue parole [di De Gaulle] sul «rabberciamento» di un sistema militare invecchiato e decadente che il Governo ci offriva, sotto la specie di un semplice prolungamento della durata del servizio militare, si sentiva in lui una rassegnata stanchezza al ricordo di ragionamenti fatti tante volte a personaggi che non volevano capire. Ma, una volta lanciato nella dimostrazione, parlando con voce di una dolcezza sorprendente in quel lungo corpo, imponeva la sua convinzione. Quando protendeva avanti il viso appuntito, allargando lentamente i due avambracci, lo si sentiva compenetrato da una evidenza irresistibile. Era impregnato delle parole di Amleto che egli aveva scritto in esergo al suo libro ‘Il filo della spada’: «Essere grandi vuol dire sostenere una grande battaglia». Questo Esercito pesante da guerra di trincea, mi disse De Gaulle, concepito per la situazione d’ante-guerra, allorché la Francia era sulla difensiva e con il potente alleato russo ad oriente, non corrisponde affatto alla situazione di una Francia circondata da popoli che sollecitano l’appoggio della sua forza contro un eventuale attacco dell’Esercito tedesco. Il nostro Esercito non ci permette nemmeno di far onore alla parola della Francia. Non abbiamo l’Esercito della nostra politica. Inoltre questo Esercito non ci permette nemmeno di proteggere il suolo nazionale. La linea Maginot? Il nemico avrebbe a disposizione 350 Km non protetti, ad occidente di questa linea fino al Mare del Nord, per penetrare in Francia attraverso il Belgio, sulla classica via delle invasioni, quella del rapido Berlino-Parigi. Il corpo corazzato che la Germania sta approntando darà il colpo di maglio, sfonderà il nostro fronte ed il grosso dell’Esercito seguirà. La nostra dottrina ufficiale ignora la rivoluzione apportata nell’arte della guerra dal motore a scoppio sulla terra e nell’aria. Queste parole mi colpivano tanto più in quanto risvegliavano in me il ricordo delle previsioni che avevo fatte dieci anni e cinque mesi prima, nella ‘Revue Hebdomadaire'”” (pag 378-379)”,”FRAP-121″ “REYNAUD Paul”,”Memorie. II.”,”””Non basta conoscere il passato, bisogna capirlo”” (Paul Claudel) (volume II) Dal libro di De-Gaulle ‘Il filo della spada’: «Essere grandi vuol dire sostenere una grande battaglia» (riprendendo Amleto di Shakespeare) (volume I) Pétain condanna l’alleanza della Francia con la Russia (pag 133-) De Gaulle pro riarmo della Francia. Scrive a Reynaud in una lettera ‘Armiamoci! (pag 160-) Foch 1919: ‘Non è una pace, è un armistizio’ L’esempio di Sparta. Richelieu e Proudhon. “”Un felice caso mi ha fatto leggere l’altro giorno in Tucidide – un Ateniese ed una delle menti più chiare dell’antichità – il patetico racconto della dichiarazione di guerra di Sparta ad Atene ventiquattro secoli or sono. Il popolo riunito a Sparta, ha appena udito le lagnanze dei Corinzi, protetti da Sparta, contro Atene e la risposta degli Ateniesi. Poi, congedati i Corinzi, il Re parla al suo popolo, ai suoi uomini «valorosi in guerra e saggi nei consigli», «educati troppo semplicemente per disprezzare le leggi ed abbastanza severamente per non disubbidirle», «abbastanza forti per non mostrare insolenza nel successo né debolezza nella disgrazia». Atene, gli dice loro, ha grandi ricchezze e, in guerra, le ricchezze contano più delle armi, perché permettono di comperarne. Ha una celebre cavalleria e specialmente una Flotta potente. Certo, armiamoci, ma negoziamo! Così parlò il Re. Ma regnava su uomini liberi. Uno dei «sindaci di palazzo» rileva l’insolenza degli Ateniesi che avevano ricordato che era il loro popolo, e soltanto il loro popolo, che aveva battuto i Persiani a Maratona ed a Salamina ed enumera le aggressioni di Atene contro Stati protetti da Sparta. Ma soprattutto è l’opinione generale a Sparta che, se non dà subito un colpo d’arresto a Atene, quest’ultima dominerà tutta la Grecia. E l’eroico coraggio degli Spartani li spinge così al combattimento. Al referendum sulla proposta del Re favorevole a negoziare con Atene, vincono coloro che sono contrari. E’ vero che il Re non aveva minacciato i suoi soggetti di abdicare. Ebbe luogo la guerra del Peloponneso. Infuriò dalla Sicilia all’Oriente, alla Francia, al Nord. Durò ventisette anni. Sparta vinse. Atene dovette distruggere la sua «lunga muraglia» e cambiare regime politico. Se è vero che Sparta non poté prendere il posto di Atene, poiché la gigantesca figura di Filippo il Macedone sorgeva al Nord, che coraggio, che costanza negli intenti in quel piccolo popolo! Che contrasto con il quadro che ho dovuto tracciare del nostro popolo che gode di tante scuole, di università, della televisione e che, qualche volta, è giudicato come il popolo più intelligente del mondo! (…) Se, purtroppo io credo, come Richelieu, alla leggerezza francese, non accetto l’ingiurioso giudizio di Proudhon: «Il Francese ama la farsa, l’esagerazione, la buffonata. Triste specie. Il Francese odia il serio, il profondo, il vero in sé. Tende ad abbassare, a diminuire, a rimpicciolire, a rendere volgari o meglio triviali le cose»”” (pag 447-449)”,”FRAP-122″ “REYNAUD Jean Daniel”,”Sindacati francesi. Dall’ anarcosindacalismo al governo delle sinistre.”,”J.D. Reynaud, nato nel 1926, titolare della cattedra di sociologia del lavoro al Conservatoire national des Arts et Métiers di Parigi ha insegnato alla Columbia University di New York, all’Università della California, a Los Angeles e a Santiago del Cile. È presidente dell’ Associazione internazionale per lo studio delle relazioni industriali Contiene il capitolo: ‘La formazione dei sindacati dei lavoratori dipendenti’ [I. La formazione della Cgt e l’ anarcosindacalismo, (pag 95-103); II. Le due Cgt. Maggioranza e minoranza – La scissione del 1921), pag 103-114 – La Confederazione francese dei lavoratori cristiani (Cftc), pag 115-122]”,”MFRx-393″ “REYNERI Emilio”,”Occupati e disoccupati in Italia.”,”Emilio Reyneri, insegna Sociologia economica nell’Università di Parma. Con il Mulino ha pubblicato: La catena migratoria, Doppio lavoro e città meridionale, Sociologia del mercato del lavoro.”,”CONx-019-FL” “REYNOLDS Ernest E.”,”Il processo di Tommaso Moro.”,”Solo dopo quattro secoli, da quel luglio 1535, la Chiesa cattolica lo ha proclamato santo. L’ Inquisizione spagnola aveva messo la sua Utopia all’ Indice…”,”UKIx-060″ “REZANOF A. (Colonel)”,”La Troisième Internationale Communiste. Le “”Komintern””.”,”REZANOF A. era procuratore della giustizia militare dell’ Armata russa imperiale. Traduzione del manoscritto russo illustrato da 11 fotografie. L’A dedica quest’opera ai delegati della Conferenza internazionale di Genova. Contiene foto del 2° congresso della 3° Internazionale a Mosca (Lenin e Zinoviev, Gorki) “”Dobbiamo rimarcare comunque che l’ adesione dei socialisti francesi alla 3° Internazionale è stata condizionata da nove clausole firmate a Mosca da Cachin e Frossard, delegati dei socialisti francesi””. (pag 83) “”I primi sommersi dalla propaganda bolscevica all’ estero sono stati: la Svezia e la Germania, che hanno dato mezzi all’ Internazionale di Mosca di stabilire delle relazioni con le masse operaie europee. L’ organizzazione bolscevica a Stoccolma è stata creata da Vatzlow Vorovsky durante il suo soggiorno in questa città in qualità di emigrato politico. Essendo uno dei capi più in vista della corrente bolscevica, Vorovskii è riuscito a stabilire delle relazioni strette con i socialisti di sinistra svedesi, che sono i partigiani politici dei bolscvichi russi. Quando Vorovsky divenne il rappresentante ufficiale del governo dei Soviet ed ebbe ricevuto delle somme importanti di denaro per la propaganda internazionale, ha versato la maggior parte di questi soldi ai bolscevichi svedesi, che hanno avuto, grazie a questo aiuto, i mezzi di allargare la loro attività e di fondare l’ organo del partito: ‘Folkes Blad Politiken’; quest’organo resta fino ad oggi l’ organo ufficiale del governo dei Soviets.”” Seguono notizie biografiche di Vorovsky (poi espulso dalla Svezia) e si citano alcuni nomi tra i suoi compagni: Stroem, Otto, Grimbund, Hikké, Begerson, Z. Hegluad, Touré Nermann e Allan Valenius, quest’ultimo mezzo svedese e mezzo finlandese.”,”INTT-226″ “RHEES Rush, a cura di D.Z. PHILLIPS”,”Wittgenstein’s On Certainty. There – Like Our Life.”,”Della certezza (titolo originale tedesco: Über Gewißheit) è un testo di filosofia di Ludwig Wittgenstein. Vi sono raccolti, in forma di brevi osservazioni numerate, pensieri che Wittgenstein elaborò nell’ultima parte della sua vita, tra la seconda metà del 1949 e il 27 aprile 1951 (egli morì il 29 aprile 1951).”,”FILx-162-FRR” “RHODES Richard”,”The Making of the Atomic Bomb.”,”RHODES ha vinto il Premio Pulitzer, il National Book Award e il National Book Critics Circle Award. “”Il fisico di Cambridge Harry Moseley, ucciso a Gallipoli nel 1915. Un suo estimatore disse che soltanto la sua morte fece della guerra un “”orrendo”” e “”irrimediabile”” crimine. (pag 162 didascalia foto 11) “”Fu probabilmente nel corso di questo pomeriggio che Oppenheimer rese nota una stima preparata a Los Alamos su quanti morti poteva causare l’ esplosione di una bomba atomica su una città. Arthur Compton ricorda il numero in 20 mila, un stima basata sull’ assunzione, dice, che gli abitanti della città avrebbero cercato un rifugio all’ inizio del raid aereo e prima del lancio della bomba””. (pag 648)”,”USAQ-031″ “RHODES Richard”,”L’ invenzione della bomba atomica. Gli scienziati, i militari e i politici che hanno realizzato l’impresa più ambiziosa e terribile della storia dell’umanità.”,”””L’ occasione immediata della fama mondiale era stata un’ eclissi di sole. Il 25 novembre 1915 Einstein aveva presentato all’ Accademia prussiana delle scienze a Berlino un saggio, Le equazioni di campo della gravità, in cui annunciava trionfante che “”finalmente la teoria generale della relatività è chiusa come struttura logica””. Quel saggio rimane la prima enunciazione completa della teoria generale; ed era una teoria suscettibile di prova. Spiegava certe misteriose anomalie dell’ orbita di Mercurio – era quella la previsione confermata che gli aveva dato la sensazione come di uno schiocco dentro di lui. La teoria generale prevedeva che la luce stellare, oltrepassando un corpo massiccio come il sole, sarebbe stata deflessa di un angolo doppio di quello previsto dalla teoria newtoniana. La grande guerra ritardò le misurazioni del valore einsteiniano, e la prima occasione postbellica fu offerta da un’ eclisse totale di sole (che avrebbe bloccatolo splendore dell’ astro, rendendo visibili le stelle al di là di esso) prevista per il 29 maggio 1919. Furono gli inglesi, non i tedeschi, a cogliere l’ occasione. L’ astronomo di Cambridge, Arthur Stanley Eddington guidò una spedizione all’ isola del Principe al largo della costa dell’ Africa occidentale; l’ osservatorio di Greenwich mandò un’ altra spedizione a Sobral, nell’ interno del Brasile, vicino alla costa settentrionale. Il 6 novembre una riunione congiunta della Royal Society e della Royal Astronomical Society alla Burlington House di Londra confermò, sotto il ritratto di Newton, lo stupefacente risultato: era giusto il valore einsteiniano, non quello newtoniano. “”E’ una delle più grandi conquiste di tutta la storia del pensiero umano””, disse J.J. Thomson ai degni personaggi presenti. “”Non è la scoperta di un’ isola, ma di un interno continente di nuove idee scientifiche””. Quella sì che era una notizia. Il “”Times”” titolò, in prima pagina, ‘Rivoluzione nella scienza’. La notizia si diffuse. Da quel momento, Einstein fu un uomo segnato.”” (pag 181-182)”,”SCIx-205″ “RHODES Peter BARRON Wolf”,”Il superpotere.”,”Gianni Agnelli negli Stati Uniti. “”Dal fondo della sala arrivò il primo quesito: “”Perché lei è così ottimista sulle società multinazionali quando ormai in America sono in molti a criticarle?””. Come inizio non c’era male. A porre la domanda era il professor Charles Levinson, autore del libro “”Capitale, inflazione e imprese multinazionali””. Risposta: “”Perché rifiuto il concetto che queste società appartengano alla categoria del “”rip out and rape””, cioè dell’ impresa-rapina””. Applausi, forti e convinti. “”Ci sono i sintomi di ripresa, in Italia?””. “”Caro Momigliano””, rispose l’ Avvocato che aveva riconosciuto l’ interlocutore, un italiano docente di economia, da anni in America, “”per ora non ce ne sono. Eppoi, dipende solo per il 50 per cento da noi; per il resto, dipende dalla situazione internazionale””. (pag 83-84)”,”ITAE-161″ “RHODES Anthony, edizione a cura di Victor MARGOLIN”,”La propagande dans la seconde guerre mondiale.”,”Titolo originale: ‘Propaganda – The Art of Persuasion, World war II’ (1976) Manifesto ‘America First’ dei partigiani dell’ isolazionismo (pag 237)”,”FOLx-026″ “RIALL Lucy”,”Garibaldi. L’invenzione di un eroe.”,”RIALL L. è professore di storia al Birkbeck College, Università di Londra. Ha studiato presso la LSE e la Cambridge University. Ha pubblicato in italiano ‘Il Risorgimento. Storia e interpretazioni’ e ‘La Sicilia e l’unificazione italiana’.”,”ITAB-251″ “RIALL Lucy, edizione italiana a cura di David SCAFFEI”,”Il Risorgimento. Storia e interpretazioni. (Tit.orig.: The Italian Risorgimento)”,”RIALL Lucy è professore di storia al Birkbeck College, Università di Londra. Ha studiato alla LSE e alal Cambridge University. Ha scritto: ‘La Sicilia e l’unificazione italiana’ (2004) e ‘Garibaldi, l’invenzione di un eroe’ (2007).”,”ITAB-254″ “RIALL Lucy”,”La rivolta. Bronte 1860.”,”Lucy Riall insegna Storia all’Istituto Universitario Europeo di Firenze e al Birkbeck College dell’Università di Londra. Bibliografia di Lucy Riall: ‘Garibaldi. L’invenzione di un eroe. Agosto 1860. I contadini di Bronte sperano nella rivoluzione invocata dai Mille e si ribellano contro il latifondo. Ma l’esercito di Garibaldi spara. “”Bronte non è solo il luogo fisico dove si spezza un certo sogno unitario. E’ anche il luogo simbolo del tradimento delle plebi meridionali da parte di troppi poteri: la Chiesa, i Borboni, i garibaldini pressati dalla Gran Bretagna, i Savoia, lo Stato Italiano”” (Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella, Corriere della Sera) (4° di copertina) “”Per quanti però possono essere i dubbi sul reale andamento degli eventi, tutta la documentazione di cui disponiamo dimostra l’esistenza di lotte intestine. Il fatto che le convinzioni politiche non fossero il principale fattore di divisione, che tutti dichiarassero il proprio sostegno al nuovo regime insediatosi a Palermo, e che sia i «ducali» sia i «comunisti» fossero liberali che proclamavano la fine della monarchia borbonica in Sicilia testimonia che all’interno della società brontese erano in atto manovre di vario tipo per prendere il controllo della situazione”” (pag 134-135)”,”ITAB-349″ “RIALL Lucy”,”Garibaldi. L’invenzione di un eroe.”,”Lucy Riall è professore di Storia al Birkbeck College, Università di Londra. Ha compiuto i propri studi presso la London School of Economics e la Cambridge University. La vita di Giuseppe Garibaldi (1807-1882) si estende su un arco di tempo che abbraccia gli eventi fondamentali del diciannovesimo secolo. Era nato a Nizza. Divenne un seguace di Giuseppe Mazzini e aderì al nazionalismo repubblicano.”,”BIOx-072-FL” “RIASANOVSKY Nicholas V.”,”The Image of Peter the Great in Russian History and Thought.”,”In this scholar study, the author examines the way in which Peter the Great has been perceived over the years by artists, writers, intellectuals, and other historians, and what his image has meant to Russian culture during various historical periods since Pter’s death in 1725. Preface, note, Image, Conclusion, Bibliography, Index,”,”RUSx-024-FL” “RIASANOVSKY Nicholas V., a cura di Sergio ROMANO”,”Storia della Russia. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Nicholas V. Riasanovsky è stato professore di storia europea alla University of California di Berkeley ed è autore di numerosi studi sulla storia politica e sociale russa. Ha esercitato la sua attività in tutti i maggiori centri studi slavi tra cui Mosca, Pietroburgo, Helsinki e Londra.”,”RUSx-049-FL” “RIAZANOV David B. (RJAZANOV)”,”Marx and Anglo-Russian Relations and other writings.”,”Brian PEARCE è un traduttore dal russo e uno storico della Russia sovietica. Questo lavoro di RIAZANOV fu pubblicato per la prima volta nel 1918 dal Soviet dei lavoratori e dei soldati di Pietrogrado. Appendice W. Liebknecht (pag 205) “”L’ Europeizzazione della Russia sotto l’ influenza del commercio con la Gran Bretagna””. “”Questo antagonismo tra Inghilterra e Spagna determinò l’ intera politica estera dell’ Inghilterra elisabettiana. Sarebbe stato molto incauto creare nuovi nemici alla vigilia dell’ Armada, specialmente quando le relazioni commerciali tra Russia e Inghilterra attraverso il mar Baltico (“”White Sea””) avevano fortemente accresciuto il risentimento tra le potenze del Baltico””. (pag 89) Appendice di Brian PEARCE: sulla questione orientale, la politica estera russa, la slavofilia, Liebknecht, Marx Engels e Urquhart. “”L’ opuscolo di Wilhelm Liebknecht citato da Riazanov (Zur orientalischen Frage, oder: Soll Europa Kosackish werden?, 1878) andò molto lontano verso l’ Urquhartismo. Egli inquadrò lo scontento dei cristiani in Turchia come “”al 99% una menzogna russa”” e il rimanente “”un per cento una macchinazione russa””, e andò oltre: “”Ma le nazionalità oppresse, l’ amore per la libertà degli slavi del Sud! Bah! Vischio per pettirossi!…””.”” (pag 205)”,”RJAx-004″ “RIAZANOV D.”,”Marx ed Engels.”,”””Marx stesso, benché non fosse per niente legato spiritualmente all’ ambiente ebraico, s’ interessò molto in gioventù della questione ebraica. Era in relazione con la comunità ebraica di Treviri. Gli ebre inviavano allora frequentemente delle petizioni per chiedere l’ abrogazione di varie misure vessatorie. A richiesta dei suoi parenti prossimi e della comunità di Treviri, Marx , che aveva allora ventiquattro anni, scrisse una di queste petizioni. Dunque Marx non disprezzava affatto i suoi antichi correligionari; s’ interessava alla questione ebraica e partecipava alla lotta per l’ emancipazione degli ebrei. Questo non gli impediva di distinguere nettamente fra gli ebrei poveri e i rappresentanti dell’ alta finanza, quantunque, a dire il vero, non vi fossero che pochi ebrei ricchi nella regione dove viveva Marx. L’ aristocrazia ebrea era allora concentrata ad Amburgo e a Francoforte. Treviri, dove Marx era nato e dove parecchi dei suoi antenati erano stati rabbini, si trova, come ho già detto, in Renania””. (pag 41)”,”MADS-374″ “RIAZANOV David”,”Marx et Engels. Conférences faites aux cours de marxisme prés l’ Academie socialiste en 1922.”,”Disfatta della rivoluzione (pag 85) La Nuova Gazzetta Renana. “”Marx ed Engels speravano di fare del loro giornale, che vede la luce a Colonia il 1° giugno 1848, un centro di riunione che raggruppante, nel corso della lotta rivoluzionaria, le future organizzazioni comuniste. Non bisogna credere che Marx ed Engels fossero entrati in quest’ organo della democrazia in qualità di democratici. Essi vi erano entrati in qualità di comunisti si consideravano come l’ estrema sinistra della democrazia. Essi non cesseranno di criticare nel modo più violento non solo gli errori del partito liberale tedesco, ma anche quelli della democrazia, tanto cne nei primi mesi, perderanno tutti i loro azionisti.”” (pag 89)”,”MAED-247″ “RIAZANOV D. ENGELS F. PLECHANOV G. LUXEMBURG R. LENIN N. LAFARGUE P. LIEBKNECHT W. MEHRING F. TIMIRYAZEV K. LESSNER F. MARX E MARX K.., a cura di Antonio D’AMBROSIO e Luigi CECCHINI”,”Carlo Marx. Uomo – pensatore – rivoluzionario.”,”Aristocrazia operaia. “”Dobbiamo ricordare inoltre alcune espressioni caratteristiche di Marx, contenute nella sua corrispondenza con Engels. Per esempio, riferendosi al movimento della classe operaia inglese, Marx afferma che, essendo l’ industria in fiorenti condizioni, si stanno facendo tentativi per “”comperare i lavoratori””, per distrarli dalla lotta, e che, in linea generale, il lungo periodo di prosperità “”ha demoralizzato gli operai””, talchè i lavoratori inglesi stanno assumendo un carattere borghese. Egli dice: “”Sembrerebbe che il fine ultimo propostosi dalla borghesia di tutti i paesi sia di creare, accanto alla borghesia vera e propria, un’ aristocrazia borghese e un proletariato borghese””. E ancora egli afferma che “”l’ energia rivoluzionaria”” del proletariato inglese è svanita, aggiungendo che bisognerà aspettare un bel po’ di tempo “”prima che i lavoratori inglesi si possano liberare del contagio borghese””, che il movimento britannico “”manca dell’ ardore dei vecchi cartisti””, che “”Holyoake, il capo della classe operaia, non è che “”un intermediario fra la borghesia radicale e i lavoratori.”” In data 11 agosto 1881, Engels scrive a Marx: “”Il lavoratore inglese non procederà oltre, per ora; la sua condotta deve essere mutata dalla crisi del monopolio industriale””.”” (pag 105-106, Lenin, Il marxismo)”,”MADS-388″ “RIAZANOV D.B.”,”Marx and Anglo-Russian Relations and other writings.”,”Brian PEARCE è traduttore dal russo e storico della Russia sovietica. Lavoro di Riazanov pubblicato originariamente nel 1918 dal Soviet di Pietrogrado degli operai e dei deputati dell’Armata Rossa.”,”RJAx-009″ “RIAZANOV David”,”Karl Marx and Friedrich Engels. An Introduction to Their Lives and Work.”,”RIAZANOV David “”Very soon, however, differences began to spring up. The controversy came to a head on the following question: Even at the beginning of 1850, Marx and Engels thought that it would not be long ere the revolution would be resuscitated. It was precisely at his time that two famous circulars were released by the Communist League. Lenin, who knew them by heart, used to delight in quoting them. In these circulars – and they can only be understood if we recall the errors made by Marx and Engels during the Revolution of 1848 – we find that besides mercilessly criticising bourgeois liberalism, we must also attack the democratic elements. We must muster all our strength to create a workingmen’s party in opposition to the democratic organisation. The democrats must be lashed and flayed. If they demand a ten-hour workday, we should demand an eight-hour day. I f they demand expropriation of large estates with just compensation, then we must demand confiscation without compensation. We must use every possible means to goad on the revolution, to make it permanent, and not to let it lapse into desuetude. We cannot afford to be satisfied with the immediate conquests. Each bit of conquered territory must serve as a step for further conquests. Every attempt to declare the revolution consummated is treason to its cause. We must exert our strength, to the last bit, to undermine and destroy the social and political fabric in which we live, until the last vestiges of the old class antagonisms are eradicated forever. Differences of opinion arose about the evaluation of the existing conditions. In contradistinction to his opponents, the most important among whom were Schapper and Willich, Marx, true to his method, insisted that every political revolution was the effect of definite economic causes, of a certain economic revolution. The Revolution of 1848 was preceded by the economic crisis of 1847 which had held all of Europe, except the Far East, in its grip. Having studied in London the prevailing economic conditions, the state of the world market, Marx came to the conclusion that the new situation was not favourable to a revolutionary eruption, and that the absence of the new revolutionary upheaval, which he and his friends had been anticipating, might be explained otherwise than by the lack of revolutionary initiative and revolutionary energy on the part of the revolutionists. On the basis of his detailed analysis of the existing conditions, he reached the conclusion, at the end of 1850, that in the face of such economic efflorescence any attempt to force a revolution, to induce an uprising, was doomed to fruitless defeat. And conditions were the particularly conducive to the development of European capital. Fabulously rich gold mines were discovered in California and in Australia; vast hosts of workers rushed into these countries. The deluge of European emigration started in 1848 and reached tremendous proportions in 1850. Thus, a study of economic conditions brought Marx to the conviction that the revolutionary wave was receding and that there would be no renewal of the revolutionary movement until another economic crisis arose and created more favourable conditions. Some of the members of the Communist league did not subscribe to these views”” [David Riazanov, Karl Marx and Friedrich Engels. An Introduction to Their Lives and Work, Monthly Review Press, 1973] (pag 99-101)”,”RJAx-014″ “RIAZANOV David Borisovic”,”Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa (Ricerche critiche). (1909)”,”Saggio compreso in: ‘Karl Marx, Die Geschichte der Geheimdiplomatie des 18. Jahrhunderts. Herausgegeben von Ulf Wolter mit Kommentaren von Bernd Rabehl und D.B. Rjasanov’ “”Quando Karl Vogt nei suoi ‘Studi sulla situazione presente dell’Europa’ sosteneva: “”Con l’Austria l’Inghilterra non ha mai potuto andare d’accordo per molto tempo””, Marx gli rispondeva: “”Davvero! La lotta comune dell’Inghilterra e dell’Austria contro Luigi XIV dura, con brevi interruzioni, dal 1689 al 1713, cioè quasi un quarto di secolo. Nella guerra di successione austriaca l’Inghilterra combatte per quasi sei anni al fianco dell’Austria contro la Prussia e la Francia. Solo nella guerra dei Sette Anni l’Inghilterra si allea alla Prussia contro l’Austria e la Francia, ma già nel 1760 Lord Bute (1) pianta in asso Federico il Grande per fare alternativamente al ministro russo Golitsyn e al ministro austriaco Kaunitz delle proposte per la “”spartizione della Prussia. (…) L’Inghilterra protestante prova antipatia per l’Austria cattolica, l’Inghilterra liberale prova antipatia per l’Austria conservatrice, l’Inghilterra liberoscambista prova antipatia per l’Austria protezionista, l’Inghilterra finanziariamente solida prova antipatia per l’Austria bancarottiera. Ma l’elemento patetico è sempre rimasto estraneo alla storia inglese (2)””. Ma gli stessi interessi materiali che legavano l’Inghilterra all’Austria, la legavano anche alla Russia.”” (pag 163-164) [David Borisovic Riazanov, Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa (Ricerche critiche). (1909)] [(in) ‘Karl Marx, Storia diplomatica del 18° secolo’, 1978] [(1) Primo ministro di Giorgio III d’Inghilterra; (2) K. Marx, Herr Vogt, London, 1960, p. 71, trad. it. ‘Il Signor Vogt, Roma, 1970, pp. 100-101] Riazanov vede una dissonanza tra Marx ed Engels sulle valutazioni relative alla diplomazia russa e la sua evoluzione interna nel XVIII e XIX secolo (Ciò che Marx non ha visto secondo Riazanov) “”Il fatto che Marx ancora nella sua polemica con Vogt citi il suo lavoro sui rapporti diplomatici tra Russia e Inghilterra nel XVIII secolo e riprenda le più importanti delle sue conclusioni, dimostra che egli, all’inizio degli anni Sessanta, era rimasto ancora fermo alla sua concezione precedente. Lo sviluppo interno delle Russia da Pietro I ad Alessandro II rimase fuori del suo campo d’indagine. Egli non notò l’evoluzione compiuta dall’assolutismo russo durante questo periodo e sottovalutò lo sviluppo economico della Russia e il suo stretto legame con quello inglese. Egli non vide il fatto che la Russia nel XVI e XVII secolo costituiva una delle più importanti colonie dell’Inghilterra capitalistica, che nel XVIII secolo la fioritura dell’industria di costruzioni navali in Inghilterra e conseguentemente anche la sua egemonia commerciale durante tutto il periodo delle manifatture si basava sulle esportazioni dalla Russia, che ancora negli anni Sessanta del XIX secolo la Russia era il Paese che approvvigionava la grande industria inglese di materie prime e di pane gli iloti di questa industria. Non vide, in una parola, che l’assoggettamento e lo sfruttamento delle classi borghesi delle diverse nazioni europee ad opera del despota del mercato mondiale – l’Inghilterra – era possibile, fra l’altro, solo grazie all’aiuto dei despoti della Russia (). L’assolutismo russo rimase sempre per lui qualcosa di immodificabile. In ‘Herr Vogt’ (1860) egli scriveva ancora: “”L’emancipazione dei servi mira semplicemente alla piena realizzazione dell’autocrazia con l’abbattimento delle barriere che il grande autocrate ha trovato finora nei molti piccoli autocrati della nobiltà russa, il cui potere si fonda sulla servitù della gleba, e nelle comunità contadine autonome, il cui fondamento materiale, la proprietà comune, deve essere distrutta da questa cosiddetta emancipazione””. L’assolutismo russo potrebbe così portare avanti la sua politica aggressiva. Non solo. “”La emancipazione dei servi nelle intenzioni del governo russo centuplicherebbe del resto la spinta aggressiva della Russia”” (38). Già allora Engels esprimeva una concezione diversa – e nelle parole di Marx io vedo una polemica nascosta contro di lui. Nel suo opuscolo ‘Savoia, Nizza e Reno’ (1860), Engels scriveva: “”Intanto abbiamo trovato un alleato nei servi della gleba russi. La lotta che ormai è scoppiata in Russia tra la classe dominante e quella dominata della popolazione rurale, mina già fin d’ora l’intero sistema della politica estera russa. Soltanto finché la Russia non aveva nessuno sviluppo politico interno, questo sistema era possibile. Ma questo tempo è passato. Lo sviluppo agricolo e industriale incrementato in tutte le maniere dal governo e dalla nobiltà è cresciuto a un tal grado che non sopporta più le condizioni sociali esistenti. La loro rimozione è da una parte una necessità e dall’altra è cosa impossibile senza un cambiamento violento. Con la Russia che è esistita da Pietro il Grande fino a Nicola cadrà anche la politica estera di questa Russia”” (39). Ed Engels aveva ragione. Già allora egli indicava del tutto a ragione che il motivo fondamentale della egemonia europea della Russia consisteva nel principio ispiratore di tutta la politica estera di Caterina II – che la Russia faceva tutto il possibile perché le altre Potenze europee si dilaniassero e si indebolissero tra di loro. E per quanto riguardava la base di questa potenza – la immodificabilità e la stabilità della politica estera russa – egli indicava anche qual era la forza che avrebbe potuto minarla: lo sviluppo politico interno del Paese. Già la rivolta dei Decabristi apparve come un presagio di sventura. E la crescita continua del movimento rivoluzionario in Russia rivelava sempre più che la Russia stava perdendo quella particolarità che, ancora nel 1848, le aveva permesso di guardare dall’alto in basso, con sovrano disprezzo, al “”marcio Occidente””. (…) La politica estera dello zarismo, che con l’immodificabilità aveva perso uno dei suoi tratti principali, andava così un passo dopo l’altro verso la bancarotta, ‘in conseguenza di questa contraddizione interna’. La rapacità dell’assolutismo russo era rimasta la stessa, ma mancava adesso la forza per soddisfarla”” [David Borisovic Riazanov, Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa (Ricerche critiche). (1909)] [(in) ‘Karl Marx, Storia diplomatica del 18° secolo’, 1978] [() Con tutto ciò egli stesso, nello scritto ‘Sulla critica ecc.’, aveva indicato: “”che il denaro sia una merce, i russi l’hanno capito da bel principio, come è dimostrato non soltanto dall’importazione inglese di grano dal 1838 al 1842, ma anche da tutta la storia del loro commercio”” (K. Marx, Per la critica dell’economia politica’, trad. it., Roma, 1957, p. 159); (38) K. Marx, Il Signor Vogt, cit, p. 105; (39) F. Engels, Savoia, Nizza e Reno, trad. it. in Marx-Engels, Sul Risorgimento italiano, Roma, 1959, pp. 471-472] (pag 173-175)”,”RJAx-015″ “RIAZANOV David B., a cura di Brian PEARCE”,”Marx and Anglo-Russian Relations and other Writings.”,”Brian Pearce is a translator from Russian and a historian of Soviet Russia. Riazanov was born in Odessa in 1870 as David Borisovich Goldendakh. Foreword Al Richardson, Preface, General introduction Brian Pearce, Appendix, foto, Notes, Index,”,”RJAx-001-FL” “RIAZANOV D.”,”Karl Marx and Friedrich Engels.”,”””U. Steklov, in his book on Marx, gives a similar account of the origin of the Communist League. “”While living in Paris, Marx was keeping in personal touch with the leaders of the League of the Just which consisted of German political emigrants and artisans. He did not join this League because its programme was too greatly coloured with an idealistic and conspiratory spirit which could not appeal to Marx. The rank and file of the League, however, gradually came to a position approaching that of Marx and Engels. The latter through personal and written contact, as well as through the press, influenced the political views of the members of the League. On some occasions the two friends transmitted their views to their correspondents through printed circulars. After the breach with the rebel Weitling, after the systematically ‘severe criticism of the useless theoreticians’, the soil was fully prepared for Marx and Engels to join the League. At the first congress of the League, which had now assumed the name of the Communist League, Engels and Wilhelm Wolff were present; at the second convention, at the end of November, 1847, Marx, too, was present. The convention, after having heard Marx’s address in which he expounded the new socialist philosophy, commissioned him and Engels to prepare the programme of the League. This was how the famous ‘Communist Manifesto’ came to be written””. Steklov has only related what Marx had written, while Mehring has repeated what Engels had told us. And one cannot but believe Engels, for who is more qualified to relate the history of an enterprise than the person who himself took part in it? Still a critical attitude must be preserved even where Engels is concerned, particularly since in his article he described affairs that had occurred forty years before. After such a considerable interval of time it is rather easy to forget things, particularly if one writes under entirely different circumstances and in a wholly different mood. We have at our disposal other facts which do not at all tally with the above account. Marx and Engels were not at all the pure theoreticians that Steklov, for instance, makes them out to be. On the contrary, as soon as Marx had come to the view that any necessary and radical change in the existing social order had to be wholly dependent upon the working class – the proletariat – which in the very conditions of its life was finding all the stimuli, all the impulses that were forcing it into opposition to this system – as soon as Marx was convinced of this, he forthwith went into the midst of the workers; he and Engels tried to penetrate all places, all organisations, where the workers had already been subjected to other influences. Such organisations were already then in existence”” (pag 64-65) Biografia. Jurij Michajlovic Steklov Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jurij Michajlovic Steklov, pseudonimo di J. Moiseevic Nakamkis (Odessa, 27 agosto 1873 – Odessa, 15 settembre 1941), è stato un rivoluzionario, storico e giornalista russo. Biografia Ancora studente del ginnasio di Odessa, formatosi sul romanzo Che fare? di Cernycevskij, nel 1888 ebbe le sue prime esperienze di oppositore del regime zarista in un circolo di populisti. Nel 1891 entrò nell’Università di Kiev per studiarvi giurisprudenza, ma ne fu espulso sei mesi dopo. Nel 1890, la lettura degli scritti di Plechanov e di Aksel’rod, quella del Capitale di Marx e poi la conoscenza di Rjazanov, lo convinsero al marxismo. Membro del POSDR dal 1893, creò con pochi altri a Odessa un circolo clandestino socialdemocratico a cui aderirono marinai e artigiani. Il circolo fu scoperto dalla polizia il 28 gennaio 1894 e Steklov, dopo 18 mesi di di carcere, fu condannato all’esilio per 10 anni a Jakutsk, da dove riuscì a fuggire nel 1899 riparando all’estero. A Parigi si unì ai bolscevichi e collaborò alla « Zarja » (L’alba), rivista fondata da Lenin, ma successivamente, con Gurevic e Rjazanov fece parte del gruppo dissidente socialdemocratico Bor’ba (La lotta). Tornò in Russia nel 1905 per partecipare alla Rivoluzione e fu arrestato a Pietroburgo il 2 dicembre. Dopo sette mesi di carcere, fu riconosciuta l’illegittimità della sua detenzione e, liberato, si trasferì per un anno in Finlandia, da dove rientrava periodicamente a Pietroburgo per svolgervi propaganda rivoluzionaria e riprendere gli studi universitari, ma nel marzo del 1910 fu nuovamente arrestato, ottenendo di scegliere tra il confino per tre anni in Siberia o l’esilio all’estero per eguale periodo. Scelto l’esilio, Steklov andò a Parigi, entrando nuovamente nel Partito bolscevico, della cui scuola fu insegnante a Longjumeau, e collaborò ai giornali « Socialdemokrat », « Zvezda » (La stella), « Pravda » (La verità) e alla rivista « Prosvešcenie » (L’educazione). Tornato in Russia nel 1914, s’iscrisse ancora all’Università di Pietrogrado e nel 1916 poté finalmente conseguire la laurea. Con la Rivoluzione fu eletto membro del Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado e si separò dai bolscevichi assumendo posizioni di « difensismo rivoluzionario », ossia giustificando il conflitto come difesa della rivoluzione contro l’imperialismo germanico e dimostrandosi favorevole ad affidare al gruppo borghese del Comitato della Duma il governo del paese. In questo stesso periodo fu redattore della « Novaja Cizn » (Vita nuova) e delle « Izvestija » (Notizie), il giornale del Soviet a cui collaborò fino al 1925. Riavvicinatosi ai bolscevichi, partecipò alla Rivoluzione d’ottobre del 1917. Fu più volte delegato ai congressi del Partito comunista dell’Unione Sovietica e dal 1929 fu vicepresidente del Comitato scientifico del Comitato esecutivo centrale dell’URSS e si dedicò a studi storici, pubblicando numerosi lavori. Nel 1938 cadde vittima delle persecuzioni staliniane. Condannato a dieci anni di prigione, morì nel carcere di Odessa nel 1941. Fu riabilitato nel 1956. Scritti L’Internazionale. 1864-1914, 2 voll., 1918 Karl Marx. La vita e l’opera (1818-1883), 1918 I combattenti per il socialismo, 2 voll., 1923-1924 Bakunin. La vita e l’opera (1814-1876), 4 voll., 1920-1927 N. G. Cernycevskij. La vita e l’opera, 2 voll., 1928″,”RJAx-020″ “RIAZANOV David B. RABEHL Bernd MARX Karl”,”‘Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa’ (Riazanov) (studio critico); ‘La controversia all’interno del marxismo russo e sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia’ (Rabehl) (commento storico); ‘Storia diplomatica segreta del XVIII secolo’ (Marx).”,”I saggi di RJAZANOV (RJAZANOV) e RABEHL sono presi dal libro curato da Ulf WOLTER, ‘Der Geschichte der Geheimdiplomatie des 18. Jahrhunderts. Herausgegeben von Ulf Wolter mit Kommentaren von Bernd Rabehl und D.B. Rjasanov’, VERLAG OLLE & WOLTER, BERLIN, 1977.”,”RJAx-001-FGB” “RIAZANOV (RJAZANOV) David B., MARX Karl, RABEHL Bernd”,”Storia diplomatica segreta del XVIII secolo. Con uno studio critico di David B. Riazanov sulle origini del dispotismo russo e un commento storico di Bernd Rabehl.”,”I saggi di Riazanov e Rabehl sono presi dal libro curato da Ulf Wolter, ‘Der Geschichte der Geheimdiplomatie des 18. Jahrhunderts. Herausgegeben von Ulf Wolter mit Kommentaren von Bernd Rabehl und D.B. Rjasanov’, Verlag Olle & Wolter, Berlin, 1977 Il volume contiene i saggi: -RJAZANOV, Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa (pag 95-182) -RABEHL, La controversia all’interno del marxismo russo e sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia (pag 182-251) Lo studio di Marx della politica estera. Palmerston “”Ma Marx negli anni Cinquanta non si occupò soltanto dello studio del «cosmo borghese». Con non minore assiduità studiò i «misteri della politica internazionale». Londra non era solo il punto di osservazione più favorevole per lo studio dei rapporti economici del mercato mondiale, era anche, come l’Aia nel XVIII secolo, il luogo dove, più rapidamente che in qualsiasi altro, veniva registrato nei bollettini di borsa ogni cambiamento, anche minimo, che si verificasse sul terreno dei rapporti politici inernazionali – come in un barometro le minime variazioni della pressione atmosferica. Soltanto in Inghilterra era possibile in quel periodo un fenomeno come la formazione in tutto il Paese di un’intera serie di comitati (‘Foreign Affairs Committees’) che si dedicavano esclusivamente allo studio della politica estera, seguivano attentamente l’attività del ministero degli Esteri e sottoponevano ogni passo della sua politica alla critica più precisa (15). Non erano soltanto le inclinazioni personali di Marx a indurlo a «indagare sui misteri della politica internazionale e a sorvegliare gli ‘exploits’ diplomatici dei governi» (16). L’imperiosa necessità di un lavoro per guadgnarsi da vivere lo obbligò ad accettare il posto di redattore europeo della «New York Tribune», il primo giornale anglo-americano del tempo. Poiché l’attività di corrispondente in senso stretto del giornale era solo una parte del suo lavoro, fu condotto a una straordinaria dispersione dei suoi studi. E fra queste discipline – che a prima vista divergevano completamente una dall’altra – tra le quali doveva dividere, in maggiore o minor misura, il suo tempo e che lo allontanavano dai suoi studi principali di carattere economico, lo studio della storia dei rapporti diplomatici internazionali prese il primo posto. Abbiamo già visto sotto quale influenza Marx già prima del suo trasferimento a Londra era giunto alla convinzione che l’Inghilterra e la Russia erano ‘de facto’ alleate nella lotta contro la rivoluzione. Il soggiorno londinese rafforzò ancora di più la sua convinzione del carattere controrivoluzionario della politica di Palmerston, che la camarilla prussiana di quel tempo considerava come un agente della rivoluzione e i liberali prussiani come un campione del costituzionalismo e un difensore dell’idea nazionale allo stesso modo del terzo Napoleone. È perciò pienamente comprensibile che nel corso di 20 anni aveva instancabilmente denunciato gli intrighi della diplomazia russa, accusato Palmerston di servilismo verso la Russia e lodato con lo stesso zelo le benemerenze della dominazione turca sulla penisola balcanica. Furono d’altra parte quest’odio contro la Russia e la ferma opposizione nei confronti di Palmerston che portarono Urquhart ad avvicinarsi non soltanto all’emigrazione rivoluzionaria polacca e ungherese, ma anche a Marx. Non si può tuttavia dedurne che Marx fosse sotto l’esclusiva influenza di Urquhart. Ciò era impossibile se non altro perché i due partivano da punti di vista di principio del tutto diversi e i loro fini divergevano completamente. Marx non condivideva le tendenze turcofili di Urquhart, si faceva apertamente gioco di lui, come si può vedere dalla seguente caratterizzazione umoristica di questo ostinato originale che era altrettato affascinato dalla libertà turca che dai bagni turchi: «Questo signore di origine scozzese, pieno di riminiscenze medievali e patriarcali della sua patria, e con un’educazione moderna, inglese, civilizzata, dopo aver combattuto per tre anni in Grecia contro i turchi, arrivò nel paese di questi ultimi e lì si trasformò immediatamente in un loro fervente ammiratore. Il romantico uomo degli ‘Highlands’ si sentì a casa propria nelle gole montane del Pindo e dei Balcani. Le sue opere sulla Turchia, che del resto contengono molte informazioni preziose, possono essere riassunte in tre paradossi che suonano quasi alla lettera così: Primo, se il signor Urquhart non fosse stato suddito inglese, avrebbe voluto sicuramente essere turco; secondo, se non fosse stato un calvinista presbiteriano, non avrebbe voluto appartenere ad altra religione che all’Islam; terzo, Inghilterra e Turchia sono gli unici due paesi del mondo che godano dell’auto-amministrazione e della libertà civile e religiosa». ()”” [… ; () Karl Marx, ‘The Eastern Question’, London, 1897, pp. 24-25 (17)]”,”RJAx-002-FGB” “RIBAS Pedro”,”La Introducción del marxismo en España (1869-1939). Ensayo bibliografico.”,”Il libro colma una lacuna nella storiografia spagnola sul marxismo in Spagna. Con circa 1000 schede bibliografiche fornisce un’ informazione rigorosa sulle edizioni spagnole della letteratura marxista di autori non spagnoli dall’ epoca della 1° internazionale alla fine della guerra civile. L’A tratta anche dei paesi da cui proviene il marxismo ricevuto in Spagna (Germania, Francia, Italia, Russia). “”L’ edizione spagnola di maggiore diffusione durante il periodo studiato fu la Cenit, con traduzione di Wenceslao Roces. La introduzione di questo costituisce lo studio storico più documentato che finora sia apparso in Spagna sulla ‘Lega dei Comunisti’ e le origini del ‘Manifesto’. Nel libro si includono, in aggiunta, le “”note chiarificatrici”” di Riazanov e lo studio di Labriola””. (…) Roces era un uomo attento alle pubblicazioni dell’ Istituto Marx-Engels-Lenin, di Mosca. Fu questo istituto che intraprese, infine, il compito di una edizione critica delle opere di Marx ed Engels, la MEGA, cominciata a pubblicare nel 1927 e non terminata fino ad oggi.”” (pag 31-32)”,”MSPx-054″ “RIBBE Claude”,”Le Crime de Napoléon.”,” pag 193 La Guadalupa (in francese Guadeloupe) è un’isola delle Antille che, con le sue piccole vicine, costituisce un Dipartimento francese d’ Oltremare dal 1946 e una Regione francese d’Oltremare dal 1983. L’isola fu scoperta all’inizio di novembre del 1493 da Cristoforo Colombo, dopo una lunga traversata dell’Oceano Atlantico al termine della quale scoprì La Désirade, Marie-Galante e infine Kerikera, cui diede il nome di Guadalupa, dal nome di Santa Maria de Guadalupe, nella regione spagnola dell’Estremadura. Sull’isola abitavano i Caribi, appartenenti al gruppo amerindo dell’America Meridionale, i quali avevano cacciato la popolazione originaria degli Arawak. Gli Spagnoli non si interessarono però dell’arcipelago. Agli inizi del XVII secolo Belain de Esnambuc convinse Armand-Jean du Plessis de Richelieu dell’importanza di creare, sulla falsariga della Compagnia delle Indie Occidentali olandese, una società che sfruttasse le ricchezze di queste isole. Mentre egli si installava nella Martinica, nel 1635 il suo luogotenente de l’Olive e Duplessis d’Ossonville annessero Guadalupa e le isole vicine per ordine della privata “”Compagnie des Iles d’Amerique””: il 28 giugno del 1635 Guadalupa venne quindi occupata dai francesi e divenne una colonia. I primi coloni ebbero gravissime difficoltà per la fame e la guerra contro i Caribi, finché la Compagnia decise di porre in vendita l’arcipelago, di cui divenne proprietario Charles Houël (1650). Fu solamente nel 1674 che Guadalupa divenne una colonia della Corona francese, dipendendo amministrativamente dalla Martinica, un fatto che frenò in parte lo sviluppo e fu alla base della rivalità tra le due isole. Le numerose invasioni inglesi, soprattutto durante la guerra dei sette anni (1756-1763), e la presenza di pirati, che infestavano quei mari, non impedirono la crescita economica, favorita dall’indiscriminato sfruttamento degli schiavi neri rapiti in Africa, richiesti per le molte piantagioni di canna da zucchero e per le nuove piantagioni di cacao. Dopo un periodo di occupazione inglese ed una promessa cessione alla Svezia (Fondo della Guadalupa), le isole tornarono definitivamente in mano francese solo nel 1816. In quella data la tratta e il lavoro degli schiavi (che era stato autorizzato da Napoleone) furono proibiti dal parlamento francese su iniziativa di Victor Schoelcher e gli ex schiavi divennero cittadini francesi. Nel 1871 Guadalupa venne rappresentata per la prima volta nel parlamento francese con un proprio deputato. Tra la fine del secolo e gli inizi del ‘900 anche l’isola ebbe le sue prime organizzazioni di lavoratori ed ebbe i due primi deputati socialisti: L. e A. Boisneuf. L’arcipelago non rimase estraneo alle due guerre mondiali, che fecero numerose vittime. Guadalupa divenne un dipartimento francese. (Wikip)”,”FRAN-087″ “RIBBENTROP Joachim von”,”Fra Londra e Mosca. Ricordi e ultime annotazioni.”,”””L’Unione Sovietica si era accinta nell’autunno 1939 ad occupare gli stati baltici. Proprio quando arrivai per la mia seconda visita, vidi i ministri baltici abbandonare il Cremlino tutti pallidi in volto. Stalin aveva loro comunicato poco prima che le sue truppe ne avrebbero invaso i paesi. Il giorno della conclusione del nostro trattato d’amicizia e di frontiere, l’Unione Sovietica stipulò patti d’assistenza militare con l’Estonia, poi il 5 ottobre con la Lettonia e il 10 ottobre con la Lituania. In quei trattati politici, l’URSS si riservava il diritto di costruire nei detti paesi punti d’appoggio per la sua marina da guerra e artiglieria costiera, inoltre aeroporti per la sa aviazione e finalmente basi per le sue armate terrestri e aeree. Poche settimane dopo, la Russia ottenne con la sua guerra invernale con la Finlandia ulteriori acquisti territoriali. (…) Alla metà di giugno 1940 fu occupata dall’Unione Sovietica l’intera Lituania, anche la parte rientrante nella sfera d’interessi tedeschi, senza alcun preavviso al governo del Reich; poco dopo avvenne la medesima cosa in Lituania ed Estonia. Il 3, 5 e 6 agosto 1940, per decisione del Soviet supremo, Estonia, Lettonia e Lituania vennero finalmente incorporate quali repubbliche federali nell’Unione Sovietica. Le convenzioni economiche della Germania con quegli Stati, che, secondo le trattative a Mosca, non dovevano venir violate, furono unilateralmente abrogate dal governo sovietico. I tre Stati furono bolscevizzati e i regimi esistenti rigorosamente eliminati. Verso la fine della campagna di Francia, il 23 giugno 1940, arrivò un telegramma del nostro ambasciatore a Mosca, il quale informava che l’Unione Sovietica aveva intenzione nei prossimi giorni di occupare la provincia romena della Bessarabia. Allo stesso tempo giunse al Führer un grido d’aiuto dal Re di Romania, che a causa dell’ultimatum russo chiedeva consiglio. Hitler era rimasto allora molto colpito dalla rapida avanzata russa senza preventiva consultazione con noi; in adempimento ai nostri impegni con Mosca però egli consigliò il Re di Romania a non opporsi all’occupazione. Il governo romano accolse quindi la pretesa del governo sovietico, con la preghiera di concedere il tempo necessari e, ancora prima della sua scadenza, incominciò ad occupare parti della Bucovina e, proseguendo, l’intera Bessarabia fino al Danubio. Hitler rimase particolarmente sorpreso dal fatto che veniva occupata dai russi anche la Bucovina settentrionale, abitata prevalentemente da tedeschi e antico paese della Corona austriaca, senza alcuna intesa. Egli risentì questo passo di Stalin quale sintomo della pressione russa verso occidente. Ai primi dell’autunno 1940 il Führer ricevette notizie del crescente stazionamento di truppe sovietiche lungo il confine della Prussia orientale, in Polonia e in Bessarabia. Secondo le informazioni, soltanto dinanzi alla Prussia orientale dovevano essere attestate 22 divisioni sovietiche, inoltre forti ammassamenti di truppe anche nella Polonia orientale, e in Bessarabia 30 corpi d’armata. Finita la campagna dI Francia, Hitler per la di prima volta mi mise a parte di tali sintomi di uno spiegamento di forze, comunque straordinario, di fronte a uno Stato amico”” (pag 275-277)”,”QMIS-004-FGB” “RIBEIRO Darcy”,”Le americhe e la civiltà. Formazione e sviluppo ineguale dei popoli americani.”,”Darcy RIBEIRO, brasiliano, ha al suo attivo importanti studi sulla vita primitiva degli Indios. Rettore all’Univ di Brasilia, stretto collaboratore del Presidente GOULART, finì in carcere con il golpe che portò i militari al potere. Lasciato il suo paese, ha insegnato all’Istituto di studi internazionali di Santiago del Cile e oggi (1975) lavora in Perù. Tra le sue opere: -Il processo di civilizzazione (1968, tradotto da Feltrinelli, 1973) -Il dilemma dell’America Latina (1971, tradotto da Il Saggiatore, 1972) -Il Brasile e le emergenze.”,”AMLx-004″ “RIBEIRO Darcy”,”The Brazilian People. The Formation and Meaning of Brazil.”,”Darcy RIBEIRO (1922-1997) è stato un uomo di stato, politico, insegnante e antropologo, autore di opere di letteratura ed etnografia.”,”AMLx-037″ “RIBERI Lorenzo”,”Arthur Rosenberg. Democrazia e socialismo tra storia e politica.”,”Arthur ROSENBERG (1889-1943) autore di studi sulla Germania guglielmina e weimariana, di una ‘Storia del bolscevismo’ e di ‘Democrazia e socialismo’ ha aperto nuove prospettive di ricerca sulla Repubblica di Weimar. Il volume di RIBERI ne segue il percorso intellettualesingolare: dagli esordi come antichista su posizioni nazionaliste, all’ attività nel partito comunista tedesco e nel Comintern, fino agli studi di storia contemporanea come ‘socialista senza partito’. Lorenzo RIBERI è dottore di ricerca dell’ Università di Torino. Specialista di storia tedesca contemporanea, ha pubblicato saggi e curato il volume ‘La Germania allo specchio della storia. Storiografia, politica e società tra Otto e Novecento’ (MILANO, 1995).”,”MGEK-049″ “RIBOLDI Ezio”,”Vicende socialiste. Trent’anni di storia italiana nei ricordi di un deputato massimalista.”,”L’ ardire di Fabrizio Maffi. “”Altra figura degna fu quella dell’on. Maffi, che osò tutto contro la canea fascista. Dell’episodio di Pavia si occuparono i giornali del tempo, ma dalla tribuna della Camera Maffi dimostrò non minore coraggio che a Pavia. In una delle prime sedute del ’25, dopo il discorso di Mussolini del 3 gennaio, salito alla tribuna, incominciò col dire: “”La marcia su Roma, o signori, è stata veramente ‘marcia’ per l’Italia!””. E un’altra volta ancora: “”Il fascismo tutto ha perduto, fuorché il potere!””. Una gragnuola di pugni e calci da parte di duecento fascisti colpì il gruppetto di amici che lo circondava””. (pag 136) Conversazioni con Gramsci. (Dicembre 1930) “”E Stalin, come si regola in proposito? Segue la tradizione di Lenin? “”Bisogna tener presente che l’habitus mentale di Stalin è ben diverso da quello di Lenin. Lenin, essendo vissuto per molti anni all’estero, possedeva una visione internazionale dei problemi politico-sociali: cosa che non si può dire di Stalin, il quale è rimasto sempre in Russia conservando la mentalità nazionalista che si esprime nel culto dei “”grandi russi””… Anche nell’Internazionale Stalin è prima russo e poi comunista: bisogna stare attenti””. (pag 182) “”(…) Gramsci, rispettoso del regolamento carcerario, si asteneva dal far circolare fra i detenuti libri e riviste in suo possesso (…)”” (pag 182) L’ ardire di Fabrizio Maffi (pag 131) Conversazioni con Gramsci (pag 175)”,”MITS-325″ “RICARDO Davide”,”Principi dell’ economia politica e delle imposte. Con altri saggi sull’ agricoltura e la moneta.”,”””La scoperta dell’ America, non che delle ricche miniere di cui questa abbonda, ha esercitato un effetto assai considerevole sul prezzo naturale dei metalli preziosi. Molti presumono tali effetti sian tuttora operanti. E’ però probabile da tempo sia venuta meno l’ azione di tutti gli effetti prodotti sul valore dei metalli dalla scoperta dell’ America; se negli ultimi anni si è manifestata una qualche diminuzione di valore, questa va attribuita ai progressi realizzati dall’ industria mineraria””. (pag 52) “”Il lavoro ha un proprio prezzo naturale e un proprio prezzo di mercato, alla pari di tutte le altre cose che possono essere acquistate e vendute e la cui quantità può subire incrementi e diminuizioni. Prezzo naturale del lavoro è il prezzo occorrente a porre i lavoratori, nel loro complesso, in condizioni di sussistere e perpetuare, senza aumenti né diminuizioni, la loro progenie. (…) Il prezzo di mercato del lavoro è il prezzo, che effettivamente si paga per averlo in ragione del rapporto che si viene a stabilire tra offerta e domanda: il lavoro è caro quando è scarso; a buon mercato quando è abbondante. (…) (pag 59-60) “”Pur avendo esattamente chiarito la natura della ricchezza nei termini che ho più volte ricordato, Adam Smith, la chiarisce poi diversamente: “”un uomo è ricco o povero – egli dice – a seconda della quantità di lavoro che gli è possibile acquistare””. Tale definizione differisce sostanzialmente dall’ altra ed è certo inesatta (…)””. (pag 206)”,”ECOT-087″ “RICARDO David”,”Sui principi dell’economia politica e della tassazione.”,”””Nessuna alterazione nei salari potrebbe comunque produrre una qualsiasi alterazione nel valore relativo di queste merci. Infatti, supponendo che essi aumentino, non si richiederebbe alcuma maggiore quantità di lavoro in una di queste occupazioni. Il lavoro però si dovrebbe pagare a un prezzo più alto: le stesse ragioni che spingerebbero il cacciatore e il pescatore a cercare di aumentare il valore della selvaggina o del pesce, indurebbero il proprietario delle miniere ad aumentare il valore dell’oro. Poiché tale impulso agisce con la stessa forza in tutte e tre queste occupazioni, e la situazione delle persone che vi sono impiegate è la stessa sia prima che dopo l’aumento dei salari, il valore relativo della selvaggina, del pesce e dell’oro continuerebbe a rimanere invariato. I salari potrebbero aumentare del 20 per cento e i profitti potrebbero diminuire di conseguenza, in proporzione più o meno grande, senza determinare la minima alterazione nel valore relativo di queste merci””. (pag 20)”,”ECOT-186″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Principi di economia politica e dell’imposta.”,”Il contributo di James Mill. “”Nella sua ‘Autobiografia’ John Stuart Mill scrive che i ‘Principi’ di Ricardo “”non sarebbero mai stati pubblicati o scritti senza l’insistenza e il forte incoraggiamento di mio padre, perché Ricardo, il più modesto fra gli uomini, sebbene fermamente convinto della verità delle sue dottrine, si considerava così poco capace di far loro giustizia espandendole e illustrandole, da rifuggire dall’idea di renderle pubbliche”” (pag112, introduzione di Sraffa) “”Le imposte sui salari faranno aumentare i salari stessi e quindi diminuire il saggio di profitto dei capitali”” (pag 356) “”(…)”” Finché domanda di lavoro e prezzo dei viveri rimangono invariati, un’imposta diretta sui salari del lavoro non può avere altro effetto che quello di farli aumentare un po’ più dell’imposta”” (La ricchezza delle nazioni). A questa affermazione, così come è stata enunciata da Smith, Buchanan muove due obiezioni. Anzitutto egli nega che i salari monetari siano regolati dal prezzo delle sussistenze; e in secondo luogo nega che un’imposta sui salari faccia aumentare il prezzo del lavoro””. (pag 356)”,”ECOT-192″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA, note introduttive e appendice di Piero SRAFFA”,”Note a Malthus e Saggi e Note.”,”Malthus e la misura del valore con il lavoro. “”Malthus giustamente lamenta che l’oro e l’argento siano merci variabili, e perciò inadatte a misurare il valore reale a epoche distanti fra loro. Ciò di cui abbiamo bisogno è una misura tipo del valore che sia essa stessa invariabile, e misuri perciò accuratamente le variazioni di altri oggetti. E che cosa sceglie Malthus come approssimazione a questa misura tipo? Il valore del lavoro. Si affermerà che una merce aumenta o diminuisce a seconda che possa disporre di più o meno lavoro. Malthus pretende dunque che questa misura tipo sia invariabile! Niente affatto; egli ammette che essa è soggetta alle stesse vicende e variazioni di qualunque altro oggetto. Perché sceglierla allora? Può essere molto utile seguire nel tempo la capacità di un certo reddito di disporre di lavoro, ma perchè scegliere una merce che si ammette variabile come misura tipo del valore? Non riesco a vedere altra ragione addotta, fuorché quella che “”essa è già stata adottata come la più comune e la più utile””. Se questo è vero ci rimane ancora il diritto di rifiutare quella misura se non corrispoden al fine per cui è stata proposta. Qualunque merce si intenda adottare come misura del valore reale, la si deve giudicare in base al solo criterio che essa sia meno variabile di ogni altra, e perciò se in seguito si scoprisse un’altra merce meglio rispondente a quel criterio, questa dovrebbe essere impiegata come misura tipo”” (pag 57-58)”,”ECOT-271″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Principi di economia politica e dell’imposta. I grandi classici dell’economia. Ricardo.”,”3 Le imposte sui salari. (Critica alle teoria di Smith sugli effetti delle imposte sui salari) (pag 362-363) “”Adam Smith, come abbiamo visto (2), ha pienamente riconosciuto che una imposta sui salari ha come effetto un aumento dei salari di un ammontare per lo meno uguale all’imposta stessa, e che in definitiva, anche se non direttamente, essa viene pagata dal datore del lavoro. Sin qui siamo d’accordo; ma le nostre opinioni differiscono essenzialmente quanto al successivo effetto di tale imposta. «Quindi» dice Adam Smith «sebbene il lavoratore possa forse sborsare personalmente un’imposta diretta sui salari del lavoro, non può propriamente dirsi nemmeno che questa sia da lui anticipata; almeno se dopo l’imposta domanda di lavoro e prezzo medio delle sussistenze rimangono immautati. In tutti questi casi, non soltanto l’imposta, ma anche qualcosa di più, sarebbero in realtà anticipate dalla persona che lo impiega direttamente. Il pagamento effettivo cadrebbe su diverse persone a seconda dei casi. L’aumento che tale imposta potrebbe determinare sui salari del lavoro agricolo sarebbe anticipato dall’agricoltore, il quale, per mantenere lo stesso numero di braccianti di prima, sarebbe obbligato a impiegare un maggior capitale. Al fine di rientrare di questo maggior capitale ‘coi suoi profitti ordinari’ sarebbe necessario che egli trattenesse una maggior porzine del prodotto della terra, e conseguentemente che pagasse una rendita minore al proprietario. In questo caso il pagamento effettivo di questo aumento salariale graverebbe quindi sul proprietario ‘unitamente al profitto aggiuntivo dell’agricoltore che lo ha anticipato’. In tutti i casi un’imposta diretta sui salari del lavoro deve, a lungo andare, provocare una riduzione della rendita della terra e un aumetno del prezzo dei manufatti maggiori di quelli che si sarebbero avuti con la ripartizione opportuna di una somma uguale al gettito dell’imposta in parte sulla rendita e in parte sulle sussistenze». Vol. III. p. 337 (2). (…)”” (pag 362-363)”,”ECOT-316″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Ricardo. Note a Malthus e Saggi e Note. I grandi classici dell’economia.”,”4 Capitolo I. Definizione di ricchezza e lavoro produttivo (pag 41-) Capitolo IV: Dei salari del lavoro (pag 249) “”[I salari del lavoro sono la remunerazione del lavoratore per i suoi servizi personali, e possono essere distinti in nominali e reali. I salari nominali sono costituiti dalla moneta guadagnata dal lavoratore. I salari reali sono costituiti dalle sussistenze e dalle comodità di cui quella moneta dispone. I salari sono determinati dalla domanda e dall’offerta di lavoro, confrontata con la domanda e l’offerta di ciò che forma il compenso del lavoro]. Il principio della domanda e dell’offerta è il supremo regolatore tanto del prezzo del lavoro quanto di quello delle merci, non solo temporaneamente ma permanentemente; e i costi di produzione influenzano questi prezzi soltanto in quanto essi sono la condizione necessaria dell’offerta permanente di lavoro, o di merci. E’ in qualità di condizione dell’offerta, che i prezzi delle sussistenze hanno un’influenza tanto importante sul prezzo del lavoro. Un certo ammontare di tali sussistenze è necessario perché il lavoratore possa mantenere una popolazione stazionaria, un ammontare maggiore si richiede per potere mantenere una popolazione in aumento; e di conseguenza, qualunque siano i prezzi delle sussistenze, i salari monetari del lavoratore debbono essere tali da consentirgli di acquistaer quelle quantità, altrimenti l’offerta non potrà avere luogo nell’ammontare richiesto. Per mostrare che quello che può essere chiamato il costo di produzione del lavoro influenza i salari soltanto in quanto regola l’offerta di lavoro, basta volgere l’attenzione ai casi nei quali, per circostanze temporanee, il costo di produzione non regola l’offerta; e in quei casi troveremo sempre che questo costo cessa immediamente di regolare i prezzi”” (pag 249)”,”ECOT-317″ “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Principi di economia politica e dell’imposta. Vol. III .”,”David Ricardo nasce vil 18/04/1772 nella City of London. La famiglia proveniva dalla schiera di ebrei portoghesi, che, costretti alla conversione, erano rimasti nella segreta professione del giudaismo (marrani). L’interesse per l’Economia politica nacque per caso durante un soggiorno a Bath nel 1799. All’inizio del 1811, con le osservazioni di Malthus nella sua recensione e con le successive osservazioni di Ricardo su quella recensione, ebbe inizio il dibattito tra Ricardo e Malthus, che ancora non si conoscevano. 1819-23 É il periodo nel quale Ricardo, compiute le sue opere maggiori e ritiratosi dalla Borsa, si dedica alla attività parlamentare, nella quale interviene regolarmente e pronuncia numerosi discorsi. La morte giuse l’11 settembre 1823 dopo una breve malattia, mentre si trovava a Gatcomb. Venne sepolto a Hardenhuish (Wiltshire).”,”ECOT-273-FL” “RICARDO David, a cura di Pier Luigi PORTA”,”Note a Malthus e Saggi e Note. Vol. IV.”,”David Ricardo nasce il 18/04/1772 nella City of London. La famiglia proveniva dalla schiera di ebrei portoghesi, che, costretti alla conversione, erano rimasti nella segreta professione del giudaismo (marrani). L’interesse per l’Economia politica nacque per caso durante un soggiorno a Bath nel 1799. All’inizio del 1811, con le osservazioni di Malthus nella sua recensione e con le successive osservazioni di Ricardo su quella recensione, ebbe inizio il dibattito tra Ricardo e Malthus, che ancora non si conoscevano. 1819-23 É il periodo nel quale Ricardo, compiute le sue opere maggiori e ritiratosi dalla Borsa, si dedica alla attività parlamentare, nella quale interviene regolarmente e pronuncia numerosi discorsi. La morte giuse l’11 settembre 1823 dopo una breve malattia, mentre si trovava a Gatcomb. Venne sepolto a Hardenhuish (Wiltshire).”,”ECOT-274-FL” “RICCA Paolo TOURN Giorgio”,”Le 95 tesi di Lutero e la cristianità del nostro tempo. Un «manifesto della Riforma»? (Tourn); Le 95 Tesi e la cristianità del nostro tempo (Ricca).”,”Paolo Ricca è docente di Storia del cristianesimo presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma. E’ autore di molte pubblicazioni. Giorgio Tourn ha studiato teologia a Roma e a Basilea, dove è stato allievo di K. Barth e O. Culmann. E’ stato presidente della Società di studi valdesi e poi presidente del Centro culturale valdese di Torre Pellice. ‘Le ’95 Tesi’ che Lutero affisse il 31 ottobre 1517, verso mezzogiorno, alla porta della chiesa del castello di Wittenberg sono state spesso considerate come «Il manifesto» della Riforma, della sua riforma. Apologeti ben intenzionati e storici frettolosi hanno diffuso l’immagine di un Martin Lutero che inchioda, tra le acclamazioni della folla germanica, il documento rivoluzionario da lui redatto contro la chiesa papale. Storicamente è indubbio che il movimento della Riforma protestante prese l’avvio da quel 31 ottobre, ma in modo assai diverso da come lo si immagine sovente. Un documento di studio e non un «manifesto». Redatte in latino e, per questo solo fatto, limitate a una cerchia di persone dotte, le ‘Tesi’ sono opera di un professore di teologia; Martin Lutero è certo un professore moderno, già aperto alle idee dell’umanesimo e della nuova cultura, ma è pur sempre un intellettuale, un uomo di studio: è certo vicino al popolo della sua città in quanto predica dal pulpito della chiesa di Wittenberg (e le sue prediche sono molto lineari e vicine all’animo del popolo), ma è insegnante universitario. Le sue ‘Tesi’ sono il corrispondente di un un articolo molto documentato come se ne possono leggere oggi in riviste specializzate sulla storia, la teologia, la critica’ (pag 5)”,”RELP-012-FMP” “RICCARAND Elio”,”Sul modo di produzione asiatico, a cura di Danilo Giori.”,”””Nel gennaio 1859, Marx pubblicava a Londra ‘Per la critica dell’economia politica’. Lo scritto era preceduto da una breve ‘Prefazione’ in cui Marx, dopo aver esposto il piano dell’opera, accennando al corso degli studi politico-economici attraverso i quali era giunto alla formulazione della concezione materialistica della storia, sosteneva che “”a grandi linee il modo di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della società””. La nozione di modo di produzione asiatico, introdotta nella ‘Prefazione’ di ‘Per la critica dell’economia politica’ e sviluppata poi particolarmente in quella parte dei ‘Grundrisse’ che vanno sotto il nome di ‘Forme economiche precapitalistiche’ contrasta, almeno all’apparenza, con la teoria delle formazioni sociali quale venne formulata da Engels in ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’. L’opera engelsiana, scritta nel 1884, tentava infatti (servendosi anche delle 98 pagine di appunti di Marx tratti dall’opera dell’etnologo americano Lewis H. Morgan, ‘Ancien Society’) di stabilire le fasi dello sviluppo “”tipico”” dell’umanità, dallo stato selvaggio attraverso la barbarie, sino alla civiltà. Nell’elencazione di tali “”stadi di sviluppo dell’umanità”” non veniva però citato il modo di produzione asiatico. Queste circostanze accesero il dibattito tra i marxisti della II Internazionale e, prima di essere condannata nelle discussioni di Tiflis e di Leningrado del 1930 e ’31, la nozione di modo di produzione asiatico avrà già alimentato gli scontri tra Kautsky e Bernstein, Stalin e Trotsky, e sarà stata utilizzata in ricerche sulla Russia e sulla Cina da studiosi come Plechanov, Varga, Madiar. Dal 1931, con il prevalere della tendenza “”unilinearista””, le tesi di Marx sulle società orientali furono trascurate e, per circa due decenni, la nozione di modo di produzione asiatico sarà del tutto abbandonata: scomparirà persino dai manuali degli storici sovietici e cinesi. Recentemente la destalinizzazione, la controversia cino-sovietica ed il riaccendersi delle lotte di liberazione dei popoli dell’Asia, dell’Africa e dell’America, hanno favorito la ripresa di interesse per il problema del modo di produzione asiatico e per le sue implicazioni politiche. Nello stesso tempo la pubblicazione a Mosca, nel 1939-41 dei ‘Grundrisse’ e la successiva traduzione tedesca del 1953, lo sviluppo degli studi strutturali e antropologici, le nuove scoperte archeologiche ed etnologiche hanno arricchito di nuovi, importanti elementi il dibattito, permettendo notevoli progressi nell’analisi delle società precapitalistiche.”” (pag 365-366) [Elio Riccardand, Sul modo di produzione asiatico, a cura di Danilo Giori, (Recensioni)] [(in) ‘Storia contemponanea, n° 2, 1974]”,”TEOC-648″ “RICCARDI Andrea a cura; saggi di Francesco TRANIELLO Andrea RICCARDI Francesco MALGERI Pietro PASTORELLI Antonio ACERBI Agostino GIOVAGNOLI Italo GARZIA Stefano TRINCHESE Robert A. GRAHAM Jean-Marie MAYEUR Emile POULAT Mario MARAZZITI Stefano PIVATO Maria Cristina GIUNTELLA Roberto MOROZZO DELLA ROCCA Roberto SANI Antonio PARISELLA Alberto MELLONI”,”Pio XII.”,”Saggi di Francesco TRANIELLO Andrea RICCARDI Francesco MALGERI Pietro PASTORELLI Antonio ACERBI Agostino GIOVAGNOLI Italo GARZIA Stefano TRINCHESE Robert A. GRAHAM Jean-Marie MAYEUR Emile POULAT Mario MARAZZITI Stefano PIVATO Maria Cristina GIUNTELLA Roberto MOROZZO DELLA ROCCA Roberto SANI Antonio PARISELLA Alberto MELLONI. Andrea RICCARDI insegna storia dei partiti e movimenti politici presso l’ Università di Bari. Dopo essersi dedicato a studi sul cattolicesimo francese dell’ Ottocento, ha compiuto ricerche sulla storia sociale e religiosa di Roma nel Novecento e sulla politica vaticana nel dopoguerra. Fra le sue opere ricordiamo: ‘Neo-gallicanesimo e cattolicesimo borghese’ (Bologna, 1976); ‘Partito romano’ (Brescia, 1983). “”Non si comprenderebbe il fondo di questa analisi e delle prospettive di soluzione, se non si tenesse conto, oltre che del pensiero liberale classico e del New Deal, anche del pensiero etico-politico di un teologo, non liberal, che George Kennan chiama “”il padre di tutti noi”” (cioè dei politici “”realisti””), ma che “”nel giro di una sola generazione ha compiuto una rivoluzione nelle basi del pensiero politico liberale americano””, cioè Reinhold Niebuhr. Il pensiero di quest’ uomo presenta una lunga traiettoria, ma all’ epoca che ci interessa esso era stabilizzato attorno ad alcuni caposaldi. Il primo era l’ alterità tra la religione e la politica, tra l’ etica individuale e le norme di governo. Ciò rompeva con l’ idealismo democratico a sanzione religiosa, tradizionale in America, e con l’ idea, anch’essa largamente diffusa nel protestantesimo sociale nordamericano, che il Regno di Dio possa incarnarsi nella storia ed essere realizzato, come regno morale, sulla terra.”” (pag 155, Acerbi, Pio XII e l’ ideologia dell’ Occidente)”,”RELC-156″ “RICCARDI Andrea”,”Il potere del papa. Da Pio XII a Paolo VI.”,”RICCARDI Andrea (Roma 1950) è attualmente ordinario di Storia del cristianesimo all’ Università La Sapienza di Roma dopo aver insegnato storia dei partiti e movimenti politici presso l’ Università di Bari. Ha scritto ‘Neogallicanesimo e cattolicesimo borghese’ (1976), ‘Le Chiese di Pio XII’ (1986) e altro. “”La frase sulle divisioni (del papa, ndr) ritorna anche per Pio XII. A questo realismo politico, il pontefice opponeva la sua visione impolitica ed apolitica delle cose, significata dalla sua espressione sull’ annunzio della morte di Stalin: “”Giuseppe Stalin è morto. Ora, potrà vedere quante divisioni noi abbiamo lassù””. Uomo di pace, Pio XII non accetta il realismo dei politici, anche quello della coesistenza pacifica. Lo si vede nel 1956, durante la rivolta ungherese, quando l’ identificazione con Mindszenty giunge al massimo.”” (pag 108) “”In fondo la figura di papa in cui Pio XII si riconosce, è quella di Innocenzo XI, che animò la resistenza delle nazioni cristiane contro l’ Islam, in un’ Europa “”minacciata nei suoi confini orientali, dilacerata da scismi religiosi, messa sossopra dall’ antagonismo dei Principi, incapaci di darsi un equilibrio e la necessaria unità contro i comuni ed estremi pericoli””. Anche caratteriologicamente sembra riconoscersi nel suo predecessore: “”irremovibile nelle determinazioni, non le faceva sue se non dopo matura riflessione e richiesta di consigli. Sensibilissimo alle altrui sventure …””. (pag 109)”,”RELC-183″ “RICCARDI Andrea”,”Il secolo del martirio.”,”Andrea Riccardi (Roma, 1950) è ordinario di storia contemporanea presso la Terza Università di Roma. E’ studioso della Chiesa in età moderna e contemporanea. Ha al suo attivo molte opere. E’ noto per essere l’iniziatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio. “”La situazione in Catalogna era molto difficile, anche se in questa regione la persecuzione assunse un andamento particolare rispetto al quadro nazionale: “”La Chiesa catalana non si sentì perseguitata nel 1931 dalla Repubblica; lo fu nel 1924 da Primo de Rivera, nel 1936 dalla rivoluzione che seguì all’insurrezione e, nel 1939, da Franco. Perseguitata nel 1936, perché era Chiesa; nel 1924 e nel 1939 perchè era catalana…”” – ha scritto Raguer (35)”” (pag 340) (85) H. Raguer Suñer, ‘I cattolici catalani e la guerra civile’, in ‘Spagna anni Trenta’, cit. 251; si veda l’intero saggio 229-267 (Spagna anni Trenta : società, cultura, istituzioni / a cura di Giuliana Di Febo e Claudio Natoli Milano : Franco Angeli, 1993 Monografia – Testo a stampa)”,”RELC-324″ “RICCARDI Andrea”,”L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma.”,”Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, è storico del mondo contemporaneo e in particolare del Cristianesimo. Ha pubblicato nel 1984 ‘Pio XII’, e successivamente ‘Le Chiese di Pio XII’ (a cura), ‘Il Vaticano e Mosca 1940-1990’, ‘Pio XII e Alcide De Gasperi, una storia segreta’ (2003). La scelta di aprire “”Le case religiose si sentono «oasi di pace» e decidono di aprirsi per «salvare vite umane». Eppure le religiose erano interne ai quadri di una vita tradizionale, codificata, in spazi prestabiliti, protetti dalla clausura, in cui si distingueva l’ambito claustrale dall’esterno. La chiara divisione di spazi venne rivoluzionata in buona parte. Il «mondo» entrò nella clausura. (…). Pio XII, per queste suore, dava l’esempio dell’ospitalità. A Roma, tra religiosi e ecclesiastici, si sapeva che in Laterano, a ridosso della cattedrale del papa, si nascondevano in molti. Si sapeva che tanti rifugiati erano accolti nella villa pontificia. Non c’era dubbio: il papa voleva l’apertura dei conventi. Questa fu la consapevolezza del mondo religioso romano. Non ci furono problemi per gli ebrei, anzi la cronista del monastero trasteverino manifesta un’acuta percezione dei rischi da loro corsi. La formula ritorna in tante situazioni: i religiosi o gli ecclesiastici erano liberi di scegliere, ma il papa voleva che si aiutassero quelli in difficoltà. I problemi erano con gli uomini, che non potevano abitare dentro una casa femminile con la clausura. La cronaca del monastero rivela che le suore chiesero il permesso ai superiori. Non è detto chi fossero ma presumibilmente il Vicariato di Roma, dove, tra l’altro, c’era un gruppo di ecclesiastici deputati ai monasteri di clausura, oppure la congregazione vaticana dei religiosi, che in quei mesi era guidata da due religiosi, il francescano mons. Pasetto come segretario e padre Arcadio Larraona come sottosegretario. (…) Il Vicariato di Roma ebbe un ruolo decisivo. Nel diario dell’Istituzione Teresiana si dice che il Vicariato ha fatto sapere, dopo il 16 ottobre, che non si possono accogliere persone di altra confessione religiosa. Eppure l’ordine sembra non aver effetto, perché poco dopo vennero ospitati due ortodossi e poi una trentina di ebrei. (…) Lo storico tedesco Hubert Jedin, che pure ha accenti critici s alcuni aspetti più rischiosi dell’ospitalità clandestina, ha testimoniato: «…Il papa soppresse la clausura di un convento di suore, per farvi alloggiare ufficiali italiani (19)». Padre Giuseppe Ferrari, giovane oratoriano della Chiesa Nuova, ha dichiarato «poi giuridicamente è arrivato anche l’invito di aprire i monasteri di clausura» (20). Le Case religiose non si sarebbero potute aprire all’asilo senza il permesso del Vicariato o della Santa Sede, perché la presenza degli ospiti portava a derogare a tanti aspetti della vita conventuale. Oltre a tutto, una parte della comunità, non concorde con le scelte dei superiori di aprire ai clandestini, avrebbe potuto protestare presso le più alte istanze ecclesiastiche in nome dell’osservanza. Al contrario le superiore e i superiori (su cui ricadeva la responsabilità della scelta) furono sempre coperti e non smentiti dall’autorità di più alto livello. Il papa era a contatto con la situazione romana. Come scrive Giuseppe De Luca, il «sovrano» era vicino ai romani: l’accesso a lui era facile; forte era la sua conoscenza delle persone e delle questioni della capitale, anche perché vi era nato e conservava connessioni personali e familiari. Pio XII aveva un ottimo rapporto con le suore dell’Assunzione, dove aveva esercitato il suo ministero da giovane, tenendone la protettoria da cardinale e conservandola da papa. Queste suore ospitarono cinquanta ebrei, in una casa da loro acquistata a Parioli con l’aiuto di Carlo Pacelli. Suor Giovanna, allora giovane, afferma che le suore furono mosse dalla «convinzione di aderire alla volontà di Pio XII, che aveva con la nostra madre superiora Rosa Domenica Boxano una profonda amicizia…» (21)”” (pag 270-276) [Andrea Riccardi, ‘L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma’, Laterza, Roma, 2012] [(19) Cfr. H. Jedin, Storia della mia vita’, Brescia, 1987, p. 190; (20) A. Gaspari, ‘Gli ebrei salvati da Pio XII’, cit., p. 56; A. Falifigli, ‘Salvati dai conventi. L’aiuto della Chiesa agli ebrei di Roma durante l’occupazione nazista’, Cinisello Balsamo, 2005, p. 101]”,”RELC-417″ “RICCHETTI Dino”,”Note sul marxismo.”,”Concetto di religione. “”Marx ed Engels mutuano il concetto di religione da Feuerbach per il quale la religione è il tentativo umano di superare la distanza tra realtà e desiderio (…). Il concetto di religione come alienazione dell’uomo è accettato da Marx, ma mentre per Feuerbach l’alienazione religiosa era fondamentale e ineliminabile nella vita umana, per Marx diventa un fenomeno derivato, la sovrastruttura di una particolare struttura economica”” (pag 48) Mons. Dino RIcchetti, Rettore del Seminario Vescovile di Sarzana”,”TEOC-028-FV” “RICCHEZZA Giulio”,”L’occupazione nazista in Europa. L’occupazione nazista in Cecoslovacchia, in Ungheria e nei Balcani. Volume IV.”,”La Storia dell’occupazione nazista in Europa significa rievocare il più grande dramma umano dell’età moderrna. In questo volume non abbiamo perciò ritenuto opportuno fare il racconto cronologico dell’occupazione nazista, che sarebbe stata la storia stessa della guerra, ma piuttosto rilevarne i tratti salienti e caratteristici da una parte, il comportamento e la sorte delle popolazioni dall’altra.”,”GERN-018-FL” “RICCHEZZA Antonio Col.”,”La Resistenza dietro le quinte.”,”La resistenza vista e ricostruita da un ufficiale dell’esercito italiano. Il libro riporta molte foto. Capitolo: ‘Internazionalità della Resistenza’ (pag 547) Partigiani stranieri nella Resistenza italiana “”Nel raggruppamento zone del Friuli del CVL l’apporto straniero raggiunse una misura più notevole che altrove sia per la vicinanza del confine che per una contro-opposizione all’impiego da parte tedesca, nella zona, della famosa armata cosacca dell’Atamano Krasnoff. (…) Parimenti nella zona ligure e in quella piemontese, russi e cecoslovacchi si unirono alle formazioni partigiane italiane battendosi con valore. Ad esempio nei giorni di Natale 1944 si presentarono a Mauri, provenienti dalla valle Bormida, venti russi al comando di Vassili; due di questi morirono in combattimento contro i nazifascisti. Anche i francesi, d’altra parte, erano “”di casa”” con le formazioni autonome collaborando attivamente alla lotta. I cecoslovacchi, impiegati dai nazisti nel basso pavese, disertavano a intere compagnie per unirsi ai partigiani della zona. Così avvenne il 22 marzo presso il gruppo di Filighera in cui la compagnia della 6° Sosovica, con il tenente Sano Svorak e il sergente Josef Sotnik, giunse a rinforzare le formazioni della 1° e 2° brigata della “”Dario Barni””. A questi uomini si unirono quindi i 250 slovacchi, con due ufficiali, prelevati il 16 aprile dal tenente Palmo (Emo Mascherpa); questi combattenti vennero perseguitati e affrontati dalle formazioni tedesche nel traghetto a Pieve Porto Morone e in località Merlino, sulla via Emilia, da parte delle forze della Sicherheit. Nel combattimento perirono molti nazifascisti, due partigiani e sette slovacchi. Gli altri riuscirono a sganciarsi portando con loro equipaggiamento, armamento individuale e bellico. Nelle Marche fu massiccio l’intervento e la partecipazione alla lotta degli internati politici jugoslavi, già rinchiusi nel campo di concentramento di Renicci presso Anghiari (Arezzo). Accolti fraternamente dalla popolazione essi si impegnarono nella lotta con coraggio e senza risparmio: come gli italiani della””Garibaldi”” che si batterono nei loro territori, decimati dal nemico e dalle privazioni. (…) Montenegrini e slavi, oltre agli italiani, anche nel battaglione “”Maresciallo Tito”” (…) (pag 555-557-561) Nota: Partigiani tedeschi nella Resistenza italiana (fonte http://restellistoria.altervista.org/pagine-di-storia/resistenza/partigiani-tedeschi-nella-resistenza-italiana/) Partigiani tedeschi nella Resistenza italiana Vorrei iniziare con la citazione di un libro che a mio parere è uno dei migliori scritti in questi ultimi 20 anni sulla Resistenza italiana. L’autore è Santo Peli (università di Padova) e il titolo è ‘Storia della Resistenza in Italia’ (2006). L’ultimo capitolo ha come titolo ‘Protagonisti dimenticati’ e dà spazio a categorie finora rimaste ai margini del discorso resistenziale quali le donne, gli IMI e i renitenti alla leva fascista. Secondo Peli troppo a lungo ha dominato nel discorso pubblico e nella ricerca storica lo stereotipo del partigiano combattente, maschio e armato, protagonista assoluto e quindi unico della lotta di liberazione. La resistenza armata ha svolto un ruolo fondamentale nella sconfitta tedesca e fascista, su questo non esiste il minimo dubbio. Ma la focalizzazione sul solo partigiano armato ha impedito di allargare lo sguardo ad altre componenti importanti. Secondo Peli è fondamentale recuperare l’importanza che le donne hanno avuto nella Resistenza, non solo le staffette ma anche le combattenti e le donne che in varie forme aiutarono la Resistenza curando i feriti, procurando il cibo e aiutando in mille modi i partigiani in montagna o in città. Anche la “resistenza senza armi” degli ‘IMI’ negli stalag tedeschi merita molto rispetto sul piano etico e nello stesso tempo la loro integrazione a pieno titolo nella storia della Resistenza. Gli IMI (Internati militari italiani) furono coloro che rifiutarono di tornare in patria mettendosi al servizio del fascismo di Salò. Furono 650mila a dire no a qualunque forma di arruolamento coatto. Preferirono rimanere in Germania a soffrire la fame, il freddo, il duro lavoro. Peli integra nella lotta di liberazione anche i renitenti ai bandi Graziani, i quali infoltirono le bande partigiane di giovani che fuggendo in montagna oppure disertando mostravano chiaramente la debolezza del fascismo di Salò. Spesso i migliori quadri della Resistenza uscirono da giovani che salirono in montagna non per fuggire la “cartolina precetto” ma pronti a combattere. In questo elenco di protagonisti da riscoprire è doveroso inserire anche i Triangoli Rossi (24mila) i quali pagarono la loro opposizione al nazismo con la deportazione nei KZ. Erano in gran parte operai delle grandi fabbriche del Nord entrate in sciopero soprattutto nel marzo del ’44 in piena occupazione tedesca dell’Italia. Diecimila di loro furono uccisi nei campi nazisti. Anche questa è una bella pagina scritta dal movimento operaio italiano. Ma tra i protagonisti dimenticati c’è anche un altro capitolo, questo del tutto ignorato finora dalla storiografia italiana oppure fortemente sottovalutato: la presenza nella Resistenza italiana di disertori tedeschi. L’unico storico che finora ha parlato di questo fenomeno è stato Roberto Battaglia in un testo del 1960 scritto in tedesco e pubblicato in Austria e mai tradotto in Italia: Il titolo è ‘Deutsche partisanen in der italienischen Widerstandsbewegung’ (‘Partigiani tedeschi nella Resistenza italiana’). In esso Battaglia sostiene che (citazione) «la partecipazione di partigiani stranieri alla resistenza italiana, sia di singoli che di gruppi, è stata forte e significativa»: oltre ai prigionieri di guerra russi, jugoslavi, inglesi, francesi, austriaci, cecoslovacchi e di altre nazionalità – continua Battaglia – fuggiti dai campi di prigionia o dalla squadre di lavoratori forzati, c’erano anche quelli «che stavano dall’altra parte», nella Wehrmacht, ma che avevano disertato per passare con i partigiani italiani. Continua Battaglia: «il passaggio di tedeschi nelle file del movimento di resistenza italiano non si è limitato a singoli casi ma ha raggiunto dimensioni considerevoli […] ed è chiaramente dimostrata in tutte le zone del Nord Italia, senza eccezione, la presenza di tedeschi nelle principali bande partigiane e nei luoghi degli scontri più duri». Anche solo uno sguardo alla numerosa memorialistica conferma la presenza di tedeschi in molte formazioni partigiane. Si trovano infatti testimonianze anche in Toscana, Umbria, Trentino, Friuli, Lombardia, ma molti di loro sono rimasti senza nome, caduti o passati per le armi nel corso dei combattimenti. Dopo Roberto Battaglia a narrare quest’altra espressione della resistenza tedesca sono stati alcuni anni fa due storici di Friburgo, Wolfram Wette e Detlef Vogel, “Das letzte tabu” (“L’ultimo tabù”). Secondo i due studiosi durante la Seconda guerra mondiale sono stati ben centomila i soldati tedeschi disertori, ventimila dei quali sono stati condannati a morte e più della metà fucilati, impiccati, garrotati o ghigliottinati, e tra questi “disertori” ci sono anche quelli passati con la resistenza italiana. Dei centomila disertori molti erano comunisti, socialisti, democratici e provenivano dalle file del proletariato. Secondo il settimanale “Der Spiegel”, il libro di Wette e Vogel è l’unico libro uscito finora in Germania sull’argomento, scoprendo un «tabù» che durava dalla fine della guerra. In Germania, infatti, dopo il ’45 nessuno aveva mai parlato dei disertori tedeschi. Solo nel 2002 il parlamento ha riabilitato una parte dei condannati per reati minori: non i kriegsverräter (traditori in guerra), tra i quali molti disertori passati dalla parte della resistenza nei vari paesi occupati. La presenza di partigiani tedeschi è visibile un po’ in tutti i movimenti di resistenza europei: in Grecia, Polonia, Russia, Italia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Francia, Norvegia, ecc. I due ricercatori parlano di 1.000 combattenti tedeschi in Francia, 600 in Jugoslavia, 600 in Grecia e 100 in Polonia. Difficile calcolare il numero di disertori tedeschi nelle fila dei partigiani italiani. Dal 1943 al 1945 l’esercito tedesco schierava in quel momento dai 10 ai 12 milioni di uomini in Europa. Assumendo quindi il dato ufficiale di 100.000 disertori tedeschi, si tratta grosso modo dell’1%. Dato che in Italia in quel momento erano schierate 27 divisioni, circa 330.000 soldati, se vale la regola dell’1% parliamo di almeno 3.000 persone, di cui una parte si rese disponibile a combattere con i partigiani italiani. Anche se fossero stati solo 1000 combattenti saremmo davanti a un fenomeno significativo e simbolicamente importante. Tra le maggiori unità combattenti potremmo ricordare il il Freies Deutchland Bataillon – composto da disertori tedeschi, austriaci, cecoslovacchi – formarono unità di guerriglia che combatterono contro le forze armate germaniche. Il Freies Deutchland Bataillon operò assieme ai garibaldini delle divisioni Carnia e Val But a ridosso del confine con l’ Austria, in Alto Adige e nel Bellunese. Un altro esempio di presenza di disertori tedeschi in Italia è un rapporto della polizia segreta tedesca la quale segnala ad esempio che solo a Civitella, in provincia di Arezzo, si verifica nel luglio 1944 la diserzione di ben 721 soldati tedeschi. Probabilmente il motivo fu la strage degli abitanti di Civitella di pochi giorni prima (244 vittime). Tra i singoli combattenti In Italia ricorderei due figure: Hans Schmidt e Rudolf Jacob. Hans Schmidt era componente di una formazione politica comunista spazzata via da Hitler nel momento della presa del potere nel ‘33. Di professione impiegato durante la guerra è soldato nella Wehrmacht e impegnato in provincia di Reggio Emilia. Forma un gruppo clandestino di soldati tedeschi e prende contatto con partigiani italiani per catturare ufficiali del suo esercito. Viene scoperto e fucilato con altri quattro suoi compagni. Rudolf Jacob è nato a Brema nel 1914 e per molti anni è ufficiale della marina mercantile. Chiamato sotto le armi, è capitano nella Marina tedesca dal 1938. Dall’autunno 1943 nell’Italia occupata dai nazifascisti, è impegnato, dai primi del ’44, a realizzare gli apprestamenti difensivi lungo la costa da La Spezia a Genova. Prima ancora della diserzione sappiamo che Jacob fornì la popolazione della Spezia di viveri per aiutare molte persone che erano letteralmente affamate. A spingerlo più avanti alla diserzione sono probabilmente le efferatezze naziste in Italia che vede quotidianamente. Massacri e crudeltà ai danni della popolazione e dei partigiani. Entrò a far parte di una banda delle “Garibaldi”. Morì il 3 novembre del ’44 in una sfortunata azione di liberazione di alcuni partigiani italiani. Fu ucciso da reparti repubblichini a Sarzana. A dimostrare il carattere spesso internazionale della Resistenza italiana è la composizione della squadra guidata da Jacob: l’azione è condotta da dieci uomini: Jakob, il suo attendente tedesco, un ex militare russo,uno jugoslavo e sei italiani. Finita la guerra Jacob ebbe una medaglia d’argento al valore militare e a Sarzana una lapide nel luogo della sua uccisione ricorda il suo nome. Meritano di essere ricordate le parole della lapide: “Illuminato dalla dea Giustizia Riscattato dalla soggezione al bestiale furore teutonico Non defezione ma eroica rivolta Portò il capitano della marina germanica Rudolf Jacob prima nelle file dei partigiani sarzanesi a immolarsi per l’Italia per la libertà patria ideale il 3 novembre 1944”. Nella lapide si vede Jacob che uccide una piovra che giace ai suoi piedi. La piovra nazista. La lapide fu voluta dall’amministrazione comunale di Sarzana nel 1953 in un momento non favorevole alle relazioni tra Italia e Germania se pensiamo che il maggiore SS Reder fu condannato all’ergastolo nel ’51 e il feldmaresciallo Kesselring fu prima condannato all’ergastolo in Italia nel ’48 e poi liberato nel ’52 per decisione della magistratura italiana. Era facile in quel periodo odiare i tedeschi per quello che avevano fatto in Italia (stragi naziste) invece l’amministrazione di Sarzana si comportò diversamente. Non è finita. Su Jacob abbiamo un libro di Luigi Faccini, “L’uomo che nacque morendo” del 2006 e un film con lo stesso titolo. Anche la storia di Jakob è un’altra pagina nascosta della Resistenza tedesca e dopo settant’anni queste vicende meritano di essere conosciute e divulgate.”,”ITAR-255″ “RICCHEZZA Giulio”,”Il problema negro in America.”,”La questione della schiavitu’. “”I primi neri sbarcano negli States, allora beninteso non ancora tali, alla fine dell’agosto del 1619. Gente che aveva la condizione dell’ ‘indenture’, cioè di quel particolare contratto con il quale l’armatore, per ripagarsi le spese del viaggio che l’immigrato non poteva pagare, cedeva quest’ultimo come prestatore d’opera a un piantatore delle colonie per un certo numero di anni. Teoricamente il contratto, pur essendo senza possibilità di appello, era legalmente ineccepibile. L’aspirante immigrante si metteva d’accordo con chi lo trasportava oltre oceano e una volta sbarcato ripagava con il proprio lavoro chi aveva per lui sborsato il denaro al proprietario della nave. (…)”” (pag 177)”,”USAS-234″ “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa a cura; scritti di Eugenio GARIN Giuseppe FIORI Carlo PINZANI Renato ZANGHERI Paolo SPRIANO Giuseppe PETRONIO Valentino GERRATANA Giuseppe GALASSO Franco FERRI Mario TRONTI Umberto CERRONI Michele CILIBERTO Mario SPINELLA Morena PAGLIAI Biagio DE-GIOVANNI Aldo TORTORELLA Nicola BADALONI Giuseppe PRESTIPINO Franco OTTOLENGHI Giuseppe VACCA Fabio MUSSI Giuseppe CHIARANTE Antonio A. SANTUCCI Aldo ZANARDO Vittorio SPINAZZOLA Girlamo SOTGIU Tullio DE-MAURO Rosario VILLARI Luciano GRUPPI Mario SPINELLA Giuseppe GALASSO Luisa MANGONI Mario Alighiero MANACORDA Cesare LUPORINI Umberto CARDIA Gerardo CHIAROMONTE; ricordi e testimonianze di Stefano DI-MICHELE (su Camilla RAVERA) Giorgio NAPOLITANO (Piero SRAFFA) Eugenio MANCA (intervista a Valentino GERRATANA) Edoardo SANGUINETI (GRAMSCI e PIRANDELLO) Antonio A. SANTUCCI (lettere di BORDIGA a GRAMSCI) Paolo SPRIANO e Pietro FOLENA (GRAMSCI)”,”Gramsci. Le sue idee nel nostro tempo.”,”Scritti di: Eugenio GARIN, Giuseppe FIORI, Carlo PINZANI, Renato ZANGHERI, Paolo SPRIANO, Giuseppe PETRONIO, Valentino GERRATANA, Giuseppe GALASSO, Franco FERRI, Mario TRONTI, Umberto CERRONI, Michele CILIBERTO, Mario SPINELLA, Morena PAGLIAI, Biagio DE-GIOVANNI, Aldo TORTORELLA, Nicola BADALONI, Giuseppe PRESTIPINO, Franco OTTOLENGHI, Giuseppe VACCA, Fabio MUSSI, Giuseppe CHIARANTE, Antonio A. SANTUCCI, Aldo ZANARDO, Vittorio SPINAZZOLA, Girlamo SOTGIU, Tullio DE-MAURO, Rosario VILLARI, Luciano GRUPPI, Mario SPINELLA, Giuseppe GALASSO, Luisa MANGONI, Mario Alighiero MANACORDA, Cesare LUPORINI, Umberto CARDIA, Gerardo CHIAROMONTE. Ricordi e testimonianze: Stefano DI-MICHELE (su Camilla RAVERA), Giorgio NAPOLITANO (Piero SRAFFA), Eugenio MANCA (intervista a Valentino GERRATANA), Edoardo SANGUINETI (GRAMSCI e PIRANDELLO), Antonio A. SANTUCCI (5 lettere di BORDIGA a GRAMSCI), GRAMSCI e la Q giovani (di Paolo SPRIANO, e Pietro FOLENA)”,”GRAS-011″ “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa SERGI Sergio a cura; scritti di Giuseppe BOFFA Adriano GUERRA Maurizio FERRARA Enzo ROGGI Giulietto CHIESA Sergio SERGI Umberto CERRONI Jolanda BUFALINI Nikolaj SMELEV Dino BERNARDINI”,”Se vince Gorbaciov. Storia immagini documenti riflessioni nel 70° della rivoluzione d’ottobre.”,”Contiene: ‘I protagonisti’ di Dino Bernardini (pag 137- [profili biografici di Lenin, Trotsky, Kamenev, Zinoviev, Bucharin, Kollontaij, Stalin, Zdanov, Molotov,Beria, Malenkov, Krusciov, Zukov] “”Bucharin (Mosca, 1888) comincia a frequentare i circoli di sinistra quando ancora studia al ginnasio. E’ questo il periodo dei moti del 1905. Terminato il ginnasio, si iscrive all’Università di Mosca. Nel 1906 entra nel partito bolscevico, dedicandosi ad un’intensa attività propagandistica in diversi quartieri moscoviti finché nel 1908 viene inserito nel gruppo dirigente del partito della città. Subisce diversi arresti e nel 1910 viene confinato nella regione dell’Onega. Ma al confino non ci resta molto. Fugge e ripara all’estero dove viene a contatto con Lenin, che ne apprezza le doti di pensatore e teorico brillante. Negli anni dell’esilio scrive una serie di saggi sul marxismo. Vive per lo più in Austria. Nell’inverno del 1912-1913 segue un corso di economia all’Università di Vienna e scrive il libro «L’economia politica del rentier». Quando nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale, Bucharin, in quanto russo, viene arrestato con l’accusa di spionaggio. Ma è un’accusa manifestamente infondata e viene rilasciato. Tuttavia è costretto a trasferirsi in Svizzera. In questo periodo scrive il saggio «L’economia mondiale e l’imperialismo». Nel 1915 si trasferisce in Svezia, dove frequenta il gruppo rivoluzionario dei «Giovani». La polizia svedese lo arresta con l’accusa di essere un agente di Lenin e dopo un breve periodo di detenzione lo espelle dal paese. Bucharin è costretto a spostarsi in Norvegia, poi in Danimarca. Nell’ottobre 1916 raggiunge clandestinamente l’America, dove a New York dirige il giornale in lingua russa «Novyj Mir». Dopo la vittoria della rivoluzione di febbraio del 1917 fa ritorno a Mosca passando attraverso il Giappone e la Siberia. Viene eletto nell’esecutivo del soviet di Mosca e nel comitato moscovita del partito bolscevico. Dirige la rivista teorica «Spartak» ed entra nella direzione del quotidiano «Social-demokrat». In questo periodo Bucharin è su posizioni radicali e sostiene nel partito bolscevico una linea di sinistra. Il VI congresso del partito (Pietrogrado, luglio 1917) lo elegge nel comitato centrale. Dopo la rivoluzione d’ottobre, nel dicembre 1917, viene nominato direttore della «Pravda». Nel 1918, coerentemente con le sue posizioni di sinistra, entra in contrasto con Lenin durante il negoziato di Brest-Litovsk. Come altri esponenti della sinistra del partito, Bucharin è fautore di una guerra rivoluzionaria contro la Germania, mentre invece Lenin vuole raggiungere la pace ad ogni costo. Vince Lenin e la Russia firma la pace separata con la Germania. Nel 1921 Bucharin scrive «Teoria del materialismo storico», in cui polemizza con Kautsky, e il famoso «Nuovo corso dell’economia politica». La linea della Nep, lanciata da Lenin, è ormai la linea del partito negli anni Venti. Bucharin ne diventa uno dei più brillanti sostenitori e teorici. E’ suo il famoso slogan rivolto nel 1925 ai contadini «Arricchitevi!». In questi anni Bucharin fa parte del Consiglio superiore dell’economia e svolge un ruolo di grande rilievo nell’Internazionale comunista. nel 1925, in aperta polemica con Rosa Luxemburg, scrive il saggio «L’imperialismo e l’accumulazione del capitale». Nello stesso anno, al XIV congresso del partito, Bucharin è ormai uno dei leader della destra e in quanto tale si allea con Stalin contro la sinistra di Zinoviev e di Trotsky. Nel 1926 viene eletto presidente del Comintern succedendo in questa carica a Zinoviev. Al XV congresso del 1927 Bucharin si oppone al programma di collettivizzazione forzata delle campagne sostenuto da Stalin. Nel 1929, alla XVI conferenza del partito, Bucharin cerca di impedire la condanna all’esilio di Trotsky. Stalin lo attacca violentemente. La conseguenza è che Bucharin perde il suo seggio nell’ufficio politico, la carica di direttore della «Pravda» e quella di presidente del Comintern. Nel 1933 Bucharin riconosce i suoi errori, «confessa» tutte le colpe e nel 1934 viene nominato direttore delle «Izvestija». Al primo congresso degli scrittori sovietici, quello del trionfo del realismo socialista, Bucharin pronuncia un discorso molto articolato e pieno di sfumature. Sembra il segno di un suo pieno ritorno alla vita politica. Nel 1935 viene chiamato a far parte della commissione dei 31 incaricata di redigere il testo della “”Costituzione staliniana””. Intanto in Germania è andato al potere Hitler. Bucharin nega che il fascismo sia una semplice variante del capitalismo e parla di «disumanizzazione delle masse» «in proporzione diretta alla glorificazione del capo». Quest’ultimo accenno poteva avere una valenza che andava oltre i limiti geografici e temporali della Germania nazista. Ed è così che probabilmente è inteso, quando negli anni 30 si svolgono a Mosca i grandi processi con i quali Stalin si libera della maggior parte dei bolscevichi della prima ora. Bucharin viene arrestato, costretto a confessare complotti e atti di terrorismo. Condannato a morte nel 1938, si ignora la data dell’esecuzione”” [Dino Bernardini, ‘Protagonisti’] [(in) Aa.Vv, ‘Se vince Gorbaciov. Storia immagini documenti riflessioni nel 70° della rivoluzione d’ottobre’, Roma, 1987]”,”RUSU-267″ “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa SERGI Sergio a cura, saggi di Gerardo CHIAROMONTE Giuseppe BOFFA Adriano GUERRA Maurizio FERRARA Enzo ROGGI Giulietto CHIESA Umberto CERRONI Jolanda BUFALINI Nikolaj SMELËV Dino BERNARDINI”,”Se vince Gorbaciov. Storia immagini documenti riflessioni nel 70° della rivoluzione d’ottobre.”,”L’Urss dall’Ottobre 1917 alla stagione di Mikhail Gorbaciov. La rivoluzione, la costruzione dello stato sovietico, la guerra e la vittoria sul nazismo, lo stalinismo, il ventesimo congresso, la svolta di oggi.”,”RUSU-082-FL” “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa a cura; scritti di Eugenio GARIN Giuseppe FIORI Carlo PINZANI Renato ZANGHERI Paolo SPRIANO Giuseppe PETRONIO Valentino GERRATANA Giuseppe GALASSO Franco FERRI Mario TRONTI Umberto CERRONI Michele CILIBERTO Mario SPINELLA Morena PAGLIAI Biagio DE-GIOVANNI Aldo TORTORELLA Nicola BADALONI Giuseppe PRESTIPINO Franco OTTOLENGHI Giuseppe VACCA Fabio MUSSI Giuseppe CHIARANTE Antonio A. SANTUCCI Aldo ZANARDO Vittorio SPINAZZOLA Girlamo SOTGIU Tullio DE-MAURO Rosario VILLARI Luciano GRUPPI Mario SPINELLA Giuseppe GALASSO Luisa MANGONI Mario Alighiero MANACORDA Cesare LUPORINI Umberto CARDIA Gerardo CHIAROMONTE; ricordi e testimonianze di Stefano DI-MICHELE (su Camilla RAVERA) Giorgio NAPOLITANO (Piero SRAFFA) Eugenio MANCA (intervista a Valentino GERRATANA) Edoardo SANGUINETI (GRAMSCI e PIRANDELLO) Antonio A. SANTUCCI (lettere di BORDIGA a GRAMSCI) Paolo SPRIANO e Pietro FOLENA (GRAMSCI)”,”Gramsci. Le sue idee nel nostro tempo.”,”Gramsci un combattente: “”Ero un combattente che non ha avuto fortuna nella lotta immediata, e i combattenti non possono e non debbono essere compianti, quando essi stessi hanno lottato non perché costretti, ma perché così essi stessi hanno voluto consapevolmente”” (4° di copertina)”,”GRAS-003-FB” “RICCHINI Carlo MANCA Eugenio MELOGRANI Luisa SERGI Sergio a cura, saggi di Gerardo CHIAROMONTE Giuseppe BOFFA Adriano GUERRA Maurizio FERRARA Enzo ROGGI Giulietto CHIESA Umberto CERRONI Jolanda BUFALINI Nikolaj SMELËV Dino BERNARDINI”,”Se vince Gorbaciov. Storia immagini documenti riflessioni nel 70° della rivoluzione d’ottobre.”,”L’Urss dall’Ottobre 1917 alla stagione di Mikhail Gorbaciov. La rivoluzione, la costruzione dello stato sovietico, la guerra e la vittoria sul nazismo, lo stalinismo, il ventesimo congresso, la svolta di oggi.”,”RUSU-017-FV” “RICCI Umberto”,”Dal protezionismo al sindacalismo.”,”””S’ immaginavano di accrescere la produttività del lavoro con la militarizzazione dei lavoratori, e han conseguito l’ effetto diametralmente opposto. Basti un esempio: “”Nelle miniere degli Urali dove lavorava la prima armata del lavoro formata da Trotsky si è constatato che, sopra 100 soldati del lavoro, 30 lavoravano e 70 sorvegliavano il lavoro dei 30, la cui produttività attuale nei faticosi lavori di miniera, è uguale a quella di 10 operai liberi, la quale a sua volta è pari a quella di tre operai ed un terzo degli operai di ante guerra. Giuravano di abolire il capitalismo e vanno vendendo ai capitalisti americani, inglesi, tedeschi quel che della Russia rimane. La compagna Clara Zetkin ha detto nel recente congresso socialista di Milano: “”Le concessioni che il governo russo ha dovuto fare al capitalismo occidentale sono la quietanza che i comunisti russi mandano ai partiti sovversivi d’ Europa per la rivoluzione che non hanno fatto in suo soccorso”” (pag 30).”,”ITAE-080″ “RICCI Matteo”,”Lettere dalla Cina (1584-1608).”,”Matteo RICCI entra in Cina nel 1853, con l’ intenzione di introdurvi i valori della fede cristiana, sa di dover affrontare la cultura e la spiritualità dei cinesi in maniera morbida; secondo gli insegnamenti di Francesco SAVERIO, cercando i possibili punti di contatto con la mentalità locale. I padri gesuiti prima vengono considerati (e si atteggiano) come bonzi buddisti, poi scelgono di sfruttare alcune analogie che essi credono di intravedere tra Cristianesimo e Confucianesimo, adottando i modi e gli abiti dei “”letterati”” confuciani per ottenere credito e attenzione. Sfruttano infine le proprie competenze scientifiche e tecniche per stupire le autorità con la fabbricazione di orologi e mappamondi. Giunti fin nel palazzo imperiale di Pechino si trovano però esposti al rischio di essere invischiati nelle lotte del potere. GERNET è uno dei maggiori sinologi viventi. Insegna al College de France. “”Siccome avevamo già deciso di abbandonare i nostri nomi di bonzi, che tra i cinesi sono considerati vili e di condizione inferiore, e di prendere i nomi di letterati, in conformità con il permesso rilasciatoci dal padre ispettore ci lasciammo crescere la barba e i capelli fino alle orecchie e indossammo un abito particolare che i letterati usano per le visite, abbandonando quello che usavamo prima come bonzi. (…) Così quando andai a visitare questo mandarino che a Xaucheo quando andavamo alla maniera dei bonzi, ci riceveva con poco onore e poche cerimonie, venne a ricevermi indossando un vestito, da visita, come hanno l’ abitudine di fare e mi trattenne a lungo offrendomi un ricco banchetto (…)”” (pag 62)”,”CINx-177″ “RICCI Maurizio”,”La struttura organizzativa del movimento sindacale. Dalle origini al 1949.”,”Maurizio Ricci (Ancona 1952) è professore associato di relazioni industriali nella facoltà di giurisprudenza (corso di laurea in scienze politiche) dell’Università di Bari. É autore di numerosi saggi, apparsi in riviste specializzate o in volumi collettanei, in tema di relazioni industriali e di diritto del lavoro. Lo studio rappresenta un primo tentativo organico di operare, in un’ottica di relazioni industriali, una ricostruzione storico-critica – dalle origini al 1949 – dell’evoluzione della struttura organizzativa del sindacato italiano, senza trascurare il costante riferimento agli statuti sindacali.”,”MITT-032-FL” “RICCI Aldo G.”,”Bucharinismo e stalinismo.”,”‘La strategia buchariniana presupponeva una dinamica sociale ricca e articolata e vedeva nel fiorire di inziative economiche e intellettuali fuori del controllo del partito e dello Stato il presupposto necessario per lo sviluppo delle forze produttive e l’affermazione del socialismo. La strategia staliniana, al contrario, puntava alla distruzione di ogni centro decisionale che mantenesse una qualche forma di autonomia dal nuovo sistema di potere forgiato durante il comunismo di guerra, e subordinava a questo obiettivo la forma di sviluppo economico da adottare. La svolta politica realizzata in Urss nel 1928-29, con l’abbandono della Nep a favore della collettivizzazione forzata e della superindustrializzazione, non può essere spiegata, dunque, in termini puramente economici. La sconfitta di Bucharin ebbe motivazioni profonde. Egli aveva compreso che, accand alle struttre sociali tradizionali, se ne stavano consolidando altre, ostili alla costruzione del socialismo: una nuova classe, gerarchicamente sovrapposta alla società intera’. (pag 89) Citato il saggio di A. Nove, ‘Classi e potere in Urss’, Il Leviatano, N. 1, 1976 pag 53-71″,”BUCS-004-FGB” “RICCI Francesco”,”Trotsky e il partito – Trotsky: Terrorismo e Comunismo – IV Internazionale.”,”https://opac.bncf.firenze.sbn.it/Search/Advanced”,”TROS-020-FGB” “RICCI Rino”,”La Banca moderna. Aspetti gestionali e tratti evolutivi.”,”Dedico questo libro a tutti i miei allievi, conosciuti nelle varie Università in cui ho insegnato. Da quelli dell’Università di Siena, a quelli dell’Università di Pisa, a quelli della Scuola Superiore Universitaria di Pisa, a quelli infine della Libera Università di Studi Sociali di Roma.”,”ECOT-280-FL” “RICCIARDI Andrea”,”Leo Valiani. Gli anni della formazione. Tra socialismo, comunismo e rivoluzione democratica.”,”Paul CHEVALIER pseudonimo di Leo VALIANI; Leo GIULIANI pseudonimo di Leo VALIANI RICCIARDI Andrea dottore di ricerca in Storia contemporanea, lavora presso la Facoltà di scienze politiche dell’ Università degli studi di Milano. Si occupa di storia politica e collabora con riviste come ‘Il Ponte’ e gli ‘Annali della Fondazione La Malfa’. Ha scritto o collaborato ad un paio di volumi (v. 4° copertina). ‘Per quanto concerne la sua attività del momento sulle testate espressione di una linea terzointernazionalista ortodossa, Valiani su “”La Corrispondance Internationale”” apre una finestra sulla politica estera sempre più filonazista di Mussolini e sul suo colloquio con il ministro della guerra tedesco Werner von Blomberg. L’ incontro rientra in un più ampio giro di consultazioni che, iniziato con il cancelliere austriaco Schuschnigg e proseguito con il ministro degli esteri tedesco Neurath a Roma, visita di cui Valiani scrive sempre su “”La Correspondance Internationale””, porterà il duce a Monaco alla fine di settembre. Valiani poi, ancora sullo stesso foglio, presenta il nuovo quotidiano “”La Voce degli Italiani”” sul quale, nel corso dei rimanenti mesi del 1937, non firmerà però alcun articolo. Infatti il giornale, diretto in un primo tempo dalla coppia formata da Egidio Gennari e Campolonghi, quindi da Di Vittorio e infine da Mario Montagnana, ha diversi inviati in Spagna e non è possibile risalire alla paternità delle varie cronache di guerra giunte a Parigi in forma anonima””. (pag 199-200) Fase stalinista. “”Riguardo alle dinamiche interne al Fronte popolare, Valiani si sofferma innanzitutto sul declino degli anarchici, sostanzialmente impreparati a gestire il coinvolgimento nel conflitto delle masse non certo equiparabili, per bisogni e tipo di cultura, agli operai di città. I comunisti, nonostante gli errori commessi, avrebbero interpretato meglio di altre forze politiche lo sviluppo degli eventi e, dopo aver compreso l’ impossibilità di promuovere una rivoluzione proletaria, starebbero tentando di guadagnare il consenso di tutt i lavoratori, compresi i contadini. Per Valiani, solo se i contadini saranno spinti conro la Spagna “”feudale””, rappresentata da Franco, la repubblica sarà salva. Ma, perché ciò avvnega, è anche necessaria una più ampia mobilitazione del proletariato internazionale. Anche nell’ articolo pubblicato sul numero di dicembre, Valiani si dimostra orienato a valutare più positivamente, rispetto a precedenti scritti, la politica del Pce che, da luglio, ha accolto Togliatti come rappresentante del Comintern in Spagna. Valiani, nel nome dell’ unità antifascista, difende le aperture dei comunisti verso il sindacato anarchico Cnt e, per la prima volta, sembra suggerire di far prevalere il realismo politico sulle aspre polemiche successive all’ assassinio di Nin e allo scioglimento del Poum voluto dagli stalinisti.”” (pag 202-203)”,”ITAD-090″ “RICCIARDI Antonio”,”L’Outsourcing strategico. Modalità operative, tecniche di controllo ed effetti sugli equilibri di gestione.”,”Antonio Ricciardi è ricercatore confermato di Economia aziendale presso l’Università degli Studi della Calabria.”,”ECOG-019-FL” “RICCIARDI Maurizio”,”Rivoluzione.”,”Maurizio Ricciardi è ricercatore presso il Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia della Facoltà di Scienze Politiche dell’Universita di Bologna. Ha pubblicato pure ‘Ferdinand Tönnies sociologo hobbesiano’ (1997). Lenin e la rivoluzione leninista. “” (pag 166-167)”,”TEOP-007-FMB” “RICCIO Stefano”,”I patti lateranensi e l’articolo 7 della Costituzione. Discorso pronunciato all’Assemblea costituente nella seduta del 13 marzo 1947.”,”Donazione della famiglia Bernamonti, Cremona-Milano Stefano Riccio, deputato alla Costituente”,”RELC-017-FV” “RICCIO Sergio”,”Dialoghi sulla stampa periodica.”,”Sergio Riccio è nato nel 1943, si è laureato a Napoli e qui ha insegnato. Ha vissuto anche a Copenaghen e a Roma. Nell’ambito della sinistra di classe si è interessato soprattutto ai problemi dei Comitati autonomi operai e di quartiere.”,”EDIx-004-FMB” “RICCIOTTI Pasquale”,”Ideali del socialismo.”,”””L’ Howell scrisse che la divisione del giorno in tre parti, divisione contenuta nel noto distico: eight hours to work, eight hours to play, eight hours to sleep, eight bob a day (otto ore di lavoro, otto ore di svago (intellettuale), otto ore di sonno, otto scellini al giorno) è di Re Alfredo, ed è un ideale che percorre da secoli la storia del lavoro”” (pag 131). Il collettivismo, che non deve confondersi con il comunismo, ha subito trasformazioni per le varie proposte escogitate: collettivismo enfiteutico, collettivismo industriale, collettivismo colinsoniano, collettivismo internazionale, collettivismo marxista, collettivismo agrario anglo americano (pag 166).”,”SOCx-102″ “RICCO’ Mario LAGAZZI Paolo a cura”,”Il muschio e la rugiada. Antologia di poesia giapponese.”,”””Il giapponese è forse una delle pochissime lingue al mondo che in poesia non ha usato la rima””. (pag 34, nota) pag 11 “”Tra vecchie foglie di nespolo urgono le gemme”” (Shiho, pag 36) Celeberrimi sono gli “”haiku”” di BASHO. La poesia Haiku è composta da tre versi, generalmente c’è un elemento naturale che rimanda stagione Gli “”haiku”” sono l’ applicazione somma di una precetto chiave del Taoismo: “”La grande abilità assomiglia alla mancanza di abilità”” pag 97 Basho) MATSUO Mono no aware. “”Alla lettera intraducibile per l’ estrema ricchezza dei suoi possibili sensi e usi, il termine potrebbe rendersi approssimativamente, secondo Ivan Morris, con “”il pathos delle cose””. Comunque si consideri questo punto, è certo che dal Kokinshu in poi, e dal periodo in cui l’ opera si colloca, il gusto lirico giapponese è segnato da un nuovo respiro, da un nuovo palpito emotivo: dal desiderio di vibrare all’ unisono (in spirito di “”compassione””, nel senso buddhista) con la bellezza, ovunque essa si manifesti””. (pag 11) “”Da secoli Basho è il poeta più amato dai giapponesi, in primo luogo perché in lui avvertono tutta l’ anima della loro cultura tradizionale (Shinto e buddhista, confuciana, taoista e Zen), ma soprattutto perché fece coincidere come nessun altro la poesia con l’ itinerario quotidiano dell’ esistenza. Portò lo haiku ilpiù vicino possibile alla vita liberandolo da qualsiasi artificio letterario o ricercatezza di stile. Dopo aver letto una composizione del discepolo Kikaku, gli fece notare: “”Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine””””. (pag 97)”,”JAPx-060″ “RICE Edward”,”Captain Sir Richard Francis Burton. The Secret Agent Who Made the Pilgrimage to Mecca, Discovered the ‘Kama Sutra’, and Brought the ‘Arabian Nights’ to the West.”,”‘Sir Richard Francis Burton (1821-1890) è stato un esploratore, traduttore e orientalista britannico. La sua vita è stata un’epopea di avventure, conoscenza e scoperte. Ecco alcuni dei suoi notevoli traguardi. Viaggio a Mecca sotto travestimento: In un’epoca in cui ai non musulmani era vietato l’accesso alla Mecca a rischio di morte, Burton compì un viaggio documentato alla Mecca, travestito da pellegrino. Traduzione integrale de ‘Le mille e una notte’: La sua traduzione completa delle ‘Mille e una notte’ (comunemente chiamata ‘Le notti arabe’ in inglese) è ancora celebre.Pubblicazione del Kama Sutra in inglese:Esplorazione dei Grandi Laghi africani: Insieme a John Hanning Speke, fu uno dei primi europei a visitare i Grandi Laghi dell’Africa alla ricerca della sorgente del Nilo. Critiche alle politiche coloniali dell’Impero Britannico: Le sue opere e lettere criticavano ampiamente le politiche coloniali britanniche, a scapito della sua carriera. Prolifico autore: Nonostante abbia abbandonato gli studi universitari, Burton scrisse numerosi libri e articoli eruditi su vari argomenti, tra cui comportamento umano, viaggi, falconeria, scherma, pratiche sessuali ed etnografia.Le sue opere sono caratterizzate da abbondanti note a piè di pagina e appendici contenenti osservazioni e informazioni straordinarie12. Un vero poliglotta, si dice che Burton parlasse 29 lingue1. La sua vita avventurosa e il suo contributo alla conoscenza umana lo rendono una figura straordinaria nella storia’. (copil)”,”BIOx-042-FSD” “RICH E.E. WILSON C.H. a cura; saggi di Karl F. HELLEINER A.Rupert HALL J.H. PARRY E.L.J. COORNAERT G.B. MASEFIELD E.E. RICH F.P. BRAUDEL C.H. WILSON”,”Storia economica Cambridge. Vol 4. L’espansione economica dell’ Europa nel Cinque e Seicento.”,”Saggi di Karl F. HELLEINER (Prof St Econ Univ Toronto), A.Rupert HALL (Prof storia scienza e tecnologia Imperial College London), J.H. PARRY (Gardiner Prof storia oceanica Univ Harvard), E.L.J. COORNAERT, Prof College de France, Paris), G.B. MASEFIELD (Fellow del Wolfson College Oxford), E.E. RICH (Prof storia impero e marina Univ Cambridge e ‘master’ St Catharine’s College), F.P. BRAUDEL (D Centre Recherches Historiques, prof College de France e di F. Spooner, prof st econ Univ Durham), C.H. WILSON (prof storia moderna Univ Cambridge).”,”ECOI-030″ “RICH E.E. WILSON C.H. a cura; saggi di C.H. WILSON, B.H. SLICHER-VAN-BATH, A.R. MICHELL, Kristof GLAMANN, Hermann VAN-DER-WEE, Barry SUPPLE, Hermann KELLENBENZ, Betty BEHRENS; edizione italiana a cura di Valerio CASTRONOVO”,”Storia economica di Cambridge. Vol 5. Economia e società in Europa nell’età moderna.”,”””David Hume e Adam Smith si valsero delle loro teorie per riversare sul colbertismo e sul sistema mercantistico tutto il discredito e il dileggio delle loro argomentazioni logiche e retoriche. La differenza (o diffidenza?, ndr) e il disprezzo latenti per le attività mercantili, trasmessi dall’antichità al Medioevo e quindi fino ai socialisti cristiani e al marxismo, non sono mai stati interamente dissipati”” (pag 23) (Il problema storico della crescita e del declino economico, capitolo I)”,”EURE-013-FV” “RICH Elaine”,”Intelligenza artificiale.”,”Elaine Rich,”,”SCIx-244-FL” “RICHARD Yann”,”L’Iran. De 1800 à nos jours.”,”RICHARD Yann professore di studi iraniani alla Sorbona nuova (Paris III).”,”VIOx-183″ “RICHARD Yann”,”L’Iran. Naissance d’une république islamique.”,”RICHARD Yann professore di studi iraniani alla Sorbona nuova (Paris III).”,”GOPx-016″ “RICHARD Guy”,”Le monde des affaires en Europe de 1815 à 1917.”,”Guy Richard è maitre de conférences honoraire all’Università di Caen. Ha pubblicato pure: ‘La noblesse d’affaires au XVIII siecle’ (1997)”,”EURE-142″ “RICHARD Jean”,”La grande storia delle crociate. Volume primo.”,”Jean Richard, accademico di Francia è uno dei maggiori conoscitori dell’Oriente latino su cui ha pubblicato varie opere. E’ autore anche di una biografia di San Luigi.”,”QMIx-002-FMP” “RICHARDOT Philippe”,”Le modèle occidental. Naissance et remise en cause, 1492-2001.”,”RICHARDOT P. è professore Agrégé e Docteur d’Histoire, direttore di ricerca dell’ Institut fur vergleichende Taktik di Vienne-Potsdam, ecc. E’ autore di vari libri sulla questione militare. “”La vague d’antisémitisme apparu a l’Est de l’Europe frappe la France et s’exprime surtout dans Drumont (…). Du côté allemand, le nationalisme, d’abord romantique, culturel et défensiv devient biologique,ethnique et offensif. Le millénarisme germanique annoncé par Fichte trouve une expression plus concertée. L’historien prussien Treischke (1843-1896) a une vision belliciste du monde: “”La grandeur de l’histoire réside dans le conflit perpétuel des nations”” ou encore “”Aucun idéalisme politique réel, n’est possible sans l’idéalisme de la guerre.”” Friedrich List publie en 1841 son ‘Système national d’économie politique’ où il prône le nationalisme économique. List lance les concepts fondamentaux du pangermanisme: le ‘Lebensraum’ (espace vital), le ‘Drang nach Osten’ (“”la ruée vers l’Est””), l’expansion navale et coloniale””. (pag 160-161)”,”EURx-253″ “RICHARDS Vernon”,”Ensenanzas de la Revolucion Espanola.”,”edizione italiana: Edizioni RL. Genova-Nervi. 1957 RICHARDS nella bibliografia cita abbondantemente José PEIRATS, Gaston LEVAL, Federica MONTSENY. Altri autori citati: Gerald BRENAN Ildefonso GONZALEZ Garcia OLIVER D.A. SANTILLAN Augustin SOUCHY.”,”MSPG-066″ “RICHARDS Vernon”,”Insegnamenti della rivoluzione spagnola (1936-1939).”,”Libro dedicato alla memoria di Camillo BERNERI e Maria Luisa BERNERI.”,”MSPG-071″ “RICHARDS Vernon”,”Insegnamenti della rivoluzione spagnola (1936-1939).”,”””L’intervento russo in Spagna, quando si verificò, non fu dettato da motivi rivoluzionari o da amore di Stalin per il popolo spagnolo, ma dal bisogno di rinforzare la posizione della Russia nella politica internazionale”” (pag 105)”,”MSPG-002-FC” “RICHARDSON Al a cura; scritti di Nikolai BUKHARIN (BUCHARIN) Lev KAMENEV Vladimir LENIN Karl RADEK Leon TROTSKY Mikhail TUKHACHEVSKY (TUCHACEVSKIJ) Grigory ZINOVIEV”,”In Defence of the Russian Revolution: A Selection of Bolshevik Writings, 1917-1923.”,”scritti di Nikolai BUKHARIN (BUCHARIN) Lev KAMENEV Vladimir LENIN Karl RADEK Leon TROTSKY Mikhail TUKHACHEVSKY (TUCHACEVSKIJ) Grigory ZINOVIEV”,”RIRO-352″ “RICHARDSON Al a cura, scritti di BUCHARIN (BUKHARIN) Nikolai LENIN Vladimir RADEK Karl TROTSKY Leon TUKHACHEVSKY Michail ZINOVIEV Grigory”,”In Defence of the Russian Revolution: A Selection fo Boshevik Writings, 1917-1923.”,”RICHARDSON A. dirige la rivista ‘Revolutionary History’ ed è autore con Sam BORNSTEIN di ‘Two Steps Back: Communists and the Wider Labour Movement, 1935-45’; ‘Against the Stream: A History of the Trotskyst Movement in Britain, 1924-1938’ e di ‘War and the International: A History of the Trotskyst Movement in Britain, 1937-49’.”,”RIRO-356″ “RICHARDSON John Stuart”,”The Romans in Spain.”,”L’autore è Professore di ‘Classics’, e decano della Facoltà di ‘Arts and Provost of Arts, Divinity and Music’ all’Università di Edinburgh.”,”SPAx-025-FSD” “RICHELIEU, DUC DU-PLESSIS Armand, cardinale”,”Testament politique. D’Armand Du Plessis cardinal Duc De Richelieu. Pair et Grand Amiral de France.”,”””Les desordres qui ont esté établis par des necessitez publiques, et qui se sont fortitiez par des raisons d’Etat, ne se peuvent reformer qu’avec le temps: il en faut doucement ramener les esprits, et ne point passer d’une extremité à l’autre”” (pag 149) “”Le disfunzioni che sono state generate dalle necessità pubbliche e che sono state fortificate da ragioni di Stato, non possono essere riformate che solo nel tempo: è necessario riportare gli spiriti alla ragione a poco a poco, e non passare da una estremità all’altra””(pag. 149)”,”FRAA-086″ “RICHER Laurence”,”Edgar Quinet. L’ aurore de la Republique.”,”QUINET (Edgar), storico e uomo politico francese (Bourg- en-Bresse, Ain, 1803 – Parigi 1875). Iniziatosi allo studio della storia in seguito alla traduzione da lui effettuata delle ‘Idee sulla filosofia della storia dell’umanità’ di HERDER (1825), impresa lodata da GOETHE, da MICHELET e da COUSIN, pubblicò, dopo aver visitato la Morea, ‘Della Grecia moderna e dei suoi rapporti con l’antichità’ (1830). Studioso della Germania, ne criticò la ‘teutomania’, ossia le ambizioni politiche, nella ‘Germania e la Rivoluzione’ e ‘Il sistema politico della Germania’ (1831). Ateo, liberale e positivista (‘Esame della vita di Gesù di Strauss’, 1838), professore di letteratura a Lione, poi al Collegio di Francia (1841), tenne lezioni e scrisse opere polemiche sui gesuiti, sull’ Inquisizione, sull’ ultramontanismo, sul cristianesimo e sulla Rivoluzione (particolarmente importanti ‘Il genio delle religioni’, 1842, e ‘Dei gesuiti’, 1843), e fu pertanto sospeso dall’ insegnamento (1846). Nel 1848, dopo aver partecipato alla rivoluzione di febbraio, riottenne la cattedra”,”FRAD-025″ “RICHER Philippe”,”Cina e Terzo Mondo. 1. La politica estera.”,”RICHER Philippe è nato nel 1923 a Parigi. Formatosi all’ Ecole Nationale d’ Amministration, ha visitato, dal 1950, Laos Cambogia Thailandia Giappone Cina Mongolia ecc. Ha insegnato all’ Università di Grenoble e all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi. Collaboratore della ‘Revue Militaire Generale’ e di ‘Le Monde Diplomatique’ è dal 1967, stretto collaboratore del Delegato Generale per la Ricerca Tecnica e Scientifica a Parigi.”,”CINx-076″ “RICHER Philippe”,”Cina e Terzo Mondo. 2. Guerra di popolo e aiuti economici.”,”RICHER Philippe è nato nel 1923 a Parigi. Formatosi all’ Ecole Nationale d’ Amministration, ha visitato, dal 1950, Laos Cambogia Thailandia Giappone Cina Mongolia ecc. Ha insegnato all’ Università di Grenoble e all’ Institut d’ Etudes Politiques di Parigi. Collaboratore della ‘Revue Militaire Generale’ e di ‘Le Monde Diplomatique’ è dal 1967, stretto collaboratore del Delegato Generale per la Ricerca Tecnica e Scientifica a Parigi.”,”CINx-077″ “RICHER Philippe”,”L’offensive chinoise en Afrique.”,”RICHER P., Consigliere di Stato onorario, ex ambasciatore di Francia ad Hanoi è uno dei grandi specialisti dell’Asia. Ex allievo ENA, conosce le ambizioni della Cina in Africa.”,”CINE-040″ “RICHERI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe VACCA Daniele DOGLIO Franco ISEPPI Roberto GRANDI Enrica BASEVI Giuseppe RICHERI Giuseppe CEREDA Silvao FUA’ Francesco PINTO Giancarlo CARCANO Antonio PILATI”,”Il video negli anni 80. Comunicazioni di massa in Italia: politica tecnologie pubblicità.”,”SDD Satelliti a diffusione radiotelevisiva diretta”,”EDIx-249″ “RICHERI Giuseppe a cura; saggi di Giuseppe VACCA Daniele DOGLIO Franco ISEPPI Roberto GRANDI Enrica BASEVI Giuseppe RICHERI Giuseppe CEREDA Silvao FUA’ Francesco PINTO Giancarlo CARCANO Antonio PILATI”,”Il video negli anni 80. Comunicazioni di massa in Italia: politica tecnologie pubblicità.”,”SDD Satelliti a diffusione radiotelevisiva diretta”,”EDIx-250″ “RICHET Denis a cura Francesco DI-DONATO”,”Lo spirito delle istituzioni. Esperienze costituzionali nella Francia moderna.”,”Denis RICHET (1927-1989) è stato uno dei maggiori storici del Novecento. Directeur d’etudes alla EHESS (Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales) di Parigi, vi ricoprì l’insegnamento di storia generale- storia sociale. Tra le sue opere più importanti ricordiamo ‘La Rivoluzione francese) con F. FURET (1998). E’ autore di molti saggi alcuni dei quali raccolti nel volume postumo: -De la Reforme à la Revolution. Etudes sur la France moderne. PARIS. 1991, con Prefazione di Pierre GOUBERT Libro dedicato alla memoria di Francois FURET, 1° traduzione italiana”,”FRAA-023″ “RICHLER Mordecai a cura; scritti di W.H. AUDEN William L. SHIRER Wilfrid SHEED K.S. KAROL Jessica MITFORD Chaim KAPLAN Simone de BOUVOIR Harold NICOLSON Max BEERBOHM Dan Vittorio SEGRE E.L. DOCTOROW George ORWELL John MORTIMER Barbara PYM Evelyn WAUGH Marie VASSILTCHIKOV Natalia GINZBURG Jean Paul SARTRE Richard HILLARY Olivia MANNING André GIDE Elizabeth BOWEN Kay BOYLE Alun LEWIS George Bernard SHAW Stephen SPENDER Julian MACLAREN-ROSS George KENNAN Virginia WOOLF George MACBETH Edith SITWELL Brian MOORE David BRINKLEY V,S, PRITCHETT George Bernard SHAW Lovat DICKSON Ludovic KENNEDY Julian BARNES Graham GREENE Gustav HERLING Julia VOZNESENSKAYA Louis MACNEICE Shirley HAZZARD Dylan THOMAS Anatoli KUZNETSOV Noel COWARD James JONES I.F. STONE John HERSEY Harrison E. SALISBURY Louis MACNEICE Clive JAMES William MANCHESTER Malcolm MUGGERIDGE Philip ROTH Ella LEFFLAND Joy KOGAWA J.G. FARRELL David MALOUF Russell BAKER Josef SKVORECKY Studs TERKEL James A. MICHENER John COSTELLO Peter USTINOV Chaim KAPLAN John KEEGAN Olivia MANNING Elizabeth BOWEN Cyril CONNOLLY Germaine GREER Harold NICOLSON Yaffa ELIACH John Horne BURNS Dan DAVIN Geoffrey WOLFF Philip LARKIN Norman MAILER Thomas BERNHARD William STYRON Nicholat MONSARRAT Lothar-Gunther BUCCHEIM Yukio MISHIMA A.J. LIEBING Hiroyuki AGAWA Jean GENET Norman LEWIS Farley MOWAT Doris LESSING Joseph HELLER Rikihei INOGUCHI Tadashi NAKAJIMA Roger PINEAU Primo LEVI Thomas BERNHARD Randall JARRELL Elie WIESEL Studs TERKEL I.F. STONE Kurt VONNEGUT Marguerite DURAS Louis-Ferdinand CELINE George CLARE Harry MULISH Martha GELLHORN Gunter GRASS Iain Crichton SMITH Edmund WILSON Thomas BERGER Joel SAYRE J.G. BALLARD John HERSEY Marc KAMINSKY Clive JAMES Shusaku ENDO John CHEEVER Peter PORTER Studs TERKEL”,”Writers on World War II. An Anthology.”,”I brani riportati sono di: W.H. AUDEN, William L. SHIRER, Wilfrid SHEED, K.S. KAROL, Jessica MITFORD, Chaim KAPLAN, Simone de BOUVOIR, Harold NICOLSON, Max BEERBOHM, Dan Vittorio SEGRE, E.L. DOCTOROW, George ORWELL, John MORTIMER, Barbara PYM, Evelyn WAUGH, Marie VASSILTCHIKOV, Natalia GINZBURG, Jean Paul SARTRE, Richard HILLARY, Olivia MANNING, André GIDE, Elizabeth BOWEN, Kay BOYLE, Alun LEWIS, George Bernard SHAW, Stephen SPENDER, Julian MACLAREN-ROSS, George KENNAN, Virginia WOOLF, George MACBETH, Edith SITWELL, Brian MOORE, David BRINKLEY, V,S, PRITCHETT, George Bernard SHAW, Lovat DICKSON, Ludovic KENNEDY, Julian BARNES, Graham GREENE, Gustav HERLING, Julia VOZNESENSKAYA, Louis MACNEICE, Shirley HAZZARD. Dylan THOMAS, Anatoli KUZNETSOV, Noel COWARD, James JONES, I.F. STONE, John HERSEY, Harrison E. SALISBURY, Louis MACNEICE, Clive JAMES, William MANCHESTER, Malcolm MUGGERIDGE, Philip ROTH, Ella LEFFLAND, Joy KOGAWA, J.G. FARRELL, David MALOUF, Russell BAKER, Josef SKVORECKY, Studs TERKEL, James A. MICHENER, John COSTELLO, Peter USTINOV, Chaim KAPLAN, John KEEGAN, Olivia MANNING, Elizabeth BOWEN, Cyril CONNOLLY, Germaine GREER, Harold NICOLSON, Yaffa ELIACH, John Horne BURNS, Dan DAVIN, Geoffrey WOLFF, Philip LARKIN, Norman MAILER, Thomas BERNHARD, William STYRON, Nicholat MONSARRAT, Lothar-Gunther BUCCHEIM, Yukio MISHIMA, A.J. LIEBING, Hiroyuki AGAWA, Jean GENET, Norman LEWIS, Farley MOWAT, Doris LESSING, Joseph HELLER, Rikihei INOGUCHI, Tadashi NAKAJIMA, Roger PINEAU, Primo LEVI, Thomas BERNHARD, Randall JARRELL, Elie WIESEL, Studs TERKEL, I.F. STONE, Kurt VONNEGUT, Marguerite DURAS, Louis-Ferdinand CELINE, George CLARE, Harry MULISH, Martha GELLHORN, Gunter GRASS, Iain Crichton SMITH, Edmund WILSON, Thomas BERGER, Joel SAYRE, J.G. BALLARD, John HERSEY, Marc KAMINSKY, Clive JAMES, Shusaku ENDO, John CHEEVER, Peter PORTER, Studs TERKEL.”,”QMIS-020″ “RICHMAN Barry M.”,”Industrial Society in Communist China. A Firsthand Study of Chinese Economic Development and Management – with Significant Comparisons with Industry in India, the USSR, Japan and the United States.”,”””In generale, l’ organizzazione politica della Cina è stata meno monolitica di quella dell’ URSS. A causa della maggiore decentralizzazione dell’ autorità e flessibilità nel sistema cinese di amministrazione governativa e di controllo di partito, si trovano grandi differenze nelle politiche, pratiche, metodi, e tecniche perseguite e utilizzate nelle imprese industriali cinesi rispetto alle imprese sovietiche”” (pag 451)”,”CINx-129″ “RICHTA Radovan a cura; saggi di Ossip K. FLECHTHEIM Jirí KOSTA Bedrich LOEWENSTEIN Ota KLEIN Ladislav TONDL Miroslav TOMS Mojmír HÁJEK”,”Progresso tecnico e società industriale.”,”Radovan Richta è nato a Praga nel 1923. Ha studiato presso la facoltà di Scienze e in seguito presso quella di Lettere dell’Università San Carlo. Dal 1954 ha lavorato all’Accademia delle Scienze di cui diviene membro e direttore dell’Istituto di Filosofia. Diviene inoltre direttore della équipe interdisciplinare per la ricerca delle conseguenze sociali ed umane della rivoluzione scientifica e tecnica.”,”SCIx-181-FL” “RICHTER Eugenio”,”Dopo la vittoria del Socialismo.”,”Eugenio Richter Deputato al Parlamento germanico.”,”GERV-029-FL” “RICOEUR Paul”,”L’ idéologie et l’ utopie.”,”RICOEUR Paul (1913-2005) filosofo autore di un’ opera considerevole consacrata alla sua riflessione all’ analisi del soggetto, della sua azione e del suo rapporto al tempo (Temps et récit, 1983), l’A ha annodato un dialogo costante con la psicoanalisi la linguistica lo strutturalismo ma anche con le teorie sociali e politiche. Il libro in oggetto è il risultato di una corso tenuto da Ricoeur negli Stati Uniti (Univ. Chicago) negli anni 1980). RICOEUR si è rivelato un lettore fuori dal comune di filosofi e non filosofi. “”L’ introduzione del concetto di ordine segna una svolta decisiva nell’ analisi di Weber. Il termine tedesco è Ordnung, una disposizione degli esseri umani che precede l’ ordine nel senso di un comando. Non bisogna introdurre troppo presto l’ idea di imperativo in seno al concetto di ordine: occorre piuttosto pensarlo in termini di organizzazione di un organismo, di un organismo che introduce delle relazioni tra la parte e il tutto all’ interno dell’ essere umano. Per sottolineare la distinzione tra l’ ordine e il comando, Weber insiste sulla nozione di “”ordine legittimo””, cosa che è un passo importante nonostante i possibili inconvenienti dovuti a un riferimento prematuro, nell’ analisi, al concetto di legittimità. L’ ordine non deve essere esclusivamente definito in termini di forze. Come rimarcherà Geertz, questa distinzione ci avvisa sul fatto che a questo livello l’ ideologia gioca un ruolo.”” (pag 250)”,”TEOC-374″ “RICOEUR Paul”,”Finitudine e colpa.”,”Paul Ricoeur è nato a Valence nel 1913. Laureatosi in filosofia, ha isnegnato nei licei di Saint-Brieuc e Colmar. Fatto prigioniero dei tedeschi nel corso della seconda guerra mondiale, in campo di concentramento studiò a fondo la filosofia di Jaspers e di Husserl. Nel dopoguerra è divenuto ricercatore presso il Centre National de la Recherche Scientifique, e si è impegnato in iniziative culturali della Chiesa protestante. E’ stato con Mounier uno dei fondatori della rivista ‘Esprit’. Ha insegnato storia della filosofia all’Università di Strasburg e in seguito a Nanterre.”,”FILx-391-FF” “RICOEUR Paul”,”Conferenze su Ideologia e utopia.”,”Paul Ricoeur è nato a Valence nel 1913. Nel 1949 succede a Jean Hyppolite sulla cattedra di filosofia a Strasburgo e nel 1956 a Bayer sulla cattedra di filosofia generale alla Sorbona. Dal 1966 sceglie di insegnare nella nuova università di Nanterre; ne sarà il rettore per un anno, in una stagione difficile, dal marzo 1969. Amico di Emmanuel Mounier, è stato collaboratore assiduo della rivista Esprit. Negli ultimi anni ha insegnato alla Divinity School dell’Università di Chicago. Ricoeur è morto il 20 maggio 2005 a Châtenay-Malabry ed è stato un filosofo francese e uomo di fede protestante. La prima parte del volume è dedicata all’ ‘Ideologia’ e in particolare a Marx: 2. Marx: La ‘Critica di Hegel’ e i ‘Manoscritti’ 3. Marx: Il ‘Primo Manoscritto’ 4. Marx: Il ‘Terzo Manoscritto’ 5. Marx: ‘L’Ideologia Tedesca’ (1) 6. Marx: ‘L’Ideologia Tedesca (2) (pag 29-118) “”Il testo (‘L’Ideologia tedesca’, ndr) ci conduce all’importante concetto di materialismo storico, nonostante il termine come tale non venga utilizzato e non sia ritrovabile in Marx ma solo nel successivo marxismo (1). FINIRE (pag 89-90)”,”TEOC-126-FL” “RICOEUR Paul; edizione italiana a cura di Daniella IANNOTTA”,”Riflession fatta. Autobiografia intellettuale.”,”‘Paul Ricoeur (1913-2005) è stato un filosofo francese di grande rilievo nel XX secolo, noto per i suoi contributi alla fenomenologia e all’ermeneutica 2. Cresciuto in una famiglia protestante, ha studiato filosofia a Rennes e alla Sorbona, dove ha sviluppato un forte interesse per la fenomenologia di Husserl. Durante la sua carriera accademica, ha insegnato in diverse università, tra cui Strasburgo, la Sorbona, Nanterre e Chicago. Il suo pensiero si è evoluto dalla fenomenologia all’ermeneutica, concentrandosi sul ruolo del linguaggio, del simbolo e della narrazione nella comprensione dell’esperienza umana 2. Tra le sue opere più influenti vi sono Tempo e racconto (1983-85) e Soi-même comme un autre (1990). Ricoeur ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Hegel nel 1985 e il Premio Balzan nel 19993. La sua filosofia ha avuto un impatto significativo sulla riflessione contemporanea, contribuendo a una visione più complessa e sfaccettata dell’identità e della comprensione umana’ (fonte copilot)”,”FILx-592″ “RICOLFI Luca”,”Le tre società. É ancora possibile salvare l’unità dell’Italia? Italia 2006: Terzo rapporto sul cambiamento sociale.”,”Luca Ricolfi (1950), sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino. Ha fondato l’Osservatorio del Nord-Ovest e la rivista di analisi elettorale Polena, Fra i suoi ultimi libri: Dossier Italia. A che punto è il Contratto con gli italiani, Perchè siamo antipatici, La sinistra e il complesso dei migliori, Tempo scaduto, Il Contratto con gli italiani alla prova dei fatti. Dal 2005 è editorialista de La Stampa.”,”ITAS-012-FL” “RICOLFI Luca”,”Dossier Italia. A che punto è il «Contratto con gli italiani»”,”Luca Ricolfi (1950), sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino. Ha fondato l’Osservatorio del Nord-Ovest e la rivista di analisi elettorale Polena, Fra i suoi ultimi libri: Dossier Italia. A che punto è il Contratto con gli italiani, Perchè siamo antipatici, La sinistra e il complesso dei migliori, Tempo scaduto, Il Contratto con gli italiani alla prova dei fatti. Dal 2005 è editorialista de La Stampa.”,”ITAP-060-FL” “RICOLFI Luca”,”Tempo scaduto. Il «Contratto con gli italiani» alla prova dei fatti.”,”Luca Ricolfi (1950), sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino. Ha fondato l’Osservatorio del Nord-Ovest e la rivista di analisi elettorale Polena, Fra i suoi ultimi libri: Dossier Italia. A che punto è il Contratto con gli italiani, Perchè siamo antipatici, La sinistra e il complesso dei migliori, Tempo scaduto, Il Contratto con gli italiani alla prova dei fatti. Dal 2005 è editorialista de La Stampa.”,”ITAP-061-FL” “RICOLFI Luca”,”La società signorile di massa.”,”L’Italia è un caso unico o anticipa quanto accadrà su vasta scala in Occidente? Qual è il futuro di una società in cui molti consumano e pochi producono? La società signorile di massa poggia su tre pilastri: l’enorme ricchezza reale e finanziaria accumulata, II. La distruzione di scuola e università (inflazione dei titoli di studio, frustrazione collettiva, riduzione della mobilità sociale); III. Formazione in Italia di una struttura para-schiavistica (occupazioni servili dall’Est Europa, stranieri immigrati dall’Africa ecc.) Luca Ricolfi (Torino, 1950), sociologo, insegna Analisi dei dati presso l’Università di Torino. Ha fondato la rivista di analisi elettorale ‘Polena’ e l’Osservatorio del Nord Ovest’. Attualmente è Presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume.”,”TEOS-328″ “RICOLFI Luca”,”La società signorile di massa.”,”Luca Ricolfi (Torino, 1950), sociologo, insegna Analisi dei dati presso l’Università di Torino. Ha fondato la rivista di analisi elettorale ‘Polena’ e l’Osservatorio del Nord Ovest’. Attualmente è Presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume. Giovani. Crisi della scuola e aumento del benessere. “”Proprio perché, per decenni e decenni, hanno continuato a rilasciare certificati che nulla garantiscono, la scuola e l’università hanno reso possibile, a milioni di giovani e meno giovani, credersi in possesso di abilità e talenti che il mondo del lavoro, meno idealista e superficiale di quello della cultura, non sempre scorgeva, e meno che mai si sognava di riconoscere. Ma tutto questo, da solo, non avrebbe portato a quello cui assistiamo, ossia alla formazione di un esercito di disoccupati volontari, se accanto alla demolizione della scuola non avesse agito l’altra potentissima forza che ha cambiato la condizione e le preferenze dei cittadini italiani: l’aumento del benessere e della ricchezza, di cui abbiamo parlato più sopra”” (pag 67)”,”ITAS-024-FV” “RICOLFI Luca SCIOLLA Loredana”,”Senza padri né maestri. Inchiesta sugli orientamenti politici e culturali degli studenti.”,”Loredana Sciolla (Torino, 1947) docente di Sociologia, Scienze politiche, Torino. Luca Ricolfi (Torino, 1950), Istituto di sociologia, facoltà di Magistero di Torino. Dal quadro emerge una generazione ‘senza padri né maestri’…”,”GIOx-007-FMB” “RICORDI Nanni a cura”,”Antonio Gramsci parla del Partito rivoluzionario. Scritti e citazioni di Gramsci – Lenin – Marx – Engels.”,”Quattro pagine bianche: testo mancante”,”GRAD-001-FGB” “RICORY Giorgio”,”Senza diritti. Storia dell’ altra Italia.”,”L’A a lavorato all’ Astrolabio di Parri e Anderlini è stato redattore economico e sindacale per i quotidiani locali dell’ Espresso, caposervizio economia per Paese Sera, collabora al Mondo”,”MITT-122″ “RICOSSA Sergio”,”Maledetti economisti. Le idiozie di una scienza inesistente.”,”Sergio RICOSSA è nato a Torino nel 1927. E’ economista in cattedra all’ Università di Torino, collaboratore del Giornale.”,”ECOT-053″ “RICOSSA Sergio TUCCIMEI Ercole a cura”,”La Banca d’Italia e il risanamento post-bellico, 1945-1948.”,”Dall’introduzione di Sergio Ricossa: “”Non di meno gli atti di fede dei banchieri non dovevano essere totalmente campati in aria, bensì fondarsi su una ragionevole speranza di investire per un aumento utile della capacità produttiva di reddito. Nel pensiero einaudiano, gli aspetti monetari e gli aspetti reali di un problema economico non mai disgiunti. Se i depositi volontari del pubblico verso le banche non bastassero, potrebbe intervenire perfino lo Stato a fornire i miliardi in più, con un aumento dei biglietti in circolazione; ma perché non fossero biglietti fabbricati a vuoto, perché non si limitassero a far aumentare i prezzi, bisognava pur sempre che alla nuova massa di circolazione corrispondesse in breve un appropriato incremento della produzione, ossia di merci gettate sul mercato (158). Ciò si verifica in grande, secondo Einaudi, in un unico caso, che non si attagliava all’Italia del 1947. «Quell’unico caso fu illustrato dall’amico Bresciani nel libro classico su ‘La caduta del marco tedesco’ e in numerosi articoli. Ridotto in moneta spicciola, lo si può formulare così: esiste in un paese un insieme di fattori produttivi disoccupati? Ci sono cioè in un paese, non solo centinaia di migliaia o milioni di operai disoccupati, ma ci sono anche contemporaneamente ed in giusta proporzione fabbriche inerti, macchinari che non lavorano, scorte abbondanti che nessuno acquista, mucchi di carbone sui piazzali che vanno a male, milioni di kwh di energia elettrica producibile che nessuno domanda? Se così è, ‘può darsi’ che una iniezione artificiale di moneta-biglietti o di moneta bancaria serva a mettere in moto la macchina arrugginita (159). Così non era nell’Italia del 1947, secondo Einaudi, che pertanto respingeva il ragionamento, o il sofisma, di ispirazione keynesiana. Baffi, da parte sua aggiungerà che, sebbene egli personalmente avesse «recepito almeno in parte l’insegnamento contenuto nella famosa proposizione [keynesiana] secondo cui “”il risparmio è un mero residuo; le decisioni di consumare e investire insieme prese determinano il reddito””», nemmeno lui ne era «del tutto persuaso». Lo disturbava soprattutto il fatto che Keynes «avesse costruito, sia pure come prima approssimazione alla realtà, un modello che ignora il vincolo della bilancia dei pagamenti [internazionali]» (160)”” (pag 75-76, dall’introduzione di Sergio Ricossa)”,”ITAE-028-FP” “RICUPERATI Giuseppe”,”L’esperienza civile e religiosa di Pietro Giannone.”,”Gisueppe Ricuperati (1936) è stato professore emerito della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. E’ stato per anni direttore della ‘Rivista storica italiana’. Ha pubblicato numerose opere e ha curato le due opere monumentali di Pietro Giannone.”,”BIOx-022-FMB” “RIDDELL John a cura; scritti di LENIN RADEK LIEBKNECHT K. MEYER EBERT LUXEMBURG KAUTSKY LEVI BAUER FRÖLICH NOSKE TROSTKY LORIOT EBERLEIN ZINOVIEV e altri”,”The Communist International in Lenin’s Time. The German Revolution and the Debate on Soviet Power. Documents: 1918-1919. Preparing the Founding Congress.”,”scritti di LENIN RADEK LIEBKNECHT K. MEYER EBERT LUXEMBURG KAUTSKY LEVI BAUER FRÖLICH NOSKE TROSTKY LORIOT EBERLEIN ZINOVIEV e altri.”,”INTT-109″ “RIDDELL John a cura”,”Lenin’s Struggle for a Revolutionary International. Documents: 1907-1916. The Preparatory Years.”,”Scritti di LENIN ZINOVIEV LUXEMBURG SHLYAPNIKOV BADAYEV HEINE TROTSKY KAUTSKY PIATAKOV RADEK LIEBKNECHT DUNCKER “”Seguendo il movimento del 1905 in Russia, il movimento democratico si diffonde nell’ Asia intera – alla Turchia, Persia, Cina. Fermenti stanno crescendo nell’ India britannica. (…) Il capitalismo mondiale e il movimento del 1905 in Russia hano finalmente risvegliato l’ Asia.”” (pag 98) “”L’ Europa avanzata è comandata da una borghesia che sostiene ogni cosa che è arretrata. L’ Europa dei nostri giorni è avanzata non grazie a, ma nonostante la, borghesia (…). E un stringente esempio di questo deteriorarsi dell’ intera Europa borghese è l’ appoggio alla reazione in Asia in funzione degli interessi propri dei manipolatori finanziari e dei capitalisti scrocconi.”” (pag 99)”,”INTS-032″ “RIDDELL John a cura”,”To See the Dawn. Baku, 1920. First Congress of the Peoples of the East. The Communist International in Lenin’s Time.”,”Maps, Introduction, Call to the Baku congress, Appendix 1. Declaration of Soviet government on rights of peoples of Russia, 2. Appeal to all toiling Muslims of Russia and the East (Council of People’s Commissars), 3. Address to the Second All-Russia Congress of Communist Organizations of the Peoples of the East (V.I. Lenin), 4. Theses on the national and colonial questions (Second Congress of the Communist International), 5. A new world (Baku City Executive Committee Azerbaijan Communist Party), 6. Workers of Armenia have cemented an alliance with toiling Azerbaijan (Delegation from Armenia), 7. Zionism: an exchange of views at the Baku congress a) Thousands of Jewish toilers need land (Mountain Jews), b) Settle and colonize Palestine on communist principles (Jewish Communist Party/Poale Zion), c) The slogan must be ‘Hands off Palestine’ (Jewish Sections, Communist Party of Russia), 8. Correcting abuses of Soviet power in Asia a) Corrections must be made, and made quickly (Twenty-one delegates to Baku congress), b) Communist tasks among Eastern peoples (Political Bureau, Communist Party of Russia), c) Appeal to Red Army soldiers fighting in the East (Council of Propaganda and Action), Notes, Glossary of names and terms, Index, Photographs,”,”INTT-010-FL” “RIDDELL John a cura”,”The Communist International in Lenin’s Time. Workers of the World and Oppressed Peoples, Unite! Proceedings and Documents of the Second Congress 1920. Vol. I.”,”Introduction, Maps, Acknowledgments, Prologue: The Second Congress of the Communist International by V.I. Lenin, Call for the Second World Congress, Report of the Executive Committee, Notes to volume one, Chronology, Glossary to volume one, photo,”,”INTT-012-FL” “RIDDELL John a cura”,”The Communist International in Lenin’s Time. Workers of the World and Oppressed Peoples, Unite! Proceedings and Documents of the Second Congress 1920. Volume II.”,”Moscow, 1920 – site of the Second Congress of the Communist International – was the focus of hopes for liberation of millions around the world. Maps, photo, Appendix: 1) Organizing the congress, 2) National and colonial questions, 3) Conditions for admission, 4) Trade unions and factory committees, 5) The agrarian question, 6) Communist Women’s Movement, 7) Theses on the youth movement, Notes to volume two, Chronology, Glossary to both volumes, Books cited, Index,”,”INTT-013-FL” “RIDDELL John”,”The Communist International in Lenin’s Time. Lenin’s Struggle for a Revolutionary International. Documents: 1907-1916. The Preparatory Years.”,”Introduction, Notes, Chronology, Glossary, Further Reading, Index, Maps, Photographs,”,”INTT-014-FL” “RIDDELL John”,”The Communist International in Lenin’s Time. The German Revolution and the Debate on Soviet Power. Documents: 1918-1919. Preparing the Founding Congress.”,”Preface, Prologue, Introduction, Appendix: Program of the Russian Communist Party (Bolsheviks), Notes, Chronology, Glossary, Further reading, Index, Maps, Photographs,”,”INTT-115-FL” “RIDDELL John, a cura”,”The Communist International in Lenin’s Time. Founding the Communist International. Proceedings and Documents of the First Congress, March 1919.”,”Founding the Communist International is the record of the March 1919 gathering, including its complete proceedings, its resolutions, debates, and decisions, as well as the reports received there on the work of Communists in a score of countries. Introduction, Acknowledgements, Prologue: ‘The Third International and its Place in History’ by V.I. Lenin, Minutes of March 1Preliminary Meeting List of Congress Delegates, Appendix: The Bolsheviks Evaluate the Congress, Notes, Chronology, Glossary, Index, Maps: Europe, Southern Russia, Photographs,”,”INTT-025-FL” “RIDDELL John a cura e traduzione; Interventi e discussioni nelle sessioni 1-24 di ZINOVIEV KAMENEV VAILLANT-COUTURIER FRÖLICH HEWLETT KOLAROV BURIAN GENNARI TOMMASI TAGUCHI TROTSKY BRAND SACHS SEEMANN POGANY THALHEIMER BELL ZETKIN ROY KOENEN HEMPEL ROLAND-HOLST NEUMANN CETON MICHALAK HECKERT MALZAHN MÜNZENBERG RADEK ZETKIN FRIESLAND VAN-OVERSTRAETEN KOENEN TERRACINI JAVADZADEH RAKOSI SMYTHE BERGMANN LAZZARI LENIN RAKOVSKY LORIOT LOZOVSKY SACHS NEUMANN HÖGLUND MICHALAK VAUGHAN BUKHARIN BALLISTER BRAND LUKACS BELL SACHS THÄLMAN VARGA EARSMAN KOLLONTAI KERRAN MISIANO RWAL HAYWOOD MARSHALL LANDLER RIEHS REES MORGAN HOURWICH TORRALBA BECI KOLAROV TOMMASI PIVIO MARKOVIC COLLIARD MALZAHN MESHCHERIAKOV SCHAFFNER MANN NURI DIMISTRATOS AQAZADEH MAKHUL BEY KASYAN TSKHAKAIA ABILOV ROY ZHANG TAILEI NAM MAN-CH’UN YOSHIHARA KARA-GADIYEV JULIEN”,”To the Masses. Proceedings of the Third Congress of the Communist International, 1921.”,”John Riddell ha tradotto e pubblicato sette volumi di documenti del movimento comunista nell’età della rivoluzione russa incluso: ‘Toward the United Front: Proceedings of the Fourth Congress of the Communist International, 1922′. Altri due volumi sono ora in preparazione per completare il suo progetto. Interventi e discussioni nel corso delle sessioni 1-24: ZINOVIEV KAMENEV VAILLANT-COUTURIER FRÖLICH HEWLETT KOLAROV BURIAN GENNARI TOMMASI TAGUCHI TROTSKY BRAND SACHS SEEMANN POGANY THALHEIMER BELL ZETKIN ROY KOENEN HEMPEL ROLAND-HOLST NEUMANN CETON MICHALAK HECKERT MALZAHN MÜNZENBERG RADEK ZETKIN FRIESLAND VAN-OVERSTRAETEN KOENEN TERRACINI JAVADZADEH RAKOSI SMYTHE BERGMANN LAZZARI LENIN RAKOVSKY LORIOT LOZOVSKY SACHS NEUMANN HÖGLUND MICHALAK VAUGHAN BUKHARIN BALLISTER BRAND LUKACS BELL SACHS THÄLMAN VARGA EARSMAN KOLLONTAI KERRAN MISIANO RWAL HAYWOOD MARSHALL LANDLER RIEHS REES MORGAN HOURWICH TORRALBA BECI KOLAROV TOMMASI PIVIO MARKOVIC COLLIARD MALZAHN MESHCHERIAKOV SCHAFFNER MANN NURI DIMISTRATOS AQAZADEH MAKHUL BEY KASYAN TSKHAKAIA ABILOV ROY ZHANG TAILEI NAM MAN-CH’UN YOSHIHARA KARA-GADIYEV JULIEN. Sessioni, Apertura lavori – Economia mondiale Rapporto Comitato esecutivo – KAPD; Questione italiana – Tattica e strategia, report e discussione – Sindacati trade-unions, report e discussione – Partito comunista russo – Movimento giovanile e femminile, Tattica e strategia, Germania, Cooperative – Questione orientale – Chiusura lavori; appendici: Lenin sull’iniziativa Levi, Lenin e Zetkin, questione coloniale, questione neri – Ivon Jones: The Black Question), Contro repressione in Palestina, Radek sulla questione di Marzo in Germania e i leaders bolscevichi ecc.”,”INTT-326″ “RIDENTI Marcelo AARÃO REIS Daniel a cura, saggi di SEGATTO José Antonio SANTOS Raimundo, SALES Jean Rodrigues, KAREPOVS Dainis LEAL Murilo, MARTINEZ Paulo Henrique, ROLLEMBERG Denise, QUARTIM DE MORAES Maria Lygia, SANTANA Marco Aurélio ANTUNES Ricardo, LÖWY Michael, AARÃO REIS Daniel”,”História do Marxismo no Brasil. Volume 6. Partidos e Movimentos Após os Anos 1960.”,”RIDENTI Marcelo”,”MALx-059″ “RIDGERS Bill SYMONDS Matt BLACKMAN Stacy KNIGHT Rebecca e altri”,”Which MBA? Our ranking of the world’s best MBA programmes. How to find the right business school. Application dos and don’ts. The changing job market for MBAS. Eminent professors explain their subjects. 2010-2011.”,”Wikip: Il Master in Business Administration (MBA) è un corso di diploma al quale possono accedere, previa selezione, laureati nelle più diverse discipline, accomunati però dall’avere un’attitudine allo studio in campo tecnico (verificabile attraverso il test GMAT) ed una rilevante esperienza professionale di alcuni anni. Lo scopo dell’MBA è fornire ai partecipanti una formazione di general management su tutte le tematiche di gestione di impresa. L’MBA è il Master of Science in materie economiche e gestionali con la più lunga tradizione: le prime Management School e MBA compaiono infatti negli Stati Uniti già negli anni ’30. Solamente negli ultimi vent’anni sono stati introdotti corsi MBA anche in Italia, come: il MIB School of Management di Trieste il MIP School of Management del Politecnico di Milano lo SDA dell’Università Bocconi la Scuola di Management dell’Università Luiss Guido Carli la Fondazione CUOA di Vicenza la Scuola di Alta Formazione al Management (Collège des Ingénieurs Italia) di Torino la Alma Graduate School di Bologna. Nel 2011, gli unici MBA italiani a comparire nella classifica del Financial Times sono lo SDA Bocconi e la School of Management del Politecnico di Milano. Tale corso è organizzato dalle maggiori Business School internazionali ed è attualmente considerato come il più alto grado di specializzazione che si possa acquisire in questo campo. Alcune aziende ed organizzazioni internazionali pagano l’MBA ad alcuni tra i loro migliori dipendenti, sia durante la loro attività lavorativa (MBA part-time) sia durante una pausa (con un contratto di riassunzione finito il corso). In un caso, il dipendente frequenta un master serale oppure assentandosi alcune ore retribuite alla settimana durante l’orario di lavoro; nell’altro caso, utilizza il cosiddetto “”anno sabbatico””, un anno non retribuito che il lavoratore può chiedere una volta nella vita lavorativa per fare qualcosa che ritiene importante per sé, e che non è tenuto a giustificare, come viaggi, una laurea per cultura personale o qualcosa di utile per la propria carriera. Si tratta di un grosso investimento, in particolare per le aziende che decidono di crescere per linee interne, senza “”importare”” i dirigenti da imprese che operano in settori o con prodotti completamente differenti. Dato l’importo elevato delle rette per un MBA, l’azienda richiede al dipendente un tempo di 1-2 anni di permanenza minima in azienda (come dirigente) a conclusione del master per recuperare l’investimento fatto sulla persona. Se il dipendente cerca una migliore posizione lavorativa altrove, è tenuto a risarcire all’impresa parte o tutto l’importo sostenuto. Molti manager di grandi aziende internazionali hanno conseguito un MBA presso una delle business school: il diploma MBA è considerato un simbolo di successo e una garanzia di una carriera lavorativa più che brillante. I corsi sono focalizzati sia sulle aree strettamente tecniche (principalmente finanza, marketing ed economia) sia sullo sviluppo delle doti personali (come leadership e management) richieste nel mondo corporativo; in generale però il programma varia da scuola a scuola anche secondo il tipo di corso prescelto, ma sicuramente parte dell’apprendimento avviene sempre tramite l’analisi di casi pratici e innumerevoli attività di gruppo. Presso le principali scuole di management sono sorte associazioni di ex alunni MBA, che favoriscono lo sviluppo di relazioni culturali e professionali tra i diplomati [1]. Tra le più note c’è l’AMSDA (Bocconi, Milano), l’Assomaster (Luiss, Roma), l’AMIP (Politecnico, Milano).”,”STAT-135″ “RIDLEY F.F.”,”Revolutionary Syndicalism in France. The direct action of its time.”,”””Per gli anni seguenti la questione ministeriale venne a dividere il campo socialista. Il Parti ouvrier, il Parti socialiste révolutionnaire e l’ Alliance communiste si unirono per formare un Parti socialiste de France. Prevalentemente marxista, fa riferimento alla lotta di classe, la conquista del potere dello Stato e la collettivizzazione dei mezzi di produzione. La Federation des Travailleurs socialistes, il Parti ouvrier socialiste révolutionnaire e la Confederation des Independants formarono un rivoale Parti socialiste francais. Questo fu un gruppo moderato, riformista ampiamente sotto l’ influenza dei suoi deputati, aspirante essenzialmente all’ estensione della Repubblica per il lavoro; esso aveva la sua ala sinistra, comunque, in Gustave Hervé, la cui agitazione antimilitarista causò numerosi scontri.”” (pag 50)”,”MFRx-236″ “RIDLEY Jasper”,”Garibaldi.”,”””Dopo aver lasciato Torino, Garibaldi andò a Milano per le celebrazioni dell’ anniversario della insurrezione del 1848. In una serie di discorsi nella piazza del Duomo, nelle fabbriche e alle organizzazioni rivoluzionarie, rese omaggio al popolo della città delle Cinque Giornate, e lanciò un appello per nuove insurrezioni. Senza alludere in modo specifico ai suoi progetti, ripeteva spesso il motto: “”Roma e Venezia””. Da Milano andò in altre città lombarde e dell’ Italia settentrionale; a Monza, Parma, Bozzolo, Cremona e Brescia fu accolto con il più vivo entusiasmo; quando si affacciava dai balconi dei municipi, riceveva vibranti ovazioni. Adottò un suo particolare metodo d’ oratoria, una sorta di dialogo con la piazza, rivolgendo domande retoriche, cui la folla rispondeva gridando le previste risposte: quel metodo che avrebbe poi adottato Mussolini in consapevole imitazione di Garibaldi, come avrebbe adottato la camicia nera e il saluto fascista ad imitazione delle camicie rosse e del saluto di Garibaldi, e il termine “”fascio”” e il titolo di Duce che i garibaldini talvolta usarono riferendosi a Garibaldi.”” (pag 615)”,”ITAB-195″ “RIDLEY F.A.”,”The Assassins.”,”Francis Ambrose Ridley was born in 1897 and since then has written over thirty books and pamphlets ranging from science fiction to detailed studies around religious and historical themes. For many years a leading secularist speaker, Ridley also played a prominent part in the socialist movement. In 1931 he tried to persuade Trotsky to launch a new Fourth International and he was for many years elected onto the National Adminstrative Council of the Independent Labour Party with a vote second only to that of Jimmie Maxton. Introduction, Epilogue, Footnotes, Index,”,”VIOx-131-FL” “RIDLEY F.A.”,”The Assassins.”,”Francis Ambrose Ridley was born in 1897 and since then has written over thirty books and pamphlets ranging from science fiction to detailed studies around religious and historical themes. For many years a leading secularist speaker, Ridley also played a prominent part in the socialist movement. In 1931 he tried to persuade Trotsky to launch a new Fourth International and he was for many years elected onto the National Adminstrative Council of the Independent Labour Party with a vote second only to that of Jimmie Maxton. Introduction, Epilogue, Footnotes, Index,”,”VIOx-136-FL” “RIDLEY Jasper”,”Lord Palmerston.”,”Campagna politica e critica politica di Marx e Engels nei confronti di Palmerston (pag 455, 563, 571, 736, 790) “”Karl Marx denounced Lamartine, Ledru-Rollin and Louis Blanc because he thought that they alone were restraining the Paris proletariat from making a Communist revolution; and Palmerston supported them for the same reason”” (pag 455)”,”UKIx-137″ “RIDOLFI Maurizio”,”Il PSI e la nascita del partito di massa, 1892-1922.”,”RIDOLFI Maurizio (Cesena, 1957) lavora presso il dipartimento di Storia dell’ Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: ‘Dalla setta al partito’ (1988), ‘Il partito della Repubblica’ (1989), ‘Il circolo virtuoso’ (1990). “”Alla fine del 1893, quando la neonata federazione romagnola, erede del Partito socialista rivoluzionario, dà sanzione formale al contrastato ingresso dei seguaci di Costa nel partito, la composizione del primo comitato esecutivo ne offre una significativa riprova. Oltre a Costa (1851, pubblicista), abbiamo infatti personaggi messisi in rilievo nelle cooperative e nelle leghe come Anselmo Marabini (1865, perito agrario) e Giuseppe Zirardini (1857, organizzatore), ma anche Olindo Malagodi (1870, laurea in materie letterarie e pubblicista), Alessandro Balducci (1858, avvocato), Umberto Brunelli (1871, medico), Antonio Graziadei (1873, di famiglia aristocratica, studioso e poi professore universitario) e Angelo Negri (1855, pubblicista e segretario del comitato esecutivo). In generale, nelle aree della Padania dove il socialismo va radicandosi con maggiore profondità, è dai giovani figli della piccola borghesia rurale che proviene il grosso dei gruppi dirigenti socialisti, di quanti si impegnano nel lavoro propagandistico e organizzativo. Come aveva già rilevato Olindo Malagodi, sono i discendenti senza occupazione sicura di “”proprietari ondeggianti fra le due e le tre mila lire di rendita””.”” (pag 127)”,”MITS-298″ “RIDOLFI Maurizio a cura; saggi di Olivier IHL Fulvio CONTI Francesco GUIDA Gilles PECOUT Eugenio F. BIAGINI Roland SARTI Fulvio CAMMARANO Emma MANA José Alvarez JUNCO Luis P. MARTIN”,”La democrazia radicale nell’Ottocento europeo. Forme della politica, modelli culturali, riforme sociali.”,”Saggi di Olivier IHL Fulvio CONTI Francesco GUIDA Gilles PECOUT Eugenio F. BIAGINI Roland SARTI Fulvio CAMMARANO Emma MANA José Alvarez JUNCO Luis P. MARTIN”,”ANNx-027″ “RIDOLFI Maurizio a cura; saggi di Mario ISNENGHI Lucy RIALL Annita GARIBALDI JALLET Fulvio CONTI Marco FINCARDI Luigi TOMASSINI Emilio FRANZINA Eva CECCHINATO Maurizio RIDOLFI”,”Giuseppe Garibaldi. Il radicalismo democratico e il mondo del lavoro.”,”Saggi di Mario ISNENGHI Lucy RIALL Annita GARIBALDI JALLET Fulvio CONTI Marco FINCARDI Luigi TOMASSINI Emilio FRANZINA Eva CECCHINATO Maurizio RIDOLFI Maurizio RIDOLFI è professore di storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università della Tuscia (Viterbo).”,”ITAA-132″ “RIDOLFI Maurizio, a cura; saggi di Massimo LODOVICI Alexander HÖBEL Sante CRUCIANI Lorenzo BERTUCELLI Fabrizio LORETO”,”Luciano Lama. Sindacato, «Italia del lavoro» e democrazia repubblicana nel secondo dopoguerra.”,”Maurizio Ridolfi è professore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università della Tuscia (Viterbo). Luciano Lama (1921-1996)”,”SIND-176″ “RIDOLFI Maurizio”,”Interessi e passioni. Storia dei partiti politici italiani tra l’Europa e il Mediterraneo.”,”Maurizio Ridolfi insegna storia dell’Europa presso la Facoltà di Lingue e Letterature moderne straniere dell’Università di Viterbo. Dal 1993 coordina con F. Conti la direzione scientifica di Memoria e Ricerca, rivista di storia contemporanea.”,”ITAP-056-FL” “RIDOLFI Roberto”,”Vita di Niccolò Machiavelli. Parte seconda.”,”Fu, e resta, un politico, un artista, un poeta, che insieme al raziocinio scientifico ebbe degli artisti e dei poeti gli impeti subiti e vari; e se non si può mettere in dubbio la fondamentale coerenza e cosneguenza del suo pensiero, a intendere quello che s’è chiamato e seguita a chiamarsi l’enigma del Machiavelli (7), bisogna avere la mente a quegli impeti, alla contrastata e varia indole sua. La quale, dopo aver cercato di dirne con parole mie nella prime pagine di questo libro, qui sarà meglio ritrarre con le parole usate dallo stesso Segretario per un altro gran fiorentino: «Si vedeva in lui essere due persone diverse, quasi con impossibile congiunzione congiunte» (9)”” (pag 395) [(7) Il primo a usare questa espressione fu il Macaulay (…); (8) Vedasi anche P. Carli (…); (9) Istorie fiorentine, lib. VIII (…)”””,”BIOx-364″ “RIDOLFI Maurizio”,”Il PSI e la nascita del partito di massa, 1892-1922.”,”Le fonti dell’ autofinanziamento socialista (pag 8) Maurizio Ridolfi (Cesena, 1957) lavora presso il dipartimento di Storia dell’ Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: ‘Dalla setta al partito’ (1988), ‘Il partito della Repubblica’ (1989), ‘Il circolo virtuoso’ (1990). Aggiornamento: Maurizio Ridolfi è professore di Storia contemporanea all’Università della Tuscia e presiede il Centro Studi per la Storia dell’Europa Mediterranea. Dal 1993 coordina (con Fulvio Conti) la direzione scientifica di «Memoria e Ricerca», rivista quadrimestrale di storia contemporanea. Si interessa di storia della politica e in particolare della sua dimensione simbolico-rituale, con approccio comparativo euro mediterraneo. Tra i lavori recenti dedicati al secondo dopoguerra si ricordano: Storia politica dell’Italia repubblicana (Milano 2010); (a cura di), Destre e Sinistre. Le culture politiche del Novecento nell’Europa mediterranea (fascicolo monografico di «Memoria e Ricerca», n. 41, 2012); (a cura di), Presidenti. Storia e costumi della Repubblica nell’Italia democratica (Roma 2014). Con Le Monnier ha pubblicato La politica dei colori. Emozioni e passioni nella storia d’Italia dal Risorgimento al ventennio fascista (2014) e Italia a colori. Storia delle passioni politiche dalla caduta del fascismo ad oggi (2015).”,”MITS-002-FGB” “RIDRUEJO Dionisio”,”Scritto in Spagna.”,”L’autore, Ridruejo, è noto anche in Italia dopo gli scioperi politici spagnoli della primavera del 1962 e dopo l’esilio forzato a cui il regime lo ha costretto. E’ giunto a una concezione culturalmente liberale e politicamente democratica, economicamente socialista in nome della quale ha fatto carcere e confino, dopo un’esperienza giovanile di intesa fede “”falangista””. Dono di Aurora Scotti”,”SPAx-137″ “RIEBER Alfred J.”,”Mercanti e imprenditori nella Russia imperiale.”,”L’epoca della Prima guerra mondiale. Frammentazione sociale. “”Esistevano in totale, nel febbraio del 1917, cinquantotto comitati di industrie belliche con sezioni operaie; i più attivi tra questi erano il Comitato centrale delle industrie belliche e i tre comitati locali di Pietrogrado, Mosca e Kiev. La fondazione dei primi tre fu chiaramente opera di Guckov e Konovalov. Il comitato di Pietrogrado operava nell’ombra del comitato centrale. A Mosca la creazione di una sezione operaia suscitò le ire della Società dei proprietari di fabbrica e inquietò persino alcuni altri membri del gruppo imprenditoriale moscovita, soprattutto Rjabusinskij e, in misura minore, Tretjakov, che erano contrari a sezioni autonome per gli operai e si battevano per organizzare “”sezioni”” miste. (…) “”Quando gli operai fecero ricorso agli scioperi, all’inizio del 1916, il governo replicò con misure repressive. Entro l’estate la polizia aveva chiuso numerose sezioni operaie nelle province e persino effettuato arresti a Mosca sotto lo sguardo indifferente dei mercanti e degli imprenditori membri dei comitati. Nel frattempo, a Pietrogrado, il Comitato centrale delle industrie belliche stava estendendo la sua autorità. Esso interveniva nelle dispute tra operai e datori di lavoro sottoposte alla sua attenzione dalla sezione operaia, spesso appoggiava le richieste operaie di salari più elevati, e sollecitava il governo ad allentare o abolire le misure repressive. Guckov si schierò con energia a favore di una proposta d’istituzione di comitati di conciliazione sostenuta dalla sezione operaia. Ciò suscitò l’opposizione del Consiglio speciale di difesa e del ministro del Commercio e dell’Industria, V.N. Sahovskoj, entrambi rappresentanti degli interessi degli imprenditori pietrogradesi. Il suo successivo tentativo di istituire su propria iniziativa dei comitati temporanei fallì quando, come segnale della sua totale opposizione all’idea, la Società dei proprietari di fabbrica di Pietrogrado rifiutò di inviare propri delegati. Già irritati dalla loro perdita d’influenza nel consiglio dell’Associazione dei rappresentanti del commercio e dell’industria, gli imprenditori di Pietrogrado erano indignati dalle aperture a sinistra di Guckov e Konovalov. Istintivamente, deviarono bruscamente verso destra. L’oligarchia finanziaria era ugualmente scontenta per il declino della sua influenza nei consigli speciali e per l’ascesa dei comitati delle industrie belliche. Unendo le loro forze, i due gruppi d’interesse pietrogradesi diedero vita ad una nuova organizzazione per la difesa dei propri interessi regionali”” (pag 466-467)”,”RUSx-012-FL” “RIECHERS Christian”,”Gramsci e le ideologie del suo tempo.”,”L’A insegna scienze politica all’Univ di Hannover. Dirige un gruppo di studi storico-politologici sulla conflittualità operaia. Al centro di tali ricerche viene collocato il rapporto fra produzione di guerra e produzione di pace in cicli lunghi. L’A è impegnato nell’analisi teorica del concetto di ‘Betrieb’ (azienda) che in GERM ha avuto, attraverso alterni regimi politici, un impatto non indifferente. Ha pubblicato su riviste italiane analisi della situazione in GERM ed è intervenuto nel dibattito sulla storia del PCI avviato negli anni 1960 dalla rivista ‘Rivista storica del socialismo’. In GERM ha pubblicato saggi sulla storia del PCI, sul movimento operaio negli anni 1920 e sull’analisi dello stalinismo compiuta da Amadeo BORDIGA.”,”GRAS-002″ “RIECHERS Christian”,”Gramsci e le ideologie del suo tempo.”,”Cristian Riechers insegna scienze politiche all’Università di Hannover. Dirige un gruppo di studi storico-politologici sulla conflittualità operaia, le cui ricerche si sono concentrate sulla politica delle e verso le maestranze tendenzialmente rinchiuse nell’ambito isolato delle loro aziende. Al centro di tali ricerche viene collocato il rapporto tra produzione di guerra e produzione di pace in cicli lunghi. Riechers è impegnato nell’analisi teorica del concetto di Betrieb (azienda), che in Germania ha avuto, attraverso gli alterni regimi politici, un impatto ideologico non indifferente. Ha pubblicato su riviste italiane analisi della situazione in Germania ed è intervenuto nel dibattito sulla storia del PCI avviato negli anni Sessanta dalla Rivista storica del socialismo. In Germania ha pubblicato saggi sul PCI, sul movimento operaio negli anni Venti e sull’analisi dello stalinismo compiuta da Amedeo Bordiga. Collabora alla rivista Internationale Wissenschaftliche Korrespondenz zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung.”,”GRAS-007-FL” “RIEDEL Manfred, a cura di Enzo TOTA”,”Hegel fra tradizione e rivoluzione.”,”””Hegel è un maestro del moto vivente in contrapposizione al morto essere’ (E. Bloch) “”Hegel non ha ancora detto l’ultima parola”” (I. Fetscher) (in apertura) ‘Né difensore di Hegel né suo erede, bensì suo superatore critico si sentiva Marx’ “”Il grande difensore di Hegel nel campo del diritto e dello Stato divenne nel XIX secolo indubbiamente Lorenz von Stein. Ma quanto è mutata nel suo ‘Sozialismus und Communismus des heutigen Frankreich’ (1842) e nella sua dottrina dello Stato e della società – pur essendo rimasta uguale la terminologia – la realtà sociale e politica interpretata da tale dottrina! Come erede dichiarato di Hegel e di Gans si designò Ferdinand Lassalle; sia per la sua intelligenza filosofica sia per la cultura giuridica egli era certamente l’unico tra i discepoli di Hegel che dopo il 1860 avrebbe potuto scrivere una «Politica» sul piano della ‘Filosofia del diritto’. È significativo che nella sua prima e nel contempo ultima opera filosofico-giuridica, il ‘System der erworbenen Rechte’ (1861), egli preferisse concentrarsi su un problema giuridico particolare e pagare il suo tributo all’empirismo e allo storicismo del suo tempo. Né difensore di Hegel né suo erede – nel vero senso della parola -, bensì suo superatore critico si sentiva Marx; e tuttavia egli è stato propriamente l’unico del suo tempo che abbia preso questi ‘Lineamenti di filosofia del diritto’ del 1821 per quello che effettivamente erano: l’«unica storia tedesca che stia al pari con il presente ufficiale di noi moderni» (4). La ‘Critica della filosofia del diritto di Hegel’, che il giovane Marx scrisse nel 1843 sui §§ 261-313 e con cui egli stesso si staccò radicalmente dalla tradizione – mutata mediante la rivoluzione – della metafisica politica, è rimasta nell’ambito dei seguaci di Hegel del XIX secolo l’unico commento, a tratti storicamente profondo, della ‘Filosofia del diritto’ che sia all’altezza delle analisi hegeliane. È chiaro che questa critica-commento – per giunta rimasta purtroppo incompiuta – non solleva, né può, per il suo scopo storico-politico, sollevare la questione della posizione dell’opera entro la tradizione della filosofia politica. Come il commento di Marx considera la filosofia hegeliana del diritto, conformente alla predizione di Gans, come appartenente soltanto alla storia, così la sua critica presuppone già all’inizio che la sua epoca sia filosoficamente passata, e il suo risultato consiste, come è noto nell’abbandono della filosofia del diritto per l’economia”” (pag 93-94) [(4) ‘Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie’, Einleitung, MEGA, sez. I, vol. I, tomo I, (1927), p. 612 [trad. it. ‘Critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione’, in ‘La sinistra hegeliana’, testi scelti da K. Löwith, trad. da C. Cesa, Bari, 1960, p. 432] [Manfred Riedel, ‘Hegel fra tradizione e rivoluzione’, Laterza, Bari, 1975]”,”HEGx-004-FGB” “RIES Philippe”,”Cette crise qui vient d’ Asie.”,”All’ inizio del mese di luglio 1997 un uragano si leva dal golfo di Thailandia. Le economie dei ‘paesi emergenti’ dell’ Asia orientale, dall’ alto della loro prosperità, crollano. Philip RIES dirige l’ ufficio di Tokyo della Agenzia France presse. Ha vissuto parecchi anni in Asia.”,”ASIE-009″ “RIES Julien”,”I caratteri dell’Islam.”,”RIES Julien”,”RELx-067″ “RIES Julien”,”Il rapporto uomo-dio nelle grandi religioni precristiane.”,”La divinazione o mantica è la pratica o la presunta capacità di ottenere informazioni, ritenute inaccessibili, da fonti soprannaturali; tale pratica si esprime spesso attraverso un rituale, solitamente in un contesto religioso, e può basarsi sull’interpretazione di segni, eventi, simboli o presagi oppure manifestarsi (wikip) ‘Cicerone ci ha lasciato un trattato intitolato «de divinatione», in cui si distingue tra divinazione naturale, praticata da veggenti, sacerdotesse e profeti in grado di scorgere il destino degli uomini, e divinazione congetturale, derivata dall’osservazione e dall’interpretazione dei segni sacri. La prima forma ha conosciuto un successo non comune in Grecia, mentre a Roma è l’interpretazione dei segni ad occupare una buona parte del campo religioso. Questa forma di divinazione è un’autentica opera di decifrazione dello stato del mondo: secondo Bloch implica la capacità di decodificare il passato come il presente e il futuro. Come abbiamo già indicato all’inizio di questo studio sulla religione dell’uomo romano «le preoccupazioni religiose etrusche sono tinte di elementi di ordine divinatorio. Teoria delle interiora, delle folgori, dei prodigi non hanno altro senso e altro scopo se non quello di cercare all’interno di fenomeni particolarmente carichi di valori trascendenti indicazioni atte a interpretare la volontà degli dei, le cerimonie da compiere o l’avvenire vicino o remoto» (Bloch, ‘La Divination’, pag. 198). In una simile ottica, la mantica è contemporaneamente scienza e religione. Il sacrificio delle vittime diventa strumento di rilevazione; tutto può e deve essere interpretato: l’atteggiamento della vittima che si avvia ad essere immolata, il suo comportarsi al momento del colpo mortale, il crepitare delle carni sul fuoco e il colore del fumo. Con l’aumentata importanza della mantica, si scelgono vittime destinate a rivelare la volontà degli dei attraverso l’esame delle loro viscere. Si comprende quindi l’importanza del ruolo primordiale dell’aruspice etrusco. (…) Roma ha sempre guardato con diffidenza alle ispirazioni individuali. Di conseguenza anche l’attività oracolare è sorvegliata, controllata canalizzata: questo non le impedisce di incidere pesantemente sulla vita religiosa, politica e privata dei romani. Alle stesse origini di Roma vediamo la presenza di presagi e di prodigi nella vita di Romolo e Remo. ‘Omina’ sono definiti i presagi che si offrono all’orecchio, nel linguaggio e nei suoni degli avvenimenti quotidiani. Come segni, vanno interpretati. Gli ‘auspicia’ invece si presentano alla vista; possono essere segni tratti dal volo degli uccelli, dai lampi, dai fulmini, dai polli sacri. Il volo degli uccelli attraverso gli spazi celesti è considerato portatore di un messaggio. La terza categoria di mantica romana si occupa dei prodigi; questi fenomeni contro natura sono un segno della collera degli dei. Non si tratta più di stornare l’uomo dalla via intrapresa, come nel caso dei presagi; qui la cosa si è fatta più grave, si tratta di avvertire l’uomo che la ‘pax deorum’ è rotta. Bisogna dunque stornare il pericolo e ristabilire l’intesa con gli dei attraverso una serie di cerimonie espiatorie e propiziatorie. Questo aspetto svolge un ruolo fondamentale nella vita romana. Si tratta, in realtà di continuare l’opera intrapresa senza lasciarsi fermare da prodigi annunziatori di catastrofi. Sulla base dei prodigi si è appreso ad organizzare numerose cerimonie di propiziazione ed espiazione al fine di modificare la disposizione degli dei. Senza sosta si continua nella ricerca di riti nuovi ed efficaci, a volte presi in prestito dalla mantica greca. A partire dalle guerre puniche, fanno la loro comparsa a Roma oracoli di tipo ellenistico; prodigi e presagi diventano sempre meno distinguibili e tutte le ricerche puntano alla predizione dell’avvenire. L’ideologia imperiale saprà trarre profitto da queste nuove correnti per rafforzare il potere personale. Nasce così il legame tra le virtù dell”Imperator’ e le forze della mantica. Il culto dei sovrani saprà sfruttare questa vena religiosa’ (pag 89-90)”,”RELx-076″ “RIESE Berthold, edizione itailana a cura di Laura LAURENCICH-MINELLI”,”I maya.”,”Berthold Riese insegna Etnologia nell’Università di Bonn. Specialista di archeologia ed epigrafia maya, si è occupato in particolare delle fonti archivistiche e linguistiche. Treccani: Yucatán Stato del Messico (39.340 km con 1.818.948 ab. nel 2005), nella sezione settentrionale della penisola omonima. Capitale Mérida. Il territorio è costituito da una bassa terra, con rilievi collinosi (massimo 200 m s.l.m.), clima tropicale con scarse precipitazioni. Per la natura carsica del suolo mancano corsi d’acqua di superficie; vi è invece una notevole rete idrografica sotterranea. Vegetazione a carattere xerofilo; coltivazione dell’agave (produzione di henequén), che rappresenta la ricchezza della regione e di altri prodotti tropicali (specialmente canna da zucchero). Altre risorse sono la pesca e l’allevamento. Le importazioni e le esportazioni avvengono attraverso i porti di Progreso e di Campeche. In epoca precolombiana nello Y. fiorì la civiltà dei Maya; al periodo preclassico, che ebbe la sua epoca d’oro dal 4° al 6° sec., seguì una migrazione verso la parte peninsulare dello Y., dove dal 10° sec. fiorì la federazione costituitasi tra Chichén Itzá, Mayapán e Uxmal. Le lotte tra i vari popoli (Itzá, Tutul Xiu, Toltechi, Cocom) continuavano ancora all’epoca dell’arrivo degli Spagnoli. Le coste dello Y. furono visitate tra il 1508 e il 1509 da J. Díaz de Solís e V. Yáñez Pinzón; nel 1517 giunse la spedizione di F. Fernández de Córdoba, e nel 1518 quella di J. de Grijalva. La conquista fu iniziata nel 1527 da F. de Montejo padre, e portata a termine nel 1542 dal figlio con la fondazione di Mérida. Dipendente dapprima dall’Audiencia de los Confines, la regione costituì poi una capitaneria. Nel corso dell’epoca coloniale i nativi si sollevarono più volte. Sollevazioni successive si ebbero nel 1848 e nel 1910. Stato dal 1824, dal 1839 al 1843 lo Y. si rese indipendente dalla Repubblica messicana.”,”AMLx-004-FFS” “RIFFAUD Madeleine”,”Con i partigiani del Vietcong.”,”Nata nel 1924 nella regione di Limoges, M. Riffaud frequenta il liceo quando scoppia la seconda guerra mondiale. Entra subito nella resistenza, nei gruppi di combattimento universitari. Arrestata il 24 luglio 1944, gravemente ferita dopo un’azione in cui è rimasto ucciso un ufficiale tedesco, viene torturata, poi condannata a morte. Liberata all’ultimo momento dall’insurrezione di Parigi riprende il suo posto di combattimento. Finita la guerra diventa giornalista ed inviata speciale nel Vietnam, in Algeria e a Biserta. Numerosi suoi reportages sono stati inviati dal lettino di un ospedale. Per due mesi ha vissuto con i Vietcong nella giunga che resistono al potente esercito americano. Questo libro è il risultato di quella esperienza.”,”ASIx-007-FGB” “RIFKIN Jeremy”,”La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l’avvento dell’era post-mercato.”,”L’A sostiene che, su scala globale, la disoccupazione ha raggiunto oggi il livello più elevato dal tempo della Grande Depressione degli anni trenta. Nel mondo, più di 800 milioni di persone sono disoccupate o sottoccupate. Il numero è probabilmente destinato a salire ulteriormente poichè milioni di individui si affacceranno per la prima volta sul mercato del lavoro per ritrovarsi senza alcuna possibilità di occupazione, e molte saranno le vittime di una innovazione tecnologica che sostituisce sempre più velocemente il lavoro umano con le macchine in quasi tutti i settori e i comparti dell’economia globale. Secondo RIFKIN-J siamo all’inizio di una nuova e drammatica fase della storia. Operai, agricoltori, commessi, ma anche dirigenti di medio livello sono figure in estinzione. Il mondo si sta polarizzando in due forze potenzialmente inconciliabili: da una parte una elite di”,”ECLT-002″ “RIFKIN Jeremy”,”Il secolo biotech. Il commercio genetico e l’inizio di una nuova era.”,”Secondo l’A, la combinazione di informatica ed ingegneria genetica daranno luogo ad una rivoluzione ancora più intensa e sconvolgente di quella industriale. Computer sempre più veloci e sempre più potenti stanno trasformando le informazioni contenute nei nostri geni nella “”materia prima”” della economia globale. Se il XX secolo è stato caratterizzato dalle scoperte della chimica e della fisica, il XXI sarà profondamente condizionato dalle scienze biologiche e da tutte quelle tecnologie che consentono di decifrare le informazioni contenute nel Dna. La manipolazione dei geni ha già provocato rilevanti mutamenti nei diversi campi dell’economia – dal settore agricolo a quello energetico, faramceutico e medico – ponendo le basi di un nuovo mondo bioindustriale. Ma non è che l’inizio, poichè i biologi molecolari hanno cominciato a mappare e decifrare il corredo genetico di un’ampia gamma delle specie viventi, dai batteri all’ uomo.”,”ECLT-001″ “RIFKIN Jeremy”,”La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l’ avvento dell’ era post-mercato.”,”Jeremy RIFKIN si è laureato in Economia alla Wharton School of Finance and Commerce della University of Pennsylvania e in diritto internazionale alla Fletcher School fo Law and Diplomacy alla Tufts University. E’ Presidente della Foundation on Economic Trends di Washington. E’ autore di vari saggi tra cui ‘Dichiarazioni di un eretico’, ‘Entropia’, ‘Guerre del tempo’. “”L’ economia globale ad alta tecnologia sta superando il concetto di massa lavoratrice. Mentre le elites imprenditoriali, manageriali, professionali e tecniche saranno necessarie per gestire l’ economia di mercato del futuro, sempre meno lavoratori dovranno assisterle nella produzione di beni e servizi””. (pag 376)”,”CONx-095″ “RIFKIN Jeremy”,”Economia all’ idrogeno. La creazione del Wordwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla terra.”,”Emissione di anidride carbonica. “”L’ idrogeno è il più abbondante degli elementi chimici dell’ universo: costituisce il 75% della sua massa e il 90% delle sue molecole. Riuscire a sfrutturlo efficacemente come fonte d’ energia potrebbe significare per l’ umanità una sorgente energetica virtualmente illimitata (…). “”Decarbonizzazione”” è il termine usato dagli scienziati per riferirsi al cambiamento del rapporto carbonio-idrogeno nell’ avvicendarsi delle diverse fonti di energia. La legna, fonte primaria d’ energia per la maggior parte della storia dell’ uomo, ha il rapporto carbonio-idrogeno più alto, con dieci atomi di carbonio per ogni atomo di idrogeno. Fra i combustibili fossili, il carbone ha il rapporto carbonio-idrogeno più elevato, con un valore di 2 a 1; il petrolio ha un atomo di carbonio per due di idrogeno, mentre il gas naturale ne ha solo uno su quattro. Questo significa che ogni nuova fonte di energia emette meno anidride carbonica della precedente””. (pag 214-215)”,”ECOI-163″ “RIFKIN Jeremy”,”L’ era dell’ accesso. La rivoluzione della new economy.”,”RIFKIN Jeremy presidente della Foundation on Economic Trends di Washington insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene corsi dell’ Executive Education Program sul rapporto fra l’ evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ ambiente e la cultura. E’ autore di altre opere tra cui ‘Fine del lavoro’ (1995) e ‘Secolo biotech’ (1998). “”Il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e patrimonio contabile, sviluppato dall’ economista e premio Nobel James Tobin, della Yale University, è chiamato Q ratio. In un’ epoca in cui il patrimonio materiale faceva la differenza, il Q ratio veniva considerato un indice per valutare se il costo di un particolare titolo azionario fosse sopravvalutato, e, quindi, possibile di un aggiustamento al ribasso; oggi, la maggior parte delle società con le migliori performance in tutte le Borse del mondo ha un Q ratio straordinariamente elevato, ma tali aziende continuano ad essere giudicate degli ottimi investimnti a causa del loro patrimonio intangibile, che non può essere misurato eppure rappresenta un termometro migliore delle future performance della società. (…)””. (pag 70) “”La crescente disparità tra capitalizzazione di mercato e patrimonio contabile è ancor più accentuata in altri settori produttivi. Si prenda il caso della Dream Works, la società di produzione cinematografica posseduta da Steven Spielberg, Jeffrey Katzenberg e David Geffen. (…) George Gilder suggerisce di considerare il differenziale fra capitalizzazione di mercato e patrimonio contabile di una società come “”un indice del potenziale imprenditoriale di cui la società dispone””.”” (pag 71)”,”ECOI-174″ “RIFKIN Jeremy, collaborazione di Ted HOWARD”,”Entropia. La fondamentale legge della natura da cui dipende la qualità della vita.”,”RIFKIN Jeremy è cresciuto a Chicago, ha studiato nell’Università di Pennsylvania Wharton School of Finance e conseguito la laurea dalla Fletcher School of Law and Diplomacy alla Tufts University.”,”SCIx-307″ “RIFKIN Jeremy”,”Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne.”,”””Le carni rosse, soprattutto quelle bovine, sono associate alal mascolinità e a qualità maschili, mentre le carni bianche, “”esangui””, sono state associate alla femminilità e alle qualità femminili”” (pag 272)”,”TEOS-250″ “RIFKIN Jeremy”,”Il sogno europeo. Come l’Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il Sogno americano.”,”Jeremy Rifkin presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene corsi dell’Executive Education Program sul rapporto fra l’evoluzione dela scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. Ha pubblicato tra l’altro: ‘La fine del lavoro’ (1995), ‘Entropia’ (1982) e ‘L’era dell’accesso’ (2000), ‘Ecocidio’ (2001), ‘Economia all’idrogeno’ (2002). ‘Dalle tele del Rinascimento la prospettiva migrò alle pagine dei filosofi preilluministi, dove divenne il principale strumento concettuale per ricostruire il mondo naturale «a immagine dell’uomo». Francesco Bacone, padre della scienza moderna, scrisse due opere di grande importanza – il ‘Novum Organum’ e ‘La nuova Atlantide’ – all’inizio del diciassettesimo secolo. Il concetto di prospettiva ha un ruolo preminente nella sua riformulazione delle relazioni spaziali e del ruolo dell’uomo sulla terra. Bacone era particolarmente duro con l’antica scienza greca e con l’enfasi da essa posta sulla valutazione del perché delle cose: quanto ai greci, scrisse, «non si può addurre neppure un esperimento che abbia giovato a sollevare e a migliorare la condizione dell’umanità» (11). Bacone era assai poco interessato a contemplare la natura, molto invece a utilizzarla. Era più attento al «come» che al «perché». Nel suo capolavoro, il ‘Novum Organum’, delineò uno schema completamente nuovo per organizzare il mondo naturale, che chiamò «metodo scientifico». Tale nuovo strumento, che deve la propria visione critica al concetto artistico di prospettiva, si fondava su un principio: separare osservatore e osservato, creando uno stato di neutralità per sviluppare la cosiddetta «conoscenza oggettiva». Come la prospettiva nell’arte, il metodo scientifico, ponendo l’uomo al centro dell’universo, trasformava tutto qual che entrava nel suo campo visivo in oggetto passibile di espropriazione. Se l’artista si appropriava di una sembianza della natura, riproducendola sulla tela, lo scienziato faceva altrettanto sul suo tavolo di laboratorio. La natura cessava di essere un regno misterioso e tenebroso per trasformarsi in un magazzino di risorse pronte per essere rimodellate a immagine dell’uomo. Armati della conoscenza oggettiva, affermava Bacone, sarebbe stato possibile «espandere i confini dell’impero umano, fino ad abbracciare tutte le cose possibili» (12). Se gli antichi consideravano la conoscenza una finestra aperta sul divino, Bacone la riteneva uno strumento per controllare la natura: grazie al metodo scientifico, affermava, l’uomo poteva costringerla a uscire dal suo stato, «scuoterla dalle fondamenta», «modellarla» e «darle forma» (13). In tutti i suoi scritti Bacone pone l’accento sulla necessità di dare l’assalto alla natura. L’obiettivo della nuova scienza, secondo Bacone, era quello di «estendere la potenza e il dominio del genere umano a tutte le cose» (14). Mentre Bacone sviluppava il metodo per organizzare la natura, un altro grande filosofo, Cartesio, elaborava i riferimenti concettuali per trasformarla in una risorsa’ (pag 100-101) [(11) Francesco Bacone, ‘Nuovo organo, o veri indizi dell’interpretazione della natura’ (ed.or. 1620), libro 1, aforisma 73, trad. it. di E. De Mas, in ‘Opere filosofiche’, Bari, Laterza, 1965, vol. I, p. 290; (12) (13) (14) Ibid.] [ISC Newsletter N° 84]”,”EURx-340″ “RIFKIN Jeremy”,”L’era dell’accesso. La rivoluzione della new economy.”,”Jeremy Rifkin, presidente della Foundation ob Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program su rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. É l’autore della fine del lavoro e del Secolo biotech.”,”ECOI-138-FL” “RIFKIN Jeremy”,”Il sogno europeo. Come l’Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il Sogno americano.”,”Jeremy Rifkin, presidente della Foundation ob Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program su rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. É l’autore della fine del lavoro e del Secolo biotech.”,”EURx-104-FL” “RIGAUDIAS Louis (RIGAL), a cura di Gretl GLOGAU Paolo CASCIOLA”,”Trotskysme, capitalisme d’ Etat, luttes creatrices des masses. Choix d’écrits politiques, 1937-1978. Précédés d’un hommage à Louis Rigaudias (1911-1999) par Paolo Casciola.”,”””Trotsky continuava a qualificare l’ URSS come Stato operaio degenerato per due ragioni principali. Una era la tendenza della proprietà statalizzata ad eccedere le norme della produzione capitalistica. (…) L’altra ragione era la concezione secondo la quale Trotsky riteneva che ci fossero dei limiti di classe alla dominazione burocratica; ovvero che l’ esistenza stessa di una proprietà statalizzata obbligava questa burocrazia a condursi in una maniera del tutto diversa da quella di una classe capitalistica. Nel 1931, Trotsky pensava che i limiti di classe del dominio burocratico fossero sufficienti a rendere impossibile all’ URSS di entrare nella Società delle Nazioni. Nel 1933, continuava a negare che i rapporti tra la burocrazia e il proletariato costituissero dei rapporti di sfruttamento.”” (pag 37)”,”TROS-106″ “RIGAULT Pierre TOUSSAINT Patrick a cura; saggi di Pierre RIGAULT Ghislain BRUNEL Bettina BOMMERSBACH Marie GUERMONT Patrick TOUSSAINT Marc BLONDEL Françoise ROSZENWEIG Loïc LE-BARS Liliane FRAYSSE Jean-Marc SCHIAPPA Rémy JANNEAU Pierre REVELIN Maurice DOMMANGET”,”La Jacquerie. Entre mémoire et oubli, 1358-1958-2008.”,”3 capitoli dedicati alla figura di Dommanget, storico, anticlericale, socialista di tendenza trotskista, sindacalista dalla parte di Monatte e Chambelland, studioso di Blanqui, entra nel PCF nel 1920 e ne esce nel 1930 opponendosi allo stalinismo; un capitolo dedicato a Babeuf. Saggi di Pierre RIGAULT Ghislain BRUNEL Bettina BOMMERSBACH Marie GUERMONT Patrick TOUSSAINT Marc BLONDEL Françoise ROSZENWEIG Loïc LE-BARS Liliane FRAYSSE Jean-Marc SCHIAPPA Rémy JANNEAU Pierre REVELIN Maurice DOMMANGET La più grande rivolta contadina francese del Basso Medioevo, la Jacquerie dell’anno 1358 (pag 75) “”Quant aux Jacques prisonnier à Clermont, ils eurent la tête tranchée. A ce propos il a été affirmé sans aucune référence que Cale – et donc ses compagnons – fut exécuté sur la place de Clermont. La chose est très plausible, puisqu’il s’agissait de “”faire un exemple”” en présence d’un grand concours de population et en déployant toutes les ressources du maniement des foules. Mais il est fâcheux qu’un texte quelconque ne puisse étayer positivement cette vraisemblance. Pour son compte particulier, Guillaume Cale, coupable d’avoir usurpé le titre de roi – crime des crimes – méritait le plus atroce des châtiments. C’est ce qui expliquerait la version passée dans les manuels d’histoire. On prétend, en effet, qu’avant d’être décapité, le malheureux fut couronné d’un trépied de fer rouge, pratique héritée vraisemblablement de l’antiquité, quand son marquait d’un fer chaud au front, les esclaves qui s’étaient enfuis. C’est Etienne Baluze, érudit célèbre (1630-1718), qui a accrédité cette versione, trois siècles et demi après les événements”” (pag 253)”,”FRAA-081″ “RIGBY T.H.”,”Il partito comunista sovietico 1917 – 1976.”,”RIGBY è Prof Fellow di Scienze politiche all’Australian National University di Canberra.”,”RUSU-011″ “RIGBY T.H.”,”Lenin’s Government: Sovnarkom 1917-1922.”,”RIGBY T.H. Libro dedicato allo storico russo Ivan Ivanovich Gapanovich. Foto gruppo governo Sovnarkom allo Smolny nei primi mesi del 1918 “”The first step in the Bolshevik campaign against this ‘sabotage’ was to establish control over government finances. The concealment of funds by ministerial officials and passive resistance by the staff of the State Bank left the Bolshevik leadership without money to cover the day-to-day activities of government; the situation was such that the Sovnarkom itself even lacked the funds to buy elementary office requisites. Evidently this was a problem that force alone could solve and in mid-November the Bolsheviks proceeded to arrest senior bank officials and to seize the vaults and safes. Many of the staff then agreed to work provided the Bolsheviks stationed armed guards to demonstrate that they were doing so under duress – thus protecting them from reprisals by their fellow-‘saboteurs’.”” (pag 45)”,”RIRO-385″ “RIGBY T.H.”,”Communist Party Membership in the U.S.S.R., 1917-1967.”,”RIGBY T.H.”,”RUSS-228″ “RIGOBELLO Giuliana”,”Ignazio Silone. Introduzione e guida allo studio dell’ opera siloniana. Storia e antologia critica.”,”””Nel 1921 è tra i fondatori del PCI: porta al Congresso di Livorno l’ adesione al partito della Gioventù socialista italiana. (…) Tra il ’23 e il ’24 compie missioni all’ estero, in Germania, in Spagna (qui si colloca il tempo di prigionia a Barcellona in cui per la prima volta prende il nome di Silone), in Francia (anche in questo paese deve trascorrere qualche tempo in carcere). Nel ’25 è in Italia a fianco di Gramsci. Dopo la promulgazione, alla fine del ’26, delle leggi “”speciali”” fasciste, che sciolgono tutti i partiti politici e sopprimono la stampa d’ opposizione, mentre Togliatti assume la direzione del Centro estero del PCI, a lui ne viene affidata l’ organizzazione interna. Nel maggio 1927, in rappresentanza del Partito comunista italiano, partecipa a Mosca, assieme a Togliatti, a una riunione straordinaria dell’ esecutivo del Comintern, che segnò la liquidazione di Trotsky e Zinoviev e il prevalere di Stalin””. Le procedure adottate dell’ Esecutivo in quell’ occasione e la gara sfrenata per il potere, che l’ episodio rivelava, aprono nella fede comunista di Silone una crisi profonda (…)””. (pag 6) “”(…) per Vino e pane si dice che “”nessun altro romanzo del Novecento ha reso così compiutamente il pathos che si cela dietro il fallimento del socialismo””. (pag 176)”,”VARx-150″ “RIGOLA Rinaldo”,”Manualetto di tecnica sindacale.”,”””Abbiamo una ventennale esperienza che fa testo in materia. Si ricava da essa: 1. che veri scioperi generali nel senso di cagionare la paralisi completa della vita sociale non ne furono fatti mai; 2. che anche quando agli scioperi generali parteciparono, in proporzioni più o meno grandi, gli addetti ai pubblici servizi, non riuscirono a produrre effetti molto profondi, e ciò appunto in grazia del loro carattere protestatario. Di solito lo sciopero è di breve durata; e qualche volta prende persino l’ aspetto di un Primo Maggio fuori di stagione””. (pag 88)”,”MITT-120″ “RIGOLA Rinaldo”,”Cento anni di movimento operaio. Panorama storico del movimento sociale internazionale (1830-1934).”,”ANS Associazione nazionale studi – Problemi del lavoro “”I tradizionalisti volevano, appunto, che il partito rimanesse fedele alla lettera del Manifesto. Su quella lettera, il partito aveva modellato la sua tattica la quale era rivolta ad impossessarsi del potere politico per giungere, con un intervento dispotico e violento nei rapporti della proprietà, ad instaurare la messa in comune dei mezzi di lavoro. Abbiamo detto intenzionalmente “”fedele alla lettera””, e non allo spirito, giacché, sul terreno dei fatti, le cose stavano ben diversamente. Non per nulla il Bernstein poteva apostrofare gli intransigenti con le parole di Schiller in “”Maria Stuarda””: “”La democrazia sociale osi parere ciò che è””. Dappertutto, infatti – tranne che in Germania – il partito socialista nelle lotte elettorali aveva adottato una tattica mirante a raccogliere il suffragio delle classi estranee al proletariato; dappertutto, poi – compresa la Germania – il partito aveva dalle statistiche elettorali la riprova che la sua base non risiedeva su di un terreno esclusivamente proletario””. (pag 56-57)”,”MEOx-075″ “RIGOLA Rinaldo”,”Rinaldo Rigola e il movimento operaio nel biellese. Autobiografia.”,”Rinaldo Rigola deputato del partito socialista.”,”MITT-038-FL” “RIGONI STERN Mario”,”Il sergente nella neve.”,”Il sergente nella neve è un romanzo autobiografico del 1953 scritto da Mario Rigoni Stern. È la cronaca personale dello scrittore, quando era sergente maggiore dei mitraglieri, nel battaglione Vestone (divisione Tridentina) durante la ritirata di Russia dell’ARMIR, della quale faceva parte il corpo d’armata Alpino, nel gennaio 1943. Trama In prima linea Inverno 1942 in un caposaldo sul fiume Don. Di fronte al caposaldo scorre il fiume spesso gelato e sulla riva opposta vi è il caposaldo russo. Le giornate sono monotone e tranquille, raramente disturbate dai combattimenti con i russi. Si cerca petrolio per le lampade nel vicino villaggio abbandonato, si ricontrollano le armi soggette al gelo che le rende inutilizzabili, si fa la polenta che riscalda i corpi e ricorda le montagne italiane da cui provengono molti degli alpini che compongono la compagnia che presidia il caposaldo. Tutto ciò è a volte interrotto dal fuoco dei cecchini russi, da brevi incursioni nemiche e da combattimenti risolti a colpi di mortaio. Ognuno riceve posta e, poiché è Natale, anche auguri, cartoline e razioni di sigarette e cognac. La situazione è tesa ma non ingestibile, sino a quando il tenente Sarpi muore e le munizioni per i mortai iniziano a scarseggiare. Inoltre le infiltrazioni russe iniziano ad essere più frequenti e maggiormente aggressive, la pericolosità dei russi aumenta e Rigoni si salva per miracolo da una pallottola avversaria che gli s’incastra tra canna del moschetto e la baionetta. A seguito della generale offensiva russa e della rottura del fronte di guerra, per cercare di evitare l’accerchiamento delle truppe alpine, giunge l’ordine del ripiegamento: i plotoni sono suddivisi in squadre che a turno dovranno abbandonare il caposaldo e coprire le spalle alla squadra successiva. Tutto procede secondo i piani ed i russi, non accortisi della ritirata, non attaccano il caposaldo. Quando viene però il momento per Rigoni di lasciare il caposaldo, egli si blocca e rimane stordito; in quel posto egli lascia molti suoi compagni morti, molti ricordi e per sfogarsi, prima di andarsene, scarica un paio di caricatori di un mitragliatore e lancia delle granate. La ritirata La colonna in ritirata si riversa così nelle gelide steppe russe nella speranza di non essere incalzata dall’Armata Rossa. Nel tragitto Rigoni incontra il cugino Adriano che gli rievoca ricordi felici, di quando era ancora nel suo paese in Veneto. Rigoni essendo caritatevole ed altruista spesso aiuta i compagni e sprofondando nella neve fino alle ginocchia soffre le pene dell’inferno, incrementate dal pesante zaino che sembra segare le ascelle già irritate dal gelo. Incontrano quindi un villaggio e nelle isbe riposano cercando di riscaldarsi e dormire un po’. La ritirata non è priva di pericoli e ne sa qualcosa Rigoni che è mandato in retroguardia a sostituire un plotone annientato dai pesanti tank russi. La cosa grave è che il tenente Moscioni, che ora comanda il suo plotone, rimane ferito e Rigoni deve prenderne il comando. La steppa è popolata da camion incendiati, carcasse di tank, corpi di soldati pietrificati dal freddo, suoni di spari e di bombardamenti, pallottole traccianti che fischiano sopra le teste degli alpini. I russi sono in qualche modo tenuti indietro e Rigoni si riunisce alla colonna che si era intanto rimessa in marcia. Giunti in un altro villaggio i soldati si riposano nelle isbe mentre il plotone di Rigoni è mandato a coprire parte del perimetro esterno. Dopo poco però giunge l’ordine di lasciare la posizione ed allora ognuno ritorna nell’isba calda. La sera è tranquilla finché una pallottola infrange il vetro della finestra e sfiora Rigoni. Si odono alcuni spari: sono dei tedeschi e non dei partigiani come pensavano. Essendo i soldati finiti in una sacca, accerchiati, tentano di sfondare lungo la strada verso i Carpazi. Assaltano quindi un villaggio e, con l’ausilio dei tank tedeschi, riescono presto ad occuparlo. Lasciato il villaggio, dopo aver un po’ riposato, una battaglia caratterizza il terreno duro della steppa: tank russi contro tank tedeschi che con le cannonate illuminano il buio cielo invernale. Sgominati i russi gli italiani raggiungono un grosso fienile che d’improvviso s’apre e lascia uscire decine di prigionieri italiani liberati dalle guardie russe in fuga. In sostituzione del tenente rimasto ferito, è assegnato al plotone di Rigoni un nuovo tenente: scontroso e molto rigido. A Rigoni non piace e per questo chiede al capitano di trasferire l’ufficiale in un altro plotone; il capitano accondiscende. Le marce sono lunghe ed estenuanti e all’orizzonte, di sera, è possibile vedere distanti villaggi in fiamme, rumori di spari. Si vedono nella steppa scheletri neri e fumanti di case e granai e sempre più corpi abbandonati e congelati. Nikolaevka Appena passata la frontiera ucraina, una violenta battaglia scuote la calma della steppa. È il 26 gennaio, una data che moltissimi soldati e molte famiglie non scorderanno più: a Nikolaevka diversi plotoni ed intere compagnie andarono incontro alla morte; qui dopo un confuso assalto delle truppe di testa, aspettando il sostegno dei carri armati tedeschi e del resto della colonna, che arriva troppo tardi, più della metà dei soldati italiani sono rimasti uccisi. Il racconto è interrotto da una pausa di ricordo di tutti i morti della battaglia: Rino, suo amico d’infanzia; Raul, primo amico della vita militare; Giuanin un suo amico che finalmente “”l’è riàt a bàita”” (è arrivato a casa); il cappellano; il capitano Beppo, contrabbandiere di Valstagna; il generale Martinat; il sergente Minelli; Moreschi; Pintossi. Il protagonista si sente come un sasso, vittima d’eventi che non può reggere, troppo grandi e dolorosi. Dopo l’ennesima marcia stremante giunge in un villaggio ed in un’isba si mangia un pezzo di gallina in compagnia di alcuni soldati che non conosce. Si addormenta ed al suo risveglio si accorge che gli hanno rubato il caro moschetto compagno di mille battaglie. Nella stessa isba trova un grosso e pesante fucile da caccia che tuttavia può usare le sue munizioni e, presolo, si incammina in fretta per raggiungere la compagnia. Il suo piede è ferito, ha una piaga dolorosa e ciò gli rende il cammino difficile tanto che è costretto ad usare un bastone come stampella. Raggiunge in ogni caso la colonna in marcia e incontra Romeo, un vecchio compagno che conobbe nel corso rocciatori, così chiamato perché ogni sera andava a trovare una pastorella nella valle e si arrampicava alla sua finestra per cantarle una serenata. Dopo lunghe marce riesce, ad ogni modo, insieme ai suoi compagni ancora vivi ad uscire dalla sacca e raggiunge finalmente un caposaldo tedesco dove si lava, si cura e dorme per due giorni. Procedendo il cammino verso casa, arriva in Russia Bianca dove il cammino viene agevolato dall’arrivo della primavera. (Wikip)”,”VARx-408″ “RIGONI Mario Andrea a cura, collaborazione di Raoul BRUNI, scritti di Theodor W. ADORNOI Werner HELMICH Giacoma LIMENTANI Ruggero GUARINI Renzo TOSI Lorenzo NOSARTI Giorgio COSMACINI Elena STRADA Gian Mario ANSELMI Giovanni BAFFETTI Denise ARICO’ Maria Teresa BIASON Bertrand LEVERGEOIS Giulia CANTARUTTI Gino RUOZZI Roberta SPADA Francesca FAVARO Cesare GALIMBERTI Sebastian NEUMEISTER Giorgio FAGGIN Massimo BACIGALUPO Raoul BRUNI Lorenzo POLATO Paolo BERNARDINI Franco VOLPI”,”La brevità felice. Contributi alla teoria e alla storia dell’aforisma.”,”RIGONI Mario A. è ordinario di letteratura italiana all’Università di Padova, critico e saggista. Raoul BRUNI è dottorando di ricerca (Univ. di Padova) Scritti di Theodor W. ADORNOI Werner HELMICH Giacoma LIMENTANI Ruggero GUARINI Renzo TOSI Lorenzo NOSARTI Giorgio COSMACINI Elena STRADA Gian Mario ANSELMI Giovanni BAFFETTI Denise ARICO’ Maria Teresa BIASON Bertrand LEVERGEOIS Giulia CANTARUTTI Gino RUOZZI Roberta SPADA Francesca FAVARO Cesare GALIMBERTI Sebastian NEUMEISTER Giorgio FAGGIN Massimo BACIGALUPO Raoul BRUNI Lorenzo POLATO Paolo BERNARDINI Franco VOLPI Contiene il saggio di Gian Mario ANSELMI ‘Guicciardini, Machiavelli e l’aforisma politico’ (pag 141-148) Con Guicciardini nasce la moderna storiografia (pag 143) “”Leopardi pensa di svilupparne una “”scienza dell’uomo”” in forma di aforismi, diametralmente opposta rispetto alla cultura progressista del suo secolo, una scienza dell’uomo che prenda esempio dal Guicciardini: “”Il Guicciardini è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuto molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell’uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti”” (G. Leopardi, Pensieri). E’ difficile trovare la figura di un Leopardi “”progressivo”” negli immensi materiali dello ‘Zibaldone’, come pure nelle osservazioni più strutturate dei ‘Pensieri’. Gli “”uomini da bene””, “”i generosi”” del primo pensiero leopardiano esistono davvero, ma sono i birbanti che predominano nel mondo.”” (pag 300) (Sebastian Neumeister, Leopardi, Nietzsche e la scrittura aforistica)”,”VARx-505″ “RIGOULET-ROZE David”,”Géopolitique de l’ Arabie Saoudite.”,”RIGOULET-ROZE David è insegnante e ricercatore e pure consulente in relazioni internazionali, sul Medio Oriente e sull’ Arabia Saudita. E’ autore di articoli geopolitici e storici, ha pubblicaot nel 2001: ‘Un géant ensablé: forces et faiblesses de l’ Arabie saoudite’. La variabile dell’ arabità. “”Nella denominazione del paese, l’ aggettivo arabo è stato associato al sostantivo regno, per sottolineare apertamente l’ Arabità intrinseca di questa entità statale saudita, ovvero per compensare un deficit di identità nazionale nel senso europeo del termine. Di fatto, geograficamente parlando, Arabia significa stricto sensu il paese degli Arabi. La penisola arabica si trova essere storicamente non solo il luogo originario degli Arabi genericamente parlando, ma pure il santuario dell’ Islam poichè essa ospita le città sante della Mecca e di Medina. Questo configurazione storico-religiosa particolare spiega ampiamente il posto d’onore costantemente rivendicato dagli arabi nel mondo musulmano ivi compreso nella loro pretesa di ricostituire un nuovo Califfato. Si può a questo riguardo ricordare ceh la questione del Califfato scomparso nel 1924 era stato al centro di dibattiti organizzati nel 1925-1926 al Cairo con la partecipazione di delegati del Maghreb e del Machrek, arabi, ma anche dei rappresentanti dell’ Asia musulmana. L’ India musulmana, che non era allora ancora diventata il Pakistan, vi giocò un ruolo importante. I partecipanti non pervennero a mettersi d’accordo sulla scelta di un Califfo atto a ricevere la successione dell’ ultimo Sultano-Califfo ottomano Abdul-Medjid (1922-1924). (…)””. (pag 167-168)”,”GOPx-007″ “RIGOULOT Pierre LAZITCH Branko HELLER Michel PANNE’ Jean-Louis JACQUIER Charles HARMEL Claude LAUNAY Stephen REVEL Jean-François LE-ROY-LADURIE Emmanuel”,”1895-1995: Boris Souvarine. Centenaire de Boris Souvarine. Colloque du 27 novembre 1995.”,”Critica di Souvarine a Lenin che si sarebbe accorto troppo tardi dei ‘germi’ dello stalinismo, la presenza di un certo legame tra Lenin e Stalin (il leninismo avrebbe prodotto lo stalinismo) (pag 32) In un saggio sulla rivista la pubblicazione di una parte delle memorie di Albert VASSART e l’articolo di Christophe BOURSELLIER ‘Entre mythe et réalité: la véritable histoire des “”hitléro-trotskistes”” (tra mito e realtà: la vera storia degli hitlero-trotskisti, il Mouvement national révolutionnaire (MNR), Marcel Déat, la tendenza collaboratrice del PCF ecc.)”,”FRAP-111″ “RIHA Thomas”,”A Russian European. Paul Miliukov in Russian Politics.”,”Thomas Riha is Associate Professor of Russian History at the University of Colorado. Dr. Riha received his B.A. and M.A. degrees from the University of California and his Ph.D. from Harvard. He is the editor of Readings in Russian Civilization. Preface, Abbreviations, Notes, Introduction, Conclusion, Bibliography, Index,”,”RUSx-096-FL” “RIHA Thomas a cura, saggi di YANINE Valentine VERNADSKY George CHEREPNIN L. V:, WIPPER Robert, St. EPIPHANIUS ZENKOVSKY Serge B.H. SUMMER, FLOROVSKY Georges ANDREYEV Nikolay BILLINGTON James”,”Readings in Russian Civilization. Russia Before Peter the Great, 900-1700. Volume I.”,”Introductory, Notes, Preface to the Second Edition, Preface to the First Edition, Acknowledgements, Chronology, Correlation Tables, Index,”,”STOx-067-FL” “RIHA Thomas a cura, saggi di John PERRY Boris MENSHUTKIN Sergei SOLOV’EV Alexander RADISHCHEV Nicholas KARAMZIN Peter CHAADAEV Vissarion BELINSKY Alexander HERZEN Nikolai DOBROLYUBOV Katerina BRESHKOVSKAIA Gleb USPENSKII David FOOTMAN Ivan AKSAKOV Nikolai DANILEVSKY Konstantin POBEDONOSTSEV Paul MILYUKOV Sergei WITTE Richard PIPES NICHOLAS II Peter STOLYPIN Peter DURNOVO Cyril BLACK Hugh SETON-WATSON”,”Readings in Russian Civilization. Imperial Russia, 1700-1917. Volume II.”,”Introductory, Notes, Preface to the Second Edition, Preface to the First Edition, Acknowledgements, Chronology, Correlation Tables, Index,”,”STOx-068-FL” “RIHA Thomas a cura, saggi di John PERRY Boris MENSHUTKIN Sergei SOLOV’EV Alexander RADISHCHEV Nicholas KARAMZIN Peter CHAADAEV Vissarion BELINSKY Alexander HERZEN Nikolai DOBROLYUBOV Katerina BRESHKOVSKAIA Gleb USPENSKII David FOOTMAN Ivan AKSAKOV Nikolai DANILEVSKY Konstantin POBEDONOSTSEV Paul MILYUKOV Sergei WITTE Richard PIPES NICHOLAS II Peter STOLYPIN Peter DURNOVO Cyril BLACK Hugh SETON-WATSON”,”Readings in Russian Civilization. Soviet Russia, 1917-Present. Volume III.”,”Introductory, Notes, Preface to the Second Edition, Preface to the First Edition, Acknowledgements, Chronology, Correlation Tables, Index,”,”STOx-069-FL” “RIHS Charles”,”La commune de Paris 1871. Sa structure et ses doctrines.”,”RIHS Charles è nato a Tramelan nel 1913. Incaricato di ricercva all’ Università di Ginevra. Ha sostenuto il dottorato in sociologia. Ha insegnato all’ università del Cairo e d’ Alessandria. E’ uno storico delle idee. “”La struttura particolare del governo comunale non è sfuggita all’ osservazione di Marx e Lenin. Essi ne hanno, al contrario, tratto importanti lezioni. “”La Comune doveva essere, scrive Marx, non un organismo parlamentare, ma un organismo di lavoro, allo stesso tempo esecutivo e legislativo””. Diventata indipendente, creando la propria organizzazione politica e sociale, essa non fu più, aggiunge Marx, “”l’ agente del governo centrale”” (…). Pure, Engels scrive nella sua prefazione del 18 marzo 1891 alla terza edizione della Guerra civile di Marx: “”Essa (la Comune) fece occupare tutti i posti nell’ amministrazione, la giustizia e l’ insegnamento, attraverso un’ elezione a suffragio universale, con il diritto per gli elettori di revocare i loro eletti in ogni momento””. Riprendendo l’ idea di Marx, Lenin, alla vigilia della Rivoluzione russa, d’ ottobre 1917, farà l’ elogio della Comune organizzata in governo: “”Questo parlamentarismo venale e decomposto della società borghese, la Comune lo rimpiazza con delle istituzioni in cui la libertà di opinione e di discussione non degenera in doppiezza; (…). Le istituzioni rappresentative ci sono, ma il parlamentarismo come sistema speciale, come divisione del lavoro legislativo ed esecutivo, come situazione privilegiata per i deputati, non ci sono più””. Si afferma che la Comune non ha fatto del “”parlamentarismo”” nel senso in cui l’ intende Lenin? Ne ha fatto molto e noi siamo tentati di credere che è per averne abusato che ha perso.”” (pag 150-151)”,”MFRC-103″ “RIMBAUD Arthur”,”Poesie. Una stagione in inferno. Illuminazioni.”,”Democrazia. “”La bandiera avanza verso il paesaggio immondo, e il nostro dialetto soffoca il tamburo. Nei centri alimenteremo la più cinica prostituzione. Massacreremo le rivolte logiche. Nei paesi pieni di pepe e d’acqua! – al servizio del più mostruoso sfruttamento industriale o militare Arriverderci qui, dovunque. Coscritti della buona volontà, avremo una filosofia feroce; ignoranti per la scienza, furbi per le comodità; e creperemo per il mondo che avanza. E’ la vera marcia. Avanti, marsc!”” (pag 179)”,”VARx-540″ “RIMBOTTI Luca Leonello”,”Il fascismo di sinistra. Da piazza San Sepolcro al Congresso di Verona.”,”Luca Lionello Rimbotti, nato nel 1951 a Milano, è laureato in storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze, pubblicista, collaboratore della terza pagina di vari quotidiani tra cui Libertà di Piacenza, La provincia di Como, La Prealpina di Varese, e del mensile di attualità culturali e metapolitiche Diorama Letterario.”,”ITAF-033-FL” “RINALDI Niccolò”,”Islam, guerra e dintorni. Viaggio in Afghanistan.”,”RINALDI Niccolò è nato a Firenze nel 1962. Laureato in scienze politiche, è stato ‘information officer’ delle Nazioni Unite in Afghanistan, pase dove ha cominciato ad interessarsi ai conflitti di fine secolo e alle violazioni dei diritti dell’ uomo. Dal 1991 è consigliere politico per gli affari esteri del parlamento europeo. Inviato del settimanale ‘L’Espresso’ in Pakistan e nella guerra del Golfo, collabora con quotidiani e periodici raccontando viaggi che lo hanno portato in una ottantina di stati.”,”VIOx-072″ “RINALDI Giorgio”,”I fragili equilibri del continente asiatico.”,”Baccianini: Neumann non è uno storico ma uno scienziato sociale e il libro lo ha scritto a caldo nel 1942. Il rapporto di Neumann con il nazismo è, come quello di Salvemini con il fascismo, di netta antitesi morale e intellettuale… Nel suo libro Neumann assimila le spiccate propensioni per la ricerca empirica della scienza sociale americana senza rinunciare ha inquadrare i dati raccolti in una solida struttura teorica (pag 117-118) Nel libro di E.N. Peterson ‘The Limits of Hitler’s Power, Princeton, N.J. 1969, vengono minuziosamente esaminati i molteplici conflitti e le disfunzioni rilevati nelal struttura e nel funzionamento del Terzo Reich. (pag 117) Galimberti: Dalle parole di Spriano emerge una situazione reale che si viene contrapponendo nel Pci tra una base filo-sovietica o peggio stalinista a un vertice eurocomunista. Ossia si potrebbe dire rendendo più esplicito l’intervento di Spriano (al CC del Pci di gennaio 1978) che l’ eurocomunismo è un modo d’essere che non è ancora penetrato capillarmente nel partito, ma resta piuttosto ristretto a un’elite politica… (pag 124)”,”ASIx-005-FGB” “RINAURO Sandro”,”Il cammino della speranza. L’emigrazione clandestina degli italiani nel secondo dopoguerra.”,”RINAURO Sandro (1966) è ricercatore in Geografia politia ed economioca all’Università degli Studi di Milano. Nel 2002 ha pubblicato ‘Storia del sondaggio d’opinione in Italia 1936-1994. Dal lungo rifiuto alla repubblica dei sondaggi’. “”Servitù della gleba”” in Francia. “”Il doppio sistema delle carte era stato escogitato per ottenere un doppio controllo sugli stranieri, quello di polizia e quello a protezione dei lavoratori autoctoni, per permettere, cioè, al ministero del Lavoro di organizzare una vera e propria ingegneria etnico-sociale che spaccava il mercato del lavoro nazionale in due settori separati e incomunicanti, quello dei mestieri “”deficitari”” e più penosi riservati agli stranieri e quello dei mestieri più ambiti dai lavoratori autoctoni, riservato a questi ultimi. (…) Da questo punto di vista è lecito ipotizzare che la Francia del tempo non concepisse ancora l”integrazione’ dello straniero, ovvero il suo accesso ‘in quanto straniero’ ai diritti degli autoctoni, ma solo l”assimilazione’ dello straniero, solo agli assimilati, cioè, erano concessi buona parte dei diritti degli autoctoni. Ad ogni modo, i guai maggiori del sistema delle carte consistevano nel fatto che non solo l’accesso e i tempi d’accesso alle carte successive, ovvero alla liberazione della “”servitù della gleba””, erano sottoposti all’imprevedibile discrezione delle amministrazioni, ma anche nel fatto che il doppio sistema di carte faceva sì che non sempre la concessione del soggiorno da parte delle prefetture coincideva con la concessione dei permessi di lavoro di durata equivalente da parte dei servizi del Lavoro, col risultato che si verifcavano spesso incongruenze che mettevano gli stranieri in stato di irregolarità. In ogni caso, solo dopo dieci anni di possesso della carta di soggiorno di “”residente privilegiato”” l’immigrato otteneva la carta di lavoro “”permamente pour toutes professions salariées””, ossia il permesso di praticare ovunque desiderasse il lavoro salariato di sua scelta (…). Alla precarizzazione della presenza sul piano temporale (carte di soggiorno di breve durata) si accompagnava dunque la coercizione della presenza sul piano spaziale (carte di lavoro che prescrivevano il luogo di impiego, il mestiere e il datore di lavoro) (…)”” (pag 185-186)”,”CONx-200″ “RINELLA Angelo”,”Cina.”,”Angelo Rinella insegna Diritto costituzionale italiano e comparato nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università LUMSA di Roma,. Tra i suoi libri: La forma di governo semipresidenziale, Le fonti del diritto comparato, Lo statuto costituzionale dell’opposizione parlamentare, Introduzione al diritto pubblico comparato, Metodologie di ricerca.”,”CINx-008-FL” “RINGELBLUM Emmanuel, a cura di Jacob SLOAN”,”Sepolti a Varsavia. Appunti dal ghetto.”,”Nato nel 1900, Emmaniel Ringelblum aveva pubblicato nel 1932 una notevole Storia degli Ebrei di Varsavia. Nel 1939 si trovava a Ginevra per un Congresso Nazionale Sionista, quando a Varsavia fu assediata dai nazisti. Vi accorse e divenne, dal momento dell’occupazione, l’organizzatore delle attività assistenziali nelle comunità ebraiche di tutto il paese. Nel novembre 1940 fu istituito il Ghetto: al lavoro di organizzatore, Ringelblum aggiunse quello dell’archivista. Venne giustiziato nel marzo 1944 con la moglie e figlia.”,”POLx-002-FL” “RINGS Werner”,”Life with the Enemy. Collaboration and Resistance in Hitler’s Europe 1939-1945.”,”RINGS Werner è nato in Germania nel 1918 e ha studiato all’Università di Berlino, Friburgo e Heidelberg. Nel 1933 è emigrato in Spagna e più tardi in Francia. Volontario nell’esercito francese nel 1939-40 fuggito in seguito in Svizzera, è poi diventato cittadino di questo paese. Ha svolto lavoro di giornalista e corrispondente per ‘Swiss Illustrated’. Si è occupato anche di Tv. Contiene molte foto anche sulle forme di ‘resistenza’ passiva delle popolazioni dei paesi d’Europa “”In the case of certain occupied countries, we possess something akin to a neat bookkeeper’s record of court-martial executions for which the highest degree of legitimacy was claimed. The figure for Norway was 366, for Denmark 113, for France – according to German statistics – approximately 3,000. The shooting of hostages, which the Germans likewise endeavoured to justify as an extreme form of self-defense practiced by troops on active service, was authorized by a decree dated September 16, 1941. Originally designed for the Eastern Front but later applied to all the occupied Territories, this stated that “”in general, the execution of fifty to a hundred Communists”” was to be regarded as “”proper reparation for the death of one German serviceman””. Furthermore, the manner of their execution should “”enhance the deterrent effect”””” (pag 40)”,”GERR-041″ “RINK Paul”,”Un grande banchiere: A.P. Giannini. Fondatore della Banca d’America.”,”””Nessun uomo possiede veramente la ricchezza. E’ la ricchezza che possiede l’uomo”” (A.P. Giannini) “”Wilson disse: “”La Banca è lo strumento d’affari più gelosamente rispettato e meno amato in questo paese. Qui le Banche sono distanti dalla gente e la gente le considera…come appartenenti a un potere quasi ostile… Se si potesse stabilire un sistema di filiali che operassero semplicemente e senza troppe spese, l’atteggiamento dell’uomo della strada cambierebbe del tutto nel giro di una generazione. (…)””. (pag 92) “”Nel 1921 la Bank of Italy possedeva 34 filiali, e le sue risorse ammontavano a più di 100 milioni di dollari. Mai nella storia della California, e forse mai nella storia del mondo, una istituzione finanziaria era cresciuta così in fretta””. (pag 127)”,”USAE-078″ “RINZIVILLO Guglielmo”,”Il disagio della laicità. Saggi sulla modernizzazione italiana. Note sulla tradizione storiografica liberale.”,”RINZIVILLO Guglielmo (1958) diplomato in giornalismo e laureato in sociologia svolte attività di collaborazione e ricerca con la I Cattedra di Sociologia I dell’Università La Spienza di Roma. Omaggio dell’autore”,”STOx-150″ “RINZIVILLO Guglielmo”,”Marxismo e sociologia. Breve viaggio tra scienza e memoria.”,”RINZIVILLO Guglielmo (1958) diplomato in giornalismo e laureato in sociologia svolte attività di collaborazione e ricerca con la I Cattedra di Sociologia I dell’Università La Spienza di Roma. Omaggio dell’autore “”Dal canto loro, le vicende della Prima Internazionale continuano ad essere accompagnate dalle tipiche divisioni e dai contrasti del socialismo storico, di cui si è accennato: dopo il distacco del 1872 dalla ‘Alleanza della democrazia socialista’ di chiara ispirazione bakuniniana , l’Internazionale approda in America, dove tiene il suo ultimo congresso (Filadelfia, 1876). Da quel momento, il socialismo poté mostrare il suo risvolto ‘nazionale’ con Jules Guesde in Francia, fondatore nel 1879 dela Federazione del partito dei lavoratori socialisti che precede di qualche anno il ‘Partito operaio’, con Lassalle in Germania e Gheorghi Plekhanov in Russia, entrambi ispiratori di una concezione socialdemocratica; mentre dal ‘punto di vista’ teorico e scientifico le barriere nazionali sono già state superate nelle note pagine del ‘Manifesto’ del 1848 nonché nella diffusione del lavoro compiuto da Marx tra il 1854 e il 1867 e dedicato alla stesura de ‘Il Capitale’. In queste due opere Marx diffonde in Europa e nel mondo lo ‘spettro del comunismo’ che ancora agita certi ‘oppositori’ moderni e mostra – forse, per la prima volta – di quanto l’economia potesse operare un sovvertimento nella filosofia pur utilizzando la sua stessa dialettica; il ragionamento già si evidenziava negli scritti frammentari dedicati all”alienazione’ conosciuti dal 1844 come ‘Ökonomisch-philosophische Manuskripte’ e inediti fino al 1932″”. (pag 18-19)”,”MADS-515″ “RINZIVILLO Guglielmo”,”La scienza e l’oggetto. Autocritica del sapere strategico.”,”RINZIVILLO Guglielmo RINZIVILLO Guglielmo (1958) diplomato in giornalismo e laureato in sociologia svolte attività di collaborazione e ricerca con la I Cattedra di Sociologia I dell’Università La Spienza di Roma. Ha scritto tra l’altro ‘Le cause della storia. Sul marxismo e le teorie della conoscenza scientifica, Armando, 2008 (con altri autori).”,”TEOS-191″ “RIOSA Alceo a cura saggi di Leo VALIANI Lorenzo STRIK-LIEVERS Maurizio ANTONIOLI Andrea PANACCIONE Gino GIUGNI Carlo SMURAGLIA Piero BEVILACQUA Paolo SPRIANO Camillo BREZZI Bruno BEZZA, Walter TOBAGI Sergio TURONE Aris ACCORNERO”,”Lezioni di storia del movimento operaio.”,”Il primo paragrafo del saggio finale ‘Cenni bibliografici del movimento operaio italiano’ è stato curato da Paola DEMELAS e i successivi da Camillo GIBELLI.”,”MOIx-010″ “RIOSA Alceo”,”Il Partito socialista italiano dal 1892 al 1918.”,”La legittimità del metodo rivoluzionario applicato da Lenin nella specifica situazione russa, non viene contestata; ma gli viene negato ogni carattere di validità universale. “”Fare come in Russia”” diventa, invece, la parola d’ordine delle correnti rivoluzionarie del partito. Giacinto Menotti Serrati, direttore dell’ “”Avanti!”” ha già rivelato , fin dalle conferenze di Zimmerwald e Kienthal, una certa inclinazioe versoil programma leninista della trasformazione della guerra imperialista in guerra civile; ma a differenza di Lenin, non riesce ad elaborare i metodi di lotta conformi allo scopo. Si tratta di un’insufficienza comune a tutta la corrente “”massimalista”” del partito, e che si rivelerà in forme drammatiche nel dopoguerra. Per ora, tuttavia, i rivoluzionari sono costretti, nella pratica, a fiancheggiare da sinistra le inziative riformiste.”” (pag 35) “”Dopo il congresso di Imola, i rapporti di forza all’interno del partito socialista vanno profondamente modificandosi a favore delle correnti estreme. Tra queste ultime, il gruppo sindacalista rivoluzionario, capeggiato da Artura Labriola ed Enrico Leone, acquista un favore via via crescente tra le masse. Al Congresso di Bologna dell’aprile 1904, esso, alleatosi per l’occasione alla corrente di Ferri, conquisterà la maggioranza del partito.”” (pag 131)”,”MITS-039″ “RIOSA Alceo”,”Rosso di sera. Nascita e morte apparente dell’ utopia socialista in Italia.”,”Il libro è una sintesi di un secolo di storia del socialismo in Italia dalla nascita del PSI alla sua dissoluzione. RIOSA critica la tendenza storiografica sinora prelavente rivolta ad esaltare il ruolo determinante della diffusione del marxismo in Italia (v. Antonio LABRIOLA) nel passaggio del socialismo italiano ad un movimento politico adulto. Tesi dell’A è che l’ influenza marxista abbia contribuito ad insinuare nei dirigenti socialisti una condotta politica giacobina. L’A è una difesa dell’etica, della fede, dell’ utopia dei socialisti italiani traditi dalla leadership politica. RIOSA è Prof ordinario di storia contemporanea alla facoltà di scienze politiche dell’ Univ degli Studi di Milano. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina libro).”,”MITS-061″ “RIOSA Alceo”,”Il sindacalismo rivoluzionario in Italia e la lotta politica nel Partito socialista dall’ età giolittiana.”,”Alceo RIOSA (1939) è incaricato di Storia dei movimenti sindacali e di Storia contemporanea presso l’ Università statale di Milano. Tra i suoi lavori ricordiamo ‘Storia del PSI dal 1892 al 1918’ (BOLOGNA, 1969) e i saggi apparsi in ‘Socialismo e socialisti dal Risorgimento alla seconda guerra mondiale’ (BARI 1973) e in ‘Trent’anni della CGIL’ (ROMA 1975). Collabora a ‘Nuova Rivista Storica’ e a ‘Critica storica’. E’ redattore di ‘Mondo Operaio’ e responsabile della sezione milanese della Fondazione Brodolini.”,”MITS-155″ “RIOSA Alceo”,”Angelo Tasca socialista. Con una scelta dei suoi scritti (1912-1920).”,”Alceo RIOSA è professore ordinario di storia contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell’ Università statale di Milano. E’ autore di numerose opere sulla storia del socialismo e del movimento operaio, tra cui la ‘Storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1976) e ‘il movimento operaio tra società e Stato’ (Milano, 1984). Da tempo si dedica alla ricostruzione biografica di Angelo TASCA. Ne è testimonianza, oltre che il presente volume, il recente saggio ‘Angelo Tasca dalla ‘drôle de guerre’ a ‘l’autre resistance” apparso negli Annali Feltrinelli 1985.”,”MITS-125 BIOx-039″ “RIOSA Alceo ALATRI Paolo BREZZI Camillo FORCELLA Enzo GIUNTELLA Vittorio E. SCOPPOLA Pietro”,”La Resistenza italiana. Dall’ opposizione al fascismo alla lotta popolare.”,”Scritti di Alceo RIOSA Paolo ALATRI Camillo BREZZI Enzo FORCELLA Vittorio E. GIUNTELLA Pietro SCOPPOLA. “”Tutto ciò venne in parte favorito dalla coincidenza fra la presa del potere di Mussolini ed il mutamento di indirizzo alla guida della Chiesa: nel febbraio 1922 infatti l’ arcivescovo di Milano Achille Ratti fu eletto papa col nome di Pio XI. Il nuovo pontefice si sarebbe distaccato in parte dalla politica del suo predecessore, Benedetto XV, tendendo ad una riaffermazione della politica gerarchica della Chiesa anche nelle questioni civili e politiche così da concedere sempre minori spazi al laicato cattolico. Ben si comprende, da quanto detto, come la scelta della “”politica della non-politica””, come la definì Francesco Luigi Ferrari, compiuta dalla gerarchia ecclesiastica negli anni ’20 per tutto il movimento cattolico, ha come unico risultato di avvantaggiare il fascismo e fare in modo che esso rimanga l’ unico interlocutore diretto con la Santa Sede. Numerosi gli esempi (…) ma la cartina di tornasole – per più di un motivo – ci viene offerta dall’ atteggiamento, ufficiale ed ufficioso, della Chiesa cattolica di fronte ad un episodio della gravità politica e morale quale fu l’ uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti.”” (pag 107, Camillo Brezzi, L’ antifascismo cattolico)”,”ITAR-081″ “RIOSA Alceo a cura; scritti di F. TURATI A. KULISCIOFF C. TREVES I. BONOMI E. MARIANI Arturo LABRIOLA E.C. LONGOBARDI R. RIGOLA B. BUOZZI G. MARANGONI G.E. MODIGLIANI G.M. SERRATI B. MUSSOLINI E. LEONE F. PAGLIARI F. CORRIDONI G. FANOLI”,”Il movimento operaio tra società e stato. Il caso italiano nell’ epoca della II Internazionale.”,”Scritti di F. TURATI A. KULISCIOFF C. TREVES I. BONOMI E. MARIANI Arturo LABRIOLA E.C. LONGOBARDI R. RIGOLA B. BUOZZI G. MARANGONI G.E. MODIGLIANI G.M. SERRATI B. MUSSOLINI E. LEONE F. PAGLIARI F. CORRIDONI G. FANOLI Alceo RIOSA è professore straordinario di storia dei movimenti sindacali nell’ Università statale di Milano. Ha al suo attivo vari studi tra cui ‘Storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1976) e una biografia del giovane Angelo Tasca ‘Angelo Tasca socialista’ (1979). Per la Franco Angeli ha curato vari volumi collettanei tra cui ‘Il socialismo riformista a Milano agli inizi del secolo’ (1981) e ‘Biografia e storiografia’ (1983). E’ vicepresidente della Fondazione G. Brodolini, e condirettore della rivista ‘Economia e lavoro’. Disorganizzazione del proletariato milanese “”L’ organizzazione di Milano vive la vita del fior di serra: al minimo soffio di tramontana appassisce e muore. Del resto, agonizza sempre. Esponiamo delle cifre arrossendo. Su trecentomila salariati, neanche 30.000 sono stretti intorno all’ organizzazione. Il 10% scarso! Certe classi sono addirittura disorganizzate. Su 25.000 sarti ne sono in lega 50; su 50.000 metallurgici ne sono sindacati appena 1000. La percentuale è discreta per i muratori, ma perché vivono quasi tutti in campagna. Quali le cause di tale “”débacle””? Sono varie e complesse. Ne cito alcune, la più a portata di mano.”” (Filippo Corridoni) (pag 215) “”(…) il sindacalismo è una teoria aristocratica e oligarchica che, per bocca dei suoi Pouget, Lagardelle, Griffuelhes, ha creduto fino a ieri ai diritti di imperio delle ‘élites’, delle minoranze coscienti sulle maggioranze supine. Per costoro, come per Proudhon, il Governo repubblicano, quello della maggioranza, “”è il più pernicioso perché possiede quello ‘zèle gouvernmental’ fanatico, poliziesco che crede di poter fare tutto impunemente, per l’ unica ragione che il suo dispotismo ha sempre a sua disposizione il comodo pretesto della stessa repubblica e della libertà collettiva””.”” (pag 207)”,”MITS-310″ “RIOSA Alceo”,”Momenti e figure del sindacalismo prefascista.”,”RIOSA Alceo è di origine giuliana. E’ ordinario di storia contemporanea nella facoltà di scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. Si è interessato al movimento operaio e ha scritto tra l’altro ‘Storia del sindacalismo rivoluzionario in Italia’ (1976) e ‘Angelo Tasca socialista’ (1979). Sulle culture subalterne ha scritto ‘I miti del Quarto Stato: tra nostalgia e speranza’ (1991).”,”MITT-277″ “RIOSA Alceo a cura; saggi di Pierre SERNA Stefano B. GALLI Marina CAVALLERA Antonino DE-FRANCESCO Francesco BONINI Michele BATTINI Alfredo CANAVERO Alceo RIOSA Barbara BRACCO Tullia CATALAN Alessandro CAMPI Luigi COMPAGNA Alberto BURGIO Valeria SGAMBATI Serge BERSTEIN Marco GERVASONI Giorgio GROSSI”,”Napoleone e il bonapartismo nella cultura politica italiana, 1802-2005.”,”Saggi di Pierre SERNA Stefano B. GALLI Marina CAVALLERA Antonino DE-FRANCESCO Francesco BONINI Michele BATTINI Alfredo CANAVERO Alceo RIOSA Barbara BRACCO Tullia CATALAN Alessandro CAMPI Luigi COMPAGNA Alberto BURGIO Valeria SGAMBATI Serge BERSTEIN Marco GERVASONI Giorgio GROSSI RIOSA Alceo ordinario di storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano. Ha condotto studi sulla storia del movimento operaio e sulla metodologia del genere biografico. Ultimamente si è dedicato alle culture politiche dell’irredentismo italiano.”,”TEOP-428″ “RIOSA Alceo a cura; saggi di Marina BACCALINI PUNZO Guido CERVO Carlo G. LACAITA Giuseppe PALETTA Maurizio PUNZO Valeria ROSSETTI”,”Il socialismo riformista a Milano agli inizi del secolo.”,”RIOSA Alceo Saggi di Marina BACCALINI PUNZO Guido CERVO Carlo G. LACAITA Giuseppe PALETTA Maurizio PUNZO Valeria ROSSETTI”,”MITT-304″ “RIOSA Alceo, saggio introduttivo, scritti antologici di E. CICCOTTI C. TREVES F. TURATI I. BONOMI A. SCHIAVI P. CHIESA G. MURIALDI E. BERNAROLI Arturo LABRIOLA E.C. LONGOBARDI R. RIGOLA G.E. MODIGLIANI A. GRAZIADEI B. BUOZZI L. BISSOLATI F. TURATI B. MUSSOLINI G.M. SERRATI A. Alberto MALATESTA L. D’ARAGONA”,”Movimento ed organizzazione politica e sindacale. L’esperienza italiana durante la IIa Internazionale.”,”scritti di E. CICCOTTI C. TREVES F. TURATI I. BONOMI A. SCHIAVI P. CHIESA G. MURIALDI E. BERNAROLI Arturo LABRIOLA E.C. LONGOBARDI R. RIGOLA G.E. MODIGLIANI A. GRAZIADEI B. BUOZZI L. BISSOLATI F. TURATI B. MUSSOLINI G.M. SERRATI A. Alberto MALATESTA L. D’ARAGONA “”Già all’indomani della cessazione del conflitto, durante la riunione del CD della CGdL, il 26 novembre 1918, le dissonanze tra i massimalisti del partito e i riformisti della Confederazione emergono in tutta evidenza, al punto da far pensare ad una specie di dialogo tra sordi. Il nuovo segretario della CGdL, il d’Aragona, riprende in quell’occasione il programma ‘per la pace e per il dopoguerra’, tracciato nel nel maggio 1917, riconfermandone la piena attualità. Il nuovo segretario confederale ribadisce a chiare lettere che “”La Confederazione come organismo sindacale non può limitarsi ai concetti economico-sociali. Il politico si impone alla sua azione”” (94). “”Convocazione della Costituente, abrogazione di ogni potere arbitrario nella direzione dello Stato, il suffragio universale segreto, diretto, senza distinzione di sesso e a rappresentanza proporzionale”” costituiscono l’ordito della nuova strategia della CGdL. Il disagio con cui Bombacci e Lazzari, presenti alla riunione in rappresentanza del partito, accolgono le dichiarazioni del dirigente della CGdL, dà tutto lo spessore della contraddittorietà della politica massimalista, dell’incapacità del Psi di Serrati di intendere il significato profondamente innovatore della linea sindacale. Bombacci da un lato tenta di porre la CGdL di fronte alla rigida alternativa di “”scegliere tra le soluzioni massimaliste e quelle che si invocarono nel periodo antecedente la guerra””; mentre dall’altro Lazzari “”constatando nel programma confederale per le rivendicazioni proletarie alcuni argomenti spiccatamente politici, specialmente là dove si parla di potere arbitrario, ritiene che la Confederazione dovrebbe limitarsi a trattare i suoi postulati nell’ordine economico-sociale e non invadere l’ambito dei problemi propriamente politici e giuridici che sono di competenza del Partito socialista”” (95). Né l’uno né l’altro avvertono, come lamenterà qualche tempo più tardi d’Aragona, che “”il programma confederale determinava la fine dell’apoliticismo e che quindi il movimento sindacale entrava in una fase più confacente alla concezione socialista”” (96). Così “”il programma intermedio della Confederazione rimase senza efficienza ed era anzi riguardato dai massimalisti con diffidenza se non con disdegno”” (97). Sfugge in sostanza ai massimalisti, a differenza del gruppo dirigente riformista della CGdL che, come rileverà più tardi Angelo Tasca, nella realtà postbellica “”la lotta sindacale non basta a calmare le impazienze delle masse (98) e che questo vuoto non può venir colmato dall’indicazione di formule prive del “”contatto con la realtà”” (99) e il cui collegamento con le istanze immediate dei lavoratori rimane assai vago. Gli effetti di questa impasse saranno il carattere incontrollato e disorganico delle lotte sociali del dopoguerra e il sostanziale accodamento ad esse vuoi della CGdL che del partito”” (pag 61-62-63) [Alceo Riosa, Introduzione, (in) ‘Movimento ed organizzazione politica e sindacale. L’esperienza italiana durante la IIa Internazionale’, Milano, 1982] [(95) “”La confederazione del lavoro””, 16 dic. 1918; (96) R. Rigola L. D’Aragona, ‘La Confederazione generale del lavoro nel sessennio 1914-20’, La Tipografica, Milano, p. 116; (97) Ivi; (98) A. Tasca, ‘Nascita e avvento del fascismo’, v. I, Bari, 1976, p. 27; (99) Ivi, pag. 123]”,”MITS-439″ “RIOSA Alceo”,”Adriatico irredento. Italiani e slavi sotto la lente francese (1793-1918).”,”Alceo Riosa professore di storia contemporanea nell’Università degli studi di Milano, ha al suo attivo numerosi studi sulla storia del movimento operaio italiano e sulle vicende della prima guerra mondiale. Attento, inoltre, ai problemi della metodologia storiografica, ha al suo attivo studi sul ‘genere’ biografico. Contiene il capitolo: ‘Socialismo e questione nazionale nel Litorale (pag 199-244) (Bissolati e l’irredentismo socialista, dibattito nel partito socialista italiano)”,”ITAD-137″ “RIOSA Alceo”,”Il Partito socialista italiano dal 1892 al 1918.”,”””A Genova non vengo. (…)”” Dalla lettera di Antonio Labriola a Turati del luglio 1892 in cui comunica che non intende partecipare al Congresso costitutivo del Partito dei Lavoratori Italiani che si sarebbe tenuto da lì a poco a Genova. (pag 40-41)”,”MITS-006-FV” “RIOSA Alceo”,”Treves e la grande guerra.”,”‘Treves ha respinto l’equidistanza tra blocchi contrapposti, sulla basse della considerazione che il sinonimo di guerra non è borghesia, benì, in più larga misura, prevalenza degli interessi dinastici e militaristici’ (pag 579) ‘La neutralità socialista non è indifferenza’ (pag 584) ‘Indubbiamente Wilson rappresenta agli occhi di [Claudio] Treves l’incarnazione del capitalismo che preferisce «tesser la gran rete della conquista pacifica», la conferma della tesi di origine kautskiana dell’ «ultraimperialismo». Insomma Wilson rappresenta «il nuovo imperialismo antiannessionista che penetra fra gli imperialismi annessionisti e necessariamente ne limita, ne modera la tensione e avvia alla pace sulla linea della loro mortificazione» (75). Sicché non c’è da stupirsi delle speranze che nel ‘leader’ riformista suscitano i principi wilsoniani, specialmente quando ancora non è messa in discussione, o non sembra messa in discussione, la neutralità degli Stati Uniti. L’atteggiamento di Wilson in quelle circostanze sembra rispecchiare alla perfezione la condotta del socialismo neutralista, fermo nella convinzione che la «pace sicura e senza turbamento non è quella della Vittoria», giacché a quel fine non si perviene attraverso le vie della guerra. Piana, coerente emerge allora la conclusione che «la Vittoria sia dei neutri, che la Vittoria sia nostra» (76). Il dopo, l’intervento americano, genera qualche turbamento; ma viene alla fine anch’esso spiegato, compreso alla luce dell’altro grande avvenimento di Russia. Tutto fa intendere, secondo Treves, che l’ingresso in guerra di Wilson sia stato deciso anche per affiancare al tavolo della pace futura, ed ancor prima di preparare la pace, la Russia rivoluzionaria e democratica. I conti sembrano tornare anche troppo perfettamente; ma al di là delle speranze eccessive, delle ingenuità anche troppo scoperte, la sostanza degli avvenimenti sembrano proprio corrispondere alle attese del socialismo neutralista”” [(75) Treves, ‘La crisi dell’Intesa’, Critica sociale; (76) Id., Il discorso di caprai, art. cit.] (pag 595) Dopo il crollo di Caporetto, Treves: “”resistere fino all’estremo””, Turati fa eco alle parole di Orlando “”Al Monte Grappa è la patria”” (pag 599)”,”MITS-457″ “RIOSA Alceo; FRANZINELLI Mimmo”,”La ‘Troisième force’ tra antifascismo e anticomunismo nelle riflessioni di Angelo Tasca (Riosa); L’antifascismo anticomunista negli anni della ricostruzione: Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi (Franzinelli). (in) ‘Antifascismo e identità europea’, a cura di Alberto De Bernardi e Paolo Ferrari.”,”Tasca membro della SFIO, consigliere di Leon Blum, giornalista per la testata socialista ‘Le populaire’… ‘La scelta di Tasca è a favore di Pétain, con tutto il suo carico di illusioni e di altrettanto rapide disillusioni….”” (pag 302) ‘L’isolamento politico dei due intellettuali anticonformisti (Salvemini e E. Rossi, ndr) si misura anche dalla loro differenziazione dai promotori del movimento di Unità popolare che, come Ferruccio Parri e Piero Calamandrei, erano stati vecchi compagni di lotta antifascista sin dagli anni Venti.’ (pag 350) ‘I severi giudizi sul partigianato esprimono sia l’insofferenza per l’utilizzo della Resistenza da parte dei comunisti, finalizzata all’espansione del loro spazio politico, sia la convinzione che l’antifascismo non costituisse la piattaforma per la soluzione dei problemi postbellici dell’Italia e dell’Europa’ (pag 351)”,”ITAD-001-FGB” “RIOSA Alceo, collaborazione di Arduino AGNELLI Aldo ALBONICO Maurizio ANTONIOLI Virgilio BACCALINI Marina BACCALINI PUNZO, Felice BESOSTRI Gino BIANCO Guido CERVO Bruno CRIMI Dieter DOWE Fondazione Giacomo BRODOLINI, Pericles NEARKON Maurizio PUNZO Valeria ROSSETTI Bruno TOBIA”,”I partiti socialisti d’Europa.”,”Alceo Riosa, nato a Monfalcone nel 1939, insegna storia dei movimenti sindacali nell’Università degli Studi di Milano e dirige la sede milanese della Fondazione Giacomo Brodolini.”,”EURx-113-FL” “RIOSA Alceo a cura; scritti di Andrea COSTA Filippo TURATI Anna KULISCIOFF Claudio TREVES Giovanni ZIBORDI Camillo PRAMPOLINI Enrico LEONE Oddino MORGARI Costantino LAZZARI Giacinto Menotti SERRATI Giacomo MATTEOTTI Pietro NENNI Angelo TASCA Giuseppe SARAGAT Rodolfo MORANDI Sandro PERTINI Lelio BASSO Rosa LUXEMBURG Fernando SANTI Riccardo LOMBARDI Francesco DE-MARTINO Bettino CRAXI Claudio SIGNORILE”,”I leaders del PSI.”,”‘Alceo Riosa (Monfalcone, 19 marzo 1939 – Pavia, 2 maggio 2011) è stato uno storico italiano. Nasce da una famiglia di origine istriana a Monfalcone, dove il padre lavora come operaio nei cantieri navali. Trascorre l’infanzia nella città giuliana e prosegue gli studi a Sulmona, dove la famiglia si trasferisce nei primi anni Cinquanta a seguito degli impegni lavorativi del padre, divenuto nel frattempo piccolo imprenditore edile. Successivamente, si iscrive alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma, dove ha come maestri Rosario Romeo, Renzo De Felice e Franco Valsecchi. Nel 1963, con quest’ultimo, si laurea con una tesi su “I problemi della pace e l’ideologia democratica tra l’armistizio e il trattato di Saint Germain”. L’anno successivo, grazie a una borsa di studio, prosegue gli studi a Napoli presso l’Istituto italiano per gli studi storici. La carriera accademica di Alceo Riosa inizia a Roma come assistente presso la facoltà di Scienze politiche. In seguito, insegna all’Università di Bari. Dalla metà degli anni Settanta, diventa docente di storia contemporanea alla facoltà di Scienze politiche dell’Università Statale di Milano, dove rimane fino al pensionamento nel novembre del 2010. Durante la sua lunga carriera, collabora con diversi atenei italiani e si avvicina a studiosi di formazione e provenienza culturale molto diverse. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla storia del movimento operaio e socialista al sindacalismo rivoluzionario. Alceo Riosa è anche un appassionato biografo, dedicandosi a figure di spicco come Georges Sorel e Angelo Tasca, oltre a personaggi meno noti come Filippo Corridoni e Ottavio Dinale. La sua attività pubblicistica include collaborazioni con periodici e quotidiani come Avanti!, Mondoperaio, La voce e Europa. Inoltre, è stato membro del comitato scientifico della rivista storica francese Mil neuf cent. Nell’ultimo anno di vita, è stato presidente dell’Istituto Livio Saranz di Trieste 123.’ (fonte Copil.)”,”MITS-008-FGB” “RIOTTA Gianni”,”La I guerra globale.”,”Dedica a Livio Zanetti, Gaetano Scardocchia, Ugo Stille e al padre Totò Riotta. ‘L’Atlantico di ghiaccio. Lo studioso Charles Kupchan prevede lo scontro tra Usa e Unione europea’ (pag 67) “”Qui Charles Kupchan espone la sua tesi: «L’alleanza atlantica tra Stati Uniti ed Europa è al tramonto. E sarà proprio l’Europa il prossimo avversario degli Usa». I soci del Council [on Foreign Relations di New York] sono banchieri, diplomatici, politici e uomini d’affari. Bevono un bicchiere di vino bianco, assaggiano una tartina al formaggio e mormorano compiti: «Ma non siamo noi americani la superpotenza del mondo globale?». «No», spiega Kupchan, nel suo studio all’ultimo piano servito da un antico ascensore in legno con grata cigolante, perfetto per un killer alla Hitchcock, «e guardiamo le cifre. L’Unione europea ha un prodotto interno lordo di 8.500 miliardi di euro. Gli Usa non sono poi così avanti, con il loro 10.600 miliardi. Presto l’euro sfiderà il dollaro come valuta mondiale. L’Europa s’è allargata a nuovi Paesi membri e altri arriveranno nel 2004. La sua popolazione sarà testa a testa con i quasi 300 milioni di americani». Guerra in vista tra i due continenti che hanno vinto la guerra fredda, seguendo la ricetta di Kennan custodita al piano nobile del Council? «Non credo, il conflitto militare mi sembra una prospettiva remota. Ma non illudiamoci che gli attriti resteranno confinati alle battaglie di oggi sui dazi. L’US Federal Reserve, la banca centrale guidata da Alan Greenspan, finirà per scontrarsi con la Banca centrale europea di Wim Duisenberg. Facciamo il punto: Schröder non vuole la guerra in Iraq; Chirac punta i piedi all’Onu; sul Medio Oriente non c’è unità e i giornali europei grondano antiamericanismo». A motivare Kupchan «non è il pessimismo, ma il realismo. I cantori della globalizzazione, come l’editorialista del ‘New York Times’ Tom Friedman, non vedono la parte più oscura della storia. Io continuo a leggere il nostro destino come ai tempi dell’Impero romano, alla fine sono i rapporti di forza a determinare alleanze e battaglie tra gli imperi. L’Occidente si separerà in due metà, con l’Europa a flettere i muscoli contro Washington; che a quel punto rischierà di chiudersi in se stessa». (…) Gli elenco le obiezioni classiche: l’Europa che invecchia; l’Europa che non sa organizzare un esercito; l’Europa ancora troppo divisa tra nazioni e culture; l’Europa che stenta a competere sul mercato mondiale perché gelosa delle sue tradizioni. Scuote la testa: «Pensiamo a Machiavelli, guardiamo le cose dal punto di vista storico per favore. (…)». Resta il deficit militare, non c’è grande potenza senza esercito: «Attenzione. A lungo le forze armate europee resteranno inferiori a quelle statunitensi. L’Unione non vuole spendere troppo in armi e ha accettato una specie di condominio con gli Usa. Se rilegge il dibattito sulla difesa europea si accorge che l’idea comune è: gli europei difendono l’Europa, gli Usa il resto del mondo. Un equilibrio precario, che prima o poi si spezzerà». La saggezza dei gentiluomini del Council ascolta Kupchan con attenzione, sperando che, nella peggiore delle ipotesi, la battaglia atlantica sia remota. Ma il saggio che raccoglie la tesi iconoclasta, ‘The end of the American Era’, La fine dell’era americana (edito da Knopf), è già stato elogiato da Henry Kissinger, il decano della diplomazia: «Un libro che vi assorbe e vi fa pensare sulle sfide del futuro americano nel mondo globale», mentre il finanziere George Soros, uno dei registi del mondo globale, osserva: «Kupchan sa usare la storia per sgonfiare i luoghi comuni e le banalità sul ruolo centrale degli Stati Uniti»”” (pag 67-69)”,”QMIx-287″ “RIOTTO Maurizio”,”Storia della Corea. Dalle origini ai giorni nostri.”,”Maurizio RIOTTO (Palermo, 1959) insegna lingua e letteratura della Corea nell’ Università degli studi di Napoli “”L’ Orientale””. Laureatosi in Lettere (indirizzo classico) a Palermo, si è poi specializzato in Archeologia orientale nell’ Università La Sapienza di Roma. A lungo residente in Estremo Oriente, per 4 anni è stato research fellow presso l’ Università nazionale di Seul. Ha al suo attivo oltre cento pubblicazioni sulla Corea. “”Il Cristianesimo si era puntualmente ripreso dopo ogni atto di repressione e allora, nel 1839, venne lanciata un’ altra persecuzione nella quale, oltre ad autorevoli esponenti della comunità locale quali Chong Hasang, trovarono la morte anche religiosi occidentali, (…). La violenza si rivelò ancora una volta inutile (…). Il Cristianesimo non era più oggetto di erudite discussioni o dibattiti filosofici: era divenuto desiderio di vita eterna come speranza di riscatto da una realtà ormai senza più valori né speranze, e per questo, accanto agli yangban decaduti, aumentavano ora notevolmente anche i convertiti delle classi inferiori. Più che mai allora i cristiani vennero considerati alla stregua di terroristi, che attentavano alla sicurezza dello Stato celandosi dietro falsi nomi e favorendo l’ ingresso clandestino in Corea di religiosi stranieri””. (pag 188) “”Durante il regno di Ch’olchong si affermò in Corea una dottrina, detta Tonghak (Dottrina d’ Oriente), che ponendosi come alternativa al dilagante Cristianesimo (chiamato Sohak, ossia “”Dottrina d’ Occidente””), predicava gli stessi principi di umanità e di uguaglianza su una base culturale più prossima all’ esperienza orientale””. (pa 189)”,”ASIx-081″ “RIOTTO Maurizio”,”Storia della Corea. Dalle origini ai giorni nostri.”,”RIOTTO Maurizio (Palermo, 1959) insegna lingua e letteratura della Corea nell’Università degli studi di Napoli.”,”ASIx-102″ “RIOTTO Maurizio”,”Storia della Corea dalle origini ai giorni nostri.”,”Maurizio Riotto (Palermo, 1959) insegna Lingua e Letteratura della Corea nell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. Laureatosi in Lettere (indirizzo classico) a Palermo, si è poi specializzato in Archeologia orientale nell’Università La Sapienza di Roma. A lungo residente in Estremo Oriente, per quattro anni è stato research fellow presso l’Università Nazionale di Seul. É stato visiting scholar nel 1991 presso l’Università Doshisha di Kyoto e nel 1994 presso l’Università Hanyang di Seul. Nel 2002-2003 è stato visiting professor presso l’Università Songgyungwan di Seul, dove ha tenuto corsi di Culture Comparate per gli studenti di Master e Ph.D.”,”ASIx-013-FL” “RIOTTOT Yveline”,”Joaquin Maurin. De l’ anarcho-syndicalisme au communisme 1919 – 1936.”,”Nata nel 1959, Yveline RIOTTOT, dottore in storia e diplomata del 3° ciclo in studi iberici e ibero-americani, è professore di spagnolo nei licei e collegi dopo il 1988. Dopo gli studi alla Sorbona, ha sostenuto, nel 1996, una tesi su Joaquim MAURIN all’ Univ Pierre Mendes-France di Grenoble. In Spagna lo stalinismo ha avuto un’influenza trascurabile fino al luglio 1936. Al contrario, il comunismo si è sviluppato da una parte in seno al Partito socialista e della Gioventù Socialista a partire dal 1933, e dall’altra in seno al Bloque Obrero y Campesino (BOC) creato nel 1931, poi del Partido Obrero de Unification Marxista (POUM) a partire dal 1935, entrambi fondati da Jaoquin MAURIN.”,”MSPx-011″ “RIOTTOT Yveline”,”Joaquín Maurín. De l’anarcho-syndicalisme au communisme (1919-1936).”,”Ne en 1959 Yveline Riottot, docteur ès histoire et diplomée de 3 cycle en études ibériques et ibéro-américaines, est professeur d’espagnol en lycée et collège depuis 1988. Après des études à la Sorbonne, elle a soutenu en 1996 une thèse sur Joaquín Maurín à l’Université Pierre Mendès-France de Grenoble. Avertissement, Sigles et abreviations, introduction, note, conclusion, note chronologique, index des pseudonymes, biographies, bibliographie, table des matieres, Collection Chemins de la mémoire dirigée par Alain Forest.”,”MSPx-005-FL” “RIOUX J.P. PROST A. AZEMA J.P.; contributi di Pierre ALBERT Jean Pierre AZEMA Pierre BARRAL Marcel-Pierre BERNARD Christian BOUGEARD Pierre BROUE’ Philippe BUTON Michel CHANAL Stephane COURTOIS Jean-Louis CREMIEUX-BRILHAC Etienne DEJONGHE Hubert DESVAGES Joel DROGLAND Jean-Claude GRANDHAY Jean-Marie GUILLON Jean-Pierre HUSSON Yves LE-MANER Monique LUIRARD Nadia TENINE-MICHEL Maurice MOISSONNIER Maurice NICAULT Antoine OLIVESI Denis PESCHANSKI Roger PICARD Jean-Luc PINOL Antoine PROST Nicole RACINE-FURLAUD Jean-Pierre RIOUX Michel ROCHE Jacqueline SAINCLIVIER Leon STRAUSS Roland TREMPE'”,”Les communistes francais de Munich a Chateaubriant 1938-1941.”,”Contributi di Pierre ALBERT, Jean Pierre AZEMA, Pierre BARRAL, Marcel-Pierre BERNARD, Christian BOUGEARD, Pierre BROUE’, Philippe BUTON, Michel CHANAL, Stephane COURTOIS, Jean-Louis CREMIEUX-BRILHAC, Etienne DEJONGHE, Hubert DESVAGES, Joel DROGLAND, Jean-Claude GRANDHAY, Jean-Marie GUILLON, Jean-Pierre HUSSON, Yves LE-MANER, Monique LUIRARD, Nadia TENINE-MICHEL, Maurice MOISSONNIER, Maurice NICAULT, Antoine OLIVESI, Denis PESCHANSKI, Roger PICARD, Jean-Luc PINOL, Antoine PROST, Nicole RACINE-FURLAUD, Jean-Pierre RIOUX, Michel ROCHE, Jacqueline SAINCLIVIER, Leon STRAUSS, Roland TREMPE’.”,”FRAP-010″ “RIOUX Jean Pierre”,”Révolutionnaires du Front populaire. Choix de documents, 1935-1938.”,”J.P. RIOUX è uno storico che insegna all’ Università Paris X, Nanterre. “”8. Il partito proclama la necessità della difesa rivoluzionaria contro l’ imperialismo e l controrivoluzione interna dell’ Unione Sovietica che, per le sue basi sociali e la forma dominante della proprietà, resta uno Stato proletario. Lotta per la libertà d’ organizzazione dei partiti operai in URSS, la restaurazione della direzione operaia nello Stato dominato dalla burocrazia bonapartista, il sostegno dei bolscevichi-leninisti in URSS””. (Carta politica e statuti del P.O.I.) (1936) (pag 272)”,”TROS-143″ “RIOUX Jean Pierre”,”La rivoluzione industriale, 1770-1880.”,”J.P. ROUX, storico francese, è nato nel 1939. Ha conseguito il dottorato nel 1964 ed è attualmente assistente di storia all’ Università di Parigi. Dibattito sul rapporto tra la questione agraria e l’ industrializzazione. “”Più in generale, tutti gli specialisti concordano nel porre la rivoluzione agraria, sotto i differenti aspetti, al centro del dibattito sulla rivoluzione industriale. Sfumato, migliorato, particolarmente ad opera di P. Bairoch, per un certo tempo si è imposto lo schema tracciato da W.W. Rostow. (…) Il progresso agricolo è dunque una conditio sine qua non del decollo industriale. Rostow rafforza la sua dimostrazione ricordando – ma sempre senza portare dati statistici precisi – che essa corrisponde alle più feconde idee economiche dell’ epoca e che, nella sua Ricchezza delle Nazioni, A. Smith ha capito esattamente – in contrapposizione ai fisiocrati – che il reddito eccedente in agricoltura doveva essere trasferito in settori nuovi dell’ economia, se non voleva essere sterilmente assorbito dalla rendita fondiaria””. (pag 33-34) Crouzet critica Rostow. “”Queste analisi di Rostow e Bairoch sono state vivamente criticate. In due recenti puntualizzazioni Francois Crouzet ha manifestato dei dubbi sui loro fondamenti statistici. Ha inoltre osservato che in paesi con un debole mercato interno e di industrializzazione “”derivata””, come la Danimarca, i Paesi Bassi, lo schema rostowiano è statisticamente insostenibile. Per quanto riguarda l’ Inghilterra, egli ha negato che la rivoluzione agricola abbia potuto fornire all’ industria nascente non solo gli uomini – su questo punto riprende l’ analisi di J.D. Chambers citata più sopra – ma anche i capitali e gli sbocchi: le fabbriche beneficiano dell’ esodo dalla campagne solo dopo la fase di decollo; i capitali commerciali e bancari sono ben più attivi, in valore e mobilità, di quelli terrieri nell’ equipaggiamento di una industria che, d’altronde, non ne esigeva molti; le richieste di ferro della marina sono in gran parte all’ origine della trasformazione della siderurgia, mentre i nuovi attrezzi agricoli vengono forniti senza difficoltà dalle piccole fucine arcaiche; il mercato estero – quello coloniale in particolare – sarebbe infine più determinante della domanda interna per la espansione dell’ industria tessile.”” (pag 35-36)”,”ECOI-147″ “RIOUX Jean-Pierre”,”Jean Jaures.”,”RIOUX Jean-Pierre, ispettore generale dell’ Education nationale e redattore in capo di ‘Vingtième siècle’ ha scritto molte opere tra cui ‘Histoire culturelle de la France au XXe siècle’ (Seuil), ‘Au bonheur la France’ (premio Guizot dell’ Académie francaise). “”Così una delle sue prime preoccupazioni, dopo la sua rielezione, sarà di far votare dalla Camera, nel dicembre 1903, la creazione e il finanziamento di una commissione “”incaricata di ricercare e di pubblicare i documenti d’ archivio relativi alla vita economica della Rivoluzione””. Questa sarà popolata di eletti e di universitari ma anche, localmente di eruditi e di semplici cittadini, egli l’ animerà e la presiederà con gioia dal 1903 al 1911 ed essa pubblicherà fino al 2000 più di centocinquanta volumi di studi e di documenti (1). La sua ‘Histoire socialiste’ segna dunque una rottura netta con la tradizionale scrittura politica della Rivoluzione. Le sue pagine sui diritti signorili, i canoni rustici, le imposte, gli scambi commerciali aiutano ad analizzare più finemente le classi nella loro ascesa, declino e lotta: la politica della Rivoluzione è fondata, come si rifiuta troppo ad ammettere la politica repubblicana e socialista del 1900, sulla rendita, il profitto e il salario, il lavoro e le tecniche, la curva dei prezzi e le tempeste delle crisi””. (pag 138-139) (1) vedere Christine PEYRARD ‘La création de la Commission, ou l’ oeuvre de Jean Jaures (1903-1914), in C. PEYRARD e Michel VOVELLE a cura, Héritages de la Révolution francaise à la lumière de Jaurès, Aix, Presses Univ. de Provence, 2002, pag 19-42″,”MFRx-289″ “RIOUX Jean-Pierre”,”Jean Jaurès.”,”RIOUX Jean-Pierre autore di una ‘Histoire culturelle de la France au XXe siècle’ (Seuil), ‘Au bonheur la France’ (premio Guizot dell’ Académie francaise) e un Dictionnaire de la France coloniale Jaurés nella sua ‘Storia socialista’ si occupa direttamente della guerra franco prussiana ma non della Comune. “”L”Histoire socialiste’ a marqué un point d’orgue. Elel a débloqué le débat d’école et fait vivre avec un peu plus de légimité historique l’espoir d’unité et de synthèse. Et Jaurès, même au plus fort de l’action, n’abandonnera plus l’examen passionnel et savant de l’histoire. Ainsi, c’est contre la guerre montante qu’il ouvrira ses nouveaux dossiers d’instruction et, s’il a choisi déjà en 1907 d’écrire à la hâte le chapitre sur la guerre de 1870-1871 sans y parler ni des rapports de classes ni de la Commune mais en disant tout son amour de la patrie blessée (7) – il laisse le soin, ensuite, à John Labusquière de traiter, médiocrement d’ailleurs, des années 1871-1900 -, c’est sans doute pour aider déjà à persuader toutes les familles et toutes les couches de la démocratie, ouvrières, paysannes et bourgeoises, socialistes et radicales, que venant du Maroc ou d’ailleurs le pire est toujours possible, qu’aucune évolution n’est fatale, que le progrès n’a rien de linéaire et que tout conflit est ruineux. Il faut connaître la fragilité des mécanismes diplomatiques et politiques, martèle-t-il, ne pas négliger les défaillances humaines pour expliquer tous les Sedan. En 1911, en revanche, c’est le militant de l’Internationale qui entend convier les peuples à la lutte contre la barbarie quand il décrit dans ‘L’Armée nouvelle’ les soldats de l’an II parcourant l’Europe pour y porter les droits de l’homme.”” (pag 144) (7) Il la tient pour un acte manqué, même s’il salue son enthousiasme révolutionnaire. C’est donc le blanquiste Louis Dubreuilh qui en traite dans ‘l”Histoire socialiste’. Voir Bruno Antonini, “”La Commune, Jaurés et l’idée d’auto-émancipation: théorie du pouvoir et révolution sociale””, dans Claude Latta dir., ‘La Commune de 1871. L’événement, les hommes et la mémoire’, Saint-Etienne, Presses de l’Université de Saint-Etienne, 2004, p. 369-377; Madeleine Rebérioux, “”Hier et demain. Un article de Jaurés sur la Commune””, BSEJ, 41, avril-juin 1871, p. 9-15″,”JAUx-049″ “RIOUX Lucien”,”Qué es el sindicalismo?”,”Lo scontro tra le varie tendenze sindacali in Francia “”Pero cuando sea fundada la CGTU aparecerán diverencias que se irán agrandando. En efecto, tres tendencias se van a engrentar en la central naciente: los anarco-sindicalistas (Quinton, Verdier, Besnard) continúan defendiendo su línea tradicional y siguen siedndo contrarios a cualquier estado y a cualquier ejército, comprendido el Ejército rojo y el Estado soviético; los comunistas (Rosmer, Tommasi) son favorables a una relación estrecha en torno de la ‘Vie Ouvrière’ (Vida Obrera), la dirección de la cual ha sido confiada por Pierre Monatte a Gaston Monmusseaau; los “”conciliadores”” (Racamond, Sémard) intentan evitar los choques entre las otras tendencias. Monmousseau y sus amigos provienen del sindicalismo revolucionario, pero se aproximan al partido comunista, al cual se adherirán más tarde y del que serán los más fieles apoyos sindicales”” (pag 27)”,”MFRx-373″ “RIPELLINO Angelo Maria”,”Praga magica.”,”‘Praga magica’ è un saggio-romanzo scritto da Angelo Maria Ripellino e pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 1973. Quest’opera si presenta come una guida dotta della ‘capitale magica d’Europa’ che riassume, in un perfetto e completo compendio, la storia e le arti che le hanno dato un”impronta indelebile’. L’autore, uno dei maggiori slavisti italiani, dimostra la sua grande conoscenza per la storia e la letteratura praghese e la sua passione per quella città piena di fascino che ha visto nascere nei secoli una grandissima fioritura culturale’ (bing)”,”EURC-001-FSD” “RIPEPE Eugenio”,”Dalla critica del socialismo reale alla crisi del marxismo.”,”‘Alla verità non appartiene soltanto il risultato, ma anche la via’ (Marx) (pag 66) “”Lenin amava citare il ‘Faust’: “”la teoria è grigia, mentre verdfe è l’albero della vita”” (pag 67) “”The proof of the pudding is in the eating’ secondo il proverbio inglese adottato da Engels. e da Mao adattato al gusto cinese: ‘per conoscere il sapore della pera bisogna mangiarla’ (pag 67) Eugenio Ripepe (Nicastro, 1943) è stato ordinario di filosofia del diritto nell’Università di Pisa. Ha pubblicato pure ‘Il pensiero politico di Ortega y Gasset’ (1967) e ‘I conti col marxismo’ (1982).”,”TEOC-015-FMB” “RIPEPE Eugenio”,”Le origini della teoria della classe politica.”,”Lo studio di Ripepe verte principalmente sull’Italia. Volume in parte intonso”,”TEOS-002-FPB” “RISALITI Renato”,”Storia della Russia. Dalle origini all’Ottocento.”,”Renato Risaliti è professore ordinario di storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. [‘La storiografia italiana ha completamente ignorato il problema delle guerre contadine; di rado sono state tradotte alcune opere (1). La storiografia sovietica distingue le guerre dalle insurrezioni contadine (2). Questa opinione si è venuta affermando soprattutto negli ultimi decenni. Dopo la caduta del regime sovietico la storiografia russa si sta differenziando. E’ oggi prematuro ogni giudizio. Va subito affermato che le guerre contadine non sono considerate un aspetto peculiare della Russia. Infatti la storiografia sovietica constata sul piano storico-mondiale l’esistenza di numerose guerre contadine, sulla scia dell’interpretazione engelsiana della grande guerra contadina in Germania all’epoca della riforma di Lutero, nel 1524-1525. Ricorda che vi sono state varie guerre contadine in Cina: quella nell’874-901, diretta da Van Sjan Zi e Chuan Chao, per poco non portò alla fine della dinastia Tan. Ciò che non riuscì sotto i Tan, avvenne secoli dopo sotto i Min: ci riferiamo alla guerra contadina che dal 1628 al 1645 insanguinò la Cina. Nel 1644, dopo la fine della dinastia Min, i feudatari cinesi chiamarono i Manciù che dominarono la Cina fino al 1911. In Svizzera si ebbe una guerra contadina nel 1653 (come conseguenza della guerra dei trent’anni). In Austria se ne ebbe una nel 1626 (durante la guerra dei trent’anni). Anche in Russia nel corso del Seicento si ebbero ben due guerre contadine: la prima durante l’epoca dei Torbidi, nel 1606-1607, sotto la direzione di I.I, Bolotnikov e la seconda sotto la direzione di S.T. Razin, nel 1670-1671. A dir la verità non c’è molta chiarezza terminologica nella distinzione sovietica fra guerre e insurrezioni contadine. Per esempio l’insurrezione di Bolotnikov, è chiamata guerra da alcuni e da altri insurrezione. Lo stesso si deve dire a proposito dell’insurrezione di Bulavin, che avvenne nel 1707-1708 sotto il regno di Pietro il Grande. Quasi nessuno osa, però, mettere in dubbio che nel caso delle sollevazioni guidate da Razin e da Pugacev si tratti di vere e proprie guerre contadine. La storia dei paesi dell’Europa orientale è comunque assai ricca di sollevazioni contadine. Per esempio c’è stata la sollevazione contadina in Transilvania nel 1437-1438, altre due sono avvenute in Boemia nel 1630 e nel 1775, altre due in Romania nel 1888 e nel 1907, per non parlare delle insurrezioni contadine in Ucraina, da quella di Bogdan Chnelnickij a quella di Poltava e Charkov nel 1902. La differenza fra le guerre contadine e le insurrezioni consisterebbe soprattutto nel fatto che le guerre contadine sarebbero delle vere e proprie guerre sociali combattute nel corso di mesi o addirittura di anni, come nel caso della guerra contadina diretta da Emel’jan Pugacev sotto il regno di Caterina II, con l’impiego di numerosi eserciti nell’ambito di vasti spazi territoriali. Le insurrezioni invece non sono altro che delle jacqueries (dal nome francese di Jacques Bonhomme). E’ nota la jacquerie classica, cioè la rivolta contadina antifeudale che si svolse in Francia nel 1358 fra il 28 maggio e il 10 giugno, durante la guerra dei cento anni. E’ interessante ricordare che le insurrezioni contadine avvengono in genere nell’Europa occidentale alcuni secoli prima che nell’Europa orientale’ (pag 85-86) [(1) E.R. Wolf, ‘Guerre contadine del XX secolo’, Isedi, Milano, s.d.; (2) R. Risaliti, ‘Problemi dei rapporti italo-russi e della storiografia sovietica’, Goliardica, Pisa 1979, pp. 110-123] “”Le guerre prolungate condotte da Ivan il Terribile creano condizioni assai pesanti per le finanze dello Stato. La situazione non tarda a degenerare quando la crisi latente delle finanze viene a coincidere con la crisi dinastica dovuta, in larga misura, al carattere dello zar, e con la carestia che per due anni di seguito colpisce la Moscovia nel 1601 e 1602 (13). Non sarebbe però storicamente giusto ignorare che gli episodi della prima guerra contadina avvengono in un quadro mondiale segnato da una parte dall’ascesa dell’Inghilterra, del protestantesimo e del capitalismo, e, dall’altra dai tentativi della reazione cattolica di riconquistare le posizioni perdute sulla riforma protestante (14). All’inizio del 1600 abbiamo infatti tutta una serie di tentativi cattolici falliti: il via lo dà l’Inghilterra con la congiura delle polveri, segue la Moscovia dove, fra il 1605 e il 1612, si dissolve il tentativo polacco-vaticano di sottomettere l’unico stato ortodosso indipendente. A questi vanno aggiunti i fallimenti cattolici in Giappone, in Cina ecc.. Tuttavia qua e là, la riconquista cattolica ha successo, in Boemia per esempio, ma il quadro complessivo è di una perdita progressiva di influenza e di prestigio. A metà del secolo le dimensioni della disfatta cattolica sono grandiose. Basti ricordare alcuni fatti: finisce la guerra dei trent’anni con la sconfitta cattolica; vince la rivoluzione puritana di Cromwell in Inghilterra e per la prima volta si taglia la testa di un re (15); l’Ucraina si ribella ai magnati polacchi e al predominio cattolico sotto la direzione di Bogdan Chmelnickij (16). Cambiano radicalmente i rapporti di forza nell’Europa settentrionale e centrale a favore dei protestanti e nell’Europa orientale a favore dell’ortodossia. A noi preme sottolineare che sono proprio le sollevazioni contadine a far tramontare i sogni di egemonia cattolica nell’Europa orientale. Fallisce quindi sia il primo tentativo cattolico di portare il cattolicesimo, sfruttando i sentimenti e le aspirazioni contadine della Russia (meridionale) alla terra e alla libertà con il falso Demetrio I, sia il tentativo di Bolotnikov di agire in forma autonoma. L’insurrezione guidata da Bolotnikov (Bolotnikov era un ‘cholop’ fuggito fra i cosacchi e che, fatto schiavo dai turchi, era riuscito a fuggire e a rifugiarsi a Venezia e da qui attraverso l’Ungheria a ritornare in Moscovia) giunse fino ad assediare fra il 7 ottobre e il 2 dicembre 1606 la città in cui si era asserragliato lo zar dei ‘bojary’, Vasilij Sujskij. L’insurrezione di Bolotnikov cominciò a decrescere quando gli elementi nobili di Rjazan’, diretta da Ljapunov e Sumbulov, e più ancora quelli di I. Paskov passarono di nuovo dalla parte dello zar dei ‘bojary’. Il tentativo di Bolotnikov di fare di Kaluga una base inespugnabile nell’inverno del 1606-1607 non ebbe successo, ed egli dovette ritirarsi a Tula. Nell’estate e nell’autunno del 1607, attorno a Tula si ebbero violenti combattimenti fra le forze di Bolotnikov e quelle dello zar Vasilij Sujskij. Persino la costruzione di una diga a valle di Tula, sul fiume Upa, non ebbe successo. Bolotnikov fu sconfitto soprattutto dai metodi politici impiegati dallo zar, tesi a dividere la compattezza delle forze combattenti. Lo zar il 9 marzo 1607 emise un ‘ukaz’ che rafforzava da un lato l’asservimento dei contadini e dall’altro prometteva appezzamenti di terreno e soldi alla nobiltà di servizio. Infine nell’ottobre 1607, pur di ottenere la capitolazione degli insorti, lo zar Sujskij promise a tutti loro la grazia. Solo dopo questa solenne promessa, gli insorti si arresero, ma i capi dell’insurrezione, fra cui Bolotnikov furono giustiziati”” (pag 88-89)]”,”RUSx-185″ “RISALITI Renato”,”La Russia: dalle guerre coloniali alla disgregazione dell’Urss.”,”Renato Risaliti è professore ordinario di storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. Contiene in particolare: – G.V. Plechanov da populista a marxista. (già apparso in rivista ‘Critica storica’ del 1969) – Sul socialismo in Russia prima della rivoluzione del 1905 – Martov, Dan e la socialdemocrazia russa “”La Russia era uno stato plurinazionale e in molte città poc’anzi ricordate la composizione nazionale della classe operaia era assai eterogenea. Ogni azione rivoluzionaria poteva avere successo solo se si riusciva a stabilire l’accordo fra le varie nazionalità. Perciò una preoccupazione costante dei socialdemocratici era quella di fare appello a «l’operaio russo, armeno o tartaro – tutti fratelli nel lavoro, essi hanno un solo nemico comune – i capitalisti e i governo autocratico»: come diceva per esempio l’appello del 10 luglio del Partito socialdemocratico di Baku (7). D’altra parte il recente sviluppo capitalistico della Russia e quindi la conseguente formazione della coscienza di classe era ritardata da tutta una serie di fattori. La classe operaia, essendo di recente formazione, manteneva ancora molti legami con il villaggio, o con la vita patriarcale, nutriva ancora molte illusioni zariste. In alcune città, come per esempio Odessa, molti operai erano sotto l’influenza dell’economicismo e credevano ai sindacati polizieschi (‘zubatovscina’). Le repressioni indiscriminate delle autorità zariste aiutavano gli operai a liberarsi da queste illusioni più che centinaia di discorsi. La crescente resistenza operaia ebbe due conseguenze di notevole rilievo. Da una parte il governo zarista chiese alle autorità locali di ripristinare il traffico ferroviario a ogni costo; il ministro Pleve arrivò a dire «se occorre anche sui cadaveri». I socialdemocratici, a loro volta risposero conducendo la propaganda e l’agitazione fra i soldati. Non a caso un proclama “”Ai soldati”” dei socialdemocratici di Ekaterinoslav diceva: «Voi siete nostri fratelli, anche voi siete operai e contadini, ma soltanto vestiti con l’uniforme (…) i nostri nemici sono (…) i vostri nemici. Avete giurato di difendere la patria, difendetela dal governo che l’opprime e la rovina (…)» (8). In seguito a questa intensa propaganda rivoluzionaria, in molte località i soldati si rifiutarono di sparare sugli operai. Lenin, valutando il significato di questo sciopero, scrisse: «Si sente che siamo alla vigilia delle barricate» (9). E che il 1903 sia un anno cruciale nella preparazione della prima rivoluzione russa è dimostrato anche dai dati che lo stesso Zilli riporta. Egli, per esempio, a p. 340 riporta la tabella con la dinamica degli scioperi e degli scioperanti dal 1895 al 1904. In questa tabella si vede chiaramente che nel 1903 si ebbe un brusco aumento del numero degli scioperi e degli scioperanti. Tutti gli esempi che abbiamo finora riportato dimostrano più che a sufficienza che non è possibile sottovalutare lo sviluppo delle lotte di massa, e la loro influenza sul corso degli avvenimenti. Si tratterebbe, a mio avviso, di una tipica concezione “”liberale””, che consiste nel diminuire al massimo l’importanza delle lotte lavoratrici nel fare la storia, nel non vedere (o non voler vedere) il legame dialettico fra lo sviluppo di queste lotte e l’elaborazione teorica dei dirigenti, in ultima analisi nel considerare i contrasti fra i dirigenti esclusivamente come contrasti personali”” [Renato Risaliti, ‘La Russia: dalle guerre coloniali alla disgregazione dell’Urss’, Milano, 2007] [(7) V.E. Cermenskij, Istorija SSSR, Moskva, 1959, p. 59; (8) Ivi, p. 56; (9) V.I. Lenin, ‘Socinenija’, IV ed., VIII, p. 119] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] [(*) V. Zilli, ‘La rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici, 1881-1904’, Napoli, 1963] (pag 105-106)”,”RUSx-186″
“RISALITI Renato”,”G.V. Plechanov da populista a marxista.”,”L’autore ha pubblicato in seguito: – La Russia: dalle guerre coloniali alla disgregazione dell’URSS, Bruno Mondadori, 2007 – Storia della Russia. Dalle origini all’Ottocento, idem, 2005 Gli storici russi e non che si sono occupati della figura di Plechanov dopo la sua morte Lo scritto di Plechanov ‘Sulla stampa della biblioteca social-rivoluzionaria’ (Plechanov, I, p. 137) p. 446 Influenza del soggiorno di un anno a Parigi sulla sua impostazione di rivoluzionario contadino che chiama “”la Russia alle armi”” (pag 447) Polemica storiografica di Risaliti con Baron riguardo alle posizioni di Marx sul populismo russo (pag 451) La traduzione del ‘Manifesto’ e lo scritto di Plechanov ‘Il socialismo e la lotta politica, il libro ‘Le nostre divergenze’ (pag 456, 463, 469 ) “”Il viaggio [di Plechanov] a Parigi gli avrebbe offerto la possibilità di rinnovare e possibilmente rafforzare i legami con Lavrov che fra l’altro conosceva Marx e Engels. Infine, comunque fossero andate le cose a Parigi, Plechanov avrebbe fatto un passo avanti verso la pubblicazione della Biblioteca social-rivoluzionaria e avrebbe trovato un terreno comune di intesa con le persone che avrebbero dovuto dirigerla: Lavrov, Gartman e Morozov. Plechanov si trattenne a Parigi quasi un anno cioè fino alla fine del 1881 (52) ed è proprio in questi mesi che muta decisamente in lui tutta la precedente impostazione di rivoluzionario contadino che chiama «la Russia alle armi». A Parigi influì beneficamente sul Nostro tutta una serie di fattori. Qui incominciò a frequentare le numerose riunioni operaie, e forse, nessun altro momento era tanto propizio come quello per fare un’esperienza duratura. Pochi mesi prima, verso la fine del 1879, a Marsiglia si era tenuto il congresso operaio che aveva preso la decisione di costituire un partito indipendente del proletariato francese. Le discussioni fra gli anarchici e i marxisti avevano raggiunto l’acme a causa della decisione congressuale di partecipare alla lotta politica. Questa decisione rappresentava una vittoria decisiva del marxismo sull’anarchismo all’interno della classe operaia francese. Nel maggio 1880 Lafargue e Guesde andarono a Londra per elaborare con Marx e Engels il progetto di programma di Partito operaio francese. Il programma era costituito da una parte teorica scritta da Marx e da un programma minimo compilato da Guesde. Ci sembra che l’incontro e la conoscenza personale fra Guesde e Plechanov abbiano segnato, com’è stato particolarmente messo in rilievo da Rosalia Markovna (la seconda moglie di Plechanov) e da Dejc (53), un momento particolare nell’evoluzione del giovane rivoluzionario russo. Evidentemente il contatto fu facilitato e reso subito fruttuoso dalla loro peculiare formazione culturale molto influenzata negli anni precedenti dalle idee di N.G. Cernysevskij. Vari ricercatori come Belkin, Venturi e Willard (54) hanno messo in luce come Guesde, durante il suo esilio milanese, sia rimasto influenzato da una serie di idee del grande rivoluzionario democratico russo. Il grande influsso di due opere di Cernysevskij ‘Che fare?’ e ‘Aggiunte e osservazioni al primo libro di economia politica del Mill’, sui due lavori di J. Guesde, ‘Essai de Catechisme socialiste’ e l’articolo ‘Della proprietà (risposta al Senatore Lampertico)’ pubblicato su “”La Plebe”” del 19 settembre 1876, è già stato ampiamente dimostrato dallo studioso sovietico U. Belkin. Quest’ultimo ha dimostrato che Guesde al pari di Cernysevskij vedeva la lotta della classe operaia non dal punto di vista dei rapporti di produzione capitalistica ma dal punto di vista della giustizia, utilità, ecc. e cioè dalle posizioni teoriche del rivoluzionario russo (55)”” [Renato Risaliti, ‘G.V. Plechanov da populista a marxista’, ‘Critica storica’, Roma, n. 4 1969] [(52) Plechanov, I, p. 149 e “”Dela i Dni””, pp. 84-87; (53) L.G. Dejc, G.V. Plechanov, materialy dlja biografii, vypusk, I, Novaja Moskva 1922, pp. 71-73; (54) Si veda l’articolo di N. Belkin, ‘””Socialisticeskij Katechizis”” Zulja Geda i Cernysevskij’, (Il catechismo socialista di Jules Guesde e Cernysevskij), in: “”Voprosy Istorii””, 1946, n. 8-9, pp, 91-96; F. Venturi, ‘Roots of revolution’, p. 748 (notes); Claude Willard, ‘Jules Guesde, Textes Choisis (1967-1882)’, Paris, 1959 (notes) e p. 16; Id, Id, ‘Les Guesdistes’, Paris, 1965, p. 13 (nota); (55) Si veda N. Belkin, op. cit, p. 19] (pag 447-448) “”A Ginevra, Plechanov aveva letto l”Antidühring’ di Engels; a Parigi prosegue il suo sforzo per conoscere più da vicino Marx e il marxismo (59). A tal fine si documenta sulla storia della I Internazionale e sulla lotta senza quartiere fra Marx e Bakunin. Alla luce di questi documenti capisce che è impossibile conciliare il marxismo e il populismo di ispirazione bakunista. Legge anche la ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon, e la risposta di Marx la ‘Miseria della filosofia’: evidenti tracce di questo interno lavoro sono rimaste anche nel carteggio fra Plechanov e Lavrov. «Con mio grande rincrescimento e stizza – afferma Plechanov in una lettera senza data, probabilmente dell’aprile 1881 – non posso ricordare dove usa Marx l’espressione «categoria storica»… Mi sembra che questa espressione sia usata per la prima volta ne «La misère de la philosophie» sebbene dove in particolare non posso dire» (60). Molto probabilmente la lettura di uno scritto di Engels del 1875 contro Tkacev fece vacillare definitivamente la fiducia nel populismo. Nella polemica contro il blanquista russo, Engels giungeva in sostanza alla conclusione cui giungeva Orlov nel suo lavoro e affermava che «l’obscina in Russia già da molto tempo ha raggiunto il suo massimo rigoglio e con tutta probabilità va verso la sua distruzione» (61). Fra gli elementi che contribuirono all’evoluzione delle concezioni di Plechanov va senz’altro presa in considerazione l’influenza della socialdemocrazia tedesca, fattore che anche di recente è stato a torto tralasciato da storici di diversa formazione. E’ noto che Kautsky rimase profondamente colpito da Plechanov nell’incontro avvenuto a Parigi durante una riunione operaia (62). Comunque sia, durante il periodo precedente all’emigrazione e immediatamente successivo, Plechanov aveva assunto una posizione critica nei confronti della socialdemocrazia tedesca; ma ora le sue opinioni subiscono un impercettibile cambiamento parallelamente alla revisione delle sue concezioni bakuniste sullo Stato e la lotta politica. Tra le due tendenze interne alla socialdemocrazia tedesca, i ‘cernoperedel’ey, all’inizio, erano solidali con Most, e la sua frazione anarchica, influenzata pure da Tkacev e da Gartman. Gli dettero ospitalità perfino sul loro giornale per attaccare la socialdemocrazia tedesca. Plechanov non approvava gli articoli di Most «sebbene fossi uno dei redattori del ‘Cernyj Peredel’, l’articolo di Most apparve in esso senza ‘che io lo sapessi’ perché non ero presente. Non mi piaceva che esso fosse apparso perché mi allontanavo sempre più dall”anarchismo’ e mi avvicinavo sempre più alla socialdemocrazia. Ma l’errore era incorreggibile» (63). In rapporto a questo fatto, di recente Baron ha risollevato una questione di estremo interesse: mentre Plechanov compie i passi decisivi verso il marxismo, dall’altro Marx e Engels si allontanano dai ‘Cernoperedel’cy’ per esprimere tutta la loro simpatia ai loro avversari: i ‘narodovol’cy’. Il fenomeno, secondo Baron, è ironico. Noi crediamo che sia molto più ironico il rinvio che fa Baron a Bernstein per attaccare Marx (64). Non si riesce proprio a capire come si possa riconoscere una «certa validità», come fa Baron, alla tesi di Bernstein per cui Marx si sarebbe ripetutamente astenuto dall’attaccare le posizioni teoriche dei populisti quando poi lo storico anglosassone riconosce che il populismo di stampo bakunista su quasi tutta la linea è antitetico al marxismo oppure, che lo scritto di Engels contro Tkacev ha dato un grande impulso all’allontanamento di Plechanov dal populismo (65). Forse si tratta di un rebus che lo stesso Baron non sarebbe in grado di spiegare”” [Renato Risaliti, ‘G.V. Plechanov da populista a marxista’, ‘Critica storica’, Roma, n. 4 1969] (pag 450-451) [(59) Dejc, ‘Kak G.V. Plechanov stal markistom’, p. 120; (60) ‘Dela i Dni’, 1921, II, pp. 78 e segg.; (61) Marx e Engels, ‘Socinenija (opere)’, p. 545 (II ed. russa), e il Baron, ‘Plekhanov. The Father of russian marxism’, London, 1963, p.60; (62) Baron, op. cit., e Polevoj, op. cit. [I.Z. Polevoj, ‘Zarozdenie markisma v Rossii’ (La nascita del marxismo in Russia), Moskva, 1959] nei capitoli corrispondenti. La dimostrazione che egli seguiva attentamente la lotta della socialdemocrazia è data dalla lettera che egli inviò al congresso di Wieden del 1880 in nome del ‘Cernyj-peredel’. Cfr. ‘Protokolle des Kongresses der deutschen Sozialdemocratie abgekalten auf Schloss Wiede in der Schweiz am 20 bis 23 August 1880’, Zurich, Verlag A. Herde, Seite 13 e anche il libro ‘Friedrich Engels Briefwechsel mit Karl Kautsky’, Wien, 1955, p. 18; (63) G.V. Plechanov, XXIV, p. 159 (nota); (64) Bernstein, ‘Karl Marks i russkie revoljucionery’ (Karl Marx e i rivoluzionari russi), pp. 9-10, 16-17; (65) Baron, op. cit., pp. 66-67] ‘Un passo decisivo verso il marxismo’ “”Un ulteriore passo in avanti verso una più completa acquisizione del marxismo si può vedere nello scritto ‘La teoria economica di Karlo-Jagetzow’, composto di tre parti: le prime due furono scritte verso la fine del 1881 e l’ultima alla fine del 1882. Nei due primi articoli Plechanov mette quasi sulla stessa linea Rodbertus con Marx. Nella terza parte, dopo lo studio e la traduzione del ‘Manifesto’ egli critica risolutamente Rodbertus specialmente per quanto riguarda il concetto di capitale e l’insegnamento sulle crisi economiche. Non considera più Rodbertus un socialista e lo definisce «un possidente che vuole utilizzare il movimento operaio, fra l’altro, nell’interesse dei proprietari fondiari» (73). Questi lavori di carattere economico, scritti con l’aiuto materiale e morale di Lavrov, e pubblicati sui giornali legali con uno pseudonimo, permisero al Plechanov di risolvere i più impellenti problemi finanziari che lo assillavano. Giungiamo così al momento culminante e decisivo della sua evoluzione dal populismo al marxismo: «Personalmente posso dire che la lettura del Manifesto comunista rappresenta un’epoca della mia vita. Fui ispirato dal Manifesto – affermò Plechanov nel 1909 sul ‘Vorwärts’ – e subito decisi di tradurlo in russo» (74). La traduzione del ‘Manifesto’ non avvenne a Parigi ma vicino a Clarens. Egli infatti voleva riavvicinarsi alla famiglia e ai suoi compagni di lotta. Vedremo in seguito quanto più rapidamente si fosse sviluppata in generale la personalità di Plechanov nell’anno trascorso a Parigi rispetto ai suoi amici rimasti a Ginevra. Dalla fine del 1881 l’attenzione di Plechanov è ormai fissata sullo sviluppo del movimento operaio russo. (…) Ritornando al ‘Manifesto’ e alla traduzione che Plechanov faceva lentamente ma diligentemente e chiarendo definitivamente le proprie idee, è necessario sottolineare che essa fu pronta solo nella primavera del 1882. A Plechanov appartiene il merito non solo dell’iniziativa della traduzione ma anche di aver chiesto una prefazione speciale per il lettore da parte di Marx e Engels (78). Lavrov a questo proposito era restio perché aveva appreso della morte di Jenny Marx. L’insistenza di Plechanov la spuntò: Lavrov scrisse a Marx. Quest’ultimo rispose a Lavrov il 23 gennaio 1882 allegando alla lettera «alcune righe». In queste righe fra l’altro era scritto che «la Russia rappresenta un reparto di avanguardia del movimento rivoluzionario europeo» (79). La pubblicazione del ‘Manifesto’ fu accompagnata da una serie di allegati (80) fra cui «Alcune parole del traduttore». In questo scritto Plechanov intervenne contro la concezione della lotta politica, predominante allora in Russia, intesa come un complotto. Contemporaneamente si schierò anche contro la concezione liberale sui compiti della lotta politica. Questo scritto e la prefazione al ‘Manifesto’ dimostrano che oramai Plechanov ha compiuto un passo decisivo verso il marxismo. Il ‘Manifesto’ riesce finalmente a conciliare tutte le molteplici esperienze rivoluzionarie di Plechanov, tutte le contraddizioni che erano sorte sia nel pensiero sia nell’azione quotidiana. L’accettazione di una concezione marxista da parte di Plechanov rappresenta una rottura radicale con tutto il precedente pensiero rivoluzionario russo. Da ora in poi il ‘Capitale’ di Marx sarà il «letto di procuste» per i dirigenti rivoluzionari russi. In ultima analisi, fa fallimento una volta di più l’idea del «popolo eletto» chiamato a riscoprire il «paradiso perduto», per tutta l’umanità. Egli riuscì così a superare i pregiudizi rivoluzionari dell”intelligencija’ russa che avevano complesse radici secolari. Si potrebbe concludere con un paradosso di Trotsky: Plechanov «nazionalizzò» la teoria marxista, e perciò «snazionalizzò il pensiero rivoluzionario russo»”” [Renato Risaliti, ‘G.V. Plechanov da populista a marxista’, ‘Critica storica’, Roma, n. 4 1969] [(73) ‘Dela i Dni’, op. cit., pp. 86-87. Con questi articoli Plechanov incominciò ad acquistarsi sia in patria che all’estero fama di economista illustre che non lo lascerà pioù. Si veda in proposito “”Critica sociale””, 1891, n. 5, p. 73 che lo presenta ai suoi lettori con queste parole: Giorgio Plechanov, l’illustre russo rifugiato a Ginevra, riconosciuto dagli stessi avversari come il più geniale economista russo dopo il Cernysevskij; (74) Plechanov, XXIV, pp. 178-179; (78) ‘Dea i Dni’, op. cit., p. 89 (la lettera di Plechanov a Lavrov è senza data, ma con tutta probabilità è stata scritta alla fine di dicembre del 1881, inizio di gennaio 1882); (79) Ibidem, e Marx e Engels, XIX, p. 305 (II ed. russa); (80) Polevoj, op. cit, p. 156] (pag 455-458) [Renato Risaliti, ‘G.V. Plechanov da populista a marxista’, ‘Critica storica’, Roma, n. 4 1969]”,”PLED-053″
“RISALITI Renato”,”Storia della Russia. Dalle origini all’Ottocento.”,”Renato Risaliti è professore ordinario di Storia dell’Europa orientale all’Università di Firenze. Nel campo storico è autore di numerose opere fra cui: Togliatti fra Gramsci e Necaev, Gli Slavi e l’Italia, e inoltre saggi di argomento letterario fra i quali: M.A. Bulgakov e Storia del teatro russo.”,”RUSx-118-FL”
“RISPOLI Giulia”,”Dall’Empiriomonismo alla Tectologia. Organizzazione, complessità e approccio sistemico nel pensiero di Aleksandr Bogdanov.”,”Maria Teresa Veggetti professore ordinario di Psicologia generale “”Sapienza”” Università di Roma, Dipartimento di Neurologia e psichiatria Giulia Rispoli è dottoranda di ricerca in Filosofia all’Università di Roma La Sapienza ed è titolare di una borsa di studio presso il MISIS (National University of Science and Tecnology) di Mosca. E’ stata borsista all’Università Statale Lomonosov di Mosca. (2012) “”Aleksandr Bogdanov (1873-1928), rivoluzionario marxista, scienziato poliedrico e medico di formazione universitaria, fu il principale esponente del machismo russo, la più temibile alternativa ideologica al materialismo dialettico. La difesa dell’empiriocriticismo di Avenarius e del fenomenismo di Mach gli costò una profonda censura in Urss, inaugurata dalle aspre critiche formulate da Lenin in ‘Materialismo ed Empiriocriticismo’ (…)”” (4° copertina) Due anime nel partito nel 1905: il gruppo di Lenin e quello di Bogdanov. “”Intorno al 1905, anno della mancata rivoluzione bolscevica, il quadro si presentava così contrapposto: da un lato, “”materialisti dialettici”” capeggiati da Lenin; dall’altro, ‘Otzovisti’ del gruppo ‘Vpëriod (8), o più generalmente “”machisti russi””, con a capo Aleksandr Bogdanov (9). Lenin e Bogdanov erano stati strettissimi collaboratori negli anni immediatamente precedenti la rivoluzione e addirittura è ampiamente documentato che Bogdanov gli avesse fornito un appoggio decisivo nell’attività di propaganda del movimento bolscevico, procacciando anche parte dei mezzi finanziari necessari all’esercizio rivoluzionario. La compresenza di personali e divergenti sfumature filosofiche, all’epoca, era già in rilievo ma non turbava il rapporto di rispetto e stima reciproci (10), ma questa tolleranza non era destinata a durare a lungo. Con l’aggravarsi della situazione storica contingente, la lotta politica per la direzione della frazione bolscevica acquisì i connotati di una lotta culturale per l’indirizzo ideologico di tutta l’azione rivoluzionaria (11). Quando Nel 1905 accadde il fallimento della rivoluzione e gli affari all’interno del partito cominciarono a necessitare di soluzioni alternative, le divergenze e i contrasti tra le due frazioni aumentarono sensibilmente. La ragione del contendere si basava adesso su una questione quanto mai decisiva per il proseguo dell’azione politica; nel 1907, dopo lo scioglimento della seconda Duma di stato per mano del ministro Stolypin e la serie di limitazioni a cui fu sottoposto il sistema elettorale, i socialdemocratici si trovarono alle prese con la delicata decisione se partecipare o meno alle elezioni della terza Duma di stato. Bogdanov si pronunciò per sabotarle al fine di raccogliere le energie in vista della pianificazione di un nuovo movimento di protesta. Lenin, invece, auspicò la necessità di un compromesso con il parlamento che sarebbe stato più utile sul piano tattico, rispetto ad un’insurrezione (12). La stipulazione di un compromesso era doverosa ai fini dell’ottenimento di una voce in capitolo in parlamento e questo non solo per scopi tattico-politici. La strategia che Lenin intendeva seguire aveva scopi decisamente più lungimiranti”” (pag 40-41) [Giulia Rispoli, ‘Dall’Empiriomonismo alla Tectologia. Organizzazione, complessità e approccio sistemico nel pensiero di Aleksandr Bogdanov’, Aracne editrice, Roma, 2012] Lenin reagisce al libro di Bogdanov ‘Empiriomonismo’ con il libro ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ (pag 43) “”La pubblicazione dell’opera di Lenin, ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ in cui egli demolisce la filosofia empirista e in particolare le posizioni di Bogdanov e i suoi compagni segnò un momento cruciale nella storia del pensiero filosofico russo (Popkov, 2008). Il lavoro vide la luce nel 1908-9, qualche anno più tardi della pubblicazione dell’opera di Bogdanov ‘Empiriomonismo scritta nel 1906. In questo libro Bogdanov esponeva l’anima filosofica e politica opposta al materialismo dialettico e ispirata alla scuola empiriocritica di Mach e Avenarius. ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, dunque, costituiva la risposta di Lenin ad ‘Empiriomonismo’ e, parimenti, la controproposta politico filosofica, in ultima istanza ordodosso-materialistica ,all’operato di Bogdanov. Maksim Gorkij, che in quegli anni si era schierato dalla parte dei machisti russi, raccontava del loro leader come di una figura di straordinaria importanza per il progresso culturale della Russia (15). In effetti, Bogdanov era molto stimato e non solo negli ambienti politici, egli aveva una certa notorietà come filosofo marxista, come scrittore e come scienziato (16). Il primo giornale di ispirazione bolscevica, ‘Vpëriod’, fondato nel 1904 risale ad un periodo in cui i rapporti tra Lenin e i futuri dissidenti, in particolare Bogdanov, Lunacarskij, Bazarov erano ancora intatti. Ma nel 1905 Bogdanov venne arrestato in quanto membro del comitato del ‘Soviet’ pietroburghese e trascorse poco più di un anno in carcere durante il quale si dedicò alla scrittura della terza parte di ‘Empiriomonismo’. Si può affermare che fu da questo momento in poi che i rapporti con Lenin si compromisero definitivamente e se Gorkij rimase colpito da quanto Bogdanov esponeva nella sua opera, il leader bolscevico reagì esattamente all’opposto, condannando aspramente le tesi contenute nel libro e determinando quella che sarebbe stata, dopo la divisione tra bolscevichi e menscevichi, la seconda grande frattura del movimento rivoluzionario russo (Strada, 1982)”” (pag 43-44) [Giulia Rispoli, ‘Dall’Empiriomonismo alla Tectologia. Organizzazione, complessità e approccio sistemico nel pensiero di Aleksandr Bogdanov’, Aracne editrice, Roma, 2012] Mach: entrambi i fenomeni sia fisici che psichici sono in realtà ‘corpi’ (pag 68) In bibliografia: F. Adler, Ernst Mach e il materialismo (1978) Bagarolo T., Aleksander Bogdanov, bolscevico eretico, in ‘L’età del comunismo sovietico’, Jaca Book, 2010″,”TEOC-789″
“RIST Gilbert”,”Lo sviluppo. Storia di una credenza occidentale.”,”RIST è Prof all’Institut universitaire d’etudes du developpment (UED) di Ginevra. In precedenza ha insegnato a Tunisi, diretto il Centro Europe-Tiers Monde e collaborato con l’Univ delle Nazioni Unite. E’ autore di vari libri scritti in collaborazione o da lui diretti, tra i quali ‘Le Nord perdu’ (LAUSANNE, 1992) e ‘La culture, otage du developpment?’ (PARIS, 1994).”,”ECOI-002″
“RISTAD Eric Sven”,”The Language Complexity Game.”,”L’anafora è una figura retorica che consiste nel ripetere una o più parole all’inizio di frasi o di versi successivi, per sottolineare un’immagine o un concetto: si tratta del modulo tipico della ripetizione. La figura è indicata anche come epanàfora o iterazione”,”FILx-151-FRR”
“RISTELHUEBER René”,”Storia dei paesi balcanici.”,”Edizione speciale in 600 copie. Esemplare n° 579. “”Nel tempo stesso che andavano compiendo tali preparativi militari, le potenze dell’ Intesa cercavano di far pressione sui vari Stati balcanici, allo scopo di indurli ad uscire dalla loro neutralità ed a schierarsi al loro fianco. Nel maggio 1915, poi, l’ entrata in guerra dell’ Italia fornì agli Alleati un valido argomento che sembrava atto a produrre su quegli stati una certa impressione, particolarmente sulla Romania. Sennonché il netto arresto dell’ offensiva italiana sul Carso, ed il fallimento della spedizione dei Dardanelli, che ben presto venne ad aggiungersi ad esso, indussero più che mai Bucarest a rimanere ferma nel suo atteggiamento di riserva, tanto più che gl’ imperi centrali non mancavano di agitare davanti agli occhi dei Rumeni, sempre sensibili a tale minaccia, lo spettro della Russia; il prudente Bratianu, quindi, seguitò a giocare di agilità sulla tenue corda della neutralità. Presso il governo bulgaro, parimenti, gli Alleati andavano moltiplicando i loro tentativi per cercar di ottenere un aiuto che per loro sarebbe stato veramente prezioso. (…)””. (pag 437)”,”EURC-091″
“RITCHIE Robert C., a cura di Franco MARENCO”,”Capitan Kidd e la guerra contro i pirati.”,”Capitan Kidd, il cui vero nome era William Kidd, è stato un famoso pirata scozzese del XVII secolo. Inizialmente, Kidd fu incaricato di combattere contro i pirati, ma in seguito si unì alla pirateria. Fu catturato e giustiziato per pirateria e omicidio di un membro della sua ciurma.I niziò la professione di corsaro sotto la corona inglese nel 1689 all’età di quarantaquattro anni divenendo il capitano di una nave. Il suo compito, oltre che recuperare le merci rubate dai pirati, era di attaccare le navi francesi dal momento che l’Inghilterra era in guerra con la Francia e intendeva sabotarla.”,”QMIN-001-FSD”
“RITTER G.A. MILLER S. a cura”,”La rivoluzione tedesca 1918-1919. I consigli operai e il tradimento della socialdemocrazia.”,”Bibliografia su temi generali movimento consigli biografie comunismo costituzione rapporti con Russia storia regionale.”,”MGER-024″
“RITTER Gerhard”,”Federico il Grande.”,”Gerhard RITTER (1888-1967) ha insegnato storia moderna nelle Università di Amburgo e Friburgo. Implicato nell’ attentato a Hitler del 20 luglio 1944 finì in carcere. Tra i suoi libri ricordiamo: ‘I cospiratori del 20 luglio 1944’ (EINAUDI, 1960), ‘La riforma e la sua azione mondiale’ (VALLECCHI 1965), ‘La formazione dell’ Europa moderna’ (LATERZA, 1964), ‘I militari e la politica nella Germania moderna’ (3 voll EINAUDI, 1967-73) e ‘Il volto demoniaco del potere’ (IL MULINO 1997 nuova ediz). FEDERICO II IL GRANDE (1712-1786)”,”GERx-063″
“RITTER Gerhard”,”Il volto demoniaco del potere.”,”Gerhard RITTER (1888-1967) insegnò storia moderna nelle Università di Amburgo e Friburgo. Fece parte del circolo di oppositori al nazismo legati a Carl GÖRDELER e, a seguito dell’ attentato a HITLER del 20 luglio 1944, finì in carcere. Ha scritto ‘La riforma e la sua azione mondiale’ (LATERZA. 1964), ‘I militari e la politica nella Germania moderna’ (3 voll. EINAUDI 1967-73), ‘Federico il Grande’ (MULINO, 1970).”,”TEOP-106″
“RITTER Gerhard A. a cura; collaborazione di Jürgen KOCKA Klaus TENFELDE Heinrich August WINKLER”,”Geschichte der Arbeiter und der Arbeiter-bewegung in Deutschland seit dem Ende des 18. Jahrhunderts.”,”Collaborazione di Jürgen KOCKA Klaus TENFELDE Heinrich August WINKLER”,”MGEx-054″
“RITTER Jean”,”Le Rhin.”,”””L’ industrializzazione “”sull’ acqua”” progredisce rapidamente lungo la riva alsaziana, da Huningue a Lauterbourg dove le zone portuali diventano dei centri metallurgici e chimici, penetrando anche fino alle porte di Mulhouse con la fabbrica Peugeot in costruzione all’ Ile Napoleon, al bordo del canale di Huningue rinnovato””. (pag 93)”,”EURE-025″
“RITTER Jean”,”Geographie des transports.”,”””Il Nord-Atlantico, asse delle relazioni interne delle grandi nazioni “”occidentali”” d’ economia essenzialmente oceanica, è anche la via marittima più frequentata del mondo (…)”” (pag 111)”,”ECOI-127″
“RITTER Joachim”,”Hegel e la rivoluzione francese. (Tit. orig: Hegel und die französische Revolution).”,”””Nella medesima sezione della Fenomenologia, che pone la Rivoluzione sotto il concetto del Terrore, Hegel mantiene ferma la tesi della sua necessità e del diritto storico che la rendeva ineluttabile: “”Questa indivisa sostanza della libertà assoluta ascende al trono del mondo, senza che potere alcuno sia stato in grado di resisterle””””. (pag 28) “”Con ciò si pongono in rapporto la Rivoluzione e la filosofia invero “”distruttiva”” che la prepara, ma ciò che esse distruggono, era già distrutto in sé: l’ orribile situazione della società, la miseria, l’ infamia, le spudoratezze e l’ illegalità che giungono fino all’ incredibile, la condizione di fuori legge degli individui riguardo al diritto e alla politica, alla coscienza e al pensiero. Contro questo, necessariamente e col diritto della ragione, è scoppiata la tempesta, così che Hegel chiama “”eroici”” gli uomini che la preparano e l’ accendono “”col loro grande genio, col loro calore, col fuoco, con lo spirito e col coraggio””. La prefazione dell’ Enciclopedia del 1817 accenna al “”desiderio giovanile della nuova epoca””, “”che è entrata nel regno della scienza come in quello della politica””; essa è salutata con “”frenesia”” come “”aurora””. (pag 29) “”Hegel ha conosciuto questa possibilità di un’ assoluta socializzazione dell’ uomo e così del superamento (Aufhebung) della scissione attraverso di essa: “”La società civile è… la forza straordinaria che trascina in sé l’ uomo, esige da lui che egli lavori per essa, e che egli sia tutto, attraverso essa, e tutto faccia per suo mezzo””. (pag 59)”,”FILx-271″
“RITTER Gerhard”,”Echec au dictateur. Histoire de la Résistace Allemande.”,”””L’ opposizione tedesca fu messa in grande imbarazzo in seguito ai successi, così considerevoli e rapidi, di Hitler. Esisteva ancora una possibilità di sollevare il popolo tedesco contro quest’ uomo il cui ottimismo insolente aveva sempre avuto ragione di tutti gli scettici e i cui primi trionfi militari si aggiungevano a quelli che aveva ottenuto sul piano interno? Emerge nettamente dal giornale di Hassell, che dall’ inizio della guerra era frequentemente in contatto con Beck, Goerdeler e i loro amici (andavano ogni momento a cercarlo a Monaco per chiedergli consigli sul piano della politica estera), come questo gruppo fosse perplesso. I successi militari in Polonia non cambiavano, a suo avviso, nulla al fatto che la Germania era implicata in una guerra con le potenze occidentali da cui essa non poteva alla lunga uscire vittoriosa.”” (pag 177)”,”GERR-022″
“RITTER Gerhard”,”The Schlieffen Plan. Critique of a Myth.”,”””Prendendo tutte queste osservazioni tra il 1909 e il 1912 come un tutto, l’ atteggiamento fondamentale di Schlieffen alla questione della guerra sembra essere stato il seguente: la Germania era minacciata da nemici da tutti i lati, dipendeva principalmente dai propri sforzi e non poteva aspettarsi un valido aiuto dalla Triplice Alleanza. Solo per via del suo forte esercito la pace era stata preservata fino ad allora. Dato che essa non doveva temere la guerra, il suo potenziale militare avrebbe dovuto essere proposto come un fattore nella discussione politica. Ma la decisione “”pace o guerra”” era una materia non per soldati, ma per uomini di stato. Per lo Stato Maggiore essa era qualcosa che “”restava da vedere””””. (pag 103-104)”,”GERQ-059″
“RITTER Gerhard”,”La riforma e la sua azione mondiale. (Tit.orig.: Die Weltwirkung der Reformation)”,”Il re di Svezia GUSTAVO ADOLFO è visto come l’ esponente di un luteranesimo attivo, espansivo che spicca sul grigiore dell’ incerta politica dei principi luterani del XVI secolo. “”In uno Stato del peso politico di Zurigo ciò significava non soltanto il dominio di una grande città e regione, ma la possibilità d’ influenzare la politica di tutta la confederazione, anzi in ultima analisi d’ inserirsi nei maneggi delle grandi potenze. All’ occhio di Zwingli si aprì l’ attraente prospettiva di far di Zurigo il centro di una grande lega politico-ecclesiastica abbracciante la Svizzera e la Germania meridionale.”” (pag 115)”,”RELP-036″
“RITTER Gerhard”,”Il volto demoniaco del potere. (Tit.orig.: Die Dämonie der Macht)”,”RITTER è nato a Werra, in Germania nel 1888. Ha studiato alle Univ. di Monaco, Lipsia, Berlino, Heidelberg. Si è laureato nel 1911 e divenne professore ordinario di storia moderna ad Amburgo nel 1924 e a Friburgo nel 1925. Nel 1944 venne arrestato dalla Gestapo per l’appartenenza al gruppo del prof. Goerdeler. Venne liberato nel 1945 con l’entrata a Berlino delle truppe russe. Ha scritto molte opere tra cui ‘Federico il Grande’.”,”EURx-250″
“RITTER Gerhard”,”I militari e la politica nella Germania moderna. Volume II. La prima guerra mondiale e la crisi della politica tedesca, 1914-17.”,”Questione ruolo marina militare. “”La prima reazione di Bethmann alla richiesta dello stato maggiore della marina (fine novembre) fu di grave preoccupazione per le “”reazioni negative dei paesi neutrali””, che avrebbero potuto peggiorare ulteriormente la nostra situazione sia economica sia militare, almeno finché non apparisse evidente che la vittoria sul continente era ormai nostra. Tali perplessità furono esposte in modo dettagliato in una risposta ufficiale del ministero degli Esteri del 27 dicembre, in cui era evidente lo sforzo di non dare l’impressione che sulle decisioni del cancelliere incidessero “”un certo riguardo per la Gran Bretagna”” o preoccupazioni di carattere internazionale. Veniva fatto cautamente osservare che “”il siluramento di navi neutrali non poteva essere conciliato in alcun modo con le clausole generali del diritto internazionale””; ma verso la chiusa si ribadiva che sull’atteggiamento del governo pesavano non preoccupazioni giuridiche ma soltanto “”considerazioni di opportunità politico-militare””. In sostanza, non si oppose un vero rifiuto alla guerra sottomarina; ma si riteneva di doverla differire finché la situazione militare sul continente non fosse divenuta più favorevole e non fosse scongiurato l’intervento in guerra di paesi neutrali, come l’Italia e la Rumenia. Ciò dimostra come, analogamente al luglio 1914, il cancelliere corresse il rischio di essere travolto sia dalle inistenze dei militari la cui competenza tecnica sopravvalutava, sia dall’opinione pubblica””. Per tutto gennaio continuò a resistere alle sempre più pressanti richieste di Pohl; finine in un colloquio del 1° febbraio, cui presero parte anche il sottosegretario di Stato Zimmermann, il segretario di Stato Delbrück e i generale Falkenhayn, si lasciò persuadere. Pochissimo ci è rimasto sull’andamento di questo colloquio fatale. E’ per altro certo che proprio in quel periodo Bethmann-Hollweg era sottoposto a pressioni incredibilmente forti dell’opinione pubblica. (,,,) (pag 158-159) “”Il mattino successivo Bethmann-Hollweg diede la sua approvazione ad un proclama, il cui testo fu concordato tra lo stato maggiore della marina e il ministero degli Esteri. Le acque intorno alla Gran Bretagna e all’Irlanda venivano proclamate zona di guerra insieme alla manica e si preannunciava l’affondamento di tutte le navi mercantili nemiche sorprese in tali acque dopo il 18 febbraio, senza garanzie per la vita degli equipaggi e dei passeggeri; vi era anche un ammonimento alle marine neutrali per i pericoli cui avrebbero potuto andare incontro (a seguito di errori o di fatalità). Un memoriale del ministero degli Esteri (ispirato dal consiglio segreto di guerra), pubblicato contemporaneamente, si sforzò di giustificare sul piano internazionale tale azione come misura di rappresaglia. Nessuno dei responsabili intuì allora quali conseguenze – e quanto fatali – avrebbe avuto questo passo. Ma nella cerchia degli ufficiali superiori di marina vi era la piena consapevolezza della sua soverchia precipitazione. Il capo del gabinetto della marina, von Müller, che era stato sempre un fedele alleato di Bethmann, avendo saputo del suo repentino mutamento di opinione sulla guerra sottomarina – di cui fu messo al corrente solo a posteriori – lo definì “”una triste dimostrazione della sua insufficienza”” e si mostrò indignato con Pohl che per la sua ambizione aveva voluto precipitare le cose. Né aveva torto, perché dimesso da capo di stato maggiore della marina e nominato capo della flotta, Pohl senza dubbio aveva voluto riservare a se stesso la gloria di aver realizzato la guerra sottomarina. (…) Ben presto si presentò l’occasione adatta per verificare se le decisioni del 1° febbraio erano giuste. …. (pag 160)”,”QMIP-015-FL”
“RITTER Gerhard”,”I militari e la politica nella Germania moderna. Volume III. Il sopravvento del militarismo e il crollo dell’Impero, 1917-18.”,”Gerhard Ritter è morto il 1° luglio 1967 a libro quasi compiuto. Renate Volz Ritter è la figlia che afferma nella prefazione: “”Quello che Gerhard Ritter, nella prefazione al terzo libro, aveva definito “”il compito spinoso dello storico del nostro più recente passato””, vale a dire “”creare un quadro chiaro e plastico, con una giusta ripartizione di luci e ombre””, resta vero anche per il lavoro relativo a questo quarto libro”” (3° libro in italiano) (pag IX)”,”QMIP-016-FL”
“RITTER Gerhard A., collaborazione di Lorenzo GAETA e Antonio VISCOMI”,”Storia dello stato sociale. Con un capitolo finale di Lorenzo Gaeta e Antonio Viscomi.”,”Gerhard A. Ritter (Berlino, 1929) è professore di Storia contemporanea all’Università di Monaco e membro della prestigiosa Accademia Bavarese delle Scienze, Fra le sue opere, tradotte in italiano: La rivoluzione tedesca 1918-1919 con Susanne Miller, Cambiamento sociale e intervento dello stato: loro effetti sulla autonomia e la funzionalità del Parlamento, nel volume collettaneo Rappresentazione, legittimazione, minoranze: l’esperienza tedesca in un contesto comparativo. Pochi temi sono stati tanto cruciali e controversi nella storia del XIX e del XX secolo come il cosiddetto Welfare State, per molti versi uno dei momenti fondanti della nuova identità dello Stato moderno. In questa edizione italiana, Ritter ne ricostruisce il percorso di formazione e di sviluppo spingendo la sua analisi fino agli esiti più recenti, mentre nel capitolo finale due studiosi italiani, Gaeta e Viscomi, forniscono una lettura specifica della vicenda dello Stato Sociale nel nostro paese.”,”EURE-015-FL”
“RITTER Gerhard, a cura di Enzo COLLOTTI”,”I cospiratori del 20 luglio 1944. Carl Goerdeler e l’opposizione antinazista.”,”Contiene il capitolo: ‘L’opposizione socialista’ (pag 97-110) L’opposizione socialdemocratica collaborava strettamente con i gruppi della resistenza borghesi e nobiliari facenti capo a Goerdeler e al conte Moltke e persino con rappresentanti delle due Chiese cristiane (pag 103-104) La Rote Kapelle organizzata dal 1940 da Schulze-Boysen e Arvid Harnack forniva informazioni militari all’Urss anche dagli uffici centrali del Terzo Reich dove era riuscita a penetrare. La Rote Kapelle era in rapporto con l’esercito sovietico. Ritter dice che “”era al servizio del nemico straniero”” (pag 107). Capitolo seguente: ‘L’opposizione delle Chiese'”,”QMIS-182″
“RITTER Gerhard”,”Federico il Grande.”,”Gerhard Ritter, morto nel 1967 all’età di 79 anni, è stato uno degli storici più illustri del nostro tempo. Nato in Germania nel 1888 e laureatosi nel 1911 divenne professore ordinario di storia moderna ad Amburgo nel 1924, e a Friburgo nel 1925. Arrestato nel 1944 dalla Gestapo per la sua appartenenza al gruppo del Dott. Goerdeler, fu liberato l’anno successivo dalle truppe russe. Ha scritto numerose opere. “”In sostanza, per restare nei paragoni frequenti nell’opera del Ritter, il male fu che dopo Monaco, Hitler e il movimento da lui scatenato, non ebbero il senso della misura e del limite, quel senso che ebbero, invece, Federico II dopo la Guerra dei Sette anni e Bismarck dopo Sadowa e dopo Sedan”” (pag XIX, introduzione di E. Sestan)”,”GERx-006-FF”
“RITTER Joachim”,”Hegel e la rivoluzione francese. (Tit. orig: Hegel und die französische Revolution).”,”Joachim Ritter, nato nel 1903, ha lavorato presso le Università di Amburgo, Kiel e Münster dove dal 1946 è stato Ordinario.”,”HEGx-007-FRR”
“RITTER Gerhard, a cura di Peter PARET”,”Frederick the Great. A Historical Profile.”,”‘[Federico] ha imparato a porre gli interessi della stato prima del suo personale desiderio di gloria. E di conseguenza non aveva urgenza di conquistare ma era preoccupato di difendere e conservare la posizione della Prussia come maggiore potenza dopo aver affrontato l’ultima grande prova di forza. Questa interpretazione è a dire il vero contestata. Molti eminenti storici del secolo scorso hanno guardato alla Guerra dei Sette anni come un ulteriore tentativo di conquista, con la Sassonia e la Prussia occidentale come bottino’ (pag 95)”,”QMIx-045-FSL”
“RIVA Valerio collaborazione di Francesco BIGAZZI”,”Oro da Mosca. I finanziamenti sovietici al PCI dalla rivoluzione d’ Ottobre al crollo dell’ URSS. Con 240 documenti inediti dagli archivi moscoviti.”,”Per finanziare i partiti esteri si calcola che il PCUS abbia speso 4000 miliardi, di questi mille sono stati destinati all’ Italia per finanziare il gruppo dirigente del PCI. Valerio RIVA, scrittore e giornalista, nipote di un repubblicano romagnolo e figlio di un antifascista socialista, non è mai stato iscritto al PCI, ma ha lavorato gomito a gomito con quel partito fin quasi da ragazzo. Si batté insieme a Giangiacomo FELTRINELLI per pubblicare ‘Il dottor Zivago’. E’ stato caporedattore culturale dell’ ‘Espresso’ e VD dell’ ‘Europeo’, articolista del Corriere della Sera, editorialista del ‘Giornale’, D letterario di Feltrinelli, poi da Franco Maria Ricci, D della divisione libri della Rizzoli, giornalista televisivo ed altro. Francesco BIGAZZI, giornalista,già D dell’ Ansa a Mosca e a Varsavia, poi corrispondente del ‘Giorno’ e oggi di ‘Panorama’ nella capitale russa, ha dedicato ai problemi del dissenso dell’Est Europeo numerosi libri.”,”PCIx-021″
“RIVA Giovanni”,”Don Giussani.”,”RIVA Giovanni è nato a Milano nel 1942. Si è laureato alla facoltà di Lettere e Filosofia presso l’ Università Cattolica di Milano. E’ professore scrittore e giornalista. “”Questo suo concetto di vita come movimento (e, quindi, analogamente, dell’ esperienza stessa della Chiesa come movimento) fu senza dubbio un termine fondamentale della nuova visione che l’ allora giovane sacerdote ambrosiano avrebbe poi sviluppata sistematicamente in futuro, sia come concezione ideale che come tentativo reale. Allora, però, non c’era ancora neppure la più lontana previsione di ciò che si andava preparando verso il formarsi di Comunione e Liberazione; non erano neppure sospettati i tempi che sarebbero poi sopraggiunti del Concilio Vaticano Secondo, del Sessantotto, di Papa Montini, di Giovanni Paolo II e dei diversi fermenti utopici che, pur rivelatisi di breve momento, adesso sappiamo influirono su molte coscienze””. (pag 15)”,”RELC-165″
“RIVA Valerio, collaborazione di Francesco BIGAZZI”,”Oro da Mosca. I finanziamenti sovietici al PCI dalla Rivoluzione d’Ottobre al crollo dell’URSS.”,”Valerio Riva, scrittore e giornalista, nipote di un repubblicano romagnolo e figlio di un antifascista socialista, non è mai stato comunista, ma ha lavorato gomito a gomito con i comunisti, fin da quando , quasi ragazzo, si batté insieme con Giangiacomo Feltrinelli per pubblicare Il Dottor Zivago. É stato caporedattore culturale dell’Espresso e vicedirettore dell’Europeo; prima articolista del Corriere della Sera, ora editorialista del Giornale: per diciott’anni direttore letterario da Feltrinelli, poi da Franco Maria Ricci; direttore della Divisione libri della Rizzoli; giornalista televisivo e dirigente di una casa di produzione cinematografica a Los Angeles. Francesco Bigazzi, giornalista, già direttore dell’ANSA a Mosca e a Varsavia, poi corrispondente del Giorno e oggi di Panorama.”,”PCIx-046-FL”
“RIVAS Rodrigo A.”,”America Centrale. Messico, Antille, Istmo.”,”Nicaragua. “”Nel 1929, Anastasio Somoza Garcia non possedeva altro che una piantagione di caffé di modeste dimensioni. Verso la fine del 1978, la fortuna della famiglia Somoza era valutata oltre 500 milioni di dollari e non esisteva settore dell’economia in cui non fosse presente. In questo senso pensiamo sia interessante il quadro che segue (fonte: “”Nicaragua””, Mlal, 1980).”” (pag 111)”,”AMLx-097″
“RIVASES Jesus”,”Los banqueros del PSOE.”,”””La fusión Bilbao-Vizcaya no puede entenderse sin conocer la personalidad y la preocupaciones de sus dos presidentes. Sánchez Asiaín, por una parte, había lanzado el guante de la fusiones bancarias y, tra el fracaso de Banesto, se había quedado descolocado. Por otra parte, Pedro Toledo no quería, bajo ningún concepto, que el banco de Vizcaya tuviera que unirse con algún otro gran banco que estuviera en peor situación y empañar su brillante trayectoria profesional ocn una operación que le haría perder el liderazgo de la rentabilidad bancaria durante algunos años, mientras seneaba su nueva entidad.”” (pag 109)”,”SPAx-081″
“RIVAUD Albert”,”Les crises allemandes (1919-1931).”,”Albert Rivaud Professeur à la Sorbonne et à l’Ecole libre des Sciences politiques, Correspondant de l’Institut. 1922-1923: la crisi del marco e l’iperinflazione. Gli aspetti economici politici e sociali del fenomeno. “”Pendant toute l’année 1922, la chute de la monnaie se précipite pour atteindre une vitesse vertigineuse en 1923. En avril 1922, le dollar atteint et dépasse 1.000 marks; 7 ou 8.000 à la fin de l’année. – Alors, suivant l’expression saisissante de M. Max Hermant (1), l’Allemagne n’a plus de monnaie du tout. Tout étalon de mesure a disparu, et il ne reste plus qu’un mécanisme dépourvu de frein, qui échappe à tout contrôle et dont l’accélération fait songer à l’affolement d’un moteur dont le volant s’est rompu. Le mark-or vaut déjà près de 46 marks-papier en janvier 1922, il en vaut 117 ou 118 en juillet, 4280 en janvier 1923, 84.000 en juillet plus d’un million en août, 24 millions en septembre, 6 milliards en octobre, 100 milliards en novembre, plus d’un trillion en décembre. Ces chiffres «astronomiques» n’ont plus aucun sens: les transactions intérieures se font, au jugé, sans commune mesure, et les transactions extérieures sont devenues impraticables. Il est vain de chercher une succession causale de ces faits étranges. La hausse des prix intérieurs a-t-elle provoqué l’inflation? L’inflation a-t-elle déterminé l’élévation des prix? Ce problème ressemble à celui de savoir lequel, de l’oeuf ou de l’oiseau, a précédé l’autre. En fait, la rareté de certaines marchandises provoque une demande excessive. Pour fournir aux acheteurs, poussés par le besoin, des moyens de payement, la ‘Reichsbank’ imprime des billets. Les billets se déprécient par leur abondance. Une hausse nouvelle des prix en résulte aussitôt et, l’un poussant l’autre, les deux indices s’élèvent par saccades de plus en plus précipitées. Mais les enquêtes les plus sûres omettent souvent les deux causes essentielles du phénomène. A l’intérieur, la plus active ce sont assurément les besoins immédiats de la production, avide de matières premières, d’outillage, et qui déja pense à se rééquiper d’une manière grandiose. Ce sont les émissions d’actions qui recommencent en 1919, et surtout les emprunts que les sociétés industrielles font à leur banques et celles-ci à la ‘Reichsbank’. A cette cause qui va jouer dans toute l’Europe, s’ajoutent les prodigalités forcées du ‘Reich’, des Pays, des communes. Il faut payer dés pensions, secourir des misères criantes, fournir à tout prix du travail à des chômeurs qui se mueront demain en révoltés. Peut-être un Etat, des administrations de type ancien auraient-ils pu résister davantage, mais rien n’est moins certain. Si la socialdémocratie alors au pinacle a commis des erreurs et des maladresses, si elle a cédé à la surenchère électorale, un gouvernement plus fort n’eût pas pu se mieux défendre contre les exigences de l’industrie et de la nation. L’attitude de la ‘Reichbank’ pendant la crise a été sévèrement jugée. On entend encore accuser l’Allemagne d’avoir elle-même déprécié sa monnaie, pour rendre impossibles les payements extérieurs. Il est possible qu’en 1923 cette solution ait séduit quelques esprits aventureux et chimériques. En fait la Banque de l’Empire et les banques privées ont fait tout ce qu’elles ont pu pour lutter contre le torrent”” (pag 67-68) (1) v. bibliografia (pag 216) in cui l’autore suggerisce il bel libro di Max Hermant ‘Paradoxes économiques de l’Allemagne moderne’, Colin, 1931. Consiglia anche di leggere il volume di Walther Rathenau, ‘Die neue Gesellschaft’, Berlin, 1919 e il piccolo ma penetrante volume di Pierre Vienot: ‘Incertitudes allemandes’, Paris, 1931 (ndr)”,”GERG-095″
“RIVAUD Albert”,”Histoire de la philosopie. V. La philosophie allemande de 1700 à 1850. Première partie. De l’Aufklärung à Schelling.”,”RIVAUD Albert membre de l’Institut Dialogo di Fichte: ‘Bruno, ou le principe naturel et le principe divin des choses’. Il dialogo avviene tra quattro interlocutori: Bruno (Giordano Bruno, 1550-1600), Anselmo, Luciano e Alessandro. Questi tre ultimi espongono, all’inizio delle tesi opposte a quelle del protagonista, ma dopo l’intervento di Bruno disconosceranno le loro argomentazioni… (pag 359)”,”FILx-009-FB”
“RIVELLI Marco Aurelio”,”L’Arcivescovo del genocidio. Monsignor Stepinac, il Vaticano, e la dittatura ustascia in Croazia, 1941-1945.”,”Nello Stato indipendente di Croazia, voluto dai nazifascisti negli anni 1941-1945, si consumò una delle pagine più terribili della Seconda guerra mondiale. Gli ustascia di Ante Pavelic, sostenuti da Hitler e Mussolini, sterminarono centinaia di migliaia di serbo-ortodossi e decine di migliaia di ebrei e rom, in nome di una ‘soluzione finale’ etnico-religiosa perseguita anche attraverso l’imposizione di ‘conversioni’ di massa al cattolicesimo. In quello che passerà alla storia come l’Olocausto balcanico, un ruolo decisivo – diretto o indiretto – lo ebbe Santa Romana Chiesa: L’arcivescovo di Zagabria, monsignor Alojzije Stepinac, collaborò attivamente con la dittatura ustascia. pag 176 foto del cardinale Stepinac, pag 209 foto campo di sterminio, pag 211 foto colonna di prigionieri condotto dagli ustascia nel logor di Jasenovac e prigioniere verso un campo di concentramento. pag 212-224 foto dei lager, documenti e fosse comuni. pag 113-128 foto aguzzini ustascia. pag 65-80 foto Stepinac e Pavelic, documenti. Marco Aurelio Rivelli (Genova 1935), laureato in Scienze politiche con la tesi ‘La politica razziale e religiosa dello Stato indipendente croato (1941-1945)’, ha pubblicato il libro Le génocide occulté – État indépendant de Croatie 1941-1945.”,”RELC-021-FL”
“RIVELLI Marco Aurelio”,”«Dio è con noi!» La chiesa di Pio XII complice del nazifascismo.”,”Marco Aurelio Rivelli (Genova 1935), laureato in Scienze politiche con la tesi ‘La politica razziale e religiosa dello Stato indipendente croato (1941-1945)’, ha pubblicato il libro Le génocide occulté – État indépendant de Croatie 1941-1945. Da segretario di Stato vaticano, il cardinale Eugenio Pacelli fornì un contributo decisivo all’avvento di Adolf Hitler al potere. Da pontefice, papa pacelli fu silente complice politico del nazifascismo che insanguinava l’Europa. Lo dimostra questo libro attraverso fatti storici, testimonianze e documenti.”,”RELC-082-FL”
“RIVETTI Paolo”,”Les syndicats dans la restructuration européenne (2008-2015), et en annexe: Considérations sur les luttes politiques en France (2006-2012).”,”Les chroniques rassemblées dans ce volume débutent en 2008, une année qui, dans l’alternance des cycles du capitalisme, demeure marquée par la faillite de la banque américaine Lehman Brothers. Glossaire des sigles, Préface, de l’éditor, Index des noms, Profils biographiques,”,”ELCx-005-FL”
“RIVIALE Philippe”,”L’ impatience du bonheur. Apologie de Gracchus Babeuf.”,”RIVIALE è un insegnante universitario che ha consacrato più opere agli spiriti ribelli di fronte all’ avvento della società mercantile. “”Le projet initial de Babeuf tenait dans les “”Vendées plébéiennes””, c’est-à-dire des îlots de resistance à la tyrannie, qui peu à peu se répandraient par l’ example et finiraient par se réunir”” (pag 168) “”Le rôle de Buonarroti joua dans la conjuration est difficile à bien saisir. Nourri de nombreux écrits philosophiques, il se fit remarquer par ses convictions républicaines, en Corse d’abord, puis en France même. Sous le gouvernement du comité de salut public, il parcourut en mission les régions du Midi. Il incarne le Jacobin “”idealtypicque””, si j’ose dire. Fut-il “”socialiste””, comme le proclame Dommanget (‘Sur Babeuf et la conjuration des eguaux’, Paris, Maspero, 1970, pag 351-355) ? Je pense que non. Une adresse aux soldats, constatée de sa main et saisie par la police, nous donnera quelque idée des convictions du Bounarroti de 1796″” (pag 177).”,”SOCU-082″
“RIVINIUS Karl Josef a cura, collaborazione di DOWE Dieter KATLEWSKI Heinz-Peter KLEIN Wolfgang STOLL Christoph STUMP Wolfgang”,”Il movimento sociale del diciannovesimo secolo in Germania.”,”Contiene una dettagliata cronologia e molto materiale fotografico e iconografico “”Sotto l’influsso di Engels, ma anche di Charles Robert Darwin, i principi motori del capitalismo fissati nell’opera principale di Marx divennero in Kautsky leggi universalmente valide, della validità della legge di natura per così dire. Ciò significava che il crollo della società capitalistica, con cui in misura crescente dal 1880 si identificò “”la rivoluzione””, appariva sempre più come un fatto che si sarebbe verificato da sé, senza la diretta azione rivoluzionaria del proletariato. Dunque sarebbe bastato che il proletariato si fosse preparato a tale avvenimento. In questo senso si era espresso Kautsky già nel 1881: “”Il nostro compito non sta nel preparare la rivoluzione, ma nell’organizzarci ‘per’ la rivoluzione; non sta nel ‘fare’ la rivoluzione, ma nel farne uso”” (Steinberg, 1972, 61). Anche Engels nel 1884 aveva detto che lo sviluppo della SPD, di cui si è detto, indicava attraverso i successi elettorali “”che possiamo incrociare in grembo le braccia e lasciare che i nostri nemici lavorino per noi”” (Marx, Engels, 1956 ss, XXXVI, 123). Engels però, al contrario di Kautsky, restò aderente alla dialettica rivoluzionaria di Marx, in cui era stata superata a livello teorico la contraddizione astratta fra rivoluzione ed evoluzione in quanto per lui l’aumento degli elettori non divenne una finalità in sé, ma era piuttosto per così dire da usare come indicazione per il momento in cui anche gli abitanti delle campagne delle Germania Orientale, da cui era costituito il nucleo dell’esercito tedesco, sarebbero passati alla socialdemocrazia. Engels reputava che la socialdemocrazia, anche in caso d’una rivoluzione violenta, con il sostegno di questi reggimenti sarebbe stata imbattibile. Engels aveva dunque una prospettiva contemporaneamente rivoluzionaria ed evoluzionistica, mentre Kautsky, con la sua teoria dell’attesa, indeboliva l’attivismo della classe operaia e deviava verso un risultato necessario, verso una forma di fatalismo, la volontà rivoluzionaria in essa presente almeno a livello soggettivo. Da questo riceve grande impulso la già forte tendenza, da Lassalle in poi, ad assicurare e conservare a qualunque prezzo l’organizzazione, il “”feticismo dell’organizzazione”””” (pag 50-51) [Dieter Dowe, La socialdemocrazia tedesca dalle origini alla prima guerra mondiale] [in Karl Josef Rivinius, Il movimento sociale del diciannovesimo secolo in Germania, 1979]”,”MGEx-218″
“RIVOIRE Jean”,”Storia della moneta.”,”Moneta metallica, nascita cartamoneta, il regime aureo, il periodo tra le due guerre, il regime monetario.”,””
“RIZZATTI Maria Luisa (testo), MADERA Nuccio Francesco CHIERICATI Cesare SABELLI Claudio (schede), MADERA Nuccio F. CHIERICATI C. BARBAGLIA Emilio (redazione), BIFFI Annamaria BODINO Maristella (iconografia)”,”Abramo Lincoln. La vita e il tempo di Lincoln.”,”Letteratura americana dell’ 800. “”Verso il 1840 i libri costavano 2-3 dollari. Ne venivano pubblicati circa 200 all’ anno. Quando un libro superava le 10-20 mila copie era un ‘best seller’. ‘La capanna dello zio Tom’, di Harriet Beecher Stowe, comparso già a puntate su un giornale nel 1851, superò il milione di copie. I libri di Henry Wadsworth Longfellow furono tirati spesso a più di 300 mila copie. Altri successi furono ‘La lettera scarlatta’ di Nathaniel Hawtorne, ‘La conquista del Messico’ di William Prescott, ‘I Saggi’ di Ralph Waldo Emerson.”” (pag 103) “”La situazione dei tempi risvegliò un nuovo interesse per la storia della repubblica. Jared Sparks pubblicò documenti storici e collezioni di scritti di George Washington e Benjamin Franklin e la corrispondenza diplomatica della rivoluzione. Nel 1834, George Bancroft (1800-91) scrisse il primo volume di una ‘Storia degli Stati Uniti’ dalle prime scoperte fino alla dichiarazione di Indipendenza. Fu la prima storia americana completa basata su una laboriosa ricerca di materiale originale””. (pag 103) John Brown eroe antischiavista pioniere del Middle West (1800-1859)”,”BIOx-111″
“RIZZI Bruno”,”Il Collettivismo Burocratico.”,”RIZZI, già venditore di scarpe, iscritto al PCdI dal 1921, più tardi allontanato, cominciò a scrivere nel 1938 ‘La Bureaucratisation du Monde’ che pubblicò nel 1939. La cosa colpì anche TROTSKY, che ebbe una copia del libro e nei suoi ultimi anni di vita gli dedicò parte del suo tempo di studio e lavoro. RIZZI verrà citato come ‘Bruno R.’ ‘comunista di sinistra italiano’ nella raccolta di scritti ‘La Terza Internazionale dopo Lenin’ (1957). RIZZI lamentava il plagio del suo libro da parte di BURNHAM in ‘The Managerial Revolution’. BURNHAM plagiava le tesi di RIZZI che affermava contrariamente all’ opinione dominante che l’ URSS non era un paese socialista pur non essendo più un paese capitalista. La’ Bureaucratisation’ è la risposta al quesito del suo precedente libro ‘Dove va l’ URSS?’ pubblicato nel 1937, libro in cui accusò STALIN e lo stalinismo dell’ assassinio di KIROV. Paolo SENSINI ha scritto un saggio su RIZZI: ‘Oltre il marxismo, l’anarchismo e il liberalismo. Il percorso scientifico e rivoluzionario di Bruno Rizzi’ (Rivista storica anarchismo, 2.2001).”,”RUSS-118″
“RIZZI Bruno”,”Bilanci e sbilanci del marxismo. Vol. II – III. Del socialismo infantile.”,”TAMBURRANO LANDOLFI GALLI e VERNETTI hanno pubblicato un ‘Bilancio del marxismo’ (CAPPELLI, VERONA). L’A discute l’ argomento in polemica con questi autori.”,”RUSS-119″
“RIZZI Bruno”,”Dove va l’ URSS? I processi di Mosca. Sviluppo economico e politico. La nuova Costituzione.”,”””Trotsky fu il vero generale della rivoluzione”” (pag 62) “”La rivoluzione era sconfitta all’ estero ma si manteneva all’ interno. In mano di chi doveva cadere il potere se non della burocrazia?”” (pag 64) “”Non è possibile dire se questo proprio avverrà ed in quale maniera ma, è certo, che coscientemente ed incoscientemente, la direzione politica dell’ URSS, spinge lo sviluppo sociale verso questa fase: fase di restaurazione capitalista. Diciamo di restaurazione capitalista perché non è vero che oggi la URSS navighi in acque capitaliste o le forme economiche colà esistenti siano forme di capitalismo di Stato””. (pag 104)”,”RUSS-140″
“RIZZI Bruno”,”Dove va l’ URSS? I processi di Mosca. Sviluppo economico e politico. La nuova costituzione.”,”””Rizzi, è pur vero, non osa esprimersi esplicitamente così con Trotsky, ma mi sembra che questa e non altra sia la strategia ipotizzata nel 1939 da Bruno R., il cui nemico principale è l’ odiato e “”giudaico”” capitalismo britannico””. (pag 5) “”Com’è allora possibile che Trotsky abbia potuto accettare, sia pure in modo critico e polemico, di discutere con le posizioni del “”comunista di sinistra”” italiano che proprio Trotsky, citandolo quattro volta tra il 12 settembre e il 15 dicembre 1949 (a guerr ainiziata e poi a Europa nord-orientale spartita), avrebbe reso famoso con il nome di Bruno R.? Senza Trotsky, infatti, Bruno R. non sarebbe probabilmente mai uscito dall’ anonimato, o comunque non così presto. Si può ipotizzare che Trotsky al quale Rizzi mandava i capitoli del suo libro man mano che li scriveva (il primo, l?unico ancor oggi noto, già alla fine del 1938), avesse letto appunto solo la prima parte de ‘La Bureaucratisation du Monde, quella, per lui bruciante, sulla natura dello Stato sovietico, e che quindi non conoscesse le restanti parti del testo (quella sull’ America e quella finale sulla natura del collettivismo burocratico, la più imbarazzante). (pag 5) Personaggio discutibile RIZZI, ex trotskista, enunciava una tesi molto simile a quella di James BURNHAM espressa in ‘Managerial Revolution’ che RIZZI non conosceva. Se RIZZI ha dato un contributo al dibattito sulla natura sociale dell’ URSS, ebbe però anche visioni politiche dogmatiche che sconfinarono fino a forme di acquiescenza verso la “”rivoluzione antiplutocratica e antigiudaica”” di nazismo e fascismo. (dalla prefazione di B. Bongiovanni, pag 3)”,”TROS-123″
“RIZZI Emilio”,”Atlante geo-storico elettorale, 1946-1983. La “”strategia politica”” illustrata attraverso la geografia.”,”RIZZI è un geo-cartografo. “”Cronistoria dei più importanti avvenimenti politici, 1946 – 1983″” (Vicende politiche economiche e sociali, partiti movimento operaio e sindacale, scioperi, manifestazioni scontri di piazza, politica interna e estera, vicende internazionali, istituzioni) (pag 134-162)”,”ITAP-102″
“RIZZI Loris”,”Clausewitz, l’arte militare l’età nucleare.”,”Loris Rizzi vive e lavora a Milano. Membro del comitato scientifico del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari, si occupa da vari anni di analisi dei problemi della difesa e di storia delle istituzioni militari. Ha già pubblicato L’esercito italiano dal 25 luglio 1943 alla guerra di liberazione, in AA.VV. La resistenza in Lombardia, Lo sguardo del potere, La censura militare in Italia nella seconda guerra mondiale 1940-45.”,”QMIx-025-FL”
“RIZZI Franco”,”L’Internazionale comunista e la questione contadina.”,”La questione contadina e l’Internazionale nella fase di riflusso. “”Il riflusso della rivoluzione in Europa, i problemi dei rapporti tra l’Unione Sovietica e gli altri Stati contribuirono senza dubbio ad aumentare l’influenza bolscevica sulle decisioni dell’Internazionale (1). Pur rimanendo ancora vivo il dibattito, si assisteva progressivamente a uno spostamento del luogo dove venivano prese le decisioni politiche ed elaborate le linee strategiche: dal Comintern al Cc Pcr(b). Già a partire dal 1921, l’Internazionale aveva lanciato la parola d’ordine: «Andare alle masse». Il particolare modo di intenderla,in funzione cioè dello smascheramento dei capi traditori della socialdemocrazia, denotava più che un piano organico di intervento, la convinizione di molti bolscevichi, tra cui Zinoviev, che l’egemonia socialdemocratica sulle masse era solo frutto di un equivoco di cui bisognava sbarazzarsi. La strada scelta, che in seguito insisterà soprattutto nel definire la socialdemocrazia come braccio sinistro della borghesia (mentre il braccio destro era costituito dal fascismo), non considerava invece l’importante funzione che la socialdemocrazia stava svolgendo nel processo d’integrazione delle masse nello Stato e in quello di ristrutturazione capitalistica attraverso la politica delle rivendicazioni economiche. L’accentuazione tatticistica di questa parola d’ordine si ritroverà anche nel programma di azione agraria elaborato da Varga e da Vera Kostrzewa in occasione del IV Congresso dell’Internazionale. In esso si indicava ai comunisti, attraverso una politica che tenesse conto delle rivendicazioni parziali delle masse contadine, la necessità di conquistare «truppe ausiliarie» (Hilfstruppen) per ingrossare «l’armata dell’Internazionale», con riferimento alle masse dei piccoli contadini (2). Lenin espresse subito un giudizio critico su tale progetto in quanto la divisione operata tra la funzione rivoluzionaria del proletariato agricolo e quella dei semiproletari, piccoli contadini, ecc. sembrava invertire la rotta delle discussioni che ormai si erano aperte nell’Internazionale. L’opposizione nasceva soprattutto perché l’alleanza tra proletariato agricolo e masse rurali veniva limitata solo all’aspetto economico e alla fase democratico-borghese, mentre occorreva compiere un salto qualitativo e iniziare a intendere l’alleanza sotto il profilo politico tra due soggetti rivoluzionari (3). Il programma fu emendato. In esso assunsero rilevanza, in vista di un prossimo scontro rivoluzionario le lotte quotidiane delle masse contadine per il miglioramento delle condizioni generali del lavoro, per l’aumento del salario, per la piena libertà di riunione, associazione sindacale, di sciopero, di stampa, ecc. Inoltre si apriva a una prospettiva d’intervento più generale con la distinzione tra paesi coloniali, paesi dove sopravvivevano consistenti residui feudali e paesi a capitalismo maturo. Le sezioni dell’Internazionale provvidero in conseguenza a redigere i loro programmi agrari, compito che alcune svolsero direttamente a Mosca. Ma le indicazioni contenute nel IV Congresso contribuirono a modificare l’atteggiamento dei partiti comunisti verso il mondo rurale? La risposta dev’essere negativa. Anzitutto tali programmi risultarono astratti rispetto alle singole realtà nazionali, quello del Pcd’I, ad esempio, liquidò in poche righe l’influenza esercitata sulle masse rurali dal partito popolare, dal sindacato riformista e dal fascismo (4). In secondo luogo, come disse il francese Jean Renaud, permaneva intatta nell’Internazionale l’idea che i piccoli contadini, tutto sommato, fossero degli aspiranti borghesi. Non doveva passare molto tempo d’altra parte perché la consistenza delle dichiarazioni ufficiali del Comintern sul problema contadino fosse verificata da un avvenimento, in parte imprevisto: il colpo di Stato del 1923 in Bulgaria a opera di Tsankov contro il govenro di Stambolijski. In quell’occasione il partito comunista bulgaro ritenne opportuno mantenersi neutrale in quella che definí «una contraddizione in seno alla borghesia». Tale immobilismo fu criticato dai dirigenti dell’Internazionale, che colsero l’occasione per accelerare la discussione sul significato da dare alla parola d’ordine del governo operaio-contadino. Non è facile stabilire con precisione la portata di questa indicazione tattica: mentre al IV Congresso Zinoviev indicava una delle possibili forme di governo adatto ai paesi dell’Est, nell’Esecutivo allargato del ’23 si spinse più avanti sino a considerarlo «un aspetto della dittatura del proletariato». Varga suggerì invece di completare il concetto aggiungendo a operai, «contadini lavoratori». I rappresentanti dei partiti comunisti occidentali e dell’Est europeo oscillavano tra un’interpretazione che metteva in rilievo il carattere agitatorio, un’altra che considerava tale slogan come sinonimo di neutralizzazione dei contadini, un’altra ancora che lo definiva come un primo passo verso la dittatura del proletariato (5)”” (pag 502-504) [(1) Cfr. Carr, La rivoluzione, cit., p. 1212; (2) ‘Protokoll des Vierten Kongressen der Kommunistichen Internationale. Petrograd-Moskau vom 5 November bis 5 Dezember 1922’, Hamburg, 1923, pp. 636-46; (3) Cfr. V. Lenin, L. Trotsky, G.. Zinoviev, N. Bucharin e K. Radek, in Id., ‘Opere’, vol. 45, pp. 609-10; (4) ‘Programma per l’azione agraria del Partito comunista d’Italia nel periodo anteriore alla dittatura del proletariato’, a firma di Graziadei, Lunedei, Marabini, in ‘Archivio del Partito comunista italiano’, fasc. 117; (5) Protokoll der Konferenz der Eweiterten Exekutive der Kommunistischen Internationale’, Moskau, 12-13 Juin 1923, Hamburg, 123, pp. 45-46, 54-56, 60-61, 70-73, 77-78]”,”INTT-298″
“RIZZI Bruno, a cura di SENSINI Paolo e CHIORRINI DEZI Barbara”,”La rovina antica e l’età feudale.”,”Bruno Rizzi è nato a Poggio Rusco (Mantova) il 20/3/1901. Dopo aver militato, fin dalla sua fondazione, nel Partito Comunista d’Italia, durante gli anni Trenta andò sempre più spostandosi su posizione trotzkiste, giungendo, nel 1939, all’individuazione di un processo sociale che, originatosi dapprima negli Stati Totalitari, andava gradualmente cristallizzandosi in una forma di burocratizzazione del mondo. Muovendo da questa fondamentale acquisizione teorica di dedicò, in seguito, ad una verifica storica del materialismo dialettico e alla riformulazione inyegrale dei presupposti stessi del Socialismo. Sono di questi anni (1939-1943) le sue principali opere: La Rovina Antica e l’Età Feudale e Il Socialismo dalla Religione alla Scienza. Dall’immediato dopoguerra, la sua attività si concretizzerà in decine d’interventi militanti sulla stampa libertaria e socialista. Tra il 1948 e il 1951 animò, insieme allo scrittore Mario Mariani, il Movimento di Unità Proletaria (MUP). Dopo il 1968 prese parte attiva al movimento della Contestazione sociale. É morto a Bussolengo (Verona) il 13/1/1977. Paolo Sensini (Cesena 1970). É impgnato in un vasto lavoro di ricerca sui fondamenti socioeconomici del mondo presente. Ha partecipato alla stesura di alcune voci del Dizionario biografico degli anarchici italiani. Suoi scritti sono apparsi su varie riviste italiane e straniere. Barbara Chiorrini Dezi (Milano 1969). Si occupa di Telecomunicazioni. Ha tradotto scritti di Averroé comparsi nell’antologia Averroé e l’intelletto pubblico e partecipato all’edizione de La burocratizzazione del mondo.”,”EURE-022-FL”
“RIZZI Bruno, a cura di SENSINI Paolo”,”La burocratizzazione del mondo.”,”Bruno Rizzi è nato a Poggio Rusco (Mantova) il 20/3/1901. Dopo aver militato, fin dalla sua fondazione, nel Partito Comunista d’Italia, durante gli anni Trenta andò sempre più spostandosi su posizione trotzkiste, giungendo, nel 1939, all’individuazione di un processo sociale che, originatosi dapprima negli Stati Totalitari, andava gradualmente cristallizzandosi in una forma di burocratizzazione del mondo. Muovendo da questa fondamentale acquisizione teorica di dedicò, in seguito, ad una verifica storica del materialismo dialettico e alla riformulazione inyegrale dei presupposti stessi del Socialismo. Sono di questi anni (1939-1943) le sue principali opere: La Rovina Antica e l’Età Feudale e Il Socialismo dalla Religione alla Scienza. Dall’immediato dopoguerra, la sua attività si concretizzerà in decine d’interventi militanti sulla stampa libertaria e socialista. Tra il 1948 e il 1951 animò, insieme allo scrittore Mario Mariani, il Movimento di Unità Proletaria (MUP). Dopo il 1968 prese parte attiva al movimento della Contestazione sociale. É morto a Bussolengo (Verona) il 13/1/1977.”,”TEOC-080-FL”
“RIZZI Franco”,”Contadini e comunismo. La questione agraria nella Terza Internazionale, 1919-1928.”,”Franco Rizzi (1944-) è assistente ordinaripo di storia contemporanea presso la Facoltà di magistero dell’Università di Roma. E’ autore di saggi su diverse riviste sul movimento cattolico e sul movimento contadino. Ha collaborato al terzo volume della ‘Storia del marxismo’ con un saggio sulla questione agraria. Lenin e la questione contadina (pag 13-15) “”La fondazione dell’IC nel marzo del 1919 avvenne sullo sfondo di una cambiamento che il Pcr(b) aveva operato nella sua politica verso i contadini. La linea programmatica del partito sulla questione agraria era stata inserita nelle ‘Tesi d’aprile’. «Nel programma agrario – aveva scritto Lenin – portare il centro di gravità sul soviet dei deputato dei salariati agricoli. Confiscare tutte le grandi proprietà fondiarie. Nazionalizzare ‘tutte’ le terre del paese e metterle a disposizione dei soviet locali di deputati dei contadini poveri. Fare di ogni grande tenuta (da 100 a 300 desiantine (4)) circa, secondo le condizioni locali, ecc., e su decisione degli organismi locali) un’azienda modello coltivata per conto della comunità e sottoposta al controllo dei soviet di deputati di salariati agricoli (5). Questo programma rimase in parte inapplicato perché nella prima fase della rivoluzione, quella che Lenin definiva ancora borghese, non si era ancora registrata una netta differenziazione di classe; nel ’17 infatti contro la grande borghesia e i signori feudali si era sollevata “”tutta la popolazione contadina”” e anche una parte dei kulak (6). Nell’estate-autunno 1918, Lenin dette una diversa valutazione della situazione di classe nelle campagne russe; secondo il capo dei bolscevichi si poteva già parlare per i villaggi di “”rivoluzione d’Ottobre”” (7); e nel ‘Discorso al primo congresso delle sezioni agrarie, dei comitati dei contadini poveri e delle comuni di tutta la Russia’, espose chiaramente questa convinzione: la campagna, disse, aveva perduto l’unità con cui si era mossa nell’ottobre; l’antagonismo di classe aveva ripreso vigore e aveva permesso l’isolamento delle classi possidenti, mentre quelle lavoratrici si avviavano a realizzare la rivoluzione socialista nelle campagne (8). Questa analisi mostrerà ben presto i suoi limiti: da una parte la creazione dei soviet dei salariati agricoli e contadini poveri non ebbe quella diffusione e radicamente che lo stesso Lenin auspicava (9); d’altra, la guerra civile e i problemi dell’approvvigionamento delle città spinsero il partito bolscevico a riesaminare l’intera questione della situazione di classe nelle campagne russe. All’inizio del 1919, la confroffensiva dei bianchi rese necessaria un’alleanza più stretta tra il partito bolscevico e la popolazione contadina. L’accento fu posto soprattutto sul contadino medio e sull’alleanza tra questi e il proletariato urbano (10). Nel ‘Rapporto del comitato centrale’, letto da Lenin all’VIII congresso del Pcr(b), nella seduta del 18 marzo 1919, egli espresse i motivi di una tale linea politica (11). A sostegno della sua indicazione chiamò in causa anche ‘La questione contadina in Francia e in Germania’ (12), scritta da Engels prima del congresso di Breslavia e del dibattito che nella socialdemocrazia tedesca si aprì sull’atteggiamento da tenere verso i contadini piccoli proprietari (13). «Compagni – disse Lenin – questo problema per i marxisti non presenta difficoltà dal punto di vista teorico, punto di vista che l’immensa maggioranza degli operai ha assimilato. ….. finire fino a: ….. dal suo I congresso (15)””. (4) Desiantina = h. 1.092; (5) Lenin, ‘Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale’, OC, vol. XXIV, p. 13. Sul cambiamento intervenuto nella politica verso i contadini cfr. E.H. Carr, ‘La rivoluzione bolscevica, 1917-1923’, Torino, 1964, pp. 571 sgg.; Ch. Bettelheim, ‘Le lotte di classe in Urss, 1917-1923’, Milano, 1975, pp. 171 sgg.;”,”INTT-307″
“RIZZI Bruno”,”La lezione dello stalinismo. Socialismo e collettivismo burocratico.”,”Bruno Rizzi è nato a Poggio Rusco (Mantova) il 20/3/1901. Dopo aver militato, fin dalla sua fondazione, nel Partito Comunista d’Italia, durante gli anni Trenta andò sempre più spostandosi su posizione trotzkiste, giungendo, nel 1939, all’individuazione di un processo sociale che, originatosi dapprima negli Stati Totalitari, andava gradualmente cristallizzandosi in una forma di burocratizzazione del mondo. Muovendo da questa fondamentale acquisizione teorica si dedicò, in seguito, ad una verifica storica del materialismo dialettico e alla riformulazione inyegrale dei presupposti stessi del Socialismo. Sono di questi anni (1939-1943) le sue principali opere: La Rovina Antica e l’Età Feudale e Il Socialismo dalla Religione alla Scienza. Dall’immediato dopoguerra, la sua attività si concretizzerà in decine d’interventi militanti sulla stampa libertaria e socialista. Tra il 1948 e il 1951 animò, insieme allo scrittore Mario Mariani, il Movimento di Unità Proletaria (MUP). Dopo il 1968 prese parte attiva al movimento della Contestazione sociale. É morto a Bussolengo (Verona) il 13/1/1977. Questione plagio teoria collettivismo burocratico (Trotsky-Burnham)”,”TROS-042-FL”
“RIZZO Sergio STELLA Gian Antonio”,”La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili.”,”RIZZO S. è nato ad Ivrea nel 1956. Responsabile della redazione economica romana del “”Corsera”” ha lavorato a Milano Finanza, al Mondo e al Giornale. Ha scritto con Franco BECHIS ‘In nome della rosa. La storia della casa editrice Mondadori’. (1992) Gian Antonio STELLA è nato ad Asolo (Treviso) nel 1953. Inviato e giornalista del ‘Corsera’ ha scritto il saggio ‘Schei. Il mitico Nordest dal boom alla rivolta’, ‘Tribù. Foto di gruppo con Cavaliere’, L’ orda. Quando gli albanesi eravano noi’, ‘Odissee. Italiani sulle rotte del sogno e del dolore’, ‘Sogni e fagotti’ (con Maria Rosaria OSTUNI), ‘Avanti popolo. Figure e figuri del nuovo potere italiano’. Finanziamenti a partiti, correnti e uomini politici. “”L’ idea di “”tenersi buoni tutti”” è comunque diffusa. Certo Francesco Gaetano Caltagirone preferisce dare i soldi (700.000 euro per le Politiche del 2006: un obolo da taccagno, per uno che di sole plusvalenze sulle sue quote nella Bnl vendute a Giovanni Consorte ha guadagnato la bellezza di 255 milioni) all’ Udc del “”quasi-genero”” Pier Ferdinando Casini. Giannino Marzotto, procurandosi il pubblico dissenso non solo dei fratelli Piero e Paolo ma della stessa figlia Margherita (…) ci tenne a far sapere di avere dato un milione di euro a Forza Italia e un altro alla Lega: “”Dalla politica non mi importa, della libertà si””. E dieci anni prima Malvina Borletti, erede della dinastia delle macchine per cucire (…) e della Rinascente, aveva dato oltre 3 milioni e mezzo di euro a Romano Prodi e Antonio Di Pietro: “”Riflettono il meglio degli italiani e credo nella loro assoluta buona fede””. Per non dire dei finanziamenti a senso unico delle Cooperative rosse, da sempre accusate dagli avversari di essere la vera cassaforte della sinistra. Nonché di essere spesso “”disinvolte”” negli affari e nella scelta degli alleati””. (pag 160-161)”,”ITAP-119″
“RIZZO Aldo”,”L’Italia in Europa tra Maastricht e l’Africa.”,”Aldo Rizzo è editorialista e inviato speciale della Stampa É stato anche columist di Panorama, autore di programmi televisivi e direttore del GR1.”,”EURE-050-FL”
“RIZZO Sergio”,”La memoria del criceto. Viaggio nelle amnesie italiane.”,” Sergio Rizzo è editorialista di “”Repubblica””, è stato inviato ed editorialista del “”Corriere della Sera””, dopo aver lavorato a “”Milano Finanza””, al “”Mondo”” e al “”Giornale””. Con Gin Antonio Stella ha scritto La Casta, La deriva, Vandali, Licenziare i padreterni, Se muore il Sud (Feltrinelli, 2013). Sempre con Feltrinelli ha pubblicato Da qui all’eternità (2014) Il facilitatore (2015), La repubblica dei brocchi (2016), Il pacco (2018) e 02.02.2020 (2019). “”Dalla privatizzazione della RAI al salvataggio dell’Alitalia, sino alla lotta alla burocrazia: in Italia tutto ci è sempre già stato promesso dalla politica. Solo che lo abbiamo dimenticato, e così continuiamo a ripetere sempre gli stessi errori. A chi conviene un’Italia senza memoria?”” (dalla quarta di copertina)”,”ITAE-025-FSD”
“RIZZONI Gianni e altri a cura; scritti di Charles BAUDELAIRE”,”Charles Baudelaire.”,”‘Baudelaire, il Dante di un’epoca decaduta’ (pag 123)”,”VARx-010-FER”
“RJAZANOV David B.”,”Marx ed Engels. Lezioni tenute al corso di marxismo dell’accademia socialista di Mosca nel 1922.”,”Influenza Riv francese in Germ, movimento riv in Germ, legame tra socialismo scientifico e filosofia, materialismo, Lega dei comunisti, Manifesto, rivoluzione tedesca 1848 – 1849, reazione, anni cinquanta, 1° Internazionale, Londra.”,”MADS-026 MAES-004″
“RJAZANOV D.”,”Marx Engels.”,”Su proposta di RJAZANOV la sezione d’agitazione del comitato di Mosca del PCR aveva deciso nel maggo 1922 di organizzare all’Accademia socialista dei corsi di breve durata sul marxismo. Malgrado lo scetticismo di molti compagni l’esperienza è riuscita (80 persone a conferenza, 80% proletari). I soggetti delle conferenze erano: La vita e azione di Marx Engels (D. RJAZANOV), Il materialismo dialettico, A. DEBORIN, Storia della religione, STEPANOV. Riazanov si caratterizzava come “”occidentalista”” (pag 187) “”La ricerca marxiana e le acquisizioni teoriche di Rjazanov avevano il segno delle discussioni e delle contese interne alla socialdemocrazia russa. In essa Rjazanov si caratterizzava come “”occidentalista””. Il ruolo degli intellettuali russi nella vita politica del Paese e i problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa furono al centro del suo interesse politico e del suo studio del marxismo, sia prima che dopo il 1905 (10). Lo sviluppo storico della Russa e le ricerche e le osservazioni di Marx sulla situazione russa e sulla politica estera dello zarismo presero il primo posto nelle sue riflessioni quando l’espansione zarista in Asia si scontrò con la Grande Potenza giapponese e la Russia dalle sue sconfitte all’estero sembrò spinta ad una crisi rivoluzionaria interna (11). La formazione di un movimento sindacale in Russia, nel corso della rivoluzione del 1905-1906, attirò il suo interesse sulla concezione marxiana del sindacato. I sindacati erano un’organizzazione di classe autonoma, che recepiva gli immediati interessi economici degli operai, unificava questi ultimi come classe e li metteva in grado di svolgere un’azione politica, o costituivano invece una forma di movimento necessariamente limitato, che doveva essere subordinato al partito operaio? (12). Anche lo studio degli scritti politici di Marx e di Engels e delle loro osservazioni sulla Russia, l’India e la Cina, avvenne sulla base di questo riferimento attuale alle lotte di classe in Russia. Sulla base di questi interessi politici, D.B. Rjazanov si formò come conoscitore e specialista del marxismo, del quale mise a disposizione del movimento operaio importanti ricerche politiche, saggi, lettere, che, dopo averli fatti venire alla luce dagli archivi che li conservavano, collocò nel loro contesto storico-politico. In base a ciò, nel 1920, il Partito comunista russo gli affidò l’organizzazione dell’Istituto Marx-Engels e l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels (13). Le ‘Revelations of the diplomatic history of the 18th century’, che attirarono l’interesse di Rjazanov principalmente per la discutibile interpretazione che egli dava della trasformazione del dispotismo zarista in assolutismo, furono pubblicate dal 16 agosto 1856 fino al 1° aprile 1857 in tredici numeri di “”The Free Press”” di Londra. Gli articoli furono raccolti in volume a Londra, nel 1899, dalla figlia di Marx, Eleanor, col titolo di ‘Secret diplomatic history of the 18th century’. Questo scritto non fu inserito né nella ‘Marx-Engels Gesamtausgabe’ (MEGA), né nelle ‘Marx-Engels-Werk’ (MEW) (14). Del fatto che gli editori di osservanza marxista-leninista abbiano ignorato, o meglio sottratto al dibattito e proibito, questa esposizione marxiana dei fondamenti semiasiatici della storia russa, non si può far carico a D.B. Rjazanov. Egli ha riscoperto e interpretato questi articoli di Marx già nel 1909, nel saggio sulla ‘Origine del predominio della Russia in Europa’. Certo, egli rifiutò la caratterizzazione di Marx della storia russa e in tal modo polemizzò indirettamente anche con Plechanov, Lenin, Trotsky e la Luxemburg, i quali, stimolati dalla rivoluzione del 1905, si occuparono dei residui asiatici nella società e nello Stato; ma comunque egli sottopose alla discussione questa immagine che Marx aveva dato della Russia negli anni Cinquanta del XIX secolo. Nel 1918 apparve una traduzione russa dello scritto di Rjazanov del 1909. Nel 1917 Rjazanov lavorò, insieme a Luise Kautsky, all’edizione degli scritti e articoli di Marx e di Engels pubblicati tra il 1852 e il 1862 che trattavano della situazione in Inghilterra, di Palmerston, della guerra russo-turca, della rivoluzione spagnola, dell’India, della Cina e della Russia (15). Solo negli anni Cinquanta, dopo il XX Congresso del PCUS, gli scritti sulla crisi d’Oriente e sulla guerra di Crimea furono inseriti nelle “”MEW”””” (pag 187-188) [(10) M.N. Pokrovskij, O russkom feodalizme, proizkhozdenije i karaktere absokjutizma v Rossii, in ‘Borba klassov’, n. 2, 1931 pp. 79 e sgg.; (11) Ibidem, p. 82; (12) M.N. Pokrovskij, Istoriceskaja nauka in borba klassov’, Mosca-Leningrado, 1933, p. 287; (13) Ibidem, p. 291; (14) A.M. Pankratova, op.cit., pp. 68 e segg; E. Oberländer, op. cit., pp. 69 e sgg.; (15) M.N. Dubrovskij, K voprosu o susnosti “”asiatkogo”” sposaba proizvodsto feodalizma, krepostnicestva i torgovskogo kapitala, Mosca, 1929, p. 162] [Bernd Rabehl, ‘La controversia all’interno del marxismo russo sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia’] [(in) Karl Marx, Storia diplomatica segreta del XVIII secolo, 1978] Engels ebbe una duratura influenza sul “”padre”” del marxismo russo, Georgij V. Plechanov (pag 208) L’utilizzazione da parte di Trotsky della base asiatica della storia russa per la sua teoria della “”rivoluzione permanente”” e la mancata realizzazione di questa teoria nella Russia rivoluzionaria (…) Trotsky vide la specificità dello sviluppo storico della Russia nel suo relativo primitivismo, nella sua lentezza e stagnazione”” (pag 224) In un saggio del 1912, Trotsky, diversamente da Lenin che aveva trovato un’identità tra la via prussiana al capitalismo e il capitalismo russo, sottolineò l’eredità asiatica della Russia (pag 226) La Luxemburg ha esaminato con minor precisione, rispetto a Plechanov e a Lenin l’aspetto del dispotismo (pag 229) “”In Occidente l’analisi critica dello stalinismo si incentrò su tre posizioni fondamentali: K.A. Wittfogel incluse la “”autocrazia stalinista”” tra le forme fenomeniche del “”dispotismo asiatico””, con ciò affermando, o volendo dimostrare, che il rivolgimento sociale che aveva avuto luogo nell’URSS si era realizzato sulla base di una società asiatica, che aveva enormemente rafforzato il dispostismo dello Stato e creato un tipo del tutto nuovo di dominio di classe (…). E. Mandel e H. Marcuse, richiamandosi direttamente o indiriettamente alla tradizione di un marxismo di tipo trotskista o “”austriaco””, videro nella società sovietica, malgrado tutte le deformazioni statalistiche e burocratiche, una base di partenza per l’avvio o per il proseguimento della trasformazione sociale della società. T. Cliff e P. Mattick caratterizzarono questa forma sociale come una variante specifica o come uno stadio determinato della socializzazione capitalistica della produzione, come “”capitalismo di Stato””. Nella seconda e terza di queste posizioni fondamentali non veniva affatto messo in dubbio il fondamento europeo della storia russa.”” (pag 184-185) pag 198 pag 205-206 pag 233″,”RJAx-001″
“RJAZANOV D. REICH W. FROMM F. FRAENKEL B. BROHM J.M.”,”Contro la morale borghese. Sesso famiglia e religione nella società capitalistica.”,”I saggi sono tratti da un numero di ‘Partisans’ (trotskismo) precedente gli avvenimenti del maggio 1968. REICH e FROMM sono personaggi noti. RJAZANOV è stato un grande dirigente bolscevico fondatore e direttore dell’ Istituto Marx-Engels di Mosca prima di essere eliminato nella grandi purghe staliniane. Boris FRAENKEL, polacco di origine, naturalizzato francese, è forse il più grande conoscitore di W. REICH nell’ambito del ‘marxismo rivoluzionario’. Jean Marie BROHM è un membro della Ligue Communiste, francese, è un redattore della rivista ‘Partisans’ e uno dei militanti francesi impegnati sul fronte teorico ideologico.”,”RJAx-002″
“RJAZANOV David B.”,”Biografia do manifesto comunista. A luta de classes e o processo historico.”,”””Nel 1892, Engels conclude questo riferimento su Carlyle nei seguenti termini: “”La rivoluzione di febbraio trasformò Carlyle in un reazionario. (…)””. Il libro di Carlyle, “”Passato e presente”” (1843), era, come la sua opera “”Cartismo”” (1839), il migliore che era stato scritto, dal punto di vista del socialismo aristocratico, intorno alla situazione dei lavoratori inglesi””. (pag 149)”,”RJAx-003″
“RJAZANOV D. (RIAZANOV) a cura; scritti di A. DEBORIN E. TARLE F. ENGELS F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE E. CZOBEL F. LASSALLE”,”Marx-Engels Archiv. Zeitschrift des Marx-Engels-Instituts in Moskau. Band II.”,”Scritti di A. DEBORIN E. TARLE F. ENGELS F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE Contiene: – Friedrich Engels, Sieben Rezensionen über den ersten band des “”Kapital”” mit einführung von Ernst CZOBEL (pag 427-462)”,”RJAx-011″
“RJAZANOV David B.”,”Marx ed Engels. Lezioni tenute al corso di marxismo dell’accademia socialista di Mosca nel 1922.”,”Influenza Riv francese in Germ, movimento riv in Germ, legame tra socialismo scientifico e filosofia, materialismo, Lega dei comunisti, Manifesto, rivoluzione tedesca 1848 – 1849, reazione, anni cinquanta, 1° Internazionale, Londra.”,”MADS-012-FC”